Ecco il trailer di Momenti di trascurabile felicità, il nuovo
film di Daniele Luchetti, liberamente tratto da
Momenti di trascurabile felicità e Momenti di trascurabile
infelicità (Einaudi editore) di Francesco
Piccolo.
Protagonisti del film sono
Pif, Thony e Renato
Carpentieri.
Lo yoga e l’Autan non sono in
contraddizione? La luce del frigorifero si spegne veramente quando
lo chiudiamo? Perché il primo taxi della fila non è mai davvero il
primo? Perché il martello frangi vetro è chiuso spesso dentro una
bacheca di vetro? E la frase: ti penso sempre, ma non tutti i
giorni, che sembra bella, è davvero bella? A queste, e ad altre
questioni fondamentali, cerca di dare una risposta Paolo (Pif), cui
rimangono solo 1 ora e 32 minuti per fare i conti con i punti
salienti della sua vita.
Liberamente tratto dai libri
Momenti di trascurabile felicità e Momenti di
trascurabile infelicità, di Francesco Piccolo,
il nuovo film di Daniele Luchetti,
intitolato appunto Momenti di trascurabile felicità ha
per protagonista Pif, a cui
è concessa un’ora e trentadue minuti per fare i conti con i momenti
salienti della sua vita. Nel film sono presenti anche la cantante e
attrice Thony e Renato Carpentieri. Il film
arriverà al cinema a partire dal 14 marzo, distribuito da 01
Distribution.
Ad aprire la conferenza stampa è
proprio il regista e sceneggiatore, Daniele
Luchetti, che descrive il complesso processo di
trasposizione dai romanzi al film. “Amo i due libri di
Francesco Piccolo. Penso che tra i tanti paragrafi di queste
memorie minime e immaginarie ci sia qualcosa che prima o poi
riguarda tutti noi. L’intento mio e di Francesco è stato quello di
inserire questi frammenti in un contesto più ampio. È stato molto
complesso. Per riuscirci abbiamo unito tutti questi momenti come
pezzi di un puzzle, che altri non è se non la vita. Partendo dallo
spunto di un personaggio che in punto di morte fa un bilancio della
propria vita siamo riusciti a costruire un film composto di tanti
piccoli momenti a sé.
L’autore dei libri e co-autore
della sceneggiatura, Francesco Piccolo, racconta
poi la scelta di usare una frequente voice-over all’interno del
film. “Nella prima stesura abbiamo provato a costruire le scene
senza l’uso della voice-over, – spiega Piccolo – ma ben
presto ci siamo accorti che era necessario, che il suo utilizzo
poteva dare ancor di più l’idea di un flusso di coscienza del
protagonista. Alla fine usarla ha aggiunto narrazione e significato
ai vari momenti che si succedono nel film.”
Particolarmente importante nel film
è la colonna sonora, che si avvale anche di brani di Claudio Villa,
Anna Oxa e Adriano Celentano. “Al momento del montaggio,
– racconta Luchetti – abbiamo ricercato quelle canzoni
che meglio potessero sposarsi con le immagini, arricchendole di
significato. Spesso la ricerca di questi brani ha portato risultati
straordinari, e credo non potessero esserci alternative migliori a
quelle trovate.”
La parola passa poi ai tre attori
protagonisti, a cui viene chiesto cosa farebbero se avessero a
disposizione solo novantadue minuti rimanenti di vita. “Non so
trovare una risposta originale. – dichiara
Pif – Inizialmente pensavo che mi sarei voluto
togliere tanti sassi dalle scarpe, dicendo esplicitamente ciò che
penso di determinate persone e situazioni. Ma pensandoci bene credo
che preferire anche io, come il mio personaggio, ricercare quella
felicità data dagli affetti e dalle piccole cose a cui spesso non
diamo importanza. Ognuno di noi conserva momenti di trascurabile
felicità o infelicità. Spesso questi momenti sono i più importanti
in fine dei conti, e spero che ogni spettatore che esca dal cinema
dopo aver visto il film possa fare un proprio personale
bilancio.”
“Io pubblicherei ogni cosa
brutta che mi riguarda, – esclama invece
Thony – dai selfie brutti alle mie canzoni che
non mi piacciono. Getterei via ogni maschera, mi libererei della
pressione di dover essere sempre perfetta e mi mostrerei imperfetta
come è invece bello essere.”
“C’è una vecchia storia che
racconta di un uomo che in punto di morte si mise a risolvere
problemi di matematica. – risponde Renato
Carpentieri – Probabilmente è ciò che farei anche io.
Penso proprio che in fin di vita mi metterò a risolvere problemi
matematici, non potendo risolvere quello più grande della
vita.
La Warner Bros. comunica che la
data di uscita italiana di Molto Forte, Incredibilmente
Vicino è slittata ulteriormente. Dal 13
aprile, data che a sua volta era stata scelta dopo un
primo rinvio, il film è slittato al 23
maggio.
Uscito il 20 gennaio negli Usa,
candidato all’Oscar 2012 come miglior film, programmato qui in
Italia per marzo e poi slittato al 23 maggio, finalmente arriva nei
nostri cinema Molto forte, incredibilmente vicino,
il film drammatico diretto da Stephen Daldry e tratto dal bellissimo e
omonimo romanzo di Jonathan Safran Foer.
Molto forte, incredibilmente vicino: la
trama
Il piccolo Oskar è un bambino
strano, ha paura di ogni cosa, ha difficoltà a parlare con gli
estranei, ama il padre sopra ogni cosa e solo con lui ha un
rapporto speciale, fatto di indovinelli, ricerche e spedizioni,
piccoli sotterfugi che il padre utilizza per spingere il figlio a
non aver paura del mondo. La tragedia dell’11 settembre però
strapperà alla vita il papà di Oskar, lasciandolo nella
disperazione più totale dal momento che il ragazzino non riesce a
trovare un senso all’attentato e alla morte del padre. Ad un anno
dal “giorno peggiore”, così come Oskar lo ha ribattezzato, lui
trova una chiave negli oggetti del padre e decide di andare alla
ricerca della serratura che quella chiave apre, convinto che quello
sia il senso della morte del padre e l’ultimo messaggio che ha
voluto lasciargli.
Avvincente e tragico
Molto forte,
incredibilmente vicino si annuncia già vincente, per pochi
e semplici elementi che lo caratterizzano: il protagonista bambino,
uno straordinario Thomas Horn; una tragedia sconvolgente e
coinvolgente sullo sfondo della vicenda; attori del calibro di
Tom Hanks,
Sandra Bullock e Max Von Sydow a fare
da comprimari; un regista che sa il fatto suo. Stephen Daldry, che
con Molto Forte Incredibilmente Vicino colleziona la sua quarta
nomination agli Oscar su quattro film realizzati, propone un film
che non si crogiola nel ricatti emotivo e nella sofferenza
gratuita, ma che risulta sinceramente drammatico e coinvolgente,
condotto con un’eleganza tale da rendere New York non solo
bellissima, ma anche luminosa, opprimente e sconcertante a seconda
dello stato d’animo del protagonista.
Un ragazzino, questo Thomas Horn,
che promette di avere un bel futuro al cinema, considerati i suoi
enormi occhi tristi e la sua impressionante bravura; ma dopotutto
Daldry non è nuovo alla collaborazione con giovani attori, dal
momento che con Billy Elliot ha fatto di Jamie Bell una rivelazione cinematografica e
di se stesso uno dei migliori registi della sua generazione. Ma è
la potenza emotiva della storia a realizzare in questo film la vera
quadratura del cerchio, la caratterizzazione dei personaggi, la
misteriosa presenza del personaggio interpretato da Max Von
Sydow e il dolore, la ferita aperta per un evento che ha
spaccato il cuore di una Nazione, un dolore ancora fresco
nonostante i 10 anni trascorsi dal quel “giorno peggiore”.
Interessante la partitura
realizzata da Alexander Desplat, che in questo
film sembra aver preso lezioni da Philip Glass,
già collaboratore di Daldry in The Hours; il
risultato è una colonna sonora coinvolgente e poetica, che
accompagna le immagini e i movimenti di macchina, raccontando con
una quarta dimensione la ricerca di senso che Oskar vuole portare a
termine a tutti i costi. Se proprio il film ha un difetto, questo
va cercato nell’estrema lunghezza, nell’indugiare troppe volte su
piani e inquadrature che ne dilatano oltre modo la durata, ben 2
ore e 9 minuti. Molto Lungo Incredibilmente Commovente.
Basato sull’omonimo
romanzo di grande successo di Jonathan Safran Foer, Molto Forte,
Incredibilmente Vicino racconta la storia del viaggio di un ragazzo
da una perdita devastante alla scoperta di se stesso, sullo sfondo
gli eventi tragici dell’11 Settembre. L’undicenne Oskar Schell è un
bambino veramente straordinario: un inventore, un Francofilo ed un
pacifista. Dopo aver trovato una chiave misteriosa che apparteneva
a suo padre, morto nell’attentato alle torri gemelle a New York, si
imbarca in un viaggio straordinario, una ricerca immediata e
segreta attraverso le cinque contee di New York. Mentre Oskar si
aggira per la città, incontra una variegata umanità, ognuno un
sopravvissuto a modo suo. In fine, il viaggio di Oskar termina dove
è iniziato, ma con il conforto e la consolazione dell’esperienza
umana più forte: l’amore.
L’attentato terroristico dell’11
settembre alle Torri Gemelle è un evento che ha sconvolto il mondo
intero, cambiandolo per sempre. Inevitabile che nel corso degli
anni successivi si continuasse a riflettere su quanto accaduto,
affrontando il tutto da quanti più punti di vista diversi
possibile. Se molti titoli si sono concentrati sul ritrarre gli
eroi che hanno aiutato come possibile in quella situazione, e altri
ancora hanno raccontato le operazioni militari scaturite da
quell’attentato, il film del 2011 Molto forte
incredibilmente vicino (qui la recensione) si concentra
invece su un mistero che lega un padre e un figlio, separati
dall’attentato ma uniti nella memoria.
Al momento della sua uscita in sala,
il film ha raccolto opinioni contrastanti, che non gli hanno però
impedito di ottenere una nomination all’Oscar come miglior film.
Molto forte incredibilmente vicino rimane ancora oggi un
film molto delicato e toccante su un argomento quantomai
traumatico. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà
certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità
relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti
possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi al
libro da cui è tratto, alla trama
e al cast di attori. Infine, si elencheranno anche
le principali piattaforme streaming contenenti il
film nel proprio catalogo.
Molto forte incredibilmente
vicino: il libro di Jonathan Safran Foer
Nel 2005 viene pubblicato il romanzo
Molto forte incredibilmente vicino, opera seconda di
Jonathan Safran Foer e uno dei primi libri ad
affrontare il tema degli attacchi terroristici dell’11 settembre.
