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Il soldato d’inverno di Sebastian Stan sarà un membro del Congresso in THUNDERBOLTS*

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Non si è parlato molto del fatto che il Bucky Barnes di Sebastian Stan sfoggiasse un abito grigio su misura nelle foto del set di maggio di Thunderbolts* dei Marvel Studios.

Tuttavia, dobbiamo guardarle sotto una nuova luce, poiché al SDCC è stato rivelato che Bucky è ora un membro del Congresso.

Se ricordate, in The Falcon and the Winter Soldier, Barnes era incerto su cosa avrebbe dovuto fare nella vita. Con i Vendicatori sciolti e Steve Rodgers invecchiato e uscito di scena, Bucky è stato lasciato alla deriva.

Tuttavia, in un’intervista al SDCC con Wyatt Russell (Agente degli Stati Uniti) e Stan, è stato rivelato che il Soldato d’Inverno indossa abiti più raffinati in questi giorni perché è un legislatore che lavora a Capitol Hill.

Quando si è scherzato sul fatto che Bucky lava il suo braccio di vibranio nella sua lavastoviglie (cosa che avviene davvero secondo il filmato mostrato al SDCC), Russell e Stan hanno scherzato sul fatto che è perché Bucky non ha molto tempo libero.

Sebastian Stan
Sebastian Sten sul red carpet del Festival di Cannes – Foto di Luigi De Pompeis © Cinefilos.it

A un certo punto bisogna assicurarsi che le cose vengano pulite, e questo è un modo molto efficiente di farlo velocemente”, ha scherzato Stan a Comicbook. “Usa anche molta meno acqua, molta meno acqua nella lavastoviglie”.

A questo punto Russell si è lasciato sfuggire che Bucky è un membro del Congresso, un dettaglio che probabilmente non doveva essere ancora rivelato.

In base a questa rivelazione, sarà interessante vedere se i Thunderbolts* sono una squadra autorizzata dal governo che lavora per Bucky.

Dato che il tema del film sembra essere quello di dare ai suoi membri una seconda possibilità di redenzione, forse il suo roster è formato da Bucky che vuole dare agli altri la stessa possibilità che Steve ha dato a lui?

Thunderbolts* è un film della Fase 5 del MCU in uscita il 5 maggio 2025. Il film è attualmente destinato a chiudere la Fase 5 del MCU.

Tutto quello che sappiamo su Thunderbolts*

Durante il panel dei Marvel Studios al D23 2022, il presidente dei Marvel Studios  Kevin Feige ha svelato il cast del prossimo film Thunderbolts*, che sarà una squadra composta principalmente da supercriminali e antieroi. Comprende la Contessa Valentina Allegra de Fontaine (Julia Louis-Dreyfus), Red Guardian (David Harbour), Ghost (Hannah Jon-Kamen), US Agent (Wyatt Russell), Taskmaster (Olga Kurylenko), Yelena Belova/Black Widow (Florence Pugh) e Il Soldato d’Inverno (Sebastian Stan).

Secondo quanto appreso la contessa Valentina Allegra de Fontaine metterà insieme la squadra e potrebbe anche essere parzialmente responsabile della creazione di Sentry. Thunderbolts* è attualmente previsto nelle sale il 2 maggio 2025. Il film sarà diretto da Jake Schreier, la cui storia come regista non è estremamente ampia, avendo lavorato solo a Robot & Frank del 2012, Paper Towns del 2015 e alla versione filmata del 2021 di Chance the Rapper’s Magnificent Coloring World Tour.

Il sol dell’avvenire: trailer del nuovo film di Nanni Moretti

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Il sol dell’avvenire: trailer del nuovo film di Nanni Moretti

01 Distribution ha diffuso il trailer di Il sol dell’avvenire, il nuovo film di Nanni Moretti che con ogni probabilità vedremo al prossimo Festival di Cannes. Protagonisti Nanni Moretti,  Margherita Buy, Silvio Orlando, Mathieu Amalric, Barbora Bobulova. Tra i temi del film ci sono il cinema, il circo, gli anni ’50.

Il sol dell’avvenire, recensione del film di Nanni Moretti

Il sol dell’avvenire, recensione del film di Nanni Moretti

Dopo Tre piani, Nanni Moretti torna dietro – e davanti – la macchina da presa con Il sol dell’avvenire, che tra commedia e dramma rappresenta una summa del Moretti regista, della sua concezione di cinema e del rapporto con gli attori, ma anche del Moretti uomo dai saldi principi, faticoso nei rapporti, scaramantico, con le sue idiosincrasie, sarcastico e tagliente – metaforicamente e letteralmente. Il Moretti che tutti conoscono, dai tempi di Ecce Bombo, insomma. Il film, che sarà in concorso al prossimo Festival di Cannes, accanto a Bellocchio e Rohrwacher, rappresenta anche un momento di autocritica e riflessione su sé stesso, soprattutto per quel che riguarda affetti e relazioni. Senza tralasciare la passione politica che ha sempre contraddistinto il regista.

La trama de Il sol dell’avvenire

Giovanni, Nanni Moretti,  è un regista alle prese con un film ambientato nel ’56, al tempo dell’invasione russa in Ungheria. In questo film, Silvio Orlando interpreta Ennio, un giornalista de L’Unità, animatore di una sezione del Pci al Quarticciolo. Accanto a lui, Barbora Bobulova veste i panni di Vera, una sarta, attivista del medesimo circolo. Proprio nei giorni in cui i carri armati entrano in Ungheria, la sezione romana ospita il circo ungherese Budavari. Ennio e Vera si trovano, come tutti i militanti del Pci, a dover prendere posizione riguardo ai fatti di Ungheria. Lo spettatore segue Giovanni e la sua troupe sul set, alle prese con i problemi quotidiani. Intanto, Giovanni sta pensando anche a un altro suo progetto cinematografico: un film incentrato sulla storia d’amore tra due ragazzi, con colonna sonora di canzoni italiane anni ’60. Nella vita privata del protagonista, poi, sta per succedere qualcosa di inatteso: sua moglie, Margherita Buy, che è anche la sua produttrice, vuole lasciarlo da tempo e sta cercando il modo giusto per dirglielo, mentre sua figlia, Valentina Romani, intraprende una relazione sentimentale con un uomo molto più grande di lei. Le certezze di Giovanni sembrano crollare e lui si trova spaesato.

Il sol dell’avvenire, summa morettiana

Il sol dell’avvenire sembra una summa di tutti i lavori più iconici di Moretti: da Ecce Bombo a Sogni d’oro, da La messa è finita, a Palombella rossa. Un florilegio, un amarcord – con il richiamo felliniano del circo – pieno di citazioni dei suoi film precedenti. Si parte dal nome del protagonista, Giovanni, e dalla coperta di Sogni d’Oro, per arrivare alla sua passione per i dolci, alle disquisizioni sulle scarpe – imperdibile il monologo sui sabot – al monopattino che prende il posto della storica vespa, a tante altre che lo spettatore più appassionato potrà divertirsi a scovare. Complice un finale rigorosamente top secret, il film sembra la chiusura di una fase, se non di una carriera – cosa fermamente smentita dal regista. Ne Il sol dell’avvenire c’è il Moretti che piace alla follia o si odia. Quello che i detrattori dicono noiosamente egoriferito e chi lo ama non vede l’ora di vedere. Perché si riconosce nel suo spirito tagliente e condivide parecchie delle sue considerazioni, ne apprezza la franchezza e la coerenza con cui tiene fede alla propria identità, nonostante le critiche.

Coerenza e coesione ne Il sol dell’avvenire

Nonostante la struttura complessa – due film nel film – le sceneggiatrici Federica Pontremoli, Valia Santella e Francesca Marciano hanno fatto, insieme con Nanni Moretti, un ottimo lavoro. Non era facile tenere tutto assieme, ma ci sono riusciti senza annoiare, dando dinamicità e riuscendo al tempo stesso a mantenere chiari i diversi filoni narrativi. Il sol dell’avvenire è un film estremamente coeso e coerente. Si può dire che i due film, uno girato e l’altro immaginato dal regista, rappresentino un po’ i due filoni lungo i quali Moretti si è sempre mosso: quello dei rapporti umani, privato, e quello politico, da regista e da uomo politicamente e socialmente impegnato quale è sempre stato. Entrambi confluiscono nel prodotto finale, restituendo un quadro completo della personalità del regista e del suo cinema. La durata, poi, non è eccessiva, e ciò fa sì che il lavoro non si disperda e diluisca in rivoli poco proficui, risultando anzi, anche poetico in alcuni momenti.

Lo stupore negli occhi

Un elemento che rimane impresso anche dopo la visione de Il sol dell’avvenire ed è ricorrente nel film, è lo sguardo stupito, esterrefatto del regista di fronte ad alcune cose del mondo, ad alcuni cambiamenti, talvolta derive, attuali, ma anche ad alcuni aspetti del carattere o dei gusti altrui, che lo lasciano, appunto basito. Valga ad esempio il gustosissimo colloquio con i dirigenti di Netflix. È da apprezzare questo coraggio di stupirsi, di essere ancora esterrefatti, se è il caso, di indignarsi, anziché farsi scivolare tutto addosso, come assuefatti. Questo, Moretti riesce ancora a farlo e forse invita anche lo spettatore a ritrovare lo stupore, perché, come afferma, “due o tre principi bisogna pure averli”.

Moretti cineasta intransigente ne Il sol dell’avvenire

Il Moretti regista si descrive qui come lo si immaginava, e forse anche peggio, nel suo essere dispotico e impositivo: l’ascolto, e il canto delle canzoni sul set per prepararsi a girare, l’attrice che deve obbedire, altrimenti viene cacciata, a costo di ricominciare da capo il film. Ma anche un’idea di cinema chiarissima e difesa a spada tratta, come nella godibilissima e surreale sequenza del film violento che Moretti interrompe. È un’estremizzazione, ma risponde a un’etica del cinema, a una visione reale, a un rifiuto categorico della violenza come forma di intrattenimento fine a sé stessa: “Comincerete a piangere perché vi renderete conto di quello che avete combinato”, dichiara il protagonista al suo giovane collega. Sulla propria visione del cinema Moretti non ha tentennamenti e non la mette in discussione, come non mette in discussione l’istituzione della sala, verso cui dichiara, anche da esercente, amore incondizionato.

Autocritica privata

Ciò su cui invece il regista pare riflettere anche in maniera autocritica è il sé privato. Forse è un segno dei tempi, rappresenta un elemento nuovo. Così, la convinzione iniziale di essere “delizioso” lascia il posto al dubbio, alla messa in discussione di sé, alla consapevolezza di un carattere non facile e a un tentativo di ammorbidimento di alcuni aspetti, alla ricerca di un dialogo, per andare incontro a degli affetti che non vuole perdere.

Qualcosa di sinistra ne Il sol dell’avvenire

Da un regista politico, nel senso più ampio del termine, per cui ogni inquadratura e sfumatura è un atto politico, non ci si poteva poi non attendere un riferimento alla politica in senso stretto, alla sinistra, verso cui, da elettore e cittadino, Moretti è sempre stato critico in maniera costruttiva. Basti pensare alla famosa scena di Aprile in cui esortava l’allora segretario del PDS D’Alema a dire “una cosa di sinistra” in un dibattito televisivo. Qui Moretti richiama sarcasticamente “il sol dell’avvenire” garibaldino prima e partigiano poi, non ancora apparso all’orizzonte, e pensa bene di intervenire direttamente, come non sveliamo. Compie però un gesto a suo modo rivoluzionario, contrario al realismo del “la storia non si fa coi se”. Il gesto poetico di un sognatore che vuole vedere in qualche modo realizzata l’utopia in cui ha creduto, che, superato il mezzo del cammin della propria vita, pensa bene di realizzarsela da sé. Forse proprio la sua coerenza, il non vergognarsi mai della propria identità, l’orgoglio nel rivendicarla che c’è ne Il sol dell’avvenire, una visione non solo del cinema, ma anche della società, propria di Moretti, che può insegnare molto alla sinistra italiana. Una visione su cui si può dibattere, dissentire, discutere, ma pur sempre una visione, che forse i partiti di sinistra hanno perso da tempo. Una visione in cui anche il dialogo con le nuove generazioni è importante, per spiegare cosa è stato a chi non lo sa, non lo ha vissuto.

Il cast de Il sol dell’avvenire

Infine il cast de Il sol dell’avvenire: un insieme ben assortito di certezze e nuovi ingressi, come Barbora Bobulova, perfettamente integrata nel gruppo. Dal canto suo, Margherita Buy, al quinto film con Moretti, riesce ancora a creare un bilanciamento perfetto con il regista e attore, facendo da contrappeso alla sua figura ingombrante, ricavandosi anche uno spazio più ampio. Silvio Orlando, che torna a collaborare con Moretti a diciassette anni di distanza da Il caimano, interpreta sé stesso ed Ennio con la consueta misura, ma anche con dei guizzi espressivi degni di nota. Nel cast anche Mathieu Amalric nel ruolo di un eccentrico amico finanziatore, e una serie di giovani attori. Valentina Romani è reduce dal successo di Mare Fuori e qui sa calarsi in un personaggio totalmente diverso. Altri giovani offrono buone prove, come Blu Yoshimi, molto intensa ed efficace, e Giuseppe Scoditti. A completare il lavoro, una colonna sonora in cui ritroviamo il Franco Battiato caro a Moretti – in un momento davvero poetico del film – ma anche altri classici della canzone d’autore italiana, come De André o Luigi Tenco, accanto a Noemi e Aretha Franklin. Il sol dell’avvenire, prodotto da Sacher Film e Fandango, con Rai Cinema e Le Pacte, è in sala dal 20 aprile.

Il Sol dell’Avvenire, ecco il poster del nuovo film di Nanni Moretti, al cinema dal 20 aprile

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È stato diffuso il primo poster de Il Sol dell’Avvenire, il nuovo film di Nanni Moretti che arriverà al cinema il prossimo 20 aprile e che vede nel cast, oltre allo stesso Moretti, anche Margherita Buy, Silvio Orlando, Mathieu Amalric, Barbora Bobulova. 

Il film è ambientato tra gli anni ’50 e ’70 nel mondo del circo e del cinema. Girato a Cinecittà, prodotto dalla Sacher Film e da Fandango con Rai Cinema, il film sarà distribuito da 01 Distribution.

Il Sol dell’Avvenire, il poster

Il sol dell’avvenire al cinema Corallo introdotto da Federica Pontremoli

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Il nuovo film di Nanni Moretti, Il sol dell’avvenire, in gara al Festival di Cannes 2023, a Genova esce giovedì 20 aprile al cinema Corallo (via Innocenzo IV 13, tel. 010 8687408), dove alle 21 sarà introdotto da Federica Pontremoli, autrice del soggetto e della sceneggiatura insieme a Francesca Marciano, Valia Santella e lo stesso Moretti. Protagonista della commedia è l’attore e regista francese Mathieu Amalric, che recita accanto a un cast guidato da Margherita Buy e Silvio Orlando, con Barbora Bobulova, lo stesso Nanni, Elena Lietti, Jerzy Stuhr, Laura Nardi, Beniamino Marcone, Rosario Lisma, Flavio Furno, Francesco Brandi. Girato a Cinecittà, è prodotto da Moretti con Sacher Film, da Domenico Procacci di Fandango con Rai Cinema.

Poco si sa della trama del film, se non che il protagonista Giovanni (lo stesso Moretti) è un regista che sta girando un film sui fatti d’Ungheria, che Moretti anziché andare per le strade di Roma in Vespa come faceva in Caro diario qui inforca un monopattino elettrico, che a un certo punto arriva un circo ungherese e la scena si sposta sotto il tendone, che c’è uno psicanalista, che si parla anche di amori, separazioni, calcio, streaming, Stalin e Trotsky, che si canta e si balla, e che il finale è allegro: una rivincita del cinema sulla politica e dell’arte sulla storia.

Federica Pontremoli, genovese, laureata in Lettere moderne, si diploma in sceneggiatura nel 1993 presso il Centro sperimentale di cinematografia di Roma. Nel 2001 dirige il suo primo lungometraggio, Quore, di cui ha scritto anche soggetto e sceneggiatura. Nel 2003 è tra i vincitori del Premio Sacher, indetto dalla casa di produzione di Nanni Moretti, per il soggetto del cortometraggio Baci da Varsavia. Per questo motivo viene poi scelta da Moretti come coautrice della sceneggiatura di Il caimano. Da allora collabora con numerosi registi, tra cui Silvio Soldini per Giorni e nuvole, Giuseppe Piccioni per Giulia non esce la sera, Francesca Comencini per Lo spazio bianco. Nel 2011 torna a lavorare con Nanni Moretti in Habemus Papam, firmando la sceneggiatura insieme a Moretti e Francesco Piccolo. Nel 2012 scrive, insieme a Ferzan Özpetek, la sceneggiatura di Magnifica presenza. Nel 2021 collabora nuovamente con Moretti per il film Tre piani. Gli altri film di cui ha firmato la sceneggiatura sono Generazione 1000 euro di Massimo Venier (2009), Meno male che ci sei di Luis Prieto (2009), la miniserie tv Nel bianco di Peter Peter Keglevic (2010), Il giorno in più di Massimo Venier (2011) e Ho ucciso Napoleone di Giorgia Farina (2015).

