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Monarch: Legacy of Monsters: il teaser trailer della serie Apple Tv+

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Apple TV+ ha svelato il primo teaser di Monarch: Legacy of Monsters, l’attesissima serie di dieci episodi in arrivo il 17 novembre. Basata sul Monsterverse della Legendary e interpretata da Kurt Russell, Wyatt Russell, Anna Sawai, Kiersey Clemons, Ren Watabe, Mari Yamamoto, Anders Holm, Joe Tippett ed Elisa Lasowski, Monarch: Legacy of Monsters farà il suo debutto con i primi due episodi, seguiti da un episodio ogni venerdì, fino al 12 gennaio.

Dopo la fragorosa battaglia tra Godzilla e i Titani che ha raso al suolo San Francisco e la scioccante rivelazione che i mostri sono reali, Monarch: Legacy of Monsters segue la vicenda di due fratelli che ricalcano le orme del padre per scoprire il legame della loro famiglia con l’organizzazione segreta nota come Monarch. Gli indizi li conducono nel mondo dei mostri e, infine, nella tana del coniglio dell’ufficiale dell’esercito Lee Shaw (interpretato da Kurt Russell e Wyatt Russell), in un arco temporale che va dagli anni ’50 fino a mezzo secolo dopo, quando la Monarch è minacciata da ciò che Shaw sa. La drammatica saga – che abbraccia tre generazioni – rivela segreti sepolti e i modi in cui eventi epici e sconvolgenti possono riverberarsi nelle nostre vite.

Prodotto dalla Legendary Television, Monarch: Legacy of Monsters è co-sviluppata e prodotta esecutivamente da Chris Black e Matt Fraction. Matt Shakman dirige i primi due episodi e funge da produttore esecutivo insieme a Joby Harold e Tory Tunnell, per conto di Safehouse Pictures, Andy Goddard, Brad Van Arragon e Andrew Colville. Hiro Matsuoka e Takemasa Arita producono esecutivamente per conto della Toho Co., Ltd., proprietaria del personaggio di Godzilla. La Toho ha concesso i diritti alla Legendary per “Monarch: Legacy of Monsters” come naturale conseguenza del loro rapporto a lungo termine con il franchise cinematografico.

Il Monsterverse di Legendary Entertainment è un epico universo di intrattenimento con storie interconnesse che riuniscono le più titaniche forze della natura della cultura popolare. Il pubblico assiste alla più grande battaglia per la sopravvivenza dell’umanità, in lotta per salvare il nostro mondo da una nuova realtà catastrofica: i mostri dei nostri miti e delle nostre leggende sono reali. Iniziato nel 2014 con “Godzilla” e proseguito con “Kong: Skull Island” del 2017, “Godzilla: King of the Monsters” del 2019 e “Godzilla vs. Kong” del 2021, il Monsterverse ha accumulato quasi due miliardi di dollari ai botteghini di tutto il mondo ed è in continua espansione, con l’attesissimo sequel “Godzilla x Kong: The New Empire”.

La serie si aggiunge all’offerta in espansione di Apple TV+ di dramedy sulla costruzione del mondo, tra cui la serie di successo globale “Silo”; “Foundation”, basata sui pluripremiati romanzi di Isaac Asimov e creata da David S. Goyer; “Invasion”, la serie fantascientifica dei produttori Simon Kinberg e David Weil, nominati agli Oscar® e due volte agli Emmy, e altro ancora.

Monarch: Legacy of Monsters, lo showrunner fornisce un aggiornamento sulla seconda stagione

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È un ottimo momento per essere un fan dei Kaiju, l’universo dei mostri si sta espandendo con una serie di film e serie con trame emozionanti e molta azione. Tra queste c’è Monarch: Legacy of Monsters di Apple TV+, interpretata dalla coppia padre-figlio Kurt Russell e Wyatt Russell.

La serie si è rivelata un successo per lo streamer e ha ottenuto un rapido rinnovo dopo la conclusione della prima stagione. I fan sono in trepidante attesa della prossima stagione, i cui dettagli sono tenuti strettamente nascosti. Tuttavia, il co-creatore della serie Chris Black ha recentemente annunciato che la prossima stagione della serie kaiju sarà più grande della seconda.

Ambientata all’indomani della battaglia tra Godzilla e i Titani, la prima stagione segue il viaggio di una famiglia alla scoperta di un’eredità che li lega al Monarca e le aspettative per la prossima stagione sono molto alte. Parlando della continuazione della storia, Black ha rivelato a Screen Rant che la seconda stagione “sarà grande”. Ha aggiunto,

Sarà grandiosa. Siamo davvero eccitati ed entusiasti di avere l’opportunità di tornare e continuare a raccontare questa storia. Penso che se avete guardato il finale di stagione, e siete arrivati alla fine del finale di stagione, penso che sappiate qual è il teaser“.

Monarch: Legacy of Monsters è stato un grande successo

Monarch: Legacy of Monsters

Monarch: Legacy of Monsters segue una coppia di fratelli mentre indagano sui legami della loro famiglia con Monarch, un’organizzazione segreta con profondi legami con le creature leggendarie. La loro ricerca li porta a scoprire segreti generazionali che coinvolgono l’ufficiale dell’esercito Lee Shaw. La serie è ambientata nel 2015, un anno dopo la ricomparsa di Godzilla, e salta tra le linee temporali dal 1959 al 2014. La serie che attraversa i decenni è stata un successo immediato tra i fan, ottenendo un punteggio dell’89% su Rotten Tomatoes. È stata acclamata per la narrazione, le interpretazioni e l’immersione profonda nel mondo dei mostri. Se il finale della serie è un esempio, la prossima stagione sarà da tenere d’occhio.

Il cast della prima stagione comprende Anna Sawai nel ruolo di Cate, Kiersey Clemons nel ruolo di May, Ren Watabe nel ruolo di Kentaro, Mari Yamamoto nel ruolo di Keiko, Anders Holm nel ruolo di Bill, Joe Tippett nel ruolo di Tim, Wyatt e Kurt Russell nel ruolo di Lee Shaw ed Elisa Lasowski nel ruolo di Duvall. Completano il cast Takehiro Hira nel ruolo di Hiroshi, Qyoko Kudo nel ruolo di Emiko, Christopher Heyerdahl nel ruolo del Generale Puckett e Mirelly Taylor nel ruolo di Natalia.

Monarch: Legacy of Monsters è ora in streaming su Apple TV+. Al momento non è stata annunciata alcuna data di uscita per l’imminente seconda stagione. Restate sintonizzati su Cinefilos per ulteriori aggiornamenti.

Monarch: Legacy of Monsters, lo show runner su una ipotetica seconda stagione, “… altre storie da raccontare'”

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Lo showrunner di Monarch: Legacy of Monsters, Chris Black ha parlato della possibilità che lo show venga rinnovato da Apple TV+, rivelando che c’è ancora una storia da raccontare.

Prima del finale della prima stagione di Monarch, Black ha dichiarato a TVLine: “Non abbiamo un ordine per la seconda stagione. Questo show è andato molto bene, quindi siamo ottimisti ed eccitati. Sentiamo di avere più storia da raccontare“.

Sebbene lo show non sia ancora stato rinnovato, Black ha motivo di essere ottimista. Apple TV+ ha recentemente comunicato che Monarch: Legacy of Monsters ha debuttato come prima stagione drammatica per Apple TV+ nel mese di novembre, secondo Deadline, insieme a successi consolidati come The Morning Show, Slow Horses e Silo. Tutti e tre sono stati rinnovati.

Per saperne di più su Monarch: Legacy of Monsters

Dopo la fragorosa battaglia tra Godzilla e i Titani che ha raso al suolo San Francisco e la scioccante rivelazione che i mostri sono reali, Monarch: Legacy of Monsters segue la vicenda di due fratelli che ricalcano le orme del padre per scoprire il legame della loro famiglia con l’organizzazione segreta nota come Monarch. Gli indizi li conducono nel mondo dei mostri e, infine, nella tana del coniglio dell’ufficiale dell’esercito Lee Shaw (interpretato da Kurt Russell e Wyatt Russell), in un arco temporale che va dagli anni ’50 fino a mezzo secolo dopo, quando la Monarch è minacciata da ciò che Shaw sa. La drammatica saga – che abbraccia tre generazioni – rivela segreti sepolti e i modi in cui eventi epici e sconvolgenti possono riverberarsi nelle nostre vite.

Prodotto dalla Legendary Television, “Monarch: Legacy of Monsters” è co-sviluppata e prodotta esecutivamente da Chris Black e Matt Fraction. Matt Shakman dirige i primi due episodi e funge da produttore esecutivo insieme a Joby Harold e Tory Tunnell, per conto di Safehouse Pictures, Andy Goddard, Brad Van Arragon e Andrew Colville. Hiro Matsuoka e Takemasa Arita producono esecutivamente per conto della Toho Co., Ltd., proprietaria del personaggio di Godzilla. La Toho ha concesso i diritti alla Legendary per “Monarch: Legacy of Monsters come naturale conseguenza del loro rapporto a lungo termine con il franchise cinematografico.

Monarch: Legacy of Monsters, Apple TV+ annuncia la seconda stagione

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Apple TV+ ha annunciato che la serie Monsterverse “Monarch: Legacy of Monsters”, di Legendary Entertainment, è stata rinnovata per una seconda stagione. Sulla scia del suo enorme successo, Apple TV+ ha anche stretto un nuovo accordo multi-serie con Legendary Entertainment che include diverse serie spin-off basate sul franchise.

«Monarch: Legacy of Monsters ha lasciato un’impronta indelebile nei cuori, nelle menti e nell’immaginazione del pubblico di tutto il mondo, guidato dalla brillantezza di Chris, Matt, Kurt, Wyatt e dal talentuoso cast e team creativo», ha affermato Morgan Wandell, responsabile dello sviluppo internazionale di Apple TV+. «Non potremmo essere più entusiasti che gli spettatori non solo abbiano la possibilità di provare ancora più emozioni nella seconda stagione, ma di intraprendere nuovi epici viaggi nel franchise mentre espandiamo il Monsterverse di Legendary».

 Dopo la fragorosa battaglia tra Godzilla e i Titani che ha raso al suolo San Francisco e la scioccante rivelazione che i mostri sono reali, “Monarch: Legacy of Monsters” segue la vicenda di due fratelli che ricalcano le orme del padre per scoprire il legame della loro famiglia con l’organizzazione segreta nota come Monarch. Gli indizi li conducono nel mondo dei mostri e, infine, nella tana del coniglio dell’ufficiale dell’esercito Lee Shaw (interpretato da Kurt Russell e Wyatt Russell), in un arco temporale che va dagli anni ’50 fino a mezzo secolo dopo, quando la Monarch è minacciata da ciò che Shaw sa. La drammatica saga – che abbraccia tre generazioni – rivela segreti sepolti e i modi in cui eventi epici e sconvolgenti possono riverberarsi nelle nostre vite.

La nuova stagione di “Monarch: Legacy of Monsters” è prodotta dagli showrunner e co-creatori Chris Black e Matt Fraction, insieme a Joby Harold e Tory Tunnell di Safehouse Pictures e Matt Shakman, Andrew Colville e Jen Roskind. Hiro Matsuoka e Takemasa Arita sono produttori esecutivi per conto di Toho Co., Ltd., la proprietaria del personaggio di Godzilla. Toho ha concesso in licenza i diritti a Legendary Entertainment per “Monarch: Legacy of Monsters” come naturale sottoprodotto del loro rapporto a lungo termine con il franchise cinematografico.

La prima stagione di “Monarch: Legacy of Monsters” è ora in streaming a livello globale su Apple TV+.

Monarch: Legacy of Monsters torna con una seconda stagione su Apple Tv il 27 febbraio

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Oggi Apple TV ha svelato il teaser trailer dell’attesissima seconda stagione di Monarch: Legacy of Monsters, la serie del Monsterverse con protagonisti Kurt Russell, Wyatt Russell, Anna Sawai, Kiersey Clemons, Ren Watabe, Mari Yamamoto, Joe Tippett e Anders Holm. La seconda stagione, composta da 10 episodi, debutterà il 27 febbraio 2026 con il primo episodio, seguito da un nuovo episodio ogni venerdì fino al 1º maggio.

La prima stagione di “Monarch: Legacy of Monsters” segue due fratelli determinati a scoprire il legame della loro famiglia con l’enigmatica organizzazione nota come Monarch. Gli indizi li conducono nel mondo dei mostri e, infine, sulle tracce dell’ufficiale dell’esercito Lee Shaw (interpretato da Kurt Russell e Wyatt Russell), in una storia che si svolge negli anni Cinquanta e mezzo secolo più tardi, quando ciò di cui Shaw è a conoscenza mette in pericolo la sopravvivenza stessa di Monarch.

