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Io e Lulù dal 12 Maggio al cinema il film con Channing Tatum

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Io e Lulù dal 12 Maggio al cinema il film con Channing Tatum

Uscirà al cinema il 12 maggio distribuito da Notorious Pictures Io e Lulù, la divertente ed emozionante commedia di e con Channing Tatum che racconta il toccante viaggio on the road di Briggs (Channing Tatum) e della sua cagnolina Lulù.

Il film, che segna l’esordio dietro la macchina da presa del celebre attore hollywoodiano, è una vera e propria dedica d’amore al suo cane, scomparso pochi anni fa. Ma è anche la storia di una profonda amicizia fra un uomo e il suo migliore amico e di un viaggio emozionante e divertente in cui due caratteri difficili impareranno a conoscersi e ad amarsi.Un vero e proprio road movie in cui si alternano toccanti momenti di incontro e scontro ad esilaranti colpi di scena che porteranno i due protagonisti verso la strada della felicità.

Una commedia romantica che si serve della scelta stilistica dell’on the road anche per mostrare con una certa verosimiglianza alcune delle contraddizioni della società contemporanea americana e delle sue divisioni politiche. Storture che, come ci mostra nel film la star di Magic Mike, potrebbero essere superate attraverso una comprensione ed accettazione reciproca. L’idea del film che Tatum ha prodotto e co-diretto con il suo partner Reid Carolin con la loro casa di produzione Free Association, nasce dal precedente documentario War Dog: A Soldier’s Best Friend, che i due avevano realizzato sempre assieme per la HBO.

Quando Tatum si è trovato a perdere il suo fedele amico di vecchia data in un momento difficile della sua vita, ha sentito l’urgenza di esplorare e raccontare il profondo legame che si crea fra un uomo e il suo cane attraverso il mezzo cinematografico. Per questo, ha deciso di produrre, dirigere ed interpretare il film che negli Stati Uniti ha avuto un grande successo al botteghino.

Io e Lulù (Dog), la spiegazione del finale del film di e con Channing Tatum

Il film Io e Lulù (Dog) segna il debutto alla regia di Channing Tatum, che lo dirige insieme a Reid Carolin, e segna il suo ritorno sul grande schermo in un ruolo da protagonista dopo una breve pausa.

Dog segue le vicende del ranger dell’esercito americano Jackson Briggs (Tatum) e del cane pastore belga Lulu. Briggs sta cercando di ottenere un posto come guardia di sicurezza all’estero, ma viene respinto a causa di un trauma cranico subito in passato. Dopo la morte del commilitone Riley Rodriguez, Briggs viene incaricato di portare Lulu, il cane di Riley, in Arizona affinché possa partecipare al funerale. Se Briggs riuscirà ad arrivare in Arizona e ad addomesticare Lulu, il suo comandante gli prometterà una raccomandazione per il lavoro. Arrivare a destinazione, tuttavia, si rivela un ostacolo più difficile da superare di quanto Briggs immaginasse.

Inutile dire che la vita di Briggs cambia dopo il viaggio con Lulu. Dog ha un finale che non lascia spazio a un sequel o altro, ma c’è ancora molto da esplorare nel contesto della storia. Ecco la spiegazione del finale, compreso il vero significato della decisione finale e delle azioni di Briggs dopo il suo viaggio.

Perché Briggs chiama Lulu “Dog” invece che con il suo nome

Pur conoscendo il suo nome e avendo familiarità con lei prima della morte di Rodriguez, Briggs sceglie di chiamare Lulu “Dog” per la maggior parte del film. Probabilmente perché Briggs non vuole affezionarsi a Lulu, che è destinata ad essere soppressa dopo aver partecipato al funerale di Rodriguez. Il suo rifiuto di chiamarla per nome rivela anche quanto Briggs sia emotivamente chiuso, non disposto ad avvicinarsi a Lulu come aveva fatto Rodriguez. Tenendo il cane a distanza, Briggs non deve fare alcuno sforzo emotivo né diventare abbastanza consapevole da evolversi. Mentre alterna il nome di Lulu con “Dog”, Briggs inizia ad abbandonare quest’ultimo termine man mano che il film va avanti, il che suggerisce che sta finalmente aprendo il suo cuore.

Cosa è successo tra Briggs e Niki?

Il rapporto di Briggs con Niki, la sua ex e madre della loro figlia Sam, è a dir poco tumultuoso. Dog non approfondisce ciò che è successo esattamente tra loro, ma si possono dedurre molte cose dal comportamento di Briggs nel corso del film. Briggs è una persona chiusa ed è possibile che abbia allontanato Niki e Sam al punto che Niki gli ha impedito di vedere Sam. Dopotutto, alcuni dei comportamenti di Briggs erano talmente tossici da renderlo inadatto a stare con sua figlia. Briggs aveva molti problemi, ma non sembrava nemmeno sforzarsi molto di aprirsi, e la sua incapacità di essere presente mentalmente ed emotivamente potrebbe aver portato a una frattura tra lui e Niki che ha influito anche sul suo rapporto con la figlia.

Perché Lulu guarda Grey’s Anatomy in Io e Lulù (Dog)

Quando si tratta di film con protagonisti dei cani, gli animali di solito hanno una loro personalità e non è diverso in Dog. Nel suo diario, Rodriguez scrive che Lulu ama guardare la serie televisiva medica della ABC Grey’s Anatomy. È una serie interessante da guardare per un cane, soprattutto considerando che Lulu non può capire cosa sta realmente accadendo nello show. È possibile che Lulu trovi conforto in Grey’s Anatomy, una serie che ha la sua dose di caos e di trame edificanti. Probabilmente Lulu trova conforto nell’esperienza visiva perché Rodriguez, il suo precedente proprietario con cui aveva un legame stretto, amava la serie e la guardavano insieme. Lulu ha vissuto una vita molto frenetica e Grey’s Anatomy era l’unica cosa che riusciva a calmarla quando si sentiva inquieta. Il medical drama, se non altro, sa sicuramente come calmare i nervi ed è un ottimo programma da guardare per rilassarsi.

Come Lulu e Briggs si rispecchiano l’uno nell’altra

Lulu sarà anche un cane, ma la sua storia e quella di Briggs si rispecchiano l’una nell’altra. Prima di andare in guerra, Lulu era un cane molto più calmo e affettuoso, ma è cambiata dopo le sue missioni militari all’estero. Dopo il suo ritorno negli Stati Uniti, Lulu era cambiata per sempre: sensibile ai rumori e al tatto, aggressiva verso chiunque le si avvicinasse e con un comportamento praticamente selvaggio. Briggs era più o meno allo stesso modo e aveva difficoltà ad adattarsi all’ambiente circostante. Nessuno voleva addomesticare Lulu o essere gentile con lei; Briggs non voleva cambiare né permettere agli altri di stargli vicino. I loro percorsi erano paralleli e, dato che Briggs non avrebbe mai chiesto aiuto e avrebbe continuato a fare le stesse cose nonostante le ripercussioni, l’assegnazione di Lulu a lui ha davvero cambiato la vita di entrambi e alla fine li ha resi migliori in modi evidenti. Briggs ha finalmente visto in Lulu un’anima gemella e le loro esperienze nell’esercito li hanno aiutati a legare.

Il vero significato del finale di Io e Lulù (Dog)

Briggs ha trascorso molto tempo cercando di evitare praticamente tutto nella sua vita prima di Lulu. Tuttavia, alla fine di Dog, Briggs non solo decide di tenere Lulu, ma scrive anche una poesia su come lei lo ha cambiato e reso migliore. All’inizio questo sarebbe stato completamente fuori dal personaggio di Briggs, ma il finale di Dog è indicativo di quanto sia cambiato. Ora è in una posizione in cui può essere un po’ più aperto rispetto a prima, aprendo il suo cuore e permettendosi per una volta di provare le sue emozioni invece di evitarle del tutto.

La presenza di Lulu ha mostrato a Briggs che non può continuare a chiudersi in se stesso e che può esserci una vita per lui dopo il servizio militare; può superare il suo trauma e ricominciare la sua vita se solo ha abbastanza pazienza e volontà di provarci. Salvare Lulu ha permesso a Briggs di salvare anche se stesso e di correre il rischio di adattarsi alla vita civile, cosa che prima non sapeva davvero come fare e che sembrava metterlo piuttosto a disagio. La decisione di Briggs alla fine di Dog e la sua vulnerabilità rivelano che non è pronto a rinunciare a una vita appagante e che tutto ciò di cui aveva davvero bisogno era un po’ di sostegno.

Io e Lei: una storia d’amore per Margherita Buy e Sabrina Ferilli

Si è tenuta questa mattina a Roma, presso il Cinema Fiamma, la conferenza di presentazione di uno dei film italiani più attesi e chiacchierati della nuova stagione cinematografica: Io e Lei, la nuova commedia drammatica della regista Maria Sole Tognazzi che torna dietro la macchina da presa a tre anni di distanza da Viaggio da sola.

Il film racconta la storia di Federica e Marina (interpretate dall’inedita coppia formata da Margherita Buy e Sabrina Ferilli), due donne che vivono insieme da diversi anni. La loro storia d’amore, però, sembra essere arrivata a un punto di svolta. Proprio quando Marina pensa che ormai si possano considerare una coppia stabile, Federica, mossa da una serie di accadimenti, entra in crisi e comincia a porsi delle domande…

A proposito del tema del film e sulle eventuali implicazioni di tipo politico, Maria Sole Tognazzi ha dichiarato: “Il nostro intento era quello di raccontare una storia d’amore. Fare una commedia sentimentale. Il nostro non è un film di denuncia, anche se siamo consapevoli del valore che possiede. La cosa per me più importante era raccontare una storia non diversa dalle altre, ma uguale a tutte le altre. Era questo il messaggio che volevo arrivasse in maniera chiara. Spero di esserci riuscita.”

Margherita Buy ha aggiunto: “È una cosa alla quale abbiamo pensato. Sicuramente ci troviamo in una posizione molto particolare. Parliamo di un tema sul quale, almeno in Italia, c’è ancora tanta arretratezza. Ci sarebbero così tante cose da discutere e da risolvere… Onestamente non mi sento di definire questo film come una bandiera. Non ci sentiamo delle portavoci. Abbiamo semplicemente cercato di raccontare qualcosa nel nostro piccolo. Portare sul grande schermo una storia del genere è importantissimo, al di là del nostro ruolo”.

Su come è stato lavorare insieme, le due protagoniste del film hanno così parlato l’una dell’altra: “Avevo voglia di lavorare con Sabrina da tantissimo tempo – ha detto la Buy – Sapevo che la nostra coppia avrebbe funzionato. Sia per le nostre diversità, ma anche per le cose che ci accomunano, come il nostro lavoro e la nostra vita. Sabrina è fantastica. È molto intelligente. Adoro il suo modo di essere nelle cose. Anche se non si direbbe, ci compensiamo tantissimo.”

“La verità è che io e Margherita ci piacevamo già in tempi non sospetti – ha rivelato la Ferilli – Poi è arrivata la proposta di Maria Sole ed è stata come l’occasione per entrambe di poter finalmente lavorare insieme. Margherita è la migliore attrice italiana. È un connubio perfetto di talento e tecnica. Per me essere arrivati a fare qualcosa di così importante con lei è un risultato incredibile.”

Parlando del rapporto fra cinema e omosessualità (con particolare riferimento all’omosessualità maschile, molto più rappresentata sul grande schermo rispetto a quella femminile), la regista ha dichiarato: “Quando ho avuto l’idea di mettere insieme Margherita e Sabrina per questo film, in effetti ricordo di aver pensato che sarebbe stato uno dei primi film, in Italia, a parlare dell’omosessualità femminile. Onestamente non so perché sia così poco raccontata, anche a livello internazionale.”

Tornando a parlare del lavoro insieme, in particolar modo sul set, la Buy e la Ferilli hanno spiegato: “Ci siamo divertite tantissimo a girare il film insieme – ha spiegato Margherita – Non ci siamo preparate in modo diverso rispetto a qualsiasi altro ruolo che abbiamo affrontato fino ad ora. Abbiamo ricercato la verità. Forse c’è stata un’attenzione maggiore per il tipo di tema affrontato. Certamente questo film è una parola in più su un argomento ben preciso. Dal mio punto di vista, ho vissuto il tutto come una grande storia d’amore che doveva essere raccontata attraverso le caratteristiche di una grande storia d’amore.”

“Non mi ha mai spaventato l’idea di partecipare a questo film – ha detto Sabrina – Sicuramente ci saranno delle polemiche, se ne discuterà tantissimo, questo è inevitabile visto il tema. Per quanto mi riguardo, mi piace potermi mettere in discussione. Soprattutto, mi piace poter sensibilizzare attraverso il mio lavoro. Anche perché è una cosa che capita raramente.”

Io e Lei: recensione del film con Margherita Buy e Sabrina Ferilli

Arriverà nelle sale italiane il prossimo 1 ottobre Io e Lei, uno dei film certamente più discussi di questa nuova stagione cinematografica. Discusso non solo per l’inedito connubio artistico formato dalle sue due protagoniste, ma anche per le tematiche che – inaspettatamente – il film si propone di raccontare utilizzando una chiave altrettanto inedita (almeno per il cinema italiano). Io e Lei è la storia di Federica e Marina, due donne agli antipodi che vivono insieme da diversi anni. La loro storia d’amore, però, è a un punto di svolta: proprio quando Marina pensa che ormai si possano considerare una coppia stabile, Federica, scossa da una serie di avvenimenti, entra in crisi e comincia a interrogarsi non solo sul rapporto con la sua compagna, ma anche sulla propria vita.

