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La lunga marcia di Stephen King arriverà al cinema

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La New Line sta sviluppando un adattamento cinematografico per La lunga marcia, di Stephen King, che racconta di una maratona attraverso gli Stati Uniti in un mondo distopico.

Dopo aver raggiunto il successo conclamato con il suo vero nome, King ha cominciato a pubblicare romanzi sotto lo pseudonimo di Richard Bachman. In tutto sono 5 i romanzi pubblicati sotto questo pseudonimo, l’ultimo nel 1984. Nel 2007 è uscito l’ultimo romanzo di Bachman, quando i lettori avevano già da tempo scoperto che era in realtà uno pseudonimo per King e dopo oltre 30 anni dal suo debutto, l’autore fantasma è pronto per arrivare al grande schermo.

THR annuncia che la New Line è al lavoro su un adattamento de La lunga marcia, pubblicato nel 1979. A scrivere la sceneggiatura è stato assunto James Vanderbilt.

Il progetto è un nuovo capitolo della lunghissima saga che vede King raccontato anche in altri media, dal grande al piccolo schermo, passando per le piattaforme di streaming.

Ecco la sinossi de La lunga marcia

Cento ragazzi, pescati a caso da un grandissimo elenco di volontari iscritti, vengono scelti per partecipare ad una gara annuale di marcia, denominata vagamente come “La Lunga Marcia”. Principale regola della competizione è mantenere un’andatura di almeno 4 miglia (6 chilometri) l’ora: ogni qual volta il partecipante rallenta il passo, riceve un’ammonizione. Dopo la quarta ammonizione, il partecipante viene fucilato sul posto da dei soldati che, a bordo di un cingolato, seguono la gara. Le ammonizioni possono essere cancellate marciando per un’ora senza ricevere altri richiami.

La lunga corsa, recensione del film di Andrea Magnani

La lunga corsa, recensione del film di Andrea Magnani

Andrea Magnani torna a dirigere con La lunga corsa, scegliendo come protagonista il giovane Adriano Tardiolo, che esordì con successo nel 2018 in Lazzaro felice di Alice Rohrwacher. Accanto a lui, nel ruolo di una bislacca figura “paterna”, Giovanni Calcagno. Così, dopo Easy – Un viaggio facile facile, suo esordio nel lungometraggio del 2017 con Libero De Rienzo e Nicola Nocella, Magnani prova a dar vita a una commedia dai toni surreali, quasi una favola sospesa nel tempo e nello spazio.

La trama de La lunga corsa

Giacinto, Adriano Tardiolo, è cresciuto in carcere, suo malgrado. I genitori, infatti, sono due detenuti e fin da piccolo Giacinto considera il mondo dietro le sbarre casa sua. Quello che per tutti è un luogo di reclusione e privazione della libertà diventa per lui anche il suo parco giochi e la sua finestra, seppur molto parziale, sul mondo. In questa crescita è aiutato dal capo della polizia penitenziaria, Jack, Giovanni Calcagno, che nonostante il carattere schivo, lo prende a ben volere. Così fa anche la direttrice del carcere, Barbora Bobulova, con cui Giacinto scoprirà di avere più di qualcosa in comune. Sua madre, invece, si occupa poco di lui e con difficoltà di sé stessa. Giacinto però, non sa come affrontare il mondo di fuori. Più diventa grande e più questa difficoltà si fa ingombrante. Al compimento dei diciotto anni si troverà a dover scegliere cosa fare della propria vita. Forse seguire l’esempio di Jack, la sua figura di riferimento? O forse trovare una strada che sia solo sua? Provare a camminare con le sue gambe, o magari a correre?

Una commedia stralunata e malinconica

La lunga corsa si autodefinisce una commedia stralunata. Come il precedente lavoro, un viaggio che partiva da un autoisolamento e poi si apriva verso il mondo, anche qui c’è una condizione di chiusura e poi un confronto arduo con il mondo esterno, nel quale il protagonista fatica ad entrare e a trovare una collocazione. L’impronta del racconto è leggera, con una nota di eccentricità e virate verso il surreale. A tratti divertente, ma lungi dall’essere francamente comico, il film fa sorridere, ma al tempo stesso si è accompagnati da una sottile vena di malinconia.

Adriano Tardiolo e Nina Naboka

Adriano Tardiolo, da Lazzaro felice a La lunga corsa

La lunga corsa è imperniato tutto sul suo protagonista, Adriano Tardiolo, che sembra portare con sé il personaggio che lo aveva lanciato con Lazzaro felice. Anche qui, infatti, torna a toccare le corde che gli sono congeniali, interpretando un giovane ingenuo e stralunato, dal buon cuore e dai sentimenti puri, proprio come per la pellicola di Rohrwacher. Mentre però, il personaggio di Lazzaro era il punto focale all’interno di una costruzione variegata e complessa, con molteplici livelli di lettura, anche indipendentemente dal protagonista, qui il regista e sceneggiatore Magnani lavora forse poco sul contesto. Al mondo fuori dal carcere, ad esempio, dedica brevi momenti e qualche ironica frecciata, mentre sarebbe valsa la pena di approfondire di più, con la capacità che lo stesso regista ha dimostrato di avere. L’ambientazione in un luogo unico, uno spazio chiuso, povero di stimoli e la penuria di personaggi accanto a Giacinto, non aiutano. Di fatto, a parte Jack – Giovanni Calcagno è coprotagonista convincente – vi sono solo la detenuta Rocky – nell’efficace interpretazione di Nina Naboka – e la direttrice del carcere Barbora Bobulova ad accompagnare il protagonista. Tardiolo dunque ha la responsabilità di trasportare lo spettatore nella sua favola sbilenca e non sempre vi riesce. Quella di Giacinto è un’esistenza fatta di pochi elementi, cui si aggiunge la corsa, unico passantempo che appare possibile. Questa sembra poter rivoluzionare tutto, scuotere una certa fissità che caratterizza la vita del protagonista, ma forse non viene sfruttata in tutte le sue potenzialità, pur riuscendo a vivacizzare la seconda parte del racconto. Il film ha momenti ricorsivi e fatica così a diventare coinvolgente.

A La lunga corsa manca una spinta

Il nuovo lungometraggio di Andrea Magnani appare come una sorta di favola moderna e leggera. Un viaggio di formazione, al quale però manca una spinta in più per essere veramente coinvolgente e far arrivare lo spettatore al cuore del messaggio. Resta comunque una riflessione garbata sulla condizione della reclusione, sul concetto di libertà, ma anche sul pregiudizio e sul carattere spesso fuorviante dell’apparenza, veicolata da uno stile poetico e a tratti surreale. Il regista non esita a schierarsi dalla parte degli outsider come Giacinto, che forse troverà una sua via, eccentrica, bislacca, ma sua. A chiusura del film, una dedica sentita a Libero De Rienzo, anche lui un outsider nel panorama cinematografico italiano, che avrebbe dovuto far parte del cast, ma è prematuramente scomparso nel 2021. La lunga corsa è una coproduzione Italia-Ucraina, prodotto da Pilgrim Film, Bartleby Film, Fresh Production Group, con Rai Cinema e distribuito da Tucker Film, sarà nelle sale italiane dal prossimo 24 agosto.

La lunga corsa, il trailer ufficiale del film di Andrea Magnani

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La lunga corsa, il trailer ufficiale del film di Andrea Magnani

Dopo le anteprime invernali ai festival di Torino, Tallinn e Trieste, è tempo di cinema per La lunga corsa: la nuova commedia stralunata di Andrea Magnani uscirà infatti nelle sale giovedì 24 agosto sotto il segno della Tucker Film.

Coprodotto tra Italia e Ucraina da Pilgrim Film, Bartlebyfilm, Fresh Production Group con Rai Cinema, La lunga corsa vede impegnati nei ruoli principali Adriano Tardiolo (Lazzaro felice di Alice Rohrwacher), Giovanni Calcagno (Il traditore di Marco Bellocchio) e Barbora Bobulova (Il sol dell’avvenire di Nanni Moretti).

Il carcere, per Giacinto, è tutto tranne che un buco nero: figlio di due detenuti, lui dentro un carcere non solo ci è nato, ma ci è pure cresciuto. Libero di volare via, decisamente impreparato a farlo. Infanzia, adolescenza, candeline dei 18 anni: quella è “casa”, nonostante le sbarre, e Jack, il capo dei secondini, è un burbero e premuroso “papà”.

Lavorando sull’eccentrica leggerezza di cui si nutriva Easy – Un viaggio facile facile, Andrea Magnani costruisce la favola divertente e surreale di Giacinto: un bambino, poi giovane adulto, che non conosce la grammatica del mondo e ne ha paura. Un outsider bizzarro e gentile che scoprirà, nelle proprie gambe e nella lunga corsa del titolo, il paio d’ali di cui ha sempre avuto bisogno.

«L’ispirazione per la storia di Giacinto – racconta Magnani, riminese DOC trapiantato a Trieste – mi è venuta pensando alla mia infanzia e al luogo in cui sono cresciuto, una città che sentivo molto piccola e sempre immobile. Le persone nascevano, vivevano la loro vita e morivano nello stesso posto: mai, o di rado, si avventuravano al di fuori di quel mondo. Sembravano accontentarsi della sicurezza del loro habitat, mentre per me passavano l’esistenza in una gabbia: questo spesso accade perché abbiamo paura di crescere, di vivere davvero e di fare delle scelte».

La luna su Torino recensione del film di Davide Ferrario

La luna su Torino recensione del film di Davide Ferrario

LA-LUNA-SU-TORINO

Torino è la città sul 45° parallelo, esattamente a metà strada tra il Polo Nord e l’Equatore: metafora di personaggi che, vivendoci, camminano in equilibrio sul filo della verità. Ugo, Maria e Dario convivono in modo prevedibile, alternando i momenti comunitari a momenti in cui ciascuno si isola nella propria solitudine, alla ricerca della ricetta per la felicità.

Presentato Fuori Concorso al Festival Internazionale del Film di Roma il film La luna su Torino di Davide Ferrario che dirige e sceneggia la storia di tre protagonisti-personaggi che riflettono sulla loro esistenza e identità; osservano il mondo che li circonda con uno sguardo attento e perso, intrappolati nei loro pensieri e nelle loro riflessioni su ciò che vorrebbero della loro vita attraverso incontri sperati e svolte auspicate.
LA LUNA SU TORINO Walter LeonardiIl regista lombardo propone così, un film che incentra il suo pensiero più profondo nelle opere di Leopardi, a cui i personaggi si appigliano come per dare un significato verbale a ciò che non riescono a trovare e provare nelle loro vite. Seppur la storia sia punteggiata da numerose voci fuori campo, essa non si lascia trasportare in uno stampo filosofico anzi, non essendoci un vero dispiegamento di fatti in cui i personaggi agiscono all’interno della storia, questa riesce ad arricchirsi di toni leggeri e battute divertenti che conferiscono la giusta spontaneità ed introspezione allo spettatore che segue le loro vicende. In quest’ottica e con un discorso narrativo lineare, Ferrario studia l’inquadratura attraverso la camera fissa e prospettive ricercate, caratterizzate da piani sbilanciati o sfocature particolari che insieme alle ampie panoramiche, sottolineano una delle tante metafore che incorniciano il film. Ossia, trovare un’equilibrio e quindi la felicità a cui i protagonisti attribuiscono una loro personale definizione. Questi sono interpretati da Walter Leonardi (Walter) Manuela Parodi (Maria) e Eugenio Franceschini (Dario), che nella loro prova, riescono a caratterizzare i loro personaggi in maniera diversificata e particolare in cui troviamo; Walter come il grande pensatore che vive di rendita, Maria che cerca un amore “classico”, come i film che ama e recita; ed infine Dario, un ragazzo che ama scrivere di ciò che vede anziché vivere quello che possiede o potrebbe avere in quel momento.

La luna su Torino è un film esistenzialista che gioca su dei concetti e cliché ampiamente rivisitati nel panorama cinematografico, ma che segue un flusso di coscienza guidato dai versi di Le operette morali di Giacomo Leopardi. è una storia leggera e ricercata ma che intrattiene grazie alla battute spontanee di questi tre personaggi del tutto contemporanei.

La Luna Su Torino la conferenza stampa

La Luna Su Torino la conferenza stampa

La Luna Su TorinoDopo cinque anni di silenzio, Davide Ferrario torna al cinema con una nuova pellicola, La Luna Su Torino, spiegando in una conferenza stampa- moderata dal regista stesso e con la presenza degli attori Walter Leonardi, Eugenio Franceschini, Manuela Parodi, Daria Pascal Attolini e il delegato di produzione della Torino Film Commission – ha iniziato la conferenza spiegando come oggi sia decisamente difficile realizzare un film indipendente, con un cast non ancora affermato e a basso budget. Iniziato nel 2012 e distribuito solo oggi in sala, il film ruota intorno al tema della leggerezza: uno spirito lieve serve a raccontare una situazione come quella di oggi incline alla pesantezza; le situazioni quotidiane ci spingono ad avvertire la costante pesantezza dell’essere, mentre invece tutti avremmo diritto alla felicità, sempre in bilico sul filo come un equilibrista.

La prima domanda ruota intorno al tema del 45° parallelo, citato più volte all’interno della pellicola, definita come un’opera “coraggiosa” che racconta una condizione difficile odierna con levità.

LA-LUNA-SU-TORINOFerrrario risponde che è oggettivamente vero che oggi siamo afflitti dal dolore e dalla sofferenza che la vita ci infligge, ma tutto ciò che ci circonda ed è intorno a noi serve a farci “restare a galla” senza sprofondare nell’angoscia. La metafora del 45° parallelo è utile a spiegare la condizione del regista stesso, nato a Casalmaggiore e che oggi vive a Torino: entrambe sono poste sull’ennesimo parallelo, a “metà tra il polo nord e l’equatore”, un “territorio di confine” posto a metà strada tra un luogo ed un altro, sospeso tra la condizione di unicità di un posto e lo sforzo della fantasia di trovare un posto “ideale” in cui vivere.

