interpretano un cameo
rispettivamente nella versione italiana e spagnola del nuovo film
Disney e Pixar. Diretto da Angus MacLane e prodotto da Galyn
Susman, Lightyear
– La vera storia di Buzz arriverà il 15
giugno nelle sale italiane.
Lightyear – La vera
storia di Buzz
La nuova avventura Disney e Pixar Lightyear – La vera storia di
Buzz racconta le origini di Buzz Lightyear, l’eroe che ha
ispirato il giocattolo di Toy Story, e segue il
leggendario Space Ranger dopo essere rimasto bloccato su un pianeta
ostile a 4,2 milioni di anni luce dalla Terra insieme al suo
comandante e al loro equipaggio. Mentre Buzz cerca di trovare un
modo per tornare a casa attraverso il tempo e lo spazio, si
uniscono a lui un gruppo di ambiziose reclute e il suo
irresistibile gatto robot di compagnia, Sox. L’arrivo di Zurg, una
presenza imponente con un esercito di robot spietati e un fine
misterioso, complica le cose e mette a rischio la missione.
Lightyear –
La vera storia di Buzz è diretto da Angus MacLane
(co-regista di Alla Ricerca di Dory) ed è prodotto
da Galyn Susman (Toy Story: Tutto un altro mondo). La
colonna sonora del film è firmata dal premiato compositore Michael
Giacchino (The
Batman, Up).
Nella versione italiana del film,
prestano le proprie voci Alberto Malanchino, Ludovico Tersigni ed
Esther Elisha che interpretano rispettivamente lo Space Ranger Buzz
Lightyear; Sox, il suo gatto robot di compagnia; e Alisha
Hawthorne, la sua comandante e migliore amica.
Quando è stato
annunciato, Lightyear –
La vera storia di Buzz ha fatto alzare più di un
sopracciglio. Il motivo è semplice: perché rendere reale un
giocattolo che era già perfetto così? Eppure alla Pixar hanno
trovato l’idea giusta, come racconta Angus MacLane, il regista del
film: “Ho sempre voluto conoscere la storia dello space ranger,
volevo dirigere qualcosa di divertente dopo Alla ricerca di Dory. Volevo realizzare
quel film che Andy ha visto per poter poi desiderare il giocattolo
di Buzz, come avviene nel primo Tom Story. E così ho pensato di
poterne fare un’avventura spaziale. Da questa idea di base ho
venduto il progetto allo studio.”
Galyn
Susman, executive producer del film, ha raccontato delle
ispirazioni che hanno condotto alla realizzazione di quel film:
“Principalmente fantascienza anni ’80. Quello è stato il punto
di partenza, da Star
Wars fino ad Aliens. Sono quelli i film che abbiamo guardato
centinaia, migliaia di volte e sono quelli i film che riempiono di
riferimenti e citazioni la nostra storia.”
MacLane aggiunge
un’immagine molto suggestiva a questo insieme di riferimenti e
spunti da cui è nato Lightyear, dicendo che questo film è la Star
Wars di Andy.
A parlare del film è
intervenuto anche Michael Giacchino, compositore
premio Oscar, al quale la Pixar ha affidato anche questo suo nuovo
film: “Sono cresciuto con questi film degli anni 80. Una delle
cose che facevo da piccolo era registrare l’audio dei film che
vedevo al cinema. L’unico modo che avevo per ripetere
quell’esperienza era registrarne l’audio, perché poi non c’era
subito altro modo di vedere il film, e questa abitudine è cresciuta
nella mia testa. Quando mi hanno chiesto cosa volessi fare, ho
risposto che volevo fare esattamente questo tipo di film. E
lavorare con Angus è bello perché abbiamo un immaginario comune,
non è stato difficile trovare un terreno comune e l’ispirazione
adatta per portare sullo schermo questa avventura.”
Quando si parla di
fantascienza e di riferimenti da film del passato non si può
prescindere da 2001: Odissea nello spazio, anche se per Angus MacLane
il capolavoro di Kubrick non ha fatto breccia al prima colpo.
“Ero molto giovane, avevo visto da poco Star Wars, e guardando
2001 mi chiedevo quando cominciassero a combattere con le spade
laser. Siamo stati influenzati da tanti film ma volevamo catturarne
lo spirito più che copiarli. Volevamo catturare quel potenziale di
portare lo spettatore in un altro mondo. Volevamo essere
divertenti, ma abbiamo incluso dei riferimenti visivi e
concettuali. Alcuni riferimenti che ci vedono altri io non li ho
neanche inseriti di proposito, ma penso sia proprio questo il
senso.”
Nel film c’è anche un
importante messaggio di normalizzazione dell’omosessualità. Il
personaggio di Alisha Hawthorne viene mostrata nel corso della sua
vita mentre si innamora, si sposa, ha dei figli, con una sua
collega di lavoro. E in una delle belle scene casalinghe che la
vedono protagonista, Alisha bacia sulla bocca la moglie. Gli
artisti Disney hanno lottato affinché quella scena rimanesse nel
film e per fortuna, la vediamo sul grande schermo, normale, come la
quotidianità che racconta, eppure potente per il messaggio che
manda. “All’interno della narrazione del film, dal punto di
vista di Buzz, quella relazione ci serve a mostrare quello a cui
Buzz rinuncia per la sua missione, quello che non ha, era
importante mostralo non solo per una logica narrativa, ma anche
perché quel gesto e quell’amore dovevano essere mostrati. Era
importante per tutti.”
Chris Evans sostituisce Tim
Allen
Una delle polemiche che
ha accompagnato Lightyear –
La vera storia di Buzz sin dall’annuncio che
Chris Evans sarebbe stato la voce
americana di Buzz è stato il fatto di aver sostituito Tim
Allen, che invece interpreta lo space ranger nella saga di
Tom Story. “Tim Allen è la personificazione di Buzzo giocattolo
– spiega Susman – Ci serviva una voce differente, dovevamo prendere
un personaggio secondario e renderlo protagonista, ci serviva
qualcuno che fosse in grado di mettere in scena la commedia e il
dramma. Ci serviva qualcuno che potesse incorporare tutte queste
cose. Il personaggio è diverso dal Buzz giocattolo, e per questo
abbiamo scelto un altro doppiatore. Doveva essere simpatico, ma non
troppo buffo”
Grandi e piccini
rimarranno sicuramente stregati da Sox, questo gattino robotico che
diventa il migliore amico di Buzz nel corso del film. Per MacLane,
Sox è come l’uomo nell’angolo, colui che incoraggia e aiuta, che
sostiene l’eroe e gli dà conforto, “qualcosa che non sarebbe male
avere sempre nella vita vera!”.
Lightyear –
La vera storia di Buzz è diretto da Angus
MacLane (co-regista di Alla Ricerca di Dory) ed è
prodotto da Galyn Susman (Toy Story: Tutto un altro
mondo). La colonna sonora del film è firmata dal premiato
compositore Michael Giacchino (The
Batman, Up). Nella versione originale del film,
Chris Evans è Buzz Lightyear, Taika Waititi è Mo Morrison, Uzo
Aduba è Alisha Hawthorne, Keke Palmer è Izzy Hawthorne, James
Brolin è Zurg, Dale Soules è Darby e Peter Sohn è Sox, il gatto robot di
compagnia.
Disney+ ha svelato che il film
Disney e Pixar Lightyear – La vera storia di Buzz arriverà in
streaming il 3 agosto 2022. “Lightyear
– La vera storia di Buzzè fantastico sul grande schermo,
ovviamente, ma siamo entusiasti di portarlo su Disney+” ha affermato
Angus MacLane, che ha diretto il film. “Abbiamo dedicato anni
delle nostre vite a questo film e ne siamo molto orgogliosi.
Vogliamo condividerlo con il più ampio pubblico possibile.
Disney+ non solo offre a un
maggior numero di fan l’opportunità di vedere Lightyear – La
vera storia di Buzz, ma permette a tutti noi anche di rivederlo
ogni volta che vogliamo”.
Lightyear – La vera storia di
Buzz, il film
La nuova avventura Disney e Pixar
Lightyear – La vera storia di Buzz
racconta le origini di Buzz Lightyear, l’eroe che ha ispirato il
giocattolo di Toy Story, e segue il leggendario Space Ranger dopo
essere rimasto bloccato su un pianeta ostile a 4,2 milioni di anni
luce dalla Terra insieme al suo comandante e al loro equipaggio.
Mentre Buzz cerca di trovare un modo per tornare a casa attraverso
il tempo e lo spazio, si uniscono a lui un gruppo di ambiziose
reclute e il suo irresistibile gatto robot di compagnia, Sox.
L’arrivo di Zurg, una presenza imponente con un esercito di robot
spietati e un fine misterioso, complica le cose e mette a rischio
la missione.
Lightyear – La vera storia di Buzz è
diretto da Angus MacLane (co-regista di Alla Ricerca di Dory) ed è prodotto
da Galyn Susman (Toy Story: Tutto un altro mondo). La
colonna sonora del film è firmata dal premiato compositore Michael
Giacchino (The
Batman, Up).
Nella versione italiana del film
prestano le proprie voci Alberto Boubakar Malanchino (Buzz
Lightyear), Ludovico Tersigni (Sox), Esther Elisha (Alisha
Hawthorne) e Linda Raimondo che interpreta un cameo. Inoltre i
piloti della Scuderia Ferrari Charles Leclerc e Carlos Sainz
interpretano un cameo rispettivamente nella versione italiana e
spagnola del film. Il film Disney e Pixar Lightyear – La vera storia di Buzz
è attualmente nelle sale italiane e sarà disponibile in
streaming su Disney+ dal 3 agosto 2022.
Disney+ ha svelato che il film Disney e
Pixar Lightyear
– La vera storia di Buzz arriverà in
streaming il 3 agosto 2022. “Lightyear – La vera storia di Buzz
è fantastico sul grande schermo, ovviamente, ma siamo
entusiasti di portarlo su Disney+” ha affermato Angus
MacLane, che ha diretto il film. “Abbiamo dedicato anni delle
nostre vite a questo film e ne siamo molto orgogliosi. Vogliamo
condividerlo con il più ampio pubblico possibile. Disney+ non solo offre a un maggior
numero di fan l’opportunità di vedere Lightyear – La vera
storia di Buzz, ma permette a tutti noi anche di rivederlo ogni
volta che vogliamo”.
La nuova avventura Disney e Pixar
Lightyear
– La vera storia di Buzz racconta le origini
di Buzz Lightyear, l’eroe che ha ispirato il giocattolo di Toy
Story, e segue il leggendario Space Ranger dopo essere rimasto
bloccato su un pianeta ostile a 4,2 milioni di anni luce dalla
Terra insieme al suo comandante e al loro equipaggio. Mentre Buzz
cerca di trovare un modo per tornare a casa attraverso il tempo e
lo spazio, si uniscono a lui un gruppo di ambiziose reclute e il
suo irresistibile gatto robot di compagnia, Sox. L’arrivo di Zurg,
una presenza imponente con un esercito di robot spietati e un fine
misterioso, complica le cose e mette a rischio la missione.
Lightyear
– La vera storia di Buzz è diretto da
Angus MacLane (co-regista di Alla Ricerca di Dory) ed è
prodotto da Galyn Susman (Toy Story:
Tutto un altro mondo). La colonna sonora del film è
firmata dal premiato compositore Michael Giacchino
(The
Batman, Up).
