Presentato all’ultimo
Festival di Torino e all’Irish
Film Festa Silver Stream, Wildfire è l’esordio
al lungometraggio di Cathy Brady, che, dopo
essersi fatta le ossa con il linguaggio dei cortometraggi, si
cimenta con una storia dolorosa e complessa, che unisce il dramma
familiare alla situazione sociopolitica dell’Irlanda che,
nonostante gli anni e l’apparente pace, continua a lottare per
un’unità difficile da ottenere.
La trama di
Wildfire
Dopo essere sparita nel
nulla per un anno, Kelly torna una notte, come se nulla fosse, a
casa della sorella Lauren. Provata dalla lunga assenza della
sorella, che credeva morta, ora Lauren farebbe di tutto per lei,
purché Kelly non lasci mai più la casa di famiglia. Un desiderio
che la porterà sempre più all’estremo, compreso compromettere il
suo matrimonio, le sue poche amicizie, il suo lavoro. Ma le due
donne non sono sole come sembrano: aleggia tra loro lo spettro
della follia della madre. In particolare Lauren, per via della sua
somiglianza fisica e caratteriale con la madre morta, viene
guardata con sospetto e spinta da tutto e tutti a dubitare del
proprio equilibrio.
Senza mai allontanarsi
davvero dalla madre Irlanda, Brady racconta un dramma intimo che ha
per protagoniste due donne alle prese con il loro passato familiare
conflittuale e doloroso.
Per molti versi, però, il
trauma privato non fatica a diventare trauma sociale, non a caso il
film si apre con delle riprese dal vero di scene di rivolte per le
strade per la liberazione dell’Irlanda del Nord.
La politica violenta
della rivolta entra a gamba tesa nel racconto nella scena in cui le
due donne incontrano l’assassino del padre, momento in cui si
trasformano in divinità della vendetta e lasciano la sfera privata
per diventare voce del pubblico.
Lo sfasamento tra
pubblico e privato diventa sempre più impalpabile man mano che il
film si addentra nel passato tormentato delle protagoniste, che
sempre più si trovano invischiate in una eredità materna difficile
e instabile. Una madre biologica che diventa dunque anche la madre
Irlanda, una dicotomia dalla quale non si scappa e che si
ripresenta sempre più forte fino al finale.
Il fuoco selvaggio
(Wildfire) del titolo diventa quindi correlativo
oggettivo di una condizione tormentata che sfrutta il privato per
diventare pubblico e per raccontare una questione sociale che non è
ancora risanata, nonostante gli anni, i conflitti, i morti e le
vendette.
Amazon Studios ha
rilasciato le foto ufficiali di Wilderness,
il suo prossimo thriller psicologico, con protagoniste
Jenna Coleman di The
Sandmane Oliver
Jackson-Cohen di The
Haunting of Hill House. Al momento, la data di uscita di
Prime
Video per Wilderness non è stata ancora annunciata, ma
dovrebbe debuttare entro la fine dell’anno.
Le foto ritraggono Coleman e
Jackson-Cohen come una coppia che intraprende un viaggio durante un
periodo difficile del loro matrimonio. Unendosi a loro nella
loro esplorazione della natura selvaggia c’è un’altra coppia
formata da Cara interpretata da Ashley Benson e Garth interpretato da
Eric Balfour.
1 di 6
“Wilderness segue la coppia
britannica Liv (Coleman) e Will (Jackson-Cohen) che sembrano avere
tutto: un matrimonio solido come una roccia; una
nuova vita affascinante a New York a migliaia di miglia dalla loro
città natale di provincia; e ancora abbastanza giovane da
sentire che tutta la loro vita è davanti a loro. Finché Liv
non viene a sapere della relazione di Will”, si legge nella
sinossi.“Il dramma è rapidamente seguito da un’altra forte
emozione: la rabbia.La vendetta è la sua unica opzione, e
quando Will propone un viaggio negli epici parchi nazionali
d’America per dare un nuovo inizio alla loro relazione, Liv sa come
ottenerlo… Wilderness è una storia d’amore contorta, dove una
vacanza da sogno e un presunto per sempre’ si trasforma rapidamente
in un incubo vivente.
Basata sull’omonimo romanzo di BE
Jones, la serie Wilderness è scritta e creata da
Marnie Dickens, con So Young Kim come regista. I
produttori esecutivi sono Kim ed Elizabeth
Kilgarriff, con Firebird Pictures che produce il
progetto.
Il due volte premio Oscar Christoph Waltz (Bastardi
senza gloria, Django
Unchained) si è unito insieme agli attori Maya Hawke (Stranger Things), John Turturro (Il
grande Lebowski) e Jon Hamm (Mad Man) al nuovo film del
regista Stephen Frears, dal titolo
Wilder & Me. Come riportato da Deadline, Hawke
interpreterà Calista, una giovane musicista la cui vita assume un
significato completamente nuovo mentre lavora sul set del film
Fedora di Billy Wilder. Waltz
interpreterà proprio il leggendario regista Wilder, noto per
classici come A qualcuno piace caldo, Viale del
tramonto e L’appartamento.
Turturro interpreterà invece il suo
amico di sempre e partner di sceneggiatura I.A.L.
Diamond, mentre Hamm avrà il ruolo del famoso attore
William Holden. Descritto come un “dramma
agrodolce”, questo progetto basato sul popolare romanzo
Mr Wilder and Me di Jonathan
Coe, è stato adattato per lo schermo dal due volte premio
Oscar Christopher Hampton (The Father),
con il premio Oscar Jeremy Thomas (L’ultimo
imperatore). Il progetto riunisce dunque Hampton e Frears dopo
Le relazioni pericolose e Cheri. L’inizio delle
riprese è ad ora previsto per i primi mese del 2025 in Grecia.
Wilder & Me: qual è la
storia del film
La storia inizia durante
un’inebriante estate greca e vede Calista innamorarsi del cinema e
della vita in un viaggio alla scoperta di sé stessa. Entusiasta
della sua nuova avventura, Calista segue il regista Billy Wilder a
Monaco e a Parigi per continuare le riprese con l’attore
protagonista William Holden e vive lì il suo primo amore.
Consapevole che la sua stella sta tramontando, Wilder naviga nel
mutevole mondo del cinema al crepuscolo della sua carriera, mentre
la carriera di Calista è appena agli inizi. Il tempo che trascorre
in questa nuova vita affascinante e sconosciuta la cambierà per
sempre.
Wilde
Salomè di Al Pacino: Wilde Salome
proietta il pubblico nella vita personale di Al Pacino come mai era
successo prima, offrendo un ritratto intimo e profondo della più
grande icona del cinema alle prese con il ruolo più impegnativo mai
interpretato: se stesso e il re Erode. Traboccante di verità e
candore, Wilde Salome conduce Pacino in giro per il mondo, a Londra
Parigi, Dublino, New York, Los Angeles, e dentro il suo camerino;
niente appare off limits mentre Pacino esplora le complessità del
dramma di Wilde, nonché i processi e le tribolazioni che hanno
segnato la vita dello scrittore, offrendo al tempo stesso uno
sguardo senza precedenti anche sulle proprie.
La sposa
bambina di Khadija Al-Salami: Il
film racconta la storia di Nojoom, una bambina yemenita che riesce
a fuggire dal suo sposo aguzzino, ottenendo il divorzio all’età di
10 anni. Nojoom è stata costretta dalla sua famiglia a sposare un
uomo 20 anni più grande di lei nel fiore della sua infanzia,
obbligata a ogni sorta di violenza fisica e psicologica. Una
pratica tristemente diffusa nello Yemen come in tanti altri Paesi
del mondo quella del matrimonio tra una bambina e un adulto,
considerata legittima e soddisfacente per la dote derivante.
Un’usanza arcaica, figlia di ignoranza e povertà, a cui Nojoom si è
opposta rifiutandosi di avere rapporti con l’uomo che l’ha
riportata dai genitori, come si fa con un “elettrodomestico
difettoso”. La bambina è riuscita a fuggire dalla sua famiglia, a
frequentare la scuola e ad ottenere, la più giovane al mondo, il
divorzio. Basato su una storia vera, raccontata nel libro “I am
Nujood, age 10 and divorced” di Nojoud Ali e della giornalista
Delphine Minoui il film è fortemente autobiografico poiché
ripercorre il vissuto della stessa regista, Khadija Al Salami.
Money
Monster di Jodie Foster: Nel
thriller Money Monster – L’altra faccia del denaro, George Clooney
e Julia Roberts vestono rispettivamente il ruolo del presentatore
televisivo finanziario Lee Gates e della sua produttrice Patty che
si trovano in una situazione d’emergenza assoluta quando un
investitore, infuriato per aver perso tutto a causa di un
investimento suggerito dal programma, sequestra il presentatore
nello studio televisivo con l’uso delle armi. Durante una diretta
seguita da milioni di persone, Lee e Patty lottano furiosamente
contro il tempo per svelare cosa si nasconde dietro una
cospirazione all’interno del mercato dell’alta tecnologia globale
odierno che viaggia a velocità della luce.
Pericle il
Nero di Stefano Mordini: Pericle
Scalzone, detto Il nero, di lavoro “fa il culo alla gente” per
conto di Don Luigi, boss camorrista emigrato in Belgio. Durante una
spedizione punitiva per conto del boss, Pericle commette un grave
errore. Scatta la sua condanna a morte. In una rocambolesca fuga
che lo porterà fino in Francia, Pericle incontra Anastasia, che lo
accoglie senza giudicarlo e gli mostra la possibilità di una nuova
esistenza. Ma Pericle non può sfuggire a un passato ingombrante e
pieno di interrogativi.
The Boy di
William Brent Bell: Alla ricerca di un nuovo
inizio dopo un passato travagliato, una giovane donna americana si
rifugia in un isolato villaggio inglese. E’ qui che Greta (Lauren Cohan) viene assunta da una coppia di
anziani genitori in una maestosa villa vittoriana per fare da
babysitter al loro figlio di otto anni, Brahams. Ben presto Greta
scoprirà che quel ragazzo altri non è che una bambola a grandezza
naturale che i signori Heelshire trattano come un bambino vero.
Tutto comincia ad incupirsi quando Greta, rimasta sola, ignora le
rigide regole imposte dalla coppia e inizia un flirt con un
bell’uomo del villaggio, Malcolm (Rupert Evans). Una serie di
eventi inquietanti e inspiegabili, ai limiti del soprannaturale, la
convincono che è circondata da un mistero terrificante.
Tini – La nuova vita di
Violetta di Juan Pablo Buscarini:
Nel corso di un’estate interminabile, Tini vivrà un’avventura che
la aiuterà a definire la propria personalità e a diventare
un’artista completa e sicura di sé: una vera donna. Quando una
notizia sconvolgente la costringe a mettere in discussione tutto
quello che conosce sulla vita e sull’amore, Violetta (Martina
Stoessel) accetta un invito misterioso per viaggiare intorno al
mondo alla ricerca di risposte, alla scoperta di se stessa. Questo
comporterà un risveglio artistico, musicale e personale. Mentre il
suo passato, il suo presente e il suo futuro si scontrano, Violetta
scoprirà la sua vera identità in un’emozionante storia di crescita
che aprirà la strada a un nuovo ed entusiasmante futuro.
