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La notte del giudizio: election year in home video

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La notte del giudizio: election year in home video

Il regista e sceneggiatore James DeMonac ha girato il miglior film d’azione della saga “La Notte del Giudizio” con l’uscita di La notte del giudizio election year. Il terzo capitolo dell’appassionante franchise arriva in Blu-ray, DVD e Video On Demand il 16 Novembre 2016 con Universal Pictures Home Entertainment Italia.  Mentre il governo si prepara allo Sfogo annuale, l’unica notte dell’anno in cui tutti i crimini sono permessi, i Nuovi Padri Fondatori si trovano ad affrontare la forte opposizione di una speranzosa senatrice, e dei suoi sostenitori, che hanno l’obiettivo di abolire questa violenta tradizione. Con scene inedite, il riflettore puntato su un personaggio e uno sguardo al dietro le quinte del film, LA NOTTE DEL GIUDIZIO ELECTION YEAR offre agli spettatori una visione ravvicinata di questo inquietante e provvidenziale thriller che farà riflettere.

Sono passati due anni da quando Leo Barnes (Frank Grillo) si è trattenuto dal commettere una vendetta riprovevole durante lo Sfogo annuale, ossia le 12 ore di illegalità. Quest’anno, il rituale si ripete proprio alla vigilia di una elezione presidenziale molto sentita, in cui la nazione è profondamente divisa tra i sostenitori e gli oppositori dello Sfogo. Come capo della sicurezza della Senatrice Charlie Roan (Elizabeth Mitchell), la missione di Leo è di proteggerla durante la controversa e contesta corsa presidenziale. Ma nel momento in cui un traditore li costringe a scappare per le strade di Washington, D.C., nell’unica notte in cui nessuno sarà disposto ad aiutarli, devono cercare di sopravvivere altrimenti verranno entrambi sacrificati per i loro peccati nei confronti dello Stato.      

Con il regista James DeMonaco, nel film LA NOTTE DEL GIUDIZIO ELECTION YEAR hanno collaborato i produttori: Jason Blum della Blumhouse Productions’ (Ouija, The Visit), I partner di Platinum Dunes Michael Bay, Brad Fuller e Andrew Form (Teenage Mutant Ninja Turtles, Ouija), e il partner di lungo corso di DeMonaco Sébastien K. Lemercier (Assault on Precinct 13Four Lovers).  Il film ha come protagonisti Frank Grillo (Captain America: The Winter Soldier, Zero Dark Thirty), Elizabeth Mitchell (Lost, Once Upon a Time) e Mykelti Williamson (Forrest Gump, Justified), i critici accolgono LA NOTTE DEL GIUDIZIO ELECTION YEAR così: “Ancora meglio, un grande fuori campo!” – Ben Lester, The Stashed.

CONTENUTI EXTRA IN BLU-RAY E DVD:

  • Scene Eliminate  
  • Dentro La Notte del Giudizio: Scopri come il regista James DeMonaco rappresenta l’umanità in questa spaventosa storia, e ascolta il cast e la troupe del film discutere sulla pertinenza del film nella cultura del nostro tempo. Presenti anche le interviste con il regista James DeMonaco, il produttore Jason Blum e i membri del cast Frank Grillo, Mykelti Williamson, e Edwin Hodge
  • Luci sul personaggio – Leo: Vieni sul set con Frank Grillo mentre prova le acrobazie, rivede le coreografie ed esamina le armi usate dai personaggi.

La notte del giudizio: 10 cose che non sai sul film e sulla saga

La notte del giudizio: 10 cose che non sai sul film e sulla saga

La notte del giudizio è il primo film che ha dato vita all’omonima saga. Da un’idea di James DeMonaco, La notte del giudizio è ambientato in futuro distopico neanche troppo lontano, durante il quale, nella notte tra il 21 e il 22 marzo, ogni azione criminale viene ritenuta legale. Questo film e la sua saga sono state prodotte da Jason Blum, fondatore della Blumhouse Production (Split, Scappa – Get Out, Halloween). Da questa serie di film è stata la serie televisiva The Purge, uscita sulla piattaforma Amazon Prime Video dal 5 settembre. Il tema della serie è lo stesso de La notte del giudizio: più che altro la serie si divide in quattro trame che seguono alcune persone che vivono l’epurazione.

La notte del giudizio

la notte del giudizio

1. L’idea per realizzare La notte del giudizio venne da un incidente. James DeMonaco, sceneggiatore e regista del film ebbe l’idea del film dopo che la moglie rischiò la vita in un incidente d’auto fortunatamente evitato. DeMonaco, uscito dall’auto completamente avvolto dall’ira, ha cercato di affrontare l’altro conducente, ma la moglie lo ha fermato in tempo. Una volta risaliti in macchina, la moglie espresse l’idea del fatto che sarebbe bello se ci si potesse sfogare liberamente una volta l’anno. Qualche anno dopo, mentre DeMonaco era a Toronto per un film, si accorse che i fatti di cronaca che sentiva o leggeva dai telegiornali e stampa locale erano molto meno violenti di quelli che avvenivano in America. Da questi due fatti è nato La notte del giudizio.

2. La notte del giudizio ha una storia simile a quella di Yuli Daniel. Daniel ha scritto una storia simile in un racconto intitolato This is Moscow Speaking. Daniel era un dissidente con libertà limitata nello scrivere storie critiche rivolte al governo sovietico. In ogni caso, quando Leonid Brezhnev salì al potere, nel 1965, Daniel venne arrestato insieme al suo compagno Andrei Sinayevskii, per aver scritto This is Moscow Speaking e altre storie scritte sempre da Daniel durante le purghe staliniane. L’anno successivo i due uomini vennero ritenuti colpevoli e mandati a lavorare in Siberia. Questo segnò la fine della libertà dei dissidenti del movimento durante l’Unione Sovietica.

3. In La notte del giudizio, le maschere avevano un significato preciso. Il principio di utilizzare delle maschere era quello di rievocare i costumi di Halloween, una metafora del fatto che alcune persone vedono la notte del giudizio come un giorno di celebrazione. Tra le altre cose, la scelta delle giornate del 21 e 22 marzo non è stata casuale: infatti, nei paesi anglofoni, il 21 marzo viene indicato come 3/21 nella forma abbreviata. Il fatto che il mese 3 e il giorno 21 possano essere letti come un conto alla rovescia, sta a significare l’arrivo di un evento particolare, quello della rinascita. Stando al calendario gregoriano, il 21 marzo cade nel giorno dell’equinozio di primavera, momento della rinascita e del risveglio.

La notte del giudizio – Election Year

la notte del giudizio

4. La notte del giudizio – Election Year era stato concepito diversamente. Originariamente, La notte del giudizio – Election Year (2016) sarebbe dovuto essere un prequel, un film che raccontasse la storia della prima vera purga. L’idea è stata messa da parte quando Frank Grillo accettò l’offerta di James DeMonaco di riprendere il personaggio del sergente Leo Barnes. L’idea del prequel è stata usata per il film successivo della serie, La prima notte del giudizio (2018).

5. Il franchise de La notte del giudizio è un universo espanso. Il primo film si svolge in una casa, il secondo nelle strade e il terzo al governo. Ogni film della saga viene visto attraverso diversi punti di vista. Il primo film da parte dei ricchi, il secondo da parte dei poveri e il terzo da parte della politica.

6. Election Year si svolge due anni dopo Anarchia – La notte del giudizio. Alcune fonti hanno erroneamente riportato che il film si ambientava tra i 15 e i 17 anni passati da questo film e Anarchia – La notte del giudizio, ma gli attori Frank Grillo e Edwin Hodge, che sono presenti in entrambi i film, hanno dichiarato di non essere d’accordo. La confusone si è creata dal fatto che ci sono 18 anni tra il prologo e il resto del film, ma il prologo ha luogo 15 anni prima de La notte del giudizio.

Anarchia – La notte del giudizio

la notte del giudizio

7. In Anarchia – La notte del giudizio, alcune cose rimangono illegali. Come detto nel primo film della serie, nelle 12 ore di purga, ogni tipo di criminalità diventa legale, anche l’omicidio. Tuttavia, in Anarchia – La notte del giudizio (2014), alcune cose rimangono illegali, come l’uso di alcuni esplosivi, ad esempio il C4, granate o dinamite. Politici e uomini del governo al di sopra di un certo livello sono esenti dalla notte del giudizio.

8. In Anarchia, il nome del sergente è Leo Barnes. Il nome non viene mai esplicitamente detto nel film e la maggior parte dei dialoghi, che includevano la sua storia, sono stati tagliati in fase di post-produzione. Il personaggio riappare il La notte del giudizio – Election Year.

9. Nella saga de La notte del giudizio sono pochi i ruoli ricorrenti. Edwin Hodge, Tyler Osterkamp e Nathan Clarkson sono gli unici attori che hanno ruoli ricorrenti dal primo film della saga de La notte del giudizio.

La notte del giudizio: streaming

10. Questi tre film si trovano in streaming su Chili. Per chi volesse rivedere l’intera saga (La notte del giudizio, Anarchia – La notte del giudizio e La notte del giudizio – Election Year), includendo anche il prequel La prima notte del giudizio (2018) è possibile farlo accedendo alla piattaforma online di Chili.

Fonte: IMDb

La notte del giudizio Trailer italiano del film che sbanca gli USA!

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La notte del giudizio TrailerGuarda il Trailer italiano del film La notte del giudizio (The Purge) pellicola che sta avendo molto successo ai botteghini americani con un incasso di 36,6 milioni di dollari in tre giorni e posizionandosi subito al primo posto in classifica.

La pellicola vede nel cast ache attori del calibro di Ethan Hakwe Lena Headey (Game of Thronesed è prodotta Jason Blum che ha prodotto anche Paranormal Activity, Insidious e Sinister. La Universal Pictures che ha distribuito il film ha già dato il via libera ad un sequel e lo stesso Blum ha confermato via twitter che  La notte del giudizio 2 è già in fase di sviluppo.

Trama: A causa del drammatico sovraffollamento delle carceri, il governo degli Stati Uniti inizia a consentire periodi di 12 ore di tempo in cui tutte le attività illegale diventano legali. Durante uno di questi periodi in cui è tutto consentito, una famiglia si trova a doversi proteggere da un assalto di delinquenti alla propria abitazione.

La notte del giudizio Trailer

La notte del giudizio quattro nuovi nomi per il sequel

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La notte del giudizio quattro nuovi nomi per il sequel

la notte del giudizioIl sequel de La notte del giudizio uscirà nei cinema americani a fine giugno 2014 e per questo le selezioni del nuovo cast si fanno più pressanti per James DeMonaco (confermato alla regia dopo il successo del primo film) che sarà affiancato dal produttore del momento per il genere, ovvero Jason Blum.

Oggi arriva la notizia che ad affiancare il nuovo protagonista Frank Grillo ci saranno Michael K. Williams, Carmen Ejogo, Zach Gilford e Kiele Sanchez, con il primo già noto al grande pubblico per i suoi ruoli in The Wire e Boardwalk Empire. Il sequel dovrebbe avere un’ambientazione simile a quella originale ovvero una volta l’anno,per 12 ore, sono consentiti tutti i tipi di reati senza alcune ripercussione penale.

I produttori ovviamente sperano di ripetere il boom economico avuto con la pellicola precedente quando, a fronte di un costo di realizzazione di 3mln, il film riuscì a incassarne ben 90.

Fonte: THR

La Notte del Giudizio Per Sempre: trailer italiano ufficiale

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La Notte del Giudizio Per Sempre: trailer italiano ufficiale

Universal Pictures ha diffuso il trailer italiano di La Notte del Giudizio Per Sempre, l’atteso quinto capitolo del franchise horror di successo prodotto da Jason Blum. Scritto da James DeMonaco e diretto da Everardo Gout nel cast protagonisti sono Ana de la Reguera, Tenoch Huerta, Josh Lucas, Cassidy Freeman e Will Patton.

Questa estate non ci saranno più regole quando una setta di fuorilegge deciderà di non far terminare all’alba lo Sfogo annuale, ma di renderlo permanente ne La Notte del Giudizio Per Sempre. Dopo il grande successo de LA PRIMA NOTTE DEL GIUDIZIO nel 2018, la celebre produzione del terrore, Blumhouse, rilancia un nuovo innovativo episodio della saga. I membri di un movimento clandestino, non più soddisfatti di una sola notte all’anno di anarchia e omicidio, decidono di calare l’America in un tempo di caos e massacro. Nessuno è più al sicuro. Adela (Ana de la Reguera, Cowboys & Aliens) e suo marito Juan (Tenoch Huerta, Days of Grace) vivono in Texas, dove Juan lavora come aiutante del ranch della ricca famiglia Tucker. Juan fa una buona impressione al capofamiglia, Caleb Tucker (Will Patton, Halloween), ma questo provoca la gelosia e la rabbia del figlio di Caleb, Dylan (Josh Lucas, Le Mans ’66 – La grande sfida).

La mattina dopo lo Sfogo, una gang mascherata di assassini attacca la famiglia Tucker, tra cui ci sono la moglie di Dylan (Cassidy Freeman, HBO’s The Righteous Gemstones) e sua sorella (Leven Rambin, Hunger Games), costringendo entrambe le famiglie ad unirsi per combattere mentre il paese precipita nel caos e gli Stati Uniti cominciano a disintegrarsi intorno a loro.

Da una sceneggiatura del creatore della saga, James DeMonaco, La Notte del Giudizio Per Sempre è diretto da Everardo Gout, autore e regista del pluripremiato thriller Days of Grace. Il film è prodotto dai produttori storici della saga: Jason Blum per la sua Blumhouse Productions, Platinum Dunes con Michael Bay, Andrew Form e Brad Fuller; e la coppia di Man in a Tree, James DeMonaco e il suo partner di produzione di lunga data Sébastien K. Lemercier. I produttori esecutivi sono Marcei A. Brown, Everardo Gout e Jeanette Volturno. Universal Pictures presenta, in associazione con Perfect World Pictures, una produzione Platinum Dunes/Blumhouse/Man in a Tree.