Il Sogno di Aegon modifica la storia de Il Trono di Spade? La spiegazione completa

Il Sogno di Aegon il Conquistatore, da lui chiamato Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, viene rivelato in House of the Dragon, una svolta sorprendente che riconcilia i fan con Il Trono di Spade e riformula la sconfitta degli Estranei. House of the Dragon è ambientata molto prima de Il Trono di Spade, circa 172 anni prima della morte del Re Folle e della nascita di Daenerys Targaryen. Ma ciò non significa che i due show sono indipendenti e che non possano avvenire casi di “retcon”, ovvero di cose che accadono nel prequel che in qualche modo correggono o modificano cose già accadute nella “serie madre”.

Il Sogno di Aegon delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco è stato una grande rivelazione nella stagione 1 di House of the Dragon, e ha continuato a influenzare lo show e la Danza dei Draghi. Non solo cambia ciò che si sapeva sulla storia di Casa Targaryen, ma ricostruisce anche Il Trono di Spade e significa che alcuni eventi, in particolare della stagione 8, possono essere visti sotto una luce diversa. Grazie a ScreenRant, ecco un’analisi approfondita del Sogno di Aegon e di cosa significa sia per la serie prequel sia per l’originale.

Cosa significa veramente il Sogno di Aegon delle Cronache del ghiaccio e del fuoco?

Come la profezia è legata agli Estranei

L’episodio 1 della stagione 1 di House of the Dragon si è concluso con Re Viserys I Targaryen che ha nominato Rhaenyra, sua figlia, erede al Trono di Spade. Quella è stata una decisione fondamentale per la storia della serie, ma c’era molto di più. Essendo nominata sua erede, Rhaenyra deve essere messa a parte del segreto che tutti i Re Targaryen (e ora l’aspirante Regina) hanno custodito: del Sogno di Aegon Targaryen, che Viserys racconta:

“Aegon aveva previsto la fine del mondo degli uomini. Comincerà con un terribile inverno, che si scaglierà dal lontano Nord. Aegon vide l’oscurità assoluta cavalcare quei venti, e qualunque cosa vi albergherà, distruggerà il mondo dei vivi. Quando questo grande L’inverno arriverà, Rhaenyra, tutto Westeros deve opporsi ad esso. E se il mondo degli uomini vuole sopravvivere, un Targaryen deve essere seduto sul Trono di Spade, un Re o una Regina abbastanza forte da unire il regno contro il freddo e l’oscurità. Aegon chiamò il suo sogno ‘Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco.'”

Il Sogno di Aegon è qualcosa che dovrebbe essere familiare agli spettatori de Il Trono di Spade, perché predice l’arrivo degli Estranei e la seconda Lunga Notte. Il terribile inverno, l’oscurità e la minaccia che rappresenta un rischio per il mondo intero sono una buona sintesi dell’Esercito dei Morti del Re della Notte, anche se quel sogno non si sarebbe avverato per circa 300 anni dopo aver conquistato Westeros.

La profezia di Aegon aggiunge nuova profondità a Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, dandole un significato più letterale: Ghiaccio = Estranei e Fuoco = Targaryen e i loro draghi. Riformula la Conquista di Aegon, da un atto di pura ambizione e potere a uno atto con uno scopo più nobile.

La profezia di Aegon è nei libri delle Cronache del ghiaccio e del fuoco?

George R.R. Martin introdurrà il sogno nei suoi romanzi?

Il Sogno di Aegon Targaryen non è menzionato ne Il Trono di Spade, né la sua profezia de Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco appare nella serie di libri da cui prende il nome. Si tratta di informazioni nuove di zecca offerte da House of the Dragon, ma non sono troppo dissimili da altre profezie riguardanti gli Estranei e il modo in cui verranno sconfitti.

Si dice che Azor Ahai sia un grande eroe che brandirà la spada infuocata, Portatrice di Luce; si parla della profezia del Principe che fu Promesso, che spesso viene considerata in modo intercambiabile rispetto a quella di Azor Ahai, e che contenga “un canto di ghiaccio e fuoco”. Entrambi, significativamente, sono radicati nella stessa idea della dualità del ghiaccio e del fuoco alla fine del mondo.

Ovviamente è troppo tardi perché il Sogno di Aegon sia ne Il Trono di Spade, ma potrebbe ancora essere nei libri Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di George R.R. Martin. L’autore ha ancora due romanzi da finire – la data di uscita di The Winds of Winter è tanto attesa quanto ritardata, e a questo si spera seguirà A Dream of Spring – e ha impostato gli Estranei come minaccia principale.

Martin dedica molto più tempo alle profezie rispetto a Il Trono di Spade, e con Daenerys ancora in arrivo a Westeros, ci sono buone probabilità che alcune cose vengano rivelate nel testo ad un certo punto. In particolare, Martin ha co-creato House of the Dragon e ha dato la sua approvazione per il racconto del Sogno, il che supporta ulteriormente l’idea che ne farà un libro canonico.

I Targaryen di Il Trono di Spade erano a conoscenza della profezia degli Estranei di Aegon?

Non c’è alcun suggerimento che Daenerys o Jon Snow ne fossero a conoscenza

Emilia Clarke DaenerysI principali Targaryen di Il Trono di Spade non conoscevano Il Sogno di Aegon in merito agli Estranei, anche se questo di per sé ha senso. La dinastia Targaryen finì prima ancora che Daenerys nascesse, mentre Viserys stesso era solo un bambino piccolo e pochi sapevano che Jon Snow era un Targaryen.

È possibile che maestro Aemon Targaryen fosse a conoscenza del sogno di Aegon: era il figlio di un re e un più che plausibile candidato al trono, mentre si sa che suo fratello, Daeron, sognava i draghi. Aemon è certamente a conoscenza della profezia del Principe che fu Promesso contenuta nei libri, ed è possibile che questi possano essere collegati o essere stati fusi nel corso degli anni.

Rhaegar Targaryen, invece, era ossessionato dalla profezia del Principe che fu Promesso; credeva che potesse essere lui o suo figlio. In quanto erede del Re Folle, Aerys II, è possibile che lo abbia saputo da suo padre (se il segreto fosse sopravvissuto lungo la dinastia Targaryen, è probabile che Aerys lo abbia tramandato a suo figlio come Viserys con Rhaenyra in House of the Dragon). Parla, però, della canzone del ghiaccio e del fuoco, come sente Daenerys nelle sue visioni della Casa degli Immortali nella seconda stagione de Il Trono di Spade, dove dice: “Aegon. Quale nome migliore per un re… Lui è il principe promesso, e la sua è la canzone del ghiaccio e del fuoco.”

È plausibile che anche Rhaegar fosse a conoscenza del sogno delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, o ne avesse sentito abbastanza da poterlo intrecciare con la profezia del Principe che fu Promesso, e forse pensava anche che il bambino dovesse chiamarsi Aegon, il che potrebbe anche spiegare perché per Jon Snow sia stato scelto proprio il nome di Aegon Targaryen.

La profezia di Aegon è la stessa del Principe che fu Promesso?

Le due profezie sono collegate

Come accennato, c’è una certa sovrapposizione nel tema e nello scopo tra le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco del Sogno di Aegon e la profezia del Principe che fu Promesso de Il Trono di Spade. Ciò avviene per una buona ragione, dato che i due sono indissolubilmente legati, come confermato dall’episodio 4, stagione 1 di House of the Dragon. Osservando l’iscrizione sulla lama d’acciaio di Valyria che diventerà nota come pugnale a spada, si scopre: “Dal mio sangue proviene il principe che fu promesso, e suo sarà il canto del ghiaccio e del fuoco”.

È incredibilmente simile a quello che Rhaegar dice a Daenerys, il che suggerisce che potrebbe averlo saputo lui stesso dal pugnale, che avrebbe potuto appartenergli prima della fine della dinastia Targaryen. La profezia del Principe che fu Promesso predice un leader o un eroe che ha “una canzone di ghiaccio e fuoco” ed è tipicamente usata in modo intercambiabile con quella di Azor Ahai. In poche parole, il Principe Promesso, Azor Ahai e il Sogno di Aegon riguardano la sconfitta degli Estranei.

House of the Dragon sembra suggerire che il Principe che fu Promesso sia in realtà parte del Sogno di Aegon, piuttosto che una profezia separata, e che il Targaryen che siederà sul Trono di Spade quando arriverà l’oscurità sarà quel salvatore. Poiché la parola “principe” è di genere neutro in Alto Valyriano, significa anche che potrebbe essere una donna, come Rhaenyra o Daenerys.

Sebbene sia probabile che Martin aggiunga il Sogno di Aegon ai libri, non può essere che questa profezia si confonda completamente con quella del Principe che fu Promesso, come nota Melisandre in Una Tempesta di Spade il salvatore fu profetizzato migliaia di anni fa. Tuttavia, è possibile che Aegon ne abbia sentito parlare e, dopo il suo sogno, si sia convinto che il principe promesso sarebbe stato un Targaryen.

Come il Sogno di Aegon ha cambiato la Danza dei Draghi

Ha un impatto importante sulla guerra civile dei Targaryen in House of the Dragon

Alicent Viserys House of the Dragon episodio 9Il Sogno di Aegon non esiste solo per predire eventi futuri, ma modella anche la narrativa in corso della serie prequel. Ciò è accaduto in entrambe le stagioni 1 e 2, con importanti ramificazioni sulla relazione tra Rhaenyra Targaryen e Alicent Hightower e sulla famiglia Targaryen nel suo insieme.

In House of the Dragon stagione 1, episodio 8, Viserys confuso e morente racconta la storia del sogno di Aegon ad Alicent, confondendola per sua figlia Rhaenyra. Dato che Alicent non aveva alcuna conoscenza preliminare della profezia, interpretò il racconto farfugliato come una nomina di suo figlio, sempre Aegon, come suo erede al posto di Rhaenyra, portandola così a sostenere la sua pretesa e a farlo incoronare re. La guerra civile sarebbe forse scoppiata comunque, ma il sogno di Aegon ha portato direttamente alla Danza dei Draghi.

Nella seconda stagione, nell’Episodio Il Mulino in fiamme, Alicent viene a conoscenza del suo errore riguardo alle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco. Tuttavia, a quel punto è “troppo tardi” per lei per cambiare qualcosa: il sangue è stato versato da entrambi i lati, gli stendardi gridano e il regno è stato diviso. La profezia del Conquistatore ha reso l’intera storia un tragico malinteso.

In che modo la profezia delle Cronache del ghiaccio e del fuoco di Aegon cambia la sconfitta degli Estranei

Il sogno non risolve esattamente i problemi della stagione 8 di Il Trono di Spade

La rivelazione del Sogno di Aegon da parte di House of the Dragon serve effettivamente a ricostruire lo show madre, nella misura in cui non è mai stato detto prima, e cambia il modo in cui vengono inquadrati gli eventi che portano alla fine di Il Trono di Spade. Se Daenerys e Jon avessero conosciuto anche le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, le loro azioni sarebbero state diverse? Forse.

Parte dello scopo delle profezie ne Il Trono di Spade è che spesso si autoavverano, spingendo le persone a compiere azioni che altrimenti non avrebbero potuto compiere. Daenerys voleva comunque Il Trono di Spade, ma ha interrotto la sua missione per aiutare a combattere l’esercito della Notte; non è del tutto irragionevole pensare che quegli eventi avrebbero potuto essere invertiti se lei avesse saputo del Sogno di Aegon.

Indipendentemente da tutto, il sogno di Aegon ha alcune conseguenze sfortunate su Il Trono di Spade. Non cambia la storia, ma cambia la percezione in cui si sono svolti gli eventi della stagione 8.

Il software Siri geloso di Scarlett Johansson

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Scarlett Johansson Siri geloso A quanto pare la bellezza di Scarlett Johansson non fa solo girare la testa gli uomini e morire d’ividia le donne. Adesso sembra che anche Siri, la voce ‘assistente’ dell’iPhone, abbia qualcosa da ridire contro la bella e brava attrice.

Sappiamo che la Johansson è reduce da una straordinaria performance in Her, film di Spike Jonze, in cui interpreta appunto una intelligenza artificiale, una voce che assiste il protagonista come fosse una segretaria virtuale e che riesce a modificarsi e ad evolversi in base alle interazioni con questo suo proprietario (interpretato da uno straordinario Joaquin Phoenix).

LEGGI LE RECENSIONE DI HER

Ma cosa c’entra Siri geloso? A quanto pare, se le viene chiesto qualcosa in merito al film, la voce artificiale avrà solo commenti negativi per la voce di Scarlett…e pensare che secondo noi si tratta della migliore interpretazione dell’attrice!

I commenti di Siri variano dal vago “Nella mia opinione, da un brutto nome ad un’intelligenza artificiale” al più deciso “Il ritratto di una intelligenza artificiale in Her è oltre l’artificiale”.

SCARLETT JOHANSSON ESCLUSA DAI GOLDEN GLOBE

Che ne pensate? Provate ad ascoltare il vostro Siri e a vedere cosa vi dice!Fonte: JJ

Il socio: trama e cast del film con Tom Cruise

Il socio: trama e cast del film con Tom Cruise

I cosiddetti legal thriller sono certamente una delle sottocategorie più affascinanti di quel vasto e sfaccettato genere che è il thriller. Numerosi sono i titoli che nel corso degli anni hanno fatto la fortuna di questo, portando le storie di avvocati, processi o questioni legate al mondo giudiziario a ritagliarsi il proprio posto di rilievo nel mercato cinematografico. Titoli come Il rapporto Pelican, Michael Clayton e Il cliente sono solo alcuni dei titoli più famosi. Tra questi si annova anche Il socio, film del 1993 diretto da premio Oscar Sydney Pollack.

Si tratta dell’adattamento dell’omonimo romanzo scritto da John Grisham e pubblicato nel 1991. Il libro si affermò come un best seller e diede popolarità internazionale al suo scrittore, oggi tra i più popolari in quanto a racconti di genere thiller giudiziario. Il socioe, in qualche modo, offre uno spaccato di quella parte dell’avvocatura votata soltanto al profitto, senza riguardo all’interesse per la legalità o la giustizia, anche a costo di compromessi con la malavita organizzata, mantenendo, tuttavia, sempre una apparenza pubblica ipocritamente integerrima.

Affermatosi come un grande successo, con un incasso globale di oltre 270 milioni di dollari, il film tratto da questo racconto è ancora oggi considerato uno dei thriller più entusiasmanti e importanti degli anni Novanta. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

Il socio: la trama del film

Protagonista del film è Mitch McDeere, un ambizioso giovane appena laureato in legge a pieni voti ad Harvard. Dopo tanti sacrifici, egli viene contattato da un piccolo ma facoltoso studio legale, il Bendini, Lambert & Loke, che gli propone un posto da associato. Mitch ha infatti tutti i requisiti in regola per entrare a far parte del team e le condizioni offerte sono talmente allettanti che Mitch e la sua giovane moglie Abby non tardano a trasferirsi nella tranquilla Memphis. Il giovane si tuffa così a capofitto nel lavoro, sotto la supervisione di un socio più anziano, Avery Tolar, ma qualcosa di strano inizia ben presto ad avvenire. Mitch, infatti, si accorge che ci sono strani misteri in quello studio.

Un paio di soci muoiono in un incidente misterioso e alcune parcelle piuttosto ambigue iniziano a girare tra le scrivanie. Le sue intuizioni vengono poi confermate dall’FBI, che lo contatta per svelagli che si trova in grave pericolo a lavorare in quello studio. Tutte le aspettative di Mitch crollano rapidamente e perfino la sua amata moglie, esasperata dagli eventi, decide di abbandonarlo. Quello che doveva essere l’inizio di un sogno si trasforma in un incubo sempre più complesso. Mitch, incastrato tra FBI, la mafia e la sua società, decide di cominciare le sue indagini alla ricerca della verità.

