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Il Labirinto del Fauno: film culto di Guillermo del Toro

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Il Labirinto del Fauno: film culto di Guillermo del Toro

Il Labirinto del Fauno è il film del 2006 diretto da Guillermo del Toro e con protagonisti Ivana Baquero, Doug Jones, Sergi Lopez, Maribel Verdu e Alex Angulo.

Il Labirinto del Fauno trama

Il Labirinto del FaunoSpagna 1944: Francisco Franco ha ormai vinto con le sue truppe la guerra civile, scatenando repressioni e persecuzioni. La piccola Ofelia va a vivere con la mamma incinta e il patrigno, lo spietato capitano Vidal, in un avamposto sulle montagne dove permangono ancora dei nuclei di partigiani. Mentre intorno a lei si scatenano violenze e morti, Ofelia entra in contatto con un mondo fantastico, in cui un fauno le rivela che lei è la principessa perduta di un regno sotterraneo e che, per diventarlo, dovrà superare alcune prove particolarmente dure. Ofelia non si perde d’animo, mentre il mondo reale intorno a lei, precipita, fino al sacrificio finale.

Analisi  – Il Labirinto del Fauno

Lontano da Hollywood e dalle sue regole e affidandosi come cast e staff, salvo che per l’ottimo caratterista Doug Jones, a professionisti spagnoli, bravi ma al momento decisamente poco noti, Guillermo del Toro costruisce una fiaba nera e struggente, con parecchie suggestioni, a cominciare dal tema ricorrente ma qui riletto in maniera abbastanza originale delle prove da superare per conquistare qualcosa, qui un regno perduto che è metafora di altro, della felicità scomparsa, dell’innocenza, dell’assenza del male.

Scegliendo di ambientare la vicenda sul fondo di un’epoca con cui la Spagna non ha ancora fatto tutti i conti, in una guerra dove andarono a combattere contro Franco molti degli esponenti della meglio gioventù dell’epoca non solo iberica, Guillermo del Toro compie un’operazione coraggiosa, non nascondendo nulla della realtà di violenze e repressioni dell’epoca, contraltare al mondo magico di Ofelia, tanto che il film è giustamente vietato ai minori di 14 anni, e non solo appunto perché recupera l’aspetto orrorifico e spaventoso delle fiabe tradizionali, troppo spesso sacrificato in nome del politically correct, ma perché mette in scena anche orrori di cui si parla meno ma che sono successi, distruggendo le speranze e le vite di più di una generazione.

Ofelia, dolce e tragica novella Alice in un paese delle meraviglie, porta gli spettatori in un mondo reale e fantastico, dove agli scenari naturali delle montagne spagnole, più nordiche e meno mediterranee, fanno da contraltare suggestioni fantastiche prese dalle tavole del disegnatore vittoriano Arthur Rackham, ma che rievocano anche, in una delle sequenze più terrificanti e riuscite, la pittura di Francisco Goya.

Coraggiosa anche la scelta di Guillermo Del Toro di dare un finale decisamente traumatico e non necessariamente lieto alla vicenda, anche se dipende tutto in fondo dal punto di vista. Una fiaba per adulti di varie età, che esalta la fantasia, ma anche la lotta contro ogni forma di sopraffazione, l’amore per i più deboli, il valore della memoria: e nella scena finale, come non pensare a tutte le altre piccole Ofelia che ci sono al mondo, in cerca di un universo di fantasia per evadere da realtà di violenza e guerra.

Tanti strati di lettura, da quello dell’avventura fantastica a quello fiabesco a quello politico e militante, per un film, Il Labirinto del Fauno, che non lascia comunque indifferenti e che dimostra quanto si possa realizzare dell’ottimo cinema di genere lontano dalle major e puntando innanzitutto sui contenuti.

Il Labirinto del Fauno Trailer italiano

Il Labirinto del Fauno in streaming su Infinity

 

Dal Centro Sperimentale al Saltarello

intervista a Enrico Melozzi

di Alice Vivona

Enrico Melozzi è un compositore di colonne sonore, ma anche un musicista con un gruppo e uno studio di registrazione, in cui realizza prevalentemente musica elettronica.

Ha realizzato le colonne sonore di diversi film e documentari tra cui Fratelli d’Italia di Claudio Giovannesi, il cortometraggio di Adriano Giannini Il Gioco e L’uomo fiammifero di Marco Chiarini, grazie al quale ha recentemente vinto un premio al festival di Sulmona.

Come sei arrivato a realizzare colonne sonore?

Sono partito dalla mia piccola Teramo 9 anni fa, e già da piccolino sognavo di diventare un compositore di colonne sonore. Era un mondo che mi affascinava tantissimo, ed ero un fan scatenato di Ennio Morricone e Bernard Herrmann. Ed effettivamente ancora oggi il cinema per un compositore è il luogo ideale dove sperimentare e arrivare contemporaneamente al grande pubblico. E’ uno dei mezzi culturalmente più evoluti. E’ divertente concepire la musica anche sfruttando i mezzi tecnologici che la sala cinema ti mette a disposizione. Come ad esempio il surround. Scrivere una musica sapendo che il suono verrà dalle spalle dell’ascoltatore ti cambia un po’ la prospettiva! Poi ho iniziato lentamente lo studio di questa materia frequentando i corsi di Morricone e Franco Piersanti. La cosa mi piaceva tantissimo e un giorno ho incontrato Marco Chiarini, anche lui teramano, e mi propose di comporre la musica per un suo corto in pellicola (Lo spazzolino da denti, 2001). Accettai immediatamente,e grazie a lui sono entrato in contatto con il Centro Sperimentale, dove registravamo insieme al grande Federico Savina (fonico di Nino Rota, Mina, etc). Ancora frequento il Centro, la sento un po’ come un posto di famiglia. Sono passati 9 anni dal mio primo lavoro, ne sono seguiti tanti altri. Il sogno si è fatto realtà.

 

Quanto é diverso dallo scrivere la propria musica?

Comporre per il cinema e comporre cose “proprie” può essere radicalmente diverso ma anche la stessa cosa.

Il mio desiderio è quello di servire sempre il film cercando sempre di scrivere un pezzo che possa funzionare anche separato dall’immagine per cui è stato composto. In questo modo c’è la fusione delle arti, e così un film è davvero di qualità. E’ molto triste scrivere musica “di commento”, di “sottofondo”…preferisco allora scrivere musica da ascensori o roba finta elettronica o Electro-Ikea.

 

Hai realizzato le musiche per Fratelli d’Italia di Claudio Giovannesi e L’ Uomo fiammifero di Marco Chiarini, con il quale hai recentemente vinto un premio al festival di Sulmona. Sono due tipi di film molto diversi tra loro: il film di Giovannesi ha un approccio documentario con una realtá variegata e dura come quella della periferia romana, il film di Chiarini é una favola.

Come ti sei posto nella realizzazione delle musiche? Hai letto i soggetti o le sceneggiature cercando di creare dei temi musicali?

Claudio Giovannesi è anche musicista oltre che regista, e abbiamo firmato insieme la musica del suo primo film, La Casa Sulle Nuvole, mentre nel suo secondo Fratelli d’Italia, ho avuto più la funzione di arrangiatore e direttore musicale, firmando anche un paio di brani. Quindi Giovannesi, che si affida a me per la realizzazione delle sue musiche in uno scambio interessantissimo di idee musicali, è padrone della parte musicale, la domina.

Con lui il lavoro è più facile apparentemente, perchè sappiamo già perfettamente quando inizia una musica e quando finisce, il carattere il sapore e lo stile. Il difficile sta nel realizzare poi il prodotto perfettamente come lo pensa lui. E lì ci vuole olio di gomito!

Con Chiarini invece , come con tutti gli altri, che non sono musicisti, il discorso è più complesso nella comunicazione tecnica, anche se dopo anni di esperienza ho imparato il vocabolario dei registi. Non si sa di preciso dove entra una musica, dove finisce…ma questo rende il gioco interessante. Io sono convinto che la musica è già nel film che sto lavorando. Si deve lavorare come uno scultore, il suono, scavando dentro come la pietra, e liberare la musica già impressa nel film da tutto il resto che la copre e la imprigiona. E non si può prescindere dall’immagine. Una sceneggiatura ti dice il sapore generale, ma l’organico musicale e il suono, aldilà dei suoi contenuti armonici e melodici, lo stabilisce solo il peso della fotografia e la potenza della scena. Un altro regista con cui mi diverto moltissimo è Adriano Giannini. Con il suo “Gioco” abbiamo vinto il Nastro D’Argento e il Grifone D’Argento a Giffoni. Un’esperienza unica!

 

“Il saltarello piú veloce del mondo” come ti é venuta l’idea?

Per la musica dell’Uomo Fiammifero si è reso indispensabile l’uso dell’organetto diatonico, che rappresenta il folklore abruzzese. Argomento a cui sia io che Chiarini siamo molto legati. La mia collaborazione con il pluricampione del mondo di organetto, Danilo Di Paolonicola, un talento esplosivo, mi ha fatto scattare questa idea. Ho pensato: visto che Danilo è davvero il più bravo del mondo…facciamo un record! Lo costrinsi a suonare così veloce che lui stesso che ha girato il mondo col suo organetto (e parla molto poco) mi ha detto: questo effettivamente così veloce non l’ho mai sentito! Da lì “il saltarello più veloce del mondo”, e sfido chiunque…dico chiunque a suonare tutte quelle note in meno tempo di Danilo!  E sanza sbagliare un colpo!

I tuoi progetti futuri?

Sto componendo un balletto classico sul tema di Pinocchio, per la compagnia di ballo australiana WAB, con la coreografia di Ivan Cavallari e le scene di Edoardo Sanchi. Cercavano un compositore italiano per una fiaba…hanno visto l’Uomo Fiammifero…e il resto è venuto da sè.

 

 

Il Kino su Marte

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Il Kino su Marte

La Luna è uno dei primi pianeti ad essere apparsi al cinema, ne Le voyage dans la lune di Georges Meliès, sul pianeta si atterrava in modo un po’ brusco.  Nella realtà questo avveniva solo nel 1969. Pochi anni dopo, nel 1971, David Bowie si chiedeva se ci fosse vita su Marte nell’album Hunky Dory, e poi l’anno successivo lo dava per scontato, raccontando le avventure di Ziggy Stardust e gli Spiders from Mars.

Marte è un pianeta che ha sempre affascinato il cinema in chiave esplorativa e di minaccia, ma anche con un occhio alla commedia come accade per gli alieni di Le ragazze della terra sono facili, diretto da Julien Temple, in cui Jeff Goldblum e altri due alieni atterrano per un’avaria sulla Terra e nel tempo che passa per la riparazione della navicella riescono a sedurre un trio di terrestri tra le quali troviamo la sua futura compagna, ora ex moglie Geena Davis.  Anche qui però il cinema si collega alla musica visto che il regista Julien Temple è specializzato in documentari e film con protagonisti le rockstar inglesi anni ’70 tra cui ovviamente Bowie e i Sex Pistols, di cui anni fa è stato distribuito uno dei film realizzati da Temple, Sex pistols: Oscenità e furore.

Il prossimo 5 Agosto, chi lo sa, forse verrà data  una risposta a questa domanda che attanaglia musicisti e cinefili, visto che una sonda della NASA atterrerà proprio sul pianeta rosso che alla storia del cinema ha fornito tanti ipotetici nemici del genere umano, alcuni allergici alla musica country, come in Mars Attacks! di Tim Burton. Per festeggiare l’evento a livello planetario si sono organizzati diversi Mars Landing parties, in luoghi approvati dalla stessa organizzazione internazionale, in cui verrà proiettato anche un video di presentazione delle possibili difficoltà dell’atterraggio, intitolato 7 minutes of terror.  A casa nostra la festa sarà ospitata dal Kino nell’arena del Parco di S. Sebastiano, ormai uno dei pochi baluardi vivaci dell’Estate romana caduta in catalessi,  che celebrerà l’evento in modo cinematografico unendo i puntini; ci sarà infatti la proiezione del primo film in cui appare Bowie in versione aliena: L’uomo che cadde sulla terra diretto da Nicholas Roeg nel 1976, in cui appunto l’alieno si ritrova catpultato in un pianeta in cui non pensava di arrivare e al quale dovrà adattarsi, fisicamente e mentalmente.

La sera successiva è previsto un altro evento unico, visto che verrà presentato il film inedito Actrices, la seconda opera di Valeria Bruni Tedeschi che risale al 2007, dopo E’ più facile per un cammello, del 2003, che sarà presente in sala con la protagonista Valeria Golino.  L’attrice, regista e illustre sorella sta anche terminando il suo terzo film da regista, Un chateau en Italie, la cui distribuzione è prevista per l’anno prossimo.

