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Il nuovo film tratto dalla storia vera di World of Warcraft presenta i primi sei protagonisti

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Ibelin, una storia vera e stimolante legata a World of Warcraft, ha scelto i primi sei attori protagonisti. Il film racconta la vita del giocatore Mats Steen, il cui avatar nel popolare gioco si chiamava Ibelin Redmoore.

Steen era affetto da una malattia muscolare degenerativa nota come distrofia muscolare di Duchenne. Nonostante le difficoltà che questo comportava, ha trascorso gran parte della sua vita giocando a World of Warcraft, dove è diventato un personaggio famoso e parte di una comunità più ampia. È scomparso all’età di 25 anni nel 2014.

Il film Ibelin, di prossima uscita, ha ora scritturato Charlie Plummer (The Long Walk), Stephen Graham (Adolescence), Toni Collette (Hereditary), Isabela Merced (The Last of Us), Maisy Stella (My Old Ass) e Anthony Hopkins (Il silenzio degli innocenti).

Ibelin è diretto da Morten Tyldum, che ha ricevuto una nomination all’Oscar come miglior regista per il suo lavoro in The Imitation Game (2014). Ha anche diretto il film romantico di fantascienza Passengers (2016) con Jennifer Lawrence e Chris Pratt.

La sceneggiatura di Ibelin sarà scritta da Ilaria Bernardini (Citadel: Diana) e Hossein Amini (The Wings of the Dove). Amini ha ottenuto una nomination all’Oscar come miglior sceneggiatura non originale per Le ali dell’amore, mentre Bernardini ha ricevuto una nomination ai BAFTA per il cortometraggio Chalk del 2012.

Oltre a descrivere la vita di Steen, Ibelin sarà basato sul blog Musings of Life del giocatore norvegese, dove ha scritto della sua vita sia dentro che fuori dal gioco. Il film includerà anche la storia dei compagni di gioco con cui ha stretto amicizia e della sua amorevole famiglia. Le riprese dovrebbero iniziare in Europa nella primavera o nell’estate del 2026.

Non è la prima volta che la storia di Steen viene raccontata, poiché è già stata immortalata in un documentario presentato in anteprima al Sundance Film Festival del 2024. Le recensioni di The Remarkable Life of Ibelin sono state incredibilmente positive, con critici e pubblico commossi dalla straordinaria storia. Il documentario candidato agli Emmy Award, disponibile su Netflix, esplora come i genitori di Steen pensassero che il figlio vivesse una vita isolata, solo per poi ricevere messaggi da tutto il mondo che lo piangevano.

Ibelin avrà sicuramente un successo maggiore rispetto a Warcraft (2016), il film tratto dal videogioco che ha ricevuto un punteggio critico del 29% su Rotten Tomatoes. Invece di adattare un universo immaginario, Ibelin racconta una storia completamente diversa e reale su un individuo la cui vita è stata cambiata per sempre dal gioco e dalla comunità che ha trovato al suo interno.

Il nuovo film sci-fi con Anne Hathaway è stato rimandato più volte: svelati i veri motivi dei ritardi

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I continui rinvii di La fine di Oak Street, il nuovo film di fantascienza con Anne Hathaway, hanno finalmente una spiegazione concreta. Il progetto, prodotto dalla Bad Robot di J. J. Abrams, ha subito diversi slittamenti a causa di problemi produttivi e organizzativi che hanno rallentato la fase di post-produzione.

Secondo quanto emerso da un’analisi industriale, uno dei principali ostacoli è stato l’addio della responsabile della divisione film della Bad Robot, sostituzione mai avvenuta, che ha lasciato il progetto senza una guida chiara in una fase cruciale. A questo si è aggiunta la necessità di ulteriori riprese, rese impossibili dalla contemporanea indisponibilità della Hathaway, impegnata sul set di Odissea di Christopher Nolan. Il risultato è stato uno stop di circa sei mesi che ha inevitabilmente fatto slittare l’uscita.

Questa situazione racconta molto più di un semplice ritardo. La fine di Oak Street diventa il simbolo di quanto anche produzioni importanti possano essere fragili, soprattutto quando dipendono da incastri produttivi complessi. Non è solo una questione di calendario: è il segnale di un’industria sempre più esposta a dinamiche interne che possono rallentare anche progetti ad alto potenziale.

Tra dinosauri e realtà alterata: cosa aspettarsi dal film sci-fi con Anne Hathaway e perché può ancora sorprendere

La fine di Oak Street

Nonostante le difficoltà produttive, La fine di Oak Street resta un progetto particolarmente interessante. Diretto da David Robert Mitchell, autore di It Follows, il film sembra muoversi su un terreno ibrido tra fantascienza e mistero.

La storia segue una famiglia — interpretata da Anne Hathaway e Ewan McGregor — la cui casa viene improvvisamente trasportata in una dimensione sconosciuta, dove realtà e incubo si sovrappongono, con elementi sorprendenti come la presenza di creature preistoriche. È un concept che punta più sull’inquietudine e sulla destabilizzazione che sull’action puro.

Il nuovo posizionamento in uscita, previsto per agosto, potrebbe rivelarsi strategico: lontano dai grandi blockbuster estivi, il film potrebbe ritagliarsi uno spazio proprio e trasformarsi in una sorpresa. Se riuscirà a trasformare le difficoltà produttive in un’opera coerente e originale, The End of Oak Street potrebbe emergere come uno dei titoli sci-fi più interessanti dell’anno.

Il nuovo film horror con un cast stellare debutta con un punteggio perfetto su Rotten Tomatoes

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Il 2025 ha già visto l’uscita di alcuni titoli horror di grande impatto che hanno impressionato sia la critica che il pubblico. Tra questi spicca I peccatori di Ryan Coogler, uscito nell’aprile di quest’anno. Il film ha ottenuto un buon successo al botteghino e ottime recensioni, con un punteggio del 97% su Rotten Tomatoes.

Un altro film horror molto apprezzato quest’anno è stato Bring Her Back. A differenza di Sinners, il film non ha ottenuto il successo che avrebbe potuto al botteghino, ma è comunque riuscito a ottenere un punteggio dell’89% su Tomatometer.

Tra coloro che hanno apprezzato Bring Her Back c’è ancora la nostra Agnese Albertini, e nella sua recensione ha scritto: “Bring Her Back conferma il talento e la maturità dei fratelli Philippou, capaci di reinventarsi senza tradire le radici del loro cinema. Se Talk to Me era un horror folgorante sull’adolescenza e l’identità, qui ci troviamo davanti a un’opera più adulta, che affronta con lucidità e coraggio il lato più oscuro della genitorialità e della perdita. Meno spettacolare, ma più doloroso. E forse, proprio per questo, ancora più efficace.”

Nonostante questi titoli inizialmente forti, l’anno dell’horror è ancora lungo. In autunno promette alcune uscite interessanti, tra cui The Black Phone 2. Ora, un film horror molto atteso ha fatto un debutto impressionante su Rotten Tomatoes.

Weapons debutta con un ambito 100% sul Tomatometer

È più alto del precedente film di Cregger

Weapons ha ottenuto finora un ottimo punteggio su Rotten Tomatoes. Il film horror è il seguito di Barbarian del regista Zach Cregger. Il film del 2022 è stato accolto incredibilmente bene, ottenendo un Tomatometer del 92% e incassando 45,3 milioni di dollari con un budget stimato di 4,5 milioni di dollari.

Questa volta, Cregger si addentra nel mondo dell’horror psicologico con Weapons. La trama segue la storia di una piccola città in cui, una notte alle 2:17 del mattino, tutti i membri di una classe di una scuola elementare scompaiono tranne uno. Questo lascia la comunità a chiedersi cosa abbia causato la scomparsa e a dare la colpa a tutti.

Weapons vede un cast di protagonisti che include Julia Garner, Josh Brolin, Benedict Wong, Alden Ehrenreich, Austin Abrams e Toby Huss. L’uscita è prevista per l’8 agosto.

Ora, Weapons ha ottenuto il suo primo punteggio su Rotten Tomatoes. Il film ha debuttato con un punteggio perfetto del 100%. Questo dato è soggetto a modifiche, poiché al momento della stesura di questo articolo sono state pubblicate solo 11 recensioni. Allo stesso modo, il film non ha ancora un Popcornmeter del pubblico, poiché non è ancora uscito nelle sale.

Il nuovo film di Tom Cruise con Alejandro Iñárritu aggiunge 6 attori famosi al cast

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Una cavalcata di star si è unita al prossimo film di Tom Cruise del regista Alejandro González Iñárritu. Iñárritu è un celebre regista che è stato candidato a sette premi Oscar e ne ha vinti quattro, tra cui quello per il miglior film per il suo film del 2014 Birdman o (L’inaspettata virtù dell’ignoranza). Il nuovo film, attualmente senza titolo, è stato co-scritto da Iñárritu con Sabina Berman, Alexander Dinelaris e Nicolas Giacobone e segue un uomo con un potere incommensurabile che ha causato un disastro ma deve dimostrare all’umanità di essere la loro unica possibilità di salvezza.

Secondo Deadline, il film, ancora senza titolo, ha ufficialmente aggiunto al cast Sandra Hüller, John Goodman, Michael Stuhlbarg, Jesse Plemons e Sophie Wilde. Anche Riz Ahmed è in trattative per unirsi al crescente ensemble del film di Tom Cruise e Alejandro González Iñárritu. Al momento non si conoscono i ruoli che le star in arrivo interpreteranno nel film, poiché ulteriori dettagli sulla trama sono stati tenuti strettamente nascosti.

Dove avete già visto i nuovi membri del cast del film?

Mentre Tom Cruise è già una star di prima grandezza, soprattutto grazie ai suoi film di successo Mission: Impossible, il nuovo cast che lo affianca è noto per i suoi numerosi progetti di successo. Questo include anche la stella emergente del cast, Sophie Wilde. La Wilde ha interpretato il ruolo principale nel film horror di successo di A24 Talk to Me e ha già ottenuto un altro ruolo da protagonista in The Hunger Games: The Ballad of Songbirds and Snakes, Tom Blyth, nel prossimo adattamento del videogioco Watch Dogs.

Anche il cast in arrivo è ricco di nominati agli Oscar: la più recente è quella di Sandra Hüller per Anatomia di una caduta (2023). In precedenza, Jesse Plemons era stato nominato nel 2022 per la sua interpretazione in The Power of the Dog, mentre Riz Ahmed aveva vinto lo stesso anno per il cortometraggio The Long Goodbye, dopo essere stato nominato l’anno precedente per la sua interpretazione in The Sound of Metal. Inoltre, anche se Michael Stuhlbarg non è candidato all’Oscar, ha recitato in tre dei film candidati come miglior film del 2018, ovvero La forma dell’acqua, Chiamami col tuo nome e The Post.

