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La cuoca del presidente: trama, cast e la vera storia dietro il film

Il mondo della cucina e dell’arte culinaria ha sempre trovato terreno fertile al cinema, oggi più che mai interessato a raccontare la vita e le ricette segrete di abili chef. Che siano storie vere o inventate, queste suscitano da sempre una certa attrazione, oltre ad un inevitabile languorino. Film come Chef – La ricetta perfetta con Jon Favreau, Il segreto del successo con Bradley Cooper o anche il film d’animazione della Pixar Ratatouille sono solo alcuni degli esempi più famosi di questo filone. Particolarmente apprezzato è però anche un film francese del 2012 dal titolo La cuoca del presidente, diretto da Christian Vincent.

A differenza degli altri titoli poc’anzi citati, questo è ispirato ad una storia vera, quella di Danièle Mazet-Delpeuch, la prima donna chef personale del presidente di Francia François Mitterrand. Si tratta di una storia non nota ai più, ma che attraverso i toni della commedia si presenta come un delicato racconto volto a dimostrare la forza che la buona cucina e il cibo può avere nella vita e nei rapporti di tutti i giorni. Con la brillantezza che contraddistingue le commedie francesi, La cuoca del presidente è però anche il racconto di una donna tenace mai arresasi ai ruoli che gli altri avrebbero voluto imporle.

Tra emancipazione, rapporti tra i sessi e rapporto con l’ambito culinario, questo si afferma così come un delizioso film di buon successo. Acclamato da critica e pubblico, è infatti diventato uno dei film francesi di maggior successo del suo anno, ritrovando ancora oggi appassionati spettatori in tutto il mondo. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori ed alla storia vera dietro il film. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

La cuoca del presidente: la trama del film

Protagonista del film è la rinomata cuoca Hortense Laborie, la quale con grande passione svolge il suo lavoro in una sperduta stazione di ricerca in Antartide. Da qui la donna inizia a raccontare la propria storia, di quando quattro anni prima era stata scelta come cuoca privata del Presidente della Repubblica Francese. Proprio a lei il politico rivelerà di desiderare sulla propria tavola il meglio della cucina francese, permettendo alla donna di sbizzarrirsi in cucina. La sua attività, come anche il rapporto che intrattiene con il Presidente, la fanno però ben presto diventare oggetto di invidia. Ben presto, Hortense sarà costretta a misurarsi con una serie di ostacoli particolarmente complessi.

La cuoca del presidente cast

La cuoca del presidente: il cast del film

Ad interpretare la protagonista Hortense Laborie vi è l’apprezzata attrice francese Catherine Frot. Questa ha debuttato al cinema nel 1980 con il film Mio zio d’America, per poi distinguersi anche in Aria di famiglia, La cena dei cretini e Quello che so di lei. Ad oggi, quello in La cuoca del presidente rimane uno dei suoi ruoli cinematografici più famosi, che l’ha portata anche ad ottenere una nomination come miglior attrice ai prestigiosi premi César. Per prepararsi al ruolo, la Frot ha avuto modo di approfondire la vita e l’attività della vera cuoca, cercando poi di ottenere una buona manualità nella preparazione di alcune ricette classiche.

Accanto a lei, nei panni del presidente francese, vi è lo scrittore Jean d’Ormesson, la cui fama è prevalentemente dovuta alla sua attività in ambito saggistico e giornalistico. All’età di 86 anni, egli accettò di recitare per la prima volta in vita sua. Assunse così i panni del capo del governo francese, ruolo che lo ha da subito reso ulteriormente popolare. Nel film è poi presente l’attore Hippolyte Girardot, recentemente visto in I fantasmi d’Ismael e The French Dispatch, e che in La cuoca del presidente interpreta David Azoulay. Infine, l’attrice spagnola Arly Jover, nota per i film Blade e L’impero dei lupi, dà qui volto a Mary.

La cuoca del presidente: la vera storia, il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

Pur cambiando nome alla protagonista, qui chiamata Hortense Laborie, il film è dichiaratamente ispirato alla vera storia di Danièle Mazet-Delpeuch.  Questa, dal 1988 al 1990, fu la cuoca personale del presidente francese Mitterrand. Ella arrivò a tale ruolo dopo essersi distinta come insegnante culinaria, venendo notata da Joël Robuchon, tra i più rinomati chef del Novecento. Egli la raccomandò per il ruolo, aiutandola ad ottenere il posto di lavoro. Come cuoca del presidente, Danièle ebbe l’occasione di cucinare per alcune delle più importanti personalità politiche dell’epoca. Dal leader russo Mikhail Gorbachev al primo ministro britannico Margaret Thatcher. Non sopportando le etichette e i tanti protocolli da seguire, Danièlle decise infine di lasciare il posto. Andò poi a lavorare come cuoca in una base scientifica in Antartide.

È possibile fruire del film grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. La cuoca del presidente è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Chili Cinema, Google Play, Apple iTunes, Tim Vision e Amazon Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. È bene notare che in caso di noleggio si avrà soltanto un dato limite temporale entro cui guardare il titolo. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di martedì 11 maggio alle ore 21:15 sul canale Cielo.

Fonte: IMDb

La Cuoca del Presidente – Trailer ufficiale italiano

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La Cuoca del Presidente – Trailer ufficiale italiano

Guarda il Trailer ufficiale italiano del film La Cuoca del Presidente, in nuovo film di Christian Vincent con Catherine Frot, Jean D’Ormesson e Hippolyte Girardot.

La cronologia di Terminator in 40 step fondamentali

La cronologia di Terminator in 40 step fondamentali

È decisamente difficile parlare di cronologia e a e continuity in merito ad un franchise che fa del paradosso temporale la sua cifra distintiva, ma basandoci sulla numerazione degli anni dalla nascita di Cristo (indice abbastanza universalmente condiviso) ecco una cronologia del franchise di Terminator, nato ufficialmente nel 1984 e che nel 2015 segna il suo grande ritorno sugli schermi.

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La cronologia dell’acqua: il debutto alla regia di Kristen Stewart al cinema dall’11 giugno

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Wanted cinema è orgogliosa di distribuire dall’11 giugno in lingua originale nei cinema italiani La cronologia dell’acqua, coraggioso debutto alla regia di Kristen Stewart e adattamento dell’omonimo romanzo bestseller sconvolgente e autobiografico di Lidia Yuknavitch.

Accolto con entusiasmo e curiosità all’ultimo Festival di Cannes dove si è fatto notare nella sezione Un Certain Regard, La cronologia dell’acqua segue Lidia – int

erpretata da Imogen Poots (All of You, Hedda) – nel suo percorso alla ricerca del proprio posto nel mondo, esplorando come il trauma possa trasformarsi in arte attraverso la riappropriazione della propria storia e il potere terapeutico della scrittura. Cresciuta tra abusi, dolore in una famiglia disfunzionale e problematica, Lidia trova nel nuoto agonistico la promessa di una vita migliore. Ma tra lutti, relazioni tossiche e dipendenze, il percorso di Lidia verso la salvezza sarà lungo e incerto. Finché la scrittura non si instillerà nella sua vita – anche attraverso l’incontro con Ken Kesey (Jim Belushi) – autore di Qualcuno volò sul nido del cuculo che intuisce il potenziale creativo della giovane donna – dandole una nuova direzione.

Racconta la regista Kristen Stewart: “Ho incontrato per la prima volta La cronologia dell’acqua nel 2017 sul mio Kindle. Fin dalla prima pagina ho sentito una corrente elettrica: un viaggio frastagliato e non lineare attraverso trauma e memoria, diverso da qualsiasi cosa avessi mai letto. Dopo 40 pagine ho avuto una reazione fisica: ho posato il libro e ho detto al mio team che dovevo parlare con chi lo aveva scritto. Ciò che mi ha colpito è stata la frammentazione: Yuknavitch non offre una narrazione ordinata, ma frammenti di vita che il lettore deve ricomporre. Questo processo di ricostruzione è diventato il cuore del mio primo film. Amo Lidia, in un certo senso è sacra per me. Ci sono voci che ti aiutano a trovare la tua. Per otto anni ho scritto e riscritto – ho fatto centinaia di versioni – modellando una sceneggiatura che fosse effimera e neurologica come la memoria stessa. Il mio film è un invito a guardare la bruttezza, a confrontarsi con la vergogna e a riconoscere che il nostro corpo e la nostra storia ci appartengono. Spero che il pubblico esca dal film comprendendo che riappropriarsi della propria voce – attraverso la scrittura, l’arte o il racconto – è un atto di potere radicale”.

La cronologia dell’acqua, debutto alla regia di Kristen Stewart, è un potente racconto di autodeterminazione femminile attraverso la memoria, il corpo e il desiderio e un’esplorazione intima della libertà femminile oltre ogni convenzione. Nei cinema dall’11 giugno distribuito da Wanted.

La trama di La cronologia dell’acqua

Cresciuta in un ambiente distrutto da violenza e alcol, dopo un’infanzia segnata da abusi, l’irrequieta Lidia (Imogen Poots) trova rifugio nel nuoto agonistico, nella sperimentazione sessuale, in relazioni tossiche e nella dipendenza, prima di trovare la propria voce attraverso la scrittura. La strada verso l’autodistruzione svolta verso una inattesa nuova destinazione attraverso la letteratura.

La Crociata: recensione del film di e con Louis Garrel

La Crociata: recensione del film di e con Louis Garrel

Dopo L’uomo fedele, Abel (Louis Garrel) e Marianne (Laetitia Casta) tornano insieme in La Crociata. Protagonista del nuovo film di Louis Garrel è però il figlio della coppia, Joseph, un ragazzino estremamente maturo e preoccupato per il pianeta. La Crociata è un racconto della contemporaneità, fatta di giovani precoci, disastri ambientali e genitori spaesati.

La Crociata per salvare il pianeta

Joseph (Joseph Engel) è un ragazzino di Parigi preoccupato per il pianeta. Non è il solo: insieme ad altri giovani in tutto il mondo ha creato un movimento per salvare l’ecosistema. Per finanziarsi, i figli hanno venduto i beni più vari dei loro genitori. La scoperta da parte della madre di Joseph, Marianne, e del padre Abel, provoca reazioni diverse tra i genitori: lei ammira il figlio e prova a sostenerlo, mentre Abel è restio. Tra divari d’opinione e tematiche legate al nostro tempo, La Crociata affronta con piacevole leggerezza le angosce delle famiglie di oggi.

Joseph, il giovane adulto

Joseph avrà al massimo tredici anni, eppure mostra una serietà e un senso di responsabilità che supera di gran lunga quello degli adulti de La Crociata. Non solo è informato sulla situazione ambientale, ma è pratico della rete e, a modo suo, della vita amorosa e sessuale. Vende on-line gli oggetti più preziosi dei genitori e con estrema sicurezza spiega loro le ragioni del gesto. Abel e Marianne sono spiazzati e non riescono a controbattere. Scaltro e preparato su ogni tematica, Joseph – come anche i coetanei presenti nel film – ribaltano il rapporto genitori e figli: le nuovissime generazioni sembrano insegnare a quelle più adulte, non hanno bisogno di approvazione né di conforto da parte delle figure parentali.

Joseph non è solo la versione maschile e francese della giovane ambientalista Greta Thunberg. Per come viene rappresentato, il ragazzino è ironicamente investito di un’eccessiva maturità. In chiave ugualmente divertente, Joseph ricorda Max Fischer di Rushmore di Wes Anderson: un adolescente che, nel suo mondo, riesce a sentirsi adulto e a essere considerato, stimato, idolatrato dai grandi.

Genitori depotenziati

Marianne, la mamma, non prova che stima per ogni cosa detta e fatta dal figlio, mentre Abel è più critico. Lei sembra accecata, non ha alcuno spirito critico nei confronti di Joseph, però riversa senza problemi il suo disprezzo sul marito. Un matrimonio instabile fa da sfondo a questa insicurezza genitoriale tremendamente attuale che spesso è rappresentata nelle commedie di oggi. Madri e padri che, come amebe, non sembrano avere nessun controllo, potere, influenza e dialogo coi figli, figure a loro volta incomprensibili, immersi negli smartphone e in sogni estremamente innovativi.

Scenari apocalittici o pandemici oggi estremamente attuali

La Crociata inserisce il tema ambientale in una commedia fatta di interni domestici e luoghi parigini. Non siamo in un mondo apparentemente lontano, non siamo immersi in scenari apocalittici, ma in una Parigi a tratti deserta che ricorda le immagini dei Lock-down degli ultimi anni. Come è accaduto nella realtà con il Corona Virus, anche in La Crociata le preoccupazioni per il pianeta e la salute s’inseriscono nei meandri della normalità. In una famigliola tranquilla, nella loro casa luminosa, minano un pranzo tra amici o una pomeriggio ordinario.

Parlare d’ambiente e di futuro, con leggerezza

La Crociata tratta temi importanti ma è pur sempre una commedia. Non siamo nella realtà tragicomica ed estrema di Don’t Look Up, film catastrofico del momento. Louis Garrel racconta il rapporto genitori e figli adolescenti, mettendo in evidenza il punto di vista degli adulti, con le loro preoccupazioni volte al presente, al matrimonio, alla crescita dei figli, sempre più incomprensibili e ai beni concreti. Il regista non dimentica d’inserire la prospettiva dei giovani, che non devono solo preoccuparsi dei primi innamoramenti, di fare i compiti, ma che, spinti anche dai media, provano un senso di responsabilità ingombrante e pesante per il futuro.

La sceneggiatura di Carrière

Anche La Crociata, come L’uomo fedele, vede una sceneggiatura a quattro mani: Louis Garrel è affiancato da Jean-Claude Carrière. Lo scrittore e sceneggiatore, scomparso lo scorso febbraio, geniale collaboratore di Luis Buñuel e grande personalità del cinema francese, ha chiuso la sua carriera con questo film (e con uno sguardo alle prossime generazioni).

Per finire, tra una risata e una riflessione profonda, La Crociata è un film estremamente godibile, al tempo stesso profondo e divertente.

La critica USA stronca Larry Crowne

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‘Un’esperienza dolorosa’ per il Wall Street Journal. ‘Un film scioccante’ per il Los Angeles Times. ‘Come essere bloccati nel traffico’ per il New York Times.

La crisi d’identità di Sister Sage la farà diventare “buona”? Ecco cosa ne pensa l’interprete

Nel finale di The Boys, Sister Sage sta diventando uno dei personaggi più complessi e imprevedibili dell’intera serie. Dopo essere passata apparentemente dalla parte di The Boys nell’episodio 7 della quinta stagione, molti spettatori hanno iniziato a leggere il suo percorso come un possibile arco di redenzione simile a quello di A-Train. Ma la serie, in realtà, sta facendo qualcosa di molto più interessante: non sta trasformando Sage in un’eroina, bensì in un personaggio costretto a confrontarsi per la prima volta con il fallimento, l’emotività e l’imprevedibilità umana.

Le dichiarazioni di Susan Heyward chiariscono infatti un dettaglio fondamentale spesso frainteso dal pubblico: Sister Sage non ha cambiato cuore, ha cambiato tattica. È una differenza enorme, perché ridefinisce completamente il senso della sua alleanza con Butcher, MM e gli altri protagonisti. La donna più intelligente del mondo non sta improvvisamente diventando morale; sta semplicemente cercando di sopravvivere a un sistema che non riesce più a controllare. Ed è proprio questa crisi di controllo a renderla centrale nel finale della serie.