Il socio cast

Il socio: il cast del film

Ad interpretare il ruolo del giovane avvocato Mitch McDeere vi è l’attore Tom Cruise. Egli, quando venne a conoscenza del progetto, era anche intenzionato a ricoprire il ruolo di regista, il che avrebbe fatto di Il socio il suo debutto dietro la macchina da presa. Cruise preferì però rinunciare a questa, concentrandosi sul suo personaggio. Per prepararsi al meglio, egli approfondì le materie giuridiche e incontrò diversi avvocati da cui poter apprendere le basi della professione. Accanto a lui, nel ruolo di sua moglie Abby vi è invece l’attrice Jeanne Tripplehorn, qui al suo secondo ruolo dopo il film Basic Instinct. Ad interpretare il mentore di Mitch, Avery Tolar, vi è invece il premio Oscar Gene Hackman. L’attore entrò a far parte del film soltanto poche settimane prima dell’inizio delle riprese.

La sua partecipazione su però per molti una sorpresa, poiché il nome dell’attore non compariva sulla locandina del film. Ciò era dovuto ad una clausola presente nel contratto di Cruise, per cui il nome di quest’ultimo doveva essere l’unico a trovarsi sopra il titolo. Non potendo ricoprire quella posizione, Hackman preferì non far comparire il suo nome. Nel film si ritrovano poi gli attori Hal Holbrook nel ruolo di Oliver Lambert e Gary Busey in quello del detective Eddie Lomax. Ed Harris è invece l’agente Wyane Terrance, mentre l’attrice Holly Hunter è Tammy Hemphill, la segretaria di Eddie. Quest’ultima ottenne una nomination agli Oscar come attrice non protagonista pur comparendo nel film per appena 5 minuti e 59 secondi.

Il socio: il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire del film grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Il socio è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Chili, Google Play, Apple TV+ e Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. È bene notare che in caso di noleggio si avrà soltanto un dato limite temporale entro cui guardare il titolo. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di martedì 25 febbraio alle ore 23:35 sul canale TV8.

Fonte: IMDb

Il socio: la spiegazione del finale del film

Il socio: la spiegazione del finale del film

Il socio del 1993, diretto da Sydney Pollack, è l’adattamento cinematografico del bestseller omonimo di John Grisham, autore che negli anni Novanta ha ridefinito il legal thriller contemporaneo. Pollack, già regista di opere come Tootsie e La mia Africa, affronta qui un racconto ad alta tensione ambientato nel mondo degli studi legali d’élite, costruendo una narrazione compatta e progressivamente claustrofobica. Il film si inserisce nel filone dei thriller giudiziari di quegli anni, caratterizzati da intrecci complessi, poteri occulti e protagonisti costretti a muoversi in un sistema dominato da compromessi morali.

Il genere è quello del legal thriller con forti componenti drammatiche e cospirazioniste. La storia segue un giovane e brillante avvocato che entra in uno studio legale apparentemente prestigioso, per poi scoprire una rete di attività criminali legate alla criminalità organizzata. Temi come l’ambizione, la corruzione, la manipolazione del potere e il conflitto tra etica personale e successo professionale costituiscono l’ossatura del racconto. Pollack privilegia un tono teso e realistico, evitando eccessi spettacolari e concentrandosi sull’evoluzione psicologica del protagonista e sulla crescente sensazione di trappola.

Per Tom Cruise, Il socio rappresenta una tappa significativa nella costruzione della sua immagine di protagonista carismatico alle prese con sistemi opachi e ostili. Dopo ruoli iconici negli anni Ottanta e primi Novanta, Cruise consolida qui la figura dell’uomo brillante ma vulnerabile, costretto a mettere in discussione le proprie certezze. Il film si colloca tra le interpretazioni più mature della sua carriera iniziale, anticipando scelte successive orientate verso thriller e drammi ad alta tensione. Nel resto dell’articolo si proporrà un approfondimento con spiegazione del finale, analizzandone la portata narrativa e tematica.

Il socio cast

La trama di Il socio

Protagonista del film è Mitch McDeere, un ambizioso giovane appena laureato in legge a pieni voti ad Harvard. Dopo tanti sacrifici, egli viene contattato da un piccolo ma facoltoso studio legale, il Bendini, Lambert & Loke, che gli propone un posto da associato. Mitch ha infatti tutti i requisiti in regola per entrare a far parte del team e le condizioni offerte sono talmente allettanti che Mitch e la sua giovane moglie Abby non tardano a trasferirsi nella tranquilla Memphis. Il giovane si tuffa così a capofitto nel lavoro, sotto la supervisione di un socio più anziano, Avery Tolar, ma qualcosa di strano inizia ben presto ad avvenire. Mitch, infatti, si accorge che ci sono strani misteri in quello studio.

Un paio di soci muoiono in un incidente misterioso e alcune parcelle piuttosto ambigue iniziano a girare tra le scrivanie. Le sue intuizioni vengono poi confermate dall’FBI, che lo contatta per svelagli che si trova in grave pericolo a lavorare in quello studio. Tutte le aspettative di Mitch crollano rapidamente e perfino la sua amata moglie, esasperata dagli eventi, decide di abbandonarlo. Quello che doveva essere l’inizio di un sogno si trasforma in un incubo sempre più complesso. Mitch, incastrato tra FBI, la mafia e la sua società, decide di cominciare le sue indagini alla ricerca della verità.

La spiegazione del finale del film

Nel terzo atto de Il socio, Mitch comprende che l’unico modo per uscire vivo dalla rete di Bendini, Lambert & Locke è giocare su più tavoli con estrema lucidità. Dopo la fuga del fratello Ray e l’inseguimento nelle strade di Memphis, riesce a neutralizzare DeVasher e a guadagnare tempo prezioso. A quel punto affronta direttamente i Morolto, presentandosi come un professionista leale che ha scoperto le irregolarità contabili interne allo studio. Propone di consegnare all’FBI le prove della sovrafatturazione, garantendo però la tutela del segreto professionale sui loro affari criminali.

L’accordo con la famiglia mafiosa ribalta i rapporti di forza. Ottenuta la loro protezione, Mitch consegna ai federali la documentazione necessaria per costruire un caso RICO contro i vertici dello studio legale. L’FBI resta irritato per non aver ottenuto informazioni dirette sui Morolto, ma deve riconoscere l’efficacia dell’operazione. Lo studio viene travolto dalle accuse e i soci senior sono destinati al carcere. Il film si chiude con Mitch e Abby che lasciano Memphis e tornano a Boston con la loro vecchia auto, scegliendo una vita più sobria e autonoma.

Questo finale completa il percorso tematico legato all’integrità personale in un sistema corrotto. Mitch rifiuta sia la totale sottomissione al crimine organizzato sia la dipendenza dall’FBI, costruendo una terza via fondata sull’interpretazione rigorosa della legge. Utilizza le regole del diritto societario e penale per smantellare la struttura che lo aveva intrappolato, senza violare il principio del privilegio tra avvocato e cliente. La sua vittoria non è spettacolare ma strategica, basata su intelligenza giuridica e controllo delle informazioni.

La scelta di non consegnare i Morolto alla giustizia può apparire ambigua, ma ribadisce la centralità dell’etica professionale nel racconto. Mitch salva la propria coscienza e la propria carriera rispettando il perimetro della legalità, pur muovendosi in un contesto dominato dal compromesso. Il confronto finale con l’FBI evidenzia come anche le istituzioni possano perseguire obiettivi utilitaristici. In questo equilibrio instabile, il protagonista riafferma la propria autonomia morale, sottraendosi a ogni forma di ricatto e riaffermando il valore della responsabilità individuale.

Il messaggio conclusivo del film riguarda il prezzo dell’ambizione e il significato autentico del successo. Mitch comprende che prestigio, denaro e status sociale non compensano la perdita di libertà e integrità. Il ritorno a Boston con Abby simboleggia un nuovo inizio fondato su scelte consapevoli e relazioni autentiche. La storia suggerisce che la vera affermazione professionale coincide con la coerenza ai propri principi, anche quando ciò comporta rinunce materiali. In un mondo dominato da poteri occulti, la lucidità e la competenza diventano strumenti di emancipazione.

Altri approfondimenti su film tratti dalle opere di John Grisham

Il sociale raccontato con stile: Matteo Garrone

Il sociale raccontato con stile: Matteo Garrone

La notizia ufficiale apparirà soltanto il 19 aprile, ma l’ultimo film di Matteo Garrone, Big House, sembra avviato verso la selezione ufficiale del 65 festival di Cannes. Il regista italiano, divenuto famoso grazie a Gomorra e già premiato con il Gran Prix Speciale della Giuria nel 2008, ha scelto come tema del suo ultimo film il mito dei reality show e il modo in cui questi influiscono sulla vita di determinate persone. La scelta di tale soggetto, un fenomeno tipico del mondo contemporaneo, conferma l’interesse di Garrone per il tessuto sociale e materiale in cui viviamo e la sua necessità di scandagliare situazioni reali e concrete.

Il regista, classe 1968, già dai suoi esordi manifesta infatti un forte interesse per le dinamiche sociali, accompagnato da uno stile peculiare di fare cinema. Egli, infatti, dopo essersi diplomato al Liceo Artistico nel 1986, si dedica per molti anni soltanto alla pittura, imparando così tutto il potere delle immagini e la loro forza prima di avventurarsi nel mondo del grande schermo.

L’esordio di Garrone come regista, nel 1996, non passa inosservato: con il cortometraggio Silhouette vince il Sacher Festival organizzato da Moretti e, l’anno successivo, è già in grado di girare il suo primo lungometraggio, Terra di Mezzo. Questo film, diviso in tre parti, racconta tre storie di immigrazione (una delle quali è ripresa dal corto Silhouette) ambientate nella città di Roma e ha già in nuce quel particolare stile, il fondere insieme la fiction e il documentario, la storia e la forza dell’immagine reale, che Garrone porterà avanti lungo tutta la sua filmografia.

Negli anni 1997/1998 gira due documentari: il primo a New York, Bienvenido espiritu santo e il secondo a Napoli, Oreste Pipolo, fotografo di matrimoni. Il 1998 è un anno particolarmente produttivo per il regista, poiché prima firma, insieme a Massimo Gaudioso e Fabio Nunziata, il cortometraggio Un caso di forza maggiore e poi, da solo, il suo secondo lungometraggio, Ospiti, presentato alla Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia. Questa pellicola, che racconta la storia di due ragazzi albanesi arrivati da poco a Roma, tratta il tema dell’immigrazione da un punto di vista originale e prosegue il filone iniziato con Terra di Mezzo: le riprese sembrano quasi da documentario, viene utilizzata molto la telecamera a spalla e la realtà entra nella storia in maniera prepotente, sia per le ambientazioni reali e per il suono in presa diretta, che per l’impiego di attori non professionisti. Il cinema per Garrone non deve essere solo spettacolo, ma un mezzo al servizio della realtà. Un mezzo forte che, grazie, alle immagini, possa non tanto denunciare determinate dinamiche, ma riportarle, comunicarle e quasi trascenderle attraverso le immagini.

Il suo stile, che deriva dalla combinazione sapiente di elementi di assoluta improvvisazione e da un’attenta ricerca formale, è diverso da quello di chiunque altro e giunge a maturazione nel suo terzo lungometraggio, Estate Romana. Questo film, una fiction che si avvicina molto al genere della commedia, è girato con uno stile documentaristico e vede come perno narrativo la città di Roma in attesa del Giubileo. Una Roma non solo impacchettata e ribaltata da cantieri e palazzi in costruzione, ma soprattutto percorsa da eccentrici protagonisti che testimoniano nuovamente i disagi esistenziali che Garrone aveva accennato nei suoi film precedenti.

Inoltre il suo modo di concepire il cinema e l’originalità tipica dell’autodidatta si concretizzano in produzioni molto particolari: la sua troupe è sempre numericamente ridotta, quasi una famiglia, lui stesso spesso e volentieri è l’operatore di macchina, proprio per quell’esigenza di cogliere gli attimi di realtà che entrano nella finzione, per essere sicuro di riuscire a rendere quell’insinuarsi della vita vera nell’interpretazione attoriale. Fino a questo momento, però, i film di Garrone non riscuotono alcun successo di pubblico. Il suo nome, infatti, circola solo tra i critici e all’interno dei festival.

La svolta nella sua carriera si ha solo nel 2002, quando l’Imbalsamatore, presentato anche a Cannes, vince il David di Donatello per la miglior sceneggiatura. Questo film, prodotto dalla Fandango di Domenico Procacci, attraverso il rapporto a tre che si instaura tra un nano imbalsamatore, il suo assistente e la ragazza di quest’ultimo, disegna un triangolo ambiguo di individui perdenti, egoisti e borderline, in lotta tra loro nella ricerca disperata di un legame affettivo durevole e profondo. Il noir di Garrone, nonostante il budget consistente messo in campo dalla casa di produzione, mantiene fede al suo stile originario: ogni orpello e arricchimento viene messo da parte, l’attenzione per lo scorrere della realtà resta comunque preponderante, così come la ricerca formale. Ciò che interessa al regista è la rivelazione dell’essenziale, l’equilibrio effimero tra la realtà e l’astrazione pittorica.

Tale tendenza stilistica prosegue nel 2004 con l’uscita nelle sale di Primo Amore, in concorso alla 54°Berlinale, la storia drammatica di un orafo che impone alla sua ragazza una dieta rigidissima perché si avvicini il più possibile al suo modello di donna ideale. Una storia di amore folle e perverso che Garrone prova a registrare oggettivamente, sospendendo ogni giudizio. Questo film, così come i precedenti, non vuole essere una denuncia sociale. Il regista, infatti, nonostante metta in scena personaggi apparentemente ossessivi e malati, dà sempre l’impressione di voler restare al di fuori delle loro vicende. Garrone non critica, non dà certezze, né risposte, ma opera una costante ricerca all’interno delle pieghe dell’animo umano.

Ricerca che incontra finalmente il successo di pubblico con Gomorra nel 2008. Il film, che prende titolo e tema dall’omonimo libro di Roberto Saviano, non cerca infatti di dare conto della complesse vicende della camorra napoletana, ma segue, con la consueta sete di reale tipica di Garrone, le vicende di cinque soggetti, cinque personaggi immersi nella delinquenza ordinaria che guida le loro vite. Anche qui le ambientazioni non sono ricostruite e il regista dà conto dell’atmosfera labirintica delle Vele di Scampia girando dentro l’edificio, segue i protagonisti con la telecamera in spalla cercando di avvicinarsi il più possibile a loro senza però poter entrare nelle loro psicologie, nelle loro teste, riporta l’orrore quotidiano senza fronzoli, senza facili spiegazioni.

Il film, vincitore a Cannes e vincitore nelle sale italiane, oltre ad avere il merito di denunciare le insopportabili condizioni di vita che la camorra impone a parte della popolazione partenopea, ha anche il pregio di aver finalmente portato al successo Matteo Garrone dopo dieci anni di carriera. Personaggi del suo calibro, infatti, non solo garantiscono una rivalutazione del cinema italiano all’estero, ma aprono la strada ad una nuova poetica filmica, in grado di unire ricerca stilistica e sostanza narrativa.

Il Sindaco del Rione Sanità: recensione del film

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Il Sindaco del Rione Sanità: recensione del film

Adattamento dell’omonimo testo teatrale di Eduardo De Filippo, Il Sindaco del Rione Sanità è il nuovo film di Mario Martone, in Concorso a Venezia 76. Modificando alcuni elementi dell’originale, il regista tenta di dare una nuova attualità all’opera, avvalendosi di giovani attori del panorama teatrale partenopeo e di alcuni volti molto noti del cinema, trai quali spicca Massimiliano Gallo, sempre in grande forma.

Antonio Barracano, “uomo d’onore” che sa distinguere tra “gente per bene e gente carogna”, è “Il Sindaco” del rione Sanità. Con la sua carismatica influenza e l’aiuto dell’amico medico amministra la giustizia secondo suoi personali criteri, al di fuori dello Stato e al di sopra delle parti. Chi “tiene santi” va in Paradiso e chi non ne tiene va da Don Antonio, questa è la regola. Quando gli si presenta disperato Rafiluccio Santaniello, il figlio del fornaio, deciso a uccidere il padre, Don Antonio, riconosce nel giovane lo stesso sentimento di vendetta che da ragazzo lo aveva ossessionato e poi cambiato per sempre. Il Sindaco decide di intervenire per riconciliare padre e figlio e salvarli entrambi. Nei panni di Antonio Barracano c’è Francesco Di Leva, di trent’anni più giovane di Eduardo, quando mise in scena la prima volta il testo nello stesso ruolo. Uno spostamento, e soprattutto un cambiamento di look, laddove l’incarnazione anziana era elegante e quella giovane è appariscente, che sono sintomatiche del lavoro di spostamento verso una contemporaneità in cui i boss non diventano vecchi, oppure lo sono già a 40 anni.

