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Il tatuatore di Auschwitz: Sky annuncia la nuova serie originale dal bestseller di Heather Morri

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Sky e Peacock annunciano oggi che Jonah Hauer-King (The Little Mermaid, World on Fire) e Anna Próchniak (Baptiste, Warsaw 44), rispettivamente nei panni dei giovani Lale Sokolov e Gita Furman, saranno i protagonisti dell’atteso adattamento Sky e Peacock Original Il tatuatore di Auschwit, dal best seller di Heather Morris venduto in oltre 12 milioni di copie in tutto il mondo.

Prodotta da Synchronicity Films, Il tatuatore di Auschwit vedrà nel cast la vincitrice dei Critics Choice Awards Melanie Lynskey (The Last of Us, Yellowjackets) nel ruolo di Heather Morris, autrice del romanzo e Jonas Nay (Deutschland 83, 86, 89) nel ruolo di Stefan Baretzki. Alla regia di tutti e sei gli episodi la pluripremiata regista Tali Shalom-Ezer (My Days of Mercy, Princess).

Una storia di coraggio e amore nei luoghi più oscuri, per una serie che racconta l’esperienza nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau di Lale Sokolov, un prigioniero ebreo a cui viene affidato il compito di tatuare i numeri di matricola sulle braccia dei compagni di prigionia nel più famigerato dei campi di sterminio nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. Un giorno incontra Gita, in fila insieme a decine di altre donne per farsi tatuare il numero di matricola sul braccio. Per i due sarà amore a prima vista, e avrà così inizio una storia di vita, coraggiosa, indimenticabile e umana, raccontata attraverso i ricordi e l’esperienza di un uomo ad Auschwitz-Birkenau; una storia di grande umanità nelle peggiori circostanze.

Attualmente in produzione, la serie è una coproduzione Sky Studios e Peacock.  NBCUniversal Global Distribution e All3Media International sono i distributori internazionali della serie.

STAN, il principale streamer locale australiano, detiene i diritti originali della serie nel proprio territorio, mentre VIAPLAY detiene i diritti della serie per i paesi Nordici (Svezia, Norvegia, Danimarca, Finlandia, Islanda), nei paesi del Mar Baltico (Estonia, Lettonia, Lituania), Paesi Bassi e Polonia.

Jonah Hauer-King, ha commentato: “È un enorme privilegio raccontare l’incredibile storia di Lale – una storia che lui ha avuto il coraggio di condividere. Ho il massimo rispetto e ammirazione per la sua capacità di trovare l’umanità e la gentilezza nei luoghi più disumani. Questi script descrivono in modo vivido e straziante questo periodo terribile della nostra storia e sono orgoglioso di onorare lo straordinario viaggio di Lale e Gita”.

Anna Próchniak, ha detto:“Portare Gita Sokolov e la sua storia sullo schermo è uno dei più grandi onori della mia carriera finora, oltre che un’esperienza struggente. So che non sarà una storia facile da raccontare, ma tratterò la loro storia con il massimo rispetto”.

Melanie Lynskey, ha aggiunto:Dopo gli orrori vissuti ad Auschwitz-Birkenau, la continuazione della storia di Lale e Gita Sokolov ha trovato una nuova casa e ci sono voluti anni prima che, in Australia, Lale si sia sentito tanto a suo agio da condividere la sua storia con l’autrice neozelandese Heather Morris. Anche io, a mio modo, sono una narratrice neozelandese, ed è un privilegio per me partecipare alla continuazione della storia di Lale e Gita, una storia che spezza ed insieme scalda il cuore”.

Tali Shalom-Ezer, la regista, diceAd Auschwitz, una fabbrica di morte e disumanizzazione, la storia d’amore di Lale e Gita è un atto di sfida. È la scelta di rimanere umani. Sono ispirata e onorata di poter dare vita a questa storia, insieme ad una talentuosa squadra di professionisti”.

Prodotto da Synchronicity Films in associazione con Sky Studios, Il tatuatore di Auschwitz è supervisionato da Serena Thompson, Executive Producer di Sky Studios per Zai Bennett, Managing Director of Content di Sky UK. Claire Mundell è produttrice esecutiva per Synchronicity Films. La sceneggiatrice Jacquelin Perske è anche produttrice esecutiva del progetto, che si avvale della consulenza di Heather Morris. Evan Placey e Gabbie Asher sono gli autori della sceneggiatura. Il tatuatore di Auschwitz è attualmente in produzione e sarà disponibile su Sky e in streaming su NOW nel 2024 in tutti i territori Sky in Europa.

Il Tatuatore di Auschwitz: le prime foto della nuova serie SKY

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Il Tatuatore di Auschwitz: le prime foto della nuova serie SKY

Svelate le prime immagini della nuova serie Sky Original Il Tatuatore di Auschwitz, tratta dal bestseller internazionale The Tattooist of Auschwitz di Heather Morris, che racconta la vera storia di Lali e Gita Sokolov, due prigionieri del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau durante l’Olocausto.

Prossimamente in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW, la serie vede protagonisti il candidato all’Oscar Harvey Keitel (The IrishmanYouth) nei panni di Lali Sokolov ai nostri giorni, Jonah Hauer-King (La Sirenetta, World on Fire) che interpreta invece Lali nei suoi anni giovanili, Anna Próchniak (Warsaw 44) nel ruolo di Gita Furman, Melanie Lynskey (Yellowjackets, The Last of Us) che impersona l’autrice del romanzo Heather Morris, e Jonas Nay (Deutschland 83) nei panni di Stefan Baretzki, ufficiale delle SS. Il pluripremiato compositore Hans Zimmer (Inception, Interstellar, Dune) e Kara Talve (Faraway Downs, Prehistoric Planet) firmano l’eccezionale colonna sonora.

Il tatuatore di Auschwitz è la storia di un uomo, Lali (Jonah Hauer-King), ebreo slovacco, che nel 1942 fu deportato ad Auschwitz-Birkenau, il campo di concentramento dove oltre un milione di ebrei furono uccisi durante l’Olocausto. Poco dopo il suo arrivo, fu nominato Tätowierer (tatuatore) e incaricato di marchiare le braccia dei compagni di prigionia con i numeri di identificazione. Quando Gita (Anna Próchniak) arriva ad Auschwitz, Lali le tatua il braccio e fra i due scatta un inaspettato amore a prima vista che li porterà a cominciare una storia coraggiosa, indimenticabile e umana. Sotto la costante sorveglianza di un irascibile ufficiale nazista delle SS, Baretzki (Jonas Nay), Lali e Gita hanno un unico obiettivo: mantenersi in vita a vicenda. Circa 60 anni dopo, Lali (Harvey Keitel) incontra la scrittrice alle prime armi Heather Morris (Melanie Lynskey). Rimasto vedovo da poco, Lali, ormai ottantenne, trova il coraggio di raccontare a Heather la sua storia e di affrontare i fantasmi della sua giovinezza rivivendo i ricordi della sua storia con Gita in uno dei luoghi più orribili e meno adatti a vivere una storia d’amore.

Le immagini rilasciate oggi esaltano la qualità della produzione e la notevole attenzione ai dettagli e all’autenticità della serie, che è prodotta esecutivamente da Claire Mundell attraverso la sua società Synchronicity Films in associazione con Sky Studios e All3Media International.

Tali Shalom-Ezer è alla regia mentre Jacquelin Perske è produttrice esecutiva e sceneggiatrice principale di The Tattooist of Auschwitz insieme a Evan Placey (produttore associato) e Gabbie Asher. Serena Thompson è produttrice esecutiva per Sky Studios. NBCUniversal Global Distribution e All3Media International gestiscono congiuntamente le vendite internazionali della serie.

Il Tatuatore di Auschwitz: Harvey Keitel fra i protagonisti della nuova serie Sky Original

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Il candidato all’Oscar Harvey Keitel (The Irishman, Youth) interpreterà il protagonista Lale Sokolov nell’adattamento televisivo Sky e Peacock Original del bestseller internazionale di Heather Morris Il Tatuatore di Auschwitz, prodotto da Synchronicity Films e Sky Studios in associazione con All3Media International.

Il Tatuatore di Auschwitz, che sarà disponibile in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW nel 2024 in tutti i territori Sky in Europa, è tratto dalla struggente storia vera di Lale e Gita Sokolov. Lale (Jonah Hauer-King) arriva ad Auschwitz-Birkenau nel 1942 e, poco dopo il suo arrivo, diventa uno dei tätowierer (tatuatori), coloro ai quali cui viene affidato il compito di tatuare il numero di matricola sulle braccia dei compagni di prigionia. Un giorno incontra Gita (Anna Próchniak), in fila per farsi tatuare il numero di matricola sul braccio. Per i due sarà amore a prima vista, e avrà così inizio una indimenticabile storia di coraggio e umanità. Sotto la costante sorveglianza del crudele ufficiale delle SS Baretzki (Jonas Nay), Lale e Gita sono determinati a tenersi in vita a vicenda. Circa 60 anni dopo, Lale (Harvey Keitel) incontra la scrittrice esordiente Heather Morris (Melanie Lynskey). Rimasto vedovo da poco, Lale trova il coraggio di raccontare al mondo la sua storia. Nel raccontare la sua storia a Heather, Lale, ormai ultraottantenne, affronta i fantasmi traumatici della sua giovinezza e rivive i ricordi del suo innamoramento in uno dei luoghi più orribili mai esistiti.

A proposito de Il Tatuatore di Auschwitz, Harvey Keitel ha dichiarato: “La storia d’amore descritta in questo progetto, a dispetto di tanto orrore, testimonia lo spirito e il bene che c’è nelle persone“.

Al cast già annunciato si aggiungono anche Tallulah Haddon (Kiss Me First, The Last Duel) nel ruolo di Hanna, Mili Eshet (Beyond the Mountains, Hills) nei panni di Ivana, Yali Topol Margalith nei panni di Cilka, Phénix Brossard (Little Joe, Benjamin) nel ruolo di Leon, Ilan Galkoff (Good Omens, Hilda) nel ruolo di Aaron, e Marcel Sabat (Tenet, The Windermere Children) che veste i panni di Tomas.

I ruoli principali precedentemente annunciati includono Jonah Hauer-King (The Little Mermaid, World on Fire) e Anna Próchniak (Baptiste, Warsaw 44) che interpretano i giovani Lale Sokolov e Gita Furman. Melanie Lynskey (The Last of Us, Yellowjackets) reciterà nella serie nei panni della neozelandese Heather Morris, autrice del romanzo Il Tatuatore di Auschwitz e Jonas Nay (Deutschland 83, 86, 89) si unirà alla serie nel ruolo di Stefan Baretzki.

Prodotta da Synchronicity Films e Sky Studios in associazione con All3Media International, Il Tatuatore di Auschwitz è stata commissionata da Serena Thompson, Executive Producer di Sky Studios per Zai Bennett, Managing Director of Content di Sky UK. Claire Mundell è produttrice esecutiva per Synchronicity Films. L’headwriter Jacquelin Perske è anche produttrice esecutiva del progetto che si avvale della consulenza di Heather Morris. Evan Placey e Gabbie Asher sono gli autori delle sceneggiature degli episodi.

Il Tatuatore di Auschwitz è attualmente in produzione. La serie è una coproduzione Sky Studios e Peacock con NBCUniversal Global Distribution e All3Media International che sono i distributori internazionali della serie. STAN, il principale streamer locale australiano, detiene i diritti originali della serie nel proprio territorio, mentre VIAPLAY detiene i diritti della serie per i paesi Nordici (Svezia, Norvegia, Danimarca, Finlandia, Islanda), per i paesi Baltici (Estonia, Lettonia, Lituania), i Paesi Bassi e la Polonia.

Il Taormina Film Fest celebra il ritorno alla magia del cinema

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Il Taormina Film Fest celebra il ritorno alla magia del cinema

In una stagione cruciale per la cinematografia mondiale, Taormina rinnova il suo legame con il grande schermo: la 67ma edizione presenta sei opere prime e seconde in concorso e sette grandi première nazionali e internazionali nell’incantevole scenario del Teatro Antico. Una selezione pensata per un pubblico diversificato che potrà finalmente godere, dopo una lunga pausa, dell’incantesimo del cinema.

Sotto l’egida della Fondazione Taormina Arte Sicilia, nel primo anno della Direzione Artistica di Francesco Alò, Alessandra De Luca e Federico Pontiggia, il Taormina Film Fest abbraccia le diverse anime della settima arte, con un’attenzione a generi, stili e linguaggi differenti: dal family all’horror, dalla dark comedy al drama, dall’animazione all’arthouse.

L’identità femminile sarà protagonista davanti e dietro la macchina da presa con il film di esordio di Michela Cescon Occhi Blu, dell’israeliana Tanya Lavie Honeymood, dell’iraniana Rezvan Pakpour Fractal, nonché con una giuria che annovera tre donne su cinque componenti, presieduta dalla regista Susanna Nicchiarelli. Le signore del cinema avranno uno spazio di confronto fra diverse professionalità, per dare voce al talento che va in scena e alle artiste invisibili, lontane dai riflettori ma ugualmente determinanti.

Nella stagione della rinascita e della ripartenza, il Festival vuole riservare un’attenzione particolare agli autori italiani, da quelli già affermati agli esordienti di valore, che dimostrano la straordinaria vitalità e varietà dell’industria filmica nazionale: dalla commedia road movie Boys di Davide Ferrario all’inquietante distopia de La Terra dei figli di Claudio Cupellini, dal toccante intimismo di Atlas di Niccolò Castelli, all’innovativo horror A Classic Horror Story di Roberto De Feo e Paolo Strippoli, con cui Netflix debutta al Taormina Film Fest.

E ancora lo sguardo sulla cinematografia europea con il tedesco Next Door, opera prima dell’attore Daniel Brühl, e il francese La signora delle rose (La fine fleur ) di Pierre Pinot, sul cinema extra-europeo con il cinese Long Daydi Yumo Luo, oltre ai citati titoli iraniano e israeliano.

Non manca il family con Peter Rabbit 2 – Un birbante in fuga, avventuroso mix di animazione e live action diretto da Will Gluck, che verrà presentato il 30 giugno in contemporanea al Teatro Antico e a Roma nell’ambito del  TimVision Floating Theatre Summer Fest organizzato da Alice nella Città.

