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L’uomo senza sonno: trama, cast e spiegazione del film

L’uomo senza sonno: trama, cast e spiegazione del film

Diretto nel 2004 da Brad Anderson (regista noto anche per Vanishing on 7th Street e The Call), il film del 2004 L’uomo senza sonno (il cui titolo originale è The Machinist) è ricordato principalmente per via dell’impressionante trasformazione fisica del suo protagonista, Christian Bale. Al di là di ciò, però, si tratta di un thriller psicologico particolarmente affascinante, che gioca con lo stato d’insonnia del suo protagonista per dar vita ad eventi che rendono sempre più incerto il confine tra realtà e immaginazione. Accolto in modo positivo dalla critica e dal pubblico, è ad oggi un autentico cult.

Oltre a ciò, in L’uomo senza sonno sono presenti numerosi riferimenti alle opere dello scrittore russo Fëdor Dostoevskij. Anderson e lo sceneggiatore Scott Kosar hanno infatti affermato di aver tratto grande ispirazione dalle opere di questi, in particolare da Il sosia, da cui il film riprende determinati elementi di trama. Allo stesso tempo, a livello tematico, sono stati citati anche L’idiota e Delitto e castigo. L’intero film però vanta un atmosfera fortemente kafkiana, con il protagonista che si sente incastrato in qualcosa di opprimente e più forte di lui da cui non riesce a trovare una via d’uscita.

Costato 5 milioni di dollari e con un guadagno di 8, L’uomo senza sonno non ottenne un successo immediato, ma nel tempo la sua fama è cresciuta fino a farne un’opera imperdibile del suo genere. In questa, si ritroveranno elementi unici, paradossali, spesso malsani ma sempre con un loro fascino intrinseco. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e alla spiegazione generale. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

L’uomo senza sonno: la trama del film

Trevor Reznik è un macchinista in una fabbrica, affetto da un caso estremo di insonnia che lo ha portato a non dormire per un anno intero. Il suo corpo, di conseguenza, si è irrimediabilmente consumato, raggiungendo un peso estremamente inferiore rispetto alla norma. A causa di ciò, Trevor ha acquisito nel tempo l’ossessione di scrivere note promemoria per tenere traccia del suo peso in diminuzione. Schivo e riservato, l’unica persona che lascia entrare nella sua vita in senso emotivo è Stevie, una prostituta, anche se ha un’infatuazione per Maria, una cameriera madre single che lavora in una tavola calda dell’aeroporto.

I suoi colleghi non si fidano di lui, perché non sanno cosa sta succedendo nella sua vita, a tal punto da portarlo ad aver un aspetto fisico tanto emaciato. Un incidente sul posto di lavoro lo allontana poi ulteriormente dai suoi colleghi e, insieme ad alcuni pezzi di carta sconosciuti che trova nel suo appartamento, Trevor crede che qualcuno o alcune persone – probabilmente uno o alcuni dei suoi colleghi – stiano cercando di prenderlo, usando un dipendente fantasma di nome Ivan come loro fronte. Mentre Trevor va alla ricerca di prove sui piani di Ivan e su dove si trovi, egli dovrà arrivare a comprendere cosa ha realmente causato la sua insonnia e in che modo potersi salvare.

L’uomo senza sonno: la spiegazione del film

I riferimenti letterari a Dostoevskij sono particolarmente importanti in questo film, in particolare per quanto riguarda il senso di colpa. Per tutto il film il regista dissemina una serie di indizi che, tuttavia, soltanto sul finale potranno essere ripensati e compresi. L’intero film e l’intera ricerca di Trevor è dunque un viaggio nella mente del protagonista, il quale cerca di ricordare qualcosa che ha volontariamente dimenticato, causandosi i suoi problemi di insonnia. Nel corso di L’uomo senza sonno sono molte le scene che evidenziano il suo bisogno di lavarsi la coscienza o di recuperare ciò che ha perso. Ben presto, diventa dunque evidente come l’intero film si costruisca sul senso di colpa e su come si sceglie di rapportarsi a questo.

L'uomo senza sonno spiegazione

L’uomo senza sonno: il cast del film

Come noto, protagonista del film nel ruolo di Trevor Reznik è l’attore Christian Bale. Per poter risultare realistico nei panni di un uomo che non dorme da oltre un anno, egli ha deciso di non ricorrere al trucco, ma di sottoporsi ad una ferrea dieta che lo ha portato a perdere circa 25 chili, arrivando ad un peso di appena cinquantaquattro. La sua dieta consisteva in una sola scatoletta di tonno e una sola mela al giorno. La sua trasformazione fisica è ancora oggi un record insuperato. Bale ha poi riguadagnato il suo peso forma nel giro di quattro mesi, a cui ha aggiunto sedici chili di muscoli necessari per interpretare Batman in Batman Begins.

Nel ruolo della prostituta Stevie, con cui Trevor interagisce, vi è l’attrice Jennifer Jason Leigh, divenuta nota in anni recenti per il suo ruolo nel film The Hateful Eight. L’attrice spagnola aitana Sanchez Gijon interpreta invece Marie, la donna per cui Trevor nutre dei sentimenti. Compaiono poi nel film gli attori Michael Ironside, noto per i suoi ruoli da antagonista, nei panni di Miller, Lawrence Gilliard Jr. in quelli di Jackson e Reg E. Cathey per il personaggio di Jones. Anna Massey, qui al suo ultimo ruolo cinematografico, è Mrs. Shrike. Nel ruolo del misterioso Ivan si ritrova invece John Sharian.

L’uomo senza sonno: il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire del film grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. L’uomo senza sonno è infatti disponibile nei cataloghi di Chili, Google Play, Amazon Prime Video e Tim Vision. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. È bene notare che in caso di noleggio si avrà soltanto un dato limite temporale entro cui guardare il titolo. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di mercoledì 11 maggioalle ore 22:45 sul canale Rai 4.

Fonte: IMDb

L’uomo ombra: Margot Robbie e Brad Pitt in trattative per produrre il remake

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Due società di produzione guidate da celebrità – la LuckyChap di Margot Robbie e la Plan B di Brad Pitt – sono in trattative per coprodurre un remake della classica commedia misteriosa del 1934 “The Thin Man”, in Italia noto con il titolo de L’Uomo Ombra. LuckyChap e Plan B non hanno ancora avviato alcuna discussione sul casting a causa dello sciopero SAG-AFTRA in corso. Tuttavia, secondo le fonti, entrambe le società erano intenzionate ad assicurarsi i diritti esclusivi per l’importante serie di film già prima dello sciopero della WGA, iniziato a maggio. Le due società produrrebbero congiuntamente.

I diritti della serie “The Thin Man – L’Uomo Ombra” sono diventati disponibili solo di recente. In precedenza, Rob Marshall e Johnny Depp avrebbero  dovuto dirigere e recitare rispettivamente in un altro progetto di remake. Tuttavia, la Warner Brothers dichiarò all’epoca che il progetto non aveva mai avuto il via libera ed era stato demolito nel 2012.  Basato sul romanzo poliziesco di Dashiell Hammett, “The Thin Man – L’Uomo Ombra” è un giallo su un marito e una moglie che collaborano per trovare un conoscente scomparso, che in seguito viene trovato assassinato. Diretto da WS Van Dyke, il film del 1934 vedeva William Powell nei panni del marito Nick Charles e Myrna Loy nei panni della moglie Nora Charles.

La coppia marito-moglie si unisce per risolvere l’omicidio, organizzando una cena in cui invitano i sospettati. “The Thin Man” è stato nominato a quattro Academy Awards, tra cui quello per il miglior film e il miglior attore per William Powell. È stato seguito da cinque sequel.  “Ciò che rende il film così divertente non è il svelamento dell’omicidio ma il rapporto centrale del film tra Nora e Nick Charles, un rapporto che ha ridefinito la rappresentazione cinematografica del matrimonio“, scrivono Rob Nixon e Margarita Landazuri per Turner Classic Movies. “Ha anche contribuito a definire il tono e lo stile di un nuovo genere hollywoodiano allora emergente: la commedia demenziale”. Se LuckyChap e Plan B coprodurranno, questo sarà il primo remake di “The Thin Man” da quando il film originale è uscito nel 1934.

L’uomo nel mirino: trama, cast e curiosità sul film di Clint Eastwood

Regista premio Oscar, Clint Eastwood ha nel corso dei decenni dato non solo prova di grande prolificità ma anche di versatilità. In particolare, però, la sua carriera si è edificata sui generi del western e del poliziesco, da lui poi rielaborati in più modi nel corso degli anni. Dopo aver diretto Lo straniero senza nome, appartenente al primo dei due generi, nel 1977 ha invece realizzato L’uomo nel mirino, che si configura come una fusione di entrambi. Si tratta infatti di un film con le caratteristiche del poliziesco, con complotti e misteri da risolvere, collocato però in terre desolate e con sparatorie tipiche del western.

Scritto da Dennis Shryack e Michal Butler, il film sembrò da subito perfetto per Eastwood, che conosceva profondamente quel tipo di storie e personaggi. Il suo ingresso nel progetto permise infatti di fargli acquisire una serie di caratteristiche ulteriori, che hanno poi fatto la fortuna del film. Notoriamente celere nelle riprese e rispettoso del budget concesso, Eastwood riuscì a gestire tutto ciò dando vita a sequenze d’azione di grande impatto, come anche ad un curioso record. L’uomo nel mirino è infatti entrato nel Guinnes dei primati come il film in cui vengono sparate il maggior numero di cartucce, attestate intorno alle 10 mila.

Costato 5 milioni e mezzo di dollari, e girato nel deserto tra l’Arizona e il Nevada, il film è ancora oggi uno dei titoli più apprezzati della filmografia del reigsta e attore, vera e propria garanzia sin dai suoi primi lavori dietro la macchina da presa. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

L’uomo nel mirino: la trama del film

Protagonista del film è il detective Ben Shockley, dal carattere burbero e dipendente dall’alcol. L’uomo, da sempre piuttosto sprovveduto nel suo lavoro, si ritrova coinvolto in una missione inaspettata e apparentemente semplice. Il suo capo, il commissario Blakelock gli affida infatti la custodia della giovane Gus Mally, la quale da Phoenix deve essere portata a Las Vegas per fare da testimone ad un delicato processo. Inizialmente riluttante all’idea di dover viaggiare, Ben si ritrova costretto ad accettare l’incarico, nella speranza che questo si risolva nel minor tempo possibile. Durante il viaggio, però, Ben scopre che Gus è in realtà una prostituta tanto intelligente quanto aggressiva.

Quello a cui lei dovrà testimoniare, inoltre, non è un processo qualunque, bensì quello contro un potente gangster della zona. Sono dunque in pochi ad avere interesse affinché la ragazza arrivi sana e salva a Las Vegas e ben presto lei e Ben si ritroveranno inseguiti dalla mafia. Per loro ha così inizio una vera e propria fuga con il disperato tentativo di rimanere vivi. Nel richiedere rinforzi, inoltre, Ben capirà di come anche quelli che sembravano essere dalla sua parte sono invece pedine di un gioco di potere molto più grande e pericoloso. Arrivare sani e salvi al tribunale, allora, sarà il loro unico modo per ottenere giustizia.

L'uomo nel mirino cast

L’uomo nel mirino: il cast del film

Per quanto L’uomo nel mirino sembri essere un film perfettamente nelle corde di Eastwood, questo era inizialmente stato scritto per gli attori Marlon Brando e Barbra Streisand, che avrebbero dovuto interpretare i due protagonisti. Tuttavia, Brando finì con il tirarsi fuori dal progetto, venendo sostituito con l’attore Steve McQueen. Questi però non riusciva ad andare d’accordo con la Straisand ed entrambi finirono con il rinunciare alla rispettiva parte. Fu a quel punto che Clint Eastwood venne scelto per il ruolo di Ben Shockley. Desiderando ricoprire anche il ruolo di regista, questi firmò così il suo primo poliziesco. Negli anni sarebbero poi stati seguiti anche da Debito di sangue, La recluta e Coraggio… fatti ammazzare.

Accanto a lui, nel ruolo della testimone Gus Mally vi è l’attrice Sandra Locke. Questa ed Eastwood erano inoltre in una relazione sentimentale già da due anni, e questo era il loro secondo di sei film insieme. Nei panni del commissario Blakelock, si ritrova l’attore William Prince, principalmente noto per i suoi ruoli televisivi in diverse soap opera. L’attore Pat Hingle, celebre per aver interpretato il commissario Jim Gordon nella serie di film di Batman tra il 1989 e il 1997, interpreta qui Maynard Josephson, vecchio amico di Ben e l’unico di cui il protagonista potrà fidarsi. Sono poi presenti Bill McKinney, noto collaboratore di Eastwood, nei panni di Constable, Michael Cavanaugh in quelli del procuratore Feyderspiel e Carole Cook in quelli di una cameriera.

L’uomo nel mirino: il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire del film grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. L’uomo nel mirino è infatti disponibile nei cataloghi di Google Play, Apple iTunes e Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di mercoledì 4 ottobre alle ore 21:00 sul canale Iris.

