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Il Ministro – L’esercizio dello Stato – Recensione

il-ministro-l-esercizio-dello-statoUna telefonata in piena notte e Bertrand Saint-Jean, Ministro dei Trasporti, si trova di fronte un’emergenza cui deve dare immediata soluzione. Un incidente spaventoso ha coinvolto un pullman carico di studenti, causando numerose vittime e feriti gravi. Bertrand abbandona così moglie e oniriche visioni notturne per recarsi sul posto, pronto a tamponare le conseguenze mediatiche di un evento così tragico.

Si apre così Il Ministro – L’Esercizio dello Stato (L’exercice de l’État), film drammatico del francese Pierre Schoeller, già vincitore del Premio FIPRESCI per la selezione ufficiale Un Certàin Regard al Festival di Cannes 2011 e di tre César, rispettivamente Miglior sceneggiatura, suono e attore non protagonista a Michel Blanc, che interpreta Gilles, direttore di gabinetto e braccio destro del Ministro Saint-Jean (Olivier Gourmet).

Schoeller ci trasporta direttamente all’interno dei palazzi del potere, fra conflitti, pressioni, compromessi, mostrandoci i retroscena e le contraddizioni dell’amministrazione. Non è, però, un documentario di burocrazia. Il vero nocciolo del film è un ritratto profondamente umano, un’analisi del Ministro e dell’uomo Bertrand, sublimata dall’oneroso e tormentato conflitto fra ambizione personale e responsabilità pressanti. La solitudine di un politico che si assume seriamente le proprie responsabilità, schiacciato dall’incarico e da ciò che rappresenta di fronte al popolo francese. Il Ministro – L’esercizio dello Stato posterBertrand Saint-Jean è lontano dall’uomo senza macchia, è umano a tutto tondo, con le proprie pulsioni e ambizioni, in lotta fra il giusto e ciò che va fatto. Ruolo mirabilmente impersonato da Olivier Gourmet, capace di incarnare entrambi i lati del suo personaggio, politico e privato, di trasmettere l’angoscia delle decisioni, che a volte dovranno andare contro i principi personali, pur di mantenere un posto privilegiato. Non da meno la spalla Michel Blanc, attore poliedrico, qui perfetto in un ruolo formale ma forte, simbolo di Stato. La pellicola offre allo spettatore una sensazione straniante, a tratti inquietante, data dalla disabitudine ai meccanismi della politica e dalle immagini surreali e visionarie che fanno da intermezzo alla narrazione, allegorie sottili ma dal significato profondo. Un senso di distacco tra mondo politico e civile rappresentato al meglio da Sylvain Deblè, nel ruolo dell’autista neo assunto Martin. Personaggio silenzioso che osserva, senza esprimere mai un giudizio, un mondo agli antipodi dalla sua condizione umile da precario. Un silenzio che è arguta metafora dell’odierna incomprensione e incomunicabilità tra politica e popolazione civile.

Un film complesso, ben costruito dalla capacità registica di Schoeller, con un montaggio che permette di non annoiare lo spettatore. Il merito della riuscita della pellicola va, però, anche alle stupefacenti interpretazioni di attori navigati come Olivier Gourmet e Michel Blanc, affiancati dal sorprendente non professionista Sylvain Deblè, meritevole di altre occasioni cinematografiche. Il Ministro – L’esercizio dello stato, non è un film immediato. Le immagini vanno osservate con accuratezza, le conversazioni seguite, l’insieme compreso. Un titolo di qualità, tutt’altro che noioso, da guardare, però, alla ricerca di qualcosa di più di un semplice svago, dotandosi dell’attenzione necessaria.

Il Ministero della Guerra Sporca: recensione del film con Henry Cavill

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Dopo The Gentlemen (qui la recensione) del 2019 con Matthew McConaughey e l’omonima serie targata Netflix, il regista Guy Ritchie torna in scena con una nuova divertente action comedy: Il Ministero  della Guerra Sporca. La pellicola, basata sul romanzo  Churchill’s Secret Warriors: The Explosive True Story of the Special Forces Desperadoes of WWII di Damien Lewis, è tratta da avvenimenti realmente accaduti durante il secondo conflitto mondiale.

Nel cast ritroviamo figure note nel panorama cinematografico internazionale: primo fra tutti, il britannico Henry Cavill (Superman nel DC Universe, Geralt di Rivia in The Witcher) interpreta qui Gus March-Phillips. Al suo fianco si ritrovano l’attrice messicana Eiza Gonzàlez (Baby Driver), Alan Ritchson (Reacher) e Hero Fiennes Tiffin (Hardin Scott nella serie cinematografica After).

La trama di Il Ministero della Guerra Sporca: pronti a tutto

Nel periodo tra la fine del 1941 e il 1942, durante la Seconda Guerra Mondiale, la sconfitta britannica sembrava ormai ovvia. I continui attacchi attuati dai sottomarini tedeschi alle navi americane e inglesi rendeva impossibile l’arrivo in terra britannica di alcun tipo di rifornimento bellico o di viveri per la popolazione. Nella più totale disperazione, il primo ministro Wiston Churchill lascerà il destino della sua nazione nelle mani di un gruppo di combattenti fuori dal comune, in un operazione non autorizzata dal governo inglese. Così viene creato il comando 62, nota anche come Small Scale Raiding Force, sotto la direzione della Special Operations Executive, dando inizio all’Operazione Postmaster.

Alla guida di questa “Suicide Squad si trova Gus March-Phillips, precedentemente detenuto in una prigione inglese. Al suo fianco combattono altri spietati cacciatori di nazisti, quali Anders Lassen, nordico appassionato di tiro con l’arco, e Freddy Alvarez, piromane specializzato in grandi esplosioni. Il compito della squadra sarà distruggere la Duchessa D’Aosta, nave contenente importanti rifornimenti per i sottomarini tedeschi. La presenza di numerose truppe italiane e tedesche a Fernando Po, isola spagnola neutrale dove era attraccata la nave, rende però l’operazione particolarmente complessa.

Il Ministero della Guerra Sporca Henry Cavill

La comicità nei combattimenti

Ricordate signori, divertitevi!

L’elemento che salta subito all’occhio ne Il Ministero della Guerra Sporca è proprio la comicità di molte scene, che si tratti anche di momenti clou nella trama o di combattimenti. Non è certamente il primo caso in cui l’azione e scene con sangue sono presentate in chiave comica: Tarantino ha reso da molto tempo lo splatter comico il suo segno più distintivo. Il primo momento più ironico si ritrova già all’inizio del film: Gus March-Phillips viene chiamato in una elegante saletta, insieme ai due agenti Richard Heron e Marjorie Stewart.

Qui interromperà continuamente il discorso di coloro che stanno presentando la sua missione, usufruendo di liquori pregiati e sigari li presenti, sgraffignando ogni cosa possibile. Una seconda scena densa di comicità la si ritrova nel combattimento per la liberazione di uno dei membri della squadra da una guarnigione nazista. Qui vengono rese chiare al pubblico la ferocia e la tecnica dei combattenti guidati da Gus: per loro uccidere nazisti era un divertimento, non un dovere verso la loro patria (un po’ come avviene in Bastardi senza gloria, diretto – guarda caso – da Tarantino).

Il Ministero della Guerra Sporca Eiza González

Il Ministero della Guerra Sporca e James Bond

Oltre ad essere una figura chiave nella seconda guerra mondiale, il maggiore Gus March-Phillips ha ottenuto una certa rilevanza anche nell’ambito letterario e cinematografico. Phillips viene generalmente riconosciuto come la maggiore ispirazione per Ian Fleming per la creazione del personaggio di James Bond. Ciononostante, l’agente 007 è rappresentato con una di gran lunga maggiore eleganza rispetto al personaggio di Gus ne Il Ministero della Guerra Sporca. Pur venendo interpretato da un attore affascinante come Henry Cavill, il maggiore Phillips si presenta sempre più come un personaggio comico.

Nel fare un confronto con la serie 007, sarebbe più facile per lo spettatore trovare delle similitudini tra le Bond girls e il personaggio di Marjorie Stewart. L’agente e modella, con un fascino magnetico e la furbizia di una volpe, viene mandata a sedurre uno spietato comandante nazista, Heinrich Luhr. Una certa somiglianza con le bond girl si nota anche negli outfit succinti ma eleganti.

Il Ministero della Guerra Sporca si pone dunque come obiettivo quello di portare sul grande schermo delle vicende storiche meno note al grande pubblico, pur mantenendo sempre una chiave ironica. Nonostante siano presenti delle – volute – inesattezze, è certamente interessante venire a conoscenza di un operazione così folle e ambiziosa come fu l’operazione Postmaster, che Ritchie sa raccontarci con la solita eleganza e grinta che contriddistinguono i suoi film migliori.

Il Ministero della Guerra Sporca: il trailer del film su Prime Video dal 25 luglio

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Prime Video ha svelato oggi il trailer ufficiale de Il Ministero della Guerra Sporca, invitando gli spettatori a non perdere l’ultimo successo del regista Guy Ritchie. Il film action-comedy, ispirato alla prima operazione di forze speciali della storia, è pronto a deliziare il pubblico internazionale a partire dal 25 luglio, quando debutterà su Prime Video in Italia e in Paesi selezionati nel resto del mondo.

Il Ministero della Guerra Sporca, basato su fatti reali

Basato su documenti recentemente desecretati del Dipartimento della Guerra britannico e ispirato a fatti realmente accaduti, Il Ministero della Guerra Sporca è un action-comedy, incentrato sulla prima organizzazione di forze speciali della storia, formata durante la Seconda Guerra Mondiale dal Primo Ministro britannico Winston Churchill e da un piccolo gruppo di ufficiali, tra cui lo scrittore Ian Fleming. L’unità di combattimento top-secret, composta da un gruppo eterogeneo di furfanti e cani sciolti, parte per un’audace missione contro i nazisti, servendosi di tecniche di combattimento assolutamente non convenzionali e decisamente “sporche”. Il loro approccio temerario alla guerra ha cambiato il corso della storia, gettando le basi per i Servizi Aerei Speciali britannici e le moderne missioni segrete.

Diretto da Guy Ritchie (Sherlock Holmes, The Gentlemen, La furia di un uomo – Wrath of Man), qui anche sceneggiatore, e prodotto da Jerry Bruckheimer (Top Gun: Maverick, Pirati dei Caraibi, Il mistero dei Templari – National Treasure), Il Ministero della Guerra Sporca vede protagonisti Henry Cavill (L’uomo d’acciaio, Mission: Impossible – Fallout), Eiza González (Baby Driver – Il genio della fuga), Alan Ritchson (Reacher), Alex Pettyfer (In Time), Hero Fiennes Tiffin (la saga di “After), Babs Olusamokun (Dune), Henrique Zaga (Oltre l’universo), Til Schweiger (Bastardi senza gloria), con Henry Golding (Crazy & Rich) e Cary Elwes (La storia fantastica).

Il Ministero decide: niente più armi al cinema e in tv

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Il Ministero decide: niente più armi al cinema e in tv

gomorraA partire da oggi ogni fornitura di armi ad uso scenico si ferma, e con essa si fermano tutti i set cinematografici e di fiction d’azione. Le perdite economico/produttive che ne deriveranno al settore si annunciano ingenti. Gli sforzi delle film commission, e le finalità delle politiche di incentivazione, volte ad attrarre sul territorio del nostro Paese le produzioni cine audiovisive d’azione, saranno vanificate.

Tutto ciò a causa della legge che regolamenta la detenzione e l’uso delle armi a uso scenico, che ne stabilisce i requisiti tecnici e che indica le procedure per il relativo riconoscimento, ma con norme tecnicamente opinabili, oggettivamente inapplicabili e per di più con termini di attuazione perentori giunti oggi a scadenza. Al momento siamo arrivati solo alla mera stesura, da parte dei competenti Dicasteri, di un testo contenente la proroga dei termini, ma fermo da un mese nel suo iter promulgativo.

Risultato: stop alle attività, stop allo sviluppo, stop all’occupazione, stop alla competitività. Il passo del gambero.

Il Millennium Falcon è già pronto per il decollo in Star Wars Episodio VII

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Yahoo Movie ha riportato la notizia che il Millennium Falcon, leggendario velivolo spaziale pilotato da Han Solo con l’aiuto del prezioso Chubecca, apparirà in Star Wars Episodio VII. Anzi, il sito specifica che la navicella spaziale è già stata costruita e si prepara ad accogliere un equipaggio del quale non conosciamo ancora i componenti.