Nella versione italiana del film
prestano le proprie voci Alberto Boubakar
Malanchino (Buzz Lightyear), Ludovico
Tersigni (Sox), Esther Elisha (Alisha
Hawthorne) e Linda Raimondo che interpreta un
cameo. Inoltre i piloti della Scuderia Ferrari Charles Leclerc e
Carlos Sainz interpretano un cameo rispettivamente nella versione
italiana e spagnola del film.
La recensione
diLightyear –
La vera storia di Buzz comincia con una premessa,
che lo spettatore troverà in testa al film. La pellicola che si sta
per vedere, basata sul personaggio di Toy Story, è
il film da cui è stato tratto il giocattolo di Buzz Lightyear, e
scopriamo quindi che in realtà è il personaggio di Toy
Story che è basato sul character del film in questione! È
come se questo film fosse lo Star
Wars di Andy che, tornato a casa, chiede ai genitori
l’action figure di Buzz. Questa specifica non intacca
certo la magia del capolavoro (dell’intera saga) Pixar, ma ci aiuta
a collocare Lightyear –
La vera storia di Buzz nel tempo, vedremo come.
Lightyear – La vera storia di Buzz, la
trama
La storia racconta di
Buzz, uno space ranger che si fa carico di una missione impossibile
(apparentemente): raggiungere l’iper-velocità. Questo sforzo però
ha un costo altissimo, ogni volta che Buzz si imbarca per un
viaggio test, al suo ritorno si accorge che, mentre per lui la
missione è durata pochi minuti, sono passati 4 anni per quelli che
sono rimasti a terra. Completamente preso dal desiderio di
completare la missione, la ripete fino a che da una parte perde le
persone che ama, perché queste crescono vivono e invecchiano,
dall’altra però riesce a completare la missione. Raggiunge
l’iper-velocità, per poi scoprire, al suo ritorno, che sono passati
molto più di 4 anni, e si trova in un mondo deserto e assediato dai
robot, in cui la sua nuova missione diventerà abbattere una
misteriosa astronave che sovrasta il Pianeta.
Ambientazione anni ’80 e piglio contemporaneo
Come anticipato nella
nostra premessa, il film è dunque un’avventura di fantascienza anni
’80, per cui la recensione diLightyear –
La vera storia di Buzz tiene conto principalmente del
fatto che alla Pixar hanno tentato di ri-raccontare quel gusto per
l’avventura, cercando di replicarne lo spirito ma inserendo nella
storia un mood moderno, che meglio si sposa con il tipo di
storie che il pubblico vuole sentire oggi.
E così abbiamo un eroe
che non riesce a fare tutto da solo e deve imparare a collaborare
con gli altri, una coppia LGBTQ, una squadra di comprimari formata
da una ragazzina, un uomo goffo che non è in grado di capire le sue
capacità, una signora anziana che piuttosto che stare in prigione,
preferisce arruolarsi in una squadra di cadetti space-ranger, un
gatto robot sarcastico e super-accessoriato.
La fascinazione per lo
spazio, gli echi nei design di astronavi e robot, la vera e propria
dinamica dell’avventura, la missione spaziale, la salvezza del
mondo, tutti questi tropi della fantascienza anni ’80 vengono
quindi trasformati a contatto con dei personaggi dallo spirito
moderno, che divertono e fanno emozionare lo
spettatore.
Accettare i proprio limiti e la sconfitta
Certo, questo Buzz è
molto diverso dallo space ranger giocattolo. Se quel personaggio si
muoveva, almeno nel primo film, sulla contraddizione tra l’essere
un giocattolo e il sentirsi un vero space-ranger, questo Buzz è un
uomo vero e proprio, ha insicurezze, senso di responsabilità, e
intraprende un viaggio dell’eroe che, seguendo la narrativa
contemporanea della normalizzazione delle persone eccezionali che
abbiamo trovato in diversi racconti prima di questo, fa di lui
stesso un felice perdente, in quanto gli fa accettare il suo
fallimento e lo mette in condizione di capire e abbracciare i
propri limiti. Non che l’accettazione di sé sia un messaggio
sbagliato, anzi, è fondamentale in un momento storico in cui la
società sembra chiedere sempre più di quanto possiamo dare,
tuttavia sembra si sia anche perso il gusto per guardare in alto,
verso l’infinito e oltre, appunto, preferendo fermarsi a guardarsi
le scarpe.
Certo, non è esattamente
quello che fa Buzz, visto che lui e i suoi amici combattono con
tutte le loro forze, tuttavia in Lightyear –
La vera storia di Buzz, anche un eroe deve accettare i
suoi limiti e questo fa molto poco anni ’80.
La fine dell’eroe testosteronico
La ri-narrazione della
mitologia del protagonista testosteronici è forse ciò che di più
interessante e meta c’è nel film di Angus MacLane
(Alla
ricerca di Dory), insieme a un guizzo di genio nella
scrittura dei personaggi di contorno e in quel Sox, il gattino
robot, che si posiziona a metà strada tra un animale da compagnia
vero e proprio, un coltellino svizzero super accessoriato, un
computer portatile e uno psicologo, il tutto condito con la
devozione e la fedeltà di un cane. Tutto questo in un solo
personaggio! Non a caso la Disney è nota per le sue “spalle
animali” che spesso tolgono la scena al protagonista.
Tecnicamente sopraffino, il film si
distingue per un gioco di rimandi e citazioni con le pellicole che
lo ispirano, gli sci-fi anni ’80 e dei quali è discendente diretto
e fintamente contemporaneo. Questo occhio al passato è però
mitigato da una serie di personaggi moderni, perfetto specchio di
ciò che si sente l’esigenza di racontare oggi.
Lightyear –
La vera storia di Buzz arriva nelle sale italiane
il prossimo 15 giugno, il primo film Pixar, dal pre-pandemia, ad
uscire al cinema e non direttamente su Disney+.
Lightyear
– La vera storia di Buzz, la nuova avventura
Disney e Pixar che racconta le origini dell’eroe che ha ispirato il
giocattolo di Toy Story, segue il leggendario Space Ranger
dopo essere rimasto bloccato su un pianeta ostile a 4,2 milioni di
anni luce dalla Terra insieme al suo comandante e al loro
equipaggio. Mentre Buzz cerca di trovare un modo per tornare a casa
attraverso il tempo e lo spazio, si uniscono a lui un gruppo di
ambiziose reclute e il suo irresistibile gatto robot di compagnia,
Sox. L’arrivo di Zurg, una presenza imponente con un esercito di
robot spietati e un fine misterioso, complica le cose e mette a
rischio la missione.
Nella versione italiana del film,
l’attrice Esther Elisha si unisce al cast di voci
nel ruolo di Alisha Hawthorne, comandante e migliore amica di Buzz
Lightyear. Alberto Malanchino e Ludovico Tersigni prestano le
proprie voci rispettivamente allo Space Ranger Buzz Lightyear e a
Sox, il suo gatto robot di compagnia. Lightyear –
La vera storia di Buzz arriverà il 15 giugno
nelle sale italiane.
Lightyear –
La vera storia di Buzz è diretto da Angus MacLane
(co-regista Alla Ricerca di Dory) ed è prodotto
da Galyn Susman (Toy Story: Tutto un altro mondo). La
colonna sonora del film è firmata dal premiato compositore Michael
Giacchino (The
Batman, Up).
La nuova avventura d’azione
originale Disney e Pixar Lightyear
– La vera storia di Buzz racconta le origini di
Buzz Lightyear, l’eroe che ha ispirato il giocattolo di Toy
Story. Il film, che arriverà nell’estate del 2022, segue il
leggendario Space Ranger in un’avventura intergalattica. “Il
mondo di Buzz mi ha sempre entusiasmato” ha affermato il
regista Angus MacLane. “In Toy Story, sembrava esserci
un’incredibile storia, che viene solo accennata, sul suo essere uno
Space Ranger e ho sempre voluto esplorare ulteriormente questo
mondo. Quindi il mio punto di partenza per Lightyear – La vera
storia di Buzz è stato: ‘Qual è stato il film visto da Andy che
gli ha fatto desiderare il giocattolo di Buzz Lightyear?’. Volevo
vedere quel film. E ora ho la fortuna di poterlo realizzare”.
Nella versione italiana del film, Alberto
Malanchino presta la propria voce a Buzz.
Nella versione originale del film, insieme al già annunciato
Chris Evans che presta la propria voce a Buzz,
Keke Palmer, Dale Soules e
Taika Waititi interpretano un gruppo di ambiziose
reclute. Peter Sohn presta la propria voce al robot di compagnia di
Buzz, Sox. Il cast di voci include inoltre Uzo Aduba, James Brolin,
Mary McDonald-Lewis, Efren Ramirez e Isiah Whitlock Jr. “Il
cast di Lightyear – La vera storia di Buzz è davvero una
squadra da sogno”, ha dichiarato MacLane. “Ciascuno degli
interpreti si è subito calato nel suo personaggio, dandoci la
possibilità di giocare un po’ durante le sessioni di registrazione.
Questo ha portato a una specificità che ha alzato il livello e dato
maggiore profondità alle relazioni tra i personaggi. È stato un
privilegio lavorare con un cast così generoso e di
talento”.
Il premiato compositore Michael Giacchino, che ha firmato le
colonne sonore di The
Batman e Spider-Man: No Way Home,
comporrà la colonna sonora di Lightyear – La vera storia di
Buzz. Giacchino ha un rapporto di lunga data con Pixar: ha
vinto un Oscar, un Golden Globe e un GRAMMY per la colonna sonora
originale di Up. Inoltre, la sua filmografia Pixar
include, tra gli altri, Gli Incredibili – Una “normale”
famiglia di supereroi, Ratatouille, Cars 2,
Inside Out, Coco e Gli Incredibili 2. La
colonna sonora originale di Lightyear – La vera storia di
Buzz di Walt Disney Records sarà disponibile dal 17 giugno
2022.
Lightyear – La vera storia di Buzz è prodotto da Galyn
Susman (il corto Toy Story: Tutto un altro mondo).
Oggi, in occasione della Festa
nazionale del Gatto, The Walt Disney Company Italia annuncia che
l’attore e conduttore televisivo Ludovico Tersigni
presta la propria voce a Sox, il robot di compagnia del
leggendario Space Ranger, nella versione italiana del film Disney e
Pixar Lightyear
– La vera storia di Buzz. La nuova avventura
d’azione che racconta le origini di Buzz Lightyear, l’eroe che ha
ispirato il giocattolo di Toy Story, arriverà
nell’estate del 2022.
Lightyear – La vera storia di
Buzz è diretto da Angus MacLane, regista vincitore
dell’Annie Award e animatore veterano di Pixar che ha
co-diretto Alla Ricerca di Dory del 2016,
ed è prodotto da Galyn Susman (il corto Toy Story: Tutto
un altro mondo).
Il premiato compositore Michael
Giacchino, che ha firmato le musiche di The
Batman e Spider-Man: No Way Home,
comporrà la colonna sonora di Lightyear – La vera storia
di Buzz. Giacchino ha un rapporto di lunga data con Pixar: ha
vinto un Oscar, un Golden Globe e un GRAMMY per la colonna sonora
originale di Up. Inoltre, la sua filmografia Pixar
include, tra gli altri, Gli Incredibili – Una “normale”
famiglia di
supereroi, Ratatouille, Cars
2, Inside
Out, Coco e Gli Incredibili
2.