La notte del giudizio per sempre: sparatoria durante una proiezione del film in un cinema della California

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Come riportato da Variety, una ragazza di 18 anni è stata uccisa, mentre un uomo di di 19 anni è rimasto gravemente ferito, durante una sparatoria nel corso di una proiezione de La notte del giudizio per sempre a Corona, in California, lo scorso lunedì sera.

La polizia deve ancora identificare eventuali sospettati o effettuare arresti. La polizia è stata chiamata intorno alle 23:45 di unedì, dopo la proiezione dell’ultimo capitolo della celebre saga horror distopica al Regal Edwards Corona Crossings.

La donna è stata dichiarata morta sul posto, secondo quanto riferito dal dipartimento di polizia di Corona. L’uomo è stato portato in ospedale e dichiarato in pericolo di vita a causa delle numerose ferite. I nomi delle vittime non sono stati resi noti, in attesa dell’identificazione da parte dei parenti.

La notte del giudizio per sempre è il quinto capitolo della saga de La notte del giudizio (The Purge, in originale), basata sull’idea che negli Stati Uniti d’America, una volta all’anno, per un periodo di dodici ore, ogni crimine, incluso l’omicidio, è reso legale.

Non è chiaro se una terza persona abbia sparato a entrambe le vittime o se la sparatoria sia stata un tentato omicidio-suicidio, ha affermato il Caporale Tobias Kouroubacalis. Pare che le vittime, sempre secondo quanto sostenuto da Kouroubacalis, siano state trovate da un membro del personale del cinema, che è entrato in sala dopo la fine della proiezione. Secondo il quotidiano Press-Enterprise, non è stata trovata alcuna pistola sulla scena del crimine.

La catena Regal Cinemas commenta la sparatoria avvenuta durante una proiezione de La notte del giudizio per sempre

Sono stati venduti sei biglietti per la proiezione durante la quale si è consumato il reato, ha detto Kouroubacalis, e gli investigatori stanno ora cercando di rintracciare gli altri spettatori. La proiezione doveva iniziare alle 21:35: il film ha una durata di 1 ora e 44 minuti. In una dichiarazione, Regal Cinemas ha affermato che sta collaborando con gli investigatori locali.

“Abbiamo ricevuto la conferma di un grave incidente avvenuto nel nostro cinema Corona Crossings la scorsa notte”, ha dichiarato la compagnia. “Stiamo attualmente lavorando con le autorità locali per quanto riguarda le indagini. La nostra principale preoccupazione è la sicurezza, non solo del nostro personale ma anche dei nostri ospiti.”

La notte del giudizio per sempre: la spiegazione del finale del film

Quando è stato realizzato, La notte del giudizio per sempre è stato concepito come l’ultimo film di un franchise horror che ora comprende cinque uscite nelle sale e una serie televisiva con già due stagioni a suo nome. Sebbene abbia avuto difficoltà nell’esecuzione, la serie ha un concetto geniale: una notte all’anno, tutti i crimini sono legali. E, man mano che la serie è andata avanti, si è spinta sempre più direttamente verso il commento politico e sociale. Election Year è ad esempio stato girato sulla scia delle elezioni del 2016, con tanto di sosia di Clinton e Trump.

E La prima notte del giudizio è invece un prequel che ci ha riportato all’inizio, mostrando il governo inviare i suprematisti bianchi in un pacifico quartiere nero per istigare la violenza e dimostrare che l’Epurazione vale la pena di essere portata avanti. La notte del giudizio per sempre è apparentemente l’opposto. È una Purga finale, in cui suprematisti ed estremisti uniscono le forze per continuare l’evento annuale notturno fino al giorno successivo e oltre… finché non avranno cacciato tutti gli immigrati dall’America.

La trama e il cast di La notte del giudizio per sempre

Il film segue Juan (Tenoch Huerta) e Adela (Ana de la Reguera), una coppia di immigrati dal Messico, guidati dal loro capo bianco, Dylan (Josh Lucas), e dalla moglie incinta, Cassie (Cassidy Freeman), in una corsa verso il confine messicano per sfuggire a una nazione che non smette di perpetrare crimini nei confronti degli stranieri. Con questa premessa, è questo il film più politico della serie, con un finale che si dimostra particolarmente interessante per cercare di scoprire quale sarà il futuro della saga.

Will Brittain in La notte del giudizio per sempre
Cortesia di © Universal Pictures

Chi sopravvive alla notte del giudizio eterna?

Nella battaglia culminante del film, il leader tribale Chiago (Gregory Zaragoza) guida il nostro gruppo di eroi attraverso il confine messicano mentre entrambe le parti si armano per combattere. Da quando il gruppo ha ucciso sua madre, il suprematista bianco e purgatore Dalton (Joshua Dov) e il suo piccolo esercito di alleati inseguono i nostri eroi fino al confine. Messi alle strette, i buoni non hanno altra scelta che smettere di scappare e reagire. Durante la massiccia sparatoria che ne consegue, Chiago  porta Cassie e gli altri sopravvissuti dall’altra parte, mentre Juan, Adela e Dylan fanno del loro meglio per respingere l’assalto.

Pochi minuti dopo, Dalton e un altro Purger mettono alle strette Adela e Dylan e sembrano avere la meglio. Quando è quasi troppo tardi, Juan usa però il suo lazo di Chekov in un ultimo momento di coraggio per salvare la moglie, prima di abbattere Dalton con un proiettile nel cranio. I restanti eroi riescono ad attraversare il confine indenni e vengono accolti da una lieta notizia. Il travaglio di Cassie è stato un successo e Dylan viene ricompensato per i suoi commenti razzisti e la sua dubbia moralità con un nuovo bellissimo bambino.

Tutto è bene quel che finisce bene, almeno per Juan e Adela, che alla fine sono riusciti a tornare a casa. I film della saga sono brutali e, nella grande tradizione dell’horror, i personaggi a cui ci si affeziona vengono spesso uccisi in modo cruento. È quindi un miracolo che tutti i personaggi principali di La notte del giudizio per sempre siano vivi alla fine e abbiano qualcosa da festeggiare. Ma per il resto dell’America, il futuro potrebbe non essere così brillante.

Ana de la Reguera Josh Lucas e Zahn McClarnon in La notte del giudizio per sempre
Cortesia di © Universal Pictures

Cosa succede all’America?

Alla fine del film, abbiamo un finale sorprendentemente edificante per un film sulla “Purga”. Tutti coloro che vale la pena salvare riescono a uscire sani e salvi dal confine messicano. Cassie finisce per avere un bambino sano e sopravvive per crescerlo (supponiamo almeno per un po’). Juan e Adela riescono a tornare a casa e per loro è il finale più felice di tutti, perché non devono tornare in America. Ma se si sposta l’attenzione sulla nazione “un tempo grande”, si comincia a vedere il lato cinico del film. L’inquadratura finale mostra gli Stati Uniti d’America in fiamme. La radio parla di un conflitto, dicendo che la gente sta iniziando a reagire contro i suoi aggressori.

Non è chiaro quanto tempo sia passato tra l’inizio di La notte del giudizio per sempre e questa trasmissione, ma si può supporre che sia trascorso almeno un po’ di tempo. Il futuro degli Stati Uniti è lasciato ambiguo, ma gli estremisti che hanno organizzato questa grande Purga sono ancora là fuori e continuano a uccidere e distruggere. In questo senso, anche il finale di questo film è estremamente cupo e lascia il pubblico nell’incertezza su dove il franchise possa andare avanti. Lo stato della nazione è quello di una guerra civile, un inevitabile risultato finale dell’esperimento sociale del governo che ha dato inizio alla Purga annuale.

Cassidy Freeman in La notte del giudizio per sempre
Cortesia di © Universal Pictures

Perché attraversare il confine è così importante?

Quando ci vengono presentati tutti i protagonisti di La notte del giudizio per sempre, la trama parte in direzione del confine. La casa attuale di Juan e Adela si trova già in Texas, quindi il Messico non è molto lontano, e i quattro personaggi si dirigono verso la città di El Paso, dove l’attraversamento del confine diventa legale e ininterrotto per le successive sei ore. Ma quando raggiungono il confine, questo è pesantemente sorvegliato e i nostri eroi devono affrontare i Purgatori militarizzati in una battaglia culminante per farsi strada in Messico.

Ma se il passaggio sicuro non è più praticabile, perché andare? Questo ha molto a che fare con i personaggi e le loro motivazioni profonde. Juan e Adela vogliono tornare nella loro patria oltre il confine. Spinti dalla paura di trovarsi in un Paese violento e in guerra che li odia, non vedono più altra scelta. Anche Dylan è messo alle strette. Con una moglie incinta che sta per entrare in travaglio, decide di farsi avanti e di essere un leader, nonostante non ami il Paese in cui sta guidando un esercito o la sua gente.

Tuttavia, è importante che si incrocino perché il finale funzioni. Ma perché? Il messaggio politico finale di La notte del giudizio per sempre è un invito all’empatia, a immaginare di essere nei panni di qualcun altro. L’attraversamento degli americani in Messico è un simbolo di questo tema, e il finale suggerisce che sia il Canada che il Messico hanno fornito ai rifugiati americani aiuti sufficienti per iniziare a riconquistare il loro paese caduto.

Josh Lucas e Cassidy Freeman in La notte del giudizio per sempre
Cortesia di © Universal Pictures

Ci saranno altri film della saga?

Anche se inizialmente era stato annunciato come l’ultimo film della saga, La notte del giudizio per sempre non sarà il gran finale della serie. Dopo tutto, il finale lascia sicuramente spazio a storie più interessanti da raccontare e l’ideatore James DeMonaco ha infatti recentemente fatto sapere di aver completato la sceneggiatura di un The Purge 6, dunque ancora sprovvisto di titolo italiano, che avrà come protagonista Frank Grillo (già presente in due dei precedenti film) ed esplorerà la vita dopo il crollo degli Stati Uniti. Il racconto, quindi, si muoverà a partire dallo scenario di La notte del giudizio per sempre.

Il trailer del film e dove vederlo in streaming e in TV

È possibile fruire di La notte del giudizio per sempre grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Apple TV, Netflix e Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e ad un’ottima qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di giovedì 19 settembre alle ore 21:15 sul canale Italia 2.

La Notte del Giudizio Election Year: la maschera speciale realizzata da Fr3nk

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In occasione dell’uscita nelle sale italiane del film La Notte del Giudizio Election Year, l’artista Fr3nk ha realizzato una speciale maschera ispirata alla fortunata saga americana.

Fr3nk è un illustratore molto popolare grazie alle sue collaborazioni con diverse band della scena hip hop, hardcore, metal e vari brand di skate in Italia e in Europa.

La Notte del Giudizio Election Year recensione del film con Frank Grillo

The Purge: Election Year (questo il titolo ufficiale del film) arriverà nei cinema statunitensi il 4 luglio 2016. Nonostante una sinossi ufficiale non sia ancora stata diffusa, è arrivata online la seguente descrizione della pellicola:

“Continuando ad espandere il fortunato universo che è riuscito a guadagnare oltre 200 milioni di dollari al box office mondiale, la Universal Pictures presenta The Purge 3, il prossimo terrificante capitolo sulle 12 ore di anarchia sanzionate annualmente dai Nuovi Fondatori d’America”.

James DeMonaco, già regista de La notte del giudizio e Anarchia La notte del giudizio, dirigerà anche questo terzo nuovo film.La Notte del Giudizio Election Year

La Notte del Giudizio Election Year: il secondo trailer italiano

La Notte del Giudizio Election Year: il secondo trailer italiano

La Universal ha diffuso online il secondo trailer italiano di La Notte del Giudizio Election Year, sequel di Anarchia La Notte del Giudizio e terzo capitolo della serie iniziata con La Notte del Giudizio.

The Purge: Election Year (questo il titolo ufficiale del film) arriverà nei cinema statunitensi il 4 luglio 2016. Nonostante una sinossi ufficiale non sia ancora stata diffusa, è arrivata online la seguente descrizione della pellicola:

“Continuando ad espandere il fortunato universo che è riuscito a guadagnare oltre 200 milioni di dollari al box office mondiale, la Universal Pictures presenta The Purge 3, il prossimo terrificante capitolo sulle 12 ore di anarchia sanzionate annualmente dai Nuovi Fondatori d’America”.

James DeMonaco, già regista de La notte del giudizio e Anarchia La notte del giudizio, dirigerà anche questo terzo nuovo film.

La notte del giudizio Anarchia: poster originale del film

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La notte del giudizio Anarchia: poster originale del film

Dopo il primo trailer originale del film La Notte del Giudizio Anarchia, il seguito del thriller di successo La Notte del Giudizio, che vi ha fatto vivere la notte più violenta d’America, vi presentiamo oggi anche il primo poster. Eccolo di seguito:

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Al fianco dello sceneggiatore, regista e produttore James DeMonaco tornano per realizzare il nuovo capitolo del thriller “LA NOTTE DEL GIUDIZIO” Jason Blum della Blumhouse Productions (Paranormal Activity e Insidious), insieme a Sébastien K. Lemercier (Assault on Precinct 13, Four Lovers) e ai partner della Platinum Dunes, Michael Bay (Pain & Gain, Transformers franchise), Brad Fuller (The Amityville Horror, A Nightmare on Elm Street) e Andrew Form (The Texas Chainsaw Massacre, Friday the 13th).

Dopo essere rimasti incollati alle poltrone con il racconto della notte più violenta d’America, tenetevi pronti a trattenere il fiato per questo nuovo capitolo. Le emozioni sono quindi assicurate e la tensione non mancherà per un film che sta già facendo parlare di sè. 

La notte del giudizio (The Purge) è un film thriller del 2013 ambientato in un futuro distopico, scritto e diretto da James DeMonaco, ambientato negli Stati Uniti.

