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Last Vegas: anche Mary Steenburgen nel cast

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E’ Mary Steenburgen la prima attrice a entrate nel cast di Last Vegas: la commedia diretta da Jon Turtletaub, vedrà protagonisti quattro autentici pezzi da 90: Robert De Niro, Micheal Douglas, Morgan Freeman e Kevin Kline, nel ruolo di quattro attempati amici che si riuniscono nella ‘capitale del vizio’ per l’addio al celibato di uno di loro.

Steenburgen interpreterà Diana, la cantante di un night club che nel corso del film sviluppa una particolare sintonia col personaggio del prossimo sposo, interpretato da Douglas, suscitandoanche l’attenzione di De Niro. L’attrice originaria dell’Arkansas ha vinto un Oscar come non protagonista nel 1980, per Melvin ed Howard (uscito in Italia come Una volta ho incontrato un miliardario), vanta partecipazioni a film come Ritorno al Futuro III e, molto più recentemente, The Help, oltre ad aver avuto una parte nella più recente stagione della serie 30 Rock.

Fonte: ComingSoon.Net

Last Vegas Trailer italiano ufficiale

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Last Vegas Trailer italiano ufficiale

Last Vegas trailerGuarda il Trailer italiano di Last Vegas, la nuova commedia che mette insieme i 4 premi Oscar Robert De Niro, Michael Douglas, Morgan Freeman e Kevin Kline per un addio al celibato esilarante.

Last Vegas clip e interviste ai protagonisti

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Last Vegas clip e interviste ai protagonisti

Last Vegas trailerEcco una serie di clip e video dal set tratti da Last Vegas, film diretto da Jon Turteltaub e che ha per protagonisti quello che potremmo definire senza problemi un “poker d’assi”: Robert De Niro, Michael Douglas, Morgan Freeman e Kevin Kline.

Clip in italiano:

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Clip originale (sub ita):

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Video dal set (sub ita):

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Di seguito invece troverete i video con le interviste al cast:

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Saluto del regista Jon Turteltaub:

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LEGGI LA NOSTRA RECENSIONE DI LAST VEGAS

Ecco la trama del film:

I quattro amici Billy (il premio Oscar® Michael Douglas), Paddy (il premio Oscar® Robert De Niro), Archie (il premio Oscar® Morgan Freeman) e Sam (il premio Oscar® Kevin Kline) si conoscono da sempre.  In occasione dell’addio al celibato di Billy, lo scapolo incallito del gruppo, decidono di partire per Las Vegas con il proposito di rivivere i loro giorni di gloria dimenticandosi della loro vera età. Billy finalmente si è deciso a sposare la sua compagna (ovviamente molto più giovane di lui). Ben presto però i quattro si renderanno conto che la Città del Peccato è molto cambiata da come la ricordavano.. e la loro amicizia sarà messa a dura prova.

Last Swim: dal 15 novembre su RaiPlay il toccante esordio di Sasha Nathwani

Sarà disponibile dal 15 novembre su RaiPlay Last Swim, l’esordio cinematografico del regista britannico Sasha Nathwani, presentato in anteprima mondiale alla 74ª edizione del Festival Internazionale del Cinema di Berlino nella sezione Generation 14plus. Il film, accolto con entusiasmo da pubblico e critica, si è distinto per la delicatezza con cui ritrae l’adolescenza contemporanea e per la capacità di esplorare temi come l’identità culturale, il senso di appartenenza e la paura del futuro in una Londra multiculturale e vibrante.

Ambientato durante un’estate assolata, Last Swim racconta l’ultima giornata di libertà di Ziba, un’adolescente anglo-iraniana brillante e sensibile che si trova di fronte a una scelta capace di cambiare per sempre la sua vita. È il giorno dei risultati degli esami di maturità, e Ziba, unica del suo gruppo ad aver ottenuto voti eccellenti, decide di attraversare la città con i suoi amici Tara, Shea, Merf e Malcolm per festeggiare l’inizio di una nuova fase. Tra corse nei parchi, bagni nel fiume e la trepidante attesa per un raro evento astronomico, la giovane vive il suo “ultimo tuffo” nell’adolescenza, cercando di affrontare il segreto che la tormenta e la paura di crescere in un mondo incerto.

Last Swim è un racconto di formazione intenso e visivamente potente, che unisce la leggerezza dei momenti di amicizia alla malinconia del cambiamento. Nathwani — nato a Londra da madre iraniana e padre indiano, laureato alla Tisch School of the Arts di New York — firma la regia e la sceneggiatura insieme a Helen Simmons, dando vita a un’opera nata durante la pandemia, capace di riflettere il senso di sospensione e vulnerabilità di un’intera generazione.

«Questo film parla di controllo, di perdita e di come i nostri sogni e le nostre scelte cambino quando gli anni più importanti ci vengono sottratti», ha raccontato il regista. «Ziba rappresenta la tensione tra la voglia di vivere e l’impulso di fuggire dal dolore. È una storia di speranza, di crescita e di resilienza».

Il cast vede protagonista Deba Hekmat nel ruolo di Ziba, affiancata da Narges Rashidi, Denzel Baidoo, Solly McLeod, Lydia Fleming, Jay Lycurgo e Michelle Greenidge. La fotografia è firmata da Olan Collardy, il montaggio da Stephen Dunne, le scenografie da Julija Fricsone-Gavriss, i costumi da Natalie Caroline Wilkins, le musiche originali da Federico Albanese e il suono da George Castle.

Il film è prodotto da Campbell Beaton, Bert Hamelinck, Nisha Mullea, Sorcha Shepherd, Helen Simmons e James Isilay per Caviar London e Pablo and Zeus, con la presentazione di Screencrib e la collaborazione dei produttori esecutivi Ruby Walden, Kelly Peck, Jess Ozeri, Max Fisher e Liam Johnson.

Con il suo sguardo intimo e autentico, Last Swim si impone come uno dei titoli più promettenti del cinema indipendente europeo e segna l’inizio di un percorso autoriale da seguire con grande attenzione.

Last Straw: spiegazione del finale del film

Last Straw: spiegazione del finale del film

Dopo aver visto Last Straw senza conoscere nulla della trama — un approccio insolito nel suo lavoro — l’autore ha realizzato che questa si è rivelata la scelta giusta. Guardare il film senza anticipazioni, infatti, permette la migliore esperienza possibile, soprattutto perché, superata una certa soglia (piuttosto presto), la storia diventa prevedibile. C’è un colpo di scena, certo, ma non cambia realmente il corso del racconto. Il film di Alan Scott Neal procede in modo abbastanza lineare, tranne forse nel finale di Last Straw, che viene approfondito in questo articolo.

Cosa succede nel film?

In modo molto convenzionale, Last Straw si apre in una tavola calda chiamata Fat Bottom Bistro che, a giudicare dall’aspetto, è stata teatro di eventi terribili: sangue ovunque e diversi cadaveri visibili. In sottofondo si sente la voce di un ragazzo, Jake Collins, che chiama il 911 chiedendo aiuto, mentre la sua amica Nancy giace sul pavimento coperta di sangue.

La narrazione torna poi indietro di ventiquattro ore. La giornata di Nancy comincia con il suo risveglio in mezzo al nulla e con un test di gravidanza positivo. Da una conversazione con l’amica Tabitha, emerge che Nancy non è affatto entusiasta della notizia e non sa chi sia il padre. Mentre va al lavoro — proprio al Fat Bottom Bistro — la sua auto si guasta e la ragazza è costretta a proseguire a piedi. Per fortuna, il collega Bobby la raggiunge e le offre un passaggio sulla sua moto. Bobby sembra essere innamorato di lei, ma i suoi sentimenti non sono ricambiati.

La tavola calda è gestita dal padre di Nancy, Edward, entusiasta per un importante appuntamento serale. Nancy deve quindi occuparsi del locale durante la notte, cosa che non desidera affatto, avendo già programmato la serata con Tabitha. Tuttavia, non può sottrarsi ai suoi doveri, dato che ricopre ora il ruolo di responsabile — un punto su cui Edward insiste un po’ troppo. La situazione peggiora quando Edward le comunica che Jake, un ragazzo che lavora lì, farà il turno notturno insieme a lei. Nancy trova Jake inquietante, ma Edward non presta alcuna attenzione alle sue preoccupazioni. Considera Jake il suo braccio destro e si fida più di lui che della propria figlia. A questo punto diventa chiaro che gli uomini rappresentati nel film sono o sciocchi, o inquietanti, o francamente pessimi individui. Neppure Bobby, che si autodefinisce “il bravo ragazzo”, si rivela poi così irreprensibile.

Cosa succede dopo che Edward se ne va?

La scena iniziale anticipa che al Fat Bottom Bistro si scatenerà presto il caos, quindi il secondo atto di Last Straw è essenzialmente un conto alla rovescia verso quell’esplosione di violenza. Tutto comincia quando un gruppo di adolescenti molesti infastidisce Nancy indossando maschere da clown e portando carcasse di animali nel locale. Nancy gestisce la situazione da sola, mentre lo staff — guidato proprio da Jake — si rifiuta di aiutarla, minando apertamente la sua autorità. Lo fanno perché è più giovane, perché è una donna e perché è diventata manager grazie al padre. Nulla di tutto ciò giustifica il loro comportamento, ma, come già detto, gli uomini nel film non si distinguono certo per moralità.

Molti degli eventi successivi avrebbero potuto essere evitati se Nancy non avesse licenziato Jake sul momento, ma il ragazzo aveva davvero superato ogni limite. Fin dal primo istante si era mostrato intollerabile, e la scelta di Nancy appare del tutto comprensibile.

Chi attacca la tavola calda?

Dal punto di vista narrativo, sarebbe stato più semplice se fossero stati gli adolescenti a tornare nella notte per vendicarsi di Nancy. Una scelta che avrebbe persino giovato al film. Il colpo di scena — la ritorsione violenta di Jake e del resto dello staff, incluso Bobby — non è illogico, ma risulta un po’ forzato. È evidente il tentativo di mettere in scena un commento sociale sulla teoria del “non tutti gli uomini”, ma la sceneggiatura non ha la forza necessaria per sostenerlo.

Il montaggio dedicato alla vita frustrante di Jake appare superfluo: il personaggio è chiaramente un dipendente rancoroso che si ritiene legittimato a torturare la sua responsabile. Il punto di vista patriarcale è evidente: difficilmente Jake avrebbe agito allo stesso modo contro Edward. Non sembra neppure che il suo piano fosse meditato; più probabilmente, si è semplicemente lasciato guidare dall’impulso.

Jake aggredisce prima gli adolescenti, accusandoli del suo licenziamento, e ne uccide uno. Pete, suo fratello minore, lo segue tremante con una pistola in mano. In seguito, Jake trascina Bobby e Coop con sé, deciso a “spaventare” Nancy. Coop non prova simpatia per la ragazza, mentre Bobby, ormai stanco di fare il bravo ragazzo, cede facilmente. Il gruppo si dirige quindi verso la tavola calda per compiere atrocità prevedibili — ma Nancy si dimostra tutt’altro che una vittima indifesa.

Nancy è viva?

Last Straw (2023

Nancy ricorda personaggi come l’eroina interpretata da Samara Weaving in Ready or Not o il protagonista di Anton Yelchin in Green Room: cade, ma non rimane mai a terra. È piena di rabbia repressa, pronta a esplodere. Dopo la gravidanza inattesa, l’incontro con gli adolescenti e il comportamento inquietante di Jake, la sua giornata è già stata infernale. L’arrivo degli aggressori con le maschere da clown non fa che farla scattare. Nancy chiama immediatamente la polizia, ma neppure l’agente accorso — un uomo ostile e sospettoso — riesce a essere davvero d’aiuto. Come in molte storie simili, il poliziotto finisce per essere ucciso, aumentando ulteriormente la tensione.

Bobby, in un ultimo guizzo di lucidità, si schiera dalla parte di Nancy, pagando con la vita per mano di Jake. Petey viene pugnalato da Nancy, ma solo allora la ragazza comprende che non sono stati gli adolescenti ad attaccarla: sono i suoi colleghi a essersi rivoltati contro di lei. L’ambientazione in una tavola calda diventa un’arma: Nancy sfrutta la friggitrice per eliminare Coop — e assistere alla fine dei cattivi sullo schermo mantiene sempre una sua efficacia. Il confronto finale è tra Jake e Nancy, entrambi feriti, entrambi armati. Jake sembra avere la meglio, ma l’illusione dura poco.

La telefonata al 911 mostrata all’inizio era chiaramente un tentativo di Jake di farsi un alibi. Avrebbe probabilmente funzionato, se fosse riuscito a uccidere Nancy. Non immagina, però, che la ragazza si sia abilmente protetta con delle bistecche, sfruttando il “materiale” abbondante della tavola calda. La trovata funziona: Nancy sopravvive all’accoltellamento, ruba l’auto della polizia e si dirige verso casa di Jake per fermarlo definitivamente.

Sulla via del ritorno, però, crolla a terra. È allora che arriva Edward, finalmente presente, sebbene in ritardo. Un flashback del giorno precedente mostra Nancy confidare a Tabitha la sensazione di essere bloccata nella vita e la paura che suo padre scopra la gravidanza. Le ventiquattro ore appena trascorse l’hanno però trasformata. Quando dice a Edward “il mio bambino”, è evidente che qualcosa in lei è cambiato profondamente.

Sopravviverà? Molto probabilmente sì — altrimenti il percorso della storia perderebbe il suo senso. Ha perso il bambino? Forse, ma la cosa non è determinante. Quello che conta davvero è che Nancy abbia finalmente ripreso il controllo della propria vita, assicurandosi che nessuno possa più calpestarla.