In arrivo il 15 giugno
solo al cinema, Lightyear –
La vera storia di Buzz è il nuovo film Pixar, che
immagina di realizzare il film che ha visto il piccolo Andy,
protagonista di Tom Story, per poi volere il giocattolo dello
space-ranger. Abbiamo parlato di questa avventura spaziale
divertente ed emozionante con il cast di doppiatori italiani. Ormai
come al solito, quando si tratta di Casa Disney, non si tratta solo
di doppiatori, ma dietro alle voci dei personaggi animati si
nascondono gli amatissimi volti dei divi di casa nostra, per cui la
voce di Lightyear è di Alberto Malanchino, quella
del suo aiutante robot, il gattino Sox di Ludovico
Terzigni e quella della space-ranger Alisha Hawthorne di
Esther Elisha. Coinvolta nel doppiaggio anche
Linda Raimondo, divulgatrice scientifica nota su Instagram come
Astro Linda, che si è prestata per un piccolo
cameo vocale.
Nel ringraziare tutti
Massimiliano Manfredi, direttore del doppiaggio,
gli interpreti hanno raccontato la loro esperienza dietro al
microfono. Terzigni ha parlato di “esperienza formativa e
interessante” soprattutto nel ricercare la voce adatta a Sox, un
gatto robot, che nel corso del film dimostra grande spirito e
ironia, ma anche un profondo attaccamento da Buzz.
“A Sox, ho cercato di dare un tono molto da bambino,
rientrando in quella dimensione di gioco spensierato che tutti noi
facciamo da piccoli. Ho cercato di dargli tutte le mie emozioni non
dico infantili perché potrebbe sembrare fuorviante, però
sicuramente emozioni sincere e originali.”
Alberto Malachino, nuova voce di Buzz Lightyear, erede
di Massimo Dapporto
Dal canto suo, doppiando
il protagonista Buzz Lightyear, Alberto Malachino
si è confrontato con un precedente molto ingombrante. Nella sua
versione giocattolo, nella saga di Toy Story, Buzz
è infatti doppiato da Massimo Dapporto, professionista al quale
Malachino guarda con grande rispetto e ammirazione. “Ci siamo
conosciuti in sala di doppiaggio – ha spiegato Malachino –
‘La settimana prossima arriva Dapporto’ mi hanno detto, e mi sono
sentito come un bambino. Quando è arrivato, l’ho sentito parlare
con questa voce incredibile, mi ha aperto dei ricordi
dell’infanzia. Sono proprio legato alla storia di Buzz,
di Toy Story, soprattutto il primo film. Abbiamo parlato un
po’, e lui si è detto molto felice anche di questa nuova voce del
personaggio. Infatti, mi ha detto. “Sono contento che lo fai tu.
Basta. Sono vecchio ormai. Largo ai giovani.”
L’importanza della rappresentazione
Nel film c’è anche un
importante messaggio di normalizzazione dell’omosessualità. Il
personaggio di Alisha Hawthorne viene mostrata nel corso della sua
vita mentre si innamora, si sposa, ha dei figli, con una sua
collega di lavoro. E in una delle belle scene casalinghe che la
vedono protagonista, Alisha bacia sulla bocca la moglie. Gli
artisti Disney hanno lottato affinché quella scena rimanesse nel
film e per fortuna, la vediamo sul grande schermo, normale, come la
quotidianità che racconta, eppure potente per il messaggio che
manda.
Ne ha parlato
Esther Elisha: “Io penso che i bambini vedano
la realtà, loro hanno forse meno bisogno di noi di essere educati
rispetto a quello che è l’amore, perché non lo mettono in
discussione. Sono veramente delle spugne. Per fortuna, la nostra
società non è più quella in cui siamo cresciuti noi e i giovani
oggi sono estremamente consapevoli e forti nell’affermarsi rispetto
a come sono e alla ricerca della loro identità, costantemente.
Credo che i dipendenti Disney abbiano fatto molto bene ad insistere
per mantenere la scena nel film. Sono grata alle loro proteste
perché penso che tutte le famiglie abbiano diritto di essere
rappresentate perché ci sono ed esistono e la rappresentazione è
importante, è vero che conta. Vederti, vedere che esisti non solo
perché tu lo sai, ma perché gli altri ti vedono è una delle cose
che ti fa sentire accolto e ti permette di percorrere la tua strada
in un modo molto più tranquillo. Sono veramente felice di far parte
di questo progetto e di essere la voce italiana
di Alisha.”
Il paradosso temporale di
Lightyear
Nel film assistiamo al
paradosso temporale di Buzz che, avvicinandosi alla velocità della
luce, passa pochi secondi nello spazio che però si rivelano molti
anni per le persona che restano a Terra. Come lo spiegherebbe la
scienza questo paradosso? La parola a Astro Linda, ovviamente:
“Sicuramente è una tematica molto complessa. È una teoria che è
la base della Relatività Generale di Einstein. Innanzitutto, la
prima cosa da dire a livello scientifico è che la velocità della
luce non può essere raggiunta perché qualunque oggetto o corpo
dotato di massa non può arrivarci, semplicemente perché altrimenti
avrebbe bisogno di energia infinita e sappiamo che la prima legge
fondamentale della Fisica è la conservazione dell’energia, quindi,
l’energia non si crea né si distrugge, ma si trasforma. Di
conseguenza, noi non possiamo purtroppo raggiungere la velocità
della luce. Possiamo però raggiungere delle velocità molto elevate.
Quando raggiungiamo queste elevate velocità, i tempi si dilatano e
gli spazi si contraggono. Quindi, quello che succede è che il tempo
inizia a scorrere più lentamente mentre è come se gli spazi si
facessero più stretti, perciò riusciamo a percorrere
distanze molto più grandi di quelle che in realtà si
percorrerebbero a velocità normali. È per quello
che Buzz quando va nello spazio e raggiunge
l’ipervelocità, si ritrova a vivere pochissimi minuti a quella
velocità e quando torna sul pianeta si rende conto che
effettivamente il tempo trascorso è stato piuttosto lungo, lì,
tanto è che ritrova i suoi colleghi cresciuti e invecchiati. Il
concetto alla base è quello di Einstein, la Relatività Generale
che, tra l’altro, continua ad avere successo tanto che pochissimo
tempo fa ci è stata di nuovo confermata con la scoperta
dell’esistenza di un buco nero al centro della nostra Via Lattea.
Quindi, il tema è molto complesso, ma nonostante questo la Pixar ha
trovato il modo di rappresentarlo bene.”.
Lightyear –
La vera storia di Buzz è diretto da Angus
MacLane (co-regista di Alla Ricerca di Dory) ed è
prodotto da Galyn Susman (Toy Story:
Tutto un altro mondo). La colonna sonora del film è
firmata dal premiato compositore Michael Giacchino
(The
Batman, Up).
Nella versione italiana del film,
prestano le proprie voci Alberto Malanchino, Ludovico
Tersigni ed Esther Elisha che
interpretano rispettivamente lo Space Ranger Buzz Lightyear; Sox,
il suo gatto robot di compagnia; e Alisha Hawthorne, la sua
comandante e migliore amica.
Arriverà in Italia il 15 giugno
Lightyear
– La vera storia di Buzz, il nuovo film Pixar che
ha per protagonista proprio il famoso space ranger protagonista di
Toy Story. Tuttavia ci sono molti Paesi in cui il
film non verrà distribuito, probabilmente a causa di contenuti
LGBTQ.
I mercati di distribuzione di Arabia
Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrain, Egitto, Kuwait, Oman e
Qatar, oltre a Malesia e Indonesia, non hanno confermato l’uscita
del film e si ritiene che la scelta sia stata condizionata dal
fatto che nel film viene raccontata brevemente anche una storia
d’amore tra due donne.
L’uscita del film era stata
preceduta da una polemica abbastanza importante perché i dipendenti
Disney hanno lottato affinché il cut finale contenesse un bacio
gay, a marzo, a seguito di un contraccolpo interno alla
gestione da parte dello Studio in merito alla legge della Florida
soprannominata “Don’t
Say Gay“.
Lightyear
– La vera storia di Buzz, il lungometraggio
originale Disney e Pixar che segue il leggendario Space Ranger in
un’avventura intergalattica, arriverà il 15 giugno nelle sale
italiane. La nuova avventura d’azione racconta le origini di Buzz
Lightyear, l’eroe che ha ispirato il giocattolo di Toy
Story.
Lightyear
– La vera storia di Buzz è diretto da Angus
MacLane, regista vincitore dell’Annie Award e animatore veterano di
Pixar che ha co-diretto Alla
Ricerca di Dory del 2016, ed è prodotto da Galyn Susman
(il corto Toy Story: Tutto un altro mondo).
Il premiato compositore Michael
Giacchino, che ha firmato le musiche di The Batman e Spider-Man: No Way Home, comporrà la colonna sonora di
Lightyear – La vera storia di Buzz. Giacchino ha un
rapporto di lunga data con Pixar: ha vinto un Oscar, un Golden
Globe e un GRAMMY per la colonna sonora originale di Up.
Inoltre, la sua filmografia Pixar include, tra gli altri, Gli
Incredibili – Una “normale” famiglia di supereroi,
Ratatouille, Cars 2, Inside Out,
Coco e Gli Incredibili 2.
Lightyear
– La vera storia di Buzz, il lungometraggio
originale Disney e Pixar che segue il leggendario Space Ranger in
un’avventura intergalattica, arriverà il 15 giugno nelle sale
italiane. La nuova avventura d’azione racconta le origini di Buzz
Lightyear, l’eroe che ha ispirato il giocattolo di Toy
Story.
Lightyear
– La vera storia di Buzz è diretto da Angus
MacLane, regista vincitore dell’Annie Award e animatore veterano di
Pixar che ha co-diretto Alla
Ricerca di Dory del 2016, ed è prodotto da Galyn Susman
(il corto Toy Story: Tutto un altro mondo).
Il premiato compositore Michael Giacchino, che ha firmato le
musiche di The Batman e Spider-Man: No Way Home, comporrà la colonna sonora di
Lightyear – La vera storia di Buzz. Giacchino ha un
rapporto di lunga data con Pixar: ha vinto un Oscar, un Golden
Globe e un GRAMMY per la colonna sonora originale di Up.
Inoltre, la sua filmografia Pixar include, tra gli altri, Gli
Incredibili – Una “normale” famiglia di supereroi,
Ratatouille, Cars 2, Inside Out,
Coco e Gli Incredibili 2.
Arriva il primo trailer italiano di
Lights Out, l’horror movie con
protagonista Teresa
Palmer e prodotto dall’acclamato regista di genere
James
Wan.
Lights Out sarà distribuito dalla Warner Bros ed è
una ghost story diretta da David F. Sandberg.
Dal produttore James
Wan (“L’evocazione – The Conjuring”), è in arrivo il
racconto di un terrore sconosciuto in agguato nel buio.
Quando Rebecca se n’è andata di
casa, pensava di aver lasciato dietro di sé le sue paure di
bambina. Crescendo, non era mai sicura di cosa fosse reale e cosa
non lo fosse quando le luci si spegnevano… e adesso il suo
fratellino, Martin, sta vivendo gli stessi inspiegabili e
terrificanti eventi che avevano già messo alla prova la sua sanità
mentale e minacciato la sua sicurezza. Una spaventosa entità con un
misterioso attaccamento alla madre, Sophie, è riemersa. Ma
questa volta, quando Rebecca arriva a pochi passi dalla verità, le
loro vite saranno in pericolo… quando si spegneranno le luci.