Diretto da Maria Sole Tognazzi, che torna dietro la macchina da presa a tre anni di distanza da Viaggio da Sola, Io e Lei è una classica commedia sentimentale che ha fondamentalmente due pregi: il primo risiede nell’inaspettata e a tratti sorprendente alchimia tra Margherita Buy (Federica) e Sabrina Ferilli (Marina); il secondo, invece, è da attribuire alla straordinaria capacità della Tognazzi di aver saputo raccontare non una storia sulla diversità, ma una storia sulla normalità. Io e Lei è una storia d’amore vera e passionale: non ci sono inutili cliché, non esistono fastidiosi stereotipi, ma soltanto due donne innamorate colte nella loro ordinarietà e nel loro quotidiano. È così che il nuovo lavoro della regista romana arriva come una ventata d’aria fresca nel panorama del cinema italiano, che troppo spesso si è “divertito” a rappresentare l’omosessualità proprio attraverso i cliché e gli stereotipi qui evitati.

Io e Lei, il film

Il resto viene fatto dalla genuina romanità di Sabrina Ferilli che contamina l’indiscutibile talento di Margherita Buy e la rende più divertente e anche più buffa rispetto all’attrice drammatica che tutti conosciamo, dando vita a un prodotto di intrattenimento e mai volgare, in cui però non è tutto oro quel che luccica. Se troppo spesso il film assume un taglio ingiustificatamente televisivo in netto contrasto con un aspetto insopportabilmente patinato, anche la sceneggiatura (scritta a sei mani dalla Tognazzi in collaborazione con Ivan Cotroneo e Francesca Marciano), pur dimostrando una spiccata capacità nel delineare le varie sfumature di questo rapporto sentimentale, non scava mai a fondo, lasciando tutto come in superficie e impedendo al film di essere davvero coinvolgente.

Io e Lei non è una bandiera issata a favore o uno spot teso a sensibilizzare. È, con tutti i suoi pregi ma anche i suoi difetti, una storia d’amore su quella normalità che esiste e che il nostro Paese tende ancora oggi a identificare come diversità.

Io e Annie recensione del film di Woody Allen

Io e Annie recensione del film di Woody Allen

Io e Annie, è un film del 1977 di Woody Allen e con protagonista oltre a Woody Allen, Diane Keaton, Tony Roberts, Carol Kane, Paul Simon, Christopher Walken.

Io e Annie locandinaTrama: Alvy Singer è un comico tanto apprezzato sul lavoro, quanto profondamente pessimista e insoddisfatto nella vita, che racconta la sua storia d’amore con la stravagante Annie. Il rapporto è finito proprio per la continua e ridicola frustrazione dell’uomo che ripercorre tutte le tappe della relazione con Annie e tenta, con scarsi risultati, di rifarsi una vita.

Analisi: È proprio l’analisi, anche se psicoanalitica, a dar vita a questa commedia e in generale a tutta la produzione del miglior Woody Allen, quello degli anni Settanta e Ottanta.

Io e Annie recensione del film di Woody Allen

Quattro premi Oscar e un Golden Globe, più innumerevoli nomination e riconoscimenti e, non ultima, la presenza di una Diane Keaton praticamente perfetta sotto ogni punto di vista, fanno di questo film sentimental-nevrotico uno degli indiscussi punti di forza della cinematografia dell’ex enfant prodige, nato nel Bronx nel 1935. All’inizio si sarebbe dovuto intitolare Anedonia, come “omaggio” a una sindrome che colpisce chi non riesce a divertirsi o trarre piacere neanche in circostanze positive, favorevoli o semplicemente normali, come dormire, mangiare o avere rapporti con l’altro sesso. Si pensò, in seguito, di chiamarlo Io e le donne, ma infine Allen scelse di magnificare la sua musa anche nel titolo che, in inglese, è Annie Hall. Il cognome è infatti quello vero della Keaton, mentre Annie è il soprannome con cui il regista era solito chiamarla. Il film, arriva dopo l’esilarante Provaci ancora, Sam, del 1972, adattamento di una commedia scritta da Allen e diretta, per il cinema, da Herbert Ross. Provaci ancora, Sam sarà la causa dell’incontro con la Keaton, allora 23enne, che Woody, che all’epoca aveva 34 anni e già due divorzi alle spalle, non avrebbe mai smesso di definire come “il grande amore” della sua vita.

Io e AnnieIo e Annie è cucito addosso all’attrice, che per anni ha incarnato il simbolo della donna newyorkese nevrotica, un tantino disillusa, autoironica, ma così affascinante da mettere completamente in discussione l’ideale di bellezza e di femminilità dell’epoca.

Il punto di forza del lungometraggio sono le interpretazioni degli attori e i dialoghi. Nonostante la vena malinconica che circonfonde tutti i migliori film del grande paroliere Allen, in Io e Annie i giochi linguistici, le boutade, i paradossi e le geniali trovate del cervellone del cabarettista, musicista e autore Allen, lasciano lo spettatore senza respiro e regalano al film quello che ogni pellicola dovrebbe avere per essere goduta appieno: un ritmo perfetto. Anche i personaggi secondari, come quello di Allison (Carol Kane), e soprattutto quello di Duane, psicolabile fratello della protagonista, interpretato da un attore immenso come Christopher Walken, non fanno altro che incastrarsi perfettamente nell’ingranaggio messo a punto da Allen. Last but not least, non si può non citare il cammeo in cui,  nell’immaginario di Alvy, il sociologo Marshall McLuhan fa a pezzi un ragazzotto che sfrutta le sue teorie per far colpo.

Forse, proprio in virtù di un amore così grande e di un’attrazione così limpida, sebbene con tutte le contorsioni psicologiche e le nevrosi del caso, Woody Allen riesce, con Io e Annie, a regalare un nuovo significato alla parola “commedia”.  

La trama di Io e Annie

Alvy Singer, attore comico di origini ebree, incontra casualmente Annie Hall, una ragazza carina, un po’ svitata, di famiglia benestante del Middle West. Alvy, già scottato da due matrimoni falliti, inizia il nuovo rapporto con paura; ma anche Annie, istintivamente, dubita del successo del loro rapporto e mantiene un ampio margine d’evasione.

Ciò nonostante, la relazione segue il più tipico dei corsi: incontro, studio reciproco, amore e scoperta delle rispettive debolezze. Un poco alla volta, quando lo slancio iniziale ha perduto mordente, i due procedono verso la separazione. Annie abbandona New York e si reca a Los Angeles dove spera in qualcosa di meglio…

Completano il cast di Io e Annie gli attori Tony Roberts, Carol Kane, Paul Simon, Shelley Duvall, Christopher Walken, Janet Margolin, Colleen Dewhurst, Donald Symington, Helen Ludlam, Mordecai Lawner, Joan Neuman, Jonathan Munk, Ruth Volner, Martin Rosenblatt, Hy Anzell, Rashel Novikoff, Christine Jones, Mary Boylan, Wendy Girard, Jeff Goldblum, Sigourney Weaver.

Il trailer di Io e Annie

Io e Annie, frasi dal film di Woody Allen

  • Amore è un termine troppo debole. Ecco, io ti straamo, ti adamo, ti abramo! (Alvy)
  • Lyndon Johnson? È un politico! Conosciamo la morale di quella gente: è un gradino più giù di quelli che si inchiappettano i bambini. (Alvy)
  • Mi spiego, anche da piccolo io mi buttavo sulle donne sbagliate. Credo che sia questo, il mio problema. Quando la mamma mi portò a vedere Biancaneve, tutti quanti erano innamorati di Biancaneve. Io no. Io mi innamorai subito della Regina Cattiva. (Alvy)
  • Non mi hanno preso sotto le armi perché non ero abile, ma alienabile: in caso di guerra, ero da dare in ostaggio. (Alvy)
  • Usi la teoria del complotto solo perché non vuoi fare l’amore con me. (Allison)
  • Adoro essere ridotta ad uno stereotipo culturale. (Allison)
  • Chi non sa fare, insegna. Chi non sa insegnare, insegna ginnastica. Quelli che neanche la ginnastica li mandavano alla mia scuola. (Alvy)
  • [Parlando di sesso] È stata la cosa più divertente che ho fatto senza ridere. (Alvy)
  • I politici hanno una loro etica. Tutta loro. Ed è una tacca più sotto di quella di un maniaco sessuale. (Alvy)
  • Ma il sole fa male! Come tutto quello che faceva bene prima: il sole, il latte, la carne, l’università… (Alvy)
  • Ehi, non denigrare la masturbazione: è sesso con qualcuno che amo. (Alvy)
  • Mia nonna non mi ha mai fatto regali, era troppo impegnata a farsi stuprare dai cosacchi. (Alvy)
  • Non ti stavo pedinando: ti seguivo a distanza non perdendoti di vista. (Alvy)
  • A scuola mi esclusero dalla squadra di scacchi a causa della mia statura. (Alvy)
  • Si sono geloso un pochetto, come Otello! (Alvy)
  • Una relazione credo sia come uno squalo sai, che deve costantemente andare avanti o muore. Eh… credo che quello sia restato a noi sia uno squalo morto. (Alvy)
  • Sylvia Plath! Interessante poetessa il cui suicidio ha suscitato l’interesse della rivista Caccia e Pesca! (Alvy)

Io Capitano: trailer del nuovo film di Matteo Garrone

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Io Capitano: trailer del nuovo film di Matteo Garrone

È stato diffuso il trailer del nuovo film di Matteo Garrone, Io Capitano, che arriverà in sala dal 7 settembre, distribuito da 01 Distribution. Nel cast Bamar Kane, Joseph Beddelem, Seydou Sarr, Moustapha Fall, Didier Njikam.

Io Capitano – il film

Io Capitano racconta il viaggio avventuroso di due giovani, Seydou e Moussa, che lasciano Dakar per raggiungere l’Europa. Un’Odissea contemporanea attraverso le insidie del deserto, gli orrori dei centri di detenzione in Libia e i pericoli del mare.

Io Capitano: recensione del film di Matteo Garrone #Venezia80

Io Capitano: recensione del film di Matteo Garrone #Venezia80

Le immagini riguardanti l’arrivo degli immigrati africani che vediamo ogni giorno nei telegiornali ci mostrano uomini, donne e bambini ai quali troppo facilmente si appiccicano etichette con cui definirli senza che neanche li si conosca. Sono persone senza nome, senza identità, la cui storia rimane avvolta nella leggenda, nell’esagerazione o, troppo spesso, nell’ignoranza. Con il suo nuovo film, dal titolo Io capitano, il regista Matteo Garrone (Gomorra, Dogman, Pinocchio) si pone dunque l’obiettivo di fornire un’identità e una voce a chi troppo spesso non ce l’ha. Presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, il film porta dunque lo spettatore ad intraprendere l’odierna Odissea dei migranti.

Per Garrone si tratta quasi di un controcampo sul suo film d’esordio, Terra di mezzo, del 1996, articolato in tre episodi distinti che raccontano le storie di emarginazione di alcuni stranieri immigrati in Italia. Se lì il focus era dunque su come queste persone vengono recepite nel nuovo contesto raggiungo, con Io Capitano si va invece all’origine del viaggio, a ciò che lo ha motivato, come anche a tutti gli orrori e gli ostacoli che si è dovuto superare per poter arrivare dove desiderato. Raccontare tutto ciò è un obiettivo ambizioso, ma Garrone sa come approcciarsi alle sfide più ostiche, traendone il meglio.

Io Capitano, la trama del film

In Io Capitano si racconta dunque il viaggio avventuroso di Seydou (Seydou Sarr) e Moussa (Moustapha Fall), due giovani cugini che decidono segretamente di lasciare Dakar, capitale del Senegal, per raggiungere l’Europa, con l’obiettivo di poter inseguire il sogno di diventare celebrità nel campo della musica. Lasciandosi alle spalle le proprie famiglie, per i due ha così inizio un’Odissea contemporanea attraverso le insidie del deserto, gli orrori dei centri di detenzione in Libia e i pericoli del mare. Quando ormai sarà troppo tardi per tornare indietro, i due ragazzi si troveranno a dover proseguire il percorso, scoprendo quanto quel paese dei balocchi promesso sia meno splendente e colorato del previsto.

Odissea nel deserto

L’immigrazione è uno degli argomenti più scottanti e delicati tra quelli presenti sul tavolo delle discussioni odierne. Nel farlo, si può facilmente banalizzare, fraintendere o peggio ancora distorcere ciò che lo riguarda. Ecco perché il regista Matteo Garrone ha atteso a lungo prima di decidersi a realizzare questo film, convinto di non avere il diritto di raccontare una storia che non gli è propria e come la maggior parte degli italiani e degli europei vive principalmente attraverso le immagini proposte dai media. Fortunatamente, però, si può scegliere di voler andare oltre le comuni convinzioni, gli stereotipi, e svolgere ricerche necessarie a far emergere la verità di queste situazioni.

