La
grande bellezza è il titolo del nuovo film di
Paolo Sorrentino, che ha già scelto alcuni dei
suoi protagonisti: Toni Servillo, Carlo Verdone e Sabrina
Ferilli. Primo film di Sorrentino ambientato e interamente
girato a Roma è una coproduzione Italia-Francia: Indigo Film e
Medusa Film per l’Italia, Babe Films e Pathé, che cura anche le
vendite internazionali, per la Francia.
La
grande bellezza si avvale del sostegno del Fondo
regionale per il cinema e l’audiovisivo della Regione Lazio.
Soggetto di Paolo Sorrentino, sceneggiatura firmata dallo stesso
Sorrentino con Umberto Contarello. Il film avrà Luca Bigazzi alla
fotografia, Stefania Cella e Daniela Ciancio per scene e costumi,
Cristiano Travaglioli al montaggio. Le riprese inizieranno ad
agosto.
La scorsa notte, a Berlino, durante
gli European Film Awards (definiti anche “gli
Oscar europei”), l’assoluto vincitore si è rivelato il film di
Paolo Sorrentino, La Grande
Bellezza. La pellicola si è infatti aggiudicata ben
quattro riconoscimenti: Miglior
film, Miglior Attore (per
Toni Servillo), Miglior
Montaggio (per Claudio Travaglioli)
e Miglior Regia.
Sorrentino non ha
potuto presenziare alla cerimonia di premiazione, ma ha commentato
così le sue vittorie: “Al di là del fatto se piace o non piace
credo che il mio sia un film coraggioso. Questo non è solo un
successo per il film, è un successo per tutto il cinema italiano. E
spero che sia anche un incentivo, un messaggio per gli artisti e i
produttori italiani a essere coraggiosi, a osare di più, a fare
cose che non siano prive dell’elemento del coraggio, l’unico che
può garantire qualcosa di buono nel futuro del cinema”.
Adesso bisognerà vedere se questo
successo si rivelerà di buon auspicio per la notte degli Oscar,
durante la quale La Grande
Bellezzasarà di nuovo in concorso come
Miglior Film Straniero.
Di seguito tutti i premiati agli
EFA 2013:
FILM EUROPEO 2013
La grande bellezza
COMMEDIA EUROPEA 2013
Love Is All You Need
MIGLIOR REGISTA EUROPEO
Paolo Sorrentino per La grande bellezza
MIGLIORE ATTRICE EUROPEA
Veerle Baetens per Alabama Monroe – Una storia d’amore
MIGLIORE ATTORE EUROPEO
Toni Servillo per La grande bellezza
MIGLIORE SCENEGGIATORE EUROPEO
François Ozon per Nella casa
MIGLIOR DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA EUROPEO – CARLO DI PALMA
AWARD
Dopo l’annuncio ufficiale, anche se
aspettato, che Paolo Sorrentino sarà presente in
Concorso Ufficiale a Cannes con il suo ultimo film, La
grande bellezza , ecco che arriva un nuovo
trailer della pellicola che vede ancora una volta Toni Servillo diretto dal regista
napoletano.
Il nuovo film di Paolo
Sorrentino, interpretato da un cast di grandi attori italiani. Roma
si offre indifferente e seducente agli occhi meravigliati dei
turisti, è estate e la città splende di una bellezza inafferrabile
e definitiva. Jep Gambardella ha sessantacinque anni e la sua
persona sprigiona un fascino che il tempo non ha potuto scalfire. È
un giornalista affermato che si muove tra cultura alta e mondanità
in una Roma che non smette di essere un santuario di meraviglia e
grandezza.
Nel cast del film con Servillo,
anche Carlo Buccirosso, Carlo Verdone, Giorgia Ferrero,
Giorgio Pasotti, Giulia Di Quilio, Isabella Ferrari, Ivan Franek,
Luca Marinelli, Massimo Popolizio, Pamela
Villoresi, Roberto Herlitzka, Sabrina Ferilli, Serena Grandi,
Stefano Fregni, Vernon Dobtcheff.
La
grande bellezza uscirà in Italia il 21 maggio 2013
distribuito da Medusa.
Nexo Digital ha
presentato il nuovo palinsesto previsto per i prossimi sei mesi di
cinema, in cui propone la grande arte, personalità, musei, opere,
in forma di documentario. Un’ora e mezza di arte e concentrazione.
Al cinema. Se gli studi più recenti indicano che in media, durante
le nostre visite ai musei, sostiamo davanti a un’opera d’arte circa
8 secondi, gallerie e progetti internazionali stanno cominciando ad
impegnarsi per promuovere un modo diverso di fruire l’arte,
invitando il pubblico allo slow looking,
cioè ad “assaporare” appieno il senso e la bellezza di ogni opera,
dedicandole il giusto tempo all’interno dei nostri percorsi
museali. Questo approccio si basa sull’idea che, se vogliamo
veramente conoscere un’opera d’arte, dobbiamo concentrarci su di
essa, passare del tempo in sua compagnia, senza farci prendere
dall’ansia di scoprire il capolavoro rinomato collocato proprio
nella sala accanto a quella in cui ci troviamo. In questa stessa
prospettiva, prosegue anche nella seconda metà del 2019 il progetto
della Grande Arte al Cinema di Nexo Digital che
proporrà una nuova stagione appositamente concepita per tutti gli
appassionati che trovano proprio nel buio della sala, alleato
ideale per la nostra concentrazione, il ritmo adatto per
approfondire e godere appieno, nel qui e nell’ora, senza
distrazioni o “connessioni”, delle bellezze di quadri, sculture,
mostre e musei. Una palestra per gli occhi e la mente, affinché
possano, per qualche istante, soffermarsi su singoli dettagli che
il grande schermo ci permette di osservare con la giusta dose di
(paziente) attenzione.
A inaugurare la nuova stagione il
16, 17, 18 settembre sarà così Van
Gogh e il Giappone, diretto da David Bickerstaff: un
viaggio tra le bellezze della Provenza, l’enigma del Giappone e le
sale della mostra ospitata nel 2018 al Van Gogh Museum di
Amsterdam. Grazie alle lettere dell’artista e alle testimonianze
dei suoi contemporanei, questo commovente docufilm rivela
l’affascinante storia del profondo legame tra Van Gogh e l’arte
giapponese e il ruolo che l’arte di questo paese, mai visitato
dall’artista, ebbe sul suo lavoro. Oltre a indagare la tendenza del
japonisme, Van Gogh e il
Giappone ci guiderà attraverso l’arte del calligrafo
Tomoko Kawao e dell’artista performativo
Tatsumi Orimoto per comprendere appieno lo spirito
dell’arte del Sol Levante. Quando il periodo Edo terminò, nel 1868,
e il Giappone si aprì verso l’Ovest, Parigi venne infatti inondata
di tutto ciò che era giapponese sotto forma di oggetti decorativi e
stampe in legno colorate chiamate ‘ukiyo-e’. Van Gogh rimase
affascinato dagli elementi di questa straordinaria cultura visiva e
dal modo in cui potevano essere adattati alla ricerca di un nuovo
modo di vedere. Lesse le descrizioni del Giappone e studiò
attentamente le opere giapponesi, apprezzandone linee e purezza
compositiva e facendone una fonte d’ispirazione imprescindibile per
la sua pittura.
La Grande Arte al Cinema proseguirà
con l’appuntamento del 21, 22, 23 ottobre quando
arriverà sul grande schermo Ermitage. Il Potere
dell’arte, prodotto da 3D Produzioni e Nexo
Digital in collaborazione con Ermitage
Italia e Villaggio Globale International
e con il sostegno di Intesa Sanpaolo. Diretto da
Michele Mally su soggetto di Didi
Gnocchi che firma anche la sceneggiatura con
Giovanni Piscaglia, il docufilm, realizzato in
stretta collaborazione con il Museo Statale Ermitage di San
Pietroburgo, racconta le grandi storie che sono passate
per i corridoi del museo e per le strade della città: dalla
fondazione di Pietro I allo splendore di Caterina
la Grande, dal trionfo di Alessandro I contro Napoleone, alla
Rivoluzione del ’17, fino ai giorni nostri. Immagini spettacolari
porteranno gli spettatori nei grandiosi interni del Museo e del
Palazzo d’Inverno, nel Teatro, nelle Logge di Raffaello, nella
Galleria degli Eroi del 1812. Un luogo magico svelato attraverso i
racconti dei protagonisti, le storie e i luoghi segreti aperti alle
telecamere per l’occasione. Un’incomparabile metropoli dell’arte
ricca di oltre 3 milioni di opere. Dentro l’Ermitage, del resto, si
può ripercorrere tutta la grande arte europea, da Leonardo a
Raffaello, da Van Eyck a Rubens sino a Tiziano e Rembrandt, mentre
fuori dalle sue mura la storia si snoda per luoghi ricchi di
memorie. Ma la leggenda di San Pietroburgo si trasmette anche
attraverso poesie e romanzi che ne hanno mostrato il fascino nel
corso dei secoli, come quelli di Nabokov, Dostoevskij e di
Achmatova. Per raccontare visivamente lo sviluppo urbano e
architettonico, San Pietroburgo verrà presentata nella sua veste
diurna e negli splendori delle sue notti, con la Prospettiva
Nevskij, il lungoneva, i ponti, il profilo del complesso
dell’Ermitage, il Cavaliere di Bronzo, le statue di Pushkin, di
Caterina la Grande, di Gogol, le dimore nobiliari che si affacciano
sui canali, senza dimenticare la musica e l’opera dei grandi
architetti italiani, come Trezzini, Rastrelli, Quarenghi, che ne
disegnarono il profilo.
Il 25, 26, 27
novembre sarà invece il momento di Frida. Viva
la vida, prodotto da Ballandi Arts e
Nexo Digital, un film documentario che mette in luce le
due anime di Frida Kahlo: da una parte l’icona, pioniera del
femminismo contemporaneo, tormentata dal dolore fisico, e
dall’altra l’artista libera dalle costrizioni di un corpo
martoriato. Tra lettere, diari e confessioni private, il docufilm
diretto da Giovanni Troilo propone un viaggio nel
cuore del Messico suddiviso in sei capitoli, alternando interviste
esclusive, documenti d’epoca, ricostruzioni suggestive e
l’immersione nelle opere della Kahlo. Nel corso degli anni, Frida è
diventata un modello di riferimento: ha influenzato artisti,
musicisti, stilisti. La sua importanza ha superato perfino la sua
grandezza. Nelle opere di Frida c’è un legame profondo tra dolore e
forza, tormento e amore. Un legame che trova una sua
legittimazione perché radicato in una terra, il Messico, che dopo
la rivoluzione prova a riscoprire le proprie origini attraverso
l’iconografia pre-colombiana; è proprio qui che Frida esplora
l’identità degli opposti, un dualismo che permette di scoprire il
punto di contatto tra la sofferenza delle sue vicende biografiche e
l’amore incondizionato per l’arte.
La Grande Arte al
Cinema è un progetto originale ed esclusivo di Nexo
Digital che dal suo debutto ad oggi ha già portato al cinema 2
milioni di spettatori.
Nel 2019 la Grande Arte al Cinema è
distribuita in esclusiva per l’Italia da Nexo Digital con i media
partner Radio Capital, Sky Arte e MYmovies.it.
Torna nei cinema per il
suo 50º anniversario uno dei film più controversi di Marco Ferreri,
La Grande Abbuffata, grottesco apologo sul declino
dell’uomo moderno interpretato da
Marcello Mastroianni,
Ugo Tognazzi, Philippe Noiret, Michel Piccoli e
Andréa Ferréol. Disperato, osceno e dissacrante,
La Grande Abbuffata ha conservato in questi anni
tutta la sua forza e la sua ferocia.
