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Lost: spiegazione del finale, cosa succede ai passeggeri del volo Oceanic 815?

Nei primi anni 2000, J.J. Abrams, Damon Lindelof e Carlton Cuse hanno creato una serie televisiva innovativa che ha intrappolato gli spettatori nella sua mitologia in continua espansione. Lost ha debuttato nel 2004, con un episodio pilota memorabile che ha catturato l’attenzione del mondo intero, ed è diventato rapidamente una sensazione di fantascienza con un fandom molto appassionato. Lost poneva un’infinità di domande che, visto il rinnovo anticipato per tre stagioni, la maggior parte dei fan si aspettava trovassero risposta.

Tuttavia, quando la sesta e ultima stagione è stata rilasciata, settimana dopo settimana, sono state sollevate altre domande e alla fine non sono arrivate risposte sufficienti. L’accoglienza del finale della serie è stata e continua a essere divisiva, tanto da essere inserito in alcune delle liste dei migliori e peggiori finali del pubblico. In retrospettiva, la stagione finale di Lost non era incentrata sull’ottenimento di risposte, almeno non principalmente. Si trattava di concludere le storie dei nostri amati personaggi attraverso l’esclusivo dispositivo di narrazione a doppia linea temporale che era il fulcro della serie.

Lost esplorava realtà alternative e fantascienza complessa

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© Walt Disney Television

Per le prime tre stagioni di Lost, i flashback sono stati essenziali per conoscere i passeggeri del volo Oceanic 815. Introdotti nel finale della terza stagione e proseguiti nella quarta, i flashforward ci hanno permesso di dare uno sguardo alle vite di coloro che sono riusciti a fuggire dall’isola. Nella stagione 5, le storie a doppia ambientazione sono continuate con parti ambientate nel presente dell’isola e altre negli anni ’70, al culmine dell’Iniziativa DHARMA. Alla fine della quinta stagione, Jack (Matthew Fox) e l’equipaggio cercano di prevenire l’incidente che ha reso l’isola una sacca di energia elettromagnetica. In caso di successo, si sarebbe evitato l’incidente aereo che ha dato il via a tutto.

La sciatta sesta stagione di Lost inizia e il piano sembra aver funzionato: vediamo Jack sull’aereo che vola attraverso alcune turbolenze, ma alla fine riesce ad arrivare a Los Angeles. A rafforzare ulteriormente questa idea, c’è un’inquadratura che mostra l’isola sul fondo dell’oceano. Ma subito dopo i titoli di testa, i sopravvissuti vengono mostrati di nuovo sull’isola del presente. Sono solo riusciti a chiudere il cerchio temporale e tutto è andato come doveva andare. Lo scenario senza incidente era una realtà alternativa, il flash sideways. Per la maggior parte della stagione, il pubblico ha condiviso il dubbio su quale fosse il vero significato delle storie in quella linea temporale. La maggior parte di esse era troppo simile ai flashback visti in precedenza, solo con lievi cambiamenti che includevano più collegamenti tra i passeggeri.

La sesta stagione di Lost ha sacrificato lo sviluppo dei personaggi per la trama

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© Walt Disney Television

Anche la sesta stagione di Lost ha avuto un inizio difficile per quanto riguarda la linea temporale dell’isola. Per uno show così incentrato sui personaggi, nella sesta stagione ci sono state alcune trame che sembravano essere state inserite solo per far avanzare la trama. Sawyer (Josh Holloway), ad esempio, arrabbiato con Jack per la morte di Juliet (Elizabeth Mitchell), si schiera con l’Uomo in Nero. Claire (Emilie de Ravin) torna dopo l’assenza dalla quinta stagione, ma il contagio della malattia da parte dell’Uomo in Nero l’ha resa un cattivo senza un vero sviluppo.

Kate (Evangeline Lilly) è divisa tra l’assicurarsi che Sawyer stia bene e convincere Claire a tornare da suo figlio Aaron. Nel tentativo di salvare Sayid (Naveen Andrews) dalla morte, anche lui è stato infettato dalla Malattia. Dogen (Hiroyuki Sanada) è un nuovo personaggio che viene frettolosamente introdotto come leader di un’altra fazione di Altri e guardiano di un tempio di cui non si era mai sentito parlare. Nel frattempo, la presenza di Locke (Terry O’Quinn) era solo fisica, poiché l’Uomo in Nero continuava a usare il suo aspetto per manipolare coloro che erano disposti a eseguire i suoi ordini.

La sesta stagione di Lost ha avuto ricongiungimenti e perdite emozionanti, come quella di Sun e Jin

Dopo un notevole squilibrio nella prima metà della stagione finale di Lost, la seconda metà ha portato maggiore chiarezza sul significato di tutto ciò. Desmond Hume (Henry Ian Cusick), uno dei migliori personaggi introdotti dopo la prima stagione, è diventato il collegamento tra l’isola e la realtà dei flash-sideways. In quest’ultima, ha intrapreso un viaggio per risvegliare tutti, preparandoli a ciò che sta per accadere. Mentre i personaggi continuavano ad amalgamarsi, si sono verificati i tanto attesi ricongiungimenti – Charlie (Dominic Monaghan) e Claire, Hurley (Jorge Garcia) e Libby (Cynthia Watros), Faraday (Jeremy Davies) e Charlotte (Rebecca Mader), e Ben (Michael Emerson) con Danielle (Mira Furlan) e Alex (Tanya Raymonde) – dando una conclusione soddisfacente alle storyline precedentemente interrotte. Anche la resa emotiva sull’isola è stata intensa. Dopo il finale straziante della quarta stagione, Sun (Yunjin Kim) e Jin (Daniel Dae Kim) sono rimasti lontani per anni. Dopo essersi lasciati alle spalle la figlia, Sun torna sull’isola e si riunisce a Jin solo per pochi istanti prima di annegare nel sottomarino di Charles Widmore (Alan Dale). Durante lo stesso incidente subacqueo, Sayid si riscatta sacrificandosi per salvare gli altri da una bomba.

La storia delle origini dell’Uomo in Nero viene rivelata in “Across the Sea”.

In quello che può essere considerato l’episodio più controverso della stagione, se non dell’intera serie, è stata finalmente spiegata l’eterna lotta tra Jacob (Mark Pellegrino) e l’Uomo in Nero (Titus Welliver). Essendo nati gemelli e cresciuti dalla Madre (la sorprendente guest star Allison Janney), questa li ha confinati a non lasciare mai l’isola. L’Uomo in Nero la uccide e Jacob lo uccide praticamente a sua volta gettandolo nel tunnel di luce che avrebbe dovuto sorvegliare. Questo rompe il mito secondo cui Jacob era puramente buono e l’Uomo in Nero puramente malvagio. È vero che Jacob ha dedicato la sua esistenza a impedire che l’Uomo in Nero si scatenasse nel mondo esterno, ma è stato lui il responsabile della sua trasformazione in un mostro invincibile.

La conversione di Jack in un uomo di fede, contrariamente all’uomo di scienza che era, completa la sua narrazione. Accettando l’offerta di Jacob di essere il guardiano dell’isola, ha sacrificato il suo futuro. Così, i flashforward gli hanno dato la possibilità di realizzare ciò che gli è mancato nella vita: essere padre. La presenza di David (Dylan Minnette) in quella linea temporale permette a Jack di dimostrare a se stesso che non era suo padre. David è probabilmente il motivo per cui Jack era più restio a svegliarsi, quindi è straziante quando Locke gli dice che non ha un figlio. Il cerchio si chiude quando Jack finalmente si ricongiunge con Christian (John Terry) in chiesa per condurlo alla luce.

Erano morti per tutto il tempo in Lost?

Innanzitutto, dichiariamo l’ovvio. I passeggeri del volo Oceanic 815 di Lost non erano “morti per tutto questo tempo”. Il fatto che la realtà dei flash-sideways si sia svolta nell’aldilà non significa che siano morti nell’incidente aereo o che tutto sia stato un sogno. Quello che è successo sull’isola è stato reale. Ogni singolo momento di amore, rabbia, disperazione, sollievo, tristezza e gioia è accaduto. Per coloro che sono stati abbastanza fortunati da lasciare l’isola, le loro vite sono continuate e alla fine sono morti. La realtà del flash sideways rappresenta un luogo senza tempo in cui tutti erano destinati a incontrarsi di nuovo dopo la loro morte e ad andare avanti insieme.

Ma perché alla fine erano tutti lì? È una domanda valida. Dopotutto, dovevano avere amici e familiari con cui avrebbero voluto passare l’eternità, invece di un medico a caso del posto 23B. Ma questo era lo scopo dell’intera serie di Lost. Il dottor Jack Shephard non era più un incontro casuale nelle loro vite. Il trauma condiviso da queste persone rappresentava il momento più profondo e significativo della loro vita. Era il momento in cui imparavano e crescevano di più. A prescindere dal sentimento che si prova nei confronti dell’intera vicenda, la scena finale in chiesa, insieme alla colonna sonora di Michael Giacchino, ha toccato le note giuste e strazianti che un finale deve evocare negli spettatori.

Sebbene la maggior parte dei fan si aspettasse che l’ultima stagione di Lost risolvesse i misteri in sospeso, il risultato finale è stato più che altro un’esplorazione metafisica della chiusura. Le trame in flash-sideways sembravano inizialmente insignificanti, ma hanno finito per costruire il nucleo dei momenti finali dello show. Per alcuni è stato soddisfacente, per altri no, ma ciò che resta vero è che Lost si è consolidato come un elemento di disturbo della cultura pop di cui ancora oggi si parla e si guarda in streaming. La sua formula ha cercato di essere replicata da altri show, ma resta il fatto che Lost è ancora un progetto unico nel suo genere che non ha ancora trovato il suo riscontro.

Lost: 10 cose che non sai della serie cult

Lost: 10 cose che non sai della serie cult

Lost ha rivoluzionato completamente il concetto di serie ed è rimasta nell’immaginario per il talento dei suoi attori, per la storia avvincente e per il fatto di aver saputo rapire gli spettatori.

Dal 2004 al 2010, questa serie ha accompagnato milioni di persone in tutto il mondo, tra avventure, racconti personali e varie vicende tali da far sentire il pubblico coinvolto mentalmente ed emotivamente.

Ecco, allora, dieci cose da sapere su Lost.

Lost episodi

1. Sono stati realizzati più di 100 episodi. Lost è una serie che ormai è diventata un cult e viene ancora rivista dopo circa 10 anni dalla fine. La serie si è composta di sei stagioni, con un totale di 114 episodi che si sviluppano lungo una durata media di circa 45 minuti.

2. Esistono degli episodi speciali. Una serie come Lost ha avuto modo di dare vita ad alcuni episodi speciali, circa un paio per ogni stagione, per un totale di 13. Queste puntate sono servite per fornire degli approfondimenti o dei riassunti di episodi già trasmessi.

Lost trama

3. Sopravvissuti su un’isola. Lost racconta la storia dei 48 sopravvissuti ad un aereo precipitato su un’isola disabitata, mentre stava volando da Sydney a Los Angeles il 22 settembre 2004. Queste persone cominciano ad organizzarsi per sopravvivere fino all’arrivo dei soccorsi che sembrano non arrivare mai. Ma l’amara scoperta non tarda ad arrivare: l’aereo precipitato era uscito di circa mille miglia dalla rotta previste e sull’isola in cui si trovano avvengono strani fatti.

4. Le tensioni tra i superstiti. Dopo l’incidente aereo, i sopravvissuti si trovano nelle condizioni di dover convivere forzatamente, pena la sopravvivenza, in attesa che qualcuno li possa trovare e sperando di riuscire a fuggire. Questa convivenza darà luogo a situazioni di tensione e alla nascita di amicizie impensate, con la rivelazione di storie e segreti personali.

Lost: spiegazione del finale

Lost: spiegazione del finale

5. Sentirsi parte di un tutto. Bando agli spoiler, la fine di Lost è stato dei colpi di scena più rilevanti degli ultimi anni e, sebbene possa sembrare intricata, la spiegazione è molto semplice. I personaggi non fanno altro che rappresentare l’essere umano che si trova ad essere parte di un tutto, in cui ognuno conta qualcosa, ha il proprio compito e le proprie decisioni hanno delle conseguenze che riguardano l’intero universo.

Lost cast

6. Josh Holloway ha contribuito a modificare il suo personaggio. Sawyer è uno dei personaggi di Lost ed era stato inizialmente concepito per essere vecchio, disinvolto e un artista esperto della città di Buffalo. Tuttavia, quando Josh Holloway dimenticò una battuta alla sua audizione, prendendo a calci la sedia ed imprecando, gli autori ne presero spunto per far diventare il personaggio più oscuro e del sud.

