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Il Monsterverse di Apple TV si espande con una nuova serie con Wyatt Russell

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Apple TV ha annunciato l’espansione del Monsterverse di Legendary con un’entusiasmante nuova serie prequel ancora senza titolo dedicata a un giovane Lee Shaw, con Wyatt Russell che riprende il ruolo del Colonnello Lee Shaw. Il candidato agli Emmy Joby Harold, sceneggiatore e produttore, è stato scelto come showrunner. In base a un nuovo accordo globale con Legendary, Harold supervisionerà inoltre l’intero franchise “Monsterverse” di Legendary per Apple TV, che includerà nuovi Titan oltre quelli più amati dai fan.

Interpretata e prodotta esecutivamente da Wyatt Russell, la serie spin-off seguirà la storia del Colonnello Lee Shaw, un agente americano che nel 1984 intraprende una missione segreta oltre le linee nemiche nel tentativo di fermare i sovietici dal liberare un nuovo, terrificante Titan, abbastanza grande da distruggere gli Stati Uniti e cambiare le sorti della Guerra Fredda.

Lo spin-off sul giovane Lee Shaw si aggiunge al catalogo in continua espansione di serie originali Apple provenienti dal Monsterverse di Legendary Entertainment, che include la serie di successo acclamata dalla critica “Monarch: Legacy of Monsters”, di cui Harold è anche produttore esecutivo, e che tornerà con la sua attesissima seconda stagione il 27 febbraio 2026.

La nuova serie prequel è prodotta esecutivamente da Harold e Tory Tunnell per Safehouse Pictures, insieme a Wyatt Russell, Chris Black, Kyle Bradstreet, Alex Boden, Max Borenstein e Andy Goddard, ed è prodotta da Kei Banno, Brian Rogers e Kenji Okuhira. Hiro Matsuoka e Takemasa Arita sono produttori esecutivi per conto di Toho Co., Ltd., proprietaria del personaggio di Godzilla. Toho ha concesso in licenza i diritti a Legendary per “Monarch: Legacy of Monsters” come naturale risultato della loro relazione di lunga data con il franchise cinematografico.

«Gli spettatori di tutto il mondo non ne hanno mai abbastanza di “Monarch: Legacy of Monsters” e non vediamo l’ora di offrire loro le nuove storie elettrizzanti su cui Joby e l’intero cast e team creativo hanno lavorato», ha dichiarato Morgan Wandell, responsabile dello sviluppo internazionale di Apple TV. «Con Joby al timone e insieme ai nostri fantastici partner di Legendary, questo nuovo spin-off darà il via a un’epica espansione del Monsterverse che porterà il pubblico ancora più vicino ai propri Titan preferiti, unendo una grande narrazione guidata dai personaggi».

«Non potrei sentirmi più privilegiato di far parte della costruzione di questo universo così iconico», ha dichiarato Harold. «Apple e Legendary sono stati partner esemplari durante tutto questo processo e continueremo a portare questi Titan della storia del cinema al pubblico con il rispetto che meritano».

«Joby è uno straordinario narratore, con una profonda comprensione di ciò che rende il Monsterverse così amato dai fan di tutto il mondo», ha dichiarato Jason Clodfelter, presidente e amministratore delegato di Legendary Television. «Siamo entusiasti di avviare con lui e Safehouse Pictures una partnership più ampia insieme ad Apple, segnando l’inizio di una nuova, entusiasmante era per il franchise».

Il Monsterverse di Legendary è un vasto universo narrativo multipiattaforma incentrato sulla lotta dell’umanità per sopravvivere in un mondo che affronta una nuova, catastrofica realtà: i mostri dei nostri miti e delle nostre leggende sono reali. Iniziato con il film Godzilla del 2014 e proseguito con Kong: Skull Island (2017), Godzilla: King of the Monsters (2019), Godzilla vs. Kong (2021) e più recentemente con il record-breaking Godzilla x Kong: The New Empire, l’episodio di maggior incasso del franchise e il film di Godzilla con il maggiore incasso di sempre, insieme all’attesissimo sequel Godzilla x Kong: Supernova, previsto per il 2027. Il Monsterverse ha superato i 2,5 miliardi di dollari di incassi globali al botteghino e si è espanso nella serie evento di grande successo “Monarch: Legacy of Monsters” per Apple TV. Con un mondo interconnesso che comprende videogiochi, graphic novel, giocattoli ed esperienze dal vivo, il Monsterverse rappresenta un intrattenimento epico su scala massima.

La prima incursione di Harold nella televisione è stata come sceneggiatore e produttore esecutivo di Obi-Wan Kenobi, candidata a cinque Emmy e capace di battere record di ascolti al debutto sulla piattaforma. Harold vanta inoltre una notevole carriera nella scrittura e produzione di grandi franchise e blockbuster, tra cui “Edge of Tomorrow”, la saga di “John Wick”, “Transformers – Il risveglio”, “The Flash” e altri. La prima stagione di “Monarch: Legacy of Monsters” è disponibile in streaming su Apple TV.

Il monello, il film culto di Charlie Chaplin

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Il monello, il film culto di Charlie Chaplin

Il monello è il film culto del 1921 di Charlie Chaplin con protagonisti lo stesso Charlie Chaplin con Jackie Coogan, Edna Purviance.

Una lacrima e un sorriso. Questo è il cinema di Charlie Chaplin. E questo film del 1921 ne è la massima riprova. Chaplin comincia ad andare oltre i cortometraggi divertenti; comincia a proporre film dalla media durata o veri lungometraggi (il presente dura 83’) che fanno riflettere su tematiche sociali.

Il monello, la trama

Il monelloIn una Londra divisa tra ricchi e poveri, una giovane madre sola dalla disperazione abbandona il suo neonato, e vive nel rimorso anche quando arriverà per lei il successo e diventerà ricca. Un povero vetraio trova il fagotto abbandonato e decide, nonostante il proprio stato di povertà, di allevarlo.

Quando poi il neonato diventa un po’ più grande, si fa aiutare dal piccolo monello facendogli rompere i vetri delle case che egli poi ripara, guadagnandosi un minimo per vivere. Dopo una rissa con un altro monello, il bimbo si sente male e chiamato il medico, quest’ultimo decide di chiamare l’orfanotrofio per far vivere il piccolo in condizioni più consone. Il vetraio però riesce a riprenderselo, ma la legge ha la meglio. Non fino in fondo però, e al povero ma ricco di amore, alla donna disperata e al piccolo orfanello, il destino sorriderà…

Il monello richiese complessivamente diciotto mesi di lavoro, dalla prima scena girata alla prima proiezione, un periodo non particolarmente felice per la vita privata di Charlie: poco prima dell’inizio della lavorazione perse il primo figlio avuto dalla prima moglie (Mildred Harris), Norman Spencer, nato con gravi deformazioni e sopravvissuto solo tre giorni. Il matrimonio non fu mai felice, fallì nel corso della lavorazione del film; l’opera stessa rischiò di finire sotto sequestro unitamente ai beni di Charlie nella causa di divorzio intentatogli dalla moglie: Charlie, previdente, consegnò in custodia una copia dei negativi al fratello Sidney, terminò il montaggio della pellicola spostandosi in incognito (per quanto la sua popolarità lo consentisse) in diverse località, tra alberghi e studi tecnici.

Il monelloSecondo alcuni fu proprio la perdita del figlio ad ispirargli il soggetto. L’incontro tra Chaplin e Jackie Coogan fu un colpo di fulmine, nacque prima un’amicizia speciale tra i due, solo in seguito pensò di scritturarlo nella sua compagnia, e quando la lavorazione del film iniziò Jackie fu perfetto: Chaplin, non potendo interpretare lui il ruolo, così come desiderava per tutti i ruoli dei suoi film, lo trovò spontaneo, naturale e perfettamente plasmabile alle sue indicazioni. Probabilmente, l’intesa tra i due, fu dovuta anche alla peculiarità della personalità di Chaplin capace di vedere gli aspetti della vita attraverso gli occhi di un bambino. Un film toccante, con una tenera interpretazione del piccolo Jackie Coogan. Un attore che però non ha fatto molta strada da allora, essendo anche immischiato in una vicenda giudiziaria per sfruttamento dei suoi diritti da parte dei genitori. Grazie alla sua vicenda, la California emise “The Child Actors Bill”, meglio conosciuto come il “Coogan Act”, nel quale venivano tutelati i diritti dei minori impegnati nel cinema.

Il monello

Oltre al Il monello, nel 1930-31 Coogan interpretò i popolari personaggi di Mark Twain: Tom Sawyer e Huckleberry Finn. Poi una serie di film minori, tornando alla popolarità indovinate come? Interpretando il turpe Zio Fester nella famosissima serie tv “La famiglia Addams” del 1964 (trasmessa anche in Italia).

Charlie Chaplin inizia a trattare struggenti tematiche sociali con “Charlot emigrante” del 1918, in cui mette in scena la scandalosa «quarantena» cui venivano sottoposti gli immigranti a Ellis Island prima di sbarcare a New York. Seguiranno “Vita da cani” e “Charlot soldato”: col primo pone sotto i riflettori la vita dei senzatetto, perseguitati dalla legge disuguale e accanita verso i poveri. Col secondo ironizza sulla guerra, nella fattispecie l’intervento americano in Europa durante la Prima guerra mondiale. Un tema che riprenderà con un capolavoro del 1940  “Il grande dittatore”, dove sbeffeggerà Hitler e il suo folle progetto di sterminare gli ebrei; ma lancerà anche uno struggente messaggio finale di speranza ai popoli in guerra. I dittatori i sovrani sono ridicolizzati anche nel film “Un Re a New York” del 1957.

La filmografia di Chaplin ha prevalentemente preso di mira i potenti, ironizzando su di loro fino a ridicolizzarli. In tal modo tratterà anche il capitalismo, in modo lapalissiano nel film “Monsieur Verdoux”, che ha come protagonista un bancario (dal quale prende il nome il film) che con l’arrivo della crisi finanziaria del 1930 divenne disoccupato. Per mantenere il tenore di vita della propria famiglia che ormai vede molto poco, ma soprattutto, per un acquisito sadismo ed egoismo innescato in lui da una società post crisi sempre più egoista ed arrivista, nonché violenta dati i regimi dittatoriali che si diffondevano nel mondo, Verdoux da tre anni si da alla truffa sposando donne ricche per poi ucciderle e derubarle. Chaplin voleva dimostrare come la società capitalista ed egoista potesse ridurre gli uomini, renderli avidi e alienati. Per queste sue posizioni, fu mal visto dall’America e dall’Inghilterra. Siamo negli anni ‘50, in piena Guerra Fredda, ed in pieno maccartismo. Chaplin decise di stabilizzarsi in Svizzera con la famiglia dove morì nel 1978.

Il mondo segreto di Moonhaven: nuovo poster!

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Il mondo segreto di Moonhaven: nuovo poster!

è stato diffuso un nuovo poster per Epic – Il mondo segreto nuovo lungometraggio d’animazione dei Blue Sky Studios (l’Era Glaciale, Rio) e in arrivo negli States il 24 maggio 2013.

Diretto da Chris Wedge Epic – Il mondo segreto è tratto dal racconto per bambini di William Joyce, già autore de Le 5 Leggende. Nel cast di voci originale ci sono Josh Hutcherson, Amanda Seyfried, Beyoncé Knowles e Steven Tyler.

Ecco il poster:

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Il mondo segreto di Moonhaven – Trailer Originale

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Il mondo segreto di Moonhaven – Trailer Originale

Arriva il trailer originale di Epic – Il mondo segreto, dai creatori de L’era Glaciale e Rio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il mondo secondo John Ford di Alberto Crespi in uscita il 1° settembre

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In occasione del cinquantesimo anniversario della morte di John Ford (31 agosto 1973), uscirà il 1° settembre 2023 “Il mondo secondo John Ford“, libro che Alberto Crespi ha dedicato al leggendario regista americano, edito da Jimenes Edizioni.

Il mondo secondo John Ford” non è un saggio di pura critica cinematografica né una biografia, ma piuttosto un viaggio appassionato e appassionante nell’immaginario fordiano, un racconto in prima persona che regala una miriade di spunti di riflessione, curiosità, collegamenti e suggestioni e, soprattutto, svela l’ineffabile poetica che segna l’opera del regista.

In questo volume, Alberto Crespi ha scritto una vera e propria lettera d’amore a John Ford e al suo cinema, seguendo un percorso tematico che parte da “Ombre rosse” e, traendo spunto dai nove passeggeri della diligenza, dagli indiani e dalla Monument Valley, tocca undici tappe.

In questo suo cammino Crespi entra ed esce dai film di Ford senza scrupoli di genere, critici o cronologici e offre al lettore le chiavi per comprendere come il regista ha interpretato il mondo e come, di conseguenza, lo ha raccontato nel suo cinema: un cinema nel quale si ride e si piange allo stesso tempo; un cinema nel quale l’avventura, il West, la storia, la violenza, le frontiere si mescolano sempre con l’ironia sommersa, il senso della famiglia e della comunità, il dolore della perdita e il passaggio di consegne da una generazione all’altra.

Il Mondo Perduto: Jurassic Park, tutti gli errori del film!

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Il Mondo Perduto: Jurassic Park, tutti gli errori del film!

In attesa dell’uscita di Jurassic World, ecco tutti gli errori di Il Mondo Perduto: Jurassic Park raccolti in un video realizzato da Cinema Sins!

Il mondo perduto – Jurassic Park è un film del 1997 diretto da Steven Spielberg, basato dall’omonimo romanzo Il mondo perduto di Michael Crichton e sequel di Jurassic Park.

Alla sua uscita, il film ha riscosso un notevole successo, con un incasso, a livello mondiale, di 618.638.999$ di dollari, che lo rende tra i 100 maggiori incassi di tutti i tempi[1], secondo solo all’epoca allo stesso Jurassic Park sempre di Spielberg. Il film ha conservato per quattro anni e mezzo il record d’incasso per il primo weekend di programmazione.

Il titolo del romanzo originale di Crichton da cui è tratto il film è un omaggio al romanzo Il mondo perduto di Arthur Conan Doyle e ai numerosi film che da esso furono ispirati.

Il franchise è proseguito con Jurassic Park III (2001) e Jurassic World (2015).

Il mondo perduto – Jurassic Park: le principali differenze tra il libro e il film

Ci sono molte differenze tra Il mondo perduto – Jurassic Park e il libro da cui è tratto. Scritto dall’autore del primo Jurassic Park, Michael Crichton, Il mondo perduto è stato pubblicato nel 1995 come sequel diretto del romanzo del 1990. Dopo il successo di critica e commerciale dell’adattamento cinematografico del primo romanzo di Crichton da parte di Steven Spielberg, il team di Spielberg chiese infatti allo scrittore di concepire un seguito, che potesse poi a sua volta essere adattato per il grande schermo. Crichton ha così concepito, partendo da alcune idee di Spielberg, il secondo romanzo, divenuto poi film. Ancora oggi, Il mondo perduto – Jurassic Park è considerato uno dei migliori film della serie.

La serie (oggi giunta al settimo film con Jurassic World – La rinascita) è una delle saghe cinematografiche di maggior successo al mondo, a dimostrazione dell’importanza e dell’impatto dei libri di Crichton. Sebbene Jurassic Park fosse un adattamento più fedele rispetto a Il mondo perduto – Jurassic Park, il secondo film della serie ha preso molto dal romanzo di riferimento, anche se Crichton non lo aveva ancora finito quando Spielberg ha iniziato a pianificare il film. Le innumerevoli differenze tra il libro e il film evidenziano quindi la maestria del regista nell’adattare una storia per il grande schermo, lasciando spazio a un adattamento più fedele del libro.

