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Il regista di John Wick conferma il ritorno di Keanu Reeves nello spin-off di Donnie Yen dedicato a Caine

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Lo sceneggiatore e regista di John Wick, Chad Stahelski, rivela se l’assassino interpretato da Keanu Reeves apparirà nello spin-off di Caine con Donnie Yen. Presentato in John Wick: Capitolo 4, Caine è un assassino altamente qualificato che è stato costretto da Vincent Bisset de Gramont a uccidere il suo vecchio amico John Wick. Nelle scene post-crediti, Caine è stato attaccato dalla figlia di Koji Shimazu, Akira Shimazu, mentre si recava a trovare sua figlia. Il progetto è stato confermato in fase di sviluppo nell’estate del 2024 e dovrebbe entrare in produzione entro la fine dell’anno.

In un’intervista con The Hollywood Reporter, Stahelski ha rivelato se Baba Yaga apparirà nel film. Il creatore della serie ha confermato che John Wick non sarà presente nello spin-off su Caine. Ha inoltre spiegato che, essendo il progetto “un omaggio ai film di kung fu”, concentrarsi sul personaggio di Yen e sul suo mondo permetterà loro di rimanere fedeli al sottogenere. Leggi il suo commento qui sotto:

Lo spin-off con Donny Yen non avrà il personaggio di John Wick. Ci sarà Donny Yen ed è un omaggio ai film di kung fu. Se John Wick 1 era incentrato su Charles Bronson e Lee Marvin, questo è incentrato su Chow Yun-fat, John Woo e Wong Kar-wai. Quindi penso che sia un po’ più facile da far capire al pubblico perché è un sottogenere che amiamo.

Cosa significa questo per lo spin-off di Caine

Lo spin-off di Caine si distingue facilmente dagli altri film di John Wick

Il finale di John Wick: Chapter 4 prepara essenzialmente il terreno per lo spin-off Caine. In precedenza era stato confermato che Rina Sawayama avrebbe ripreso il ruolo di Akira nel prossimo film che esplora il loro scontro dopo gli eventi del quarto capitolo, in cui Caine ha ucciso il padre di Akira, che ha scelto di combattere nonostante Caine gli avesse offerto una via d’uscita. Stahelski, che è il produttore dello spin-off, fa luce sugli stili di combattimento del progetto, chiarendo che il film di Yen sarà molto diverso dai precedenti film di John Wick.

L’assassino interpretato da Reeves era presumibilmente morto alla fine del Capitolo 4. Con John Wick 5 che prende una nuova direzione e racconta una storia diversa, lontana dall’Alto Consiglio, questo potrebbe spiegare perché lo spin-off Caine non vede la sua partecipazione. È anche possibile che il prossimo spin-off sia ambientato in un luogo molto diverso dal sequel.

Il regista di John Wick 4 vuole che gli Oscar introducano la categoria per i Migliori Stunt

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Il regista di John Wick 4, Chad Stahelski, ha recentemente rivelato, nel corso di un’intervista con Comic Book Movie, di star facendo pressioni sull’Academy of Motion Picture Arts and Sciences per introdurre una categoria per i Migliori Stunt agli Oscar. “”Abbiamo incontrato dei membri dell’Academy e parlato realmente dell’argomento. Se devo essere onesto è stato incredibilmente positivo e formativo. Penso, per la prima volta, che si siano compiuti dei passi in avanti verso la realizzazione di questo progetto“.

Penso che sia qualcosa che può accadere ai prossimi Oscar o a quelli dopo o al massimo nei prossimi tre o quattro anni“. – ha continuato poi Stahelski – “Penso che ci siano molte parti funzionanti, ma c’è anche da considerare altri aspetti. Ad esempio, ‘okay, sono l’Accademy, sei venuto da me e hai detto che avremmo dovuto inserire gli Stunt agli Oscar, e io sono d’accordo con te. Grande. Come lo facciamo? Come selezioniamo la migliore acrobazia? A chi lo diamo? Presto, quali sono le tue risposte?’“.

“Non abbiamo avuto veri discorsi su come determinare cosa premiare, ad esempio, per il miglio Stunt? È la migliore coreografia? La migliore sequenza d’azione? Il miglior gruppo di stunt? Lo riceve il coordinatore degli stunt? Chi gira la scena? Il coreografo di arti marziali? Chi ha coreografato la lotta? La controfigura? Il regista della seconda unità? Il montatore? Chi riceve il premio? Tutte queste sono domande grandiose che devono essere affrontate da individui intelligenti da entrambi i lati, dalla comunità degli stunt e dall’Academy”, ha poi spiegato il regista.

L’Academy vuole gli Stunt agli Oscar. Succederà. Si tratta di come farlo nel modo più equo e ponderato possibile. Vogliamo che questo abbia un impatto sull’industria e sul mondo, vogliamo farlo con classe, vogliamo farlo bene, vogliamo farlo in modo intelligente, e questo richiede solo un po’ di tempo e le persone giuste nella stanza per parlarne“, ha poi concluso il regista. Discorsi complessi dunque, che stanno però avvenendo e potrebbero portare nel giro dei prossimi anni all’introduzione della tanto attesa categoria dedicata agli Stunt.

Il regista di Boondock Saints dirigerà un nuovo thriller

Il regista di Boondock Saints dirigerà un nuovo thriller

Troy Duffy, regista dell’acclamato Boondock Saints, tornerà finalmente alla regia dopo quasi un decennio dal suo ultimo progetto. Negli anni ’90 Boondock Saints ricevette una caldissima accoglienza da parte di pubblico e critica, sebbene fosse un film indipendente mal distribuito. La storia dei due fratelli vigilanti di Boston (Sean Patrick Flanery e Norman Reedus) catturò l’immaginazione di moltissimi fan, divenendo infine un film cult.

Quattro anni dopo, Duffy fu il soggetto di un documentario chiamato Overnight, che narrava del successo e fallimento del regista. Nel 2009, Duffy diresse Boondock Saints 2: Il giorno di Ognissanti, che però non ottenne il successo sperato e fu detestato dalla critica. Finalmente ora, dopo otto anni, il regista ha deciso di tornare dietro la cinepresa.

Troy Duffy dirigerò un film intitolato The Blood Spoon Council, come confermato da un comunicato stampa diffuso dal produttore Oceanside Media, azienda australiana fondata dal produttore Scott Clayton. Il film, scritto da Duffy e il giovane Criss Lassiter, è stato descritto come un ‘agghiacciante thriller psicologico’ in cui il Consiglio del Cucchiaio del Sangue, un gruppo di vigilanti, andrà alla caccia di serial killer. Secondo la descrizione della trama:

“L’FBI incarica un giovane profiler per entrare nella testa del leader del gruppo. Ma le loro indagini vengono ostacolate quando il ragazzo comincia ad avere a che fare con un gioco segreto di guardie e ladri voluto da una mente come non se ne sono mai viste prima.”

Il comunicato stampa non specifica nulla riguardo al cast ma fa menzione dei futuri progetti di Troy Duffy, tra cui Rock ‘Em Sock ‘Em and Black Ghost, un film d’azione estrema. Nel comunicato viene anche menzionato un terzo film della saga di Boondock Saints così come un reboot televisivo della serie, annunciato all’inizio del 2017.

Ancora non è stata rilasciata una data di uscita per The Blood Spoon Council.

 

Il regista di Blue Beetle voleva realizzare una origin story di Bane per la DC

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Arriverà nelle sale italiane dal 17 agosto il nuovo film DC Blue Beetle, incentrato su un ragazzo che viene scelto per diventare un ospite simbiotico dello Scarabeo, un’antica reliquia biotecnologica aliena che gli garantisce una potente armatura esoscheletrica, trasformandolo nel supereroe Blue Beetle. Il film è diretto dal regista Angel Manuel Soto, il quale però ha recentemente raccontato di aver inizialmente avuto il desiderio di realizzare una origin story dedicata al personaggio Bane.

Intervistato da Den of Geek, il regista ha dunque spiegato cosa è successo quando ha ricevuto per la prima volta la chiamata per lavorare con DC. “Volevo presentare delle idee, e una di queste era la storia delle origini di Bane“, ha detto Soto. “Ho sempre pensato che ci fosse qualcosa di interessante nell’esplorare la sua realtà e come nasce un personaggio del genere“. Tuttavia, la conversazione è andata in un modo diverso e la Warner Bros. ha detto: “C’è questo personaggio che stiamo sviluppando da un paio d’anni. Il Blue Beetle, un supereroe latino“. Il resto, come si suol dire, è storia.

Bane, come noto, è già stato portato al cinema, anche se i due film in questioni non hanno effettivamente proposto la storia delle sue origini. La prima apparizione risale al film Batman & Robin, dove però è rappresentato come un forzuto senza cervello, incapace di parlare. Una versione più apprezzata del personaggio è poi apparsa in Il cavaliere oscuro – Il ritorno, dove ad interpretare un Bane molto più intelligente e pericoloso vi è l’attore Tom Hardy. Deve dunque ancora esserci un film esclusivamente incentrato sulla storia delle origini di questo famoso supercriminale di Batman e chissà che proprio Soto non avrà occasione di realizzarlo in futuro nel nuovo DC Universe.

Cosa sappiamo su Blue Beetle?

Blue Beetle è un personaggio immaginario dei fumetti; venne pubblicato negli Stati Uniti d’America da diverse case editrici a partire dal 1940. Tale supereroe ha avuto nel tempo diversi alter ego. Kord “è saltato” nell’universo DC Comics durante Cisis on Infinite Earths  insieme a un certo numero di altri personaggi di Charlton Comics. Il secondo Blue Beetle in seguito ha recitato nel suo fumetto di 24 numeri. Kord non ha mai avuto superpoteri, ma ha usato la scienza per creare vari dispositivi che lo aiutassero a combattere il crimine.

È diventato un membro della Justice League of America ed è stato successivamente ucciso durante il crossover Infinite Crisis della DC Comics. Soto (“Charm City Kings”, “The Farm”) dirige da una sceneggiatura di Gareth Dunnet-Alcocer (“Miss Bala”), basata sui personaggi DC. Al fianco di Xolo Maridueña (“Cobra Kai”) troviamo Adriana Barraza (“Rambo: Last Blood”, “Thor”) nel ruolo della nonna di Jaime, Nana, Damían Alcázar (“Narcos”, “Narcos: Mexico”) in quello di suo padre, Elpidia Carrillo (“Mayans M.C.”, la saga di “Predator”) nel ruolo della madre, Bruna Marquezine (“Maldivas”, “God Save the King”) in quello di Jenny Kord, Raoul Max Trujillo (i film di Sicario”,“Mayans M.C.”) come Carapax. I

Il Premio Oscar Susan Sarandon (“Monarch”, “Dead Man Walking”) come Victoria Kord e George Lopez (le saghe di “Rio” e “I Puffi”) nel ruolo di suo zio Rudy. Nel cast anche Belissa Escobedo (“American Horror Stories”, “Hocus Pocus 2”) nel ruolo della sorella di Jaime, Milagro, e Harvey Guillén (“What We Do in the Shadows”) che interpreta il Dott. Sanchez. Blue Beetle sarà disponibile nelle sale italiane a partire dal 17 agosto 2023 distribuito da Warner Bros. Pictures.