Proseguono anche le CineCene, questa volta si cena a tema Martedì 7 Agosto guardando Io sono l’amore di Luca Guadagnino, con Tilda Swinton.

Tutte le proiezioni, e le cene, iniziano alle 21.

Il Kino sotto le stelle a Roma: Metropolis di Fritz Lang

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Il Kino sotto le stelle a Roma: Metropolis di Fritz Lang

 

Dalla sua residenza estiva, presso il parco di San Sebastiano, all’interno della manifestazione Roma Vintage, il Kino, cineclub con bistrot di Roma ribadisce la sua origine cinefila proponendo il 25 Giugno la proiezione di un classico della storia del cinema: Metropolis di Fritz Lang. La pellicola, del 1927, film muto che fu sonorizzato successivamente da Giorgio Moroder e da Philip Glass, è uno dei primi esempi di film di fantascienza di lunga durata.  In questa occasione, si rispetterà l’usanza del cinema prima del sonoro: il film verrà sonorizzato live dai due musicisti jazz Leonardo Cesari alla batteria ed elettronica e Daniele Pozzovio al pianoforte. L’ingresso per la serata è di 5 euro. Nelle prossime serate il Kino tornerà invece ai giorni nostri proponendo i corti finalisti del premio Solinas “Talenti in corto” (che l’anno scorso portò alla ribalta il corto “Sotto casa“) , il 4 Luglio, mentre il 10 Luglio ci sarà una proiezione a sorpresa di capolavori del cinema italiano selezionati dall’associazione formata da addetti ai lavori del cinema 100 autori.

Il killer della metropolitana: la spiegazione del finale del film

Il racconto originale di Clive Barker Macelleria mobile di mezzanotte è stato pubblicato per la prima volta nel 1984 come racconto di apertura del Volume I di “The Books of Blood”, una raccolta di racconti brevi dell’autore. Nel 2008, il regista Ryuhei Kitamura e lo sceneggiatore Jeff Buhler hanno adattato questo scritto in un lungometraggio dal titolo Il killer della metropolitana (inizialmente noto come Prossima fermata: l’inferno). Il film vede Bradley Cooper nel ruolo di Leon, un fotoreporter americano trasferitosi a New York City che si imbatte in un sottobosco abitato da mostri e verità spaventose. Nel corso di questo articolo andiamo ad approfondire tale finale, cercando di fornirne una spiegazione più elaborata.

Cosa bisogna ricordare della trama di Il killer della metropolitana

La trama del film è leggermente ampliata rispetto a quella del racconto breve, come è necessario per adattarla alla durata di un lungometraggio. Nel film, Cooper interpreta Leon, un fotografo desideroso di abbandonare il lavoro commerciale per produrre opere d’arte più crude e pericolose. Una gallerista (Brooke Shields) lo critica per la sua eccessiva prudenza, così Leon inizia a frequentare zone pericolose, nella speranza di fotografare qualcosa di squallido o criminale. Proprio come nel racconto originale, circolano leggende su un serial killer che vive nella metropolitana e infesta i treni a tarda notte.

Leon diventa ossessionato dai crimini della malavita newyorkese, che lo conducono nelle viscere della metropolitana. Il film di Kitamura aggiunge anche un nuovo personaggio, la fidanzata di Leon, Maya (Leslie Bibb), che odia il fatto di stare perdendo il suo ragazzo a causa di uno strano, nuovo e oscuro impulso. Proprio come il racconto breve, il film parla della devozione per New York City e della squallida lealtà che i suoi cittadini sembrano possedere. Leon diventa ossessionato dallo svelarne i segreti. Quando finalmente assiste al killer Mahogany che uccide delle persone e appende i loro cadaveri a ganci da macellaio, Leon è affascinato quanto disgustato.

Bradley Cooper in Il killer della metropolitana
Bradley Cooper in Il killer della metropolitana

Il killer della metropolitana è, come si potrebbe prevedere, un po’ più articolato. Il racconto breve non è così complicato da poter essere comodamente inserito nella struttura di un film in tre atti, quindi ci sono lunghe parti in cui Cooper sprofonda nella follia, così come segmenti dedicati al serial killer in cui Mahogany uccide diversi pendolari. Il pubblico vede anche cosa fa Mahogany durante il giorno. Sembra che lavori come macellaio (ovviamente) e che, con una scelta bizzarra, si tagli costantemente enormi verruche e foruncoli dalla pelle.

Cosa succede alla fine di Il killer della metropolitana?

Dopo aver seguito Mahogany fino a tarda notte, le terrificanti teorie di Leon trovano conferma quando assiste all’omicidio brutale delle sue vittime da parte dello psicopatico in giacca e cravatta, che le conserva appendendole a dei ganci nella carrozza. Il muto con il martello cattura poi il testimone oculare, che mette fuori combattimento, lasciando Leon svenuto. Durante questo periodo, il fotografo entra e esce dalla scena dove vede delle mani molto poco umane che controllano il suo corpo, per poi svegliarsi nel mattatoio di Mahogany con strani segni incisi sul petto.

Intanto, la fidanzata di Leon, Maya, è comprensibilmente preoccupata per il comportamento del suo ragazzo e condivide la sua recente ossessione con il loro amico Jurgis (Roger Bart). Insieme, decidono di rintracciare la casa di Mahogany e di introdursi alla ricerca di qualche indizio. Qui i due scoprono però una quantità inutile di strumenti affilati e attrezzi nella sua casa, insieme a barattoli contenenti i noduli cutanei di Mahogany che lui ha rimosso e conservato. Anche se non viene mai spiegato, questo, insieme ai suoi occasionali attacchi di tosse con sangue, suggerisce che Mahogany non è più l’assassino numero uno che era un tempo e che sta indebolendosi.

Dopo essere sfuggita per un pelo all’incontro con il martello di Mahogany, Maya va direttamente alla polizia per denunciare che a New York c’è un serial killer che uccide le sue vittime nella metropolitana. Il detective Hadley (Barbara Eve Harris) però non le crede e continua a dare l’impressione che non ci sia nulla di cui preoccuparsi, stabilendo che non è affatto così e che lei sa però più di quanto lasci trasparire. Hadley, infatti, è pienamente consapevole di ciò che sta accadendo. Dopo essere stata minacciata con una pistola da Maya, consiglia alla sopravvissuta di Mahogany di prendere il treno di mezzanotte dove troverà il suo amico Jurgis.

Vinnie Jones in Il killer della metropolitana
Vinnie Jones in Il killer della metropolitana

Con Maya che si avventura freneticamente verso l’ignoto, Leon adotta un approccio più tattico e si equipaggia come Machete per affrontare Mahogany di persona. Attraverso il tunnel segreto che collega il macello alla metropolitana, si avventura armato fino ai denti. Insieme, Leon e Maya attraversano il treno, dove trovano Jurgis appeso a dei ganci insieme ad altre vittime. Tra Mahogany e Leon scoppia una battaglia in cui i due lottano con le unghie, i denti e gli arti mozzati per sopravvivere. Alla fine, Leon ha la meglio e getta Mahogany dal treno prima che raggiunga l’ultima fermata, assicurandosi che tornerà sicuramente per un ultimo spavento.

Il minaccioso Conduttore, una sorta di supervisore di Mahogany, saluta Maya e Leon, che consiglia ai suoi passeggeri di “allontanarsi dalla carne”, spingendoli a fuggire dal treno mentre creature mostruose salgono a bordo per divorare i cadaveri portati a loro. Camminando attraverso la stazione abbandonata, i due notano poi mucchi di ossa e resti di un mondo che risale a secoli fa, prima che abbia inizio la battaglia finale tra Mahogany e Leon. Con Maya priva di sensi, Leon pugnala il suo nemico al collo con una delle tante ossa disponibili, lasciando l’uomo-mostro a sorridere con la bocca piena di sangue.

Con il suo ultimo respiro, Mahogany pronuncia una sola parola, “benvenuto”, accompagnando Leon in un nuovo terrificante viaggio. Lottando per riprendersi da una vittoria agrodolce, le speranze di Leon di mettersi in salvo vengono infrante quando il Conduttore rivela che questi atti orribili sono stati compiuti per tenere a bada orrori ancora peggiori dal mondo in superficie. I mostri che hanno appena dato sfogo alla loro fame sono qui da molto prima che venisse costruita la metropolitana, e i corpi sono un’offerta sacrificale per mantenere lo status quo. Con la posizione ora vacante, il Conduttore nomina Leon, prima strappandogli la lingua, poi rimuovendo il cuore di Maya e mostrandolo al suo ragazzo mentre lei muore.

È una dimostrazione grafica del livello a cui Leon è stato degradato. Senza un cuore affine da amare e costretto al silenzio per sempre, Leon ha perso tutto. La scena finale mostra dunque Hadley che consegna i vecchi orari a un Mahogany ancora sconosciuto, che si rivela essere un alias per la lunga serie di serial killer. Dopo essere saliti sul treno e aver capito che stiamo assistendo alla prima morte mostrata all’inizio del film, vediamo che Leon è stato nominato nuovo Macellaio della Metropolitana con una serie di nuovi cadaveri da consegnare prima che il treno parta lungo i binari.

Il Kaiser – Franz Beckenbauer dal 16 dicembre su Sky Cinema e NOW.

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È stato rilasciato oggi il trailer italiano del film Sky Original Il Kaiser – Franz Beckenbauer, che dal 16 dicembre 2022 sarà in esclusiva su Sky Cinema e NOW. Prodotto da Bavaria Fiction per conto di Sky Studios, il film racconta l’ascesa del più grande campione del calcio tedesco – Franz Beckenbauer e la sua carriera ricca di successi: da asso del calcio a leggendario allenatore, dagli anni ’60 fino alla memorabile finale della Coppa del Mondo a Roma nel 1990.

Il film è diretto da Tim Trageser ed interpretato da Klaus Steinbacher, con lui nel cast anche Ferdinand Hofer, Teresa Rizos, Stefan Murr, Oliver Konietzny, Bettina Mittendorfer, Heinz-Josef Braun, Christine Eixenberger e Sina Tkotsch. La sceneggiatura è di Martin Rauhaus mentre il direttore della fotografia è Eckhard Jansen.

L’attore protagonista Klaus Steinbacher ha dichiarato: Poter interpretare Franz Beckenbauer è stato un grande onore. Il suo talento calcistico e la sua affascinante disinvoltura mi hanno sempre attratto. È stato un ruolo assolutamente da sogno: mi è stato permesso di giocare a calcio e di diventare due volte campione del mondo. Un divertimento incredibile, che spero che gli spettatori percepiranno.

La trama  Il Kaiser – Franz Beckenbauer

Lontano dal biopic agiografico, il film è un viaggio nel tempo ironico e accurato, che non perde mai di vista l’essere umano Franz dietro al giocatore Beckenbauer: il calciatore del secolo, che ha rivoluzionato il modo in cui gli atleti trattavano i media, ma che ha anche fatto più volte notizia della sua vita privata. Franz crea problemi quando qualcosa non gli va bene e si innamora perdutamente quando incrocia lo sguardo della ragazza giusta. Lascia la Germania per qualche anno e al suo ritorno dalla “Operetta League” negli USA, il famoso programma televisivo “Das Aktuelle Sportstudio” lo accoglie con ballerini di aerobica in sgargianti tutine di acetato. Nel 1984, il calcio è protagonista della televisione privata, i media hanno un ruolo sempre più importante. Franz conosce il gioco e dice: “Sono pronto”. Il resto è storia. Fino al prato verde di Italia 90, quando Kaiser Franz – giacca melanzana e pantaloni color crema – marcia trionfalmente verso la Coppa del Mondo.

Il Joker potrebbe tornare in The Dark Knight Rises

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Il Joker potrebbe tornare in The Dark Knight Rises

the dark knight

Anche se il regista Christopher Nolan ha escluso che il Joker sia il cattivo del terzo film della sua saga di Batman, The Dark Knight Rises, sarebbe ancora deciso a collegare in qualche modo la trama del terzo atto a quella del secondo.

Il Joker più insolito della DC arriverà in TV nel 2026: cosa aspettarsi

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Il 2026 segnerà l’arrivo sul piccolo schermo di una versione inedita del Joker, e dietro questa svolta c’è anche la mano di Matt Reeves, reduce dal successo di The Batman. Mentre il sequel del suo Batman è ancora in sviluppo, c’è un altro progetto legato al Cavaliere Oscuro che i fan dovrebbero tenere d’occhio.