E poi la black Woodstock di Summer of Soul, ovvero l’iconico concerto all’Harlem Cultural Festival del 1969 con B.B. King, Nina Simone, Stevie Wonder recuperato ed esaltato dal regista Ahmir “Questlove” Thompson con un inedito accesso al materiale d’archivio, che invita a una riflessione sulla questione razziale negli Stati Uniti.

Il cinema globale, dunque, ma anche un forte radicamento nel territorio attraverso la collaborazione con Sicilia Film Commission, che presenta un programma di eventi collaterali, che culminerà con la proiezione del documentario Lo schermo a tre punte e un incontro con il regista Giuseppe Tornatore al quale parteciperanno gli allievi della sede Sicilia del Centro Sperimentale di Cinematografia e delle Università siciliane. In apertura la proiezione di Space Beyond, protagonista l’astronauta siciliano Luca Parmitano, seguirà Sulle tracce di Goethe in Sicilia, il documentario diretto e interpretato dal regista tedesco Peter Stein, che ripercorre dopo duecentotrent’anni le tracce del celebre Viaggio in Sicilia di Wolfgang Goethe, alla ricerca delle origini classiche della cultura europea. Completa il programma una selezione di cortometraggi dedicati all’universo femminile, tra cui La bellezza imperfetta, del giovane regista siciliano Davide Vigore con la fotografia di Daniele Ciprì.

La collaborazione con ANEC Sicilia consentirà, per la prima volta, una fruizione allargata del Taormina Film Fest: alcuni dei titoli presentati al Teatro Antico, saranno proiettati in contemporanea in numerose sale delle principali città siciliane, oltre alle serate di apertura e chiusura. Un sostegno concreto dopo una stagione difficile.

In tema di valorizzazione del territorio, il Festival ospiterà – in collaborazione con l’Agenzia Nazionale per il Turismo – il Premio ENIT Il cinema che promuove la bellezza italiana dedicato al film che, fra quelli distribuiti nell’ultima stagione, ha esaltato l’immagine della bellezza italiana. Sempre con ENIT, è previsto un focus sulle  prospettive e le potenzialità legate ai luoghi del cinema.

In uno spirito di fattiva cooperazione e sostegno all’industria cinematografica, sono numerose le attività avviate d’intesa con organismi e associazioni di settore, nel segno di una collaborazione inclusiva e sinergica necessaria per il rilancio del settore, che rappresenta una delle chiavi della 67ma edizione.

In quest’ottica, i Giornalisti Cinematografici ricorderanno a Taormina, come tradizione sul palco del Teatro Antico, quest’anno in apertura del Festival, Nino Manfredi nel centenario della nascita.  Il “Premio Manfredi”, che il Sngci assegna d’intesa con la famiglia del grande Nino a un attore che abbia rivelato un talento speciale non solo nella commedia.

Nel centenario dalla nascita di Leonardo Sciascia, Taormina celebrerà, in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale, il grande autore siciliano con la mostra Cinema e Legalità e la presentazione del libro Sciascia e il cinema, conversazioni con Fabrizio di Fabrizio Catalano, nipote dello scrittore. E per festeggiare un anniversario significativo, il regista Ferzan Özpetek incontrerà il pubblico nel ventennale de Le Fate Ignoranti per condividere il suo affascinante percorso artistico.

Ritorno al futuro, poi, per la proiezione al Teatro Antico del film in nuova edizione digitale Bronte: cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato di Florestano Vancini che vede Leonardo Sciascia fra gli sceneggiatori, in collaborazione ancora una volta con il Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale. Grazie al CSC, si potrà anche viaggiare nel tempo con il Rapido del Sud di Fausto Saraceni, un percorso nell’Italia degli anni Quaranta attraverso il tragitto Roma Taormina di un treno elettrico moderno ma con un cuore poetico in un Paese proiettato verso il progresso. Nel film, conservato e digitalizzato da CSC-Archivio Nazionale Cinema Impresa, e proveniente dal fondo Fondazione FS, è stata recentemente riconosciuta una giovane Silvana Mangano nel ruolo di una passeggera che accompagna un’amica.

La linea editoriale scelta dai Direttori prevede una settimana ricca di appuntamenti, in cui le tredici Anteprime dei film in selezione ufficiale si alternano agli incontri con i protagonisti, le mostre e i panel: un’ampia offerta culturale e artistica che corrobora l’identità del Festival.

Quest’anno il Taormina Film Fest inaugura una collaborazione con Ciak: lo storico mensile di cinema commenterà i film e offrirà interviste e backstage attraverso il Taormina Ciak Daily, nonché offrirà ad alcuni studenti del Corso di Laurea Magistrale in Metodi e Linguaggi del giornalismo dell’Università di Messina un tirocinio sul campo.

Il tanto atteso sequel de I Peccatori sarà l’ultima cosa che ti saresti aspettato

Probabilmente I Peccatori (Sinners) di Ryan Coogler non avrà un sequel live-action nel prossimo futuro, ma ciò non significa che non possa continuare in un formato diverso. I Peccatori di Ryan Coogler si distingue in un panorama dominato da spettacoli di supereroi e sequel di franchise, offrendo una storia autonoma e completamente originale. Con un solo film, Sinners crea un mondo ricco e pieno di potenziale per storie future.

Ryan Coogler ha scelto di realizzare I Peccatori proprio per prendersi una pausa dalla produzione di film di franchise, dopo le produzioni su larga scala di Creed e Black Panther. Coogler voleva raccontare una storia personale libera dalla costruzione di un universo da parte dello studio. Per lo stesso motivo, un sequel di I Peccatori sembra improbabile nel prossimo futuro. Fortunatamente, l’universo di I Peccatori non ha bisogno di un altro film live-action per continuare a crescere.

Ryan Coogler conferma che un sequel a fumetti di I Peccatori è possibile

Michael B. Jordan in I peccatori
Foto di Courtesy of Warner Bros. – © Warner Bros.

I Peccatori potrebbe continuare in forma di fumetto prima del previsto

In un episodio del podcast ufficiale Heroes Journey di CBR, al regista di I Peccatori Ryan Coogler è stato chiesto se fosse stato contattato per espandere il suo nuovo universo cinematografico. Coogler rivela che, in effetti, non solo ha avviato le prime trattative per un seguito di I Peccatori, ma ha anche preso in considerazione l’idea di espandere il mondo di I Peccatori in forma di fumetto. Coogler dice:

“Molti degli storyboard artist con cui lavoro sono appassionati di fumetti. Uno dei miei artisti mi ha raccontato che qualcuno gli aveva chiesto informazioni al riguardo. Si trattava di Louis (Gonzales). Qualcuno aveva chiesto a Louis… stavano guardando i suoi storyboard e gli hanno detto: ‘Ehi, c’è un fumetto qui?’. Quindi sì, è una domanda che è già stata fatta in passato, questo è certo”.

Anche se I Peccatori non è esattamente il tipo di film che dà vita a un franchise, ha un grande potenziale per storie future. Un sequel diretto che segue i personaggi principali, un prequel che segue i gemelli nella prima guerra mondiale o uno spin-off incentrato su Remmick o sui cacciatori Choctaw sono tutte idee degne di un film che potrebbero funzionare anche in formato fumetto. Franchise come Predator, Godzilla, Supernatural e persino The Rocky Horror Picture Show hanno recentemente fatto il salto nel mondo dei fumetti.

I Peccatori è perfetto per un franchise multimediale

I Peccatori

I Peccatori sembra il tipo di film basato su un fumetto cult

I Peccatori sembra il tipo di film che dovrebbe avere la dicitura “Basato sul romanzo grafico” nei titoli di testa. Come il crudo Sin City, Oldboy o Snowpiercer, I Peccatori possiede le immagini drammatiche e i personaggi moralmente rovinati di un’opera d’arte di Frank Miller o Alan Moore. Poiché possiede già l’identità creativa di un adattamento di un fumetto cult, il passaggio di Sinners ai fumetti sarebbe abbastanza facile da realizzare.

Non tutti i fumetti devono necessariamente eguagliare la portata sconvolgente degli universi Marvel e DC. Alcuni dei fumetti più popolari e acclamati hanno successo proprio perché rimangono con i piedi per terra. Graphic novel come Road to Perdition e A History of Violence hanno dimostrato che una narrazione contenuta, simile a quella di un film, può offrire lo stesso livello di tensione e realismo di un film live-action.

I Peccatori è praticamente costruito per continuare in qualsiasi mezzo grazie al suo mondo suggestivo e alla sua narrazione apparentemente semplice ma profondamente stratificata. I Peccatori, con il suo noir spietato e le sue immagini surreali, è fatto su misura per un prestigioso sequel o prequel televisivo live-action. Altrimenti, una serie televisiva animata per adulti o una miniserie a fumetti di dodici o sei numeri potrebbero ottenere lo stesso risultato.

Il Talismano: trovato il regista per l’adattamento al cinema

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Il Talismano: trovato il regista per l’adattamento al cinema

L’adattamento di Amblin del romanzo di Stephen King e Peter Straub, Il Talismano, sta andando avanti e adesso sappiamo che sarà Mike Barker, regista di The Handmaid’s Tale, a dirigere il film. Pubblicato nel 1984, Il Talismano ha segnato la prima collaborazione tra King e Straub, due tra i romanzieri horror di maggior successo di tutti i tempi.

Sebbene King e Straub avessero costruito la loro fama con i racconti horror, Il Talismano li ha visti allontanarsi dal genere, scavando invece in un universo fantasy simile a quello dei romanzi de La Torre Nera di King.

La storia fantasy del libro riguarda un ragazzo dodicenne di nome Jack Sawyer che, sperando di salvare la madre malata di cancro, intraprende un viaggio alla ricerca di un misterioso talismano, ma si ritrova inseguito dagli abitanti di un mondo parallelo chiamato I territori.

Amblin Partners di Steven Spielberg e The Kennedy / Marshall Company stanno collaborando per produrre un adattamento cinematografico di Il Talismano e, come riportato da Collider, hanno scelto come regista Mike Barker. Secondo quanto riferito, Chris Sparling (Buried) è stato ingaggiato per scrivere la sceneggiatura, dopo che il regista di New Mutants, Josh Boone, era stato precedentemente coinvolto nel progetto. Michael Wright sarà invece il produttore esecutivo.

Il talento di Mr. Ripley: 10 cose che non sai sul film

Il talento di Mr. Ripley: 10 cose che non sai sul film

Il talento di Mr. Ripley è un film che ha fatto la storia del cinema mondiale grazie ai luoghi incantevoli in cui è stato girato e alle meravigliose interpretazioni. Basato sull’omonimo romanzo da cui si è basato e uscito nelle sale nel 1999, questo film ha avuto molti riconoscimenti, tanto da guadagnarsi ben cinque nomination agli Oscar. Ecco, allora, dieci cose da sapere su Il talento di Mr. Ripley.

Il talento di Mr. Ripley film

il talento di mr. ripley

1. John Malkovich era in trattativa per dirigere i film. L’attore ha rivelato di essere stato vicino alla regia di questo film e che era in trattativa per ottenere i diritti e dirigere un remake del primo adattamento de Il talento di Mr. Ripley, ovvero Delitto in pieno sole (1960).

2. È stato girato tra America e Italia. Il film è famoso anche per il fatto di essere stato in alcuni tra i luoghi meravigliosi della nostra penisola. Tra i tanti, si citano Roma, Ischia, Procida, Venezia, Napoli, Livorno e la Penisola sorrentina.

3. Il protagonista ha paura dell’acqua. Sebbene il film sia stato girato quasi interamente sopra o vicino a fonti d’acqua, il personaggio di Tom Ripley ne ha una paura folle e ciò è osservabile dal suo comportamento nel corso film. Ad esempio, durante la scena della spiaggia in cui Tom incontra per la prima volta Dickie, egli non si allontana dalla riva quando entra in mare, tornandovi indietro subito. Inoltre, rifiuta anche di unirsi a Freddie e Dickie mentre questi sono in acqua ed è enormemente spaventato nella scena in cui Dickie inizia a far oscillare la barca avanti e indietro.

Il talento di Mr. Ripley streaming

4. Il film è disponibile in streaming. Chi volesse vedere o rivedere questo film, è possibile farlo grazie alla sua presenza sulle varie piattaforme di streaming digitale legale come Google Play e iTunes.

Il talento di Mr. Ripley libro

5. È basato su un romanzo omonimo. Il talento di Mr. Ripley si ispira liberamente al romanzo scritto, nel 1955, da Patricia Highsmith. Inoltre, questo è stato il primo di una serie di romanzi in cui appare Tom Ripley, che ritorna nei successivi Il sepolto vivo, L’amico americano, Il ragazzo di Tom Ripley e Ripley sott’acqua.

Il talento di Mr. Ripley finale

6. Un protagonista dal talento innegabile. Al fine di rimanere sui gradini più alti della scala sociale, Ripley si rifà al suo talento più grande: l’essere un truffatore spietato ed omicida, abile dissimulatore e capace di assumere le identità altrui quando messo alle strette.

Il talento di Mr. Ripley cast

il talento di mr. ripley

7. Gli attori hanno imparato cose nuove. Per lavorare al film, Jude Law ha imparato a suonare il sassofono, mentre Matt Damon ha imparato a suonare il piano. Più che altro, Damon ha imparato a ricreare la giusta sequenza dei tasti, poiché la musica ascoltata è interpretata da Sally Heath e Gabriel Yared.

8. Ci sarebbe dovuto essere Tom Cruise. Inizialmente, Anthony Minghella voleva Cruise per il ruolo di Ripley. Tuttavia, dopo aver visto Will Hunting – Genio ribelle (1997), decise di optare per Matt Damon.

9. Il ruolo di Meredith è stato ampliato per Cate Blanchett. Quando il regista ha saputo che l’attrice era interessata ad interpretare il ruolo secondario di Meredith – in contrasto con la protagonista femminile – ha ampliato il ruolo per coinvolgerla maggiormente nel progetto.

Il talento di Mr. Ripley trama

10. L’arte dell’inganno. Il film racconta la storia di Tom Ripley, giovane ragazzo americano di bella presenza, educato e raffinato. Tuttavia, egli cerca di mantenere questa facciata, ma in realtà è alla ricerca di un amore e di rapporti autentici. Ricerca che lascia ai margini quando si presenta l’occasione di vive una vita beata, prendendo senza rimorso l’identità di una altro, piuttosto che essere il “signor nessuno”. Ma il prezzo da pagare, prima o poi, arriva.