Il regista di Avengers: Endgame, Joe Russo, chiede ai fan di essere pazienti con la fase 5 dell’MCU

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Come ormai noto, la Fase 4 del Marvel Cinematic Universe è stata caratterizzata da alti e bassi, generando non poca confusione tra i fan. La Fase 5, con Ant-Man and the Wasp: Quantumania, non ha migliorato le cose, complicando ulteriormente la situazione e il futuro della Multiverse Saga. Ora, il co-regista di Avengers: Endgame, Joe Russo, ha però chiesto ai fan di essere pazienti con la Marvel e con la Fase 5 del Marvel Cinematic Universe. “Non c’è nessuno più bravo a raccontare storie del presidente dei Marvel Studios Kevin Feige in questo momento. Se hai intenzione di scommettere su qualcuno, scommetti su di lui“, ha detto il regista nel corso di un’intervista.

Penso che il tipo di storia che si è svolto nelle fasi su cui abbiamo lavorato fosse un tipo di storia molto specifico che si è concluso in quelle fasi e ora è il momento di una nuova storia, e penso che questa sia la direzione che la Marvel sta prendendo Ti stanno raccontando una storia molto diversa, una storia molto nuova e penso che il pubblico debba solo essere paziente con il reindirizzamento perché non puoi continuare a raccontare la stessa storia più e più volte o perdi il pubblico“. Per Russo, dunque, si tratta solo di avere pazienza, con il quadro generale di questo nuovo racconto che sarà presto chiaro.

Joe Russo ha poi continuato, affermando: “penso che stiano prendendo delle oscillazioni molto grandi e stanno giocando con il tono e stanno sostenendo la diversità tanto quanto chiunque nello spazio narrativo in questo momento e tutte queste cose sono enormi vittorie per grandi- narrazione su scala.” I commenti di Joe Russo arrivano dopo che i fan, come anticipato, hanno espresso preoccupazione per il fatto che l’MCU sia diminuito di qualità dopo la conclusione della Infinity Saga. Diversi titoli della Fase 4, tra cui Eternals e Thor: Love and Thunder, hanno ricevuto recensioni contrastanti da parte della critica e hanno avuto prestazioni inferiori alle aspettative al botteghino.

Le attenzioni sono ora tutte puntate su Guardiani della Galassia Vol. 3 in arrivo al cinema il 3 maggio, il quale avrà il compito di risollevare un po’ gli animi. I due precedenti film diretti da James Gunn sono tra i più apprezzati dai fan e le aspettative sono molto alte anche per questo nuovo capitolo, che se da una parte concluderà le avventure dei Guardiani, dall’altra introdurrà nuovi personaggi, che potrebbero rivelarsi decisivi per il futuro dell’MCU. In generale, volendo credere alle parole di Joe Russo, non resta che attendere e vedere cosa accadrà nel corso di questa Fase 5, decisamente decisiva in vista del gran finale della Fase 6.

Fonte: CBR

Il regista di Avatar e Titanic, James Cameron, ha segnato un altro record!

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Attraverso il suo profilo via Twitter, ha informato i suoi fan di essere sceso sul fondale marino più profondo al mondo, la Fossa delle Marianne. Si tratta di una profondità di due chilometri superiore all’altezza del monte Everest. 

Il regista di Aladdin, Hercules e La Sirenetta ha un problema con i film Disney che hanno un “messaggio”

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Anche se il nome di John Musker non suona immediatamente familiare a molti, si tratta di colui che ha scritto e diretto film Disney iconici come Basil L’Investigatopo, La sirenetta, Aladdin, Hercules, Il pianeta del tesoro, La principessa e il ranocchio e Oceania.

Tuttavia, nonostante il suo lungo rapporto di lavoro con La Casa di Topolino, il regista si è ora scagliato contro le recenti offerte dello studio. Come molti fan, Musker crede che la Disney debba ridimensionare il messaggio politico nei suoi film, qualcosa che persino il CEO della Disney, Bob Iger, condivide, suggerendo che l’impegno “politico” di questi film passerà in secondo piano andando avanti.

“Penso che debbano fare una correzione di rotta in termini di messa in secondo piano del messaggio, dietro l’intrattenimento, una storia avvincente e personaggi coinvolgenti”, ha detto all’outlet spagnolo El País (via Toonado.com). “I classici film Disney non iniziavano cercando di trasmettere un messaggio. Volevano che tu fossi coinvolto nei personaggi, nella storia e nel mondo, e penso che questo sia ancora il nocciolo della questione”, ha continuato Musker. “Non devi escludere i tuoi obiettivi, ma devi prima creare personaggi con cui simpatizzi e che siano avvincenti.”

La principessa e il ranocchio Insieme a Ron Clements, Musker è stato fondamentale nella realizzazione dei film sopra elencati e, in La principessa e il ranocchio, ha introdotto la prima principessa nera della Disney in Tiana. All’epoca c’erano le tipiche lamentele razziste a riguardo alle quali Musker rispose: “Non stavamo cercando di essere svegliati, anche se capisco le critiche”. Per quanto riguarda i remake live-action della Disney dei suoi classici cartoni animati, ha aggiunto: “Le aziende si comportano sempre così, ‘Come possiamo ridurre i nostri rischi? Ai consumatori piace questo film, giusto? Lo rifaremo in forma diversa e glielo venderemo in un attimo.’ Oppure pensano: ‘Beh, potremmo migliorarlo.'”

Lo Studio non smetterà di confrontarsi con critiche e adeguamenti, ma una rinnovata attenzione alla qualità della storia invece che al “messaggio” forzatamente veicolato può essere certamente un buon punto di partenza per il futuro.

Il regista Dave Filoni afferma che il suo film di Star Wars racconterà la Nuova Repubblica

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Allo Star Wars Celebration tenutosi a Londra, il capo della Lucasfilm Kathleen Kennedy ha annunciato tre nuovi lungometraggi di Star Wars, per la regia di James Mangold, Sharmeen Obaid-Chinoy e Dave Filoni. Quello di quest’ultimo si presenta, ad ora, come il progetto più intrigante tra i tre. Filoni, si potrebbe sostenere, ha negli ultimi anni lavorato quasi quanto il creatore del franchising George Lucas nel plasmare il nuovo l’universo di Star Wars. Egli è il produttore e regista dietro il grande successo The Mandalorian e delle serie animate The Clone Wars, Star Wars: Rebels e Star Wars: The Bad Batch.

Il progetto di lungometraggio da lui diretto si concentrerà ora sulla Nuova Repubblica e “chiuderà” le storie interconnesse che vengono raccontate in queste serie, ma anche in The Book of Boba Fett e Ahsoka. Un progetto dunque particolarmente ambizioso, nel quale confluiranno più storie per un epico gran finale. Molto probabile dunque che tra i protagonisti ritroveremo anche il Mandaloriano Din Djarin di Pedro Pascal e il tenero Grogu. Filoni ha poi confermato che sarà coinvolto nel processo di scrittura, anche se non può dire quando inizieranno le riprese. Quando gli è stato chiesto cosa poteva dire sulla storia, ha però offerto le seguenti informazioni:

Il modo in cui l’ho descritto è che se sei cresciuto nei miei stessi anni sei consapevole dell’era post-Ritorno dello Jedi. La Nuova Repubblica non è una nuova idea. Non è qualcosa che The Mandalorian ha creato. È una vecchia idea, in circolazione da molto tempo. Ci sono solo cose in Star Wars che tutti noi sembriamo sapere se ci lavoriamo da molto tempo. Ci sono state storie raccontate storie nell’arco di 30 anni che si sono concluse con la nuova trilogia. Ma c’è un grande intervallo di tempo ancora da esplorare“, ha affermato Filoni.

Le cose non vanno così bene quando iniziamo Il risveglio della forza. Quindi Jon [Favreau] e io abbiamo guardato a quel periodo di tempo, e quando ha saputo che voleva The Mandalorian in esso, una delle cose che gli ho detto all’inizio è stata: “Beh, ho questo epilogo in Star Wars: Rebels che ha a che fare con quel periodo di tempo”, che avete visto alla fine con Sabina e Ahsoka che se ne vanno. Quindi, molti di questi fili iniziano a riunirsi, e poi ho guardato al corpus più ampio di lavoro che è stato fatto e ciò che è rilevante, e ne emergerà una storia“.

Molte delle storie proposte nel corso degli anni da Filoni troveranno dunque compimento con questo annunciato film, attualmente ancora senza titolo. L’ambientazione, però, sembra essere confermata per quel periodo di tempo che va da Il ritorno dello Jedi a Il risveglio della forza, circa trent’anni poco esplorati durante i quali la Nuova Repubblica ha ristabilito la pace nella galassia, con le forze del male pronte però a riprendere il potere con quello che poi si rivelerà essere il Primo Ordine. Non resta ora che attendere maggiori informazioni rispetto a questo progetto di Filoni come anche una data di uscita ufficiale.

Fonte: Collider

Il regista Bruno Oliviero presenta La variabile umana

La variabile umana conferenza stampaÈ stato presentato ieri alla stampa romana l’esordio alla regia nel lungometraggio di finzione del regista Bruno Oliviero, apprezzato autore di numerosi documentari su Napoli, sua città natale, e Milano, dove vive e dove ha scelto di ambientare questo La variabile umana, la cui presentazione ufficiale si terrà al Festival di Locarno il prossimo 9 agosto, mentre l’uscita nelle sale è prevista per il 29 agosto. Assieme a lui hanno preso parte all’evento i produttori Lionello Cerri di Lumière e Gabriella Manfrè di Invisibile Film.

Parlando di questo giallo e del suo protagonista, un ispettore burbero e introverso, alle prese con un omicidio e con un rapporto tutto da recuperare con la figlia adolescente, interpretato da Silvio Orlando, Oliviero afferma che l’ispirazione “viene da certa letteratura americana degli anni ’30, da autori come Chandler”, l’idea era quella di “un uomo che rappresentasse la legge, che fosse un po’ deluso rispetto alla sua carriera, richiamato da un fatto personale a ripensare il suo ruolo di uomo pubblico”.

Quanto hanno pesato le vicende d’attualità sul ritratto di Milano presente nel film?

Bruno Oliviero: “La prima idea del film è stata concepita prima delle notizie d’attualità. Evidentemente, per me che ho fatto documentari (…) e vivo a Milano da dieci anni, sentire il clima di un luogo è una delle mie prerogative. Le notizie di cronaca ci hanno piuttosto disturbato”, e ammette: “Questa ossessione di noi italiani per Berlusconi ha un po’ pesato sulla successiva costruzione del film. Ma soprattutto abbiamo osservato a lungo il clima che si viveva a Milano prima degli eventi di cronaca. Milano è una città che anticipa, nel bene e nel male, l’andamento dell’Italia negli ultimi anni, (…) è un generatore di miti”.

