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I peggiori casting nella storia dei cinecomics

I peggiori casting nella storia dei cinecomics

Incarnare un supereroe è difficile, e spesso le scelte di casting da parte delle produzioni non aiutano affatto gli attori incaricati di svolgere un compito così oneroso, se consideriamo la vastità dei fan che conoscono il ruolo che l’interprete sarà chiamato a mettere in scena.

Ecco alcuni dei peggiori casting nella storia dei cinecomics:

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I peggiori adattamenti cinematografici di serie tv

I peggiori adattamenti cinematografici di serie tv

La moda di attingere da serie tv di successo per realizzare lungometraggi di intrattenimento non è assolutamente nuova, né sono nuovi i risultati piuttosto scadenti in cui alcune volte si incappa nel processo di trasposizione dal piccolo al grande schermo. Ecco 12 esempi di adattamenti cinematografici di serie tv che hanno decisamente fallito la loro missione.

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Alcuni film sono decisamente brutti, come Dragon Ball Evolution, altri invece sono stati progetti sfortunati o magari dalla produzione travagliata, come The Last Airbender. È opinione piuttosto diffusa però che questo tipo di operazioni spesso sono poco amati già in partenza e che solo dietro a una produzione attenta e interessata si possono adesso realizzare prodotti di valore.

I Peccatori: Ryan Coogler rivela le sue “condizioni non negoziabili” per il film

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Ryan Coogler ha rivelato quale fosse la condizione imprescindibile per lui mentre si preparava a realizzare il sensazionale successo I Peccatori. Come molti ormai sanno, il film horror d’azione sui vampiri vede protagonista Michael B. Jordan, collaboratore di lunga data di Coogler, nei panni dei gemelli Smoke e Stack, che tornano nella loro città natale nel delta del Mississippi per aprire un juke joint, che viene assalito dai vampiri la prima sera stessa.

Il film vede anche la partecipazione di Hailee Steinfeld, Wunmi Mosaku, Miles Caton, Jack O’Connell, Delroy Lindo, Li Jun Li, Jayme Lawson e Omar Miller. È difficile sottovalutare il successo di I Peccatori, scritto e diretto da Coogler. Oltre al successo quasi unanime della critica, il film ha incassato poco meno di 368 milioni di dollari in tutto il mondo, un risultato incredibile per un film horror originale vietato ai minori.

I Peccatori sarà probabilmente anche uno dei favoriti agli Oscar 2026, con una nomination praticamente garantita come miglior film. È anche un forte contendente per il premio al Miglior Regista, alla Migliore Sceneggiatura Originale, al Miglior Attore e in molte altre categorie. Molti aspetti fanno risaltare il film nel panorama cinematografico moderno, ma Coogler ne specifica uno che per lui era imprescindibile prima di accettare di realizzare il film della Warner Bros.

In una nuova intervista con Happy Sad Confused, Coogler ha infatti affermato: “Penso che, guarda, le condizioni non negoziabili fossero, prima di tutto, che fosse girato su pellicola. Quella era una condizione importante. Probabilmente, tra tutti, quello era il punto che ritenevo più importante. Immagino che una persona media interagisca ogni giorno con centinaia, se non migliaia, di immagini digitali. Siamo così abituati alle immagini digitali che quando vediamo qualcosa che è stato catturato con la pellicola, ci sembra diverso”.

Il fatto che I Peccatori fosse “girato su pellicola” era dunque il più importante dei suoi “punti non negoziabili”. Le opzioni di visione del film sono il risultato del fatto che è stato girato contemporaneamente su pellicola Ultra Panavision 70 mm e pellicola IMAX 70 mm. Il regista ha così ribadito la sensazione diversa che si prova con la pellicola, in un’epoca in cui gran parte dei media è digitale.

I Peccatori: Ryan Coogler rivela di essersi ispirato a un film originale Disney Channel

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Sebbene I Peccatori sia un film horror vietato ai minori, Ryan Coogler rivela che è stato in parte ispirato da un film originale Disney Channel. Durante il panel dedicato al film al Contenders Film di Deadline, Coogler ha infatti spiegato come il vampiro irlandese Remmick (Jack O’Connell) è ispirato al film originale Disney Channel The Luck of the Irish. Il film del 2001 lo ha aiutato a vedere significative analogie tra la cultura irlandese e quella afroamericana, in particolare per quanto riguarda la musica, e ha continuato a diventare un “punto di riferimento” durante lo sviluppo di I Peccatori.

Quella è stata la nostra prima introduzione ad alcune delle somiglianze tra la musica folk irlandese e, fondamentalmente, la nostra musica. C’era una piccola comunità irlandese nella Baia e ne parlavamo spesso. Quel film è stato una sorta di punto di riferimento da cui partire, per quanto possa sembrare folle. Nella mia famiglia siamo sempre stati affascinati da quella cultura”, ha affermato Coogler.

La trama di The Luck of the Irish ruota attorno a Kyle (Ryan Merriman), un giocatore di basket irlandese delle superiori che deve recuperare la moneta d’oro portafortuna della sua famiglia da un malvagio folletto di nome Seamus (Timothy Omundson). Se Kyle fallisce, lui e la sua famiglia rimarranno intrappolati come folletti maledetti dalla sfortuna. Oltre a fondere elementi sportivi e fantasy, il film incorpora aspetti della cultura irlandese, tra cui la musica e la danza irlandesi.

Questo è diventato parte dell’ispirazione per la storia di Remmick in I Peccatori, poiché il vampiro è un ex immigrato irlandese che porta la musica e la danza della sua cultura nel film. Durante il panel, Coogler ha elogiato “il grande Jack O’Connell” per la sua interpretazione di Remmick, la sua “bellissima performance” e il modo in cui “ha portato il ricordo di suo padre nel ruolo, proprio come io ho portato il ricordo di mio zio. È stata un’esperienza profonda vedere qualcuno appropriarsi del film allo stesso modo”.

Oltre al film originale della Disney Channel, Coogler ha anche parlato di come l’autore di Dracula, Bram Stoker, essendo irlandese, sia stato un’altra fonte di ispirazione per I Peccatori, insieme all’importanza del fatto che Remmick fosse un “irlandese precoloniale”. “Il film è stata una grande opportunità. È stato anche un grande omaggio a Bram Stoker, che era irlandese e che in un certo senso ci ha fornito il primo contesto intorno al concetto di vampiro nella cultura popolare. Quindi, aveva perfettamente senso esplorare il personaggio in questo modo”, ha spiegato il regista.

Remmick non è Satana, ma lo abbiamo visto come un irlandese precoloniale con un passato enorme che abbiamo accennato e svelato poco a poco, come una cipolla”, ha aggiunto. Certo, il Dracula di Bram Stoker è un’ispirazione più prevedibile per I Peccatori, dato il ruolo fondamentale del romanzo nel genere horror e nell’evoluzione della rappresentazione dei vampiri nella narrativa. The Luck of the Irish, un film originale Disney Channel che detiene un punteggio del 53% su Rotten Tomatoes, è invece una fonte di ispirazione molto più sorprendente, ma altrettanto importante per lo sviluppo del personaggio di Remmick.

I peccatori: Ryan Coogler e Michael B. Jordan rivelano le origini di Smoke & Stack

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Ryan Coogler e Michael B. Jordan svelano l’intera storia di Smoke e Stack prima della loro fatidica notte con i vampiri in I peccatori.

Jordan, come noto, interpreta entrambi i gemelli, che tornano nella loro città natale nel Mississippi degli anni ’30 dopo aver trascorso anni a Chicago. Ci sono riferimenti alla loro storia di veterani della prima guerra mondiale, alle loro complicate relazioni con Mary (Hailee Steinfeld) e Annie (Wunmi Mosaku) e alle loro passate attività criminali, ma la loro storia completa non viene rivelata.

Durante un’intervista con Proximity Media, Coogler e Jordan hanno spiegato alcuni dettagli chiave e chiariscono la cronologia degli eventi che non sono esplicitamente descritti nel film finito. Ciò include un periodo in cui Smoke e Stack non stavano insieme, come è iniziata la relazione romantica tra Mary e Stack e perché i gemelli si sono riuniti a Chicago.

“È stato un periodo di circa tre anni in cui i gemelli si erano praticamente separati”, afferma Coogler. “Hanno ucciso il padre, si sono nascosti a casa della madre di Mary, poi sono andati a New York e si sono arruolati nell’esercito. Sono andati a combattere in Francia, sono tornati e sono tornati a casa per un po’. Mary era più grande, quindi è stato allora che è nata la storia tra Stack e Mary”.

Era come una sorella minore per loro, sai, e Smoke e la madre di Mary non lo gradivano. È stato un periodo di tre anni in cui i gemelli si sono praticamente separati, Smoke e Annie hanno comprato casa e Stack e Mary sono andati a Little Rock. Quando hanno perso la figlia, le cose si sono complicate. Entrambi hanno lasciato i rispettivi partner e si sono ritrovati a Chicago”, spiega il regista. “Ed è allora che li vediamo tornare, all’inizio della nostra storia“, aggiunge Jordan.