Il film ritrae quattro
amici benestanti amanti del convivio (chiamati semplicemente con i
nomi dei loro interpreti) che si riuniscono nella villa di Noiret.
Nelle loro intenzioni c’è il tentativo di un “suicidio
gastronomico”: i quattro infatti decidono di cucinare
prelibatissime pietanze e mangiare senza mai smettere, fino a
morire di indigestione. Durante l’infinito banchetto, ospitano tre
prostitute ed una maestra elementare che quasi casualmente si
unisce a questa disperata missione.
Tra dissolutezza e
psicosi, aforismi e gag scatologiche, sesso e umiliazioni, quella
di Ferreri e del suo cast a ruota libera è una favola scabrosa ed
invernale, una “all you can eat quarantena” esasperata che guarda
direttamente nell’abisso, in una apocalisse personale, fisiologica
e sociale di tutti e senza tempo. Con il suo senso del macabro e
una malinconia sporca quanto rasserenante, La Grande Abbuffata,
commedia nera viscerale e sviscerante, è uno dei più grandi trionfi
della mortificazione mai realizzati, capace di mettere in scena
tutta l’insensatezza della condizione umana, tra decadenza e
abbondanza. Semplice ma stratificato, crepuscolare e insieme
goliardico, il compendio di genio e spudoratezza di Ferreri oggi
brilla più che mai, tra esuberanze indigeste e indecenza sardonica,
punto d’incontro irripetibile tra comicità alta e bassa (quando non
orgogliosamente bassissima) eppur sempre ferace e puntuale.
Alla sua prima al 26º
Festival di Cannes il film scatenò
reazioni violente da parte del pubblico, con fischi e sputi verso
il cast e il regista, che rispose alle provocazioni mandando baci
alla folla inferocita. Nonostante lo scandalo, La Grande Abbuffata
vinse il premio Fipresci della critica internazionale. Il lancio
italiano del film fu segnato da un intenso dibattito infarcito di
proteste, polemiche e condanne, culminando col sequestro del film
da parte della procura di Catania e dal taglio di 40 metri di
pellicola.
In uscita dall’11 dicembre
nelle sale italiane distribuito da Cat People, La Grande Abbuffata
viene presentato per la prima volta nei cinema italiani nella sua
versione non censurata, che reintegra otto scene per un totale di
cinque minuti che erano stati eliminati nel 1973 e riconsegna al
film uno splendore visivo che era andato perduto.
Il restauro in 4K è stato
realizzato da Cité Films e Fondazione Cineteca di Bologna, con il sostegno di
CNC – Centre national du cinéma et de l’image animée, presso il
laboratorio L’Immagine Ritrovata ed è stato presentato alla
Festa del Cinema di Roma dello
scorso anno.
Le note delle canzoni di
un jukebox, il ritmo della vita di una cittadina del Montana e il
suono dei nomi sulla black list di una misteriosa assassina sono
gli ingredienti della nuova serie La Giustiziera Senza
Nome, presentata in anteprima mondiale al Sundance
Film Festival 2022. Scritta e creata da Michael Polish
(Twin Falls Idaho) questo atipico western al femminile con
protagonista
Kate Bosworth (21, Still Alice) è in arrivo su
Sky e in streaming su NOW dal 14 aprile.
Una giovane ragazza con
un futuro luminoso, con la prospettiva di lavorare nell’azienda di
famiglia, dopo la morte del padre scopre segreti che la portano a
decidere di voler fare giustizia una volta per tutte. Si trasforma
così in “The Woman” (Kate Bosworth), misteriosa assassina,
che comincia a seminare il terrore in un piccolo villaggio del
Montana in cerca di vendetta. Nessuno conosce la sua storia, né la
profonda motivazione che la spinge ad agire, ma tutti sanno che
finire sulla sua lista vuol dire rischiare la vita. Guidati
dal terrore e dal panico di dover fronteggiare un pericolo
sconosciuto e inarrestabile, gli abitanti della città cercano un
modo per fermare la giustiziera senza nome.
Nel cast anche Jasper
Polish (Animal Kingdom), Joseph R. Gannascoli (I Soprano), Mary
Anne McGarry (NCSI – Unità Anticrimine, Hitchcock) Roy Lee Jones
(Zodiac, Daredevil), Jasper Polish (Force of Nature) e Lance
Henriksen (Aliens). Una produzione Make Pictures Productions, con
Kate Bosworth e Michael Polish come executive
producers. Distribuzione Endeavor Content. Dal 14 aprile su
Sky e in streaming su NOW
Gli anni Novanta sono stati un
decennio particolarmente importante per il genere thriller. In
quegli anni, infatti, hanno calcato il grande schermo alcuni titoli
particolarmente importante nel ridefinire i canoni e le
caratteristiche di tale tipologia di racconti. Tra i più
affascinanti vi è senza dubbio La giusta
causa, arrivato al cinema nel 1995 per la regia di
Arne Glimcher. Come in Schegge di paura, anche
in questo caso vi è un condannato a morte di cui occorre provare
l’innocenza, se si rivelerà davvero innocente. Teso e avvincente
come ogni thriller dovrebbe essere, quest’opera trae in realtà
ispirazione da un testo preesistente.
Il film è infatti un libero
adattamento dell’omonimo romanzo di John
Katzenbach, pubblicato nel 1992 e da subito divenuto un
grande successo. Era dunque prevedibile dunque che, come già
accaduto per altri libri di quest’autore, anche questo divenisse un
film. A volerlo particolarmente fu il premio Oscar Sean
Connery, che decise di svolgere anche il ruolo di
produttore esecutivo. Con il suo supporto, anche altri si
interessarono al progetto, permettendo così che prendesse vita. Pur
se non accolto in modo positivo al momento della sua uscita, La
giusta causa ha guadagnato ammiratori nel corso del tempo, che
ritrovano qui in particolare un avvincente studio dei
personaggi.
Tra depistaggi, indizi e verità da
svelare, ancora oggi questo film dimostra un certo fascino. A
conferirgli ulteriore valore vi sono naturalmente anche le
interpretazioni degli attori protagonisti, nomi di grande livello e
tra i più apprezzati di quegli anni. Prima di intraprendere una
visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune
delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella
lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli
relativi alla trama e al cast di
attori. Infine, si elencheranno anche le principali
piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.
La giusta causa: la trama
del film
Protagonista del film è Paul
Armstrong, un professore liberale di Harvard ed ex
avvocato di successo. Nel corso della sua lunga carriera questi si
è sempre battuto per l’abolizione della pena capitale, ma ormai da
anni si è ritirato ad una vita pacifica e isolata. A chiamarlo
nuovamente all’azione, però, vi è un’anziana donna di colore, la
quale chiede all’avvocato di occuparsi di un caso molto
particolare. Il nipote di lei, Bobby Earl Ferguson
è infattti stato accusato in Florida di aver stuprato e ucciso una
bambina di dieci anni. Inizialmente non interessato al caso, Paul
cambia idea nel momento in cui Bobby afferma di essere stato
indotto con la forza ad una confessione.
Giunto sul luogo, Paul si trova però
a dover fare i conti con l’agente afroamericano Tanny
Brown, il quale è stato da Bobby accusato di essere il suo
seviziatore. Brown è certo della colpevolezza dell’uomo e non vede
di buon occhio il fatto che Paul sia lì per convincere del
contrario, provando quello che per lui è il falso. L’avvocato dovrà
dunque prima di tutto relazionarsi con l’agente, cercando di
svolgere le indagini in modo imparziale. Tutto ciò in cui si
imbatte, lo porta a credere che Bobby sia realmente innocente. Per
dimostrarlo, però, avrà bisogno di ulteriori certezze prima che sia
troppo tardi.
La giusta causa: il cast del film
Grande amico del regista, il premio
Oscar Sean Connery
accettò di recitare in questo film nei panni di Paul Armstrong,
rifiutando di conseguenza il ruolo di re Edward I in Braveheart
– Cuore impavido. Per prepararsi al ruolo, l’attore ha
studiato attentamente il mestiere, al fine di poter risultare
credibile nella sua interpretazione. Accanto a lui, nei panni
dell’agente Terry Brown, vi è invece l’attore Laurence
Fishburne. Questi diventerà poi celebre per il ruolo
di Morpheus in Matrix, un personaggio
inizialmente proposto proprio a Connery ma da lui rifiutato poiché
non compreso appieno. L’attrice Kate Capshaw,
celebre per il film Indiana Jones e il tempio maledetto,
interpreta qui il ruolo di Laurie Prentiss Armstrong, moglie di
Paul.
Nei panni di Bobby Earl Ferguson, il
ragazzo accusato di omicidio, vi è l’attore Blair
Underwood, celebre per la serie Quantico.
Originariamente però, il ruolo era stato offerto a Will Smith, che
aveva rifiutato per via di altri impegni. La celebre attrice
Ruby Dee compare invece nei panni dell’anziana
nonna di Bobby. Christopher Murray è il detective
T. J. Wilcox, collega di Brown. Nel film compare anche una
giovanissima Scarlett
Johansson, qui al suo secondo film, nei panni di Katie
Armstrong, la figlia del protagonista. L’attore Ed Harris,
celebre per film come The Truman Show, The Hours e
Snowpiercer è invece
Blair Sullivan, sospettato da Paul di essere il vero omicida.
La giusta causa: il
trailer e dove vedere il film in streaming e in TV
È possibile fruire del film
grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme
streaming presenti oggi in rete. La giusta
causa è infatti disponibile nei cataloghi di
Chili Cinema, Google Play e Amazon Prime Video. Per
vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà
noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale.
Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della
qualità video. È bene notare che in caso di noleggio si avrà
soltanto un dato limite temporale entro cui guardare il titolo. Il
film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di sabato
10 dicembre alle ore 21:00 sul canale
Iris.
Lo scrittore John
Grisham è un esperto di gialli giudiziari, avendo lui
conseguito la laurea in legge e aver lavorato per anni come
avvocato. Proprio grazie a questa sua esperienza, i suoi racconti
sono particolarmente solidi e tesi da questo punto di vista,
configurandosi alla perfezione anche per il cinema. Tra il 1993 e
il 1996, quattro suoi celebri romanzi sono così diventati i film
Il socio,Il rapporto Pelican,
Il
cliente e Il momento di uccidere,
affermatisi come grandi successi del genere legal thriller.
Sull’onda di tale popolarità, nel 2003 è stato realizzato il film
La giuria, diretto da Gary
Fleder e tratto da un suo omonimo romanzo del 1996.
Il film si configura come un
classico giallo giudiziario, dove lo spettatore è portato a
riflettere su questioni etiche e morali. La situazione messa in
scena, infatti, si scontra con molte delle maggiori tematiche
sociali presenti negli Stati Uniti, ma non solo. Il risultato è un
teso thriller, ricco di colpi di scena e ottime interpretazioni,
che offre spunti di dibattito a questioni mai realmente
risolvibili. Si parla infatti di giustizia, di potere, di
corruzione e, in modo ancora oggi tristemente attuale, della
facilità con cui è possibile ottenere un arma da fuoco negli Stati
Uniti.
Per gli amanti del genere e in
particolare per gli appassionati lettori di Grisham, La
giuria è una delle migliori trasposizioni da un romanzo del
celebre scrittore. Un film arricchito da un cast di grandi attori,
tra cui alcuni premi Oscar. Prima di intraprendere una visione del
film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle
principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella
lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli
relativi alla trama e al cast di
attori. Infine, si elencheranno anche le principali
piattaforme streaming contenenti il film nel
proprio catalogo.