Dal racconto di quell’evento si affrontano ulteriori tematiche come
il lutto, i rapporti famigliari e i modi in cui una famiglia possa
trasformarsi senza distruggersi mai. Nel scegliere come
protagonista un bambino, Foer ha affermato che l’incapacità di tale
personaggio di comprendere un evento tanto terrificante è la stessa
che anche i più adulti riscontrano nel trattare dell’attentato.
Poiché il linguaggio sembrava non offrire soluzioni concrete,
affidarsi alla narrazione fatta da un bambino era il solo modo per
dar vita a questa difficoltà.
Obiettivo dello scrittore è dunque
quello di cercare di dare forma al trauma, potendolo così
descrivere e affrontare. Il libro è in breve diventato uno dei più
apprezzati e letti sull’argomento e il suo impatto culturale
sull’argomento è ancora oggi estremamente forte. In particolare, il
romanzo di Foer rimane fondamentale per il suo partire da una
tragedia per ricercare, lentamente e non senza dolore, una luce nel
buio, una speranza a cui potersi aggrappare per il futuro.
Molto forte incredibilmente vicino cerca infatti di
aiutare a superare la paura e la rabbia, cercando di far esprimere
questi sentimenti al fine di poterli comprendere e sconfiggere.
Molto forte incredibilmente
vicino: la trama e il cast del film
Protagonista del
film è il giovane Oskar Schell, il quale ha
tragicamente perso il padre durante gli attentati dell’11
settembre. Lo shock per la scomparsa dell’uomo ha lasciato ferite
indelebili nel cuore della moglie Linda e
nell’anima del piccolo Oskar. L’unico modo per lui di affrontare ed
elaborare il lutto sarà il cimentarsi in uno dei giochi che faceva
con il padre, una vera e propria caccia al tesoro dove l’unico
indizio è una chiave trovata per caso. La corrispondente serratura
diventerà dunque l’obiettivo da raggiungere per trovare una qualche
risposta, ma anche un modo per non perdere il ricordo di un padre
tanto amato. Per scoprire a chi appartiene la chiave Oskar sarà
aiutato da un anziano e misterioso uomo che oltre ad essere
praticamente muto a seguito dello shock, cela un grande
segreto.
Ad interpretare il piccolo Oskar
Schell vi è Thomas Horn, attore privo di
esperienze cinematografiche ma che si era reso celebre grazie alla
partecipazione al programma Jeopardy! Kids Week. Nei panni
della madre Linda vi è invece SandraBullock, la quale ha raccontato di essere
stata a New York il giorno dell’attentato, ricordando perfettamente
la paura e lo shock. Il premio Oscar Tom Hanks
interpreta invece l’adorato padre Thomas. Il celebre attore svedese
Max von Sydow recita nel ruolo dell’uomo muto,
interpretazione che gli è valsa una candidatura come miglior attore
non protagonista agli Oscar. Completano il cast Viola Davis nel
ruolo di Abby Black, Jeffrey Wright
in quelli di William Black e John Goodman
nei panni di Stan il portiere.
Molto forte incredibilmente
vicino: le frasi, il trailer e dove vedere il film in
streaming e in TV
è possibile fruire della sua
presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming
presenti oggi in rete. Molto forte incredibilmente
vicino è infatti disponibile nei cataloghi di
Rakuten TV, Chili, Google Play, Infinity,Apple iTunes, Tim Vision e Amazon Prime Video. Per
vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà
noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale.
Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della
qualità video. È bene notare che in caso di noleggio si avrà
soltanto un dato limite temporale entro cui guardare il titolo. Il
film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di
mercoledì 11 maggio alle ore
21:00 sul canale Iris.
Qui di seguito si riportano invece
alcune delle frasi più belle e significative pronunciate dai
personaggi del film. Attraverso queste si potrà certamente
comprendere meglio il tono del film, i suoi temi e le variegate
personalità dei protagonisti. Ecco dunque le frasi più belle del
film:
“Se
il sole esplodesse, non ce ne accorgeremmo per otto minuti: il
tempo che impiega la luce ad arrivare fino a noi. Per otto minuti,
il mondo sarebbe ancora illuminato e sentiremmo ancora caldo. Era
passato un anno dalla morte di mio padre e sentivo che i miei otto
minuti con lui stavano per scadere.”(Oskar)
“Ho
perso un figlio. L’ho perso prima che morisse. Sono andato via.
Avevo paura. Paura di perderlo. Avevo paura che vivesse. Perché la
vita è più spaventosa della morte.”(Max von Sydow)
“Se le cose fossero facili da
trovare, non varrebbe la pena trovarle” (Thomas Schell)
“Quella sera mi sono sentito incredibilmente vicino a
ogni cosa nell’universo, ma anche straordinariamente solo. Per la
prima volta in vita mia mi sono chiesto se la vita valeva tutta la
fatica che serve per vivere. Perché, esattamente, valeva la pena di
vivere?” (Oskar)
Serata all’insegna del film drammatico quella in
programmazione alle 21 su Canale 5 dove infatti, andrà in onda il
film Molto forte incredibilmente vicino,
con protagonisti Tom
Hanks e Thomas Horn, Sandra Bullock e Max Von Sydow.
Diretto dal regista candidato all’Oscar Stephen
Daldry, la pellicola racconta il dramma di un bambino che
ha perso il padre durante gli attentati dell’11 settembre.
Curiosità:
– Il film ha ottenuto due
candidature agli Oscar per il miglior film e il miglior attore non
protagonista (Max Von Sydow).
– Sandra Bullock (Linda Schell) era
a New York con la sua famiglia l’11 settembre 2001 e ha visto il
secondo aereo, il volo United Airlines 175, che si schiantava
contro la torre sud del World Trade Center.
– L’attore James Gandolfini ha
girato alcune scene nei panni di un uomo che incontra il
personaggio di Sandra Bullock durante uan riunione di un gruppo di
sostegno, ma sono state tagliate dal film a causa di una reazione
negativa del pubblico ad alcune proiezioni di prova.
– Stephen Daldry e il produttore
Scott Rudin hanno lavorato su questo adattamento del romanzo di
Jonathan Safran Foer per cinque anni.
– Questo è il secondo film legato
agli attacchi terroristici dell’11 settembre ad essere nominato per
un Oscar. Il primo è stato United 93 (2006). Entrambi i
film sono stati nominati per due premi Oscar, ma nessuno dei due
film ha vinto la statuetta. World Trade Center (2006) non
è stato candidato all’Oscar come peraltro 11 settembre
2001 (2002) o il più vagamente correlato La 25ª ora
(2002)
– Il film costato 45 milioni di
dollari ne ha incassati worldwide circa 55.
Trama: Oskar
Schell (Thomas Horn) ha perso il padre (Tom Hanks) durante gli
attentati dell’11 settembre, lo shock per la sua scomparsa ha
lasciato ferite indelebili nel cuore della moglie Linda (Sandra
Bullock) e nell’anima del piccolo Oskar afflitto da un vuoto
incolmabile.
L’unico modo per
Oskar di affrontare il lutto e di elaborare tutto quel dolore sarà
cimentarsi in uno dei giochi che faceva con il padre, una vera e
propria caccia al tesoro dove l’unico indizio è una chiave trovata
per caso, la cui corrispondente serratura diventerà l’obiettivo da
raggiungere per trovare una qualche risposta, ma anche un modo per
non perdere il ricordo di un padre tanto amato, il cui corpo mai
ritrovato ha costretto Oskar e la madre a piangere su una bara
vuota. Oskar userà la sua creatività. l’intelligenza e il suo
straordinario modo di guardare e percepire il mondo che lo circonda
per scoprire a chi appartiene la chiave e nel farlo sarà aiutato da
un anziano e misterioso uomo (Max von Sydow) che oltre ad essere
praticamente muto, cela un segreto.
Un famoso detto
afferma: “tre indizi fanno una prova”; qui più che indizi abbiamo
tre nomi: Stephen Daldry, Johnatan Safran Foer ed Eric Roth.
Il primo è uno straordinario regista britannico che dal 2000 ad
oggi ha collezionato tre candidature agli Oscar per Billy Elliot
(2000), The Hours (2002) e The reader – A voce alta (2008);
Le grandi personalità piacciono ad
Aaron Sorkin e non poteva sceglierne una migliore
per affrontare addirittura il suo primo viaggio dietro alla
macchina da presa, e così Molly’s Game diventa
l’esordio da regista di uno dei più grandi sceneggiatori del nostro
tempo. Dopo Mark Zuckerberg e Steve Jobs, Sorkin sceglie Molly
Bloom per collezionare un altro grande ritratto di un
personaggio abituato ad eccellere che si scontra contro le
avversità del suo lavoro, ma anche della sua vita, della sua
famiglia. E forse sarebbe più indicato pensare al Billy
Beane de L’Arte di Vincere per parlare di questa
magnifica eroina: entrambi figure di successo che alla fine si
confrontano con la propria sconfitta, aumentando la loro statura
eroica di fronte al pubblico.
Il film racconta la storia vera di
Molly
Bloom ex sciatrice del Colorado di fama mondiale. Un
brutto incidente, durante le Olimpiadi del 2004, la costringe a
ritirarsi dalla carriera agonistica per dedicarsi allo studio.
Tuttavia il trasferimento a Los Angeles le mostrerà altre
possibilità, un’altra vita, in cui Molly, per competenza e indole,
non può che eccellere. Per otto anni Molly Bloom incassa 4 milioni
di dollari l’anno dal giro: da semplice cassiera a regina del
tavolo, un giro di poker clandestino che coinvolge campioni dello
sport, uomini d’affari, imprenditori e, a sua insaputa, vertici
della mafia russa. Fino a che l’FBI non scopre tutto e smantella il
giro di Molly. La donna comincia una lunga battaglia legale con al
suo fianco solo Charley Jaffey, il suo avvocato
che impara a conoscerla, e noi con lui.
Molly’s Game è
l’esordio alla regia di Aaron Sorkin
Alternando il legal drama del
presente con la biografia più pura, Aaron Sorkin
si muove tra passato e presente per costruire la storia umana e
familiare di Molly. Non si tratta del poker, pure se lo
sceneggiatore e regista ne ha studiato tecniche, terminologie e
atmosfere, ma solo della nostra protagonista, una donna determinata
e allenata a essere la migliore, da un padre durissimo e
intransigente. Proprio nel rapporto con la figura paterna, con
l’uomo di potere, la storia trova la sua chiave di lettura, così
come Sorkin aveva fatto in Steve Jobs, così come aveva accennato in
L’Arte di Vincere.