7. Michael Keaton stava per essere ingaggiato. In origine, Michael Keaton era stato scelto per interpretare Jack. Nella prima stesura della sceneggiatura, Jack doveva essere ucciso dal mostro dopo essere arrivati alla cabina di pilotaggio. La ABC disse però ai produttori che non avrebbero dovuto uccidere l’eroe così presto e la sceneggiatura venne cambiata. A causa di ciò, Keaton si ritirò dal ruolo perché non voleva impegnarsi in una serie regolare.

8. Evangeline Lilly è stata una degli ultimi attori ad essere stata scelta. Il motivo del ritardo è dovuto al fatto che i produttori erano preoccupati che, essendo cittadina canadese, non le venisse dato il visto americano per poter lavorare a lungo negli Stati Uniti. Per assicurarsi che lo avesse nei tempi, le scene di Evangeline Lilly sono state persino rimandate durante la puntata pilota dello show.

Lost curiosità

9. La serie è stata sviluppata nell’estate del 2003. In quel periodo dell’anno, Lloyd Braun, l’allora presidente della ABC, lanciò l’idea ai dirigenti di uno show che fosse un incrocio tra il film Cast Away (2000) e il reality tv Survivor (2000). Lost è stata una delle idee nate dal meeting e, poche settimane dopo, venne realizzata la sceneggiatura dell’episodio pilota.

10. Una serie associata alle sette meraviglie. Un fatto interessante che riguarda Lost è la sua connessione, di luoghi e oggetti, alle Sette Meraviglie del Mondo Antico. Nei diversi episodi vi sono rimandi alla Piramide di Cheope, ai giardini pensili di Babilonia, al Colosso di Rodi, al Tempio di Artemide, al Mausoleo di Alicarnasso, alla Statua di Zeus ad Olimpia e al Faro di Alessandria.

Lost streaming

Chi desiderasse vedere o rivedere questa serie cult, è possibile farlo grazie alla piattaforma digitale Disney+ che dispone del prodotto anche in lingua originale. LOST in streaming è disponibile sul canale Star di Disney+.

Iscriviti a Disney+ per guardare le più belle storie di LOST e molto altro. Dove vuoi, quando vuoi.

Fonte: IMDb

Lost River: un poster per il film di Ryan Gosling

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Lost River: un poster per il film di Ryan Gosling

Empire ha pubblicato in esclusiva un nuovo poster di Lost River che segnerà l’esordio alla regia dell’attore Ryan Gosling. Il film uscirà nelle sale americane il 10 aprile 2015, ma sarà disponibile lo stesso giorno in Digital HD. QUI potete trovare il trailer del film.

Lost River è una specie di fiaba noir e visionaria che racconta di una madre single (Christina Hendricks) che viene trascinata in un mondo oscuro e sotterraneo mentre il figlio adolescente (Iain De Caestecker) scopre una strada segreta che lo porta a una città subacquea. I due dovranno affrontare questo mistero per far sì che la loro famiglia possa sopravvivere.

In base alle dichiarazioni dello stesso Ryan Gosling, le principali fonti di ispirazione per lo stile del suo film sono state Nicolas Winding Refn e Derek Cianfrance, due registi con cui Ryan ha lavorato per ben due volte ciascuno. Noi ci sentiamo di aggiungerne uno, stando al poster: David Lynch. Dopo aver girato Le Idi di Marzo di George Clooney a Detroit, quella città gli è rimasta fortemente impressa nella memoria: il suo film è anche un omaggio a quel luogo anche se Lost River è ambientato “in una città immaginaria in un immaginario passato”.

Il film prevede un cast di tutto rispetto: Christina Hendricks e Iain De Caestecker, Saoirse Ronan, Matt Smith, Reda Kateb, Barbara Steele, Eva Mendes e Ben Mendelsohn.

Fonte: Empire

Lost River: Twitter spietato contro il debutto di Ryan Gosling

lost-riverA quanto pare le più nere aspettative si sono realizzate: Lost River, debutto alla regia di Ryan Gosling, non è stato per niente apprezzato, considerato per lo più un’assemblaggio di riferimenti, suggestioni, echi e omaggi a quei registi che per sua stessa ammissione lo hanno ispirato. Ecco di seguito qualche commento a caldo dopo la visione del film al Festival di Cannes 2014.

Sono tanti i nomi scomodati, da Malick, a Lynch, a Korine, passando per gli attesi Refn e Cianfrance, tutti mescolati, a quanto pare, in una Detroit decadente e fosca. La colpa viene attribuita tutta al povero e inesperto regista, che potrebbe, dopo questi primi giudizi, decidere di abbandonare l’ambizione di stare dietro la macchina da presa e dedicarsi a ciò che all’unanimità sa fare abbastanza bene: recitare.

Lost River: trailer del film da regista di Ryan Gosling

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Lost River: trailer del film da regista di Ryan Gosling

La Warner Bros. ha diffuso online il trailer ufficiale di Lost River, il debutto dietro la macchina da presa di Ryan Gosling, presentato nella sezione Un Certain Regard alla 67esima edizione del Festival di Cannes. Potete vederlo di seguito:

LEGGI LA NOSTRA RECENSIONE DI “LOST RIVER”

Lost River vede protagonisti Christina Hendricks, Saoirse Ronan, Eva Mendes e Matt Smith. A metà tra un thriller e un film di David Lynch, Lost River racconta di  Billy, madre single di due ragazzi, trova lavoro presso un oscuro e fantastico fetish club per provvedere alla famiglia. Nel mentre, suo figlio adolescente Bones trova una strada segreta che conduce a una città sottomarina. Insieme dovranno affrontare il mistero per la sopravvivenza della loro famiglia. Eccolo insieme al suo cast.  Il film ha un po’ diviso la critica presente a Cannes che si è espressa in due opposizioni, nelle eccezioni sia positive che negative. Il film uscirà in America il prossimo 10 aprile.

Fonte

Lost River: recensione del film di Ryan Gosling

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Lost River: recensione del film di Ryan Gosling

Si potrebbero recriminare tante cose a Lost River, il film di debutto alla regia di Ryan Gosling. E’ certamente vero che la trama, dalle svariate sfaccettature tra horror e gothic, contiene diverse fragilità, ed è anche vero che moltissime scene del film sono costruite attraverso uno spietato citazionismo, che spesso va un po’ oltre l’innocente omaggio cinematografico. E’ poi indubbiamente vero che la scelta di una fotografia dai toni estremi, tra luci al neon e case in fiamme, sposti di frequente l’attenzione dalle debolezze strutturali del film. Se però si considera il lavoro complessivo, frutto di un debuttante dietro la macchina da presa, si deve riconoscere un prodotto suggestivo, coraggioso e fondamentalmente sperimentale.

Certo la sperimentazione per Gosling è molto vittima dei suoi modelli, in primo luogo Lynch, che pervade tutta l’atmosfera di Lost River; poi riconosciamo una buona dose, soprattutto nell’uso della camera e delle luci, di N.W. Refn, il regista che ha “adottato” il giovane attore canadese nei suoi ultimi film, e infine una serie di altre influenze piuttosto evidenti che vanno da Malick a Cianfrance (tutti questi, fatta eccezione per Lynch, sono ringraziati nei titoli di coda). Ma per quanto il regista non trovi del tutto uno stile personale risulta ugualmente ambizioso, potente, soprattutto da un punto di vista estetico, che non manca di momenti di genialità.

La vicenda è piuttosto confusa, una serie di personaggi fondamentalmente assurdi abitano la cittadina di Lost River, una piccola provincia abbandonata da quasi tutti gli abitanti. L’atmosfera ricorda vagamente la desolazione di Beast of Southern Wild di Ben Zeitlin (2012), con paesaggi urban-indie e tanti murales. I personaggi si muovono in un nonsense che spesso non porta da nessuna parte, tra allucinanti feticismi e grotteschi cattivi in stile Blue Velvet. Tutto questo ci suggerisce che forse la trama non è del tutto fondamentale nella sua integrità e che piuttosto il film è fondato tutto sull’atmosfera.

Ancora molto grezzo stilisticamente, Gosling dimostra però di avere un certo talento. Ha tutte le carte in regola per entusiasmare anche nei panni di regista, ma soltanto se saprà fare i conti con la ricerca di un linguaggio più personale e meno ambizioso.

Lost River recensione

di Enrico Baraldi

Lost River: primo teaser dal film diretto da Ryan Gosling

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Lost RiverEcco il primissimo sguardo al film di Ryan Gosling Lost River.

Sin dai primi scatti ci siamo resi conto che ci trovavamo di fronte ad un progetto molto ambizioso e particolare, e le prime immagini video non fanno che confermarcelo.

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Ecco il teaser trailer di Lost River, a breve presentato a Cannes 2014.

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Nel cast compariranno molti volti noti, tra cui Christina Hendricks (Billy), Saoirse Ronan, ma anche Ben Mendelsohn, Eva Mendes (con cui ha già lavorato in Come un tuono di Derek Cianfrance uscito nel 2012 ) e infine la star di Doctor Who, Matt Smith.

Gosling ha dichiarato che il film è un tributo ai registi con cui ha lavorato, con un occhio di riguardo a Derek Cianfrance e Nicolas Winding Refn.

Fonte: IW

Lost River: prima foto dal debutto alla regia di Ryan Gosling

Sarà presentato nella sezione Un Certain Regard al prossimo Festival di Cannes l’esordio dietro la macchina da presa dell’attore Ryan Gosling, intitolato Lost River. Il film è stato definito una fiaba visionaria dai toni noir e racconta la storia di una famiglia che vive in una cittadina ormai priva di qualsiasi speranza e che fatica per cercare di sopravvivere in un mondo oscuro e misterioso. Il cast del film include Christina Hendricks, Saoirse Ronan, Iain De Caestecker, Matt Smith, Reda Kateb, Barbara Steele, Eva Mendes e Ben Mendelsohn. Di seguito vi presentiamo la prima immagine ufficiale tratta dal film:

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Fonte: Collider

Lost River: nuova foto del film diretto da Ryan Gosling

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Era da un po’ che l’attore Ryan Gosling voleva cimentarsi nella regia e finalmente, ha deciso di mettersi all’opera. Oggi arrivano nuove immagini del film:

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lost-riverIl suo film debutto, infatti, uscirà il 27 novembre 2014 e si intitolerà non più How to Catch a Monster, ma Lost River e sarà un thriller noir ambientato in una città surreale ed evanescente sullo sfondo della quale prendono vita le vicende di una famiglia composta da una madre single di nome Billy e dai suoi due figli.

Nel cast compariranno molti volti noti, tra cui Christina Hendricks (Billy), Saoirse Ronan, ma anche Ben Mendelsohn, Eva Mendes (con cui ha già lavorato in Come un tuono di Derek Cianfrance uscito nel 2012 ) e infine la star di Doctor Who, Matt Smith.

Alcune immagini del film di Gosling sono state messe a disposizione dalla The Film Stage: la prima ritrae Ryan Gosling sul set con la macchina da presa in spalla e la seconda è un’ immagine della Hendricks sull’uscio di quella che sembra essere un’ inquietante e mostruosa abitazione.

Ricordiamo infine che Lost River parteciperà al Festival di Cannes di quest’anno nella categoria “Un Certain Regard“.

Fonte:screenrant

 

 

Lost River: il film di Ryan Gosling non uscirà al cinema

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Dopo essere stato presentato all’ultimo Festival di Cannes, erano in molti a sperare in un’uscita nelle sale del primo film da regista di Ryan Gosling, Lost River. La Warner Bros. però, vista anche la tiepida accoglienza che la pellicola ha ricevuto durante la kermesse francese, ha deciso di non distribuire il film al cinema. La release del debutto dietro la macchina da presa di Gosling avverrà dunque direttamente in Home Video e digital download.

LEGGI LA NOSTRA RECENSIONE DI “LOST RIVER”

Lost River vede protagonisti Christina Hendricks, Saoirse Ronan, Eva Mendes e Matt Smith. A metà tra un thriller e un film di David Lynch, Lost River racconta di  Billy, madre single di due ragazzi, trova lavoro presso un oscuro e fantastico fetish club per provvedere alla famiglia. Nel mentre, suo figlio adolescente Bones trova una strada segreta che conduce a una città sottomarina. Insieme dovranno affrontare il mistero per la sopravvivenza della loro famiglia. Eccolo insieme al suo cast.  Il film ha un po’ diviso la critica presente a Cannes che si è espressa in due opposizioni, nelle eccezioni sia positive che negative.