Ti sei sentito più libero di raccontare la realtà attraverso la finzione, rispetto al tuo precedente lavoro di documentarista? Quanto ha contato il messaggio sociale?

B. O.: “Ho cercato di raccontare questa piccola storia, che toccava la nostra società, essendo più preciso possibile nel racconto della città”. “La città doveva essere, ed è, un personaggio del film. È un po’ come la ragazza protagonista: è vilipesa, ma non ha responsabilità sue proprie”. “Mi sono sentito più libero che nel documentario ed ho scelto di passare da questo alla finzione per poter affrontare tutta la parte intima senza rischiare di essere voyeuristico, come accade quando lo si fa col documentario, dove si approfitta di vite reali. Qui ho potuto prendere pezzi di vite reali, o presunte tali, e offrire un racconto più approfondito. Il documentario, invece, deve rimanere sempre un passo indietro per essere rispettoso dei personaggi che rappresenta”.

Come ha scelto Silvio Orlando e Alice Raffaelli (di cui vediamo solo per un attimo la bellezza da donna, mentre si è scelto di omettere ogni aspetto pruriginoso dal punto di vista sessuale)?

B. O.: “Silvio Orlando c’è sembrato la scelta giusta, perché eccentrica rispetto ai ruoli che aveva già interpretato, rispetto al personaggio di Monaco, che non doveva riscuotere nessuna simpatia, mentre Orlando generalmente riscuote molta simpatia. In ogni opera prima si fanno delle scommesse, questa era una delle nostre, che mi sembra sia stata vinta”. Riguardo alla scelta di Alice, mix di bellezza adulta e tratti ancora acerbi: “Con Silvio abbiamo molto discusso dell’ambiguità del soggetto, perché quest’attrazione per i giovani corpi è legittima, in un certo modo. Quindi bisognava stare attenti a non escludere questa parte, a non far finta che non esistesse. Perciò Linda (Alice Raffaelli) doveva avere un corpo degno di essere ammirato e desiderato. Ma questo non fa sì che debba essere per forza una vittima”.

Com’è nata la scelta di non mostrare l’aspetto politico (lo scandalo è solo accennato)?

B. O.: “Questo per me è ciò che fa il cinema, lo si impara molto bene coi documentari (…): non si può non considerare che ciò che resta fuori dalla narrazione, fa comunque parte del racconto. Quanto più riesci a puntualizzare il racconto su un  dettaglio della vita, tanto più riesci a far immaginare ciò che c’è intorno”.

Nel film due uomini piangono, come mai questa scelta?

B. O.: “Sono due uomini che vedono la propria vita e tutto ciò in cui credevano, distrutti. (…) Visto che si parla di uomini che non vanno per il sottile, che i due personaggi principali fossero uomini e potessero piangere era un modo per renderli diversi dall’umanità che avevamo visto nel film. Inoltre, come documentarista (…) ho seguìto dei magistrati e ne ho visti piangere tanti in momenti difficili del loro lavoro, perché questi sono mestieri che mettono molto sotto pressione”.

Oliviero parla anche dell’esperienza di lavoro col musicista Michael Stevens, collaboratore storico di Clint Eastwood, e sottolinea come questi, provenendo dal cinema americano, si sia però “aperto a un’idea di cinema più europeo, nel quale la musica non copre tutto l’arco delle emozioni” Un lavoro di “adattamento del punto di vista musicale americano a un film europeo, e in particolare italiano”.

Visto il finale aperto, dobbiamo aspettarci altre avventure di Monaco?

B. O.: “Non lo so, per il momento non ci abbiamo pensato”.

Lionello Cerri: “Ma siamo pronti a vendere il format a qualche televisione”.

Il film sarà presentato al Festival di Locarno il 9 agosto, mentre lo troveremo nelle sale dal 29 agosto, distribuito da Bim.

La variabile umana conferenza stampa 2

Il regime iraniano condanna Panahi a sei anni

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Panahi

Il regista Jafar Panahi, è stato condannato, per la sua opposizione al regime iraniano, a una pena molto pesante: sei anni di prigione e 20 anni di divieto di scrivere sceneggiature e realizzare film, oltre a quello di recarsi all’estero e concedere interviste ai media, inclusi quelli interni al suo paese.

Il reboot di Wonder Woman potrebbe già aver risolto uno dei problemi più discussi dei cinecomic moderni

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Tra i tanti progetti in sviluppo nel nuovo DC Universe di James Gunn, quello dedicato a Wonder Woman continua a essere uno dei più attesi. Sebbene il film sia ancora nelle fasi iniziali e non abbia nemmeno una protagonista ufficiale, un recente aggiornamento potrebbe aver già rassicurato molti fan sul futuro della Principessa delle Amazzoni.

A confermarlo è stata direttamente Ana Nogueira, sceneggiatrice già coinvolta nel nuovo film di Supergirl e nel progetto dedicato ai Teen Titans. La scrittrice ha ribadito di essere ancora al lavoro sul reboot di Wonder Woman, confermando così che il film continua a occupare un posto importante nei piani di DC Studios.

A prima vista potrebbe sembrare una semplice notizia produttiva. In realtà, dietro questa conferma si nasconde un elemento che potrebbe influenzare profondamente l’intero universo condiviso costruito da Gunn e Peter Safran. Ed è proprio qui che entra in gioco una delle critiche più frequenti rivolte ai franchise supereroistici degli ultimi anni.

Una sola autrice dietro più progetti DCU potrebbe garantire quella coesione che molti fan chiedono da tempo

Wonder Woman

Uno dei problemi che una parte del pubblico ha evidenziato negli ultimi anni, soprattutto parlando del Marvel Cinematic Universe, riguarda la sensazione che alcuni film e serie sembrino appartenere a mondi narrativi differenti, pur facendo parte dello stesso universo condiviso.

Il coinvolgimento di Ana Nogueira in più produzioni strategiche del DCU potrebbe rappresentare una risposta preventiva a questo rischio. Scrivendo sia Supergirl sia Wonder Woman, e lavorando anche al film dei Teen Titans, l’autrice si trova in una posizione privilegiata per costruire collegamenti organici tra personaggi, eventi e temi narrativi.

Questo non significa che tutti i film avranno lo stesso stile. Anzi, uno degli obiettivi dichiarati del nuovo DC Universe è permettere a ogni progetto di mantenere una propria identità. Un film come Clayface potrebbe avere tonalità horror, mentre Supergirl esplorerà territori più fantascientifici. Tuttavia, una supervisione creativa condivisa può aiutare a mantenere una coerenza generale che renda credibile l’appartenenza di tutti questi personaggi allo stesso mondo.

Per Wonder Woman questo aspetto potrebbe essere particolarmente importante. Diana Prince è infatti uno dei pilastri storici dell’universo DC e il suo debutto nel nuovo corso dovrà necessariamente avere conseguenze rilevanti sul resto della narrazione.

Il ritardo del film potrebbe trasformarsi in un vantaggio per il nuovo universo DC

James Gunn 2023
Il regista statunitense James Gunn arriva alla premiere di Los Angeles della Warner Bros. ‘The Flash’ tenutasi al TCL Chinese Theatre IMAX il 12 giugno 2023 a Hollywood, Los Angeles, California, Stati Uniti. — Foto di imagepressagency – DepositPhotos

Per molti mesi alcuni fan hanno guardato con preoccupazione alla mancanza di aggiornamenti sul reboot di Wonder Woman. Rispetto ad altri progetti già annunciati, il film sembrava procedere più lentamente, alimentando dubbi sul suo effettivo stato di sviluppo.

Oggi, però, questo ritardo potrebbe apparire sotto una luce diversa. Consentire a Wonder Woman di arrivare dopo l’avvio del nuovo DC Universe offre infatti agli autori l’opportunità di osservare come reagirà il pubblico ai primi tasselli della nuova continuità narrativa e di costruire il personaggio all’interno di un contesto già definito.

Inoltre, se il film di Supergirl dovesse ottenere il successo che DC Studios spera, Ana Nogueira arriverebbe a Wonder Woman con una conoscenza ancora più approfondita del funzionamento del nuovo universo condiviso. Questo permetterebbe di sviluppare Diana Prince non come un progetto isolato, ma come una figura centrale all’interno di una strategia narrativa più ampia.

Naturalmente resta ancora molta strada da percorrere. Non esistono dettagli sulla trama, sul cast o sulla data di uscita. Tuttavia, in una fase in cui il nuovo DC Universe sta cercando di convincere il pubblico della propria identità, la scelta di affidare più progetti chiave alla stessa autrice potrebbe rivelarsi una delle decisioni più intelligenti prese finora da DC Studios.

Il reboot di Tomb Rider ha un regista

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Il reboot di Tomb Rider ha un regista

La Warner Bros e la MGM sembrano aver deciso un regista per il loro tanto atteso reboot della saga cinematografica di Tomb Raider. I due studios, al lavoro su un nuovo film che vedrà un ritorno alle origini, hanno scelto il norvegese Roar Uthaug. Per il regista, finora dedicato soprattutto alla categoria thriller-horror, si tratterà del primo lungometraggio in lingua inglese. Per quanto riguarda la sceneggiatura, dopo il lavoro di Evan Daugherty, Marti Noxon, Mark Fergus e Hawk Ostby alle bozze dello script, sembra che Ginevra Robertson-Dworet (Transformers 5) sia in trattative per occuparsi di un’ulteriore revisione.

Poco si sa circa l’ultima versione del viaggio cinematografico di Lara Croft, tranne che la storia si concentrerà sulla sua prima avventura in assoluto. Il primo videogame del 1996, vedeva la cacciatrice di reliquie in Perù alla ricerca di un artefatto conosciuto come Scion. Il suo viaggio è poi continuato in Grecia e in Egitto. Il reboot del videogame del 2013 ha visto Lara, ancora studentessa di archeologia, in una spedizione in un’isola immaginaria al largo delle coste del Giappone. Il film potrebbe ispirarsi ad entrambe le versioni.

Fonte: Collider

Il reboot di Stargate su Prime Video riceve un aggiornamento entusiasmante da una star storica

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Il nuovo Stargate targato Amazon MGM Studios muove ufficialmente i primi passi concreti. Dopo l’annuncio del novembre 2025, che confermava il via libera a una nuova serie originale destinata a Prime Video, arriva ora un aggiornamento direttamente da uno dei volti più amati del franchise.

Il progetto, descritto come “un nuovo capitolo audace” dell’iconica saga sci-fi, è sviluppato da Martin Gero, già produttore esecutivo di Stargate Atlantis. I dettagli su trama e casting restano riservati, ma un primo segnale positivo arriva dall’apertura della writers’ room.

