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Momenti di trascurabile felicità: il trailer

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Momenti di trascurabile felicità: il trailer

Ecco il trailer di Momenti di trascurabile felicità, il nuovo film di Daniele Luchetti, liberamente tratto da Momenti di trascurabile felicità e Momenti di trascurabile infelicità (Einaudi editore) di Francesco Piccolo.

Protagonisti del film sono Pif, Thony e Renato Carpentieri.

Lo yoga e l’Autan non sono in contraddizione? La luce del frigorifero si spegne veramente quando lo chiudiamo? Perché il primo taxi della fila non è mai davvero il primo? Perché il martello frangi vetro è chiuso spesso dentro una bacheca di vetro? E la frase: ti penso sempre, ma non tutti i giorni, che sembra bella, è davvero bella? A queste, e ad altre questioni fondamentali, cerca di dare una risposta Paolo (Pif), cui rimangono solo 1 ora e 32 minuti per fare i conti con i punti salienti della sua vita.

Momenti di trascurabile felicità, Pif presenta il nuovo film di Daniele Luchetti

Liberamente tratto dai libri Momenti di trascurabile felicità e Momenti di trascurabile infelicità, di Francesco Piccolo, il nuovo film di Daniele Luchetti, intitolato appunto Momenti di trascurabile felicità ha per protagonista Pif, a cui è concessa un’ora e trentadue minuti per fare i conti con i momenti salienti della sua vita. Nel film sono presenti anche la cantante e attrice Thony e Renato Carpentieri. Il film arriverà al cinema a partire dal 14 marzo, distribuito da 01 Distribution.

Ad aprire la conferenza stampa è proprio il regista e sceneggiatore, Daniele Luchetti, che descrive il complesso processo di trasposizione dai romanzi al film. “Amo i due libri di Francesco Piccolo. Penso che tra i tanti paragrafi di queste memorie minime e immaginarie ci sia qualcosa che prima o poi riguarda tutti noi. L’intento mio e di Francesco è stato quello di inserire questi frammenti in un contesto più ampio. È stato molto complesso. Per riuscirci abbiamo unito tutti questi momenti come pezzi di un puzzle, che altri non è se non la vita. Partendo dallo spunto di un personaggio che in punto di morte fa un bilancio della propria vita siamo riusciti a costruire un film composto di tanti piccoli momenti a sé.

L’autore dei libri e co-autore della sceneggiatura, Francesco Piccolo, racconta poi la scelta di usare una frequente voice-over all’interno del film. “Nella prima stesura abbiamo provato a costruire le scene senza l’uso della voice-over, – spiega Piccolo – ma ben presto ci siamo accorti che era necessario, che il suo utilizzo poteva dare ancor di più l’idea di un flusso di coscienza del protagonista. Alla fine usarla ha aggiunto narrazione e significato ai vari momenti che si succedono nel film.”

Particolarmente importante nel film è la colonna sonora, che si avvale anche di brani di Claudio Villa, Anna Oxa e Adriano Celentano. “Al momento del montaggio,  – racconta Luchetti – abbiamo ricercato quelle canzoni che meglio potessero sposarsi con le immagini, arricchendole di significato. Spesso la ricerca di questi brani ha portato risultati straordinari, e credo non potessero esserci alternative migliori a quelle trovate.”

La parola passa poi ai tre attori protagonisti, a cui viene chiesto cosa farebbero se avessero a disposizione solo novantadue minuti rimanenti di vita. “Non so trovare una risposta originale. – dichiara PifInizialmente pensavo che mi sarei voluto togliere tanti sassi dalle scarpe, dicendo esplicitamente ciò che penso di determinate persone e situazioni. Ma pensandoci bene credo che preferire anche io, come il mio personaggio, ricercare quella felicità data dagli affetti e dalle piccole cose a cui spesso non diamo importanza. Ognuno di noi conserva momenti di trascurabile felicità o infelicità. Spesso questi momenti sono i più importanti in fine dei conti, e spero che ogni spettatore che esca dal cinema dopo aver visto il film possa fare un proprio personale bilancio.”

Momenti di trascurabile felicità

“Io pubblicherei ogni cosa brutta che mi riguarda, – esclama invece Thonydai selfie brutti alle mie canzoni che non mi piacciono. Getterei via ogni maschera, mi libererei della pressione di dover essere sempre perfetta e mi mostrerei imperfetta come è invece bello essere.”

“C’è una vecchia storia che racconta di un uomo che in punto di morte si mise a risolvere problemi di matematica. – risponde Renato CarpentieriProbabilmente è ciò che farei anche io. Penso proprio che in fin di vita mi metterò a risolvere problemi matematici, non potendo risolvere quello più grande della vita.

Molto Forte, incredibilmente Vicino: slitta ancora l’uscita la 23 Maggio!

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La Warner Bros. comunica che la data di uscita italiana di Molto Forte, Incredibilmente Vicino è slittata ulteriormente. Dal 13 aprile, data che a sua volta era stata scelta dopo un primo rinvio, il film è slittato al 23 maggio.

Molto forte, incredibilmente vicino: recensione del film di Stephen Daldry

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Uscito il 20 gennaio negli Usa, candidato all’Oscar 2012 come miglior film, programmato qui in Italia per marzo e poi slittato al 23 maggio, finalmente arriva nei nostri cinema Molto forte, incredibilmente vicino, il film drammatico diretto da Stephen Daldry e tratto dal bellissimo e omonimo romanzo di Jonathan Safran Foer.

Molto forte, incredibilmente vicino: la trama

Il piccolo Oskar è un bambino strano, ha paura di ogni cosa, ha difficoltà a parlare con gli estranei, ama il padre sopra ogni cosa e solo con lui ha un rapporto speciale, fatto di indovinelli, ricerche e spedizioni, piccoli sotterfugi che il padre utilizza per spingere il figlio a non aver paura del mondo. La tragedia dell’11 settembre però strapperà alla vita il papà di Oskar, lasciandolo nella disperazione più totale dal momento che il ragazzino non riesce a trovare un senso all’attentato e alla morte del padre. Ad un anno dal “giorno peggiore”, così come Oskar lo ha ribattezzato, lui trova una chiave negli oggetti del padre e decide di andare alla ricerca della serratura che quella chiave apre, convinto che quello sia il senso della morte del padre e l’ultimo messaggio che ha voluto lasciargli.

Molto forte, incredibilmente vicino recensione film

Avvincente e tragico

Molto forte, incredibilmente vicino si annuncia già vincente, per pochi e semplici elementi che lo caratterizzano: il protagonista bambino, uno straordinario Thomas Horn; una tragedia sconvolgente e coinvolgente sullo sfondo della vicenda; attori del calibro di Tom Hanks, Sandra Bullock e Max Von Sydow a fare da comprimari; un regista che sa il fatto suo. Stephen Daldry, che con Molto Forte Incredibilmente Vicino colleziona la sua quarta nomination agli Oscar su quattro film realizzati, propone un film che non si crogiola nel ricatti emotivo e nella sofferenza gratuita, ma che risulta sinceramente drammatico e coinvolgente, condotto con un’eleganza tale da rendere New York non solo bellissima, ma anche luminosa, opprimente e sconcertante a seconda dello stato d’animo del protagonista.

Un ragazzino, questo Thomas Horn, che promette di avere un bel futuro al cinema, considerati i suoi enormi occhi tristi e la sua impressionante bravura; ma dopotutto Daldry non è nuovo alla collaborazione con giovani attori, dal momento che con Billy Elliot ha fatto di Jamie Bell una rivelazione cinematografica e di se stesso uno dei migliori registi della sua generazione. Ma è la potenza emotiva della storia a realizzare in questo film la vera quadratura del cerchio, la caratterizzazione dei personaggi, la misteriosa presenza del personaggio interpretato da Max Von Sydow e il dolore, la ferita aperta per un evento che ha spaccato il cuore di una Nazione, un dolore ancora fresco nonostante i 10 anni trascorsi dal quel “giorno peggiore”.

Interessante la partitura realizzata da Alexander Desplat, che in questo film sembra aver preso lezioni da Philip Glass, già collaboratore di Daldry in The Hours; il risultato è una colonna sonora coinvolgente e poetica, che accompagna le immagini e i movimenti di macchina, raccontando con una quarta dimensione la ricerca di senso che Oskar vuole portare a termine a tutti i costi. Se proprio il film ha un difetto, questo va cercato nell’estrema lunghezza, nell’indugiare troppe volte su piani e inquadrature che ne dilatano oltre modo la durata, ben 2 ore e 9 minuti. Molto Lungo Incredibilmente Commovente.

Molto Forte, Incredibilmente Vicino – Trailer Italiano

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Basato sull’omonimo romanzo di grande successo di Jonathan Safran Foer, Molto Forte, Incredibilmente Vicino racconta la storia del viaggio di un ragazzo da una perdita devastante alla scoperta di se stesso, sullo sfondo gli eventi tragici dell’11 Settembre. L’undicenne Oskar Schell è un bambino veramente straordinario: un inventore, un Francofilo ed un pacifista. Dopo aver trovato una chiave misteriosa che apparteneva a suo padre, morto nell’attentato alle torri gemelle a New York, si imbarca in un viaggio straordinario, una ricerca immediata e segreta attraverso le cinque contee di New York. Mentre Oskar si aggira per la città, incontra una variegata umanità, ognuno un sopravvissuto a modo suo. In fine, il viaggio di Oskar termina dove è iniziato, ma con il conforto e la consolazione dell’esperienza umana più forte: l’amore.

Molto forte incredibilmente vicino: tutte le curiosità sul film

Molto forte incredibilmente vicino: tutte le curiosità sul film

L’attentato terroristico dell’11 settembre alle Torri Gemelle è un evento che ha sconvolto il mondo intero, cambiandolo per sempre. Inevitabile che nel corso degli anni successivi si continuasse a riflettere su quanto accaduto, affrontando il tutto da quanti più punti di vista diversi possibile. Se molti titoli si sono concentrati sul ritrarre gli eroi che hanno aiutato come possibile in quella situazione, e altri ancora hanno raccontato le operazioni militari scaturite da quell’attentato, il film del 2011 Molto forte incredibilmente vicino (qui la recensione) si concentra invece su un mistero che lega un padre e un figlio, separati dall’attentato ma uniti nella memoria.