STAR WARS EPISODIO VII R2 D2 CONFERMATO NELLA STORIA

Millennium Falcon 2A quanto pare però non si tratta di una riproposizione del ‘classico’, piccolo e veloce Falcon, ma di una versione aggiornata, più grande rispetto a quella della trilogia originale di Star Wars. Stando alle voci di un insider, il Falcon sarebbe già stato costruito, sia esternamente in scala 1:1 che internamente, ed è pronto per essere spostato negli studi di Pinewood dove la Lucasfilm e la Bad Robot hanno pianificato le riprese.

Tuttavia, fino a che Disney o Lucasfilm non confermeranno il ritorno del Falcon, il rumor resterà tale. Tuttavia, considerando che Harrison Ford ritornerà ad interpretare Han Solo, è anche molto probabile che con lui ritornerà anche il suo mezzo di trasporto interstellare preferito.

JASON FLAMING HA PUBBLICATO LA FOTO DELLO SCRIPT

La pre-produzione di Star Wars Episodio VII è entrate nel vivo già da molte settimane. Vi ricordiamo che Star Wars Episodio VII uscirà al cinema nel 2015, per la regia di J.J. Abrams, basato su una sceneggiatura di J.J. Abrams e Lawrence Kasdan. Per tutte le notizie sulla nuova trilogia targata Disney vi segnaliamo il nostro speciale: Star Wars. La scheda del film: Star Wars: Episodio VII.

Fonte: Yahoo via CBM

Il Milano Film Festival apre i battenti dal 9 al 18 settembre

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Il Milano Film Festival apre i battenti dal 9 al 18 settembre

“Questo Festival è un mondo che si incontra dal 9 al 18 settembre ed è un mondo per tutti. Questo festival è aperto, perchè il cinema è aperto”, pensieri e parole di Alessandro Beretta e Vincenzo Rossini

Il Milano FF omaggia Jonathan Demme

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“Life determines what happens: if you trust your subject you never get wrong, because life writes your script.” (J. Demme) – La retrospettiva integrale della 16esima edizione del Milano Film Festival (9-18 settembre 2011) sarà dedicata a Jonathan Demme, figura-chiave del cinema americano dagli anni Settanta a oggi.

Il migliore dei mondi: trailer del film con Maccio Capatonda

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Il migliore dei mondi: trailer del film con Maccio Capatonda

Primo Video ha diffuso il primo trailer di Il migliore dei mondi, il nuovo film che vede protagonista Maccio Capatonda, Martina Gatti e Pietro Sermonti, per la regia di Danilo Carlani, Alessio Dogana, Marcello Macchia.

All’interno del film sarà presente il brano originale di M¥SS KETA, dal titolo “CONDANNATA A DANZARE”, ispirato dal film e creato per accompagnare il protagonista nella sua evoluzione all’interno de ‘IL MIGLIORE DEI MONDI’.

Il migliore dei mondi la trama

Immaginiamo un uomo comune del millennio digitale catapultato in un inaspettato viaggio analogico. È quello che succede a Ennio Storto, il nostro protagonista, che si ritrova improvvisamente in un 2023 alternativo dove la tecnologia si è fermata per sempre agli anni ’90. Ma quello che nasce come un disastroso imprevisto può evolvere in un’avventura straordinaria, in cui Ennio scoprirà un nuovo lato di sé.

Il migliore dei mondi: recensione del film di e con Maccio Capatonda

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Arriva su Primo Video Il migliore dei mondi, il nuovo film scritto, co-diretto e interpretato da Marcello Macchia/Maccio Capatonda, che questa volta esce dalla sua maschera per realizzare un film molto ricco, attuale e sempre divertente, ma che cambia pelle nel suo corso e non ha timore di sfociare nel dramma e nell’action.

A dirigere, insieme a Macchia, anche Danilo Carlani e Alessio Dogana, che a sei mani confezionano un prodotto ibrido che si basa quasi completamente sul personaggio di Ennio (Macchia), un uomo pieno di stranezze che ama sopra ogni cosa avere il controllo della situazione.

Il migliore dei mondi, la trama

Immaginiamo un uomo comune del millennio digitale catapultato in un inaspettato viaggio analogico. È quello che succede a Ennio Storto, il nostro protagonista, che si ritrova improvvisamente in un 2023 alternativo dove la tecnologia si è fermata per sempre agli anni ’90. Ma quello che nasce come un disastroso imprevisto può evolvere in un’avventura straordinaria, in cui Ennio scoprirà un nuovo lato di sé. Così recita la sinossi ufficiale del film, che è un’opera citazionista in maniera intelligente, che riesce a camminare lungo una sua linea narrativa ben strutturata e che, al netto di alcune ingenuità, riesce a centrare con grande acume il centro del suo discorso, in una riflessione molto a fuoco sulla mania di controllo alimentata da una vita scandita dall’utilizzo invasivo della tecnologia.

Così Ennio Storto diventa il simbolo dell’uomo che vive al 40%, ovvero quell’individuo tipizzato che si lascia scandire la vita da una pianificazione serrata e che non lascia mai spazio a imprevisti e incidenti, ma nemmeno a sorprese, emozioni, che si tratti di routine mattiniera o di relazioni sentimentali.

Costruendo un presente bloccato negli anni ’90, in Il migliore dei mondi Maccio Capatonda evita con sapienza il rischio di realizzare un film nostalgico, che inneggia a una società migliore se priva di tecnologia. Gli smartphone sono raccontati, sì, come una specie di male del nostro tempo, ma più che contro lo strumento, il film si schiera chiaramente contro la modalità di utilizzo dello stesso, invitando a un equilibrio tra gli eccessi, che come spesso accade è poi la buona misura di tutto.

Il Migliore dei Mondi - Maccio Capatonda, Pietro Sermonti - foto di Katia zavaglia
foto di Katia Zavaglia

La fotografia di una condizione sociale depersonalizzata

Anche le dinamiche interpersonali del film si rivelano strutturate con una certa maturità narrativa, in particolare il ritratto della relazione tra Ennio e suo fratello, che rappresentano due approcci diversi alla vita e alla tecnologia, opposti ed entrambi fallimentari. La commedia si impreziosisce quindi di una riflessione sociale e antropologica, che fa emergere una condizione sociale depersonalizzata, smarrita nel tentativo di difendere uno status quo apparentemente perfetto ma che cade a pezzi non appena il fatidico smartphone si scarica.

Il migliore dei mondi però, alla fine, non esiste: Maccio Capatonda è abbastanza intelligente da non cedere a un nostalgico discorso facilone su quanto si stava meglio senza gli smartphone, ma da fruitore lui stesso di tecnologia per molti aspetti della sua vita, si pone le domande giuste, quelle che non sempre trovano una risposta precisa ed esaustiva, ma che cambiano con il tempo, che si modificano con l’uso, che trovano il giusto mezzo tra il rimanere consapevole della propria contemporaneità, senza mai lasciar andare l’umanità imprevedibile della vita stessa.

Il migliore dei mondi martina gatti - foto di Katia Zavaglia
foto di Katia Zavaglia

Il migliore dei mondi: intervista a Maccio Capatonda

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Il migliore dei mondi: intervista a Maccio Capatonda

Maccio Capatonda, Martina Gatti e Pietro Sermonti parlano di Il migliore dei mondi, il film diretto da Danilo Carlani, Alessio Dogana, Marcello Macchia su Primo Video dal 17 novembre.

Il migliore dei mondi la trama

Immaginiamo un uomo comune del millennio digitale catapultato in un inaspettato viaggio analogico. È quello che succede a Ennio Storto, il nostro protagonista, che si ritrova improvvisamente in un 2023 alternativo dove la tecnologia si è fermata per sempre agli anni ’90. Ma quello che nasce come un disastroso imprevisto può evolvere in un’avventura straordinaria, in cui Ennio scoprirà un nuovo lato di sé.

Il miglior ordine per guardare Yellowstone e i suoi numerosi spin-off

Con così tanti spinoff di Yellowstone che si sono aggiunti all’universo, può essere confuso capire da dove iniziare e in che ordine guardare Yellowstone. Il dramma western di Taylor Sheridan è diventato uno dei migliori show televisivi di tutti i tempi, trasformandosi rapidamente in un universo di più serie che seguono l’albero genealogico della famiglia Dutton nel 1883 e nel 1923. Il franchise continua ad attirare grandi nomi di Hollywood, con nomi come Kevin Costner, Harrison Ford, Tim McGraw e Faith Hill che completano i vari cast.

Ogni serie dell’universo di Yellowstone segue l’eredità della famiglia Dutton che ha colonizzato la propria terra nel Montana. 1883 è una serie di una sola stagione che segue James e Margaret Dutton e le loro difficoltà quando migrano nel Montana per rivendicare la terra. I Dutton affrontano sfide reali nel 1923, quando una nuova generazione inizia a costruire il proprio impero tra il proibizionismo e la Grande Depressione. Yellowstone vede il culmine del lavoro di generazioni, mentre la famiglia Dutton dei giorni nostri lotta per mantenere la terra in cui i loro antenati hanno versato sangue, sudore e lacrime.

In che ordine guardare le serie tv di Yellowstone

C’è più di un’opzione per guardare la saga di Yellowstone

Ci sono due strade principali che il pubblico può percorrere nell’affrontare Yellowstone e gli show spinoff di Yellowstone , a seconda delle proprie preferenze. Per coloro che desiderano davvero vivere la cronologia di Yellowstone in ordine cronologico, l’ordine di visione dovrebbe iniziare con il 1883, passare al 1923 e poi completare con tutte e cinque le stagioni di Yellowstone.

Tuttavia, per comprendere tutte le sfumature dei prequel e capire cosa si sta preparando, sarebbe meglio iniziare con Yellowstone prima di passare rispettivamenteal 1883 e al 1923. Non c’è un modo sbagliato di godersi il dramma western: alla fine, si tratta solo di preferenze personali. Tuttavia, queste sono le serie di Yellowstone in ordine cronologico:

L’intero universo di Yellowstone non è un’impresa da poco, quindi ha senso avere un piano di visione ben definito, soprattutto perché la serie è divisa tra due servizi di streaming. Mentre tutte e cinque le stagioni di Yellowstone sono disponibili su Peacock, sia 1883 che 1923 sono ospitate da Paramount+. Con molti altri spinoff, tra cui quello guidato da Michelle Pfeiffer e 6666, che si uniranno all’universo di nel prossimo futuro, decidere un ordine di visione prima di immergersi nell’enorme franchise può aiutare gli spettatori a trarre il massimo dall’esperienza di Yellowstone.

È necessario guardare tutte le serie di Yellowstone?

L’universo di Yellowstone è costruito da connessioni libere, ma le serie si reggono da sole

Tutte le serie del franchise di Yellowstone sono strettamente collegate tra loro, ma nessuna di esse è obbligatoria per la visione di un’altra. 1883, 1923 e Yellowstone possono essere viste indipendentemente. Ogni serie contribuisce all’esperienza di visione delle altre, fornendo sfumature e informazioni di base che possono aumentare l’esperienza di visione. Tuttavia, ogni serie si concentra su un segmento diverso dell’albero genealogico dei Dutton, il che rende possibile goderne separatamente, e l’ordine di visione di Yellowstone non è così importante.

Quando sono previsti i futuri spinoff di Yellowstone (e come cambia l’ordine di visione)

Confermati due spinoff e il ritorno di 1923

Altri spinoff di Yellowstone sono in fase di sviluppo. Compresa la seconda stagione di 1923, sono quattro i prossimi spinoff di Yellowstone. Se in origine era prevista una serie sequel di Yellowstone con Matthew McConaughey, i piani per quello show sembrano essersi modificati in una serie con Michelle Pfeiffer e intitolata provvisoriamente The Madison. La storia, secondo quanto riferito, seguirà una recente vedova che si trasferisce da New York al Montana e, anche se non è chiaro come si colleghi, è ancora considerata uno spinoff di Yellowstone .

Il secondo spin-off che si svolge dopo Yellowstone è 6666, un titolo che crea confusione visto che i titoli degli altri spin-off erano anni. Tuttavia, 6666 è il nome di un ranch a Yellowstone e sarà la base di una serie ambientata subito dopo la quinta stagione di Yellowstone. La serie avrà come protagonista Jefferson White nel ruolo di Jimmy, il personaggio di Yellowstone che è andato a lavorare al 6666 nella quarta stagione. Si parla anche di un altro spinoff in lavorazione, intitolato 1944 e ambientato in quell’anno.