Last Straw: la spiegazione del finale del film

Last Straw: la spiegazione del finale del film

Il film Last Straw è diretto da Alan Scott Neal ed è un thriller di atmosfera claustrofobica ambientato quasi interamente in un piccolo diner di campagna. Il genere si inserisce nel filone del “siege thriller” moderno (di cui fanno parte anche The Strangers – Capitolo 1 e La notte del giudizio): una situazione ordinaria — una giovane cameriera che copre un turno di notte — si trasforma in un incubo quando un gruppo di assassini mascherati scende sul locale e dà il via a una notte di terrore. La protagonista, Nancy, deve così affrontare la paura, la solitudine e l’istinto di sopravvivenza, mettendo in gioco tutto per difendersi.

Alcuni “Siege Horror”? I Peccatori, Dal tramonto all’alba, The Void

Tra i temi trattati dal film emergono la vulnerabilità individuale, la violenza improvvisa e la lotta per la sopravvivenza in condizioni estreme, nonché la solitudine psicologica e il caos che si scatena quando il senso di sicurezza viene infranto. Anche se si tratta di un prodotto indipendente e a basso budget, Last Straw ha ricevuto attenzione critica per l’abilità di creare tensione e atmosfere tese, sfruttando location ristrette e un cast ridotto. Nel resto dell’articolo si proporrà una spiegazione del finale, analizzando come si chiude il racconto e cosa il film intende comunicare realmente attraverso la sua conclusione.

Cosa succede nel film?

Last Straw inizia in una tavola calda chiamata Fat Bottom Bistro e, dall’aspetto, ci si rende conto che qui sono successe molte cose. C’è sangue ovunque e si intravedono anche diversi cadaveri. Si sente la voce di un ragazzo di nome Jake Collins che chiama il 911 e chiede aiuto, mentre la sua amica Nancy giace sul pavimento coperta di sangue. La narrazione torna poi indietro di ventiquattro ore. La giornata di Nancy inizia con il suo risveglio in mezzo al nulla e poi con un test di gravidanza che risulta positivo. Da una conversazione con la sua amica Tabitha, ci rendiamo conto che non ne è particolarmente entusiasta e che non sa chi sia il padre.

Poco dopo, mentre sta andando al lavoro (alla tavola calda), la sua auto si guasta, quindi inizia ad andare a piedi. Per fortuna, dopo un po’ arriva il suo collega Bobby e Nancy ottiene un passaggio sulla sua moto. Bobby sembra essere innamorato di Nancy, ma lei chiaramente non ricambia i suoi sentimenti. La tavola calda è di proprietà del padre di Nancy, Edward, che è entusiasta di un importante appuntamento che ha in programma per la sera. Quindi Nancy deve occuparsi della tavola calda durante la notte, cosa che non vuole assolutamente fare, dato che ha anche dei programmi con Tabitha.

Ma non può sottrarsi alle sue responsabilità, dato che ora è la manager, un fatto su cui Edward insiste un po’ troppo. Le cose peggiorano ulteriormente per Nancy quando Edward le fa sapere che Jake, un ragazzo che lavora alla tavola calda, sarà con lei durante il turno di notte. Nancy, infatti, trova Jake inquietante, ma Edward non se ne preoccupa affatto. Jake è praticamente il suo braccio destro, di cui si fida ciecamente, chiaramente più che di sua figlia. A questo punto è abbastanza chiaro che gli uomini in questo film sono o idioti, o inquietanti, o dei veri e propri cretini. Anche Bobby, che si definisce “il bravo ragazzo”, alla fine non risulta poi così bravo.

Taylor Kowalski in Last Straw
Taylor Kowalski è Jake in Last Straw

Cosa succede dopo durante la notte?

Sappiamo già dalla scena iniziale che al Fat Bottom Bistro si scatenerà l’inferno, quindi l’intero secondo atto di Last Straw consiste fondamentalmente nell’attesa che ciò accada. Tutto inizia con un gruppo di adolescenti odiosi che molestano Nancy indossando maschere da clown spaventose e portando carcasse di animali all’interno della tavola calda. Nancy gestisce la situazione, ma è anche arrabbiata con il suo staff per non averla aiutata affatto. Diventa evidente che lo staff, guidato da Jake, mina la sua autorità, principalmente perché lei è più giovane di loro, è una donna ed è diventata la loro manager solo perché suo padre è il proprietario del locale.

Molto di ciò che accade dopo avrebbe potuto essere evitato se Nancy non avesse licenziato Jake all’improvviso e avesse semplicemente lasciato passare la giornata, ma il ragazzo se lo meritava. Fin dal primo momento, Jake è stato intollerabile e la decisione di Nancy di licenziarlo è del tutto giustificabile. Tuttavia, Jake se la prende prima con gli odiosi adolescenti, che stavano pensando agli affari loro. Li incolpa per il suo licenziamento e finisce per ucciderne uno. Suo fratello Pete, un ragazzo mite che farebbe qualsiasi cosa Jake gli chieda senza discutere, impugna una pistola con le mani tremanti mentre Jake compie il misfatto.

Successivamente, Jake si avvicina a Bobby e Coop. Vuole andare alla tavola calda e spaventare Nancy. Coop non prova alcun affetto per Nancy, quindi si convince facilmente, e Bobby ne ha abbastanza di fare il bravo ragazzo: tanto con Nancy non otterrà nulla. Così la banda dei quattro va alla tavola calda per fare le tipiche cose terribili che fanno gli uomini e dare luogo ad una notte d’inferno. Pensando che sopraffare Nancy, tutta sola, sarà estremamente semplice. Ciò che non sanno, però, è che lei è pronta a rivelarsi una tipa molto più tosta del previsto.

Nancy, con la scoperta della gravidanza, il malessere inopportuno, gli adolescenti odiosi e le buffonate inquietanti di Jake, ha già avuto una giornata terribile. Ma quando Jake e compagni attaccano la tavola calda, indossando le spaventose maschere da clown che Jake ha preso agli adolescenti, Nancy fa la cosa più logica, ovvero chiamare la polizia. Anche il poliziotto, un uomo di mezza età dall’aria scontenta, non esita a controllarla in una situazione del genere. Tuttavia, vuole aiutare e, nel momento in cui Nancy gli dice che gli aggressori sono arrivati in motorino, si allarma.

Jessica Belkin in Last Straw
Jessica Belkin è Nancy in Last Straw

Purtroppo, in film come questo, il poliziotto solitario muore nove volte su dieci, e la posta in gioco non può che aumentare se Nancy si trova da sola contro il mondo crudele. Bobby cambia però idea e passa definitivamente dalla parte di Nancy, ma questo gli costa la vita per mano di Jake. Il povero Pete viene invece pugnalato da Nancy; infatti, è in quel momento che lei finalmente capisce che sono i suoi ex colleghi di lavoro a volersi vendicare di lei e non il gruppo di adolescenti di prima. L’ambientazione del film in una tavola calda le offre l’opportunità di usare la friggitrice su Coop.

Alla fine, però, è una lotta tra Jake e Nancy in cui entrambi si pugnalano a vicenda, ma Jake sembra avere la meglio su Nancy. La telefonata che Jake ha fatto all’inizio del film è ovviamente un tentativo di crearsi un alibi e farla franca. E probabilmente ci sarebbe riuscito se fosse davvero riuscito a uccidere Nancy. Non sapeva però che la ragazza si era abilmente imbottita di bistecche, sia davanti che dietro. È così abbastanza intelligente da riuscire in questa impresa, che alla fine le permette di alzarsi, guidare l’auto della polizia fino alla residenza di Jake e occuparsi di lui.

Sulla strada del ritorno alla tavola calda, però, cade a terra, ma suo padre è finalmente arrivato. Si ha a questo punto un altro flashback del giorno prima, in cui Nancy rivela a Tabitha di sentirsi bloccata nella vita, di non poter vivere liberamente e di avere paura che suo padre scopra della sua gravidanza. Ma le ultime ventiquattro ore l’hanno sicuramente cambiata, e non esita a pronunciare la frase “il mio bambino” a Edward mentre lui la controlla. Nancy sopravviverà? Sembra proprio di sì. Ciò che conta è che Nancy abbia finalmente preso il controllo della propria vita e si assicuri che nessuno la calpesti mai più.

Cosa ci lascia il finale di Last Straw

Last Straw trasmette così un messaggio chiaro sulla resilienza e l’autodeterminazione: Nancy, affrontando violenza e pericoli in circostanze estreme, dimostra come sia possibile non solo sopravvivere, ma anche affermare la propria dignità e controllo. Il film mette in luce le dinamiche di potere e tradimento, mostrando che astuzia, ingegno e coraggio possono ribaltare situazioni apparentemente senza via d’uscita. La tensione e il conflitto servono a evidenziare la forza interiore necessaria per proteggere se stessi e gli altri. In ultima analisi, la storia celebra la capacità di reagire alle avversità senza rinunciare alla libertà e alla propria integrità.

Last Shift: recensione del film di Anthony DiBlasi

Last Shift: recensione del film di Anthony DiBlasi

Last Shift è il film del 2014 diretto da Anthony DiBlasi con Juliana Harkavy, Joshua Mikel, J. LaRose.

La trama di Last Shift

Jessica Loren è un giovane agente di polizia alla quale viene assegnato, come primo incarico, di vigilare per un’intera nottata in una stazione di polizia in procinto di essere chiusa l’indomani mattina, la stessa stazione nella quale alcuni anni prima suo padre era stato brutalmente massacrato assieme ad altri colleghi durante la rivolta di un gruppo di detenuti affiliati ad un’oscura setta satanica. La ronda notturna inizia senza particolari problemi ma ben presto cominciano ad accadere alcuni strani avvenimenti, tra cui un misterioso vagabondo che si presenta alla porta della centrale e inquietanti apparizioni che fanno capire alla giovane Jessica di non essere del tutto sola, come se qualcuno o qualcosa la stesse aspettando per dare il via ad un terribile e irreale gioco al massacro.

L’analisi di Last Shift

A una prima confusa e distratta visione Last Shift potrebbe sembrare niente di più di un grottesco remake in chiave ortorifico-soprannaturale del capolavoro di John Carpenter Distretto 13 – Le brigate della morte, poiché le suggestioni narrative paiono coincidere più che evidentemente: un protagonista isolato nel mezzo nel nulla il quale può contare solo sulla propria forza di volontà; una minaccia incombente (qui di matrice dichiaratamente fantasmatica) che vuole scardinare un precario equilibrio; un’atmosfera da trincea in assedio degna di uno dei migliori war movies di sempre.

Ebbene, espletate le più che necessarie chiarificazione riguardo l’indubbio debito metacinematografico della pellicola di Anthony DiBlasi dal masterpiece carpenteriano va oltremodo appuntato che, da qui in avanti, il racconto procede sulle proprie solide e ben piantate quattro zampe, delineando una narrazione tesa e ben congeniata nella quale si mescolano numerose suggestioni provenienti da ben altri pozzi di genere, tra le quali vanno segnalate le reminiscenze esoterico-sataniche di Sinister (2013) (tra cui spicca la ripresa del dispositivo filmico come portale di accesso del mondo demoniaco) così come le più nobili strizzate d’occhio alle inquietanti apparizioni di Il sesto senso (1999).

La grande venerazione di DiBlasi per l’universo mostruoso e cabalistico di Clive Baker, ottimamente dimostrato in quel piccolo gioiellino di Dread (2012) e con esiti molto meno felici nel pessimo Cassadaga (2011), si fonde qui con l’imprinting di un ghost movie che unisce alle canoniche apparizioni ectoplasmatiche in salsa psicopatica (il tòpos dell’impossibilità di distinguere fra sogno e realtà in stile Gotika) la formula basica dello slasher che prevede la concentrazione degli eventi in un unico luogo claustrofobico dove avviene la mattanza, in una forma perversa e postmoderna del celebre kammerspiel tedesco infarcito di gore all’ennesima potenza.

Qui in realtà molti di questi dettami classici vengono disattesi, iniziando dall’ambientazione in interni della stazione di polizia, perennemente abbagliata da una fredda e asettica luce al neon che fa risaltare il bianco perlato delle pareti, così come la presenza di una un’unica protagonista che si trova a dover gestire da sola l’intera schiera di oscure presenze scaturite da un passato tutt’altro che remoto e pronte a ghermirla nei suoi incubi più che nella vita reale (come a dire, meno Jason e più Freddy Kruger).

Ma è proprio questo uso anticonvenzionale dei canoni figurativi del cinema di tensione che accresce ulteriormente la natura inquietante della narrazione, in particolare se si tiene a mente la nutrita schiera di riferimenti nonsense e piccoli dettagli, spesso insignificanti ma indubbiamente disturbanti, che vengono disseminati progressivamente nel coso della vicenda e che delineano per tutti gli ottantasette minuti del girato un’atmosfera malsana che cresce come nebbia e si deposita su ogni inquadratura, ritardando sapientemente l’escalation di terrore finale e preferendo puntare su una lenta e inesorabile discesa nell’incubo.

Un lercio senzatetto dall’aspetto tutt’altro che rassicurante si presenta alla porta della centrale senza dire una parola, urinando sul pavimento per poi esplodere in un’improvvisa ondata di aggressività subito sedata dalla sconcertata Jessica. Una serie di telefonate di richiesta di soccorso giungono alla centrale malgrado la linea sia già stata deviata e tutte riportano la voce allarmata di una ragazza che afferma di essere stata rapita.

Strane e criptiche scritte appaiono sui muri accompagnate da televisori (un classico ormai!) che mandano in onda stralci di interrogatori ai sadici membri di una setta di adorazione del demonio. Voci e sussurri riempiono ogni angolo non toccato dall’abbacinante bagliore delle lampade artificiali, rendendo il tutto più strano di quanto non sia. Tutti ingredienti miscelati con sapiente perizia e pazienza, sorretti da una serie di suggestioni che rinunciano alla presenza massiccia di computer graphic (almeno per i primi tre quarti di film) per lasciare al potere del silenzio il valore evocativo.