Al momento della sua uscita in sala, il film ha raccolto opinioni contrastanti, che non gli hanno però impedito di ottenere una nomination all’Oscar come miglior film. Molto forte incredibilmente vicino rimane ancora oggi un film molto delicato e toccante su un argomento quantomai traumatico. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi al libro da cui è tratto, alla trama e al cast di attori. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

Molto forte incredibilmente vicino: il libro di Jonathan Safran Foer

Nel 2005 viene pubblicato il romanzo Molto forte incredibilmente vicino, opera seconda di Jonathan Safran Foer e uno dei primi libri ad affrontare il tema degli attacchi terroristici dell’11 settembre. Dal racconto di quell’evento si affrontano ulteriori tematiche come il lutto, i rapporti famigliari e i modi in cui una famiglia possa trasformarsi senza distruggersi mai. Nel scegliere come protagonista un bambino, Foer ha affermato che l’incapacità di tale personaggio di comprendere un evento tanto terrificante è la stessa che anche i più adulti riscontrano nel trattare dell’attentato. Poiché il linguaggio sembrava non offrire soluzioni concrete, affidarsi alla narrazione fatta da un bambino era il solo modo per dar vita a questa difficoltà.

Obiettivo dello scrittore è dunque quello di cercare di dare forma al trauma, potendolo così descrivere e affrontare. Il libro è in breve diventato uno dei più apprezzati e letti sull’argomento e il suo impatto culturale sull’argomento è ancora oggi estremamente forte. In particolare, il romanzo di Foer rimane fondamentale per il suo partire da una tragedia per ricercare, lentamente e non senza dolore, una luce nel buio, una speranza a cui potersi aggrappare per il futuro. Molto forte incredibilmente vicino cerca infatti di aiutare a superare la paura e la rabbia, cercando di far esprimere questi sentimenti al fine di poterli comprendere e sconfiggere.

Molto forte incredibilmente vicino: la trama e il cast del film

Protagonista del film è il giovane Oskar Schell, il quale ha tragicamente perso il padre durante gli attentati dell’11 settembre. Lo shock per la scomparsa dell’uomo ha lasciato ferite indelebili nel cuore della moglie Linda e nell’anima del piccolo Oskar. L’unico modo per lui di affrontare ed elaborare il lutto sarà il cimentarsi in uno dei giochi che faceva con il padre, una vera e propria caccia al tesoro dove l’unico indizio è una chiave trovata per caso. La corrispondente serratura diventerà dunque l’obiettivo da raggiungere per trovare una qualche risposta, ma anche un modo per non perdere il ricordo di un padre tanto amato. Per scoprire a chi appartiene la chiave Oskar sarà aiutato da un anziano e misterioso uomo che oltre ad essere praticamente muto a seguito dello shock, cela un grande segreto.

Ad interpretare il piccolo Oskar Schell vi è Thomas Horn, attore privo di esperienze cinematografiche ma che si era reso celebre grazie alla partecipazione al programma Jeopardy! Kids Week. Nei panni della madre Linda vi è invece Sandra Bullock, la quale ha raccontato di essere stata a New York il giorno dell’attentato, ricordando perfettamente la paura e lo shock. Il premio Oscar Tom Hanks interpreta invece l’adorato padre Thomas. Il celebre attore svedese Max von Sydow recita nel ruolo dell’uomo muto, interpretazione che gli è valsa una candidatura come miglior attore non protagonista agli Oscar. Completano il cast Viola Davis nel ruolo di Abby Black, Jeffrey Wright in quelli di William Black e John Goodman nei panni di Stan il portiere.

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Molto forte incredibilmente vicino: le frasi, il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

è possibile fruire della sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Molto forte incredibilmente vicino è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Chili, Google Play, Infinity, Apple iTunes, Tim Vision e Amazon Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. È bene notare che in caso di noleggio si avrà soltanto un dato limite temporale entro cui guardare il titolo. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di mercoledì 11 maggio alle ore 21:00 sul canale Iris.

Qui di seguito si riportano invece alcune delle frasi più belle e significative pronunciate dai personaggi del film. Attraverso queste si potrà certamente comprendere meglio il tono del film, i suoi temi e le variegate personalità dei protagonisti. Ecco dunque le frasi più belle del film:

  • Se il sole esplodesse, non ce ne accorgeremmo per otto minuti: il tempo che impiega la luce ad arrivare fino a noi. Per otto minuti, il mondo sarebbe ancora illuminato e sentiremmo ancora caldo. Era passato un anno dalla morte di mio padre e sentivo che i miei otto minuti con lui stavano per scadere. (Oskar)
  • Ho perso un figlio. L’ho perso prima che morisse. Sono andato via. Avevo paura. Paura di perderlo. Avevo paura che vivesse. Perché la vita è più spaventosa della morte. (Max von Sydow)
  • “Se le cose fossero facili da trovare, non varrebbe la pena trovarle” (Thomas Schell)
  • Quella sera mi sono sentito incredibilmente vicino a ogni cosa nell’universo, ma anche straordinariamente solo. Per la prima volta in vita mia mi sono chiesto se la vita valeva tutta la fatica che serve per vivere. Perché, esattamente, valeva la pena di vivere?” (Oskar)

Fonte: IMDb

Molto forte incredibilmente vicino stasera in Tv

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Molto forte incredibilmente vicino stasera in Tv

Molto forte incredibilmente vicinoSerata all’insegna del film drammatico quella in programmazione alle 21 su Canale 5 dove infatti, andrà in onda il film Molto forte incredibilmente vicino, con protagonisti Tom Hanks e Thomas Horn, Sandra Bullock e Max Von Sydow. Diretto dal regista candidato all’Oscar Stephen Daldry, la pellicola racconta il dramma di un bambino che ha perso il padre durante gli attentati dell’11 settembre.

Curiosità:

– Il film ha ottenuto due candidature agli Oscar per il miglior film e il miglior attore non protagonista (Max Von Sydow).

– Sandra Bullock (Linda Schell) era a New York con la sua famiglia l’11 settembre 2001 e ha visto il secondo aereo, il volo United Airlines 175, che si schiantava contro la torre sud del World Trade Center.

– L’attore James Gandolfini ha girato alcune scene nei panni di un uomo che incontra il personaggio di Sandra Bullock durante uan riunione di un gruppo di sostegno, ma sono state tagliate dal film a causa di una reazione negativa del pubblico ad alcune proiezioni di prova.

– Stephen Daldry e il produttore Scott Rudin hanno lavorato su questo adattamento del romanzo di Jonathan Safran Foer per cinque anni.

– Questo è il secondo film legato agli attacchi terroristici dell’11 settembre ad essere nominato per un Oscar. Il primo è stato United 93 (2006). Entrambi i film sono stati nominati per due premi Oscar, ma nessuno dei due film ha vinto la statuetta. World Trade Center (2006) non è stato candidato all’Oscar come peraltro 11 settembre 2001 (2002) o il più vagamente correlato La 25ª ora (2002)

– Il film costato 45 milioni di dollari ne ha incassati worldwide circa 55.

Trama: Oskar Schell (Thomas Horn) ha perso il padre (Tom Hanks) durante gli attentati dell’11 settembre, lo shock per la sua scomparsa ha lasciato ferite indelebili nel cuore della moglie Linda (Sandra Bullock) e nell’anima del piccolo Oskar afflitto da un vuoto incolmabile.

L’unico modo per Oskar di affrontare il lutto e di elaborare tutto quel dolore sarà cimentarsi in uno dei giochi che faceva con il padre, una vera e propria caccia al tesoro dove l’unico indizio è una chiave trovata per caso, la cui corrispondente serratura diventerà l’obiettivo da raggiungere per trovare una qualche risposta, ma anche un modo per non perdere il ricordo di un padre tanto amato, il cui corpo mai ritrovato ha costretto Oskar e la madre a piangere su una bara vuota. Oskar userà la sua creatività. l’intelligenza e il suo straordinario modo di guardare e percepire il mondo che lo circonda per scoprire a chi appartiene la chiave e nel farlo sarà aiutato da un anziano e misterioso uomo (Max von Sydow) che oltre ad essere praticamente muto, cela un segreto.

Molto Forte e Incredibilmente Vicino: prossimamente al cinema

Un famoso detto afferma: “tre indizi fanno una prova”; qui più che indizi abbiamo tre nomi: Stephen Daldry, Johnatan Safran Foer ed Eric Roth.
Il primo è uno straordinario regista britannico che dal 2000 ad oggi ha collezionato tre candidature agli Oscar per Billy Elliot (2000), The Hours (2002) e The reader – A voce alta (2008);

Molly’s Game: recensione del film di Aaron Sorkin

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Molly’s Game: recensione del film di Aaron Sorkin

Le grandi personalità piacciono ad Aaron Sorkin e non poteva sceglierne una migliore per affrontare addirittura il suo primo viaggio dietro alla macchina da presa, e così Molly’s Game diventa l’esordio da regista di uno dei più grandi sceneggiatori del nostro tempo. Dopo Mark Zuckerberg e Steve Jobs, Sorkin sceglie Molly Bloom per collezionare un altro grande ritratto di un personaggio abituato ad eccellere che si scontra contro le avversità del suo lavoro, ma anche della sua vita, della sua famiglia. E forse sarebbe più indicato pensare al Billy Beane de L’Arte di Vincere per parlare di questa magnifica eroina: entrambi figure di successo che alla fine si confrontano con la propria sconfitta, aumentando la loro statura eroica di fronte al pubblico.

Il film racconta la storia vera di Molly Bloom ex sciatrice del Colorado di fama mondiale. Un brutto incidente, durante le Olimpiadi del 2004, la costringe a ritirarsi dalla carriera agonistica per dedicarsi allo studio. Tuttavia il trasferimento a Los Angeles le mostrerà altre possibilità, un’altra vita, in cui Molly, per competenza e indole, non può che eccellere. Per otto anni Molly Bloom incassa 4 milioni di dollari l’anno dal giro: da semplice cassiera a regina del tavolo, un giro di poker clandestino che coinvolge campioni dello sport, uomini d’affari, imprenditori e, a sua insaputa, vertici della mafia russa. Fino a che l’FBI non scopre tutto e smantella il giro di Molly. La donna comincia una lunga battaglia legale con al suo fianco solo Charley Jaffey, il suo avvocato che impara a conoscerla, e noi con lui.

Molly’s Game è l’esordio alla regia di Aaron Sorkin

Alternando il legal drama del presente con la biografia più pura, Aaron Sorkin si muove tra passato e presente per costruire la storia umana e familiare di Molly. Non si tratta del poker, pure se lo sceneggiatore e regista ne ha studiato tecniche, terminologie e atmosfere, ma solo della nostra protagonista, una donna determinata e allenata a essere la migliore, da un padre durissimo e intransigente. Proprio nel rapporto con la figura paterna, con l’uomo di potere, la storia trova la sua chiave di lettura, così come Sorkin aveva fatto in Steve Jobs, così come aveva accennato in L’Arte di Vincere.

