Lo sceneggiatore e regista di
John Wick, Chad Stahelski, rivela se l’assassino
interpretato da Keanu Reeves apparirà nello spin-off di Caine
con Donnie Yen. Presentato in John Wick:
Capitolo 4, Caine è un assassino altamente qualificato che
è stato costretto da Vincent Bisset de Gramont a uccidere il suo
vecchio amico John
Wick. Nelle scene post-crediti, Caine è stato attaccato dalla
figlia di Koji Shimazu, Akira Shimazu, mentre si recava a trovare
sua figlia. Il progetto è stato confermato in fase di sviluppo
nell’estate del 2024 e dovrebbe entrare in produzione entro la fine
dell’anno.
In un’intervista con The Hollywood Reporter, Stahelski ha rivelato se Baba
Yaga apparirà nel film. Il creatore della serie ha confermato che
John Wick non sarà presente nello spin-off su Caine. Ha
inoltre spiegato che, essendo il progetto “un omaggio ai film di
kung fu”, concentrarsi sul personaggio di Yen e sul suo mondo
permetterà loro di rimanere fedeli al sottogenere. Leggi il suo
commento qui sotto:
Lo spin-off con Donny Yen non
avrà il personaggio di John Wick. Ci sarà Donny Yen ed è un omaggio
ai film di kung fu. Se John Wick 1 era incentrato su Charles
Bronson e Lee Marvin, questo è incentrato su Chow Yun-fat, John Woo
e Wong Kar-wai. Quindi penso che sia un po’ più facile da far
capire al pubblico perché è un sottogenere che amiamo.
Cosa significa questo per lo
spin-off di Caine
Lo spin-off di Caine si
distingue facilmente dagli altri film di John Wick
Il finale di John Wick: Chapter 4prepara
essenzialmente il terreno per lo spin-off Caine. In precedenza era
stato confermato che Rina Sawayama avrebbe ripreso il ruolo di
Akira nel prossimo film che esplora il loro scontro dopo gli eventi
del quarto capitolo, in cui Caine ha ucciso il padre di Akira, che
ha scelto di combattere nonostante Caine gli avesse offerto una via
d’uscita. Stahelski, che è il produttore dello spin-off, fa luce
sugli stili di combattimento del progetto, chiarendo che il film di
Yen sarà molto diverso dai precedentifilm di John
Wick.
L’assassino interpretato da Reeves
era presumibilmente morto alla fine del Capitolo 4. Con
John Wick 5 che prende una nuova direzione e racconta una
storia diversa, lontana dall’Alto Consiglio, questo potrebbe
spiegare perché lo spin-off Cainenon vede la sua
partecipazione. È anche possibile cheil prossimo
spin-off sia ambientato in un luogo molto diverso dal
sequel.
Il regista di John Wick
4, Chad Stahelski, ha
recentemente rivelato, nel corso di un’intervista con Comic Book Movie, di star
facendo pressioni sull’Academy of Motion Picture Arts and Sciences
per introdurre una categoria per i Migliori Stunt agli Oscar.
“”Abbiamo incontrato dei membri dell’Academy e parlato
realmente dell’argomento. Se devo essere onesto è stato
incredibilmente positivo e formativo. Penso, per la prima volta,
che si siano compiuti dei passi in avanti verso la realizzazione di
questo progetto“.
“Penso che sia qualcosa che può
accadere ai prossimi Oscar o a quelli dopo o al massimo nei
prossimi tre o quattro anni“. – ha continuato poi Stahelski –
“Penso che ci siano molte parti funzionanti, ma c’è anche da
considerare altri aspetti. Ad esempio, ‘okay, sono l’Accademy, sei
venuto da me e hai detto che avremmo dovuto inserire gli Stunt agli
Oscar, e io sono d’accordo con te. Grande. Come lo facciamo? Come
selezioniamo la migliore acrobazia? A chi lo diamo? Presto, quali
sono le tue risposte?’“.
“Non abbiamo avuto veri discorsi
su come determinare cosa premiare, ad esempio, per il miglio Stunt?
È la migliore coreografia? La migliore sequenza d’azione? Il
miglior gruppo di stunt? Lo riceve il coordinatore degli stunt? Chi
gira la scena? Il coreografo di arti marziali? Chi ha coreografato
la lotta? La controfigura? Il regista della seconda unità? Il
montatore? Chi riceve il premio? Tutte queste sono domande
grandiose che devono essere affrontate da individui intelligenti da
entrambi i lati, dalla comunità degli stunt e dall’Academy”,
ha poi spiegato il regista.
“L’Academy vuole gli Stunt agli
Oscar. Succederà. Si tratta di come farlo nel modo più equo e
ponderato possibile. Vogliamo che questo abbia un impatto
sull’industria e sul mondo, vogliamo farlo con classe, vogliamo
farlo bene, vogliamo farlo in modo intelligente, e questo richiede
solo un po’ di tempo e le persone giuste nella stanza per
parlarne“, ha poi concluso il regista. Discorsi complessi
dunque, che stanno però avvenendo e potrebbero portare nel giro dei
prossimi anni all’introduzione della tanto attesa categoria
dedicata agli Stunt.
Troy Duffy, regista
dell’acclamato Boondock Saints, tornerà finalmente
alla regia dopo quasi un decennio dal suo ultimo progetto. Negli
anni ’90 Boondock Saints ricevette una caldissima
accoglienza da parte di pubblico e critica, sebbene fosse un film
indipendente mal distribuito. La storia dei due fratelli vigilanti
di Boston (Sean Patrick Flanery e Norman Reedus) catturò
l’immaginazione di moltissimi fan, divenendo infine un film
cult.
Quattro anni dopo,
Duffy fu il soggetto di un documentario chiamato
Overnight, che narrava del successo e fallimento
del regista. Nel 2009, Duffy diresse
Boondock Saints 2: Il giorno di Ognissanti, che
però non ottenne il successo sperato e fu detestato dalla critica.
Finalmente ora, dopo otto anni, il regista ha deciso di tornare
dietro la cinepresa.
Troy Duffy dirigerò
un film intitolato The Blood Spoon Council, come
confermato da un comunicato stampa diffuso dal produttore
Oceanside Media, azienda australiana fondata dal
produttore Scott Clayton. Il film, scritto da
Duffy e il giovane Criss
Lassiter, è stato descritto come un ‘agghiacciante
thriller psicologico’ in cui il Consiglio del Cucchiaio del Sangue,
un gruppo di vigilanti, andrà alla caccia di serial killer. Secondo
la descrizione della trama:
“L’FBI incarica un giovane
profiler per entrare nella testa del leader del gruppo. Ma le loro
indagini vengono ostacolate quando il ragazzo comincia ad avere a
che fare con un gioco segreto di guardie e ladri voluto da una
mente come non se ne sono mai viste prima.”
Il comunicato stampa non specifica
nulla riguardo al cast ma fa menzione dei futuri progetti di
Troy Duffy, tra cui Rock ‘Em Sock ‘Em and
Black Ghost, un film d’azione estrema. Nel comunicato
viene anche menzionato un terzo film della saga di Boondock
Saints così come un reboot televisivo della serie,
annunciato all’inizio del 2017.
Ancora non è stata rilasciata una
data di uscita per The Blood Spoon Council.
Arriverà nelle sale italiane dal 17
agosto il nuovo film DC Blue Beetle, incentrato su
un ragazzo che viene scelto per diventare un ospite simbiotico
dello Scarabeo, un’antica reliquia biotecnologica aliena che gli
garantisce una potente armatura esoscheletrica, trasformandolo nel
supereroe Blue Beetle. Il film è diretto dal regista Angel
Manuel Soto, il quale però ha recentemente raccontato di
aver inizialmente avuto il desiderio di realizzare una origin story
dedicata al personaggio Bane.
Intervistato da Den of Geek, il regista ha
dunque spiegato cosa è successo quando ha ricevuto per la prima
volta la chiamata per lavorare con DC. “Volevo presentare delle
idee, e una di queste era la storia delle origini di Bane“, ha
detto Soto. “Ho sempre pensato che ci fosse qualcosa di
interessante nell’esplorare la sua realtà e come nasce un
personaggio del genere“. Tuttavia, la conversazione è andata
in un modo diverso e la Warner Bros. ha detto: “C’è questo
personaggio che stiamo sviluppando da un paio d’anni. Il Blue
Beetle, un supereroe latino“. Il resto, come si suol dire, è
storia.
Bane, come noto, è già stato portato
al cinema, anche se i due film in questioni non hanno
effettivamente proposto la storia delle sue origini. La prima
apparizione risale al film Batman & Robin, dove
però è rappresentato come un forzuto senza cervello, incapace di
parlare. Una versione più apprezzata del personaggio è poi apparsa
in Il cavaliere oscuro – Il
ritorno, dove ad interpretare un Bane molto più
intelligente e pericoloso vi è l’attore Tom Hardy. Deve
dunque ancora esserci un film esclusivamente incentrato sulla
storia delle origini di questo famoso supercriminale di Batman e
chissà che proprio Soto non avrà occasione di realizzarlo in futuro
nel nuovo DC
Universe.
Cosa sappiamo su Blue Beetle?
Blue Beetle è un personaggio
immaginario dei fumetti; venne pubblicato negli Stati Uniti
d’America da diverse case editrici a partire dal 1940. Tale
supereroe ha avuto nel tempo diversi alter ego. Kord “è saltato”
nell’universo DC Comics durante Cisis on Infinite
Earths insieme a un certo numero di altri
personaggi di Charlton Comics. Il secondo Blue Beetle in
seguito ha recitato nel suo fumetto di 24 numeri. Kord non ha
mai avuto superpoteri, ma ha usato la scienza per creare vari
dispositivi che lo aiutassero a combattere il crimine.
È diventato un membro
della Justice League of America ed è stato
successivamente ucciso durante il crossover Infinite
Crisis della DC Comics. Soto (“Charm City
Kings”, “The Farm”) dirige da una sceneggiatura di
Gareth Dunnet-Alcocer (“Miss Bala”),
basata sui personaggi DC. Al fianco di Xolo
Maridueña (“Cobra Kai”) troviamo Adriana
Barraza(“Rambo: Last Blood”, “Thor”) nel ruolo
della nonna di Jaime, Nana, Damían Alcázar
(“Narcos”, “Narcos: Mexico”) in quello di suo padre,
Elpidia Carrillo (“Mayans M.C.”, la saga
di “Predator”) nel ruolo della madre, Bruna
Marquezine (“Maldivas”, “God Save the King”) in
quello di Jenny Kord, Raoul Max Trujillo (i film
di “Sicario”,“Mayans M.C.”) come Carapax. I
Il Premio Oscar
Susan Sarandon (“Monarch”, “Dead Man
Walking”) come Victoria Kord e George Lopez
(le saghe di “Rio” e “I Puffi”) nel ruolo di suo
zio Rudy. Nel cast anche Belissa Escobedo
(“American Horror Stories”, “Hocus Pocus 2”) nel ruolo
della sorella di Jaime, Milagro, e Harvey Guillén
(“What We Do in the Shadows”) che interpreta il Dott.