Fonte: IMDb

Il Talento di Mr. Crocodile: Luigi Strangis nel cast delle voci italiane

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Luigi Strangis, giovane talentuoso cantante e polistrumentista (il suo primo album “Strangis” ha debuttato al vertice della classifica italiana) vincitore dell’ultima edizione di Amici, interpreta le canzoni italiane del coccodrillo Lyle, nel nuovo film live-action per famiglie Il Talento di Mr. Crocodile dal 27 ottobre nei cinema italiani, il film è prodotto da Sony Pictures e distribuito da Warner Bros. Entertainment Italia.

Tratto dalla serie di libri best-seller di Bernard Waber, Il talento di Mr. Crocodile è un live-action per tutta la famiglia che racconta la storia del coccodrillo Lyle e le sue avventure insieme alla famiglia Primm. Diretto e prodotto da Will Speck e Josh Gordon, scritto da Will Davies, Il Talento di Mr. Crocodile vede nel cast Javier Bardem, Constance Wu, Winslow Fegley, Scoot McNairy, Brett Gelman. Il film contiene canzoni originali interpretate da Shawn Mendes e scritte dagli autori di The Greatest Showman, Benj Pasek e Justin Paul. Il Talento di Mr. Crocodile, dal 27 ottobre solo al cinema, è prodotto da Sony Pictures e distribuito da Warner Bros. Entertainment Italia.

La trama del film

Quando la famiglia Primm (Constance Wu, Scoot McNairy, Winslow Fegley) si trasferisce a New York, il giovane figlio Josh fatica ad adattarsi alla nuova scuola e ai nuovi amici. Tutto cambia quando scopre Lyle, un coccodrillo canterino che ama i bagni, il caviale, la grande musica e che vive nella soffitta della sua nuova casa. I due diventano subito amici, ma quando l’esistenza di Lyle viene minacciata dal malvagio vicino Mr. Grumps (Brett Gelman), i Primm devono unirsi al carismatico proprietario di Lyle, Hector P. Valenti (Javier Bardem), per dimostrare al mondo che si può trovare una famiglia anche nelle situazioni più inaspettate e che non c’è niente di male in un grande coccodrillo canterino con una personalità ancora più grande.

Il talento di Mr. Crocodile, il teaser trailer

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Il talento di Mr. Crocodile, il teaser trailer

Tratto dalla serie di libri best-seller di Bernard Waber, Il talento di Mr. Crocodile è un live-action per tutta la famiglia che racconta la storia del coccodrillo Lyle e le sue avventure insieme alla famiglia Primm.

Diretto e prodotto da Will Speck e Josh Gordon, scritto da Will Davies, Il talento di Mr. Crocodile vede nel cast Javier Bardem, Constance Wu, Winslow Fegley, Scoot McNairy, Brett Gelman. Il film contiene canzoni originali interpretate da Shawn Mendes e scritte dagli autori di The Greatest Showman, Benj Pasek e Justin Paul. Il Talento di Mr. Crocodile, dal 27 ottobre solo al cinema, è prodotto da Sony Pictures e distribuito da Warner Bros. Entertainment Italia.

Sinossi: Quando la famiglia Primm (Constance Wu, Scoot McNairy, Winslow Fegley) si trasferisce a New York, il giovane figlio Josh fatica ad adattarsi alla nuova scuola e ai nuovi amici. Tutto cambia quando scopre Lyle, un coccodrillo canterino che ama i bagni, il caviale, la grande musica e che vive nella soffitta della sua nuova casa. I due diventano subito amici, ma quando l’esistenza di Lyle viene minacciata dal malvagio vicino Mr. Grumps (Brett Gelman), i Primm devono unirsi al carismatico proprietario di Lyle, Hector P. Valenti (Javier Bardem), per dimostrare al mondo che si può trovare una famiglia anche nelle situazioni più inaspettate e che non c’è niente di male in un grande coccodrillo canterino con una personalità ancora più grande.

Il talento di Mr. C: la spiegazione del finale del film con Nicolas Cage

Il talento di Mr. C (The Unbearable Weight of Massive Talent) è una commedia d’azione che porta il concetto di “rompere la quarta parete” a un nuovo livello. Il film vede Nicolas Cage nei panni di Nick Cage, una versione fittizia dell’attore, che durante un viaggio si ritrova in una situazione disperata che non avrebbe mai immaginato. Nel corso degli anni diversi attori hanno interpretato se stessi nei film, ma Il talento di Mr. C (The Unbearable Weight of Massive Talent) porta questo concetto in una direzione completamente nuova. Il film sfrutta il fascino e la carriera della sua star, creando al contempo un’amicizia centrale che probabilmente farà discutere il pubblico per un po’.

La premessa stessa sembra folle e ridicola: Nick Cage viene pagato 1 milione di dollari per partecipare alla festa di compleanno di un miliardario, prima di essere coinvolto in un lavoro con la CIA. I colpi di scena, i cambiamenti e il finale del film confermano che se c’è qualcuno in grado di interpretare se stesso, quello è Nicolas Cage. Nick Cage si offre di collaborare con Javi (Pedro Pascal), ma lungo il percorso impara molte cose su se stesso e sulla sua vita. Ecco la spiegazione del finale, compreso il vero significato e il motivo per cui Cage interpreta una versione inesistente di se stesso sullo schermo.

Perché la CIA ha scelto Nick Cage come spia

Cage era l’unica persona in grado di comunicare con Javi

Vivian e Martin erano disperati. Seguivano Javi Gutierrez da tempo, convinti che fosse il capo del cartello che aveva ordinato il rapimento di Maria Delgado. Non è l’ideale per la CIA coinvolgere un civile in una missione. Tuttavia, Vivian era particolarmente frustrata perché la CIA non poteva ottenere ulteriori informazioni su Javi senza un infiltrato. L’arrivo di Nick Cage a Maiorca permise a Vivian e Martin di accedere alla tenuta dei Gutierrez. Diventare una spia permise a Nicolas Cage di mettere alla prova le sue capacità recitative in un ambiente instabile.

Era abituato a recitare su un set con battute da leggere. Cage era completamente fuori dal suo ambiente come spia, ma ha dimostrato di poter improvvisare una performance. Assumere Nick Cage non è stata esattamente la mossa più intelligente da parte della CIA. Tuttavia, non avevano alternative e usare un attore per ottenere ciò che volevano, per quanto terribile fosse il piano, era meglio che stare seduti ad aspettare che Lucas e i suoi uomini uccidessero Maria.

Il talento di Mr. C è reale? Perché Nicolas Cage interpreta se stesso

Nicolas Cage e Tiffany Haddish in Il talento di Mr. C
Nicolas Cage e Tiffany Haddish in Il talento di Mr. C. Foto di Katalin Vermes/Lionsgate – © 2021

Il film è una celebrazione dell’“idea” di Nicolas Cage

Il film è basato sull’“idea” di Nicolas Cage. Diversi elementi della trama richiamano parti della vita reale di Cage, compresi i film in cui ha recitato nel corso dei decenni. Tuttavia, Il talento di Mr. C (The Unbearable Weight of Massive Talent) non è basato su nulla che possa essere accaduto nella vita reale. Cage interpreta una versione fittizia di se stesso perché Tom Gormican e Kevin Etten volevano celebrare l’attore e hanno scritto la sceneggiatura proprio per questo. Nicolas Cage ha rifiutato più volte di interpretare una versione fittizia di se stesso prima di accettare finalmente di partecipare al film.

In sostanza, Il talento di Mr. C ha lo scopo di sviluppare un personaggio che è più una versione egocentrica di un amato attore della vita reale. La famiglia di Nick Cage non ha nulla a che vedere con quella reale dell’attore, né lui è molto simile a Nicolas Cage, che ha rivelato di essere terrorizzato all’idea di interpretare questo particolare ruolo (tramite Entertainment Weekly). Il film alla fine sfrutta la personalità di Cage e il modo in cui potrebbe essere percepita, pur continuando a drammatizzare una versione di lui che non esiste.

Tutte le versioni di Nick Cage spiegate

Il talento di Mr C storia vera
Nicolas Cage in Il talento di Mr. C. Foto di Katalin Vermes/Lionsgate – © 2021

Ci sono tre Nick Cage nel film

Il talento di Mr. C segue una versione romanzata di Nicolas Cage, ma alcuni aspetti del personaggio sono basati sull’attore nella vita reale. Nel film Nicolas Cage interpreta Nick Cage, una versione del personaggio principale del film, che a sua volta si ispira all’attore e alla sua carriera. Nick Cage ha molti degli stessi attributi della sua controparte nella vita reale. Hanno recitato negli stessi film e hanno avuto una carriera simile, con Nicolas Cage che ha recitato in diversi film indipendenti prima di tornare sul grande schermo in un grande film di successo.

Nick Cage e Nicolas Cage sono due persone separate e, sebbene quest’ultimo non sia effettivamente nel film, il Cage della vita reale è comunque presente in modo cruciale, semplicemente perché la versione romanzata è basata su di lui. Il terzo Nick Cage si chiama Nicky, la versione più giovane di Wild at Heart che appare a Nick nei momenti di disagio emotivo o mentale. Quando questa versione di Nick Cage appare, gli viene costantemente ricordato che potrebbe fare di meglio o che i suoi giorni migliori sono ormai alle spalle.

La versione di Nick Cage in Cuore selvaggio funge da voce del rimpianto dell’attore, spingendolo a essere un po’ più avventuroso nonostante la direzione che ha preso la sua vita. L’ultima versione di Nick Cage è una statua di cera che lo raffigura nei panni del suo personaggio in Face/Off, che Javi ha fatto realizzare per diverse migliaia di dollari.

La famiglia Gutierrez cosa stavano cercando di ottenere?

Pedro Pascal e Nicolas Cage in Il talento di Mr. C
Pedro Pascal e Nicolas Cage in Il talento di Mr. C. Foto di Katalin Vermes/Lionsgate – © 2021

Lucas voleva acquisire più potere alle spalle di Javi

Gran parte della trama di Il talento di Mr. C ruota attorno alla famiglia Gutierrez. Sebbene Javi sia il volto dell’azienda di famiglia, non è coinvolto nei dettagli corrotti che si svolgono alle sue spalle perché suo padre ha lasciato in eredità l’azienda a Lucas, cugino di Javi. Al centro delle azioni di Lucas c’erano il potere e il denaro. Il rapimento di Maria Delgado gli ha garantito di poter influenzare le elezioni in Catalogna, una comunità autonoma in Spagna.

La famiglia Gutierrez ha un controllo e un potere considerevoli, ma Lucas vuole di più. Per raggiungere i suoi obiettivi, vuole espandere l’azienda e stringere alleanze con Valdassari e altre famiglie mafiose. Minacciare la famiglia Delgado e rapire la figlia del presidente della Catalogna in Il talento di Mr. C è stata una dimostrazione di forza e potere volta a catapultare ulteriormente la famiglia Gutierrez sotto i riflettori, consentendole di esercitare una maggiore influenza nella regione ora e in futuro.

Il vero significato del finale di Il talento di Mr. C (The Unbearable Weight of Massive Talent)

Nick Cage ha dovuto imparare chi dovrebbe essere

Il talento di Mr. C sarà anche un film d’azione e commedia, ma il tema centrale è Nick Cage che riscopre se stesso e trova ciò che lo appassiona nella vita. Cage era in un periodo sfortunato e si sentiva giù di morale da molto tempo. Una parte importante del suo percorso è stata la consapevolezza che, pur essendo un attore, non era certamente solo quello. Era un padre, un marito, un amico e una persona che voleva solo essere ascoltata e compresa. Teneva molto alla recitazione e al rilancio della sua carriera, ma doveva anche imparare una lezione importante.

Fondamentalmente, Nick Cage ha capito il suo profondo amore per la sua famiglia e quanto fosse importante per lui. Essere una spia della CIA (anche se per poco tempo) e stringere amicizia con Javi ha riacceso il suo amore per la narrazione e il cinema, ma Nick ha finalmente capito che non tutto ruotava sempre intorno a lui. Stare con persone che tenevano sinceramente a lui, e non solo alla sua carriera, gli ha permesso di diventare una persona migliore e più consapevole, in grado di apprezzare il suo lavoro di attore senza mettere in secondo piano la sua famiglia.

Come è stato accolto il finale di The Unbearable Weight of Massive Talent

Critici e fan hanno tutti elogiato il film

Sia i fan che i critici hanno elogiato Il talento di Mr. C per la sua trama, l’intesa tra Nicolas Cage e Pedro Pascal e l’umorismo intelligente. Un fan ha fatto un complimento ambivalente al film su Rotten Tomatoes con una recensione di 4,5 stelle, scrivendo: “Resistete con questo film attraverso i suoi momenti familiari dolorosi, la commedia imbarazzante e i colpi di scena spontanei e sarete ben ricompensati!” Tuttavia, un altro ha scritto che era un “film esilarante che sembra esaurire il materiale comico nella seconda metà, impedendogli di ottenere 5 stelle su 5.

Per quanto riguarda i critici, Owen Gleiberman di Variety ha elogiato il film, scrivendo: “Una commedia commerciale che si diverte un mondo a prendere in giro Nicolas Cage, celebrando tutto ciò che lo rende Nicolas Cage e, alla fine, diventando proprio un film di Nicolas Cage, il che risulta essere sia una cosa banale che una cosa speciale”.

Per quanto riguarda il finale, alcuni fan hanno ritenuto che la parte finale di The Unbearable Weight of Massive Talent abbia in qualche modo appesantito il film. In un thread su Reddit, @USokhi ha scritto: “Questo film è permeato da una sorprendente dose di sentimento per essere una commedia così autocosciente… In definitiva, questo film vuole essere una commedia d’azione e penso che per questo trascuri alcuni temi più cupi. In un certo senso, questo si adatta alla presunzione del film… per usare un altro film di Nic Cage come esempio, avrei preferito che questo fosse stato completamente “Adaptation” con i suoi elementi metatestuali.