Insomma ancor prima di mettersi dietro alla macchina da presa, Sorkin era un autore, e lo conferma con questa sua prima prova registica. Certo, spesso le immagini si trovano in affanno di fronte alla velocità delle parole, soprattutto nei serrati scambi tra Jessica Chastain e Idris Elba, ma lo sceneggiatore dimostra, anzi conferma di sapere ciò che vuole raccontare, sul come farlo, c’è tempo per affinare la mano.

molly's game

Dopotutto Sorkin si è affidato a Jessica Chastain, una vera e propria garanzia, una bellezza d’acciaio che, pur non sfigurando in nessun genere, trova nei ruoli drammatici di donne dallo spirito di granito la sua più elegante ed efficace espressione di talento, che l’attrice mette tutto al servizio della storia e della sua Molly: bellissima, vincente, determinata, indipendente.

Dove Sorkin scivola rovinosamente è proprio sulla motivazione della protagonista, il voler addossare a Molly, persona tridimensionale, un trauma edipico che lo porta a semplificare, nel finale, tutto il suo operato, le sue scelte, banalizzando la sua protagonista in favore dell’esigenza di far quadrare il cerchio.

C’è lo sforzo, da parte del narratore, di dare spessore morale alla sua protagonista, trasformando ancora una volta il personaggio portante di una sua storia in un faro di integrità, uno specchio per l’America. Ma, paradossalmente, sono proprio lo sviluppo narrativo e la svolta finale il punto in cui Molly’s Game si blocca, ed è un peccato che di fronte a una personalità così sorkiniana, ma anche così americana, lo sceneggiatore e regista si sia troppo lasciato convincere dalla semplicistica spiegazione psicoanalitica.

Molly’s Game: nuova featurette del film

Molly’s Game: nuova featurette del film

Molly’s Game: in arrivo una nuova featurette realizzata dalla STXfilms del film con Jessica Chastain, Idris Elba, Kevin Costner, Michael Cera, Chris O’Down e Bill Camp.

Molly’s Game è basato sulla storia vera di Molly Bloom, una sciatrice olimpica che entra a far parte nel giro più esclusivo dei giocatori di poker per un decennio prima di essere arrestata nel bel mezzo della notte da diciassette agenti dell’ FBI armati.

Di seguito una nuova featurette dal film che ci porta dietro le quinte:

https://www.youtube.com/watch?time_continue=1&v=v7isf-NEfpk

Molly’s Game: il nuovo trailer del film con Jessica Chastain 

Gioca con l’alta società di Hollywwod, con star dello sport, colossi del business e a sua insaputa anche con la criminalità russa. L’avvocato Charlie Jaffey è sempre accanto a lei e scopre che Molly è molto di più di quello che mostrano i tabloid.

Molly’s Game sarà pronto il giorno di Natale e uscirà il 5 Gennaio.

Fonte: Comingsoon

Molly’s Game: la vera storia dietro al film

Molly’s Game: la vera storia dietro al film

Aaron Sorkin è conosciuto a livello internazionale come uno degli sceneggiatori più importanti del cinema statunitense. Autore di acclamati film come Codice d’onore, L’arte di vincere e Steve Jobs, nel 2010 è infine arrivato a vincere l’Oscar per il film The Social Network. Nel 2017, infine, egli ha deciso di firmare anche la sua prima regia, portando al cinema Molly’s Game (qui la recensione), acclamato film biografico dedicato a Molly Bloom ed alla sua straordinaria attività nel complesso e controverso mondo del poker, che le ha causato non pochi problemi. Come solito nelle opere di Sorkin, ne nasce un film brillante, teso ed estremamente coinvolgente.

Sorkin scrive la sua sceneggiatura a partire dal libro di memorie Molly’s Game: From Hollywood Elite to Wal Street’s Billionaire Boys Club, My High-Stakes Adventure in the World of Underground Poker. Dalla travagliata vicenda di questa donna, lo sceneggiatore e regista trae un racconto incentrato sul desiderio di rialzarsi dopo una brutta caduta, sul non arrendersi davanti alle avversità. La parabola di Molly è estremamente chiara circa tale tematica, dimostrando quanto solida possa essere la struttura su cui Sorkin costruisce le sue opere.

Acclamato da pubblico e critica, il film ha guadagnato numerosi premi a livello mondiale, tra cui anche una nuova nomination all’Oscar per la sceneggiatura non originale per Sorkin. Per quanti amano il suo cinema e le sue storie, Molly’s Game è un titolo assolutamente imperdibile. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e alla vera storia dietro il film. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

Jessica Chastain in Molly's Game
Jessica Chastain in Molly’s Game

La trama di Molly’s Game

Protagonista del film è Molly Bloom, una giovane e carismatica speranza olimpica dello sci, costretta ad abbandonare lo sport dopo una grave lesione fisica. Costretta a costruirsi una nuova carriera, Molly intraprende gli studi di legge, ottenendo poi un lavoro estivo che la introduce all’ambiente del poker clandestino. Da qui Molly inizia una scalata al potere apparentemente inarrestabile, ma tutto prende una piega inaspettata quando si ritrova arrestata in piena notte dall’FBI. Costretta ad affrontare le accuse a suo carico per gioco d’azzardo illegale, Molly potrà contare su quello che è il suo unico alleato, l’avvocato difensore Charlie Jaffey, inizialmente riluttante ad assumere il caso, ma che si convincerà infine scoprendo che c’è molto di più in Molly Bloom di quello che le volgari storie da tabloid rivelano.

Il cast del film

Ad interpretare la carismatica Molly Bloom vi è la candidata all’Oscar Jessica Chastain. A volerla è stata la stessa Bloom, affermando che l’attrice sarebbe stata perfetta per il ruolo. Lo stesso Sorkin rimase stregato da lei, affidandole il ruolo. Per prepararsi alla parte, la Chastain ebbe modo di incontrare la donna che si apprestava ad interpretare, apprendendo da lei quanto necessario per la sua interpretazione. Allo stesso modo, studiò il mondo del poker, al fine di scoprire i segreti. Accanto a lei, nei panni dell’avvocato Charlie Jaffey vi è invece l’attore Idris Elba. A causa di suoi altri impegni, Elba ebbe solo 10 giorni per girare tutte le sue scene.

Nel ruolo di Larry Bloom, il severo padre di Molly, vi è l’attore Kevin Costner, il quale accettò poiché interessato all’animo di quell’uomo così complesso. Nel film è poi presente l’attore Michael Cera nei panni del Giocatore X, un personaggio composito vagamente ispirato a Tobey Maguire, il quale era solito frequentare gli eventi organizzati dalla Bloom. Jeremy Strong è Dean Keith, l’uomo che introduce Molly al mondo del poker, mentre Bill Camp è Harlan Eustice, uno dei giocatori di poker. Tutti gli altri giocatori di carte nel film sono reali professionisti del poker. Sorkin voleva infatti del realismo a riguardo, riscontrabile in particolare nel modo in cui i giocatori maneggiano le carte durante le partite.

La vera storia dietro il film Molly’s Game

Il film di Sorkin, nonostante alcune necessarie modifiche, risulta particolarmente fedele alla storia di Molly Bloom, la quale ha collaborato come consulente del film. Come viene mostrato, questa era davvero una promettente sciatrice, la quale vide interrotta la sua carriera sportiva a causa di un brutto incidente. Successivamente, mentre si prendeva un anno di pausa tra la laurea e la scuola di legge, nel 2003 Molly è andata a Los Angeles, iniziando a svolgere diversi lavori, tra cui quella di cameriera e assistente di direzione dell’imprenditore immobiliare Darin Feinstein, uno dei comproprietari della discoteca di Hollywood The Viper Room. Grazie a lui, Molly è stata introdotta all’ambiente, imparandone i segreti e conoscendo i giocatori più influenti.

Come avviene poi nel film, quando Darin ha licenziato Molly, questa ha deciso di utilizzare i contatti che aveva ottenuto per avviare una serie di partite di poker da lei gestite. Agli eventi organizzati da Molly hanno partecipato numerose celebrità di Hollywood, nomi come Tobey Maguire, Matt Damon, Ben Affleck, Leonardo Di Caprio e Macaulay Culkin. Molti altri nomi rimangono ad oggi ancora segreti. Nel momento in cui il circolo di Molly iniziava a crescere, questa si vide costretta prendere una percentuale dal piatto, infrangendo però così una legge federale. Arrestata e portata in tribunale, Molly riuscì infine ad ottenere una pena di soli mille dollari e 200 ore di servizi alla comunità. Pentita, oggi Molly è una motivatrice che aiuta altre donne ad ottenere successo nella vita.

Il trailer di Molly’s Game e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire del film grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Molly’s Game è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Apple iTunes, Tim Vision e Amazon Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di giovedì 10 giugno alle ore 21:10 sul canale Rai Movie.

Fonte: IMDb, HistoryvsHollywood

 

Molly’s Game: la spiegazione del finale del film

Molly’s Game: la spiegazione del finale del film

Molly’s Game (qui la recensione) segna il debutto alla regia di Aaron Sorkin, già noto per la sua firma distintiva come sceneggiatore di film e serie televisive come The Social Network, Steve Jobs e The West Wing. Il film mostra l’evoluzione di Sorkin dalla scrittura al controllo completo della narrazione, pur mantenendo i dialoghi rapidi e serrati che lo caratterizzano. In questo senso, Molly’s Game si colloca nella sua filmografia come un’opera che unisce dramma biografico e tensione legale, confermando la capacità di Sorkin di raccontare storie reali complesse attraverso una struttura cinematografica vivace e ritmata.

La vicenda è basata sulla storia vera di Molly Bloom, una giovane atleta che si reinventa come organizzatrice di esclusivi tornei di poker ad alto rischio frequentati da celebrità, imprenditori e membri della criminalità organizzata. Il film esplora la sua ascesa nel mondo dei giochi clandestini, il controllo della sua rete e le conseguenze legali delle sue azioni. Questo biopic si distingue nel panorama di Sorkin per la sua attenzione al mondo del gioco d’azzardo e alla criminalità, temi che si intrecciano a quelli della perseveranza personale, dell’etica e della responsabilità individuale.

Molly’s Game si sviluppa come un dramma biografico con elementi di suspense legale e thriller finanziario, mettendo a confronto la morale e la determinazione del personaggio principale con le sfide di un ambiente altamente competitivo e rischioso. Rispetto ad altri lavori di Sorkin, il film affronta tematiche più contemporanee e mondane, come il potere, la fama e il denaro, pur mantenendo il focus sui conflitti interiori del protagonista e sulle dinamiche di potere tra i personaggi. Nel resto dell’articolo si proporrà una spiegazione dettagliata del finale del film, analizzando come si risolvono le vicende di Molly Bloom.

