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Jeff Bridges si apre sul suo misterioso ritorno in Tron: Ares

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Jeff Bridges si apre sul suo misterioso ritorno in Tron: Ares

La star di Tron: Ares Jeff Bridges offre una nuova criptica presa in giro su come ritorna nel prossimo film. Diretto da Joachim Rønning, il terzo capitolo del franchise Tron segue gli eventi del sequel del 2010. Anche se Kevin Flynn di Bridges sembra essere morto nel climax di quel film, l’attore è ora destinato a interpretare un ruolo nella storia di Tron: Ares.

Nel corso di una recente intervista con Empire, Bridges è stato interrogato sul suo ritorno nel nuovo film e la star non ha fatto altro che aumentare il mistero. L’attore afferma che l’universo digitale de La rete apre molte opportunità, tra cui quella di permettere a un pezzo di Flynn di continuare a vivere:

Sì, sono rimasto un po’ sorpreso. Sapete, questa è la Griglia. L’intero universo digitale è tutto in palio. È tutto possibile in quel luogo. È andata bene che ho ancora una sorta di coscienza“.
Bridges parla poi di come Flynn sia cambiato dal 1982, anno del debutto del film, e dice che i nuovi sviluppi nell’universo di Tron hanno cambiato totalmente la percezione del mondo e la missione del suo personaggio:

Come esseri umani, cerchiamo la perfezione. E a volte ci sfugge il senso della cosa: l’idea che il viaggio sia la destinazione”. Inizialmente Flynn ha esplorato il mondo digitale nella speranza di raggiungere una sorta di perfezione per l’umanità, ma ora… la trama si infittisce, capite? Come direbbe The Dude, sono venute alla luce nuove cose“.

Cosa significa per Tron: Ares

Tron: Ares film 2025

Il ritorno di Kevin Flynn potrebbe non annullare il finale di Legacy

Alla fine di Tron: Legacy, Flynn si sacrifica apparentemente per fermare CLU, un programma malvagio che condivide le sue stesse sembianze. I due esseri sembrano fondersi insieme prima di esplodere e l’impressione è che siano morti entrambi.

Chiaramente, il ritorno di Bridges nel cast di Tron: Ares accanto ad attori come Jared Leto, Greta Lee, Evan Peters e Gillian Anderson suggerisce che non è così. Il commento di Bridges lascia intendere che, anziché la forma fisica di Flynn sia sopravvissuta allo scontro con CLU, la coscienza del personaggio si sia in qualche modo integrata nel tessuto stesso della Griglia.

Resta da vedere come la sopravvivenza di Flynn come entità astratta avrebbe giocato nella storia di Ares. Il nuovo film vede Leto come personaggio titolare, un programma che si lascia alle spalle il mondo digitale di The Grid per viaggiare nel mondo reale per portare a termine una missione pericolosa. Non è chiaro quale sia la missione di Ares, ma è possibile che Flynn e la sua nuova visione dell’umanità giochino in questo.

Jeff Bridges ricorda Il grande Lebowski

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Jeff Bridges ricorda Il grande Lebowski

“Signori, è incredibile!”. Sono state queste le parole pronunciate da Jeff Bridges lo scorso Sabato sera quando, durante la 20esima edizione del Festival Internazionale del Cinema di San Luis, ha ricevuto il King Vidor Award come Eccellenza nel Cinema. “E’ meraviglioso essere riconosciuto per il mio lavoro in questo modo”, ha aggiunto l’attore premio Oscar per Crazy Heart.

Bridges ha ricevuto il premio dalle mani di James Cromwell e durante la serata è stato anche proiettato il film che ha rivoluzionato la carriera dell’attore, ossia Il grande Lebowski dei Fratelli Coen, in cui interpretava il ruolo di Jeffrey Lebowski, detto Drugo (The Dude, nella versione originale).

In merito al film, Bridges ha rivelato: “Quando Il grande Lebowski arriva in tv, è un po’ come Il padrino. Rimango attaccato allo schermo. Penso sempre di fermarmi dopo la scena in cui John Turturro lecca la palla da bowling… ma il film è come una caramella; è così ben fatto. I Fratelli Coen sono incredibili”.

Nel corso della serata, però, l’attore, candidato sei volte al premio Oscar, ha anche rivelato di essere molto riluttante ad impegnarsi in nuovi progetti:

“Ogni volta che finisco un film, mi sento di non voler recitare mai più. Voglio fare qualcosa di diverso. Mi voglio espandere. Alla fine è questo quello che fa un attore, no? Come si ricomincia da capo?”.

Fonte: Variety

Jeff Bridges nell’action Comancheria

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JJeff Bridges sarà il protagonista dell’action thriller Comancheria di David Mackenzie (regista dell’acclamato Starred Up), con Chris Pine e Ben Foster in trattative per salire a bordo del progetto. Il film si basa sulla sceneggiatura dell’attore di Sons of Anarchy Taylor Sheridan, che apparteneva alla Black List (elenco delle migliori sceneggiature in circolazione a Hollywood ma che ancora non sono state prodotte).

chris-pine-comancheriaI produttori Sidney Kimmel, Peter Berg per la Film44 e Julie Yorn hanno acquisito i diritti dello script nel 2012 e ora che il cast coinvolto è di alto profilo, Comancheria dovrebbe avere un deciso slancio con la previsione di avviare la fase di produzione per l’inizio di giugno. Chris Pine e Ben Foster dovrebbero interpretare due fratelli che, di fronte al pignoramento della fattoria di famiglia in Texas, intraprendono una serie di rapine; sulla loro strada troveranno Jeff Bridges nei panni del ranger deciso a fermarli.

Fonte: Deadline

Jeff Bridges ha annunciato di avere un linfoma

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Il leggendario attore Jeff Bridges annuncia che gli è stato diagnosticato un linfoma. Figlio del famoso attore Lloyd Bridges, Jeff Bridges è un punto fermo del cinema americano da oltre 50 anni. Dalla fine degli anni ’60, ha lavorato principalmente in lungometraggi, costruendosi un appeal da cowboy che ha applicato con ironia non solo ai western ma a quasi tutti i generi cinematografici. Nonostante sia stato nominato per sette Oscar e alla fine abbia vinto la statuetta per Crazy Heart del 2009, il suo ruolo più amato e conosciuto è quello di Drugo, protagonista de Il grande Lebowski, dei fratelli Coen.

Bridges è stato altrettanto prolifico in questa ultima parte della sua carriera, continuando a lavorare a prodotti di grande richiamo, come Kingsman: Il Cerchio d’Oro, Bad Times at the El Royale e il film western Heist Hell or High Water, che gli è valso la sua settima nomination all’Oscar.

Ieri, l’attore ha annunciato di aver cominciato il trattamento per il linfoma, dichiarando: “Come direbbe il Drugo, nuova m***a è venuta alla luce. Mi è stato diagnosticato un linfoma. Anche se si tratta di una cosa seria, mi sento fortunato perché ho un team grandioso di dottori e la prognosi è buona. Sto cominciando i trattamenti e vi terrò informati. Sono molto grato per il supporto di famiglia e amici. Grazie per le vostre preghiere e per gli auguri. E mentre io ho voi, voi ricordate di andare a votare, perché siamo in questa barca tutti insieme. Con amore, Jeff.”

Jeff Bridges diventa esorcista per The Seventh Son

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Arriva la converma di alcuni rumors che ruotavano attorno a Jeff Bridges, fresco di nomina agli Oscar per Il Grinta. Sembra certo che sarà un esorcista nel film The Seventh Son.

Il ruolo è quello di  Spook, un esorcista che addestra il giovane Thomas (Alex Pettyfer) ambientato nel Settecento. A dirigere il film ci sarà il regista russo Sergey Bodrov, mentre per il ruolo femminile di una strega si attendono conferme per Jennifer Lawrence.

Jeff Bridges avrà una parte in Tron: Ares!

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Jeff Bridges avrà una parte in Tron: Ares!

Jeff Bridges tornerà in griglia. L’attore 74enne ha dichiarato al podcast Film Comment (tramite The Playlist) che apparirà in Tron: Ares, il terzo film della lunga serie di fantascienza che Bridges ha inaugurato nel 1982 con Tron e ripreso con Tron: Legacy nel 2010. Il nuovo film vede Jared Leto nel ruolo del personaggio principale Ares, con Joachim Rønning (Maleficent – Signora del male) alla regia su una sceneggiatura di Jesse Wigutow e Jack Thorne.

“Partirò questo sabato per recitare una parte nel terzo capitolo della storia di Tron”, ha detto Bridges. Jared Leto è il protagonista di questo terzo. Sono davvero ansioso di lavorare con lui. Ho ammirato il suo lavoro.” Contattato da Variety, un rappresentante di Bridges ha detto che l’attore ha registrato il podcast “qualche tempo fa” e aveva già concluso il suo lavoro su Tron: Ares. Bridges ha aggiunto di aver sentito che “ci saranno ancora meno elementi legati all’intelligenza artificiale” nel film e che la produzione sta utilizzando più “set pratici” per il nuovo progetto. “Ci sono dei set bellissimi che ho visto” ha detto.

L’attore non ha fornito ulteriori dettagli sul suo personaggio e non c’è alcuna garanzia che sarà Kevin Flynn. Alla fine di Tron: Legacy, Flynn riassorbe Clu e li cancella entrambi dal mondo virtuale, permettendo al figlio di Flynn, Sam (Garrett Hedlund), e Quorra (Olivia Wilde), un essere umano digitale senziente, di fuggire nel mondo reale.

Cosa sappiamo su Tron: Ares?

Interpretato da Jared Leto, Tron: Ares segue un programma altamente sofisticato, Ares, che viene inviato dal mondo digitale a quello reale per una missione pericolosa, segnando il primo incontro dell’umanità con esseri A.I.. Alla regia di Tron: Ares c’è Joachim Rønning, che ha diretto sia Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar che Maleficent – Signora del male per la Disney dopo il suo successo con Kon-Tiki del 2012.

Jared Leto, Evan Peters, Jodie Turner-Smith e Greta Lee completano il cast del film scritto da Jesse Wigutow e Jack Thorne, la cui produzione dovrebbe iniziare ad agosto (dipendentemente dallo sciopero degli attori SAG-AFTRA). Emma Ludbrook, Jeffrey Springer e Leto produrranno, con Russell Allen come produttore esecutivo.

Jesse Wigutow e Jack Thorne hanno scritto la sceneggiatura di Tron: Ares, mentre Sean Bailey, Jeffrey Silver, Justin Springer, Leto, Emma Ludbrook e Steven Lisberger hanno prodotto insieme al produttore esecutivo Russell Allen. L’uscita del film è prevista per il 2025.

Il franchise di Tron è stato lanciato con l’omonimo film del 1982 con Jeff Bridges nei panni del creatore di videogiochi Kevin Flynn, che è stato lodato per i suoi effetti visivi e ha sviluppato un classico di culto dopo una difficile uscita nelle sale. A questo ha fatto seguito il sequel Tron: Legacy del 2010, che ha introdotto nel cast Garrett Hedlund e Olivia Wilde e che ha ottenuto poco più di 400 milioni di dollari al suo debutto durante le festività natalizie.