Il talento di Mr. C, la vera storia dietro il film con Nicolas Cage

Il film Il talento di Mr. C (il cui titolo originale è The Unbearable Weight of Massive Talent, ovvero Il peso insopportabile di un talento straordinario) vede Nicolas Cage nei panni di Nick Cage, ma quanto della vita dell’attore è vero e presente nel film? Diretto da Tom Gormican da una sceneggiatura scritta da lui e Kevin Etten, il film sembra infatti confondere i confini tra realtà e finzione facendo interpretare all’attore una versione di se stesso. Per quanto riguarda alcuni aspetti della vita e della carriera cinematografica di Cage, ecco cosa il film riporta correttamente e cosa è esagerato per esigenze drammatiche.

La trama di Il talento di Mr. C

Il film vede una versione romanzata di Nick Cage alle prese con una profonda crisi creativa, problemi familiari irrisolti e la prospettiva concreta della rovina finanziaria. Trascurato da Hollywood e tormentato dalle visioni del suo sé più giovane e di successo, Cage decide di accettare un’offerta bizzarra: un milione di dollari per partecipare alla festa di compleanno di un ricco e insistente superfan, il carismatico Javi Gutiérrez (Pedro Pascal).

Ma quella che sembra una semplice trovata per guadagnare facilmente si trasforma presto in un’avventura folle, quando Cage viene reclutato dalla CIA – tramite l’agente Vivian (Tiffany Haddish) – per indagare su un sospetto rapimento legato a Javi. Costretto a muoversi tra la finzione e la realtà, l’attore dovrà attingere al meglio dei suoi iconici personaggi cinematografici per salvare la situazione, ricucire il rapporto con la sua famiglia e riscoprire il vero valore della sua carriera. Con una vita che somiglia sempre più a un film, Cage è quindi chiamato a interpretare il ruolo più importante di tutti: quello di sé stesso.

Nicolas Cage e Pedro Pascal in Il talento di Mr. C
Nicolas Cage e Pedro Pascal in Il talento di Mr. C. Foto di Katalin Vermes/Lionsgate – © 2021

La storia vera dietro il film

In Il talento di Mr. C, Javi incoraggia Nick Cage a mettersi al volante dopo aver assunto LSD perché ha eseguito le sue acrobazie in Fuori in 60 secondi. In un’altra scena, Javi dice di sapere che Nick può correre molto veloce perché lo ha fatto durante le riprese di Il mistero dei Templari, anche se Nick inizialmente lo nega. Questi due aneddoti dietro le quinte sono in realtà veri. Cage, l’attore nella vita reale, ha davvero eseguito personalmente le acrobazie di guida e di corsa in entrambi i film.

Per Fuori in 60 secondi, l’attore ha rivelato di aver frequentato una scuola di guida ad alte prestazioni dove ha imparato a fare giri a 360 gradi e altro con un’auto. Per Il mistero dei Templari, c’è un video girato sul set che mostra Cage che corre sul set, con la telecamera che segue i suoi movimenti. Per quanto riguarda la vita privata di Cage fuori dallo schermo, Il talento di Mr. C non potrebbe invece essere più lontano dalla realtà. Nel film, Nick Cage ha un’ex moglie, Olivia, e una figlia adolescente, Addy.

Questa versione dell’attore passa molto tempo concentrata su se stessa e la sua carriera cinematografica e il suo amore per i film sono più grandi del suo desiderio di un legame autentico con la sua famiglia. In realtà, però, Cage ama passare il tempo con i suoi figli e ha persino ammesso di aver rifiutato ruoli in grandi film per stare con loro. Inoltre, a differenza del suo omologo immaginario, Cage è stato sposato cinque volte, quattro delle quali sono finite con un divorzio. Ha inoltre tre figli, non uno.

Pedro Pascal e Nicolas Cage in Il talento di Mr. C
Pedro Pascal e Nicolas Cage in Il talento di Mr. C. Foto di Katalin Vermes/Lionsgate – © 2021

Il talento di Mr. C è una storia immaginaria, ma presenta tutti i film reali di Nicolas Cage

Il talento di Mr. C è quindi una versione completamente fittizia di Nicolas Cage, incentrata sulla sua personalità e sulle percezioni che si possono avere degli attori e della celebrità, un po’ come avviene anche in Essere John Malkovich. Tuttavia, la reale filmografia dell’attore viene qui citata continuamente, con il film che fa infatti riferimento a classici di Cage come Cuore selvaggio, Cara, insopportabile Tess, Con Air, Face/OffVia da Las Vegas e molti altri. A tal fine, i personaggi interpretati da Cage in ciascuno di questi film rimangono gli stessi.

L’attore è anche noto per aver recitato in molti film indipendenti, che Cage ha ammesso lo hanno aiutato a pagare i suoi debiti, proprio come fatto dal suo omologo immaginario. Ma mentre il Cage del film desidera davvero ottenere quel ruolo da protagonista in un film di una major, l’attore nella vita reale preferisce oggi realizzare film indipendenti piuttosto che altri film come Il mistero dei templari. Ne sono una prova i recenti The Surfer Longlegs.

Tutto sommato, c’è quindi una certa sovrapposizione tra realtà e finzione quando si parla di Il talento di Mr. C. Ma il film stesso è pensato per essere drammatizzato allo scopo di essere emozionante e avvincente. Nick Cage e Nicolas Cage potrebbero condividere lo stesso nome e la stessa filmografia, ma non sono la stessa persona: il primo è una versione esagerata (si veda ad esempio la parte dedicata ai cartelli della droga) dell’attore che il pubblico ha imparato a conoscere e ad amare.

Nicolas Cage e Tiffany Haddish in Il talento di Mr. C
Nicolas Cage e Tiffany Haddish in Il talento di Mr. C. Foto di Katalin Vermes/Lionsgate – © 2021

Nick Cage è in realtà più moderato del vero Nicolas Cage

Eppure, il film riesce allo stesso tempo a presentare una versione leggermente più moderata di Cage. Il vero Nicolas Cage ha speso 150 milioni di dollari per quelle che si sono rivelate uova di dinosauro rubate. Possedeva anche due castelli ed era ossessionato dalla ricerca del Santo Graal. Considerando la sua vita sentimentale nel corso degli anni, la relazione stabile (anche se burrascosa) mostrata in Il talento di Mr. C è ben lontana dai suoi numerosi matrimoni nella vita reale.

In una mossa che dimostra che il film è consapevole dei meme su Nicolas Cage, Cage litiga regolarmente con un giovane Nick Cage ringiovanito e turbolento nel film – l’id rabbioso del suo super-ego più anziano e leggermente più calmo – per distanziare il suo personaggio da quegli eccessi della vita reale. L’eccentricità di Nick Cage deriva invece dal suo amore per l’espressionismo tedesco, dalla sua passione incrollabile per il suo mestiere e dalla sua ricerca, a volte estremamente irritante, della purezza creativa.

Un concetto come quello di Il talento di Mr. C non capita tutti i giorni, quindi Cage ha dovuto scegliere con cura le parti di sé che voleva mostrare e riconoscere senza nascondere ciò che i suoi fan accaniti già sanno della sua vita selvaggia. Si è trattato dunque di un film piuttosto singolare nella sua filmografia, che oltre che a presentare una vicenda buffa e divertente ha anche rappresentato una vera e propria sfida per i fan dell’attore, qui chiamati a riconoscere tutti gli elementi reali della vita di Cage finiti nel film.

Il talento del Calabrone: il trailer del nuovo film con Sergio Castellitto

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Arriva il 5 marzo nelle sale italiane Il talento del Calabrone, opera prima diretta da Giacomo Cimini e distribuito da Paco Cinematografica e Eagle Pictures. Il thriller mozzafiato ambientato a Milano racconta la storia di Dj Steph (Lorenzo Richelmy), conduttore di un programma radiofonico di successo che nel corso di una diretta dovrà fare i conti con un inaspettato evento: l’annuncio da parte di un ascoltatore (Sergio Castellitto), che confessa di volersi suicidare tenendo sotto scacco l’intera città. Nell’arco di una lunga notte, la più imprevedibile della loro vita, i due giocano pericolosamente sul filo del rasoio, mentre il tenente colonnello Rosa Amedei (Anna Foglietta) cerca di scoprire l’identità del misterioso uomo.

“Si tratta di un film realizzato attraverso un mix tra alta tecnologia e una drammaturgia che resta, in qualche modo, umanissima perché l’obiettivo rimane quello di raccontare storie e vicende che toccano l’anima delle persone”, ha raccontato Sergio Castellitto.

“Questo film è il frutto di un soggetto di Lorenzo e quello che mi ha colpito della storia è che tutti i personaggi nascondono una verità, sia in senso positivo sia in senso negativo – ha dichiarato il regista Giacomo CiminiQuello che più mi ha coinvolto è stata la possibilità di raccontare il confronto tra tre personaggi in opposizione l’uno con l’altro: una partita a scacchi che ha come plancia di gioco una città intera”.

Il Talento del Calabrone è una co-produzione italo-spagnola Paco Cinematografica e Atica Cuarzo Innova e con Eagle Pictures, in sala dal 5 marzo.

Sinossi:

Milano. Steph è un giovane DJ radiofonico sulla cresta dell’onda, molto popolare sui social media. Ogni sera conduce un programma radiofonico con un forte seguito durante il quale riceve chiamate dai fan. Una sera, una telefonata, però, lo raggela: uno sconosciuto dal sangue freddo annuncia in diretta di volersi togliere la vita, facendosi esplodere nel centro della città. Steph cerca di gestire la situazione: l’attentatore minaccia di farsi esplodere se il DJ non lo intratterrà in diretta. L’uomo, che si fa chiamare Carlo, sfida Steph in un duello di resistenza mentale. Nel frattempo, il nucleo investigativo dei Carabinieri guidato dalla risoluta Tenente Colonnello Rosa Amedei si mette sulle tracce del terrorista e scopre che il piano dell’uomo è molto più complesso di quanto lui stesso voglia mostrare: è l’atto di un uomo dotato di un’intelligenza superiore, capace di mettere in scacco un’intera città con una sola, semplice telefonata.

Il tagliaerbe: recensione del film di Brett Leonard

Il tagliaerbe è il film 1992 di Brett Leonard con Pierce Brosnan, Jeff Fahey, Jenny Wright. In Il tagliaerbe Lawrence Angelo (Pierce Brosnan) è uno scienziato dedito a un progetto che studia il miglioramento delle capacità del cervello umano attraverso l’uso combinato di droghe e realtà virtuale. Costretto a un periodo di riposo forzato dopo un esperimento andato male, il professore proseguirà per conto suo le ricerche, usando come cavia il giardiniere ritardato Jobe (Jeff Fahey). L’esperimento avrà inizialmente successo, ma Jobe valicherà rapidamente i confini delle abilità dell’uomo comune per acquisire poteri superumani come la telepatia e la telecinesi: ben presto il processo (anche sulla spinta degli originari finanziatori del progetto, legato a scopi militari) andrà fuori controllo,  Jobe diventerà un autentico supercriminale, puntando ad usare la realtà virtuale per controllare tutte le reti di comunicazione del mondo e prenderne il controllo. Seguiranno scontro finale ed epilogo aperto.

Analisi: Un sotto – sotto prodotto della narrativa kinghiana (il racconto omonimo può essere letto da noi nella raccolta  A volte ritornano), Il tagliaerbe ha in effetti poco o nulla a che fare col materiale di partenza, tanto che lo scrittore portò in tribunale la produzione per aver legato il suo nome al film. Il cast è guidato da un Pierce Brosnan all’epoca ancora diviso tra cinema e tv, ancora lontano dalla popolarità raggiunta grazie al ruolo di 007; ad affiancarlo Jeff Fahey, anch’egli lungi dal raggiungere la notorietà arrisagli con le molteplici apparizioni che lo renderanno un volto noto soprattutto per la televisione; trai ruoli minori si segnala Dean Norris altro storico caratterista televisivo, che negli ultimi anni ha raccolto finalmente i frutti di una carriera trentennale grazie al ruolo di Hank Schrader in breaking Bad. Gli stessi Fahey e Norris si sono ritrovati di  recente insieme in un’altro lavoro di ispirazione kinghiana, nei primi due episodi di Under the Dome.  Il film ebbe un discreto  risultato al botteghino – incassi pari a più del triplo dei costi – che portò a trarne un videogioco, oltre che a generarne un sequel, ben più modesti.

Sorvolando sullo stravolgimento del materiale di partenza, ci si trova di fronte a una storia sviluppata secondo moduli fin troppo prevedibili, con una scrittura insipida ed interpretazioni racchiuse nei limiti di una grigia ordinaria amministrazione. Il film può avere un certo valore storico per portare sugli schermi concetti come la realtà virtuale o il cyberspazio, in un’epoca in cui Internet è ancora agli albori; notevole per l’epoca l’utilizzo della CGI per gli effetti speciali, mentre  il protagonista che impara il latino in due ore appare una sorta di anticipazione del Neo di Matrix che installa nel proprio cervello interi saperi in pochi minuti. Curiosità che però non bastano a risollevare le sorti del film.

Il Superstite: recensione del film di Paul Wright

Il Superstite: recensione del film di Paul Wright

Il Superstite, opera prima del regista inglese Paul Wright, già premiato con numerosi premi per altrettanti cortometraggi, è a metà tra storia d’amore, dramma psicologico e favola. Anzi, di storie d’amore ce ne sono due: quella di un ragazzo per il fratello, qualcosa che va oltre il mero discorso fisico o mentale e sfocia in un morboso attaccamento quasi dovuto; e l’amore di una madre (Kate Dickie) per un figlio, più forte di qualunque cosa. Il dramma psicologico si consuma invece nella figura di Aaron, perché già da prima dell’incidente è visto come il più strano di tutti, la persona da evitare, il disadattato. E infine la favola, retta da echi leggendari e superstiziosi, che fanno leva sul “Se si crede davvero ad una cosa, allora è possibile”.

In Il Superstite Aaron (George Mackay) è un ragazzo che vive in una piccolo villaggio della Scozia. È l’unico superstite di un incidente avvenuto in barca, dove sono morte cinque persone, tra cui il fratello maggiore a cui era molto legato. Ritenuto colpevole dal villaggio dove vive, incompreso, psicologicamente instabile, Aaron non vuole credere che il fratello sia morto e farà di tutto per riprenderselo dal mare, per lui il vero colpevole dell’accaduto.