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Perché Sister Sage si unisce a The Boys senza avere davvero una redenzione morale

Narrativamente, il passaggio di Sister Sage “dall’altra parte” sembrava inevitabile già dalla quarta stagione. Il personaggio era stato introdotto come una mente strategica capace di manipolare sia Homelander sia il conflitto tra umani e Supes per ottenere un unico obiettivo personale: isolarsi dal mondo e vivere finalmente in pace, lontano dalla stupidità collettiva che disprezza profondamente. La sua visione non era eroica né idealista; era nichilista.

Per questo motivo The Boys evita accuratamente di darle un vero percorso di redenzione. A differenza di A-Train, che attraversa una trasformazione morale autentica legata al senso di colpa e alla consapevolezza delle proprie azioni, Sister Sage continua a guardare il mondo attraverso il filtro del calcolo e della probabilità. Quando decide di collaborare con The Boys, non lo fa perché abbia improvvisamente sviluppato empatia per l’umanità, ma perché Homelander è diventato troppo instabile persino per lei.

Questa scelta rende il personaggio molto più interessante rispetto a un classico “villain turned hero”. Sage non smette di essere manipolatrice, cinica o profondamente egoista. Semplicemente comprende che il progetto di Homelander non è più gestibile razionalmente. Finché riusciva a prevedere ogni variabile, il caos controllato della guerra tra Supes e umani le appariva sostenibile. Ma l’episodio 7 introduce qualcosa che manda in crisi il suo intero sistema mentale: l’irrazionalità assoluta del sacrificio umano.

È significativo che la serie scelga proprio Soldier Boy e Frenchie come figure che destabilizzano Sage. Entrambi agiscono contro il proprio interesse personale per proteggere qualcun altro, un comportamento che lei considera quasi statisticamente impossibile. Per una mente che funziona analizzando probabilità e schemi comportamentali, il sacrificio autentico diventa un errore di sistema.

The Boys 5 - Prime Video
Cortesia Prime Video

Il vero significato della crisi di Sister Sage: per la prima volta la donna più intelligente del mondo ha torto

Uno degli aspetti più importanti dell’episodio 7 è il modo in cui The Boys destruttura lentamente il mito dell’infallibilità di Sister Sage. Fino a questo momento il personaggio era sempre apparso diversi passi avanti rispetto a chiunque altro. Anche quando sembrava perdere, in realtà stava manipolando eventi più grandi dietro le quinte.

Ma il piano costruito nella quinta stagione comincia improvvisamente a crollare a causa di una serie di variabili imprevedibili. La presenza di Soldier Boy, le scelte emotive di Homelander, il sacrificio di Frenchie: ogni elemento rompe la logica matematica con cui Sage interpreta il mondo. Ed è qui che il personaggio entra davvero in crisi.

Susan Heyward descrive questa situazione come un vero “glitch nella matrice”, ed è una definizione perfetta. Sister Sage non sa più come interpretare la realtà perché, per la prima volta, i suoi modelli previsionali falliscono. Non riesce a comprendere perché qualcuno dovrebbe sacrificarsi per amore o per proteggere qualcun altro. La sua intelligenza estrema, paradossalmente, l’ha resa incapace di capire gli impulsi emotivi più profondi dell’essere umano.

Questo dettaglio cambia radicalmente il significato del personaggio. Fino a oggi Sage sembrava superiore a tutti perché riusciva a leggere il comportamento umano come un algoritmo prevedibile. Ma The Boys suggerisce che la vera debolezza della sua genialità sia proprio l’incapacità di comprendere ciò che non può essere razionalizzato.

La morte di Frenchie diventa quindi centrale anche per lei. Quando vede un uomo scegliere volontariamente di morire per salvare Kimiko, Sage non assiste semplicemente a un sacrificio eroico: assiste a qualcosa che mette in discussione l’intera struttura mentale su cui ha costruito la propria identità. È il motivo per cui il personaggio appare improvvisamente più vulnerabile e disorientato nel finale dell’episodio.

Come Frenchie e Kimiko stanno cambiando la percezione dell’amore di Sister Sage

Uno degli elementi più sorprendenti della quinta stagione è il modo in cui The Boys collega il percorso di Sister Sage alla relazione tra Frenchie e Kimiko. Apparentemente i personaggi sembrano appartenere a due registri emotivi completamente differenti: da una parte la donna più intelligente del pianeta, fredda e analitica; dall’altra due figure profondamente traumatizzate ma ancora capaci di amarsi.

Eppure è proprio questo contrasto a diventare fondamentale. Frenchie tratta Sage in modo diverso rispetto agli altri personaggi. Non la vede soltanto come una mente straordinaria o una risorsa strategica, ma come un essere umano. Per una donna abituata a essere temuta, sfruttata o isolata a causa della propria intelligenza, questa attenzione emotiva ha un impatto enorme.

La serie suggerisce inoltre che Sage abbia sempre avuto un rapporto disastrato con l’amore e con la vulnerabilità. In Gen V aveva già tentato di costruire una connessione emotiva autentica senza riuscirci davvero. Per questo motivo assistere al sacrificio di Frenchie la destabilizza così profondamente: improvvisamente capisce che il tipo di amore che considerava quasi irrealistico esiste davvero.

È importante però notare che questa scoperta non la trasforma automaticamente in una persona “buona”. The Boys evita volutamente quella semplificazione. Sage non diventa morale soltanto perché comprende il significato del sacrificio. Piuttosto, inizia a mettere in discussione il proprio cinismo assoluto. È una differenza sottile ma decisiva.

In questo senso, il personaggio rappresenta perfettamente uno dei temi centrali della stagione finale: l’intelligenza e il potere non bastano a dare significato all’esistenza. Per quanto Sage sia superiore a chiunque altro dal punto di vista intellettuale, resta emotivamente incompleta. Ed è proprio questa incompletezza che il sacrificio di Frenchie porta improvvisamente alla luce.

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Cosa potrebbe succedere a Sister Sage nel finale di The Boys e perché il suo destino è il più imprevedibile della serie

Le dichiarazioni di Susan Heyward sul finale suggeriscono che il percorso di Sage avrà un ruolo molto più importante di quanto sembri. L’attrice ha infatti parlato apertamente di una “positive momentum” del personaggio e della necessità di costruire un finale coerente con tutto ciò che la serie ha raccontato finora.

Questo dettaglio è cruciale perché indica che Sister Sage potrebbe trovarsi davanti a una scelta definitiva. Dopo aver passato anni a osservare il mondo con distacco quasi sociopatico, il personaggio sta finalmente entrando in contatto con emozioni che non riesce a controllare completamente. E per qualcuno che ha sempre basato la propria identità sul controllo assoluto, questa è probabilmente la situazione più pericolosa possibile.

Il finale di The Boys potrebbe quindi portarla verso direzioni molto diverse. Potrebbe scegliere di aiutare davvero The Boys contro Homelander, non per altruismo ma perché ha finalmente compreso quanto il progetto del leader dei Seven sia incompatibile con qualsiasi forma di umanità residua. Oppure potrebbe reagire alla propria crisi identitaria tornando ancora più fredda e manipolatrice di prima.

Ed è proprio questa ambiguità a rendere Sister Sage uno dei migliori personaggi introdotti nelle ultime stagioni della serie. The Boys non la sta trasformando in un’eroina tradizionale: la sta usando per interrogarsi su cosa succede quando una persona convinta di poter prevedere tutto scopre improvvisamente che gli esseri umani non possono essere ridotti soltanto a formule, statistiche e probabilità.

La Creatura di Gyeongseong: spiegazione del finale

La Creatura di Gyeongseong: spiegazione del finale

Dopo esser fuggita dall’ospedale Ongseong insieme ai pochi sopravvissuti, la coraggiosa Chae-ok (Han So-hee) perde le tracce del ricco Tae-sang (Park Seo-jun), ancora in grave pericolo nel misterioso e oscuro edificio. Intanto, la polizia giapponese aumenta l’oppressione contro il popolo coreano con l’intento di recuperare le persone fuggite dagli orribili e crudeli esperimenti biologici. È così che si conclude la Parte 1 della prima stagione de La Creatura di Gyeongseong (qui la recensione), il nuovo period horror creato da Kang Eun-kyung e Chung Dong-yoon e disponibile dal 22 dicembre su Netflix. La serie – con protagonisti i celebri e talentuosi attori Park Seo-jun e Han So-hee – si concluderà con la Parte 2 composta dagli ultimi tre episodi in arrivo il 5 gennaio 2024.

Chi ha bevuto il bicchiere d’acqua contaminato?

La Creatura di Gyeongseong | In foto gli attori Han So-hee e Park Seo-jun.

Lo spietato e folle tenente Kato, dopo aver scoperto che Chae-ok è figlia dell’unica donna sopravvissuta al misterioso parassita che causa la trasformazione in mostro, cerca di infettare anche la giovane con l’intento di studiare il DNA vincitore della sperimentazione. Su centinaia di persone vittime di quegli atroci esperimenti, infatti, solo la madre di Chae-ok è riuscita a sopravvivervi trasformandosi in un essere mostruoso e pericoloso. Dunque, il tenente Kato avvelena col parassita, il “Najin”, il bicchiere d’acqua che offre poi alla giovane. Nonostante ciò, la scena lascia dubbi e incertezze riguardo la buona riuscita del piano di Kato, rendendo poco chiaro se Chae-ok abbia bevuto o meno da quel bicchiere. Poco dopo, infatti, si comprende che altre tre persone sono entrate nella stanza e potrebbero aver bevuto l’acqua contaminata: Tae-sang, l’amico rivoluzionario di Jun-taek e, infine, Akiko.

Al suo ritorno, Kato guarda il bicchiere vuoto, suggerendo così allo spettatore che tutti e quattro i personaggi hanno avuto l’opportunità di bere quell’acqua e che da un momento all’altro qualcuno potrebbe trasformarsi in mostro.

Gli ultimi minuti dell’episodio finale della Parte 1 si concentrano proprio su questo enigma, mostrando il tenente Kato mentre si chiede quale dei quattro sia ora stato infettato dal parassita.

Come ha fatto Tae-sang a fuggire dal sergente Haneda?

La Creatura di Gyeongseong | Park Seo-jun interpreta Jang Tae-sang.
S1 Cr. Lim Hyo Sun/Netflix © 2023

Nei primi minuti dell’episodio 7 è mostrato Tae-sang sdraiato su un gigantesco mucchio di ossa privo di coscienza. Nonostante sia ancora vivo, Tae-sang è in grave pericolo poiché ancora rinchiuso tra le mura dell’ospedale Ongseong. Il sergente Haneda, infatti, subito dopo la fuga di Chae-ok, affronta Tae-sang con l’intento di eliminarlo definitivamente. Pur di sopravvivere, Tae-sang fugge nei condotti dell’aria fino a precipitare improvvisamente su cumuli di ossa in una cupa e spoglia stanza.

Alcune scene dopo è poi mostrato Tae-sang ferito e con una pistola tra le mani, con accanto il corpo di Haneda probabilmente morto. Si presume che Tae-sang si sia trovato di nuovo faccia e faccia con Haneda e che, durante il duro e tragico scontro, lui sia riuscito a prendere la pistola di Haneda per salvarsi dalla sua furia. Ma Tae-sang è anche tra i quattro personaggi che potrebbero aver ingerito il Najin; dunque c’è anche la possibilità che nello scontro si sia trasformato in mostro senza neppure rendersene conto.

L’ultimo episodio de La Creatura di Gyeongseong si conclude con Tae-sang che cerca di uscire dall’ospedale mentre il tenente Kato si chiede chi sia la prossima persona che si trasformerà in una mostruosa creatura.

Cos’è il Najin

La Creatura di Gyeongseong | Cho Han-cheul interpreta Yoon Jung-won, padre di Chae-ok.

Il termine “Najin” – che dà anche il titolo al primo episodio della serie – indica il misterioso parassita in grado di trasformare l’essere umano in mostro e di cui il tenente Kato è ossessionato, al punto da definire l’orribile creatura nata dalla madre di Chae-ok come una divinità. In giapponese il termine “Najin” può avere diversi significati, come quello di qualcosa di esteticamente bello o anche il seme prodotto da un frutto. Entrambi i significati possono essere ricondotti alla profonda ammirazione con cui Kato osserva il parassita evolversi nella povera donna.

I titoli di testa che introducono ogni episodio, inoltre, raccontano come i giapponesi entrano in contatto per la prima volta con l’agghiacciante parassita: il Najin dall’oceano infettò tragicamente una ragazzina che in poco tempo distrusse e sterminò il suo intero villaggio.

Cosa è successo alla madre di Chae-ok

La Creatura di Gyeongseong | Han So-hee nei panni di Yoon Chae-ok e Park Seo-jun nel ruolo di Jang Tae-sang. S1 Cr. Lim Hyo Sun/Netflix ©

Gli ultimi episodi della Parte 1 dimostrano come la mamma di Chae-ok sia diventata una spaventosa e brutale creatura a causa dei disumani esperimenti di Kato. Ma, dopo aver seminato morte e terrore, quando la creatura si ritrova innanzi a Chae-ok pare riconoscerla. E invece che attaccarla, cerca di proteggerla, proprio come farebbe una madre.

La creatura viene poi sedata e rinchiusa ancora una volta in una delle celle di detenzione dell’ospedale Ongseong.

Come Lady Maeda è collegata all’ospedale Ongseong

La Creatura di Gyeongseong – Lady Maeda (Claudia Kim) e Jang Tae-sang (Park Seo-jun)

Nell’episodio finale è rivelato al pubblico il motivo che collega l’enigmatica Lady Maeda all’ospedale Ongseong e alle oscure e folle pratiche svolte in esso. La moglie del commissario Ishikawa, infatti, è coinvolta in quei crudeli esperimenti biologici condotti su esseri umani rapiti. La ricca e influente Lady Maeda, inoltre, non solo supporta le atrocità commesse in quell’ospedale, ma è anche colei che ha scelto il direttore Ichiro come capo del gruppo di ricerca.

Sebbene non siano chiari i motivi che l’hanno spinta nel realizzare questo orribile piano, Lady Maeda è dunque la spietata e vile artefice. Oltre a voler contribuire probabilmente per la creazione di micidiali armi umane belliche, Lady Maeda sembra essere mossa soprattutto da motivi personali. Per esempio, è stata la stessa Maeda a mandare Akiko, consapevole essere l’amante di suo marito, all’ospedale dopo aver saputo del suo stato interessante. E, ancora, è stata Maeda a scegliere la madre di Chae-ok come una delle cavie di ricerca sui mostri del tenente Kato.

Come l’episodio 7 anticipa la Parte 2 de La Creatura di Gyeongseong

La Creatura di Gyeongseong | Cr. Lim Hyo Sun/ Netflix © 2023

La prima stagione de La Creatura di Gyeongseong si concluderà con gli ultimi tre episodi contenuti nella Parte 2. La Parte 1 termina con importanti rivelazioni, emozionanti cliffhanger e grandi aspettative. Il fulcro dei prossimi episodi sarà la soluzione al mistero della nuova creatura: Chi ha bevuto l’acqua contaminata? Chi sarà la prossima vittima della mostruosa trasformazione? E, infine, come e perché Lady Maeda ha iniziato questa terribile e feroce operazione bellica nell’ospedale Ongseong?