Differenze nei personaggi

Il celebre John Hammond appare in Il mondo perduto – Jurassic Park, ma in realtà il personaggio muore nel primo film. Spielberg decide però di modificare questo aspetto, volendo rendere Hammond meno “antagonista” e quindi meno meritevole di una brutta fine. Un altro personaggio presente nel film ma assente nel romanzo è Peter Ludlow, il principale antagonista umano del sequel. Tuttavia, anche questo personaggio è completamente assente dal libro, dove il ruolo di villain spetta invece a Lewis Dodgson, che era anche il cattivo del primo romanzo.

Naturalmente, se il film presenta Ludlow come antagonista, il personaggio di Dodgson è stato completamente lasciato fuori dalla pellicola. Il personaggio è apparso solo più tardi nella saga, ovvero in Jurassic World – Il Dominio, uscito nel 2022. Altro personaggio che dal libro non è riuscito ad arrivare nel film è Arby Benton, il quale si imbarca clandestinamente per Isla Sorna insieme all’amico Kelly Curtis. Spielberg ha però ritenuto Benton superfluo, eliminandolo così dal racconto. Tuttavia, Curtis ha acquisito alcuni aspetti di Benton, risultando così una fusione di entrambi i personaggi. Ad esempio, è divenuta una ragazza di colore, caratteristica propria di Benton.

Richard Attenborough in Il mondo perduto - Jurassic Park
Richard Attenborough in Il mondo perduto – Jurassic Park

Nel film era in programma una nuova attrazione

Il mondo perduto – Jurassic Park ha ripreso l’idea di base del primo film della serie, nel senso di affrontare i pericoli di un’attrazione dedicata ai dinosauri. Questo elemento era invece stato rimosso dal secondo romanzo di Crichton, Il mondo perduto. La decisione di Spielberg di continuare a seguire il principio centrale del primo film ha finito per avere senso per l’intera serie, poiché questa idea di spettacolo turistico è stata ripetuta con successo in altri quattro film di Jurassic Park.

In Il mondo perduto, non è stata la gestione dell’enorme impresa commerciale di un’attrazione turistica dedicata ai dinosauri a portare il protagonista Ian Malcolm a Isla Sorna. Nel romanzo, Malcolm è invece stato avvicinato da Richard Levine per degli strani corpi di animali apparsi sulle rive e, dopo la scomparsa di Levine, è stato convinto a visitare Isla Sorna. Il sito B era operativo nel romanzo, così come nel film, ma l’obiettivo di Malcolm era trovare Levine e tornare a casa, invece di impedire l’apertura dell’attrazione.

Kelly Malcolm è la figlia di Ian nel film

L’iconico Ian Malcolm interpretato da Jeff Goldblum aveva una figlia di nome Kelly in Il mondo perduto – Jurassic Park, ma non nel romanzo. Nel libro Il mondo perduto di Crichton, infatti, Malcolm finisce per essere raggiunto a Isla Sorna dai due bambini poc’anzi menzionati, che si erano imbarcati clandestinamente sulla barca: Kelly Curtis e R. B. “Arby” Benton. Questi bambini lavoravano come assistenti di ricerca di Levine nel libro.

Il Malcolm di Goldblum ha dato un tono eccellente ai film di Jurassic Park, con il suo personaggio coscienzioso che ha suscitato il pathos del pubblico. Spielberg ha quindi sfruttato il successo di Goldblum in Il mondo perduto – Jurassic Park rendendo Kelly, il personaggio del romanzo, sua figlia. La figlia di Malcolm ha quindi aggiunto un ulteriore impatto emotivo e ha mantenuto il pubblico interessato all’eroe della serie.

Jeff Goldblum, Julianne Moore, Vince Vaughn, Vanessa Chester e Richard Schiff in Il mondo perduto - Jurassic Park
Jeff Goldblum, Julianne Moore, Vince Vaughn, Vanessa Chester e Richard Schiff in Il mondo perduto – Jurassic Park

Sarah è la fidanzata di Ian nel film

Sulla stessa linea della scelta di dare a Ian Malcolm una figlia, Spielberg ha deciso di dare a Malcolm anche una fidanzata in Il mondo perduto – Jurassic Park. Anche Sarah Harding era un personaggio del romanzo di Crichton, ma nelle pagine del libro è solo un’amica, anche se molto cara. Spielberg stava però costruendo Malcolm come un protagonista amabile e con molto da parte, decidendo dunque di aumentare la posta in gioco del pericolo su Isla Sorna.

Sarah Harding, interpretata da Julianne Moore, è stata un personaggio memorabile in Il mondo perduto – Jurassic Park, fornendo un contrappunto premuroso all’avidità di Ludlow e del suo team. La storia d’amore introdotta dalla Moore ha reso il film più commerciale rispetto al romanzo, e anche le sue gesta eroiche sono state un momento saliente del film, quando ha sedato il T-Rex a San Diego. Harding non lo ha fatto nel romanzo, poiché non è mai andata a San Diego.

Eddie ha salvato il cucciolo di T-Rex nel libro

Una parte centrale della trama sia de Il mondo perduto di Crichton che de Il mondo perduto – Jurassic Park di Spielberg era l’errore fatale di salvare un cucciolo di T-Rex che si era ferito a una zampa, ma il film e il libro differiscono nella loro rappresentazione di questo evento. Nel libro, Malcolm trova un cucciolo di T-Rex ferito nel suo nido e chiede a Eddie Carr di ucciderlo, ma lui disobbedisce e lo porta nella roulotte. Quando lo scoprono, Malcolm e Harding mettono a malincuore un gesso alla zampa del dinosauro.

Nel film, è stato Nick a salvare un cucciolo di T-Rex, che era stato usato come esca dal team di Ludlow per attirare i suoi genitori e catturarli. Sia nel film che nel libro, ovviamente, i genitori del T-Rex hanno seguito il loro cucciolo rapito e hanno attaccato i protagonisti. Sfortunatamente per Eddie, nel film ha pagato il prezzo della follia di Nick, mentre Nick è sopravvissuto all’attacco del T-Rex.

Il T-Rex in Il mondo perduto - Jurassic Park
Il T-Rex in Il mondo perduto – Jurassic Park

 

I velociraptor uccidono Eddie nel romanzo di Crichton

Rimanendo su Eddie, questi è un personaggio specializzato nel campo dell’ingegneria sia nel romanzo di Crichton che nel film di Spielberg, ma la sua morte nel film differisce da quella nel libro. Eddie era l’assistente di un ingegnere di nome Jack “Doc” Thorne nel romanzo e ha incontrato la sua fine per mano dei velociraptor. I dinosauri lo hanno attaccato in un nascondiglio sopraelevato e lo hanno ucciso, anche se Malcolm e la sua famiglia sono sopravvissuti alla notte.

Nel film, egli è un ingegnere a tutti gli effetti e muore tra le fauci del T-Rex, invece che tra quelle del velociraptor come descritto nel libro. In Il mondo perduto – Jurassic Park, Eddie stava cercando di salvare Ian, Sarah e Nick, la cui roulotte era stata spinta giù da una scogliera da un T-Rex. Dopo aver agganciato la roulotte al suo SUV e aver iniziato a guidare in direzione opposta, l’eroismo di Eddie viene interrotto da due T-Rex che lo tirarono fuori dal veicolo e lo squarciarono a metà.

Il T-Rex è libero a San Diego nel film

Il film si discosta dal materiale originale, forse in modo più significativo nel finale, in cui Spielberg ha dato un tocco tipicamente hollywoodiano alla storia di Crichton. Il T-Rex è stato fondamentale per il climax sia del libro che del film, confermando la sua posizione come uno dei dinosauri più importanti della serie Jurassic Park. Tuttavia, nel libro il T-Rex è rimasto sull’Isla Sorna, mentre nel film viene trasportato a San Diego.

Nel film, Ludlow spedisce infatti il T-Rex da Isla Sorna a San Diego nel tentativo di riportare in vita un’attrazione incompleta dell’anfiteatro di Jurassic Park su cui si stava lavorando. Com’era prevedibile, tutto va terribilmente storto, prendendo una piega particolarmente pericolosa. Il piano di Ludlow ha infatti portato a scene di terrore con il T-Rex che terrorizzava San Diego, rendendo Il mondo perduto – Jurassic Park simile ai film di Godzilla o King Kong e facendo sentire la minaccia dei dinosauri più vicina al pubblico.

Il mondo perduto – Jurassic Park: dal cast ai sequel, le curiosità sul film

Con l’arrivo nei cinema di tutto il mondo, nel 1993, di Jurassic Park, il regista Steven Spielberg mostrò le reali potenzialità della computer grafica, cambiando per sempre la settima arte. Sullo schermo era ora possibile veder prendere vita, dopo milioni di anni dalla loro estinzione, i celebri dinosauri in tutta la loro maestosità. Questi sono poi tornati a calcare il grande schermo nel 1997 con il sequel Il mondo perduto – Jurassic Park. Diretto nuovamente da Spielberg, questo è ambientato quattro anni dopo gli eventi del precedente capitolo, e narra di una nuova spedizione a Isla Sorna, dove i dinosauri vengono riportati in vita. Come anche per il film del 1993, il regista si è nuovamente affidato alla penna di Michael Crichton.

Lo scrittore da cui prese vita la storia narrata nel primo film venne più volte pregato di dare un sequel a tale racconto, ma questi si rifiutò ogni volta. Ci pensò infine Spielberg a fargli cambiare idea, e fu così che nel 1995 venne pubblicato Il mondo perduto. Il regista intraprese subito la produzione della trasposizione, inserendo in questa anche elementi scartati da Jurassic Park. Il lavoro sui dinosauri si rese qui ancor più complesso, richiedendo oltre 18 mesi per poterli realizzare tutti in modo realistico e avvincente. Il mondo perduto – Jurassic Park contiene quasi il doppio di animazioni generate al computer rispetto al suo predecessore, promettendo così anche il doppio dell’intrattenimento.

Al momento dell’uscita in sala, il film infranse diversi record al box office, tra cui quello per il maggiore incasso in un solo giorno. In soli sei giorni il titolo superò i 100 milioni di dollari, arrivando infine ad un incasso globale di circa 618 milioni, a fronte di un budget di circa 73. Il mondo perduto – Jurassic Park si affermò come il secondo più alto incasso dell’anno dopo Titanic, e confermò l’interesse degli spettatori nei confronti della storia e delle sue creature. Un interesse vivo ancora oggi, e che ha permesso alla Universal di dar vita a diversi sequel, di cui l’ultimo annunciato è ancora atteso in sala. Prima dell’arrivo di questo, però, è consigliabile riscoprire il lungometraggio del 1997, come anche diverse curiosità ad esso legate.

Jeff Goldblum, Julianne Moore, Vince Vaughn, Vanessa Chester e Richard Schiff in Il mondo perduto - Jurassic Park
Jeff Goldblum, Julianne Moore, Vince Vaughn, Vanessa Chester e Richard Schiff in Il mondo perduto – Jurassic Park

La trama di Il mondo perduto – Jurassic Park

Quattro anni dopo gli eventi svoltisi a Isla Nubar, dove sorgeva il Jurassic Park, John Hammond avverte il professor Ian Malcolm della presenza di un’isola vicina, chiamata Isla Sorna, dove venivano ricreati i dinosauri. La vita presente su di essa è ora in pericolo, poiché il corrotto Peter Ludlow aspira a catturare quanti più dinosauri possibili per collocarli in un parco nella città di San Diego. Malcolm si trova così a doversi recare sull’isola, con l’intento di documentare quanto lì sta avvenendo e denunciando tutto ciò ai media e alle autorità. Memore della traumatica vicenda vissuta anni prima, questi rifiuta però l’offerta. Nel momento in cui Hammond gli rivela che la sua fidanzata Sarah Harding si è già recata sull’isola, Malcolm si vede però costretto ad accettare.

Arrivato a Isla Sorna, Malcolm è intenzionato a recuperare quanto prima Sarah e lasciare quel luogo pieno di pericoli. I suoi obiettivi verranno però ostacolati dalla volontà della donna di rimanere lì e difendere le creature presenti dalla violenza dell’uomo. Nonostante l’esercito di Ludlow sia particolarmente numeroso, e capitanato dall’esperto cacciatore Roland Tembo, ciò non sembra sufficiente a gestire la furia dei dinosauri. Ritrovatisi in terra a loro ostile, con nessuna recinzione tra loro e le creature, gli esseri umani lì presenti capiranno ben presto di non essere i cacciatori bensì i cacciati. La sfida per Malcolm e Sarah sarà allora quella di sopravvivere, evitando che il peggio possa accadere. Il ruggito del T-Rex, tuttavia, non sembra lasciare grandi speranze a riguardo.

Il cast del film

A causa dell’indisponibilità degli attori Sam Neill e Laura Dern, il protagonista divenne il professor Ian Malcolm, già presente nel precedente film. Ad interpretarlo vi è nuovamente l’attore Jeff Goldblum, il quale si è dichiarato particolarmente entusiasta di poter riprendere il personaggio. Come lui, anche Richard Attenborough ha dato disponibilità per comparire nuovamente nel ruolo di John Hammond. Grande ingresso nel cast è quello dell’attrice Julianne Moore, oggi premio Oscar, che interpreta qui Sarah Harding. Spielberg la contattò dopo averla vista recitare nel film Il fuggitivo. Questa accettò di partecipare al film per poter lavorare con Spielberg, del quale è una grande ammiratrice.

Nel film è poi presente l’attrice Vanessa Lee Chester. Questa era diventata popolare dopo aver recitato nel film La piccola principessa. Spielberg rimase colpito da lei proprio grazie a tale pellicola, e decise da subito di offrirle il ruolo di Kelly, figlia di Ian Malcolm. Il ruolo del cacciatore Roland Tembo è invece affidato all’attore Pete Postlethwaite, da Spielberg considerato il migliore del mondo. Il regista lo scelse per la sua grande presenza scenica, requisito fondamentale per il personaggio di Roland. L’attore Vince Vaughn interpreta il ruolo di Nick Van Owen, alleato di Ian e Sarah. Infine, gli attori Arliss Howard e Peter Stormare interpretano rispettivamente i crudeli Peter Ludlow e Dieter Stark.

Il mondo perduto - Jurassic Park cast

I sequel del film

Dato il successo del film, nel 2001 si realizza un terzo e conclusivo capitolo della trilogia. Jurassic Park III, da Spielberg solamente prodotto, vede il ritorno del personaggio di Alan Grant, interpretato nuovamente da Neill. Il titolo ottenne però un’accoglienza particolarmente meno entusiasmante rispetto ai precedenti due film, e sembrò dunque porre fine alle vicende dedicate ai dinosauri. Nel 2015, tuttavia, arriva al cinema Jurassic World. Pur cambiando titolo, questo si configura come sequel diretto dei precedenti film, anche se ambientato diversi anni dopo. La coppia di protagonisti è qui interpretata dagli attori Chris Pratt e Bryce Dallas Howard.

Questi hanno poi ripreso i loro ruoli anche in Jurassic World – Il regno distrutto, uscito nel 2018. Nel giugno del 2022 è invece uscito il capitolo conclusivo della nuova trilogia, intitolato Jurassic World: Il dominio. Il film è in realtà stato poi indicato come quello conclusivo di quella trilogia e nel 2025 è infatti stato portato al cinema Jurassic World – La rinascita, un nuovo film interpretato da Scarlett Johansson che torna in parte alle origini della saga e introduce elementi per ulteriori film all’interno del franchise.