Interessante risulta il modo con cui la discreta sceneggiatura di Scott Poiley decide di trattare la componente demoniaca ed esoterica della vicenda, partendo dall’idea di evocare l’orami triste tradizione, per lo più tutta americana, delle sette di adorazione del maligno che affondano le loro radici negli anni ’60 all’interno di celebri confraternite “di sangue” sul modello dell’iconica Manson Family, in questo caso infarcite con un patrimonio figurativo che si estende dal demone Pazuzu de L’Esorcista (1973) fino alla già citata influenza ancestrale di Sinister, reggendo bene la prova della credibilità almeno fino a quando non viene il delicato momento di mostrare ciò che fino ad ora era stato solo suggerito.

Se da una parte risultano molto riuscite e felici alcune trovate visive che possono essere rintracciate in The Gallows (2015), dall’altra la messa in scena delle apparizioni demoniche e della lotta fra Bene e Male finisce forse per cadere troppo nel ridicolo, eccezion fatta per l’ottimo finale che non si risparmia una dose di inventiva e di sorpresa davvero lodevole.

Juliana Harkavy, reduce dalle ottime comparsate televisive in Graceland e The Walking Dead, potendo inoltre contare su una discreta carriera cinematografica alle spalle, regge praticamente da sola l’intero coso della pellicola, dimostrandosi più che dignitosa e capace nel dare corpo ai turbamenti e alle terribili vicissitudini affrontate da una coraggiosa poliziotta che si trova a vivere un inaspettato battesimo del fuoco in puro stile luciferino, dovendo affrontare tutta da sola le leggi di un mondo sovrannaturale che non accettano né prigionieri né sconti di pena. Le è la start e la final girl, lei è la scream queen su cui o spettatore riversa le sue ansie e speranze. Lei è l’unica con cui potersi identificare in qualche modo. In alternativa ci sono pur sempre demoni e fantasmi!

Last Shift appare a conti fatti come un dignitoso e interessante prodotto di genere, sicuramente molto più serio, intelligente e curato di numerose produzioni ad alto budget di questi ultimi tempi, un prodotto che, seppur dovendosi confrontare con problemi fisiologici non indifferenti, finisce tutto sommato per risultare più che discreto e gradevole anche ai palati più raffinati e cultori dell’horror puro. Una pellicola che sa bene i propri limiti e ne fa una virtù soprattutto nel momento in cui si è chiamati a delineare l’orrore e l’angoscia attraverso il suggerito piuttosto che il detto, così come l’hitchockiana memoria ci ha insegnato a suo tempo.

Last Samurai Standing, la spiegazione del finale e come getta le basi per la seconda stagione

In nessun altro punto le intenzioni di Last Samurai Standing la fusione di Netflix tra Squid Game e Shogun sono più chiare che nel finale, che abbandona completamente l’idea di una conclusione narrativa a favore di un susseguirsi quasi continuo di azione e di un’anticipazione della seconda stagione, dove tutto potrebbe risolversi. Normalmente, questo sarebbe fastidioso. Ma in una serie che vanta un’azione samurai impeccabile prima di tutto, è bello che il finale si impegni in questa idea più di qualsiasi altro episodio precedente.

E poi, ci sono ancora molti colpi di scena. Certo, la maggior parte sono al servizio di quella sfuggente seconda stagione, pensati per complicare le dinamiche nel lungo periodo piuttosto che fare molta differenza nel breve termine, ma almeno ci sono. Questo è uno show che non solo merita un sequel, ma che potrebbe davvero trarne beneficio, soprattutto sulla base degli eventi dell’episodio 6, intitolato appropriatamente “Mortal Combat”.

I tempi stanno cambiando

Last Samurai Standing è ambientato alla fine del XIX secolo, durante l’era Meiji, un periodo caratterizzato dal cambiamento. La classe dei samurai, un tempo nobile, è caduta in disgrazia, privata dei suoi precedenti ranghi e privilegi dal governo imperiale, e il modo tradizionale di fare le cose – compresa la guerra – che rappresentava viene progressivamente sostituito dalla marcia dell’industrializzazione e della militarizzazione.

In prima linea in questo cambiamento c’è il sovrintendente generale della polizia giapponese, Kawaji, organizzatore di Kodoku, il torneo battle royale al centro della serie. Il nostro protagonista, Shujiro, è uno degli ultimi residui di un’epoca passata di stoico tradizionalismo legato all’onore. Lui e quelli rimasti come lui sono una minaccia significativa per il nuovo ordine mondiale di Kawaji, perché sono per definizione resistenti al cambiamento e abbastanza letali da rendere questa resistenza un vero problema.

Da qui nasce Kodoku, che promette un premio in denaro esorbitante al sopravvissuto che riuscirà ad arrivare fino a Tokyo. Poiché i samurai erano già stati privati dei loro diritti politici e sociali, era ovvio che sarebbero stati attirati dalla promessa di ricchezza, o semplicemente dalla scusa per usare ancora una volta le loro abilità e le loro armi affilate. Kawaji ha usato il gioco per mettere 292 samurai l’uno contro l’altro, placando al contempo i suoi ricchi benefattori consentendo loro di scommettere sul risultato. In altre parole, l’intera faccenda è un modo per Kawaji di consolidare il proprio potere ed eliminare qualsiasi potenziale minaccia a tale potere.

Shujiro contro Bukotsu

Ci sono molteplici parallelismi tra la scena iniziale di Last Samurai Standing, una battaglia campale a cui partecipa Shujiro, e il suo finale. In quella battaglia, Shujiro e i suoi uomini furono bersagliati da cannoni e fucili, un chiaro avvertimento del futuro tecnicamente più avanzato che Kawaji sta cercando di inaugurare. Nella stessa battaglia, duellò anche con il suo collega samurai psicotico Bukotsu e lo sconfisse, lasciandolo però in vita.

In seguito, Bukotsu viene imprigionato e diventa sempre più folle a causa del suo desiderio di vendetta, fino a quando non viene liberato da uno degli scagnozzi di Kawaji. Trascorre l’intera stagione 1 cercando di dare la caccia a Shujiro e, nel finale, riesce finalmente a raggiungerlo.

Il duello tra Shujiro e Bukotsu, in una piccola capanna piena di fuochi d’artificio che vengono accesi in sequenza durante il combattimento, è una delle migliori sequenze d’azione dell’intera serie. Dopo che la capanna esplode, incendiando entrambi gli uomini, questi corrono verso un lago vicino per spegnersi le fiamme e Shujiro finalmente uccide Bukotsu.

Gentosai contro Iroha (e altri)

Gentosai, un anziano samurai dall’aspetto stranamente simile a un personaggio horror, è intimamente legato al passato di Shujiro. Quando era giovane, lui e i suoi “fratelli” adottivi, tra cui Iroha, facevano tutti parte di una scuola di arti marziali segreta, il cui maestro era associato a Gentosai. Quando quella dinamica è diventata sinistra e gli studenti hanno dovuto eliminarsi a vicenda sotto la minaccia di Gentosai che li avrebbe dati la caccia, Shujiro ha facilitato la loro fuga, ma Gentosai ha continuato la sua missione.

Gentosai raggiunge Iroha e gli altri nel finale di Last Samurai Standing, ma non riesce a fare ciò che vuole con loro. Nonostante sia ferito, sopravvive, ma i fratelli riescono a sfuggirgli ancora una volta. Tuttavia, tutti sanno che non saranno mai liberi da lui finché sarà vivo.

L’aspetto più emozionante di tutto questo è che il finale rivela che Gentosai sta lavorando con Kyojin, che apparentemente gli ha fornito la posizione dei fratelli e lo deride per aver fallito ancora una volta nel portare a termine il compito di ucciderli. Kyojin si è presentato come un alleato degli altri durante tutta la stagione 1, quindi questo colpo di scena ridefinisce chi può essere considerato affidabile mentre Kodoku continua e i “giocatori” rimasti si avvicinano a Tokyo.

Come il finale di Last Samurai Standing prepara la seconda stagione

Il Kodoku in corso è, naturalmente, la cornice più ovvia per una seconda stagione, dato che i giochi sono ancora in pieno svolgimento e c’è la promessa che diventeranno ancora più drammatici man mano che i sopravvissuti si avvicinano alla loro destinazione, Tokyo. Dopo aver compiuto un colpo di mano nel governo, Kawaji avrà più potere da esercitare, anche se Shujiro, grazie ai suoi contatti, è in parte consapevole di ciò che sta accadendo dietro le quinte.

Oltre a questo, ora dobbiamo anche chiederci quali siano le reali motivazioni di Kyojin. È chiaro che non è l’alleato che inizialmente si era presentato. Ma non è chiaro se abbia un legame specifico con Gentosai o se il vecchio sia solo una delle tante pedine, il che implica che Kyojin abbia molti più legami di quanto lasci intendere. Questo avrebbe senso, dato che durante tutta la stagione sapeva cose che non avrebbe potuto sapere senza alcune informazioni privilegiate.

La maggior parte dei personaggi è ancora viva, ovviamente, con Shujiro e Futaba ancora in viaggio verso Tokyo, e Iroha e gli altri fratelli che si stanno riorganizzando dopo l’incontro con Gentosai. Con tutti questi pezzi al loro posto, c’è ampio spazio per il ritorno di Last Samurai Standing con una seconda stagione più grande e ambiziosa, soprattutto se si rivelerà popolare come Netflix vorrebbe.

Last Samurai Standing – Stagione 2, si farà? tutto quello che sappiamo

Dopo il finale esplosivo della prima stagione, Last Samurai Standing è rapidamente diventata una delle serie più discusse su Netflix, attirando l’attenzione del pubblico internazionale grazie al suo mix di azione, intrigo politico e dramma storico. La domanda che tutti si pongono è la stessa: ci sarà una Stagione 2? In questa guida analizziamo tutto ciò che è noto sul possibile rinnovo, la data di uscita, il cast previsto e le direzioni narrative che la serie potrebbe intraprendere.

Stato del rinnovo: cosa sappiamo sulla Stagione 2 di Last Samurai Standing e quando potrebbe arrivare

Al momento, Last Samurai Standing – Stagione 2 non è stata ancora confermata da Netflix. La piattaforma sta monitorando da vicino i numeri globali del debutto della serie, rilasciata il 13 novembre 2025, per valutarne l’impatto sull’audience e il gradimento del pubblico. Come accade spesso con i titoli ad alto budget e ambientazione storica, i tempi decisionali sono generalmente più lunghi rispetto alle serie di genere contemporaneo.

Il regista e sceneggiatore Michihito Fuji ha però dichiarato in un’intervista che la storia “continua ancora”, lasciando intendere che l’intenzione creativa è di proseguire. La sua dichiarazione resta, ad oggi, l’unico indizio diretto di una possibile seconda stagione. Seguendo i tempi tipici di Netflix, un annuncio ufficiale potrebbe arrivare entro la fine del 2025, una volta consolidati i dati di visione.

Dal punto di vista della produzione, la prima stagione è stata girata a partire dalla metà del 2024 e distribuita alla fine del 2025. In caso di rinnovo nel 2026, è ragionevole ipotizzare una data di uscita tra fine 2027 e inizio 2028.

Perché Netflix non ha ancora confermato Last Samurai Standing – Stagione 2

Sebbene il creatore desideri continuare la storia, il rinnovo non è ancora arrivato per diversi motivi. Innanzitutto, Last Samurai Standing presenta una scala produttiva elevata, dovuta sia all’epoca storica dell’era Meiji sia all’impianto spettacolare delle scene d’azione, che richiedono budget considerevoli.

Il processo decisionale di Netflix dipende inoltre da:

  • tassi di completamento della serie, decisivi per mostrare reale coinvolgimento del pubblico;

  • ore di visione globali nelle prime settimane;

  • risposta critica, finora molto positiva;

  • costi produttivi compatibili con le strategie editoriali della piattaforma.

Ulteriori aggiornamenti ufficiali potrebbero arrivare tra novembre e dicembre 2025.

Cast di Last Samurai Standing – Stagione 2: chi tornerebbe nei nuovi episodi

Se rinnovata, la Stagione 2 vedrebbe tornare gran parte del cast della prima stagione, soprattutto in base agli eventi conclusivi del finale:

  • Junichi Okada – Shujiro Saga

  • Yumia Fujisaka – Futaba Katsuki

  • Kaya Kiyohara – Iroha Kinugasa

  • Masahiro Higashide – Kyojin Tsuge

Tra i personaggi secondari che potrebbero riprendere il loro ruolo troviamo:

  • Shota Sometani – Kocha Kamuy

  • Taichi Saotome – Shikura Adashino

  • Yuya Endo – Sansuke Gion

  • Taiiku Okazaki – Jinroku Keage

  • Kairi Jo – Shinjiro Sayama

Anche gli antagonisti principali hanno un’alta probabilità di rientrare nella storia:

  • Gaku Hamada – Toshiyoshi Kawaji

  • Hiroshi Abe – Gentosai Okabe

La presenza di un cast solido e riconosciuto rappresenta uno dei punti di forza della serie, contribuendo alla sua risonanza internazionale.

Come potrebbe evolversi la trama della Stagione 2: alleanze, vendette e nuove minacce politiche

La seconda stagione, se realizzata, continuerebbe a esplorare l’epoca Meiji, una delle più turbolente e affascinanti della storia giapponese. Il finale della Stagione 1 ha lasciato aperti diversi filoni narrativi.