Un’altra domanda ruota intorno all’idea di luogo geografico ben presente nel film, ma in realtà si raccontano delle dinamiche esistenziali comuni a tutti. Per il regista la storia non poteva non svolgersi a Torino, città che conosce bene, una città definita “trasparente” perché non ha bisogno di una popolazione antropologica ben definita, degli abitanti che la caratterizzano: i personaggi che si muovono nel tessuto cittadino vivono piccoli drammi quotidiani comuni a tutti, non specifici o legati alla città. La chiave per la comprensione del film è la “fedeltà” ad un luogo, necessaria per una maggiore comprensione.

Gli attori sono interpellati per sapere com’è stata l’esperienza sul set: per Walter Leonardi è stata una bella esperienza, un ritorno al vero modo di fare cinema; Ferrario fa di tutto per tirare fuori dagli attori ciò che vuole, come conferma Daria Pascal Attolini (alla sua prima esperienza cinematografica). Eugenio Franceschini, con sincerità, ammette che rispetto agli altri lavori che aveva fatto al cinema qui sul set si è ricreata una dinamica teatrale, degna di una compagnia, portando quindi umanamente ad un rapporto diverso incline a dinamiche come il piacere di svolgere il mestiere d’attore, trovando quindi un equilibrio notevole tra amicizia, divertimento ed armonia. Anche per Manuela Parodi il clima leggero, fresco e disteso ha aiutato a realizzare il film in sole quattro settimane, senza mai perdersi in momenti di tensione all’interno della crew. Ferrario ammette di preferire sempre attori non protagonisti, con i quali è più facile lavorare e ricadere in un clima di leggerezza producente e creativo.

Il budget del film è al di sotto del milione di euro, quindi molto contenuto, considerando che è stato prodotto dal regista stesso: c’è stata una grande attenzione alle nuove tecnologie (come per esempio l’uso di nuove macchine da presa della Canon) e sfruttando tecnologie wi-fi che hanno ridotto i costi. Tramite la legge del Tax-Credit, i privati possono investire nel cinema non gravando sul pubblico; anche l’utilizzo del Product-Placement è importante (tipo il parco zoologico “Zoom” a circa 30 km da Torino). I posti immortalati nel film sono presenti nella città ma c’è bisogno di un occhio “estraneo” in grado di immortalarli; per Ferrario Torino è ancora una città in grado di provocare visioni, costantemente.

LA LUNA SU TORINO Eugenio Franceschini (1)Il produttore Milani conferma che l’opera di Ferrario- in quanto regista-ha reso possibile una svolta estetica per Torino, diffondendo l’immagine della città.

Nel film c’è una citazione, un rimando costante a Giacomo Leopardi, leitmotiv del film: Leopardi viene definito da Ferrario come uno spirito comico del suo tempo, un personaggio unico in grado di abbattere certi pensieri convenzionali con le armi della satira, che comunicava attraverso i suoi scritti. La condizione esistenziale nella quale è nato e cresciuto il suo spirito poetico è la stessa che viviamo noi oggi: una solitudine esistenziale che ci spinge a chiuderci e nasconderci dietro allo schermo di un pc, isolandoci nella nostra fortezza della solitudine.

La frase di lancio del film, “tutti possono essere felici”, incarna proprio lo spirito della pellicola: che tutti siamo alla ricerca della felicità, e che anche se la vita spinge le persone a dividersi e a “perdersi”, in realtà tutti inseguono il loro percorso esistenziale per ritrovarsi.

I personaggi hanno, in parte, cambiato i personaggi: spesso ci si abbandona alla pesantezza trascurando l’aspetto leggero della vita; inoltre i piani di realtà e finzione si sono mescolati, confondendosi, e spingendo gli attori a stringere dei legami forti anche fuori dal set.

La luna su Torino conferenza stampa del film

La luna su Torino conferenza stampa del film

festival-del-cinema-di-roma-2013Al Festival Internazionale del Film di Roma è stato presentato Fuori Concorso La Luna su Torino, alla conferenza stampa tenutasi presso lo spazio BNL era presente il regista Davide Ferraio e il cast Walter Leonardi, Manuela Parodi, Eugenio Franceschini, Daria Pascal Attolini e il produttore Paolo Tenna.

LA LUNA SU TORINO Eugenio Franceschini (1)C’è un protagonista evidente nel film, ed è Torino?
Davide Ferraio: Si ma è una Torino declinata in una maniera un po’ particolare, cioè quella del 45° parallelo che è un concetto un po’ astratto, ma non tanto, perché credo che chiunque abbia attraversato la pianura padana, credo che prima o poi passa da questi cartelli sull’autostrada su cui c’è scritto “state attraversando il 45° parallelo” e se le persone si fermassero direbbero e ora? nel senso lì ti trovi a metà strada tra il Polo Nord e l’Equatore, sei in un posto in qualche modo magico e tutta la pianura Padana è attraversata da questa linea, Torino lo è, Casalmaggiore dove sono nato io, e c’è anche questo aspetto privato che mi lega a questa cosa. e mi ha affascinato molto questa idea di stare su questa linea che non è come gli altri paralleli, perché davvero stai a metà del mondo, e questa idea di stare a metà del mondo è una grande metafora del vivere oggi, dello stare in equilibrio, dello stare su un filo senza neanche rendersene conto ma applicando continuamente una grande capacità di stare in equilibrio. Ecco credo che il film sia un film sull’equilibrio e sulla leggerezza che occorre per fare gli acrobati inconsapevolmente.

LA LUNA SU TORINO Manuela Parodi (2)La sceneggiatura come è stata pensata? era tutto scritto o ci si è affidati all’improvvisazione degli attori?
D.F.: Ho fatto dei corsi all’Università e nei seminari cercando di demolire il concetto di sceneggiatura, soprattutto da quando mi hanno dei premi anche quello importante per la sceneggiatura che non hai mai scritto, Dopo Mezzanotte, che è stata candidata ai David di Donatello e ai Nastri d’Argento. Chi ha fatto con me il film lo sa che la sceneggiatura non è mai esistita, e allora questo per dire che molto spesso si scambia per sceneggiatura quello che in realtà è messa in scena, che è un lavoro diverso, e questo film aveva un qualcosa che era una sceneggiatura all’inizio, ma gli attori possono confermare, che ne abbiamo fatta abbastanza a carne di porco. Perché per me il cinema è ripresa e montaggio, molto più che sceneggiatura, parola scritta e altro.

Per voi attori come è stato recitare in questo modo?
Manuela Paordi:
Una delle caratteristiche geniali del film erano le idee geniali che aveva Davide durante la notte quindi arrivava sul set e diceva “ok è tutto cambiato” quindi c’era anche a livello di sceneggiatura diverse improvvisazioni.
Eugenio Franceschini: Questa è stata una delle prime cose che ci è stata detto da Davide “Guardate questa è la prima volta che io scrivo una sceneggiatura e comunque non la utilizzerò” quindi già da questa premessa si è capito l’andazzo, però è un modo di lavorare che porta i suoi risultati.
Daria Pascal Attolini: Una particolarità del lavorare su una sceneggiatura che c’è ma poi sparisce in un secondo è che ti permette di lavorare molto di più sull’atmosfera del film, e quindi questo equilibrio e disequilibrio continuo lo si crea non attaccandosi troppo alle battute con cui tu arrivi preparato ma che ti tolgono la possibilità di dare delle sfumature in più al personaggio e alla reazione che hai in quel momento con i tuoi compagni.
Benedetta Perego:  Il mio personaggio è abbastanza silente perché tutto quello che ho detto alla fine è stato trasposto poco nel finale, perché il mio era un personaggio di sguardi, e ovviamente marginale, ma nel senso che la parola conta fino a un certo punto, era più dove volevano andare le persone che erano dipinte da Davide, era un film di direzione che di parole e quindi di sceneggiature.

LA LUNA SU TORINO Walter LeonardiNel film è molto presente la presenza di Leopardi
D.F.: È stata una riscoperta, perché Leopardi come si dice nel film, lo insegnano a scuola e poi lo dimentichi. Inoltre gli si rapporta anche una figura un po’ stereotipata, un genio sfigato, e invece è un pensatore straordinario e modernissimo, perché il suo rapporto con il mondo è quello che abbiamo noi. Lui aveva capito tutto del mondo e non riusciva a farci niente, non riusciva a muovere una cosa per modificarla è quello che sentiamo un po’ tutti. Ha tutti è chiara la problematica dell’esistenza, ma lui riesce a spiegarla benissimo. Ecco perché nel film c’è Leopardi che è meglio che le dica lui certe cose che io.

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Ecco tutte le nostre Foto dal Festival:

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La luce sugli oceani: recensione del film con Michael Fassbender e Alicia Vikander

C’è davvero tanta attesa per La luce sugli oceani. E non solo perché stiamo parlando del film che segna il ritorno dietro la macchina da presa dell’acclamato Derek Cianfrance (Blue Valentine, Come un tuono), ma anche perché è il film che vede recitare insieme, per la prima volta, una delle coppie più amate e chiacchierate del momento: Michael Fassbender e Alicia Vikander.

Melodramma dal forte impatto visivo, La Luce sugli Oceani è l’adattamento cinematografico del bestseller di ML Stedman. All’apparenza Derek Cianfrance sembra costruire la più potente delle opere d’arte, aiutato dalle splendide immagini di Adam Arkapaw (già direttore della fotografia di Macbeth) e dalle musiche solenni di Alexandre Desplat.

La Luce sugli OceaniIl film vanta inoltre una coppia di protagonisti in perfetta sintonia e una co-protagonista che dimostra di essere ormai un’interprete matura e consapevole. Michael Fassbender e Alicia Vikander si confermano attori straordinari in grado di tratteggiare sullo schermo due personaggi complessi e sfaccettati, il primo con la sua ormai comprovata bravura, la seconda con sorprendente e disinvolta pacatezza. A loro si aggiunge una comprimaria di tutto rispetto, Rachel Weisz, che ottimamente incarna tutta la disperazione e l’afflizione che il suo personaggio richiede.

La luce sugli oceani trailer italiano con Michael Fassbender e Alicia Vikander

Dove il lavoro di Cianfrance si rivela purtroppo fallimentare è proprio nella trasposizione della fonte letteraria. Nonostante non tradisca il materiale di partenza riproponendo quanto raccontato nel romanzo senza alcun pretenzioso stravolgimento narrativo, il regista (autore anche della sceneggiatura) fatica a far collimare una prima parte dai tempi dilatati ma comunque solida ad una seconda dove sfortunatamente si palesa l’incapacità di riuscire a gestire tutta una serie di eventi che, nell’opera della Stedman, conducono ad una più profonda riflessione sull’amore e sulle responsabilità dell’essere umano. Cianfrance gioca così a rincorrere personaggi, dinamiche e sviluppi, e non lascia allo spettatore la reale possibilità di cogliere il lato viscerale, quello più intenso, di una storia dallo sconfinato potenziale emotivo.

Pur avvalendosi dunque di un cast straordinario e di un comparto tecnico di pregevole fattura, a La Luce sugli Oceani manca totalmente la potenza emotiva del materiale di partenza, configurandosi come una dramma che fallisce proprio là dove dovrebbe dimostrarsi vincente: far leva sulle emozioni e scuotere l’animo dello spettatore.

La Luce Sugli Oceani: intervista al regista Derek Cianfrance

La Luce Sugli Oceani: intervista al regista Derek Cianfrance

Ecco una nuova intervista a Derek Cianfrance diffusa da Eagle Pictures in cui il regista racconta la sua esperienza sul set de La Luce Sugli Oceani, il suo nuovo film che arriverà al cinema l’8 marzo.

Nel film Michael Fassbender, Rachel Weisz e Alicia Vikander.

Di seguito la trama del romanzo: Isabel ama la luce del faro tra gli oceani, che rischiara le notti. E adora le mattine radiose, con l’alba che spunta prima lì che altrove, quasi quel faro fosse il centro del mondo. Per questo ogni giorno scende verso la scogliera e si concede un momento per perdersi con lo sguardo tra il blu, nel punto in cui i due oceani, quello australe e quello indiano, si stendono come un tappeto senza confini. Lì, sull’isola remota e aspra abitata solo da lei e suo marito Tom, il guardiano del faro, Isabel non ha mai avuto paura. Si è abituata ai lunghi silenzi e al rumore assordante del mare. Ma questa mattina un grido sottile come un volo di gabbiani rompe d’improvviso la quiete dell’alba.

La luce sugli oceani recensione del film con Michael Fassbender e Alicia Vikander

Quel grido, destinato a cambiare per sempre la loro vita, è il tenue vagito di una bambina, ritrovata a bordo di una barca naufragata sugli scogli, insieme al cadavere di uno sconosciuto. Per Isabel la bambina senza nome è il regalo più grande che l’oceano le abbia mai fatto. È la figlia che ha sempre voluto. E sarà sua. Nessuno lo verrà a sapere, basterà solo infrangere una piccola regola. Basterà che Tom non segnali il naufragio alle autorità, così nessuno verrà mai a cercarla. Decidono di chiamarla Lucy. Ben presto quella creatura vivace e sempre bisognosa d’attenzione diventa la luce della loro vita. Ma ogni luce crea delle ombre. E quell’ombra nasconde un segreto pesante come un macigno, più indomabile di qualunque corrente e tempesta Tom abbia mai dovuto illuminare con la luce del suo faro. Perché sulla terraferma, tra la civiltà, c’è una donna che spera ancora. Una donna infelice, ma determinata.

La Luce sugli Oceani: il trailer italiano con Michael Fassbender e Alicia Vikander

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Ecco il trailer italiano di The Light Between Oceans, La Luce sugli Oceani, il film di Derek Cianfrance con protagonisti Michael Fassbender e Alicia Vikander e che sarà presentato alla Mostra Interazionale d’Arte Cinematografica di Venezia al via il prossimo 31 agosto.