Fonte: Variety

Lost River: featurette del film di Ryan Gosling

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Lost River: featurette del film di Ryan Gosling

lost-riverWarner Bros. ha appena pubblicato sul suo canale Youtube una featurette behind-the-scenes da Lost River, il primo film dell’attore Ryan Gosling da regista. La pellicola è stata selezionata al Festival di Cannes 2014, nella sezione Un Certain Regard e vede la presenza nel cast principale di Christina Hendricks, Saoirse Ronan, Iain De Caestecker, Matt Smith, Reda Kateb, Barbara Steele, Eva Mendes e Ben Mendelsohn.

LEGGI LA RECENSIONE DI LOST RIVER

La trama di Lost River è questa:

Billie, una madre single di due figli, vive nella città di Lost River, un luogo decadente e privo di speranze. Un giorno il figlio maggiore, Bones, trova un passaggio segreto che conduce ad una misteriosa città sottomarina. Billie, assieme ai due figli, è costretta a varcare quel passaggio e affrontare diversi pericoli per salvare la sua famiglia.

Dopo il timore che il film, come tanti altri, non riuscisse a trovare la sua strada theatrical nelle sale cinematografiche, ormai è una certezza che uscirà in varie parti del mondo ad aprile. Negli Usa Lost River uscirà per il momento in un numero ridotto di sale, a partire dal 10 aprile. Il film dovrebbe uscire prima o poi anche in Italia, visto che Movie Max ne detiene i diritti di distribuzione.

Fonte: Warner Bros. Pictures Youtube

Lost River nuove foto dal film di Ryan Gosling

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lost-riverEcco nuovi scatti dal film esordio alla regia di Ryan Gosling, Lost River, che verrà presentato al Festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard.

Nel cast compariranno molti volti noti, tra cui Christina Hendricks (Billy), Saoirse Ronan, ma anche Ben Mendelsohn, Eva Mendes (con cui ha già lavorato in Come un tuono di Derek Cianfrance uscito nel 2012 ) e infine la star di Doctor Who, Matt Smith.

Gosling ha dichiarato che il film è un tributo ai registi con cui ha lavorato, con un occhio di riguardo a Derek Cianfrance e Nicolas Winding Refn.

Fonte: Indiewire

Lost River in home video e on demand dal 13 aprile

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Lost River in home video e on demand dal 13 aprile

“Questo film, per molti versi, è un regalo dei registi con cui ho lavorato in questi ultimi anni. Sono passato dal recitare in film completamente immersi nella realtà con Derek Cianfrance ai sogni febbrili di Nicolas Winding Refn. Penso di aver vacillato tra questi due estremi perché la mia personale sensibilità come filmmaker si trova in qualche modo esattamente nel mezzo.” Ryan Gosling

Dopo essere stato acclamato dalla critica per i suoi ruoli in Blue Valentine, Drive e La Grande Scommessa, Ryan Gosling torna al cinema da regista e sceneggiatore con una favola dark contemporanea sull’amore, la famiglia e la lotta per la sopravvivenza.

Lost River ruota attorno alla città immaginaria e quasi disabitata che dà il titolo al film, dove una madre, Billy, cerca in tutti i modi di tenere unita la famiglia e tirare avanti, mentre il figlio più grande Bones, vittima prediletta dei bulli del posto, trova la forza di reagire quando scopre una misteriosa città sottomarina.

Presentato al Festival di Cannes, nella sezione Un Certain Regard, Lost River mescola le tinte del noir a elementi fantastici. Il regista ha voluto raccontare non solo una storia sulle difficoltà di una famiglia, ma anche di come tutti possano vincere le proprie paure e guadagnarsi una possibilità di riscatto.

Lost River è stato girato a Detroit, città che Gosling ha scoperto girando Le Idi di Marzo e che negli ultimi anni è diventata l’emblema della caduta del sogno americano. Detroit, secondo il regista, era l’unico luogo in grado di rappresentare al meglio la situazione desolante e la bellezza surreale della città immaginaria creata per il film. Lost River è un elemento vivo all’interno della storia, soffre e prova le stesse frustrazioni dei protagonisti, e come loro cerca in tutti i modi di sopravvivere.

Il regista, non volendo raccontare la vicenda da un punto di vista politico, né il perché si sia arrivati a una situazione tanto disperata, sceglie un approccio più accessibile a tutti come quello della fiaba per parlare della voglia di speranza e rivincita delle persone coinvolte.

Lost RiverPer realizzare al meglio l’universo psichedelico di Lost River, Gosling ha voluto accanto a sé professionisti con i quali aveva già lavorato e instaurato un forte legame umano e lavorativo, come i produttori Marc Platt e Adam Siegel (Drive) e gli attori Christina Hendricks (Drive), Ben Mendelsohn (Come Un Tuono) e Eva Mendes (Come Un Tuono).

A completare il cast troviamo Iain De Caestecker (Agents of S.H.I.E.L.D), la candidata all’Oscar Saoirse Ronan (Brooklyn, Grand Budapest Hotel), Matt Smith (Terminator Genisys) e Reda Kateb (Zero Dark Thirty, Tutto sua madre).

Ryan Gosling è partito da un’idea originale, che affonda però le sue radici in una esperienza personale vissuta dallo stesso attore, per creare un film unico e particolare, capace di raccontare con un tocco di surrealismo qualcosa di profondamente tragico come lotta di una famiglia per rimanere unita.

Il film è già disponibile sulle principali piattaforme on demand tra cui iTunes, Google Play, Chili e Wuaky, e a noleggio in dvd e blu ray.

La versione home video sarà poi in vendita dal 13 Aprile.

SINOSSI

Billy è una madre single con due figli che vive nella città di Lost River, un luogo decadente e privo di speranze. Non sapendo più come tirare avanti, la donna accetta un lavoro in uno strano club di burlesque. Il figlio maggiore, Bones, è segretamente innamorato della vicina di casa Rat e bersaglio prediletto dei bulli del quartiere. Ma un giorno Bones trova un passaggio segreto che conduce a una misteriosa città sottomarina…

Lost In The Spotlight, la spiegazione del finale: Perché Vino ha perso la sua capacità di recitare?

Il film indonesiano del 2025 in streaming su Netflix, Lost in the Spotlight, è una lezione di umiltà raccontata attraverso la storia di un attore di successo che improvvisamente si ritrova in guai terribili e semplicemente bizzarri. Nonostante sia stato premiato come miglior attore del paese dopo essere stato nominato per due film diversi, Vino Agustian si sveglia improvvisamente una mattina e perde magicamente la capacità di recitare. Nel complesso, Lost in the Spotlight è esattamente ciò che ci si aspetta da un film commedia-drammatico, con i soliti toni religiosi che si trovano di solito in tutti i film indonesiani.

Di cosa parla il film?

Lost in the Spotlight inizia con una scena del 2000, quando un ragazzino impressiona tutti con la sua recitazione robusta in una recita scolastica, anche se gli era stato assegnato un ruolo relativamente piccolo.

Grazie al sostegno dei suoi genitori premurosi, il ragazzo capisce proprio quel giorno che interpretare un ruolo minore è solo l’inizio di qualcosa di emozionante per la sua vita. Facciamo un salto in avanti agli Indonesian Movie Awards del 2024, dove lo stesso ragazzo è ora candidato al premio come miglior attore per due film diversi, “As Clear as Tears” e “Elegy of Love in Four Seasons”. L’attore, Vino Agustian, è stato un volto di spicco nell’industria cinematografica negli ultimi anni e, vincendo il premio alla prestigiosa cerimonia, si considera il suo miglior risultato fino ad oggi. Vino sale sul palco per un discorso e ringrazia i suoi fan e alcune persone selezionate che è tecnicamente tenuto a menzionare, prima di sfoggiare scherzosamente la sua vittoria davanti agli altri attori nominati.

Una volta terminato lo spettacolo, Vino incontra la sua assistente, Dimi, e passa disinteressatamente oltre l’evento, come se la vittoria non avesse alcun valore nella sua mente, e si mette a organizzare una festa per celebrare il successo con le star. Si irrita immediatamente quando Dimi gli dice di aver invitato il suo vecchio amico dei tempi del college, Andi, perché ritiene che lo stile di vita umile di Andi e il suo desiderio di realizzare film d’autore non siano adatti alla sua festa elegante. Ciò che è ancora peggio per Vino è che suo fratello maggiore, Iksan, venga invitato alla festa, quindi si sente sollevato quando Dimi percepisce la sua paura e gli assicura di non averlo contattato. Alla festa, Vino rimane impegnato con i suoi amici ricchi e poi tiene un discorso ancora più umiliante e offensivo per chi lo circonda, poiché rifiuta di ringraziare chiunque tranne il proprio duro lavoro e la propria passione per i suoi successi.

La mattina seguente, Vino incontra il suo agente, Hasto, e insieme si recano nell’ufficio di Amir, un rinomato produttore, per discutere di un nuovo progetto speciale. Amir sta per dirigere un nuovo film biografico sulla vita di Dibyo, l’ex presidente del paese, e ha quindi convocato una riunione alla quale è presente lo stesso venerato politico. Ma quando Dibyo chiede a Vino di recitare una certa scena della sceneggiatura, il protagonista si ritrova in un pasticcio assoluto quando si rende conto di non essere in grado di recitare, come se avesse improvvisamente perso la capacità a causa di qualche magica sfortuna.

Quando Vino si renderà finalmente conto della sua grave situazione?

Vino G. Bastian e Dea Panendra in Lost in the Spotlight (2025)

All’inizio Vino non prende sul serio la questione, poiché si rifiuta di credere che alcuni poteri soprannaturali gli impediscano di recitare correttamente, e la liquida come una difficoltà che sta affrontando in quel particolare giorno. Ma quando viene programmata una ripresa dimostrativa un paio di giorni dopo, in cui Vino e l’attrice protagonista devono recitare una scena della vita personale di Dibyo davanti a un pubblico più numeroso, lui vacilla ancora una volta. Questa volta non solo non è in grado di recitare correttamente i dialoghi, ma fa anche alcune gesticolazioni teatrali che sono assolutamente fuori luogo in un film biografico. Un dipendente del locale riesce persino a girare un video della sua pessima recitazione e a pubblicarlo sui social media, e il filmato diventa naturalmente virale all’istante. Tutti si chiedono se Vino sia sempre stato un pessimo attore e se meritasse davvero il premio come miglior attore ricevuto poche settimane prima, ma lui riesce a gestire la crisi in modo molto intelligente.

Quando Hasto lo chiama arrabbiato per chiedergli spiegazioni, poiché l’agente era già frustrato per il precedente fallimento del suo cliente, Vino lo convince che era tutto parte di una situazione sceneggiata dal regista Amir, nel tentativo di creare hype sul film su Internet. Dall’altra parte, Amir dice la stessa cosa a un Dibyo furioso, che non vuole che il suo nome e la sua eredità siano diffamati dal film biografico che ha permesso di realizzare. Dibyo, un uomo anziano che non ha idea dei social media e delle moderne forme di marketing, è in realtà molto felice quando crede alla bugia di Amir. Tuttavia, Vino deve risolvere la sua incapacità di recitare e si rivolge persino a un medico per scoprirne la causa, ma il mistero non può essere risolto così facilmente.

Alla fine, Vino viene invitato a partecipare a un popolare talk show televisivo, dove viene naturalmente interrogato sullo scandalo del video trapelato. È interessante notare che la produttrice del programma gli dice che vogliono aumentare gli ascolti, per cui chiede a Vino di mostrarsi estremamente arrabbiato e frustrato quando gli vengono poste queste domande, in modo da creare un altro falso scandalo. Nonostante alcune remore, Vino accetta di seguire il piano quando la produttrice gli ricorda che deve solo recitare in questo piccolo ruolo improvvisato, che non dovrebbe essere un problema per il miglior attore dell’anno. Ma Vino è assolutamente terribile durante le riprese, poiché recita in modo esagerato, facendo credere alla gente che sia sotto l’effetto di qualche droga.