Un poliziotto ancora in
prova di Tim Story: Il sequel
riprende le vicende circa un anno dopo dalla loro ultima avventura.
Il programma per un rapido viaggio a Miami va storto quando le loro
indagini poco ortodosse li catapultano in una situazione molto
compromettente, che rischia di danneggiare un caso molto
importante…e soprattutto far saltare l’incombente matrimonio di Ben
e Angela. Non soddisfatto per il suo lavoro da poliziotto semplice,
Ben, appena diplomato all’Accademia, aspira a diventare un
detective come il suo futuro cognato. Purtroppo, James ancora non è
convinto che abbia le giuste qualità per quel ruolo. Anche se il
matrimonio è alle porte, il giovane poliziotto, un po’ pasticcione,
non vuole perdere l’occasione di affiancare nuovamente il proprio
mentore in un viaggio da Atlanta a Miami che dovrebbe essere di
semplice perlustrazione. Dopo la richiesta di Angela e il
riluttante permesso del tenente Brooks, James porta con sé Ben a
Miami per seguire una pista connessa a un traffico di droga che sta
cercando di interrompere.
Viaggio da
Paura di Ali F. Mostafa: Omar, Ramy
e Jay, dopo anni di allontanamento a seguito della morte di Hadi,
decidono di finalmente intraprendere il viaggio che avrebbero
dovuto fare a suo tempo, da Abu Dhabì a Beirut, per visitare la
tomba dell’amico. Omar è un personal trainer è quasi neo-papà, Jay
è un playboy aspirante DJ, e Ramy un blogger attivista politico con
737 followers su Twitter! I tre devono partire di nascosto, chi
dalla moglie prossima al parto, chi dalla madre ansiosa e
oppressiva, chi da un padre-padrone. I tre guideranno da Abu Dhabi
a Beirut attraversando l’Arabia Saudita, la Giordania e la Siria.
Sequestrati da un gruppo di ribelli, rischieranno la vita e
cominceranno a riconsiderare la loro visione del mondo. Tra
avventure rocambolesche, esilaranti e rischiose giungeranno infine
a Beirut più forti e più uniti di prima.
Ethan Hawke ha
iniziato la produzione di Wildcat, uno sguardo
alla vita di Flannery O’Connor con Maya Hawke nei panni della scrittrice.
Ethan Hawkeha messo insieme un
ensemble di grandi interpreti che include anche la candidata
all’Oscar Laura Linney, Philip
Ettinger, Rafael Casal, Steve
Zahn, Cooper Hoffman, Willa
Fitzgerald, Alessandro Nivola e
Vincent D’Onofrio.
Oltre a dirigere il film,
Ethan Hawke produce e scrive la sceneggiatura
insieme a Shelby Gaines. Wildcat
è prodotto da Joe Goodman di Good Country
Pictures, Ryan Hawke ed Ethan
Hawke di Under the Influence Productions, Cory
Pyke di Renovo Media Group e Kevin Downes, Jon
Erwin e Daryl Lefever di Kingdom Story
Company. I produttori esecutivi includono Eric
Groth e David Kingland di Renovo Media
Group insieme a Maya Hawke attraverso Under the
Influence Productions. Le riprese principali sono iniziate il 10
gennaio a Louisville, Ky. Renovo sta finanziando
completamente il film. UTA Independent Film Group e CAA Media
Finance gestiscono i diritti di distribuzione in tutto il mondo.
Wildcat seguirà la scrittrice mentre lotta per
pubblicare il suo primo romanzo.
“Maya ha lavorato duramente per
anni per mettere insieme questo progetto e siamo grati per
l’opportunità di presentare a una nuova generazione di spettatori
il genio di Flannery O’Connor”, afferma Ethan Hawke.
“Il suo lavoro esplora temi importanti per tutti gli artisti:
l’intersezione tra creatività e fede, il rapporto sfocato tra
immaginazione e realtà”. Ethan
Hawke ha già lavorato con la figlia Maya Hawke nella serie limitata The
Good Lord Bird, ma la dirigerà per la prima volta in
Wildcat.
Arriva al cinema distribuito da
20th Century Fox, Wild diretto da Jean-Marc Vallée, con
Reese Witherspoon e Laura Dern. In Wild dopo la
morte prematura della madre, il traumatico naufragio del suo
matrimonio, una giovinezza disordinata e difficile, Cheryl Strayed
a soli ventisei anni si ritrova con la vita sconvolta. Alla ricerca
di sé oltre che di un senso, decide di attraversare a piedi
l’America selvaggia per oltre quattromila chilometri tra montagne e
il deserto, tra il caldo torrido e il freddo estremo.
Wild, la trama
Con Wild,Jean-Marc Vallée, torna ad esplorare con un’altra
biografia la fragilità umana attraverso le esasperazioni personali
e sociali. Dopo il successo di
Dallas Buyer Club, adattata sul grande schermo il
libro omonimo della Strayed attraverso la sceneggiatura di
Nick Hornby (noto al cinema per About a boy, An
Education e Alta Fedeltà).
Dopo un forte incipit, in cui ci viene mostrata già la natura
complessa e il grande lavoro di Martin Pensa al
montaggio, la storia si presenta con dei pesanti echi a film quali
Tracks di Curran e Into
The Wild di Sean Penn, in cui i suggestivi campi lunghi e
panoramiche spesso si contrappongono ai flashback della
protagonista.
Riscoperta per i valori umani
Nei 115 minuti assistiamo alla
classica avventura di formazione in cui conosciamo e viviamo un
personaggio già provato che ha trovato la forza e il coraggio per
fare tabula rasa della sua vita riscoprendo anche sé
stessa. Il tutto però passa in maniera attutita ed ovattata, dato
che il regista canadese sembra preferire gli estetismi della camera
usando i campi incontaminati e i primi piani drammatici solo per
descrivere e raccontare i fatti più salienti, senza sospendersi tra
le sfumature del personaggio.
Da qui nascono i grandi raccordi
sonori e visivi che ci fanno spaziare nella testa di Cheryl, in
alcune sequenze sembra addirittura trascurata l’esperienza
straordinaria che sta compiendo per focalizzarsi sulla strada della
punizione (e non della bellezza) per arrivare a quella grande
voglia di perdono che la protagonista cerca intensamente. Nella
prova attoriale si conferma la bravura del premio Oscar Reese Witherspoon nel saper gestire in
completa autonomia la scena e i forti contrasti interiori della
protagonista; seppur la caratterizzazione migliore è riservata a
Laura Dern, che riesce ad essere pura ed
eterea come solo un ricordo legato ad una forte emozione può
evocare.
Wild è un
film classico, che si collega perfettamente nel genere dei film di
rinascita e di riscoperta per i valori umani. Buono nella prima
parte di caratterizzazione e formazione ma estremamente ridondante
nell’ultima, dando voce ad un’altra importantissima storia ma che
stilisticamente non riesce a contribuire al genere cercando solo il
dramma e “l’azione” per lo spettatore e non il riscatto del
protagonista.
Dopo il successo
di Dallas Buyers
Clubil regista
canadese Jean-Marc Vallée è pronto a
tornare al cinema con Wilduna
pellicola dalle venature drammatiche che condurrà la
protagonista Reese Witherspoonin un
viaggio attraverso le bellezze della natura selvaggia che il
panorama degli Stati Uniti può offrire.
In attesa della pellicola il cui
debutto cinematografico è programmato per il 5 dicembre nelle sale
americane, è stato da poco reso pubblico il primo trailer della
pellicola.
Basato sul best
seller Wildfirmato
da Cheryl Stranded, la pellicola racconterà
la storia di Strayed (Reese Witherspoon)
un’escursionista che, in seguito alla dolorosa perdita della madre
ed alla fine del proprio matrimonio, deciderà di lanciarsi in un
viaggio, privo di speranza, lungo il Pacific Crest
Trail, un itinerario lungo oltre 4.000 chilometri che si
rivelerà essere un vero e proprio percorso curativo.
Diffuso in esclusiva da Empire, ecco il nuovo poster di
Wild, film che vede protagonista
Reese Witherspoon. Il film è stato
diretto da Jean-Marc Vallée, il regista di
Dallas Buyers Club, che l’anno scorso
regalò l’Oscar ai suoi due protagonisti, Matthew McConaughey e
Jared
Leto. Quest’anno con Wild sembra che ci siano
buonissime probabilità anche per la Witherspoon di gareggiare trai
favoriti nella stagione dei premi.
Ecco il poster:
Basato sul best
seller Wildfirmato
da Cheryl Stranded, la pellicola racconterà
la storia di Strayed (Reese Witherspoon)
un’escursionista che, in seguito alla dolorosa perdita della madre
ed alla fine del proprio matrimonio, deciderà di lanciarsi in un
viaggio, privo di speranza, lungo il Pacific Crest
Trail, un itinerario lungo oltre 4.000 chilometri che si
rivelerà essere un vero e proprio percorso curativo.
Nel corso della sua storia il
western è stato rielaborato in modi sempre nuovi e diversi. Uno
degli esperimenti più originali e memorabili è il film del 1999
Wild Wild West (qui la recensione), che contiene
tanto elementi di questo genere quanto altri relativi alla
fantascienza, all’azione e alla commedia. Un miscuglio
particolarmente esplosivo che ha dato vita ad un film apprezzato
nella sua stranezza, che nel corso degli anni ha guadagnato
maggiori consensi proprio per la sua natura di “scult“.
Questo è diretto dal regista Barry Sonnenfeld,
noto per i due film su La famiglia Addams e la trilogia di
Men In Black, esperto nel fondere generi diversi tra loro
per dar vita ad opere insolite e destinate ad un ampio
pubblico.
Quella di Wild Wild West
non è però una storia originale, bensì è ispirata alla serie
televisiva Selvaggio west, andata in onda dal 1965 al
1969. Già in essa si ritrovavano elementi fantascientifici, resi
ancor più evidenti e presenti nel film del 1999. Il progetto di dar
vita ad un adattamento cinematografico di questa risale ai primi
anni Novanta, e vi era legato l’attore Mel Gibson come
protagonista e Shane Black per la
sceneggiatura. A causa di loro altri impegni, il film passò a quel
punto nelle mani di Sonnenfeld, che stravolse quanto fino a quel
momento previsto. A causa del suo budget particolarmente elevato,
stimato intorno ai 170 milioni di dollari, il film faticò ad
affermarsi come un buon successo, arrivando ad un incasso di 222
milioni.