Siamo all’interno di un crescendo, ma se ne percepisce la sensazione solamente a film inoltrato. E non è un discorso di accelerazioni improvvise dello script, ma di una panoramica completa sul protagonista che tarda ad arrivare. Questo sarebbe giustificato se si volesse far scoprire il personaggio piano piano o si volessero lasciare sprazzi di mistero per esplodere poi nel finale; ma qui sembra più che altro che i dettagli affiorino per essere al servizio di una drammaticità generale e non per arricchire minuziosamente una storia o la figura del protagonista.

I continui flashback, visivamente e banalmente sfocati, che richiamano l’infanzia dei due ragazzi, sono espedienti al servizio della sceneggiatura, ma spezzano troppo continuamente la narrazione, che invece avrebbe bisogno di un andamento più fluido. Come pure i pensieri a voce alta del protagonista, a cavallo tra il reale e l’onirico, una sorta di trascrizione sonora dei suoi incubi, che irrompono all’interno delle immagini. Per larghi tratti, tutto questo di traduce in noia.

Il Superstite è un film attraente, con un’atmosfera che convince, accompagnata da inserti sonori appropriati, in un senso dell’immagine nel complesso molto affascinante. Wright tenta di mettere al centro la situazione psicologica (in tutti i sensi) di un personaggio, talvolta portandola all’estremo, per raccontare una storia che odora di fiaba , ma che ne supera i limiti. Ma lo fa spesso annoiando, frammentando troppo la continuità narrativa. È come quelle canzoni, quelle ballate riuscite a metà, dove la strofa è meglio del ritornello.

Il superstite Trailer italiano

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Il superstite Trailer italiano

Guarda il Trailer italiano del film Il superstite diretto da Paul Wright con protagonisti Kate Dickie, Nichola Burley, George MacKay, Michael Smiley. Il film arriverà nelle sale italiane Giovedì 06 Marzo 2014 distribuito da Nomad Film.

il-superstite-posterTrama: Aaron, un giovane che vive in una comunità isolata in Scozia, è l’unico superstite di un incidente di pesca, che causò la morte di cinque uomini tra cui suo fratello maggiore. Spinti dalle vecchie leggende e superstizioni, gli abitanti del villaggio lo accusano di questa tragedia e lo rifiutano.

Il Superman di James Gunn è talmente bello che ha già tre sequel confermati

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Il nuovo corso del DC Universe è partito nel migliore dei modi. Dopo il successo di Superman, il personaggio interpretato da David Corenswet è già al centro di un piano di espansione che comprende ben tre progetti ufficialmente confermati. Tra film e serie TV, il futuro dell’Uomo d’Acciaio appare oggi più solido che mai, confermando come la scommessa di James Gunn e Peter Safran stia iniziando a dare i risultati sperati.

Il film ha rappresentato il debutto cinematografico del nuovo DC Universe dopo l’avvio della saga con la serie animata Creature Commandos. La pellicola ha ottenuto ottimi risultati sia al botteghino sia presso la critica, riportando Superman al centro dell’immaginario popolare grazie a una versione del personaggio più umana, emotiva e vicina alle sue radici fumettistiche rispetto a molte incarnazioni recenti.

Il successo del film non ha soltanto rilanciato il personaggio, ma ha fornito a DC Studios la conferma che il pubblico è pronto a seguire una narrazione più ampia. In un periodo in cui molti franchise supereroistici stanno affrontando segni di stanchezza, il nuovo Superman sembra essere riuscito dove altri hanno faticato: costruire entusiasmo per il futuro senza dare l’impressione di forzare l’espansione dell’universo narrativo.

Come Supergirl, Man of Tomorrow e il nuovo spin-off TV stanno costruendo l’universo di Superman

Milly Alcock in Supergirl
Milly Alcock in Supergirl. Foto di Parisa Taghizadeh, Warner Bros. Pictures

Il primo tassello della nuova espansione sarà Supergirl, che vedrà protagonista Milly Alcock nei panni di Kara Zor-El. Il personaggio è stato introdotto proprio negli eventi di Superman e il suo film racconterà una storia ambientata dopo gli avvenimenti del lungometraggio di Gunn. Corenswet tornerà inoltre nel ruolo del cugino kryptoniano, consolidando il legame tra le due produzioni.

Successivamente arriverà Man of Tomorrow, il vero e proprio sequel diretto delle avventure dell’Uomo d’Acciaio. Secondo le informazioni attualmente disponibili, il film vedrà Superman costretto a collaborare con il suo storico nemico Lex Luthor, interpretato da Nicholas Hoult, per affrontare una minaccia ancora più grande: l’intelligenza artificiale aliena Brainiac. Una scelta che suggerisce la volontà di esplorare una dimensione più cosmica dell’universo DC.

A questi due film si aggiunge una terza espansione sotto forma di serie televisiva. Dopo mesi di indiscrezioni, è stato infatti confermato uno spin-off dedicato a Jimmy Olsen, interpretato da Skyler Gisondo. Il progetto dovrebbe assumere la forma di un mockumentary true crime ambientato nel DC Universe e focalizzato sull’indagine di alcuni supercriminali, tra cui Gorilla Grodd. Sebbene Clark Kent e Lois Lane non sembrino destinati a occupare un ruolo centrale nella serie, non è escluso che Superman possa apparire in qualche episodio.

Perché Superman è diventato il vero pilastro del nuovo DC Universe

Uno degli aspetti più interessanti della strategia di Gunn e Safran è il modo in cui stanno costruendo il franchise. Invece di lanciare simultaneamente decine di progetti collegati, DC Studios sembra aver scelto di sviluppare gradualmente l’universo attorno ai personaggi che hanno dimostrato di funzionare presso il pubblico.

In questo momento Superman rappresenta il volto principale del DC Universe. Non soltanto perché il film è stato un successo commerciale, ma perché il personaggio incarna perfettamente il tono che Gunn vuole dare alla nuova saga: speranza, avventura, ottimismo e umanità. Elementi che differenziano nettamente questa nuova fase rispetto alle atmosfere più cupe che avevano caratterizzato gran parte del precedente DC Extended Universe.

Naturalmente il futuro potrebbe cambiare gli equilibri. All’orizzonte c’è infatti anche The Brave and the Bold, il nuovo film dedicato a Batman che introdurrà Bruce Wayne e Damian Wayne nel DCU. Il Cavaliere Oscuro resta probabilmente il personaggio più popolare dell’intero catalogo DC e potrebbe diventare in futuro il volto principale della saga.

Per ora, però, il centro dell’universo è chiaramente Superman. E il fatto che il personaggio abbia già tre progetti ufficialmente confermati dimostra quanto DC Studios creda nel potenziale di questa nuova incarnazione dell’eroe kryptoniano. Se i prossimi capitoli riusciranno a mantenere il livello qualitativo del film d’esordio, il nuovo DC Universe potrebbe finalmente aver trovato la propria direzione dopo anni di incertezze.

Il Superman di Henry Cavill è fondamentale per la crescita del DCU, parola di Dwayne Johnson

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Dopo l’uscita digitale di Black Adam questa settimana, Dwayne Johnson è andato su Twitter per condividere uno speciale videomessaggio sul futuro del suo franchise. Pur non rivelando spoiler o accenni a ciò che accadrà nei prossimi anni, Johnson ha parlato molto bene del Superman di Henry Cavill. L’attore di Black Adam ha chiarito che la versione del personaggio di Cavill è essenziale per rimpolpare il più grande DCU, poiché il suo coinvolgimento nel film è stato frutto di una grande battaglia.

“Dobbiamo riportare la forza più potente e inarrestabile di tutti i tempi in qualsiasi universo. Ragazzi, sapete di chi sto parlando, è Superman. Quello è Henry Cavill. Alla fine, lo studio non stava portando Henry indietro, inspiegabilmente e ingiustificatamente, ma non avremmo accettato un no come risposta, ci sono voluti anni per riportare Henry Cavill con conversazioni strategiche e non avremmo accettato un no come risposta. Unico modo logico per costruire l’universo DC senza la forza più potente e il più grande supereroe di tutti i tempi seduto in disparte, è impossibile da fare. Puoi fare un diagramma di Venn su questa cosa 90 volte ma tutto torna a “Dov’è Superman?” ‘ Devi avere Superman nel mix, ecco perché abbiamo lottato duramente per riportare in vita Superman”.

Black Adam – la recensione del film

Il cast completo di Black Adam, oltre a Dwayne Johnson nei panni dell’anti-eroe del titolo, annovera anche Noah Centineo (Atom Smasher), Quintessa Swindell (Cyclone), Aldis Hodge (Hawkman) e Pierce Brosnan (Doctor Fate). Insieme a loro ci saranno anche Sarah Shahi, che interpreterà Isis, e Marwan Kenzari, che sarà invece l’antagonista principale (anche se il personaggio non è stato ancora svelato).

Black Adam, che sarà diretto da Jaume Collet-Serra (già dietro Jungle Cruise, sempre con Johnson), ha dovuto far fronte a non pochi problemi durante il suo travagliatissimo sviluppo. Inoltre, la pandemia di Coronavirus ha ulteriormente complicate le cose e costretto la produzione del film all’ennesimo rinvio. L’uscita del film nelle sale americane è fissata per il 29 luglio 2022. Black Adam è uscito al cinema in Italia giovedì 21 ottobre 2022.

Il progetto originale della Warner Bros. su Shazam! aveva previsto l’epico scontro tra il supereroe e la sua nemesi, Black Adam appunto, una soluzione esclusa dalla sceneggiatura per dedicarsi con più attenzione al protagonista e alla sua origin story. A quanto pare, il film su Black Adam dovrebbe ispirarsi ai lavori di Geoff Johns dei primi anni duemila.

Il suono di una caduta: recensione del film di Mascha Schilinsky – Cannes 78

Si vede sempre gli altri dal di fuori, mai sè stessi. Forse, se fossimo in grado di farlo, riusciremmo a cogliere ogni leggera sfumatura di felicità, per potervici aggrappare nei momenti più bui. Momenti di suoni sconcertanti, che uniscono rumori del passato, immutabili ma univocamente legati all’esperienza del singolo. Sono attimi sospesi nel tempo in cui convivono le quattro protagoniste di Il suono di una caduta (titolo internazionale Sound of Falling), secondo lungometraggio della regista tedesca Mascha Schilinsky, primo titolo in concorso a Cannes 78 che abbiamo visionato.

Antologia di memorie spettrali

Dopo l’interessante Dark Blue Girl (2017) in cui una bambina di 7 anni fa di tutto per riconquistare il primo posto nella vita di suo padre, quando i suoi genitori separati si innamorano di nuovo, con Il suono di una caduta Schilinsky non cerca la consequenzialità narrativa: crea uno stato d’animo, un’atmosfera sospesa tra sogno e trauma, attraversata da un senso di lutto e fine imminente. Come dicevamo, sono quattro figure femminili a scandire le diverse epoche al centro di questa storia: Alma, bambina dagli occhi grandi, narra la fase più remota, antecedente la Prima guerra mondiale; Erika ci introduce agli anni ’40, con l’avvento del secondo conflitto bellico; Angelika, nella DDR degli anni ’70 e ’80, vive tensioni erotiche con un cugino e uno zio; infine Lenka, nel presente, si innamora di una ragazza enigmatica che ricorda in maniera inquietante la Alma dell’inizio.

“Buffo come le cose che non ci sono più possano ancora fare male”: questo pensiero accomuna tutte le protagoniste del film, che scrutano nel dolore famigliare per scoprire il proprio, immergendo lo spettatore in una poetica ma cupissima rilettura del trauma intergenerazionale, sullo sfondo di una casa di campagna tedesca inquadrata da quattro periodi storici differenti.

Morire per conoscere

Così, sfogliando le pagine di un’antologia di racconti gotici, conosciamo bambine, ragazze e madri che anelano alla morte, si chiedono se, desiderandolo fortemente, il cuore potrebbe davvero smettere di battere; quanto si può fingere di essere felici senza che gli altri se ne accorgano; se solo guardando la vita al contrario ciò che è brutto può diventare bello; cosa significa essere davvero sè stessi. Poste queste domande per la prima volta, non si torna più indietro: si assume una consapevolezza dopo la quale sembra di essere stati rimessi al mondo senza sapere chi si è.

Sound of Falling film

Narratologia inaffidabile

Con Il suono di una caduta, Shilinsky costruisce un arazzo luttuoso volto all’evocazione più che a formule narrative standardizzate. Il rischio è quello di perdere spesso la bussola, faticare nel seguire più voci intarsiate, una sfida che non tutti vorranno correre. Chi accetterà questo viaggio nel labirinto della morte, troverà comunque degli appigli, similitudini che trascendono lo spazio e il tempo: arti mancanti, desiderio di “interpretare” gli altri per capirli davvero, contatto con l’acqua, una fastidiosa mosca da cui è impossibile sfuggire, sguardi fuori dai corpi e dentro l’essenza dell’anima. Ci sono più punti di vista, riconoscibili ma forse sviscerabili davvero solo a una seconda visione, e altri più ambigui, POV esterni sulla falsariga del recente Presence di Steven Soderbergh, ghost story interamente girata dal punto di vista di un fantasma.

Cadere o volare? Un segreto che non vuole essere condiviso

È nel silenzio della morte, o forse per la prima volta nella vita, che le protagoniste vedono qualcosa di inaspettato, una sfuggevole ritrovata connessione che l’intero film vuole provare a tramutare in immagine. Alma, Erika, Angelika, Lenka e le rispettive madri sembrano tutte destinate a sparire, a morire in modi bizzarri, a dissolversi, a connettersi in un altrove che trascende il mondo reale. Il suono di una caduta è una notevole e atipica ghost story che si tuffa nelle acque di un fiume che sancisce il confine tra la Germania Est e Germania Ovest, quello che era e che sarà, suggellando un legame forgiato sul senso di non appartenza, che è onnipresenza nel grande disegno delle cose, e permette di vedere ciò che nessuno sa.

Il Suo Regno, recensione della serie Netflix

Il Suo Regno, recensione della serie Netflix

Il Suo Regno è una serie tv argentina marchiata Netflix arrivata alla seconda stagione e che è disponibile sulla piattaforma già a partire dal 22 marzo. Ideata e scritta da Claudia Piñeiro e Marcelo Piñeyro – che l’ha anche diretta – è stata inaugurata ad agosto 2021 e la sua fama è esponenzialmente cresciuta fino ad arrivare in 990 Paesi. Lei è una famosa scrittrice di libri thriller e lui un regista dall’esperienza decennale e avevano già collaborato nel 2009 proprio per la trasposizione di un romanzo scritto da lei: Le vedove del giovedì.