Il nuovo film di Simon Pegg

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Simon Pegg, da tutti conosciuto per il suo incredibile talento comico e per i suoi primi lungometraggi Hot Fuzz e L’alba dei Morti Dementi, ha di recente varcato i confini della sua amata Gran Bretagna

Il nuovo film di Ryan Coogler con Michael B. Jordan trarrà ispirazione dagli Anime

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Michael B. Jordan è uno dei migliori talenti di Hollywood e il suo lavoro parla da sé. Da Black Panther a Creed, l’astro nascente ha dimostrato più volte le sue capacità. Ora Jordan sta collaborando con il regista Ryan Coogler, con cui ha già collaborato per quattro film, per un nuovo progetto cinematografico segreto e sembra che il film trarrà forte ispirazione dagli anime.

La notizia arriva tramite il The Hollywood Reporter, che ha appreso che Coogler e Jordan stanno lavorando a un progetto cinematografico ancora in fase di sviluppo. Il film avrà Coogler come regista e sceneggiatore e Jordan come protagonista. Al momento, i rapporti suggeriscono che la Warner Bros. Discovery avrebbe acquisito i diritti per distribuire il film, che si dice abbia un potenziale di franchising.

Naturalmente, questa notizia ha lasciato gli appassionati di cinema incuriositi e ora anche i fan degli anime stanno partecipando all’annuncio. Dopo tutto, The Hollywood Reporter suggerisce che il film “contiene anche influenze anime“, ma non si sa come queste influenzeranno il film stesso.

Questa informazione non deve sorprendere più di tanto, visto che Jordan ha parlato apertamente del suo amore per gli anime. Negli ultimi anni, l’attore ha reso omaggio a tonnellate di serie anime, da Dragon Ball a Naruto. Durante gli eventi stampa per Creed 3, Jordan ha ammesso liberamente di aver attinto agli anime durante la realizzazione del film. Ora, sembra che Jordan stia portando Coogler a bordo di quella visione, quindi gli amanti degli anime vorranno tenere d’occhio questo nuovo accordo cinematografico.

Cosa sappiamo del nuovo film di Micheal B. Jordan con Ryan Coogler

Recentemente è stata riportata la notizia secondo cui Michael B. Jordan e il regista Ryan Coogler torneranno a collaborare per un quinto progetto insieme, inizialmente descritto come “un film di genere”. Come riportato ora dall’insider Jeff Sneider, il progetto in questione sarebbe un film d’epoca sui vampiri.

Pur riportando che dovrebbe trattarsi di un film d’epoca, non è stato specificato in quale periodo storico potrebbe essere ambientato il racconto. Il fatto che il progetto sia un film di vampiri potrebbe però indurre a pensare ad un’ambientazione vittoriana o ad altre epoche gotiche. In alternativa, il film potrebbe essere di genere diverso, ambientando la sua trama vampirica nel contesto di un’epoca iconica del XX secolo, come gli anni Venti. Occorre attendere maggiori certezze a riguardo, come anche la conferma che si tratterà a tutti gli effetti di un nuovo film dedicato alla figura del vampiro.

Il nuovo film di Ryan Coogler con Michael B. Jordan potrebbe essere un’opera d’epoca sui vampiri

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Recentemente è stata riportata la notizia secondo cui Michael B. Jordan e il regista Ryan Coogler torneranno a collaborare per un quinto progetto insieme, inizialmente descritto come “un film di genere”. Come riportato ora dall’insider Jeff Sneider, il progetto in questione sarebbe un film d’epoca sui vampiri. Ulteriori dettagli sulla trama non sono ancora stati rivelati, ma secondo Deadline il film sarebbe attualmente al centro di una “guerra” tra Sony, Warner Bros. e Universal per l’acquizione dei diritti.

Pur riportando che dovrebbe trattarsi di un film d’epoca, non è stato specificato in quale periodo storico potrebbe essere ambientato il racconto. Il fatto che il progetto sia un film di vampiri potrebbe però indurre a pensare ad un’ambientazione vittoriana o ad altre epoche gotiche. In alternativa, il film potrebbe essere di genere diverso, ambientando la sua trama vampirica nel contesto di un’epoca iconica del XX secolo, come gli anni Venti. Occorre attendere maggiori certezze a riguardo, come anche la conferma che si tratterà a tutti gli effetti di un nuovo film dedicato alla figura del vampiro.

In ogni caso, come già riportato, questo film segnerà la quinta collaborazione tra Jordan e Ryan Coogler. Dopo il film indipendente Prossima fermata: Fruitvale Station e lo sportivo Creed – Nato per combattere, spin-off della serie di Rockyi due hanno lavorato ai blockbuster Black Panther Black Panther: Wakanda Forever. Dopo queste due esperienze, sembra ora che i due siano pronti per qualcosa di completamente diverso, che potrebbe portarli in territori nuovi e inesplorati all’interno delle rispettive carriere. Si attendono dunque maggiori notizie.

Il nuovo film di Paul Thomas Anderson ha una data d’uscita

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Il nuovo film di Paul Thomas Anderson ha una data d’uscita

Il prossimo film di Paul Thomas Anderson non ha ancora un titolo, ma ha una data di uscita e uscirà anche nelle sale IMAX. Warner Bros. ha scelto la data dell’8 agosto 2025 per il nuovo film del regista di The Master. Nel cast, al momento, sono stati confermati Leonardo DiCaprio, Sean Penn, Regina Hall, Teyana Taylor, Wood Harris, Alana Haim e Chase Infiniti.

Anderson scrive, dirige e produce il film, il suo decimo, con la produzione anche di Sara Murphy e Adam Somner. La Warner Bros. definisce il prossimo film della PTA un “film evento” e i suoi piani di uscita su IMAX sono una vera novità per il regista e lo studio. Si sa poco altro al riguardo, dato che Anderson ama lavorare in segreto, ma si dice che il film sia contemporaneo nella sua ambientazione, ed è considerato il suo progetto più “commerciale” fino ad oggi. Il film è attualmente in produzione in California e già sono trapelate in rete alcune foto dal set.

In questo film, Paul Thomas Anderson inaugura una collaborazione con DiCaprio, ma conferma anche dei legami professionali di Licorice Pizza, il suo ultimo film. Torna infatti a lavorare con la musicista Alana Haim, così come con Penn, che interpreterà un riff su un personaggio tipo William Holden. Il progetto lo riunisce anche con i direttori cinematografici della Warner Bros. Pictures Michael De Luca e Pam Abdy, coloro che hanno guidato l’uscita di quel film alla MGM nel 2021. De Luca aveva già prodotto Boogie Nights quando era alla New Line.

Paul Thomas Anderson, invece, è noto per aver realizzato film come Boogie Nights del 1997, Magnolia del 1999, Ubriaco d’Amore del 2002, Il Petroliere del 2007, The Master del 2012, Inherent Vice del 2014, Il filo nascosto del 2017 e, più recentemente, Licorice Pizza del 2021.  Paul Thomas Anderson sta anche producendo con Sara Murphy il nuovo film con Leonardo DiCaprio, che non ha ancora una data di uscita.

Il nuovo film di Malick ha un titolo

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Si intitolerà To the Wonder e non The Burial il nuovo film del regista Terence Malick. È la storia di un filantropo ( Ben Affleck) che,

Il nuovo film di Mads Mikkelsen, Dust Bunny, potrebbe essere violento quanto Hannibal

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Il nuovo film con Mads Mikkelsen, Dust Bunny, ha ottenuto la classificazione dalla MPA (Motion Picture Association “Organizzazione statunitense dei produttori cinematografici”), e il pubblico dovrebbe aspettarsi un livello di violenza simile a quello di Hannibal, soprattutto alla luce del fatto che il nuovo progetto vede la star riunirsi con il regista dello show, Bryan Fuller. Il film in uscita negli USA segue una ragazzina che chiede aiuto al suo vicino sicario per eliminare il mostro sotto il suo letto.

In vista dell’uscita nelle sale cinematografiche il 12 dicembre, la MPA ha espresso il suo parere sui temi trattati in Dust Bunny, assegnando al film una classificazione R (vietato ai minori di 17 anni). Il film ha ottenuto la classificazione solo per “un po’ di violenza”, il che lo rende più o meno in linea con quanto presentato in Hannibal.

Sebbene Hannibal sia andato in onda sulla NBC, ha costantemente superato i limiti con i suoi contenuti. La violenza vera e propria è stata usata con parsimonia nella serie, a favore di immagini horror surreali e da incubo, ma quando presente, era solitamente sanguinosa.

Cancellato dopo tre stagioni, le richieste per una quarta stagione di Hannibal continuano, ma questa nuova reunion tra Bryan Fuller e Mads Mikkelsen è la cosa più vicina che i fan potranno vedere per ora. Dust Bunny è stato presentato in anteprima al TIFF a settembre, ottenendo recensioni estremamente positive dal pubblico per le sue ottime interpretazioni e la sua immaginazione.

Su Rotten Tomatoes, il film gode di un notevole punteggio del 93%, ottenuto da 28 recensioni. Questo punteggio potrebbe variare con l’aggiunta di ulteriori recensioni, ma il film, che vede la partecipazione anche di Sigourney Weaver, David Dastmalchian, Sophie Sloan e Nóra Trókan, si preannuncia come una nuova degna collaborazione per Fuller e Mikkelsen.

Il film segna il debutto alla regia di Fuller e, se l’ottima accoglienza della critica si tradurrà in un successo commerciale, probabilmente non sarà l’ultimo. Un adattamento di Christine di Stephen King avrebbe dovuto rappresentare il debutto di Fuller in questo ambito, ma non è chiaro a che punto sia il progetto. Al momento in cui scrivo, il creatore di Hannibal non ha altri progetti cinematografici in programma.

Il nuovo film di Hello Kitty uscirà nel 2028

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Il nuovo film di Hello Kitty uscirà nel 2028

Il film Hello Kitty della Warner Bros. Animation e della New Line Cinema è in fase di sviluppo da anni. Ora, il lungometraggio dedicato all’amato personaggio della Sanrio ha finalmente una data di uscita.

La Warner Bros. ha pubblicato sul proprio account Instagram ufficiale che il film Hello Kitty Movie uscirà il 21 luglio 2028. Il breve video mostra Hello Kitty che indica il logo della WB con il suo iconico fiocco rosso aggiunto. La didascalia del video recita: “Hello Hollywood #HelloKittyMovie arriverà nei cinema il 21 luglio 2028!”