Fonte: IMDb

L’uomo nel buio – Man in the Dark: tutto quello che c’è da sapere sul film

Con il film del 2016 Man in the Dark si ribalta la dinamica per cui, quando qualcuno si introduce in una dimora altrui, sono i proprietari di questa ad essere in pericolo. In questo caso, invece, è il padrone di casa il personaggio più pericoloso e folle in circolazione. Il film, diretto da Fede Álvarez e prodotto da Sam Raimi, si è affermato come uno dei titoli più apprezzati del suo anno per il genere thriller, ottenendo grande popolarità proprio per le sue novità narrative come anche per la grande suspense offerta. Nel 2021 è poi stato portato al cinema un sequel, dal titolo italiano L’uomo nel buio – Man in the Dark (qui la recensione).

Questo secondo capitolo è però diretto non più da Álvarez, che figura in ogni caso come produttore accanto a Raimi, bensì da Rodo Sayagués, qui al suo debutto alla regia dopo essere stato lo sceneggiatore di Álvarez per il film del 2016 e per La casa. La principale differenza, in ogni caso, sta nel fatto che l’uomo nel buio del titolo non è più l’antagonista, bensì l’eroe di questo nuovo racconto. Data la popolarità da lui riscontrata con il primo film, si è infatti deciso di spostare su di lui, il suo passato e le sue abilità tutte le attenzioni del caso. Una scelta che ha decretato il successo anche di questo sequel.

Per chi ha apprezzato il primo film, dunque, L’uomo nel buio – Man in the Dark è un titolo decisamente da non perdere, capace di regalare intrattenimento, spaventi e colpi di scena degni del primo film. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative ad esso. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

La trama di L’uomo nel buio – Man in the Dark

Protagonista del film è Norman Nordstrom, l’ex marine cieco che, dopo gli eventi del precedente film, si è ritirato in una capanna isolata tra i boschi, dove vivere in pace. Sono trascorsi 8 anni e nonostante la sua cecità, Norman è riuscito a sopravvivere e a ricreare quella famiglia agognata, che ha perso a causa di un incidente d’auto per mano di un autista ubriaco. Insieme a lui, infatti, vive la undicenne Phoenix, rimasta orfana dopo che i suoi genitori sono morti in un incendio. Norman, inoltre, sottopone la giovane ad allenamenti in pieno stile marine per far sì che possa difendersi da sola.

Quando in casa irrompe però una banda di malvivente, il cui obiettivo è rapire Phoenix, le cose si complicheranno per Norman. Il gruppo, tuttavia, sottovaluterà l’uomo, convinti che essendo cieco non darà loro alcun problema. Naturalmente non sanno cosa li aspetta e Norman si dimostrerà subito pronto a tirar fuori ancora una volta il suo lato più selvaggio e la sua natura sanguinaria, pur di salvare Phoenix. L’età avanzata, però, rappresenteranno un problema per lui, che stavolta potrebbe non essere in grado di difendersi né di difendere chi a lui caro.

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Il cast di L’uomo nel buio – Man in the Dark

Ad interpretare Norman Nordstrom vi è naturalmente ancora una volta Stephen Lang, il quale ha dichiarato che, in preparazione per riprendere il personaggio, ha lavorato con la Northeastern Association for the Blind ad Albany, per rappresentare accuratamente i manierismi di una persona non vedente. Anche stavolta, Lang ha ricevuto numerose lodi per la sua interpretazione. L’attrice Madelyn Grace è invece qui presente nei panni di Pheonix, la giovane adottata da Norman. I due attori hanno lavorato a lungo per costruire l’intesa presente tra i loro personaggi.

Brendan Sexton III interpreta invece Raylan, capo del gruppo intenzionato a rapire Phoenix e dunque principale antagonista del film. Accanto a lui, si ritrovano gli attori Adam Young nel ruolo di Jim Bob, Bobby Schofield in quelli di Jared e Rocci Williams in quelli di Duke. L’attore Steffan Rhodri interpreta Il chirurgo, mentre Stephanie Arcila è Hernandez. Infine, Diana Babnicova interpreta Billy, mentre Fiona O’Shaughnessy ricopre il ruolo di Josephine.

L’uomo nel buio – Man in the Dark 3, confermato il sequel

Nell’agosto 2021, Álvarez ha espresso interesse nello sviluppo di un sequel, riconoscendo che ci sono piani per esplorare personaggi aggiuntivi del primo film, affermando che alla fine di quello le storie di Norman Nordstrom e della Roxanne “Rocky” di Jane Levy sono state intenzionalmente lasciate aperte. Il regista ha dichiarato che intende esplorare le conseguenze che entrambi i personaggi affrontano per le loro azioni criminali, con ciascuno dei loro passati che li raggiunge in film diversi. Nello stesso mese in una serie di interviste, Lang ha espresso interesse a riprendere il suo ruolo in altri film. Nell’agosto del 2022, è stato riferito che un terzo film è ufficialmente in fase di sviluppo. Nell’ottobre 2022, Lang ha confermato che si sta preparando a riprendere il suo ruolo in un terzo film.

Il trailer di L’uomo nel buio – Man in the Dark e dove vedere il film in streaming

È possibile fruire di L’uomo nel buio – Man in the Dark grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Chili Cinema, Google Play, Prime Video Netflix. Su quest’ultima piattaforma, il film è attualmente al 4° posto nella Top 10 dei film più visti in Italia. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video.

Fonte: IMDb

L’uomo nel buio – Man in The Dark: trailer del sequel del film

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L’uomo nel buio – Man in The Dark: trailer del sequel del film

Arriva finalmente il trailer di Don’t Breathe 2, il film thriller horror  americano diretto da Rodo Sayagues, basato su una sceneggiatura che ha scritto insieme a Fede Álvarez e prodotto da Sayagues, Álvarez, Sam Raimi e Robert Tapert.

Don’t Breathe 2 è il sequel ambientato negli anni successivi all’iniziale invasione domestica mortale, dove Norman Nordstrom (Stephen Lang) vive in un tranquillo conforto fino a quando i suoi peccati passati non lo raggiungono.

 

L’Uomo nel buio – Man in the Dark: recensione del film con Stephen Lang

Dopo esser sopravvissuto all’effrazione del gruppo di giovani in Don’t Breathe, impossibile abbandonare un personaggio come quello del veterano cieco della guerra del Golfo interpretato da Stephen Lang. Soprattutto considerati gli oltre 150 milioni di dollari incassati a fronte di un budget di appena una decina. Ma quando è il momento iniziale di un film a regalare la scena di maggior tensione e suspense, la parabola successiva può regalare grandi soddisfazioni o una delusione cocente. Probabilmente è un’estremizzazione, ma sapendolo padre vendicativo di una figlia rimasta vittima di un incidente stradale, la sequenza iniziale pone interessanti premesse per lo sviluppo successivo del L’Uomo nel buio – Man in the Dark portato in sala dalla Warner Bros. Un titolo nel quale il senso di giustizia del protagonista sembra essere molto cambiato, ma non la sua missione o l’approccio distorto alla vita e alle relazioni affettive.

Man in the Dark 2, il sequel

Il sequel di quello che da noi era uscito in sala come Man in the Dark, è ambientato negli anni successivi all’escalation di violenza e crudeltà di cinque anni fa, e in un’altra casa. Dove ora l’anziano Norman Nordstrom vive in pace con la piccola Phoenix (Madelyn Grace), apparentemente integrato nella comunità che lo circonda e meno isolato di una volta. E anche per questo più facilmente rintracciabile dal proprio passato, che inevitabilmente torna a chiedere conto di vecchi peccati.

Un modo di chiudere il cerchio che aveva visto l’indifeso vecchio farsi carnefice e che ora lo mostra non più ‘villain’ ma nei panni di una sorta di antieroe con cui empatizzare. Una scommessa, per i registi dei due film (rispettivamente Fede Alvarez e Rodo Sayagues) che qui mostrano qualche debolezza nella veste di co-sceneggiatori. Forse più interessati a seguire il redivivo personaggio che a guidarlo, pur approfondendo con più o meno fortuna i temi principali della giustizia e di quali siano i criteri che definiscono una famiglia.

Né thriller, né revenge movie

Una scelta che si fonda sulla presenza carismatica dello Stephen Lang di Avatar o Tombstone, ma che finisce per non fornire una identità precisa alla narrativa. Che non arriva mai a essere un thriller, limitandosi a tentare la carta del revenge movie… al contrario. Sfruttando poco e parzialmente tanto la minima premessa familiare quanto il tesoretto accumulato nel precedente, chissà se per permettere agli spettatori del solo sequel – che difficilmente saranno più di quelli di allora – di non trovarsi spaesati.

Un ottimismo che fa onore alla produzione, che pure si conferma in grado di inanellare una serie di più che degne scene di combattimento casalingo e di sequenze che gli aficionados dei giustizieri violenti gradiranno sicuramente (sebbene faticando a sospendere l’incredulità). Elementi che ci riconnettono direttamente alla struttura del primo, che però aveva tra i suoi punti di forza una storia e un crescendo che qui non si poteva pensare di raggiungere solo con il twist narrativo che arriva prima della metà del film o con l’agghiacciante situazione che costituisce il cuore del film e anticipa le efferatezze del finale.

Nel 1989 era stato Furia cieca a rivelarci come un uomo privo della vista fosse in grado di trasformarsi da povero invalido in pericoloso antagonista… Viene da chiedersi se negli anni ’90 un seguito avrebbe indebolito anche quello e la carica magnetica di Rutger Hauer.

L’uomo nel bosco: recensione del film di Alain Guiraudie

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L’uomo nel bosco: recensione del film di Alain Guiraudie

Alain Guiraudie, regista francese de Le Roi de l’évasion e Lo sconosciuto del lago, torna dal 16 gennaio nelle sale italiane con L’uomo nel bosco (Miséricorde). Coprodotto da Albert Serra, la sua ultima fatica dietro la cinepresa è un brillante mix di thriller rurale, dramma di provincia e commedia picaresca, sulla scia dell’eccellente As Bestas di Sorgoyen.

In un’apparentemente tranquilla cittadina di provincia francese, Saint-Martial, dove sembra non vivere nessuno tranne la decina di protagonisti, si svolge questo film mutevole che all’inizio sembra prediligere un approccio drammatico alla parola carica di significato usata per il titolo originale (Misericordia), ma che a poco a poco si rivela un brillante esercizio comico con una buona dose di humour nero e di irriverenza anticlericale, entrambe specialità del suo regista, il grande Alain Guiraudie.

Ritorno al villaggio che non c’è

Tutto inizia con l’arrivo di un’auto nel villaggio in questione: il conducente è Jérémie (Félix Kysyl), un giovane rientrato al paesino natale per prendere parte al funerale dell’anziano panettiere del villaggio, che si fermerà per qualche giorno a casa della vedova, Martine (Catherine Frot). Il rapporto di Jérémie con il defunto – pare che da adolescente lavorasse nella sua panetteria – e con la sua famiglia non è del tutto chiaro, ma notiamo fin da subito cmhe ha un rapporto caloroso con Martine e uno più teso con il figlio Vincent (Jean-Baptiste Durand) e con il solitario Walter (David Ayala), un amico di famiglia, entrambi in qualche modo emarginati.

Man mano che Jéremie prolunga la sua permanenza nel villaggio e che i fratelli si innervosiscono a vicenda e lo affrontano – ognuno a modo suo, l’uno con un combattimento fisico impressionantemente appiccicoso, l’altro accampando scuse, fuggendo o bevendo troppo – la tensione inizia a crescere, così come le confusioni sessuali e altri misteri. A loro si aggiunge il curiosissimo prete localePadre Grisolles (Jacques Develay), che sembra essere ovunque e, quando avviene un atto criminale, la polizia avrà gli stessi poteri di aprire le porte delle stanze dei sospettati quando dormono.

Tutti vogliono Jérémie

L’uomo nel bosco è un film tanto intrigante quanto scomodo: mette lo spettatore tra l’incudine e il martello, costringendolo a entrare nella situazione, oppure invitandolo o ipnotizzandolo, piuttosto, grazie al puro intrigo, squisitameante costruito. Fin da subito si capisce che c’è qualcosa di molto sbagliato e che ci sono segreti che verranno alla luce. C’è, ovviamente, un interesse malsano e morboso nel volerli scoprire, per quanto oscuri possano essere. Più sono perversi, meglio è.

Religione, sesso, segreti e bugie di ogni tipo vengono alla luce in una combinazione molto acida che Guiraudie gestisce con eleganza e leggerezza. Per qualche motivo non del tutto chiaro, Jérémie suscita passioni nel villaggio, e nessun sesso o credo può resistere al suo fascino misterioso. Come in Strangers By the Lake, sesso e crimine si mescolano in modi impensabili nell’opera di questo regista francese iconoclasta, libero e felicemente irrispettoso.