Le riprese del talk show portano a uno scandalo ancora più involontario, e Dibyo è assolutamente furioso per come il suo nome e la sua immagine pubblica vengono infangati dall’attore sconsiderato. Pertanto, contatta immediatamente Amir e lo costringe a licenziare Vino dal progetto e a sostituirlo con un altro attore. Non è nemmeno che il regista ed ex presidente vogliano insabbiare la questione, poiché il nuovo attore, Morgan, dichiara apertamente alla stampa che farà un lavoro molto migliore di Vino, che è stato rimosso a causa della sua incapacità di recitare. È allora che Vino si rende conto della gravità del problema in cui si è cacciato, ma non c’è ancora una soluzione, poiché nessuno riesce a capire perché improvvisamente non sia più in grado di recitare.

Cosa pensa Dimi della situazione di Vino?

L’assistente di Vino, Dimi, ha alcune teorie sulla sua bizzarra situazione, che in realtà hanno a che fare con i costumi e le credenze religiose della società indonesiana. Per cominciare, Dimi crede che tutto questo abbia a che fare con la mancanza di umiltà di Vino dopo la sua vittoria, il che è una valutazione corretta della situazione. Ma poi è anche incline alle credenze superstiziose, poiché giunge immediatamente alla conclusione che alcuni dei suoi attori rivali devono avergli fatto qualche incantesimo, dato che in passato hanno usato pratiche occulte di questo tipo. È pronta a dare la colpa alla magia nera, poiché è considerata un fenomeno molto comune nel Paese, e quindi suggerisce a Vino di consultare un guaritore spirituale invece di un medico. Entrano in gioco anche questioni di moralità religiosa, poiché si suggerisce che Vino potrebbe essere vittima di una punizione divina per non aver pregato regolarmente e per aver consumato alcolici nonostante fosse musulmano.

Alla fine, Dimi elabora teorie più fondate sull’incapacità di Vino di recitare, una delle quali è che egli sia stato punito per aver finto il suo amore e la sua dedizione nei confronti dei suoi fan, in particolare nei confronti di una ragazza adolescente di nome Amel. Affetta da una malattia terminale, Amel aveva scritto un messaggio sincero a Vino, affermando che il suo unico desiderio era quello di incontrare il suo attore preferito prima di perdere la vita a causa della malattia. Nonostante questa richiesta speciale, Vino aveva evitato completamente la questione, non avendo mai fatto visita alla ragazza anche dopo averle falsamente promesso che lo avrebbe fatto presto. Ora, Dimi suggerisce a Vino di andare a trovare Amel a casa sua e, sebbene l’attore sia d’accordo, è nervoso per il piano, solo perché la casa di Amel si trova in uno slum, che lui considera un posto troppo pericoloso da visitare.

Cosa era successo in passato tra i fratelli Agustian?

Anche il passato di Vino, in particolare con suo fratello maggiore, Iksan, diventa molto importante nella trama di Lost in the Spotlight. Iksan e Vino erano come normali fratelli durante la loro infanzia, ma il loro legame è diventato molto più forte durante l’adolescenza, quando hanno dovuto prendersi cura della madre malata terminale dopo la morte del padre. La madre aveva chiesto a Iksan di prendersi cura del fratello dopo la sua morte, e il ragazzo era molto desideroso di rispettare il suo ultimo desiderio. Così, Iksan è diventato il tutore di Vino e ha sacrificato le sue passioni e i suoi sogni per aiutare il fratello minore a diventare un attore. Nonostante lavorasse per lunghi turni in un’officina, Iksan accompagnava sempre Vino alle audizioni e agli incontri, e gli ha anche instillato un senso di fiducia in se stesso rifiutandosi di pagare gli agenti che promettevano di procurargli delle parti.

Quando le capacità recitative di Vino cominciarono ad essere notate e riconosciute dall’industria, lui nominò volentieri Iksan suo agente e tutto sembrava andare per il meglio tra i due fratelli. Tuttavia, le cose cambiarono quando Hasto entrò nelle loro vite: l’agente ricco e influente voleva sottrarre Vino a Iksan dopo averne notato il talento. Hasto offrì addirittura 200 milioni di rupie a Iksan per quello che considerava un normale affare, e questo causò problemi tra i fratelli. Per Iksan si trattava di una proposta estremamente immorale, che indicava chiaramente che Hatso avrebbe fatto fare a Vino qualsiasi cosa per denaro. Ma Vino ha visto questa come un’opportunità per lanciare la sua carriera di attore, e così ha convinto Iksan a firmare l’accordo, anche a costo di separare i fratelli.

Sebbene Iksan abbia firmato l’accordo per dimettersi come agente di Vino in modo che Hasto potesse assumere la posizione, ha segretamente restituito il denaro all’uomo, poiché non poteva accettare il fatto che l’accordo gli facesse sentire come se stesse vendendo suo fratello. Ben presto, Hatso ha portato a Vino ingaggi come attore e promotore, che lo hanno reso gradualmente un volto noto nel settore, e anche lui si è allontanato da Iksan, considerando il fratello maggiore troppo umile e idealista per lo stile di vita moderno che ora conduceva. Iksan odiava il fatto che il fratello minore ora fumasse, nonostante avesse promesso alla madre di non farlo mai. La distanza tra i due si trasformò in allontanamento, poiché Vino smise completamente di tenersi in contatto. È quindi piuttosto ironico che Iksan, i cui sacrifici avevano permesso a Vino di diventare un attore, ora faccia fatica a pagare l’affitto della sua casa, poiché il suo piccolo garage non gli porta abbastanza soldi.

Perché Vino ha perso la sua capacità di recitare?

È solo negli ultimi minuti di Lost in the Spotlight che viene svelato il mistero dietro la perdita della capacità di recitare di Vino, anche se il film non evidenzia direttamente il motivo esatto. La notte prima che improvvisamente non riuscisse più a recitare, lui e Dimi avevano sentito un forte tuono, e quest’ultimo aveva osservato che tali tuoni sono spesso presagi di qualcosa di brutto. È interessante notare che verso la fine del film si sente di nuovo un tuono altrettanto forte, dopo il quale Vino riesce di nuovo a recitare in modo naturale. Nel frattempo, molto era cambiato in lui, poiché aveva imparato un’importante lezione di umiltà. All’inizio del film, Vino non si curava dei sentimenti degli altri, ma si compiaceva semplicemente del proprio successo. Si rifiutava persino di ringraziare sinceramente le persone che lo avevano aiutato lungo il percorso, semplicemente dimenticandosi di loro o ignorandole.

Durante gli anni del college, Vino era molto amico di Dimi e Andi, poiché tutti e tre erano appassionati del loro gruppo teatrale. Attualmente, Andi vuole realizzare un film d’autore in cui vorrebbe scritturare Vino, per cui si rivolge al suo amico. Ma Vino semplicemente non si cura più dei suoi amici e lascia che sia il suo avido agente a prendere le decisioni per lui. Naturalmente, Hatso si rifiuta di lasciare che Vino reciti nel film di Andi, poiché la paga sarebbe molto bassa, e non si può biasimarlo completamente, dato che Vino stesso aveva trascurato ed evitato Andi la sera della sua festa, poche ore prima del primo tuono. Il protagonista era diventato troppo coinvolto con un uomo poco etico come Hatso, che aveva volentieri insabbiato le accuse di violenza sessuale contro un attore suo cliente, per cui l’agente viene persino arrestato dalla polizia alla fine del film.

Nel frattempo, Vino aveva anche tagliato i ponti con suo fratello Iksan, che considerava un perdente per un falso senso di orgoglio e la convinzione di essere l’unico ad aver raggiunto qualcosa di significativo nella vita, mentre tutti quelli che lo circondavano erano dei falliti assoluti. Il suo ego e il suo orgoglio gli avevano fatto dimenticare il contributo di Iksan nella sua vita e nella sua carriera, e l’apparente successo aveva portato Vino a vedere le cose solo in termini monetari. Ecco perché, quando finalmente ha luogo il confronto tra i due fratelli, Vino menziona immediatamente come Iksan abbia ottenuto 200 milioni di rupie da Hatso grazie a lui e lo accusa di averli spesi tutti, trovandosi ora in una situazione finanziaria disperata. Non ha idea che Iksan abbia in realtà rifiutato di prendere i soldi e attualmente non ha alcuna intenzione di conoscere veramente suo fratello.

È stato per tutte queste ragioni, e forse anche per il suo stile di vita irreligioso, che Vino è stato sottoposto a una punizione divina, che gli ha impedito di agire e quindi di guadagnarsi da vivere. Solo quando impara la lezione e si ricongiunge con suo fratello, Vino riacquista la sua capacità, come se una maledizione oscura fosse stata sollevata da lui. L’inizio e la fine della maledizione sono segnati da un forte tuono, il che significa che anche Dimi aveva in parte ragione nelle sue valutazioni.

Vino vincerà ancora una volta il premio come miglior attore?

Durante il finale di Lost in the Spotlight, quando Vino riacquista la sua abilità e torna a recitare, apporta una serie di cambiamenti significativi, a cominciare dal taglio dei legami professionali con Hasto. Vuole invece che Iksan torni a essere il suo agente, ma il fratello maggiore propone che la posizione vada a Dimi, che ritiene molto più qualificata e più brava di lui. Il sogno personale di Dimi di realizzare un giorno un film documentario potrebbe anche avverarsi nel processo, e così lei accetta il ruolo. Anche Vino si allontana da una vita all’insegna della ricerca del denaro e invece sostiene i suoi amici, accettando volentieri il ruolo principale nel film di Andi. Durante gli Indonesian Movie Awards un anno dopo, viene nuovamente nominato nella categoria Miglior Attore, per il suo superbo lavoro nel film di Andi acclamato dalla critica. Ma Vino non vince di nuovo il premio come miglior attore, che va invece all’attore che lo ha sostituito nel film biografico su Dibyo.

Sebbene l’egoista Vino di un anno prima avrebbe assolutamente odiato questo scenario, al momento non è affatto infastidito dal risultato, poiché accetta apertamente che Morgan abbia meritato il premio. Vino non è più influenzato da questioni materialistiche, poiché desidera semplicemente essere felice con il suo gruppo di amici intimi e la sua famiglia. Pertanto, prova molto più piacere nel sorprendere suo fratello con un regalo fantastico. Iksan aveva precedentemente chiesto a Vino di cercarlo una casa più piccola, poiché ammetteva di non essere in grado di pagare l’affitto della sua attuale abitazione. Iksan aveva anche chiesto categoricamente a Vino di non cercare di pagare il suo affitto. Ma con i soldi che Vino aveva guadagnato fino a quel momento nella sua vita, e che Iksan meritava giustamente, aveva comprato l’intera casa e il garage per suo fratello. Così, Lost in the Spotlight si conclude con una commovente riunione tra i fratelli e Vino che ha imparato la lezione della sua vita.

Lost in Starlight: recensione del primo film d’animazione coreano di Netflix

C’è chi trascorre una vita intera inseguendo l’amore, senza mai riuscire ad afferrarlo. E poi c’è chi, al contrario, non lo cerca, non lo pianifica, anzi lo evita, convinto che nulla e nessuno debba ostacolare un percorso già tracciato, magari quello professionale, fatto di ambizione, dedizione e sacrificio. Ma l’amore, si sa, non chiede permesso né accetta attese: irrompe all’improvviso, scombina ogni piano, abbatte le porte e pretende di essere ascoltato, vissuto fino in fondo. È proprio ciò che accade a Nan-young e Jay, i due giovani protagonisti di Lost in Starlight, il primo film d’animazione Made in Korea prodotto da Netflix, approdato sulla piattaforma lo scorso 30 maggio.

Nato dalla mente creativa di Han Ji-won e Kang Hyun-joo, e portato sullo schermo dalla regia dello stesso Han Ji-won insieme allo studio d’animazione Climax Studio, Lost in Starlight dà vita a un universo che fonde nostalgia e futurismo. In un perfetto equilibrio tra emozioni rétro e suggestive atmosfere cyberpunk, il film racconta una storia d’amore dal respiro universale, capace di parlare al cuore attraverso immagini potenti e una sensibilità fuori dal tempo.

Lost in Starlight – In foto (da sinistra a destra) l’attrice Kim Tae-ri (Nan-young) e l’attore Hong Kyung (Jay) in Lost in Starlight Cr. Son Sung-jinNetflix © 2025.

Cosa racconta Lost in Starlight?

Nella Seul del 2050, una metropoli futuristica illuminata da luci al neon, proiezioni olografiche e con pianeti ormai a portata di mano, la giovane astrobotanica Nan-young (doppiata nella versione originale dalla celebre attrice Kim Tae-ri) lavora instancabilmente per realizzare il suo sogno: seguire le orme della madre e contribuire alla sopravvivenza del fiore Adonis amurensis sul suolo marziano, partecipando al quarto Mars Expedition Project. Ma quando fallisce l’ultimo test di selezione, è costretta a confrontarsi con una vita in sospeso, fatta di vecchi oggetti e ricordi mai sopiti, legati alla scomparsa della madre, una delle astronaute più celebri, venuta a mancare in una tragica missione proprio su Marte.