Jeff Bridges annuncia che il cancro è in remissione: “Pronto a tornare al lavoro”

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Lo scorso anno, precisamente ad ottobre, Jeff Bridges ha rivelato che gli era stato diagnosticato un linfoma, un cancro del sistema linfatico, e che aveva iniziato i trattamenti necessari. Ora, attraverso il suo sito ufficiale, l’attore ha confermato che, a quasi un anno di distanza, il cancro è ufficialmente in remissione.

L’attore ha anche rivelato che la strada verso la guarigione non è stata semplice, dal momento che durante questi mesi ha contratto anche il Covid-19 durante la chemioterapia e, di conseguenza, ha dovuto lottare anche contro le conseguenze della nuova malattia. L’attore ha specificato di aver trascorso cinque settimane in ospedale, e ora che ha finalmente ricevuto due dosi di vaccino si sente più tranquillo e in forma che mai.

A causa della diagnosi del 2020, l’attore aveva dovuto abbandonare la produzione della serie FX The Old Man, che all’inizio avrebbe dovuto debuttare proprio ad ottobre di quest’anno. Sempre attraverso il suo sito, Bridges ha fatto sapere di essere ormai pronto a tornare al lavoro e di riprendere con la produzione della serie ad opera di Robert Levine e Jonathan E. Steinberg.

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Considerato uno degli attori più carismatici e talentuosi della sua generazione, Jeff Bridges è noto per aver recitato in film quali L’ultimo spettacolo (1971), Una calibro 20 per lo specialista (1974), King Kong (1976), Starman (1984), I favolosi Baker (1989), La leggenda del re pescatore (1991), The Contender (2000), Il Grinta (2011), Iron Man (2008) e Hell or High Water (2016).

Tuttavia, la sua fama è indissolubilmente legata al ruolo di Jeffrey Lebowski, detto “Drugo”, ne Il grande Lebowski (1998). Nel 2010 ha vinto l’Oscar come miglior attore protagonista per il film Crazy Heart, che racconta la crisi privata e pubblica del cantante country alcolizzato Bad Blake.

Jeff Bridge diventa esorcista

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Jeff_Bridges

Jeff Bridges, già premiato dall’Academy lo scorso anno per Crazy Heart e in lizza quest’anno per la sua interpretazione ne Il Grinta dei Coen, sarà un esorcista nel film che ha adesso anche un titolo, The Seventh Son.

Jeepers Creepers 3: in arrivo un sequel

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Jeepers Creepers 3: in arrivo un sequel

La Myriad Pictures ha annunciato che è stato messo in cantiere un Jeepers Creepers 3, che vedrà al timone il regista del primo capitolo del franchise, Victor Salva. Con lui torneranno anche i protagonisti Jonathan BreckBrandon Smith.

Nel nuovo capitolo il Sergente Davis Tubbs (Smith) metterà insieme una task force per togliere definitivamente dalla circolazione Creeper (Beck) e scoprire finalmente le sue oscure origini.

Il film sarà prodotto dall’American Zoetrope di Francis Ford Coppola che ha prodotto anche i primi due film del franchise.

Jeepers Creepers 3 entrerà in produzione a Vancouver all’inizio del 2016.

Fonte: CS

Jeanne Moreau: morta la protagonista di Jules e Jim

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Si è spenta a 89 anni l’icona della Nouvelle Vague Jeanne Moreau. L’attrice, musa di grandi esponenti della rivoluzione cinematografica francese, ha lavorato, tra gli altri, con Louis Malle, ma soprattutto con Francois Truffaut, che la diresse nello splendido Jules e Jim.

Addio Jeanne Moreau

Parigina doc, nacque nella capitale francese nel 1928, dove incontrò Malle e la sua vita cambiò per sempre. Tra gli anni ’50 e ’60 ha partecipato a tanti film tra cui anche, nel 1960, La Notte, in cui ha recitato diretta da Michelangelo Antonioni.

Tra le altre importanti collaborazioni anche quelle con Orson Welles e con Lousi Bunuel. Nella vita privata ricordiamo i tre matrimoni, tra cui quello con il regista de L’esorcista, William Friedkin, del ’77 al ’79.

Jeanne du Barry: La Favorita del Re di Maïwenn con Johnny Dep, dal 30 agosto al cinema

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Dopo aver aperto fuori concorso il 76° Festival di Cannes, arriva anche in Italia Jeanne du Barry: La Favorita del Re, diretto da Maïwenn (attrice e regista pluricandidata ai Premi César e vincitrice del premio della giuria al Festival di Cannes con la sua terza opera da regista, Polisse). Un’intensa storia d’amore e di passione alla corte di Versailles che racconta la vita, l’ascesa e la caduta di Jeanne – interpretata dalla stessa Maïwenn – amante di Sua Maestà Luigi XV, che ha il volto di un inedito Johnny Depp. A completare il cast, le star Benjamin Lavernhe (The French Dispatch), Melvil Poupaud (Brother and Sister), Pierre Richard (Ti presento i tuoi), Pascal Greggory (L’ultima ora) e India Hair (La Ligne – La linea invisibile).

Jeanne du Barry: La Favorita del Re sarà distribuito nelle nostre sale da Notorious Pictures a partire dal 30 agosto.

La trama del film

Jeanne Vaubernier, una giovane donna della classe operaia affamata di cultura e piacere, usa la sua intelligenza e il suo fascino per salire uno dopo l’altro i gradini della scala sociale. Diventa la favorita del re Luigi XV che, ignaro del suo status di cortigiana, riacquista attraverso di lei il suo appetito per la vita. I due si innamorano perdutamente e contro ogni decoro ed etichetta, Jeanne si trasferisce a Versailles, dove il suo arrivo scandalizza la corte…

Jeanne du Barry, recensione del film con Johnny Depp – Cannes 76

Jeanne du Barry, recensione del film con Johnny Depp – Cannes 76

Jeanne du Barry, girato e interpretato da Maïwenn e che segna l’attesissimo ritorno al cinema di Johnny Depp dopo il controverso processo Heard-Depp, ha aperto l’edizione 2023 del Festival di Cannes. Promettendo un ritratto inedito della cortigiana diventata la favorita del re, il film della regista francese inciampa tuttavia nelle sue stezze intenzioni, aderendo fin troppo alle convezioni del dramma storico e confezionando una storia di ascesa sociale sospesa nell’incertezza di una regia poco ispirata e di una scrittura sbiadita.

Jeanne du Barry: la trama

Jeanne Vaubernier, figlia di un popolano e desiderosa di elevarsi socialmente, usa il suo fascino per emergere al di sopra delle sue circostanze. Il suo amante, il conte Du Barry, che si sta arricchendo grazie alla lucrosa galanteria di Jeanne, vuole presentarla al re; organizza dunque l’incontro tramite l’influente Duca di Richelieu e questo evento supera di gran lunga le sue aspettative: tra Luigi XV e Jeanne è amore a prima vista. Con la cortigiana, il Re ritrova il gusto della vita, tanto da non poterne più fare a meno e decidere di farne la sua favorita ufficiale. Tuttavia, lo scandalo è dietro l’angolo: nessuno vuole una ragazza di strada a Corte.

Jeanne du Barry si presenta come una storia di emancipazione femminile nel cuore di un sistema fortemente patriarcale, in cui la protagonista stessa verrà introdotta. Sempre in bilico tra il ricordarsi delle sue origini e l’abbandonarsi agli agi di questa nuova condizione di vita, Jean trova nella compagnia del re Luigi XV una chiave di svolta per capire come vivere a Versailles. Malvoluta e al contempo spiata e invidiata dai membri della corte – tra cui le esilaranti figlie del Re, praticamente Anastasia e Genoveffa di Cenerentola traslate a Versailles – Jean riuscirà a scavalcare chiunque grazie al suo piglio ardito, uno stile inconfondibile e le maniere non proprio reali, ma esilaranti.

Jeanne du Barry

Non vi è un disegno registico nè narrativo

Ciò che emerge da questo racconto pseudo biografico, di cui Maïwenn ha ridefinito i contorni, è soprattutto una forte discordanza tra il significato di Jeanne come icona femminista e quella veracità tanto promessa ma che effettivamente manca al personaggio. Siamo di fronte a un ritratto che, più che sovversivo, ricalca in toto i cliché del film in costume, prediligendo la cornice romantica a quella più audace e non riuscendo nemmeno a individuare un quadro registico preciso: la regia del film è, infatti, completamente priva di uno schema che giustifichi le azioni narrative. Non è la storia della popolana che ci viene introdotta all’inizio: è la storia della corte più famosa della storia, raccontata in un modo che già conosciamo.

Molto distante dagli sguardi più eccentrici al passato delle corti, come quello del film La Favorita di Yorgos Lanthimos o Il corsetto dell’imperatrice di Marie Kreutzer Jean Du Barry evita di andare sopra le righe, infrangendo le sue stesse promesse. È Maiwenn come attrice a imporsi su Jeanne, mai il contrario: forse la visione femminista della regista stessa scavalca quello che avrebbe da dire la sua donna del passato.

Il grande ritorno di Johnny Depp?

Per quanto sia impossibile restare indifferenti di fronte al fatto che il cinema europeo stia concedendo a Depp uno spazio per esprimersi, bisogna ammettere che l’ex Jack Sparrow risulta confinato nel ruolo tanto oneroso del sovrano Luigi XV. Ben più di rilievo é stata infatti sicuramente la sua performance nel film Il caso Minamata (2020) di Andrew Levitas, presentato nel 2020 al Festival Internazionale del Cinema di Berlino, in cui Depp interpreta il fotografo documentarista statunitense William Eugene Smith. Nei panni del sovrano francese, infatti, Depp deve lottare con le insidie di una lingua che non padroneggia quanto l’inglese e con un ruolo storicizzato: non bastano i suoi riconoscibili manierismi e la sua verve comica – il film lascia grande spazio all’ironia – per salvare il film.

In conclusione, Jeanne du Barry è un film che punta molto sulla ricostruzione d’epoca, sui costumi e sul trucco, ma non riesce ad allontanarsi dalla convenzionalità. L’intervento anche attoriale di Maïwenn sulla scena fagocita ogni possibilità che il film avrebbe di brillare, inglobando perfino l’istrionico Johnny Depp in un racconto confuso sulla stregua dei tanto popolari young adult sulle famiglie reali.

Jeanne du Barry, come il cinema ha raccontato nel tempo la favorita del re

Giardini regali, lunghi e sfarzosi corridoi, architetture suggestive, il castello di Louveciennes, l’amore sconfinato di re Luigi XV e l’odio profondo di Maria Antonietta: un piatto dolceamaro quello che fu servito a Jeanne du Barry, figura controversa della storia Francia, che raggiunse il potere negli anni dell’Ancien Regime, per poi trovare la morte in seguito alla Rivoluzione Francese.

