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La leggenda di Beowulf: trama, cast e curiosità sul film

La leggenda di Beowulf: trama, cast e curiosità sul film

Il regista premio Oscar Robert Zemeckis ha nel corso della sua carriera realizzato film di vario genere, dal fantascientifico Ritorno al futuro al drammatico Forrest Gump, dal biografico The Walk fino al recente fantasy Le streghe. Un altro suo grande interesse è poi quello per l’animazione, a cui Zemeckis si è approcciato tramite la CGI con la tecnica delle performance capture, ossia con personaggi digitali ottenuti captando i reali movimenti eseguiti da attori in carne ed ossa. Polar Express è stato il primo esemplare in assoluto di questo genere, a cui è poi seguito La leggenda di Beowulf.

Questo suo secondo esperimento con l’animazione CGI, uscito nel 2007, è un libero adattamento del poema epico Beowulf, di autore anonimo e risalente indicativamente al VIII Secolo. Scritto in inglese antico, questo rielabora materiale leggendario di origine nordica, dando vita ad un’opera originale incentrata sul valore del guerriero che dà il nome al titolo, il quale nel corso della narrazione si scontra con innumerevoli prove, tentazioni e mostri  di varia natura. Pur non apprezzando questo poema, Zemeckis si disse affascinato dalla sceneggiatura scritta da Neil Gaiman e Roger Avary, accettando dunque di dirigere il film.

A convincere il regista ad usare anche in questo caso la performance capture è stata la libertà che questa tecnica consentiva riguardo alla realizzazione di determinate sequenze. Così facendo ha potuto dar vita ad un nuovo film ricco di avventura, emozioni e scene visivamente stupefacenti. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

La leggenda di Beowulf: la trama del film

La storia è ambientata in una magica epoca velata dalle nebbie del tempo, piena di eroi e di mostri, di avventure e di valore, di ricchezza e di gloria. Protagonista è Beowulf, uomo ed eroe dotato di incredibili doti, deciso a salvare un antico regno danese dalla distruzione da parte di una creatura malvagia di nome Grendel. Il re Hrothgar, terrorizzato come i suoi abitanti dalla bestia, era infatti da tempo alla ricerca di un guerriero che potesse liberarli da quell’orrore. In cambio, questo vichingo leggendario, spavaldo e ambizioso, forse anche troppo succederà al trono. Nel corso della sua avventura, però, Beowulf dovrà fare i conti non solo contro i demoni che infestano il suo mondo, ma anche con i prori, quelli che porta dentro di sé, e che lo rendono vulnerabile.

La leggenda di Beowulf: il cast del film

Ad interpretare l’eroe Beowulf vi è l’attore Ray Winstone, Poiché l’attore, all’epoca delle riprese, aveva già 50 anni, la sua voce e le sue espressioni sono state montate, tramite motion-capture, sul corpo dell’assai più giovane e prestante fisicamente attore Alan Ritchson, oggi noto come protagonista della serie di Amazon Reacher. Pur non avendo interpretato ogni scena del suo personaggio, Winston ha espresso grande entusiasmo nel lavora con la motion capture, avendo trovato con questa grande libertà di improvvisazione. Nel ruolo del re Hrothgar, invece, si ritrova il premio Oscar Anthony Hopkins, il quale ebbe invece un po’ di problemi a comprendere il funzionamento di questa tecnica. Sua moglie, Wealtheow, è invece interpretata dall’attrice Robin Wright.

Di particolare importanza è il personaggio noto come Madre di Grendel, interpretato dall’attrice Angelina Jolie. Ad aver attratto particolarmente la premio Oscar fu il look del suo personaggio e l’evoluzione di questo nel film. Poiché all’epoca delle riprese era incinta di tre mesi, però, fu necessario utilizzare una controfigura per le scene in cui il personaggio appare nudo. A dar vita al mostro Grendel, invece, vi è Crispin Glover, attore che aveva già recitato con Zemeckis per Ritorno al futuro. Glover, tuttavia, si dimostrò particolarmente insofferente sul set, non apprezzando la tecnica della motion capture. Si ritrovano infine gli attori John Malkovich, con il ruolo di Unferth, il primo consigliere del re, e Brendan Gleeson nei panni di Wiglaf, amico di Beowulf.

La leggenda di Beowulf cast

La leggenda di Beowulf: le differenze tra il poema e il film

Al momento di dar vita alla sceneggiatura tratta dal film, uno degli obiettivi era quello di espandere il racconto del poema originale. Poiché in esso molti risvolti narrativi erano omessi o lasciati vaghi, gli sceneggiatori e Zemeckis lavorarono per cercare di ricostruire ciò che mancava leggendo tra le righe di quanto veniva raccontato. Alla luce di ciò, si dovettero però operare anche una serie di differenze rispetto a quanto presente nel poema. In particolare, Beowulf viene descritto come un essere umano tutt’altro che perfetto. Egli appare al contrario ricco di difetti, insicurezze e vizi che lo rendono vulnerabile. Un altro personaggio che acquisisce connotazioni nuove è il re Hrothgar, descritto come un donnaiolo.

Il mostro Grendel viene invece presentato come una creatura infantile e dall’aspetto malaticcio, in qualche modo somigliante al personaggio di Gollum di Tolkien, piuttosto che un mostruoso demone selvaggio ricco di forza e rabbia. La rappresentazione della stessa madre di Grendel viene alterata, per essere presentata qui come una bella seduttrice, piuttosto che una succube. In particolare, su quanto avviene tra lei e Beowulf, gli sceneggiatori dovettero cercare alcune risposte attraverso i tanti studi condotti negli anni sul poema, in quanto questo di per sé rimane piuttosto vago a riguardo. In ultimo, è da notare come nel poema Beowulf diventi sovrano della Danimarca e non del regno di Hrothgar.

La leggenda di Beowulf: il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di La leggenda di Beowulf grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Chili Cinema, Google Play, Apple iTunes, Amazon Prime Video e Tim Vision. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di martedì 1 novembre alle ore 21:15 sul canale Italia 2.

Fonte: IMDb

La leggenda di Bagger Vance: il libro, il cast del film e il suo significato

Quello del film sportivo è un genere ricco di titoli celebri e particolarmente apprezzati da critica e pubblico. In questi, il più delle volte, si narrano le gesta di atleti realmente esistiti e degni di essere ricordati con un lungometraggio incentrato esclusivamente su di loro. Un caso particolarmente affascinante è però quello rappresentato dal film La leggenda di Bagger Vance. Diretto nel 2000 dal premio Oscar Robert Redford, questo è basato sul golf, a cui unisce profonde lezioni di vita.

La storia è basata sull’omonimo libro di Steven Pressfield, pubblicato nel 1995, e per dar volto ai suoi protagonisti sono stati chiamati dei celebri attori hollywoodiani, tra cui Will Smith, Matt Damon e Charlize Theron. Pur con premesse di questo calibro, il film non riuscì ad incontrare il favore del pubblico, rivelandosi un considerevole flop al botteghino. Anche la critica sembrò non apprezzare il titolo, lamentando l’ennesimo utilizzo di stereotipi. Con il tempo però, il film è stato lentamente rivalutato, suscitando in particolare l’interesse degli appassionati dello sport qui protagonista.

Ad oggi, infatti, questo è uno dei più conosciuti film sul golf, capace di mostrarne la difficoltà ma anche le grandi, e imprevedibili, questioni filosofiche coinvolte. Attraverso la storia ci si imbatte infatti in lezioni inerenti questo sport ma che si applicano a tante situazioni della vita. Nel seguire il percorso del protagonista, tra i suoi alti e i suoi bassi, si possono infatti ritrovare metafore e simbolismi capaci di comunicare ad un pubblico universale. È così che ancora oggi questo film nasconde un fascino particolare, che non manca di attrarre nuovi spettatori.

La leggenda di Bagger Vance: la trama dei film

Protagonista del film è il giovane Rannulph Junuh, la cui passione più grande è quella per il golf, sport dove dimostra straordinarie capacità. Questi è però costretto ad abbandonare il campo da gioco per recarsi sul campo di guerra, chiamato infatti a servire gli Stati Uniti nella Prima guerra mondiale. Fortunatamente, Rannulph riesce a salvarsi e tornare a casa, portando però con sé tutti i traumi che il conflitto inevitabilmente genera nell’animo umano. Per cercare di superare questi traumatici ricordi, il giovane si getta nell’alcol, sprecando gli anni migliori della sua vita e dimenticando la sua passione per il golf.

Dopo dieci anni, tuttavia, Rannulph riceve un invito a giocare in un importante torneo golfistico, dove saranno presenti anche i due grandi campioni del momento: Bobby Jones e Walter Hagen. La gara, scoprirà, è stata organizzata dalla sua ex fidanzata Adele, intenzionata a risollevare il centro sportivo della sua famiglia. Rannulph vede in quest’occasione la possibilità di rialzarsi e tornare ad essere un campione, ma gli anni passati a bere e isolarsi lo hanno segnato in modo indelebile. Convinto di non essere in grado di fare ancora bella figura in campo, egli è così sul punto di rifiutare l’offerta. Fortunatamente, però, si presenta da lui il misterioso Bagger Vance, che si propone di aiutarlo a tornare in campo.

La leggenda di Bagger Vance cast

La leggenda di Bagger Vance: il cast del film

Affidata a Redford la regia del film, questi avrebbe dovuto anche interpretare il ruolo del protagonista Rannulph. Per dar volto a Bagger Vance si era invece pensato al premio Oscar Morgan Freeman. Tuttavia, Redford riconsiderò tale ipotesi, sostenendo che il film avrebbe funzionato meglio con dei giovani attori. Fu così che il protagonista venne interpretato da Matt Damon, all’epoca divenuto popolare grazie a Will Hunting – Genio ribelle e Salvate il soldato Ryan. Damon, però, non aveva nessuna esperienza nel golf, e dovette così prendere lezioni private per più di un mese, imparando le basi di questo sport. L’eccessiva pratica lo portò tuttavia a riscontrare un infortunio alle costole, costringendolo ad un periodo di fermo.

A Will Smith è invece andato il ruolo di Bagger Vance, mentore del protagonista nonché figura chiave del film. Anche Smith spese diverso tempo ad imparare i rudimenti del golf, così da poter entrare ulteriormente in quel mondo e risultare più realistico nella sua interpretazione. Accanto a loro si ritrova poi l’attrice Charlize Theron, nel ruolo di Adele Invergordon. Anche lei si rivela una figura chiave all’interno del film, importante per la resurrezione spirituale di Rannulph. Nel film è inoltre presente il leggendario Jack Lemmon, che ricopre il ruolo di voce narrante. Questa è inoltre la sua ultima apparizione cinematografica, poiché l’attore venne a mancare pochi mesi dopo il completamento del film.

La leggenda di Bagger Vance: il significato del film

Il titolo originale e completo del romanzo da cui il film è tratto è The Legend of Bagger Vance: A Novel of Golf and the Game of Life. Da questo si può intuire la stretta relazione tra lo sport e la vita stessa, con somiglianze tra le due cose particolarmente sorprendenti. E il significato più profondo del film si ritrova proprio nel suo proporre una storia che, attraverso la metafora del golf, aspira a comunicare come nel corso della vita a chiunque può capitare di perdere il proprio swing, la propria direzione. È quello che succede al protagonista Rannulph, in cui ogni spettatore può probabilmente ritrovarsi. Ecco allora che entra in gioco Bagger Vance. Un coach, una guida, quella figura concreta o meno che aiuta a ritrovare la propria strada.

Bagger Vance aiuta Rannulph a raggiungere i suoi obiettivi, lo aiuta a guardare le cose da una prospettiva diversa, e soprattutto lo mette di fronte ad una serie di scelte. È proprio superando queste “prove” che Rannulph ritroverà la propria fiducia in sé stesso e la capacità di giocare, allo stesso tempo ritrovando anche la voglia di vivere. È un percorso educativo vero e proprio quello a cui Vance lo sottopone, e il fatto che la sua reale esistenza o meno rimanga un mistero aiuta a comprendere come l’aiuto di cui ognuno può avere bisogno può arrivare in modi spesso imprevisti. Alla luce di ciò, risulterà più chiaro come l’affrontare una buca di Rannulph corrisponda al modo in cui nella vita si affrontano gli ostacoli. Ognuno è diverso dall’altro, ognuno richiede strategie diverse, ma tutti richiedono la più completa fiducia in sé stessi.

La leggenda di Bagger Vance: dove vedere il film in streaming e in TV

Sfortunatamente, La leggenda di Bagger Vance non è attualmente presente sulle piattaforme di streaming legale. È probabile che in futuro questo tornerà ad essere presente in qualcuna di queste, come Chili, Rakuten o Netflix. Per vedere il film è però possibile affidarsi alla programmazione televisiva. Il film verrà infatti trasmesso in TV lunedì 10 gennaio alle ore 21:15 sul canale Cielo.

Fonte: IMDb

La leggenda del pianista sull’oceano: tutte le curiosità sul film

Dopo aver vinto il premio Oscar con il film Nuovo Cinema Paradiso ed essersi confermato narratore dal fascino internazionale con Una pura formalità, Giuseppe Tornatore si è poi cimentato nel suo primo lungometraggio in lingua inglese, l’acclamato La leggenda del pianista sull’oceano. Uscito nel 1998, il film è stato scritto dallo stesso Tornatore, il quale si basò sul celebre monologo teatrale Novecento di Alessandro Baricco. Il risultato è un film che nelle sue due ore e quaranta di durata porta lo spettatore tanto ad imbattersi in un personaggio memorabile quanto in un epoca ormai scomparsa per sempre.

L’intero film, come noto, è ambientato all’interno del transatlantico Virginian, ispirato dai modelli simili RMS Lusitania e RMS Mauretania. All’interno di questo ambiente si sussegue un via vai di personaggi e storie che arricchiscono il film di quanto accade nel corso del Novecento, fino a raccontare la finitezza dell’essere umano in un mondo sempre più vasto e caotico, che di limiti sembra non possederne più. La leggenda del pianista sull’oceano si presenta dunque tanto come un racconto distaccato di un epoca quanto come la riflessione sull’evoluzione e le derive dell’animo.