LEGGI ANCHE: Molly’s Game: la vera storia dietro al film

Molly's Game film
Idris Elba e Jessica Chastain in Molly’s Game

La trama di Molly’s Game

Protagonista del film è Molly Bloom, una giovane e carismatica speranza olimpica dello sci, costretta ad abbandonare lo sport dopo una grave lesione fisica. Dovendo costruirsi una nuova carriera, Molly intraprende gli studi di legge, ottenendo poi un lavoro estivo che la introduce all’ambiente del poker clandestino. Da qui Molly inizia una scalata al potere apparentemente inarrestabile, ma tutto prende una piega inaspettata quando si ritrova arrestata in piena notte dall’FBI. Costretta ad affrontare le accuse a suo carico per gioco d’azzardo illegale, Molly potrà contare su quello che è il suo unico alleato, l’avvocato difensore Charlie Jaffey.

La spiegazione del finale del film

Nel terzo atto di Molly’s Game, Molly Bloom affronta le conseguenze delle sue azioni come organizzatrice di giochi di poker clandestini. Dopo il raid dell’FBI, che sequestra i suoi beni, Molly torna a vivere con la madre, cercando di riorganizzare la propria vita. La tensione cresce quando la pressione legale e le minacce dei giocatori, inclusi membri della mafia russa e italiana, la costringono a confrontarsi con le implicazioni etiche e personali delle sue scelte. In parallelo, Molly pubblica un libro per raccontare la sua storia, proteggendo l’identità della maggior parte dei partecipanti ai giochi.

Il film mostra quindi la preparazione e l’esito del processo legale. Molly si avvale dell’aiuto dell’avvocato Charlie Jaffey, che evidenzia il suo ruolo di protezione dei giocatori innocenti. La protagonista rifiuta un accordo favorevole che potrebbe compromettere l’anonimato dei partecipanti e decide di assumersi la responsabilità dei suoi atti. Il giudice riconosce che Molly non ha commesso reati gravi e le infligge una condanna lieve: 200 ore di servizi comunitari, un anno di libertà vigilata e una multa di 200.000 dollari. Questo chiude la narrazione principale con un bilanciamento tra colpa e responsabilità.

Jessica Chastain in Molly's Game
Jessica Chastain in Molly’s Game

Il finale porta a compimento i temi del film mostrando il contrasto tra ambizione, moralità e autonomia. Molly ottiene giustizia e protezione legale senza sacrificare i principi che l’hanno guidata nella gestione dei giochi. Il percorso legale e personale della protagonista sottolinea come il controllo delle proprie azioni, anche in un contesto ad alto rischio, e la protezione degli altri siano centrali nella sua crescita. Il film evidenzia il delicato equilibrio tra libertà personale e responsabilità, oltre al prezzo delle scelte coraggiose in un mondo dominato da potere e denaro.

Inoltre, il finale mette in luce il ruolo della lealtà e dell’integrità nella vita di Molly. La decisione di non rivelare i nomi dei giocatori principali e di affrontare il processo di persona rafforza il tema della protezione di chi si trova sotto la sua responsabilità. La risoluzione delle vicende legali funge da epilogo morale, sottolineando la capacità della protagonista di agire secondo coscienza e principi etici, pur all’interno di un ambiente legale e sociale complesso. La conclusione lega insieme le sfide personali e professionali affrontate durante tutto il film.

Il film lascia come messaggio centrale l’importanza della responsabilità personale e della trasparenza. Mostra come sia possibile affrontare le conseguenze delle proprie azioni mantenendo integrità e proteggendo gli altri, anche quando la situazione appare complessa e rischiosa. Molly’s Game evidenzia inoltre il potere della resilienza e della determinazione nel superare ostacoli legali, personali e morali, lasciando allo spettatore una riflessione sull’etica delle proprie scelte e sul valore di assumersi le responsabilità senza compromettere i propri principi.

Molly’s Game: il nuovo trailer del film con Jessica Chastain

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Molly’s Game: il nuovo trailer del film con Jessica Chastain

STX Entertainment ha diffuso il nuovo trailer di Molly’s Game, l’esordio alla regia di Aaron Sorkin, sceneggiatore premio Oscar per The Social Network, che vede protagonista una magnifica Jessica Chastain.

Molly’s Game con Jessica Chastain arriva al cinema il 22 novembre

Idris Elba si aggiunge a Jessica Chastain in Molly’s Game, l’esordio alla regia del geniale sceneggiatore, premio Oscar per The Social NetworkAaron Sorkin. Sorkin ha firmato la sceneggiatura di Molly’s Game che è basato sulle memorie di Molly Bloom. Anche in questo lavoro, Sorkin si è fatto affiancare da Gordon, con cui ha scritto Steve Jobs.

La Bloom era un giocatore di alto livello che dopo aver fallito le qualificazioni alle Olimpiadi è diventata un’organizzatrice di tornei di poker a Hollywood, per star come Ben AffleckLeonardo DiCaprio e Tobey Maguire. Successivamente è stata arrestata dall’FBI. Nel 2014 ha pubblicato le sue memorie dal titolo “Molly’s Game: From Hollywood’s Elite to Wall Street’s Billionaire Boys Club, My High-Stakes Adventure in the World of Underground Poker”.

Molly’s Game: il debutto alla regia di Aaron Sorkin ha una data d’uscita

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Arriva da EW la comunicazione ufficiale che Molly’s Game, il film che segnerà il debutto alla regia di Aaron Sorkin, ha una data d’uscita ufficiale: il 22 novembre prossimo.

Con un cast di prim’ordine, lo sceneggiatore premio Oscar per The Social Network, sarà in sala anche dietro la macchina da presa. Che aspettative ci sono per questo atteso debutto?

Molly’s Game arriva al cinema il 22 novembre

Idris Elba si aggiunge a Jessica Chastain in Molly’s Game, l’esordio alla regia del geniale sceneggiatore, premio Oscar per The Social NetworkAaron Sorkin.

Sorkin ha firmato la sceneggiatura di Molly’s Game che è basato sulle memorie di Molly Bloom. Anche in questo lavoro, Sorkin si è fatto affiancare da Gordon, con cui ha scritto Steve Jobs.

La Bloom era un giocatore di alto livello che dopo aver fallito le qualificazioni alle Olimpiadi è diventata un’organizzatrice di tornie di poker a Hollywood, per star come Ben AffleckLeonardo DiCaprio e Tobey Maguire. Successivamente è stata arrestata dall’FBI.

Nel 2014 ha pubblicato le sue memorie dal titolo “Molly’s Game: From Hollywood’s Elite to Wall Street’s Billionaire Boys Club, My High-Stakes Adventure in the World of Underground Poker”.

Molly Ringwald afferma: “Non si può essere una giovane attrice a Hollywood senza avere intorno dei predatori”

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L’attrice Molly Ringwald ha partecipato al podcast “WTF” di Marc Maron e ha rivelato di aver cercato di convincere la figlia ventenne a non diventare un’attrice a causa di quanto sia difficile per le giovani donne a Hollywood. La Ringwald, icona dei film adolescenziali degli anni ’80 grazie ai ruoli in “The Breakfast Club”, “Bella in rosa” e altri, ha detto di essere stata sfruttata come giovane attrice e che è quasi impossibile non esserlo a Hollywood. “Non mi sono mai sentita parte di una comunità quando ero a Hollywood, solo perché ero così giovane”, ha detto Ringwald.

Non mi piaceva andare in giro per locali. Mi sembra di essere più socievole ora di quanto non lo fossi allora. Ero solo troppo giovane”. “Si sono approfittati di me”, ha continuato poi Molly Ringwald. “Non si può essere una giovane attrice a Hollywood e non avere intorno dei predatori”. L’attrice ha dunque raccontato di essersi trovata “sicuramente in situazioni discutibili” da giovane attrice, ma di essersi affidata al suo “incredibile istinto di sopravvivenza e a un superego piuttosto grande” per “trovare un modo per proteggermi” dai predatori del settore.

Breakfast Club
Molly Ringwald in Breakfast Club.

Può essere straziante”, ha aggiunto la Ringwald. “E ora ho una figlia di 20 anni che sta per intraprendere la stessa professione, anche se ho fatto di tutto per convincerla a fare qualcos’altro. Ed è difficile”. In un’intervista al Times di Londra, Molly Ringwald aveva invece raccontato di aver recentemente rivisto “Breakfast Club” con la figlia e di aver notato che: “Ci sono molte cose che amo davvero del film, ma ci sono elementi che non sono invecchiati bene – come il personaggio di Judd Nelson, John Bender, che essenzialmente molesta sessualmente il mio personaggio”. “Sono contenta di poterlo guardare e di poter dire che le cose sono davvero diverse ora”, ha detto.

Mollo tutto e apro un Chiringuito: al via le riprese del film ideato con Il Milanese Imbruttito

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Sono iniziate le riprese di Mollo tutto e apro un Chiringuito, il film ideato in collaborazione con gli autori de Il Milanese Imbruttito, regia di Pietro Belfiore, Davide Bonacina, Andrea Fadenti, Andrea Mazzarella, Davide Rossi. Le riprese si svolgeranno in Sardegna e a Milano e dureranno sei settimane. Protagonisti Germano Lanzoni, Valerio Airò, Laura Locatelli, Leonardo Uslengo, Paolo Calabresi, Alessandro Betti, Michele e Stefano Manca (Pino e gli anticorpi), Benito Urgu, Simonetta Columbu e con la partecipazione straordinaria di Claudio Bisio, Favij e Jake La Furia.

La trama

Il Signor Imbruttito (Germano Lanzoni), dirigente di spicco di una grande multinazionale, vive la routine nella sua frenetica Milano seguendo fedelmente il mantra della doppia F, F*** e Fatturato. A rompere questo equilibrio ci pensa Brusini (Paolo Calabresi), eccentrico imprenditore a capo di un impero economico, che per una ragione assurda fa saltare quello che per l’Imbruttito è l’affare della vita. L’Imbruttito per la prima volta accusa il colpo, cade in depressione, non riesce più a trovare una ragione per svegliarsi al mattino. La svolta arriva da Brera (Alessandro Betti) un amico di vecchia data, che propone all’Imbruttito l’acquisto di un Chiringuito in Sardegna, per fare business in infradito e poter finalmente dire: “Mollo tutto e apro un Chiringuito”. L’affare è fatto e, malgrado lo scetticismo del Nano (Leonardo Uslengo), il figlio dodicenne, e la furia della moglie Laura (Laura Locatelli), l’Imbruttito si lancia con entusiasmo in questa nuova avventura in compagnia del fidato Giargiana (Valerio Airò), suo “stagista di una vita”. Con l’arrivo in Sardegna però il sogno si trasforma presto in un incubo: il chiringuito c’è e l’ambiente intorno è paradisiaco, ma si trova in una zona a dir poco remota dell’isola e gli abitanti del paese, Garroneddu, sono una comunità di semplici pastori avversi a ogni novità. L’Imbruttito e i Sardi riusciranno a trovare un modo per convivere pur essendo così diversi?