Sanchez. Blue Beetle sarà disponibile nelle sale italiane
a partire dal 17 agosto 2023 distribuito da Warner Bros.
Pictures.
Come ormai noto, la Fase 4 del
Marvel Cinematic Universe
è stata caratterizzata da alti e bassi, generando non poca
confusione tra i fan. La Fase 5, con
Ant-Man and the Wasp:
Quantumania, non ha migliorato le cose, complicando
ulteriormente la situazione e il futuro della Multiverse
Saga. Ora, il co-regista di Avengers: Endgame, Joe
Russo, ha però chiesto ai fan di essere pazienti con la
Marvel e con la Fase 5 del Marvel Cinematic Universe. “Non c’è
nessuno più bravo a raccontare storie del presidente dei Marvel
Studios Kevin Feige in questo momento. Se hai intenzione
di scommettere su qualcuno, scommetti su di lui“, ha detto il
regista nel corso di un’intervista.
“Penso che il tipo di storia che
si è svolto nelle fasi su cui abbiamo lavorato fosse un tipo di
storia molto specifico che si è concluso in quelle fasi e ora è il
momento di una nuova storia, e penso che questa sia la direzione
che la Marvel sta prendendo Ti stanno raccontando una storia molto
diversa, una storia molto nuova e penso che il pubblico debba solo
essere paziente con il reindirizzamento perché non puoi continuare
a raccontare la stessa storia più e più volte o perdi il
pubblico“. Per Russo, dunque, si tratta solo di avere
pazienza, con il quadro generale di questo nuovo racconto che sarà
presto chiaro.
Joe Russo ha poi continuato,
affermando: “penso che stiano prendendo delle oscillazioni
molto grandi e stanno giocando con il tono e stanno sostenendo la
diversità tanto quanto chiunque nello spazio narrativo in questo
momento e tutte queste cose sono enormi vittorie per grandi-
narrazione su scala.” I commenti di Joe Russo arrivano dopo
che i fan, come anticipato, hanno espresso preoccupazione per il
fatto che l’MCU sia diminuito di qualità dopo la conclusione della
Infinity Saga.
Diversi titoli della Fase 4, tra cui Eternals e Thor: Love and Thunder, hanno
ricevuto recensioni contrastanti da parte della critica e hanno
avuto prestazioni inferiori alle aspettative al botteghino.
Le attenzioni sono ora tutte puntate
su Guardiani della Galassia
Vol. 3 in arrivo al cinema il 3
maggio, il quale avrà il compito di risollevare un po’ gli
animi. I due precedenti film diretti da James
Gunn sono tra i più apprezzati dai fan e le
aspettative sono molto alte anche per questo nuovo capitolo, che se
da una parte concluderà le avventure dei Guardiani, dall’altra
introdurrà nuovi personaggi, che potrebbero rivelarsi decisivi per
il futuro dell’MCU. In generale, volendo credere alle parole di Joe
Russo, non resta che attendere e vedere cosa accadrà nel corso di
questa Fase 5, decisamente decisiva in vista del gran finale della
Fase 6.
Attraverso il suo profilo via
Twitter, ha informato i suoi fan di essere sceso sul fondale marino
più profondo al mondo, la Fossa delle Marianne. Si tratta di
una profondità di due chilometri superiore all’altezza del monte
Everest.
Anche se il nome di John
Musker non suona immediatamente familiare a molti, si
tratta di colui che ha scritto e diretto film Disney iconici come
Basil L’Investigatopo, La
sirenetta, Aladdin,
Hercules, Il pianeta del tesoro,
La principessa e il ranocchio e
Oceania.
Tuttavia, nonostante il suo lungo
rapporto di lavoro con La Casa di Topolino, il regista si è ora
scagliato contro le recenti offerte dello studio. Come molti fan,
Musker crede che la Disney debba ridimensionare il messaggio
politico nei suoi film, qualcosa che persino il CEO della Disney,
Bob Iger, condivide, suggerendo che l’impegno
“politico” di questi film passerà in secondo piano andando
avanti.
“Penso che debbano fare una
correzione di rotta in termini di messa in secondo piano del
messaggio, dietro l’intrattenimento, una storia avvincente e
personaggi coinvolgenti”, ha detto all’outlet spagnolo El País
(via Toonado.com). “I classici
film Disney non iniziavano cercando di trasmettere un messaggio.
Volevano che tu fossi coinvolto nei personaggi, nella storia e nel
mondo, e penso che questo sia ancora il nocciolo della
questione”, ha continuato Musker. “Non devi escludere i
tuoi obiettivi, ma devi prima creare personaggi con cui simpatizzi
e che siano avvincenti.”
Insieme a Ron
Clements, Musker è stato fondamentale nella realizzazione
dei film sopra elencati e, in La principessa e il
ranocchio, ha introdotto la prima principessa nera della
Disney in Tiana. All’epoca c’erano le tipiche lamentele razziste a
riguardo alle quali Musker rispose: “Non stavamo cercando di
essere svegliati, anche se capisco le critiche”. Per quanto
riguarda i remake live-action della Disney dei suoi classici
cartoni animati, ha aggiunto: “Le aziende si comportano sempre
così, ‘Come possiamo ridurre i nostri rischi? Ai consumatori piace
questo film, giusto? Lo rifaremo in forma diversa e glielo
venderemo in un attimo.’ Oppure pensano: ‘Beh, potremmo
migliorarlo.'”
Lo Studio non smetterà di
confrontarsi con critiche e adeguamenti, ma una rinnovata
attenzione alla qualità della storia invece che al “messaggio”
forzatamente veicolato può essere certamente un buon punto di
partenza per il futuro.
Allo Star
Wars Celebration tenutosi a Londra, il capo della
Lucasfilm Kathleen Kennedy ha annunciato tre nuovi lungometraggi
di Star Wars, per la regia di
James Mangold, Sharmeen
Obaid-Chinoy e Dave Filoni. Quello di
quest’ultimo si presenta, ad ora, come il progetto più intrigante
tra i tre. Filoni, si potrebbe sostenere, ha negli ultimi anni
lavorato quasi quanto il creatore del franchising George
Lucas nel plasmare il nuovo l’universo di Star Wars. Egli
è il produttore e regista dietro il grande successo The
Mandalorian e delle serie animate The
Clone Wars, Star Wars:
Rebels e Star Wars: The Bad
Batch.
Il progetto di lungometraggio da lui
diretto si concentrerà ora sulla Nuova Repubblica e “chiuderà” le
storie interconnesse che vengono raccontate in queste serie, ma
anche in The Book of Boba Fette
Ahsoka. Un progetto dunque
particolarmente ambizioso, nel quale confluiranno più storie per un
epico gran finale. Molto probabile dunque che tra i protagonisti
ritroveremo anche il Mandaloriano Din Djarin di
Pedro Pascal e il tenero
Grogu. Filoni ha poi confermato che sarà coinvolto
nel processo di scrittura, anche se non può dire quando inizieranno
le riprese. Quando gli è stato chiesto cosa poteva dire sulla
storia, ha però offerto le seguenti informazioni:
“Il modo in cui l’ho descritto è
che se sei cresciuto nei miei stessi anni sei consapevole dell’era
post-Ritorno dello Jedi. La Nuova Repubblica non è una nuova idea.
Non è qualcosa che The Mandalorian ha creato. È una vecchia
idea, in circolazione da molto tempo. Ci sono solo cose in Star
Wars che tutti noi sembriamo sapere se ci lavoriamo da molto tempo.
Ci sono state storie raccontate storie nell’arco di 30 anni che si
sono concluse con la nuova trilogia. Ma c’è un grande intervallo di
tempo ancora da esplorare“, ha affermato Filoni.
“Le cose non vanno così bene
quando iniziamo Il risveglio della forza. Quindi Jon [Favreau] e io
abbiamo guardato a quel periodo di tempo, e quando ha saputo che
voleva The Mandalorian in esso, una delle cose che gli ho detto
all’inizio è stata: “Beh, ho questo epilogo in Star Wars: Rebels
che ha a che fare con quel periodo di tempo”, che avete visto alla
fine con Sabina e Ahsoka che se ne vanno. Quindi, molti di questi fili
iniziano a riunirsi, e poi ho guardato al corpus più ampio di
lavoro che è stato fatto e ciò che è rilevante, e ne emergerà una
storia“.
Molte delle storie proposte nel
corso degli anni da Filoni troveranno dunque compimento con questo
annunciato film, attualmente ancora senza titolo. L’ambientazione,
però, sembra essere confermata per quel periodo di tempo che va da
Il ritorno dello Jedi a Il risveglio della forza,
circa trent’anni poco esplorati durante i quali la Nuova Repubblica
ha ristabilito la pace nella galassia, con le forze del male pronte
però a riprendere il potere con quello che poi si rivelerà essere
il Primo Ordine. Non resta ora che attendere maggiori informazioni
rispetto a questo progetto di Filoni come anche una data di uscita
ufficiale.
È stato presentato ieri
alla stampa romana l’esordio alla regia nel lungometraggio di
finzione del regista Bruno Oliviero, apprezzato autore di numerosi
documentari su Napoli, sua città natale, e Milano, dove vive e dove
ha scelto di ambientare questo La variabile umana,
la cui presentazione ufficiale si terrà al Festival di Locarno il
prossimo 9 agosto, mentre l’uscita nelle sale è prevista per il 29
agosto. Assieme a lui hanno preso parte all’evento i produttori
Lionello Cerri di Lumière e Gabriella Manfrè di Invisibile
Film.
Parlando di questo giallo e del suo
protagonista, un ispettore burbero e introverso, alle prese con un
omicidio e con un rapporto tutto da recuperare con la figlia
adolescente, interpretato da Silvio Orlando, Oliviero afferma che
l’ispirazione “viene da certa letteratura americana degli anni
’30, da autori come Chandler”, l’idea era quella di “un uomo
che rappresentasse la legge, che fosse un po’ deluso rispetto alla
sua carriera, richiamato da un fatto personale a ripensare il suo
ruolo di uomo pubblico”.
Quanto hanno pesato le vicende
d’attualità sul ritratto di Milano presente nel film?
Bruno Oliviero: “La prima idea
del film è stata concepita prima delle notizie d’attualità.
Evidentemente, per me che ho fatto documentari (…) e vivo a Milano
da dieci anni, sentire il clima di un luogo è una delle mie
prerogative. Le notizie di cronaca ci hanno piuttosto
disturbato”, e ammette: “Questa ossessione di noi italiani
per Berlusconi ha un po’ pesato sulla successiva costruzione del
film. Ma soprattutto abbiamo osservato a lungo il clima che si
viveva a Milano prima degli eventi di cronaca. Milano è una città
che anticipa, nel bene e nel male, l’andamento dell’Italia negli
ultimi anni, (…) è un generatore di miti”.