Il film ha per
protagonisti Teresa Palmer (“Triple 9”) nel
ruolo di Rebecca; Gabriel Bateman(“Annabelle”) in quello di Martin; Billy
Burke (la saga di “Twilight”) nel ruolo del padre di
Martin, Paul; Alexander
DiPersia (“Forever”) il fidanzato di Rebecca, Bret
e Maria Bello(“Prisoners”) in quello di
Sophie.
“Lights Out – Terrore nel Buio” è il film di esordio alla regia
di David F. Sandberg, che ha diretto il film
da una sceneggiatura di Eric
Heisserer (“Final Destination 5”), basato sul
cortometraggio dello stesso Sandberg. James
Wan, Lawrence Grey e Heisserer
hanno prodotto il film, con Walter
Hamada, Dave
Neustadter e Richard
Brener come produttori esecutivi.
Il team dietro la macchina da presa
di Sandberg comprende il direttore della
fotografia, Marc Spicer (“Furious 7”),
la scenografa Jennifer Spence (i film di
“Insidious”), il montatore Kirk
Morri (“The Conjuring”) e la
costumista Kristin M. Burke (“The
Conjuring”). Le musiche sono state composte
da Benjamin Wallfisch. La New Line
Cinema presenta una produzione Grey Matter/Atomic Monster, “Lights
Out”. Lights Out – Terrore Nel Buio, distribuito dalla Warner Bros.
Pictures, una compagnia della Warner Bros. Entertainment. Dal 4
Agosto al cinema.
La New Line Cinema ha diffuso il
primo trailer ufficiale di Lights Out, l’horror prodotto da James
Wan e in arrivo nel corso di quest’anno.
Diretto da
David F. Sandberg e basato su una sceneggiatura di
Eric Heisserer,Lights
Out, vede protagonisti un cast composto
da Teresa Palmer, Gabriel Bateman, Alexander
DiPersia, Billy Burke e Maria Bello.
Quando Rebecca lasciò la sua casa
pensava che le paure infantili fossero ormai alle spalle. Crescendo
Rebecca non è stata mai veramente sicura di cosa fosse reale e cosa
non lo fosse quando le luci si spegnevano e ora il suo fratellino,
Martin, sta vivendo gli stessi eventi inspiegabili e terrificanti
che un tempo aveva messo alla prova la sua sanità mentale e
minacciato la sua sicurezza. Un’entità spaventosa con un misterioso
collegamento alla loro madre, Sophie, è nuovamente emersa. Ma
questa volta mentre Rebecca si avvicina alla verità, non potrà
negare che tutte le loro vite sono in pericolo…una volta che le
luci si spengono.
La Warner Bors ha diffuso online la
prima clip italiana tratta da Lights Out,
l’horror movie con protagonista Teresa
Palmer e prodotto dall’acclamato regista di genere
James
Wan.
Lights Out
sarà distribuito dalla Warner Bros ed è una ghost story
diretta da David F. Sandberg.
Dal produttore James
Wan (“L’evocazione – The Conjuring”), è in arrivo il
racconto di un terrore sconosciuto in agguato nel buio.
Quando Rebecca se n’è andata di
casa, pensava di aver lasciato dietro di sé le sue paure di
bambina. Crescendo, non era mai sicura di cosa fosse reale e cosa
non lo fosse quando le luci si spegnevano… e adesso il suo
fratellino, Martin, sta vivendo gli stessi inspiegabili e
terrificanti eventi che avevano già messo alla prova la sua sanità
mentale e minacciato la sua sicurezza. Una spaventosa entità con un
misterioso attaccamento alla madre, Sophie, è riemersa. Ma
questa volta, quando Rebecca arriva a pochi passi dalla verità, le
loro vite saranno in pericolo… quando si spegneranno le luci.
Il film ha per
protagonisti Teresa Palmer (“Triple 9”) nel
ruolo di Rebecca; Gabriel Bateman(“Annabelle”) in quello di Martin; Billy
Burke (la saga di “Twilight”) nel ruolo del padre di
Martin, Paul; Alexander
DiPersia (“Forever”) il fidanzato di Rebecca, Bret
e Maria Bello(“Prisoners”) in quello di
Sophie.
“Lights Out – Terrore nel Buio” è il film di esordio alla regia
di David F. Sandberg, che ha diretto il film
da una sceneggiatura di Eric
Heisserer (“Final Destination 5”), basato sul
cortometraggio dello stesso Sandberg. James
Wan, Lawrence Grey e Heisserer
hanno prodotto il film, con Walter
Hamada, Dave
Neustadter e Richard
Brener come produttori esecutivi.
Il team dietro la macchina da presa
di Sandberg comprende il direttore della
fotografia, Marc Spicer (“Furious 7”),
la scenografa Jennifer Spence (i film di
“Insidious”), il montatore Kirk
Morri (“The Conjuring”) e la
costumista Kristin M. Burke (“The
Conjuring”). Le musiche sono state composte
da Benjamin Wallfisch. La New Line
Cinema presenta una produzione Grey Matter/Atomic Monster, “Lights
Out”. Lights Out – Terrore Nel Buio, distribuito dalla Warner Bros.
Pictures, una compagnia della Warner Bros. Entertainment. Dal 4
Agosto al cinema.
New Line Cinema ha diffuso online
la prima clip ufficiale tratta da Lights
Out, l’horror movie con protagonista Teresa
Palmer e prodotto dall’acclamato regista di genere
James
Wan.
Lights
Out sarà distribuito dalla Warner Bros ed è
una ghost story diretta da David F. Sandberg.
Dal produttore James
Wan (“L’evocazione – The Conjuring”), è in arrivo il
racconto di un terrore sconosciuto in agguato nel buio.
Quando Rebecca se n’è andata di
casa, pensava di aver lasciato dietro di sé le sue paure di
bambina. Crescendo, non era mai sicura di cosa fosse reale e cosa
non lo fosse quando le luci si spegnevano… e adesso il suo
fratellino, Martin, sta vivendo gli stessi inspiegabili e
terrificanti eventi che avevano già messo alla prova la sua sanità
mentale e minacciato la sua sicurezza. Una spaventosa entità con un
misterioso attaccamento alla madre, Sophie, è riemersa. Ma
questa volta, quando Rebecca arriva a pochi passi dalla verità, le
loro vite saranno in pericolo… quando si spegneranno le luci.
Il film ha per
protagonisti Teresa Palmer (“Triple 9”) nel
ruolo di Rebecca; Gabriel Bateman(“Annabelle”) in quello di Martin; Billy
Burke (la saga di “Twilight”) nel ruolo del padre di
Martin, Paul; Alexander
DiPersia (“Forever”) il fidanzato di Rebecca, Bret
e Maria Bello(“Prisoners”) in quello di
Sophie.
“Lights Out – Terrore nel Buio” è il film di esordio alla regia
di David F. Sandberg, che ha diretto il film
da una sceneggiatura di Eric
Heisserer (“Final Destination 5”), basato sul
cortometraggio dello stesso Sandberg. James
Wan, Lawrence Grey e Heisserer
hanno prodotto il film, con Walter
Hamada, Dave
Neustadter e Richard
Brener come produttori esecutivi.
Il team dietro la macchina da presa
di Sandberg comprende il direttore della
fotografia, Marc Spicer (“Furious 7”),
la scenografa Jennifer Spence (i film di
“Insidious”), il montatore Kirk
Morri (“The Conjuring”) e la
costumista Kristin M. Burke (“The
Conjuring”). Le musiche sono state composte
da Benjamin Wallfisch. La New Line
Cinema presenta una produzione Grey Matter/Atomic Monster, “Lights
Out”. Lights Out – Terrore Nel Buio, distribuito dalla Warner Bros.
Pictures, una compagnia della Warner Bros. Entertainment. Dal 4
Agosto al cinema.
New Line Cinema ha diffuso online il
secondo trailer ufficiale di Lights Out,
l’horror movie con protagonista Teresa
Palmer e prodotto dall’acclamato regista di genere
James
Wan.
Lights Out
sarà distribuito dalla Warner Bros ed è una ghost story
diretta da David F. Sandberg.
Dal produttore James
Wan (“L’evocazione – The Conjuring”), è in arrivo il
racconto di un terrore sconosciuto in agguato nel buio.
Quando Rebecca se n’è andata di
casa, pensava di aver lasciato dietro di sé le sue paure di
bambina. Crescendo, non era mai sicura di cosa fosse reale e cosa
non lo fosse quando le luci si spegnevano… e adesso il suo
fratellino, Martin, sta vivendo gli stessi inspiegabili e
terrificanti eventi che avevano già messo alla prova la sua sanità
mentale e minacciato la sua sicurezza. Una spaventosa entità con un
misterioso attaccamento alla madre, Sophie, è riemersa. Ma
questa volta, quando Rebecca arriva a pochi passi dalla verità, le
loro vite saranno in pericolo… quando si spegneranno le luci.
Il film ha per
protagonisti Teresa Palmer (“Triple 9”) nel
ruolo di Rebecca; Gabriel Bateman(“Annabelle”) in quello di Martin; Billy
Burke (la saga di “Twilight”) nel ruolo del padre di
Martin, Paul; Alexander
DiPersia (“Forever”) il fidanzato di Rebecca, Bret
e Maria Bello(“Prisoners”) in quello di
Sophie.
“Lights Out – Terrore nel Buio” è il film di esordio alla regia
di David F. Sandberg, che ha diretto il film
da una sceneggiatura di Eric
Heisserer (“Final Destination 5”), basato sul
cortometraggio dello stesso Sandberg. James
Wan, Lawrence Grey e Heisserer
hanno prodotto il film, con Walter
Hamada, Dave
Neustadter e Richard
Brener come produttori esecutivi.
Il team dietro la macchina da presa
di Sandberg comprende il direttore della
fotografia, Marc Spicer (“Furious 7”),
la scenografa Jennifer Spence (i film di
“Insidious”), il montatore Kirk
Morri (“The Conjuring”) e la
costumista Kristin M. Burke (“The
Conjuring”). Le musiche sono state composte
da Benjamin Wallfisch. La New Line
Cinema presenta una produzione Grey Matter/Atomic Monster, “Lights
Out”. Lights Out – Terrore Nel Buio, distribuito dalla Warner Bros.
Pictures, una compagnia della Warner Bros. Entertainment. Dal 4
Agosto al cinema.
Sono state diffuse dalla Warner Bros Italia nuove clip in italiano di
Lights Out, il film horror diretto da
David F. Sandberg e prodotto da James
Wan. Di seguito gli inquietanti video:
Lights Out
sarà distribuito dalla Warner Bros ed è una ghost story
diretta da David F. Sandberg.
Dal produttore James
Wan (“L’evocazione – The Conjuring”), è in arrivo il
racconto di un terrore sconosciuto in agguato nel buio.
Quando Rebecca se n’è andata di
casa, pensava di aver lasciato dietro di sé le sue paure di
bambina. Crescendo, non era mai sicura di cosa fosse reale e cosa
non lo fosse quando le luci si spegnevano… e adesso il suo
fratellino, Martin, sta vivendo gli stessi inspiegabili e
terrificanti eventi che avevano già messo alla prova la sua sanità
mentale e minacciato la sua sicurezza. Una spaventosa entità con un
misterioso attaccamento alla madre, Sophie, è riemersa. Ma
questa volta, quando Rebecca arriva a pochi passi dalla verità, le
loro vite saranno in pericolo… quando si spegneranno le luci.
