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L’amore a domicilio: dal cast alle location, tutte le curiosità sul film

L’amore a domicilio è una commedia romantica italiana del 2020 diretta da Emiliano Corapi, che unisce il tono leggero della commedia sentimentale a spunti di riflessione più profondi legati alla libertà, alla fiducia e ai vincoli imposti dalla società. Il film si inserisce nel filone delle rom-com contemporanee italiane, ma lo fa con un’impostazione originale: racconta infatti una relazione sentimentale che nasce e si sviluppa in circostanze del tutto fuori dal comune, con una protagonista femminile costretta agli arresti domiciliari e un protagonista maschile che si lascia travolgere dall’attrazione e dalla curiosità.

Tra i temi affrontati troviamo l’imprevedibilità dell’amore, la difficoltà di lasciarsi andare quando si ha paura del futuro e la tensione costante tra desiderio e responsabilità. Il film riesce a toccare queste corde mantenendo però un tono brillante e vivace, grazie anche alla scrittura dei dialoghi e alla chimica tra i due attori principali. Così facendo si collega a diversi film italiani che esplorano le relazioni sentimentali in contesti quotidiani, come La finestra di fronte di Ferzan Özpetek e Scialla! di Francesco Bruni. Come questi titoli, affronta temi di solitudine, difficoltà di comunicazione e il desiderio di intimità in una società moderna e frenetica.

La storia mette infatti in luce le sfumature delle relazioni amorose, tra speranze, fragilità e imprevisti. Questa attenzione alla dimensione emotiva e sociale rende L’amore a domicilio parte di una tradizione italiana che racconta con delicatezza e profondità l’amore contemporaneo. Nel corso dell’articolo approfondiremo tutti gli aspetti principali del film: dalla trama al cast, passando per altre curiosità. Il film è infatti molto più di una semplice commedia romantica: è un racconto sull’amore come esperienza liberatoria anche quando si è, fisicamente o emotivamente, costretti in uno spazio ristretto.

Simone Liberati e Miriam Leone in L'amore a domicilio
Simone Liberati e Miriam Leone in L’amore a domicilio

La trama di L’amore a domicilio

La storia di L’amore a domicilio ruota attorno a Renato (Simone Liberati), un giovane assicuratore dalla vita ordinata e prudente, che si ritrova coinvolto in una situazione imprevista quando incontra Anna (Miriam Leone), una donna affascinante e misteriosa agli arresti domiciliari. Incuriosito dalla sua personalità forte e fuori dagli schemi, Renato inizia a frequentarla, attratto da un tipo di relazione che sembra offrire emozioni nuove ma al tempo stesso sicure, grazie ai limiti imposti dalla condizione di lei. Tuttavia, la complicità tra i due cresce e il legame si fa sempre più intenso, mettendo in discussione le certezze di Renato.

Il film segue l’evolversi di questa relazione nata in circostanze insolite, alternando momenti di leggerezza e romanticismo a riflessioni più profonde sull’amore, la libertà e la paura del cambiamento. Attorno ai protagonisti si muovono personaggi secondari che arricchiscono la narrazione, come Gabriele (Fabrizio Rongione), collega e amico di Renato, e Franco (Anna Ferruzzo), agente della polizia penitenziaria che sorveglia Anna. Il tono del film resta ironico e vivace, ma non rinuncia a scavare nella psicologia dei personaggi e nella natura paradossale dei loro desideri, rendendo L’amore a domicilio una commedia romantica originale e dal tocco delicatamente malinconico.

Il cast del film

I due protagonisti principali di L’amore a domicilio sono interpretati da Miriam Leone e Simone Liberati, due volti ormai noti del cinema e della televisione italiana. Miriam Leone veste i panni di Anna, una donna carismatica, imprevedibile e sensuale, costretta agli arresti domiciliari dopo una rapina. L’attrice, ex Miss Italia, è diventata negli anni un punto di riferimento del cinema italiano contemporaneo, affermandosi grazie a ruoli significativi in serie come 1992, 1993 e 1994, e in film come Il testimone invisibile e Diabolik, dove interpreta la celebre Eva Kant.

Miriam Leone in L'amore a domicilio
Miriam Leone in L’amore a domicilio

Simone Liberati interpreta invece Renato, un giovane impiegato assicurativo dalla vita apparentemente stabile ma priva di stimoli, che si ritrova completamente travolto dall’incontro con Anna. Liberati è emerso come uno degli attori più promettenti della sua generazione grazie a ruoli in film come Cuori puri di Roberto De Paolis e La profezia dell’armadillo, tratto dai fumetti di Zerocalcare. Ha inoltre recitato in serie televisive come A casa tutti bene – La serie, consolidando la sua presenza anche sul piccolo schermo. In questo film, interpreta con sensibilità e misura il percorso emotivo di un uomo che, per amore, è costretto a rimettere in discussione ogni certezza.

Le location di L’amore a domicilio

L’amore a domicilio è stato girato prevalentemente a Roma, città che fa da sfondo alla vicenda con discrezione ma grande riconoscibilità. Le riprese si concentrano soprattutto in ambienti interni, come l’appartamento di Anna, dove si sviluppa gran parte della storia e che diventa un microcosmo emotivo e narrativo. Tuttavia, alcune scene in esterni mostrano quartieri residenziali e scorci urbani meno turistici, contribuendo a restituire una Roma quotidiana e autentica. La città non è mai protagonista, ma agisce come un contenitore silenzioso che riflette la condizione dei personaggi, tra desiderio di evasione e senso di costrizione.

Il trailer di L’amore a domicilio e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di L’amore a domicilio grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Apple iTunes, Prime Video e Rai Play. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e ad un’ottima qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di mercoledì 2 luglio alle ore 21:30 sul canale Rai 1.

L’Amica Geniale. Storia del nuovo cognome, in anteprima al cinema i primi due episodi

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Arrivano al cinema in anteprima esclusiva come evento speciale solo il 27, 28 e 29 gennaio (elenco delle sale a breve su www.nexodigital.it) i primi due episodi della nuova stagione de L’AMICA GENIALE. Storia del nuovo cognome, la serie di Saverio Costanzo, tratta dal best seller di Elena Ferrante, edito da Edizioni E/O, in onda su Rai1 dal 10 febbraio. Un appuntamento unico per far vivere ai fan in anteprima sul grande schermo e condividere con tutti gli altri appassionati i nuovi episodi della saga che ha conquistato oltre dieci milioni di lettori in tutto il mondo.

Gli eventi del secondo libro de L’amica geniale riprendono esattamente dal punto in cui è terminata la prima stagione. Lila (Gaia Girace) ed Elena (Margherita Mazzucco) hanno sedici anni e si sentono in un vicolo cieco. Lila si è appena sposata ma, nell’assumere il cognome del marito, ha l’impressione di aver perso sé stessa. Elena è ormai una studentessa modello ma, proprio durante il banchetto di nozze dell’amica, ha capito che non sta bene né nel rione né fuori. Nel corso di una vacanza a Ischia le due amiche ritrovano Nino Sarratore (Francesco Serpico), vecchia conoscenza d’infanzia diventato ormai studente universitario di belle speranze. L’incontro, apparentemente casuale, cambierà per sempre la natura del loro legame, proiettandole in due mondi completamente diversi. Lila diventa un’abile venditrice nell’elegante negozio di scarpe della potente famiglia Solara al centro di Napoli; Elena, invece, continua ostinatamente gli studi ed è disposta a partire per frequentare l’università a Pisa. Le vicende de L’amica geniale ci trascinano nella vitalissima giovinezza delle due ragazze, dentro il ritmo con cui si tallonano, si perdono, si ritrovano.

“L’AMICA GENIALE – STORIA DEL NUOVO COGNOME” (8 episodi da 50’) è prodotta da The Apartment e Wildside, parte di Fremantle, e da Fandango in collaborazione con Rai Fiction, in collaborazione con HBO Entertainment e in co-produzione con Umedia. La serie ha visto la partecipazione di 125 attori e migliaia di comparse, circa 8500 maggiorenni e 860 minorenni, e la realizzazione di circa 2.000 costumi tra realizzazioni originali e di repertorio.

L’evento al cinema, con la proiezione dei primi due episodi della serie, è distribuito in esclusiva da Nexo Digital solo il 27, 28 e 29 gennaio con i media partner Radio DEEJAY e MYmovies.it.

L’Amica Geniale 3 – Storia di chi fugge e di chi resta: recensione della terza stagione

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Domenica 6 febbraio RaiUno ci riporta nel rione, riprende a raccontare le storie di Lila e Lenù ne L’Amica Geniale 3 – Storia di chi fugge e di chi resta. E proprio dal titolo, ormai, lo sappiamo, c’è chi fuggita, Elena, dalla povertà e dall’ignoranza, e chi invece è rimasta, Raffaella, sempre alle sue condizioni. 

L’Amica Geniale 3 – Storia di chi fugge e di chi resta racconta gli anni ’70

La terza stagione della serie HBO-Rai Fiction espande il suo racconto, non solo perché le due protagoniste, sempre interpretate da Gaia Girace e Margherita Mazzucco, sono cresciute ed entrambe hanno trovato la loro strada che le rende in qualche modo uniche per la loro generazione e il loro tempo, ma anche perché l’affresco dei romanzi, e con essi della serie, si allarga al racconto di un’Italia tumultuosa, in cui l’università, la fabbrica, la piazza, persino il silente e pigro rione in cui crescono Lila e Lenù diventano teatri di scontri politici e bracci armati, di ideologie e di conflitti destinati a dare forma al Paese contemporaneo. 

La regia della serie questa volta ha una sola voce, quella di Daniele Luchetti, che si sostituisce a Saverio Costanzo e Alice Rohrwacher e che accompagna le due protagoniste, con tutti i loro amici e nemici, per i tumultuosi anni ’70. La produzione si conferma di ottimo livello, sia da un punto di vista tecnico che artistico, con una riduzione da romanzo attenta e funzionale, ma soprattutto con dei protagonisti sempre più maturi e a loro agio con i personaggi che portano sullo schermo.

Due donne contro

Non solo, ne L’Amica Geniale 3 – Storia di chi fugge e di chi resta la nostre due protagoniste cominciano a sperimentare ancora di più, sulla loro pelle, la disparità tra uomo e donna, tra quello che è concesso agli uni e quello che devono rubare e strappare per sé le altre. Le mani lunghe, i commenti sgradevoli, le etichette, le imposizioni, l’essere per forza uno strumento per la felicità dell’uomo, l’essere sottoposta a giudizio, sottomessa a volontà maschile, essere non soggetto agente ma oggetto reagente. E chi un modo, chi in un altro, entrambe tentano di sottrarsi a ciò che a loro è stato destinato, entrambe provano a scrivere una storia che sia soltanto loro. 

Lila, dopo essere scappata con il figlio dal matrimonio infelice con Stefano, grazie all’aiuto di Enzo (Giovanni Buselli, unico personaggio maschile positivo dell’intera serie!), lavora adesso nel salumificio Soccavo, in cui oltre a sopportare condizioni di lavoro disumane, deve anche tenere a bada Bruno Soccavo, vecchio amico conosciuto a Ischia ai tempi dell’amore proibito per Nino, e ora capo dell’azienda di famiglia e troppo sicuro di poter fare ciò che vuole con le sue operaie, e soprattutto con Lila. Dal canto suo, Elena sembra che sia sul punto di ottenere tutto ciò che desidera: ha scritto il suo primo libro, lo presenta nelle librerie d’Italia, è fidanzata con un giovane professore, Pietro, la cui famiglia gli Airota, sembra capace di aprirle tutte le porte del mondo accademico al quale lei si sta avvicinando.  

Vite parallele ma co-dipendenti

Due vite che scorrono ormai parallele, ma che tornano ad incrociarsi quando Elena torna dai genitori, al rione, e Lila chiede il suo aiuto. Si ricuce così lo strappo che le aveva viste lontane per così tanto tempo, e le due amiche geniali tornano a parlarsi, ad aiutarsi, a tessere quella tela insolita e misteriosa che è la loro amicizia, sempre al limite tra l’amore viscerale che si prova per i consanguinei, e il disprezzo per chi rappresenta esattamente ciò che vogliamo essere e che non riusciamo ad essere.

In L’Amica Geniale 3 – Storia di chi fugge e di chi resta, Lila e Lenù continuano ad essere complementari e antitetiche, e forse proprio questo è il segreto del fascino magnetico di questa storia di donne profondamente ancorata al suo tempo, eppure sempre attuale, perché nonostante gli anni e le lotte, le donne devono sempre faticare un po’ di più, per avere successo nel lavoro, per essere indipendenti, per far capire anche a chi le ama che sono complete anche senza essere mogli o madri, che non sono oggetti reagenti, che possono scegliere per sé, che possono avere il coraggio della solitudine e stare bene con le loro scelte. 

L’amica geniale – Storia della bambina perduta: recensione episodi 3 e 4

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Dopo un ritorno e un aggiustamento a causa del nuovo casting, siamo pronti a buttarci nuovamente, con familiarità e passione, nella vita di Lenù e Lila, con gli episodi 3 e 4 de L’amica geniale – Storia della bambina perduta, ultima stagione della serie che adatta la tetralogia di Elena Ferrante, famosa in tutto il mondo e già conclusa nella messa in onda per gli Usa su HBO.

L’amica geniale torna in un rione completamente cambiato

Le stagioni più felici della serie hanno visto il rione come luogo di violenza e ignoranza, ma anche posto sicuro, dove si aveva un’identità, una certezza, la possibilità di esistere in un microcosmo piccolo ma confortante. Il ritorno di Elena ai luoghi natii, nel capitolo 27, I Compromessi, la riporta in un luogo che ormai è sconosciuto. La donna ritrova la madre, la famiglia, soprattutto Lila e tutti vivono in un mondo notevolmente cambiato e reso pericoloso da una modernità, che in lì ha attecchito con il suo volto peggiore. Elena si trova catapultata, di nuovo, in un nuova vita, a fronteggiare delle circostanze impreviste, ma si ritrova anche nuovamente in compagnia (e all’ombra di) Lila. L’amica d’infanzia ha dato una svolta importante alla sua vita, diventando una donna d’affari e trovando, non capiamo ancora bene come, il modo di sovrastare il potere dei Solara, i boss di quartiere che hanno tormentato le ragazze sin da ragazzine.

Lila è ora una specie di padrona buona dei rione, una vera e propria “Madrina”, potente e ricca, spietata, ma anche buona, generosa e compassionevole, l’unica a cui rivolgersi per cercare aiuto. Una posizione che sembra sposarsi alla perfezione con le due anime della donna, che vive da sempre di contrasti, di nobiltà d’animo e cattiveria. E mentre Lila sale in considerazione agli occhi dello spettatore, Elena si confronta con la povertà delle sue scelte di vita, continua a vivere come l’amante ufficiale di Nino, lo accompagna anche alle visite domenicali in famiglia, nelle quali (orrore supremo!) Incontro di nuovo il laido Donato Sarratore, padre di Nino e, a tutti gli effetti, suo stupratore.