Ti sei sentito più libero di
raccontare la realtà attraverso la finzione, rispetto al tuo
precedente lavoro di documentarista? Quanto ha contato il messaggio
sociale?
B. O.: “Ho cercato di raccontare
questa piccola storia, che toccava la nostra società, essendo più
preciso possibile nel racconto della città”. “La città
doveva essere, ed è, un personaggio del film. È un po’ come la
ragazza protagonista: è vilipesa, ma non ha responsabilità sue
proprie”. “Mi sono sentito più libero che nel documentario
ed ho scelto di passare da questo alla finzione per poter
affrontare tutta la parte intima senza rischiare di essere
voyeuristico, come accade quando lo si fa col documentario, dove si
approfitta di vite reali. Qui ho potuto prendere pezzi di vite
reali, o presunte tali, e offrire un racconto più approfondito. Il
documentario, invece, deve rimanere sempre un passo indietro per
essere rispettoso dei personaggi che rappresenta”.
Come ha scelto Silvio Orlando e
Alice Raffaelli (di cui vediamo solo per un attimo la bellezza da
donna, mentre si è scelto di omettere ogni aspetto pruriginoso dal
punto di vista sessuale)?
B. O.: “Silvio Orlando c’è
sembrato la scelta giusta, perché eccentrica rispetto ai ruoli che
aveva già interpretato, rispetto al personaggio di Monaco, che non
doveva riscuotere nessuna simpatia, mentre Orlando generalmente
riscuote molta simpatia. In ogni opera prima si fanno delle
scommesse, questa era una delle nostre, che mi sembra sia stata
vinta”. Riguardo alla scelta di Alice, mix di bellezza
adulta e tratti ancora acerbi: “Con Silvio abbiamo molto
discusso dell’ambiguità del soggetto, perché quest’attrazione per i
giovani corpi è legittima, in un certo modo. Quindi bisognava stare
attenti a non escludere questa parte, a non far finta che non
esistesse. Perciò Linda (Alice Raffaelli) doveva avere un corpo
degno di essere ammirato e desiderato. Ma questo non fa sì che
debba essere per forza una vittima”.
Com’è nata la scelta di non
mostrare l’aspetto politico (lo scandalo è solo accennato)?
B. O.: “Questo per me è ciò che
fa il cinema, lo si impara molto bene coi documentari (…): non si
può non considerare che ciò che resta fuori dalla narrazione, fa
comunque parte del racconto. Quanto più riesci a puntualizzare il
racconto su un dettaglio della vita, tanto più riesci a far
immaginare ciò che c’è intorno”.
Nel film due uomini piangono,
come mai questa scelta?
B. O.: “Sono due uomini che
vedono la propria vita e tutto ciò in cui credevano, distrutti. (…)
Visto che si parla di uomini che non vanno per il sottile, che i
due personaggi principali fossero uomini e potessero piangere era
un modo per renderli diversi dall’umanità che avevamo visto nel
film. Inoltre, come documentarista (…) ho seguìto dei magistrati e
ne ho visti piangere tanti in momenti difficili del loro lavoro,
perché questi sono mestieri che mettono molto sotto pressione”.
Oliviero parla anche
dell’esperienza di lavoro col musicista Michael Stevens,
collaboratore storico di Clint Eastwood, e sottolinea come questi,
provenendo dal cinema americano, si sia però “aperto a un’idea
di cinema più europeo, nel quale la musica non copre tutto l’arco
delle emozioni” Un lavoro di “adattamento del punto di vista
musicale americano a un film europeo, e in particolare
italiano”.
Visto il finale aperto, dobbiamo aspettarci altre avventure
di Monaco?
B. O.: “Non lo so, per il momento non ci abbiamo
pensato”.
Lionello Cerri: “Ma siamo pronti a vendere il format a
qualche televisione”.
Il film sarà presentato al Festival di Locarno il 9 agosto,
mentre lo troveremo nelle sale dal 29 agosto, distribuito da
Bim.
Il regista Jafar Panahi, è stato condannato, per la sua
opposizione al regime iraniano, a una pena molto pesante: sei anni
di prigione e 20 anni di divieto di scrivere sceneggiature e
realizzare film, oltre a quello di recarsi all’estero e concedere
interviste ai media, inclusi quelli interni al suo paese.
Tra
i tanti progetti in sviluppo nel nuovo DC
Universe di James
Gunn, quello dedicato a Wonder Woman continua
a essere uno dei più attesi. Sebbene il film sia ancora nelle fasi
iniziali e non abbia nemmeno una protagonista ufficiale, un recente
aggiornamento potrebbe aver già rassicurato molti fan sul futuro
della Principessa delle Amazzoni.
A
confermarlo è stata direttamente Ana Nogueira,
sceneggiatrice già coinvolta nel nuovo film di Supergirl e nel
progetto dedicato ai Teen Titans. La scrittrice ha ribadito di
essere ancora al lavoro sul
reboot di Wonder Woman, confermando così che il film continua a
occupare un posto importante nei piani di DC Studios.
A
prima vista potrebbe sembrare una semplice notizia produttiva. In
realtà, dietro questa conferma si nasconde un elemento che potrebbe
influenzare profondamente l’intero universo condiviso costruito da
Gunn e Peter Safran. Ed è proprio qui che entra in gioco una delle
critiche più frequenti rivolte ai franchise supereroistici degli
ultimi anni.
Una sola autrice dietro più
progetti DCU potrebbe garantire quella coesione che molti fan
chiedono da tempo
Uno dei problemi che una parte del pubblico ha evidenziato negli
ultimi anni, soprattutto parlando del Marvel Cinematic Universe, riguarda
la sensazione che alcuni film e serie sembrino appartenere a mondi
narrativi differenti, pur facendo parte dello stesso universo
condiviso.
Il coinvolgimento di Ana Nogueira in più produzioni strategiche del
DCU potrebbe rappresentare una risposta preventiva a questo
rischio. Scrivendo sia Supergirl sia Wonder Woman, e lavorando
anche al film dei Teen Titans, l’autrice si trova in una posizione
privilegiata per costruire collegamenti organici tra personaggi,
eventi e temi narrativi.
Questo non significa che tutti i film avranno lo stesso stile.
Anzi, uno degli obiettivi dichiarati del nuovo DC Universe è
permettere a ogni progetto di mantenere una propria identità. Un
film come Clayface potrebbe
avere tonalità horror, mentre Supergirl esplorerà territori più
fantascientifici. Tuttavia, una supervisione creativa condivisa può
aiutare a mantenere una coerenza generale che renda credibile
l’appartenenza di tutti questi personaggi allo stesso mondo.
Per Wonder Woman questo aspetto potrebbe essere particolarmente
importante. Diana Prince è infatti uno dei pilastri storici
dell’universo DC e il suo debutto nel nuovo corso dovrà
necessariamente avere conseguenze rilevanti sul resto della
narrazione.
Il ritardo del film potrebbe
trasformarsi in un vantaggio per il nuovo universo DC
Il regista statunitense James
Gunn arriva alla premiere di Los Angeles della Warner Bros.
‘The
Flash’ tenutasi al TCL Chinese Theatre IMAX il 12 giugno 2023 a
Hollywood, Los Angeles, California, Stati Uniti. — Foto di
imagepressagency – DepositPhotos
Per molti mesi alcuni fan hanno guardato con preoccupazione alla
mancanza di aggiornamenti sul reboot di Wonder Woman. Rispetto ad
altri progetti già annunciati, il film sembrava procedere più
lentamente, alimentando dubbi sul suo effettivo stato di
sviluppo.
Oggi, però, questo ritardo potrebbe apparire sotto una luce
diversa. Consentire a Wonder Woman di arrivare dopo l’avvio del
nuovo DC Universe offre infatti agli autori l’opportunità di
osservare come reagirà il pubblico ai primi tasselli della nuova
continuità narrativa e di costruire il personaggio all’interno di
un contesto già definito.
Inoltre, se il film di Supergirl dovesse ottenere il successo che
DC Studios spera, Ana Nogueira arriverebbe a Wonder Woman con una
conoscenza ancora più approfondita del funzionamento del nuovo
universo condiviso. Questo permetterebbe di sviluppare Diana Prince
non come un progetto isolato, ma come una figura centrale
all’interno di una strategia narrativa più ampia.
Naturalmente resta ancora molta strada da percorrere. Non esistono
dettagli sulla trama, sul cast o sulla data di uscita. Tuttavia, in
una fase in cui il nuovo DC Universe sta cercando di convincere il
pubblico della propria identità, la scelta di affidare più progetti
chiave alla stessa autrice potrebbe rivelarsi una delle decisioni
più intelligenti prese finora da DC Studios.
La Warner Bros e la MGM sembrano
aver deciso un regista per il loro tanto atteso reboot della saga
cinematografica di Tomb Raider. I due
studios, al lavoro su un nuovo film che vedrà un ritorno alle
origini, hanno scelto il norvegese Roar Uthaug.
Per il regista, finora dedicato soprattutto alla categoria
thriller-horror, si tratterà del primo lungometraggio in lingua
inglese. Per quanto riguarda la sceneggiatura, dopo il lavoro di
Evan Daugherty, Marti Noxon, Mark Fergus e
Hawk Ostby alle bozze dello script, sembra che
Ginevra Robertson-Dworet (Transformers
5) sia in trattative per occuparsi di
un’ulteriore revisione.
Poco si sa circa l’ultima versione
del viaggio cinematografico di Lara Croft, tranne che la storia si
concentrerà sulla sua prima avventura in assoluto. Il primo
videogame del 1996, vedeva la cacciatrice di reliquie in Perù
alla ricerca di un artefatto conosciuto come Scion. Il suo viaggio
è poi continuato in Grecia e in Egitto. Il reboot del videogame del
2013 ha visto Lara, ancora studentessa di archeologia, in una
spedizione in un’isola immaginaria al largo delle coste del
Giappone. Il film potrebbe ispirarsi ad entrambe le versioni.
Il
nuovo Stargate
targato Amazon MGM
Studios muove ufficialmente i primi passi
concreti. Dopo l’annuncio del novembre 2025, che confermava il via
libera a una nuova serie originale destinata a Prime Video, arriva ora un
aggiornamento direttamente da uno dei volti più amati del
franchise.
Il
progetto, descritto come “un nuovo capitolo audace” dell’iconica
saga sci-fi, è sviluppato da Martin Gero,
già produttore esecutivo di Stargate
Atlantis. I dettagli su trama e casting
restano riservati, ma un primo segnale positivo arriva
dall’apertura della writers’ room.