Mentre 1883 ha concluso la sua storia con una stagione, 1923 tornerà per la stagione 2, che sarà la stagione finale della serie, anche se è stata drasticamente ritardata a causa dello sciopero degli sceneggiatori della WGA. Inizialmente, Lawmen: Bass Reeves doveva essere collegata all’ universo di Yellowstone come spinoff di 1883. Tuttavia, ha cambiato rotta per diventare uno show a sé stante che potrebbe dare vita a un proprio franchise incentrato su vari uomini di legge del vecchio West. Tuttavia, con la crescente popolarità e il successo dell’universo di Yellowstone , c’è sempre la possibilità che il franchise si espanda ancora di più.

Qual è il miglior ordine di visione per i nuovi arrivati?

L’eredità dei Dutton deve essere vista nel modo in cui viene intesa

Anche se non c’è un modo sbagliato di guardare le serie di Yellowstone, chi è nuovo al franchise farebbe meglio a guardarle in ordine di uscita per avere la storia completa come la intendevano gli sceneggiatori. Tuttavia, anche quest’ordine è un po’ complicato, poiché 1883 e 1923 sono usciti nel bel mezzo della messa in onda di Yellowstone. Per questo motivo, ci sono stagioni di Yellowstone che sono uscite prima di queste serie prequel, ma ci sono anche stagioni che sono uscite dopo la messa in onda della stagione 1 di 1883 e 1923.

Per rendere l’ordine di visione più facile da gestire, l’opzione migliore sarebbe quella di guardare prima tutti gli episodi disponibili di Yellowstone, seguiti dall’intera stagione 1883 e poi 1923. Sebbene non corrisponda all’esatto ordine di messa in onda, sarà abbastanza vicino da non perdere la maggior parte delle sfumature della storia.

Il miglior ordine di visione alternativo

L’ordine cronologico è un’opzione ideale per la visione alternativa

Mentre l’ordine di uscita è la migliore opzione di visione per i fan che sono nuovi al franchise, per coloro che stanno cercando di rivedere l’intera storia di Yellowstone, l’ordine cronologico offre uno sguardo interessante ed epico sull’eredità dei Dutton. Vedere ciò che la famiglia ha dovuto affrontare per insediarsi nella loro terra, i nemici contro cui hanno dovuto combattere e le persone che hanno perso lungo la strada, mette le lotte moderne di John Dutton in una prospettiva interessante.

Ci sono anche aspetti della storia che hanno un impatto maggiore rispetto all’ordine di uscita. Tra questi, i flashback della quarta stagione di Yellowstone, che mostrano James Dutton e la sua famiglia. Sebbene questa sia stata una bella sorpresa e una provocazione per 1883 quando è avvenuta nella serie, vederla in ordine cronologico, con il pubblico che ha già visto il viaggio di James e ha appreso che è morto, rende un ritorno emotivo per il personaggio.

L’ordine cronologico sarà ancora migliore quando 1923 concluderà la sua storia, permettendo al pubblico di guardare l’intera linea temporale per prepararsi alla stagione finale di Yellowstone.

Il Miglior Natale di Sempre: Disney presenta il nuovo corto natalizio diretto da Taika Waititi

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Disney ha svelato Il Corto Disney di Natale: Il Miglior Natale di Sempre, il nuovo cortometraggio diretto dal premio Oscar Taika Waititi, che invita il pubblico a vivere una nuova ed emozionante storia originale. Il corto, disponibile da oggi online e su Disney+, celebra la magia delle festività attraverso lo sguardo dell’infanzia e la forza dell’immaginazione.

Al centro del racconto c’è una bambina e il suo disegno, che prende vita il giorno di Natale quando Babbo Natale lo scambia per il suo desiderio natalizio. Con il suo stile inconfondibile, il cortometraggio segue la tenera amicizia tra la bambina e la creatura nata dalla sua fantasia, un viaggio di scoperta e meraviglia che culmina con un messaggio universale: “Regala un magico Natale a chi ami.”

Dopo il successo del corto candidato agli Emmy Il Bambino e l’Amico Polpo, Taika Waititi torna alla regia di un progetto Disney, proseguendo una lunga collaborazione che include i film Marvel Studios Thor: Ragnarok (2017) e Thor: Love and Thunder (2022), oltre al film Searchlight Pictures Jojo Rabbit (2019), che gli è valso l’Oscar® per la Migliore sceneggiatura non originale.

“Quello che rende questo corto un’autentica storia Disney è il fatto che sia ambientato nel mondo di una bambina”, ha dichiarato Waititi. “Racconta di una bimba e del suo nuovo migliore amico, che affrontano insieme un mondo complesso contando solo sul potere dell’amicizia e dell’immaginazione.”

A supervisionare l’animazione è stato Eric Goldberg, storico animatore dei Walt Disney Animation Studios e creatore di personaggi iconici come il Genio di Aladdin (1992). Goldberg ha collaborato al progetto come consulente, insieme agli studi Untold Studios, hungryman e all’agenzia creativa adam&eveDDB.

“Le storie Disney sono sempre state una fonte di condivisione, meraviglia e gioia, specialmente durante le festività”, ha aggiunto Joanna Balikian, Senior Vice President Brand Management di Disney. “Con Il Miglior Natale di Sempre volevamo catturare quello spirito senza tempo di amicizia, famiglia e immaginazione che unisce le generazioni e rende magiche le feste.”

Con l’iniziativa “Regala un magico Natale a chi ami”, Disney rinnova il suo legame con il pubblico, invitando grandi e piccoli a condividere la magia delle feste in ogni forma: dai Parchi Disney alle navi da crociera Disney Cruise Line, dallo shopping su DisneyStore.it fino alla programmazione natalizia su Disney+, che propone grandi classici come Mamma, ho perso l’aereo (1990) e nuove uscite come A Very Jonas Christmas Movie, disponibile dal 14 novembre con i fratelli Jonas.

Il miglior film dell’anno, ecco la short list di Empire

Il miglior film dell’anno, ecco la short list di Empire

È appena iniziato dicembre e questo, nel mondo del cinema, è tempo di bilanci. Qual è il miglior film dell’anno? Mentre qualcuno già ha stilato la sua classifica (qui), Empire Magazine presenta la sua short list di 20 film trai quali i lettori eleggeranno il miglior film dell’anno.

Ecco i concorrenti!

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Ci teniamo a ripetere che questa non è la top 20 di Empire per il 2015 ma una lista di film trai quali i lettori della famosa rivista possono votare il loro film preferito dell’anno appena trascorso.

Il Miglior film del 2015 secondo Quentin Tarantino

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Mentre cresce l’attesa per l’arrivo al cinema del suo The Hateful Eight, Quentin Tarantino durante la promozione in Francia del film ha trovato il tempo di rispondere alla domanda difficile quale secondo lui fosse il miglior film del 2015. Il regista senza troppe sorprese ha risposto:

Mad Max, ho ricevuto una copia di Mad Max in 35mm e l’ho vista in casa mia, me l’hanno data per tutto il weekend e alla fine ho visto il film tre volte. Non lo avevo visto prima perché pensavo “Mad Max senza Mel Gibson? Scordatelo!” In un mondo nel quale Mel Gibson esiste, come puoi prendere Tom Hardy come protagonista? Volevo fare il contrario su questo film. Poi ho visto il film e “Ok, è pazzesco”, e lui è decisamente bravo, devo ammetterlo.

Il miglior film del 2011, per i Cahiers du cinema è Habemus Papam

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I Cahiers du cinema, la prestigiosa e cinefila rivista francese, che ha visto succedersi tra le sue pagine articoli dei maggiori critici ed esponenti della cinematografia europea

Il miglio verde: trama, cast e le differenze tra il libro e il film

Le innumerevoli opere scritte dal celebre Stephen King sono da sempre fonte di grande ispirazione per il cinema e moltissime di queste hanno poi trovato il loro adattamento sul grande schermo. Dal celebre Stand by Me a Le ali della libertà, da Carrie – Lo sguardo di Satana fino alla più recente serie televisiva The Stand. Quello realizzato dallo scrittore del brivido è un bacino di storie senza eguali, contenenti tutti i sentimenti e i temi più ricorrenti nell’esistenza umana. Uno dei film più belli e famosi tratti da una sua opera è Il miglio verde, scritto e diretto da Frank Darabont nel 1999.

Per il regista di origini ungheresi si è trattato della seconda incursione nell’universo kinghiano. Egli aveva infatti debuttato al cinema pochi anni prima con l’acclamato Le ali della libertà. Ancora una volta egli prende un racconto del celebre scrittore e lo adatta ai canoni cinematografici, facendo trasparire in primo luogo tutta la forza del racconto e dei suoi personaggi, i quali diventano da subito memorabili. Si tratta naturalmente di una storia molto cruda, dove il miglio verde del titolo non è altro che il corridoio dalla pavimentazione verde che i condannati a morte percorrevano prima di giungere alla sedia elettrica.

In tale contesto di morte, si snoda un film che esalta allo stesso tempo la preziosità della vita e delle sue sfumature. Candidato a quattro premi Oscar, tra cui miglior film, Il miglio verde è ancora oggi ricordato come uno dei film più importanti del suo anno e dagli anni Novanta ad oggi. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori ed alle differenze con il libro. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

Il miglio verde: la trama del film

Protagonista del film è Paul Edgecombe, che nel 1935 lavorava presso Il Miglio Verde, nome con cui era chiamato il braccio della morte di Cold Mountain. La cupa routine del luogo viene un giorno scossa dall’arrivo del mastodontico John Coffey, detenuto accusato di aver ucciso due gemelline. Questi è ora condannato alla sedia elettrica, trovandosi lì nel Miglio solo per attendere la fine. Durante il suo soggiorno, Coffey si mostra agli occhi di Paul come tutt’altro che uno spietato criminale, dotato invece di un carattere buono e incredibili poteri soprannaturali. Mentre nel Miglio si susseguono una serie di personaggi controversi, dal violento poliziotto Percy Wetmore al criminale Wild Bill Wharton, la verità sul caso di Coffey diverrà agli occhi di Paul sempre più chiara.

Il miglio verde: il cast del film

Ad interpretare il ruolo del protagonista Paul Edgecombe vi è il due volte premio Oscar Tom Hanks. Questi fu lieto di accettare il ruolo, avendo dovuto rinunciare a quello da protagonista in Le ali della libertà per girare Forrest Gump. L’attore rimase nel personaggio anche durante le pause, lasciando particolarmente sbalordito Stephen King. Accanto a lui, nei panni del collega Warden Hal Moores vi è l’attore James Cromwell, celebre per i film Babe, maialino coraggioso e Io, Robot. Doug Hutchison è invece Percy Wetmore, il poliziotto sadico e incline alle torture. L’attrice Bonnie Hunt interpreta invece Janice Edgecombe, moglie di Paul. Ad interpretare il protagonista da anziano, infine, è l’attore Dabbs Greer.

Il miglio verde cast

David Morse è Brutus Howell, un altro dei colleghi di Paul. Ad interpretare il criminale Wild Bill Wharton vi è invece un giovane Sam Rockwell. Nell’interpretare il personaggio, egli cercò di farlo risultare il più viscido e deprecabile possibile. Chiese anche che gli venissero applicati con il trucco dei finti brufoli, così da rimanere fedele alle descrizioni nel libro. Infine, grande star del film è l’attore Michael Clarke Duncan nei panni del gigantesco John Coffey. Per farlo sembrare più imponente di quanto sia realmente, si utilizzarono apposite angolazioni di ripresa, come anche un mobilio più piccolo del normale. Grazie alla sua struggente interpretazione, Duncan ottenne una nomination all’Oscar come miglior attore non protagonista.

Il miglio verde: le differenze tra il libro e il film

Nonostante King abbia definito Il miglio verde come uno degli adattamenti cinematografici più fedeli delle sue opere, anche questo film presenta naturalmente alcune differenze. Queste, in realtà, comprendono eventi o dettagli molto piccoli, che quindi non inficiano sull’aderenza al racconto e alle sue tematiche di base. In primis, l’ambientazione del film si collocano al 1935, mentre nel libro è il 1932. Nel film, poi, il racconto di Paul si origina a partire dalla visione di Cappello a cilindro, mentre nel libro di King Elaine legge la storia che Paul ha incominciato a scrivere. Differente è anche l’ordine temporale in cui i detenuti arrivano al Miglio. Ciò permette nel film di far interagire personaggi che nel libro neanche si incontrano.

