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Whiskey Tango Foxtrot: il trailer italiano con Tina Fey

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Whiskey Tango Foxtrot: il trailer italiano con Tina Fey

La Universal Pictures Italia ha diffuso il trailer italiano di Whiskey Tango Foxtrot, con protagonisti Tina Fey, Glenn Ficarra, John Requa, Martin FreemanMargot Robbie.

Whiskey Tango Foxtrot è l’adattamento cinematografico di Taliban Shuffle, l’omonimo libro autobiografico della giornalista Kim Baker, dove ripercorre il suo lavoro da reporter di guerra in Pakistan e Afghanistan, affrontando lo scenario quotidiano con tutte le difficoltà dell’essere donna e di sentirsi come un pesce fuor d’acqua.

Ad affiancare i protagonisti sono, inoltre, Alfred Molina, Nicholas Braun, Christopher Abbott, Sheila Vand, Stephen Peacocke, Evan JonigkeitBilly Bob Thornton. L’adattamento è stato realizzato da Robert Carlock. I produttori sono Lorne Michaels, la stessa Tina FeyIan Bryce.

Whiskey Tango Foxtrot uscirà il 4 marzo.Whiskey Tango Foxtrot 1

Whiskey Tango Foxtrot: il nuovo trailer del film con Tina Fey

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Whiskey Tango Foxtrot: il nuovo trailer del film con Tina Fey

La Paramount Picture ha diffuso un nuovo trailer di Whiskey Tango Foxtrot, il film di guerra a sfondo satirico che vede come mattatrice la grande comica Tina Fey. Nel cast del film, diretto da Glenn Ficarra e John Requa, anche Martin FreemanMargot Robbie.

Whiskey Tango Foxtrot è l’adattamento cinematografico di Taliban Shuffle, l’omonimo libro autobiografico della giornalista Kim Baker, dove ripercorre il suo lavoro da reporter di guerra in Pakistan e Afghanistan, affrontando lo scenario quotidiano con tutte le difficoltà dell’essere donna e di sentirsi come un pesce fuor d’acqua.

Ad affiancare i protagonisti sono, inoltre, Alfred Molina, Nicholas Braun, Christopher Abbott, Sheila Vand, Stephen Peacocke, Evan JonigkeitBilly Bob Thornton. L’adattamento è stato realizzato da Robert Carlock. I produttori sono Lorne Michaels, la stessa Tina FeyIan Bryce. Whiskey Tango Foxtrot uscirà il 4 marzo.

Fonte: ComingSoon.Net

Whiskey Bar: Willem Dafoe sbirro e Matt Dillon nazista

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Willem Dafoe e Matt Dillon entrano nel cast di Whiskey Bar, pellicola indipendente che segnerà il debutto alla regia del produttore Chris Brinker. Dafoe sarà un poliziotto

Whiplash: un video ci racconta il montaggio del film

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Whiplash: un video ci racconta il montaggio del film

Nonostante sia passato un anno abbondante dalla prima presentazione di Whiplash, il piccolo miracolo cinematografico di Damian Chazelle continua a far parlare di sè. Ecco un video in cui si analizza il montaggio del film, protagonista incontrastato, forsepiù dei due magnifici interpreti JK Simmons e Miles Teller.

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Whiplash-5547.cr2Whiplash è l’opera prima di Damian Chazelle, ha vinto tre premi Oscar, tra cui quello al migliore attore  non protagonista e al miglior montaggio ed è senza dubbio uno dei migliori film usciti nelle nostre sale nella prima parte dell’anno.

Fonte

Whiplash: Trailer italiano del film candidato all’Oscar

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Whiplash: Trailer italiano del film candidato all’Oscar

Guarda il Trailer italiano di Whiplash, il film candidato all’Oscar diretto da Damien Chazelle e con protagonisti J.K. Simmons e Miles Teller.

Trama: Andrew, diciannove anni, sogna di diventare uno dei migliori batteristi di jazz della sua generazione. Ma la concorrenza è spietata al conservatorio di Manhattan dove si esercita con accanimento. Il ragazzo ha come obiettivo anche quello di entrare in una delle orchestre del conservatorio, diretta dall’inflessibile e feroce professore Terence Fletcher. Quando infine riesce nel suo intento, Andrew si lancia, sotto la sua guida, alla ricerca dell’eccellenza.

Whiplash: trailer del film con Miles Teller

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Whiplash: trailer del film con Miles Teller

Abbiamo parlato molto di Miles Teller per il suo futuro ruolo in Fantastic Four nei panni allungabili di Mr. Fantastic. Ma quello che forse non tutti sanno è che questo giovane e promettente attore, futuro protagonista del controverso cinecomics Fox, ha già alle spalle una solida filmografia indie che gli ha permesso di essere noto nell’ambiente del cinema meno commerciale, ma spesso di maggiore valore artistico. Il discorso vale sicuramente per Whiplash, film che lo vede protagonista nei panni di un ambizioso batterista jazz.

Yahoo Movies ha mostrato in anteprima il trailer del film che ha già fatto parlare tanto di sè nel circutio dei Festival e che speriamo arrivi presto nei nostri cinema.

http://youtu.be/SvOksqh1Td0

Whiplash è un film del 2014 diretto da Damien Chazelle con protagonista Miles Teller. È stato proiettato in anteprima il 16 gennaio, come film d’apertura dell’edizione 2014 del Sundance Film Festival

Andrew, sogna di diventare uno dei migliori batteristi jazz della sua generazione. Ma la concorrenza è feroce al conservatorio di Manhattan, dove si allena duramente sotto la sapiente guida di uno spietato direttore d’orchestra.

Whiplash: recensione del film con J.K. Simmons

Whiplash: recensione del film con J.K. Simmons

Arriva al cinema distribuito da Warner Bros Pictures Italia Whiplash, l’acclamato film diretto da Damien Chazelle, con Miles Teller e J.K. Simmons.

In Whiplash nel 1936, durante una jam session con il leggendario batterista Jo Jones, l’adolescente Charlie Parker si ritrova incastrato nella peggiore esecuzione della sua vita. Talmente pessima, fuori tempo e spartito, che Jones – istigato dalla rabbia – gli lancia uno dei piatti della sua batteria, rischiando inoltre di fargli seriamente del male. Anziché agganciare il sassofono al chiodo, il giovane Charlie si getta a capofitto nello studio dello strumento, della musica e del solfeggio. Un anno dopo, proprio di fronte alle persone che lo hanno umiliato e che ascoltano adesso a bocca spalancata, suona uno storico e incredibile solo accompagnato da Oliver Todd alla tromba. È la notte in cui viene soprannominato Bird e inizia un cammino che lo porterà ad essere uno dei più grandi jazzisti di sempre.

Su questa gloriosa storia Whiplash fonda scrittura, spettacolo e tensione. Andrew Neyman studia al conservatorio di Manhattan aspirando a diventare uno dei migliori batteristi della sua generazione, di fronte a lui – come un gigante intoccabile – il terribile insegnante Terence Fletcher, preparato e incrollabile quanto rigido e violento. Una guerra a colpi di rullante e schiaffi raccontata con piglio d’autore e durezza di stomaco dal talentuoso Damien Chazelle, classe 1985, che firma regia e sceneggiatura. 106 minuti in totale apnea, senza respiro, montati al ritmo delle opere leggendarie di Hank Levy (Whiplash), Juan Tizol e Duke Ellington (Caravan). Un’autentica lezione di vita che mostra al pubblico, senza fronzoli superflui, la conquista del talento, del mestiere e della personalità, fatta di sangue e consapevolezza.

WHIPLASHA incarnare tutto questo sullo schermo un ottimo Miles Teller, che dopo Divergent e Quel Momento Imbarazzante mostra artigli e carattere, all’ombra di un maestoso J.K. Simmons. Il famoso J. Jonah Jameson degli Spider-Man di Sam Raimi completa il capolavoro della sua carriera, con il quale ha già incassato un Golden Globe, un Critics’ Choice Movie Award e la nomination nella cinquina Oscar fra gli attori non protagonisti. Virando il discorso su meri e freddi tecnicismi, poiché la perfezione non esiste, bisogna assolutamente notare una fotografia per nulla bilanciata (Sharone Meir), che salta da atmosfere esageratamente calde ad altre glaciali senza un apparente motivo.

Il racconto inciampa in piccoli cliché di trama che potrebbero far storcere il naso al pubblico più esigente. Dettagli non forti abbastanza da spostare l’ago della critica dalla parte negativa, poiché il resto fa di Whiplash un progetto di grande qualità, ben pensato e girato con una potenza particolare di questi tempi certamente rara. Da non perdere.

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Whiplash: il cortometraggio dietro al film [video]

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Whiplash: il cortometraggio dietro al film [video]

Prima di essere un film che ha portato a casa tre premi Oscar, Whiplash era un cortometraggio. Ecco di seguito il corto, diretto da Damien Chazelle, che poi il regista ha trasformato nel lungometraggio che è entrato nel cuore di tutti quelli che hanno seguito la sua marcia trionfale per i Festival di tutto il mondo, fino agli Academy Awards e alla sala cinematografica.