Joe Flanigan entra nella writers’ room (ma niente spoiler)

Durante un’intervista al canale YouTube Dial the Gate, Joe Flanigan, interprete di John Sheppard in Stargate Atlantis, ha rivelato di essere stato invitato personalmente da Gero a visitare la stanza degli sceneggiatori a Los Angeles.

L’attore ha però precisato che eventuali accordi di riservatezza gli impediranno di condividere informazioni concrete. Il coinvolgimento di Flanigan, tuttavia, suggerisce che il reboot potrebbe mantenere un legame con la storia del franchise, magari con riferimenti o ritorni simbolici.

Un’eredità importante per Amazon

Il franchise nacque con il film Stargate, diretto da Roland Emmerich e interpretato da Kurt Russell e James Spader, capace di incassare quasi 200 milioni di dollari al box office. Da lì si svilupparono numerose serie televisive, tra cui la longeva Stargate SG-1, andata in onda dal 1997 al 2007.

Oltre a Atlantis, l’universo si è espanso con Stargate Universe, Stargate Origins e altri progetti, dimostrando una capacità di evoluzione costante.

Il nuovo reboot rappresenta quindi una sfida ambiziosa per Amazon MGM Studios, chiamata a rilanciare un marchio storico per il pubblico globale di Prime Video. Resta da capire se vedremo volti noti del passato tornare sullo schermo, ma il coinvolgimento di figure chiave dietro le quinte è già un segnale incoraggiante.

Per ora, i fan possono solo attendere ulteriori dettagli su casting e data di uscita.

Il reboot di Spawn in produzione nel 2014

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Spawn

Sono anni ormai che Todd McFarlane cerca di sviluppare un reboot o un sequel della versione per il grande schermo di Spawn firmata da Mark A.Z. Dippé.

Interrogato ancora una volta in merito, al Fan Expo, McFarlane da una nuova speranza ai fan del fumetto affermando che una nuova pellicola dedicata al personaggio potrebbe “sorgere dall’oltretomba” ed andare in produzione già a partire dal prossimo anno.

“La verità è che ho addosso un sacco di pressione”, ha detto Mc Farlane. “Vogliono che consegni lo script entro la fine dell’anno, il che significa che dovremmo cominciare le riprese l’anno prossimo”. Queste sono le dichiarazioni dell’ideatore del personaggio che sembrerebbe dover occupare il molteplice ruolo di scrittore, produttore e regista della pellicola nonostante non sia ancora in possesso di uno script definitivo da finalizzare nella realizzazione del film.

Riguardo all’aspetto tecnico il fumettista ed imprenditore canadese prevede un film che non dovrà essere frenato da un budget spropositato o dall’uso massiccio della CGI. La sua intenzione è quella di realizzare qualcosa di più simile ad un lungometraggio horror o thriller che non ad un cinecomic dedicato ad un supereroe.

Una delle ultime volte che Todd McFarlane ha aggiornato in merito a questo progetto, ha parlato di un premio Oscar interessato alla parte del protagonista e secondo indiscrezioni sembrò che il nome in questione fosse quello di Jamie Foxx. Interrogato in merito Todd McFarlane ha detto: “Abbiamo avuto un via vai di grandi nomi, come quello che avete appena menzionato, che si sono presentati nei nostri uffici per dirci di essere interessati.” Ed Aggiunge:” Mi piacerebbe avere ancora una volta Michael Jai White nel ruolo di protagonista, cosa che probabilmente non accadrà.”

Ancora poche certezze, dunque, attorno a questo progetto che attende di essere finalizzato da anni e che, a questo punto, prenderà molto probabilmente il via nel 2014.

Il reboot di Scrubs è confermato e aggiunge altri due membri del cast originale

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Secondo Variety, il reboot di Scrubs è stato ufficialmente ordinato dalla ABC come serie completa, e due membri del cast originale, Donald Faison e Sarah Chalke, si uniranno al collega Zach Braff nel nuovo show. La notizia dell’ordine diretto per la serie è stata data oggi, con il reboot della bizzarra commedia ospedaliera che punta alla stagione 2025-26.

Il creatore della serie originale Bill Lawrence ha sottolineato che il reboot di Scrubs inizia e finisce con JD e Turk, dicendo: “Scrubs significa molto per me. Sono davvero entusiasta di poter riunire il gruppo”. In effetti, la serie non avrebbe mai funzionato senza almeno Faison a bordo, a giudicare dalla nuova logline appena pubblicata:

“JD (Braff) e Turk (Faison) tornano a lavorare insieme per la prima volta dopo tanto tempo: la medicina è cambiata, gli stagisti sono cambiati, ma la loro amicizia ha resistito alla prova del tempo. Personaggi nuovi e vecchi navigano nelle acque del Sacred Heart con risate, cuore e alcune sorprese lungo il percorso”.

Cosa significa la notizia del casting per il reboot di Scrubs

Aspettatevi il ritorno di altri membri del cast originale

Non era ancora certo che i membri del cast originale sarebbero tornati per il reboot di Scrubs, ma era certamente improbabile che funzionasse senza di loro. In particolare, è difficile immaginare lo show con il J.D. Dorian di Braff senza il Turk di Faison al suo fianco (o immaginare Braff senza Faison, punto). Elliot Reed di Sarah Chalke è altrettanto importante, con il trio di giovani residenti diventati medici veterani che fa da colonna portante dello show.

Secondo alcune fonti, altri membri del cast originale di Scrubs sono attualmente in trattativa e dovrebbero tornare. Il principale tra questi è probabilmente John C. McGinley nel ruolo del Dr. Cox, il mentore sarcastico e cinico di J.D., che è diventato una sorta di figura paterna per J.D. È altrettanto difficile immaginare Scrubs senza di lui, data la sua importanza per la serie.

Il reboot perderebbe gran parte del suo tono unico senza le sue battute tipiche. Lo stesso vale per l’infermiera Carla Espinosa interpretata da Judy Reyes, il diabolico primario Dr. Kelso interpretato da Ken Jenkins e il custode interpretato da Neil Richard Flynn. Speriamo che le trattative con gli altri membri del cast procedano senza intoppi e rapidamente.

Il reboot di Resident Evil di Zach Cregger è una nuova “storia delle origini” dei giochi, afferma la star

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Zach Cregger sta per arrivare a Raccoon City per il suo prossimo lungometraggio, ma la star Kali Reis avverte di non aspettarsi un adattamento diretto del materiale originale. Sulla scia del successo ottenuto con Barbarian e prima del successo virale di Weapons, Cregger è stato annunciato come co-sceneggiatore e regista del prossimo reboot del film Resident Evil, in collaborazione con Shay Hatten, veterano di John Wick. Reis fa invece parte del cast stellare che Cregger ha messo insieme per il nuovo film, che include anche una reunion con Austin Abrams, Paul Walter Hauser e Zach Cherry.

Ora, in un’intervista con Ash Crossan di ScreenRant per il prossimo film d’azione fantascientifico Mercy – Sotto Accusa, Reis ha offerto alcune anticipazioni sull’approccio di Cregger al suo adattamento di Resident Evil. Lodando il reboot come una “continuazione della grande produzione cinematografica” che ha dimostrato nei progetti precedenti, la star ha continuato a stuzzicare il pubblico dicendo che il film sarà “la sua versione” della storia delle origini dei giochi piuttosto che una traduzione diretta delle tragedie di Raccoon City.

Devo dire che, per i fan di Resident Evil, in particolare per i giocatori, il suo tentativo di raccontare la storia delle origini, la sua versione, è incredibile. Penso che rimarrete sbalorditi dalla sua immaginazione, dalle sue idee e da questo viaggio comico attraverso il periodo folle e selvaggio della storia di Resident Evil. Penso che ne sarete piacevolmente sorpresi”.

Cosa aspettarsi dal Resident Evil di Zach Cregger

L’ultima anticipazione di Reis è in gran parte in linea con la precedente discussione di Cregger su come avrebbe affrontato il reboot di Resident Evil. Puntando a una storia originale ambientata nel mondo dei videogiochi piuttosto che a uno dei suoi personaggi ben noti, avendo persino citato Leon come uno di quelli la cui storia esiste già nei vari giochi, lo sceneggiatore/regista sta invece prendendo ispirazione dal secondo al quarto capitolo.

Non sarebbe la prima volta che un adattamento di Resident Evil cerca di adottare un approccio più originale alla storia piuttosto che seguire una linea più diretta. I film con Milla Jovovich sono diventati sempre più distanti dai giochi con ogni capitolo, in particolare uccidendo personaggi come Leon e Barry Burton, mentre la serie Netflix di breve durata ha preso in prestito dai giochi la trama di fondo, ma si è poi diramata in una direzione completamente diversa.

L’unico adattamento di Resident Evil che ha cercato un approccio direttamente fedele è stato quello del 2021 Welcome to Raccoon City, che ha unito le storie dei primi due videogiochi in uno solo. Tuttavia, anche se i critici e parte del pubblico hanno apprezzato maggiormente questo approccio fedele, il reboot ha comunque ricevuto recensioni contrastanti e ha ottenuto risultati deludenti al botteghino, portando alla cancellazione del sequel previsto e allo sviluppo finale di quello di Cregger.

Il reboot di Harry Potter cambia le uniformi delle case di Hogwarts, mentre le foto dal set rivelano il primo look di Draco Malfoy

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Le foto dal set di Harry Potter hanno rivelato un primo sguardo a Draco Malfoy nel prossimo reboot televisivo, insieme a importanti cambiamenti alle uniformi delle case di Hogwarts. Il prossimo reboot televisivo di Harry Potter rifarà la serie di libri di J.K. Rowling dall’inizio, con un nuovo cast che porterà i suoi amati personaggi sul piccolo schermo. Questo include Lox Pratt nel ruolo di Draco Malfoy.

Ora, Wizarding World Direct ha pubblicato alcune foto dal set di Harry Potter, offrendo un primo sguardo a Pratt nei panni di Draco. Lo si può vedere sul set mentre cammina indossando la sua tunica di Hogwarts. Altre immagini mostrano Dominic McLaughlin nei panni di Harry, Alastair Stout nei panni di Ron Weasley e Rory Wilmot nei panni di Neville Longbottom, anch’essi vestiti con le loro uniformi da scuola di magia.

È interessante notare che le toghe sembrano diverse da quelle dei film. Nella serie di film Harry Potter, le toghe sono nere e recano l’insegna di una delle quattro case sul lato sinistro. Tuttavia, le foto dal set indicano che le toghe saranno piuttosto diverse, con un colore rosso-marrone unico per la serie TV.

Le riprese del remake HBO della serie di libri Wizarding Worlds sono iniziate nel luglio 2025. La produzione della stagione 1 dovrebbe durare fino alla metà del 2026, dopodiché ci sarà una breve pausa prima dell’inizio delle riprese della stagione 2. Queste ultime foto dal set sottolineano come il cast della serie TV Harry Potter stia incarnando i personaggi principali della serie.