La Luce sugli Oceani uscirà al cinema in America a ottobre 2016. Nel cast anche Rachel Weisz. Di seguito la trama del romanzo:

Isabel ama la luce del faro tra gli oceani, che rischiara le notti. E adora le mattine radiose, con l’alba che spunta prima lì che altrove, quasi quel faro fosse il centro del mondo. Per questo ogni giorno scende verso la scogliera e si concede un momento per perdersi con lo sguardo tra il blu, nel punto in cui i due oceani, quello australe e quello indiano, si stendono come un tappeto senza confini. Lì, sull’isola remota e aspra abitata solo da lei e suo marito Tom, il guardiano del faro, Isabel non ha mai avuto paura. Si è abituata ai lunghi silenzi e al rumore assordante del mare. Ma questa mattina un grido sottile come un volo di gabbiani rompe d’improvviso la quiete dell’alba. Quel grido, destinato a cambiare per sempre la loro vita, è il tenue vagito di una bambina, ritrovata a bordo di una barca naufragata sugli scogli, insieme al cadavere di uno sconosciuto. Per Isabel la bambina senza nome è il regalo più grande che l’oceano le abbia mai fatto. È la figlia che ha sempre voluto. E sarà sua. Nessuno lo verrà a sapere, basterà solo infrangere una piccola regola. Basterà che Tom non segnali il naufragio alle autorità, così nessuno verrà mai a cercarla. Decidono di chiamarla Lucy. Ben presto quella creatura vivace e sempre bisognosa d’attenzione diventa la luce della loro vita. Ma ogni luce crea delle ombre. E quell’ombra nasconde un segreto pesante come un macigno, più indomabile di qualunque corrente e tempesta Tom abbia mai dovuto illuminare con la luce del suo faro. Perché sulla terraferma, tra la civiltà, c’è una donna che spera ancora. Una donna infelice, ma determinata.

Michael Fassbender nel secondo emozionante trailer di La Luce sugli OceaniLa Luce sugli Oceani

Fonte: EAGLE

La luce sugli oceani: dal cast alle location, tutte le curiosità sul film

Il regista Derek Cianfrance si è distinto negli anni per struggenti drammi come Blue Valentine, Come un tuono o la serie Un volto, due destini – I Know This Much Is True. Con tali opere ha continuamente affrontato il tema del destino e della natura umana dinanzi a determinati eventi della vita. Un altro dei suoi lavori più apprezzati e noti è La luce sugli oceani (qui la recensione), film realizzato nel 2016 e ricordato in particolare per aver fatto nascere la coppia formata da Michael Fassbender e Alicia Vikander.

Tratto dall’omonimo romanzo di M. L. Stedman e presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, il film si concentra in particolare sull’amore tra un uomo e una donna e il rapporto che instaurano con una figlia non biologicamente loro. Si costruisce così un racconto particolarmente intenso e toccante che va a riflettere sulla genitorialità, che ha ottenuti buoni consensi di critica e pubblico. Ad arricchirlo, naturalmente, vi sono le interpretazioni dei due protagonisti, come anche degli altri membri del cast.

Per gli appassionati di grandi drammi incentrati sui grandi temi della vita, è dunque questo un film da non lasciarsi sfuggire e recuperare ora grazie al suo passaggio televisivo. In questo articolo, approfondiamo dunque alcune delle principali curiosità relative a La luce sugli oceani. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e al libro. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

La luce sugli oceani libro

La trama di La luce sugli oceani

Tom Sherbourne, un veterano di guerra ossessionato dal tempo trascorso sui campi di battaglia nel fronte occidentale, in una guerra brutale che causò la morte di 60.000 suoi connazionali, arriva in Australia Occidentale. Cercando di sfuggire a continui cicli di dolore, sensi di colpa e traumi, trova un modo perfetto per isolarsi, ed anche utile, come guardiano del faro che mantiene meticolosamente acceso il faro tra l’oceano Indiano e l’oceano del Sud. Tuttavia Tom si ritrova invece ad aprirsi in modi inimmaginabili all’amore di una donna, Isabel Graysmark.

Diventati marito e moglie, per i coniugi Sherbourne il desiderio più grande è quello di avere un figlio, ma senza successo. Finché un giorno non trovano una neonata abbandonata in una barca alla deriva e la allevano in segreto come fosse loro. Ben presto quella creatura vivace e sempre bisognosa d’attenzione diventa la luce della loro vita, finché non scopriranno che la vera madre della piccola, Hannah Roennfeldt, sono anni che la cerca. Tormentati dal dilemma se svelare il segreto perdendo così la figlia che ormai sentono come loro, la coppia inizierà a disgregarsi.

Il cast di attori e location dove si sono svolte le riprese

Ad interpretare Tom Sherbourne vi è l’attore Michael Fassbender, mentre la premio Oscar Alicia Vikander interpreta sua moglie Isabel. L’attrice ha rivelato di aver voluto fare questo film perché è sempre stata una grande fan del lavoro di Fassbender. In preparazione alle riprese, i due hanno vissuto insieme per sei settimane. In seguito, hanno annunciato di frequentarsi nel dicembre 2014, sposandosi poi nel 2017. Accanto a loro, nel ruolo di Hannah, vi è l’attrice Rachel Weisz, mentre la figlia Lucy è interpretata da Florence Clery.

Per quanto riguarda le riprese del film, si sono svolte in Nuova Zelanda e Australia. In particolare, sono state utilizzate le cittadine Dunedin, Port Chalmers e nella penisola di Otago, a Saint Bathans nell’Otago centrale e al faro di Cape Campbell a Marlborough. Questo, particolarmente suggestivo, fu acceso per la prima volta il 1° agosto 1870. Inizialmente la struttura era in legno, che però dopo pochi anni inizio a rovinarsi, portando ad una nuova costruzione in ghisa. Tra i luoghi delle riprese vi sono anche l’ex prigione di Dunedin e Stuart Street, presso l’ex edificio del King Edward Technical College.

La luce sugli oceani storia vera

Il film è tratto da una storia vera? La verità sul libro di M. L. Stedman

Quella narrata in La luce sugli oceani non è una storia vera, ma è interamente frutto della fantasia della scrittrice M. L. Stedman, che ha pubblicato il romanzo nel 2012. Tuttavia, proprio intorno al racconto del libro si è svolta una vicenda legale. Lo scrittore/regista Joseph Nobile ha infatti sostenuto che la scrittrice ha consapevolmente e intenzionalmente copiato, plagiato, piratato e sottratto contenuti espressivi dalla sua sceneggiatura intitolata The Rootcutter, successivamente reintitolata A Tale of Two Humans, originariamente coperta da copyright nel 2001.

Il 26 gennaio 2017, Nobile ha intentato una causa contro gli editori di Watt, Simon & Schuster, Dreamworks e altri. Nonostante l’ammissione da parte dei convenuti di aver avuto accesso alla sceneggiatura dell’attore e di averla copiata, il 16 ottobre 2017 la Corte distrettuale degli Stati Uniti di New York si è pronunciata contro Nobile e ha successivamente accolto le mozioni degli imputati per le spese legali “a causa dell’oggettiva irragionevolezza delle pretese dell’attore e per dissuadere altri aspiranti querelanti dall’intentare cause analoghe prive di fondamento”.

Il trailer di La luce sugli oceani e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di La luce sugli oceani grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Apple TV e Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e ad un’ottima qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di lunedì 22 luglio alle ore 21:10 sul canale La 5.

La Lucasfilm ha chiesto il permesso alla Disney prima di uccidere Han Solo

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La shakespeariana fine di Han Solo in Star Wars: Il Risveglio della Forza ha consegnato la Lucasfilm all’ira dei fan, sofferenti per la dipartita di uno dei protagonisti più amati della saga, per mano di suo figlio, per giunta.

Quello che però i fan non sanno è che la Lucasfilm stessa si è consultata con la Disney, nella persona del CEO Bob Iger, per compiere questo sacrificio estremo nel franchise.

Star Wars: Il Risveglio della Forza, 15 Easter Eggs sul film

Durante una conversazione con Vanity Fair, Iger ha spiegato che il fato di Han Solo è stato oggetto di accese discussioni, una decisione durissima da prendere.

Ecco cosa ha spiegato Bob Iger in merito al suo ruolo nella decisione finale: “Abbiamo avuto un intenso dibattito su Han Solo. Dovrebbe morire o no? Alla fine è stata una decisione presa dalla Kennedy e da Abrams, ma sono stato coinvolto.”

MCU: i riferimenti alla Disney (e a Star Wars) nascosti nei film

Che la Disney abbia potere assoluto in merito alle faccende che riguardano la Lucasfilm e il suo franchise è ormai cosa nota, speriamo soltanto, per il bene del cinema, che limiti la sua influenza a fattori esterni e commerciali, senza invadere troppo la sfera creativa.

Star Wars: Gli Ultimi Jedi, un esclusivo backstage dal D23

La sinossi: “In Star Wars Gli Ultimi Jedi della Lucasfilm, la saga Skywalker continua quando gli eroi de Il Risveglio della Forza si uniscono alle leggende della galassia in un’epica avventura che svelerà i misteri della Forza e le scioccanti rivelazioni del passato risalenti all’Era antica. Star Wars Gli Ultimi Jedi arriverà nei cinema USA il 15 dicembre 2017.”

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FIRST LOOK – Carrie Fisher in Star Wars: Gli Ultimi Jedi

Il film sarà diretto da Rian Johnson e arriverà al cinema il 15 dicembre 2017. Il film racconterà le vicende immediatamente successive a Il Risveglio della Forza.

In Star Wars: Gli Ultimi Jedi torneranno Mark Hamill, Carrie Fisher, Adam DriverDaisy RidleyJohn BoyegaOscar IsaacLupita Nyong’oDomhnall Gleeson, Anthony Daniels, Gwendoline Christie e Andy Serkis. Gli altimi attori unitisi al cast sono Benicio Del ToroLaura Dern Kelly Marie Tran.

Fonte: Polygon

La LucasFilm annuncia il “canone” dello Star Wars Expanded Universe

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Star WarsCome molti di voi sapranno attualmente sono in corso le riprese di Star Wars Episodio VII e nel contempo arriva un annuncio ufficiale della LucasFilm che annuncia un ulteriore espansione dell’universo di StarWars seguendo il nuovo canone dettato da George Lucas e che rispecchierà tutti i nuovi film.  Ecco alcuni estratti del comunicato ufficiale:

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Per oltre 35 anni, l’Universo Espanso ha arricchito l’esperienza di Star Wars per i fan che volevano continuare l’avventura oltre ciò che era stato mostrato sullo schermo. Quando George Lucas ha creato Star Wars, ha anche costruito un universo che ha illuminato l’immaginazione e ha ispirato altre persone a creare. Ha reso quell’Universo uno spazio aperto e creativo per le altre persone, permettendogli di raccontare le loro storie. Questo è diventato l’Expanded Universe, o EU, dei fumetti, dei romanzi, dei videogiochi e molto altro.

Sebbene la Lucasfilm abbia sempre cercato di mantenere le storie create per l’EU coerenti con i film e le serie tv, oltre che con se stesse a livello interno, Lucas ha sempre detto di non essere legato all’EU. Ha definito i suoi film come “il canone”: si tratta dei sei film usciti al cinema e della serie televisiva da lui creata e prodotta “Star Wars: the Clone Wars”. Gli avvenimenti del canone sono oggetti inamovibili della storia di Star Wars, e tutte le altre storie devono allinearsi a questi eventi e a questi personaggi.

Ora, con un futuro eccitante ricco di nuovi episodi cinematografici di Star Wars alle porte, tutti gli aspetti narrativi futuri del franchise saranno collegati tra loro.

Abbiamo tanti prodotti di intrattenimento di in arrivo Star Wars” ha dichiarato la Kennedy.“Riporteremo Star Wars sul grande schermo, e continuare l’avventura attraverso videogiochi, libri, fumetti e in altre modalità che stanno ancora nascendo. Questo futuro di narrazione interconnessa permetterà ai fan di esplorare questa Galassia in maniera molto più approfondita rispetto a una volta”.

L’obiettivo è dare la massima libertà creativa ai filmmaker e preservare, inoltre, un elemento di sorpresa e di scoperta per il pubblico, Star Wars: Episodio VII, VIII e IX non racconteranno la stessa storia raccontata nell’Expanded Universe post-Ritorno dello Jedi. Mentre l’universo che i lettori conoscevano sta cambiando, questo non verrà comunque messo da parte. I creatori di nuovi contenuti di Star Wars hanno accesso a tutto il contenuto dell’EU. Per esempio, elementi dell’EU saranno inclusi nella serie televisiva animata “Star Wars Rebels”. Inquisitor, l’Agenzia di Sicurezza Imperiale, i Sienar Fleet Systems sono elementi della storia della nuova serie animata, e sono tutte idee nate nei giochi di ruolo pubblicati negli anni ottanta.

A seconda della richiesta che vi sarà da parte dei lettori, le vecchie storie dell’EU continueranno a essere ristampate sotto la nuova etichetta Legends.

Sullo schermo, il primo esempio del Nuovo Canone sarà Star Wars Rebels. Sulla carta, i primi nuovi libri che nasceranno da questa nuova collaborazione creativa saranno i romanzi della Del Rey Books: oggi viene annunciato che John Jackson Miller sta scrivendo un romanzo che precede gli eventi di Star Wars Rebels e offre uno sguardo approfondito nel passato dei nuovi personaggi, con informazioni provenienti direttamente dai produttori esecutivi Dave Filoni, Simon Kinberg e Greg Weisman.

E questo è solo l’inizio di un programma creativo allineato di storie di Star Wars create dalla collaborazione di persone di incredibile talento unite dal loro amore per una Galassia Lontana Lontana…

Ecco il poster del primo film che avrà il CANONE:

Vi ricordiamo che Star Wars Episodio VII uscirà al cinema nel 2015, per la regia di J.J. Abrams, basato su una sceneggiatura di J.J. Abrams e Lawrence Kasdan. Per tutte le notizie sulla nuova trilogia targata Disney vi segnaliamo il nostro speciale: Star Wars. La scheda del film: Star Wars: Episodio VII.

Nel cast del film sono stati confermati gli illustri ritorni di Mark Hamill, Carrie Fisher, Peter Mayhew eHarrison Ford, mentre i personaggi nuovi di questa nuova trilogia potrebbero avere i volti di Adam Driver, Lupita Nyong’o e John Boyega. Nel film inoltre vedremo anche l’atteso ritorno del Millennium Falcon e di R2 D2.