Acclamato a livello internazionale, La leggenda del pianista sull’oceano è ancora oggi uno dei film più amati di Tornatore, ricco di sentimenti, passioni e dolori, di musica e coraggio. Un racconto sempre attuale e capace di emozionare. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e alla colonna sonora. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

La leggenda del pianista sull’oceano: la trama del film

Protagonista del film è Danny Boodman T. D. Lemon Novecento, il quale viene ritrovato da neonato a bordo di un transatlantico dal macchinista Danny Boodman. L’uomo decide di prendere il bambino con sé, facendolo crescere sulla nave e istruendolo come gli è possibile. Con il passare degli anni Novecento cresce divenendo la mascotte dell’equipaggio, benvoluto da tutti. Quando però il padre adottivo muore in seguito ad un incidente, egli si trova a doversi completamente reinventare. È così che, scoperto un pianoforte, si dimostra un vero talento per quello strumento. Novecento diventa così il pianista ufficiale della nave, la quale però è ormai prossima alla demolizione. Un evento che costringerà Novecento a prendere sofferte decisioni.

La leggenda del pianista sull’oceano: il cast del film

Ad interpretare il personaggio protagonista, Novecento, vi è il noto attore americano Tim Roth, ricordato per film come Le iene e Rob Roy. Egli si disse entusiasta di poter dar assumere tale ruolo, benché non sapesse assolutamente suonare il pianoforte. Roth si esercitò per sei mesi solo per poter fingere di saperlo suonare, mentre le mani che si vedono nel film non sono le sue. Nel ruolo del padre adottivo Danny Boodman vi è l’attore Bill Nunn, mentre Max Tooney, amico di Novecento, è interpretato da Pruitt Taylor Vince. Altri personaggi di rilievo sono quelli della ragazza amata dal protagonista, interpretata da Mélanie Thierry e il dottor Klauserman, interpretato da Heathcote Williams. Clarence Williams III dà infine vita al pianista Jelly Roll Morton.

La leggenda del pianista sull'oceano colonna sonora

La leggenda del pianista sull’oceano: la colonna sonora e i premi vinti

Come per i precedenti film di Tornatore, anche La leggenda del pianista sull’oceano vanta una colonna sonora composta da Ennio Morricone, il quale ha impiegato quasi un anno solo per la stesura. Questa si compone di circa trenta brani, ma nella seconda edizione CD pubblicata nel 1999 per il mercato internazionale se ne contano appena 21. Vi si possono però ritrovare temi portanti del film come The Legend of The Pianist on The Ocean, Playing Love e Lost Boys Calling. Proprio per questa colonna sonora Morricone si aggiudicò il Golden Globe, il secondo di tre insieme a quello vinto per Mission e per The Hateful Eight.

Oltre a questo prestigioso riconoscimento, il film di Tornatore ha poi vinto numerosi altri prestigiosi premi a livello internazionale. Si annoverano in particolare sei David di Donatello, tra cui quello per la miglior regia, e sei Nastri d’argento. Il direttore della fotografia Lajos Koltai è stato premiato agli European Film Awards, mentre ai Ciak d’oro sono stati ottenuti i premi per il miglior film, la miglior regia, la miglior scenografia e i migliori costumi. La leggenda del pianista sull’oceano ha poi ottenuto candidature anche ai Satellite Awards ed è stato presentato al Toronto International Film Festival, dove ha concorso per il Premio del Pubblico.

La leggenda del pianista sull’oceano: il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire del film grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. La leggenda del pianista sull’oceano è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Infinity, Apple iTunes, Tim Visio, Amazon Prime Video e Disney+. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. È bene notare che in caso di noleggio si avrà soltanto un dato limite temporale entro cui guardare il titolo. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di martedì 28 settembre alle ore 21:00 sul canale Cine 34.

Fonte: IMDb

La Leggenda del Cacciatore di Vampiri: una featurette

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In attesa dell’uscita al cinema, che qui da noi sarà il 20 luglio, ecco una featurette del film La Leggenda del Cacciatore di Vampiri, liberamente ispirato alla storia di Lincoln

La Leggenda del Cacciatore di Vampiri: recensione

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La Leggenda del Cacciatore di Vampiri: recensione

Se c’è una cosa che non si può imputare a quelli che si ostinano a sostenere l’invasione di vampiri sul piccolo è grande schermo, è la mancanza di fantasia. Ecco infatti che il prossimo 20 luglio il cinema ci propone un altro film a base vampiresca, questa volta con solide radici storiche. Parliamo de La Leggenda del Cacciatore di Vampiri, che racconta la storia di un giovane Abraham Lincoln che di giorno è uno studente di legge e di notte si trasforma in abilissimo cacciatore di vampiri. Al suo fianco Henry, un vampiro che ripudia la sua condizione e che ha come scopo quello di distruggere Adam, il potente vampiro che per primo ha introdotto questo terribile morbo nel nuovo mondo, con l’intento di trasformare ogni americano in un non morto.

Timur Bekmambetov, regista de I Guardiani del Giorno e I Guardiani della Notte, balzato sulla scena internazionale grazie al blockbuster Wanted, si avvale del nome, in veste di produttore, di Tim Burton, e realizza un action horror dal sapore rock, con tanto di colonna sonora dei Linkin Park. Il film di Bekmambetov mescola patriottismo spicciolo al gusto di sangue e slow motion, mettendo in scena delle bellissime sequenze di combattimento che si incuneano in un film nel complesso un po’ noioso ma che riserva qualche sorpresa.

Ad una sceneggiatura abbastanza buona si associa un reparto trucco che mette in crisi gran parte della veridicità del film, soprattutto nella parte dell’invecchiamento dei personaggi. Le scene d’azione, come accennato, costituiscono i momenti migliori del film: si presentano ben coreografate e ordinate, permettendo allo spettatore di seguire l’azione senza perdersi nel mucchio di mosse da arti marziali e letali colpi di ascia.

La Leggenda del Cacciatore di Vampiri

In La Leggenda del Cacciatore di Vampiri il protagonista è Benjamin Walker, alla sua prima prova davvero importante da protagonista: il suo Lincoln è vigoroso e deciso, per nulla spaventato dall’enormità oscura contro cui va a scontrarsi, inossidabile nella tempra morale e negli affetti umani, esattamente come il ricordo e la leggenda del vero Lincoln che aleggia nei cuori di ogni americano. Con lui a fargli da spalla Dominic Cooper, visto di recente in Captain America: First Avengers e in Marilyn, nei panni di Henry, il vampiro nobile e giusto che addestra il protagonista contro l’esercito di Satana. La sua performance è dignitosamente sufficiente, omologandosi alla sua media recitativa. Rufus Sewell è Adam, che qui sembra un po’ sprecato, date le sue buone doti di caratterista che stridono con il personaggio forse a tratti macchiettistico; Mary Elizabeth Winstead, in questi giorni al cinema con La Cosa, è la moglie di Lincoln; e ancora Anthony Mackie, Marton Csokas e Jimmi Simpson.

La rivisitazione della storia americana in chiave horror si sposa benissimo con le finalità La Leggenda del Cacciatore di Vampiri, basato sul romanzo omonimo di Seth Grahame-Smith, autore anche della sceneggiatura, che vuole semplicemente intrattenere, senza addentrarsi in discorsi politico-sociali che nel film vengono affrontati in maniera abbastanza semplicistica. Un bel 3D aumenta la spettacolarità del film e ne fa, nel complesso, un buon prodotto.

La leggenda del cacciatore di vampiri in 3D – Poster Italiano ufficiale

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Il prossimo 24 agosto uscirà in Italia, “La leggenda del cacciatore di vampiri in 3D”, il nuovo film di Timur Bekmambetov, con Mary E. Winstead, Dominic Cooper e Benjamin Walker, prodotto da Tim Burton

La leggenda del cacciatore di vampiri – Trailer Italiano

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La leggenda del cacciatore di vampiri (Abraham Lincoln: Vampire Hunter) è un film del 2012 diretto da Timur Bekmambetov e con protagonisti Benjamin Walker, Mary Elizabeth Winstead, Rufus Sewell e Dominic Cooper. Il film è basato sul romanzo Abraham Lincoln, Vampire Hunter di Seth Grahame-Smith, sceneggiatore del film assieme a Simon Kinberg. Tra i produttori del film figurano lo stesso regista Timur Bekmambetov e Tim Burton. l film sarà distribuito nelle sale statunitensi a partire dal 22 giugno 2012, mentre in Italia arriverà il 24 agosto dello stesso anno.

La leggenda del cacciatore di vampiri – Trailer Italiano

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La leggenda del cacciatore di vampiri (Abraham Lincoln: Vampire Hunter) è un film del 2012 diretto da Timur Bekmambetov e con protagonisti Benjamin Walker, Mary Elizabeth Winstead, Rufus Sewell e Dominic Cooper. Il film è basato sul romanzo Abraham Lincoln, Vampire Hunter di Seth Grahame-Smith, sceneggiatore del film assieme a Simon Kinberg. Tra i produttori del film figurano lo stesso regista Timur Bekmambetov e Tim Burton. l film sarà distribuito nelle sale statunitensi a partire dal 22 giugno 2012, mentre in Italia arriverà il 24 agosto dello stesso anno.

La Leggenda degli Uomini Straordinari: la Fox sviluppa il reboot

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La Leggenda degli Uomini Straordinari: la Fox sviluppa il reboot

La Leggenda degli Uomini StraordinariCome era prevedibile la 20th Century Fox ha ufficialmente iniziato lo sviluppo del reboot basato sul comics La Leggenda degli Uomini Straordinari di Alan Moore, con l’intenzione di trasformare il film in un vero e proprio franchise, come non era accaduto al film con Sean Connery del 2003. A produrre e guidare lo sviluppo c’è John Davis (Chronicle, The Man from UNCLE) e al momento è alla ricerca di sceneggiatori.

La Lega degli Straordinari Gentlemen (The League of Extraordinary Gentlemen) è uno dei fumetti di maggior successo ideati da Alan Moore.

Disegnata da Kevin O’Neill, la serie rivisita i grandi romanzi della letteratura vittoriana, riproponendo personaggi come il capitano Nemo, il dottor Henry Jekyll, Mina Murray, Allan Quatermain, l’uomo invisibile e Mycroft Holmes, riuniti in un gruppo di stampo supereroico (non a caso il nome richiama alla Justice League of America della DC Comics).

Fino ad ora in Italia sono usciti i seguenti volumi con le storie della Lega:

  • La lega degli straordinari Gentlemen. Vol. 1 (pubblicato in Italia da Magic Press, Planeta De Agostini e BAO Publishing)
  • La Lega degli Straordinari Gentlemen – Vol. 2 (pubblicato in Italia da Magic Press e BAO Publishing)
  • La Lega degli Straordinari Gentlemen – Black Dossier (pubblicato in Italia da BAO Publishing)
  • La Lega degli Straordinari Gentlemen – Century 1910-2009 (conosciuto anche come Volume 3; pubblicato in Italia da BAO Publishing).

La legge di Lidia Poët: la serie Italiana, dal 15 febbraio su Netflix

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La legge di Lidia Poët, la serie in 6 episodi, prodotta da Matteo Rovere, una produzione Groenlandia, e creata da Guido Iuculano e Davide Orsini, debutterà il 15 febbraio 2023 su Netflix in tutti i Paesi in cui il servizio è attivo. Matilda De Angelis è Lidia Poët, la prima donna in Italia ad entrare nell’Ordine degli Avvocati.

Nel cast, Matilda De Angelis nel ruolo della protagonista, ed Eduardo Scarpetta in quello del giornalista Jacopo Barberis. Pier Luigi Pasino è Enrico Poët, fratello di Lidia, mentre Sara Lazzaro e Sinéad Thornhill sono rispettivamente Teresa Barberis, moglie di Enrico, e Marianna Poët, la loro figlia. Dario Aita è Andrea Caracciolo. La serie è diretta da Matteo Rovere e Letizia Lamartire e scritta da Guido Iuculano, Davide Orsini, Elisa Dondi, Daniela Gambaro e Paolo Piccirillo.

La legge di Lidia Poët serie netflixLa trama di La legge di Lidia Poët

Torino, fine 1800. Una sentenza della Corte d’Appello di Torino dichiara illegittima l’iscrizione di Lidia Poët all’albo degli avvocati, impedendole così di esercitare la professione solo perché donna. Senza un quattrino ma piena di orgoglio, Lidia trova un lavoro presso lo studio legale del fratello Enrico, mentre prepara il ricorso per ribaltare le conclusioni della Corte.

Attraverso uno sguardo che va oltre il suo tempo, Lidia assiste gli indagati ricercando la verità dietro le apparenze e i pregiudizi. Jacopo, un misterioso giornalista e cognato di Lidia, le passa informazioni e la guida nei mondi nascosti di una Torino magniloquente. La serie rilegge in chiave light procedural la storia vera di Lidia Poët, la prima avvocata d’Italia.

La legge di Lidia Poët: il teaser trailer della seconda stagione

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La legge di Lidia Poët: il teaser trailer della seconda stagione

Ecco il teaser trailer della seconda stagione di La legge di Lidia Poëtcon protagonista Matilda De Angelis, disponibile su Netflix dal 30 ottobre.

La seconda stagione de La legge di Lidia Poët – la serie prodotta da Matteo Rovere, una produzione Groenlandia, società del Gruppo Banijay, e creata da Guido Iuculano e Davide Orsini – con Matilda De Angelis nei panni di Lidia Poët, la prima donna in Italia ad entrare nell’Ordine degli Avvocati.

La serie, vincitrice con la prima stagione ai Nastri d’Argento Grandi Serie 2023 del premio Miglior Serie ‘Crime’,  sarà disponibile solo su Netflix. Sei nuovi episodi per questa seconda stagione della serie le cui riprese sono appena iniziate e si svolgeranno tutte a Torino e in Piemonte.

Nel cast, oltre a Matilda De Angelis nel ruolo della protagonista e a Eduardo Scarpetta in quello del giornalista Jacopo Barberis, tornano Pier Luigi Pasino (Enrico Poët, fratello di Lidia), Sara Lazzaro e Sinéad Thornhill (rispettivamente Teresa Barberis, moglie di Enrico, e Marianna Poët, la loro figlia) e Dario Aita (Andrea Caracciolo). A loro si unisce Gianmarco Saurino, nei panni del procuratore Fourneau. Tornano a dirigere la serie Matteo Rovere e Letizia Lamartire a cui si aggiunge Pippo Mezzapesa. La seconda stagione è scritta da Flaminia Gressi, Guido Iuculano e Davide Orsini.

