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Fuori era primavera: la recensione del documentario di Gabriele Salvatores #RFF15

È possibile raccontare al cinema il drammatico periodo che l’Italia ha vissuto, e sta ancora vivendo, a causa della pandemia di Covid-19? Tale quesito ha acceso nelle ultime settimane innumerevoli dibattiti, alimentato anche dall’uscita in sala del film Lockdown all’italiana di Enrico Vanzina. Se per molti una commedia ad equivoci non era il genere più idoneo per affrontare il tema, potrebbe invece esserlo il documentario Fuori era primavera – Viaggio nell’Italia del Lockdown, del regista premio Oscar Gabriele Salvatores. La differenza sta che in quest’ultimo ad avere voce in capitolo sono proprio gli italiani, popolo imperfetto ma straordinario, chiamato ad affrontare negli scorsi mesi una delle sfide più dure dal secondo dopoguerra ad oggi.

Presentato durante la Festa del Cinema di Roma, il film del regista di Il ragazzo invisibile ricalca l’esperimento già compiuto nel 2014 con Italy in a Day – Un giorno da italiani. La modalità è la stessa: nel corso delle settimane in cui gli italiani sono rimasti in casa per limitare i contagi, il regista ha chiesto a tutti loro di inviargli delle video testimonianze di quella loro insolita quotidianità. Ancora una volta, dunque, l’Italia si è riscoperta popolo di narratori. Nel giro di breve, si raccolgono oltre 16 mila video, e dalla loro unione nasce un ritratto divertente, commovente ma anche frustrante di quanto accaduto e del modo in cui le persone vi si sono relazionate.

Nel costruire il racconto, Salvatores ha seguito un chiaro ordine cronologico. Si parte con i primi timori dell’arrivo del virus, fino a quel fatidico 9 marzo in cui l’Italia viene dichiarata zona rossa nella sua totalità. Da lì hanno inizio tre mesi di piazze vuote, ospedali pieni e balconi in festa con il tentativo di sentirsi tutti meno soli. Si delineano diverse figure di eroi, dai medici e gli infermieri ai fattorini del cibo d’asporto, nonché l’attenzione verso le notizie globali e la rinascita della natura. Tutto questo e molto altro va a dar voce ad un paese che ha sofferto, soffre, ma fa comunque di tutto per resistere.

Fuori era primavera: tra documento ed emozione

Nella nostra società contemporanea la documentazione dell’evento è ormai per le persone un atto pressoché irrinunciabile. Che siano più o meno importanti, questi trovano sempre spazio nel nostro personale archivio mediale. Di fronte ad una pandemia globale, che ha radicalmente trasformato le abitudini mondiali, era dunque prevedibile che ognuno nel suo privato avrebbe intensificato tale attività. Sono così spuntati in rete tutorial di ogni tipo, video-diari, e simili. Le videochiamate di lavoro o tra amici si sono moltiplicate, così come anche la tanto nominata didattica a distanza.

Se tutte queste voci prese singolarmente possono essere un racconto parziale, smettono naturalmente di esserlo nel momento in cui vengono accostate a testimonianze più o meno simili. È quello che succede con Fuori era primavera, documentario che presenta in sé due grandi elementi di forza. Il primo è quello del valore testimoniale. È a progetti come questi che in futuro si guarderà per avere un’idea di quello che è ora il nostro mondo presente. Nel documentario di Salvatores si ritrova il racconto di un vero e proprio momento di passaggio, che ha nella video testimonianza del reale il suo marchio di qualità.

Di ciò che viene mostrato, infatti, non importa tanto il cosa quanto il come. Il film è un’ennesima prova del potere dei social network e dei moderni canali di comunicazione. Questi permettono infatti di colmare virtualmente le distanze che cause naturali obbligano a mantenere a livello fisico. L’altro grande valore del film è invece quello della sincerità. Sarebbe infatti fin troppo facile costruire un racconto ruffiano su ferite ancora così vive. Salvatores riesce ad evitare tale rischio omettendo i più comuni stereotipi a riguardo, privilegiando elementi che sappiano di novità. Così facendo, il suo film acquista un grande, e sincero, cuore.

Fuori era primavera Gabriele Salvatores

Fuori era primavera: la recensione

Dati questi due grandi pregi del film, dunque, Fuori era primavera – Viaggio nell’Italia del Lockdown si configura come un esperimento doppiamente interessante. Questo, come riporta anche il sottotitolo, è un vero e proprio viaggio dal Nord al Sud del Bel Paese. Grazie al potere del cinema, è possibile percorrere questo senza spostarsi di un metro, avvertendo ugualmente tutta la carica emotiva che gli italiani hanno da trasmettere. Si rimane infatti commossi dinanzi alla forza di questo popolo, che quando vuole sa dimostrare di essere davvero il più bello del mondo. L’attualità di quanto narrato certamente influisce sul giudizio emotivo, ma rimane ugualmente difficile non provare grande commozione davanti alle immagini proposte.

Salvatores vince dunque la sfida di voler raccontare tale periodo rinunciando alla finzione cinematografica. Nessuno più dei veri protagonisti del lockdown sembra in grado di poter raccontare cosa è stato questo momento storico. Le loro voci danno vita ad un paese ricco di somiglianze e differenze, che si scopre bello anche grazie a queste ultime. Tra l’Inno di Mameli cantato tutti insieme sul balcone, e la pizza fatta in casa del sabato sera, si manifesta la forza di un popolo costretto tra quattro mura mentre fuori ha luogo la primavera. Simbolo di rinascita e speranza, questa non poteva che diventare il titolo del film.

Fuori era primavera in anteprima su RaiPlay

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Fuori era primavera in anteprima su RaiPlay

Fuori era primavera, il film collettivo di Gabriele Salvatores, sarà disponibile su RaiPlay dal 10 dicembre in anteprima assoluta e andrà in onda in prima visione su Rai3 sabato 2 gennaio 2021.

Prodotto da Indiana Production con Rai Cinema, Fuori era primavera è un intimo racconto degli italiani in lockdown: dalle meravigliose piazze italiane vuote, agli eroi in prima linea nelle corsie degli ospedali, ai balconi in festa, alle riprese domestiche. Una testimonianza collettiva filtrata attraverso la regia e la visione di un grande artista che,con un vero e proprio film documentario, restituisce alla nostra futura memoria una fotografia autentica e completa dell’Italia di oggi.

Seguiamo l’ordine cronologico ed emotivo degli eventi – afferma Gabriele Salvatores – a partire da quando l’Italia guardava alla Cina e al virus come un problema lontano, passando per la graduale consapevolezza dell’emergenza, per arrivare all’inizio della fase due. Al di là degli aspetti tecnici, quello che vorrei emergesse è la sincerità di questi racconti, che siano veri, fatti col cuore. C’è poi un altro tema che ho particolarmente a cuore che emergerà dal racconto: la rinascita della natura“.

Fuori era primavera, la recensione

Fuori dall’oscurità: la spiegazione del finale del film

Fuori dall’oscurità: la spiegazione del finale del film

La premessa del film thriller Fuori dall’oscurità, del regista scozzese Andrew Cumming, è piuttosto semplice: un gruppo di persone che cerca di sopravvivere a un mostro nella natura selvaggia. Ma ecco l’aspetto emozionante: il film è ambientato nell’età della pietra, 45.000 anni nel passato, per l’esattezza. Questo aggiunge valore alla narrazione, che è ulteriormente rafforzata da una fotografia mozzafiato che si basa molto sui vasti terreni aperti della Scozia e su una tavolozza di colori morbosi. La pulsante colonna sonora di Adam Janota Bzowski è poi una vera e propria rivoluzione.

Si tratta sicuramente di un esperimento particolarmente intrigante, un film uscito nel 2022 passato fin troppo in sordina e che può ora essere riscoperto grazie al suo passaggio televisivo. Ciò che lo rende ancora più interessante, però, è che a circa un’ora dall’inizio, Fuori dall’oscurità si svela essere non un film di mostri! In questo articolo, approfondiamo dunque il finale della pellicola, con anche le parole del regista su questa controversa e sorprendente conclusione.

La trama di Fuori dall’oscurità

Fuori dall’oscurità inizia con una storia raccontata da un gruppo di vecchi Hoso Sapiens a dei giovani. Si dà il caso che sia la loro stessa storia. Sono un gruppo di sei persone: Adem (Chuku Modu), che è il leader e automaticamente l’equivalente alfa; suo fratello Geirr (Kit Young); Ave (Iola Evans), che porta in grembo il figlio di Adem; Heron (Luna Mwezi), il figlio di Adem; un uomo anziano (e saggio) di nome Odal (Arno Lüning); e una giovane vagabonda, Beyah (Safia Oakley-Green). Il gruppo ha raggiunto una nuova terra e spera di trovarvi cibo e riparo. Ma la terra è piena di sterminati altopiani e (molto probabilmente) di molti pericoli sconosciuti. Ma Adem è irremovibile e fiducioso sul posto.

Odal, invece, non è molto entusiasta di avventurarsi in questa terra sconosciuta, ma il leader non è disposto ad ascoltare né lui né altri. Con uno come lui a capo, le cose sono destinate ad andare male, ed è proprio così che va. Quando Adem e Geirr scoprono i resti insanguinati di un animale selvatico, capiscono che c’è qualcosa di pericoloso nei paraggi. Ma Adem è abbastanza sciocco da tenerlo nascosto al suo gruppo. Nel buio della notte, quando il gruppo sta morendo di fame, sentono un suono minaccioso provenire da una creatura che non riescono a vedere. La creatura si allontana poco dopo, ma nel giro di pochi secondi il gruppo si rende conto che Heron è sparito.

Kit Young e Chuku Modu in Fuori dall’oscurità
Kit Young e Chuku Modu in Fuori dall’oscurità. Foto di LAURA RADFORD

Adem decide allora di partire alla ricerca del figlio, soprattutto perché per lui è una questione di orgoglio. Così si addentra coraggiosamente nel bosco e il gruppo non ha altra scelta che seguirlo. Naturalmente, non ci vuole molto perché si rendano conto del terribile errore commesso dal loro leader quando Adem tenta di sferrare un attacco alla creatura, finendo pesantemente ferito e con gran parte del volto mutilato. Con Ave che soffre molto e tutti gli altri che muoiono di fame oltre ogni limite, Beyah suggerisce di uccidere Adem e consumarlo. Geirr è contrario a questa idea, ma Odal e Ave sono abbastanza pragmatici da approvarla ed eseguirla.

La verità sulla creatura nel bosco

Con la scomparsa di Adem, c’è un cambiamento di potere nelle dinamiche del gruppo e, nonostante Geirr voglia assumere il ruolo di leader, gli altri non sono troppo entusiasti dell’idea. Il “vecchio e saggio” Odal non vuole pensare a Geirr come a qualcosa di diverso dai muscoli. Ave, ovviamente, ha la sua importanza in quanto portatrice di una nuova vita. Ma Beyah è una randagia che potrebbe essere responsabile di aver portato il demone al gruppo. O almeno questo è ciò che pensa Odal. Egli sottolinea che la creatura li ha attaccati per la prima volta la notte in cui Beyah ha avuto le prime mestruazioni. Secondo Odal, il sangue delle mestruazioni è abbastanza forte da attirare la creatura come una calamita.