Alcuni di questi dettagli sono dedotti in I peccatori, ma la spiegazione di Coogler e Jordan colma le lacune nella vita di Smoke e Stack prima che tornassero a casa e aprissero un juke joint. Questo aggiunge in particolare più contesto alla relazione di Stack con Mary e a come lei sia passata dall’essere come una sorella minore alla donna che lui amava.

Come indicato dalle recensioni stellari del film, insieme al punteggio del 97% dei critici e al 96% del pubblico su Rotten Tomatoes, I peccatori è stato acclamato dalla critica e i dettagli mancanti della trama non hanno avuto alcun impatto negativo sulla ricezione complessiva. Conoscere le origini complete del viaggio di Smoke e Stack non è essenziale, ma aggiunge ulteriori sfumature e valore alla rivisitazione di un film già molto amato.

I Peccatori: nuovi dettagli sulla trama del film sui vampiri di Ryan Coogler con Michael B. Jordan

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La scorsa settimana si è tenuta una proiezione di prova per il film sui vampiri ambientato durante la Depressione, I Peccatori (Sinners), del regista di Black Panther Ryan Cooger, e World of Reel ha ora condiviso un resoconto sui pareri dei presenti. Sebbene non siano stati divulgati i dettagli principali della trama, da questo punto in poi ci saranno alcuni spoiler.

Innanzitutto, la risposta al film sembra essere un po’ tiepida. Mentre la performance di Michael B. Jordan in un doppio ruolo ha ricevuto molti elogi, la maggior parte delle persone che hanno visto il film ha ritenuto che fosse semplicemente “buono” o “decente”. Sembra anche che le prime indiscrezioni secondo cui Jordan interpreterà due fratelli vampiri non fossero accurate. Uno dei fratelli intraprende una relazione con il personaggio di Hailee Steinfeld, che sembra possa alla fine rivelarsi una cattiva.

Secondo WOR, “La trama vera e propria ha a che fare con i fratelli gemelli Elijah ed Elias (Jordan), che cercano di lasciarsi alle spalle le loro vite travagliate e di dirigersi a sud, dopo aver trascorso anni nella Chicago colpita da Capone. Tornano nella loro città natale, dove la schiavitù è stata recentemente abolita, ma il KKK incombe ancora”.

I Peccatori: il trailer del film sui vampiri con Michael B. Jordan

Da quello che possiamo dedurre, l’elemento vampiresco emergerà dall’interno del KKK stesso. Si prevede inoltre che il finale porterà a “molte polemiche”, anche se non abbiamo molto altro su cui basarci. Quando abbiamo sentito parlare per la prima volta di questo progetto, si diceva fosse così top secret che “dirigenti e acquirenti sono stati costretti a fare un pellegrinaggio negli uffici di Beverly Hills della WME, l’agenzia che rappresenta Coogler e Jordan, per dare un’occhiata alla sceneggiatura“, ma da allora alcuni dettagli sono trapelati.

Inizialmente I Peccatori è stato descritto come un “film di genere”, con un “elemento d’epoca nella storia”, e in seguito avremmo scoperto che in realtà sarebbe stato ambientato nel Sud dell’era di Jim Crow e che avrebbe potuto coinvolgere sia i vampiri che le tradizioni soprannaturali del Sud. Coogler ha anche scritto la sceneggiatura ed è a bordo come produttore principale insieme a Zinzi Coogler e Sev Ohanian.

L’ultimo film di Coogler è stato Marvel Studios Black Panther: Wakanda Forever, che ha visto Jordan riprendere il suo ruolo di Erik Killmonger per un cameo nell’aldilà. Il regista sta anche lavorando a un terzo capitolo di Black Panther, ma non ci sono state notizie ufficiali sui suoi progressi. Si dice anche che Coogler sia coinvolto in almeno uno spin-off pianificato per il piccolo schermo dello stesso franchise, e di recente si vociferava che fosse un possibile contendente per dirigere Avengers: Secret Wars, ruolo che è stato poi affidato ai Russo.

I Peccatori vede dunque protagonista Michael B. Jordan in un doppio ruolo, affiancato dalla candidata all’Oscar Hailee Steinfeld (“Bumblebee”, “Il Grinta“), Jack O’Connell (”Ferrari“), Wunmi Mosaku (”Passenger“), Jayme Lawson (”The Woman King“), Omar Benson Miller (”True Lies“) e Delroy Lindo (”Da 5 Bloods“). Il film è prodotto da Coogler e dai suoi frequenti collaboratori Sev Ohanian e Zinzi Coogler. I produttori esecutivi sono Ludwig Göransson, Will Greenfield e Rebecca Cho.

I Peccatori: il trailer del film sui vampiri con Michael B. Jordan

Da Ryan Coogler, regista di “Black Panther” e “Creed”, e con Michael B. Jordan come protagonista, arriva una nuova visione della paura: I Peccatori (Sinners), di cui è ora stato rilasciato il primo trailer dalla Warner Bros. La sinossi che accompagna il filmato recita: “Cercando di lasciarsi alle spalle le loro vite travagliate, due fratelli gemelli (Jordan) tornano nella loro città natale per ricominciare, solo per scoprire che un male ancora più grande li aspetta per accoglierli di nuovo”.Se continui a ballare con il diavolo, un giorno ti seguirà fino a casa”, recita poi la tagline.

Il film vede dunque protagonista Michael B. Jordan in un doppio ruolo, affiancato dalla candidata all’Oscar Hailee Steinfeld (“Bumblebee”, “Il Grinta“), Jack O’Connell (”Ferrari“), Wunmi Mosaku (”Passenger“), Jayme Lawson (”The Woman King“), Omar Benson Miller (”True Lies“) e Delroy Lindo (”Da 5 Bloods“). Il film è prodotto da Coogler e dai suoi frequenti collaboratori Sev Ohanian e Zinzi Coogler. I produttori esecutivi sono Ludwig Göransson, Will Greenfield e Rebecca Cho.

I Peccatori (Sinners) è poi realizzato  dai collaboratori di Coogler dal franchise di “Black Panther”: il direttore della fotografia Autumn Durald Arkapaw, la scenografa premio Oscar Hannah Beachler, il montatore Michael P. Shawver, il compositore premio Oscar Ludwig Göransson e la costumista premio Oscar Ruth E. Carter. Il film sarà distribuito in tutto il mondo da Warner Bros. Pictures, nelle sale solo a livello nazionale il 7 marzo 2025 e a livello internazionale a partire da marzo 2025.

I Peccatori: il film record di Ryan Coogler arriva in prima TV su Sky Cinema

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Sky Cinema presenta in prima TV I Peccatori, il nuovo film di Ryan Coogler, che ha stabilito un record storico agli Oscar 2026 con sedici nomination, il numero più alto mai ottenuto da un singolo titolo nella storia del premio. Il film andrà in onda lunedì 26 gennaio alle 21:15 su Sky Cinema Uno, sarà disponibile in streaming su NOW, on demand e anche in 4K.

Diretto e scritto da Ryan Coogler, candidato come Miglior film, Miglior regia e Miglior sceneggiatura originale, I Peccatori vede protagonista Michael B. Jordan, in corsa per l’Oscar® come Miglior attore protagonista grazie a un intenso doppio ruolo. Il film è distribuito da Warner Bros. Pictures.

Sedici nomination agli Oscar 2026 e due Golden Globe già in bacheca

Dopo aver conquistato due Golden Globe 2026Miglior risultato al cinema e al botteghino e Miglior colonna sonoraI Peccatori si è imposto come uno dei titoli centrali della stagione dei premi. Oltre alle candidature principali per Coogler e Jordan, il film è nominato per Miglior attrice non protagonista (Wunmi Mosaku) e Miglior attore non protagonista (Delroy Lindo), oltre a una lunga serie di categorie tecniche.

Tra queste figurano Miglior casting, Miglior fotografia (Autumn Durald Arkapaw), Miglior montaggio (Michael P. Shawver), Miglior scenografia, Migliori costumi, Miglior trucco e acconciatura, Miglior sonoro, Migliori effetti visivi, Miglior canzone originale (I Lied to You) e Miglior colonna sonora originale, a conferma di un’opera che unisce ambizione autoriale e spettacolo.

Un cast corale e un nuovo passo nel cinema di Coogler

Accanto a Michael B. Jordan, il cast riunisce Hailee Steinfeld, Jack O’Connell, Jayme Lawson, Omar Benson Miller e Delroy Lindo. Con I Peccatori, Coogler firma una nuova, ambiziosa tappa del suo percorso autoriale, intrecciando horror, fanta-thriller e dramma in un racconto potente e stratificato.

Il film riflette sul mito americano, sulla colpa e sulla redenzione, proponendosi come un’esperienza cinematografica intensa e profondamente evocativa. Lo stesso regista ha definito il progetto una vera e propria lettera d’amore al cinema, nata dal desiderio di tornare a raccontare storie capaci di emozionare e interrogare lo spettatore attraverso personaggi complessi e un immaginario visivo fortemente simbolico.