La Creatura di Gyeongseong: recensione del k-drama Netflix

La Creatura di Gyeongseong: recensione del k-drama Netflix

Mostri, tenebre, sangue e dolore. Ma anche coraggio, attesa, speranza e tanto, tanto amore. La Creatura di Gyeongseong (titolo originale Gyeongseong Creature) è probabilmente il k-drama più atteso di quest’anno. Creato da Kang Eun-kyung e Chung Dong-yoon, la serie trasporta il pubblico netflixiano in un sofferto e buio spaccato di storia sudcoreana, aggiungendoci un buono e avvincente mix di dark fantasy, mystery thriller, dramma di formazione e romance. La prima stagione è composta da 10 episodi di circa un’ora: i primi 7 episodi sono disponibili dal 22 dicembre su Netflix, mentre i restanti tre usciranno il 5 gennaio 2024.

La Creatura di Gyeongseong Trama

Nella triste primavera del 1945, durante il secondo conflitto mondiale, la città di Gyeongseong (ribattezzata poi “Seoul” dopo la liberazione) vive nel buio, sotto il dominio e l’occupazione coloniale del Giappone. Qui, mentre l’esercito incute timore e angoscia per le vie del paese, nel misterioso ospedale Ongseong un gruppo di scienziati giapponesi sono impegnati in folli, crudeli e segreti esperimenti biologici su soggetti umani, con il fine di creare nuove armi belliche: feroci e indomabili mostri assetati di sangue.

A scoprire questo orribile progetto sono l’egoista e astuto imprenditore Jang Tae-sang (Park Seo-jun), invidiato proprietario della Casa del Tesoro d’Oro, il più importante banco dei pegni della città, e la coraggiosa e forte detective Yoon Chae-ok (Han So-hee) che, mentre cerca persone su commissione assieme al padre, è determinata a trovare a ogni costo la madre, scomparsa improvvisamente 10 anni prima. Quando Tae-sang è costretto a cercare una giovane donna scomparsa per non perdere il proprio patrimonio finanziario, decide di chiedere aiuto a Chae-ok. Le ricerche li porteranno presto nell’orribile ospedale Ongseong, dove affronteranno la malvagia avidità dei più potenti, lottando tra la vita e la morte per poter salvare sé stessi e gli ultimi sopravvissuti.

La Creatura di Gyeongseong netflix
Gyeongseong Creature S1 (L to R) Kim Hae-sook as Mrs. Nawol, Han So-hee as Yoon Chae-ok, Cho Han-cheul as Yoon Jung-won, Park Seo-jun as Jang Tae-sang in Gyeongseong Creature S1 Cr. Lim Hyo Sun/Netflix © 2023

Un cast di celebri talenti

Al di là dell’affascinante e cupa storia, ciò che inizialmente ha più entusiasmato e interessato il pubblico al progetto è senz’altro il cast di eccellenze della serialità sudcoreana coinvolte in esso. Primo fra tutti, l’amato e acclamato attore Park Seo-jun (protagonista su Netflix anche di Dream e Itaewon Class), il cui carisma e talento hanno conquistato persino i Marvel Studios che, non molto tempo fa, lo hanno scelto per interpretare il bizzarro Principe Yan nell’ultimo film MCU The Marvels. Al suo fianco brilla l’attrice Han So-hee, approdata in sordina su Netflix nel 2019 con il thriller fantasy Abyss e recentemente apprezzata ancor di più nelle serie My Name e Nevertheless. A loro si aggiungono anche Wi Ha-joon (ricordato al pubblico italiano soprattutto per il suo ruolo in Squid Game), Claudia Kim, Jo Han-chul, Park Ji-hwan e la grandiosa Kim Hae-sook (incontrata in questi giorni anche nel nuovo k-drama fantasy My Demon).

La mostruosità della guerra

La Creatura di Gyeongseong affonda le radici in una ferita ancora aperta della storia della Corea: gli anni della colonizzazione, della violenza, della perdita d’identità, della rinuncia al proprio paese. Ciò che per il pubblico mondiale è semplicemente un contesto storico ben delineato, dunque, per il popolo coreano sono ricordi indelebili le cui sofferenze riecheggiano nell’aria ancor oggi. Ma il period horror con il duo Seo-jun&So-hee non si limita semplicemente a raccontare e romanzare il passato, come per esempio fa la serie Pachinko di Apple TV. La Creatura, invece, è un’esperienza metaforica tra gli orrori della guerra. Proprio come accade in Sweet Home, infatti, il messaggio che è più volte manifestato allo stesso spettatore è che crudeltà, distruzione e morte non sono prerogative di creature dalle sembianze spaventose e dai mille tentacoli assassini. Sono gli stessi esseri umani che – annebbiati dal potere, dalla guerra e dalla vendetta – finiscono per annientarsi l’un l’altro, dimenticando pietà e umanità.

Un cliffhanger in arrivo?

Questa prima parte de La Creatura di Gyeongseong ammalia, coinvolge e intrattiene, suscitando nel pubblico le forti e struggenti emozioni di una storia bellica in cui l’elemento fantasy non è altro che materializzazione dei mali creati dall’uomo. Sebbene gli ultimi episodi giungeranno sulla piattaforma la prima settimana dal nuovo anno, la seconda stagione del drama con Seo-jun è già confermata. 

La Creatura di Gyeongseong ha tutte le potenzialità per potersi inserire tra i migliori prodotti televisivi del 2024. Non resta che attendere i prossimi episodi per scoprirlo.

La Creatura di Gyeongseong: recensione del finale di stagione

La Creatura di Gyeongseong: recensione del finale di stagione

Sono passate due lunghe settimane dall’uscita della Parte 1, arrivata su Netflix lo scorso 22 dicembre. E dopo la bellezza e l’audacia dei primi episodi, La Creatura di Gyeongseong (qui la recensione della prima parte) è tornata con una esplosiva e commovente Parte 2 che, fortunatamente, non tradisce le alte aspettative del pubblico. Il misterioso e potente period horror sudcoreano – creato da Kang Eun-kyung e Chung Dong-yoon – entra, infatti, con passo fiero nel vasto catalogo Netflix come uno dei pochi (ma non poi così rari) gioiellini televisivi dell’Hanguk, proponendosi persino come il miglior kdrama dell’anno appena concluso.

Dove eravamo rimasti: riassunto finale Parte 1

Tae-sang (Park Seo-jun) e Chae-ok (Han So-hee), dopo essere entrati all’interno dell’ospedale Ongseong in cerca di Myeong Ja, scoprono le orribili e segrete atrocità commesse dal governo giapponese su alcuni cittadini di Gyeongseong: degli indicibili esperimenti biologici che trasformano gli esseri umani in mostruose belve predatrici. Decisi a voler salvare i pochi sopravvissuti dal crudele esercito giapponese e da una misteriosa sanguinaria creatura, i due giovani pianificano, assieme ai loro amici, una fuga dall’ospedale in soli 10 minuti. Ma se Chae-ok riesce a mettersi in salvo con tutti gli altri; Tae-sang, invece, si sacrifica come diversivo e resta in grave pericolo nell’edificio. Intanto, la polizia giapponese aumenta l’oppressione per le strade della città contro il popolo coreano con l’obiettivo di recuperare i fuggitivi coreani.

La Creatura di Gyeongseong – In foto Kim Hae-sook nei panni della Signora Nawol. | Gyeongseong Creature S1 Cr. Lim Hyo Sun/Netflix © 2023

Inoltre, mentre Tae-sang e Chae-ok lottano tra la vita e la morte, l’episodio finale della Parte 1 si conclude con un grande dilemma: chi ha bevuto l’acqua avvelenata con il Najin dal tenente Kato? Tae-sang, Chae-ok, l’amico rivoluzionario di Jun-taek o Akiko? In una breve clip post-credit è anticipata la drammatica risposta.

La guerra ha un unico volto

Il dolore e la distruzione che può creare l’avidità umana pare a volte inimmaginabile. Eppure, Kang Eun-kyung e Chung Dong-yoon sono riusciti non solo a immaginarla, ma anche a realizzarla sul piccolo schermo come una malinconica e toccante fiaba dark che affonda le sue radici nella storia vera di un Paese che ha lottato duramente per anni per la propria identità.

Tra un fantasy cupo e la cruda realtà, La Creatura di Gyeongseong si carica di un profondo pathos che, attraverso la metafora di abominevoli esperimenti e mostruose creature umane, racconta un passato che non è semplice da dimenticare. Proprio perché la guerra – prima ancora di strade, edifici e città – distrugge e disintegra uomini, donne e bambini; lasciando atroci cicatrici nell’animo di chi, soprattutto, è riuscito a sopravvivere e ha dovuto raccontare. E non importa in che parte del mondo, quando o chi e cosa l’hanno causata, la guerra ha lo stesso orribile e crudele volto per tutti.

Ecco perché, a suo modo e nonostante l’ambientazione storica così suggestiva e accurata, il k-drama riesce a narrare di una guerra quasi universale, in cui chiunque può riconoscere, a malincuore, la propria.

La Creatura di Gyeongseong – In foto l’attrice Han So-hee (Yoon Chae-ok) | Gyeongseong Creature S1 Cr. Lim Hyo Sun/Netflix © 2023

Come fenici, rinascere dalle ceneri

Ma la serie con protagonisti i talentuosi e celebri Park Seo-jun e Han So-hee, con tanta dolcezza quanto tragicità, affronta molti altri temi oltre quello della guerra: l’elaborazione del lutto, l’onore del perdono, l’importanza della famiglia (non solo di sangue, ma anche quella “per scelta”), la speranza, la forza dell’empatia, il valore del dono della vita. Inoltre, attraverso il sacrificato e oppresso popolo sudcoreano, Kang e Chung raccontano con commozione tutta la dignità e il coraggio che si celano nella povertà e nell’umiliazione.

Al di là della profondità dei temi trattati, a dare ancor più valore e spessore alla serie è anche l’interessante, e non scontata, evoluzione e rinascita che compiono i personaggi nella Parte 2. Lo stesso Tae-sang, che dal primo episodio indossa con fierezza la sfrontata maschera del ricco, furbo ed egoista imprenditore, finisce per mostrarsi al pubblico con le sue paure, fragilità, desideri. Il personaggio di Tae-sang crolla, episodio dopo episodio, per lasciare spazio all’immagine di un uomo, in carne e ossa e non più macchiettistico, in cui non è poi così difficile immedesimarsi. È ciò che accade anche a Chae-ok, che da fredda e imperscrutabile giovane donna riesce ad ammettere i propri sentimenti per Tae-sang e a sacrificarsi per amore, senza alcuna riserva. O, ancora, come la premurosa e attenta signora Nawol (interpretata dalla magnifica Kim Hae-Sook), il signor Gu (Park Ji-Hwan) e il ragazzetto Beom-O (Ahn Ji-Ho) che, ognuno a modo loro, dopo aver tradito la fiducia di Tae-sang, sceglie di redimersi con la propria stessa vita.

La Creatura di Gyeongseong (da sinistra a destra): Han So-hee è Yoon Chae-ok, Park Seo-jun è Jang Tae-sang, e Ahn Ji-Ho è Beom-O | Gyeongseong Creature S1 Cr. Lim Hyo Sun/Netflix © 2023

La Creatura di Gyeongseong: tra la fine e un nuovo inizio?

La Creatura di Gyeongseong si conferma, dunque, un’emozionante e travolgente epopea che, dopo un primo tempo più lento e angosciante, cattura il pubblico in un’intensa e vorticosa Parte 2 che commuove, inspira e ammalia persino nel suo perfetto e doloroso unhappy ending.

Al di là del doppiaggio italiano che lascia molto a desiderare (in lingua originale è senza dubbio più appassionante e incisivo), la serie sembrerebbe, quindi, esente da difetti, se non fosse che il caro signor Netflix abbia lasciato anche questa volta il suo maldestro zampino. Nonostante non sia ancora stata confermata una nuova stagione, l’episodio finale si chiude con uno scioccante cliffhanger che, con un balzo temporale, mostra uno dei protagonisti nella Seoul moderna. Una non così innocente scena che apre ora le porte a tante domande e dubbi sugli sviluppi futuri della serie. Ma è davvero necessaria una seconda stagione? E, soprattutto, ne varrà la pena?

La Creatura di Gyeongseong 2: la recensione del k-drama di Netflix

Caos, crudeltà e conflitti pericolosi tornano su Netflix con il secondo capitolo del terrificante e intenso k-drama La Creatura di Gyeongseong (titolo originale Gyeongseong Creature). La serie, scritta da Kang Eun-kyung, nota per il successo di Dr. Romantic, Kang Chi e The Beginning, e diretta da Chung Dong-yoon, regista di Hot Stove League, ha debuttato lo scorso dicembre (qui la recensione della stagione 1) conquistando l’attenzione del pubblico e della critica internazionale.

Dopo una prima stagione avvincente, ambientata nel 1945 all’inizio dell’era coloniale giapponese, la seconda farà un significativo passo avanti, arrivando ai giorni nostri e proseguendo con coraggio la narrazione di una storia misteriosa ed emozionante, che intreccia onore, amore e sopravvivenza.

Dove eravamo rimasti nella prima stagione di La Creatura di Gyeongseong?

In una Seoul antica, piegata dall’occupazione coloniale giapponese, il ricco Jang Tae-sang (Park Seo-joon), proprietario del più grande banco dei pegni della città, la House of Golden Treasure, è sull’orlo del tracollo finanziario e minacciato dal commissario di polizia giapponese Ishikawa. Tae-sang si ritrova così costretto a indagare sulla scomparsa della giovane amante di quest’ultimo, Myeong-ja. Il caso si rivela subito complicato, spingendolo a collaborare con la coraggiosa Yoon Chae-ok (Han So-hee) e suo padre, Jung-won (Cho Han-cheul), esperti nel rintracciare persone scomparse, vive o morte. Le indagini li portano a infiltrarsi nel misterioso e oscuro ospedale di Ongseong, dove scoprono l’esistenza di un reparto sotterraneo in cui terribili esperimenti biologici trasformano gli uomini in mostruose creature. Il tutto è reso possibile da un minuscolo verme, il Najin, capace di infettare gli umani e unirsi ai loro cervelli, fino a mutare il loro corpo e annullare la loro anima. Tra numerose vittime, pochi superstiti e mostri irriconoscibili, Chae-ok ritrova però sua madre, scomparsa dieci anni prima e ormai trasformata in una creatura orribile e sanguinaria.

Quando Tae-sang e Chae-ok si rendono conto che dietro tutto ciò c’è la meschina e potente Lady Maeda (Claudia Kim), la loro missione diventa ancora più personale e complicata. Non c’è alternativa: l’ospedale deve essere distrutto e gli ultimi superstiti, tra cui la gravida Myeong-ja, devono essere salvati. Tae-sang, Jung-won e i loro alleati elaborano così un piano per infiltrarsi nuovamente nell’edificio, salvare Chae-ok, rapita dagli scagnozzi di Lady Maeda, e porre fine a quelle atroci esperienze disumane. Nonostante i numerosi ostacoli e minacce, il piano sembra riuscire: l’ospedale viene abbattuto e le vittime messe in salvo, ma Tae-sang non riesce a salvare Chae-ok, destinata a morire per mano di sua madre… o almeno così potrebbe sembrare.

La Creatura di Gyeongseong 2 | In foto Han So-hee interpreta Yoon Chae-ok in Gyeongseong Creature S2. Cr. Lim Hyo Sun Netflix © 2024.