Insomma ancor prima di mettersi
dietro alla macchina da presa, Sorkin era un autore, e lo conferma
con questa sua prima prova registica. Certo, spesso le immagini si
trovano in affanno di fronte alla velocità delle parole,
soprattutto nei serrati scambi tra
Jessica Chastain e Idris Elba, ma lo sceneggiatore dimostra, anzi
conferma di sapere ciò che vuole raccontare, sul come farlo, c’è
tempo per affinare la mano.
Dopotutto Sorkin si è affidato a
Jessica Chastain, una vera e propria garanzia,
una bellezza d’acciaio che, pur non sfigurando in nessun genere,
trova nei ruoli drammatici di donne dallo spirito di granito la sua
più elegante ed efficace espressione di talento, che l’attrice
mette tutto al servizio della storia e della sua Molly: bellissima,
vincente, determinata, indipendente.
Dove Sorkin scivola rovinosamente è
proprio sulla motivazione della protagonista, il voler addossare a
Molly, persona tridimensionale, un trauma edipico che lo porta a
semplificare, nel finale, tutto il suo operato, le sue scelte,
banalizzando la sua protagonista in favore dell’esigenza di far
quadrare il cerchio.
C’è lo sforzo, da parte del
narratore, di dare spessore morale alla sua protagonista,
trasformando ancora una volta il personaggio portante di una sua
storia in un faro di integrità, uno specchio per l’America. Ma,
paradossalmente, sono proprio lo sviluppo narrativo e la svolta
finale il punto in cui Molly’s Game si blocca, ed
è un peccato che di fronte a una personalità così sorkiniana, ma
anche così americana, lo sceneggiatore e regista si sia troppo
lasciato convincere dalla semplicistica spiegazione
psicoanalitica.
Molly’s
Game è basato sulla storia vera di Molly
Bloom, una sciatrice olimpica che entra a far parte nel
giro più esclusivo dei giocatori di poker per un decennio prima di
essere arrestata nel bel mezzo della notte da diciassette agenti
dell’ FBI armati.
Di seguito una nuova featurette dal
film che ci porta dietro le quinte:
Gioca con l’alta società di
Hollywwod, con star dello sport, colossi del business e a sua
insaputa anche con la criminalità russa. L’avvocato Charlie Jaffey
è sempre accanto a lei e scopre che Molly è molto di più di quello
che mostrano i tabloid.
Molly’s
Game sarà pronto il giorno di Natale e uscirà il 5
Gennaio.
Aaron Sorkin è
conosciuto a livello internazionale come uno degli sceneggiatori
più importanti del cinema statunitense. Autore di acclamati film
come Codice d’onore, L’arte di vincere e Steve Jobs, nel
2010 è infine arrivato a vincere l’Oscar per il film The Social Network. Nel
2017, infine, egli ha deciso di firmare anche la sua prima regia,
portando al cinema Molly’s
Game (qui la recensione), acclamato
film biografico dedicato a Molly Bloom ed alla sua
straordinaria attività nel complesso e controverso mondo del poker,
che le ha causato non pochi problemi. Come solito nelle opere di
Sorkin, ne nasce un film brillante, teso ed estremamente
coinvolgente.
Sorkin scrive la sua sceneggiatura
a partire dal libro di memorie Molly’s Game: From Hollywood
Elite to Wal Street’s Billionaire Boys Club, My High-Stakes
Adventure in the World of Underground Poker. Dalla travagliata
vicenda di questa donna, lo sceneggiatore e regista trae un
racconto incentrato sul desiderio di rialzarsi dopo una brutta
caduta, sul non arrendersi davanti alle avversità. La parabola di
Molly è estremamente chiara circa tale tematica, dimostrando quanto
solida possa essere la struttura su cui Sorkin costruisce le sue
opere.
Acclamato da pubblico e critica, il
film ha guadagnato numerosi premi a livello mondiale, tra cui anche
una nuova nomination all’Oscar per la sceneggiatura non originale
per Sorkin. Per quanti amano il suo cinema e le sue storie,
Molly’s Game è un titolo assolutamente
imperdibile. Prima di intraprendere una visione del film, però,
sarà certamente utile approfondire alcune delle principali
curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà
infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla
trama, al cast di attori e alla
vera storia dietro il film. Infine, si
elencheranno anche le principali piattaforme
streaming contenenti il film nel proprio catalogo.
Protagonista del film è
Molly Bloom, una giovane e carismatica speranza
olimpica dello sci, costretta ad abbandonare lo sport dopo una
grave lesione fisica. Costretta a costruirsi una nuova carriera,
Molly intraprende gli studi di legge, ottenendo poi un lavoro
estivo che la introduce all’ambiente del poker clandestino. Da qui
Molly inizia una scalata al potere apparentemente inarrestabile, ma
tutto prende una piega inaspettata quando si ritrova arrestata in
piena notte dall’FBI. Costretta ad affrontare le accuse a suo
carico per gioco d’azzardo illegale, Molly potrà contare su quello
che è il suo unico alleato, l’avvocato difensore Charlie
Jaffey, inizialmente riluttante ad assumere il caso, ma
che si convincerà infine scoprendo che c’è molto di più in Molly
Bloom di quello che le volgari storie da tabloid rivelano.
Il cast del film
Ad interpretare la carismatica
Molly Bloom vi è la candidata all’Oscar Jessica
Chastain. A volerla è stata la stessa Bloom,
affermando che l’attrice sarebbe stata perfetta per il ruolo. Lo
stesso Sorkin rimase stregato da lei, affidandole il ruolo. Per
prepararsi alla parte, la Chastain ebbe modo di incontrare la donna
che si apprestava ad interpretare, apprendendo da lei quanto
necessario per la sua interpretazione. Allo stesso modo, studiò il
mondo del poker, al fine di scoprire i segreti. Accanto a lei, nei
panni dell’avvocato Charlie Jaffey vi è invece l’attore Idris Elba. A
causa di suoi altri impegni, Elba ebbe solo 10 giorni per girare
tutte le sue scene.
Nel ruolo di Larry Bloom, il severo
padre di Molly, vi è l’attore Kevin Costner,
il quale accettò poiché interessato all’animo di quell’uomo così
complesso. Nel film è poi presente l’attore Michael
Cera nei panni del Giocatore X, un personaggio composito
vagamente ispirato a Tobey Maguire, il quale era solito frequentare
gli eventi organizzati dalla Bloom. Jeremy Strong è Dean Keith, l’uomo che
introduce Molly al mondo del poker, mentre Bill
Camp è Harlan Eustice, uno dei giocatori di poker. Tutti
gli altri giocatori di carte nel film sono reali professionisti del
poker. Sorkin voleva infatti del realismo a riguardo, riscontrabile
in particolare nel modo in cui i giocatori maneggiano le carte
durante le partite.
La vera storia dietro il
film Molly’s Game
Il film di Sorkin, nonostante
alcune necessarie modifiche, risulta particolarmente fedele alla
storia di Molly Bloom, la quale ha collaborato come consulente del
film. Come viene mostrato, questa era davvero una promettente
sciatrice, la quale vide interrotta la sua carriera sportiva a
causa di un brutto incidente. Successivamente, mentre si prendeva
un anno di pausa tra la laurea e la scuola di legge, nel 2003 Molly
è andata a Los Angeles, iniziando a svolgere diversi lavori, tra
cui quella di cameriera e assistente di direzione dell’imprenditore
immobiliare Darin Feinstein, uno dei comproprietari della discoteca
di Hollywood The Viper Room. Grazie a lui, Molly è stata introdotta
all’ambiente, imparandone i segreti e conoscendo i giocatori più
influenti.
Come avviene poi nel film, quando
Darin ha licenziato Molly, questa ha deciso di utilizzare i
contatti che aveva ottenuto per avviare una serie di partite di
poker da lei gestite. Agli eventi organizzati da Molly hanno
partecipato numerose celebrità di Hollywood, nomi come Tobey Maguire, Matt
Damon, Ben
Affleck, Leonardo Di Caprio e Macaulay
Culkin. Molti altri nomi rimangono ad oggi ancora segreti.
Nel momento in cui il circolo di Molly iniziava a crescere, questa
si vide costretta prendere una percentuale dal piatto, infrangendo
però così una legge federale. Arrestata e portata in tribunale,
Molly riuscì infine ad ottenere una pena di soli mille dollari e
200 ore di servizi alla comunità. Pentita, oggi Molly è una
motivatrice che aiuta altre donne ad ottenere successo nella
vita.
Il trailer di Molly’s
Game e dove vedere il film in streaming e in TV
È possibile fruire del film grazie
alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme
streaming presenti oggi in rete. Molly’s Game è
infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV,
Apple iTunes, Tim Vision e Amazon Prime Video. Per
vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà
noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale.
Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della
qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo
di giovedì 10 giugno alle ore
21:10 sul canale Rai Movie.
Molly’s Game (qui la recensione) segna il
debutto alla regia di Aaron Sorkin, già noto per
la sua firma distintiva come sceneggiatore di film e serie
televisive come The Social Network, Steve Jobs e
The West Wing. Il film
mostra l’evoluzione di Sorkin dalla scrittura al controllo completo
della narrazione, pur mantenendo i dialoghi rapidi e serrati che lo
caratterizzano. In questo senso, Molly’s Game si
colloca nella sua filmografia come un’opera che unisce dramma
biografico e tensione legale, confermando la capacità di Sorkin di
raccontare storie reali complesse attraverso una struttura
cinematografica vivace e ritmata.
La
vicenda è basata sulla storia vera di Molly Bloom,
una giovane atleta che si reinventa come organizzatrice di
esclusivi tornei di poker ad alto rischio frequentati da celebrità,
imprenditori e membri della criminalità organizzata. Il film
esplora la sua ascesa nel mondo dei giochi clandestini, il
controllo della sua rete e le conseguenze legali delle sue azioni.
Questo biopic si distingue nel panorama di Sorkin per la sua
attenzione al mondo del gioco d’azzardo e alla criminalità, temi
che si intrecciano a quelli della perseveranza personale,
dell’etica e della responsabilità individuale.
Molly’s
Game si sviluppa come un dramma biografico con elementi di
suspense legale e thriller finanziario, mettendo a confronto la
morale e la determinazione del personaggio principale con le sfide
di un ambiente altamente competitivo e rischioso. Rispetto ad altri
lavori di Sorkin, il film affronta tematiche più contemporanee e
mondane, come il potere, la fama e il denaro, pur mantenendo il
focus sui conflitti interiori del protagonista e sulle dinamiche di
potere tra i personaggi. Nel resto dell’articolo si proporrà una
spiegazione dettagliata del finale del film, analizzando come si
risolvono le vicende di Molly Bloom.