Reeves è infatti produttore esecutivo della serie animata Batman: Caped Crusader, considerata un’erede spirituale di Batman: The Animated Series. Ed è proprio qui che il Principe Clown del Crimine farà finalmente il suo debutto completo nella stagione 2, con una reinterpretazione definita “molto diversa” da quelle più note.

Batman: Caped Crusader 2 introdurrà un Joker fuori dagli schemi

Batman: Caped Crusader

In un’intervista a The Direct, il co-showrunner James Tucker ha confermato che il Joker della seconda stagione seguirà la filosofia della serie: rielaborare il mito di Batman partendo da angolazioni meno mainstream.

Secondo Tucker, non si tratterà di una versione vicina a quelle iconiche di Mark Hamill o Jack Nicholson, ma di un Joker che potrà sembrare familiare a chi conosce a fondo i fumetti DC. L’ispirazione arriva infatti dai comic della Golden Age, pubblicati tra gli anni ’30 e ’50, in cui il personaggio aveva contorni più sinistri e meno caricaturali rispetto a interpretazioni moderne.

Questo approccio si inserisce perfettamente nella linea editoriale di Caped Crusader, che nella prima stagione ha già dimostrato di voler riscrivere l’immaginario classico di Gotham senza limitarsi a ripetere schemi consolidati.

Il ruolo di Matt Reeves e le anticipazioni dal finale della stagione 1

Batman: Caped Crusader

James Tucker ha anche chiarito che Matt Reeves non ha imposto alcun vincolo creativo per allineare la serie animata alla sua visione cinematografica. Al contrario, il regista ha sostenuto l’indipendenza del progetto, riconoscendo che Caped Crusader appartiene a un universo separato e trae ispirazione da fonti diverse.

I fan ricorderanno che il Joker è stato anticipato nel finale della stagione 1, nell’episodio “Savage Night”, con una sequenza inquietante: ostaggi che muoiono ridendo e una figura oscurata che impugna una siringa pronunciando la parola “Perfect”. Un teaser che ha acceso immediatamente le aspettative.

Con la stagione 2 prevista per il 2026, l’arrivo di questo Joker promette di distinguersi nettamente dalle versioni viste finora al cinema e in TV, offrendo una lettura più rara e fedele alle origini fumettistiche del personaggio.

Il Joker di Jared Leto in una nuova foto di Suicide Squad

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Il Joker di Jared Leto in una nuova foto di Suicide Squad

Ecco una nuova immagine di Jared Leto nei panni del Joker di Suicide Squad:

GUARDA IL TRAILER DEL FILM IN ITALIANO

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LEGGI ANCHE: Suicide Squad: nuova foto e dettagli su Enchantress

Suicide Squad si concentrerà sulle gesta di un gruppo di supercattivi dei fumetti DC che accettano di svolgere incarichi per il governo in modo da scontare le loro condanne. Suicide Squad arriverà al cinema il 5 agosto del 2016, mentre la data d’uscita italiana sarà probabilmente spostata nell’autunno. Nel cast vedremo Will Smith nei panni di Deadshot, Margot Robbie in quelli di Harley Quinn, Jai Courtney nel ruolo di Capitan Boomerang, Cara Delevingne sarà Enchantress, Joel Kinnaman nei panni di Rick Flag, Viola Davis nel ruolo di Amanda Waller e Jared Leto sarà l’atteso Joker.

Il Joker arriverà prima in Batman: Caped Crusader che in The Batman – Part II

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Mentre cresce l’attesa per The Batman – Part II, il prossimo progetto dell’universo creativo di Matt Reeves a riportare in scena il Joker non sarà il sequel con Robert Pattinson, bensì la seconda stagione della serie animata Batman: Caped Crusader. La nuova stagione debutterà su Prime Video il 31 luglio con tutti e dieci gli episodi.

Il Joker protagonista della seconda stagione

Il trailer ufficiale di Batman: Caped Crusader stagione 2 conferma che il Joker avrà un ruolo molto più importante rispetto al breve cameo visto nel finale della prima stagione. Nelle immagini il Principe del Crimine telefona direttamente a Batman pronunciando una frase che anticipa il tono del loro scontro: “Sono venuto a risvegliarti. A mostrarti ciò che sei.”

Secondo quanto mostrato dal trailer, il Riddler dovrebbe essere il principale antagonista della stagione, ma il Joker sarà una presenza fondamentale, destinata a mettere in discussione la filosofia e il codice morale del Cavaliere Oscuro, proprio come nelle migliori storie dedicate ai due personaggi.

Il primo Joker “firmato” Matt Reeves

Sebbene Batman: Caped Crusader appartenga a una continuità diversa rispetto alla saga cinematografica iniziata con The Batman, la serie vede Matt Reeves nel ruolo di produttore esecutivo. Di conseguenza, questa sarà la prima occasione per vedere una versione del Joker sviluppata all’interno della sua visione dell’universo di Batman, anche se diversa da quella interpretata da Barry Keoghan nel film del 2022.

L’ambientazione ispirata agli anni Quaranta e lo stile noir rendono infatti questa incarnazione del personaggio molto differente rispetto a quella introdotta brevemente nel finale di The Batman.

Il Joker sarà in The Batman – Part II?

La presenza di Barry Keoghan nel sequel resta ancora incerta. Diversi indizi suggeriscono che il suo Joker potrebbe non avere un ruolo centrale. Tra questi ci sono gli impegni dell’attore con i quattro film dedicati ai Beatles, nei quali interpreterà Ringo Starr, oltre alle recenti dichiarazioni di Matt Reeves, che hanno lasciato intendere un focus narrativo differente.

Secondo le indiscrezioni, The Batman – Part II ruoterà infatti attorno a Harvey Dent, interpretato da Sebastian Stan, alla moglie (che sarebbe interpretata da Scarlett Johansson) e al padre (Charles Dance), raccontando la trasformazione del procuratore in Due Facce.

Due Facce dovrebbe essere il vero antagonista

Anche qualora il Joker dovesse comparire nel film, tutto lascia pensare che il suo sarebbe un ruolo secondario. Potrebbe contribuire alla caduta di Harvey Dent, incrociare Batman durante un’indagine oppure rappresentare una minaccia destinata a preparare eventi futuri. Al momento, però, ogni elemento indica che il cuore del sequel sarà la nascita di Due Facce.

Per questo motivo, Batman: Caped Crusader stagione 2 rappresenterà probabilmente la vetrina più importante del Joker nell’universo creativo di Matt Reeves almeno fino all’uscita di The Batman – Part II, prevista per il 1° ottobre 2027.

Il gusto della memoria: aperto il bando 2015

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Il gusto della memoria: aperto il bando 2015

gusto_memoria 2015Scadono il prossimo 30 agosto i termini per le iscrizioni alla quarta edizione del festival di cinema vintage “Il gusto della memoria,” rassegna di film ispirati alle immagini d’archivio che si terrà – a ingresso gratuito fino ad esaurimento posti – a Roma il 30 e 31 ottobre 2015 . Per il terzo anno è aperto il contest per registi appassionati di immagini d’archivio e il tema di quest’anno è “La Storia dal Basso”. Attraverso le immagini presenti su Nos Archives si invitano registi, aspiranti tali, studenti di scuole di cinema, studenti dei licei a raccontare la Storia da un punto di vista alternativo a quello ufficiale. Per il secondo anno consecutivo viene anche lanciato il contest Junior, dedicato a agli studenti under 18 delle scuole medie e superiori a iscrizione gratuita: tutti sanno ripetere ciò che è scritto sui libri, ma chi potrebbe raccontare piccoli episodi della vita quotidiana di 90 anni fa? Con una storia anche inventata e con i materiali cinematografici realizzati dal 1922 al 1970, presenti in  nosarchives.com e nell’archivio dell’Istituto Luce.  La scadenza per l’iscrizione è fissata al 30 agosto, mentre i materiali possono essere inviati entro il 30 settembre 2015 . Tutte le informazioni per partecipare al bando si trovano al linkwww.ilgustodellamemoria.it
Il contest è articolato in tre sezioni: Fiction, per cortometraggi della durata massima di 12 minuti; Documentari, per opere di reportage o di docufiction della durata massima di 30 minuti e infine la sezione Pubblicità, dedicata a spot pubblicitari per prodotti attuali o vintage, della durata massima di 45 secondi. Tutti i lavori devono contenere almeno il 60% di immagini d’archivio: max 1 minuto dall’Archivio Luce e il resto da nosarchives.com, che custodisce in full HD film realizzati tra il 1922 ed il 1984 girati in formato ridotto (8mm, 9,5mm, 16mm, 17,5mm e Super8). Oltre al materiale scaricabile dall’archivio, si potranno usare immagini vecchie e nuove girate con qualsiasi supporto tecnologico. Il festival, fondato e diretto dalla montatrice e regista Cecilia Pagliarani e dall’artista Manuel Kleidman è organizzato dall’Associazione per la salvaguardia della memoria filmica amatoriale Come Eravamo , in collaborazione con l’archivio di cinema amatoriale nosarchives.com. Un evento unico, ispirato dall’opera di salvaguardia della memoria dell’archivio nosarchives, che possiede, restaura e digitalizza secondo i più innovati dispositivi dagherrotipi, negativi su vetro, diapositive, Polaroid, filmini familiari e di viaggi e di fatto costituisce il primo archivio mondiale di video ed  immagini amatoriali . Il portale ospita più di 10mila filmati e un innumerevole repertorio di immagini che hanno fatto la Storia del Ventesimo secolo.

Link per scaricare il bando: http://www.ilgustodellamemoria.it/

Il gusto della memoria, 7 e 8 novembre l’edizione 2015

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Il gusto della memoria, 7 e 8 novembre l’edizione 2015

Si tiene a Roma il 7 e l’8 novembre 2015 al Cinema Trevi (vicolo del Puttarello, 25) – a ingresso gratuito fino ad esaurimento posti – la Quarta edizione del festival di cinema vintage “Il gusto della memoria,” rassegna di film ispirati alle immagini d’archivio il cui tema di quest’anno è “La Storia dal Basso”. Attraverso le immagini presenti sull’archivio Nos Archives (che custodisce in full HD 25mila filmati realizzati tra il 1922 ed il 1984 girati in formato ridotto 8mm, 9,5mm, 16mm, 17,5mm e Super8) registi, studenti di scuole di cinema, studenti dei licei raccontano la Storia da un punto di vista alternativo a quello ufficiale. Il festival, diretto dalla montatrice e regista Cecilia Pagliarani e dall’artista Manuel Kleidman, ha ottenuto quest’anno il patrocinio della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco e avrà come presidente di giuria il regista Pupi Avati. La giuria è anche formata da Roger Odin, professore emerito di Scienze dell’informazione e della comunicazione all’Università Paris III Sorbonne Nouvelle; Marco Giusticritico cinematografico, saggista, autore televisivo e regista; Enrico Bufalini, Direttore dell’Archivio Storico dell’Istituto Luce; Manuel Kleidman, decoratore di teatro, creatore di marionette e carri teatrali, pittore, incisore su legno e bronzo, collezionista ed esperto in arte palestinese; Anaïs la Rocca, regista e art director e Alessio Santoni, fonico e tecnico del suono. Per il secondo anno consecutivo sarà di scena il contest Junior, dedicato a agli studenti under 18 delle scuole medie e superiori: tutti sanno ripetere ciò che è scritto sui libri, ma chi potrebbe raccontare piccoli episodi della vita quotidiana di 90 anni fa? Con una storia anche inventata e con i materiali cinematografici realizzati dal 1922 al 1970, presenti in  nosarchives.com e nell’archivio dell’Istituto Luce. Sabato 7 novembre sarà proiettato, tra gli altri, il documentario di Alessandro Piva, Pasta Nera, che, attraverso rari filmati e fotografie d’archivio, racconta uno dei migliori esempi di solidarietà tra Nord e Sud del nostro Paese, nell’immediato Dopoguerra. Domenica 8 novembre, invece, due proiezioni  accompagneranno i film in concorso: un film inedito ritrovato dai direttori del festival, firmato da Carlo Ludovico Bragaglia e il documentario di Gianni Amelio e Cecilia PagliaraniRegistro di classe, che attraverso immagini d’archivio, racconta la scuola italiana dal 1900 al 1960.

Il contest del festival è articolato in tre sezioni: Fiction, per cortometraggi della durata massima di 12 minuti; Documentari, per opere di reportage o di docufiction della durata massima di 30 minuti e infine la sezione Pubblicità, dedicata a spot pubblicitari per prodotti attuali o vintage, della durata massima di 45 secondi. Tutti i lavori contengono almeno il 60% di immagini d’archivio.