Il trailer di Il mondo perduto – Jurassic Park e dove vederlo in streaming e in TV

In attesa di vedere gli sviluppi della saga, per gli appassionati è possibile fruire di Il mondo perduto – Jurassic Park grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Chili Cinema, Infinity, Apple iTunes e Amazon Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di sabato 15 aprile alle ore 21:20 sul canale Italia 1.

Fonte: IMDb

Il Mondo fino in fondo: recensione del film con Filippo Scicchitano (II)

Alessandro Lunardelli esordisce con Il Mondo fino in fondo,  un film on the road, realizzando un viaggio dell’anima alla scoperta dei desideri e delle paure di due fratelli italiani, talmente diversi tra loro da essere ormai come due rette parallele, che guardano nella stessa direzione ma non si incontrano mai.

Ne Il Mondo fino in fondo Davide (Filippo Scicchitano) è un adolescente di Agro, piccolo paese industriale del nord est italiano. Il ragazzo è gay, e non sa come comunicarlo al padre (industriale disinteressato ai figli) e tantomeno al fratello maggiore Loris (Luca Marinelli). Loris ha quasi trent’anni, è cresciuto in fretta rinunciando alla propria adolescenza per seguire le orme paterne, lavorando nella fabbrica di famiglia, cercando di sistemare il fratello e sposando Veronica (Camilla Filippi) donna dalla quale aspetta pure un figlio. Una trasferta dell’Inter (squadra del cuore di Loris) diventa il pretesto per fare un viaggio insieme, i due fratelli, verso Barcellona. Ed è proprio in Spagna che Davide conosce Andy (Cesare Serra), giovane ecologista cileno, del quale si innamora a prima vista, decidendo di seguirlo fino in Cile. Ma qui, le cose non vanno come Davide aveva previsto, e Loris decide di andare a cercarlo; entrambi hanno finalmente l’occasione di dare una svolta definitiva alle loro vite.

Il mondo fino in fondo recensione 2Il Mondo fino in fondo è un road movie dal sapore leggero e fresco; il regista sceglie la Patagonia come paesaggio, un luogo intrepido e dalla maestosa bellezza, come supporto per il viaggio interiore, emotivo ed umano, di due fratelli diversi tra loro e distanti, ma forse non troppo diversi l’uno dall’altro: Davide è giovane, e al contrario di Loris ha ancora l’opportunità di cambiare la propria vita e di indirizzarla dove vuole; Loris, al contrario, ormai è incastrato in una situazione dalla quale non può fuggire, ma attraverso un percorso di consapevolezza può imparare ad accettarla e a vivere in un modo diverso. Ma la vera domanda sollevata è un’altra: riusciranno queste due anime in cerca di loro stesse a ritrovarsi da qualche parte, perfino alla fine del mondo, perfino nella selvaggia Patagonia? E riusciranno, infine, umanamente cambiati, a tornare da dove sono partiti, ripercorrendo i loro passi verso Agro e verso il limitato orizzonte della provincia?

Il regista usa un linguaggio audiovisivo pulito e limpido: il paesaggio è compenetrato al tema del viaggio, è l’altro grande protagonista del film oltra alla coppia Scicchitano – Marinelli, giovani, promettenti e affiatati, che tratteggiano delicatamente il ritratto di due fratelli diversi ma forse più simili del previsto, due anime ingabbiate in una realtà che forse non gli appartiene fino in fondo e dalla quale vogliono evadere ad ogni costo, per continuare a seguire i loro sogni e per continuare ad assaporare il sapore proibito ed inebriante della libertà.

Il mondo fino in fondo recensione del film con Filippo Scicchitano (I)

Loris e Davide sono fratelli, hanno una fabbrica nel nord Italia. Sono diversi: Loris è un imprenditore, conformista, tifoso di calcio, con una moglie e forse un figlio in arrivo. Davide è appena maggiorenne, la fabbrica di famiglia gli va stretta, è gay, ma non osa dirlo ai suoi. Per caso si trova a Barcellona col fratello, che vuole vedere l’Inter in trasferta. Lì Davide conosce Andy, un ambientalista cileno di cui s’invaghisce, e decide di partire con lui per il Cile. Per tutti comincia così un viaggio che li porterà fino in Patagonia: Loris va in cerca del fratello, mentre Davide conosce gli amici di Andy e il mondo dell’attivismo ecologista, cercando di capire meglio se stesso.

Alessandro Lunardelli esordisce nel lungometraggio con questa commedia on the road – presente fuori concorso al Festival di Roma, sezione Alice nella città – ambientata tra Italia, Spagna e Cile. Ma si fa prendere dalla metafora del viaggio, dall’azione, dai cambi di location, dalla voglia di dire tante cose e non riesce ad andare davvero fino in fondo (suoi anche soggetto e sceneggiatura, con Vanessa Picciarelli). I temi sono tanti. Personali: l’omosessualità, il rapporto fra fratelli, il tradimento, la maternità. Sociali, culturali e politici: il perbenismo ottuso della provincia italiana, il libertarismo, l’ambientalismo, la politica come impegno comune, la dittatura cilena. Tante le parentesi aperte, tanti i personaggi incontrati nel cammino dai protagonisti, troppi. Difficile tenere tutto insieme e trattare come meritano almeno i temi centrali: omosessualità, rapporto tra fratelli, ecologia.

Così accade che Davide (Filippo Scicchitano) sia gay, ma la sua storia con Andy non sia sviluppata, né quella con altri uomini. Un’omosessualità accennata o espressa con poca convinzione. È incerto, impacciato, mai davvero a suo agio – in famiglia, in azienda, nei locali gay, nel mondo degli attivisti – non parla di sé e non bastano pochi gesti istintivi a definirlo. Sembra sempre un passo indietro rispetto alle sue scelte. Ne risente anche la resa di Scicchitano, che non riesce, se non in qualche momento, a ritrovare la vivida efficacia di Scialla! Se la sua figura fosse emersa maggiormente avrebbe creato anche una dinamica più interessante con Loris: il suo antagonista involontario, il personaggio più da commedia, che diverte il pubblico. È sfortunato, gli capita tutto ciò che può sconvolgere i suoi parametri e metterlo in difficoltà. Incarna alcuni stereotipi. È provinciale, limitato, un po’ingenuo, in fondo affezionato al fratello minore. Gli dà vita ed efficacia Luca Marinelli.

Il ritmo del film poi è diseguale: veloce nella prima parte, lento nella seconda, attraverso continue soste che prolungano il viaggio verso il ghiacciaio, con rari momenti significativi.

Il Mondo Fino in Fondo la conferenza stampa del film

Il Mondo Fino in Fondo la conferenza stampa del film

Il mondo fino in fondo recensione Alla presenza del regista Alessandro Lunardelli e degli attori Luca Marinelli e Filippo Scicchitano, insieme alla sceneggiatrice Vanessa Picciarelli, si è tenuta la conferenza stampa di presentazione del film Il Mondo Fino in Fondo, opera prima del regista.

Presentato al Festival Del Cinema di Roma nella sezione Alice nella città, uscirà in circa 40 copie il prossimo 30 Aprile, riconfermando la forza della distribuzione “piccola” di Microcinema, già supporto fondamentale dell’ultimo successo dei fratelli Manetti.

La prima domanda riguarda la scelta del luogo: perché la Patagonia Cilena?

Secondo Lunardelli, la Patagonia Cilena è la parte meno conosciuta di questa terra affascinante, un luogo desolato e selvaggio, funzionale all’arco emotivo che avrebbero vissuto i personaggi. Un luogo “vergine” dove vivere al meglio l’emotività dei protagonisti, un luogo che riflettesse la loro sfera emotiva.

Inoltre, la Patagonia serviva da contrasto con la realtà di provincia che vivevano Davide (Filippo Scicchitano) e Loris (Luca Marinelli).

Inoltre, Lunardelli ribadisce l’importanza fondamentale di Alfredo Castro, eccezionale attore cileno che si è prestato ad interpretare il ruolo di Lucho, il tassista cileno che aiuta Loris a ritrovare suo fratello Davide attraverso il Cile più selvaggio ed inesplorato.

Una domanda, invece, è stata rivolta alla sceneggiatrice Picciarelli, riguardo alle difficoltà incontrate, in fase di scrittura, nel delineare dei personaggi così “lontani” senza ricadere nei cliché tipici della narrativa di viaggio: il valore aggiunto, per evitare di ricadere in questa dimensione e per recuperare quella naturalezza in grado di cogliere luoghi e atmosfere, è stato dato dalle interpretazioni degli attori.

Secondo Lunardelli il personaggio di Loris subisce il maggior cambiamento: è lui la vera vittima del sistema provinciale dove vivono, si piega alle logiche paterne imposte dal genitore e accetta passivamente, prima però di rompere con le consuetudini andando a cercare suo fratello fino… alla fine del mondo. In una dimensione lontana e non sua, si sente liberato e compie un arco narrativo molto profondo, trascinato dall’ebbrezza della fuga e del viaggio.

Il mondo fino in fondo recensione 2E proprio il tema del viaggio “on the road” coinvolge i due protagonisti: Scicchitano è uscito cambiato da questa esperienza, definendo questo viaggio un’avventura incredibile e inaspettata, che lo ha influenzato dal lato artistico e umano.

Per Marinelli, Lunardelli è stato in grado di cogliere gli aspetti “fraterni” tra i due attori, permettendo loro di compiere un viaggio addirittura oltreoceano, cambiandoli a livello umano.

In fase di scrittura Lunardelli e Picciarelli non pensavano specificatamente ai due attori scelti alla fine: si mantenevano un ampio margine di scelta. Di Marinelli lo ha colpito la freschezza e la brillantezza trasmessa in alcune commedie (tipo quella di Virzì Tutti i Santi Giorni), e per tale motivo è stato scelto; di Scicchitano temeva, invece, la sua dirompente “romanità”, che invece non è emersa sullo schermo ma che ha sottolineato- e sancito- il profondo senso di “fratellanza” che si era creato tra i due attori.

E proprio loro due si sono divertiti sul set, concedendosi delle “variazioni sul tema”, provando le situazioni e creandole, come per esempio il loro lavoro sul dialetto del paesino di Agro, luogo inesistente che ha una lingua non convenzionale, un dialetto non codificato immaginato, in un primo momento, simile al veneto e poi diventato invece qualcosa di completamente diverso. Gli elementi “temporali” scelti da Lunardelli dovevano coincidere alla perfezione: la partita dell’Inter a Barcellona, la conferenza di Copenaghen, la ribellione degli studenti in Cile… tutto doveva giustificare il viaggio di questi due fratelli, un viaggio collocato in una dimensione spazio temporale ben precisa.

Essendo un’opera prima, le difficoltà non si sono sprecate, anzi: la produzione ha appoggiato “un rischio”, scommettendo su un’opera che partiva dall’Italia allargandosi però alla sfera emotiva dei personaggi.

Lunardelli, iniziando a girare il film, non parlava lo spagnolo (e questo rientrava in una delle prime difficoltà incontrate nel momento in cui prese la decisione di girare in Patagonia); anche realizzare i provini con gli attori cileni è stato un problema, soprattutto linguistico. Il Cile ha giocato un ruolo importante nella realizzazione: oltre allo scenario prestato- la Patagonia- anche la troupe era del posto e, nonostante le difficoltà incontrate durante tutto il tempo delle riprese, hanno creato un clima costruttivo e creativo dove lavorare, grazie anche alla profonda ammirazione che i cileni nutrono (ancora!) nei confronti del nostro cinema, pur non possedendo, quest’ultimi, un mercato cinematografico molto sviluppato.

L’ultima, cruciale, domanda riguardava tempi e costi: quanto tempo e quanti finanziamenti sono stati concessi? La parte iniziale (come i sopralluoghi) sono stati realizzati a carico del regista; il film è durato sette settimane ed è costato circa un milione e duecentocinquanta euro, con un contributo del ministero di duecentomila euro.

Il mondo dietro di te: trailer del film con Julia Roberts e Mahershala Ali

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Netflix dopo il teaser ha diffuso il trailer di Il mondo dietro di te, il nuovo film Originale Netflix diretto da Sam Esmail con protagonisti Julia Roberts e Mahershala Ali in arrivo dall’8 dicembre su Netflix.

Una vacanza di famiglia viene sconvolta da due estranei sopraggiunti nel cuore della notte per sfuggire a un cyberattacco che diventa sempre più terrificante, obbligando tutti a venire a patti con il proprio ruolo in un mondo prossimo al collasso.

La trama di Il mondo dietro di te

In questo thriller apocalittico dal premiato sceneggiatore e regista Sam Esmail (Mr. Robot), Amanda (il premio Oscar Julia Roberts) e il marito Clay (il candidato agli Oscar Ethan Hawke) affittano una casa di lusso per un fine settimana con i figli Archie (Charlie Evans) e Rose (Farrah Mackenzie). La vacanza viene subito sconvolta dall’arrivo di notte di due sconosciuti: G.H. (il premio Oscar Mahershala Ali ) e la figlia Ruth (Myha’la), che li informano di un misterioso cyberattacco e vogliono rifugiarsi nella casa di cui dicono di essere i proprietari. Le due famiglie fanno il punto del disastro che incombe e che diventa sempre più terrificante, obbligandoli a venire a patti con il loro ruolo in un mondo prossimo al collasso. Il film è tratto dal romanzo – candidato ai National Book Award – di Rumaan Alam, Il mondo dietro di te, ed è prodotto da Esmail Corp e Red Om Films. La produzione esecutiva è di Higher Ground Productions.

Il mondo dietro di te: teaser trailer del film con Julia Roberts e Mahershala Ali

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Netflix ha diffuso il teaser trailer di Il mondo dietro di te, il nuovo film Originale Netflix diretto da Sam Esmail con protagonisti Julia Roberts e Mahershala Ali in arrivo dall’8 dicembre su Netflix.

Una vacanza di famiglia viene sconvolta da due estranei sopraggiunti nel cuore della notte per sfuggire a un cyberattacco che diventa sempre più terrificante, obbligando tutti a venire a patti con il proprio ruolo in un mondo prossimo al collasso.

La trama di Il mondo dietro di te

In questo thriller apocalittico dal premiato sceneggiatore e regista Sam Esmail (Mr. Robot), Amanda (il premio Oscar Julia Roberts) e il marito Clay (il candidato agli Oscar Ethan Hawke) affittano una casa di lusso per un fine settimana con i figli Archie (Charlie Evans) e Rose (Farrah Mackenzie). La vacanza viene subito sconvolta dall’arrivo di notte di due sconosciuti: G.H. (il premio Oscar Mahershala Ali ) e la figlia Ruth (Myha’la), che li informano di un misterioso cyberattacco e vogliono rifugiarsi nella casa di cui dicono di essere i proprietari. Le due famiglie fanno il punto del disastro che incombe e che diventa sempre più terrificante, obbligandoli a venire a patti con il loro ruolo in un mondo prossimo al collasso. Il film è tratto dal romanzo – candidato ai National Book Award – di Rumaan Alam, Il mondo dietro di te, ed è prodotto da Esmail Corp e Red Om Films. La produzione esecutiva è di Higher Ground Productions.