Il corpo come dispositivo narrativo

In queste circostanze ambivalenti, le due donne dovranno affrontare un felice imprevisto: entrambe restano incinta (di Nino e di Enzo, rispettivamente), e cominciano a condividere questo percorso trasformativo che le avvicina di nuovo, tanto che Lila diventa “la zia preferita” di Dede e Elsa.

La serie si sposta quindi di nuovo sull’importanza del corpo abitato non solo dalle donne, ma anche da quello che loro stesse generano e, di nuovo, le due amiche/nemiche non potrebbero essere più diverse nell’affrontare questo percorso (che entrambe conoscono bene, essendo già madri). Elena è contenta della sua rotondità, paziente, serena, stanca. Lila è irrequieta, senza questo nascituro come un corpo estraneo, da espellere, che “le tocca i nervi”, ovvero la infastidisce, arrivando a pensare che in lei ci sia qualcosa che non va…

Un terremoto che scopre le crepe di Lila e la solidità di Elena

La chiave di lettura di questo disagio, e dell’intera personalità di Lila, ce la offre in un momento di enorme generosità della sceneggiatura, l’episodio successivo, il capitolo 28, Terremoto. Se l’episodio precedente aveva citato la Strage di Bologna dell’estate del 1980, confermando, anche in maniera marginale, quanto L’Amica Geniale sia radicato nel suo tessuto sociale, questa seconda puntata settimanale ci porta avanti nel tempo, fino a novembre, quando ci fu il terribile Terremoto dell’Irpinia e tutta la provincia napoletane venne scossa, letteralmente, con grande violenza. Lenù e Lila sono da sole, è domenica, e le due amiche in stato avanzato di gravidanza decidono di passare un pomeriggio pigro in compagnia, a casa di Lila, al rione, fino a che la terra non comincia a tremare (un tocco di enfasi ha fatto coincidere l’inizio della prima scossa con la domanda di Elena a Lila: “Cosa sai di Nino?”).

La due donne si aiutano e si fanno forza, riescono a farsi strada fino alla strada e alla macchina, dove rimangono in cerca di riparo. E qui, Lila ha un’altra delle sue crisi, fa di nuovo esperienza di quella “smarginatura” a cui avevamo assistito nella prima stagione, quando ai suoi occhi la realtà si sfrangia, i confini delle cose si aprono e lasciano uscire la loro parte viscerare e irrazionale, e nulla ha più senso. Irene Maiorino abbraccia quindi la responsabilità di spiegare, finalmente, la natura di Lila al pubblico e anche a Elena, riportando a parole il celebre passo dei romanzi: L’unico problema è sempre stato l’agitazione della testa. Non la posso fermare, devo sempre fare, rifare, coprire, scoprire, rinforzare e poi all’improvviso disfare, spaccare.

Ma la sceneggiatura non si ferma a riportare la citazione dall’originale, va più a fondo e per molti versi spiega meglio (cosa che il libro non farà mai fino all’ultima pagina) quello che è il “mistero Lila”, in un impeto di purezza e onestà, la donna confessa all’amica: “In me il male score insieme al bene”, dimostrando così a se stessa a Elena e allo spettatore tutta la sua specialità, ma anche la sua debolezza. È un momento intimo e epifanico, in cui capiamo finalmente qual è il rapporto di forze tra le due e quanto siano indispensabili l’una all’altra per camminare dritte in un mondo continuamente spazzato dalle onde della tragedia, della violenza e della prepotenza maschile. Una prepotenza che nella sua violenza esteriore viene contrastata con fierezza da Lila, ma che nella sua violenza psicologica e subdola, rappresentata dalla stessa esistenza di Nino Sarratore (Fabrizio Gifuni), costringe ancora Lenù a soccombere.

L’Amica Geniale – Storia della bambina perduta perde anche l’ispirazione

Il guizzo di generosità nello svelamento della personalità di Lila si perde però in un mare piatto. La serie sembra faticare a trovare quell’animo ruvido e dolente, ma anche romantico e favolistico, che l’aveva caratterizzata sin dall’inizio. Ormai siamo affezionati a Lila e Lenù e vogliamo sapere come va a finire la loro storia e cosa il futuro ha in serbo per loro. Siamo persino disposti a sopportare il miscasting di Alba Rohrwacher perché comunque la sua voce rappresenta un legame lungo e affettivo con lo show (lei non ne ha nessuna colpa, si capisce), ma la regia e le idee, in questa stagione, sembrano davvero distribuite a risparmio e ci sembra di avviarci verso la fine di questa storia con stanchezza e rassegnazione.

L’amica Geniale – Storia della bambina perduta: recensione dei primi due episodi

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Presentata in anteprima nel ricco programma della Festa di Roma 2024 con i primi due episodi proiettati alla presenza di cast e pubblico, L’Amica Geniale, tetralogia di Elena Ferrante, arriva alla sua quarta stagione che traspone per la tv il quarto e, appunto, ultimo libro della saga, Storia della bambina perduta.

Dove eravamo rimasti?

Avevamo lasciato le due donne distanti, entrambe alle prese con una nuova vita: Lila con Enzo, il piccolo Gennarino, e un obbiettivo preciso, quello di aprire un’azienda con le sue sole forze, di diventare finalmente il capo di se stessa; Lenù con Nino, quando si accorge che l’amore di tutta una vita è finalmente alla sua portata e non ci pensa troppo prima di lasciare marito e figlie e volare via con lui. La terza stagione dell’amica geniale era finita proprio lì, sul quel volo verso la libertà e una vita di peccato accanto a Nino (Fabrizio Gifuni), con l’immagine di quel riflesso che aveva finalmente svelato al mondo che l’ultima trasformazione di Elena Greco sarebbe stata affidata a Alba Rohrwacher che, a dire la verità, ne era sempre stata la voce, lenta e calda, che ha accompagnato gli spettatori nel fuori campo delle tre stagioni precedenti.

La separazione e Dispersione sono i capitoli 25 e 26 di questo lungo romanzo di formazione, le prime due puntate della quarta e ultima stagione de L’Amica Geniale, che andrà in onda dall’11 novembre su RaiUno per 5 serata, fino al 9 dicembre. E appunto di separazione parla il primo episodio, in cui seguiamo principalmente Elena alle prese con la sua nuova vita, mentre si è lasciata alle spalle il matrimonio con Pietro e, temporaneamente, persino le figlie Dede e Elsa, affidate alle cure della suocera. Per loro è necessario un ambiente regolare e rassicurante, con regole e rituali, cosa che lei, nella sua vita da amante di Nino Sarratore, non può garantire alle figlie.

Elena è l’eroina tragica di un racconto drammatico, una donna che negli anni Settanta lascia marito e figlie perché “vuole bene a un altro”. Quella consapevolezza la travolge quando lo dice a alta voce a sua madre, intervenuta per cercare di farla riappacificare con Pietro, che in questo scenario viene dipinto forse come troppo mite e accondiscendente, se pure naturalmente contrariato. Lenù è divisa in due, tra senso del dovere di madre e ambizione professionale che può coltivare a pieno solo nella libertà accanto a Nino, il quale è per lei sogno e passione, ma anche dubbio e dolore.

L’Amica Geniale: storia di madri, di corpi, di lotta

La Elena di Alba Rohrwacher smette di subire le decisioni degli altri, ma questa risoluzione ha un prezzo, e lo vediamo nella fatica che fa il personaggio a tenere tutto insieme, non volendo rinunciare né all’amore per Nino né a quello per le figlie, che pian piano sembra ridestarsi più forte di quanto non sia mai stato. Dopotutto L’Amica Geniale è sempre stata una storia di donne, di amiche, certo, ma anche di madri, di corpi, di consapevolezza, rinuncia e lotta.

La lotta è molto presente nella serie, che sia personale o di classe, come per le altre stagioni, anche in questo caso L’Amica Geniale si fa megafono per la situazione storica del Paese e non risparmia nessun dettagli di quell’epoca turbolenta: i morti, la violenza, il rapimento Moro. Lo sfondo della vicenda di Elena e Lila è estremamente vivido e invadente e per questo, anche se la regista Laura Bispuri si concentra sui volti, le mani e le persone, sul suo nuovo cast, tra cui Stefano Dionisi, Lino Musella, Edoardo Pesce, la Storia viene sempre fuori e si fa sentire.

Dispersione invece racconta principalmente la diaspora di Elena che lascia le sue certezze, ancora una volta e scappa a Milano da Maria Rosa, sorella di Pietro e sua grande amica, che la accoglie con le ragazze e le offre un posto sicuro. Non abbastanza da sfuggire però a Lila. L’amica che è rimasta al rione ed è diventata una imprenditrice invischiata con la camorra, la cerca di continuo per metterla in guardia da Nino. Anche lei è caduta nel suo inganno, ma questa volta ci sono di mezzo figli, matrimoni e soprattutto una moglie che l’uomo non accenna a lasciare. Il racconto si deve spostare a Napoli, nel rione, per poter finalmente dare corpo alla presenza ingombrante di Lila, che nel frattempo ha acquisito il volto di Irene Maiorino, nata per questo ruolo e per succedere a Gaia Girace. La somiglianza tra le due è davvero impressionante e il passaggio di testimone appare naturale, anche grazie alla capacità interpretativa di Maiornio che raccoglie la sua eredita e la sviluppa a modo suo.

La forza e la durezza di Lila non bastano a Elena per allontanare Nino. La donna accetterà di essere una compagna parallela, una moglie part-time, pur di stare con lui, e questa sua decisione, certamente non facile ma urgente, la riporterà a Napoli, vicino al rione, a sua madre, a quella miseria e quella ignoranza dalla quale pensava di essere scappata. Elena è di nuovo “a casa” e la prossimità con Lila tornerà a essere necessaria e ingombrante. Farà i conti con il suo passato e forse troverà la forza di essere indulgente verso quei luoghi e quella miseria che non conoscono altro che se stessi.

L’amica Geniale – Storia della bambina perduta: recensione degli episodi 7 e 8

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Dopo un dittico che sicuramente ha fatto discutere, a tratti sgradevole e violento nei confronti delle sue protagoniste, L’amica geniale – Storia della Bambina Perduta torna su RaiUno con le puntate 7 e 8, Il ritorno e L’indagine. Dopo decenni che le due amiche erano separate, questi due episodi le vedono tornare insieme, confidenti e collaboratrici, di nuovo vicine, mentre la loro relazione assume dei contorni nuovi che fino a quel momento non si erano mai definiti così bene. Il loro rapporto di forze si evolve ulteriormente e se Lila continua a essere quella tra le due che tende a prevaricare l’altra, Elena si conferma una donna piena di risorse, soprattutto dopo la fine della storia con Nino.

L’addio a Nino e “Il ritorno” al rione

Con il settimo episodio, dal titolo Il ritorno, la storia si immerge di nuovo nel tumulto emotivo di Elena, che torna alle sue radici e al suo inizio, prendendo di nuovo casa al rione, proprio sotto all’appartamento di Lila. La rottura definitiva con Nino è un momento di liberazione e consapevolezza: un legame tossico che viene reciso, non senza amarezza, ma con grande decisione. La scena del loro confronto nella casa di Via Petrarca però non è il trionfo della volontà di Elena, quanto piuttosto un verboso e depotenziato colloquio tra due persone che, almeno da una parte, un tempo si erano amate. Nino confessa tutte le sue piccolezze e questa volta Lenù ha gli strumenti per allontanarlo, definitivamente. La scelta degli sceneggiatori di mostrare il tradimento di Nino con una donna sformata e anziana è stato un inciampo di scrittura davvero sgradevole, come se solo vedendosi tradire con una donna così poco attraente, Lenù avesse capito che quest’uomo, che ha amato per così tanto tempo, non merita quella devozione. Il tradimento perpetrato nel tempo da Nino, la sua ostinazione a coltivare se stesso al posto della sua storia con Elena, il continuo desiderio di affermazione e conferma, l’insicurezza che mortificava l’intelligenza della compagna erano ben più gravi di una sveltita con l’attempata domestica. Ma una scelta “grafica” rispetto agli eleganti non detti allusivi del romanzo, è sembrata più adeguata alla televisione. Non sarà l’unica volta in questa coda di serie, né sarà la più sgradevole.

Archiviato finalmente Nino dal suo cuore (ma non dalla sua vita, continuano a condividere una figlia, dopotutto) Elena torna al rione, dove riafferma la propria autonomia, nonostante la difficoltà di essere una donna sola con tre bimbe. Questo ritorno alle origini diventa un catalizzatore per la sua scrittura, che finalmente trova una nuova forza e autenticità. La pubblicazione del suo libro e il successo che ne deriva trasformano Elena in una figura di spicco, ma il prezzo del suo successo diventa evidente: la distanza crescente tra lei e un ambiente che implode su sé stesso. Elena è ormai un elemento estraneo al rione e tuttavia una componente importante per il suo ecosistema, una voce narrante.

L’evento che fa seguito al ritorno di Lenù al rione è il tanto atteso matrimonio di Marcello Solara con la sorella di Elena, Elisa, una delle sequenze più cariche di tensione dell’episodio. La scena mira a sottolineare un punto in particolare, che però non viene spiegato adeguatamente: Michele Solara è definitivamente libero dall’incantesimo di Lila, ormai la disprezza soltanto e con lei disprezza anche la sua “brutta copia”, Alfonso. Vestito da donna, l’uomo fa irruzione al matrimonio, creando agitazione e tensione. Verrà cacciato e allontanato, solo Lila e Lenù gli rimarranno accanto, fino a che Michele non lo picchierà a sangue per le strade del rione, davanti all’indifferenza di tutti (tranne del buon Enzo, al quale però Lila impedirà di intervenire). Edoardo Pesce, il Michele adulto, è superbo nella messa in scena della bruta e cieca cattiveria del Solara maggiore. Il pestaggio di Alfonso è uno dei momenti più crudi e disturbanti dell’intera serie, eppure il trattamento del personaggio appare forzato rispetto alla delicatezza con cui era stato tratteggiato nei romanzi.

Punto fermo rimane l’amicizia tra Lila e Lenù, sempre in bilico tra parità e abuso, onestà e inganno, in balia degli umori della prima che continuano a influenzare e travolgere la seconda che, dopo tutto questo tempo, appare finalmente più consapevole e capace di schermarsi dalle inevitabili cattiverie dell’amica.

