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Il caso Josette: recensione della commedia di Fred Cavayé

Il caso Josette: recensione della commedia di Fred Cavayé

«Così comincia la nostra storia: un omicidio, poi un arresto e, poco dopo, un processo. Processo che nel 1644 ha quasi diviso la Francia in due». È con queste parole che il narratore dà inizio al buffo e irriverente racconto che vede protagonisti lo sfortunato avvocato Maitre Pompignac e il suo imbranato nipote Jean alle prese con un caso a dir poco incredibile. Il loro cliente? Una povera e (forse) innocente capra accusata di un tragico omicidio.

Il celebre regista francese Fred Cavayé (tanto noto quanto chiacchierato in patria per film come Radin! e Le Jeu) fa ritorno nelle sale italiane con Il caso Josette (titolo originale Les chevres!), una nuova commedia fresca, folle e divertente, che sostiene essere ispirata a fatti realmente accaduti… “o quasi”. Coprodotto da Jerico Films e Pathé Films, con la partecipazione di Netflix, Il caso Josette sarà disponibile al cinema dal 24 aprile.

Il caso Josette Trama

L’avvocato Maître Pompignac (interpretato dall’iconico Dany Boon, noto per film come Giù al nord, Supercondriaco, Ti ripresento i tuoi) non ha mai ottenuto una vittoria in tribunale e tutti i suoi clienti sono stati condannati a morte. Giunto ormai alla resa, dopo una carriera costellata di fallimenti, un giorno incontra una giovane e bella pastora (l’attrice Claire Chust), che, disperata, gli chiede di difendere Josette, un’undicenne ingiustamente accusata di aver ucciso un nobile maresciallo francese, Grégoire Hubert de Colombe.

Il caso Josette – In foto la capra Josette.

Presumendo che Josette fosse una ragazzina, Pompignac accetta il caso, vedendo in esso la grande opportunità di vincere contro l’accusa e di assicurare un futuro migliore alla sua famiglia. Con il sostegno del nipote Jean (Alexandre Desrousseaux), aspirante avvocato, Pompignac affronta con sicurezza e entusiasmo il caso, finché non si rende conto che Josette, in realtà, non è che una semplice capra.

Ma ormai è troppo tardi per tirarsi indietro: Pompignac si ritrova così invischiato in questo bizzarro e ridicolo caso contro il suo acerrimo nemico, il rinomato e odioso Maître Valvert (interpretato da Jérôme Commandeur), famoso in tutta Parigi per non aver mai perso neppure una causa.

Chi è più spietato di una capra?

Con una particolare attenzione all’ambientazione e ai costumi dell’epoca – e con l’aggiunta di nauseanti dettagli che frequentemente rimandano alla scarsa igiene del tempo –, Cavayé trasporta il pubblico in una bizzarra e caotica Francia del XVII secolo. Qui, sotto il regno di un dispettoso e petulante Luigi XIV e la guida dal potente cardinale Mazzarino, si sviluppa la curiosa avventura di Pompignac. Un’avventura che, tra esagerazioni, assurdità e altrettanta banalità, esplora la stupidità e l’inettitudine dell’epoca, spesso sorprendentemente simili a quelle contemporanee.

Il caso Josette – In foto (da sinistra a destra) gli attori Jérôme Commandeur e Dany Boom.

Al di là delle accese diatribe tra parigini e “savoiardi”, nobili e popolani, Pompignac e Valvert, Il caso Josette mette in scena, con un tocco teatrale e caricaturale, alcuni aspetti critici della società moderna, come la lentezza e l’ipocrisia della giustizia, il controverso potere dell’effetto mediatico e la malsana influenza dell’opinione pubblica. Il Popolo di Cavayé non è interessato tanto alla verità quanto piuttosto è rappresentato come uno spettatore avido di disastri altrui, mosso dal semplice desiderio di identificare un colpevole e una vittima. Questo ritratto non solleva interrogativi solo sulla Francia secentesca, ma riflette anche in maniera attuale sul comportamento delle persone, per esempio, sui social media, dove la ricerca della verità spesso cede il passo al bisogno di trovare un capro espiatorio o una figura da idolatrare.