Chiusure che diventano spazi labirintici

I film di Guiraudie tendono sempre a concentrarsi su una parte della Francia, sulla sua terra natale, l’Occitania, e da lì si proiettano in luoghi sconosciuti, in un mistero mai definito. La storia che racconta L’uomo nel bosco non si allontana di una virgola dal realismo, eppure nega la realtà rappresentata per avvolgerla in un’atmosfera strana e inquietante, vicina alla fiaba o alla favola. Il bosco in cui si svolge gran parte del film sembra essere un luogo astratto costruito in modo frammentario, attraverso inquadrature che lo delimitano ma che lo aprono anche a molteplici interpretazioni, così come la fila di alberi che lo compongono sembra sempre nascondere qualcosa. La casa della vedova, così come la stanza in cui vive il protagonista, è uno spazio labirintico che non viene mai mostrato nella sua interezza. E il protagonista stesso, intrappolato in questo clima ossessivo, non può fare altro che vagare in questi spazi come se non potesse sfuggirvi, come se fosse condannato a vagarvi per tutta la vita.

In questo microcosmo opprimente, in cui finisce per svolgersi una commedia dell’intreccio dai toni piuttosto cupi, Guiraudie introduce diverse questioni apparentemente trascendentali, che nelle sue mani finiscono per costruire una sottile e assurda metafisica: il desiderio porta alla notte, che a sua volta porta alla morte. E questi tre temi, intrecciati in un rondò dalla struttura perfetta ma pieno di punti di fuga, danno vita a una ragnatela che contraddice la pulizia delle inquadrature: il mondo è un luogo apparentemente semplice in cui tutto cospira per complicarci la vita. Tuttavia, la misericordia, intesa come canalizzazione del desiderio per ricomporre l’ordine perduto, è sempre in grado di offrire consolazione. Il protagonista può finire intrappolato nel villaggio, ma raggiunge anche una certa pace interiore: la felicità consiste in quell’equilibrio tra l’accettazione della morte e il traboccare della vita.

L’uomo lupo: in arrivo un reboot del reboot?

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L’uomo lupo: in arrivo un reboot del reboot?

La Universal Studios è decisa a sfruttare al meglio i diritti che detiene sul personaggio de l’uomo lupo dopo il recente flop del film interpretato da Benicio del Toro.

L’uomo invisibile: recensione del film horror di James Whale

L’uomo invisibile: recensione del film horror di James Whale

L’uomo invisibile è il film Horror del 1933 diretto da James Whale e con protagonisti nel cast Claude Rains, Gloria Stuart, William Harrigan, Henry Travers, Una O’Connor, Forrester Harvey, Holmes Herbert, Dudley Digges, Harry Stubbs e Donald Stuart.

L’uomo invisibile è stato realizzato per la prima volta nel 1933 grazie all’elegante regia dell’inglese James Whale e, nonostante i numerosi remake e i sequel girati nel corso degli anni, rimane comunque un vero e proprio masterpiece cinefilo nonché il migliore per quanto riguarda l’uso degli effetti speciali e l’interpretazione degli attori.

Cavalcando l’onda degli horror prodotti dalla Universal negli anni ’30, che vedevano protagonisti i vari mostri del nostro immaginario (Dracula, L’uomo Lupo, Frankenstein…) il produttore Carl Laemmle Jr. accettò di investire su un soggetto nato dalla penna dello scrittore di culto H.G.Wells, già autore della famosa Guerra dei mondi e dell’omonimo romanzo da cui è stato tratto il film, che concepì quest’idea geniale quanto inquietante: uno scienziato, il dottor Jack Griffin, alla ricerca di un’idea rivoluzionaria che potesse consacrare la sua fama a livello mondiale, scopre un siero per rendere invisibili gli oggetti e, senza pensarci due volte, lo prova su se stesso.

Diventa così invisibile, e in un primo momento si trova costretto a dover scappare dalla grande città ritirandosi in campagna per continuare in pace le ricerche, al fine di sintetizzare un antidoto. Ma l’uomo cambia atteggiamento e, pian piano, decide di utilizzare a suo vantaggio questa forte condizione di disagio instaurando un vero e proprio regime del terrore basato sui subdoli vantaggi della sua condizione…

Wells si dichiarò soddisfatto della versione cinematografica portata sul grande schermo da Whale dichiarandola fedele al romanzo originale; il merito va pure al creatore degli effetti speciali John P. Fulton, che riuscì in tempi così lontani dai nostri a creare degli effetti speciali all’avanguardia che accrescono lo stato di culto del film e lo distinguono da pellicole quasi – coetanee (come L’uomo Lupo del 1941) i cui effetti speciali risultano invece grossolani e ad oggi “datati”. L’idea di base è originale sia per quanto riguarda l’aspetto “morale” che per la forte connotazione meta cinematografica.

L'uomo invisibile

Sul grande schermo, che è il regno e lo spazio del visibile, irrompe improvvisamente un anti-eroe invisibile, creando una contraddizione con tutte le teorie critiche che insistono sulla forza dell’immagine e sul piacere voyeuristico che questa provoca nello spettatore. Il dottor Griffin non compare mai con il suo vero volto umano sullo schermo: solo nella sequenza finale, attraverso un’abile sovrapposizione di fotogrammi, appare il vero volto dell’attore Claude Rains, che ha caratterizzato però per tutto il film il personaggio dello scienziato pazzo affetto da manie di onnipotenza, sfidando addirittura una clinica forma di claustrofobia che gli rendeva proibitivo indossare la tutina nera di velluto ideata da Fulton per renderlo… invisibile.

Rains fu imposto ai capi della Universal (che avrebbero voluto Boris Karloff per la parte) proprio dal regista e compatriota Whale; Rains non fu la prima scelta dei piani alti perché per l’attore si trattava della prima incursione cinematografica, visto che proveniva da una lunga gavetta teatrale.

Il personaggio del dottore, poi, non è così piatto come può sembrare: in realtà è un personaggio sfaccettato e con un “lato oscuro” discretamente pronunciato che, in un primo momento, si abbandona all’avidità e alla tracotanza per le quali viene punito con la condanna all’invisibilità permanente: dopo aver realizzato e metabolizzato la sua nuova condizione, ne prende coscienza, diventa nuovamente padrone di sé e decide di votarsi, definitivamente, al male continuando a perseguire il suo ideale di potere.

L'uomo invisibile filmCi troviamo di fronte a un antieroe non privo di un velato sense of humor (come accadeva nel romanzo di Wells), che apre un discorso sulle infinite e deturpanti modificazioni del corpo che verrà poi proseguito, con profitto, da David Cronenberg negli anni ’80 con le sue pellicole a metà tra lo sci-fi e lo splatter, come La Mosca che riprende le tematiche affrontate ne L’uomo invisibile.

C’è addirittura chi ha provato a paragonare la “deformità” del dottor Griffin con quella (reale e invalidante) di Joseph Merrick,  l’Elephant Man protagonista dell’omonimo film di Lynch: solo che in quest’ultimo il cappuccio indossato dall’uomo serve a nascondere le sue deformità, lasciando aperti solo due spiragli per gli occhi che si affacciano impauriti sul mondo; mentre invece nel film di Whale lo scienziato pazzo utilizza tutta una serie di “maschere”, bende, travestimenti vari – occhiali da sole compresi – per riaffermare sé stesso e la sua identità psico-fisica sul grande schermo e sul “palcoscenico” della vita.

Un altro importante dettaglio da sottolineare, infine, è la valenza inquietante della neve che ritorna sia all’inizio che alla fine del film: essa è un presagio di morte, così silenziosa, remota e rarefatta, proprio come accadeva nel racconto dell’irlandese James Joyce The Dead tratto dal suo romanzo capolavoro Gente di Dublino.

L’Uomo Invisibile: per Elisabeth Moss un sequel dipenderà dai fan

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Elisabeth Moss, star de L’uomo invisibile, crede che la realizzazione di un potenziale sequel dipenderà esclusivamente dal supporto dei fan. Il film, diretto da Leigh Whannell (noto per le saghe di Saw e di Insidious), è stato un incredibile successo tanto di critica quanto di pubblico, diventando il film più visto del 2020 prima che i cinema venissero ufficialmente chiusi a causa della pandemia di Covid-19.

Sfortunatamente, la corsa al box office del film si è conclusa dopo sole quattro settimane, prima che lo stesso venisse poi reso disponibile, per il noleggio, sulle principale piattaforme di streaming. Il successo del film, che ha ufficialmente rilanciato i famosi mostri della Universal sul grande schermo (in cantiere ci sarebbero anche un nuovo film su Dracula e una nuova iterazione di Wolfman con Ryan Gosling), ha spinto molti a chiedersi se un eventuale sequel potrebbe vedere la luce.

A parlare della questione è stata proprio Elisabeth Moss in una recente intervista con Bloody Disgusting, rendendo chiaro un concetto in cui crede fermamente: un possibile sequel dipenderà esclusivamente dai fan. Alle pagine della noto sito, Moss ha dichiarato: “Guarda, se la gente lo vuole… è una parte importante di ciò di cui abbiamo bisogno per farlo. Quindi, dì la fuori che lo vuoi e ti aiuterò!” 

L’uomo invisibile: la recensione del film con Elisabeth Moss

Gran parte del successo de L’uomo invisibile è stato dovuto al modo in cui Leigh Whannell, autore anche della sceneggiatura del film, è riuscito a riadattare il celebre romanzo di H. G. Wells in chiave moderna, concependo una storia dal forte impatto emotivo, carica di tensione, che parlasse di un problema attualissimo: la violenza domestica e lo stalking. Vedremo se la Universal Pictures e la Blumhouse Productions decideranno di puntare ancora sulla storia e sul futuro di Cecilia, il bellissimo personaggio interpretato da Moss nel film.

L’uomo invisibile: la recensione del film con Elisabeth Moss

L’uomo invisibile: la recensione del film con Elisabeth Moss

Per rendere spaventoso qualcosa che non si vede, più che ricorrere in modo eccessivo a facili trucchi di post-produzione, è possibile avvalersi della pura e semplice messa in scena. È ciò che fa il regista e sceneggiatore Leigh Whannell, costruitosi una fama legando il proprio nome alle saghe horror di Saw e Insidious. Con L’uomo invisibile, interpretato da Elisabeth Moss, riporta ora a nuova vita uno dei classici dell’orrore targato Universal, riadattato affinché possa parlare in modo particolarmente intelligente di uno dei veri incubi odierni: lo stalking.

Il film ha inizio nel momento in cui Cecilia (Elisabeth Moss) fugge nella notte dalla villa del suo compagno Adrian, il quale si rivela essere una personalità possessiva e pericolosa. Settimane dopo la sua fuga, la protagonista apprende del misterioso suicidio del suo ex. Ma per quanto la cosa sembri certa, la donna sente di non essere al sicuro e piano piano si convince che Adrian non è morto. È lì fuori da qualche parte, solo che lei, né nessuno altro, possono vederlo.

L’uomo invisibile: la paura di ciò che non si vede

Che cosa può raccontare oggi una storia come quella dell’uomo invisibile? Questa poteva essere affrontata nel superficiale fine di dar vita ad un horror buono per spaventare un pubblico di coraggiosi, o attraverso una brillante rilettura che, oltre a generare quel clima di terrore richiesto dal genere, è in grado di dirci qualcosa su una delle tematiche più attuali del nostro tempo. Fortunatamente è stata questa seconda opzione a prevalere. L’uomo invisibile muove i primi passi a partire dal conflitto venutosi a generare nel momento in cui la donna protagonista lascia di nascosto il suo violento compagno. Un evento di cui spesso si ha notizia nel mondo reale, e che nel film segna il tema portante.

Ancor prima del reale manifestarsi del mostro che dà il titolo al film, il regista sceglie di costruire la necessaria atmosfera di tensione mostrando gli effetti che a livello psicologico minano la salute mentale della protagonista. Effetti che sono causa del controllo subito per anni dal suo ex, il quale era quasi arrivato a controllare anche cosa lei pensasse. Qualunque persona o rumore inconsueto diventano sentimento di minaccia, di un terrore che è annidato nella propria testa, che nessuno a parte chi ne è affetto può vedere. E trattando proprio di invisibilità, il regista sottolinea anche allo spettatore questa minaccia portando spesso e volentieri l’attenzione su inquadrature vuote, apparentemente innocue ma da cui potrebbe presentarsi all’improvviso il pericolo più inaspettato.

L’assenza diventa così più spaventosa di ciò che si manifesta concretamente. Ma anche se invisibile, non c’è nulla del villain che rimandi al fantasy. Decidendo di trattare tematiche estremamente concrete come la violenza sulle donne e lo stalking, il regista e sceneggiatore non poteva infatti tradirsi assegnando origini fantastiche all’uomo del titolo. Addio dunque a pozioni o incantesimi dell’invisibilità, con il personaggio che acquista la sua qualità in modo forse fantascientifico ma non implausibile, e con un ancor più evidente fine di perseguitare la sua vittima.

L Uomo Invisibile Recensione

Guardando L’uomo invisibile ci si trova allora davanti ad un prodotto in grado di incutere timore proprio per il suo essere aderente alla realtà, utilizzando la storia e il suo genere per un film che pone lo spettatore nelle condizioni di chi arriva ad avere paura anche della propria ombra. Se ciò avviene, è anche merito della protagonista Elisabeth Moss, distintasi negli anni per la sua bravura e che dà qui vita ad una performance sofferta e credibile, dove si alterna paura e frustrazione.