Shujiro e Futaba, dopo la morte del Ministro degli Interni, si dirigono verso Tokyo, un viaggio che li proietta nel cuore politico del Paese. Il loro futuro resta incerto, e la capitale potrebbe diventare il centro di una rete di cospirazioni molto più ampia della competizione Kodoku.

Parallelamente, Iroha e i suoi fratelli hanno giurato vendetta contro Gentosai, aprendo la porta a una faida sanguinosa destinata a influenzare l’intera narrazione.
La Stagione 2 potrebbe anche approfondire:

  • le alleanze segrete di Kyojin, lasciate in sospeso nel finale;

  • l’ascesa di Kawaji e la sua crescente influenza nel governo Meiji;

  • le conseguenze politiche della competizione Kodoku, che potrebbero estendersi ben oltre il campo di battaglia.

In sintesi, il potenziale narrativo è vastissimo e perfettamente in linea con l’ambizione del progetto.

Le origini della serie: dal romanzo Ikusagami al successo su Netflix

Last Samurai Standing è basato sul romanzo Ikusagami di Shogo Imamura, illustrato da Katsumi Tatsuzawa. Il manga è stato pubblicato da Kodansha sulla rivista Morning dal 2022, in quattro volumi. L’adattamento Netflix espande il materiale originale con uno sguardo più cinematografico e un forte taglio drammatico, collocando la storia alla fine del XIX secolo.

Il cuore della serie è la competizione mortale tra 292 samurai, chiamati a raccogliere targhette di legno dai rivali per sopravvivere e vincere un premio enorme: 100 miliardi di yen. La combinazione di tensione, combattimenti coreografati e rigore storico ha contribuito al successo della serie, paragonata da molti spettatori a titoli come Squid Game e Shōgun.

Accoglienza della prima stagione: cast, critica e successo globale

La serie ha ottenuto opinioni molto positive grazie alla sua narrazione serrata, all’attenzione ai dettagli storici e alle sequenze d’azione spettacolari. Il cast è uno dei punti focali della produzione: Junichi Okada, oltre a interpretare Shujiro, ha coreografato le scene d’azione contribuendo allo stile visivo unico della serie.

L’accoglienza favorevole aumenta le probabilità di un rinnovo, ma resta necessario attendere i riscontri ufficiali di Netflix.

Last Night in Soho: Edgar Wright annuncia la nuova data di uscita

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A causa della pandemia di Covid-19, anche il nuovo film di Edgar Wright, Last Night in Soho, è stato posticipato. L’ultima fatica del regista della “Trilogia del Cornetto” e di Baby Driver sarebbe dovuta arrivare nelle sale americane il prossimo 8 ottobre, ma adesso il film, come rivelato dallo stesso Wright via Twitter, è stato posticipato al 23 aprile 2021.

Last Night in Soho sarà un thriller psicologico dalle venature horror ambientato a Londra. Il cast del film annovera Anya Taylor-Joy (vista di recente in Emma e che vedremo prossimamente in The New Mutants), Thomasin McKenzie (apprezzata nei film Senza Lasciare Traccia e JoJo Rabbit) e Matt Smith (Undicesimo Dottore nella serie Doctor Who e Filippo di Edimburgo nelle prime due stagioni di The Crown). 

Ispirato a Repulsion di Roman Polanski e a A Venezia… un dicembre rosso shocking di Nicolas Roeg, Last Night in Soho racconterà la storia di una giovane donna che verrà misteriosamente trasportata negli anni ’60, avendo così la possibilità di conoscere il suo idolo. Al momento questi sono gli unici dettagli sulla trama disponibili.

Annunciata la nuova data di uscita di Last Night in Soho, il nuovo film di Edgar Wright

A proposito di Last Night in Soho, Edgar Wright aveva dichiarato: “Mi sono reso conto che non avevo mai raccontato una storia nel centro di Londra, in particolare a Soho, un quartiere dove ho trascorso tantissimo tempo negli ultimi venticinque anniCon Hot Fuzz e Shaun Of The Dead ho parlato di luoghi in cui siete vissuti, mentre questo parlerà della Londra in cui sono esistito.”

Last Night in Soho non è l’unico progetto cinematografico che Edgar Wright ha in cantiere: come confermato lo scorso anno, il regista sarà impegnato anche con la realizzazione di un documentario sulla rock band Sparks, di cui ha già raccolto del materiale e filmato il concerto al O2 Forum Kentish Town di Londra nel 2018.

Last Night In Soho: anche Matt Smith nel cast di Edgar Wright

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Last Night In Soho: anche Matt Smith nel cast di Edgar Wright

Si arricchisce ancora il cast di Last Night In Soho, il nuovo film di Edgar Wright che segue il grande successo di Baby Driver, l’ultimo film visto al cinema del regista della Trilogia del Cornetto.

L’ex Doctor Who Matt Smith si unisce al cast del film, insieme alla giovane Thomasin McKenzie. I due si uniscono ad Anya Taylor-Joy che sarà la protagonista di quello che il regista britannico ha definito un thriller che si ispira alle atmosfere di A Venezia… un dicembre rosso shocking (Don’t Look Now) di Nicolas RoegRepulsione di Roman Polanski.

Sul progetto Wright ha dichiarato:

Mi sono reso conto che non avevo mai raccontato una storia nel centro di Londra, in particolare a Soho, un quartiere dove ho trascorso tantissimo tempo negli ultimi venticinque anniCon Hot Fuzz e Shaun Of The Dead ho parlato di luoghi in cui siete vissuti, mentre questo parlerà della Londra in cui sono esistito.”

Last Night In Soho non sarà l’unico obiettivo professionale del regista per il 2019: come confermato nelle ultime settimane, tonerà presto in sala di montaggio per dare forma al documentario sulla rock band Sparks, di cui ha già raccolto del materiale e filmato il concerto al O2 Forum Kentish Town di Londra lo scorso Maggio.

Last night – recensione del film con Eva Mendes

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Last night – recensione del film con Eva Mendes

Last night, presentato come primo film in concorso alla quinta edizione del Festival del cinema di Roma, è l’opera prima della regista irato-americana MassyTadjedin, la quale è anche sceneggiatrice (di Leo del 2004 e di The Jacket del 2005) e produttrice. New York. Johanna (Keira Knightley) e Michael (Sam Worthington), sono una coppia giovane e innamorata sposata da tre anni che è messa alla dura prova da due tentazioni, incarnate rispettivamente dall’affascinante Alex (Guillaume Canet) e dalla sexy Laura (Eva Mendes).

Laura è la nuova collega di Michael, tra di loro è sorta istantaneamente una forte attrazione evidente a tutti, anche alla moglie Johanna, che reagisce e comunica la sua gelosia al marito il quale banalmente nega e promette fedeltà. Mentre i due colleghi si recano a Philadelphia per lavoro, Johanna incontra Alex, scrittore parigino e suo ex ragazzo.

Last night, il film

Last night procede raccontando in parallelo la giornata e in particolare la notte trascorsa da Michael e Laura e da Johanna e Alex. Nell’arco di trentasei ore la situazione vacilla tra razionalità e desiderio di abbandonarsi al piacere di un istante. Mentre Michael e Laura sono uniti solo da un’intensa attrazione (tra l’altro non troppo percepibile),Johanna e Alex condividono una storia tortuosa, un passato, un sentimento fatale: Alex è l’altro suo grande amore.

Last night recensione

Un matrimonio, quello tra Michael e Johanna, che vacilla a causa di dubbi, incertezze, bugie e infedeltà che sono all’ordine del giorno nella vita reale, forse non in tutti i matrimoni, ma che tutti ne conosciamo la sensazione. Massy Tadjedin ha realizzato un film intimista, azzeccando sia i dialoghi, quasi improvvisati, che ricordano vagamente Somewhere della Coppola, che gli attori, o meglio due dei quattro protagonisti, Keira Knightley e Guillaume Canet. Non ottima interpretazione invece per Eva Mendes, bella ma scialba sia nelle azioni che nei dialoghi e Sam Worthington burbero e inespressivo.

Last night è un film che inevitabilmente ci riporta alla memoria Closer di Mike Nichols, il quale raccontava le relazioni, flirt, gelosie di quattro personaggi in cerca d’amore nella Londra anni’90, ma che nel complesso rappresenta un’opera prima piacevole anche se non del tutto convincente.

Last Man Standing 4, Jonathan Adams promosso

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Last Man StandingSi è conclusa con discreto successo la terza stagione e oggi vi segnaliamo alcune anticipazioni su Last Man Standing 4, l’atteso quarto ciclo di episodi della serie targata ABC. Infatti, è di oggi la notizia che l’attore Jonathan Adams è stato promosso a regolare e comparirà nel cast ricorrente della prossima stagione.

L’uomo di casa (Last Man Standing) è una serie televisiva statunitense ideata da Jack Burditt e trasmessa dall’11 ottobre 2011 sulla rete televisiva ABC. In Italia la serie va in onda in prima visione in chiaro dal 1º dicembre 2012 su RSI LA1, in Svizzera, mentre in prima visionesatellitare su dal 3 dicembre 2012 Fox, in contemporanea con la messa in onda Svizzera.

Mike Baxter, padre di famiglia dalle idee fondamentalmente conservatrici, si trova alle prese con la sua famiglia composta esclusivamente da donne eccetto suo nipote Boyd di due anni, con il quale tenta un’educazione alla vera essenza della mascolinità quasi stereotipata, in contrasto con la volontà di sua figlia Kristin. Lavora in un negozio di articoli da caccia e pesca chiamato Outdoor Man, suo ultimo rifugio per condividere le sue idee da uomo rude e virile con i colleghi e con il suo capo, Ed Alzate.

Vanessa, moglie di Mike è una donna in carriera che con grande complicità del marito tenta di spingere le proprie figlie a dare il meglio. La primogenita, Kristin, è una ragazza madre che è rimasta incinta durante il ballo di fine anno e che per ammortizzare le spese per il figlio Boyd lavora in un fast food. Dotata di grande intelligenza, capisce che nonostante non sia più adolescente ha ancora dei sogni e decide di intraprendere la carriera universitaria. La secondogenita, Mandy, è la classica ragazza dal comportamento superficiale ed apparentemente priva di interessi culturali, appassionata di moda, di TV spazzatura e di musica commerciale. L’ultima delle tre è Eve, un’adolescente di dodici anni appassionata di calcio che grazie al suo comportamento poco femminile si trova ad avere un rapporto di grande intesa con Mike, suo padre.

Last Man Down: tutto quello che c’è da sapere sul film

Last Man Down: tutto quello che c’è da sapere sul film

Il cinema d’azione degli anni Ottanta ci ha regalato alcuni tra i più iconici eroi del cinema, personaggi tutto muscoli capaci di uscire indenni da ogni situazione, salvando sempre chi ne ha bisogno. La saga Rambo con Sylvester Stallone, quella di Die Hard con Bruce Willis, o quella di Arma letale con Mel Gibson sono solo alcuni esempi a riguardo. Sono film che ancora vengono citati e omaggiati e proprio a loro si ispira il lungometraggio del 2021 dal titolo Last Man Down.

Film di produzione inglese e svedese, questo è diretto da , regista poco noto ma distintosi grazie ad alcuni cortometraggi e che proprio grazie a Last Man Down ha conosciuto una maggiore notorietà. Njie, anche autore della sceneggiatura insieme a Daniel Stisen e Andreas Vasshaug dà però qui vita non ad un semplice action movie ricco di combattimenti ed esplosioni, bensì ad un’opera che si colloca anche nel filone dei film post apocalittici e distopici.

Si tratta dunque di un film che non manca di entusiasmare i fan del genere, che possono qui ritrovare anche graditi elementi di originalità. In questo articolo, approfondiamo dunque alcune delle principali curiosità relative a Last Man Down. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e al suo annunciato sequel. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

Last Man Down cast
Daniel Stisen in Last Man Down. © Daniel Stisen Productions Ltd, Fansu Film AB

La trama di Last Man Down

Il film è ambientato in una realtà distopica in cui una terribile pandemia ha sterminato milioni di esseri umani. Protagonista di questo racconto è John Wood, ex soldato delle forze speciali che dopo la morte dell’amata moglie per mano di spietati mercenari, si è ritirato nelle foreste selvagge del Nord. Scegliendo di vivere in solitudine, John vuole tenersi lontano dalla violenza e dall’odio che dominano il mondo.

Un giorno, però, bussa alla sua porta Maria Johnson, una giovane donna ferita in cerca di aiuto. Racconta di essere vittima di un esperimento condotto dal folle Comandante Stone che l’ha usata come cavia convinto che il suo sangue possa sconfiggere la pandemia. John, sconvolto nello scoprire che si tratta dello stesso spietato comandante che ha ucciso sua moglie sotto i suoi occhi, decide di nascondere Maria e di riarmarsi per combatterlo.

Il cast del film

Ad interpretare John Wood vi è l’ex bodybuilder Daniel Stisen, apparso con dei cameo anche nei film Justice Leage e Jurassic World: Il dominio. Prossimamente, invece, lo si vedrà nel ruolo di Ursus nella serie Those About to Die, con Anthony Hopkins. Accanto a lui, in Last Man Down, vi è poi l’attrice Olga Kent nel ruolo di Maria Johnson. Kent è apparsa in alcune fiction italiane come Don Matteo, Che Dio ci aiuti e Rocco Schiavone, ma anche nel recente film The Palace.

L’attore Daniel Nehme dà il volto al personaggio del Comandante Stone, mentre Stanislav Yanevski è Dottor Feltspat. I fan della saga di Harry Potter riconosceranno in quest’ultimo l’interprete di Viktor Krum, personaggio de Harry Potter e il Calice di Fuoco. Recitano poi nel film gli attori Madeleine Vall nel ruolo Granito, Natassia Malthe in quello di Zahara, Stephanie Siadatan nel ruolo di Emilia e Michael Billington in quello di Mason.