Diverse modifiche sono poi state apportate al personaggio di John Coffey. Nel libro è riportato che questi pesa 127 chili, che nel film diventano 150. Aumentando la stazza e il peso del personaggio, Darabont ha rimarcato la differenza minacciosa che intercorre tra lui e gli altri. In generale, Coffey è poi molto più loquace nel film che non nel libro. In quest’ultimo infatti, il personaggio non ha grandi discorsi, esprimendosi più con i fatti. L’esecuzione del personaggi, nel film, è poi interamente gestita da Paul, il quale esprime qui tutto il suo dolore. Nel romanzo, invece, tale evento è supervisionato tanto da Paul quanto da Brutal, ed è quest’ultimo ad esprimere grande rammarico. Concentrare il tutto su Paul ha però permesso di rendere ancor più forte il legame di questi con Coffey.

Il miglio verde: il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire del film grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Il miglio verde è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Chili Cinema, Google Play, Apple iTunes e Tim Vision. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. È bene notare che in caso di noleggio si avrà soltanto un dato limite temporale entro cui guardare il titolo. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di venerdì 8 settembre alle ore 21:00 sul canale Iris.

Fonte: IMDb

 

Il miglio verde: la spiegazione del finale del film

Il miglio verde: la spiegazione del finale del film

Con elementi fantasy combinati al dramma carcerario nel suo potente finale, sono molti gli spettatori che ancora cercano una spiegazione per Il miglio verde. Diretto e scritto da Frank Darabont, il film racconta la storia ambientata nel 1935 della guardia carceraria Paul Edgecomb (Tom Hanks) che incontra e viene cambiato per sempre dal mite John Coffey (Michael Clarke Duncan), un uomo di colore dall’aspetto imponente condannato a morte per lo stupro e l’omicidio di due ragazze bianche. Nel corso del film, non solo diventa chiaro che Coffey è innocente, ma che possiede una serie di abilità soprannaturali, tra cui quella di guarire persone e animali.

Come molti adattamenti di Stephen King, Il miglio verde bilancia dunque gli elementi soprannaturali della trama con temi e idee più profondi. Dopo un intenso racconto che procede “per episodi”, l finale vede poi Coffey giustiziato per crimini che non ha commesso. Tuttavia, prima di morire, trasmette alcune delle sue abilità a Paul, cambiando per sempre la vita della guardia. È una conclusione agrodolce, ma lascia anche una o due domande scottanti che richiedono un’analisi più approfondita.

Perché John Coffey accetta il suo destino in Il miglio verde

Poiché Il miglio verde rivela che Coffey è innocente del crimine per cui è stato condannato, la sua esecuzione costituisce un triste finale per il film del 1999 che ha ancora un impatto a distanza di decenni. Tuttavia, nonostante i suoi poteri e la sua stazza notevole, Coffey non fa alcun tentativo reale di resistere al suo destino. Sebbene alcuni finali di King siano generalmente insoddisfacenti, la conclusione di questo racconto è tanto commovente quanto straziante, poiché vede Coffey accettare l’ingiustizia della sua morte.

Un uomo delle dimensioni di Coffey avrebbe senza dubbio potuto rendere difficile la sua esecuzione alle guardie, e i suoi poteri avrebbero potuto aiutarlo a fuggire. Tuttavia, decide di non usare nessuno dei due strumenti a sua disposizione, dicendo a Paul che è torturato dal male nel mondo e che accoglie con favore la fuga. Questo rende il suo finale ancora più triste, poiché mette in evidenza la sua innocenza, ma lui semplicemente non è in grado di sfruttare la propria forza se questo significa ferire o turbare gli altri.

Il miglio verde cast

Perché John Coffey sorride durante la sua esecuzione

Coffey non solo permette che la sua ingiusta esecuzione abbia luogo, ma sorride anche nei suoi ultimi istanti di vita. Questo rende la sua morte ancora più difficile da guardare, soprattutto perché Il miglio verde si ispira a fatti realmente accaduti. Dato che non ha nascosto la sua paura di morire, è un po’ strano vedere Coffey sorridere un’ultima volta prima di morire, ma probabilmente non si tratta solo di un uomo corpulento che cerca di mostrarsi coraggioso.

Si sottintende che Coffey sappia di aver trasmesso alcune delle sue capacità a Edgecomb, ed è possibile che il suo sorriso sia dovuto proprio a questa consapevolezza che lo rassicura. Coffey sa che Edgecomb è un uomo gentile, quindi sa che i suoi doni saranno messi a frutto dopo la sua morte. È anche possibile che il sorriso fosse inteso a confortare Paul, che era altrettanto sconvolto dall’esecuzione di Coffey.

Quanto tempo vivrà ancora Paul Edgecomb e la sua età è una maledizione?

Capire esattamente come Paul Edgecomb viva così a lungo richiede alcune stime logiche, poiché il film non rivela mai completamente la natura o la portata delle capacità curative di Coffey. Tuttavia, utilizzando il topolino Mr. Jingles come base per capire in che modo le capacità curative di Coffey influenzano il processo di invecchiamento, è chiaro che Edgecomb potrebbe vivere ancora per molto tempo. Nel film, Paul ha 108 anni nelle scene iniziali, a dimostrazione del fatto che le capacità di Coffey hanno prolungato la sua vita.

Da una rozza analisi matematica dell’invecchiamento di Mr. Jingles rispetto a quello di Paul, è possibile che l’ex guardia vivrà per almeno 600 anni. Tuttavia, dato che Coffey ha trasmesso il suo potere a Edgecomb, è possibile che ora questi possieda una forma di immortalità, cosa che lui considera una punizione per il suo ruolo nella morte di Coffey. Anche dopo aver già superato in età molte delle persone che ama, Paul non ha idea di quanto tempo vivrà, ma se Mr. Jingles è un esempio da seguire, potrebbe vivere ancora per molto, molto tempo.

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Il finale del film è lo stesso nel libro?

Il finale di Il miglio verde è notoriamente triste, ma il libro originale di King è in realtà ancora più triste. Uno dei cambiamenti più significativi è che nel libro Mr. Jingles muore poco prima di Elaine e, sebbene questo sia più drammatico in un certo senso, offre un’indicazione più chiara del destino finale di Paul. Altri cambiamenti degni di nota riguardano le scene che fanno da cornice alla storia: nel libro Paul sta scrivendo le sue memorie, mentre nel film viene utilizzato il film Top Hat per collegare il passato di Paul al suo presente.

LEGGI ANCHE: Il miglio verde: trama, cast e le differenze tra il libro e il film

Il tema del karma in Il miglio verde

Come in molti altri adattamenti di Stephen King, Il miglio verde esplora alcuni temi più profondi, ma forse nessuno è più ricorrente del filo conduttore della vendetta karmica. Coffey fa del suo meglio per aiutare i personaggi più gentili del film e si assicura che le guardie e i detenuti meno piacevoli abbiano il destino che meritano. Ironia della sorte, l’unica persona che sembra non ottenere il finale che merita è proprio Coffey, che si rassegna alla condanna a morte nonostante la sua innocenza. Il tema karmico del film e il ruolo di John Coffey al suo interno sono in realtà un fattore determinante nel significato reale del finale.

Il vero significato del finale di Il miglio verde

All’interno della narrazione di Il miglio verde, John Coffey si inserisce perfettamente nei comuni tropi messianici. È un personaggio potente, innocente e incompreso che affronta la persecuzione per qualcosa che non ha fatto. Frank Darabont, collaboratore abituale di Stephen King, non evita di appoggiarsi a questo tropo, con Coffey che “giudica” coloro che lo circondano (utilizzando una forma di telepatia di basso livello o capacità empatiche) e guarisce coloro che ritiene degni di essere salvati. Alla fine, Coffey accetta il suo destino perché non vuole continuare a vivere in un mondo così crudele. Questo ha delle connotazioni decisamente bibliche che rafforzano lo status di Coffey come figura messianica.

Ovviamente, nel film c’è anche Mr. Jingles che torna dalla morte, e le iniziali di John Coffey potrebbero essere viste come un altro riferimento messianico. Non è chiaro esattamente quante di queste idee e temi biblici fossero stati pensati per far parte della storia di Il miglio verde. Tuttavia, il film fa alcune affermazioni sulla gentilezza e il pregiudizio, che lo rendono allo stesso tempo inquietante e profondamente commovente. Lo scopo specifico del finale del film è quello di far riflettere il pubblico, e il suo colpo di scena fantastico continua a farlo anche a distanza di decenni.

Il miglio verde è basato su una storia vera? La risposta è complicata

  • Il film Il miglio verde, tratto da un romanzo di Stephen King, trae ispirazione dalle ingiustizie realmente subite dagli afroamericani nel XX secolo.
  • Sebbene non sia una storia vera, il film mette in luce le lacune del sistema giudiziario nei casi di discriminazione razziale durante la Grande Depressione.
  • Il caso di George Stinney, un ragazzo innocente di 14 anni giustiziato, presenta inquietanti somiglianze con la trama di John Coffey in Il miglio verde.

Se Il miglio verde sia basato su una storia vera è una questione complessa, poiché la storia dell’incarcerazione e dell’esecuzione di John Coffey, interpretato da Michael Clarke Duncan, presenta chiari elementi di fantasia, ma è anche in qualche modo radicata nella realtà. Il miglio verde è raccontato dal punto di vista di Paul Edgecomb (Tom Hanks), una guardia che lavora nel braccio della morte di un penitenziario della Louisiana, soprannominato “Il miglio verde”, quando arriva un detenuto di nome John Coffey. Sebbene innocente, Coffey era un uomo di colore che era stato condannato per lo stupro e l’omicidio di due giovani ragazze bianche.

Poiché Il miglio verde, basato su un libro di Stephen King, è ambientato nel sud degli Stati Uniti durante la Grande Depressione, è immediatamente chiaro che John Coffey non aveva alcuna possibilità di riconquistare la libertà. Molti elementi de Il miglio verde sono chiaramente fittizi, come la miracolosa capacità di guarigione di Coffey. Tuttavia, gli elementi più realistici sembrano stranamente reali. Anche se Il miglio verde non è una storia vera, il romanzo di Stephen King si ispira alla vita reale. Stephen King non si cimenta spesso in opere biografiche, ma ci sono prove sufficienti per suggerire che un particolare individuo abbia ispirato The Green Miles story.

La storia de Il miglio verde è vera? L’ispirazione nella vita reale di John Coffey

Il miglio verde cast

Ci sono diversi parallelismi con il caso di George Stinney

Poiché questo tipo di tragico e ingiusto deragliamento e privazione della vita è stato documentato in gran numero nel corso degli anni, sorge spontanea la domanda se Il miglio verde sia basato su una storia vera o meno. Tecnicamente, la risposta è “no”. Il film è un adattamento del romanzo di Stephen King del 1996 Il miglio verde. Detto questo, ci sono certamente forti parallelismi con il caso reale di George Stinney.

George Stinney era un ragazzo di 14 anni condannato per l’omicidio e la possibile violenza sessuale di due ragazze nel 1944.

George Stinney era un ragazzo di 14 anni condannato per l’omicidio e la possibile violenza sessuale di due ragazze nel 1944. Nonostante fosse minorenne, Stinney fu giustiziato sulla sedia elettrica lo stesso anno del suo arresto e processo, e la sua innocenza fu messa in discussione solo dopo troppi anni. Le circostanze dell’incarcerazione di Stinney sono incredibilmente simili alle ragioni per cui John Coffey è stato arrestato in Il miglio verde, ed entrambi, il personaggio di Stephen King e il minorenne realmente esistito, sono stati accusati ingiustamente e, tragicamente, giustiziati per crimini che non avevano commesso.

Ci sono ovviamente delle differenze tra John Coffey in Il miglio verde e George Stinney. La differenza più evidente è che John Coffey era un adulto, mentre George Stinney aveva solo 14 anni, un fatto che rende il suo caso ancora più straziante da considerare. Stinney era originario della Carolina del Sud invece che della Louisiana, e la trama del film è ambientata un decennio prima degli eventi del suo caso. Ma ci sono altre somiglianze tra lui e John Coffey.

Come nella storia di Il miglio verde, Stinney sembra essere stato innocente dei crimini di cui era accusato.

Come nella storia di John Coffey Il miglio verde, Stinney sembra essere stato innocente dei crimini di cui era accusato. Nel 2014, un giudice della corte d’appello della Carolina del Sud ha annullato la sua condanna passata, rendendo nullo il precedente verdetto di colpevolezza. È stato stabilito che i diritti di Stinney sanciti dal Sesto Emendamento erano stati violati e il giudice ha ritenuto probabile che la confessione del ragazzo fosse stata estorta, il che avrebbe dovuto renderla inammissibile in tribunale. Come John Coffey in Il miglio verde, George Stinney non ha mai avuto alcuna possibilità: una giuria composta esclusivamente da bianchi ha deciso il suo destino e il suo cosiddetto avvocato difensore non gli ha fornito quasi alcuna difesa.