Joe Flanigan entra nella writers’ room (ma niente spoiler)
Durante un’intervista al canale YouTube Dial the Gate,
Joe
Flanigan, interprete di John Sheppard in
Stargate Atlantis, ha
rivelato di essere stato invitato personalmente da Gero a visitare
la stanza degli sceneggiatori a Los Angeles.
L’attore ha però precisato che eventuali accordi di riservatezza
gli impediranno di condividere informazioni concrete. Il
coinvolgimento di Flanigan, tuttavia, suggerisce che il reboot
potrebbe mantenere un legame con la storia del franchise, magari
con riferimenti o ritorni simbolici.
Un’eredità importante per Amazon
Il franchise nacque con il film Stargate,
diretto da Roland Emmerich e interpretato da Kurt Russell e
James Spader, capace di
incassare quasi 200 milioni di dollari al box office. Da lì si
svilupparono numerose serie televisive, tra cui la longeva
Stargate
SG-1, andata in onda dal 1997 al 2007.
Oltre a Atlantis,
l’universo si è espanso con Stargate Universe, Stargate Origins e altri progetti, dimostrando una
capacità di evoluzione costante.
Il nuovo reboot rappresenta quindi una sfida ambiziosa per Amazon
MGM Studios, chiamata a rilanciare un marchio storico per il
pubblico globale di Prime Video. Resta da capire se vedremo volti
noti del passato tornare sullo schermo, ma il coinvolgimento di
figure chiave dietro le quinte è già un segnale incoraggiante.
Per ora, i fan possono solo attendere ulteriori dettagli su casting
e data di uscita.
Sono anni ormai che Todd
McFarlane cerca di sviluppare un reboot o un sequel della
versione per il grande schermo
diSpawnfirmata
da Mark A.Z. Dippé.
Interrogato ancora una volta in
merito, al Fan Expo,McFarlane da una nuova speranza ai fan del fumetto
affermando che una nuova pellicola dedicata al personaggio potrebbe
“sorgere dall’oltretomba” ed andare in produzione già a partire dal
prossimo anno.
“La verità è che ho addosso un
sacco di pressione”, ha detto Mc Farlane.
“Vogliono che consegni lo script entro la fine dell’anno, il che
significa che dovremmo cominciare le riprese l’anno prossimo”.
Queste sono le dichiarazioni dell’ideatore del personaggio che
sembrerebbe dover occupare il molteplice ruolo di scrittore,
produttore e regista della pellicola nonostante non sia ancora in
possesso di uno script definitivo da finalizzare nella
realizzazione del film.
Riguardo all’aspetto tecnico il
fumettista ed imprenditore canadese prevede un film che non dovrà
essere frenato da un budget spropositato o dall’uso massiccio della
CGI. La sua intenzione è quella di realizzare qualcosa di più
simile ad un lungometraggio horror o thriller che non ad un
cinecomic dedicato ad un supereroe.
Una delle ultime volte che
Todd McFarlane ha aggiornato in merito a questo
progetto, ha parlato di un premio Oscar
interessato alla parte del protagonista e secondo indiscrezioni
sembrò che il nome in questione fosse quello di Jamie
Foxx. Interrogato in merito Todd
McFarlane ha detto: “Abbiamo avuto un via vai di grandi
nomi, come quello che avete appena menzionato, che si sono
presentati nei nostri uffici per dirci di essere interessati.” Ed
Aggiunge:” Mi piacerebbe avere ancora una volta Michael Jai
White nel ruolo di protagonista, cosa che probabilmente
non accadrà.”
Ancora poche certezze, dunque,
attorno a questo progetto che attende di essere finalizzato da anni
e che, a questo punto, prenderà molto probabilmente il via nel
2014.
Secondo Variety, il reboot di Scrubs è stato ufficialmente ordinato dalla ABC
come serie completa, e due membri del cast originale,
Donald Faison e Sarah Chalke, si uniranno al
collega Zach Braff nel nuovo show. La notizia
dell’ordine diretto per la serie è stata data oggi, con il reboot
della bizzarra commedia ospedaliera che punta alla stagione
2025-26.
Il creatore della serie originale
Bill Lawrence ha sottolineato che il reboot di Scrubs inizia
e finisce con JD e Turk, dicendo: “Scrubs significa molto per
me. Sono davvero entusiasta di poter riunire il gruppo”. In
effetti, la serie non avrebbe mai funzionato senza almeno Faison a
bordo, a giudicare dalla nuova logline appena pubblicata:
“JD (Braff) e Turk (Faison) tornano a lavorare insieme per la
prima volta dopo tanto tempo: la medicina è cambiata, gli stagisti
sono cambiati, ma la loro amicizia ha resistito alla prova del
tempo. Personaggi nuovi e vecchi navigano nelle acque del Sacred
Heart con risate, cuore e alcune sorprese lungo il
percorso”.
Cosa significa la notizia
del casting per il reboot di Scrubs
Aspettatevi il ritorno di
altri membri del cast originale
Non era ancora certo che i membri
del cast originale sarebbero tornati per il reboot di Scrubs, ma
era certamente improbabile che funzionasse senza di loro. In
particolare, è difficile immaginare lo show con il J.D. Dorian di
Braff senza il Turk di Faison al suo fianco (o immaginare Braff
senza Faison, punto). Elliot Reed di Sarah Chalke è altrettanto
importante, con il trio di giovani residenti diventati medici
veterani che fa da colonna portante dello show.
Secondo alcune fonti, altri membri
del cast originale di Scrubs sono attualmente in trattativa e
dovrebbero tornare. Il principale tra questi è probabilmente John
C. McGinley nel ruolo del Dr. Cox, il mentore sarcastico e cinico
di J.D., che è diventato una sorta di figura paterna per J.D. È
altrettanto difficile immaginare Scrubs senza di lui, data la sua
importanza per la serie.
Il reboot perderebbe gran parte del
suo tono unico senza le sue battute tipiche. Lo stesso vale per
l’infermiera Carla Espinosa interpretata da Judy Reyes, il
diabolico primario Dr. Kelso interpretato da Ken Jenkins e il
custode interpretato da Neil Richard Flynn. Speriamo che le
trattative con gli altri membri del cast procedano senza intoppi e
rapidamente.
Zach Cregger sta
per arrivare a Raccoon City per il suo prossimo lungometraggio, ma
la star Kali Reis avverte di non aspettarsi un
adattamento diretto del materiale originale. Sulla scia del
successo ottenuto con Barbarian
e prima del successo virale di Weapons,
Cregger è stato annunciato come co-sceneggiatore e regista del
prossimo
reboot del film Resident Evil, in
collaborazione con Shay Hatten, veterano di
John
Wick. Reis fa invece parte del cast stellare che
Cregger ha messo insieme per il nuovo film, che include anche una
reunion con Austin Abrams, Paul Walter Hauser e Zach
Cherry.
Ora, in un’intervista con Ash Crossan di
ScreenRant per il prossimo film d’azione fantascientifico
Mercy –
Sotto Accusa, Reis ha offerto alcune anticipazioni
sull’approccio di Cregger al suo adattamento di Resident
Evil. Lodando il reboot come una “continuazione della
grande produzione cinematografica” che ha dimostrato nei
progetti precedenti, la star ha continuato a stuzzicare il pubblico
dicendo che il film sarà “la sua versione” della storia delle
origini dei giochi piuttosto che una traduzione diretta delle
tragedie di Raccoon City.
“Devo dire che, per i fan di
Resident Evil, in particolare per i giocatori, il suo tentativo di
raccontare la storia delle origini, la sua versione, è incredibile.
Penso che rimarrete sbalorditi dalla sua immaginazione, dalle sue
idee e da questo viaggio comico attraverso il periodo folle e
selvaggio della storia di Resident Evil. Penso che ne sarete
piacevolmente sorpresi”.
Cosa aspettarsi dal Resident
Evil di Zach Cregger
L’ultima anticipazione di Reis è in
gran parte in linea con la precedente discussione di Cregger su
come avrebbe affrontato il reboot di Resident
Evil. Puntando a una storia originale ambientata nel mondo
dei videogiochi piuttosto che a uno dei suoi personaggi ben noti,
avendo persino citato Leon come uno di quelli la cui storia esiste
già nei vari giochi, lo sceneggiatore/regista sta invece prendendo
ispirazione dal secondo al quarto capitolo.
Non sarebbe la prima volta che un
adattamento di Resident Evil cerca di adottare un
approccio più originale alla storia piuttosto che seguire una linea
più diretta. I film con Milla Jovovich sono diventati sempre
più distanti dai giochi con ogni capitolo, in particolare uccidendo
personaggi come Leon e Barry Burton, mentre la serie Netflix di breve durata ha preso in prestito dai
giochi la trama di fondo, ma si è poi diramata in una direzione
completamente diversa.
L’unico adattamento di
Resident Evil che ha cercato un approccio
direttamente fedele è stato quello del 2021 Welcome to Raccoon City, che ha unito le
storie dei primi due videogiochi in uno solo. Tuttavia, anche se i
critici e parte del pubblico hanno apprezzato maggiormente questo
approccio fedele, il reboot ha comunque ricevuto recensioni
contrastanti e ha ottenuto risultati deludenti al botteghino,
portando alla cancellazione del sequel previsto e allo sviluppo
finale di quello di Cregger.
Le foto dal set di Harry
Potter hanno rivelato un primo sguardo a Draco Malfoy
nel prossimo reboot televisivo, insieme a importanti cambiamenti
alle uniformi delle case di Hogwarts. Il prossimo reboot
televisivo di Harry Potter rifarà la serie di libri di
J.K. Rowling dall’inizio, con un nuovo cast che porterà i suoi
amati personaggi sul piccolo schermo. Questo include Lox Pratt nel
ruolo di Draco Malfoy.
Ora, Wizarding World Direct ha
pubblicato alcune foto dal set di Harry Potter, offrendo un
primo sguardo a Pratt nei panni di Draco. Lo si può vedere sul set
mentre cammina indossando la sua tunica di Hogwarts. Altre immagini
mostrano Dominic McLaughlin nei panni di Harry, Alastair Stout nei
panni di Ron Weasley e Rory Wilmot nei panni di Neville Longbottom,
anch’essi vestiti con le loro uniformi da scuola di magia.
FIRST LOOK at Harry, Draco Malfoy, Ron
Weasley and Neville Longbottom in their Hogwarts robes in the HARRY
POTTER TV series! pic.twitter.com/rfGHqQVBQh
È interessante notare che le toghe
sembrano diverse da quelle dei film. Nella
serie di film Harry Potter, le toghe sono nere e recano
l’insegna di una delle quattro case sul lato sinistro. Tuttavia, le
foto dal set indicano che le toghe saranno piuttosto diverse, con
un colore rosso-marrone unico per la serie TV.