Protagonista del film è
Molly Bloom, una giovane e carismatica speranza
olimpica dello sci, costretta ad abbandonare lo sport dopo una
grave lesione fisica. Dovendo costruirsi una nuova carriera, Molly
intraprende gli studi di legge, ottenendo poi un lavoro estivo che
la introduce all’ambiente del poker clandestino. Da qui Molly
inizia una scalata al potere apparentemente inarrestabile, ma tutto
prende una piega inaspettata quando si ritrova arrestata in piena
notte dall’FBI. Costretta ad affrontare le accuse a suo carico per
gioco d’azzardo illegale, Molly potrà contare su quello che è il
suo unico alleato, l’avvocato difensore Charlie
Jaffey.
La spiegazione del finale del
film
Nel
terzo atto di Molly’s Game, Molly Bloom affronta
le conseguenze delle sue azioni come organizzatrice di giochi di
poker clandestini. Dopo il raid dell’FBI, che sequestra i suoi
beni, Molly torna a vivere con la madre, cercando di riorganizzare
la propria vita. La tensione cresce quando la pressione legale e le
minacce dei giocatori, inclusi membri della mafia russa e italiana,
la costringono a confrontarsi con le implicazioni etiche e
personali delle sue scelte. In parallelo, Molly pubblica un libro
per raccontare la sua storia, proteggendo l’identità della maggior
parte dei partecipanti ai giochi.
Il
film mostra quindi la preparazione e l’esito del processo legale.
Molly si avvale dell’aiuto dell’avvocato Charlie Jaffey, che
evidenzia il suo ruolo di protezione dei giocatori innocenti. La
protagonista rifiuta un accordo favorevole che potrebbe
compromettere l’anonimato dei partecipanti e decide di assumersi la
responsabilità dei suoi atti. Il giudice riconosce che Molly non ha
commesso reati gravi e le infligge una condanna lieve: 200 ore di
servizi comunitari, un anno di libertà vigilata e una multa di
200.000 dollari. Questo chiude la narrazione principale con un
bilanciamento tra colpa e responsabilità.
Jessica Chastain in Molly’s Game
Il finale porta a compimento i temi del film mostrando il contrasto
tra ambizione, moralità e autonomia. Molly ottiene giustizia e
protezione legale senza sacrificare i principi che l’hanno guidata
nella gestione dei giochi. Il percorso legale e personale della
protagonista sottolinea come il controllo delle proprie azioni,
anche in un contesto ad alto rischio, e la protezione degli altri
siano centrali nella sua crescita. Il film evidenzia il delicato
equilibrio tra libertà personale e responsabilità, oltre al prezzo
delle scelte coraggiose in un mondo dominato da potere e
denaro.
Inoltre, il finale mette in luce il ruolo della lealtà e
dell’integrità nella vita di Molly. La decisione di non rivelare i
nomi dei giocatori principali e di affrontare il processo di
persona rafforza il tema della protezione di chi si trova sotto la
sua responsabilità. La risoluzione delle vicende legali funge da
epilogo morale, sottolineando la capacità della protagonista di
agire secondo coscienza e principi etici, pur all’interno di un
ambiente legale e sociale complesso. La conclusione lega insieme le
sfide personali e professionali affrontate durante tutto il
film.
Il film lascia come
messaggio centrale l’importanza della responsabilità personale e
della trasparenza. Mostra come sia possibile affrontare le
conseguenze delle proprie azioni mantenendo integrità e proteggendo
gli altri, anche quando la situazione appare complessa e rischiosa.
Molly’s Game evidenzia inoltre il potere della
resilienza e della determinazione nel superare ostacoli legali,
personali e morali, lasciando allo spettatore una riflessione
sull’etica delle proprie scelte e sul valore di assumersi le
responsabilità senza compromettere i propri principi.
Molly’s Game con Jessica
Chastain arriva al cinema il 22 novembre
Idris
Elba si aggiunge a Jessica
Chastain in Molly’s
Game, l’esordio alla regia del geniale sceneggiatore,
premio Oscar per The Social
Network, Aaron Sorkin. Sorkin
ha firmato la sceneggiatura di Molly’s Game che è basato sulle
memorie di Molly Bloom. Anche in questo lavoro,
Sorkin si è fatto affiancare da Gordon, con cui ha
scritto Steve Jobs.
La Bloom era un giocatore di alto
livello che dopo aver fallito le qualificazioni alle Olimpiadi è
diventata un’organizzatrice di tornei di poker a Hollywood, per
star come Ben
Affleck, Leonardo
DiCaprio e Tobey Maguire. Successivamente è stata
arrestata dall’FBI. Nel 2014 ha pubblicato le sue memorie dal
titolo “Molly’s Game: From Hollywood’s Elite to Wall
Street’s Billionaire Boys Club, My High-Stakes Adventure in the
World of Underground Poker”.
Arriva da EW la comunicazione
ufficiale che Molly’s
Game, il film che segnerà il debutto alla regia di
Aaron Sorkin, ha una data d’uscita ufficiale: il
22 novembre prossimo.
Con un cast di prim’ordine, lo
sceneggiatore premio Oscar per The Social Network, sarà in sala
anche dietro la macchina da presa. Che aspettative ci sono per
questo atteso debutto?
Molly’s Game arriva al
cinema il 22 novembre
Idris
Elba si aggiunge a Jessica Chastain in Molly’s
Game, l’esordio alla regia del geniale sceneggiatore,
premio Oscar per The Social
Network, Aaron Sorkin.
Sorkin ha firmato la sceneggiatura
di Molly’s Game che è basato sulle memorie di Molly
Bloom. Anche in questo lavoro, Sorkin si è fatto
affiancare da Gordon, con cui ha scritto Steve
Jobs.
La Bloom era un giocatore di alto
livello che dopo aver fallito le qualificazioni alle Olimpiadi è
diventata un’organizzatrice di tornie di poker a Hollywood, per
star come Ben
Affleck, Leonardo
DiCaprio e Tobey Maguire. Successivamente è stata
arrestata dall’FBI.
Nel 2014 ha pubblicato le sue
memorie dal titolo “Molly’s Game: From Hollywood’s Elite
to Wall Street’s Billionaire Boys Club, My High-Stakes Adventure in
the World of Underground Poker”.
L’attrice Molly
Ringwald ha partecipato al podcast “WTF” di Marc Maron e ha
rivelato di aver cercato di convincere la figlia ventenne a non
diventare un’attrice a causa di quanto sia difficile per le giovani
donne a Hollywood. La Ringwald, icona dei film adolescenziali degli
anni ’80 grazie ai ruoli in “The
Breakfast Club”, “Bella in rosa” e altri, ha
detto di essere stata sfruttata come giovane attrice e che è quasi
impossibile non esserlo a Hollywood. “Non mi sono mai sentita
parte di una comunità quando ero a Hollywood, solo perché ero così
giovane”, ha detto Ringwald.
“Non mi piaceva andare in giro
per locali. Mi sembra di essere più socievole ora di quanto non lo
fossi allora. Ero solo troppo giovane”. “Si sono
approfittati di me”, ha continuato poi Molly Ringwald.
“Non si può essere una giovane attrice a Hollywood e non avere
intorno dei predatori”. L’attrice ha dunque raccontato di
essersi trovata “sicuramente in situazioni discutibili” da
giovane attrice, ma di essersi affidata al suo “incredibile
istinto di sopravvivenza e a un superego piuttosto grande” per
“trovare un modo per proteggermi” dai predatori del
settore.
Molly Ringwald in Breakfast Club.
“Può essere straziante”, ha
aggiunto la Ringwald. “E ora ho una figlia di 20 anni che sta
per intraprendere la stessa professione, anche se ho fatto di tutto
per convincerla a fare qualcos’altro. Ed è difficile”. In
un’intervista al Times di Londra, Molly Ringwald
aveva invece raccontato di aver recentemente rivisto “Breakfast
Club” con la figlia e di aver notato che: “Ci
sono molte cose che amo davvero del film, ma ci sono elementi che
non sono invecchiati bene – come il personaggio di Judd Nelson,
John Bender, che essenzialmente molesta sessualmente il mio
personaggio”. “Sono contenta di poterlo guardare e di
poter dire che le cose sono davvero diverse ora”, ha
detto.
Sono iniziate le riprese di
Mollo tutto e apro un Chiringuito, il film
ideato in collaborazione con gli autori de Il Milanese Imbruttito,
regia di Pietro Belfiore, Davide Bonacina, Andrea Fadenti,
Andrea Mazzarella, Davide Rossi. Le riprese si svolgeranno
in Sardegna e a Milano e dureranno sei settimane. Protagonisti
Germano Lanzoni, Valerio Airò, Laura Locatelli, Leonardo
Uslengo,
Paolo Calabresi, Alessandro Betti, Michele e Stefano Manca
(Pino e gli anticorpi), Benito Urgu, Simonetta Columbu e
con la partecipazione straordinaria di
Claudio Bisio, Favij e Jake La
Furia.
La trama
Il Signor Imbruttito (Germano
Lanzoni), dirigente di spicco di una grande multinazionale, vive la
routine nella sua frenetica Milano seguendo fedelmente il mantra
della doppia F, F*** e Fatturato. A rompere questo equilibrio ci
pensa Brusini (Paolo Calabresi), eccentrico imprenditore a capo di
un impero economico, che per una ragione assurda fa saltare quello
che per l’Imbruttito è l’affare della vita. L’Imbruttito per la
prima volta accusa il colpo, cade in depressione, non riesce più a
trovare una ragione per svegliarsi al mattino. La svolta arriva da
Brera (Alessandro Betti) un amico di vecchia data, che propone
all’Imbruttito l’acquisto di un Chiringuito in Sardegna, per fare
business in infradito e poter finalmente dire: “Mollo
tutto e apro un Chiringuito”. L’affare è fatto e,
malgrado lo scetticismo del Nano (Leonardo Uslengo), il figlio
dodicenne, e la furia della moglie Laura (Laura Locatelli),
l’Imbruttito si lancia con entusiasmo in questa nuova avventura in
compagnia del fidato Giargiana (Valerio Airò), suo “stagista di una
vita”. Con l’arrivo in Sardegna però il sogno si trasforma presto
in un incubo: il chiringuito c’è e l’ambiente intorno è
paradisiaco, ma si trova in una zona a dir poco remota dell’isola e
gli abitanti del paese, Garroneddu, sono una comunità di semplici
pastori avversi a ogni novità. L’Imbruttito e i Sardi riusciranno a
trovare un modo per convivere pur essendo così diversi?