Da period drama allegorico a un adrenalinico thriller poliziesco

La prima stagione de La Creatura di Gyeongseong ha trasportato il pubblico nella suggestiva capitale della Corea del Sud alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Attraverso una fiaba dark, intensa e ricca di pathos, la serie è riuscita a esplorare temi universali e profondi, come l’avidità umana e la sua capacità di corrompere l’animo, l’insensata crudeltà della guerra che distrugge non solo vite, ma anche identità e comunità. Al centro della narrazione si trova anche il concetto di famiglia, che non è solo quella di sangue, ma può essere rappresentata dalle persone che scegliamo di avere accanto, sottolineando l’importanza dei legami affettivi e il coraggio dell’affidarsi l’uno all’altro. Temi che, uniti alla rappresentazione di un periodo storico complesso e tutt’ora doloroso, hanno dato vita a una trama densa di emozioni e riflessioni, che ha coinvolto e incantato lo spettatore ben oltre i confini della semplice narrazione fantastica e storica.

La seconda stagione, invece, sembra prendere una piega differente. La narrazione si sposta avanti nel tempo di ottant’anni, trasportando i protagonisti, Tae-sang (ora noto come Jang Ho-jae) e Chae-ok, in un futuro in cui la loro lotta per la sopravvivenza non è ancora conclusa. Grazie al Najin, la misteriosa entità con cui convivono in segreto, i due sono ancora vivi e costretti a fronteggiare, ancora una volta, la minaccia di Lady Maeda e la sua spietata schiera di seguaci e creature mostruose. Il contesto storico, che aveva caratterizzato la prima stagione, cede ora il passo a un’ambientazione più contemporanea e familiare, dove emergono nuovi personaggi, tra cui Seung Jo (interpretato da Bae Hyun Sung), il figlio sopravvissuto di Myeong-ja, e l’impenetrabile Capitano Kuroko (Lee Moo-saeng).

La Creatura di Gyeongseong 2 | In foto l’attore Bae Hyeon-seong nei panni del ribelle Seung-jo. Cr. Lim Hyo Sun Netflix © 2024.

Sebbene quindi la narrazione conservi i toni cupi e orrorifici tipici del primo capitolo, la serie evolve in un thriller poliziesco con sfumature fantascientifiche, ampliando l’universo narrativo e spingendo i protagonisti a confrontarsi non solo con forze sovrannaturali, ma anche con nuove dinamiche sociali e umane.

La creatura di Gyeongseong tra forza opposte: Vendetta e Amore

In questa nuova dimensione di mistero e azione spettacolare, dove gli episodi sono stati ridotti da 10 a 7, i temi diventano più intimi e personali, con la vendetta e il destino che assumono un ruolo centrale nella trama. Il filo invisibile che unisce Tae-sang e Chae-ok diventa ancora più presente e rilevante, conferendo alla narrazione quella sottotrama romantica imprescindibile per qualsiasi grande k-drama. Il profondo legame tra i due protagonisti, alimentato dal desiderio – tanto dei personaggi quanto degli spettatori – di un lieto fine, li guida così attraverso gli anni e oltre i ricordi perduti. È proprio questo amore che, in questi nuovi episodi, li spinge a ritrovarsi, nonostante il tempo e le difficoltà, e a combattere contro il potere oscuro di Lady Maeda e i suoi pericolosi piani legati al Najin.

Da un lato, c’è questo grande amore che rappresenta non solo una speranza di redenzione, ma anche la forza che permette loro di andare avanti. Dall’altro, emerge un desiderio altrettanto potente, ma distruttivo: la vendetta. Lady Maeda, infatti, non agisce solo per sete di potere, ma sembra mossa dal desiderio di punire Tae-sang e Chae-ok, cercando di separarli ancora una volta, persino in questa vita. Le sue azioni crudeli appaiono come un attacco personale, volto a distruggere qualsiasi possibilità di felicità per i due protagonisti, rendendo però a tratti il suo personaggio quasi una forzatura.

La Creatura di Gyeongseong | In foto (da sinistra a destra) gli attori protagonisti Han So-hee (Yoon Chae-ok) e Park Seo-jun (Jang Ho-jae). Cr. Lim Hyo Sun Netflix © 2024.

Una seconda stagione che si spera sia conclusiva

Kang Eun-kyung e Chung Dong-yoon regalano al pubblico una seconda stagione audace, inaspettata e differente. Oltre a un cast sempre eccezionale – con in vetta Park Seo-joon e Han So-hee che formano una coppia straordinaria –, la scrittura e la regia si rivelano emozionanti, rendendo chiari e incisivi i salti temporali e i flashback che spiegano, episodio dopo episodio, ciò che precede questo nuovo incontro. Tuttavia, questa stagione non riesce a eguagliare la prima. Se da un lato la bellezza di questi episodi supera le aspettative, talvolta ciniche, del pubblico; dall’altro si discosta così tanto per temi e narrazione dalla prima stagione da sembrare quasi uno spin-off, piuttosto che una continuazione del prodotto che ha incantato gli spettatori all’inizio dell’anno. Il cambio di ambientazione e il rafforzamento della tematica amorosa centrale hanno, quindi, modificato parzialmente la natura del drama, che fino a questo momento si distingueva nel vasto catalogo di Netflix per la sua attenta cura nel presentare un period drama sofisticato e dalle nobili intenzioni di riflessione.

Nonostante queste “criticità”, inclusa la debolezza degli antagonisti principali, che risultano meno convincenti rispetto a quelli del primo capitolo, la seconda stagione de La Creatura di Gyeongseong si conferma tra le migliori serie disponibili sulla popolare piattaforma di streaming. E dunque, con l’ultima scena post-credit che lascia il pubblico col fiato sospeso, l’interrogativo sorge spontaneo: Netflix avrà il coraggio di resistere alla tentazione di realizzare una terza – non necessaria – stagione?

La cour de Babel recensione del film di Julie Bertuccelli

La cour de Babel recensione del film di Julie Bertuccelli

La cour de babel

Fuori concorso è stato presentato oggi al Festival del Film di Roma il film/documentario La cour de Babel di Julie Bertuccelli a seguito della premiazione della sezione Alice nella Città.

La cour de Babel, tradotto come La Scuola di Babele, inizia con il primo giorno in una Classe d’Inserimento in una scuola media di un gruppo di ragazzi dagli 11 ai 16 anni che sono appena arrivati in Francia. La narrazione segue questa classe per tutto l’anno scolastico in un’istituto di Parigi, dove gli alunni provenienti da Serbia, Cina, Venezuela, Senegal e tanti altri paesi si ritrovano non solo ad imparare il francese ma a cercare di essere dei francesi, migliorando e imparando con la speranza di integrarsi con gli altri che , in un età di pre-adolescenza, non sono per nulla aperti ad accogliere “il nuovo”.

In questa classe multietnica gli studenti ,che più diversi tra loro non potrebbero essere, si ritrovano a fraternizzare e a darsi spalla, uniti dalle stesse difficoltà di ricominciare una vita, che anche se in giovane età, non è cosa semplice. Ognuno con i propri problemi, per i quali sono scappati o sono stati attirati in Francia e tutti con un bagaglio culturale e di classiche inquietudini adolescienziali, tra cui la totale perdita di punti di riferimento, spessi dovuti all’assenza dei genitori, la classe messa insieme da Julie Bertuccelli è un perfetto ritratto dell’integrazione difficile dei giovani nelle scuole e nella società.

La cour de babel

Con tanto entusiasmo, pochi preconcetti e un’infinità di domande sulla natura stessa della vita, La Cour de Babel è un documentario innocente e sincero che lancia un messaggio di speranza in un periodo non proprio facile.

La cosa che più colpisce e stupisce è la verità di questo racconto: Julie Bertuccelli ha incontrato la classe dell’istituto Grange-aux-Belles di Parigi mentre presiedeva la giuria di un concorso di cinema per ragazzi ed è rimasta affascinata da questo microcosmo di emozioni e obbiettivi comuni, che non poteva non raccontarlo.

Strutturato come un documentario, con piani stretti sui volti dei ragazzi e piccole storie di vita quotidiana, La Cour de Babel è il prodotto perfetto per concludere la sezione Alice nella Città, che ha avuto una partecipazione straordinaria da parte delle scuole anche quest’anno. Un messaggio sull’importanza delle classi d’accoglienza , che ad esempio in Italia sono molto poche, e sul ruolo fondamentale della scuola e dell’educazione nell’integrazione.

La nostra foto gallery del Festival:

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La cospirazione del Cairo: la spiegazione del finale del film

La cospirazione del Cairo: la spiegazione del finale del film

Il regista svedese di origine egiziana Tarik Saleh si è recentemente distinto grazie ai film Omicidio al Cairo (2017) e The Contractor (2022), quest’ultimo interpretato da Chris Pine. Nello stesso 2022 ha poi realizzato il film per cui è oggi principalmente noto e apprezzato, ovvero La cospirazione del Cairo, un thriller politico in lingua araba in cui si susseguono una serie di vicende legate all’instabilità politica e religiosa presente nel Paese. Il film stato presentato in anteprima mondiale il 20 maggio 2022 al 75° Festival di Cannes, dove è stato selezionato per concorrere alla Palma d’Oro.

Saleh è poi stato premiato per la migliore sceneggiatura e il film ha ricevuto il premio François Chalais a Cannes. In seguito, è stato selezionato come candidato svedese per il miglior film internazionale alla 95ª edizione degli Academy Awards, ma non è stato nominato. Si tratta in ogni caso di un solido thriller con alcuni riferimenti alla realtà dell’Egitto e al ruolo della fede islamica, che grazie ora al suo passaggio televisivo è possibile riscoprire. Grazie ai solidi incassi ottenuti in sala, si tratta inoltre del film straniero non in lingua inglese di maggior successo da Parasite (2019).

Per gli appassionati del genere si tratta infatti di un film da non perdere, che accanto al commento sociale offre un intricato mistero da risolvere prima che possa essere troppo tardi. In questo articolo, approfondiamo dunque alcune delle principali curiosità relative a La cospirazione del Cairo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori, alle location dove è stato girato e alla spiegazione del finale. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

La cospirazione del Cairo cast
Tawfeek Barhom in La cospirazione del Cairo. © Atmo

La trama di La cospirazione del Cairo

Il film è incentrato sulla morte del Grande Imam durante il discorso di benvenuto di fronte un gruppo di studenti della rinomata università del Cairo, quella di Al- Azhar, nota come il centro del potere dell’Islam sunnita. La scomparsa dell’Imam dà inizio a una lotta senza esclusione di colpi per influenzare coloro che dovranno prendere il suo posto. Lo sa bene Adam, un ragazzo di provincia da poco arrivato in città, che finirà nel bel mezzo di questi scontri e di questi giochi di potere, dopo che un suo compagno di studi viene rinvenuto morto nel cortile dell’università.

Il cast di La cospirazione del Cairo e location del film: ecco dove è stato girato

Protagonista del film, nel ruolo di Adam, è l’attore Tawfeek Barhom, attore visto anche in Maria Maddalena (2018) e Omen – L’origine del presagio (2024). Accanto a lui, nel ruolo del colonnello Ibrahim si ritrova invece Fares Fares, noto per essere apparso in Zero Dark Thirty (2013) e Rogue One: A Star Wars Story (2016). Completano il cast Mohammad Bakri nel ruolo del generale Al Sakran, Makram Khoury in quello di Shaykh Negm e Mehdi Dehbi nel ruolo di Zizu. Per le location, invece, in quanto bandito dall’Egitto, Saleh ha dovuto girare il film in Turchia, a Istanbul, usando la Moschea di Solimano come location per l’Università al-Azhar.

La spiegazione del finale del film

Nel finale di La cospirazione del Cairo, lo sceicco Negm si costituisce all’NSA e dichiara di aver ucciso Zizu, l’informatore del colonnello Ibrahim dell’NSA. L’NSA è costretta ad arrestarlo nonostante sappia che non è colpevole. Successivamente, il superiore di Ibrahim, Sobhi, gli ordina di uccidere Adam, rivelando che l’NSA ha ucciso anche Zizu. Ibrahim è scioccato dalla rivelazione e cerca di aiutare Adam a fuggire, ma viene catturato. Sobhi cerca a quel punto di fare pressione su Adam affinché confessi di aver ucciso Zizu. Anche Ibrahim viene arrestato, ma riesce a convincere il generale Sakran a organizzare un incontro tra Adam e Negm.

Quest’ultimo sa del ruolo dell’NSA nell’omicidio di Zizu e intende rivelarlo ai media durante il processo; Ibrahim pensa dunque che Adam possa convincere Negm a ripensarci. Adam, effettivamente, riesce a far desistere Negm e viene pertanto lasciato andare. Può a quel punto tornare al suo villaggio natale indossando il turbante tipico di al-Azhar. Ringrazia l’imam del villaggio, ma non è in grado di dire ciò che ha imparato all’università. Nella scena finale del film si unisce al padre sulla barca da pesca.

La cospirazione del Cairo location
Fares Fares e Tawfeek Barhom in La cospirazione del Cairo. Foto di Pierre Aim – © Atmo

Particolarmente importante, per la comprensione del finale di La cospirazione del Cairo, è il dialogo conclusivo tra lo sceicco cieco e Adam nella stanza degli interrogatori. Adam cita qui un versetto del Corano con Abu Bakr che diceva che coloro che avevano rispettato il Profeta dovevano riconoscere il fatto che Maometto era morto. Lo sceicco cieco ritira allora la sua dichiarazione di colpevolezza dopo aver sentito queste parole e riconosce la profonda conoscenza dell’Islam da parte di Adam.

Nel dialogo, dunque, Adam fa un’analogia tra la morte di Aziz e la morte di Maometto, e un’analogia parallela tra la permanenza di Dio e la continuazione di Al-Azhar. Se lo sceicco cieco continuasse a concentrarsi sulla morte di Aziz, rischierebbe di mettere a repentaglio il rapporto tra lo Stato e Al-Azhar, che è più importante di qualsiasi altra cosa. Questo è il punto che Adam stava cercando di trasmettere e nel riuscirci ottiene la propria liberazione.

Il trailer di La cospirazione del Cairo e dove vedere il film in streaming e in TV

Sfortunatamente il film non è presente su nessuna delle piattaforme streaming attualmente attive in Italia. È però presente nel palinsesto televisivo di sabato 25 maggio alle ore 21:20 sul canale Rai 4. Di conseguenza, per un limitato periodo di tempo sarà presente anche sulla piattaforma Rai Play, dove quindi lo si potrà vedere anche oltre il momento della sua messa in onda. Basterà accedere alla piattaforma, completamente gratuita, per trovare il film e far partire la visione.

La Cospirazione del Cairo, trailer italiano del film di Tarik Saleh

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Ecco il trailer italiano di La Cospirazione del Cairo, il nuovo film diretto da Tarik Saleh. La Cospirazione del Cairo è stato presentato in anteprima al 75° Festival di Cannes, in Concorso e ha vinto il premio alla Migliore Sceneggiatura, firmata dallo stesso Tarik Saleh. Il film sarà distribuito in Italia da Movies Inspired, in collaborazione con BIM Distribution, dal 6 aprile 2023.