Di origini umilissime, Jeanne du Barry si fece strada grazie alla sua bellezza, che la portò fino alla corte di Luigi XV, del quale divenne poi la favorita. Una figura affascinante, che il cinema ha raccontato diverse volte. Attingendo dalla sua storia, in cui la contessa è stata delineata nel tempo come una donna sovversiva, maliziosa e desiderosa di arrivare al potere, molti registi hanno voluto raccontarla, e di seguito, ecco i più significativi nel corso degli anni.

Madame du Barry – 1919

Madame du Barry

Nel 1919 la tedesca Projektions-AG Union decide di produrre Madame du Barry, film in costume con al centro la favorita del re di Francia Luigi XV, sotto la regia di Ernst Lubitsch – regista conosciuto ai più per aver contribuito in maniera sostanziosa al cinema muto americano. La pellicola in bianco e nero, che rientra fra i migliori lungometraggi rappresentanti Jeanne du Barry, ebbe all’epoca un enorme successo e sancì anche quello dello stesso Lubitsch e della sua interprete, Pola Negri. Nella storia raccontata dal regista, la contessa du Barry è indecisa tra l’amore di Armand, uomo povero ma onesto, e quello del ricco Don Diego, e cerca di scegliere fra i due contando come se fossero petali di un fiore i nastri del suo corsetto. Arrivata a Versailles, però, viene immediatamente notata da re Luigi XV, il quale decide di portarla a palazzo facendola diventare la sua nuova amante, atto che porterà Jeanne – alla fine – alla ghigliottina. Della du Barry viene restituita qui una versione molto infantile, spesso frivola e solo a tratti scandalosa, caratteristica che si evince sin dalla prima inquadratura del film.

Lubitsch, infatti, gioca molto con le espressioni della sua attrice già dalla scena iniziale, in cui si vede la du Barry provocare un gentiluomo per strada, poi baciare il suo fidanzato e infine incontrare l’aristocratico Don Diego, tutto prima di fare la conoscenza del Conte du Barry e, per ultimo, del re. Il suo personaggio è tratteggiato con estrema malizia, più teso alla leggerezza e alla comicità, non mancando comunque di sottintendere una precisa furbizia – tipica della sua figura – quando si tratta di manipolare il suo re che cade, come è davvero stato, ai suoi piedi. Solo in alcune scene dall’impatto elevato viene mostrata una Jeanne più cupa, malinconica e triste, specie nei momenti in cui subisce violenze a corte. In questo caso, quando Lubitsch affronta il tema del maltrattamento subito dalla favorita del re, è chiaro l’intento che ebbe al periodo: voler sfruttare la figura della du Barry per parlare della condizione di molte donne che, nella Germania del Dopoguerra, si prostituivano. Non dimenticando però mai di mantenere un ponte empatico fra lo spettatore e la sua protagonista che, in questa storica rappresentazione, non può fare a meno di provare simpatia per lei.

Mademoiselle du Barry – 1943

Mademoiselle du Barry

Facciamo un salto temporale e arriviamo al 1943, periodo florido per il cinema classico hollywoodiano. In quell’anno esce Mademoiselle du Barry (titolo originale Du Barry Was a Lady), una commedia musicale basata sull’omonimo musical teatrale, diretto da Roy Del Ruth, ricordato soprattutto per essere stato uno dei sette registi che contribuirono al film di successo Ziegfeld Follies di Vincent Minelli con un cast di divi eccezionali come Gene Kelly, Judy Garland, Fred Astaire e Lucie Ball. É proprio quest’ultima che diventa protagonista di Mademoiselle du Barry, la quale nella storia di Del Ruth ha un doppio ruolo: quello di May Daly e, per l’appunto, di Jeanne du Barry. Il film, girato in Technicolor, racconta della cantante May che, nel nightclub in cui lavora, è desiderata da tutti, fra questi da Louis Blore – guardarobiere – e il maestro di cerimonie Alec Howe.

Di indole simile alla du Barry, che interpreta nel locale costruendo un racconto meta-teatrale, May è incline a voler sposare un uomo ricco. Quando Alec però le si dichiara, lei lo rifiuta in favore del benestante Willie. Anche Louis è innamorato di May e quando questo vince alla lotteria, decide di rivelarle il suo amore, riuscendo ad ottenere la sua mano. Dopo questa linea comedy, il film cambia. Louis assume una bevanda contenente della droga e, cadendo in un sonno profondo, sogna di essere re Luigi XV a Versailles. May è Madame Du Barry, Alec è la Freccia Nera, Willie è il Duc de Rigor e il cameriere del nightclub Charlie è il Delfino. Fra sogno e realtà, il regista costruisce un parallelismo fra May e la du Barry, ispirandosi alla figura della contessa e attingendo dal suo carattere per plasmare la sua protagonista.

Nel segmento onirico, May/Jeanne inizia ad amare il fuorilegge Freccia Nera, lo segue, lo scruta, e questo modella il suo temperamento da guerriera ed eroina. La sua du Barry sfugge al re, lotta per il suo amore clandestino e alla fine cerca di salvargli la vita quando Luigi XV lo cattura e lo condanna a morte con la ghigliottina, confessando di amarlo. Lucie Ball restituisce delle sue protagoniste, facce della stessa medaglia, il conflitto interiore fra ciò che esse apertamente dichiarano e ciò che in verità, nel profondo, provano. La storia di du Barry, qui volutamente rivisitata, è utilizzata come espediente narrativo per parlare dell’importanza dei sentimenti che vanno oltre il mero denaro. Infatti, la componente onirica del film è sfruttata proprio per far arrivare May ad una consapevolezza: che nella vita più che lo sfarzo, il lusso, la ricchezza, esiste l’amore, l’unico che può vincere su tutto e può davvero renderci felici e appagati.

Lady Oscar – Anime ’70

Lady Oscar

Nel parlare della figura di Jeanne du Barry non possiamo fare a meno di menzionare Lady Oscar, serie anime degli anni Settanta considerata fra i capisaldi dell’animazione giapponese, adattata dall’omonimo manga pubblicato in Italia sotto il nome de La rosa di Versailles, scritto e disegnato da Riyoko Ikeda.

La storia di Lady Oscar si costruisce durante il periodo della Francia rivoluzionaria, inglobando eventi storici memorabili come l’arrivo di Maria Antonietta a corte, la sua salita al trono e la caduta della monarchia francese. Nella trama dell’anime, Oscar vive gli ultimi anni dell’Ancien Regime poiché diventa capitano delle guardie reali di Versailles. Questo suo ruolo le permette di assistere a numerosi episodi noti a palazzo, fra cui proprio l’antipatia della futura regina verso la favorita del re: Jeanne du Barry. Negli episodi in cui compare, la contessa è rappresentata come una delle antagoniste del racconto, una donna malvagia e arrivista; sin dalle prime puntate viene mostrato il suo conflitto con la Delfina, in cui le due si battono con gioielli e abiti di seta. La du Barry è odiata dalle figlie di Luigi XV, poiché sostengono che a causa sua il padre le abbia private di attenzioni, e cercano di tirare dalla loro parte anche Maria Antonietta, affinché anch’ella possa vederla con disprezzo.

Nonostante l’odio che subisce dalle tre, l’anime vuole dimostrare come la contessa comunque non sia mai stata buona ma che anzi, al contrario, sia una delle villain principali, mettendo in scena i suoi comportamenti poco ortodossi e il suo desiderio, che neppure lei nasconde, di voler solo avere un’influenza a corte per poter dimostrare a tutti di essere la donna più potente a Versailles. L’anime segue la stessa traccia – storica – della nuova serie televisiva franco-polacca Maria Antonietta, in cui anche lì, in maniera abbastanza fedele a ciò che avvenne davvero, viene spiegato come Jeanne du Barry arrivò a farsi odiare a corte, fino al suo esilio dopo la morte del re.

Maria Antonietta – 2006

Maria Antonietta

Continuiamo il nostro viaggio nella rappresentazione di Jeanne du Barry al cinema con Maria Antonietta, terzo lungometraggio di Sofia Coppola, in questo film alle prese con il ritratto biografico della regina di Francia, sposa di Luigi XVI. Il dramma in costume, con inserti pop, segue le vicende della giovane Maria Antonietta a Versailles, ponendo l’accento sulle difficoltà che la giovane arciduchessa d’Austria ebbe nell’adattarsi alla nuova vita di corte.

Stando alla storia, Maria Antonietta e la contessa du Barry non strinsero mai un vero rapporto d’amicizia e, come dicevamo in Lady Oscar, fra le due donne non scorse mai buon sangue, ma anzi era detestata dalla prima che neppure le parlava. Nella sua pellicola, Coppola decide di enfatizzare proprio questo aspetto, mettendo in risalto i tentativi che fece la favorita di re Luigi XV per potersi guadagnare almeno il saluto dalla futura regina. Jeanne du Barry qui è interpretata da Asia Argento e, rispetto alle opere precedentemente menzionate, è un personaggio molto marginale, introdotto in particolare per esaltare la figura di Maria Antonietta. Argento, infatti, non si vede molto spesso all’interno della narrazione, la troviamo il più delle volte semplicemente passeggiare o accanto al re, e gli unici momenti in cui è in scena la raffigurano come una donna abbastanza appariscente e sfrontata, utilizzata come contrasto di Maria Antonietta.

Di lei è restituita una versione poco elegante e a tratti anche abbastanza scialba, e la sequenza del rutto a tavola è la chiara prova di quanto Coppola volesse mostrate l’inadeguatezza della cortigiana e il suo essere fuori luogo a Versailles. Poche immagini ma incisive che nel film della regista hanno reso Madame du Barry una donna decisamente poco piacevole e, per certi versi, anche poco femminile.

Jeanne du Barry – La favorita del re – 2023

Una scena del film Jeanne du Barry

Concludiamo il nostro percorso con Jeanne du Barry – La favoria del re, film presentato fuori concorso alla 76° edizione del Festival di Cannes, con la regia di Maiwenn che, oltre a dirigere, interpreta la contessa du Barry. Maiwenn decide di trasporre su schermo tutta la storia della du Barry, partendo dalle sue umili origini fino ad arrivare alla sua ascesa sociale a Versailles quando il conte, Jean du Barry, la inizia alla corte con lo scopo di farla diventare l’amante del re di Francia.

Abbracciando dunque tutta la sua vita, almeno quella passata alla reggia, la regista modella una figura femminile diversa da quella che nelle precedenti pellicole abbiamo imparato a conoscere. Il ritratto è infatti quello di una donna che, oltre ad avere un indole giocosa (come vediamo anche in Madame du Barry), ha un approccio molto affettuoso (re a parte) con il figlio del marito, Adolphe, e il paggetto indiano regalatole dal sovrano. In questo contesto, Maiwenn costruisce un personaggio che attinge solo in parte alla storia, focalizzandosi su due aspetti principali: da una parte il lato materno, dall’altra il suo essere una donna emancipata, facendo di Jeanne du Barry – La favorita del re un racconto inedito, con un film che mostra la sua natura contemporanea pur essendo in costume.