Il film ha per
protagonisti Teresa Palmer (“Triple 9”) nel
ruolo di Rebecca; Gabriel Bateman(“Annabelle”) in quello di Martin; Billy
Burke (la saga di “Twilight”) nel ruolo del padre di
Martin, Paul; Alexander
DiPersia (“Forever”) il fidanzato di Rebecca, Bret
e Maria Bello(“Prisoners”) in quello di
Sophie.
“Lights Out – Terrore nel Buio” è il film di esordio alla regia
di David F. Sandberg, che ha diretto il film
da una sceneggiatura di Eric
Heisserer (“Final Destination 5”), basato sul
cortometraggio dello stesso Sandberg. James
Wan, Lawrence Grey e Heisserer
hanno prodotto il film, con Walter
Hamada, Dave
Neustadter e Richard
Brener come produttori esecutivi.
Il team dietro la macchina da presa
di Sandberg comprende il direttore della
fotografia, Marc Spicer (“Furious 7”),
la scenografa Jennifer Spence (i film di
“Insidious”), il montatore Kirk
Morri (“The Conjuring”) e la
costumista Kristin M. Burke (“The
Conjuring”). Le musiche sono state composte
da Benjamin Wallfisch. La New Line
Cinema presenta una produzione Grey Matter/Atomic Monster, “Lights
Out”. Lights Out – Terrore Nel Buio, distribuito dalla Warner Bros.
Pictures, una compagnia della Warner Bros. Entertainment. Dal 4
Agosto al cinema.
Non è ancora arrivato nelle nostre
sale, atteso per il 4 agosto, che Lights
Out si è già confermato un successo oltreoceano, dove
si è deciso di sfruttare il neonato franchise e sviluppare un
sequel alla storia.
A dirigere e scrivere il seguito
torneranno David F. Sandberg e Eric
Heisserer e alla produzione ci sarà di nuovo James Wan con Lawrence
Grey. Il primo film si basa sul cortometraggio originale
ideato dallo stesso Sandberg che, dopo aver fatto
un tour di Festival ed essere diventato virale, ha catturato
l’attenzione delle persona giuste.
Lights Out
sarà distribuito dalla Warner Bros ed è una ghost story
diretta da David F. Sandberg.
Dal produttore James
Wan (“L’evocazione – The Conjuring”), è in arrivo il
racconto di un terrore sconosciuto in agguato nel buio.
Quando Rebecca se n’è andata di
casa, pensava di aver lasciato dietro di sé le sue paure di
bambina. Crescendo, non era mai sicura di cosa fosse reale e cosa
non lo fosse quando le luci si spegnevano… e adesso il suo
fratellino, Martin, sta vivendo gli stessi inspiegabili e
terrificanti eventi che avevano già messo alla prova la sua sanità
mentale e minacciato la sua sicurezza. Una spaventosa entità con un
misterioso attaccamento alla madre, Sophie, è riemersa. Ma
questa volta, quando Rebecca arriva a pochi passi dalla verità, le
loro vite saranno in pericolo… quando si spegneranno le luci.
Il film ha per
protagonisti Teresa Palmer (“Triple 9”) nel
ruolo di Rebecca; Gabriel Bateman(“Annabelle”) in quello di Martin; Billy
Burke (la saga di “Twilight”) nel ruolo del padre di
Martin, Paul; Alexander
DiPersia (“Forever”) il fidanzato di Rebecca, Bret
e Maria Bello(“Prisoners”) in quello di
Sophie.
“Lights Out – Terrore nel Buio” è il film di esordio alla regia
di David F. Sandberg, che ha diretto il film
da una sceneggiatura di Eric
Heisserer (“Final Destination 5”), basato sul
cortometraggio dello stesso Sandberg. James
Wan, Lawrence Grey e Heisserer
hanno prodotto il film, con Walter
Hamada, Dave
Neustadter e Richard
Brener come produttori esecutivi.
Il team dietro la macchina da presa
di Sandberg comprende il direttore della
fotografia, Marc Spicer (“Furious 7”),
la scenografa Jennifer Spence (i film di
“Insidious”), il montatore Kirk
Morri (“The Conjuring”) e la
costumista Kristin M. Burke (“The
Conjuring”). Le musiche sono state composte
da Benjamin Wallfisch. La New Line
Cinema presenta una produzione Grey Matter/Atomic Monster, “Lights
Out”. Lights Out – Terrore Nel Buio, distribuito dalla Warner Bros.
Pictures, una compagnia della Warner Bros. Entertainment. Dal 4
Agosto al cinema.Fonte: Empire
Un gioiellino di montaggio e regia,
ecco come si potrebbe riassumere Lights
Out, cortometraggio Horror, vincitore di numerosi
premi, realizzato da David F. Sandberg che
potete ammirare qua sotto rigorosamente in ambiente buio e a luci
spente!
La Warner Bros ha
diffuso due clip di Lights Out Terrore nel
buio, il film prodotto da James Wan
e da oggi al cinema.
Dal produttore James
Wan (L’evocazione The
Conjuring), è in arrivo il racconto di un terrore
sconosciuto in agguato nel buio. Quando Rebecca se n’è andata di
casa, pensava di aver lasciato dietro di sé le sue paure di
bambina. Crescendo, non era mai sicura di cosa fosse reale e cosa
non lo fosse quando le luci si spegnevano… e adesso il suo
fratellino, Martin, sta vivendo gli stessi inspiegabili e
terrificanti eventi che avevano già messo alla prova la sua sanità
mentale e minacciato la sua sicurezza. Una spaventosa entità con un
misterioso attaccamento alla madre, Sophie, è riemersa. Ma questa
volta, quando Rebecca arriva a pochi passi dalla verità, le loro
vite saranno in pericolo… quando si spegneranno le luci.
Il film ha per
protagonisti Teresa Palmer (“Triple 9”) nel ruolo
di Rebecca; Gabriel Bateman (Annabelle) in quello di Martin; Billy Burke (la
saga di “Twilight”) nel ruolo del padre di Martin, Paul; Alexander
DiPersia (“Forever”) il fidanzato di Rebecca, Bret e Maria Bello
(“Prisoners”) in quello di Sophie.
LIGHTS OUT TERRORE NEL
BUIO è il film di esordio alla regia di David
F. Sandberg, che ha diretto il film da una sceneggiatura
di Eric Heisserer (Final Destination
5), basato sul cortometraggio dello stesso Sandberg.
James Wan, Lawrence Grey e
Heisserer hanno prodotto il film, con
Walter Hamada, Dave Neustadter e Richard Brener
come produttori esecutivi.
Il team dietro la macchina da presa
di Sandberg comprende il direttore della fotografia, Marc Spicer
(“Furious 7”), la scenografa Jennifer Spence (i
film di “Insidious”), il montatore Kirk Morri (L’evocazione-The
Conjuring) e la costumista Kristin M. Burke (L’evocazione-The
Conjuring). Le musiche sono state composte da Benjamin
Wallfisch.
La New Line Cinema presenta una
produzione Grey Matter/Atomic Monster, “Lights Out”.
LIGHTS OUT TERRORE NEL BUIO, distribuito
dalla Warner Bros. Pictures, una compagnia della Warner Bros.
Entertainment. Dal 4 Agosto al cinema
Sulla scia dello strepitoso
successo di pubblico del cortometraggio omonimo, che nel 2013 aveva
ricevuto circa 13 milioni di visualizzazioni sul web in pochi
giorni, il regista David F. Sandberg ha colto la
palla al balzo e ha fatto di Lights Out
il suo primo lungometraggio.
Con un budget piuttosto esiguo per
gli standard hollywoodiani ($ 4.900.000), il film in America ha già
incassato più di $ 21.600.000; in Italia uscirà il prossimo 4
agosto, pronto a scalare le vette delle classifiche.
Quel che rende accattivante
Lighs Out è che è un horror vecchia maniera. Partendo dalla semplicissima
idea di base – quell’ancestrale paura del buio che perseguita
l’essere umano fin dall’alba dei tempi – la pellicola si avvale di
quei piccoli ma efficaci espedienti che di fatto farebbero venire
la pelle d’oca a chiunque.
Luci traballanti, scricchiolii,
sussurri, porte che sbattono all’improvviso…. Scare jumps della
vecchia scuola, presieduta da maestri del brivido come
Roger Corman, William Castle, e i
nostrani Fulci e Bava, che hanno
insegnato come si può far saltare lo spettatore dalla sedia senza
inutili effetti speciali.
L’obiettivo del regista svedese era
proprio quello di utilizzare il meno possibile la CGI, avvalendosi
invece di effetti visivi, trucco e protesi, come quelli utilizzati
per rendere Diana, il mostro protagonista di Lights
Out, il più “realistico” e raccapricciante
possibile.
Per le stesse ragioni, la regia si
avvale di luci poco alterate: spesso le riprese sono state fatte
veramente a lume di candela o sotto i raggi UV, donando alla
pellicola quel senso di autenticità che ormai troppo spesso il
cinema va perdendo.
Nella trama si ritrovano molti dei
tipici “ingredienti” da film dell’orrore: un bambino che vede cose
che non dovrebbero esistere; una casa che racchiude un mistero; un
manicomio.
E ci fermiamo qui. Perché svelare
anche solo parte della trama significherebbe togliere allo
spettatore (amante del genere, s’intende) il gusto di assaporare un
film di genere alla vecchia maniera. Quel tipo di film che forse,
piuttosto che in sala, è piacevole guardare a casa, davanti ad una
ciotola di pop corn e a luci rigorosamente spente.
Chi può dire di non avere
assolutamente paura del buio? L’oscurità è da sempre uno dei luoghi
prediletti dove il terrore trova terreno fertile per crescere e
conquistare le sue vittime. Ciò che avviene nel buio è
imprevedibile, inconoscibile e sfugge spesso ad ogni più ferrea
logica del razionale. Al cinema sfruttare tale condizione è
ricorrente, specialmente nel cinema horror. Lo sa bene il regista
David F. Sandberg, che sul buio ha costruito la
sua fama di regista cinematografico. Nel 2016 questi ha infatti
portato sul grande schermo il film Lights Out – Terrore nel
buio (qui la recensione), opera prima
di puro orrore affermatasi come un grande successo.
Il film, scritto da Eric
Heisserer e prodotto da James Wan (noto
per saghe horror quali Saw, Insidious e The Conjuring), è in
realtà l’adattamento in forma di lungometraggio di un corto
dall’omonimo titolo girato nel 2013 dallo stesso Sandberg. Ad oggi
questo, della durata di 2 minuti e 42 secondi, vanta oltre 16
milioni di visualizzazioni. Un successo scaturito dal suo generare
profondo terrore semplicemente ricorrendo al buio, alle ombre e ad
un sonoro quantomai sinistro. In conseguenza a tale successo, le
proposte per farne un film per la sala non tardarono ad
arrivare.
Ad oggi Lights Out –
Terrore nel buio vanta un incasso complessivo di circa 150
milioni di dollari a fronte di un budget di 5, dimostrazione di
quanto questa tipologia di racconto riesca a far presa sulle paure
più primordiali dell’animo umano. Per gli amanti del genere è un
titolo imperdibile. Prima di intraprendere una visione del film,
però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali
curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà
infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla
trama e al cast di attori.
Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme
streaming contenenti il film nel proprio catalogo.