La Cospirazione del Cairo, la trama

Il film è incentrato sulla morte del Grande Imam durante il discorso di benvenuto di fronte un gruppo di studenti della rinomata università del Cairo, quella di Al- Azhar, nota come il centro del potere dell’Islam sunnita. La scomparsa dell’Imam dà inizio a una lotta senza esclusione di colpi per influenzare coloro che dovranno prendere il suo posto. Lo sa bene Adam, un ragazzo di provincia da poco arrivato in città, che finirà nel bel mezzo di questi scontri e di questi giochi di potere, dopo che un suo compagno di studi viene rinvenuto morto nel cortile dell’università.

 

La Cosa: Universal e Blumhouse preparano un nuovo adattamento

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La Cosa: Universal e Blumhouse preparano un nuovo adattamento

La Universal produrrà un nuovo remake de La Cosa, ma questa volta la storia del film prenderà in prestito nuovi contenuti dal romanzo originale. L’adattamento di John Carpenter è probabilmente uno degli horror fantascientifici più conosciuti e apprezzati degli anni ’80, ma forse sono in pochi a sapere che il film è basato su un racconto di John W. Campbell dal titolo “La cosa da un altro mondo” (“Who Goes There?”) del 1938, che aveva già ispirato il film omonimo del 1951 prodotto da Howard Hawks.

Fin dall’uscita del film nelle sale, i fan hanno sempre chiesto a Carpenter di realizzare un sequel de La Cosa, considerato il finale molto ambiguo della pellicola originale. Il maestro non è mai stato interessato a realizzare un nuovo film, ma nel 2011 la Universal fece uscire al cinema un prequel con Mary Elizabeth Winstead e Joel Edgerton, ambientato tre giorni prima degli eventi narrati nel film di Carpenter ed incentrato sull’equipaggio norvegese che per primo scoprì l’alieno.

Adesso, come riportato da Bloody Disgusting, la Universal e la Blumhouse starebbero sviluppando un nuovo adattamento del romanzo di John W. Campbell con l’intento di adattare parti del racconto originale che nessuno ha mai letto prima: nel 2018, infatti, è stata scoperta l’esistenza di una versione ampliata dell’opera di Campbell, dal titolo “Frozen Hell”, con ben 45 pagine contenente materiale assolutamente inedito.

La Cosa di John Carpenter ottenne due candidature ai Saturn Award del 1982, incluso quella per il miglior film horror. Il film di Carpenter è il primo episodio della cosiddetta “Trilogia dell’Apocalisse”, alla quale appartengono anche Il Signore del Male e Il Sema della Follia. 

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La cosa: la spiegazione del finale del film prequel

La cosa: la spiegazione del finale del film prequel

Uscito in sala nel 1982, il film La cosa di John Carpenter è oggi ricordato come uno dei maggiori capolavori del celebre regista, ma anche come uno dei più importanti film di fantascienza horror. Il senso di paranoia e tensione suscitati da quel lungometraggio sono forti ancora oggi come quando venne proiettato per la prima volta in sala. Sono poi tanti i misteri che il film lascia in sospeso, come quello dell’origine dell’alieno con cui i protagonisti si devono confrontare. È proprio tentando di rispondere, almeno in parte, a questa domanda che i produttori Marc Abraham ed Eric Newman iniziarono a sviluppare l’idea di un prequel del film di Carpenter.

I due convinsero la Universal a realizzare un prequel invece di un remake, poiché ritenevano che rifare il film di Carpenter sarebbe stato come “dipingere i baffi sulla Monna Lisa“. Newman, in particolare, ha spiegato che: “Sono il primo a dire che nessuno dovrebbe mai provare a rifare Lo squalo e di certo non vorrei che qualcuno facesse un remake de L’esorcista… E ci siamo sentiti davvero allo stesso modo per La cosa. È un grande film. Ma quando abbiamo capito che c’era una nuova storia da raccontare, con gli stessi personaggi e lo stesso mondo, ma da un punto di vista molto diverso, l’abbiamo presa come una sfida. È la storia dei ragazzi che nel film di Carpenter sono solo fantasmi, sono già morti“.

Si è dunque deciso di raccontare una storia simile ma diversa, traendo ispirazione non solo dal film di Carpenter ma anche da titoli come Alien e Rosemary’s Baby. Purtroppo, questo prequel – diretto dall’olandese Matthijs van Heijningen Jr. – fu segnato da numerosi problemi produttivi, che lo portarono ad essere un insuccesso. Per i fan del titolo del 1982, si tratta però di un titolo senz’altro da recuperare. In questo articolo, approfondiamo alcune delle principali curiosità relative a La cosa. Proseguendo qui nella lettura sarà possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e alla spiegazione del finale. Infine, si elencheranno le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

La cosa trama
Joel Edgerton e Mary Elizabeth Winstead in La cosa. © 2011 – Universal Pictures

La trama, il cast e il mostro del film

Protagonista del film è Kate Lloyd, una giovane una ricercatrice paleontologa che si unisce ad una spedizione norvegese in Antartide per indagare sulla scoperta di una nave spaziale intrappolata nei ghiacci. Dopo aver dato un primo sguardo all’astronave, Kate, il dottor Sander Halvorson e il suo assistente Adam sono informati che, sepolto nel permafrost, è stato rinvenuto anche il corpo di un alieno. Iniziano dunque a studiare quella sconosciuta forma di vita, ma quando questa si risveglia e sfugge al controllo umano, morte e panico verranno seminati nella base e Kate sarà costretta a fare squadra con il pilota di elicotteri Sam per lottare per la sopravvivenza.

Ad interpretare la ricercatrice Kate Lloyd vi è l’attrice Mary Elizabeth Winstead, la quale ha rivelato di come per il suo personaggio ci si sia ispirati alla Ellen Ripley di Sigourney Weaver della saga di Alien. Nel ruolo del pilota Sam Carter vi è invece l’attore Joel Edgerton, noto per i film Warrior e Loving. Ulrich Thomsen interpreta il dr. Sander Halvorson, anche se inizialmente il ruolo era stato affidato all’attore Dennis Storhoi, licenziato dopo una settimana di riprese per via del suo alcolismo. Eric Christian Olsen interpreta Adam Finch, mentre gli attori Adewale Akinnuoye-Agbaje, Trond Espen Seim e Jørgen Langhelle interpretano Derek Jameson, Edvard Wolner e Lars.

Alec Gillis e Tom Woodruff Jr. di Amalgamated Dynamics (ADI) hanno creato gli effetti pratici della creatura per il film, ricreando anche l’aspetto dell’alieno nel blocco di ghiaccio portato alla luce. Anche se inizialmente doveva essere mostrato solo come una silhouette, il regista apprezzò i loro progetti e li incoraggiò a realizzare in toto la creatura, che fu ottenuta con una tuta da mostro che Woodruff indossò. Per emulare gli effetti della creatura del primo film, anche in questo caso si decise di utilizzare, per quando possibile, effetti pratici tradizionali. Tuttavia, in post-produzione, lo studios insistette per sostituire tali effetti con la CGI, cosa di cui il regista si è poi pentito.

La cosa cast mostro
Joel Edgerton, Eric Christian Olsen, Trond Espen Seim, Ulrich Thomsen e Kim Bubbs in La cosa. Foto di Universal Pictures – © 2011 Universal Studios. ALL RIGHTS RESERVED.

La spiegazione del finale di La cosa

Nel finale del film, dopo che Kate ha lasciato la base credendo di essere l’unica superstite e di essere riuscita ad eliminare la creatura aliena, una nuova scena ci riporta sul luogo in cui si sono svolti gli orrori. Qui Matias, l’elicotterista del recupero, si aggira spaesato chiedendo se ci sia qualcuno. Lars, miracolosamente ancora vivo, esce allo scoperto. Mentre gli sta per spiegare che cosa è accaduto, un cane Husky, come quello ucciso per primo dalla Cosa, esce dalla base e fugge nella neve. Capendo immediatamente che quel cane è il realtà la Cosa ancora viva, Lars fa salire Matias sul velivolo per dare la caccia al cane, cominciando a sparargli dall’elicottero in volo e agganciandosi così all’inizio del film del 1982.

Il film, dunque, si conclude cronologicamente poco prima di dove inizia il lungometraggio di Carpenter. Nelle scene iniziali di questo, infatti, la quiete della base scientifica statunitense U.S. Outpost #31 viene interrotta dall’arrivo dell’elicottero partito dalla remota stazione di ricerca norvegese, che sta inseguendo un cane di razza siberian husky, per ucciderlo a fucilate. Sfortunatamente, i due norvegesi non riescono a portare a termine il compito e rimangono entrambi uccisi. Il cane, invece, viene accolto nella base statunitense, cosa che permette alla Cosa di scatenarsi nuovamente e seminare nuovamente la morte.

Tornando al finale di La cosa del 2011, invece, van Heijningen Jr. ha affermato che i reshoots del film includevano la realizzazione di un finale completamente diverso. In quello originale, Kate doveva scoprire che i piloti originali dell’astronave erano stati tutti uccisi dalla Cosa, che era un esemplare fuggito che avevano raccolto da un altro pianeta, il che implicava che l’astronave era stata fatta precipitare nel tentativo di uccidere il mostro. Tale scoperta avrebbe dunque impostato l’esistenza di quello che il regista ha descritto come un “campo norvegese nello spazio“, ovvero un ulteriore “prima” rispetto alla vicenda narrata.

Il trailer del film e dove vederlo in streaming e in TV

È possibile fruire di La cosa grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Tim Vision, Apple iTunes e Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e ad un’ottima qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di giovedì 10 ottobre alle ore 21:15 sul canale Italia 2.

La cosa: la spiegazione del finale del film di John Carpenter

La cosa: la spiegazione del finale del film di John Carpenter

Il classico horror del 1982 di John Carpenter, La cosa, è uno dei film horror di fantascienza più influenti mai realizzati, e il suo finale è stato oggetto di discussione per decenni. La cosa è senza dubbio un capolavoro cinematografico che rimane culturalmente rilevante anche quattro decenni dopo la sua uscita. Gli effetti speciali realizzati in modo eccellente hanno fatto sì che il suo horror grottesco rimanga potente, con l’impatto del film che si fa sentire ancora molti anni dopo.

La tensione claustrofobica e l’atmosfera inquietante di sfiducia generale si sono rivelate fondamentali per il genere horror, ma hanno anche ispirato una serie di altri film di vari generi. Costruito attorno alla premessa fantascientifica di una terrificante creatura aliena in grado di uccidere, assimilare e imitare perfettamente altre forme di vita, la trama segue il pilota di elicotteri R.J. MacReady (interpretato da Kurt Russell, collaboratore abituale di John Carpenter), che combatte la creatura mentre questa tenta di diffondersi tra i membri di una squadra di ricerca antartica.

La premessa rende la vera natura dei suoi personaggi piuttosto difficile da discernere, in particolare man mano che gli eventi del film seguono il loro corso. Tuttavia, il finale di La cosa, in particolare, è stato oggetto di molti dibattiti nel corso degli anni, poiché continua ad essere sottoposto a regolari analisi e nuove teorie dei fan. Sebbene il finale sia volutamente ambiguo, c’è ancora molto da dire sul film e sulla sua storia. In questo approfondimento, andiamo dunque ad esplorare la conclusione del film e i suoi significati.

La cosa prequel

Cosa succede nel finale di La cosa

Dopo aver compreso le capacità dell’alieno, gli uomini della base di ricerca iniziano lentamente a rivoltarsi l’uno contro l’altro. Uno dei primi a cedere è Blair, interpretato da Wilford Brimley, che sabota il loro mezzo di trasporto nel tentativo apparente di isolare la Cosa. Mentre la creatura continua a uccidere e ad assimilare gli uomini della base, la loro sfiducia reciproca cresce. Una volta che MacReady escogita un test ingegnoso utilizzando aghi caldi e campioni di sangue per capire chi è infetto, i sopravvissuti rimasti si riducono fino a quando rimangono solo MacReady, Childs (Keith David), Garry (Donald Moffat), Nauls (T.K. Carter) e Blair.

Rendendosi conto troppo tardi che Blair è infetto, gli uomini rimasti tentano di distruggere il campo, ma Garry e Nauls vengono uccisi. MacReady riesce però a uccidere Blair-Cosa e barcolla fuori al freddo, dove incontra Childs. I due uomini si siedono e guardano il campo bruciare, aspettando che il freddo li uccida, sapendo che non c’è modo di fidarsi l’uno dell’altro. Non è chiaro se Childs sia umano o la Cosa, e sebbene il pubblico sappia che MacReady quasi certamente non è infetto, Childs non ha motivo di fidarsi di lui, lasciando il finale di La cosa decisamente aperto.

La natura della Cosa rende impossibile contenerla

Sebbene il finale sia tutt’altro che chiaro, il film offre una visione molto specifica di come opera la creatura del titolo. MacReady elabora la teoria secondo cui una singola cellula è sufficiente per infettare un intero organismo, e il fatto che ogni singola cellula sia una singola Cosa sembra dimostrarsi vero durante il suo test. Questo sembra consentire a MacReady di identificare gli uomini infetti e quelli non infetti, ma contribuisce anche a descrivere quanto sia davvero disperata la situazione.

Se l’ipotesi di MacReady è corretta, allora le molteplici morti causate dalla Cosa non fanno che aumentare le possibilità che essa riesca in qualche modo a fuggire. Se davvero ogni goccia di sangue ha il potenziale di fuggire e infettare gli altri, allora il sangue versato in tutta la base potrebbe potenzialmente continuare a diffondersi nel mondo esterno. La Cosa è anche abbastanza senziente da evitare danni, e quindi è improbabile che venga consumata dalle fiamme. I fatti apparentemente concreti dell’esistenza della Cosa dimostrano che, indipendentemente dal finale ambiguo del film, la Cosa sopravviverà senza dubbio.

La cosa cast

Childs o MacReady sono infettati dall’alieno?

L’aspetto più dibattuto di La cosa riguarda i suoi due sopravvissuti, MacReady e Childs. Gli eventi del film vedono tutte le altre persone dell’avamposto antartico 31 uccise, e gli ultimi sopravvissuti del film horror si ritrovano in una situazione impossibile, ma praticamente inevitabile, in cui nessuno dei due sa se l’altro è infetto. Ci sono molte teorie su quale dei due uomini possa essere infetto, e ci sono quattro possibili esiti: o solo MacReady o solo Childs sono infetti, entrambi lo sono, o nessuno dei due lo è. Tuttavia, la natura degli eventi precedenti fa sì che nessuno dei due possa essere sicuro che l’altro sia al sicuro. Poiché si segue il punto di vista di MacReady, è improbabile che egli sia stato segretamente assimilato.

Dei due, Childs è molto più probabile che sia stato infettato, ma la natura della Cosa rende impossibile per entrambi fidarsi l’uno dell’altro. Tuttavia, l’ipotesi più probabile è che nessuno dei due sia infetto. L’elemento fantascientifico del film horror descrive in dettaglio le capacità della Cosa: può assimilare rapidamente, ma preferisce farlo senza testimoni per rimanere nascosta. Se Childs o MacReady avessero voluto infettare l’altro, sarebbe stato relativamente semplice e non ci sarebbero stati testimoni che li denunciassero come impostori, rendendo probabile, ma non certo, che nessuno dei due fosse stato infettato. Indipendentemente da ciò, quell’incertezza che porta alla sfiducia è esattamente il punto centrale della scena finale.