La contessa viene rappresentata nella pellicola come un punto di rottura in una corte saldamente attaccata alla figura maschile e, di conseguenza, al patriarcato, e attraverso la sua indipendenza sia negli usi che nei costumi Maiwenn vuole dare la sua versione di una donna che non è stata solo la nemica di Maria Antonietta o delle figlie di Luigi XV, ma anche modello (femminista) sovversivo da seguire e da cui imparare, che infrange le regole e arriva addirittura a vestirsi da uomo. Sempre circondata da cultura, arte e bellezza, elementi in grado di elevarla ancor di più e fortificare il suo potere. Un inno dunque alla libertà d’essere, che sottolinea quanto l’amore e la devozione al proprio compagno (o in questo caso re) non tolga la possibilità di poter essere se stesse.

Jeanne Du Barry – la Storia

Di Jeanne du Barry sono state date nel tempo diverse versioni, ognuna delle quali ha contribuito, con i propri pezzi, a completare il puzzle della vita dell’ultima favorita del re Luigi XV. Affidandosi prettamente alla storia, possiamo dire che la vita della du Barry fu tutto sommato serena fino a quando non arrivò la Rivoluzione francese. Il suo nome di battesimo era Marie-Jeanne Bécu: figlia di una cuoca, Anne, e del monaco Frère Ange che non la riconobbe mai, ebbe la fortuna di essere istruita grazie ad un funzionario parigino presso cui la madre lavorava. Fu lui, infatti, a iniziarla alla letteratura, fino a mandarla in convento affinché potesse studiare meglio.

Jeanne crebbe colta, bellissima e amante dell’arte (come si vede in Jeanne du Barry – La favorita del re), ma iniziò a circondarsi anche di uomini dell’alta borghesia. Questa sua scalata sociale contribuì a farle fare un nome: a quel punto, con le sue doti da ammaliatrice, Jeanne iniziò a vendere le proprie prestazioni sessuali in cambio di gioielli e soldi, arrivando poi ad avere un amante principale, il conte Jean-Baptiste du Barry. È con lui che ebbe una svolta, perché l’uomo la spinse alla corte del re di Francia, Luigi XV, con un solo obiettivo: diventare la sua favorita. A Versailles il sovrano se ne innamorò subito; il problema, però, è che Jeanne proveniva da una famiglia povera e per essere la sua amante doveva avere un titolo nobiliare. Per queste ragioni, la donna convolò a nozze con il fratello del conte du Barry, Guillaume, (Jean era già sposato) potendo ufficialmente iniziare la sua ascesa a corte. Nel 1769 il titolo di Jeanne du Barry come favorita del re (“maitress en titre”) divenne ufficiale.

Gli anni con Luigi XV furono per Jeanne bellissimi, nonostante non fosse vista di buon grado dalle sue figlie ed ebbe molti problemi con Maria Antonietta. Neppure il popolo la apprezzava, poiché per la sua posizione a corte era considerata una traditrice, provenendo lei dal ceto popolare. La situazione per la contessa si complicò solo quando il sovrano si ammalò di vaiolo e, in punto di morte, chiese a Jeanne di abbandonare Versailles affinché lui potesse confessarsi ed espiare i suoi peccati. La du Barry fu così esiliata in un convento, ove rimase per circa un anno. Conclusasi la sua permanenza lì, tornò al castello di Louveciennes (regalo del re quando era in vita), e ci rimase per dieci felici lunghi anni. Fu la Rivoluzione francese, però, a mettere fine alla sua vita. Affiancatasi ai contro-rivoluzionari, con l’aggravante di ostentare i suoi beni che in quel momento i nobili tutti nascondevano per non suscitare l’ira del popolo, Jeanne venne arrestata e condannata alla ghigliottina. Il processo avvenne l’8 dicembre 1793 e si dice che le sue ultime parole siano state: “Ancora un momento, signor Boia, la prego!”

Jeanne du Barry di Maiwenn con Johnny Depp aprirà il Festival di Cannes 2023

Jeanne du Barry della regista francese Maïwenn con Johnny Depp è stato scelto come titolo di apertura per il Festival di Cannes 2023. Il dramma storico con Johnny Depp nei panni di Luigi XV, sarà presentato in anteprima mondiale nella serata di apertura della 76a edizione del Festival di Cannes, come apprendiamo da Variety. Il festival ha confermato la notizia.

Il film segna il ritorno alla recitazione di Depp dopo una pausa di tre anni a causa della sua lunga battaglia legale con l’ex moglie Amber Heard, culminata in un processo per diffamazione vinto da Depp a dicembre.

Sesto lungometraggio di Maïwenn, il film in costume ruota attorno alla tumultuosa relazione del re francese Luigi XV e della sua amante, Jeanne du Barry (interpretata da Maiwenn), che si trasferì alla Reggia di Versailles per vivergli accanto. Luigi XV, soprannominato “l’amato”, alla fine morì come re impopolare dopo essere stato accusato di corruzione. Regnò per 59 anni, i più lunghi nella storia della Francia dopo quello di Luigi XIV. Depp parlava a malapena francese prima dell’inizio delle riprese, quindi sarà interessante vedere come se la caverà con una lingua differente dalla sua di nascita.

Ecco la sinossi ufficiale: Jeanne Vaubernier, una giovane donna della classe operaia affamata di cultura e piacere, usa la sua intelligenza e il suo fascino per salire uno a uno i gradini della scala sociale. Diventa la favorita del re Luigi XV che, ignaro del suo status di cortigiana, riacquista attraverso di lei il suo appetito per la vita. Si innamorano perdutamente. Contro ogni decoro ed etichetta, Jeanne si trasferisce a Versailles, dove il suo arrivo scandalizza la corte.

Jeanne du Barry è stato prodotto dalla Why Not Productions (Un Profeta) di Pascal Caucheteux e Gregoire Sorlat, e dalla IN2 di Depp stesso, con Goodfellas (in precedenza Wild Bunch International) che si è occupata delle vendite mondiali. Le Pacte distribuirà il film in Francia lo stesso giorno della prima di Cannes, il 16 maggio.

Maiwenn è stata a Cannes nel 2011 con Polisse, che ha vinto il Premio della Giuria, e nel 2015 con My King, che ha valso a Emmanuelle Bercot il premio come migliore attrice. Anche Jeanne du Barry dovrebbe essere presentato in competizione.

Il Festival di Cannes svelerà la sua selezione ufficiale il 13 aprile e ha già confermato un paio di film statunitensi attesi, Killers of the Flower Moon di Martin Scorsese e Indiana Jones e il quadrante del destino della Disney. Ruben Ostlund, regista due volte vincitore della Palma d’oro, presiederà la giuria.

Jeanne du Barry – La Favorita del Re su Sky Cinema lunedì 20 maggio

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Arriva in prima TV su SKY Jeanne du Barry – La Favorita del Re, in onda lunedì 20 maggio alle 21:15 su Sky Cinema Uno (e alle 21:45 anche su Sky Cinema Romance), in streaming su NOW e disponibile on demand. Su Sky il film sarà disponibile on demand anche in 4K.

Diretto e interpretato da Maïwenn (Mon roi – Il mio re, DNA – Le radici dell’amore), JEANNE DU BARRY – LA FAVORITA DEL RE è stato il film di apertura del Festival di Cannes 2023 e ha segnato il ritorno sul grande schermo di Johnny Depp, che nella pellicola interpreta re Luigi XV. La storia è liberamente tratta dalla vita di Jeanne du Barry che, nonostante le umili origini, riuscì a farsi strada nella nobiltà e nel cuore del re di Francia, diventandone l’amante.

Jeanne du Barry – La Favorita del Re, la trama

Jeanne Vaubernier, una giovane donna della classe operaia affamata di cultura e piacere, usa la sua intelligenza e il suo fascino per salire uno dopo l’altro i gradini della scala sociale. Diventa la favorita del re Luigi XV che, ignaro del suo status di cortigiana, riacquista attraverso di lei il suo appetito per la vita. I due si innamorano perdutamente e contro ogni decoro ed etichetta, Jeanne si trasferisce a Versailles, dove il suo arrivo scandalizza la corte…

Jeanne du Barry – La favorita del Re: la storia vera dietro il film

Jeanne du Barry – La favorita del re (qui la recensione del film) segna il grande ritorno al cinema di Johnny Depp. L’attore, dopo un periodo lontano dal grande schermo e al centro di vicende mediatiche che hanno oscurato la sua carriera, sceglie qui di rimettersi in gioco con un ruolo complesso e dal forte impatto scenico, quello di re Luigi XV di Francia. Il film ha attirato grande attenzione fin dal debutto al Festival di Cannes, ponendosi come un’opera che intreccia spettacolo, ricostruzione storica e un forte carico emotivo.

LEGGI ANCHE: Maïwenn, i tre volti della regista di Jeanne du Barry – La favorita del Re

Alla regia troviamo Maïwenn, attrice e cineasta francese che qui non solo dirige ma interpreta la protagonista, Jeanne Vaubernier, donna affascinante e anticonformista destinata a diventare la favorita del re. Il film si inserisce a pieno titolo nel filone del dramma storico, con una messa in scena curata nei costumi, nelle ambientazioni e nella fotografia, capace di restituire il fascino e l’ambiguità della corte francese del XVIII secolo. Il rapporto tra Jeanne e Luigi XV viene raccontato come una storia di passione, potere e scandalo, dove il desiderio si intreccia con la politica e con le dinamiche di una società rigidamente gerarchizzata.

Ispirato a una vicenda realmente accaduta, Jeanne du Barry – La favorita del re porta sullo schermo il destino di una donna che, partita dalle origini più umili, riuscì ad arrivare fino al cuore del potere assoluto di Versailles. Pur riprendendo gli elementi principali della sua storia, il film sceglie una prospettiva intima e romanzata, più attenta al ritratto umano che alla cronaca. Per comprendere appieno quanto di storico e quanto di narrativo vi sia nella pellicola, sarà però necessario addentrarsi più a fondo nella vera vicenda di Jeanne du Barry, un percorso che affronteremo nel prosieguo dell’articolo.

Jeanne du Barry
Maïwenn e Johnny Depp in una scena di Jeanne du Barry – La favorita del re

La trama del film

Il film è incentrato sulla vita di Jeanne Vaubernier (Maïwenn), nata nel 1743 e figlia illegittima di una povera sarta. La donna, nonostante le sue umili origini, ha sempre avuto una forte predilezione per la cultura e, grazie alla sua intelligenza e al suo gran fascino, è riuscita a salire i gradini della scala sociale. Jeanne è stata in grado di entrare nelle grazie di re Luigi XV (Johnny Depp), che ignorava totalmente il suo status di cortigiana. Tramite lei, il re riacquista appetito per la vita, tanto da nominarla sua amante ufficiale e a ottenere il titolo di contessa du Barry.