Così ha fatto Garrone, circondatosi di collaboratori che in prima persona hanno vissuto gli orrori di questa Odissea nel deserto, con interminabili traversate nel deserto, senza riparo dal sole o dalle intemperie, con il rischio di essere catturati e posti in stato di schiavitù nei centri di detenzione libici. A partire da queste testimonianze, Garrone segue dunque i due personaggi protagonisti nel loro scontrarsi con queste tappe di cui poco o nulla si sa fino a quando non ci si scontra personalmente con esse. Avviene dunque una vera e propria trasformazione nel corso di Io Capitano, con i due protagonisti che passano dall’essere spensierati giovani a sopravvissuti ormai privati della loro innocenza.

A sua volta, anche il film si trasforma, passando da una prima parte più colorata, allegra, spensierata nei toni e nelle atmosfere, coerentemente con lo stato di Seydou e Moussa in quel dato momento. Quando però ha inizio il viaggio, piano piano il film si incupisce sempre di più, l’atmosfera si fa pesante, spaventosa e non c’è più posto per quanto si era visto fino a quel momento. È a questo punto che Garrone non si risparmia alcune immagini particolarmente crude, ritrovabili naturalmente all’interno delle carceri libiche. Se dunque il tutto inizia come una fiaba sulla scia di quel filone del regista che ha prodotto fantasy come Il racconto dei racconti e Pinocchi, ben presto si giunge in territori più dark, propri di un film come Gomorra.

Io Capitano Seydou Sarr
Seydou Sarr in una scena di Io Capitano. Foto di Greta De Lazzaris.

Matteo Garrone infonde verità ed emozione nel racconto

Il modo in cui Garrone sceglie di costruire il racconto ha dunque l’obiettivo di ricercare una certa spontaneità e sincerità, necessarie per coinvolgere il pubblico e renderlo partecipe di questa problematica tanto grande. Talmente grande che non è facile dare delle risposte a riguardo, motivo per cui al regista si rinfaccerà il suo non aver proposto una versione più politica di tale argomento, ma di essersi tenuto invece più dalle parti del racconto d’avventura. Un racconto che però giustifica la propria semplicità – che talvolta può essere confusa con un certo didascalismo – con l’intenzione di raggiungere un pubblico molto ampio, possibilmente di ragazzi, da sensibilizzare su tali vicende.

Per farlo il regista si muove dunque consapevolmente sopra un confine molto esile tra la retorica e la sincerità, riuscendo grossomodo a rimanere nell’area di quest’ultima e portando a compimento un film particolarmente emozionante. Il merito è da riconoscere però anche a Seydou Sarr, il giovane protagonista esordiente, che dà vita ad un’interpretazione convincente, che acquista intensità di pari passo con la crescita emotiva del suo personaggio. Seyoud ci appare inoltre come una sorta di Pinocchio migrante, alla ricerca di una terra dei balocchi che scoprirà essere tutt’altro che paradisiaca. E terminando lì dove iniziano le immagini dei telegiornali, Io Capitano ci offre dunque un controcampo a cui non si dovrebbe rimanere indifferenti.

Io Capitano: partite le riprese del nuovo film di Matteo Garrone

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Io Capitano: partite le riprese del nuovo film di Matteo Garrone

Si è aperto nei giorni scorsi a Dakar, in Senegal, il set di Io Capitano, il nuovo film di Matteo Garrone, una coproduzione internazionale Italia/Belgio, prodotto da Archimede con Rai Cinema, in coproduzione con Tarantula, con la partecipazione di Pathé. Le vendite internazionali sono affidate a Pathé International.

IO CAPITANO è una fiaba omerica che racconta il viaggio avventuroso di due giovani, Seydou e Moussa (gli esordienti Seydou Sarr e Moustapha Fall), che lasciano Dakar per raggiungere l’Europa. Un’Odissea contemporanea attraverso le insidie del deserto, i pericoli del mare e le ambiguità dell’essere umano.

Scritto da Matteo Garrone, Massimo Gaudioso, Massimo Ceccherini e Andrea Tagliaferri, a partire da un soggetto dello stesso Garrone, che si è ispirato alle storie vere di Kouassi Pli Adama  Mamadou, Arnaud Zohin, Amara Fofana, Brhane Tareke e Siaka Doumbia, tutti ragazzi che hanno compiuto davvero il viaggio dei due protagonisti del film.

Le riprese si svolgeranno, oltre che in Senegal, anche in Marocco e in Italia, per un totale di 13 settimane.

Crediti

Regia Matteo Garrone

Soggetto Matteo Garrone

Sceneggiatura Matteo Garrone, Massimo Gaudioso, Massimo Ceccherini, Andrea Tagliaferri

Fotografia Paolo Carnera

Montaggio Marco Spoletini

Scenografia Dimitri Capuani

Costumi Stefano Ciammitti

Suono in presa diretta Maricetta Lombardo

Sound design Mirko Perri

Trucco Dalia Colli

VFX supervisor Massimo Cipollina – Laurent Creusot

Una produzione Archimede con Rai Cinema

in coproduzione con Tarantula

con la partecipazione di Pathé

Vendite internazionali Pathé International

Io capitano: la storia vera dietro il film di Matteo Garrone

Io capitano: la storia vera dietro il film di Matteo Garrone

Presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, il film Io capitano (qui la recensione) di Matteo Garrone è stato un grande caso cinematografico italiano per l’anno 2023. Dopo la partecipazione a tale evento, dove ha vinto poi il Leone d’argento alla regia, il film ha infatti intrapreso un percorso che lo ha portato in tutto il mondo, arrivando anche ad essere nominato ai Golden Globe e agli Oscar (prima volta in assoluto per Garrone) come Miglior film internazionale. In patria, ha invece ottenuto quindici nomination ai David di Donatello, vincendone poi sette, tra cui Miglior film e Miglior regia.

Un grande successo per un film che mescola dramma sociale e favola, andando a raccontare un controcampo del viaggio che i migranti africani intraprendono per arrivare in Europa. Dopo anni di tentennamenti, Garrone si è infatti deciso con Io capitano a portare sul grande schermo una storia difficile, basata su reali testimonianze e nella quale si affrontano tante problematiche di questi episodi di emigrazione che troppo spesso vengono invece banalizzati o di cui a noi, dall’altra parte del mare, arriva solo il finale. Ma prima di esso c’è tutto un lungo e doloroso viaggio, che è proprio ciò che Garrone va ad esplorare con il suo film.

La trama e il cast di Io capitano

In Io Capitano si racconta il viaggio avventuroso di Seydou (Seydou Sarr) e Moussa (Moustapha Fall), due giovani cugini che decidono segretamente di lasciare Dakar, capitale del Senegal, per raggiungere l’Europa, con l’obiettivo di poter inseguire il sogno di diventare celebrità nel campo della musica. Lasciandosi alle spalle le proprie famiglie, per i due ha così inizio un’Odissea contemporanea attraverso le insidie del deserto, gli orrori dei centri di detenzione in Libia e i pericoli del mare. Quando ormai sarà troppo tardi per tornare indietro, i due ragazzi si troveranno a dover proseguire il percorso, scoprendo quanto quel viaggio sia ben diverso da come previsto.

La storia vera dietro il film

Io capitano
Foto di Greta De Lazzaris

“La storia mi è venuta in mente diversi anni fa, quando mi fu raccontato di questo adolescente che da solo aveva guidato un’imbarcazione con circa 250 persone a bordo. – ha raccontato Matteo Garrone – Una volta arrivato a destinazione, travolto dall’emozione di aver portato tutti in salvo ha iniziato a gridare “io capitano, io capitano”. Però mi sentivo in imbarazzo, da borghese, a pensare di raccontare quella storia e i suoi retroscena. Poi, qualche anno dopo, ho incontrato il ragazzo che quel finale lo ha vissuto, il cui nome è Fofanà Amara, e quell’incontro mi ha riavvicinato a quel racconto, motivandomi a riprenderlo in mano”.

La storia di Fofanà Amara è comune a quella di tanti ragazzi come lui in cerca di una vita migliore. Partito da una Guinea sconvolta da scontri politici, Fofanà decide di emigrare verso l’Europa e inizia così ad attraversare il deserto fino a Tripoli, in Libia. Qui gli viene fatto capire che il barcone con duecentocinquanta persone a bordo arriverà in Italia solo se qualcuno si offre di guidarlo e quel qualcuno è lui. Così, a soli quindici anni, Fofanà intraprende questo viaggio di due giorni in mare. Al suo arrivo, viene arrestato e accusato di essere uno scafista, salvo poi essere rilasciato. Oggi vive e lavora in Belgio.

Sulla base di questa testimonianza, Garrone ha aggiunto che: “A quel punto abbiamo deciso di costruire questo film seguendo i canoni del racconto d’avventura e del viaggio dell’eroe. Bisogna infatti sapere che ci sono tanti tipi di immigrazione, quella raccontata in Io capitano è legata al fatto che il 70% della popolazione africana è composta da giovani e questi giovani sono influenzati dalla globalizzazione occidentale, di cui penso sia importante raccontare gli effetti sulle popolazioni.”. Fondamentale però è stato anche il lavoro di ricerca sul campo, necessario affinché si potesse raccontare la verità su ciò che avviene durante questo viaggio verso l’Europa.

“Abbiamo fatto un grosso lavoro di documentazione, durato qualche anno, e poi per cercare di raccontare questa storia ci siamo affidati a chi queste vicende le ha vissute in prima persona. – racconta Garrone – È stato un lavoro assolutamente collettivo, reso possibile grazie a persone come Mamadou Kouassi, che mi hanno raccontato le loro storie al servizio delle quali io ho potuto mettere le mie conoscenze tecniche“. Mamadou Kouassi Pli Adama è un altro dei tanti giovani che hanno vissuto sulla loro pelle “l’esperienza di quel viaggio, delle prigioni libiche, della paura e degli orrori che vengono perpetrati”. “Sono stato venduto come schiavo – ha raccontato – e ho passato mesi e mesi a lavorare in condizioni terribili per comprare la mia libertà”. 

Alla fine, è riuscito ad imbarcarsi da Zuwara verso l’Italia, ma lungo la traversata il gommone su cui viaggiava s’è spezzato in due e altre persone sono morte sotto i suoi occhi. Grazie a un peschereccio di Mazara del Vallo è però riuscito a sopravvivere e ad arrivare a terra. Oggi, Mamadou è vicepresidente del Movimento migranti e rifugiati di Caserta e lavora come mediatore interculturale presso il Centro Sociale Ex-Canapificio dove aiuta persone arrivate in Italia come lui, nel riconoscimento dei propri diritti e nella conoscenza degli strumenti sociali e formativi. Con Io capitano ha dunque avuto modo di offrire la propria testimonianza, che purtroppo è comune a quella vissuta quotidianamente di tantissimi altri ragazzi (e non solo).

Il trailer del film e dove vederlo in streaming e in TV

È possibile fruire di Io capitano grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Apple iTunesRakuten TV e Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e ad un’ottima qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di martedì 26 marzo alle ore 21:30 sul canale Rai 1.

Io capitano: la spiegazione del finale del film di Matteo Garrone

Nel film candidato all’Oscar Io Capitano di Matteo Garron, a un ragazzo senegalese di sedici anni viene chiesto di guidare una barca piena di passeggeri dalla Libia all’Italia attraverso il Mar Mediterraneo. Il ragazzo, Seydou, è comprensibilmente spaventato e non vuole assumersi questa responsabilità, soprattutto dopo tutto quello che ha dovuto sopportare nella sua vita fino a quel momento.

Si potrebbe pensare che le cose non andranno bene per Seydou e suo cugino Moussa, ma il film sorprende piacevolmente con il suo climax molto edificante, che essenzialmente fa capire che questa storia meritava un finale del genere. Io Capitano si traduce con “Io sono il capitano”, ma prima che Seydou raggiunga quel punto, attraversa un inferno. Abbiamo modo di vedere un assaggio della vita di Seydou e Moussa a Dakar, in Senegal, che non sembra molto promettente.

Perché Seydou e Moussa vogliono andare in Europa?

Per i giovani adolescenti come Seydou e Moussa, l’Europa è come un paese dei sogni. Dalla musica al calcio, è la terra dove si concentra tutta la vita. Non è che questi due non amino la loro patria; infatti, Seydou è molto legato a sua madre, ma i loro sogni di andare in Europa e vivere una vita migliore sono troppo grandi per essere contenuti. Tra i due, Moussa è quello entusiasta, responsabile di aver instillato in Seydou il desiderio di andare in Europa. Seydou è molto interessato all’idea di fuggire da casa un giorno, ma fa un inutile tentativo di convincere sua madre. Prima di partire, Seydou e Moussa partecipano a questo rituale per ricevere la benedizione dei loro antenati.

Cosa succede durante il viaggio?

Io Capitano Matteo Garrone

Fin dall’inizio, diventa evidente che il viaggio che Seydou e Moussa stanno intraprendendo non sarà facile; anzi, è proprio il contrario. Vengono persino scoraggiati da un uomo del posto di nome Sisko, che è una sorta di organizzatore del viaggio. Ciò non impedisce loro di salire sull’autobus per Agadez, in Niger. Ma prima devono attraversare il confine con il Mali, per cui hanno bisogno di passaporti falsi. Seydou e Moussa non hanno altra scelta che spendere 100 dollari per acquistarli, cosa che preoccupa Seydou poiché i loro risparmi per il viaggio sono piuttosto limitati.