Fonte: Firstshowing

La Notte del Giudizio Anarchia Trailer originale del film

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Guarda il primo trailer originale del film La Notte del Giudizio Anarchia, il seguito del thriller di successo, La Notte del Giudizio, che vi ha fatto vivere la notte più violenta d’America.

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La notte del giudizio-anarchiaAl fianco dello sceneggiatore, regista e produttore James DeMonaco tornano per realizzare il nuovo capitolo del thriller “LA NOTTE DEL GIUDIZIO” Jason Blum della Blumhouse Productions (Paranormal Activity e Insidious), insieme a Sébastien K. Lemercier (Assault on Precinct 13, Four Lovers) e ai partner della Platinum Dunes, Michael Bay (Pain & Gain, Transformers franchise), Brad Fuller (The Amityville Horror, A Nightmare on Elm Street) e Andrew Form (The Texas Chainsaw Massacre, Friday the 13th).

Dopo essere rimasti incollati alle poltrone con il racconto della notte più violenta d’America, tenetevi pronti a trattenere il fiato per questo nuovo capitolo. Le emozioni sono quindi assicurate e la tensione non mancherà per un film che sta già facendo parlare di sè. 

La notte del giudizio (The Purge) è un film thriller del 2013 ambientato in un futuro distopico, scritto e diretto da James DeMonaco, ambientato negli Stati Uniti.

La Notte del Giudizio 3: Frank Grillo conferma la sua presenza

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La Notte del Giudizio 3: Frank Grillo conferma la sua presenza

Variety riferisce che Frank Grillo è ufficialmente a bordo di La Notte del Giudizio 3. Vedremo Frank Grillo anche in Captain America Civil War nei panni di Crossbones.

Il film sarà scritto e diretto da James DeMonaco, con una squadra di tutto rispetto alla produzione: Jason Blum, Sebastian Lemercier, Michael Bay, Andrew Form e Brad Fuller.

Le riprese cominceranno a settembre per un’uscita prevista per il primo luglio 2016.

La notte del giudizio (The Purge) è un film thriller del 2013 ambientato in un futuro distopico, scritto e diretto da James DeMonaco.

Nel 2014 è uscito il sequel del film, intitolato Anarchia – La notte del giudizio.

La notte del giudizio – Election Year: trama, cast e curiosità sul film

Arrivato sul grande schermo nel 2013, il film La notte del giudizio ha dato il via ad una delle più fortunate saghe cinematografiche ambientate in una realtà distopica. Composta da cinque film e una serie televisiva, la saga è stata ideata da James DeMonaco, ed ha in breve ottenuto ottimi riscontri di pubblico, tanto da giustificare la sua espansione. Nel 2016 è arrivato al cinema il terzo capitolo della saga. Si tratta di La notte del giudizio – Election Year (qui la recensione), ancora una volta scritto e diretto da DeMonaco. Come il titolo lascia intuire, si tratta di un film speciale, pensato appositamente in vista delle elezioni del presidente degli Stati Uniti nel 2016.

Lo spunto ricorrente è però sempre quello del periodo dello “Sfogo”. DeMonaco ha raccontato che l’ispirazione gli venne in seguito ad un evento che capitò realmente a lui e a sua moglie, i quali dopo un litigio con un altro automobilista si trovarono ad immaginare un contesto dove, una volta all’anno, potesse essere consentito commettere omicidi e violenze. Rivisto oggi, questo Election Year risulta ancor più inquietante, avendo prefigurato già molte delle rivolte popolari verificatesi durante la presidenza Trump, tra cui la tristemente nota e recente aggressione a Capitol Hill. Si tratta dunque di un film ambientato nel futuro, ma con elementi già attuali oggigiorno.

Dopo che il primo capitolo era interamente ambientato all’interno dell’abitazione dei protagonisti, con questo sequel il regista ha avuto modo di portare lo spettatore direttamente nelle strade dove gli scontri avvengono. Con questo nuovo capitolo, la violenza arriva fin dentro gli uffici del governo. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

La notte del giudizio – Election Year: la trama del film

Ambientato nel 2037, quattordici anni dopo il precedente capitolo, questo nuovo film vede nuovamente come protagonista Leo Barnes, ora divenuto capo della sicurezza della senatrice statunitense e candidata alle elezioni presidenziali Charlie Roan, la quale, memore del triste destino della sua famiglia, sterminata durante uno Sfogo, si propone di abrogare la legge che lo permette. Nel tentativo di evitare che ciò accada, la NFFA revoca la regola che garantisce l’immunità ai funzionari governativi di “livello 10”. Dopo un tradimento avvenuto all’interno dell’élite di sicurezza capitanata da Barnes, quest’ultimo deve proteggere la Roan contando solamente sulle proprie forze.

Per Barnes e la Roan ha dunque inizio una lunga e difficile notte, dove sopravvivere fino al mattino sarà quantomai essenziale. Se la candidata presidenziale dovesse morire, la speranza di porre fine a quel massacro annuale svanirà definitivamente. Ad aiutarli nel loro viaggio notturno vi saranno però diversi sostenitori della Roan, tra cui Dante Bishop, leader di una squadra di ribelli. In particolare, il gruppo dovrà stare attento agli uomini di Edwige Owens, rivale della Roan, intento a non avere oppositori alle elezioni al fine di mantenere quel brutale status quo.

La notte del giudizio - Election Year cast

La notte del giudizio – Election Year: il cast del film

Come già per il precedente film, anche in questo il personaggio di Leo Barnes ha il volto di Frank Grillo, attore divenuto particolarmente noto proprio grazie a questi film. Per costruire il personaggio, l’attore ha dichiarato di essersi ispirato ai più celebri giustizieri interpretati da Clint Eastwood. Inizialmente, però, non era certo che Grillo accettasse di ricoprire nuovamente il ruolo, e ciò aveva portato ad immaginare questo terzo capitolo come un prequel del primo film. Dopo che l’attore acconsentì a tornare nei panni di Barnes, il film venne dunque ripensato come sequel diretto del precedente. Nel film sarebbe dovuto comparire nuovamente anche il personaggio di Eva Sanchez, ma l’attrice Carmen Ejogo rifiutò l’offerta preferendo dedicarsi ad altro.

Nel ruolo della senatrice e candidata presidenziale Charlie Roan vi è invece l’attrice Elizabeth Mitchell. Questa è celebre soprattutto per aver interpretato Juliet Burke nella serie televisiva Lost. L’attore Edwin Hodge torna invece ad interpretare un personaggio già visto nella saga, ma il cui nome, Dante Bishop, viene rivelato qui per la prima volta. Tra i sostenitori della Roan si ritrovano anche Joe Dixon e Marcos Dali, interpretati da Mykelti Williamson e Joseph Julian Soria. Il politico Edwige Owens ha il volto di Kyle Secor, celebre per la serie Homicide: Life on the Street. Tra i partecipanti dello Sfogo si annoverano invece Batty Gabriel nei panni di Laney Rucker e Terry Serpico in quelli di Earl Danzinger.

La notte del giudizio – Election Year, il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire del film grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. La notte del giudizio – Election Year è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Chili, Google Play, Apple iTunes e Amazon Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. È bene notare che in caso di noleggio si avrà soltanto un dato limite temporale entro cui guardare il titolo. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di giovedì 15 dicembre alle ore 21:15 sul canale Italia 2.

Fonte: IMDb

La notte del giudizio – Election Year: recensione del film

La notte del giudizio – Election Year: recensione del film

A distanza di due anni da La Notte del Giudizio – Anarchia, esce nelle sale La notte del giudizio – Election Year, capitolo finale della trilogia firmata dal regista James DeMonaco.

Pellicola ad ambientazione distopica decisamente sui generis e dal sapore squisitamente orwelliano, la saga de La notte del Giudizio, pone infatti le sue premesse in un titolo estremamente esplicativo: The Purge. La Purga, la Purificazione. Vicende di sovietica memoria allora si affacciano immediatamente alla mente dello spettatore che si approccia al film che, nel suo originale intento, volge lo sguardo a quegli orrori perpetrati dalla dittatura staliniana nell’ex URSS. Pare infatti che lo spunto principe dello scrip di The Purge, sia stato un racconto dello scrittore ebreo russo Yuli Daniel, “This is Moscow speaking”, esplicita denuncia agli orrori delle Purghe di Stalin e causa non ultima dell’arresto e della deportazione dello scrittore stesso.

La notte del giudizio – Election Year, il film

La notte del giudizio – Election Year segue le fila dei due precedenti capitoli, aprendosi nel bel mezzo del contrasto politico tra il deputato sostenitore della Purificazione annuale e la pasionaria oppositrice di tali barbarie. L’aspirante senatrice (Elizabeth Mitchell) sarà quindi in pericolo di vita, e nelle vesti della sua guardia del corpo ritroviamo il protagonista della scorsa pellicola, Leo Barnes (Frank Grillo), costretto anche questa volta a vedersela con le 12 ore di furia omicida che pullula per le strade di Washington.

Stavolta “il terrore è là fuori”. In quel mondo oscuro abitato da gang razziatrici di carpenteriana memoria. Proprio come in 1994: Fuga da New York, a fronteggiare le bande armate sarà questo ex sergente della polizia, novello Jena Plissken, pronto a tutto per difendere la causa in cui crede e colei che ne è portavoce.

In La notte del giudizio – Election Year molti nodi vengono al pettine, ed ecco che lo script si permea di valori che trascendono la mera trasposizione di un mondo utopistico, addentrandosi nei meandri di una critica sociale al vetriolo, che poco in fondo si distanzia da quanto può essere detto della nostra realtà. Si fa palese lo scontro con la classe dirigente, promotrice entusiasta della Purificazione: questa forma di controllo demografico ed elitario che riduce ad animali da macello la popolazione meno abbiente, complice l’aiuto di esercito e mercenari.

In un crescendo di tensione, corroborata dalle snervanti sirene che annunciano l’inizio del coprifuoco, la storia si districa tra psicopatici dalle maschere grottesche – idolatri celebratori di una “festività” senza Dio –  e vittime nelle quali ci si immedesima con empatico trasporto. Notevole la collocazione temporale studiata a cavallo tra il 21 e il 22 Marzo, giorno dell’equinozio di Primavera, velata allusione alla eliminazione di ciò che è “vecchio” a beneficio della nascita del “nuovo”.

La Notte del Giudizio Election Year

La Notte del Giudizio – Election Year: prima clip italiana

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La Notte del Giudizio – Election Year: prima clip italiana

La Universal Pictures ha diffuso la prima clip ufficiale di La Notte del Giudizio – Election Year, l’atteso nuovo capitolo del franchise horror prodotto da Jason Blum.

La Notte del Giudizio – Election Year recensione del film con Frank Grillo

La Notte del Giudizio - Election YearThe Purge: Election Year (questo il titolo ufficiale del film) arriverà nei cinema statunitensi il 4 luglio 2016. Nonostante una sinossi ufficiale non sia ancora stata diffusa, è arrivata online la seguente descrizione della pellicola:

“Continuando ad espandere il fortunato universo che è riuscito a guadagnare oltre 200 milioni di dollari al box office mondiale, la Universal Pictures presenta The Purge 3, il prossimo terrificante capitolo sulle 12 ore di anarchia sanzionate annualmente dai Nuovi Fondatori d’America”.

James DeMonaco, già regista de La notte del giudizio e Anarchia La notte del giudizio, dirigerà anche questo terzo nuovo film.

La notte del giudizio – Election Year: la spiegazione del finale del film

Quando La notte del giudizio – Election Year (leggi qui la recensione) arrivò nelle sale nel 2016, la saga creata da James DeMonaco compì un passaggio decisivo. Dopo aver raccontato l’orrore della Purga da una prospettiva privata e successivamente da quella della rivolta popolare, il terzo capitolo spostò il conflitto sul terreno politico. Per la prima volta il futuro degli Stati Uniti non dipendeva soltanto dalla sopravvivenza di alcuni individui durante una notte di violenza, ma dall’esito di un’elezione presidenziale destinata a cambiare il corso della nazione.

Il finale del film sembra offrire una conclusione ottimistica: la senatrice Charlie Roan vince le elezioni e promette di abolire la Purga. Eppure le ultime immagini lasciano emergere un quadro molto più ambiguo. La vittoria politica coincide infatti con l’inizio di nuove tensioni sociali, suggerendo che il problema non fosse soltanto una legge crudele, ma una cultura della violenza ormai radicata nel Paese. È proprio questa ambivalenza a rendere il finale di La notte del giudizio – Election Year uno dei più importanti dell’intera saga.

Come La notte del giudizio – Election Year trasforma il franchise da survival horror a riflessione politica sul potere e sulla democrazia

Nei primi due film della serie, James DeMonaco utilizzava la Purga come metafora delle disuguaglianze sociali e della brutalità nascosta dietro il sogno americano. Con La notte del giudizio – Election Year, però, il regista amplia ulteriormente il discorso e mette al centro il rapporto tra potere, consenso e manipolazione politica. La Purga non viene più presentata soltanto come un evento annuale di violenza, ma come il pilastro ideologico dei New Founding Fathers of America, il partito che governa il Paese.

In questo contesto assume grande importanza il ritorno di Leo Barnes, interpretato ancora da Frank Grillo. Il personaggio aveva già completato un percorso di trasformazione in La notte del giudizio: Anarchia, passando dalla vendetta personale alla protezione degli innocenti. In Election Year diventa invece il simbolo di una resistenza organizzata contro il sistema. La sua missione di proteggere la senatrice Roan rappresenta il tentativo di sostituire la logica della forza con quella delle istituzioni democratiche.

Il film si inserisce così nella tradizione della fantascienza politica americana, dove il vero antagonista non è il mostro o il criminale di turno, ma un sistema che ha normalizzato l’ingiustizia. La Purga diventa una religione civile sostenuta da interessi economici e ideologici. Per questo motivo la battaglia finale non riguarda semplicemente la sopravvivenza dei protagonisti: riguarda la possibilità di immaginare un futuro diverso.