La seconda stagione riprenderà con il destino di Monarch, e del mondo intero, in bilico. La saga porterà alla luce segreti sepolti che riuniranno eroi (e villain) sull’Isola del Teschio di Kong e in un nuovo, misterioso villaggio dove un Titano mitico emergerà dal mare. Le onde del passato si propagano nel presente, offuscando i legami tra famiglia, amici e nemici, mentre all’orizzonte incombe la minaccia di un evento titanico.

Prodotta da Legendary Television, “Monarch: Legacy of Monsters” è una serie prodotta esecutivamente da Joby Harold e Tory Tunnell di Safehouse Pictures, insieme a Chris Black, Jen Roskind, Matt Shakman, Andrew Colville e Lawrence Trilling, che dirige anche quattro episodi, oltre a Andrew Colville, che firma la sceneggiatura di due episodi e ricopre il ruolo di produttore esecutivo. Chris Black sarà lo showrunner della seconda stagione. Hiro Matsuoka e Takemasa Arita sono produttori esecutivi per conto della Toho Co., Ltd., proprietaria del personaggio di Godzilla.

Toho ha concesso in licenza i diritti a Legendary per “Monarch: Legacy of Monsters” come naturale estensione della loro collaborazione di lunga data legata al franchise cinematografico. Apple TV ha siglato un accordo pluri-serie con Legendary Entertainment, che include la seconda stagione di “Monarch: Legacy of Monsters” e diverse serie spin-off ambientate nello stesso universo narrativo.

La prima stagione di “Monarch: Legacy of Monsters”, è disponibile in streaming su Apple TV. Il Monsterverse di Legendary è un vasto universo narrativo multipiattaforma che ruota attorno alla lotta dell’umanità per sopravvivere in un mondo sconvolto da una nuova e catastrofica realtà: i mostri delle nostre leggende e dei nostri miti sono reali.
Ha avuto inizio con il film “Godzilla” del 2014, proseguendo con “Kong: Skull Island” (2017), “Godzilla: King of the Monsters” (2019), “Godzilla vs. Kong” (2021) e più recentemente con “Godzilla x Kong: The New Empire”, l’episodio di maggior incasso dell’intero franchise e il film di Godzilla di maggior successo di tutti i tempi.
È inoltre in arrivo l’attesissimo sequel “Godzilla x Kong: Supernova”, previsto per il 2027.

Il Monsterverse ha incassato oltre 2,5 miliardi di dollari al botteghino mondiale ed è cresciuto fino a includere la serie evento di grande successo “Monarch: Legacy of Monsters” per Apple TV. Con un universo interconnesso che comprende videogiochi, fumetti, giocattoli e esperienze dal vivo, il Monsterverse rappresenta un’epica forma di intrattenimento su scala monumentale.

Monarch: Legacy Of Monsters 2, Kurt Russell conferma il suo destino nel Monsterverse

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Kurt Russell conferma che tornerà nella seconda stagione di Monarch: Legacy of Monsters. Russell interpreta una versione più anziana dell’ufficiale dell’esercito Lee Shaw, mentre il figlio dell’attore nella vita reale, Wyatt Russell, interpreta una versione più giovane del personaggio. La prima stagione è stata generalmente ben accolta, ottenendo un punteggio critico dell’87% e un punteggio del pubblico del 77% su Rotten Tomatoes.

Monarch: Legacy of Monsters stagione 1 si è conclusa con il vecchio Shaw che si sacrifica rimanendo indietro per riparare un malfunzionamento in un portale. Tuttavia, cade dalla nave e finisce nella Terra Cava, lasciando il suo destino e la possibilità di un ritorno di Russell incerti per la prossima stagione.

Ora, Apple TV ha pubblicato un video dietro le quinte delle riprese della seconda stagione, che include Russell che sorride e dichiara: “Non ti libererai di me così facilmente”. Il titolo del video recita “La missione non è finita. Domani tutto cambierà” e il filmato si conclude con un ruggito mostruoso. Guarda il video qui sotto:

Il filmato non è recente, poiché a marzo è stato annunciato che le riprese della seconda stagione di Monarch: Legacy of Monsters erano terminate. Tra la conclusione della produzione, la conferma del ritorno di Russell e il titolo di Apple TV “Domani tutto cambierà”, è probabile che ci siano altre novità in arrivo, tra cui la data di uscita o un trailer.

Come la prima stagione, anche la prossima sarà composta da 10 episodi. Oltre a Russell, Anna Sawai, Kiersey Clemons, Ren Watabe, Mari Yamamoto, Joe Tippett e Anders Holm sono tra gli altri membri del cast di Monarch: Legacy of Monsters che hanno confermato il loro ritorno per la seconda stagione.

La serie fa parte del Monsterverse ed esplora l’organizzazione Monarch, che monitora titani come Godzilla e Kong. Si svolge in due periodi di tempo diversi, motivo per cui la storia presenta una versione più giovane e una più anziana di Shaw, poiché è profondamente legato a Monarch. John Goodman, che ha interpretato Bill Randa in Kong: Skull Island (2017) del Monsterverse, ha ripreso il ruolo nella prima stagione di Monarch, mentre Holm interpreta la versione più giovane del personaggio.

Insieme alla seconda stagione di Monarch, la lista dei prossimi progetti del Monsterverse include il film Godzilla x Kong: Supernova. L’uscita nelle sale è prevista per il 26 marzo 2027 e la regia è di Grant Sputore. Il cast include Kaitlyn Dever, Dan Stevens, Jack O’Connell, Delroy Lindo, Matthew Modine, Sam Neill e Alycia Debnam-Carey.

Monarch: Legacy of Monsters non solo amplia ulteriormente il Monsterverse, ma è anche un’espansione del numero crescente di popolari serie di fantascienza di Apple TV. La piattaforma di streaming ospita anche Severance, Silo, Foundation, For All Mankind, Dark Matter, Murderbot e, più recentemente, Pluribus di Vince Gilligan.

Monarch: Legacy of Monsters 2, il ritorno di Rodan cambia il Monsterverse (e un film del 1956 potrebbe spiegarlo)

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Il finale della seconda stagione di Monarch: Legacy of Monsters ha riportato in scena uno dei Titani più iconici del franchise: Rodan. Una rivelazione sorprendente, ma anche problematica, perché la sua presenza nella timeline del Monsterverse sembra entrare in conflitto con quanto stabilito in Godzilla: King of the Monsters.

Nell’ultima scena, il personaggio di Lee Shaw (Kurt Russell) arriva in Thailandia e si trova di fronte al cosiddetto “demone di fuoco”, chiaramente Rodan, posizionato su un vulcano. Il problema è che la serie è ambientata nel 2017, due anni prima degli eventi del film del 2019, dove Rodan veniva risvegliato per la prima volta in epoca moderna in Messico, sull’isola di Isla de Mara. Questo crea una discrepanza evidente: non solo nella posizione geografica, ma anche nel concetto stesso del suo “risveglio”.

Non si tratta quindi solo di un cameo spettacolare, ma di una scelta narrativa che apre interrogativi concreti sulla coerenza del Monsterverse. È un errore di continuità o un indizio più profondo? Ed è qui che entra in gioco un possibile collegamento con le origini del personaggio.

Il segreto potrebbe essere nel Rodan del 1956 (e cambiare il futuro della serie)

La chiave per interpretare questa incongruenza potrebbe arrivare da Rodan, il film originale giapponese in cui il mostro appariva per la prima volta. In quella versione, infatti, non esisteva un solo Rodan, ma due esemplari della stessa specie. Una soluzione che il Monsterverse potrebbe riprendere per evitare qualsiasi retcon.

Se il Rodan visto in Monarch non fosse lo stesso di King of the Monsters, ma un altro esemplare, molte delle incongruenze verrebbero automaticamente risolte. E non solo: questa scelta aprirebbe a nuove possibilità narrative, introducendo per la prima volta nel Monsterverse l’idea di più Titani della stessa specie attivi contemporaneamente.

Questo cambierebbe radicalmente le dinamiche future. Rodan potrebbe non essere più vincolato al percorso già visto — il confronto con Ghidorah, la sottomissione a Godzilla — ma diventare un elemento autonomo della storia, con un ruolo diverso, forse persino alleato.

In questo senso, il finale di Monarch: Legacy of Monsters non è solo un ritorno nostalgico, ma un potenziale punto di svolta. Se la serie confermerà questa direzione nella terza stagione, il Monsterverse potrebbe espandere la propria mitologia in modo più libero e meno legato alla continuità dei film precedenti.

Monarch: Legacy Of Monsters 2, Amber Midthunder di Prey nel cast

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Monarch: Legacy Of Monsters 2, Amber Midthunder di Prey nel cast

La seconda stagione di Monarch: Legacy of Monsters  ha scritturato il suo primo nuovo personaggio con una star del prequel Predator del 2022, Prey. La seconda stagione di Monarch è stata confermata da Apple TV+ nell’aprile 2024, dopo il grande successo della prima stagione. La serie è la prima serie televisiva live-action del Monsterverse di Legendary, che approfondisce il ruolo dell’organizzazione governativa titolare. Mentre Godzilla è stato uno dei protagonisti principali della prima stagione, per il seguito è stato annunciato che Kong sarà un personaggio più centrale dopo la sua apparizione a sorpresa nel finale.

Ora, Variety ha confermato che Amber Midthunder, che ha interpretato Naru in Prey, è il primo nuovo personaggio inserito nel cast di Monarch: Legacy of Monsters stagione 2. L’attrice interpreterà Isabel, “una donna d’affari intelligente e potente”, anche se al momento non sono stati diffusi ulteriori dettagli sul suo ruolo. L’attrice avrà un ruolo ricorrente nella serie, ma apparirà comunque di frequente, il che indica che è un elemento importante per il prosieguo della storia.

Cosa significa il casting di Amber Midthunder per Monarch: Legacy Of Monsters Stagione 2

La prima stagione di Monarch si è conclusa con la fuga di Cate (Anna Sawai), May (Kiersey Clemons) e Keiko (Mari Yamamoto) dalla Terra Cava, ma a spese di Lee (Kurt Russell), che si sacrifica per permettere loro di partire. Quando tornano, arrivano sull’Isola del Teschio e scoprono che sono passati due anni e che Kentaro (Ren Watanabe) lavora per la Apex Cybernetics. Data l’importanza che la società tecnologica avrà probabilmente nella seconda stagione, è possibile che il personaggio di Midthunder sia collegato in qualche modo ai loro sforzi che coinvolgono i Titani.

Apex ha già un posto importante nel Monsterverse, in quanto è destinato a creare Mechagodzilla, che Godzilla e Kong combattono alla fine di Godzilla vs. Kong. È probabile che la seconda stagione getti le basi per il loro inevitabile futuro, offrendo potenzialmente maggiori dettagli sull’uso del teschio di Ghidorah e su come l’Isola del Teschio rientri nei loro piani. Dato che la maggior parte del cast di Monarch è ancora all’oscuro delle loro intenzioni, Isabel potrebbe diventare una lente importante per capire come si svolgeranno i prossimi episodi.

Monarch: Legacy of Monsters – Stagione 2: Il produttore rivela perché compaiono solo Godzilla, Kong e Titan X

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Monarch: Legacy of Monsters torna su Apple TV con la seconda stagione (leggi qui la recensione) e, mentre questa volta Godzilla è affiancato da King Kong, l’unico altro Kaiju in gioco è il misterioso “Titan X”, di recente creazione. I film del MonsterVerse, come noto, non esitano a dare una nuova interpretazione alle creazioni più iconiche della Toho, ma la serie è effettivamente limitata quando si tratta di quali Titani vengono presentati sul piccolo schermo.

Questo non è particolarmente sorprendente e, nonostante sia ambientato nello stesso mondo, Monarch: Legacy of Monsters è solo vagamente collegato ai film. Parlando con ComicBook, il produttore esecutivo Tory Tunnell ha spiegato: “Voglio dire, sì, [alcuni Kaiju sono off-limits], ma non in modo tale da sembrare una sorta di gatekeeping. Vogliamo che il mondo sembri il più grande possibile. E quindi, per noi, non vogliamo sovrapporci a ciò che stanno facendo i film, perché questo non farebbe altro che restringere il mondo”.

Cerchiamo sempre di trovare storie che non sono state ancora raccontate e di capire come raccontarle in modo davvero efficace”, ha continuato. “E come possiamo prendere elementi che sappiamo arriveranno o che sono già stati utilizzati e farli sembrare un tutt’uno, in modo che risultino coerenti, sorprendenti e non stancanti”.

Per quanto riguarda la decisione di creare Titan X, Tunnell ha scherzato su “alcune brutte audizioni di Mothra” prima di aggiungere: “Abbiamo pensato che sarebbe stato davvero divertente fare qualcosa di nuovo e dare al pubblico qualcosa che non si aspettava, con quel Titan che naviga in [parti] del pianeta che non abbiamo mai visto prima. E permettendogli di avere una sua personalità a modo suo”.