Il Sindaco del Rione Sanità, il film

Il testo di Eduardo al cinema è inizialmente forzato, ostico, teatrale nel senso negativo del termine perché sembra non sposarsi con i ritmi di un racconto filmato, ma man mano che entriamo nella vicenda, ci abituiamo all’enfasi e scopriamo cosa qual è il racconto principale, dove va a parare e soprattutto che razza d’uomo è questo signorotto un po’ sgradevole nei modi autoritari, con un fine nobile però, tanto che arriva a sacrificare la sua vita, più o meno volontariamente, per la pace nel suo rione. Martone trasla i tre atti su grande schermo, e si avvale di interpreti efficaci e dedicati, così che la sua messa in scena de Il Sindaco del Rione Sanità, al netto dello spostamento del testo originale, riesce comunque a restituire il contenuto altissimo che Eduardo aveva dato alle parole di Barracano. Certo, l’effetto straniante rimane, ma la potenza delle parole travalica il tempo.

Il Sindaco del Rione Sanità: il primo trailer del film di Mario Martone

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Nexo Digital ha diffuso il primo trailer del film evento diretto da Mario Martone, Il Sindaco del Rione Sanità, film che sarà presentato in concorso a Venezia 76.

Antonio Barracano, “uomo d’onore” che sa distinguere tra “gente per bene e gente carogna”, è “Il Sindaco” del rione Sanità. Con la sua carismatica influenza e l’aiuto dell’amico medico amministra la giustizia secondo suoi personali criteri, al di fuori dello Stato e al di sopra delle parti. Chi “tiene santi” va in Paradiso e chi non ne tiene va da Don Antonio, questa è la regola. Quando gli si presenta disperato Rafiluccio Santaniello, il figlio del fornaio, deciso a uccidere il padre, Don Antonio, riconosce nel giovane lo stesso sentimento di vendetta che da ragazzo lo aveva ossessionato e poi cambiato per sempre. Il Sindaco decide di intervenire per riconciliare padre e figlio e salvarli entrambi.

Con Il Sindaco del rione Sanità Mario Martone partecipa per la seconda volta di seguito in concorso ufficiale alla 76. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Dopo aver messo in scena a teatro, nel 2017, il capolavoro di Eduardo De Filippo dirigendo Francesco Di Leva nei panni del Sindaco e gli attori della Compagnia del Nest di Napoli, Martone ne realizza l’adattamento cinematografico, dando vita a un film di forte attualità e capace di raccontare l’eterna lotta tra il bene e il male.

Nel cast Francesco Di Leva, Massimiliano Gallo, Roberto De Francesco, Adriano Pantaleo, Daniela Ioia, Giuseppe Gaudino, Gennaro Di Colandrea, Lucienne Perreca, Salvatore Presutto, Viviana Cangiano, Domenico Esposito, Ralph P, Armando De Giulio, Daniele Baselice, Morena Di Leva, con l’amichevole partecipazione di Ernesto Mahieux.

Il Sindaco del rione Sanità è una produzione INDIGO FILM con RAI CINEMA e MALÌA in collaborazione con ELLEDIEFFE SRL – TEATRO STABILE DI TORINO – NEST, con il contributo della GIUNTA REGIONALE DELLA CAMPANIA L.R.28/2018, con la collaborazione della FILM COMMISSION REGIONE CAMPANIA e con il patrocinio del COMUNE DI NAPOLI.

Sarà distribuito in esclusiva nelle sale italiane come evento speciale da Nexo Digital solo il 30 settembre, 1 e 2 ottobre (elenco cinema a breve su www.nexodigital.it). A seguire, debutterà il “Sindaco del Rione Sanità in tour” che proporrà il film in programmazione all’interno di alcune sale selezionate in tutta Italia.

Il sindaco del rione Sanità: dal cast alla storia vera, le curiosità su film di Mario Martone

Affermatosi come uno dei grandi nomi del teatro italiano, il regista Mario Martone ha in diverse occasioni compiuto anche il passaggio dietro la macchina da presa, realizzando alcuni tra i film più apprezzati e premiati del panorama cinematografico italiano. Tra i più recenti si annoverano Il giovane favoloso e Capri-Revolution, mentre del 2019 è il suo Il sindaco del rione Sanità (qui la recensione) da lui scritto e diretto e basato sull’omonimo testo teatrale, che Martone aveva già portato sul palcoscenico nel 2018.

Il film è dunque la trasposizione cinematografica della commedia in tre atti scritta dal grande Eduardo De Filippo nel 1960. Presentato in concorso alla 76ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il lungometraggio si è affermato come uno dei maggiori titoli italiani del suo anno, all’interno del quale veniva riadatta in chiave contemporanea una storia in realtà da sempre attuale. Per realizzare il film, Martone si è avvalso di splendide location come Massa di Somma, il più piccolo dei Comuni del Parco Nazionale del Vesuvio.

Dopo essere stato accolto con grande successo al Lido, Il sindaco del rione Sanità è poi in seguito arrivato in sala per soli tre giorni come evento speciale. Grazie al successo di pubblico ottenuto, però, la sua permanenza si è prolungata ben oltre, confermando il fascino esercitato dal film. Prima di intraprendere una visione del titolo, sarà certamente utile approfondire ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast. Proseguendo qui nella lettura sarà possibile scoprire tutto ciò, come anche le piattaforme dove è possibile ritrovare il film in streaming per una comoda visione casalinga.

Il sindaco del rione Sanità cast

La trama di Il sindaco del rione Sanità

Ambientato nei pressi di Napoli, nella campagna vesuviana, il film ha per protagonista Antonio Barracano, una figura temuta e rispettata proveniente dal rione Sanità. Qui egli è noto come “il Sindaco”, e si occupa di dirimere le liti e amministrare la giustizia secondo i propri criteri, talvolta ricorrendo a metodi anche particolarmente brutali. In tali attività egli è aiutato anche dal suo braccio destro, noto come “il Dottore“. Nel corso delle sue giornate, sono molte le persone che si recano presso di lui, che assume il ruolo di giudice di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Un giorno, però, si presenta al suo cospetto un giovane di nome Rafiluccio Santaniello.

Questi rivela a Barracano la sua volontà di uccidere suo padre Arturo, ricco panettiere napoletano. L’uomo è colpevole di aver diseredato e cacciato di casa il figlio in seguito alla morte della madre. Rafiluccio chiede dunque il benestare del Sindaco per tale criminosa azione, ma Barracano vuole prima andare a fondo a quella storia. Egli rivede infatti nel giovane lo stesso sentimento di vendetta che da ragazzo lo aveva ossessionato e cambiato per sempre. Spinto dal desiderio di salvare l’animo del ragazzo, egli tenta di farlo riappacificare con il genitore. Andando a fondo a quella triste vicenda, però, emergeranno segreti inconfessabili del passato.

Il cast del film

Per dar volto ai personaggi principali della storia, Martone ha ricercato interpreti particolarmente carismatici, che potessero apportare ulteriore fascino al racconto. A interpretare Antonio Barracano è l’attore Francesco Di Leva, già popolare per il film Una vita tranquilla. Egli ha poi raccontato di essersi trovato davanti ad una grande sfida nell’interpretare Antionio Barracano, protagonista del film. In quanto attore, un ruolo del genere fu per lui un’occasione magnifica, ma come uomo lo ha disprezzato fortemente. Per lui è stato dunque complesso non giudicare il personaggio, ma limitarsi a dargli vita in modo oggettivo. Per la sua interpretazione, Di Leva è poi stato candidato come miglior attore ai principali premi del cinema italiano, tra cui il David di Donatello.

Accanto a lui, nel film, si ritrovano attori più o meno noti ma tutti in grado di rendere memorabili i rispettivi personaggi. Ad interpretare Il Dottore, braccio destro di Barracano, vi è Roberto De Francesco, visto in numerose opere tra cinema e televisione e che aveva già lavorato con Martone in precedenti film di questi. Massimiliano Gallo, il quale vanta anch’egli una lunga carriera al cinema, è invece presente nei panni di Arturo Santaniello, il ricco panettiere odiato dal figlio. Ad interpretare Rafiluccio Santaniello è Salvatore Presutto, qui al suo primo ruolo cinematografico dopo essere comparso in un episodio della serie Gomorra. Sono poi presenti gli attori Adriano Pantaleo nei panni di Catiello, e Gennaro Di Colandrea in quelli di Pascale ‘o Nasone.

Il sindaco del rione Sanità storia vera

La storia vera dietro il film

Come racconta lo stesso Eduardo, il personaggio centrale del dramma è stato da lui ripreso dalla vita reale: “Si chiamava Campoluongo. Era un pezzo d’uomo bruno. Teneva il quartiere in ordine. Venivano da lui a chiedere pareri su come si dovevano comporre vertenze nel rione Sanità. E lui andava. Una volta ebbe una lite con Martino ‘u Camparo, e questo gli mangiò il naso. Questi Campoluongo non facevano la camorra, vivevano del loro mestiere, erano mobilieri. Veniva sempre a tutte le prime in camerino. “Disturbo?” chiedeva. Si metteva seduto, sempre con la mano sul bastone. “Volete ‘na tazza ‘e cafè?”. Lui rispondeva “Volentieri”. Poi se ne andava“. (tratto da M.Giammusso, Vita di Eduardo, Mondadori, Milano 1993).

Il trailer di Il sindaco del rione Sanità e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile vedere o rivedere tale film grazie alla sua presenza su una delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete.Il sindaco del rione Sanità è infatti disponibile nel catalogo di Rai Play. Per vederlo, basterà semplicemente iscriversi, in modo del tutto gratuito alla piattaforma. Si avrà così modo di guardare il titolo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film sarà inoltre trasmesso in televisione il giorno sabato 7 settembre alle ore 21:10 sul canale Rai Movie.

Fonte: IMDb

Il Sindaco del rione Sanità prosegue la sua programmazione

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Il Sindaco del rione Sanità prosegue la sua programmazione

Dopo la calorosa accoglienza di pubblico e critica in 300 sale italiane nei 3 giorni di uscita evento dedicata al film, da domani Il Sindaco del rione Sanità di Mario Martone prosegue la sua programmazione in molte città italiane (elenco completo su www.nexodigital.it).

Raccogliendo 30.000 spettatori in tre giorni e posizionandosi anche ieri terzo sul podio del box office, Il Sindaco del rione Sanità, tratto dal capolavoro di Eduardo De Filippo con Francesco Di Leva nel ruolo del protagonista, ha entusiasmato le platee italiane e dato vita a un appuntamento cinematografico capace di unire generazioni diverse di fronte a un film di forte attualità capace di raccontare l’eterna lotta tra il bene e il male.

Continua anche il tour di Mario Martone per presentare il film in sala e incontrare il pubblico. Domani, 4 ottobre, alle 20.30 sarà al cinema Farnese di Roma insieme a Massimiliano Gallo per ritirare il Premio Francesco Pasinetti 2019 (Miglior film, Miglior attore protagonista per Francesco Di Leva e Miglior attore non protagonista per Massimiliano Gallo), riconoscimenti assegnati a Venezia durante la 76ª Mostra del Cinema di Venezia dal Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani (SNGCI).

Sabato 5 ottobre alle 20.30 il regista saluterà a Pisa il pubblico del cinema Arsenale e lunedì 7 sarà la volta di Castelfiorentino, il mattino con le scuole e la sera con il pubblico.

Il Sindaco del Rione Sanità, recensione del film di Mario Martone #Venezia76

Dopo aver messo in scena a teatro, nel 2017, il capolavoro di Eduardo De Filippo dirigendo Francesco Di Leva nei panni del Sindaco e gli attori della Compagnia del Nest di Napoli, Martone ne ha realizzato l’adattamento cinematografico, presentato in concorso ufficiale alla 76. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Nel cast Francesco Di Leva, Massimiliano Gallo, Roberto De Francesco, Adriano Pantaleo, Daniela Ioia, Giuseppe Gaudino, Gennaro Di Colandrea, Lucienne Perreca, Salvatore Presutto, Viviana Cangiano, Domenico Esposito, Ralph P, Armando De Giulio, Daniele Baselice, Morena Di Leva, con l’amichevole partecipazione di Ernesto Mahieux.

Il Sindaco del rione Sanità è una produzione INDIGO FILM con RAI CINEMA e MALÌA in collaborazione con ELLEDIEFFE SRL – TEATRO STABILE DI TORINO – NEST, con il contributo della GIUNTA REGIONALE DELLA CAMPANIA L.R.28/2018, con la collaborazione della FILM COMMISSION REGIONE CAMPANIA e con il patrocinio del COMUNE DI NAPOLI.

Il Simpatizzante: teaser della serie HBO thriller con Robert Downey Jr.

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HBO e SKY hanno diffuso il teaser trailer di Il simpatizzante, un thriller di spionaggio con note ironiche e una forte connotazione interculturale. Una storia tratta dall’omonimo libro vincitore del premio Pulitzer scritto da Viet Thanh Nguyen. Il Simpatizzante è la nuova miniserie targata HBO e Sky Exclusive, in arrivo prossimamente in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW.

Un cast d’eccezione a partire dalla vincitrice del premio Emmy  Sandra Oh (Grey’s Anatomy, Killing Eve) e il premio Oscar Robert Downey Jr. (Iron Man, The Avengers, Sherlock Holmes) che interpreta diversi ruoli nella serie. Con loro Hoa Xuande (L’ultimo boss di Kings Cross), Fred Nguyen Khan (Madre!), Toan Le (Bigfoot), Phanxine, Vy Le, Ky Duyen, Kieu Chinh, Duy Nguyen e Alan Trong. 

Park Chan-wook è co-showrunner, produttore esecutivo, sceneggiatore e regista (episodi 1-3); Don McKellar è co-showrunner, produttore esecutivo e sceneggiatore; Robert Downey Jr. è produttore esecutivo e interprete, Susan Downey è produttrice esecutiva insieme ad Amanda Burrell per Team Downey,  Niv Fichman per Rhombus Media, Kim Ly, Ron Schmidt, Viet Thanh Nguyen (anche autore del libro), Jisun Back per Moho Film.

Alla regia Fernando Meirelles (episodio 4), Marc Munden (episodi 5-7). Mark Richard, Naomi Iizuka, Maegan Houang, Anchuli Felicia King, Tea Ho sono sceneggiatori della serie.

Il Simpatizzante è una coproduzione tra HBO, A24 e Rhombus Media, prodotta in associazione con Moho Film e Cinetic Media.

La trama di Il Simpatizzante

Basato sull’omonimo romanzo di Viet Thanh Nguyen, vincitore del Premio Pulitzer, IL SIMPATIZZANTE è un thriller di spionaggio e una satira interculturale sulle lotte di una spia comunista metà francese e metà vietnamita durante gli ultimi giorni della guerra del Vietnam e della sua nuova vita da rifugiato a Los Angeles, dove scopre che i suoi giorni da spia non sono finiti.

Il silenzio degli innocenti: la storia vera di Buffalo Bill e la sua reale fonte d’ispirazione

Il silenzio degli innocenti può immediatamente ricordare ad alcuni il malvagio Hannibal Lecter (Anthony Hopkins), ma i momenti più inquietanti del film vedono protagonista il serial killer Jame Gumb. Interpretato da Ted Levine, il personaggio immaginario è stato introdotto nell’omonimo romanzo di Thomas Harris del 1988, e la sua rappresentazione sul grande schermo ha a lungo fatto chiedere al pubblico se “Buffalo Bill” fosse davvero una persona reale. La verità: è una terrificante fusione di vari serial killer americani.

Il silenzio degli innocenti ruota attorno alla bizzarra ma affascinante relazione tra Hannibal Lecter e la tirocinante dell’FBI Clarice Starling (Jodie Foster). L’incidente scatenante del film deriva dalla volontà dell’investigatrice di mettere da parte le sue paure in favore della verità, che impressiona Lecter e lo porta a fornire preziose indicazioni. Il film di Jonathan Demme enfatizza l’inevitabile rivelazione di Buffalo Bill, che aumenta immediatamente la suspense intrinseca e allo stesso tempo tocca i fattori psicologici che hanno reso così popolari le produzioni sui crimini reali, sia allora che oggi. In Il silenzio degli innocenti, il pubblico scopre i metodi di adescamento di Buffalo Bill e scopre anche che egli affama e scuoia le sue vittime. Le immagini collettive sono scioccanti, ma è la psicologia del personaggio che rende Buffalo Bill così profondamente inquietante.

Cosa vuole veramente Buffalo Bill e perché? Il silenzio degli innocenti risponde effettivamente a queste domande, poiché il personaggio desidera fondamentalmente trasformarsi in una donna. Il conflitto da superare, tuttavia, è rappresentato dalle difficoltà incontrate nel perseguire una procedura di riassegnazione di genere. A causa di problemi di salute mentale, Buffalo Bill non riesce a ottenere l’assistenza medica adeguata che desidera. Per inciso, uccide le donne come meccanismo di difesa, al fine di indossare letteralmente la pelle delle sue vittime femminili.