Il passaporto falso non li aiuta ad attraversare il confine, ma un po’ di soldi in più sì. Una volta attraversato il confine, l’obiettivo successivo è quello di raggiungere in qualche modo Tripoli, la capitale della Libia. Ciò che li attende nel mezzo del terribilmente crudele deserto del Sahara sono i gruppi ribelli libici, insieme alle mafie. Per non parlare del fatto che ci sono tantissime persone disposte a ingannare questi poveri malcapitati che cercano di raggiungere l’Europa in qualsiasi momento. Poi ci sono suggerimenti, come quello che l’unico modo per proteggere i propri soldi è nasconderli nell’unico posto dove nessuno li cercherebbe.

Seydou e Moussa ottengono presto un’auto dopo aver concluso un accordo secondo cui 600 dollari li porteranno in Italia dopo aver raggiunto Tripoli. L’auto li abbandona insieme a diversi altri passeggeri nel mezzo del deserto, dove incontrano una guida che li porterà in Libia a piedi. Una donna anziana si arrende nel deserto e, nonostante abbia fatto del suo meglio, Seydou deve lasciarla indietro. In una scena straziante, Seydou immagina di tenerle la mano e si chiede perché la donna stia letteralmente volando. Ma possiamo tutti immaginare cosa sia realmente successo a quella donna nel mezzo del deserto, senza cibo né acqua.

Il colpo più duro del viaggio arriva per Seydou quando Moussa viene arrestato e portato via dai ribelli siriani per aver nascosto i suoi soldi in un posto che tutti conosciamo. Anche Seydou viene gettato in prigione, insieme a tanti altri. Dopo aver subito torture barbariche per alcuni giorni, Seydou riesce a trovare un lavoro come muratore, grazie a Martin, un uomo più anziano che ha il suo stesso obiettivo: raggiungere l’Italia. Martin prende Seydou sotto la sua ala protettrice e, grazie al loro instancabile lavoro come muratori, il loro datore di lavoro finalmente li lascia andare a Tripoli e paga persino il viaggio.

Seydou e Moussa si riuniscono?

Io Capitano

Scommetto che tutti pensavate che Moussa non sarebbe sopravvissuto e che Seydou non avrebbe mai rivisto il suo amato cugino in questa vita dimenticata da Dio. Ma Seydou non smette mai di cercare Moussa e rinuncia persino alla possibilità di viaggiare in sicurezza verso l’Italia con Martin. Sceglie di rimanere a Tripoli e setaccia i campi senegalesi alla ricerca di Moussa. Per sopravvivere, accetta un lavoro a contratto. La prima grande vittoria in Io Capitano arriva quando Seydou riesce finalmente a trovare Moussa, anche se quest’ultimo è in condizioni terribili, sia emotivamente che fisicamente. Moussa è riuscito a fuggire, ma non ha potuto evitare di essere colpito a una gamba.

Di conseguenza, rischia di perdere la gamba e l’unica via d’uscita è andare in ospedale. Purtroppo, gli ospedali libici non accettano persone di colore, quindi l’unica soluzione è arrivare in qualche modo in Italia. Moussa vuole tornare in Senegal, poiché ha rinunciato alla vita, ma dopo essere sopravvissuto a tutto ciò che la vita gli ha riservato, Seydou è determinato a non arrendersi. Ma la proposta che gli viene fatta è a dir poco ridicola. Non potendo pagare la somma richiesta per due persone, deve raggiungere l’Italia in barca. Cosa peggiora ulteriormente le cose? Non ha alcuna esperienza di navigazione e non sa nuotare.

Seydou riuscirà a portare Moussa e tutti gli altri in salvo?

Io capitano
Foto di Greta De Lazzaris

La particolarità di Io Capitano è che il film segue lo schema di un personaggio svantaggiato, sfortunato e sconosciuto che cerca di vincere una battaglia in salita, ma invece di far perdere tragicamente l’eroe alla fine, gli permette di vincere, tanto per cambiare. E non sembra affatto illogico, poiché durante tutto il film il personaggio di Seydou mostra i segni del tipo di persona che è: gentile e compassionevole. Solo persone così possono davvero diventare i leader di coloro che cercano la luce.

L’unico motivo per cui Seydou cerca di rifiutare il lavoro di capitano de facto della barca è perché non vuole uccidere qualcuno facendo affondare accidentalmente la barca. Ma non è nella posizione di poter fare una scelta del genere, considerando la situazione in cui si trova. Quindi prende il timone della barca, con la speranza di riuscire in qualche modo ad arrivare in Sicilia, Italia.

E il viaggio in mare è durissimo. Ci sono donne e bambini, persino una donna incinta, un numero considerevole di persone che soffrono il mal di mare e un gruppo di persone che si nascondevano nella sala macchine. In mezzo a tutto questo caos, Seydou cerca di navigare e di aiutare la donna incinta. Vedendola sanguinare, ferma la barca e cerca di chiamare aiuto, ma senza successo. Non vedendo altre possibilità, Seydou promette a tutti che li porterà in Italia. La parte più significativa è quando Seydou dice a tutti che nessuno morirà. E poi, dopo aver navigato instancabilmente per giorni con il cugino ferito al suo fianco, Seydou avvista la terraferma.

Questa volta si trattava sicuramente dell’Italia, a differenza dell’ultima volta, quando aveva scambiato una piattaforma petrolifera per terraferma. Aveva intrapreso il viaggio per trovare una vita migliore per sé e per Moussa, ma finisce per salvare tante persone portandole nella terra dei sogni. Non sappiamo se Moussa alla fine sopravviverà, né come sarà la vita di Seydou in Italia, né se rivedrà Martin. Ma per ora, Seydou, che urla di gioia indossando la stessa maglia logora del Barcellona che ha indossato per tutto il film, rimarrà per me una delle immagini più belle del cinema moderno. Seydou, il capitano della barca, è un campione. È qui che Io Capitano sceglie di lasciarci, e non potremmo davvero chiedere di più.

Io Capitano: la prima clip del film di Matteo Garrone

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Io Capitano: la prima clip del film di Matteo Garrone

01 Distribution ha diffuso la prima clip di Io Capitano, il nuovo film del regista italiano Matteo Garrone che sarà presentato in concorso all’80esima edizione della Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia. 

Io Capitano – il film

Io Capitano racconta il viaggio avventuroso di due giovani, Seydou e Moussa, che lasciano Dakar per raggiungere l’Europa. Un’Odissea contemporanea attraverso le insidie del deserto, gli orrori dei centri di detenzione in Libia e i pericoli del mare.

Io Capitano vince il Premio Francesco Pasinetti assegnato dal SNGCI

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Va a Io Capitano di Matteo Garrone (Venezia 80) il Premio Francesco Pasinetti assegnato a Venezia, come tradizione, dai Giornalisti Cinematografici (SNGCI) che lo hanno scelto tra tutti i film italiani presentati in concorso e nelle diverse sezioni della Mostra 2023.

Lo annuncia il Direttivo del Sindacato sottolineando l’importanza della sperimentazione e della ricerca di una selezione veneziana generalmente ricca di novità ma soprattutto l’alta qualità delle sei proposte italiane in concorso. Scelte che confermano, con l’avvio di una produzione decisamente più ambiziosa e in grado di dialogare di più con i mercati internazionali, anche l’impegno del cinema più autoriale di voler recuperare il rapporto col pubblico.

LA MOTIVAZIONE

Io Capitano è un film importante, di straordinaria potenza emotiva e visiva. Racconto di formazione e insieme cronaca, anche intima, di un viaggio verso il sogno che diventa dramma e violenza, offre allo spettatore la visione di una realtà per la prima volta svelata dal cinema attraverso due protagonisti che conquistano per la purezza del loro sguardo.

Il racconto in lingua originale aggiunge verità e continue emozioni in un film che fa riflettere e appassiona e che merita un’attenzione speciale anche per le difficoltà di integrare la macchina del cinema con la realtà nell’incontro con un mondo mai raccontato così da vicino.

Io Capitano è un film di Matteo Garrone, scritto da Garrone, Massimo Ceccherini, Massimo Gaudioso, Andrea Tagliaferri. Una coproduzione internazionale Italia Belgio, una produzione Archimede con Rai Cinema e Tarantula con Pathé, Logical Content Ventures con il supporto del Ministero della Cultura, con la partecipazione di Canal+, Ciné+ in coproduzione con TRBF (Belgian Television), Voo-Be Tv e Proximus, ha già iniziato il suo viaggio nelle sale cinematografiche ieri, 7 settembre distribuito da 01 Distribution.

Io Capitano nominato ai Golden Globes 2024 per il Miglior film in lingua non inglese

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Arriva inaspettata nella categoria Miglior film in lingua non inglese la nomination ai Golden Globes 2024 Matteo Garrone per Io Capitano, il film che ha presentato al Festival di Venezia e che riporta l’Italia Oltreoceano.

Il film, che ha vinto diversi riconoscimenti nel corso del suo percorso festivaliero, è anche il film italiano candidato ad entrare nella cinquina degli Oscar 2024 per il miglior film in lingua non inglese. Per quello che riguarda invece le effettive possibilità di vittoria di Garrone ai Golden Globes 2024, sarà davvero difficile battere la concorrenza formata da Anatomia di una caduta (vero favorito), Fallen Leaves, Past Lives, La società della Neve e La Zona di Interesse, ma è bello per l’Italia esserci.

Io Capitano – il film

Io Capitano racconta il viaggio avventuroso di due giovani, Seydou e Moussa, che lasciano Dakar per raggiungere l’Europa. Un’Odissea contemporanea attraverso le insidie del deserto, gli orrori dei centri di detenzione in Libia e i pericoli del mare.

Leggi la recensione di Io Capitano

Io Capitano è il film che l’Italia propone per gli Oscar 2024

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Io Capitano è il film che l’Italia propone per gli Oscar 2024

Il Comitato di Selezione per il film italiano da designare agli Oscars® istituito dall’ANICA su incarico dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences®, riunito davanti a un notaio e composto da Alessandro Araimo, Domizia De Rosa, Esmeralda Calabria, Daniela Ciancio, Francesca Lo Schiavo, Giorgio Moroder, Cristiana Paternò, Michele Placido, Paola Randi, Riccardo Tozzi, Gianpiero Tulelli, ha votato “Io Capitano” di Matteo Garrone quale film che rappresenterà l’Italia alla 96° edizione degli Academy Awards®, nella selezione per la categoria International Feature Film Award, con la seguente motivazione: “Per aver incarnato con grande potenza e maestria cinematografica il desiderio universale di ricerca della libertà e della felicità. Creando un’epica del sogno che mette in scena il coraggio e il dolore che segnano da sempre le migrazioni, in una dimensione di profonda umanità”.

Io Capitano” concorrerà per la shortlist che includerà i quindici migliori film internazionali selezionati dall’Academy® e che sarà resa nota il 21 dicembre 2023.

L’annuncio delle nomination (la cinquina dei film nominati per concorrere al premio) è previsto per il 23 gennaio 2024, mentre la cerimonia di consegna degli Oscars® si terrà a Los Angeles il 10 marzo 2024.

Io Capitano di Matteo Garrone vince il Leoncino d’Oro di Agiscuola

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Si è tenuta venerdì 8 settembre alle ore 17.15 presso la Sala Italian Pavilion dell’Hotel Excelsior la cerimonia di premiazione del Leoncino d’Oro istituito da AGISCUOLA e promosso da A.G.I.S., A.N.E.C. e David di Donatello – Accademia del Cinema Italiano, alla presenza di Lucia Borgonzoni (Sottosegretario di Stato al Ministero della Cultura), Roberto Cicutto (Presidente La Biennale),

Alberto Barbera (Direttore della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica), Andrea Del Mercato (Direttore Generale La Biennale), Luigi Lonigro (Presidente Unione Editori e Distributori Cinematografici). Hanno fatto gli onori di casa: Francesco Giambrone (Presidente Agis), Mario Lorini (Vicepresidente AGIS e Presidente ANEC), Piera Detassis (Presidente Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello), Paolo Merlo, Presidente Comitato provinciale Unicef Padova.

Lucia Borgonzoni, Sottosegretario di Stato al Ministero della Cultura, ha dichiarato: “Il cinema come strumento per coltivare passione e talento dei nostri giovani, la chiave per svilupparne senso critico e sensibilità, è l’obiettivo che il Ministero della Cultura si prefigge di raggiungere attraverso l’attività di formazione delle nuove generazioni al linguaggio audiovisivo. Lo stesso spirito con cui da ben 35 anni si rinnova questo appuntamento che vede proprio i ragazzi nella parte dei protagonisti, uno dei più attesi della Mostra del Cinema di Venezia. Un’emozione avervi partecipato”.

Giunto alla 35° edizione, il Leoncino è divenuto nel tempo uno dei premi collaterali più importanti e significativi della Mostra del Cinema di Venezia. Anche quest’anno il gruppo di giovani giurati provenienti da tutta Italia ha assegnato – in seguito ad un accordo siglato con il Comitato Italiano per l’UNICEF – il prestigioso premio Segnalazione Cinema For UNICEF, riconoscimento istituito dal Comitato Italiano per l’UNICEF presso la Mostra sin dal 1980.