Come per il lungo, anche in questo caso il protagonista è J.K. Simmons.

https://www.youtube.com/watch?v=ZIl-TagNRiE

Ecco la trama del film: Andrew, 19 anni, sogna di diventare il miglior batterista jazz della sua generazione. Al Conservatorio di Manhattan, dove si esercita senza sosta, la concorrenza è però feroce. Andrew, poi, vorrebbe entrare nella big band di punta, quella diretta da Terence Fletcher, professore tanto inflessibile quanto intrattabile. Quando infine riesce a raggiungere il suo scopo, sotto la guida di Fletcher, Andrew inizia la sua ascesa nella ristretta cerchia dell’eccellenza dei batteristi.

Whiplash: 10 cose che non sai sul film

Whiplash: 10 cose che non sai sul film

Whiplash è uno di quei film indimenticabili sotto ogni aspetto, dalla potenza fisiva alla forma narrativa, dalla regia dinamica e indagatrice alla recitazione eccellente di tutti i suoi interpreti.

Questo film è il primo lungometraggio ad alto budget per Damien Chazelle, che è riuscito a realizzare il sogno di vedere per intero quel corto omonimo che aveva già realizzato un anno prima.

Ecco, allora, dieci cose da sapere su Whiplash.

Whiplash film

whiplash

1. Questo film nasce da un cortometraggio. Prima di diventare un film apprezzato, Whiplash era nato come cortometraggio perché Damien Chazelle, regista e sceneggiatore del film, non era riuscito ad ottenere i finanziamento per realizzare un lungometraggio. Date le circostanze, ha dovuto realizzare un cortometraggio che ha presentato al Sundance Film Festival nel 2013. Dopo aver vinto il Short Film Jury Award ha ottenuto i finanziamenti per realizzare il lungometraggio.

2. Il film si basa su un evento vero del regista. Damien Chazelle ha rivelato che durante i suoi anni di studio alla Princeton High School provava a farsi notare come batterista jazz e che aveva un professore di musica molto esigente. Di fatto, il regista si è ispirato a questi fatti passato per realizzare il personaggio di Terence Fletcher, dando poi vita a Whiplash.

3. La scena dello schiaffo ha richiesto parecchi ciak. Per questa scena, J. K. Simmons e Miles Teller hanno girato diverse riprese con Simmons che imitava di dare lo schiaffo a Teller. Per la ripresa finale, i due attori hanno deciso di girare la scena con uno schiaggo vero e genuino. Ed è proprio questa la riprese che si vede nel film.

Whiplash streaming

4. Il film è disponibile in streaming digitale. Chi volesse vedere o rivedere questo film, è possibile farlo grazie alla sua presenza sulle diverse piattaforme di streaming digitale come Google Play, Tim Vision, Rakuten Tv, Chili e iTunes.

Whiplash trailer

5. Un film dal trailer portentoso. Un film come Whiplash andrebbe visto partendo dal trailer, in grado di suscitare da solo le emozioni che contraddistinguono tutto il film e di esprimere le caratteristiche in esso contenute.

Whiplash cast

6. Miles Teller si è fatto venire le vesciche. Teller, che suona la batteria da quando aveva quindici anni, si è trovato con delle vesciche sulle mani, causate dallo stile vigoroso e anticonvenzionale della batteria jazz. Un po’ del suo sangue era rimasto sulle bacchette e sulla batteria.

7. Chazelle voleva Teller già per il cortometraggio. Il regista voleva che l’attore interpretasse il ruolo di Andrew Neiman mentre stava girando il corto originale nel 2013, ma l’attore non era disponibile e la scelta è ricaduta su Johnny Simmons. Per la versione finale del lungometraggio, i finalisti per lo stesso ruolo erano Teller e Simmons. Alla fine, Teller è stato scelto perché era un nome più conosciuto e perché aveva un passato da batterista.

8. K. Simmon si è fatto male durante le riprese. L’attore si è incrinato due costole quando Miles Teller lo ha affrontato durante una delle ultime riprese. Nonostante il suo infortunio, l’attore ha continuato a lavorare.

Whiplash trama

9. Sognare in grande ma con incertezza. Whiplash racconta la storia di Andrew Neiman, un batterista jazz di diciannove anni che sogna di diventare un professionista del suo settore, deciso a diventare il migliore del prestigioso conservatorio del paese. A un certo punto, Andrew viene notato da Terrence Fletcher, un insegnante tanto eccellente, quanto rude nei metodi di insegnamento.

Whiplash frasi

10. Un film che si è imposto anche per le sue frasi.

  • Non esistono in qualsiasi lingua del mondo due parole più pericolose di “bel lavoro”! (Terrence Fletcher)
  • Ho nostalgia di casa molto spesso… mi incazzo quando la gente finge di non averne. (Nicole)
  • Ero lì per spingere le persone oltre le loro aspettative, era quella la mia assoluta necessità. Altrimenti avremmo privato il mondo del futuro Luis Armstrong o del futuro Charlie Parker. (Terrence Fletcher)

Fonti: IMDb, Frasi Celebri

Whiplash è al primo posto nella All-Time Top 10 Films del Sundance Film Festival

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Fondato nel 1978 da Robert Redford, il Sundance Film Festival si tiene ogni anno nello Utah come piattaforma per la presentazione e promozione di registi indipendenti. Oggi il più grande festival di cinema indipendente degli Stati Uniti, il Sundance ha nel tempo lanciato le carriere di molti registi di successo, tra cui Quentin Tarantino, Christopher Nolan, i fratelli Joel e Ethan Coen e molti altri che sono stati nominati e hanno poi vinto l’Oscar. In vista del 40° Sundance Film Festival, che prenderà il via il 18 gennaio, è stato ora condotto un sondaggio per determinare la Top 10 dei film proiettati al festival.

Secondo i risultati, è Whiplash, il film del 2014 di Damien Chazelle, il vincitore. Di seguito, ecco l’elenco completo dei 10 film più votati:

Come si può notare, la Top 10 del Sundance è ricca di opere prime di grandi registi che hanno poi intrapreso carriere di successo a Hollywood. Partendo dal decimo posto, Blood Simple è stato il lungometraggio d’esordio di Joel e Ethan Coen, che ha vinto il Gran Premio della Giuria del festival nel 1985. Nei decenni successivi, i fratelli Coen hanno coltivato una filmografia variegata e hanno vinto diversi premi Oscar, tra cui quello per la migliore sceneggiatura per Fargo e quello per il miglior film, la migliore regia e la migliore sceneggiatura per Non è un paese per vecchi.

Richard Linklater è l’unico regista con ben due titoli nella Top 10: Boyhood, all’ottavo posto, e Before Sunrise al settimo. Al sesto posto c’è invece Sesso, bugie e videotape, il primo lungometraggio di Steven Soderbergh, che ha vinto il Premio del pubblico del festival. Sia Linklater che Soderbergh hanno nuovi progetti che debuttano al festival proprio quest’anno, rispettivamente Hit Man e Presence. Memento, invece, non è stato il primo film di Nolan (che è Following del 1998), ma ha vinto il Waldo Salt Screenwriting Award del festival. Tra i primi tre, oltre a Whiplash, vi sono poi Get Out e Le iene, rispettivamente le opere d’esordio di Jordan Peele e Tarantino.

Whiplash, come noto, è un intenso dramma su un ambizioso studente di batteria e il suo violento istruttore. Il film ha vinto sia il Gran Premio della Giuria che il Premio del Pubblico al Sundance ed è stato poi premiato con tre Oscar, tra cui quello come Miglior attore non protagonista a J. K. Simmons. Con il suo film successivo, La La Land, Chazelle è diventato il più giovane vincitore dell’Oscar come Miglior regista. Whiplash può dunque essere considerato l’esempio migliore per rappresentare il potere del Sundance Film Festival nell’elevare i registi indipendenti.

While We’re Young: trailer del film con Ben Stiller e Adam Driver

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Ben Stiller è un uomo di mezza età che cerca disperatamente di rimanere giovane con l’aiuto di un suo nuovo amico, Adam Driver. La A24 ha diffuso in rete il primo trailer di While We’re Young, nuova commendia di Noah Baumbach con protagonista appunto Stiller che torna a lavorare con il regista dopo Lo stravagante mondo di Greenberg.

76Aomr_whilewereyoung_04_o2_8254384_1408558490.jpgNel film ci sono anche Naomi Watts, Adam Driver, giovane promessa del cinema che presto vedremo in Star Wars Il Risveglio della Forza, in un ruolo ancora misterioso, e Amanda Seyfried. Il film racconta di una coppia che attraversa la crisi di mezza età, Stiller/Watts, che va in crisi quando incontra i giovani Seyfried e Driver.

Il film è stato presentato a Toronto quest’anno e uscirà negli Stati Uniti il 27 marzo 2015. Non sappiamo ancora se e quando arriverà in Italia.

Fonte: Variety

Where’d You Go, Bernadette: il trailer del nuovo film di Richard Linklater

Annapurna Pictures ha diffuso il primo trailer ufficiale di Where’d You Go, Bernadette, il nuovo lavoro di Richard Linklater tratto dal romanzo omonimo di Maria Sempleche e che vede protagonista il premio oscar Cate Blanchett.