Per motivi drammatici, il personaggio è stato ispirato da una serie di serial killer. L’influenza più evidente è quella di Ted Bundy, che, come Buffalo Bill, attirava le sue vittime femminili nel suo veicolo. Bundy è stato giustiziato all’età di 42 anni nel gennaio 1989, pochi mesi prima dell’inizio della produzione de Il silenzio degli innocenti, e rimane una figura rilevante della cultura popolare a distanza di decenni, grazie all’ascesa dei documentari sui crimini reali.

Ulteriori ispirazioni per il personaggio di Buffalo Bill sono stati i serial killer Ed Gein e Jerry Brudos. Il primo è famoso nella cultura popolare per aver realizzato abiti con la pelle delle sue vittime, mentre il secondo è noto per aver indossato i vestiti delle sue vittime femminili. Entrambi gli uomini condividono tratti della personalità con Buffalo Bill. Alcuni dettagli storici aggiuntivi: Gein ha ucciso negli anni ’50, Brudos negli anni ’60 e Bundy ha iniziato la sua serie di omicidi negli anni ’70. Anche serial killer come Edmund Kemper (interpretato da Cameron Britton in Mindhunter) e Gary Ridgway (“The Green River Killer”) sono stati collegati a Buffalo Bill, principalmente a causa dei traumi emotivi derivanti dalle esperienze infantili, che hanno influenzato la loro visione del mondo.

I metodi di tortura di Buffalo Bill sono simili a quelli di Gary Heidnik, originario di Filadelfia, che negli anni ’80 attirava le donne nella sua residenza e le teneva prigioniere in una buca. In Il silenzio degli innocenti, Buffalo Bill rapisce Catherine Martin, figlia di un senatore degli Stati Uniti, e la tiene prigioniera in una buca nella sua casa.

Ma mentre Heidnik voleva controllare psicologicamente le sue vittime, Buffalo Bill fa un passo in più terrorizzandole e poi indossando fisicamente la loro pelle. Il silenzio degli innocenti non necessariamente glorifica Buffalo Bill come personaggio con grandi “momenti cinematografici”, ma piuttosto cattura vari tratti della personalità di assassini reali che hanno lottato per capire il loro posto nel mondo e successivamente hanno prestato poca attenzione ai complessi fattori psicologici che hanno influenzato il loro comportamento.

Approfondimenti sul mondo di Hannibal Lecter:

Il silenzio degli innocenti: la spiegazione delle falene di Buffalo Bill

La falena teschio è un simbolo famoso del film Il silenzio degli innocenti, ma l’insetto preferito da Buffalo Bill è molto più di una semplice coincidenza. Questo cupo thriller psicologico del 1991 segue le vicende dell’agente dell’FBI Clarice Starling (Jodie Foster) mentre dà la caccia a Buffalo Bill (Ted Levine), un serial killer che uccide e scuoia le donne. Poiché la serie di omicidi di Bill ha lasciato perplessi anche agenti dell’FBI e profiler esperti, Clarice chiede aiuto al cannibale e assassino Hannibal Lecter (Anthony Hopkins) per comprendere la psiche di Bill e poterlo catturare. Nonostante la presenza piuttosto opprimente di Hannibal nel corso del film, il personaggio appare sullo schermo solo per circa sedici minuti.

Uno dei modus operandi di Buffalo Bill in Il silenzio degli innocenti è quello di lasciare uno strano graffetta nella gola delle sue vittime: una falena teschio. Questo viene scoperto per la prima volta durante una scena di autopsia inquietante, e il simbolismo dietro la falena diventa una parte fondamentale per comprendere le motivazioni di Bill. Come lo stesso Lecter rivela in seguito a Clarice, il significato della falena è il cambiamento. “Da bruco a crisalide, o pupa, e da lì alla bellezza.” Lecter si riferisce al processo di metamorfosi, e questo concetto è presente anche nel percorso di Clarice.

Naturalmente, in relazione a questo, c’è la rappresentazione problematica dell’apparente disforia di genere di Bill e di come la affronta. In Il silenzio degli innocenti, Bill desidera cambiare sesso e assumere un’identità di genere che corrisponda al suo vero io interiore. Purtroppo, sebbene il simbolismo della metamorfosi abbia un senso logico, ridurre un personaggio tridimensionale a uno stereotipo dannoso non solo è ingiusto, ma si è anche rivelato doloroso per la comunità trans. In un’epoca in cui le persone LGBTQ+ non erano molto rappresentate, dipingere un uomo che desidera cambiare sesso come un brutale assassino che invidia con odio le donne e ne colleziona le pelli era dolorosamente dannoso. La scarsa attenzione riservata dal film al tema trans e la complessa eredità di Buffalo Bill sono affrontate nella serie sequel della CBS Clarice, recentemente trasmessa in anteprima.

Il simbolismo della falena si estende anche alla storia di Clarice, con Il silenzio degli innocenti che si apre con lei ancora in addestramento all’accademia dell’FBI, prima che subisca la sua trasformazione e venga battezzata in un mondo di oscurità. Mentre Clarice inizia la narrazione come un’agente inesperta che ha bisogno di aiuto per comprendere la psicologia degli assassini, il film si conclude con lei e Lecter che sono le due persone che comprendono meglio Bill. Ogni parvenza di innocenza è stata erosa e, sotto la guida di Lecter, lei è cresciuta sia a livello personale che professionale.

C’è anche un simbolismo evidente dietro la falena testa di morto stessa, al di là della metamorfosi. La falena deriva il suo nome inquietante dal fatto che ha un disegno che ricorda un teschio umano sulla parte superiore del corpo. Anche dopo aver finito con le sue vittime, Bill lascia un simbolo di morte dentro di loro; molto probabilmente lasciato nelle loro gole perché queste falene possono squittire, deridendo così le urla spaventate delle anime sfortunate. Proprio come Buffalo Bill e Il silenzio degli innocenti nel suo insieme, il tema della falena è stratificato in un sottotesto inquietante.

Il silenzio degli innocenti: la spiegazione del finale e del suo significato

Il silenzio degli innocenti è famoso per la sua protagonista grintosa, il suo spietato antagonista e il loro finale agghiacciante. Il film del 1991 di Jonathan Demme segue Clarice Starling, una tirocinante dell’FBI che lavora con il famigerato cannibale Dr. Hannibal Lecter per cercare di fermare il serial killer Buffalo Bill. Hannibal è ispirato a killer reali, anche se molti spesso dimenticano che non è il cattivo principale del film. Il killer, Buffalo Bill, dà la caccia alle donne per confezionarsi un abito di pelle. Anche se Clarice e Hannibal sono una coppia improbabile, in fondo si rispettano a vicenda, anche quando Hannibal non è più al sicuro dietro le sbarre alla fine del film.

Questo thriller sconvolgente ha guadagnato notorietà per le sue interpretazioni e i suoi personaggi avvincenti. Il silenzio degli innocenti ha vinto diversi premi Oscar l’anno della sua uscita, tra cui quello per il miglior attore protagonista ad Anthony Perkins, quello per la miglior attrice protagonista a Jodie Foster e quello per il miglior film. Da allora, Il silenzio degli innocenti è stato citato e referenziato molte volte in altri media. Nonostante la sua popolarità e influenza, il finale de Il silenzio degli innocenti lascia il pubblico con alcune domande sul destino dei personaggi.

Cosa succede nel finale de Il silenzio degli innocenti

Jodie Foster e Anthony Hopkins in Il silenzio degli innocenti (1991)
© © 1991 Twentieth Century Fox

Nell’ultimo atto de Il silenzio degli innocenti, l’FBI crede di aver localizzato Buffalo Bill a Chicago e si precipita a catturarlo. Ordina a Clarice di rimanere in Ohio, dove lei continua a interrogare le persone collegate alla prima vittima. Questo compito la porta a casa di Buffalo Bill, dove lui la invita a entrare e le fa alcune domande sul caso. Quando Clarice si rende conto di dove si trova, ha inizio un inseguimento, con Buffalo Bill che la conduce nel suo laboratorio nel seminterrato. Dopo che le luci si spengono, Buffalo Bill indossa occhiali per la visione notturna e segue Clarice, ma il rumore della sua pistola che si arma tradisce la sua posizione, portando Clarice a sparargli e ucciderlo.

Hannibal è passato a un altro bersaglio familiare, e l’ultima scena del film lo vede mentre insegue la sua nuova vittima, ancora una volta un uomo libero.

Dopo aver fermato Buffalo Bill, Clarice si diploma all’accademia, ottenendo il titolo di agente speciale. Il suo superiore, Crawford, le stringe la mano, suggerendole che la assumerà per lavorare nell’unità di scienze comportamentali, che lei definisce il lavoro dei suoi sogni. Inoltre, durante la cerimonia, Hannibal chiama Clarice per controllare come sta dopo la sua fuga all’inizio del film. La sua telefonata dimostra che lui sa esattamente dove lei si trova e cosa sta facendo, ma assicura a Clarice che non la cercherà. Hannibal è passato a un altro bersaglio familiare, e l’ultima scena del film lo mostra mentre pedina la sua nuova vittima, il dottor Chilton, ancora una volta un uomo libero.

Cosa significa “Il silenzio degli innocenti”?

È un riferimento al silenzio degli agnelli letterali dell’infanzia di Clarice

Il titolo “Silenzio Degli Agnelli si riferisce agli agnelli dell’infanzia di Clarice, il cui belato la perseguita ancora da adulta. Sono un simbolo del desiderio di Clarice di fermare la sofferenza degli altri, proprio come ha cercato di aiutare gli agnelli che venivano macellati nella fattoria della sua famiglia. In una confessione avventata a Hannibal, Clarice ammette di aver cercato di scappare per salvare uno degli agnelli, ma di essere stata fermata e l’agnello ucciso. Far tacere gli agnelli significherebbe che Clarice smetterebbe di provare compassione per gli altri e sarebbe in grado di prendere decisioni per sé stessa.

Gli agnelli sono una metafora delle vittime innocenti che Clarice incontra nel caso. Sono creature indifese che si sono smarrite e ora sono in pericolo, bisognose dell’aiuto di Clarice. È chiaro che lei farebbe qualsiasi cosa per aiutare a salvare queste vittime, anche se ciò significasse mettersi in pericolo. Ad esempio, lei insegue Buffalo Bill nella sua casa e cerca immediatamente di aiutare e proteggere Catherine prima ancora di pensare a chiamare i rinforzi e cercare aiuto per sé stessa. Sebbene questo sia un tratto ammirevole, l’empatia e la scelta professionale di Clarice significano che probabilmente non sarà mai in grado di mettere a tacere le grida di nessun agnello metaforico nella sua vita.

Cosa simboleggia la falena?

Anthony Hopkins in Il silenzio degli innocenti (1991)
© © 1991 Twentieth Century Fox

La falena significa trasformazione

Culturalmente, le falene hanno molti significati, come la distruzione invisibile e la ricerca della luce. Sebbene entrambe queste interpretazioni siano possibili per l’inclusione delle falene in Il silenzio degli innocenti, esse rappresentano più chiaramente il cambiamento e la crescita. Questo simbolismo è evidente nell’ossessione di Buffalo Bill per loro, in particolare per la falena testa di morto, poiché anche lui cerca di subire una trasformazione. Proprio come una crisalide si evolve in un insetto più bello, Buffalo Bill spera chiaramente di sentirsi più a suo agio dopo aver completato la sua tuta di pelle femminile. Lascia i bozzoli nella gola delle vittime per rappresentare il viaggio che sente di intraprendere.

L’immagine della falena della morte è raffigurata sul poster del film, diventando sinonimo del film stesso.

La specificità della falena aiuta l’FBI a identificare Buffalo Bill dopo aver collegato un ordine di falene teschio al suo vero nome, Jame Gumb. Il nome della falena deriva dal motivo sul suo dorso, che ricorda un teschio umano. Essa rappresenta letteralmente la morte, e Buffalo Bill lascia le sue vittime con quel simbolo, anche dopo che sono morte. Anche i suoi metodi di violenza derivano dalla falena, tagliando modelli di cucito dalla schiena di una vittima in una forma a diamante che ricorda le ali.

Come ha fatto Clarice a trovare il vero Buffalo Bill?

Ha seguito gli indizi di Hannibal per arrivare al killer

Seguendo gli indizi di Hannibal su dove Buffalo Bill potrebbe aver trovato la sua prima vittima, Frederica, Clarice va a Belvedere, Ohio, per parlare con le persone che la conoscevano. L’amica di Frederica dice che erano solite cucire con la signora Lippman e dà a Clarice l’indirizzo. Senza saperlo, questo è ora l’indirizzo di Buffalo Bill, e la rivelazione è un capolavoro di montaggio ricco di suspense, che rispecchia il resto dell’arrivo dell’FBI a Chicago. Clarice entra nella casa di Buffalo Bill senza rendersi conto di dove si trova, ma quando vede una falena e altri oggetti sospetti, gli punta subito la pistola contro.

Come la maggior parte delle rivelazioni nel film, Clarice è guidata lì dalla guida di Hannibal. Chiaramente, Hannibal sapeva che Buffalo Bill era a Belvedere, motivo per cui ha dato a Clarice indizi che suggerivano che avrebbe potuto cercare lì. Altrettanto intenzionalmente, fornisce indizi fuorvianti all’FBI, sapendo che questo li rallenterà. Sapeva dove stava mandando entrambe le parti nell’atto finale. Si può sostenere che Hannibal lo abbia fatto per far risaltare Clarice come agente, aiutandola a ottenere una promozione, ma potrebbe anche essere che lei fosse l’unica a cui teneva abbastanza da aiutarla.

Perché Hannibal ama così tanto Clarice e perché promette di risparmiarla?

Rispetta la sua intelligenza e il suo tatto

Hannibal apprezza chiaramente Clarice come rivale intellettuale. Sebbene Hannibal sappia di essere un intellettuale, confida anche nel fatto che Clarice sarà in grado di risolvere gli enigmi che le propone, aiutandola a condurla a Buffalo Bill. Vede che è giovane e ancora in fase di formazione, quindi non la considera una minaccia alla sua sicurezza; al contrario, la vede come una nuova persona divertente con cui confrontarsi. Le numerose citazioni di Hannibal le offrono solo piccoli indizi per assicurarsi che lei torni da lui una volta risolti, in cerca della sua compagnia.

Alcuni spettatori ipotizzano anche che lui la apprezzi di più dopo aver sentito parlare della sua bontà e delle sue intenzioni pure. Apprezza la sua vulnerabilità e il suo coraggio, soprattutto in contrasto con i medici della struttura che lo trattano come un animale. Lei rivela anche che la sua motivazione è sempre quella di aiutare gli innocenti, cosa che Hannibal sembra rispettare a modo suo. È chiaro che ha dei principi morali e dei valori, come quando punisce un altro paziente per essere stato scortese con Clarice, dicendo: “La scortesia è per me indicibilmente brutta”.

La loro amabilità è esemplificata al meglio dalla telefonata di Hannibal a Clarice alla fine del film. Non l’avrebbe fatto se non la rispettasse almeno un po’. Promette anche che non la cercherà, ma entrambi sanno che alla fine lei potrebbe cercarlo di nuovo, cercando di rimetterlo in prigione. Questo legame lo eccita, così la chiama per darle qualche indizio sui suoi piani, stuzzicandola con la sua onnipresenza nella sua vita. Vede il potenziale ritorno di Clarice nella sua vita come una sfida che non vede l’ora di affrontare, dicendole: “Il mondo è più interessante con te”.

Chi incontra Hannibal nell’ultima scena e dove si trova?

Lui accenna al fatto che ucciderà il dottor Chilton

Quando Hannibal chiama Clarice, le dice di non cercare di rintracciare la chiamata perché non resterà in linea a lungo. Con fare schivo, le dice che ha un vecchio amico a cena. Anche se si tratta di un’espressione comune, è chiaro che Hannibal la intende in senso letterale. Dato che non dice a Clarice dove si trova, lei non ha modo di sapere cosa sta facendo o chi sarà la sua prossima vittima. Tuttavia, al pubblico viene rivelato che Hannibal sta guardando avidamente il dottor Chilton del Baltimore State Hospital for the Criminally Insane mentre scende da un piccolo aereo.

La destinazione finale di Hannibal non viene mai rivelata. Sebbene alcuni ipotizzino che si tratti di Firenze, dato che Hannibal e Clarice ne hanno discusso, l’ambientazione non assomiglia molto a una città italiana. La scena è stata girata all’aeroporto di Bimini, nelle Bahamas, che sembra più probabile di Firenze. Non è chiaro come Hannibal sapesse che Chilton sarebbe stato alle Bahamas e come lui stesso sia arrivato lì.