Fonte: CS.net

La lotta per il calcio – Il caso Super League, intervista al regista Jeff Zimbalist: “Il calcio è lo specchio della società”

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In occasione dell’uscita, il 13 gennaio su Apple TV+, della docu-serie in quattro puntate La lotta per il calcio – Il caso Super League, abbiamo raggiunto il regista del progetto, il vincitore dell’Emmy Jeff Zimbalist, che ci ha raccontato la sua esperienza nella realizzazione di quello che può definirsi un film inchiesta su uno dei casi che ha scosso il mondo del calcio, lo sport più amato (e più redditizio) del mondo: il caso della Super League.

Come ti sei approcciato a questo progetto? “Con lo stesso atteggiamento che ha avuto una grande porzione del mondo. La notizia, nell’aprile 2021, ha catturato la mia attenzione. La portata e il potenziale impatto di una Super League era scioccante, era un vero e proprio tentativo di destabilizzare i vertici dell’industria del più grande sport del mondo, e coinvolgeva 12 dei più grandi club esistenti 12 dei più grandi brand del mondo che volevano mettere in piedi un campionato che avrebbe sostituito la più grande competizione del pianeta: la Champions League.

Mi interessava che questo evento avrebbe avuto una risonanza che andava molto oltre lo sport in sé. Le 48 ore successive al trapelare della notizia hanno visto una risposta travolgente da parte dei tifosi, ma anche delle dirigenze, tutto il mondo ha espresso la sua opinione, dall’Europa all’Asia, passando per il Medio Oriente, sono intervenuti persino i Reali e i Capi di Stato. Ci sono state persino proteste violente in strada in alcune città.”

Il documentario si apre con l’affermazione che il calcio è la cosa più importante del mondo tra le cose di nessuna importanza. Alla luce di questa affermazione, come ti sei approcciato a questo film?

“Ho assunto l’atteggiamento di persona che segue il calcio da fan ma anche da professionista che racconta le storie in cui il calcio è un microcosmo, mi trovo spesso a pensare che il calcio rispecchia i valori della società nel momento storico che vive. Così avevo molte domande in merito a quella notizia, soprattutto per chi prende le decisioni. E così con i miei co-produttori su zoom abbiamo cominciato a mettere insieme i pezzi costruendo una indagine accurata ed equilibrata di ciò che stava accadendo. Abbiamo immaginato che la serie non avesse cattivi o buoni, né risposte facili, ma fosse un’opportunità per guardare da vicino un’industria che fattura 4 miliardi l’anno.”

Il punto di partenza dell’indagine è stata la necessità di rispondere a una domanda precisa: “Una delle domande centrali della serie è quale ruolo ha la voce dei fan nel raccontare la storia dello sport e nello scrivere la storia futura del calcio. Abbiamo evidenziatodue correnti in questo momento storico che secondo me è di crisi di identità per questo sport. Da una parte c’è il desiderio delle persone di proteggere il gioco, le sue radici da working class e la meritocrazia di questo sport nella piramide europea, i valori di speranza che vengono con quella tradizione, un elemento centrale per la definizione dello sport. Ma c’è anche un altro aspetto, ovvero quello legato al business di intrattenimento. C’è una guerra tra capitalismo e democrazia sociale, è la battaglia centrale per l’anima del calcio.”

Apple TV+La lotta per il calcio – Il caso Super League, l’intervista al regista

Qual è stato il processo di costruzione della storia, della scelta degli intervistati, del montaggio?

“Era importante per noi che estendessimo il report oltre la superficie dei tweet e che quindi andassi oltre gli articoli e tutto ciò che era già uscito all’inizio della questione. Avevamo accesso a coloro che ai più alti livelli di questo caso prendevano le decisioni, da entrambi i lati, di questa saga chiamata Ward for football. Avevamo la possibilità di far tifare i fan per una parte o per un’altra a seconda di ciò che proponevamo, e poi fare l’esatto contrario. E mentre si va avanti, nel corso dei 4 episodi in cui è divisa la docu-serie, raggiungiamo diversi livelli di complessità. Alla fine non ci sono risposte facili, ma ci sono grandi domande sul ruolo dello sport, della morale e della cultura in particolar modo in merito a quello che è diventato uno dei maggiori business del mondo.”

In passato hai già lavorato a film sul calcio, in particolare nel 2014 hai diretto un documentario sulla giovinezza di Pelè. Cosa ti affascina così tanto di questo sport?

“È il più grande sport del mondo, muove soldi e mercato e raccoglie tante persone, ognuna di esse con un’opinione precisa. Credo che il calcio rispecchi la società e i suoi drammi e la morale della comunità globale. La sua diffusione è mondiale e la diversità degli interessi che confluiscono nel calcio è quello che amo raccontare.”

La lotta per il calcio – Il caso Super League, il nuovo documentario in quattro parti

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La lotta per il calcio – Il caso Super League è la nuova docuserie in quattro parti che documenta come il passato, il presente e il futuro del calcio europeo si scontrino nel momento in cui vengono scoperti i piani per la creazione di una lega separata, scatenando una battaglia tra i leader più potenti del movimento calcistico intervenuti in difesa o a favore dello stravolgimento delle tradizioni di questo sport. Attraverso interviste senza precedenti ai presidenti dei campionati, ai proprietari dei club e agli ideatori della Super League europea, la docuserie racconta agli appassionati di calcio la storia ancora inedita di come e perché è stata concepita questa idea di lega separata e dei piani che sono stati elaborati per renderla possibile.

La lotta per il calcio – Il caso Super League è diretta dal regista vincitore di un Emmy Jeff Zimbalist (“The Two Escobars”, “The Line”, “La generazione del surf – Momentum Generation”), che è anche produttore esecutivo per conto della All Rise Films News & Documentary, insieme al vincitore di un Emmy Connor Schell attraverso la Words + Pictures (“The Last Dance”, “30 for 30” e il vincitore di un Oscar “O.J. Made in America”).

La docuserie si aggiunge alla gamma in espansione di programmi non-fiction con protagonisti i grandi nomi dello sport presenti su Apple TV+, tra cui un documentario recentemente annunciato sulla vita e la carriera rivoluzionaria del sette volte campione del mondo di Formula Uno Sir Lewis Hamilton; il film documentario recentemente annunciato “Underrated”, con la leggenda dell’NBA Stephen Curry; la serie di documentari in quattro parti nominata agli Emmy “They Call Me Magic“, che racconta la vita e la carriera del due volte NBA Hall of Famer e icona culturale Earvin “Magic” Johnson; “The Dynasty”, una nuova serie di documentari sui New England Patriots, realizzata dalla Imagine Documentaries di Brian Grazer e Ron Howard, in associazione con NFL Films; “The Long Game: Bigger Than Basketball” sul fenomeno della pallacanestro Makur Maker; la docuserie “Make or Break”, che porta gli spettatori dietro le quinte alla scoperta dei migliori surfisti del mondo in lotta per il titolo di campione della World Surf League Championship Tour; “Greatness Code”, una serie breve non sceneggiata diretta da Gotham Chopra e coprodotta da Uninterrupted e Religion of Sports, che ha appena debuttato con la seconda stagione.

Apple TV+ offre serie drammatiche e commedie avvincenti e di qualità, lungometraggi, documentari innovativi e intrattenimento per bambini e famiglie, ed è disponibile per la visione su tutti i tuoi schermi preferiti. Dopo il suo lancio il 1° novembre 2019, Apple TV+ è diventato il primo servizio di streaming completamente originale a essere lanciato in tutto il mondo, ha presentato in anteprima più successi originali e ha ricevuto riconoscimenti più velocemente di qualsiasi altro servizio di streaming. Ad oggi, i film, i documentari e le serie originali Apple sono stati premiati con 299 vittorie e 1.279 nomination ai premi, tra cui la commedia pluripremiata agli Emmy “Ted Lasso” e il vincitore dell’Oscar come Miglior film di quest’anno “CODA”.

La locandina di Tinker, Taylor, Soldier, Spy

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La locandina di Tinker, Taylor, Soldier, Spy

Ecco una nuova locandina di Tinker, Taylor, Soldier, Spy, adattamento cinematografico del thriller di John le Carré, prodotto dalla Working Title e diretto da Tomas Alfredson.

La Llorona a Lucca e intervista a Linda Cardellini

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La Llorona a Lucca e intervista a Linda Cardellini

In occasione dell’uscita al cinema di La Llorona – Le Lacrime del Male ecco uno speciale che racconta l’apparizione della Llorona a Lucca e alcune battute con la protagonista del film Linda Cardellini, recente interprete del film vincitore all’Oscar Green Book.

La La Llorona – Le Lacrime del Male è prodotto da Emile Gladstone, Gary Dauberman (“IT” e la serie “Annabelle”) e James Wan (l’universo di “The Conjuring”), diretto da Michael Chaves, già vincitore del Shriekfest’s Best Super Short Film nel 2016 con “The Maiden”, al suo esordio nella regia.

La pellicola è basata sulla leggenda messicana senza tempo La Llorona. La donna che piange. Un’apparizione terrificante, intrappolata tra il Paradiso e l’Inferno, quella di una donna segnata da un terribile destino che si è creata con le sue stesse mani. Il solo sentir menzionare il suo nome ha terrorizzato il mondo per generazioni.

La sua colpa è stata quella di aver annegato i figli in preda ad un raptus di rabbia e gelosia, per poi gettatarsi nello stesso fiume, disperata e piangente.

Ora le sue lacrime sono eterne e letali, e coloro che sentono di notte il suo richiamo mortale sono condannati. La Llorona si insinua nell’ombra e va a caccia di bambini, nel disperato tentativo di sostituirli ai suoi. Con il passare dei secoli il suo desiderio è diventato sempre più vorace…e i suoi metodi sempre più terrificanti.

Negli anni ’70 a Los Angeles, La Llorona si aggira nella notte alla ricerca di bambini.

Un’assistente sociale non prende sul serio l’inquietante avvertimento di una madre sospettata di aver compiuto violenze sui figli, e presto sarà proprio lei, insieme ai suoi bambini, ad essere risucchiata in uno spaventoso regno soprannaturale. L’unica speranza di sopravvivere all’ira mortale della Llorona potrebbe essere un prete disilluso e la mistica che pratica per scacciare il male, dove la paura e la fede si incontrano.

Attenzione al suo gemito agghiacciante…non si fermerà davanti a niente pur di attirarti nel buio.

Perché non c’è pace per la sua angoscia, non c’è misericordia per la sua anima.

E non si può sfuggire alla maledizione della Llorona.

Il film è interpretato da Linda Cardellini (“Bloodline” di Netflix, “Avengers: Age of Ultron”); Raymond Cruz (“Major Crimes” per la tv); Patricia Velasquez (“The L Word” per la tv, I film della serie “La Mummia”); e Marisol Ramirez (“NCIS: Los Angeles” per la tv).  Nel cast anche Sean Patrick Thomas (i film della serie “Barbershop”, “Halloween: Resurrection”), Jaynee-Lynne Kinchen (“Selfless”) e l’esordiente Roman Christou.

Chaves dirige il film da una sceneggiatura di Mikki Daughtry & Tobias Iaconis. Nel team dietro le quinte, il direttore della fotografia Michael Burgess, la scenografa Melanie Jones, il montatore Peter Gvozdas e la costumista Megan Spatz. Le musiche sono di Joseph Bishara (“Annabelle” e “Conjuring”). New Line Cinema presenta una produzione An Atomic Monster/Emile Gladstone Production, La Llorona – Le lacrime del male. In Italia uscirà nelle sale il prossimo 18 aprile 2019.

La Llorona – Le Lacrime del Male: trailer ufficiale

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La Llorona – Le Lacrime del Male: trailer ufficiale

Warner Bros ha diffuso il trailer ufficiale di La Llorona – Le Lacrime del Male, l’atteso horror che arriverà al cinema 18 aprile 2019.

La Llorona – Le Lacrime del Male è prodotto da Emile Gladstone, Gary Dauberman (“IT” e la serie “Annabelle”) e James Wan (l’universo di “The Conjuring”), diretto da Michael Chaves, già vincitore del Shriekfest’s Best Super Short Film nel 2016 con “The Maiden”, al suo esordio nella regia.

La pellicola è basata sulla leggenda messicana senza tempo La Llorona. La donna che piange. Un’apparizione terrificante, intrappolata tra il Paradiso e l’Inferno, quella di una donna segnata da un terribile destino che si è creata con le sue stesse mani. Il solo sentir menzionare il suo nome ha terrorizzato il mondo per generazioni. La sua colpa è stata quella di aver annegato i figli in preda ad un raptus di rabbia e gelosia, per poi gettatarsi nello stesso fiume, disperata e piangente.

Ora le sue lacrime sono eterne e letali, e coloro che sentono di notte il suo richiamo mortale sono condannati. La Llorona si insinua nell’ombra e va a caccia di bambini, nel disperato tentativo di sostituirli ai suoi. Con il passare dei secoli il suo desiderio è diventato sempre più vorace…e i suoi metodi sempre più terrificanti. Negli anni ’70 a Los Angeles, La Llorona si aggira nella notte alla ricerca di bambini.

Un’assistente sociale non prende sul serio l’inquietante avvertimento di una madre sospettata di aver compiuto violenze sui figli, e presto sarà proprio lei, insieme ai suoi bambini, ad essere risucchiata in uno spaventoso regno soprannaturale. L’unica speranza di sopravvivere all’ira mortale della Llorona potrebbe essere un prete disilluso e la mistica che pratica per scacciare il male, dove la paura e la fede si incontrano.

Attenzione al suo gemito agghiacciante…non si fermerà davanti a niente pur di attirarti nel buio. Perché non c’è pace per la sua angoscia, non c’è misericordia per la sua anima. E non si può sfuggire alla maledizione della Llorona.

La Llorona – Le Lacrime del Male è interpretato da Linda Cardellini (“Bloodline” di Netflix, “Avengers: Age of Ultron”); Raymond Cruz (“Major Crimes” per la tv); Patricia Velasquez (“The L Word” per la tv, I film della serie “La Mummia”); e Marisol Ramirez (“NCIS: Los Angeles” per la tv).  Nel cast anche Sean Patrick Thomas (i film della serie “Barbershop”, “Halloween: Resurrection”), Jaynee-Lynne Kinchen (“Selfless”) e l’esordiente Roman Christou.