“Il 2015 è l’anno – sottolinea la direzione artistica – dei grandi anniversari: il centenario dell’ingresso italiano nella Grande Guerra, i 70 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, ma anche i 50 anni dalla prima passeggiata spaziale e i 40 dalla nascita di Microsoft. Che documenti ci faranno rivivere questi eventi? La storia ufficiale ci offrirà sicuramente bellissimi film e approfondimenti. Ma cosa sappiamo degli uomini in trincea nel 1917? Come si viveva a Roma nel 1945? Chi ricorda i colori delle divise dei nazisti a passeggio per le città italiane? E quante limonate sono state consumate ascoltando la radiocronaca della prima passeggiata lunare? La Storia ora si può raccontare anche grazie alle immagini che i privati hanno lasciato in custodia a nosarchives.com, foto e filmini amatoriali”.

Il festival, fondato e diretto dalla montatrice e regista Cecilia Pagliarani e dall’artista Manuel Kleidman è organizzato dall’Associazione per la salvaguardia della memoria filmica amatoriale Come Eravamo, in collaborazione con l’archivio di cinema amatoriale nosarchives.com. Un evento unico, ispirato dall’opera di salvaguardia della memoria dell’archivio nosarchives, che possiede, restaura e digitalizza secondo i più innovati dispositivi dagherrotipi, negativi su vetro, diapositive, Polaroid, filmini familiari e di viaggi e di fatto costituisce il primo archivio mondiale di video ed immagini amatoriali. Il portale ospita più di 25mila filmati e un innumerevole repertorio di immagini che hanno fatto la Storia del Ventesimo secolo.

Il guanto dell’infinito: Kevin Feige rivela una curiosità

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Il guanto dell’infinito: Kevin Feige rivela una curiosità

Chi non ha ancora visto Avengers Age of Ultron potrebbe incorrere in uno spoiler dal film, per cui è avvertito.

Siete stati avvertiti

kevin-feigeNell’unica scena dopo i titoli di coda dell’ultimo film di casa Marvel, vediamo Thanos, il Titano Folle, prendere il Guanto dell’Infinito, privo di gemme, e dice: “Ci penserò da solo”.

In Thor the Dark World abbiamo visto un altro Guanto, ma, rivela Kevin Feige, non si tratta dello stesso oggetto. Ci sono due guanti differenti. Quello che avete visto (nella scena di Age of Ultron, ndr) non è quello nella cripta di Odino“. 

Questa nuova informazione potrebbe essere preziosa. Potrebbe infatti rappresentare un ulteriore problema per gli eroi più potenti della Terra, o potrebbe invece essere la soluzione adatta ai molti conflitti che questi dovranno affrontare nei prossim racconti cinematografici, vedi Avengers Infinity War I e II.

Fonte: CBM

Il Grinta: recensione del film con Jeff Bridges

Il Grinta: recensione del film con Jeff Bridges

Il Grinta dei Coen è certamente uno dei film più attesi di questo inizio di nuovo anno come del resto gran parte dei loro film da Fratello dove sei? in poi. E tornano in grande spolvero dopo la parentesi un po’ sottotono di A serious Man. Tratto dal romanzo di Charles Portis, da cui fu tratto anche l’omonimo classico del cinema western che nel lontano 1969 fruttò l’unico Oscar della sua carriera all’icona hollywoodiana John Wayne, il film è un’avventurosa storia di vendetta e coraggio impregnata del loro schietto umorismo e da un capacità narrativa coraggiosa, supportata da un intreccio classico di genere che impreziosisce il tutto rendendolo un film di raffinato gusto.

La storia racconta le vicende della quattordicenne Mattie Ross  (Hailee Steinfeld) che ha perso di recente il padre ucciso vigliaccamente da un certo Tom Chaney (Josh Brolin), uno sbandato col vizio del gioco e dell’alcool che dopo avergli sparato a bruciapelo fugge per unirsi ad una banda di rapinatori di treni. Spinta dalla sete di vendetta la piccola Mattie si rivolge ad un vecchio sceriffo federale di nome Marshall Rooster Cogburn (Jeff Bridges), che oltre ad avere una passione smodata per la bottiglia ha anche un pessimo carattere, ma in quanto ad acciuffare criminali sa il fatto suo. I due accompagnati da un terzo personaggio, un Texas Ranger chiamato LaBoeuf (Matt Damon), anch’egli in cerca di Chaney per un omicidio commesso in Texas, daranno la caccia al fuorilegge per le strade dell’America di Frontiera.

Il Grinta, il western secondo i Fratelli Coen

Uno dei punti forti è senza dubbio una messa in scena di grande levatura che ha il pregio di facilitare il processo immersivo e accompagna con algida spinta le vicende narrate, impreziosita ancora di più dalla stupenda fotografia di Roger Deckins, ormai avvezzo a casa Coen e che ci ha abituato a splendidi colori nella sua straordinaria carriera. Sono degne di nota anche le notevoli interpretazioni di tutto il cast a partire dalla piccola Hailee Steinfeld, coraggiosa e naturale, per passare dal Jeff Bridge e il sempre verde Matt Damon. Una nota di merito va anche a Barry Pepper che riesce sempre ad essere strepitoso nonostante i ruoli da comprimario.

Il Grinta

Dal canto loro i Coen non sono da meno. La loro regia è sobria ed attenta, meticolosa ed equilibrata, accorta al susseguirsi delle vicende dando sempre un impronta leggera e visibile, facilitati anche da una buona sceneggiatura che è dosata al punto giusto, arricchita da un umorismo che non invade mai ma rimane sempre in un perfetto equilibrio. Il tutto su uno sfondo classico di un genere, quello western, che tanto splendore ha dato alla storia del cinema e che, ahimè, è un po’ dimenticato oggi giorno, anche se recentemente ci ha regalato bei film come l’Appaloosa di Ed Harris.

In conclusione i Fratelli Coen sono capaci di regalarci splendidi film quando decidono di abbandonare un atteggiamento un po’ presuntuoso e pretenzioso nei confronti del cinema e del pubblico che finora in alcuni loro film li ha accompagnati. Il grande cinema che è in loro si mostra proprio in questi momenti, celato da un loro apparente capriccio.

Il Grinch: tutto quello che c’è da sapere sul celebre personaggio

Uno dei personaggi immaginari più celebri di sempre è il Grinch, la burbera creatura verde ideata dallo scrittore Theodore Seuss Geisel, meglio noto come Dr. Seuss, che ne ha fatto il protagonista del libro illustrato per bambini dal titolo How the Grinch Stole Christmas!. Nel tempo, tale personaggio è divenuto sempre più iconico, caratterizzandosi sempre più a livello estetico e assumendo forme e significati sempre nuovi. Specialmente grazie ad alcune celebri trasposizioni cinematografiche, animate o in live-action, il Grinch è infine diventato un vero e proprio immancabile simbolo delle festività natalizie.

Al pari di opere come A Christmas Carol  e il suo Ebenezer Scrooge, Nightmare Before Christmas o la commedia Mamma ho perso l’aereo, i film dedicati al Grinch non mancano mai di essere tra i più visti in questo speciale periodo dell’anno. La storia del personaggio è in realtà più articolata e profonda del previsto e risale ad ormai quasi settant’anni fa. Nel corso di questo periodo, diverse sono le opere realizzate con protagonista il Grinch, una figura ormai parte del patrimonio culturale mondiale, che oltre a divertire e spaventare ci ricorda continuamente i veri valori del Natale.

Il Grinch: la vera storia del personaggio

Come anticipato, il personaggio del Grinch nasce da un’idea dello scritto Dr. Seuss, che ne fa il protagonista del suo libro per l’infanzia del 1957. È questa la prima apparizione del Grinch. Il nome del personaggio era però già comparso nel libro del 1953 Scambled Egg Super!, dello stesso Seuss. In tale libro, il Grinch è però un uccello esotico sempre intento a cinguettare, condividendo dunque con la creatura verde la passione per il canto. Successivamente, dato il successo del personaggio nella forma che conosciamo ancora oggi, è statoo realizzato uno special televisivo animata nel 1966 da titolo Il Grinch e la favola di Natale!, riproposto poi puntualmente negli anni durante il periodo natalizio.

Ciò ha contribuito, specialmente nei paesi di cultura angolosassone, a far diventare il Grinch una figura tradizionale del Natale. Si fa dunque oggi riferimento ad esso nel caso in cui il periodo festivo venga rovinato da atti vandalici o furti, o anche semplicemente da quanti affermano di non sopportare il Natale e di volerlo boicottare. Successivamente, altre apparizioni note del personaggio si ritrovano nello speciale di Halloween dal titolo Halloween Is Grinch Night, scritto da Seuss per rispondere alle sempre maggiori richieste dei fan, e nella serie animata The Grinch Grinches the Cat in the Hat.

Il Grinch recensione

Il Grinch: chi, dove vive è e qual è il suo significato

Come ormai noto, il Grinch è una buffa creatura verde pelosa e dalla pancia prorompente, che gli fa assumere una forma a pera. I suoi occhi hanno pupille rosse e bulbi oculari gialli, mentre il viso ricorda quello di un gatto. Le sue mani sono lunghe e affusolate e particolarmente sorprendente è la sua straordinaria forza. Caratteristica fondamentale del Grinch è però quella di avere un cuore di due taglie più piccolo, che lo rende dunque immune alle più comuni forme d’amore. Oltre al suo aspetto molto particolare, però, il Grinch si distingue anche per il suo carattere. Nei racconti che lo vedono protagonista, egli si distingue come una personalità misantropa, scontrosa, solitaria e facilmente irascibile.

Egli vive in isolamento in una grotta in cima al Briciolaio, situato sopra il paese di Chinonso, facendo attenzione a non incontrare mai nessun altro essere vivente. Tutto ciò lo rende un soggetto perfetto per odiare una festività allegra, luminosa e calorosa come il Natale. Il Grinch infatti non sopporta i suoni, i colori, le decorazioni, gli schiamazzi e i regali tipici di questo periodo e tenta dunque di impedire che tutto ciò abbia luogo. Andando al di là di tutto ciò, i racconti legati al Grinch si concentrano dunque sul criticare la commecializzazione del Natale, suggerendo invece di tornare ad una dimensione più intima e sinceramente sentita, che non ha bisogno di regali o di sfarzo per poter essere celebrata.

A quale animale è ispirato il Grinch?

Le caratteristiche fisiche del Grinch possono ricordare quelle di un animale, o per meglio dire, di più animali. Il personaggio, infatti, sembra essere stato concepito come una fusione tra più creature, a partire dal bradipo. La pelliccia del Grinch ricorda infatti quella di questo simpatico animale, la cui specie contiene sul proprio corpo una vera e propria piantagione di alghe che rende il colore della loro pelliccia verdastro. Al di là della pelliccia, però, per il resto il Grinch assomiglia ad un grosso primate, in quanto presenta sì caratteristiche antropomorfe ma la sua fisionomia e la struttura corporea ricorda maggiormente quelle di un gorilla. Resta comunque il fatto che il Grinch è una creatura di fantasia e che proprio questo è l’ingrediente che lo rende unico, al di là delle somiglianze con altri animali.

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Il Grinch: le trasposizioni cinematografiche, da Jim Carrey al cartone animato

Oltre alle serie animate poc’anzi citate, il Grinch è comparso anche in due lungometraggi per il cinema. Il primo di questi è Il Grinch, diretto nel 2000 da Ron Howard, dove ad interpretare l’amata creatura verde vi è il mitico Jim Carrey. Si tratta della prima opera in live-action dedicata al personaggio e al suo mondo, affermatasi come un grandissimo successo di pubblico. In particolare, oltre che per l’interpretazione di Carrey, il film è ricordato per i meravigliosi costumi e le affascinanti scenografie, oltre ovviamente al trucco, premiato poi con un Oscar. Il costume del Grinch è infatti particolarmente elaborato, composto da una tuta in tessuto spandex ricoperta di peli di yak tinti di verde.

In seguito, nel 2018, il personaggio è stato invece protagonista di un film d’animazione, anch’esso dal titolo Il Grinch, ove si ripropone grossomodo la medesima storia, con poche variazioni. A dar voce al personaggio, in lingua originale, si ritrova l’attore Benedict Cumberbatch, mentre in italiano il Grinch ha la voce inconfondibile di Alessandro Gassmann. Con un incasso di oltre 511 milioni di dollari in tutto il mondo, questo è diventato il film di Natale con il maggior incasso di tutti i tempi. Nel 2022, invece, è stato realizzato un film parodia di genere horror dal titolo The Mean One, dove il personaggio è raffigurato come un mostro sanguinario che terrorizza la città vicina alla sua grotta.