Il mondo dietro di te: recensione del nuovo film con Julia Roberts

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Il mondo dietro di te (Leave the world behind) porta sullo schermo una tale atmosfera di tensione e di inquietudine da mantenere sempre salda l’attenzione dello spettatore. Diretto dal regista statunitense di origini egiziane Sam Esmail (creatore della serie Mr.  Robot), il film è stato presentato il 25 ottobre al AFI fest per poi essere distribuito solamente in piattaforma. Il cast è formato da alcune delle maggiori star di Hollywood del momento. Julia Roberts (Wonder, Mangia, prega, ama) interpreta Amanda, mentre l’attore Mahershala Ali (Green Book, Moonlight) interpreta il proprietario di casa George Scott. A questi si aggiungono anche Ethan Hawke (trilogia Before) e Kevin Bacon. Il mondo dietro di te è una trasposizione cinematografica dell’omonimo libro di Rumaan Alam.

Il mondo dietro di te: la catastrofe fuori dal cortile di casa

Amanda, stressata dalla vita frenetica di New York, decide di organizzare per tutta la sua famiglia una vacanza fuori città, affittando una magnifica villa immersa nel verde e vicina al mare. Al loro arrivo tutto sembra perfetto, ma le prime stranezze non tardano ad accadere. Mentre Amanda si trova in spiaggia con il marito Clay e i suoi due figli Rose e Archie, una petroliera si dirige verso di loro, fino a raggiungere la sabbia. Da allora, tutti i mezzi di comunicazione sembrano non funzionare: telefoni, computer ed infine anche la televisione.

La sera, due persone si presentano alla loro porta: George Scott, il proprietario della casa, e sua figlia Ruth. I due hanno preferito provare a rifugiarsi li, fuori dalla città, piuttosto che tornare nella loro casa a Manhattan. Nonostante la diffidenza di Amanda nei confronti dei due sconosciuti, questi restano per la notte. La mattina seguente tutti insieme cercheranno di capire meglio cosa stia succedendo: un cyberattacco sembra essere in corso, ma la situazione sembra essere anche peggiore di così.

Tensione senza fine

Il primo elemento che emerge alla visione di Il mondo dietro di te è certamente la presenza di un’atmosfera ad alta tensione. Questo è favorito da tanto fattori: primo fra tutti il sottofondo musicale. Si prediligono melodie molto tese che alimentano di molto il clima sinistro. A questo si aggiungono le performance degli attori, specialmente di Julia Roberts e di Mahershala Ali nei panni di Amanda e George. I due interpretano delle figure che reagiscono in maniera diversa ad una tale situazione di catastrofe, contribuendo in egual modo alla suspense del film. Amanda è di natura diffidente verso tutti, detesta l’essere umano per la sua natura egoista ed avida, e non mancano i momenti in cui il panico e la paura prendano il sopravvento in lei. George invece si mostra sempre in una calma tetra, quasi spettrale.

Interessante è anche l’attenzione dedicata ai particolari, specialmente ad alcune interessanti inquadrature. Oltre alle scene che mostrano la rotazione terrestre, le riprese di Rosie in spiaggia con l’imponente petroliera davanti colpiscono lo spettatore fin dall’inizio del film. A queste si aggiunge la visione della bandiera americana sulla luna: immagine evocativa che dovrebbe rappresentare l’imponenza di una grande potenza mondiale quali erano gli Stati Uniti d’America e di come questo attacco sembra averla portata alla distruzione.

Il mondo dietro di te film 2023

Il potere della ferocia umana

Analizzando le tematiche de Il mondo dietro di te, l’argomento focale che maggiormente salta alla mente di qualsiasi spettatore è la ferocia umana, ciò che il filosofo Thomas Hobbes ha definito come homo homini lupus, ovvero l’uomo è lupo all’altro uomo. L’essere umano, con la sua natura intrinsecamente egoista, punta prima di tutto alla salvaguardia propria e della propria famiglia. Per Hobbes questo è il motivo per cui la creazione dello Stato è indispensabile: il collasso dello Stato dovuto agli attacchi esterni nel film porta ad un paradossale ritorno allo stato di natura. Ciò è ravvisabile soprattutto nelle scene finali, nell’incontro con il vicino di casa Danny, ma sono presenti altri esempi sottintesi. Amanda è disposta a lasciare George e sua figlia Ruth in mezzo alla strada nel bel mezzo di un blackout per salvaguardare la sua famiglia ed i suoi figli; Clay lascia una donna implorante aiuto in mezzo alla strada.

Il mondo dietro di te: un finale inaspettato

Il mondo dietro di te sorprende in tutto, anche nel finale, ma in questo caso non necessariamente positivamente. Per tutto il film lo spettatore cerca di comprendere insieme ai personaggi ciò che sta realmente accadendo, aspettandosi delle risposte nel finale. Senza fare alcun spoiler, si afferma semplicemente che la pellicola lascia delle domande in sospeso, creando una certa frustrazione nel pubblico che si aspettava una conclusione chiara a tutto il mistero del film.

Il mondo dietro di te si chiude con degli importanti spunti di riflessione ma con pochi chiarimenti sull’attacco in sé e su coloro che vi hanno dato inizio. Ad ogni modo si potrebbe vedere questo come un ulteriore elemento di suspense: si crea un finale aperto all’interpretazione dello spettatore.

Il mondo dietro di te: la spiegazione del finale del film Netflix

Il mondo dietro di te è il nuovo film di Netflix, scritto e diretto da Sam Esmail e basato sull’omonimo romanzo di Rumaan Alam, in cui eventi apocalittici iniziano a verificarsi nel mondo. Disponibile dall’8 dicembre, il titolo è da subito divenuto uno dei più visti sulla piattaforma, merito anche della partecipazione di attori del calibro di Julia Roberts, Ethan Hawke, Mahershala Ali e Kevin Bacon. Ad aver incuriosito gli spettatori vi sono però anche i tanti elementi che preannunciano la fine del mondo in cui vivono i protagonisti, per molti dei quali occorre però qualche piccola spiegazione.

La trama di Il mondo dietro di te

Il mondo dietro di te Julia Roberts Ethan Hawke Mahershala Ali

Amanda, stressata dalla vita frenetica di New York, decide di organizzare per tutta la sua famiglia una vacanza fuori città, affittando una magnifica villa immersa nel verde e vicina al mare. Al loro arrivo tutto sembra perfetto, ma le prime stranezze non tardano ad accadere. Mentre Amanda si trova in spiaggia con il marito Clay e i suoi due figli Rose e Archie, una petroliera si dirige verso di loro, fino a raggiungere la sabbia. Da allora, tutti i mezzi di comunicazione sembrano non funzionare: telefoni, computer ed infine anche la televisione.

La sera, due persone si presentano alla loro porta: George Scott, il proprietario della casa, e sua figlia Ruth. I due hanno preferito provare a rifugiarsi li, fuori dalla città, piuttosto che tornare nella loro casa a Manhattan. Nonostante la diffidenza di Amanda nei confronti dei due sconosciuti, questi restano per la notte. La mattina seguente tutti insieme cercheranno di capire meglio cosa stia succedendo: un cyberattacco sembra essere in corso, ma la situazione sembra essere anche peggiore di così.

Spiegazione della struttura a cinque parti de Il mondo dietro di te

Il mondo dietro di te

Il mondo dietro di te è diviso in cinque sezioni, ognuna delle quali è caratterizzata da un titolo: I: la casa, II: la curva, III: il rumore, IV: l’inondazione e V: la fine. Ogni titolo fa riferimento ad un avvenimento che caratterizzerà quel capitolo, ma il significato della divisione in cinque parti non si limita a questo. Le prime due sono infatti una sorta di preludio, mentre le parti III, IV e V coincidono con una delle fasi del programma che George descrive a Clay alla fine del film.

Con la fase I si crea isolamento, si rende l’obbiettivo sordo e muto, il che coincide chiaramente con il rumore della parte III. La fase II prevede invece un caos sincronizzato, caratterizzato da attacchi sincronizzati e disinformazione. Questo corrisponde all’inondazione della parte IV: i personaggi sono inondati da disinformazione, come i volantini piovuti dal cielo. Infine, l’ultima fase porterà naturalmente ad un colpo di stato, che coincide con l’ultima parte: la fine. Il mondo dietro di te avrebbe quindi potuto essere formato anche da sole tre parti, ma le prime due sezioni permettono di comprendere meglio il tutto.

Perché gli animali si comportavano in maniera tanto bizzarra?

Il mondo dietro di te Netflix

Dopo che i Sandford vedono la petroliera incagliarsi nella spiaggia all’inizio de Il mondo dietro di te, i quattro fanno ritorno a casa, dove i genitori vedono dei cervi nel giardino. Inizialmente Clay vede la presenza di tali animali in maniera positiva: questi erano considerati un buon presagio secondo la cultura mesoamericana. Ma i cervi non sono i soli animali a comparire vicino alla casa dei Sandford: vengono trovati dei fenicotteri rosa nella piscina, mentre durante tutto il film si mostrano in alcune scene degli stormi di uccelli. Verso la fine, una spaventosa mandria di cervi circonda Ruth e Amanda in maniera alquanto minacciosa, sembrando quasi sul punto di attaccarle. Per quanto non ci sia una reale spiegazione riguardo il comportamento anomalo degli animali, ci sono alcuni indizi.

Mentre Clay cerca di raggiungere il villaggio, nel momento in cui scende dall’auto, la radio riceve a tratti del segnale e alcune frasi sono distinguibili: si fa riferimento agli effetti catastrofici dal punto di vista ambientale che il cyber attacco ha avuto, specialmente negli stati del sud, compromettendo le normali migrazioni degli animali. La natura effettiva dell’attacco non è chiara, ma eventi come l’arrivo della petroliera sulla spiaggia può dare un’idea di cosa possa essere successo nel resto del paese. Il posto più vicino da cui i fenicotteri rosa possano provenire è la Florida: i danni causati da un’altra petroliera incagliata nel golfo del Messico possono aver spinto gli animali a migrare a nord.

Danny aveva saputo in anticipo dell’attacco?

Il mondo dietro di te Kevin Bacon

Quando Amanda va nella cittadina, vede Danny che acquista grandi quantità di scorte di viveri, ma solamente dopo lei si renderà conto che lui si stava già preparando per la catastrofe che era in arrivo. Mentre George ha i suoi sospetti per via dei comportamenti dei mercati finanziari e l’ha previsto per via della “curva”, Danny non aveva la possibilità di ottenere informazioni dalle sue stesse fonti. Ciononostante, lui sapeva che qualcosa stava per succedere e si è assicurato di essere pronto.

Danny ha letto i segnali di ciò che sarebbe successo in tante piccole cose, informazioni che molti altri non avevano notato come il ritiro del personale diplomatico russo.  Allo stesso tempo collega l’attacco o ai coreani o ai cinesi, teoria nata da una base xenofoba unita alla testimonianza di un amico da San Diego riguardo ai volantini rossi con scritte in coreano o mandarino.

La spiegazione del finale e il significato di Friends in Il mondo dietro di te

Il mondo dietro di te spiegazionel finale

Cosa realmente stia avvenendo al mondo del film, non viene mai chiarito del tutto. Di base, il guasto ad un satellite ha portato al blackout informatico e a tutti gli inceidenti successivi, ma ci sono anche indizi per cui lo scenario apocalittico che si viene a generare possa essere causato da radiazioni o qualche degenerazione legata al clima o da tutte e tre le cose insieme. Il mondo dietro di te, però, non fornisce vere risposte in quanto vuole che l’attenzione dello spettatore si concentri su come i personaggi protagonisti reagiscono alla consapevolezza che il mondo sta per finire.

L’evoluzione dei personaggi in Il mondo dietro di te, specialmente di Amanda e Ruth, garantisce dunque la base per una riflessione sull’umanità stessa. Dopo i numerosi contrasti avuti durante tutto il film, le due trovano un punto comune nella visione della natura umana. I Sandlord e gli Scott non si fidano gli uni degli altri e non vorrebbero vivere nella stessa casa, finché tutti si rendono conto di dover mettere da parte la loro diffidenza per aiutarsi l’un l’altro per la sopravvivenza.

L’ossessione di Rose per Friends serve da base e spunto di riflessione per il resto del film. Prima che George e Ruth si presentino alla loro porta, Clay parla ad Amanda del libro della sua studentessa che è un’esplorazione di come i media servano come strumento di evasione e riflessione. Allo stesso modo, Il mondo dietro di te è un thriller sul collasso della società, ma rivela anche la verità sulla natura umana attraverso i suoi personaggi. Mentre il mondo sembra cadere a pezzi, Rose vuole solamente vedere il finale della serie Friends. Allo stesso tempo, per Ruth Friends è una serie nostalgica per un tempo che non è mai esistito.

“Se non c’è speranza per questo mondo, almeno voglio sapere come finisce tra loro” – Rose Sandford

Quando Rose non riesce più a sopportare il caos alla fine de Il mondo dietro di te, lei scappa e si rifugia nella casa dei Thorne a mangiare tutti i dolci e cibi appetitosi che riesce a trovare. Qui lei riesce a trovare anche il bunker e l’enorme collezione di DVD, dove è presente anche la serie Friends. Mentre tutti gli altri scoprono che New York viene bombardata, lei inizia il finale di stagione, “The last one”, il quale è lo spunto che da il titolo alla parte V.

Per me rappresentava pura evasione“, dice Esmail. “Nei momenti di crisi, quando abbiamo perso di vista la nostra comune umanità, quando ci sentiamo isolati, vogliamo fuggire per trovare conforto. E per Rose, ho pensato che il suo viaggio non sarebbe stato completo finché non avesse guardato l’ultimo episodio del suo show preferito. Penso che per quanto questo film sia un racconto ammonitore e voglia essere un avvertimento, non vuole darci una risposta su cosa fare dopo – ma vuole dire: ‘Per quanto possa diventare buio, per quanto possa diventare desolante, possiamo sempre sforzarci di trovare un po’ di speranza’“, e Friends va dunque a rappresentare tale elemento.

Il pubblico può dunque ritrovarsi a ritenere Il mondo dietro di te sia come un modo per evadere dal mondo esterno, sia come uno spunto di riflessione su come ci si relaziona con le grandi catastrofi che sempre più caratterizzano il nostro mondo. Dipende tutto dal punto di vista da cui lo si vuole guardare.

Il mondo di Arthur Newman: recensione del film con Colin Firth

Il mondo di Arthur Newman: recensione del film con Colin Firth

Il mondo di Arthur Newman l’esordio alla regia del giovane Dante Ariola, apprezzato autore di spot pubblicitari, si presenta come una più che ordinaria commedia romantica, condita di tutti i crismi del genere, senza lesinare in fatto di luoghi comuni e di situazioni da puro manuale rosa.

In Il mondo di Arthur Newman insoddisfatto della propria vita, del proprio lavoro e con alle spalle un divorzio e un difficile rapporto col figlio, Wallace Avery decide di dare un taglio col passato. Dopo aver inscenato la propria scomparsa, acquista la nuova identità di Arthur Newman, brillante golfista che incarna il suo alter ego ideale. Ma l’incontro fortuito con la giovane tossica Michaela Fitzerland, anche lei sotto falsa identità, farà nascere nell’uomo l’impulso di ritornare sulla propria strada per affrontare le proprie responsabilità.