La notte del giudizio - Election Year

Cosa succede nel finale di La notte del giudizio – Election Year e perché Dante Bishop decide di interrompere il ciclo della violenza

Nella parte conclusiva del film, la senatrice Roan viene catturata dai suoi avversari politici, intenzionati a sacrificarla durante la notte della Purga. Dopo una lunga fuga, Roan, Leo e i loro alleati trovano rifugio presso il movimento anti-Purga guidato da Dante Bishop. Qui emerge uno dei dilemmi morali più importanti dell’intera storia.

Bishop ha infatti elaborato un piano per assassinare il ministro Edwidge Owens, candidato sostenitore della Purga e rappresentante dell’establishment politico dei New Founding Fathers. Dal suo punto di vista l’omicidio sarebbe una soluzione rapida per impedire che il sistema continui a produrre morte e sofferenza. Roan, invece, si oppone fermamente. La senatrice comprende che uccidere Owens significherebbe legittimare gli stessi metodi utilizzati dai suoi nemici.

Quando finalmente Bishop ha l’opportunità di premere il grilletto, sceglie di fermarsi. È un momento fondamentale perché rappresenta il vero punto di svolta morale del film. Bishop capisce che vincere attraverso la violenza significherebbe perdere la battaglia ideale che sta combattendo. In altre parole, il sistema della Purga verrebbe sconfitto soltanto in apparenza, continuando però a vivere nella mentalità di chi lo combatte.

Subito dopo arriva la notizia della schiacciante vittoria elettorale di Roan. La protagonista ottiene il mandato necessario per abolire la Purga, ma il film evita accuratamente di presentare questo risultato come una conclusione definitiva. Le immagini finali mostrano infatti rivolte, scontri e proteste diffuse in tutto il Paese.

Il vero significato del finale: la Purga è una legge da abolire, ma soprattutto una mentalità da sradicare

L’aspetto più interessante del finale riguarda proprio questa distinzione. A livello istituzionale Roan ha vinto. A livello culturale, invece, la battaglia è appena iniziata.

Per anni milioni di cittadini hanno accettato la Purga come parte integrante della loro identità nazionale. Alcuni l’hanno considerata uno strumento economico, altri una forma di giustizia, altri ancora una sorta di rito collettivo. Quando Roan promette di abolirla, non sta semplicemente cancellando una legge: sta mettendo in discussione una visione del mondo.

È qui che emerge il significato più profondo della vicenda di Leo Barnes. Nel film precedente il personaggio aveva imparato a rinunciare alla vendetta. In Election Year quella lezione viene estesa all’intera società americana. La Purga prospera perché convince le persone che la violenza sia una risposta legittima al dolore, alla rabbia e alla frustrazione. Leo e Roan rappresentano invece la possibilità di interrompere questo meccanismo.

La loro vittoria dimostra che il cambiamento può avvenire attraverso la responsabilità e la partecipazione collettiva. Tuttavia il film non cade nell’illusione che basti eleggere il leader giusto per risolvere ogni problema. Le tensioni che esplodono dopo il voto mostrano quanto sia difficile modificare convinzioni sedimentate nel tempo.

La notte del giudizio - Election Year cast

Perché il finale lascia aperta la possibilità di nuovi conflitti e anticipa il collasso degli Stati Uniti mostrato nei sequel

Guardando il finale con la prospettiva offerta dai capitoli successivi, emerge chiaramente come La notte del giudizio – Election Year rappresenti una fase di transizione più che una conclusione.

La vittoria di Roan segna la caduta dell’egemonia dei New Founding Fathers, ma non elimina le divisioni profonde che attraversano il Paese. I sostenitori della Purga vedono l’abolizione della tradizione annuale come un attacco diretto alla loro identità politica e culturale. Le proteste mostrate nelle ultime sequenze anticipano infatti la radicalizzazione che caratterizzerà gli eventi successivi della saga.

Questa lettura rende ancora più significativo il gesto di Dante Bishop. Rinunciando all’assassinio di Owens, il leader della resistenza sceglie di affidarsi alla democrazia. Tuttavia il film suggerisce che la democrazia da sola non basta quando una parte consistente della popolazione rifiuta di accettarne gli esiti.

L’instabilità che emerge nel finale costituisce quindi il terreno narrativo sul quale si svilupperanno gli eventi di La notte del giudizio per sempre. La violenza non scompare con la fine della Purga; cambia forma, si disperde nella società e continua a minacciare le istituzioni.

La notte del giudizio - Election Year cast

Cosa significa davvero il finale di La notte del giudizio – Election Year per l’intera saga e per il futuro di Leo Barnes

Il finale di La notte del giudizio – Election Year può essere interpretato come la vittoria della speranza contro il cinismo. Per gran parte del film i protagonisti sono costretti a confrontarsi con un sistema apparentemente invincibile. La scelta di Roan di continuare a credere nella politica e quella di Leo di proteggere gli altri invece di cercare vendetta diventano atti rivoluzionari.

La vittoria elettorale dimostra che il cambiamento è possibile, ma il film insiste sul fatto che nessuna conquista sia definitiva. La democrazia richiede un impegno costante e può essere minacciata anche dopo aver sconfitto i suoi nemici più evidenti. È per questo che l’ultima immagine della saga non è una celebrazione trionfale, bensì un avvertimento.

Per Leo Barnes, il finale rappresenta il completamento di un percorso iniziato con il dolore per la perdita del figlio. L’uomo che voleva uccidere per ottenere giustizia è diventato qualcuno disposto a rischiare la propria vita per proteggere il futuro degli altri. Per Charlie Roan, invece, la vittoria segna l’inizio di una nuova responsabilità: dimostrare che un Paese fondato sulla paura può ancora scegliere una strada diversa.

In definitiva, La notte del giudizio – Election Year afferma che la vera sfida non consiste nel sopravvivere alla notte della Purga. La sfida più difficile è costruire una società capace di non averne più bisogno.

LEGGI ANCHE: La notte del giudizio – Election Year: trama, cast e curiosità sul film

La notte del 12: la storia vera dietro il film

La notte del 12: la storia vera dietro il film

La notte del 12 (qui la recensione) è un thriller drammatico del 2022 diretto da Dominik Moll, noto per la sua attenzione al dettaglio psicologico nei precedenti titoli Harry, un amico che vi vuole davvero bene e Due volte lei. Il film si ambienta in un contesto perfettamente contemporaneo con toni rigorosamente realistici, mettendo al centro un’indagine su un femminicidio che scuote una comunità di provincia circondata dalle montagne della Savoia. Emblematico del genere poliziesco francesce moderno, il racconto segue i passi di un gruppo della polizia giudiziaria di Grenoble alle prese con un delitto atroce: una giovane donna bruciata viva, il cui assassino resta impunito.

Dietro la sceneggiatura, firmata da Moll insieme al collaboratore Gilles Marchand, c’è l’adattamento dell’inchiesta documentaristica 18.3 – Une année à la PJ scritta dalla giornalista Pauline Guéna, che ha passato un anno al fianco della PJ di Versailles osservando casi reali. L’idea drammaturgica centrale – che ogni investigatore segua un “crimine che lo ossessiona” – nasce proprio da una frase in apertura del libro ed è diventata il punto di partenza dell’indagine personale del protagonista Yohan. Grazie a una regia sobria e un montaggio misurato, Moll restituisce così il lavoro di polizia con rigore, evitando sensazionalismi e privilegiando l’atmosfera opprimente degli uffici e dei paesaggi alpini.

Il film ha riscosso grandi consensi ai festival e in sala: presentato a Cannes nella sezione Premières nel maggio 2022, ha ottenuto poi dieci candidature ai César 2023, vincendone sei, tra cui miglior film, miglior regista per Moll, miglior adattamento e premi agli attori Bastien Bouillon e Bouli Lanners. Ha trionfato anche ai Premi Lumière come miglior film e miglior sceneggiatura. Questo successo sottolinea la capacità della pellicola di miscelare tensione narrativa, empatia e riflessione sociale. Nel resto dell’articolo approfondiremo però il legame con la storia vera che ha ispirato il film, esplorando il caso reale da cui è tratta e le eventuali differenze narrative rispetto ai fatti documentati.

Bouli Lanners e Bastien Bouillon in La notte del 12
Bouli Lanners e Bastien Bouillon in La notte del 12

La trama di La notte del 12

Il film ruota attorno a un caso di omicidio, quello di Clara, di cui si occupa l’investigatore Yohan, di recente giunto a Grenoble come capo della polizia giudiziaria. Nonostante le accurate indagini e gli estenuanti interrogatori, l’uomo non riesce a risolvere il caso e a trovare l’assassino. È così che l’omicidio di Clara diventa una vera e propria ossessione per lui, intenzionato a capire a tutti i costi chi sia l’assassino della giovane e chiudere il caso. Insieme al collega Marceau, l’investigatore individua diversi sospettati, per lo più conoscenti della ragazza, ma le ricerche porteranno a galla anche molti dei segreti di quello che appare al di fuori come un paesino tranquillo.

La storia vera a cui si ispira il film

Come anticipato, il film La notte del 12 trae origine dal libro-inchiesta della giornalista Pauline Guéna, in cui l’autrice racconta le dinamiche interne della polizia giudiziaria di Versailles durante un intero anno di lavoro. Moll ha dichiarato di essere stato colpito proprio dalla frase in quarta di copertina: “ogni investigatore ha un crimine che lo ossessiona”, e ha scelto di mettere al centro del film questa ossessione, concentrandosi sul caso dell’omicidio di una giovane donna bruciata viva la notte del 12 ottobre 2016, nel dipartimento della Savoia. La decisione di focalizzarsi sui retroscena psicologici degli inquirenti e sul contesto quotidiano delle indagini nasce da un approccio che privilegia il realismo sul sensazionalismo.

Il caso reale da cui il film prende spunto riguarda l’omicidio di una ventunenne, bruciata viva per strada, un delitto tremendamente efferato le cui dinamiche restano in gran parte insolute. Sebbene non ci siano conferme ufficiali da parte degli sceneggiatori, diversi indizi fanno pensare che il film possa ispirarsi al caso di Maud Maréchal, uccisa a Lagny-sur-Marne nella notte tra il 12 e il 13 agosto 2013. Quella sera, Maud partecipava a una festa organizzata da una vicina di casa, evento a cui era presente anche suo fratello. Secondo quanto riferito da lui agli investigatori, la ragazza ha lasciato il luogo per ultima verso le 2:30 del mattino, senza mostrare segni di inquietudine.

Un’ora dopo, intorno alle 3:30, una pattuglia ha scoperto il suo corpo parzialmente bruciato in mezzo alla strada, a poca distanza dalla sua abitazione. Gran parte dei residenti ha dichiarato di non aver notato nulla di sospetto; soltanto una persona ha raccontato di aver udito delle urla nella notte. L’autopsia ha rivelato che la causa della morte è stata l’esposizione alle fiamme, senza rilevare tracce di violenze fisiche o abusi sessuali. Le indagini iniziali non però hanno portato alla luce elementi rilevanti nella vita privata della giovane, se non un dettaglio significativo: circa un anno prima, Maud aveva sporto denuncia contro ignoti presso la questura di Lagny-sur-Marne, dopo aver ricevuto numerose telefonate moleste, ma la cosa non portò a nulla di concreto.

Bouli Lanners in La notte del 12
Bouli Lanners in La notte del 12

Come accade anche nel film La notte del 12, anche l’omicidio nella realtà non è dunque mai stato chiarito e resta a oggi irrisolto. La sceneggiatura scelta da Moll e Gilles Marchand conserva ad ogni modo la struttura di un’autentica indagine: interrogatori prolungati, sospetti ricorrenti, ipotesi che si rivelano infruttuose. Il senso di frustrazione e impotenza che avvolge gli investigatori è proprio l’identikit di un crimine “ossessionante” che non permette né conclusioni facili né epiloghi consolatori. Le accurate testimonianze presenti nel libro di Guéna sono dunque state rielaborate nel film senza tentare di ricostruire fedelmente i fatti, ma restituendo l’atmosfera opprimente di un’indagine realistica.

Moll ha poi raccontato di essersi recato personalmente nella sede della polizia giudiziaria di Grenoble, confermando di aver voluto cogliere la “quotidianità poliziesca”: quella fatta di lunghi rapporti, interrogazioni, attese e momenti di stallo che contrastano con l’approccio eroico del genere poliziesco tradizionale. L’inchiesta si trasforma così nell’occasione di riflettere sul rapporto tra uomini e donne, su un contesto maschile tradizionale che spesso tende a colpevolizzare o a invisibilizzare la vittima femminile.

Infine, il film fa chiaro riferimento a un dato statistico reale evocato all’inizio: circa il 20% degli omicidi in Francia rimane irrisolto. La conclusione del film – che non consegna un colpevole – non è dunque un artificio, ma una scelta coerente con l’obiettivo di Moll di raccontare un’indagine reale e complessa, priva di finali semplicistici o facili soddisfazioni narrative. Con questo approccio, La notte del 12 diventa più di un thriller poliziesco: è un viaggio nell’inquietudine della verità e della giustizia, che chiede allo spettatore non una risposta, ma uno sguardo critico su cosa significhi cercare giustizia anche quando tutto sembra perduto.

La notte del 12, la recensione del film di Domink Moll

La notte del 12, la recensione del film di Domink Moll

Domink Moll torna al cinema, dal 29 settembre, con La notte del 12, un film dai toni crudi presentato nella selezione ufficiale all’ultimo Festival di Cannes. Il lungometraggio è ispirato a uno dei casi raccolti da Pauline Guéna nel libro 1.83 – Une année à la PJ, un libro d’inchiesta in cui l’autrice ha dovuto trascorrere circa un anno insieme alla polizia giudiziaria.

Già famoso per il suo film Only the Animals – Storie di spiriti amanti, il regista questa volta ci presenta una storia a tratti macabra, dove il crimine e il modo di investigazione sono al centro della sua sceneggiatura, scritta insieme a Gilles Marchand.