Le prime notizie sul progetto di Sanrio di realizzare un adattamento cinematografico di Hello Kitty sono emerse nel 2015. Qualche anno dopo, nel 2019, è stato rivelato che New Line e Flynn Picture Company stavano lavorando a un lungometraggio. Si trattava del primo accordo di licenza di Sanrio con una grande casa di produzione che includeva Hello Kitty e altri personaggi amati dai fan come My Melody, Gudetama e Little Twin Stars.

Il progetto sarà diretto da Leo Matsuda, che ha lavorato come story artist in famosi film d’animazione come Zootopia e Ralph Spaccatutto. La sceneggiatura è stata scritta da Dana Fox, una delle sceneggiatrici e produttrici esecutive di Wicked.

Il fondatore di Sanrio, Shintaro Tsuji, ha espresso la sua gioia dopo l’accordo di licenza. In una dichiarazione ha affermato: “Sono estremamente lieto che Hello Kitty e altri popolari personaggi Sanrio faranno il loro debutto a Hollywood. Hello Kitty è da tempo un simbolo di amicizia e speriamo che questo film contribuisca ad ampliare il cerchio dell’amicizia in tutto il mondo”.

Hello Kitty è stata creata da Yuko Shimizu nel 1974. È stata presentata al mondo come “Kitty White”. È una gatta britannica che vive nella periferia di Londra con la sua famiglia, tra cui la sorella gemella Mimmy, che indossa un fiocco giallo invece che rosso come lei. La sua popolarità è cresciuta a dismisura, ispirando diversi cartoni animati, libri, videogiochi e un’infinità di prodotti per tutte le età.

Il film Hello Kitty Movie uscirà il 21 luglio 2028.

Il nuovo film di Giuseppe Tornatore: The Best Offer

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Giuseppe Tornatore darà inzio alle riprese del suo nuovo film il 30 aprile a Trieste. Si intitolerà The Best Offer,

Il nuovo film di fantascienza di Ryan Gosling, Project Hail Mary, è il suo secondo film più lungo di sempre

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Ryan Gosling sta per battere il suo record personale, il che è anche un avvertimento per chi ha intenzione di andare a vedere il suo prossimo film. Project Hail Mary, basato sull’omonimo romanzo di Andy Weir, è diretto da Phil Lord e Christopher Miller, vede Gosling nei panni di un astronauta solitario nello spazio che deve salvare il pianeta Terra. Weir è anche l’autore di The Martian, da cui è stato tratto il film di Ridley Scott.

Su X il regista Phil Lord h confermato che Project Hail Mary dura 2 ore e 36 minuti, rendendolo il secondo film più lungo di Gosling fino ad oggi (si può vedere qui il post). Il record della sua carriera è detenuto da Blade Runner 2049 di Denis Villeneuve, con Gosling al fianco di Harrison Ford, che dura 2 ore e 43 minuti. Questo è anche considerato uno dei migliori film di Gosling.

Anche The Martian era un film lungo, della durata di 2 ore e 31 minuti, e il fatto che Project Hail Mary lo sia altrettanto sembra essere una conferma di quanto siano dettagliate le storie di fantascienza di Weir, che richiedono dunque questi tempi di proiezione. Non è impossibile per il pubblico impegnarsi in film più lunghi, come dimostrano Avatar: Fuoco e Cenere e Oppenheimer, nella storia recente, ma è necessario il giusto gancio.

L’ultimo film di Gosling uscito nelle sale è stato The Fall Guy del 2024, che è stato un flop, in parte a causa del suo budget stimato e gonfiato di 140 milioni di dollari. Prima di quello, Gosling ha recitato nel fenomeno globale Barbie, che ha incassato 1,4 miliardi di dollari in tutto il mondo, grazie a un fascino diverso da quello di Project Hail Mary o The Martian.

Variety riporta che il budget di Project Hail Mary è di 150 milioni di dollari, creando lo stesso ostacolo affrontato da The Fall Guy. Secondo la regola empirica secondo cui un film deve incassare 2,5 volte il suo budget per andare in pareggio, il nuovo film dell’attore dovrebbe puntare probabilmente a circa 400 milioni di dollari e potrebbe ancora raggiungerli, dato che The Martian ha incassato 630 milioni di dollari, anche se 10 anni fa.

Gosling è anche previsto nel cast di un altro promettente blockbuster, Star Wars: Starfighter, che uscirà nel maggio 2027. Ci saranno quindi diverse occasioni per vedere quale potere al botteghino ha oggi la star di La La Land. Project Hail Mary ha inoltre una classificazione PG-13, quindi non allontana il pubblico che non andrebbe a vedere un film classificato R, ma richiede comunque la disponibilità a sedersi in sala per un tempo più lungo del solito.

La trama di L’ultima missione: Project Hail Mary

L’insegnante di scienze Ryland Grace (Ryan Gosling) si sveglia su un’astronave lontano da casa anni luce e senza alcun ricordo di chi sia o di come sia arrivato lì. Con il riaffiorare della sua memoria, torna alla luce lo scopo della sua missione: risolvere l’enigma della misteriosa sostanza che sta causando il collasso del Sole. Dovrà fare affidamento sia sulle sue conoscenze scientifiche che sulle sue capacità di pensare fuori dagli schemi per salvare dall’estinzione la vita sulla Terra… ma un’inaspettata amicizia gli farà capire che non è solo in questa impresa.

Il nuovo film de Il Signore degli Anelli potrebbe introdurre finalmente Tom Bombadil

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Nonostante il successo della trilogia di Il Signore degli Anelli diretta da Peter Jackson, una delle assenze più discusse dagli appassionati è sempre stata quella di Tom Bombadil, personaggio iconico dei romanzi di J. R. R. Tolkien. Ora, però, il nuovo capitolo cinematografico in sviluppo potrebbe finalmente colmare questa lacuna storica.

Il film, provvisoriamente intitolato Shadow of the Past, si inserirebbe nel canone della trilogia originale e punterebbe a espandere eventi solo accennati o completamente esclusi dai film. In particolare, l’adattamento potrebbe includere elementi tratti dal capitolo “Fog on the Barrow-downs” de La Compagnia dell’Anello, uno dei passaggi più celebri rimasti fuori dalla versione cinematografica del 2001.

Perché Tom Bombadil è fondamentale e come può essere introdotto nel nuovo film

Foto Prime Video

Nel romanzo, Tom Bombadil è una figura enigmatica e fuori dagli schemi, che salva gli hobbit nel Vecchio Bosco e li aiuta nuovamente durante l’incontro con gli Spettri dei Tumuli. La sua esclusione dai film fu una scelta precisa di Peter Jackson, dettata dalla necessità di snellire la narrazione, ma è rimasta nel tempo una delle modifiche più controverse.

Il nuovo film potrebbe quindi rappresentare un’occasione per reintrodurre il personaggio, sfruttando proprio la sequenza dei Tumuli, che senza Bombadil perderebbe gran parte del suo significato narrativo. La sua presenza non sarebbe solo un omaggio ai fan dei libri, ma anche un elemento chiave per arricchire la mitologia della saga.

Resta però aperta la questione più delicata: come inserire Tom Bombadil in una continuità cinematografica che lo ha completamente ignorato? Una possibilità è quella di utilizzare flashback ambientati durante gli eventi de Il Signore degli Anelli – La Compagnia dell’Anello, mostrando ciò che non è stato visto sullo schermo. Un’altra opzione potrebbe essere quella di spostare gli eventi in una linea temporale successiva, con i personaggi che tornano nei luoghi del passato.

Entrambe le soluzioni comportano dei rischi. Inserire retroattivamente Bombadil potrebbe risultare forzato, mentre riproporre eventi simili dopo la trilogia potrebbe alterare l’equilibrio narrativo originale. Tuttavia, con l’espansione dell’universo cinematografico — che include anche progetti come The Hunt for Gollum — il franchise sembra ormai orientato verso una rilettura più ampia e dettagliata del mondo di Tolkien.

Dopo oltre vent’anni, l’introduzione di Tom Bombadil potrebbe quindi rappresentare non solo una correzione storica, ma anche un segnale chiaro: il futuro de Il Signore degli Anelli passa anche attraverso ciò che era stato lasciato indietro.

Il nuovo corto di Spike Jonze!

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Il nuovo corto di Spike Jonze!

Spike Jonze, già capace regista di “essere John Malkovich” e “il paese delle creature selvagge” ritorna ad affascinarci con una nuova affascinante creatura.

Il nuovo corto della Pixar: Partysaurus Rex

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Questa settimana è uscito nei cinema USA Alla ricerca di Nemo 3D, e mentre piovono commenti positivi su questa riconversione che conserva intatte tutte lepeculiarità

Il nuovo Batman direttamente in Justice League of America

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Il nuovo Batman direttamente in Justice League of America

La Warner Bros sta lavorando a Justice League of America, film che nel 2015 porterà sugli schermi celebri personaggi della DC Comics come Batman, Lanterna Verde, Flash, Wonder

Il nostro pianeta, la recensione della docu-serie Netflix

Il nostro pianeta, la recensione della docu-serie Netflix

Dagli ideatori della premiata serie Pianeta Terra nasce un nuovo progetto documentario in otto episodi: Il nostro pianeta, narrato da Sir David Attenborough e disponibile su Netflix a partire da venerdì 5 aprile. All’interno della serie si esplorano le meraviglie uniche e preziose delle bellezze naturali. Protagoniste assolute sono la ricchezza e la varietà degli habitat di tutto il mondo. Una fotografia e tecnologia sorprendenti si abbinano all’esplorazione delle zone selvagge rimanenti del pianeta, mai filmate prima d’ora, e degli animali che le abitano.

La registrazione di questo ambizioso progetto è durata quattro anni e si è svolta in 50 paesi diversi di tutti i continenti. Oltre 600 membri della troupe hanno collezionato più di 3.500 giornate di riprese. Si va dalla natura più remota dell’Artico alle misteriose profondità oceaniche, passando per i maestosi paesaggi africani e le ricchissime foreste del Sud America. L’intenzione della serie è quella di consentire agli spettatori di sperimentare la bellezza del pianeta Terra, e di apprendere l’impatto negativo che i cambiamenti climatici stanno portando all’intero ecosistema.