Le riprese del remake HBO della
serie di libri Wizarding Worlds sono iniziate nel luglio 2025. La
produzione della stagione 1 dovrebbe durare fino alla metà del
2026, dopodiché ci sarà una breve pausa prima dell’inizio delle
riprese della stagione 2. Queste ultime foto dal set sottolineano
come il cast della serie TV Harry Potter stia incarnando i
personaggi principali della serie.
Tutti i personaggi che compaiono
nelle foto avranno un ruolo fondamentale nei prossimi episodi della
serie. Draco viene presentato in Harry Potter e la pietra filosofale come un bullo che
agisce come forza opposta a Harry. È anche intollerante nei
confronti dei maghi e delle streghe nati da Babbani, cosa che lo
mette in contrasto con Hermione Granger quando i due si
incontrano.
Sebbene le foto dal set non
rivelino troppi dettagli su ciò che accadrà nella storia, sembra
che la serie seguirà gli elementi importanti del primo libro per
quanto riguarda il rapporto di Draco con i protagonisti. Ciò
significa che sarà un antagonista chiave di Harry per tutta la
stagione, soprattutto man mano che questi si abitua a essere un
mago.
Le nuove foto dal set confermano
anche un nuovo look per le toghe di Hogwarts, quindi la versione
televisiva di Harry Potter sarà probabilmente una
combinazione azzeccata tra ciò che ci si aspetta e ciò che non ci
si aspetta dalla serie. La serie si differenzierà chiaramente
dall’adattamento cinematografico, pur mantenendo gli aspetti
fondamentali che definiscono il materiale originale.
Harry Potter dovrebbe
andare in onda su HBO e HBO
Max nel 2027.
Il ritorno cinematografico di uno
dei titoli horror più iconici di sempre è finalmente tornato sui
binari giusti. Universal ha annunciato la nuova data di uscita del
reboot de L’Esorcista,
affidato a Mike
Flanagan, che arriverà nelle sale nel 2027
dopo un rinvio di un anno rispetto ai piani iniziali.
Universal ha confermato che il nuovo film di L’Esorcista uscirà il 12 marzo 2027. Il progetto, ancora senza
titolo ufficiale, vedrà Flanagan non solo alla regia, ma anche alla
sceneggiatura e alla produzione. Nel cast figurano
Scarlett Johansson
e il giovane Jacobi Jupe,
già apprezzato per Hamnet.
Cosa sappiamo sul nuovo Esorcista e perché Flanagan ha accettato la sfida
Il film nasce dalla collaborazione tra Universal e
Blumhouse-Atomic
Monster, la joint venture fondata da Jason
Blum e James Wan,
segnando il quarto progetto condiviso tra Flanagan e Blumhouse dopo
Oculus, Hush e Ouija: Origin of Evil.
Particolarmente significativa è la decisione di Flanagan di tornare
su un grande franchise, dopo aver più volte dichiarato di evitare
sequel e remake. Il regista ha spiegato che l’unica condizione per
accettare un progetto di questo tipo è poter raccontare qualcosa di
realmente inedito. Nel caso de L’Esorcista, Flanagan ha ammesso di aver atteso a lungo
l’occasione giusta per espandere l’universo del film originale del
1973, diretto da William
Friedkin.
Il nuovo capitolo sarà ambientato nello stesso mondo del classico
con Ellen
Burstyn e Linda Blair,
ma non sarà un
sequel diretto di The Exorcist: Believer (2023).
Universal, che nel 2021 ha investito circa 400 milioni di dollari
per acquisire i diritti del franchise, punta così a rilanciare la
saga con un approccio più autoriale e meno seriale.
Con l’uscita fissata al 2027, il reboot di Flanagan si prepara a
essere uno degli eventi horror più attesi della prossima
decade.
FOTO DI COPERTINA: Mike Flanagan partecipa al panel dedicato al
gioco Alan Wake 2: Building a World Of Fear durante il Tribeca
Festival 2023 allo SVA Theater – Foto di thenews2.com via DepositPhotos.com
Gomorra è stato uno
degli ultimi successi internazionali del nostro cinema ed ora
Garrone ci riprova con Reality, un film che è partito già con il
piede giusto all’ultimo Festival di Cannes, dove si è portato a
casa il Gran Premio della Giuria.
Il film debutterà su Netflix dal 01 Novembre 2019.
Il Re, la trama
Il principe ribelle Hal (Timothée
Chalamet) volta le spalle alla casa reale e vive tra la gente
comune, ma alla morte del tirannico padre viene incoronato re
Enrico V e non riesce più a sfuggire al suo destino. Ora il giovane
re deve confrontarsi con gli intrighi di palazzo, il caos e la
guerra che il padre gli ha lasciato in eredità e il passato che
ritorna, in particolare nei panni del cavaliere alcolizzato John
Falstaff (Joel Edgerton), suo grande amico e mentore. Diretto da
David Michôd e cosceneggiato da Egerton e Michôd, IL RE ha tra i
suoi interpreti Sean Harris, Ben Mendelsohn, Robert Pattinson e Lily-Rose Depp.
Diretto da: David Michôd Scritto da: David Michôd e Joel
Edgerton
Prodotto da:Brad
Pitt, Dede Gardner, Jeremy Kleiner, Liz Watts, David Michôd e
Joel Edgerton
Direttore della Fotografia: Adam Arkapaw Scenografie: Fiona Crombie Montaggio: Peter
Sciberras
Costumi: Jane Petrie Musiche: Nicholas Britell
Netflix è il più grande servizio di
intrattenimento via Internet del mondo, con oltre 151 milioni di
abbonati paganti in oltre 190 paesi che guardano serie televisive,
documentari e film in un’ampia varietà di generi e lingue. Gli
abbonati possono guardare tutto ciò che vogliono in qualsiasi
momento, ovunque e su ogni schermo connesso a Internet. Possono
mettere in pausa e riprendere la visione a piacimento, senza
interruzioni pubblicitarie e senza impegno.
IL RE del carcere
S. Michele è tornato: rilasciato il trailer della nuova stagione
del prison drama Sky Original con Luca Zingaretti, dal 12 aprile in
esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW. I nuovi
episodi sono prodotti da Sky Studios con Lorenzo Mieli per The
Apartment e con Wildside, entrambe società del gruppo Fremantle, in
collaborazione con Zocotoco.
In otto episodi diretti da
Giuseppe Gagliardi, la seconda stagione de
IL RE è scritta da Peppe Fiore,
Alessandro Fabbri e Federico
Gnesini e vede l’amatissimo attore romano di nuovo nei
panni di Bruno Testori, il direttore di un carcere di frontiera
alla fine della prima stagione reso prigioniero del suo stesso
regno, il San Michele.
Accanto a Luca Zingaretti (Il commissario
Montalbano, Sanguepazzo, No Activity – Niente da
segnalare) tornano Isabella Ragonese (Come pecore in mezzo ai
lupi, Yara, Il padre d’Italia), che
interpreta di nuovo Sonia Massini, ora comandante delle guardie
penitenziarie del San Michele, Anna Bonaiuto
(Volare, Loro, Mio fratello è figlio
unico) ancora nei panni del pubblico ministero che indaga
sulla rete di illeciti e connivenze che fanno capo a Testori, Laura
Lombardo, che nella nuova stagione verrà “promossa e trasferita” in
un altro tribunale proprio per colpa sua, e Barbora
Bobulova (Il sol dell’avvenire, Brado,
Nata per te), che nei nuovi episodi sarà di nuovo l’ex
moglie del personaggio interpretato da Zingaretti, un’agente dei
servizi che lavora nel reparto cybersicurezza.
Torna anche Alida Baldari
Calabria (Pinocchio, Brado, That
Dirty Black Bag), interprete della giovanissima figlia di
Bruno, nonché i pretoriani del San Michele: Alessandro
Gazale (Ipersonnia, Tutti i cani muoiono da
soli),Antonio Gargiulo (Gomorra – La
serie, Sulla mia pelle), Paolo D.
Bovani (A casa tutti bene, Leonardo,
Bella da morire), Salvatore D’Onofrio
(Capri Revolution, Certi bambini) e
Federico Pasquali (Il Divin Codino,
Io sono l’abisso, un Amore).
New-entry nel cast di questa
stagione sono Fabrizio Ferracane
(L’Arminuta, The Bad Guy, Ariaferma) nei
panni di Gregorio Verna, a capo dei servizi segreti, Thomas
Trabacchi (Nico, 1988, Romanzo di una
strage, Studio Battaglia) in quelli di un magistrato
detenuto al San Michele, Vittorio Mancuso, Caterina
Shulha (L’uomo del labirinto,
Ipersonnia, Tutta colpa di Freud – La serie) che
sarà Claudia Agosti, l’avvocata di Mancuso, e Stefano
Dionisi (Tre piani, Il grande gioco,
Il sangue dei vinti) nei panni di un detenuto del carcere
che diventerà presto amico di Testori.
La trama della seconda stagione de
IL RE
Bruno Testori è ora un detenuto nel
suo stesso carcere, quando Gregorio Verna, capo dei servizi
segreti, fa cadere le sue accuse e lo reintegra nel ruolo di
direttore. In cambio deve far parlare un detenuto, il magistrato
Vittorio Mancuso, accusato dell’omicidio di una dipendente della
Slimpetroil Spa, rinomata compagnia energetica di bandiera,
scoprendo perché si sia macchiato di quel delitto prima che l’uomo
testimoni davanti a un GIP. Quando Bruno comincia a sospettare la
sua innocenza e a temere che i servizi lo stiano usando, decide di
vederci chiaro. Sarà l’inizio di una battaglia per la verità il cui
prezzo da pagare si rivelerà altissimo.
SKY ha diffuso il teaser trailer de
Il Re, l’annunciata seconda stagione della serie
con Luca
Zingarettiprotagonista del
prison drama Sky Original prodotto da Sky Studios
con Lorenzo Mieli per The Apartment e con Wildside, entrambe
società del gruppo Fremantle, in collaborazione con Zocotoco.
Per scoprire la verità, il prezzo
da pagare è sempre altissimo. IL RE del carcere S.
Michele è tornato: da aprile in esclusiva su Sky e in streaming
solo su NOW.
In otto episodi – di cui viene
rilasciato oggi il teaser – diretti da Giuseppe
Gagliardi, la seconda stagione de Il
Re è scritta da Peppe Fiore,
Alessandro Fabbri e Federico
Gnesini e vede l’amatissimo attore romano di nuovo nei
panni di Bruno Testori, il direttore di un carcere di frontiera
alla fine della prima stagione reso prigioniero del suo stesso
regno, il San Michele.
