Chi lo avrebbe mai detto, quando
venne annunciato il progetto, che quel regista di commedie sopra le
righe, tale Todd Phillips, potesse essere in grado
di realizzare un film serio su Joker. Eppure, non
solo il regista della saga di Una Notte da Leoni
ha fatto un gran bel film, ma lo ha anche portato alla Mostra
Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, vincendo il Leone
d’Oro.
Todd Phillips, con
la fiducia affidatagli dalla Warner Bros, ha abbattuto un grande
muro, realizzando un film che a buon diritto si colloca nella
storia del cinema, non solo per alcuni pregi oggettivi che offre,
oltre i gusti personali, ma soprattutto perché un “cinecomic” per
la prima volta nella storia, ha vinto il premio più importante ad
un festival di cinema, ad una mostra d’arte cinematografica.
E così non solo il genere che ha
dominato il mercato cinematografico degli ultimi dieci anni è
approdato anche ai festival, dopo aver vinto anche agli Oscar con
Black Panther (ma molto prima anche
con Il Cavaliere Oscuro e con Suicide Squad), ma anche la Mostra si
conferma un luogo dove il cinema di genere continua a essere
valorizzato e premiato, magari evitando i circuiti di cinema più
ricercati e dando uno sguardo privilegiato a un cinema che parla
lingue molto note.
Dopo un film di mostri (La
forma dell’acqua) e un film prodotto da una piattaforma
streaming per la visione domestica (Roma), la
Mostra di Venezia premia i fumetti, i suoi cattivi, i suoi incubi
ma soprattutto l’archetipo che da sempre fa da base alla grande
letteratura, di cui il fumetto fa parte. Perché se è vero che il
film di Phillips racconta la storia non detta dietro alle origini
di Joker, si presenta prima di tutto come un paradigma, un’oscura
storia di discesa nella follia.
La giuria presieduta da
Lucrecia Martel, che tanto aveva fatto discutere in
apertura di Festival per la questione “morale” legata a Polanski e
alla sua presenza nel concorso, ha poi assegnato al regista polacco
il premio speciale della giuria Leone d’argento, riconoscimento
prestigioso che, oltre ogni scelta “politica”, potrebbe
rappresentare anche una vittoria dell’artista sull’uomo
Roman.
L’Italia torna a casa con ben due
film premiati su tre in concorso, la Coppa Volpi a Luca
Marinelli per Martin
Eden, di Pietro Marcello, e il premio
speciale della Giuria al folle, grottesco e tragico
La Mafia non è più quella
di una volta, di Franco Maresco. Se
nel primo caso il premio sembrava essere stato messo in cassaforte
da Phoenix per Joker, il regolamento impedisce al film vincitore
del Leone d’Oro di ricevere altri premi, e così si è aperto uno
spiraglio per Marinelli, che comunque ha offerto una buona prova
d’attore per l’adattamento da Jack London. Forse
più misterioso è il premio a Maresco, alla luce del fatto che il
documentario, ambientato a Palermo, è strettamente legato alla
storia locale/nazionale, e risulta quindi insolito che una giuria
internazionale sia riuscita a capirlo ed apprezzarlo, e forse il
merito è un pochino anche di Paolo Virzì, che in
giuria avrà spezzato più di una lancia in favore del bellissimo
film di Franco.
E se è vero che il Palmares di
Venezia ha pochi premi da assegnare (otto su 21 film in concorso),
è quantomeno misteriosa l’assenza trai film riconosciuti di
Storia di un
Matrimonio di Noah
Baumbach e di Ema
di Pablo Larrain, esempi diversissimi di un cinema
che guarda alla realtà e la racconta con audacia e autenticità.
Il trionfo di Joker però dice anche
un’altra cosa, ovvero che ancora una volta, come accade ormai da
diversi anni, la Mostra di Venezia può già preparare i bagagli e
partire per Los Angeles, dove, agli Oscar, c’è un posto d’onore
destinato a lei e ai film che, in Laguna, ricevono il loro
battesimo.