Al momento della sua uscita,
inoltre, Wild Wild West vantò un’accoglienza critica
particolarmente negativa. Il film ottenne infatti ben 9 nomination
ai Razzie Awards, vincendo 5 premi, tra cui peggior film. Pur
consapevoli dei limiti del film, ad oggi questo rimane una visione
divertente e a suo modo affascinante, perfetta per serate in cui si
è in cerca di svago. Prima di intraprendere una visione del film,
però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali
curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà
infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla
trama, al cast di attori e alle
sue location. Infine, si elencheranno anche le
principali piattaforme streaming contenenti il
film nel proprio catalogo.
Wild Wild West: la trama
del film
Ambientato al termine della guerra
di secessione, il film ha per protagonisti due agenti speciali del
vecchio West, i quali ricevono dal Presidente degli Stati Uniti
Ulysses S.Grant l’incarico di
catturare il pericolosissimo e sanguinario dottor Arliss
Loveless. Questi è un rancoroso reduce della guerra,
reazionario e sudista convinto, privo di gambe e ridotto su una
carrozzella a vapore, che sta costruendo una macchina gigante,
chiamata Tarantola, per distruggere la nazione che tanta sofferenza
gli ha arrecato. A tentare di sventare i suoi piani ci penseranno
l’agente speciale James West e l’agente speciale
Artemius Gordon, due caratteri a dir poco diversi
e inconciliabili che si ritrovano forzatamente a lavorare insieme
per evitare la catastrofe imminente architettata da Loveless.
Wild Wild West: il cast
del film
Ad interpretare il personaggio di
James West vi è l’attore Will
Smith, in quegli anni all’apice della popolarità. Per
potergli affidare il ruolo, questo è stato riscritto come
afroamericano, apportando di conseguenza una serie di altre
modifiche all’intera storia. Inizialmente entusiasta del film,
l’attore nel corso degli anni ha completamente cambiato la sua
opinione a riguardo, considerandolo ora il peggiore della sua
carriera. Per recitare in questo, Smith ha inoltre rifiutato il
ruolo di Neo in Matrix, e ancora oggi considera questa la
decisione più sbagliata mai presa. Accanto a lui, nei panni
dell’agente Artemius Gordon, vi è il premio Oscar Kevin
Kline. Per il film, il suo personaggio ha subito modifiche
affinché manifestasse una certa rivalità con West, elemento invece
assente nella serie originale.
L’attrice messicana Salma Hayek è
invece presente nel ruolo di Rita Escobar, seducente e misteriosa
cantante che si unirà alla missione dei due protagonisti. Come
Smith, anche l’attrice è nota avere un’opinione negativa del film,
affermando di essersi sentita mal sfruttata per questo. Il celebre
Kenneth Branagh
è invece lo spietato dottor Loveless. Come West, anche tale
personaggio subì diversi cambiamenti, passando dall’essere un nano
ad un reduce di guerra privato delle gambe. L’attore ebbe non pochi
problemi a dar vita a tale menomazione, costretto a stare diverso
tempo in pose poco agevoli. Branagh decise inoltre di studiare in
modo approfondito la Guerra Civile degli Stati Uniti, al fine di
entrare in quella mentalità.
Wild Wild West: le
location, la colonna sonora, il trailer e dove vedere il film in
streaming e in TV
Per ricostruire l’ambientazione da
vecchio west, si decise si avvalersi tanto di set ricostruiti
quanto di luoghi più naturali. In particolare, le sequenze
ambientate all’interno dei treni si sono svolte negli studios della
Warner Bros. Le riprese esterne, invece, si sono svolte nello stato
Idaho e nella città di Santa Fe, in Nuovo Messico. Alcune scene si
sono svolte anche nel set di Cooke Movie Town, finito poi quasi
interamente distrutto a causa di un incendio scaturito in seguito a
dei fuochi d’artificio mal gestiti. A fare ancor più da contrasto
con questi luoghi vi è la colonna sonora del film. Questa, in
particolare si avvale di due brani poi divenuti buoni successi. Si
tratta di Bailamos, di genere pop latino, cantato da
Enrique Iglesias, e Wild Wild West, brano
rap eseguito dallo stesso Smith.
È possibile fruire di
Wild Wild West grazie alla sua presenza
su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in
rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten
Tv, Chili Cinema, Google Play, Apple iTunes e Netflix. Per vederlo, una volta scelta la
piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o
sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di
guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il
film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di sabato
7 gennaio alle ore 23:10 sul canale
TwentySeven.
Wild Wild West è
il film del 1999 diretto da Barry Sonnenfeld e con
protagonisti nel cast Will
Smith, Kevin Kline e Salma Hayek .
Anno: 1999
Regia: Barry
Sonnenfeld
Cast: Will Smith
(James West), Kevin Kline (Artemus Gordon/Presidente Ulysses
Grant), Kenneth Branagh (Dr. Arliss Loveless), Salma
Hayek (Rita Escobar), M. Emmet Walsh (Coleman), Musetta Vander
(Munitia), Bai Ling (Miss East), Frederique Van Der Wal (Amazonia),
Sofia Eng (Miss Lippenreider), Ted Levine (Generale Mcgrath)
Trama: Al termine
della guerra di secessione due agenti speciali del vecchio West
vengono incaricati dal Presidente degli Stati Uniti, Ulysses S.
Grant (Kevin Kline) di catturare il
pericolosissimo e sanguinario dottor Arliss Loveless
(Kenneth Branagh). Loveless è un rancoroso reduce
della guerra, reazionario e sudista convinto, privo di gambe e
ridotto su una carrozzella a vapore, che sta costruendo una
macchina gigante, chiamata Tarantola, per distruggere la nazione
che tanta sofferenza gli ha arrecato.
Ad occuparsi dell’affare Loveless
vengono chiamati in causa l’agente speciale James West
(Will Smith) e l’agente speciale Artemius Gordon
(di nuovo Kevin Kline), due caratteri a dir poco
diversi e inconciliabili che si ritrovano forzatamente a lavorare
insieme per evitare la catastrofe imminente architettata da
Loveless.
Analisi: Ispirato
alla serie televisiva Selvaggio West, Wild Wild
West è un film la cui gestazione è durata quasi un
decennio. Inizialmente l’adattamento cinematografico della serie
doveva essere affidato a Richard Donner con
Mel Gibson protagonista e Shane
Black alla sceneggiatura, sulla scia del grande successo
di Arma Letale. Sulla scia di un altro grande
successo, quello di Men in Black, il film è stato
commissionato a Barry Sonnefeld e costruito
intorno a Will Smith, modificando il protagonista
in un agente speciale afroamericano e arricchendo il corredo
western con stilemi tipici del genere fantascientifico.
Wild Wild West è
in realtà un’occasione sprecata: invece che rivisitare i miti del
western in chiave postmoderna, il film si abbandona ad un
gigionismo hi-tech divertito, ma mai veramente divertente,
ammiccante e privo di qualsiasi parvenza di originalità,
saccheggiando a piene mani da immaginari cinematografici a dir poco
eterogenei (passando dal cinema di Hong Kong allo sci-fi di
Men in Black o
Independence Day).
Nonostante il gran numero di
talenti coinvolti (un premio Oscar come Kevin
Kline, l’attore shakespeariano contemporaneo per
eccellenza Kenneth Branagh, il direttore della
fotografia Michael Ballhaus, il compositore Elmer
Bernstein), Wild Wild West si rivela un prodotto
studiato a tavolino, freddo, fagocitato dall’abbondanza di effetti
digitali e senza una vera e propria direzione che ne giustifichi la
sua ragione d’essere.
Will Smith rifiutò
di interpretare Neo in Matrix per
girare questo film, e in seguito dichiarò che fu la peggiore
decisione della sua carriera.
Wild Wild West ha
vinto ben cinque Razzie Awards, ovvero i premi
riservati ai peggiori film dell’anno. Wild Wild
West ha “trionfato” nelle categorie peggior film, peggior
regista, peggiore coppia (Kevin Kline e
Will Smith), peggiore sceneggiatura e peggiore
canzone originale (premio andato a Will Smith e
Stevie Wonder per il pezzo che dà il titolo al
film).
Aspettative e doveri
possono diventare macigni da portare per chi non riesce a trovare
il proprio posto nella società, o nel proprio nucleo familiare, a
patto di fare i conti con le frustrazioni quotidiane… o di fuggire.
Queste le premesse dell’avventura raccontata da Wild Men –
Fuga dalla civiltà di Thomas Daneskov, che
sarà nelle sale da giovedì 20 ottobre con ARTHOUSE, nuovo progetto
editoriale di I Wonder Pictures dedicato al cinema d’essai
in collaborazione con Valmyn.
Wild Men – In
fuga da se stessi
Al centro della scena,
Martin, uomo adulto in piena crisi di mezza età, per sfuggire alla
quale decide di darsi alla macchia. All’insaputa della famiglia va
a vivere sulle montagne e nei boschi norvegesi come un autentico
vichingo. La caccia e l’adattamento all’ambiente circostante,
dovrebbero essere la sua via di salvezza e la sua unica fonte di
sussistenza, come lo erano per i suoi antenati migliaia di anni fa,
ma le cose sembrano essere piuttosto diverse…
E non solo perché i suoi
piani di riconnessione con la natura vengono stravolti
dall’incontro casuale con un fuggitivo di nome Musa. Un incontro
che diventa per entrambi l’occasione per intraprendere un assurdo
viaggio tra i fiordi della Norvegia, con alle calcagna la
scombinata e disorganizzata polizia locale, due ‘spietati’
trafficanti di droga e la sua stessa moglie. E con l’utopica
speranza di trovare altrove le risposte che non possono che essere
dentro di sé.
Consigli utili per la
vita in prigione
Difficile vivere al di
fuori della società nella quale siamo cresciuti, ancora più
complicato far capire a chi ci è più vicino il bisogno di farlo,
finendo con lo stare alle regole di un gioco che non prevede per
noi la possibilità di uscirne vincitori. Una condizione, ormai,
umana, che non a caso spinge molti a scelte estreme, o a una lunga
psicoterapia. E che il regista danese – autodidatta – di Joe Tech e
del corto Puff, Puff Pass (nel quale era il padre
del protagonista a uscire di testa durante un campeggio fornendo al
figlio Rasmus a la scusa per eludere le routine familiari) declina
in maniera sarcastica e paradossale. Non surreale, che la realtà è
un compagno di viaggio costante dei nostri due anti-eroi.
In fuga da un ruolo e da
una mascolinità per una volta soffocante e non tossica, gli
stereotipi qui vengono superati nella ricerca di una umanità che
offre una via d’uscita sofferta, ma condivisibile. Nel sacrificio
che tutti compiono – ognuno a modo suo, chi più e chi meno – c’è la
speranza di trovare un modo di accettare le insicurezze e convivere
con le proprie emozioni, magari al di fuori di un contesto
consumistico e capitalista. E tanto nella ricerca iniziale quanto
nella soluzione finale, un tono poetico e intimo che nulla toglie
al divertimento di questo anomalo buddy movie scandinavo ricco di dialoghi surreali e
situazioni ridicole.