Tutti i personaggi che compaiono nelle foto avranno un ruolo fondamentale nei prossimi episodi della serie. Draco viene presentato in Harry Potter e la pietra filosofale come un bullo che agisce come forza opposta a Harry. È anche intollerante nei confronti dei maghi e delle streghe nati da Babbani, cosa che lo mette in contrasto con Hermione Granger quando i due si incontrano.

Sebbene le foto dal set non rivelino troppi dettagli su ciò che accadrà nella storia, sembra che la serie seguirà gli elementi importanti del primo libro per quanto riguarda il rapporto di Draco con i protagonisti. Ciò significa che sarà un antagonista chiave di Harry per tutta la stagione, soprattutto man mano che questi si abitua a essere un mago.

Le nuove foto dal set confermano anche un nuovo look per le toghe di Hogwarts, quindi la versione televisiva di Harry Potter sarà probabilmente una combinazione azzeccata tra ciò che ci si aspetta e ciò che non ci si aspetta dalla serie. La serie si differenzierà chiaramente dall’adattamento cinematografico, pur mantenendo gli aspetti fondamentali che definiscono il materiale originale.

Harry Potter dovrebbe andare in onda su HBO e HBO Max nel 2027.

Il reboot de L’Esorcista di Mike Flanagan uscirà nel 2027: svelata la nuova data dopo il rinvio

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Il ritorno cinematografico di uno dei titoli horror più iconici di sempre è finalmente tornato sui binari giusti. Universal ha annunciato la nuova data di uscita del reboot de L’Esorcista, affidato a Mike Flanagan, che arriverà nelle sale nel 2027 dopo un rinvio di un anno rispetto ai piani iniziali.

Universal ha confermato che il nuovo film di L’Esorcista uscirà il 12 marzo 2027. Il progetto, ancora senza titolo ufficiale, vedrà Flanagan non solo alla regia, ma anche alla sceneggiatura e alla produzione. Nel cast figurano Scarlett Johansson e il giovane Jacobi Jupe, già apprezzato per Hamnet.

Cosa sappiamo sul nuovo Esorcista e perché Flanagan ha accettato la sfida

Il film nasce dalla collaborazione tra Universal e Blumhouse-Atomic Monster, la joint venture fondata da Jason Blum e James Wan, segnando il quarto progetto condiviso tra Flanagan e Blumhouse dopo Oculus, Hush e Ouija: Origin of Evil.

Particolarmente significativa è la decisione di Flanagan di tornare su un grande franchise, dopo aver più volte dichiarato di evitare sequel e remake. Il regista ha spiegato che l’unica condizione per accettare un progetto di questo tipo è poter raccontare qualcosa di realmente inedito. Nel caso de L’Esorcista, Flanagan ha ammesso di aver atteso a lungo l’occasione giusta per espandere l’universo del film originale del 1973, diretto da William Friedkin.

Il nuovo capitolo sarà ambientato nello stesso mondo del classico con Ellen Burstyn e Linda Blair, ma non sarà un sequel diretto di The Exorcist: Believer (2023). Universal, che nel 2021 ha investito circa 400 milioni di dollari per acquisire i diritti del franchise, punta così a rilanciare la saga con un approccio più autoriale e meno seriale.

Con l’uscita fissata al 2027, il reboot di Flanagan si prepara a essere uno degli eventi horror più attesi della prossima decade.

FOTO DI COPERTINA: Mike Flanagan partecipa al panel dedicato al gioco Alan Wake 2: Building a World Of Fear durante il Tribeca Festival 2023 allo SVA Theater – Foto di thenews2.com via DepositPhotos.com

Il Reality secondo Matteo Garrone

Il Reality secondo Matteo Garrone

Gomorra è stato uno degli ultimi successi internazionali del nostro cinema ed ora Garrone ci riprova con Reality, un film che è partito già con il piede giusto all’ultimo Festival di Cannes, dove si è portato a casa il Gran Premio della Giuria.

Il RE: trailer italiano del film Netflix con Timothée Chalamet

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Il RE: trailer italiano del film Netflix con Timothée Chalamet

Netflix ha diffuso il trailer ufficiale di Il Re, il nuovo film originale con protagonisti Timothée Chalamet, Joel Edgerton, Sean Harris, Tom Glynn-Carney, Lily-Rose Depp, Thomasin McKenzie con Robert Pattinson e Ben Mendelsohn.

Il film debutterà su Netflix dal 01 Novembre 2019.

 

Il Re, la trama

Il principe ribelle Hal (Timothée Chalamet) volta le spalle alla casa reale e vive tra la gente comune, ma alla morte del tirannico padre viene incoronato re Enrico V e non riesce più a sfuggire al suo destino. Ora il giovane re deve confrontarsi con gli intrighi di palazzo, il caos e la guerra che il padre gli ha lasciato in eredità e il passato che ritorna, in particolare nei panni del cavaliere alcolizzato John Falstaff (Joel Edgerton), suo grande amico e mentore. Diretto da David Michôd e cosceneggiato da Egerton e Michôd, IL RE ha tra i suoi interpreti Sean Harris, Ben Mendelsohn, Robert Pattinson e Lily-Rose Depp.

Diretto da: David Michôd
Scritto da: David Michôd e Joel Edgerton
Prodotto da:
Brad Pitt, Dede Gardner, Jeremy Kleiner, Liz Watts, David Michôd e Joel Edgerton
Direttore della Fotografia:
Adam Arkapaw
Scenografie: Fiona Crombie
Montaggio: Peter Sciberras 

Costumi: Jane Petrie
Musiche: Nicholas Britell

Netflix è il più grande servizio di intrattenimento via Internet del mondo, con oltre 151 milioni di abbonati paganti in oltre 190 paesi che guardano serie televisive, documentari e film in un’ampia varietà di generi e lingue. Gli abbonati possono guardare tutto ciò che vogliono in qualsiasi momento, ovunque e su ogni schermo connesso a Internet. Possono mettere in pausa e riprendere la visione a piacimento, senza interruzioni pubblicitarie e senza impegno.

IL RE: trailer della seconda stagione con Luca Zingaretti

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IL RE: trailer della seconda stagione con Luca Zingaretti

IL RE del carcere S. Michele è tornato: rilasciato il trailer della nuova stagione del prison drama Sky Original con Luca Zingaretti, dal 12 aprile in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW. I nuovi episodi sono prodotti da Sky Studios con Lorenzo Mieli per The Apartment e con Wildside, entrambe società del gruppo Fremantle, in collaborazione con Zocotoco.

In otto episodi diretti da Giuseppe Gagliardi, la seconda stagione de IL RE è scritta da Peppe Fiore, Alessandro Fabbri e Federico Gnesini e vede l’amatissimo attore romano di nuovo nei panni di Bruno Testori, il direttore di un carcere di frontiera alla fine della prima stagione reso prigioniero del suo stesso regno, il San Michele.

Accanto a Luca Zingaretti (Il commissario Montalbano, Sanguepazzo, No Activity – Niente da segnalare) tornano Isabella Ragonese (Come pecore in mezzo ai lupi, Yara, Il padre d’Italia), che interpreta di nuovo Sonia Massini, ora comandante delle guardie penitenziarie del San Michele, Anna Bonaiuto (Volare, Loro, Mio fratello è figlio unico) ancora nei panni del pubblico ministero che indaga sulla rete di illeciti e connivenze che fanno capo a Testori, Laura Lombardo, che nella nuova stagione verrà “promossa e trasferita” in un altro tribunale proprio per colpa sua, e Barbora Bobulova (Il sol dell’avvenire, Brado, Nata per te), che nei nuovi episodi sarà di nuovo l’ex moglie del personaggio interpretato da Zingaretti, un’agente dei servizi che lavora nel reparto cybersicurezza.

Torna anche Alida Baldari Calabria (Pinocchio, Brado, That Dirty Black Bag), interprete della giovanissima figlia di Bruno, nonché i pretoriani del San Michele: Alessandro Gazale (Ipersonnia, Tutti i cani muoiono da soli),Antonio Gargiulo (Gomorra – La serie, Sulla mia pelle), Paolo D. Bovani (A casa tutti bene, Leonardo, Bella da morire), Salvatore D’Onofrio (Capri Revolution, Certi bambini) e Federico Pasquali (Il Divin Codino, Io sono l’abisso, un Amore).

New-entry nel cast di questa stagione sono Fabrizio Ferracane (L’Arminuta, The Bad Guy, Ariaferma) nei panni di Gregorio Verna, a capo dei servizi segreti, Thomas Trabacchi (Nico, 1988, Romanzo di una strage, Studio Battaglia) in quelli di un magistrato detenuto al San Michele, Vittorio Mancuso, Caterina Shulha (L’uomo del labirinto, Ipersonnia, Tutta colpa di Freud – La serie) che sarà Claudia Agosti, l’avvocata di Mancuso, e Stefano Dionisi (Tre piani, Il grande gioco, Il sangue dei vinti) nei panni di un detenuto del carcere che diventerà presto amico di Testori.

La trama della seconda stagione de IL RE

Bruno Testori è ora un detenuto nel suo stesso carcere, quando Gregorio Verna, capo dei servizi segreti, fa cadere le sue accuse e lo reintegra nel ruolo di direttore. In cambio deve far parlare un detenuto, il magistrato Vittorio Mancuso, accusato dell’omicidio di una dipendente della Slimpetroil Spa, rinomata compagnia energetica di bandiera, scoprendo perché si sia macchiato di quel delitto prima che l’uomo testimoni davanti a un GIP. Quando Bruno comincia a sospettare la sua innocenza e a temere che i servizi lo stiano usando, decide di vederci chiaro. Sarà l’inizio di una battaglia per la verità il cui prezzo da pagare si rivelerà altissimo.

Il Re: teaser della seconda stagione con Luca Zingaretti

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Il Re: teaser della seconda stagione con Luca Zingaretti

SKY ha diffuso il teaser trailer de Il Re, l’annunciata seconda stagione della serie con Luca Zingaretti protagonista del prison drama Sky Original prodotto da Sky Studios con Lorenzo Mieli per The Apartment e con Wildside, entrambe società del gruppo Fremantle, in collaborazione con Zocotoco.

Per scoprire la verità, il prezzo da pagare è sempre altissimo. IL RE del carcere S. Michele è tornato: da aprile in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW.

In otto episodi – di cui viene rilasciato oggi il teaser – diretti da Giuseppe Gagliardi, la seconda stagione de Il Re è scritta da Peppe Fiore, Alessandro Fabbri e Federico Gnesini e vede l’amatissimo attore romano di nuovo nei panni di Bruno Testori, il direttore di un carcere di frontiera alla fine della prima stagione reso prigioniero del suo stesso regno, il San Michele.