Per SheWants, agenzia creativa dietro al progetto Il Milanese Imbruttito, uno dei fondatori, Tommaso Pozza dichiara: “Otto anni fa siamo partiti creando una pagina Facebook, quasi per gioco, quando ancora non esisteva nulla di quello che è oggi il panorama attuale del social network. Oggi iI Milanese Imbruttito conta una community di oltre 3M di persone. Siamo orgogliosi di portare sul grande schermo un progetto frutto di lavoro di squadra, sacrifici e tanta passione. TAAAC – Ah no, CIAAAK” .

Per QMI il produttore Giovanni Cova: “Grazie al cinema finalmente vedremo “l’Imbruttito” allontanarsi dalla sua amata Milano per intraprendere un’epica avventura in Sardegna. Vedremo anche grandi volti della commedia italiana arricchire di personaggi il mondo del “Milanese Imbruttito”. Così dichiara Ramaya Productions: “Siamo felici di aver contribuito a riportare sul grande schermo la comicità milanese nella doppia veste di registi e produttori. Un progetto costruito in sette anni che finalmente approda al cinema!”

Molière in bicicletta: recensione del film di Philippe Le Guay

Molière in bicicletta: recensione del film di Philippe Le Guay

Dopo il grande successo al botteghino francese e la presentazione al 31° Torino Film Festival, Molière in bicicletta approderà nelle sale italiane dal 12 dicembre. La nuova commedia di Philippe Le Guay riporta in scena con sottile ironia e delicatezza la prima parte del I atto de Le Misanthrope di Molière, approfondendo e sviscerando i personaggi di Alceste e Philinte.

In Molière in bicicletta Serge (Fabrice Luchini) è un ex attore teatrale che da quando si è ritirato dalle scene vive in solitaria in una cadente villetta sull’Ile de Ré. Deluso e rigettato da un mondo che una volta lo acclamava sta ancora smaltendo i segni di una profonda depressione. Un giorno, il suo amico Gauthier (Lambert Wilson), attore di grido di famigerati medical drama, viola la sua solitudine con l’allettante ma sconcertante proposta di recitare insieme la commedia di Moliére. Inizialmente restio, Serge acconsente a patto di riuscire in pochi giorni a raggiungere quella sintonia in grado di fargli ritrovare il coraggio di calcare di nuovo le scene. Chi dei due sarà il misantropo Alceste? Un personaggio che Serge considera il suo alter ego e che Gauthier vorrebbe interpretare per dar prova del suo spessore professionale e difendere quella dignità attoriale spesso svilita dalle performance televisive. Ogni giorno sarà un testa o croce a stabilire i ruoli che di volta in volta si scambieranno con naturale e coinvolgente passione.

Molière in bicicletta, il film

Attraverso l’incanto poetico di Molière i due rivitalizzano un’amicizia ormai sfocata, con Serge che sembra aver riacquistato la voglia riprendere contatto con una vita reale e vissuta. Merito anche della conoscenza dell’attraente italiana Francesca (Maya Sansa), un incontro che però rimescolerà di nuovo le carte di una ritrovata amicizia. Philippe Le Guay nel suo Molière in bicicletta sceglie di far rivivere sul grande schermo alcuni tra i più bei passi del teatro francese, volontà sicuramente encomiabile per la sua originalità. Curioso, come solo poche settimane prima lo stesso Polanski ci aveva rammentato l’ebbrezza del palcoscenico teatrale con Venere in pelliccia. Il cinematografo che ingloba il teatro, si nutre di esso per restituircene una versione digeribile a tutti in un’epoca in cui l’opera teatrale è sempre più nell’ombra. Philippe Le Guay gioca con tre volti del misantropo: quello di Fabrice, a quanto pare ispiratore del suo personaggio, quello di Serge e quello di Alceste. Personalità nelle quali è possibile rintracciare, sebbene a livelli differenti, l’odio per la convenzionalità di un mondo fasullo dal quale è necessario evadere per confinarsi in un quieto rifugio, al riparo da sordide verità.

Il personaggio di Francesca, infine, rievoca una versione completamente personalizzata di Célimene, la seduttrice amata da Alceste. Ma, mentre Célimene era la cinica incarnazione di quel mondo frivolo detestato dal misantropo, Francesca finisce per essere ancora più scorbutica di Serge a causa delle sue pene d’amore. Molière in bicicletta è una commedia che, alternando una sussurrata ironia intellettuale a un umorismo più mainstream (dalla goffa versione di Serge della canzone Il Mondo alle esilaranti cadute dalla bici), si presenta come un piacevole divertissement, disinvolto nel parlarci del divario tra verità e indulgenza, bucolico nell’ambientazione, ma facile da dimenticare.

Molestie: John Lasseter in congedo volontario da Disney Pixar – UPDATE

John Lasseter, capo creativo della Pixar Animation Studios, Disney Animation Studios e Disney Toon Studios, si è preso sei mesi di congedo dallo studio, alla luce delle accuse di cattiva condotta. Lo scandalo avviene in concomitanza con l’uscita del film d’animazione Pixar, Coco.

Il tutto è partito dalla sceneggiatrice e attrice Rashida Jones, che stava lavorando alla sceneggiatura di Toy Story 4 con Will McCormach. La Jones ha dichiarato di aver lasciato il progetto a causa di avances indesiderate da parte di Lasseter, anche se sia lei che McCormach sono accreditati nello script del sequel. (Segue UPDATE)

The Hollywood Reporter, che per primo riporta la notizia, parla anche di comportamenti invadenti di Lasseter sul posto di lavoro, abbracci, baci e commenti sugli attributi fisici dei dipendenti.

Un portavoce della Disney dichiara:

“Vogliamo mantenere un clima in cui tutti i lavoratori siano rispettati e incoraggiati a dare il meglio. Apprezziamo la sincerità di John e lo sosteniamo durante il suo congedo”. 

John Lasseter ha inoltre diffuso un comunicato ufficiale indirizzato ai suoi dipendenti.

John Lasseter si scusa per i suoi “comportamenti inappropriati”

“Ho sempre voluto che i nostri studi d’animazione fossero un ambiente dove i creatori potessero esplorare le loro visioni con il supporto degli altri animatori e sceneggiatori. Questo tipo di cultura creative deve essere mantenuta. Si fonda su fiducia e rispetto e se qualcuno non viene valorizzato, questa cultura creativa diventa fragile. Da leader è mia responsabilità assicurare che questo non accada e adesso credo di aver mancato di rispetto. 

Recentemente ho avuto colloqui difficili: affrontare i propri passi falsi non è stato facile ma è l’unico modo per imparare da essi. Ho pensato molto al leader che sono diventato e porto la mia attenzione sul fatto che ho ferito dei sentimenti. Non è mai stata mia intenzione. Mi scuso dal profondo del cuore se vi ho ferito. Mi voglio scusare con chiunque abbia ricevuto un abbraccio non voluto o qualsiasi altro gesto inappropriato. Non era mia intenzione. Tutti hanno il diritto di stabilire i propri confini, confini che vanno rispettati. 

Nei miei colloqui con la Disney siamo concordi nel considerare ogni interesse con serietà e in maniera appropriata. Noi desideriamo rinforzare quella cultura, vibrante e creativa che è la chiave del nostro successo. Il primo passo in questa direzione è il mio congedo che mi darà modo di riflettere sulle decisioni da prendere in futuro. Per me è difficile allontanarmi da un lavoro che amo e da una squadra che stimo. Mi auguro che questi sei mesi mi aiutino a riflettere a ritornare con intuizioni e prospettive. 

Sono orgoglioso di questa squadra e sono sicuro che farà un ottimo lavoro anche in mia assenza. Vi auguro buone vacanze e spero vivamente di tornare a lavorare con voi nell’anno nuovo. 

John”.

La Disney Pixar è al momento impegnata nella promozione di Coco, il nuovo film d’animazione che arriva oggi, 22 novembre, negli USA, e che invece arriverà in Italia il 28 dicembre.

Fonte: Comingsoon

UPDATE – Rashida Jones smentisce THR

Alla luce del comunicato ufficiale di Rashida Jones, teniamo a correggere quanto riportato in precedenza. L’attrice e sceneggiatrice ha fatto sapere che il report di THR non era esatto e che il suo volontario allontanamento dal progetto di Toy Story 4 non è stato dovuto a comportamenti inappropriati di Lasseter ma a divergenze creative con lo Studio.

Nelle parole della Jones, il chiarimento è necessario affinché coloro che hanno davvero una storia di violenza o molestia da raccontare possano trovare spazio e credibilità.

Qui il comunicato.

Molecole, recensione del film di Andrea Segre #Venezia77

Molecole, recensione del film di Andrea Segre #Venezia77

È stato presentato nella serata di Pre-apertura di Venezia 77 ed è in sala dal 3 settembre Molecole, il nuovo lavoro del regista veneto Andrea Segre. Autore di lungometraggi come Io sono Li e La prima neve. Apprezzato regista di documentari che indagano il rapporto tra luoghi e persone, con un’attenzione particolare al suo Veneto, ma anche alle migrazioni e alle marginalità, da La mal’ombra a Mare chiuso, al più recente Il Pianeta in Mare, Segre propone con Molecole un lavoro documentaristico dalla forma e dal contenuto inattesi, come inatteso è stato per lui e per tutti il confronto con l’emergenza Covid 19 e il confinamento che ne è scaturito.

Come nasce Molecole

Molecole è sgorgato. Come l’acqua”. Queste le parole usate dal regista per descrivere la genesi del lavoro. L’espressione rende bene l’idea del suo carattere imprevisto e naturale. Altro era infatti il progetto di Segre: un documentario che trattasse due grandi questioni centrali per la Venezia di oggi: il turismo di massa e l’acqua alta. Due fenomeni apparentemente molto diversi, ma che pongono sfide alla città. Era tutto pronto, quando è arrivato il Covid, che ha imposto il lockdown. E’ in questo nuovo scenario, con una città svuotata, che Segre prova a riflettere sui due temi di cui sopra. Una riflessione in absentia, dal momento che, come ovvio, dei turisti non c’è l’ombra e sono giorni di una bassa marea eccezionale.

Contestualmente, prende vita l’altro filone che percorre il documentario: un dialogo per parole e immagini col padre, Ulderico Segre, scomparso dieci anni fa. Sono le parole delle lettere che il regista scriveva al padre, ma è anche la sua voce off che spesso si rivolge direttamente alla figura paterna con domande e osservazioni, e le immagini, foto e filmati in Super 8 che il genitore girava in gioventù, ritrovati nella casa di famiglia in cui il regista ha trascorso il periodo del confinamento. Il dialogo è continuo, in uno scambio padre-figlio che arricchisce il lavoro, grazie anche al montaggio di Chiara Russo. La  sceneggiatura è firmata dallo stesso Andrea Segre.