La trama della serie

A Lidia non è permesso di fare l’avvocato per una legge scritta dagli uomini. Perciò questa volta punta ancora più in alto, vuole cambiare la legge. Mentre continua a collaborare con il fratello Enrico, affrontando nuovi casi e battendosi per i diritti delle donne, vuole convincerlo a candidarsi in Parlamento per far sì che la sua legge trovi finalmente voce. Lidia ha chiuso completamente con l’amore, tanto più con Jacopo, responsabile di aver venduto la villa di famiglia e in rotta di collisione con tutti i Poët. Ma Jacopo e Lidia sono costretti a rivedersi per condividere, loro malgrado, un’indagine segreta che li riguarda da vicino, riscoprendo la complicità e il divertimento che li lega da sempre. A dare filo da torcere il nuovo Procuratore del Re, Fourneau, un uomo delle istituzioni che inaspettatamente tratta Lidia come sua pari, spingendola a interrogarsi sul rapporto complesso e contraddittorio che ha con i sentimenti, e sul costo della rinuncia personale che sta sostenendo in nome dei suoi ideali. Nei sei nuovi episodi Lidia continuerà a scomporre senza tregua i tasselli di questo mondo costruito dagli uomini per gli uomini, con assoluta genialità, spiazzando l’avversario con intelligenza, ironia e senza mezzi termini, ma non per questo senza mai mettersi in discussione.

La legge di Lidia Poet, recensione della serie con Matilda De Angelis

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Lidia Poet è stata una rivoluzionaria, un’apripista, un’avvocatessa tenace e dedita alla sua professione e ai suoi clienti prima ancora che il termine avvocatessa avesse ragione di esistere. È esistita davvero, nella Torino di fine ‘800, ed è lei, con il volto di Matilda De Angelis, la protagonista della nuova serie Netflix in sei episodi La legge di Lidia Poet.

La legge di Lidia Poet, la trama

Torino, fine 1800. Una sentenza della Corte d’Appello di Torino dichiara illegittima l’iscrizione di Lidia Poët all’albo degli avvocati, impedendole così di esercitare la professione solo perché donna. Senza un quattrino ma piena di orgoglio, Lidia trova un lavoro presso lo studio legale del fratello Enrico, mentre prepara il ricorso per ribaltare le conclusioni della Corte.

Attraverso uno sguardo che va oltre il suo tempo, Lidia assiste gli indagati ricercando la verità dietro le apparenze e i pregiudizi. Jacopo, un misterioso giornalista e cognato di Lidia, le passa informazioni e la guida nei mondi nascosti di una Torino magniloquente.

Matilda De Angelis, ormai volto internazionale del nostro cinema, si ricongiunge con Matteo Rovere, il regista che l’ha fatta esordire sul grande schermo con Veloce come il Vento. A sette anni da quel film, Matilda e Matteo fanno di nuovo squadra e realizzano sei episodi di un light procedura che ispirandosi a una storia vera adotta il linguaggio contemporaneo per parlare della condizione della donna e della rivoluzione che Lidia ha portato in Italia e a Torino, in particolare.

Un nobile intento, una esecuzione non troppo felice

L’intento è nobile, perché storie come quelle di Lidia Poet vanno raccontate per essere conosciute, per ricordare sempre che ogni piccola conquista nasce sempre da una piccola rivoluzione, in questo caso la caparbietà di una donna, tuttavia l’esecuzione non è poi tanto felice, dal momento che il linguaggio utilizzato per mettere in scena questa rivoluzione è contemporaneo.

La Lidia di De Angelis parla, si muove e pensa come farebbe una giovane donna del 2023, e per quanto questo renda accattivante il personaggio per un giovane pubblico, allo stesso tempo impone uno sfasamento temporale che fa prendere poco sul serio tutto il resto del racconto. Le reazioni, le azioni, il modus operandi li Lidia non è soltanto moderno per il suo tempo, è proprio contemporaneo, come se la giovane donna avesse fatto un viaggio nel tempo dai giorni nostri all’epoca in cui è ambientata la storia.

LIDIA

Se si supera questo grande scoglio concettuale, La legge di Lidia Poet è un piacevole divertissement, molto chiaro e piano nella messa in scena dei vari casi che la caparbia Lidia dovrà risolvere, con una struttura che unisce in maniera abbastanza continua trama verticale e orizzontale: la lotta personale di Lidia contro le istituzioni e la sua richiesta di ricorso per essere riammessa all’albo degli avvocati percorre tutta la storia, mentre in ogni episodio siamo di fronte a un nuovo caso, sempre di omicidio, in cui Lidia si fa detective, confidente dei suoi assistiti, avvocato. La legge di Lidia Poet ha spirito e ardimento, purtroppo però la realizzazione è fiacca, sussurrata e i personaggi, nonostante siano messi in scena da attori di talento, su tutti proprio De Angelis e Eduardo Scarpetta, non sono mai credibili fino in fondo.

Torino, la bella

Certo, l’ambientazione torinese della serie riesce a regalare dei bei momenti, soprattutto in termini di atmosfera, data la bellezza straordinaria del capoluogo piemontese, ma spesso non basta un bel salotto e un bel paesaggio per raccontare degnamente una storia così tanto moderna e importante per la nostra contemporaneità.

La legge di Lidia Poet è un progetto ambizioso, che pretende di parlare all’oggi, sceglie di farlo con un linguaggio semplice, perdendo però la profondità e la gravitas della storia che racconta. Il risultato è una serie divertente, comprensibile per il pubblico di oggi, leggera, che perde però il suo appuntamento con l’approfondimento, ma forse non era nemmeno questa la sede adatta.

La Legge di Lidia Poët è una storia vera? La vera storia della prima avvocata d’Italia

Con l’uscita della stagione finale su Netflix, La Legge di Lidia Poët è tornata al centro dell’attenzione, riaccendendo l’interesse attorno alla figura che ha ispirato la serie. Ma quanto c’è di vero nel racconto portato sullo schermo?

La risposta è sì: la serie è basata su una storia reale, ma rielabora in chiave narrativa e investigativa la vita di una figura storica fondamentale per il diritto italiano e per la lotta all’emancipazione femminile.

Chi era davvero Lidia Poët: la prima donna avvocata in Italia

Lidia Poët nacque nel 1855 e fu la prima donna in Italia a esercitare la professione forense, in un contesto sociale e culturale profondamente ostile alla presenza femminile nelle istituzioni. Dopo essersi laureata in giurisprudenza all’Università di Torino nel 1881, riuscì a essere ammessa all’albo degli avvocati nel 1883, suscitando un’immediata reazione negativa da parte dell’ambiente legale, composto esclusivamente da uomini.

Il suo ingresso nella professione durò però pochissimo: dopo appena tre mesi, fu radiata dall’albo su pressione del procuratore generale del Regno, che sosteneva l’incompatibilità tra il ruolo di avvocato e il “decoro” femminile. Una decisione che segnò uno dei casi più emblematici di discriminazione istituzionale nella storia italiana.

Nonostante questo, il caso Poët aprì un dibattito nazionale destinato a durare decenni. Solo nel 1920, all’età di 65 anni, Lidia riuscì finalmente a essere riammessa all’esercizio della professione, diventando simbolo di una battaglia lunga e faticosa per i diritti civili.

Quanto è fedele la serie Netflix alla storia reale

Matilda De Angelis in La legge di Lidia Poët
Foto di LUCIA IUORIO/NETFLIX/LUCIA IUORIO/NETFLIX – © 2021 Netflix, Inc.

La serie Netflix prende ispirazione dalla vicenda reale di Lidia Poët, ma costruisce attorno alla sua figura un impianto narrativo più ampio, trasformandola in protagonista di casi giudiziari episodici e indagini di stampo quasi investigativo.

Ambientata nella Torino di fine Ottocento, la serie utilizza il contesto storico reale per raccontare non solo la discriminazione subita dalla protagonista, ma anche il funzionamento di un sistema giudiziario profondamente segnato da pregiudizi di genere. Tuttavia, molti degli eventi narrati — in particolare i casi affrontati episodio per episodio — sono frutto di elaborazione narrativa e non corrispondono direttamente a fatti documentati.

Questa scelta permette alla serie di ampliare il racconto, rendendo Lidia non solo una figura storica, ma anche un personaggio attivo, capace di intervenire concretamente in un sistema che la escludeva.

Il significato della storia di Lidia Poët oggi

La Legge di Lidia Poët - Stagione 3
Credits: Netflix/Lucia Iuorio

Al di là della ricostruzione storica, La Legge di Lidia Poët funziona come racconto contemporaneo travestito da period drama. La sua forza non sta solo nella fedeltà ai fatti, ma nella capacità di rendere attuale una battaglia che, in forme diverse, continua ancora oggi.

Il percorso di Lidia — tra esclusione, resistenza e riconoscimento tardivo — riflette un meccanismo sociale che va oltre il singolo caso: quello di un sistema che cambia lentamente, spesso solo dopo aver imposto sacrifici enormi a chi lo sfida.

È proprio in questa tensione tra storia e narrazione che la serie trova la sua identità più forte, trasformando una figura realmente esistita in un simbolo universale di emancipazione e giustizia.

La legge di Lidia Poët dal il 15 febbraio 2023

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La legge di Lidia Poët dal il 15 febbraio 2023

La legge di Lidia Poët, la serie in 6 episodi, prodotta da Matteo Rovere, una produzione Groenlandia, e creata da Guido Iuculano e Davide Orsini, debutterà il 15 febbraio 2023 su Netflix in tutti i Paesi in cui il servizio è attivo. Matilda De Angelis è Lidia Poët, la prima donna in Italia ad entrare nell’Ordine degli Avvocati.

Nel cast, Matilda De Angelis nel ruolo della protagonista, ed Eduardo Scarpetta in quello del giornalista Jacopo Barberis. Pier Luigi Pasino è Enrico Poët, fratello di Lidia, mentre Sara Lazzaro e Sinéad Thornhill sono rispettivamente Teresa Barberis, moglie di Enrico, e Marianna Poët, la loro figlia. Dario Aita è Andrea Caracciolo. La serie è diretta da Matteo Rovere e Letizia Lamartire e scritta da Guido Iuculano, Davide Orsini, Elisa Dondi, Daniela Gambaro e Paolo Piccirillo.

La trama della serie tv

Torino, fine 1800. Una sentenza della Corte d’Appello di Torino dichiara illegittima l’iscrizione di Lidia Poët all’albo degli avvocati, impedendole così di esercitare la professione solo perché donna. Senza un quattrino ma piena di orgoglio, Lidia trova un lavoro presso lo studio legale del fratello Enrico, mentre prepara il ricorso per ribaltare le conclusioni della Corte.

Attraverso uno sguardo che va oltre il suo tempo, Lidia assiste gli indagati ricercando la verità dietro le apparenze e i pregiudizi. Jacopo, un misterioso giornalista e cognato di Lidia, le passa informazioni e la guida nei mondi nascosti di una Torino magniloquente. La serie rilegge in chiave light procedural la storia vera di Lidia Poët, la prima avvocata d’Italia.

AMBIENTAZIONE: LA TORINO DI FINE OTTOCENTO

Torino alla fine dell’Ottocento conta duecentomila abitanti, e tra questi c’è un imprenditore che sta per fondare la FIAT, la più importante azienda automobilistica del Paese, nonché il più grande gruppo finanziario e industriale privato italiano del XX secolo. A Torino c’è la più libera comunità ebraica d’Italia, ci sono i circoli anarchici, c’è la camorra napoletana, ci sono i socialisti e c’è Anna Kuliscioff. Poi ci sono i primi ospedali psichiatrici, i fanatici dello spiritismo, Cesare Lombroso con i suoi allievi, buona parte della famiglia reale, le prime tangenti, le prostitute più raffinate d’Italia, i teatri aperti a ogni ora, i concorsi di bellezza e i funerali dei nobili. Insomma, Torino alla fine dell’Ottocento è un posto strano dove abitano persone strane. Un teatro del mondo, sintesi dei tempi che stanno per venire. Una città pirotecnica, eccessiva, contraddittoria, magniloquente, autodistruttiva. Come c’è da aspettarsi, è anche una città dove si uccide e si finisce in prigione. Una città dove gli avvocati fanno affari d’oro.

PERSONAGGI

LIDIA POËT (Matilda De Angelis)

È stata la prima donna d’Italia ad iscriversi all’Ordine degli Avvocati, ma una sentenza della Corte d’Appello di Torino del 1883 le proibisce di esercitare la professione perché donna. Oltraggiata e offesa dalla sentenza, Lidia non si perde d’animo e convince suo fratello Enrico a lavorare come assistente legale, cercando la verità sull’innocenza dei loro clienti anche fuori da un’aula di tribunale. Lidia è un’incompresa – lo è sempre stata, specie da suo padre, sin dai tempi dell’infanzia – che non riesce a piangersi addosso ma che si rimbocca le maniche giorno dopo giorno per ottenere quello che merita. La sua stella polare sono l’indipendenza e l’emancipazione, per cui lotterà tutta la vita e che la portano a diffidare totalmente dell’amore e del matrimonio. Almeno finché non conosce l’affascinante Jacopo Barberis…

JACOPO BARBERIS (Eduardo Scarpetta)

Giornalista della Gazzetta Piemontese, è un trentacinquenne solitario, affascinante, ironico, con vedute politiche molto distanti da quelle conservatrici tipiche della sua famiglia. La sua modernità lo rende immediatamente empatico agli occhi di Lidia, ma l’anticonformismo con cui vive alla giornata è solo una corazza per nascondere i cocci di una storia d’amore vissuta a Parigi che lo ha lasciato a pezzi. È la spalla ideale di Lidia, entusiasta di accompagnarla nei vicoli più bui di Torino a caccia di assassini, così come di passare ore con lei davanti a un bicchiere di cognac.

ENRICO POËT (Pier Luigi Pasino)

Fratello maggiore di Lidia, Enrico è un uomo perfettamente integrato nel suo tempo. Ha quarant’anni, una moglie più ricca e nobile di lui, una bella villa – sempre della moglie – e uno studio legale avviato che si occupa più che altro di cause semplici e che lo lasciano dormire di notte. Ad un certo punto, però, il ciclone Lidia si abbatte su di lui e tutto cambia: casi di omicidi, strangolamenti, avvelenamenti, morti ammazzati, clienti poveri in canna… tutto concorre a distruggere la sua quiete e le sue certezze. Ma non tutti i cicloni lasciano solo macerie: grazie a Lidia Enrico infatti è destinato a dare una scossa alla sua vita, riscoprendo cose che dava per scontate ed entrando anche lui nella prospettiva che i tempi stanno cambiando.