Accanto a Luca Zingaretti (Il commissario
Montalbano, Sanguepazzo, No Activity – Niente da
segnalare) tornano Isabella Ragonese (Come pecore in mezzo ai
lupi, Yara, Il padre d’Italia), che
interpreta di nuovo Sonia Massini, ora comandante delle guardie
penitenziarie del San Michele, Anna Bonaiuto
(Volare, Loro, Mio fratello è figlio
unico) ancora nei panni del pubblico ministero che indaga
sulla rete di illeciti e connivenze che fanno capo a Testori, Laura
Lombardo, che nella nuova stagione verrà “promossa e trasferita” in
un altro tribunale proprio per colpa sua, e Barbora
Bobulova (Il sol dell’avvenire, Brado,
Nata per te), che nei nuovi episodi sarà di nuovo l’ex
moglie del personaggio interpretato da Zingaretti, un’agente dei
servizi che lavora nel reparto cybersicurezza.
Torna anche Alida Baldari
Calabria (Pinocchio, Brado, That
Dirty Black Bag), interprete della giovanissima figlia di
Bruno, nonché i pretoriani del San Michele: Alessandro
Gazale (Ipersonnia, Tutti i cani muoiono da
soli), Antonio Gargiulo (Gomorra – La
serie, Sulla mia pelle), Paolo D.
Bovani (A casa tutti bene, Leonardo,
Bella da morire), Salvatore D’Onofrio
(Capri Revolution, Certi bambini) e
Federico Pasquali(Il Divin Codino, Io
sono l’abisso, un Amore).
New-entry nel cast di questa
stagione sono Fabrizio Ferracane
(L’Arminuta, The Bad Guy, Ariaferma) nei
panni di Gregorio Verna, a capo dei servizi segreti, Thomas
Trabacchi (Nico, 1988, Romanzo di una
strage, Studio Battaglia) in quelli di un magistrato
detenuto al San Michele, Vittorio Mancuso, Caterina
Shulha (L’uomo del labirinto,
Ipersonnia, Tutta colpa di Freud – La serie) che
sarà Claudia Agosti, l’avvocata di Mancuso, e Stefano
Dionisi (Tre piani, Il grande gioco,
Il sangue dei vinti) nei panni di un detenuto del carcere
che diventerà presto amico di Testori.
La trama della seconda stagione de
IL RE
Bruno Testori è ora un detenuto nel
suo stesso carcere, quando Gregorio Verna, capo dei servizi
segreti, fa cadere le sue accuse e lo reintegra nel ruolo di
direttore. In cambio deve far parlare un detenuto, il magistrato
Vittorio Mancuso, accusato dell’omicidio di una dipendente della
Slimpetroil Spa, rinomata compagnia energetica di bandiera,
scoprendo perché si sia macchiato di quel delitto prima che l’uomo
testimoni davanti a un GIP. Quando Bruno comincia a sospettare la
sua innocenza e a temere che i servizi lo stiano usando, decide di
vederci chiaro. Sarà l’inizio di una battaglia per la verità il cui
prezzo da pagare si rivelerà altissimo.
La serie sarà disponibile in tutti
i paesi in cui Sky è presente. Il distributore internazionale è
Fremantle.
Sebbene il film con
Dwayne JohnsonIl Re Scorpione –
diretto da Chuck Russell –
sia fondamentalmente un’opera di fantasia, nella storia egizia
esisteva davvero un personaggio noto come Re Scorpione. Il film è
uscito nel 2002, un anno dopo il debutto di Johnson in La
mummia – Il ritorno, il secondo film della serie La mummia. Mentre Johnson interpretava un cattivo in
quel film, il personaggio di Mathayus è un eroe in
questo film. La cronologia può creare confusione, ma la versione di
Mathayas interpretata da Johnson nel film del 2002 è in realtà il
nonno del suo personaggio interpretato nel sequel con
Brendan Fraser, e la storia è ambientata migliaia di
anni prima.
Anche se Il Re
Scorpione ha ottenuto solo il 40% su Rotten Tomatoes, il
film ha incassato 180 milioni di dollari al botteghino con un
budget di 60 milioni di dollari e ha consolidato Johnson come
protagonista a Hollywood. Pertanto, il pubblico era chiaramente
affascinato dal suo personaggio in questo film. Così, anche se
Johnson non è tornato in nessuno degli altri lungometraggi dedicati
al Re Scorpione, sono poi stati realizzati in totale cinque film.
Tornando a quanto detto in apertura sul primo della serie, ci si è
dunque chiesti a lungo se questo film fosse basato su una storia
vera e se il personaggio di Johnson fosse realmente esistito.
Il Re Scorpione è stato ispirato dall’antico
re egizio Scorpione
Il personaggio interpretato da
Johnson in Il Re Scorpione è ispirato all’antico
re egizio Scorpione, noto anche come re Narmer,
una figura che governò l’Egitto prima dell’epoca dei faraoni.
Tuttavia, molti degli attributi del personaggio interpretato da
Johnson in questo film non corrispondono alla figura storica reale.
Ad esempio, Methayus è un assassino accadico nel film, assunto per
uccidere la strega di Memnon, che conquistò la
maggior parte delle tribù locali in Egitto. Sebbene non si sappia
molto del vero re Scorpione, è altamente improbabile che sia nato
fuori dall’Egitto.
Inoltre, l’unico motivo per cui
Methayus ha qualche legame con gli scorpioni nel film del 2002 è
perché è stato pugnalato da una freccia intrisa di veleno di
scorpione. In Il Re Scorpione,
Cassandra, la suddetta strega, affermò che il
sangue dello scorpione avrebbe sempre scorso nelle sue vene se
fosse sopravvissuto. Sebbene non sia noto se il vero re Scorpione
sia mai stato avvelenato dal veleno di scorpione, questo è
probabilmente un elemento della trama inventato dagli sceneggiatori
del film. In realtà, il re Narmer era conosciuto come re Scorpione
perché aveva sempre degli scorpioni disegnati sui suoi scudi e sui
suoi carri.
Come accennato, questo film è
ambientato migliaia di anni prima di La mummia – Il
ritorno, che vedeva
Dwayne Johnson contrapposto a
Brendan Fraser. Allo stesso modo, il re Scorpione
governò l’Egitto migliaia di anni fa, quindi è difficile scoprire
esattamente come fosse il suo regno. Narmer divenne re d’Egitto
durante il periodo predinastico (6000-3150 a.C.) – è stato citato
come l’ultimo re di questo periodo – e continuò a regnare durante
il primo periodo dinastico (3150-2613 a.C.).
Durante il periodo predinastico,
molto prima dei faraoni, l’Egitto era in realtà diviso in due
parti, l’Alto e il Basso Egitto. Tuttavia, poiché il primo periodo
dinastico dell’Egitto iniziò quando il paese fu finalmente
unificato, è chiaro che Narmer fu determinante nel riunire l’Alto e
il Basso Egitto. Pertanto, quando egli iniziò il suo regno,
l’Egitto era un luogo drasticamente diverso, e questo si riflette
in Il Re Scorpione. Nel film, Memnon riesce ad
acquisire così tanto potere perché le tribù dell’Egitto sono
separate. Tuttavia, è Methayus che riunisce le tribù.
L’impatto del re Scorpione sulla
civiltà egizia
La fine del film suggerisce che
Methayas ha inaugurato una nuova era per l’Egitto e che il paese
diventerà più forte che mai. Questo è stato vero durante il regno
del vero Re Scorpione. Nel corso della storia, si credeva che fosse
stato il re Menes a unificare l’Alto e il Basso
Egitto. Tuttavia, i ritrovamenti archeologici del 1898 hanno
portato alla luce la Tavolozza di Narmer, che ha cambiato per
sempre la comprensione degli storici dell’antico Egitto.
Poiché Narmer governò l’Egitto molto
tempo fa, prima che la scrittura diventasse una pratica comune, la
maggior parte dei dettagli sul suo regno non sono documentati.
Tuttavia, la tavolozza di Narmer raffigura il re che indossa sia la
corona bianca dell’Alto Egitto che la corona rossa del Basso
Egitto, confermando apparentemente che fu lui a unificarlo. Alcuni
storici ritengono che Narmer e Menes fossero la stessa persona, ma
ciò non è stato confermato. Indipendentemente da ciò, è chiaro che
il re Narmer fu una delle figure più importanti della storia
egiziana e trasformò il Paese nel primo impero del mondo.
Quanto del film Il Re
Scorpione è frutto di fantasia?
La maggior parte del film è da
considerarsi come frutto di fantasia e si basa solo vagamente sulla
figura storica del re Scorpione. Tuttavia, sulla base di ciò che si
sa del vero re, è chiaro che gli sceneggiatori del film hanno
attribuito a Methayus, il personaggio interpretato da Johnson,
molte delle sue qualità. Anche se il re Narmer probabilmente non
era accadico, era sicuramente un guerriero coraggioso e un leader
saggio, soprattutto se fu lui a unificare l’Egitto. Pertanto,
l’idea di Methayus che alla fine del film risana un Egitto diviso è
probabilmente ispirata alla storia del vero re Scorpione.
A parte il Methayus di Johnson,
tuttavia, nessuno degli altri personaggi presenti nel film è mai
esistito nella vita reale. Oltre a Methayus, i personaggi più
significativi del film sono Cassandra, la maga, e l’imperatore
Memnon, l’antagonista del film. Il film esagera i poteri di
Cassandra per aggiungere un elemento fantastico alla storia.
Sebbene i sovrani dell’antico Egitto cercassero il consiglio di
coloro che affermavano di avere visioni del futuro, Cassandra è un
personaggio immaginario creato appositamente per il film.
Allo stesso modo, Memnon non è mai
stato un vero sovrano in Egitto. Sebbene il vero re Scorpione abbia
dovuto combattere contro i nemici in battaglia per prendere il
controllo dell’Egitto, nessuno di nome Memnon è mai stato
documentato come uno degli avversari di Narmer. Pertanto, la
maggior parte dei punti della trama e dei personaggi di Il
Re Scorpione sono stati completamente inventati per la
storia del film.
Uscito nel 2002 come spin-off dell’universo de La Mummia,
Il re scorpione si presenta in superficie come un
classico action
avventuroso ambientato in un passato mitico, fatto di sabbia,
guerra e profezie. Eppure, dietro la struttura lineare della
narrazione, il film costruisce un discorso più articolato sul
rapporto tra destino e libero arbitrio, utilizzando la figura di
Mathayus (Dwayne
Johnson) come punto di tensione tra ciò che è già
scritto e ciò che può essere cambiato. Il contesto è quello di un
mondo arcaico dominato dalla paura, dove il potere non deriva solo
dalla forza militare, ma dalla capacità di prevedere il futuro.
La
presenza di Cassandra, la veggente, introduce infatti un elemento
determinante: la conoscenza anticipata degli eventi. Il dominio di
Memnon si fonda proprio su questo vantaggio, su una visione del
tempo come qualcosa di già tracciato. È qui che il film suggerisce
la propria chiave interpretativa: la vera battaglia non è tra
eserciti, ma tra due concezioni opposte dell’esistenza. Il finale,
in questo senso, non è soltanto la conclusione dello scontro tra
eroe e tiranno, ma il momento in cui il racconto chiarisce la
propria posizione sul destino, trasformando Mathayus in un
simbolo.