Linklater ha rivisto la sceneggiatura originariamente scritta da Michael H. Weber e Scott Neustadter (The Spectacular Now, The Disaster Artist) ed è qui alla sua seconda collaborazione con la casa di produzione dopo Everybody Wants Some.

Di seguito trovate il trailer.

Where’d You Go, Bernadette – il trailer

La sinossi: Where’d You Go, Bernadette è la storia di una donna e architetto affetta da agorafobia che all’improvviso scompare, e lascia alla figlia Bee di quindici un’unica scelta: mettersi in viaggio e indagare sulla sua scomparsa.

Nel cast anche Emma Nelson, Billy CrudupKristen Wiig, Judy Greer, James Urbaniak e Troian Bellisario. L’uscita nelle sale è fissata al 22 Marzo 2019.

Fonte: Annapurna Pictures

Where’s My Roy Cohn?, recensione del doc di Matt Tyrnaure #RomaFF14

Criptico, scaltro e manipolatore, Roy Cohn è stato una delle figure di spicco del mondo della politica americana dagli anni cinquanta agli anni ottanta. Con il documentario Where’s My Roy Cohn?, diretto dal giornalista e documentarista Matt Tyrnaure, e presentato alla Festa del Cinema di Roma, si riporta alla luce una figura ancora oggi di difficile comprensione nelle sue numerose sfaccettature. Una figura forse poco conosciuta al di fuori dei confini statunitensi, ma che ha contribuito a ridefinire il modo di fare politica a livello mondiale.

Il film ripercorre in ordine cronologico i principali casi a cui si lega il nome di Cohn, dalla condanna a morte per spionaggio contro i Rosenberg alla battaglia anticomunista della commissione McCarthy e sino agli anni in cui divenne avvocato di Donald Trump. Costruito sulla base di interviste a conoscenti, parenti e studiosi, ma anche e soprattutto con materiali d’archivio come vecchi filmati, interviste televisive, immagini e registrazioni, si arriva a delineare un profilo della controversa figura in questione. Il ritratto di Cohn diventa inoltre l’occasione per ricostruire le origini della destra reazionaria contemporanea.

Where’s My Roy Cohn?, attaccare per non essere attaccato

È affascinante ritrovare nel modo di comunicare di Cohn molto dell’attuale linguaggio politico. Un linguaggio aggressivo, intimidatorio, costruito sull’utilizzo spietato del proprio potere. Da ciò che il documentario permette di apprendere, infatti, Cohn ha sempre aspirato ad ottenere il controllo di quanto lo circondava, ponendosi sempre in una situazione di superiorità rispetto all’altro.

Il suo motto era “attaccare per non essere attaccato, non chiedere mai scusa, negare sempre anche davanti alle prove evidenti”. Durante la sua intera vita ha infatti portato avanti con convinzione queste leggi morali, che sa da una parte gli hanno permesso di diventare uno dei più temuti avvocati e strateghi politici, dall’altra lo hanno reso spesso vulnerabile, vittima delle sue stesse menzogne.

Quello di Tyrnauer è un ritratto tutt’altro che neutrale, che mira a mostrare i numerosi aspetti malvagi del personaggio attraverso una sorta di processo postumo. Per quanto classico nella forma e nella struttura, il documentario pone l’accento su precisi dettagli della vita di Cohn, assumendo toni particolarmente incisivi. Per la negatività suscitata dal personaggio, sembrerebbe quasi di star guardando un thriller, alla ricerca dell’indizio che possa smascherare una personalità tanto corrotta come quella dell’avvocato in questione. Nei suoi occhi, in quello sguardo vitreo, in molti affermano infatti sia possibile rintracciare pura malvagità.

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Where’s My Roy Cohn?, ritratto avvincente della vita pubblica e privata

Nel suo ritrarre sotto più punti di vista Cohn, il regista si concentra soprattutto nella scelta di materiali volti a svelarne tanto la vita pubblica quanto quella privata. Oltre ai numerosi casi di cui si è reso protagonista, preponderante è l’aspetto legato all’omosessualità sempre negata di Cohn. Anche attraverso il suo rapporto con questa è possibile conoscere meglio il suo modo di pensare.

Anche sotto il profilo della vita privata si ottengono notevoli sorprese. Se in pubblico Cohn amava dare un’idea composta di sé, nel privato viveva in modo dissoluto. Una dissoluzione che tuttavia gli si è ritorta contro in modo definitivo nel momento in cui contrae l’AIDS, da lui negato fino alla morte.

Per svelare poi l’ombra ancora oggi presente di Cohn sull’attualità, il documentario mostra i suoi rapporti con Donald Trump, e di quanto questi abbia appreso dall’avvocato la spregiudicatezza con cui oggi è celebre. Pur se il coinvolgimento emotivo dello spettatore appare limitato, la condanna portata avanti nel film risulta chiara. Nuovamente viene ribadito quanto il potere nelle mani sbagliate possa essere pericoloso, e Roy Cohn ne è un esempio perfetto.

Where To Invade Next: annunciata la data d’uscita del film di Michael Moore

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Where to invade next, l’ultimo film di Michael Moore, inizierà la sua avventura in alcune sale statunitensi il 23 Dicembre, ma è di poche ore fa che la notizia che la sua uscita in tutto il resto del paese è stata fissata al 12 Febbraio.
Il documentario segna il ritorno di Moore dietro la camera dopo ben sei anni, e sarà distribuito dalla compagnia ancora senza nome fondata da Tom Quinn e Jason Janego. Il film verrà rilasciato una sola settimana a Los Angeles e New York, in modo da rendere il film eleggibile per la corsa agli Oscar, prima di approdare nelle altre sale il prossimo anno.

Il film è già stato selezionato dall’ Academy come uno dei 15 finalisti per la corsa alle cinque caselle per la nomination a Miglior Documentario.

Il film presenterà una campagna pubblicitaria differente dai precedenti lavori di Moore, che intende attraversare i 50 stati statunitensi con una première diversa per ogni stato. Quello del regista americano sembra quasi un tour da rockstar, ed inizierà il 4 Gennaio il suo percorso. Per un eventuale uscita italiana, invece, non si sa ancora nulla.

Fonte

Where to invade next recensione del film di Michael Moore

Where to invade next recensione del film di Michael Moore

Where to invade next 2Dopo Capitalism: A Love Story, Michael Moore torna al cinema con un film esilarante e scomodo: un documentario sugli Stati Uniti e le sue controversie ma anche e soprattutto sulle bellezze nascoste in altri Paesi del Mondo.

Il regista Premio Oscar s’immagina di dover gestire una crisi del Pentagono e si cala nel ruolo d’invasore con una missione particolare in cui nessun’arma è coinvolta e l’unico obiettivo è quello di “raccogliere fiori, anziché erbacce”. Moore ci accompagna a scoprire le bellezze di alcuni Paesi come l’Italia, la Francia e la Tunisia, invitando gli spettatori di qualunque nazionalità a riflettere su pregi e difetti della propria nazione.

È curioso osservare come il sogno americano è in realtà un’ideale prettamente europeo che nel Paese che gli dà il nome ha perso lo smalto. Per rimediare a tutto ciò, Moore ironicamente attraversa l’oceano e invade alcuni Paesi per riportare in patria diritti che europei e tunisini danno per scontati come, ad esempio, la maternità pagata o un sistema di salute pubblica gratuito, e che in America, invece, sono sconosciuti alla maggior parte della popolazione.

Se da un lato, il regista ci invita alla riflessione, dall’altro è impossibile non ridere di fronte alle sue reazioni di genuino stupore in situazioni che per noi sono del tutto naturali. Il documentario induce a riflettere sull’enorme discrepanza fra media americani e media europei: se i primi evitano di mostrare i difetti del proprio Paese, sottolineando come dall’altra sponda dell’oceano si paghino più tasse; i secondi sembrano sempre pronti ad esaltare i difetti del Vecchio Continente, decantando i pregi americani. Moore azzera queste differenze, alternando le sue esperienze in Europa a video autentici, a volte cruenti, e a spunti di riflessione più reali sulla grande America. Ne esce una visione autentica e controversa del Paese, in cui il tema della schiavitù è quasi ancora un tabù e l’educazione ha un prezzo altissimo. Gli argomenti trattati, inoltre, interessano qualunque società e forniscono uno spunto di riflessione attuale indipendentemente dalla nazionalità dello spettatore.

Nonostante le critiche, il regista riesce a mostrare un punto di vista ottimista, una visione del Mondo in cui tutto, anche il cambiamento più radicale e assoluto, sembra davvero possibile. Moore riesce nell’ardua impresa di mostrare i problemi del suo Paese in modo produttivo e quasi inusuale, ovvero attraverso le soluzioni a questi ultimi, infondendo allo spettatore una dose di fiducia verso il futuro. Dopo aver visto questo documentario, infatti, si esce dalla sala convinti che il proprio Paese non è sicuramente perfetto ma del tutto migliorabile.