TERESA BARBERIS POËT (Sara Lazzaro)

Moglie di Enrico e sorella di Jacopo, Teresa Barberis è una donna nobile dell’Ottocento, fieramente un passo dietro a suo marito e dedita alla cura della casa e della famiglia. Dotata di grande arguzia e savoir-faire ma con un carattere diametralmente opposto a quello di Lidia, Teresa è quella che soffre di più l’irruzione nella sua vita della protagonista, incapace di stare al suo posto e di censurare quello che pensa.

MARIANNA POËT (Sinéad Thornhill)

Ha quindici anni, è la figlia di Enrico e Teresa, una ragazzina di buona famiglia cresciuta secondo i valori familiari. All’apparenza docile ed educata, sotto sotto è una giovane ribelle che sente più affinità con sua zia Lidia che con sua madre. Ma a differenza di Lidia possiede un animo romantico, il suo obiettivo di vita non è certo quello di fare l’avvocato o lavorare ma di trovare il principe azzurro e sposarsi. Peccato che si sia infatuata perdutamente (e segretamente) del giardiniere di famiglia, che non può certo offrirle il matrimonio migliore per una ragazza della sua classe sociale…

ANDREA CARACCIOLO (Dario Aita)

Commerciante trentacinquenne che fa la spola tra Italia, Stati Uniti e Medio Oriente, Andrea è il miglior amico di Lidia e il suo amante occasionale. Una relazione all’avanguardia per quei tempi, possibile solo grazie all’affinità elettiva tra i loro caratteri: come Lidia, Andrea è innamorato della libertà e non vuole legami che possano costringerlo a mettere radici. Peccato che i sentimenti per Lidia siano più confusi di quanto voglia far credere…

NOTE DI REGIA

A cura di Matteo Rovere, regista della serie Per realizzare La Legge di Lidia Poët sono partito dalla pagina scritta cercando di concentrarmi a livello registro sui personaggi ma anche su un’estetica viva, ricca, con una stratificazione complessa e una cura dei dettagli che raccontasse la vita di quel periodo storico in maniera precisa, ma anche con la libertà che permetta alle spettatrici e agli spettatori di vedere qualcosa di più profondo, che va oltre il primo livello, la prima immagine percepita.

Il racconto di una donna che impiega trentasette anni di battaglie per ottenere quello che è giusto ha dell’incredibile e ha ovviamente un forte portato epico. Per riportare sullo schermo questo carattere abbastanza unico, ho adottato ottiche larghe e ho lavorato con la camera bassa per enfatizzare il rapporto tra il suo volto e il suo tempo. Con shot ampi si ottiene un racconto molto cinematografico, ma che al tempo stesso ci permette di vedere la nostra protagonista in relazione al contesto nel quale vive. Lidia è un personaggio rivoluzionario, ma allo stesso tempo è stata espressione di quegli anni, e registicamente ho provato a far sentire questa sensazione.

Avvicinare emotivamente questi personaggi così forti e caratterizzati sia tra di loro, sia con chi guarda, è stato un altro obiettivo che ho cercato di percorrere anche attraverso movimenti diversi, legati all’emotività della specifica sequenza. Camera a mano, steady a volte molto complessa o integrata con i dolly, technocrane che potessero entrare letteralmente nelle scene non solo action dando ritmo, senza però perdere mai il cuore e il fuoco sui nostri protagonisti.

Fondamentale il lavoro fatto sul casting insieme a Sara Casani – attori e attrici scelti nel tentativo di avvicinare il racconto, le pagine della sceneggiatura, a una verità, a un realismo, a una verosimiglianza che secondo me erano determinanti in termini emotivi e di grammatica visiva.

Il nostro racconto è quello di un passato che parla profondamente anche del contemporaneo e in questo senso ho lavorato con l’utilizzo di cromatismi che fossero affascinanti ma che vedessero sempre al centro una naturalità degli incarnati. Esseri umani veri che si muovono in contesti esteticamente molto curati e pieni di dettagli, per far fare a chi ci guarda un viaggio vero in quel periodo storico.

Un grande contributo lo hanno dato sia la scenografia che l’arredo, i costumi, il trucco, i capelli e le parrucche, che dovevano restituire verità ma anche creare qualcosa di riconoscibile, un’ambientazione fine secolo, diurna e notturna, vicina ai grandi salotti della nobiltà ma anche segreta, legata inoltre alla stratificazione sociale tipica dei gialli, per fare in modo che in questi sei episodi la nostra protagonista vivesse  avventure che erano e che sono indagini, ma anche che possano risuonare tematicamente su di lei, sul suo carattere, che viene esso stesso “indagato”, scandagliato, sia dalla scrittura che dalla regia, per restituire a chi guarda un personaggio complesso, empatico, non superficiale, che lavori e giochi anche su fragilità e debolezze.

Il gruppo di lavoro ha fatto tantissimo, a partire dalla co-regista Letizia Lamartire, i direttori della fotografia, gli scenografi, il suono, la post. Tutto finalizzato a costruire un registro fortemente riconoscibile, un immaginario realistico ma insieme lontano, avventuroso, dove speriamo possiate felicemente perdervi.

A cura di Letizia Lamartire, regista della serie La storia di Lidia Poët mi ha subito affascinata e coinvolta emotivamente, perché racchiude in sé le lotte generazionali di donne che per secoli hanno combattuto, anche attraverso una sofferenza silenziosa e privata, la mentalità prevaricatrice di chi le voleva sottomesse e prigioniere di stereotipi, difficili da sradicare.

Lidia scompone i tasselli di questo mondo costruito dagli uomini per gli uomini e lo fa con assoluta genialità, spiazzando l’avversario con intelligenza, ironia e talvolta senza mezzi termini.Le sue scelte e la sua voce tagliente graffiano un sistema di esclusione, lo minano alla base e indicano nello stesso tempo una visione di parità, che non è mera utopia, bensì obiettivo condiviso e segnato a caratteri forti dalla parola insieme.

Lidia ha compreso la grammatica della lotta costante e determinata, dove è racchiusa la potenzialità del cambiamento. Lei è un personaggio moderno, estremamente attuale, viene dal futuro, studiosa della moderna criminologia e della scienza forense. Nel suo modus vivendi, ritroviamo una straordinaria fusione di arguzia, determinazione, eleganza. Matilda interpreta Lidia con grande aderenza alla psicologia del personaggio, seguendone il ritmo, la passione, la forza. Lo fa con naturalezza, quasi la abitasse nell’interno e attraversasse le pieghe della sua anima.

La serie si muove attraverso vari stili: commedia, detection, noir in una meravigliosa e misteriosa Torino, che si dispiega splendidamente, mostrando i suoi colori, la sua architettura, i suoi contorni, la cui bellezza non appartiene solo all’epoca narrata, ma continua il suo perdurare nello scorrere del tempo.

NOTE DI PRODUZIONE

A cura di Matteo Rovere

La legge di Lidia Poët è il period con il quale Groenlandia si è sempre voluta confrontare. Forte nell’ideazione, ritmato, complesso nella realizzazione.

Il racconto di una donna anticonvenzionale che, nata nel tardo Ottocento, già brilla per talento, spirito libero e personalità. Il suo credo è essere anticonformista, non adeguarsi alle opinioni comuni, aggirare la norma, pensare fuori dagli schemi, ribellarsi al pensiero dominante e al sistema preesistente. Un vero e proprio inno alla libertà, parola che siamo certi caratterizzerà questo racconto.

La cifra stilistica è moderna, libera e fantasiosa, attenta ai personaggi e alle loro pulsioni, i loro drive, i meccanismi che li mettono in moto. Più filologica è invece la ricostruzione della scena giudiziaria di fine Ottocento. Torino è stata l’arena perfetta, forse l’unica possibile per arrivare alla cura che auspicavamo.

La qualità del progetto sta tutta in quell’equilibrio tra l’ispirazione realistica dell’ambientazione e del contesto storico e una cifra visiva pop e “immaginifica” capace di rendere Torino e le nostre storie non polverose ma accattivanti per un gusto contemporaneo.

I capi reparto d’eccellenza, dalla fotografia alle musiche, dalla scenografia ai costumi, sono stati in grado di conferire alla serie un taglio moderno e fresco, rispettando al tempo stesso l’epoca di riferimento, rendendo così possibile la realizzazione di un prodotto di grande qualità e forza cinematografica.

Fondamentale è stato l’apporto del cast, capitanato da una bravissima Matilda De Angelis che ha arricchito il racconto in un confronto continuo tra la sceneggiatura e i personaggi.

Abbiamo trovato in Netflix un alleato fondamentale, garanzia di qualità e diffusione internazionale, un vero motore creativo che ha seguito il progetto fin dalla sua genesi. La speranza è che la nostra protagonista possa, parlando al mondo, essere di ispirazione per chi la saprà ascoltare.

NOTE DEGLI AUTORI

A cura di Guido Iuculano e Davide Orsini, creatori e sceneggiatori della serie

Lidia Poët  è stata la prima donna d’Italia a laurearsi in legge e a chiedere l’iscrizione all’Ordine degli Avvocati di Torino nel 1883. Iscrizione prima accettata e poi annullata da una sentenza della corte d’appello. Motivazione? Era una donna.

La serie che abbiamo scritto però non è la storia della sua vita, tutt’altro. Si potrebbe definire un procedural classico, con i suoi casi di puntata, gli omicidi, le indagini e i colpi di scena finali. Ma al di là dei singoli casi, al di là del mondo di fine Ottocento che ci siamo divertiti a ricostruire, al di là perfino dei guizzi e dei vezzi della nostra protagonista, l’essenziale per noi è il suo spirito: volendo usare una sola parola, la più giusta per definirlo ci sembra “anticonformismo”.

È questo l’anticonformismo, la nostra virtù preferita, quella a cui guardiamo con più ammirazione, come affascinati e sedotti: richiede  coraggio, determinazione, testardaggine, e allo stesso tempo astuzia, intelligenza e pazienza. A volte sembra uno spreco di fatica, tempo ed energie; altre volte può sembrare una frivolezza. “Cos’ha nella testa questa persona” si chiede il mondo davanti ad un anticonformista, “perché non fa come tutti gli altri, perché non si rilassa?”. La nostra serie, in qualche modo, è una risposta a queste domande. Un grande inno alla libertà di spirito, un’ode ad una donna – Lidia Poët – che sa essere allo stesso tempo tutte queste cose: determinata, testarda, coraggiosa, ma anche goffa, strana, ostinata e buffa. È lei la nostra protagonista, e di lei parliamo nel corso di tutti gli episodi. Potevamo sceglierle un nome qualsiasi – in fondo è un personaggio d’invenzione – ma abbiamo voluto chiamarla Lidia Poët, e non per caso.

Lidia Poët  è stata la prima donna d’Italia a laurearsi in legge e a chiedere l’iscrizione all’Ordine degli Avvocati, ma per più di trent’anni non ha potuto esercitare l’avvocatura alla luce del sole perché le regole del tempo non lo permettevano. Con lei, la nostra Lidia condivide non solo il nome, ma anche la data di nascita e l’ambizione, la caparbietà, l’ostilità all’idea del matrimonio e il desiderio di indipendenza. In questo senso, la nostra serie è anche un omaggio alla vera Lidia Poët, una celebrazione di quella virtù che risuona e risplende nella vita di chiunque voglia poter dire, un giorno, di non esser passato inutilmente su questo pianeta.

NOTE SULLA SCENOGRAFIA

A cura di Luisa Iemma, Production Designer della serie

Come sempre, nell’affrontare un progetto, la domanda regina è sempre la stessa: cosa ho di nuovo da raccontare?

Questa domanda si rafforza maggiormente quando la storia è una storia vera ed appartiene a qualche secolo fa. Affrontare lavori d’epoca mette a disagio per via del loro dualismo, la teoria che ammette la coesistenza di due principi distinti o opposti, ossia da una parte il rispetto per l’epoca che si racconta, con le sue caratteristiche e le sue peculiarità, e dall’altra la necessità di farla sentire meno distante, meno lezione di storia per chi la guarda.

Il presupposto di partenza è stato quello di provare a togliere la polvere dai posti, dalle superfici, dai colori, per sottolineare le note di modernità presenti nel personaggio di Lidia e nel periodo storico in cui vive: l’arrivo della luce elettrica, del telefono, della stampa ed altri elementi hanno reso, infatti, la fine del 1800 un’epoca di grandi cambiamenti.

Con l’arredatore, Giorgio Pizzuti, abbiamo cercato di assecondare questa modernità, inserendo colori e materiali inusuali per l’epoca. Abbiamo giocato, ad esempio, con le carte da parati fatte ristampare con disegni originali ma accostate a pura invenzione. Lo abbiamo fatto diventare un po’ “pop”.

Partendo dai sopralluoghi, abbiamo riscontrato che trovare delle location adeguate alla storia non sarebbe stato facile, soprattutto nelle scene esterne dove la modernità delle città ci ha reso il lavoro molto difficile. Abbiamo coperto chilometri di strisce pedonali e parcheggi, rifatto infissi, trovato soluzioni creative per vetrine, citofoni, centraline elettriche, scivoli e ringhiere e tanti, tanti metri cubi di terra per coprire altrettanti metri quadrati di asfalto. In questo percorso i VFX ci hanno dato una gran mano!

Per quanto riguarda gli interni in location, Torino è una città che ci ha offerto grandi possibilità, palazzi il cui grado di conservazione dell’originale ci ha consentito di intervenire unicamente con l’arredamento per trasformare luoghi “museali” o semi-abbandonati in ambienti vivi. Abbiamo utilizzato chilometri di tende, riempito e svuotato camion di mobili, trasportato centinaia di scatoloni pieni di oggetti, libri, tappeti, tessuti, biancheria, e tutto quello che serve a far vivere un posto.

Per la natura del progetto, per mia stessa natura e per necessità, visto il gran numero di ambienti, mi sono presa la libertà di proporre spazi non filologicamente corretti per ambientare alcune scene. Non è sempre stato facile far vedere agli altri quello che vedevo io, ma Matteo e Letizia sono stati sempre aperti ed entusiasti nell’accettare cose che in potenza potevano sembrare follie.

Ho trasformato il coro ligneo di una chiesa nella in una sala settoria, la galleria dismessa di un mercato coperto in una fumeria d’oppio, una cartaria in una stazione, una farmacia in un negozio di tessuti e tante altre cose che sembrano quello che nella realtà non sono.

Detta così sembra quasi facile, ed invece no, ma se c’è una cosa che ho imparato è che bisogna essere tenaci e che al cinema la parola “impossibile” non esiste!