Alla luce di ciò, Ave si pone dalla parte di Odal e i due decidono di offrire Beyah al demone, sperando che li risparmi. Ancora una volta Geirr non è d’accordo, ma Odal lo mette subito al tappeto. Lui e Ave trattengono poi con forza Beyah e iniziano a chiamare la creatura. Ma Beyah riesce a sopraffarli e a scappare. La creatura, tuttavia, arriva e finalmente la si vede bene per la prima volta, svelando che assomiglia molto a un essere umano. Il segreto meglio custodito del film viene così svelato, chiarendo che si tratta di una donna di Neanderthal che indossa una maschera ed emette un suono simile a quello della creatura. Nello scontro, Odal e Ave vengono uccisi, con la donna che porta via il corpo di Ave.

La spiegazione del finale di Fuori dall’oscurità

Rendendosi conto che non c’è nessun mostro soprannaturale o altro, Beyah insegue la donna di Neanderthal. Viene però fermata nel suo inseguimento da Geirr, che ritiene che non si debbano attaccare i Neanderthal perché sono loro uguali. Ma Beyah crede che siano superiori, il che, storicamente parlando, non è sbagliato. Una volta scoperta la caverna del Neanderthal, Beyah scorge un maschio al di fuori di essa. Anche se l’uomo di Neanderthal è chiaramente più grande e più forte di lei, Beyah è abbastanza intelligente da vincere la battaglia e alla fine lo uccide. All’interno della caverna, trova la donna e, come è ovvio, anche Heron. Ma lui sembra in forma, in forma e, soprattutto, ben nutrito.

Safia Oakley-Green in Fuori dall’oscurità
Safia Oakley-Green in Fuori dall’oscurità. Foto di LAURA RADFORD

Beyah nota anche che il corpo di Ave è tenuto in modo rispettoso, il che fa pensare che i Neanderthal vogliano onorarla. Mentre sembra che Heron abbia trovato un rapporto con queste persone, Beyah non vuole correre il rischio e uccide la donna. Heron condanna l’atto, ma Beyah gli dice che questo è l’unico modo per sopravvivere. Tuttavia, la donna giunge presto alla conclusione che anche i Neanderthal, come loro, erano alla ricerca di una vita migliore e non volevano fare del male. E rendendo il nemico molto simile all’eroe, il regista confonde la dinamica tra predatore e preda, favorendo un terzo atto scioccante.

“Il film parla della paura”, ha affermato Cumming in un’intervista a Variety. “Una paura reale. La paura di un demone, di un mostro o di una tigre dai denti a sciabola che ti perseguita. Ma volevo che l’ultimo terzo del film fosse: “Ora sappiamo cos’è questa cosa. Sappiamo che possiamo ucciderla. E se non riusciamo a ucciderla, moriremo”. “Se siete un certo tipo di appassionati di horror e i primi due terzi di questo film sono un monster movie, posso capire che vi sentiate ingannati. Ma spero che la gente possa fare un passo indietro e pensare a ciò che accade dopo la rivelazione del secondo atto e prendere il film al suo valore nominale… Penso che sia un messaggio davvero potente”.

Si tratta di un messaggio senza tempo, aggiunge Cumming, simbolico del fatto che Fuori dall’oscurità è stato concepito durante le prime fasi della pandemia, quando la paura sembrava inghiottire la fiducia che le persone avevano l’una nell’altra. “Se le parole ‘45.000 anni fa’ non apparissero all’inizio del film, questo potrebbe essere il futuro”, insiste. “Potrebbe essere un mondo post-apocalittico in cui le persone stanno lottando per la sopravvivenza e continuano a fare gli stessi errori”.

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Fuori dall’oscurità: il regista spiega il colpo di scena scioccante del film e come ha realizzato un horror ambientato nell’età della pietra

Dopo circa un’ora dall’inizio di Fuori dall’oscurità (Out of Darkness), film diretto dall’esordiente Andrew Cumming, arriva una rivelazione che cambia completamente la prospettiva dello spettatore: non si tratta affatto di un film sui mostri. Dietro l’apparenza di un horror preistorico si nasconde infatti una riflessione profonda sulla paura, sull’umanità e sui meccanismi di sopravvivenza che attraversano il tempo.

Uscito nelle sale il 9 febbraio, Fuori dall’oscurità (Out of Darkness) segue una tribù di Homo sapiens che vive su un’isola desolata al largo della Scozia, circa 45.000 anni fa. Quando un bambino di nome Heron scompare nel cuore della notte, il gruppo si addentra nella foresta per cercarlo, ritrovandosi preda di un misterioso nemico invisibile che li elimina uno a uno. Cumming costruisce la tensione con grande abilità, prendendo ispirazione da classici come Lo squalo e Alien: l’orrore resta fuori campo fino a quando diventa inevitabile affrontarlo. E quando finalmente viene mostrato, la sorpresa è totale — la minaccia non è una creatura mitologica, ma un essere umano.

Umani contro umani: l’orrore dentro di noi

Il film rivela infatti che gli assassini non sono mostri, ma una coppia di Neanderthal, una specie che ha convissuto con l’Homo sapiens per migliaia di anni prima di scomparire. Questa scelta sposta il centro del racconto: Out of Darkness diventa un dramma antropologico in cui la linea tra predatore e preda si assottiglia fino a scomparire. “Il film parla della paura”, spiega Cumming. “La paura di un demone o di una bestia che ti perseguita, ma anche quella, più reale, di ciò che non capiamo negli altri e in noi stessi”.

Il messaggio è universale: il nemico non è sempre esterno, e la violenza non appartiene solo al passato. Non a caso, il film è stato concepito durante le prime fasi della pandemia, quando la diffidenza e l’isolamento sembravano dominare ogni relazione umana. “Se le parole ‘45.000 anni fa’ non fossero apparse all’inizio del film, potrebbe sembrare un futuro post-apocalittico”, afferma il regista.

Una lingua inventata per un mondo perduto

A rendere Out of Darkness ancora più singolare è la scelta di girarlo interamente in “Tola”, una lingua inventata appositamente per il film. Creata dal linguista Daniel Andersson come fusione di arabo e basco, Tola — abbreviazione di The Origin Language — aggiunge autenticità e mistero all’ambientazione. “Temevo che i sottotitoli potessero allontanare il pubblico”, ammette Cumming, “ma girare in inglese sarebbe stato pigro. Volevo che fosse tutto vero, primordiale”.

Il cast, guidato da Safia Oakley-Green, Kit Young e Luna Mwezi, offre interpretazioni fisiche e intense, quasi istintive. Mwezi, giovanissima, ha stupito il regista al punto da spingerlo ad affidarle il ruolo maschile di Heron. “Volevamo qualcuno che avesse nei movimenti e nello sguardo quella fragilità ancestrale che non si può fingere”, racconta Cumming.

Breve, essenziale, devastante

Con una durata di soli 87 minuti, Fuori dall’oscurità (Out of Darkness) è un film compatto ma denso, costruito per lasciare un impatto duraturo. “Amo Killers of the Flower Moon, ma tre ore e mezza per qualsiasi film sono un impegno enorme”, scherza Cumming. “Mi piacciono le storie che dicono quello che devono dire e poi si chiudono”.

Con il suo linguaggio primitivo, la tensione viscerale e una rivelazione che ribalta ogni aspettativa, Out of Darkness non è solo un survival horror preistorico: è un’allegoria potente sulla paura dell’altro e sull’eterna, violenta necessità di riconoscersi umani.

Fuori controllo: trama, cast e curiosità sul film con Mel Gibson

Fuori controllo: trama, cast e curiosità sul film con Mel Gibson

Grazie alle serie di film Mad Max e Arma Letale, Mel Gibson si è affermato come una delle grandi icone del cinema d’azione. Da quel momento ha infatti preso parte a numerosi titoli di questo genere, distinguendosi sempre per bravura e fisicità. Tra i suoi titoli più recenti di questo genere si annovera Fuori controllo, titolo italiano di Edge of Darkness, uscito nel 2010 per la regia di Martin Campbell, noto per film come The Legend of Zorro e Casino Royale. Insieme, i due hanno dato vita ad un grintoso film d’azione, che spinge il protagonista e con lui gli spettatori verso i luoghi più insidiosi dell’oscurità dell’animo umano.

Scritto da Andrew Bovell e William Monahan, il film è basato sull’omonima serie televisiva prodotta dalla BBC nel 1985 e diretta dallo stesso Campbell. Conoscendo già il materiale narrativo, il regista ha dunque potuto da qui nuovamente forma alla sua originale messa in scena di opere action, basata su di un evidente geometrismo che nella sua semplicità e pulizia permette di esprime al meglio la compiutezza dell’azione. Il film, inoltre, non è da confondere con altre opere dal titolo italiano simile, come Autobahn – Fuori controllo e Unstoppable – Fuori controllo, usciti tutti e tre nel giro di pochi anni.

Nonostante le buone premesse di Fuori controllo, il film mancò di affermarsi come un successo al box office. Arrivò infatti a guadagnare appena 81 milioni di dollari a fronte di un budget di 80. Si tratta però di un’opera composta da solida azione, che merita di essere riscoperta in tutto il suo valore. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

Fuori controllo: la trama del film

Protagonista del film è Thomas Craven, esperto detective della sezione omicidi del Boston Police Department. Al di là della carriera lavorativa, egli è però un uomo piuttosto schivo, che trova il suo unico grande conforto nella figlia Emma, che ha cresciuto da solo. La sua pace interiore viene però spezzata nel momento in cui proprio la figlia viene brutalmente uccisa con un colpo d’arma da fuoco alle spalle, mentre si recava a trovare il padre. Sconvolto dalla cosa, Thomas sospetta che dietro quell’omicidio vi sia un vecchio nemico in cerca di vendetta.

Nel momento in cui le indagini non portano però a nulla di concreto, Thomas decide di procedere per proprio conto. Inizierà così a ricercare nella vita di Emma e nei suoi segreti, arrivando ben presto a scoprire verità difficili da digerire. Comprendendo chi vi è dietro la morte della figlia, egli inizierà una spietata vendetta, che lo porterà però a finire invischiato nello stesso pericoloso sistema in cui si era ritrovata Emma. Smascherare i colpevoli non sarà a quel punto l’unico obiettivo, poiché Thomas sarà chiamato anche a dover salvare la propria vita.

Fuori controllo cast

Fuori controllo: il cast del film

Ad interpretare il personaggio del detective Thomas Craven vi è dunque il premio Oscar Mel Gibson. Per lui si trattò del primo ruolo da attore ricoperto dal 2002. In quel lasso di tempo, infatti, egli si era dedicato principalmente alla regia con i film La Passione di Cristo e Apocalypto. Per interpretare il personaggio, inoltre, egli ha incontrato e seguito per diverse settimane alcuni veri detective, per comprendere al meglio il loro lavoro e imparare a padroneggiare le armi. Per Gibson, si è trattato del primo ruolo da poliziotto al di fuori della trilogia di Mad Max. Accanto a lui, l’attrice serba Bojana Novaković interpreta il ruolo della figlia Emma, interpretazione per cui ha ricevuto diverse lodi.