Where to invade next è distribuito in Italia da Nexo Digital e Good Film e sarà nelle sale italiane solo per tre giorni, dal 9 all’11 maggio.Where to invade next

When You’re Strange: recensione del film di Tom Dicillo

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When You’re Strange: recensione del film di Tom Dicillo

When You’re Strange è il documentario diretto da Tom Dicillo sui Doors, la band statunitense che in 54 mesi ha cambiato per sempre la storia del rock. Protagonista assoluto di When You’re Strange è Jim Morrison, da timido e sensibile poeta, a star eccessiva e incredibilmente carismatica, che è riuscito a splendere con tanta intensità da bruciarsi immediatamente, a 27 anni, con Jimi Hendrix e Janis Joplin, per sempre giovane nella memoria dei fan di tutto il mondo.

When You’re Strange prende le mosse dall’incontro di Morrison con Ray Manzarek e parla della successiva fondazione del gruppo, per il quale Jim scelse un nome dalle poesie di William Blake. La bruciante ascesa e il crollo immediato, parabola consueta delle star del rock, assume per Morrison la forma di un destino ineluttabile, costellato da alcool e draghe di ogni tipo che ne hanno alla fine determinato la caduta, e forse, anche la morte.

When You’re Strange, il film

Con uno stile piuttosto piatto Dicillo ci conduce in un montaggio di sequenze di repertorio, senza troppo aggiungere con la voce narrante che in originale è di Johnny Deep, mentre da noi è quella di Morgan. Una voce che si limita a raccontare quello che viene anche mostrato, lasciando inalterate le emozioni che le immagini offrono. When You’re Strange raggiunge i suoi livelli più alti solo quando lascia parlare la musica, che anche per coloro che non conoscono i Doors, o non ne sono fan appassionati, rappresenta un esempio particolare e interessante, degno del successo che ha avuto e che continua ad avere(80 milioni di dischi venduti nei 54 mesi di ‘vita’ della band e 10 milioni ancora oggi ogni anno).

Astenendosi dal giudizio umano, When You’re Strange mette in risalto la figura dell’artista, degli artisti, sottolineando in particolari sequenze proprio la natura ibrida della preparazione musicale di ogni componente del gruppo, alla quale si attribuisce lo stile e le sonorità originalissime che li hanno reso il gruppo famigerato. Tom Dicillo fa vivere il suo film soprattutto del grande mito dei Doors in sé, e di Morrison soprattutto, senza apportare grande valore aggiunto ad una storia che, per la sua eccezionalità, non ne ha affatto bisogno.

Il documentario uscirà al cinema il 21 giugno, il 3 luglio, anniversario della morte di Morrison, andrà in onda su Studio Universal e il 6 luglio uscirà in DVD in una doppia versione: la prima edita da Feltrinelli accoppiata al volume I Giorni del Caos, e la seconda edita da Universal.

When You Finish Saving the World, recensione dell’esordio alla regia di Jesse Eisenberg #Sundance22

Per il suo esordio dietro la macchina da presa Jesse Eisenberg ha scelto sotto molti aspetti di tornare alle atmosfere del film che lo ha lanciato, ovvero Il calamaro e la balena di Noah Baumbach. Anche When You Finish Saving the World – scritto dallo stesso regista – mette in scena le dinamiche e i conflitti interni a una normale famiglia americana.

When You Finish Saving the World, la trama

La trama si concentra in particolar modo sul difficile rapporto tra Evelyn (Julianne Moore) e suo figlio Ziggy (Finn Wolfhard): se la donna vive infatti una vita fin troppo impegnata nel gestire un istituto che accoglie donne vittime di abuso, il ragazzo passa i suoi giorni componendo canzoncine superficiali che lo hanno reso una piccola grande star dei social media. Lo stile di vita radicalmente diverso ha portato i due a sviluppare un rapporto fatto di incomprensioni e della difficoltà nell’ascolto dell’altro.

Nel suo film Jesse Eisenberg è riuscito a inserire quelle che fino a oggi sono state le sue migliori caratteristiche come attore: una gentilezza del tocco accompagnata da quel pizzico di nevrosi, di insicurezza esistenziale in grado di dare spessore a un personaggio anche dietro la facciata dell’ironia. Nel procedere col racconto Eisenberg dimostra di saper gestire con sapienza il tono delle situazioni e la dimensione emotiva delle figure rappresentate: il maggior pregio di When You Finish Saving the World è quello di non forzare mai la mano, esponendosi nella rappresentazione del dramma interiore dei personaggi senza però mai cadere nel tranello di farsi inutilmente melodrammatico.

Un film di grande delicatezza e pudore

Ecco allora che lo spettatore riesce a immedesimarsi con i pensieri, le azioni e anche con gli errori di Ziggy ed Evelyn: in questo modo il film mantiene un’atmosfera di verità che non viene mai a cadere, arrivando a toccare il cuore del pubblico con delicatezza e pudore. Se Eisenberg riesce nell’intento ciò è dovuto non soltanto alla lucidità e all’equilibrio della sua esposizione ma anche grazie all’interpretazione indiscutibilmente efficace dei due protagonisti.

Julianne Moore si dimostra come sempre una delle migliori interpreti del panorama americano contemporaneo quando si tratta di restituire i dilemmi e le frustrazioni di un personaggio femminile. E come al solito sa farlo soltanto attraverso brevi, precisi tratti: l’attrice compone la mimica, l’aspetto e il linguaggio del corpo di Evelyn in perfetta sintonia con il tono scelto dal regista, dimostrando sia ammirevole nel mettersi a disposizione del progetto attraverso una competenza attoriale davvero non comune. Sorprendente anche la prova di Wolfhard, il quale sa rendere il suo Ziggy superficiale e ingenuo senza però trasformarlo mai in un personaggio caricaturale. 

Un’opera molto matura per essere un esordio

When You Finish Saving the World nel suo essere un film “piccolo”, desideroso di raccontare una storia di frustrazioni e ordinarie infelicità, si dimostra al tempo stesso un’opera sorprendentemente matura per essere un esordio. Eisenberg compone un ritratto familiare vero, toccante nella sua semplicità, esplorando la complessità delle dinamiche umane senza necessariamente voler trovare una soluzione alla stessa. Ottimo esempio di cinema introspettivo. 

When there’s a Will: una commedia per Benedict Cumberbatch

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Benedict Cumberbatch reciterà in When there’s a Will, commedia irlandese con Charlie Cox e Jenna Harrison diretta da Maurice Philips.

Il film, descritto come simile a Svegliati Ned con l’ironia di Un uomo Tranquillo (il film con John Wayne del 1952) nasce da un’idea dell’attore Danny Midwinter che ha lavorato sullo script per 5 anni.

“Benedict ha letto la sceneggiatura e l’ha subito amata perchè il film è molto diverso da qualsiasi cosa abbia fatto in passato”, ha dichiarato Danny.

When there’s a Will racconterà la storia di 3 fratelli che lasciano Londra per precipitarsi in Irlanda convinti di avere ereditato un pub dal padre, solo per scoprire che si tratta di un’impresa di pompe funebri. Le riprese dovrebbero iniziare alla fine del 2012.

When the waves are gone: recensione del film di Lav Diaz

When the waves are gone: recensione del film di Lav Diaz

Il Leone D’Oro Lav Diaz (The Woman Who Left) presenta a Venezia 79 il suo nuovo film: When the waves are gone (Kapag Wala Nang Mga Alon). Il lungometraggio è un thriller poliziesco dall’alto valore estetico che riesce allo stesso tempo a fare un elogio al cinema e una critica alle forze armate filippine.

Di cosa parla When the waves are gone?

Hermes Papauran (John Lloyd Cruz) viene considerato da tutti come uno dei migliori investigatori delle Filippine. Le sue indagini come tenente della polizia lo mettono a dura prova. La campagna antidroga messa in atto dall’istituzione a cui appartiene prevede l’uccisione di ogni sospettato giovanissimo spacciatore. Il conflitto morale interno a Papauran si manifesta nel corpo con una violenta psoriasi che costringe il tenente a congedarsi. Ma proprio quando Papauran decide di prendere le distanze dal sistema corrotto in cui è costretto, l’uscita di prigione del suo insegnante della scuola di polizia lo costringe a fare i conti con i demoni del passato…

La perfezione estetica di Lav Diaz

When the waves are gone è un film corposo, in termini di durata, di temi e di rappresentazioni. Lav Diaz è noto per i suoi lungometraggi capaci di durare anche dodici ore. Questa volta, il regista realizza un’opera di tre ore totalmente costruita sul montaggio: le sequenze si alternano, i flashback sono inseriti fin dalle prime scene. Montaggi paralleli e alternati sono essenziali nella comprensione della storia che, per buona parte, appare alquanto confusa. All’inizio, Papauran e il suo maestro non sembrano aver a che fare l’uno con l’altro, ma minuto dopo minuto, le vicende riguardanti i due personaggi appaiono sempre più interconnesse.

Il contrasto tra l’orrore e lo squallore di quanto rappresentato – poliziotti corrotti, povertà dilagante, prostituzione minorile, fotografi senza scrupolo – e la precisione estetica di When the waves are gone è evidente e apprezzabile. Il bianco e nero è un tratto essenziale del film. Se da un lato l’assenza di colore ammorbidisce e annebbia la violenza delle immagini e delle scene, dall’altro è funzionale all’atmosfera noir dell’opera: toglie il rosso sangue e aggiunge ombre oscure sui personaggi e sugli avvenimenti.