Ha continuato dicendo che il Kaiju “è molto adatto al dramma che abbiamo concepito” per la seconda stagione, e ha aggiunto: “Ci sembrava inevitabile che fosse proprio questo Titan e nessun altro”. Mentre alcuni fan saranno inevitabilmente delusi dal fatto che non siano previsti cameo di Kaiju in Monarch: Legacy of Monsters al suo ritorno, Titan X sembra rappresentare una grave minaccia per Godzilla e Kong. Inoltre, il duo preferito dai fan dovrà affrontare molte minacce familiari nel film Godzilla x Kong: Supernova in uscita il prossimo anno.

La stagione 2 di Monarch: Legacy of Monsters riprenderà dunque con il destino di Monarch, e del mondo, in bilico. La drammatica saga rivela segreti sepolti che riuniscono i nostri eroi (e cattivi) sull’Isola del Teschio di Kong e in un nuovo e misterioso villaggio dove un mitico Titano emerge dal mare. Le ripercussioni del passato si ripercuotono sul presente, confondendo i legami tra famiglia, amici e nemici, il tutto con la minaccia di un evento titanico all’orizzonte.

La serie vedrà protagonisti Kong, Godzilla e introdurrà un nuovo titano: l’enigmatico Titan X, ora ufficialmente in libertà. Titan X non è solo un altro mostro, è un cataclisma vivente. Quando la sua enorme forma bioluminescente emerge dalla superficie dell’oceano, il mondo sembra trattenere il respiro. Titan X è al centro del mistero principale della seconda stagione come un’antica forza che emerge dalle profondità, con uno scopo incerto, un potere senza pari e un timore reverenziale e terrore in egual misura.

LEGGI ANCHE: Monarch: Legacy of Monsters – stagione 2: conferma, cast e tutto quello che sappiamo

Monarch: Legacy of Monsters – stagione 2: conferma, cast e tutto quello che sappiamo

La serie Monarch: Legacy of Monsters di Apple TV+ ha fatto il suo ingresso trionfale sul piccolo schermo nella prima stagione e ci sono sviluppi interessanti riguardo alla seconda stagione. Ambientato nell’universo MonsterVerse della Legendary Pictures, Monarch: Legacy of Monsters è ambientato all’indomani della battaglia tra Godzilla e i MUTOS a San Francisco nel film Godzilla del 2014.

La serie segue due fratelli che scoprono il legame segreto della loro famiglia con un’organizzazione conosciuta come Monarch, che da generazioni è a conoscenza dell’esistenza di mostri giganti. Come serie, Legacy of Monsters funge da ponte tra i numerosi film del MonsterVerse. Con recensioni largamente positive, l’originale Apple TV+ pone l’accento sui personaggi, aggiungendo anche una buona dose di azione kaiju.

Sebbene Monarch risolva alcune preoccupazioni sul MonsterVerse chiarendo alcune questioni relative alla linea temporale, rappresenta anche il prossimo grande passo nella massiccia saga cinematografica, che si espande alla TV. Il piano a lungo termine per il MonsterVerse sta diventando sempre più chiaro e Monarch: Legacy of Monsters potrebbe essere la pietra miliare su cui saranno valutati i prossimi film. Ciò rende una seconda stagione della serie non solo possibile, ma quasi necessaria.

Ultime notizie su Monarch: Legacy Of Monsters Stagione 2

Concluse le riprese della seconda stagione

A pochi mesi dalla ripresa delle riprese alla fine del 2024, le ultime notizie confermano che Monarch: Legacy of Monsters stagione 2 è terminata. Apple TV+ ha condiviso su Instagram una foto dal set con Anna Sawai, Kiersey Clemons, Ren Watabe e Takehiro Hira in posa tra i rottami di un veicolo dell’Operazione Hourglass, annunciando la fine delle riprese. Non è stata ancora stabilita una data di uscita e probabilmente ci sarà un lungo processo di post-produzione a causa di tutti gli effetti visivi necessari per dare vita ai mostri.

Monarch: Legacy Of Monsters Stagione 2 è confermata

Una seconda stagione e degli spin-off sono in arrivo

L’annuncio della seconda stagione ha anche confermato che Apple TV+ sta lavorando ad altri spin-off di MonsterVerse

Il futuro della serie era incerto dopo il finale della prima stagione e, nonostante fossero emerse notizie contrastanti, Apple TV+ ha rinnovato Monarch: Legacy of Monsters per la seconda stagione nell’aprile 2024. Il rinnovo è arrivato pochi mesi dopo la conclusione della prima stagione della serie e solo poche settimane dopo il debutto di successo di Godzilla x Kong: The New Empire. L’annuncio della seconda stagione ha anche confermato che Apple TV+ stava lavorando ad altri spin-off di MonsterVerse, anche se questi non sono ancora stati rivelati.

Nel novembre 2024, Apple TV+ ha annunciato che la produzione della seconda stagione era in corso e che sarebbe stata completata nel marzo 2025. Probabilmente ci sarà un lungo processo di post-produzione per creare tutti gli effetti visivi. Detto questo, il 2025 è la data più vicina in cui potrebbe arrivare la seconda stagione, presumibilmente nei mesi finali.

La prima stagione di Monarch: Legacy of Monsters si è conclusa il 12 gennaio 2024.

Cast della seconda stagione di Monarch: Legacy Of Monsters

Il cast di Monarch: Legacy of Monsters è stato uno dei suoi punti di forza e, fortunatamente, la maggior parte del cast tornerà nella seconda stagione. Con i dettagli della trama ancora sconosciuti, non è chiaro se i personaggi della prima stagione saranno al centro dell’attenzione o se ci sarà un cambiamento. Tuttavia, se il cast originale tornerà, i fan potrebbero rivedere quasi tutti i personaggi, anche quelli morti nella prima stagione. Lee Shaw, interpretato da Kurt Russell, si è sacrificato per aiutare i suoi amici a fuggire dalla Terra Cava, ma potrebbe sempre tornare in dei flashback, oppure potrebbe essere sopravvissuto alla sua presunta morte.

Ci sono già stati alcuni ritorni confermati per la seconda stagione, e Anna Sawai tornerà nei panni di Cate Randa insieme ai co-protagonisti Ren Watabe (Kentaro), Kiersey Clemons (May) e Takehiro Hira (Hiroshi). Inoltre, Dominique Tipper è apparsa in tutta la prima stagione nei panni della losca agente dell’Apex Brenda Holland, e Tipper ha confermato che Holland avrà un ruolo nella seconda stagione, così come l’Apex. Inoltre, Joe Tippett tornerà nei panni di Tim. La star di Prey, Amber Midthunder, è la prima nuova entrata nel cast nel ruolo della donna d’affari Isabel.

 La Trama di Monarch: Legacy Of Monsters – Stagione 2

Il finale della prima stagione di Monarch: Legacy of Monsters ha ripreso gli eventi di Godzilla: King of the Monsters, ma c’è ancora molto da raccontare nella seconda stagione. La seconda stagione potrebbe tornare ancora più indietro nella linea temporale di Monarch ed esplorare i primi incontri con i Titani. Oppure potrebbe continuare a concentrarsi sui personaggi e seguire Cate, Tim e Keiko nella loro crociata contro la cospirazione di Monarch ai giorni nostri.

La seconda stagione di Monarch: Legacy of Monsters potrebbe rifocalizzarsi sull’altra figura titanica del MonsterVerse, Kong. Sebbene non sia ancora stato confermato nulla, Kong sarebbe il modo perfetto per continuare la serie nella seconda stagione, dato che il suo film solista, Kong: Skull Island, presta il personaggio di Bill Randa (John Goodman) a Monarch sia nel passato che nel presente. In ogni caso, la seconda stagione di Monarch: Legacy of Monsters ha molto su cui lavorare, soprattutto con la nuova trama di Godzilla x Kong: The New Empire.

Monarch: Legacy of Monsters – Stagione 2, recensione

Monarch: Legacy of Monsters – Stagione 2, recensione

La prima stagione dello show nato dalla collaborazione tra Apple TV e Legendary Television aveva optato per la scelta tutto sommato interessante di portare i “Titani” dell’universo Godzilla/King Kong dentro il formato dello streaming. Un’intuizione interessante, forse addirittura innovativa, che aveva giocato piuttosto bene con l’attesa dello spettatore seriale adoperando in particolar modo il doppio piano temporale. Il risultato, seppur alterno nella cadenza della narrazione, aveva reso Monarch: Legacy of Monsters una serie degna di essere gustata.

La seconda stagione riprende le stesse direttive senza offrire realmente alcuna novità, al contrario adagiandosi forse un po’ troppo su quanto sviluppato e offerto in precedenza. In questi nuovi episodi infatti finiamo con l’essere testimoni di un certo disequilibrio tra i due piani temporali, con quello del passato che si rivela decisamente meglio organizzato ed emotivamente più efficace di quello “presente”. I momenti in cui come spettatori partecipiamo ai conflitti che si sviluppano tra i personaggi e i loro rapporti umani, sono per numero molto maggiori quando in scena ci sono i tre protagonisti negli anni ‘50.

I due problemi di Monarch: Legacy of Monsters – Stagione 2

Ciò accade anche perché l’alchimia tra l’efficace Mari Yamamoto (Rental Family) e un sempre più carismatico Wyatt Russell (Thunderbolts) si trasforma nell’asse emozionale portante dell’intero show. Al contrario nell’altra ambientazione i rapporti tra i personaggi sono maggiormente macchinosi, i loro dilemmi morali poco raggiungibili se non addirittura incomprensibili, e questo di certo non supporta un cast di attori i quali non riescono quasi mai realmente ad incidere, compreso un interprete iconico come Kurt Russell, in questo show non sfruttato al meglio. Tale mancanza di spessore emotivo limita la partecipazione del pubblico alle vicende sia interpersonali che legate alla questione degli esseri giganteschi e mostruosi che affliggono il pianeta.

E qui passiamo al secondo problema di Monarch: Legacy of Monsters – Stagione 2: una volta diventato impossibile giocare con l’attesa del non visto, si doveva probabilmente puntare su una maggiore spettacolarità del prodotto. Questo non avviene: a livello di scene d’azione, oppure anche di semplice stupore di fronte alle dimensioni enormi dei mostri, le varie puntate di presentano come scarne, riservando poche scene e piuttosto “telefonate”. Bisogna poi ricordare che siamo nell’universo che vede protagonisti e dominatori dell’immaginario Godzilla e King Kong, i quali sono in scena davvero troppo poco per soddisfare i loro fan. Certo, ci sono gli altri esseri titanici, ma non è la stessa cosa, non sono iconici come il lucertolone e la scimmia, su questo non si discute. Senza di loro, Monarch si riduce troppo spesso a uno show con creature enormi e devastanti, le quali però non posseggono quell’aura leggendaria perché la fanbase si aggrappi al prodotto.

Rispetto alla prima stagione, questi nuovi episodi di Monarch: Legacy of Monsters rappresenta un mezzo passo indietro non tanto per la qualità complessiva del prodotto quanto per il fatto che ripropone la stessa formula senza aggiungere veramente qualcosa di nuovo o anche soltanto maggiormente efficace. Ci troviamo di fronte a una seconda stagione che non possiede mordente, che si rifugia nello spettacolo degli effetti speciali senza troppa convinzione, affidando alla visione dei giganteschi animali e alla loro potenza distruttiva il compito di intrattenere.

Non mancano ovviamente alcune sequenze altamente spettacolari, ma di certo non bastano ad allontanare il sospetto che la mancanza di idee e di una direttrice narrativa “forte” abbiano fatto capolino dietro la confezione di qualità comunque elevata. E poi, vale la pena ripeterlo, in scena vorremmo vede molto più tempo King Kong e Godzilla rispetto alle altre creature, le quali anche a livello estetico si avvicinano più a creature aliene, mancando di quella familiarità “terrena” che i due leggendari mostri hanno conquistato nel corso dei decenni e dei film.

Monarch: Legacy of Monsters – Stagione 2, il trailer

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Monarch: Legacy of Monsters – Stagione 2, il trailer

Apple TV ha svelato un nuovo teaser trailer dell’attesissima seconda stagione di Monarch: Legacy of Monsters, la serie del Monsterverse con protagonisti Kurt Russell, Wyatt Russell, Anna Sawai, Kiersey Clemons, Ren Watabe, Mari Yamamoto, Joe Tippett e Anders Holm. La seconda stagione, composta da 10 episodi, debutterà il 27 febbraio 2026 con il primo episodio, seguito da un nuovo episodio ogni venerdì fino al 1º maggio.

Oltre a Kong, la seconda stagione vedrà la partecipazione di Godzilla e l’introduzione di un nuovo Titano: l’enigmatico Titan X, ora ufficialmente in libertà. Titan X non è solo un altro mostro, è un cataclisma vivente. Quando la sua enorme forma bioluminescente emerge dalla superficie dell’oceano, il mondo sembra trattenere il respiro. Nella nuova stagione di “Monarch: Legacy of Monsters”, Titan X è al centro del mistero: un’antica forza che emerge dalle profondità, il cui scopo è incerto, il cui potere è ineguagliabile, che incute timore e terrore in egual misura. Tra le guest star della seconda stagione figurano Takehiro Hira, Amber Midthunder, Curtiss Cook, Cliff Curtis, Dominique Tipper e Camilo Jiménez Varón.