Nel corso della cerimonia di premiazione, è stato assegnato il Premio Leoncino d’Oro della 80. Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia al film Io Capitano di Matteo Garrone con la seguente motivazione:

“Un’odissea moderna che scuote nel profondo le coscienze. Una magistrale trasposizione in immagini di eventi di cui troppo spesso non abbiamo consapevolezza. Per il coraggio di una regia che sa perseguire idee ambiziose nonostante le immense difficoltà, per la verità nell’interpretazione, per la potenza di un racconto a metà tra sogno e realtà, in grado di trasmettere un messaggio universale di resistenza e solidarietà. Per queste ragioni, il Leoncino d’Oro dell’80esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia va a ‘Io Capitano’ di Matteo Garrone.”

La giuria ha assegnato la Segnalazione Cinema For UNICEF al film Green Border di Agnieszka Holland con la seguente motivazione:

“Un’opera che riesce ad analizzare con crudo realismo le conseguenze della guerra e delle crisi geopolitiche. Un film corale che pone sotto una luce inedita la paura e l’incertezza di sopravvivere di un’umanità in fuga. Per aver presentato, attraverso una regia dinamica e onesta, l’incomunicabilità, l’impotenza e la frustrazione davanti ai meccanismi del potere che strappano il futuro ai bambini. Per queste ragioni la Segnalazione Cinema for UNICEF della 80esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia va a ‘Zielona Granica’ di Agnieszka Holland.”

I vincitori del Leoncino d’Oro Agiscuola

  • 1989 SCUGNIZZI di Nanni Loy
  • 1990 UN ANGELO ALLA MIA TAVOLA di Jane Campion
  • 1991 LA LEGGENDA DEL RE PESCATORE di Terry Gilliam
  • 1992 UN CUORE IN INVERNO di Claude Sautet
  • 1993 FILM BLU di Krzysztof Kieslowski
  • 1994 PRIMA DELLA PIOGGIA di Milcho Manchewski
  • 1995 L’UOMO DELLE STELLE di Giuseppe Tornatore
  • 1996 HOMMES FEMMES: MODE D’EMPLOI di Claude Lelouch
  • 1997 OVOSODO di Paolo Virzì
  • 1998 GATTO NERO GATTO BIANCO di Emir Kusturica
  • 1999 JESUS’ SON di Alison MacLean
  • 2000 I CENTO PASSI di Marco Tullio Giordana
  • 2001 ABRIL DESPERAÇADO di Walter Salles
  • 2002 L’UOMO DEL TRENO di Patrice Leconte
  • 2003 BUONGIORNO, NOTTE di Marco Belloccio
  • 2004 BINJIP – FERRO 3 di Kim Ki-duk
  • 2005 SIMPATHY FOR LADY VENGEANCE di Park Chan-Wook
  • 2006 EJPHORIJA (Euphoria) di Ivan Vyrypaev
  • 2007 THE DARJEELING LIMITED di Wes Anderson
  • 2008 IL PAPA’ DI GIOVANNA di Pupi Avati
  • 2009 CAPITALISM: A LOVE STORY di Michael Moore
  • 2010 LA VERSIONE DI BARNEY di Richard J. Lewis 2011 CARNAGE di Roman Polaski
  • 2012 PIETA’ di Kim ki-Duk
  • 2013 SACRO GRA di Gianfranco Rosi
  • 2014 BIRDMAN di Alejandro G. Inarritu
  • 2015 L’ATTESA di Piero Messina
  • 2016 NA MLIJEČNOM PUTU (On the Milky Road) di Emir Kusturica
  • 2017 THE LEISURE SEEKER (Ella & John) di Paolo Virzì
  • 2018 WERK OHNE AUTOR (OPERA SENZA AUTORE) di Florian Henckel von Donnersmarck,
  • 2019 IL SINDACO DEL RIONE SANITA’ di Mario Martone
  • 2020 NUEVO ORDEN di Michel Franco
  • 2021 FREAKS OUT di Gabriele Mainetti
  • 2022 THE WHALE di Darren Aronofsky

Il Leoncino d’Oro Agiscuola si inserisce appieno nel quadro delle attività dell’Agiscuola, il cui scopo principale è quello di avvicinare i giovani al cinema e al teatro intesi come momenti e mezzi di formazione, accanto agli altri linguaggi iconico-verbali propri di una scuola che ormai non può più essere tradizionale e tradizionalista ma che deve aprire le porte a nuove esperienze e sollecitazioni sociali, pedagogiche e didattiche.

Le associazioni coinvolte A.G.I.S., A.N.E.C. e David di Donatello – Accademia del Cinema Italiano nel progetto Leoncino d’Oro lavorano nel corso dell’intero anno per offrire cultura visiva e cinematografica agli studenti italiani, il pubblico del futuro, e supportano l’idea di un sempre maggiore impegno, anche pubblico, nell’ambito educational e formativo.

Io Capitano di Matteo Garrone arriva su SKY e NOW

Io Capitano di Matteo Garrone arriva su SKY e NOW

Io Capitano, intensa pellicola firmata da Matteo Garrone, in corsa per l’Oscar per il miglior film internazionale, arriva in prima tv in versione originale con sottotitoli lunedì 29 gennaio alle 21.15 su Sky Cinema Uno (alle 21.45 anche su Sky Cinema Drama), in streaming su NOW è disponibile on demand. Su Sky il film sarà disponibile on demand anche in 4K.

Presentato in concorso all’80ª edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e vincitore del Leone d’argento per la miglior regia e del Premio Marcello Mastroianni al protagonista Seydou Sarr, Io Capitano, è stato inoltre candidato come Miglior Film straniero ai Golden Globes 2024.

La pellicola, interpretata da Seydou Sarr e Moustapha Fall, è il racconto di un’odissea contemporanea che segue i passi di due giovani migranti senegalesi, Seydou e Moussa, che attraversano l’Africa con tutti i suoi pericoli per inseguire un sogno chiamato Europa. Il film è scritto da Matteo Garrone, Massimo Ceccherini, Massimo Gaudioso e Andrea Tagliaferri.

La trama di Io Capitano

Il film racconta il viaggio avventuroso di due giovani, Seydou e Moussa, che lasciano Dakar per raggiungere l’Europa. Un’Odissea contemporanea attraverso le insidie del deserto, gli orrori dei centri di detenzione in Libia e i pericoli del mare.

Io Capitano – In prima tv lunedì 29 gennaio alle 21.15 su Sky Cinema Uno, (alle 21.45 anche su Sky Cinema Drama), in streaming su NOW e disponibile on demand. Su Sky il film sarà disponibile on demand, anche in 4K per i clienti Sky Q o Sky Glass con pacchetto Sky Cinema e con servizio opzione Sky HD/Sky Ultra HD attivo.

Io c’è: su sky cinema il film con Edoardo Leo

Io c’è: su sky cinema il film con Edoardo Leo

A pochi mesi dall’uscita nelle sale cinematografiche Sky Cinema presenta IO C’È, il film prodotto da Fulvio e Federica Lucisano, una produzione Italian International Film con Vision Distribution e diretto da Alessandro Aronadio (I peggiori, Due vite per caso), in prima tv lunedì 16 luglio alle 21.15 su Sky Cinema Uno e disponibile anche on demand.

Massimo Alberti (Edoardo Leo, Noi e la Giulia, Perfetti Sconosciuti) è il proprietario del “Miracolo Italiano”, bed and breakfast un tempo di lusso ormai ridotto ad una fatiscente palazzina. La crisi che ha messo in ginocchio la sua attività sembra però non aver toccato i suoi vicini, un gruppo di suore che gestiscono un convento offrendo ai turisti una sistemazione in cambio di una donazione spontanea. Quindi esentasse.

Massimo ha un’illuminazione e decide che per sopravvivere deve necessariamente trasformare il “Miracolo Italiano” in luogo di culto e fondare una sua religione.

Nasce così lo “Ionismo”, la prima fede che mette l’IO al centro dell’universo. Ad accompagnare Massimo nella sua missione verso l’abolizione di tasse e contributi, la sorella Adriana (Margherita Buy, Io e lei, Nemiche per la pelle), irreprensibile commercialista, e Marco (Giuseppe Battiston, Perfetti Sconosciuti, La felicità è un sistema complesso), scrittore senza lettori e ideologo perfetto del nuovo credo.

Io c’è, la trama

Una commedia incentrata sulla religione che affronta in chiave comica una tematica sensibile che – come racconta il regista Aronadio – «si evita come la peste, per scongiurare la gaffe, il politicamente scorretto, la polemica, se non il pericolo: viviamo in un momento storico in cui ci si uccide perché si crede, se vogliamo, semplicemente in storie diverse».

Il film racconta una religione che “parte dal basso”: al centro dello Ionismo c’è l’Io e non Dio. Un concetto che per il regista assume una veste molto contemporanea.

«Trovo che ci sia qualcosa di intrinsecamente comico nelle religioni: gli abiti liturgici, le storie che raccontano» ha dichiarato Aronadio «In questo film io riporto esattamente credenze e precetti di vari culti: se questi susciteranno risate, la responsabilità non sarà di certo mia. Per intenderci, non c’è niente di più grottesco di alcuni passaggi di testi sacri, di alcuni riti, di alcune regole, se li approcci con sguardo “laico”».

Arricchiscono il cast anche Massimiliano Bruno (Maschi contro femmine, Beata ignoranza) in quelli di Teodoro e Giulia Michelini (Immaturi, A casa tutti bene) nei panni di Teresa.

IO C’È in prima visione lunedì 16 luglio alle 21.15 su Sky Cinema Uno e disponibile anche on demand.

Io ballo da sòla

Io ballo da sòla

Ieri mi è capitata una cosa inquietante, traumatica, che mi ha lasciato sconvolto. Mi hanno invitato a una festa. Ora, io agli eventi mondani durante i festival sono refrattario. Iniziano a orari improbabili – tipo a mezzanotte, e tenete presente che la proiezione del primo film è alle 8,30 di mattina – ci sono sempre un sacco di sbattimenti per entrare, che tu abbia l’invito o no. Mi ricordo una volta a Cannes che un buttafuori con le capacità intellettive di un pacchetto aperto di Smarties cacciò via in malo modo il premio Oscar Michel Hazanavicius e la sua bellissima moglie Berènice Bejo perché non c’era il loro nome sulla lista.

In realtà c’era, ma quello sapeva scrivere solo ‘io’, ‘tu’, ‘lui’ e ‘quella zoccola’ e Hazanavicius aveva troppe lettere per le sue capacità. Comunque, mal glie ne incolse. Venne prepotentemente cazziato da Marilena Vinci e dopo quell’episodio si è ritirato a vita ascetica per espiare. Oggi lo chiamano ‘lo stilita di Antibes’, non si lava da tre anni e si nutre di sole uova di quaglia. Poi tanto alla fine, dopo un ora che stai lì ad attendere c’è la classica apertura del ‘fate entrare tutti, anche quell’Orango con il frac’, e giù di alcool a buon mercato per tutti, ma intanto si sono fatte le due di notte, la musica è assordante, la gente puzza e non c’è un centimetro di spazio per sedersi o parlare. Sei costretto a ballare e a me essere costretto a ballare sta sul cazzo. Quindi di solito – dato che comunque ste cose di tanto in tanto vanno fatte per questioni di PR – mi comporto come un Jep Gambardella al contrario.

Entro, prendo qualche orrendo intruglio a base di vodka e cherosene che fingo di bere, mi faccio il selfie con la più figa del Bigonzo, stringo la mano al più figo del Bigonzo accompagnandola con frasi inventate sul momento riguardanti i luoghi dove ci saremmo conosciuti – ‘Ti ricordi quella volta? A Medjugorie! Ero il tipo che ascoltava gli Obituary con il walkman mentre il prete diceva messa!’. L’importante è farlo con tale nonchalance da costringere il tizio a dire che si ricorda anche le cose più improbabili, pur di non fare una gaffe – poi fingo di andare al cesso e scappo dalla finestra come il professor Jones ne L’ultima crociata quando fugge dagli studenti che gli vogliono scassare il cazzo. Ma ieri – e qui il trauma – no. La festa era carina, davvero. La musica era ascoltabile, la birra buona, non c’era troppo casino e potevo comunicare con gli altri senza dover urlare come un’aquila che sta subendo un clistere, e mi sono trovato in una fortunata circostanza per cui ero circondato da amici simpatici invece che dalle solite distillerie in Tuxedo che di solito si incontrano in queste occasioni (perché è risaputo che con la gente simpatica, al Lido, non ti incontri mai.