Il nostro pianeta

L’intento della docu-serie è esplicito, e quanto mai attuale: esplorare gli habitat più importanti del pianeta e celebrare la vita che ancora supportano. Ogni episodio è un vero e proprio viaggio nei luoghi più sacri e ricchi di meraviglie presenti sul pianeta. Ogni episodio, permette, attraverso immagini mozzafiato di conoscere lo svolgersi della vita in questi ambienti, filmando l’infinita varietà delle specie presenti e i loro straordinari modi di agire, molti dei quali sono di sostegno al progredire dell’ecosistema. Ciò che la serie ci trasmette con maggior forza infatti, è quanto ci sia un’incredibile connessione tra i diversi ambienti naturali e le loro pratiche. Queste connessioni ci appaiono come precisi incastri tra ingranaggi che la natura ha sviluppato per permettere la sua stessa salvaguardia.

Ogni episodio si caratterizza per la compresenza di immagini contenenti bellezze rare, contrapposte alla drammaticità degli effetti che il cambiamento climatico ha su queste. Cambiamenti che in brevissimo tempo stanno letteralmente distruggendo quello che è il nostro pianeta. Le connessioni cruciali stanno venendo interrotte, perdendo così la stabilità su cui l’intera vita fa affidamento. Il messaggio appare ben chiaro sin dal primo degli otto episodi, dove ci viene ricordato che ciò che verrà fatto nei prossimi venti anni sarà determinante per l’intera vita del pianeta Terra.

Il nostro pianeta

Sostenuta da un ritmo incalzante e da un taglio narrativo particolarmente accattivante e coinvolgente, Il nostro pianeta non scade mai nella sterile didattica. Al contrario, si dimostra provocante, puntando a far nascere nello spettatore una sensazione di rabbia per le bellezze che potrebbero essere perse per sempre a causa del nostro stile di vita. Nella serie si svelerà dunque ciò che deve essere preservato, se si vuole garantire un futuro in cui uomini e natura prosperano insieme.

Il nome del figlio: recensione del film con Alessandro Gassman

Il nome del figlio: recensione del film con Alessandro Gassman

Adattamento della pièce teatrale Le prènom (dalla quale era già stato tratto il film francese Cena tra amici), Il nome del figlio racconta le vicende di Betta (Valeria Golino), Paolo (Alessandro Gassman), Sandro (Luigi Lo Cascio), Simona (Micaela Ramazzotti) e Claudio (Rocco Papaleo), durante quella che si prospetta come la solita cena allegra tra amici ma che, a causa di una semplice domanda sul nome del figlio che Paolo e Simona stanno per avere, si trasforma in una sconvolgente serata che metterà in discussione le esistenze di tutti.

È un ritorno in grande stile quello della regista Francesca Archibugi che, a sei anni di distanza da Questione di cuore, si rimette in gioco dirigendo un’opera rilevante per la cura al dettaglio tecnico e sorprendente nella sua semplicità narrativa che, in realtà, nasconde delle connessioni, tanto assurde quanto veritiere, con la vita di ognuno di noi.

Francesca Archibugi confeziona una pellicola meticolosa, portando in scena le problematiche di un puzzle complicato in cui ogni pezzo è al suo posto: dagli ambienti (la casa è il vero cuore del racconto, conferendo al film un’impronta squisitamente teatrale) ai tempi di battuta, fino ad arrivare al magnifico quintetto di protagonisti. La sceneggiatura, scritta a quattro mani dalla stessa regista insieme a Francesco Piccolo, prende la commedia teatrale e il film francese per traslare modi di essere e stati d’animo che ci riguardano tutti e che prendono forma attraverso la sagacia dei dialoghi, il calore sprigionato dalle immagini e, soprattutto, l’armonia generata da un cast così diverso che riesce miracolosamente ad uniformarsi, contribuendo alla riuscita non solo dei ruoli, ma dell’interno film.

I protagonisti sono persone comuni, siamo noi sul grande schermo: quando siamo chi non vorremmo essere e quando vogliamo disperatamente essere qualcun altro. E se i maschietti fanno egregiamente la loro parte, sono le donne, alla fine, ad avere la meglio: Valeria Golino e Micaela Ramazzotti danno vita a due ritratti femminili straordinari che a poco a poco si svelano, e ai quali il pubblico si affeziona a mano a mano che la pellicola scorre e “la vita si complica”, regalando con i loro assoli i due momenti più intensi di una pellicola corale che riesce straordinariamente a elogiare non solo il tono recitativo collettivo ma anche quello individuale.

Il nome del figlio, in uscita il 22 gennaio, segna un ottimo inizio di stagione per il cinema italiano. Un atteso ritorno dietro la macchina da presa che parla di noi e della divisione che attraversa il nostro paese, e di come questa divisione non sia poi così lontana, ma si alberghi tra le persone che condividono la nostra vita, quelle stesse persone che prima amiamo e poi odiamo, ma alle quali non possiamo smettere di voler bene.

Il nome del figlio: presentato a Roma il film di Francesca Archibugi

È stato presentato questa mattina alla stampa italiana, presso il cinema Quattro Fontane di Roma, Il nome del figlio, la nuova pellicola della regista Francesca Archibugi (Verso sera, Il grande cocomero, Questione di cuore) con protagonisti Valeria Golino, Alessandro Gassman, Luigi Lo Cascio, Micaela Ramazzotti e Rocco Papaleo. Tratto dalla pièce teatrale “Le prénom” di Alexandre De la Atellière e Matthieu Delaporte, la pellicola è stata sceneggiata dalla stessa Archibugi in collaborazione con Francesco Piccolo. Presenti in conferenza stampa, oltre alla regista, al cast e allo sceneggiatore, anche Paolo Virzì, uno dei produttori associati, nonché moderatore dello stesso incontro.

Ecco quello che Francesca Archibugi ha raccontato in merito al film:

“Sono davvero contenta di aver accettato di scrivere e dirigere questo lavoro. Sono davvero grata a Paolo Virzì e a tutti quelli che hanno creduto in questo progetto per avermi incoraggiato e per avermi spinto a dire di sì. È stata un’esperienza oserei dire transoceanica. Siamo stati davvero come un equipaggio. Gli attori che vedete in questo film sono delle star del nostro cinema, ma sul set erano come degli attori alle prime armi. Sono stati generosi e hanno davvero dato il massimo. Abbiamo lavorato in maniera molto pignola e meticolosa, ma è stato lasciato anche spazio all’improvvisazione. Ci sono tanti piccoli regali in questo film, da ognuno di loro. Credo abbiamo dato il meglio del loro essere artisti. Sono attori molto diversi gli uni dagli altri che, incredibilmente, sono stati capaci di uniformarsi in un unico grande tono recitativo”.

Sulla struttura corale del film e sugli spazi che comunque vengono lasciati ad ogni singolo attore, la regista ha aggiunto:

“Era una cosa scritta, quindi già programmata. Come sapete, il punto di partenza è una pièce teatrale che aveva una struttura fatta di parti molto congegnate. Abbiamo trattenuto quel fil di ferro e poi abbiamo dato carne e sangue nostra. I film si scrivono perché ogni cosa venga studiata nel minimo dettaglio. Solo così, poi, si può dare spazio all’improvvisazione. Certe scelte drammaturgiche, poi, si fanno in fase di sceneggiatura”.

Sul taglio politico che traspare dalla pellicola e sull’importanza dell’incontro con Paolo Virzì, l’Archibugi ha così risposto:

“Volevo che questi personaggi, più che un’ideale politico, esprimessero un sentimento diffuso. Non volevo che venissero messi in luce per lo spaccato al quale appartengono, ma per i sentimenti che li contraddistinguono. Noi abbiamo voluto raccontare, non giudicare. Amiamo tutti i personaggi di questo film e credo che ognuno abbia le sue buone ragioni. Sull’importanza che Paolo ha avuto in questo film, posso solo dire che ci conosciamo da anni. Siamo davvero amici. Ci scambiamo i nostri copioni. È stato importante perché ha saputo sostenermi in un momento della mia carriera in cui ero sicuramente più fragile. Quando abbiamo realizzato il film, uno dei nostri intenti era quello di mantenere alta la bandiera della sala. Abbiamo combattuto per il pubblico. Abbiamo fatto un film per il pubblico, anche rinunciando a delle vanità autoriali, sperando che il cinema da sala non muoia”.

La parola è stata poi data agli attori, che hanno parlato dei loro personaggi e dell’esperienza di lavorare con Francesca:

Valeria Golino: “Avevo già lavorato con Francesca, circa 18 anni fa. Non vedevo l’ora di lavorare nuovamente con lei. Avrei fatto questo film ad ogni costo. È stata un’esperienza densa, faticosa, ma divertente. Il mio è un personaggio docile, affettuoso, ma anche remissivo per certi versi. Ha una personalità capace di adattarsi a quella degli altri, alle loro energie, alle loro vibrazioni. Ricerca l’armonia, non solo per se stessa, ma anche con gli altri, e forse questo è il suo pregio ma anche il suo difetto”.

Alessandro Gassman: “Sono davvero contento di aver partecipato a questo film. Il mio è un personaggio che rappresenta una fetta precisa della popolazione odierna. Una fetta che personalmente io odio. Sono quelle classiche persone che riconosci per strada, magari ognuno di noi ha un amico o un conoscente così. Ritengo che siano uno dei mali primari di questo paese, perché non sono persone trasparenti, non sai mai chi sono davvero. L’unica cosa che spero è che il mio personaggio faccia almeno ridere”.

Luigi Lo Cascio: “Il mio è un personaggio molto concentrato su se stesso, sul proprio mondo. È lontano, distratto, alienato. Deve fare i conti con i suoi insuccessi. Si isola dal mondo e si rinchiude in se stesso. È un personaggio sicuramente molto fragile che trova in questa famosa cena uno specchio attraverso il quale guardarsi. Sono davvero felici di aver avuto la possibilità di lavorare con Francesca e con questi attori straordinari”.

Micaela Ramazzotti: “Avevo già lavorato con Francesca in Questione di cuore. Lei è veramente la donna più importante della mia vita, una persona che stimo tantissimo e alla quale voglio davvero bene. Durante tutta la lavorazione del film ci ha coccolato, ci ha insegnato, proprio come una mamma. Il mio personaggio è un personaggio a più strati, un personaggio che non ti aspetti. È in un modo, ma poi si rivela essere tutt’altro”.

Rocco Papaleo: “Devo confessare che in genere quando faccio un film non mi piaccio mai (ride). Questa volta, invece, forse per la prima volta, quando ho visto il film, mi sono piaciuto. E il merito è sicuramente di Francesca, che è una regista straordinaria. Il mio è un personaggio ambiguo, che mi ha dato l’opportunità di interpretare una situazione in bilico. Mi sembrava un’occasione da prendere al volo. Mi è piaciuto tantissimo interpretarlo”.