La scrittura come strumento di attacco al potere: L’indagine

L’ottavo episodio tira le fila di molteplici tensioni, portando alla luce l’influenza opprimente dei Solara e l’ineluttabile disgregazione del rione. La morte di Alfonso segna un punto di non ritorno: non solo per la sua brutalità, ma per il modo in cui spezza definitivamente la già fragile speranza di una resistenza al potere dei Solara. La reazione di Lila, fredda e piena di disprezzo, è un elemento di distacco che evidenzia quanto la serie scelga di calcare la mano sull’aspetto più crudo e spietato della realtà narrata. La donna è spezzata dalla morte dell’amico, eppure sceglie di reagire in maniera fredda, senza lasciarsi attraversare da quel dolore che però, lo vedremo, avrà il tempo di esplodere per altre ragioni.

Il degrado del rione e la ritrovata ispirazione di Elena si fondono come un’arma nelle mani di Lila: la donna desidera che la compagna si faccia voce della protesta e del cambiamento, vuole utilizzare le parole per distruggere la violenza dei Solara, pensiero che ne rivela la fondamentale ingenuità, soprattutto di fronte a una violenza cieca e sorda che prende corpo in Michele. La ribellione delle due amiche le vede brevemente fiorire in un nuovo afflato collaborativo: scrivono, lavorano, si confrontano, tornano a essere le due bimbe piene di speranze nel mondo delle idee, per poi scontrarsi contro una realtà ben più cruda. Le parole che mettono insieme non servono ad altro che a mettere Elena in una posizione di difficoltà all’interno del rione, mentre Michele, sempre più violento e minaccioso, si erge come un simbolo di quella brutalità sistemica che soffoca ogni tentativo di cambiamento.

Elena si trova costretta ad affrontare una querela e i problemi economici che ne derivano, trovandosi a dover difendere la propria carriera e integrità. L’episodio riflette bene la spirale di compromessi e minacce che circondano entrambe le protagoniste, mostrando una Napoli senza speranza che divora i suoi figli. Ancora una volta L’amica geniale guarda oltre i confini del privato, affacciandosi con approccio problematico alla società, al pubblico, instaurando uno stretto legame trai due aspetti della narrazione.

L’amica geniale giunge alla svolta decisiva

Gli episodi 7 e 8 segnano un passaggio cruciale nella narrazione de L’amica geniale – Storia della Bambina Perduta, confermando il talento della serie nel coniugare il dramma personale con il contesto sociale. Tuttavia, alcune scelte narrative, come il trattamento del personaggio di Alfonso, potrebbero risultare discutibili per chi ha amato la delicatezza del romanzo. Resta potente, invece, il rapporto tra Elena e Lila, sempre più sfaccettato e complesso. Questi episodi ci ricordano che il rione non è solo un luogo fisico, ma un’entità viva, un microcosmo di potere e lotte, in cui i sogni di emancipazione si scontrano con la brutalità del sistema.

L’Amica Geniale – Storia della Bambina Perduta episodi 5 e 6: recensione

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Gli episodi 5 e 6 della quarta stagione de L’Amica Geniale adattamento della tetralogia di Elena Ferrante – si immergono nel cuore del tumultuoso intreccio tra maternità, amicizia e amore, facendo emergere nuove dinamiche emotive e conflitti irrisolti. La complessità delle relazioni tra i personaggi raggiunge vette drammatiche, con una narrazione che intreccia sapientemente momenti di tensione, fragilità e consapevolezza, concentrandosi maggiormente sui fatti che vediamo accadere più che sulla loro elaborazione.

La Frattura

Il quinto episodio, intitolato La Frattura, si concentra proprio sulla separazione, la spaccatura che si viene a creare, sempre più profonda, tra i personaggi principali, riflessa sia nei legami personali sia nel tessuto sociale che li circonda. La storia si apre con Lenuccia, che riscopre sia la maternità con l’ultima arrivata, Immacolata, avuta da Nino, che il rione, con tutti i suoi personaggi/manifesto: la donna incontra di nuovo Michele Solara, nell’ufficio di Lila, e lo trova notevolmente cambiato: è la pallida ombra di sé stesso mentre si confronta con Lila, determinata e sovrana della situazione, decisa nel suo disprezzo verso un uomo che un tempo rappresentava il potere e il controllo, ma che ora è fragile e sconfitto. Il terremoto che ha devastato Napoli fa da sfondo a un’umanità altrettanto spezzata, traumatizzata ma anche affaticata dalla vita stessa.

Parallelamente, il rapporto tra Elena e Nino si sgretola progressivamente. Nino, sempre più ingombrante nella vita di Elena, si dimostra un uomo egocentrico e inaffidabile, incapace di essere presente nei momenti cruciali. Quando Elena si reca in ospedale per partorire da sola, la sua solitudine è straziante: un momento che dovrebbe essere di gioia si trasforma in una riflessione amara sulla fragilità delle sue scelte sentimentali. Il giorno seguente, Nino si presenta in ospedale e proclama un’affermazione che sembra riecheggiare più un bisogno egoistico che un’autentica dichiarazione d’amore: “Io non ce la faccio a stare senza di te”. La domanda si insinua: Nino è davvero l’uomo che Elena merita, o è solo una proiezione del desiderio di appagare una idealizzazione che nasce dalla prima giovinezza?

Dopo la nascita della piccola Immacolata, che Elena sceglie di chiamare così come segno riconciliatorio verso la madre malata, l’anziana donna e Lila vanno a far visita alla neo-mamma a Via Petrarca, nella casa con le finestre sul mare. Ma, quando la signora si sente male e viene trasportata in ospedale, Lenù dimostra tutta la sua insicurezza nei confronti del compagno: mentre la madre è in pericolo di vita e lei è costretta a rimanere a casa con la neonata, Lila e Nino corrono in ospedale con la signora, ma per Lenù il pensiero fisso è la loro vicinanza, il loro tornare in contatto, la paura che tra loro possa nascere di nuovo qualcosa. Questo atteggiamento ostile e sospettoso non viene replicato da Lila, che di contro esternando il suo disprezzo per Nino, resta accanto alla madre di Elena come fosse la sua.

L’episodio de L’Amica Geniale si chiude lasciando una sensazione di disagio. Elena, sempre più esasperata, appare fastidiosa, quasi distante dalla profondità emotiva che la caratterizzava. Un effetto forse voluto, che sottolinea il suo stato di crisi e un momento in cui si avvicinano decisioni importanti da prendere.

L’imbroglio

Il sesto episodio, L’imbroglio, esplora ulteriormente la relazione tra Lila e Elena, mettendo in luce due concezioni opposte di maternità e di identità personale. Il parto di Lila, violento, arrabbiato, quasi contro natura evidenzia quanto le due donne abbiano un temperamento differente, anche rispetto a questi lati dell’essere donna: Lenù è sempre accogliente, mentre Lila è sfidante, costantemente in lotta. La nascita della bambina di Lila avviene in un clima di tensione e fatica, specchio delle sue resistenze emotive e fisiche. L’esperienza di Elena, che aveva partorito in solitudine, è di tutt’altra natura. Due racconti diversi di maternità, segnati dalle rispettive fragilità e dai legami che le due donne intrecciano con chi le circonda.

La puntata si concentra su altri tre avvenimenti molto importanti che vedono come filo conduttore Elena: il primo è la confessione di Alfonso. L’uomo che sta cercando di fare i conti con la sua identità di genere si confessa a Lenù raccontandole in che modo l’aiuto di Lila è stato determinante per accettarsi, l’amica lo ha incoraggiato a esplorare e deformare la propria immagine.

Intanto la madre di Elena peggiora e, nel suo ultimo atto di lucidità, chiede ai figli di fare la cosa giusta: Peppe e Gianni devono lavorare per Lila e abbandonare le attività criminali con i Solara, mentre Marcello deve sposare Elisa. Per quello che riguarda Elena, lei ha sempre fatto le cose a suo modo, lo farà anche adesso: sul letto di morte, Lenù riceve il riconoscimento di indipendenza che ha sempre cercato da sua madre.

Ma la morte di sua madre porta la donna in un nuovo territorio, in cui si sente ancora una volta intrappolata tra il peso delle responsabilità familiari e l’incompiutezza della sua vita. Una situazione di impasse che verrà sbloccata solo grazie all’intervento di Nino che, involontariamente, si rivela alla fine per quello che è anche agli occhi di Elena, che era l’unica a non vedere la sua infima caratura umana. La scoperta di un suo tradimento – l’ennesimo, scopriremo – consente a Elena di trovare la forza e la lucidità di allontanarlo e solo dopo scopre da Lila che l’uomo non aveva mai smesso di cercare la sua vecchia amante. La scelta degli showrunner di raccontare in questi termini l’allontanamento di Elena e Nino si allontana dal racconto originale eppure conferisce alla storia una forza in più, una chiarezza e una inequivocabili che i libri di Elena Ferrante non sempre tengono in considerazione.

L’Amica Geniale: un dittico di eventi e temi

Questo nuovo dittico di L’Amica Geniale – Storia della Bambina Perduta si addentra nei momenti più dolorosi e complessi della serie: il senso di smarrimento, il peso delle scelte sbagliate, la maternità come croce e delizia, la perdita e il lutto. E sembra che il costante balletto che l’adattamento fa tra ciò che accade nel romanzo e ciò che invece viene reinventato e modificato per la serie riesca ad acquisire autorità e credibilità man mano che gli eventi ci appaiono chiari e privi delle ombre e dei non detti che Ferrante adora disseminare.

La frattura e l’imbroglio non sono solo eventi specifici, ma temi ricorrenti che definiscono la traiettoria di questa stagione, conducendo gli spettatori verso un finale che si preannuncia doloroso e catartico. Il legame tra Lila ed Lenù, fatto di gelosie, rancori, ma anche di un amore profondo e indistruttibile, rimane il vero cuore pulsante della storia, un’amicizia che resiste nonostante tutto e che è destinata ancora una volta a evolversi.

L’Amica Geniale – Storia della bambina perduta: recensione del finale di stagione e di serie

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Volge al termine, con due episodi dolorosi e liberatori, la quarta e ultima stagione dell’adattamento della tetralogia scritta da Elena Ferrante e lette (e guardata) in tutto il mondo, L’Amica Geniale: Storia della bambina perduta. Gli ultimi due episodi”La Scomparsa” e “La Restituzione”, chiudono chiudono un quarto ciclo che, pur mantenendo alcuni dei temi centrali del romanzo, si discosta significativamente nella narrazione e nello sviluppo dei personaggi. Questo distacco, se da un lato apre nuove possibilità interpretative, dall’altro mina la coerenza emotiva e stilistica che ha caratterizzato l’opera letteraria, lasciando spesso un senso di incompiutezza.

La Scomparsa, il punto di non ritorno

Il titolo di questo quarto romanzo (e della rispettiva serie) dovrebbe aver messo gli spettatori condizione di non rimanere troppo sorpresi di fronte alla svolta drammatica che questo episodio porta al finale della serie. “La Scomparsa” si concentra su un evento tragico: la sparizione di Tina, la figlia di Lila e Enzo, che segna un punto di non ritorno per tutti i protagonisti. L’episodio inizia con una serie di tensioni familiari: la piccola Emma comincia a sentire con forza l’esigenza di avere anche lei una figura paterna, e Nino come da aspettativa non eccelle nell’essere presente per la figlia. Tuttavia, riesce a trovare il tempo di fare visita alla bambina al rione, in occasione del mercato domenicale. Mentre Lila tiene Imma in braccio e conversa rapita con Nino, Tina scompare. La bimba non si trova più: le ricerche si intensificano, ma si rivelano vane, lasciando un vuoto devastante. Che fine ha fatto la piccola e brillante Tina? 

L’episodio è così devastante per tutti i personaggi coinvolti che sembra che da quel momento le tragedie e i dolori non possano fare altro che aumentare. Gennaro, il fratello di Lila, viene trovato morto, sopraffatto dalla droga; Generino, il primogenito di Lila, anche lui preda della dipendenza, ripudia suo padre Stefano, ridotto all’ombra di se stesso, e rende complicatissima la vita della madre e di Enzo, ormai vero e proprio padre adottivo del giovane. Intanto Lila è quello che più di tutti subisce le devastanti conseguenze della scomparsa della bimba: convinta che Tina sia ancora viva, cede in una spirale di follia. Il monologo immaginato da Lenù, che tenta di ricostruire il pensiero di un’amica ormai irraggiungibile, è un tocco narrativo interessante ma poco incisivo. La serie sembra più interessata a raccontare il lento disfacimento della comunità che a soffermarsi sulle implicazioni psicologiche che non siano teatrali.

La vicinanza di Elena diventa salvifica per Lila, la mantiene ancorata alla realtà, ma l’omicidio dei fratelli Solara renderà l’ambiente del rione sempre più pericoloso e tossico per la donna che, con tre figlie, cercherà di mettersi al riparo da quella violenza, una volta per tutte.

La Restituzione (di Tina e Nu)

Arrivati all’ultimo episodio di L’Amica Geniale: Storia della bambina perduta, ci troviamo di fronte a una serie di scelte narrative che movimentano l’addio alla storia e allo stesso tempo ne viziano l’elegante fissità che aveva fatto dell’ultimo romanzo della tetralogia un piccolo capolavoro di riflessione sull’esistenza, sui dolori e le perdite, soprattutto sul tempo che passa e sui sentimenti, gli affetti che restano, pur nelle loro storture. Ebbene, per l’adattamento di un romanzo così potente si è pensato bene di abbassare il tono e di aggiungere alla storia svolte da soap opera che confondono le acque e il racconto dei personaggi. Nel decimo episodio torna alla ribalta Pasquale, che viene arrestato per aver assassinato Michele e Marcello Solara.

Parte dell’episodio è dedicato ai tentativi di Lenù di intercedere per lui tramite le conoscenze politiche di Nino, il quale, neanche a dirlo, si rivela poco utile. Più avanti nella storia, sembra che Generino e Dede, primogenita di Elena, si innamorino, tuttavia scopriamo poi che il figlio di Lila scapperà di casa con Elsa, la secondogenita di Lenù, una svolta del tutto inaspettata, sia per la madre in pena, che per gli spettatori a dir poco sorpresi. Elena parte allora con Enzo per recuperare i ragazzi a Bologna, ma scopre che sono dalla nonna. Questa importante deviazione rispetto al materiale originale da una parte genera perplessità, soprattutto per la superficialità con cui viene trattata sia la vicenda di Pasquale (lui, a differenza degli altri interpreti, non è “cresciuto” avendo sempre il volto di Eduardo Scarpetta) che quella di Gennarino e Elsa, dall’altra dà finalmente la possibilità a Enzo di emergere, con un toccante monologo che Pio Stellaccio ci regala con una grande autenticità e commozione.