Per SheWants, agenzia creativa
dietro al progetto Il Milanese Imbruttito, uno dei fondatori,
Tommaso Pozza dichiara: “Otto anni fa siamo partiti creando una
pagina Facebook, quasi per gioco, quando ancora non esisteva nulla
di quello che è oggi il panorama attuale del social network. Oggi
iI Milanese Imbruttito conta una community di oltre 3M di persone.
Siamo orgogliosi di portare sul grande schermo un progetto frutto
di lavoro di squadra, sacrifici e tanta passione. TAAAC – Ah no,
CIAAAK” .
Per QMI il produttore
Giovanni Cova: “Grazie al cinema finalmente
vedremo “l’Imbruttito” allontanarsi dalla sua amata Milano per
intraprendere un’epica avventura in Sardegna. Vedremo anche grandi
volti della commedia italiana arricchire di personaggi il mondo del
“Milanese Imbruttito”. Così dichiara Ramaya Productions: “Siamo
felici di aver contribuito a riportare sul grande schermo la
comicità milanese nella doppia veste di registi e produttori. Un
progetto costruito in sette anni che finalmente approda al
cinema!”
Dopo il grande successo al
botteghino francese e la presentazione al 31° Torino
Film Festival, Molière in
bicicletta approderà nelle sale italiane dal 12
dicembre. La nuova commedia di Philippe Le Guay
riporta in scena con sottile ironia e delicatezza la prima parte
del I atto de Le Misanthrope di Molière, approfondendo e
sviscerando i personaggi di Alceste e Philinte.
In Molière in bicicletta Serge
(Fabrice Luchini) è un ex attore teatrale che da
quando si è ritirato dalle scene vive in solitaria in una cadente
villetta sull’Ile de Ré. Deluso e rigettato da un mondo che una
volta lo acclamava sta ancora smaltendo i segni di una profonda
depressione. Un giorno, il suo amico Gauthier (Lambert
Wilson), attore di grido di famigerati medical drama,
viola la sua solitudine con l’allettante ma sconcertante proposta
di recitare insieme la commedia di Moliére. Inizialmente restio,
Serge acconsente a patto di riuscire in pochi giorni a raggiungere
quella sintonia in grado di fargli ritrovare il coraggio di calcare
di nuovo le scene. Chi dei due sarà il misantropo Alceste? Un
personaggio che Serge considera il suo alter ego e che Gauthier
vorrebbe interpretare per dar prova del suo spessore professionale
e difendere quella dignità attoriale spesso svilita dalle
performance televisive. Ogni giorno sarà un testa o croce a
stabilire i ruoli che di volta in volta si scambieranno con
naturale e coinvolgente passione.
Molière in bicicletta, il film
Attraverso l’incanto poetico di
Molière i due rivitalizzano un’amicizia ormai sfocata, con Serge
che sembra aver riacquistato la voglia riprendere contatto con una
vita reale e vissuta. Merito anche della conoscenza dell’attraente
italiana Francesca (Maya
Sansa), un incontro che però rimescolerà di nuovo le
carte di una ritrovata amicizia. Philippe Le Guay
nel suo Molière in bicicletta sceglie di far rivivere sul grande
schermo alcuni tra i più bei passi del teatro francese, volontà
sicuramente encomiabile per la sua originalità. Curioso, come solo
poche settimane prima lo stesso Polanski ci aveva rammentato
l’ebbrezza del palcoscenico teatrale con Venere in pelliccia. Il
cinematografo che ingloba il teatro, si nutre di esso per
restituircene una versione digeribile a tutti in un’epoca in cui
l’opera teatrale è sempre più nell’ombra. Philippe Le Guay gioca
con tre volti del misantropo: quello di Fabrice, a quanto pare
ispiratore del suo personaggio, quello di Serge e quello di
Alceste. Personalità nelle quali è possibile rintracciare, sebbene
a livelli differenti, l’odio per la convenzionalità di un mondo
fasullo dal quale è necessario evadere per confinarsi in un quieto
rifugio, al riparo da sordide verità.
Il personaggio di Francesca,
infine, rievoca una versione completamente personalizzata di
Célimene, la seduttrice amata da Alceste. Ma, mentre Célimene era
la cinica incarnazione di quel mondo frivolo detestato dal
misantropo, Francesca finisce per essere ancora più scorbutica di
Serge a causa delle sue pene d’amore. Molière in bicicletta è una
commedia che, alternando una sussurrata ironia intellettuale a un
umorismo più mainstream (dalla goffa versione di Serge della
canzone Il Mondo alle esilaranti cadute dalla bici), si presenta
come un piacevole divertissement, disinvolto nel parlarci del
divario tra verità e indulgenza, bucolico nell’ambientazione, ma
facile da dimenticare.
John Lasseter,
capo creativo della Pixar Animation Studios, Disney Animation
Studios e Disney Toon Studios, si è preso sei mesi di congedo dallo
studio, alla luce delle accuse di cattiva condotta. Lo scandalo
avviene in concomitanza con l’uscita del film d’animazione
Pixar, Coco.
Il tutto è partito dalla sceneggiatrice e attrice
Rashida Jones, chestava
lavorando alla sceneggiatura di Toy Story 4 con
Will McCormach. La Jones ha dichiarato di aver
lasciato il progetto a causa di avances indesiderate da parte di
Lasseter, anche se sia lei che McCormach sono accreditati nello
script del sequel. (Segue UPDATE)
The Hollywood
Reporter, che per primo riporta la notizia, parla anche di
comportamenti invadenti di Lasseter sul posto di lavoro, abbracci,
baci e commenti sugli attributi fisici dei dipendenti.
Un portavoce della Disney
dichiara:
“Vogliamo mantenere un clima in
cui tutti i lavoratori siano rispettati e incoraggiati a dare il
meglio. Apprezziamo la sincerità di John e lo sosteniamo durante il
suo congedo”.
John Lasseter ha inoltre diffuso un comunicato
ufficiale indirizzato ai suoi dipendenti.
John Lasseter si
scusa per i suoi “comportamenti inappropriati”
“Ho sempre voluto che i nostri
studi d’animazione fossero un ambiente dove i creatori potessero
esplorare le loro visioni con il supporto degli altri animatori e
sceneggiatori. Questo tipo di cultura creative deve essere
mantenuta. Si fonda su fiducia e rispetto e se qualcuno non viene
valorizzato, questa cultura creativa diventa fragile. Da leader è
mia responsabilità assicurare che questo non accada e adesso credo
di aver mancato di rispetto.
Recentemente ho avuto colloqui
difficili: affrontare i propri passi falsi non è stato facile ma è
l’unico modo per imparare da essi. Ho pensato molto al leader che
sono diventato e porto la mia attenzione sul fatto che ho ferito
dei sentimenti. Non è mai stata mia intenzione. Mi scuso dal
profondo del cuore se vi ho ferito. Mi voglio scusare con chiunque
abbia ricevuto un abbraccio non voluto o qualsiasi altro gesto
inappropriato. Non era mia intenzione. Tutti hanno il diritto di
stabilire i propri confini, confini che vanno
rispettati.
Nei miei colloqui con la Disney
siamo concordi nel considerare ogni interesse con serietà e in
maniera appropriata. Noi desideriamo rinforzare quella cultura,
vibrante e creativa che è la chiave del nostro successo. Il primo
passo in questa direzione è il mio congedo che mi darà modo di
riflettere sulle decisioni da prendere in futuro. Per me è
difficile allontanarmi da un lavoro che amo e da una squadra che
stimo. Mi auguro che questi sei mesi mi aiutino a riflettere a
ritornare con intuizioni e prospettive.
Sono orgoglioso di questa
squadra e sono sicuro che farà un ottimo lavoro anche in mia
assenza. Vi auguro buone vacanze e spero vivamente di tornare a
lavorare con voi nell’anno nuovo.
John”.
La Disney Pixar è
al momento impegnata nella promozione di Coco, il nuovo film
d’animazione che arriva oggi, 22 novembre, negli USA, e che invece
arriverà in Italia il 28 dicembre.
Alla luce del comunicato ufficiale
di Rashida Jones, teniamo a correggere quanto
riportato in precedenza. L’attrice e sceneggiatrice ha fatto sapere
che il report di THR non era esatto e che il suo volontario
allontanamento dal progetto di Toy Story 4 non è
stato dovuto a comportamenti inappropriati di Lasseter ma a
divergenze creative con lo Studio.
Nelle parole della Jones, il
chiarimento è necessario affinché coloro che hanno davvero una
storia di violenza o molestia da raccontare possano trovare spazio
e credibilità.
È stato presentato nella
serata di Pre-apertura di Venezia 77 ed è in sala dal 3
settembre Molecole, il nuovo lavoro del
regista veneto Andrea Segre. Autore di
lungometraggi come Io sonoLi e La prima
neve. Apprezzato regista di documentari che indagano
il rapporto tra luoghi e persone, con un’attenzione particolare al
suo Veneto, ma anche alle migrazioni e alle marginalità, da
La mal’ombra a Mare
chiuso, al più recente Il Pianeta in
Mare, Segre propone con
Molecole un lavoro documentaristico dalla
forma e dal contenuto inattesi, come inatteso è stato per lui e per
tutti il confronto con l’emergenza Covid 19 e il confinamento che
ne è scaturito.
Come nasce
Molecole
“Molecoleè sgorgato. Come l’acqua”. Queste le parole usate dal
regista per descrivere la genesi del lavoro. L’espressione rende
bene l’idea del suo carattere imprevisto e naturale. Altro era
infatti il progetto di Segre: un documentario che
trattasse due grandi questioni centrali per la Venezia di oggi: il
turismo di massa e l’acqua alta. Due fenomeni apparentemente molto
diversi, ma che pongono sfide alla città. Era tutto pronto, quando
è arrivato il Covid, che ha imposto il lockdown. E’ in questo nuovo
scenario, con una città svuotata, che Segre prova a riflettere sui
due temi di cui sopra. Una riflessione in absentia, dal
momento che, come ovvio, dei turisti non c’è l’ombra e sono giorni
di una bassa marea eccezionale.
Contestualmente, prende vita
l’altro filone che percorre il documentario: un dialogo per parole
e immagini col padre, Ulderico Segre, scomparso
dieci anni fa. Sono le parole delle lettere che il regista scriveva
al padre, ma è anche la sua voce off che spesso si rivolge
direttamente alla figura paterna con domande e osservazioni, e le
immagini, foto e filmati in Super 8 che il genitore girava in
gioventù, ritrovati nella casa di famiglia in cui il regista ha
trascorso il periodo del confinamento. Il dialogo è continuo, in
uno scambio padre-figlio che arricchisce il lavoro, grazie anche al
montaggio di Chiara Russo.
La sceneggiatura è firmata dallo stesso
Andrea Segre.