Il vero significato del finale de Il silenzio degli innocenti

La lotta di Clarice con Hannibal non è finita

Il silenzio degli innocenti si concentra sulla lotta di Clarice contro il male. Anche se è riuscita a trovare e uccidere Buffalo Bill, salvando Catherine Martin, il suo lavoro non è finito. L’ultima telefonata di Hannibal le ricorda che lui è ancora là fuori ad uccidere persone. Sebbene lui prometta di non ucciderla, entrambi sanno che le loro strade probabilmente si incroceranno di nuovo quando lei dovrà rintracciarlo. La loro telefonata è breve, ma scuote chiaramente Clarice, mentre Hannibal sembra impassibile. Anche l’ultima scena de Il silenzio degli innocenti ha lo scopo di mettere a disagio il pubblico, sapendo che Hannibal è libero, e ricordando agli spettatori la lotta continua e senza fine contro il male.

Approfondimenti sul mondo di Hannibal Lecter:

Il Silenzio degli Innocenti: in vendita la casa di Buffalo Bill

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Il Silenzio degli Innocenti: in vendita la casa di Buffalo Bill

La proprietà che fungeva da residenza di Buffalo Bill ne Il Silenzio degli Innocenti è ufficialmente in vendita. Oltre ad essere stato uno dei film di maggior incasso del 1991, il celeberrimo thriller del compianto Jonathan Demme è universalmente riconosciuto come uno dei più grandi film mai realizzati.

È stato il terzo film a vincere tutti i “Big Five” in occasione degli Oscar, e ad oggi è l’unica pellicola dalle venature horror ad aver vinto l’ambita statuetta come miglior film. Inoltre, l’iconico psichiatra/serial killer Hannibal Lecter – interpretato nel film da un monumentale Anthony Hopkins – continua ad essere ancora oggi uno dei personaggi più popolari di sempre, a quasi tre decenni dall’uscita del film al cinema.

Anche se Buffalo Bill non è mai più apparso dopo Il Silenzio degli Innocenti, l’eredità del suo personaggio è altrettanto inquietante quanto quella di Hannibal Lecter. Nel film e nell’omonimo libro di Thomas Harris, Buffalo Bill è un altro serial killer noto per la sua ossessione nei confronti delle donne sovrappeso. Una delle scene più inquietanti del film coinvolge proprio una delle sue vittime, che viene imprigionata in una grande fossa nel seminterrato di casa sua, e in cui viene recitata la memorabile battuta: “Si strofina la lozione sulla pelle.”

Adesso, i fan accaniti del film, hanno la possibilità di fare un’offerta per l’iconica casa degli orrori di Buffalo Bill. Come riportato da Screen Rant, la casa a tre piani in stile vittoriano, situata al numero 8 di Circle Street a Perryopolis (in Pennsylvania), è ora in vendita, giusto in tempo per i festeggiamenti di Halloween. La casa si estende su quasi due acri di terreno lungo il fiume Youghiogheny e dispone di ben quattro camere da letto ed è quotata per $ 298.500.

Un tour virtuale nella vera casa di Buffalo Bill ne Il Silenzio degli Innocenti

Tuttavia, i fan del film potrebbero rimanere delusi nello scoprire che non c’è alcuna fossa gigante nel seminterrato incompiuto della casa, poiché quelle scene sono state girate in uno studio di registrazione. Gli agenti immobiliari dell’agenzia The Sisters Sold It hanno reso disponibile attraverso il loro canale YouTube un vero e proprio tour virtuale alla scoperta delle varie aree della casa presenti anche nel film, tra cui la cucina e la cantina. Potete ammirarlo di seguito:

Il Silenzio degli Innocenti torna al cinema a 35 anni dall’uscita italiana

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A 35 anni dall’uscita, Il silenzio degli innocenti torna sul grande schermo in 4K solo il 13, 14 e 15 aprile grazie al progetto Nexo Studios Back to Cult. Gli spettatori avranno così l’occasione per rivivere sul grande schermo uno dei thriller più iconici e influenti della storia del cinema. L’elenco delle sale sarà a breve disponibile su nexostudios.it. Le prevendite apriranno dal giorno 13 marzo.

Il silenzio degli innocenti (1991), diretto da Jonathan Demme, riporterà nelle sale di tutta Italia la leggendaria sfida psicologica tra Clarice Starling e Hannibal Lecter. Il film, tratto dall’omonimo romanzo di Thomas Harris, è il secondo capitolo cinematografico dedicato alla figura di Hannibal Lecter, dopo Manhunter – Frammenti di un omicidio (1986). Con le interpretazioni memorabili di Jodie Foster e Anthony Hopkins, quest’ultimo capace di lasciare un segno indelebile nella storia del cinema con soli 24 minuti e 52 secondi di apparizione, IL SILENZIO DEGLI INNOCENTI è diventato un punto di riferimento assoluto della cinematografia.

Alla cerimonia degli Oscar®, il film ha conquistato i prestigiosi Big Five: miglior film, miglior regia (Jonathan Demme), miglior sceneggiatura non originale (Ted Tally), miglior attrice protagonista (Jodie Foster) e miglior attore protagonista (Anthony Hopkins). Un risultato eccezionale, raggiunto in precedenza solo da Accadde una notte e Qualcuno volò sul nido del cuculo.

Nel corso degli anni, Il silenzio degli innocenti ha continuato a essere celebrato dalla critica internazionale: inserito dall’American Film Institute tra i 100 migliori film statunitensi di tutti i tempi e classificato da Empire tra i 500 migliori film di sempre, nel 2011 è stato inoltre selezionato per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti, riconoscimento riservato alle opere di rilevanza culturale, storica ed estetica.

La rassegna Nexo Studios Back to Cult è distribuita in esclusiva per l’Italia da Nexo Studios in partnership con MYmovies e con i media partner Radio Deejay e ArteSettima.

Il signore delle mosche: il remake di Luca Guadagnino sarà un film “horror psicologico”

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L’imminente remake de Il Signore delle Mosche che sarà diretto da Luca Guadagnino si baserà fortemente su una rivisitazione “horror psicologico”, a rivelarlo è stata la produttrice Lindsey Anderson Beer. Parlando con Collider, Beer ha anticipato cosa Luca Guadagnino ha in serbo per gli spettatori con il suo prossimo remake de Il Signore delle Mosche., che come l’originale si baserà sul romanzo Lord of the Flies dello scrittore britannico William Golding. Il libro ha come protagonisti un gruppo di ragazzi britannici bloccati su un’isola disabitata e racconta il loro disastroso tentativo di autogovernarsi.

Si appoggia moltissimo all’horror psicologico ed è così ricco di drammaticità, come ci si aspetterebbe da qualcuno come [Guadagnino]“, ha detto Beer. “Ma è spaventoso. Ti dà molto disagio leggerlo, e penso che attinga a una versione più attuale di quella che abbiamo visto prima.

Il signore delle mosche di Guadagnino sarà ‘fresco’ e ‘rinfrescante’

Beer ha continuato: “Penso che alcune persone abbiano provato ad affrontare quella proprietà in un modo che non ha più risonanza oggi, e penso che l’intero approccio sia stato molto fresco e rinfrescante.” Basato sull’iconico romanzo omonimo del 1954 di William Golding, Il signore delle mosche di Luca Guadagnino è stato annunciato a luglio 2019. Le notizie sul progetto sono state poche da allora, anche se è stato annunciato nel 2020 che lo scrittore di A Monster Calls e Chaos Walking Patrick Ness sta scrivendo la sceneggiatura.

Finora Il signore delle mosche ha avuto tre semplici adattamenti cinematografici; tuttavia, la storia ha ispirato numerosi titoli cinematografici e televisivi nel corso degli anni, tra cui Yellowjackets di Showtime e Ladyworld del 2018. Peter Brook ha diretto un film Il signore delle mosche nel 1963, così come Harry Hook nel 1990. Lupita A. Concio, nel frattempo, ha adattato la storia in un film del 1975 intitolato Alkitrang Dugo.

Guadagnino è noto per aver diretto A Bigger Splash del 2015, Chiamami col tuo nome del 2017, il remake di Suspiria del 2018 e Bones and All del 2022 . Il suo ultimo film, Challengers, vede protagonisti Zendaya, Mike FaistJosh O’Connor. L’uscita del film era originariamente prevista per il 15 settembre 2024; tuttavia, è stato ritardato fino all’aprile 2024 a causa dello sciopero degli attori. Sta anche dirigendo un film d’epoca intitolato Queer con Daniel Craig, Drew Starkey, Lesley Manville e Jason Schwartzman.

Il Signore delle Mosche, spiegazione del finale: l’ironia del ritorno alla civiltà

A distanza di anni dalla pubblicazione del capolavoro di William Golding, il caos primordiale dei ragazzi rimasti bloccati su un’isola, dopo un incidente aereo, sbarca finalmente sul piccolo schermo. Il Signore delle Mosche, la serie di 4 episodi diretta da Marc Munden (Il giardino segreto), è disponibile in streaming sulla piattaforma NOW.

La serie si mantiene estremamente fedele alla storia originale, inclusa la conclusione. Proprio nel momento in cui i giovani protagonisti, dispersi sull’isola, cedono completamente alla loro natura più brutale e danno la caccia a Ralph (Winston Sawyers), l’arrivo improvviso di un ufficiale della marina interrompe la spirale di violenza e li porta in salvo. Il senso di questo finale, tuttavia, va ben oltre il semplice lieto fine.

Il signore delle mosche: la trama

Il signore delle mosche

La storia prende avvio con un incidente aereo che lascia un gruppo di ragazzi bloccati su un’isola deserta, senza alcun adulto sopravvissuto. Inizialmente, sotto la guida di Ralph e con il supporto dell’intelligente Piggy (David McKenna), i ragazzi cercano di organizzarsi: accendono un fuoco per segnalare la loro presenza e stabiliscono regole per convivere. Questo fragile equilibrio si incrina rapidamente, quando Jack (Lox Pratt) trascina progressivamente il gruppo verso comportamenti sempre più selvaggi, mettendo in discussione l’ordine costruito da Ralph.

Il punto di svolta arriva con la crescente paura di una misteriosa “bestia” che, secondo i ragazzi, si aggira sull’isola. Simon (Ike Talbut) scopre la verità: la creatura non è altro che il corpo senza vita di un paracadutista rimasto impigliato tra gli alberi. Tuttavia, prima che possa rivelarlo agli altri, viene ucciso brutalmente, scambiato per il mostro. Questo momento rappresenta la rottura definitiva con l’innocenza infantile: da qui in avanti è la violenza a prendere il sopravvento.

Dopo la morte di Simon, la situazione degenera ulteriormente. Roger (Thomas Conner) compie un atto deliberato di omicidio uccidendo Piggy con una roccia. Rimasto solo, Ralph diventa il bersaglio del gruppo guidato da Jack, che lo caccia senza tregua attraverso l’isola.

Per stanarlo, i ragazzi incendiano la foresta, creando un segnale visibile a una nave di passaggio. Un ufficiale della marina approda sull’isola e li trova nel pieno della loro ferocia. Eppure, il suo atteggiamento appare quasi distaccato, come se non cogliesse fino in fondo la gravità delle azioni compiute dai ragazzi.

L’ironia del finale de Il Signore delle Mosche

Nonostante l’ufficiale della marina arrivi proprio mentre i ragazzi stanno per uccidere Ralph, interpreta ciò che vede come un semplice gioco tra bambini. Si comporta come se stessero simulando una guerra, anche quando Ralph cerca di spiegargli che due dei suoi compagni sono stati uccisi e che altri potrebbero essere morti senza che lui ne sia a conoscenza. L’ufficiale si limita a rimproverare Ralph per la sua scarsa capacità di leadership, dato che non sa dire quanti bambini debbano essere salvati. Subito dopo, i ragazzi si precipitano verso la barca, lasciando cadere le armi e tornando apparentemente a comportarsi come bambini.

Il messaggio centrale de Il Signore delle Mosche è che anche le persone più innocenti custodiscono dentro di sé una naturale inclinazione verso il male. Sull’isola si sviluppa un continuo conflitto tra civiltà e istinto selvaggio, ma è proprio la “bestia” interiore a causare la distruzione dell’ordine e dell’innocenza. L’incendio dell’isola rappresenta l’atto finale e irresponsabile: i ragazzi finiscono per distruggere ciò che restava della loro sicurezza pur di portare avanti la violenza. Eppure, in modo paradossale, è proprio questo gesto a permettere il loro salvataggio.

L’ironia si fa ancora più intensa se si guarda al contesto finale. Anche se i ragazzi vengono sottratti alla loro violenza sull’isola, stanno tornando in un mondo adulto segnato da conflitti ancora più devastanti. L’ufficiale liquida le loro azioni come un gioco e li critica per non incarnare i valori della disciplina britannica, mentre lui stesso prende parte a una guerra reale e brutale. I ragazzi abbandonano l’isola, ma non possono davvero lasciarsi alle spalle la brutalità che hanno scoperto dentro di loro.

Il vero significato della morte di Piggy in Il Signore delle Mosche di Netflix

Il signore delle mosche, Piggy

La morte di Piggy nell’ultimo episodio di Il Signore delle Mosche è uno dei momenti più sconvolgenti, tragici e dolorosi della serie. Lui e Ralph si recano nel campo di Jack con la speranza di offrirgli un’ultima occasione per agire correttamente e restituire gli occhiali di Piggy. Ma quello che doveva essere un confronto si trasforma invece nella distruzione totale di ogni forma di legge e ordine.

Piggy incarna la componente più razionale e civile del gruppo. È un ragazzo intelligente e si affida completamente all’idea di democrazia rappresentata dalla conchiglia. Con l’uccisione di Piggy da parte di Roger, ogni residuo di struttura, regola e civiltà viene definitivamente cancellato all’interno della loro piccola società.

Cosa rappresenta ogni personaggio ne Il Signore delle Mosche

Piggy non è l’unico personaggio del romanzo a incarnare un elemento della società o della natura umana. Se lui rappresenta la ragione e il pensiero logico, gli altri ragazzi (Ralph, Simon, Jack, Roger e i gemelli Sam ed Eric) riflettono invece diverse sfaccettature del comportamento umano e dell’organizzazione sociale.

Ralph simboleggia l’ordine e la guida democratica. Simon incarna la bontà innata e una sensibilità quasi spirituale. Jack rappresenta la barbarie e il potere autoritario. Roger, invece, dà forma agli impulsi più oscuri e sadici dell’essere umano, che emergono quando vengono meno i limiti della società. Sam ed Eric, infine, rappresentano la perdita dell’individualità e la tendenza a conformarsi al gruppo.

Con la morte di personaggi come Simon e Piggy, Il Signore delle Mosche evidenzia come ragione e bontà siano le prime qualità a crollare quando la società scivola verso la violenza e il caos. Se Jack e Roger fossero arrivati fino in fondo, anche Ralph sarebbe stato ucciso, ma sopravvive abbastanza a lungo da essere salvato. Questo lascia intendere che ordine e leadership possono resistere, ma resta aperto il dubbio su quanto possano davvero contare davanti a una tale discesa nel disordine.

In cosa la serie de Il Signore delle Mosche è diversa dal libro

Il signore delle mosche, Jack

La versione serie de Il Signore delle Mosche resta complessivamente molto aderente al romanzo di William Golding. Tuttavia, con l’avanzare della serie e l’approfondimento dei singoli personaggi, vengono introdotte nuove sfumature e livelli di complessità. Questo è particolarmente evidente nel caso di Jack. Nel libro del 1954 non mostra vere qualità positive, mentre in questa reinterpretazione viene evidenziato anche il suo dolore interiore e la sua solitudine. È proprio questa sofferenza a spingerlo verso il desiderio di potere e controllo. Detto questo, non si tratta di una giustificazione, soprattutto se si considera che Simon vive una condizione simile di isolamento ma mantiene comunque una bontà innata.

Tra le differenze più significative tra la serie e il romanzo originale c’è il coinvolgimento di Ralph e Piggy nella morte di Simon, oltre alla rappresentazione della morte di Piggy stesso. Nel testo di Golding, Ralph e Piggy vengono travolti dal panico e dalla confusione legata alla “bestia” e partecipano all’aggressione contro Simon, pur provando poi un forte senso di colpa. Inoltre, nel romanzo Piggy muore sul colpo quando viene colpito dalla roccia di Roger, mentre nella serie la sua fine è più lenta ed emotivamente più dolorosa.

Nel complesso, le modifiche introdotte da questa versione non indeboliscono la narrazione, ma la rendono più ricca. I personaggi risultano più complessi e mostrano le molteplici ragioni che possono portare l’essere umano a certi comportamenti, mantenendo comunque intatta la metafora centrale dell’opera. Questo rende l’adattamento ancora più inquietante e difficile da guardare, ma allo stesso tempo estremamente potente e coinvolgente.