L’addio al rione, che segue queste sgangherate vicende, è un momento cruciale per Lenù, come si può ben intuire, tuttavia anch’esso è poco valorizzato. Addirittura l’ultimo saluto tra lei e Lila appare freddo e convenzionale, due caratteristiche che non hanno niente a che vedere con nessuno dei due personaggi. Elena parte quindi per Torino, mentre le sue figlie maggiori prendono strade diverse: Dede va a New York dal padre, seguita anni dopo da Elsa, mentre Enzo, che capisce che non ha più un posto accanto a Lila, si trasferisce a Milano. Nino, nel frattempo, viene arrestato, per lui un epilogo che appare affrettato, ma che comunque ci regala una certa soddisfazione, qualunque siano le ragioni dell’arresto, che non vengono condivise.

L’ultima sequenza, ci riporta lì dove tutto era cominciato: un’anziana Elena viene svegliata dalla telefonata di Gennarino, spaventato perché da 48 ore “mammà non s’ trov’”. Lila decide così di sparire, disfarsi nel nulla, portando con sé tutte le fotografie, gli oggetti personali, tutto ciò che testimonia il suo passaggio nel mondo, sparisce per unirsi alla sua Tina, mai dimenticata, lasciando dietro di sé soltanto un figlio smarrito, e una vaga perplessità nella mente della sua amica. Alla quale però dedica il suo ultimo pensiero, prima di dissolversi: rientrando a casa, un giorno, Elena trova nella cassetta della posta Tina e Nu, le bambole di pezza che avevano perso da bambine.

L’Amica Geniale – Storia della bambina perduta perduta rinuncia alla poesia in favore della televisione

Con un adattamento poco fedele principalmente nello spirito del racconto, la quarta stagione de L’Amica Geniale chiude in anti-climax una delle serie che a ragione verranno ricordate come uno dei migliori prodotti televisivi della produzione italiana. E nonostante questo, la quarta stagione è senza dubbio il momento più basso di questa trasposizione quasi sempre elegante e preziosa. La tendenza constante di questo quarto ciclo è stata quella di operare un abbassamento di tono costante, una trivializzazione del materiale di partenza che, come dote principale aveva quella di rendere alti e poetici anche i discorsi più volgari e carnali. Probabilmente perché la scrittura consente l’utilizzo di metafore e sottintesi che la serie, come linguaggio di comunicazione, pretende di mostrare con le immagini. La serie perde quella capacità di Ferrante di rendere sublimi anche gli eventi più violenti, sporchi e quotidiani, scadendo talvolta in una rappresentazione ruvida che suscita più ilarità che empatia.

Ma non è solo un “problema” di tono: i personaggi secondari, in particolare Generino, le figlie di Elena e Alfonso, sono trattati con superficialità, preferendo il cliché all’approfondimento psicologico, un difetto che si riscontra esclusivamente nelle scelte di scrittura, e non nelle interpretazioni degli attori che rimangono uno dei punti forti della serie, con la sola eccezione di Alba Rohrwacher, quasi condannata a una Elena che proprio non le calza. Nonostante questa forzatura, è lei la vera protagonista della serie, non solo voce narrante ma anche punto di vista dal quale percepiamo tutto e tutti, mentre il personaggio di Lila, interpretato splendidamente da Irene Maiorino, rimane un personaggio secondario, letto attraverso il filtro dell’amica e mai (più) centro vivo, selvaggio e propulsivo dell’azione.

Il potenziale emotivo dell’opera viene solo parzialmente sfruttato, rendendo questi ultimi episodi un’occasione mancata per onorare appieno il capolavoro letterario da cui traggono origine.

L’Amica Geniale – Storia del nuovo cognome, il 27, 28, 29 gennaio al cinema i primi due episodi

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In attesa dell’arrivo in TV de L’Amica Geniale – Storia del nuovo cognome, è in programmazione nelle sale The Space Cinema – il 27, 28, 29 gennaio – un appuntamento unico per far vivere ai fan in anteprima sul grande schermo e condividere con tutti gli altri appassionati i nuovi episodi della saga che ha conquistato oltre dieci milioni di lettori in tutto il mondo.

La serie, tratta dalla tetralogia del libro di Elena Ferrante, riprende il racconto da dove era stato interrotto: Lila si è appena sposata ma, nell’assumere il cognome del marito, ha l’impressione di aver perso sé stessa. Elena è ormai una studentessa modello ma, proprio durante il banchetto di nozze dell’amica, ha capito che non sta bene né nel rione né fuori. Tra paesaggi bucolici e lotta tra classi sociali si svolge la vita nel Rione Sanità; scenario che fa da sfondo ad un’amicizia profonda e controversa ma allo stesso tempo unica, un tuffo nella vitalissima giovinezza delle due ragazze, dentro il ritmo con cui si tallonano, si perdono, si ritrovano.

L’amante di Lady Chatterley: recensione del nuovo dramma Netflix

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L’amante di Lady Chatterley: recensione del nuovo dramma Netflix

Presentato in anteprima al Telluride Film Festival il 2 settembre, L’amante di Lady Chatterley è una pellicola drammatica e romantica diretta dall’attrice e regista francese Laure de Clermont-Tonnerre. La sceneggiatura, scritta da David Magee, è tratta dall’omonimo romanzo di D. H. Lawrence. Nel cast ritroviamo Emma Corrin (Diana Spencer nella quarta stagione di The Crown) nel ruolo di Lady Connie Chatterley, l’attore britannico Jack o’Connell nei panni di Oliver Mellors, e Joely Richardson (Red Sparrow, The sandman). L’amante di Lady Chatterley distribuito in streaming su Netflix non è l’unico adattamento cinematografico del libro: l’impossibile storia d’amore di Connie ed Oliver è stata già oggetto di diverse altre pellicole in passato, dalla versione del 1955 diretta dal francese Marc Allégret, fino alla più recente del 2015 diretta da Jed mercurio e con l’affascinante Richard Madden (Rob Stark nella serie Il trono di spade) nel ruolo di Mellors.

L’amante di Lady Chatterley: una storia di amore e passione

Inghilterra, Prima guerra mondiale. La giovane Connie Reid si unisce in matrimonio con il baronetto Clifford Chatterley, poco prima che lui parta come soldato in guerra. Per via delle ferite subite in campo di battaglia, Clifford perde l’uso delle gambe. Con la fine del conflitto, i due si trasferiscono a Wragby, piccolo villaggio nel Lincolnshire, dove la famiglia di Clifford ha una grande magione. Qui sarà Connie inizialmente a prendersi totalmente cura del marito invalido, tanto da iniziare a risentirne molto fisicamente ed emotivamente. Clifford sottolinea in più occasioni alla stessa Connie l’importanza per la famiglia di produrre un erede: non considerandosi in grado di poter avere figli per via della sua disabilità, la invita anche ad avere rapporti con un altro uomo, pur di avere un figlio, da poi riconoscere come frutto del loro matrimonio. In una condizione di grande sconforto dovuto alla noia della campagna ed alla quasi totale mancanza di amore o interesse da parte di Clifford, Connie trova conforto tra le braccia di Oliver Mellors, il guardiacaccia della tenuta. Quella che però sembra iniziare come una pura attrazione fisica finirà per tramutarsi in un’affiatata relazione tra i due amanti.

L'amante di Lady Chatterley
Lady Connie Chatterley davanti alla magione di Wragby

La scoperta della sessualità

L’amante di Lady Chatterley è di per sé un film abbastanza esplicito dal punto di vista sessuale; spesso, in altre pellicole, una presenza persistente di scene di sesso può risultare in qualche modo noiosa o fastidiosa. In questo caso, però, viene dato uno scopo ed un significato ben preciso a queste scene. Connie, ingabbiata dal marito, non riesce ad esprimere la propria sessualità liberamente, viene anzi velatamente mortificata da Clifford per avere questi desideri. Questo suo chiudersi e reprimere tutte le sue passioni la porta a stare male, fino a crollare.

Mellors, invece, con il mero rapporto fisico e poi con una relazione che diviene romantica, la porta ad esprimere liberamente le proprie emozioni ed a darle un amore pieno, sia dal punto di vista sentimentale che sessuale. Questo nuovo stato di Connie viene presentato allo spettatore come un qualcosa di sano, quasi primordiale: i rapporti tra Connie e Mellors avvengono prevalentemente all’aperto, nella natura: la persistenza di suoni naturali e le vedute di questi boschi fanno sembrare la relazione dei due innamorati come un ritorno ad un paradiso primordiale. Una scena che trasmette maggiormente questo senso di libertà sessuale dei due è il momento in cui Mellors e Connie, incuranti dei problemi derivanti dal loro stare insieme e dalle regole sociali, danzano e corrono insieme nudi sotto la pioggia.

La società moderna contro l’amore

La naturalezza e semplicità dell’amore di Connie e Mellors in L’amante di Lady Chatterley finisce per confrontarsi con la realtà della società. Un elemento che Clifford, dalla sua visione conservatrice, spesso sottolinea a Connie è proprio la netta differenza di classe: lui considera i minatori, come anche lo stesso Mellors, come esseri inferiori, con cui ha in comune solo l’essere umano.

I pregiudizi ed il forte classismo che contrasta l’amore dei due non provengono dal solo Clifford ma dalla società in generale. Portando in grembo il frutto di quella che era comunque una relazione fuori dal matrimonio, e con un uomo di umili origini, Connie è costretta a rinunciare al suo status sociale per stare con Mellors.  La stessa signora Bolton, infermiera di Clifford, sottolinea, parlando con le altre donne del villaggio, la bontà e la purezza dei sacrifici di Connie per amore. Connie ha preferito una vita umile ma colma d’amore, ad un’esistenza di fasti ed indifferenza.

L’altra Heimat: il 31 marzo e l’1 aprile al cinema

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L’altra Heimat: il 31 marzo e l’1 aprile al cinema

Oggi in Germania abbiamo molta difficoltà ad immaginare cosa significhi davvero “emigrazione”, perché conosciamo solo l’altro lato del problema: siamo diventati noi stessi un paese di immigrazione (…). È possibile che una storia che descrive il modo in cui la gente lasciava la propria patria non contribuisca a capire meglio gli immigranti di oggi? Che cosa significava un addio allora? Per quanto tempo le persone si portavano addosso, nelle loro nuove case, il dolore di questa partenza?

Edgar Reitz

L'altra HeitmatIl paese è sempre Schabbach, nell’Hunsrück, la regione dove Edgar Reitz nacque nel 1932. La famiglia è ancora la protagonista della trilogia di Heimat: è la famiglia Simon, attraverso cui il regista tedesco ha raccontato la storia del suo Paese, dalle macerie della prima guerra mondiale agli anni 2000.

Con L’altra Heimat. Cronaca di un sogno la monumentale saga di Reitz, che in Italia si rivelò un vero e proprio fenomeno di culto riscuotendo un successo enorme e scatenando appassionati dibattiti sul tema della serialità, giunge al suo quarto capitolo, concepito appositamente per il cinema. Il discorso provvisoriamente concluso nel 2006 riprende, tornando indietro nel tempo al 1843, sempre nell’immaginaria Schabbach, dove la famiglia Simon lavora e lotta contro la morte e dove il figlio Jakob fugge dalla fatica quotidiana immergendosi nei libri e nel sogno di un Nuovo Mondo. Lo stesso sogno che accompagna la grande emigrazione di migliaia di europei nell’America del Sud, nel tentativo disperato di sottrarsi alle carestie, alla povertà e al dispotismo che dominavano i loro paesi perché, come recita il loro motto, “Qualunque sorte è migliore della morte”.

Il film arriva al cinema per due soli giorni, il 31 marzo e l’1 aprile.

L’Altra Heimat: Edgar Reitz in Italia

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L’Altra Heimat: Edgar Reitz in Italia

In occasione dell’uscita italiana de L’Altra Heimat. Cronaca di un sogno (31 marzo e 1 aprile), il regista tedesco Edgar Reitz arriva dunque in Italia e incontra il suo pubblico nell’ambito di un tour che toccherà diverse città. Si parte da Milano dove all’Arcobaleno Film Center il film verrà proiettato alle ore 10 di domenica 22 marzo e sarà seguito dell’incontro col maestro (NB. I giornalisti possono richiedere un accredito rispondendo a questa mail). Si prosegue poi con il Cinema Massimo di Torino con la proiezione di lunedì 23 marzo alle ore 20 introdotta da Edgar Reitz. Segue la tappa di Roma: qui Reitz saluterà il pubblico e introdurrà il film al Cinema Farnese Persol martedì 24 marzo alle ore 19 (NB. I giornalisti di Roma possono richiedere un accredito sia per questa proiezione che per l’anticipata stampa rispondendo a questa mail. L’anticipata, chiusa e riservata ai media, è prevista per il 18 marzo alle ore 17 e si svolgerà invece presso la Casa del Cinema).

Il tour di Reitz proseguirà poi verso Bari, dove il regista sarà ospite del Bif&st – Bari International Film Festival – per una delle otto lezioni di cinema con grandi registi europei.

L'altra HeitmatL’Altra Heimat. Cronaca di un sogno

Mentre girava Heimat 3, Reitz ricevette la lettera di un’infermiera che lavorava in un ospedale di Porto Alegre. La donna lo aveva visto in un reportage televisivo brasiliano dedicato al cinema tedesco e, notando la sua somiglianza col Dottor Reitz, titolare della clinica in cui lavorava, si chiedeva se esistesse una parentela tra i due. Alcuni mesi più tardi la stessa infermiera fece avere al regista un libro dal titolo Genealogia della famiglia Reitz in Brasile, scritto dal sacerdote cattolico Raulino Reitz, che all’inizio degli anni ’60 aveva condotto alcune ricerche sulla sua famiglia in Brasile. Il volume fece scoprire a Reitz che in effetti gli antenati della brasiliana famiglia Reitz erano originari del villaggio di Hirschfeld, a soli quindici chilometri da Morbach, suo paese natale.

Commento del regista

Il tempo che ci separa dagli eventi di questa storia è di appena 160 anni, ma si è trattato di un viaggio in una Germania molto diversa e quasi completamente dimenticata, in un paese sfigurato da una miseria opprimente. Occorre un grande sforzo d’immaginazione per capire che meno di un secolo e mezzo fa gli abitanti del nostro erano costretti a sbarcare il lunario in condizioni incomparabili con quelle di qualsiasi luogo del mondo odierno. A partire da Schabbach ci siamo esercitati a osservare la vita contemporanea con gli occhi di un estraneo ed è stato terribile vedere quanto apparissero di colpo apocalittici il consumismo, l’egocentrismo e le pretese esagerate della nostra società frammentata. Di fatto, uno degli effetti di Die andere Heimat è forse quello di indurre il pubblico a fermarsi per un istante e a vivere il diverso ritmo che permetteva ai nostri antenati di sopravvivere. In fondo, potrebbe essere ancora quello il vero ritmo del nostro cuore.