La prima stagione di “Monarch: Legacy of Monsters” segue due fratelli determinati a scoprire il legame della loro famiglia con l’enigmatica organizzazione nota come Monarch. Gli indizi li conducono nel mondo dei mostri e, infine, sulle tracce dell’ufficiale dell’esercito Lee Shaw (interpretato da Kurt Russell e Wyatt Russell), in una storia che si svolge negli anni Cinquanta e mezzo secolo più tardi, quando ciò di cui Shaw è a conoscenza mette in pericolo la sopravvivenza stessa di Monarch.

La seconda stagione riprenderà con il destino di Monarch, e del mondo intero, in bilico. La saga porterà alla luce segreti sepolti che riuniranno eroi (e villain) sull’Isola del Teschio di Kong e in un nuovo, misterioso villaggio dove un Titano mitico emergerà dal mare. Le onde del passato si propagano nel presente, offuscando i legami tra famiglia, amici e nemici, mentre all’orizzonte incombe la minaccia di un evento titanico.

Prodotta da Legendary Television, “Monarch: Legacy of Monsters” è una serie prodotta esecutivamente da Joby Harold e Tory Tunnell di Safehouse Pictures, insieme a Chris Black, Jen Roskind, Matt Shakman, Andrew Colville e Lawrence Trilling, che dirige anche quattro episodi, oltre a Andrew Colville, che firma la sceneggiatura di due episodi e ricopre il ruolo di produttore esecutivo. Chris Black sarà lo showrunner della seconda stagione. Hiro Matsuoka e Takemasa Arita sono produttori esecutivi per conto della Toho Co., Ltd., proprietaria del personaggio di Godzilla.

Toho ha concesso in licenza i diritti a Legendary per “Monarch: Legacy of Monsters” come naturale estensione della loro collaborazione di lunga data legata al franchise cinematografico. Apple TV ha siglato un accordo pluri-serie con Legendary Entertainment, che include la seconda stagione di “Monarch: Legacy of Monsters” e diverse serie spin-off ambientate nello stesso universo narrativo. La prima stagione di “Monarch: Legacy of Monsters”, è disponibile in streaming su Apple TV.

Monarch: Legacy of Monsters – stagione 2, episodio 1: spiegazione del finale

Monarch: Legacy of Monsters torna con la seconda stagione e il primo episodio non perde tempo nel rimescolare le carte del Monsterverse. Il finale della premiere introduce nuovi interrogativi, riporta in scena un personaggio creduto perduto e lancia una minaccia titanica destinata a ridefinire gli equilibri tra passato e presente.

La prima stagione si era chiusa con il sacrificio apparente di Lee Shaw (Kurt Russell), mentre il resto del gruppo riusciva a tornare sulla Terra. La stagione 2 riparte dal 2017, mostrando un avamposto Apex Cybernetics su Skull Island: l’arrivo di Kong, pronto a investigare e distruggere, funge da detonatore narrativo per un episodio che intreccia linee temporali e introduce il nuovo kaiju centrale, Titan X.

Tra flashback nel 1957 a Santa Soledad, nel sud del Cile, e sviluppi nel presente, l’episodio costruisce il mito di una creatura legata a una leggenda marina vecchia di due secoli. In una battuta significativa, un personaggio afferma: «Lo venerano e il mare provvede», anticipando il ruolo quasi divino attribuito al Titano. Ma è nel finale che la serie alza la posta: il tentativo di Cate di salvare Lee dall’Axis Mundi provoca l’apertura del portale, Titan X attraversa la soglia, uccide la vice direttrice di Monarch Natalia Verdugo e fugge, sottraendosi a Kong.

Titan X è libero: quale sarà la prossima destinazione nel Monsterverse?

Con Titan X diretto verso l’oceano e Kong impossibilitato a inseguirlo, la domanda centrale dell’episodio diventa evidente: dove sta andando la creatura? Il mare è il suo habitat naturale, ma i flashback a Santa Soledad suggeriscono che il Cile potrebbe tornare centrale nella stagione. L’idea che Titan X attraversi gli oceani apre inoltre la porta a un possibile coinvolgimento di Godzilla, con l’ombra di un nuovo evento “G-Day” che aleggia sulla narrazione.

L’evasione del Titano non è solo un cliffhanger spettacolare, ma l’innesco di una storyline più ampia. Monarch si ritrova ora con una creatura fuori controllo e un fragile equilibrio geopolitico da gestire. La stagione 2 sembra voler spingere ancora più in là l’intersezione tra mitologia kaiju e responsabilità istituzionale.

Il ritorno di Lee Shaw cambia le dinamiche interne di Monarch

Il sacrificio di Lee Shaw era stato uno dei momenti emotivamente più forti della prima stagione. Tuttavia, il finale dell’episodio 1 ribalta quella conclusione: Shaw è vivo. Il suo ritorno, però, non è privo di conseguenze. Durante il passaggio nel portale, Lee affronta una delle creature simili a scarabei collegate a Titan X nel passato, dimostrando quanto siano pericolose e difficili da eliminare. Il fatto che uno di questi parassiti possa essere tornato sulla Terra con lui aggiunge un ulteriore livello di minaccia.

Il rientro di Shaw riapre anche il rapporto con Keiko, ora catapultata in un mondo radicalmente diverso da quello che conosceva. Il legame tra i due, costruito nei flashback, promette di diventare uno dei fulcri emotivi della stagione, soprattutto mentre Monarch deve riorganizzarsi dopo la morte di Natalia Verdugo.

La morte di Verdugo e il nuovo equilibrio di potere in Monarch

La morte di Verdugo, spazzata via da un tentacolo di Titan X, lascia un vuoto nel vertice dell’organizzazione. Questo evento potrebbe ridefinire la struttura di potere interna. Tim potrebbe guadagnare maggiore credibilità assumendo un ruolo più centrale, ma anche Keiko appare destinata a tornare una figura chiave, con la possibilità di riportare Monarch alla sua missione originaria.

Infine, l’episodio riprende uno dei temi più delicati della stagione 1: la doppia vita di Hiroshi. Cate affronta il padre sulle sue due famiglie, e la spiegazione — l’impossibilità di condividere i segreti di Monarch con Caroline — crea un parallelo diretto con il triangolo tra Keiko, Lee e Billy nel passato. La serie suggerisce così un legame tematico tra generazioni, in cui amore e segreti si intrecciano con le grandi minacce titaniche.

Il finale della premiere non offre risposte definitive, ma apre un ventaglio di possibilità narrative. Titan X è libero, Lee è tornato e Monarch è più fragile che mai. La stagione 2 si preannuncia come un capitolo decisivo per l’espansione del Monsterverse televisivo.

Mona Lisa smile: recensione del film con Julia Roberts

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Mona Lisa smile: recensione del film con Julia Roberts

Mona Lisa smile  è un film del 2003 diretto da Mike Newell e con protagonisti Julia Roberts (Katharine Ann Watson), Kirsten Dunst (Betty), Julia Stiles (Joanna), Maggie Gyllenhaal (Giselle), Dominic West (Bill) e Marcia Gay Harden (Nancy).

Mona Lisa smile, la trama

1953: Katherine Watson è la nuova insegnante di Storia dell’Arte del prestigioso Wellesley College, che in realtà, negli Stati Uniti del dopoguerra dove molte donne sono state rimandate a casa dopo aver lavorato in fabbriche e uffici durante il secondo conflitto mondiale, prepara le sue ragazze solo allo scopo finale del matrimonio e della maternità. Katherine, elevatasi con lo studio dalle sue origini nella classe operaia, single a 36 anni in un’epoca in cui questo è inaccettabile, anticonformista, si scontra con allieve intelligenti ma a tratti ottuse, riuscendo a conquistare comunque la loro stima, in particolare quella di Betty, che capisce dopo un matrimonio infelice quanto altro ci sia  nella vita da scoprire e da fare. Katherine se ne andrà poi per la sua strada, lasciando in quelle ragazze e nelle sue colleghe, tra infelicità e gioia, un ricordo che forse potrà, pian piano, far cambiare loro vita.

Mona Lisa smile, l’analisi

Mike Newell affronta in questo film tematiche al femminile e femministe, scegliendo un momento importante per la Storia delle donne, quando gli anni Cinquanta crearono un riflusso all’indietro per molte di loro, appoggiato dalle stesse (emblematiche e anche leggermente agghiaccianti le parole con cui Joan respinge l’idea di andare a Harvard per sposarsi), ma dietro al quale si agitavano fantasmi vecchi e nuovi, quali quello dell’autorealizzazione e anche del fallimento crescente di molti matrimoni e unioni.

La ex fidanzata d’America Julia Roberts affronta un altro ruolo impegnativo, anche se diverso da quello di Erin Brokovich, per una figura femminile che rievoca diverse insegnanti di college e università, che dagli anni Cinquanta crearono poi la generazione di donne che diede vita al femminismo, in contrapposizione con la collega Nancy, un’ottima Marcia Gay Harden, insegnante ultraconformista di economia domestica, che non è riuscita ad elaborare il fallimento del suo matrimonio.

Nel cast non mancano una serie di future promesse del cinema nei ruolo delle studentesse e se Julia Stiles si è poi buttata soprattutto sulle commedie sentimentali e Ginnifer Goodwin è diventata protagonista della serie fantastica Once upon a time, non si possono non sottolineare il successo raggiunto da Kirsten Dunst, palma a Cannes per Melancholia di Lars von Trier dopo una carriera cominciata da bambina, e di Maggie Gyllenhaal, da allora sempre specializzata in ruoli di donna forte ed emancipata, magari d’epoca, come quello della suffragetta vittoriana nel recente Hysteria.

Mona Lisa smile riesce ad essere un inno alla autorealizzazione al femminile e al seguire il proprio cuore, lontano dai conformismi sociali, scoprendo cosa c’è oltre, nel pubblico o nel privato, tramite la cultura o i sentimenti. Non è il primo film a parlare di scuola, ma è uno dei pochi a farlo dalla parte delle bambine, come direbbe Elena Gianini Belotti, delle donne, e anche se l’azione è situata in un’epoca spesso idealizzata come gli anni Cinquanta, le tematiche possono essere ancora attuali oggi, in un mondo in cui la crisi economica pretende che si sacrifichino aspirazioni e che siano poi in definitiva le donne a pagare il peso più grande.

Una nota di colore: Diana Chapman Walsh, preside a Wellesley durante la realizzazione del film ed ex allieva negli anni Sessanta, ha dichiarato che la situazione nel college non era comunque così oppressiva e conformista come quella descritta nel film. Ma, si sa, un po’ di contrasti fanno bene ad una trama intrigante, soprattutto quando l’anticonformismo arriva dall’insegnante e ad essere conformiste sono le studentesse.

Mona Lisa Smile: la storia vera, cosa c’è di autentico e cosa il film cambia

Il film Mona Lisa Smile (leggi qui la recensione) è diventato negli anni un piccolo cult, un film per ragazzi (ma non solo) capace di intercettare un tema universale: il conflitto tra aspettative sociali e libertà individuale. Ambientato negli anni Cinquanta, il racconto segue una giovane insegnante (Julia Roberts) che sfida le convenzioni di un prestigioso college femminile, mettendo in discussione il ruolo della donna in una società ancora rigidamente strutturata, similmente a quanto fatto (al maschile) da L’attimo fuggente. Ma dietro questa narrazione cinematografica si nasconde una domanda cruciale: quanto di ciò che vediamo è realmente accaduto?

La risposta, come spesso accade nei film “ispirati a una storia vera”, è complessa e stratificata. Mona Lisa Smile non racconta una singola vicenda documentata, ma si nutre di un contesto storico reale e di figure simboliche che rappresentano un’intera generazione. L’idea di fondo – quella di una docente progressista che prova a scardinare un sistema educativo conservatore – affonda le radici nella realtà dell’America degli anni Cinquanta, ma la sua traduzione cinematografica è filtrata da esigenze narrative e semplificazioni che meritano di essere analizzate con attenzione.

La storia vera dietro Mona Lisa Smile: tra figure reali e simboli dell’emancipazione femminile negli anni ’50

Per comprendere cosa sia “vero” in Mona Lisa Smile bisogna partire da un presupposto chiave: Katherine Watson non è una persona storicamente identificabile, ma un personaggio composito. In lei confluiscono le esperienze di molte donne realmente esistite che, nel secondo dopoguerra, iniziarono a mettere in discussione il modello dominante di femminilità. Gli anni Cinquanta americani, infatti, sono spesso ricordati come un periodo di stabilità e crescita economica, ma sotto questa superficie si agitavano tensioni profonde, soprattutto sul ruolo sociale delle donne.