Accanto a Luca Zingaretti (Il commissario Montalbano, Sanguepazzo, No Activity – Niente da segnalare) tornano Isabella Ragonese (Come pecore in mezzo ai lupi, Yara, Il padre d’Italia), che interpreta di nuovo Sonia Massini, ora comandante delle guardie penitenziarie del San Michele, Anna Bonaiuto (Volare, Loro, Mio fratello è figlio unico) ancora nei panni del pubblico ministero che indaga sulla rete di illeciti e connivenze che fanno capo a Testori, Laura Lombardo, che nella nuova stagione verrà “promossa e trasferita” in un altro tribunale proprio per colpa sua, e Barbora Bobulova (Il sol dell’avvenire, Brado, Nata per te), che nei nuovi episodi sarà di nuovo l’ex moglie del personaggio interpretato da Zingaretti, un’agente dei servizi che lavora nel reparto cybersicurezza.

Torna anche Alida Baldari Calabria (Pinocchio, Brado, That Dirty Black Bag), interprete della giovanissima figlia di Bruno, nonché i pretoriani del San Michele: Alessandro Gazale (Ipersonnia, Tutti i cani muoiono da soli), Antonio Gargiulo (Gomorra – La serie, Sulla mia pelle), Paolo D. Bovani (A casa tutti bene, Leonardo, Bella da morire), Salvatore D’Onofrio (Capri Revolution, Certi bambini) e Federico Pasquali(Il Divin Codino, Io sono l’abisso, un Amore).

New-entry nel cast di questa stagione sono Fabrizio Ferracane (L’Arminuta, The Bad Guy, Ariaferma) nei panni di Gregorio Verna, a capo dei servizi segreti, Thomas Trabacchi (Nico, 1988, Romanzo di una strage, Studio Battaglia) in quelli di un magistrato detenuto al San Michele, Vittorio Mancuso, Caterina Shulha (L’uomo del labirinto, Ipersonnia, Tutta colpa di Freud – La serie) che sarà Claudia Agosti, l’avvocata di Mancuso, e Stefano Dionisi (Tre piani, Il grande gioco, Il sangue dei vinti) nei panni di un detenuto del carcere che diventerà presto amico di Testori.

La trama della seconda stagione de IL RE

Bruno Testori è ora un detenuto nel suo stesso carcere, quando Gregorio Verna, capo dei servizi segreti, fa cadere le sue accuse e lo reintegra nel ruolo di direttore. In cambio deve far parlare un detenuto, il magistrato Vittorio Mancuso, accusato dell’omicidio di una dipendente della Slimpetroil Spa, rinomata compagnia energetica di bandiera, scoprendo perché si sia macchiato di quel delitto prima che l’uomo testimoni davanti a un GIP. Quando Bruno comincia a sospettare la sua innocenza e a temere che i servizi lo stiano usando, decide di vederci chiaro. Sarà l’inizio di una battaglia per la verità il cui prezzo da pagare si rivelerà altissimo.

La serie sarà disponibile in tutti i paesi in cui Sky è presente. Il distributore internazionale è Fremantle.

Il Re Scorpione: la storia vera dietro il film con Dwayne Johnson

Sebbene il film con Dwayne Johnson Il Re Scorpione – diretto da – sia fondamentalmente un’opera di fantasia, nella storia egizia esisteva davvero un personaggio noto come Re Scorpione. Il film è uscito nel 2002, un anno dopo il debutto di Johnson in La mummia – Il ritorno, il secondo film della serie La mummia. Mentre Johnson interpretava un cattivo in quel film, il personaggio di Mathayus è un eroe in questo film. La cronologia può creare confusione, ma la versione di Mathayas interpretata da Johnson nel film del 2002 è in realtà il nonno del suo personaggio interpretato nel sequel con Brendan Fraser, e la storia è ambientata migliaia di anni prima.

Anche se Il Re Scorpione ha ottenuto solo il 40% su Rotten Tomatoes, il film ha incassato 180 milioni di dollari al botteghino con un budget di 60 milioni di dollari e ha consolidato Johnson come protagonista a Hollywood. Pertanto, il pubblico era chiaramente affascinato dal suo personaggio in questo film. Così, anche se Johnson non è tornato in nessuno degli altri lungometraggi dedicati al Re Scorpione, sono poi stati realizzati in totale cinque film. Tornando a quanto detto in apertura sul primo della serie, ci si è dunque chiesti a lungo se questo film fosse basato su una storia vera e se il personaggio di Johnson fosse realmente esistito.

Il Re Scorpione è stato ispirato dall’antico re egizio Scorpione

Il personaggio interpretato da Johnson in Il Re Scorpione è ispirato all’antico re egizio Scorpione, noto anche come re Narmer, una figura che governò l’Egitto prima dell’epoca dei faraoni. Tuttavia, molti degli attributi del personaggio interpretato da Johnson in questo film non corrispondono alla figura storica reale. Ad esempio, Methayus è un assassino accadico nel film, assunto per uccidere la strega di Memnon, che conquistò la maggior parte delle tribù locali in Egitto. Sebbene non si sappia molto del vero re Scorpione, è altamente improbabile che sia nato fuori dall’Egitto.

Inoltre, l’unico motivo per cui Methayus ha qualche legame con gli scorpioni nel film del 2002 è perché è stato pugnalato da una freccia intrisa di veleno di scorpione. In Il Re Scorpione, Cassandra, la suddetta strega, affermò che il sangue dello scorpione avrebbe sempre scorso nelle sue vene se fosse sopravvissuto. Sebbene non sia noto se il vero re Scorpione sia mai stato avvelenato dal veleno di scorpione, questo è probabilmente un elemento della trama inventato dagli sceneggiatori del film. In realtà, il re Narmer era conosciuto come re Scorpione perché aveva sempre degli scorpioni disegnati sui suoi scudi e sui suoi carri.

Steven Brand e Dwayne Johnson in Il re scorpione
Steven Brand e Dwayne Johnson in Il re scorpione © Universal Studios – All rights reserved

Quando Narmer ha governato l’Egitto

Come accennato, questo film è ambientato migliaia di anni prima di La mummia – Il ritorno, che vedeva Dwayne Johnson contrapposto a Brendan Fraser. Allo stesso modo, il re Scorpione governò l’Egitto migliaia di anni fa, quindi è difficile scoprire esattamente come fosse il suo regno. Narmer divenne re d’Egitto durante il periodo predinastico (6000-3150 a.C.) – è stato citato come l’ultimo re di questo periodo – e continuò a regnare durante il primo periodo dinastico (3150-2613 a.C.).

Durante il periodo predinastico, molto prima dei faraoni, l’Egitto era in realtà diviso in due parti, l’Alto e il Basso Egitto. Tuttavia, poiché il primo periodo dinastico dell’Egitto iniziò quando il paese fu finalmente unificato, è chiaro che Narmer fu determinante nel riunire l’Alto e il Basso Egitto. Pertanto, quando egli iniziò il suo regno, l’Egitto era un luogo drasticamente diverso, e questo si riflette in Il Re Scorpione. Nel film, Memnon riesce ad acquisire così tanto potere perché le tribù dell’Egitto sono separate. Tuttavia, è Methayus che riunisce le tribù.

L’impatto del re Scorpione sulla civiltà egizia

La fine del film suggerisce che Methayas ha inaugurato una nuova era per l’Egitto e che il paese diventerà più forte che mai. Questo è stato vero durante il regno del vero Re Scorpione. Nel corso della storia, si credeva che fosse stato il re Menes a unificare l’Alto e il Basso Egitto. Tuttavia, i ritrovamenti archeologici del 1898 hanno portato alla luce la Tavolozza di Narmer, che ha cambiato per sempre la comprensione degli storici dell’antico Egitto.

Poiché Narmer governò l’Egitto molto tempo fa, prima che la scrittura diventasse una pratica comune, la maggior parte dei dettagli sul suo regno non sono documentati. Tuttavia, la tavolozza di Narmer raffigura il re che indossa sia la corona bianca dell’Alto Egitto che la corona rossa del Basso Egitto, confermando apparentemente che fu lui a unificarlo. Alcuni storici ritengono che Narmer e Menes fossero la stessa persona, ma ciò non è stato confermato. Indipendentemente da ciò, è chiaro che il re Narmer fu una delle figure più importanti della storia egiziana e trasformò il Paese nel primo impero del mondo.

Kelly Hu e Dwayne Johnson in Il re scorpione
Kelly Hu e Dwayne Johnson in Il re scorpione © Universal Studios – All rights reserved

Quanto del film Il Re Scorpione è frutto di fantasia?

La maggior parte del film è da considerarsi come frutto di fantasia e si basa solo vagamente sulla figura storica del re Scorpione. Tuttavia, sulla base di ciò che si sa del vero re, è chiaro che gli sceneggiatori del film hanno attribuito a Methayus, il personaggio interpretato da Johnson, molte delle sue qualità. Anche se il re Narmer probabilmente non era accadico, era sicuramente un guerriero coraggioso e un leader saggio, soprattutto se fu lui a unificare l’Egitto. Pertanto, l’idea di Methayus che alla fine del film risana un Egitto diviso è probabilmente ispirata alla storia del vero re Scorpione.

A parte il Methayus di Johnson, tuttavia, nessuno degli altri personaggi presenti nel film è mai esistito nella vita reale. Oltre a Methayus, i personaggi più significativi del film sono Cassandra, la maga, e l’imperatore Memnon, l’antagonista del film. Il film esagera i poteri di Cassandra per aggiungere un elemento fantastico alla storia. Sebbene i sovrani dell’antico Egitto cercassero il consiglio di coloro che affermavano di avere visioni del futuro, Cassandra è un personaggio immaginario creato appositamente per il film.

Allo stesso modo, Memnon non è mai stato un vero sovrano in Egitto. Sebbene il vero re Scorpione abbia dovuto combattere contro i nemici in battaglia per prendere il controllo dell’Egitto, nessuno di nome Memnon è mai stato documentato come uno degli avversari di Narmer. Pertanto, la maggior parte dei punti della trama e dei personaggi di Il Re Scorpione sono stati completamente inventati per la storia del film.

Il re scorpione: la spiegazione del finale del film

Il re scorpione: la spiegazione del finale del film

Uscito nel 2002 come spin-off dell’universo de La Mummia, Il re scorpione si presenta in superficie come un classico action avventuroso ambientato in un passato mitico, fatto di sabbia, guerra e profezie. Eppure, dietro la struttura lineare della narrazione, il film costruisce un discorso più articolato sul rapporto tra destino e libero arbitrio, utilizzando la figura di Mathayus (Dwayne Johnson) come punto di tensione tra ciò che è già scritto e ciò che può essere cambiato. Il contesto è quello di un mondo arcaico dominato dalla paura, dove il potere non deriva solo dalla forza militare, ma dalla capacità di prevedere il futuro.

La presenza di Cassandra, la veggente, introduce infatti un elemento determinante: la conoscenza anticipata degli eventi. Il dominio di Memnon si fonda proprio su questo vantaggio, su una visione del tempo come qualcosa di già tracciato. È qui che il film suggerisce la propria chiave interpretativa: la vera battaglia non è tra eserciti, ma tra due concezioni opposte dell’esistenza. Il finale, in questo senso, non è soltanto la conclusione dello scontro tra eroe e tiranno, ma il momento in cui il racconto chiarisce la propria posizione sul destino, trasformando Mathayus in un simbolo.