Il Suo Regno, la genesi

Un po’ di tempo fa erano stati entrambi contattati da un produttore che gli aveva proposto un progetto che però non era piaciuto a nessuno dei due. Ma la voglia di tornare a lavorare insieme ha mosso i due autori a farsi venire in mente un’idea che sarebbe valsa Netflix e il popolo argentino.

Così nasce Il Suo Regno (El Reino in lingua originale), la storia di una comunità cristiana evangelica di Buenos Aires il cui leader Emilio Vázquez Pena (Diego Peretti) si trova improvvisamente a dover valutare la proposta di una carriera politica. Intrighi, manipolazioni, giochi di potere e scandali sono dietro a ogni angolo, ma anche qualche piccolo, quasi irrisorio, accenno di dolcezza e una buona dose di grottesco.

Ruotando tutto principalmente attorno ai meccanismi della comunità religiosa, Claudia Piñeiro ha ricevuto non poche critiche da parte degli esponenti di tali congregazioni che in Argentina sono molto influenti ed estremamente diffuse. La scelta della tematica è infatti stata abbracciata da lei e Marcelo Piñeyro anche in virtù della recente rapida crescita di gruppi cristiani evangelici in tutto il continente americano e del loro ingente coinvolgimento all’interno di partiti politici di destra.

El Reino Season 2. (L to R) Mercedes Moran, Diego Peretti in El Reino Season 2. Cr. Marcos Ludevid / Netflix © 2023

Ed è esattamente questo che raccontano le due stagioni de Il Suo Regno. La Iglesia de la Luz vanta un numero di fedeli ampissimo che versano donazioni a palate permettendo il costoso stile di vita della famiglia del Pastore Emilio. Per quanto lui sia il predicatore, a tirare davvero i fili del comando e della gestione del loro impero è la moglie Elena (interpretata dalla bravura di Mercedes Morán) e nonostante i continui tentativi nell’insabbiare gli orrori compiuti, la forza della verità sarà come un’ondata inarrestabile.

Dal lato di chi cercherà di scoperchiare il vaso di Pandora c’è la dottoressa a capo delle indagini Roberta Candia (Nancy Dupláa) insieme al gruppo di giovani militanti vittime della Iglesia de la Luz composto da Julio (Chino Darín), Tadeo (Juan Pedro Lanzani) e Remigio (Nico García).

Un racconto trasudante verità

Il Suo Regno trasuda la storia vera del proprio Paese, quello nel quale si svolge. E ci si domanda talvolta quanta possa essere la distanza percepita dallo spettatore argentino tra i fatti narrati e quelli di cronaca e politica. Probabilmente molto poca. Ed è l’aspetto che turba e inquieta durante la visione, soprattutto percependo la familiarità a determinate svolte e soluzioni politiche che solo chi ha ripetitivamente vissuto può avere. Per un italiano rasenterebbe uno scenario distopico.

In ogni caso, la seconda stagione della serie di Claudia Piñeiro e Marcelo Piñeyro, risulta leggera e vaga nel modo in cui attraversa alcuni fatti – per quanto possa sembrare paradossale – perché non va nelle profondità degli abissi dei propri personaggi per poi far condurre gli eventi a partire da questi, ma fa il contrario. Sono i protagonisti a dover essere al servizio del racconto, con il risultato che viene sfiorato tutto senza però che nulla sia mai toccato davvero. L’effetto è un certo distacco nei confronti dell’emotività tirata fuori dagli attori, mentre ci si aggrappa a piccoli fili di trama che provano a intessere ma che spariscono quasi subito. È evidente, dunque, che a catturare l’attenzione debbano essere gli avvenimenti, i casi presentati. Quasi come se ci fosse l’eco di un bisogno di denuncia.

Il suo nome è Lattuada: la Retrospettiva di Locarno74

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Il suo nome è Lattuada: la Retrospettiva di Locarno74

La Retrospettiva della 74esima edizione del Locarno Film Festival (4-14 agosto), voluta dal nuovo direttore artistico Giona A. Nazzaro e curata da Roberto Turigliatto, sarà dedicata al regista Alberto Lattuada. Figura centrale, eppure spesso sottovalutata, ha attraversato nel corso della sua ricca e affascinante carriera oltre 40 anni di storia del cinema italiano, dall’esordio nel 1943 con Giacomo l’idealista, fino a Una spina nel cuore (1986). Nel primo dopoguerra, inoltre, il “formalista” Lattuada è riuscito a inserirsi nel cinema neorealista conservando però le radici colte e raffinate della sua formazione, coniugandole con il gusto per i generi e le narrazioni popolari.

Dopo le Retrospettive storiche dedicate in passato alla Lux e alla Titanus, il Locarno Film Festival torna dunque a esplorare la storia del cinema italiano, attraverso Alberto Lattuada, un regista che proprio in quelle due case di produzione ha lavorato nella prima parte della sua carriera. Grazie alla presentazione della sua filmografia completa (con molte opere ancora poco esplorate anche dagli addetti ai lavori) si proverà a fare nuova luce su un autore a tutt’oggi poco conosciuto, soprattutto fuori dall’Italia, apparso spesso eccentrico e inclassificabile, e invece artefice di un cinema di estrema modernità, colto e popolare al tempo stesso. Intellettuale, architetto, critico e fotografo negli anni della formazione, Lattuada è rimasto fedele al modernismo che caratterizzava il vivace contesto culturale milanese, restando sempre un osservatore lucido e anticipatore delle grandi trasformazioni collettive del secondo Novecento. Grande regista, ha lavorato con diversi degli attori italiani e internazionali più importanti del periodo ed è stato anche scopritore di molti interpreti talentuosi – in particolare, attrici come Jacqueline Sassard, Catherine Spaak, Nastassja Kinski e Clio Goldsmith.

Nulla è in grado di rivelare come il cinematografo i fondamenti di una nazione”: così Alberto Lattuada definiva ciò che per lui era la settima arte nel 1945 quando, con altri registi contribuiva a fare della sala cinematografica un luogo di partecipazione civile, politica e morale. La passione per il cinema era nata durante gli anni di studio, grazie alle collaborazioni in qualità di cinefilo e critico e all’organizzazione di rassegne cinematografiche. Esperienze che lo porteranno presto tra i promotori della raccolta di film che diventerà nel dopoguerra la Cineteca Italiana di Milano e a lavorare con autori come Soldati e Poggioli. Dopo l’esordio alla regia nel 1943 con Giacomo l’idealista, in Il bandito (1946) Lattuada ha dimostrato in un primo tempo un’adesione al neorealismo del tutto personale, aperta alle contaminazioni e alle influenze del cinema di genere hollywoodiano, con una particolare predilezione per il poliziesco e il mélo, come testimonia il successivo Senza pietà (1948). Allo stesso tempo, anche nelle molte opere di matrice letteraria come Il mulino del Po (1949), Lattuada ha saputo imprimere quell’attenzione all’individuo e alle sue connotazioni sociali che trascende dalla sensibilità neorealista. Negli anni Cinquanta, dopo la co-regia di Luci del varietà (1950) con Federico Fellini, il suo sguardo si è fatto più disincantato e attento all’umanità umiliata dalle dinamiche economiche di quegli stessi anni, tratteggiata con precisione in Il cappotto (1952), La spiaggia (1954) e Mafioso (1962). Allo stesso tempo, tuttavia, si è anche aperto al vitalismo e alla sensualità come scoperta di sé che caratterizza le protagoniste di Anna (1951), Guendalina (1957) e Dolci inganni (1960). La capacità di rinnovarsi con costante freschezza creativa ha portato Lattuada a mettere in scena altri adattamenti letterari, a solcare i territori della satira di costume, del giallo, del film di guerra, fino agli sceneggiati e ai film per la TV, come Cristoforo Colombo(1985) e l’ultimo lavoro, Mano rubata (1989).

Verso Lattuada e Locarno74

Per accompagnare il pubblico di Locarno verso la Retrospettiva, nel corso dei prossimi mesi sui canali ufficiali del Festival verranno pubblicate delle video pillole realizzate con alcuni degli studiosi e delle personalità del cinema italiano e internazionale che maggiormente si sono confrontati con Lattuada e la sua opera, andando così a comporre una collezione di spunti e punti di vista che apriranno il dibattito dal vivo che si svilupperà ad agosto. “Verso Lattuada”, questo il titolo dell’iniziativa, verrà inaugurata nel mese di febbraio con le riflessioni dei critici cinematografici italiani Paolo Mereghetti e Maurizio Porro, protagonisti delle prime due video pillole.

La Retrospettiva è organizzata dal Locarno Film Festival in collaborazione con la Cinémathèque suisse, la Cineteca Nazionale – Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia, la Fondazione Cineteca di Bologna, la Fondazione Cineteca Italiana e l’Istituto Luce-Cinecittà. Il progetto vede inoltre coinvolte prestigiose istituzioni svizzere e internazionali che assicureranno una circuitazione che farà viaggiare la Retrospettiva fino al 2022. Fra le istituzioni già confermate: Cinémathèque suisse; Cineteca Madrid; EYE Filmmuseum Amsterdam; Filmpodium Zürich; I Mille Occhi a Trieste; Les Cinémas du Grütli a Ginevra; Museo Nazionale del Cinema a Torino; National Gallery of Art a Washington.

La 74esima edizione del Locarno Festival si terrà dal 4 al 14 agosto 2021. Il team del Festival sta lavorando, nel pieno e rigoroso rispetto delle norme sanitarie, nell’ottica di realizzare un’edizione completa della manifestazione. Qualora le stesse norme lo imponessero, il Festival si riserva la possibilità di apportare delle modifiche organizzative, che verranno comunicate a tempo debito ai media e al pubblico.

Il suo nome è Jones, Jessica Jones

Il suo nome è Jones, Jessica Jones

È da un mese che anche in Italia è arrivato Netflix. Per chi è malato di serie tv come me, è una benedizione/maledizione. La cosa che mi ha entusiasmata di più è stata vedere le serie tv targate Marvel e Netflix…una gioia per gli occhi, in pratica! Oggi uscirà Jessica Jones, e sicuramente ce la guarderemo tutta di un fiato! Ma la domanda che mi è stata fatta più volte in questi ultimi tempi è: ma chi diamine è questa Jessica Jones?

In questo articolo vi parlerò un po’ di lei nel mondo fumettistico, per farvi capire meglio chi è la protagonista di questa cupa serie Marvel.

Jessica è come se fosse un punto d’incontro di quasi tutti i più conosciuti supereroi Marvel. Suo padre lavora alle Stark Industries e cresce idolatrando i supereroi come se fossero divinità scese in terra. È compagna di classe di Peter Parker e ha una cotta per lui. Cerca di farsi avanti durante una gita scolastica, ma sapete com’è… una persona che è appena stata morsa da un ragno radioattivo non è molto lucida al momento. Ma attenzione, perché questo è solo l’inizio di una serie di sfortunati eventi! Il giorno seguente, Jessica e la sua famiglia si recano a Disney World, viaggio premio dato a suo padre da Tony Stark in persona! Jessica comincia a litigare con suo fratello e il padre, per farli smettere, si è distratto e ha fatto un frontale con un camion dell’esercito che trasporta materiale radioattivo. Tutta la sua famiglia muore, lei finisce in coma ma si risveglia dopo sei mesi grazie alle radiazioni cosmiche diffuse sulla Terra all’arrivo di Galactus.

krysten ritter Jessica JonesRimasta orfana e non ancora maggiorenne, finisce in un orfanotrofio e viene adottata dalla famiglia Jones. L’incidente, però, ha portato qualcosa di buono: ha acquisito superpoteri, ovvero resistenza sovrumana e capacità di volare. Se pensate che le cose andranno meglio, vi sbagliate di grosso.

Per qualche anno svolge la sua attività da supereroina con il nome di Jewel, fino a quando non incontra l’Uomo Porpora (interpretato da David Tennant, conosciuto più come il Decimo Dottore di Doctor Who) che la sottomette con i suoi poteri mentali. Viene tenuta prigioniera in un motel per otto mesi insieme ad altre ragazze come schiave del sesso, convincendola di essere protagonista di un fumetto. Stancatosi di lei, manda via la ragazza che, in stato confusionale, attacca Scarlet Witch e i Vendicatori, cadendo nuovamente in coma anche se per poco tempo. Risvegliandosi, viene fornita di una protezione psichica da Jean Grey nel caso che Killgrave (Uomo Porpora) dovesse rifarsi vivo. Le viene proposto di unirsi ai Vendicatori, ma lei rifiuta. Ritenta di prendere in mano l’attività da supereroina sotto lo pseudonimo di Knightress, ma si ritira dopo la prima notte di ronda, dopo essere stata ferita per sbaglio da Luke Cage e Pugno d’acciaio durante il combattimento contro il Gufo. Arrivata la polizia, Jessica deve svelare la sua identità per evitare che i bambini rapiti da il Gufo passino la notte in centrale.

Ritiratasi dall’attività di supereroe, apre un’agenzia investigativa dal nome Alias Investigation, che si occupa sia di casi ordinari e di indagini che colpiscono la comunità dei supereroi. Il suo primo cliente è Luke Cage, che vuole rintracciare suo padre dopo averne interrotto i rapporti. Grazie all’agenzia investigativa, viene a contatto con Vedova Nera, Ms. Marvel, Captain America, Ant-Man e Daredevil. Nel frattempo, l’Uomo Porpora, evaso di prigione, ricomincia a tormentarla, ma stavolta la nostra protagonista ha la possibilità di vendicarsi.

E da qui comincia la serie televisiva. Certo non è facile la storia di Jessica Jones, e in casa Marvel hanno già annunciato che sarà una serie a tinte molto dark rispetto alle serie o film Marvel che siamo abituati a vedere di solito. Ce ne hanno già dato un piccolo assaggio in Daredevil, il quale farà una comparsa al fianco di Jessica.

Mi incuriosisce molto come serie, soprattutto per il passato della protagonista. A questo punto non ci resta che chiudersi in casa, mettersi davanti al pc o al televisiore e vedersi tutta di un fiato questa serie che sarà sicuramente un successo. Vado a procurarmi i popcorn e le patatine, ci si vede la settimana prossima!