È proprio uno di quegli oggetti vintage a provocare l’incontro con Jay (doppiato da Hong Kyung nella versione originale e da Justin H. Min in quella inglese), un musicista disilluso che cerca di sopravvivere lavorando in un negozio di apparecchiature audio d’epoca. Quello che nasce come un semplice tentativo di riparare il giradischi di Nan-young si trasforma presto in un legame profondo, capace di rimettere in discussione le certezze di entrambi. Quando Nan-young viene finalmente selezionata per la spedizione su Marte, i due si trovano a fronteggiare una sfida enorme: non solo la distanza fisica di milioni di chilometri, ma anche quella emotiva tra due anime che cercano di restare vicine, nonostante tutto.

Lost in Starlight - Per gentile concessione di Netflix.
Lost in Starlight – Per gentile concessione di Netflix.

L’incontro tra l’animazione giapponese e la sensibilità romantica sudcoreana

È interessante notare come, dopo anni in cui Netflix ha cavalcato l’onda della tanto amata quanto imprevedibile Korean Wave, contribuendo in modo decisivo a portare la serialità e il cinema sudcoreani al centro dell’attenzione globale, la piattaforma abbia ora deciso di esplorare un territorio ancora poco battuto: quello dell’animazione coreana. Lost in Starlight rappresenta una svolta significativa in questa direzione.

Pur strizzando l’occhio allo stile poetico e sognante del maestro Hayao Miyazaki – con i suoi paesaggi eterei, le atmosfere sospese e un’animazione che sembra danzare più che muoversi – il film di Han Ji-won e Kang Hyun-joo costruisce un universo narrativo che, pur evocando influenze giapponesi, riesce a rimanere profondamente radicato nella sensibilità coreana. Il risultato è una rom-com fantascientifica che, se da un lato appare visivamente lontana dagli standard dell’animazione sudcoreana, dall’altro ritrova nella struttura narrativa e nei suoi personaggi tutti gli elementi tipici del K-drama: il melodramma romantico, la catarsi emotiva, e quei cliché sentimentali che, più che essere un limite, sono diventati cifra stilistica riconoscibile e motivo di affezione per il pubblico.

Lost in Starlight - Per gentile concessione di Netflix.
Lost in Starlight – Per gentile concessione di Netflix.

Tra le stelle e il cuore: un viaggio nell’intimità umana

Con Lost in Starlight, Netflix compie una scelta significativa: per il suo primo film d’animazione sudcoreano non punta a un pubblico infantile o adolescenziale, ma decide di rivolgersi direttamente agli adulti. Infatti, la storia, in bilico tra amore e spazio, ricorda da vicino altri titoli coreani approdati sulla piattaforma, come il film Wonderland o la serie Le stelle parlano di noi, nei quali l’elemento sci-fi è spesso pretesto per raccontare l’intimità umana. Anche qui, infatti, l’ambientazione stellare non è che una semplice cornice: il cuore del film è una relazione adulta, fatta di desideri, compromessi, silenzi e fragilità. Jay e Nan-young sono due personaggi tanto realistici quanto imperfetti, segnati da dolori personali e da una costante ricerca di appartenenza. Non sono eroi né archetipi, ma esseri umani che barcollano nell’immensità dell’universo, animati dalla speranza di trovare pace, amore e una seconda occasione.

Dunque, l’immaginario futuristico e cibernetico non prende mai il sopravvento sulla dimensione emotiva del racconto, che resta saldamente ancorata alla realtà dell’esperienza umana. Lost in Starlight non è, infatti, un film sulla fantascienza, né sui viaggi interstellari e gli alieni, ma è un film sul bisogno primario di connessione: due persone, in mezzo all’universo, perse e sole, che trovano nell’amore la forza che gli occorre per restare presenti a sé stesse e all’altro. “Ricorda, Jay. – ripete più volte Nan-young –Lassù nello spazio, c’è una persona che oggi e sempre farà il tifo per te.” E come Jay, anche noi sentiamo il bisogno di sentire queste parole. Di sapere che siamo amati per come siamo, con i nostri limiti e difetti. Di sapere che, comunque vada, qualcuno continuerà a sostenerci, a crederci, e a restare accanto a noi, anche se lontano, anche se irraggiungibile.

Ma la ricchezza di Lost in Starlight non si esaurisce nel racconto di un amore adulto. Accanto alla storia centrale, infatti, emergono con delicatezza e sensibilità altri temi profondamente maturi, affrontati senza retorica e con una scrittura visiva che privilegia i sottintesi e i silenzi alle dichiarazioni esplicite. L’elaborazione del lutto, ad esempio, attraversa silenziosamente le traiettorie dei protagonisti: non solo la perdita di una madre, di una moglie e di una compagna, ma anche la più ampia assenza di un riferimento affettivo stabile, di un legame che resista al tempo e alle trasformazioni.

Lost in Starlight - Per gentile concessione di Netflix.
Lost in Starlight – Per gentile concessione di Netflix.

Una particolare attenzione è rivolta anche alla rappresentazione femminile, costruita in modo velato ma potente. La madre scomparsa e Nan-young, seppur appartenenti a due generazioni diverse, sembrano condividere un’identità femminile complessa e sfaccettata. Entrambe si sottraggono agli stereotipi del ruolo materno o dell’interesse amoroso passivo: sono donne autonome, tenaci, capaci di desiderare e di lottare per sé stesse, portatrici di una soggettività piena, complessa, non sempre accomodante, ma profondamente umana. Donne che sanno scegliere sé stesse, anche prima della famiglia, accettando il dolore profondo e il senso di colpa che una simile scelta può comportare.

Infine, a fare da eco al tema della perdita, si inseriscono con grazia e discrezione anche quelli della malattia e della vecchiaia: la sofferenza fisica e la fragilità degli affetti diventano parte integrante del mondo diegetico attraverso la figura silenziosa e solitaria del padre di Nan-young. È lui a incarnare il volto più intimo e struggente dell’attesa: un uomo che continua a sperare, con ostinazione quasi infantile, nel ritorno della moglie perduta. Un gesto semplice il suo in cui si condensa uno dei concetti più dolorosi e profondi del film: l’attesa come forma di fedeltà, come esercizio di memoria e come atto di resistenza emotiva.

Lost in Starlight - Per gentile concessione di Netflix.
Lost in Starlight – Per gentile concessione di Netflix.

Un film su quell’orbita invisibile che ciascuno di noi traccia

Han Ji-won e Kang Hyun-joo, con il supporto di Netflix, danno vita a un’opera profonda e sincera, che si avvicina più al dramma esistenziale che alla pura animazione fantascientifica. Lost in Starlight è una riflessione intima e malinconica su cosa significhi restare fedeli a un amore, a un’assenza, o semplicemente a un’immagine di sé. Il film conquista non solo per la potenza emotiva del racconto, ma anche per uno stile visivo incisivo e suggestivo, e per un cast di doppiatori, anche nella versione italiana, capace di restituire con delicatezza tutte le sfumature interiori dei personaggi.

Lost in Starlight è, in definitiva, un’opera sospesa e luminosa, che racconta con grazia quell’orbita invisibile che ciascuno di noi traccia intorno a ciò che ha perduto, e che continua, ostinatamente, ad attendere, fino a quando, con un po’ di fortuna e la mano del destino, riesce finalmente a conquistare.

Lost in Space: reboot per la serie tv di Irwin Allen

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Lost in SpaceDeadline ha annunciato che il classico di Irwin Allen Lost in Space tornerà in tv, per un reboot prodotto dalla Legendary TV e scritto dagli sceneggiatori di Dracula Untold Matt Sazama e Burk Sharpless.

La serie tv è andata in onda per la prima volta sulla CBS nel 1965 e proseguì per tre stagioni. Nel 1998 Stephen Hopkins realizzò un adattamento cinematografico.

Fonte: CS

Lost in Space – Perduti nello spazio: la trama e il cast del film di fantascienza

Uscito al cinema nel 1998, il film Lost in Space – Perduti nello spazio è l’adattamento cinematografico dell’omonima serie televisiva andata in onda negli anni Sessanta. Questa era a sua volta basata sul romanzo Il Robinson Svizzero, riadattato per appartenere al genere fantascientifico. Il titolo è stato un grande classico ed ha poi trovato con questo lungometraggio ulteriore popolarità anche tra le generazioni più giovani. Interpretato da un cast di celebri interpreti, il film è diretto da Stephen Hopkins, esperto del genere e autore anche di noti film horror.

Lo studios di produzione, la New Line Cinema, aveva acquisito i diritti sull’opera nella speranza di dar vita ad un nuovo franchise, composto di sequel per il grande schermo ma anche di serie televisive e altri prodotti ad esso legati. Tuttavia, il film non ottenne l’accoglienza sperata. La critica giudicò male il film, considerato troppo cupo e poco brillante rispetto alla serie originale. Lo stesso pubblico, sul momento, non si interessò al titolo. Ciò portò al debole incasso di soli 136 milioni di dollari, a fronte di un budget di circa 80. Di conseguenza, lo studios decise di non dar vita ad ulteriori film.

Con il tempo, tuttavia, Lost in Space – Perduti nello spazio ha riacquistato un certo prestigio, affermandosi come un titolo scult degli anni Novanta. Inoltre, molti fan del genere oggi lo scoprono, o riscoprono, grazie ai suoi passaggi televisivi. Per la sua atmosfera, i personaggi e gli effetti speciali, il film svela infatti un certo fascino, che gli permette ancora oggi di essere un titolo ricercato. Diverse sono poi le curiosità legate alla trama e al cast di questo film, e di seguito sarà possibile scoprire le principali tra queste.

Lost in Space – Perduti nello spazio: la trama del film

La storia si concentra sulla missione spaziale dell’astronave Jupiter II. L’anno è il 2058, e la famiglia Robinson, composta dal professore John, la moglie Maureen e i figli Judy, Penny e Will, vengono scelti per completare la costruzione di un portale per l’iperspazio in orbita attorno al pianeta Alpha Prime. Questo è l’unica speranza per gli abitanti della Terra di sopravvivere. Ad opporsi all’operazione vi è però un gruppo di terroristi noti come La Rivolta Globale. Alcuni infiltrati di questi, infatti, riescono a manomettere l’astronave all’insaputa dei Robinson. Una volta partiti, questi rilevano così dei malfunzionamenti che li stanno portando fuori rotta. Rapidamente, dovranno evitare di andare a finire nell’orbita del sole, e pur riuscendoci si troveranno ad dover atterrare su un pianeta a loro sconosciuto.

Qui si scontrano con terribili creature del luogo, che danno loro la caccia. Ma le avventure per loro sono appena iniziate e i pericoli sono molti di più quello che potrebbero pensare. Sul pianeta sono infatti presenti dei misteriosi portali, che sembrano poterli mettere in contatto con le versioni future di loro stessi. Ciò che queste raccontano, però, potrebbe non essere del tutto vero. Distinguere la realtà dalla menzogna sarà così fondamentale per i Robinson. La famiglia dovrà prima di tutto trovare il modo di salvarsi da quel pianeta, e solo così potranno forse riuscire a completare la loro missione e salvare il resto dell’umanità.

Lost in Space cast

Lost in Space – Perduti nello spazio: il cast del film

Come anticipato, a dare volto alla famiglia protagonista vi son alcuni noti interpreti di Hollywood. Il volto del professor John Robinson è infatti quello dell’attore premio Oscar William Hurt, noto il film Il bacio della donna ragno. L’attrice Mimi Rogers ha invece interpretato Maureen Robinson, mentre Heather Graham il ruolo della figlia Judy. Quest’ultima, inoltre, intraprese una relazione con il regista proprio durante le riprese del film. Lacey Chabert ha invece dato vita all’altra figlia, Penny, mentre Jack Johnson, divenuto celebre proprio grazie a questo film è l’interprete di Will. Il personaggio di Will è inoltre presente anche in versione adulta, interpretata dal noto Jared Harris, celebre per le serie Chernobyl e The Crown.