Dopo le conquiste delle suffragette e il diritto di voto, il passo successivo era ridefinire il posto della donna nella società. Tuttavia, la cultura dominante continuava a promuovere un ideale preciso: matrimonio, famiglia, stabilità domestica. In questo contesto, l’educazione femminile nei college più prestigiosi non era necessariamente orientata all’autonomia professionale, ma spesso alla formazione di future mogli “colte”. È proprio qui che il film trova il suo aggancio alla realtà: esistevano davvero docenti e studentesse che iniziavano a mettere in discussione questo sistema, anche se non sempre in modo così esplicito e conflittuale come mostrato sullo schermo.

La figura dell’insegnante che utilizza l’arte come strumento per aprire nuovi orizzonti non è quindi una finzione totale, ma una sintesi narrativa. L’idea che attraverso lo sguardo critico su un’opera si possa arrivare a mettere in discussione l’intera struttura sociale è perfettamente coerente con le correnti pedagogiche più avanzate dell’epoca, anche se il film tende a semplificarne la complessità per renderla più immediata.

Quanto è accurato il film nel rappresentare il contesto storico e accademico di Wellesley College

Mona Lisa Smile cast

Se il contesto generale è plausibile, il livello di accuratezza del film quando entra nel dettaglio della vita accademica è decisamente più discutibile. Molte ex studentesse del Wellesley College, l’istituzione reale a cui il film si ispira, hanno contestato apertamente la rappresentazione proposta. Secondo le loro testimonianze, il college degli anni Cinquanta non era affatto un luogo passivo o arretrato, ma un ambiente intellettualmente stimolante e rigoroso.

Il film, invece, costruisce una dinamica narrativa in cui le studentesse appaiono inizialmente conformiste, quasi inconsapevoli delle proprie possibilità, per poi essere “risvegliate” dalla docente protagonista. Questa impostazione funziona perfettamente sul piano drammaturgico, ma rischia di distorcere la realtà storica. In molti casi, le giovani donne che frequentavano questi college erano già consapevoli, ambiziose e impegnate nel proprio percorso formativo.

Anche alcuni dettagli più specifici risultano poco credibili: la struttura delle lezioni, il comportamento delle studentesse in aula, persino il tipo di corsi frequentati non sempre corrispondono alla realtà documentata. Questo non significa che il film sia completamente scollegato dalla storia, ma che sceglie deliberatamente di enfatizzare il conflitto per costruire un arco narrativo più efficace.

Tra licenza narrativa e verità storica: cosa il film semplifica o altera per costruire il suo messaggio

Julia Roberts nel film Mona Lisa Smile

La distanza tra realtà e finzione diventa ancora più evidente quando si analizza il modo in cui Mona Lisa Smile costruisce il proprio messaggio. Il film tende a polarizzare le posizioni: da una parte la tradizione, dall’altra il cambiamento, incarnato dalla protagonista. Nella realtà, però, il processo di emancipazione femminile è stato molto più graduale e contraddittorio, fatto di compromessi, ambiguità e percorsi individuali differenti.

Ad esempio, il film suggerisce una forte pressione sociale verso il matrimonio già durante gli anni universitari, elemento che alcune testimonianze ridimensionano. Certo, il matrimonio era una prospettiva centrale, ma non necessariamente vissuta come un’imposizione assoluta o incompatibile con altre ambizioni. Molte donne cercavano di conciliare più dimensioni della propria vita, senza percepirle come alternative nette.

Anche la rappresentazione dell’insegnamento dell’arte come qualcosa di rivoluzionario è, in parte, una costruzione narrativa. Lo studio dell’arte moderna era già presente in molte istituzioni accademiche ben prima degli anni Cinquanta. Il film, quindi, attribuisce alla protagonista un ruolo pionieristico che, nella realtà, era già condiviso da altri docenti e programmi.

Queste semplificazioni non sono necessariamente un limite, ma una scelta consapevole: il film non vuole essere un documento storico, bensì una parabola sull’identità e sulla libertà di scelta. Tuttavia, proprio per questo motivo, è importante distinguere tra il valore simbolico della storia e la sua attendibilità fattuale.

La vera eredità di Mona Lisa Smile: tra mito cinematografico e riflessione sul ruolo della donna

Maggie Gyllenhaal in Mona Lisa Smile

Arrivati a questo punto, la questione dell’accuratezza storica si intreccia con quella del significato culturale del film. Mona Lisa Smile funziona meno come ricostruzione fedele e più come racconto emblematico. La sua forza non sta nella precisione dei dettagli, ma nella capacità di condensare in una storia accessibile un momento di trasformazione più ampio.

Il personaggio di Katherine Watson diventa così un simbolo: non una figura storica, ma una rappresentazione di tutte quelle donne che hanno contribuito, in modi diversi, a ridefinire il proprio ruolo nella società. Allo stesso modo, le studentesse non sono ritratti realistici di individui specifici, ma incarnano diverse risposte possibili al cambiamento: chi si adegua, chi resiste, chi cerca una via personale.

In questo senso, il film dice qualcosa di vero, anche quando altera i fatti: racconta il passaggio da un modello rigido a una maggiore libertà di scelta. Ma lo fa attraverso una lente semplificata, che privilegia la chiarezza narrativa rispetto alla complessità storica. È qui che si gioca il suo equilibrio più interessante: tra ciò che è accaduto davvero e ciò che il cinema decide di raccontare per rendere quella realtà comprensibile e coinvolgente.

Mona Lisa and the Blood Moon, recensione del film di Ana Lily Amirpour

A cinque anni di distanza da The Bad Batch torna in concorso a Venezia 78 con il suo ultimo film, Mona Lisa and the Blood Moon, la regista di origine iraniana naturalizzata statunitense Ana Lily Amirpour. Proprio a Venezia, la regista dallo stile inconfondibile, convinse vincendo il Premio Speciale della Giuria sbilanciando i pronostici che vedevano altri film favoriti.  Come nel film precedente la protagonista è una donna che non accetta passivamente ciò che le accade ma combatte per trovare il  proprio posto nel mondo.

Mona Lisa and the Blood Moon, la trama

La Mona Lisa del titolo fa di cognome Lee ed è interpretata da una giovane attrice, la sudcoreana Jeon Jong-seo nota principalmente ai più per il suo ruolo in Burning di Lee Chang-dong. La ritroviamo ad inizio film in una prigione psichiatrica, non sappiamo da dove viene ne tantomeno si scoprirà, però sarà intuibile da subito il motivo della sua reclusione. Il modo in cui la regista sceglie di mostrarla porterà il pubblico a parteggiare immediatamente per lei e per quello che sarà la sua storia. La vicenda è ambientata a New Orleans, il tessuto mistico e l’alone magico che da sempre contraddistingue nell’immaginario collettivo la città renderà la storia e il personaggio di Mona Lisa più credibile. 

Mona Lisa and The Blood Moon film 2021La ragazza grazie alle sue capacità riuscirà a scappare dalla struttura in cui è rinchiusa proprio durante la notte di luna piena che il titolo richiama, da lì la sua vicenda prosegue, si arricchisce di particolari, si fa più intrigante a mano a mano che Mona incrocia vari personaggi  facendo crescere la sceneggiatura insieme alla sua protagonista. Quello di Mona Lisa Lee è un viaggio verso la consapevolezza di sé stessa che ottiene solo dopo l’incontro con gli altri personaggi. Come nella realtà ci sono persone che possono aiutare a raggiungere i nostri obiettivi e persone che ce ne allontanano. Sicuramente per quanto riguarda il film della prima sfera fanno parte l’eccentrico Dj Fuzz interpretato da un convincente Ed Skrein, subentrato in corsa al posto di Zac Efron, e Charlie, Evan Whitten, bambino con cui la protagonista creerà un solido legame e che ci regala i momenti più poetici del film; dell’altra sfera fanno invece parte in primis la Bonnie Belle di Kate Hudson che seppur può essere considerata un’alleata di Mona lo fa invece solo per un proprio tornaconto personale e l’agente Harold interpretato dal caratterista Craig Robinson che risulterà essere un buffo ostacolo tra Mona e il suo futuro e che avrebbe fatto meglio a dar retta a ciò che il biscotto della fortuna gli suggeriva.

Colonna sonora come punto di forza

Punto di forza del film è sicuramente una coinvolgente colonna sonora, curata dall’italiano Daniele Luppi, dove emergono atmosfere funky house e la fotografia di Paweł Pogorzelski che si sposa sapientemente con le indicazioni che l’Amirpour ha impartito per ottenere un ambientazione reale e allo stesso tempo surreale puntellata di luci psichedeliche. 

Ana Lily Amipour si conferma una regista matura con le idee chiare, nel suo stile non esistono mezze misure quindi se lo spettatore sceglierà di stare al suo gioco l’esperienza non potrà che essere rivelatrice di significato e significanti senza tralasciare il puro intrattenimento, in caso contrario invece sarà difficile che il film possa convincere fino in fondo. 

Mon tissu préféré, recensione del film di Gaya Jiji

Mon tissu préféré, recensione del film di Gaya Jiji

Mon tissu préféré, letteralmente “il mio tessuto preferito”, è l’opera prima della regista Gaya Jiji. Presentato nella sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes 2018, il film apre una finestra sulla vita e le vicende di una giovane donna durante le prime terrificanti insurrezioni della Primavera Araba in Siria nel 2011.

Nahla (Manal Issa), commessa di un negozio di abbigliamento, vive con sua madre Salwa (Souraya Baghdadi) e le sue sorelle più piccole Myriam (Mariah Tannoury) e Line (Nathalie Issa). Mentre alla radio vengono riportate le crescenti tensioni sociali, Nahla aspetta l’arrivo di un compatriota, trasferitosi negli Stati Uniti e tornato in patria per incontrarla e concludere un matrimonio combinato che le permetterà di lasciare la Siria.

Con una scelta molto interessante, l’esordiente regista decide di parlarci del conflitto siriano e dei suoi primi effetti sulla popolazione pur tenendo sullo sfondo le tensioni belliche. Queste non sono mai le protagoniste del racconto, ma se ne possono udire o vedere solo i non lontani echi. Il nucleo centrale del racconto è tutto dedicato alla giovane protagonista, al suo convivere con il terrore che sempre più si insinua nella sua vita e in quello delle persone a lei vicine. Nahla è combattuta tra il sacrificare sé stessa per unirsi in un matrimonio che potrebbe portarla via da quella realtà così cupa, oppure restare fedele a sé stessa, ai suoi sogni, decidendo di affrontare l’incerto futuro.

Quello della Jiji è un film che a suo modo denuncia la condizione di una popolazione, e in particolare i giovani di questa, bloccata in un equilibrio tra vita e morte, tra ordine e caos. La regista cerca di indagare, senza mai giudicare, i comportamenti che ogni personaggio sviluppa in seguito al nascente clima di terrore.

Ciò che frena l’idea del film sono tuttavia una sceneggiatura e un’idea di regia che generano un ritmo incostante, che rende complesso seguire le vicende senza perdersi tra i numerosi personaggi e nei loro intricati rapporti. Con il proseguire della narrazione, e l’addentrarsi sempre più nella vita della giovane protagonista, il senso di fastidio per gli intrecci non riusciti aumenta, portando a distrarsi facilmente. Ancor più grave è il fatto che avvicinandosi alla sua conclusione il film sembra allontanarsi fin troppo dalle sue intenzioni iniziali, sprecando l’occasione di fornire un interessante punto di vista e riducendosi ad essere un dramma dai risvolti poco incisivi.

Mon Roi: recensione del film con Vincent Cassell firmato Maïwenn

Mon Roi: recensione del film con Vincent Cassell firmato Maïwenn

Si chiama Maïwenn Le Besco, ma è conosciuta semplicemente come Maïwenn, sopratutto in Francia sua terra d’origine. Figlia d’arte in una famiglia d’artisti, poiché sua madre e i suoi quattro fratelli sono tutti attori, è balzata alle cronache dopo aver diretto Polisse, film che ha ottenuto successo in tutto il mondo (Italia compresa). La ragazza prodigio di Seine-Saint-Denis torna ora dietro la macchina da presa per la terza volta sbarcando in Concorso al Festival di Cannes 2015 dove ha raccolto numerosi applausi fra la stampa internazionale. La sua ultima fatica porta il nome di Mon Roi, in italiano Il Mio Re, una commedia con sfumature piuttosto amare che affronta un tema non troppo originale: il rapporto di coppia.

maiwennTony e Georgio si conoscono per caso come accade a tanti, si innamorano e sembrano la coppia perfetta, solida, stabile. Decidono infatti di sposarsi e di mettere al mondo un figlio, ma durante l’attesa arrivano i primi problemi: Georgio, che sullo schermo è interpretato da uno scatenato Vincent Cassell, è un tombeur de femmes, un ricco dongiovanni attratto continuamente dalle modelle. Da questa ‘malattia’ al tradimento il passo è breve. La bravissima Emmanuelle Bercot, nei panni di Tony, subisce in modo simbolico l’altalenante vita sentimentale con la rottura di un legamento alla gamba destra. Il lento e doloroso percorso di guarigione non fa che rappresentare l’uscita dalla dipendenza dal ‘suo re’, sempre perdonato nonostante la condotta poco ortodossa all’interno della coppia.