Last Man Down trama sequel
Daniel Nehme e Stephanie Siadatan in Last Man Down. © Daniel Stisen Productions Ltd, Fansu Film AB

Last Man Down 2: il sequel del film si farà

Non ci è voluto molto Last Man Down per diventare un piccolo cult tra gli appassionati di questo genere di film. Dato il buon successo riscontrato, è stata confermata la realizzazione di un sequel ad oggi intitolato semplicemente Last Man Down 2. Daniel Stisen è confermato come protagonista e riprenderà dunque i panni di John Wood, ma la trama di questo sequel rimane per ora un mistero, come anche gli altri attori che saranno presenti accanto a Stisen. Il film, attualmente in pre-produzione, potrà vantare ancora una volta la regia di Fansu Njie.

Il trailer di Last Man Down e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di Last Man Down grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Apple TV, Google Play e Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e ad un’ottima qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di venerdì 31 maggio alle ore 21:20 sul canale Rai 4.

Last Man Down: la spiegazione del finale del film

Last Man Down: la spiegazione del finale del film

Last Man Down è un action post-apocalittico diretto da  che mescola sopravvivenza, vendetta e conflitti familiari in un mondo devastato da una pandemia. Dietro la struttura apparentemente semplice di un film d’azione, la storia costruisce un percorso più personale, incentrato sul trauma, sul senso di colpa e sul rapporto tra due uomini che rappresentano visioni opposte dell’umanità.

Il protagonista John Wood, ex operatore militare diventato eremita, si trova costretto a uscire dall’isolamento quando una donna misteriosa entra nella sua vita portando con sé la possibile cura per il virus che ha distrutto il continente. Il finale di Last Man Down prova a spostare l’attenzione dalla lotta per la sopravvivenza alla resa dei conti tra Wood e il comandante Stone. È qui che il film introduce la sua rivelazione più importante, trasformando il conflitto tra eroe e antagonista in una vicenda familiare.

Comprendere cosa accade negli ultimi minuti significa quindi andare oltre lo scontro fisico e leggere il significato simbolico della scelta di Wood, della morte di Stone e del sacrificio di Maria. Il finale suggerisce infatti che la vera battaglia non riguarda il virus, ma il modo in cui gli esseri umani scelgono di usare il potere quando il mondo crolla.

Un action post-apocalittico che trasforma la sopravvivenza in una guerra tra fratelli

Last Man Down cast
Daniel Stisen in Last Man Down. © Daniel Stisen Productions Ltd, Fansu Film AB

Fin dalle prime scene, Last Man Down si presenta come un racconto di sopravvivenza ambientato in un’Europa ormai collassata dopo una pandemia. Tuttavia, la struttura del film richiama molti thriller d’azione degli anni Ottanta e Novanta, dove un ex soldato segnato dal passato è costretto a tornare in guerra contro forze che credeva di essersi lasciato alle spalle. John Wood vive isolato nei boschi dopo aver perso la moglie e aver assistito agli orrori commessi dal comandante Stone.

Quando Maria arriva alla sua porta, la storia assume i contorni di un assedio: due individui contro un esercito. Questa impostazione richiama opere in cui il protagonista rappresenta l’ultimo baluardo morale in un mondo ormai dominato dalla brutalità. La regia di Fansu Njie insiste molto sugli spazi naturali e sull’isolamento del protagonista, trasformando la foresta in una sorta di rifugio spirituale. In questo contesto emerge gradualmente la vera natura del conflitto.

Stone non è soltanto un dittatore militare disposto a tutto pur di controllare la cura, ma diventa il riflesso oscuro di Wood. I due condividono un passato comune, una formazione simile e persino un legame di sangue. Il film costruisce quindi una contrapposizione tra due uomini che hanno affrontato lo stesso mondo ma hanno scelto strade radicalmente diverse.

Cosa succede nel finale di Last Man Down e perché la morte di Stone rappresenta la conclusione inevitabile del conflitto

Last Man Down trama sequel
Daniel Nehme e Stephanie Siadatan in Last Man Down. © Daniel Stisen Productions Ltd, Fansu Film AB

La parte conclusiva del film è dominata dall’assalto delle forze di Stone alla capanna di Wood. Dopo una lunga battaglia fatta di trappole, scontri armati e sacrifici, Wood sceglie una strategia diversa da quella che ci si aspetterebbe da un classico eroe action. Invece di continuare una guerra destinata a provocare altre vittime, si presenta davanti a Stone e gli comunica che Maria è morta. È una provocazione studiata per attirarlo in uno scontro diretto. In quel momento emerge finalmente la verità: Stone è il fratello maggiore di Wood.

La rivelazione cambia il significato dell’intero film, perché trasforma la caccia all’uomo in una faida familiare mai risolta. Stone confessa il rancore accumulato fin dall’infanzia, alimentato dalla gelosia verso il fratello favorito dal padre. Quando i due arrivano allo scontro corpo a corpo finale, il conflitto assume un valore simbolico. Non stanno più combattendo per la cura o per il controllo dei sopravvissuti. Stanno regolando i conti con una vita intera di rivalità, frustrazione e risentimento.

La morte di Stone arriva in modo volutamente ambiguo. Il film non chiarisce con assoluta certezza chi abbia sparato il colpo finale. Questa scelta lascia spazio a due interpretazioni complementari: se a premere il grilletto è stato Wood, allora si tratta di un atto di giustizia; se invece è stato Stone, la sua morte assume il significato di una condanna autoimposta, l’ultimo atto di un uomo divorato dal proprio odio.

Il significato del rapporto tra Wood e Stone: due modi opposti di reagire alla perdita e alla fine della civiltà

Last Man Down trama film
Daniel Stisen in Last Man Down. © Daniel Stisen Productions Ltd, Fansu Film AB

La rivelazione della parentela tra i due protagonisti rappresenta il vero centro tematico del film. Stone e Wood sono cresciuti nello stesso ambiente, hanno condiviso esperienze simili e hanno sviluppato capacità militari comparabili. Ciò che li distingue è il modo in cui affrontano il dolore. Dopo l’uccisione della moglie, Wood sceglie l’isolamento. Cerca di allontanarsi dal mondo e di convivere con le proprie ferite senza imporle agli altri. Stone percorre invece la strada opposta.

Trasforma il trauma in desiderio di controllo e considera ogni essere umano una risorsa da sfruttare. La pandemia diventa per lui un’occasione per consolidare il potere e costruire una nuova gerarchia fondata sulla paura. In questa prospettiva, Maria assume un ruolo fondamentale. Essendo la possibile cura, rappresenta la speranza di un futuro diverso. Stone la vede come uno strumento, mentre Wood la considera una persona da proteggere.

Il conflitto tra i due fratelli nasce quindi da una differenza morale prima ancora che politica. Il film suggerisce che l’apocalisse non crea mostri, ma rivela ciò che gli individui sono già dentro. Stone porta alla luce il proprio egoismo e la propria ossessione per il dominio. Wood riscopre invece la capacità di sacrificarsi per qualcuno che non conosceva nemmeno all’inizio della storia.

Perché il sacrificio di Maria cambia il significato dell’intera storia e apre uno spiraglio di speranza

Olga Kent e Daniel Stisen in Last Man Down

Dopo la morte di Stone, la vicenda potrebbe teoricamente concludersi con una vittoria del protagonista. Invece il film sceglie una strada diversa. Maria decide di consegnarsi volontariamente ai militari per salvare la vita di Wood. È una scelta che ribalta le aspettative e restituisce centralità al tema del sacrificio. Durante tutta la narrazione, Maria è stata trattata come un oggetto da conquistare. Governi, eserciti e gruppi armati la inseguono perché nel suo sangue potrebbe trovarsi la cura.

Lei però rifiuta costantemente di essere ridotta a una semplice risorsa biologica. Nel finale prende il controllo del proprio destino e stabilisce le condizioni della sua resa. Prima di essere catturata, lascia a Wood una fiala del suo sangue e un messaggio. È un gesto che sposta il focus della storia dal presente al futuro. La lotta contro Stone è terminata, ma la battaglia per salvare il mondo è appena iniziata.

Maria comprende che la cura deve raggiungere chi ne ha realmente bisogno e non può diventare uno strumento di potere nelle mani di nuovi tiranni. Attraverso questo gesto, il film suggerisce che la speranza sopravvive grazie alla responsabilità individuale e alla capacità di compiere scelte altruistiche anche nelle circostanze più disperate.

Cosa significa davvero il finale di Last Man Down: la vittoria di Wood non è la fine della guerra ma l’inizio di una nuova responsabilità

Daniel Stisen in Last Man Down

Il finale di Last Man Down lascia volutamente molte questioni aperte, ma il suo significato generale appare abbastanza chiaro. La morte di Stone conclude una rivalità personale che affonda le radici nell’infanzia dei due fratelli, ma non risolve i problemi del mondo. La pandemia continua a esistere, le strutture di potere restano operative e Maria è nuovamente prigioniera. Per questo motivo la vera vittoria di Wood non coincide con l’eliminazione del nemico.

Il protagonista trionfa nel momento in cui rifiuta di diventare simile a Stone. Dopo aver perso tutto, avrebbe potuto lasciarsi consumare dalla vendetta. Invece sceglie di proteggere una possibilità di futuro. La fiala di sangue lasciata da Maria rappresenta simbolicamente questa scelta. È il passaggio dall’istinto di sopravvivenza alla responsabilità verso gli altri. Il film termina quindi con una prospettiva ambivalente. Da una parte esiste ancora un mondo devastato e dominato dall’incertezza.

Dall’altra esiste finalmente una possibilità concreta di cambiamento. La storia di Wood dimostra che la forza non nasce dalla capacità di distruggere il nemico, ma dalla volontà di preservare ciò che può ancora essere salvato. È una conclusione coerente con il percorso del personaggio e con l’idea che attraversa tutto il film: anche dopo la fine del mondo, la vera battaglia resta quella per conservare la propria umanità.

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Last Goodbye: l’ultimo addio alla Terra di Mezzo nel video del brano cantato da Billy Boyd

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Ecco il video musicale di Last Goodbye, la canzone che chiuderà, sui titoli di coda, Lo Hobbit la Battaglia delle Cinque Armate. Come sappiamo il brano è cantato da Billy Boyd, che già nel Signore degli Anelli Il Ritorno del Re, nei panni di Pipino, aveva intonato la bellissima Edge of Night, ma con un montaggio sapiente, Peter Jackson ci offre la possibilità di fare davvero il nostro ultimo saluto alla Terra di Mezzo.

Ecco il video:

Lo Hobbit la Battaglia delle Cinque Armate è scritto da Fran Walsh, Peter Jackson, Philippa Boyens e Guillermo del Toro. Il cast del film comprende .

Lo Hobbit la Battaglia delle Cinque Armate trailer italianoTrama: Lo Hobbit La Battaglia delle Cinque Armate porta all’epica conclusione delle avventura di Bilbo Baggins, Thorin Scudodiquercia e la compagnia dei nani. Avendo reclamato la propria terra al drago Smaug, la compagnia ha inavvertitamente scatenato una forza letale nel mondo. Infuriato, Smaug riversa la sua ira ardente dall’alto, su uomini inermi, donne e bambini di Pontelagolungo.

Ossessionato soprattutto dal proteggere il suo tesoro, Thorin sacrifica la sua amicizia e il suo onore, mentre Bilbo tenta in tutti i modi di farlo ragionare e presto dovrà compiere una scelta molto rischiosa. Ma ci sono anche pericoli più grandi. All’oscuro di tutti a parte Gandalf, Sauron sta radunando le sue legioni di orchi per attaccare la Montagna Solitaria.

Mentre l’oscurità sta prendendo il sopravvento nel conflitto, Nani, Elfi e Uomini si trovano di fronte alla condizione di dover lottare insieme o venire sconfitti.  Bilbo si ritrova a dover lottare per la sua vita e quella dei suoi amici nella battaglia epica dei Cinque Eserciti, con il futuro della Terra di Mezzo in bilico.

Last Flight Out: Marc Guggenheim sigla un accordo cinematografico milionario con Apple

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La serie a fumetti Last Flight Out, creata da Marc Guggenheim, autore dell’Arrowverse, ha siglato un accordo cinematografico milionario con Apple. Il celebre romanzo grafico della Dark Horse, illustrato da Eduardo Ferigato, racconta la storia di un padre e una figlia che lottano per ritrovare il loro legame mentre affrontano la fine del mondo.

Secondo Deadline, Apple sta sviluppando un adattamento cinematografico di Last Flight Out di Marc Guggenheim con Sam Hargrave in trattative per la regia e Guggenheim stesso che adatterà la sceneggiatura. Apple Original Films ha acquisito il progetto, secondo quanto riferito per una somma a sette cifre, e lo svilupperà in collaborazione con Chernin Entertainment.

Apple e Chernin considerano Last Flight Out un progetto di grande importanza. Considerando il comprovato successo di Hargrave nella regia di film ricchi di azione come la sua serie Extraction per Netflix e, più recentemente, gli episodi di The Last Frontier di Apple TV, Last Flight Out sembra un’aggiunta ideale alla sua filmografia.

Al momento della stesura di questo articolo, Hargrave ha diretto due dei primi quattro episodi di The Last Frontier.

Last Flight Out riunisce anche Hargrave con Apple dopo la precedente collaborazione al film Matchbox, con John Cena. D’altra parte, Guggenheim, meglio conosciuto come uno dei creatori chiave dietro Arrowverse, ha avuto un periodo di grande successo recentemente, vendendo tre pilot negli ultimi sei mesi. Ha anche scritto il prossimo film di Netflix An Innocent Girl, diretto da Jaume Collet-Serra (Carry-On).