La spiegazione del finale de Il re scorpione: la vittoria di Mathayus e la negazione della profezia

Nel climax del film, tutte le linee narrative convergono nella battaglia finale contro Memnon, un momento costruito attorno alla tensione tra ciò che Cassandra ha previsto e ciò che potrebbe accadere. Le sue visioni sono chiare: Mathayus morirà e l’esercito dei ribelli verrà distrutto. Questo presagio pesa sull’intera sequenza, perché ogni azione sembra muoversi all’interno di un copione già scritto. Il pubblico è portato a credere che la profezia sia inevitabile, che ogni tentativo di cambiarla sia destinato a fallire.

Durante l’assalto alla roccaforte, il film mette in scena una serie di eventi che sembrano confermare la visione: Mathayus viene colpito da una freccia, proprio come Cassandra aveva previsto, e Memnon appare sul punto di ottenere la vittoria definitiva. Questo momento è cruciale perché non nega la profezia, ma la attraversa. Il film suggerisce che il destino non è qualcosa che può essere evitato completamente, ma qualcosa che può essere reinterpretato. Mathayus non sfugge al colpo, non evita il momento previsto, ma decide cosa fare dopo.

Il gesto decisivo arriva quando, ferito, riesce comunque a reagire. Recupera l’arco, estrae la freccia dal proprio corpo e colpisce Memnon, facendolo precipitare nel vuoto. È un atto che rompe la linearità della previsione: la visione non contemplava la possibilità che Mathayus sopravvivesse abbastanza da ribaltare l’esito. In questo senso, il finale non nega il destino, ma ne dimostra la parzialità. La conoscenza del futuro non equivale al controllo totale degli eventi.

La caduta di Memnon rappresenta quindi la fine di un sistema fondato sulla paura e sulla previsione. Senza la veggente, senza la certezza del futuro, il suo potere si dissolve. La proclamazione di Mathayus come Re Scorpione sancisce simbolicamente questo passaggio: da un mondo dominato dalla fatalità a uno in cui l’azione individuale torna a essere centrale. Tuttavia, il film non offre una chiusura completamente rassicurante. Cassandra avverte che la pace sarà temporanea, suggerendo che il ciclo della violenza e del potere è destinato a ripetersi.

Il Re Scorpione storia vera
Dwayne Johnson in Il Re Scorpione © Universal Studios – All rights reserved

Il significato del film: destino, libero arbitrio e costruzione del potere

Il nucleo tematico de Il re scorpione ruota attorno a una domanda precisa: è possibile sfuggire al proprio destino? Il film risponde evitando sia una negazione totale sia una conferma assoluta. La posizione che emerge è più complessa: il destino esiste come possibilità, come linea di tendenza, ma non come struttura rigida. Le visioni di Cassandra funzionano come proiezioni, non come condanne definitive.

Mathayus incarna questa tensione. All’inizio è un mercenario, un uomo che agisce per sopravvivere, senza una visione più ampia. Progressivamente, però, diventa consapevole del proprio ruolo e sceglie di opporsi a ciò che gli viene predetto. La sua evoluzione non è soltanto narrativa, ma simbolica: da esecutore a agente, da pedina a soggetto. Il momento in cui dichiara di voler “creare il proprio destino” sintetizza questa trasformazione, ma trova la sua conferma solo nel finale, quando le sue azioni dimostrano che quella affermazione non è retorica.

Memnon, al contrario, rappresenta l’illusione del controllo assoluto. Il suo potere non deriva solo dalla forza, ma dalla convinzione che il futuro sia già scritto e che lui possa sfruttarlo a proprio vantaggio. Questa convinzione lo rende paradossalmente fragile, perché lo porta a sottovalutare l’imprevedibilità dell’azione umana. Quando Cassandra smette di essere uno strumento e diventa un soggetto autonomo, il sistema crolla.

Anche Cassandra è una figura centrale in questa dinamica. Il suo rapporto con le visioni cambia nel corso del film: da strumento passivo del potere di Memnon a individuo che cerca di modificare ciò che vede. La sua decisione di aiutare Mathayus implica una presa di posizione etica, un rifiuto della neutralità. Il film suggerisce che la conoscenza del futuro comporta una responsabilità, e che non agire equivale a legittimare ciò che si prevede.

Steven Brand e Dwayne Johnson in Il re scorpione
Steven Brand e Dwayne Johnson in Il re scorpione © Universal Studios – All rights reserved

Il re scorpione nel contesto della saga e del cinema avventuroso dei primi anni 2000

Inserito nell’universo narrativo de La Mummia, Il re scorpione rappresenta un tentativo di espansione che privilegia l’azione e il mito rispetto all’horror gotico dei film principali. La figura del Re Scorpione, introdotta come antagonista sovrannaturale, viene qui rielaborata in chiave più umana, trasformandola in un eroe dalle origini leggendarie. Questa operazione narrativa sposta il focus dal mostruoso al mitico, costruendo un racconto di formazione che si inserisce nella tradizione dell’hero’s journey.

Dal punto di vista del genere, il film dialoga con il cinema avventuroso dei primi anni Duemila, caratterizzato da ambientazioni esotiche, eroi fisicamente dominanti e narrazioni lineari ma efficaci. Tuttavia, introduce anche elementi che lo distinguono, come l’uso della profezia come motore narrativo. Questo dispositivo consente al film di giocare con le aspettative dello spettatore, creando una tensione costante tra ciò che è stato annunciato e ciò che accade.

La costruzione del personaggio di Mathayus anticipa inoltre una tendenza del cinema action contemporaneo: l’eroe non è più soltanto un combattente, ma un individuo che deve confrontarsi con un sistema di valori. La sua forza non risiede solo nella capacità fisica, ma nella possibilità di scegliere. Questo lo rende un protagonista più complesso rispetto agli archetipi tradizionali, pur rimanendo all’interno di una struttura accessibile.

Kelly Hu e Dwayne Johnson in Il re scorpione
Kelly Hu e Dwayne Johnson in Il re scorpione © Universal Studios – All rights reserved

Oltre il finale: il destino di Mathayus e le implicazioni future del mito

L’epilogo del film apre a una riflessione più ampia sul destino del protagonista. La proclamazione di Mathayus come Re Scorpione segna l’inizio di una nuova fase, ma non coincide con una conclusione definitiva. L’avvertimento di Cassandra introduce un elemento di instabilità: la pace è temporanea, il potere è fragile, e il futuro rimane incerto. Questo suggerisce che la vittoria finale non è mai assoluta, ma sempre contingente.

Una possibile lettura è che il film costruisca le basi per la trasformazione futura del personaggio, collegandosi indirettamente alla figura più oscura e vendicativa vista ne La Mummia – Il ritorno. In questa prospettiva, il rifiuto del destino non elimina la possibilità che esso si realizzi in forme diverse. Mathayus può aver scelto il proprio percorso in questo momento, ma nulla garantisce che le sue scelte future non lo conducano verso un esito più tragico.

Il film, quindi, lascia aperta una tensione irrisolta: quanto è davvero possibile controllare il proprio destino? La risposta non è definitiva, ma suggerisce che ogni scelta ha conseguenze che si estendono nel tempo. Mathayus diventa re, ma anche simbolo di una lotta continua tra libertà e necessità, tra volontà individuale e forze più grandi.

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Il Re Scorpione 3 La battaglia finale in TV

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Il Re Scorpione 3 La battaglia finaleSerata all’insegna dei guerrieri quella in programmazione in prima serata su Italia 1, infatti alle ore 21:10 andrà in onda il film Il Re Scorpione 3 La battaglia finale, terza parte del franchise dedicato al Re Scorpione.

Il Re Scorpione 3 – La battaglia finale (The Scorpion King 3: Battle for Redemption) è un film direct-to-video del 2012 diretto da Roel Reine ed uscito negli Stati Uniti d’America il 17 gennaio 2012. È il terzo film dedicato al Re Scorpione dopo Il Re Scorpione e Il Re Scorpione 2 – Il destino di un guerriero.

Dalla sua trionfante ascesa al potere nel primo episodio de Il Re Scorpione, il regno di Mathayus è caduto e il sovrano ha perso la sua regina. Ormai mercenario, Mathayus dovrà difendere il regno da un malvagio tiranno e dai suoi guerrieri fantasma nel tentativo di riconquistare il potere e la gloria di un tempo.

Ad interpretare il personaggio di Mathayus, Re Scorpione, ruolo che fu di The Rock nel primo film della serie, è stato chiamato l’attore canadeseVictor Webster, mentre Billy Zane è il perfido Re Talus e l’espero Ron Perlman (già Hellboy sul grande schermo), è Horus. Un’altra star della WWEè presente in questo film, infatti Dave Batista interpreta il ruolo di Agromael.

Curiosità: La scena dell’interrogatorio di un ostaggio da parte di Re Talus è un chiaro omaggio al film cult Le iene di Tarantino.

Il re Scorpione 3 La battaglia finale

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Il re Scorpione 3 La battaglia finale

Il re Scorpione 3 La battaglia finale Il re Scorpione 3 La battaglia finale è un film direct-to-video del 2012 diretto da Roel Reine ed uscito negli Stati Uniti d’America il 17 gennaio 2012. È il terzo film dedicato al Re Scorpione dopo Il Re Scorpione e Il Re Scorpione 2 – Il destino di un guerriero.

 Il re Scorpione 3 La battaglia finaleè il film in programmazione su Italia 1 in prima serata. Ad interpretare il personaggio di Mathayus, Re Scorpione, ruolo che fu di The Rock nel primo film della serie, è stato chiamato l’attore canadese Victor Webster, mentre Billy Zane è il perfido Re Talus e l’espero Ron Perlman (già Hellboy sul grande schermo), è Horus. Un’altra star della WWE è presente in questo film, infatti Dave Batista interpreta il ruolo di Agromael.

Trama: Dalla sua trionfante ascesa al potere nel primo episodio de Il Re Scorpione, il regno di Mathayus è caduto e il sovrano ha perso la sua regina. Ormai mercenario, Mathayus dovrà difendere il regno da un malvagio tiranno e dai suoi guerrieri fantasma nel tentativo di riconquistare il potere e la gloria di un tempo.

Il re leone: tutto quello che c’è da sapere sul film Disney

Il re leone: tutto quello che c’è da sapere sul film Disney

Con il successo di Alice in Wonderland, la Disney ha iniziato negli ultimi anni a realizzare una fortunata serie di live-action dei propri classici d’animazione. Hanno così preso vita film come Maleficent, Cenerentola e Aladdin. Tra i più apprezzati e acclamati si annovera anche Il re leone (qui la recensione), diretto nel 2019 da Jon Favreau, che per la Disney aveva già realizzato il live action di Il libro della giungla. Ciò che distingue questo remake dell’omonimo classico d’animazione del 1994 è però il suo essere uno shot-for-shot fotorealistico, ovvero identico all’originale in quasi tutte le inquadrature e realizzato per risultare il più realistico possibile da un punto di vista visivo.