Chaves dirige il film da una sceneggiatura di Mikki Daughtry & Tobias Iaconis. Nel team dietro le quinte, il direttore della fotografia Michael Burgess, la scenografa Melanie Jones, il montatore Peter Gvozdas e la costumista Megan Spatz. Le musiche sono di Joseph Bishara (“Annabelle” e “Conjuring”). New Line Cinema presenta una produzione An Atomic Monster/Emile Gladstone Production, “La Llorona – Le lacrime del male”. In Italia uscirà nelle sale il prossimo 18 aprile 2019.

La Llorona – Le Lacrime del Male: spaventoso teaser trailer

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La Llorona – Le Lacrime del Male: spaventoso teaser trailer

Warner Bros Italia ha diffuso il teaser trailer ufficiale di La Llorona – Le lacrime del male, in uscita nelle sale italiane il prossimo 18 aprile 2019.

Dal 18 aprile 2019, questa leggenda messicana senza tempo prenderà vita nel film di New Line Cinema La Llorona – Le lacrime del male. Il film è prodotto da Emile Gladstone, Gary Dauberman (IT e la serie Annabelle) e James Wan (l’universo di The Conjuring), diretto da Michael Chaves, già vincitore del Shriekfest’s Best Super Short Film nel 2016 con “The Maiden”, al suo esordio nella regia.

Il film è interpretato da Linda Cardellini (Bloodline di Netflix, Avengers: Age of Ultron); Raymond Cruz (Major Crimes per la tv); Patricia Velasquez (The L Word per la tv, I film della serie La Mummia); e Marisol Ramirez (NCIS: Los Angeles per la tv).  Nel cast anche Sean Patrick Thomas (i film della serie Barbershop, Halloween: Resurrection), Jaynee-Lynne Kinchen (Selfless) e l’esordiente Roman Christou.

Chaves dirige il film da una sceneggiatura di Mikki Daughtry & Tobias Iaconis. Nel team dietro le quinte, il direttore della fotografia Michael Burgess, la scenografa Melanie Jones, il montatore Peter Gvozdas e la costumista Megan Spatz. Le musiche sono di Joseph Bishara (Annabelle e Conjuring).

New Line Cinema presenta una produzione An Atomic Monster/Emile Gladstone Production, “La Llorona – Le lacrime del male”. In Italia uscirà nelle sale il prossimo 18 aprile 2019.

La Llorona, la trama

La Llorona. La donna che piange. Un’apparizione terrificante, intrappolata tra il Paradiso e l’Inferno, quella di una donna segnata da un terribile destino che si è creata con le sue stesse mani. Il solo sentir menzionare il suo nome ha terrorizzato il mondo per generazioni. La sua colpa è stata quella di aver annegato i figli in preda ad un raptus di rabbia e gelosia, per poi gettatarsi nello stesso fiume, disperata e piangente.

Ora le sue lacrime sono eterne e letali, e coloro che sentono di notte il suo richiamo mortale sono condannati. La Llorona si insinua nell’ombra e va a caccia di bambini, nel disperato tentativo di sostituirli ai suoi. Con il passare dei secoli il suo desiderio è diventato sempre più vorace…e i suoi metodi sempre più terrificanti. Negli anni ’70 a Los Angeles, La Llorona si aggira nella notte alla ricerca di bambini.

Un’assistente sociale non prende sul serio l’inquietante avvertimento di una madre sospettata di aver compiuto violenze sui figli, e presto sarà proprio lei, insieme ai suoi bambini, ad essere risucchiata in uno spaventoso regno soprannaturale. L’unica speranza di sopravvivere all’ira mortale della Llorona potrebbe essere un prete disilluso e la mistica che pratica per scacciare il male, dove la paura e la fede si incontrano.

Attenzione al suo gemito agghiacciante…non si fermerà davanti a niente pur di attirarti nel buio. Perché non c’è pace per la sua angoscia, non c’è misericordia per la sua anima. E non si può sfuggire alla maledizione della Llorona.

La Llorona – Le lacrime del male: promettenti novità sul sequel

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La Llorona – Le lacrime del male: promettenti novità sul sequel

I fan della serie The Conjuring stanno per ricevere una fantastica notizia, subito dopo il sorprendente successo al botteghino di Il rito finale. Sebbene non sia considerato un capitolo dell’acclamato universo, La Llorona – Le lacrime del male (qui la recensione) è finalmente pronto a tornare con un sequel che è stato accantonato diverse volte in passato, almeno una volta durante la pre-produzione. L’entusiasmante progetto, intitolato The Revenge of La Llorona, ha ora svelato il cast insieme al pluripremiato regista responsabile, mentre la produzione è in corso a New York.

Il 9 ottobre 2025 è infatti stato confermato che The Revenge of La Llorona avrà come protagonisti Jay Hernandez, il beniamino di Magnum P.I., e Monica Raymund di Chicago Fire. A loro si aggiunge Raymond Cruz, che ha recitato in La Llorona – Le lacrime del male nel ruolo di un “curandero”. Altri nomi annunciati sono quelli delle stelle nascenti Edy Ganem (9-1-1), Martín Fajardo (Griselda), Acston Luca Porto (Dora and the Search for Sol Dorado) e Avie Porto (Bob Hearts Abishola). La produzione del sequel è iniziata il 6 ottobre 2025, con le riprese principali che si svolgono a Buffalo, New York.

A dirigere The Revenge of La Llorona è nientemeno che il regista canadese Santiago Menghini, noto per il suo pluripremiato cortometraggio Milk, che ha debuttato nel 2021 con il film horror No One Gets Out Alive. Inoltre, Sean Tretta, che ha lavorato con James Wan al film Creature From the Black Lagoon della Universal, ha scritto la sceneggiatura del film. Nel frattempo, Wan torna come produttore del prequel del 2019 insieme a Emile Gladstone e Gary Dauberman.

Di cosa parla The Revenge of La Llorona?

Con The Revenge of La Llorona ora in produzione, le cose sembrano andare bene per il film horror dopo che il suo ultimo rinvio è avvenuto all’inizio del 2024, forse a causa di problemi di budget. In questo attesissimo sequel, lo spirito vendicativo La Llorona ritorna, costringendo una famiglia divisa ad affrontare il proprio passato e ad allearsi con il nonno curandero, da cui si erano allontanati, per combattere antichi mali, prima che la Donna Piangente si appropri dei loro figli per sempre.

LEGGI ANCHE: La Llorona – Le lacrime del male: 5 curiosità e la leggenda messicana

La Llorona – Le lacrime del male: la spiegazione del finale del film

La Llorona – Le lacrime del male (qui la recensione) è il sesto capitolo dell’universo cinematografico di Conjuring prodotto da James Wan. Il film horror paranormale, diretto dal regista esordiente Michael Chaves, è uno spin-off della storia principale e propone una vicenda davvero spaventosa: nel mondo reale, la storia di La Llorona è stata raccontata a innumerevoli bambini per spaventarli e dissuaderli dal comportarsi male. Per chi cerca di capire il folklore secolare e il posto del film nell’universo di Conjuring, analizziamo l’atto conclusivo del film in questa spiegazione del finale di La Llorona – Le lacrime del male.

La maledizione si scatena

Anna Garcia (Linda Cardellini), madre vedova di due figli, è un’assistente sociale che fatica a conciliare la sua vita personale e quella professionale. Le cose diventano più difficili per Anna dopo che viene coinvolta in uno strano caso che riguarda due bambini e una madre apparentemente instabile. Trova i bambini in un armadio, malconci, spaventati e confusi, e dopo che la madre aggredisce Anna, vengono allontanati dalla custodia della donna. Ma il caso non è così chiaro come sembra: poco dopo che i bambini sono stati collocati in un alloggio temporaneo, vengono annegati in un fiume vicino.

La madre in lutto incolpa Anna per la morte dei suoi figli, sostenendo che, intervenendo, Anna ha permesso allo spirito maligno La Llorona di rapirli e ucciderli. Sfortunatamente per Anna, lo spirito si attacca ora ai suoi due figli, provocando un’ossessione che lascia la famiglia in una situazione disperata. L’aiuto arriva sotto forma di Rafael Olvera (Raymond Cruz), un ex prete con le capacità necessarie per scacciare La Llorona. Dopo molti incontri ravvicinati con lo spirito, questo viene finalmente sconfitto quando Anna la pugnala al cuore con una croce appositamente realizzata. Rafael lascia la famiglia mentre questa torna a casa, finalmente libera dalla presenza dello spirito vendicativo.

Linda Cardellini in La Llorona - Le lacrime del male

 

Una madre in cerca di salvezza

Quando La Llorona inizia a prendere di mira e a perseguitare i figli di Anna, lei deve fare i conti con i pericoli che minacciano la sua famiglia. Cerca l’aiuto della chiesa, ma scopre che, affinché l’aiuto arrivi in tempo per salvare i suoi figli, potrebbe dover affidare la sicurezza della sua famiglia nelle mani di un guaritore spirituale. Anna accenna al fatto di non essere molto religiosa. In risposta, le viene detto che non è necessario essere religiosi per avere fede, che è ciò di cui avrà davvero bisogno per sconfiggere La Llorona.

Linda Cardellini ha commentato la crescita del personaggio di Anna, affermando che impara che la capacità di superare una situazione difficile non sempre deriva dalla ragione o dalla razionalità. Al contrario, può derivare da “generazioni di leggende e tradizioni tramandate, dall’affidarsi agli altri e da una sorta di destino. Deve cercare dentro di sé e avere una qualche forma di fede”. Sebbene il film cerchi di discutere la fede di Anna e la sua necessità di abbracciarla, Anna non subisce grandi cambiamenti dall’inizio alla fine. Il personaggio di Anna non usa mai la fede come strumento contro La Llorona, né discute effettivamente alcun cambiamento nelle credenze che potrebbero influenzare il suo carattere.

Lo sciamano che guarisce con la fede

Una volta che Anna è certa che lei e la sua famiglia sono in grave pericolo, il guaritore e sciamano Rafael diventa una figura chiave nella lotta contro La Llorona. Dopo aver lasciato il sacerdozio, Rafael si è dedicato a metodi alternativi e più naturali per guarire e aiutare le persone. I suoi strumenti non sono ostie e vino, ma tinture e barattoli contenenti sostanze misteriose. Nonostante sia passato a metodi più mistici per affrontare gli spiriti oscuri, Rafael non ha mai perso la fede, in linea con l’ideologia del film che invita ad abbracciare la fede per sconfiggere il male.

Quando Rafael decide di aiutare Anna a sconfiggere La Llorona, inizialmente dice ai suoi figli che non prova alcuna paura di affrontare lo spirito maligno. Tuttavia, dopo che La Llorona è stata finalmente sconfitta, è in grado di ammettere di aver avuto paura durante la prova. Anche se alla fine Rafael mostra un po’ di vulnerabilità, l’impatto di questo cambiamento è estremamente minore e di breve durata. Dopo aver ammesso di aver provato paura, la minimizza dicendo: “Non proprio”.

La sua risposta rende discutibile se il suo personaggio abbia subito una reale crescita: Rafael rimane relativamente lo stesso per tutto il film e gli eventi che si verificano non sembrano averlo cambiato in modo significativo. Sebbene Rafael offra una certa prospettiva su La Llorona e contribuisca a sconfiggerla, il suo potenziale come personaggio unico e potenzialmente interessante rimane in gran parte inesplorato a causa del suo arrivo tardivo, della sua rapida partenza e della sua mancanza di accessibilità emotiva.

la llorona una leggenda messicana

La leggenda di La Llorona

La storia di La Llorona, conosciuta anche come “La donna che piange”, affonda le sue radici nel folklore messicano. Sebbene l’origine della storia non sia del tutto certa ed esistano diverse versioni, l’idea generale è la stessa in tutte. In un’intervista con AMC, Michael Chaves ha osservato: “La Llorona era un tempo un essere umano e la sua è una storia molto tragica. O è stata vittima di un torto, o suo marito è scappato con una donna più giovane, o ci sono altre varianti della storia. Ma si tratta di un momento di rabbia o follia che potrebbe perseguitarti per il resto della tua vita“.

La versione utilizzata nel film è incentrata su una bella donna di nome Maria, che sposa un uomo ricco che si innamora di lei nonostante il suo status sociale inferiore. Questo amore però non dura e il marito di Maria alla fine annuncia la sua intenzione di lasciarla per una donna più giovane. Per vendicarsi, Maria annega i suoi figli per vendicarsi del marito. Dopo aver commesso l’omicidio, Maria torna in sé e si rende conto dell’orribile crimine che ha commesso. Nel suo dolore, annega anche se stessa. La leggenda narra che a Maria fu negato l’ingresso in paradiso a causa delle sue azioni, lasciando il suo spirito bloccato in uno stato di limbo. Da allora Maria rapisce e uccide bambini vivi che scambia per i propri.

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Come La Llorona si inserisce nell’universo di Conjuring

La Llorona – Le lacrime del male, come si diceva, è uno spin-off di The Conjuring ma non è direttamente collegato alle narrazioni degli altri film di questo universo narrativo. Tuttavia, presenta alcuni volti familiari. Dopo che Anna e la sua famiglia iniziano a soffrire per mano di La Llorona, lei si rivolge alla guida di padre Perez (Tony Amendola). Perez è lo stesso prete che i fan hanno visto nella serie Annabelle, e fa anche un riferimento indiretto alla bambola demoniaca, dicendo che la sua fede nel soprannaturale si è rafforzata dopo aver incontrato una “bambola malvagia”.

Questo conferma il legame di La Llorona – Le lacrime del male con la più ampia serie Conjuring. A parte Perez e la breve apparizione con alcune clip della bambola Annabelle, il film è però un’esperienza a sé stante, leggermente collegato alla narrazione generale ma separato dagli altri capitoli dell’universo di Conjuring, comprese le serie Annabelle e The Nun. Ad oggi si tratta di un unicum nella saga e tale è rimasto per diversi anni. Ora è però in sviluppo un sequel, The Revenge of La Llorona, che vedrà il ritorno Raymond Cruz. Al momento non è però nota la data di uscita in sala.

La Llorona – Le lacrime del male: 5 curiosità e la leggenda messicana

La Llorona – Le Lacrime del Male è uno dei titoli che domineranno la prima parte della stagione cinematografica, soprattutto del genere horror. La pellicola si basa sulla leggenda messicana de La Llorona, la donna che piange e che si manifesta in maniera terrificante, intrappolata tra il Paradiso e l’Inferno.