Nel ruolo di Darius Jedburgh, agente incaricato di insabbiare l’omicidio, vi è Ray Winstone. Originariamente era stato scelto Robert De Niro per il ruolo, il quale abbandonò però il progetto per via di divergenze creative. Danny Houston è Jack Bennett, controverso diretto della Northmoor. Shawn Roberts interpreta invece David Burnham, fidanzato di Emma che aiuterà Thomas nelle indagini, mentre Caterina Scorsone, celebre per Grey’s Anatomy è l’amica di Emma, Melissa. Jay O. Sanders, infine, è il detective Bill Whitehouse, collega e amico stretto di Thomas. Nel film si ritrova poi l’attore Frank Grillo nel ruolo dell’Agente Uno, il killer di Emma che opera per ordini ricevuti dall’alto.

Fuori controllo: il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire del film grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Fuori controllo è infatti disponibile nei cataloghi di Chili Cinema, Google Play, Apple iTunes, Amazon Prime Video e Rai Play. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. È bene notare che in caso di noleggio si avrà soltanto un dato limite temporale entro cui guardare il titolo. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di giovedì 27 maggio alle ore 21:10 sul canale Rai Movie.

Fonte: IMDb

 

 

Fuocoammare: Roma celebra l’Orso d’Oro a Gianfranco Rosi

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Si è tenuta ieri sera a Roma una proiezione speciale di Fuocoammare, film documentario di Gianfranco Rosi che è valso al regista italiano l’Orso d’Oro all’ultimo Festival di Berlino.

Di seguito le foto della serata:

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fto di Aurora Leone

LEGGI LA RECENSIONE DI FUOCOAMMARE

Seguendo il suo metodo di totale immersione, Rosi si è trasferito per più di un anno sull’isola di Lampedusa facendo esperienza di cosa vuol dire vivere sul confine più simbolico d’Europa raccontando i diversi destini di chi sull’isola ci abita da sempre, i lampedusani, e chi ci arriva per andare altrove, i migranti. Da questa immersione è nato Fuocoammare. Racconta di Samuele che ha 12 anni, va a scuola, ama tirare con la fionda e andare a caccia. Gli piacciono i giochi di terra, anche se tutto intorno a lui parla del mare e di uomini, donne e bambini che cercano di attraversarlo per raggiungere la sua isola. Ma non è un’isola come le altre, è Lampedusa, approdo negli ultimi 20 anni di migliaia di migranti in cerca di libertà. Samuele e i lampedusani sono i testimoni a volte inconsapevoli, a volte muti, a volte partecipi, di una tra le più grandi tragedie umane dei nostri tempi.

Fuocoammare vince il 37th Critics Circle Film Award

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Fuocoammare vince il 37th Critics Circle Film Award

Fuocoammare di Gianfranco Rosi vince il 37th Critics Circle Film Award come MIGLIOR film DOCUMENTARIO.

Il Premio è stato consegnato ieri domenica 22 gennaio al Mayfair Hotel di Londra alla produttrice Donatella Palermo che lo ha dedicato a tutti quelli che in questo momento sono nel Mediterraneo nel tentativo di raggiungere l’Europa, accompagnata dal montatore Jacopo Quadri. Gianfranco Rosi è in queste ore in Giappone per la promozione del film, attività che lo tiene  impegnato senza interruzione dalla vittoria dell’Orso d’Oro lo scorso anno.

Fuocoammare recensione del film di Gianfranco Rosi

Domani, 24 gennaio, verranno rese note le cinquine dei film finalisti all’Oscar. Fuocoammare – prodotto da 21Uno Film, Stemal Entertainment, Istituto Luce-Cinecittà e Rai Cinema, coproduzione italo-francese Les Films D’Ici e Arte France Cinema – è in corsa nella categoria per il Miglior documentario.

Fuocoammare di Gianfranco Rosi all’Isola del Cinema

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Fuocoammare di Gianfranco Rosi all’Isola del Cinema

Fuocoammare gianfranco rosiLa pellicola vincitrice dell’Orso d’Oro alla 66esima edizione della Berlinale, Fuocoammare di Gianfranco Rosi è in programma martedì 12 luglio, alle ore 21.30 in Arena Groupama. Il documentario, inserito nella sezione Fuoco sul reale, fa luce sul tema attuale dell’emergenza profughi che l’Europa stenta ancora ad affrontare in modo veramente consapevole ed umanitario. Il CineLab accoglie alle 21.15 il cortometraggio Dietro un grande uomo dell’attrice Michela Andreozzi, presente in questa occasione; alle 21.30 il regista Giorgio Amato mostrerà al pubblico il cortometraggio Vegan Love accompagnato dagli interpreti Giulia Gualano e Mimmo Ruggiero, a seguire si terrà la proiezione de Il ministro introdotta da Amato, che lo ha diretto e ne ha curato la sceneggiatura, e da parte del cast: GianMarco Tognazzi, Alessia Barela, Jun Ichikawa, Edoardo Pesce e Giulia Gualano. Atteso alle 19 presso lo Schermo Tevere il regista e scrittore Jonathan Nossiter che presenta al pubblico “Insurrezione culturale” (DeriveApprodi, 2015) e torna a parlare della rivoluzione avvenuta in ambito agricolo con l’introduzione della viticultura naturale. Poco dopo, alle 21, sempre presso lo spazio letterario dell’isola sarà possibile assistere alla presentazione del libro di Diego Romeo “La melodia salvò il popolo” (Qp Edizioni, 2015) ambientato in un ospedale psichiatrico in cui un prete armeno consegna alla memoria dell’umanità la storia del genocidio del suo popolo.

Mercoledì 13 luglio, alle 21.30 in Arena Groupama, nell’ambito del Festival Isola Mondo sarà proiettato il primo dei film israeliani: si tratta di Cupcakes, commedia di Eytan Fox in cui un gruppo di amici radunati davanti alla tv per l’Eurovision Song Contest si ritroveranno a comporre una canzone che, in quanto ad appeal, può senza dubbio competere con quelle in gara al concorso canoro. Al CineLab, alle 21, la proiezione esclusiva della Ultimate Edition del blockbuster di successo Batman v Superman: Dawn of Justice che include oltre 30 minuti di scene inedite ed adrenalinica azione mai visti prima. Il film è diretto dal visionario Zack Snyder, e vede il Premio Oscar® Ben Affleck (Argo) nei panni di Batman/Bruce Wayne ed Henry Cavill/Clark Kent (L’Uomo d’Acciaio e Operazione U.N.C.L.E.) nelle vesti di Superman, per quella che è la prima apparizione di questi due iconici personaggi insieme sul grande schermo. “Favola di città” (Qp Librerie) di Nicola Russo è il libro di cui si parlerà alle 19 presso lo Schermo Tevere, opera in cui un pubblico ministero, che ha raggiunto la notorietà grazie alle inchieste che ha condotto, mette in gioco la sua esistenza pur di risolvere un caso che lo assilla. Alle 22, sarà possibile prendere parte al secondo dei quattro appuntamenti della rassegna “Immagini e Parole dal Quotidiano”, organizzato in collaborazione con Visioni Sociali con l’obiettivo di dare visibilità al tema della disabilità e del disagio psichico e finalizzato a porre attenzione su tematiche sociali e culturali attuali, così come a riflettere sulla prassi della comunicazione sociale.

Paolo Genovese è l’ospite di giovedì 14 luglio, reduce dal successo del pluripremiato Perfetti Sconosciuti – David di Donatello per Miglior Film e Migliore Sceneggiatura, Globo d’oro per la Miglior Commedia, Nastro d’Argento speciale al cast ed anche per la Miglior commedia e canzone originale – il regista poco prima della proiezione racconterà al pubblico le ragioni che lo hanno spinto a mettere in mostra le debolezze di personaggi comuni tutte custodite nei telefoni.

Prende il via il 14 luglio la quarta edizione della Rassegna Romana del Cinema Catalano organizzata da Atrium Film che prevede la proiezione, in quattro differenti serate, di altrettanti film preceduti da corti: il primo sarà mostrato alle 22 al CineLab, si tratta di 10.000 km – 10.000 chilometri, pellicola pluripremiata nei Festival internazionali sulle fatiche dell’amore a distanza diretto dal giovane cineasta Carlos Marques-Marcet, preceduto dal corto Bernadeta. Tutti i film sono in lingua originale con sottotitoli in italiano. Alle serate dedicate alla celebrazione della cultura filmica catalana seguiranno degustazioni di vini e prodotti tipici di questa regione autonoma situata nel nord est della Spagna. Biglietto unico a 5 euro.

Fuoco Fatuo, due anteprime nazionali alla presenza del regista João Pedro Rodrigues

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Un re senza corona, il sogno di un giovane principe di diventare pompiere, una caserma di vigili del fuoco belli, gay e disinibiti: sono gli ingredienti del nuovo film – pardon: della nuova fantasia musicale – del regista portoghese João Pedro Rodrigues, FUOCO FATUO, che dopo aver conquistato pubblico e critica alla Quinzaine des Résalisateurs di Cannes arriva finalmente in Italia, accompagnato dal regista domani, mercoledì 23 novembre, in concorso al festival Filmmaker di Milano, e il 1° dicembre al Cinema Troisi di Roma, che programmerà poi il film dal 15 dicembre, data di uscita nelle sale di tutta Italia.

Diretto da uno dei cineasti più originali e sorprendenti del panorama internazionale (già “incendiario” al debutto, quando il suo O fantasma scuote il concorso della Mostra di Venezia nel 2000, e poi autore di titoli apprezzati nei festival di tutto il mondo, da Odete a O Ornitologo), Fuoco fatuo è – spiega il regista – «una commedia, un musical, anche se la parola che meglio lo descrive è fantasy, perché somiglia a un sogno a occhi aperti» . Il sogno è quello di Sua Altezza Reale Alfredo, che nel 2069, sul letto di morte, si lascia trasportare dalla memoria della sua giovinezza, quando sognava di diventare un pompiere. L’incontro con l’istruttore dei Vigili del Fuoco Afonso apre un nuovo capitolo nella vita dei due giovani, immersi nell’amore, nel desiderio e nella volontà di cambiare la propria condizione.

Prodotto da Terratreme, Filmes Fantasma, House on Fire, Fuoco fatuo è distribuito in Italia da Risi Film in collaborazione con Arch Film, con il contributo dell’Ambasciata del Portogallo in Italia, ICA (Istituto de Cinema e Audiovisual) e Luso!

Fuoco e Sangue: come muoiono nel libro i personaggi principali di House of the Dragon

Basata sul libro di George R. R. Martin, Fuoco e Sangue, House of the Dragon racconta di come Casa Targaryen sia stata quasi annientata all’apice del suo potere. A differenza di Game of Thrones, basato sui romanzi di Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, House of the Dragon si basa su un “trattato storico” interno all’universo narrativo che offre una panoramica della storia dei Targaryen e rivela il destino di decine di personaggi precedenti a Daenerys.