Anche la Chernin Entertainment è stata particolarmente attiva ultimamente, avendo recentemente firmato un accordo di prima visione con Apple. La società ha già prodotto diversi progetti per lo streamer, tra cui le serie epiche Chief of War e See, entrambe con Jason Momoa. Last Flight Out è l’ultima aggiunta alla lineup.

Last Flag Flying: recensione del film di Richard Linklater

Last Flag Flying: recensione del film di Richard Linklater

Il mite Doc (Steve Carell), ex marine e reduce dal Vietnam, si ritrova a dover affrontare da solo il grande dolore della perdita del figlio, caduto in Iraq sotto i bombardamenti. Incapace di gestire la situazione, chiede aiuto a due vecchi amici ed ex commilitoni, Sal (Bryan Cranston) e Mueller (Laurence Fishburne).

Sopravvissuti ad una guerra che li ha profondamente cambiati, i tre ex Marines adesso svolgono lavori molto più ordinari; Doc infatti si occupa di amministrazione, l’esuberante Sal ha aperto un bar tutto e Mueller invece ha trovato rifugio e consolazione nella religione, diventando un pastore. Dopo trent’anni passati a tentare di riconquistarsi una nuova normalità, è proprio la guerra a farli ritrovare, spingendoli ad intraprendere un viaggio di crescita e redenzione.

Adattamento per il cinema dell’omonimo romanzo di Darryl Ponicsan, nonché sequel del film del 1973 The Last Detail – anch’esso tratto da un romanzo sempre dello stesso autore -, Last Flag Flying è l’ultima fatica cinematografica di Richard Linklater, presentato in anteprima alla dodicesima edizione della Festa del Cinema di Roma.

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Dopo aver stregato il mondo intero qualche anno fa con il suo meraviglioso Boyhood, Linklater questa volta ci regala un film completamente diverso da qualsiasi cosa vista finora, un film lontano dalla sua estetica e dal suo stile ma non per questo meno convincente.

Last Flag Flying racconta di uno strampalato viaggio on the road compiuto da tre personaggi davvero bizzarri, segnati da un passato oscuro e desiderosi, chi più chi meno, di fare ammenda. Utilizzando la morte del figlio di Doc come espediente narrativo, Linklater fa un’interessante riflessione sulla morte, la guerra e l’ingombrante patriottismo americano, trasformando però di fatto il suo film in un tragicomico inno alla vita.

Last Flag Flying

Last Flag Flying

Pregno di una comicità molto sofisticata ma diretta, Last Flag Flying ci fornisce un ritratto dell’America ben poco lusinghiero ma poi non così lontano dalla realtà. Grazie ad uno straordinario Bryan Cranston e al suo spassoso Sal, scopriamo un Linklater assai cinico e a tratti sacrilego, pronto a sparare a zero sugli States senza mai fare marcia indietro.

Simile per stile a Elizabethtown – film del 2005 diretto da Cameron Crowe -, Last Flag Flying è un film di un Linklater molto più maturo e consapevole che non ha paura di osare e che si muove tra i generi cinematografici differenti con estrema grazia e leggerezza. Un film quindi importante e a tratti scomodo ma che farà impazzire spettatori di ogni età.

Last Flag Flying: primo trailer per il film di Richard Linklater

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Amazon Studios ha diffuso il primo trailer di Last Flag Flying, del nuovo film di Richard Linklater con Bryan Cranston (Breaking Bad, Trumbo), Steve Carell (Foxcatcher, La grande scommessa) e Laurence Fishburne (Matrix).

Si tratta dell’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Darryl Ponicsan uscito nel 2005, seguito del romanzo The Last Detail del 1970 che ispirà il film di Hal Ashby con Jack Nicholson, L’Ultima Corvè.

Last Film Show, il trailer del film in sala dal 9 marzo

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Last Film Show, il trailer del film in sala dal 9 marzo

Ecco il trailer di Last Film Show, un film di Pan Nalin con Bhavin Rabari (nel ruolo di Samay), Bhavesh Shrimali (Fazal, il proiezionista), Richa Meena (Baa, madre di Samay), Dipen Raval (Bapuji, padre di Samay), Paresh Mehta (direttore del cinema).

Dopo la calorosa accoglienza al Giffoni Film Festival, dove è stato presentato in selezione ufficiale, Medusa Film porta nelle sale italiane da giovedì 9 marzo, Last Film Show, diretto dal regista indiano Pan Nalin e interpretato dal giovane e talentuoso Bhavin Rabari. 

Samay è il protagonista di Last Film Show, una fiaba moderna che racconta le avventure di un bambino di nove anni conquistato dalla magia del cinema. Ignaro delle difficoltà e degli ostacoli che gli si porranno davanti, Samay muoverà mari e monti pur di inseguire i suoi sogni in 35 mm, in un racconto intriso di ricordi, dalle note autobiografiche.

Figlio di un venditore di tè in una piccola stazione ferroviaria dell’India rurale e di una giovane mamma affettuosa che sa cucinare divinamente, il piccolo Samay entra per la prima volta in un cinema e ne resta profondamente affascinato: nella magia delle immagini nella sala buia, il bambino intuisce che tutto ciò che accade sul grande schermo parte dalla ‘luce’. L’incantesimo del cinema lo prende a tal punto che, i giorni successivi, Samay, invece di andare a scuola, sale sul treno e torna al cinema finché viene buttato fuori dalla sala in malo modo perché non ha il biglietto. Il bambino non si arrende e corrompe il proiezionista del cinema che gli propone uno scambio: Samai potrà vedere i film gratis nella sua cabina di proiezionista in cambio della buonissima cucina della mamma. Grazie ai racconti e alla fantasia di Samay anche i suoi amici sono colpiti dalla magia del cinema a tal punto da costruire, lontano dagli occhi degli adulti, una rudimentale sala cinematografica. Alla fine, l’intransigente papà capirà l’amore e la passione di Samay per il cinema e lo farà partire alla volta della città per studiare ‘la luce’.

Diciamo che Last Film Show è un dramma emotivo su un povero nessuno che non possiede nulla e vive in un posto sperduto. Inizia a sognare di realizzare qualcosa, di diventare qualcuno. Volevo disperatamente fare un film in cui si celebrasse la leggerezza e l’innocenza. (…) Ho iniziato lentamente a tornare alle mie radici, pensando al Kathiawad (una regione del Gujarat). Com’era crescere lì da bambino? E soprattutto ai miei numerosi e famigerati incontri con il cinema e la sua magia.

Un tripudio di colori, di profumi e di sapori lontani; un inno all’amicizia, all’immaginazione e alla fantasia: Last Film Show arriverà nei cinema italiani da giovedì 9 marzo distribuito da Medusa Film.

Last Christmas: il trailer del nuovo film di Paul Feig con Emila Clarke

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Universal Pictures ha da poco diffuso il trailer ufficiale di Last Christmas, la nuova commedia romantica diretta da Paul Feig (Le amiche della sposa, Ghostbusters, Un piccolo favore) che vede protagonisti la star di Game of Thrones Emilia Clarke, Henry Golding (Crazy Rich Asians) e Emma Thompson.

Atteso nelle sale il 15 novembre 2019, il presenterà nella colonna sonora alcuni brani di George Michael.

La storia è quella di Kate, interpretata dalla Clarke, una giovane ragazza londinese che si guadagna da vivere vestendo i panni di un elfo natalizio in un negozio della città. L’incontro con Tom l’aiuterà a rimettersi in gioco dando senso alla sua vita e ponendola di fronte a nuove consapevolezze su se stessa e i propri obiettivi.

Last Christmas, recensione del film con Emilia Clarke

Last Christmas, recensione del film con Emilia Clarke

Last Christmas è una perfetta commedia romantica natalizia, e per questo ancora più romantica delle commedie romantiche che sono ambientate negli altri periodi dell’anno. Diretto da Paul Feig e scritto a quattro mani da Emma Thomson (che nel film interpreta la mamma della protagonista) e suo marito, il film narra la dolce avventura sentimentale di Kate (Emilia Clarke) e Tom (Henry Goldin) che si conoscono davanti al negozio di articoli natalizi dove lei lavora vestita da elfo, alle dipendenze di Santa, un’esilarante Michelle Yeoh. L’amore sboccia tra le vie di una Londra che sembra piccina e illuminata come un carillon, che si gira a piedi, chiacchierando, e a volte imprecando.

L’aspetto particolarmente godibile di Last Christmas consiste proprio nell’aggiunta qua e là di una spruzzata di cinismo iperrealistico, che a tratti àncora alla realtà, nonostante la cornice della storia sia più virata alla fiaba natalizia con neve, lucine e cori angelici. Emma Thomson scrive per sé la parte di una madre problematica che dà molto materiale al personaggio di Emilia Clarke per innescare il motore della narrazione, esattamente come tutto il contesto familiare della giovane, complesso e così realistico nel raccontare di incomunicabilità e differenze culturali: si tratta di immigrati dell’ex Jugoslavia che patiscono quindi tutti gli attuali timori generati dalla Brexit.

Il regista di Un Piccolo Favore, Ghostbusters (2016), Le Amiche della Sposa e Corpi da Reato, narra, con lo stesso tono goliardico delle sue precedenti commedie, la tenerezza più semplice. Ed è così dolce osservarne lo sviluppo a piccole tappe, soprattutto nella premura del personaggio di Tom, che accudisce con nobile distacco Kate.

Nonostante sia già stata ambientazione perfetta per molte commedie romantiche, anche a sfondo natalizio, basti pensare a Love Actually, la capitale inglese non sembra la location perfetta per questa storia, ma probabilmente è proprio questo che attira di più di Last Christmas. La vita non scorre “liscia come l’olio”, ma è ricca di contraddizioni, sia dal punto di vista dei personali turbamenti interiori, sia da quello dei fatti che si scatenano attorno a noi, e Kate vive precisamente questa evoluzione, partendo da sé per poi muoversi trasversalmente accogliendo alti e bassi, anche con difficoltà. Percorso vissuto in maniera analoga, in sottofondo, dal personaggio di Santa, la responsabile di lavoro della protagonista, kitsch e rigida come nel miglior condensato di stereotipo cinese.

Emilia Clarke, protagonista rock di Last Christmas

Il volto espressivo e fresco, con l’allure rock sbandata della Clarke, è la perfetta miscela che restituisce tutte le sfumature necessarie alla conduzione della storia, in particolare per quella punta di sarcasmo aspro che cade lieve e gelato proprio come neve dal cielo. Si potrebbe definire dolce ma inesorabile, Last Christmas, proprio come gli innumerevoli senzatetto che si vedono nel corso del film in contrasto con le canzoni di Natale.

Perché in fondo quello che più amiamo delle storie, oltre al lieto fine, è che siano inspiegabilmente assonanti con il nostro mondo e ci lascino a bocca aperta. Come nelle migliori avventure sentimentali in cui tutto quello che interviene nella storia, per sconvolgerla, sarà poi un nutrimento per la stessa, nuova linfa, per una giusta fioritura.

Last Action Hero: trama, cast e curiosità sul film

Last Action Hero: trama, cast e curiosità sul film

I film d’azione sono da sempre tra i più popolari dell’intero panorama cinematografico, offrendo al pubblico sequenze ad alto impatto adrenalinico e grandi personaggi chiamati ad affrontare altrettanto grandi ostacoli. In particolare a partire dagli anni ’80 questo genere ha conosciuto ulteriore popolarità grazie a saghe come Die Hard, Rambo o Arma letale, dando vita anche ad una lunga serie di cliché che ancora oggi caratterizzano tale tipologia di storie. Ad ironizzare proprio su questi è arrivato nel 1993 il film Last Action Hero – L’ultimo grande eroe, diretto dal regista John McTiernan e scritto da Shane Black, entrambi acclamati autori proprio di questo genere.

Con questo loro lungometraggio i due si sono infatti permessi di dar vita ad una vera e propria parodia dell’azione, con riferimenti tipici al genere e citando numerosissimi titoli che si rifanno a questo. A recitare in tale progetto non poteva dunque che esserci proprio uno dei grandi protagonisti dell’azione cinematografica, ovvero Arnold Schwarzenegger, che ha per l’occasione svolto anche il ruolo di produttore esecutivo. Con un budget di 85 milioni, altissimo per l’epoca, il film finì tuttavia con il non rivelarsi un grande successo. Negli anni ha però ottenuto lo status di cult, divenendo un titolo particolarmente ricercato e apprezzato dai fan del genere.

Ancora oggi Last Action Hero propone infatti una brillante riflessione sui meccanismi narrativi di questo genere, presentando una serie di costanti utilizzate ancora oggi. Gli appassionati cinefili hanno poi modo di sbizzarrirsi a riconoscere tutte le citazioni, gli omaggi e i camei presenti nel film. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

Last Action Hero: la trama del film

Al centro della vicenda del film vi è il dodicenne Danny Madigan, il quale vive in una zona malfamata di New York con la madre Irene. In seguito alla morte del padre, il giovane trova una fuga dalla triste realtà guardando numerosi film d’azione nel cinema locale, in particolare quelli che hanno per protagonista l’indistruttibile eroe Jack Slater. Stringendo amicizia con il gestore del cinema, l’anziano Nick, questi regala un giorno a Danny un biglietto speciale per l’anteprima dell’ultimo film di Slater. Durante la proiezione, però, avviene l’impensabile. Il biglietto si rivela magico e trasporta Danny proprio all’interno del mondo del film con protagonista il suo eroe.