La passionale storia d’amore tra i due porterà Luigi XV a infrangere le regole del decoro e dell’etichetta, permettendo a Jeanne du Barry di trasferirsi a Versailles e vivere sotto il suo stesso tetto. L’arrivo di Jeanne al palazzo, però, non viene ben visto dalla corte e porta ben presto ad un vero e proprio scandalo. Quando poi la situazione politica e la salute di Luigi XV entreranno in una fase di declino, per Jeanne a sua volta inizierà un momento particolarmente difficile, che la vedrà porsi in ulteriore contrasto con il resto della corte.

La storia vera dietro il film

Marie-Jeanne Bécu nacque il 19 agosto 1743 a Vaucouleurs, in Lorena, figlia illegittima di Anne Bécu e di padre ignoto. La madre, sarta di modeste condizioni, la fece educare in un convento, ma già in gioventù Jeanne si distinse per la sua bellezza e la sua vivacità, qualità che le aprirono le porte dei salotti aristocratici parigini. Protetta da Jean-Baptiste du Barry, assunse il cognome Vaubernier e divenne presto una cortigiana apprezzata, capace di affascinare l’élite del tempo. Il film Jeanne du Barry – La favorita del re insiste su questo contrasto tra origini umili e ascesa rapida, restituendo una dimensione quasi fiabesca al suo ingresso nella società di corte.

Una scena del film Jeanne du Barry
Maïwenn e Johnny Depp in una scena di Jeanne du Barry – La favorita del re

Le fonti storiche, in realtà, sottolineano piuttosto la durezza di un percorso segnato da convenienze e manovre politiche. Nel 1768, per permetterle di accedere ufficialmente a Versailles, fu infatti organizzato un matrimonio con Guillaume du Barry, fratello di Jean-Baptiste: un’unione puramente di facciata, utile a conferirle il titolo necessario per essere presentata al re. Nell’aprile 1769 Jeanne venne così introdotta a Luigi XV come maîtresse en titre, succedendo idealmente a Madame de Pompadour. Nonostante il film mostri soprattutto il lato sentimentale del legame, le cronache del tempo confermano anche la sua influenza politica.

Jeanne sostenne la caduta del ministro de Choiseul nel 1770 e appoggiò la riforma giudiziaria del cancelliere Maupeou. Questa dimensione di figura pubblica e non solo privata è un aspetto che la pellicola accenna ma semplifica, preferendo concentrarsi sulla relazione intima tra la contessa e il sovrano. Alla morte di Luigi XV, nel maggio 1774, la posizione di Jeanne precipitò. Il subentrato Luigi XVI, su pressione della regina Maria Antonietta e della corte ostile, ne ordinò l’allontanamento: fu confinata per un periodo in un convento e in seguito si ritirò nelle sue proprietà.

La Rivoluzione francese segnò poi il suo destino: accusata di aver mantenuto legami con emigrati e di tradimento, venne arrestata, processata e ghigliottinata a Parigi l’8 dicembre 1793, all’età di 50 anni. Nel film questa fase drammatica viene solo evocata, lasciando il racconto sospeso su un tono più romantico che storico. Nella realtà, invece, la vicenda di Jeanne du Barry si concluse tragicamente, riflettendo le profonde trasformazioni politiche e sociali che travolsero l’Ancien Régime.

LEGGI ANCHE: Jeanne du Barry, come il cinema ha raccontato nel tempo la favorita del re

Jeanne du Barry – La Favorita del Re, una clip dal film con Johnny Depp

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Guarda una clip dal film Jeanne du Barry – La Favorita del Re, diretto da Maïwenn con un inedito Johnny Depp. Al cinema dal 30 Agosto distribuito da Notorious Pictures. Dopo aver aperto fuori concorso il 76° Festival di Cannes, arriva anche in Italia Jeanne du Barry – La Favorita del Re, diretto da Maïwenn (attrice e regista pluricandidata ai Premi César e vincitrice del premio della giuria al Festival di Cannes con la sua terza opera da regista, Polisse).

Un’intensa storia d’amore e di passione alla corte di Versailles che racconta la vita, l’ascesa e la caduta di Jeanne – interpretata dalla stessa Maïwenn – amante di Sua Maestà Luigi XV, che ha il volto di un inedito Johnny Depp. A completare il cast, le star Benjamin Lavernhe (The French Dispatch), Melvil Poupaud (Brother and Sister), Pierre Richard (Ti presento i tuoi), Pascal Greggory (L’ultima ora) e India Hair (La Ligne – La linea invisibile). Il film sarà distribuito nelle nostre sale da Notorious Pictures a partire dal 30 agosto.

La trama

Jeanne Vaubernier, una giovane donna della classe operaia affamata di cultura e piacere, usa la sua intelligenza e il suo fascino per salire uno dopo l’altro i gradini della scala sociale. Diventa la favorita del re Luigi XV che, ignaro del suo status di cortigiana, riacquista attraverso di lei il suo appetito per la vita. I due si innamorano perdutamente e contro ogni decoro ed etichetta, Jeanne si trasferisce a Versailles, dove il suo arrivo scandalizza la corte…

Jeanne du Barry – La Favorita del Re, nuova clip dal film con Johnny Depp

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Dopo la prima clip, ecco una nuova clip del film in questi giorni al cinema Jeanne du Barry – La Favorita del Re, diretto da Maïwenn con un inedito Johnny Depp. Al cinema dal 30 Agosto distribuito da Notorious Pictures. Dopo aver aperto fuori concorso il 76° Festival di Cannes, arriva anche in Italia Jeanne du Barry – La Favorita del Re, diretto da Maïwenn (attrice e regista pluricandidata ai Premi César e vincitrice del premio della giuria al Festival di Cannes con la sua terza opera da regista, Polisse).

Un’intensa storia d’amore e di passione alla corte di Versailles che racconta la vita, l’ascesa e la caduta di Jeanne – interpretata dalla stessa Maïwenn – amante di Sua Maestà Luigi XV, che ha il volto di un inedito Johnny Depp. A completare il cast, le star Benjamin Lavernhe (The French Dispatch), Melvil Poupaud (Brother and Sister), Pierre Richard (Ti presento i tuoi), Pascal Greggory (L’ultima ora) e India Hair (La Ligne – La linea invisibile). Il film sarà distribuito nelle nostre sale da Notorious Pictures a partire dal 30 agosto.

La trama

Jeanne Vaubernier, una giovane donna della classe operaia affamata di cultura e piacere, usa la sua intelligenza e il suo fascino per salire uno dopo l’altro i gradini della scala sociale. Diventa la favorita del re Luigi XV che, ignaro del suo status di cortigiana, riacquista attraverso di lei il suo appetito per la vita. I due si innamorano perdutamente e contro ogni decoro ed etichetta, Jeanne si trasferisce a Versailles, dove il suo arrivo scandalizza la corte…

Jeanine Mason: 10 cose che non sai sull’attrice

Jeanine Mason: 10 cose che non sai sull’attrice

Prima di diventare la nota attrice televisiva che è oggi, Jeanine Mason si è guadagnata una grande fama come ballerina. Tale attività le ha così permesso di ottenere una grande popolarità, che l’ha infine portata a comparire in alcune celebri serie della TV statunitense. Giovane, carismatica e ricca di talenti, la Mason sembra decisa a volersi affermare come uno dei volti di punta della sua generazione, e grazie ai ruoli fino ad ora ricoperti ciò sembra un traguardo sempre più prossimo.

Ecco 10 cose che non sai di Jeanine Mason.

Parte delle cose che non sai sull’attrice

Jeanine Mason Grey's Anatomy

Jeanine Mason: i suoi film e le serie TV

10. Ha recitato in alcuni noti film. Divenuta una celebrità sul piccolo schermo, l’attrice debutta per la prima volta al cinema con il thriller Default, con protagonista David Oyelowo, dove ricopre il ruolo di Marcela. Nel 2016 torna sul grande schermo con l’action The Archer, mentre negli anni seguenti si concentra prevalentemente su ruoli televisivi. Tornerà però al cinema nel 2020 figurando tra i protagonisti di El Empantanado: The MuddyDolly Parton’s Christmas on the Square. 

9. È nota per i suoi ruoli televisivi. Sin da giovanissima, la Mason prende parte ad alcuni episodi di note serie come CSI – Scena del crimine (2011), Hollywood Heights – Vita da popstar (2012), A passo di danza (2013), La vita segreta di una teenager americana (2013), Diario di una nerd superstar (2014) e On Kings and Prophets (2016). Nel 2017 ottiene maggior popolarità come attrice recitando nel ruolo della dottoressa Sam Bello in Grey’s Anatomy, accanto a Ellen Pompeo e Chandra Wilson. Nel 2018 termina il suo ruolo nella serie ed entra a far parte di Roswell, New Mexico, con protagonista Nathan Parsons.

Jeanine Mason in So You Think You Can Dance

8. Ha vinto il celebre programma di ballo. All’età di 18 anni, nel 2009, l’attrice ha partecipato alla quinta stagione del programma televisivo So You Think You Can Dance, dove si afferma grazie alle sue performance versatili e particolarmente carismatiche. La giovane era infatti cresciuta in una famiglia particolarmente appassionata di ballo, che le ha permesso di prendere lezioni sin dall’età di tre anni. Settimana dopo settimana, la Mason ha scalato la classifica, fino ad arrivare infine alla vittoria del programma. Ciò le ha permesso di ottenere grande popolarità a livello nazionale, iniziando così a ricevere numerose richieste per partecipazioni a programmi e serie TV.

7. Ha stabilito due importanti record. Con la sua vittoria del programma, la Mason non ha soltanto guadagnato grande popolarità, ma ha anche stabilito due importanti record all’interno del programma. Lei è infatti la più giovane vincitrice nella storia dello show, ma anche la prima vincitrice di origini cubane. Entrambi i suoi genitori, infatti, sono di origine cubana e l’attrice si è sempre dichiarata particolarmente orgogliosa di poter contribuire a portare ulteriore diversità all’interno del mondo dello spettacolo.

Jeanine Mason e Beau Mirchoff

6. Ha avuto una relazione con l’attore. Grazie alla serie Diario di una nerd superstar, la Mason ha modo di conoscere l’attore Beau Mirchoff, con il quale intraprende una relazione. I due si sono nel tempo dichiarati molto innamorati, condividendo in diverse interviste ciò che amano l’uno dell’altro. Ad oggi, tuttavia, non è chiaro se i due stiano ancora insieme. Secondo alcune fonti, infatti, la coppia si sarebbe separata già da diversi anni ormai, ma essendo molto riservati a riguardo i due non hanno mai lasciato che si parlasse troppo della cosa.

Parte delle cose che non sai sull’attrice

Jeanine Mason Nathan Parsons

Jeanine Mason in Grey’s Anatomy

5. Ha recitato nella celebre serie medical drama. A partire dalla quattordicesima stagione, con l’episodio Ain’t That a Kick in the Head, l’attrice ha fatto la sua comparsa nella serie Grey’s Anatomy nel ruolo della dottoressa Sam Bello. In breve il suo personaggio diventa particolarmente amato e centrale nella storia della stagione. La Mason reciterà poi in tutto in dodici episodi tra il 2017 e il 2018, facendo la sua ultima apparizione nell’episodio Judgment Day, ventesimo della quattordicesima stagione.