L’ingiustizia che pervade le istituzioni preposte alla giustizia

Con When the waves are gone il regista porta sulla scena una serie di personaggi moralmente discutibili. È impossibile provare affetto per un qualsiasi membro della storia: ci si può impietosire, si percepisce la vergogna e l’imbarazzo di Papauran e degli altri membri del film, ma tutti sono almeno in parte corrotti e spregevoli.

La critica va in primo luogo alla polizia, un’istituzione che, nonostante abbia il compito di proteggere la cittadinanza e assicurare il rispetto delle leggi, si rende responsabile di uccisioni extragiudiziali e rapimenti. Diaz punta i riflettori sulle Filippine e sul presidente Rodrigo Duterte, ma il film serve come spunto per un discorso più ampio e globale. Il tenente Hermes Papauran si carica della sofferenza dell’animo filippino e, in generale, dell’animo umano. Secondo Diaz, la brutalità a cui abbiamo assistito negli ultimi tempi non può e non dovrebbe lasciare indisturbati. Con la sua opera, il regista vuole far aprire gli occhi non solo alle masse ‘ignoranti’, ma anche agli intellettuali. Le onde di When the waes are gone simboleggiano il flusso dei poteri malvagi e dell’ignoranza dilagante nel popolo e nella classe politica. L’augurio, come dice il titolo del film, è che queste onde passino quanto prima.

When the Game Stands Tall Trailer del dramma sportivo con Jim Caviezel

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La Sony Pictures ha diffuso il primo trailer del dramma sportivo When the Game Stands Tall di Thomas Carter già regista di Coach Carter. Protagonisti di questo nuovo film ambientato nel football americano Jim Caviezel, Michael Chiklis, Alexander Ludwig, Clancy Brown e Laura Dern.

When the Game Stands Tall-filmIspirato da una storia vera, “When the Game Stands Tall” racconta il viaggio straordinario del leggendario allenatore di football Bob Ladouceur (Jim Caviezel), che ha preso gli Spartans del liceo De La Salle risollevando la squadra e portandola a 151 vittorie consecutive frantumando tutti i record per qualsiasi sport americano.

When Marnie Was There: ecco un trailer

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When Marnie Was There: ecco un trailer

Ecco il primo trailer di When Marnie Was There, la prima produzione dello Studio Ghibli da quando il maestro Hayao Miyazaki ha deciso di ritirarsi dal grande schermo, dopo il suo ultimo capolavoro Kaze Tachinu (Si alza il vento). Il film arriverà nei cinema nipponici il 19 luglio. Il trailer inizia dal secondo 25, nel video sottostante.

https://www.youtube.com/watch?v=AkQUM_h5z2k

when-marnie-was-thereOmoide no Marnie (When Marnie Was There) è la prima produzione di Miyazaki  dopo il suo ultimo lavoro Kaze Tachinu (Wind Rises). Hiromasa Yonebayashi ha già diretto The Secret World of Arrietty , che ha guadagnato 145 milioni dollari a livello mondiale, di cui quasi 20 milioni di dollari Usa. L’ultimo film di Miyazaki ha invece incassato 120 milioni di dollari solo in Giappone ed è probabile possa contendere ai lavori animati di tutto il globo il prestigioso premio Oscar. Nel corso del 2013 lo Studio Ghibli ha rilasciato anche The Tale of Princess Kaguya, del co -fondatore Isao Takahata, che però non è riuscito ad avere il successo sperato, passando solo una settimana in vetta al botteghino, rispetto ai due mesi di Wind Rises.

When Marnie Was There è la trasposizione di una storia di Robinson, che parla di una ragazza adottata, che fa una spettrale amicizia in riva al mare inglese, che ovviamente sarà trasportata in Giappone.

When Harry Left Hogwarts: il trailer del documentario

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When Harry Left Hogwarts: il trailer del documentario

La fine della serie di Harry Potter non ha segnato la fine del mago nel mercato mondiale, poichè il prossimo 11 novembre arriverà in Blu Ray e DVD il film, con un documentario girato sul set de I Doni della Morte.

When Evil Lurks, recensione del film di Demián Rugna

When Evil Lurks, recensione del film di Demián Rugna

Ci sono horror che puntano sulla potenza delle atmosfere per arrivare a colpire l’immaginazione dello spettatore e scuoterla. Altri invece preferiscono puntare su una messa in scena maggiormente esplicita, capace magari di scioccare l’esposizione della violenza e della corruzione fisica e morale. L’argentino When Evil Lurks (in originale Cuando Acecha la Maldad) è tra i pochi che riesce a coniugare entrambi gli aspetti, principalmente grazie a una coerenza tra forma e contenuto che risulta sempre più difficile trovare in questo tipo di produzioni.

When Evil Lurks, la trama

La vicenda si svolge nelle campagne argentine: i due fratelli Pedro (Ezequiel Rodriguez) e Jimi (Demián Sallomón) scoprono un ragazzo posseduto da un demone che minaccia di infettare l’intero paese. Il tentativo di liberarsi del corpo martoriato dall’entità porterà allo spargimento di caos e violenza inaudita non soltanto nel piccolo paese ma anche nelle zone circostanti.

Lo sceneggiatore e regista Demián Rugna sa esattamente cosa raccontare e come farlo, senza scendere ad alcun tipo di compromesso. La sceneggiatura di When Evil Lurks possiede un’intensità narrativa del tutto particolare, la quale concentra l’azione nella prima parte quando i personaggi tentano di arginare il male che si propaga, mentre invece rallenta nel finale al fine di lasciare il dovuto spazio alla sensazione di predestinazione a cui i sopravvissuti vanno incontro. Si tratta di una scelta narrativa che possiede una sua efficacia specifica, la quale non sminuisce la tensione o la presa emotiva. E questo perché fin dal principio Rugna sviluppa una messa in scena capace di soffocare lo spettatore, fargli respirare l’aria infetta che i personaggi respirano, immergerlo in un’atmosfera di oppressione e follia malvagia. Visivamente When Evil Lurks è un film potente senza diventare mai eccessivo, anche quando sceglie di seguire alcune scelte narrative piuttosto radicali, anche per il genere stesso.

Il protagonista Pedro, un essere umano “tangibile”

Altro notevole punto a favore del lungometraggio è la definizione del protagonista Pedro, interpretato con adesione febbrile da Rodriguez: si tratta di un uomo con mezzi fisici, morali e mentali limitati che di fronte a una situazione molto più grande delle sue possibilità mostra tutti i propri limiti. Un uomo spaventato che registe in maniera più istintiva che logica, che cavalca la paura invece di sottometterla alla saggezza. I suoi sbagli nel corso del film sono quelli di un essere umano tangibile, non di un antieroe costruito per andare comunque incontro all’empatia del pubblico. Rodriguez aderisce a questo personaggio con una potenza emotiva ammirevole, fornendo una prova fisica e psicologica di spessore, rabbiosa quanto stridente. Quella di Pedro è una lenta e inesorabile discesa all’inferno a cui lui tenta di opporsi con la sua brutale umanità, opponendo una resistenza ottusa se non addirittura egoista. L’attore riesce ad esplicitare tutto questo con una prova destinata a mettere a disagio forse ancor più degli elementi propriamente terrificanti.

When Evil Lurks possiede poi la capacità di mettere in discussione quello che succede nel nostro presente attraverso momenti fortemente allegorici, i quali però mai perdono di coerenza rispetto alla trama o alla visione che il film stesso propone. Rugna ha avuto il coraggio di non piegare il genere alle esigenze di un pubblico più ampio che in fondo anela la catarsi attraverso questo tipo di prodotti. Al contrario When Evil Lurks si allinea con coerenza agli orrori che viviamo nel nostro tempo, dove anche coloro che dovrebbero essere comunque tutelati e tenuti al sicuro dalla violenza ne sono vittime innocenti. Il propagarsi incontrollato dell’odio irrazionale, infondato, o meglio fondato sulla menzogna, è un aspetto dei nostri giorni che Rugna sceglie di problematizzare senza assolutamente scendere a compromessi, anzi.

When Evil Lurks non scende a compromessi

Dotato di un paio di sequenze portentose e di altre capaci di mettere a dura prova lo spettatore più smaliziato quando si tratta di horror, When Evil Lurks si è rivelato una delle sorprese horror del recente passato. Dopo l’attenzione ricevuta giustamente dal pubblico di affezionati in giro per il mondo, fa veramente piacere veder arrivare nelle sale italiane un horror che rispetta il genere stesso nell’evitare di scendere a compromessi.

When Evil Lurks, la spiegazione del finale: cosa succede a Pedro e Jaime?

Immagina che il male assoluto esista come un’entità fisica e che possa essere trasferito da un corpo all’altro come un virus mortale, diffondendo distruzione ovunque. Questo è il punto di partenza di When Evil Lurks, horror argentino diretto da Demián Rugna (qui la nostra recensione), in cui due fratelli devono affrontare una maledizione che colpisce il loro villaggio rurale. Dopo che un vicino sembra essere stato contaminato da un male “puro”, la loro vita precipita in un incubo di morte e possessione. Sebbene la trama non sia particolarmente innovativa o complessa, il film compensa con scene visivamente disturbanti e cariche di orrore fisico fino al finale.