Game of Thrones è noto per le sue morti brutali, e il prequel sui Targaryen non fa eccezione. House of the Dragon ha già mostrato la morte di alcuni personaggi canonici, sebbene l’adattamento televisivo affronti alcuni dettagli in modo diverso. Mentre la maggior parte degli spettatori di Game of Thrones si aspetta violenza esplicita, per alcuni potrebbe essere utile sapere in anticipo come moriranno tutti i membri del cast di House of the Dragon.

Jacaerys Velaryon – Ucciso da balestre in battaglia

Jacaerys VelaryonL’orgoglio dei membri più anziani di Casa Targaryen porta alla morte della maggior parte dei loro figli. Dopo la perdita di Lucerys (Luke) nel finale della prima stagione, il figlio maggiore di Rhaenyra, Jacaerys (Jace), muore nella première della terza stagione di House of the Dragon. Proprio come nella serie, nel libro Jacaerys muore nella Battaglia della Gola, ed è una delle tante vittime chiave dei Targaryen che hanno un impatto significativo sulla Danza dei Draghi.

La morte di Jacaerys Velaryon è uno shock per il resto della sua famiglia e per i Neri nel loro complesso, poiché avviene quando la vittoria sembrava ormai certa. Nella Battaglia della Gola, quando il suo drago Vermax viene ferito dalle balestre, Jace salta giù dal dorso del drago, solo per essere a sua volta colpito. Prima di morire, Jace stringe un’alleanza fondamentale per i Neri reclutando Lord Cregan Stark di Grande Inverno.

Criston Cole – Ucciso dagli arcieri in battaglia

House of the Dragon - Stagione 3
Cortesia di Sky

Ser Criston Cole non è destinato a sopravvivere fino alla fine di House of the Dragon, a meno che la serie non si discosti significativamente dal materiale originale. Ser Criston Cole è uno dei personaggi più controversi di questa storia e il suo desiderio di vendicarsi di Rhaenyra non si affievolisce mai.

Serve fedelmente Re Aegon II fino alla sua morte, diventando Primo Cavaliere del Re quando Aegon si stanca delle strategie conservatrici di suo nonno Otto Hightower. Detto questo, Cole trova comunque una morte soddisfacente: muore nella battaglia conosciuta come il Ballo del Macellaio, colpito da Robb Rivers e altri due arcieri. Rivers, il cui cognome suggerisce che sia un bastardo di Casa Blackwood, è considerato il più abile arciere di Westeros ai suoi tempi.

Aegon Targaryen – Avvelenato da un assassino sconosciuto

Tom Glynn come Aegon Targaryen in House of the Dragon 3La seconda stagione di House of the Dragon ha dedicato molto tempo a presentare Aegon Targaryen come personaggio, ma, come molti membri della sua famiglia, è quasi certo che morirà alla fine del prequel di Game of Thrones. In Fuoco e Sangue, Aegon si dimostra incredibilmente compiacente una volta salito al Trono di Spade, cosa che gli costerà la vita.

Dopo aver “vinto” la guerra civile, Re Aegon II non fa nulla per contrastare l’avanzata degli eserciti, trascorrendo il suo tempo a contemplare il suo futuro matrimonio con Cassandra Baratheon e a commissionare statue dei suoi fratelli defunti. Con gli eserciti verdi decimati e l’arrivo di nuovi nemici, il Consiglio Ristretto si rende conto troppo tardi che Aegon è un re terribile. Aegon viene poi trovato morto con le labbra insanguinate. Il suo assassino non viene mai identificato con certezza, sebbene Larys Strong e Corlys Velaryon siano tra i sospettati.

La serie sembra aver intrapreso una strada diversa con Aegon II. Nella seconda stagione di House of the Dragon, viene gravemente ferito dopo uno scontro con Aemond. Aegon riesce a tornare ad Approdo del Re ancora vivo, ma a stento. Sebbene questo accada anche nei libri, non è stato Aemond a ferire suo fratello. Questo ulteriore conflitto tra Aegon e Aemond suggerisce che House of the Dragon abbia in serbo qualcosa di più. Con ogni probabilità, la serie rivelerà, una volta per tutte, chi ha ucciso il re.

Larys Strong – Giustiziato da Cregan Stark

Larys è uno dei principali sospettati dell’omicidio di Aegon. Quando Cregan Stark arriva ad Approdo del Re, diversi cospiratori vengono condannati. Molti scelgono di unirsi ai Guardiani della Notte per evitare l’esecuzione, ma Larys sceglie la morte. Viene decapitato da Cregan con la sua spada, Ghiaccio. La sua ultima richiesta è che Cregan gli rimuova il piede ferito dal cadavere, richiesta che viene esaudita. Ghiaccio passa a Eddard Stark e in seguito viene riforgiata in due lame: Lamento della Vedova, posseduta da Joffrey Baratheon, e Giuramento, da Brienne di Tarth.

Sebbene questa sia la morte di Larys Strong nel libro, il possibile cambiamento nella sorte di Aegon II nello show potrebbe significare che anche il destino di Larys Strong sarà modificato. Se la serie rivelasse che un altro personaggio uccide Aegon, Larys potrebbe intraprendere un percorso completamente nuovo.

Mysaria – Uccisa per le strade di Approdo del Re

House of the dragon 2×05

Mysaria sembra morire nell’episodio 9 della prima stagione, “Il Consiglio Verde”, in un incendio. Tuttavia, sopravvive perché avrebbe dovuto svolgere un ruolo importante nella guerra, e ritorna nella seconda stagione di House of the Dragon. Durante la Danza dei Draghi, funge da Maestra dei Sussurri non ufficiale di Rhaenyra.

Se la serie seguirà la trama dei libri, Mysaria avrà una delle morti più brutali in House of the Dragon. Quando Rhaenyra fugge da Approdo del Re, Mysaria rimane indietro e viene fatta prigioniera dalle forze dei Verdi. Le viene detto che se riuscirà a camminare nuda per le strade della città mentre viene frustata, le sarà concesso di vivere. Mysaria muore prima di completare il percorso.

Corlys Valaryon – Muore per cause naturali

La morte di Corlys Valaryon in House of the Dragon dipende da quanto la serie deciderà di approfondire gli eventi successivi alla guerra civile dei Targaryen, dato che egli muore un paio d’anni dopo la sua conclusione. Corlys sopravvive alla Danza dei Draghi e funge da reggente per il figlio di Rhaenyra, Re Aegon III, quando questi eredita il trono in giovane età. Corlys muore di vecchiaia e viene sepolto in mare.

Le sue nipoti, Baela e Rhaena, sono le uniche sopravvissute alla guerra, e lui, tormentato dal senso di colpa del sopravvissuto, dedica il resto della sua vita a proteggere l’eredità della famiglia. La morte di Corlys Valaryon potrebbe effettivamente verificarsi in House of the Dragon, ma se ciò accadesse, avverrebbe probabilmente nella quarta stagione, e solo se la serie continuasse la narrazione fino al regno di Re Aegon III.

Rhaenys Targaryen – Muore in battaglia sul dorso di un drago

Rhaenys Targaryen House of the dragonRhaenys muore nella seconda stagione e la serie è rimasta relativamente fedele alla sua fine narrata in Fuoco e Sangue. Sia nel libro che nella serie HBO, Rhaenys cavalca il suo drago Meleys e si scontra con Aemond e Aegon, entrambi in sella ai loro draghi.

In inferiorità numerica, Rhaenys e Meleys vengono uccisi, ma Aegon rimane gravemente ferito e Aemond governa Westeros al suo posto durante la convalescenza. Rhaenys sapeva di non poter sopravvivere alla battaglia, ma si lanciò comunque all’attacco. Esiste un interessante parallelismo tra la morte di Rhaenys e quella di sua figlia Laena. Laena desiderava morire “da cavaliera di draghi” e ordinò a Vhagar (allora suo drago) di ridurla in cenere piuttosto che morire di parto.

Joffrey Velaryon – Caduta dal dorso di un drago mentre si lancia in battaglia

Joffrey VelaryonSebbene condivida il nome con uno dei personaggi più odiati di Game of Thrones, Joffrey Velaryon in House of the Dragon si rivela un personaggio molto più coraggioso e molto meno sadico. Sfortunatamente, essere completamente diverso da Joffrey Lannister non basta a salvare Joffrey Velaryon, ed è uno dei personaggi che morirà prima della fine della serie (a patto che la sua storia rimanga fedele al materiale originale, ovviamente).

Joffrey, figlio di Rhaenyra, muore durante una rivolta ad Approdo del Re. Temendo per la sicurezza del suo drago, cerca di ribaltare le sorti della battaglia cavalcando Syrax, il drago di sua madre, ma precipita per 60 metri. Il suo drago Tyraxes e molti altri draghi vengono uccisi dai rivoltosi. Poiché i fratelli maggiori di Joffrey sono morti entrambi prima di lui, egli è per un breve periodo erede al Trono di Spade. La morte di Joffrey e dei suoi fratelli sottolinea le tragedie portate dalla guerra.

Aemond Targaryen – Muore in battaglia a dorso di drago

Aemond Targaryen è un altro dei personaggi destinati a morire. Coloro che speravano in uno scontro tra Aemond e Daemon vedono esaudito il loro desiderio. Aemond in sella a Vhagar e Daemon in sella a Caraxes si affrontano sopra l’Occhio degli Dei, il lago più grande di Westeros.

Entrambi i draghi vengono gravemente feriti prima che Daemon salti giù da Caraxes e trafigga Aemond nel suo occhio rimasto, facendo precipitare in acqua sia i cavalieri che i draghi. I corpi di Aemond e Vhagar vengono ritrovati anni dopo. Aemond è moralmente colpevole quanto il resto della sua famiglia, ma si considera devoto a loro e scende in battaglia più volte per proteggere la pretesa al trono di suo fratello (cosa che nella serie non è del tutto vera).

Helaena Targaryen – Muore suicida

Tra tutte le morti previste in House of the Dragon, una delle più tragiche ed emozionanti sarà probabilmente quella di Helaena Targaryen, già protagonista di alcune delle scene più difficili da guardare della serie. Dato che il suo declino è già iniziato, è anche possibile che la sua morte avvenga prima della fine della terza stagione.

Dopo la morte dei suoi figli (ne aveva due nei libri), Helaena cade in depressione e alla fine si getta da una delle torri del castello. Helaena è descritta come una giovane donna dolce e introversa, amata dagli abitanti di Approdo del Re, e i suoi figli erano ancora piccoli quando muoiono. La loro morte è tra gli eventi più orribili dell’universo di ASOIAF.

Otto Hightower – Decapitato per ordine di Rhaenyra

Rhys Ifans è stato uno dei membri del cast più noti di House of the Dragon, e il suo personaggio, Otto Hightower, probabilmente ha una scena di morte non dissimile da quella di Ned Stark ne Il Trono di Spade in Fuoco e Sangue. Otto viene giustiziato come traditore quando le forze di Rhaenyra conquistano Approdo del Re, mentre sua figlia, Alicent, e sua nipote, Helaena, vengono tenute prigioniere. Otto era determinato ad avere qualcuno del suo sangue sul Trono di Spade e ha manipolato sua figlia per raggiungere questo obiettivo.