La saga di Heimat

Girato in parte in bianco e nero e in parte a colori, Heimat (che prende il nome dalla parola tedesca che indica la casa o il luogo natio) fu presentato in anteprima nel 1984 alla 41ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, raccogliendo un enorme consenso di critica. Suddiviso in 11 episodi per un totale di 924 minuti, il film narra la storia della famiglia Simon e di Schabbach, villaggio immaginario dell’Hunsrück, regione d’origine del regista. Dieci anni dopo, nel 1992, uscì  Heimat 2 – Cronaca di una giovinezza e nel 2004 arrivò Heimat 3 – Cronaca di una svolta epocale. L’altra Heimat. Cronaca di un sogno è stato presentato a Venezia nel 2013 e esce ora nei cinema italiani per due giorni, martedì 31 marzo e mercoledì 1 aprile, distribuito da Ripley’s Film, VIGGO e Nexo Digital.

Edgar Reitz

Nato nel 1932 a Morbach è uno degli esponenti di punta del Nuovo Cinema Tedesco. Dopo il diploma di maturità si trasferisce a Monaco di Baviera e comincia a lavorare nel cinema in vari ruoli, dallo sceneggiatore al montatore, dall’aiuto regista al direttore della fotografia. Nel 1962 è tra i registi firmatari, insieme a Herzog, Kluge, Fassbinder, von Trotta, del Manifesto di Oberhausen che denunciava la crisi del cinema tedesco e auspicava l’inizio di un nuovo corso, economico ed estetico, per la settima arte in Germania. Dopo aver diretto diversi cortometraggi, nel 1967 debutta nel film lungo con la storia d’amore Mahlzeiten, che alla Mostra di Venezia vince il Premio come Miglior Opera Prima. Due anni dopo torna a Venezia con Cardillac e successivamente gira diversi film in co-regia (come il collettivo Das Goldene Ding, 1971, presentato alla Mostra) e lungometraggi (come Geschichten vom Kübelkind, 1971, Die Reise nach Wien, 1973, e Il sarto di Ulm, 1978). Il successo internazionale arriva proprio a Venezia con la proiezione in anteprima del capolavoro di Reitz, l’opera monumentale Heimat (1984), serie per la televisione in undici episodi della durata complessiva di 924 minuti che racconta una lunga saga famigliare intrecciata con la storia della Germania dal 1919 al 1982. Il progetto sulla storia recente della Germania proseguirà con i film, tutti presentati a Venezia, Die Zweite Heimat Chronik einer Jugend (Heimat 2. Cronaca di una giovinezza, 1992), ambientato tra il 1960 e il 1970, Heimat 3. Chronik einer Zeitenwende (Heimat 3. Cronaca di una svolta epocale, 2004), che racconta gli anni dal 1989 al 2000 e Heimat. Fragmente (2006), complemento alla trilogia composto da scene tagliate e materiali inediti. Reitz è tornato a Venezia 70 fuori concorso con Die Andere Heimat. Chronik einer Sehnsucht (Home From Home. Chronicle of a Vision), ambientato nella Prussia di fine Ottocento.

L’agnellino con le trecce – Un film corto di Maurizio Rigatti, l’intervista.

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Luca ha 14 anni ed è affetto da sclerosi tuberosa, una malattia molto rara che viene diagnosticata ad un bambino su 7000, vive con il padre fornaio in un piccolo centro, che non riesce ad accettare la malattia del figlio, rifiuta le offerte di aiuto e collaborazione dell’Associazione Sclerosi Tuberosa gli fa.

L’Agave di Cristallo premia per la qualità dei dialoghi 21 e 22 Novembre

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L’Agave di Cristallo, l’unica rassegna cinematografica che premia i film per la qualità dei dialoghi, parte il 21 e 22 novembre con la nuova edizione nella città di Pietrasanta.

La rassegna è nata nel 2005 da un’idea di Stefano De Martino, già autore del più noto Premio Lunezia per il valore musicale e letterario delle canzoni italiane, e in passato ha annoverato presenze illustri come Pupi Avati, Ettore Scola, Mario Monicelli, Dino Risi, Lina Wertmuller, Nanni Moretti e molti altri; personalità premiate per la qualità dei dialoghi all’interno delle loro opere cinematografiche, precisa peculiarità del premio Agave di Cristallo.

L’edizione di quest’anno, patrocinata dalla Toscana Film Commission e dal festival “La Versiliana”, si svolgerà presso la città di Pietrasanta. “Un territorio che ci onora e ci stimola” spiega il Patron Stefano De Martino “Pietrasanta è una cittadina tra le più prestigiose d’Italia in tema d’arte e di iniziative culturali”.

La manifestazione si svolgerà al Teatro Comunale di Pietrasanta con la prima giornata dedicata alla visione di alcuni film in concorso e all’incontro “Dialogo sui mestieri del cinema” rivolto agli studenti delle scuole di Pietrasanta, che assisteranno alla proiezione del Miglior Film Straniero per la qualità dei dialoghi.

Il 22 novembre si terrà il Galà di premiazione e nel corso della serata numerosi saranno i personaggi coinvolti con premi speciali e menzioni alla carriera, tra cui spiccano i nomi di Piera Degli Esposti per aver valorizzato la Cine- Letterarietà nei ruoli interpretati, Abel Ferrara per il film “Pasolini”, Luca Miniero per i dialoghi nella commedia italiana, Sebastiano Rizzo per il miglior corto “La ricotta e il caffè” e molti altri.

I film in concorso per il riconoscimento come Miglior Film Italiano e Straniero sono:

Miglior Film Italiano per la qualità dei dialoghi

“Tutta colpa di Freud” di Paolo Genovese

“Ti ricordi di me?” di Rolando Ravello

“Un boss in salotto” di Luca Miniero

Miglior Film Straniero per la qualità dei dialoghi

“The Giver” di Phillip Noyce

Noah” di Darren Aronofsky

Grace di Monaco” di Olivier Dahan

Infine, uno spazio speciale verrà riservato al film “Annie Parker” di Steven Bernstein, con l’intenzione di valorizzare il dialogo socialmente utile del film; Rosanna Banfi, testimonial dell’associazione Susan G. Komen per la lotta ai tumori al seno sarà presente con un intervento.

La Direzione Artistica è affidata a Christian Floris, già coordinatore artistico, co-autore e conduttore del Festival “Tulipani di seta nera”. Floris, ė da sempre impegnato nella creazione e nella realizzazione di prodotti d’intrattenimento finalizzati alla diffusione culturale in ambito editoriale, televisivo e cinematografico.

L’adattamento di Call of Cthulhu di James Wan sta affrontando un ostacolo

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Dopo quasi dieci anni di tentativi per avviare il progetto, James Wan ha condiviso un aggiornamento contrastante sul suo adattamento di Call of Cthulhu, il racconto horror di H.P. Lovecraft. Il regista, celebre per aver co-creato i franchise Insidious, Saw e The Conjuring, era stato confermato alla guida del film alla fine del 2023, dopo averci lavorato per circa cinque anni di propria iniziativa. Tuttavia, negli anni successivi le novità sono state poche, e già nell’aprile 2024 Wan aveva lasciato intendere che la sceneggiatura sarebbe stata una “vendita difficile”.

Un progetto ambizioso frenato dai costi

In una recente intervista rilasciata in occasione dell’uscita di La Mummia di Lee Cronin, Wan ha confermato che il film è ancora in fase di sviluppo ed è un progetto “che desidera realizzare da tempo”. Ha poi evidenziato il principale problema: i film ispirati all’universo lovecraftiano “non sono economici” e risultano “molto difficili da avviare”. Nonostante ciò, il regista ha ribadito la sua determinazione, assicurando che continuerà a lavorarci gradualmente.

Nel corso dell’ultimo secolo, l’opera di H.P. Lovecraft è stata adattata in molte forme, dalle pellicole stilizzate di Stuart Gordon come Re-Animator e From Beyond, fino al cult Le vergini di Dunwich. Inoltre, l’autore ha influenzato numerosi registi, tra cui John Carpenter con Il seme della follia, William Eubank con Underwater e David Prior con The Empty Man.

Wan non è il primo a scontrarsi con le difficoltà economiche legate a questo tipo di adattamenti. Anche Guillermo del Toro aveva tentato di portare sullo schermo At the Mountains of Madness con il supporto di Universal Pictures e James Cameron, ma il progetto è stato accantonato a causa dei costi elevati e delle somiglianze con Prometheus di Ridley Scott. Nonostante un tentativo di ripresa in versione animata nel 2024, il film resta ancora fermo.

Wan non ha rivelato nel dettaglio quanto possa costare il suo Call of Cthulhu, ma, come sottolineato, il genere lovecraftiano non registra grandi successi al botteghino da tempo. Film come Underwater e The Empty Man si sono rivelati flop, complice anche la pandemia, mentre titoli apprezzati dalla critica come Il colore venuto dallo spazio e Suitable Flesh non hanno ottenuto risultati significativi a causa di una distribuzione limitata.

Nonostante questi ostacoli economici, non è detto che Wan non riuscirà a trovare i produttori per il film. Come regista può contare su una carriera di grande successo: i suoi 11 film da regista hanno incassato oltre 4 miliardi di dollari a livello globale, con Aquaman e Fast & Furious 7 tra i più redditizi. Anche nel genere horror ha ottenuto risultati solidi, fatta eccezione per Malignant (2021), penalizzato dall’uscita durante la pandemia e in contemporanea su HBO Max.

Dopo tanti anni nel mondo dei blockbuster hollywoodiani, il ritorno di Wan al genere horror è molto atteso e, insieme a una sceneggiatura visionaria, potrebbe dare slancio a Call of Cthulhu nel prossimo futuro. Tuttavia, essendo impegnato anche nella regia e produzione di un adattamento in lingua inglese di The Gangster, The Cop, The Devil per Paramount, potrebbe volerci ancora del tempo prima che si dedichi al classico di Lovecraft.

L’adattamento cinematografico di Ritornati dalla polvere

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La MGM ha intenzione di portare presto sul grande schermo l’adattamento cinematografico del romanzo “Ritornati dalla polvere’ di Ray Bradbury, pubblicato nel 2001.

L’Accademia del Cinema Italiano partecipa al Moviement Village con “Casa del David”

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L’Accademia del Cinema ItalianoPremi David di Donatello parteciperà a Moviement Village, il progetto nazionale che mette in rete circa 200 arene estive allo scopo di favorire un ritorno al consumo di contenuti sul grande schermo. Dal 1° luglio al 31 agosto, Moviement Village ospiterà la “Casa del David” in una serie di serate speciali che proporranno agli spettatori un ampio programma di proiezioni dei film candidati e premiati all’ultima edizione dei Premi David di Donatello.

Il pubblico avrà inoltre l’opportunità di assistere ad una programmazione unica ed esclusiva, a cura del David, di irresistibili pillole storiche e attuali delle premiazioni dei grandi protagonisti, delle immagini emozionanti dell’inedita edizione 2020 in lockdown e interviste e video selfie in cui i candidati e i vincitori si raccontano in esclusiva. A corredo anche incontri con alcuni dei più amati registi e attori del cinema italiano e la possibilità di approfondire, grazie al racconto di alcuni celebri professionisti, i tanti mestieri che concorrono alla realizzazione di un film.

Moviement Village

Moviement Village è un progetto nazionale che punta a rimettere in rete tutte le arene già esistenti e attive (circa 100), riattivare quelle che non facevano programmazione (circa 80) e ripristinare strutture multifunzionali come i cinevillage. L’iniziativa, nel pieno rispetto dei protocolli dell’emergenza sanitaria che verranno emanati dalle autorità competenti, è concepita in modo da garantire la totale sicurezza per gli spettatori in ogni fase dell’evento: dall’acquisto dei biglietti, alla regolamentazione dei flussi in entrata e uscita, al controllo degli spazi dedicati.

Il progetto è ideato dalle associazioni di categoria del settore, ANEC (Associazione Nazionale Esercenti Cinema) con la partecipazione di ANICA (Associazione Nazionale Imprese Cinematografiche e Audiovisivo) sezione distributori e produttori, con Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello, con il sostegno della Direzione Generale Cinema e Audiovisivo del MiBACT, patrocinata da ANCI e la collaborazione dell’ANAC, 100 Autori e Nuovo IMAIE.

L’urlo di Chen terrorizza anche l’Occidente: trama e cast del film di Bruce Lee

Negli anni Settanta il cinema mondiale venne conquistato dall’Oriente, con una lunghissima serie di film di genere a tema arti marziali. Il maggiore esponente di tale filone fu il grande Bruce Lee, il quale con una manciata di film contribuì a diffondere tali arti del combattimento in tutto il mondo. Dopo aver realizzato i popolari Dalla Cina con furore e Il furore della Cina colpisce ancora, egli si dedicò nel 1972  L’urlo di Chen terrorizza anche l’Occidente. Questo rappresenta anche l’unica regia cinematografia di Lee, che volle avere per il film il più totale controllo su ogni suo aspetto. Sfortunatamente, tale opera verrà distribuita solo dopo la sua scomparsa.

Lee iniziò a lavorare a questo nuovo film subito dopo aver preso parte ai primi due grandi successi più sù citati. A causa di contrasti con il suo regista abituale, Lo Wei, Lee decise di prendere il controllo del film e dirigerlo lui stesso. Pur essendo orgoglioso del risultato, l’artista non voleva che la pellicola uscisse in Occidente, consapevole dei diversi gusti del pubblico non asiatico. Dopo la sua morte, tuttavia, il film venne venduto in tutto il mondo, riscuotendo un grandissimo successo e confermando l’attrazione per i kung-fu movie che caratterizzava quegli anni.

In Italia il film venne spacciato come il terzo capitolo di una trilogia che ha per protagonista il personaggio noto come Chen. In realtà, questo e i due precedenti film di Lee non hanno alcun legame tra loro. Uno stratagemma che permise al film di attirare ancor più pubblico di quello previsto. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

L’urlo di Chen terrorizza anche l’Occidente: la trama del film

La vicenda si svolge nella capitale d’Italia, Roma. Qui Lao-Shan e suo zio Wang hanno aperto un ristorante insieme ad un gruppo di amici. Per loro, però, i problemi iniziano molto presto, poiché la mafia del luogo si interessa al locale e minaccia i giovani asiatici di farlo diventare la loro centrale per lo spaccio di droga. Non riuscendo ad ottenerlo tramite una pulita vendita, i mafiosi passano alle maniere forti con atti di violenza e intimidazione. In cerca di aiuto, Wang contatta Yen Chen, il quale arriva a Roma per proteggere i due ristoratori. L’arrivo di Chen ristabilisce così un equilibrio, poiché il giovane esperto di arti marziali non ci mette molto ad impaurire i loschi criminali.