La trama di La giuria
La vicenda ha inizio a New Orleans,
quando un impiegato appena licenziato entra nel suo vecchio ufficio
sparando ai presenti per poi suicidarsi. Due anni dopo questa
tragedia, la vedova di una delle vittime decide di intentare causa
contro la società produttrice dell’arma usata dall’assassino,
colpevole per aver venduto la pistola con troppa facilità. Il
processo che ne consegue vede in ballo milioni di dollari e a
sostenere la moglie della vittima c’è Wendell
Rohr, avvocato vecchio stampo, mentre Rankin
Fitch, noto consulente per la composizione delle giurie
nei processi e qui impegnato nella difesa della società, non si fa
scrupoli a corrompere o minacciare la giuria per vincere.
Tra i giurati viene scelto anche
Nicholas Easter, un commesso il quale esprime in
più occasioni la sua contrarietà a far parte di quella giuria, ma
costretto ugualmente dal giudice a parteciparvi. Ben presto, la sua
presenza si rivelerà per Fitch essere un notevole ostacolo e
l’avvocato si troverà a dover indagare su quel misterioso uomo che,
nonostante abbia fatto di tutto per farsi escludere dalla
commissione, sembra in realtà dirigere i giochi dall’interno. Più
il processo va avanti, più Easter, Fitch e Rohr si troveranno
strettamente legati in modi inaspettati, che svelerano i limiti del
sistema giudiziario.
Il cast del film
Come anticipato, il cast di La
giuria è composto da diversi celebri attori del cinema
statunitense. Ad interpretare Nicholas Easter vi è l’attore
John Cusack,
anche se originariamente per la parte si era pensato a
Edward Norton. La compagna di
Nicholas, Marlee, è invece interpretata dalla premio Oscar Rachel Weisz.
Un ruolo inizialmente offerto a Gwyneth Paltrow. Ad interpretare il
giudice Harkin vi è invece l’attore Bruce McGill.
Bruce Davison interpreta Durwood Cable, avvocato
principale della difesa, mentre gli attori Gerry
Bamman e Cliff Curtis interpretano
rispettivamente Herman Grimes, portavoce della giuria, e Frank
Herrera, inizialmente candidato come presidente di giuria.
Fiore all’occhiello del film è però
la presenza dei veterani Dustin Hoffman
e Gene Hackman
nei ruoli degli avvocati Wendell Rohr e Rankin Fitch. I due, pur
essendo amici di vecchia data, non avevano mai avuto modo di
recitare insieme. La tanto attesa scena del bagno in questo film,
in cui Rohr si confronta con Fitch, è dunque il primo dialogo in un
film tra Hoffman e Hackman, scritto durante le riprese del resto
del film. La scena è stata girata in un solo giorno, diverse
settimane dopo che Hackman e Hoffman avevano terminato tutte le
loro altre scene nel film. Hoffman ha in seguito dichiarato che
dopo che lui e Gene Hackman hanno filmato quest’ultima scena,
Hackman gli avrebbe detto “ora andiamoci ad
ubriacare“.
Il trailer di La
giuria e dove vedere il film in streaming e in TV
È possibile fruire di La
giuria grazie alla sua presenza su alcune delle più
popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è
infatti disponibile nei cataloghi di Chili Cinema, Google
Play, Apple iTunes e Amazon Prime Video. Per
vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà
noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale.
Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della
qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo
di mercoledì 8 giugno alle ore
23:25 sul canale Rai Movie.
La giuria, uscito nel 2003 e diretto da
Gary Fleder, porta sullo schermo l’omonimo romanzo
di John Grisham, adattandolo con alcune differenze
significative rispetto al testo originale. Se nel libro l’oggetto
della causa è un processo contro un’industria produttrice di
sigarette, nel film la vicenda viene traslata all’interno di
un’aula di tribunale in cui si discute la responsabilità delle armi
da fuoco. Questa scelta aggiorna e rende più attuale il conflitto,
mantenendo però intatta la tensione narrativa tipica dei legal
thriller tratti dalle opere di Grisham.
Il
film appartiene dunque al genere del courtroom drama, arricchito da elementi di
thriller e da un ritmo che alterna le manovre legali alle
strategie di manipolazione della giuria. Attraverso la regia
serrata e le interpretazioni intense di attori come John Cusack, Rachel Weisz, Gene Hackman e Dustin Hoffman, la storia mette in scena non
solo lo scontro tra avvocati, ma anche un vero e proprio gioco di
potere che si gioca nell’ombra, lontano dalla trasparenza della
legge. Ne risulta un racconto in cui la giustizia diventa un
terreno ambiguo, condizionato da denaro, influenze politiche e
interessi personali.
Tra i temi principali
emergono dunque la corruzione del sistema giudiziario, la
manipolazione dell’opinione pubblica e la sottile linea che separa
etica e vendetta. La pellicola riflette sulle fragilità di un
sistema che dovrebbe garantire equità, ma che si rivela vulnerabile
alle pressioni esterne. Al tempo stesso, mette al centro la
capacità di ribaltare gli equilibri di potere attraverso
l’intelligenza, l’astuzia e la determinazione personale. Nel resto
dell’articolo si analizzerà il finale del film, spiegandone il
significato e mostrando come esso dia compimento a questi temi
complessi.
La trama di La
giuria
La vicenda ha inizio a New Orleans,
quando un impiegato appena licenziato entra nel suo vecchio ufficio
sparando ai presenti per poi suicidarsi. Due anni dopo questa
tragedia, la vedova di una delle vittime decide di intentare causa
contro la società produttrice dell’arma usata dall’assassino,
colpevole per aver venduto la pistola con troppa facilità. Il
processo che ne consegue vede in ballo milioni di dollari e a
sostenere la moglie della vittima c’è Wendell
Rohr, avvocato vecchio stampo, mentre Rankin
Fitch, noto consulente per la composizione delle giurie
nei processi e qui impegnato nella difesa della società, non si fa
scrupoli a corrompere o minacciare la giuria per vincere.
Tra i giurati viene scelto anche
Nicholas Easter, un commesso il quale esprime in
più occasioni la sua contrarietà a far parte di quella giuria, ma
costretto ugualmente dal giudice a parteciparvi. Ben presto, la sua
presenza si rivelerà per Fitch essere un notevole ostacolo e
l’avvocato si troverà a dover indagare su quel misterioso uomo che,
nonostante abbia fatto di tutto per farsi escludere dalla
commissione, sembra in realtà dirigere i giochi dall’interno. Più
il processo va avanti, più Easter, Fitch e Rohr si troveranno
strettamente legati in modi inaspettati, che svelerano i limiti del
sistema giudiziario.
La spiegazione del finale del
film
Nel
terzo atto de La giuria, la tensione raggiunge il
culmine quando Fitch, convinto di poter comprare il verdetto,
decide di pagare i 15 milioni richiesti da Marlee. Intanto, grazie
alle informazioni recuperate da Doyle, scopre troppo tardi che Nick
e Marlee hanno un legame diretto con Gardner, la cittadina che in
passato aveva perso una causa simile contro i produttori di armi.
La loro azione non è dunque una mera truffa, ma una vendetta
pianificata con cura e radicata in una ferita personale. Nonostante
il sospetto, Fitch procede con il pagamento, ignaro che i due
stanno per ribaltare la partita.
Durante le deliberazioni, Nick convince i giurati a rivedere le
prove con attenzione, ribaltando la retorica del giurato Herrera,
schierato con la difesa. L’atteggiamento aggressivo di quest’ultimo
finisce per isolare i sostenitori di Vicksburg Firearms, aprendo la
strada a un verdetto clamoroso: la compagnia viene ritenuta
colpevole e condannata a pagare 111 milioni di dollari a Celeste
Wood. Alla fine del processo, Nick e Marlee si presentano da Fitch
con la prova del pagamento, minacciando di renderla pubblica se non
si ritirerà. Fitch, ormai sconfitto, scopre di essere stato
manipolato non per profitto personale, ma per un senso di giustizia
che va oltre il denaro.
La
spiegazione di questo finale risiede nella rivelazione delle vere
motivazioni di Nick e Marlee. Lungi dall’essere due semplici
truffatori, i protagonisti incarnano la voce di chi non ha avuto
giustizia, trasformando la corruzione del sistema in un’arma contro
se stessa. Il loro piano non punta a sovvertire il processo per
fini economici, ma a ridare dignità a chi era stato tradito in
passato dalla complicità tra grandi aziende e consulenti senza
scrupoli come Fitch.
In
questo senso, il verdetto finale non rappresenta soltanto la
vittoria di Celeste Wood, ma anche il riscatto morale dei
protagonisti e della comunità di Gardner. La giuria, influenzata
dal lavoro di Nick, non vota in base al denaro o alle
manipolazioni, ma seguendo il cuore e il senso di responsabilità
verso le vittime. La conclusione porta così a compimento i temi
centrali del film: la fragilità del sistema giudiziario, la
corruzione del potere e la possibilità di ribaltare le ingiustizie
attraverso l’intelligenza e la determinazione.
In ultima analisi,
La giuria ci lascia un messaggio forte: anche in
un sistema profondamente corrotto, la giustizia può emergere se
qualcuno è disposto a rischiare tutto per ripristinarne il valore.
Il film invita a riflettere sulla manipolabilità della legge e
sull’importanza di non cedere al cinismo, mostrando che la speranza
di un verdetto giusto risiede nella coscienza e nell’onestà delle
persone comuni.
Altri approfondimenti su film tratti dalle opere di John
Grishan
La
Giovinezza, il nuovo film di Paolo
Sorrentino in uscita nel 2015, ha ampliato il suo cast di
star, infatti dopo Michael Caine arrivano da Hollywood
altri premi Oscar come Rachel Weisz o nominati quali
Havey Keitel e Paul
Dano.
Prodotto dallo stesso team de
La Grande Bellezza, che saranno a Cannes
per cercare altri produttori e distributori internazionali, La
Giovinezza sarà sceneggiato dallo stesso Sorrentino che racconterà
il dramma di due vecchi amici (un regista e un ex direttore
d’orchestra) in vacanza sulle Alpi.
Durante questa incontro decidono di
affrontare il futuro insieme, con un occhio tra il felice e il
malinconico per l’entusiasmo alla vita che dimostrano i
giovani presenti nel loro hotel.
Indigo Film ha
appena pubblicato il primo teaser trailer che mostra finalmente le
immagini in movimenti di La Giovinezza, o
Youth, il prossimo film diretto da Paolo
Sorrentino. Dopo l’Oscar per il Miglior Film Straniero
ricevuto da La Grande Bellezza, il
regista torna stavolta con un film girato in lingua inglese, il
secondo per lui dopo This must be the
place. Ricordiamo che La
Giovinezza vanta un cast internazionale e vede la
presenza di Michael Caine, Rachel Weisz, Harvey Keitel, Paul
Dano e Jane Fonda.
La trama del film è la
seguente:
Fred Ballinger, anziano
direttore d’orchestra, risiede in vacanza sulle Alpi svizzere con
la figlia Leda e l’amico Mick, vecchio regista ancora in attività.
I due amici si trovano a pensare insieme al futuro, osservando con
curiosità le vite dei propri figli e degli ospiti dell’hotel in cui
risiedono. Mick trova delle difficoltà nel portare a termine il suo
ultimo film, mentre Fred si è ritirato dalle scene ormai da molti
anni; ma c’è ancora qualcuno che vuole ascoltare le sue sinfonie.
Infatti da Londra arriva un emissario della regina Elisabetta, che
lo invita a dirigere un concerto a Buckingham Palace in occasione
del compleanno del principe Filippo.
Ricordiamo che La
Giovinezza è stato prodotto da Nicola Giuliano,
Francesca Cima e Carlotta Calori, in co-produzione con la francese
Pathè e che il film sarà distribuito da Medusa Film.