Fonti: Cosmopolitan, IMDb

Il Grinch: recensione del film con Alessandro Gassman

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Il Grinch: recensione del film con Alessandro Gassman

Nel Mondo dei Chi, tutti amano il Natale, tranne il Grinch. Rintanato nella sua grotta, isolato dalla città, solo con il suo cane Max, lui è l’unico a non gioire per le festività imminenti. Ma, quando scopre che il sindaco della città ha deciso che questo sarà il Natale più luminoso, gioiso e festivo di sempre, il Grinch prende la decisione di diventare un Babbo Natale al contrario e di portare via regali e illuminazioni a tutti gli abitanti del Mondo dei Chi. Sarà la strada giusta per rovinare il Natale a tutti?

Già nel 2000, Ron Howard aveva portato sul grande schermo la favola del Dottor Seuss, con protagonista un sempre straordinario Jim Carrey nei panni del verde misantropo. Adesso è il turno di Benedict Cumberbatch (in italiano di Alessandro Gassman) incarnare il personaggio, anche se solo prestandogli la voce, visto che la Illumination ha regalato alla storia una versione animata che, come mezzo linguistico sembra sia il modo migliore per adattare l’originale. I colori sgargianti, poi, tengono alta l’attenzione dei più piccoli, e il messaggio edificante e che più natalizio non si può passa con trasparenza.

L’unico difetto di una confezione così vivace ed efficace è che il racconto aveva un nucleo denso ed era breve, mentre il film, “costretto” a coprire 90 minuti, si appiattisce a causa di una serie di gafg che, seppure catturano e fanno sorridere i più piccoli, annacquano i tempi narrativi.

Tuttavia Il Grinch è una fedele trasposizione dell’edificante racconto per bambini, che non tradisce la sua natura e scalda il cuore, anche quello più gelido e anti-natalizio. Che sia attraverso l’elegante voce di Cumberbatch o quella calda di Gassman, il film è un prodotto indirizzato ai più piccini che saranno entusiasti di assistere alle avventure del protagonista e del suo cane Max.

Il Grinch, il trailer internazionale

Il Grinch: posticipata l’uscita del nuovo film d’animazione

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Il Grinch: posticipata l’uscita del nuovo film d’animazione

Lo scorso aprile vi avevamo riportato la notizia che la Illumination Entertainment è al lavoro su una nuova versione animata della storia del Grinch.

Il classico Dr. Seuss’ How the Grinch Stole Christmas avrà dunque un nuovo adattamento cinematografico dopo quello di Ron Howard con Jim Carrey e vedrà coinvolto nel doppiaggio Benedict Cumberbatch, che presterà la sua voce al protagonista verde e cattivo. Il film sarà diretto da Pete Candeland e Yarrow Cheney.

La notizia di oggi è che la Illumination, insieme alla Universal Pictures, ha deciso di posticipare l’uscita del film di un anno: inizialmente previsto per il 10 novembre 2017, il film arriverà adesso nelle sale il 9 novembre 2018.

Insieme a Il Grinch, la Universal ha fissato le date di uscita di tre “film evento” non ancora annunciati: 10 agosto 2018, 28 gennaio 2019 e 10 aprile 2010.

il grinch

Il Grinch (How the Grinch Stole Christmas!) è un racconto per bambini scritto in versi in rima dal Dr. Seuss, con illustrazioni dell’autore. Venne pubblicato come libro dalla Random House nel 1957, e più o meno allo stesso tempo in un numero del Redbook. Il libro critica la commercializzazione del Natale.

Il Grinch è un mostro a cui piace essere cattivo e distruggere il Natale dei bambini portando via loro i giocattoli e le decorazioni, senza rendersi conto che il vero Natale sta nel cuore e non nel denaro; ma, infine, grazie ad una bambina che ha capito il vero significato di questa festa, si renderà conto e comincerà ad avere dei sentimenti.

Leggi la recensione de Il Grinch

Fonte: CS

Il Grinch: personaggi, doppiatori e altre curiosità sul film d’animazione

Basato sull’omonimo racconto del 1957 scritto dal Dr. Seuss, nel 2018 è arrivato al cinema il terzo adattamento cinematografico della storia del Grinch, dopo lo speciale televisivo del 1966 e il lungometraggio live-action del 2000 con protagonista Jim Carrey. Questo nuovo film, diretto da Yarrow Cheney e Scott Mosier ripropone dunque attraverso l’animazione il racconto della celebre creatura verde che odia il Natale ed escogita piani malvagi di ogni tipo per rovinarlo. Con un incasso di 511 milioni di dollari in tutto il mondo, questo nuovo Il Grinch è diventando il film di Natale con il maggior incasso di tutti i tempi, nonché l’adattamento cinematografico del Dr. Seuss con il maggior riscontro economico.

Questo perché ormai, per quanto egli cerchi di rovinarlo, il Grinch è diventato un’icona imprescindibile del Natale e i film a lui dedicati sono considerati dei classici natalizi: una cosa che probabilmente al Grinch non farebbe piacere sapere. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative ad esso. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di doppiatori originali e italiani. Si vedranno poi anche le differenze con le precedenti versioni del personaggio e le frasi più belle di questo nuovo film. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il titolo nel proprio catalogo.

La trama di Il Grinch

Nella città di Chi Sarà, le creature simili agli umani chiamate Chi Saranno sono entusiaste di festeggiare il Natale. L’unico a non essere divertito è un’irascibile creatura dal pelo verde chiamata Il Grinch, che ha un cuore “di due taglie più piccolo” e vive in una caverna sulla cima di un monte, appena a nord di Chi Sarà. L’unico amico del Grinch è il suo fedele cane domestico Max ed entrambi visitano la città solo quando il Grinch ha bisogno di comprare cibo o fare cose cattive. Nel frattempo, Cindy Chi Lou, sei anni, si accorge che sua madre Donna è troppo oberata di lavoro per prendersi cura di lei e dei suoi due fratellini Buster e Bean.

All’inizio, la piccola decide di inviare una lettera a Babbo Natale per aiutare la madre, ma dopo aver incontrato il Grinch, che le dice sarcasticamente che dovrà parlarne con Babbo Natale faccia a faccia, decide di provare a intrappolare Babbo Natale con l’aiuto dei suoi amici. La cosa però si ritorce inaspettatamente contro lo stesso Grinch, che ha in mente di travestirsi da Babbo Natale per rubare tutti i regali agli abitanti di Chi Sarà. Nel corso di questa sua malvagia missione, però, si troverà a dover fare i conti proprio con Cindy, la quale è pronta a tutto pur di veder esaudito il proprio desiderio.

il grinch film

Il cast di doppiatori italiani e originali dei personaggi di Il Grinch

A dare voce al Grinch nella versione originale vi è l’attore britannico Benedict Cumberbatch. Questi, tuttavia, si oppose all’idea dei produttori di farlo recitare con la sua voce naturale, poiché accortosi che il resto degli interpreti coinvolti è americano, ritenne che anche il Grinch avrebbe dovuto avere quell’accento. L’attore ha poi raccontato di aver trovato molteplici somiglianze tra il Grinch e Smaug, il drago da lui interpretao nella trilogia di Lo Hobbit. Entrambi, infatti, vivono reclusi su una montagna che sovrasta una cittadina ed entrambi apprezzano proprio la loro solitudine. A fornire la voce italiana al Grinch, invece, è stato scelto l’attore Alessandro Gassmann.

Sempre per la versione originale, invece, Cindy Chi Lou è doppiata da Cameron Seely, che ha invece in Italiano la voce di Lucrezia Roma. La madre, Donna, è invece doppiata da Rashida Jones in una versione e da Daniela Calò nell’altra. Per la versione originale si annoverano poi Angela Lansbury per il ruolo del sindaco McGerkle (Vittoria Fabbi in italiano), Kenan Thompson per quello di Bricklebaum (Alessandro Quarta in italiano) e Brad O’Hare per il personaggio di Groopert (Gabriele Meoni in italiano), il migliore amico di Cindy. Infine, nella versione originale la voce narrante è del cantante Pharrell Williams, mentre nella versione italiana si può ascoltare quella di Emiliano Coltorti.

Le differenze con gli altri film dedicati al Grinch

Tra questo film e i precedenti adattamenti del personaggio ideato dal Dr. Seuss, ci sono alcune somiglianze ma anche numerose differenze nel modo in cui il Grinch viene raffigurato. Innanzitutto, la sua origin story è diversa da quella del film del 2000, dove era stato pubblicamente umiliato alle elementari per essersi dovuto radere alla sua età. Un’altra differenza rispetto proprio a quel film la si ritrova nella totale assenza di Martha May Whover, qui completamente eliminata in quanto gli sceneggiatori hanno ritenuto che un interesse amoroso voluttuoso non fosse il tipo di messaggio che si voleva trasmettere questa volta. O ancora, in tutte le altre versioni, il Grinch non trova mai una renna che lo aiuti nel rubare i regali, quindi si serve di Max. In questo adattamento, invece, riesce a trovarla.

Nei precedenti due adattamenti, il Grinch ha l’idea di travestirsi da Babbo Natale quando vede il volto di Max ricoperto di neve che assomiglia vagamente al volto di Babbo Natale. Nel libro e in questa versione, invece, il Grinch matura da solo l’idea di travestirsi da Babbo Natale. Sempre questa nuova versione del Grinch insiste nel volersi calare quanto più possibile nei panni di Babbo Natale e indossa una barba bianca, a differenza delle versioni precedenti che non se ne preoccupavano nemmeno. C’è infine un elemento evidente che accomuna lo speciale del 1966, il film del 2000 e questa versione de Il Grinch, ovvero la presenza della canzone “Welcome Christmas” scritta dal Dr. Seuss e da Albert Hague e cantata dagli abitanti di Chi Sarà.

Il Grinch recensione

Le frasi più belle del film Il Grinch

Ecco ora alcune tra le frasi più belle e simpatiche del film Il Grinch, attraverso le quali si può costruire un prima idea di cosa aspettarsi dal protagonista e dal racconto:

  • Pietosoni di tutto il mondo, unitevi!
  • Ciao, creaturina… Come hai osato entrare nella tana del Grinch?! Quale impudenza! Quale audacia! Che inaudita faccia tosta! Tu hai voluto attirare il fulmine, quindi tieniti pronta a fare, bum! E ora, guarda in faccia la paura! Blblbl!
  • So che cosa fare! Mi inventerò un modo per rubare il loro Natale!
  • Bambini d’oggi. Troppo desensibilizzati da cinema e televisione.
  • Se ti azzardi a pronunciare anche una sola sillaba, ti darò la caccia e ti sventrerò come un pesce! Per mandare un fax premere invio adesso (segreteria telefonica del Grinch)
  • Che faccia tosta quei Nonsochi. Invitarmi laggiù… con tanto poco preavviso. Perfino se volessi andare i miei impegni non me lo consentirebbero. Ore 16: autocommiserazione. 16:30: fissare il muro. Ore 17: risolvere la fame nel mondo e non dirlo a nessuno. 17:30: ginnastica. 18:30: la cena con me, questo non lo posso rimandare ancora. Ore 19: lottare contro il disprezzo per me stesso. L’agenda è piena. Certo se sposto l’autodisprezzo alle 21 avrò ancora il tempo di sdraiarmi a letto a fissare il soffitto e scivolare lentamente nella pazzia. Ma che vestito mi metto?

Il trailer di Il Grinch e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di Il Grinch grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Google Play, Apple TV, Prime Video, Infinity+ e Netflix. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di sabato 23 dicembre alle ore 21:30 sul canale Italia 1.

Il Grinch: il trailer internazionale del nuovo film d’animazione

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Il Grinch: il trailer internazionale del nuovo film d’animazione

Universal Pictures International Italy ha diffuso il trailer internazionale in italiano de Il Grinch, prodotto da Illumination Entertainment che racconta del personaggio creato nel 1957 dal Dr. Seuss che celebre racconto Il Grinch e la favola di Natale!.

Come loro ottavo film interamente animato, la Illumination racconta la storia di un cinico brontolone che decide di rubare il Natale ma alla fine si lascia commuovere dal generoso spirito natalizio di una ragazzina e cambia idea. Divertente, commovente e visivamente sbalorditivo, è una storia universale sullo spirito del Natale e sull’indomabile forza dell’ottimismo.