La cosa parla di fiducia e paranoia

In definitiva, i temi principali del film riguardano la paranoia e la sfiducia. La Cosa che si infiltra tra gli uomini è sufficiente a seminare il conflitto tra loro e, una volta che si rivoltano l’uno contro l’altro, la creatura si nutre della sfiducia che ne deriva. Non appena la Cosa-Cane si rivela, essa consolida il suo dominio sui ricercatori antartici, perché quando questi ultimi cominciano a comprendere la loro situazione, diventano ostili. La paranoia che questo provoca si diffonde molto più rapidamente di quanto la Cosa riesca a infettare gli uomini, ma alla fine è proprio quella paranoia che li isola e permette alla Cosa di eliminarli uno ad uno.

Anche la fiducia gioca un ruolo importante nella storia di La cosa. È tutta una questione di fiducia, o meglio di mancanza di fiducia, che porta MacReady e Childs a morire congelati. La fiducia è ciò che la Cosa cerca maggiormente di ottenere dai non infetti, poiché permette alla creatura di assimilare le sue vittime senza che queste se ne accorgano. La sfiducia reciproca di MacReady e Childs è in definitiva ciò che li mantiene in vita per tutto il film, anche se è anche ciò che causerà la loro morte.

La cosa trama

Il vero significato del finale di La cosa

Il finale di La cosa di John Carpenter è famoso per la sua ambiguità, ma è proprio questo il punto. Il fatto che sia impossibile distinguere l’uomo dalla Cosa è centrale nella trama del film, e il finale sfida il pubblico a mettersi nei panni di MacReady e Childs. Sebbene sia possibile valutare e misurare la probabilità che uno dei due sia infetto, la risposta definitiva è che è impossibile saperlo, ed è proprio questo che passa per la mente di MacReady e Childs. Poiché nessuno dei due può fidarsi completamente dell’altro, accettano che l’unico modo per risolvere la situazione sia “aspettare e vedere”, sapendo che ciò significherà morire congelati entrambi.

Qui sta l’altro significato del finale di La cosa. Indipendentemente dal fatto che i personaggi di Keith David o Kurt Russell siano effettivamente infetti, il punto è che la Cosa vince. Quando si arriva alla prova finale, nessuno dei due è in grado di prendere una posizione precisa, e l’unica linea d’azione logica è lasciare che il freddo li uccida entrambi. Ciò significa che se uno dei due è infetto, o se la Cosa di sangue o altre cellule sono sopravvissute, l’organismo alieno rimarrà congelato e sopravviverà per diffondersi in un secondo momento. In definitiva, la lotta di MacReady è stata del tutto inutile, poiché il finale di La cosa dimostra che la creatura ha vinto.

LEGGI ANCHE: La cosa: la spiegazione del finale del film prequel

La Cosa: Kurt Russell spiega il vero significato del finale dopo 44 anni

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Dopo oltre quattro decenni, Kurt Russell ha chiarito il significato del celebre finale di La Cosa (The Thing), il cult horror diretto da John Carpenter. Un epilogo rimasto per anni tra i più discussi nella storia del cinema, alimentato da teorie e interpretazioni contrastanti.

In un’intervista, Russell ha spiegato: “Quando arrivi alla fine, hai due uomini che hanno entrambi validi motivi per sospettare l’uno dell’altro… è un film sulla paranoia, e quella paranoia non se ne va”. L’attore ha sottolineato come l’ambiguità fosse intenzionale fin dall’inizio: “Puoi andare in cento direzioni diverse, ed è voluto. Più elementi presenti, più lo spettatore inizia a dubitare e a interrogarsi”.

Il film racconta di un gruppo di ricercatori in Antartide alle prese con una creatura aliena capace di assimilare e imitare qualsiasi forma di vita. Il finale, con MacReady e Childs seduti nel gelo senza sapere chi sia umano e chi no, è diventato simbolo di un tipo di narrazione che rifiuta risposte definitive, lasciando spazio all’interpretazione.

Perché il finale di The Thing funziona ancora oggi (e non doveva essere spiegato)

La Cosa (The Thing)

La vera rivelazione non è tanto “chi sia la Cosa”, ma il fatto che non conta saperlo. Il cuore del film è proprio l’incertezza. Le numerose teorie — dagli occhi alla respirazione, fino alla famosa ipotesi della bottiglia di whisky — dimostrano quanto il pubblico abbia cercato negli anni una risposta razionale a qualcosa che nasce invece per restare irrisolto.

E questo è il punto: The Thing non è un enigma da risolvere, ma un’esperienza da vivere. La paranoia che Russell descrive non è solo quella dei personaggi, ma quella dello spettatore, costretto a dubitare di ogni immagine, di ogni gesto, di ogni indizio.

In un’epoca in cui il cinema tende spesso a spiegare tutto, il film di Carpenter resta un caso quasi unico: costruisce la propria forza proprio sull’assenza di una verità definitiva. Ed è questo che lo rende ancora oggi così potente.

Il chiarimento di Russell, quindi, non chiude il mistero — lo rafforza. Perché conferma che il finale non è un puzzle, ma una scelta narrativa precisa: lasciare il pubblico sospeso, esattamente come i suoi protagonisti.

La cosa: John Carpenter smentisce una teoria sul finale del suo film

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Il regista di La cosa, John Carpenter, ha finalmente risposto ad una popolare teoria circolata negli anni riguardo al finale del suo film del 1982, che come noto racconta di un gruppo di ricerca in Antartide che affronta un alieno mutaforma che si insinua tra di loro. Il finale del film è notoriamente ambiguo, con il MacReady di Kurt Russell e il Childs di Keith David quali unici due uomini rimasti in vita, lasciando dunque agli spettatori il dubbio sul fatto che uno di loro potrebbe essere il pericoloso alieno. La teoria a cui Carpenter ha ora fornito una risposta è quella relativa al “Eye Gleam” ad opera del direttore della fotografia del film Dean Cundey.

Secondo questa, una piccola luce può essere vista negli occhi dei personaggi quando sono umani, rivelando così che MacReady, sul finale, non è l’alieno. Ora, in una recente intervista con ComicBook.com, Carpenter ha però detto la sua a riguardo, affermando che “io so chi è la Cosa e chi non lo è, alla fine. Dean Cundey non lo sa. Non ne ha idea. Lui accende le luci. Accende le luci ed eravamo nella neve. Non ne ha idea. Diteglielo. Ditegli che è pieno di m***a”. Una risposta piuttosto brusca, coerente con quelle a cui Carpenter ha abituato i suoi fan nel corso del tempo. Non è noto quali siano i rapporti tra lui e Cundey oggi, ma a quanto dice il regista solo lui conosce la verità sul film.

Ad ogni modo, proprio per questa ambiguità La Cosa è oggi un classico dell’horror fantascientifico. Il senso di paranoia che permea il film pone tanto i personaggi quanto gli spettatori nell’incapacità di distinguere l’amico dal nemico. Non conoscere la risposta a tale dubbio, quindi, rende La Cosa ancora più agghiacciante, e questo è evidentemente l’effetto che Carpenter stava cercando. Allo stato attuale, tutte le teorie sul finale del film sono valide (tranne ora quella basata sul bagliore degli occhi), e le domande persistenti rendono il film divertente da discutere e su cui riflettere anche quattro decenni dopo la sua uscita.

La Cosa: John Carpenter sarà coinvolto nel reboot della Blumhouse

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Come riportato da Variety, in occasione di un panel durante il Fantasia International Film Festival a Montreal, John Carpenter ha confermato che sarà coinvolto nell’annunciato reboot de La Cosa ad opera della Blumhouse di Jason Bum.

L’adattamento di Carpenter è probabilmente uno degli horror fantascientifici più conosciuti e apprezzati degli anni ’80, ma forse sono in pochi a sapere che il film è basato su un racconto di John W. Campbell dal titolo “La cosa da un altro mondo” (“Who Goes There?”) del 1938, che aveva già ispirato il film omonimo del 1951 prodotto da Howard Hawks.

Fin dall’uscita del film nelle sale, i fan hanno sempre chiesto a Carpenter di realizzare un sequel de La Cosa, considerato il finale molto ambiguo della pellicola originale. Il maestro non è mai stato interessato a realizzare un nuovo film, ma nel 2011 la Universal fece uscire al cinema un prequel con Mary Elizabeth Winstead e Joel Edgerton, ambientato tre giorni prima degli eventi narrati nel film di Carpenter ed incentrato sull’equipaggio norvegese che per primo scoprì l’alieno.

Già a Gennaio di quest’anno avevano appreso la notizia del reboot, e adesso è stato John Carpenter in persona a confermare il suo coinvolgimento nel nuovo adattamento. Sfortunatamente, il regista non ha voluto rivelare ulteriori dettagli in merito al progetto.

Il reboot de La Cosa basato su parti inedite del romanzo originale di John W. Campbell?

Quando a Gennaio si era parlato del reboot, era emerso che la Blumhouse avrebbe voluto adattare parti del romanzo originale di Cambell che nessuno aveva mai letto prima: nel 2018, infatti, è stata scoperta l’esistenza di una versione ampliata dell’opera originale, dal titolo “Frozen Hell”, con ben 45 pagine contenente materiale assolutamente inedito.

In attesa di nuovi aggiornmenti, ricordiamo che La Cosa di John Carpenter ottenne due candidature ai Saturn Award del 1982, incluso quella per il miglior film horror. Il film di Carpenter è il primo episodio della cosiddetta “Trilogia dell’Apocalisse”, alla quale appartengono anche Il Signore del Male e Il Sema della Follia.

La cosa: dal cast al finale, le curiosità sul film di John Carpenter

Considerato uno dei più grandi maestri dei generi thriller ed horror, John Carpenter ha nel corso della sua carriera realizzato alcuni grandi capolavori del cinema. Tra questi si annoverano Brigate della morte, Halloween, 1997: Fuga da New York e Essi vivono. Uno dei suoi massimi risultati artistici è però La cosa, film di fantascienza del 1982 con ancora oggi impressionanti elementi horror. Al centro della storia vi è infatti un parassita extraterrestre che si insinua tra un gruppo di ricercatori in Antartide, mutando continuamente il proprio aspetto. Scoprire l’entità dell’essere diventa dunque l’unica possibilità di sopravvivenza.

Tale pellicola è tratta dal racconto La cosa da un altro mondo, scritto nel 1938 da John W. Campbell e già alla base dell’omonimo film del 1951. Nel realizzare il remake di quest’ultimo, Carpenter decise però di rimanere più fedele al racconto letterario, puntando in particolare sulla paranoia che si viene a generare tra i personaggi. Proprio per il suo essere un rifacimento di un grande classico, il film faticò inizialmente ad ottenere successo. Negli anni, tuttavia, La cosa è stato rivalutato positivamente e ancora oggi è considerato come uno dei più paurosi prodotti cinematografici mai realizzati.

Con effetti speciali pratici e particolarmente inquietanti, e con un’ormai iconica colonna sonora firmata da Ennio Morricone, il film è celebre anche per il suo ambiguo finale, che risulta particolarmente spaventoso proprio per il suo non offrire chiare risposte. In questo articolo, approfondiamo dunque alcune delle principali curiosità relative a La cosa. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e alle teorie sul finale. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

La cosa prequel

La trama di La cosa

La vicenda si svolge in Antartide, all’interno di una base scientifica dove un team di ricercatori conduce una serie di sperimenti in totale isolamento. La loro noiosa routine viene interrotta dall’arrivo di un cane, che il gruppo decide di accogliere tra loro. A loro spese, scopriranno – quando è però ormai troppo tardi – di aver fatto entrare tra di loro una creatura extraterrestre, in grado di assumere sembianze varie mimetizzandosi tra i presenti. Per sopravvivere, questi dovranno dunque necessariamente scoprire quanto prima chi tra loro non è chi dice di essere. Un compito che si rivelerà tuttavia più arduo del previsto.

Il cast del film

Protagonista del film è il personaggio del pilota MacReady. Per dare volto a questo, Carpenter considerò numerosi attori, ma preferì infine affidarsi a Kurt Russell, con il quale aveva già lavorato in passato. Particolarmente entusiasta del ruolo, Russell apportò diversi contributi a questo, ideandone anche le origini. Fu infine lo stesso attore a suggerire al regista il finale del film, oggi divenuto celebre per la sua ambiguità. Tuttavia, nel momento in cui vide per la prima volta La cosa, egli era convinto che gli effetti speciali per il mostro avrebbero finito con il rovinare la credibilità del tutto. In seguito ammise di essersi ricreduto a riguardo.

L’attore Wilford Brimbley, per via del suo aspetto da uomo comune, venne invece scelto per il ruolo di Blair, mentre Keith David, all’epoca attore prevalentemente di teatro, venne invece scelto per la parte di Childs. L’attore Richard Masur era inizialmente stato chiamato ad interpretare la parte di Garry, ma preferì invece ricoprire quella di Clark, apprezzando maggiormente i dialoghi di quest’ultimo. Infine, si ritrovano gli attori T. K. Carter nei panni di Nauls, Richard Dysart in quelli di Garry, e Charles Hallahan come Vance Norris.

La cosa cast

Le teorie sul finale del film

Una volta giunti al finale, dunque, rimangono in vita solo MacReady o Childs e la maggior parte delle persone vuole sapere se uno di loro è la Cosa o se il mostro è stato realmente ucciso. Quando il film si conclude, ci sono quattro possibili finali. Il primo è che sia Childs che MacReady sono esseri umani che hanno sacrificato tutto per salvare il pianeta dall’alieno morphing. La loro è dunque una morte triste ma onorevole. La possibilità successiva è che Childs sia davvero il mostro, e MacReady lo sa e sa che la sua lotta sarà inutile. Così beve un ultimo bicchiere e ne offre uno prima della fine.

Può però essere vero anche il contrario. Quando Childs si sistema accanto a MacReady, sa che MacReady è il mostro e che è solo questione di tempo prima che muoia, quindi beve un drink come suo ultimo gesto. Un’ultima possibilità è che entrambi siano stati infettati e che dunque c’è ancora possibilità che l’alieno diffonda la sua invasione. A suo merito, John Carpenter non ha mai spiegato il finale o dato una risposta concreta, lasciando invece al pubblico la possibilità di decidere da solo cosa credere.

La cosa trama

Il prequel del film di John Carpenter

Nel 2011 viene realizzato un prequel del film, intitolato anch’esso La cosa (leggi qui l’approfondimento dedicato al film). Diretto da Matthijs van Heijningen, il film è interpretato dagli attori Mary Elizabeth Winstead, Joel Edgerton e Ulrich Thomsen. Pur presentando una trama simile al film del 1982, questo non è un remake bensì un prequel. La storia narrata si svolge infatti tre giorni prima degli eventi narrati nell’opera di Carpenter, ed è incentrato sull’equipaggio norvegese che per primo scoprì il mostruoso alieno e su ciò che dunque avvenne prima che questo arriva nella base statunitense.

Il trailer di La cosa e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di La cosa grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Apple TV e Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e ad un’ottima qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di sabato 3 agosto alle ore 21:15 sul canale Italia 2.

La Cosa vs Hulk: Michael Chiklis parla del crossover mai realizzato

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I Fantastici 4 continua a far parlare di sé a distanza di anni, non solo per il suo successo commerciale ma anche per i progetti mai realizzati: tra questi, un clamoroso crossover tra La Cosa e Hulk. La rivelazione arriva da Michael Chiklis, che ha spiegato come lo studio fosse pronto a espandere il franchise dopo gli incassi solidi del primo film, rendendo questa occasione mancata ancora più significativa per i fan Marvel.