Il miglio verde è basato su un libro di Stephen King ispirato a una storia vera

Il miglio verde film

Il romanzo Il miglio verde non è una biografia, ma si ispira alla vita reale

Pur non essendo una storia vera, Il miglio verde è basato sull’omonimo romanzo di Stephen King. Il cuore e la trama del libro rimangono intatti nell’adattamento cinematografico. Tuttavia, sono state apportate alcune modifiche per evitare che il film risultasse “troppo triste” (se così si può dire). Il finale del libro Il miglio verde è in realtà più deprimente. Dopo la morte di Elaine, i lettori vengono a conoscenza del fatto che la moglie di Paul, Jan, è morta tra le sue braccia dopo un tragico incidente d’autobus. Questo colpo finale non è presente nel film, poiché avrebbe solo provocato più lacrime del necessario.

Il film punta il dito contro i sistemi legali nei casi di discriminazione razziale di quel periodo, fornendo un’istantanea delle numerose ingiustizie subite dagli afroamericani durante il XX secolo e, purtroppo, ancora oggi.

Un altro personaggio che muore nel libro (di nuovo) è il topolino Mr. Jingles, che muore poco prima di Elaine. Infine, uno dei cattivi più efferati del romanzo non compare nell’adattamento cinematografico di The Green Mile. Il personaggio di Brad Dolan è un assistente della casa di cura, che condivide molte caratteristiche con la guardia Percy. Si scaglia spesso contro l’anziano Paul e, per fortuna, è stato tagliato dal film.

Sebbene Il miglio verde non sia basato su una storia vera, sia il libro che il film raccontano un piccolo frammento delle ben documentate mancanze delle forze dell’ordine statunitensi. Inoltre, punta il dito contro i sistemi legali nei casi di discriminazione razziale durante questo periodo, dando un assaggio delle molte ingiustizie subite dai neri americani durante il XX secolo e, purtroppo, ancora oggi.

Il Merlo Maschio: recensione del film con Lando Buzzanca

L’Italia dei primi anni ’70 era reduce dai bagliori ingannevoli della cuccagna offerta dal boom economico rapido e travolgente che si abbatté nel decennio ’50 – ’60 modificando i contorni culturali e i rituali sociali di un popolo da sempre ancorato alle proprie tradizioni e alle radici secolari.

Gli italiani si ritrovarono nel pieno di un profondo cambiamento legato soprattutto alle proprie abitudini sessuali: i costumi erano ormai cambiati, ma gli uomini e le donne “italici” non riuscivano ancora ad adeguarsi a queste novità che erano arrivate a colonizzare perfino l’interno delle loro camere da letto.

Il Merlo Maschio, il film

Pasquale Festa Campanile, sottile autore di commedie graffianti, decide nel 1971 di adattare per il grande schermo un romanzo di Luciano Bianciardi (intellettuale che aveva già ispirato Lizzani per il suo La Vita Agra e che, in seguito, ispirerà Paolo Villaggio nella creazione del personaggio di Fantozzi), intitolato Il Complesso di Loth.

Nel passaggio al cinema, il protagonista diventa un violoncellista coi tratti maschili e marcati di Lando Buzzanca, interprete del mite uomo medio dal nome altisonante di Niccolò Vivaldi. Niccolò ha un problema enorme, che gli crea un invalidante complesso di inferiorità: nessuno sembra ricordarsi di lui, dal suo direttore d’orchestra, ai colleghi, fino alla bella moglie – morigerata e pudica – interpretata dalla compianta Laura Antonelli.

Ma un bel giorno, proprio quando accompagna la moglie a fare dei fanghi termali, spiandola di nascosto e osservandola mentre espone le sue nudità al medico, realizza di sentirsi pienamente uomo, realizzato e sicuro di sé, solo quando gli altri ammirano le grazie della moglie Costanza. Decide così di abbandonarsi ad una spirale – senza via d’uscita – di sesso, feticismo e voyeurismo dal lato grottesco.

Il Merlo Maschio è un “saggio” cinefilo sul tracollo del mito del maschio italiano, il canto del cigno di un gallismo (per citare Vitaliano Brancati) compromesso dalla modernità, che mette a dura prova il mito della passionalità dell’uomo italiano e riscrive il paradigma del classico “Italians do it better”, sovvertendolo nel momento stesso in cui viene creato il personaggio di Niccolò, uomo complessato e capace solo di vivere ed esistere perché sposato con una donna bella e spiata, con occhio voglioso, dagli altri uomini come lui.

Le leggi del desiderio vengono riscritte da Campanile, e l’uomo italico medio Vivaldi (nomen omen che affonda nell’estro culturale e nella tradizione italiana) è simile ad un novello Zeno Cosini uscito dalla penna di un inspirato Svevo: la ricerca del suo posto ideale in un mondo rutilante e dominato dalla modernizzazione (vedasi l’introduzione della macchina fotografica come… “giocattolo erotico” per ravvivare il ménage della coppia) si trasforma in ossessione, fino a confondere i confini tra fantasia segreta e realtà, intimo e privato, che si materializzano sullo schermo anche grazie alle trovate registiche di Campanile e all’effetto “caleidoscopio” che introduce in alcune sequenze chiave, utili per analizzare – nel profondo –  i desideri e le passioni segrete di un’Italia immortalata nel cambiamento.

Il meraviglioso mondo di Topolino, la serie di corti in arrivo su su Disney+

Topolino e i suoi amici stanno arrivando su Disney+ con la nuova serie di corti animati Il meraviglioso mondo di Topolino. Dal team dei creatori di Topolino, la serie di cortometraggi animati targata Disney Channel vincitrice degli Emmy Awards, arriva la nuova serie originale Disney+ che debutterà lo stesso giorno del compleanno di Topolino, mercoledì 18 novembre. A partire dal 27 novembre, ogni venerdì, verranno poi rilasciati due nuovi cortometraggi. Quest’anno debutteranno in anteprima un totale di dieci corti, con altri 10 previsti per l’estate 2021.

Ne Il meraviglioso mondo di Topolino non c’è altro che divertimento ed entusiasmo per Topolino e i suoi migliori amici – Minni, Paperino, Paperina, Pippo e Pluto – che intraprendono le più grandi avventure vissute finora, destreggiandosi tra gli imprevisti di un mondo selvaggio e bizzarro in cui la magia Disney rende possibile l’impossibile. Ogni cortometraggio, della durata di sette minuti, è pieno di momenti esilaranti, ambientazioni moderne, storie senza tempo, nuova musica e l’inconfondibile stile artistico classico dei corti di Topolino. La serie includerà storie ispirate alle varie aree tematiche dei parchi Disney e cammeo dei classici personaggi della tradizione Disney.

Contrassegnati da uno stile artistico contemporaneo che rimanda agli inizi di Topolino nel 1928, la serie di cortometraggi animati di Topolino è stata presentata in anteprima su Disney Channel nel 2013, in onda per cinque stagioni per un totale di 96 episodi, e ha vinto sette Primetime Emmy Awards, due Daytime Emmy Awards e 21 Annie Awards. Questi corti hanno ispirato una linea mondiale di prodotti su licenza, giocattoli e abbigliamento, nonché Mickey & Minnie’s Runaway Railway, la prima attrazione nella storia Disney con Topolino e Minni, ora aperta ai Disney’s Hollywood Studios di Walt Disney World Resort in Florida. Tutte e cinque le stagioni di Topolino sono attualmente disponibili in streaming su Disney+.

Il meraviglioso mondo di Topolino è prodotta da Disney Television Animation con l’artista e regista vincitore di un Emmy Award, Paul Rudish, nel ruolo di produttore esecutivo e supervising director. Christopher Willis, il compositore dei cortometraggi di Topolino nominato all’Emmy Award, ha realizzato la musica anche per questa serie.

Il menù della felicità: dal cast alla storia vera, tutte le curiosità sul film

Cucina e inclusività si incontrano nel film francese Il menù della felicità, diretto nel 2023 da . Si tratta di una pellicola che celebra, in modo emozionante e sfumato, la diversità e l’importanza dell’inclusione, ma anche come la passione e la dedizione possano talvolta superare gli ostacoli più grandi. Ispirato ad una storia vera, il film riporta dunque sullo schermo due dinamiche già viste negli ultimi anni, con film dedicati al mondo della cucina come Il sapore del successo o la serie The Bear o alle disabilità, come The Specials – Fuori dal comuneMio figlio.

Grazie ora al suo passaggio televisivo, è dunque un titolo da recuperare per chi ha interesse verso tali tematiche, potendo qui ritrovare un film che sa come divertire ed emozionare. In questo articolo, approfondiamo dunque alcune delle principali curiosità relative a Il menù della felicità. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e alla spiegazione del finale. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

Il menù della felicità cast

La trama di Il menù della felicità

Protagonista del film è Philippe Lamarck, un rinomato chef che, a causa del suo carattere difficile, perde il lavoro. La notizia del suo licenziamento si diffonde rapidamente e ciò gli rende complicato trovare una nuova occupazione. Tuttavia, tutto cambia all’improvviso quando viene contattato da Virginie, madre di Noé, un giovane autistico con un talento straordinario per gli odori. Determinata a realizzare il sogno del figlio di diventare cuoco, Virginie decide di aprire un ristorante inclusivo che offra opportunità di lavoro a giovani con disabilità cognitive. Philippe, toccato dall’entusiasmo e dalla determinazione di Virginie e Noé, accetta la sfida e si unisce a loro in un’epica avventura culinaria.

Il cast del film

Il cast include l’attore Bernard Campan nei panni di Philippe Lamarck, lo chef stellato alle prese con le difficoltà del licenziamento. L’attrice Mélanie Doutey interpreta invece Virginie, la determinata madre di Noé, un ragazzo autistico con un talento speciale, impersonato da Gauthier Gagnière. Lionnel Astier è Gérard, mentre Laurent Bateau ricopre il ruolo di Serge, l’ex-marito di Virginie. Recitano poi nel film Pierrot Goldstein nel ruolo di Martin, Angélique Bridoux in quello di Louane e Vincent Chalembert in quello di Lucas. Completa il cast il critico gastronomico François-Régis Gaudry, nei panni di sé stesso.

Il menù della felicità trama

La storia vera dietro il film

Questa produzione, nata dalla collaborazione tra Karé Productions, Summertime Productions e la RTBF, prende ispirazione dalla vera storia di un ristorante di Parigi situato nel 15º arrondissement, salito agli onori della cronoca per il suo impegno verso l’inclusione delle persone con disabilità. Uno degli autori di Il menù della felictà è venuto a sapere di questa realtà grazie ad un post del produttore cinematografico Fabrice Goldstein sui social network in cui si fornivano informazioni su questo ristorante in cui lavora il figlio, affetto da autismo.

Il ristorante La Belle Etincelle, dunque, esiste davvero. Nato nel 2021, il ristorante è un’idea dell’associazione Tremplin Extraordinaire, che ha l’obiettivo di promuovere l’inserimento professionale e sociale delle persone con disabilità. Tra i 12 dipendenti dell’istituzione, otto sono giovani di età compresa tra i 18 e i 31 anni con disabilità, come disturbi dello spettro autistico e sindrome di Down. Alcuni di questi hanno poi partecipato anche alle riprese, come Pierrot Goldstein, il figlio di Fabrice.

Il trailer di Il menù della felicità e dove vedere il film in streaming e in TV

Sfortunatamente il film non è presente su nessuna delle piattaforme streaming attualmente attive in Italia. È però presente nel palinsesto televisivo di giovedì 8 agosto alle ore 21:30 sul canale Rai 1. Di conseguenza, per un limitato periodo di tempo sarà presente anche sulla piattaforma Rai Play, dove quindi lo si potrà vedere anche oltre il momento della sua messa in onda. Basterà accedere alla piattaforma, completamente gratuita, per trovare il film e far partire la visione.

Il membro originale del cast di S.W.A.T. ha confermato il suo ritorno nello spin-off Exiles di Shemar Moore.

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Un ritorno che farà felici i fan storici di S.W.A.T.. In vista dello spinoff S.W.A.T. Exiles, è stato infatti confermato – in modo piuttosto discreto – il rientro di uno dei volti più amati della serie originale.

Shemar Moore tornerà a vestire i panni di Daniel “Hondo” Harrelson Jr., personaggio simbolo del procedural action di CBS, nonché a ricoprire il ruolo di executive producer del nuovo progetto. S.W.A.T. Exiles è stato annunciato pochi giorni dopo il finale della serie madre, andata in onda nel maggio 2025, e punterà su un mix di nuovi personaggi e ritorni mirati dal cast originale.