La spiegazione del finale de
Il re scorpione: la vittoria di Mathayus e la
negazione della profezia
Nel climax del film, tutte le linee narrative convergono nella
battaglia finale contro Memnon, un momento costruito attorno alla
tensione tra ciò che Cassandra ha previsto e ciò che potrebbe
accadere. Le sue visioni sono chiare: Mathayus morirà e l’esercito
dei ribelli verrà distrutto. Questo presagio pesa sull’intera
sequenza, perché ogni azione sembra muoversi all’interno di un
copione già scritto. Il pubblico è portato a credere che la
profezia sia inevitabile, che ogni tentativo di cambiarla sia
destinato a fallire.
Durante l’assalto alla roccaforte, il film mette in scena una serie
di eventi che sembrano confermare la visione: Mathayus viene
colpito da una freccia, proprio come Cassandra aveva previsto, e
Memnon appare sul punto di ottenere la vittoria definitiva. Questo
momento è cruciale perché non nega la profezia, ma la attraversa.
Il film suggerisce che il destino non è qualcosa che può essere
evitato completamente, ma qualcosa che può essere reinterpretato.
Mathayus non sfugge al colpo, non evita il momento previsto, ma
decide cosa fare dopo.
Il gesto decisivo arriva quando, ferito, riesce comunque a reagire.
Recupera l’arco, estrae la freccia dal proprio corpo e colpisce
Memnon, facendolo precipitare nel vuoto. È un atto che rompe la
linearità della previsione: la visione non contemplava la
possibilità che Mathayus sopravvivesse abbastanza da ribaltare
l’esito. In questo senso, il finale non nega il destino, ma ne
dimostra la parzialità. La conoscenza del futuro non equivale al
controllo totale degli eventi.
La caduta di Memnon rappresenta quindi la fine di un sistema
fondato sulla paura e sulla previsione. Senza la veggente, senza la
certezza del futuro, il suo potere si dissolve. La proclamazione di
Mathayus come Re Scorpione sancisce simbolicamente questo
passaggio: da un mondo dominato dalla fatalità a uno in cui
l’azione individuale torna a essere centrale. Tuttavia, il film non
offre una chiusura completamente rassicurante. Cassandra avverte
che la pace sarà temporanea, suggerendo che il ciclo della violenza
e del potere è destinato a ripetersi.
Il significato del film: destino,
libero arbitrio e costruzione del potere
Il nucleo tematico de Il re scorpione ruota
attorno a una domanda precisa: è possibile sfuggire al proprio
destino? Il film risponde evitando sia una negazione totale sia una
conferma assoluta. La posizione che emerge è più complessa: il
destino esiste come possibilità, come linea di tendenza, ma non
come struttura rigida. Le visioni di Cassandra funzionano come
proiezioni, non come condanne definitive.
Mathayus incarna questa tensione. All’inizio è un mercenario, un
uomo che agisce per sopravvivere, senza una visione più ampia.
Progressivamente, però, diventa consapevole del proprio ruolo e
sceglie di opporsi a ciò che gli viene predetto. La sua evoluzione
non è soltanto narrativa, ma simbolica: da esecutore a agente, da
pedina a soggetto. Il momento in cui dichiara di voler “creare il
proprio destino” sintetizza questa trasformazione, ma trova la sua
conferma solo nel finale, quando le sue azioni dimostrano che
quella affermazione non è retorica.
Memnon, al contrario, rappresenta l’illusione del controllo
assoluto. Il suo potere non deriva solo dalla forza, ma dalla
convinzione che il futuro sia già scritto e che lui possa
sfruttarlo a proprio vantaggio. Questa convinzione lo rende
paradossalmente fragile, perché lo porta a sottovalutare
l’imprevedibilità dell’azione umana. Quando Cassandra smette di
essere uno strumento e diventa un soggetto autonomo, il sistema
crolla.
Anche Cassandra è una figura centrale in questa dinamica. Il suo
rapporto con le visioni cambia nel corso del film: da strumento
passivo del potere di Memnon a individuo che cerca di modificare
ciò che vede. La sua decisione di aiutare Mathayus implica una
presa di posizione etica, un rifiuto della neutralità. Il film
suggerisce che la conoscenza del futuro comporta una
responsabilità, e che non agire equivale a legittimare ciò che si
prevede.
Il re scorpione
nel contesto della saga e del cinema avventuroso dei primi anni
2000
Inserito nell’universo narrativo de La Mummia,
Il re scorpione rappresenta un tentativo di
espansione che privilegia l’azione e il mito rispetto all’horror
gotico dei film principali. La figura del Re Scorpione, introdotta
come antagonista sovrannaturale, viene qui rielaborata in chiave
più umana, trasformandola in un eroe dalle origini leggendarie.
Questa operazione narrativa sposta il focus dal mostruoso al
mitico, costruendo un racconto di formazione che si inserisce nella
tradizione dell’hero’s journey.
Dal punto di vista del genere, il film dialoga con il cinema
avventuroso dei primi anni Duemila, caratterizzato da ambientazioni
esotiche, eroi fisicamente dominanti e narrazioni lineari ma
efficaci. Tuttavia, introduce anche elementi che lo distinguono,
come l’uso della profezia come motore narrativo. Questo dispositivo
consente al film di giocare con le aspettative dello spettatore,
creando una tensione costante tra ciò che è stato annunciato e ciò
che accade.
La costruzione del personaggio di Mathayus anticipa inoltre una
tendenza del cinema action contemporaneo: l’eroe non è più soltanto
un combattente, ma un individuo che deve confrontarsi con un
sistema di valori. La sua forza non risiede solo nella capacità
fisica, ma nella possibilità di scegliere. Questo lo rende un
protagonista più complesso rispetto agli archetipi tradizionali,
pur rimanendo all’interno di una struttura accessibile.
Oltre il finale: il destino di
Mathayus e le implicazioni future del mito
L’epilogo del film apre a una riflessione più ampia sul destino del
protagonista. La proclamazione di Mathayus come Re Scorpione segna
l’inizio di una nuova fase, ma non coincide con una conclusione
definitiva. L’avvertimento di Cassandra introduce un elemento di
instabilità: la pace è temporanea, il potere è fragile, e il futuro
rimane incerto. Questo suggerisce che la vittoria finale non è mai
assoluta, ma sempre contingente.
Una possibile lettura è che il film costruisca le basi per la
trasformazione futura del personaggio, collegandosi indirettamente
alla figura più oscura e vendicativa vista ne La Mummia – Il
ritorno. In questa prospettiva, il rifiuto del destino non
elimina la possibilità che esso si realizzi in forme diverse.
Mathayus può aver scelto il proprio percorso in questo momento, ma
nulla garantisce che le sue scelte future non lo conducano verso un
esito più tragico.
Il film, quindi, lascia aperta una tensione irrisolta: quanto è
davvero possibile controllare il proprio destino? La risposta non è
definitiva, ma suggerisce che ogni scelta ha conseguenze che si
estendono nel tempo. Mathayus diventa re, ma anche simbolo di una
lotta continua tra libertà e necessità, tra volontà individuale e
forze più grandi.
Serata all’insegna dei guerrieri quella in programmazione in
prima serata su Italia 1, infatti alle ore 21:10 andrà in onda il
film Il Re Scorpione 3 La battaglia
finale, terza parte del franchise dedicato al Re
Scorpione.
Il Re Scorpione 3 – La
battaglia finale (The Scorpion King 3: Battle for
Redemption) è un
film direct-to-video del 2012 diretto
da Roel Reine ed uscito negli Stati Uniti
d’America il 17 gennaio 2012. È il terzo film
dedicato al Re Scorpione dopo Il Re
Scorpione e Il Re Scorpione 2 – Il destino di un
guerriero.
Dalla sua trionfante ascesa al
potere nel primo episodio de Il Re Scorpione, il regno di Mathayus
è caduto e il sovrano ha perso la sua regina. Ormai mercenario,
Mathayus dovrà difendere il regno da un malvagio tiranno e dai suoi
guerrieri fantasma nel tentativo di riconquistare il potere e la
gloria di un tempo.
Ad interpretare il personaggio
di Mathayus, Re Scorpione, ruolo che fu di The
Rock nel primo film della serie, è stato chiamato l’attore
canadeseVictor Webster, mentre Billy Zane è il perfido Re
Talus e l’espero Ron Perlman (già Hellboy sul
grande schermo), è Horus. Un’altra star della WWEè presente in
questo film, infatti Dave Batista interpreta il ruolo di
Agromael.
Curiosità: La scena
dell’interrogatorio di un ostaggio da parte di Re Talus è un chiaro
omaggio al film cult Le
iene di Tarantino.
Il re Scorpione 3
La battaglia finale è un film direct-to-video
del 2012 diretto da Roel Reine ed uscito negli Stati Uniti
d’America il 17 gennaio 2012. È il terzo film dedicato al Re
Scorpione dopo Il Re Scorpione e Il Re Scorpione 2 – Il destino di
un guerriero.
Il re Scorpione 3
La battaglia finaleè il film in programmazione su
Italia 1 in prima serata. Ad interpretare il personaggio di
Mathayus, Re Scorpione, ruolo che fu di The Rock nel primo film
della serie, è stato chiamato l’attore canadese Victor Webster,
mentre Billy Zane è il perfido Re Talus e l’espero Ron Perlman (già
Hellboy sul grande schermo), è Horus. Un’altra star della WWE è
presente in questo film, infatti Dave Batista interpreta il ruolo
di Agromael.
Trama: Dalla sua trionfante
ascesa al potere nel primo episodio de Il Re Scorpione, il regno di
Mathayus è caduto e il sovrano ha perso la sua regina. Ormai
mercenario, Mathayus dovrà difendere il regno da un malvagio
tiranno e dai suoi guerrieri fantasma nel tentativo di
riconquistare il potere e la gloria di un tempo.
Con il successo di Alice in Wonderland, la
Disney ha iniziato negli ultimi anni a realizzare una fortunata
serie di live-action dei propri classici d’animazione. Hanno così
preso vita film come Maleficent, Cenerentola e Aladdin. Tra i più
apprezzati e acclamati si annovera anche Il re
leone (qui la recensione), diretto nel
2019 da Jon Favreau,
che per la Disney aveva già realizzato il live action di
Il libro della giungla. Ciò
che distingue questo remake dell’omonimo classico d’animazione del
1994 è però il suo essere uno shot-for-shot
fotorealistico, ovvero identico all’originale in quasi tutte le
inquadrature e realizzato per risultare il più realistico possibile
da un punto di vista visivo.