Lo sguardo di Andrea Segre
su Venezia
La Venezia che
interessa a Segre è nel vuoto da confinamento e
nei pochi elementi che lo popolano: concerti di gabbiani affamati,
canti di donne solitarie, sprazzi di un carnevale mai partito. Due
vogatrici si allenano in un canale della Giudecca deserto – sono
Elena Almansi e Giulia
Tagliapietra – e parlano a Segre della città che vivono e
di quella che vorrebbero. È vuoto e fragilità Venezia, incapacità
di controllare qualcosa che non si conosce, ma è anche la
grandiosità delle sue bellezze, la sua impressionante capacità di
adattamento, è resilienza. Veneziaè
per antonomasia città in costante dialogo con l’ineluttabile, in
equilibrio precario – un turismo che è vitale, ma che
spesso sembra soffocarla, un’acqua che è natura, ma sempre più
insidiosa per ciò che l’uomo ha costruito. Eppure Venezia e
la sua laguna per Segre non sono solo uno splendido luogo
che tutto il mondo ci invidia, esso stesso in bilico tra grandezza
e fragilità, emblema della condizione collettiva in cui la pandemia
ha gettato tutti, ma sono luoghi del cuore –
sebbene il regista affermi di avere con la città un rapporto
controverso – qui riscoperti. La Venezia di oggi, in costante
dialogo con quella di ieri, immortalata dai filmati paterni. Due
mondi sorprendentemente simili, a causa di una pandemia che ha
colto tutti di sorpresa, riportando però l’ambiente ad una
dimensione più autentica.
Dal punto di vista visivo, ciò è
reso con un’estrema cura del dettaglio, con inquadrature in cui
dominano due elementi: la nebbia e l’acqua, con la vastità vuota
della città. Immagini girate di giorno, ma anche, spesso, di notte.
Ombre, aloni, vetri appannati. Una fotografia
suggestiva, curata da MatteoCalore e dal regista.
Le musiche di
Teho Teardo accompagnano alla scoperta delle calli
veneziane, colte con prospettive non comuni, alimentando il mistero
di una città sospesa. Le atmosfere ricordano da vicino quelle di un
grande veneto, cultore del rapporto tra l’uomo e i suoi luoghi,
Carlo Mazzacurati.
Il proprio passato alla
luce del presente
È dunque un lavoro intimo
e personale Molecole, influenzato dal
confinamento, da quella nebbia che spinge a riflettere e a
guardarsi dentro, a riannodare i fili col
passato. Ulderico Segre, padre del regista,
era uno scienziato chimico-fisico, il cui oggetto di studio erano
appunto le molecole. Quelle particelle di cui
siamo fatti, che non vediamo e ci determinano. Era forse quello del
padre, riflette il regista, un tentativo di venire a patti, di
dialogare con ciò che non poteva controllare, quella parte fisica
di sé predeterminata che ne ha segnato il destino ed ha portato
alla sua prematura scomparsa. Sembra essere proprio questo
l’aspetto che il regista non aveva compreso fino in fondo della
figura paterna, e che oggi gli appare improvvisamente più chiaro,
mentre affronta l’incertezza di una pandemia contro la quale ci si
sente impotenti. È questo confronto con ciò che appare ineluttabile
che accomuna oggi le due figure, oltre all’essere entrambi padri,
consentendo al figlio di rinsaldare il legame con il genitore.
Si prende i suoi tempi
Molecole, ha l’incedere lento e ovattato
dell’atmosfera di quei giorni. E’ forse meno ricco di contributi di
confronti, ridotto all’essenziale, rispetto a quello che era il
progetto iniziale. Forse anche assai distante da quello, come era
inevitabile che fosse. Tuttavia, riesce ad evitare il
rischio di annoiare lo spettatore, cosa che poteva succedere con
un’opera dall’incedere così meditativo e riflessivo.
Merito della delicatezza poetica che Segre mette
nel racconto, ma anche di una giusta durata, 71
minuti, che rende agile il lavoro.
Tanti se ne vedranno, sulle città
svuotate dal Covid. Non tutti racconteranno qualcosa, oltre ad
essere cartoline da città deserte, che mai si sarebbe immaginato di
vedere così. Questo invece, lo fa. Perché non nasce a causa del
lockdown, ma è la rielaborazione durante il lockdown di un progetto
preesistente, che conserva una riflessione sui temi del turismo di
massa e dell’acqua alta nella città lagunare, forse anche
arricchita dalla prospettiva del confinamento. Inoltre, non è solo
un’occasione per riflettere sulla fragilità e precarietà
dell’esistenza e sull’impotenza umana di fronte a una natura che
non sembra si possa controllare, ma che si dovrebbe invece
rispettare di più. È soprattutto un viaggio
esistenziale a ritroso, nei ricordi, a riallacciare i fili di un
legame con un padre amato, ma non fino in fondo compreso. Un
viaggio che sa coinvolgere col suo incedere sentito e
poetico.
Prodotto da ZaLab
Film, con Rai Cinema, in associazione con
Vulcano e Istituto Luce
Cinecittà, in collaborazione con il Teatro Stabile
del Veneto Carlo Goldoni, distribuito da
ZaLab e Deckert Distribution
GMBH, Molecole è nelle sale dal
3 marzo.
Guarda il Trailer inglese
di Mojin The Lost Legend, il nuovo
film di Wu Ershan, acclamato
regista cinese che torna al cinema con la sua quarta
pellicola.
Dal 20 febbraio con
Lucky Red e BIM,
rappresentante della Germania agli Oscar 2025 e vincitore del
premio speciale della Giuria al festival di
Cannes 2024, Il
Seme del Fico Sacro è
il nuovo film di Mohammad
Rasoulof (Il
male non esiste),
scappato dall’Iran dopo averlo girato clandestinamente.
In occasione della presentazione del film a Roma, il regista ha
raccontato la particolare genesi del film che fotografa, con grande
lucidità e precisione, la situazione sociale e politica dell’Iran
contemporaneo. Come
Jafar Panahi,
anche Rasoulof ormai è un esperto del “cinema in remoto”, dal
momento che non può fisicamente tornare in Iran ma ha intenzione di
continuare a raccontarne le difficoltà. Come
si continua a raccontare da lontano il posto che ha
lasciato?
Gli ultimi 46 anni della storia
dell’Iran, dall’avvento della Repubblica Iraniana, sono pieni di
eventi difficili che non sono stati ancora raccontati. Per esempio
durante i primi tempi della Repubblica, sono state brutalmente
uccise migliaia di persone e nessuno è ancora riuscito a
raccontarlo, quindi c’è un passato pieno di storie affascinanti e
terribili che è possibile raccontate. Circa 5 anni fa, quando ero
bloccato a Teheran, non avevo il passaporto e non potevo lasciare
il paese né girare per strada ho pensato di fare un film basandomi
su degli archivi con l’animazione.
Oggi, il mondo è interconnesso
grazie ai social e ci sono molti artisti iraniani in esilio sin
dall’inizio della repubblica. Questo mi dà speranza, penso ci sia
la possibilità di raccontare queste storie che possono essere un
punto di incontro la tra vita vera in Iran oggi e questa
realtà interconnessa al passo con il resto del mondo.
Ci sono progetti concreti
sui suoi prossimi lavori?
Riguardo ai progetti futuri, ho tre
sceneggiature in mano che vorrei trasformare in film, ma visto che
sto promuovendo Il seme del Fico Sacro e
da quando ho lasciato l’Iran non mi sono fermato un attimo, sto
aspettando l’occasione buona e non vedo l’ora di capire da dove
cominciare, quale delle tre realizzare per prima.
Ci sono state delle
ritorsioni su chi ha realizzato il film ed è rimasto a
Teheran?
Per quanto riguarda i miei
collaboratori, al momento l’unica che è in Iran e l’interprete
della madre, Soheila Golestani, gli altri sono riusciti a scappare
e lasciare il paese. La maggior parte della troupe che è ancora lì.
C’è un processo giudiziale in corso al momento, siamo accusati di
propaganda contro il regime, attentato contro la sicurezza pubblica
e diffusione della prostituzione e della corruzione sulla Terra. Io
verrò processato e giudicato in contumacia. Soheila ha già dovuto
passare dei giorni in prigione all’inizio della
rivolta Donna Vita Libertà, per un video che
aveva condiviso sui social. Quando l’abbiamo approcciata per il
ruolo, ci ha detto subito di sì.
Mohammad Rasoulof è stato
arrestato due volte, e tenuto nello stesso carcere in cui è stata
trattenuta Cecilia Sala.
Innanzitutto vorrei commendare
Cecilia per essersi presa il rischio di andare in Iran di persona,
per raccontare la condizione delle donne oggi. Io ho passato due
periodi nella stessa prigione e posso ben immaginare cosa sia stato
per lei. Penso che per un europeo sia ancora più complicato, perché
non è preparato a quel tipo di dinamiche come qualcuno che, come
me, è nato e cresciuto in Iran.
Nel film, ho provato a raccontare
quello che avviene in prigione di riflesso nella dimensione della
famiglia, portando così a un pubblico più ampio questa mia
esperienza personale.
Il film è costellato da
inserti di video ripresi con il cellulare, video degli scontri e
delle proteste, come le ha inserite e come le ha
raccolte?
Come sapete il giornalismo in Iran è
un mestiere difficile, non è permesso ai giornalisti documentare le
proteste. Così sono i cittadini manifestanti che diventano
testimoni e filmano quello che succede, per testimoniare a loro
volta, e anche per far arrivare all’estero la violenza del regime
su chi si espone.
Io ero in prigione da vari mesi
quando sono cominciate le proteste del movimento Donna
Vita Libertà e provare a capire cosa succedeva dal
carcere era impossibile, così quando sono uscito ho cercato di
recuperare tutto il materiale e i video che non avevo potuto vedere
mentre ero dentro, in questo modo ho avuto la possibilità di
vederne moltissimi. Poi sapevo che avrei fatto un film clandestino
e c’era il problema di dover ricreare le proteste senza avere i
permessi per girare il film, ambientato principalmente in un
piccolo appartamento. Infine, mi pareva importante anche
riconoscere il ruolo dei social nel rendere più forti e coesi gli
attivisti e nel dare loro coraggio e voglia di scendere in piazza.
Ma in un mondo ideale in cui potevo ricreare quelle scene sapevo
che non avrei mai potuto replicare quella violenza. Così ho pensato
di inserire quelle scene riprese dal vivo.
Cosa pensa che accadrà in
futuro in Iran?