Si dice ‘dai vediamoci’ e poi su Whatsapp? ‘dove sei?’ ‘In sala stampa’ ‘Cazzo! Io all’incontro organizzato da Prada per l’inaugurazione del multisala sulla piattoforma petrolifera dietro Malamocco” “ah, vabbè, dai, allora aggiorniamoci per starera” “Pollcione”). Insomma in finale mi è presa bene e sono rimasto fino alle 3.00 di notte, nel sommo stupore degli astanti che ancora si chiedevano se Ang ancora in piedi e in mezzo alla gente a quell’ora fosse una sorta di allucinazione collettiva dovuta all’abuso di spumante, per altro di qualità accettabilissima. Le femmine, poi, sono rimaste talmente impressionate dal vedermi ballare – oddio. Ballare. Ho leggermente ancheggiato perché con tutto quello che mi stavo bevendo mi scappava la piscia, ma questo resti tra noi che è poco sexy – che a fine serate se ne sono uscite con ‘Daiii… adesso ti vogliamo in pista tutte le sere’. Ecco, non esageriamo che già me piglia l’ansia. Come dice il papa di Sorrentino, una vera star non deve mai sembrare raggiungibile, per cui stasera cena alla trattoria meno infame del Lido, proiezione di Un Lupo Mannaro Americano a Londra, sigaro e nanna prima di mezzanotte.

Un Lupo Mannaro Americano a Londra

Anche perché mi preoccupo del futuro. Quando sarò un vecchio decrepito – perché no, alle feste non è che non ce vado perché so’ vecchio. Non ce vado perché di solito me rompo er cazzo – e mi chiederanno cosa ho fatto in tutti questi anni, beh, voi lo sapete, cosa sarà figo rispondere. E non sarà ‘mi sono ubriacato come no stronzo’. (Ang)

Io & Marley: libro, cast e frasi del film con Owen Wilson

Io & Marley: libro, cast e frasi del film con Owen Wilson

In più occasioni anche il cinema ci ha ricordato di come il cane sia il migliore amico dell’uomo. Numerosi sono infatti i film dedicati a questi fedeli animali a quattro zampe, e tra i più celebri vi è senza alcun dubbio Io & Marley. Diretto da David Frankel nel 2008, si tratta di una struggente storia cha commosso numerosi spettatori in tutto il mondo per la forza del legame che può instaurarsi tra un cane e il suo padrone. Di carattere estremamente vivace e incontrollabile, il Marley del titolo è una vera e propria forza della natura, a cui è impossibile non affezionarsi.

Il film è tratto dall’omonimo romanzo scritto dal giornalista John Grogan e pubblicato nel 2005. Si tratta di un’autobiografia dedicata al suo cucciolo di Labrador, dal loro primo incontro sino agli ultimi momenti di vita dell’animale. Un racconto quanto mai sincero e toccante, che ha raggiunto in breve tempo un successo straordinario. Con un numero elevato di copie vendute, questo si è infatti imposto all’attenzione degli studios cinematografici. Acquistato dalla Fox, questo è infine stato adattato per il grande schermo, dove ha ottenuto un altrettanto grande successo.

Apprezzato dalla critica e dal pubblico, Io & Marley è infatti arrivato a guadagnare ben 247 milioni di dollari a fronte di un budget di soli 60. Prima di intraprendere una visione del film però, sarà certamente utile approfondire ulteriormente alcuni aspetti legati ad esso. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare la trama come anche alcuni retroscena legati al cast di attori. Non mancheranno inoltre anche le frasi più belle del film, attraverso cui si può entrare ulteriormente in contatto con la sua storia. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming dove poter ritrovare il film per una comoda visione casalinga.

Io & Marley: la trama del film

Protagonisti del film sono i neo sposi John e Jenny, i quali decidono di cambiare vita e spostarsi dal freddo Michigan alla solare Florida. Qui hanno infatti entrambi trovato un impiego come giornalisti presso quotidiani concorrenti tra loro. Per i due ha così inizio un’avventura che li porterà a dover gestire le difficoltà del matrimonio, delle rispettive carriere e del desiderio di avere dei bambini. Quando Jenny inizia a parlare di questi ultimi, infatti, John spaventato dall’idea di diventare padre decide di regalarle un cucciolo di Labrador Retriever. La coppia decide di chiamarlo Marley, e questo si rivela da subito una personalità estremamente vivace e incontrollabile.

John e Jenny cercheranno senza successo di far addestrare il cane affinché diventi più gestibile e non causi le tante disavventure che invece provoca. Nel momento in cui l’editore Arnie Klein propone a John di scrivere una rubrica dove raccontare le disavventure della vita quotidiana, questi si convincerà che raccontare di Marley e dei suoi pasticci sarebbe la cosa più attraente per i lettori. Egli si ritrova così con una grande quantità di materiale da rielaborare, e mentre gli anni passano e tre figli arrivano nella loro casa, Marley continua ad essere un irrimediabile pasticcione. Il legame che i due coniugi hanno però sviluppato con lui li segnerà in positivo per tutta la loro vita.

Io & Marley cast

Io & Marley: il cast del film

Ad interpretare la coppia di protagonisti, John e Jenny, vi sono i noti attori Owen Wilson e Jennifer Aniston. I due, che non si conoscevo se non di sfuggita, hanno raccontato di essere rimasti emotivamente molto coinvolti dalla lettura della sceneggiatura, a tal punto da fare di tutto per poter recitare nel film. Si sono così ritrovati a dar vita ad una coppia di coniugi, per interpretare i quali hanno trascorso diverso tempo insieme, sviluppando una certa disinvoltura e chimica di coppia. Accanto a loro, nel film, si ritrovano poi gli attori Alan Arkin nei panni dell’editore Arnei Klein, mentre Eric Dane è Sebastian Tunney, amico di John. La candidata all’Oscar Kathleen Turner è invece mrs. Kornblut, l’addestratrice di cani.

Ma il grande protagonista è lui, il Labrador Marley. Questo, tuttavia, non è stato interpretato da un solo cane, bensì da 22 differenti esemplari di diverse età. Poiché il film copre un arco di 14 anni, era infatti indispensabile mostrare Marley da quando è cucciolo sino all’età avanzata. Diversi noti addestratori per il cinema sono stati assunti per gestire questo esercito di cani, con i quali però non si sono avute difficoltà a girare. Per la scena finale, ad esempio, l’operazione su Marley è stata totalmente simulata, con il cane perfettamente addestrato per rimanere calmo come fosse morente. Un momento riuscito particolarmente toccante proprio per via della bravura del peloso interprete.

Io & Marley: le frasi, il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di Io & Marley grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Il film è infatti disponibile nel catalogo di Rakuten TV, Chili Cinema, Google Play, Infinity, Apple iTunes e Amazon Prime Video. Per vederlo, basterà sottoscrivere un abbonamento generale, e si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. È bene notare che in caso di noleggio si avrà a disposizione soltanto un determinato limite temporale entro cui guardare il film. Il tuttofare sarà inoltre trasmesso in televisione in prima visione il giorno lunedì 4 gennaio alle ore 21:20 sul canale Rai 2.

Qui di seguito si riportano invece alcune delle frasi più belle e significative pronunciate dai personaggi del film. Attraverso queste si potrà certamente comprendere meglio il tono del film, i suoi temi e le variegate personalità dei protagonisti. Ecco dunque le frasi più belle del film:

  • “Un cane non se ne fa niente di macchine costose, case grandi o vestiti firmati. Un bastone marcio per lui è sufficiente. A un cane non importa se sei ricco o povero, brillante o imbranato, intelligente o stupido, se gli dai il tuo cuore lui ti darà il suo. Di quante persone si può dire lo stesso? Quante persone ti fanno sentire unico, puro, speciale? Quante persone possono farti sentire… straordinario?” (John Grogan)
  • “Bhe, che si prova ad aver passato gli anni migliori? Hai fatto tutto quello che volevi fare? … No, nemmeno io!” (John Grogan)
  • “All’inizio con John desideravo avere una famiglia, ma non mi ero ancora resa conto che, da quando ci sei stato tu, noi eravamo già una famiglia” (Jennifer Grogan)
  • “Ti ricordi che ti dicevamo sempre che eri un cane terribile. Che eri il cane peggiore del mondo. Non devi crederci, non crederci neanche per un attimo, perché non avremmo potuto trovare un cane migliore. Sei stato proprio un grande cane, perché ci hai amato ogni giorno, qualunque cosa accadesse, e questo è fantastico, sai. Non so esattamente cosa ci sia dopo, ma voglio che tu ti ricordi che sei un grande cane Marley, sei un grande cane.” (John Grogan)

Fonte: IMDb

Io & Annie è la sceneggiatura più divertente della storia del cinema

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Io & Annie è il film con la sceneggiatura più divertente di sempre. Il verdetto è stato affidato alla WGA (Writers Guild of America), il sindacato degli sceneggiatori USA. Lo script è opera di Woody Allen e Marshall Brickman e ha battuto capolavori della comicità quali A qualcuno piace caldo e Ricomincio da capo.

Di seguito potete vedere la top ten delle sceneggiature più divertenti della storia del cinema. Siete d’accordo?

  1. “Annie Hall” (Io & Annie)
    scritto da Woody Allen e Marshall Brickman
    1977, UA
  2. “Some Like It Hot” (A qualcuno piace caldo)
    Sceneggiatura di Billy Wilder & I.A. L. Diamond, basata sul film Tedesco Fanfare of Love di Robert Thoeren e M. Logan
    1959, UA
  3. “Groundhog Day” (Ricomincio da capo)
    Sceneggiatura di Danny Rubin e Harold Ramis, soggetto di Danny Rubin
    1993, Columbia
  4. “Airplane!” (L’aereo più pazzo del mondo)
    Scritto da James Abrahams & David Zucker & Jerry Zucker
    1980, Paramount
  5. “Tootsie”
    Sceneggiatura di Larry Gelbart e Murray Schisgal, soggetto di Don McGuire e Larry Gelbart
    1982, Columbia
  6. “Young Frankenstein” (Frankeinstein Junior)
    Sceneggiatura di Gene Wilder e Mel Brooks, soggetto di Gene Wilder e Mel Brooks, basato sui personaggi del romanzo Frankenstein di Mary Wollstonecraft Shelley
    1974, 20th Century Fox
  7. “Dr. Strangelove or: How I Learned to Stop Worrying and Love the Bomb” (Il dottor Stranamore, ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba)
    Sceneggiatura di Stanley Kubrick, Peter George e Terry Southern
    1964, Columbia
  8. “Blazing Saddles” (Mezzogiorno e mezzo di fuoco)
    Sceneggiatura di Mel Brooks, Norman Steinberg, Andrew Bergman, Richard Pryor, Alan Uger. Soggetto di Andrew Bergman
    1974, Warner Bros.
  9. “Monty Python and the Holy Grail” (Monty Python e il Sacro Graal)
    Scritto da Graham Chapman, John Cleese, Terry Gilliam, Eric Idle, Terry Jones, Michael Palin
    1975, Cinema 5
  10. “National Lampoon’s Animal House” (Animal House)
    Scritto da Harold Ramis & Douglas Kenney & Chris Miller
    1978, Universal

Invito al viaggio – Concerto per Franco Battiato, il trailer del film-concerto il 20, 21 e 22 giugno al cinema

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Ecco il trailer e il poster di “Invito al viaggio – Concerto per Franco Battiato” per la regia di Pepsy Romanoff e prodotto da International Music & Arts ed Except, il film evento sul concerto dedicato al Maestro tenutosi all’Arena di Verona il 21 settembre 2021, al cinema solo il 20, 21 e 22 giugno distribuito da Adler Entertainment.

Il regista e art director Giuseppedomingo Romano, in arte Pepsy Romanoff, è fondatore insieme a Maurizio Vassallo della casa di produzione milanese Except che ha all’attivo più di 300 produzioni video divise tra live show, format tv, music video e art-film. Tra le produzioni più importanti ci sono i live di numerosi artisti internazionali e non tra cui Vasco Rossi, Dave Gahan and Soulsavers (Depeche Mode) – N.E.R.D & Pharell Williams, Tinie Tempah, I Blame Coco, Busta Rhymes, Little Dragon , Ghost Poet, Joan as Police Woman, Franco Battiato, Ezio Bosso, Vinicio Capossela, Pino Daniele, Club Dogo, Marracash, Guè Pequeno, Casino Royale, Subsonica , Levante, Cosmo, Ex Otago, Brunori Sas, Deproducers, Salmo e Sfera Ebbasta. È inoltre membro di AIR3, l’Associazione di registi italiani che lavorano nel mondo del cinema e realizzano film, documentari, pubblicità, videoclip, corti, partner del Biografilm 2022. https://air3.it/director/pepsyromanoff

Dall’Arena di Verona sold out, arriva sul grande schermo il concerto dove i più grandi artisti della musica italiana hanno reso omaggio a Franco Battiato, il cantautore catanese scomparso il 18 maggio dell’anno scorso. Ben cinquanta artisti si sono avvicendati sul prestigioso palcoscenico veronese per interpretare oltre 40 brani del Maestro, ridisegnando a moltissime voci un indimenticabile tributo a uno dei più grandi musicisti italiani di sempre: un artista che ha saputo essere al contempo innovativo e tradizionale, colto e popolare, facendo ballare e riflettere intere generazioni, sempre portatore di un eclettismo unico, in grado di mixare sapientemente musica colta ed elettronica, avanguardia e letteratura, ricerca pop e straordinaria poesia.