Per quanto riguarda la parte pratica, abbiamo disegnato e costruito muri e stanze segrete, cercato mobili in tutta Italia, costruito la prima macchina della verità su disegno di quella originale, usato una calligrafa per i manoscritti dei nostri protagonisti. E ancora, abbiamo montato il muro esterno di Casa Poët nell’unico giorno in cui ha nevicato a Torino, smontato e rimontato una location tre volte, scoperto, grazie a chi ci ha noleggiato le macchine da scrivere, che le prime avevano il rullo nascosto quindi non si vedeva quello che si scriveva fino a quando non si estraeva il foglio, che portare delle vasche da bagno in ceramica originali dell’epoca al terzo piano di un palazzo è impresa improba a causa del loro peso esorbitante, che i tram erano su rotaia ma tirati dai cavalli, e che Torino, oltre ad avere avuto la prima donna avvocato in Italia, è stata la prima città in Europa ad avere l’illuminazione elettrica pubblica!

A tale proposito abbiamo molto discusso con il direttore della fotografia su che tipo di illuminazione usare: le candele, sicuramente, ma visto il periodo di transizione abbiamo iniziato ad introdurre le lampade a petrolio fino ad arrivare alle lampadine.

Insomma, è stata una grande faticata ma anche una bellissima scoperta!

NOTE SULLA COLONNA SONORA

A cura di Massimiliano Mechelli, curatore della colonna sonora

È stato un privilegio per me poter dare voce a un personaggio femminile così complesso come Lidia Poët.

Una donna che si fa interprete dell’emancipazione delle altre donne in un mondo di uomini. Un personaggio femminile di fine ottocento che risulterebbe moderno ancora oggi, sempre alla ricerca della verità a dispetto di chi la vorrebbe all’interno di determinati cliché.

Con i registi abbiamo cercato un modo di rappresentare la sua forza e la sua universalità, tramite la musica.

Così ho intuito che le voci di donna potessero ben rappresentare la coralità dell’universo femminile, avendo in comune a quel tempo il bisogno di emanciparsi.

Per conferire modernità e forza non ho optato per un coro soave ma per una voce singola ostinata e incalzante.

Il tema principale Dabada-Dabada-e-a-Dabada-e è un intreccio di linee melodiche diverse tra loro, che mescolandosi riesce a formare una melodia precisa senza perdere la propria unicità.

 Per evidenziare il lato ‘crime’ della serie,  ho proposto ai registi uno strumento molto particolare e a mio avviso estremamente cinematico: l’handpan, una percussione intonata utilizzata anche per la meditazione, con cui ho cercato di enfatizzare l’alone di mistero che caratterizza i diversi episodi.

Per rendere la sonorità ‘crime’ più consona al tempo, ho fuso l’handpan con il piano verticale, suonato con la sordina, dandogli quell’eleganza espressa così bene dai costumi e dalla scenografia. Il tutto unito ad archi dinamici e moderni.

Essendo Lidia un personaggio attuale, è stato altrettanto importante l’utilizzo dell’elettronica, mettendola sullo stesso piano dei prodotti investigativi contemporanei. La stessa ben si presta a generare inquietudine nei casi che Lidia sarà impegnata a risolvere, aumentando un effetto di oscurità nel succedersi degli episodi.

La colonna sonora riserva ai personaggi maschili tratti più ironici, rappresentati da chitarre, mandolini, percussioni e contrabbassi, esprimendo così la furbizia della protagonista nel condurli verso il proprio gioco.

Lidia è un personaggio rock a tutti gli effetti, e non mancano scene in cui è stato utilizzato questo genere musicale a contrasto con il contesto generale, estremizzando e distorcendo le voci, in modo da poter meglio esprimere la rabbia del personaggio.

Per registrare l’orchestra d’archi siamo volati a Budapest, agli East Connection Studios, dove è stata registrata la colonna sonora de La Regina degli Scacchi, mentre per le batterie, le voci, le chitarre e il mix ci siamo affidati allo storico studio Digital Records di Roma.

NOTE SUI COSTUMI

A cura di Stefano Ciammitti, Costume Designer

L’ispirazione principale per la costruzione dell’armadio di Lidia Pöet sono stati soprattutto i tessuti dalla storica Tessitura Luigi Bevilacqua a Venezia, un posto ricco di fascino dove ancora i velluti vengono tessuti a mano con dei telai del XVIII secolo.

L’amore per i dettagli filologici mi è stato insegnato dal mio maestro Piero Tosi, l’audacia nell’uso del colore e delle fantasie barocche sono invece ispirate alla scuola inglese contemporanea.

Anche i gioielli sono stati disegnati per Lidia nel gusto orientale per gli insetti e della tassidermia.

TORINO, CURIOSITÀ DAL SET

La serie è stata girata, nella sua interezza, nella città di Torino. Le molte scene realizzate all’interno del tribunale del capoluogo piemontese sono state girate presso l’Ex Curia Maxima di Via Corte d’Appello, location di norma inaccessibile e resa disponibile esclusivamente per le riprese.

Per alcune aule del tribunale è inoltre stato utilizzato Palazzo Falletti Barolo, insieme al Palazzo dei Cavalieri, trasformato nella redazione della Gazzetta Piemontese.

Numerosi ciak hanno coinvolto anche il Museo del Carcere Le Nuove, oltre a varie piazze e strade del centro che durante le riprese hanno fatto da sfondo a carrozze, cavalli, costumi d’epoca: la centralissima e iconica Piazza Cavour, ad esempio,  dove sono state girate le scene in esterna di Villa Barberis, casa di famiglia di Lidia Poet i cui interni sono invece stati ricostruiti per varie settimane di riprese a Racconigi, presso Villa San Lorenzo.

L’ex lanificio Bona, nel comune di Carignano, è stato trasformato in una fabbrica di cioccolato, mentre il Teatro Alfieri di Asti ha ospitato le riprese di varie scene trasformandosi, per esigenze narrative, nel Teatro Regio di Torino.

Sono state inoltre coinvolti il Castello e la Certosa di Collegno, il Museo Ferroviario Piemontese di Savigliano, la Basilica di Superga e diversi scorci di Borgo Cornalese a Villastellone.

La Legge di Lidia Poët 3: trailer e data d’uscita della stagione finale su Netflix

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“La lotta continua, perché solo continuando a combattere qualcosa può cambiare”: è questo lo spirito che accompagna il ritorno de La Legge di Lidia Poët, pronta a chiudere il suo percorso con la terza e ultima stagione. Netflix ha rilasciato il trailer ufficiale dei nuovi episodi, confermando l’arrivo della stagione conclusiva il 15 aprile sulla piattaforma.

Nel video ritroviamo Matilda De Angelis nei panni dell’avvocata più irriverente e determinata d’Italia, simbolo di una battaglia che non è solo legale, ma profondamente culturale e sociale. La serie, prodotta da Matteo Rovere per Groenlandia (Gruppo Banijay) e creata da Guido Iuculano e Davide Orsini, si prepara così a concludere il suo racconto con sei episodi che promettono un confronto ancora più diretto tra giustizia, politica e diritti.

Il processo più controverso e il destino di Lidia: cosa racconta la stagione finale

Ambientata nell’aprile del 1887, la nuova stagione porta avanti sia il percorso personale che quello professionale di Lidia. Mentre suo fratello Enrico, ora deputato, tenta di far approvare la legge che potrebbe restituirle il diritto di esercitare la professione forense, Lidia continua a muoversi in un sistema che la esclude, sfidandolo caso dopo caso.

Il cuore narrativo della stagione ruota attorno a un processo destinato a scuotere l’opinione pubblica: l’accusa di omicidio contro Grazia Fontana, cara amica di Lidia, che sostiene di aver ucciso il marito per legittima difesa. Un caso complesso e simbolico, che mette in discussione non solo il sistema giudiziario, ma anche il ruolo della donna nella società dell’epoca.

Sul piano personale, la protagonista si trova divisa tra due relazioni: da un lato Pierluigi Fourneau, con cui condivide un legame intenso ma irrisolto, dall’altro Jacopo Barberis, tornato a Torino e pronto a rimettere in discussione i sentimenti mai sopiti. Il processo diventa così anche uno scontro emotivo, con Lidia e Fourneau schierati su fronti opposti.

Il cast vede il ritorno di Eduardo Scarpetta, Pier Luigi Pasino, Sara Lazzaro e Gianmarco Saurino, mentre tra le novità figurano Liliana Bottone e Ninni Bruschetta. La regia è affidata a Letizia Lamartire e Pippo Mezzapesa, con l’aggiunta di Jacopo Bonvicini.

Con la sua stagione finale, La Legge di Lidia Poët si prepara a chiudere il racconto di una figura che ha saputo trasformare la lotta individuale in una questione collettiva, ponendo al centro un interrogativo ancora attuale: è davvero possibile cambiare la società partendo dalla giustizia?

La legge di Lidia Poët 2: recensione della serie con Matilda De Angelis

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La seconda stagione di La legge di Lidia Poët è pronta ad arrivare su Netflix dal 30 ottobre e avanzando nella narrazione, offre la possibilità di godere di un personaggio più adulto, così come risulta più coeso il secondo ciclo rispetto al primo, meno maturo e a tratti forzato. Abbandonate alcune delle esagerazioni stilistiche e narrative iniziali, la serie si avventura in un racconto che riesce a trovare un equilibrio tra il dramma storico, il giallo investigativo e la riflessione sociale, sempre attuale. E lo fa con un tono naturale e credibile, che dà più sostanza e qualità alla trama e ai personaggi.

La trama di La legge di Lidia Poët Stagione 2

La storia si riapre con Lidia (Matilda De Angelis), trasferitasi con il fratello avvocato Enrico (Pier Luigi Pasino) e la sua famiglia in una nuova abitazione, a seguito della vendita della casa di famiglia da parte di Jacopo (Eduardo Scarpetta). Questo cambiamento non è solo fisico e logistico, ma anche simbolico: rappresenta l’inizio di una nuova fase nella vita di Lidia, una donna sempre più determinata a sfidare le ingiustizie di genere in una società che non riconosce né rispetta i diritti delle donne. Sebbene radiata dall’albo, Lidia continua a collaborare con Enrico in numerosi casi, e la sua lotta per l’uguaglianza dei diritti si intensifica, alimentata dall’interesse per il movimento delle suffragette.

La seconda stagione di La legge di Lidia Poët riesce a migliorare un aspetto che nella prima aveva fatto fatica a decollare: pur replicandone la struttura di episodi autoconclusivi legati tra loro da una trama orizzontale, questa volta lo svolgimento dei fatti che costruiscono il racconto che percorre tutta la stagione sono molto più ordinati e chiari rispetto al primo ciclo, con il risultato che la serie risulta più avvincente. Il misterioso suicidio di un amico di Lidia e Jacopo diventa il fil rouge della stagione, diventando a tutti gli effetti non solo il principale veicolo di tensione, ma anche un modo per raccontare l’evoluzione dei personaggi stessi, data la natura intima del rapporto dei protagonisti con la vittima.

Ritmo e dinamiche di personaggi

Questa maggiore coesione del racconto orizzontale, che si inframezza con naturalezza nei singoli casi che di episodio in episodio vengono sottoposti alla brillante mente di Lidia influenza in maniera evidente il ritmo della narrazione. Si mette da parte quindi l’esigenza di stupire a tutti i costi che sembrava avere la prima stagione, in favore di un gusto per il racconto molto più fluido e avvincente. Dal primo episodio gli elementi in gioco sono tanti e tutti contribuiscono a costruire un quadro ricco e stratificato: Lidia e Jacopo costretti a lavorare insieme, il rancore della famiglia, un omicidio che avvicina i protagonisti. La complessità relazionali della prima stagione si stratificano e Lidia comincia a capire davvero qual è il prezzo della libertà di cui necessita per portare avanti la sua battaglia. È chiaro poi che, conoscendo già gli attori in gioco, la serie non deve perdersi in convenevoli per presentarli al pubblico e li lancia immediatamente nell’azione.

Matilda De Angelis è magnetica

Matilda De Angelis conferma la sua versatilità. Se poche settimane fa l’abbiamo vista fare la James Bond su Prime Video, adesso la piattaforma della N rossa ce la restituisce in corsetti e cappellini, ma quello che non cambia è il suo magnetismo. Oltre al fattore estetico, innegabilmente dalla sua perte, De Angelis riesce a infondere una naturale ironia al suo personaggio, il che ne smussa gli spigoli, rendendo anche quelli gradevoli. Lidia Poët è irresistibile. La sua voce roca e il suo atteggiamento anticonformista la fanno camminare in equilibrio tra passato e presente, tra la contemporaneità e la modernità, sempre credibile e in parte.

Chiaramente non è sola! Con lei tornano Eduardo Scarpetta e Pier Luigi Pasino contraltari perfetti alla sua energia. New entry della serie è Gianmarco Saurino come il procuratore del Re Fourneau, un uomo giusto e aperto, che nonostante il ruolo istituzionale riconosce il valore di Lidia. A questo personaggio viene affidato non solo il compito di aggiungere un ulteriore punto di vista alla storia e su Lidia stessa, ma rappresenta anche una possibile apertura verso un mondo in cui le qualità delle persone vengono riconosciute indipendentemente dal genere. Un personaggio forse troppo moderno per l’epoca, ma che parla benissimo a noi oggi.

La serie continua a parlare alla nostra società

E a proposito di “epoca”, la serie riesce a trattare temi profondamente rilevanti, come l’emancipazione femminile e il diritto di voto per le donne, senza scadere in toni didascalici. Lidia non combatte solo per il riconoscimento professionale che ormai sembra inarrivabile (l’Albo degli Avvocati sembra allontanarsi per sempre), ma per il cambiamento di un’intera società che guarda con sospetto l’evoluzione della donna. Attraverso diversi personaggi, La legge di Lidia Poët offre una riflessione sull’importanza di avere il coraggio di sfidare le convenzioni sociali ma anche il proprio ruolo e i propri limiti: da Enrico, a Lidia, passando per Marianna e Teresa, ogni personaggio trova il modo di oltrepassare i limiti del loro ruolo per costruire un pezzetto di modernità.

Un’eroina affascinante

Ogni episodi di La legge di Lidia Poët racconta un caso particolare e per ogni situazione le circostanze sono ricche e diverse, avvincenti, oscure ma senza mai mettere completamente da parte quello spirito ironico che anima la protagonista.

Certo è che la serie non può dirsi un manuale di storia, ma per fortuna la fiction ci consente di chiudere un occhio su queste incongruenze, un favore di un intrattenimento genuino che prova anche a parlare alla testa dello spettatore. Lidia Poët non è solo un’avvocata che combatte contro le ingiustizie, ma diventa anche figura simbolica, rappresenta la determinazione e il coraggio di tutte le donne che hanno lottato per l’uguaglianza e che ancora lo fanno.