Non credo che la liberazione passi
per la violenza e la caratteristica più importante della rivolta
delle donne è proprio perché rigetta la violenza. Nel finale del
film si può vedere che l’unico violenza che si verifica è una
reazione, è generata dal regime, che si confronta con persone che
non sono certo passive. Credo che alla fine il regime annegherà,
sprofonderà nella tomba che si è scavato da solo. E l’esempio ce lo
dà la cronaca: qualche giorno fa due dei più famigerati giudici
iraniani, che hanno eseguito un sacco di condanne e hanno messo a
morte moltissime persone innocenti, sono stati uccisi da un
ufficiale di basso rango. Lo ha raccontato anche la tv iraniana, e
non possiamo sapere quali siano i fatti reali perché non c’è mai
una narrazione veritiera con la tv di stato, ma se le cose sono
andate davvero così, questo dimostra che chi semina vento raccoglie
tempesta.
C’è differenza tra il modo
di protestare degli uomini e quello delle donne?
La lotta per i diritti delle donne
ha radici molto antiche e questa rivolta nata nel 2022, Donna Vota
Libertà, è solo l’ultimo anello in una lunga catena. Ci tengo a
sottolinearne che questa rivolta non porta avanti solo richieste
per i diritti delle donne, ma richieste per i diritti umani in
senso ampio. E non ci sono solo donne a protestare in maniera non
violenta, ma anche uomini, ci sono anche io. E quello che sta
succedendo adesso è che c’è un movimento civile per cambiare la
situazione a vantaggio dei cittadini, in un modo assolutamente
pacifico, per quanto possibile. Se ne vedono già i successi. La
situazione attuale in Iran vede una guerra quotidiana che va avanti
tra la società civile da una parte e la Repubblica Iraniana.
Arriva oggi, 12 aprile 2017, in sala
Moglie e Marito, la nuova commedia diretta
da Simone Godano con protagonisti
Pierfrancesco Favino e
Kasia Smutniak.
Moglie e Marito da oggi al
cinema
Andrea
(Pierfrancesco Favino) e Sofia
(Kasia Smutniak) sono una bella coppia, anzi lo
erano. Sposati da dieci anni, in piena crisi, pensano al divorzio.
Ma a seguito di un esperimento scientifico di Andrea si ritrovano
improvvisamente uno dentro il corpo dell’altra. Letteralmente.
Andrea è Sofia e Sofia è Andrea. Senza alcuna scelta se non quella
di vivere ognuno l’esistenza e la quotidianità dell’altro. Lei nei
panni di lui, geniale neurochirurgo che porta avanti una
sperimentazione sul cervello umano, lui nei panni di lei, ambiziosa
conduttrice televisiva in ascesa.
Una commedia graffiante e
rocambolesca che racconta il viaggio incredibile e sorprendente che
Sofia e Andrea saranno costretti a fare nella vita del partner;
esperienza che li cambierà per sempre, facendogli ritrovare quel
senso di empatia reciproca e vera connessione, indispensabile per
amare veramente qualcuno.
Il film è distribuito dalla Warner
Bros in Italia.
La Marvel ha modificato un piccolo
dettaglio del finale di Ms. Marvel che costituiva
un errore di continuità con Spider-Man: No Way Home. La
Statua della Libertà, che nella serie appariva verde, per
l’ossidazione del rame (com’è nella realtà), doveva invece essere
color rame, come visto nel terzo film da solista di
Tom
Holland.
Così, lo studio ha usato il suo
pennellino per ridipingere Miss Liberty nella puntata finale di Ms.
Marvel. Inoltre, la statua non compare con lo scudo di Captain
America, come sarebbe dovuta essere stando ai modelli visti in
Spider-Man: No Way Home.
A continuity error with the Statue of
Liberty in the
#MsMarvel finale has been digitally altered on Disney+ recently
The statue is shown in the opening shot and end credits of
Episode 6
It is now the same copper colour as seen in Spider-Man: No Way
Home! pic.twitter.com/EBqoMtokJb
The
Marvels, il sequel del cinecomic Captain
Marvel con protagonista il premio Oscar Brie
Larson che ha incassato 1 miliardo di dollari al
box office mondiale, sarà sceneggiato da Megan McDonnell,
sceneggiatrice dell’acclamata serie WandaVision.
Sfortunatamente, Anna
Boden e Ryan Fleck, registi del
primo film, non torneranno dietro la macchina da presa: il sequel,
infatti, sarà diretto da Nia DaCosta, regista
di Candyman. Nel
cast ci saranno anche Iman Vellani(Ms. Marvel, che
vedremo anche nell’omonima serie tv in arrivo su Disney+) e Teyonah
Parris (Monica Rambeau, già apparsa
in WandaVision). L’attrice Zawe
Ashton, invece, interpreterà il villain principale, del
quale però non è ancora stata rivelata l’identità.
Nessun dettaglio sulla trama del
sequel è stato rivelato, ma l’ambientazione del film dovrebbe
spostarsi dagli anni ’90 ai giorni nostri.
Naturalmente, Brie
Larson tornerà nei panni di Carol Danvers. Il
sequel di Captain
Marvelarriverà il 28 luglio 2023.
Johnny Depp è
pronto a tornare dietro la macchina da presa per
Modi, biopic sul famoso pittore e
scultore italiano Amedeo Modigliani. Per l’attore
si tratta del ritorno alla regia dopo molti anni dal suo debutto in
tale ruolo, avvenuto nel 1997 con Il
coraggioso. In quell’occasione Depp era
anche protagonista del film, accanto all’amico Marlon
Brando, mentre ad essere protagonisti di Modi è
stato ora annunciato che saranno l’attore italiano Riccard
Scamarcio e il premio Oscar Al Pacino.
Mentre Scamarcio ricoprirà il ruolo
del protagonista, interpretando dunque un altro artista dopo essere
stato Caravaggio in L’ombra di Caravaggio,
Al Pacino avrà invece il ruolo del collezionista d’arte
Gangnat. Questo nuovo film, inoltre, segnerà una
nuova collaborazione tra Depp e Pacino dopo che i due avevano
condiviso la scena in Donnie Brasco del 1997.
L’acclamato attore francese Pierre Niney, noto per
film come Yves Saint Laurent e Frantz, è stato
invece scelto per il ruolo di Utrillo, pittore francese
contemporaneo di Modigliani. Il film, basato su un’opera teatrale
di Dennis McIntyre e adattato per lo schermo da
Jerzy e Mary Kromolowski,
racconterà la vita dell’artista italiano durante il suo soggiorno a
Parigi, nel 1916.
Nel corso di 48 ore che lo vedono in
fuga dalla polizia per le strade e i bar della Parigi devastata
dalla guerra, incontreremo Modigliani in preda al desiderio di
porre fine prematuramente alla sua carriera e lasciare la città.
Tale sua volontà viene però respinta dai colleghi bohémien:
l’artista francese Maurice Utrillo, il bielorusso Chaim
Soutine e la sua musa e amante inglese, Beatrice
Hastings. Modi chiede consiglio al suo mercante d’arte
polacco e amico Leopold Zborowski, ma il caos
raggiungerà un crescendo quando si troverà di fronte a un
collezionista che potrebbe cambiargli la vita. Le riprese
inizieranno a Budapest questo autunno, mentre ad ora non è indicata
una possibile data di uscita in sala.
Stamattina, al museo Maxxi di Roma,
è stato presentato il film Una Storia
Sbagliata, sesto lungometraggio del regista
Gianluca Maria Tavarelli, insieme al produttore
Palomar (insieme a Rai Cinema)
Carlo Degli Esposti e agli attori Isabella
Ragonese, Francesco Scianna e Mehdi Dehbi.
Il film ha debuttato lo scorso anno
al festival di Montreal, per uscire nelle sale il prossimo 4
Giugno.
La prima domanda è
rivolta al produttore, vista la particolare sinergia produttiva: il
film uscirà al cinema insieme ad un passaggio su una piattaforma
on Demand supportata da MyMovies.it; secondo Degli Esposti
la pellicola- distribuita in 50 copie, frutto di un esperimento
della Palomar– insieme alla collaborazione con una
piccola produzione ha deciso di lanciarsi in quest’impresa,
ispirato dall’occupazione del cinema America a Roma: rimasto
colpito dal nuovo modo di fruire il cinema, all’insegna della
partecipazione attiva in sala, ha preso la decisione di distribuire
l’ultimo lungometraggio di Tavarelli- che ha “produttivamente”
corteggiato per molto tempo- senza esitazioni ha finalmente avuto
la sua occasione, grazie ad una storia convincente, drammatica e
sentimentale che colpisce prima ai sentimenti, poi induce alla
riflessione; forte di tutto ciò, è riuscito a firmare un accordo
tra Palomar e le sale basandosi su un tornaconto
economico per quest’ultime: la sala stessa diventa un
“distributore” nelle proprie zone di competenza, in base a tutti i
mezzi di sfruttamento messi a disposizione (supporti rigidi- dvd- e
distribuzione on Demand).
L’attenzione si sposta su Tavarelli,
che riconferma il suo entusiasmo riguardo alla sperimentale
modalità produttiva che coinvolge pellicole che altrimenti non
avrebbero una forza produttiva autonoma così forte; trovare nuovi
canali e nuove piattaforme permette di allargare il bacino di
utenza degli spettatori, cercando di portare all’avanguardia questo
settore.
Riguardo invece alla storia narrata
nel film, la riflessione sulla guerra nasce dal fatto che questa
realtà è ovunque intorno a noi: così, una piccola storia d’amore si
può trovare, all’improvviso, proiettata nel mondo e negli scenari
internazionali. Per questo era importante, per lui, mettere al
centro dell’azione una donna, forte, tenace, che scopre un mondo
abbandonando la sua realtà di provincia, calandosi in una realtà
distante- e distinta- per scoprire delle verità su di sé e sul suo
compagno, per scoprire- e capire- le ragioni più profonde.
Era interessante analizzare anche il
ritorno a casa, ciò che si vede dopo una guerra: le emozioni e le
sensazioni, le angosce, che si provano tornando a casa dove non ce
si sente più a proprio agio, ci si sente estranei. Questa
esperienza nasce dopo un viaggio con l’associazione ONLUS
Operazione Sorriso, compiuto insieme agli sceneggiatori: un viaggio
che li ha cambiati illuminandoli e spingendoli a raccontare una
storia sfaccettata in un modo diverso.
La Ragonese, riguardo al personaggio
di Stefania, ammette di averlo percepito subito come un ruolo
“vero”, realistico, a maggior ragione a causa di una
sovrapposizione tra la vera Isabella e Stefania: anche lei ha
vissuto quei luoghi, e credeva che tornandoci avrebbe avuto meno
pregiudizi rispetto alla protagonista del film, spinta a partire da
rancori e dolori causati dall’elaborazione di un lutto.