4. Ha lasciato la serie. Divenuta ormai particolarmente celebre, all’attrice viene offerto un ruolo da protagonista nella nuova serie Roswell, New Mexico. Per tale motivo, l’attrice ha reso noto che non sarebbe tornata a far parte del cast di Grey’s Anatomy, terminando il suo ruolo con la fine della quattordicesima stagione. Il suo addio ha generato malcontento negli spettatori, i quali si erano ormai affezionati al suo personaggio. Ma la Mason non ha dato segni di ripensamento, lasciando poi il ruolo come anticipato.

Jeanine Mason e Nathan Parsons in Roswell, New Mexico

3. È la protagonista della serie. In Roswell, New Mexico, l’attrice interpreta Liz Ortecho, un ingegnere biomedico di ritorno nella città del titolo. Qui si imbatterà in una sua vecchia fiamma, Max, interpretato dall’attore Nathan Parsons, che scoprirà essere un alieno sotto copertura. Per lei, a quel punto, si apriranno le porte di un mondo molto più grande e strano del previsto. Per l’attrice si tratta del primo vero ruolo da protagonista, e la Mason ha dichiarato di sentirsi particolarmente a suo agio nel ruolo, e di sentirsi sempre più fiduciosa nelle proprie capacità attoriali.

Jeanine Mason è su Instagram

2. Ha un account personale. L’attrice è presente sul social network Instagram con un profilo seguito da 186 mila persone. All’interno di questo, la Mason è solita condividere post relativi alla propria quotidianità, tra momenti di svago, curiosità o luoghi da lei visitati. Non mancano inoltre anche diverse immagini o video riguardo al proprio lavoro da interprete. Grazie a questi, infatti, l’attrice promuove ulteriormente il proprio lavoro, permettendo ai fan di rimanere costantemente aggiornati sui suoi progetti.

Jeanine Mason: età e altezza

1. Jeanine Mason è nata a Miami, in Florida, Stati Uniti, il 14 gennaio del 1991. L’attrice è alta complessivamente 163 centimetri.

Fonte: IMDb

Jean-Paul Belmondo: muore a 88 anni l’icona della Nouvelle Vague

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Jean-Paul Belmondo: muore a 88 anni l’icona della Nouvelle Vague

L’attore Jean-Paul Belmondo è morto nella sua casa di Parigi, all’età di 88 anni, Ha dato l’annuncio ufficiale il suo avvocato, Michel Godest, citato come fonte dalla France Presse.

“Era molto affaticato da qualche tempo. Si è spento serenamente”, ha riferito il legale. Icona della Nouvelle Vague, mostro sacro del cinema francese ed europeo, Belmondo ha girato circa 80 film. Il suo ruolo in A bout de souffle’ (Fino all’ultimo respiro) di Jean-Luc Godard ha cambiato la storia del cinema e lo ha innalzato a vera e propria leggenda della settima arte.

In Italia è ricordato anche per il suo ruolo ne La Ciociara al fianco di Sofia Loren.

Jean-Marc Vallée, morto a 58 anni il regista di Dallas Buyers Club

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Si è spento domenica, a 58 anni, il regista Jean-Marc Vallée, autore, tra gli altri, di Dallas Buyers Club. Tra le opere di maggior successo di Vallée c’è la prima stagione della serie Big Little Lies – Piccole grandi bugie. L’annuncio della morte è stato dato dalla famiglia che non ne ha però comunicato le cause.

Classe 1963, aveva studiato all’Università del Québec e aveva raggiunto il successo negli anni 2000, con C.R.A.Z.Y, nel 2005, The Young Victoria, nel 2009 e Café de Flore, nel 2011. Il 2013 è l’anno di Dallas Buyers Club, per il quale sia Matthew McConaughey che Jared Leto vinsero un premio Oscar.

A seguire, Vallée ha diretto Wild, che pure è arrivato a raggiungere diverse nomination agli Oscar e, per la HBO, Big Little Lies e Sharp Object.

Jean-Luc Godard: 5 film per ricordare il Maestro

Jean-Luc Godard: 5 film per ricordare il Maestro

Il 13 settembre del 2022 diventerà una data tristemente nota trai cinefili di tutto il mondo, perché è il giorno in cui Jean-Luc Godard, 91 anni, padre fondatore della Nouvelle Vague francese. Gianni Canova ha detto che con lui muore davvero il Novecento, ma grazie a lui il cinema ha avuto e avrà anche vita più lunga.

Inizialmente ossessionato dal cinema verità, la sua carriera ha avuto diverse fasi, molte vite, tutte piegate alla necessità di raccontare il mondo anche in modo lontano rispetto al suo punto di partenza. Nel giorno dell’annuncio della sua dipartita, vogliamo proporvi 5 film trai suoi più belli e famosi, per ripercorrere la sua carriera e ricordarlo.

Fino all’ultimo respiro

Considerato da tutti i cinefili il manifesto della Nouvelle Vague, il film vede protagonisti due icone di stile e di classe, Jean-Paul Belmondo e Jean Seberg. Opera prima di Godard, il film ha reinventato il racconto cinematografico, permettendo alla realtà di irrompere nella finzione e così frammentandola. Il film, da un soggetto di Truffaut e Chabrol, è stato girato con pochissimi soldi in circa tre settimane e sovverte ogni regola conosciuta fino a quel momento, lanciando la carriera di due icone e scrivendo la storia del cinema.

Il disprezzo

Trasposizione dell’omonimo romanzo di Alberto Moravia, il film è un grande successo per Godard, il secondo dopo il film d’esordio, e si avvale del travolgente fascino di Brigitte Bardot. Nel film, Michel Piccoli è un drammaturgo che deve scrivere un adattamento dell’Odissea, che sarà diretto da Fritz Lang (che interpreta se stesso). Il film è una riflessione lucida e biografica sull’incomunicabilità tra arte e industria, un discorso che ancora oggi, dopo circa 60 anni, è ancora più che attuale.

Il bandito delle 11.00

Jean-Paul Belmondo torna in questo breve elenco, forse perché il suo volto così affascinante ha dato vita così bene all’idea di protagonista maschile che aveva Godard, e infatti anche ne Il bandito delle 11.00 torna l’attore francese, per una parabola che è molto simile a quella percorsa in Fino all’ultimo respiro. Con lui Anna Karina. Il film è però anche speculare rispetto all’opera prima del regista francese, tanto era in bianco e nero quella, quanto colorata e debitrice della pop-art questa, tanto era istintiva e immediata la prima, quando costruita sulla poetica anti-borghese la seconda. Forse il film più famoso di Godard agli occhi del grande pubblico.

Due o tre cose che so di lei

Titolo citatissimo e punto di non ritorno nel cinema di Godard. Il film esce in un anno fondamentale per la carriera del regista, in cui escono tre suoi film e in cui consolida il suo allontanamento dalla forma narrativa tradizionale che aveva già seminato nelle opere immediatamente precedenti. Il film segue Marina Vlady, una donna borghese con marito e figli, in una sua giornata normale in cui alterna commissioni quotidiane a sesso a pagamento. Non c’è più traccia del cinema verità che aveva dato inizio alla sua carriera, ma c’è la volontà di raccontare con occhio critico la società, simulando un approccio cronachistico alla costruzione della finzione.

Addio al linguaggio

E’ il film che, insieme a Le livre d’image, è il testamento di Jean-Luc Godard. E che testamento! Nulla nel film mostra stanchezza o vecchiaia, anzi, una continua ricerca della destrutturazione della storia e della poesia all’interno della realtà ne fanno il contraltare perfetto rispetto a quell’occhio così aderente alla realtà che aveva caratterizzato l’inizio della sua carriera cinematografica. Addio al linguaggio è la continua messa in discussione di se stesso e dell’occhio con cui ha imparato a guardare alla realtà nel corso degli anni.

Jean-Luc Godard non si presenta a Cannes.

Jean-Luc Godard non si presenta a Cannes.

Jean-Luc Godard cittadino onorario italiano

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Jean-Luc-Godard

Il regista Jean-Luc Godard (80) è stato insignito della cittadinanza onoraria da parte del sindaco di Settimo San Pietro.

Jean-Louis Trintignant, addio all’attore francese, aveva 91 anni

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Jean-Louis Trintignant, addio all’attore francese, aveva 91 anni

È morto all’età di 91 anni l’attore francese Jean-Louis Trintignant, esponente di spicco del cinema e del teatro d’Oltralpe. A darne notizia è la moglie, Mariane Hoepfner Trintignant.

Nato l’11 dicembre 1930 a Point Saint Exprit de Gard, in Provenza, Jean-Louis Trintignant deve la sua fama principalmente a tre grandi successi, che ne hanno segnato la carriera e sancito il successo: Il sorpasso, di Dino Risi, accanto a Vittorio Gassmann, Un uomo, una donna di Claude Lelouch, in cui recitava al fianco di Anouk Aimée, e Il Conformista, di Bernardo Bertolucci

Ha lavorato tantissimo a teatro, suo primo amore, e ha girato tantissimi film in Italia, lavorando con i più grandi, non solo Bertolucci e Risi, ma anche Zurlini e Amelio, ma anche tantissimi registi internazionali. Fino a uno dei suoi più grandi ruoli nel magnifico Amour di Michel Haneke, collaborazione che ha ripetuto nel 2017 con Happy End.

Jean-Claude Van Johnson: da oggi disponibile su Amazon Prime

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Jean-Claude Van Johnson: da oggi disponibile su Amazon Prime

È disponibile da oggi, 15 Dicembre, su Amazon PrimeJean-Claude Van Johnson, con protagonista Jean-Claude Van Damme. Di seguito il trailer:

Jean-Claude Van Johnson vede come protagonista una delle star più famose degli action movie, Jean-Claude Van Damme, nel ruolo di “Jean-Claude Van Damme” uno dei più sensazionali esperti di arti marziali nel cinema…e anche come Johnson, il più pericoloso agente segreto mai esistito. Infelicemente in pensione, passa le sue giornate nella superficiale Hollywood fino a quando l’incontro con una vecchia fiamma non lo riporta in gioco, arrivando addirittura a scontrarsi con il nemico più pericoloso mai affrontato: un cartello della droga bulgaro. Non è vero, in realtà è sé stesso.

Nel cast di Jean-Claude Van Johnson, al fianco di Van Damme: Kat Foster (Your Family or Mine), Moises Arias (The Middle), e Phylicia Rashad (Creed). I produttori esecutivi dello show sono  Dave Callaham (The Expendables), Peter Atencio (Key & Peele), Ridley Scott (The Good Wife), David W. Zucker (The Man in the High Castle). Una produzione Scott Free Productions, la serie è diretta da Atencio, scritta e creata da Callaham. Jean-Claude Van Johnson è disponibile in esclusiva su Amazon Prime Video a partire da oggi, 15 dicembre.