Durante un panel al C2E2, come riportato da Popverse, Chiklis ha raccontato che l’idea di uno spin-off era concreta e discussa ai vertici della 20th Century Fox. L’attore ha dichiarato: “Facciamo fumetti da 50 anni, non c’è limite alle storie che si possono raccontare. Una cosa che volevo fare, e di cui abbiamo discusso all’epoca, era uno dei miei numeri preferiti: Hulk contro La Cosa. E non l’hanno fatto.” Ha poi aggiunto: “Non hanno portato avanti il progetto e ci sono rimasto male, perché sarebbe stato davvero divertente.” Una testimonianza che conferma come il progetto fosse più di una semplice suggestione.

Questa rivelazione evidenzia un momento chiave nella storia dei cinecomic: un’epoca in cui i diritti frammentati dei personaggi Marvel impedivano crossover ambiziosi. Un film Hulk vs La Cosa avrebbe anticipato di anni il modello narrativo condiviso che oggi domina con il MCU, ma allo stesso tempo avrebbe richiesto una complessa gestione dei diritti, soprattutto considerando il controllo di Hulk da parte di Universal. In altre parole, non è solo un’idea mancata, ma il simbolo di un sistema industriale ancora immaturo rispetto alle logiche contemporanee del franchise.

Perché il crossover Hulk vs La Cosa non si è mai realizzato tra diritti e strategie fallite

Nel contesto dei primi anni 2000, I Fantastici 4 e Silver Surfer avrebbe dovuto essere il trampolino per un’espansione dell’universo narrativo Marvel targato Fox. Tuttavia, i risultati altalenanti al botteghino e una ricezione critica tiepida hanno frenato ogni ambizione di spin-off, incluso quello su La Cosa.

Il problema principale restava però industriale: Hulk era legato a Universal Pictures, rendendo estremamente complicata qualsiasi collaborazione diretta. Questo tipo di barriera contrattuale è ciò che ha impedito per anni anche al MCU di sviluppare film standalone sul personaggio, dimostrando quanto fosse difficile, all’epoca, costruire un vero universo condiviso.

Narrativamente, lo scontro tra Ben Grimm e Hulk rappresenta uno degli archetipi più iconici dei fumetti Marvel: forza bruta contro forza bruta, ma anche due personaggi segnati da una condizione fisica che li isola dal mondo. Un film del genere avrebbe potuto approfondire il lato tragico di entrambi, anticipando temi che oggi il cinema supereroistico affronta con maggiore maturità.

Oggi, con i diritti Marvel riunificati sotto un’unica guida, un progetto simile sarebbe molto più semplice da realizzare. Tuttavia, resta il fascino di ciò che non è stato: un crossover che avrebbe potuto cambiare la percezione dei cinecomic con anni di anticipo, ma che è rimasto intrappolato nelle logiche produttive di un’altra epoca.

La cosa più dolce: trama e cast della commedia con Cameron Diaz

La cosa più dolce: trama e cast della commedia con Cameron Diaz

Popolare commedia del 2002, il film La cosa più dolce è diretto dal regista Roger Kumble, noto per titoli come Cruel Intentions e il recente After 2. Questo si è affermato grazie alla sua irriverenza ma anche per i sinceri sentimenti che animano la storia delle protagoniste. Queste sono interpretate da alcune delle principali attrici di Hollywood, qui riconfermatesi vere e proprie regine della commedia sentimentale statunitense.

L’idea per il film nasce dalla penna della sceneggiatrice Nancy Pimental, celebre per essere una delle autrici della serie Shameless. Per la storia questa si è ispirata alla sua reale amicizia con l’attrice Kate Walsh, nota per il personaggio di Addison Montgomery nella serie televisiva Grey’s Anatomy. Sul loro rapporto è così basato quello tra i due personaggi femminili protagonisti del film. Nonostante tali premesse, al momento della sua uscita in sala il film non venne accolto in modo positivo da parte della critica.

In particolare, a ricevere le maggiori critiche sono stati gli eventi che si susseguono nel corso della pellicola. Questo non deve però essere stato un problema per gli spettatori, i quali hanno premiato il film al box office. A fronte di un budget di circa 40 milioni di dollari, di cui molti utilizzati per il cast, La cosa più dolce è infatti arrivato ad incassarne oltre 68 in tutto il mondo. Ciò lo ha portato ad essere una delle commedie di maggior successo dell’anno. Del film, diverse sono le curiosità legate agli attori protagonisti, ma proseguendo nella lettura sarà possibile anche scoprire dove trovare il film in streaming.

La cosa più dolce: la trama del film

Protagonista del film è Christina, avvenente ragazza di 28 anni, la quale in compagnia delle sue due amiche Courtney e Jane si diverte a sedurre e poi abbandonare una lunga sfilza di uomini. La sua idea è infatti quella di non legarsi mai sentimentalmente, vivendo in modo del tutto libero. Le cose sono però destinate a cambiare per lei nel momento in cui organizza una serata in discoteca con le amiche. Qui, infatti, incontra Peter, il quale è tra gli invitati ad un addio al celibato. Christina rimane da subito conquistata da lui e dai suoi modi di fare. Alla fine della serata, però, i due si separano. Desiderosa di rivederlo, la ragazza non può far altro che basarsi sull’unico indizio da lui fornitole: la data e il luogo del matrimonio.

Durante il viaggio verso la meta prestabilita, Christiana e l’amica Courtney si imbatteranno in diverse disavventure. A causa di queste dovranno continuamente riorganizzare il proprio arrivo, cercando di presentarsi nel modo migliore possibile. Giunta infine al matrimonio, Christina scopre con orrore che a sposarsi è proprio Peter. La giovane inizia così a sentirsi una sciocca, ricordando a sé stessa del perché non si lascia mai coinvolgere sentimentalmente in questo modo. Tornata a casa, deve ora fare i conti con la delusione amorosa. Ciò che però non sa è che il destino ha in serbo ancora diverse sorprese per lei, e non tutto sembra perduto.

La cosa più dolce cast

La cosa più dolce: il cast del film

Al momento della realizzazione del film, per il ruolo di Christina si considerò l’attrice Cameron Diaz, divenuta celebre grazie a commedie romantiche come Tutti pazzi per Mary e film più complessi come Essere John Malkovich. L’attrice si dichiarò interessata al ruolo, ma in quello stesso periodo era impegnata sul set del film Gangs of New York di Martin Scorsese. Pur di averla, però, i produttori decisero di attendere la sua disponibilità, ritardando così l’inizio delle riprese. Quando la Diaz fu libera dal precedente impegno, ebbe così modo di dar vita al personaggio di Christina, per il quale ricercò nuovi elementi di comicità. La sua interpretazione fu poi particolarmente apprezzata dal pubblico, conquistato tanto dal fascino dell’attrice quanto dal suo carisma.

Nel film sono poi presenti diverse note attrici di Hollywood, le quali ricoprono ruoli più o meno di rilievo. La principale tra queste è Christina Applegate, nota per i film Anchorman – La leggenda di Ron Burgundy e Bad Moms. Qui ricopre il ruolo di Courtney, amica della protagonista e sua compagna di viaggio verso il matrimonio. Selma Blair è invece presente nel ruolo di Jane, l’altra grande amica di Christina. È infine presente la celebre Parker Posey, attrice icona degli anni Novanta grazie a film come La vita è un sogno e Scalciando e strillando. Ad interpretare l’affascinante Peter Donahue vi è invece l’attore Thomas Jane, recentemente visto in The Predator. Il celebre Jason Bateman, invece, è Roger Donahue, fratello di Peter.

La cosa più dolce: il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

Per gli appassionati del film, o per chi desidera vederlo per la prima volta, sarà possibile fruirne grazie alla sua presenza nel catalogo di alcune delle principali piattaforme streaming oggi disponibili. La cosa più dolce è infatti presente su Rakuten TV, Chili Cinema, Tim Vision e Apple iTunes. Per poter usufruire del film, sarà necessario sottoscrivere un abbonamento generale o noleggiare il singolo film. In questo modo sarà poi possibile vedere il titolo in tutta comodità e al meglio della qualità video, senza limiti di tempo. Il film è inoltre in programma in televisione per giovedì 22 ottobre alle ore 21:10 sul canale Paramount Channel.

Fonte: IMDb

La Cosa le foto dal press kit dell’epoca per il film di John Carpenter

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Arrivano da Bloody Disgusting alcune foto del press kit consegnato (nel lontano 1982) ai fortunati giornalisti che hanno potuto ammirare al cinema il capolavoro di John Carpenter, La Cosa.[nggallery id=601]

La Cosa rimane ancora oggi la punta di diamante dell’horror/sci-fi (inteso come genere meticcio) per come ha saputo creare una struttura tematica (I legami con le sovrastrutture e l’effettiva libertà dell’uomo, la diffidenza verso il prossimo) all’interno di un comparto narrativo e visivo di primo livello.The-thing-press-kit (3)

La cosa (The Thing) è un film del 1982 diretto da John Carpenter, liberamente tratto dal racconto horror-fantascientifico La “cosa” da un altro mondo (Who Goes There?, 1938) di John W. Campbell, già alla base del film La cosa da un altro mondo (1951) diretto da Howard Hawks. Il regista lo considera come il primo episodio della Trilogia dell’Apocalisse, composta da Il signore del male e Il seme della follia rispettivamente del 1987 e del 1995. Il 14 ottobre 2011 è uscito negli USA un prequel, La cosa, diretto dal regista semi-esordiente Matthijis van Heijningen Jr. e ambientato tre giorni prima degli eventi del film di John Carpenter.

Fonte: Bloody Disgusting

La Cosa da un altro mondo, il film cult del 1951

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La Cosa da un altro mondo, il film cult del 1951

La Cosa da un altro mondo è il film cult del 1951 di Christian Nyby e Howard Hawks (non accreditato) con protagonisti Robert Cornthwaite e Jamess Arness.

La Cosa da un altro mondo, la trama: Da una delle basi scientifiche, stabilite da studiosi americani nella regione del polo Nord, perviene una chiamata urgente al capitano Pat Hendry ed al giornalista Ned Scott. Guidati da uno scienziato, il prof. Carrington, i due raggiungono la banchisa polare, nella quale s’è incastrato un gigantesco ordigno, forse un disco volante. Nei tentativi intrapresi per liberare l’ordigno, questo va distrutto: si recupera soltanto un corpo mostruoso, imprigionato in un blocco di ghiaccio.

Trasportato alla base della spedizione, il blocco ghiacciato, per un fatale errore, si liquefa: riottenuta la libertà il misterioso individuo, proveniente forse da Marte, sparge intorno il terrore e la morte. Si tratta, a quanto la scienza ha potuto accertare, d’un organismo appartenente al mondo vegetale e dedito all’emofagia. Solo dopo varie dolorose perdite, il capitano Hendry e i suoi riescono a sopraffare il mostro. Durante la drammatica lotta, Hendry riesce anche a conquistare il cuore d’una giovane e graziosa segretaria.

La Cosa da un altro mondo, l’analisi

Nel 1951 esce negli Stati Uniti d’America il film La Cosa da un altro mondo, prodotto dalla RKO Pictures e basato sul racconto Who goes there? di John W. Campbell, sconvolgendo gli spettatori immersi nel clima “glaciale” della guerra fredda. Considerato da Stephen King come uno dei cento film realizzati tra il 1950 e 1980 che hanno dato “un peculiare contributo al genere horror”, La Cosa da un altro mondo rappresenta un vero cult per gli appassionati del science-fiction.

La Cosa da un altro mondo, pellicola in bianco e nero, conserva degli straordinari fotogrammi che raccontano la storia di un equipe scientifica chiamata in Alaska per indagare sulla misteriosa comparsa di un veicolo non identificato, congelato tra i ghiacci, al cui interno risiede un gigantesco mostro alieno apparentemente morto. Dopo aver perso in un increscioso incidente il disco volante, i coraggiosi uomini trasportano alla base scientifica il cadavere ibernato, per sottoporlo all’analisi dello stravagante Dottor Carrington (Robert Cornthwaite). Nella notte, a causa della manovra distratta di un soldato di guardia, la “Cosa” (Jamess Arness) si risveglia grazie al torpore di una coperta termica, e decisamente affamato, uccide qualsiasi essere vivente incontri, cibandosi del suo sangue.  Lasciando lo spettatore in trepidante attesa, il film procede seguendo una sottile linea di suspence, alimentata dalle tracce violente lasciate dal mostro sanguinario.

Scelto nel 2001 per essere preservato nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti, La Cosa da un altro mondo  nato dalla collaborazione dei registi Christian Nyby,  (famoso per le serie televisive di Lessie e Perry Mason), e il pluripremiato Howard Hawks,  stupisce per la sua originalità senza tempo. Gli effetti speciali, se pur artigianali, sono curati nei minimi dettagli e i dialoghi fittissimi, che hanno fatto penare non poco il doppiaggio italiano, si allontano dalla formalità  altisonante tipica del vocabolario filmico anni ’50, rimanendo sospesi in un’atmosfera di familiarità quotidiana che coinvolge lo spettatore fino alla fine.

Girato nel Montana, La Cosa da un altro mondo fu ritoccato più volte dai registi, e la produzione stessa fu costretta a ridurre il numero di inquadrature e di scene che avevano per soggetto la Cosa. L’esigenza fondamentale era quella di evitare un film eccessivamente prolisso, data la iniziale durata di tre ore, e realizzare un film più fruibile dal grande pubblico. Il risultato finale è comunque impeccabile. L’enorme successo del lungometraggio si protrae nel tempo, e non a caso il regista John Carpenter nel 1982 regala agli spettatori una nuova versione del film, La Cosa, aprendo la famosa Trilogia dell’Apocalisse, composta da Il Signore del Male, (1987), e Il Seme della Follia, (1995). Nonostante il film sia stato dichiaratamente tratto dal racconto Who goes there? di John W. Campbell, è innegabile per gli appassionati di letteratura sci-fi e horror vedere dietro la storia l’incredibile penna e la straordinaria immaginazione di H. P. Lovecraft.

Attualmente è prevista per il due dicembre 2011 l’uscita del prequel La Cosa diretto dal regista semi-esordiente Matthijs van Heijningen, che invita nuovamente tutti i cittadini a scrutare il cielo, attentamente…

La cosa (2011): ecco un video sulla trasformazione di Juliette

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la cosaE’ stato uno dei remake dalla vita più difficile e dalla natura più indecifrabile della recente storia del cinema, anche perchè si andava a cimentare con un classico horror anni ’80. La cosa, versione 2011,ma arrivata da noi solo a fine 2012, poteva vantare, a dispetto del risultato non eccelso, sullo StudioADI, vincitore di un premio Oscar per La Morte ti fa Bella, che ha messo di recente on line un video in cui possiamo vedere da vicino la creazione del processo di trasformazione di Juliette (interpretata da Kim Bubbs) all’interno del film.

Il filmato ci mostra bravissimi artigiani a lavoro per dare materia ad una serie di disegni e artwork che hanno messo al mondo, letteralmente, la fisionomia della mostruosa trasformazione.

Ecco il video:

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Per chi non la ricordasse, o per chi non avesse visto il film, ecco la scena tratta da La Cosa (2011), film con protagonisti Mary Elizabeth Winstead, Joel Edgerton, Ulrich Thomsen, Eric Christian Olsen, Adewale Akinnuoye-Agbaje, Paul Braunstein, Trond Espen Seim e Kim Bubbs.