A differenza degli altri live action, infatti, Il re leone non presenta alcuna figura umana ma unicamente personaggi animali realizzati in computer grafica. Ciò ha portato in molti a documentarsi sulla natura del film, se possa dunque essere considerato un vero e proprio live action oppure un atipico film d’animazione (ai Golden Globe fu candidato proprio in quest’ultima categoria). Che lo si voglia considerare in un modo o nell’altro, Il re leone è però indubbiamente un’ennesima sbalorditiva conferma del livello oggi raggiunto dagli effetti speciali, capaci di riproporre un intero mondo animale nel modo più realistico possibile.

Con un incasso di 1,6 miliardi di dollari, questo Il re leone è oggi l’ottavo film dal maggiore incasso nella storia del cinema. Un risultato che dimostra non solo l’interesse in questi remake ma anche nei confronti di quei film che offrano un’esperienza visiva unica. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e a molto altro. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

Il re leone: la trama e il cast di doppiatori dei personaggi

Protagonista del film è il giovane leone Simba, futuro re della savana che guarda con grande ammirazione a suo padre Mufasa. Quando quest’ultimo viene però ucciso da una trappola escogitata dal suo perfido fratello Scar, che ambisce al trono, Simba si vede costretto ad andare in esilio, rinunciando per sempre alla vita che conosceva. Crescendo, Simba può però contare sull’amicizia di Timon e Pumbaa, che gli insegneranno a cavarsela nella savana. Ma Simba non può lasciarsi per sempre alle spalle il proprio passato e ben presto dovrà tornare a casa per combattere per ciò che è giusto e ciò che gli appartiene di diritto.

Per dar vita a questa nuova importante versione de Il re leone sono stati chiamati alcuni noti attori e cantanti, sia per la versione in lingua inglese che per quella italiana. A doppiare Simba si ritrova dunque Donald Glover, da sempre grandissimo fan dell’originale animato, mentre in Italia la voce del personaggio è quella di Marco Mengoni, qui alla sua seconda esperienza come doppiatore dopo Lorax – Il guardiano della foresta. Per i personaggi di Timon e Pumbaa si possono invece ascoltare le voci di Billy Eichner e Seth Rogen nella versione originale e quelle degli attori Edoardo Leo e Stefano Fresi in quella italiana.

La leonessa Nala ha invece la voce della celebre cantante Beyoncé in originale e quella di Elisa toffoli in italiano. John Kani e John Oliver doppiano invece i personaggi di Rafiki e Zazu, mentre di grande prestigio è la presenza di James Earl Jones come voce di Mufasa. L’attore aveva già doppiato il personaggio nel film animato del 1994 e fu fortemente voluto da Favreau in quanto nessuno poteva dar voce al re dei leoni con altrettanta efficacia. In italiano, la voce del personaggio è quella del noto doppiatore Luca Ward. Infine, Scar ha la voce di Chiwetel Ejiofor, mentre in italiano si può ascoltare quella di Massimo Popolizio.

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Il re leone: le canzoni del film

Naturalmente, in questo remake sono presenti alcune delle canzoni più celebri già presenti nell’originale animato. Il cerchio della vita è cantata in italiano da Cheryl Porter, cantante statunitense naturalizzata italiana, mentre si possono poi ascoltare anche Voglio diventare presto un re e Sarò re, quest’ultima cantata da Scar e dunque, in italiano, da Massimo Popolizio. Marco Mengoni, Stefano Fresi ed Edoardo Leo si esibiscono invece in Hakuna Matata, Il leone si è addormentato e L’amore è nell’aria stasera, quest’ultimo cantato anche da Elisa. Oltre ai brani già noti, nel film sono presenti anche due canzoni inedite interpretate da Beyoncé ed Elton John.

Queste sono Spirit, nella versione italiana chiamata Quando il destino chiamerà e interpretata da Elisa, e Never Too Late. Elton John, tuttavia, che aveva già curato le canzoni per l’originale animato e che nel 1995 vinse l’Oscar alla miglior canzone proprio per Can You Feel the Love Tonight?, ha in seguito espresso il suo rammarico sull’uso della musica in questo remake, affermando di trovarla meno incisiva rispetto all’originale. Al di là dei brani cantati, per quanto riguarda le musiche, il film può vantare la presenza di Hans Zimmer, tornato qui ad occuparsi della colonna sonora dopo che proprio con la versione animata del 1994 aveva vinto il suo primo Oscar.

Il re leone: il prequel, il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

Dato il grandissimo successo del film, la Disney si è detta interessata a realizzare ulteriori film dedicati al mondo di Il re leone. Invece di realizzare un sequel, si è però deciso di dare vita ad un prequel diretto dal premio Oscar Barry Jenkins (Moonlight, Se la strada potesse parlare). Nel settembre del 2022 è infine stato svelato che il titolo del film è Mufasa: Il re leone, e che in esso si racconterà la storia delle origini dell’iconico padre di Simba, esplorando la sua infanzia trascorsa con il fratello cattivo Scar. Il film si avvarrà della voce di Aaron Pierre e di Kelvin Harrison Jr. che interpreteranno rispettivamente i due personaggi. Il film è ora atteso in sala il 5 luglio 2024.

In attesa di poter vedere tale prequel, è possibile fruire di Il re leone grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Chili Cinema, Google Play, Apple iTunes, Disney+ e Amazon Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di lunedì 2 gennaio alle ore 21:25 sul canale Rai 1.

Fonte: IMDb

Il Re Leone: Timon, Pumbaa e Rafiki nelle nuove foto

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Il Re Leone: Timon, Pumbaa e Rafiki nelle nuove foto

Sono state diffuse nuove immagini ufficiali da Il Re Leone, il nuovo film Disney che ripropone in animazione computerizzata il classico d’animazione del 1994.

Il progetto rientra nel programma della Casa di Topolino di rifare in live action tutti i suoi classici d’animazione, ma mentre con film come La Bella e la Bestia o Cenerentola, non si sono avuti questi problemi di concetto, con un film in cui tutti i protagonisti sono degli animali, resta da capire dove si trova la ripresa dal vero (live action, appunto) e dove sia invece l’animazione.

Ecco di seguito le immagini:

Basato su una sceneggiatura scritta da Jeff Nathanson, il film è stato realizzato con le stesse tecniche di animazione computerizzata utilizzare per portare alla luce Il Libro della Giungla (2016). Jon Favreau, che dirige anche questo secondo live action Disney, dovrà questa volta affrontare una sfida in più, visto che in questo caso non ci sarà nessun personaggio umano su cui basare le inquadrature e le scene.

Nel cast de Il Re Leone figurano Donald Glover, nel ruolo di Simba, e James Earl Jones, che torna a essere MufasaSeth Rogen e Billy Eichner doppieranno Pumba e Timon. Nel cast anche John Kani, visto in Civil War, che darà voce a Rafiki e Alfre Woodard, che sarà Sarabi. Chiwetel Ejiofor sarà Scar.

Il Re Leone: Timon e Pumbaa protagonisti della nuova clip

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Il Re Leone: Timon e Pumbaa protagonisti della nuova clip

Timon e Pumbaa sono i protagonisti assoluti della nuova clip tratta da Il Re Leone, il live action basato sul classico di animazione Disney, pubblicata nelle ultime ore su Twitter dalla voce del facocero, Seth Rogen. Billy Eichner invece ha doppiato il suricato e altra metà dell’iconico duo che alleverà Simba dopo il suo esilio dal regno.

Qui sotto potete dare uno sguardo al video.

Basato su una sceneggiatura scritta da Jeff Nathanson, il film è stato realizzato con le stesse tecniche di animazione computerizzata utilizzare per portare alla luce Il Libro della Giungla (2016). Jon Favreau, che dirige anche questo secondo live action Disney, dovrà questa volta affrontare una sfida in più, visto che in questo caso non ci sarà nessun personaggio umano su cui basare le inquadrature e le scene.

Nel cast de Il Re Leone figurano, oltre a Glover, anche James Earl Jones, che torna a essere MufasaSeth Rogen e Billy Eichner doppieranno Pumba e Timon. Nel cast anche John Kani, visto in Civil War, che darà voce a Rafiki e Alfre Woodard, che sarà Sarabi. Chiwetel Ejiofor sarà Scar.

Il Re Leone: recensione del nuovo live action Disney

Di seguito la sinossi ufficiale: Simba, il figlio di Mufasa e principe delle Terre del Branco, spera di seguire le orme del padre. Il fratello minore di Mufasa, Scar, complotta per tradire Mufasa e conquistare le Terre del Branco, costringendo Simba all’esilio, dove incontra Timon e Pumbaa. Simba deve stringere un’alleanza e ricostruirsi completamente per prendere ciò che è giustamente suo.

Il Re Leone: Simba si confronta con Scar nel nuovo spot

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Il Re Leone: Simba si confronta con Scar nel nuovo spot

Walt Disney Studios ha da poco diffuso un nuovo spot tv esteso de Il Re Leone, prossimo live action in uscita diretto da Jon Favreau, che ci rivela scene inedite su Simba e il confronto con il malvagio zio Scar. Lo stesso conflitto rappresentava il cuore dell’atto finale del film d’animazione originale, e dalle scene finora mostrate, sembra che il tentativo di riprodurre fedelmente quelle dinamiche (anche dal punto di vista grafico) sia andato a buon fine.

Vi ricordiamo che Il Re Leone arriverà nelle nostre sale il 21 Agosto. Qui sotto potete dare uno sguardo al video.

Basato su una sceneggiatura scritta da Jeff Nathanson, il film è stato realizzato con le stesse tecniche di animazione computerizzata utilizzare per portare alla luce Il Libro della Giungla (2016). Jon Favreau, che dirige anche questo secondo live action Disney, dovrà questa volta affrontare una sfida in più, visto che in questo caso non ci sarà nessun personaggio umano su cui basare le inquadrature e le scene.

Nel cast de Il Re Leone figurano, oltre a Glover, anche James Earl Jones, che torna a essere MufasaSeth Rogen e Billy Eichner doppieranno Pumba e Timon. Nel cast anche John Kani, visto in Civil War, che darà voce a Rafiki e Alfre Woodard, che sarà Sarabi. Chiwetel Ejiofor sarà Scar.

Il Re Leone: recensione del nuovo live action Disney

Di seguito la sinossi ufficiale: Simba, il figlio di Mufasa e principe delle Terre del Branco, spera di seguire le orme del padre. Il fratello minore di Mufasa, Scar, complotta per tradire Mufasa e conquistare le Terre del Branco, costringendo Simba all’esilio, dove incontra Timon e Pumbaa. Simba deve stringere un’alleanza e ricostruirsi completamente per prendere ciò che è giustamente suo.