Il nome del figlio uscirà il 22 gennaio distribuito da Lucky Red.

Il no della Universal a La Torre Nera

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Il no della Universal a La Torre Nera

La Universal Pictures ha deciso di non finanziare il progetto de La Torre Nera. La notizia arriva non del tutto inaspettata, considerando i problemi che negli ultimi mesi la casa di produzione aveva presentato

Il Nibbio: la storia vera che ha ispirato il film con Claudio Santamaria

Con il suo debutto su Netflix, Il Nibbio ha subito catalizzato l’attenzione del pubblico grazie alla potente interpretazione di Claudio Santamaria e a un racconto denso di tensione, dolore e ricerca di giustizia. Ambientato negli ultimi 28 giorni della vita di Nicola Calipari, il film — diretto da Alessandro Tonda — esplora gli angoli più intimi della sua figura, tra ombre personali e impegno professionale.

Questa intensità emotiva e la messa in scena asciutta hanno fatto sorgere una domanda: Il Nibbio è ispirato a una storia vera? In questo approfondimento analizzeremo le fonti storiche, gli interventi della famiglia Calipari e le scelte sceneggiative che hanno trasformato una vicenda reale in una spy‑story italiana avvincente e rispettosa dei fatti.

Cosa accade in Il Nibbio

Il film Il Nibbio segue gli ultimi 28 giorni di vita di Nicola Calipari, funzionario del SISMI, il servizio segreto militare italiano. La narrazione si concentra sul periodo immediatamente precedente alla sua tragica morte avvenuta a Baghdad nel 2005, durante un’operazione delicata per il recupero dell’ostaggio Giuliana Sgrena, giornalista del Manifesto rapita in Iraq.

Attraverso un ritmo teso e misurato, il film ci introduce nella vita quotidiana di Calipari: non solo un agente esperto, ma anche un uomo diviso tra il dovere verso lo Stato e le responsabilità familiari. La pellicola non indulge in eroismi forzati, ma costruisce il personaggio attraverso le sue esitazioni, le sue relazioni e le sue scelte etiche, mostrando il lato più umano di chi agisce in contesti ad altissima pressione.

Il racconto si muove tra Italia e Medio Oriente, alternando momenti di strategia politica e operazioni militari a scene intime e riflessive. L’atmosfera è sempre carica di tensione, ma anche di grande dignità. Il Nibbio non è un classico film d’azione: è un dramma civile, una ricostruzione che cerca di rendere giustizia a una figura chiave della storia recente italiana, troppo spesso dimenticata.

Il Nibbio è ispirato alla storia vera di Nicola Calipari: i fatti reali

Il Nibbio si basa su una storia reale e profondamente drammatica: quella di Nicola Calipari, dirigente del SISMI, ucciso il 4 marzo 2005 a Baghdad da soldati americani durante un’operazione segreta per liberare la giornalista Giuliana Sgrena, rapita in Iraq da un gruppo jihadista. Calipari, 51 anni, era uno degli uomini più riservati e stimati dell’intelligence italiana, ed è morto da eroe: si è infatti gettato con il corpo sulla giornalista per proteggerla dai colpi d’arma da fuoco. Il caso suscitò un’ondata di emozione e polemiche, sia in Italia che negli Stati Uniti, con forti interrogativi sull’operato dei militari americani e sul coordinamento tra i servizi di sicurezza dei due Paesi [fonte: La Repubblica, 2005].

Quella notte, Calipari aveva appena ottenuto la liberazione di Sgrena e stava viaggiando con lei e un collega su un’auto diretta all’aeroporto. Secondo la ricostruzione italiana, il convoglio non era stato avvisato di alcun posto di blocco e l’auto fu colpita improvvisamente da una raffica di mitra da parte di un check-point statunitense. I soldati USA sostennero di aver sparato per autodifesa, temendo un attentato suicida. Tuttavia, le versioni discordanti e l’assenza di piena trasparenza da parte del governo americano alimentarono la tensione diplomatica. Un’indagine interna degli Stati Uniti scagionò i militari coinvolti, ma le autorità italiane contestarono apertamente le conclusioni, generando una frattura nei rapporti istituzionali.

La figura di Nicola Calipari divenne simbolo di servizio e sacrificio silenzioso. Nel corso degli anni, il suo nome è stato spesso dimenticato dal dibattito pubblico, se non in occasioni commemorative. Il Nibbio, scegliendo di raccontare la sua storia con rispetto e profondità, riaccende l’attenzione su un episodio cruciale della nostra storia recente, sollevando riflessioni sul ruolo dell’Italia nei conflitti internazionali, sul lavoro spesso invisibile dell’intelligence e sul valore della memoria in una società che tende a rimuovere piuttosto che elaborare.

Il cinema come strumento di memoria

Il Nibbio non è solo un film ispirato a una storia vera: è un atto di restituzione, un tentativo di riaccendere i riflettori su una figura che ha agito lontano dalla ribalta, ma che ha pagato con la vita il prezzo della sua missione. In un’epoca in cui l’informazione tende a consumare rapidamente anche le tragedie più gravi, il cinema assume un ruolo fondamentale nel preservare la memoria collettiva. Il film di Alessandro Tonda, evitando sensazionalismi o retorica, offre uno sguardo umano e rispettoso su una pagina dolorosa della nostra recente storia nazionale.

Raccontare Nicola Calipari oggi significa interrogarsi anche sul rapporto tra Stato e cittadini, sulla trasparenza delle istituzioni e sull’etica della sicurezza. Il Nibbio ci ricorda che dietro ogni nome c’è una vita, una famiglia, una scelta. E che il dovere di ricordare non è solo un fatto privato, ma un atto civile. Un film come questo, grazie anche alla sua diffusione su Netflix, può raggiungere un pubblico ampio e trasversale, contribuendo a restituire dignità a una vicenda troppo a lungo rimasta ai margini della memoria pubblica.

Il Nibbio: la spiegazione del finale del film con Claudio Santamaria

Il Nibbio, con la regia di Alessandro Tonda e un’intensa interpretazione di Claudio Santamaria, è uno di quei film che non si dimenticano facilmente. Ispirato a fatti realmente accaduti, il film racconta gli ultimi giorni di Nicola Calipari, uomo dei servizi segreti italiani morto a Baghdad nel 2005 durante una delicata missione di salvataggio. La narrazione si costruisce attorno a una tensione crescente, culminando in un finale tragico ma denso di significato.

Molti spettatori si sono chiesti come interpretare quell’ultimo atto, apparentemente semplice ma ricco di implicazioni. In questo articolo cercheremo di spiegare il finale di Il Nibbio, collegandolo al percorso del protagonista e alla realtà storica che lo ha ispirato. Se ti interessa approfondire la storia vera dietro il film, puoi leggere il nostro articolo dedicato qui.

Di cosa parla Il Nibbio

Il Nibbio racconta gli ultimi 28 giorni di vita di Nicola Calipari, funzionario del SISMI, il servizio segreto militare italiano. Ambientato tra l’Italia e l’Iraq, il film segue l’uomo mentre lavora a una missione estremamente delicata: il salvataggio della giornalista Giuliana Sgrena, rapita a Baghdad da un gruppo armato. Calipari si muove in un contesto instabile, tra pressioni istituzionali, pericoli costanti e dilemmi morali legati al suo ruolo e alla sicurezza nazionale.

Al di là della componente geopolitica, il film si concentra anche sul lato umano del protagonista: un uomo silenzioso, riflessivo, profondamente consapevole della responsabilità che grava sulle sue spalle. Il ritmo narrativo è asciutto e teso, con una regia che punta al realismo e a un coinvolgimento emotivo profondo, senza mai scadere nella retorica. Il Nibbio è tanto un thriller civile quanto un ritratto intimo di un servitore dello Stato che ha anteposto il bene al personale.

Cosa succede nel finale di Il Nibbio

Nel finale di Il Nibbio, Nicola Calipari riesce a ottenere la liberazione della giornalista rapita, Giuliana Sgrena. Dopo giorni di trattative estenuanti e movimenti sotto copertura, l’uomo dei servizi segreti italiani sale a bordo di un’auto insieme alla donna e a un collaboratore per accompagnarla in sicurezza verso l’aeroporto di Baghdad. Il clima è ancora teso, ma l’operazione sembra ormai conclusa.

Improvvisamente, lungo il tragitto, il convoglio viene colpito da una raffica di proiettili sparata da un posto di blocco americano. I colpi attraversano l’abitacolo e Calipari si getta d’istinto sul corpo di Sgrena per proteggerla. Viene colpito a morte. L’ultima scena del film è costruita con estrema sobrietà: non c’è enfasi melodrammatica, solo silenzio e senso di vuoto, mentre le luci dell’ambasciata si avvicinano e il buio cala sull’inquadratura. È una chiusura cruda, asciutta, che lascia lo spettatore senza parole.

La spiegazione del finale: un sacrificio consapevole

Il finale di Il Nibbio non è solo la rappresentazione fedele di un fatto storico, ma anche il punto culminante di un percorso interiore. Nicola Calipari, lungo tutta la narrazione, è mostrato come un uomo che conosce perfettamente i rischi del suo lavoro e ne accetta ogni implicazione con sobrietà. La sua scelta di proteggere con il corpo la vita di un’altra persona non è un gesto impulsivo, ma l’espressione di un’etica radicata: quella del dovere, del servizio, della responsabilità.

Nel silenzio che chiude il film non c’è solo la morte di un uomo, ma anche la denuncia implicita di un sistema opaco, in cui le catene di comando possono diventare labirinti pericolosi. Il regista Alessandro Tonda non cerca l’emozione facile: costruisce un finale privo di retorica, ma carico di tensione morale. Il pubblico non è spinto a commuoversi, ma a riflettere. Calipari non viene presentato come un eroe nel senso classico, bensì come un uomo che ha compiuto un gesto estremo in nome di un principio più grande di lui.

Chi era Nicola Calipari

Nicola Calipari è stato un alto dirigente del SISMI, il servizio segreto militare italiano, con una lunga carriera all’interno delle forze dell’ordine e delle strutture di sicurezza dello Stato. Nato a Reggio Calabria nel 1953, aveva lavorato in polizia prima di entrare nei servizi, dove si era specializzato in operazioni delicate, anche in contesti internazionali. Era conosciuto per la sua discrezione, il rigore etico e la capacità di muoversi con intelligenza e umanità in scenari complessi. Non era un uomo da copertine: gran parte del suo lavoro si svolgeva nell’ombra, al servizio dello Stato e della sicurezza collettiva.