Il Signore delle formiche: arriva in prima tv su Sky il film di Gianni Amelio

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Presentato al Festival di Venezia 2022, arriva in prima tv su Sky Il Signore delle formiche, pellicola di Gianni Amelio che ricostruisce il caso Braibanti e il bigottismo dell’Italia degli anni ’60, lunedì 13 febbraio alle 21.15 su Sky Cinema Uno (alle 21.45 anche su Sky Cinema Drama), in streaming su NOW e disponibile on demand, anche in qualità 4K.

Nel cast Luigi Lo Cascio ed Elio Germano, affiancati dal giovane Leonardo Maltese, al suo debutto al cinema, e da Sara Serraiocco e Anna Caterina Antonacci. La sceneggiatura è di Gianni Amelio, Edoardo Petti e Federico Fava

La trama del film Il Signore delle formiche

Alla fine degli anni 60 si celebrò a Roma un processo che fece scalpore. Il drammaturgo e poeta Aldo Braibanti fu condannato a nove anni di reclusione con l’accusa di plagio, cioè di aver sottomesso alla sua volontà, in senso fisico e psicologico, un suo studente e amico da poco maggiorenne. Il ragazzo, per volere della famiglia, venne rinchiuso in un ospedale psichiatrico e sottoposto a una serie di devastanti elettroshock, perché “guarisse” da quell’influsso “diabolico”. Alcuni anni dopo, il reato di plagio venne cancellato dal codice penale. Ma in realtà era servito per mettere sotto accusa i “diversi” di ogni genere, i fuorilegge della norma. Prendendo spunto da fatti realmente accaduti, il film racconta una storia a più voci, dove, accanto all’imputato, prendono corpo i famigliari e gli amici, gli accusatori e i sostenitori, e un’opinione pubblica per lo più distratta o indifferente. Solo un giornalista s’impegna a ricostruire la verità, affrontando sospetti e censure.

Lunedì 13 febbraio in prima tv alle 21.15 su Sky Cinema Uno (alle 21,45 anche su Sky Cinema Drama), in streaming su NOW e disponibile on demand, anche in qualità 4K.

Il Signore delle Formiche, recensione del film di Gianni Amelio

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Il Signore delle Formiche, recensione del film di Gianni Amelio

Anche Gianni Amelio, come Emanuele Crialese e Alejandro G. Inarritu nell’ambito del Concorso di Venezia 79, ricorre alla pseudo-biografia nel suo Il Signore delle Formiche, presentato in anteprima nella Selezione Ufficiale della Mostra, a contendersi il Leone d’Oro. In questo caso, l’elemento biografico è “laterale” e la figura del regista si sovrappone vagamente a quella di Elio Germano, che interpreta un giornalista che segue da vicino il processo per plagio subito dall’intellettuale Aldo Braibanti.

Il Signore delle Formiche, la trama

Alla fine degli anni Sessanta si celebrò a Roma un processo che fece scalpore. Il drammaturgo e poeta Aldo Braibanti fu condannano a nove anni di reclusione con l’accusa di plagio, cioè di aver sottomesso alla sua volontà, in senso fisico e psicologico, un suo studente e amico da poco maggiorenne. Il ragazzo, per volere della famiglia, venne rinchiuso in un ospedale psichiatrico e sottoposto a una serie di devastanti elettroshock, perché ‘guarisse’ da quell’influsso ‘diabolico’. 

Amelio prende spunto dalla storia vera per raccontare un coro a più voci, non solo la figura di Braibanti, interpretato da Luigi Lo Cascio, ma anche parenti, amici, persone che in qualche modo hanno seguito la vicenda da vicino e che ne sono rimasti toccati. 

Una storia vera

Il Signore delle Formiche racconta di queste vite travolte, di questo processo assurdo e mette in luce una storia vera che forse non è conosciuta da moltissimi. Proprio questo aspetto avrebbe potuto spingere il regista ad approfondire meglio l’aspetto del processo, sottolineando di più quanto l’accusa di plagio fosse a tutti gli effetti uno strumento che mirava a punire i “diversi”, che all’epoca non potevano essere considerati esistenti, figurarsi poi chiamarli omosessuali, senza uno strascico di giudizio e disprezzo. 

La classicità del cinema di Amelio, ma anche l’impressione che si sia fuori tempo massimo per raccontare in questo modo storie legate alla persecuzione dell’omosessualità nel nostro Paese, contribuiscono a far percepire Il Signore delle Formiche un film “vecchio”, che sembra non aver senso in questo momento storico in cui la conversazione intorno alle tematiche di genere è varia, vasta e all’ordine del giorno. Soprattutto è arrivata a livelli molto più avanzati rispetto al classicismo proposto del film.

Un racconto lontano dalla contemporaneità

Il cinema spesso si fa narratore di storie vere non troppo conosciute e sicuramente la vicenda di Braibanti merita di essere nota e raccontata, ma forse avrebbe meritato uno spirito più moderno, un occhio che fosse al passo con i tempi e che rendesse attuale il discorso intorno a un pregiudizio che nel Paese Reale esiste ancora in maniera invasiva e capillare.

Tutto ne Il Signore delle Formiche è poco ispirato, dalla messa in scena alla scrittura, fino addirittura alle interpretazioni, lo stesso Lo Cascio che è sempre brillante qui viene fagocitato dalla stanchezza con cui questa storia, potente e importante, viene lasciata andare con fare svogliato e pigro.

Il signore delle formiche, aumentati gli schermi dopo una settimana di programmazione

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Il signore delle formiche attualmente in programmazione in 420 schermi, da oggi sarà presente in 470 cinema italiani ed anche questa è una grandissima notizia per il cinema italiano e per tutta l’industria.

“Dopo essere stato secondo, nel primo weekend di uscita, solo al blockbuster “Minions 2″, il bellissimo film di Gianni Amelio da lunedì è al primo posto del box office italiano”, dichiara Luigi Lonigro, Direttore di 01 Distribution.

“In un mercato che ancora stenta a decollare, gli incassi e le presenze riscontrate per ‘Il signore delle formiche’ dimostrano che finalmente si sta riattivando quella fascia di spettatori che, più di ogni altra, è stata allontanata dalle sale cinematografiche dai timori e dalle prescrizioni sanitarie post pandemiche: quello stesso target di pubblico che sta generando uno straordinario passaparola che trova conferma negli incassi del film, in continua crescita”.

“Il Signore delle Formiche” racconta la storia del drammaturgo e poeta Aldo Braibanti che fu condannato a nove anni di reclusione con l’accusa di plagio, per aver sottomesso alla sua volontà, in senso fisico e psicologico, un suo studente e amico da poco maggiorenne. Il ragazzo, per volere della famiglia, venne rinchiuso in un ospedale psichiatrico e sottoposto a una serie di devastanti elettroshock, perché “guarisse” da quell’influsso “diabolico”. Alcuni anni dopo, il reato di plagio venne cancellato dal codice penale. Ma in realtà era servito per mettere sotto accusa i “diversi” di ogni genere, i fuorilegge della norma. Prendendo spunto da fatti realmente accaduti, il film racconta una storia a più voci, dove, accanto all’imputato, prendono corpo i famigliari e gli amici, gli accusatori e i sostenitori, e un’opinione pubblica per lo più distratta o indifferente. Solo un giornalista s’impegna a ricostruire la verità, affrontando sospetti e censure.

Il signore della morte: trama, cast e curiosità sul film con Jamie Lee Curtis

Il genere horror ha in più occasioni regalato al cinema personaggi entrati da subito nell’immaginario collettivo. Tra questi vi è senza dubbio Michael Myers, l’inarrestabile mostro che dal 1978 spaventa generazioni e generazioni di spettatori. Dopo essere comparso per la prima volta in Halloween di John Carpenter, questi è tornato ad essere protagonista sul grande schermo con il film Il signore della morte, il cui titolo originale è Halloween II. Diretto nel 1981 da Rick Rosenthal, questo è l’unico film della saga ad avvalersi di una sceneggiatura firmata da Carpenter, ideatore del personaggio.

Questo si pone come sequel diretto del precedente capitolo, riprendendo la narrazione proprio lì dove era rimasta. Particolare rilievo assume però da qui l’ossessione del gigantesco assassino nei confronti della povera Laurie Strode. Un rapporto, il loro, che continua a suo modo ancora oggi a generare storie, come visto nel nuovo Halloween uscito nel 2018. Il signore della morte riproduce molti degli elementi stilistici che fecero la fortuna del suo predecessore, ma vi è una maggior presenza di violenza e sangue, che lo rendono molto più vicino al nascente genere splatter.

Pur con un budget di 2,5 milioni di dollari, di molto maggiore rispetto al primo film, Il signore della morte non replicò il successo precedentemente ottenuto, arrivando ad incassarne appena 25,5. Questo doveva inoltre concludere la storia di Michael Myers, ma dato l’insuccesso ancor maggiore del terzo capitolo, il personaggio tornò ad essere il villain principale nel quarto. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e ai suoi sequel. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

Il signore della morte: la trama del film

La vicenda del film si apre nuovamente sulla notte di Halloween del 1978. Il dottor Sam Loomis ha appena sparato a Michael Myers, facendolo precipitare dalla finestra e salvando Laurie Strode da morte certa. Nel momento in cui vanno ad assicurarsi che il mostro sia realmente morto, il suo corpo è già sparito, segno che questi è ancora vivo. La giovane Laurie ha però bisogno di cure mediche, e viene subito condotta in ospedale per essere operata. Loomis, intanto, cerca di convincere le forze dell’ordine che Myers è ancora vivo e in libertà, ma nessuno sembra volergli credere. Ben presto, però, nuovi omicidi si verificheranno in città, e mentre Laurie inizia ad avere visioni rivelatrici sul suo passato, la morte è sempre più vicina.

Il signore della morte cast

Il signore della morte: il cast del film

Per questo sequel gran parte degli attori presenti già nel primo film tornano a ricoprire i rispettivi ruoli. Jamie Lee Curtis è dunque ancora una volta Laurie Strode, l’obiettivo primario di Myers. Nonostante si indicata come protagonista, l’attrice è presente nel film soltanto per un totale di 25 minuti, lasciando così molto più spazio al personaggio del dottor Loomis. Per riprendere il suo ruolo, la Curtis dovette inoltre indossare una parrucca per tutta la durata delle riprese, poiché i suoi veri capelli in quel periodo erano più corti di quando girò il primo film. L’attore Donald Pleasence è nuovamente presente nei panni del dottor Loomis, e data la sua notorietà ha qui ricevuto molto più spazio rispetto al precedente film, divenendo a tutti gli effetti un vero protagonista.

A dare corpo al minaccioso Michael Myers non è invece più l’attore Nick Castle, bensì lo stuntman Dick Warlock. Questi raccontò di essersi preparato al ruolo studiando alcune scene chiave del precedente film, e di aver cercato di riprodurre la malvagità del personaggio con la stessa espressività corporea di Castle. Ad aiutarlo a calarsi nel ruolo, inoltre, gli fu data da utilizzare la stessa maschera del primo Halloween. Nel film è poi presente l’attore Hunter von Leer, nei panni di Gary Hunt, l’uomo che guiderà la caccia a Myers. Charles Cyphers, già visto nel primo film, riprende qui brevemente il ruolo dello sceriffo Leigh Brackett. Lance Guest è invece il volto di Jimmy, autista dell’ambulanza. Egli è portatore nel film di una particolare innocenza, che entra in contrasto con quanto gli capita intorno.

I sequel di Il signore della morte, il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

Con Il signore della morte si concludevano i piani degli autori per Michael Myers. Halloween venne infatti pensata come saga antologica incentrata su storie e personaggi sempre diversi. Fu così che in Halloween III – Il signore della notte, del 1982, il celebre mostro venne sostituito da un controverso scienziato pazzo. Per quanto il film sia oggi considerato un cult, questo mancò di ottenere un significativo successo proprio a causa dell’assenza del villain dei precedenti due film. Si decise allora di abbandonare i piani per una saga antologica e di tornare alle origini. Nel 1988 arrivò così in sala Halloween 4 – Il ritorno di Michael Myers, tornando così a concentrarsi sul silenzioso assassino. Da quel momento, egli sarebbe stato protagonista di ben altri 9 sequel.

Prima di gettarsi su tali sequel, è possibile vedere o rivedere il film del 1981 grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Il signore della morte è infatti disponibile nel catalogo di Google Play e Infinity. Per vederlo, in base alla piattaforma scelta, basterà iscriversi o noleggiare il singolo film. Si avrà così modo di poter fruire di questo per una comoda visione casalinga. È bene notare che in caso di solo noleggio, il titolo sarà a disposizione per un determinato limite temporale, entro cui bisognerà effettuare la visione. Il film sarà inoltre trasmesso in televisione il giorno sabato 8 luglio alle ore 21:15 sul canale Italia 2.

Fonte: IMDb

Il signore della morte: la spiegazione del finale del film

Il signore della morte: la spiegazione del finale del film

Il signore della morte, diretto nel 1981 da Rick Rosenthal, rappresenta il secondo capitolo della celebre saga horror di Halloween e riprende le vicende di Michael Myers esattamente un anno dopo gli eventi del film originale di John Carpenter. Pur mantenendo il legame con il primo film, questo sequel amplia l’orrore introducendo nuove dinamiche tra i personaggi sopravvissuti e approfondendo il mito di Myers, mostrando come la paura e la follia possano perseguitare le vittime ben oltre la notte di Halloween. La continuità con il primo film è evidente, ma Il signore della morte porta con sé una tensione più psicologica e metodica.

Rispetto al capostipite della saga, il film esplora nuovi elementi narrativi e stilistici. La presenza di Laurie Strode (Jamie Lee Curtis) e del dottor Loomis resta centrale, ma si aggiunge una costruzione più articolata della suspense, con inseguimenti più lunghi e sequenze che giocano sulla vulnerabilità dei personaggi all’interno di ambienti quotidiani, come la casa e la scuola. In questo capitolo emergono inoltre dettagli sul passato di Michael Myers e sulla sua natura implacabile, elementi che lo rendono più minaccioso e quasi sovrumano rispetto al film del 1978.

Il film si distingue anche per l’uso innovativo della regia e della fotografia, con piani sequenza e inquadrature che aumentano la tensione senza ricorrere eccessivamente alla violenza esplicita. La colonna sonora riprende il celebre tema di Carpenter, rafforzando il legame con il primo capitolo, mentre le nuove atmosfere più cupe e angoscianti contribuiscono a consolidare il mito di Michael Myers come icona horror. Grazie a questi elementi, Il signore della morte ottiene un notevole successo commerciale e critico, confermando la saga come punto di riferimento nel genere slasher. Nel resto dell’articolo verrà proposta una spiegazione dettagliata del finale, analizzando come il terrore raggiunga la sua conclusione in questo capitolo.

Il signore della morte cast

La trama di Il signore della morte

La vicenda del film si apre nuovamente sulla notte di Halloween del 1978. Il dottor Sam Loomis ha appena sparato a Michael Myers, facendolo precipitare dalla finestra e salvando Laurie Strode da morte certa. Nel momento in cui vanno ad assicurarsi che il mostro sia realmente morto, il suo corpo è già sparito, segno che questi è ancora vivo. La giovane Laurie ha però bisogno di cure mediche, e viene subito condotta in ospedale per essere operata. Loomis, intanto, cerca di convincere le forze dell’ordine che Myers è ancora vivo e in libertà, ma nessuno sembra volergli credere. Ben presto, però, nuovi omicidi si verificheranno in città, e mentre Laurie inizia ad avere visioni rivelatrici sul suo passato, la morte è sempre più vicina.

La spiegazione del finale del film

Il terzo atto de Il signore della morte si concentra sull’assalto finale di Michael Myers all’ospedale di Haddonfield, determinato a uccidere Laurie Strode. Dopo aver tagliato le linee telefoniche e forato le gomme delle auto nel parcheggio, Michael elimina senza pietà infermieri, paramedici e membri dello staff mentre Laurie tenta di sfuggirgli. Jimmy Lloyd e Jill Franco cercano di soccorrerla, ma vengono fermati dagli eventi tragici e dai pericoli che si accumulano. Laurie si nasconde in una macchina, mentre Michael continua la sua caccia inesorabile attraverso i corridoi, evidenziando il senso di vulnerabilità e isolamento dei protagonisti.

Il culmine della tensione vede l’intervento di Loomis, Marion Chambers e del maresciallo Gummell, che arrivano giusto in tempo per affrontare Michael. Loomis spara a Michael facendolo cadere apparentemente morto, ma il killer si rialza immediatamente, mostrando la sua indistruttibilità. Dopo aver eliminato Gummell, Michael ferisce Loomis, mentre Laurie prende in mano il destino della situazione, sparando a entrambi gli occhi di Michael. Utilizzando il gas infiammabile dell’ospedale, Loomis guida Laurie fuori dalla sala operatoria prima di accendere la fiamma, causando un’esplosione che sembra annientare il mostro.