La sua colpa? Quella di aver annegato i figli in preda ad un raptus di follia e gelosia, per poi gettarsi disperata nello stesso fiume.

Ecco, allora, alcune cose da sapere su La Llorona – Le lacrime del male, sulle origini del mito, a quale universo appartiene e l’aria che si è respirata sul set del film.

La Llorona: una leggenda messicana

La Llorona - Le Lacrime del Male

La Llorona – Le lacrime del male, si basa su una storia di folklore messicano, la leggenda de La Llorona: secondo questa leggenda, che è stata tramandata di generazione in generazione, specialmente nella comunità Latina, la Llorona sarebbe una donna che avrebbe perso i suoi figli e che, dopo la loro morte, questi sarebbero riapparsi come fantasmi.

Esistono diverse varianti della storia riguardo le origine del mito: stando a quella più popolare, la Llorona sarebbe una donna che ha affogato i suoi figli nelle acque di un fiume e che, dopo essersi pentita del gesto, dettato da un attacco di rabbia improvviso, comincia ad aggirarsi per il luogo del pluriomicidio con un abito bianco, piangendo angosciata.

Stando al nome, La Llorona significherebbe la donna piangente e pare che i bambini la temano perché questa donna andrebbe alla loro ricerca per fargli del male. Una delle supposizioni più gettonate è che la donna piangente possa rapire e affogare i bambini che trova per sostituirli con quelli che ha perso, arrivando a decretarne la stessa tragica sorte.

La Llorona si ricollega a The Conjuring

La Llorona - Le Lacrime del Male

Di recente è stato annunciato che La Llorona – Le lacrime del male è un film collegato all’universo di The Conjuring e che possiede un personaggio ricorrente. Questo personaggio non sarebbe altro che Padre Perez (Tony Amendola) che appare già nel primo film dedicato ad Annabelle (2014) e nel sequel.

In La Llorona, Perez compare per pochi minuti e in questo breve periodo di tempo è in grado di rilasciare importanti informazioni: egli indirizza la giovane famiglia perseguitata dalla donna fantasma ad un un curandero, tale Radael Overa, in grado di proteggerli e in più rivela di essersi aperto verso il mondo del sovrannaturale, soprattutto dopo quanto è accaduto con la bambola Annabelle.

Il Padre aggiunge anche che questo mondo maligno esiste davvero e che esistono addirittura delle persone che sono in grado di combatterlo e cercano costantemente di farlo: e, in questo senso, il riferimento non può che essere verso il coniugi Warren della saga di The Conjuring.

La Llorona avrebbe fatto visita sul set

Quando si girano dei film a volte è normale che si sviluppi una certa tensione sul set e, quando si tratta della realizzazione di un film horror, è possibile che essa aumenti. Il cast e la troupe del film hanno ammesso di aver vissuto in una certa dose di terrore sul set, arrivando ad ipotizzare che la stessa Llorona abbia fatto loro visita.

Stando alle dichiarazioni del regista Michael Chaves, pare che si siano manifestati alcuni eventi soprannaturali e che metà della crew credeva davvero che la casa utilizzata per le riprese fosse infestata, o che vi fosse comunque qualcosa di soprannaturale.

E anche se il regista si è definito scettico nei confronti di questo mondo, egli ha comunque ammesso che sono successe molte cose strane e ambigue sul set: ad esempio, una delle attrici del film, Patricia Velasquez crede che La Llorona fosse li per assicurarsi che tutti stessero seguendo le giuste direttive.

La Llorona è un essere soprannaturale spaventoso

Descrivere un essere pauroso come La Llorona non è semplice, anche perché esistono diverse varianti a seconda di dove si sia divulgato il mito, con versioni che variano per ogni paese dell’America Latina.

In generale, La Llorona viene descritta come una donna vestita di bianco, con il viso malmenato e sanguinante, come se una bella donna avesse strisciato per chissà quanto tempo nelle profondità di un fiume infestato.

E se può mai esserci qualcosa di peggiore in riferimento al suo aspetto, questa non potrebbe essere che la sua camminata, contraddistinta da un modo di muoversi davvero unico: basti pensare che questo essere soprannaturale si muove strattonando i suoi arti e gettando le vittime che si trovano in una situazione di disequilibrio, affinchè esse la vedano davvero e realmente solo quando si trovano faccia a faccia.

The Conjuring franchise a Michael Chaves

La Llorona - Le Lacrime del Male

Michael Chaves è il regista de La Llorona – Le lacrime del male, ma ben presto avrà altre produzioni di cui occuparsi.

Infatti, nel suo futuro c’è la regia del terzo capitolo della saga di The Conjuring, franchise cedutogli da James Wan, rimasto produttore di tutti i film di quello che si può definire un universo horror condiviso (che comprende L’evocazione – The Conjuring, The Conjuring – Il caso Enfield, Annabelle, Annabelle 2: Creation, The Nun – La vocazione del Male, La Llorona – Le lacrime del male e il prossimo Annabelle Comes Home).

Wan, che arriva dal grande successo di Aquaman, ha spiegato di aver ceduto la regia di The Conjuring 3 a Chaves perché, conoscendolo durante la lavorazione de La Llorona, ha riscontrato in lui le capacità di portare emozioni in una storia horror e di comprendere l’umore e le paure dei personaggi.

Lo stesso Chaves ha rivelato di essere contento di questo lavoro futuro, anche perché ha dimostrato di essere una grande fan dei film di The Conjuring, che descrive come “Una combinazione rara che offre sia un cuore tremendo che terrificanti spaventi. È sia un brivido totale e un assoluto onore lavorare con James e con la gang della New Line”.

Fonti: IMDb, Ranker, Legends of America

La Llorona – Le lacrime del male, recensione: quando il Conjuring Universe perde la sua anima

Con La Llorona – Le lacrime del male, il mondo popolato di demoni e possessioni nato dalla mente di James Wan con L’evocazione – The Conjuring si arricchisce di un nuovo capitolo. Dopo i successi di Annabelle e The Nun, l’universo horror più redditizio degli ultimi dieci anni tenta di espandersi ancora, ma questa volta la formula mostra segni evidenti di stanchezza.

Diretto da Michael Chaves, il film prova a inserirsi nella tradizione del franchise con un racconto autonomo, legato solo marginalmente alle vicende principali grazie al breve ritorno del padre Perez (Tony Amendola), già visto nel primo Annabelle. Un piccolo anello di congiunzione che, però, non basta a dare spessore o continuità all’universo narrativo.

Ambientato negli anni Settanta, come molti dei film del Conjuring Universe, La Llorona sfrutta l’epoca più come estetica che come sostanza. Qualche automobile d’epoca, uniformi di polizia e lampioni tremolanti tentano di evocare il fascino rétro del cinema horror classico, ma l’atmosfera si dissolve presto, lasciando spazio a un racconto privo di reale tensione o coerenza visiva. L’intento di costruire un film “period piece” alla Carpenter resta incompiuto, ridotto a un semplice sfondo di cartapesta che non aggiunge né mistero né profondità al racconto.

Tradizione, horror e disillusione

Il regista Michael Chaves, qui al suo esordio alla regia di un lungometraggio (prima di ereditare da Wan The Conjuring 3), sceglie di attingere al folklore messicano per dare nuova linfa alla saga. La Llorona, figura leggendaria del Sud America, è la “donna che piange”: un’anima in pena che vaga in cerca dei suoi figli, annegati da lei stessa in un gesto di disperazione e follia. Il potenziale mitologico del personaggio è enorme — archetipico, tragico e ricco di implicazioni religiose — ma il film non riesce a restituirne la forza simbolica. L’elemento folklorico viene trattato come semplice “esotismo”, una cornice ornamentale che sostituisce l’approfondimento culturale con l’effetto spavento.

In questo senso La Llorona – Le lacrime del male paga il prezzo di una scrittura povera e discontinua. La sceneggiatura di Mikki Daughtry e Tobias Iaconis fatica a tenere insieme le linee narrative e a giustificare le azioni dei personaggi. Le scene di paura, costruite su meccanismi prevedibili, si affidano a un montaggio sincopato e a un abuso di jump scare che perde progressivamente efficacia. Chaves dimostra un buon controllo formale nella gestione della luce e dell’ombra, ma il film manca di tensione crescente: ogni sequenza sembra annullare la precedente, generando un senso di immobilità narrativa.

Il rapporto tra la protagonista Anna Tate-Garcia (Linda Cardellini) e la creatura avrebbe potuto offrire un interessante parallelo tra due madri unite dal dolore, ma questa dimensione emotiva resta in superficie. Dove Wan sapeva unire terrore e spiritualità, Chaves rimane intrappolato in un’estetica del “mostro che appare e scompare”, senza mai approfondire il trauma che alimenta la maledizione.

Linda Cardellini e il cast: un’occasione mancata

Linda Cardellini è, senza dubbio, l’elemento più solido del film. L’attrice costruisce un personaggio credibile, una madre segnata dalla perdita che tenta di proteggere i propri figli mentre il confine tra realtà e superstizione si dissolve. La sua interpretazione dà spessore emotivo a una storia che, altrimenti, resterebbe ancorata a una superficie di cliché.
Accanto a lei, Raymond Cruz nei panni del curandero Rafael Olvera introduce una figura potenzialmente interessante, un ex sacerdote che combatte il male con rimedi tradizionali. Ma il personaggio è scritto in modo stereotipato e perde credibilità nel momento in cui diventa, involontariamente, la spalla comica del film. Anche Patricia Velásquez, nel ruolo della madre che innesca la maledizione, avrebbe meritato maggiore approfondimento: la sua figura resta confinata a un’icona di paura senza spessore psicologico.

Un horror senza atmosfera

Il più grande limite di La Llorona – Le lacrime del male è la sua incapacità di costruire atmosfera. Laddove i primi capitoli del franchise vivevano di silenzi, sospensione e sguardi, qui tutto è gridato e meccanico. Gli effetti visivi sono ben realizzati ma privi di eleganza, e la regia manca di quel respiro autoriale che aveva reso The Conjuring un horror sofisticato e non solo commerciale.

La pellicola sembra più interessata a rispettare i canoni del jump scare moderno che a creare un vero senso di inquietudine. Il folklore viene semplificato, la psicologia abbozzata, e il ritmo finisce per risultare artificioso, privo di picchi emotivi. La figura della Llorona, teoricamente simbolo universale del rimorso e della maternità negata, è ridotta a un fantasma generico: spaventoso ma senza identità. Il risultato è un horror che si guarda, ma non si ricorda.

Il fallimento del Conjuring Universe e la necessità di rinnovarsi

Nel suo tentativo di espandere il Conjuring Universe, La Llorona mostra quanto sia difficile mantenere coerenza e qualità in un franchise che sembra ormai svuotato della sua forza originaria. Se The Conjuring di Wan rappresentava la sintesi perfetta tra fede e paura, e Annabelle aveva almeno una mitologia coerente, questo nuovo capitolo appare come un prodotto di routine. Manca la visione, manca la mano autoriale. Chaves cerca di emulare il linguaggio visivo di Wan, ma ne perde l’anima: quella tensione spirituale che faceva del male qualcosa di tangibile e metafisico.

Nonostante qualche guizzo tecnico e l’impegno del cast, La Llorona – Le lacrime del male si rivela un film freddo, privo di pathos e incapace di aggiungere qualcosa di significativo all’universo di riferimento. Un’occasione mancata che dimostra come il terrore, senza emozione, diventi solo rumore.

La lista completa dei film del 2022 con eroi DC e Marvel

La lista completa dei film del 2022 con eroi DC e Marvel

Con Spider-Man: No Way Home ancora in sala dopo più di un mese dalla data di uscita, la Marvel può ritenersi più che soddisfatta per il lavoro fatto nel 2021. Ora è tempo di guardare al nuovo anno: i film con i supereroi DC e MCU in arrivo nel 2022 promettono benissimo. Per quest’anno, ci sono già dieci titoli che vedranno gli amati membri del Marvel Cinematic Universe e della DC Comics come protagonisti. Ecco le uscite previste nei prossimi mesi.

The Batman

The-BatmanAbbiamo già visto (e amato) il trailer di The Batman. Diretto da Matt Reeves e con un cast che vede Robert Pattinson nel ruolo di Batman / Bruce Wayne, Zoe Kravitz nel ruolo di Catwoman / Selina Kyle, Andy Serkis come Alfred Pennyworth, Collin Farrell nei panni di Penguin e Paul Dano in quelli de L’Enigmista, The Batman ha tutte le carte necessarie per entusiasmare i fan.

Il film DC segue Bruce Wayne durante il suo secondo anno di lotta al crimine nelle vesti di Batman.  in The Batman, l’eroe scopre che la corruzione a Gotham City si collega alla sua famiglia e deve affrontare il serial killer conosciuto come l’Enigmista. L’uomo pipistrello di Reeves sarà più umano e terreno rispetto a quello di Zack Snyder, qualcosa di simile al Cavaliere Oscuro visto in Batman Begins (2005) di Christopher Nolan.

Morbius

Morbius-MarvelÈ dal 10 luglio 2020 che aspettiamo l’uscita di Morbius ma la Sony continua a posticipare l’arrivo in sala del film. In ogni caso, sembra che il 2022 sia l’anno giusto per la pellicola di Daniel Espinosa. Finalmente scopriremo come queso film Marvel della Sony si collega agli altri e se attribuisce valore all’MCU.

Morbius vede Jared Leto nel ruolo di Michael Morbius, un biochimico affetto da una rara malattia del sangue che, nel tentativo di curarsi, si infetta inavvertitamente. Il protagonista acquisisce così una sorta di vampirismo che gli garantisce abilità sovrumane.

Doctor Strange nel Multiverso della Follia

Doctor-strange-in-the-multiverse-of-madness-MarvelCollegato direttamente a Spider-Man: No Way Home, Loki e WandavisionDoctor Strange nel Multiverso della Follia di Sam Raimi è atteso per il 2022.

Nel film, il Dottor Strange di Benedict Cumberbatch chiede l’aiuto a Wong (Benedict Wong) e Wanda Maximoff (Elizabeth Olsen) per correggere l’errore che è stato commesso durante No Way Home e chiudere definitivamente la porta del Multiverso.