National Geographic
Documentary Films e Picturehouse hanno annunciato che
Wild Life: una storia d’amore, l’ultimo
documentario dei registi vincitori dell’Academy Award Chai
Vasarhelyi e Jimmy Chin (Free Solo – Sfida Estrema),
debutterà il 26 maggio su Disney+. Il film è stato
proiettato a sorpresa al Telluride Film Festival del 2022 e durante
il SXSW Film Festival del 2023.
Wild Life: una storia
d’amore verrà presentato in anteprima per l’Italia in
Concorso Internazionale sabato 29 aprile, nella giornata di
apertura del 71esimo Trento Film Festival, che si
svolgerà da venerdì 28 aprile fino a domenica 7 maggio.
Wild Life: una storia d’amore di National
Geographic Documentary Films e del distributore statunitense
Picturehouse vede protagonista Kristine Tompkins, ex CEO di
Patagonia e presidente e co-fondatrice di Tompkins Conservation, in
un’epica storia d’amore che attraversa i decenni, selvaggia come i
paesaggi che si è impegnata a proteggere per tutta la vita.
Dopo essersi innamorati, Kris e
l’imprenditore Doug Tompkins si sono lasciati alle spalle il mondo
dei brand di grande successo di cui sono stati pionieri –
Patagonia, The North Face ed Esprit – e si sono concentrati su un
progetto visionario: creare parchi nazionali in Cile e Argentina.
Wild Life: una storia d’amore racconta il
loro viaggio per realizzare la più grande donazione di terreni
privati della storia.
Il film abbraccia decenni di lavoro imprenditoriale e di
salvaguardia ambientale e offre uno sguardo unico sugli
alti e bassi sia professionali che personali della vita di
Kristine. Girato nella natura selvaggia del Cile, il film è ricco
di momenti toccanti e di splendide riprese cinematografiche,
insieme a filmati d’archivio. Il documentario racconta anche lo
stretto rapporto di Kris e Doug con Yvon Chouinard, il fondatore di
Patagonia, e il periodo in cui Kris ha lavorato agli inizi della
sua azienda di attrezzature per l’arrampicata, Chouinard Equipment,
che si è rapidamente evoluta ed è diventata il marchio che oggi
tutti conoscono come Patagonia.
È
stato diffuso il trailer ufficiale di Wild Horse Nine, il nuovo attesissimo
film scritto e diretto dal premio Oscar Martin McDonagh, che
arriverà nelle sale cinematografiche italiane il 5 novembre 2026.
Insieme al trailer è stato pubblicato anche il poster ufficiale del
film, che segna il ritorno del regista di Tre manifesti a Ebbing,
Missouri e Gli Spiriti
dell’Isola dietro la macchina da presa.
Ambientato poco prima del colpo di Stato cileno del 1973,
Wild Horse Nine unisce
tensione politica, dark comedy e dramma esistenziale nello stile
ormai riconoscibile di McDonagh. Il film segue gli agenti della CIA
Chris (John Malkovich) e Lee (Sam
Rockwell), inviati dal loro superiore MJ (Steve Buscemi)
sull’Isola di Pasqua, dove vecchi segreti, tensioni personali e
nuove relazioni rischiano di trasformare la missione in qualcosa di
imprevedibile.
Wild Horse Nine riporta Martin
McDonagh nei territori sospesi tra tragedia e ironia
Dal trailer emerge immediatamente l’atmosfera sospesa e inquieta
che caratterizza il cinema di Martin McDonagh. Le iconiche statue
dell’Isola di Pasqua diventano il fondale di una storia che sembra
intrecciare paranoia politica, crisi identitarie e relazioni umane
sempre più instabili.
Il personaggio interpretato da John Malkovich
appare segnato dal passato e progressivamente coinvolto nel
rapporto con due giovani studentesse ribelli interpretate da
Mariana Di Girólamo e Ailín Salas, elemento che sembra destinato a
destabilizzare ulteriormente l’equilibrio della missione. Accanto a
lui torna Sam Rockwell, già protagonista di
Tre manifesti a Ebbing,
Missouri, in una nuova collaborazione con McDonagh.
Il cast include anche Steve Buscemi, Tom Waits e Parker Posey,
confermando ancora una volta la capacità del regista irlandese di
costruire ensemble particolarmente riconoscibili e fuori dagli
schemi.
Il nuovo film di Martin McDonagh
arriva dopo il successo de Gli Spiriti dell’Isola
Wild Horse Nine
rappresenta il nuovo progetto cinematografico di Martin McDonagh
dopo il successo internazionale de Gli Spiriti dell’Isola, candidato a nove premi Oscar.
Il film segna inoltre una nuova collaborazione con Searchlight
Pictures, Blueprint Pictures e Film4.
Nel corso degli anni, McDonagh ha costruito una filmografia sempre
più personale, capace di mescolare umorismo nero, violenza
improvvisa e riflessione esistenziale. Da In Bruges – La coscienza dell’assassino fino a
7 psicopatici e
Tre manifesti a Ebbing,
Missouri, il regista ha spesso raccontato personaggi bloccati
tra colpa, fallimento e bisogno di redenzione.
Da quanto mostrato nel trailer, Wild Horse Nine sembra voler proseguire proprio questa
linea narrativa, spostandola però all’interno di uno scenario
storico e geopolitico particolarmente delicato come il Cile del
1973.
Wild Horse Nine arriverà
nei cinema italiani il 5 novembre 2026.
La Searchlight Pictures ha
pubblicato il trailer di Wild Horse Nine, il nuovo film del
regista premio Oscar Martin McDonagh, che torna a
lavorare con Sam Rockwell dopo averlo portato alla
vittoria dell’Oscar come miglior attore non protagonista in
Tre manifesti a Ebbing, Missouri.
La sinossi ufficiale, tenuta
segreta fino ad ora, recita: “Poco prima del colpo di Stato
cileno del 1973, gli agenti della CIA Chris e Lee vengono inviati
da Santiago all’Isola di Pasqua dal loro capo, MJ. Tra le iconiche
statue dell’isola, mentre i due partner di lunga data lottano con i
loro oscuri passati e le cospirazioni del presente, il nuovo legame
di Chris con una coppia di studenti ribelli minaccia di mandare
all’aria la fiducia di tutti in questo remoto paradiso
isolano.”
John Malkovich e Sam Rockwell guidano il cast nei panni degli
agenti della CIA Chris e Lee, rispettivamente, mentre Steve
Buscemi interpreta il loro capo ufficio. Altri membri del
cast includono Mariana di Girolamo, Ailín
Salas, Tom Waits e Parker
Posey.
Wild Horse Nine
riunisce anche McDonagh con Searchlight, Blueprint Pictures e Film
4 dopo la sua commedia dark del 2022 Gli spiriti dell’isola. Quel film ha ottenuto nove
nomination agli Oscar, tra cui quelle per il miglior film, il
miglior regista e la migliore sceneggiatura.
Questo nuovo lungometraggio è stato
presentato per la prima volta all’AFM 2021, dove Searchlight ha
acquisito il progetto. All’epoca, Christopher
Walken e Oscar Isaac erano stati scelti per
recitare al fianco di Rockwell, ma da allora hanno abbandonato il
progetto. Il vicepresidente senior della produzione Taylor
Friedman e il direttore dello sviluppo e della produzione
Peter Spencer stanno supervisionando il progetto
per Searchlight.
McDonagh ricopre il ruolo di
sceneggiatore, regista e produttore insieme a Graham
Broadbent, Pete Czernin e Anita
Overland. Con un uscita nelle sale il 6
novembre, Wild Horse Nine potrebbe
puntare ad essere uno dei titoli di punta della prossima stagione
dei premi.
La Lionsgate ha rilasciato una prima foto
dell’action-thriller Wild Card,
con Jason Statham.
Sinossi: Nick Wild (Jason Statham)
è una guardia del corpo di Las Vegas con abilità professionali
letali e un problema personale di gioco d’azzardo. Quando un amico
viene pestato da un delinquente sadico, Nick reagisce, solo per
scoprire che il delinquente è il figlio di un potente boss mafioso.
Improvvisamente Nick è immerso nella malavita, inseguito da sicari
e ricercato dalla mafia. Dopo aver alzato la posta in gioco,
Nick ha un ultima chance per cambiare la sua fortuna…
e questa volta, è tutto o niente.
Scritto dal due volte premio Oscar
William Goldman (Butch
Cassidy, 1969; Tutti gli uomini del
presidente, 1976) e diretto da Simon
West, Wild Card è interpretato
anche da Michael Angarano, Milo Ventimiglia, Dominik García-Lorido,
Anne Heche, Sofia Vergara, Max Casella, Jason Alexander, Francois
Vincentelli, Davenia McFadden, Chris Browning, Matthew Willig,
Greice Santo, con Hope Davis e Stanley Tucci.
Sinossi: Nick Wild (Jason Statham) è
una guardia del corpo di Las Vegas con abilità professionali letali
e un problema personale di gioco d’azzardo. Quando un amico viene
pestato da un delinquente sadico, Nick reagisce, solo per scoprire
che il delinquente è il figlio di un potente boss mafioso.
Improvvisamente Nick è immerso nella malavita, inseguito da sicari
e ricercato dalla mafia. Dopo aver alzato la posta in gioco,
Nick ha un ultima chance per cambiare la sua fortuna…
e questa volta, è tutto o niente.
Scritto dal due volte premio Oscar
William Goldman (Butch
Cassidy, 1969; Tutti gli uomini del
presidente, 1976) e diretto da Simon
West, Wild Card è interpretato
anche da Michael Angarano, Milo Ventimiglia, Dominik García-Lorido,
Anne Heche, Sofia Vergara, Max Casella, Jason Alexander, Francois
Vincentelli, Davenia McFadden, Chris Browning, Matthew Willig,
Greice Santo, con Hope Davis e Stanley Tucci.
A metà strada tra Ken
Loach e una commedia famigliare dai toni grotteschi,
Wild Bill di Dexter Fletcher ha chiuso la sezione “Occhio
sul mondo” del Festival Internazionale del film di Roma con una
vera e propria standing ovation.
In Wild Bill in
libertà vigilata, dopo otto anni di carcere, Bill Hayward torna a
casa, in un difficile quartiere dell’East End di Londra dove
violenza, droga e bullismo sono all’ordine del giorno, e qui
ritrova i due figli, Dean di quindici anni, e Jimmy di undici,
abbandonati dalla madre e determinati a cavarsela da soli. Bill,
restio a ricoprire il ruolo di padre, vorrebbe trasferirsi da solo
in Scozia ma si ritrova costretto ad occuparsi dei suoi due ragazzi
per non farli finire nell’inferno dei servizi sociali. Impaurito ed immaturo
tanto quanto i suoi figli, il selvaggio Bill affronta un difficile
percorso di redenzione e crescita.