Il regista la rende protagonista di un film che affronta un timore universale, permettendole però, una volta scoperto il trucco, di divenire l’artefice del proprio destino. Si potrà contestare al film, e a ragione, che data la sua durata di due ore piene non mancano sequenze meno incisive, che rischiano di rendere altalenante il ritmo, ma per il suo valore tematico, e per la brillante messa in scena costruita in torno ad esso, L’uomo invisibile ha le qualità per affermarsi come un brillante horror che rilancia in modo intelligente una delle icone del genere.

L’Uomo Invisibile: da Hill House arriva il protagonista

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L’Uomo Invisibile: da Hill House arriva il protagonista

La star di Hill House, Oliver Jackson-Cohen ha ottenuto il ruolo principale in L’Uomo Invisibile, film prodotto da Universal e Blumhouse la cui produzione comincerà a Sydney, in Australia, questo mese.

Si tratta di un bel colpo di scena per il progetto, considerando che, durante lo sviluppo iniziale alla Universal, Johnny Depp era destinato a interpretare il protagonista della storia. Jackson-Cohen si unisce al già annunciato cast di Elisabeth Moss, Aldis Hodge, Harriet Dyer e Storm Reid. Secondo Deadline, i produttori del film sono rimasti molto colpiti dalla performance di Jackson-Cohen nei panni di Luke Crain in Hill House, tanto da volerlo come protagonista nel progetto che prevede il ritorno al cinema di uno dei personaggi più affascinanti della letteratura.

Leigh Whannell è stato incaricato di scrivere, dirigere e ricoprire il ruolo di produttore esecutivo per L’Uomo Invisibile. Jason Blum produce con la sua Blumhouse Productions insieme a Kylie du Fresne per Goalpost Pictures. Il film è una co-produzione di Goalpost Pictures Australia e Blumhouse Productions, in collaborazione con Nervous Tick, per la Universal Pictures.

Il progetto L’Uomo Invisibile rientrava nel rilancio del Monsterverse della Universal, che però si è scontrato con il clamoroso flop de La Mummia con Tom Cruise e si è sgretolato prima che potesse effettivamente decollare. Nel progetto iniziale, appunto, Johnny Depp era stato scelto per interpretare il ruolo del protagonista.

Fonte: Deadline

L’Uomo invisibile finalmente in home video

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L’Uomo invisibile finalmente in home video

L’Uomo invisibile, un intenso e moderno thriller psicologico, sarà disponibile nelle edizioni home video nei formati Dvd, Blu-ray, 4k Ultra HD a partire dal 22 luglio con Universal Pictures Home Entertainment Italia.

Prodotto dall’iconico Jason Blum (Halloween, Split, Scappa – Get Out, Noi) e diretto da Leigh Whannell (Saw, Insidious, Upgrade), questo thriller psicologico rende attuale questo mutevole mostro classico della Universal, che fa da sfondo alle vicende di una donna forte che affronta il suo persecutore. Peter Travers, Rolling Stone, lo definisce “Un ritratto attuale e tagliente per un horror socialmente sensibile”. L’Uomo invisibile arriva a casa vostra con tantissimi contenuti inediti da scoprire.

L’Uomo invisibile segue la storia moderna dell’ossessione ispirandosi al mostro classico Universal. Cecilia Kass (Elisabeth Moss) torna lentamente a ricostruire la sua vita dopo la morte del suo ex-fidanzato violento (Oliver Jackson-Cohen). Ma non passa molto tempo prima che cominci a chiedersi se è davvero sparito per sempre. Oltre al film, LL’Uomo invisibile racchiude oltre venti minuti di contenuti speciali esclusivi, tra cui la possibilità di conoscere più a fondo la protagonista Elisabeth Moss, il commento al film con il regista e scene eliminate che non volete assolutamente perdere.

Con una certificazione “Fresh” di Rotten Tomatoes ed un punteggio del 91%, L’Uomo invisibile presenta all’interno del suo cast la due volte vincitrice di Emmy e di Golden Globe Elisabeth Moss (Noi, The Handmaid’s Tale). Ad accompagnare la Moss, il vincitore del SAG Aldris Hodge (Black Mirror, Straight Outta Compton), Oliver Jackson-Cohen (Hill House), Storm Reid (Don’t Let Go, Euphoria).

L’uomo invisibile 2: Elisabeth Moss offre un importante aggiornamento

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Uscito nel 2020, L’uomo invisibile (qui la recensione) di Leigh Whannell è stato uno dei film horror più acclamati dalla critica di quell’anno e ha lasciato i fan con la speranza di poter vedere un seguito. Ma nonostante la sua conclusione aperta, non ci sono stati per ora aggiornamenti reali su un possibile sequel, almeno fino ad ora. Durante un’apparizione al podcast Happy Sad Confused, la star Elisabeth Moss ha rivelato che: “La Blumhouse e la mia casa di produzione [Love & Squalor Pictures]… siamo più vicini che mai al realizzarlo. E mi sento molto ottimista al riguardo“. L’attrice ha inoltre ribadito che: “Siamo davvero intenzionati a continuare la storia“, riaccendendo dunque le speranze dei fan a riguardo.

Di cosa parla L’uomo invisibile?

Ne L’uomo invisibile, Moss interpretava una donna, Cecilia, che veniva presa di mira dal suo ex fidanzato, il quale inscenava la propria morte e usava una tuta che lo faceva apparire invisibile per molestarla apparentemente dall’oltretomba. Il film si conclude con Cecilia che prende il controllo della tuta per uccidere il suo molestatore, rimanendo poi in possesso della tecnologia. Il film è interpretato anche da Aldis Hodge nel ruolo dell’amico che aiuta Cecilia a riprendersi la sua vita. Il film non è stato solo un successo di critica, ma anche di botteghino, con un incasso globale di 144 dollari a fronte di un budget di 7 milioni di dollari.

Già nel 2022, la Moss aveva dichiarato di non considerare del tutto conclusa la sua esperienza con L’uomo invisibile, dichiarando a ComicBook.com che avrebbero voluto un sequel altrettanto buono, se non migliore, del primo. “Non posso dire molto, ma sicuramente non è… non è affatto in secondo piano, ma penso che, con qualsiasi sequel, si voglia ovviamente essere sicuri di rendere giustizia all’originale“, ha detto Moss. “E quindi nessuno di noi coinvolti ha intenzione di creare un’altra cosa, lanciarla e vedere cosa succede. Vogliamo davvero che sia altrettanto buono, se non migliore, del primo“.

L’uomo in più: recensione del film di Paolo Sorrentino

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L’uomo in più: recensione del film di Paolo Sorrentino

L’uomo in più è il film del 2001 di Paolo Sorrentino con protagonisti nel cast Toni Servillo e Andrea Renzi.

  • Anno: 2001
  • Regia: Paolo Sorrentino
  • Cast: Toni Servillo, Andrea Renzi

L'uomo in piùTrama: Due vite parallele in una Napoli di inizio anni ’80: Antonio Pisapia è un calciatore all’apice della propria carriera; la sua è una “vita da mediano”, dentro e fuori il campo: timido, introverso, leale, scrupoloso. Mentre gli altri calciatori a fine carriera si sporcano con la vergogna del calcio scommesse per l’incertezza economica del post-ritiro, lui decide di restarne fuori; distinguendosi ancora una volta. Antonio “Tony” Pisapia è invece un cantante di musica leggera; voce “sporca” come la sua anima: cinico, spavaldo, egocentrico. Ha vissuto sempre “al massimo”, finendo due volte in carcere per droga. Le loro vite corrono come due treni su binari paralleli, così diverse e opposte. Ma finiscono entrambi per deragliare.

L’uomo in più, il primo film di Paolo Sorrentino

L’uomo in più è il primo film scritto e diretto da Paolo Sorrentino nel 2001. La pellicola da l’avvio al fortunato connubio professionale con l’attore casertano Toni Servillo, che apparirà in altri suoi tre film successivi, sempre da protagonista e con ruoli sempre diversi che esaltano le sue grandi doti istrioniche. In questa occasione Servillo interpreta il cantante Tony Pisapia, dandogli magnificamente quel tocco di cinico egoista ricucitogli da Sorrentino. L’altro Pisapia, il calciatore, è invece interpretato da Andrea Renzi, attore romano.

I due protagonisti si ispirano a personaggi reali: il cantante Tony Pisapia al cantautore Franco Califano, mentre il calciatore Antonio Pisapia a Agostino Di Bartolomei, calciatore della Roma suicidatosi nel 1994, il 30 maggio, dieci anni esatti dalla finale di Coppa dei Campioni 1983-1984 persa dalla Roma contro il Liverpool.

Sorrentino racconta le due storie aggiungendoci passaggi di fantasia; in modo più estremo nel caso del cantante (commetterà un omicidio) e ribaltando la realtà nel caso del calciatore (Pisapia vorrebbe allenare ma gli fanno fare il dirigente, mentre Di Bartolomei voleva proprio fare il dirigente).

Oltre ai due protagonisti, ve n’è un terzo ispirato alla realtà: il Molosso – l’allenatore interpretato da Nello Mascia – è ispirato al “Petisso” Bruno Pesaola, allenatore del Napoli, della Fiorentina campione d’Italia nel 1969 e del Bologna.

Le canzoni di Tony Pisapia sono interpretate dallo stesso Toni Servillo e scritte dal fratello Peppe insieme a Paolo Sorrentino. Tutta la colonna sonora consta di 11 tracce non pubblicate, dunque non trovabili.

L’Uomo Fedele: il film di Louis Garrel con Laetitita Casta e Lily-Rose Depp

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Debutta oggi al cinema L’Uomo Fedele, il film diretto da Louis Garrel e con protagoniste Laetitita Casta e Lily-Rose Depp.

Per il suo secondo lavoro da regista (dopo Due amici del 2015), l’enfant prodige del cinema francese Louis Garrel sceglie un mènage á trois per dare vita a una commedia romantica e divertente sui rapporti interpersonali.

L’uomo fedele vede l’affascinante Abel (interpretato dallo stesso Garrel) a dover scegliere tra l’amore della sua vita, Marianne, interpretata da Laetitia Casta (sua compagna anche nella vita), e la giovane ma instabile Eve/Lily-Rose Depp, in quello che Hollywood Reporter definisce “il suo ruolo più riuscito di sempre”. Tra ironia e suspense, il film – scritto da Garrel insieme allo sceneggiatore Premio Oscar Jean-Claude Carrière – indaga con ironia sulle dinamiche dell’amore, tra incontri, seduzione e gelosie. L’uomo fedele arriverà nelle sale italiane a partire dall’11 aprile, distribuito da Europictures.

L’Uomo Fedele, trama

Otto anni dopo essersi lasciati, Abel (Louis Garrel) e Marianne (Laetitia Casta) si ritrovano al funerale di Paul, il miglior amico di lui. Questo tragico evento si rivela in realtà di buon auspicio: Abel e Marianne tornano insieme. Così facendo, però, suscitano la gelosia di Joseph, il figlio di Marianne, e soprattutto di Eve (Lily-Rose Depp), la sorella di Paul da sempre segretamente innamorata di Abel. Tra commedia e suspense, il secondo film da regista di Garrel, scritto con Jean-Claude Carrière, indaga l’enigma amoroso, con finezza e ironia, cesellando un seducente studio hitchcockiano sui nostri sentimenti più profondi.

L’Uomo Fedele, trailer

https://www.youtube.com/watch?v=2uKD7yU3OJc&feature=youtu.be

Le note di Louis Garrel 

Il mio primo film parlava dell’espressione dei sentimenti: era febbrile e i personaggi passavano il loro tempo cercando di esprimere come si sentivano. In questo film, sto cercando di fare l’esatto contrario: non conosciamo il loro stato mentale, non parlano mai delle loro emozioni. In questo senso, non si tratta di un film sentimentale.

Queste due persone s’incontrano di nuovo otto anni dopo la loro separazione, ma non c’è nulla di malinconico. Provano piacere nello stare insieme realizzando il fatto che si sono dimenticati l’uno dell’altro. Lo sceneggiatore Jean-Claude Carrière ed io abbiamo iniziato da un concetto semplice: molto spesso dubitiamo dei nostri sentimenti.

E questo dubbio è espresso da voci fuori campo. Ho scelto la voce fuori campo perché è un dispositivo unico per il cinema, per il quale nutro un grande affetto, quasi lo stesso per cui si ama un particolare tipo di musica.

Il soggetto è abbastanza ordinario; l’interesse drammatico dipende dal fatto che il pubblico, ritrovandosi senza un accesso ai sentimenti dei personaggi, ha la possibilità di proiettare qualsiasi cosa su di loro. Ho immaginato il personaggio principale come un innocente, qualcuno che è costantemente sul punto di rinascere. È sbalordito da tutto, nello stile dei grandi eroi dell’era del muto, come Buster Keaton, che non cerca di scoprire la ragione quando un vaso di fiori cade sulla sua testa, ma piuttosto si chiede se sta sanguinando.