Sembra che Doctor Strange nel Multiverso della Follia porterà la magia dell’Universo Cinematografico Marvel ad un livello completamente nuovo: basta vedere l’incredibile trailer del film o le scene post-credit di No Way Home.

DC League of Super-Pets

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Il lungometraggio Warner Bros. DC League of Super-Pets ha ottime premesse. In primis, il film include attori del calibro di John Krasinski, Keanu Reeves, Kate Mckinnon, Kevin Hart e soprattutto Dwayne “The Rock” Johnson, che interpreterà il fedele amico di SupermanKrypto“.  Nel film, a Krypto e ai suoi amici a quattro zampe spetterà il compito di salvare non solo Superman, ma l’intera Justice League!

DC League of Super-Pets è rivolto ai più giovani fan dell’Universo DC, ma dal trailer e dalla premesse sembra proprio che anche i genitori e gli adulti lo apprezzeranno.

Thor: Love and Thunder

thor-love-and-thunder-marvelTaika Waititi torna a dirigere un film per l’Universo Cinematografico Marvel. Dopo Thor: Ragnarok del 2017, nel 2022 il regista porta in sala il sequel, Thor: Love and Thunder.

L’entusiasmo per la quarta pellicola della saga di Thor è alto e arriva anche da parte del cast. Tra gli attori ci sarà ancora Chris Hemsworth come Dio del Tuono e Tessa Thompson come Valchiria, già amati dai fan di Thor: Ragnarok. Torna anche Natalie Portman: non si vedeva l’attrice nel mondo Marvel dal 2013. Portman riprende il suo ruolo di Jane Foster.

Black Adam

black-adam-marvelAncora avvolta nel mistero è la storia che sta dietro alla pellicola Black Adam. Presentato alla DC FanDome dello scorso anno, il film con protagonista Dwayne Johnson includerà tanti membri della Justice Society of America. Pierce Brosnan interpreterà il Dr. Fate e Aldis Hodge assumerà il ruolo di Hawkman.

Inoltre, Sarah Shahi sarà Isis, la protagonista femminile del film. A detta dell’attrice, il suo personaggio è una combattente per la libertà che guida la resistenza contro l’organizzazione criminale Intergang.

Spider-Man: Across the Spider-Verse (Part One)

Marvel-spider-man-across-the-spider-verse-part-one-bannerSony e Warner Bros. presentano un nuovo film della saga dell’Uomo Ragno, Spider-Man: Across the Spider-Verse (Part One). Dopo Spider-Man – Un nuovo universo, premiato agli Oscar come Miglior film d’animazione, Miles Morales torna come protagonista per un nuovo capitolo sul Ragnoverso.

L’avventura vedrà l’amichevole supereroe di quartiere attraverserare il Multiverso per unire le forze con Gwen Stacy e un nuovo team di Spider-People e affrontare un criminale più potente di qualsiasi altro fino ad ora incontrato.

Spider-Man: Across the Spider-Verse è un capitolo così maestoso che è stato diviso in due film. La prima parte arriverà a fine 2022, mentre la seconda seguirà nel 2023. Finora i membri confermati del cast sono Shameik Moore che torna a doppiare Miles Morales, Hailee Steinfeld come Gwen Stacy, e, sorprendentemente – Oscar Isaac che sarà la voce di Spider-Man 2099!

The Flash

the-flash-dcAncora avvolto dal mistero è The Flash, dodicesimo film del DC Extended Universe con protagonisti Ezra Miller, Micheal Keaton e Ben Affleck.

Dobbiamo ammettere che gli autori di The Flash hanno fatto un ottimo lavoro nel tenere i fan all’oscuro. Basandosi sull’unico trailer che è stato rilasciato finora, il film sembra essere almeno parzialmente ispirato dalla miniserie DC Comics Flashpoint. In ogni caso, il teaser, pubblicato durante il DC FanDome dello scorso anno, più che dare risposta ha fatto nascere domande e curiosità.

Ben Affleck e Michael Keaton ritornano nei rispettivi ruoli di Batman e gira voce che Gal Gadot farà un’apparizione come Wonder Woman: sembra proprio che il The Flash di Ezra Miller possa riavviare l’Universo cinematografico DC della Warner o, per lo meno, sembra che ci saranno dei drastici cambiamenti per la Justice League!

Black Panther: Wakanda Forever

black-panther-wakanda-forever-marvelÈ stata una produzione complicata quella di Black Panther: Wakanda Forever. Non solo per i problemi tecnici, ma anche per la pandemia e per il terribile colpo dato dalla prematura scomparsa di Chadwick Boseman. Finalmente però, sembra che il film sia giunto al termine e sia pronto ad uscire nelle sale per il 2022.

Il produttore esecutivo Nate Moore ha chiarito che T’Challa non sarà visto nell’Universo MCU 616, scelta che omaggia e rispetta l’ultima, grande e amata performance di Chadwick Boseman come Re del Wakanda.

A chi andrà il mantello della Pantera Nera, resta per ora un mistero. Forse anche per questo motivo, il film Marvel è in cima alla Top Ten Fandango dei film più attesi del 2022. 

Aquaman and the Lost Kingdom

aquaman-and-the-lost-kingdom-dcIl regista James Wan torna a dirigere il sequel di Aquaman del 2018. Aquaman and the Lost Kingdom vede nuovamente Jason Momoa come Anthon Curry e Amber Heard nei panni di Mera.

Una sinossi del film aggiornata di recente potrebbe darci qualche indizio sulla storia: “Quando un antico potere viene scatenato, Aquaman deve stringere una difficile alleanza con un improbabile alleato per proteggere Atlantide e il mondo da una devastazione irreversibile.” Chi sarà l”improbabile alleato”? Ocean Master di Patrick Wilson? King Nereus di Dolph Lundgren? Per ora, nulla è certo.

Aquaman and the Lost Kingdom sarà il codino conclusivo del 2022: per gli Stati Uniti l’uscita del film è prevista per dicembre, chissà se anche l’Italia riuscirà a vedere Athur Curry e Mera in azione già quest’anno o dovrà aspettare il 2023.

La Lionsgate e la febbre da franchise

LionsgateJon Feltheimer, CEO di Lionsgate, sembra intenzionato a sollecitare un aumento di creazioni per nuovi franchise, dopo aver raccolto incassi vertiginosi al botteghino con i primi due capitoli di Hunger Games e con Divergent, da poco uscito nelle sale. Feltheimer ha indicato come possibili futuri franchise di successo il sequel di Now you see me, Gods of Egypt e The last witch hunter.

Inoltre ha osservato che la Lionsgate ha presentato due progetti a Cannes, I mercenari 3 e The Hunger Games: Mockingjay con Jennifer Lawrence e il resto del cast che hanno mostrato filmati ai distributori. Il CEO ha osservato che le riprese per il sequel di Now you see me inizieranno entro la fine dell’anno: il film conterà su un cast composto da Jesse Eisenberg, Isla Fisher e Woody Harrelson, che riprenderanno i loro ruoli.

In tutto, 12 dei 25 prossimi film della Lionsgate possono essere classificati come franchising, ha riferito Feltheimer. “Abbiamo un business molto solido in questo momento. La maggior parte delle cose che abbiamo non richiedono un grande sforzo di costo”.

Feltheimer ha rivelato che Gods of Egypt, interpretato da Gerard Butler, sarà realizzato con un budget di 140 milioni di dollari. “Il bilancio di 140 milioni di dollari comprende una “ristrutturazione” epica di valori mitici, ovvero l’antico Egitto, da realizzare con grande portata visiva, mentre gli incentivi fiscali per le riprese in Australia e le robuste licenze dei nostri partner di distribuzione internazionali in tutto il mondo ci hanno lasciato con il gap inferiore a 10 milioni di dollari, addirittura inferiore alle pellicole prodotte dalle minimajor che toccano anche un valore di gap intorno ai 13 milioni di dollari”.

Il cast di Gods of Egypt comprende Nikolaj Coster-Waldau, Geoffrey Rush e Brenton Thwaites. Il film narra la storia di un giovane ladro che chiede l’aiuto degli antichi dei affinchè questi riportino in vita la sua amata.

Fonte: Variety.com

La lineup del 2023 dei Marvel Studios include le serie tv Echo & Agatha: Coven of Chaos

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In un video ora cancellato i Marvel Studios hanno mostrato ufficialmente la sua lineup per il 2023, confermando che Echo e Agatha: Coven of Chaos faranno davvero il loro debutto il prossimo anno. Non è chiaro il motivo per cui Marvel UK e Irlanda abbiano deciso di eliminare il video da Twitter, soprattutto quando conteneva solo una raccolta di clip di tutti gli spettacoli e film Disney+ dello studio usciti quest’anno, tra cui Moon Knight , Ms. Marvel e Black Panther: Wakanda Forever.

Oltre ai due spin-off, Loki – Stagione 2, Secret Invasion e Ironheart dovrebbero arrivare su Disney+ nel 2023. Proprio come quest’anno, ci sono anche solo tre film del Marvel Cinematic Universe che usciranno nel corso dell’anno: Ant Man and The Wasp: QuantumaniaGuardiani della Galassia Vol. 3 e The Marvels.

Echo presenterà il ritorno di Alaqua Cox mentre riprende il ruolo di Maya Lopez dopo aver debuttato in Hawkeye dello scorso anno, dove è stato rivelato che Maya aveva una lunga storia con il personaggio Kingpin interpretato da Vincent D’Onofrio, che tornerà anche in Echo. Insieme a D’Onofrio nella serie ci saranno anche Charlie Cox nei panni di Matt Murdock/Daredevil, Zahn McClarnon (Fargo), Devery Jacobs (Reservation Dogs), Cody Lightning, Chaske Spencer, Tantoo Cardinal e Graham Greene.

Nei fumetti originali Marvel Comics, Echo – la figlia adottiva di Kingpin – è una donna nativa americana sorda che possiede la capacità di copiare perfettamente i movimenti di altre persone pur essendo un’artista delle arti marziale e una formidabile acrobata.

La lezione, recensione del film con Stefano Accorsi e Matilda de Angelis – #RoFF20

La lezione, diretto da Stefano Mordini e scritto da Luca Infascelli e dallo stesso Mordini, è un thriller psicologico ispirato al romanzo di Marco Franzoso. Distribuito da Vision Italia, arriverà in sala il 5 marzo 2026. Nel cast spiccano Matilda De Angelis, Stefano Accorsi e Eugenio Franceschini. Ambientato in una Trieste elegante e ambigua, il film racconta il meccanismo sottile dello stalking, la manipolazione e il fragile confine tra verità, percezione e potere emotivo.

Il caso Walder e l’avvocata Elisabetta

Elisabetta (Matilda De Angelis) è un’avvocata affermata di Trieste. All’inizio del film la vediamo celebrare una vittoria: la donna che accusava di violenza sessuale il suo assistito, il professor Angelo Walder (Stefano Accorsi), ha ritrattato le accuse. Ma dietro quel successo professionale si nasconde un vuoto. La lezione ci introduce gradualmente nella vita privata dell’avvocata, dove riaffiorano le memorie di un passato segnato da uno stalking ossessivo e da una paura che sembra tornare.

Il film non procede mai per scontati colpi di scena: il thriller si costruisce su uno sguardo interno, psicologico, in cui la tensione nasce dal dubbio e non dalla rivelazione. Chi manipola chi? Chi detiene davvero il potere in questa relazione ambigua? La lezione esplora questi interrogativi con un tono sobrio ma inquietante, lasciando che siano i silenzi e gli sguardi a parlare.

Crediti Camilla Cattabriga

Trieste, città dell’anima

Nel romanzo di Franzoso la storia si svolgeva tra le colline romagnole, ma Mordini sceglie Trieste come scenario per la sua “lezione”. Una scelta tutt’altro che casuale. “Serviva un’Italia che si proiettasse verso l’esterno,” ha spiegato il regista, “una città mitteleuropea, elegante e cortese nei rapporti, ma capace di nascondere altro.”

La fotografia sfrutta la luce tagliente del nord-est, il vento che soffia come elemento di disturbo e le architetture razionali che diventano metafora del controllo. Trieste, con il suo fascino freddo e le sue prospettive oblique, diventa un personaggio a sé, specchio dell’animo della protagonista: lucida, razionale, ma attraversata da correnti invisibili di inquietudine.

La lezione: amore, possesso e sesto senso

Il titolo non è solo metaforico. Nel film, una delle lezioni è quella che Elisabetta deve imparare — e che lo spettatore è invitato a condividere: l’amore non è possesso, ma azione, relazione, scelta. Mordini costruisce una tensione costante tra verità e interpretazione, mostrando come la manipolazione possa insinuarsi nei rapporti più intimi fino a deformarli.

Il film suggerisce che riconoscere il meccanismo della manipolazione e del narcisismo, affidarsi al proprio sesto senso, sia già di per sé un atto di libertà, una lezione da imparare per evitare che si ripeta.

Crediti Camilla Cattabriga

Gli attori e il lavoro sui personaggi

Matilda De Angelis offre un’interpretazione intensa: costruisce un personaggio forte ma vulnerabile, capace di restituire la complessità della vittima senza cadere in cliché. Come lei stessa ha spiegato in conferenza stampa, era importante “togliere il preconcetto che la vittima debba avere un determinato tipo di caratteristiche per essere creduta”.

Accanto a lei, Stefano Accorsi sorprende per misura e profondità: il suo Walder è un uomo ambiguo, professore di Storia all’università, affascinante e inquietante, che non cerca giustificazioni ma mostra la fragilità di chi confonde l’amore con il controllo. “Il cinema,” ha detto Accorsi, “ha ancora la forza di raccontare storie complesse, al di là dei facili giudizi.” De Angelis e Accorsi sono tornati a recitare insieme dopo Veloce come il vento, film di esordio della giovane attrice.

Completa il trio Eugenio Franceschini, in un ruolo più contenuto (l’ispettore di polizia) ma essenziale per ancorare la vicenda a una realtà emotiva concreta.

Crediti Camilla Cattabriga

La lezione: una riflessione contemporanea

Lo stalking e la violenza di genere non vengono trattati in termini moralistici, ma come dinamiche sistemiche, frutto di una cultura che ancora oggi fatica a riconoscere la responsabilità collettiva. Mordini non cerca ambiguità morali, ma invita al dubbio, alla riflessione.