Lo sguardo di Andrea Segre su Venezia

La Venezia che interessa a Segre è nel vuoto da confinamento e nei pochi elementi che lo popolano: concerti di gabbiani affamati, canti di donne solitarie, sprazzi di un carnevale mai partito. Due vogatrici si allenano in un canale della Giudecca deserto – sono Elena Almansi e Giulia Tagliapietra – e parlano a Segre della città che vivono e di quella che vorrebbero. È vuoto e fragilità Venezia, incapacità di controllare qualcosa che non si conosce, ma è anche la grandiosità delle sue bellezze, la sua impressionante capacità di adattamento,  è resilienza. Venezia è per antonomasia città in costante dialogo con l’ineluttabile, in equilibrio precario – un turismo che è vitale, ma che spesso sembra soffocarla, un’acqua che è natura, ma sempre più insidiosa per ciò che l’uomo ha costruito. Eppure Venezia e la sua laguna per Segre non sono solo uno splendido luogo che tutto il mondo ci invidia, esso stesso in bilico tra grandezza e fragilità, emblema della condizione collettiva in cui la pandemia ha gettato tutti, ma sono luoghi del cuore – sebbene il regista affermi di avere con la città un rapporto controverso – qui riscoperti. La Venezia di oggi, in costante dialogo con quella di ieri, immortalata dai filmati paterni. Due mondi sorprendentemente simili, a causa di una pandemia che ha colto tutti di sorpresa, riportando però l’ambiente ad una dimensione più autentica.

Dal punto di vista visivo, ciò è reso con un’estrema cura del dettaglio, con inquadrature in cui dominano due elementi: la nebbia e l’acqua, con la vastità vuota della città. Immagini girate di giorno, ma anche, spesso, di notte. Ombre, aloni, vetri appannati. Una fotografia suggestiva, curata da Matteo Calore e dal regista.

Le musiche di Teho Teardo accompagnano alla scoperta delle calli veneziane, colte con prospettive non comuni, alimentando il mistero di una città sospesa. Le atmosfere ricordano da vicino quelle di un grande veneto, cultore del rapporto tra l’uomo e i suoi luoghi, Carlo Mazzacurati.

Il proprio passato alla luce del presente

È dunque un lavoro intimo e personale Molecole, influenzato dal confinamento, da quella nebbia che spinge a riflettere e a guardarsi dentro, a riannodare i fili col passato. Ulderico Segre, padre del regista, era uno scienziato chimico-fisico, il cui oggetto di studio erano appunto le molecole. Quelle particelle di cui siamo fatti, che non vediamo e ci determinano. Era forse quello del padre, riflette il regista, un tentativo di venire a patti, di dialogare con ciò che non poteva controllare, quella parte fisica di sé predeterminata che ne ha segnato il destino ed ha portato alla sua prematura scomparsa. Sembra essere proprio questo l’aspetto che il regista non aveva compreso fino in fondo della figura paterna, e che oggi gli appare improvvisamente più chiaro, mentre affronta l’incertezza di una pandemia contro la quale ci si sente impotenti. È questo confronto con ciò che appare ineluttabile che accomuna oggi le due figure, oltre all’essere entrambi padri, consentendo al figlio di rinsaldare il legame con il genitore.

Si prende i suoi tempi Molecole, ha l’incedere lento e ovattato dell’atmosfera di quei giorni. E’ forse meno ricco di contributi di confronti, ridotto all’essenziale, rispetto a quello che era il progetto iniziale. Forse anche assai distante da quello, come era inevitabile che fosse. Tuttavia, riesce ad evitare il rischio di annoiare lo spettatore, cosa che poteva succedere con un’opera dall’incedere così meditativo e riflessivo. Merito della delicatezza poetica che Segre mette nel racconto, ma anche di una giusta durata, 71 minuti, che rende agile il lavoro.

Tanti se ne vedranno, sulle città svuotate dal Covid. Non tutti racconteranno qualcosa, oltre ad essere cartoline da città deserte, che mai si sarebbe immaginato di vedere così. Questo invece, lo fa. Perché non nasce a causa del lockdown, ma è la rielaborazione durante il lockdown di un progetto preesistente, che conserva una riflessione sui temi del turismo di massa e dell’acqua alta nella città lagunare, forse anche arricchita dalla prospettiva del confinamento. Inoltre, non è solo un’occasione per riflettere sulla fragilità e precarietà dell’esistenza e sull’impotenza umana di fronte a una natura che non sembra si possa controllare, ma che si dovrebbe invece rispettare di più. È soprattutto un viaggio esistenziale a ritroso, nei ricordi, a riallacciare i fili di un legame con un padre amato, ma non fino in fondo compreso. Un viaggio che sa coinvolgere col suo incedere sentito e poetico.

Prodotto da ZaLab Film, con Rai Cinema, in associazione con Vulcano e Istituto Luce Cinecittà, in collaborazione con il Teatro Stabile del Veneto Carlo Goldoni, distribuito da ZaLab e Deckert Distribution GMBH, Molecole è nelle sale dal 3 marzo.

Mojin The Lost Legend: Trailer del nuovo film di Wu Ershan

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Mojin The Lost Legend: Trailer del nuovo film di Wu Ershan

Guarda il Trailer inglese di Mojin The Lost Legend, il nuovo film di Wu Ershan, acclamato regista cinese che torna al cinema con la sua quarta pellicola.

Mojave prime foto con Garrett Hedlund e Oscar Isaac

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Mojave prime foto con Garrett Hedlund e Oscar Isaac

Ecco le prime foto ufficiali di Mojave, il nuovo film diretto da William Monahan con Garrett Hedlund e Oscar Isaac.

Mohammad Rasoulof racconta il movimento Donna Vita Libertà ne Il Seme del Fico Sacro

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Dal 20 febbraio con Lucky Red e BIM, rappresentante della Germania agli Oscar 2025 e vincitore del premio speciale della Giuria al festival di Cannes 2024, Il Seme del Fico Sacro è il nuovo film di Mohammad Rasoulof (Il male non esiste), scappato dall’Iran dopo averlo girato clandestinamente.

In occasione della presentazione del film a Roma, il regista ha raccontato la particolare genesi del film che fotografa, con grande lucidità e precisione, la situazione sociale e politica dell’Iran contemporaneo. Come Jafar Panahi, anche Rasoulof ormai è un esperto del “cinema in remoto”, dal momento che non può fisicamente tornare in Iran ma ha intenzione di continuare a raccontarne le difficoltà. Come si continua a raccontare da lontano il posto che ha lasciato?

Gli ultimi 46 anni della storia dell’Iran, dall’avvento della Repubblica Iraniana, sono pieni di eventi difficili che non sono stati ancora raccontati. Per esempio durante i primi tempi della Repubblica, sono state brutalmente uccise migliaia di persone e nessuno è ancora riuscito a raccontarlo, quindi c’è un passato pieno di storie affascinanti e terribili che è possibile raccontate. Circa 5 anni fa, quando ero bloccato a Teheran, non avevo il passaporto e non potevo lasciare il paese né girare per strada ho pensato di fare un film basandomi su degli archivi con l’animazione.

Oggi, il mondo è interconnesso grazie ai social e ci sono molti artisti iraniani in esilio sin dall’inizio della repubblica. Questo mi dà speranza, penso ci sia la possibilità di raccontare queste storie che possono essere un punto di incontro la tra vita vera in Iran oggi e questa  realtà interconnessa al passo con il resto del mondo.

Ci sono progetti concreti sui suoi prossimi lavori? 

Riguardo ai progetti futuri, ho tre sceneggiature in mano che vorrei trasformare in film, ma visto che sto promuovendo Il seme del Fico Sacro e da quando ho lasciato l’Iran non mi sono fermato un attimo, sto aspettando l’occasione buona e non vedo l’ora di capire da dove cominciare, quale delle tre realizzare per prima.

Ci sono state delle ritorsioni su chi ha realizzato il film ed è rimasto a Teheran?

Per quanto riguarda i miei collaboratori, al momento l’unica che è in Iran e l’interprete della madre, Soheila Golestani, gli altri sono riusciti a scappare e lasciare il paese. La maggior parte della troupe che è ancora lì. C’è un processo giudiziale in corso al momento, siamo accusati di propaganda contro il regime, attentato contro la sicurezza pubblica e diffusione della prostituzione e della corruzione sulla Terra. Io verrò processato e giudicato in contumacia. Soheila ha già dovuto passare dei giorni in prigione all’inizio della rivolta Donna Vita Libertà, per un video che aveva condiviso sui social. Quando l’abbiamo approcciata per il ruolo, ci ha detto subito di sì.

Mohammad Rasoulof è stato arrestato due volte, e tenuto nello stesso carcere in cui è stata trattenuta Cecilia Sala.

Innanzitutto vorrei commendare Cecilia per essersi presa il rischio di andare in Iran di persona, per raccontare la condizione delle donne oggi. Io ho passato due periodi nella stessa prigione e posso ben immaginare cosa sia stato per lei. Penso che per un europeo sia ancora più complicato, perché non è preparato a quel tipo di dinamiche come qualcuno che, come me, è nato e cresciuto in Iran.

Nel film, ho provato a raccontare quello che avviene in prigione di riflesso nella dimensione della famiglia, portando così a un pubblico più ampio questa mia esperienza personale.

Il film è costellato da inserti di video ripresi con il cellulare, video degli scontri e delle proteste, come le ha inserite e come le ha raccolte?

Come sapete il giornalismo in Iran è un mestiere difficile, non è permesso ai giornalisti documentare le proteste. Così sono i cittadini manifestanti che diventano testimoni e filmano quello che succede, per testimoniare a loro volta, e anche per far arrivare all’estero la violenza del regime su chi si espone.

Io ero in prigione da vari mesi quando sono cominciate le proteste del movimento Donna Vita Libertà e provare a capire cosa succedeva dal carcere era impossibile, così quando sono uscito ho cercato di recuperare tutto il materiale e i video che non avevo potuto vedere mentre ero dentro, in questo modo ho avuto la possibilità di vederne moltissimi. Poi sapevo che avrei fatto un film clandestino e c’era il problema di dover ricreare le proteste senza avere i permessi per girare il film, ambientato principalmente in un piccolo appartamento. Infine, mi pareva importante anche riconoscere il ruolo dei social nel rendere più forti e coesi gli attivisti e nel dare loro coraggio e voglia di scendere in piazza. Ma in un mondo ideale in cui potevo ricreare quelle scene sapevo che non avrei mai potuto replicare quella violenza. Così ho pensato di inserire quelle scene riprese dal vivo.