Per celebrare questo lancio, la Germania ha costruito un monumento a Jean-Claude van Damme. La star di arti marziali famosa in tutto il mondo posa di fronte ad una statua creata da Amazon per promuovere il suo nuovo show Prime Original Jean-Claude Van Johnson. Lo sfondo è uno scenario incantevole della città di Monaco dove Mr. van Damme ha completato le interviste alla stampa dopo la sua prima mondiale di successo a Parigi questo martedì.

Jean-Claude Van Damme: 10 cose che non sai sull’attore

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Jean-Claude Van Damme: 10 cose che non sai sull’attore

Jean-Claude Van Damme è uno di quegli attori ha conquistato milioni di fan grazie alle sue interpretazioni in numerosi film d’azione che sono diventati dei veri e propri cult. L’attore ha lavorato duramente per dare solidità alla propria carriera e, ancora oggi, continua a lavorare sodo nell’industria cinematografica, rimanendo un professionista del settore tra i più ammirati.

Ecco, allora, dieci cose da sapere su Jean-Claude Van Damme.

Jean-Claude Van Damme film

1. Ha recitato in celebri film. La carriera dell’attore belga è iniziata nel 1979 grazie a Donna tra cane e lupo, per poi continuare con Rombo di tuono (1984) e Kickboxers – Vendetta personale (1986). In seguito ha recitato in Aquila nera (1988), Cyborg (1989), Double Impact – La vendetta finale (1991), I nuovi eroi (1992), Senza tregue (1993), Last Action Hero (1993), Street Fighter (1994), A rischio della vita (1995), La prova (1996) e The Order (2001). In seguito, lavora in Wake of Death (2004), The Eagle Path (2010) e Gli occhi del dragone (2012). Tra i suoi ultimi film vi sono I mercenari 2 (2012), 6 Bullets (2012), Benvenuti nella giungla (2013), Kickboxer – La vendetta del guerriero (2016), Kill ‘em All (2017), Kickboxer: Retaliation (2018), Black Water (2018) e L’ultimo mercenario (2021).

2. È anche doppiatore, produttore, regista e sceneggiatore. Nel corso della sua carriera ha esplorato diversi ambiti del cinema, prestando la propria voce per i film d’animazione Kung Fu Panda 2 (2011) e Kung Fu Panda 3 (2016). Inoltre, ha prodotto film come Double Impact, Fino all’inferno (1999), Assassinion Games (2011), Full Love (2014) e della serie Jean-Claude Van Johnson (2017- in corso). Come regista ha diretto i film La prova (1996), The Eagle Path (2010) e Full Love e, inoltre, ha sceneggiato film com La prova (1996), The Order e Full Love.

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Jean-Claude Van Damme: la moglie Maria Rodriguez e le altre

3. Si è sposato giovanissimo. L’attore si è sposato per la prima volta nel 1980, a soli diciotto anni, con Maria Rodriguez. I due si erano conosciuti nel 1978, per poi sposarsi il 25 agosto del 1980. Tuttavia, il loro matrimonio è durato poco: infatti, i due hanno divorziato nel 1984, dopo tre anni.

4. Si è sposato diverse altre volte. L’attore si è poi sposato altre quattro volte. Nello stesso anno del suo primo divorzio, l’attore si è sposato con Cynthia Derderian nel 1985, per poi divorziare già l’anno successivo. Nel 1987 è convolato a nozze per la terza volta con la culturista Gladys Portugues, dalla quale ha divorziato cinque anni dopo. Nel 1994 è stato protagonista del quarto matrimonio, avvenuto con Darcy LaPier, divorziando da lei tre anni dopo. Infine, dal 1999 è sposato con Gladys Portugues.

Jean-Claude Van Damme e i suoi figli

5. Ha avuto diversi figli. Dalla culturista Gladys Portugues Van Damme ha avuto due figli: Kristopher Van Varenberg, nato il 20 maggio 1987, e Bianca Bree Van Varenberg, nata 17 ottobre 1990, modella ed esperta di arti marziali. Il figlio è anche apparso nei film Universal Soldier – I nuovi eroi, The Quest – La prova, Derailed, Universal Soldier – Regeneration. Dalla moglie LaPier, invece, ha avuto un altro figlio, Nicholas, nato il 10 ottobre 1995. Anche quest’ultimo è apparso in un film del padre, Wake of Death.

Jean-Claude Van Damme in Kickboxer

6. Il film del 1989 si ispira ad un evento reale. La scena in cui Kurt ha della carne legata alla gamba ed è inseguito dal cane di Xian Chow è ispirata ad un evento accaduto nella vita reale dell’attore quando era giovane. Nella fattispecie, all’attore era stato ordinato di indossare una tuta protettiva e di resistere ai tentativi di un cane addestrato per farlo cadere a terra.

7. È apparso in Kickboxer: Retaliation. Nonostante l’originale Kickboxer abbia cinque sequel, l’attore è apparso solo in un sequel del franchise, ovvero Kickboxer: Retaliation. Si tratta dunque della seconda volta che il personaggio di Kurt Sloan sarà il protagonista, smentendo dunque il fatto di essere stato ucciso come viene detto in Kickboxer 2.

jean-claude van damme

Jean-Claude Van Damme in I mercenari

8. Ha fatto parte di un cast stellare. L’attore è stato protagonista de I mercenari 2 e l’attore Sylvester Stallone ha confermato che il suo personaggio si chiama Vilain per renderlo simile al nome del poeta francese del XIX Paul Verlaine. Sul set de I mercenari 2, ha ritrovato i suoi colleghi Dolph Lundgren e Scott Adkins con cui aveva già lavorato altre tre volte nella sua carriera.

9. Si è allenato a lungo per il ruolo. Per prendere parte ad un action movie come I mercenari 2, l’attore si è sottoposto ad un’allenamento particolarmente intensivo al fine di poter interpretare personalmente la maggior parte delle scene più pericolose previste per il suo personaggio. Van Damme, come noto, non ha in realtà mai smesso di allenarsi e presenta ancora oggi un fisico particolarmente atletico e invidiabile, che in questo film sfoggia una volta di più.

Jean-Claude Van Damme: età e altezza dell’attore oggi

10. Jean-Claude Van Damme è nato il 18 ottobre del 1960 a Berchem-Sainte-Agathe, a Bruxelles. La sua altezza complessiva corrisponde a 177 centimetri.

Fonti: IMDb

Jean-Claude Van Damme lavora al sequel di Double Impact

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Jean-Claude Van Damme sta gettando le basi per il sequel di Double Impact – Vendetta finale, action movie in cui scorazzò nel lontano 1991. L’attore e super

Jean Reno: film e carriera dell’attore francese

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Jean Reno: film e carriera dell’attore francese

Jean Reno è nato il 30 luglio 1948 a Casablanca (Marocco) da genitori nati nella provincia di Cadice in Andalusia, Spagna. Suo padre, Manuel, era linotipista de Le Petit Marocain, un importante giornale di Casablanca e sua madre, Carmen, lavorava in casa come sarta.

Il Marocco era un protettorato francese e Jean Reno ha cominciato a studiare il francese andando a scuola. Molto presto è stato affascinato dal mondo dello spettacolo: aveva il cinema e il teatro nel sangue, adorava Louis Jouvet, Jean Gabin, Vittorio Gassman, John Wayne e Montgomery Clift: non ci sono frontiere nel mondo dello spettacolo.

A dodici anni vive la sua prima esperienza teatrale con L’ecole des Femmes, messa in scena con gli alunni della sua scuola. In quel momento capisce quale sarebbe stato il suo destino: sarebbe diventato un attore!

Jean Reno, biografia

A sedici anni Jean Reno partecipa per la prima volta a una produzione teatrale. Con un gruppo di amici collabora alla produzione di Juego de Niños, una commedia scritta da Victor Ruiz Iriarte e diretta da Candide Carrasco, che viene rappresentata molte volte in un teatro da cinquecento posti a Casablanca. È la prima volta di Jean su un palcoscenco, di fronte al pubblico, recitando in spagnolo, e si innamora dell’emozione di quella esperienza. Ed è anche la prima volta che ottiene una lusinghiera recensione su un giornale! Niente lo fermerà…non rinuncerà mai ai suoi sogni.

Nel 1968 presta servizio militare per la Francia in Germania. Poi si trasferisce a Parigi dove vive in un piccola camera. Si iscrive al Cours Simon ma lo segue solo per pochi mesi.

Il 1970 è un anno difficile pe rJean Reno; è solo e si sente un estraneo. A Parigi non ha amici né la famiglia. Sopravvivere ogni giorno è una sfida e spesso pane e caffè sono l’unico pasto che si può permettere.

Sono anni di magra: Jean Reno per sopravvivere fa dei lavoretti, vende strumenti musicali, lavora in un drugstore, fa la guida, il contabile, l’agente assicurativo, poi l’agente di viaggi, il commesso, il venditore porta a porta e l’impiegato in un Duty- free, dove comincia a imparare un discreto giapponese. Qualsiasi cosa per sopravvivere e trovare un piccolo posto in quella città che sembra così fredda e ostile.

Nel 1975Jean Reno frequenta i corsi di Andreas Voutsinas al Bouffes du Nord. Voutsinas usa un metodo che si ispira sia a Stanislavski che al New York Actor Studio.

È uno stage molto importante per la vita di Jean Reno, il corso è seguito da attori molto conosciuti (Delphine Seyrig, Brigitte Fossey, Claude Brasseur e molti altri); la loro presenza non solo ispira gli studenti ma permette di avere un posto dove gli esercizi teatrali possono essere messi in pratica in condizioni quasi professionali.

Qui Jean Reno incontra Didier Flamand con il quale lavora insieme ad altri trenta attori per la compagnia Le Retour de Gulliver. È l’inizio di una grande amicizia e di una collaborazione artistica che dura ancora oggi.

La compagnia Le Retour de Gulliver mette in scena molte opere, “creazioni collettive”, dirette e ispirate da Didier Flamand, rappresentate a Parigi al Bouffes du Nord, all’Opera Comique, al festival d’Avignone e in tour europei da Helsinki a Madrid.

È grazie alla sua presenza in questa compagnia che viene notato da registi teatrali e cinematografici e che comincerà ad avere piccole parti come attore.

La sua prima esperienza professionale teatrale è con la compagnia “Le Retour de Gulliver” diretta da Didier Flamand in Prends Bien Garde aux Zeppelins, scritta e diretta da Didier Flamand al Bouffes du Nord di Parigi. Il fascino di questa opera sembra perfetto per un tour europeo.

Poi Jean lavora in Ecce Homo, un’altra opera scritta da Didier Flamand nel 1978 e diretta dallo scrittore per il Festival d’Avignone. Nel 1978 Jean, con Darry Cowl, recita, in tour francese, in Celimare Le Bien Aime scritta da Eugene Labiche e diretta da Andreas Voutsinas. Nel 1981, a Parigi, Jean partecipa a La Manufacture, un’altra opera scritta e diretta da Didier Flamand. Jean apparirà anche in Terre Etrangere scritta da Arthur Schnitzler (1983) diretta da Luc Bondy al Theatre des Amandiers di Nanterre, con Michel Piccoli, Andromaque di Racine (1987) per la regia di Roger Planchon a Villeurbanne, con Richard Berry, Montserrat scritta da Emmanuel Robles (1991) diretta da Jean François Prevand al TBB di Boulogne- Billancourt, Les Grandes Occasions (2006) scritta da Bernard Slade e diretta da Bernard Murat al teatro Edouard VII di Parigi con Clementine Celarie.