La Legge di Lidia Poët – Stagione 3: finite le riprese della stagione finale in arrivo!

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Si sono concluse le riprese della terza stagione de La Legge di Lidia Poët, capitolo finale in 6 episodi della serie sulla prima donna in Italia ad entrare nell’Ordine degli Avvocati.

Ancora una volta Matilda De Angelis torna a vestire i panni di Lidia Poët nella serie Netflix prodotta da Matteo Rovere, una produzione Groenlandia, società del Gruppo Banijay, e creata da Guido Iuculano e Davide Orsini.

Nel cast, oltre a Matilda De Angelis nel ruolo della protagonista, ritroviamo Eduardo Scarpetta in quello del giornalista Jacopo Barberis, Pier Luigi Pasino (Enrico Poët, fratello di Lidia), Sara Lazzaro e Gianmarco Saurino, nei panni del procuratore Fourneau.

Nella terza stagione si uniscono al cast della serie Liliana Bottone e Ninni Bruschetta, rispettivamente nei ruoli di Grazia Fontana e del Procuratore del Re Cantamessa. Tornano a dirigere la serie Letizia Lamartire e Pippo Mezzapesa, a cui si aggiunge Jacopo Bonvicini.

La terza stagione è scritta da Guido Iuculano e Davide Orsini. La legge di Lidia Poët sarà disponibile solo su Netflix nel 2026. In anteprima le prime immagini della terza e ultima stagione della serie.

La trama della terza stagione di La Legge di Lidia Poët

Siamo nell’aprile del 1887: Enrico è diventato deputato, fa spesso su e giù tra Roma e Torino con Teresa ed è riuscito a portare la legge di Lidia in commissione. Lidia è impaziente ma sa che deve fidarsi di suo fratello mentre continua a frequentare Fourneau, anche se ovviamente non vuole legarsi, né sposarsi, né rendere pubblica questa relazione. Lui ha avuto una promozione sul lavoro, è in Corte d’Assise adesso e il suo banco di prova per dimostrare il suo valore è l’accusa di omicidio contro una donna che ha assassinato il marito. Il problema è che l’imputata è la più cara amica di Lidia, Grazia Fontana, il cui processo per legittima difesa scuoterà l’opinione pubblica e i loro rapporti. Jacopo, di ritorno a Torino con la sua nuova compagna, decide di trattenersi in città per seguire la copertura stampa del processo più mediatico e controverso dell’epoca, in cui Lidia e Fourneau saranno su due fronti avversi.

Dimostrare che una moglie maltrattata ha ucciso per legittima difesa è un’impresa titanica, perfetta per Lidia: riuscirà a convincere una giuria di soli uomini ad assolvere Grazia Fontana perché criminale è la violenza perpetrata e subita? E nei sentimenti continuerà a pensare che Fourneau sia l’uomo giusto per lei, o troverà il coraggio di viversi il rapporto con Jacopo che si è sempre negata? È possibile riequilibrare il rapporto tra i sessi? E se la politica non aiuta, quando la società ci ostacola, lo si può fare almeno nella propria vita? La legge di Lidia Poët ci accende ancora una volta la speranza.

La Legge di Lidia Poët – Stagione 3: da oggi disponibile su Netflix

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È ora disponibile la terza stagione de La Legge di Lidia Poët, capitolo conclusivo in sei episodi della serie prodotta da Matteo Rovere, una produzione Groenlandia, società del Gruppo Banijay, e creata da Guido Iuculano e Davide Orsini, che vede nuovamente Matilda De Angelis nei panni dell’iconica protagonista.

Al suo fianco nel cast tornano Eduardo Scarpetta nel ruolo del giornalista Jacopo Barberis, Pier Luigi Pasino in quello di Enrico Poët, Sara Lazzaro in quello della moglie di Enrico e Gianmarco Saurino nel ruolo di Pierluigi Fourneau. Alla stagione finale si uniscono Liliana Bottone e Ninni Bruschetta, rispettivamente nei ruoli di Grazia Fontana e del Procuratore del Re Cantamessa.

La regia è di nuovo affidata a Letizia Lamartire e Pippo Mezzapesa, a cui si aggiunge Jacopo Bonvicini. La terza stagione de “La Legge di Lidia Poët” è scritta da Guido Iuculano e Davide Orsini.

La Legge di Lidia Poët – Stagione 3 – la trama

Siamo nell’aprile del 1887: Enrico è diventato deputato, fa spesso su e giù tra Roma e Torino con Teresa ed è riuscito a portare la legge di Lidia in commissione. Lidia è impaziente ma sa che deve fidarsi di suo fratello mentre continua a frequentare Fourneau, anche se ovviamente non vuole legarsi, né sposarsi, né rendere pubblica questa relazione. Lui ha avuto una promozione sul lavoro, è in Corte d’Assise adesso e il suo banco di prova per dimostrare il suo valore è l’accusa di omicidio di una donna ritenuta colpevole di aver ucciso il marito. Il problema è che l’imputata è la più cara amica di Lidia, Grazia Fontana, il cui processo per legittima difesa scuoterà l’opinione pubblica e i loro rapporti. Jacopo, di ritorno a Torino con la sua nuova compagna, decide di trattenersi in città per seguire la copertura stampa del processo più mediatico e controverso dell’epoca, in cui Lidia e Fourneau saranno su due fronti avversi. Dimostrare che una moglie maltrattata ha ucciso per legittima difesa è un’impresa titanica, perfetta per Lidia: riuscirà a convincere una giuria di soli uomini ad assolvere Grazia Fontana perché criminale è la violenza perpetrata e subita? E nei sentimenti continuerà a pensare che Fourneau sia l’uomo giusto per lei, o troverà il coraggio di viversi il rapporto con Jacopo che si è sempre negata? È possibile riequilibrare il rapporto tra i sessi? E se la politica non aiuta, quando la società ci ostacola, lo si può fare almeno nella propria vita? La legge di Lidia Poët accende ancora una volta la speranza.

La legge di Lidia Poët – stagione 3, spiegazione del finale: Grazia è davvero innocente?

La terza stagione di La legge di Lidia Poët si chiude con un finale che evita ogni soluzione rassicurante e sceglie invece una strada più complessa: mettere in discussione l’idea stessa di verità. Il caso di Grazia, apparentemente al centro della narrazione, diventa progressivamente uno strumento per riflettere su qualcosa di più profondo: il funzionamento della giustizia e il ruolo di chi la esercita.

In questo senso, il percorso di Lidia – interpretata da Matilda De Angelis – raggiunge qui un punto di maturità decisivo. Non siamo più di fronte a una giovane avvocata che cerca di affermarsi contro il sistema, ma a una figura consapevole dei limiti stessi della legge. Il finale non chiude semplicemente un caso: apre una frattura tra ciò che può essere dimostrato e ciò che resta irrimediabilmente nell’ombra.

Cosa succede davvero nel finale della stagione 3 e perché la verità su Grazia resta ambigua

Nel corso degli ultimi episodi, il caso di Grazia viene progressivamente smontato attraverso una serie di elementi che indeboliscono l’accusa. Testimonianze contraddittorie, incongruenze nelle prove e nuove prospettive sugli eventi portano Lidia a costruire una difesa che non dimostra tanto l’innocenza assoluta della donna, quanto l’impossibilità di considerarla colpevole oltre ogni ragionevole dubbio.

Il punto chiave del finale sta proprio qui: Grazia non viene “assolta” nel senso pieno del termine, ma liberata perché il sistema non è in grado di sostenere l’accusa. È una distinzione sottile ma fondamentale. La serie insiste su questo scarto, evitando qualsiasi rivelazione definitiva che chiarisca cosa sia realmente accaduto. Non c’è confessione, non c’è prova schiacciante, non c’è verità assoluta.

Lidia riesce a incrinare la narrazione dominante, ma non a sostituirla con una nuova certezza. Ed è proprio questa scelta a rendere il finale coerente con il tono della stagione: la verità non è un punto di arrivo, ma un campo di tensione tra versioni diverse dei fatti. Grazia diventa così un caso emblematico, in cui l’innocenza legale convive con un dubbio irrisolto.

Questa ambiguità non è una mancanza di risposte, ma una precisa decisione narrativa. La serie rifiuta la logica del “colpevole o innocente” e sposta il focus sulla fragilità del sistema giudiziario, che può solo approssimarsi alla verità senza mai possederla completamente.

Il significato del finale: giustizia, verità e il conflitto morale di Lidia Poët

Liliana Bottone e Matilda De Angelis in La legge di Lidia Poët 3
Cr. Lucia Iuorio/Netflix © 2026

Il cuore del finale non è il destino di Grazia, ma ciò che questo caso rivela su Lidia. La sua vittoria processuale non è accompagnata da un senso di trionfo, ma da una consapevolezza più amara: aver vinto non significa necessariamente aver fatto emergere la verità.

La serie costruisce così un conflitto centrale tra giustizia legale e giustizia morale. Lidia utilizza gli strumenti della legge per ottenere un risultato, ma è perfettamente consapevole che quei mezzi non sono sempre sufficienti per arrivare alla verità. Il suo ruolo diventa quindi ambiguo: difende, smonta accuse, crea dubbi, ma non può garantire che ciò che emerge sia la realtà dei fatti.

Questo tema attraversa tutta la stagione e trova nel finale la sua espressione più chiara. Grazia non è solo una cliente, ma il simbolo di un sistema in cui la verità è filtrata da prove, interpretazioni e dinamiche di potere. Lidia si muove in questo spazio grigio, dove ogni vittoria porta con sé un’ombra.

In questo senso, la serie compie un passo avanti rispetto al classico legal drama. Non si limita a mostrare come funziona un processo, ma mette in discussione il valore stesso del verdetto. Il finale suggerisce che la giustizia non è mai definitiva, ma sempre parziale, sempre condizionata.

Come la terza stagione segna un’evoluzione narrativa e tematica rispetto alle precedenti

Rispetto alle stagioni precedenti, La legge di Lidia Poët mostra un’evoluzione evidente nella costruzione del racconto. La dimensione episodica lascia spazio a una maggiore continuità narrativa, in cui i casi non sono più isolati, ma contribuiscono a definire un percorso più ampio del personaggio.

Lidia non è più guidata solo da un ideale di giustizia, ma da una consapevolezza crescente delle contraddizioni del sistema. Questo cambiamento si riflette anche nel tono della serie, che diventa più riflessivo e meno orientato alla risoluzione dei casi. Le storie si chiudono, ma le domande restano aperte.

Anche il contesto storico continua a essere centrale, ma in questa stagione assume una funzione più sottile. Non è solo uno sfondo, ma un elemento che influisce sulle possibilità stesse di accesso alla verità e alla giustizia, soprattutto per una donna in un sistema profondamente patriarcale. Tuttavia, il focus si sposta sempre più sull’interiorità di Lidia, rendendo il racconto più universale.

Questa maturazione rende la terza stagione la più equilibrata della serie, capace di unire racconto giudiziario e riflessione morale senza sacrificare il ritmo narrativo.

Cosa lascia aperto il finale: implicazioni e possibili sviluppi futuri della serie

La legge di Lidia Poët 3
Cr. Lucia Iuorio/Netflix © 2026

Il finale della stagione 3 non chiude davvero il percorso di Lidia, ma lo rilancia. Il caso di Grazia lascia una traccia evidente nella sua evoluzione, suggerendo che il conflitto tra legge e coscienza diventerà sempre più centrale nelle eventuali stagioni successive.

La serie sembra voler abbandonare definitivamente la struttura più procedurale per abbracciare una narrazione più seriale e continua, in cui ogni caso contribuisce a costruire un discorso più ampio sulla giustizia. Questo apre la strada a sviluppi in cui Lidia potrebbe trovarsi sempre più spesso di fronte a scelte etiche complesse, dove il confine tra giusto e sbagliato diventa sempre più sfumato.

Allo stesso tempo, l’ambiguità lasciata sul caso Grazia rappresenta una direzione chiara: la serie non vuole dare risposte facili. Vuole, piuttosto, coinvolgere lo spettatore in un processo di interpretazione, costringendolo a interrogarsi su cosa significhi davvero “sapere la verità”.

E in questo, il finale raggiunge il suo obiettivo più ambizioso: non chiudere una storia, ma lasciare aperta una domanda.

La legge della notte: trama, cast e curiosità sul film di Ben Affleck

Dopo aver diretto i thriller Gone Baby Gone e The Town, l’attore Ben Affleck si è consacrato come regista grazie ad Argo, che gli ha permesso di vincere l’Oscar per il miglior film. Quattro anni dopo, egli è tornato dietro la macchina da presa per dirigere il suo quarto lungometraggio, La legge della notte (qui la recensione). Uscito nel 2016, questo è l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo scritto da Dennis Lehane nel 2012. Per Affleck si tratta di un ritorno alle origini, avendo giù adattato un libro dello scrittore per il suo primo film. In questo caso non si tratta però solo di un thriller, ma anche di un omaggio al genere gangster.

Dopo aver letto la nuova opera di Lehane, infatti, Affleck si convinse da subito che sarebbe stata la storia giusta per lui. Grande appassionato di film di gangster degli anni Trenta e Quaranta, egli desiderava da tempo realizzare un tributo a quei film che tanto lo hano formato. La storia di Lehane rientrava perfettamente in quelle atmosfere, raccontando l’america proibizionista in modo crudo ma sincero. La legge della notte è così diventato per Affleck la lettera d’amore al cinema classico di quegli anni, parlando però un linguaggio strettamente contemporaneo. Nonostante le ambizioni del regista, il film ha però dovuto fare i conti con risultati poco entusiasmanti.

Al momento della sua uscita in sala, questo è infatti stato accolto in modo negativo tanto dalla critica quanto dal pubblico. A distanza di qualche anno, però, riscoprire il film è quanto mai consigliato, anche al netto dei suoi difetti. In questo si ritrovano infatti diversi elementi di pregio, dalla cura per la messa in scena ad interpretazioni di primo livello. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

La legge della notte: la trama del film

La storia si svolge a Boston, negli anni Venti, in piena epoca del Proibizionismo. Joe Coughlin è un veterano della Prima guerra mondiale che, nonostante suo padre Thomas sia un poliziotto, ha ora intrapreso da tempo la via del crimine per ottenere facilmente potere e denaro. Joe ha però la sfortuna d’innamorarsi di Emma Gould, la donna del noto gangster irlandese Albert White. Quando il boss italiano Maso Pescatore viene a sapere della relazione segreta tra i due, decide di ricattare Joe per costringerlo a uccidere White, suo rivale in affari. Joe però preferisce scappare con la sua amante. Organizza quindi una rapina in banca con il suo compare Dion Bartolo per avere i soldi sufficienti per la fuga.