David Lim torna nei panni di Victor Tan in S.W.A.T. Exiles

Tra questi ritorni spicca quello di David Lim, che riprenderà il ruolo di Victor Tan in un’apparizione come guest star. L’attore sarà presente nel penultimo episodio della prima stagione dello spinoff, segnando così una reunion molto attesa dai fan. Lim è stato uno dei pochi interpreti a rimanere in S.W.A.T. per tutta la sua lunga corsa iniziata nel 2017, diventando una presenza centrale sia sul piano narrativo che emotivo.

Oltre a lui, è già confermata la partecipazione di Jay Harrington e Patrick St. Esprit, che torneranno rispettivamente nei ruoli del sergente David “Deacon” Kay e del comandante Robert Hicks. Un segnale chiaro della volontà, da parte della produzione, di mantenere un legame forte con l’eredità della serie originale.

Nei giorni scorsi è emerso anche che Selma Blair e Jerry O’Connell parteciperanno allo show come guest star in ruoli ancora non rivelati. Sul fronte dei nuovi ingressi, il cast fisso includerà Lucy Barrett, Adain Bradley, Zyra Gorecki, Freddy Miyares e Ronen Rubinstein.

Dal punto di vista narrativo, S.W.A.T. Exiles seguirà Hondo mentre viene richiamato da un ritiro forzato per guidare un’unità sperimentale composta da reclute giovani e inesperte, dopo che una missione ad alto profilo è finita disastramente. Al centro della serie ci saranno scontri generazionali, personalità incompatibili e la necessità di proteggere la città in un contesto sempre più instabile.

Lo spinoff è guidato dallo showrunner ed executive producer Jason Ning, ma al momento non ha ancora una piattaforma di distribuzione né una data di uscita ufficiale. Dopo la cancellazione di una possibile nona stagione di S.W.A.T., Exiles sembra però intenzionata a raccoglierne l’eredità, puntando proprio su ciò che il pubblico ha amato di più: i personaggi.

Il meglio di te: tutto quello che c’è da sapere sul film

Il meglio di te: tutto quello che c’è da sapere sul film

Da sempre molto attento a tematiche come i legami famigliari, la disabilità e l’avanzare dell’età, il regista Fabrizio Maria Cortese aveva già affrontato tutto ciò con il suo film Ho amici in Paradiso, andando poi a concentrarsi in particolare sulla terza età con il film Free – Liberi, distribuito nel 2020. Con il suo nuovo lungometraggio, Il meglio di te, egli torna su questi temi realizzando un film estremamente personale, scritto a partire da riflessioni scaturite in seguito alla scomparsa del padre. La sceneggiatura – scritta da Cortese insieme a Maria Azzurra De Lollis, Marcello Cantoni e Carlo La Greca – riflette dunque sullo scorrere del tempo, sull’evoluzione dei rapporti e sul recupero di quanto andato perduto.

Un film struggente ma non straziante, che pone dunque l’attenzione sui sentimenti ed emoziona proprio per la sincerità con cui questi vengono raccontati. Il suo passaggio televisivo è dunque l’occasione per scoprire o riscoprire questo delicato ma intenso lungometraggio, capace di parlare una lingua universale. In questo articolo, approfondiamo dunque alcune delle principali curiosità relative a Il meglio di te. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori, alle location dove il film è stato girato e alla colonna sonora che lo accompagna. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il titolo nel proprio catalogo.

La trama di Il meglio di te

Protagonisti del film sono Antonio e Nicole, i quali dopo essersi amati intensamente si sono ritrovati lontani, dispersi, pieni di rabbia, di colpa e di delusione. L’inevitabile separazione traccia allora un confine molto netto tra le loro vite e entrambi proseguono da quel momento per la propria strada, in cerca di nuova serenità. Quando però Antonio si ammala, Nicole decide di tornare da lui mettendo da parte il risentimento del passato e cercando di recuperare qualcosa di molto importante per lei. Quel riavvicinamento sarà dunque l’occasione per loro per ripercorrere la propria storia insieme, alla ricerca di risposte a situazioni mai chiarite.

Il meglio di te cast

Il cast di Il meglio di te e le location dove è stato girato

Ad interpretare Antonio e Nicole vi sono gli attori Vincent Riotta e Maria Grazia Cucinotta. Se quest’ultima è nota per film come Il postino, I laureati e Il mondo non basta, Riotta – attore britannico di origini italiane – è invece conosciuto in Italia per la miniserie Il capo dei capi, ma si è anche distinto per la sua partecipazione ai film Il cavaliere oscuro, Rush e House of Gucci. Accanto a loro, recitano gli attori Anita Kravos – celebre per La grande bellezza e Alza la testa – nel ruolo di Paola, Giusi Merli – vista in La grande bellezza e Dune – Parte due – in quello di Mimì e Simone Montedoro – il capitano Giulio Tommasi di Don Matteo – in quelli di Simone.

Completano poi il cast Vanessa Contucci nel ruolo di Veronica, Michele Olita in quello di Lello, Mattia Iasevoli in quello di Lorenzo e Antonio Roma in quello di Lucio. Grande protagonista del film è però anche la Basilicata, regione dove si sono svolte le riprese e che fa da cornice di questa storia. Mentre gli interni sono quelli di una villa privata, gli esterni sono quelli di Brindisi di Montagna, Satriano di Lucania, Tricarico, Maratea, Pignola e Potenza. Il film contribuisce così alla “scoperta” cinematografica di questi luoghi, che permettono di allontanarsi da classici ambienti del cinema per mostrare altre bellezze paesaggistiche e urbane presenti in Italia.

Il meglio di te location

La canzone di Giusy Ferreri

Degna di nota è ovviamente anche la colonna sonora del film, curata da Valerio Calisse, Daniele Bonaviri e Gabriele Cannarozzo. Spicca poi in particolare il brano della cantante Giusy Ferreri, che porta il medesimo titolo del film. «Giusy mi piace tantissimo, adoro le sue canzoni, quando ho scritto la sceneggiatura de Il meglio di te le ho chiesto se aveva voglia di partecipare e lei ha accettato dopo aver letto il copione.», ha raccontato Cortese in un’intervista, nella quale Ferreri ha invece raccontato di aver elaborato il brano a partire da una musica già esistente ma ancora inutilizzata e di averci «costruito sopra una nuova melodia entrando in sostanza in quella che è la parte Nicole.»

Il trailer del film e dove vederlo in streaming e in TV

Sfortunatamente il film non è ad oggi presente su nessuna delle piattaforme streaming attualmente attive in Italia. È però presente in prima visione assoluta nel palinsesto televisivo di mercoledì 3 aprile alle ore 21:30 sul canale Rai 1. Di conseguenza, per un limitato periodo di tempo sarà presente anche sulla piattaforma Rai Play, dove quindi lo si potrà vedere anche oltre il momento della sua messa in onda. Basterà accedere alla piattaforma, completamente gratuita, per trovare il film e far partire la visione.

Il meglio deve ancora venire, recensione del film con Fabrice Luchini

Arriva in sala dal 17 settembre il nuovo lavoro di Matthieu Delaporte e Alexandre De La Patellière, registi di Cena tra amici, la scoppiettante commedia corale che era stata un successo del 2012, tratta dalla pièce teatrale scritta dagli stessi autori, Le Prénom, che aveva dato luogo anche ad una versione italiana molto apprezzata: Il nome del figlio, di Francesca Archibugi.

I due registi tornano dietro la macchina da presa dopo essere stati autori di teatro e di numerose sceneggiature per il cinema. Scelgono di nuovo Patric Bruel, che era stato tra i protagonisti di Cena tra amici, e vi affiancano, lavorandovi per la prima volta, uno dei più noti volti della commedia francese contemporanea, Fabrice Luchini – ha lavorato tra gli altri con Éric Rohmer, Claude Lelouch e Patrice Leconte. Con Bruel ha condiviso un progetto cinematografico molti anni fa (P.R.O.F.S di Patrick Schulmann). Si dà vita così a una commedia sull’amicizia, la morte e la vita. Tre elementi che erano stati al centro di altri efficaci lavori cinematografici come lo spagnolo Truman – un vero amico è per sempre con la coppia Ricardo Darín e Javier Cámara. Anche questo aveva trovato un adattamento italiano in Domani è un altro giorno, protagonisti Marco Giallini e Valerio Mastandrea.

Il meglio deve ancora venire, la trama

Arthur, Fabrice Luchini, e César, Patric Bruel, sono amici dai tempi della scuola. Quando, per caso, Arthur scopre che César ha un cancro all’ultimo stadio, non sa come dirglielo ed è talmente in ansia che, nel momento fatidico, si confonde e lascia intendere all’amico di essere lui il malato terminale. Anche perché César gli ha appena detto di essere al settimo cielo e che sta per diventare padre. Da quel momento César si trasferisce da Arthur e i due decidono che insieme cercheranno di esaudire i desideri reciproci e di vivere la vita mettendosi realmente in gioco, fino all’ultimo giorno che gli resta da condividere. Tra equivoci, dolore e risate, saranno sorpresi da imprevisti e nuove scoperte.

Delaporte e De La Patellière omaggiano la commedia francese anni ’70

Sono gli stessi registi ad aver dichiarato di aver fatto riferimento alla commedia francese anni ’70 ed in particolare a registi come Francis Veber – il suo  La capra con Gerard Depardieu e Pierre Richard – e l’Yves Robert di Certi piccolissimi peccati, protagonista Jean Rochefort. Per quel che riguarda gli attori che avevano in mente mentre elaboravano il progetto del film, i riferimenti vanno da  Yves Montand  – il nome César è un omaggio all’omonimo personaggio interpretato da Montand in E’ simpatico ma gli romperei il muso di Claude Sautet – appunto a Rochefort. Non manca poi la commedia all’italiana e quella commistione di comicità, amarezza e anche tragedia, tipiche del genere. Su tutte, il capolavoro di Dino RisiIl sorpasso, con uno straordinario Vittorio Gassman, che però non sarebbe stato così efficace senza il suo contraltare Jean-Louis Trintignant. Ecco, dunque, chiarirsi l’idea di commedia amara, che si nutre di contrasti, a cui pensavano Delaporte e De La Patellière quando hanno immaginato il film. I due cercavano perciò una coppia di attori che fosse il più possibile esplosiva, ricca di sorprese.

Due penne raffinate e puntuali con qualche soluzione un po’ troppo facile

La ricerca della verità, della spontaneità è un cardine del lavoro, che traspone in parte il forte legame d’amicizia tra i due registi e prende spunto anche da reali problemi di salute patiti da Matthieu Delaporte. Nel mettere a punto la sceneggiatura, i due hanno cercato un costante equilibrio tra commedia e dramma, con la dominante della commedia, ma con frequenti cambi di tono. Loro stessi affermano che si tratta di “un film sulla parola”, su ciò che viene detto o non detto, sull’idea di proteggere le persone a cui si vuole bene, dicendo o non dicendo qualcosa. I dialoghi sono efficaci, in un continuo botta e risposta dei protagonisti, due anime complementari. Questo, unito alla bravura degli interpreti e alla loro facilità nel passare dal registro comico al drammatico e vice versa, fa si che il lavoro sia godibile ed abbia un buon ritmo. 

Tuttavia, da due penne raffinate come Delaporte e De La Patellière, ci si poteva aspettare qualcosa di più nel costruire il dipanarsi della vicenda, che sa sorprendere con un twist nella trama, portatore di un cambio di prospettiva e di un supplemento di riflessione, ma nel finale scivola verso alcune soluzioni un po’ troppo facili, dissonanti rispetto allo spessore e all’approfondimento sui legami e le relazioni umane fondanti della vita che gli autori avevano dimostrato nel resto della pellicola. In particolare, risente di ciò l’evoluzione del rapporto fra César e il padre, interpretato da Jean-Marie Winling, come quella della relazione tra Arthur e Randa, Zineb Triki, che lo accompagna in questo percorso nella malattia.  Sorprende invece.

Una buona alchimia tra gli interpreti   

Colonna portante del film è il cast, ben assortito e dove tutti appaiono in parte. L’alchimia della coppia Luchini-Bruel funziona e riesce a dare vita a un fecondo contrasto tra la vitalità quasi infantile del personaggio di Bruel e la prevedibilità timorosa, ma anche rigorosa e affidabile di Arthur. Anche le interpreti femminili danno il loro contributo. Zineb Triki interpreta con sensibilità e inaspettata levità il personaggio di Randa, mentre Pascale Arbillot è una buona Virginie, grande amore, finito, di Arthur e ora sua affettuosa amica, oltre che madre della loro figlia Julie, Marie Narbonne.