Lo stile del racconto è standard, pressoché simile a mille altre commedie romantiche dello stesso tipo, il montaggio inoltre è piuttosto confuso poiché mescola vari momenti e fasi della vita di Tony. Se aggiungiamo al conto una durata eccessiva, che trascina gli eventi per le lunghissime sino ad annoiare, e svariati cliché come l’immancabile scena inutile in discoteca, la passeggiata in riva al mare e il momento “urla e baldoria da una macchina in corsa” il tracollo è purtroppo definitivo. Cosa si salva? Un Vincent Cassell senza freni ed estremamente divertente, come accennavamo sopra: un autentico fiume in piena di battute, frasi ad effetto, idee folli nate da un inaspettato lato comico. Troppo poco per tenere a galla il progetto, non basta neppure il buon lavoro svolto sul personaggio dalla Bercot e le sparute apparizioni di un cinico e grottesco Louis Garrel, fratello di Tony.

Cos’è dunque Mon Roi? Una commedia come tante, si lascia guardare senza troppa fatica ma non lascia nulla allo spettatore. Il finale inoltre spiazza e confonde ulteriormente le acque, mettendo in discussione tutta la fatica fatta sino a quel momento per tornare liberi. Che sia davvero impossibile mettersi alle spalle un’ossessione, anche quando questa è un uomo egoista ed egocentrico? Il film sembrerebbe dire di si, per fortuna la vita vera è un’altra cosa.

Mon Garcon: recensione del film di Christian Carion #RomaFF12

Mon Garcon: recensione del film di Christian Carion #RomaFF12

Mon Garcon, presentato all’interno della Selezione Ufficiale della dodicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, è scritto e diretto da Christian Carion ed è un dramma famigliare dai toni noir.

In Mon Garcon Julien è un geologo ed è spesso in viaggio per lavoro. Le sue numerose assenze da casa hanno causato la fine del suo matrimonio con Marie. Durante un suo breve ritorno in Francia viene a sapere dalla ex-moglie che il loro figlio Mathys è scomparso durante un campo scuola. Da quel momento Julian si mette alla ricerca del figlio e pur di trovarlo è disposto a fare qualsiasi cosa.

Carion ci mostra subito la volontà di far dialogare ambienti esterni (montagne e  boschi) e interni (baite, una rimessa e un hotel  abbandonato) sia con carrellate sia con inquadrature più serrate. Oltre agli ambienti, il regista fa comunicare anche passato e presente, attraverso flashback e ricordi dai toni certamente più vivaci rispetto allo stato attuale delle cose, quando il dramma si è già consumato. Anche l’aspetto sonoro del film sottolinea la desolazione e la sofferenza, prediligendo il silenzio.

Mon Garcon, il film

Il film si concentra sulla figura del protagonista che immediatamente, appena subisce la sua perdita, si trasforma nel padre attento che fino a quel momento non è stato. Diventa un cane da caccia e fiuta ogni pista e ogni luogo per cercare informazioni e stanare i responsabili della scomparsa del figlio. Guillaume Canet si dimostra ancora una volta capace di transitare da lucidità a pazzia e viceversa come in L’homme qu’on aimait  trop in cui interpreta sia un serial killer che il poliziotto che indaga sul killer stesso.  Il personaggio di Marie, interpretato da Mèlanie Laurent, è alquanto marginale e non ha una caratterizzazione definita. Più interessante e sfaccettato è il personaggio del compagno della madre che all’inizio sembra essere coinvolto nella vicenda soprattutto per il fatto che sembra manipolare la compagna e volersi sbarazzare del piccolo.

Mon Garcon si caratterizza per una produzione alquanto breve e l’utilizzo naturalistico di luce naturale che esalta l’interpretazione di Canet, che si è tenuto lontano dallo script, prediligendo l’improvvisazione: in base alle sue azioni e reazioni, hanno dovuto gestire il proprio personaggio.

Carion confeziona un prodotto denso di drammaticità e colpi di scena, dimostrando di essere molto abile a gestire silenzi. Il film conserva una logica molto solida che ci permette di raccogliere le informazioni necessarie per completare il puzzle: alla fine ritorniamo al punto di partenza ma, come in tutti i racconti, la situazione non è più la stessa.

Mon Crime, la recensione del divertente crime di François Ozon

Mon Crime, la recensione del divertente crime di François Ozon

Scelto come film d’apertura della XIII edizione dei Rendez-vous del Nuovo cinema francese, la commedia poliziesca che François Ozon ha adattato – liberamente! – l’omonima pièce del 1934 di Georges Berr e Louis Verneuil arriva nei cinema italiani nel giorno della Festa della Liberazione, il 25 aprile. Una scelta, quella di Bim Distribuzione, che finalmente permette al nostro pubblico di godere dell’interessante Mon crime – La colpevole sono io, un gioco per investigatori e appassionati del genere che offre agli spettatori una sorta di ‘Invito al cinema con delitto’, per parodiare il cult di Robert Moore presentato alla 36° mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

Mon crime – L’altra faccia del crimine

Un crimine che con quello del film del 1976 (scritto da Neil Simon) ha in comune sicuramente l’intenzione parodistica e satirica, oltre che la forza di un cast molto ricco, qui completato da Isabelle Huppert, Fabrice Luchini, Dany Boon e André Dussollier. Chiamati a circondare la Madeleine Verdier (Nadia Tereszkiewicz) protagonista, una avvenente giovane attrice squattrinata e senza talento che nella Parigi degli anni ’30 viene accusata dell’omicidio di un famoso produttore.

Assolta per legittima difesa, grazie all’aiuto della sua migliore amica Pauline (Rebecca Marder), giovane avvocatessa disoccupata, per Madeleine inizia una nuova vita, illuminata dalla visibilità e dalla fama ottenuta nell’aula di tribunale. Dalla quale, che a questo punto, la ragazza sembra poter costruire un futuro radioso e di successo, fino a quando la verità non viene a galla.

Un altro delitto per Ozon

Nella realtà da fumetto di Ozon (che qui sfrutta una idea altrui), la connessione tra crimine e successo sociale piuttosto che essere diseducativa si fa occasione di burla, di farsa quasi, in una sorta di sintesi tra screwball comedy e piece teatrale. Una forma che il regista si diverte a usare per mettere in scena delle dinamiche più che attuali, rappresentando l’incoerenza del potere e la volubilità dei canoni sociali, come già fatto in passato.

Intanto, di sicuro nei precedenti Otto donne e un mistero (2002) e Potiche, la bella statuina (2010) che insieme a questo – che la conclude – compongono dichiaratamente una sorta di trilogia caratterizzata da una predominante femminile. La stessa presente in altre sue opere, più cupe o tragiche, altrove esplorata celebrando amori e gettando ombre, sempre senza abbandonare uno spirito molto personale e un certo compiaciuto ed edonistico voyeurismo.

La leggerezza della quale sappiamo essere capace il regista francese, e il suo gusto per l’assurdo, insomma, riescono a impregnare la storia di un falso colpevole che lo stesso sognava da tempo e farle trascendere la realtà, nostra e dei fatti. E se l’intreccio rischia di essere più insistito e intricato del consigliabile, il ritmo impresso allo sviluppo e i dialoghi consegnati alle diverse maschere (soprattutto le due esordienti protagoniste) coinvolte difficilmente permetteranno di annoiarsi nel seguirlo.

MomoCon 2015: gli spettacolari cosplay da Atlanta [Foto]

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MomoCon 2015: gli spettacolari cosplay da Atlanta [Foto]

E’ iniziata l’edizione 2015 di MomoCon e oggi vi sveliamo gli spettacolari cosplayer che stanno sfilando al noto evento americano che si tiene ad Atlanta in Georgia.

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Via SHY

Mommy: Xavier Dolan a Roma per la presentazione del film

Si è svolta oggi a Roma la conferenza stampa del film Mommy, l’ultima fatica del giovanissimo enfant prodige del cinema mondiale Xavier Dolan, durante l’incontro parla a ruota libera di sé, della sua filmografia, dei suoi progetti futuri, di Hollywood e degli Oscar.

In Mommy come nei suoi precedenti lavori, il tema centrale è la figura femminile, e nello specifico materna: la sua attenzione particolare nasce da un’esperienza autobiografica, ovvero il fatto di essere stato cresciuto dalla madre e della nonna, con l’assenza pesante della figura paterna. Crescendo, ha sviluppato nei suoi film un’ottica particolare per i temi della maternità, dell’essere figli, del rapporto d’amore tra queste due figure. Da sempre Dolan ha assistito a figure femminili che lottano, combattono e reagiscono per conquistare uno status sociale, una condizione umana e sociale: sono figure dolenti, eleganti e stratificate che restituiscono sullo schermo questa complessità del loro animo. Il rapporto del regista con sua madre, fondamentale e già analizzata nei suoi precedenti lavori, è ancora presente anche in questa nuova fatica; però mentre la sua prima pellicola, J’ Ai Tuè Ma Mère, era autobiografico, personale e femminile al 100%, nelle opere successive ha cercato di non interpretare solo a livello terapeutico il suo passato, ma di cercare di capire sé stesso e la vita in generale. La figura che cerca di analizzare è quella archetipica DELLA madre, non di una madre specifica, bensì un personaggio generale ricco e sfaccettato che porta con sé un universo complesso legato alle scelte personali e al proprio passato.

Successivamente la conversazione si è spostata sul ruolo della musica: quanto è importante la scelta musicale e la colonna sonora nei suoi film? Secondo Dolan, la musica è fondamentale in un film e spesso è la fonte d’ispirazione primaria per la nascita di alcune scene chiave, prima ancora che il regista stesso abbia un’idea d’insieme di ciò che andrà a girare. Una pellicola è come una partitura musicale, dove ogni dettaglio, i silenzi e i suoni creano una composizione unica con ogni nota al posto giusto, creando delle suggestive immagini mentali che poi vengono decodificate tramite il linguaggio audiovisivo. In Mommy Dolan aveva già in mente che, a livello tecnico, avrebbe girato in 1:1 ma non aveva previsto ancora la “grammatica” precisa con la quale avrebbe interpretato l’insieme: il regista confessa di procedere ordinatamente nel suo processo creativo partendo dalla scrittura, immaginando poi il montaggio e infine approdando ad importanti rivelazioni sulla lavorazione del film. L’apporto degli attori- attraverso la recitazione e l’improvvisazione- è fondamentale per la creazione di un lavoro unico; il regista ammette di essere affascinato dall’aspetto recitativo, tant’è che quando scrive un dialogo lo prova sempre leggendolo da solo ad alta voce, cercando di immaginare come potrebbero suonare quelle battute pronunciate da un attore, se sono credibili o meno. La sua ricerca costante lo spinge a studiare gli stili, la vita stessa, ad osservare bene la realtà cercando di tirare poi fuori dai suoi protagonisti delle performance particolari, intense ed espressive molto vicine a quello che lui stesso immagina in fase di scrittura. Il suo approccio con gli attori segue un approccio molto teatrale, procedendo per gradi e partendo da alcune letture a tavolino, dove tutti insieme decidono cosa tenere e cosa tagliare, per poi approdare a delle prove prima di girare la scena, che viene in parte “pilotata” dalla sua voce fuori campo che indirizza gli attori, portandoli ad ottenere il risultato migliore e più vicino alle sue aspettative.

Dorval cerca, allo stesso tempo, di non “cristallizzare” i suoi attori in schemi fissi, ma di lasciarli lavorare tranquillamente per permettere loro di tirar fuori il meglio, permettendo così un processo di identificazione tra lo spettatore, immerso nel buio della sala, e i personaggi che si muovono sullo schermo. Un altro tema che è molto caro al giovane regista canadese, è quello dell’identità sessuale: forse per via di esperienze personali, o perché principalmente interessato al tema del diverso nella società attuale, nell’arco dei suoi cinque film ha cercato di analizzare, con sguardo critico e personale, questi due aspetti, declinandoli attraverso storie differenti tra loro, punti di vista disparati e personaggi complessi dalle mille sfaccettature.