Alcuni credono che Otto sia il vero cattivo di House of the Dragon, e molti personaggi importanti considerano la sua morte una vittoria. Rhaenyra sta combattendo una guerra per diventare la prima regina regnante di Westeros, mentre le azioni di Otto sono tutte finalizzate a sostenere una società patriarcale in cui la sua famiglia conquisti il ​​trono. Dato che la morte di Otto avviene dopo la conquista di Approdo del Re da parte di Rhaenyra, è probabile che si verifichi nella terza stagione di House of the Dragon.

Alicent Hightower – Muore di febbre

House of the Dragon - Stagione 3
Cortesia di Sky

Nonostante sia al centro del conflitto per il Trono di Spade che dilania i Sette Regni in House of the Dragon, Alicent muore in modo relativamente non violento (sebbene tutt’altro che piacevole). Sopravvive alla guerra e trascorre i suoi ultimi giorni in una torre, piangendo la morte dei suoi figli, e verso la fine della sua vita arriva a odiare il colore verde.

Alicent è un personaggio complesso perché sostiene la pretesa al trono del suo malvagio figlio, ma ha anche subito anni di maltrattamenti. Alicent prende queste decisioni perché cerca di ottenere un po’ di potere per sé stessa. La sua morte la rende una figura tragica perché, a prescindere da ciò che ha fatto per migliorare la propria vita, ha solo portato a ulteriore dolore. Muore in giovane età a causa di un’epidemia di Febbre Invernale.

Daemon Targaryen – Muore in battaglia sul dorso di un drago e non viene mai ritrovato

Daemon Targaryen (Matt Smith) house of the dragon stagione 2Daemon è diventato uno dei personaggi più amati dai fan di House of the Dragon, grazie soprattutto all’interpretazione di Matt Smith, ed è probabile che avrà anche una scena di morte memorabile quando uscirà definitivamente di scena. Daemon muore in un’epica battaglia contro Aemond, trafiggendo l’avversario in un occhio con la sua spada Sorella Oscura.

Dopo che entrambi gli schieramenti vengono gettati nelle acque dell’Occhio degli Dei, il drago di Daemon, Caraxes, riesce a raggiungere la riva prima di morire, ma il corpo di Daemon non viene mai ritrovato. Daemon è un personaggio moralmente ambiguo, ma è devoto all’eredità di suo fratello ed è disposto a tutto pur di far salire al trono Rhaenyra, anche a costo di azioni immorali. Potrebbe essere riuscito a preservare l’eredità di Rhaenyra, dato che i loro due figli, Aegon e Viserys, sopravvivono alla guerra ed ereditano il trono.

Rhaenyra Targaryen – Divorata viva da un drago

House of the Dragon - Stagione 3
Cortesia di Sky

Tra tutti i personaggi principali, Rhaenyra Targaryen è forse destinata alla morte più orribile e improvvisa. Dopo essere stata cacciata da Approdo del Re dai rivoltosi, Rhaenyra vaga per Westeros, cercando di racimolare abbastanza denaro per fuggire dal paese. Viene catturata a Roccia del Drago dalle forze di Aegon, dove il suo fratellastro la dà in pasto al suo drago Sunfyre.

Rhaenyra lotta incessantemente per diventare la prima regina regnante dei Sette Regni, ma ciò la conduce solo alla rovina. Il suo destino riflette il tema centrale di House of the Dragon: l’inutilità del conflitto. La morte di Rhaenyra viene svelata nel quarto episodio della terza stagione di Game of Thrones, “Now His Watch Is Ended”, quando Joffrey Baratheon racconta a Margaery Tyrell questi eventi, che ora sono entrati a far parte della storia di Westeros.

Fuoco e Acqua: Making of dei film di Avatar dal 7 novembre su Disney+, ecco il trailer

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Disney+ ha annunciato che Fuoco e Acqua: Making of dei film di Avatar debutterà il 7 novembre 2025 in esclusiva sulla piattaforma streaming. Sono disponibili il trailer e la key art.

Il documentario in due parti prodotto da 20th Century Studios e Lightstorm Entertainment, che offre un affascinante dietro le quinte della realizzazione di Avatar: La Via dell’Acqua, il fenomeno cinematografico vincitore di un Oscar®, oltre a un’anteprima del prossimo film Avatar: Fuoco e Cenere, contiene esclusivi retroscena, concept art e interviste a cast e filmmaker. I realizzatori hanno viaggiato da Manhattan Beach, San Pedro, Shasta Lake e le isole del Canale fino alle Bahamas, le Hawaii e la Nuova Zelanda, seguendo il cast e le maestranze tecniche mentre affinavano e perfezionavano la tecnologia di performance capture subacquea e imparavano a praticare l’apnea in una gigantesca vasca d’acqua all’avanguardia da più di 2,5 milioni di litri.

James Cameron e Rae Sanchini sono gli executive producer di Fuoco e Acqua: Making of dei film di Avatar. Thomas C. Grane è il regista/produttore, Richard Brehm è lo sceneggiatore/produttore, Robert Glowacki è il direttore creativo, John Clisham è il direttore della fotografia, Steven Wacks è il direttore della fotografia – interviste, mentre Geoff Burdick è il consulente creativo.

Avatar: Fuoco e Cenere, il nuovo trailer italiano

Il documentario in due parti include interviste con (in ordine di apparizione): James Cameron (sceneggiatore/regista/produttore/editor), Sam Worthington, Zoe Saldaña, Jon Landau (produttore), Stephen Lang, Maria Battle Campbell (co-producer, 1st assistant director), Richard Baneham (executive producer, Lightstorm visual effects supervisor), Kate Winslet, Rae Sanchini (executive producer, president, Lightstorm Entertainment), Margery Simkin (casting director), Jamie Landau (co-producer), Stephen Rivkin (editor), Ryan Champney (visual production supervisor), Dylan Cole (production designer), Garrett Warren (2nd unit director, stunt coordinator), Rob Innes (founder, Jetovator, Inc.), John Rosengrant (co-founder, Legacy Effects), Chis Denison (stunts), Joey Natale (stunts, stunt driver), Steve Brown (assistant stunt coordinator), Richie Schwalm (on-set coordinator), JD Schwalm (performance capture special effects coordinator), Peter Zuccarini (underwater cinematographer), John Garvin (supervising dive master), Kirk Krack (performance free dive instructor), Sigourney Weaver, Cliff Curtis, William Trubridge (Metkayina stroke consultant), Britain Dalton, Trinity Jo-Li Bliss, Luke Freeborn (supervising art director), Ben Procter (production designer), Brigitte Yorke (co-producer, New Zealand unit production manager), Brendan Cowell, John Garvin (supervising dive master), Jack Champion, Joe Letteri (senior visual effects supervisor), Eric Saindon (Wētā FX, senior visual effects supervisor), Nick Epstein (Wētā FX, visual effects supervisor). Mob Scene è stata la casa di produzione del documentario.

Funny Woman, recensione della nuova serie Sky Original

Funny Woman, recensione della nuova serie Sky Original

Arriva su Sky e Funny Woman, la nuova serie Sky Original tratta dal romanzo di Nick Hornby Funny Girl, protagonista Gemma Arterton. Lo stesso Hornby ne è anche produttore esecutivo assieme all’autrice dell’adattamento per il piccolo schermo, Morwenna Banks e a Gemma Arterton. Oliver Parker dirige i sei episodi da 47 minuti, disponibili dal 2 giugno.

Nick Hornby, dalla pagina allo schermo con Funny Woman

Il rapporto di Nick Hornby con lo schermo è sempre stato fecondo. Molti suoi romanzi sono diventati film, e più, film di successo. Basti pensare a Febbre a 90°, con Colin Firth, a quel vero e proprio cult che fu Alta fedeltà, con John Cusack e Jack Black, ad About a Boy – Un ragazzo, protagonista Hugh Grant, o a Non buttiamoci giù. Hornby deve la sua notorietà alla capacità di raccontare l’Inghilterra che ben conosce, con storie che sono vivide istantanee di un periodo, come era stato in Alta Fedeltà con gli anni Novanta. I protagonisti sono spesso di estrazione popolare, più che borghese o aristocratica, ed è facile riconoscervisi. Nel caso di Funny Woman, lo scrittore presta alla serialità televisiva il romanzo Funny Girl del 2014, edito in Italia da Guanda. Siamo nella Londra degli anni ’60 e lo scrittore intende restituirne le atmosfere, il cambiamento, l’affermarsi di un nuovo stile di vita, più moderno e libero. La protagonista, Barbara, vuole essere l’eroina che incarna questo cambiamento. Ad adattare il testo allo schermo ci ha pensato Morwenna Banks, sceneggiatrice ma anche attrice nel ruolo di Patsy Debenham, moglie dell’agente di Barbara.

Gemma Arterton stars as Barbara Parker – the force of nature who takes 1960’s London by storm. Her journey from Blackpool beauty queen to comedy superstar and nation’s sweetheart is based on ‘Funny Girl’ the best-selling novel by Nick Hornby.
The series follows Barbara from a factory in Blackpool to the male dominated world of the 1960s sitcom where she redefines the prevailing attitude to funny women and in the process finds her voice. The series written by and starring Morwenna Banks (Damned) also stars Rupert Everett (My Best Friend’s Wedding), David Threlfall (Shameless), Tom Bateman (Behind Her Eyes), Clare-Hope Ashitey (Top Boy), Arsher Ali (Line of Duty), Alexa Davies (White House Farm), Emily Bevan (Temple), Leo Bill (Becoming Elizabeth), Matthew Beard (Vienna Blood), Olivia Williams (The Crown), Rosie Cavaliero (Code 404) and Alistair Petrie (Sex Education).

La trama di Funny Woman

Funny Woman è ambientata nel 1964 in Inghilterra, tra Blackpool, Inghilterra del Nord, e Londra. La protagonista Barbara Parker, Gemma Arterton, affascinante bionda, vive con il padre George, David Threlfall, e la zia Marie, Rosie Cavaliero. Dovrebbe sposare Aiden, Kyle Pryor, quando diventa Miss Balckpool 1964. Lei però vuole di più, vuole diventare un’attrice comica, e decide di andare a Londra a tentare la fortuna. Incontra l’agente cinematografico Brian Debenham, Rupert Everett, che le suggerisce il nome d’arte di Sophie Straw. Partecipa quindi a un provino per la parte da protagonista in una nuova sitcom che andrà in onda su un’importante rete televisiva nazionale. Bellezza, talento comico e una curiosa pronuncia fanno sì che venga presa e diventi la protagonista di Jim e Barbara, accanto al già famoso Clive Richardson, Tom Bateman. Da allora trascorrerà le sue giornate assieme al gruppo di lavoro della serie: oltre all’egocentrico Clive, il produttore Dennis Mahindra, Arsher Ali, da subito suo convinto sostenitore, gli sceneggiatori Bill Gardiner, Matthew Beard, e Tony Holmes, Leo Bill. Il più difficile da convincere sarà però il temuto direttore della rete, Ted Surgent, Alistair Petrie. Sophie riuscirà ad affermarsi? Il team riuscirà a portare in Jim e Barbara almeno un’eco dei cambiamenti che la società inglese sta attraversando in quegli anni? Lo si scoprirà tra alterne vicende lavorative e sentimentali, che vedranno la protagonista lottare per realizzare il suo sogno, al di là degli stereotipi legati al femminile.