Nella versione originale, il verde protagonista è doppiato da Benedict Cumberbatch. In italiano è Alessandro Gassman a doppiare il protagonista.

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Il Grinch: il primo trailer italiano del film

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Il Grinch: il primo trailer italiano del film

Universal Pictures International Italy ha diffuso il primo trailer in italiano de Il Grinch, prodotto da Illumination Entertainment che racconta del personaggio creato nel 1957 dal Dr. Seuss che celebre racconto Il Grinch e la favola di Natale!.

Come loro ottavo film interamente animato, la Illumination racconta la storia di un cinico brontolone che decide di rubare il Natale ma alla fine si lascia commuovere dal generoso spirito natalizio di una ragazzina e cambia idea. Divertente, commovente e visivamente sbalorditivo, è una storia universale sullo spirito del Natale e sull’indomabile forza dell’ottimismo.

Nella versione originale, il verde protagonista è doppiato da Benedict Cumberbatch. In italiano è Alessandro Gassman a doppiare il protagonista.

Alla regia del film ci sono Peter Candeland e Yarrow Cheney, mentre fa parte del cast vocale al fianco di Cumberbatch anche Matthew O’Callaghan.

La novella del Dr. Seuss venne adattata per la prima volta in animazione, nel 1966, con Boris Karloff che venne scelto per prestare la voce al personaggio, questa vecchia e cattiva creature che desiderava rovinare il Natale nella città di Chistaqua.

Il Grinch arriverà in sala a partire dal 29 novembre.

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Il Grinch: il nuovo trailer dal film con la voce di Alessandro Gassman

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Il Canale Youtube della Illumination ha reso disponibile il nuovo trailer di Il Grinch, la nuova avventura animata dello studio di Cattivissimo Me, basata sull’omonimo racconto del Dr. Seuss, Il Grinch e la favola di Natale!. A dare la voce all’antipatico e verde protagonista, nella versione originale, c’è Benedict Cumberbatch, doppiato in italiano da Alessandro Gassman.

Come loro ottavo film interamente animato, la Illumination racconta la storia di un cinico brontolone che decide di rubare il Natale ma alla fine si lascia commuovere dal generoso spirito natalizio di una ragazzina e cambia idea. Divertente, commovente e visivamente sbalorditivo, è una storia universale sullo spirito del Natale e sull’indomabile forza dell’ottimismo.

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Fonte: Illumination

Il Grinch: ecco la prima foto del protagonista da piccolo

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Il Grinch: ecco la prima foto del protagonista da piccolo

Nonostante manchi un anno, la Illumination Entertainment ha diffuso la prima foto del suo nuovo film d’animazione, Il Grinch, in cui vediamo il protagonista bambino.

Il poster raffigura il protagonista che sarà doppiato da Benedict Cumberbatch nella sua versione adulta, per raggiungere all’anagrafe il personaggio creato nel 1957 dal Dr. Seuss che celebre racconto Il Grinch e la favola di Natale!.

Alla regia del film ci sono Peter Candeland e Yarrow Cheney, mentre fa parte del cast vocale al fianco di Cumberbatch anche Matthew O’Callaghan.

La novella del Dr. Seuss venne adattata per la prima volta in animazione, nel 1966, con Boris Karloff che venne scelto per prestare la voce al personaggio, questa vecchia e cattiva creature che desiderava rovinare il Natale nella città di Chistaqua.

Dopo il lavoro di Chuck Jones, adesso la Illumination, casa dei Minions e di Cattivissimo Me, adatterà il personaggio all’era della computer grafica.

La storia vanta un altro adattamento, diretto da Ron Howard, con protagonista Jim Carrey.

Il film è atteso per il 2018 e potrebbe raccontare una storia di origini, in cui scopriamo in che modo questa creaturina verde, anche tenera, come la vediamo nel poster, si è trasformata nel vecchio cattivo che dà il titolo alla storia originale.

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Il Grinch arriva in home video: 10 cattivi da riscoprire

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Il Grinch arriva in home video: 10 cattivi da riscoprire

Disponibile dal 20 marzo in Dvd, Blu-ray, Blu-ray 3D, 4K Ultra HD e Digital HD con Universal Pictures Home Entertainment Italia, Il Grinch è uno dei cattivi più famosi della storia delle fiabe e, di recente, anche del cinema grazie all’adattamento di Ron Howard con Jim Carrey, e ora grazie al film d’animazione con la voce di Alessandro Gassman (Benedict Cumberbatch nella versione originale).

Prodotto da Illumination e Universal, arriva il film basato sull’amata fiaba del Dr. Seuss sul cinico brontolone che intraprende una missione per rubare il Natale, solo per poi sentire il suo cuore crescere di tre taglie in più grazie ad amicizie inaspettate. Insomma un cattivo che ruba la scena e conquista il pubblico, ma la storia del cinema è piena di personaggi come lui, cattivi, qualche volta oscuri, ma con grande carisma e appeal su tutto il pubblico. Eccone alcuni!

Hal 9000 – 2001: Odissea nello spazio

Hal 9000

Il computer super potente che “non sbaglia mai” nel film di Stanley Kubrick del 1968 è uno dei villain più iconici e memorabili della storia del cinema.

Nonostante il pubblico debba stare dalla parte degli astronauti, è innegabile che il grande occhio di vetro rosso di Hal catturi l’attenzione e anche la simpatia del pubblico.

Freddy Krueger – Nightmare

NIGHTMARE

È un cattivo efferato e implacabile, eppure nessuno o quasi ricorda le sue vittime ma soltanto lui, il suo guanto artigliato, il suo maglione lacero e, ovviamente, il volto segnato dal fuoco.

Freddy è un’icona del cinema horror, un villain che tutti abbiamo imparato ad amare.

Hannibal Lecter – Il Silenzio degli innocenti/Hannibal/Red Dragon/serie tv

Hannibal Lecter

Nonostante il fatto che la sua compagnia a cena possa destare qualche sospetto sugli ingredienti segreti che si celano nelle nostre pietanze, è innegabile che la compagnia del Dottor Lecter è preziosa.

Che abbia il volto di Mads Mikkelsen o quello di Anthony Hopkins, Hannibal rimane il preferito dai fan.

Pennywise – It

Incubi infantili e palloncini colorati; il pagliaccio Pennywise è uno dei villain dell’horror più iconici di sempre, soprattutto per chi è cresciuto a cavallo degli anni ’90.

Il romanzo di Stephen King, la miniserie e ora il film: il mito di Pennywise continua a crescere, mentre non sono in molti quelli che ricordano i sette ragazzini che, nonostante tutto, lo hanno fermato!

Jack Torrance – Shining

Il mattino ha l’oro in bocca, e Jack lo sa bene, rinchiuso nell’Overlook Hotel. Il protagonista di uno dei film più famosi del grande regista inglese, Stanley Kubrick, balza in scena come un feroce pazzo furioso, armato di accetta e disposto a fare a pezzi anche la sua stessa famiglia.

Memorabile la scena del bagno, in cui sfascia la porta e terrorizza la moglie Wendy, ma ancora più iconico il suo volto congelato nella neve del labirinto. E un po’ allo spettatore, dispiace.

Darth Vader – Star Wars

È il miglior cattivo del cinema, il miglior personaggio del cinema, sicuramente il più famoso e quello con maggiore appeal, ma soprattutto si rivela non essere poi così tanto cattivo. Come aveva previsto la sua amata Padme “c’è ancora del buono in lui”, e così si è rivelato alla fine.

La sua figura tragica, la sua storia, la sua fine, tutto contribuisce a farne il miglior peggior personaggio di sempre. Non c’è concorrenza.

Gru – Cattivissimo Me

Cattivissimo Me 3

Sempre a proposito di cattivi che in fondo sono buoni, il cattivissimo di casa Illumination ha senz’altro rubato il cuore del pubblico, principalmente perché è buffo, finto cinico e perché quando serve riesce a capire in quale posto si trova il suo cuore.

Niente a che vedere con gli eroi senza macchia e senza paura che sanno da subito qual è il loro posto. Gru lo scopre piano piano, e fa sentire in compagnia anche chi non ha le idee troppo chiare.

Loki – Marvel Cinematic Universe

Loki

Lo abbiamo visto al cinema e lo vedremo presto anche in tv, nella sua serie su Disney +: Loki, il dio degli Inganni, è il classico cattivo che però tanto cattivo non è. Certo è infido, un ingannatore, appunto, ma è sempre pronto a dare una mano a Thor quando il fratellastro ne ha bisogno, anche se cerca sempre il suo tornaconto.

Sarà questa sua elegante doppiezza che lo ha reso uno dei personaggi preferiti dal pubblico, specialmente quello femminile, del MCU?

Joker – DC Films

Icona dei fumetti, Nemesi di Batman, Principe del Crimine, Clown sorridente, e inconfondibile personaggio che il cinema e la tv, in live action e in animazione, ci hanno regalato in tantissime varianti possibili.

La migliore forse è quella della serie animata degli anni ’90, la più famosa e amata, per diverse ragioni, quella di Heath Ledger per Il Cavaliere Oscuro, di Christopher Nolan. Tutti lo amano, qualche volta anche di più rispetto a Batman!

Lo zingaro – Lo chiamavano Jeeg Robot

Lo chiamavano Jeeg Robot

Prodotto esclusivamente italiano, nato dalla mentre di Gabriele Mainetti che ha diretto Lo chiamavano Jeeg Robot, Lo zingaro di Luca Marinelli non è una figura letteraria ma un personaggio che grazie alla scrittura e soprattutto al suo interprete, è entrato nel cuore degli spettatori, complice il look, il modo di parlare e forse anche un eroe così sommesso e silenzioso che, prima della resa dei conti, gli ha permesso di splendere così tanto!

Il Grinch in Home Video dal 20 marzo

Disponibile dal 20 marzo in Home Video, la nuova edizione casalinga de Il Grinch contiene oltre 60 minuti di contenuti extra esclusivi, tra cui 3 mini film: “Giorni da cani in inverno”, con protagonisti il Grinch ed il suo fedele amico Max; “Yellow is the New Black” e “I piccoli aiutanti di Babbo Natale”, entrambi con gli adorabili Minion. Include inoltre incredibili featurette, un tutorial per imparare a disegnare e molto di più.

Narrato nella sua versione originale dal vincitore di Grammy Pharrell Williams, anche nominato agli Oscar (in italiano, la voce narrante è di Emiliano Coltorti), Il Grinch ha come voce del famigerato protagonista il nominato agli Oscar Benedict Cumberbatch (in italiano, Alessandro Gassman), che vive una vita solitaria all’interno di una caverna sul monte Crumpit con la sola compagnia del suo fedele cane Max.

L’incredibile cast originale vanta le voci di Rashida Jones (Parks and recreation, I Muppets) nei panni di Donna Chi Lou, Kenan Thompson (Saturday Night Live) in quelli di Bricklebaum, Cameron Seely (The Greatest Showman) nei panni di Cindy Chi Lou e con la presenza della leggendaria Angela Lansbury (Anastasia, La bella e la bestia) nei panni del sindaco di Chinonsò. Divertente, visivamente splendido e che scalda il cuore, Il Grinch è l’occasione perfetta per passare una serata in famiglia!

Il Grinch 2 si farà: Jim Carrey vicino al ritorno nel sequel del classico natalizio

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A quasi venticinque anni dall’uscita di Il Grinch (How the Grinch Stole Christmas), uno dei film natalizi più amati degli anni Duemila, il celebre abitante verde di Monte Briciola è pronto a tornare sul grande schermo. Secondo quanto riportato da The Hollywood Reporter, è ufficialmente in sviluppo un sequel del film del 2000 e Jim Carrey sarebbe in trattative avanzate per riprendere il ruolo che ha reso iconico il personaggio creato dal Dr. Seuss.

La notizia assume un peso particolare perché coinvolge anche Ron Howard, che dovrebbe tornare alla regia e alla produzione insieme al suo storico collaboratore Brian Grazer. Il progetto sarà scritto da Alec Berg, Jeff Schaffer e David Mandel, autori noti per il loro lavoro in Curb Your Enthusiasm e per l’adattamento cinematografico di Il Gatto col Cappello. Al momento non è stato annunciato il ritorno di altri membri del cast originale, che comprendeva interpreti come Taylor Momsen, Christine Baranski e Jeffrey Tambor.