Il ragazzo si ritrova così nel bel mezzo di un inseguimento in auto proprio in compagnia di Slater. Danny, conoscendo alla perfezione tutte le dinamiche del genere d’azione, si rivela un ottimo partner per Slater, il quale decide di tenerlo come suo partner per la sua nuova missione. Insieme, dovranno infatti indagare sulle attività criminali legate al mafioso Tony Vivaldi. Mentre tra Danny e Slater si formerà un delicato rapporto padre-figlio, i loro problemi inizieranno ad uscire fuori dallo schermo, annullando la differenza tra finzione e realtà e costringendo i due a risolvere quanto prima la situazione.

Last Action Hero cast

Last Action Hero: il cast del film

Come anticipato, ad interpretare il protagonista Jack Slater vi è l’attore Arnold Schwarzenegger. L’attore, noto in quegli anni per numerosi film d’azione, si disse particolarmente entusiasta della sceneggiatura di Last Action Hero, giudicandola una delle migliori mai lette. Deciso a farne un film per tutti, egli ricoprì il ruolo di produttore esecutivo al fine di poter controllare ogni aspetto della realizzazione. Ad interpretare il giovane Danny, invece, vi è l’attore Austin O’Brien, divenuto celebre proprio grazie a questo film. Mercedes Ruehl, attrice candidata all’Oscar, interpreta invece Irene, la madre di Danny. Antony Quinn, invece, recita il ruolo del mafioso Tony Vivaldi.

Nel film è poi presente l’attore Charles Dance nei panni del cinico killer Benedict. Il ruolo era stato originariamente offerto all’attore Alan Rickman, ma fu infine preferito Dance perché più economico. Ironizzando a riguardo, l’attore indossò sul set una t-shirt con scritto “Sono più economico di Alan Rickman”. F. Murray Abraham compare nei panni del corrotto collega di Slater, John Practice, mentre Robert Prosky è l’anziano Nick. Nel film sono poi presenti diversi camei di celebri attori, come Ian McKellen nei panni de La Morte, Sharon Stone in quelli di Catherine Tramell e Tina Turner con il ruolo del sindaco di New York.

Last Action Hero: il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire del film grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Last Action Hero – L’ultimo grande eroe è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV e Chili Cinema. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. È bene notare che in caso di noleggio si avrà soltanto un dato limite temporale entro cui guardare il titolo. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di martedì 25 maggio alle ore 21:10 sul canale Paramount Channel.

Fonte: IMDb

Last Action Hero: al via il remake con Vin Diesel

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Last Action Hero: al via il remake con Vin Diesel

Continua la moda dei remake ad Hollywood e oggi apprendiamo che il film parodia del 1993 Last Action Hero con Arnold Schwarzenegger sarà la nuova vittima e protagonista del nuovo film sarà Vin Diesel. Ad annunciarlo è il regista Michael Bay che sarà il produttore del remake del cult di John McTiernan. Lo stesso produttore commenta le possibili critiche:

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“Passo molto tempo in rete e so cosa dicono a proposito dei miei film. I critici mi permettono di evolvere nel mio lavoro.  Mi rendo conto che per molte persone io sono lo zimbello del cinema, beh, tutto il mio lavoro è una parodia e intendo utilizzare questo feedback negativo in un film. Così mi è venuta l’idea di fare un remake di Last Action Hero.”

Il regista continua spiegando che l’industria cinematografica si concentra su remake e reboot perché si è evoluto anche il nostro consumo di film, ma sottolinea che la pratica c’è sempre stata:

“Guardiamo un sacco di film, pertanto gli Studios assumono grossi rischi cercando di capire cosa piace al pubblico. Fare un film è costoso sempre ma fare un remake e rifacimento è un modo per misurare tale rischio economico. L’idea del nuovo Last Action Hero  è quella di fare una nuova versione del film attualizzando la satira al cinema di oggi, quindi all’industria cinematografica odierna e quindi al mio lavoro”

 

Sul protagonista sostiene:

“Beh Vin Diesel. E’ sicuramente l’ultimo eroe d’azione del 2000, come lo era Arnold Schwarzenegge negli anni 80-90. in Diesel è perfetto per il ruolo di Slater “.

Lasse Hallstrom: il cinema tra amore e fornelli

Si è tenuta oggi pomeriggio, nonostante il cielo minaccioso e scuro, la proiezione del delizioso (letteralmente!) film Amore, Cucina e Curry (The Hundred- Foot Journey). Alla Casa del Cinema di Villa Borghese era presente, per parlarne con la stampa, il regista Lasse Hallstrom. La prima domanda, ovviamente, riguarda uno dei suoi film più celebri (a base di cucina ed amore) cioè Chocolat (2000): per quale motivo ha deciso di girare un nuovo film con tematiche analoghe dopo ben 14 anni?

Sicuramente è rimasto colpito dalla sceneggiatura originale, consigliata da Spielberg (produttore del film) e dalla Dreamworks: gli è stata data la possibilità di realizzarlo nonostante le similitudini con la precedente pellicola, cercando però- similitudini evidenti a parte- di poter realizzare un prodotto con degli spunti diversi.

Hallstrom stesso è spesso sceneggiatore dei suoi film, ma- come in questo caso- si è ritrovato a lavorare su una sceneggiatura scritta da terzi: qual è la differenza?

Per il regista realizzare un film seguendo pedissequamente una sceneggiatura già scritta è noioso e inutile: l’unica chiave di lettura possibile è rendere originale e personale il risultato.

Nel cinema del regista, spesso il tema dell’integrazione del diverso è un minimo comune denominatore che accomuna numerose pellicole: quei film “buoni”- come, ironicamente, li definisce lui- sono quelli dove ha portato in scena i comportamenti umani, difetti inclusi. È interessato agli attori, e per questo cerca sempre di creare dei ruoli che li possano mettere alla prova. Per tali motivi la figura dell’outsider è una presenza costante della sua produzione: personaggi in grado di vivere ai margini della vita ma spinti da una forza enorme a cercare di ricadere, alla fine, all’interno del flusso stesso dell’esistenza. Hallstrom si identifica con questi personaggi, che vogliono- e cercano in tutti i modi- di integrarsi con un mondo, una realtà diversa dalla loro ma alla quale sognano di appartenere: racconta da sempre storie del genere, venate soprattutto da un tocco di commedia e sentimentalismo.

Anche Hallstrom stesso è, a suo modo, un outsider: uno svedese trapiantato in America che lavora lì da anni, e il personaggio di Hassan- protagonista di Amore, Cucina e Curry ricorda la sua storia: la sua visione del mondo, la sua determinazione… si rifanno ai suoi interessi principali, anche se quando una storia lo attrae si sente come un “attore frustrato” che ha già in mente tutto il film, completo, con lui stesso nei panni del protagonista che si ritrova però… ad assistere impotente dall’altra parte della Macchina da Presa. Inoltre, adora il processo attoriale, che cerca di mediare e indirizzare: il momento più emozionante è senza dubbio quando cattura con la MdP il momento della verità, riflessa negli occhi e nelle azioni dei protagonisti stessi. Con il suo tocco è spesso in bilico tra drammi forti e struggenti conditi da commedia sentimentale, cercando- in equilibrio- di creare un accordo mediato tra commedia e dramma.

Spesso questo sguardo particolare, “dolce”, mostra un’altra faccia tagliente, costituita dallo sguardo critico sulla realtà e le debolezze umane: per il regista, mentre si racconta una storia- che spesso ha il tocco di una fiaba, come in questo film- cerca sempre di inserire degli elementi ancorati alla realtà, che contribuiscono al fascino della storia (soprattutto per il pubblico); lavorando pure sulle improvvisazioni dettate dalle personalità degli attori stessi.

A proposito di attori, Hallstrom spende due parole sull’eccezionale performance di Helen “The Queen” Mirren: in realtà si rimane sempre sorpresi dalle grandi attrici- dichiara- dotate di senso dell’umorismo, donne dai mille volti in bilico tra fragilità, insicurezza e senso dell’umorismo: la Mirren non si sottrare a questo “allure” particolare, una vera signora che ben conosce il Cinema sotto ogni punto di vista, una donna priva di arroganza!

Tra le ultime domande da parte dei critici, la prima riguarda- parlando di cucina!- il piatto preferito del regista: forse i fegatelli di pollo in salsa di vino, il primo piatto che ha cucinato e che da trent’anni non assaggia. Per cui, a dispetto dei film che realizza, non è una buona forchetta raffinata: ammira il buon cibo salutare (ora è vegano) ma non è un vero intenditore.

Spesso la cucina mette d’accordo culture diverse, avvicinandole (o dividendole… vittime dei pregiudizi culturali): per Hallstrom il cibo, senza essere filtrato da barriere, è una via rapida ed efficace per il cervello, una via per riportare alla memoria i ricordi di un tempo, come in un romanzo di proustiano memoria…

Ha cercato- tecnicamente- di trovare un modo nuovo per riprendere il cibo: diventato protagonista della pellicola insieme agli attori stessi.

Nel film gli scontri culturali sono vere e proprie “guerre dei mondi” anche di natura “fisica”: generazioni diverse, culture diverse… come è riuscito, Hallstrom, a preparare gli attori per le varie scene del film, creando all’inizio un conflitto che poi sfocia in un clima positivo?

Secondo lui, per riuscire a creare emozioni e sensazioni, bisogna creare un coinvolgimento completo tra attori e personaggi: li spinge a lasciarsi coinvolgere emotivamente improvvisando, facendoli diventare parte integrante del processo creativo.

Anche questa pellicola è girata nel sud della Francia (come Chocolat) ricostruendo uno dei due ristoranti- set delle vicende, NdA- in una villa: girare in un luogo vero, reale, può aiutare la naturalezza del film?

Per Hallstrom lo è stato nel passato, perché oggi è difficile percepire una reale differenza: ad esempio una delle due cucine è stata ricostruita su di un set, ma non si avverte la differenza: grazie alle nuove tecnologie sempre più all’avanguardia, si ha la percezione di essere sul luogo stesso.

Quindi, girare su un unico set è un vantaggio o una svantaggio?

Al regista svedese l’ardua sentenza: In Chocolat aveva trovato delle difficoltà analoghe: aveva dovuto ricostruire una piazza in uno studio inglese, per problemi economici, mentre in questo caso, in Amore, Cucina e Curry, la vera sfida è stata avere due edifici frontali, realizzati in post produzione grazie al chroma key e ad alcune strade ricostruite.

Un’ultima domanda riprende uno dei temi già affrontati in precedenza, ovvero: come equilibrare Il processo di integrazione descritto nel film- che qui assume dei toni fiabeschi, surreali- con la realtà effettiva? Hallstrom forse si nasconde dietro questa scusa, (almeno, secondo il regista stesso) soprattutto quando nel film avvengono i passaggi più radicali: vorrebbe che la parte psicologica fosse più realistica, ma bisogna accettarla così com’è, semplificata, per ribadire il concetto fondamentale: tutti dobbiamo imparare a comprendere l’altro e ad essere aperti all’integrazione.

Lasse Hallstrom regista del biopic su Rockefeller

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Deadline riporta la notizia che Lasse Hallstrom, regista di Buon compleanno Mr. Grape, Le regole della casa del sidro, Chocolat e del più recente L’ipnotista, sarebbe in trattative con la Relativity Media per dirigere il biopic dedicato alla vita dell’imprenditore statunitense John Davison Rockefeller. Il film, che si baserà sul romanzo Titan: The Life of John D. Rockefeller di Ron Chernow, sarà sceneggiato da Craig Borten, autore della sceneggiatura (candidata all’Oscar) di Dallas Buyers Club. Al momento non sappiamo quale attore interpreterà il ruolo del primo miliardario americano della storia; nel libro, viene delineato un ritratto piuttosto inedito di Rockefeller, attraverso il racconto di particolari mai rivelati prima circa la sua vita, come gli scandali e le tragedie familiari che lo videro coinvolto.

Fonte: Collider

Lasher in Le Streghe di Mayfair: chi è davvero e come funziona la sua natura soprannaturale

Antagonista principale di Le streghe Mayfair di Anne Rice, Lasher è il personaggio più misterioso e pericoloso della serie. Interpretato da Jack Huston, Lasher è una forza affascinante ma malvagia nella prima stagione della serie. Man mano che la serie procede, le sue macchinazioni vengono alla luce, così come la sua profonda storia con i personaggi di Le streghe Mayfair di Anne Rice, che risale agli albori della loro stirpe magica.

I poteri e i piani di Lasher si rivelano una forza trainante nella stagione, soprattutto quando trova Rowan e inizia a manipolarla per i propri scopi. Questo finisce per essere la chiave del finale della stagione 1 di Mayfair Witches, che alla fine dà a Rowan tutto ciò che voleva e prepara il demone per una più ambiziosa Le streghe Mayfair di Anne Rice – stagione 2. Ecco come Lasher entra nella storia delle Mayfair Witches e come i suoi piani influenzano l’adattamento AMC dei romanzi di Anne Rice.

Lasher è uno spirito mutaforma legato alle Mayfair Witches

I piani di Lasher per Rowan sono iniziati prima ancora che lei nascesse

Lasher, un misterioso demone che intende manipolare la tredicesima strega profetizzata, è un’entità pericolosa al centro di Le streghe Mayfair di Anne Rice e la principale minaccia della serie. La missione finale di Lasher è quella di ottenere il controllo di un corpo fisico, che gli permetta di liberarsi nel mondo fisico. Sebbene il suo piano iniziale sia bloccato da Carlotta, che ruba la piccola Rowan a Deirdre, un colpo di fortuna rimuove la collana che lo lega a lei e lo lascia impotente per anni. Questo dà a Lasher una nuova possibilità di rientrare nel mondo e manipolare Rowan, che è segretamente discendente di una lunga stirpe di streghe.

Gran parte della prima stagione di Le streghe Mayfair di Anne Rice è incentrata sui tentativi di Lasher di manipolare Rowan, usando le sue abilità di mutaforma per ingannare e isolare la dottoressa. Il suo piano finale è quello di prendere il controllo del bambino che lei porta in grembo durante l’ora delle streghe. I suoi piani portano Rowan su un percorso sempre più oscuro e mettono in evidenza il potenziale malefico del manipolatore demoniaco.