Di cosa parla When Evil Lurks

Ambientato in un villaggio rurale dell’Argentina, il film si apre con cinque colpi di pistola uditi in lontananza. I fratelli Pedro e Jaime si preoccupano che provengano dalle loro terre, ma scoprono presto che i colpi sono venuti dal bosco vicino. Il giorno dopo, investigando, trovano il cadavere di un uomo tagliato a metà e degli strani strumenti metallici. Seguendo degli indizi, raggiungono la casa di Maria Elena, che rivela che suo figlio Uriel è diventato “marcio”, cioè posseduto dal male, e che aveva chiamato un “pulitore” (una sorta di esorcista) per ucciderlo. Tuttavia, il pulitore è stato brutalmente assassinato prima di poter agire.

Pedro e Jaime, insieme al vicino Ruiz, decidono di portare via Uriel per allontanarlo dal villaggio. Caricano il corpo sul camion, ma durante il viaggio l’uomo posseduto cade dal mezzo. I tre decidono di non parlarne a nessuno, ma poco dopo il male inizia a diffondersi: una capra di Ruiz viene posseduta, e uccidendola con un’arma da fuoco, l’uomo e sua moglie vengono anch’essi contaminati, dando inizio a una catena di morti orribili.

When Evil Lurks recensione

Il film è un horror psicologico?

All’inizio, When Evil Lurks sembra suggerire un horror psicologico, con la possibilità che la possessione sia solo un sintomo di malattia mentale. Uriel appare gonfio, immobile, coperto di liquidi corporei, ma le autorità ignorano il problema, considerandolo un caso medico. Le sue parole deliranti contro Ruiz potrebbero sembrare frutto di follia.

Tuttavia, man mano che la storia procede, diventa chiaro che il male è reale e tangibile. Il momento di svolta arriva quando Ruiz uccide la capra: l’uso della pistola permette al male di entrare in lui, poiché la polvere da sparo funge da conduttore del demone. Da qui in poi, il film abbandona ogni ambiguità psicologica. Anche se Jaime in seguito dubita di ciò che vede e pensa che Pedro stia impazzendo, la realtà della possessione diventa innegabile, culminando in un’epidemia di violenza e follia che travolge l’intera comunità.

Come Pedro diffonde involontariamente il male

Una delle regole per sfuggire al male è non portare con sé alcun oggetto contaminato. Pedro e Jaime rispettano la regola, ma ignorano che il male ha già infettato i loro vestiti. Pedro va a casa della sua ex moglie Sabrina per salvarla insieme ai figli, ma il suo arrivo causa una tragedia.

Quando si spoglia per bruciare i propri vestiti, il cane di famiglia li annusa e viene posseduto, aggredendo la figlia di Sabrina. Il marito della donna spara all’animale, ma questo gesto gli trasferisce il male: l’uomo impazzisce, uccide Sabrina e la figlia con l’auto, e poi si suicida. Pedro, sconvolto, fugge con i suoi due figli, Santi e Jair, per unirsi a Jaime e alla loro madre.

Durante il viaggio, il passato di Pedro viene rivelato: Jair è autistico, e Pedro aveva cercato di ucciderlo da bambino, convinto che la sua condizione fosse una maledizione. Il matrimonio con Sabrina era finito dopo quell’episodio, e si insinua che lei avesse avuto una relazione con Jaime. Quando Pedro riceve una chiamata dalla voce posseduta di Sabrina, che promette di “riprendersi i figli”, l’incubo peggiora ulteriormente.

Chi è Mirta e cosa rivela sulla situazione

Jaime ricorda Mirta, una donna anziana che in passato aveva affrontato una situazione simile. I fratelli si recano da lei, sperando in aiuto. Mirta, un tempo compagna di Jaime, racconta che molti anni prima lei e il marito gestivano una chiesa, ma la trattavano come un’attività commerciale. Quando il primo “marcio” comparve a Buenos Aires, non presero sul serio la possessione — finché il male si diffuse in tutta la città come punizione divina.

I monaci avevano insegnato loro un rituale per contenere l’entità: uccidere il corpo posseduto prima che generi un figlio demoniaco, utilizzando strumenti specifici — gli stessi trovati da Pedro e Jaime all’inizio del film. Mirta afferma che devono ritrovare il corpo di Uriel e completare il rituale.

When Evil LurksMa il male li raggiunge: Sabrina, ormai posseduta, appare e rapisce Santi, uccidendolo e divorandolo. Mirta intuisce che anche Jair è contaminato, ma il suo cervello autistico blocca temporaneamente l’influenza demoniaca. Poco dopo, Jair inizia però a parlare e camminare, segno che la possessione sta vincendo.

Il destino di Pedro, Jaime e della loro famiglia

Pedro e Mirta tornano al villaggio per cercare il corpo di Uriel, che Mirta crede si trovi in una scuola, luogo dove il male è attratto dai bambini. Lo trovano lì, ancora vivo e in decomposizione. Mirta tenta il rituale per distruggerlo, ma Uriel parla a Pedro, manipolandolo psicologicamente. Pedro, ingannato, lascia Mirta sola, permettendo al male di attaccarla.

Poiché il rituale non viene completato, Uriel dà alla luce un bambino, incarnazione del male puro. Pedro ritorna a casa distrutto e scopre che Jair ha ucciso e divorato la nonna: trova infatti ciocche di capelli e un crocifisso nella bocca del bambino.

Intanto Jaime scopre un’altra verità: il fratello minore di Uriel, rifugiato in casa loro, confessa di aver ucciso il primo esorcista, spinto da una voce interiore. È stato lui a smembrare il corpo e darlo da mangiare ai maiali, e poi ha divorato lui stesso la carne, diventando un tramite del male.

Sebbene si dica che non temere il male possa salvarsi dalla possessione, Pedro e Jaime non riescono a evitare la distruzione. Tutti intorno a loro sono morti o posseduti, e il film si conclude con i due fratelli in lacrime, impotenti davanti alla vittoria del male assoluto.

When Calls the Heart rinnovato per la 12° stagione da Hallmark, la produzione inizierà a luglio

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Cari fan di When Calls the Heart, è tempo di festeggiare. Hallmark Channel ha rinnovato la sua serie originale più longeva, When Calls the Heart, per una dodicesima stagione. La stagione sarà composta da 12 episodi e la produzione inizierà a luglio. Quando chiama il cuore (When Calls the Heart) è tutt’ora in onda con l’undicesima stagione.

Sono felicissima che ‘When Calls the Heart’ torni per una dodicesima stagione“, afferma la star e produttrice esecutiva Erin Krakow. “I nostri fantastici scrittori, il cast e la troupe non potrebbero essere più entusiasti di iniziare le riprese della prossima stagione! Siamo orgogliosi di raccontare storie che scaldano i cuori nelle case di tutto il mondo e siamo molto grati ad Hallmark per essere i campioni di questa positività. Avere il sostegno degli Hearties negli ultimi dieci anni è stata una vera e propria testimonianza di ciò che questo show rappresenta: comunità e amore. Non vediamo l’ora che i nostri fan vedano cosa ha in serbo Hope Valley!“.

L’undicesima stagione è attualmente in onda su Hallmark Channel ed è diventata il programma via cavo di intrattenimento più visto ogni settimana per quattro settimane consecutive tra le donne di età superiore ai 18 anni. Secondo Nielsen, la stagione 11 ha raggiunto 4,7 milioni di spettatori totali non duplicati e una media di 2,1 milioni di famiglie, 2,5 milioni di spettatori totali e 1,8 milioni di donne dai 18 anni in su.

When Calls the Heart continua a superare le nostre aspettative e il numero di fan e spettatori continua a crescere ogni anno“, afferma l’EVP della programmazione Lisa Hamilton Daly. “Dare vita alla dodicesima stagione è un’enorme pietra miliare ed è una vera e propria testimonianza del duro lavoro e della dedizione del cast e della troupe negli ultimi dieci anni. Non vediamo l’ora che arrivi il prossimo capitolo di Hope Valley, pieno di personaggi e storie emozionanti!“.

A febbraio, Variety ha parlato con la Hamilton Daly della prossima programmazione, compresa la possibilità di espandere l’universo di “When Calls the Heart“. (Il loro spinoff, “When Hope Calls“, è passato a Great American Family e non va in onda dal 2021).

Discutiamo sempre di come espandere la nostra IP. È una conversazione costante, ma per questo sta andando ancora molto bene. È difficile pensare a chi togliere“, aveva detto all’epoca. “Erin è davvero centrale per lo show, come molti membri del cast. È possibile che, se la serie dovesse giungere a una conclusione, potremmo pensare a cosa fare, ma a questo punto abbiamo intenzione di andare avanti“.

When Calls the Heart 13: il promo annuncia la data di uscita della nuova stagione

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I fan di When Calls the Heart possono finalmente segnare la data sul calendario. È stato infatti rilasciato il promo ufficiale della stagione 13, che conferma il debutto dei nuovi episodi per domenica 4 gennaio.