I peccatori, spiegazione del finale: cosa succede a Smoke, Stack e Mary

Ambientato nel Mississippi del 1932, I peccatori (Sinners) utilizza il linguaggio del film vampiresco per raccontare qualcosa di molto più terreno: il potere della musica, dell’amore e dell’identità in un mondo attraversato da violenza, razzismo e sopraffazione. Il finale del film porta queste tematiche al punto di massima tensione, ribaltando le aspettative su chi siano i veri mostri e su cosa significhi davvero sopravvivere.

La notte al juke joint fondato dai fratelli Smoke e Stack (Michael B. Jordan) diventa un crocevia simbolico: quasi tutti i personaggi muoiono, ma le loro morti non hanno lo stesso peso morale. Il film è meno interessato alla conta dei cadaveri che al significato delle scelte compiute, soprattutto da Smoke, Sammie e da chi, come Stack e Mary, è destinato a vivere oltre la fine.

Perché Remmick vuole Sammie e il significato della musica

La rivelazione centrale del film riguarda la vera motivazione di Remmick. Il vampiro non è attratto dal juke joint per sete di sangue o dominio territoriale, ma dalla musica di Sammie. Il ragazzo possiede una capacità rara: suonare in modo così autentico da connettere spiriti di epoche diverse, superando il tempo e la morte.

Remmick desidera questa connessione per ritrovare i suoi cari perduti e ricostruire una “tribù” che trascenda le fratture storiche. È una motivazione sorprendentemente umana, che rende il personaggio tragico più che puramente malvagio. La sua offerta – risparmiare tutti in cambio di Sammie – chiarisce che per lui la musica è un ponte spirituale, non un semplice talento.

I veri antagonisti di I peccatori non sono i vampiri

Michael B Joardan in I Peccatori

Il film chiarisce definitivamente la sua posizione quando, dopo la morte di Remmick, la minaccia non svanisce ma cambia volto. Il ritorno della milizia razzista guidata da Hogwood, affiliata al Ku Klux Klan, sposta il conflitto su un piano apertamente politico e storico.

La violenza cieca dei clan non è mitigata da alcuna motivazione emotiva o spirituale. È odio puro, e proprio per questo I peccatori la presenta come più mostruosa di qualsiasi vampiro. Persino Remmick, immigrato irlandese perseguitato nei secoli, appare capace di empatia verso la comunità afroamericana, mentre Hogwood e i suoi uomini rappresentano un male radicato e sistemico.

Il destino di Smoke e la pace dopo la violenza

Smoke sopravvive allo scontro con i vampiri, ma sceglie consapevolmente di restare indietro per affrontare il vero pericolo: il KKK. La sua decisione non è eroica in senso classico, ma necessaria. Uccidere i membri della milizia significa impedire che l’odio ottenga ciò che vuole dal caos della notte.

Ferito mortalmente, Smoke ha una visione finale in cui incontra Annie e la figlia mai nata. Il dettaglio del ciondolo protettivo tolto prima dello scontro suggerisce che Smoke abbia accettato la possibilità della morte. Il fatto che Annie lo chiami con il suo vero nome, Elijah, indica una riconciliazione totale: Smoke muore, ma finalmente in pace, avendo protetto Sammie e scelto che mondo lasciare dietro di sé.

Perché Sammie non rinuncia mai alla musica

Michael B. Jordan in I peccatori (2025)
Foto di Courtesy of Warner Bros. – © Warner Bros.

Sammie è il personaggio che attraversa il film sospeso tra due mondi. Il padre e Smoke lo mettono in guardia: la musica attira il male. Ma il film dimostra che è anche ciò che gli permette di essere visto, riconosciuto, amato.

La musica di Sammie non è ambizione personale, ma identità. Attraverso di essa costruisce legami, cresce come uomo e attraversa il tempo. Il finale mostra una carriera lunga e significativa, confermando che rinunciare alla musica avrebbe significato rinunciare a se stesso. Per questo Sammie definisce quella notte “il giorno più bello della sua vita”, nonostante l’orrore: è il momento in cui ha compreso chi è.

Stack e Mary: una sopravvivenza che apre al futuro

La prima scena post-credit rivela che Stack e Mary sono ancora vivi negli anni ’90. La regola vampirica stabilita dal film è chiara: la morte di Remmick non spezza la maledizione. I due sopravvivono perché si nascondono fino all’alba, adattandosi a una nuova esistenza immortale.

La loro ricomparsa non è solo un gancio narrativo per un possibile sequel, ma un commento tematico. Stack e Mary hanno accettato ciò che sono diventati. Vivono apertamente la loro relazione, si muovono nel mondo moderno con sicurezza, dimostrando che l’adattamento può assumere forme molto diverse da quelle di Sammie.

Il vero significato del finale di I peccatori

Miles Caton in I peccatori (2025)
© Warner Bros

I peccatori utilizza il mito del vampiro come metafora delle comunità emarginate e della lotta per uno spazio proprio in un mondo ostile. Remmick crede sinceramente che chiunque possa entrare nella sua “tribù”, ma questa assimilazione cancella identità e legami preesistenti. Il film non offre risposte semplici: sopravvivere può significare diventare qualcosa che non si voleva essere.

Alla fine, ciò che resta è l’amore. L’amore romantico, familiare, artistico. È l’unica forza che permette ai personaggi di non essere completamente divorati dalla violenza che li circonda. In I peccatori, vincere non significa restare vivi, ma scegliere cosa vale la pena salvare quando tutto il resto brucia.

I Peccatori di Ryan Coogler ha usato i costumi per il film Marvel di Blade mai realizzato

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C’è stato un tempo in cui Blade era un film in costume, e uno dei produttori di I Peccatori di Ryan Coogler ha rivelato che l’acclamato film sui vampiri utilizzava molti costumi pensati per il reboot del MCU, a lungo rimandato.

Quando è stato pubblicato il primo trailer di I Peccatori, diretto da Ryan Coogler, regista di Black Panther, molti hanno sottolineato che, in un certo senso, aveva lasciato inutilizzato delle eccedenze del film dedicato a Blade dei Marvel Studios, a lungo rimandato.

L’epico horror di Coogler è stato un successo a sorpresa, incassando 364 milioni di dollari in tutto il mondo e ricevendo ampi consensi dalla critica. Tuttavia, il fatto che fosse un film sui vampiri con protagonista un attore nero (ambientato negli anni ’20) non era l’unica cosa che aveva in comune con Blade.

Durante un’intervista con ScreenCrush, il produttore di I Peccatori, Sev Ohanian, ha condiviso un “divertente easter egg Marvel” quando ha rivelato che molti dei costumi utilizzati dalle comparse nel film erano stati originariamente previsti per Blade, quando il film era in fase di sviluppo come film in costume.

“[La costumista] Ruth Carter stava lavorando al film di Blade che poi non è stato girato”, ha rivelato. “A un certo punto quel film avrebbe dovuto affrontare il passato, e lei ne aveva già parlato, più o meno nello stesso periodo di ‘I Peccatori’.” “Aveva un magazzino pieno di abiti d’epoca, e ci ha detto, ‘Ehi, possiamo girare questo film domani'”, ha continuato Ohanian. “E la Marvel è stata così generosa e gentile da permetterci di acquistarlo praticamente a prezzo scontato.” In seguito ha chiarito che, mentre “molti degli attori secondari” indossavano gli abiti realizzati per Blade, le star del film avevano costumi originali e di nuova creazione.

I Marvel Studios hanno ripetutamente fallito nel far decollare Blade, ma questa versione del film è stata quella che è arrivata quasi alle riprese. Ambientato negli anni ’20, il film è diretto dal regista Yann Demange e ha scelto Mia Goth per il ruolo di Lilith, un’antica dea demone-vampiro che desiderava il sangue della figlia di Blade. Un enorme set ferroviario è stato costruito, ma mai utilizzato, e i piani per un Blade ambientato negli anni ’20 sono stati da allora accantonati.

Il film su Blade è stato annunciato al Comic-Con di San Diego nel 2019, quando il premio Oscar Mahershala Ali si è unito al presidente dei Marvel Studios Kevin Feige sul palco per annunciare il suo ingresso nell’MCU come Daywalker. Il film non ha ancora una data precisa e non siamo ancora vicini a sapere quando, o addirittura se, vedremo mai il Blade di Ali in azione. “Chiama la Marvel”, ha detto l’attore alla première di Jurassic World – La Rinascita. “Sono pronto. Fategli sapere che sono pronto.”

I peccati di mio marito: la spiegazione del finale del film

I peccati di mio marito: la spiegazione del finale del film

La conclusione di I peccati di mio marito costruisce il proprio impatto su un interrogativo che accompagna lo spettatore per tutta la durata del film: Katherine Dandridge era davvero ignara degli orrori commessi dal marito Tony oppure ha scelto deliberatamente di chiudere gli occhi?

Quello che inizialmente sembra un thriller sulla colpa per associazione si trasforma progressivamente in una storia molto più ambigua, dove la verità emerge attraverso indizi, manipolazioni e menzogne reciproche. Dopo la morte del serial killer Tony Dandridge e la liberazione della giovane Suzie, la narrazione si concentra infatti sulle conseguenze dei suoi crimini. Katherine diventa il bersaglio dell’intera comunità, convinta che una moglie non possa vivere accanto a un mostro senza accorgersi di nulla.