Cosa pensa che accadrà in futuro in Iran?

Non credo che la liberazione passi per la violenza e la caratteristica più importante della rivolta delle donne è proprio perché rigetta la violenza. Nel finale del film si può vedere che l’unico violenza che si verifica è una reazione, è generata dal regime, che si confronta con persone che non sono certo passive. Credo che alla fine il regime annegherà, sprofonderà nella tomba che si è scavato da solo. E l’esempio ce lo dà la cronaca: qualche giorno fa due dei più famigerati giudici iraniani, che hanno eseguito un sacco di condanne e hanno messo a morte moltissime persone innocenti, sono stati uccisi da un ufficiale di basso rango. Lo ha raccontato anche la tv iraniana, e non possiamo sapere quali siano i fatti reali perché non c’è mai una narrazione veritiera con la tv di stato, ma se le cose sono andate davvero così, questo dimostra che chi semina vento raccoglie tempesta.

C’è differenza tra il modo di protestare degli uomini e quello delle donne?

La lotta per i diritti delle donne ha radici molto antiche e questa rivolta nata nel 2022, Donna Vota Libertà, è solo l’ultimo anello in una lunga catena. Ci tengo a sottolinearne che questa rivolta non porta avanti solo richieste per i diritti delle donne, ma richieste per i diritti umani in senso ampio. E non ci sono solo donne a protestare in maniera non violenta, ma anche uomini, ci sono anche io. E quello che sta succedendo adesso è che c’è un movimento civile per cambiare la situazione a vantaggio dei cittadini, in un modo assolutamente pacifico, per quanto possibile. Se ne vedono già i successi. La situazione attuale in Iran vede una guerra quotidiana che va avanti tra la società civile da una parte e la Repubblica Iraniana.

Moglie e Marito, da oggi al cinema la coppia Favino-Smutniak

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Moglie e Marito, da oggi al cinema la coppia Favino-Smutniak

Arriva oggi, 12 aprile 2017, in sala Moglie e Marito, la nuova commedia diretta da Simone Godano con protagonisti Pierfrancesco Favino e Kasia Smutniak.

Moglie e Marito da oggi al cinema

Andrea (Pierfrancesco Favino) e Sofia (Kasia Smutniak) sono una bella coppia, anzi lo erano. Sposati da dieci anni, in piena crisi, pensano al divorzio. Ma a seguito di un esperimento scientifico di Andrea si ritrovano improvvisamente uno dentro il corpo dell’altra. Letteralmente. Andrea è Sofia e Sofia è Andrea. Senza alcuna scelta se non quella di vivere ognuno l’esistenza e la quotidianità dell’altro. Lei nei panni di lui, geniale neurochirurgo che porta avanti una sperimentazione sul cervello umano, lui nei panni di lei, ambiziosa conduttrice televisiva in ascesa.

Una commedia graffiante e rocambolesca che racconta il viaggio incredibile e sorprendente che Sofia e Andrea saranno costretti a fare nella vita del partner; esperienza che li cambierà per sempre, facendogli ritrovare quel senso di empatia reciproca e vera connessione, indispensabile per amare veramente qualcuno.

Il film è distribuito dalla Warner Bros in Italia.

Modificato un dettaglio del finale di Ms. Marvel per sistemare un errore di continuity

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La Marvel ha modificato un piccolo dettaglio del finale di Ms. Marvel che costituiva un errore di continuità con Spider-Man: No Way Home. La Statua della Libertà, che nella serie appariva verde, per l’ossidazione del rame (com’è nella realtà), doveva invece essere color rame, come visto nel terzo film da solista di Tom Holland.

Così, lo studio ha usato il suo pennellino per ridipingere Miss Liberty nella puntata finale di Ms. Marvel. Inoltre, la statua non compare con lo scudo di Captain America, come sarebbe dovuta essere stando ai modelli visti in Spider-Man: No Way Home.

Vedremo di nuovo Kamala Khan in The Marvels.

Tutto ciò che sappiamo su The Marvels

The Marvels, il sequel del cinecomic Captain Marvel con protagonista il premio Oscar Brie Larson che ha incassato 1 miliardo di dollari al box office mondiale, sarà sceneggiato da Megan McDonnell, sceneggiatrice dell’acclamata serie WandaVision.

Sfortunatamente, Anna Boden e Ryan Fleck, registi del primo film, non torneranno dietro la macchina da presa: il sequel, infatti, sarà diretto da Nia DaCosta, regista di CandymanNel cast ci saranno anche Iman Vellani (Ms. Marvel, che vedremo anche nell’omonima serie tv in arrivo su Disney+) e Teyonah Parris (Monica Rambeau, già apparsa in WandaVision). L’attrice Zawe Ashton, invece, interpreterà il villain principale, del quale però non è ancora stata rivelata l’identità.

Nessun dettaglio sulla trama del sequel è stato rivelato, ma l’ambientazione del film dovrebbe spostarsi dagli anni ’90 ai giorni nostri. Naturalmente, Brie Larson tornerà nei panni di Carol Danvers. Il sequel di Captain Marvel arriverà il 28 luglio 2023.

Modi: Johnny Depp dirige Riccardo Scamarcio e Al Pacino nel suo nuovo film da regista

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Johnny Depp è pronto a tornare dietro la macchina da presa per Modi, biopic sul famoso pittore e scultore italiano Amedeo Modigliani. Per l’attore si tratta del ritorno alla regia dopo molti anni dal suo debutto in tale ruolo, avvenuto nel 1997 con Il coraggiosoIn quell’occasione Depp era anche protagonista del film, accanto all’amico Marlon Brando, mentre ad essere protagonisti di Modi è stato ora annunciato che saranno l’attore italiano Riccard Scamarcio e il premio Oscar Al Pacino.

Mentre Scamarcio ricoprirà il ruolo del protagonista, interpretando dunque un altro artista dopo essere stato Caravaggio in L’ombra di Caravaggio, Al Pacino avrà invece il ruolo del collezionista d’arte Gangnat. Questo nuovo film, inoltre, segnerà una nuova collaborazione tra Depp e Pacino dopo che i due avevano condiviso la scena in Donnie Brasco del 1997. L’acclamato attore francese Pierre Niney, noto per film come Yves Saint Laurent e Frantz, è stato invece scelto per il ruolo di Utrillo, pittore francese contemporaneo di Modigliani. Il film, basato su un’opera teatrale di Dennis McIntyre e adattato per lo schermo da Jerzy e Mary Kromolowski, racconterà la vita dell’artista italiano durante il suo soggiorno a Parigi, nel 1916.

Nel corso di 48 ore che lo vedono in fuga dalla polizia per le strade e i bar della Parigi devastata dalla guerra, incontreremo Modigliani in preda al desiderio di porre fine prematuramente alla sua carriera e lasciare la città. Tale sua volontà viene però respinta dai colleghi bohémien: l’artista francese Maurice Utrillo, il bielorusso Chaim Soutine e la sua musa e amante inglese, Beatrice Hastings. Modi chiede consiglio al suo mercante d’arte polacco e amico Leopold Zborowski, ma il caos raggiungerà un crescendo quando si troverà di fronte a un collezionista che potrebbe cambiargli la vita. Le riprese inizieranno a Budapest questo autunno, mentre ad ora non è indicata una possibile data di uscita in sala.

Fonte: Deadline

Modernità e tradizione nella conferenza stampa di Una Storia Sbagliata

Stamattina, al museo Maxxi di Roma, è stato presentato il film Una Storia Sbagliata, sesto lungometraggio del regista Gianluca Maria Tavarelli, insieme al produttore Palomar (insieme a Rai Cinema) Carlo Degli Esposti e agli attori Isabella Ragonese, Francesco Scianna e Mehdi Dehbi.

Il film ha debuttato lo scorso anno al festival di Montreal, per uscire nelle sale il prossimo 4 Giugno.

Una Storia Sbagliata 2La prima domanda è rivolta al produttore, vista la particolare sinergia produttiva: il film uscirà al cinema insieme ad un passaggio su una piattaforma on Demand supportata da MyMovies.it; secondo Degli Esposti la pellicola- distribuita in 50 copie, frutto di un esperimento della Palomar– insieme alla collaborazione con una piccola produzione ha deciso di lanciarsi in quest’impresa, ispirato dall’occupazione del cinema America a Roma: rimasto colpito dal nuovo modo di fruire il cinema, all’insegna della partecipazione attiva in sala, ha preso la decisione di distribuire l’ultimo lungometraggio di Tavarelli- che ha “produttivamente” corteggiato per molto tempo- senza esitazioni ha finalmente avuto la sua occasione, grazie ad una storia convincente, drammatica e sentimentale che colpisce prima ai sentimenti, poi induce alla riflessione; forte di tutto ciò, è riuscito a firmare un accordo tra Palomar e le sale basandosi su un tornaconto economico per quest’ultime: la sala stessa diventa un “distributore” nelle proprie zone di competenza, in base a tutti i mezzi di sfruttamento messi a disposizione (supporti rigidi- dvd- e distribuzione on Demand).

L’attenzione si sposta su Tavarelli, che riconferma il suo entusiasmo riguardo alla sperimentale modalità produttiva che coinvolge pellicole che altrimenti non avrebbero una forza produttiva autonoma così forte; trovare nuovi canali e nuove piattaforme permette di allargare il bacino di utenza degli spettatori, cercando di portare all’avanguardia questo settore.

Riguardo invece alla storia narrata nel film, la riflessione sulla guerra nasce dal fatto che questa realtà è ovunque intorno a noi: così, una piccola storia d’amore si può trovare, all’improvviso, proiettata nel mondo e negli scenari internazionali. Per questo era importante, per lui, mettere al centro dell’azione una donna, forte, tenace, che scopre un mondo abbandonando la sua realtà di provincia, calandosi in una realtà distante- e distinta- per scoprire delle verità su di sé e sul suo compagno, per scoprire- e capire- le ragioni più profonde.

Era interessante analizzare anche il ritorno a casa, ciò che si vede dopo una guerra: le emozioni e le sensazioni, le angosce, che si provano tornando a casa dove non ce si sente più a proprio agio, ci si sente estranei. Questa esperienza nasce dopo un viaggio con l’associazione ONLUS Operazione Sorriso, compiuto insieme agli sceneggiatori: un viaggio che li ha cambiati illuminandoli e spingendoli a raccontare una storia sfaccettata in un modo diverso.

La Ragonese, riguardo al personaggio di Stefania, ammette di averlo percepito subito come un ruolo “vero”, realistico, a maggior ragione a causa di una sovrapposizione tra la vera Isabella e Stefania: anche lei ha vissuto quei luoghi, e credeva che tornandoci avrebbe avuto meno pregiudizi rispetto alla protagonista del film, spinta a partire da rancori e dolori causati dall’elaborazione di un lutto.