Non passa però molto prima che i mafiosi si riorganizzino, scagliando contro il giovane alcuni letali assassini. Chen sarà così chiamato a dimostrare tutta la forza dell’arte del combattimento da lui appresa, togliendo ogni dubbio circa le proprie capacità. In una guerra per la conquista del locale che si fa sempre più accesa, Chen inizierà anche a provare un certo trasporto sentimentale nei confronti di Lao-Shan. L’amore può però per lui rivelarsi una trappola pericolosa, che rischia di distrarlo dai suoi obiettivi. Quando però sarà proprio il suo amore che si troverà a dover difendere, Chen si dimostrerà inarrestabile.

L'urlo di Chen terrorizza anche l'Occidente cast

L’urlo di Chen terrorizza anche l’Occidente: il cast del film

Come anticipato, protagonista del film nei panni di Yen Chen è l’attore Bruce Lee. La sua grandezza per questo film fu quella di fornire al personaggio un forte spessore carismatico, evidenziando però come Chang non sia un vero e proprio modello da seguire, mancando di virtù come tolleranza e compassione. Con Chang, però, Lee ebbe modo di diventare estremamente popolare, facendo diventare tali anche le arti marziali. L’attore curò infatti tutte le coreografie dei combattimenti presenti, eseguendo questi in prima persona, in quanto esperto della materia. Accanto a lui, nei panni di Lao-Shan vi è Nora Miao, mentre Wang è Wang Chung Hsin.

Il film segna anche l’inizio della grande popolarità di Chuck Norris, che compare qui nei panni del cattivo Colt. Celebre è lo scontro tra lui e Lee tra le mura del Colosseo. Entrambi gli attori acquisirono diverso peso in vista dello scontro, così da risultare più imponenti e minacciosi fisicamente. Il combattimento fra loro richiese tre giorni di riprese e venti pagine di copione, dettagliatamente coreografate e storyboardate da Lee stesso. Tali scene sono in realtà state effettuate in studio a Hong Kong, poiché il permesso del comune di Roma per girare in un monumento importante come il Colosseo avrebbe richiesto tempi e costi che la produzione non poteva permettersi.

L’urlo di Chen terrorizza anche l’Occidente: il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire del film grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. L’urlo di Chen terrorizza anche l’Occidente è infatti disponibile nei cataloghi di Now e Rai Play. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. È bene notare che in caso di noleggio si avrà soltanto un dato limite temporale entro cui guardare il titolo. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di venerdì 21 luglio alle ore 21:20 sul canale Rai 4.

Fonte: IMDb

L’uragano Sandy sposta la premiere di Anna Karenina

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L’uragano Sandy sposta la premiere di Anna Karenina

I produttori hanno annullato la prima di Anna Karenina a causa della più grande tempesta mai prevista che sta per colpire gli Stati Uniti, infatti l’uragano Sandy si sta avvicinano a

L’Upside Down: la spiegazione del sottosopra di Stranger Things

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L’Upside Down: la spiegazione del sottosopra di Stranger Things

Ci sono molti misteri da risolvere nella serie Netflix Stranger Things, ma quello più urgente è forse capire esattamente cosa sia l’Upside Down. La dimensione alternativa si è infiltrata nella tranquilla cittadina di Hawkins, nell’Indiana, sin dalla prima stagione di Stranger Things, minacciando il futuro e il benessere di tutti i personaggi della serie.

L’esistenza dell’Upside Down è stata fonte di fascino e orrore per quasi tutti i personaggi di Stranger Things. Introdotta nella prima stagione, è diventato evidente grazie alla scomparsa di Will Byers (e successivamente di Barb) che questa dimensione alternativa è inospitale per gli esseri umani e deve essere evitata a tutti i costi. Nella seconda stagione, Hopper ha intuito la possibilità che l’Upside Down stesse infiltrandosi nel suo mondo, influenzando piante e animali nelle immediate vicinanze. È stato quindi stabilito che, se l’Upside Down fosse riuscito a infiltrarsi nel nostro mondo, sarebbe stato fatale per tutti gli esseri umani, le piante e gli animali.

Con due stagioni alle spalle e la terza stagione di Stranger Things uscita su Netflix il 4 luglio del 2019, capire meglio cosa sia esattamente l’Upside Down, come funzioni e persino da dove provenga sarà più importante che mai. Comprendere i dettagli di questa dimensione alternativa potrebbe significare capire come finirà la serie.

Cos’è l’Upside Down?

La dimensione alternativa chiamata “Upside Down” è stata un luogo chiave durante lo svolgimento di Stranger Things. Assomiglia alla Terra, con punti di riferimento simili e una struttura simile, ma è completamente priva di vita umana. Inoltre, è facile immaginare che gli esseri umani avrebbero difficoltà a sopravvivere lì, il che rende ancora più intrigante l’arco narrativo della prima stagione di Will, in cui è rimasto bloccato in questo mondo per una settimana.

Le leggi della fisica sembrano valere come sulla Terra per quanto riguarda la luce, il suono, la temperatura e la gravità. Alcuni luoghi, come la sala giochi e la scuola media di Hawkins, sono apparsi nell’Upside Down. Gli edifici sembrano gli stessi, tranne per il fatto che sono ricoperti da sostanze simili a ragnatele e melma che sembrano ricoprire ogni parte di questo mondo. C’è un’oscurità che permea ogni cosa. È pieno di creature oscure e terrificanti che sembrano uscite da un incubo.

Anche le cose nell’Upside Down sembrano in decomposizione o in rovina. Ci sono cenere e spore di qualcosa che fluttuano nell’aria, creando un ambiente che sembra tanto claustrofobico quanto vasto. Tutto ciò rende il mondo che conosciamo una versione sgradevole, in cui sarebbe terrificante rimanere intrappolati.

Cosa ha creato l’Upside Down?

Stranger Things non ha ancora approfondito le origini di questa dimensione alternativa. La serie inizia poco dopo la sua scoperta accidentale, ma gli sforzi continui all’interno dei Laboratori Hawkins per scoprire esattamente come sia nata questa dimensione hanno portato a poche o nessuna informazione. Tuttavia, i Laboratori Hawkins si sono assunti la responsabilità di aver aperto il Portale per l’Upside Down, cosa che è avvenuta dopo che Eleven è entrata in contatto con Demogorgon.

A parte questo, però, dato che nell’Upside Down non ci sono esseri che parlano inglese né testi scritti, è difficile ottenere risposte immediate dalla popolazione locale. Le creature dell’Upside Down sono in grado di abitare i corpi degli umani, consentendo la comunicazione tra loro e gli umani, ma nessuna conversazione, come si vede in Stranger Things, ha incluso una discussione su come sia nata questa dimensione.

Come arrivare (e tornare) dall’Upside Down

In Stranger Things sono stati mostrati diversi metodi per viaggiare tra l’Upside Down e la Terra, ma è possibile che nella terza stagione ne vengano mostrati altri o che vengano accennati. Nella prima stagione, Eleven ha accidentalmente aperto il portale nei laboratori Hawkins. Il suo legame con Demogorgon ha causato l’apertura di un portale, consentendo agli scienziati e ai Hawkins Labs di indagare con cautela sulle proprietà di questa dimensione alternativa, mentre le creature dell’Upside Down irrompevano, rapendo gli abitanti del luogo e infiltrandosi nell’ambiente con la loro terribile flora e fauna. Nel finale della prima stagione, si è scoperto che oltre al portale nei laboratori Hawkins, c’erano delle fessure aperte in tutta Hawkins, che si manifestavano come aperture simili a membrane che dovevano essere attraversate per passare da un lato all’altro.

Questo è stato mostrato nella premiere della seconda stagione, quando Eleven, che era stata risucchiata nell’Upside Down dopo aver cercato di distruggere un Demogorgon per salvare i suoi amici, è stata trascinata nella dimensione alternativa. Ha scoperto uno di questi portali simili a membrane nella versione Upside Down della scuola media e ha potuto vedere e sentire la dimensione terrestre attraverso la membrana, attraversandola facilmente per tornare al suo mondo. Un portale simile si è aperto anche nel bosco fuori Hawkins, attraverso il quale Nancy Wheeler è passata nella prima stagione mentre lei e Jonathan stavano indagando sull’esistenza dell’Upside Down e sulle persone che lavoravano per nasconderlo. Verso la fine della seconda stagione, Hopper ha scoperto una rete di tunnel sotto Hawkins infiltrati da creature provenienti dall’Upside Down. Le creature avevano deposto le uova mentre la flora e la fauna della dimensione si erano diffuse su ogni superficie. I tunnel conducevano direttamente a un altro portale dell’Upside Down che Eleven ha proceduto a chiudere (o almeno così credeva) nel finale della seconda stagione di Stranger Things.

Le creature dell’Upside Down

L’aspetto più spaventoso dell’Upside Down sono le sue creature. Finora, in Stranger Things sono state introdotte due tipi di creature: il Demogorgon (che si evolve dai Demodog) e il Mind-Flayer, chiamato così da Mike, Dustin e Lucas in riferimento alle creature di Dungeons & Dragons.

Nella prima stagione di Stranger Things, il Demogorgon si rivela una creatura predatrice, con un volto simile a una pianta carnivora che si apre per divorare le sue prede. È entrato nella dimensione terrestre in cerca di cibo ed è responsabile della caccia e del rapimento di Will e Barb. Nella seconda stagione è stato introdotto il Mind-Flayer. Il Mind-Flayer è in grado di costringere altre creature a obbedire ai suoi ordini, poiché si ritiene che la vita nell’Upside Down funzioni come una mente collettiva, che si muove e opera come un’unica entità. In quanto tale, il Mind-Flayer è stato in grado di infiltrarsi nella coscienza di esseri umani come Will ed Eleven per ottenere l’accesso al mondo umano e pianificare l’imminente conquista della nostra dimensione, che sarà al centro della terza stagione di Stranger Things.

L’Uovo dell’Angelo di Mamoru Oshii al cinema dal 4 al 10 dicembre

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L’Uovo dell’Angelo (Tenshi no Tamago/Angel’s Egg), film d’animazione diretto da Mamoru Oshii (1985), arriva per la prima volta nelle sale italiane come evento speciale di una settimana dal 4 al 10 dicembre.

La nuova versione restaurata in 4K, realizzata a partire dai materiali originali in 35mm, è stata presentata in anteprima internazionale all’ultimo Festival di Cannes, all’interno della sezione Cannes Classics.

Mamoru Oshii, regista e sceneggiatore, indaga nelle sue opere temi esistenziali, spirituali e filosofici attraverso un linguaggio visivo profondamente evocativo. Prima di raggiungere la fama internazionale con Ghost in the Shell (1995), aveva delineato la sua poetica proprio ne L’Uovo dell’Angelo, un’opera onirica e carica di significato.

Diventato un film di culto dell’animazione giapponese, L’Uovo dell’Angelo è caratterizzato da una forte componente simbolica e da un approccio visivo e narrativo sperimentale. Ambientato in un mondo deserto e sospeso, racconta l’incontro tra una giovane ragazza che custodisce un uovo misterioso e un guerriero errante.

La direzione artistica e il character design sono ad opera di Yoshitaka Amano, illustratore e artista di fama internazionale, noto per il suo contributo all’animazione giapponese e al mondo dei videogiochi, in particolare per la saga di Final Fantasy.

A Roma è in corso fino al 12 ottobre la mostra personale “Amano Corpus Animae”, ospitata al Museo di Roma a Palazzo Braschi, che presenta oltre 200 opere originali dell’artista.

La trama di L’Uovo dell’Angelo

Una ragazza custodisce un misterioso uovo in un mondo desolato, ai margini di una città gotica abbandonata. L’incontro con un enigmatico viandante dà inizio a un viaggio simbolico e visionario, fatto di dialoghi accennati, domande spesso senza risposta e riflessioni aperte alle più svariate interpretazioni.

L’uomo sulla strada: prime foto del thriller con Aurora Giovinazzo 

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Si stanno svolgendo a Torino le riprese del thriller L’uomo sulla strada, opera prima di Gianluca Mangiasciutti, regista e sceneggiatore dei cortometraggi di successo Dove l’acqua con altra acqua si confonde – candidato al Premio David di Donatello e al Globo d’Oro -, A girl like you – presentato alle Giornate degli Autori, vincitore del Premio Nuovo Imaie -, Je ne veux pas mourir Butterfly – entrambi candidati ai Nastri d’Argento nel 2019 e 2020. Il soggetto nel 2010 si è aggiudicato il Premio Solinas – Storie per il cinema, la sceneggiatura è di Serena Cervoni e Mariano Di Nardo.  

L’uomo sulla strada è interpretato da Aurora Giovinazzo (Anni da caneFreaks OutLa classe degli asiniUna casa nel cuore) e Lorenzo Richelmy (Il talento del CalabroneDolceromaRideUna vita spericolataUna questione privataLa ragazza nella nebbia, “Marco Polo”), ed è prodotto e distribuito da Eagle Pictures.  Completano il cast di questo thriller drammatico Astrid Casali (America Latina), Eugenio Gradabosco (“Don Bosco”, “Cuori rubati”), Marit Nissen (Due piccoli italiani), Jozef Gjura (trilogia “Sul più bello”) ed Elisa Lucarelli (“Gente di mare 2”, “Le stagioni del cuore”).  L’uomo sulla strada sarà al cinema in autunno, il progetto è realizzato con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte.

La trama

Irene ha 8 anni quando assiste come unica testimone alla morte del padre per mano di un pirata della strada che scappa via. Perseguitata dal senso di colpa per non riuscire a ricordare il volto dell’assassino, Irene diventa una adolescente ribelle e introversa con l’unica ossessione di farsi giustizia. Abbandona la scuola e trova lavoro nella fabbrica di proprietà del glaciale e affascinante Michele che è proprio l’uomo che era al volante dell’auto. La ragazza sembra non riconoscerlo, lui invece non ha dubbi. Michele prova da subito un forte istinto di protezione verso la ragazza, che ben presto si trasforma in amore. Irene completamente all’oscuro inizia ad aprirsi e confidarsi proprio con l’uomo a cui sta dando la caccia. Mentre il cerchio si stringe attorno a Michele, qualcosa di inaspettato avviene…

L’uomo sulla strada: prima foto dal film con Aurora Giovinazzo e Lorenzo Richelmy

Si stanno svolgendo a Torino le riprese del thriller L’uomo sulla strada, opera prima di Gianluca Mangiasciutti, regista e sceneggiatore dei cortometraggi di successo Dove l’acqua con altra acqua si confonde – candidato al Premio David di Donatello e al Globo d’Oro -, A girl like you – presentato alle Giornate degli Autori, vincitore del Premio Nuovo Imaie -, Je ne veux pas mourir Butterfly – entrambi candidati ai Nastri d’Argento nel 2019 e 2020. Il soggetto nel 2010 si è aggiudicato il Premio Solinas – Storie per il cinema, la sceneggiatura è di Serena Cervoni e Mariano Di Nardo.  