Il film sembra voler suscitare empatia nei suoi confronti, mostrando una donna isolata, perseguitata e vittima dell’odio collettivo. Tuttavia il finale sovverte questa percezione e rivela che il vero tema dell’opera riguarda la complicità, anche quando essa assume forme passive e difficili da dimostrare.

Come il film utilizza il thriller psicologico per mettere in discussione l’idea di innocenza per vicinanza ai criminali

Fin dalle prime sequenze I peccati di mio marito si inserisce nella tradizione dei thriller psicologici che esplorano le conseguenze dei crimini sulle persone che orbitano attorno ai colpevoli. La figura di Katherine viene costruita come quella di una donna apparentemente sottomessa, schiacciata da un matrimonio tossico e dominata da un marito manipolatore. Il racconto insiste sui suoi traumi, sulle limitazioni imposte da Tony e sulla dipendenza emotiva che caratterizzava la loro relazione.

Questa impostazione induce lo spettatore a interpretare Katherine come una vittima collaterale. L’ostilità della città, l’indifferenza della polizia e persino le aggressioni subite sembrano confermare questa lettura. Il film sfrutta abilmente le convenzioni del genere per creare una zona grigia morale nella quale nessuno appare completamente affidabile. In particolare il rapporto che nasce tra Katherine e Doreen diventa il motore della tensione narrativa, perché entrambe le donne portano sulle spalle un dolore enorme e sembrano trovare conforto l’una nell’altra.

Con il passare dei minuti emerge però una sensazione sempre più inquietante. Alcuni dettagli suggeriscono che Katherine sappia più di quanto voglia ammettere. Il film dissemina questi segnali senza renderli immediatamente evidenti, trasformando la vicenda in una lenta indagine sulla responsabilità morale. Ciò che conta non è stabilire se Katherine abbia partecipato direttamente agli omicidi, quanto capire fino a che punto abbia accettato di convivere con una realtà che preferiva non affrontare.

Hayley Sales in I peccati di mio marito

Cosa succede nel finale e perché la scoperta del braccialetto cambia completamente la storia

La svolta definitiva arriva quando Doreen, pronta a lasciare la città insieme a Katherine, scopre nella casa della donna una scatola contenente oggetti appartenuti alle ragazze scomparse. Tra questi spicca il braccialetto di sua figlia Suzie, un elemento impossibile da giustificare in modo convincente. Katherine prova a sostenere che si trattasse di un regalo ricevuto dal marito, ma la spiegazione appare immediatamente fragile.

In quel momento il film ribalta la prospettiva costruita fino ad allora. Doreen comprende che Katherine potrebbe aver avuto accesso a prove evidenti delle attività criminali di Tony. La situazione degenera rapidamente e Katherine, sentendosi smascherata, reagisce con violenza. Colpisce Doreen, la immobilizza e prepara un piano per eliminare ogni testimone simulando la propria morte all’interno di un incendio.

Questa scelta rappresenta la vera confessione del personaggio. Più delle parole, sono le sue azioni a rivelare la verità. Una persona innocente avrebbe cercato di spiegarsi o di collaborare. Katherine decide invece di uccidere Doreen e Brenda pur di impedire che emergano ulteriori dettagli sul suo coinvolgimento. La tensione dell’ultima parte del film deriva proprio da questa trasformazione improvvisa, che costringe il pubblico a rileggere tutto ciò che ha visto in precedenza.

La rivelazione finale secondo cui Doreen indossava un microfono nascosto completa il meccanismo narrativo. La registrazione delle parole di Katherine diventa la prova necessaria per dimostrare che dietro la sua immagine di vittima si nascondeva una verità molto più oscura.

Il significato della complicità silenziosa e della responsabilità morale al centro della storia

L’aspetto più interessante del finale riguarda il modo in cui il film affronta il concetto di complicità. Katherine non viene presentata come una serial killer né come una mente criminale al pari di Tony. La sua colpa appare più sfumata e proprio per questo più inquietante. Il film suggerisce che abbia scelto per anni di ignorare segnali evidenti, preferendo preservare la propria stabilità emotiva piuttosto che affrontare la realtà.

La presenza del braccialetto di Suzie e di altri oggetti appartenuti alle vittime assume quindi un valore simbolico. Rappresentano le prove che Katherine aveva davanti agli occhi e che ha deciso di non interpretare per quello che erano realmente. Il thriller costruisce così una riflessione sulla responsabilità individuale, mostrando come l’indifferenza possa diventare una forma di partecipazione indiretta al male.

Anche il comportamento di Doreen contribuisce a rafforzare questa lettura. La donna arriva a manipolare gli eventi, organizza atti intimidatori e costruisce una falsa amicizia con Katherine. Le sue azioni sono moralmente discutibili, ma nascono dalla disperazione di una madre che cerca risposte. Il film evita di trasformarla in un’eroina impeccabile e preferisce mostrarla come una persona consumata dal dolore.

In questo senso la storia non propone personaggi completamente puri. Tutti compiono errori, tutti oltrepassano determinati limiti. La differenza fondamentale risiede nelle motivazioni e nelle conseguenze delle loro scelte.

I peccati di mio marito cast

Perché il confronto tra Katherine e Doreen rappresenta il vero climax emotivo del film

Sebbene la vicenda prenda avvio dai crimini di Tony Dandridge, il vero scontro finale non riguarda il serial killer. Tony è già morto quando il conflitto principale raggiunge il proprio apice. Il cuore emotivo del film è il confronto tra Katherine e Doreen, due donne segnate dalle stesse atrocità ma poste su fronti opposti.

Katherine cerca disperatamente qualcuno che creda alla sua innocenza. Doreen desidera invece comprendere come sia stato possibile che i crimini si consumassero per tanto tempo senza che nessuno intervenisse. Quando le due donne si trovano faccia a faccia nel finale, il film mette in scena uno scontro tra negazione e verità.

La rabbia di Katherine emerge con tutta la sua intensità. Per anni ha costruito una narrazione nella quale era una vittima del marito e delle circostanze. La scoperta degli indizi raccolti da Doreen manda in frantumi questa versione dei fatti. La sua reazione violenta rivela quanto fosse importante mantenere quel racconto intatto.

Doreen, invece, rappresenta la ricerca ostinata della verità. Anche quando la comunità sembra aver già emesso il proprio verdetto, lei continua a indagare. È proprio questa determinazione che permette di smascherare Katherine e di portare alla luce ciò che era rimasto nascosto.

Cosa significa davvero il finale di I peccati di mio marito

Il significato profondo del finale di I peccati di mio marito risiede nell’idea che l’innocenza non dipenda esclusivamente dall’assenza di un’azione criminale diretta. Il film invita a riflettere su quanto sia pericoloso ignorare segnali evidenti quando provengono da persone che amiamo o da realtà che preferiamo non mettere in discussione.

L’arresto di Katherine non rappresenta semplicemente la punizione di una complice. È il momento in cui crolla una costruzione fondata sull’autoinganno. Per tutta la storia la donna tenta di convincere gli altri, e forse anche se stessa, di essere stata all’oscuro di tutto. Gli eventi finali mostrano invece una persona che ha scelto di convivere con sospetti e anomalie senza mai affrontarli davvero.

La vittoria di Doreen assume quindi un valore più ampio della semplice risoluzione del mistero. La madre di Suzie ottiene giustizia perché rifiuta di accettare versioni comode della realtà. La sua ostinazione permette di completare il lavoro che la morte di Tony aveva lasciato incompiuto.

Alla fine il film suggerisce che il male raramente agisce nel vuoto. Accanto ai carnefici esistono spesso persone che vedono frammenti della verità e scelgono di voltarsi dall’altra parte. I peccati di mio marito costruisce il proprio finale proprio su questa inquietante consapevolezza: a volte il confine tra vittima e complice è molto più sottile di quanto sembri.

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I Origins: prima clip del film di Mike Cahill

L’8 luglio uscirà nelle sale il secondo sci-fi di Mike Cahill, dal titolo I Origins, film che aprirà il Karlovy Vary International Film Festivalcon protagonisti Michael Pitt, Brit Marling e Astrid Berges-Frisbey. Oggi vi presentiamo la prima clip tratta dal film:

http://youtu.be/mHoelvDaeA4

Cliccando sull’immagine di seguito, invece, potete vedere una serie di still tratte dalla pellicola:

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Il film racconta di un giovane biologo molecolare che,  attraverso lo studio dell’occhio umano, scopre dei legami mistici tra la fisionomia e la psiche umana.

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Fonte

I nuovi spot di Gap girati da David Fincher [video]

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Nonostante L’Amore Bugiardo – Gone Girl è ormai prossimo all’uscita nelle sale, è dal 2011 che non vediamo un film di David Fincher al cinema; questo perchè il regista di Fight Club e Seven è stato coinvolto in un ritorno alle origini in questi ultimi anni.
Il regista infatti si è impegnato a girare alcuni videoclip musicali e spot pubblicitari proprio come ad inizio carriera e ieri Gap ha diffuso online quattro commercial firmati da David Fincher che potete vedere qua sotto.