La vera sorpresa non è tanto l’esistenza di un sequel, quanto il coinvolgimento di Jim Carrey. Negli ultimi anni l’attore si è mostrato molto selettivo nella scelta dei progetti, lasciando spesso intendere di essere vicino al ritiro. Convincerlo a indossare nuovamente il pesantissimo trucco del Grinch rappresenta quindi un segnale importante: lo studio sembra intenzionato a puntare sull’elemento che più di ogni altro ha trasformato il film originale in un fenomeno culturale duraturo.

LEGGI ANCHE: Il Grinch: tutto quello che c’è da sapere sul celebre personaggio

Il ritorno del Grinch punta sulla nostalgia di una generazione

Quando arrivò nelle sale nel novembre del 2000, Il Grinch divise la critica ma conquistò il pubblico. Il film incassò oltre 346 milioni di dollari nel mondo e divenne il maggiore successo natalizio dell’anno negli Stati Uniti. Con il passare del tempo, la pellicola ha costruito uno status quasi intoccabile nel panorama delle festività, diventando una presenza fissa nelle programmazioni televisive e nelle classifiche streaming dedicate al Natale.

Gran parte del merito è legato all’interpretazione di Jim Carrey, che trasformò il personaggio in qualcosa di molto diverso rispetto alla versione animata del 1966. Il suo Grinch era sarcastico, imprevedibile, malinconico e profondamente umano, caratteristiche che hanno contribuito a renderlo memorabile per intere generazioni di spettatori.

Resta ora da capire quale direzione narrativa sceglierà il sequel. Il film originale si concludeva con la riconciliazione del protagonista con gli abitanti di Chinonso e con la definitiva accettazione del Natale. Un secondo capitolo dovrà quindi trovare un nuovo conflitto senza tradire l’evoluzione del personaggio. Non è escluso che la storia possa concentrarsi su una nuova minaccia per la comunità o esplorare aspetti mai approfonditi dell’universo creato dal Dr. Seuss.

L’operazione si inserisce inoltre in una fase in cui Hollywood sta recuperando molti franchise storici degli anni Novanta e Duemila. La differenza, in questo caso, è che Il Grinch non ha mai realmente lasciato l’immaginario collettivo. I dati streaming degli ultimi anni hanno confermato come il film continui a essere uno dei titoli natalizi più visti, superando spesso persino il remake animato del 2018.

Se l’accordo con Jim Carrey verrà finalizzato, il sequel avrà già trovato il suo principale punto di forza. Per milioni di spettatori, infatti, il Grinch non è soltanto un personaggio letterario o cinematografico: ha il volto, le espressioni e la comicità dell’attore canadese. E proprio su quella connessione emotiva sembra voler puntare questo inatteso ritorno.

Il Grande Spirito: trailer e foto dal film di Sergio Rubini

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Il Grande Spirito: trailer e foto dal film di Sergio Rubini

Sergio Rubini (Dobbiamo parlare, L’uomo nero, L’anima gemella) presenterà in anteprima al Bif&st 2019 Il Grande Spirito, la sua nuova commedia che racconta il rocambolesco incontro sui tetti della periferia di Taranto tra un rapinatore malmesso, lo stesso Rubini, e un eccentrico individuo che vede il mondo a suo modo, interpretato da Rocco Papaleo (Moschettieri del re – La penultima Missione, The Place, Basilicata coast to coast).

Dopo il successo del film Dobbiamo parlare Rubini dirige un’originale action comedy in cui due anime molto diverse, ma entrambe emarginate, cercano una via di fuga. A fare da cornice i vecchi lavatoi e le terrazze dei palazzi di periferia che diventano un insolito rifugio e il teatro di un’amicizia inaspettata. Nel cast anche Ivana Lotito, Bianca Guaccero e Geno Diana.

In un quartiere della periferia di Taranto, durante una rapina, uno dei tre complici, un cinquantenne dall’aria malmessa, Tonino (Sergio Rubini) approfittando della distrazione degli altri due, ruba tutto il malloppo e scappa.

La corsa di Tonino, inseguito dai suoi complici sempre più infuriati, procede verso l’alto, di tetto in tetto fino a raggiungere la terrazza più elevata, oltre la quale c’è lo strapiombo, che lo costringe a cercare rifugio in un vecchio lavatoio. Lì trova uno strano individuo (Rocco Papaleo) dall’aspetto eccentrico: porta una piuma d’uccello dietro l’orecchio, sostiene di chiamarsi Cervo Nero, di appartenere alla tribù dei Sioux.

Tonino si trova sotto assedio: il quartiere è presidiato dai suoi inseguitori e gli angoli delle strade controllate. In questa immobilità forzata a Tonino rimane un’unica disperata alternativa: allearsi con lo squilibrato che si comporta come un pellerossa e che, proprio perché guarda il mondo da un’altra prospettiva, potrà forse fornirgli la chiave per uscire dal vicolo cieco in cui è finito.

Ecco le foto dal film:

Il Grande Spirito: recensione del film di Sergio Rubini

Il Grande Spirito: recensione del film di Sergio Rubini

Dopo aver diretto il film Dobbiamo parlare, Sergio Rubini torna nella doppia veste di regista e attore per il film Il Grande Spirito, una commedia agrodolce nella quale divide la scena con Rocco Papaleo e Ivana Lotito. I tre sono protagonisti di una vicenda tanto bizzarra quanto struggente, che elogia l’innocenza quale sentimento salvifico, attraverso il legame tra gli ultimi, gli emarginati.

In un quartiere della periferia di Taranto, durante una rapina, Tonino (Sergio Rubini), un cinquantenne dall’aria malmessa, approfittando della distrazione dei due complici, ruba tutto il malloppo e scappa. Il suo è un gesto di riscatto nei confronti di chi non ha più rispetto del suo lungo e onorato curriculum delinquenziale. La corsa di Tonino procede verso l’alto, di tetto in tetto fino a raggiungere la terrazza più elevata. Lì incontra un eccentrico individuo, il quale sostiene di chiamarsi Cervo Nero (Rocco Papaleo), di appartenere alla tribù dei Sioux e che il Grande Spirito in persona gli aveva preannunciato l’arrivo dell’Uomo del destino.

Il grande spirito

Commedia dai toni malinconici, Il Grande Spirito conquista sin dalle prime scene grazie ad un incipit particolarmente dinamico, assumendo poi una tipica impostazione teatrale con unica ambientazione. È qui, dall’alto di una malmessa terrazza, che impariamo a conoscere meglio i due protagonisti. Se Sergio Rubini incarna un delinquente in cerca di riscatto, in apparenza interessato esclusivamente al proprio guadagno personale, Rocco Papaleo è invece il suo opposto. Cervo Nero è quello che comunemente viene apostrofato, anche dal Tonino di Rubini, come un minorato. Dietro le etichette sociali, si nasconde tuttavia uno spirito puro, sognatore, innocente. I due diventano ben presto un’insolita coppia, in parte comica in parte tragica. Attraverso di loro si potranno acquisire nuovi punti di vista sul mondo, da riproporre poi anche allo spettatore.

Perché, nonostante quanto le prime sequenze del film possano far pensare, il film trova nell’amicizia il suo tema cardine e nell’innocenza il sentimento ricorrente. Un’amicizia tra due emarginati, confinati nell’ombra per via delle loro stranezze, eppure più capaci di altri ad affrontare la vita grazie alla loro semplicità. La storia scritta da Rubini, insieme a Carla Cavalluzzi e Angelo Pasquini, cerca così di trasmettere tutti i valori del caso, tentando di proporre un punto di vista diverso al modo con cui spesso si guardano le cose. Non sempre la sceneggiatura riesce a far ciò, a volte rallentata da un ritmo altalenante, altre ancora dalla sensazione di voler raccontare troppo. La visione, e la buona riuscita del film, sono ad ogni modo sostenuti dall’atmosfera comica e malinconica sulla quale si fonda il rapporto tra i personaggi.

Il grande spirito

In particolare, spicca Rocco Papaleo, quasi irriconoscibile e completamente votato ad un personaggio con il quale era facile cadere nella trappola della macchietta. Papaleo riesce invece a tenere brillantemente le redini del personaggio, sfoggiando una caratterizzazione e una capacità drammatica che permette di affezionarsi al suo personaggio, e di apprezzare nuovamente le sue grandi doti attoriali.

Ne Il Grande Spirito vediamo dunque incontrarsi personaggi con trascorsi e punti di vista completamente differenti. Da questo incontro si costruisce un film che non cerca di essere etico ma utilitaristico. Si vive meglio se non si cede al cinismo, sembra voler comunicare Rubini. E anche se a volte cede sul ritmo il film riesce in fin dei conti a consegnare una favola sulla quale è possibile far nascere una riflessione a riguardo.

Il Grande Spirito: intervista a Sergio Rubini

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Il Grande Spirito: intervista a Sergio Rubini

Arriva al cinema il 9 maggio Il Grande Spirito, il nuovo film diretto e interpretato da Sergio Rubini, con Rocco Papaleo, Bianca Guaccero e Ivana Lotito. Di seguito la nostra intervista a Rubini e Lotito.

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Sergio Rubini (Dobbiamo parlare, L’uomo nero, L’anima gemella) presenterà in anteprima al Bif&st 2019 Il Grande Spirito, la sua nuova commedia che racconta il rocambolesco incontro sui tetti della periferia di Taranto tra un rapinatore malmesso, lo stesso Rubini, e un eccentrico individuo che vede il mondo a suo modo, interpretato da Rocco Papaleo (Moschettieri del re – La penultima Missione, The Place, Basilicata coast to coast).

Dopo il successo del film Dobbiamo parlare Rubini dirige un’originale action comedy in cui due anime molto diverse, ma entrambe emarginate, cercano una via di fuga. A fare da cornice i vecchi lavatoi e le terrazze dei palazzi di periferia che diventano un insolito rifugio e il teatro di un’amicizia inaspettata. Nel cast anche Ivana Lotito, Bianca Guaccero e Geno Diana.

In un quartiere della periferia di Taranto, durante una rapina, uno dei tre complici, un cinquantenne dall’aria malmessa, Tonino (Sergio Rubini) approfittando della distrazione degli altri due, ruba tutto il malloppo e scappa.

La corsa di Tonino, inseguito dai suoi complici sempre più infuriati, procede verso l’alto, di tetto in tetto fino a raggiungere la terrazza più elevata, oltre la quale c’è lo strapiombo, che lo costringe a cercare rifugio in un vecchio lavatoio. Lì trova uno strano individuo (Rocco Papaleo) dall’aspetto eccentrico: porta una piuma d’uccello dietro l’orecchio, sostiene di chiamarsi Cervo Nero, di appartenere alla tribù dei Sioux.

Tonino si trova sotto assedio: il quartiere è presidiato dai suoi inseguitori e gli angoli delle strade controllate. In questa immobilità forzata a Tonino rimane un’unica disperata alternativa: allearsi con lo squilibrato che si comporta come un pellerossa e che, proprio perché guarda il mondo da un’altra prospettiva, potrà forse fornirgli la chiave per uscire dal vicolo cieco in cui è finito.

Leggi la recensione de Il Grande Spirito

Il grande silenzio: recensione del film di Philip Groning

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Il grande silenzio: recensione del film di Philip Groning

Il grande silenzio (Die grosse Stille), diretto da Philip Gröning nel 2005, è un’opera rara e radicale che ha segnato un punto di svolta nel cinema documentario contemporaneo. Girato all’interno del monastero della Grande Chartreuse, nei pressi di Grenoble, il film porta sullo schermo la quotidianità dei monaci certosini, una delle comunità religiose più severe e impenetrabili della Chiesa cattolica. Per la prima volta, la macchina da presa riesce a penetrare questo universo chiuso e silenzioso, mostrando al pubblico un mondo sospeso nel tempo, dove la preghiera, il lavoro manuale e la contemplazione scandiscono ogni gesto.

Il progetto nacque da un rapporto di lunga fiducia: Gröning aveva chiesto ai certosini già negli anni ’80 di poter filmare la loro vita, ma l’autorizzazione arrivò soltanto 16 anni dopo. Una volta ottenuto il permesso, il regista trascorse mesi nel monastero, vivendo alle stesse condizioni dei monaci, senza troupe, senza luci artificiali, immerso nella stessa routine di austerità e silenzio. Questa scelta radicale conferisce al film un carattere unico: non un semplice documentario, ma un’esperienza sensoriale che immerge lo spettatore nella spiritualità quotidiana dei certosini.