L’attore Matt LeBlanc, celebre per il personaggio di Joey nella sit-com Friends, interpreta nel film il ruolo del pilota Don West. Per via delle riprese in contemporanea della serie e del film, l’attore per poter partecipare al lungometraggio dovette compiere numerosi spostamenti, trovandosi così a vivere un periodo piuttosto intenso della sua carriera. Curiosamente, il ruolo era stato offerto anche a Matthew Perry, protagonista in Friends con il ruolo di Chandler. Altro celebre ruolo presente nel film è quello del dottor Smith, spia dei terroristi. Per il ruolo erano stati considerati gli attori Kenneth Branagh e Tim Robbins, ma venne infine affidato a Gary Oldman, dichiaratosi un grande fan della serie originale.

Nel film compaiono inoltre in alcuni noti cameo alcuni degli interpreti originali della serie. L’attore Dick Tufeld, infatti, riprende qui il suo ruolo di voce di Robot. Mark Goddard, invece, che nella serie era Don West, compare qui nelle vesti di un generale. L’attrice June Lockhard, interprete di Maureen, dà invece qui vita alla preside del giovane Will, mentre le interpreti delle due figlie dei Robinson, Marta Kristen e Angela Cartwright, danno vita a delle giornaliste. Gli unici a non aver voluto partecipare sono stati gli attori Bill Mumy e Jonathan Harris. Il primo desiderava interpretare la versione adulta di Will, ma gli venne negato. Il secondo invece desiderava riprendere il suo ruolo del dottor Smith, e non accettò diversamente.

Lost in Space – Perduti nello spazio: la colonna sonora, il trailer e dove vedere il film in streaming

Particolarmente apprezzata, la colonna sonora venne inizialmente rilasciata in formato di album nel marzo del 1998. Questo conteneva i principali brani del film, composti dal musicista Bruce Broughton. La colonna sonora in questione non presenta alcun legame con quella della serie, che era stata realizzata da un giovanissimo John Williams. Negli anni seguenti, sono state poi rilasciate diverse versioni di tale album, fino a giungere nel 2016 alla pubblicazione di un’edizione completa di tutti i brani presenti nel film e durante i titoli di coda. Tra i più celebri di questi si annoverano i titoli Thru the Planet, Jupiter Chrashes e The Robot Attack.

Per gli amanti del film, o per chi volesse vederlo per la prima volta, è possibile fruirne grazie alla sua presenza su una delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Lost in Space – Perduti nello spazio è infatti presente nel catalogo di Tim Vision. Per vederlo basterà noleggiare il singolo film. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film verrà però anche trasmesso in televisione sabato 20 novembre alle ore 23:45 sul canale Italia 1.

Fonte: IMDb

Lost Girls: Sarah Paulson protagonista del film diretto da Liz Garbus

Novità per il nuovo serial killer drama Lost Girls, prodotto da Amazon Studios. Sarah Paulson, Fresca di Award per The People vs. O.J.Simpson, sarà la protagonista del film.

La documentarista Liz Garbus andrà a occuparsi per la prima volta di un film di finzione, dirigendo la pellicola. Michael Werwie ha scritto la sceneggiatura, basata sul libro non-fiction di Robert Kolker, in cui una madre alla ricerca della figlia scomparsa a Long Island scopre i corpi assassinati di quattro ragazze nel 2010. Il libro, uscito nel 2014, svela dettagli sul mondo delle escort on-line, portando avanti la ricerca di un serial killer misterioso ancora in libertà.

Kevin McCormick e David Kennedy saranno i produttori di Lost Girls, attraverso la loro società di produzione Langley Park. Pamela Hirsch è il produttore esecutivo.

Liz Garbus ha diretto due documentari che hanno ricevuto nomination agli Oscar, What Happened, Miss Simone?The Farm: Angola USA.

Sarah Paulson è anche parte del cast del film Warner Bros. Ocean’s Eight, con Sandra Bullock, Anne Hathaway e Cate Blanchett.

Fonte: Variety

Lost 10 anni dopo: cosa fanno i protagonisti?

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Sono passati 10 anni da quando l’aereo della linea 815 della compagnia australiana Oceanic Airlines, in volo da Sydney a Los Angeles, si è schiantato presso un’isola apparentemente disabitata.

Dopo 10 anni i misteri legati all’isola e ai ‘superstiti’ sono stati svelati, non senza qualche malcontento da parte del pubblico, eppure Lost rimane ad oggi una delle serie tv che ha contribuito allo sviluppo del mezzo narrativo, oltre che a dare notorietà a tutti i suoi protagonisti.

Ecco cosa fanno adesso i protagonisti di Lost 10 anni dopo la messa in onda del primo episodio della serie:

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Senza dubbio quella che, pur senza grandi ruoli, ha raggiunto la maggiore notorietà è la bella Evangeline Lilly, che, con un posto nella trilogia de Lo Hobbit, si è garantita fama planetaria. Come se non bastasse l’attrice è adesso impegnata su un set Marvel, quello di Ant-Man, il che le garantisce di rimanere a lungo sulla cresta dell’onda. Messo peggio invece uno dei protagonisti assoluti di Lost, Matthew Fox, che dopo qualche film subito dopo la fine della serie, è finito a fare il killer psicopatico nel bruttissimo film Alex Cross La Memoria del Killer, con tanto di volto e corpo trasfigurati da dieta e palestra.

Si sono ritrovati nel mondo seriale invece praticamente quasi tutti, con un occhio di riguardo per Emilie de Ravin, che è diventata Belle per Once Upon a Time e Ian Somerhalder assurto a vero idolo delle teenagers grazie al suo ruolo da protagonistia in The Vampire Diaries.

Los domingos: recensione del film premio Goya

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Los domingos: recensione del film premio Goya

Al giorno d’oggi, in una realtà dominata dalla velocità e in cui l’affermarsi socialmente dipende dalla propria riuscita nella carriera professionale e nella vita familiare, alcuni scelgono di donarsi completamente a un Dio superiore. Questa però può essere una scelta poco compresa dal resto del mondo: come si può accettare che una persona, una giovane donna, si rinchiuda in un convento in nome di una vocazione divina? Questo è proprio il tema focale che viene affrontato in Los Domingos. Scritto e diretto da Alauda Ruiz de Azúa, il film ha già vinto numerosi riconoscimenti, tra cui il premio Goya come miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura originale e miglior attrice. Nel cast ritroviamo figure note prevalentemente nel panorama cinematografico nazionale: Blanca Soroa, nel suo debutto sul grande schermo, interpreta la protagonista Ainara, mentre Patricia López Arnaiz (20.000 specie di api) è nel ruolo di Maite. Juan Minujín (Focus, I due papi) qui è nei panni di Pablo, marito di Maite.

Los domingos: una vocazione incompresa

Ainara è un’adolescente di 17 anni apparentemente non tanto diversa da qualsiasi altra: beve con le amiche, va alle feste e sta cercando di trovare la sua strada nella vita. L’unica differenza è che proprio il suo percorso sembra indirizzarla in una direzione diversa da quello delle sue coetanee, ovvero verso Dio. Un periodo di ritiro organizzato dalla scuola presso un convento benedettino sembra cambiare la sua prospettiva di vita: qui, infatti, Ainara sembra sentirsi completa, a casa.

Proprio per questo motivo, Ainara vuole ritornare in ritiro dalle monache, per poter comprendere meglio il proprio stato d’animo. Ciononostante, la zia Maite, a cui la ragazza è molto legata dalla perdita della madre, cerca di dissuaderla dal fare una scelta di vita così drastica in così giovane età. Il sentimento egoistico legato al perdere una persona amata si intreccia alla preoccupazione di indirizzare Ainara verso quella che può essere la sua felicità; tutto ciò avviene in un contesto familiare già disseminato di tensioni tra fratelli e drammi coniugali.

Los domingos: fede e razionalità

L’elemento centrale di Los domingos è proprio il contrasto tra fede, incarnata nel personaggio di Ainara, e razionalità, rappresentata proprio da Maite. Nonostante le due siano legate da un forte legame, la loro differenza di vedute finisce inesorabilmente per allontanarle.

Per quanto entrambe affermano di rispettare le vedute dell’altra, non riescono realmente a comprendersi: Maite, essendo atea, non accetta l’idea che l’amata nipote di soli 17 anni voglia abbandonare qualsiasi progetto di carriera o famiglia per rinchiudersi in un convento. Le sue opposizioni non sembrano legate solo ad una mera opposizione alla religione, ma proprio a un intento di voler evitare che Ainara faccia una scelta troppo avventata.

Ciononostante, si vedrà alla fine come il pensiero razionale abbandonerà anche Maite: al desiderio di proteggere la giovane subentrerà la più struggente paura della perdita.

Los Domingos
Cortesia di Movies Inspired

Vocazione divina o fragilità psicologica?

Ciò che rende Los domingos un film così interessante è proprio la rappresentazione del processo psicologico che porta una persona a fare una scelta di vita così drastica. Proprio donando il punto di vista di una persona credente e non, la pellicola permette allo spettatore di riflettere su una tematica così delicata e affascinante, sia per un pubblico religioso che (soprattutto) per un pubblico ateo.

Una mente razionale potrebbe interpretare il fanatismo religioso di Ainara come una risposta ai traumi subiti: la perdita della madre e poi di un altro familiare hanno portato la giovane a ritrovare un po’ di conforto proprio in Dio. A questo punto sorge il dubbio se Ainara abbia una vera vocazione, o se semplicemente si tratti di un modo per elaborare un lutto. Ma in una sfera così privata come la fede, ha veramente senso cercare una spiegazione? Come afferma in diverse occasioni Iñaki, padre di Ainara, tutto ciò che conta, in fin dei conti, è la felicità della ragazza.

Un’adolescenza cristiana

In Los domingos la crisi personale di Ainara, legata alla vocazione divina, si intreccia con l’inevitabile processo di crescita proprio dell’adolescenza. La ragazza, oltre a stare scoprendo la sua fede, vive i cambiamenti del proprio corpo e dei propri impulsi, sperimentando i primi rapporti con i ragazzi.

Ad ogni modo, questo contrasto tra l’adolescenza e la religione si vede anche da altri elementi più visivi che tematici. Un esempio interessante di ciò è proprio la scena in cui Ainara si trova in discoteca con i propri amici del coro, mentre nel sottofondo si mantengono i canti della chiesa. Questo crea un particolare contrasto tra le normali esperienze da teenager e il processo di scoperta della vocazione.

Los domingos si afferma quindi come una pellicola molto particolare, che porta all’attenzione dello spettatore una tematica inusuale e poco nota, e lo fa in una maniera tale da presentare più punti di vista.

Los Colonos, recensione del film di Felipe Gálvez Haberle

Los Colonos, recensione del film di Felipe Gálvez Haberle

Dopo il passaggio nella sezione Un Certain Regard al Festival di Cannes 2023, Los Colonos di Felipe Gálvez Haberle approda su MUBI dal 7 marzo. Il debutto al lungometraggio del regista cileno assume i contorni di un’epopea western su una Patagonia lasciata all’avidità e alla legge del più forte, in dialogo con altre pellicole che hanno rivisitato il genere cinematografico primordiale, mettendo al centro gli oppressi, come il recente Killers of the Flower Moon di Martin Scorsese e Jauja di Lisandro Alonso (2014).

Los Colonos, la trama: il western si trasferisce in Cile

L’azione si svolge nella Terra del Fuoco, nel 1901, e fa riferimento al prolungato e atroce genocidio del popolo Selknam, conosciuti anche come Ona. Si dice che quando i bianchi si insediarono ci fossero circa 4.000 Ona; all’inizio del XX secolo ne erano rimasti solo 783, quasi tutti rifugiati nelle missioni salesiane con a capo il monsignor Giuseppe Fagnano.

La storia di Los Colonos, divisa in capitoli che danno una progressione all’azione, ruota attorno a uno spietato amministratore di terre (Alfredo Castro) che arruola i servizi di un militare scozzese dalla dubbia fedina penale (Mark Stanley) per sterminare le popolazioni native della zona, i Selknam. Con altri due uomini, un texano e un meticcio (Benjamin Westfall e Camilo Arancibia), parte la spedizione, che dal Cile si dirige verso l’Argentina, dove il confine geografico è impreciso, ma non la proprietà della terra. Questo incontro con la rappresentazione dell'”essere nazionale” insediato in un avamposto con più dubbi che certezze dà vita a un brutale ritratto storico, in cui l’esperto Francisco Moreno (Mariano Llinás) cerca di segnare i limiti geografici. Gálvez Haberle sposta poi la narrazione a sette anni dopo, quando un inviato del presidente Montt arriva a Chiloé per indagare sullo sterminio.