Il suo nome è salito tragicamente agli onori della cronaca il 4 marzo 2005, quando fu ucciso a Baghdad da soldati americani, mentre riportava in salvo la giornalista Giuliana Sgrena, liberata dopo settimane di prigionia. Calipari fu colpito a morte da una raffica di proiettili sparata da un check-point statunitense. La sua morte suscitò un enorme impatto pubblico, oltre che tensioni diplomatiche tra Italia e Stati Uniti. A lui fu conferita la medaglia d’oro al valor civile alla memoria, e la sua figura è oggi ricordata come quella di un uomo delle istituzioni che ha dato la vita per salvare un’altra. Il film Il Nibbio contribuisce a restituire voce e memoria a un servitore dello Stato spesso dimenticato.

Coraggio fatto di silenzio, azione e sacrificio

Il finale di Il Nibbio non è solo la rappresentazione della morte di un uomo, ma una riflessione profonda sul senso del dovere e sulla fragilità delle verità ufficiali. Scegliendo di raccontare questa vicenda con toni misurati e realismo rigoroso, il film porta lo spettatore a interrogarsi non solo su ciò che è successo, ma anche su ciò che spesso viene taciuto. In un mondo in cui il coraggio si misura spesso con le parole, Il Nibbio ci mostra un coraggio fatto di silenzio, azione e sacrificio.

Il Nibbio: Claudio Santamaria nella prima foto ufficiale

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Il Nibbio: Claudio Santamaria nella prima foto ufficiale

Sono iniziate le riprese de Il Nibbio (titolo provvisorio), lungometraggio dedicato a Nicola Calipari, Alto Dirigente del SISMI che ha sacrificato la propria vita per salvare quella della giornalista de “il manifesto” Giuliana Sgrena, rapita in Iraq da una cellula terrorista.

Il film è interpretato da Claudio Santamaria (David di Donatello per il film Lo Chiamavano Jeeg Robot) nel ruolo di Nicola Calipari, Sonia Bergamasco (Nastro d’Argento per La meglio gioventù) nei panni di Giuliana Sgrena e da Anna Ferzetti (Le Fate ignoranti, Call My Agent, 3/19, I peggiori giorni) nel ruolo di Rosa Calipari.

Alla sua seconda regia per il cinema Alessandro Tonda (Subburaeterna, Summertime) dopo aver debuttato nel 2020 con The Shift presentato in concorso nella sezione internazionale della 15°Festa del Cinema di Roma. Il film nasce dalla volontà di ricordare Nicola Calipari nel ventesimo anniversario della sua scomparsa, che cadrà nel 2025.

Il Nibbio è una coproduzione Notorious Pictures con Rai Cinema e Tarantula, in collaborazione con Netflix e Alkon Communications ed il supporto del fondo regionale Wallimages, con la speciale collaborazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, con il supporto dell’Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna (AISE), della Polizia di Stato, la Prefettura di Roma, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Ambasciata italiana in Marocco e con MedOr Leonardo Foundation come partner culturale.

Il film è sostenuto anche dal Centre Cinematographique Marocain e dall’ Ambasciata del Regno del Marocco in Italia. Le riprese si svolgeranno a Roma, e in Marocco per 7 settimane.

Il Nibbio racconterà i ventotto giorni precedenti i tragici eventi del 4 marzo del 2005 che hanno visto morire Nicola Calipari, per valorizzare il suo ruolo cruciale di alto dirigente dell’Agenzia di Informazione e Sicurezza Esterna (all’epoca dei fatti SISMI) delle operazioni in Iraq nei primi anni Duemila, comprendere come operano i Servizi Segreti italiani per salvaguardare la vita umana, per mantenere la pace, e scoprire al contempo la dimensione privata di Calipari, uomo, marito e padre.

Da un soggetto di Davide Cosco, Sandro Petraglia e Lorenzo Bagnatori, la sceneggiatura è stata affidata a Sandro Petraglia, Vincitore di cinque David di Donatello, tra i suoi lavori più noti Bianca, Il portaborse, Il Ladro di Bambini, La meglio gioventù, L’ombra di Caravaggio, Suburra, un autore che da sempre volge una particolare attenzione al racconto del reale e della storia italiana.

Il Nibbio trionfa ai premi Globi d’Oro 2025

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Il Nibbio trionfa ai premi Globi d’Oro 2025

Il Nibbio trionfa alla 65esima edizione dei Globi d’oro 2025 conquistando il prestigioso premio assegnato dalla Associazione della Stampa estera in Italia, per il Miglior Film e per il Miglior Attore, con le seguenti motivazioni:

PREMIO GLOBO D’ORO 2025 – Miglior film:

“Portare sul grande schermo vicende scritte dalla vita reale non è mai un compito facile e lo è ancora meno quando appartengono al passato recente e sono rimaste impresse nella memoria collettiva.

Fu il 4 marzo 2005 quando Nicola Calipari, militare e agente segreto, perse la sua vita in missione. Esattamente vent’anni dopo, il lungometraggio realizzato da Alessandro Tonda racconta la sua ultima missione al Cinema.”

PREMIO GLOBO D’ORO 2025 – Miglior attore a Claudio Santamaria:

“La generosità di un uomo perbene, dedito al lavoro fino all’estremo sacrificio, tratteggiata con delicatezza e rispetto, grazie all’interpretazione di un artista sensibile come Claudio Santamaria, che ha usato ogni sua emozione, arrivando dritto al cuore dello spettatore.”

I premi confermano come “Il Nibbio” sia un’opera che ha saputo catturare l’attenzione della critica e del pubblico, grazie alla sua narrazione puntuale, alla regia di Alessandro Tonda e all’interpretazione intensa di Claudio Santamaria, che ha portato sugli schermi l’umanità e la lucida capacità d’azione  Claudio Calipari,  l’Alto Dirigente del SISMI, che sacrificò la propria vita per salvare quella della giornalista de “il manifesto”, Giuliana Sgrena.

Siamo molto orgogliosi del riconoscimento della stampa internazionale – commenta Guglielmo Marchetti, Presidente di Notorious Pictures – . Ottenere due Globi d’oro per Il Nibbio consacra lo straordinario lavoro fatto da tutta la produzione e valorizza l’attenzione che c’è stata da parte di tutte le istituzioni nel supportare un film dedicato alla memoria di un grande uomo che ha servito lo Stato italiano. Dedichiamo questi riconoscimenti a Rosa Villecco Calipari e ai figli Silvia e Filippo.”

Uscito in sala lo scorso 5 marzo distribuito da Notorious Pictures, diretto da Alessandro Tonda ed interpretato da Claudio Santamaria, Sonia Bergamasco e Anna Ferzetti – nei panni di Giuliana Sgrena e di Rosa Calipari – Il Nibbioè una coproduzione italo belga Notorious Pictures con Rai Cinema e Tarantula, in collaborazione con Netflix e Alkon Communications ed il supporto del fondo regionale Wallimages, con la speciale collaborazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, con il supporto dell’Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna (AISE), della Polizia di Stato, la Prefettura di Roma, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Ambasciata italiana in Marocco e con MedOr Leonardo Foundation come partner culturale. Il film è stato sostenuto anche dal Centre Cinematographique Marocain e dall’ Ambasciata del Regno del Marocco in Italia.

Il Nibbio è ora disponibile su Netflix.

La trama de Il Nibbio

Il Nibbio racconta i ventotto giorni precedenti i tragici eventi del 4 marzo del 2005, quando Nicola Calipari, Alto Dirigente del SISMI, sacrificò la propria vita per salvare quella della giornalista de “il manifesto” Giuliana Sgrena, rapita in Iraq da una cellula terroristica. Calipari ha avuto un suo ruolo cruciale nelle operazioni in Iraq nei primi anni Duemila per salvaguardare la vita umana e mantenere la pace. Il suo omicidio è ancora irrisolto.

Il neo Ministro alla Cultura Galan boccia il Festival di Roma

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galan1«C’è spazio solo per una mostra del cinema in Italia: quella di Venezia». Queste le parole del neo Ministro alla Cultura Giancarlo Galan, che hanno scatenato molte polemiche, anche tra le file della sua stessa parte politica.

Il nemico: recensione del film distopico su Prime Video

Il nemico: recensione del film distopico su Prime Video

Nel 2014 Christopher Nolan fece un ritratto futuristico del nostro pianeta abbattuto dal cambiamento climatico. Interstellar era la lucida, ragionata riflessione e immagine del mondo che potrebbe esserci fra qualche secolo, in cui la popolazione si trova costretta a espatriare dalla Terra per colonizzare lo spazio. Pur portato all’estremo, il discorso del regista inglese rispecchiava già ai suoi tempi la nostra preoccupante realtà, l’inquinamento sempre più incombente e il clima alterato minaccioso, una condizione che negli anni si è rafforzata. Il nemico, nuovo film di Prime Video diretto da Garth Davis, propone uno sci-fi movie dagli sprazzi thriller partendo dalla stessa idea distopica di Nolan, essendone così debitore, per poi sferzare di tono subito dopo, e far diventare l’elemento fantascientifico solo lo sfondo di un racconto che si innalza e ruota attorno ai suoi attori: Paul Mescal e Saoirse Ronan.

I due interpretano una coppia di protagonisti dal grande potenziale, Junior ed Henrietta, che però nella fragilità della sceneggiatura risultano essere sprecati, sfociando alla fine nell’oceano di un ambiguo dramma, con un plot twist del terzo atto che, seppur di natura forte, si consuma così velocemente da smorzare tutto il pathos. Questo nonostante Il nemico sia stato scritto a quattro mani dallo stesso regista insieme a Iain Reid, dal cui omonimo romanzo è tratto il film.

La trama di Il nemico

Midwest, 2065. Le risorse della Terra sono quasi esaurite, e gli esseri viventi hanno sempre meno possibilità di poter vivere. Proprio come il Cooper di Interstellar, Junior ed Hen vivono nelle forti preoccupazioni che questo scenario comporta e abitano in una casa isolata nelle campagne, dove attorno a loro c’è molta aridità. Inoltre, il matrimonio che li ha resi un tempo felici sembra solo un’ombra che si staglia oramai lontana, e il sapore di quei momenti di spensieratezza e complicità è un ricordo che ritorna per soli pochi istanti, come un fulmine estemporaneo.

La loro esistenza sarà scossa dall’arrivo di un uomo, Terrence, il quale bussa alla porta dei coniugi con una notizia folgorante: Junior è stato selezionato per prendere parte ad un programma di sperimentazione sullo spazio, affinché un domani gli umani possano colonizzarlo e sopravvivere. Junior, però, non è convinto e sospetta inizialmente della sua Hen, credendo che lei sappia qualcosa. Dopo le prime titubanze, il tempo della partenza sembra farsi sempre più vicino e nel frattempo la loro relazione oscilla fra la gioia passata e i demoni del presente che cercano di spezzarli.