La vicenda ha inizio in un
magazzino tessile, dove Esther intravede l’ombra
di una donna nel buio, ma quando accende le luci, però, la figura
scompare. Lo dice subito a Paul, il proprietario,
ma lui non le crede. Mentre torna a casa, però, viene inseguito e
ucciso proprio da quella stessa sagoma femminile. Il racconto si
sposta poi su Rebecca, la figliastra di Paul, la
quale è affetta da una malattia mentale che le causa una forte
depressione. Anche per questo vive lontana dalla madre
Sophie e dal fratellastro più piccolo di nome
Martin. Quando però quest’ultimo la contatta,
spaventato da alcuni strani comportamenti della madre, qualcosa di
spaventoso inizia ad accadere.
Rebecca e il suo fidanzato
Bret decidono di portare Martin a casa loro,
nonostante le proteste di Sophie. Ciò che sembrava spaventare il
bambino, però, sembra seguirli continuamente. Ben presti, tutti
loro si troveranno a scorgere nel buio l’inquietante presenze, la
quale diventa sempre più minacciosa e violenta. Per scoprire con
cosa ha a che fare, Rebecca si trova a dover indagare nel passato
della sua famiglia, risalendo ad un legame alquanto singolare della
madre con una ragazzina di nome Diana, la quale
era affetta da una grave condizione che le impediva di essere
esposta alla luce. Sembra proprio lei ad essere ora tornata in
cerca di vendetta.
Il cast del film e Diana
Ad interpretare Rebecca, la
protagonista del film, vi è l’attrice Teresa Palmer,
anche nota per i film Point Break e
La battaglia di Hacksaw Ridge. Accanto a lei, nel ruolo
del fidanzato Bret vi è Alexander DiPersia, mentre
il fratello minore Martin è interpretato da Gabriel
Bateman. Completano poi il cast principali gli attori
Maria Bello e Billy Burke,
rispettivamente nei ruoli di Sophie e Paul. Emily Alyn
Lind e Amiah Miller interpretano invece
Sophie e Rebecca da bambina. All’inizio del film si può invece
ritrovare l’attrice Lotta Losten, interprete del
cortometraggio originale, qui nel ruolo di Esther. Diana, invece, è
interpretata da Ava Cantrell da giovane e da
Alicia Vela-Bailey da adulta.
Riguardo proprio il personaggio di
Diana, il mistero intorno alle sue origini e al suo aspetto è stato
tenuto sino all’ultimo, anche tra gli attori del film. Teresa
Palmer, ad esempio, non aveva visto il design di Diana prima delle
riprese, fino a quando non ha girato la sua prima scena con lei su
un set completamente buio. Questa è stata una scelta registica
intenzionale per provocare una genuina reazione di paura alla prima
visione del soggetto. Alicia Vela-Bailey, la donna in costume, era
in precedenza stata la controfigura di Palmer in Sono il numero
quattro, e se la Palmer l’avesse vista prima e l’avesse
riconosciuta, avrebbe perso la sua autentica espressione di
paura.
Una settimana prima che il film
venisse distribuito nelle sale, la New Line Cinema e la Warner
Bros. Pictures hanno ufficializzato la realizzazione di un sequel,
dichiarandosi molto soddisfatti dal risultato artistico di
Lights Out. Per la regia e la sceneggiatura erano
poi stati riconfermati Sandberg e Hesserer, mentre non era stato
affermato nulla circa la trama, la quale presumibilmente vedrà una
storia e dei personaggi inediti. Nonostante il successo economico
del film che sembrava giustificare la realizzazione di un sequel,
ad oggi non sono però state rilasciate ulteriori notizie, rendendo
dunque incerto il futuro dell’annunciato seguito.
Il trailer del film e dove vederlo
in streaming e in TV
È possibile fruire di
Lights Out – Terrore nel buio grazie alla sua
presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming
presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi
di Rakuten TV, Apple
TV e Prime Video e Tim Vision. Per vederlo,
una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare
il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà
così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità
video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di
venerdì 12 aprile alle ore 21:15
sul canale Italia 2.
Basato sull’omonimo cortometraggio
del 2013, Lights Out – Terrore nel buio (qui la recensione) è un
film horror-mistery diretto da David F.
Sandberg. Il film ruota attorno a Diana, un’entità
soprannaturale confinata nell’oscurità che perseguita la famiglia
della sua amica d’infanzia Sophie. Di conseguenza, Rebecca, la
figlia di Sophie, è costretta a tornare e affrontare il trauma
infantile che torna a tormentare il suo giovane fratellastro,
Martin. Ricco di spaventosi jump scare inseriti in una storia
avvincente sulla famiglia e la malattia mentale, questo film è un
vero e proprio incubo costruito attorno alla paura istintiva del
buio. Se vi state chiedendo come la presenza spettrale di Diana
abbia cambiato la vita di Sophie e dei suoi figli, ecco tutto
quello che c’è da sapere sul finale di Lights Out – Terrore
nel buio.
La trama di Lights Out –
Terrore nel buio
Lights Out – Terrore nel
buio si apre con la morte improvvisa e inspiegabile del
secondo marito di Sophie, Paul, per mano di una donna macabra che
esiste solo al buio. Dopo la sua morte, le condizioni mentali di
Sophie peggiorano e suo figlio Martin la vede spesso parlare da
sola al buio. Dopo alcuni incontri con la stessa donna al buio,
Martin smette di sentirsi al sicuro nella sua casa e inizia ad
addormentarsi tra una lezione e l’altra a scuola. Di conseguenza,
la scuola chiama Rebecca (Teresa Palmer),
la sorellastra maggiore di Martin, dopo aver tentato invano di
contattare Sophie. Martin racconta a Rebecca che non riesce a
dormire a casa sua e le parla dell’amica di sua madre, Diana.
Rebecca assicura a Martin che Diana
è solo frutto dell’immaginazione della madre, ma Martin non ne è
convinto e le chiede se può passare la notte a casa sua. All’inizio
Rebecca è riluttante e lo riaccompagna a casa sua. Tuttavia, dopo
aver assistito allo stato frenetico di sua madre, Rebecca ricorda
le difficoltà della sua infanzia e decide di portare Martin con sé.
Quella notte, Diana segue Martin a casa di Rebecca. Rebecca si
sveglia sentendo strani rumori di graffi e incontra una figura
oscura accovacciata sul pavimento. Dopo un terrificante incontro
con Diana, al mattino Rebecca scopre la parola “Diana” graffiata
frettolosamente sul pavimento accanto a una figura stilizzata.
Gli scarabocchi ricordano a Rebecca
uno strano episodio della sua infanzia e decide di indagare su
Diana. Irrompendo nella casa vuota di sua madre con il suo quasi
fidanzato, Bret, Rebecca trova una scatola di documenti
nell’ufficio di Paul. Rendendosi conto che Paul doveva aver cercato
un modo per aiutare Sophie prima della sua morte, Rebecca esamina
il contenuto e intravede il passato comune di Sophie e Diana in un
istituto psichiatrico. Più tardi, dopo che Rebecca è stata attirata
nella sua vecchia camera da letto da alcuni rumori, Diana la
avverte di stare lontana e la attacca. Bret interviene al momento
giusto entrando nella stanza e la luce proveniente dall’esterno fa
scomparire Diana prima che possa uccidere Rebecca .
Rebecca e Bret escono di nascosto
dalla casa con la scatola di documenti prima che Sophie ritorni. La
notte seguente, Martin è di nuovo a casa di Sophie, dove lei cerca
di convincerlo a fare amicizia con Diana. Martin insiste per
passare del tempo da solo con lei e i due decidono di guardare un
film. Tuttavia, a metà film, Sophie spegne le luci e cerca di
convincere Martin, terrorizzato, a dare una possibilità a Diana.
Quando Diana appare, Martin va fuori di testa e Diana lo attacca.
Riuscendo a sfuggirle, Martin scappa a casa di Rebecca. Dopo che
lei ha raccontato a Martin ciò che ha scoperto su Diana, i fratelli
(e Bret) decidono di tornare a casa della madre e porre fine al suo
attaccamento a Diana.
La spiegazione del finale di
Lights Out – Terrore nel buio: Diana è un
fantasma?
Diana fa la sua comparsa all’inizio
del film. Dato che esiste solo al buio, è solo una silhouette
inquietante di una donna con occhi luminosi e brillanti. Le sue
origini rimangono un mistero e Rebecca la considera solo un’amica
immaginaria di sua madre. Tuttavia, dopo che Diana fa visita a
Rebecca e lascia il suo segno sul pavimento della sua camera,
Rebecca comincia a rendersi conto che Diana è reale. Dopo essersi
introdotta nell’ufficio di Paul, Rebecca trova una fotografia di
due ragazze, una delle quali si nasconde sotto l’ombra del suo
ombrello. Si rende conto che si tratta di una foto di sua madre e
della sua amica Diana.
Rebecca esamina una scatola di
prove raccolte da Paul e scopre il passato di Diana. Diana è stata
trovata dalle autorità per la prima volta quando aveva 13 anni.
Rinchiusa in uno scantinato, è stata trovata accanto al cadavere di
suo padre, che presumibilmente si era suicidato. Sulle pareti dello
scantinato era scritto con il sangue: “Lei è nella mia testa”.
Diana ha una malattia della pelle molto rara, che la rende
ipersensibile alla luce al punto che l’esposizione inizia a
corroderle la pelle. Viene portata in un istituto psichiatrico a
Mulberry Hill, dove circolano voci sulla sua malvagità e sulla sua
capacità di entrare nella mente delle persone. Anche Sophie viene
ricoverata nella stessa struttura a causa della sua
depressione.
Le due si incontrano lì e diventano
presto amiche, nonostante le tendenze violente di Diana. Quando i
medici dell’istituto hanno cercato di curare la malattia di Diana
esponendola alla luce, questa è inevitabilmente svanita nel nulla.
Sebbene tutti pensino che Diana sia morta, dopo alcuni anni lei
ritorna da Sophie. Diana può esistere nel mondo dei vivi solo
attraverso il suo legame con Sophie. Inoltre, se Sophie prende le
medicine come prescritto e mantiene la sua salute mentale, Diana
cessa di esistere. I legami di Diana con il mondo materiale sono
condizionati e fragili. Sebbene i proiettili non le facciano alcun
male, la luce le brucia la pelle. In definitiva, Diana è uno
spirito legato a Sophie, senza una presenza rigida tra i vivi.
A causa della sua esistenza
soprannaturale, uccidere Diana non è un compito facile. Verso la
fine del film, quando i ragazzi dormono a casa di Sophie, prendono
molte precauzioni per superare la notte senza incontrare Diana.
Accendono tutte le luci, fissano gli interruttori con del nastro
adesivo e preparano candele e torce. Tuttavia, Diana riesce
comunque a raggiungerli tagliando la corrente all’intero isolato.
Ora immersi nell’oscurità con solo poche candele e torce a carica
manuale, Rebecca , Martin e Bret si trovano nel territorio di
Diana. Lei insegue Bret e cerca di ucciderlo, ma lui riesce a
scappare e se ne va con la sua auto.
A casa di Sophie, Rebecca e Martin
scendono in cantina per controllare il quadro elettrico. Tuttavia,
questa è solo una trappola tesa da Diana, che li chiude dentro la
cantina buia. Sophie capisce che Diana non può più sopravvivere e
le dice che non può esistere senza di lei. Mentre Sophie cerca di
prendere la sua medicina per far scomparire Diana, Diana la attacca
e la mette KO. Nel frattempo, Rebecca e Martin accendono un fuoco
nella caldaia per tenere Diana fuori. Dopo aver trovato un tubetto
di luce nera, Rebecca va ad esplorare il seminterrato alla ricerca
di altre risorse.