Se nella letteratura hai il racconto e il romanzo, vorrei costruire questo film come una storia breve: un cortometraggio, insolito, sorprendente e fresco, l’antitesi di un pesante dramma psicologico. In sostanza, è una commedia contemporanea di buone maniere.

L’uomo di neve: tutto quello che c’è da sapere sul film

L’uomo di neve: tutto quello che c’è da sapere sul film

Jo Nesbø è uno dei più noti scrittori norvegesi, specializzato in romanzi di genere crime, tra cui spicca la serie con protagonista il detective Harry Hole, brillante nel suo lavoro ma con metodi poco ortodossi. Di tredici libri dedicati a tale personaggio, solo il settimo, Snømannen, è ad oggi diventato un film. Si tratta di L’uomo di neve (qui la recensione), diretto dal regista svedese Tomas Alfredson (noto anche per Lasciami entrare e La talpa) e con protagonista l’attore candidato agli Oscar Michael Fassbender.

Originariamente doveva essere Martin Scorsese a dirigere il film, rimanendo però poi come solo produttore esecutivo. La produzione di L’uomo di neve è come noto stata infatti piuttosto travagliata e si è svolta in un breve lasso temporale. Un periodo troppo ristretto secondo Alfredson, che non avrebbe permesso di preparare adeguamente la sceneggiatura (tanto che alcune parti non sarebbero state girate) e la sua messa in scena. Problemi poi riscontrati anche dalla critica e dal pubblico, che hanno sonoramente bocciato il film.

Si può infatti notare un grande potenziale inespresso, che non trova giustizia a causa di alcune lacune nella storia. Rivedere oggi il film è comunque consigliato ai fan del genere, che potranno imbattersi in una visione con diversi elementi affascinanti. Prima, però, sarà utile approfondire alcune curiosità relative al film. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

La trama e il cast di L’uomo di neve

Il film ha dunque per protagonista il detective Harry Hole, il quale si trova a dover risolvere un complesso e orrorifico caso: quello del serial killer che firma i suoi omicidi realizzando pupazzi di neve sul luogo del delitto e pertanto rinominato L’uomo di neve. Tra i due si sviluppa un vero e proprio gioco sadico, con il killer che provoca il detective lasciandogli degli indizi che però non sembrano portare a nessuna scoperta utile a svelare la sua identità.

Temendo di trovarsi di fronte ad un serial killer inafferrabile che da tempo si pensava morto, il detective ingaggia la brillante recluta Katrine Bratt, per aiutarlo a collegare alcuni casi irrisolti risalenti a molto tempo addietro, con i più recenti e brutali. Procedendo così, i due sperano di far uscire allo scoperto lo psicopatico che li sta osservando da chissà quanto tempo. Se falliranno nelle loro indagini, però, un male impensabile colpirà ancora una volta con l’avvento della successiva nevicata.

Come anticipato, ad interpretare il detective Harry Hole vi è l’attore Michael Fassbender, mentre Katrine Bratt ha il volto dell’attrice Rebecca Ferguson. L’attore Val Kilmer interpreta invece Gert Rafto, un detective alcolizzato. Se si ascolta il film in lingua originale, si noterà che Kilmer non parla con la sua vera voce. L’attore è infatti stato doppiato per via del cancro avuto alla gola. Recitano poi nel film gli attori Charlotte Gainsbourg nei panni di Rakel Fauke, J. K. Simmons in quelli di Arve Stop e Chloe Sevigny in quelli di Sylvia Ottersen.

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L’uomo di neve: la spiegazione del finale

Per comprendere il finale del film è fondamentale la sua prima scena. In essa vediamo un ragazzo e sua madre Sarah ricevere la visita del violento padre biologico, un agente di polizia di nome Jonas. Questi aggredisce sessualmente Sarah, che minaccia di dire alla moglie di lui del loro figlio illegittimo. Quando Jonas se ne va, Sarah lo segue in macchina con il figlio ma durante l’inseguimento, cade in uno stato catatonico, lasciando andare il volante. Il ragazzo scappa mentre l’auto si schianta in un lago con la madre che, rimasta nell’auto, affonda.

Proprio quel bambino, da adulto, si rivelerà essere l’assassino. Il suo nome è Mathias e nel corso del film lo si conosce come il nuovo compagno di Rakel, l’ex fidanzata di Harry Hole. Mathias è cresciuto con la convinzione di essere stato abbandonato dalla madre e pertanto uccide donne che gli ricordavano la genitrice, senza però rendersi conto che a non volerlo era il padre. Si costruisce così un racconto particolarmente intricato, che però per i motivi evidenziati precedentemente non è riuscito ad esprimersi al meglio.

Il trailer di L’uomo di neve e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di L’uomo di neve grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Google Play, Apple TV e Amazon Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di martedì 23 marzo alle ore 21:00 sul canale 20 Mediaset.

Fonte: IMDb

L’Uomo di Neve: Tomas Alfredson dirigerà l’adattamento

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L'Uomo di NeveSarà il regista di Lasciami entrare e La Talpa  Tomas Alfredson a dirigere l’adattamento del romanzo L’Uomo di Neve, in inglese noto con il titolo The Snowman di Jo Nesbø. Il film doveva essere diretto da Martin Scorsese, ma dopo il forfait ufficiale la Working Title era rimasta senza un timoniere. Ebbene oggi arriva la conferma da Variety che il regista dirigerà il film e scriverà la sceneggiatura insieme a Soren Sveistrup.

Martin Scorsese sarà il produttore esecutivo insieme a Jo NesbøNiclas Salomonsson e Liza Chasin.

La trama del romanzo:

La città di Oslo è avvolta nel buio e i primi fiocchi di neve cadono leggeri imbiancando le strade. Birte Becker è appena tornata a casa dal lavoro quando, fuori dalla finestra, nota un pupazzo di neve che sembra scrutarla. La donna pensa che sia un magnifico regalo, opera del marito e del figlio. Ma non è così. Poche ore dopo, Birte scompare senza lasciare traccia. Unico indizio, un pupazzo di neve avvolto nella sciarpa della donna, all’interno del quale viene ritrovato anche il suo cellulare. Il commissario Harry Hole, chiamato per indagare sulla misteriosa scomparsa, si getta a capofitto nel caso per sfuggire ai fantasmi che lo perseguitano giorno e notte e alla notizia che lo ha gettato nello sconforto dopo mesi di astinenza dall’alcol e di buona condotta: Rakel, l’unica donna che abbia mai amato, sta per sposarsi. La sola possibilità per Harry di essere felice si è infranta miseramente. Appena inizia a indagare sulla scomparsa della Becker, il commissario si rende conto che il caso ha fortissime somiglianze con altre sparizioni misteriose avvenute a Oslo negli ultimi vent’anni. La procedura è sempre la stessa: una donna, sposata con figli, scompare nel nulla, nella notte in cui sulla città cade la prima neve.

L’Uomo di Neve: recensione del film con Michael Fassbender

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L’Uomo di Neve: recensione del film con Michael Fassbender

L’uomo di neve arriva, colpisce, con la sua sete di vendetta, ogni volta che nevica, ogni volta che la notte è fredda, in ogni posto in cui c’è una donna che merita il suo terribile trattamento, che merita di essere smembrata, separata dalla sua testa, dalle sue braccia, dalla sua vita.

La prima avventura cinematografica di Harry Hole

La penna di Jo Nesbø aveva portato per la prima volta su carta questa storia, nella serie di romanzi con protagonista Harry Hole, e Tomas Alfredson ha provato a raccontarla per immagini, attraverso la prima avventura cinematografica del detective alcolizzato ma con una mente brillante. Il personaggio, icona letteraria del genere thriller, è incarnato sul grande schermo da Michael Fassbender, che con la solita bravura si spoglia del suo appeal glamour, ma questa volta rinuncia anche al suo calore di interprete, sarà colpa dei paesaggi invernali di Oslo?

Così come il protagonista, anche la regia, elegante, sensibile e d’atmosfera, che ci aveva regalato Lasciami Entrare e La Talpa, regala reazioni fredde, offuscate dalla scomposizione non solo dei corpi, come avevamo detto prima, ma anche del ritmo del racconto. L’uomo di neve è un thriller slegato, didascalico per struttura, che manca del fascino conturbante delle pagine da cui parte, una storia in cui la risoluzione del puzzle non regala quel senso di appagamento che un thriller riesce a offrire.

L’uomo di neve: nuovo trailer del film con Michael Fassbender

l'uomo di neveiPiù volte, nella storia, Hole e la sua partner, Katrine Bratt (Rebecca Ferguson), si trovano ad avere a che fare con la metafora del puzzle, dei pezzi che non combaciano e che non possono essere messi insieme a forza, e più volte lo spettatore si rende conto che i veri pezzi mancanti sono quelli che costruiscono le identità dei protagonisti, continuamente in via di definizione, perennemente mancanti di organicità. Caratteristica questa che ne aumenta certo il fascino ma che fa traballare la struttura narrativa.

Tomas Alfredson racconta si auto-relega a operatore, lasciando intravedere, soprattutto nella rappresentazione paesaggistica, una parte del suo guizzo registico, ma rimanendo dietro a una resa di sceneggiatura servizievole, priva di personalità, che resta parecchi gradini sotto alle aspettative del pubblico, sia quello di Nesbo che quello di Alfredson stesso.

Un film non all’altezza dei nomi coinvolti

Nonostante l’utilizzo di volti noti e amati, un materiale di partenza di grande valore e dei filmmaker di prim’ordine (Martin Scorsese compare trai produttori esecutivi), L’Uomo di Neve resta sorprendentemente nel catalogo dei film dimenticabili, con grande rammarico e con la sola eccezione delle algide e innevate bellezze scandinave.

L’uomo di neve: nuovo trailer del film con Michael Fassbender

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L’uomo di neve: nuovo trailer del film con Michael Fassbender

Universal Pictures International Italy ha diffuso il nuovo trailer italiano di L’Uomo di Neve, il film che vede protagonista Michael Fassbender nell’adattamento del bestseller di Jo Nesbø e diretto da Tomas Alfredson.

Nel cast del film Michael Fassbender, Rebecca FergusonCharlotte GainsbourgJ.K. Simmons.

The Snowman è il nuovo film del regista de La Talpa dove protagonista è Michael Fassbender e adattamento del best seller internazionale L’uomo di neve Nesbø. Il primo promo del film mostra un’opera a metà strada tra Lasciami entrare (opera prima del regista) e La Talpa (spy-story). Tra neve, freddo e dannazione, Michael Fassbender interpreta un detective a capo di una squadra speciale che segue con poco successo le tracce di uno spietato serial killer.  Con l’aiuto di una giovane e brillante recluta, Fassbender dovrà legare assieme casi irrisolti vecchi di decenni con questo nuovo e brutale, della speranza di riuscire a smascherare il killer prima della prossima nevicata

Dalle prime immagini viste, il film si presenta come un puro concentrato di tensione e dramma mostrando tutto il talento visionario di Alfredson, che ritorna a dispiegare i suoi movimenti di macchina e la sua fotografia fra scenari innevati, sangue e morti misteriose.

Come nella storia originale al centro del promo mostrato c’è la figura del Detective e il suo personale duello con il serial killer in quello che sembra essere un perfetto thriller giallo che incuriosirà gli appassionati del genere. Tutti questi elementi visti nel promo inedito rendono The Snowman uno dei titoli più attesi dell’autunno.

L’uomo di neve: la spiegazione del finale del film

L’uomo di neve: la spiegazione del finale del film

Harry Hole probabilmente avrebbe dovuto sospettare che l’assassino in L’uomo di neve (qui la nostra recensione) fosse qualcuno vicino a lui, e il finale chiarisce gran parte del mistero che circonda il colpevole. Il thriller britannico del 2017 segue Harry che lavora con Katrine Bratt per risolvere il mistero di un assassino che uccide donne e lascia dietro di sé un pupazzo di neve. Harry lavora instancabilmente per risolvere il caso, prendendo in considerazione molti sospetti lungo il percorso, ma senza arrivare al fondo degli omicidi fino alla fine del film. Il film è basato sull’omonimo romanzo del 2007 di Jo Nesbø. Purtroppo, non ha ricevuto gli stessi elogi del romanzo, nonostante fosse molto atteso dai fan.

Il film è ambientato in un paesaggio innevato, che aggiunge il tema degli omicidi del pupazzo di neve. L’uomo di neve è stato girato in Norvegia, principalmente a Oslo, mettendo in mostra le bellissime montagne innevate della città. Durante tutto il film, Harry affronta anche la separazione da Rakel, per la quale sembra provare ancora dei sentimenti. Harry combatte con l’alcolismo, ma la sua passione per la risoluzione del caso lo riporta sulla strada giusta nella sua vita. Harry e Katrine avanzano molte ipotesi durante il film, ma trascurano una persona molto vicina a Harry, che alla fine si rivela essere il colpevole. Il finale necessita di una spiegazione completa a causa della sua complessità.