Ridere della stupidità umana, passata e presente

La “commedia dell’assurdo” di Cavayé ha suscitato reazioni contrastanti nel pubblico e nella critica francese: da un lato, c’è chi l’ha trovata sfrontata, ironica, creativa e iperbolica, una satira efficace sulla società passata e presente; dall’altro, chi l’ha giudicata grottesca, prevedibile, ricca di cliché e momenti demenziali.

In realtà, Il caso Josette è tutto questo assieme e, che la si ami o si odii, resta un prodotto cinematografico che diverte e intrattiene egregiamente. Infine, pur non distinguendosi per la sua raffinatezza o originalità, il film gioca abilmente tra realtà e finzione, invitando sottilmente il pubblico a riflettere sulle assurdità, le contraddizioni e le idiosincrasie della vita moderna, non solo francese.

Il caso Alex Schwazer, la recensione della docuserie su Netflix

Il caso Alex Schwazer, la recensione della docuserie su Netflix

Ci sono storie piene di ferite, sudore, lacrime amare e sangue. Storie di persone con dei sogni, il cui futuro sembra fiorente, prima di diventare un incubo dentro al quale si rischia di soffocare. E quando si è lì, in quel tunnel buio in cui neppure un lembo di luce si intravede, si desidera solo chiudere gli occhi e sperare che tutto finisca al più presto. Fin quando qualcuno, con una forza indescrivibile, ti afferra e ti riporta in superficie dove puoi, finalmente, respirare.

Questo è quello che accade in Il caso Alex Schwazer, nuova docu-serie Netflix che sembra ricordare molto, all’inizio, il film Whiplash di Damien Chazelle. Perché il racconto costruito da Massimo Cappello, sotto un attenta scrittura di Marzia Maniscalco, è pieno di sacrifici, lotte e dolori, tutti incanalati per poter raggiungere un obiettivo: vivere della propria passione e forse, in alcuni casi, diventare la propria passione. Il più delle volte, come succede nella finzione ad Andrew e nella realtà ad Alex Schwazer, il voler essere nel firmamento dei grandi nomi, il voler diventare immortale, può spingerti oltre quel limite consentito che, alla fine, ti farà o precipitare o bruciare per sempre.

Nel caso del marciatore italiano, l’ambizione mista alla depressione che lo portò a farsi un’iniezione di eritropoietina nel 2012, fu solo l’inizio di un percorso tortuoso in cui, l’iniziale – eccessiva – fama di gloria del campione olimpico, fu sostituita da un complotto (purtroppo mai ammesso) ai suoi danni per opera di organi sportivi.

Il caso Alex Schwazer, la trama

È il 2012 quando su tutti i notiziari arriva, in diretta da Bolzano, una dichiarazione dell’atleta Alex Schwazer, in cui afferma di essersi volontariamente dopato. Una confessione che lo porta alla squalifica per ben quattro anni e che, nel frattempo, lo fa arrivare alla casa di Sandro Donati, allenatore nonché personaggio attivo nella lotta contro il doping. Dopo un periodo di dolori e depressione, Schwazer si rimette in sesto, pronto ad allenarsi più e meglio di prima, in vista delle Olimpiadi di Rio che si terranno quattro anni dopo.

Ma il 1 gennaio del 2016, un controllo (ambiguo) antidoping lo sorprende a casa e qualche mese dopo, poco prima dell’iscrizione alle gare, risulterà nuovamente positivo. Fermo nella sua innocenza, il campione medaglia d’oro delle Olimpiadi di Pechino del 2008, inizierà una battaglia con Donati, in un’indagine che colpirà sia la WADA che la Federazione internazionale di atletica leggera. Squalificato comunque fino al 2024, nel 2021 il giudice Pelino lo dichiara innocente, confermando una manomissione nelle sue urine al fine di farlo risultare dopato. Le Federazioni sportive, però, non hanno mai smesso di ritenerlo colpevole.

Un racconto che funziona

Quello che è accaduto ad Alex Schwazer è una storia che ben si adatta al linguaggio seriale, coerente con le offerte del colosso streaming e sapientemente inserita in un catalogo folto di prodotti documentaristici dalla grande fascinazione. Il caso Alex Schwazer non è da meno, in quanto presenta una struttura che oscilla fra il legal drama e il thriller. Un giallo, quello che ha avvolto il campione altoatesino, su cui si è voluto investire al fine di gettare una nuova luce su quello che è avvenuto nel 2016 e che, ad oggi, non ha trovato nessun colpevole.