Partendo da uno dei suoi album più amati e popolari, “La voce del padrone”, uscito quarant’anni fa, “Invito al viaggio” vede sul palco un’orchestra formata dalla Filarmonica dell’Opera Italiana Bruno Bartoletti, con Carlo Guaitoli alla direzione d’orchestra e pianoforte, insieme ai musicisti che hanno accompagnato Battiato nell’ultima tournée: Angelo Privitera alle tastiere e programmazione, Osvaldo Di Dio e Antonello D’Urso alle chitarre, Andrea Torresani al basso e Giordano Colombo alla batteria. L’evento è stato organizzato dai direttori artistici Francesco Cattini, Stefano Senardi , Pino “Pinaxa” Pischetola, Carlo Guaitoli e con la produzione esecutiva delle riprese video di Maurizio Vassallo.

Si esibiscono sul palco Alice, Arisa, Enzo Avitabile, Mario Incudine, Baustelle, Sonia Bergamasco, Cristina Baggio, Bluvertigo, Angelo Branduardi, Vasco Brondi, Giovanni Caccamo, Roberto Cacciapaglia, luri Camisasca, Nabil Bey, Carlo Boccadoro, Vinicio Capossela, Giovannangelo De Gennaro, Alberto De Grandis, Raffaele Tiseo, Vincenzo Vasi , Carmen Consoli, Simone Cristicchi, Nuovo Quartetto Italiano, Colapesce DiMartino, Diodato, Paolo Buonvino, Emma, Extraliscio, Roberto Molinelli, Eugenio Finardi, Max Gazzè, Carlo Guaitoli, Jovanotti, Saturnino, Luca Madonia, Mahmood, Fiorella Mannoia, Gianni Maroccolo, Andrea Chimenti, Antonio Aiazzi, Beppe Brotto, Gianni Morandi, Morgan, Fabio Cinti, Gianna Nannini, Mary Montesano , Vera Quarleri, Cristina Scabbia, Davide Ferrario, Chicco Gussoni, Subsonica, Paola Turci e Danilo Rossi.

“Essere stato coinvolto in ‘Invito al viaggio’ all’Arena di Verona è stato per me un riconoscimento immenso” -ha dichiarato il musicista Saturnino- “Ho avuto la fortuna e il privilegio di poter collaborare con Franco Battiato, anche se per un arco di tempo piuttosto breve. Ci siamo incontrati in seguito, ma non ho avuto una vera e propria frequentazione, mentre ‘Invio al viaggio’ è stato organizzato e voluto da persone che gli hanno voluto molto bene, e quindi essere stato scelto mi ha davvero riempito di orgoglio, perché evidentemente Franco Battiato ha parlato di me in mia assenza”.

“Porterò con amore e commozione il ricordo della mia partecipazione al concerto omaggio a Franco Battiato all’arena di Verona – ha dichiarato il cantautore Giovanni Caccamo – “Emotività che si è creata tra gli artisti, il pubblico e l’orchestra: una grande preghiera collettiva di anime per Franco Battiato.”

“Ho sempre pensato che solo Franco potesse cantare Battiato ma devo dire che mi sono ricreduto!” – ha dichiarato il cantautore Luca Madonia- “A Verona si è creata un’atmosfera magica forse perché il rispetto verso le canzoni e verso l’artista ha fatto sì che tutto diventasse credibile ed estremamente sincero… credo che Franco anche quella sera sia riuscito a tenerci a “bada” e non è facile con dei cantanti! Ancora grazie per averci illuminato!”

Il film evento fotografa così una serata che si trasforma in un abbraccio tra gioia e malinconia, ironia e rigore, sempre evidenziando la grandezza artistica e la statura umana di Battiato: un flusso ininterrotto di canzoni senza tempo, eseguite seguendo gli arrangiamenti originali, ormai entrate nel DNA di tutti noi, capaci di attraversare i decenni con il dono del continuo rilancio, sostenuto dalla potenza espressiva di un’arte vastissima e stupefacente.

Invito a un assassinio: la spiegazione del finale del film Netflix

Negli ultimi anni le produzioni spagnole o latinoamericane, grazie soprattutto alle piattaforme streaming, si sono moltiplicate, anche per via del grande successo ottenuto in termini di critica e pubblico. Titoli come La casa di carta, Vis a Vis – Il prezzo del riscatto, Élite, Fenómenas – Indagini occulte o Tin & Tina sono solo alcuni degli esempi più noti di come la produzione – di film o serie TV – di lingua spagnola abbia invaso gli schermi di tutto il mondo. Dal Messico è arrivato su Netflix un altro titolo immediatamente divenuto un grande successo, dal titolo Invito a un assassinio.

Si tratta di un vero e proprio giallo, un whodunit, diretto da J. M. Cravioto (regista già delle serie Diablero, Monarca e Viaggio al centro della terra – quest’ultima disponibile su Disney+), che sembra trarre ispirazioni da quelli di Agatha Christie ma anche da recenti titoli simili come Cena con delitto – Knives Out e il suo sequel Glass Onion. Lo spettatore si trova dunque a seguire la protagonista all’interno di un mistero, da risolvere attraverso la scoperta di indizi, dettagli provenienti dal passato ed errori commessi dall’assassino.

Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative ad esso. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori. Per chi ha già visto il film o per chi non teme gli spoiler, si entrerà poi nel dettaglio del racconto per una spiegazione del finale. Infine, si elencheranno anche le procedure da seguire per poter vedere Invito a un assassinio in streaming su Netflix.

Invito a un assassinio spiegazione finale

 La trama e il cast di Invito a un assassinio

Protagonista del film è l’eccentrica miliardaria Olivia, che manda un misterioso invito alla sorellastra Agatha e a un gruppo di vecchi conoscenti per passare un fine settimana sul suo lussuoso yacht. Qui Olivia affronta però i suoi ospiti ricordando a ognuno di loro le passate cause legali nei suoi confronti e avverte che forse uno di loro non tornerà più sulla terraferma. Infatti, crede che uno dei presenti verrà ucciso. All’alba, tutti sentono un forte rumore e quando si recano sul ponte scoprono che Olivia è morta.

Naturalmente, tutti sono sospettati: Carlos (l’ex marito, da cui si è separato dopo la morte della figlia adottiva Elisa), Sonia (l’ex amica), Cary (un attore in declino ed ex fidanzato), Cristina (la governante), Naram (l’insegnante di yoga e fidanzato di Sonia) e Figue (il dottore). Sebbene siano tutti sconvolti dalla morte di Olivia, cercano di tornare alla propria vita. Ma ecco che la polizia ordina loro di restare nella villa della donna fino a quando non verrà scelto chi svolgerà le indagini. Intanto, Agatha cerca di scoprire la verità, facendosi aiutare da un’ufficiale di polizia principiante, Iris.

Ad interpretare la protagonista Agatha vi è l’attrice Regina Blandón, mentre Maribel Verdú interpreta Olivia. L’attrice Stephanie Cayo ricopre il ruolo di Sonia, mentre Manolo Carodna è Cary. Aarón Díaz interpreta Naram, José María de Tavira è Figue e Juan Manuel Pernas interpreta Gustavo. Completano il cast Pedro Damián nel ruolo di Carlos, Helena Rojo nei panni di Cristina e Andrea Aldana è Renata. Mariana Cabrera, infine, è Iris, l’ufficiale di polizia.

Invito a un assassinio cast

La spiegazione del finale di Invito a un assassinio

Verso la fine di Invito a un assassinio, Agatha scopre che Naram aveva un legame con Olivia e che in realtà si chiama Ramiro Godoy. Inoltre, Naram si rivela essere il fratello della madre biologica di Elisa e che credeva che la nipote, figlia adottiva di Olivia e Carlos, fosse morta durante il parto di sua sorella, Renata. Invece ha poi scoperto che era viva e che viveva con Olivia. Ramiro sapeva inoltre che sua sorella era rimasta vittima di un’organizzazione gestita da Carlos, il quale spesso portava via i bambini dalle loro madri, dicendo a quest’ultime che erano morti durante il parto. In realtà, li consegnava a coppie ricche in cerca di adozione.

Renata, tuttavia, si era suicidata per il dolore, inconsapevole che sua figlia era in realtà era viva. Due anni dopo Elisa è però effettivamente morta e la notizia è apparsa su tutti i giornali. In quel momento Ramiro ha capito tutto e ha cercato così di avvicinarsi a Olivia per scoprire la verità. Per arrivare a lei si è allora servito di Sonia, con cui aveva un obiettivo in comune: distruggere Olivia. Ma la ricca Olivia, dopo aver scoperto cosa è accaduto a Renata, ha promesso a Ramiro che le avrebbe reso giustizia. Per riuscire in ciò, Olivia, sapendo di avere un male incurabile, ha scelto di suicidarsi, così la polizia avrebbe indagato e scoperto finalmente cosa realmente fa il suo ex marito Carlos.

Nelle scene finali, inoltre, Agatha scopre che il dottor Figue sapeva del male di Olivia e l’ha aiutata a suicidarsi, somministrandole una dose mortale di morfina, per alleviare i dolori. Così facendo ha ricambiato un favore che la donna gli aveva fatto anni prima. Agatha, comprendendo che Figue non aveva cattive intenzioni, decide di non rivelare a nessuno questo dettaglio, evitando così che possa incorrere in problemi. Svelato il mistero e con Carlos e la sua domestica Cristina arrestati, Agatha eredita tutte le ricchezze della sorella e va alla ricerca di nuovi casi da risolveri, aprendo dunque a potenziali sequel.

Il trailer di Invito a un assassinio e come vedere il film in streaming su Netflix

Come anticipato, è possibile fruire di Invito a un assassinio unicamente grazie alla sua presenza nel catalogo di Netflix, dove attualmente è al 4° posto della Top 10 dei film più visti sulla piattaforma in Italia. Per vederlo, basterà dunque sottoscrivere un abbonamento generale alla piattaforma scegliendo tra le opzioni possibili. Si avrà così modo di accedere al catalogo e di guardare il titolo in totale comodità e al meglio della qualità video, avendo poi anche accesso a tutti gli altri prodotti presenti nella piattaforma.

Fonte: IMDb

Invisible Woman: Elizabeth Banks sarà regista e protagonista del film

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La delusione di Charlie’s Angels non fermerà Elizabeth Banks, che secondo Deadline ha appena stretto un accorso con Universal Pictures per dirigere e diventare la protagonista di Invisible Woman, progetto nato proprio da un’idea originale dell’attrice. Erin Cressida Wilson (The Girl on the Train) ha scritto la prima versione della sceneggiatura, mentre la Banks e Max Handelman produrranno il film con la loro Brownstone Productions (società dietro il franchise di Pitch Perfect).

Si tratterà dunque del secondo “atto” della Universal dedicato all’uomo invisibile, dopo l’esperimento della Blumhouse con Elisabeth Moss che arriverà a breve nelle sale.

Prima di Invisible Woman il pubblico potrà misurarsi con il nuovo The Invisible Man, reboot della pellicola uscita nel 1933 e tratta dall’omonimo romanzo di H.G.Wells diretta stavolta da Leigh Whannell.

Elizabeth Banks commenta il flop di Charlie’s Angels e “incolpa” i cinecomic

Come riportato nei mesi scorsi, L’uomo invisibile segna il primo passo di una strategia “editoriale” che riporterà sul grande schermo i mostri della Universal affidando le prossime produzioni solo a registi creativi con visioni uniche nel panorama sui personaggi classici.

Nel corso della storia del cinema, i classici mostri della Universal sono stati reinventati attraverso lo sguardo di tanti registi“, ha dichiarato il presidente degli studios Peter Cramer, “E siamo entusiasti di adottare un approccio più personale per il loro ritorno sullo schermo, guidato da creatori che hanno storie appassionanti da raccontare”.

Questa affidata a Whannell sarà la sesta versione cinematografica dell’Uomo Invisibile dopo il classico del 1933, Il ritorno dell’uomo invisibile del 1940 con Vincent Price, La donna invisibile del 1940, L’agente invisibile del 1942 e La rivincita dell’uomo invisibile del 1943.

Fonte: Deadline

Invisible Man: trovato il regista per il film, non ci sarà Johnny Depp

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Universal Pictures e Blumhouse hanno finalmente annunciato il nome del regista del reboot di Invisible Man, pellicola uscita nel 1933 e tratta dall’omonimo romanzo di H.G.Wells: sarà infatti Leigh Whannell a dirigere questo nuovo adattamento, firmandone anche la sceneggiatura.

Come riportato da Variety, il film segna il primo passo di una strategia “editoriale” che riporterà sul grande schermo i mostri della Universal affidando i prossimi progetti solo a registi creativi con visioni uniche nel panorama sui personaggi classici, cercando di legare i diversi titoli in un universo condiviso.

Per quanto riguarda la partecipazione di Johnny Depp, fino a qualche settimana fa designato protagonista, l’attore non dovrebbe più far parte del cast, ma non si esclude un suo ritorno in scena in un altro monster movie del franchise.

Invisible Man – al via il reboot

Nel corso della storia del cinema, i classici mostri della Universal sono stati reinventati attraverso lo sguardo di tanti registi“, ha dichiarato il presidente degli studios Peter Cramer, “E siamo entusiasti di adottare un approccio più personale per il loro ritorno sullo schermo, guidato da creatori che hanno storie appassionanti da raccontare”.

Questa affidata a Whannell sarebbe la sesta versione cinematografica dell’Uomo Invisibile dopo il classico del 1933, Il ritorno dell’uomo invisibile del 1940 con Vincent Price, La donna invisibile del 1940, L’agente invisibile del 1942 e La rivincita dell’uomo invisibile del 1943.