La longeva serie drama, diventata uno dei titoli di punta di Hallmark grazie al suo pubblico affezionato, è pronta a tornare a Hope Valley con nuove storie, relazioni in evoluzione e decisioni destinate a cambiare il futuro dei suoi protagonisti.

Cosa aspettarsi dalla stagione 13

Il promo anticipa una stagione ricca di emozioni, sfide personali e momenti di svolta, mantenendo il tono caldo e rassicurante che ha reso When Calls the Heart un appuntamento fisso per milioni di spettatori. I nuovi episodi continueranno a esplorare i legami della comunità, mettendo al centro crescita, resilienza e amore.

Sebbene i dettagli sulla trama siano ancora riservati, la stagione 13 promette di sviluppare le storyline rimaste in sospeso, aprendo al tempo stesso nuovi archi narrativi per i personaggi storici della serie.

Appuntamento a gennaio

When Calls the Heart – Stagione 13 debutterà domenica 4 gennaio, dando ufficialmente il via a un nuovo capitolo di una delle serie più amate del catalogo Hallmark.

What’s love got to do with it, recensione del film con Lily James

C’era una volta una principessa, e adesso non c’è più. È come se il fumo che immerge il volto di bambini diventati adulti, si elevi allo spegnimento di ogni candelina a coltre nebbiosa che allontana il sogno, lasciando spazio all’impatto con la realtà. Compleanno, dopo compleanno, ci muoviamo in spazi desolati, sconosciuti; ci incamminiamo lungo i sentieri dell’esistenza colmi di speranza, per poi inciampare sempre sullo stesso ostacolo.

Imbastito da un’ironia intelligente e dall’umorismo tagliente, (presentato in anteprima alla 17.esima edizione della Festa del cinema di Roma) non intende mostrarsi nelle vesti di fiaba principesca, ma sguardo pungente sulla realtà. In Zoe (Lily James) scorre nelle vene quella speranza infantile di vivere il proprio “e vissero felici e contenti”, sebbene a muoversi silente nella mente sia l’eco di un monito che le ricorda la dura legge della quotidianità. Le fiabe vanno strette nel mondo delle donne di oggi; le loro pagine si sono ingiallite, e il racconto infuso di sogni e sospiri ha lasciato spazio a una gomma che tutto cancella, mentre gli occhi si svegliano dal sonno per affrontare il grigiore della realtà.

What’s love got to do with it: la trama

Zoe è una documentarista inglese di successo, mentre il suo vicino di casa Kazim è un oncologo di origine pakistana. Le loro famiglie sono cresciute fianco a fianco nella Londra multietnica. Quando Kazim comunica a Zoe di volersi sposare secondo la tradizione, ovvero lasciando scegliere ai suoi genitori la sua sposa, Zoe decide di girare un documentario sui matrimoni combinati (anzi, “assistiti”, come vuole la nuova dicitura) dal titolo Love (contr)actually. Quello che ne deriverà è uno scontro con i propri sentimenti e con emozioni tenute per troppo tempo a freno.

Giostre di anime perdute

Scorre silente e leggiadra, tra gli inframezzi del film di Shekhar Kapur un’ordinarietà che aspira a vivere di colori, ma che si ritrova, a fatica, a ricercare nello spazio di un mondo che vive di ambizionim ed è sovraesposto a continue aspettative la propria metà della mela. La commedia di Kapur è un saggio sull’amore contemporaneo, sulle difficoltà di trovare la propria anima gemella, o anche solo un partner che possa compensare quel vuoto lacerante che si fa spazio dentro di noi.

Siamo un mondo di anime perdute, che vagano sole illuminate dallo schermo di un pc; anime che passano incuranti le une di fronte alle altre, senza sapere che il defibrillatore che potrebbe farci riprendere il proprio battito cardiaco è lì, a pochi sentimenti da noi.

Un’incuranza che spinge ancora molti giovani a riporre la propria fiducia su un matrimonio combinato, nella speranza che sia il caso a svoltare il proprio destino, livellando una mancanza interiore che si fa sempre più profonda, sempre più insistente. Ed è inseguendo chi non crede nell’amore, o chi lo cerca a tutti i costi, mentre le lancette dell’esistenza scorrono inesorabilmente, che il regista di origine indiana costruisce la propria giostra dell’amore. Un palcoscenico colorato, illuminato da luci calde, accese e brillanti, e pennellato, che eleva a perfetto correlativo visivo di due personalità giovani, genuine ed estroverse come Zoe e Kazim. Due anime incapaci, però, di farsi artefici del proprio destino, lasciando che a illuminare quel percorso impervio chiamato vita, sia la volontà e il desiderio imposto da altri. Ciechi e sordi, vagano soli, perdendosi, fino a ritrovarsi, e insieme a squarciare quel velo che impediva loro la vista reimparando a camminare mano nella mano. 

Sguardi riflessi

In questo gioco di luci e ombre, cuori che battono e altri che attendono di riprendere il proprio ritmo regolare, non è un caso se a inserirsi con discrezione, tra i raccordi di montaggio, è un elemento meta-cinematografico dal forte impatto simbolico. Per una donna come Zoe, che alla portata fantastica delle fiabe ha preferito la registrazione diretta della realtà, la velleità documentarista rivela uno slancio intimistico volto a ritrovare, tra lo spazio di una videocamera, un portale diretto con le proprie emozioni. Incapace di cogliere direttamente i segni che il mondo circostante le lancia circa la propria vita personale e professionale, è dalla riproduzione della propria opera, da quel riflesso sullo schermo, che Zoe si pone a confronto con i propri fantasmi interiori, e i propri  soffocati desideri. È il cinema che si fa specchio riflettente, visione speculare di se stessi; una mano che desta la ragazza dal torpore del sonno, per lanciarla finalmente nel proprio sogno dell’esistenza.

What’s love got to do with itIl viaggio dell’amore

È una pellicola che vive dei canoni imposti dalla commedia d’amore, What’s Love Got To Do With It; un’adesione perfetta che non lascia spazio a tentativi di sabotaggio, o ribaltamenti interni, da parte del proprio regista nei confronti del genere di appartenenza. Senza tradire le aspettative degli spettatori, l’opera si sviluppa su una certa prevedibilità di fondo. Un viaggio di celluloide, durante il quale lo spettatore non sente il timore di perdersi, perché ben conscio di quale sarà la destinazione finale.

Ma se la meta è certa, è il modo in cui il viaggio si sviluppa,  e le tappe intermedie che lo tocca, che è tutto da scoprire; investendo di un umorismo coinvolgente la propria opera, e affidandosi al talento dei propri interpreti, il regista riesce là dove molti mancano: far ridere e commuovere, senza scadere mai nell’esacerbato sentimentalismo. Un’operazione riuscita nella sua semplicità, inserendo punti di svolta e cadute dell’eroe a volte imprevedibili e capaci di sorprendere. Il suo What’s Love Got To Do With It scorre pertanto senza intoppi lungo un rettilineo asfaltato e puntellato di alacre freschezza. Un percorso che ammalia, diverte e intrattiene, la cui destinazione alquanto nota e prevedibile è solo un surplus interiore per un viaggio lungo cui lasciarsi trainare e trasportare con allegria e commozione.

Tra gioie e dolori

È un universo perennemente in collisione, eppure in equilibrio su se stesso, What’s Love Got To Do With It. Una costruzione filmica che cerca il punto di declino, per risalire a testa alta, donando una giusta dose di ottimismo al proprio pubblico. Infuso di un calore domestico e familiare, il mondo di Zoe e Kazim è però sempre minacciato dalla comparsa lancinante di un dolore; è una sofferenza latente, che sbuca e distrugge dall’interno non appena la consapevolezza dei propri errori fa il proprio agguato, e la ragione lascia spazio all’emotività. Una fitta dolorosa che tutto prende e raffredda, scolorendo i colori, e raffreddando i toni. Il rosso dell’amore sperato, agognato, sognato, lascia spazio al blu della notte della mente e del buio dell’anima. Un rapporto dicotomico di uno scarto ambivalente di  attrazioni represse, e sentimenti sottaciuti. Un microcosmo che trova nel personaggio di Zoe il proprio asse terrestre attorno al quale stabilire il proprio moto rotatorio, lasciandosi cullare tra i suoi difetti e pregi, vizi e tante virtù.

Lily James e la sua solarità donano un che di magico, un tocco unico e particolare al mondo di Zoe, che perfetto non è. Una vitalità pronta a lasciarsi adombrare dalle proprie insicurezze, mentre fuori tutto pare una festa. Una lotta interna, la sua, e in continua esecuzione, tenuta nascosta agli occhi del mondo, soprattutto se a osservarla sono sguardi pieni di gioia e irrefrenabile ottimismo come quelli della madre (una gioiosa e inarrestabile Emma Thompson). Ne consegue un ulteriore lettura empatica e interpersonale, dove al desiderio di coppia, si affianca il rapporto a volte conflittuale, e colmo di incomprensioni tra madre e figlia. Uno scarto generazionale, di giovani che sentono il peso delle ambizioni genitoriali, e genitori che riversano sui figli semi di sogni e speranze che loro stessi non sono stati in grado di coltivare, e che fanno dell’opera di Kapur una pellicola a tutto tondo, di cuore e di pancia.