Ambientazione e atmosfere Sixties ben ricreate in Funny Woman

In Funny Woman quello che sembra essere più riuscito è la resa dell’ambientazione, capace di ricreare le atmosfere della Londra anni Sessanta, con i suoi colori vividi e pastello, le pettinature, la nuova moda, le minigonne. Costumi e scenografia contribuiscono in modo determinante a trasportare lo spettatore nelle atmosfere d’epoca. Tipiche degli anni Sessanta anche le musiche di una più che appropriata colonna sonora. Quegli anni vedono infatti fiorire un nuovo panorama musicale, il rock dei Beatles e dei Rolling Stones. La colonna sonora spazia tra i classici di allora, con scelte anche non banali come Nico e Jefferson Airplane. L’atmosfera Sixties è resa anche attraverso la fotografia, con l’uso di immagini sgranate, che rimandano alle riprese in Super 8. L’alternanza tra queste soluzioni visive, che potremmo definire vintage, e una fotografia più contemporanea, rende il prodotto visivamente accattivante e non monotono. La fotografia sgranata è poi quella scelta per alcuni dei momenti più puramente comici della serie, in cui la protagonista dà libero sfogo alla sua vena comica.

Gemma Arterton stars as Barbara Parker – the force of nature who takes 1960’s London by storm. Her journey from Blackpool beauty queen to comedy superstar and nation’s sweetheart is based on ‘Funny Girl’ the best-selling novel by Nick Hornby.
The series follows Barbara from a factory in Blackpool to the male dominated world of the 1960s sitcom where she redefines the prevailing attitude to funny women and in the process finds her voice. The series written by and starring Morwenna Banks (Damned) also stars Rupert Everett (My Best Friend’s Wedding), David Threlfall (Shameless), Tom Bateman (Behind Her Eyes), Clare-Hope Ashitey (Top Boy), Arsher Ali (Line of Duty), Alexa Davies (White House Farm), Emily Bevan (Temple), Leo Bill (Becoming Elizabeth), Matthew Beard (Vienna Blood), Olivia Williams (The Crown), Rosie Cavaliero (Code 404) and Alistair Petrie (Sex Education).

Funny Woman punta tutto sui contrasti

Funny Woman è però soprattutto la storia di Barbara, le cui vicende si dipanano in 6 episodi, seguendo un filo piuttosto convenzionale, che va dalle sue aspirazioni di carriera ai prevedibili innamoramenti, in un copione più da Il paradiso delle signore, che da serie al passo anche con l’oggi, non solo con gli anni ’60. Ciò accade, nonostante gli sforzi per far apparire la protagonista un’eroina avanti coi tempi, una femminista, quasi rivoluzionaria. La serie punta infatti tutto sui contrasti: la protagonista è, da una parte, la procace bionda, apparentemente svampita o ingenua. Dall’altra, è una donna coraggiosa, che vuole fare un mestiere da uomo, l’attrice comica, una donna che non si fa mettere i piedi in testa dai suoi superiori, uomini, una ragazza di provincia che rifiuta di accontentarsi e vuole avere successo. Non basta però questo a fare di Barbara/ Sophie un’eroina femminista. Funny Woman è, poi, a favore della parità di diritti per ogni possibile categoria sociale: per le donne, ma anche per neri, omosessuali, stranieri, in accordo sì, con le conquiste degli anni ’60 sui diritti civili, ma forse con un eccessivo fervore, che sa di artificioso, nel voler inserire tutte le “minoranze” possibili.

Un racconto poco avvincente

Il racconto, però, non avvince e non si può dire che si resti incollati allo schermo per vedere cosa accadrà nell’episodio successivo. Il ritmo in Funny Woman è scandito dai piccoli, grandi inconvenienti o guai della protagonista, ma non è particolarmente coinvolgente. La protagonista, Gemma Arterton – Prince of Persia: Le sabbie del tempo, Scontro tra titani, Tamara Drewe, 007 – Quantum of Solace – qui non convince fino in fondo. Manca di quella spontaneità che spinge lo spettatore ad empatizzare, lasciandolo invece distante dalle vicende che vede scorrere sullo schermo. Meglio fanno altri interpreti, come ad esempio, la sua compagna di stanza, Marjorie, Alexa Davies, il produttore Dennis, Arsher Ali, e sua moglie Edith, Emily Bevan, ma anche gli sceneggiatori interpretati da Matthew Beard e Leo Bill o il laido agente interpretato da Rupert Everett. Resta l’impressione di una messinscena troppo affettata, quasi inamidata. Alla sitcom interpretata da Sophie manca naturalezza, come quasi sempre a Barbara nella sua vita quotidiana. Funny Woman, disponibile su Sky e Now dal 2 giugno, è consigliato se vi piacciono le atmosfere della Swinging London degli anni ’60, ma restando molto in superficie, senza troppo coinvolgimento.

Funny Games: una clip esclusiva dal film di Michael Haneke

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Funny Games: una clip esclusiva dal film di Michael Haneke

In occasione della nuova uscita in sala di Funny Games (leggi la nostra recensione) di Michael Haneke del 1997, ecco una clip in esclusiva del film riportato nelle sale da I Wonder Pictures dall’11 dicembre.

Torna nelle sale italiane FUNNY GAMES, il nuovo titolo di I WONDER CLASSICS, la divisione di I Wonder Pictures dedicata alla riscoperta dei classici d’autore. Il film, diretto da Michael Haneke (La pianista, Il nastro bianco) e presentato al Festival di Cannes nel 1997, è un thriller crudo e affascinante che presenta una potente riflessione sull’impatto della violenza nei media. È uno dei lavori più radicali di Haneke su questo tema: l’occhio del regista non mitiga alcuna scena, sfidando l’innocenza dello spettatore e costringendolo a prendere posizione su quanto accade nel film.

Michael Haneke, nato a Monaco di Baviera nel 1942, ha vinto il Grand Prix della Giuria al festival di Cannes nel 2001 con La pianista. La sua trilogia composta da Il settimo continente (1989), Benny’s video (1992) e 71 frammenti di una cronologia del caso (1994) descrive le conseguenze della violenza dei media. FUNNY GAMES ne è il completamento e il superamento: un’analisi straniante del genere thriller che non lascerà indifferente nessuno spettatore. A dieci anni dall’uscita, nel 2007, Michael Haneke ha diretto il remake americano a cui hanno preso parte Naomi Watts, Tim Roth, Brad Pitt e Brady Corbet.

FUNNY GAMES sarà nei cinema dall’11 dicembre.

 

Funny Games, recensione del film di Michael Haneke

Funny Games, recensione del film di Michael Haneke

La finzione può essere reale tanto quanto la realtà: c’è solo una linea molto sottile che separa questi due piani, ed entrambi possono facilmente oltrepassarla. Questo è il messaggio tagliente che Michael Haneke volle lanciare nel 1997 con il suo home invasion incredibilmente realistico e provocatorio, Funny Games (1997). In questo film, che torna di nuovo al cinema da lunedì 11 dicembre in versione restaurata, il regista, come i suoi personaggi, gioca con lo spettatore, manipolandolo ma senza mai sottovalutarlo, facendo sempre appello alla sua intelligenza e cercando sempre in lui una reazione, che in molti casi è di vero e proprio rifiuto.

Funny Games, la trama

La famiglia di Georg (Ulrich Muhe), Anna (Susanne Lothar) e del loro giovane figlio rappresenta una fetta di borghesia davvero suggestiva: ci vengono mostrati mentre giocano a indovinare brani di musica classica mentre guidano il loro SUV nuovo di zecca verso la loro residenza estiva. In questa atmosfera eccessivamente placida e tranquilla, tensione diventerà sempre più palpabile. Quando arrivano alla lussuosa tenuta dove trascorreranno i loro giorni di vacanza, trovano Fred, il loro vicino di casa e fratello di Georg, e due giovani ospiti che giocano a golf. Mentre si sistemano, uno dei giovani bussa alla loro porta e chiede delle uova. Il giovane, Peter (Frank Giering), lascia cadere le uova sulla porta e ne chiede altre per fare una commissione. La pressione psicologica aumenta gradualmente, fino al punto in cui la situazione porta i due giovani a rapire l’intera famiglia dalla loro casa.

Il male è mascherato dalla cortesia

Il regista austriaco, uno dei più provocatori del cinema europeo, raccoglie con Funny Games il testimone da Stanley Kubrick, che qualche decennio prima aveva scosso le coscienze borghesi con Arancia meccanica, e da Sam Peckinpah, che con Cani di paglia aveva già riflettuto sulla brutalità di una violenza che non muove da nessuna ragione, bensì vuole soddisdare il semplice divertimento di un gruppo di individui alienati.

In realtà, ci sono molte coincidenze tra Arancia meccanica e Funny Games. Innanzitutto, i criminali sono vestiti di bianco immacolato e il capobanda assume una sorta di leadership culturale che lo porta a esprimersi in modo raffinato e ad adottare maniere squisite, come quella di offrirsi di sistemare la gamba della vittima dopo averle inferto un tremendo colpo con una mazza da golf. Questa cortesia al limite del parossismo, in cui ogni richiesta è accompagnata da un “per favore“, contrasta nettamente con la violenza nascosta che si cela dietro l’apparenza educata degli aggressori, stucchevole nella sua sollecitudine, e che va a creare un effetto molto disturbante per lo spettatore. Le infinite inquadrature fisse che Haneke inserisce per disturbare chi sta guardando contribuiscono non poco a questo effetto: un’inquadratura fissa di un uomo con una gamba maciullata che squarcia il silenzio della notte con un urlo tremolante è molto più inquietante di un rapido montaggio di colpi sonori. In fondo, è la stessa idea che David Lynch ha magistralmente catturato nel prologo di Velluto blu: il male nascosto dietro una facciata di pace e tranquillità.

Funny Games, Michael Haneke

“The villain takes it all”…

Funny Games è un film che sfida le convenzioni cinematografiche e di genere.  Innanzitutto perché uno dei suoi personaggi principali, Peter, rompe continuamente la quarta parete parlandoci attraverso lo schermo. Ci interroga, ci intimidisce, cerca di dialogare con noi per conoscere il nostro punto di vista. Tenendo presente il tono generale del film, questo dettaglio, brillante, postmoderno e incredibilmente lucido, è volutamente offensivo, perché sappiamo in ogni momento di essere in una rappresentazione, un teatro scomodo dove le cose accadono, senza avere chiaro il come e il perchè.

Nella sequenza forse più ispirata dell’intero film, Peter prende il telecomando della TV e riavvolge ciò che è appena accaduto, come se il film fosse una videocassetta – e, in realtà, non è altro che questo – semplicemente perché quanto accaduto non è conforme ai suoi gusti. Ci troviamo, senza alcun dubbio, di fronte a uno dei più chiari esempi di Deus ex machina sullo schermo cinematografico, nonchè a una delle situazioni più disperate per qualsiasi spettatore, che prende coscienza di qualcosa che già sospettava: i cattivi stanno per vincere. Questa non è comunque l’unica volta in cui compare questa figura classica della tragedia greca: ne sono esempi le mazze da golf che perdono la loro natura di oggetti “nobili” per quella di oggetti contundenti e, ancora, il coltello che l’autore ci mostra sfacciatamente, instillando in noi l’inutile speranza che in seguito servirà a ristabilire l’ordine e a fare un po’ di giustizia.