Ecco ilnuovo trailer di
La Giovinezza, o
Youth, il prossimo film diretto da
Paolo Sorrentino. Dopo l’Oscar per il Miglior Film
Straniero ricevuto da La Grande Bellezza,
il regista torna stavolta con un film girato in lingua inglese, il
secondo per lui dopo This must be the
place. Ricordiamo che La
Giovinezza vanta un cast internazionale e vede la
presenza di Michael Caine, Rachel Weisz, Harvey Keitel, Paul
Dano e Jane Fonda.
La trama del film è la seguente:
Fred Ballinger, anziano
direttore d’orchestra, risiede in vacanza sulle Alpi svizzere con
la figlia Leda e l’amico Mick, vecchio regista ancora in attività.
I due amici si trovano a pensare insieme al futuro, osservando con
curiosità le vite dei propri figli e degli ospiti dell’hotel in cui
risiedono. Mick trova delle difficoltà nel portare a termine il suo
ultimo film, mentre Fred si è ritirato dalle scene ormai da molti
anni; ma c’è ancora qualcuno che vuole ascoltare le sue sinfonie.
Infatti da Londra arriva un emissario della regina Elisabetta, che
lo invita a dirigere un concerto a Buckingham Palace in occasione
del compleanno del principe Filippo.
Tempo fa lo aveva sostenuto lo
stesso Paolo Sorrentino, dopo il successo
de La Grande Bellezzasi
sarebbe dedicato ad un film più “piccolo”. Ebbene, da domani il
regista partenopeo sarà al lavoro sul set de La
Giovinezza, film che, a discapito delle premesse,
sembra essere meno piccolo di quanto ci si aspettasse.
La
Giovinezza, infatti, sarà una co-produzione firmata
Italia, Svizzera, Francia ed Inghilterra e vedrà nel cast
attori iconici quali i due volte premi Oscar Michael Cainee Jane
Fonda, il premio Oscar Rachel Weisz, Harvey
Keitel e Paul
Dano. Il film, la cui sceneggiatura, come di consueto,
è filmata da Paolo Sorrentino, sarà girato in
lingua inglese. A sostegno del regista premio Oscar ci
saranno Luca
Bigazzi (fotografia), David
Lang (musiche), Ludovica
Ferrario (scenografia), Carlo
Poggioli (costumi), Cristiano
Travaglioli (montaggio).
A produrre il film, per l’Italia
saranno come sempre Indigo
Film e Medusa, per la
Svizzera C-Films, per la
Francia Pathé e Bis
Film e per l’Inghilterra Number 9
Films. Medusa sarà distributrice del film
sul territorio italico, mentre Pathé
International si occuperà delle vendite nei territori
esteri. L’uscita de La Giovinezza è
prevista per il 2015.
Continua ad arricchirsi si stelle il cast del film
La Giovinezza il prossimo film del premio
Oscar Paolo Sorrentino. Infatti dopo le notizie di
ieri (Leggi Qui) oggi arriva la
conferma che anche l’attrice Jane Fonda
è entrata a far parte del cast del film che quindi ritroverà
l’attore Michael Caine dopo la loro ultime
esperienze insieme sul set ne E venne la
notte e California
Suite datate 1967 e 1978. Ovviamente al momento non
sappiamo quali saranno i ruoli di questo cast stellare ma sappiamo
che il film uscirà nel Maggio del 2015 e sicuramente sarà
all’edizione di Cannes di quell’anno.
Prodotto dallo stesso team
de La Grande Bellezza, che saranno a
Cannes per cercare altri produttori e distributori internazionali,
La Giovinezza sarà sceneggiato dallo stesso Sorrentino. La
giovinezza (Youth) parla di Fred e Mick,
due amici quasi ottantenni, in vacanza in un elegante albergo ai
piedi delle Alpi. Fred è un compositore e un direttore d’orchestra
in pensione, mentre Mick è un regista che lavora ancora. Mentre
quest’ultimo fatica per completare la sceneggiatura di quello che
immagina sarà il suo ultimo grande film, Fred non ha alcuna
intenzione di tornare alla musica, ma c’è qualcuno che vuole a
tutti i costi sentire le sue composizioni e vederlo di nuovo
dirigere un’orchestra.
Sono iniziate le riprese del nuovo
film del regista Premio Oscar, Paolo Sorrentino
che si intitolerà La Giovinezza e vedrà nel cast
attori del calibro di Michael Caine e Harvey
Keitel. Il primo set è stato allestito in campo San
Lorenzo ed è molto facile guardare in azione i due protagonisti e
il regista. La troupe si sposterà di continuo in laguna per
completare le sequenze. Le riprese sono iniziate ufficialmente il 9
Maggio e la pellicola è recitata interamente in lingua inglese. Nel
cast anche Rachel Weisz, Paul
Dano, Jane Fonda. Tra le location anche la Svizzera, e
l’Inghilterra.
La pellicola dovrebbe uscire nella
primavera del 2015.
Prodotto dallo stesso team
de La Grande Bellezza, che saranno a
Cannes per cercare altri produttori e distributori internazionali,
La Giovinezza sarà sceneggiato dallo stesso Sorrentino. La
giovinezza (Youth) parla di Fred e Mick,
due amici quasi ottantenni, in vacanza in un elegante albergo ai
piedi delle Alpi. Fred è un compositore e un direttore d’orchestra
in pensione, mentre Mick è un regista che lavora ancora. Mentre
quest’ultimo fatica per completare la sceneggiatura di quello che
immagina sarà il suo ultimo grande film, Fred non ha alcuna
intenzione di tornare alla musica, ma c’è qualcuno che vuole a
tutti i costi sentire le sue composizioni e vederlo di nuovo
dirigere un’orchestra.
Nel cast del film
confermati Michael Caine, Rachel
Weisz, Havey
Keitel e Paul Dano.
Le vediamo nelle loro
espressioni di marmo, nei loro corpi androgini che sembrano
rispecchiare l’assenza di emozioni in passerella. Eppure alla
presentazione del film, sul tappeto rosso di Cannes, Marine
Vacth ha ceduto alla commozione. Di sicuro non era la prima
volta che si trovava sotto i riflettori, tuttavia, questa volta non
ha messo in gioco solo la sua immagine ma anche il suo debutto da
attrice, dopo alcuni ruoli secondari. È lei la protagonista di
Giovane e bella, ultima pellicola di François
Ozon, in uscita il 7 novembre in Italia.
Quattro diverse melodie composte da
Françoise Hardy ci accompagneranno nelle quattro stagioni
dell’adolescenza di Isabelle, ognuna delle quali narrata dal punto
di vista di un personaggio (il fratello, un cliente, la madre e il
patrigno). La diciassettenne, dopo aver perso la verginità durante
l’estate, tornerà in città e inizierà, quasi per gioco, a
prostituirsi, fin quando, in uno degli incontri, un avvenimento
cambierà la sua vita.
Ad affiancare la Vacth,
ci sarà, nei panni della madre, Charlotte Rampling, nella
sua quarta collaborazione con Ozon, ma anche Géraldine
Pailhas,Frédéric Pierrot, Nathalie Richard e
Johan Leysen.
Un film girato con la consapevolezza
di dover rappresentare uno dei periodi più complessi della vita, un
periodo in cui, ha ammesso Ozon, “violentiamo il nostro corpo per
riuscire a sentirlo e spingere all’estremo i limiti”. La
prostituzione si prestava a questo scopo. Isabelle cresce in una
famiglia benestante, non ci sono problemi economici o famigliari a
turbarla, c’è solo la voglia di riconfigurare la sua identità: è
ancora ragazza, ma sta diventando una donna e, per farlo, cerca di
accumulare esperienza senza che a muoverla ci sia la perversione.
Il racconto dei diversi punti di vista è utile a far comprendere
allo spettatore che le trasformazioni che coinvolgono la ragazza in
primo luogo, hanno conseguenze sui personaggi che ha attorno.
Con la Trilogia del
Lutto (Sotto la sabbia, Il tempo che resta, Il
rifugio) il regista aveva sondato le dinamiche della
perdita e della rinascita, della vita e della morte, passando poi
per il successo internazionale con 8 donne e un
mistero, un noir che riportava in auge alcune importanti
attrici francesi (Catherine Deneuve, Fanny
Ardant, Isabelle Huppert, Emmanuelle Béart, Virginie
Ledoyen) e mescolava la commedia, il giallo e il musical.
Oltre alla straordinaria capacità di sperimentare i generi più
disparati, Ozon non disdegna di ispirarsi ad altre forme di
narrazione come il teatro (dapprima con Gocce d’acqua su
pietre roventi, 8 donne e un mistero, poi con Potiche
– La bella statuina, fino al più recente
Nella casa) e il romanzo (Angel
– La vita, il romanzo,Ricky – Una storia d’amore e
libertà).
È probabilmente uno dei registi che
tiene alta la qualità del cinema francese, ormai priva di Rohmer e
Truffautt. L’interesse per le dinamiche umane combinato a uno
spirito ironico, fa sì che anche la tematica della sessualità venga
trattata senza banalità e generalizzazioni.
Dal
12 febbraio al cinema, La gioia si inserisce nel solco
delicato e scivoloso dei film ispirati a fatti di cronaca nera, ma
sceglie consapevolmente di allontanarsi dal meccanismo del racconto
giudiziario o sensazionalistico. Liberamente ispirato alla vita
della professoressa Gloria Rosboch, il film non punta a ricostruire
una vicenda reale, ma a creare un clima emotivo: le attese, le
illusioni, le dipendenze affettive e le manipolazioni quotidiane.
Il punto di vista non è quello dell’indagine, ma dell’anima
ferita.
Gioia, professoressa di francese interpretata da Valeria Golino, vive una vita apparentemente
ordinaria e silenziosa: abita ancora con i genitori, non ha
relazioni sentimentali, si muove in uno spazio domestico e mentale
che sembra immobile. È una donna che ha imparato a desiderare poco,
o meglio, a non permettersi di desiderare. L’incontro con Alessio
Benedetti (Saul
Nanni), giovane inquieto e ribelle, rompe questo
equilibrio precario e apre una breccia che diventerà lentamente una
voragine.
Cortesia – Ufficio stampa Film Fosforo
Due velocità, una stessa prigione
Il
cuore tematico del film risiede nel rapporto tra Gioia e Alessio,
costruito come l’incontro tra due solitudini opposte e, al tempo
stesso, speculari. Gioia incarna la prigione di chi procede sempre
troppo lentamente, di chi ha rinunciato a vivere pienamente per
paura di affrontare la realtà. Alessio, al contrario, rappresenta
la prigione di chi corre troppo veloce, di chi vive solo col corpo
e i suoi impulsi, senza un vero centro emotivo. La sua esistenza è
sospesa in un vuoto di libertà apparente, mentre Gioia è
intrappolata in una “prigione dorata”: una casa accogliente, la
madre che prepara la cena, il letto sempre pronto, ma un’esistenza
che non le appartiene davvero. Alessio, invece, pur godendo di
autonomia, non possiede un luogo sicuro in cui sentirsi protetto;
la libertà diventa, paradossalmente, una forma di esilio
emotivo.
Il
film mostra con grande precisione come queste due velocità non si
compensino, ma come si alimentino reciprocamente, generando una
dinamica disfunzionale e dolorosa. Gioia proietta su Alessio la
speranza di un riscatto, di un amore tardivo e di un risveglio
emotivo, mentre Alessio vede in lei una presenza da sfruttare, un
appiglio emotivo ed economico. Eppure, a tratti, sembra che tra
loro possa nascere una vera reciprocità: è in quegli istanti, negli
abbracci spontanei o nelle ripetizioni di francese, che il film
sorprende lo spettatore, mostrando quanto fragile e al tempo stesso
magnetica possa essere la connessione tra due mondi così
distanti.