I nuovi progetti cinematografici della Hasbro

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Battleship e ancora prima Transformers sono stati deu veri e propri successi al botteghino, così la Hasbro non vuole rinunciare a questi adattamenti dai propri giochi. Si era già detto

I nuovi Posters Character Breaking Dawn parte II

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Nell’attesa di vedere i tre protagonisti della quarta e ultima parte della Twilight Saga, Kristen Stewart, Robert Pattinson e Taylor Lautner che parteciperanno al panel

I nuovi poster di Come un tuono

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Dopo la pubblicazione nei giorni scorsi del nuovo inedito trailer di Come Un Tuono (The Place Beyond The Pines), attesissimo film della coppia Bradley Cooper e Ryan Gosling, ecco in atemprima i nuovi poster ufficiali selezionati per la distribuzione del lungometraggio che vede Gosling nei panni di Luke, uno stuntman che divide il suo tempo tra l’attività di autista di rapine e cercando di essere un buon padre per suo figlio. Bradley Cooper sarà il poliziotto incaricato di stanarlo e di catturarlo.

Il film uscirà negli USA il 23 marzo mentre in Italia verrà distribuito nel mese di aprile. Completano il cast del film: Ben Mendelsohn,  Bruce Greenwood, Dane DeHaan, Harris Yulin, Rose Byrne Ray Liotta.

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I nuovi Ghostbusters visitano il Boston Children’s Hospital [Foto]

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Mentre le riprese del reboot di Ghostbusters sono in corso, il cast al femminile del film ha trovato il tempo di far visita al Boston Children’s Hospital:

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Ghostbusters 3 è diretto da Paul Feig, regista che negli Stati Uniti ha riscosso grande successo di pubblico grazie al suo film tutto al femminile Le Amiche della Sposa, dove era già presente l’attrice comica americana Melissa McCarthy, protagonista negli ultimi anni di diverse nuove commedie tra cui Corpi da Reato con Sandra Bullock e Io sono tu con Jason Bateman.

Ghostbusters 3 foto set 3Kristen Wiig (Le Amiche della Sposa, Walter Mitty), Melissa McCarthy (Corpi da Reato, Tammy), Leslie Jones (Saturday Night Live, Top Five) e Kate McKinnon (Saturday Night Live, Life Partners) saranno le quattro protagoniste del film.

Nel realizzare il remake del film del 1984 di Ivan Reitman, Feig ha dichiarato di voler adottare un tono spaventoso e allo stesso tempo comico, che però non abbia nessuna soluzione di continuità con il sequel del film del 1989, nè con la serie animata The Real Ghostbusters.

A completare il cast la presenza maschile di Chris Hemsworth. Il film uscirà al cinema il 22 luglio 2016 negli Stati Uniti.

I numeri di SQUID GAME

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I numeri di SQUID GAME

Netflix Italia ha rivelato un nuovo contributo video dei dicato ai numeri di Squid Game, la serie originale Netflix coreana di enorme successo globale.  Ci sono voluti più di 10 anni perché l’ideatore Hwang Dong-hyuk riuscisse a realizzare Squid Game, ma solo 17 giorni (e 111 milioni di utenti in tutto il mondo) per farla diventare la nostra serie più vista di sempre a ridosso del lancio 🦑

Squid Game è la nuova serie survival Originale Netflix coreana scritta e diretta da Hwang Dong-hyuk. La serie di nove episodi, con Lee Jung-jae , Park Hae-soo e Wi Ha-joon , racconta la storia di un gruppo di 456 persone che sono invitate a rischiare la vita in un misterioso gioco di sopravvivenza con un patrimonio di 45,6 miliardi di ( US $ 38,7 milioni).

Nella serie Un misterioso invito a partecipare alla gara è inviato a persone con un disperato bisogno di denaro. I 456 partecipanti di ogni ceto sociale sono intrappolati in un luogo segreto dove competono per vincere 45,6 miliardi di won. Ad ogni turno si cimentano in un popolare gioco coreano per l’infanzia come “Un, due, tre, stella”, ma chi perde… muore. Chi vincerà e qual è il vero motivo della gara?

I numeri della quinta edizione

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I numeri della quinta edizione

I nostri ragazzi: recensione del film di Ivano De Matteo

Ivano De Matteo torna, dopo Gli Equilibristi, con una libera trasposizione del romanzo La cena di Herman Koch, con un linguaggio e un’estetica più maturi – da notare il lavoro sull’immagine e la valenza espressiva degli ambienti. Dimostra di saper controllare una materia narrativa complessa e un cast corale, di saper sorprendere e di non temere giudizi. Ma nel far ciò, perde un po’ d’originalità e della verace compartecipazione che aveva reso vibrante il suo precedente lavoro.

Ne I nostri ragazzi Massimo (Alessandro Gassmann) e Paolo (Luigi Lo Cascio) sono fratelli: un avvocato e un chirurgo molto diversi tra loro. Uno vincente, di successo, che sa come va il mondo e vi si adegua. L’altro impegnato a salvare vite di bambini, cercando di fare sempre la cosa giusta. S’incontrano una volta al mese, assieme alle mogli Sofia (Barbora Bobulova) e Clara (Giovanna Mezzogiorno), che si detestano, per una fastidiosa ma irrinunciabile cena di rito. Quando le due coppie scoprono che i figli hanno fatto uno grosso sbaglio, entrano in crisi. Cosa faranno? Proteggeranno i ragazzi dalle conseguenze del loro gesto? A quale prezzo?

Se Il capitale umano di Virzì ci ha mostrato l’Italia attraverso gli scheletri nell’armadio, la pochezza e l’inadeguatezza, anche affettiva, della ricca borghesia del nord, visti sfociare nei comportamenti fuori controllo dei suoi giovani rampolli, I nostri ragazzi – vincitore del Label Europa Cinemas al miglior film europeo delle Giornate degli Autori, a Venezia – fa in parte qualcosa di simile, ambientando però il tutto nella Roma alto borghese. I protagonisti sono adolescenti senza punti di riferimento (Rosabell Laurenti Sellers e Jacopo Olmo Antinori), con genitori iperprotettivi non in grado di educarli, né di comunicare con loro, ma solo di tenerli a riparo da responsabilità e frustrazioni.

Adolescenti che covano rabbia e noia; ma anche adulti in difficoltà, che non conoscono davvero se stessi, né chi gli è vicino. Un universo di vuoti e mancanze che una lussuosa quotidianità non può colmare. E se i vuoti diventano abissi, generano mostri. Il film fa emergere abilmente il volto nascosto di certi ragazzi e adulti di oggi, che non si ha il coraggio di guardare: ipocrita nel migliore dei casi, rabbioso e violento, agghiacciante, nel peggiore. Mostra il perturbante nascosto sotto al tappeto, senza paura di colpire duramente. Le singole vicende umane diventano cifra di una società coi nervi a fior di pelle, il cui spettacolo quotidiano è diventato abitudine.

La sceneggiatura, del regista con Valentina Ferlan, costruisce personaggi che si svelano gradatamente nelle mille sfaccettature della quotidianità- anche se il cambiamento di Paolo appare poco plausibile – sorretti da interpretazioni di livello. Una svolta spiazzante conduce a un finale aperto; i dialoghi, acuti e schietti, non rinunciano a un tocco d’ironia pur nel dramma.

I nostri ieri, recensione del film con Peppino Mazzotta

I nostri ieri, recensione del film con Peppino Mazzotta

Il nuovo film di Andrea Papini, I nostri ieri, presentato ad Alice nella città, nella diciassettesima edizione della Festa del Cinema di Roma lo scorso ottobre, è in uscita il 9 febbraio. Dopo un thriller e un noir, il regista sceglie una storia di riscatto e seconde possibilità, ambientata all’interno di un carcere, e affida ancora un ruolo centrale a Peppino Mazzotta (Anime nere, Il commissario Montalbano), come nei suoi precedenti lavori La misura del confine e La velocità della luce. Papini cura anche il soggetto e la sceneggiatura, quest’ultima con Emanuela Tovo, oltre a produrre il lavoro con la sua Atomo Film.

La trama de I nostri ieri

Luca, Peppino Mazzotta, è un documentarista prestato all’insegnamento in carcere. In questo contesto nasce l’idea di coinvolgere un gruppo di detenuti in prima persona, come attori, in un film che ricostruisca le vicende che hanno portato ciascuno di loro dietro le sbarre. Il primo a dover raccontare e mettere in scena la sua storia è il nuovo arrivato, Beppe, Francesco di Leva. È così che questo detenuto schivo si apre al racconto di quanto commesso, l’omicidio di una ragazza, descrivendo luoghi e persone.

Sulla scorta di questo racconto, Luca si reca a fare le riprese in esterna nelle location indicate. Qui, incontra per caso Lara, Daphne Scoccia, che scopre essere la sorella della vittima, oltre che una talentuosa fotografa. Luca conosce poi la moglie di Beppe, Teresa Saponangelo, e la sua famiglia, che non ha più avuto contatti con lui da quando è in carcere. Nel frattempo, Luca riceve anche la visita di sua figlia Greta, Denise Tantucci, che non vede da molto e che gli annuncia la volontà di andare a studiare in America. Ecco che il film in lavorazione diventa un’occasione per il protagonista, Beppe, per il regista Luca, e per tutti quanti sono coinvolti nel progetto, per riannodare i fili con il proprio passato, magari rileggendolo alla luce di ciò che sono oggi.