Ammette che anche durante le piccole
guerre di ogni giorno, si cerca sempre di non vedere la verità e di
tirare avanti, mentre invece Stefania cerca delle risposte, spinta
da un istinto recondito, forse alla ricerca di una verità che il
marito Roberto non è riuscito a spiegare. La sua attenzione era
legata piuttosto al percorso conoscitivo, a cercare di colmare quel
gap tra oriente e occidente, perché in fondo tutti i sud del mondo
hanno qualcosa di simile e familiare tra loro, in una sorta di
gioco di specchi e rimandi dove l’importante, alla fine, è
riconoscersi.
Oggi affrontare e conoscere quei
luoghi non è così facile, per questo esiste il cinema nella sua
funzione conoscitiva.
Per Scianna, invece, il personaggio
di Roberto è stata una vera sfida: la difficoltà era restituire il
momento, preciso, durante il quale il suo personaggio si è perso:
da un lato c’era la difficoltà del segreto militare, inviolabile e
segreto anche per chi gli vive intorno, dall’altra c’è quel senso
di totale smarrimento di chi si ritrova a vivere una vita lontana
dalla sua, che lo spinge a vedere cose lontane dalla propria realtà
quotidiana, ad affrontare delle assurdità logiche che non vengono
nemmeno afferrate.
Il suo intento era quello di rendere
questo smarrimento di chi si è perduto, aiutato in questo dal
regista Tavarelli e dalla protagonista Ragonese, sua vecchia
conoscenza. La morale del film è che alla fine, secondo lui,
l’amore riesce a colmare le assurdità delle dinamiche di
guerra.
Una domanda riguarda il regista
Tavarelli e i luoghi dove hanno girato: nel 2009 hanno fatto i
primi sopralluoghi con Emergenza Sorriso, anche se già da prima
volevano girare sui luoghi dell’ospedale di Nassyria, intavolando i
primi contatti burocratici con le ambasciate per sbrogliare la
difficile situazione. A causa di un attentato hanno dovuto
rimandare ulteriormente le riprese, per spostarsi nel sud della
Tunisia (un’area meno calda). Insieme alla troupe sono riusciti a
calarsi in una realtà completamente diversa dalla nostra, calata in
una sorta di “ritorno al medioevo” (come dichiara la Ragonese) che
ha segnato un cambiamento negativo per queste realtà
mediorientali.
Per quanto riguarda invece Debhi,
anche lui si è avvicinato ad una realtà diversa che conosceva ma
non troppo: ha da sempre questa sensazione di contraddizione tra il
desiderio di partire e l’amore incondizionato per il proprio
territorio, un conflitto interiore peggiore della voglia di
scappare dalla propria terra in guerra.
Tavarelli risponde ad una domanda
riconfermando il carattere volutamente “politico” della prima parte
del film: con il racconto della realtà di Gela, ha cercato di
accomunare le vicende del sud nostrano (i problemi
dell’inquinamento petrolchimico e le ripercussioni sulla salute
della gente, soprattutto i bambini) con l’Iraq di oggi in guerra,
con delle similitudini evidenti e le stesse contraddizioni anche
tra la gente. Il film per questo nasce come una storia d’amore-
anche a livello distributivo, questo è il primo impatto per lo
spettatore- per poi mescolarsi con la politica e la guerra.
Modern
Love è una rubrica del New York Times che da 15 anni
allieta, con cadenza settimanale, i lettori del famoso giornale. La
rubrica è diventata nel tempo un podcast, e ora è una serie, per
Prime
Video, disponibile sulla piattaforma dal 18 ottobre.
La rubrica originale prevede dei
racconti di storie d’amore più o meno lunghi che, pur romanzando la
vita e raccontando sempre dinamiche di coppia, hanno come filo
rosso il fatto che si tratta di storie vere. Questo stesso criterio
è stato adottato per le serie in otto episodi da 30 minuti, otto
pillole di romanticismo e amore in diverse sfumature, che si
impreziosiscono di un cast estremamente ricco e riconoscibile.
Modern Love è una serie antologica
Come ogni serie antologica, ci sono
gli episodi più riusciti e quelli meno riusciti, quelli che
mantengono una peculiarità di sguardo e racconto e quelli che si
standardizzano su dinamiche più convenzionali. Quello che le
accomuna è l’immediatezza di linguaggio e la scelta, sicuramente
conscia, che tutti gli attori presenti sono chiamati a rivestire un
ruolo che in genere non hanno mai interpretato.
Inoltre, ogni storia, scegliendo un
registro più o meno comico, tragico o realistico (alcuni sfociano
addirittura nel musical), mantiene un linguaggio immediato e
semplice, che porta dritti al cuore della vicenda, senza divagare,
ottimizzando quindi il formato ridotto di 30 minuti.
Come accennato, ci sono episodi più
riusciti e alcuni meni efficaci, resta sempre vivo l’interesse
verso le diverse dinamiche dell’amore, che si scontra con
l’abbandono, la malattia, gli strascichi della fine di una storia e
l’euforia dell’inizio di una nuova, si dimena tra vecchi e giovani,
etero e gay, sempre con la stessa vitalità che ha l’unica cosa che
riesce a mantenere vivo l’essere umano.
L’amore è solo per i ricchi?
Tuttavia, per Modern
Love, sembra che l’amore sia un “problema” da ricchi,
visto che tutti quelli che vivono queste storie sono o sembrano
personaggi dell’alta borghesia newyorkese, benestanti che sembrano
non avere altri problemi al mondo che quello di trovare il vero
amore. E chissà che non sia anche questo un messaggio, amaro, per
lo spettatore: soltanto chi non ha altri problemi, più seri e
pratici, può permettersi di affliggersi e preoccuparsi per
amore!
Era l’ottobre 2019
quando il mondo faceva la sua conoscenza con Modern
Love, la serie originale Amazon Prime
Video basata sull’omonimo podcast e a sua volta basato
sulla rubrica del New York Times che va avanti da
oltre 15 anni, e che racconta storie d’amore e di vita, ognuna con
un cuore e una unicità, come le persone stesse che la
raccontano.
Modern Love – stagione 2, stesso format ma visione
ampliata
Numerose sono le
differenze di questa seconda stagione rispetto
alla prima. Pur mantenendo lo stesso format, otto episodi da 30
minuti circa autoconclusivi, la seconda stagione di Modern
Love sembra aver imparato dagli errori della prima,
de-borghesizzandosi e abbracciando uno spettro sociale più ampio,
ma andando a raccontare anche storie che non sono confinate nel
perimetro, seppure variopinto e versatile, di New York. Ancora una
volta, le storie d’amore raccontate non rispondono a parametri
rigidi a fasce d’età, di orientamento sessuale o di colore. Il cast
multietnico fa a meno delle star di prim’ordine che aveva sfoggiato
nella prima stagione e si concentra su volti meno noti, con poche
eccezioni, volti intensi, limpidi, che raccontano storie che si
possono condividere con facilità, perché raccontate con
immediatezza e vivacità, siano esse dolorose, come quella con
protagonista Minnie Driver, o con un finale
aperto, come l’ultimo episodio che ha come protagonista Kit Harington e che si concede lo sfizio di
lasciar fare ai suoi protagonisti delle battute su Game of Thrones, o ancora
giovanili.
Modern Love – stagione 2
fa uno sforzo in più rispetto al primo ciclo, concedendosi delle
invenzioni narrative ardite, che impreziosiscono il più banale dei
racconti: ad esempio, quanto è diverso il ricordo di una serata
trascorsa insieme da due punti di vista differenti? Oppure, come
cambia la percezione di sé e dell’altro nel corso del tempo? O
ancora come affronta un’imprevisto di coppia un uomo abituato a
pianificare ogni singolo momento della sua vita?
Il tocco delicato di John Carney
Il tocco fresco e
delicato che John Carney aveva proposto al cinema,
con Begin Again e Sing Street, si replica in questa idea
semplicissima eppure che offre tanti e tanti modo per raccontare
l’amore, perché in fondo è una cosa che accomuna tutti gli esseri
umani, che si incontra e si scontra di continuo con la
quotidianità, con l’imprevisto, con quello che accade mentre siamo
presi da altro.
Trai
migliori protagonisti della seconda stagione di Modern
Love, oltre ai citati Driver e Harington, citiamo il
redivivo Garrett Hedlund, che in concerto con Anna Paquin si esibisce in uno degli episodi
più sofferenti e tormentati, con le idee visive migliori, la
carismatica Dominique Fishback, che con orgoglio e
dignità dà vita alla regina di tutte le friend-zone, Zhoe
Chao e la rappresentazione della sua insolita e complicata
malattia.
L’amore in tutte le sue
forme è una parte fondamentale dell’esistenza umana, questa serie,
nella sua immediatezza, ce lo ricorda offrendocene ad ogni episodio
un aspetto diverso, e poco importa se la storia raccontata entra in
contatto con la singola realtà di ognuno, l’immediatezza con cui la
si racconta, l’emozione che lascia scorrere, la precisione con cui
ne tratteggia gli esiti appartiene al genere umano,
indistintamente.
Si intitolerà She
Crazy, Modern Family 7×04, la quarta puntata della
settima stagione della serie televisiva Modern
Family, che andrà in onda sul network americano
ABC.
https://youtu.be/2a2uzGFtZNw
In Modern Family
7×04 Phil è totalmente assorbito dal suo
progetto legato alle anatre e Lily è l’unica
felice di aiutarlo; nel frattempo, Claire è
particolarmente preoccupata dal dover mostrare le sue idee a
Jay ed al suo team creativo ed ha delle buone
ragioni per esserlo ed infine Gloria e
Manny si aiutano con le loro rispettive cotte e
Cameron sviluppa un attaccamento morboso per i
ragazzi della confraternita tanto da affittare l’intera unità
abitativa dove vivono.
Il network americano della CBS ha
diffuso una nuova clip ufficiale di Modern Family
6×19, il diciannovesimo episodio che si
intitola “Grill, Interrupted”:
Modern
Family è una serie televisiva statunitense realizzata con
la tecnica del falso documentario. Creata da Christopher Lloyd
e Steven Levitan e prodotta dalla 20th Century Fox Television, la
sitcom racconta le vicende di una famiglia allargata che non
corrisponde ai canoni tradizionali, offrendo un realistico scorcio
sulla figura, in costante cambiamento, della famiglia occidentale
contemporanea, con la rappresentazione di personaggi
contraddistinti da diversità caratteriali, sessuali, etniche e
culturali.
Trasmessa dal 23 settembre 2009 sul
network ABC, la serie ha ottenuto fin dall’esordio un ampio
consenso di critica e di pubblico, ricevendo anche numerosi
riconoscimenti.