Nella colonna sonora di Jérome Rebotier spiccano i brani dei Cure e dei Pink Floyd, che ben accompagnano la spensieratezza del personaggio di Cesar. Il meglio deve ancora venire resta una commedia piacevole che riesce a far sorridere della morte con la scanzonata vitalità e le inattese goffaggini dei suoi protagonisti, celebrando la vita e l’amicizia nelle forme più semplici e autentiche.

Il meglio deve ancora venire, il trailer

Il Mediterraneo Video Festival ospite a Venezia

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Il Mediterraneo Video Festival ospite a Venezia

Il Mediterraneo Video Festival ospite a Venezia dal 16 al 30 maggio 2012 al Centro Culturale Candiani per una rassegna dal titolo “IL Paesaggio delle Identità”.

Un’ occasione per promuovere

Il matrimonio di Rosa dal 16 settembre al cinema

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Il matrimonio di Rosa dal 16 settembre al cinema

Dal 16 settembre arriva nei cinema italiani IL MATRIMONIO DI ROSA, la brillante commedia diretta da Icíar Bollaín che ha trionfato al box office spagnolo e ottenuto 8 nomination ai Premi Goya.

Il matrimonio di Rosa, la trama

Il film racconta un fenomeno internazionale, per la prima volta sul grande schermo, che ha origine in Giappone ma che, in pochissimo tempo, si è diffuso in tutto il mondo: il matrimonio in solitaria. Donne di ogni età, da sole o in compagnia di familiari e invitati, sentono il bisogno di “impegnarsi” con sé stesse, promettendosi di rispettarsi e amarsi, in una cerimonia che prende in prestito tutti gli elementi del matrimonio convenzionale come il rito, l’abito, l’anello e persino la luna di miele.

IL MATRIMONIO DI ROSA ritrae, tra i colori di una Spagna autentica e lontana da luoghi comuni, una protagonista coraggiosa e amorevole, punto di riferimento di una famiglia che per troppo tempo l’ha data per scontata. Per questo Rosa decide di riprendere in mano la propria vita e di dare una svolta alla routine quotidiana che le ha impedito di realizzare i propri sogni. Per la prima volta Rosa metterà sé stessa davanti a tutto, fino ad arrivare a un punto di svolta improvviso che coglierà tutti di sorpresa.

Rosa ha un lavoro estenuante, un fratello ingombrante, un padre troppo presente, una sorella piuttosto sfuggente, una figlia che ritorna a casa sola e con due bambini e un fidanzato che riesce a vedere a stento. Troppo abituata a mettere sempre i bisogni degli altri prima dei suoi, Rosa sta per compiere 45 anni e la sua vita non solo è fuori controllo, ma è molto lontana dall’essere qualcosa che può definirsi “sua”. Decide così di dare uno scossone alla propria vita e di afferrarne le redini, o almeno tentare di farlo. Quello che vuole veramente è realizzare il sogno di riaprire la vecchia sartoria della madre, ma, prima di farlo, Rosa vuole organizzare un matrimonio molto speciale: un matrimonio con sé stessa. Senza rivelare a nessuno le proprie intenzioni Rosa convoca i fratelli e la figlia a Benicasim, il paese di origine della madre, come testimoni del suo “matrimonio”. Ma Rosa scoprirà presto che fratelli e figlia hanno altri piani e ognuno i propri problemi, e che cambiare la sua vita non sarà una facile impresa…

IL MATRIMONIO DI ROSA, diretto da Icíar Bollaín, protagonistiCandela Pena, Sergi Lopez, Nathalie Poza, Ramon Barea e Paula Usero sarà nelle sale italiane con Officine UBU da giovedì 16 settembre.

Il matrimonio di mia sorella: la commedia di Noah Baumbach con Nicole Kidman

Nel corso della sua carriera il regista newyorkese Noah Baumbach ha spesso riflettuto sulla famiglia, con film attraverso i quali esplorarla in tutte le sue sfumature. Titoli come Il calamaro e la balena, The Meyerowitz Stories e Storia di un matrimonio (ad oggi considerato il suo capolavoro artistico) offrono infatti acuti racconti sul valore della famiglia, dei legami famigliari e sulla difficoltà di tenere in piedi questo fragile ma fondamentale nucleo affettivo. Un altro suo film sull’argomento, forse meno noto ma altrettanto profondo, è Il matrimonio di mia sorella, realizzato nel 2007.

Si tratta del lungometraggio prodotto dopo Il calamaro e la balena, nel quale Baumbach proponeva il divorzio di una coppia dal punto di vista del figlio maggiore. Un’opera molto personale, con cui il regista ha riflettutto sulla propria personale esperienza del divorzio dei genitori. Con Il matrimonio di mia sorella egli esplora un territorio simile, in modo altrettanto allusivo e indiretto, virando però su toni meno drammatici (per quanto dramma e commedia convivano sempre in modo difficilmente scindibile all’interno dei suoi film). Il risultato è un’opera tanto divertente quanto toccanta, che offre nuove possibilità di sguardo sui rapporti tra consaguinei.

La trama di Il matrimonio di mia sorella

Protagonista del film è Margot, una nevrotica scrittrice di successo che vive a Manhattan con il figlio undicenne Claude. I due si mettono in viaggio per andare a trovare Pauline, la sorella di Margot, una donna dallo spirito libero che vive a Long Island, nella vecchia casa di famiglia, insieme alla figlia Ingrid. Il motivo della riunione familiare è molto semplice: Pauline, l’indomani, si sposerà con Malcolm, un musicista disoccupato dall’animo altrettanto libertino. Appena Margot conosce il futuro marito della sorella, capisce però di dover fare di tutto per convincere la donna a desistere dal suo intento, facendo riemergere vecchie tensioni e frustrazioni.

Margot non ha infatti mai approvato le scelte di vita della sorella, soprattutto nel momento in cui scopre di essere di nuovo incinta. Cosa di cui ha però deciso di non dire a Malcom, tenendolo dunque all’oscuro del suo stato. Dal canto suo Pauline rimprovera la sorella di aver sfruttato le storie della loro famiglia per scrivere i suoi romanzi di successo, lucrando dunque su dolore e aspetti privati. Le due, tuttavia, invece di confrontarsi apertamente, sfogheranno le loro frustrazioni su Malcolm e Claude, salvo capire di non poter continuare a lungo così. La necessità di un definitivo chiarimento tra loro si farà dunque sempre più inevitabile.

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Il cast di Il matrimonio di mia sorella e il significato del film

Ad interpretare Margot, la protagonista, vi è l’attrice premio Oscar Nicole Kidman. Del suo personaggio l’attrice ha dichiarato “spero che si veda che la sua spigolosità, la cautela e la rabbia sono in realtà una manifestazione del suo bisogno di proteggersi. Non è in un posto sicuro, davvero, perché sua sorella non sa come prendersi cura di lei, e lei non sa come prendersi cura di sua sorella… sentono che dovrebbero essere molto, molto vicine, ma in realtà non tirano fuori il meglio l’una dall’altra“. Accanto a lei, nel ruolo di sua sorella Pauline, vi è invece l’attrice Jennifer Jason Leigh, all’epoca sposata con Baumbach. Jack Black interpreta invece Malcolm.

Per prepararsi ai loro ruoli e al film, gli attori protagonisti hanno vissuto insieme per un certo periodo di tempo in un’abitazione. “Ci sono state giornate di prove, in cui si esplorava il testo e concepivano scene, ma allo stesso tempo si mangiava insieme, si parla e ci si poteva stendere sul divano e sostanzialmente condividere“, ha raccontato la Kidman. “Perché gran parte della recitazione riguarda l’abbattimento di una serie di barriere. Molte volte, come attore, in particolare se sei famoso, hai molta protezione intorno a te. Strati interi di autodifesa. E quindi per abbatterli e improvvisamente entrare in qualcosa di profondamente intimo e vulnerabile, ci vuole un po’ di tempo“.

Il profondo rapporto generatosi tra gli attori ha dunque permesso al film di acquisire ciò che Baumbach ricercava. Egli voleva infatti che guardando Il matrimonio di mia sorella lo spettatore potesse sentirsi come una mosca sul muro della casa in cui si svolge la maggior parte del racconto, assistendo così ad una rappresentazione quanto più possibile realistica di conflitti famigliari. Ricercando l’imperfezione dei suoi personaggi, ottenuta poi grazie ai suoi attori, Baumbach ha così potuto raccontare il bisogno di ognuno di sentirsi vicino ai propri cari e proteggere e sentirsi protetto da questi, frenato però da paure o differenze caratteriali sopra le quali sembra impossibile passare. Nulla che l’aprire sé stessi e mettersi a nudo non possa però risolvere.

Il trailer di Il matrimonio di mia sorella e come vedere il film in streaming su Netflix o altrove

È possibile fruire di Il matrimonio di mia sorella grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Chili Cinema, Google Play, Amazon Prime Video e Netflix. Su quest’ultima piattaforma si trova attualmente al 4° posto nella Top 10 dei film più visti in Italia. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video.

Fonte: IMDb, OCRegister

Il matrimonio del mio migliore amico: tutte le curiosità sul film con Julia Roberts

Nel corso degli anni Novanta l’attrice Julia Roberts si è affermata come un’icona delle commedie romantiche grazie a titoli come Pretty Woman, Notting Hill e Se scappi ti sposo. Un altro fortunato titolo di questo genere è Il matrimonio del mio migliore amico, diretto nel 1997 dal regista P. J. Hogan, già autore di una commedia sul matrimonio quale Le nozze di Muriel e in seguito del popolare I Love Shopping. Anche questa nuova pellicola con protagonista la Roberts si è affermata come un grande successo, con un incasso di circa 300 milioni a livello globale. Il merito è anche di una storia animata da personaggi a cui ci si affeziona subito e da colpi di scena particolarmente divertenti.

Rispetto alle altre commedie “simili” interpretate dalla Roberts, Il matrimonio del mio migliore amico si distingue però il suo collocarla in una posizione quasi da antagonista, disposta a tutto pur di ottenere ciò che vuole. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative ad esso. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori, ma anche alla sua colonna sonora e alla scena finale. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

La trama di Il matrimonio del mio migliore amico

Protagonista del film è Julianne Potter, la cui vita viene improvvisamente stravolta da una chiamata del suo storico amico Michael O’Neal. I due, un tempo amanti, avevano stretto un patto: se al compimento dei ventotto anni entrambi fossero stati ancora single, si sarebbero sposati. Ma Michael ha una novità: si è innamorato di Kimberly Wallace ed ha intenzione di sposarla al più presto. È a quel punto che Julianne si rende conto di amare ancora l’amico, ed è decisa a sabotare la nuova arrivata pur di riaverlo. L’occasione le si presenta quando Kimberly le chiede di farle da damigella d’onore. Julianne farà di tutto per mettere in ridicolo la rivale, ma imparerà presto un’amara lezione.

Il matrimonio del mio migliore amico cast Julia Roberts Cameron Diaz

Il cast di Il matrimonio del mio migliore amico e la colonna sonora

Ad interpretare Julianne Potter vi è l’attrice Julia Roberts, subentrata a Sarah Jessica Parker impossibilitata a recitare nel film per via delle riprese della serie Sex and the City. L’attrice ha poi suggerito alla produzione di scegliere l’attore Dermot Mulroney nel ruolo di Michael O’Neal e l’attrice Cameron Diaz in quello di Kimberly Wallace, ruolo per il quale era stata considerata anche l’attrice Drew Barrymore. Recitano poi nel film Rupert Everett nel ruolo di George Downes, Philip Bosco in quello di Walter Wallace e M. Emmet Walsh in quello di Joe O’Neal. Completano il cast Susan Sullivan nel ruolo di Isabelle Wallace e Paul Giamatti in quello di Richard.

Per quanto riguarda la colonna sonora del film, questa comprende diverse cover di note canzoni, come “You Don’t Know Me” eseguita da Jann Arden, “The Way You Look Tonight” eseguita da Tony Bennett e “I Say a Little Prayer” eseguita dall’intero cast di Il matrimonio del mio migliore amico. Proprio quest’ultima canzone, tuttavia, più nota all’interno del film per la reinterpretazione che ne dà la cantante Diana King. Il brano ha poi fortemente caratterizzato il film, divenendo poi una hit della Billboard Top 100. Per quanto riguarda le musiche originali, queste sono state composte da James Newton Howard, il quale è poi stato candidato agli Oscar per la Miglior colonna sonora.