Un viaggio classico, ma in territori inesplorati

Los Colonos ritrae con l’epica western l’altra faccia che l’immaginario cinematografico nascondeva nell’avanzata civilizzatrice dell'”uomo bianco”. Siamo di fronte a un western classico con tocchi modernisti, vicino ai famosi “anti-western” che pullulavano negli anni ’60 e ’70 e che registi come Kelly Reichardt (Meek’s Cutoff- Il sentiero di Meek ) o lo stesso Lisandro Alonso hanno recentemente recuperato in Jauja: sostanzialmente, l’opera prima del cileno Felipe Gálvez scommette su un viaggio classico del cinema western, solo raccontato da un’altra prospettiva, luogo e circostanza.

Los Colonos conduce la sua missione western attraverso una serie di forti scene di violenza nelle fasi successive, che si allontano dal senso di leggerezza per inserire i personaggi in zone sempre più cupe. Con il passare del tempo,  questi dovranno anche confrontarsi tra loro, poiché le loro differenze iniziano a diventare sempre più evidenti, e si troveranno di fronte a un altro tipo di ferocia, quella degli affari “interni”.

Los Colonos (2023)
Fonte: The Movie Database

Colonos come Conquistadores

Il regista Felipe Gálvez intreccia personaggi reali e di finzione, al suo debutto alla regia dopo quindici anni di lavoro come montatore, in questo pluripremiato western patagonico sul genocidio dei Selknam come fondamento della civiltà cilena, quasi fosse una risposta sudamericana al recente Killers of the Flower Moon di Martin Scorsese.

Quello che Gálvez realizza è una durissima critica allo sterminio dei popoli nativi, sugli abusi del capitalismo e sull’enorme controllo della terra detenuto da pochi gruppi e famiglie, senza parlare troppo direttamente di questi temi. Nel modo in cui Menéndez si comporta, nel modo in cui i militari, gli ufficiali e gli esploratori avanzano su tutto e tutti come se fossero proprietari di ogni centimetro che calpestano e delimitano, Los Colonos racconta la storia crudele delle origini di un Paese (o due, forse) segnato dalla violenza fisica, politica ed economica.

In Los Colonos, la violenza e il dolore sono sussurrati

Gálvez ha il senso, l’eleganza e l’intelligenza di suggerire più di quanto mostri: è chiaro che avvengono atrocità di ogni tipo, ma sono intuite, viste in lontananza, comprese attraverso certi dialoghi (sempre in nome del “progresso”). Gli esterni della natura incontaminata del sud del Cile e dell’Argentina sono talmente mozzafiato che non c’è modo per Gálvez e il suo direttore della fotografia Simone D’Arcangelo di evitare di indulgere in certi preziosismi, ma l’esperienza sensoriale – un lavoro sonoro straordinario e le musiche di Harry Allouche – è coinvolgente e impressionante.

Attraversando i paesaggi della Terra del Fuoco, Felipe Gálvez attraversa anche buona parte della biografia del genere: dalla laconica crudeltà del western di serie B alla sua revisione europea, passando per la violenza senza alibi di Nessuna pietà per Ulzana e gli scenari astratti di Jauja. In questo road movie a cavallo, con protagonisti due malviventi e un testimone silenzioso, un meticcio complice della follia del loro viaggio, tutti questi riferimenti permeano, senza farsi notare, le sue immagini in modo tanto energico quanto inquietante. C’è decisamente qualcosa di horror in questo film, come se fosse una versione politica di Bone Tomahawk di S. Craig Zahler con la poetica ruvida e tagliente di Cormac McCarthy.

Los Angeles ospiterà il George Lucas Museum

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Quando sembra che non ci possano più essere notizie in grado di sorprendere e allietare i fan di un regista come George Lucas ecco compiersi un autentico miracolo a ciel sereno, giunto in seguito all’annuncio ufficiale dei responsabili del Lucas Museum of Narrative Art Board of Directors riguardo alla volontà di creare direttamente nella città di Los Angeles il George Lucas Museum.

L’improvvisa e scoppiettante notizia non manca di cogliere tutti di sorpresa e di incrementare ulteriormente l’aura di culto attorno a una personalità cinematografica già nota e apprezza come quella di George Lucas. Ecco di seguito il contenuto del comunicato stampa ufficiale:

Dopo lunghe riflessioni e delibere, la Board of Directors of the Lucas Museum of Narrative Art ha il piacere di annunciare i piani per costruire il museo nell’Exposition Park di Los Angeles. Siamo grati del positivo supporto ricevuto sia da San Francisco che da Los Angeles durante il nostro processo di selezione. Trovare la location giusta è stato un processo complicato per via della qualità elevata di entrambe le città e di entrambi i siti. 
Vogliamo ringraziare il Sindaco Ed Lee e la San Francisco Board of Supervisors per il loro impegno. Ogni location offriva incredibili vantaggi, ma la miglior posizione della Promise Zone di South Los Angeles porterà un notevole impatto sulla comunità con l’arrivo del museo che diventerà fonte di ispirazione, educazione e sviluppo. Exposition Park è un magnete accessibile da ogni parte della città. Non vediamo l’ora di divenire parte di una comunità museale dinamica, circondata da oltre 100 scuole elementari e superiori, da una delle università leader della nazione e da altri tre musei.
Adesso stiamo finalizzando i dettagli dell’edificio che sarà uno dei più fantasiosi e inclusivi musei del mondo e tutti gli abitanti di Los Angeles e della California saranno orgogliosi di considerarlo proprio

George Lucas contro la Disney: “Ho venduto Star Wars agli schiavisti bianchi.”

In realtà la notizia della costruzione di un museo dedicato a George Lucas e alla sua intera mitologia filmica non è totalmente una novità, in quanto lo stesso regista aveva più volte espresso l’intenzione di creare una tale istituzione nella città di San Francisco, rinunciandovi però a causa di grosse difficoltà nel rintracciare una location adatta allo scopo. In un secondo momento si era pensato anche a Chicago, ma alla fine Los Angels è sembrata la scelta più indicata, soprattutto in seguito alla nascita di due progetti distinti quali Treasure Island nella San Francisco Bay e l’Exposition Park centrale. Maggiori informazioni riguardo al progetto sono reperibili sul sito lucasmuseum.org.

Al momento non è dato conoscere i tempi e le modalità di questo nuovo ambizioso progetto che darà vita a oltre 350 posti di lavoro e sarà interamente dedicato alla narrazione cinematografica attraverso le immagini in movimento e i nuovi media digitali, attraverso una collezione permanente donata direttamente da George Lucas e che vanta numerosi dispositivi in grado di mettere in evidenza l’evoluzione dell’immagine animata in oltre 150 anni di storia.

Fonte: movieplayer

Los Angeles Film Critics Association: Una Battaglia dopo l’altra domina la premiazione

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L’avanzata di Una Battaglia dopo l’altra non accenna a rallentare. Anzi, sta accelerando. L’adattamento di Paul Thomas Anderson del romanzo di Thomas Pynchon “Vineland” è stato il beniamino della Los Angeles Film Critics Association, portando a casa tre premi per miglior film, miglior regia e miglior interpretazione non protagonista per Teyana Taylor.

In occasione del 51° incontro annuale per determinare i migliori successi cinematografici dell’anno, Una Battaglia dopo l’altra si unisce a una serie di successi da Oscar come “The Hurt Locker” (2009), “Il caso Spotlight” (2015), “Moonlight” (2016) e “Parasite” (2019) e “Anora” dell’anno scorso, tutti vincitori dell’Oscar come miglior film.

L’elenco completo dei vincitori dei Los Angeles Film Critics Association è disponibile di seguito:

  • Miglior film: “Una Battaglia dopo l’altra” (Warner Bros.)
  • Regia: Paul Thomas Anderson, “Una Battaglia dopo l’altra” (Warner Bros.)
  • Migliori interpreti: Rose Byrne, “If I Had Legs I’d Kick You” (A24) ed Ethan Hawke, “Blue Moon” (Sony Pictures Classics)
  • Migliori interpreti non protagonisti: Stellan Skarsgård, “Sentimental Value” (Neon) e Teyana Taylor, “Una Battaglia dopo l’altra” (Warner Bros.)
  • Sceneggiatura: “Un semplice incidente” (Neon) — Jafar Panahi
  • Animazione: “Little Amélie or the Character of Rain” (GKids)
  • Cinematografia: “Train Dreams” (Netflix) — Adolpho Veloso
  • Montaggio: “Marty Supreme” (A24) — Ronald Bronstein e Josh Safdie
  • Scenografia: “I Peccatori” (Warner Bros.) — Hannah Beachler
  • Colonna sonora: “Sirāt” (Neon) — Kangding Ray
  • Film non in lingua inglese: “The Secret Agent” (Neon)
  • Documentario/Film non-fiction: “My Undesirable Friends: Part 1 — Last Air in Moscow” (Autodistribuito)
  • Premio Nuova Generazione: Eva Victor, “Sorry, Baby” (A24)
  • Premio Douglas Edwards per il cinema sperimentale: Albert Serra, “Afternoons of Solititude” (Grasshopper Films)
  • Premio Speciale Douglas Edwards: Thom Andersen per il suo Opere
  • Premio alla carriera: Philip Kaufman
  • Menzione speciale: Judy Kim del Gardena Cinema, uno storico cinema monosala da 800 posti, che opera come cinema indipendente e punto di riferimento per la comunità da quando la famiglia Kim ne ha assunto la proprietà nel 1976.

Los Angeles Film Critics Association, ecco i premiati

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Los Angeles Film Critics Association, ecco i premiati

Ecco anche i premiati della Los Angeles Film Critics Association.

Hanno vinto The Descendants, Tree of Life con Malick e la Chastain, Michael Fassbender, questi ultimi per tutti i film che li hanno

Los Angeles Film Critics Association Awards: la lista dei vincitori

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Anche per i Los Angeles Film Critics Association Awards, è Moonlight il miglior film dell’anno. Il film diretto da Barry Jenkins, a cui è andato anche il riconoscimento per la migliore regia, si posizione quindi, con La la Land (miglior film per New York Film Critics Circle) e Manchester By the Sea (miglior film per National Board of Review), nella lista dei favoriti agli Oscar. Tra gli attori, annoveriamo il terzo premio per Isabelle Huppert, e la sorpresa Adam Driver, entrambi in piena corsa per gli Oscar.

Di seguito la lista completa dei vincitori dei Los Angeles Film Critics Association Awards

Best Picture

WINNER: Moonlight RUNNER-UP: La La Land

Best Director

WINNER: Barry Jenkins – Moonlight RUNNER-UP: Damien Chazelle – La La Land

Best Actor

WINNER: Adam Driver – Paterson RUNNER-UP: Casey Affleck – Manchester by the Sea

Best Actress

WINNER: Isabelle Huppert – Elle RUNNER-UP: Rebecca Hall – Christine

Best Supporting Actor

WINNER: Mahershala Ali – Moonlight RUNNER-UP: Issy Ogata – Silence

Best Supporting Actress

WINNER: Lily Gladstone – Certain Women RUNNER-UP: Michelle Williams – Manchester by the Sea

Best Animation

WINNER: Your Name. RUNNER-UP: The Red Turtle

Best Foreign Language Film

WINNER: The Handmaiden RUNNER-UP: Toni Erdmann

Best Documentary

WINNER: I Am Not Your Negro RUNNER-UP: OJ: Made in America

Best Screenplay

WINNER: Efthymis Filippou and Yorgos Lanthimos – The Lobster RUNNER-UP: Kenneth Lonergan – Manchester by the Sea

Best Editing

WINNER: Bret Granato, Maya Mumma, Ben Sozanski – OJ: Made in America RUNNER-UP: Tom Cross – La La Land

Best Production Design

WINNER: Ryu Seong-hee – The Handmaiden RUNNER-UP: David Wasco – La La Land

Best Music Score

WINNER: Justin Hurwitz – La La Land RUNNER-UP: Mica Levi – Jackie

Best Cinematography

WINNER: James Laxton – Moonlight RUNNER-UP: Linus Sandgren – La La Land

New Generation Award

WINNER: Trey Edward Shults and Krisha Fairchild – Krisha

Los Angeles Film Critics Association Awards, trionfano Tar e Everything Everywhere All at Once

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È stato il turno dei critici della costa occidentale ad assegnare i riconoscimenti per i migliori film e serie tv del 2022, con la Los Angeles Film Critics Association (LAFCA) che ha premiato due titolo come miglior film, “Everything Everywhere All at Once” di A24 e “Tár” di Focus Features. E’ la quarta volta che  due titoli arrivano in cima nei suoi 48 anni di storia dopo “Dog Day Afternoon” e “Qualcuno volò sul nido del cuculo” (1975), “Network” e “Rocky” (1976) e “Gravity” e “Her” (2013).