La notte del 12, la trama

Yohan (Bastien Bouillon) è stato appena messo a capo della polizia giudiziaria di Grenoble quando deve confrontarsi con l’omicidio di una giovane donna, Clara (Lula Cotton Frapier), bruciata viva mentre tornava a casa di notte. Il caso si apre immediatamente e il poliziotto, principalmente assieme al suo collega Marceau (Bouli Lanners), inizia ad indagare sull’accaduto.

L’interrogatorio dei giovani ragazzi che hanno avuto rapporti con Clara – molti dei quali sprezzanti nei confronti della vittima – porta il protagonista alla consapevolezza che ognuno di loro può essere un potenziale carnefice. Ed è proprio cercando di capire cosa è successo quella notte del 12 ottobre che Yohan farà di quel caso la sua più grande ossessione.

Fra tormenti e denunce alla misoginia

Fra alcuni movimenti di macchina che prediligono inquadrature irregolari attraverso l’uso della macchina a mano – tipica soprattutto della Nouvelle Vogue degli anni Sessanta e in questo caso usata per mostrarci il protagonista nel suo massimo tormento – e altre che invece pongono attenzione sulla sovrimpressione – molto utilizzata nel cinema francese muto – Moll restituisce allo spettatore un personaggio, ossia Yohan, complesso e profondo. Un uomo che deve fare necessariamente i conti con la misoginia della società, grande e importante piaga di cui ancora purtroppo si è afflitti.

Attraverso l’interrogatorio dei principali ragazzi indagati, e i suoi stessi colleghi che esprimono concetti maschilisti e sessisti, il regista mostra nel film quanto il male non riesca a trattenersi neppure davanti a un omicidio. Ed è proprio a causa di questo che Yohan, apparentemente forte, si sbriciola attraverso il progredire della storia; quando la vittima rimane senza colpevole, perché in realtà lo sono tutti, lui piano piano diventa sempre più fragile, e questa fragilità si trasforma nell’ossessione dell’omicidio di Clara.

L’essere impotente, il non riuscire a trovare il carnefice e il dover accettare qualcosa di talmente brutale, lo mette davanti ad una consapevolezza: c’è qualcosa che non va fra uomini e donne. Ed è qui che l’ossessione della morte di Clara si sbatte contro la verità, contro una realtà nuda e cruda, difficile da digerire ma necessaria. È questo il fulcro de La notte del 12: il rapporto, forse malsano, fra l’uomo e la donna e la loro differenza.

Clara, un femminicidio che ne rappresenta altri

La scelta di Moll di far seguire il caso solo ad un gruppo di uomini, nella prima parte della diegesi, non è un caso. L’ennesima violenza nei confronti di una donna è stata consumata e adesso, per risolvere l’omicidio, viene incaricato un uomo che deve indagare su altri uomini. Questo rende la storia e le scene pregne di significato, perché è qui che Yohan capisce cosa realmente un uomo sia in grado di fare senza avere il minimo scrupolo.

Clara, nello sceneggiato, è una ragazza innocente, vittima degli abusi maschili e senza alcuna arma per difendersi. È l’ennesima donna uccisa, bruciata viva senza alcuna pietà, in un mondo in cui ancora i femminicidi non riescono ad essere fermati. Clara è la sorella, l’amica, la compagna di tutti e rappresenta tutte le donne massacrate e tutti gli uomini che non hanno mai rimpianto il gesto.

E se nella seconda parte del film – dopo che il caso era rimasto irrisolto e quindi chiuso – è stata proprio una donna, la giudice istruttrice, a spingere Yohan a riaprilo, un motivo c’è: chi realmente può comprendere quel male non è un uomo, è solo una donna. Sono solo loro che combattono fino alla fine perché solo loro sanno realmente cosa voglia dire essere vittime.

In La notte del 12 Moll è stato magistrale. Ha permesso quell’identificazione necessaria al cinema, riuscendo a far immedesimare lo spettatore nei personaggi. Ed è forse proprio perché si opera un riconoscimento di sé attraverso l’immagine speculare di un altro, in questo caso di Yohan, che il regista riesce a far porre delle domande, utili e indispensabili, al fine di innescare in chi fruisce un processo di riflessione che inevitabilmente si porterà anche a casa.

La notte dei resuscitati ciechi: recensione del film di Amando De Ossorio

La notte dei resuscitati ciechi è il film del 1989 di Amando De Ossorio con protagonisti Víctor Petit, María Kosty, Sandra Mozarowsky, José Antonio Calvo, Julia Saly, Javier de Rivera.

Trama: Un dottore, tale Henry Stein, si trasferisce con la moglie Joan in un piccolissimo villaggio costiero spagnolo vicino alla costa. Qui cominciano a sentire- e a vedere- strani fatti e fenomeni vari: la notte odono degli strani inni lugubri, campane che suonano e i versi dei gabbiani che riempiono l’aria.

Quando una ragazzina fa irruzione in casa loro in stato confusionale, il mistero si infittisce e la coppia viene a sapere che ogni sette anni, per sette notti consecutive, una vergine viene sacrificata ai misteriosi “cavalieri del mare”, che non sono altro che misteriosi cavalieri templari, tornati direttamente dall’aldilà, per soddisfare la loro fame atavica e un misterioso idolo a forma di pesce…

Analisi: Negli anni ’70 la Spagna subisce ancora l’influsso della dittatura di Francisco Franco, e forse proprio per reagire alle opprimenti politiche culturali vigenti numerosi registi cercano di compensare sperimentando in un genere molto in voga in quel periodo: l’horror, balzato agli onori della cronaca già a partire dai primi anni ’60 grazie alle opere immortali di registi italiani come Mario Bava o i suoi epigoni più famosi, che si consacreranno soprattutto nel decennio dei favolosi “seventies”: Fulci, Argento, Deodato (giusto per citarne alcuni).

Proprio nel 1971 lo spagnolo Amando De Ossorio realizza il primo capitolo di una prolifica saga a base di zombie, templari tornati per devastare la pace dei vivi, ignari protagonisti, vergini sacrificate, paesani bigotti e… granchi saprofagi: stiamo parlando della nota pellicola Le Tombe dei Resuscitati Ciechi, seguito poi nel 1973 da La Cavalcata dei Resuscitati Ciechi, La Nave Maledetta (1974) e infine l’ultimo capitolo della saga, appunto La Notte dei Resuscitati Ciechi girato nel 1975 e dove i protagonisti della vicenda, i soliti templari zombie che tornano nel regno dei vivi assettati di carne fresca, sembrano essere una chiara allegoria della vetusta e bigotta cultura dominante franchista.

La trama è decisamente esile, e ripropone la struttura e le “situazioni” già presenti negli altri tre capitoli, con echi- nemmeno troppo lontani- alla celebre Notte dei Morti Viventi girata da George A. Romero pochi anni prima, che aveva contribuito a riscrivere l’immaginario collettivo per quanto riguardava l’argomento zombie e la loro percezione nella cultura dominante.

Se la trama può presentare qualche spunto vagamente interessante- anche se non brilla sicuramente per l’originalità- i pochi elementi di pregio si perdono in alcune inesattezze tecniche che conferiscono al film un aspetto trasandato, o comunque confezionano un B-Movie a tutti gli effetti: la fotografia troppa buia per ricreare “l’effetto notte”, il cui risultato è praticamente la totale assenza di luce dalle inquadrature; gli zombie palesemente finti, incarnati da fantocci grotteschi ben lontani dalle icone romeriane; la recitazione impostata- e lo scarso appeal- degli attori protagonisti.

L’elenco potrebbe continuare, ma sarebbe inutile sottolineare come, se questo film si fosse preso decisamente meno sul serio, e Ossorio avesse scelto di virare verso lo splatter più puro e divertente, con molta probabilità il prodotto finale sarebbe stato totalmente diverso e forse avrebbe ricavato, in qualche modo, la sua piccola nicchia nel mondo dell’horror gore anni ’70.

La notte degli Oscar 2023 su SKY e in streaming su NOW

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La notte degli Oscar 2023 su SKY e in streaming su NOW

Anche quest’anno Sky Cinema è la casa degli Oscar, con la cerimonia di premiazione della 95ª edizione degli Academy Awards che sarà in diretta su Sky e in streaming su NOW.

Anche quest’anno Sky Cinema per celebrare l’attesissimo appuntamento con la 95ª edizione degli Academy Awards, dedica un intero canale al meglio della cinematografia da Oscar. Per due settimane, da sabato 4 a venerdì 17 marzo Sky Cinema Collection (canale 303) diventa Sky Cinema Oscar, con oltre 100 titoli premiati nelle precedenti edizioni, tra cui quattro dell’edizione 2022, e tre film in prima visione tra quelli in gara nel 2023. Una programmazione che culminerà nella notte tra domenica 12 e lunedì 13 marzo dalle 23.15 con la diretta dal Dolby Theatre di Los Angeles proprio degli Academy Awards: su Sky Cinema Oscar, Sky Uno, in chiaro su TV8 e in streaming su NOW. Mentre lunedì 13 marzo l’appuntamento sarà con IL MEGLIO DELLA NOTTE DEGLI OSCAR 2023, alle 21.15 su Sky Cinema Oscar e Sky Uno, in seconda serata su TV8 e in streaming su NOW. I film saranno disponibili anche in streaming su NOW e on demand su Sky.

Da non perdere, lunedì 13 marzo, la prima visione ELVIS (ore 21.15 su Sky Cinema Uno e ore 23.00 su Sky Cinema Oscar) il biopic musicale diretto da Baz Luhrmann, interpretato da Austin Butler e Tom Hanks, e candidato a cinque statuette nel 2023: miglior film, miglior attore protagonista, miglior montaggio, miglior scenografia e miglior fotografia. Mentre sabato 4 e giovedì 9 marzo arriveranno le prime visioni LIVING (ore 21.15 su Sky Cinema Due e in seconda serata su Sky Cinema Oscar) con Bill Nighy candidato come migliore attore e Kazuo Ishiguro per la sceneggiatura non originale, e CLOSE (ore 21.15 su Sky Cinema Due e in seconda serata su Sky Cinema Oscar), nominato agli Oscar 2023 come miglior film internazionale.

Disponibili sul canale anche quattro film premiati nell’edizione 2022: il trionfatore dell’ultima edizione, CODA – I SEGNI DEL CUORE, remake del francese La famiglia Bélier (tre statuette per miglior film, miglior attore non protagonista e migliore sceneggiatura non originale); il biopic con Will Smith sulle sorelle tenniste Venus e Serena Williams, UNA FAMIGLIA VINCENTE – KING RICHARD (premiato Will Smith come miglior attore protagonista); la pellicola scritta e diretta da Kenneth Branagh BELFAST (Oscar per la miglior sceneggiatura originale); il toccante road movie di Ryûsuke Hamaguchi DRIVE MY CAR (premiato come miglior film internazionale).

Tra le altre pellicole premiate con l’Oscar proposte sul canale, anche successi dell’ultimo decennio come: il capolavoro bellico di Sam Mendes con George MacKay 1917 (premiato per fotografia, effetti speciali, sonoro); il musical di Damien Chazelle con Ryan Gosling ed Emma Stone LA LA LAND, vincitore di sei statuette: regia, attrice protagonista, fotografia, scenografia, colonna sonora, canzone originale; il thriller di Steven Spielberg scritto dai fratelli Coen IL PONTE DELLE SPIE, interpretato da Tom Hanks e Mark Rylance, quest’ultimo premiato come miglior attore non protagonista; il western di Quentin Tarantino con Christoph Waltz, Jamie Foxx e Leonardo DiCaprio DJANGO UNCHAINED, insignito con le statuette per il miglior attore non protagonista e la sceneggiatura originale; l’action post-apocalittico con Tom Hardy e Charlize Theron, diretti da George Miller, MAD MAX: FURY ROAD (premiato per scenografia, montaggio, sonoro, montaggio sonoro, costumi, trucco); il biopic su Alan Turing, interpretato da Benedict Cumberbatch, THE IMITATION GAME , migliore sceneggiatura non originale; e la pellicola di Martin Scorsese con Asa Butterfield e Ben Kingsley HUGO CABRET , che ha ricevuto cinque premi, per scenografia, fotografia, montaggio sonoro, sonoro e effetti speciali.

Non mancheranno poi i film che hanno fatto la storia del cinema e sono entrati nell’immaginario collettivo. Tra questi: VIA COL VENTO, AMARCORD, L’ULTIMO IMPERATORE, CHINATOWN, IL CACCIATORE, THE UNTOUCHABLES – GLI INTOCCABILI, LE RELAZIONI PERICOLOSE, BRAVEHEART – CUORE IMPAVIDO, CASA HOWARD, PULP FICTION, AMERICAN BEAUTY, A BEAUTIFUL MIND, NON È UN PAESE PER VECCHI, IL LABIRINTO DEL FAUNO, E.T. – L’EXTRA-TERRESTRE, SALVATE IL SOLDATO RYAN, e, in occasione del 90° compleanno di Michael Caine, che per questo ruolo ha vinto l’Oscar® come miglior attore non protagonista, LE REGOLE DELLA CASA DEL SIDRO.

Il grande cinema degli Oscar sarà protagonista anche su TV8 e Cielo, con la prima visione in chiaro del vincitore dell’ultima edizione, CODA – I SEGNI DEL CUORE, domenica 12 marzo alle 21.20 su TV8; mentre su Cielo, all’interno del ciclo UNA NOTTE DA OSCAR, domenica 12 marzo alle 21.15 sarà proposto UN ALTRO GIRO, vincitore nel 2021 dell’Oscar® per il miglior film in lingua straniera.