La scena finale di Il matrimonio del mio migliore amico

Nel finale del film, dopo aver fatto fuggire Kimberly dall’altare avendo baciato Michael, Julianne capisce i propri errori e rintraccia la sposa, in lacrime e furiosa con lei. Julianne, tuttavia, si scusa e spiega a Kimberly che Michael non ha affatto contraccambiato il bacio che si sono dati, perché non l’ama. Julianne conclude dunque dicendole che accetta la decisione di Michael. Le due donne, dunque, si riconciliano con un abbraccio e le nozze possono finalmente avere luogo. Dopo la cerimonia, Julianne “autorizza” Michael a ballare la loro canzone speciale con la sua sposa fino a quando la coppia non ne avrà una propria. A quel punto, i due si augurano il meglio e sono pronti ad andare avanti con le loro vite, anche se separatamente.

Il trailer di Il matrimonio del mio migliore amico e dove vedere il film in streaming

È possibile fruire di Il matrimonio del mio migliore amico grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Google Play, Apple TV, Prime Video Netflix. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video.

Il matrimonio del mio migliore amico: la spiegazione del finale del film

Nel corso degli anni Novanta l’attrice Julia Roberts si è affermata come un’icona delle commedie romantiche grazie a titoli come Pretty Woman, Notting Hill e Se scappi ti sposo. Quando uscì nel 1997, Il matrimonio del mio migliore amico sembrò un’altra delle sue classiche commedie romantiche, costruita attorno a uno dei meccanismi più popolari del genere: due amici destinati a scoprire di essere innamorati l’uno dell’altra. Eppure il film diretto da P.J. Hogan e interpretato anche da Dermot Mulroney, Cameron Diaz e Rupert Everett, sceglie una strada molto più complessa e sorprendente.

Dietro la leggerezza delle situazioni e l’umorismo delle sue scene più celebri si nasconde infatti una riflessione amara sul desiderio, sull’egoismo e sulla difficoltà di accettare che alcune persone appartengano al nostro passato e non al nostro futuro. Il finale continua ancora oggi a essere uno degli elementi più discussi del film proprio perché ribalta le aspettative dello spettatore. Per gran parte della storia siamo portati a seguire il punto di vista di Julianne Potter e a sperare che riesca a conquistare Michael prima del matrimonio.

Tuttavia il film costruisce lentamente una verità diversa: il problema non è capire chi Michael ami davvero, ma comprendere cosa rappresenti Michael per Julianne. La conclusione trasforma quindi una commedia romantica in un racconto di maturazione emotiva, dove la vittoria coincide con l’accettazione della sconfitta.

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Perché Il matrimonio del mio migliore amico sovverte le regole della commedia romantica attraverso il personaggio di Julianne

Il matrimonio del mio migliore amico cast Julia Roberts Cameron Diaz

Nella maggior parte delle commedie romantiche degli anni Novanta il pubblico è abituato a identificarsi con il protagonista e a desiderarne il successo sentimentale. Il matrimonio del mio migliore amico utilizza la stessa struttura per poi capovolgerla dall’interno. Julianne è affascinante, intelligente e spiritosa, ma le sue azioni diventano progressivamente manipolatorie. Quando scopre che Michael sta per sposare Kimmy, non reagisce perché ha finalmente capito di amarlo. Piuttosto, reagisce perché la prospettiva di perderlo rende improvvisamente prezioso qualcosa che aveva sempre dato per scontato.

Questa ambiguità rende il film estremamente moderno. La protagonista non è l’eroina tradizionale che lotta per il vero amore. È una donna che si confronta con i propri limiti emotivi e con la paura di restare sola. Anche la scelta di affidare il ruolo a Julia Roberts, all’epoca simbolo per eccellenza della commedia romantica americana, amplifica l’effetto. Lo spettatore si aspetta che il personaggio ottenga ciò che desidera, ma il film utilizza proprio quel carisma per costringerci a osservare come l’amore possa facilmente trasformarsi in possesso. Da questo punto di vista, il film anticipa molte narrazioni contemporanee in cui il protagonista non coincide necessariamente con la persona che ha ragione.

Cosa succede nel finale e perché Michael sceglie Kimmy invece di Julianne

Il matrimonio del mio migliore amico film

La parte conclusiva del film arriva dopo il fallimento di tutti i tentativi di Julianne di sabotare il matrimonio. La situazione precipita quando l’e-mail manipolata da lei provoca una crisi tra Michael e Kimmy. Per un momento sembra che il piano abbia funzionato. Michael interrompe il fidanzamento e Julianne intravede finalmente la possibilità di conquistarlo. Tuttavia è proprio questa separazione temporanea a permettere a Michael di comprendere con chiarezza ciò che prova.

Quando arriva il momento decisivo, Michael capisce che la persona che desidera davvero accanto a sé è Kimmy. Il suo amore non nasce dall’abitudine o dalla nostalgia, ma da una scelta concreta e presente. Anche quando Julianne gli confessa finalmente i suoi sentimenti e lo bacia, Michael non risponde nel modo che lei sperava. La sua attenzione si sposta immediatamente verso Kimmy, che nel frattempo è fuggita sconvolta.

La confessione di Julianne arriva troppo tardi, ma il punto centrale è che probabilmente sarebbe arrivata troppo tardi in qualsiasi momento. Il film suggerisce infatti che Michael aveva già superato quella fase della sua vita. I sentimenti che poteva aver provato per Julianne in passato si sono trasformati in affetto, amicizia e memoria condivisa. Kimmy rappresenta invece il presente e il futuro. Quando Michael corre dietro alla sua fidanzata e la convince a sposarlo, il film sancisce definitivamente la fine dell’illusione romantica che aveva sostenuto Julianne per tutta la storia.

Il vero tema del film è l’egoismo sentimentale travestito da amore romantico

Julia Roberts e Cameron Diaz in Il matrimonio del mio migliore amico

L’aspetto più interessante del finale è che costringe Julianne a guardare sé stessa con sincerità. Per gran parte della narrazione, infatti, la protagonista interpreta i propri sentimenti come una forma di amore autentico. Progressivamente emerge però una realtà più scomoda. Michael diventa importante per lei soprattutto nel momento in cui rischia di non essere più disponibile.

Questa lettura spiega perché il film continui a essere considerato una delle commedie romantiche più intelligenti del suo periodo. La storia non racconta la conquista dell’amore, ma la presa di coscienza dei propri errori. Julianne deve affrontare il fatto che le sue azioni hanno causato dolore a persone che non lo meritavano. Kimmy, spesso presentata inizialmente come una rivale superficiale, si rivela invece la figura più sincera e vulnerabile dell’intero racconto.

Il percorso della protagonista consiste quindi nell’abbandonare una visione egocentrica delle relazioni. Accettare che Michael ami un’altra persona significa riconoscere che i desideri degli altri hanno lo stesso valore dei propri. È una lezione semplice solo in apparenza. In realtà il film mostra quanto possa essere difficile distinguere tra ciò che vogliamo e ciò che è realmente giusto per chi amiamo.

George rappresenta la maturità emotiva che Julianne non riesce ancora a raggiungere

Julia Roberts in Il matrimonio del mio migliore amico

Uno degli elementi più sottovalutati del finale riguarda il personaggio di George. Interpretato da Rupert Everett, George svolge apparentemente la funzione di spalla comica. In realtà rappresenta la bussola morale dell’intera storia. È l’unico personaggio che comprende fin dall’inizio come andrà a finire e che cerca continuamente di guidare Julianne verso una scelta più onesta.

George la incoraggia a dire la verità a Michael, ma contemporaneamente le ricorda che la sincerità non garantisce il risultato desiderato. Questa distinzione è fondamentale. Dire la verità serve a liberarsi dal peso delle menzogne, non a ottenere una ricompensa. Julianne fatica ad accettare questa logica perché continua a considerare l’amore come una competizione.

L’ultima scena tra loro assume quindi un significato particolare. Dopo il matrimonio, quando Julianne rimane sola alla festa, George ritorna per offrirle conforto. Il loro ballo finale non è una semplice consolazione romantica. È il simbolo di una nuova consapevolezza. Michael era l’uomo che Julianne credeva di desiderare, mentre George è la persona che è sempre stata davvero presente nella sua vita. Il film non suggerisce una futura relazione sentimentale tra loro, ma mostra l’importanza di riconoscere chi ci ama sinceramente anche quando non corrisponde ai nostri ideali romantici.

Cosa significa davvero il finale de Il matrimonio del mio migliore amico e perché continua a essere così attuale

Julia Roberts nel film Il matrimonio del mio migliore amico

La forza del finale risiede nella sua capacità di rifiutare il lieto fine tradizionale senza diventare pessimista. Julianne perde Michael, ma guadagna qualcosa di più importante: una comprensione più profonda di sé stessa. Il film suggerisce che la crescita personale spesso nasce dalle delusioni e dagli errori piuttosto che dalle vittorie.

Anche Michael e Kimmy assumono un significato simbolico all’interno di questa conclusione. Non importa tanto sapere se il loro matrimonio durerà per sempre. Ciò che conta è che, in quel momento della loro vita, la loro scelta è autentica. Michael sceglie la persona che ama davvero e Kimmy sceglie di credere nel loro rapporto nonostante le difficoltà affrontate.

Per Julianne, invece, il finale rappresenta la fine di una fantasia. Per anni aveva conservato l’idea che lei e Michael fossero destinati a stare insieme. Quando quella possibilità svanisce definitivamente, è costretta a confrontarsi con il presente anziché rifugiarsi in un futuro immaginario. È una conclusione malinconica, ma anche liberatoria.

Ed è proprio questa sincerità emotiva a rendere Il matrimonio del mio migliore amico una delle commedie romantiche più influenti degli ultimi decenni. Invece di raccontare che l’amore conquista tutto, il film afferma qualcosa di molto più realistico: amare qualcuno significa anche accettare che la sua felicità possa trovarsi lontano da noi.

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Il matrimonio del mio migliore amico: Celine Song scriverà il sequel del film con Julia Roberts

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La Sony Pictures sta lavorando alla realizzazione di un sequel della commedia romantica con Julia Roberts dal titolo Il matrimonio del mio migliore amico. Come riportato da Collider, lo studio ha ingaggiato la sceneggiatrice e regista di Material Love e Past Lives Celine Song per scrivere la sceneggiatura del progetto, anche se al momento non è ancora stata confermata la sua partecipazione come regista del film.

La notizia arriva poco dopo che Dermot Mulroney, che ha recitato al fianco della Roberts nell’originale del 1997 diretto da P.J. Hogan, ha rivelato al New York Post che “si parla di un sequel”. L’attore stava promuovendo la sua nuova serie NetflixThe Hunting Wives” quando gli è stato chiesto del possibile seguito, rispondendo: “Non ne so nulla. L’ultima cosa che ho sentito è che gli avvocati ne stavano discutendo“.

Song ha appena presentato il suo secondo lavoro da regista, Material Love, in Italia al cinema dal 4 settembre. La commedia romantica sul triangolo amoroso, con Dakota Johnson, Chris Evans e Pedro Pascal, ha incassato 50 milioni di dollari al botteghino mondiale. Il suo film d’esordio, Past Lives, ha invece incassato 42 milioni di dollari in tutto il mondo e ha ottenuto nomination agli Oscar per la sceneggiatura originale e il miglior film.

Cosa sapere di Il matrimonio del migliore amico

L’originale Il matrimonio del mio migliore amico vedeva Julia Roberts nei panni di una critica gastronomica che scopre che il suo amico di lunga data, interpretato da Dermot Mulroney, sta per sposarsi. I due avevano giurato di sposarsi l’uno con l’altra se fossero rimasti single fino alla “veneranda” età di 28 anni. Rendendosi conto di essere innamorata, il personaggio di Roberts decide così di sabotare l’evento. Il film vedeva anche la partecipazione di Cameron Diaz e Rupert Everett.

Il film è stato un successo al botteghino al momento dell’uscita nell’estate del 1997, incassando 127 milioni di dollari in Nord America e classificandosi al nono posto tra i film di maggior incasso dell’anno. Ha poi ottenuto tre nomination ai Golden Globe – come miglior musical e commedia e per la recitazione di Roberts ed Everett – ed è rimasto uno dei titoli più amati della serie di commedie romantiche interpretate da Roberts negli anni ’90. Nel 2022, Variety lo ha classificato come uno dei 100 migliori film di tutti i tempi.