Il mondo di Arthur Newman, il film

Il mondo di Arthur Newman recensione

Affidandosi totalmente ad una sceneggiatura scritta più di vent’anni fa da Becky Johston, qui lontana anni luce dalla purezza di Sette anni in Tibet, che risente indubbiamente del peso del tempo, Ariola confeziona un prodotto che, seppur godibile a livello di intrattenimento, non può nascondere alcune gravissime pecche di forma e di stile, confermando come il regista risenta della fantomatica crisi da opera prima. Innanzitutto non vi è un sufficiente approfondimento psicologico dei due personaggi principali, i quali vengono presentati come semplici manichini mossi da motivazioni posticce, all’interno di un quadro narrativo in cui i fatti e gli avvenimenti semplicemente accadono senza dare il tempo allo spettatore di digerirli e di capirne a fondo le dinamiche.

Come se non bastasse poi, il film si presenta pieno zeppo di riferimenti metacinematografici e narrativi più che evidenti, occhieggiando più volte senza vergogna a Il fu Mattia Pascal di Pirandello e citando in maniera inquietante Ferro 3, proponendo la figura dei due protagonisti impegnati ad intrufolarsi nelle abitazioni altrui. A salvare il tutto ci pensano fortunatamente le interpretazioni più che soddisfacenti dei due protagonisti, a cominciare da sir Colin Firth, che riesce a dar vita in maniera perfetta alla personalità semplice, pura e sincera di Arthur / Wallace, ponendo l’accento sulla riflessione riguardo al tema dell’identità (peraltro già affrontata in L’importanza di chiamarsi Ernest). Ciò che salta però all’occhio è il fatto che ultimamente l’attore appare sclerotizzato, sia fisicamente che a livello prestazionale, all’interno di un modello di personaggio che, dopo A Single Man, pare averlo ingabbiato definitivamente. Allo stesso modo risulta ammirabile e genuina l’interpretazione di Emily Blunt, bravissima nel conferire al personaggio di Michaela / Charlotte una gustosa vena di follia e di erotismo (peraltro in alcune scene abbastanza spinto).

Di sicuro ammirabile l’intento di Ariola, ma ciò non toglie il fatto che il tutto, nelle mani forse di un regista più esperto e con una sceneggiatura di maggiore freschezza, avrebbe potuto dar vita ad un universo del tutto differente. Rimane comunque innegabile come il tema predominate, ovvero l’identità morale e fisica di un individuo, divenga la struttura portante del mondo del protagonista, ovvero Il mondo di Arthur Newman, e che esso venga qui affrontato con intelligenza e profondità.

Il mondo dei repplicanti

C’era una volta Sigmund Freud che nella sua opera “Totem e tabù” dichiarava: «l’uomo civile ha barattato una parte della sua possibilità di felicità per un po’ di sicurezza» – sicurezza che in Surrogates gli uomini sembrano aver trovato in macchine che rispecchiano i loro canoni estetici e se ne vanno in giro in loro vece a vivere la vita, mentre l’operatore, comodamente rilassato nell’imperturbabilità della propria casa, controlla ogni sua movenza.

Il mondo dei replicanti – recensione

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Il mondo dei replicanti – recensione

Il mondo dei replicanti – C’era una volta Sigmund Freud che nella sua opera “Totem e tabù” dichiarava: «l’uomo civile ha barattato una parte della sua possibilità di felicità per un po’ di sicurezza» – sicurezza che in Surrogates gli uomini sembrano aver trovato in macchine che rispecchiano i loro canoni estetici e se ne vanno in giro in loro vece a vivere la vita, mentre l’operatore, comodamente rilassato nell’imperturbabilità della propria casa, controlla ogni sua movenza.

Il mondo dei replicanti: il film

La vicenda prende le mosse dall’uccisione del figlio del dottor Lionel Canter (James Crownell), uno dei principali artefici del progetto Surrogates. Sulle tracce del suo assassino, si mettono i detective dell’FBI Greer (Bruce Willis) e Peters (Radha Mitchell) che indagheranno sui segreti della VSI, azienda produttrice dei robot-surrogati. In un mondo ormai privo di crimine, una serie inaspettata di morti di operatori, collegati al proprio surrogato, desta non poche perplessità, generando psicosi. Si è diffuso un virus che mette a rischio la vita degli operatori e dei surrogati a loro connessi. Le vicende del detective Greer si intrecciano con la sua vita personale, in particolare  è in primo piano il rapporto conflittuale con la moglie Maggie (Rosamund Pike), ormai intrinsecamente legata a proprio surrogato.

La donna entra in crisi proprio quando un malvivente distrugge il suo “replicante”, costringendola a ritornare alla vita fuori dalla sicurezza di casa sua. Maggie è così costretta a tornare sulla strada e a mettersi alla ricerca della verità. In questo mondo di automi, la minaccia non viene da un altro pianeta. Il nemico non è l’alieno malvagio che vuole impadronirsi del nostro pianeta (come in “La guerra dei mondi”), il nemico – in questo caso – è dentro di noi ed è, quindi, più pericoloso: siamo noi stessi che abbiamo deciso di non vivere la nostra vita e delegato macchine “perfette”, ma senz’anima, a farsi carico dei rischi della quotidianità.

Il mondo dei replicanti diretto da Jonathan Mostow, è uscito nelle sale italiane l’8 gennaio di quest’anno ed è subito entrato nella classifica dei primi dieci film del mese più visti al cinema. Mostow vince al botteghino, confezionando un buon action-movie adrenalinico, che – tuttavia – vede nella povertà di spunti introspettivi e nella superficialità dell’analisi di tematiche antropologiche il suo più grande limite.

Di Antonio Adelfio

Il mondiale di Messi: l’apice di una leggenda, trailer della docuserie in arrivo su Apple TV+

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Apple TV+ ha pubblicato oggi il trailer di Il mondiale di Messi: l’apice di una leggenda, l’atteso documentario in quattro parti di SMUGGLER Entertainment che ripercorre la carriera sensazionale dell’otto volte vincitore del Pallone d’Oro, comprese le cinque partecipazioni alla Coppa del Mondo FIFA e la vittoria dell’edizione 2022 in Qatar, in una delle finali più emozionanti della storia.

Attraverso le sue stesse parole, Messi racconta la storia della sua incredibile carriera con la Nazionale di calcio argentina, fornendo uno sguardo intimo e inedito sulla sua ricerca di una vittoria della Coppa del Mondo che ne definisse l’eredità. La serie farà il suo debutto il 21 febbraio.

Il mondiale di Messi: l’apice di una leggenda fa luce sull’emozionante storia del miglior atleta vivente del pianeta, quella dei suoi fedeli sostenitori in Argentina e di coloro che sono andati in pellegrinaggio in tutto il mondo per seguirne le gesta. La docuserie offre interviste intime e personali a Messi, oltre alle sue conversazioni con compagni di squadra, allenatori, calciatori avversari, fan devoti e commentatori sportivi che ne testimoniano l’incredibile influenza e l’impatto non solo sulla sua nazione, ma sull’intero palcoscenico mondiale. Il tutto arricchito dalla grazia, dalla forza d’animo e dalla determinazione che ha dimostrato nel corso della sua carriera.

Il documentario ripercorre il percorso che lo ha visto indossare per la prima volta la maglia argentina nella prima partita con la sua Nazionale di calcio e portare sulle spalle il peso di un intero Paese, passando per le numerose rincorse alla vittoria della Coppa del Mondo, fino al suo addio alla nazionale nel 2016 e, infine, al ritorno in campo per diventare campione del mondo ed essere incoronato miglior giocatore del torneo della Coppa del Mondo FIFA 2022.

Il mondiale di Messi: l’apice di una leggenda è prodotta esecutivamente dal vincitore dell’Emmy Tim Pastore (“Free Solo – Sfida estrema”, “Jane”), dai vincitori dell’Emmy e del Tony Award Patrick Milling Smith e Brian Carmody e dal vincitore dell’Emmy Matt Renner (“Free Solo – Sfida estrema”, “Limitless con Chris Hemsworth”) di SMUGGLER Entertainment, insieme a Jenna Millman (“The Dropout”, “Tiger”) e Juan Camilo Cruz (“City of Ghosts”, “In Her Hands”). La serie è prodotta per Apple da SMUGGLER Entertainment e in associazione con Pegsa.

I tifosi di oltre 100 Paesi possono anche vedere Messi scendere in campo nel 2024 con l’Inter Miami CF su MLS Season Pass, il servizio di abbonamento di Apple e Major League Soccer sull’app Apple TV.

Il momento migliore per andare in bagno durante le 3 ore di durata di Avatar: Fuoco e Cenere

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Con una durata di oltre tre ore, Avatar: Fuoco e Cenere potrebbe richiedere una pausa bagno durante l’ultimo capitolo dell’epopea fantascientifica di James Cameron. Fortunatamente, abbiamo individuato i momenti migliori per recarsi in bagno prima ancora di arrivare al cinema.

Utilizzando i momenti chiave dei trailer come indicatori (non preoccuparti, non ti sveleremo nulla!), abbiamo individuato i due momenti migliori per andare in bagno durante Avatar: Fuoco e Cenere senza perdersi nulla di importante. Il primo si verifica dopo poco più di un’ora dall’inizio del film, mentre il secondo è proprio prima dell’atto finale.

Opzione uno: aspettate il grande litigio tra Jake e Neytiri

A poco più di un’ora dall’inizio di Avatar: Fuoco e Cenere, c’è un momento ideale per correre in bagno quando Jake inizia a litigare con Neytiri al Metkayina Reef Village.

Non solo la parte più importante della conversazione è presente nei trailer del film (dove Jake dice a sua moglie che deve smettere di vivere con così tanto odio), ma gran parte della conversazione ha a che fare con gli eventi precedenti visti in Avatar: La via dell’acqua del 2023.

Di conseguenza, è un ottimo momento per correre al bagno più vicino, soprattutto perché le scene successive non sono particolarmente importanti rispetto alle altre.

Opzione due: Il ritorno di Toruk Makto

Un altro grande momento si verifica verso la fine del secondo atto di Avatar: Fuoco e Cenere, quando la potenziale necessità di una pausa bagno è forse maggiore. Non appena Jake Sully si ricongiunge con Toruk (come si vede nei trailer), molte delle scene successive dei minuti seguenti sono state utilizzate nella campagna di marketing di Fuoco e Cenere, pur essendo abbastanza familiari a quanto visto in Avatar del 2009.

Da un lato, le scene fungono da omaggio piuttosto interessante al primo film, anche se il loro uso massiccio nei trailer significa che gli spettatori possono correre in bagno senza doversi preoccupare di perdersi nulla di importante, ma devono fare in fretta!

Dopotutto, la posta in gioco aumenta naturalmente in Fuoco e Cenere non appena il terzo atto entra nel vivo, superando qualsiasi cosa vista nei due precedenti capitoli della saga Avatar di Cameron.

Scopri tutti gli approfondimenti su Avatar 3:

Il momento di uccidere: trama, cast e la vera storia dietro al film

Lo scrittore John Grisham è un esperto di gialli giudiziari, avendo lui conseguito la laurea in legge e aver lavorato per anni come avvocato. Proprio grazie a questa sua esperienza, i suoi racconti sono particolarmente solidi e tesi da questo punto di vista, configurandosi alla perfezione anche per il cinema. In breve, tre suoi celebri romanzi sono così diventati i film Il socio, Il rapporto Pelican e Il cliente, affermatisi come grandi successi del genere legal thriller. Sull’onda di tale popolarità, anche il suo primo romanzo è stato recuperato e adattato nel lungometraggio Il momento di uccidere, uscito in sala nel 1996.

Tratto dall’omonimo libro del 1989, il cui titolo originale è A Time to Kill, il film diretto da Joel Schumacher (che di Grisham aveva già portato sul grande schermo Il cliente), è un classico giallo giudiziario, dove lo spettatore è portato a riflettere su questioni di etiche e morali. La situazione messa in scena, infatti, si scontra con molte delle maggiori tematiche sociali presenti negli Stati Uniti, ma non solo. Il risultato è un teso thriller, ricco di colpi di scena e ottime interpretazioni, che offre spunti di dibattito a questioni mai realmente risolvibili.

Per gli amanti del genere e in particolare per gli appassionati lettori di Grisham, Il momento di uccidere è una delle migliori trasposizioni da un romanzo del celebre scrittore. Un titolo da non lasciarsi sfuggire, capace di essere attuale ancora oggi ad oltre vent’anni dalla sua uscita al cinema. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e alla storia vera che ha ispirato il racconto. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

La trama di Il momento di uccidere

La vicenda del film ha inizio quando due bianchi razzisti, Billy Ray Cobb e James Louis Willard, sequestrano e stuprano Tonia, una delle figlie di Carl Lee, un operaio afroamericano di bassa estrazione sociale. Convinti di averla uccisa, i due uomini si sbarazzano di lei, la quale viene però in seguito ritrovata e riesce a denunciare i due aggressori. Durante il processo, tuttavia, Carl viene a sapere che i due se la caveranno però con una condanna leggera. Furioso per tale notizia, l’uomo decide di farsi giustizia da solo e uccidere i due delinquenti. Ciò porta naturalmente al suo arresto, con il rischio di una condanna a morte.

Ad occuparsi del suo caso Carl sceglie l’avvocato Jake Brigance, un giovane difensore alle prime armi e favorevole alla pena di morte. Pur se timoroso nell’accettare quel caso, Jake decide infine di non tirarsi indietro, ricorrendo però alla collaborazione con la giovane studentessa di legge Ellen Roark. Il processo, però, si rivelerà più complesso del previsto, per via di unna generale ostilità nei confronti di Carl e il suo generare una serie di scontri a livello nazionale. Proprio quando tutto sembra mettersi per il peggio, toccherà a Jake soltanto di trovare la soluzione a quella situazione apparentemente insolvibile.

Il momento di uccidere: il cast del film

Per il ruolo dell’avvocato Jake Brigance sono stati considerati diversi celebri attori come Brad Pitt, Robert Downey Jr., Val Kilmer, Woody Harrelson e Kevin Costner. Alla fine fu però scelto il giovane Matthew McConaughey, qui in uno dei suoi primi ruoli da protagonista. L’attore, in realtà, si era inizialmente proposto per il ruolo di Freddie Lee Cobb (personaggio poi andato a Kiefer Sutherland), fratello di Billy Ray. Fu il regista a suggerirgli di candidarsi per la parte del protagonista, che poi ottenne. Ad interpretare Carl Lee Hailey vi è invece l’attore Samuel L. Jackson, il quale per la sua interpretazione ha vinto il Golden Globe come miglior attore non protagonista.

Sandra Bullock interpreta invece la studentessa di legge Ellen Roark, mentre Kevin Spacey è il potente procuratore Rufus Buckley. Sono poi presenti attori come Donald Sutherland nei panni di Lucien Wilbanks, Charles S. Dutton in quelli dello sceriffo Ozzie Walls e Chris Cooper con il ruolo del vice sceriffo Dwayne Looney. Patrick McGoohan interpreta il giudice Omar Noose, mentre Ashley Judd è Carla Brigance. Completano il cast gli attori Nicky Katt e Doug Hutchison nei ruoli di Billy Ray Cobb e James Louis Willard. Il momento di uccidere segna anche il debutto sul grande schermo di Octavia Spencer, qui presente nel ruolo dell’infermiera di Ellen.