Si imbatte nelle impronte digitali
di Diana, visibili sotto la luce nera. Dopo un’ulteriore ispezione,
trova una parete piena di scritti di Diana in cui esprime la sua
riluttanza ad essere abbandonata di nuovo. Diana trova presto
Rebecca e la attacca, ma scompare quando Martin arriva in soccorso
di Rebecca . Ora, Bret torna a casa di Sophie con gli agenti di
polizia. Gli agenti vengono attirati in casa dalle urla di Rebecca
e Martin. Dopo aver salvato i fratelli dalla cantina, tutti cercano
di fuggire dalla casa. Tuttavia, Martin si rifiuta di andarsene
senza sua madre.
Bret porta via Martin e Rebecca
rimane indietro per la madre. Diana attacca di nuovo Rebecca e la
getta giù dal secondo piano. Proprio mentre Diana sta per uccidere
Rebecca, Sophie appare con una pistola in mano. Anche se Sophie
punta inizialmente la pistola contro Diana, alla fine la punta
contro la propria testa. Diana è legata al mondo dei vivi da Sophie
e, una volta che Sophie morirà, morirà anche Diana. Sophie preme il
grilletto, salvando così la sua famiglia da Diana uccidendo se
stessa.
Il mistero che circonda il padre di
Rebecca tormenta il rapporto tra Sophie e Rebecca per gran parte
del film. Poco dopo che il padre di Rebecca ha lasciato Sophie, la
sua depressione ha iniziato a peggiorare, portando alla ricomparsa
di Diana durante l’infanzia di Rebecca. Per questo motivo, Rebecca
detesta sua madre per essere stata negligente e assente e, una
volta cresciuta, se ne va. Sia Rebecca che Sophie non hanno più
avuto contatti con il padre di Rebecca dalla sua scomparsa. Hanno
l’impressione che lui non voglia più avere nulla a che fare con la
famiglia. Tuttavia, quando Diana attacca Rebecca a casa di Sophie,
la avverte di smettere di interferire, minacciando Rebecca di un
destino simile a quello di suo padre.
In precedenza, durante un flashback
dell’infanzia di Rebecca, vediamo Diana rubare il disegno della sua
famiglia fatto da Rebecca. Nel disegno, Rebecca aveva disegnato
delle figure stilizzate dei suoi genitori e di se stessa. Dopo che
Diana lo ruba, Rebecca lo ritrova nel suo armadio con una nuova
figura stilizzata disegnata sopra quella di suo padre con polvere
nera come la pece. La figura è accompagnata dalla parola “Diana”.
Diana non vuole che Sophie guarisca, quindi uccide il padre di
Martin, Paul. Allo stesso modo, quando Becca era bambina, Diana
uccise suo padre per aver cercato di aiutare Sophie con la sua
depressione.
Si apre con una favola della
buonanotte il film Light of My Light,
scritto, diretto e interpretato dal premio Oscar Casey Affleck. Una favola raccontata ancor
prima che venga svelato il contesto in cui ci troviamo e chi siano
i due protagonisti che vediamo sullo schermo. All’interno di questo
racconto, apparentemente banale, che un padre fa al figlio, si
racchiude il senso del film. E ben presto scopriamo che quel figlio
è in realtà una figlia, forse l’ultima femmina rimasta sulla
terra.
Presentato nella sezione “Panorama
Internazionale” di Alice nella Città, durante la
Festa del Cinema di Roma,
il film è l’esordio alla regia di un film di fiction dell’attore.
Già autore del mockumentary Joaquin Phoenix – Io sono
qui!, Affleck stavolta si confronta con una
storia dal sapore intimo, ambientata nella cupa atmosfera di un
mondo post-pandemico, dove una pestilenza ha sterminato in maniera
quasi totale il genere femminile. Un padre (Casey
Affleck) e una figlia di nome Rag (Anna
Pniowsky) cercano allora di sopravvivere nascondendosi nei
boschi, lontano dagli uomini divenuti ormai esseri pericolosi.
Proteggere sua figlia da questo contesto è l’unico obiettivo
dell’amorevole papà.
Light of My Life, un film
sul delicato rapporto tra padre e figlia
Le prime inquadrature, fisse, del
film si protraggono per diversi minuti, dilatando un tempo che
viene completamente riempito dalla parola e dalla presenza dei due
attori protagonisti. Attraverso questa scelta stilistica Affleck
sembra anticipare la sua intenzione di non realizzare un classico
survival movie, bensì un film che sfrutta la sua ambientazione come
un pretesto per raccontare una storia intima come quella del
rapporto tra un padre e sua figlia. Ognuna delle peripezie vissute
dai due appaiono infatti come dei processi di crescita, che portano
a maturare il loro rapporto all’interno della narrazione.
Non ci si imbatte dunque in
sequenze d’azione o in momenti particolarmente incisivi, bensì nel
solidificarsi di un rapporto in un suo delicato momento di
passaggio. Dai tentativi del padre di intrattenere la figlia fino
ai primi discorsi sul sesso e sulle mestruazioni, si esplora in
modo spontaneo, e di conseguenza impacciato, la natura di questo
legame, che all’occorrenza può tingersi anche di sangue. Nei
momenti di maggior crisi, infatti, il padre protagonista non
esiterà a passare dalla tenerezza alla violenza, dimostrando un
innato istinto di protezione nei confronti della propria
bambina.
Ed è proprio nel momento in cui
entra in gioco la lotta per la sopravvivenza che Affleck rivolta il
punto di vista adottato fino ad ora dal film. Richiamando la favola
raccontata ad inizio film, dove originariamente il protagonista era
un personaggio femminile poi posto in secondo piano da uno
maschile, ci si rende conto che Light of My
Life non è la storia di un padre che protegge la
figlia, bensì della figlia che diventa grande a tal punto da
diventare in grado di prendersi cura del proprio padre. Un risvolto
emozionante, che trova nello sguardo duro e amorevole della giovane
Anna Pniowsky la sua miglior conclusione.
Una metafora sul ruolo della
donna
La sceneggiatura scritta da Affleck
si dimostra più elaborata di quello che potrebbe apparire. La messa
in scena fatta di tempi distesi e riflessivi non deve infatti
ingannare. Se da una parte si tende a costruire il già citato
rapporto tra padre e figlia, dall’altro emerge inaspettatamente una
riflessione sul ruolo della donna. Sempre racchiusa nella favola
raccontata ad inizio film, vi è infatti l’usurpazione da parte
dell’uomo di una storia originariamente pensata per una donna.
Affleck sembra sottolineare, attraverso questa metafora, di come la
predominanza dell’uomo sia ormai divenuta pericolosamente tossica.
Non è dunque un caso il contesto del film, dove il genere femminile
è completamente scomparso o esistente solo nel fuori campo
dell’inquadratura.
Potrebbe sembrare un discorso
buonista, ma la bravura di Affleck sta nel non ostentarlo. Questo
raggiunge lo spettatore in modo indiretto, sulla base di
riflessioni riguardanti la natura del film e la sua costruzione. Un
film non privo delle classiche tappe del genere, che rischiano di
rendere ripetitiva e appesantita la narrazione, ma che riesce a dar
vita ad una propria originalità. Come già evidenziato, non è ciò
che accade in torno ai personaggi ciò che realmente conta, quanto
ciò che accade dentro di loro e tra di loro.
Casey Affleck sarà
il protagonista e dirigerà il survival drama indipendente Light
of My Life, a partire da una sua
sceneggiatura.
Light
of My Life è incentrato su un padre e la sua
giovane figlia, rimasti intrappolati nel bosco. Non sono ancora
stati decisi i produttori.
Light Of My Life: Casey Affleck
alla regia
Il film di Casey
Affleck di Manchester by the Sea
sarà proiettato come Special Presentation il 13 settembre
presso il Toronto International Film Festival. Il film è
stato presentato al Sundance Film
Festival, dove è stato acquistato da Amazon Studios
per 10 milioni di dollari. Amazon sta collaborando
con Roadside Attractions per una versione teatrale fissata
il 18 Novembre.
Dopo il premio Oscar vinto per la
sua interpretazione nel film Manchester by the
sea,Casey Affleck si cimenta come regista
con il film Light
of My Life, da lui anche scritto e interpretato. Questa
è la prima opera di fiction per Affleck, che nel 2010 aveva invece
diretto il mockumentary Joaquin Phoenix – Io sono qui!.
Presentato nella cornice di
Alice nella Città, sezione parallela della Festa del Cinema di Roma, il
film ha per protagonisti lo stesso Affleck e la giovane Anna
Pniowsky, padre e figlia in cerca di protezione in un mondo
post-pandemico dove il genere femminile si è quasi del tutto
estinto, riducendo gli uomini a esseri istintivi e brutali. Dopo il
passaggio alla Festa del Cinema, l’arrivo nelle sale è fissato al
21 novembre.
Affleck apre la conferenza stampa
ricordando il modo in cui il film ha preso forma, “con una fiaba
della buonanotte che parla di coloro che non vengono scelti, che
rimangono ai margini. È la prima cosa che ho scritto del film. Poi
tutto il resto ha preso vita da qui. Mi interessava capire la
società, le sue scelte, il fatto che alcune cose vengono lasciate
fuori. Da lì la storia del film è cresciuta, si è sviluppata, e
infine si è ricollegata alla favola di inizio film. Ho iniziato a
scrivere la sceneggiatura dopo essere diventato padre, quindi è
stato quasi naturale iniziare con una storia della buonanotte, che
abitualmente raccontavo ai miei figli. E con loro nella mia vita mi
sono reso conto di quanto sia forte l’istinto di volerli proteggere
dai pericoli del mondo, e quando non possiamo proteggerli cerchiamo
di prepararli affinché possano proteggersi da soli.”
Il vero cuore del film, come
dichiarato da Affleck, è tuttavia il personaggio della figlia di
nome Rag, interpretata dall’esordiente Anna Pniowksy.
“Per diventare Rag, per calarmi nei suoi panni, mi sono
innanzitutto tagliata i capelli, cosa tutt’altro che indolore. Nel
film il padre cerca di proteggere la figlia nascondendo la sua
femminilità, e quello è il primo gesto che viene spontaneo
compiere. Poi ho semplicemente cercato di mettere un po’ di me
stessa nel personaggio, cercare con l’immaginazione di capire cosa
si potesse provare in un contesto come quello del film. È stata la
miglior esperienza possibile per iniziare la mia carriera, e
recitare è davvero una passione che aspiro a coltivare nel mio
futuro.”
“Anna è uno dei rari attori che
ti fa davvero chiedere cosa le stia passando per la testa, –
afferma Affleck – indipendentemente da ciò che stia dicendo o
facendo. Ha una presenza reale, ascolta attentamente e pensa
profondamente a ciò che sta accadendo nella scena come se le stesse
accadendo realmente. È andata oltre le mie
aspettative”.