Il nemico film

L’incrinatura di una relazione accennata

Quella de Il nemico appare come una possibilità mancata di tessere le fila di una storia che, pur prendendo spunto da altro cinema, aveva tutti gli elementi per raccontarsi con una veste inedita. Il film di Davis usa come escamotage narrativo l’aridità della terra e la sua inabitabilità – condizioni che spingono gli esseri umani ad abbandonare la loro casa – per parlare dei rapporti matrimoniali, tanto che di questi ingredienti selezionati ad hoc non ne utilizza realmente neppure uno. Il disastro imminente e la crisi climatica sono soltanto piccoli granelli di sabbia che aleggiano nell’aria, ma che mai si posano e accumulano per poterne sentire il peso.

A deteriorarsi, più che il pianeta, sono solo Junior ed Hen, sempre più distanti l’uno dall’altro, oramai legati per quel poco esclusivamente dai ricordi di un passato felice. Nell’indagare l’incrinatura della loro relazione, Davis prova a fare un’analisi sull’umanità intera, e sul modo in cui ogni singolo individuo percepisce il mondo circostante e i rapporti. Su come si lascia influenzare e sedurre, e su come qualsiasi relazione con l’altro diventi un lavoro irritante se subentra l’incomunicabilità a cui consegue la frustrazione e l’incomprensione.

Nel condurre però il racconto, il regista, insieme a Reid, non riesce a mettere a fuoco nessuna di queste tematiche, a essere incisivo, poiché Il nemico non è sorretto da uno script corposo e chiaro, ma anzi troppo sintetico, oltre che sbiadito e opaco, esattamente come i colori della fotografia di Matyas Erdély. Se non è la sceneggiatura a funzionare, lo sono però i suoi interpreti con la loro massiccia presenza scenica, e anche se il climax finale risulta fiacco e mal elaborato, Paul Mescal e Saoirse Ronan fanno comunque un buon lavoro. Magari non sarà la loro miglior performance, e a spiccare è più Mescal che Ronan considerate le energie che richiede il suo Junior, ma le due stelle dimostrano di avere un’ottima chimica, e di essere maturi abbastanza come partner sullo schermo per poter essere data loro una nuova e più solida storia sopra cui danzare e splendere.

Il nemico: gli 8 più grandi cambiamenti del film rispetto al libro

Prime Video ha inaugurato l’anno nuovo con Il nemico (qui la recensione), film di stampo sci-fi diretto da Garth Davis e basato sull’omonimo romanzo di Iain Reid, presente in veste di sceneggiatore. Nonostante il regista abbia attinto a piene mani dal libro, nel lungometraggio sono comunque presenti alcuni incisivi cambiamenti, alcuni dei quali più funzionali di altri se visti nell’ottica dell’essere fedeli alla visione artistica di Davis. Il nemico, che può dirsi essere un one-location movie, è sorretto da un cast di tutto rispetto, in cui a fungere da pilastri portanti sono Saoirse Ronan e Paul Mescal per una performance davvero brillante. Ma quali sono le differenze con la sua controparte cartacea?

L’esistenza subito rivelata dell’AI

Il nemico film recensione

Sin dai titoli di testa de Il nemico, il pubblico viene a conoscenza del contesto in cui la storia prende forma. Infatti, le frasi impresse sullo schermo nero lo informano sul fatto che l’AI – in ciò che andremo a visionare – è destinata a essere un’entità che si sostituirà all’uomo. Nel romanzo tale concetto viene invece introdotto al lettore più lentamente, tanto che l’AI è menzionata solo all’arrivo di Terrence nella fattoria, quando spiega la situazione a Junior ed Hen. Nella versione cinematografica, invece, la scelta di rivelarlo prima dell’inizio vero e proprio del film, oltre a far credere (erroneamente) che questo sia destinato ad approfondire questi aspetti fantascientifici, spiega già ciò che accadrà nel corso della narrazione, facendo sì che l’annuncio di Terrence, secondo cui Junior sarà sostituito dall’Intelligenza Artificiale, sembri appropriato invece che inquietante.

Junior viene reclutato

Il nemico Paul Mescal

Quando all’inizio di Il nemico Terrance bussa alla porta di Junior ed Hen per annunciare loro il programma per la colonizzazione degli esseri umani nello spazio, annuncia alla coppia che l’uomo è stato intenzionalmente preso da parte dell’ente governativo OuterMore. Nel libro, invece, Terrance informa Junior di essere stato selezionato a caso, e non si sa molto di più su questo processo che sarebbe stato sicuramente interessante da approfondire.

Hen protegge l’AI di Junior

Il nemico Saoirse Ronan

Quando l’AI di Junior si attiva all’inzio di Il nemico, Hen è consapevole di dover vivere per due anni con qualcuno che non è realmente suo marito, pur avendo ricevuto da lui pensieri e comportamenti. Nel momento in cui il vero Junior fa ritorno a casa, la copia AI di conseguenza deve essere spenta. La sequenza nel film si trasforma nel climax finale, in cui Henrietta – alla fine innamoratasi – cerca in tutti i modi di impedirlo, con degli scatti d’ira molto forti, a tal punto che devono prenderla di peso e portarla fuori dall’abitazione.

Compiendo questa scelta, il regista decide di esternare i sentimenti della donna che invece nel libro non vengono esposti. Ella, nella versione cartacea, guarda con calma lo spegnimento dell’AI di Junior, con il vero Junior di nuovo al suo fianco, e ciò significa che quel momento per lei non è traumatico come invece ci dimostra la pellicola. Questo, di conseguenza, umanizza anche l’AI di Junior e mette ulteriormente in discussione l’etica di Terrence e della società OuterMore per cui lavora. Inoltre, è l’affetto di Hen per la copia del marito a contribuire all’incrinazione del rapporto tra i due.

Il punto di vista è quello di Henrietta

Il nemico - film

Se in Il nemico il point of view è affidato a Henrietta, una scelta che sceneggiatore e regista hanno ponderato bene affidandosi alle qualità recitative di Saoirse Ronan, nel romanzo il punto di vista è quello di Junior, e solo dopo il lettore si rende conto che a narrare la storia è la sua copia AI. Cambiando di prospettiva, muta anche l’impatto che i singoli personaggi hanno sullo spettatore/lettore. Nel caso del film, ci si lega inevitabilmente di più a Henrietta, mentre nel libro – essendo stata l’AI di Junior a raccontarsi per tutto il tempo – è il suo di viaggio a sembrare più importante, oltre che a colpire maggiormente.

Più focus sulla coppia

Il nemico film

Sia nel film che nel romanzo c’è un’esplorazione del matrimonio, a cui si lega l’analisi sulle dinamiche di coppia e in generale sulla caducità dei legami e dell’incomunicabilità, ma nel caso del libro, esso è più interessato all’aspetto fantascientifico piuttosto che a indagare la crisi fra Hen e Junior. Nel romanzo, infatti, la loro relazione è l’espediente narrativo per esaminare i problemi che l’umanità si trova ad affrontare nel presente e nel futuro, e il modo in cui questi si manifestano in una realtà circoscritta ai due. Al contrario, la versione su schermo si concentra maggiormente sul realismo emotivo dei due personaggi centrali e utilizza gli elementi sci-fi solo come sfondo.

Il commento sociale del film

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Il cinema molto più di frequente sta scegliendo di raccontare futuri più realistici all’interno del genere sci-fi. Questo perché al giorno d’oggi ciò che viene rappresentato sullo schermo, pur non essendo concreta reatà, ne diventa una possibilità futura a causa della crisi climatica che sta stressando il pianeta. È per questo che Garth Davis ambienta il film nel 2065 poiché vuole avvertire tutti di mobilitarsi ora per frenare gli effetti del cambiamento climatico. E così si spinge in un commento sociale, con l’obiettivo che il pubblico confronti direttamente questo futuro con il futuro della nostra effettiva realtà. Nel romanzo, ciò non avviene, e Iain Reid fornisce una risposta ambigua sia su quando si svolge il racconto sia su quali siano le azioni che hanno portato alla devastazione della Terra.

Plot twist più prevedibili

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Se nel romanzo di Reid il mistero è la componente primaria della narrazione sci-fi messa in moto, nel film questa è più flebile e conferma la scelta del regista di essersi voluto dedicare in principal modo alla creazione di una storia emotivamente coinvolgente. E che, come dicevamo, si concentrasse più sulla sfera matrimoniale che su quella fantascientifca. Ecco perché i colpi di scena sono più prevedibili e meno scioccanti rispetto al libro, tanto che gli spunti visivi, l’illuminazione che indica la differenza fra Junior e il suo AI e le informazioni concrete condivise sul mondo presenti nel lungometraggio, contribuiscono a far sì che il pubblico abbia un’idea della verità sul matrimonio di Hen e Junior prima del tempo.

Cosa accade a Hen quando se ne va?

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Alla fine del libro, attraverso alcuni indizi, il lettore scopre solo che la Hen tornata in seguito alla discussione con Junior, è una sua versione AI, mandata per non farlo rimanere da solo. Il film, nella sua conclusione, è molto più esplicito in questo: dopo aver lasciato al marito una lettera vuota, ed essere stata sostituita da una sua copia, vediamo Henrietta – quella vera – a bordo di un aereo, in viaggio verso un futuro incerto ma pieno di speranza, proprio come lei desiderava. Una scelta funzionale al point of view con cui si è deciso di conduerre la storia, e che ci mostra il personaggio, a lungo sofferente, avviarsi verso un futuro migliore, proprio come in fondo ci si aspettava.

Il nemico alle porte: tutte le curiosità sul film con Jude Law

Il nemico alle porte: tutte le curiosità sul film con Jude Law

Principalmente ricordato per film come La guerra del fuoco, Il nome della rosa o Sette anni in Tibet, il regista francese Jean-Jacques Annaud vanta nella sua filmografia diversi lungometraggi di particolare importanza, con i quali egli si è sempre proposto di offrire un cinema spettacolare alternativo a quello hollywoodiano. Tra i suoi più affascinanti film vi è in particolare Il nemico alle porte (qui la recensione), un kolossal bellico ispirato alla battaglia di Stalingrado. Si tratta di una co-produzione tra Francia, Germania, Stati Uniti, Regno Unito e Irlanda, un progetto dunque particolarmente complesso che ancora oggi trova il favore di critica e pubblico.