La gioia: il contesto familiare e la complicità
silenziosa
Attorno a questa relazione si muove un mondo adulto che dovrebbe
proteggere, ma che finisce invece per alimentare le mancanze,
consapevolmente o meno. La madre di Alessio, Carla (Jasmine
Trinca), è una figura ambigua: sospesa tra affetto e
controllo, incapace di porre limiti concreti al figlio o di
comprenderne davvero i turbamenti. Cosimo (Francesco
Colella), amico di famiglia, completa questo triangolo
inquietante, incarnando una complicità silenziosa che rende
l’intero sistema ancora più soffocante e privo di rifugio per chi
vi abita dentro.
Il film suggerisce con forza che il male non nasce mai nel vuoto,
ma all’interno di relazioni disfunzionali che si autoalimentano.
Nessuno è completamente innocente, nessuno completamente colpevole:
ciò che emerge è un tessuto umano fragile, incapace di riconoscere
l’abuso emotivo prima che sia troppo tardi.
Cortesia – Ufficio stampa Film Fosforo
Le interpretazioni: Golino e Nanni al centro
Valeria Golino offre una delle sue
interpretazioni più intense e dolorose. La trasformazione fisica
accompagna una metamorfosi interiore fatta di micro-espressioni,
posture chiuse, sguardi che chiedono senza osare. Gioia è un
personaggio costruito con enorme rispetto: mai ridicolizzata, mai
giudicata, sempre osservata nella sua vulnerabilità. Memorabile la
scena in cui ascolta Reality, celebre colonna sonora de
Il tempo delle
mele: un momento sospeso, quasi adolescenziale, che
restituisce tutto il bisogno d’amore e di riconoscimento della
protagonista.
Saul Nanni sorprende per la maturità con cui
interpreta Alessio. Il suo personaggio non è un “mostro”, ma un
giovane cinico, seduttivo, profondamente vuoto. La sua capacità di
alternare fascino e crudeltà rende ancora più disturbante la
dinamica della relazione, proprio perché credibile.
La sceneggiatura, vincitrice del Premio Franco Solinas 2021, nasce
dall’opera teatrale Se non sporca il mio pavimento – Un melò di
Giuliano Scarpinato e Gioia Salvatori. Questa origine teatrale si
avverte nella centralità dei dialoghi, nei lunghi confronti a due,
ma soprattutto nell’attenzione ai dettagli emotivi più che
all’azione. La regia sceglie la sottrazione, evitando picchi
melodrammatici e affidandosi a una messa in scena sobria, quasi
trattenuta, che amplifica il senso di inevitabilità. Il film è
stato presentato in concorso alle Giornate degli Autori,
nell’ambito dell’82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica
di Venezia nel 2025, distinguendosi come unico titolo italiano in
gara.
Cortesia – Ufficio stampa Film Fosforo
Amore, menzogna, opportunismo
La
gioia è un film che interroga lo spettatore su
confini scomodi: dove finisce l’amore e inizia l’opportunismo?
Quanto siamo disposti a credere alle bugie, pur di non affrontare
la solitudine? Il titolo stesso assume un valore amaramente
ironico: la gioia non è mai pienamente raggiunta, ma resta un
miraggio, una promessa continuamente rimandata.
Tra occhi che piangono e bocche che mentono, tra stagioni della
vita che si incontrano senza davvero comprendersi, il film
costruisce un ritratto doloroso e necessario della fragilità umana.
Non offre consolazione, né facili risposte. Ma lascia addosso
un’inquietudine persistente, che è forse il suo risultato più
onesto.
E’ l’Italia cinica, l’Italia degli
avvocati senza scrupoli e della cosiddetta “Gente Che Sta Bene” in
barba alla crisi: questo è l’affresco che dipinge Francesco
Patierno nella sua ultima commedia tragicomica tratta
dall’omonimo libro di Federico Baccomo (edito da
Marsilio).
Distribuito in 300 copie dal 30
Gennaio, La Gente Che Sta Bene narra la
storia del narcisista avvocato Umberto Maria Durloni
(Claudio
Bisio) che vede il suo successo nell’insuccesso del
prossimo, che si arricchisce sulle spalle degli altri, egoista e
furbo senza una vera e propria preparazione. Nella sua testa vive
in un mondo perfetto: ottimo lavoro, una moglie adorabile e
accondiscendente Carlita (Margherita
Buy), due figli e la possibilità di poter decidere lui
sempre le regole del gioco. Finché qualcosa incomincia a non
quadrare: il castello che si stava lentamente costruendo si tiene
su in un equilibrio precario.
Conosce la femme fatale Morgana
(Jennipher Rodriguez) con cui instaura da subito
un intesa: peccato che lui ami Carlita e lei sia la
bellissima moglie dell’avvocato squalo Patrizio Azzesi (un
inedito Diego Abatantuono da gli occhi blu) un
possibile futuro contatto di lavoro. Da qui è tutto un
susseguirsi di avventure tragicomiche. Si tratta di “chi la
fa la aspetti” ma anche di “dalle stelle alle stalle”.
La regia di
Francesco Patierno ritrae un perfetto quadretto
della situazione italiana, dove crisi, tasse e precarietà risultano
essere i problemi solo di qualcuno. Ma essendo il film un ritratto
della realtà, non è piacevole vederla rappresentata come sorta di
commedia. Il tono di tutto il racconto oscilla tra il comico e il
seriamente tragico, quasi deprimente. E’ un tipo di cinismo che
siamo così abituati a vedere tutti i giorni, che il personaggio
interpretato da Claudio Bisio risulta insopportabile
dall’inizio alla fine della pellicola. Stessa cosa che capita con
il ruolo antipatico ed estremamente negativo di Abatantuono. Per
quanto i ruoli calzino a pennello agli attori e risultino
credibilissimi, è fastidioso che dei personaggi così siano al
centro della storia e non siano invece comprimari.
Viceversa i ruoli femminili sono la
parte positiva di La Gente Che Sta Bene:
Margherita Buy ancora una volta regala una grande
interpretazione come donna vittima dell’ego dell’uomo che le sta
accanto, affidando a sguardi e silenzi più di quanto le parole
potrebbero dire. Dall’altra parte c’è la tormentata
Jennipher Rodriguez che, se inizialmente è
rappresentata come mela marcia che allontana dal tracciato il
protagonista, sarà poi anch’essa una vittima di questa società.
Venduto come commedia, con interpreti da classica commedia
italiana, il film farà uscire lo spettatore dal cinema con l’amaro
in bocca.
Arriva al cinema il 30
Gennaio il film La Gente Che Sta Bene per
la regia di Francesco Patierno. La storia, tratta
dall’omonimo romanzo di Federico Baccomo , dipinge
uno spaccato dell’Italia poco raccontato ma più che presente :
quella parte di popolazione , che in barba alla crisi, continua a
vivere bene, tra furberie varie e giochi di potere. A presentare a
Roma la pellicola , che sarà distribuita dalla 01 in 300 copie in
tutta Italia , è intervenuto tutto il cast Claudio
Bisio, Diego Abatantuono ,
Margherita Buy , Jennipher
Rodriguez e Carlo Buccirosso, oltre che
al regista Patierno e all’autore e
co-sceneggiatore Baccomo.
“L’obiettivo che io e Federico
Baccomo avevamo era quello di inserire , all’interno di storia che
poteva sembrare tutta al maschile, una sotto storia al femminile.
Non un elemento che fosse sbandierato dalle prime scene, piuttosto
volevamo trasmettere piano piano il messaggio allo spettatore.
“ commenta il regista Francesco Patierno in
merito alla sua visione del film. “E questa era una cosa che mi
affascinava molto del libro di Baccomo e realizzarla così è stata
una nostra volontà molto precisa.”
Claudio Bisio mette
subito in chiaro uno dei motivi che lo hanno spinto ad accettare il
ruolo del protagonista del film , l’odioso avvocato
Umberto:” Uno dei
motivi per cui sono felice di aver fatto questo film è aver
finalmente recitato con Margherita Buy – bisogna dirglielo quant’è
brava! Sia per come era stato disegnato il suo personaggio che per
come lei l’ha interpretato. Umberto è il personaggio più negativo
che io abbia mai interpretato, ma i silenzi di Margherita, l’amore
che dimostra per il mio personaggio lo salvano. Gli donano umanità.
E’ facile recitare quando hai 10 righe di copione da dire, ma i
silenzi, e la puntualità di Margherita sono preziosi e ci vuole
molta intelligenza per un’attrice nell’approcciare un ruolo
così.”
Accoglie timida i complimentiMargherita Buy,che ha il ruolo della moglie
dell’avvocato, Carlita :”
Per me questa è stata una bella occasione di rappresentare un
personaggio femminile che sapesse ciò che stava facendo. Una donna
che conosceva il suo valore, molto risolta, ma che riusciva
comunque ad andare avanti con accanto un uomo, diciamolo,
deficiente ed egoista. Un personaggio diverso e nuovo per me e che
mi è piaciuto molto.”E sul
suo ruolo intervienePatierno:”
Abbiamo molto lavorato sul libro, cambiando alcuni personaggi e
aggiungendo cose, e ad esempio abbiamo dato più spessore e
rilevanza al personaggio di Carlita. Anche se l’anima del libro
rimane molto presente.”
Per quanto il protagonista del film,
Umberto, sia facilmente detestabile, spetta a Diego
Abatantuono il ruolo di vero antipatico, con degli inediti
occhi blu mare. “Avevo proposto anche dei denti finti per fare
il mio personaggio più cattivo, ma non me l’hanno permesso!”,
commenta l’attore che si è presentato alla conferenza stampa con un
piccolo ventilatore portatile (n.d.r. siamo a gennaio!) per poi
addentrarsi nello spiegare il suo ruolo : “Il mio
personaggio è ben delineato. Ne ho fatti io di cattivi nei film, ma
questo è proprio uno stronzo! Mi ha dato tante soddisfazioni.
Interpretare ruoli negativi è molto piacevole perché poi vai a casa
e torni buono. Recitare con Claudio per me è un piacere e con
Patierno mi piace molto lavorare, è uno dei più bravi registi che
abbiamo in italia. Questo è film coraggioso, originale e
particolare. Un film che non si vede spesso : una denuncia di
uno spaccato di vita. Un settore poco frequentato e poco raccontato
nei film e per questo molto originale.”
Interviene anche l’attrice di
origini venezuelane Jennipher Rodriguez :
“Questo è il mio primo vero debutto cinematografico e sono
contentissima mi sia capitato un ruolo del genere. Tant’è che mi
sarebbe piaciuto recitare di più da quanto più piaciuta questa
sceneggiatura.” . “Di Jennipher mi ha impressionato la sua
spontaneità al provino, per questo l’ho scelta.” sottolinea
Patierno.
“Mi piace molto questo
lavoro: un anno fa ho lasciato la tv , Zelig in particolare ,
per dedicarmi totalmente al cinema. Ho 57 anni e quest’opportunità
non la considero eterna.Come
renzi, anch’io mi gioco tutto in pochi
mesi.“ si
confessa e scherza Claudio Bisio, ormai attore a
tempo pieno apprezzatissimo nelle commedie all’italiana.
“La Gente Che Sta Bene la considero una commedia ma a
tinte più forti. Quando Francesco Patierno mi ha parlato del
libro, quando ancora non c’era la sceneggiatura, l’ho amato da
subito. Perché questa è una comicità che io amo, questo cinismo,
che a volte mi viene da dire poco italiano ma in realtà alcuni film
italiani sono proprio così. Io sto molto attento a ciò che dice la
critica, e prendo sempre atto delle critiche di giornali e web e
vengo spesso accusato di buonismo nei miei film. Ecco non penso
proprio che questo film possa essere accusato di
buonismo.”