L’uomo sulla strada è interpretato da Aurora Giovinazzo (Anni da caneFreaks OutLa classe degli asiniUna casa nel cuore) e Lorenzo Richelmy (Il talento del CalabroneDolceromaRideUna vita spericolataUna questione privataLa ragazza nella nebbia, “Marco Polo”), ed è prodotto e distribuito da Eagle Pictures.

Completano il cast di questo thriller drammatico Astrid Casali (America Latina), Eugenio Gradabosco (“Don Bosco”, “Cuori rubati”), Marit Nissen (Due piccoli italiani), Jozef Gjura (trilogia “Sul più bello”) ed Elisa Lucarelli (“Gente di mare 2”, “Le stagioni del cuore”). L’uomo sulla strada sarà al cinema in autunno, il progetto è realizzato con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte.

L’uomo sulla strada

Trama di L’Uomo sulla Strada

Irene ha 8 anni quando assiste come unica testimone alla morte del padre per mano di un pirata della strada che scappa via. Perseguitata dal senso di colpa per non riuscire a ricordare il volto dell’assassino, Irene diventa una adolescente ribelle e introversa con l’unica ossessione di farsi giustizia. Abbandona la scuola e trova lavoro nella fabbrica di proprietà del glaciale e affascinante Michele che è proprio l’uomo che era al volante dell’auto. La ragazza sembra non riconoscerlo, lui invece non ha dubbi. Michele prova da subito un forte istinto di protezione verso la ragazza, che ben presto si trasforma in amore. Irene completamente all’oscuro inizia ad aprirsi e confidarsi proprio con l’uomo a cui sta dando la caccia. Mentre il cerchio si stringe attorno a Michele, qualcosa di inaspettato avviene…

L’uomo sulla strada: intervista ai protagonisti

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L’uomo sulla strada: intervista ai protagonisti

Ecco la nostra intervista a Gianluca Mangiasciutti e Lorenzo Richelmy e Aurora Giovinazzo, regista e protagonisti di L’uomo sulla strada, al cinema dal 7 dicembre.

L’uomo sulla strada, la recensione

Irene ha 8 anni quando assiste come unica testimone alla morte del padre per mano di un pirata della strada che scappa via. Perseguitata dal senso di colpa per non riuscire a ricordare il volto dell’assassino, Irene diventa una adolescente ribelle e introversa con l’unica ossessione di farsi giustizia. Abbandona la scuola e trova lavoro nella fabbrica di proprietà del glaciale e affascinante Michele che è proprio l’uomo che era al volante dell’auto. La ragazza sembra non riconoscerlo, lui invece non ha dubbi. Michele prova da subito un forte istinto di protezione verso la ragazza, che ben presto si trasforma in amore. Irene completamente all’oscuro inizia ad aprirsi e confidarsi proprio con l’uomo a cui sta dando la caccia. Mentre il cerchio si stringe attorno a Michele, qualcosa di inaspettato avviene…

L’uomo sulla strada arriverà al cinema il 7 dicembre distribuito da Eagle Pictures, dopo essere stato presentato con successo in anteprima nella sezione Panorama Italia di Alice nella Città, sezione autonoma e parallela della Festa del Cinema di Roma. A vestire i panni dei protagonisti, Lorenzo Richelmy (Il talento del CalabroneLa ragazza nella nebbia, Marco Polo), che ha ottenuto una Menzione Speciale Premio RB Casting ad Alice per la sua interpretazione, e una delle attrici emergenti più promettenti del cinema italiano, Aurora Giovinazzo (Anni da caneFreaks Out).

Insieme a loro in questa intensa storia, l’interprete di America Latina Astrid Casali (Il vegetale, DOC – Nelle tue mani). Il film è l’opera prima di Gianluca Mangiasciutti, che dopo numerose esperienze come assistente alla regia in importanti progetti internazionali (tra gli altri, Mission: Impossible III), si cimenta in un drama thriller, il cui soggetto si è aggiudicato il Premio Solinas – Storie per il cinema. In L’uomo sulla strada, la fatalità della vita, l’inquietudine del senso di colpa e il desiderio di vendetta si intrecciano in un film raffinato in cui ritmo e suspence conducono ad emozioni e sentimenti, però, inaspettati. Realizzato con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte e il patrocinio della Città di Torino, il film è prodotto da Roberto Proia per Eagle Pictures.

L’uomo sulla strada, la recensione del film di Gianluca Mangiasciutti

Gianluca Mangiasciutti si posiziona ufficialmente dietro la macchina da presa con L’uomo sulla strada, per regalare una pellicola drammatica dalle venature romantiche che sancisce il suo esordio in regia. Per corroborare il suo prodotto, il regista cala nei panni dei suoi protagonisti un’intensa Aurora Giovinazzo, conosciuta soprattutto per Freaks Out, e un cupo Lorenzo Richelmy dallo sguardo magnetico.

L’opera prima di Mangiasciutti è stata presentata ad Alice nella città, sezione a parte della Festa del Cinema di Roma 2022. Il film può vantare già una vittoria, ossia il Premio Solinas come miglior soggetto scritto. L’uomo sulla strada è distribuito da Eagles Pictures e arriverà nelle sale italiane dal 7 dicembre.

L’uomo sulla strada, la trama

Irene (Aurora Giovinazzo) ha 8 anni quando, in una mattinata trascorsa in compagnia del padre a raccogliere funghi, si trova ad assistere alla sua morte improvvisa. Il colpevole, il cui volto lei vede attraverso il finestrino della sua utilitaria, fugge via senza neppure soccorrerlo o chiedere aiuto. Passano dieci anni, la sua vita è cambiata. Essendo lei l’unica testimone dell’incidente, nessuno è riuscito a trovare il pirata della strada, ma Irene è decisa a scovarlo e fargliela pagare. Non ha altri obiettivi nella vita, se non quello di ricordarsi il suo volto che da allora la tormenta.

Quando inizia a lavorare in una fabbrica, abbandonando momentaneamente la scuola, la ragazza incontra Michele (Lorenzo Richelmy), il proprietario, nonché unico responsabile della morte del padre. Lei non lo riconosce, non sa chi sia. Lui invece non ha dubbi a riguardo, e dopo l’incontro con Irene il senso di colpa inizia a crescere a dismisura. I due però cominciano a frequentarsi e gradualmente a provare dei sentimenti l’uno per l’altra, in una relazione pericolosa che nasconde un terribile segreto.

Una narrazione che si ferma in superficie

Mangiasciutti predispone la narrazione con un incidente scatenante intrigante, ponendo sul piatto diegetico un thriller che sembra strutturarsi su buone premesse. Il regista decide di focalizzarsi sulla protagonista, Irene, con un approccio quasi totalizzante, conferendole un temperamento impulsivo/aggressivo su cui tenta di fare un lavoro di formazione. Giovinazzo a primo impatto sembra ricordare l’Amanda Clarke di Revenge: in questo caso il suo obiettivo è trovare l’assassino del padre, anche a costo di mettere a repentaglio la sua vita già molto incrinata. La ricerca ossessiva, che dovrebbe permeare tutto il tessuto narrativo di L’uomo sulla strada, dopo alcune sequenze diventa però quasi effimera e nel progredire del racconto si discioglie come ghiaccio al sole.

Il desiderio di vendetta inizia gradualmente a non scandire più le scene che si susseguono dopo il primo atto, cedendo il passo solo alla tematica amorosa rappresentata dalla relazione pericolosa e fragile di Irene e Michele che, nel tentativo di stabilizzarsi in fretta all’interno della pellicola, perde un po’ di mordente. Molti anche i momenti appena accennati e ai quali non si concede lo spazio di un approfondimento per raggiungere un climax ultimo pregno di patos. Lo script attraverso cui i personaggi devono costruirsi non sembra porre l’accento sulla loro tridimensionalità, ed è come se la mdp avesse paura ad andare oltre, fermandosi in superficie tramite un montaggio di primi piani che purtroppo però oltre a restituire le emozioni del momento – grazie alla bravura degli attori e al setting ridotto all’osso per risaltarne la presenza – non riesce a connettere davvero lo spettatore al vero cuore dei protagonisti.

Il punto di forza è la suspense

L’universo hitchcockiano si è sempre fondato sull’elemento della suspense come meccanismo principale per confezionare un prodotto attrattivo. Tale tecnica, che costituisce il punto cardine delle pellicole del cineasta – si ricordi La finestra sul cortile o Pyscho – è sempre stata indispensabile per avere una fruizione il cui effetto ansiogeno è predominante. Lo spettatore è indotto a partecipare attivamente nonostante non possa agire direttamente da buon voyeur quale sia, e questo induce ad avere uno sguardo sulla scena molto più trepidante. Il successo di un buon thriller sta nel saperlo usare con astuzia, e Mangiasciutti riesce ad inserirlo in modo funzionale in L’uomo sulla strada.

Sin dalla prima sequenza dell’omicidio si conosce il volto del pirata della strada, ma mai quello del padre, le cui fattezze rimangono ignote per poter veicolare l’attenzione esclusivamente sull’assassino, unica vera ossessione di Irene. Questo artificio narrativo il regista lo sfrutta per stabilire la rotta attraverso cui il racconto si dipanerà, che non è approfondire la fragilità psicologica della protagonista a causa del trauma, ma piuttosto il legame con il colpevole del reato. Quando la vita di Irene comincia a intrecciarsi inconsapevolmente con quella del “killer”, il loro rapporto agli occhi di chi lo osserva oltre la quarta parete diventa molto più inquietante.

Lo spettatore, a differenza della protagonista, sa cosa è realmente accaduto e soprattutto conosce l’identità della persona che le sta di fronte. In tal modo egli vive quell’ansia caratterizzante della suspense che lo induce a domandarsi cosa succederà quando la verità sarà portata alla conoscenza di Irene. È questa la principale ragione per cui l’attenzione rimane alta, nonostante la presenza di alcune scene statiche.

È chiaro dunque che L’uomo sulla strada sia stato più un test per Mangiasciutti, una preparazione del terreno per le prossime opere il cui risultato sarà di certo più completo e approfondito. I presupposti ci sono tutti affinché il regista possa creare storie di un livello alto, sia nella disposizione narrativa che contenutistica. Seppur nella pellicola si evinca la sofferenza nel dispiegare la storia, non si può negare che Mangiasciutti conosca l’arte della cinematografia. Semplicemente, con il tempo, saprà masticarla meglio.

L’uomo sulla strada arriverà al cinema il 7 dicembre

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L’uomo sulla strada arriverà al cinema il 7 dicembre

L’uomo sulla strada arriverà al cinema il 7 dicembre distribuito da Eagle Pictures, dopo essere stato presentato con successo in anteprima nella sezione Panorama Italia di Alice nella Città, sezione autonoma e parallela della Festa del Cinema di Roma. A vestire i panni dei protagonisti, Lorenzo Richelmy (Il talento del CalabroneLa ragazza nella nebbiaMarco Polo), che ha ottenuto una Menzione Speciale Premio RB Casting ad Alice per la sua interpretazione, e una delle attrici emergenti più promettenti del cinema italiano, Aurora Giovinazzo (Anni da caneFreaks Out).

Insieme a loro in questa intensa storia, l’interprete di America Latina Astrid Casali (Il vegetaleDOC – Nelle tue mani). Il film è l’opera prima di Gianluca Mangiasciutti, che dopo numerose esperienze come assistente alla regia in importanti progetti internazionali (tra gli altri, Mission: Impossible III), si cimenta in un drama thriller, il cui soggetto si è aggiudicato il Premio Solinas – Storie per il cinema. In L’uomo sulla strada, la fatalità della vita, l’inquietudine del senso di colpa e il desiderio di vendetta si intrecciano in un film raffinato in cui ritmo e suspence conducono ad emozioni e sentimenti, però, inaspettati.

Realizzato con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte e il patrocinio della Città di Torino, il film è prodotto da Roberto Proia per Eagle Pictures.

La trama del film

Irene ha 8 anni quando assiste come unica testimone alla morte del padre per mano di un pirata della strada che scappa via. Perseguitata dal senso di colpa per non riuscire a ricordare il volto dell’assassino, Irene diventa una adolescente ribelle e introversa con l’unica ossessione di farsi giustizia. Abbandona la scuola e trova lavoro nella fabbrica di proprietà del glaciale e affascinante Michele che è proprio l’uomo che era al volante dell’auto. La ragazza sembra non riconoscerlo, lui invece non ha dubbi. Michele prova da subito un forte istinto di protezione verso la ragazza, che ben presto si trasforma in amore. Irene completamente all’oscuro inizia ad aprirsi e confidarsi proprio con l’uomo a cui sta dando la caccia. Mentre il cerchio si stringe attorno a Michele, qualcosa di inaspettato avviene…

L’uomo sulla strada al cinema il 7 dicembre distribuito da Eagle Pictures

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L’uomo sulla strada arriverà al cinema il 7 dicembre distribuito da Eagle Pictures, dopo essere stato presentato con successo in anteprima nella sezione Panorama Italia di Alice nella Città, sezione autonoma e parallela della Festa del Cinema di Roma. A vestire i panni dei protagonisti, Lorenzo Richelmy (Il talento del CalabroneLa ragazza nella nebbia, Marco Polo), che ha ottenuto una Menzione Speciale Premio RB Casting ad Alice per la sua interpretazione, e una delle attrici emergenti più promettenti del cinema italiano, Aurora Giovinazzo (Anni da caneFreaks Out).

Insieme a loro in questa intensa storia, l’interprete di America Latina Astrid Casali (Il vegetale, DOC – Nelle tue mani). Il film è l’opera prima di Gianluca Mangiasciutti, che dopo numerose esperienze come assistente alla regia in importanti progetti internazionali (tra gli altri, Mission: Impossible III), si cimenta in un drama thriller, il cui soggetto si è aggiudicato il Premio Solinas – Storie per il cinema. In L’uomo sulla strada, la fatalità della vita, l’inquietudine del senso di colpa e il desiderio di vendetta si intrecciano in un film raffinato in cui ritmo e suspence conducono ad emozioni e sentimenti, però, inaspettati. Realizzato con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte e il patrocinio della Città di Torino, il film è prodotto da Roberto Proia per Eagle Pictures.