Il potere catartico del cinema

Ne I nostri ieri Papini mette in scena una visione del cinema come elemento catartico. I protagonisti, in particolare Beppe, rappresentando le vicende che li riguardano si riconciliano col loro passato. Beppe riesce a restituire il proprio punto di vista su ciò che accadde nel giorno che segnò la sua vita per sempre. Non è in discussione la sua colpevolezza, ma Beppe riesce in qualche modo a rappacificarsi col passato. Anche Lara, la sorella della ragazza uccisa da Beppe, lo fa, grazie a quell’incontro casuale con Luca. Il film è un’occasione per rielaborare il suo dolore.

Accostarsi per la prima volta alla realtà del carcere, le fa capire che questo dolore lo condivide in qualche modo con loro, che non è l’unica a soffrire. Lì c’è una sofferenza che non può ignorare e che non vale meno della sua. La moglie di Beppe, invece, grazie a questo progetto, trova finalmente il coraggio di parlare col marito dopo tanto tempo. Anche Luca, il regista, fa un passo in più nella sua storia personale. Quel passo che non era riuscito a fare con il suo film autobiografico. Questo lo aiuta anche nel rapporto con la figlia.

Un universo carcerario non stereotipato ne I nostri ieri

I nostri ieri è il secondo film che in questo periodo approda nelle sale per affrontare il tema del carcere in modo non convenzionale, dopo Grazie Ragazzi di Riccardo Milani. Questi due lavori raccontano il mondo del carcere in modi diversi, con budget diversi, essendo il primo un film indipendente, con due registri diversi, uno comico, l’altro drammatico, ma entrambi danno la parola ai detenuti. Entrambi attraverso la recitazione fanno sì che il mondo del carcere non resti chiuso fra quattro mura, ma si apra all’esterno e che lo spettatore possa entrarvi in contatto.

Entrambi non giudicano e invitano a non giudicare, a guardare a queste storie cercando di capire. Perché anche chi è in carcere è persona, con debolezze, errori che sta pagando, ma pur sempre persona. Con I nostri ieri il cinema si conferma finestra sul mondo, anche mondi chiusi. In particolare, qui si insiste sul mondo “fuori” che entra all’interno del carcere, mentre nel lavoro di Milani sono i detenuti ad uscire. Fa piacere, ad ogni modo, che entrambi i film affrontino il tema del carcere distaccandosi dallo stereotipo del mondo carcerario come luogo truce, di violenza e umanità perdute, per abbracciare una visione più umanamente autentica.

Un dramma minimalista e un cast ben scelto

La scelta di Papini nel raccontare il dramma e il delitto è quella di farlo con molta delicatezza e pudore, tanto che il momento dell’omicidio commesso da Beppe non viene mostrato, ma lasciato all’immaginazione dello spettatore. Una corsa sulla spiaggia è tutto ciò che egli vede. È una forma di rispetto da apprezzare. Non si cerca la spettacolarizzazione. Papini, che viene dal noir e dal thriller, poi, riesce bene a creare curiosità e aspettativa.

Lo spettatore vuole sapere cosa è successo davvero, man mano che si ricostruisce la vicenda. Poi, il regista scioglie efficacemente la tensione in maniera elegante e minimalista. Si avvale poi di un cast ben scelto e in particolare, oltre alle interpretazioni solide di Mazzotta, Saponangelo e Di Leva, da segnalare sono le caratterizzazioni dei detenuti, cui danno corpo, tra gli altri, Marta Pizzigallo e Domenico Gennaro. Anche Daphne Scoccia caratterizza bene il ruolo di Lara. I nostri ieri non è solo una riflessione sul potere catartico del cinema, ma anche un invito allo spettatore a guardare senza pregiudizi al mondo del carcere e ad affrontare i propri traumi, anziché metterli da parte o rimuoverli. Solo così è possibile superarli e iniziare un nuovo percorso di vita.

Dove e quando vedere I nostri ieri

I nostri ieri è al cinema dal 9 febbraio, prodotto da Atomo Film del regista Andrea Papini con il sostegno di MiC Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, Emilia Romagna Film Commission, Regione Lazio Fondo Regionale per il Cinema e l’Audiovisivo.

I mutanti sono UFFICIALMENTE nel Marvel Universe!

I mutanti sono UFFICIALMENTE nel Marvel Universe!

È ufficiale: i mutanti sono entrati a far parte del Marvel Universe grazie a Ms. Marvel. L’ultimo episodio della serie ha infatti confermato il fatto che Kamala Khan (Iman Vellani) è una mutante. Questa conferma è un passo importante verso l’introduzione degli X-Men nel franchise, ma soprattutto è il più grande passo in avanti di questa Fase 4.

L’accordo tra Disney/Fox ha portato a tantissime congetture e speculazioni, dalle puntate di Wandavision fino a Doctor Strange nel Multiverso della Follia, con la presenza del “vecchio” Xavier. Tuttavia, la scena conclusiva di Ms. Marvel la colloca a pieno titolo e in maniera inequivocabile nella categoria dei mutanti, “un’altra etichetta”, come commenta lei alla notizia.

Durante lo svolgimento della serie Disney+, le origini di Ms. Marvel sono state una questione importante, dal momento che non era chiaro in che modo avesse ricevuto i suoi poteri. La serie li collega inizialmente al braccialetto che indossa, suggerendo che i suoi poteri potrebbero essere di natura cosmica, come per i Kree, o potrebbero avere collegamenti con il Djinn. Ma c’erano state anche speculazioni sul fatto che l’MCU potesse rendere Ms. Marvel una mutante e l’episodio 6 della serie sembra confermarlo.

Alla fine del finale di Ms. Marvel, Kamala parla con Bruno (Matt Lintz) della sua origine, mentre lui ha approfondito la questione e confrontato i suoi geni con la sua famiglia, rendendosi conto che c’è qualcosa di diverso, dicendo che è “come una mutazione”. Se questo da solo non fosse abbastanza per confermare che la Kamala è una mutante, c’è anche un breve frammento della colonna sonora di X-Men: The Animated Series, che conferma senza ombra di dubbio quello che sta succedendo.

Nei fumetti Ms. Marvel è una mutante?

ms. marvelNonostante la rivelazione della serie, Ms. Marvel non è un mutante in Marvel Comics, ma invece è un Inumano, un’antica propaggine della razza umana nata come risultato della sperimentazione di Kree. Dopo la trama di Infinity del 2013, Kamala Khan è stata tra coloro i cui poteri latenti sono stati risvegliati grazie allo scatenamento delle Nebbie Terrigene, un mutageno che fa attivare le abilità disumane dormienti all’interno di una persona, dando loro poteri.

L’MCU ha cambiato l’origine e i poteri di Ms. Marvel, probabilmente perché i tentativi della Marvel di presentare gli Inumani sullo schermo erano precedentemente falliti, con il flop totale della serie tv Inhumans (che non è canone nel MCU).

Perché Ms. Marvel usa la sigla degli X-Men?

x-menCome accennato, l’esplicita conferma dei mutanti nel MCU arriva non solo dalla parola “mutazione”, che di per sé potrebbe avere diversi significati, ma dall’uso dell’iconico riff della sigla di X-Men: The Animated Series. Già questo è interessante, dato che la Marvel lo ha usato anche per il Professor X (Patrick Stewart) in Doctor Strange nel Multiverso della Follia.

Lì, però, aveva senso perché quel Charles era apparentemente lo stesso della serie animata. La Marvel sta anche riavviando la serie con X-Men ’97, che utilizzerà anche la stessa sigla, ma il suo uso in Ms. Marvel implica che sarà usato come tema degli X-Men nel l’MCU.

Cosa significano i mutanti nel MCU per il futuro della Marvel?

Brie-Larson-Captain-Marvel-MCUI mutanti nel MCU offrono molte possibilità per la narrazione futura e l’introduzione di personaggi diversi. I principali tra questi sono gli X-Men, la squadra di mutanti più famosa verso la quale quanto visto in Ms. Marvel è un enorme passo avanti, ma la creazione di Kamala da parte della Marvel apre la possibilità che altri personaggi possano essere introdotti come mutanti o ricollegati a loro.

Ad esempio, Captain Marvel di Brie Larson appare nella scena post-crediti di Ms. Marvel, e non è del tutto escluso che possa essere riconnessa a un mutante. L’origine mutante di Ms. Marvel essenzialmente apre la porta all’esplorazione di altre persone che potrebbero avere geni mutanti ancora da risvegliare in loro, forse anche fornendo una spiegazione di come i mutanti possono esistere in un MCU che li ha evitati fino ad ora, evitando l’utilizzo del multiverso. Potrebbero esserci altri personaggi come Kamala, con quelle abilità in attesa di essere attivate.