Nel 2005, continuando la sua esperienza teatrale, Jean dirige, assistito dall’amico Didier Flamand, l’opera di Puccini Manon Lescaut al Teatro Regio di Torino, in Italia, in occasione dei Giochi olimpici invernali.

Nel 2015, torna sul palcoscenico al Theatre de Paris con Nos Femmes, scritto da Eric Assous e diretto da Richard Berry.

Jean Reno, filmografia

Il suo debutto cinematografico è molto lento: nel 1978/79 lavora in L’hypothese Du Tableau Volédi Raul Ruiz. Nel 1979 Costa-Gavras, che lo aveva notato in Prend Bien Garde Aux Zeppelins, di Didier Flamand al Bouffes du Nord di Parigi, gli offre una piccola parte in Chiaro di donna che gli permette di recitare con Romy Shneider e Yves Montand.

Durante il casting di Bidasses Aux Grandes Manoeuvres Jean incontra Luc Besson (che era primo assistente alla regia di quel film. È la seconda volta che la vita di Jean cambia per l’incontro con un amico e artista. Poco dopo Luc Besson gli propone di lavorare in L’avant Derniere, nel 1982, e gli offre una parte nel suo primo lungometraggio, Le Dernier Combat, che otterrà decine di premi internazionali,come quello del Festival du Cinema Fantastique di Avoriaz nel 1983.

Jean Rene Leon e l’incontro con Luc Besson

Jean Reno leonJean Reno lavorerà molte altre volte con Besson: Subway (1985) con Isabelle Adjani e Christophe Lambert; Le grand Bleu (1987) con Jean-Marc Barr e Rosanna Arquette, con un ruolo che lo presenterà al grande pubblico e gli farà ottenere una nomination ai prestigiosi Cesars (l’equivalente francese degli Oscar); Nikita (1989) con Anne Parillaud e Tcheky Karyo, e, soprattutto, Leon, (The professional), (1994) con Nathale Portman e Gary Oldman.

Con Leon ottiene una seconda candidatura ai Cesars. Il film diventerà un cult negli Usa e farà di Jean Reno una star internazionale.

Nel 1990 lavora con Christian Clavier e Valerie Lemercier in L’Operation Corned-Beef di Jean-Marie Poire. Il trio Poire-Clavier-Reno si ritrova nel 1992 nel film Les Visiteurs; nel 1996 in Les Couloirs Du Temps, Les Visiteurs 2, con Muriel Robin, e nel 2001 in Les Visiteurs En Amerique, con Christina Applegate.

Nel 1990 Jean Reno appare in L’homme au Masque d’Ordi Eric Duret, con Marlee Matlin, e in Loulou Graffiti di Christian Lejalet. Nel 1991 in La Vis di Didier Flamand che nel 1994 otterrà un Cesar come miglior corto, e ha partecipato agli Oscar per la Francia lo stesso anno. Jean Reno è diventato uno degli attori francesi più popolari negli Stati Uniti e ha lavorato in molte produzioni americane:

French Kiss (1994) di Lawrence Kasdan con Meg Ryan. Mission Impossible (1995) di Brian de Palma con Tom Cruise. Godzilla (1997) di Roland Emmerich con Matthew Broderick. Ronin (1997) di John Frankenheimer con Robert de Niro. Rollerball (2002) di John Mc Tiernan con Chris Klein.

Nel 2006 Jean è membro con diritto di voto agli Oscar. Jean Reno intraprende una carriera che rifugge dagli stereotipi.

Jean Reno ha ottenuto due nomination ai “Cesars du Cinema Français” (l’Oscar francese), la prima volta nel 1989 per il ruolo di Enzo in Le Grand Bleu di Luc Besson, come miglior attore non protagonista; la seconda volta nel 1995, per il personaggio di Leon in Leon di Luc Besson come miglior attore.

Nel 2000 Jean Reno ha ottenuto l’European Achievement in the World Cinema Award della European film Academy. L’impegno di Jean Reno nella beneficenza in Europa, Canada e negli Stati Uniti è vario e spontaneo, in base alle necessità del momento e ai suoi impegni professionali.

In Francia è padrino dell’Institut du cerveau et de la moelle epiniere (ICM), centro di ricerca sul cervello e le malattie del midollo spinale. Jean è stato membro del consiglio di Les Amis de la Fondation Abbe Pierre, associazione che si occupa dei bisogni dei senza casa. Jean ha anche contribuito alla campagna “E-Enfance” per la protezione dei bambini sul web e a “Perce Neige” che ha in tutta la Francia centri di accoglienza per i bambini con disturbi mentali.

Nel 2006 il governo di Andalusia e i deputati della provincia di Cadice hanno insignito Jean, alla presenza dell’ambasciatore francese in Spagna, del titolo di Privileged Son Of Andalusia una onorificenza molto importante, che ha profondamente emozionato Jean perché lo lega alla storia della sua famiglia.

Jean Reno ha anche ottenuto le più alte onorificenze francesi, infatti è stato nominato Officer de la Legion d’Honneur, Chevalier Dans L’ordre Du Merite National e Chevalier Des Arts Et Des Lettres.

Jean Reno: 10 cose che non sai sull’attore

Jean Reno: 10 cose che non sai sull’attore

Negli anni Novanta, Jean Reno era uno dei più popolari interpreti non solo in Francia ma a livello internazionale. Celebri sono infatti le sue partecipazioni ad alcuni dei film più cult di quegli anni. Particolarmente prolifico, Reno ha prestato il proprio talento a generi e pellicole molto diverse tra loro, sfoggiando la versatilità per cui è sempre stato lodato.

Ecco 10 cose che non sai di Jean Reno.

Parte delle cose che non sai sull’attore

Jean Reno Chef

Jean Reno: i film in cui ha recitato

10. Ha preso parte a celebri lungometraggi. Il primo ruolo cinematografico per l’attore è quello per il film Chiaro di donna (1979), ma il vero successo arriva grazie ai film Subway (1985), Le Grand Bleu (1988), Nikita (1990), e, in particolare, Léon (1994), con Natalie Portman e Gary Oldman. Negli anni successivi continua ad affermarsi con titoli come Al di là delle nuvole (1995), Mission: Impossible (1996), Godzilla (1998), Ronin (1998), I fiumi di porpora (2000), con Vincent Cassel, Sta’ zitto… non rompere (2003), Hotel Rwanda (2004), La tigre e la neve (2005), di Roberto Benigni, La pantera rosa (2006), Il codice da Vinci (2006), Vento di primavera (2011), Chef (2012), Hector e la ricerca della felicità (2014), Il tuo ultimo sguardo (2016), di Sean Penn, e La ragazza nella  nebbia (2017). Prossimamente tornerà al cinema con il thriller Doorman, con Ruby Rose.

9. Ha doppiato un celebre film d’animazione. Nel pieno della sua popolarità, Reno viene scelto per partecipare al doppiaggio francese del classico d’animazione Disney Il re leone. Egli ha infatti dato voce al personaggio di Mufasa, padre del protagonista. Altre sue attività come doppiatore sono state quella per il film Giù per il tubo (2006), dove ha dato voce al personaggio di Le Frog, e quella per il videogioco Onimusha 3: Demon Siege, doppiando il personaggio di Jacques Blanc, modellato proprio a partire dai tratti somatici dell’attore.

8. È stato più volte nominato ad un importante premio. Reno vanta tre nomination ai premi César, i più prestigiosi riconoscimenti cinematografici francesi. Fu candidato una prima volta nel 1989 come miglior attore non protagonista per il Le grand bleu, e in seguito come miglior attore protagonista nel 1994 per Les visiteurs, e nel 1995 per Léon. Pur non riportando vittorie, tali nomination consacrarono il periodo d’oro vissuto in quegli anni dall’attore.

Jean Reno e Natalie Portman

7. È molto legato alla nota attrice. Per Reno, Léon fu il film della consacrazione, per l’attrice Natalie Portman rappresentò invece il debutto nel mondo del cinema. L’attore francese ha più volte ricordato il set da loro condiviso, affermando che da subito non ebbe dubbi sulle qualità della giovane interprete e sul radioso futuro che la attendeva. Reno ha inoltre raccontato che ancora oggi è lieto di incontrarla in amicizia lontano dai set.

Jean Reno: i figli dell’attore

6. È padre di diversi figli. Durante il primo matrimonio, durato dal 1977 al 1995, l’attore diventa padre di due figli, nati rispettivamente nel 1978 e nel 1980. In seguito, risposatosi, nel 1996 diventa padre per la terza volta in quello stesso anno, e una quarta nel 1998. L’attore si è in seguito sposato una terza volta, ma non ha avuto figli dall’attuale moglie.

Parte delle cose che non sai sull’attore

Jean Reno Léon

Jean Reno in Léon

5. Ha caratterizzato in modo particolare il suo personaggio. In Léon, l’attore interpreta uno spietato sicario che accoglie sotto la sua protezione la giovane Mathilda. A riguardo, Reno ha raccontato di aver costruito il suo personaggio immaginandolo con un lieve ritardo mentale e un’emotività particolarmente repressa. Ciò doveva favorire il pensiero che una persona del genere non avrebbe mai pensato in termini sessuali nei confronti della ragazza da lui adottata.

4. Il ruolo era pensato per lui. Grazie alle sue precedenti collaborazioni con il regista Luc Besson, l’attore fu la prima e unica scelta per il ruolo del sicario Léon. Besson raccontò di aver scritto il personaggio proprio basandosi su Reno. Molti altri attori però si dichiararono estremamente interessati a ricoprire il ruolo, e tra questi vi erano anche Mel Gibson e Keanu Reeves.

3. Non fece prove per una particolare scena. All’interno del film vi è una celebre scena dove Mathilda indossa un abito regalatole da Léon. Essendo una scena molto delicata emotivamente, ai due attori non fu concesso di fare prove, poiché il regista desiderava catturare il loro spontaneo imbarazzo nel momento in cui la recitavano per la prima volta.

Jean Reno in Chef

2. Si è ispirato a noti chef. Nel film Chef, Reno interpreta Alexandre Lagarde, celebre chef in crisi di ispirazione. Per ricoprire tale ruolo, l’attore ha raccontato di essersi fatto aiutare da alcuni chef famosi, i quali sono anche suoi amici. Reno ha affermato di averli osservati a lungo durante la preparazione dei loro piatti, e invece che imitare il loro modo di comportarsi ha cercato di comprenderlo, per arrivare alla radice di come pensa e agisce un grande maestro della cucina.

Jean Reno: età e altezza

1. Jean Reno è nato a Casablanca, in Marocco, il 30 luglio 1948. L’attore è alto complessivamente 188 centimetri.

Fonte: IMDb