Wild Bill, il film
La protagonista di Wild Bill è la città, o
meglio i sobborghi di una metropoli dove solitudine ed
emarginazione si mescolano creando architetture fredde e
inospitali. East London, in questo caso, con i suoi quartieri
degradati, il cemento armato, visto come cappa dalla quale non può
decollare alcun tipo di aspirazione, riduce tutto in un grumo di
malessere e smog. Ma il regista Dexter Fletcher non è Loach, e non
che questo sia per forza un male. Anzi il suo punto di vista, per
niente scontato o banale, getta una nuova luce sul cinema
inglese.
La storia prende il via quando Bill
Hayward (Charlie Creed-Miles) viene
rilasciato di prigione con la condizionale. Alle spalle, un passato
di delinquenza che gli ha regalato il nome di “Wild Bill”. Tornando
ritrova i suoi due figli di quindici e undici anni Dean e Jimmy
(Will Poulter e Sammy Williams), abbandonati dalla
madre che è scappata in Spagna con la sua nuova fiamma. Deciso
all’inizio a rimanere solo finché i servizi sociali si saranno
convinti a non dare in affidamento i ragazzi, Bill pian piano
ritrova l’orgoglio perduto e impara, a tentoni e con molte gaffe, a
fare il padre. E i figli che prima lo odiavano o lo trattavano con
indifferenza cominciano ad apprezzare l’idea di avere di nuovo in
casa una figura di riferimento che si prenda cura di loro. Ma i
vecchi compari di Bill (tra cui
Andy Serkis) vorrebbero che lasciasse la città, e il
piccolo Jimmy rischia di venir risucchiato dal mondo che il suo
vecchio desidera lasciarsi alle spalle.
Da questo connubio tra cinema
sociale di ambiente working class, tipicamente britannico, e una
storia tutta famigliare commovente e toccante nasce un film molto
godibile che non sprofonda mai nel dramma tout court, ma lascia
aperto non solo uno spiraglio di ottimismo ma che non rinuncia
neanche ad uno sguardo ironico sulla vita. Ricominciare è
possibile, e non a caso Dean lavora in un cantiere per la
costruzione di un velodromo. Particolarmente eccezionali
Creed-Miles e Poulter che riescono a rendere perfettamente il
risveglio morale e umano di Bill soprattutto attraverso i loro
occhi, prima spenti e disillusi poi teneri ed emozionati. Una
distribuzione italiana non dovrebbe farsi attendere.
La coscienza è un lusso quando si
tratta di sopravvivere e chi giudica può permettersi di farlo solo
a posteriori: a dichiararlo con rassegnazione è Wil, il
protagonista dell’omonimo film di Tim Mielants disponibile sulla piattaforma
Netflix dal 1
febbraio. Il film, adattamento cinematografico del pluripremiato
romanzo di Jeroen Olyslaegers (scrittore e autore di testi
teatrali che ha firmato la sceneggiatura con lo stesso regista e
con Carl Joos), è un drammatico racconto di (de)formazione
individuale e una collettiva discesa agli inferi.
Wil: scegliere da che parte stare
quando ogni punto di riferimento è perduto
Wil, interpretato dall’attore belga
Stef Aerts, si muove per tutta la durata del film sulla
labile linea di confine tra che cosa può ancora dirsi una vita
umanamente degna di essere vissuta e quella forma di esistenza che,
privata della speranza, dell’empatia, della sicurezza di poter
agire secondo valori stabiliti in autonomia, non rimane che un mero
sopravvivere agli eventi. E gli eventi, nel Belgio del 1942
occupato dai nazisti, investono gli uomini senza possibilità di
controllo, neanche quando indossano una divisa che dovrebbe
garantire il rispetto della demarcazione tra il Bene e il Male.
Wil e il compagno Lode, interpretato
da Matteo Simoni – l’attore belga di origini italiane già
visto nella serie TV The
Rookie– sono reclute della polizia di Anversa,
assegnate alla divisione incaricata della mediazione nei rapporti
tra i tedeschi e la popolazione locale, incaricata, cioè, di
supportare l’invasore nelle azioni di rallestramento e di
persecuzione degli ebrei. L’illusione di poter restare estranei ai
fatti che li circondano non durerà il tempo di una notte: alla fine
del primo turno di pattuglia non ci saranno più isole di sicurezza,
né per i giovani militari, né tantomeno per lo spettatore.
‘Scegliere da che parte
stare’ è il mantra che Wil si sente ripetere in continuazione
mentre ogni cosa attorno a lui vortica furiosamente e il suo unico
desiderio sembra essere arrestarsi, quale che sia la riva a cui è
approdato. La storia, ammonisce il protagonista, non è un insieme
di nomi e date mandati a memoria e gli uomini e le donne che hanno
provato a fare la differenza con la loro resistenza e che sono
scomparsi nei luoghi di tortura accuratamente rappresentati nel
film non sempre trovano spazio nei libri scolastici. Qualcuno si è
chiesto se poteva fare la differenza, qualcun altro ha chiuso gli
occhi come chi non riesce a far altro che abbandonarsi al sonno in
mezzo all’infuriare di una tormenta.
Una fotografia gotica segue la
storia nel suo inabissarsi verso l’orrore
Sotto una pioggia senza ritorno i
protagonisti di Wil sembrano entrare in una dimensione
parallela che sarebbe confortante poter definire distopica, quando
invece sappiamo che dal punto di vista storico è tutto vero. La
fotografia gotica di Robrecht Heyvaert costruisce
una cappa opprimente intorno alla narrazione e diventa sempre più
cupa nel suo seguire l’inabissarsi della vicenda fino ad un orrore
indicibile, mostrato con una dovizia di dettagli che non può essere
definita un’esagerazione stilistica. Le scelte di regia si muovono
infatti lungo un duplice filone: la visione ravvicinata delle
atrocità naziste che colpiscono il corpo con tecniche da tortura
medievale battono alla porta della mente del protagonista, si
chiamano all’assalto, ne sfondano la percezione finché, di lui, non
rimane che una parvenza dell’essere umano che aveva creduto di
essere.
In un orizzonte tanto compromesso,
solo l’amore riesce a mantenere la sua forza in un contesto saturo
di paura e a riscattare, anche solo a tratti, l’incedere curvo del
protagonista attraverso le strade di una città che non riconosce
più. La stretta relazione che si instaura tra Wil, Lode e la
sorella di quest’ultimo, Yvette, interpretata da Annelore
Crollet, ricorda a tratti la connessione profonda tra i giovani
di The Dreamers di Bernardo Bertolucci,
solo che qui non ci sono né il tempo né lo spazio per sognare e
nessuna relazione può dirsi davvero al sicuro dalle insidie della
follia nazista.
Sono stati diffusi online da
Impawards quattro character poster della nuova pellicola di
Bill Condon dal titolo Wikileaks
Quinto potere (The Fifth Estate). I poster,
giocando sul contrasto tra “eroe” e “traditore”, raffigurano i
protagonisti del film Benedict Cumberbatch e
Daniel Daniel Bruhl.
Il film, che vede nel cast fra gli altri
anche Laura
Linney (The Big C),Carice van
Houten (Game of Thrones), Dan
Stevens(Downton Abbey) e Alicia Vikander (A Royal Affair,
Anna Karenina), racconterà la storia della nascita di
Wikileaks e del controverso rapporto fra i suoi fondatori, Julian
Assange (Cumberbatch) e Daniel Domscheit-Berg (Bruhl).
Wikileaks Quinto
potere uscirà nelle sale italiane il 17
ottobre 2013.
Ecco il trailer dell’originale dark
comedy Wiener-Dog, scritta
da Todd Solondz (Happiness, Fuga
dalla Scuola Media). Il film uscirà in USA il 24
giugno. Potete vedere di seguito il video diffuso in rete da
Amazon Studios e IFC Films.
Wiener-Dog
ha esordito al Sundance Film Festival.
Il film segue le vicende di un
singolo cane e delle diverse persone con cui entra in contatto
durante la sua breve vita. Dopo aver dato alcune lezioni di vita ad
un giovane ragazzo, il miglior amico dell’uomo viene preso in
custodia da una compassionevole veterinaria di nome Dawn Wiener.
In seguito ad un
ricongiungimento col passato il cane della ragazza passa nelle mani
di un professore e poi in quelle di una donna anziana e della sua
giovane nipote.
A interpretare questi personaggi che
interagiscono con il cagnolino protagonista ci sono tanti volti
noti e amati del cinema e della tv: Ellen Burstyn
(Interstellar), Kieran
Culkin (Scott Pilgrim vs. the
World), Julie Delpy, Danny DeVito, Greta Gerwig (Mistress
America), Tracy Letts
(La Grande Scommessa)
e Zosia Mamet
(Girls).
La 20th Century Fox ha diffuso il
primo trailer ufficiale di Widows, il nuovo film di Steve
McQueen che torna alla regia cinque anni dopo 12
anni schiavo traducendo sul grande schermo la
sceneggiatura di Gyllian Flinn (Gone Girl, Dark
Places), a sua volta ispirata alla serie
televisiva Le vedove.
Il film racconterà
la storia di quattro donne che, dopo la morte dei rispettivi
mariti coinvolti nella stessa rapina, decideranno di regolare
i conti con i loro assassini.
Con appena quattro lungometraggi in
tredici anni, il regista inglese Steve McQueen si
è affermato come uno dei più interessanti cineasti del panorama
internazionale. I suoi primi tre film Hunger,Shame e 12 anni schiavo si
concentrano sul raccontare le ferite del corpo, dell’anima e la
ricerca di libertà, per la quale è molto spesso necessario opporsi
ai soprusi della legge. Con il suo quarto film, un heist
movie puro, McQueen sembra solo apparentemente allontanarsi da
queste tematiche, raccontandole invece sotto un punto di vista
nuovo. Intitolato Widows – Eredità
criminale e uscito nel 2018, anche questo si è
affermato come un altro gioiello del regista premio Oscar.
Scritto dallo stesso McQueen insieme
a Gillian Flynn, scrittrice nota per aver
sceneggiato anche Gone Girl – L’amore
bugiardo, il film è basato sull’omonima serie televisiva degli
anni Ottanta, in Italia conosciuta come Le vedove. Nel
proporre una propria versione di quella storia, McQueen vi
inserisce però anche numerose tematiche sociali come la condizione
femminile, la corruzione politica e il valore della diversità.
Questo suo nuovo film, coerentemente con i precedenti realizzati,
si rivela dunque essere un’opera fortemente politica, capace tanto
di intrattenere con i canoni del genere quanto di spingere a
riflessioni particolarmente profonde.
Widows – Eredità criminale
(qui la recensione) conferma
dunque il talento di McQueen, il quale trova ancora una volta lo
stile giusto per raccontare una storia tematicamente complessa in
un modo particolarmente godibile per gli occhi. Per gli amanti del
suo cinema e non, si tratta di un film imperdibile. Prima di
intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile
approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo.
Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare
ulteriori dettagli relativi alla trama e al
cast di attori. Infine, si elencheranno anche le
principali piattaforme streaming contenenti il
film nel proprio catalogo.
La trama di Widows – Eredità
criminale
Protagonista del film è
Veronica Rawlins, felicemente sposata con
Harry. La sua tranquillità, tuttavia, viene
tragicamente spezzata quando il marito rimane ucciso durante un
tentativo di rapina nei confronti del gangster Jamal
Manning. Quest’ultimo si è da poco candidato per il
distretto di Chicago contro Jack Mulligan, figlio
del politico corrotto Tom, e non è intenzionato a
lasciarsi mettere i bastoni tra le ruote. Poiché, oltre alla morte
della banda composta da Harry e i suoi uomini, i soldi di Jamal
finiscono bruciati in un incendio, egli decide di chiedere un
risarcimento proprio a Veronica.
Non potendosi permettere di perdere
più di quanto abbia già perso con la morte del marito, Veronica
decide di mettere a segno un nuovo colpo, uno che Harry stava
preparando e di cui aveva lasciato solo alcuni appunti. Per farlo,
deciderà di coinvolgere anche Alice e
Linda, anche loro rimaste vedove per lo stesso
motivo di Veronica. A loro si unisce poi anche Belle
O’Reilly e insieme iniziano ad organizzare il furto.
Mettendo da parte le differenze e le tensioni tra di loro, le
quattro si troveranno a dover dar prova della loro forza e
indipendenza, sconfiggendo quel mondo maschile che sembra volerle
tagliare fuori.
Widows – Eredità
criminale: il cast del film
Ad interpretare Veronica Rawlins vi
è la premio Oscar Viola Davis,
qui in uno dei suoi ruoli da protagonista più memorabili. Al
momento di prepararsi per il ruolo, l’attrice ha ricordato con
grande sollievo il momento in cui McQueen le comunicò che avrebbe
recitato senza utilizzare parrucche o simili, potendo dunque
sfoggiare finalmente i suoi veri capelli. Accanto a lei, nel ruolo
di Linda vi è invece l’attrice Michelle
Rodriguez. Inizialmente, tuttavia, la Rodriguez non
era interessata alla parte, credendo che Widows sarebbe
stato un classo film di vendetta. Dopo aver incontrato McQueen,
però, cambiò idea e assunse il ruolo. Per prepararsi al ruolo,
l’attrice è stata seguita da un insegnante di recitazione, che l’ha
aiutata a gestire le scene più emotivamente forti. Cynthia Erivo, attrice e cantante
candidata all’Oscar è è Belle O’Reilly.
Ad interpretare il personaggio di
Alice vi è invece Elizabeth
Debicki, la quale fu fortemente voluta da McQueen dopo
che questi la vide recitare a teatro. Poiché l’attrice è alta un
metro e novanta, in molte scene la si vede seduta o inquadrata in
modo tale da non risultare troppo più alta delle colleghe. Nel film
recitano poi Liam Neeson nei
panni di Harry Rawlins, mentre Manuel Garcia-Rulfo
è Carlos, marito di Linda. Jon Bernthal è
Florek Gunner, marito di Alice, mentre Jacki
Weaver è la madre di lei, Agnieska. Nel ruolo di Jamal
Manning si ritrova Brian Tyree Henry, mentre
Daniel Kaluuya
è suo fratello Jatemme. In ulimo, Colin Farrel e
Robert Duvall recitano nei panni di Jack e Tom
Mulligan, entrambi politici di Chicago.
Widows – Eredità
criminale: il trailer e dove vedere il film in streaming e in
TV
È possibile fruire del film grazie
alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme
streaming presenti oggi in rete. Widows – Eredità
criminale è infatti disponibile nei cataloghi di
Rakuten TV, Chili, Google Play e Rai
Play. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di
riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un
abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale
comodità e al meglio della qualità video. È bene notare che in caso
di noleggio si avrà soltanto un dato limite temporale entro cui
guardare il titolo. Il film è inoltre presente nel palinsesto
televisivo di venerdì 10febbraio
alle ore 21:20 sul canale Rai
2.
Steve McQueen deve
aver preso molto sul serio il detto che dice “il cinema imita la
vita” quando ha messo mano alla serie tv anni ’80 Le
Vedove per realizzare il suo nuovo film: Widows –
Eredità Criminale. Adattata per il cinema insieme a
Gillian
Flynn, la stessa de L’Amore
Bugiardo (e relativo film di David
Fincher), il film di McQueen, che arriva a cinque anni da
12 Anni
Schiavo, è un riassunto delle più grandi questioni
sociali che gli Stati Uniti, e il mondo in generale, stanno
affrontando negli ultimi anni.
La trama di Widows – Eredità Criminale
Temi caldi come la condizione
femminile, la corruzione politica, il valore della diversità etnica
trovano tutti spazio nella storia che vede un cast corale di alto
profilo che porta al centro un diamante nero: Viola Davis. La storia è quella di quattro donne
che, rimaste vedove, dovranno trovare il modo di sopravvivere senza
i loro compagni e mariti. Donne diverse, per estrazione sociale e
carattere, che trovano uno scopo comune nella ricerca di
un’indipendenza che non hanno mai avuto.
Londinese di
nascita, già con 12 Anni SchiavoSteve
McQueen si è spostato negli Stati Uniti. Adottando uno
stile più “commerciale”, McQueen allarga il suo sguardo e il suo
pubblico, senza rinunciare alla personalità registica, e
rivelandosi attento anche a dinamiche pubbliche non strettamente
legate a ciò che ha sempre raccontato, e riuscendo con lucidità a
inserire riflessioni e ossessioni che appartengono al suo
linguaggio.
Widows – Eredità
Criminale si muove in una terra di mezzo che abbraccia
l’heist movie, il thriller, il dramma, rivelandosi anche
riflessione sociale sul riscatto e la forza delle donne che, messe
alle corde, trovano dal nulla la forza di sopravvivere e di porre
rimedio, qui in modo fortunoso, agli errori commessi dai mariti,
irrimediabilmente egoisti e miopi. Il maschio non ne esce certo
bene, e questo forse è un limite per il film che si schiera troppo
nettamente nella “lotta trai sessi”.
Un lucido sguardo alla contemporaneità
Questo non impedisce al
film di essere un quadro lucido e spesso cinico della
contemporaneità, un approccio che eleva il film dalla sua oggettiva
appartenenza ai generi e lo rende un saggio di quello che succede
oggi negli Stati Uniti e un po’ in tutto il mondo. Non si rinuncia,
ovviamente, alla riflessione anche politica e in questo
Gillian Flynn dimostra la sua bravura
nell’intagliare con pochi dialoghi dinamiche di potere legate a un
maschilismo cieco, principale nemico del dialogo.
A questo unidirezionale patriarcato
che agisce a tutti i livelli della società, alla luce del sole
delle elezioni e all’ombra dei colpi da milioni di dollari, le
protagoniste si ergono come eroine tragiche, guidate dalla Veronica
di Viola Davis che giganteggia, senza però mettere
in ombra le bravissime
Elizabeth Debicki, Michelle Rodriguez e l’esordiente
Cynthia Erivo.
Per mettere in scena quest’apparato
tematico stratificato, McQueen si serve di una storia al quarzo,
che intreccia piani narrativi, trame individuali e svolte non
troppo sorprendenti ma comunque efficaci, che fanno di
Widows – Eredità Criminale, non solo un buon
saggio sulla società contemporanea, ma anche un ottimo e solido
film.
In occasione dell’uscita di Widows – Eredità Criminale, la 20Th Century
Fox ha organizzato una lezione di KravMaga. Di
seguito il video della nostra esperienza:
Widows – Eredità Criminale è il nuovo film di
Steve McQueen, che torna alla regia cinque anni
dopo 12 anni schiavo traducendo sul grande schermo
la sceneggiatura di Gyllian Flinn (Gone Girl, Dark
Places), a sua volta ispirata alla serie
televisiva Le vedove.
Il film racconterà
la storia di quattro donne che, dopo la morte dei rispettivi
mariti coinvolti nella stessa rapina, decideranno di regolare
i conti con i loro assassini.
Il 14 Novembre 20th Century Fox
Italia in collaborazione con Fondazione Prada ha presentato in anteprima
nazionale Widows – Eredità Criminale, il nuovo
folgorante thriller del Premio Oscar Steve McQueen
in uscita al cinema dal 15 novembre. Una serata
speciale ad inviti per 200 selezionati ospiti, accolti alle ore
19:30 con un cocktail al Bar Luce seguito dalla proiezione del film
al Cinema della Fondazione Prada che nel 2005 ha presentato la
prima personale in Italia del regista e artista inglese.
Tra i partecipanti all’esclusivo
evento, oltre alla speaker radiofonica di Radio DeeJay La
Pina e alla “Iena” Nina Palmieri, il
regista Premio Oscar® Gabriele Salvatores, gli
artisti Lupo Borgonovo e Gió Marconi e la
blogger Tamu McPherson. Gli ospiti hanno potuto
visitare privatamente anche la mostra “Sanguine. Luc Tuymans on
Baroque”, attualmente in corso negli spazi della
fondazione.
Di seguito, le immagini della
serata:
Il thriller diretto dal Premio Oscar Steve
McQueen (12 Anni Schiavo, Shame) e scritto da
Gillian Flynn (Sharp Objects, L’Amore Bugiardo
– Gone girl) racconta la
storia di quattro donne che si cimentano in un’impresa di cui
nessuno le riteneva in grado. Il Premio Oscar® Viola Davis (The Help, Le Regole Del Delitto
Perfetto) guida un gruppo eccezionale di donne formato da
Michelle Rodriguez (Sin City, Avatar), Cynthia Erivo (7 Sconosciuti A El
Royale) ed Elizabeth Debicki (Il Grande Gatsby, Guardiani della Galassia
Vol.2).
Film d’apertura del London Film Festival,
Widows – Eredità Criminale è stato acclamato dalla critica
internazionale per aver saputo combinare in maniera magistrale
suspense, azione e tematiche sociali.
SINOSSI
Ambientato nella Chicago dei nostri giorni, in un periodo di
agitazione e tumulti, quattro donne, senza nulla in comune tranne
il debito lasciato dalle attività criminali dei mariti, uccisi
durante un colpo andato male, decidono di unirsi e prendere in mano
le redini dei loro destini.