Il momento di uccidere cast

Il momento di uccidere: la storia vera che ha ispirato il libro e il film

Come anticipato, il film è tratto dall’omonimo romanzo di Grisham, il quale nello scriverlo è stato ispirato da un vero fatto di cronaca. Questo risale al 1984, quando lo scrittore, all’epoca ancora avvocato, fu testimone della straziante testimonianza di una dodicenne vittima di stupro presso il tribunale della contea di DeSoto a Hernando, Mississippi. Il caso vedeva due sorelle, Julie Scott, di 16 anni, e Marcie Scott, sua sorella dodicenne, essere state entrambe stuprate, picchiate brutalmente e quasi uccise dal ventunenne Willie James Harris. A differenza della rappresentazione di Grisham, tuttavia, gli Scott erano bianchi e il loro assalitore era nero.

Harris, nella notte dell’11 luglio 1984 era in cerca di case in cui fare irruzione insieme ad un complice. Individuando una fattoria a loro congeniale, decisero di introdursi in essa. Qui trovarono le sorelle Scott, che non riuscirono a difendersi e furono vittima di violenze d’ogni tipo. Le molte prove lasciate in casa dai due portarono al loro arresto, a cui seguì poi una confessione scritta e una registrata. Il 29 ottobre dello stesso anno ebbe inizio il processo, a cui Grisham assistette. Harris fu infine condannato all’ergastolo, mentre suo complice a tre anni di prigione per rapina. Grisham, che rimase particolarmente straziato dalla testimonianza di Marcie, si trovò a pensare al fatto che se fosse stato il padre delle due avrebbe già ucciso il giovane stupratore.

Proprio partendo da questo pensiero egli iniziò a riflettere su cosa sarebbe potuto accadere se il padre delle due avesse ucciso il loro assalitore, senza dunque attendere l’esito di un processo, che avrebbe potuto anche lasciarlo insoddisfatto. Nello scrivere il libro, però, Grisham decise di rendere lo stupratore un uomo bianco e il padre in cerca di vendetta un uomo nero. Questo per poter far emergere anche il tema legato alla differenza di trattamento che troppo spesso nei tribunali statunitensi si riceve in base al colore della propria pelle. Con Il momento di uccidere, Grisham intraprese dunque una fortunata carriera da scrittore, senza però mai dimenticare l’impatto che quel caso reale ha avuto sulla sua vita da quel momento in poi.

Il momento di uccidere: il trailer e dove vedere il film in streaming

È possibile fruire di Il momento di uccidere grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Apple iTunes, Prime Video, Disney+Netflix. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre disponibile nel palinsesto televisivo di giovedì 12 ottobre alle ore 21:10 sul canale Rai Movie.

Fonte: IMDb, ClarionLedger

Il momento di uccidere: la spiegazione del finale del film

Il momento di uccidere: la spiegazione del finale del film

Quando uscì nel 1996, Il momento di uccidere (A Time to Kill) si impose immediatamente come uno dei più intensi legal thriller degli anni Novanta. Diretto da Joel Schumacher e tratto dall’omonimo romanzo di John Grisham (dai cui romanzi sono stati tratti anche Il socio, Il rapporto Pelican e Il cliente), il film utilizza la struttura del dramma giudiziario per affrontare questioni molto più profonde: il razzismo sistemico nel Sud degli Stati Uniti, il funzionamento della giustizia, il peso dei pregiudizi e il significato stesso della compassione.

Attraverso il processo a Carl Lee Hailey (Samuel L. Jackson), un padre che uccide gli uomini responsabili dello stupro della figlia, il racconto costringe continuamente lo spettatore a interrogarsi sui limiti della legge e sulle emozioni che possono spingere una persona oltre quei limiti. Il finale del film rappresenta il culmine di questa riflessione.

Dopo aver mostrato per oltre due ore una comunità divisa, attraversata da tensioni razziali e violenza, Il momento di uccidere arriva a un verdetto che potrebbe sembrare sorprendente sul piano giuridico ma che assume una forza enorme sul piano umano e simbolico. La conclusione non riguarda soltanto la sorte di Carl Lee, ma il tentativo di abbattere una barriera invisibile che separa empatia e pregiudizio. È proprio in quell’ultimo discorso pronunciato da Jake Brigance (Matthew McConaughey) che il film rivela il suo vero tema: la giustizia esiste soltanto quando si è capaci di vedere l’umanità dell’altro.

Come il legal thriller di Joel Schumacher trasforma una storia di vendetta in una riflessione sul razzismo americano

Il momento di uccidere film

Nella filmografia di Joel Schumacher, spesso interessata a personaggi costretti a confrontarsi con crisi morali e sociali, Il momento di uccidere occupa una posizione particolare. A differenza di opere più spettacolari come Batman Forever o Batman & Robin, qui il regista costruisce una narrazione tesa e profondamente radicata nella realtà americana. Il materiale di partenza fornito da John Grisham permette infatti di utilizzare il processo come uno strumento per analizzare il funzionamento di una società ancora segnata dalle divisioni razziali.

Fin dalle prime sequenze, il film chiarisce che il vero conflitto non riguarda la colpevolezza di Carl Lee. Nessuno mette in dubbio che abbia ucciso Billy Ray Cobb e Pete Willard. La questione centrale diventa invece comprendere come una giuria composta esclusivamente da cittadini bianchi possa giudicare un uomo afroamericano che ha reagito all’orrore subito dalla propria figlia.

Attraverso il personaggio di Jake Brigance, interpretato da Matthew McConaughey, il film mette in scena il confronto tra due concezioni della giustizia: quella fredda e astratta della legge e quella emotiva che nasce dall’immedesimazione. L’intera storia si sviluppa proprio lungo questa frattura, trasformando un caso criminale in una riflessione più ampia sulla capacità di una comunità di riconoscere i propri pregiudizi.

Cosa succede nel finale e perché il verdetto di assoluzione rappresenta una vittoria dell’empatia prima ancora che della difesa

La parte conclusiva del film è costruita attorno alle arringhe finali. Dopo settimane di tensioni, minacce del Ku Klux Klan, aggressioni e pressioni politiche, Jake comprende che gli argomenti giuridici da soli non saranno sufficienti a salvare Carl Lee. La difesa ha subito diversi colpi durante il processo e le probabilità di ottenere un’assoluzione sembrano minime. È a questo punto che l’avvocato decide di abbandonare ogni strategia tecnica e rivolgersi direttamente alla coscienza dei giurati.

Nel suo discorso finale, Jake ricostruisce nei dettagli il rapimento, lo stupro e il pestaggio della piccola Tonya. Invita i giurati a chiudere gli occhi e a immaginare la sofferenza della bambina, descrivendo ogni particolare della violenza subita. Quando il racconto raggiunge il culmine emotivo, pronuncia la frase destinata a definire l’intero film: chiede alla giuria di immaginare che la bambina fosse bianca.

In quel momento cambia tutto. Jake costringe i giurati a confrontarsi con un pregiudizio che fino a quel momento era rimasto implicito. Non sta chiedendo loro di approvare l’omicidio commesso da Carl Lee. Sta chiedendo di riconoscere che il loro giudizio potrebbe essere influenzato dal colore della pelle delle persone coinvolte. Dopo la deliberazione, la giuria dichiara Carl Lee non colpevole. Sul piano narrativo è una vittoria del protagonista, ma sul piano simbolico rappresenta soprattutto il riconoscimento di una verità scomoda: la giustizia può diventare davvero equa soltanto quando si supera la barriera della discriminazione.

Il finale racconta il potere dell’immedesimazione come antidoto ai pregiudizi radicati nella società

Matthew McConaughey in Il momento di uccidere

L’elemento più importante della conclusione riguarda il concetto di empatia. Per tutta la durata del film, i personaggi sono costretti a prendere posizione rispetto a ciò che è accaduto. Alcuni vedono Carl Lee come un assassino. Altri lo considerano un padre disperato che ha reagito a un sistema incapace di garantire giustizia. Il film evita accuratamente di fornire una risposta semplice e preferisce concentrarsi sul processo attraverso cui le persone costruiscono il proprio giudizio morale.

Jake comprende che il problema non consiste nella mancanza di informazioni. Tutti conoscono i fatti. Ciò che manca è la capacità di identificarsi nella vittima. La società rappresentata nel film è così abituata alle divisioni razziali da considerare il dolore di una bambina nera come qualcosa di distante. L’arringa finale spezza questa distanza e obbliga i giurati a guardare la vicenda da una prospettiva diversa.

La forza della scena deriva proprio dal fatto che non cancella le complessità morali del caso. Carl Lee ha commesso un duplice omicidio. Il film non lo nega. Tuttavia suggerisce che ignorare il contesto significherebbe ignorare una parte fondamentale della verità. La giuria non assolve semplicemente un imputato. Riconosce il fallimento di una società che ha permesso che quella tragedia si verificasse.

La sconfitta del Ku Klux Klan e l’arresto dei complici mostrano una comunità che prova a cambiare

Matthew McConaughey e Samuel L. Jackson in Il momento di uccidere Il momento di uccidere spiegazione finale film

Parallelamente al processo, il film racconta la crescente mobilitazione delle forze razziste locali. Il Ku Klux Klan tenta in ogni modo di influenzare il verdetto attraverso intimidazioni e violenze. Le minacce contro Jake, l’aggressione a Ellen Roark e l’incendio della casa dell’avvocato mostrano come il caso abbia assunto un valore che va oltre la singola vicenda giudiziaria.

Per questo motivo il verdetto finale produce conseguenze che si estendono all’intera comunità. Dopo l’assoluzione di Carl Lee, lo sceriffo Ozzie Walls arresta Freddie Lee Cobb e un vice sceriffo corrotto coinvolto nelle attività del Klan. Questi eventi suggeriscono che qualcosa si è incrinato all’interno del sistema di potere locale. Le forze che avevano cercato di manipolare il processo vengono finalmente chiamate a rispondere delle proprie azioni.

Il film non presenta questa svolta come una rivoluzione definitiva. Le tensioni razziali non scompaiono improvvisamente e i problemi strutturali restano irrisolti. Tuttavia il finale lascia intravedere la possibilità di un cambiamento. La vittoria di Carl Lee assume quindi il significato di un primo passo verso una società più giusta, anche se il percorso da compiere resta lungo e complesso.

Cosa significa davvero il finale di Il momento di uccidere per il rapporto tra giustizia, razza e umanità

Il momento di uccidere cast

L’ultima sequenza del film, ambientata durante una grigliata organizzata dalla famiglia Hailey, racchiude il significato più profondo dell’opera. Jake arriva insieme alla moglie e alla figlia, accolto da Carl Lee e dai suoi familiari in un clima completamente diverso rispetto a quello che aveva dominato il resto della storia. I bambini giocano insieme, senza prestare attenzione alle differenze razziali che hanno alimentato il conflitto degli adulti.

Questa immagine assume un valore fortemente simbolico. All’inizio del film, Carl Lee aveva espresso il convincimento che i loro figli non avrebbero mai giocato insieme. Era la constatazione amara di una realtà segnata dalla segregazione e dalla diffidenza reciproca. La scena finale dimostra invece che quel confine può essere superato.

Il vero significato del finale di Il momento di uccidere risiede proprio qui. Il film non sostiene che la vendetta sia giusta né che la legge debba piegarsi alle emozioni. Propone una riflessione diversa: la giustizia diventa imperfetta quando viene filtrata attraverso il pregiudizio. Jake riesce a salvare Carl Lee perché costringe i giurati a vedere la vittima come una bambina e non come una bambina nera. In quel passaggio apparentemente semplice si concentra l’intera tesi del film.

A distanza di anni, Il momento di uccidere continua a essere ricordato perché affronta questioni ancora attuali. Il suo finale resta potente proprio perché non offre risposte rassicuranti. Invita invece lo spettatore a interrogarsi su quanto il proprio giudizio sia influenzato dall’identità delle persone coinvolte. È una domanda scomoda, ma necessaria. Ed è anche la ragione per cui il film conserva ancora oggi tutta la sua forza emotiva e politica.

Il momento da cattivo di Dick Hallorann e l’incontro con Pennywise nell’episodio 4 di Welcome to Derry spiegato dalla star

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Chris Chalk analizza il momento malvagio di Dick Hallorann e il suo incontro con l’entità demoniaca protagonista dell’episodio 4 di IT: Welcome to Derry. Chalk interpreta una versione più giovane di Hallorann in Welcome to Derry. Il personaggio è famoso soprattutto per il suo ruolo in Shining, ma in questa serie presta servizio nell’esercito degli Stati Uniti, la cui leadership si affida ai suoi poteri per localizzare It.

Durante l’episodio 4, mentre aiuta a ripulire e allestire il luogo che diventerà il Black Spot, Hallorann vede temporaneamente It, che assume le sembianze del nonno di Hallorann. Alla fine dell’episodio, Hallorann si infiltra brutalmente nella mente di Taniel (Joshua Odjick), che fa parte della comunità indigena locale, per scoprire le origini di It a Derry e dove l’esercito può trovare l’entità.

Parlando con Entertainment Weekly, Chalk spiega che Hallorann è profondamente spaventato dopo aver incontrato It negli episodi 3 e 4. Hallorann “sta consapevolmente aggredendo un’altra persona di colore” a causa della sua paura e della sua disperazione di fuggire. Non è la prima volta che Hallorann entra nella mente di qualcuno, ma non ha mai scavato così in profondità e non si aspettava le difese che Taniel avrebbe opposto a un simile attacco. Leggi i commenti di Chalk qui sotto:

Lui, in quanto uomo di colore, sta consapevolmente aggredendo un’altra persona di colore solo per fuggire. Questo ci dice che Dick ha molta paura di qualcosa. Non è che abbia un codice morale del tipo “Non mi immischierò con gli indigeni”, ma qualsiasi cosa possa fare per non essere coinvolto in tutto questo va bene. E anche se forse aveva già guardato nella mente delle persone in passato, non credo che lo avesse mai fatto a questo livello. Non aveva idea che Taniel avesse dei blocchi mentali proprio per questo motivo.

Chalk parla anche di come la storia di Hallorann cambi dopo aver toccato la fionda nell’episodio 3 di Welcome to Derry e degli effetti dell’uso dei suoi poteri. Suggerisce anche come cambia l’atteggiamento di Hallorann nei confronti di Taniel, insieme a ciò che il suo personaggio è disposto a fare per sfuggire a Derry e al generale Francis Shaw (James Remar).

Ciò richiede energia. Ne stavamo parlando: quanto suda? Quanto trema? Quanto tempo rimane incosciente? Abbiamo proposto che entrambi i ragazzi fossero incoscienti al loro ritorno, ma poi quando Dick si riprende, dice: “Salvate questo ragazzo”. Credo di stare descrivendo tutte le informazioni su Dick, su come si prende cura di questo ragazzo, su come non voleva farlo, ma su come è disposto a farlo comunque solo per uscire da questa città folle e liberarsi dal generale Shaw. Gli costa tutto… Beh, lui pensa che gli costi tutto, ma poi lo spettacolo continua.

Dato che Hallorann è un personaggio che fa del suo meglio per aiutare Danny e Wendy Torrance in Shining, è piuttosto strano vederlo comportarsi da cattivo in Welcome to Derry. Chalk chiarisce però che Hallorann non è un cattivo, ma semplicemente qualcuno che è terrorizzato, riconosce il pericolo di It ed è disposto a tutto pur di salvarsi.

I commenti di Chalk confermano anche che, dopo essersi avventurato negli angoli più remoti della mente di Taniel, ora ha un legame profondo con il giovane. Questo potrebbe rivelarsi difficile, dato che Hallorann continua a servire il generale Shaw e l’esercito.