Da quel momento, le cose prenderanno risvolti inaspettati per lui. I suoi sogni di potere e successo andranno incontro ad una rovinosa disfatta, ma la sua volontà di rialzarsi dopo la caduta sarà sempre più forte. Nel tentativo di ricostruirsi una vita, egli si troverà dunque a fuggire nuovamente, ricominciare tutto da capo e innamorarsi di nuovo. I fantasmi del suo passato non lo lasceranno però mai in pace e quando Joe commetterà nuovamente gli stessi errori si troverà ora a non poter scappare da nessuna parte. Anche lui dovrà imparare a sue spese cosa accade quando si decide di disobbedire agli ordini.

La legge della notte cast

La legge della notte: il cast del film

Oltre a dirigere il film, Ben Affleck è anche presente nei panni del protagonista Joe Coughlin. Lehane, inizialmente, temeva che egli non avrebbe reso appieno la complessità del personaggio, ma dopo aver visto il film si ricredette del tutto. Originariamente, nei panni di Joe, avrebbe però dovuto esserci Leonardo DiCaprio, che preferì però limitarsi a produrre il film. Accanto ad Affleck, si ritrovano poi numerosi nomi celebri del cinema, a partire da Brendan Gleeson, presente nei panni di Thomas Coughlin, padre di Joe. Sienna Miller è Emma Gould, la donna amata del protagonista ma moglie del boss Albert White, interpretato da Robert Glenister. Per il ruolo di Emma erano state considerate anche le attrici Jennifer Lawrence e Lindsay Lohan.

Chris Messina è invece presente nei panni di Dion Bartolo, compare di Joe che lo aiuterà nella rapina. Per tale parte, l’attore ha guadagnato circa 20 chili di peso, al fine di risultare più imponente. L’attore italiano Remo Girone, invece, interpreta il boss italiano Maso Pescatore. Di particolare rilevanza è anche la presenza della giovane attrice Elle Fanning, che interpreta qui Loretta Figgis, una giovane aspirante attrice che cade però nel vortice della droga. Suo padre, Irving Figgis, è interpretato dal premio Oscar Chris Cooper. L’attrice Zoe Saldana, celebre per i film Avatar e Guardiani della Galassia, interpreta infine Graciela Suarez, sorella di un boss sudamericano, con cui Joe intraprenderà una relazione.

La legge della notte: il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire del film grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. La legge della notte è infatti disponibile nel catalogo di Rakuten TV, Chili Cinema, Google Play, Apple iTunes, Tim Vision e Amazon Prime Video. Per vederlo, basterà sottoscrivere un abbonamento generale alla piattaforma in questione o noleggiare il singolo film. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. È bene notare che in caso di noleggio si avrà a disposizione soltanto un dato periodo temporale entro cui vedere il titolo. In alternativa, il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di sabato ottobre alle ore 23:45 sul canale Rete 4.

Fonte: IMDb

 

La legge della Notte: trailer del film di e con Ben Affleck

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La legge della Notte: trailer del film di e con Ben Affleck

La Warner Bros. Italia ha diffuso un nuovo trailer in italiano di La legge della Notte (Live By Night), il prossimo film da regista di Ben Affleck, in cui il premio Oscar recita al fianco di Zoe Saldana e Elle Fanning.

Ecco di seguito il trailer de La legge della Notte

La legge della notte (Live by Night) è un film del 2016, al cinema in Italia nel 2017, scritto, diretto, prodotto e interpretato da Ben Affleck. La pellicola è l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo del 2012 di Dennis Lehane, qui anche produttore esecutivo del film.

Ambientato durante il proibizionismo, la storia segue le vicende di Joe Coughlin, il figliol prodigo di un capitano di polizia di Boston. Dopo essersi trasferito a Ybor City, quartiere di Tampa, in Florida, l’uomo diventa un contrabbandiere e un trafficante di rum e, più tardi, un famigerato gangster.

La legge della Notte: tonfo al box office per Ben Affleck

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La legge della Notte: tonfo al box office per Ben Affleck

Il rapporto professionale di Ben Affleck con la Warner Bros è sicuramente dei più rosei, dati i recenti successi del regista e attore sotto le giganti W e B che compongono il logo della major, ma con La legge della Notte, sembra che il nostro Ben abbia interrotto la striscia positiva.

Il suo ultimo film ha infatti ricevuto pessime recensioni, con un 32% su Rotten Tomatoes, e scarsissimi incassi, nonostante l’uscita quasi in tutto il mondo. Il film è ancora atteso in Germania (2 febbraio), Italia (2 marzo) e Giappone (20 maggio). Il giro d’affari smosso dal film è stato pari alla ridicola cifra di 16 milioni, di cui 10 domestici, a fronte di una spesa di 65 milioni di budget. La perdita complessiva si aggirerà intorno ai 75 milioni, difficilmente recuperabili con la vendita dei diritti tv e dell’Home Video.

A Variety, la Warner Bros. ha risposto “No comment”.

La legge della Notte: trailer del film di e con Ben Affleck

La legge della notte (Live by Night) è un film del 2016, al cinema in Italia nel 2017, scritto, diretto, prodotto e interpretato da Ben Affleck. La pellicola è l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo del 2012 di Dennis Lehane, qui anche produttore esecutivo del film.

Ambientato durante il proibizionismo, la storia segue le vicende di Joe Coughlin, il figliol prodigo di un capitano di polizia di Boston. Dopo essersi trasferito a Ybor City, quartiere di Tampa, in Florida, l’uomo diventa un contrabbandiere e un trafficante di rum e, più tardi, un famigerato gangster.

La Legge della Notte: recensione del film di e con Ben Affleck

La Legge della Notte: recensione del film di e con Ben Affleck

La precedente prova di Ben Affleck alla regia è stata un vero trionfo, Argo è stato un film capace di vincere tre BAFTA, due Golden Globe e tre Premi Oscar, fra cui anche Miglior Film. A cinque anni di distanza, l’autore della sceneggiatura di Will Hunting – Genio Ribelle torna a sedere sulla sedia più importante del set imbarcandosi in una storia intrisa di criminali, di diritti civili, di discriminazione, religione, onore e vendetta. La Legge della Notte, tratto dall’omonimo romanzo di Dennis Lehane, ci riporta indietro nel tempo fino alla buia epoca del proibizionismo fra Boston e la Florida, durante la quale Joe Coughlin prima vive di espedienti al di là di ogni famiglia mafiosa, poi si affilia per sete di vendetta, mettendo su un impero dell’alcool illegale che ha però gli anni contati.

L’arrivo del presidente Franklin Delano Roosevelt rende legale consumare bevande alcoliche, motivo per cui la criminalità organizzata inizia a trafficare nei casino e nel gioco d’azzardo. Questa però è storia risaputa, quasi di sfondo, Joe Coughlin ha un obiettivo preciso, ogni sua azione è finalizzata all’eliminazione di un boss nemico che in passato lo ha quasi ucciso. Il fulcro di tutto diventa la vendetta da servire rigorosamente fredda, mentre il personaggio principale – lo stesso Ben Affleck – si trasforma da agnello di Dio innocente (per non aver mai ucciso nessuno) in un assassino spietato e brutale.

La Legge della NotteIl regista dimentica però lo smalto e l’arguzia del suo film precedente, se vogliamo accantona anche lo spirito critico che ruotava attorno al meraviglioso Argo, per raccontare una storia lineare, priva di scossoni e carattere, pronta a dilungarsi su dettagli superflui e ad accelerare durante i momenti chiave. Il risultato è un’opera altalenante che parte ingranando la giusta marcia e poi si perde lungo il cammino, proprio come il suo protagonista, inanellando ben tre finali diversi senza brividi. Nonostante la vita di Joe Coughlin sia un’eterna fuga dalla legge, Ben Affleck non riesce a regalargli spessore, resta incastrato sotto una maschera di granito anche nelle scene più dolci in compagnia di Zoe Saldana. La durata eccessiva e un cast numeroso riescono poi a complicare solo le cose, il regista premio Oscar non riesce a far combaciare tutti i pezzi del puzzle, diverse storyline procedono in totale autonomia e in modo slegato dal resto. L’unico filo conduttore che va dall’inizio alla fine è la straordinaria fotografia di Robert Richardson, vincitore di tre premi Oscar per JFK – Un caso ancora aperto, The Aviator e Hugo Cabret, uno dei migliori DOP viventi.

Ogni inquadratura, ogni scenografia, è illuminata con cura, la luce diventa un fattore emozionale e sottolinea ogni sfumatura della trama. Una sequenza di belle immagini però non basta a fare di un film un gran film, la sensazione è che Ben Affleck abbia accettato di realizzare La Legge della Notte per puro caso, senza trasporto, per fare alla lettera i compiti per casa e non andare mai oltre. La maestra sarà soddisfatta, ma il pubblico?

La Legge della Notte

La legge della notte: nuove clip in italiano con Ben Affleck

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La legge della notte: nuove clip in italiano con Ben Affleck

Sono state diffuse tre nuove clip in italiano da La legge della notte, il film di e con Ben Affleck che è arrivato nelle nostre sale lo scorso 2 marzo.

  • La Legge della Notte recensione del film di e con Ben Affleck

Di seguito i brevi filmati in cui, al fianco di Affleck, ci sono Elle Fanning, Zoe Saldana, Brendan Gleeson, Chris Messina, Chris Cooper e Sienna Miller.

La legge della Notte: trailer del film di e con Ben Affleck

La legge della notte (Live by Night) è un film del 2016, al cinema in Italia nel 2017, scritto, diretto, prodotto e interpretato da Ben Affleck. La pellicola è l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo del 2012 di Dennis Lehane, qui anche produttore esecutivo del film.

Ambientato durante il proibizionismo, la storia segue le vicende di Joe Coughlin, il figliol prodigo di un capitano di polizia di Boston. Dopo essersi trasferito a Ybor City, quartiere di Tampa, in Florida, l’uomo diventa un contrabbandiere e un trafficante di rum e, più tardi, un famigerato gangster.

La Legge della Notte: nuove clip da film di e con Ben Affleck

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La Legge della Notte: nuove clip da film di e con Ben Affleck

Warner Bros. Italia ha diffuso due nuove clip in italiano de La Legge della Notte (Live by night), il nuovo film di e con Ben Affleck che dirige e recita al fianco di Elle Fanning, Zoe Saldana, Brendan Gleeson, Chris Messina, Chris Cooper e Sienna Miller.

La legge della Notte: trailer del film di e con Ben Affleck

La legge della notte (Live by Night) è un film del 2016, al cinema in Italia nel 2017, scritto, diretto, prodotto e interpretato da Ben Affleck. La pellicola è l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo del 2012 di Dennis Lehane, qui anche produttore esecutivo del film.

Ambientato durante il proibizionismo, la storia segue le vicende di Joe Coughlin, il figliol prodigo di un capitano di polizia di Boston. Dopo essersi trasferito a Ybor City, quartiere di Tampa, in Florida, l’uomo diventa un contrabbandiere e un trafficante di rum e, più tardi, un famigerato gangster.

La legge della notte: la spiegazione del finale del film

La legge della notte: la spiegazione del finale del film

La legge della notte (leggi qui la recensione), diretto e interpretato da Ben Affleck e tratto dall’omonimo romanzo di Dennis Lehane, è un gangster movie che attraversa gli anni del Proibizionismo americano raccontando l’ascesa e la caduta di un uomo intrappolato tra ambizione, vendetta e desiderio di libertà. Ambientato tra Boston, Tampa e Miami, il film segue il percorso di Joe Coughlin, figlio di un capitano di polizia che sceglie consapevolmente la strada del crimine, convinto di poter controllare il proprio destino in un mondo dominato dalla violenza e dal potere.

Dietro la struttura classica del racconto criminale si nasconde però una riflessione più complessa sulla colpa e sulle conseguenze delle proprie scelte. Il finale del film, spesso considerato malinconico e amaro, non rappresenta soltanto la conclusione della guerra tra gangster che accompagna la vicenda.

È il momento in cui Joe comprende finalmente il prezzo che ha pagato per una vita costruita sulla vendetta e sul compromesso morale. La sua storia si chiude infatti molto lontano dall’immagine romantica del criminale vincente, trasformandosi in un percorso di espiazione che ridefinisce completamente il significato dell’intero racconto.

LEGGI ANCHE: La legge della notte: trama, cast e curiosità sul film di Ben Affleck

Come La legge della notte rilegge il gangster movie classico attraverso la parabola tragica di Joe Coughlin

La legge della notte cast

Fin dalle prime sequenze, La legge della notte richiama la tradizione dei grandi gangster movie americani. Le influenze di opere come Il padrino, C’era una volta in America e i classici racconti criminali ambientati durante il Proibizionismo sono evidenti nella costruzione narrativa e nell’evoluzione del protagonista. Tuttavia Ben Affleck sceglie di concentrarsi meno sulla spettacolarizzazione dell’ascesa criminale e più sulle sue conseguenze psicologiche.

Joe non è un criminale nato. È un reduce della Prima Guerra Mondiale che torna a casa disilluso e incapace di accettare le regole imposte dalla società. La sua ribellione iniziale appare quasi romantica, alimentata dall’amore per Emma Gould (Sienna Miller), amante del boss irlandese Albert White. Quando quel rapporto si trasforma in un tradimento devastante, la sua esistenza prende una direzione irreversibile.

Nel corso del film Joe conquista potere, ricchezza e rispetto all’interno dell’organizzazione di Maso Pescatore, ma ogni successo coincide con una nuova perdita. Questa progressiva erosione emotiva rappresenta uno degli aspetti più interessanti dell’opera. Affleck costruisce un protagonista che raggiunge tutto ciò che desidera sul piano materiale mentre perde gradualmente ogni punto di riferimento affettivo e morale.

Cosa succede nel finale e perché la vittoria di Joe assomiglia più a una sconfitta che a un trionfo

La parte conclusiva del film si sviluppa attorno al tradimento definitivo orchestrato da Pescatore, ormai deciso a eliminare Joe per sostituirlo con il proprio figlio Digger. Il boss mafioso ha compreso che Joe non è disposto a seguire la nuova direzione del business, basata sul traffico di droga, e considera la sua indipendenza una minaccia.