Chi è il killer in L’uomo di neve

Il finale di L’uomo di neve ha rivelato che il killer era il chirurgo Mathias, che utilizzava la sua reputazione professionale per nascondere le sue attività omicide. Harry e Katrine sospettano di molti potenziali killer nel corso della trama, da Arve Støp a Idar Vetelsen. Tuttavia, alla fine del film, Harry scopre che Mathias Lund-Helgesen è stato il killer fin dall’inizio. Harry e Mathias hanno diverse scene insieme nel corso del film, ma Harry non riesce mai a mettere insieme gli indizi. Mathias è un chirurgo rinomato, il che lo fa sembrare un professionista premuroso incapace di fare del male a qualcuno. Chiaramente, si trattava solo di una facciata, poiché Mathias era in realtà un pericoloso assassino.

L'Uomo di Neve

Il movente del killer

L’uomo di neve  si apre con una scena che vede protagonisti un ragazzino, sua madre e il suo padre biologico. Il ragazzo era il frutto di una relazione extraconiugale e quando sua madre minaccia di dire la verità alla moglie di suo padre, lui fugge con la sua auto. La madre del ragazzo lo segue con lui sul sedile del passeggero, ma finisce fuori strada su un lago ghiacciato. Il ragazzo esce dall’auto e dice a sua madre di fare lo stesso, ma lei non lo fa. Rimane in macchina mentre il ghiaccio si rompe e l’auto affonda nell’acqua ghiacciata. Dalle scoperte di Harry e della sua squadra diventa chiaro che Mathias è il ragazzino della scena iniziale del film.

Mathias è rimasto orfano dopo la morte della madre e la fuga del padre, e ha trascorso il resto della sua vita provando rabbia e risentimento per quanto accaduto. Tuttavia, la rabbia di Mathias è mal riposta. Mathias crede che sua madre non lo amasse e che per questo abbia scelto di morire in macchina. Spinto dall’odio che prova per sua madre, inizia ad uccidere donne che hanno abortito o che non conoscono il padre dei loro figli. Alla fine di L’uomo di neve, Harry gli dice che ha sbagliato tutto nella sua vita. Non era sua madre a non volerlo, ma suo padre.

Come il killer è collegato a Harry Hole

La vita personale di Harry lo porta a scoprire l’identità del killer alla fine di L’uomo di neve , e il detective è scioccato dal fatto che il killer gli sia noto e abbia un legame con il suo passato. Harry sa chi è l’assassino perché Mathias sta frequentando Rakel, l’ex di Harry. Durante tutto il film, è ovvio che Rakel e Harry provano ancora qualcosa l’uno per l’altra, anche se lei sembra aver voltato pagina. Mathias e Harry sono cordiali l’uno con l’altro, poiché lui è ancora nella vita di Rakel perché è come una figura paterna per il figlio di Rakel, Oleg, che non sa chi sia il suo padre biologico.

Tuttavia, c’è anche una certa tensione tra Mathias e Harry a causa del passato di Harry con Rakel. Mathias dice a Harry che quando lo ha visto per la prima volta, ha pensato che avesse una famiglia perfetta, anche se la vita di Harry è piena di difetti. Mathias prova risentimento verso Harry perché Rakel e Oleg lo amano entrambi, mentre lui non ha nessuno.

Rebecca Ferguson e Michael Fassbender in L'uomo di neve

In che modo Katrine è collegata a Rafto?

Tra i tanti misteri presenti in L’uomo di neve , uno dei più sconcertanti è il legame tra Katrine, interpretata da Rebecca Ferguson, e Gert Rafto, interpretato da Val Kilmer. Harry scopre che anni prima c’era stato un caso di omicidio simile, quindi va a incontrare Gert Rafto, uno degli agenti che si era occupato del caso. Tuttavia, scopre presto che Rafto è morto otto anni prima in un presunto suicidio. Mentre si trova nella baita di Rafto, Harry scopre una giacca e una fotografia e scopre che Rafto è il padre di Katrine. Si rende conto che Katrine sta lavorando con lui al caso perché crede che suo padre sia stato assassinato e vuole scoprire chi lo ha ucciso.

Arve Støp è colpevole?

Rafto potrebbe essersi suicidato diversi anni prima degli eventi narrati in L’uomo di neve, ma la sua morte finisce per diventare un altro tassello del complesso puzzle. Katrine è convinta che l’uomo d’affari corrotto Arve Støp abbia ucciso suo padre. Tuttavia, non riesce mai a provare che lui sia collegato alla morte di suo padre o ai nuovi omicidi su cui Harry sta indagando.

Nonostante i suoi altri affari loschi, Støp è innocente in termini di omicidio e non ha ucciso Rafto. Tuttavia, è coinvolto in un giro di prostituzione insieme a Vetelsen, un medico che tutte le vittime hanno visitato ad un certo punto. Vetelsen diventa presto lui stesso vittima di un omicidio, e l’ultima scena di Støp è quando Katrine cerca di sedurlo. Støp non compare più e, a parte essere corrotto, L’uomo di neve non suggerisce che sia colpevole di altro.

l'uomo di neve

Cosa succede a Katrine?

Dopo che Katrine ha tentato di sedurre Støp, lui le dice di incontrarlo nella sua stanza d’albergo. Lei cerca di coglierlo in flagrante nella stanza e provare la sua colpevolezza. Invece, viene catturata dall’assassino. L’assassino droga e uccide Katrine, poi le taglia il dito destro e lo usa per sbloccare il suo tablet di lavoro. Harry trova il cadavere di Katrine nella sua auto, con un pupazzo di neve disegnato sul tetto. Quando Mathias viene rivelato come l’assassino, il dito di Katrine viene visto inchiodato alla sua porta.

Il vero significato del finale di L’uomo di neve

Sebbene, come riconosce il regista, L’uomo di neve non sempre sia lineare, il film trasmette un messaggio forte su come i traumi infantili e il risentimento possano far impazzire una persona. Non tutti coloro che hanno vissuto difficoltà durante la crescita o hanno serbato rancore diventeranno assassini, ma questo è ciò che è successo a Mathias. Non ha mai superato ciò che i suoi genitori gli hanno fatto e lo ha usato per alimentare la sua serie di omicidi da adulto. Il finale tocca anche il modo in cui la società spesso incolpa le donne e le madri, mentre lascia impuniti i padri.

Mathias provava più rabbia verso sua madre per la sua morte che verso suo padre per averlo abbandonato. Anche se in L’uomo di neve ha ucciso degli uomini, la maggior parte delle sue vittime erano donne in situazioni di vulnerabilità, come quelle che non conoscevano il vero padre dei loro figli. Il finale rivela anche come il risentimento porti inevitabilmente alla rovina, poiché Mathias finisce per cadere nel lago ghiacciato, morendo esattamente come sua madre.

LEGGI ANCHE: L’uomo di neve: tutto quello che c’è da sapere sul film

L’uomo di neve: il regista lamenta problemi di produzione

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L’uomo di neve: il regista lamenta problemi di produzione

L’uomo di neve, arrivato nelle nostre sale la scorsa settimana, ha deluso le aspettative del pubblico, sia dei fan del regista, Tomas Alfredson, sia dei fan di Jo Nesbo, autore del romanzo omonimo su cui è basato il film e padre di Harry Hole, personaggio che compare in una serie di suoi romanzi, interpretato da Michael Fassbender.

Parlando con The Norwegian Broadcast Corporationsembra però che il regista di Lasciami Entrare abbia delle rimostranze verso la produzione del film, che a quanto pare non l’ha messo in condizioni di lavorare al meglio:

“Le riprese in Norvegia sono state troppo brevi, non avevamo con noi l’intera storia e quando abbiamo cominciato a tagliare abbiamo scoperto che avevamo dei pezzi mancanti. Come quando stai facendo un puzzle e manca qualche pezzo e quindi non avrai mai un quadro chiaro di quello che è rappresentato.”

Questa giustificazione potrebbe in parte spiegare le mancanze del film che sembra davvero mancare di alcuni nessi che potessero rendere più omogeneo il racconto.

L’uomo di neve recensione

Nel cast del film Michael Fassbender, Rebecca FergusonCharlotte GainsbourgJ.K. Simmons.

The Snowman è il nuovo film del regista de La Talpa dove protagonista è Michael Fassbender e adattamento del best seller internazionale L’uomo di neve Nesbø. Il primo promo del film mostra un’opera a metà strada tra Lasciami entrare (opera prima del regista) e La Talpa (spy-story). Tra neve, freddo e dannazione, Michael Fassbender interpreta un detective a capo di una squadra speciale che segue con poco successo le tracce di uno spietato serial killer.  Con l’aiuto di una giovane e brillante recluta, Fassbender dovrà legare assieme casi irrisolti vecchi di decenni con questo nuovo e brutale, della speranza di riuscire a smascherare il killer prima della prossima nevicata

L’uomo di neve: Carlo Lucarelli introduce il film con Michael Fassbender

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Universal Pictures International Italy ha diffuso un nuovo contenuto promozionale per L’Uomo di Neve, il nuovo film con Michael Fassbender.

Nel film Carlo Lucarelli introduce il thriller diretto da Tomas Alfredson e basato sul bestseller di Jo Nesbø.

Michael Fassbender (saga X-Men), Rebecca Ferguson (Mission: Impossible—Rogue Nation), Charlotte Gainsbourg (Independence Day: Rigenerazione), Val Kilmer (Heat – La Sfida) ed il Premio Oscar® J.K. Simmons (Whiplash) formano lo strepitoso cast de The Snowman (L’Uomo di Neve), un thriller da brivido diretto da Tomas Alfredson (Lasciami entrare, La talpa) e tratto dal bestseller mondiale di Jo Nesbø.

L’uomo di neve: nuovo trailer del film con Michael Fassbender

La trama:

Investigando sulla scomparsa di una donna, avvenuta subito dopo la prima neve d’inverno, il detective (Fassbender) a capo di una squadra speciale anticrimine teme che sia tornato a colpire un inafferrabile serial killer. Grazie all’aiuto di una brillante poliziotta appena trasferita (Ferguson), il detective si trova a riaprire casi irrisolti vecchi di decenni nella speranza di trovare indizi che li colleghino al nuovo efferato delitto e sconfiggere così una mente diabolica oltre ogni immaginazione prima della prossima nevicata.

L’uomo di neve per Scorsese

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Martin Scorsese dirigerà l’adattamento de L’uomo di neve, best seller del norvegese Jo Nesbo, settimo della

L’uomo delle castagne: Nascondino, la spiegazione del finale della serie Netflix

La seconda stagione di L’uomo delle castagne, intitolata Nascondino, si muove dentro un territorio narrativo dove il thriller investigativo diventa progressivamente uno studio sul trauma ereditato. L’indagine non è mai soltanto una ricostruzione dei fatti, ma un’esplorazione delle ferite che si sedimentano nel tempo, deformando identità e relazioni. La Danimarca che emerge non è solo uno sfondo geografico, ma un ambiente emotivo freddo e opaco, dove ogni verità sembra arrivare troppo tardi per essere davvero salvifica.

Il finale della stagione porta questa logica alle estreme conseguenze. Non c’è una semplice soluzione al caso, ma una progressiva discesa dentro una genealogia del dolore che parte da un delitto originario e si ripete come un’eco distorta attraverso le generazioni. L’identità dell’assassina, le connessioni invisibili tra le vittime e la distruzione dei legami familiari costruiscono un quadro in cui il crimine diventa linguaggio ereditato. Il risultato è un epilogo che non chiude davvero la storia, ma la sospende dentro una domanda più inquietante: quanto del male nasce davvero da una scelta individuale e quanto, invece, da ciò che viene tramandato?

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Il contesto narrativo e autoriale di L’uomo delle castagne: Nascondino, il crime nordico come archeologia del trauma

La struttura di L’uomo delle castagne si inserisce pienamente nella tradizione dello Scandinavian noir, un genere che non utilizza il delitto come semplice enigma da risolvere, ma come dispositivo per analizzare le crepe sociali e psicologiche di una comunità. La serie eredita questa impostazione dal romanzo di Søren Sveistrup e la amplifica attraverso una messa in scena che privilegia il silenzio, la sospensione e la progressiva erosione delle certezze investigative.

Il lavoro dei registi della stagione insiste su una grammatica visiva che trasforma ogni spazio in un archivio emotivo. Gli uffici dell’Agenzia per il diritto di famiglia, i luoghi dell’infanzia e le abitazioni domestiche non sono mai neutri, ma registrano tracce di relazioni spezzate, fallimenti affettivi e identità instabili. Il crime si allontana così dalla dimensione puramente procedurale per avvicinarsi a una forma di dramma esistenziale, in cui ogni personaggio è definito dalle conseguenze di ciò che ha subito prima ancora che da ciò che ha compiuto.

Dentro questo impianto, L’uomo delle castagne: Nascondino introduce una riflessione più stratificata rispetto alla stagione precedente. Il titolo stesso suggerisce un gioco infantile deformato in chiave tragica, dove il nascondimento non è più divertimento ma strategia di sopravvivenza psicologica. L’indagine diventa allora una forma di disseppellimento del passato, un tentativo costante di riportare alla luce ciò che è stato rimosso e che continua a produrre effetti nel presente.