Fonte: Variety

Invincible: trailer della seconda parte della seconda stagione

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Invincible: trailer della seconda parte della seconda stagione

Prime Video ha svelato il trailer ufficiale della seconda parte della seconda stagione dell’acclamata serie animata di supereroi per adulti Invincible, coprodotta da Skybound Animation e Amazon MGM Studios. Invincible sarà disponibile in esclusiva su Prime Video in oltre 240 Paesi e territori nel mondo.

La seconda metà della stagione, composta da otto episodi complessivi, debutterà il 14 marzo, con nuovi episodi in streaming ogni settimana. La prima metà della seconda stagione ha ricevuto il Golden Tomato Award di Rotten Tomatoes per la Migliore Serie Animata e continua ad essere “Certified Fresh” con un punteggio del 100%. Amazon MGM Studios aveva precedentemente annunciato il rinnovo di Invincible per una terza stagione.

Invincible

Basato sul rivoluzionario fumetto di Robert Kirkman, Cory Walker e Ryan Ottley, la storia ruota attorno al diciottenne Mark Grayson, un ragazzo come tanti alla sua età, se non fosse per il fatto che suo padre è (o era) il più potente supereroe sulla faccia della terra. Ancora scosso dal tradimento di Nolan nella prima stagione, Mark fatica a ricostruire la sua vita, mentre affronta una serie di nuove minacce, il tutto combattendo la sua più grande paura: rischiare di diventare suo padre senza nemmeno saperlo.

Nel voice cast di Invincible  Steven Yeun, con Sandra Oh,  Gillian JacobsZazie Beetz, Grey DeLisle, Chris Diamantopoulos, Walton Goggins, Jason Mantzoukas, Ross Marquand, Khary Payton, Zachary Quinto, Andrew Rannells, Kevin Michael Richardson, Seth Rogen e JK Simmons. Gli executive producer sono Kirkman, David Alpert, Catherine Winder, Simon Racioppa, Margaret M. Dean, Rogen e Evan Goldberg, accanto ai co-executive producer Helen Leigh e Walker.

Invincible: Robert Kirkman offre un promettente aggiornamento per il film live-action

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Robert Kirkman, meglio conosciuto per aver ideato i fumetti The Walking Dead e Invincible, ha condiviso un aggiornamento sullo stato attuale dell’adattamento in live-action di quest’ultimo, che i fan attendono da molto tempo. Il famoso scrittore ha citato gli scioperi di Hollywood in corso come una delle ragioni dietro gli attuali ritardi, assicurando però che la Universal, lo studio di produzione dietro il film, è ancora interessata al progetto e che ci stanno lavorando. “Con gli scioperi e tutto il resto, è tutto bloccato, e giustamente. Tutti stanno facendo una grande cosa cercando di assicurarsi che le generazioni future possano lavorare, prosperare e sopravvivere in questo industria”, ha dichiarato Kirkman a ScreenRant.

È qualcosa verso cui so che la Universal prova molto interesse, ed è qualcosa su cui abbiamo lavorato dietro le quinte fino a questo punto. Spero di poter rispondere a questa domanda [quando il progetto entrerà in fase di produzione] in modo più comprensibile a un certo punto nel futuro“, ha dichiarato lo scrittore. Come noto, il film è stato annunciato nel 2017 con Seth Rogen e Evan Goldberg chiamati a scrivere la sceneggiatura. Pur dovendo ora affrontare le sfide dovute agli scioperi in corso di sceneggiatori e attori, il team rimane dunque fiducioso che i progressi riprenderanno quando l’industria si stabilizzerà.

Nel frattempo, la serie animata, Invincible, tornerà su Prime Video da novembre con la sua seconda stagione in due parti dopo una pausa di quasi tre anni. La seconda stagione vedrà Mark venire a patti con la verità su suo padre, in seguito agli eventi del finale della prima stagione. I nuovi episodi, inoltre, introdurrano anche Angstrom Levy, un formidabile supercriminale con la capacità di attraversare più dimensioni e formare un multiverso. Nel frattempo è stato rilasciato anche uno speciale autonomo su Atom Eve. Per quanto riguarda il film live action, invece, non si sa ancora se e in che modo si porrà nei confronti della serie animata.

Invincible: recensione del primo episodio della seconda stagione della serie Prime Video

Bastano poche note di Karma Police dei Radiohead per trasportarci in questo primo episodio della seconda stagione di Invincible. Il giovane Mark Grayson cerca di vivere la sua vita e a fare i conti con il peso della perdita del padre, un abbandono che non ha ancora superato. Infatti, a far da padrone a questo episodio saranno soprattutto le emozioni, i dubbi e le perplessità di Mark che impegnato a fare il supereroe deve anche fare i conti con la vita di tutti i giorni, cercando anche di recuperare il rapporto con la madre. La serie debutta su Prime Video il 3 novembre dove verranno distribuiti, una volta a settimana, i primi quattro episodi. Invincible 2 si compone di otto episodi, i restanti quattro arriveranno nella piattaforma nel 2024.

Invincible, la trama

La seconda stagione riprende quasi immediatamente gli eventi della scorsa stagione. Mark e Debbie cercano di andare avanti, consolidare il loro legame e superare l’assenza di Omni-Man. Ma non solo: madre e figlio devono anche fare i conti con il tradimento del padre che ha sconvolto non solo la società ma anche la sua famiglia. Questo si ripercuote nel giovane diciassettenne quasi afflitto dalla nuova vita come supereroe ma desideroso di portare un cambiamento positivo. Si dice che gli errori dei padri ricadono sui figli, e questo Mark non vuole che accada. Schiacciato dal peso del suo potere e delle sue responsabilità, Invincible ci mostra un lato dei supereroi già visto in precedenza per esempio in Spider-Man: ricadere nei vecchi errori e voltare le spalle all’umanità.

Anche se nella prima stagione ha avuto un ruolo marginale, Deborah Grayson è il personaggio che ha fatto da ponte tra Mark e il padre permettendo anche al pubblico di entrare in empatia con Nolan, fornendogli un po’ di umanità. Debbie sarà centrale in questa stagione offrendo diversi spunti a Mark che non sarà solo perché ad aiutarlo a riprendere il lavoro da supereroe ci sarà Cecil, il suo nuovo capo.

Invincible

Uno sguardo al futuro

Tra i nuovi personaggi presentati nel primo episodio di Invincible, Angstrom Levy è sicuramente il più interessante dato che sarà la porta d’accesso dello show al multiverso. E così mentre parallelamente, in un altro universo, Loki su Disney+ diventa il padrone della linea temporale riuscendo a viaggiare nel tempo, nella serie Prime Video una versione di Levy, con la capacità di creare portali tra le dimensioni, decide di riunire le sue varianti da ogni realtà alternativa diventando il cattivo di questa nuova stagione. Per questo all’inizio dell’episodio siamo catapultati in questa realtà alternativa dove Mark asseconda il padre, passa al lato oscuro uccidendo chiunque gli capiti sotto tiro. Levy, infatti, diffida di Mark e dei Viltrumiti perché in ogni versione del personaggio ha sempre portato alla distruzione in seguito all’alleanza con il padre.

Sempre più spesso ormai il tema dei supereroi viene interiorizzato, tenendo in considerazione più cosa si nasconde dietro la maschera. Questo espediente già usato in moltissimi altri film del genere crea un nuovo livello di empatia con il personaggio, soprattutto se sono rappresentati come giovani diciassettenni in piena crisi. Così anche questa seconda stagione inizia e pone i suoi presupposti su basi solide come appunto il percorso di crescita di Mark in assenza della figura paterna. Ma non si parla solo di sentimenti perché questo primo episodio di Invincible è anche pieno di azione, il che rende questo primo inizio della trama ancora più avvincente. Anche il finale, nel post credit, lascia ampio margine per questa stagione che mescola sentimenti e vendetta.

Invincible: il trailer della stagione 4 riunisce Mark e Omni-Man e introduce Thragg

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Prime Video ha pubblicato il trailer ufficiale della stagione 4 di Invincible, anticipando uno dei momenti più attesi dai fan: la reunion tra Mark Grayson e Omni-Man. I due personaggi non si incontravano dai drammatici eventi su Thraxa nella seconda stagione, quando i Viltrumiti avevano catturato Nolan.

Il nuovo trailer non solo conferma il loro ritorno fianco a fianco, ma svela anche la data di uscita ufficiale, fissata per il 18 marzo, preparando il terreno per un nuovo capitolo decisivo nella guerra contro l’Impero Viltrumita.

Thragg debutta come nuova grande minaccia dell’universo di Invincible

Le immagini mostrano Omni-Man e Allen the Alien arrivare sulla Terra per chiedere l’aiuto di Mark nella battaglia contro i Viltrumiti. Il momento più inquietante arriva però nel finale del trailer, con l’esordio di Thragg, leader dell’Impero Viltrumita, doppiato da Lee Pace, che pronuncia un ordine senza appello: “Non lasciate nessuno in vita.”

Il trailer anticipa anche numerosi altri sviluppi chiave: Mark, doppiato da Steven Yeun, si incolpa per il ritorno di Angstrom Levy; Atom Eve lotta per controllare i suoi poteri in evoluzione; i Guardians of the Globe affrontano Dinosaurus; e Omni-Man, con la voce di J.K. Simmons, si ritrova faccia a faccia con Debbie Grayson per la prima volta dalla stagione 1.

Nonostante il tradimento di Nolan e la distruzione causata in passato, Mark appare disposto a combattere ancora al fianco del padre contro un nemico comune. Accanto a loro tornano anche Allen, Battle Beast, Thadeus e Oliver, il fratellastro di Mark, cresciuto rapidamente a causa del suo invecchiamento accelerato.

La stagione 4 arricchisce ulteriormente il cast vocale con l’ingresso di Danai Gurira nel ruolo dell’aliena Universa, mentre numerosi volti noti della serie fanno ritorno. Nel frattempo, Prime Video ha già confermato Invincible stagione 5, con le registrazioni vocali concluse e un piano a lungo termine che potrebbe portare la serie fino a nove stagioni, come auspicato dal creatore Robert Kirkman.

Con la reunion tra Mark e Omni-Man e l’arrivo di Thragg, la stagione 4 si prepara a essere uno dei capitoli più intensi e decisivi dell’intera saga animata.

Invincible: il poster della seconda stagione anticipa l’arrivo del trailer

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È stato rivelato un nuovo poster della seconda stagione di Invincible, che offre ai fan una nuova grafica in vista dell’uscita del prossimo trailer dello spettacolo di supereroi Prime Video. Un tweet dall’account Twitter ufficiale di Invincible ha rivelato il nuovo poster per la seconda stagione della serie. L’immagine mostra il protagonista, Markus Grayson, danneggiato da una battaglia con un’espressione arrabbiata sul viso. Nel riflesso del sangue sotto di lui, puoi vedere il padre antagonista di Mark, Omni-Man, in una posa identica.

Su cosa si basa Invincible?

Basato sulla serie di fumetti di Robert Kirkman , Cory Walker e Ryan Ottley, Invincible è descritta come una serie ricca di suspense, azione ed emozioni. L’adattamento presenta nella versione originale le voci di Steven Yeun, Sandra Oh, JK SimmonsGillian Jacobs, Andrew Rannells, Walton Goggins, Zazie Beetz, Mark Hamill, Chris Diamantopoulos e altri.

La prima stagione di Invincible è incentrata su Mark Grayson, un ragazzo di 17 anni che inizia a sviluppare superpoteri come la super forza, il volo e la super velocità. Inizia quindi ad allenarsi per usare le sue abilità sotto la guida di suo padre, Nolan Grayson, che è uno dei supereroi più potenti della Terra, Omni-Man.

Invincible stagione 2 e Atom Eve Special: i trailer dal Comic Con di San Diego

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Ci sono voluti due anni di attesa, ma il trailer della seconda stagione di Invincible è stato finalmente rivelato in occasione del panel dedicato alla serie nel corso del Comic-Con 2023 di San Diego. Nella stessa occasione è stata anche svelata la data d’uscita della seconda stagione. La serie animata di successo ritorna il 3 novembre su Prime Video, anche se la stagione 2 sarà divisa in due parti.

La seconda parte sarà presentata in anteprima nel 2024. Il primo trailer della seconda stagione vede Mark e sua madre alle prese con la rivelazione di Omni-Man dalla prima stagione e offre un primo sguardo ai nuovi personaggi dei fumetti che ora si uniscono alla serie. Inoltre, il trailer della seconda stagione di Invincible anticipa anche il cast stellare dello show di attori tra ritorni e new entry.

L’universo della serie Prime Video inizia ad espandersi con Invincible – Atom Eve, un cortometraggio che racconta la storia delle origini di Atom Eve. Prendendo in prestito elementi dai fumetti ma aggiungendo anche nuovi frammenti alla storia passata di Atom Eve, Invincible – Atom Eve rivisita un popolare personaggio prima della stagione 2.

Il trailer di Invincible – Atom Eve vede una versione più giovane del personaggio titolare nel suo costume originale da supereroe mentre scopre i suoi poteri. Gillian Jacobs, che dà la voce ad Atom Eve in Invincible, ha ripreso il suo ruolo in questo cortometraggio.