La trama

Irene ha 8 anni quando assiste come unica testimone alla morte del padre per mano di un pirata della strada che scappa via. Perseguitata dal senso di colpa per non riuscire a ricordare il volto dell’assassino, Irene diventa una adolescente ribelle e introversa con l’unica ossessione di farsi giustizia. Abbandona la scuola e trova lavoro nella fabbrica di proprietà del glaciale e affascinante Michele che è proprio l’uomo che era al volante dell’auto. La ragazza sembra non riconoscerlo, lui invece non ha dubbi. Michele prova da subito un forte istinto di protezione verso la ragazza, che ben presto si trasforma in amore. Irene completamente all’oscuro inizia ad aprirsi e confidarsi proprio con l’uomo a cui sta dando la caccia. Mentre il cerchio si stringe attorno a Michele, qualcosa di inaspettato avviene…

L’uomo sul treno – The Commuter: trama e cast del film con Liam Neeson

Negli ultimi anni l’attore Liam Neeson si è affermato come uno dei grandi interpreti dei thriller d’azione. Da Io vi troverò a La preda perfetta e fino a Run All Night, questi si è distinto per presenza scenica e grandi abilità con il genere. Uno dei suoi film più noti e recenti appartenenti a questa categoria è L’uomo sul treno – The Commuter (qui la recensione), diretto nel 2018 dal regista spagnolo Jaume Collet-Serra, con il quale Neeson aveva già collaborato tre volte precedentemente. Per questo loro quarto film insieme prende vita una vicenda ambientata prevalentemente a bordo di un treno, luogo dove è solita confluire, in piccolo, l’umanità in tutta la sua varietà.

Dinamico e particolarmente teso, il thriller vede dunque un uomo qualunque coinvolto in un caso estremamente più grande di lui, da cui potrà salvarsi solo alla sua astuzia ed esperienza. Indicato come il più affascinante tra i lavori prodotti da Neeson e Collet-Serra, L’uomo sul treno – The Commuter sfrutta il suo ambiente principale per costruire un certo senso di claustrofobia, che non fa che aumentare la suspense generale. Ancora una volta, l’attore si rivela essere tra i migliori interpreti possibili per questo genere, e il suo recente annuncio di volersi ritirare da questo non può che dispiacere i tanti appassionati.

Se L’uomo sul treno – The Commuter dovesse davvero essere uno degli ultimi thriller d’azione dell’attore, quantomeno ci sarà un gran buon titolo con cui poterlo ricordare. Costato 40 milioni di dollari, il film è arrivato ad incassarne circa 120 in tutto il mondo, confermando il grande interesse suscitato nei fan. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

La trama di L’uomo sul treno – The Commuter

Protagonista del film è Michael McCauley, mite pendolare che ormai da anni sale tutti i giorni su un treno per recarsi a Manhattan, dove lavora nel campo delle assicurazioni, al quale è passato dopo anni di servizio nella polizia di New York. Michael si trova ora ad avere nuovamente problemi sul luogo di lavoro, risultando così come un uomo fragile e vulnerabile. Per distrarsi, il suo passatempo è quello di osservare quanti lo circondano, volti ormai a lui famigliari per i quali inventa storie tutte per sé. È proprio durante un viaggio di ritorno in treno che viene avvicinato da una misteriosa donna, la bella Joanna. Questa propone da subito a Michael un passatempo molto diverso, nonché rischioso.

A Michael viene infatti chiesto di individuare un passeggero, il cui nome in codice è Prynne, che non dovrebbe trovarsi su quel treno. La presenza di questi rappresenta infatti un rischio per tutti gli altri presenti, poiché l’uomo ha con sé un oggetto rubato di grande valore. Per compiere tale ricerca, Michael verrà pagato 25 mila dollari subito e 75 mila a missione conclusa. Allettato dalla somma, che risolverebbe molti suoi problemi, il mite pendolare dà inizio alla sfida, comprendendo però ben presto di essere finito nel mirino di un complotto particolarmente pericoloso e intricato. La sua unica possibilità di salvezza è trovare l’uomo ricercato, prima che il treno giunga a destinazione.

L'uomo sul treno - The Commuter cast

Il cast del film

Con L’uomo sul treno – The Commuter, Liam Neeson torna a collaborare per la quarta volta con il regista Collet-Serra. L’attore si è infatti detto disposto a partecipare al progetto consapevole del clima positivo che lo spagnolo riesce ad instaurare sul set. Neeson ha inoltre affermato di essere rimasto intrigato dalla complessità della vicenda, che svolgendosi quasi in tempo reale rende il tutto ancor più teso. Nell’approcciarsi al ruolo, però, l’attore ha raccontato di non aver perso troppo tempo ad analizzare da sé la sceneggiatura, preferendo invece affidarsi alle indicazioni del regista. Riponendo completa fiducia in questi, Neeson ha infatti potuto calarsi al meglio nella mente e nella situazione del suo personaggio.

Accanto a lui, nei panni della misteriosa Joanna, vi è l’attrice Vera Farmiga. Curiosamente, questa aveva già recitato anni prima in un film ambientato quasi interamente in un treno: Source Code. Pur essendo stata indicata come una delle protagoniste principali del film, l’attrice compare in realtà per un totale di soli 6 minuti. Nel film è poi presente l’attore Patrick Wilson, celebre per la saga di The Conjuring, nei panni del detective Alex Murphy. Jonathan Banks, conosciuto per essere stato Mike Ehrmantraut nella serie Breaking Bad, interpreta qui Walt. L’attore Sam Neill, celebre per la saga di Jurassic Park, ricopre invece il ruolo del capitano Hawthorne. Elizabeth McGovern interpreta Karen McCauley, moglie del protagonista, mentre Florence Pugh appare brevemente nei panni di Gwen.

Il trailer di L’uomo sul treno – The Commuter e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di L’uomo sul treno – The Commuter grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Google Play, Apple TV, Now e Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di sabato 2 dicembre alle ore 21:20 sul canale Rai 4.

Fonte: IMDb

L’uomo sul treno – The Commuter: la spiegazione del finale del film

Con Liam Neeson nel ruolo principale, L’uomo sul treno – The Commuter (qui la recensione) è un thriller ambientato su un treno che tiene con il fiato sospeso grazie alle sue scene d’azione ben coreografate e alla suspense avvincente. Con i suoi temi sottintesi riguardanti la lotta di classe e i dilemmi morali dei poliziotti, questo film dal ritmo serrato rischia di confondere un po’, ma alla fine risolve quasi tutti i punti della trama. Diretto da Jaume Collet-Serra – con il quale Neeson ha collaborato anche per Non-Stop, Run All Night e Unknown – Senza identitàL’uomo sul treno – The Commuter merita però un chiarimento su alcuni risvolti del finale e in questo approfondimento andiamo dunque ad analizzare proprio la conclusione del film.

La trama di L’uomo sul treno – The Commuter

L’uomo sul treno – The Commuter è incentrato su Michael MacCauley (Liam Neeson), un ex poliziotto che lavora come venditore di assicurazioni sulla vita. Dopo essere stato licenziato dal lavoro, Michael sale sul suo solito treno per tornare a casa e incontra una donna misteriosa di nome Joanna (Vera Farmiga). Sapendo che è un ex poliziotto, Joanna lo inganna facendogli accettare una tangente per localizzare un passeggero sconosciuto, nome in codice “Prynne”. Lei gli assicura che, se farà ciò che le chiede, lo ricompenserà con 75.000 dollari una volta completato il lavoro. Inoltre, gli dice che ha una scadenza per portare a termine il compito, poiché Prynne scenderà dal treno alla stazione di Cold Spring.

Inizialmente spinto dalla ricompensa in denaro, Michael cerca di trovare l’obiettivo individuando tutti i passeggeri che scendono a Cold Spring. Ma presto la sua morale prende il sopravvento e inizia a chiedersi se stia facendo la cosa giusta seguendo gli ordini di Joanna senza nemmeno conoscerne le motivazioni. Sfortunatamente per lui, Joanna è sempre un passo avanti e lo minaccia che, se le disobbedisce, farà uccidere sua moglie e suo figlio. Di conseguenza, Michael corre contro il tempo e cerca freneticamente Prynne per salvare la sua famiglia.

L'uomo sul treno - The Commuter film

La spiegazione del finale del film: chi è Prynne?

Durante la sua ricerca, Michael inizia a sospettare di un uomo di nome Oliver, che dovrebbe scendere anche lui alla stazione di Cold Spring. La sua ipotesi viene ulteriormente rafforzata quando nota che l’uomo porta con sé una chitarra per mancini, ma in precedenza aveva usato la mano destra per aiutarlo. Tuttavia, con sua grande sorpresa, si scopre che Oliver non è Prynne, ma l’assassino ingaggiato da Joanna, che lo ha tenuto d’occhio per tutto questo tempo. Dopo aver eliminato Oliver, Michael manomette il sistema di climatizzazione del treno e lo fa funzionare male in modo che solo l’ultimo vagone abbia una circolazione adeguata.

Per questo motivo, tutti i passeggeri rimasti si sistemano nell’ultimo vagone, e questo aiuta Michael a restringere la sua ricerca. Poco dopo, Michael inizia a sospettare di Eva, un’infermiera, a causa del suo strano comportamento e della sua ossessione per il telefono. Le punta la pistola contro e la costringe a dire la verità. Tuttavia, si scopre che il suo sospetto era ancora una volta sbagliato. Eva era al telefono solo perché stava cercando di sistemare le cose con il suo ragazzo. Alla fine, dopo aver interrogato quasi tutti i passeggeri in viaggio verso Cold Springs, si ricorda di averne dimenticato uno: una ragazza di nome Sofia che inizialmente aveva cambiato posto dopo essersi irritata con un passeggero sgradevole.

Quando si avvicina a Sofia, la trova intenta a leggere “La lettera scarlatta”, il che gli fa capire che il suo nome in codice, Prynne, deriva dalla protagonista del romanzo, Hester Prynne. In una delle scene iniziali, in cui Michael incontra il suo ex partner Alex Murphy in un bar, un canale televisivo di notizie preannuncia che un urbanista si è buttato dalla finestra ed è morto. Prynne rivela che l’urbanista era suo amico e che non si è buttato dalla finestra. La polizia lo ha ucciso e, proprio perché lei è testimone di quel crimine, ora vogliono uccidere anche lei. Racconta anche a Michael che i poliziotti hanno ucciso il suo amico perché conosceva alcuni segreti compromettenti su persone potenti.

L'uomo sul treno - The Commuter cast

Gli consegna persino l’hard disk del suo amico, che contiene questi segreti. Rendendosi conto che Prynee è innocente, Michael si rifiuta di consegnarla. A causa del rifiuto di Michael, Joanna non ha altra scelta che lasciar morire tutti i passeggeri. Quindi fa deragliare il treno. Alla fine, Michael riesce a salvare tutti facendo deragliare l’ultimo vagone dal resto del treno. Quando il treno si ferma, i poliziotti li circondano e l’ex partner di Michael, Alex Murphy, viene mandato a negoziare. Mentre Michael cerca di raccontare a Murphy della cospirazione, un cecchino punta Michael usando il localizzatore di Murphy.

Sul treno, mentre spiega la situazione a Michael, Murphy dice: “Non esiste nulla di nobile”, una frase che Joanna aveva pronunciato in precedenza. Questo fa capire a Michael che anche il suo ex partner è coinvolto nella cospirazione. I due si affrontano e combattono, ed è allora che Michael ruba abilmente il suo localizzatore. Alla fine, quando il cecchino all’esterno riceve l’ordine di uccidere, spara accidentalmente a Murphy. Dopo essere scesi dal treno, Sofia rende la sua testimonianza alla polizia e Michael diventa un eroe agli occhi di tutti. Uno dei suoi superiori gli dice addirittura che la polizia ha bisogno di uomini leali come lui.

Chi è Joanna?

Nei momenti finali del film, Michael è di nuovo sul treno e per fortuna incontra di nuovo Joanna. Lei finge di non avere idea di chi sia lui. Ma questa volta Michael non cade nel suo tranello e le mostra il suo distintivo della polizia. Il finale suggerisce che Michael abbia ricominciato a lavorare con la polizia e che ora arresterà Joanna per quello che ha fatto a lui e a tutti gli altri passeggeri del treno. Anche se il film non rivela mai chi sia Joanna, probabilmente lavora per persone potenti e le aiuta a nascondere le prove dei loro misfatti. All’inizio del film, manipola facilmente Michael e lo fa cadere nella sua trappola. La sua abilità nel manipolare suggerisce che potrebbe essere una veterana o addirittura un’ex poliziotta come Michael.

Scopri anche il finale di altri film simili a L’uomo sul treno – The Commuter con Liam Neeson

L’Uomo sul treno – The Commuter, la recensione del film con Liam Neeson

Torna sui grandi schermi il 25 gennaio uno degli attori hollywoodiani più amati e prolifici di sempre, Liam Neeson, con L’Uomo sul treno – The Commuter. Pur avendo ampiamente dimostrato la propria dimestichezza con i generi più svariati, Neeson torna sovente con piacere all’action puro, come in questo caso.

La trama de L’Uomo sul treno

L’Uomo sul Treno è diretto da Jaume Collet-Serra, regista spagnolo qui alla sua quarta collaborazione con lo stesso Neeson. Michael MacCauley (Neeson) è un pendolare che passa gran parte delle sue giornate sullo stesso treno che lo porta da casa al lavoro e viceversa.

Un giorno vi incontra Joanna (Fermiga), una donna affascinante che gli propone un gioco: individuare il passeggero che non dovrebbe trovarsi sul treno. Premio in palio: centomila dollari. Attirato dalla lauta ricompensa, a causa dei suoi problemi economici, Michael inizia quello che si rivelerà essere tutt’altro che un gioco innocente. Dovrà quindi rispolverare tutta la sua esperienza di ex poliziotto per far fronte ai molteplici ostacoli che si troverà lungo il tragitto, senza mai poter scendere dal treno o chiedere aiuto.

Un cast di comprimari di prim’ordine

Il film presenta un cast di comprimari di tutto rispetto: dall’intrigante Vera Fermiga al sempre bravo Sam Neill, passando per Patrick Wilson. Tuttavia, nel suo essere un action “corale”, non dimentica di tratteggiare molto bene tutte le facce che compongono quel microcosmo che è il treno per pendolari che collega New York con le periferie.

In questo senso siamo molto vicini alle atmosfere di Agatha Christie (su tutti, ovviamente, Assassino sull’Orient-Express), dove l’approfondimento di tante personalità serve a mescolare continuamente le carte in tavola, rendendo sempre più difficile l’individuazione del colpevole.

Liam Neeson riesce inoltre in un’operazione tutta sua: riproporre per l’ennesima volta la scena della telefonata minatoria nella quale promette vendetta (si vedano i vari Taken – Io vi troverò), senza risultare stantio, ma piuttosto consacrandola definitivamente alla mitologia filmica.

Pura adrenalina

Le atmosfere da thriller lasciano comunque posto alle molteplici scene di azione pura, dove le coreografie dei combattimenti non riecheggiano più le inverosimili arti marziali, ma si soffermano sul mero corpo a corpo. E in questo senso Neeson è ormai un esperto. L’Uomo sul treno è un godibile action thriller condito di buoni colpi di scena, che riesce nell’intento di non annoiare (cosa non semplice, data l’unica location del treno) e di appassionare lo spettatore in un’ora e quarantacinque minuti di pura adrenalina.