Joe, tuttavia, anticipa la mossa del suo capo. Durante l’incontro organizzato per decretare la sua condanna, riesce a sfruttare una rete di tunnel utilizzata in passato per il contrabbando di alcol. Ne nasce una sparatoria che elimina contemporaneamente tutti i suoi nemici storici. Albert White, Pescatore e Digger muoiono nello stesso conflitto, lasciando Joe come unico sopravvissuto della lunga guerra criminale.

A livello superficiale sembrerebbe il classico finale del gangster che riesce a prevalere sui propri avversari. In realtà il film suggerisce una lettura opposta. Quando Joe ritrova finalmente Emma, la donna per cui aveva rischiato tutto anni prima, scopre che il sentimento che lo aveva guidato era sostanzialmente un’illusione. Emma gli confessa di non aver mai condiviso il suo amore e di essere soddisfatta della nuova vita costruita lontano da lui.

Questo incontro è fondamentale perché distrugge definitivamente il mito personale che aveva sostenuto Joe per anni. La vendetta, la ricerca del potere e persino il desiderio di rivalsa erano nati da una ferita sentimentale che improvvisamente perde ogni significato. Joe comprende che il passato che inseguiva non esiste più e decide di tornare da Graciela (Zoe Saldana), l’unica persona che gli abbia offerto una prospettiva autentica di felicità.

Il peso delle perdite e il modo in cui il film trasforma il sogno criminale in una riflessione sulla responsabilità

Elle Fanning in La legge della notte

Il momento più tragico arriva dopo la conclusione della guerra tra gangster. Joe e Graciela si trasferiscono a Miami, costruiscono una famiglia e sembrano finalmente aver trovato una forma di serenità. È qui che il film compie la sua scelta più significativa dal punto di vista tematico.

La morte di Loretta Figgis (Elle Fanning) continua infatti a produrre conseguenze. Il padre della ragazza, devastato dal dolore e ormai completamente consumato dall’ossessione, rintraccia Joe e attacca la sua casa. Durante la sparatoria Graciela viene uccisa.

Questo evento modifica radicalmente il significato del finale. Joe ha sconfitto tutti i propri nemici criminali, ma non può sfuggire alle conseguenze indirette delle sue azioni. Anche quando cerca di costruire una vita diversa, il passato continua a reclamare il proprio tributo.

La tragedia di Graciela dimostra che il vero antagonista della storia non è un boss mafioso specifico. È l’intera esistenza criminale scelta da Joe. Ogni decisione presa negli anni precedenti ha contribuito a creare una catena di eventi che finisce per distruggere ciò che aveva di più prezioso. La vittoria sul piano criminale coincide quindi con una sconfitta sul piano umano.

Perché il percorso di Joe può essere letto come una lenta ricerca di redenzione impossibile

La Legge della Notte

 

Osservando l’intero arco narrativo emerge un tema centrale: Joe cerca costantemente una forma di redenzione pur continuando a vivere all’interno di un sistema fondato sulla violenza. Aiuta lo sceriffo Figgis a salvare la figlia dalla tossicodipendenza, si oppone al traffico di droga imposto da Pescatore e prova a costruire un’attività apparentemente più legittima attraverso il gioco d’azzardo.

Tuttavia ogni tentativo si scontra con una realtà inevitabile. Joe rimane un uomo che ha costruito il proprio potere attraverso il crimine. Le sue buone intenzioni non cancellano il passato né neutralizzano gli effetti delle sue scelte.

In questa prospettiva il suicidio di Loretta assume un valore simbolico molto forte. La giovane donna rappresenta una delle poche figure che cercano disperatamente una forma di purezza in un mondo corrotto. Il suo fallimento anticipa in qualche modo quello dello stesso Joe. Entrambi desiderano liberarsi dai propri errori, ma scoprono che il passato continua a esercitare un’influenza devastante sul presente.

Il film suggerisce quindi che la redenzione non possa essere raggiunta attraverso il successo o il potere. L’unica possibilità di salvezza consiste nell’accettazione delle proprie responsabilità e nella volontà di dedicarsi agli altri.

Cosa significa davvero il finale de La legge della notte

Zoe Saldana e Ben Affleck in La legge della notte

Il finale di La legge della notte racconta la trasformazione di Joe da gangster a uomo consapevole dei propri limiti e delle proprie colpe. Quando perde Graciela, comprende definitivamente che la vita criminale non produce vincitori. Tutti coloro che partecipano a quel mondo finiscono inevitabilmente per pagare un prezzo.

La scelta di dedicarsi alle opere di beneficenza e alla crescita del figlio Tommy rappresenta quindi l’ultimo capitolo della sua evoluzione. Joe non può recuperare le persone che ha perduto, né cancellare il sangue versato. Può però decidere come vivere il tempo che gli resta.

L’ultima ironia del film arriva proprio attraverso Tommy, che esprime il desiderio di diventare poliziotto come il nonno. Dopo una vita trascorsa a sfidare la legge e a costruire la propria identità contro l’autorità rappresentata dal padre, Joe vede il figlio scegliere spontaneamente la strada opposta.

Questa conclusione racchiude il vero significato dell’opera. Il film non celebra il successo del gangster, ma la possibilità di interrompere un ciclo di violenza che si tramanda da una generazione all’altra. Joe comprende che l’eredità più importante non riguarda il denaro o il potere accumulato, bensì la possibilità di offrire al figlio un futuro diverso dal proprio.

In questo senso il finale è profondamente malinconico ma anche sorprendentemente speranzoso. Joe resta segnato dalle perdite e dai rimorsi, ma riesce finalmente a trovare uno scopo che non sia alimentato dall’odio, dalla vendetta o dall’ambizione. Dopo aver vissuto nell’ombra della notte per gran parte della sua esistenza, sceglie di dedicare ciò che resta della sua vita alla costruzione di qualcosa che possa sopravvivere ai suoi errori.

La legge della notte: in home video il film di e con Ben Affleck

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La legge della notte: in home video il film di e con Ben Affleck

La legge della notte, il nuovo film scritto e diretto da Ben Affleck esce in DVD e BLU-RAY dal 22 giugno ed è già disponibile dal 15 giugno in Digitale distribuito da Warner Bros. Entertainment Italia.

Tratto da un romanzo di Dennis Lehane, autore più volte adattato per lo schermo (Mystic River, Shutter Island, Gone Baby Gone), il cast comprende, oltre al tre volte Premio Oscar Ben Affleck (Argo, The Town, Batman v Superman),  Elle Fanning (Maleficient, Il curioso caso di Benjamin Button), Brendan Gleeson (Harry Potter, Lettere da Berlino), Chris Messina (Vicky Cristina Barcelona, Julia & Julia), Sienna Miller (American Sniper, Factory Girl), Zoe Saldana (Star Trek, Guardiani della Galassia) e il Premio Oscar Chris Cooper (Il ladro di orchidee, American Beauty).

La legge della notte SINOSSI

“Quello che semini, raccogli, ma non sarà mai come quello che ti aspettavi”. Accettare i consigli paterni non fa parte della natura di Joe Coughlin (Ben Affleck). Al contrario, il reduce della Prima Guerra Mondiale si autodefinisce un fuorilegge anticonvenzionale, per il fatto di essere il figlio del Vice Sovrintendente della Polizia di Boston.

Ma tutto sommato Joe non è un cattivo ragazzo; anzi, non è proprio cattivo per vivere la vita che ha scelto di vivere. A differenza dei gangster per cui si rifiuta di lavorare, ha il senso della giustizia e un grande cuore a discapito dei suoi interessi, rendendolo vulnerabile, col tempo, sia negli affari che nell’amore. Spinto dal desiderio di riparare ai torti subiti, Joe imbocca un percorso irto di pericoli che va contro il suo codice morale. Lasciatosi alle spalle il freddo inverno di Boston, lui e la sua banda provvedono a riscaldare l’ambiente a Tampa. E se la vendetta è dolce come la melassa che viene usata per il rum che lui contrabbanda, Joe imparerà presto che tutto ha un prezzo da pagare.

La legge della notte DIGITALE

Dal 15 giugno il film è disponibile per l’acquisto su tutte le piattaforme digitali: iTunes, Google Play, TIMvision, Chili, Wuaki, PlayStation Store, Microsoft Film & TV.

Dal 22 giugno LA LEGGE DELLA NOTTE è disponibile a noleggio su tutte le piattaforme digitali e su Infinity, Premium Play e SKY Primafila. 

La legge della notte DVD

  • Durata: 123 min ca.
  • Video: 2.35:1
  • Lingue: Dolby Digital: Italiano 5.1, Inglese 5.1, Francese 5.1, Tedesco 5.1
  • Sottotitoli: Francese, Olandese. Non Udenti: Italiano, Inglese, Tedesco
    Contenuti speciali: Scene tagliate con il commento audio

La legge della notte BLU-RAY

  • Durata: 128 min ca.
  • Video: 1080p HD 16×9 2.4:1
  • Lingue: Dolby Digital: Italiano 5.1, Inglese 5.1, Francese 5.1, Spagnolo 5.1. DTS-HD Master Audio: Inglese 5.1. Dolby Atmos: Inglese
  • Sottotitoli: Spagnolo, Francese, Norvegese, Svedese, Greco, Finlandese, Danese, Olandese. Non Udenti: Italiano, Inglese

Contenuti speciali:

  • The Men of Live by Night – il codice morale dei fuorilegge raccontato dagli attori che hanno interpretato i gangster nelle varie sfumature: Live by Night’s prolific author – Angels with dirty faces – le donne di La Legge della Notte – In close up – creare un inseguimento classico – Commento del regista – Scene tagliate con il commento audio

La legge della notte: il poster italiano del nuovo film di Ben Affleck

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Si intitolerà La legge della notte quel Live by Night che vede il ritorno alla regia (e all’interpretazione contemporaneamente) di Ben Affleck, dopo lo straordinario successo di Argo, suo terzo film che ha conquistato tre premi Oscar, tra cui quello di miglior film.

Di seguito potete vedere la locandina italiana del film con protagonista proprio Affleck:

La legge della notte

La legge della notte: il trailer del nuovo film di Ben Affleck

Ne La legge della notte (Live by Night) l’autore della sceneggiatura, Ben Affleck, interpreterà anche il protagonista Joe Coughlin, un astro nascente della malavita che nell’America del proibizionismo degli anni Venti saprà costruire un impero tra la Florida e Cuba. Al suo fianco, ci saranno Elle Fanning, Sienna MillerZoe Saldana,

Ben Affleck è, inoltre, produttore insieme a Jennifer Todd e a Leonardo DiCaprio con la sua Appian Way.

Al momento il film ha una data italiana che si assesta all’inizio del 2017.

La Legge della Notte, l’America proibizionista nel nuovo film di Ben Affleck

Dal 2 marzo arriva anche in Italia il nuovo film diretto, interpretato, sceneggiato e prodotto da Ben Affleck, La Legge della Notte, un gangster movie ambientato nei ruggenti anni Venti, durante il proibizionismo, che mescola crimine, romanticismo e ricostruzione storica di un’epoca.

Dopo lo straordinario successo di Argo (2012), vincitore di tre premi Oscar – miglior film, sceneggiatura non originale e montaggio – preceduto da due thriller polizieschi, Gone Baby Gone (2007), e The Town (2010), il regista e attore statunitense già famoso per le sue interpretazioni a partire da metà anni Novanta (Generazione X, Will Hunting – Genio Ribelle,  Armageddon, Pearl Arbour, L’amore bugiardo – Gone Girl), torna dietro la macchina da presa, cambiando completamente genere e mondo. Non rinuncia però ad utilizzare quale soggetto de La legge della Notte un romanzo di Dennis Lehane – l’autore dei bestseller da cui sono stati tratti Mystic River e Shutter Island – come era già accaduto per il suo esordio dietro la macchina da presa.

Affleck ha definito La Legge della Notte un omaggio ai film che codificarono il genere gangster: “Ho visto tantissimi gangster movie degli anni Trenta e Quaranta. […] Questo libro [il romanzo di Lehane ndr] rientrava perfettamente nelle atmosfere di quel tipo di film, che ho sempre apprezzato e ammirato. Ho pensato che sarebbe stato fantastico cercare di dar vita a un lavoro che fosse una lettera d’amore al cinema classico degli anni Trenta e Quaranta, ma che parlasse un linguaggio contemporaneo”.

Con La Legge della Notte, Ben affleck racconta l’America proibizionista nella forma del gangster movie

Nasce  così l’idea di portare sul grande schermo la vicenda di Joe Coughlin, figlio di un poliziotto di Boston, tutt’altro che intenzionato a seguire le orme del padre. Prima soldato disilluso dall’insensatezza della Grande Guerra, poi fuorilegge determinato a non prendere più ordini da nessuno, passa in breve dai piccoli furti ai grandi affari sporchi. Si innamora della donna sbagliata, Emma Gould, e rischia di essere ucciso dal boss a cui l’ha portata via. Finisce in carcere ma, uscito di galera in pieno proibizionismo, si trasferisce in Florida e si dà al contrabbando di alcol, diventando un gangster in piena regola.  

Accanto ad Affleck, protagonista nel ruolo di Joe, troviamo Sienna Miller (Alfie, Casanova, Foxcatcher, American Sniper) nei panni di Emma Gould, ma anche Elle Fanning (Somewhere, La mia vita è uno zoo, Maleficent), Brendan Gleeson (Gangs of New York, Ritorno a Cold Mountain, Le crociate – Kingdom of Heaven,), che interpreta il padre di Joe, Thomas Coughlin, Chris Messina già nel cast di Argo, e Zoe Saldana (Avatar, Star Trek). C’è posto anche per l’italiano Remo Girone, chiamato a vestire i panni del boss della mafia Maso Pescatore.

Affleck ha scelto poi altri due suoi storici collaboratori: il montatore William Goldenberg, premio Oscar per Argo, e Harry Gregson-Williams (Gone Baby Gone, The Town), cui ha affidato la colonna sonora.

Prodotto dalla Appian Way Productions di Leonardo Di Caprio, affiancata dalla Pearl Street Films di Affleck e Matt Demon e dalla Warner Bros., che ne cura anche la distribuzione, ad oggi il film deve però fare i conti con risultati nient’affatto lusinghieri ai botteghini americani: si parla di un incasso di appena 10 milioni di dollari, a fronte di un budget di 65 milioni. Un vero e proprio tonfo, dopo i 135 milioni di dollari totalizzati da Argo. Resta da vedere come La Legge della Notte sarà accolto in Italia dal prossimo 2 marzo.