Funny Games, una scena del film di Michael Haneke

La tortura dello sguardo insistente

La vera tortura inscenata da Funny Games non è comunque fisica, bensì psicologica. I comportamenti contrastanti tra il pensiero sadico dei cattivi e la loro apparente gentilezza creano un’atmosfera di vera tensione in cui ci si chiede se la famiglia abbia almeno un’esile speranza di salvezza. Il tipo di tensione che lascia lo spettatore allo sbando in un luogo ostile in cui non sa con certezza cosa accadrà – in altre parole, si sente vulnerabile. Come se non bastasse, la mancanza di una colonna sonora che aiuti a colmare l’assenza di speranza rende ancora più difficile assistere al calvario di questa famiglia a danno di due giovani uomini che, nonostante il loro inconfutabile status di villain a livello diegetico, sono comunque incredibilmente affascinanti. A partire dai loro dialoghi, possiamo supporre siano grandi consumatori di prodotti culturali e allo stesso tempo ne siano talmente influenzati che torturare e uccidere è per loro una consuetudine. Sono il risultato della desensibilizzazione alla violenza che i media stessi hanno provocato, soprattutto la televisione e il cinema.

La società ha raggiunto un punto in cui le disgrazie umane sono una fonte di piacere nel mondo della finzione così come nella realtà, sembra volerci dire Haneke, e Paul e Peter ne sono un esempio vivente. Non sono però solo loro a provare piacere nella violenza, ma anche coloro a cui Paul parla: noi, cioè il pubblico. Siamo partecipi del modo in cui questi giovani torturano una famiglia e questo ci fa disprezzare l’atto stesso del guardare ma, allo stesso tempo, alimenta la nostra curiosità morbosa, perché stiamo volutamente decidendo di guardare un film in cui sappiamo che un gruppo di persone verrà torturato. Dunque, chi sono i veri villain?

Funko POP! dedica una statuetta al prototipo dello scudo di Cap

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Funko POP! dedica una statuetta al prototipo dello scudo di Cap

In Captain America: Il Primo Vendicatore, vediamo Steve Rogers (Chris Evans) che entra in possesso dello scudo in vibranio di Captain America. Si tratta della prima versione dello scudo tondo, realizzata da Howard Stark, che non presenta ancora i colori dell’eroe, ed è ancora lucido e argentato.

Proprio a quella versione prototipo dello scudo, Funko POP! ha dedicato una statuina, che vede il giovane Steve Rogers, appena trasformato, che stringe in mano il prezioso oggetto consegnatogli da Stark in persona.

Lo trovate a questo link

Ricordiamo che il primissimo uso dello scudo che ha fatto Steve, è stato difendersi dai colpi di pistola di Peggy Carter (Hayley Atwell) che lo aveva visto appartarsi con una delle assistenti del colonnello Chester Phillips (Tommy Lee Jones).

Funko Pop: le nuove statuette spoilerano Avengers: Endgame

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Funko Pop: le nuove statuette spoilerano Avengers: Endgame

Le Funko POP figure sono state aggiornate all’ultimo film Marvel arrivato in sala: Avengers: Endgame. Il film ha tenuto in serbo diverse sorprese per i fan e gli spettatori, e così anche la famosa linea di giochi si è adeguata, rivelando soltanto adesso una serie di statuine che rivelano la sorte di alcuni dei personaggi del film. SEGUONO SPOILER

Ecco ben tre Funko POP dedicati ad Avengers: Endgame in cui vediamo prima di tutto la sorte toccata a Thor, una versione asgardiana del Drugo del Grande Lebowski: grasso, alcolizzato e barbuto. Poi possiamo vedere il Funko dedicato a Rescue, ovvero Pepper Potts. La compagna di Tony Stark scende in campo nel terzo atto del film, indossando l’armatura che lui le ha costruito, come apprendiamo all’inizio del film. Infine, appartenente alla linea di Funko un po’ più grandi, vediamo quello dedicato a Professor Hulk, ovvero l’evoluzione del personaggio di Mark Ruffalo che per tutto il film avrà l’aspetto del personaggio che è riuscito a conciliare la forza di Hulk e il cervello di Banner.

Eccoli di seguito:

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Leggi la recensione di Avengers: Endgame

Nel cast di Avengers: Endgame ci sono Robert Downey Jr.Chris HemsworthMark RuffaloChris EvansScarlett JohanssonBenedict Cumberbatch, Don Cheadle, Tom HollandChadwick Boseman, Paul BettanyElizabeth Olsen, Anthony MackieSebastian Stan, Letitia Wright, Dave Bautista, Zoe Saldana, Josh BrolinChris Pratt, Jeremy RennerEvangeline Lilly, Jon Favreau, Paul Rudd, Brie Larson.

Dopo gli eventi devastanti di Avengers: Infinity War (2018), l’universo è in rovina a causa degli sforzi del Titano Pazzo, Thanos. Con l’aiuto degli alleati rimasti in vita dopo lo schiocco, i Vendicatori dovranno riunirsi ancora una volta per annullare le azioni del villain e ripristinare l’ordine nell’universo una volta per tutte, indipendentemente dalle conseguenze che potrebbero esserci.

Funko Pop: la Warner Bros. al lavoro sul film d’animazione

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Funko Pop: la Warner Bros. al lavoro sul film d’animazione

La Warner Animation Group (divisione della warner Bros.) svilupperà e produrrà un film basato sui Funko Pop, le celebri action figure in vinile ormai punto di riferimento per collezionisti in tutto il mondo. Da vent’anni lo studio e l’azienda fondata da Mike Becker collaborano per produrre giocattoli ispirati a franchise come Harry Potter, Universo DC e molti altri, e a consacrare questo sodalizio è Allison Abbate, vicepresidente esecutivo che gestirà la partnership:

Siamo entusiasti all’idea di dare vita ai personaggi Funko sugli schermi cinematografici. La loro nuova visione della cultura pop rende questi pezzo incredibilmente attraenti per i fan di tutte le età.” La Warner Animation Group, fa sapere Deadline, ha già assunto il regista e designer candidato all’Oscar Teddy Newton e il veterano della Disney Animation Mark Dindal.

Anche il CEO di Funko, Brian Mariotti, ha dichiarato che il progetto “rappresenta una bellissima opportunità e ci impegneremo a realizzare un film Funko straordinario che possa distinguersi per il suo merito. Non si tratta di vendere giocattoli o costruire un marchio. Il team di Warner Animation Group ha una visione unica di come dovrebbe essere il primo film e siamo estremamente entusiasti di intraprendere questo viaggio al loro fianco.

Fonte: Deadline

Funko Pop svela le figure per il NYCC, c’è anche il Joker “bruciato”

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Funko Pop è già prontaper il New York Comic-Con, che comincerà il prossimo 6 ottobre, e per farci pregustare l’evento ha diffuso le immagini delle figure speciali che i fortunati avventori della fiera vedranno esposte e disponibli al’acquisto.

Tra le particolari statuette, possiamo anche vedere quella del Joker con il volto sfigurato da una granata, l’immagine che abbiamo visto nel trailer di Suicide Squad e che è poi stata tagliata dal cut finale del film.

Ecco di seguito le sei nuove figure da collezione:

Fonte: CBM

Funko Pop svela la nuova figure di Baby Groot che balla

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Funko Pop svela la nuova figure di Baby Groot che balla

La popolarità dell’universo cinematografico Marvel ha raggiunto il picco nel corso degli anni. Il franchise di successo ha una infinità di storie interconnesse, che ospita molti personaggi interessanti. Di conseguenza la merce legata al film è stata una parte importante del marketing del film, con Funko Pops che ha avuto un ruolo chiave nel rappresentare diversi eroi e cattivi in adorabili action figure in vinile tutte da collezionare. 

Da una semplice replica del personaggio alla ricostruzione di scene memorabili di film MCU, c’è stata una vasta gamma di Funko Pops  nel corso di Infinity Saga. Ma oggi un altro di questi fantastici figure si è unito alla crescente lista di figure in vinile, e questa aggiunta dovrebbe entusiasmare non poco fan della MCU.

Funko ha presentato ufficialmente la sua ultima offerta Marvel sotto forma di una figura in vinile Dancing Groot da 18 pollici. La preziosa action figure arriverà a settembre 2020, l’adorabile Funko Pop è ora disponibile per il pre-ordine al prezzo di $ 99,99.  Ci sono state molte iterazioni di Groot durante il suo tempo nel Marvel Cinematic Universe, ma molti sarebbero d’accordo sul fatto che la più iconica è la versione “Baby Groot” di Guardiani della Galassia Vol. 2, ma la scena più memorabile è senz’altro quella  post credits del primo film, nel quale lo vediamo danzare.

baby groot pop

Funko celebra i 100 anni di Disney con il nuovo Pop di Campanellino

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Gli appassionati di Funko e gli amanti di Peter Pan ora hanno un nuovo oggetto indispensabile da aggiungere alla loro collezione. Per celebrare il suo centenario, The Walt Disney Company ha rilasciato diverse linee di merchandising dedicate a innumerevoli indimenticabili IP. Le celebrazioni Disney100 hanno portato a un numero impressionante di partnership con licenze globali, inclusi marchi di alta moda come Coach e Givenchy, nonché aziende di giocattoli come LEGO, Mattel, Hasbro e Funko. Quest’ultima in particolare ha già lanciato vari nuovi Pop! figure che segnano l’eredità iconica della Disney, incluso la statuetta sfaccettata dedicata a R2-D2.

Adesso, lo stesso trattamento avuto da robottino di Star Wars è stato dedicato a Campanellino, che è la protagonista della nuova Funko Pop! figure esclusiva per i festeggiamenti di Disney100. Creata per la prima volta da J. M. Barrie, è diventata rapidamente una delle preferite dai fan dopo la sua apparizione nel film del 1953 basato sull’opera di Barrie stesso.

Tra le sue varie incarnazioni cinematografiche, non possiamo non citare quella di Julia Roberts per Hook di Steven Spielberg, mentre molto presto rivedremo Campanellino in Peter Pan & Wendy, interpretata da Yara Shahidi.

Fumetti: se Tim Burton avesse disegnato i supereroi

Fumetti: se Tim Burton avesse disegnato i supereroi

Dopo i classici Disney, l’artista Andrew Tarusov ha realizzato una nuova serie di disegni che rappresentano gli eroi dei fumetti nello stile di Tim Burton.