La notte degli Oscar 2022 in diretta Sky e in streaming su NOW

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La notte degli Oscar 2022 in diretta Sky e in streaming su NOW

Anche quest’anno Sky Cinema è la casa de La notte degli Oscar 2022: la cerimonia di premiazione della 94ª edizione degli Academy Awards sarà in diretta su Sky e in streaming su NOW. Inoltre, per celebrare questo attesissimo appuntamento e accompagnare gli spettatori attraverso il meglio della cinematografia da Oscar, da sabato 19 a giovedì 31 marzo si accenderà un intero canale: Sky Cinema Collection (canale 303) diventa Sky Cinema Oscar, con oltre 100 titoli premiati nelle precedenti edizioni. Una programmazione che culminerà nella notte tra domenica 27 e lunedì 28 marzo dalle 00.15 con la diretta dal Dolby Theatre di Los Angeles proprio degli Academy Awards. Mentre lunedì 28 marzo alle 21.15 l’appuntamento sarà con IL MEGLIO DELLA NOTTE DEGLI OSCAR 2022. Nel mese di marzo, sui canali Sky Cinema arriveranno in prima tv anche cinque pellicole che saranno in concorso quest’anno. I film saranno disponibili anche on demand su Sky e in streaming su NOW.

I titoli in concorso che saranno disponibili su Sky sono LA PERSONA PEGGIORE DEL MONDO (13 marzo, ore 21.15 su Sky Cinema Due), commedia romantica del regista norvegese Joachim Trier candidata per il miglior film internazionale e la migliore sceneggiatura originale, DRIVE MY CAR (15  marzo, ore 21.15 su Sky Cinema Due), toccante road movie di Ryūsuke Hamaguchi, che concorre per il miglior film, il miglior film internazionale, la miglior regia e la miglior sceneggiatura non originale, QUATTRO BUONE GIORNATE (19 marzo, ore 21.15 su Sky Cinema Due),con Glenn Close e Mila Kunis, candidato per la migliore canzone originale. E ancora CODA – I SEGNI DEL CUORE (21 marzo, ore 21.15 su Sky Cinema Uno), diretto da Siân Heder e interpretato da Emilia Jones, nominato per il miglior film, il miglior attore non protagonista (Troy Kotsur) e la miglior sceneggiatura non originale, e  MADRES PARALELAS (30 marzo, ore 21.15 su Sky Cinema Due), film di Pedro Almodóvar con Penélope Cruz – che concorre come miglior attrice protagonista –  candidato anche per la migliore colonna sonora. Inoltre, il 5 marzo sarà proposto anche DUNE (ore 21.00 su Sky Cinema Action), film campione d’incassi del regista Denis Villeneuve, nominato per ben dieci statuette: miglior film, miglior colonna sonora originale, migliori costumi, miglior sceneggiatura non originale, miglior sonoro, migliori effetti visivi, miglior fotografia, miglior montaggio, miglior trucco e acconciature e migliore scenografia.

Per quanto riguarda la programmazione di Sky Cinema Oscar da non perdere i cinque film premiati nell’edizione 2021. Si parte sabato 26 marzo con la prima visione UNA DONNA PROMETTENTE (ore 21.15 su Sky Cinema Due e ore 21.45 su Sky Cinema Oscar®), intenso thriller con Carey Mulligan diretta da Emerald Fennell che è stato premiato con l’Oscar® alla miglior sceneggiatura originale, preceduto nel pomeriggio da: THE FATHER – NULLA È COME SEMBRA che l’Academy ha premiato con la statuetta per miglior attore a Anthony Hopkins e per la sceneggiatura non originale; il biopic JUDAS AND THE BLACK MESSIAH che ha ottenuto 2 statuette, quella a Daniel Kaluuya come miglior attore non protagonista e quella per la miglior canzone originale; l’affresco multiculturale MINARI con Youn Yuh-jung premiata come miglior attrice non protagonista; e TENET, il blockbuster di Christopher Nolan con John D. Washington e Robert Pattinson, che ha vinto per i migliori effetti speciali.

Tra le altre pellicole premiate saranno disponibili successi recenti come il road movie di Peter Farrelly con Viggo Mortensen GREEN BOOK, tre Oscar per miglior Film, miglior attore non protagonista a Mahershala Ali e miglior sceneggiatura Originale; ARGO, il thriller diretto e interpretato da Ben Affleck vincitore di tre statuette per miglior film, miglior sceneggiatura non originale e miglior montaggio; il biopic su Ray Charles, interpretato da Jamie Foxx, RAY, premiato con due statuette al miglior attore e sonoro e l’action-thriller TRAINING DAY, con Denzel Washington premiato come miglior attore protagonista; il capolavoro di Clint Eastwood MILLION DOLLAR BABY premiato con quattro Oscar® come miglior film, migliore regia, miglior attrice protagonista a Hilary Swank e miglior attore non protagonista a Morgan Freeman; IL DISCORSO DEL RE con Colin Firth e Geoffrey Rush, che ha vinto come miglior film, migliore regia, miglior attore protagonista e migliore sceneggiatura originale; la sorprendente commedia di Danny Boyle THE MILLIONAIRE, premiato con ben 8 Oscar®: film, regia, sceneggiatura non originale, fotografia, colonna sonora, canzone, montaggio, sonoro; il terzo capitolo della saga tolkeniana di Peter Jackson IL SIGNORE DEGLI ANELLI – IL RITORNO DEL RE, che ha collezionato 11 statuette per film, regia, sceneggiatura non originale, colonna sonora originale, canzone, scenografia, costumi, montaggio, suono, trucco, effetti speciali visivi; e i premi Oscar® come miglior film straniero UNA SEPARAZIONE, intenso ritratto dell’Iran odierno, e UNA DONNA FANTASTICA.

Spazio anche a grandi classici e film che ormai sono entrati nella storia del cinema: tra questi BEN-HUR, 2001: ODISSEA NELLO SPAZIO, BARRY LYNDON, IL PAZIENTE INGLESE, SHAKESPEARE IN LOVE, LA STANGATA, LA MIA AFRICA, FORREST GUMP, GLI SPIETATI, BALLA COI LUPI, È NATA UNA STELLA, IL LAUREATO e IL PADRINO, previsto martedì 22 marzo alle 21.15 in occasione del 50°anniversario della sua uscita nelle sale.

La notte che non passerà: spiegazione del finale della serie

La notte che non passerà: spiegazione del finale della serie

Il finale della serie su Netflix La notte che non passerà non cerca la chiusura, ma la sospensione. È un epilogo che rifiuta la rassicurazione e preferisce lasciare lo spettatore in uno stato di inquietudine controllata, coerente con l’identità della serie fin dal primo episodio. La notte evocata dal titolo non è solo un arco temporale, ma una condizione narrativa ed emotiva che il racconto non ha alcuna intenzione di dissolvere.

Cosa accade nel finale (senza semplificazioni)

Negli ultimi momenti della serie, gli eventi sembrano avvicinarsi a una possibile risoluzione. Le tensioni accumulate trovano un punto di convergenza e alcune verità emergono, ma non nel modo in cui lo spettatore si aspetterebbe. Non c’è un vero scioglimento del mistero né una vittoria definitiva sui pericoli che hanno dominato la storia.

Il finale suggerisce che ciò che è successo non può essere archiviato come un evento isolato. Anche quando l’azione si ferma, le conseguenze restano, insinuando il dubbio che la minaccia — qualunque forma essa abbia assunto — non sia stata realmente neutralizzata, ma semplicemente interiorizzata.

La notte come stato permanente

Il cuore tematico del finale è chiaro: la notte non passa perché non è qualcosa da attraversare, ma da abitare. La serie utilizza l’oscurità come metafora del trauma, della paura non elaborata, dell’esperienza che continua a vivere nella mente dei personaggi anche quando il pericolo immediato sembra svanire.

In questo senso, il finale non parla di salvezza, ma di sopravvivenza. I personaggi non escono indenni dall’esperienza, e la serie non suggerisce mai che possano tornare a una normalità precedente. La notte diventa così il simbolo di un prima e di un dopo che non coincidono più.

Realtà, percezione e ambiguità

Uno degli elementi più destabilizzanti dell’epilogo è la mancanza di una spiegazione definitiva. La serie non chiarisce se tutto ciò che abbiamo visto debba essere interpretato in modo realistico o se parte degli eventi appartenga a una dimensione psicologica, distorta dalla paura e dall’isolamento.

Questa ambiguità è intenzionale. La notte che non passerà non vuole offrire risposte oggettive, ma replicare nello spettatore lo stesso senso di incertezza vissuto dai personaggi. Capire “cosa è successo davvero” diventa meno importante che comprendere l’impatto emotivo di ciò che è stato vissuto.

Un finale che non chiude, ma prepara

Come finale di serie — o potenziale finale di stagione — l’epilogo funziona proprio perché non conclude. Lascia spazio all’idea che la storia possa continuare, ma senza trasformarsi in un cliffhanger artificiale. Piuttosto, suggerisce che il conflitto centrale non è qualcosa che si risolve con un evento, ma con il tempo — e forse nemmeno con quello.

La notte, qui, è ciclica. Può attenuarsi, cambiare forma, ma non scompare del tutto. Ed è proprio questa consapevolezza a rendere il finale così coerente con il percorso narrativo intrapreso.

Il senso ultimo della serie

La notte che non passerà è una serie che parla della persistenza delle ferite, dell’impossibilità di rimettere tutto a posto una volta attraversata una soglia emotiva. Il finale non offre conforto, ma lucidità: alcune esperienze non si superano, si integrano. Restano, e continuano a influenzare il modo in cui guardiamo il mondo.

È un epilogo che chiede allo spettatore non di capire tutto, ma di accettare l’incompiutezza come parte del racconto. Perché, come suggerisce la serie stessa, non tutte le notti finiscono davvero. Alcune continuano a vivere dentro di noi, anche quando il giorno torna a farsi vedere.

La notte che non passerà, spiegazione del finale: qual è stata la decisione della corte?

Nel 2013, un incendio scoppiato nella discoteca Kiss, nello stato brasiliano del Rio Grande do Sul, causò la morte di 245 persone, perlopiù giovani adulti. Per nove anni, i genitori delle vittime si sono battuti instancabilmente per ottenere giustizia, dando vita a un’associazione che ha cercato di tenere alta l’attenzione pubblica e giudiziaria su una tragedia causata da gravi negligenze. La miniserie brasiliana La notte che non passerà ripercorre in forma romanzata le conseguenze dell’incendio, concentrandosi sul dolore dei genitori che hanno perso i figli, sul trauma dei sopravvissuti e sulla lunga e complessa battaglia legale che ne è seguita. Pur ispirandosi a fatti reali, la serie utilizza personaggi di finzione per raccontare ciò che accadde prima e dopo il disastro.

La storia inizia la notte del 26 gennaio, quando centinaia di giovani si recano alla discoteca Kiss per una serata di festa. Tra loro ci sono Mari, che festeggia il suo ventesimo compleanno, Guilherme, arrivato da San Paolo per visitare la sorella, Filipinho, legato alla sua famiglia ma desideroso di divertirsi, Grazi, studentessa universitaria inizialmente indecisa se uscire, e Fernando, impegnato con la tesi ma convinto dagli amici a concedersi una pausa. La serata sembra perfetta: musica, incontri, flirt e momenti di felicità inaspettata. La band che si esibisce, i Guapos Baladeiros, anima il pubblico con uno spettacolo che include effetti pirotecnici.

Durante l’esibizione, però, un dispositivo pirotecnico accende la schiuma fonoassorbente del soffitto. Le fiamme si propagano rapidamente, sprigionando un fumo tossico. In un primo momento, molti presenti non capiscono cosa stia accadendo e pensano a una rissa. Quando la situazione diventa chiara, il panico esplode. Le guardie di sicurezza, invece di facilitare l’evacuazione, bloccano le uscite chiedendo ai clienti di pagare il conto prima di lasciare il locale. Solo sotto la pressione disperata della folla il cancello viene forzato. Alcuni riescono a fuggire, ma molti vengono intrappolati all’interno, soprattutto nei bagni, scambiati per uscite di sicurezza.

I soccorsi arrivano rapidamente, ma il numero delle vittime è enorme. Molti muoiono non per le fiamme, ma per l’inalazione di fumi tossici, in particolare cianuro, sprigionato dalla combustione della schiuma del soffitto. Anche chi riesce a uscire dal locale o a raggiungere l’ospedale spesso non sopravvive. Le famiglie si riversano davanti alla discoteca e negli ospedali, vivendo ore di angoscia nel tentativo di sapere se i propri figli siano vivi. I corpi vengono allineati in una palestra per il riconoscimento. Mari, ad esempio, muore in ospedale a causa delle sostanze inalate, lasciando il padre devastato.

Le indagini della polizia rivelano una catena di responsabilità. La discoteca operava con permessi scaduti, aveva una sola uscita, estintori non funzionanti o rimossi per motivi estetici e materiali fonoassorbenti altamente infiammabili, installati per ridurre il rumore senza rispettare le norme di sicurezza. Il proprietario, Anderson Almeida Pargo detto Dede, sostiene di non essere a conoscenza della pericolosità dei materiali, ma emergono testimonianze che dimostrano il contrario. Anche la band è ritenuta responsabile: i fuochi d’artificio utilizzati contenevano polvere da sparo, e i musicisti ne conoscevano i rischi. La tragedia appare sempre meno come un incidente e sempre più come il risultato di negligenza sistemica.

I genitori delle vittime, indignati, fondano un’associazione per chiedere giustizia. Contestano la decisione dei procuratori di classificare il fatto come omicidio colposo e non come omicidio volontario con dolo eventuale. Emergono documenti che dimostrano come il municipio fosse a conoscenza di numerose irregolarità del locale, senza però intervenire. Nonostante ciò, solo quattro persone – i due proprietari della discoteca e due membri della band – vengono formalmente incriminate, insieme ad alcuni vigili del fuoco, mentre politici e funzionari pubblici restano esclusi dalle accuse, suscitando la rabbia delle famiglie.

La battaglia legale si protrae per anni, tra archiviazioni, scarcerazioni, pressioni istituzionali e tentativi di screditare i familiari delle vittime. Alcuni genitori vengono persino denunciati per diffamazione dai procuratori, ma rifiutano di scusarsi e continuano a lottare. Grazie a un nuovo avvocato, l’associazione riesce a dimostrare la fondatezza delle proprie accuse e a ottenere, dopo oltre sei anni, un processo con giuria popolare.