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Fonte: CBM

La corsa più pazza d’America: Etan Cohen alla regia del nuovo film

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La corsa più pazza d’America fa tris e chiama dietro la macchina da presa Etan Cohen (non Ethan Coen!). Stando a quanto riporta Deadline, la Warner Bros si è assicurata i diritti del franchise e sta lavorando a un nuovo film, il terzo della serie, che sarà diretto dal regista di Duri si Diventa. Il film sarà prodotto da Andre Morgan e Alan Gasmer.la corsa più pazza d'america

Nel labirinto semantico di sequel, prequel, reboot, remake e chi ne ha più ne metta, lo studio sta chiamando questo nuovo film un relaunch invece che un remake.

La corsa più pazza d’America arrivò al cinema nel 1981 e vedeva nel cast Burt Reynolds, Roger Moore, Farrah Fawcett, Adrienne Barbeau, Dean Martin, Jackie Chan, Sammy Davis, Jr. e Dom DeLuise.

Di seguito la trama: Un gruppo di piloti partecipa ad una corsa clandestina che attraversa da costa a costa gli Stati Uniti d’America. Ogni equipaggio ha la propria originale strategia per eludere la cattura da parte delle forze dell’ordine ed arrivare primo al traguardo: J.J. McClure e Victor Prinzim gareggiano con un’ambulanza con tanto di finto paziente e un medico ubriaco al seguito; Seymour Goldfarb Jr. si affida invece ad accessori per la sua Aston Martin DB5 degni di 007; Jamie Blake e Morris Fenderbaum si travestono da preti e guidano una Ferrari 308 GTS; Jill Rivers e Marcie Thatcher alla guida di una Lamborghini Countach fanno affidamento al loro fisico mozzafiato per ingraziarsi i poliziotti; il pilota professionista Jackie Chan e il suo ingegnere usano un prototipo appositamente costruito dotato di strumentazione all’avanguardia che spesso e volentieri funziona a modo suo; uno strano sceicco partecipa con la sua Rolls Royce, cacciandosi sempre nei guai per la sua lingua lunga. Infine due amici ex-compagni di scuola si travestono da sposini in luna di miele, ma a causa del peso eccessivo del passeggero, la loro moto corre sulla ruota posteriore per tutto il tragitto.

Il film ha avuto un sequel nel 1984 e adesso il franchise si arricchisce di un terzo capitolo.

Fonte: CS

La corrispondenza: trama, cast e curiosità sul film

La corrispondenza: trama, cast e curiosità sul film

Regista di acclamati film come Nuovo Cinema Paradiso, La sconosciuta, Baaria, Giuseppe Tornatore ha nel 2016 portato al cinema quello che è ad oggi il suo ultimo lungometraggio realizzato. Si tratta di La corrispondenza (qui la recensione), un’opera incentrata sul mistero, sull’amore e su come questi due elementi si leghino in modi spesso inaspettati. Da Tornatore anche scritto, questo è il suo secondo film in lingua inglese dopo il precedente La migliore offerta. Anche qui come in quel caso egli costruisce un avvincente thriller, che tra emozioni, pulsioni e tanta tensione gioca con l’animo umano, le sue fragilità e le sue unicità.

Il film di Tornatore si muove infatti sul terreno del noir per porre una riflessione importante circa i misteri dell’amore e della comunicazione, di come quella tecnologica sia ancora inevitabilmente dipendente da quella cartacea, all’interno della quale si possono nascondere molti più segreti di quanto si potrebbe immaginare. Tutto ciò è inserito nel suggestivo contesto dell’isola di San Giulio, nel Lago d’Orta, a Novara. Qui si trova la casa del protagonista, un luogo che proprio come lui è avvolto dal mistero, ancor più in quanto isolato da quanto lo circonda.

Tutti questi elementi hanno portato il film a costruirsi una propria fama nel panorama cinematografico internazionale, ottenendo riconoscimenti e dando vita a riflessioni critiche che ancora oggi lo rendono un titolo a suo modo intrigante. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

La trama del film La corrispondenza

Protagonista del film è Amy Ryan, una giovane studentessa universitaria che impiega il suo tempo libero facendo la controfigura per la televisione e il cinema. La sua specialità sono le scene d’azione, le acrobazie cariche di suspense, le situazioni di pericolo che nelle storie di finzione si concludono fatalmente con la morte del suo doppio. Le piace riaprire gli occhi dopo ogni morte. La rende invincibile, o forse l’aiuta a esorcizzare un antico senso di colpa. Per lei, però, tutto cambia improvvisamente quando un giorno Edward Phoerum, il professore di astrofisica di cui è profondamente innamorata sembra svanire nel nulla.

Il loro rapporto, essendo a distanza, era principalmente basato su messaggi e videochiamate che si scambiavano quotidianamente. Questa comunicazione prosegue inspiegabilmente anche nel momento in cui si diffonde la notizia che l’uomo sia morto a seguito di una malattia. Non riuscendo a comprendere più cosa sia vero o meno, Amy decide di intraprendere una ricerca personale per scoprire se Edward sia davvero morto o meno e in caso positivo chi è che continua a mandarle quei messaggi testuali o visivi. Più si calerà nel mistero, però, più Amy comprenderà quanto l’amore possa assumere derive spesso surreali e morbose.

La corrispondenza cast

La corrispondenza: il cast e la colonna sonora del film

Protagonista del film, nei panni di Amy Ryan, è l’attrice ucraina Olga Kurylenko, divenuta celebre a livello internazionale dopo essere stata la Bond Girl Camille Montes nel film Quantum of Solace. All’epoca delle riprese di La corrispondenza, l’attrice era incinta di quattro mesi, ma ciò non le ha impedito di portare a termine le sue riprese. Nel ruolo del misterioso professore Edward Phoerum vi è invece il premio Oscar Jeremy Irons, il quale ha raccontato di aver trovato sia straniante che esaltante il dover recitare il più delle volte a distanza dagli altri attori, comparendo grossomodo solo attraverso gli schermi. Nel film, infine, si ritrova anche l’attore italiano Paolo Calabresi nei panni di Ottavio.

Per quanto riguarda la colonna sonora del film, Tornatore si è sempre contraddistinto per il fatto di volere nei suoi film una musica d’eccellenza. Anche in questo caso, dunque, si è affidato al leggendario Ennio Morricone. I due hanno collaborato molte volte insieme, praticamente per tutta la filmografia di Tornatore, eccetto il suo primo film, Il camorrista, 1986. Non sorprende dunque che questa sia tra gli elementi più apprezzati del film, accompagnando perfettamente la struggente storia scritta da Tornatore. Quella per La corrispondenza, inoltre, è l’ultima colonna sonora realizzata dal maestro Morricone prima delle sua scomparsa nel 2020.

Il trailer di La corrispondenza e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile vedere o rivedere il film grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. La corrispondenza è infatti disponibile nel catalogo di Rakuten TV, Google Play, Apple TV e Prime Video. Per vederlo, in base alla piattaforma scelta, basterà iscriversi o noleggiare il singolo film. Si avrà così modo di poter fruire di questo per una comoda visione casalinga. È bene notare che in caso di solo noleggio, il titolo sarà a disposizione per un determinato limite temporale, entro cui bisognerà effettuare la visione. Il film sarà inoltre trasmesso in televisione il giorno mercoledì 14 giugno alle ore 21:10 sul canale Rai Movie.

Fonte: IMDb

La Corrispondenza: recensione del film di Giuseppe Tornatore

La Corrispondenza: recensione del film di Giuseppe Tornatore

Arriva al cinema distribuito da 01 Distribution, La Corrispondenza, il nuovo atteso film di Giuseppe Tornatore con un cast d’eccezione composto da Jeremy Irons e Olga Kurylenko.

Le stelle, nel nostro immaginario, corrispondono ad una realtà immobile e fissa, da sempre pronte ad accompagnare il genere umano nel proprio percorso sulla terra. Ma anche le stelle, inesorabilmente, vanno incontro ad una loro fine. Può qualcosa di immortale incontrare un ostacolo invalicabile? E capita anche all’amore?

L’ultima fatica cinematografica di Giuseppe Tornatore, La Corrispondenzasembra cercare proprio delle risposte a queste domande, nel raccontare la storia d’amore tra il matura professore d’astrofisica Ed Phoerum (Jeremy Irons) e la sua giovane studentessa Amy Ryan (Olga Kurylenko) che riesce a pagarsi da sola gli studi lavorando come controfigura nelle scene d’azione sui set. Sprezzante del pericolo, la ragazza sembra però nascondere in tal modo qualche oscuro ricordo del suo passato, mentre la distanza geografica nel rapporto con Ed cresce sempre di più e i due sono costretti a comunicare via Skype e attraverso messaggi di posta e lettere, che Ed invia di frequente ad Amy sorprendendola. Ma quando all’improvviso la donna non riesce più a contattare il professore, l’unica traccia che le rimane sono proprio quelle lettere, per capire dov’è finito l’uomo e come fa ad esserle sempre così vicino nonostante tutto.

La pellicola è un’ampia riflessione sui misteri del cosmo, della fisica, dell’amore, della vita, della morte ma soprattutto della comunicazione: già il titolo – La Corrispondenza – evoca uno scambio fitto di messaggi non tanto virtuali, quanto cartacei. La tecnologia aiuta ad abbattere le distanze, ma è nella lettera sconosciuta relegata all’interno di una busta che si nascondono segreti, piccoli oggetti, misteri che rendono affascinanti i massimi sistemi elencati precedentemente.

La Corrispondenza

Con questi interessanti presupposti di partenza Tornatore prova a sciogliere questo dubbi muovendosi inquieto tra i territori del “thriller” (qui da intendere come scrittura della suspense) con venature soprannaturali, un po’ come era già accaduto nel suo Una pura formalità: il reale assume delle sfumatura misteriose ed inquietanti, uno strano senso di attesa sembra aleggiare sulle teste dei protagonisti – qui, nel caso specifico, grazie pure alla fascinazione esercitata dalle teorie astrofisiche sulle altre dodici versioni di ognuno di noi che esisterebbero in altrettanto, sconosciute, parti dell’universo – permettendo così ad una prima parte della narrazione di avere un tono sostenuto, un crescendo di tensione man mano che il mistero della scomparsa del professor Phoerum si infittisce.

Purtroppo però, l’enigma si risolve presto lasciando il posto ad una riflessione più ampia sulle relazioni e sull’Amore, su cosa resta quando finisce un amore (ostinato) e se siamo, sempre, davvero disposti a chiudere con quest’ultimo. In tal modo si rompe quell’atmosfera suggestiva creata nella prima parte, costringendo lo spettatore ad attendere un ulteriore colpo di scena che, purtroppo, non arriverà.

La corrispondenza: 10 cose che non sai sul film

La corrispondenza: 10 cose che non sai sul film

La corrispondenza è l’ultimo film di Giuseppe Tornatore che ha riportato su grande schermo il tema del mistero e dell’amore, due argomenti separati ma anche molto legati tra loro.

Questo film, interpretato da due attori brillanti come Olga Kurylenko e Jeremy Irons, cerca di far riflettere circa la qualità della comunicazione odierna e il suo paragone con quella che si può definire analogica, cioè la classica lettera scritta.

Ecco, dunque, dieci cose da sapere su La corrispondenza.

La corrispondenza film

la corrispondenza

1. L’isola dove vive Ed si trova in Italia. Nel film La corrispondenza, il protagonista Ed (Jeremy Irons) vive in una casa che si trova su di un’isola che viene chiamata Borgoventoso. In realtà, quest’isola esiste e si trova sul Lago di Orta, vicino al piccolo borgo medievale di Orta San Giulio.

2. Tornatore e Morricone all’undicesima collaborazione. Giuseppe Tornatore si è sempre contraddistinto per il fatto di volere nei suoi film una colonna sonora d’eccellenza, firmata da Ennio Morricone. I due hanno collaborato molte volte insieme, praticamente per tutta la filmografia di Tornatore, eccetto il suo primo film, Il camorrista (1986).

3. Il ritorno del mistero. Una delle caratteristiche dei film di Tornatore è il tema del mistero. Anche in La corrispondenza questo tema torna in modo prepotente, con il mistero che si lega a doppio filo attorno alla figura del protagonista e attorno all’amore che cerca di andare oltre le difficoltà, di superare momenti di rottura.

La corrispondenza streaming

4. Un film disponibile in digitale. Chi volesse rivedere La corrispondenza, o approcciarsi per la prima volta a questo film, è possibile farlo grazie alla piattaforme digitali legali che dispongono il film, come Rakuten Tv, Chili, Google Play, iTunes e Tim Vision.

La corrispondenza trailer

5. Un trailer fatto di suspense. Sin dalle prime inquadrature generate dal trailer del film, è impossibile non notare il taglio noir del lungometraggio, dato dalle tematiche in gioco e dall’atmosfera. Un trailer che diventa una tappa obbligatoria da fare (anzi, da vedere) prima di godersi il film.

La corrispondenza trama

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6. Una studentessa che fa la controfigura. Il film si apre su Amy (Olga Kurylenko), una studentessa universitaria che, nel tempo libero, lavora come controfigura sia per la televisione, che per il cinema. Le sue specialità sono le scene d’azione, le situazioni di pericolo che nelle storie di finzione si concludono con la morte del suo doppio, per non dimenticare le acrobazie cariche di suspence. Una lavoro che l’aiuta a sentirsi invincibile o ad esorcizzare un antico senso di colpa.

7. Il mistero che coinvolge il suo amato. Amy è molto innamorata dal suo professore di astrofisica che si trova ad Edimburgo e, dal quale, sembra contraccambiata. Ma da un momento con l’altro, egli sparisce nel nulla. Nonostante il suo essere fuggito, la giovane continua a ricevere messaggi da parte per tutto il giorno. Cercando di capire cosa sia successo, Amy comincia a condurre un’indagine personale.

La corrispondenza frasi

8. Frasi che lasciano un segno. Un film che ruota attorno al tema della comunicazione non poteva non essere composto da dialoghi e frasi significative. Ecco qualche esempio:

  • Il mio errore è stato non averti incontrato prima.
  • Se vivi con la testa tra le stelle, prima o poi una ti si ficcherà nel cervello. (Edward Phoereum)
  • Ti amo dovunque, comunque, sempre! (Edward Phoereum)
  • Come le stelle che, pur avendo esaurito il loro ciclo vitale, continuano a brillare! (Amy Ryan)
  • Qui è come essere lì, solo che non posso toccarti.
  • Non riesco a credere che non possa più ascoltare le parole che mi hai rivolto… E che io stupidamente ho rifiutato. (Amy Ryan)
  • Non puoi lasciarmi in un labirinto senza via d’uscita! (Amy Ryan)

La corrispondenza finale

9. Una riflessione sulle relazioni, l’amore e la comunicazione. Il film di Giuseppe Tornatore si muove sul terreno del noir per porre una riflessione importante circa i misteri dell’amore e della comunicazione, di quella tecnologica sia ancora inevitabilmente dipendente da quella cartacea, una semplice busta in cui si possono nascondere i segreti.

10. Tornatore ha esplicitamente chiesto di non rivelare il finale. In un periodo in cui il pericolo spoiler sembra vigere quasi esclusivamente solo per i cinecomic, Giuseppe Tornatore vi si è voluto appellare. Il regista, infatti, ha chiesto a critici, giornalisti e anche al pubblico, di non rivelare la fine del film per non guastare il piacere degli spettatori di andare al cinema.

Fonti: IMDb, Aforismi