Insieme al primo premio per “Tár”, Todd Field ha vinto sia il premio alla regia che quello alla sceneggiatura per il film. La sua protagonista Cate Blanchett si è aggiudicata il premio per la migliore interpretazione da protagonista, che ha condiviso con il veterano attore britannico Bill Nighy per il suo lavoro in “Living” di Oliver Hermanus.

Tutti i vincitori dei Los Angeles Film Critics Association Awards

È stato il primo anno in cui il premio è passato a categorie di recitazione neutre rispetto al genere, cambiamento annunciato ottobre scorso. Questo ha permesso alla Blanchett di vincere per la seconda vittoria ai LAFCA dopo “Blue Jasmine” (2013), per il quale ha vinto l’Oscar. Dopo un buon inizio ai premi della critica, inclusa la vittoria del New York Film Critics Circle, Cate Blanchett sembra aver staccato il gruppo di attori più votati. Va notato che Michelle Yeoh di “Everything Everywhere” e Danielle Deadwyler di “Till” sono state le seconde classificate al LAFCA, sottolineando quanto questa gara possa finire diversamente alla corsa del premio più ambito, gli Oscar.

Per il ruolo maschile invece questa è stata anche la seconda vittoria LAFCA per Bill Nighy, che è stato vincitore della categoria non protagonista nel 2004 per il suo miglior anno con quattro lungometraggi, tra cui “AKA”, “I Capture the Castle”, “Lawless Heart” e “Love Actually”. In “Living”, un remake di “Ikiru” di Akira Kurosawa, Nighy interpreta il signor Williams, un impiegato statale privo di senso dell’umorismo che sperimenta la vita dopo aver ricevuto una triste diagnosi. Il film ha iniziato il suo viaggio nel gennaio 2022 al Sundance Film Festival, dove è stato presentato in anteprima ed è stato acquisito da Sony Pictures Classics. Questo ha dato alla sua campagna la spinta che aveva bisogno per concorrere con gli altri contendenti di alto profilo quali Austin Butler, Colin Farrell e Brendan Fraser.

I premi per le migliori interpretazioni da non protagonisti sono stati divisi tra due incredibili attori asiatici: Dolly de Leon nei panni della manager Abigail in “Triangle of Sadness” e il lavoro di Ke Huy Quan nei panni dell’adorabile marito Waymond in “Everything Everywhere All at Once”.

Nel caso di Quan, è un’altro grande trinfo dopo i suoi premi Gotham e New York Film Critics, che continua la sua corsa all’attenzione dell’Oscar. Questo premio per de Leon rappresenta un enorme impulso alla sua campagna durante la votazione per le nomination ai SAG Awards. Un nuovo arrivato a Hollywood, l’attore filippino che ha ricevuto il premio concorrendo contro nomi più noti come Angela Bassett per “Black Panther: Wakanda Forever” e la seconda classificata Jessie Buckley per “Women Talking” è un enorme spinta.

Altri vincitori sono “Tutta la bellezza e lo spargimento di sangue” nella categoria per il film documentario/saggistica, per la categoria animazione trionfa “Pinocchio di Guillermo del Toro” e “Avatar: La Via dell’Acqua” che si è aggiudicato la migliore scenografia. “EO” di Janus Films e Sideshow, vince come miglior film internazionale per la Polonia. Il titolo ha già ha ottenuto due vittorie per il film in lingua straniera e un riconoscimento per la fotografia di Michal Dymek. Solo due scelte LAFCA nell’ultimo decennio non hanno ricevuto una nomination all’Oscar: Claire Mithon (“Atlantics” e “Ritratto di una donna in fiamme”) e Shabier Kirchner (“Small Axe”).

L’anno scorso, i Los Angeles Film Critics Association Awards ha premiato il dramma giapponese di Ryûsuke Hamaguchi “Drive My Car” come miglior film, che ha dato il via alla sua fortunata campagna di premi che ha portato a quattro nomination all’Oscar, incluso uno come miglior film. Alla fine ha vinto il miglior lungometraggio internazionale. Tutti i vincitori LAFCA saranno premiati al banchetto annuale del 14 gennaio 2023.

Tutti i vincitori dei  Los Angeles Film Critics Association

  • Miglior film: “Everything Everywhere All at Once” (A24) e “Tár” (Focus Features)
  • Miglior regista: Todd Field, “Tár” (Focus Features)
    Secondo classificato: SS Rajamouli, “RRR” (Variance Films)
  • Miglior protagonista: Cate Blanchett, “Tár” (Focus Features) e Bill Nighy, “Living” (Sony Pictures Classics) – Seconde classificate: Danielle Deadwyler, “Till” (Orion/United Artists Releasing) e Michelle Yeoh, “Everything Everywhere All subito” (A24)
  • Miglior non protagonista: Dolly De Leon, “Triangle of Sadness” (Neon) e Ke Huy Quan, “Everything Everywhere All at Once” (A24) Seconda classificata: Jessie Buckley, “Women
    Talking” (MGM/United Artists Releasing) e Brian Tyree Henry per “Causeway” (A24/Apple Original Films)
  • Miglior sceneggiatura : Todd Field, “Tár” (Focus Features)
    Secondo classificato: Martin McDonagh, “The Banshees of Inisherin” (Searchlight Pictures)
  • Miglior fotografia : Michal Dymek, “EO” (Janus Films e Sideshow)
    Secondo classificato: Hoyte van Hoytema, “Nope” (Universal Pictures)
  • Miglior montaggio : Blair McClendon, “Aftersun” (A24)- Seconda classificata: Monika Willi, “Tár” (Focus Features)
  • Miglior scenografia : Dylan Cole e Ben Procter, “Avatar: The Way of Water” (20th Century Studios) – Secondo classificato: Jason Kisvarday, “Everything Everywhere All at Once” (A24)
  • Miglior colonna sonora : MM Keeravani, “RRR” (Variance Films), Secondo classificato: Paweł Mykietyn, “EO” (Janus Films e Sideshow)
  • Miglior film in lingua straniera : “EO” (Janus Films e Sideshow),Secondo classificato: “Saint Omer” (Neon
  • Miglior documentario: “All the Beauty and the Bloodshed” (Neon), Secondo classificato: “Fire of Love” (National Geographic/Neon)
  • Miglior animazione : “Pinocchio di Guillermo del Toro” (Netflix), Secondo classificato: “Marcel the Shell With Shoes On” (A24)
  • New Generation Award: Davy Chou e Park Ji-Min, “Return to Seoul” (Sony Pictures Classics)
  • Premio Douglas Edwards Experimental Film : “Il tessuto del corpo umano” (Grasshopper Film)
  • Premio alla carriera : Claire Denis

Los 4 golpes: corto inedito di Truffaut proiettato a Bologna

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Anche i cinefili più competenti, forse, non saranno a conoscenza di questo cortometraggio realizzato nel 1962 da uno dei registi più importati della Storia del Cinema. Si intitola Los 4 golpes, di François Truffaut, un titolo davvero poco conosciuto, che non appare neanche nel noto sito IMDb, ma che è stato proiettato a Il Cinema Ritrovato di Bologna.

Los 4 golpes fu realizzato da Truffaut per il Cinémathèque Royale di Bruxelles, in cui venivano proiettati molti film in lingua originale di Hitchcock. Ed è proprio in quel periodo, infatti, che l’autore preparò la celebre intervista con il regista inglese.

Nel corto troviamo 3 minuti di girato a Mar Del Plata, in Argentina: si tratta si un noir in 16mm, una via di mezzo tra filmino amatoriale e thriller. Niente sonoro, bianco e nero, il regista è anche il protagonista, ovvero l’assassino del corto.

Insomma, non possiamo che ringraziare Il Cinema Ritrovato di Bologna, con il quale siamo venuti a conoscenza di una nuova piccola ma importante opera di uno dei padri della Nouvelle Vague.

Fonte

Loro: Toni Servillo è Berlusconi nel trailer del film di Paolo Sorrentino

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Universal Pictures Italia ha appena rilasciato il primo teaser trailer di Loro, ultimo film di Paolo Sorrentino che vede di nuovo protagonista Toni Servillo nei panni dell’ex premier Silvio Berlusconi.

Secondo voci più che insistenti, Loro sarà presentato in anteprima (probabilmente in concorso?) durante la 71a edizione del Festival di Cannes in programma dall’8 al 19 Maggio. Co-prodotto da Indigo Film e Pathé e France 2 Cinéma, il film verrà diviso in due parti di due ore ciascuna. Nel cast, oltre a Servillo, anche Elena Sofia Ricci, Riccardo Scamarcio e Ricky Memphis.

Paolo Sorrentino dirige Toni Servillo nel biopic su Berlusconi

Loro: il trailer del film di Sorrentino in versione Lego

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Dopo il rilascio del trailer ufficiale di Loro, il nuovo film diretto da Paolo Sorrentino, è comparsa sul web una divertente versione con personaggi e mattoncini Lego che potete vedere qui sotto.

Anche il titolo della pellicola è stato modificato con “Lego” al posto di “Loro”. E il risultato, come potrete notare, non è affatto malvagio. Che ne pensate?

Loro 1 – il trailer del film di Paolo Sorrentino

Vi ricordiamo che Loro sarà diviso in due parti di due ore ciascuna: la prima uscirà nelle sale italiane il 24 aprile, mentre la seconda subito a seguire. Secondo alcune voci il film potrebbe essere presentato in anteprima (probabilmente in concorso?) durante la 71a edizione del Festival di Cannes in programma dall’8 al 19 Maggio.

Co-prodotto da Indigo Film e Pathé e France 2 Cinéma, Loro vede nel cast Toni ServilloElena Sofia RicciRiccardo Scamarcio e Ricky Memphis.

Il film si propone come la biografia romanzata di Silvio Berlusconi, interpretato da Servillo.

Loro chi? recensione del film con Edoardo Leo e Marco Giallini

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Loro chi? recensione del film con Edoardo Leo e Marco Giallini

Edoardo Leo e Marco Giallini sono i protagonisti di Loro chi?, una brillante commedia diretta da Francesco Miccichè e Fabio Bonifacci dal 19 novembre al cinema. Nel film, prodotto da Warner Bros Entertainment Italia e Picomedia, anche Ivano Marescotti e Antonio Catania.

Il film è incentrato sulla storia di David (Edoardo Leo) che a 36 anni si trova ancora a vivere da precario e sogna di fare carriera nell’azienda per cui lavora come creativo. Quando è sul punto di farcela, ma letteralmente il giorno prima della gloria, incontra Marcello (Marco Giallini), un abilissimo truffatore. Grazie alle sue grandi doti da trasformista e facendo leva sulle insicurezze del ragazzo, riesce a raggirarlo e in un attimo David si trova a perdere tutto: soldi, lavoro e fidanzata. Disperato, il giovane medita vendetta e una volta trovato il malfattore cerca di rifarsi alleandosi con lui e imparando l’arte della truffa.

La storia è avvincente, mai scontata e molto coinvolgente. I 95’ del film scorrono veloci grazie ad un buon ritmo. In Loro chi? c’è tutto: la commedia all’italiana ma senza le sue debolezze, il giallo ma senza troppa suspense e una sceneggiatura, firmata come il soggetto da Bonifacci, che fila dalla prima all’ultima scena. Il taglio e molte sequenze tradiscono il background del regista Micchichè ma l’elemento ‘fictional’ non è esagerato e sapientemente inserito nel mix di generi che il film ci offre.

Giallini recita con la faccia scura e il look da duro elegante che l’ha reso grande in Romanzo Criminale ma prestati a un personaggio molto più frivolo ed eccentrico. Edoardo Leo passa con disinvoltura da espressioni disperate e patetiche allo sguardo intenso e deciso di chi vuole riscattarsi, inframezzati da una recitazione pulita e ‘popolare’, sempre molto accattivante.

Ne viene fuori un film fresco, vivace come magari non ci si aspetta da una commedia italiana. Invece Miccichè e Bonifacci confezionano un prodotto con un’ottima fotografia (si ricorda uno spettacolare tramonto in timelapse) e un cast di validissimi attori.

Tra inseguimenti e colpi di scena c’è anche lo spazio per una riflessione, doverosa e realistica, su come in Italia – sono parole dell’artista Marcello – ‘l’arte della truffa è incentivata’. Una conclusione amara ma che strappa un sorriso.