Continuando a parlare del
film, il regista ne sviscera i contenuti, arrivando a parlare del
suo significato più profondo. “Anni fa girai un film
intitolatoGerry, diretto daGus Van
Sant. Più volte durante le pause sul set gli chiedevo
quale fosse il senso del film, ma lui mi rispondeva sempre che
dovevamo lasciare che i temi emergessero da soli, senza che noi li
manipolassimo. Questo mi è tornato in mente mentre scrivevoLight of My Life.Quando avevo ormai tante scene
scritte, mi sono chiesto che cosa volessi realizzare, e a quel
punto mi ricordai delle sue parole. Continuai allora a scrivere
senza pormi freni, a inserire tanti dialoghi su cose che avrei
voluto dire ai miei figli, su cose che avrei voluto che loro
dicessero a me, e piano piano mi rendevo conto che il nucleo del
film emergeva da sé. Ho scoperto io per primo che parla del saper
lasciare andare, cosa che il protagonista impara grazie a sua
figlia.”
L’attore parla poi dell’Oscar
recentemente vinto, affermando che “non mi ha cambiato in
nessuno modo. È bello essere premiati per il proprio lavoro, ma la
cosa importante per me era lavorare con i miei amici e farlo al
meglio, non mi interessava fare un film per andare a caccia di
premi.”
“Mi piace l’aspetto della regia,
e sono invogliato a continuare, – dichiara poi Affleck – è
bello poter raccontare il proprio mondo, le proprie storie. Sono
quello che resterà di me dopo di me, quello che lascerò ai miei
figli, ma è bello anche poter stare al servizio delle storie
altrui, darvi vita, quindi la recitazione continuerà sempre ad
essere centrale per me.”
“Come attore – conclude
Affleck – ho sempre avuto la sensazione di non essere al centro
delle cose, ma di stare ai margini. Forse è da qui che nasce la mia
storia, in cui mi sono identificato da subito, non sentendomi io
stesso il prescelto, proprio come gli animali della favola che il
mio personaggio racconta a sua figlia. Ho deliberatamente voluto
che Anna fosse il centro del film, perché rappresenta le giovani
generazioni. I ragazzi di oggi insistono per avere grandi
cambiamenti sociali, e non chiedono l’autorizzazione, li attuano da
sé, non sono passivi. La storia cambia prospettiva, e questo è un
buon messaggio da far arrivare ai giovani.”
È difficile comprimere trent’anni
(più due) di carriera musicale in un racconto di sole due ore. È
chiaramente una sfida, che Marco Salom ha accettato ben volentieri
con Ligabue. 30 anni in un giorno,
docufilm che racconta il concerto di Campovolo
tenutosi il 4 giugno 2022. Uno spettacolo che ha raccolto più di
100.00 fan da tutta Italia alla Rcf Arena. Posto molto speciale per
Luciano da quell’oramai lontano 2005, quando la rockstar decise di
celebrare proprio lì il suo quindicesimo anno di attività.
Non immaginandosi che quel concerto
avrebbe segnato il record europeo di spettatori paganti per un
artista singolo. Un successo che lo ha lanciato verso alte vette,
continuate a cavalcare con tenacia e grande carisma. Perché non
basta sapere cantare, bisogna anche saperci fare. Ligabue.
30 anni in un giorno uscirà nelle sale cinematografiche in
un release speciale dal 20 al 22 marzo,
distribuito da Vision Distribution.
Ligabue. 30 anni in un giorno, la
sua storia attraverso la musica
Non è la prima volta che Salom
mette la sua regia al servizio della musica con il re del rock. Nel
2011 aveva già diretto, oltre a una serie di videoclip musicali, il
docufilm Ligabue Campovolo – Il film 3D, netta espressione
della stima verso il cantautore e il suo repertorio artistico.
Dodici anni dopo, per celebrare i trent’anni di carriera di
Ligabue, il regista ha tracciato una linea sullo schermo di quella
che è stata la sua vita fin qui battuta, dalla nascita dei testi
alle esibizioni in stadi e arene. E non poteva scegliere
scenografia migliore di Campovolo, palcoscenico in cui le canzoni
di Luciano si sono sempre ben coniugate, per esplodere davanti a un
parterre gremito di gente.
Liguabue. 30 anni in un
giorno parte dal concerto, dalle sensazioni di Ligabue
prima dell’evento, per ripercorrere a ritroso il cammino compiuto
fin ora. Sono le parole di Luciano, in apertura, a saldarsi sulle
immagini di città deserte, molto evocative, nelle quali non c’è
suono né rumore, solo un profondo e incolmabile silenzio. È da
quella vita messa in stand by che Ligabue ricomincia, schiacciando
sul tasto play – il suo spettacolo – in un misto fra paura e
desiderio di respirare di nuovo la musica a pieni polmoni. La sua
voce risuona subito nell’aria, quel timbro graffiante ben
riconoscibile, mentre davanti a sé una platea strepitante lo
acclama emozionata. Partendo dalla scaletta di Campovolo, colonna
sonora della sua vita e del docufilm stesso, Luciano
comincia a tratteggiare la sua storia, facendoci entrare
nella tenuta di campagna “Lusiana”, centro da cui i ricordi, gli
aneddoti e le confessioni a cuore aperto si ramificano.
Fil rouge del documentario rimane
lo spettacolo e la sua preparazione, attimi in cui il regista
riesce a fotografare con la cinepresa l’agitazione e la smania
prima, e il senso di liberazione poi, del cantante. A questi si
alterna l’unica intervista che Ligabue ha concesso a Marco Salom,
insieme agli interventi dei suoi collaboratori, amici e artisti,
dalle band che hanno suonato con lui fino a Loredana Berté, Elisa e
Francesco De Gregori. Ognuno di loro aggiunge un tassello al puzzle
della sua carriera artistica, quella di un autore le cui fibre del
corpo sono fatte di note e melodie, di passioni poi strimpellate
alla chitarra. È dunque chiaro l’intento di Ligabue mentre ci
facciamo traghettare in quell’universo sonoro. Il suo è un
voler tenere traccia, data l’occasione,
dell’eredità che sta lasciando al futuro che
verrà. E il cinema, da sempre bacino di storie e memorie, sembra
rivelarsi il medium perfetto sopra cui imprimere tutto il suo
percorso.
Non cambierei questa vita con
nessun’altra
In Ligabue. 30 anni in un
giorno sono due le inquadrature primarie: Ligabue e il
pubblico. Il docufilm non si pone soltanto l’obiettivo di
raccontarci una grande storia, ma vuol essere anche un
ringraziamento da parte del cantautore ai suoi fan. “Dio ha
creato la musica per unire le persone”, si sente dire in
Elvis. E nei tournage della platea sembra quasi che
queste parole trovino la loro trasposizione materiale. La
musica, lo dice Ligabue stesso, è uno dei
motori principali della vita. Come lo è l’amore ricevuto
da parte dei suoi fan, i quali non smettono di seguirlo ovunque lui
vada. Davanti a lui ci sono cuori che battono all’unisono, piedi
che ballano allo stesso ritmo della sua musica, sorrisi e lacrime
che confermano il bene provato e la gioia d’esserci. Insieme.
Un’esperienza personale che in
questo caso, proprio come al cinema, diventa collettiva. Che si
trasferisce dal pubblico al palco e viceversa e unisce gli
individui in un’esperienza sensoriale indimenticabile. Ecco perché,
proprio come la strofa del ritornello della canzone, Ligabue non
cambierebbe la sua vita con nessun’altra. A un certo punto il testo
dice “Abbiamo vinto noi”. Vinto lui assieme a loro. Tutti
loro contro il dolore, l’angoscia, la paura, la privazione della
musica. Un’incredibile celebrazione della vita, in cui si evince la
gratitudine di Ligabue verso ogni singolo fan, senza il quale
niente sarebbe mai stato possibile.
Ligabue. 30 anni in un
giorno diventa un cerchio che si chiude, ma un altro che
si apre. Un commemorare ciò che è stato e un festeggiare quel che
sarà. Una ripartenza a tutto tondo, perché non bisogna mai
dimenticare che… “niente paura, ci pensa la vita, mi han detto
così.” La vita ci ha pensato. E ci ha portato ad animarci di
nuovo davanti a focosi concerti e straordinarie narrazioni.
Dopo l’evento di Campovolo dello
scorso giugno, che ha visto Ligabue tornare sul palco a distanza di
due anni dall’ultimo concerto a causa dell’emergenza sanitaria,
l’incredibile esperienza di quella serata arriva al cinema.
Ligabue. 30 anni in un giorno porta sul grande
schermo tutte le emozioni del live del 4 giugno 2022 alla presenza
di oltre 100.000 fan. Non un semplice film del concerto, ma il
racconto di una vera e propria festa a Campovolo, nella nuova RCF
Arena di Reggio Emilia, che celebra i 30 anni di carriera del
Liga.
I momenti di live, la sua
preparazione, i retroscena di quella incredibile giornata si
alternano alle parole di Ligabue che ripercorre la sua vita
professionale, dagli esordi fino ad oggi, e dei tanti amici che lo
hanno accompagnato in questo percorso.
Non mancano alcuni dei momenti
salienti della serata che hanno visto sul palco, accanto al
cantautore di Correggio, alcuni degli amici che hanno segnato la
sua vita su e giù da un palco: Elisa, Francesco De
Gregori, Eugenio Finardi, Loredana Bertè, Gazzelle, Mauro
Pagani.
Prodotto da Marco Belardi per Bamboo
Production in collaborazione con Claudio Maioli per Riservarossa e
Ferdinando Salzano per Friends & Partners, realizzato da
Eventidigitali con Crossmediafilms e diretto da Marco
Salom, Ligabue. 30 anni in un giorno arriverà in
sala per tre giornate esclusive il 20, 21, 22 marzo 2023
distribuito da Vision Distribution.
Dopo l’evento di Campovolo dello
scorso giugno, che ha visto Ligabue tornare sul palco a distanza di
due anni dall’ultimo concerto a causa dell’emergenza sanitaria,
l’incredibile esperienza di quella serata arriva al cinema.
Ligabue. 30 anni in un giorno porta sul grande
schermo tutte le emozioni del live del 4 giugno 2022 alla presenza
di oltre 100.000 fan. Non un semplice film del concerto, ma il
racconto di una vera e propria festa a Campovolo, nella nuova RCF
Arena di Reggio Emilia, che celebra i 30 anni di carriera del
Liga.
I momenti di live, la sua
preparazione, i retroscena di quella incredibile giornata si
alternano alle parole di Ligabue che ripercorre la sua vita
professionale, dagli esordi fino ad oggi, e dei tanti amici che lo
hanno accompagnato in questo percorso.
Non mancano alcuni dei momenti
salienti della serata che hanno visto sul palco, accanto al
cantautore di Correggio, alcuni degli amici che hanno segnato la
sua vita su e giù da un palco: Elisa, Francesco De
Gregori, Eugenio Finardi, Loredana Bertè, Gazzelle, Mauro
Pagani.
Prodotto da Marco Belardi per Bamboo
Production in collaborazione con Claudio Maioli per Riservarossa e
Ferdinando Salzano per Friends & Partners, realizzato da
Eventidigitali con Crossmediafilms e diretto da Marco
Salom, Ligabue. 30 anni in un giorno arriverà in
sala per tre giornate esclusive il 20, 21, 22 marzo
2023 distribuito da Vision Distribution.
Il 7 dicembre esce in 300 sale italiane Ligabue
Campovolo – IL FILM 3D. Grazie alla spettacolarità del live,
all’innovativa tecnica usata per le riprese 3D e alla potenza
dell’audio (mixato negli studi di George Lucas in California), il
film trasporta gli spettatori all’interno della trascinante
esperienza dell’evento estivo che Luciano ha organizzato il 16
luglio a Reggio Emilia.