Per Ms. Marvel, il suo braccialetto ha risvegliato i suoi poteri; che ha collegamenti con la Dimensione Noor, con una spaccatura aperta. Se questa frattura non fosse stata completamente chiusa, o se l’energia fosse trapelata a sufficienza, Ms. Marvel potrebbe persino spiegare come vengono creati tutti i mutanti nel MCU, essendo questo ciò che li risveglia. Allo stesso modo, i “mutanti” potrebbero non dover necessariamente applicarsi al modo in cui i poteri vengono attivati, ma più alla genetica specifica che ha permesso loro di esistere in primo luogo (il che apre di nuovo la porta a più retcon di personaggi che hanno ricevuto poteri tramite diverse energie cosmiche ).

L’approccio di Ms. Marvel ai mutanti solleva anche altre interessanti possibilità per le trame: Kamala respinge l’idea di “mutazione” come “solo un’altra etichetta”, ma, dato come i mutanti sono spesso discriminati e oggetto di dibattiti nell’universo ai più alti livelli di potere, allora quell’etichetta ponesse le basi per l’MCU per affrontare tali storie. Posiziona persino il Dipartimento per il controllo dei danni come un potenziale nemico, con la menzione di “questo è ciò che accade quando le persone sbagliate ottengono poteri… bambini” creando non solo conflitti con i mutanti, ma, forse, anche una certa scuola per giovani dotati.

Quando verranno introdotti gli X-Men nel MCU?

Iman Vellani in Ms MarvelCon l’introduzione ufficiale dei mutanti nel MCU, la prossima domanda è quando la Marvel utilizzerà gli X-Men? Doctor Strange nel Multiverso della Follia ha introdotto il Professor X, ma quella era una versione di un’altra Terra, il che significa che gli X-Men non sono stati ancora visti nel MCU vero e proprio. Tuttavia, con questo e ora la conferma di Ms. Marvel, questo avvenimento si sta avvicinando. La Marvel non ha ancora annunciato alcun piano preciso per gli X-Men, non sappiamo se verranno presentati come squadra o come singoli, in altri film o serie tv o in progetti dedicati.

La lista dei film della Marvel oltre il 2023 non è confermata, nonostante molti progetti siano in fase di sviluppo, ma ci sono poche informazioni verificate sugli X-Men (a differenza di vari altri progetti non datati, non ci sono registi, sceneggiatori o attori collegati). Tuttavia, ciò potrebbe cambiare rapidamente, il che significa che è possibile che gli X-Men possano entrare correttamente nel MCU nel 2024 o, più probabilmente, nel 2025.

I Muppet: recensione del film con Amy Adams

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I Muppet: recensione del film con Amy Adams

Dal ’76 all ’81 hanno imperversato nelle tv americane, si sono spostati poi in tutto il mondo e anche da noi in Italia, raccogliendo piccoli fan in tutto il mondo con il loro show che ha cambiato le regole dei programmi per bambini.Adesso arrivano al cinema in un lungometraggio che li riporterà alla ribalta. Sono I Muppet, i simpatici e colorati pupazzi, una via di mezzo tra marionette e burattini, che hanno imperversato in tv per molti anni, diventando protagonisti anche di una serie animata.

I Muppet racconta di Gary e Walter sono fratelli, ma quando l’uno crescendo diventerà uomo e l’altro rimarrà piccolo e basso, scopriranno che non possono fare tutto ciò che vogliono insieme, e così Walter si ritaglierà uno spazio tutto suo e incontrerà I Muppet. Diverrà un loro fan accanito e rimarrà tale anche dopo molti anni. Quando però si presenta l’occasione di visitare i Muppet Studios, Walter accompagnato da Gary e la sua ragazza Mary, scoprirà che tutto è in decadenza, che i suoi idoli sono dimenticati e che gli studios stanno per essere acquistati da un magnate del petrolio senza scrupoli, che ha intenzione di trivellare il terreno proprio sotto le location di tanti show divertenti. A Walter non resterà altra scelta che scendere in campo ed aiutare i Muppet a tornare sotto i riflettori, per riavere indietro quello che è loro di diritto.

I Muppet, il film

Il film, incredibilmente noioso per la prima parte, si apre a divertentissime gag verso la metà e soprattutto nel finale, quando i nostri eroi, finalmente riuniti rimettono insieme lo show dei Muppet. Ci sono tutti da Kermit la rana a Miss Piggy, da Animal e Gonzo e tutti sono esattamente gli stessi, solo con qualche anno in più.

La storia è banale e si riduce alla raccolta fondi per tenere in piedi gli studi e il teatro dei pupazzi e sembra assomigliare molto a quei film di fine anni ’30 in cui Mickey Rooney e Judy Garland mettevano in piedi uno show in un granaio. Tuttavia lo spirito con cui il film è stato girato è quello giustamente filologico che dei personaggi così amati meritano, avendo così la capacità di risvegliare in ogni fan ormai cresciuto, il divertimento, la meraviglia, la gioia di guardare ancora il Muppet show.

Anche la metatestualità dello show originale è stata conservata in questo esperimento cinematografico, regalando ancora un altro elemento di valore al film. A testimonianza di quanto i Muppet fossero amati il film diventa poi una caccia al cameo, poiché disseminati per tutta la pellicola ci sono volti notissimi di cinema e tv che si prestano anche per un solo secondo a comparire accanto ai pupazzi, come se fossero le celebrità che un tempo andavano come special guest agli episodi dello show tv. Accanto agli attori principali Jason Segel e Amy Adams che si cimentano in numerosi numeri musicali, scorgiamo qua e là il grande Mickey Rooney, Emily Blunt, Jim Parson, Neil Patrick Harris, Zach Galifianakis e Jack Black nel ruolo di se stesso.

L’operazione nostalgica si può definire decisamente riuscita e chissà che i bambini di oggi non comincino ad affezionarsi ai Muppet di ieri. Se così non dovesse essere, poco male,  c’è un pubblico di 40enni che è già in fila fuori dai cinema in attesa del 3 febbraio.

I Muppet: nuove foto dal set!

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I Muppet: nuove foto dal set!

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Ecco nuove foto provenienti dal set, che mostrano i due protagonisti Jason Segel, anche sceneggiatore del film, e Amy Adams, che interpreta la fidanzata del protagonista. Dave Grohl, ex batterista dei Nirvana e frontman dei Foo Fighters, avrà un ruolo nella pellicola diretta da James Bobin.

I Muppet tornano tra noi, questa volta sul grande schermo

La famosa combriccola di animaletti parlanti è pronta all’assalto degli schermi per concederci minuti di esilarante follia e divertimento. I Muppet ritornano con la loro allegria e sfrontatezza per regalarci e riportarci in un mondo che sembrava ormai archiviato.

I Mumford & Sons per i Coen!

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Il prossimo film dei Coen, Inside Llewyn Davis, si avvale di un reparto musicale di tutto rispetto, cui si aggiunge il cantante Marcus Mumford.

I Moschettieri di Anderson

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Paul W.S. Anderson ha cominciato a scegliere gli interpreti della sua riduzione del romanzo di Dumas, I Tre Moschettieri.

I morti rimangono con la bocca aperta: la recensione del film di Fabrizio Ferraro

Quattro partigiani si muovo furtivi in un innevato panorama di montagna. Conosciamo i loro nomi e i valori per cui combattono. Una donna si unisce poi al gruppo e cambiano così le dinamiche tra loro. Sono figure lontane nel tempo, eppure capaci di evocare con sorprendente forza uno stato emotivo ancora oggi vivo e dilagante. Su queste basi si fonda il nuovo film di Fabrizio Ferraro, dal titolo I morti rimangono con la bocca aperta e presentato in Concorso alla Festa del Cinema di Roma. Si tratta inoltre del quarto e penultimo capitolo della serie Unwanted, che Ferraro ha costruito intorno alla figura del reietto.

Prima di I morti rimangono con la bocca aperta ci sono infatti stati Gli indesiderati d’Europa, Checkpoint Berlin e La veduta luminosa. Ognuna di queste opere rappresenta un vero e proprio viaggio nella storia e nell’animo dell’uomo, ricercando percorsi e derive comuni. Allo stesso modo il nuovo film di Ferraro si presenta come un viaggio tanto fisico quanto esistenziale, ambientato nell’Appennino centrale nel 1944, quando la Seconda Guerra Mondiale sta per concludersi, ma non è ancora realmente finita.

Un viaggio dell’animo

Ferraro è una figura estremamente affascinante nel panorama cinematografico italiano, un uomo di cinema a tutto tondo che per le sue opere non si occupa solo della regia, ma anche della sceneggiatura, della fotografia, del montaggio e della produzione. Ciò vale anche per questo suo nuovo I morti rimangono con la bocca aperta, che esprimere dunque in modo particolarmente inequivocabile il pensiero e la visione del suo autore. La storia è ambientata nel passato, eppure con un non eccessivo sforzo di fantasia può applicarsi benissimo anche all’oggi. D’altronde, il film è da intendersi più come un viaggio sensoriale e metaforico, volutamente privo dunque di un racconto particolarmente definito.