Nonostante Hallorann abbia detto al generale Shaw nell’episodio 3 che “Non avrebbe dovuto vederci”, l’esercito continua a portare avanti l’idea avventata che It sia un’arma che possono controllare e di cui hanno bisogno per la Guerra Fredda. Con le informazioni che Hallorann ha ottenuto da Taniel, l’esercito è un passo più vicino a commettere un errore fatale in IT: Welcome to Derry.

Il mistero scorre sul fiume, recensione del film di Wei Shujun

Il mistero scorre sul fiume, recensione del film di Wei Shujun

Dall’11 luglio, potrete immergervi nell’affascinante universo creato dal regista cinese Wei Shujun nel suo ultimo lungometraggio, Il mistero scorre sul fiume, nelle sale italiane con Wanted. Acclamato come il thriller dell’anno in Cina, si presenta come un noir di ampio respiro, che abbraccia tanto le specificità del genere quanto una riflessione sull’animo umano, ambientato nelle zone rurali del Paese negli anni ’90 e con una forza narrativa in stile Memorie dell’assassino.

Il mistero scorre sul fiume, la trama: l’acqua depositaria di segreti

La storia de Il mistero scorre sul fiume è ambientata negli anni ’90, nella città di Banpo, nella Cina rurale. Il ritrovamento del cadavere di una donna in riva al fiume dà il via a un’intensa indagine guidata da Ma Zhe (Yilong Zhu), capo della polizia criminale. Quello che sembra un semplice omicidio rivela presto strati di mistero e segreti tra gli abitanti della città. Per la rabbia del suo istrionico capo (Tianlai Hou), che vuole comunicare in fretta la risoluzione delle indagini e calmare i politici inquieti, emergono alibi e nuovi indizi che portano in altre direzioni, e compaiono nuovi corpi in circostanze simili per rendere tutto più torbido, più sordido, come se fossimo sul terreno di Zodiac di David Fincher o di Memories of Murder di Bong Joon-ho. Mentre avanza (o a volte regredisce) nella sua indagine, conosciamo anche l’universo intimo di questo tormentato, prototipo di poliziotto noir: sua moglie è incinta e gli esami avvertono di un rischio considerevole di un problema genetico. Deve quindi decidere se portare avanti o meno la gravidanza.

A questa scena, naturalmente, si aggiunge la presenza di un bambino, testimone involontario del crimine, che ha visto qualcosa che non sa interpretare né chiarire ed è così che vengono introdotti nella trama la simbologia e lo smarrimento così caratteristici del genere. Questi elementi chiave ci invitano non solo ad addentrarci nella complessa psicologia dei personaggi principali, ma ci offrono una finestra sull’essenza stessa della città e dei suoi abitanti. In questo modo, la narrazione tesse un’atmosfera densa, cupa e desolata, in cui la pioggia, quasi come un lamento perpetuo, è presente dall’inizio alla fine della storia, scandendo il ritmo e il tono degli eventi.

L’omicidio, primo di una serie che seguirà, non è che il riflesso di una politica che si trova nel mezzo di una transizione tumultuosa e aggressiva all’interno del Paese. Il regista riesce a catturare e rappresentare questa complessa dinamica con notevole abilità, utilizzando il crimine come elemento narrativo e simbolico allo stesso tempo, evidenziando l’instabilità e le tensioni che attraversano la Cina in questo periodo di trasformazione.

Una scena de Il mistero scorre sul fiume
Il mistero scorre sul fiume © LIAN RAY PICTURES

Un’indagine anche sulla persona

Tutti questi simboli e metafore si intrecciano magistralmente in un film che si distingue per la sua natura cruda, intensa e dura: un quadro cinematografico in cui, come dicevamo, la pioggia, diventa un elemento onnipresente, avvolgendo ogni scena e approfondendo il tono cupo della narrazione, sempre più incentrata sull’individuo. Dietro ogni indagine criminale, infatti, c’è una persona. Anche il detective che deve dare la caccia a un assassino torna a casa la sera stanco e desideroso di mangiare una ciotola di noodles: oltre ai problemi professionali, anche quelli famigliari possono diventare un caso difficile da risolvere. Il mistero scorre sul fiume riesce a combinare questi due aspetti in una storia in cui il thriller è tanto poliziesco quanto personale. Così come gli indizi del crimine si affievoliscono con il procedere della storia, anche il futuro della vita di Ma Zhe si delinea: l’equilibrio famigliare che sta costruendo con la moglie viene scosso insieme al caso, mettendo il detective di fronte a un bivio nebuloso. L’atmosfera del film è contagiata dall’aura in cui si muove il suo protagonista: un terreno paludoso in cui bisogna stare attenti a dove si mettono i piedi, cosa si dice e a chi.

Il mistero scorre sul fiume eleva il thriller alla dimensione umana

Ma Zhe è sempre avvolto da una nebbia, oppure illuminato dalla luce foca di una lanterna, che lo distingue timidamente dal resto degli oggetti inquadrati: il personaggio si sposa perfettamente con il registro visivo del film, con le sue immagini cupe e tetre, sia in spazi aperti che chiusi, di luoghi che si ripetono e personaggi che non cambiano. I segreti dei cittadini trionfano sugli sforzi disumani del protagonista, in un caso in cui la natura – che non può essere combattuta – detiene tutto il potere, e l’acqua è l’unico elemento che conosce le verità.

È quindi interessante come Il mistero scorre sul fiume riesca a combinare due film in cui solo uno vincerà sull’altro, intervallando abilmente i due spettri affinchè lo spettatore non perda interesse. Proprio quando appaiono nuovi indizi, le situazioni quotidiane mettono Ma Zhe tra l’incudine e il martello: lo shock della realtà eleva il thriller alla dimensione umana, suggerendo domande che non troveranno mai risposta. Tra le feste di fine anno, i profondi cambiamenti sociali e le miserie della burocrazia statale, la storia de Il mistero scorre sul fiume è a tratti asciutta e a tratti da incubo, girata con uno stile cinematografico che le conferisce un aspetto vintage tipico del periodo e del luogo in cui si svolge. Anche se un po’ eccessiva nella sua lunghezza, non manca mai di interessare e persino, in molte delle sue scene, di affascinare: un altro ottimo esponente del noir poliziesco, uno dei generi preferiti dal cinema cinese.

Il mistero di Sleepy Hollow, il remake è ancora in lavorazione alla Paramount

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Il remake di Il mistero di Sleepy Hollow è ancora in corso alla Paramount Pictures poiché, secondo The Hollywood Reporter, lo studio ha annunciato che rinnoverà il suo accordo di first-look con la regista Lindsey Anderson Beer e la sua società di produzione Lab Brew. Questa dovrebbe essere una notizia entusiasmante per i fan della storia spettrale scritta per la prima volta da Washington Irving più di due secoli fa, alla luce del fatto che Anderson Beer ha dimostrato sul campo la sua capacità di lavorare a franchise molto amati.

A settembre, Perri Nemiroff di Collider si è incontrata con la scrittrice e regista per parlare della sua visione per Sleepy Hollow e di come intende trasformare la classica storia di Halloween in qualcosa di suo. La regista ha spiegato che il suo lavoro al franchise di Pet Sematary l’ha aiutata a lavorare all’amata IP con il giusto rispetto, pur approcciandosi al materiale originale con uno spirito propositivo e creativo. Staremo a vedere in che modo questo nuovo adattamento si aggiungerà alla lunga storia che ha coinvolto anche Tim Burton nel 1999.

Il film vedeva protagonisti Johnny Depp e Christina Ricci, contro il meraviglioso Christopher Walken.

Il mistero di Donald C., la storia vera dietro il film

Il mistero di Donald C., la storia vera dietro il film

Il mistero di Donald C., diretto da James Marsh nel 2018, è un dramma biografico che fonde il fascino del cinema d’avventura con la profondità psicologica del ritratto umano. Il film racconta la vera e tormentata storia di Donald Crowhurst, l’uomo d’affari inglese che nel 1968 decise di partecipare alla Golden Globe Race, la prima regata in solitaria e senza scalo intorno al mondo. Con una regia sobria ma intensa, e un’interpretazione introspettiva di Colin Firth, Il mistero di Donald C. indaga non solo l’impresa nautica, ma soprattutto la fragilità dell’uomo di fronte alle proprie ambizioni e paure.

Il film si inserisce nel solco delle grandi narrazioni di sfide solitarie contro la natura e sé stessi, accostandosi per atmosfere e tematiche a pellicole come All Is Lost con Robert Redford o Vita di Pi di Ang Lee. Tuttavia, rispetto a questi titoli, Il mistero di Donald C. assume toni più cupi e introspettivi, soffermandosi sulle crepe interiori del protagonista e sull’illusione tragica dell’eroismo. James Marsh, già premiato per La teoria del tutto, costruisce un racconto sobrio e misurato che alterna momenti marittimi di grande bellezza a scene intime che esplorano la disperazione, il senso di colpa e il bisogno di riconoscimento.

Nel corso dell’articolo approfondiremo la straordinaria storia vera da cui il film è tratto: l’impresa, o meglio la caduta, di Donald Crowhurst, un uomo comune spinto a una competizione impossibile. Racconteremo come si svolsero realmente i fatti nel 1968, quanto il film si attenga alla realtà e quali siano le principali licenze drammaturgiche. Dalla costruzione della barca all’inganno che lo condurrà all’isolamento psicologico, ripercorreremo le tappe di un evento che ancora oggi affascina e commuove, tra mito, mistero e tragedia.

Rachel Weisz e Colin Firth in Il mistero di Donald C.
Rachel Weisz e Colin Firth in Il mistero di Donald C. Foto di Dean Rogers

La trama e il cast di Il mistero di Donald C. 

Nell’autunno del 1968, Donald Crowhurst (Colin Firth), padre di famiglia e uomo d’affari inglese amante della vela, prende una decisione estrema: partecipare alla Golden Globe Race, regata solitaria intorno al mondo senza scalo. Donald si mette alla prova nella folle traversata per un desiderio di rivalsa, o forse solo per estinguere i debiti accumulati nella sua attività commerciale sull’orlo del collasso: la rivista Sundey Times ha infatti messo in palio un corposo premio in denaro per chi arriverà primo.

Deciso a vincere, il 31 ottobre salpa da Teignmouth a bordo del suo trimarano Electron. Assecondato e sostenuto dalla moglie Clare (Rachel Weisz) e dai tre figli, Donald s’imbarca in questa improbabile impresa, dove il mare però non ha pietà di fronte alla sua inesperienza. Non riuscendo a seguire il percorso di gara, s’inventa altri tragitti, comunicando via radio menzogne e barando sulle sue posizioni: la stampa segue la gara e lui non vuole perdere la faccia.

La storia vera dietro il film

Come anticipato, nel 1968 Donald Crowhurst, imprenditore britannico con poca esperienza marinaresca, decise di prendere parte alla prima Golden Globe Race – una regata attorno al mondo in solitaria e senza scalo lanciata dal Sunday Times, che assegnava un premio di 5.000 sterline al più veloce velista. Crowhurst ottenne finanziamenti ipotecando casa e affari per costruire il trimarano Teignmouth Electron, progettato in fretta e con vistose carenze tecniche. Salpò da Teignmouth il 31 ottobre 1968, all’ultimo giorno utile, con una barca non pronta e la pressione di dover risollevare la sua azienda sull’orlo del fallimento.

Colin Firth in Il mistero di Donald C.
Colin Firth in Il mistero di Donald C.

Ben presto Crowhurst si rese conto che la propria barca non avrebbe superato gli oceani meridionali in sicurezza. Di fronte alla scelta tra abbandonare e affrontare il fallimento finanziario o continuare con la consapevolezza di mettersi in pericolo, elaborò un piano: cominciò a falsificare le sue posizioni nautiche, inviando rapporti radio ingannevoli che lo mostravano in testa alla regata, pur restando nell’Oceano Atlantico. Intuì che proseguire e arrivare primo avrebbe comportato l’analisi completa del suo diario di bordo falso, cosa che lo avrebbe svelato. Così mantenne trasmissioni ambigue, tentando di far credere di completare la circumnavigazione senza esporsi troppo.

Il finale si consumò nell’estate del 1969: il 29 giugno interruppe le trasmissioni, l’1 luglio scrisse l’ultima voce nel suo diario, e il 10 luglio il Teignmouth Electron fu ritrovato abbandonato al largo delle Bermuda, poi inabbandonato a Cayman Brac. Esaminati i suoi log e i diari, si scoprì che non aveva mai circumnavigato il globo, e che la sua mente si era sgretolata sotto il peso dell’isolamento e della menzogna. Il corpo non fu mai trovato: è verosimile che si sia suicidato gettandosi in mare. Solo Robin Knox-Johnston completò la gara, vincendo e donando le 5.000 sterline alla famiglia Crowhurst.

Il film Il mistero di Donald C.  si ispira dunque a questa vicenda, già raccontata nel documentario Deep Water (2006), utilizzando materiali originali e testimonianze dirette per ricostruire la storia. Tuttavia, il lungometraggio introduce licenze drammatiche, semplificando personaggi, aggiungendo sequenze di dialogo immaginate e accentuando la tensione interiore del protagonista a fini narrativi. Mentre nel documentario emerge la discesa nella follia di Crowhurst attraverso registrazioni reali, il film opta per una rappresentazione più tradizionale del conflitto psicologico e narrativo. Si tratta dunque di un’opera in cui la verità storica viene adattata senza mai tradirla, ma puntando anche a coinvolgere uno spettatore moderno.

Il trailer italiano di Il mistero di Donald C. 

Il mistero di Dante: presentato a Roma il film di Louis Nero

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Il mistero di Dante: presentato a Roma il film di Louis Nero

Il mistero di DanteOggi alla Casa del Cinema di Roma è stato presentato alla stampa il nuovo film di Louis Nero, Il mistero di Dante, distribuito in Italia da L’altrofilm. Oltre al regista, in sala erano presenti il Premio Oscar F. Murray Abraham, gli studiosi Gabriele La Porta, Valerio Massimo Manfredi, Roberto Giacobbo e il produttore Franco Nero. Il film sarà distribuito in 30 copie a partire dal 14 febbraio.

– Qual è il tema che ha cercato di toccare con questo film?

Louis Nero: Ho voluto rappresentare in maniera cinematografica un viaggio, che è anche il mio viaggio personale di conoscenza di Dante e della sua opera. Ho cercato di avvicinarmi alla simbologia che esiste dietro La Divina Commedia, qualcosa di cui – prima di iniziare questo lavoro – avevo solo una vaga idea. Così ho proposto le testimonianze di persone, studiosi e intellettuali, che si sono fatte portatrici di questa nuova interpretazione di Dante e che rappresentano con le loro idee un’apertura mentale sull’argomento.

– Mr. Abraham, cosa ha rappresentato questo film e questo personaggio per lei?

F. Murray Abraham: Io credo che la questione non sia come Dante parla a noi oggi. Il problema sta nell’esaminare l’idea del classico: perché (La Divina Commedia, ndr) è un classico? Perché è qualcosa che ci parla ancora oggi, è qualcosa di universale – anche in tempi come questi, in cui è difficile trovare la speranza. Ma qual è la magia di questo lavoro, cos’è che fa sì che ci influenzi dopo tanto tempo? Forse, anche il fatto che ci ricorda la nostra umanità come qualcosa di comune a tutti. Dante ha visto il Purgatorio e l’Inferno e ha capito che c’è una via d’uscita: questo è un messaggio di cui oggi abbiamo tutti bisogno. Il vostro Papa attuale è un esempio di tutto ciò. Io mi chiedo: come è arrivato Luois Nero a fare tutto ciò? Non è un regista famoso e non ha molti soldi. Dimostra che, se si ha la passione e le idee giuste, si possono fare comunque buoni film. Come è riuscito a mettere insieme intellettuali e studiosi di tutto il mondo? È qualcosa di molto raro.