La sua attenzione è, quindi, focalizzata sulla diversità in generale, sull’emarginazione che ne consegue, perché la società in cui viviamo ha la tendenza a non tollerare chi è diverso perché lo individua come un pericolo, un elemento sovversivo che spinge a mettere in discussione l’operato del mondo fino ad oggi. Non è un caso se è proprio da essa che ha origine tutto quanto: le idee più innovative derivano da un pensiero trasversale e da uno sguardo personalissimo lanciato sul mondo. Alcuni giornalisti hanno paragonato il suo stile e il suo approccio alla recitazione all’opera di registi del calibro di Fassbinder o Cassavetes, ma- come ammette candidamente Dolan- lui non ha nemmeno mai visto i loro film: non proviene da un ambiente culturale colto, altolocato o d’essai, ma da un contesto popolare- lo stesso che cerca di ricreare nei suoi film- e la sua formazione scolastica si è interrotta a diciassette anni: niente scuole specializzate, accademie, corsi o simili, l’unica fonte di ispirazione è stata un’amica sceneggiatrice del padre attore che lo ha spinto ad ampliare i suoi interessi culturali attraverso la letteratura alta, affiancata dal consumo smodato di film a noleggio, gli stessi che hanno segnato la sua infanzia e quella di un’intera generazione, ispirandolo nei suoi progetti: Jumanji, Mamma ho perso l’aereo, Batman- il ritorno, Titanic ma anche Wong- Kar- Wai e Jane Campion (Lezioni di Piano) lo ispirano tutt’ora, spingendolo ad affermare che non esistono film commerciali o d’autore, ma solo film brutti o belli, ben fatti o meno; inoltre, confessa di lasciarsi spesso ispirare da fotografi e pittori, con le loro soluzioni visive.

Le ultime domande hanno riguardato la sua partecipazione ai prossimi Accademy Award e i suoi progetti per il futuro: riguardo agli Oscar- dove il film è candidato per il Canada come miglior film straniero- Dolan non si scompone e rimane con i piedi per terra, affermando che anche lui è da sempre affascinato da Hollywood e, in particolare, dalle prestigiose cerimonie che seguiva da piccolo in tv; ma, vittoria o meno, rimane fermo sulla sua strada, proseguendo con le riprese della sua prossima fatica, un film in Inglese con prestigiosi attori protagonisti- Jessica Chastain su tutti, nei panni di una detestabile direttrice di una rivista di gossip- e sarà una riflessione sulla fama, il successo, Hollywood e il cinema: The Death and Life od Jonathan F Dolan, questo il suo titolo, sarà incentrato- per la prima volta- su un personaggio maschile, un attore trentenne che intraprende una corrispondenza con un ragazzino di undici anni, e sul ruolo della fama nelle vite di queste persone e in quelle delle loro famiglie, con delle forti figure femminili di madri, e donne, che provano a gestirla. La sua attenzione non sarà rivolta tanto ai meccanismi dell’industria del cinema, ma a scavare nella vita privata dei personaggi, letti attraverso il suo sguardo unico, personale e strabiliante, quello di un regista canadese venticinquenne, corteggiato da Hollywood, ma che per adesso si limita ad osservarla da lontano, dalla sua Montreal.

Mommy: trailer del film di Xavier Dolan

Mommy: trailer del film di Xavier Dolan

Dopo la sua partecipazione in concorso al Festival di Cannes 2014, dove è stato premiato con il Premio della Giuria, arriva online il primo trailer ufficiale di Mommy, pellicola di  Xavier Dolan.

In Mommy si racconta la vita di Diane Despres (Anne Dorval), una madre vedova ritrovatasi sola ad allevare un figlio quindicenne (Antoine-Oliver Pilon). In aiuto della donna, tuttavia, occorrerà una vicina, Kyla (Suzanne Clement). La pellicola è al momento alla ricerca di una distribuzione americana.

Fonte

Mommy: recensione del film di Xavier Dolan

Mommy: recensione del film di Xavier Dolan

Xavier Dolan è, senza dubbio, l’enfant prodige della nuovo panorama cinematografico mondiale. E lo conferma con l’uscita in sala della sua ultima fatica, il film Mommy, (premiato col premio della Giuria all’ultimo Festival di Cannes) struggente e sfaccettato family movie atipico e personale, basato sulla relazione improbabile tra tre personaggi: Diane, suo figlio Steve e Kyla.

In Mommy Diane è una donna forte, una “combattente nata” come la descrive Dolan, una vedova che ha perso il marito da tre anni e si ritrova a dover gestire di nuovo il carattere turbolento e difficile di suo figlio Steve, affetto da disturbo del deficit di attenzione. Le loro vite complicate, scandite da incomunicabilità, vuoti e silenzi sono scosse dall’arrivo casuale della vicina di casa Kyla, un’insegnante che cela le radici di un indecifrato disagio dietro la timidezza e la balbuzie. Queste tre vite diventeranno complementari e necessarie l’una all’altra, permettendo ad ognuno di loro di inseguire un’ideale ricerca dell’equilibrio e una rinnovata speranza.

mommyLa Mommy è una dolente ballata di solitudini e libertà mancate, forse negate: i protagonisti- che vivono tre vite spezzate e incomplete- sono immortalati nella loro incapacità di vivere fino in fondo; l’occhio personale e disincantato del giovane regista li cattura mentre provano a lasciarsi andare agli eventi e alle situazioni che la vita può porre lungo il cammino dell’esistenza, come delle prove.

Le due figure materne, Diane “Die” e Kyla, sono complementari tra loro, indispensabili l’una all’altra per esistere e costituire- forse- un’unica figura completa di Madre, quasi un archetipo freudiano: la prima, cheap, vistosa, decaduta, mossa da una profonda voglia di vivere che la spinge a compiere delle scelte drastiche in nome di una libertà alla quale non si sente ancora di rinunciare, o forse in nome di una paura atavica conosciuta come “solitudine” che sembra aleggiare sul suo futuro, come uno spettro; la seconda, la vicina chiusa nel suo mutismo, è incapace di abbandonare quella famiglia “castrante” che si porta dietro e che le impedisce di esprimersi, ricordandole forse qualche doloroso dettaglio del suo passato più recente del quale non parla mai.

Da una parte, l’incapacità di lasciarsi andare, dall’altra la paura della libertà e della solitudine; in mezzo, c’è Steve. Il quindicenne affetto da un disturbo, edipicamente “innamorato” della madre e impreparato all’idea di doverla, prima o poi, lasciare. È lui che sembra raggiungere, almeno per il tempo di una canzone e di un’inquadratura, quel difficile equilibrio tra pesantezza e leggerezza, conquistando finalmente quella libertà così ricca di possibilità, ma allo stesso tempo spaventosa e crudele.

Mommy, del quale Dolan firma regia e sceneggiatura, è una storia di tre solitudini ingabbiate in un sobborgo, sintomatico della nostra società: la scelta di girare col formato 1:1 marca proprio questo senso di claustrofobia che accompagna la vita di queste persone, lasciando spazio alla bellezza patinata, fresca e luminosa del Cinemascope durante gli sporadici attimi di felicità e libertà.

Mommy: recensione del film di Xavier Dolan

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Mommy: recensione del film di Xavier Dolan

Il giovanissimo regista Canadese di venticinque anni ha talento, e sa di averlo. Nel suo ultimo lavoro Mommy in concorso a Cannes, Xavier Dolan dà il meglio di sé, concedendosi anche un certo autocompiacimento stilistico, che alla fine sottrae qualcosa al film.

Cominciamo infatti dalla primissima cosa che salta agli occhi, ovvero il formato 1:1 piuttosto insolito. Una composizione rettangolare ma verticale che è stata anche definita “formato iPhone”. Scelta discutibile, ma interessante e quantomeno funzionale: il film racconta infatti un difficile rapporto tra una folle (in senso positivo) e energica madre e l’iperattivo figlio disadattato affetto da ADHD (disturbo comportamentale dell’autocontrollo); rapporto morboso, edipico, con una sottesa pulsione erotica. La scelta quindi di isolare i personaggi in una inquadratura opprimente e claustrofobica ha sicuramente un fondamento narrativo. Inoltre, aiutato da un intelligente uso della camera, porta a una intimità, soprattutto nelle scene casalinghe, che potrebbe essere quella di un home-movie.

Ma Dolan non si accontenta e quando la storia sembra prendere una spensierata piega verso la libertà dei personaggi, mette letteralmente in mano a uno di essi i lati dello schermo facendoglieli allargare fino al formato 1.85:1, dando così una boccata d’aria fresca al pubblico, il quale risponde con un applauso a scena aperta.

Mommy, il film

Mommy recensione

Nonostante l’applauso però bisogna dire che giocando in questo modo con l’immagine e adottando altri facili espedienti stilistici come riprese a rallentatore e calde luci avvolgenti, il giovane regista risulta un po’ autocelebrativo e istrionico, senza aggiungere gran che alla pellicola, che sarebbe rimasta di altissimo livello anche senza.

Mommy rimane comunque pieno di energia e talento, con uno sguardo molto affettuoso e non scontato sui suoi personaggi, nonostante il discutibile rapporto tra madre e figlio.

Xavier Dolan ha dalla sua tre attori incredibili nei loro ruoli: la madre Diane (Anne Dorval) estremamente emotiva, il figlio Steve ( Antoine-Olivier Pilon) interpretato con una fisicità assoluta a cui spesso la macchina da presa fatica a stare dietro, e la vicina di casa Kyla (Suzanne Clement) una donna con disturbi del linguaggio. E i punti più toccanti arrivano quando Dolan lascia che i suoi attori mollino gli ormeggi e prendano il largo nell’emotività dei personaggi, piuttosto che quando il regista è tutto concentrato a sottolineare stilisticamente la drammaticità di una scena.

Mommy: prima immagine del film di Xavier Dolan

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Xavier Dolan, talentuoso regista, attore e sceneggiatore canadese, nonché assiduo frequentatore delle passerelle del Festival di Cannes, è attualmente al lavoro su Mommy, sua quinta pellicola da regista che vede protagoniste Anne Dorval Suzanne Clement, attrici con cui il regista aveva già collaborato in due pellicole precedenti.

In attesa che Mommy raggiunga le sale a cavallo tra il 2014 ed il 2015 vi proponiamo qui di seguito una prima immagine del film:

mommy

In Mommy si racconterà la vita di Diane Despres (Anne Dorval), una madre vedova ritrovatasi sola ad allevare un figlio quindicenne (Antoine-Oliver Pilon). In aiuto della donna, tuttavia, occorrerà una vicina, Kyla (Suzanne Clement).

Fonte: IndieWire

Mommy: nuova clip del film di Xavier Dolan

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Mommy: nuova clip del film di Xavier Dolan

Guarda la nuova clip di  del film vincitore del Premio della Giuria al Festival Di Cannes, Mommy. Il film è distribuito da Goodfilms ed uscirà nelle sale oggi 4 Dicembre. Mommy è diretto da Xavier Dolan, e vede nel cast protagonisti Anne Dorval, Antoine Oliver Pilon e Suzanne Clément.

mommySinossi: Un’esuberante giovane mamma vedova, si vede costretta a prendere in custodia a tempo pieno suo figlio, un turbolento quindicenne affetto dalla sindrome da deficit di attenzione. Mentre i due cercano di far quadrare i conti, affrontandosi e discutendo, Kyla, l’originale, nuova ragazza del quartiere, offre loro il suo aiuto. Insieme, troveranno un nuovo equilibrio, e tornerà la speranza.​

Momentum: la spiegazione del finale del film

Momentum: la spiegazione del finale del film

Dopo aver lavorato per anni come cameraman per Clint Eastwood dal film I ponti di Madison County fino a film come Mystic River, Million Dollar Baby, Sully  e Il corriere – The Mule, Stephen Campanelli ha debuttato alla regia con il thriller d’azione Momentum, portato in sala nel 2015. Alla base del racconto vi è un’intricata vicenda politica che coinvolge la protagonista in modi inaspettati. Il tutto si svolge così tra grandi sequenze d’azione, colpi di scena e un complotto da sventare.

Sfortunatamente il film non ha ricevuto molte attenzioni, ma il suo passaggio televisivo è ora l’occasione per riscoprirlo e apprezzarlo anche al netto dei suoi difetti. In questo articolo, approfondiamo dunque alcune delle principali curiosità relative a Momentum. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e alla spiegazione del finale. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

La trama e il cast di Momentum

Protagonista della storia è Alexis Faraday, misteriosa e spietata ladra di professione, spinta da un suo ex partner a partecipare a un’ultima lucrosa rapina a base di diamanti. Ben presto la donna si renderà contro di essere però finita in una situazione ben più intricata. Non solo la rapina fallisce, ma la donna assiste anche al brutale omicidio di uno dei suo complici da parte di un sindacato internazionale del crimine, che pare alla ricerca di una misteriosa chiavetta.

Nel tentativo di scappare dalla scena del crimine, Alex diventa bersaglio di Mr. Washington, bello e spietato anche lui, capo della banda di assassini, al soldo di un anonimo e influente senatore americano. Da quel momento, l’unico scopo della giovane donna è quello di scappare per salvarsi la vita, tentando comunque di svelare il mistero che si cela dietro agli avvenimenti che la vedono coinvolta.