A differenza degli altri live
action, infatti, Il re leone non presenta alcuna figura
umana ma unicamente personaggi animali realizzati in computer
grafica. Ciò ha portato in molti a documentarsi sulla natura del
film, se possa dunque essere considerato un vero e proprio live
action oppure un atipico film d’animazione (ai Golden Globe fu
candidato proprio in quest’ultima categoria). Che lo si voglia
considerare in un modo o nell’altro, Il re leone è però
indubbiamente un’ennesima sbalorditiva conferma del livello oggi
raggiunto dagli effetti speciali, capaci di riproporre un intero
mondo animale nel modo più realistico possibile.
Con un incasso di 1,6 miliardi di
dollari, questo Il re leone è oggi l’ottavo film dal
maggiore incasso nella storia del cinema. Un risultato che dimostra
non solo l’interesse in questi remake ma anche nei confronti di
quei film che offrano un’esperienza visiva unica. Prima di
intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile
approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo.
Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare
ulteriori dettagli relativi alla trama, al
cast di attori e a molto altro. Infine, si
elencheranno anche le principali piattaforme
streaming contenenti il film nel proprio catalogo.
Il re leone: la trama e il
cast di doppiatori dei personaggi
Protagonista del film è il giovane
leone Simba, futuro re della savana che guarda con
grande ammirazione a suo padre Mufasa. Quando
quest’ultimo viene però ucciso da una trappola escogitata dal suo
perfido fratello Scar, che ambisce al trono, Simba
si vede costretto ad andare in esilio, rinunciando per sempre alla
vita che conosceva. Crescendo, Simba può però contare sull’amicizia
di Timon e Pumbaa, che gli
insegneranno a cavarsela nella savana. Ma Simba non può lasciarsi
per sempre alle spalle il proprio passato e ben presto dovrà
tornare a casa per combattere per ciò che è giusto e ciò che gli
appartiene di diritto.
Per dar vita a questa nuova
importante versione de Il re leone sono stati chiamati
alcuni noti attori e cantanti, sia per la versione in lingua
inglese che per quella italiana. A doppiare Simba
si ritrova dunque Donald Glover,
da sempre grandissimo fan dell’originale animato, mentre in Italia
la voce del personaggio è quella di Marco Mengoni,
qui alla sua seconda esperienza come doppiatore dopo Lorax – Il
guardiano della foresta. Per i personaggi di
Timon e Pumbaa si possono invece
ascoltare le voci di Billy Eichner e Seth Rogen
nella versione originale e quelle degli attori Edoardo Leo e
Stefano Fresi
in quella italiana.
La
leonessa Nala ha invece la voce della celebre
cantante Beyoncé in originale e quella di
Elisa toffoli in italiano. John
Kani e John Oliver doppiano invece i
personaggi di Rafiki e Zazu,
mentre di grande prestigio è la presenza di James Earl
Jones come voce di Mufasa. L’attore aveva
già doppiato il personaggio nel film animato del 1994 e fu
fortemente voluto da Favreau in quanto nessuno poteva dar voce al
re dei leoni con altrettanta efficacia. In italiano, la voce del
personaggio è quella del noto doppiatore Luca
Ward. Infine, Scar ha la voce di Chiwetel
Ejiofor, mentre in italiano si può ascoltare quella di
Massimo Popolizio.
Il re leone: le canzoni del film
Naturalmente, in questo remake sono
presenti alcune delle canzoni più celebri già presenti
nell’originale animato. Il cerchio della vita è cantata in
italiano da Cheryl Porter, cantante statunitense
naturalizzata italiana, mentre si possono poi ascoltare anche
Voglio diventare presto un re e Sarò re,
quest’ultima cantata da Scar e dunque, in italiano, da
Massimo Popolizio. Marco Mengoni,
Stefano Fresi ed Edoardo Leo si esibiscono invece in
Hakuna Matata, Il leone si è addormentato e
L’amore è nell’aria stasera, quest’ultimo cantato anche da
Elisa. Oltre ai brani già noti, nel film sono
presenti anche due canzoni inedite interpretate da
Beyoncé ed EltonJohn.
Queste sono Spirit, nella
versione italiana chiamata Quando il destino chiamerà e
interpretata da Elisa, e Never Too Late.
Elton John, tuttavia, che aveva già curato le canzoni per
l’originale animato e che nel 1995 vinse l’Oscar alla miglior
canzone proprio per Can You Feel the LoveTonight?, ha in seguito espresso il suo rammarico sull’uso
della musica in questo remake, affermando di trovarla meno incisiva
rispetto all’originale. Al di là dei brani cantati, per quanto
riguarda le musiche, il film può vantare la presenza di
Hans Zimmer, tornato qui ad occuparsi della
colonna sonora dopo che proprio con la versione animata del 1994
aveva vinto il suo primo Oscar.
Il re leone: il prequel,
il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV
Dato il grandissimo successo del
film, la Disney si è detta interessata a realizzare ulteriori film
dedicati al mondo di Il re leone. Invece di realizzare un
sequel, si è però deciso di dare vita ad un prequel diretto dal
premio Oscar Barry Jenkins (Moonlight, Se la strada potesse
parlare). Nel settembre del 2022 è infine stato svelato
che il titolo del film è Mufasa: Il releone,
e che in esso si racconterà la storia delle origini dell’iconico
padre di Simba, esplorando la sua infanzia trascorsa con il
fratello cattivo Scar. Il film si avvarrà della voce di
Aaron Pierre e di Kelvin Harrison
Jr. che interpreteranno rispettivamente i due personaggi.
Il film è ora atteso in sala il 5 luglio 2024.
In attesa di poter vedere tale
prequel, è possibile fruire di Il re
leone grazie alla sua presenza su alcune delle più
popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è
infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Chili
Cinema, Google Play, Apple iTunes, Disney+ e Amazon Prime Video. Per
vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà
noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale.
Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della
qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo
di lunedì 2 gennaio alle ore
21:25 sul canale Rai 1.
Sono state diffuse nuove immagini
ufficiali da Il Re
Leone, il nuovo film Disney che ripropone in
animazione computerizzata il classico d’animazione del 1994.
Il progetto rientra nel programma
della Casa di Topolino di rifare in live action tutti i suoi
classici d’animazione, ma mentre con film come La Bella e
la Bestia o Cenerentola, non si sono
avuti questi problemi di concetto, con un film in cui tutti i
protagonisti sono degli animali, resta da capire dove si trova la
ripresa dal vero (live action, appunto) e dove sia invece
l’animazione.
Ecco di seguito le immagini:
1 di 6
Basato su una sceneggiatura scritta
da Jeff Nathanson, il film è stato
realizzato con le stesse tecniche di animazione computerizzata
utilizzare per portare alla luce Il Libro della
Giungla (2016). Jon
Favreau, che dirige anche questo secondo live
action Disney, dovrà questa volta affrontare
una sfida in più, visto che in questo caso non ci sarà nessun
personaggio umano su cui basare le inquadrature e le scene.
Nel cast de Il Re
Leone figurano Donald Glover,
nel ruolo di Simba, e James Earl
Jones, che torna a
essere Mufasa. Seth
Rogen e Billy Eichner
doppieranno
Pumba e Timon. Nel cast
anche John Kani, visto in Civil War, che darà
voce a Rafiki e Alfre
Woodard, che
sarà Sarabi.Chiwetel
Ejioforsarà Scar.
Timon e Pumbaa sono i protagonisti
assoluti della nuova clip tratta da Il Re
Leone, il live action basato sul classico di
animazione Disney, pubblicata nelle ultime ore su Twitter dalla
voce del facocero, Seth
Rogen. Billy Eichner invece ha
doppiato il suricato e altra metà dell’iconico duo che alleverà
Simba dopo il suo esilio dal regno.
Basato su una sceneggiatura scritta
da Jeff Nathanson, il film è stato
realizzato con le stesse tecniche di animazione computerizzata
utilizzare per portare alla luce Il Libro della
Giungla (2016). Jon
Favreau, che dirige anche questo secondo live
action Disney, dovrà questa volta affrontare
una sfida in più, visto che in questo caso non ci sarà nessun
personaggio umano su cui basare le inquadrature e le scene.
Nel cast de Il Re
Leone figurano, oltre a Glover,
anche James Earl Jones, che torna a
essere Mufasa. Seth
Rogen e Billy
Eichner doppieranno Pumba e Timon.
Nel cast anche John Kani, visto in Civil War,
che darà voce
a Rafiki e Alfre
Woodard, che
sarà Sarabi.Chiwetel
Ejioforsarà Scar.
Di seguito la sinossi ufficiale:
Simba, il figlio di Mufasa e principe delle Terre del Branco,
spera di seguire le orme del padre. Il fratello minore di Mufasa,
Scar, complotta per tradire Mufasa e conquistare le Terre del
Branco, costringendo Simba all’esilio, dove incontra Timon e
Pumbaa. Simba deve stringere un’alleanza e ricostruirsi
completamente per prendere ciò che è giustamente suo.
Walt Disney Studios ha da poco
diffuso un nuovo spot tv esteso de Il Re
Leone, prossimo live action in uscita diretto da
Jon
Favreau, che ci rivela scene inedite su Simba e il
confronto con il malvagio zio Scar. Lo stesso conflitto
rappresentava il cuore dell’atto finale del film d’animazione
originale, e dalle scene finora mostrate, sembra che il tentativo
di riprodurre fedelmente quelle dinamiche (anche dal punto di vista
grafico) sia andato a buon fine.
Vi ricordiamo che Il Re Leone
arriverà nelle nostre sale il 21 Agosto. Qui sotto
potete dare uno sguardo al video.
Basato su una sceneggiatura scritta
da Jeff Nathanson, il film è stato
realizzato con le stesse tecniche di animazione computerizzata
utilizzare per portare alla luce Il Libro della
Giungla (2016). Jon
Favreau, che dirige anche questo secondo live
action Disney, dovrà questa volta affrontare
una sfida in più, visto che in questo caso non ci sarà nessun
personaggio umano su cui basare le inquadrature e le scene.
Nel cast de Il Re
Leone figurano, oltre a Glover,
anche James Earl Jones, che torna a
essere Mufasa. Seth
Rogen e Billy
Eichner doppieranno Pumba e Timon.
Nel cast anche John Kani, visto in Civil War,
che darà voce
a Rafiki e Alfre
Woodard, che
sarà Sarabi.Chiwetel
Ejioforsarà Scar.
Di seguito la sinossi ufficiale: Simba, il figlio di Mufasa
e principe delle Terre del Branco, spera di seguire le orme del
padre. Il fratello minore di Mufasa, Scar, complotta per tradire
Mufasa e conquistare le Terre del Branco, costringendo Simba
all’esilio, dove incontra Timon e Pumbaa. Simba deve stringere
un’alleanza e ricostruirsi completamente per prendere ciò che è
giustamente suo.