Il Sundance ha acquistato The Central Park Five

Il Sundance ha acquistato i diritti statunitensi per il nuovo documentario di Ken Burns The Central Park Five che ha diretto con la figlia Sarah Burns e suo marito

Il sud è niente recensione del film di Fabio Mollo

Il sud è niente recensione del film di Fabio Mollo

Il sud è niente recensione posterUn esordio deciso, convincente quello di Fabio Mollo alla regia di un lungometraggio, Il Sud è niente, già apprezzato dal pubblico e dalla critica al Festival di Toronto e accolto con favore anche nei successivi passaggi festivalieri, a Roma e a Torino. Un film efficace per la capacità di andare al cuore della vicenda raccontata, soffermandosi sullo spessore psicologico dei personaggi e sul tormento dell’anima che li caratterizza. Ma persuasivo anche per l’abilità di ritrarre in profondità una terra per certi versi maledetta, abbandonata e segnata dai crimini mafiosi, per loro stessa natura taciuti e occultati dai più. Si tratta della Calabria e, in particolare di Reggio Calabria: ovvero quella zona liminare, ai margini della Penisola, non soltanto da un punto di vista geografico bensì, soprattutto, economico e culturale. “Se le cose non le dici, non ti possono fare male” afferma la nonna (Alessandra Costanzo) di Grazia (Miriam Karlkvist), quest’ultima giovane protagonista della storia: parole forti, pronunciate con un senso di consapevole e tragica rassegnazione; e  ben presto seguite da una ancor più straziante verità: “Il Sud è niente e niente succede”, quasi a ribadire l’impotenza del punto di vista anagraficamente più maturo, su quello invece potenzialmente terapeutico della gioventù – di quella ideologicamente e moralmente sana – per quanto ancora troppo ingenuo e acerbo. Ed è proprio il personaggio di Grazia a rappresentarlo e a farsi promotrice, dietro un portamento, estetico e caratteriale, mascolino, del vero contro il falso, del coraggio contro l’omertà, dell’energia contro la debolezza: attraverso un percorso di crescita complesso e doloroso, degno del tipico romanzo di formazione. La giovane ha infatti un rapporto problematico e freddo con il padre, Cristiano (Vincio Marchioni), un pescatore alle prese con la realtà malavitosa e che evita in tutti modi di parlare alla figlia di quanto accaduto diversi anni prima: la morte di Pietro (Giorgio Musumeci), fratello maggiore di Grazia, scomparso in circostanze mai chiarite. Un’assenza destinata a scavare un vuoto irreparabile nella famiglia e, soprattutto, nella protagonista, per la quale diventa un costante motore di riflessione  e di azione: laddove per agire si intende la ricerca estenuante di qualche risposta che possa, finalmente, considerarsi autentica.

Un dramma costruito sui volti, sul sentire e sull’espressione, più che sulle parole; e accompagnato dalle musiche di Giorgio Giampà, evocative del “non detto” che caratterizza il substrato della narrazione, e descrittive di quella malinconia, dell’angoscia e della frustrazione che, inevitabilmente, ne deriva.

Il sud è niente recensione

Il successo teatrale “Agostino” diventa un film dal titolo: TUTTI CONTRO TUTTI.

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Iniziano oggi le riprese di TUTTI CONTRO TUTTI di Rolando Ravello. Il film, prodotto dalla Fandango di Domenico Procacci e distribuito da Warner Bros. Pictures Italia, vede l’esordio alla regia di Rolando Ravello, presente anche come protagonista del film nel ruolo di Agostino.

Il Sospetto: recensione del film di Thomas Vinterberg

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Il Sospetto: recensione del film di Thomas Vinterberg

Arriva al cinema Il Sospetto, l’acclamato film di Thomas Vinterberg, con Mads Mikkelsen e Thomas Bo Larsen. 

Una piccola comunità nel cuore della Danimarca. Gente pacifica, cordiale, rispettosa dei valori e dei sentimenti. Un luogo dove amicizia, amore, gentilezza e mutuo aiuto sembrano avere un significato vero, profondo. E’ qui che vive Lucas (Mads Mikkelsen), un ex-insegnante reimpiegato come maestro d’asilo, con un divorzio alle spalle e un rapporto difficile col figlio lontano.  L’appoggio e la comprensione dei suoi compaesani, soprattutto del suo migliore amico, Theo (Thomas Bo Larsen) sono ciò che gli permette di tirare avanti e di sorridere alla vita.

All’asilo i bambini lo adorano e la sua dolcezza naturale fa in modo che anche Nadia, una collega, si innamori di lui. Appena la vita di Lucas sembra riacquistare un senso, complice la decisione del figlio di trasferirsi a casa sua, una bambina della scuola, Klara (Annika Wedderkopp), racconta alla direttrice dell’istituto di essere stata molestata da lui.

La menzogna, appena accennata e subito ritirata, si innesta però come un virus nella mente della donna che, senza nemmeno interpellarlo, licenzia Lucas su due piedi e informa tutti i genitori dell’accaduto. E l’insegnante, quasi inconsapevole di ciò che gli sta accadendo, si trova ad affrontare un calvario, fatto di occhiatacce e minacce da parte dei suoi stessi amici, che lentamente si intensifica fino a sfociare nella violenza fisica.

Il Sospetto, il film

Il Sospetto recensione

Il Sospetto, ultima fatica del regista co-fondatore del movimento Dogma, Thomas Vinterberg, pone al suo centro un’azione apparentemente minuscola, una confessione di pochi secondi di una bambina di quattro anni, e mostra come, al pari di un sassolino gettato in uno specchio d’acqua, questa azione scateni delle reazioni enormi non solo nelle persone che la circondano, ma in tutti gli abitanti della comunità.

Vinterberg, magistralmente, porta al cinema la forza con cui una menzogna può insinuarsi nella mente e trasformare persone perbene in mostri disumani che ignorano la giustizia e accusano ciecamente, senza sapere e senza pensare, distruggendo così la vita di un uomo, Lucas, che giorno per giorno vede la sua esistenza andare a pezzi, sgretolarsi, scomparire.

La macchina da presa, vicinissima ai personaggi, cattura ogni espressione facciale, ogni cambio d’umore, ogni battito di ciglia. Cerca quasi di carpire i pensieri di Lucas, sempre più solo e sempre più disperato, la superficialità e la vitalità di Klara, troppo piccola per capire cos’ha scatenato la sua bugia, l’acredine e l’incredulità di Theo, amico fraterno confuso, incapace di giudicare, perso, e soprattutto l’ottusità delle persone che agiscono senza farsi domande, ignorando la verità.

La luce della Danimarca, calda e fredda allo stesso tempo, la perfezione della sceneggiatura (firmata da Tobias Lindholm), contemporaneamente drammatica e rigorosa, la recitazione misurata, senza sbavature e l’occhio di un regista decisamente geniale, fanno de Il Sospetto uno dei più bei film degli ultimi anni.

In due ore Vinterberg riesce a toccare tutte le emozioni dell’anima umana senza una goccia di sentimentalismo. Una lezione di vita e di cinema. Straziante e superbo.

Il Solista: recensione del film con Robert Downey Jr.

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Il Solista: recensione del film con Robert Downey Jr.

Con un po’ di ritardo rispetto all’effettiva data di produzione arriva anche in Italia Il Solista (The Soloist) trasferta americana del più britannico dei registi contemporanei, Joe Wright. 

La storia ruota intorno a Steve Lopez (Robert Downey Jr.), giornalista del L.A. Times, ed a Nathaniel Ayers (Jamie Foxx), ex studente della prestigiosa Juilliard e ora barbone mentalmente instabile che suona un vecchio violino a due corde per le strade della Città degli Angeli.

Una storia di incontro e di amicizia, di redenzione che forse sa di scontato ma che riesce a toccare lo spettatore, soprattutto e grazie alla  musica che copiosa sgorga dalle dita di Jamie Foxx (ormai quasi più musicista che attore). Viene alla mente Shine, splendido film con Goeffrey Rush protagonista; quando troppa dedizione e troppa passione conducono la mente a lacerarsi. E questo succede a Nathaniel, prodigio del violoncello senza la forza emotiva necessaria per riuscire a sopportare un tale dono. E così si riduce a fare il solista, lui che suona uno strumento nato per il concerto, si ritrova a suonare alla città con il solo applauso del volo dei piccioni. E poi arriva un giornalista, in cerca di una storia, e per sbaglio trova una possibilità di riscatto, la coglie e riesce a volgerla in un’occasione di crescita.

Il Solista robert downy jrLa sostanziale banalità della trama de Il Solista si dipana per i suoi 117 minuti coinvolgendo all’inizio ma rallentando decisamente troppo nella seconda parte.

Tuttavia il film ha un’eleganza formale notevole, firma ormai riconoscibile Wright, e si fregia di due degli attori più dotati del panorama odierno: Jamie Foxx che grazie alla musica ha già vinto un Oscar (per Ray) e Robert Downey Jr. che abbandonata ogni corazza e spavalderia fumettistica ci regala un ritratto sobrio e convincente del giornalista Lopez, da un libro del quale è tratto il soggetto originale del film.

Lunghi e lenti movimenti di macchina cavalcano le note di Beethoven, sulla città assolata e sui parcheggi deserti, un’intensità di immagine che solo la grande musica accostata al cinema riesce a dare, e non è un caso infatti che tutta la musica del film ha un imput diegetico per poi esplodere nell’extra-diegetico o comunque nell’oltre-fisico della mente del musicista schizofrenico. Sarà un caso ma la visione di colori che esplodono al ritmo di musica ricorda una delle più particolari sequenze di un famosissimo classico che fonda su musica e immagini la sua efficacia: Fantasia di Topolino.

Notevole anche la scrittura soprattutto in fase di dialogo ed ottima la costruzione dei personaggi, delle loro caratteristiche, delle loro vicissitudini quotidiane, nel caso del giornalista, e del loro passato doloroso, nel caso del barbone/musicista. Ma Il Solista offre anche un ritratto impietoso di una città che agli occhi del mondo è solo la scintillante culla del cinema a stelle e strisce.

Un ventre malato che ospita barboni, folli e sfortunati che trovano nella strada la loro unica casa e nella follia la loro unica fuga. E così siamo costretti ad ammettere che per quanto la musica possa innalzare l’animo verso l’alto, la realtà è sempre pronta ad ancorare le persone al suolo, talvolta provando a tirare più giù.

Il solista di Joe Wright e la musica come liberazione

Il solista di Joe Wright e la musica come liberazione

Joe Wright non è solo il regista di Orgoglio e pregiudizio, Espiazione, o L’ora più buia. Non è solo maestro dell’estetica, ammaliato lui stesso dalla fascinazione dei film in costume e della ricostruzione d’epoca, come riesce ad ammaliare lo spettatore. Anche se questa sembra essere la sua cifra, ed è certo quella che gli ha dato fama internazionale, portando la sua musa Keira Knightley alla consacrazione e Gary Oldman al meritato Oscar proprio con il magistrale L’ora più buia, Wright sa anche tuffarsi nella contemporaneità e sa farlo con la stessa grazia. È ciò che accade quando, nel 2009, traspone sullo schermo il libro del giornalista americano Steve Lopez, che racconta il suo incontro e l’amicizia con Nathaniel Ayers, senzatetto e suonatore di violoncello nei bassifondi di Los Angeles. Non un romanzo ottocentesco, dunque, ma neppure un testo di finzione contemporaneo, bensì una storia vera, che lo porta a lasciare la sua Inghilterra per l’America e ad esplorare anche artisticamente territori nuovi. Così nasce Il solista.

Ne Il solista (The Soloist) Steve Lopez (Robert Downey Jr.) scrive per il Los Angeles Times, ma da tempo non ha una buona storia da raccontare. È separato dalla moglie Mary (Catherine Keener), che è anche il suo editore, e gli rimprovera di non essere capace di assumersi le proprie responsabilità. In più, un incidente in bicicletta gli ha temporaneamente sfigurato la faccia. L’incontro con Nathaniel Ayers (Jamie Foxx), un senzatetto affetto da schizofrenia che suona il violino con due sole corde ed ha un talento unico, adora Beethoven e da ragazzo ha frequentato la Juiliard, cambierà la vita di entrambi. Lopez scoprirà di aver trovato molto di più di una buona storia, entrerà in contatto con un mondo per lui nuovo e cercherà di aiutare Ayers. Sperimenterà quanto sia difficile farlo nel modo giusto, senza cedere alla tentazione di sentirsi un salvatore. Nathaniel tornerà a suonare con uno strumento integro e potrà dedicarsi pienamente alla sua passione per la musica, scoprendo anche una nuova vita che, in cambio di qualche limitazione alla libertà, offre alcuni innegabili vantaggi. Entrambi conosceranno il valore dell’amicizia e della condivisione.

La regia di Joe Wright

Il regista riesce con un sapiente uso delle inquadrature e dei colori a rendere il concetto della musica come qualcosa che unisce ed è profondamente liberatorio. In una delle sequenze più coinvolgenti del film, le note della musica di Beethoven sono viste da Nathaniel come un insieme di colori, le immagini esemplificano perfettamente come la musica dia colore al suo mondo. Nel cinema di Wright l’aspetto visivo è sorprendentemente evocativo. Qui rende bene quest’idea di superamento dei confini, di libertà e anche di pace data dalla musica. In ciò è coadiuvato dalla fotografia di Seamus McGarvey, dalle musiche di Dario Marianelli, Oscar nel 2007 per Espiazione e dal montaggio di Paul Tothill. Grazie al lavoro del regista britannico, la musica diventa l’emblema dell’anelito alla libertà che percorre tutto il film, assieme al riferimento ricorrente al volo degli uccelli. A Nathaniel non si può negare né l’esperienza della musica, né quella vita povera, ma libera da costrizioni che ha scelto di vivere.

Le note, però, fanno uscire anche Steve dai limiti angusti della propria realtà, mostrandogli che c’è molto altro al di fuori di essa e creando una reale comunione tra i due protagonisti – si veda la scena del sottopasso, in cui Ayers torna dopo molti anni a suonare il violoncello.