Pur caratterizzato da diverse inesattezze storiche, Il nemico alle porte si configura come un’epica vicenda divisa tra gli orrori della guerra e le forti passioni dei protagonisti. Annaud si è infatti preoccupato di fornire una rappresentazione quanto più realistica possibile della guerra, e non per niente videogiochi bellici come Call of Duty e Sniper Elite si sono esplicitamente ispirati ad alcuni aspetti del film. Come ogni buon opera di guerra, però, si tratta di un film divisivo, che ha in diverse occasioni generato dibattititi sia circa la rappresentazione dei soldati russi sia riguardo lo svolgimento di alcune situazioni critiche.

A distanza di oltre vent’anni rimane però uno dei film di Annaud di maggior fascino, talvolta poco citato e per questo meritevole di essere scoperto o riscoperto. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori, ma anche riguardo al libro da cui è tratto e alla vera storia narrata. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

La trama e il cast di Il nemico alle porte

La vicenda si svolge a Stalingrado, nell’autunno del 1942. La giovane recluta dell’armata rossa Vasilij Grigor’evic Zajcev viene catapultato insieme ad altri sventurati compagni nell’inferno della città simbolo dell’Unione Sovietica assediata ormai da settimane dalle truppe del Terzo Reich. Durante uno dei tanti ed assurdi attacchi suicida a cui gli ufficiali dell’Armata Rossa lo costringono a partecipare, Vasilij conosce Politruck Danilov, ufficiale addetto alla propaganda, a cui ha modo di mostrare la sua incredibile abilità di tiratore affinata durante l’infanzia in cui era solito cacciare i lupi negli Urali.

Danilov vede dunque nel ragazzo quell’eroe di cui l’esercito ha bisogno per mantenere alto il morale ed avere nuove motivazioni in battaglia. Spalleggiato dal cinico Nikita Khrushchev, Danilov farà di Vasilij Zajcev un mito, una sorta di leggenda, e  Vasilij a sua volta diventerà l’incubo dei tedeschi collezionando vittime su vittime soprattutto tra gli ufficiali. Il rapporto di grande complicità tra Danilov e Vasilij comincerà però ad incrinarsi quando una donna, Tania Chernova, si intrometterà fra loro generando invidie e gelosie. Nel frattempo, per porre fine al mito di Vasilij, il comando tedesco invierà al fronte il migliore dei tiratori della Wermacht: il maggiore Erwin Konig.

Ad interpretare il soldato russo Zajcev vi è Jude Law, protagonista dunque del film. Nei panni del maggiore tedesco Konig, invece, si ritrova Ed Harris. È noto che i due attori sono stati scelti principalmente per la grande espressività dei loro occhi. Sono infatti numerose le scene in cui i due si trovano a dover recitare unicamente tramite questi, senza la presenza di battute. Nel ruolo di Danilov vi è invece l’attore Joseph Fiennes, mentre la premio Oscar Rachel Weisz è Tania Chernova. Completano il cast gli attori Bob Hoskins nel ruolo di Nikita Chruscev, futuro segretario generale del Partito Comunista dell’Unione Sovieta, e Ron Perlman in quelli del soldato Koulikov.

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Il nemico alle porte: la vera storia dietro il film e il libro da cui è tratto

Il film di Annaud è basato sul libro di carattere storiografico Enemy at the Gates: The Battle for Stalingrad, scritto nel 1973 da William Craig e nel quale si descrivono gli eventi riguardanti la Battaglia di Stalingrado, svoltasi nell’inverno del 1942-1943. La vicenda, riportata poi anche nel film di Annaud, è in particolare quella del presunto duello tra due cecchini, il tedesco Konig e il russo Zajcev, svoltosi durante tale battaglia. Riguardo il loro scontro vi sono diverse voci contrastanti, alcune delle quali affermano che quanto raccontato di questo sarebbe pura esagerazione. Del duello verificatosi tra i due cecchini parlano infatti quasi esclusivamente fonti russe, la cui attendibilità sarebbe dunque da prendere con le dovute precauzioni.

Mentre di Zajcev ci sono numerose testimonianze storiche, tra cui anche sue fotografie e una sua autobiografia, che riportano ad esempio di come durante la battaglia di Stalingrado uccise 225 tra soldati e ufficiali della Wehrmacht, di Konig si hanno scarse notizie. La sua vita rimane ad oggi pressocché sconosciuta e ciò che si sa di lui lo si apprende da ciò che Zajcev ha riportato. Proprio per tale motivo, sono in molti a mettere in dubbio la stessa esistenza di Konig. Ad ogni modo, secondo quanto riportato da Zajcev, la sfida tra di loro si sarebbe sviluppata nell’arco di quattro giorni, fino a quando con uno stratagemma il soldato russo riuscì a far credere al nemico di essere stato colpito.

Zajcev, insieme al suo compagno Kulikov, sollevarono i loro elmi, i quali vennero colpiti dai proiettili di Konig. Il soldato tedesco pensò dunque di aver colpito i propri nemici ed espostosi per assicurarsene, sarebbe a quel punto stato colpito a morte da Zajcev. Per quanto riguarda invece la relazione tra Zajcev e una donna di nome Tanja, anche qui si ritrovano pareri discordanti, con il libro di Craig che riporta tale relazione e altre fonti che invece sottolineano l’assenza di testimonianze a riguardo. In fin dei conti, dunque, il libro di Craig è stato unicamente preso come spunto e Il nemico alle porte non può essere considerato un suo diretto adattamento.

Il nemico alle porte: il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di Il nemico alle porte grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Apple iTunes, Now, Netflix e Amazon Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di mercoledì 18 gennaio alle ore 21:10 sul canale Rai Movie.

Fonte: IMDb

Il nemico alle porte, il film con Jude Law e Ed Harris

Il nemico alle porte è un film del 2001 diretto da Jean-Jacques Annaud e con protagonisti nel cast Jude Law, Ed Harris, Joseph Finnies, Rachel Weisz e Bob Hoskins.

Il nemico alle porte trama: Stalingrado, autunno 1942. La giovane recluta dell’armata rossa Vasilij Grigor’evic Zajcev (Jude Law) viene catapultato insieme ad altri sventurati compagni nell’inferno di Stalingrado, città simbolo dell’Unione Sovietica assediata ormai da settimane dalle truppe del Terzo Reich.

Durante uno dei tanti ed assurdi attacchi suicida a cui gli ufficiali dell’Armata Rossa lo costringono a partecipare, Vasilij conosce Politruck Danilov (Joseph Fiennes), ufficiale addetto alla propaganda, a cui ha modo di mostrare la sua incredibile abilità di tiratore affinata durante l’infanzia in cui era solito cacciare i lupi negli Urali.

Danilov vede nel ragazzo quell’eroe di cui l’esercito ha bisogno per mantenere alto il morale ed avere nuove motivazioni in battaglia. Spalleggiato dal cinico Nikita Khrushchev (Bob Hoskins), Danilov farà di Vasilij Zajcev un mito, una sorta di leggenda, e  Vasilij a sua volta diventerà l’incubo dei tedeschi collezionando vittime su vittime soprattutto tra gli ufficiali. Il rapporto di grande complicità tra Danilov e Vasilij comincerà però ad incrinarsi quando una donna, Tania Chernova (Rachel Weisz), si intrometterà fra loro generando invidie e gelosie.

Nel frattempo, per porre fine al mito di Vasilij, il comando tedesco invierà al fronte il migliore dei tiratori della Wermacht: il maggiore Erwin Konig (Ed Harris) che inizierà con Vasilij un’appassionante quanto drammatico duello destinato ad un tragico epilogo.

Il nemico alle porte film

Il nemico alle porte (Enemy at the gates) è un film del 2001 diretto dal regista francese Jean-Jaques Annaud (Il nome della rosa, L’amante) e tratto da una storia vera.

Annaud si conferma una volta di più straordinario a livello scenografico, ricreando con grande realismo ed efficacia il drammatico contesto in cui si svolge la vicenda. Una Stalingrado dilaniata da una delle più feroci battaglie della Seconda guerra mondiale, una città in preda alla disperazione più assoluta sia tra i civili che tra i militari di cui il regista tiene a sottolineare le terribili condizioni e i patimenti sopportati.

Il nemico alle porte

Ma se il regista francese non tradisce a livello estetico è a livello di sceneggiatura che il film genera qualche dubbio. La prima metà è indubbiamente la migliore: l’arrivo di Vasilij al fronte, il suo disorientamento, la nascita del suo mito e l’amicizia con Danilov, il tutto tiene alta la tensione emotiva dello spettatore, affascinato da una ricostruzione storica impeccabile.

La seconda parte invece si perde. La storia d’amore tra Vasilij e Tania, il duello con il maresciallo Konig, sono elementi narrativi interessanti ma che vengono trascinati con scarso ritmo e con il passare dei minuti assumono una preponderanza che non sono in grado di  sostenere. Il film perde la tensione emotiva iniziale e si protrae stancamente verso un finale più che scontato.

Il cast di Il nemico alle porte è indubbiamente di prim’ordine anche se ci sentiamo di sottolineare le interpretazioni di Joseph Fiennes, molto convincente nella parte dell’enigmatico e fanatico servitore del regime staliniano, così come di Bob Hoskins, quasi irriconoscibile nei panni di un credibilissimo Nikita   Khrushchev, futuro presidente dell’URSS qui spietato e  irascibile ufficiale al soldo di Stalin.

Indubbiamente pregevole anche l’interpretazione di Ed Harris, efficace nelle vesti del gelido e imperscrutabile ufficiale della Wermacht, convincono invece indubbiamente meno Jude Law e Rachel Weisz non tanto per scarsezza interpretativa ma perchè non dotati di quel “phisique du role” necessari alla parte. Troppo belli e occidentali per essere credibili come stanchi e sfiancati russi al fronte da mesi.

Storicamente il film è interessante solo nella prima parte dove si evidenzia con particolare attenzione la terribile disumanità degli ufficiali sovietici pronti a sparare senza pietà verso i propri soldati ad ogni minimo accenno di ritirata. Il nemico non era solo di fronte ma anche di spalle.

Per il resto il dramma dei civili intrappolati in questo immenso fronte di guerra è solo accennato, vagamente abbozzato, le finalità registiche e della sceneggiatura propendono verso altri lidi e altre finalità. Il risultato è un film molto hollywoodiano e non dal forte impatto emotivo che avrebbe potuto avere e che abbiamo provato in altri film dal contesto simile, come il Pianista di Roman Polansky per intenderci…ma questa è tutta un’altra storia.

Il nemico alle porte, trailer