Ad interpretare Alexis “Alex” Farraday vi è l’attrice Olga Kurylenko, divenuta nota come Bond girl, con il personaggio di Camille Montes nel ventiduesimo film della saga, Quantum of Solace. Nel ruolo di Mr Washington vi è l’attore James Purefoy, mentre Lee-Anne Summers è Penny. Morgan Freeman interpreta invece l’anonimo senatore, un ruolo per il quale all’attore sono bastati due giorni di riprese. Freeman ha offerto i suoi servizi a Stephen Campanelli per il suo debutto alla regia, sulla base del loro precedente rapporto di lavoro, quando Campanelli era cameraman di Clint Eastwood.

Cortesia di GoDigital

La spiegazione del finale del film

Prima dei titoli di testa si sente il senatore degli Stati Uniti parlare con alcuni appaltatori della difesa non visti. Stanno pianificando un evento che si tradurrà in una guerra per loro e in una carica politica più alta per lui. Successivamente, nel film, Alexis scopre questo clamoroso piano autodistruttivo che avrebbe come obiettivo la città di Chicago e come scopo fornire un espediente agli Stati Uniti per dare inizio ad una nuova guerra. A quel punto, il senatore americano ideatore di questo piano dà ordine di uccidere Alexis.

Il suo uomo, Washington, scopre però che Alexis era una “specialista di ingresso” della CIA che si è licenziata dopo che un lavoro a Beirut è andato male e sono state uccise persone innocenti. I due si accordano però per fare uno scambio alle 21 all’aeroporto di Città del Capo. Quella sera all’aeroporto, ad Alex viene consegnata la chiave di un armadietto dell’aeroporto. Washington è molto sospettoso nei confronti di Alexis e insiste perché apra l’armadietto e poi la scatola. Tuttavia, lei lo ha ingannato mettendo entrambi gli oggetti in uno scomparto interno della scatola e quando questo viene aperto dalla signora Clinton, esplode una bomba.

La Clinton viene gravemente ferita al volto, ma è ancora in grado di combattere. Nel frattempo, il terzo membro della squadra ha individuato e catturato Penny. La polizia aeroportuale è ora coinvolta. Clinton sconfigge una squadra di loro in un combattimento corpo a corpo, ma alla fine viene colpito. Washington e Alex lottano e lei gli strappa la chiavetta che Penny aveva nascosto nella sua cravatta. Stordisce Washington con un colpo al volto e corre verso la porta del terminal. Washington uccide un poliziotto che lo ostacola. Per tutto questo tempo, il terzo cattivo ha trasportato una Penny soggiogata nel caos del terminal.

Cortesia di GoDigital

Alex lo raggiunge e gli pianta un proiettile in testa. Poi corre verso l’uscita. Washington è circondato dalla polizia appena fuori dal terminal. Si ferma e alza le mani. Penny si toglie la parrucca, cambia rapidamente aspetto e cerca di uscire dal terminal. Alex esce e parla con Washington. Fa un commento sugli scacchi: “Regina a Vescovo 5”, poi grida “pistola” e si tuffa. La polizia apre il fuoco e Washington cade sotto una pioggia di proiettili. Penny Fuller viene inizialmente trattenuta come testimone, sulla scena del crimine, insieme a tutti gli altri, ma viene rilasciata quando l’attenzione del detective capo viene deviata altrove. Gli viene mostrata una borsa lasciata sulla scena che contiene la testa di una donna, quella di Jessica.

Alla testa è stata inferta una ferita fresca al volto perché Alex aveva ricevuto una ferita simile quando era stata colpita in banca da luci violette. Sulla scena sono stati lasciati anche alcuni diamanti, ma si scopre che Penny ha la maggior parte dei diamanti nella sua borsa. Esce per andare dalla madre a prendere Matthew, suo figlio. Una squadra di poliziotti dell’Interpol arriva insieme a Mr. MacArthur e prende il controllo di tutto, ma è troppo tardi: Alex supera i controlli di sicurezza con un passaporto falso ed è su un volo in partenza.

Con lei c’è anche un nuovo collaboratore tecnico e i due visualizzano il video sul disco. Si tratta della pianta di un edificio con grandi bombe nel seminterrato. Chiama il cellulare di Washington, McArthur risponde e lei gli comunica di conoscere i piani.  Nelle scene finali, il senatore e McArthur discutono della situazione. Il senatore si chiede se lei sarà “avida o martire”. McArthur indica che sarà una martire (un’eroina). Il senatore borbotta che i martiri devono morire.

Cortesia di GoDigital

Momentum 2, il sequel si farà?

Dato questo finale aperto, in cui il senatore è ancora a piede libero, c’era da aspettarsi un sequel che portasse avanti il racconto. Tuttavia, lo scarso risultato economico ottenuto dal film sembra aver bloccato ogni progetto a riguardo. Sono infatti passati nove anni dall’uscita di Momentum e ad oggi non si è sentito nulla riguardo ad un sequel. È a questo punto lecito immaginare che non ci sarà mai un proseguimento di quella storia, destinata dunque a rimanere in sospeso.

Il trailer del film e dove vederlo in streaming e in TV

È possibile fruire di Momentum grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Tim Vision e Infinity+. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e ad un’ottima qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di venerdì 4 ottobre alle ore 21:00 sul canale 20 Mediaset.

Momenti di trascurabile felicità: recensione del film con Pif

Momenti di trascurabile felicità: recensione del film con Pif

Nella vita di ognuno di noi ci sono piccoli momenti di felicità, o infelicità, considerati trascurabili perché legati all’apparentemente insignificante, ma che spesso racchiudono il senso di intere esistenze. Parte da queste premesse Francesco Piccolo per scrivere i suoi due libri Momenti di trascurabile felicità e Momenti di trascurabile infelicità. Libri ricchi di pensieri, riflessioni e aforismi da cui il regista Daniele Luchetti trae l’ispirazione per il suo nuovo film, intitolato appunto Momenti di trascurabile felicità.

Protagonista del film è Paolo, interpretato da Pif, che in seguito ad un’incidente in cui perde la vita si ritrova in un paradiso che ha l’aspetto di un grande ufficio postale. Qui gli viene comunicato che per via di un errore sul momento della sua morte ha a disposizione ancora un’ora e trentadue minuti di vita, durante la quale dovrà cercare di fare i conti con i momenti salienti della sua vita e trovare il tempo per salutare come si deve i suoi figli e sua moglie, interpretata da Thony.

Momenti di trascurabile felicità

Per trarre un film da un materiale di partenza così frammentato, Luchetti lavora insieme a Piccolo ad una sceneggiatura che cerca di contenere molti dei momenti elencati nei libri all’interno di un pretesto narrativo, quale è la storia del protagonista Paolo. Questa linea narrativa viene però ben presto sovrastata dal vero intento del film, ovvero quello di costruirsi come flusso di pensieri e ricordi del protagonista. Pensieri e ricordi molto spesso scollegati tra loro, che abbracciano un’intera vita, dall’infanzia alla vita adulta. Pensieri e ricordi in grado di realizzarsi in immagini suggestive, capaci di trasmettere facilmente emozioni che vanno dalla malinconia alla gioia. Perché, come ci tiene a sottolineare il regista, tutti quanti possono riconoscersi in alcuni dei trascurabili momenti di felicità del protagonista.

Momenti di trascurabile felicità

Presi singolarmente, o quasi, questi momenti sono in grado di intrattenere e raccontare l’importanza delle piccole cose, dei piccoli gesti. Tante piccole storie, che osservate però all’interno del più ampio contesto del film finiscono per generare un ritmo altalenante, con continui salti temporali che rischiano di confondere lo spettatore e far perdere la direzione della narrazione. Lentamente il film di Luchetti si carica di intenzioni troppo grandi e complesse da gestire, e la materia narrativa si dimostra non sorretta a sufficienza dalla sceneggiatura, ma sembra invece affidarsi troppo alla regia ed ai suoi, comunque bravi, attori protagonisti. Tra questi, molto più di Pif, spiccano Renato Carpentieri, che nei panni dell’angelo custode del protagonista sfoggia una buona vena comica, e Thony, che interpretando Agata, la moglie del protagonista, dà vita al personaggio più bello del film. Una donna forte, dolce e profondamente umana.

È un esperimento riuscito in parte quello di Momenti di trascurabile felicità, che si affida ad una narrazione fatta di frammenti che si rivela essere però un’arma a doppio taglio. Se da un lato non mancano momenti di una certa attrattiva, allo stesso tempo ben presenti sono anche quelli dove il ritmo e l’atmosfera si spezzano, e l’assenza di una vera e propria vena comica, in grado di farsi carico di ciò, impedisce al film di sbocciare completamente.

Momenti di trascurabile felicità: libro, trama e cast del film

Momenti di trascurabile felicità: libro, trama e cast del film

Ci sono libri decisamente inadattabili per il grande schermo e c’è chi invece quei libri riesce comunque a trasportarli al cinema, magari costruendovi sopra racconti che esulano da quello originario ma che mantengono fede al cuore tematico di questo. Uno dei più recenti casi di questo tipo è Momenti di trascurabile felicità (qui la recensione), arrivato in sala nel 2019 per la regia di Daniele Luchetti. Il film è tratto dall’omonimo libro di Francesco Piccolo, che per l’occasione ha curato anche la sceneggiatura insieme allo stesso Luchetti.

Uscito nel 2010, e seguito poi nel 2015 da Momenti di trascurabile infelicità, lo scritto di Piccolo è un racconto che procede per frammenti, descrivendo quei piccoli momenti di gioia presenti nella vita di ognuno di noi. Considerati trascurabili perché legati all’apparentemente insignificante, questi racchiudono in realtà il senso di intere esistenze. Adattare per il grande schermo un racconto privo di una storia unica e coerente, però, era impresa piuttosto ardua, che Luchetti ha risolto riunificando tutti questi momenti all’interno di una storia originale.

Apprezzato da critica e pubblico, il film si propone dunque come un divertente e commovente ritratto di tutti quei momenti di felicità spesso trascurati, in cui ognuno può però ritrovarsi. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

Momenti di trascurabile felicità: la trama del film

Protagonista del film è Paolo Federici, sposato con Agata e padre di famiglia, il quale per una bravata finisce con l’essere vittima di un incidente stradale: all’incrocio con un semaforo, in sella al suo scooter, Paolo viene letteralmente travolto da un camion. Subito dopo, però, si ritrova in paradiso quantomai caotico, simile ad un ufficio postale, con lunghe code di persone in attesa di sapere quale sarà il loro destino. Qui, dopo aver scoperto un errore nel conteggio del tempo che gli rimaneva da vivere, gli viene concesso di ritornare sulla Terra, sotto la supervisione di un angelo.

Paolo ha però a disposizione solo un’ora e trentadue minuti, durante i quali dovrà sistemare tutte le faccende importanti rimaste in sospeso. Nulla di significativo sembra però attuabile in quel tempo ridotto, e Paolo dovrà accontentarsi di trascorrere i suoi novantadue minuti in piccoli “momenti di trascurabile felicità”, che appariranno ora ai suoi occhi quanto mai significativi. Riassaggiando la bellezza della vita, allo scadere del tempo Paolo farà di tutto per non dover tornare in Paradiso.

Momenti di trascurabile felicità cast

Momenti di trascurabile felicità: il cast del film

Nel ruolo del protagonista Paolo Federici si ritrova Pierfrancesco Diliberto, meglio noto come Pif. Con questo film egli torna al cinema dopo tre anni di assenza, quando aveva diretto e interpretato In guerra per amore. Dedicandosi a Momenti di trascurabile felicità Pif ha dichiarato di essersi preparato al suo personaggio ricercando quante più cose in comune con questo, soffermandosi sul notare i propri momenti di trascurabile felicità. Nel ruolo di Agatha, la moglie di Paolo, vi è invece la cantante e attrice Thony. Prima di questo film aveva già recitato in Tutti i santi giorni, Ho ucciso Napoleone e L’ospite. Per la sua interpretazione in Momenti di trascurabile felicità ha poi ricevuto la nomination come miglior attrice protagonista ai Nastri d’Argento.

L’attore Renato Carpentieri, visto recentemente nei film Una storia senza nome, Ride, Hammamet e La vita davanti a sé, compare qui nel ruolo dell’angelo del Paradiso incaricato di accompagnare Paolo nel suo breve ritorno sulla Terra. Nel film compaiono poi anche Franz Cantalupo nel ruolo di Giuseppe e Vincenzo Ferrera in quelli di Carmine. Quest’ultimo torna così al cinema dopo aver recitato in televisione in Un posto al sole, Boris Giuliano – Un poliziotto a Palermo e Il cacciatore. Vi sono infine anche Roberta Caronia nel ruolo di Silvana, Angelica Alleruzzo in quello di Aurora e Francesco Giammanco nei panni di Filippo.

Momenti di trascurabile felicità: il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire del film grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Ogni tuo respiro è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Chili, Infinity, Apple iTunes, Amazon Prime Video e Netflix. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. È bene notare che in caso di noleggio si avrà soltanto un dato limite temporale entro cui guardare il titolo. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di sabato 22 ottobre alle ore 22:50 sul canale Rai Movie.

Fonte: IMDb