Tuttavia, non è solo un demone casuale che ha deciso di prendere di mira lei e la sua famiglia per il gusto di farlo. La storia di Lasher con le streghe di Mayfair risale a secoli fa e gioca un ruolo importante nella tradizione della serie.

Lasher è la fonte dei poteri delle streghe

Le streghe di Mayfair hanno ottenuto i loro poteri dagli insegnamenti di Lasher

Una delle grandi rivelazioni della prima stagione di Le streghe Mayfair di Anne Rice ruota attorno alla storia di Lasher con le streghe. Il sesto episodio della stagione, “Transference”, ha riportato l’attenzione sul XVII secolo e ha rivelato il ruolo di Lasher nelle origini di Suzanne, la prima strega della famiglia. Accusata di aver stretto un patto con il diavolo, Suzanne sopravvive alla sua esecuzione solo grazie all’intervento di Lasher. Il demone ha garantito la sua sopravvivenza e l’ha resa la “sua strega” in modo che la sua famiglia potesse finalmente adempiere alla profezia della tredicesima strega. Questo ha dato origine alla linea di streghe che continua ancora oggi.

Questo rende Lasher una delle figure più importanti nella tradizione delle Streghe di Mayfair. I suoi piani hanno portato alla creazione di una stirpe di streghe che si è sviluppata nel corso dei secoli. Senza di lui, l’intera serie non sarebbe mai esistita, poiché Suzanne sarebbe morta per mano dei cacciatori di streghe in Scozia. Lasher è stato colui che ha dato potere alle streghe e ha dato loro la possibilità di prosperare, spinto dal desiderio di realizzare una profezia che avrebbe potuto cambiare la sua intera esistenza.

Come Lasher si collega alla profezia della tredicesima strega di Mayfair

Lasher ha aspettato a lungo per controllare la tredicesima strega

Uno dei punti salienti della trama di Le streghe Mayfair di Anne Rice è la profezia di una tredicesima strega, che si rivela essere Rowan. Questo è il motivo per cui Lasher trascorre gran parte della stagione 1 cercando di manipolare Rowan per i propri scopi, conquistandola gradualmente e convincendola a intraprendere un percorso più oscuro. Le sue manipolazioni hanno la meglio, con il finale di stagione “What Rough Beast” che spinge Rowan ancora più nelle sue mani. Manipolando Rowan e trasformandosi nella sua unica vera risorsa e confidente, riesce a convincerla a lasciargli uccidere nemici come Keith e a influenzarla ulteriormente.

Alla fine della stagione, gli sforzi di Lasher hanno dato i loro frutti. Dopo aver portato Rowan al cottage di Suzanne e aver rivelato il suo pieno potenziale, Lasher riesce a possedere il bambino che Rowan ha concepito con Ciprien per entrare nel regno dei mortali. Tutto questo prepara il terreno per una drammatica stagione 2 di Le streghe Mayfair di Anne Rice, con Rowan dedita a proteggere il suo figlio neonato. La stagione 2 di Le streghe Mayfair di Anne Rice approfondirà ulteriormente il destino di Rowan e sicuramente approfondirà i piani di Lasher, ora che ha realizzato una profezia e ha ottenuto un corpo completo.

Lashana Lynch parla dei provini per il MCU prima di Captain Marvel

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Lashana Lynch, che ha interpretato il personaggio di Maria Rambeau in Captain Marvel, ha rivelato di recente di aver sostenuto provini per altri ruoli nel MCU. Maria è un personaggio fondamentale del cinecomic del 2019, in quanto svolge un ruolo fondamentale nel viaggio di Carol Danvers. In qualità di amica del supereroe e collega pilota dell’Air Force, Maria rappresenta un collegamento con la vita di Carol sulla Terra. Anche la figlia di Maria, Monica, appare nel film ambientato negli anni ’90, ed è stato già confermato che avrà un impatto sul futuro del MCU: l’attrice Teyonah Parris, infatti, interpreterà la versione adulta di Monica nella prossima serie Disney+ della Marvel, l’attesissima WandaVision

Lashana Lynch è una star decisamente in ascesa in questo momento. Sebbene Captain Marvel sia stato il suo primo ruolo cinematografico di spicco, aveva già recitato in Still Star-Crossed della ABC nel 2017, nei panni di Rosaline Capulet. Tuttavia, la sua performance più rivelante arriverà l’anno prossimo, quando finalmente uscirà al cinema No Time to Die, in cui Lynch interpreterà Nomi (che nel film assumerà temportaneamente l’identità di nuovo 007).

Nonostante manchino ancora diversi mesi all’uscita di No Time to Die, il cast è già impegnato con la promozione del film. Recentemente, Lashana Lynch ha parlato con la versione inglese di GQ del ruolo, condividendo anche alcuni dettagli sul percorso che l’ha portata ad ottenere una parte in Captain Marvel: “Ho fatto provini per anni”, ha spiegato Lynch. “Il direttore casting della Marvel, Sarah Finn, mi conosceva benissimo perché ho sostenuto provini sia per ruoli importanti che per ruoli minori: per Black Panther (non dirò per quale personaggio, perché ho degli amici nel film), Venom, un film degli Avengers… ce ne sono stati davvero tanti.”

I commenti di Lynch fanno eco a quelli della protagonista Brie Larson, che è stata altrettanto aperta circa la sua esperienza con le audizioni, incluse quelle per il MCU. Tuttavia, Larson e Lynch non si sono mai contese alcun ruolo, poiché Larson è stata provinata sia per Iron Man 2 che per Thor. Come accaduto con Larson, è difficile immaginare per quali personaggi si fosse candidata Lynch. In Black Panther, ci sono tre personaggi principali intorno all’età dell’attrice: Nakia (Lupita Nyong’o), Okoye (Danai Gurira) e Shuri (Letitia Wright). È probabile che abbia sostenuto un provino per uno di questi, anche se potrebbe essere stato per un ruolo ancora più secondario.

Lashana Lynch ha Eddie Redmayne nel mirino nel primo trailer di The Day of the Jackal

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Eddie Redmayne (The Good Nurse) farà meglio a guardarsi le spalle perché Lashana Lynch (The Woman King) ne ha abbastanza delle sue stronzate nel trailer di debutto della prossima serie The Day of the Jackal. In arrivo su Peacock negli Stati Uniti e su Sky nel Regno Unito il 7 novembre, il thriller ad alto tasso di tensione segue il gioco del gatto e del topo tra un assassino altamente qualificato e un agente dei servizi segreti, che potete vedere nel primo teaser e in alcune immagini inedite. Sebbene in passato sia riuscito a eludere molti agenti delle forze dell’ordine, l’assassino sembra aver trovato la sua strada con l’agente sicuro di sé e determinato. Questa produzione è la prima volta che l’amato romanzo di Frederick Forsyth viene trasformato in una serie televisiva, avendo già ricevuto un adattamento sul grande schermo grazie all’omonimo film Il giorno dello sciacallo (The Day of the Jackal) di Fred Sinnemann del 1973.

Prevedendo il caos, la morte e la distruzione che verranno, il primo sguardo a The Day of the Jackal vede l’assassino di Eddie Redmayne, noto solo come lo Sciacallo, prepararsi a colpire il suo prossimo obiettivo mentre la Bianca di Lynch prepara la sua squadra per l’eliminazione. Uomo dai molti volti, lo Sciacallo cambia continuamente aspetto grazie a protesi, lenti a contatto e parrucche, ma Bianca non si sente minacciata dall’uomo dal volto sempre diverso perché è sicura di riuscire a risolvere il caso. Il trailer rivela che lo Sciacallo è sempre un passo avanti rispetto ai suoi inseguitori, ma con la determinazione di Bianca i pezzi del puzzle iniziano a ricomporsi e la distanza tra loro si riduce sempre di più.

Oltre a Eddie Redmayne e Lynch, il rifacimento di Peacock del romanzo di Forsyth includerà anche l’interpretazione di Úrsula Corberó (Money Heist) e un ensemble che comprende Charles Dance (Game of Thrones), Chukwudi Iwuji (Guardiani della Galassia Vol. 3), Richard Dormer (Game of Thrones), Khalid Abdalla (The Kite Runner), Jonjo O’Neill (The Ballad of Buster Scruggs), Lia Williams (Dirty Weekend), Eleanor Matsuura (The Walking Dead), Florisa Kamara (Crudelia), Nick Blood (Lovely, Dark, and Deep) e Sule Rimi (Classified).

Chi c’è dietro “The Day of the Jackal”?

Ad adattare il libro in forma di serie è Ronan Bennett, che il pubblico riconoscerà per il suo lavoro come showrunner, scrittore e produttore esecutivo del dramma criminale britannico Top Boy. Bennett è anche produttore esecutivo di The Day of the Jackal insieme a Redmayne e Brian Kirk, quest’ultimo anche regista della serie. Forsyth è un produttore consulente, mentre il resto del team di produzione esecutivo è composto da Gareth Neame e Nigel Marchant di Carnival Films, Sam Hoyle di Sky Studios e Sue Naegle. Lynch si aggiunge anche come produttore co-esecutivo.

Lasciati andare: recensione del film con Toni Servillo

Lasciati andare: recensione del film con Toni Servillo

Arriva al cinema il 13 Aprile Lasciati andare, il nuovo film con Toni Servillo e Luca Marinellidiretto da Francesco Amato.

In Lasciati andare Elia Venezia (Toni Servillo) è uno psicanalista, un intellettuale serio, distaccato e dal sarcasmo pungente. È annoiato dal mestiere e tratta i pazienti con indifferenza. Pigro e indolente, alla mondanità preferisce divano e tv. Una sera a settimana, però, va a teatro con l’ex moglie Giovanna (Carla Signoris). Sono separati in casa, un po’ per comodità, un po’ perché lui vorrebbe ancora riconquistarla. Unica passione cui si abbandona spesso e volentieri sono i dolci, che mangia in quantità. Quando accusa un piccolo malore, il suo medico lo invita a rimettersi in forma per evitare problemi più seri. Costretto a frequentare una palestra, incontra Claudia (Verónica Echegui), un’estroversa ed eccentrica personal trainer, che lo aiuterà a rimettere in sesto il corpo e lo coinvolgerà nella sua vita piena di guai.

Il ritorno di Francesco Amato

Dopo Ma che ci faccio qui (2006) e Cosimo e Nicole (2011) il regista Francesco Amato torna al cinema con Lasciati andare, in sala dal 13 aprile, commedia brillante e coinvolgente sulla dicotomia mente/corpo. Amato si diverte a mettere in contatto mondi spesso chiusi e reciprocamente diffidenti: intellettuali convinti del primato assoluto della mente – chi più di un analista può esserlo? – e cultori del fisico. Riflette più in generale sull’abitudine a catalogare persone e comportamenti, chiudendosi ognuno nella propria categoria, senza mai cercare di scoprire l’altro, o di vivere aspetti propri che non rientrano esattamente nell’immagine che si ha di sé. Infatti, con disincantata ironia guarda anche alle comunità religiose, ebraica e cattolica, come alle varie correnti del pensiero pedagogico e psicanalitico – si veda la diatriba Freud/Montessori – spingendo mondi diversi a interagire, a riscoprire la curiosità, non prendendosi troppo sul serio.

Novità assoluta è Toni Servillo in veste comica, protagonista ideale, perfettamente a suo agio nei panni di Elia. L’attore, lontano dalle ineffabili maschere sorrentiniane, si tuffa nella commedia da attore completo qual è, non risparmiandosi e dosa con precisione le componenti del personaggio, rendendolo credibile nei momenti più comici, come nelle parentesi più riflessive, in un’interpretazione viva e spontanea, che assieme alla scrittura, evita il rischio di scivolare nella macchietta. Verónica Echegui è una buona figura femminile complementare, Carla Signoris bravissima nel ruolo della moglie delusa che riscopre la propria libertà.

La sceneggiatura di Lasciati Andare

Il film deve molto a Francesco Bruni (Scialla, Noi 4) – sceneggiatore con Amato e Davide Lantieri. La sua impronta è inconfondibile, sua è l’idea di partenza e quel protagonista, strappato all’indolenza e costretto ad agire, ricorda un po’ il Bruno di Scialla (Fabrizio Bentivoglio). Poi c’è il ritmo vivace e avvincente della trama. Dalla sequenza iniziale, folgorante e isolata, il cui filo narrativo viene ripreso solo nella seconda parte, alla descrizione di Elia, della sua vita monotona, delle sue scarse relazioni sociali, di vizi e manie che dicono di lui molto più di quanto vorrebbe far sapere, fino all’incontro con Claudia: prima scontro, poi nuovo equilibrio, turbato ancora dall’ingresso di Ettore (uno straordinario Luca Marinelli), squinternato galeotto, che ricollega la vicenda all’inizio e da il via alla parte più “action” del film.

C’è la volontà di giocare con gli stereotipi mettendoli in crisi (seppure si cede a qualche banalizzazione, in generale si è attenti alla plausibilità e non si cercano consolazioni facili). Anche i personaggi secondari sono delineati con cura, lasciando trasparire più di quanto si mostri, come nel caso della maestra Paola (Valentina Carnelutti), o dell’istruttore sportivo (Pietro Sermonti), o della spassosa galleria dei pazienti: il pavido (Carlo De Ruggieri), il calciatore (Giulio Beranek), l’ingegnere (Giacomo Poretti), non ininfluenti comprimari, ma interpreti efficaci e brillanti, la cui partecipazione arricchisce il film.

Il risultato è un’ora e quaranta di divertimento di qualità.