Questo finale sottolinea il tema centrale della saga: Michael Myers come incarnazione del male puro, inarrestabile e quasi sovrannaturale, che si abbatte sulla vita ordinaria senza logica o pietà. La lotta di Laurie rappresenta la resistenza umana, il coraggio e la determinazione contro un nemico apparentemente invincibile. La sopravvivenza della giovane eroina evidenzia la resilienza individuale, mentre il sacrificio di Loomis mette in luce l’impegno morale e la dedizione a proteggere gli innocenti.

Michael Myers in Il signore della morte

Inoltre, il finale porta a compimento la costruzione della mitologia di Michael Myers, rivelando la connessione familiare tra Laurie e il killer e suggerendo un legame quasi predestinato del male all’interno della famiglia Myers. L’escalation di violenza e la sequenza dell’esplosione rafforzano l’idea che il terrore di Michael non può essere completamente eliminato, ma solo temporaneamente contenuto. La violenza ritualistica e la sopravvivenza di Laurie chiudono il cerchio narrativo del capitolo, consolidando i temi di paura, vendetta e resilienza.

Il film lascia come messaggio principale l’ineluttabilità del male e la necessità di coraggio di fronte a esso. Laurie sopravvive grazie alla sua prontezza e alla guida di Loomis, ma rimane traumatizzata, suggerendo che affrontare il male lascia sempre cicatrici profonde. La storia enfatizza anche il sacrificio e l’altruismo, incarnati da Loomis, e sottolinea come la lotta contro la violenza e il male richieda non solo forza fisica, ma anche determinazione morale e astuzia, elementi che rimangono centrali in tutta la saga.

Come Il principe della morte anticipa i sequel

Il finale anticipa eventi dei capitoli successivi, in particolare la persistenza di Michael Myers nonostante sembri distrutto. La sua apparente resurrezione tra le fiamme e la sopravvivenza di Laurie gettano le basi per Halloween III e i seguiti diretti, in cui il male ritorna in modi imprevedibili. La rivelazione del legame familiare tra Laurie e Michael viene ripresa nei capitoli successivi, alimentando la narrativa della vendetta e della maledizione, confermando che la saga continuerà a esplorare la lotta tra l’eroina sopravvissuta e il male inarrestabile incarnato da Myers.

Il Signore del Disordine, la spiegazione del finale: cosa accade a Rebecca?

Le leggende folcloristiche si sono spesso rivelate ottimo materiale per film horror, come dimostrato da film come The Witch, Midsommar – Il villaggio dei dannati, La maledizione del cuculo o La Llorona – Le lacrime del male. Ad essi, nel 2023, si è aggiunto anche il film Il Signore del Disordine, diretto da , esperto di opere dell’orrore già distintosi come film come L’altra faccia del diavolo, The Boy e Orphan: First Kill. Con questo suo nuovo lungometraggio egli è dunque tornato a cimentarsi con atmosfere e situazioni proprie di questo genere.

In particolare, il film fa leva su antiche leggende popolari di spiriti, demoni e dei culti a loro dedicati. Ci troviamo dunque in pieno territorio paranormale, e in particolare al cospetto della figura del Signore del Disordine. Era questo un ruolo affidato ad un contadino o un sottodiano durante il periodo natalizio per presiedere la festa dei folli. Costui era dunque responsabile delle disgregazioni natalizie, che spesso includevano ubriachezza e festa selvaggia. Nel tempo questa figura è andata estinguendosi, ma rimangono le leggende legate alle sue attività.

Il film fa dunque riferimento a tutto ciò per dar vita ad un racconto che fa della sua ambiguità e del costante senso di mistero il suo punto di forza, anche a costo di non risolvere tutti i suoi enigmi. In questo articolo, approfondiamo dunque alcune delle principali curiosità relative a Il Signore del Disordine. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e alla spiegazione del finale. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

Il Signore del Disordine trama

La trama e il cast di Il Signore del Disordine

Il racconto si svolge in un piccolo villaggio della campagna inglese. Qui, Rebecca Holland, sacerdote della chiesa anglicana locale, è molto legata alla sua bambina. Ogni anno in inverno, la comunità si riunisce per celebrare la Festa del Raccolto, una ricorrenza di origine pagana. In molti indossano maschere e costumi della tradizione e tutti tengono in mano una torcia che li accompagna durante la processione nel bosco. Durante i festeggiamenti, però, la figlia di Rebecca scompare misteriosamente.

La polizia e tutti gli abitanti del villaggio si uniscono alle ricerche della bambina di cui non si trova nessuna traccia. Ma quando iniziano a emergere inquietanti prove riguardo a presenze demoniache che vivono nei boschi, le indagini prendono una strada completamente diversa. Con suo grande orrore, Rebecca comincia a scoprire l’oscuro passato del villaggio che nasconde terribili segreti e dovrà decidere quanto è disposta a sacrificare per salvare sua figlia dalle grinfie del male puro.

Ad interpretare Rebecca Holland vi è l’attrice Tuppence Middleton, celebre per la serie Sense8 e vista anche nei film Mank, Edison – L’uomo che illuminò il mondo e Downton Abbey. Nel ruolo di sua figlia Grace vi è l’attrice Evie Templeton, mentre l’amica Bryony è interpretata da Alexa Goodall. Matt Stokoe e Luc Ineson interpretano rispettivamente Henry Holland e Darry Nash. L’attore Ralph Ineson, che interpreterà Galactus nel film The Fantastic Four, interpreta invece Jocelyn Abney.

Il Signore del Disordine cast

La spiegazione del finale del film

La ricerca di Grace prende una piena soprannaturale quando Rebecca chiese agli abitanti del villaggio di pregare per sua figlia e un uomo di Jocelyn Abney afferma di credere che Grace sia stata rapita Gallowgog e che nemmeno il Signore in cui Rebecca crede può salvare Grace da lui. La ragazza sarebbe dunque il prezzo che gli abitanti del villaggio devono pagare allo spirito affinché egli stia lontano dal loro raccolto. Un’anziana signora di nome Miri racconta a quel punto a Rebecca della leggenda folcloristica che riguarda Gallowgog.

Secondo l’anziana donna, si tratta dello “spirito della terra“. Viene a questo punto raccontata la storia di un uomo di nome Tobias Bron, chiamato il Signore del Disordine, che nel 1621 affermò di essere stato contattato da Gallowgog, uno spirito che prometteva meraviglie per il villaggio. Come dono a Gallowgog, Tobias e gli abitanti del villaggio costruirono un granaio nero dove lasciarono offerte per lo spirito. Tuttavia, queste offerte si rivelano essere bambini. Quando la chiesa lo venne a sapere, pose fine a questa oscura usanza bruciando vivi Bron e i suoi seguaci.

Rebecca scopre poi che anche il figlio di Jocelyn è scomparso in simili circostanze, ma l’uomo non ha alcun interesse a scoprire cosa ne è stato di lui, in quanto si ritiene grato dei benefici che sono seguiti a quel sacrificio. Rebecca capisce di potersi rivolgere solo a Bryony, amica di sua figlia, che le rivela di come entrambi facessero parte del club naturalistico. Per quanto sembrasse innocente, questo si svela essere una copertura per insegnare ai bambini del villaggio qualcosa di più sul folklore.

Il Signore del Disordine Evie Templeton

C’è una stanza segreta in cui Jocelyn Abney insegnava ai bambini del Signore del Disordine e Gallowgog. Rebecca scopre così che sua figlia è stata scelta come dono dagli abitanti del villaggio per lo spirito di Gallowgog. Secondo Bryony, Grace si trovava dunque nel fienile nero con lo spirito  al momento della scompars. Il motivo della scelta di Grace era semplice: era la figlia del vicario. Non poteva esserci vendetta migliore che offrire qualcuno della famiglia cristiana agli spiriti in cui il villagio crede.

Successivamente, Rebecca viene attaccata dagli abitanti del villaggio, che la conducono nella stanza segreta di Jocelyn. Qui capisce che l’unico modo per fronteggiare quel culto è far credere loro di essersi sottomessa al loro volere. Dopo aver convinto Jocelyn e il resto del villaggio di ciò, viene condotta al granaio nero, dove Rebecca trova sua figlia legata e con il volto coperto. Le due si riuniscono ma c’era un senso di tristezza in Rebecca, che sa che non le sarebbe stato permesso di andarsene.

Grace è un’offerta fatta a Gallowgog, che non sarebbe stato felice se gli fosse stata portata via. Alla fine lo spirito di Gallowgog si manifesta e Rebecca decide di offrirgli la sua ciocca di capelli. Questa scena è fondamentale perché è essenzialmente una negoziazione tra Gallowgog e Rebecca. Lei spera che lo spirito le permetta di riportare a casa sua figlia, ma a quale costo? I capelli sono importanti nella magia popolare e offrire una ciocca della sua mano potrebbe simboleggiare che Rebecca si sottomette allo spirito.

Il Signore del Disordine Ralph Ineson

Potrebbe essere il suo modo di permettere allo spirito di prendere il controllo su di lei, oppure potrebbe aver promesso di assicurarsi sempre che lui riceva altri sacrifici per stare lontano dal raccolto. È anche possibile che Gallowgog le abbia permesso di andarsene dopo che lei ha dimostrato di essere pronta a sottomettersi a lui per riportare a casa sua figlia. In ogni caso, una volta uscita dal granaio con sua figlia, Rebecca viene eletta come sostituta di Jocelyn, che viene dunque ucciso.

Nella scena finale, Rebecca è tornata in chiesa come vicario, ma la sua personalità è cambiata. Dopo aver assistito a quelle che in precedenza aveva definito “vecchie storie” che prendevano vita, ci si chiede se l’intera esperienza abbia scosso la sua fede religiosa. Oppure, l’esperienza ha rafforzato la sua fede perché, alla fine, ha riportato a casa sua figlia ed è uscita viva da quella situazione straziante? Il Signore del Disordine lascia al pubblico l’interpretazione del finale.

Forse l’esperienza ha aiutato Rebecca a capire gli abitanti del villaggio e a convincerli ad abbandonare i riti barbarici e ad adottare il cristianesimo. Un’altra possibilità è che Rebecca abbia finto di essere un vicario devoto, ma che in realtà abbia preso sul serio il suo ruolo di Signore del Disordine e che ogni anno debba offrire un dono a Gallowgog come da contratto. Ciò che è certo, è che qualcosa è avvenuto nel granaio nero e Rebecca non è più quella che avevamo conosciuto fino a quel momento.

Il trailer di Il Signore del Disordine e dove vederlo in streaming e in TV

Sfortunatamente il film non è presente su nessuna delle piattaforme streaming attualmente attive in Italia. È però presente nel palinsesto televisivo di mercoledì 26 giugno alle ore 21:20 sul canale Rai 4. Di conseguenza, per un limitato periodo di tempo sarà presente anche sulla piattaforma Rai Play, dove quindi lo si potrà vedere anche oltre il momento della sua messa in onda. Basterà accedere alla piattaforma, completamente gratuita, per trovare il film e far partire la visione.

Il Signore degli Anelli: Warner Bros. Pictures annuncia altri film

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La Warner Bros. Pictures sta rinnovando il franchise cinematografico de Il Signore degli Anelli. Il CEO di Warner Bros. Discovery, David Zaslav, ha annunciato che i nuovi leader dello studio Mike De Luca e Pam Abdy hanno negoziato un accordo per realizzare “più” film basati sugli amati libri di JRR Tolkien.

I progetti saranno sviluppati attraverso l’etichetta WB New Line Cinema. La prima trilogia de Il Signore degli Anelli, diretta da Peter Jackson, ha incassato quasi 3 miliardi di dollari in tutto il mondo; la trilogia successiva di Jackson basata su Lo Hobbit è stata ugualmente un successo di pubblico.

Freemode, una divisione di Embracer Group, ha stipulato l’accordo sui diritti adattivi per libri tra cui Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit. Il patto sarà fatturato sotto il nome di Middle-earth Enterprises.

In particolare, De Luca e Abdy hanno lasciato la MGM l’anno scorso per prendere il timone della Warner Bros. La loro uscita ha seguito l’acquisizione della MGM da parte di Amazon: il gigante della tecnologia possiede i diritti televisivi de Il Signore degli Anelli e ha prodotto una sola stagione televisiva a il prezzo sbalorditivo di oltre $ 450 milioni nel 2022.

“In seguito alla nostra recente acquisizione di Middle-earth Enterprises, siamo entusiasti di intraprendere questo nuovo viaggio di collaborazione con New Line Cinema e Warner Bros. Pictures, portando l’incomparabile mondo di J.R.R. Tolkien sul grande schermo in modi nuovi ed entusiasmanti”, ha affermato Lee Guinchard, CEO di Freemode. “Comprendiamo quanto siano apprezzati questi lavori e lavorando insieme ai nostri partner di New Line Cinema e Warner Bros. Pictures, intendiamo onorare il passato, guardare al futuro e aderire al più alto livello di qualità e valori di produzione”.

De Luca e Abdy hanno ricordato che la New Line aveva precedentemente “fatto un atto di fede senza precedenti per realizzare le storie, i personaggi e il mondo incredibili de ‘Il Signore degli Anelli’ sul grande schermo… due trilogie, l’universo vasto, complesso e abbagliante immaginato da J.R.R. Tolkien rimane in gran parte inesplorato.”

I progetti inaugurali e le tempistiche non sono stati immediatamente resi noti. La prima trilogia di Jackson era interpretata da Elijah Wood, Ian McKellen, Liv Tyler, Viggo Mortensen, Sean Astin e Cate Blanchett. La trilogia di film è stata nominata per 30 Academy Awards e ha portato a casa 17 statuette.

Fonte

Il Signore degli Anelli: Viggo Mortensen dà un consiglio ai nuovi attori

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Mentre Amazon continua il lavoro sulla serie tv dedicata a Il Signore degli Anelli, Viggo Mortensen, che nell’adattamento per il cinema dei romanzi, diretti da Peter Jackson, interpretava Aragorn, dedica un attimo di attenzione agli attori che si troveranno a raccogliere il suo testimone e quello di altri giganti del cinema, come Ian McKellen, Cate Blanchett, Sean Bean e tanti altri.

Anche se Peter Jackson ha concluso la sua seconda (e presumibilmente definitiva) trilogia cinematografica nella Terra di Mezzo qualche anno fa con Lo Hobbit: La battaglia dei cinque eserciti, il mondo di J.R.R. Tolkien è una realtà così popolare della cultura pop, che era solo una questione di tempo prima che Hollywood cercasse di riportarla alla ribalta in qualche modo.

Amazon sarà il canale che tenterà di portare a termine l’impresa erculea, investendo una notevole quantità di denaro in uno show che andrà in onda sulla piattaforma streaming. I dettagli rimangono per ora sotto il più stretto riserbo, anche se è difficile immaginare trame misteriose per una storia che il mondo intero conosce benissimo.

Green Book: il trailer del film con Viggo Mortensen e Mahershala Ali

Mortensen, ovviamente, è esperto nell’universo de Il Signore degli Anelli, essendo stato Aragorn nei film. Arrivato come sostituto dell’ultimo minuto per Stuart Townsend, Mortensen è diventato rapidamente il personaggio preferito dai fan e il ruolo di Aragorn sarà per sempre associato al suo volto.

Tuttavia, adesso sappiamo che arriverà a breve un altro attore che rivestirà il suo ruolo, soprattutto perché alcuni report riferiscono che la serie si concentrerà anche sulle avventure di un giovane Aragorn. Se questo dovesse essere confermato, il nuovo attore sarebbe saggio a cercare consiglio in Mortensen, ma il veterano sta già dando suggerimenti utili ai suoi potenziali successori nel ruolo di Re dell’Ovest.

In un’intervista con Collider per promuovere il suo nuovo film, l’Oscar contender Green Book, a Mortensen è stato chiesto cosa direbbe a un attore che potrebbe entrare a far parte della serie tv de Il Signore degli Anelli.

Apparentemente, fare un viaggio in biblioteca è una priorità assoluta: “Direi, non solo di leggere il libro, molto attentamente, quel gigantesco libro del Signore degli Anelli, ma anche leggere alcune delle saghe nordiche. Ci si trovano alcuni indizi su dove Tolkien ha ottenuto le sue informazioni. Come Sigurd the Dragon Slayer e la saga di Volsunga. Quelle cose vanno lette.”

Non si conoscono ancora molti dettagli sulla serie e sui talent coinvolti, ma siamo sicuri che i consigli di Viggo Mortensen saranno preziosi per chiunque voglia approcciarsi al mondo di Tolkien.

Il Signore degli Anelli: 15 fatti su Aragorn che solo i veri fan conoscono