E cosa ne pensa l’autore del libro,
di questa trasposizione cinematografica
a cui ha anche partecipato come autore della
sceneggiatura?
“Ci ho messo tanto a trovare la
voce del personaggio mentre scrivevo il libro nel 2008. Il
personaggio di Umberto è un’uomo che si illude sempre. Non
illude solo gli altri, ma anche se stesso. E’ un tipo un po’
truffaldino che in ogni situazione vede solo la parte positiva
della medaglia.” risponde Federico Baccomo,
autore anche di Studio Illegale da cui è stato tratto un film con
Fabio Volo nel 2009. “La mia grande fortuna è stata che
Francesco Patierno ha capito da subito gli occhi del personaggio.
Ha capito che Umberto non è cattivo, ma goffo. E’ una persona che
non ha imparato bene la lezione. E poi nel libro Umberto parlando
con Carlita si immagina chi potrebbe interpretare la storia della
sua vita in un film e pensa a Claudio Bisio, e quando ho scoperto
che il lizza per il ruolo c’era proprio Bisio l’ho trovato molto
divertente. Al mio protagonista sarebbe piaciuta molto
quest’ironia!”.
La gemma della nostra vita è il dramma romantico
tratto dall’omonimo romanzo di Emily Spindle,
pubblicato nel 2017. Il film, diretto da Peter Benson, si
sviluppa attorno a una narrazione intima e malinconica che riflette
sulla memoria, sull’amore perduto e sulla possibilità di trovare
redenzione anche dopo gli errori più dolorosi. La pellicola riesce
così a trasportare su schermo le atmosfere delicate e sospese del
romanzo, mettendo al centro della narrazione il legame tra passato
e presente attraverso la metafora della “gemma” come simbolo di ciò
che si perde e di ciò che si conserva nel cuore.
Il
film racconta la storia di Benedict ed Emilia, due anime tormentate
che si perdono ma possono ancora ritrovarsi, se sceglieranno di
aprirsi al cambiamento. In bilico tra nostalgia e speranza,
La gemma della nostra vita
esplora i limiti del perdono e la forza del ricordo, mescolando
momenti di intensa introspezione con sequenze visivamente
evocative. Il titolo stesso allude a un oggetto carico di valore
affettivo, ma anche a ciò che ognuno custodisce come il proprio
tesoro più intimo e vulnerabile.
L’articolo che segue si
concentrerà in particolare sul finale del film, momento chiave in
cui tutte le linee narrative convergono e trovano compimento.
Verranno analizzati gli eventi conclusivi in modo dettagliato, così
da offrire una spiegazione approfondita del significato simbolico e
tematico dell’epilogo, dalla riconciliazione con il dolore
all’importanza della memoria e la possibilità di ricominciare. Un
viaggio che si chiude guardando al futuro, ma senza dimenticare le
ombre del passato.
Tom Everett Scott and Ella Ballentine in La gemma della nostra
vita
La trama di La gemma della nostra vita
Protagonista del film è
Benedict Stone, un gioielliere che vive su
un’isola nel Puget Sound, un’insenatura nel Nord-ovest Pacifico,
nello Stato di Washington. Dopo dieci anni di matrimonio, sua
moglie Emilia, un’insegnante e aspirante artista,
decide di lasciarlo. Il loro sogno di avere un figlio non si è mai
realizzato, e il peso del fallimento ha logorato il loro legame. La
solitudine di Benedict viene però spezzata dall’arrivo improvviso
di Gemma, un’adolescente vivace che si rivela
essere la figlia di suo fratello Charlie, con il quale non ha più
rapporti da vent’anni dopo una lite mai risolta.
Gemma dice di essere lì con il
consenso del padre, anche se non può contattarlo. La sua presenza
caotica porta scompiglio nella vita di Benedict, ma anche una
scintilla di novità. Affascinata dalle storie delle pietre preziose
che Benedict lavora, proprio come lo facevano un tempo i suoi
nonni, Gemma lo spinge a riscoprire la passione per il suo mestiere
e per la vita. Vedendo la sofferenza nascosta dello zio, decide di
aiutarlo a riconquistare Emilia, suggerendogli piccoli gesti
romantici e parole sincere. Ma Benedict dovrà anche confrontarsi
con il passato, ricucire il rapporto col fratello e affrontare le
sue paure.
Il significato del finale del
film
Nel finale di La gemma della
nostra vita, il protagonista riesce finalmente a fare pace
con se stesso e con le persone a lui più care. Dopo settimane
passate ad accudire sua nipote Gemma, che irrompe nella sua vita
all’improvviso, Benedict impara a sciogliere le proprie rigidità
emotive e a guardare oltre la monotonia e la chiusura che avevano
caratterizzato la sua esistenza. La svolta definitiva arriva quando
Benedict affronta la causa principale del suo malessere: la
separazione da sua moglie Emilia, con cui non era mai riuscito a
comunicare apertamente i propri sentimenti.
Mía Maestro and Tom Everett Scott in La gemma della nostra
vita
Dopo aver trovato la forza di
ammettere i propri errori, Benedict le scrive una lettera sincera,
dove esprime tutto il suo amore e la volontà di cambiare. Nel
frattempo, Gemma – che inizialmente era arrivata da lui in fuga da
una situazione familiare difficile – decide di tornare a casa,
portando con sé un bagaglio emotivo più leggero e un nuovo sguardo
sulla propria famiglia. Nel finale, saluta Benedict lasciandogli un
ciondolo fatto a mano con le pietre preziose del suo negozio: un
simbolo del legame profondo che hanno costruito e dell’importanza
di “brillare” anche nei momenti bui.
Questo gesto racchiude il cuore del
film: trovare luce nelle relazioni, nella comprensione reciproca e
nella volontà di guarire. Il film si conclude così con
Benedict che riapre il suo negozio di gioielli, questa volta con
uno spirito completamente nuovo. Non più luogo di mera routine, ma
spazio creativo e relazionale, dove ogni pietra lavorata assume un
significato simbolico. Poco dopo, Emilia fa il suo ingresso nel
negozio: i due si scambiano uno sguardo carico di emozione e si
abbracciano, segnando l’inizio di una riconciliazione
autentica.
Non ci sono parole, solo gesti che
parlano di perdono, fiducia e amore ritrovato. Il finale di
La gemma della nostra vita rispecchia così
perfettamente i suoi temi principali: la rinascita personale
attraverso l’amore e l’empatia, il valore della famiglia, e la
capacità di ricominciare anche dopo lunghi silenzi e
incomprensioni. Soprattutto, però, è un finale che esalta il
cambiamento quale atto coraggioso che permette di giungere a nuovi
orizzonti. È una chiusura dolce e ottimista, che celebra la
possibilità di brillare interiormente quando si sceglie di aprire
il cuore.
Passato a Venezia quasi un anno fa,
arriva nelle sale La gelosia, l’ultimo lavoro di
Philippe Garrel. Il cineasta francese figlio della
Nouvelle Vague, due volte Leone d’Argento, porta sullo schermo una
storia di famiglia: quella di suo padre – l’attore Maurice
Garrel – della fine dell’amore con sua madre – quando
Philippe è ancora un bambino – e della sua passione, la più grande
della vita, per un’altra donna, che lo lascerà.
La gelosia è una
storia di famiglia in tutti i sensi: Louis Garrel, figlio del regista, al quarto
film col padre, è protagonista nei panni di suo nonno Maurice,
mentre Esther Garrel, sorella di Louis, lo è anche
sullo schermo; sceneggiatura del regista e della sua compagna
Caroline Deruas, con Arlette
Langmann e Marc Cholodenko. La storia è
vista con gli occhi del protagonista maschile, guardato dal regista
con profondo affetto filiale, sottolineando un amore e un
accudimento mai venuti meno. La piccola Charlotte (vivace ed
efficace Olga Milshtein) che, con un cambio di
genere, è Philippe bambino, ricambia l’affetto paterno, affascinata
dalla nuova compagna del padre.
Scenografie essenziali, pochi
personaggi cardine, cinema della quotidianità, con momenti di vera
freschezza e spontaneità, tra cui quelli padre – figlia, o tra i
due fratelli. Il fulcro sono i rapporti genitori-figli e quelli di
coppia. Domina la difficoltà, soprattutto nel rapporto di coppia,
pur nell’amore. Difficoltà a comunicare, specie verbalmente.
Un bianco e nero che riporta
indietro, ma l’ambientazione è contemporanea. Cinema d’immagini:
ciascuna inquadratura è una precisa scelta, con elementi evocativi,
rimandi interni e simmetrie. Ciò che resta, non sono le parole,
dosate, ma gesti, sguardi, volti, silenzi. Su viso e mani si
sofferma in particolare il regista. Fotografia (bellissima, di
Willy Kurant) ed estetica sono estremamente
curate. I gesti del protagonista verso la sua amata – Claudia
(Anna Mouglalis), attrice in cerca d’affermazione
– esprimono sì amore, ma anche volontà di trattenere, di proteggere
ma al tempo stesso non lasciar andare, possessività, incapacità di
staccarsi anche fisicamente da chi si ama.
In Claudia domina
un’insoddisfazione, un desiderio di libertà che la porta ad
allontanarsi. Il film indaga, dunque, le dinamiche relazionali tra
due caratteri introversi, mostra un’emotività spesso trattenuta. Da
qui il rischio che possa apparire freddo, pur con due bravi
protagonisti, a chi è abituato a un cinema in cui tutto è esposto,
a volte anche sovraesposto, sia al livello fisico, che verbale.
Qui, invece, si richiede l’attivazione dello spettatore,
un’attitudine alla riflessione per cogliere la profondità del
lavoro, un maggiore impegno.
Ne vale certamente la pena, se
amate un’estetica del cinema significante, non fine a sé stessa,
l’attenzione ai dettagli (tra gli altri, una passione per i tessuti
rigati, una cartina di Venezia lido), un’efficace analisi di
relazioni tormentate e travagli interiori.
Quando le barriere sociali, nazionali
e razziali sono scavalcate da un unico e viscerale bisogno, e gli
artificiali confini annientati da una comune sete di speranza, un
film come La gabbia dorata non può che lasciarci di stucco
per la lealtà con cui tratta il dramma della migrazione e la sua
penosa esegesi in uno scenario empio, ostile. Il film è l’opera
prima per il regista Diego Quemada Diéz che si è
aggiudicato il Premio Gillo Pontecorvo al 66° Festival di Cannes, nonché quello di
Miglior Film alla 43° edizione del Giffoni Film Festival.
Juan, Sara e Samuel, tre sedicenni
del Guatemala debosciato e malfamato, alle prese con
un’interminabile e faticoso viaggio verso l’eldorado, la terra
promessa e tanto sognata, quell’America dorata che seppur dietro
l’angolo appare lontanissima. Lungo il cammino i tre ragazzi si
imbatteranno in Chauk, un indio del Chiapas, che insegnerà loro a
comunicare con il cuore e con l’anima.
Frustrazione e sofferenza, paura e
senso di smarrimento. La strada è lunga e insidiosa, con banditi e
poliziotti pronti a minacciare la loro corsa, mettendoli faccia a
faccia con la morte o rispedendoli nell’inferno da cui scappano. Ma l’eco di una vita
migliore e il fremito che li trascina verso Nord è inarrestabile,
tanto da rendere gli sconfinati binari un tassativo trampolino
verso l’inaudita libertà.