La notte che non passerà, cosa è accaduto alla fine?

Nel dicembre 2021, a nove anni dalla tragedia, i quattro imputati vengono condannati a pene comprese tra 19 e 22 anni di carcere. Tuttavia, dopo nove mesi, la sentenza viene annullata per vizi procedurali e gli imputati tornano in libertà, in attesa di un nuovo processo. A più di dieci anni dall’incendio, l’associazione delle famiglie delle vittime continua a battersi per la verità e la giustizia.

La notte che non passerà restituisce il senso di una tragedia non solo umana, ma anche istituzionale, mostrando come errori, omissioni e corruzione abbiano contribuito a una delle peggiori catastrofi della storia brasiliana, lasciando famiglie ancora oggi senza pace.

La notte che non passerà, la storia vera dietro la serie Netflix

La notte che non passerà, la storia vera dietro la serie Netflix

Il drama Netflix La notte che non passerà è ispirato a un episodio agghiacciante avvenuto in Brasile nel 2013. La notizia fece il giro dei media nazionali e internazionali, tale fu la portata della tragedia, e portò a un’ampia riforma nella regione nel tentativo di prevenire il verificarsi di catastrofi simili.

Il disastro è stato anche oggetto del libro The Endless Night: The Untold Story of Kiss Nightclub, scritto dalla rinomata giornalista Daniela Arbex. Ma che cosa è successo esattamente? Ecco tutto ciò che c’è da sapere sulla storia vera che ha ispirato The Endless Night su Netflix.

La storia vera di La notte che non passerà

Nel 2013, 245 persone morirono nella discoteca Kiss, nella città di Santa Maria, nello stato più meridionale del Brasile, Rio Grande do Sul, a seguito dello scoppio di un devastante incendio. La maggior parte delle vittime morì a causa dei fumi tossici e oltre 600 persone rimasero ferite. Si trattava di una serata universitaria e molti dei presenti avevano un’età compresa tra i 18 e i 30 anni.

All’epoca, il deputato statale Valderci Oliveira dichiarò (tramite CNN) che la scena somigliava a “una zona di guerra”. Un giornalista riferì che inizialmente ci fu confusione su quanto stesse accadendo, il che ostacolò la fuga di molte persone all’interno del locale:
«Alcuni addetti alla sicurezza pensarono inizialmente che si trattasse di una rissa, una rissa enorme scoppiata all’interno del club e [per questo] chiusero le porte affinché le persone non uscissero senza pagare il conto».

Un sopravvissuto raccontò all’emittente Globo TV (tramite The Guardian): «C’era così tanto fumo e fuoco. È stato il panico totale e ci è voluto molto tempo perché le persone riuscissero a uscire. C’erano così tanti morti».

Si ritiene che l’incendio sia stato causato da razzi o fuochi d’artificio, presumibilmente accesi sul palco dalla band country-pop brasiliana Gurizada Fandangueira. Poco dopo, però, la schiuma isolante del soffitto avrebbe preso fuoco.

«All’improvviso hanno interrotto lo spettacolo e hanno puntato [i razzi] verso l’alto», ha affermato un sopravvissuto al quotidiano Folha de S. Paulo (tramite The Guardian). «A quel punto il soffitto ha preso fuoco. Era un incendio debole, ma nel giro di pochi secondi si è propagato».

Il gruppo si esibiva regolarmente alla discoteca Kiss e ha dichiarato che la propria routine includeva spesso effetti pirotecnici; il chitarrista Rodrigo Martins ha detto a Radio Gaúcha (tramite CNN) che «non avevano mai avuto questo problema prima». Un’indagine della polizia (tramite Reuters) ha rivelato che il locale aveva una sola uscita, non disponeva di estintori funzionanti e che la segnaletica di emergenza non era sufficientemente chiara.

Queste sconcertanti carenze non erano state segnalate prima della tragedia perché il certificato di sicurezza antincendio del club era scaduto nell’agosto 2012, secondo un membro della Difesa Civile Nazionale (tramite BBC News). È stato inoltre riferito che la discoteca Kiss avesse una capienza di 2.000 persone, ma esperti hanno dichiarato a BBC Brasil che non avrebbe dovuto ospitarne più di 1.300.

La tragedia fu il catalizzatore di ispezioni sulla sicurezza in altri locali della regione. Col tempo emerse che il 60% dei locali di San Paolo operava in violazione delle normative di sicurezza.

Nel 2021, quattro persone sono state condannate in relazione all’incendio della discoteca. I due proprietari del locale e due membri della band sono stati riconosciuti colpevoli di omicidio e tentato omicidio; tuttavia, nell’agosto dell’anno scorso, un tribunale brasiliano ha annullato le sentenze citando irregolarità nella selezione della giuria. I pubblici ministeri hanno dichiarato che avrebbero presentato ricorso, ma non sono stati riportati ulteriori sviluppi.

La Notte che Evelyn Uscì dalla Tomba: recensione del film di Emilio P. Miraglia

La Notte che Evelyn Uscì dalla Tomba è il film del 1971 di Emilio P. Miraglia con Anthony Steffen; Marina Malfatti; Rod Murdock; Giacomo Rossi Stuart; Umberto Raho; Enzo Tarascio; Roberto Maldera; Joan C. Davies; Erika Blanc

La trama di La Notte che Evelyn Uscì dalla Tomba

La Notte che Evelyn Uscì dalla Tomba racconta le macabre vicende che vedono coinvolto il nobile inglese Lord Alan Victor Cunningham, uomo ossessionato dalla morte della moglie Evelyn. Per colmare questa enorme mancanza e i sensi di colpa che lo attanagliano, Alan si dedica ad un hobby particolare: l’omicidio, con la predilezione verso giovani donne dai capelli rossi so miglianti alla compianta sposa. Successivamente si sposa con Gladys, ma l’uomo continua a mostrare segni di squilibrio, a maggior ragione quando compare lo spirito di una misteriosa donna che tutti riconoscono come la compianta Evelyn e una serie di strane morti turbano la quiete del maniero

L’analisi del film

Si tratta di un tipico esempio di horror italiano anni ’70, sulla scia dei tanti capolavori di Mario Bava e dell’enfant prodige Dario Argento. Stephen King liquidò il film in poche righe, con un commento negativo a piè di pagina; probabilmente il noto scrittore non ha apprezzato la pellicola, un anomalo e sperimentale connubio tra due generi diversi come il gotico, caratterizzato da atmosfere retrò inquietanti e fatiscenti, e l’horror- thriller argentiano di ultima leva che aveva portato il noto regista alla ribalta grazie a pellicole immortali e cult evergreen come Il Gatto a Nove Code, L’uccello dalle Piume di Cristallo, Quattro Mosche di Velluto Grigio e tanti altri. Molto probabilmente il film paga il fatto di essere vittima di effetti speciali improvvisati ma forte del suo impatto emotivo legato all’immortale fascino del gotico, perché in fondo le storie di fantasmi, manieri diroccati, possessioni e delitti fanno sempre presa sul pubblico in cerca di emozioni travolgenti.

In occasione dell’uscita del film, addirittura, la distribuzione si organizzò per servire al pubblico che si recava al cinema dei pop corn di colore rosso (tanto per sottolineare il mood macabro della pellicola). Girato in inglese e doppiato in un secondo tempo in italiano, il film vanta nella distribuzione internazionale nei paesi anglofoni circa nove versioni, molte delle quali pesantemente censurate o vittima di tagli di montaggio che ne hanno alterato la coerenza della trama.

Ma non sono solo questi accorgimenti che hanno relegato il film nella nicchia dei cosiddetti B- Movies: Alcuni errori tecnici o sviste pesanti (come la palese presenza di luci extra- diegetiche in presenza di scene scarsamente illuminate) oppure il fatto di voler ambientare a tutti i costi una storia del genere nella suggestiva Inghilterra, ma girandola interamente in Italia (in Veneto, per la precisione) come si deduce dalle targhe applicate alle auto e dalla loro improbabile guida- improvvisata- a sinistra servono in realtà ad accrescere il fascino cult di una pellicola entrata di diritto nell’immaginario dei film “weird” tipici della nostra filmografia di genere anni ’70.

La notte brava del soldato Jonathan: trama, cast e curiosità sul film

Nel 2017 la regista premio Oscar Sofia Coppola ha dato luce al suo sesto lungometraggio, L’inganno, dove dava vita ad una sua rilettura del romanzo omonimo di Thomas P. Cullinan, pubblicato nel 1966. Il film si caratterizzava però per il suo assumere il punto di vista dei personaggi femminili, che diventano dunque le principali protagoniste. La sua però non è stata la prima trasposizione di quel racconto, che era infatti già stato portato sul grande schermo nel 1971 dal celebre regista Don Siegel. Distribuito in italiano con il titolo di La notte brava del soldato Jonathan, questo al contrario del film della Coppola presenta un punto di vista maschile.

Protagonista è infatti Clint Eastwood, il quale dopo essersi innamorato del romanzo, decise da subito di farne realizzare un adattamento. Per lui si trattava dell’occasione per iniziare ad allontanarsi dai ruoli e dal genere di film con cui era fino a quel momento stato associato. Eastwood e Siegel, inoltre, si batterono per poter mantenere il finale presente nel romanzo, anche se questo era stato considerato eccessivamente cupo. Per i due, però, era fondamentale rimanere fedeli alla conclusione immaginata dallo scrittore, poiché solo così si potevano esaltare i temi del sesso, della vendetta e della violenza.

Pur se accolto in maniera positiva dalla critica, La notte brava del soldato Jonathan fu recepito in maniera contrastante dal pubblico, che sul momento non lo premiò. Con il tempo, però, il film è divenuto un vero classico, indicativo di un epoca e di un modo di fare cinema oggi profondamente cambiati. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

La notte brava del soldato Jonathan: la trama del film

La vicenda si svolge nel 1863, nel pieno della guerra di secessione americana. Protagonista è John McBurney, un caporale dell’Unione gravemente, il quale viene ritrovato gravemente ferito ad una gamba dalla giovane Amy. La ragazza, facente parte dell’educantato per giovani donne di Miss Martha Farnsworth, decide di portare l’uomo nella residenza dove vive insieme alle altre. Qui le donne iniziano a decidere cosa farne di quell’estraneo, ipotizzando di consegnarlo alle truppe confederate. La direttrice, tuttavia, propone per prima cosa di occuparsi di lui affinché si rimetta in sesto. Inizialmente, dunque, McBurney viene tenuto rinchiuso nell’aula di musica della scuola e tenuto sotto sorveglianza.

Ad occuparsi di lui vi sono soprattutto Edwina, l’insegnante che non ha avuto esperienze con gli uomini e che prende subito in simpatia il soldato, e Carol, una studentessa diciassettenne che non esita a fargli delle avance con aria esperta. Con il progressivo rimettersi in sesto di McBurney, questi viene sempre più accolto con benevolenza tra le donne, almeno finché ognuna delle presenti non inizia a sviluppare una forte attrazione per l’uomo. Con il complicarsi dei rapporti e la repressione sessuale sempre più difficile da contenere, McBurney capirà ben presto di essersi cacciato in una situazione molto più pericolosa della guerra, che lo porterà a dover fare molta attenzione se vuole rimanere vivo.

La notte brava del soldato Jonathan cast

La notte brava del soldato Jonathan: il cast del film

Come anticipato, ad intepretare il soldato John McBurney vi è l’attore Clint Eastwood, fino a quel momento noto principalemente per la Trilogia del Dollaro di Sergio Leone. Egli si dedicò molto alla costruzione di questo personaggio, convinto che fosse una buona occasione per dimostrare anche altre sue doti come attore. Accanto a lui, nel ruolo della direttrice Marta Farnsworth vi è l’attrice Geraldine Page, rinomata come una delle migliori interpreti della sua generazione. Proprio per via della sua fama, Eastwood era convinto che la Page non avrebbe trovato particolarmente interessante il lavorare con lui. Con sua sorpresa, tuttavia, l’attrice si disse essere una sua fan e lieta di poter recitare con lui.

Nel ruolo di Edwina Dabney, invece, si ritrova l’attrice Elizabeth Hartman, in quello che è uno dei suoi ultimi ruoli più significativi prima del suo togliersi la vita per depressione nel 1987. Nei panni della disinibita Carol vi è invece l’attrice Jo Ann Harris, con la quale Eastwood ebbe una fugace relazione nel corso della realizzazione del film. Ad interpretare la dodicenne Amy vi è Pamelyn Ferdin, che del film ha affermato di ricordare specialmente un bacio improvvisato datole da Eastwood, suggerito dal regista per ottenere una reazione di sorpresa più spontanea. Tra le altre attrici che completano il cast si ritrovano Mae Marcer nel ruolo della schiava Hallie, Darleen Carr nei panni di Doris e Melody Thomas Scott in quelli di Abigail.

La notte brava del soldato Jonathan: il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di La notte brava del soldato Jonathan grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Chili Cinema, Google Play e Apple iTunes. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di venerdì 18 febbraio alle ore 23:15 sul canale Iris.

Fonte: IMDb

La nostra terra: recensione del film di Dk e Hugh Welchman

La nostra terra: recensione del film di Dk e Hugh Welchman

Quando diverse forme d’arte e le tradizioni culturali di un popolo si fondono in un’unica opera, possono nascere autentici gioielli. Se a questa combinazione si aggiungono poi valori e tematiche di forte risonanza sociale, come quelli legati al femminismo, il risultato merita ancora di più l’attenzione e l’interesse del grande pubblico. È il caso di La nostra terra, il nuovo film del duo Dk Welchman e Hugh Welchman, già noti per il loro lavoro nel candidato all’Oscar Loving Vincent, dedicato agli ultimi giorni di Vincent van Gogh. 