Con Scissione, Apple
TV è riuscita a costruire una serie capace di
distinguersi grazie al suo stile originale, ma ora
la piattaforma sembra aver trovato anche una valida rivale
interna. Scissione mescola fantascienza, thriller
psicologico e commedia, motivo per cui riesce a offrire così tanti
elementi diversi. Ed è proprio questa combinazione una delle
ragioni principali del suo
enorme successo, dato che riesce a soddisfare pubblici
differenti. La storia è complessa e ricca di colpi di
scena, la tensione è davvero inquietante e l’umorismo ha uno stile
unico e particolare. Nel complesso, Scissione raggiunge un equilibrio che poche altre serie
riescono anche solo a sfiorare.
Sebbene ogni componente
contribuisca al successo dello show, sono soprattutto gli
aspetti psicologici a sostenere l’intera narrazione. È
fondamentale che gli spettatori provino una costante
sensazione di disagio durante la visione,
aumentando così la suspense e rendendo i momenti comici, spesso
volutamente bizzarri, ancora più efficaci. A quanto pare, mettere
sotto pressione il pubblico e creare tensione mentale è un ottimo
modo per tenerlo coinvolto.
Adesso Apple TV sembra aver
riproposto quella formula vincente nella nuova
serie Widow’s
Bay. Lo show si avvicina maggiormente a una
classica horror comedy, ma gli episodi più recenti hanno dato molto
più spazio alla tensione psicologica. È proprio questo che ha
trasformato ufficialmente Widow’s Bay in una vera rivale di Scissione.
Le tensioni psicologiche di
Widow’s Bay sono allo stesso
livello di Scissione
Matthew Rhys in “Widow’s Bay,” premiering April 29, 2026 on Apple
TV.
La storia di Widow’s Bay segue Tom Loftis (Matthew
Rhys), sindaco di una cittadina su un’isola del New
England. Il suo piano è quello di trasformare il luogo in
un’attrazione turistica, ma i bizzarri abitanti della località che
dà il titolo alla serie lo mettono in guardia: sostengono che
l’isola sia maledetta. Tom inizialmente liquida le
loro affermazioni con irritazione e incredulità, per poi scoprire
rapidamente che avevano completamente ragione.
La natura di questa maledizione
spinge questa serie verso l’horror
soprannaturale, distinguendola nettamente da
Scissione. Tuttavia, la
serie Apple TV non si limita a un unico tipo di terrore. L’isola è
infestata da nebbie che sottraggono le anime, serial killer
mostruosi, clown fantasma, libri demoniaci e pestilenze, oltre a
molte altre minacce.
Questa varietà consente a
Widow’s Bay di
attraversare diversi sottogeneri del thriller, mentre gli episodi
più recenti si avvicinano sempre più a quelle stesse tensioni
psicologiche che hanno reso Scissione così efficace.
Widow’s Bay ha molti elementi che Scissione non possiede
Jeff Hiller e Kate O’Flynn in “Widow’s Bay”, disponibile dal 29
aprile 2026 su Apple TV.
Scissione è ormai un vero
cult, quindi per Widow’s
Bay non è affatto semplice competere in termini di popolarità
e pubblico all’interno del catalogo Apple TV. Solo il tempo potrà
dire se riuscirà davvero a imporsi come una serie superiore, ma
sicuramente ha iniziato con il piede giusto, grazie a diverse
caratteristiche originali, coinvolgenti e ricche di tensione che
Scissione non
possiede.
Come già accennato, la
serie sfrutta molti classici dell’horror. La serie si diverte
a giocare con il genere, riempiendo la narrazione di numerosi
archetipi e cliché tipici delle storie horror.
Questo contribuisce sicuramente anche alla componente comica, ma
non riduce l’impatto delle parti più inquietanti. Widow’s Bay è infatti un horror a tutti
gli effetti, capace di generare paura nello spettatore come
qualsiasi altra opera del genere. Un elemento che Scissione non può realmente
vantare.
Inoltre, Widow’s Baynon richiede lo stesso
livello di attenzione e sforzo mentale di Scissione. I thriller psicologici
tendono a essere più complessi e impegnativi, e sebbene
Widow’s Bay includa
alcune dinamiche di questo tipo, il suo mistero narrativo è molto
meno stratificato. Non si tratta di una visione “leggera” in senso
stretto, perché mantiene alta la tensione e l’inquietudine per
tutto il tempo, ma in generale è meno esigente dal punto di vista
interpretativo.
Nel complesso, Scissione e Widow’s Bay offrono due esperienze molto
diverse, anche se chi apprezza le componenti psicologiche dell’una
potrebbe facilmente gradire anche l’altra. Gli amanti dell’horror
più diretto, oppure chi trova troppo complessi gli aspetti
cognitivi di Scissione,
sono più inclini a preferire Widow’s Bay. In ogni caso, entrambe restano due ottime
serie Apple TV. Se continueranno a competere tra loro, il risultato
sarà comunque positivo per il pubblico.
La nuova serie targata
Apple
TV che vede protagonista un volto amatissimo della produzione
seriale quale è Matthew Rhys (The
Americans, Perry Mason,
The Beast In Me) conferma purtroppo che uno
spunto di partenza intrigante e qualche buona idea su come
adoperare il genere possono non bastare per realizzare uno show in
grado di appagare il pubblico.
Partiamo dalla storia su cui si basa Widow’s
Bay: nella più classica delle isolette di
provincia americana il giovane sindaco (Rhys) tenta di incrementare
il più possibile l’afflusso di turisti, cercando con enormi sforzi
di trasformare il luogo nella nuova Martha’s Vineyard. L’uomo però
non ha fatto i conti con la maledizione che funesta l’isola, e che
si manifesta in maniere differenti ma tutte terrificanti. Seppur
avvertito dai più anziani abitanti del luogo del pericolo in cui
sta mettendo tutti, il sindaco – che è cresciuto sulla terraferma
ed è quindi più o meno cordialmente accettato come “estraneo” –
continua nella sua missione ostinandosi a negare che anche lui è
vittima di episodi quantomeno strani, e sicuramente
inquietanti…
Jeff Hiller e Kate O’Flynn in “Widow’s Bay”, disponibile dal 29
aprile 2026 su Apple TV.
Un compendio della toria
dell’orrore
Creata da Katie
Dippold (sceneggiatrice per il cinema di successi come The
Heat e Ghostbusters, entrambi interpretati da Melissa McCarthy),
Widow’s Bay si dipana episodio dopo
episodio come un compendio della storia dell’horror, ovviamente
rivisitata attraverso l’ironia della commedia e il tono leggermente
surreale dato dalle interpretazioni del cast, in particolar modo il
protagonista Rhys. Come scritto all’inizio della recensione, se
tale idea di partenza possiede comunque un suo appeal, lo sviluppo
della serie al contrario non lo valorizza, se non in alcuni
rarissimi momenti negli episodi conclusivi. Widow’s Bay soffre
prima di tutto dell’incertezza di non sapere se essere una serie
horror o comica, finendo con l’annacquare le coordinate portanti di
entrambi i generi: è velatamente ironica senza diventare mai
veramente divertente, e davvero non riesce a spaventare seppur
infarcita di situazioni e personaggi potenzialmente
terrificanti.
Certamente gli
appassionati di horror potranno scorgere nei vari episodi
riferimenti a praticamente tutti i capolavori che hanno scandito il
genere dei decenni, passando per John Carpenter, William
Friedkin, Stanley Kubrick e chi più ne ha più
ne metta. A parte però tale citazionismo cinefilo Widow’s Bay
possiede davvero poco altro per interessare realmente il pubblico
seriale. L’ambientazione è tanto sfruttata quanto oggettivamente
efficace, il che significa che a livello meramente estetico lo show
garantisce la giusta ambientazione.
Matthew Rhys e Stephen Root in “Widow’s Bay”, disponibile dal 29
aprile 2026 su Apple TV.
Matthew Rhys non
si trova a suo agio con il tono leggero
Passando all’analisi del
cast, gli attori fanno quello che possono col materiale narrativo e
con i personaggi monodimensionali che hanno a disposizione. Appare
subito chiaro che Matthew Rhys non si trova
propriamente a suo agio con il tono leggero della serie, ma risulta
tutto sommato sempre simpatico grazie soprattutto alla sua aria
costantemente incredula. Il resto del cast non riesce veramente a
incidere, il che risulta un peccato capitale quando si hanno a
disposizione tre grandi caratteristi come Stephen Root
(Justified), Dale Dickey
(Unbelievable) e Toby Huss (Halt and Catch
Fire).
Le premesse per una
serie che mescolasse con armonia e la necessaria vena giocosa
commedia e horror c’erano tutte, eppure Widow’s
Bay fallisce prima di tutto in questa commistione,
non osando mai spingere sul pedale dell’acceleratore in uno o
nell’altro senso. Il risultato è uno show che offre puntate slegate
tra loro, che cambiano tono in maniera fin troppo esplicita per
rendere omaggio ai film di riferimento, senza costruire una visione
complessivamente omogenea. Il timore fin troppo evidente di non
scontentare nessuno ha finito per creare un prodotto sospeso a
mezz’aria, indeciso nella maggior parte dei casi riguardo il tono
da percorrere. Senza un vero interesse per la parodia o, dall’altra
parte, la volontà di spaventare o disgustare con qualche pizzico di
gore, cos’altro resta per interessare veramente gli spettatori? Una
domanda più che legittima a cui questo show non riesce a offrire
alcuna risposta convincente…
Recentemente definita «meglio di
Martha’s Vineyard», “Widow’s
Bay” è pronta per una nuova stagione. Apple
TV ha annunciato oggi il rinnovo per la seconda stagione
dell’acclamata serie con protagonista e produttore esecutivo il
vincitore di un Emmy Matthew Rhys, ideata dalla
creatrice e produttrice esecutiva Katie Dippold e dal produttore
esecutivo e regista Hiro Murai, anch’egli vincitore di un Emmy
Award.
La notizia arriva in vista
dell’attesissimo finale della prima stagione, in anteprima il 17
giugno su Apple TV che ha anche annunciato di aver siglato un
nuovo accordo pluriennale con Dippold.
Sin dal suo debutto in streaming,
“Widow’s Bay” ha rapidamente ottenuto il riconoscimento Certified
Fresh su Rotten Tomatoes ed è stata elogiata come “la migliore
nuova serie dell’anno”, “la serie dell’estate”, “una delle sorprese
più brillanti attualmente in streaming”, “diversa da qualsiasi
altra cosa vista in TV” e un “gioiello assoluto, realizzato alla
perfezione”.
«Dal momento in cui il pubblico è
arrivato a “Widow’s Bay”, è rimasto affascinato da ogni mistero
inquietante, risata inaspettata e segreto maledetto che Katie,
Hiro, Matthew e l’intero team hanno creato», ha dichiarato Matt
Cherniss, responsabile della programmazione di Apple TV. «È
diventata una di quelle serie di cui tutti parlano e siamo
entusiasti di vedere che il pubblico continua ad apprezzarla
puntata dopo puntata. Non vediamo l’ora di tornare per un’altra
stagione». «La seconda stagione racconta di come tutto sia
fantastico sull’isola e non ci sia nulla di cui preoccuparsi», ha
dichiarato la creatrice, showrunner e produttrice esecutiva Katie
Dippold.