Il solista non è solo musica come liberazione e riconciliazione con il mondo. Il regista allarga lo sguardo a un discorso sul disagio mentale, col quale Ayers è in continua lotta e che lo ha relegato ai margini della società. Il tema diventa così anche sociale e politico, un discorso sugli ultimi, i senzatetto delle grandi metropoli occidentali. Ed è questo un focus importante del film: la condizione degli ultimi. La musica è il grimaldello per entrare in contatto emotivo profondo con questo mondo, per aprire una finestra su di esso. È quello che succede a Steve Lopez e per suo tramite, agli spettatori. I senzatetto sono l’altra faccia di Los Angeles, città del cinema. Wright cerca e trova l’autenticità soffermandosi sui volti e sui racconti di vita di veri senzatetto scelti per interpretare sé stessi nel film. Coloro che non sono mai sotto i riflettori nella città delle stelle.

L’abilità del regista sta anche nel saper rinunciare ad ogni forma di falso buonismo in favore di uno sguardo disincantato. Lopez si avvicina ad Ayers con uno scopo puramente utilitaristico e per buona parte del film è anche infastidito dai suoi modi e dalle sue eccentricità, dai risvolti difficilmente gestibili della sua malattia. È un giornalista che punta al successo sul lavoro, non un filantropo che vuole fare del bene. Solo in un secondo momento la relazione si trasforma in una vera amicizia.

Il solista Robert Downey Jr

Jamie Foxx e Robert Downey Jr. protagonisti de Il solista

La bravura dei due protagonisti è innegabile e ben si accompagna all’ampio respiro visivo del film. Jamie Foxx, che aveva ottenuto l’Oscar e il Golden Globe nel 2004 per la sua interpretazione di Ray Charles in Ray di Taylor Hackford,  interpreta Nathaniel Ayers con convincente trasporto, toccando vette di lirismo. L’attore è anche un buon pianista e per l’occasione ha preso lezioni di violoncello.

Robert Downey Jr mostra tutto il suo talento nell’interpretare personaggi in crisi che attingono a tutte le loro risorse per uscirne, vestendo ottimamente i panni del giornalista che riscopre il valore del proprio mestiere e torna in contatto con la parte migliore di sé grazie all’incontro con Ayers.

 Il solista secondo Wright e i suoi protagonisti

 Sono le stesse parole di Joe Wright  a chiarire in un’intervista la sua idea del film e il suo sentirsi, da britannico, un outsider rispetto ad una storia così “americana”: “Mi sono sempre interessato di salute mentale e del potenziale che ha il cinema di esprimere realtà soggettive anche molto estreme, ma non ero sicuro di avere l’autorità per fare un film che riguardasse così intrinsecamente l’esperienza americana”.  “Steve Lopez mi ha portato a conoscere i senzatetto e lì [al Lamp, un rifugio per persone affette da malattia mentale ndr. ] ho realizzato che questo era un film sugli outsider e che, essendo io stesso un outsider, potevo dare qualcosa al film”.

Sull’esperienza con gli homeless di Los Angeles e sul loro impiego come attori nel film il regista ha così commentato: “Ho trascorso molto tempo con la comunità dei senzatetto”.Ho incontrato persone davvero fantastiche e mi sono innamorato di tutti loro. Ero affascinato da loro e ho potuto impiegarli come attori”. “E’ stato molto importante che venissero a fare il film con noi”.

Jamie Foxx ha definito una vera sfida quella di interpretare un personaggio complesso come Nathaniel Ayers: “E’ stata un vera sfida, mi ha messo a dura prova. Questo accade soprattutto quando hai a che fare con questioni che riguardano la mente”. “Quando riesco a catturare un personaggio […], se riesco a  scomparire nel personaggio, allora sono bravo […]. Penso sia ciò per cui sono fatto: trovare questi personaggi ed essere completamente onesto nell’interpretarli”.Questo film è un punto di svolta per me. È molto intenso”.

Ecco il punto di vista di Robert Downey Jr. sull’ambientazione americana del film: “Penso che l’America abbia a che fare con il meglio e il peggio di tutto. […] Ecco perché è il posto giusto per raccontare una storia”.

Frasi significative de Il solista

  • Steve Lopez alle prese con la difficile relazione con Ayers: “E se quindici giorni di medicine, una finestra di quindici giorni su quella che potrebbe essere la sua vita, gli cambiasse la vita, la salvasse?”.
  • David: “Se tradisci quell’amicizia, distruggi l’unica cosa che ha a questo mondo”.
  • Steve Lopez:“Io non voglio essere la sua unica cosa”.
  • Due momenti che chiariscono l’anelito costante alla libertà di Ayers.
  • Nathaniel Ayers: “Questo posto è molto bello, perché suoni e i piccioni applaudono volando via. […] Mi basta alzare gli occhi e so dove sto: sono a Los Angeles, Los Angeles, California”.
  • “Los Angeles significa: angeli. Non puoi negare le ali agli angeli”.
  • Steve Lopez e l’insegnamento più importante di Nathaniel Ayers: “La sua fiducia nella forza della sua arte mi ha insegnato la dignità di essere fedeli a ciò in cui si crede, a non rinunciarvi mai. E soprattutto a credere, senza il minimo dubbio, che ci permetterà di sopravvivere”.

Il sole è anche una stella: trailer di Ry Russo-Young

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Il sole è anche una stella: trailer di Ry Russo-Young

Warner Bros Italia ha diffuso il trailer ufficiale di Il sole è anche una stella, il film diretto da Ry Russo-Young che arriverà al cinema dall’8 Agosto.

Può bastare un solo giorno per vivere l’amore della tua vita? Diretta da Ry Russo-Young (‘Before I Fall’), la pellicola ci porta nelle vite di Daniel Bae e di Natasha Kingsley. I due si incontrano e si innamorano nella turbolenta New York, nell’arco di una sola giornata, proprio quella che sembra essere l’ultima negli Stati Uniti per Natasha e per la sua famiglia. Sul set del film: Yara Shahidi, Charles Melton, Faith Logan.

https://youtu.be/YAdr9-GTTbc

Il sole è anche una stella, la trama

Il romantico universitario Daniel Bae e la pragmatica di origini Giamaicane Natasha Kingsley, si conoscono—e si innamorano—in una notte magica tra il fervore e il turbinio di New York. Tra i due sconosciuti, che forse non si sarebbero mai incontrati se il destino non ci avesse messo lo zampino, scatta immediatamente la scintilla dell’amore. Ma basterà il destino per far sì che il loro amore sia quello giusto? A poche ore da quello che sembra essere il suo ultimo giorno negli Stati Uniti, Natasha lotta tenacemente contro l’espulsione della sua famiglia così come per i suoi sentimenti verso Daniel, che allo stesso tempo tenta di convincerla che il loro destino è quello di stare insieme per sempre.

Una storia dei giorni nostri che racconta di un amore contro ogni probabilità, “Il sole è anche una stella” si domanda se le nostre vite siano determinate dal fato o dagli eventi casuali dell’universo.

Il sole a mezzanotte: trama, cast e libro del film con Bella Thorne

Dopo aver portato nuova linfa alla saga di Step Up con Step Up Revolution, il regista Scott Speer ha intrapreso un percorso attraverso un cinema di genere sentimentale che gli ha permesso di affermarsi a livello internazionale. Il primo titolo a riguardo è Il sole a mezzanotte – Midnight Sun, portato in sala nel 2018 con un cast di promettenti interpreti di Hollywood. La vicenda è quella di Katie, una spensierata adolescente con un unico problema: è affetta da una malattia chiamata xeroderma pigmetosum. Questa non le consente di poter prendere su di sé i raggi solari, ed è pertanto costretta a vivere di notte. L’incontro con un ragazzo cambierà però ogni cosa.

Contrariamente a quanto si pensa, il film non è tratto da un libro, bensì da un film omonimo giapponese distribuito nel 2006. Questo si era affermato come un grande successo in patria e all’estero, tanto da suscitare l’interesse degli studios americani. Vennero così acquistati i diritti per il remake, che consentirono a Speer di trovare un nuovo progetto a cui dedicarsi. Con le riprese svoltesi a Vancouver, in Canada, il progetto ottenne da subito le attenzioni di un pubblico di giovani, curiosi di questa nuova storia che mischia amore e malattia. Come già accaduto per Colpa delle stelle, Il sole a mezzanotte prometteva infatti grandi emozioni.

Al momento del suo arrivo in sala tale promessa venne mantenuta. Il film si rivelò un buon successo di pubblico, arrivando a guadagnare globalmente circa 27 milioni di dollari a fronte di un budget di soli 2. Sempre il pubblico consentì al film di ottenere ulteriore visibilità grazie alle quattro nomination ai Teen Choice Awards, dove vennero riconosciuti in particolare i due interpreti protagonisti. Prima di intraprendere una visione del film, può essere utile conoscere alcune delle principali curiosità legate al titolo. Proseguendo nella lettura, infatti, si ritroveranno ulteriori dettagli sulla trama e sul cast, scoprendo anche quali piattaforme consentono di vedere il film in streaming.

Il sole a mezzanotte: la trama del film

Protagonista del film è la giovane Katie Price, una diciassettenne con grandi sogni e aspirazioni costretta però a vivere sin dall’infanzia al riparo dalla luce del giorno. La ragazza è infatti affetta da una rara malattia che rende per lei particolarmente pericolosa l’esposizione alla luce diretta del sole. La sua vita viene così condotta in modo totalmente diverso e opposto rispetto a quella dei suoi coetanei. Per lei solo la notte è un luogo sicuro, durante il quale poter scoprire il mondo e le sue bellezze. Tale situazione la porta però ad essere inevitabilmente emarginata, possedendo pochissimi amici e contatti.

La sua vita prende una piega inaspettata nel momento in cui si imbatte in Charlie, ragazzo di cui lei ha sempre avuto una cotta. I due hanno finalmente l’occasione per conoscersi meglio, finendo inevitabilmente con l’innamorarsi l’uno dell’altra. Il sentimento verso Charlie è talmente forte che spinge Katie a commettere delle trasgressioni circa la sua malattia, che potrebbero però rivelarsi fatali. Prima che sia troppo tardi, la ragazza dovrà confessare la propria malattia a Charlie, spaventata però dalla reazione che lui potrebbe avere. Per sconfiggere la malattia, l’amore potrà essere tutto ciò di cui Katie ha bisogno, ma perché ciò avvenga dovrà imparare a fidarsi e lasciarsi andare.

Il sole a mezzanotte cast

Il sole a mezzanotte: il cast del film

Per dar vita ad un film con una storia d’amore tanto complessa e appassionante, era necessario trovare degli interpreti che sapessero restituire la bellezza e le tante sfumature dei personaggi protagonisti. Per il ruolo di Katie è così stata scelta Bella Thorne. Divenuta celebre grazie a film come Insieme per forza, La babysitter e Assassination Nation, l’attrice si preparò al ruolo studiando approfonditamente la malattia di cui il suo personaggio è affetto, avendo così la possibilità di risultare più realistica nella sua rappresentazione di questa. Tale ruolo da protagonista si è poi rivelato decisivo per lei, divenuta grazie a Il sole a mezzanotte particolarmente popolare e richiesta per altre produzioni.

Il personaggio di Charlie è invece interpretato da Patrick Schwarzenegger, figlio del celebre Arnold Schwarzenegger. Il ragazzo si era già fatto notare grazie a film come Un weekend da bamboccioni 2 e Dear Eleanor. Quello in Il sole a mezzanotte è però il suo primo ruolo da protagonista, che gli ha consentito di ottenere maggior notorietà nell’industria. Nel ruolo di Jack Price, padre di Katie, si ritrova invece l’attore Rob Riggle, noto per i suoi ruoli comici in film come Una notte da leoni, Scemo & più Scemo e Fratellastri a 40 anni. L’attrice Quinn Shephard, nota anche per La diseducazione di Cameron Post, è invece Morgan, la migliore amica di Katie.

Il sole a mezzanotte: il libro, il trailer e dove vedere il film in streaming

Come si accennava in apertura, Il sole a mezzanotte non è tratto da un romanzo. Tuttavia, parallelamente all’uscita in sala del film è stato pubblicato anche un libro omonimo basato sulla storia narrata nella pellicola. L’autrice di tale volume è la scrittrice Trish Cook, che si è dunque occupata di riportare su carta quanto visibile nel film, potendo però arricchire il tutto di quelle peculiarità dei libri non traducibili al cinema. Si possono così ritrovare i pensieri dei protagonisti, come anche una maggior descrizione dei loro stati d’animo e delle loro reazioni agli eventi che gli capitano. Il libro si può ritrovare facilmente in tutti i principali store online come anche nelle librerie fisiche.

Prima di gettarsi in tale lettura, per gli appassionati del film è possibile fruirne grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Il sole a mezzanotte è infatti disponibile nel catalogo di Chili Cinema, Apple iTunes, Tim Vision e Amazon Prime Video. Per vederlo, basterà sottoscrivere un abbonamento generale o noleggiare il singolo film. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. È bene notare che in caso di noleggio si ha soltanto un determinato periodo di tempo entro cui vedere il titolo. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di mercoledì 11 novembre alle ore 21:20 sul canale Rai 2.

Fonte: IMDb

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Vedremo il personaggio, interpretato da Sebastian Stan, in Avengers Infinity War.

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La sinossi: Mentre gli Avengers continuano a proteggere il mondo da minacce troppo grandi per un solo eroe, un nuovo pericolo emerge dalle ombre cosmiche: Thanos. Despota di intergalattica scelleratezza, il suo scopo è raccogliere le sei gemme dell’Infinito, artefatti di un potere sconfinato, e usarle per piegare la realtà a tutto il suo volere. Tutto quello per cui gli Avengers hanno combattuto ha condotto a questo punto – il destino della Terra e l’esistenza stessa non sono mai state tanto a rischio.

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Avengers Infinity War arriverà al cinema il 4 Maggio 2018. Christopher Markus e Stephen McFeely si occuperanno della sceneggiatura del film, mentre la regia è affidata a Anthony e Joe Russo.

Il cast del film al momento è composto da Cobie Smulders, Benedict Cumberbatch, Chris Pratt, Vin Diesel, Scarlett Johansson, Dave Bautista, Karen Gillan, Zoe Saldana, Brie Larson, Elizabeth Olsen, Robert Downey Jr., Sebastian Stan, Chris Hemsworth, Chris Evans, Tom Holland, Bradley Cooper, Samuel L. Jacksson, Jeremy Renner, Paul Rudd, Peter Dinklage, Mark Ruffalo, Josh Brolin, Paul Bettany, Benedict Wong, Pom Klementieff e Chadwick Boseman.