Ancor prima dei cinque personaggi umani e della loro vicenda, è infatti l’ambiente il vero protagonista del film. Un vasto paesaggio di montagna ricoperto da neve così bianca da risultare accecante. Un luogo che sembra essere fuori dal mondo, sospeso nel tempo, dove può dunque svolgersi un racconto che, come già detto, si adatta ad ogni epoca. Con una forte prevalenza di campi lunghi e lunghissimi, il regista inserisce qui i suoi personaggi, accentuando dunque la loro piccolezza dinanzi alla maestosità della natura. Questo ritrarre così piccoli i personaggi ci sottolinea ulteriormente la loro solitudine e il loro senso di smarrimento in un contesto che non offre punti di riferimento.

I luoghi che Ferraro mostra nel suo film diventano dunque vere e proprie esteriorizzazioni dell’animo umano. I suoi personaggi in guerra sono aridi, sospettosi, pronti ad uccidere al minimo dubbio, così come ancora oggi l’essere umano sembra pervaso da un senso di glacialità che lo rende impassibile dinanzi alle disgrazie presenti nel mondo. È questo a rendere senza tempo I morti rimangono con la bocca aperta, questo suo poter benissimo essere ambientato in qualunque momento della storia e in qualunque parte del mondo. Se è vero che i morti rimangono con la bocca aperta, recitando i loro ultimi moniti, allora l’invito non può che essere quello di porgere l’orecchio con attenzione.

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La guerra nel cuore

Oltre l’uso che viene fatto del paesaggio, di I morti rimangono con la bocca aperta colpisce la sensazione di trovarsi a confronto con dei personaggi che la guerra sembrano averla più nella testa che non intorno a loro. I cinque sono completamente isolati tra la neve e quanto li circonda lascia ipotizzare che tra loro e altre forme di vita umana passino chilometri e chilometri. Eppure, i personaggi ripetono continuamente di sentire dei cani in lontananza, un aereo di ricognizione in cielo, il rumore di mezzi cingolati in avvicinamento o ancora impronte nella neve che farebbero pensare ad un nemico sempre più vicino. Lo spettatore, tuttavia, non partecipa a nessuna di queste loro sensazioni. Viene dunque da chiedersi se realmente ci sia un pericolo incombente sui cinque protagonisti o se questo sia solo immaginario.

Anche nel momento della sparatoria tra i boschi, la scena non dà alcuna prova di un effettivo esercito nemico in attacco. Si sentono in quel momento voci e spari non effettivamente provenienti dai protagonisti conosciuti, ma non ci sono immagini che fungano da prova concreta della presenza di altri soldati. Tutto ciò per ribadire come Ferraro lasci il suo film immerso in uno stato di sospensione e di ambiguità che permette numerose interpretazioni e riflessioni. La stessa fotografia sfocata che caratterizza la maggior parte del film conferisce al tutto un’atmosfera onirica, quasi ci trovassimo in un sogno. In realtà, I morti rimangono con la bocca aperta è a contatto con la nostra realtà molto più di quanto si potrebbe pensare.

I morti non muoiono: tutte le curiosità sul film

I morti non muoiono: tutte le curiosità sul film

La figura dello zombie è stata trattata in innumerevoli modi al cinema, dal classico La notte dei morti viventi al più recente horror World War Z, al romantico Warm Bodies alla commedia Benvenuti a Zombieland, fino all’esperimento metacinematografico di Zombie contro Zombie. In ogni caso, i morti viventi sono spesso stati utilizzati come metafora di un umanità privata dei suoi elementi umani. Nel 2019 anche il celebre Jim Jarmusch, autore di film come Daunbailò e Paterson, si è rivolto a tali orrorifiche creature, rendendole parte della sua personalissima idea di cinema con I morti non muoiono (qui la recensione), presentato in concorso al Festival di Cannes.

Partendo dal brano The Dead Dont’ Die, di Sturgill Simpson, che dà il titolo al film, Jarmusch costruisce una caustica commedia che gioca anche in modo metacinematografico sull’attesa dell’attacco zombie, per arrivare poi a svelare il vero ruolo e significato di queste creature all’interno del racconto. Con un cast ricco di celebrità, il più delle quali già viste in precedenti film del regista, I morti non muoiono affronta dunque discorsi politici e sociali in una chiave particolarmente comica, che lascia però emergere una tristezza e una satira sulle abitudini e i desideri degli americani alla fine del mondo.

Accolto con entusiamo dai fan del regista, I morti non muoiono è forse passato maggiormente in sordina rispetto ad altri suoi lungometraggi. Si tratta però di un titolo da recuperare assolutamente, anche solo per le risate e i colpi di scena offerti. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

I morti non muoiono: la trama del film

Nella tranquilla cittadina rurale di Centerville, in Ohio, iniziano a verificarsi fatti molto strani: le ore del giorno e della notte non si susseguono come di consueto, gli orologi e i cellulari smettono di funzionare, alcuni animali scompaiono e altri si comportano in modo insolito. La gente inizia ad essere preoccupata da quegli strani fenomeni e gli scienziati non sanno dare risposte esaustive. Il tutto precipita definitivamente quando i morti risorgono, uscendo dalle loro tombe e cercano i vivi per nutrirsi di loro. Si tratta però di zombie decisamente particolari, interessati anche agli oggetti che amavano quando erano ancora vivi, come il telefonino, o la chitarra, e perfino gli ansiolitici.

L’apocalisse incombe dunque sull’umanità, ma dopo un iniziale smarrimento, alcuni cittadini iniziano ad attrezzarsi per correre ai ripari: come si uccide uno zombie? Come fermare l’invasione crescente, causata dai morti attaccati da zombie, che diventano anch’essi non morti? A difendere la cittadina dai feroci attacchi ci sono il capo della polizia Cliff, Ronnie, un agente esperto di morti viventi e Mindy, poliziotta impaurita, affiancati da Zelda, impavida proprietaria di una pompa funebre e molto esperta nell’uso della katana. Accanto a loro, una lunga serie di strampalati e improbabili personaggi. I sopravvissuti dovranno ora combattere per rimanere vivi e non venire divorati senza pietà.

I morti non muoiono film

I morti non muoiono: il cast del film

Fiore all’occhiello del film è il suo cast all star, composto da veterani e giovani interpreti di Hollywood. Protagonisti assoluti, nei panni dell’anziano Cliff e in quelli del giovane Ronnie, sono gli attori Bill Murray e Adam Driver. Entrambi avevano già recitato in precedenti film di Jarmusch e accettarono di partecipare a questo film anche solo per l’amicizia che li lega al regista. La poliziotta timorosa Mindy, invece, è interpretata da Chloe Sevigny, mentre la temeraria Zelda è interpretata da Tilda Swinton, anche lei tornata a recitare con Jarmusch dopo Solo gli amanti sopravvivono. Steve Buscemi ricopre invece il ruolo del contadino Frank Miller.

Danny Glover, attore noto per la saga di Arma letale, è qui Hank Thompson, proprietario di un negozio di elettronica, mentre Caleb Landry Jones è Bobby Wiggins, il benzinaio della città. Selena Gomez e Austin Butler interpretano i giovani Zoe e Jack, mentre Rosie Perez è la giornalista locale. Il celebre attore e cantautore Tom Waits, invece, interpreta un eremita che osserva con distacco gli eventi del film. Infine, tra gli zombie si possono ritrovare anche due attori d’eccezione. Il primo è Iggy Pop, nei panni dello zombie assuefatto dal caffe, mentre il secondo è Carol Kane, sempre nei panni di uno zombie.

I morti non muoiono: la spiegazione del film

Come accennato in apertura, anche Jarmusch utilizza la figura dello zombie come una metafora per raccontare le masse omologate e rese passive al punto da non distinguersi più per un pensiero individuale. I suoi zombie sono inoltre caratterizzati dai vizi avuti in vita, che siano questi relativi a sostanze stupefacenti o a strumenti tecnologici come gli smartphone. Più che incutere timore, dunque, i suoi zombie diventano specchio di ciò che l’essere umano è già, perso nelle tante distrazioni che vengono oggi propinate. Inoltre, ogni personaggio va ad incarnare un preciso aspetto dell’america, da chi si dimostra conservatore e razzista a chi risolverebbe tutto con la violenza.

Da chi è vigliacco e rifugge ogni decisione fino alle comunità hipster e nerd, colpevoli di essere gi ignavi di questo secolo. Ognuno viene dal regista messo alla berlina e solo chi si dimostra capace di vivere al di fuori degli schemi della società può aspirare a mantenere intatta la propria testa, il proprio pensiero, e a sopravvivere. Nel monologo che l’eremita del film recita alla fine del film tutto ciò diviene ancor più esplicito e I morti non muoiono si svela essere una pungente critica metacinematografica con cui Jarmusch costringe lo spettatore (non solo statunitense) a confrontarsi con un vero e proprio specchio dell’attuale società e delle sue derive.

Il trailer di I morti non muoiono e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di I morti non muoiono grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Chili Cinema, Google Play, Apple iTunes e Tim Vision. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di giovedì 16 marzo alle ore 21:15 sul canale Italia 2.

Fonte: IMDb