Ecco cosa sarebbe (probabilmente) accaduto se il regista di Edward Mani di Forbice avesse disegnato i protagonisti delle storie di supereroi:

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Fumetti: i 15 crossover più strani e belli mai visti

Come tutti sapranno, Tim Burton ha un importante legame con il mondo dei fumetti, avendo diretto due film su Batman e avendo avuto in programma per diverso tempo un progetto su Superman con protagonista Nicolas Cage. Nel 1989, anno di uscita del primo film con Michael Keaton, l’era dei cinecomics era ancora lontana e i Marvel Studios non erano ancora in auge, non erano nemmeno stati fondati e la Warner Bros, nel suo modo ingenuo ma allo stesso tempo innovativo, deteneva il primato del cinecomics al cinema.

Fumetti: i personaggi che spengono 75 candeline nel 2016

Fumetti: i personaggi che spengono 75 candeline nel 2016

Anche se molti di loro non li dimostrano, personaggi dei fumetti quali Captain America o Wonder Woman arrivano quest’anno a spegnere 75 candeline. Un bel risultato per dei personaggi che sembrano godere dell’eterna giovinezza. Ma l’eroe Marvel e l’Amazzone DC non sono gli unici protagonisti delle pagine illustrate a raggiungere quella cifra “all’anagrafe” nel 2016.

Ecco i personaggi dei fumetti che compiono 75 anni nel 2016

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Alcuni di questi personaggi sono molto famosi, resi anche noti dai relativi adattamenti cinematografici o televisivi, altri invece sono più ricercati e certamente meno famosi rispetto a Steve Roger o a Diana Prince. Quale di questi preferite?

Fumetti: i 15 crossover più strani e belli mai visti

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Fumetti: i 15 crossover più strani e belli mai visti

Per i fan dei fumetti, la promessa di un crossover che possa mostrare tutti i propri eroi preferiti in una sola tavola è sempre allettante. Qualche volta però i creatori e gli editori si sono spinti un po’ oltre, realizzando degli incontri e scontri davvero bizzarri per quanto, in alcuni casi, di discreto valore artistico e narrativo.

Ecco i 15 crossover più belli dei fumetti:

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Fumetti: 8 storie ‘rovinate’ dai film

Fumetti: 8 supervillain diventati eroi

Fumetti: 8 supervillain diventati eroi

Tutte le grandi storie si caratterizzano per la lotta del bene contro il male, questi però non sono sempre confini definiti e spesso capita che personaggi cattivi, i villain, riescano a redimenrsi. Anche i fumetti, in quanto grandi storie, non sono da meno e di seguito vi presentiamo 8 supervillain diventati eroi:

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Guarda anche – Bulli del cinema: come erano e come sono

Fumetti: 8 storie ‘rovinate’ dai film

Fumetti: 8 storie ‘rovinate’ dai film

Quando in un film si racconta una storia particolarmente amata e conosciuta, si ci trova sempre di fronte all’inevitabile e temibile confronto con l’originale. È chiaro che, se una volta il confronto lo si faceva magari con i grandi romanzi, adesso, nell’era dei cinecomics, sempre più fumetti capisaldi della cultura pop sono presi a spunto per raccontare le storie dei supereroi sul grande schermo. Ma si riesce sempre a rendere giustizia a questi piccoli capolavori di carta inchiostro e colori?

Ecco 8 grandi storie a fumetti ‘rovinate’ dai film:

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Chiaramente in molti casi la storia è stata travisata, approssimata, insomma non trattata con il giusto peso che invece ha nella continuity dei fumetti stessi da cui è stata estrapolata. L’esempio è quello di Civil War. Nonostante si tratti di un film amato e acclamato, la storia, nel mondo dei fumetti, è molto più pivotale, fondante di una serie di conseguenze che scuotono alla base l’universo Marvel.

Che ve ne pare?

Fumetti: 8 eroi diventati supervillain

Fumetti: 8 eroi diventati supervillain

Dopo avervi mostrato gli 8 villain che, nel corso delle loro storie a fumetti si sono trasformati in eroi, ora è il momento di parlarvi di quegli 8 eroi, simbolo di giustizia, che nel tempo sono passati al lato oscuro, per così dire.

Ecco 8 eroi dei fumetti diventati supervillain:

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Chiaramente per alcuni personaggi si tratta di una condizione provvisoria o reversibile, per altri invece si è avuto il coraggio di andare fino in fondo e di farli diventare dei veri e proprio villain.

Guarda anche – Fumetti: 8 supervillain diventati eroifumetti

Fumetti al cinema: è la volta di Area 52?

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Fumetti al cinema: è la volta di Area 52?

Summit Entertainment ha affidato a Johnny Rosenthal il compito di stendere l’adattamento di Area 52, miniserie uscita nel

Fullmetal Alchemist: The Final Alchemy arriverà su Netflix

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Fullmetal Alchemist: The Final Alchemy arriverà su Netflix

Fullmetal Alchemist The Final Alchemy  arriverà su Netflix nel giro di pochi giorni. Il servizio di streaming aggiungerà presto la terza e ultima puntata dell’adattamento live-action della storia di Edward e Alphonse Elric. Il film è un sequel di  Fullmetal Alchemist del 2017, il primo adattamento live-action dell’apprezzato manga omonimo. Fullmetal Alchemist The Final Alchemy  arriverà su Netflix a partire dalle 3:00 ET/12:00 PT di sabato 24 settembre. Tutte e tre le puntate sono disponibili per il binge-watching sul servizio di streaming.

Fullmetal Alchemist The Final Alchemy vede Ryosuke Yamada riprendere il ruolo di Edward mentre Atomu Mizuishi doppia Alphonce ancora una volta. Il cast include Mackenyu Arata nei panni di Scar, Yuina Kuroshima nei panni di Lan Fan e Keisuke Watanabe nei panni di Ling Yao. Inoltre, Hiroshi Tachi come King Bradley, Kōji Yamamoto come Alex Louis Armstrong, Yuki Yamada come Solf J. Kimblee, Chiaki Kuriyama come Oliver Mira Armstrong, Seiyō Uchino come Van Hohenheim, Yukie Nakama come Trisha Elric, Jun Fubuki come Pinako Rockbell e Naohito Fujiki come Yuriy Rockbell, Kaoru Okunuki come Sarah Rockbell, Kokoro Terada come Selim Bradley, Long Meng Rou come May Chang e Haruhi Ryо̄ga come Izumi Curtis.

Fullmetal Alchemist: Final Chapter – The Avenger Scar è uscito in Giappone il 20 maggio 2022. Presenta una trama che vede il protagonista Edward Elric affrontare Scar. Il secondo film, Fullmetal Alchemist: Final Chapter – The Last Transmutation è stato presentato in anteprima in Giappone il 24 giugno e ha rappresentato la battaglia finale della serie Fullmetal Alchemist .

Fullmetal Alchemist: prime immagini dell’atteso live-action

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Attraverso il proprio account Twitter ufficiale The Anime News Network ha pubblicato le prime attese immagini dell’adattamento live-action di Fullmetal Alchemist, celebre serie manga giapponese di 27 volumi ideata dallo scrittore e illustratore Hiromu Arakawa. Si tratta in effetti di un primo sguardo – per il momento ancora molto limitato – al visionario universo che vedremo sul grande schermo entro dicembre 2017 grazie alla regia di Fumihiko Sori e alla distribuzione Warner Bros. Pictures.

Fullmetal Alchemist

Concepito in origine come un singolo manga, Fullmetal Alchemist è stato successivamente editato grazie a Square Enix in una vera e propria serie illustrata che vanta all’attivo un ricchissimo franchise di successo composto da due serie animate, romanzi, audiolibri e trasposizioni videoludiche per consolle. Ora finalmente il racconto di Hiromu Arakawa si prepara a fare il suo primo grande debutto sul grande schermo in una versione live-action che tutti attendono con curiosità e trepidazione.

Fullmetal Alchemist

La prima immagine proposta da The Anime News Network riguardo all’adattamento di Fullmetal Alchemist mostra il personaggio di Edward combattere contro una mastodontica bestia meccanica nel mezzo di una strada, mentre la seconda mostra nuovamente il personaggio, questa volta in compagnia del fratello Alphonse, in piedi nel mezzo di una stazione ferroviaria, indicativamente nell’attimo precedente alla loro partenza per cercare un modo con cui porre l’anima di Alphonse in un nuovo corpo.

Il creatore del manga Naruto si unisce al progetto live action

Recentemente era già stato proposto un breve trailer relativo al nuovo live-action di Fullmetal Alchemist nel quale veniva introdotto il racconto dei due fratelli EdwardAlphonse Elric, impegnati a trovare un modo di rimediare alle terribili conseguenze dovute al maldestro e fallito tentativo di tramutare illegalmente la propria madre con l’intento di salvarla.

Ricordiamo che il manga originale di Hiromu Arakawa ha venduto più di 65 milioni di copie dalla sua prima raccolta in volumi a partire dal 2005, tanto da divenire uno dei manga più popolari di tutti i tempi in Giappone. L’adattamento animato ha inoltre vinto ben cinque American Anime Awards nel 2007.

Fullmetal Alchemist sarà diretto dal regista giapponese Hiromu Arakawa e avrà nel cast le star Ryosuke Yamada nel ruolo di Edward, oltre a Dean Fujioka nei panni di Roy Mustang  e Tsubasa Honda nelle vesti di Winry Rockbell. Il film verrà distribuito in Giappone a partire da dicembre 2017 da Warner Bros. Pictures.

Fonte:  CBR

Fullmetal Alchemist: nuova immagine dal film in live action

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Per quanto possa sembrare azzardato, sta procedendo il progetto di realizzare un film su Fullmetal Alchemist, celebre serie manga giapponese di 27 volumi ideata dallo scrittore e illustratore Hiromu Arakawa. Di seguito vi mostriamo una nuova foto dal film:

Fullmetal alchemist

Concepito in origine come un singolo manga, Fullmetal Alchemist è stato successivamente editato grazie a Square Enix in una vera e propria serie illustrata che vanta all’attivo un ricchissimo franchise di successo composto da due serie animate, romanzi, audiolibri e trasposizioni videoludiche per consolle. Ora finalmente il racconto di Hiromu Arakawa si prepara a fare il suo primo grande debutto sul grande schermo in una versione live-action che tutti attendono con curiosità e trepidazione.

Fullmetal Alchemist: prime immagini dell’atteso live-action

 

Recentemente era già stato proposto un breve trailer relativo al nuovo live-action di Fullmetal Alchemist nel quale veniva introdotto il racconto dei due fratelli EdwardAlphonse Elric, impegnati a trovare un modo di rimediare alle terribili conseguenze dovute al maldestro e fallito tentativo di tramutare illegalmente la propria madre con l’intento di salvarla.

Ricordiamo che il manga originale di Hiromu Arakawa ha venduto più di 65 milioni di copie dalla sua prima raccolta in volumi a partire dal 2005, tanto da divenire uno dei manga più popolari di tutti i tempi in Giappone. L’adattamento animato ha inoltre vinto ben cinque American Anime Awards nel 2007.

Fullmetal Alchemist sarà diretto dal regista giapponese Hiromu Arakawa e avrà nel cast le star Ryosuke Yamada nel ruolo di Edward, oltre a Dean Fujioka nei panni di Roy Mustang  e Tsubasa Honda nelle vesti di Winry Rockbell. Il film verrà distribuito in Giappone a partire da dicembre 2017 da Warner Bros. Pictures.

Fonte: Twitter