Presentato in selezione ufficiale al Toronto Film FestivalLa nostra terra è l’adattamento cinematografico del celebre romanzo I contadini (The Peasantsdi Władysław Reymont, vincitore del Premio Nobel per la Letteratura nel 1924. Come un dipinto vivo e prezioso, l’opera di Reymont prende forma sul grande schermo grazie alla stessa straordinaria tecnica utilizzata in Loving Vincent: il potere evocativo della pittura a olio sulle immagini pre-registrate secondo l’animazione al rotoscopio.

Ogni fotogramma del film è ispirato alle opere dei pittori polacchi della fine del XIX e dell’inizio del XX secolo, il risultato di un elaborato processo tecnico che ha richiesto anni di lavoro. Distribuito da WantedLa nostra terra sarà al cinema solo il 2, 3 e 4 dicembre.

Cosa racconta La nostra terra?

Lunghi capelli color oro, occhi tanto chiari quanto sinceri e un volto che sembra appartenere a un angelo: Jagna è una giovane donna di straordinaria bellezza, determinata a ritagliarsi il proprio spazio nel mondo. Vive con sua madre in piccolo villaggio rurale della campagna polacca, Lipce, alla fine del XIX secolo, cercando di sopravvivere in una realtà dominata dal patriarcato, anche in una famiglia priva di una figura maschile. Ben presto, Jagna si trova intrappolata tra i desideri e le ossessioni degli uomini del villaggio. Tra questi ci sono il contadino più ricco, Maciej Boryna, che la costringe a sposarlo, e il figlio maggiore di lui, Antek, di cui Jagna è perdutamente innamorata. In questo ambiente familiare e al tempo stesso spietato, Jagna scopre che la libertà che tanto desidera le è negata, e il destino che credeva di poter controllare si rivela l’ennesima trappola: lei non è altro che una pedina nelle faide familiari, un oggetto di scambio in una realtà dominata dal potere del denaro e della tradizione della sua terra.

“L’amore non dura per sempre. La terra, invece, sì.”

La nostra terra è articolato in quattro capitoli, ognuno dei quali corrisponde a una stagione dell’anno, riflettendo così i cambiamenti della natura che fanno da cornice alle vicende dei tre protagonisti. Questo suggestivo intreccio tra il ciclo della vita e quello della terra diventa lo sfondo ideale per una drammatica storia d’amore intrisa di dolore e ingiustizia. Qui le dinamiche amorose e familiari si fondono tragicamente con le spietate logiche di potere di una società in cui la terra non è soltanto una risorsa vitale, ma rappresenta anche il principale motivo di orgoglio, simbolo di identità e misura di ricchezza.

Il film, realizzato con straordinaria maestria tecnica dai coniugi Welchman, trasporta il pubblico in un viaggio immersivo nella ricca cultura e nelle tradizioni polacche. Le pittoresche celebrazioni, gli abiti tradizionali, le danze vorticose e i canti carichi di emozione e pathos non sono semplici dettagli scenografici, ma elementi vivi e pulsanti che danno voce alla più intima rappresentazione della Polonia rurale. Attraverso questi dettagli, La nostra terra, oltre a celebrare un capolavoro letterario spesso poco conosciuto al di fuori dei confini del Paese, offre anche uno sguardo autentico e intenso sull’identità nazionale della Polonia.

La nobile battaglia di Jagna

Rispetto al romanzo originale, l’opera dei Welchman concentra gran parte della narrazione sul personaggio di Jagna, trasformandola in una potente metafora della lotta femminista in un mondo “a misura d’uomo”. Jagna è una giovane donna di straordinaria bellezza, dolcezza e intelligenza, ma anche caparbietà e sensibilità artistica. Tuttavia, la terra che l’ha vista nascere e crescere non la protegge né la accoglie, anzi la disprezza fino a esiliarla. “All’inizio è invidiata e fraintesa,” ha spiegato DK Welchman, “poi maltrattata e insultata, infine emarginata: per essere bella, per essere sognatrice e artistica, per essere appassionata e, soprattutto, per mettere in discussione il patriarcato, un sistema sostenuto anche dalla chiesa.”

Jagna è dunque un personaggio contemporaneo: una donna complessa e tragicamente incompresa, ribelle e audace, che si scontra con una società in cui il patriarcato e il denaro dettano l’unica legge possibile. Eppure, a lei non importa né dell’uno né dell’altro. In questo mondo, gli uomini, per quanto ipocriti, adulteri, bugiardi o stupratori, mantengono sempre il potere, mentre le donne sono condannate a subire e ad accusarsi l’una con l’altra. Nonostante sia consapevole delle conseguenze delle sue scelte, Jagna accetta le lusinghe di Antek perché innamorata, anche se lui è un uomo sposato e padre. Tuttavia, quando la loro relazione clandestina viene scoperta, il giudizio della comunità si accanisce solo su di lei. Jagna è additata come traditrice, approfittatrice e sgualdrina, mentre Antek, pur colpevole delle stesse azioni, non subisce la stessa condanna sociale.

Jagna però non abbassa mai la testa, diventa simbolo di resistenza e sofferenza femminile, denunciando l’ipocrisia di una società in cui le donne sono ancora oggi condannate a soccombere alle ingiustizie della disuguaglianza di genere. La sua emarginazione non è, infatti, solo il risultato del suo essere diversa, troppo bella e troppo desiderata, ma anche un atto di punizione verso chi osa sfidare i limiti dei ruoli prestabiliti, mettendo in discussione un sistema che trae da sempre forza dalla sottomissione delle donne.

Un’esperienza visiva tanto affascinante quanto memorabile

Di primo impatto, è impossibile non ammirare il lodevole lavoro artistico e la qualità pittorica dell’animazione del duo registico. La nostra terra è un’esperienza visiva tanto affascinante quanto memorabile, capace di catturare lo spettatore e immergerlo all’interno di una storia che pennellata dopo pennellata, prende vita sotto i suoi occhi.

Partendo da un’opera letteraria di Reymont apparentemente semplice e prevedibile, i Welchman trasformano quella storia in un film che parla all’oggi e va oltre il tributo alla scrittura e alla cultura polacca. Il risultato è un’opera cinematografica potente, che si fa veicolo di riflessione e denuncia sociale. Più che un semplice adattamento, il film può essere considerato un crudo e sincero manifesto femminista, dove romanticismo, erotismo, violenza e ossessione si fondono e si scontrano sul grande schermo, evocando un profondo senso di inquietudine e urgenza all’azione.

La nostra terra è una nobile dichiarazione d’intenti: un chiaro memento che ci invita a riflettere sui conflitti di potere intrinseci all’umanità, sul precario equilibrio tra uomo e natura, e sul valore della libertà e della dignità femminile in un mondo ancora troppo spesso crudele e impari.

La nostra terra: recensione del film con Stefano Accorsi

La nostra terra: recensione del film con Stefano Accorsi

Nel nuovo film di Giulio Manfredonia La nostra terra, Stefano Accorsi interpreta Filippo che da anni si occupa di anti-mafia in un’associazione del Nord Italia ma che non si è mai confrontato dal vivo con la realtà che si propone di combattere. Filippo è infatti un uomo ansioso con mille fissazioni e paure ma questa sua esasperata precisione, lo rende anche un mago nelle questioni burocratiche. Viene così mandato in aiuto di un’associazione di volontariato che in una zona agricola del Sud Italia, sta cercando faticosamente di avviare un’attività cooperativa in un appezzamento confiscato al boss del luogo Nicola Sansone (Tommaso Ragno).

In La nostra terra tra molteplici dubbi e gli ostacoli derivanti dal non capire una mentalità così diversa dalla propria, Filippo inizia ad affezionarsi a questa terra ed alle strane persone che la abitano, primo tra tutti Cosimo (Sergio Rubini) l’ex fattore del boss alla cui famiglia apparteneva originariamente quella terra. Il film si propone di illustrare tramite una storia romanzata, l’esperienza ed il lavoro di molte delle associazioni che cercando di rivalutare i terreni confiscati alle mafie e di farvi sorgere attività lavorative che possano mostrare alle persone cresciute in un ambiente in cui vige una mentalità di tipo mafioso, uno stile di vita alternativo e rispettoso delle leggi. La maggior parte dei protagonisti di questo film corale, infatti, percepisce la legge come qualcosa di ingiusto che tramite mille cavilli burocratici, mozza le gambe sul nascere all’iniziativa dei singoli individui. Tramite il suo lavoro Filippo mostrerà loro che la Legge e lo Stato si possono anche rivelare come garanti di un diritto dando ai singoli la possibilità di cambiare veramente le cose.

Questa possibilità di cambiamento viene particolarmente messa in luce nel percorso del personaggio di Sergio Rubini, il contadino Cosimo. Cosimo si distingue durante tutto l’arco della narrazione per il suo essere un personaggio ambiguo il quale, avendo accettato ogni tipo di compromessi nella sua vita, si muove ormai in una zona d’ombra. Tramite l’esempio di Filippo e dei suoi compagni capirà che c’è un’alternativa a quel mondo di soprusi in cui ha dovuto imparare a destreggiarsi per sopravvivere. Ulteriore importante protagonista del film è la Terra, la quale viene quasi personificata. Anche la terra ha le sue leggi precise ed implacabili. Filippo, esperto di leggi umane, dovrà a sua volta imparare a capire le leggi della terra e con lui anche gli altri partecipanti alla cooperativa i quali, pur vivendo su questa Terra, se ne sono allontanati.

La nostra terra è un film che si propone di usare la leggerezza ed un pizzico di comicità per raccontare situazioni difficili e faticose portandoci all’interno di realtà come quelle di Libera, che sentiamo nominare spesso dai notiziari ma di cui raramente approfondiamo la conoscenza.

La nostra terra: la conferenza stampa

la nostra terraIl nuovo lavoro di Giulio Manfredonia, La nostra terra, è stato proiettato oggi in anteprima presso la casa del Cinema di Roma. Al termine della proiezione, il regista, l’intero cast e l’autore della colonna sonora Mauro Pagani, hanno risposto alle domande dei giornalisti con molto entusiasmo.

Il film che si ispira al lavoro delle cooperative che operano sui terreni confiscati alle mafie, esce in tutte le sale italiane il 18 Settembre ma la produzione ha deciso di lanciare una pionieristica anteprima via satellite il 15 Settembre. L’evento coinvolgerà cinquanta città e sarà preceduto da un dibattito a cui parteciperanno anche Don Luigi Ciotti fondatore di Libera, una delle più famose cooperative attive su terreni confiscati. Giulio Manfredonia parla di La nostra terra come di un film complicato per le tante tematiche trattate.

E’ una storia vera che ha a che fare con la mafia però non la mafia intesa come organizzazione criminale ma la mafia in quanto mentalità. Il film mette in scena la lotta che le cooperative fanno lavorando nel tentativo di dire senza parlare e di mostrare con l’esempio un diverso modello di vita. E’ un film corale perché ho voluto mettere in evidenza come un gruppo di persone riesca, tra mille difficoltà, a fare qualcosa. Come anche in altri miei lavori ho provato a raccontare il lato leggero di vicende umane faticose. Per documentarci abbiamo visitato varie cooperative ma non facciamo riferimento a nessuna storia in particolare. Da ogni racconto ed esperienza abbiamo preso qualcosa.

Documentarmi più approfonditamente sul lavoro delle cooperative come Libera dice Stefano Accorsi intervenendo nel dibattito, è stato utile ed interessante per la costruzione di Filippo, il personaggio che interpreto. Naturalmente abbiamo deciso di estremizzare il suo conflitto per rimarcare il fatto che la sua indole, inizialmente, non è quella di chi va in prima linea. Personalmente penso che un grande ostacolo vada visto anche come una grande opportunità. Filippo all’inizio della sua avventura non è dello stesso parere ma col passare del tempo dovrà ricredersi.

Il secondo personaggio di rilievo del gruppo è il fattore Cosimo interpretato da Sergio Rubini che ne parla come di un personaggio ambiguo ma proprio per questo estremamente vero.

Giulio Manfredonia La nostra terraSono infastidito dell’immagine del sud che viene data dal cinema italiano. E’ un sud da cartolina sia in senso positivo che in senso negativo: o è estremamente solare ed accogliente o estremamente drammatico e crudele. Cosimo quindi mi piace proprio per questa sua complessità. E’ un uomo che si trova in una zona grigia ma, tramite l’opportunità che gli viene offerta, ha il coraggio di cambiare. Perché se nessuno ti mostra un’alternativa alla vita che hai sempre vissuto, difficilmente potrai cambiarla.

Tutta la lavorazione del film si è svolta all’aria aperta in un vero appezzamento di terra e gli attori, in molti casi, si sono dovuti “sporcare le mani”. Viene chiesto loro come sia cambiato il loro rapporto con la terra ed il lavorare la terra. Stefano Accorsi interviene per primo.

Da sempre amo stare a contatto con la natura ma, per la prima volta, mi sono reso davvero conto di quanto sia faticoso lavorare la terra. Questa ci dà tanto ma pretende anche tanto: tanta energia, tanto tempo, tanta fatica…

Interviene Maria Rosaria Russo che interpreta Rossana.

Anche la tua mentalità cambia a contatto con i ritmi della terra i quali sono rallentati ma precisi

Ma è anche bello tornare a casa, tra il cemento!, conclude con una battuta Stefano Accorsi.

La nostra storia: trailer del film di Fernando Trueba

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La nostra storia: trailer del film di Fernando Trueba

Lucky Red ha diffuso il trailer dell’ultimo film del regista premio Oscar Fernando Trueba (Belle Époque), La nostra storia, unico film in lingua spagnola entrato a far parte della selezione Ufficiale del Festival di Cannes 2020 e  presentato in Italia nella scorsa edizione della Festa del Cinema di Roma.

Adattamento del romanzo di Héctor Abad Faciolince, uno dei capolavori della letteratura contemporanea ispanoamericana, racconta la vera storia di suo padre, l’attivista colombiano per i diritti umani Héctor Abad Gómez. Con Javier Cámara (The Young Pope, Parla con lei), La nostra storia racconta la vita di un uomo combattuto tra l’amore della sua famiglia e la lotta politica, ambientato nella Colombia devastata dalla violenza degli ultimi decenni.