Ammette che anche durante le piccole guerre di ogni giorno, si cerca sempre di non vedere la verità e di tirare avanti, mentre invece Stefania cerca delle risposte, spinta da un istinto recondito, forse alla ricerca di una verità che il marito Roberto non è riuscito a spiegare. La sua attenzione era legata piuttosto al percorso conoscitivo, a cercare di colmare quel gap tra oriente e occidente, perché in fondo tutti i sud del mondo hanno qualcosa di simile e familiare tra loro, in una sorta di gioco di specchi e rimandi dove l’importante, alla fine, è riconoscersi.

Oggi affrontare e conoscere quei luoghi non è così facile, per questo esiste il cinema nella sua funzione conoscitiva.

Per Scianna, invece, il personaggio di Roberto è stata una vera sfida: la difficoltà era restituire il momento, preciso, durante il quale il suo personaggio si è perso: da un lato c’era la difficoltà del segreto militare, inviolabile e segreto anche per chi gli vive intorno, dall’altra c’è quel senso di totale smarrimento di chi si ritrova a vivere una vita lontana dalla sua, che lo spinge a vedere cose lontane dalla propria realtà quotidiana, ad affrontare delle assurdità logiche che non vengono nemmeno afferrate.

Il suo intento era quello di rendere questo smarrimento di chi si è perduto, aiutato in questo dal regista Tavarelli e dalla protagonista Ragonese, sua vecchia conoscenza. La morale del film è che alla fine, secondo lui, l’amore riesce a colmare le assurdità delle dinamiche di guerra.

Una domanda riguarda il regista Tavarelli e i luoghi dove hanno girato: nel 2009 hanno fatto i primi sopralluoghi con Emergenza Sorriso, anche se già da prima volevano girare sui luoghi dell’ospedale di Nassyria, intavolando i primi contatti burocratici con le ambasciate per sbrogliare la difficile situazione. A causa di un attentato hanno dovuto rimandare ulteriormente le riprese, per spostarsi nel sud della Tunisia (un’area meno calda). Insieme alla troupe sono riusciti a calarsi in una realtà completamente diversa dalla nostra, calata in una sorta di “ritorno al medioevo” (come dichiara la Ragonese) che ha segnato un cambiamento negativo per queste realtà mediorientali.

Per quanto riguarda invece Debhi, anche lui si è avvicinato ad una realtà diversa che conosceva ma non troppo: ha da sempre questa sensazione di contraddizione tra il desiderio di partire e l’amore incondizionato per il proprio territorio, un conflitto interiore peggiore della voglia di scappare dalla propria terra in guerra.

Tavarelli risponde ad una domanda riconfermando il carattere volutamente “politico” della prima parte del film: con il racconto della realtà di Gela, ha cercato di accomunare le vicende del sud nostrano (i problemi dell’inquinamento petrolchimico e le ripercussioni sulla salute della gente, soprattutto i bambini) con l’Iraq di oggi in guerra, con delle similitudini evidenti e le stesse contraddizioni anche tra la gente. Il film per questo nasce come una storia d’amore- anche a livello distributivo, questo è il primo impatto per lo spettatore- per poi mescolarsi con la politica e la guerra.

Modern Love, la recensione della nuova serie Amazon Prime

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Modern Love, la recensione della nuova serie Amazon Prime

Modern Love è una rubrica del New York Times che da 15 anni allieta, con cadenza settimanale, i lettori del famoso giornale. La rubrica è diventata nel tempo un podcast, e ora è una serie, per Prime Video, disponibile sulla piattaforma dal 18 ottobre.

La rubrica originale prevede dei racconti di storie d’amore più o meno lunghi che, pur romanzando la vita e raccontando sempre dinamiche di coppia, hanno come filo rosso il fatto che si tratta di storie vere. Questo stesso criterio è stato adottato per le serie in otto episodi da 30 minuti, otto pillole di romanticismo e amore in diverse sfumature, che si impreziosiscono di un cast estremamente ricco e riconoscibile.

Modern Love è una serie antologica

Come ogni serie antologica, ci sono gli episodi più riusciti e quelli meno riusciti, quelli che mantengono una peculiarità di sguardo e racconto e quelli che si standardizzano su dinamiche più convenzionali. Quello che le accomuna è l’immediatezza di linguaggio e la scelta, sicuramente conscia, che tutti gli attori presenti sono chiamati a rivestire un ruolo che in genere non hanno mai interpretato.

Inoltre, ogni storia, scegliendo un registro più o meno comico, tragico o realistico (alcuni sfociano addirittura nel musical), mantiene un linguaggio immediato e semplice, che porta dritti al cuore della vicenda, senza divagare, ottimizzando quindi il formato ridotto di 30 minuti.

Come accennato, ci sono episodi più riusciti e alcuni meni efficaci, resta sempre vivo l’interesse verso le diverse dinamiche dell’amore, che si scontra con l’abbandono, la malattia, gli strascichi della fine di una storia e l’euforia dell’inizio di una nuova, si dimena tra vecchi e giovani, etero e gay, sempre con la stessa vitalità che ha l’unica cosa che riesce a mantenere vivo l’essere umano.

L’amore è solo per i ricchi?

Tuttavia, per Modern Love, sembra che l’amore sia un “problema” da ricchi, visto che tutti quelli che vivono queste storie sono o sembrano personaggi dell’alta borghesia newyorkese, benestanti che sembrano non avere altri problemi al mondo che quello di trovare il vero amore. E chissà che non sia anche questo un messaggio, amaro, per lo spettatore: soltanto chi non ha altri problemi, più seri e pratici, può permettersi di affliggersi e preoccuparsi per amore!

Modern Love – stagione 2: recensione della serie Amazon Prime Video

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Era l’ottobre 2019 quando il mondo faceva la sua conoscenza con Modern Love, la serie originale Amazon Prime Video basata sull’omonimo podcast e a sua volta basato sulla rubrica del New York Times che va avanti da oltre 15 anni, e che racconta storie d’amore e di vita, ognuna con un cuore e una unicità, come le persone stesse che la raccontano.

Modern Love – stagione 2, stesso format ma visione ampliata

Numerose sono le differenze di questa seconda stagione rispetto alla prima. Pur mantenendo lo stesso format, otto episodi da 30 minuti circa autoconclusivi, la seconda stagione di Modern Love sembra aver imparato dagli errori della prima, de-borghesizzandosi e abbracciando uno spettro sociale più ampio, ma andando a raccontare anche storie che non sono confinate nel perimetro, seppure variopinto e versatile, di New York. Ancora una volta, le storie d’amore raccontate non rispondono a parametri rigidi a fasce d’età, di orientamento sessuale o di colore. Il cast multietnico fa a meno delle star di prim’ordine che aveva sfoggiato nella prima stagione e si concentra su volti meno noti, con poche eccezioni, volti intensi, limpidi, che raccontano storie che si possono condividere con facilità, perché raccontate con immediatezza e vivacità, siano esse dolorose, come quella con protagonista Minnie Driver, o con un finale aperto, come l’ultimo episodio che ha come protagonista Kit Harington e che si concede lo sfizio di lasciar fare ai suoi protagonisti delle battute su Game of Thrones, o ancora giovanili. 

Modern Love – stagione 2 fa uno sforzo in più rispetto al primo ciclo, concedendosi delle invenzioni narrative ardite, che impreziosiscono il più banale dei racconti: ad esempio, quanto è diverso il ricordo di una serata trascorsa insieme da due punti di vista differenti? Oppure, come cambia la percezione di sé e dell’altro nel corso del tempo? O ancora come affronta un’imprevisto di coppia un uomo abituato a pianificare ogni singolo momento della sua vita?

Il tocco delicato di John Carney

Il tocco fresco e delicato che John Carney aveva proposto al cinema, con Begin Again e Sing Street, si replica in questa idea semplicissima eppure che offre tanti e tanti modo per raccontare l’amore, perché in fondo è una cosa che accomuna tutti gli esseri umani, che si incontra e si scontra di continuo con la quotidianità, con l’imprevisto, con quello che accade mentre siamo presi da altro. 

modern love stagione 2Trai migliori protagonisti della seconda stagione di Modern Love, oltre ai citati Driver e Harington, citiamo il redivivo Garrett Hedlund, che in concerto con Anna Paquin si esibisce in uno degli episodi più sofferenti e tormentati, con le idee visive migliori, la carismatica Dominique Fishback, che con orgoglio e dignità dà vita alla regina di tutte le friend-zone, Zhoe Chao e la rappresentazione della sua insolita e complicata malattia.

L’amore in tutte le sue forme è una parte fondamentale dell’esistenza umana, questa serie, nella sua immediatezza, ce lo ricorda offrendocene ad ogni episodio un aspetto diverso, e poco importa se la storia raccontata entra in contatto con la singola realtà di ognuno, l’immediatezza con cui la si racconta, l’emozione che lascia scorrere, la precisione con cui ne tratteggia gli esiti appartiene al genere umano, indistintamente. 

Modern Family 7×04: anticipazioni e promo

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Si intitolerà She Crazy, Modern Family 7×04, la quarta puntata della settima stagione della serie televisiva Modern Family, che andrà in onda sul network americano ABC.

https://youtu.be/2a2uzGFtZNw

In Modern Family 7×04 Phil è totalmente assorbito dal suo progetto legato alle anatre e Lily è l’unica felice di aiutarlo; nel frattempo, Claire è particolarmente preoccupata dal dover mostrare le sue idee a Jay ed al suo team creativo ed ha delle buone ragioni per esserlo ed infine Gloria e Manny si aiutano con le loro rispettive cotte e Cameron sviluppa un attaccamento morboso per i ragazzi della confraternita tanto da affittare l’intera unità abitativa dove vivono.

Modern Family 6×19: clip dall’episodio “Grill, Interrupted”

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Il network americano della CBS ha diffuso una nuova clip ufficiale di Modern Family 6×19, il diciannovesimo episodio che si intitola “Grill, Interrupted”:

Modern-Family-6x03Modern Family è una serie televisiva statunitense realizzata con la tecnica del falso documentario. Creata da Christopher Lloyd e Steven Levitan e prodotta dalla 20th Century Fox Television, la sitcom racconta le vicende di una famiglia allargata che non corrisponde ai canoni tradizionali, offrendo un realistico scorcio sulla figura, in costante cambiamento, della famiglia occidentale contemporanea, con la rappresentazione di personaggi contraddistinti da diversità caratteriali, sessuali, etniche e culturali.

Trasmessa dal 23 settembre 2009 sul network ABC, la serie ha ottenuto fin dall’esordio un ampio consenso di critica e di pubblico, ricevendo anche numerosi riconoscimenti.