Mikkel Boe Følsgaard in L'uomo delle castagne Nascondino
Mikkel Boe Følsgaard in L’uomo delle castagne Nascondino. Cortesia di Netflix

La spiegazione del finale di L’uomo delle castagne: Nascondino: Thea, la vendetta e il trauma che si trasforma in metodo

La rivelazione centrale del finale di L’uomo delle castagne: Nascondino sposta completamente il senso dell’indagine. L’assassina è Thea, conosciuta anche come Signe, una figura che si rivela progressivamente come punto di condensazione di una storia familiare distrutta. Il passato del padre, Thoger Staal, responsabile di un omicidio multiplo, rappresenta il trauma originario che spezza irreversibilmente la sua infanzia e disgrega la struttura familiare, portando la madre alla fuga e lasciandola sola dentro un sistema istituzionale incapace di contenere il suo dolore.

La vita adulta di Thea non interrompe questa catena, ma la rielabora in forme sempre più distorte. Il matrimonio fallito con Roy e la successiva perdita dei figli in un incidente traumatico non fanno che riattivare un dolore antico, trasformandolo in ossessione. Il lavoro all’Agenzia per il diritto di famiglia diventa il luogo in cui il trauma si struttura in metodo: ascoltare storie di separazioni, infedeltà e dissoluzione domestica non è un’attività neutra, ma un continuo processo di identificazione e proiezione.

La scoperta del coinvolgimento di Emma, figlia di Marie, rappresenta il punto di rottura definitivo. L’omicidio di Emma non nasce da un gesto improvviso, ma da una costruzione mentale in cui Thea interpreta la relazione tra Emma e Roy come un’ulteriore ripetizione del tradimento originario. La vendetta diventa così una forma di coerenza interna, un tentativo distorto di ripristinare un ordine emotivo che non è mai esistito.

Nel frattempo, l’indagine di Mark porta progressivamente alla ricostruzione della verità attraverso tracce biologiche e connessioni archivistiche. Il ritrovamento del DNA di Thoger Staal e il collegamento con l’orfanotrofio chiudono il cerchio investigativo, ma non quello emotivo. La scoperta del nascondiglio finale porta allo scontro diretto, dove la violenza non è più solo criminale ma profondamente simbolica: è il momento in cui tutte le generazioni coinvolte si scontrano dentro lo stesso nodo traumatico.

Sofie Gråbøl in L'uomo delle castagne Nascondino
Sofie Gråbøl in L’uomo delle castagne Nascondino. Cortesia di Netflix.

Il trauma come struttura narrativa: perché la nuova stagione trasforma la vendetta in eredità emotiva

Il cuore interpretativo del finale di L’uomo delle castagne: Nascondino non risiede nella rivelazione del colpevole, ma nella costruzione di una logica in cui il trauma si comporta come una struttura ereditaria. Ogni personaggio coinvolto nel caso non agisce mai in isolamento, ma come risposta deformata a una catena di eventi precedenti. Il crimine, in questa prospettiva, non è un punto di rottura ma una continuazione.

Il simbolo del “castagno” e delle figure infantili ricorrenti si inserisce perfettamente in questa lettura. L’infanzia non è mai un luogo di innocenza pura, ma uno spazio vulnerabile dove il trauma si deposita senza essere elaborato. Le ossessioni di Thea prendono forma proprio da questo vuoto originario, trasformando il passato in un dispositivo di ripetizione. Ogni vittima diventa così un frammento di una narrazione personale che non riesce più a distinguere tra realtà e proiezione.

Il tema della famiglia attraversa l’intera stagione in modo ambivalente. Da un lato è la fonte della distruzione, dall’altro rimane l’unico orizzonte possibile di ricomposizione. La scelta finale di Mark di assumere un ruolo genitoriale per Le introduce una frattura importante rispetto alla spirale di violenza precedente. Non si tratta di una risoluzione morale, ma di un tentativo di interrompere il meccanismo della ripetizione attraverso la cura.

Il crimine come linguaggio ereditato e la fine dell’idea di colpevolezza individuale

Una possibile chiave di lettura del finale di L’uomo delle castagne: Nascondino riguarda la dissoluzione progressiva del concetto tradizionale di colpevolezza individuale. Thea non appare come una figura monolitica del male, ma come il risultato di una serie di fratture sistemiche che attraversano istituzioni, famiglie e relazioni affettive. Il crimine diventa quindi una forma di linguaggio appreso, non un atto isolato.

Questa impostazione apre a una riflessione più ampia sul ruolo delle istituzioni nel contenere o amplificare il trauma. L’Agenzia per il diritto di famiglia, luogo centrale nella stagione, non è neutrale: è uno spazio in cui le storie di separazione vengono catalogate, ma non necessariamente comprese nella loro profondità emotiva. Il lavoro di Thea all’interno di questo sistema la espone continuamente a narrazioni di rottura che riattivano il suo vissuto personale.

In questa prospettiva, il finale non risolve il problema del male, ma lo redistribuisce. La morte di Thea chiude una traiettoria individuale, ma lascia intatto il sistema di condizioni che ha reso possibile la sua trasformazione. È qui che la serie si avvicina a una forma di pessimismo strutturale tipica del crime nordico, dove la soluzione del caso non coincide mai con la guarigione del mondo narrativo.

Danica Curcic in L'uomo delle castagne Nascondino
Danica Curcic in L’uomo delle castagne Nascondino. Cortesia di Netflix

Cosa significa davvero il finale di L’uomo delle castagne: Nascondino per la serie e per un’eventuale prosecuzione

Il significato ultimo del finale di L’uomo delle castagne: Nascondino si gioca su un equilibrio instabile tra chiusura e apertura. Da un lato, la morte di Thea sembra interrompere il ciclo della violenza, riportando una forma di ordine nel mondo narrativo. Dall’altro, la scelta di Mark di prendersi cura di Le introduce un nuovo asse tematico basato sulla responsabilità emotiva più che sulla giustizia.

L’idea di famiglia, in questo senso, viene completamente riscritta. Non è più un’origine biologica né un luogo di sicurezza garantita, ma un processo di costruzione attiva. La serie suggerisce che l’unico modo per interrompere la ripetizione del trauma sia intervenire nella fase della trasmissione, creando nuove forme di relazione capaci di assorbire il passato senza esserne dominate.

In ottica di un possibile seguito, il finale lascia aperta una tensione sottile. La risoluzione del caso principale non elimina la possibilità che altri traumi, simili ma non identici, possano emergere in futuro. Il mondo della serie resta strutturalmente fragile, abitato da individui che portano dentro di sé memorie non elaborate. Un eventuale proseguimento non potrebbe quindi riproporre lo stesso schema narrativo, ma dovrebbe esplorare le conseguenze di questa eredità emotiva appena riconfigurata.

Il gesto finale di Mark non chiude la storia, ma la sposta su un altro livello: quello della responsabilità quotidiana. In un universo narrativo dominato dalla perdita, la cura diventa l’unica forma possibile di resistenza.

L’uomo delle castagne, la spiegazione del finale

L’uomo delle castagne, la spiegazione del finale

L’uomo delle castagne di Netflix è un thriller poliziesco danese che segue una serie di omicidi culminando in un finale esplosivo; ecco la spiegazione del finale. La serie è stata rilasciata a fine settembre di quest’anno e ha ricevuto recensioni estremamente positive, che hanno elogiato i creatori Dorte Warnøe Hagh, David Sandreuter e Mikkel Serup per il loro adattamento di un mistero neo-noir. L’avvincente serie in streaming è basata sull’omonimo romanzo danese di Søren Sveistrup.

L’uomo delle castagne segue la detective Naia Thulin (Danica Curcic) e l’agente dell’Europol Mark Hess (Mikkel Boe Følsgaard) mentre indagano sull’omicidio di Laura Kjær (Marianne Søndergaard), sulla cui scena del crimine viene ritrovata una piccola statuetta di castagne. La statuetta di legno a forma di castagna riporta Thulin e Hess a indagare sul caso della scomparsa di Kristine (Celine Mortensen), la figlia della politica Rosa Hartung (Iben Dorner). Ciò che i detective scoprono li conduce su una pista che risale indietro nel tempo e incrimina qualcuno che si nasconde tra loro.

L’episodio finale della breve stagione rivela l’identità dell’Uomo Castagna, presenta un finale teso con cattura e rilascio, e si conclude con la giustizia che trionfa grazie a un ramo d’albero. I registi Kasper Barfoed e Mikkel Serup guidano gli spettatori attraverso una storia intricata che salta dal passato al presente e mostra diverse famiglie alle prese con un grande dolore. Gli appassionati di L’uomo delle castagne potrebbero apprezzare serie dal ritmo simile come True Detective, la cui prima stagione ha un tono analogo. Ecco la spiegazione del finale di L’uomo delle castagne, insieme alle risposte ad alcune delle domande principali che la serie ha lasciato in sospeso.

Cosa succede nel finale di L’uomo delle castagne

Il finale di stagione di L’uomo delle castagne inizia con l’irruzione dell’Europol nell’appartamento vuoto di Genz (David Dencik) dopo che Hess deduce che Genz è l’assassino. Cerca disperatamente di trovare l’assassino e, nel frattempo, Genz ispeziona un castagneto abbandonato con Thulin. Nella fattoria, Thulin scopre un dispositivo di localizzazione della polizia e delle foto delle scene del crimine dell’Uomo Castagno. Simon Genz rivela a Thulin di essere l’Uomo Castagno in una scena che richiama sottilmente il finale de Il silenzio degli innocenti. La polizia trova una foto della gemella di Genz, Astrid, insieme ad alcuni giornali tedeschi, a dimostrazione che Simon continua a tenere d’occhio la sorella e che si trova da qualche parte in Germania. Nel frattempo, Steen Hartung (Esben Dalgaard Andersen) recluta la polizia per cercare sua moglie Rosa.

Non sa che Rosa si trova al castagneto con Thulin e Genz. La donna chiede informazioni sulla figlia scomparsa e Genz, per tutta risposta, la immobilizza e la pugnala a una mano. Hess scopre l’ubicazione del castagneto e si precipita a cercare Genz, ma quando arriva, Genz lo colpisce alla testa con una chiave inglese. Come in molti thriller (sia di finzione che basati su storie vere) prima di esso, Genz decide di sottoporre Thulin, Rosa e Hess a una prova del fuoco, cospargendo la casa di benzina prima di darle fuoco. Thulin riesce a fuggire dalla casa in fiamme, ma viene subito ricatturato e spinto nell’auto di Genz. Hess aiuta a liberare Rosa e i due fuggono dalla finestra del seminterrato. Hess affronta Genz in mezzo alla strada e tenta di investirlo. Thulin afferra il volante e fa schiantare l’auto contro un albero, dove l’Uomo Castagna viene impalato da un ramo. La polizia si reca in Germania, dove trova Kristine con Astrid. Viene arrestata, Kristine viene rimandata a casa e Thulin si ricongiunge con sua figlia.

Perché Genz/Toke ha rapito Kristine?

Danica Curcic in L'uomo delle castagne
© Netflix

Genz prende di mira le madri che ritiene inadatte, quindi rapire Kristine sembra un’anomalia rispetto al suo modus operandi. La scomparsa della bambina viene indagata a fondo per tutta la serie, nonostante Linus Bekker (Elliot Crosset Hove) confessi falsamente l’omicidio della piccola. In realtà, Genz rapisce Kristine per puro rancore nei confronti di Rosa. Quando lui e Astrid vivono per un breve periodo con la famiglia affidataria di Rosa, lei inizia a sentirsi insicura a causa della loro presenza. Mente alla sua famiglia, affermando che lui l’ha ferita. Di conseguenza, Toke/Genz e Astrid vengono mandati dalla famiglia Ørum, dove subiscono abusi sessuali. Genz attribuisce la sua terribile e tragica situazione a Rosa e, di conseguenza, rapisce sua figlia quando ne ha l’occasione.

Come fa Linus Bekker a conoscere l’Uomo Castagna?

Linus Bekker fornisce una testimonianza convincente del presunto omicidio di Kristine, ma non può dire alla polizia dove si trova il corpo. La serie crime di Netflix usa abilmente Bekker come depistaggio fino al momento in cui rivela di non aver ucciso Kristine, ma di sapere chi è l’Uomo Castagna e si rifiuta di svelarne l’identità. Quindi, come fa Bekker a conoscere l’Uomo Castagna? Sfortunatamente, il legame tra Bekker e Genz non viene mai esplicitamente rivelato. Forse Genz incontra Bekker mentre è in custodia e viene attratto dalla sua lealtà. Bekker si compiace dei crimini di Genz ed esprime un senso di “onore” per aver preso parte al regno del terrore dell’assassino. Lo strano uomo potrebbe essere un personaggio chiave in una seconda stagione, forse come un emulatore che si ispira all’Uomo Castagna.

Genz/Toke ha ucciso i suoi genitori adottivi?