La lezione del film è che la verità – come suggeriva Foucault con il concetto (citato nella pellicola) di parhesia – è qualcosa che richiede coraggio: la capacità di parlare, ascoltare e riconoscere il dolore altrui. E proprio questa capacità sembra mancare alla società che circonda Elisabetta, incapace di vedere la sua solitudine e la sua paura.

Un thriller che dà voce ai colpevoli

Con La lezione, Stefano Mordini firma un progetto lontano da ogni spettacolarizzazione, sceglie la via della sobrietà e del turbamento interiore, offrendo un film che parla non solo di stalking e di violenza psicologica, ma anche del bisogno universale di essere riconosciuti e rispettati. La tensione è costruita con eleganza e la sceneggiatura di Infascelli e Mordini riesce a fondere introspezione e ritmo narrativo in modo naturale.

La lettera scarlatta: la spiegazione del finale del film

La lettera scarlatta: la spiegazione del finale del film

Roland Joffé, celebre per film come Mission e Urla del silenzio, torna nel 1995 con La lettera scarlatta, adattamento cinematografico del celebre romanzo di Nathaniel Hawthorne. La storia, ambientata nel puritano New England del XVII secolo, segue le vicende di Hester Prynne, donna accusata di adulterio, costretta a portare pubblicamente una lettera scarlatta come simbolo della sua colpa. Il film miscela dramma romantico e tensione morale, esplorando i temi della punizione, della colpa e del giudizio sociale, elementi centrali anche nel romanzo originale.

Il film si inserisce in un momento particolare della filmografia di Demi Moore, consolidando il suo ruolo di interprete di donne complesse e tormentate dopo lavori come Ghost – Fantasma e Proposta indecente. Gary Oldman, già noto per le sue interpretazioni intense in film come Dracula di Bram Stoker e Sid & Nancy, veste i panni del reverendo Dimmesdale, aggiungendo profondità emotiva al dramma morale centrale della vicenda. La loro collaborazione porta sullo schermo una tensione romantica e spirituale che è al centro della narrazione.

Rispetto al romanzo e ad altre trasposizioni, Joffé introduce alcune novità visive e narrative, con scenografie cupe e una fotografia che enfatizza la rigidità morale della comunità puritana. Il film mantiene il tono tragico e meditativo, ma lo traduce in un contesto cinematografico moderno, puntando sul conflitto interiore dei personaggi principali e sulla loro evoluzione emotiva. Nel resto dell’articolo verrà proposto un approfondimento con spiegazione del finale del film, evidenziando il modo in cui la vicenda di Hester e Dimmesdale si risolve e lascia spazio a riflessioni sulla colpa e il perdono.

Demi Moore in La lettera scarlatta
Demi Moore in La lettera scarlatta

La trama di La lettera scarlatta

Hester Prynne, precedendo il marito medico Roger, giunge in una comunità puritana di Salem, nel New England. Donna decisa e volitiva, Hester respinge le avance del capitano Brewster Stonehall, ma si innamora invece del giovane reverendo Arthur Dimmesdale, che ha convertito numerosi nativi e che sta traducendo la Bibbia in algonquin. I due, dopo aver lottato invano con la passione, credendo alla notizia della morte di Roger hanno un rapporto d’amore. Hester, che ha fatto amicizia con le donne meno sottomesse alle ferre regole della colonia, tra cui spicca Harriet Hibbons, viene però citata in giudizio per osservazioni sull’interpretazione delle Scritture, ma il suo stato di gravidanza, resosi evidente, fa sì che venga imprigionata, rifiutandosi di rivelare il nome del padre del nascituro.

La spiegazione del finale del film

Il terzo atto de La lettera scarlatta si apre con il ritorno di Roger Prynne, che si cela dietro l’identità di Dr. Chillingworth e pianifica la sua vendetta contro l’uomo che ha avuto una relazione con sua moglie. La tensione tra i personaggi cresce mentre Chillingworth commette un omicidio per incastrare la tribù Algonquian, provocando una spirale di violenza che trascina l’intera colonia nel conflitto. Hester, pur segnata dalla pubblica umiliazione, si confronta con la possibilità di perdere tutto e con il peso delle proprie scelte, mentre Dimmesdale lotta con la sua coscienza e la necessità di espiare la propria colpa.

La risoluzione della vicenda avviene quando Dimmesdale decide di confessare pubblicamente la paternità del figlio, interrompendo così la persecuzione di Hester e mettendo fine al tormento interiore di entrambi. Durante la confessione, la comunità si trova davanti alla verità nascosta e deve confrontarsi con le proprie rigidità morali. Contestualmente, l’attacco degli Algonquian alla colonia crea un quadro di caos e distruzione, evidenziando la fragilità del controllo sociale e la tragica consequenzialità dei peccati personali, mentre Hester e Dimmesdale riescono a salvarsi e a lasciare il Massachusetts insieme.

Gary Oldman e Demi Moore in La lettera scarlatta
Gary Oldman e Demi Moore in La lettera scarlatta

Il finale porta a compimento i temi centrali del film, come la colpa, il perdono e la rigidità morale della società puritana. La confessione di Dimmesdale rappresenta l’espiazione e la liberazione dal peso della menzogna, mentre la partenza di Hester simboleggia la possibilità di ricominciare oltre i limiti imposti dalla comunità. L’atto conclusivo mostra come la giustizia umana possa essere imperfetta e parziale, ma anche come la verità e il coraggio morale possano guidare verso la redenzione, ribadendo l’importanza dell’integrità individuale di fronte alle pressioni sociali.

La scelta di Hester e Dimmesdale di allontanarsi dalla colonia rafforza il messaggio centrale del film sulla necessità di trovare uno spazio libero dai giudizi altrui per vivere secondo coscienza. La narrazione suggerisce che, nonostante la rigidità sociale e la punizione pubblica, esiste sempre una possibilità di rinnovamento e autoaffermazione. Il finale, inoltre, mette in luce il contrasto tra la brutalità delle leggi e dei costumi e la complessità dei sentimenti umani, evidenziando come il perdono e l’accettazione di sé possano essere strumenti di salvezza e di emancipazione morale.

Il film lascia allo spettatore un messaggio universale sui valori della compassione, della responsabilità e della resilienza personale. La vicenda di Hester dimostra che il giudizio altrui non deve determinare la propria identità e che la capacità di affrontare le conseguenze delle proprie azioni è fondamentale per la crescita interiore. Allo stesso tempo, Dimmesdale incarna il potere dell’espiazione e dell’onestà verso se stessi e gli altri. Il finale invita a riflettere sulla complessità della moralità, sulla forza del perdono e sull’importanza di scegliere liberamente il proprio percorso, anche in contesti sociali oppressivi.

La leggendaria vita di Salvador Dalì in un biopic della Imagine Entertainment

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Nelle ultime dichiarazioni della Imagine Entertainment, la produzione vorrebbe portare sugli schermi la straordinaria vita del surrealista Salvador Dalì. Il biopic, prodotto dal

La Leggenda di Vox Machina: la serie rinnovata per una quinta e ultima stagione

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La serie fantasy animata di Critical Role La Leggenda di Vox Machina (qui la recensione della prima stagione) è stata rinnovata per una quinta e ultima stagione, come annunciato dal gruppo al San Diego Comic Con. La notizia arriva con largo anticipo rispetto al rilasciio della quarta stagione, che sarà disponibile su Prime Video nel 2026. Intanto i fan di Dungeons and Dragons potranno godersi la nuova serie di Critical Role, “The Mighty Nein”,  che sarà disponibile dal 19 novembre.

Entrambe le serie vedono protagonisti i fondatori e i membri del cast di Critical Role: Laura Bailey, Taliesin Jaffe, Ashley Johnson, Liam O’Brien, Matthew Mercer, Marisha Ray, Sam Riegel e Travis Willingham. In  La Leggenda di Vox Machina danno vita ai personaggi di Dungeons & Dragons preferiti dai fan della loro prima campagna Critical Role. Bailey interpreta la ranger mezzelfa Vex, O’Brien è il suo fratello gemello Vax, Willingham è l’adorabile barbaro Grog, Johnson è il sacro chierico gnomo Pike, Jaffe è il pistolero reale Percy, Ray è la druida mezzelfa magica Keyleth e Riegel è il bardo gnomo volgare Scanlan.

Dove siamo rimasti con La Leggenda di Vox Machina?

La terza stagione si è conclusa con il gruppo che ha sconfitto una volta per tutte i draghi malvagi del Chroma Conclave, per poi apparentemente separarsi e andare ciascuno per la propria strada. Tuttavia, la scena finale ha anticipato l’apparizione del cattivo non morto definitivo di Critical Role, Vecna. La quarta stagione “vedrà i nostri eroi sparsi in tutto il mondo in viaggi separati, ma quando una minaccia catastrofica si abbatte su Exandria, devono riunirsi per affrontare un nemico più oscuro di quanto potessero immaginare”.

È molto raro che una serie televisiva riesca a raccontare una storia completa, dall’inizio alla fine, esattamente come era stata immaginata”, hanno detto Riegel e Willingham. “Siamo molto grati ai nostri fan, ai critters, ai nostri partner di Prime Video e ai sostenitori originali di Kickstarter per aver dato vita a questo show e aver trasformato gli stupidi di Vox Machina in leggende dell’animazione”. Non resta a questo punto che attendere i nuovi episodi di La Leggenda di Vox Machina su Prime Video.

La leggenda di Vox Machina: la recensione della serie animata di Amazon

Nessun gioco di ruolo di ambientazione fantasy vanta il successo ottenuto negli anni da Dungeons & Dragons, ideato da Gary Gygax e Dave Arneson. Diffuso in tutto il mondo, questo è nel tempo divenuto un vero e proprio franchise, espandendosi anche alla letteratura, ai videogiochi e al mondo dell’audiovisivo. Proprio in quest’ultimo ambito, a partire dal 2015, ha ottenuto grande successo la webserie Critical Role, la cui prima campagna è durata fino al 2017 con ben 115 episodi. Proprio la vicenda in essa raccontata è stata ora adattata in una serie animata intitolata La leggenda di Vox Machina, ideata da Matthew Mercer e direta da Sung Jin Ahn.

La serie incomincia la narrazione da prima che la campagna del gruppo iniziasse ad essere trasmessa online, per poi adattare una delle principali avventure d’inizio webserie e proseguire adattandone i vari archi. Protagonisti dei primi 12 episodi sono dunque Vex’ahlia, Percival, Pike, Vax’ildan, Keyleth, Scanlan e Grog, una banda di mercenari apparentemente mal assortita ma ricca di poteri magici e spirito di gruppo. In un mondo dove i pericoli sono all’ordine del giorno, i sette, noti come i Vox Machina, si trovano in particolare a dover affrontare un gruppo di invincibili creature pronte a scatenare il caos dell’inferno in terra.

Con queste premesse, si viene dunque portati nel fantastico mondo di Exandria, un contesto che già di per sé presenta tutte le caratteristiche tipiche del fantasy. Un po’ Terra di Mezzo de Il Signore degli Anelli, un po’ Dreamland di Disincanto (altra serie animata fantasy con molto in comune a La leggenda di Vox Machina), questo luogo non sembra presentare particolari novità distintive. Queste, infatti, sono da ritrovare nei sette protagonisti, vero e proprio cuore della serie. Su di loro si costruisce la forza della serie, sul loro passato si edifica la storia raccontata, sui loro difetti si forgia il loro valore come gruppo.

La forza dei personaggi di La leggenda di Vox Machina

Ad essere primari nel gioco di Dungeons & Dragons sono proprio i personaggi, costruiti componendo razze, poteri e caratteristiche molto diverse tra loro. Allo stesso modo, i sette protagonisti di La leggenda di Vox Machina hanno tutte le attenzioni e, cosa non comune, riescono ad imporsi da subito come iconici. Ognuno ha i propri pregi e difetti, ognuno i propri poteri, ognuno i propri demoni da affrontare. Tutti sono fortemente carismatici. Si tratta di un gruppo estremamente variegato, con cui è facile empatizzare sin dalla loro presentazione. Procedendo nella narrazione, inoltre, la loro storia personale viene approfondita adeguatamente, permettendo così un’immersione ancor più profonda nelle peripezie cui vanno incontro.

Ed è qui che entra in gioco un facile paragone con la serie Disincanto, presente invece su Netflix. Proprio grazie ai personaggi, entrambi questi titoli presentano una comicità dissacrante che va in contrasto con il contesto, affrontato troppo spesso con grande serietà. I protagonisti di La leggenda di Vox Machina, invece, sono pensati per essere genuinamente divertenti, sempre con i modi e i tempi giusti. I primi due episodi, a tal proposito, sono da intendere come una loro completa introduzione, che permette di identificare da subito tutte le loro caratteristiche essenziali, che saranno poi le stesse anche per l’intera serie in sé.

La leggenda di Vox Machina Amazon Prime Video

La leggenda di Vox Machina: la recensione della serie

Non bisogna però pensare che questa nuova serie animata sia un continuo alternarsi di comicità e azione. Con il susseguirsi degli episodi e il focalizzarsi sulla vicenda principale, sono molti i toni che La leggenda di Vox Machina sfoggia. Ci si imbatterà infatti in situazioni profondamente drammatiche, altre particolarmente orrorifiche e splatter, mentre in più situazioni si proverà vero timore per ciò che può accadere ai protagonisti. Questa prima stagione, dunque, presenta al suo interno molteplici atmosfere, coerentemente amalgamate perché non si avverta uno scarto troppo netto tra l’una e l’altra.

Oltre a ciò, è importante sottolineare come la visione della serie non sia minimamente compromessa dal non aver seguito la webserie o dal non conoscere il funzionamento del gioco di ruolo. Gli ideatori, infatti, si sono preoccupati di dar vita ad un prodotto fruibile anche da chi non ha familiarità con il mondo di Dungeons & Dragons. Rivolgendosi ad un ampio pubblico, La leggenda di Vox Machina rappresenta dunque una degna risposta ai tanti titoli d’animazione per adulti rilasciati da Netflix. Forse l’animazione utilizzata non sarà delle più sbalorditive o innovative, ma trova di certo compensazione con il ricco materiale narrativo offerto.