Sebbene edulcorato nei modi e nella risoluzione di conflitti complicati, il film di Kapur riesce comunque ad ancorarsi al mondo che ci scorre attorno, non cedendo mai alle grinfie dell’irrealtà, ma confezionando un abito perfettamente aderente alla quotidianità tanto di Zoe, che del proprio pubblico. Una realtà fatta di giovani sognatori, con gli occhi pieni di speranze, che trovano nel riflesso di uno schermo cinematografico quella fiamma bruciante che accendi il proprio fuoco interiore e illumini loro il cammino. 

What’s love?: trailer del film con Lily James e Emma Thompson: dal 16 marzo al cinema

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Dai produttori di Love Actually e Il Diario di Bridget Jones arriva nelle sale dal 16 marzo, il nuovo film What’s love? di Shekhar Kapur (Elizabeth, Le quattro piume, Elizabeth – The Golden Age) con la candidata ai Golden Globe Lily James (Pam & Tommy) nel ruolo della video-maker Zoe e Shazad Latif (Star Trek: Discovery, L’uomo sul treno) nei panni di Kazim. A interpretare la bizzarra e divertentissima madre di Zoe, l’attrice Premio Oscar Emma Thompson. Il film ha ricevuto il Premio Ugo Tognazzi per la Miglior Commedia alla scorsa Festa del Cinema di Roma, che è stato consegnato al regista da Carlo Verdone.

Nell’attesa dell’arrivo in sala, What’s love? presenta un mese di amore e risate al cinema con cinque commedie che hanno fatto sognare e innamorare, una ogni lunedì dal 13 febbraio al 13 marzo: Notting Hill, Il diario di Bridget Jones, Love actually, Questione di tempo e Yesterday. La rassegna si concluderà il 14 marzo con la proiezione in anteprima di WHAT’S LOVE?

La trama del film

Due amici d’infanzia alla soglia dei trent’anni devono fare i conti con le tradizioni culturali delle loro famiglie, anche e soprattutto in tema di amore. Zoe (Lily James) è alle prese con le richieste dell’eccentrica madre Cath (Emma Thompson) e con gli appuntamenti online, mentre Kazim (Shazad Latif) è spinto dai genitori verso un matrimonio combinato. Zoe filma lo speranzoso viaggio di Kazim da Londra a Lahore per sposare una sconosciuta e inizia a chiedersi se potrebbe avere qualcosa da imparare da un approccio così diverso alla ricerca dell’amore. Entrambi dovranno trovare la via giusta per ascoltare il proprio cuore.

What’s Love: recensione del film di Shekhar Kapur

What’s Love: recensione del film di Shekhar Kapur

What’s Love è il nuovo film del regista indiano Shekhar Kapur, che ha raggiunto la fama internazionale dirigendo il celebre Elizabeth del 1998, il suo seguito Elizabeth: The Golden Age e Le quattro piume del 2002, quest’ultimo con protagonista lo splendido Heath Ledger.

Scritto dalla giornalista e produttrice Jemima Khan, What’s Love ha il titolo che in inglese aggiunge Got to do with it, ed è proprio ispirato a parte della vita personale della sceneggiatrice inglese che dal 1995 al 2004 è stata sposata con l’ex giocatore di cricket e primo ministro pakistano Imran Khan. Il respiro festoso e folkloristico è dunque appartenente ad un’esperienza diretta, che vuole mostrare una facciata della cultura varia e arricchente del Pakistan, per quanto si tratti sempre del contesto di una commedia.

Il regista ha abbracciato appieno il progetto e quello che ne è emerso è una riflessione sull’amore combinato – “assistito”, come diranno i protagonisti – in una Gran Bretagna che si ritrova a doversi soffermare di fronte a idee e credenze estremamente distanti dal proprio pensiero anglosassone.

What’s Love, la trama

La talentuosa Lily James è Zoe, amica d’infanzia di Kaz (Shazad Latif). Lui è un medico professionalmente stabile e affermato, lei invece è una documentarista poco apprezzata finché, però, non riesce per il rotto della cuffia ad attirare l’attenzione dei suoi produttori proprio con l’idea di girare un documentario sul suo amico.

Vicini di casa, cresciuti insieme giocando su una casetta su un albero, Zoe e Kaz sono in realtà molto diversi perché mentre la famiglia di lei è inglese, e la sua mamma è un’esilarante e magnifica Emma Thompson, quella di lui è pakistana dalle tradizioni molto vive alle quali tiene molto e che osserva con passione e senza le minime diluizioni causate dal contesto. È perciò che Zoe decide di seguirlo con la sua macchina da presa. Infatti, dopo una chiacchierata fatta insieme proprio su quella casetta sull’albero nel giardino di Kaz, lui le confessa di aver deliberatamente aderito all’idea di un matrimonio combinato con una giovane pakistana, con tanto di agente preposto alla selezione della candidata. L’incredulità di Zoe sarà l’oggetto del documentario che lei girerà, alla quale ci affiancheremo noi spettatori durante tutta la durata del film.

What's Love Lily James e Shazad Latif

What’s Love è veramente una commedia godibile, che alterna le varianti di colori in base al personaggio di cui segue la storia affiancandole alla leggerezza con qualche punta d’indagine su alcuni temi per nulla superficiale. La videocamera di Zoe segue Kaz e il suo bizzarro percorso sentimentale, mentre noi seguiamo lei e il suo ben più caotico mondo affettivo.

Una romcom affatto banale

Shekar Kapur gira una romcom affatto banale, che abbraccia tante delle note attribuite all’idea di amore del nostro secolo. Il senso della vita di coppia viene scandagliato ascoltando tantissime voci, dalle più tradizionaliste a quelle più scanzonate, passando per (quasi) ogni fascia d’età e raccogliendo più d’una massima, che non hanno niente a che vedere con i Baci Perugina.

What's Love film recensione
PH Robert Viglasky

La piccola rincorsa del cinema di Zoe nel cinema del regista indiano, fa specchiare l’uno nell’altro, evocando evidentemente l’esperienza di Jemima Khan, ma anche le decine di modi di stare al mondo dei personaggi con i microcosmi che incarnano. La messa in scena, il ritmo, i colori, le luci e gli spazi sono posizionati sempre in maniera armoniosa e guidati con piacevolezza, senza sbavature o incoerenze.

La riprova della riuscita di What’s Love è la conferma di quanto uno strumento come quello della commedia riesca a veicolare e stimolare tematiche molto più serie e attuali di quanto vengano vendute. Così i dubbi, le confusioni, le ritrosie di due trentenni, diventano molto facilmente quelle di milioni di donne e uomini del nostro tempo. Con tutta la giocosa semplicità dei codici di stile.

What We Do In The Shadows: trailer della sesta e ultima stagione in arrivo!

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È stato pubblicato il trailer dell’ultima stagione di What We Do in the Shadows. La sesta stagione di What We Do In The Shadows arriverà questo mese, mettendo fine al mockumentary che segue i vampiri di Staten Island. La serie spinoff, basata sullo spettacolare film del 2014 con Taika Waititi, è interpretata da Harvey Guillén (Guillermo), Kayvan Novak (Nandor), Matt Berry (Laszlo), Natasia Demetriou (Nadja), Mark Proksch (Colin Robinson) e Kristen Schaal (The Guide) e ha ottenuto oltre venti nomination agli Emmy.

FX ha pubblicato il trailer della sesta stagione. È pieno dei soliti scherzi e delle solite diavolerie per cuiil gruppo di vampiri è noto, con l’aggiunta di nuovi progetti che vanno dagli esperimenti alla dottor Frankenstein al dominio del mondo. Il cast che ritorna sembra essersi divertito con questo finale di stagione e dà il benvenuto a volti noti che sono già apparsi nella serie. Il trailer è una stravagante anticipazione di ciò che accadrà nell’ultima stagione, che promette agli spettatori di essere soddisfatti di questo finale.

Cosa rivela il trailer del finale di stagione di What We Do In The Shadows

In particolare, Nandor, Laszlo e Nadja provano nostalgia ora che Guillermo ha lasciato il nido, con Laszlo che gli fa regali strani come uno speculum anale usato, e con Nadja che lo va a trovare nel suo nuovo ufficio, dicendo che sta imparando le “arti oscure dell’America aziendale”. C’è anche l’aggiunta e la rivelazione di un altro compagno di stanza, Jerry, che è rimasto in un super-sonno per cinquant’anni. Questa assenza prolungata non è stata pianificata, poiché Nadja dice che si sono dimenticati di svegliarlo, come è tipico di loro, considerando la loro esilarante irresponsabilità vista in tutta la serie.

L’introduzione di Jerry porta a galla un punto della trama che incombe dall’inizio di What We Do in the Shadows: la conquista del nuovo mondo. Da quando Guillermo se n’è andato, sembra che Nandor abbia abbastanza tempo a disposizione per prendere finalmente parte all’azione oscura che avrebbero dovuto compiere fin dal loro arrivo in America, e sembra che giocherà un ruolo vitale nella conquista, che probabilmente andrà in fiamme. Laszlo, invece, sta cercando di rianimare un corpo senza vita.