La pellicola si apre con un silenzio
tombale che ci trascina, dopo una rapida occhiata ai tre ragazzini,
nella foresta guatemalteca, nel cuore di una laconica wilderness,
dove a risuonare sono solo il rumore dei loro passi, il triste
lamento degli uccelli e il fruscio del vento. Un treno in corsa
fende la natura tentacolare. E quando la quiete lascia spazio al
commento musicale, a trapelare sono solo l’angoscia e l’avvilimento
per un viaggio che si preannuncia amaro e sfibrante. Un cammino che
non è solo una sorta di rito iniziatico verso la California, ma
anche e soprattutto un percorso di crescita, di conoscenza e di
scoperta.
Diego Quemada-Diez
scruta con la sua cinepresa al di là di barriere e grate, mostrando
la sua esigenza di scavare in profondità, e di riportare dettagli
apparentemente irrilevanti ma che danno la giusta misura a ciò che
vuole trasmetterci.
Una storia che affonda le sue radici
nella tragica realtà del Guatemala, e che il regista imbastisce a
partire da molteplici racconti di vita vissuta, prediligendo un
taglio documentaristico. Non un viaggio che pur ispirandosi alla
realtà, finisce per distaccarsene e diventare una storia meramente
cinematografica, ma un racconto minimale, semplice, girato in
Super16 che, sfruttando lentezza narrativa, recitazione spontanea e
budget esiguo, vuole comunicare un’estratto di vita
quotidiana e il suo intimo disagio.
Furiosa: A Mad
Max Saga arriverà nelle sale il mese prossimo e
Total Film ha rivelato un nuovo look di
Anya
Taylor-Joy (The New Mutants, Dune: Parte
Due) nei panni della versione più giovane della guerriera
delle terre desolate che abbiamo incontrato per la prima volta nel
capolavoro post-apocalittico di George Miller,
Mad
Max: Fury Road.
Il prequel inizia con Furiosa
che viene rapita dalla sua casa nel Luogo Verde delle
Molte Madri e viene coinvolta nella faida tra gli spietati signori
della guerra Dementus (Chris
Hemsworth) e Immortan Joe (Lachy
Hulme).
“Questa è senza dubbio l’odissea di una persona che viene portata via da
casa sua e trascorre il resto della sua vita cercando di tornare a
casa“, ha detto George Miller a EW in una
recente intervista. “Non voglio svelare troppo, ma il fatto è
che Furiosa, per sopravvivere come bambina in un mondo in extremis,
deve avere molte risorse innate“.
“Quello che è notevole è che
vediamo alcune persone sopportare [questi estremi] e comunque
emergere con un certo grado di magnificenza umana“, continua
il regista. “Altre ne sono schiacciate e si perdono per strada.
Così, dal comportamento della madre si può vedere il tipo di cose
che la figlia eredita nella storia. Penso che in un certo senso
siamo il prodotto dei nostri genitori e di quelli che sono venuti
prima. E come esseri umani prendiamo tutto quel materiale e
negoziamo il mondo. Credo che questa sia la storia di tutti noi, in
un modo o nell’altro. Ed è così anche in questa storia“.
Exclusive: George Miller’s epic return to
the Wasteland – Furiosa: A Mad Max Saga – is on the cover of the
upcoming issue of Total Film magazine!
The subscriber-exclusive cover is in the mail to subs now; the
newsstand cover (right) hits shelves on Thursday, 25 April!
pic.twitter.com/cbN39B8qmp
Furiosa: A Mad Max Saga, quello che sappiamo sul film
InFuriosa: A Mad
Max SagaAnya Taylor-Joy
assume il ruolo che è stato di Charlize Theron
in Mad Max: Fury Road. La
sinossi ufficiale recita: mentre
il mondo va in rovina, la giovane Furiosa viene strappata dal Luogo
Verde delle Molte Madri, e cade nelle mani di una grande Orda di
Motociclisti guidata dal Signore della Guerra Dementus.
Attraversando le Terre Desolate, si imbattono nella Cittadella
presieduta da Immortan Joe. Mentre i due tiranni si battono per il
predominio, Furiosa deve sopravvivere a molte prove e mettere
insieme i mezzi per trovare la strada di casa.
Taylor-Joy ha rivelato che il film
è molto diverso da Fury
Road. Mentre quest’ultimo era un “road movie” che si
svolge in pochi giorni, questo nuovo film è invece descritto come
un racconto più “epico, che si svolgesu un
piùlungo periodo di tempo, e in un certo senso impari a
conoscere Furiosa meglio in questo modo“. Atteso da molti anni
e a lungo bloccato da una disputa legale tra Miller e la Warner
Bros. il film è ora in fase di post-produzione. Furiosa è
scritto, diretto e prodotto da George
Miller insieme al suo partner di produzione di lunga
data Doug Mitchell. Oltre a Taylor-Joy, nel film
ci sarà anche Chris Hemsworth nel
ruolo del villain. Furiosa
debutterà nelle sale il 24 maggio 2024.
Guy Ritchie è un grande
narratore che intrattiene il pubblico con il suo stile dinamico da
quasi due decenni. Con i suoi film ha proposto nuovi contesti,
personaggi e modi di raccontare gli ambienti criminali, dando nuova
vita al gangster movie. Ogni suo lungometraggio è un’opera
estremamente riconoscibile e personale, il che lo rende uno dei
registi più apprezzati e ricercati da spettatori di tutto il mondo.
Mentre si attende in sala il suo nuovo film, The Ministry of Ungentlemanly Warfare, tra i
suoi titoli recenti più apprezzati vi è senza dubbio La furia
di un uomo – Wrath of Man (qui
la recensione), del 2021.
Remake del film francese del 2004
Cash Truck(Le Convoyeur), diretto da
Nicolas Boukhrief, questo lungometraggio lo vede
riunirsi con uno dei suoi attori feticcio, Jason Statham, dando vita ad un tesissimo
thriller d’azione incentrato su dei tentativi di furto ai danni di
furgoni blindati. Naturalmente c’è molto di più di questo, per un
film che ha ribadito – ammesso che ce ne fosse ancora bisogno – la
grande dimestichezza che Ritchie vanta con questo genere, tra scene
dal grande impatto adrenalinico fino alla gestione dei suoi
protagonisti e delle loro follie.
Per chi apprezza il regista, è
questo un film che segna quasi un ritorno alle origini e che
entusiasma proprio per la grinta con cui il tutto viene messo in
scena ed offerto allo spettatore. In questo articolo, approfondiamo
dunque alcune delle principali curiosità relative a La furia
di un uomo – Wrath of Man. Proseguendo qui nella
lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli
relativi alla trama, al cast di
attori e alla spiegazione del finale. Infine, si
elencheranno anche le principali piattaforme
streaming contenenti il film nel proprio catalogo.
Dopo un’imboscata mortale a una
delle loro auto blindate, la Fortico Securities con sede a Los
Angeles assume come guardia un misterioso nuovo dipendente,
Patrick Hill, che diventa noto semplicemente come
“H.” Mentre impara le basi dal partner Bullet, H
inizialmente sembra essere un tipo tranquillo e intenzionato
semplicemente a fare il suo lavoro per guadagnarsi da vivere. Ma
quando lui e Bullet diventano l’obiettivo di un tentativo di
rapina, le formidabili abilità di H vengono alla luce. Non solo è
un tiratore esperto che è ugualmente abile nel combattimento corpo
a corpo, ma H è anche spietato e letale.
Il cast del film
Ad interpretare Patrick Hill vi è
l’attore Jason Statham, qui alla sua quarta
collaborazione con Ritchie dopo Lock & Stock – Pazzi
scatenati (1998), Snatch – Lo strappo (2000) e
Revolver (2005). Due anni dopo sono tornati a lavorare
insieme per Operation Fortune (2023). Accanto a lui, nel ruolo
della guardia Haiden “Bullet” Blaire vi è l’attore Holt
McCallany, noto per essere stato uno dei due protagonisti
della serie Mindhunter. Josh Hartnett ricopre il ruolo di “Boy Sweat”
Dave Hancock, altra guardia della Fortico, mentre Jeffrey
Donovan è Jackson Ainsley, ex sergente di plotone.
Vi è poi nel film
Scott Eastwood nel ruolo di Jan, ex militare, guidato
da Jackson. Guy Ritchie è sempre stato un grande fan di
Clint Eastwood e quindi era entusiasta di poter
lavorare con suo figlio Scott in questo film. Completano il cast
Andy García nel ruolo dell’agente FBI King,
Eddie Marsan nel ruolo di Terry Rossi, un manager
di Fortico e Rob Delaney in quelli di Blake Halls,
boss della Fortico. Vi è poi in La furia
di un uomo – Wrath of Mananche la partecipazione del
cantante Post Malone nel ruolo di un
rapinatore.
La spiegazione del finale di
La furia di un uomo – Wrath of Man
Per tutta la durata di La furia
di un uomo – Wrath of Man, i furgoni blindati gestiti
dalla Fortico Security vengono costantemente presi d’assalto. Il
terzo atto ruota attorno a H che sventa il malvivente che non solo
ha compiuto tali assalti, ma ha anche ucciso suo figlio Dougie.
Alla fine del film, H non solo ottiene dunque la sua vendetta, ma
la compie nello stesso modo per cui è morto suo figlio. Mettendo
alle strette Jan, l’ultimo uomo rimasto in piedi della squadra che
ha rovesciato i blindati, H gli fa leggere il referto dell’autopsia
del figlio.
Si scopre dunque che, quando Jan ha
sparato a Dougie, ha colpito fegato, polmoni, milza e cuore. H
procede pertanto a sparare a Jan in ognuno di questi punti,
completando il suo piano di vendetta e ponendo fine a un lungo
gioco che ha portato avanti per diversi mesi e sotto una presunta
identità. Patrick Hill è infatti uno pseudonimo e che il suo vero
nome è Mason Hargreaves. Egli, inoltre, è a capo
di un impero criminale e ha anche legami con l’FBI, ricevendo da
loro le informazioni necessarie per scoprire l’identità della banda
che ha ucciso suo figlio nella rapina che apre il film.
Poiché i rapinatori che hanno ucciso
suo figlio sembrano colpire solo i camion della Fortico Security, H
elabora dunque il piano di farsi assumere dalla compagnia. Non deve
attendere molto perché i rapinatori tentino di rovesciare il camion
in cui è presente H, ed è allora che egli può sfoggiare tutte le
sue letali abilità, portando a termine la propria vendetta,
smascherando anche il tradimento di Bullet, che lavora segretamente
per il gruppo di rapinatori. Fatto ciò, al termine di La furia
di un uomo – Wrath of Man, Mason può dunque tornare
alle sue solite attività, potendo contare sulla protezione
dell’FBI.
Il trailer di La furia di
un uomo – Wrath of Man e dove vederlo in streaming e in
TV
È possibile fruire di La furia
di un uomo – Wrath of Man grazie alla sua presenza su
alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in
rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di
Apple
TV e Prime Video. Per vederlo, una volta
scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo
film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di
guardarlo in totale comodità e ad un’ottima qualità video. Il film
è inoltre presente nel palinsesto televisivo di giovedì 25
aprile alle ore 21:20 sul canale
Rai 2.
La furia dei titani (Wrath of the
Titans) è un film previsto per il 2012 diretto da Jonathan
Liebesman, sequel di Scontro tra titani del 2010. Già nel
marzo del 2010 si è iniziato a parlare di un sequel, ancora prima
dell’uscita nelle sale di Scontro tra titani. Ad aprile 2010 è
stato comunicato che il regista Louis Leterrier
non avrebbe diretto il sequel, ma che sarebbe stato produttore
esecutivo della pellicola.