Con i suoi 160 minuti privi quasi del tutto di dialoghi, basati su immagini contemplative e su suoni essenziali, Il grande silenzio non racconta una storia tradizionale ma trasmette un’esperienza: il ritmo del tempo, la ripetizione dei riti, la solennità della natura, la quiete interiore. È un cinema che abbandona la parola per ritrovare il senso profondo dell’immagine e del silenzio, chiedendo allo spettatore di abbandonarsi a una dimensione meditativa e ipnotica, fuori dal tempo e dalle distrazioni del mondo moderno.

L’ordine certosino e l’eccezionalità del film

L’ordine dei Certosini è considerato una delle confraternite più rigide della Chiesa cattolica. La loro vita quotidiana, scandita da regole secolari, è rimasta a lungo nascosta agli occhi esterni. I turisti non hanno accesso ai loro spazi, e prima di Gröning le riprese all’interno della certosa erano state pressoché inesistenti.

Questo film rappresenta quindi un documento unico, frutto di una relazione di fiducia costruita negli anni tra il regista e il Priore Generale dell’ordine. Il contratto siglato stabiliva che per almeno sette anni nessun altro avrebbe potuto girare nella Grande Chartreuse: un’esclusiva che ha reso l’opera ancora più preziosa e irripetibile.

Gröning non si è limitato a osservare: ha condiviso la vita monastica, partecipando al silenzio e alla disciplina del convento, diventando parte integrante del contesto che stava filmando.

L’analisi: il cinema come esperienza

Non è facile parlare di Il grande silenzio. Non lo è mai quando si affronta un film che rifiuta i codici narrativi tradizionali. Qui la parola è quasi del tutto assente, eccezion fatta per le preghiere corali o per la toccante testimonianza di un monaco cieco che, verso la fine, afferma di non provare dolore per la sua cecità, ma gioia nell’avvicinarsi a Dio.

Gröning ha compiuto un’impresa estrema: un film di due ore e quaranta senza dialoghi, girato con una sola telecamera, senza luci artificiali, basato su inquadrature fisse e sulla ripetizione di gesti quotidiani. Una scelta che, se da un lato appare assurda, dall’altro si giustifica pienamente nel contesto monastico.

Un cinema povero, ma essenziale

Il film si avvicina per rigore al “dogma”, ma ciò che ne emerge è un cinema di pura osservazione, quasi cinéma vérité. Davanti all’obiettivo i monaci pregano, leggono, cucinano, si prendono cura delle piante e degli animali, riparano scarpe e vestiti. Ogni gesto, anche il più banale, è investito di significato.

La narrazione è scandita da primi piani, sequenze dell’ambiente naturale e cartelli su fondo nero con citazioni bibliche. Non ci sono virtuosismi formali: solo qualche effetto di pellicola invecchiata o l’uso del grandangolo per sottolineare la profondità.

Il film appare come un “assurdo”, perché racconta un’esistenza che agli occhi del mondo moderno può sembrare altrettanto assurda: un taglio netto con il mondo esterno, una vita dedicata a preghiera, meditazione e silenzio.

Tra Malick e Tarkovskij

Pur centrato sulla fede, Il grande silenzio non è un film religioso in senso convenzionale. Ciò che è trascendente non viene mai mostrato, ma resta implicito, come una corrente sotterranea che attraversa immagini fortemente immanenti: la neve, le piante, i corsi d’acqua, gli oggetti quotidiani, i gesti ripetuti dei monaci.

Il linguaggio visivo richiama a tratti Malick e Tarkovskij, per la capacità di cogliere la spiritualità nel dettaglio naturale e nel rito quotidiano. Perfino i momenti di gioco dei monaci – come quando scivolano su un pendio innevato – diventano parte di un rituale dell’immanente che allude al trascendente.

Conclusione

Con Il grande silenzio, Gröning ha realizzato un’opera che non si limita a documentare: offre un’esperienza di immersione totale in un mondo fuori dal tempo, in cui la vita scorre lontana dal frastuono contemporaneo.

Che lo spettatore vi colga un’esperienza mistica o semplicemente un affascinante esercizio di osservazione dipende dalla sua sensibilità. Ma ciò che resta è la forza di un cinema che riesce, con mezzi poverissimi, a restituire la densità spirituale di una vita interamente dedicata al silenzio e alla contemplazione.

Il grande passo, recensione del film con Fresi e Battiston #TFF37

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Presentato al 37° Torino Film Festival, Il grande passo è la seconda regia di Antonio Padovan, che torna a dirigere Giuseppe Battiston, dopo che il corpulento attore era già stato il protagonista del suo esordio, Finché c’è prosecco c’è speranza.

Il grande passo è quello che l’umanità ha compiuto arrivando sulla Luna, quello che Neil Armstrong consegnò alla Storia con la sua frase divenuta celebre. Il grande passo è quello che vorrebbe fare anche Dario, solitario genio con il sogno bruciante di arrivare sul satellite con un’astronave costruita tutta da solo. Quando l’ennesimo tentativo di realizzare il suo sogno finisce con un incendio che brucia i campi dei suoi confinanti, Dario viene arrestato e minacciato di venire rinchiuso in un istituto per malati mentali. L’unico che arriva in suo soccorso è Mario, il fratellastro che quasi non ha mai conosciuto. Ordinario (gestisce una ferramenta), posato, gentile, Mario non può essere più diverso dal fratello, eppure per il grande dolore che condividono, l’abbandono del padre, i due riescono a trovare un modo per comunicare ed entrare in contatto l’uno con l’altro.

Il grande passo a metà tra fiaba e dramma familiare

Adottando un tono a metà tra la fiaba e il dramma familiare, senza mai rinunciare a momenti di puro divertimento, Padovan racconta prima la storia di una famiglia sgangherata, di due fratelli che trovano un modo loro di far fronte comune ad una infelicità che li ha visti reagire in maniera completamente diversa; ma il regista racconta anche di un sogno, di una passione e di una dedizione che può essere confusa con pazzia da quegli individui che non la capiscono. Ed è quello che accade a Dario: l’uomo è scontroso, burbero, riservato, completamente concentrato sul suo obbiettivo, e questa caparbietà viene confusa con una disabilità mentale che invece non esiste.

Mario è invece dolcissimo, docile, accomodante e paziente, tutto ciò che il fratellastro non è, e questa differenza permetterà ad entrambi di scoprirsi e venirsi incontro, di imparare ad amarsi come fratelli ed alla fine di aiutarsi. E sembra essere questo l’interesse principale di Padovan, che non si cura troppo del contorno, del paese provinciale, delle figure caratteristiche, o del pretesto narrativo stesso, ma si concentra completamente sui suoi protagonisti.

Stefano Fresi e Giuseppe Battiston, coppia vincente

Il grande passo recensionePer la prima volta insieme sul grande schermo, Stefano Fresi e Giuseppe Battiston si fronteggiano in una serie di scambi memorabili, entrambi perfettamente a loro agio nei ruoli che sono stati loro affidati. E tanto Battiston tira fuori gli artigli e offre una performance di “scienziato pazzo” fuori dal mondo, tanto Fresi riesce a dare dignità ad un personaggio che non ha nessuno strumento per eccellere, l’uomo comune semplice, normale, che l’attore ritrae con toccante delicatezza.

Proprio le due performance fanno dimenticare alcune leggerezze de Il grande passo, luoghi comuni un po’ troppo marcati e alcune svolte narrative lasciate andare con troppa facilità. Rinunciando ad approfondire la complessità del rapporto dei due fratelli con il padre, il regista sceglie solo di accennarne gli esiti, in modo abbastanza schematico, impoverendo un aspetto del film che forse poteva essere affrontato con maggiore cura.

Ma forse a Padovan non interessava, forse Il grande passo è solo il racconto di un sogno e di come i sognatori spaventino l’uomo comune ed abbiano comunque bisogno di sostegno e comprensione.

Il grande passo dal 20 agosto in sala, ecco il trailer

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Il grande passo dal 20 agosto in sala, ecco il trailer

20 luglio 1969: il giorno in cui un sogno impossibile, conquistare la luna, è diventato realtà. 20 luglio 2020: il giorno in cui quello stesso sogno, a distanza di mezzo secolo, diventerà un’icona di ripartenza… Comincia qui, da un gioco di simmetrie poetiche e simboliche, la scommessa che i produttori e i distributori hanno deciso di fare su Il grande passo del regista Antonio Padovan: un tour di anteprime estive nelle areneiniziando da Bergamo, per contribuire (appunto) alla ripartenza del box office italiano.

Dal 20 agosto, la commedia lunare con Battiston e Fresi – distribuita da Tucker Film e Parthenos – raggiungerà le sale cinematografiche italiane. Se tre mesi di buio hanno interrotto il volo del nostro cinema, rendendo urgente e tassativo il suo trasferimento online, ecco dunque approdare in sala una sorridente favola moderna che sulla speranza del volo ha costruito la propria necessità narrativa. Uscire “fisicamente” in sala, d’altronde, è stato fin da subito un obiettivo da raggiungere e perseguire con determinazione, per amore del pubblico e del grande schermo.

Questa storia dolceamara di razzi e di allunaggi verrà lanciata da un campo-base fortemente bisognoso di un volo e di un allunaggio: la città di Bergamo. L’appuntamento, organizzato da SAS e Conca Verde con Tucker Film, è fissato alle 21.30 al Cinema all’aperto Arena Santa Lucia. Ospiti speciali: il regista Antonio Padovan, il protagonista Giuseppe Battiston e la produttrice Betta Olmi.

Il grande passo, recensione del film con Fresi e Battiston #TFF37

Prodotto da Ipotesi Cinema e Stemal Entertainment con Rai CinemaIl grande passo unisce per la prima volta il Nordest di Giuseppe Battiston e la Roma di Stefano Fresi. Due “fratelli cinematografici” che, al di là delle apparenze, non potrebbero essere più diversi: l’impetuoso e geniale Dario (Battiston), ossessionato dall’idea di raggiungere la luna a bordo di un razzo, e il placido Mario (Fresi), che gestisce un negozio di ferramenta nella capitale. Tutto funziona bene, finché le loro strade non s’incrociano…

«Raccontando questa storia – commenta Padovan – ho voluto rendere omaggio a due mondi del cinema che amo e che vivono dentro di me. Quello americano, un po’ infantile e sentimentalista, con cui sono cresciuto da bambino: il cinema di sognatori come Steven Spielberg. E quello silenzioso e sincero, il cinema della mia terra, creato da artigiani come Carlo Mazzacurati. Questi due mondi s’incontrano e si scontrano in una storia che parla del sogno di andare sulla luna, e di due fratelli che imparano a conoscersi».

Il grande passo vede la partecipazione di Roberto CitranCamilla FilippiVitaliano Trevisan e Teco Celio. La colonna sonora porta la firma leggendaria del maestro Pino Donaggio. Un caloroso ricordo è rivolto a Flavio Bucci, qui nella sua ultima partecipazione straordinaria.

Il Grande Match: video intervista a Sylverster Stallone e Robert De Niro

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Con immenso piacere, ieri a Roma in occasione della Premiere Europea del film Il Grande Match, abbiamo avuto l’occasione di incontrare e intervistare le due leggende Sylverster Stallone e Robert De Niro, che ci hanno parlato del loro ultimo film e dell’esperienza di lavorare insieme.

Leggi anche: Il grande match recensione del film con Robert De Niro e Sylvester Stallone

Leggi anche: Il Grande Match va KO al box office americano

Ne Il Grande Match Stallone e De Niro sono rispettivamente Henry “Razor” Sharp e Billy “The Kid” McDonnen, due pugili di Pittsburgh finiti sotto i riflettori dell’intera nazione a causa della loro accanita rivalità.  Ai tempi d’oro ognuno di loro aveva vinto un match ma, nel 1983, alla vigilia del terzo e decisivo incontro, improvvisamente Razor aveva annunciato il suo ritiro, rifiutandosi di spiegare il perché, ma assestando un colpo definitivo alla carriera di entrambi.  Trenta anni dopo il promoter di pugilato Dante Slate Jr., vedendo la possibilità di fare soldi, fa ai due boxers un’offerta che non possono rifiutare: tornare sul ring e regolare i conti una volta per tutte. Ma i due non ce la fanno ad aspettare: già durante il loro primo incontro dopo decenni finiscono con il darsele di santa ragione in una esilarante rissa che finisce subito in rete e diventa  famosissima. L’improvvisa frenesia dei social media trasforma quindi il loro match locale in un evento imperdibile per HBO. Ora, se riusciranno a sopravvivere agli allenamenti, potranno combattere di nuovo e scoprire chi è il più forte.

Il film è interpretato anche da Kevin Hart, Alan Arkin, Kim Basinger, Jon Bernthal e il giovane esordiente Camden Gray.