– Che rapporto ha lei con la cultura esoterica?

Valerio Massimo Manfredi: Anzitutto l’esoterismo è sempre esistito. Nell’antichità c’erano i misteri, e per gli iniziati era così rigorosa la custodia del segreto che la loro violazione avrebbe portato alla pena di morte. Non si voleva inquinare questo tipo di conoscenza. Oggi sappiamo che l’uscita da un’era difficile è spesso senza speranza, e che sempre qualche personaggio che rende questa transizione possibile. Prendiamo, ad esempio, l’Epopea di Gilgamesh: questa ha rappresentato l’uscita dal Neolitico, così come Omero ha simboleggiato l’uscita dall’età del bronzo (un periodo di massacri e cataclismi). Omero è stato semplicemente la punta di un iceberg di cui facevano parte migliaia di cantori di strada… Infine, Dante rappresenta l’uscita da un’era di peste, fame, guerra, e l’inizio del Rinascimento: è lui il Rinascimento. Ogni volta, dunque, c’è sempre un uomo più avanzato, più intenso che trascina l’umanità verso una nuova era. Il pericolo sarebbe considerare questi uomini come appartenenti a sette segrete ecc.

Il mistero di Dante Louis NeroGabriele La Porta: Ogni volta che studio questo testo mi rendo conto che mi sono perso qualcosa. Credo che questo film serva tantissimo, e non solo ai giovani ma a tutti. Io personalmente sono stato completamente attratto dal suo aspetto visivo, lo trovo straordinario. Avrei solo aggiunto un personaggio Dantesco: quello di Cinizza da Romano. Lei in vita era stata in fondo una peccatrice, aveva avuto tantissimi rapporti sessuali… eppure, Dante la mette nel Paradiso: perché? Perché aveva tanto amato.

– Facendo un salto indietro, il ricordo va a quel meraviglioso film che è stato Amadeus. Cosa ha rappresentato per lei e per la sua carriera il personaggio di Salieri?

F.M.A: Nel corso della mia carriera, ho avuto l’opportunità di interpretare personaggi di Pirdandello, Pinter, Shakespeare, Brecht… ma ho potuto fare tutto ciò solo perché ho fatto Amadeus (ride, ndr). Io adoro il cinema, ma la mia vita è il teatro. Il mio lavoro come attore è stato rappresentare l’esoterismo di questi poeti, e portarlo ad un livello molto umano, molto comprensibile. Prendiamo, ad esempio, Il Mercante di Venezia, un’opera che ha avuto un enorme successo un po’ ovunque, in America come in Inghilterra. L’ho fatto una, due volte, e poi dopo averci lavorato per due anni l’ho capito di nuovo, l’ho capito meglio, ho scoperto delle cose nuove. È un semplice esame della verità, ecco perché l’arte esiste, e alcuni lavori d’arte sopravvivono al tempo.

Il mistero di Dante ha in fondo l’impianto del documentario classico, costituito com’è da una serie di interviste. Per quale motivo ha scelto di inserire il mockumentary iniziale?

L.N: Ho voluto ripercorrere il viaggio di Dante stesso, la discesa-ascesa verso la verità. Prima di conoscere la verità bisogna levarsi le bende dagli occhi, i pre-concetti che avevamo di fronte al mondo.

– Ci parli dell’uso della musica nel film.

L.N: Il suono qui è importante quanto l’immagine, è infatti una delle prime cose che colpiscono e attraggono. Io e il compositore (Steven Mercurio, ndr), presentatomi da Abraham, avevamo lo stesso obbiettivo. Il simbolismo era una parte integrante anche delle musiche, e infatti il musicista ha lavorato partendo dalle immagini. Per queste abbiamo preso in prestito i lavori di Gustave Doré, il quale aveva mirabilmente trasposto in immagini ciò che Dante metteva in parole. Le sue erano immagini già perfette, io non ho fatto un vero lavoro, le ho solo rese un po’ più contemporanee e le ho messe in movimento– la strada però era già tracciata da Doré.

Il Mistero di Dante recensione del film con F. Murray Abraham

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Il Mistero di Dante recensione del film con F. Murray Abraham

Il Mistero di Dante recensioneC’era davvero bisogno di dar vita a questo confuso – nonché profondamente noioso – guazzabuglio di teorie esoteriche/templaristiche/massoniche sulla figura del Sommo Poeta, e sul significato che si cela dietro i versi della sua Divina Commedia? Forse no. Soprattutto se il suddetto garbuglio ha avuto bisogno di un pericoloso e mal funzionante mix di generi cinematografici diversi per venire alla luce. E in effetti, nel suo Mistero di Dante il regista Louis Nero ha pensato bene di unire il documentario classico con un’esigua parte di fiction, scandita dalle fugaci apparizioni del Premio Oscar F. Murray Abraham, e suggellato da un iniziale mockumentary. Sullo sfondo, le famose illustrazioni del disegnatore Gustave Doré, per l’occasione animate e supportate da voci fuori campo che interpretano (senza riuscirvi) le parole Dantesche.

Lo scopo? Svelare il contenuto iniziatico-simbolico che si cela dietro alle terzine del Poema, partendo dall’appartenenza dell’autore al gruppo fiorentino “I Fedeli d’Amore”. E così vediamo Valerio Massimo Manfredi, Gabriele La Porta, Roberto Giacobbo e altri ancora, fornire un pasticciato bagaglio di conoscenze/testimonianze sulle possibili interpretazioni anti-convenzionali della Commedia, in cui gli Ordini di Cavalleria si sommano alle teorie sui Rosacroce e alle credenze dei Pitagorici. Tirando in ballo Shakespeare, l’Epopea di Gilgamesh, i testi sacri musulmani – e chi più ne ha più ne metta.

Non si vuol mettere in discussione l’autorevolezza dei signori in materia, (compito che, semmai, spetterebbe ai loro colleghi), quanto sottolineare l’assoluta inadeguatezza di questi lunghi voli pindarici – peraltro presentati come certezze – ad un impianto filmico degno di questo nome. Poco importa che a riempire i buchi ci sia l’esperienza attoriale di una star come Abraham, con ogni probabilità scelto da Nero come suo asso nella manica (l’unico?): egli stesso, per quanto sempre dignitoso nel ruolo del narratore/alter-ego dantesco, non riesce a trovarsi a proprio agio di fronte a questa non-sceneggiatura.

Certamente, il cosiddetto “quarto livello” di lettura dell’opera Dantesca, quello “anagogico” che vuole conoscere a fondo le parole e andare oltre un’interpretazione letteraria/filosofica/sociale delle stesse, è esistito e ancora oggi rappresenta parte degli studi sulla Divina Commedia. Ciò che non si comprende, e su cui è lecito nutrire seri dubbi, è quanto tale livello sia davvero necessario per apprezzare appieno la bellezza dei versi Danteschi.

Woody Allen un tempo ironizzò: “Come si ascolta Mozart? Con le orecchie!”. Ecco, ogni tanto bisognerebbe ricordarsi che l’universalità della bellezza insita nella Divina Commedia rende i suoi versi “autosufficienti”: questo per dire che, forse, le teorie custodite nel Mistero di Dante nulla aggiungono al piacere che deriva dalla lettura del Poema.

Il mistero della casa del tempo: recensione del film di Eli Roth

Il mistero della casa del tempo: recensione del film di Eli Roth

Presentato nella Selezione Ufficiale della Festa del Cinema di Roma 2018, Il mistero della casa del tempo è il nuovo film del regista Eli Roth, con protagonisti Jack Black, Cate Blanchett e il giovane Owen Vaccaro. Il film è tratto dall’omonimo romanzo di John Bellairs, primo di una serie di classici della letteratura per ragazzi con elementi che spaziano dal fantasy all’horror.

Il mistero della casa del tempo racconta l’avventura magica e misteriosa di un ragazzino di dieci anni, Lewis Barnavelt (Owen Vaccaro), che rimasto orfano si trasferisce a vivere nella casa vecchia e stramba dell’eccentrico zio Jonathan (Jack Black) e della sua amica, Mrs Zimmerman (Cate Blanchett). In questa strana dimora si nasconde un mondo segreto ricco di magie, misteri, streghe e stregoni. Ben presto Lewis verrà coinvolto in un’importante missione segreta: scoprire l’origine e il significato del ticchettio di un orologio nascosto da qualche parte nei muri di casa.

Il mistero della casa del tempo film

Prodotto dalla Amblin Entertainment di Steven SpielbergIl mistero della casa del tempo si presenta come un chiaro omaggio al cinema per ragazzi anni ’80, al quale si mescola un’estetica da anni ’50, nei quali la storia è ambientata. Facendo riferimento a queste due epoche, il film vive delle particolarità cinematografiche che li hanno caratterizzati. Eli Roth, dopo numerose opere di puro stampo horror, si misura con una materia più leggera, riuscendo tuttavia ad imprimere in essa il proprio particolare gusto per la suspense e il terrore, ispirandosi ai classici della sua gioventù come I Goonies e Gremlins.

Ne deriva un efficace prodotto in grado di divertire, specialmente grazie all’ormai noto talento comico di Jack Black, ma anche di spaventare, con un’adeguata costruzione della suspense che lentamente porta lo spettatore in uno stato di inquietudine. Atmosfera questa che Roth costruisce sapientemente allontanandosi dai canoni del film del terrore odierno. Nella misteriosa casa protagonista, le cose accadono sullo sfondo, quasi impercettibili allo sguardo, e quando finalmente notiamo il cambiamento che da queste è derivato, si diventa così suscettibili che anche il ticchettio di un orologio può generare spavento.

Il mistero della casa del tempo

L’elemento interessante de Il mistero della casa del tempo tuttavia, ancor prima di quello magico, sono i suoi tre protagonisti. Tre personaggi ognuno a loro modo costretti ad affrontare una sconfitta personale, un lutto che ha rotto qualcosa in loro. All’interno della casa, che con le sue particolarità assume le caratteristiche vere e proprie di un quarto personaggio, i tre dovranno essere in grado di riconoscersi per le loro somiglianze unendo le loro forze. Ad opporsi a loro c’è un malvagio stregone degno di nota, interpretato da Kyle Maclachlan, che svela anch’egli un proprio interessante background, a conferma che la scrittura del film non si è risparmiata in dettagli, cercando di scavare quanto più in profondità possibile nel cuore dei personaggi.

All’interno di questo quadro Il mistero della casa del tempo presenta invenzioni visive e comiche ben costruite e riuscite, che si alternano a qualche momento di maggior rallentamento del ritmo o a qualche prevedibilità narrativa, ma che grazie anche ad una messa in scena particolarmente ricca, specialmente da un punto di vista scenografico e dei costumi, consegna un perfettamente godibile prodotto di intrattenimento, capace anche di dare una propria interpretazione sul concetto di magia, vista non più come materia per bambini ma come elemento indispensabile per la vita e la crescita di ognuno di noi.

Il mistero della casa del tempo: il libro, la trama e il cast del film

Da molti considerato uno dei più dotati autori del genere horror, il regista Eli Roth si è affermato grazie a titoli particolarmente violenti e spaventosi come Hostel e The Green Inferno. Nel 2018 si è però cimentato per la prima volta con un racconto più leggero, ma non per questo meno inquietante, tratto da un racconto per ragazzi. Il film in questione è Il mistero della casa del tempo (qui la recensione), uscito al cinema nel 2018 dopo essere stato presentato alla Festa del Cinema di Roma. Il film, inoltre, è scritto da Eric Kripke, oggi noto per essere l’ideatore e produttore della serie Amazon The Boys.

Il mistero della casa del tempo: il libro di John Bellairs

Quello da loro qui adattato è il romanzo La pendola magica (il cui titolo originale è però proprio The House with a Clock in Its Walls), scritto da John Bellairs e pubblicato nel 1973. Si tratta del primo capitolo di una serie di dodici volumi dedicati al personaggio di Lewis Barnavelt. Pensata principalmente per un pubblico di ragazzi, questa serie non manca di presentare elementi anche particolarmente orrorifici, che hanno trovato in Roth il regista giusto per essere rappresentati. Tutto ruota però intorno alla magia, vista non più come materia per bambini ma come elemento indispensabile per la vita e la crescita di ognuno di noi.

Apprezzato da critica e pubblico, Il mistero della casa del tempo si presenta dunque come un film ricco di particolarità, stravaganze, situazioni buffe e altre più minacciose, con una costante atmosfera di tensione ad impreziosire il racconto. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e alle differenze con il libro. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

Il mistero della casa del tempo: la trama del film

Il film racconta l’avventura magica e misteriosa di un ragazzino di 10 anni, Lewis Barnavelt, che in seguito alla morte dei genitori si trasferisce a vivere nella casa vecchia e scricchiolante dell’eccentrico zio Jonathan. In questa strana dimora si nasconde un mondo segreto ricco di magie, misteri, streghe e stregoni che si rivelerà quando Lewis scoprirà che suo zio e la sua migliore amica Mrs. Zimmerman sono due potenti maghi che lo coinvolgeranno in una missione segreta: scoprire l’origine e il significato del ticchettio di un orologio nascosto da qualche parte nei muri di casa. Per Lewis, nuove avventure stanno dunque per avere luogo, le quali si riveleranno però non prive di pericoli.

Il mistero della casa del tempo libro

Il mistero della casa del tempo: il cast del film

Ad interpretare il ruolo del giovane Lewis Barnavelt vi è l’attore Owen Vaccaro, già visto anche nei film Daddy’s Home e Mother’s Day. L’attore Jack Black interpreta invece lo stravagante zio Jonathan, in un ruolo che riconferma il suo grande carisma e che rappresenta una nuova partecipazione ad un film per famiglie dopo Piccoli brividi e Jumanji – Benvenuti nella giungla. Accanto a loro, nel ruolo di Mrs. Zimmerman vi è invece la premio Oscar Cate Blanchett, la quale ha accettato di partecipare poiché attratta dal mondo narrativo. Nel film compaiono poi anche Collen Camp nei panni di Mrs. Hanchett, la vicina di Jonathan e Lorenza Izzo in quelli della madre di Lewis. Principali antagonisti del film sono invece Kyle MacLachlan, noto per la serie Twin Peaks, nel ruolo dello stregone Isaac e Renée Elise Goldsberry in quelli della sua consorte Selena.

Il mistero della casa del tempo: il sequel, il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

Come anticipato, Il mistero della casa del tempo è solo il primo di una serie di dodici romanzi aventi come protagonista ricorrente il giovane Lewis. In seguito al successo di questo primo adattamento, il quale ha raggiunto un incasso di 131 milioni di dollari a fronte di un budget di 42, il regista si è dichiarato aperto alla possibilità di realizzare uno o più sequel. Il romanzo successivo da adattare sarebbe dunque The Figure in the Shadows, ma al momento non è stato confermato se ciò avverrà e con quali tempistiche. Ad ora Il mistero della casa del tempo rimane dunque un’opera a sé, da guardare abbandonandosi alla sua magia.

È possibile fruire del film grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Il mistero della casa del tempo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Chili, Apple iTunes e Tim Vision. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. È bene notare che in caso di noleggio si avrà soltanto un dato limite temporale entro cui guardare il titolo. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di lunedì 27 settembre alle ore 21:20 sul canale Rai 2.

Fonte: IMDb