Lo sceneggiatore Greg
Berlanti ha iniziato a scrivere una storia, ma nel giugno
2010, la Warner Bros. ha assunto David Leslie Johnson e Dan Mazeau
per scrivere la sceneggiatura. Inoltre viene comunicato che il film
sarà girato direttamente in 3D, e non successivamente convertito.
Nel mese di agosto 2010, il The Hollywood Reporter annuncia che
Jonathan Liebesman ha firmato un accordo per dirigere il
sequel.
Nel settembre del 2010, Liebesman
ha confermato la presenza di Sam Worthington,Ralph
Fiennes e Liam
Neeson anche nel sequel. Al cast si aggiungono
Bill Nighy nel ruolo di Efesto, Toby Kebbell, nel ruolo di Agenore,
e Édgar Ramírez nei panni del Dio della guerra Ares,
precedentemente interpretato da Tamer Hassan. Per il ruolo di
Andromeda, interpretato da
Alexa Davalos in Scontro tra titani, si è fatto il
nome di varie attrici, tra cui Hayley Atwell, Janet Montgomery, Dominique
McElligott e Clémence Poésy. Infine la parte è stata assegnata a
Rosamund Pike. Le riprese sono iniziate il 23
marzo 2011, negli studi di fuori Londra. Successivamente le riprese
hanno avuto luogo a Surrey, Inghilterra, e nelle Isole Canarie, più
precisamente sulle isole di Tenerife e La Gomera. Il film verrà
distribuito negli Stati Uniti, Regno Unito e Italia il 30 marzo
2012.
Torna sugli schermi in La
Furia dei Titani l’eroe mitologico Perseo sempre
impersonato da Sam Warthington che dopo Scontro
tra Titani si cimenta in questa seconda impresa eroica; dopo aver
sconfitto il kraken Perseo questa volta deve vedersela direttamente
con Crono, il padre del padre degli dei, suo padre (!).
Ne La Furia dei
Titani, Perseo, figlio di Zeus, ha rinunciato a governare
il mondo dall’Olimpo insieme al padre divino. Ha scelto la sua
parte mortale e vive con il figlio Helios (la moglie Io è morta) in
una piccola comunità di pescatori. Ma gli uomini ormai non pregano
più e i poteri divini degli dei si stanno assottigliando
riducendoli a comuni mortali e provocando anche la distruzione di
tutto ciò che essi hanno edificato. Tra queste opere c’è la
prigione del Tartaro, dove Zeus, con i fratello Poseidone e Ade, ha
rinchiuso Crono, il padre che voleva divorarli. Toccherà ai figlio
degli dei andare in soccorso dei propri padri, e così Perseo
dissotterra la spada e parte di nuovo all’avventura a cavallo di
Pegaso. Con lui la principessa Andromeda e Agenore, figlio
scapestrato di Poseidone.
La Furia dei Titani, il film
Archiviato il regista Louis
Leterrier, che diresse Scontro tra
Titani, il testimone è passato a Jonathan
Liebesman, già regista di World Invasion,
che gestisce molto bene il 3D, principale pecca del film precedente
che era stato riconvertito. Di questo film si sapeva già che la
trama sarebbe stata un terribile insalata: personaggi mitologici,
divinità e semidei vengono infatti indebitamente sovrapposti e
imparentati in un gioco perverso di snaturamento della mitologia
che gli americani fanno quasi con piacere. Questo premettendo,
La Furia dei Titani è una pellicola di puro
intrattenimento, divertente e ottimamente realizzata, con un ritmo
serrato, sequenze d’azione efficaci e degli effetti speciali
davvero notevoli. Ottimo il 3D che riesce ad essere funzionale alla
spettacolarizzazione e al racconto stesso, soprattutto nelle belle
sequenze in cui scendiamo nell’Ade e arriviamo al Tartaro.
Il cast di La Furia
dei Titani, oltre al ritorno di
Warthington, annovera i due pezzi da novanta
Liam Neeson e Ralph Fiennes che riprendono rispettivamente
le tuniche di Zeus e Ade; nuova attrice invece per la regina
Andromeda, tolta di mezzo Alexa Davalos, il ruolo è stato ora affidato
alla bionda
Rosamund Pike, forse non proprio a suo agio nei
corsetti e nei gonnellini da guerriera; infine Edgar Ramirez è Ade, dio della guerra e figlio
rancoroso, mentre Toby Kebbell è il cugino
Agenore, figlio di Poseidone, ladro, bugiardo, ma dalla fede salda
e dal cuore d’oro. La Furia dei Titani non ha
pretese, si offre allo spettatore per quello che è, un’ora e
quaranta di divertimento con gli occhialini sul naso.
Dopo il buon successo di Scontro tra titani, film epico del 2010, la Warner
Bros. decise di realizzare quanto prima un sequel diretto.
Cavalcando l’onda dell’interesse per i film di genere epico e
mitologico, è così arrivato in sala nel 2012 La furia dei
titani (qui la recensione). Alla regia
vi è Jonathan
Liebesman, mentre nel cast si ritrovano alcuni degli
attori presenti nel precedente capitolo insieme a diversi notevoli
nuovi ingressi.
Se Scontro tra titani era
il remake dell’omonimo film del 1981, La furia dei
titani dovette fare affidamento su una storia originale,
con personaggi ed elementi però derivati dalle opere precedenti.
Dopo un lungo processo di scrittura si arrivò così a confezionare
una storia ancor più epica, ricca di azione ed avventura. In
particolare, il film è stato da subito girato tramite la tecnologia
del 3D, e non successivamente riconvertito.
Al momento dell’uscita in sala,
tuttavia, La furia dei titani non riuscì ad
eguagliare il successo del precedente film. L’interesse vero tale
tipologia di film sembrava già essersi in parte spento. Rivedere
oggi il film può però favorire una sua riscoperta. Prima di
lanciarsi in una nuova visione, però, può essere utile essere a
conoscenza di alcune curiosità legate al titolo. Dalla
trama al cast di attori e fino
alle piattaforme che rendono disponibile il film
in streaming, proseguendo nella lettura si potrà scoprire tutto
ciò.
Dieci anni dopo aver sconfitto il
mostruoso Kraken, Perseo cerca di trascorrere una
vita più tranquilla facendo il pescatore e allevando da solo il
figlio di 10 anni, Helius. Mentre egli svolge tali
attività sulla terrà, però, nei cieli e negli inferi scoppia
un’agguerrita lotta per il potere tra Dei e Titani. Indeboliti
pericolosamente dalla mancanza di devozione dell’umanità, gli Dei
stanno perdendo il controllo dei Titani prigionieri e del loro
feroce capo, Crono, padre dei fratelli
Zeus, Ade e
Poseidone.
Nel momento in cui Zeus viene
tradito e confinato nell’Ade, ad essere minacciata è anche la terra
stessa. È a quel punto Perseo non può più far finta di nulla. Con
l’aiuto della regina guerriera Andromeda, di
Argenor, il figlio semidio di Poseidone, e del Dio
caduto in disgrazia Efesto, egli si addentrerà
coraggiosamente nel pericolosissimo oltretomba per liberare il
padre Zeus, rovesciare i Titani e salvare il genere umano.
Il cast del film
Per interpretare il ruolo dell’eroe
Perseo, lo studios decise di assegnare nuovamente il ruolo
all’attore Sam
Worthington, il quale si sottopose ad un ulteriore
allenamento volto ad implementare la sua muscolatura. La
lavorazione del film fu comunque particolarmente intensa e
complessa per lui, che dovette trovarsi a gestire il peso
dell’armatura anche durante le sequenze più complesse e dinamiche
del film. La sua interpretazione è però poi lodata anche più di
quanto accaduto con il precedente film.
Accanto a lui, in La
furia dei titani, si ritrovano poi una lunga serie di
attori particolarmente noti del cinema statunitense. Il primo di
questi è Liam Neeson,
che riprende il ruolo di Zeus. Ralph
Fiennes è invece nuovamente presente nei panni del dio
Ade, ruolo per il quale si è preparato studiando i principali miti
a cui questi è legando. Così facendo ha avuto modo di costruire il
carattere del suo personaggio. L’attrice AlexaDavalos, che nel precedente film interpretava
il ruolo della principessa Andromeda, viene qui sostituita da
RosamundPike.
Pike si preparò al ruolo prendendo
spunto da celebri condottieri del cinema, tra cui il protagonista
di Braveheart. Danny
Huston riprende il personaggio del dio Poseidone,
mentre Édgar
Ramirezè il nuovo entrato nei panni del villain
Ares. Bill
Nighy, invece interpreta Efesto, alleato di Perseo.
Completano il cast gli attori Toby Kebbell nel
ruolo di Agenor e John Bell in quelli di Elio.
Nel corso della realizzazione di
La furia dei titani, era stato già confermato un
terzo capitolo di quella che sarebbe dunque divenuta a tutti gli
effetti una trilogia. Il film avrebbe dovuto chiamarsi La
vendetta dei titani, e le riprese sarebbero dovute
iniziare poco dopo l’uscita del secondo film. Il risultato
decisamente inferiore al box office di quest’ultimo, però, spinse
lo studios di produzione a bloccare la lavorazione del terzo
film.
Nel 2013, infine, Worthington ha
affermato che è altamente improbabile che tale film conclusivo
della trilogia venga realizzato, e nello stesso anno i produttori
confermano la notizia indicando la mancanza di idee convincenti per
la storia quale principale causa. Ancora oggi, ad oltre un
decennio, i discorsi riguardanti un terzo capitolo sono pressocché
inesistenti, cosa che sembra dunque confermare come questo non
verrà mai realizzato.
Il trailer di La furia
dei titani e dove vedere il film in streaming e in TV
Gli appassionati del primo film
possono fruire di questo sequel grazie alla sua presenza su alcune
delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete.
La furia dei titani è infatti disponibile nei
cataloghi di Rakuten TV, Google Play, Apple
TV, Now e Prime Video. Per vederlo, una volta
scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo
film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di
guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il
film verrà inoltre trasmesso in televisione giovedì
6giugno alle ore 21:00
sul canale 20 Mediaset.
Dieci anni dopo aver sconfitto il
mostruoso Kraken, Perseus (Worthington) — il semidio figlio di Zeus
(Neeson) — cerca di trascorrere una vita più tranquilla facendo il
pescatore e allevando da solo il figlioletto di 10 anni, Helius.
Intanto scoppia una lotta per il potere tra Dei e Titani.
Indeboliti pericolosamente dalla mancanza di devozione
dell’umanità, gli Dei stanno perdendo il controllo dei Titani
prigionieri e del loro feroce capo, Crono, padre dei fratelli Zeus,
Ade (Fiennes) e Poseidone (Danny Huston), che in passato lo avevano
rovesciato e condannato a marcire negli abissi del Tartaro, una
tenebrosa prigione sotterranea nel profondo degli inferi.
Perseus non può far finta di nulla quando Ade, insieme ad Ares
(Edgar Ramírez) il devoto figlio di Zeus,
tradisce e stringe un accordo con Crono per catturare Zeus. La
forza dei Titani cresce sempre di più, mentre diminuisce quella di
Zeus, e sulla terra si scatena l’inferno.
Con l’aiuto della regina guerriera Andromeda (Rosamund Pike), di Argenor (Toby Kebbell) il
figlio semidio di Poseidone, e del Dio caduto in disgrazia
Hephaestus (Bill Nighy), Perseus si addentra coraggiosamente
nell’oltretomba per salvare Zeus, rovesciare i Titani e salvare il
genere umano.
Ecco il video backstage
de “La Chimera” , un demone che sputa fuoco e assume la forma d un
insieme di tante bestie. Scopri le curiosità su questo personaggio
nelle interviste alla troupe. Vi ricordiamo è già disponibile la
nostra recensione de La
Furia dei Titani.