Danica Curcic in L'uomo delle castagne
© Netflix

I temi dell’abuso sui minori e delle famiglie affidatarie, temi presenti anche nella serie sequel di Showtime Dexter, Dexter: New Blood, sono onnipresenti in L’uomo delle castagne. Quando Marius Larsen si imbatte nella sanguinosa scena del delitto nel 1987 nella casa degli Ørum, solo Astrid e Toke sono ancora vivi. Un aggressore sconosciuto uccide Marius e la scena si conclude. Dato che la famiglia infliggeva a Toke e Astrid abusi deplorevoli, è molto probabile che Toke abbia ucciso i suoi genitori adottivi. Il ragazzo alla fine si trasforma in uno psicopatico, ma non c’è nulla che suggerisca che non lo fosse già. Considerando che Toke e Astrid sono gli unici due sopravvissuti nella casa degli Ørum, è plausibile che Toke uccida Marius per paura che scopra i suoi primi efferati omicidi.

Perché Astrid è stata coinvolta?

Similmente alla dinamica Dexter/Deb in Dexter, Astrid decide di tenere nascosti i crimini del fratello. Di conseguenza, tiene Kristine lontana da lui e la sua controparte adulta appare solo in due episodi della serie. Considerando che Astrid non è una psicopatica né nutre rancore come suo fratello, qual è la sua motivazione per aver preso Kristine prigioniera? Astrid tiene Kristine perché teme l’ira del fratello. Arriva persino a dire alla polizia di fare del suo meglio per prendersi cura della ragazza, proteggendola persino da Toke/Genz. Forse Astrid prova compassione per Kristine e per il fatto che sia rimasta coinvolta nei piani omicidi del gemello. In ogni caso, il finale di serie chiarisce che Astrid teme profondamente suo fratello.

Thulin finalmente può stare con sua figlia (e forse con Hess)

Ogni buona serie televisiva ha bisogno di una dinamica alla Mulder e Scully, con il classico dilemma “si metteranno insieme o no?”. Il rapporto tra Thulin e Hess si evolve gradualmente in qualcosa di tangibilmente più profondo di una semplice amicizia, mentre risolvono il caso insieme. Allo stesso tempo, una parte importante della storia di Naia Thulin ruota attorno al suo rapporto con la figlia. Thulin cerca un nuovo lavoro nel settore dei crimini informatici per poter trascorrere più tempo con la bambina, sentendosi in colpa per le troppe ore che passa al lavoro. La prova più evidente della nascente relazione tra Hess e Thulin arriva quando Le (Liva Forsberg) confessa alla madre di aver aggiunto Hess al suo albero genealogico. Invece di protestare, come aveva fatto in precedenza con il suo fidanzato occasionale, lascia che Hess rimanga lì.

Il vero significato del finale di L’uomo delle castagne

Sulla scia di film come Il gioco di Gerald, uno dei temi principali di L’uomo delle castagne è l’abuso sui minori e il dolore per la perdita. Diverse famiglie della zona si macchiano di abusi fisici e sessuali sui propri figli, una situazione che rasenta la vera e propria epidemia. L’assassino prende di mira le madri inadatte, a causa degli abusi subiti in passato dai suoi genitori adottivi. Inoltre, mette in discussione l’istinto materno di Naia, in particolare le sue frequenti assenze e le conseguenze che queste hanno su Le. Questa convinzione la tormenta profondamente, e il senso di colpa che ne deriva è uno dei principali tormenti del suo personaggio.

Chiunque apprezzi L’uomo delle castagne dovrebbe dedicare del tempo anche ad altre popolari serie crime di Netflix come Criminal, Bordertown e Peaky Blinders. Questo thriller poliziesco, adattato da un romanzo, trascina il pubblico in un percorso strano e inquietante, culminando in un finale a sorpresa che lascerà gli spettatori a bocca aperta. Non si sa ancora se ci sarà una seconda stagione. Probabilmente non ci sarà, dato che il libro da cui è tratto è un’opera autoconclusiva. Se ci sarà una seconda stagione di L’uomo delle castagne, speriamo che sia altrettanto avvincente della prima.

L’uomo delfino, il documentario al cinema 5, 6 e 7 ottobre

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L’uomo delfino, il documentario al cinema 5, 6 e 7 ottobre

L’uomo delfino, il documentario diretto dal regista greco Lefteris Charitos, che ripercorre la straordinaria storia di Jacques Mayol, leggendario campione di immersione che rivoluzionò il mondo dell’apnea con record di immersione di oltre 100 metri di profondità, la cui vita è stata fonte d’ispirazione per il film culto Le Grand Bleu di Luc Besson, arriva nelle sale italiane il 5, 6 e 7 ottobre con Wanted Cinema.

Narrato da Jean-Marc Barr, l’attore che ha interpretato il ruolo di Mayol nel film di Besson, il documentario rivela il ritratto di un uomo che è riuscito a superare i limiti del corpo umano e della mente, per scoprire la più profonda affinità tra gli esseri umani e il mare e lo fa grazie alle preziose testimonianze dei più stretti amici, collaboratori e familiari dell’apneista, tra cui i suoi figli Dottie e Jean-Jacques e i campioni mondiali di tuffi liberi Umberto Pelizzari, William Trubridge e Mehgan Heaney-Grier.

L’uomo Delfino – ha spiegato il regista – racconta la storia di un uomo carismatico che ha diviso la sua vita tra terra e acqua, portando consapevolezza sulla nostra affinità con il mondo acquatico. Atleta, filosofo e avventuriero, Jacques Mayol ha viaggiato in tutto il mondo, dal Mediterraneo al Giappone, dall’India alle Bahamas, divulgando una visione olistica dell’esperienza umana che si basa sul bisogno di riconnettersi con la natura. Il film tratta questioni essenziali dell’esistenza umana: la morte, i limiti del corpo, il ritorno alla natura, le trappole dell’ambizione personale e della fama, l’equilibrio del corpo e dell’anima attraverso la meditazione. Questi sono i temi dominanti della vita di Mayol e che guidano la narrativa del film.

L’uomo del labirinto: trailer del nuovo film di Donato Carrisi

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L’uomo del labirinto: trailer del nuovo film di Donato Carrisi

Medusa ha diffuso il trailer ufficiale di L’uomo del labirinto, l’atteso nuovo film di Donato Carrisi con Toni Servillo, Valentina Bellè e Dustin Hoffman dal 30 ottobre nei cinema italiani.

Il film è una produzione GAVILA e COLORADO FILM in collaborazione con Medusa Film

L’uomo del labirinto, la trama

«Questo è un gioco, vero?» Samantha Andretti è stata rapita una mattina d’inverno mentre andava a scuola. Quindici anni dopo, si risveglia in una stanza d’ospedale senza ricordare dove è stata né cosa le è accaduto in tutto quel tempo.  Accanto a lei c’è un «profiler», il dottor Green: sostiene che l’aiuterà a recuperare la memoria e che insieme cattureranno il mostro. Ma l’avverte che la caccia non avverrà là fuori, nel mondo reale. Bensì nella sua mente.

«Questo è un gioco, vero?» ripete, dubbiosa, la ragazza.

Bruno Genko è un investigatore privato. Quindici anni prima è stato ingaggiato dai genitori di Samantha per ritrovare la figlia. Adesso che la ragazza è riapparsa, sente di avere un debito con lei e proverà a catturare l’uomo senza volto che l’ha rapita. Ma quella di Genko è anche una lotta contro il tempo. Perché un medico gli ha detto che gli restano due mesi di vita. E, per uno scherzo del destino, quei due mesi sono scaduti proprio nel giorno in cui Samantha è tornata indietro dal buio.

Chi giungerà prima alla verità: l’investigatore o il profiler?… Ma siamo sicuri che, alla fine di tutto, ci sia un’unica verità? Perché questa non è un’indagine come le altre… Qualcuno ha un segreto, qualcuno sta mentendo. E da qualche parte, là fuori, c’è un labirinto pieno di porte. E dietro ognuna si nasconde un enigma, un inganno.

In questo gioco nella mente dello spettatore, il labirinto di cui sei prigioniero è già dentro di te.

L’uomo del labirinto: Dustin Hoffman e Toni Servillo nella prima foto

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Come molto di voi sapranno sono iniziate le riprese di L’uomo del labirinto, il nuovo film di Donato Carrisi tratto dal suo omonimo romanzo. Ebbene oggi arriva anche la prima foto ufficiale dal set del film che vede protagonisti due attori del calibro di Dustin Hoffman e Toni Servillo. La produzione è attualmente attiva sui set di Cinecittà Studios, dove sono stati ricostruiti tutti gli ambienti e proseguirà per circa sette settimane. Lo studio è particolarmente attivo, infatti sul set c’è anche Paolo Sorrentino con The Young Pope 2.

L’uomo del labirinto è la seconda opera di Donato Carrisi, vincitore del David di Donatello come regista esordiente per La Ragazza nella Nebbia, successo al botteghino nell’autunno 2017 e venduto in 25 paesi. Anche per questa nuova opera cinematografica, Donato Carrisi firma sia la regia che la sceneggiatura. L’uomo del labirinto è una produzione Gavila, con la produzione esecutiva di Colorado Film.

Il romanzo

Una ragazza scomparsa e ritrovata. Un uomo senza più nulla da perdere. La caccia al mostro è iniziata. Dentro la tua mente.L’ondata di caldo anomala travolge ogni cosa, costringendo tutti a invertire i ritmi di vita: soltanto durante le ore di buio è possibile lavorare, muoversi, sopravvivere. Ed è proprio nel cuore della notte che Samantha riemerge dalle tenebre che l’avevano inghiottita. Tredicenne rapita e a lungo tenuta prigioniera, Sam ora è improvvisamente libera e, traumatizzata e ferita, è ricoverata in una stanza d’ospedale.

Accanto a lei, il dottor Green, un profiler fuori dal comune. Green infatti non va a caccia di mostri nel mondo esterno, bensì nella mente delle vittime. Perché è dentro i ricordi di Sam che si celano gli indizi in grado di condurre alla cattura del suo carceriere: l’Uomo del Labirinto. Ma il dottor Green non è l’unico a inseguire il mostro. Là fuori c’è anche Bruno Genko, un investigatore privato con un insospettabile talento. Quello di Samantha potrebbe essere l’ultimo caso di cui Bruno si occupa, perché non gli resta molto da vivere. Anzi: il suo tempo è già scaduto, e ogni giorno che passa Bruno si domanda quale sia il senso di quella sua vita regalata, o forse soltanto presa a prestito. Ma uno scopo c’è: risolvere un ultimo mistero. La scomparsa di Samantha Andretti è un suo vecchio caso, un incarico che ­Bruno non ha mai portato a termine… E questa è l’occasione di rimediare. No­no­stante sia trascorso tanto tempo. Perché quello che Samantha non sa è che il suo rapimento non è avvenuto pochi mesi prima, come lei crede. L’Uomo del Labirinto l’ha tenuta prigioniera per quindici lunghi anni. E ora è scomparso.

L’Uomo del Labirinto: clip in esclusiva con Dustin Hoffman

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L’Uomo del Labirinto: clip in esclusiva con Dustin Hoffman

Ecco una clip in esclusiva per Cinefilos.it de L’Uomo del Labirinto, il nuovo film di Donato Carrisi dal 30 ottobre al cinema. Nel cast del film Dustin Hoffman e Toni Servillo.

https://www.facebook.com/cinefilos.it/videos/465851880696932/

Sinossi ufficiale de L’Uomo del Labirinto

«Questo è un gioco, vero?» Samantha Andretti è stata rapita una mattina d’inverno mentre andava a scuola. Quindici anni dopo, si risveglia in una stanza d’ospedale senza ricordare dove è stata né cosa le è accaduto in tutto quel tempo.  Accanto a lei c’è un «profiler», il dottor Green: sostiene che l’aiuterà a recuperare la memoria e che insieme cattureranno il mostro. Ma l’avverte che la caccia non avverrà là fuori, nel mondo reale. Bensì nella sua mente.

«Questo è un gioco, vero?» ripete, dubbiosa, la ragazza. Bruno Genko è un investigatore privato. Quindici anni prima è stato ingaggiato dai genitori di Samantha per ritrovare la figlia. Adesso che la ragazza è riapparsa, sente di avere un debito con lei e proverà a catturare l’uomo senza volto che l’ha rapita. Ma quella di Genko è anche una lotta contro il tempo. Perché un medico gli ha detto che gli restano due mesi di vita. E, per uno scherzo del destino, quei due mesi sono scaduti proprio nel giorno in cui Samantha è tornata indietro dal buio.

Chi giungerà prima alla verità: l’investigatore o il profiler?… Ma siamo sicuri che, alla fine di tutto, ci sia un’unica verità? Perché questa non è un’indagine come le altre… Qualcuno ha un segreto, qualcuno sta mentendo. E da qualche parte, là fuori, c’è un labirinto pieno di porte. E dietro ognuna si nasconde un enigma, un inganno.

In questo gioco nella mente dello spettatore, il labirinto di cui sei prigioniero è già dentro di te.

Donato Carrisi presenta L’uomo del labirinto