Il sindaco Tom Loftis dichiara che
Widow’s Bay rimane una meta assolutamente sicura e aperta ai
visitatori e invita tutti a seguire il finale della prima stagione,
in onda il 17 giugno su Apple TV.
In “Widow’s Bay” qualcosa si
nasconde sotto la superficie. Il sindaco Tom Loftis (Matthew Rhys)
è disperato nel tentativo di rilanciare la sua comunità in
difficoltà. Non c’è Wi-Fi, la copertura della rete cellulare è
intermittente e deve fare i conti con abitanti superstiziosi
che credono che la loro isola sia maledetta. Vuole che queste
persone lo rispettino. Non lo fanno, perché pensano che sia debole
e codardo. E lo è. Ma Loftis è determinato a costruire un futuro
migliore per suo figlio adolescente e a trasformare l’isola in una
destinazione turistica. Miracolosamente, ci riesce: i turisti
stanno finalmente arrivando. Purtroppo, gli abitanti avevano
ragione. Dopo decenni di calma, le vecchie storie che sembravano
troppo assurde per essere vere cominciano a diventare realtà.
Mescolando autentico horror e
commedia costruita sui personaggi, “Widow’s Bay” presenta un cast
corale guidato da Rhys, Kate O’Flynn, Stephen Root, Kingston Rumi
Southwick, Kevin Carroll e Dale Dickey. Il cast di supporto include
K Callan e il vincitore dell’Emmy Jeff Hiller.
Prodotta da Apple Studios, “Widow’s
Bay” è creata da Katie Dippold, che è anche showrunner e
produttrice esecutiva. Hiro Murai è produttore esecutivo tramite la
sua etichetta Chum Films insieme a Carver Karaszewski, Claudia Shin
e Rhys, e dirige anche cinque episodi di questa stagione,
insieme ai registi Ti West, Sam Donovan e Andrew DeYoung.
Il finale
della serie
Apple TV Widow’s Bay chiude molte delle domande aperte
nel corso della stagione, ma allo stesso tempo ne apre di nuove,
trasformando quella che sembrava una storia di fantasmi e
maledizioni in un racconto molto più complesso sul sacrificio,
sull’eredità familiare e sul peso delle scelte morali. Mentre una
tempesta si abbatte sulla cittadina e i suoi abitanti si rifugiano
nel bunker sotterraneo del municipio, il sindaco Tom Loftis
(Matthew Rhys) si trova costretto ad affrontare
una decisione impossibile: salvare l’intera comunità oppure
preservare la vita di una sola persona innocente. È una scelta che
richiama i grandi dilemmi morali della narrativa horror
contemporanea e che definisce il tono amaro della conclusione.
Ciò che rende
particolarmente efficace il finale di Widow’s Bay è il
modo in cui la serie evita una soluzione semplice. La maledizione
non viene spezzata, il male non viene sconfitto e il protagonista
non ottiene la redenzione che cerca disperatamente. Al contrario,
gli ultimi minuti rivelano che il problema è molto più radicato di
quanto Tom immaginasse. La scoperta sull’origine della famiglia
Warren, il destino di Evan e il significato dei rintocchi della
campana trasformano il finale in una riflessione sul prezzo che una
comunità è disposta a pagare per sopravvivere.
Perché Tom decide di uccidere Ruth
e come la verità su Evan cambia completamente la storia
Per gran
parte dell’episodio finale, Tom è convinto che l’unico modo per
liberare Widow’s Bay dalla maledizione sia eliminare l’ultima
discendente della famiglia Warren. Secoli prima, Richard Warren
aveva stretto un patto con una forza oscura per salvare la colonia
dalla carestia, condannando però le generazioni future a una
spirale di morte e sacrifici. Quando una ricerca genealogica
identifica Ruth come ultima erede vivente della famiglia, il
sindaco arriva alla conclusione che la sua morte potrebbe
interrompere definitivamente il legame con il male che tormenta la
città.
La situazione
assume una dimensione tragica perché Ruth non è una figura
malvagia. Al contrario, viene presentata come una donna gentile,
sola e inconsapevole del ruolo che ricopre all’interno della storia
della città. Tom passa gran parte della notte combattendo con la
propria coscienza, cercando persino una giustificazione medica che
renda meno brutale la sua scelta. Alla fine decide di avvelenarla,
convinto di agire per il bene collettivo. Tuttavia, proprio quando
la decisione sembra presa, Ruth rivela un segreto che cambia tutto:
anni prima aveva avuto una figlia data in adozione. Quella figlia
era Lauren, la moglie defunta di Tom. Di conseguenza, il vero
ultimo discendente dei Warren non è Ruth ma Evan, il figlio di Tom.
In un istante la soluzione che il sindaco era disposto ad accettare
diventa impensabile, perché la vita che dovrebbe essere sacrificata
per spezzare la maledizione è quella di suo figlio.
La maledizione di Widow’s Bay è
stata spezzata oppure no?
La risposta
breve è no. Nonostante gli sforzi di Tom e il sacrificio sfiorato
di Ruth, la maledizione rimane attiva. La serie chiarisce che il
patto stipulato da Richard Warren continua a esistere finché il suo
sangue sopravvive. Quando emerge che Evan è l’ultimo erede della
famiglia, diventa evidente che la catena non è stata interrotta.
Questo spiega perché, nonostante la tempesta si plachi, le
manifestazioni soprannaturali non scompaiono realmente.
Uno degli
aspetti più interessanti del finale è che la serie distingue tra la
fine di una crisi e la fine della maledizione. La tempesta che
minaccia la città termina, ma questo avviene per un’altra ragione.
Nel rifugio sotterraneo, Kenny rimane accidentalmente intrappolato
nei vecchi tunnel sotto il municipio e scompare misteriosamente.
Tutto lascia intendere che sia stato divorato o consumato dalla
stessa entità oscura che abita il sottosuolo della città. La sua
morte funziona come un sacrificio involontario capace di placare
temporaneamente il male. Tuttavia, si tratta soltanto di una
soluzione momentanea. Widow’s Bay non è stata salvata: ha
semplicemente guadagnato altro tempo.
Cosa significano i rintocchi della
campana e perché annunciano nuove morti
La scena
finale con gli otto rintocchi della campana è probabilmente la più
importante dell’intera stagione. In precedenza Dale aveva scoperto
vecchie pellicole che raccontavano una verità nascosta sulla storia
della città: il patto stipulato da Richard Warren richiede
periodicamente sacrifici umani per essere onorato. Ogni ciclo della
maledizione porta con sé una serie di eventi soprannaturali che
possono essere fermati soltanto offrendo vite umane all’entità che
vive sotto Widow’s Bay.
I rintocchi
rappresentano il numero di vittime ancora necessarie per soddisfare
il patto. Se Kenny è stato il primo sacrificio di questo nuovo
ciclo, ne mancano ancora otto. La campana diventa quindi un conto
alla rovescia verso ulteriori tragedie e una dichiarazione
d’intenti per una possibile seconda stagione. Non è un semplice
dettaglio horror, ma la prova che il vero conflitto della serie
deve ancora cominciare. Tom credeva di poter chiudere il capitolo
della maledizione con una scelta terribile ma definitiva; invece
scopre che il problema è molto più grande e che il destino della
città continua a richiedere sangue.
Perché il finale trasforma Evan
nel personaggio più importante della serie
La
rivelazione su Evan modifica completamente la prospettiva della
storia. Fino a quel momento il ragazzo era stato soprattutto il
figlio ribelle di Tom e una delle vittime indirette della
maledizione, costretto a vivere su un’isola dalla quale nessuno
nato lì può andarsene senza rischiare la morte. Nel finale, invece,
diventa il centro dell’intero conflitto narrativo. Non è soltanto
un abitante della città: è l’ultima connessione vivente con Richard
Warren e il vero nodo della maledizione.
Questa scelta rende il finale
particolarmente efficace perché trasforma un dilemma astratto in un
conflitto personale. Se all’inizio Tom era disposto a sacrificare
una donna anziana per salvare centinaia di persone, ora dovrebbe
sacrificare suo figlio. La serie non lascia dubbi sul fatto che non
sarà disposto a farlo. Proprio per questo la maledizione è
destinata a continuare. Il finale di Widow’s Bay non parla
tanto della lotta tra bene e male quanto dell’impossibilità di
separare il bene collettivo dagli affetti personali. Tom è un
sindaco chiamato a proteggere la città, ma è anche un padre. Nel
momento in cui queste due identità entrano in collisione, la
maledizione smette di essere un problema soprannaturale e diventa
una tragedia umana. È questa trasformazione a rendere la
conclusione della serie tanto inquietante quanto affascinante.
Oggi Apple
TV ha svelato le prime immagini di “Widow’s Bay”, la nuova serie con
protagonista il vincitore dell’Emmy Matthew Rhys,
che è anche produttore esecutivo, ideata da Katie
Dippold e diretta e prodotta dal vincitore dell’Emmy Hiro
Murai attraverso la sua società Chum Films. La serie farà il suo
debutto su Apple TV il 29 aprile con i primi tre episodi dei dieci
totali, seguiti da nuovi episodi settimanali fino al 17 giugno.
Matthew Rhys in “Widow’s Bay,” premiering April 29, 2026 on Apple
TV.
“Widow’s Bay” è una pittoresca
cittadina su un’isola a 40 miglia al largo della costa del New
England. Ma sotto la superficie si nasconde qualcosa. Il sindaco
Tom Loftis (Matthew Rhys) è disperato nel tentativo di risollevare
la sua comunità in difficoltà. Non c’è Wi-Fi, la copertura
cellulare è intermittente e deve fare i conti con abitanti
superstiziosi che credono che la loro isola sia maledetta. Loftis
vuole che queste persone lo rispettino. Non lo fanno. Pensano che
sia debole e codardo. E lo è. Ma Loftis è determinato a costruire
un futuro migliore per suo figlio adolescente e a trasformare
l’isola in una meta turistica. Miracolosamente, ci riesce: i
turisti finalmente arrivano. Purtroppo, però, gli abitanti avevano
ragione. Dopo decenni di calma, le vecchie storie che sembravano
troppo assurde per essere vere cominciano a diventare realtà.
“Widow’s Bay” fonde l’horror autentico con una commedia incentrata
sui personaggi. Accanto a Rhys, il cast corale include Kate
O’Flynn, Stephen Root, Kingston Rumi Southwick, Kevin Carroll e
Dale Dickey.
Prodotta da Apple Studios, “Widow’s
Bay” è creata, guidata come showrunner e prodotta esecutivamente da
Dippold. Murai è produttore esecutivo attraverso Chum Films,
insieme a Carver Karaszewski, Claudia Shin e Rhys. Murai dirige
cinque episodi di questa stagione, affiancato dai registi Ti West,
Sam Donovan e Andrew DeYoung.