In un’attenta operazione a incastro, Massimo Cappello inizia a modellare un racconto che segue due principali filoni narrativi: la storia di Schwazer e del suo periodo d’oro, a cui è seguita la caduta nel baratro, e la storia antidoping, nella quale è andata inserendosi l’indagine compiuta sulla WADA (Agenzia mondiale antidoping) e la Federazione internazionale di atletica leggera. La bellezza della docuserie, la cui attenzione proprio per questo mai oscilla, è che nonostante il suo pattern didascalico, riesce a formulare un racconto dinamico e coinvolgente, pieno di plot twist, dando quasi l’impressione di assistere a una fiction.

Seppur la storia del marciatore abbia intasato letteralmente i notiziari nostrani per anni e anni, non si può non rimanere esterrefatti per alcune scoperte inedite che si raccolgono lungo le quattro puntate, a volte ritrovandosi ad essere parte attiva della stessa narrazione. Merito di una mirata scrittura di Maniscalco, supportata da una dosata ma accattivante regia di Cappello, con un’esposizione degli eventi volta a entusiasmare il pubblico che si sente chiamato a investigare simultaneamente.

Un viaggio di dolore e rinascita

Oltre alle scioccanti rivelazioni emerse nelle quasi quattro ore di fruizione, in cui vengono distribuite interviste, stralci televisivi e ricostruzioni con alcuni brevi momenti recitativi, è dato un importante rilievo al percorso personale e psicologico affrontato da Alex Schwazer, che innesta un ponte empatico ed emotivo fra lui e il pubblico. Il caso Alex Schwazer si apre proprio con un suo piano medio, in cui l’atleta è posto di fronte alla macchina da presa, come a voler instaurare subito un contatto con lo spettatore, in una conversazione – o meglio confessione – fra lui e l’altra persona, ossia noi.

Parole a cuore aperto, che fluiscono spontanee e si incidono nelle sequenze delle Olimpiadi, dei duri allenamenti, negli attimi di sconforto e in quelli in cui il campione si è sentito talmente perso da voler porre fine alla sua vita. Sono racconti duri, cicatrici che nei suoi occhi sempre lucidi non sembrano poi così rimarginate ma anzi danno l’impressione di sanguinare ancora. Quello a cui si assiste è un viaggio dentro i suoi tumulti interiori, in cui per tutti questi anni (giustamente) si è solo potuta vedere la punta dell’iceberg, senza pensare alla restante massiccia roccia di ghiaccio tesa verso un profondo abisso pieno di mostri, a cui nessuno aveva mai avuto accesso fin’ora. Ma quello di Schwazer è anche un viaggio di crescita personale, di consapevolezze e di rinascita, un po’ come quello tipico dell’eroe descritto da Christopher Vogler.

In questo caso un affrontare due antagonisti: se stessi in primis e poi le istituzioni sportive, la vera condanna dell’atleta. Istituzioni che imponevano un’etica e delle regole, ma che poi si scoprivano i primi a non rispettarle. Un campione, Alex Schwazer, ma prima di tutto un uomo nelle mani di persone sbagliate che, arrivato a bussare alla porta del suo angelo nonché allenatore Sandro Donati, è riuscito a riemergere da quelle acque sporche che lo avevano inghiottito, seppur ancora oggi pesi su di lui una squalifica, nonostante la conferma che nel 2016 non si sia dopato di nuovo, ma anzi sia stato incastrato. Un leone lui, come dirà il suo avvocato Gerhard Brandstaetter, a cui è stato impedito di ruggire ma che, come ricorda, anche da morto sarebbe rimasto tale. Gli sciacalli, invece, rimangono sciacalli.

Il caso Alex Schwazer è un’ulteriore prova su schermo di quanto accaduto anni fa a uno degli atleti migliori che l’Italia possa vantare. Un riscatto personale di un grande marciatore, al quale è stata data l’opportunità di rilasciare una sua personalissima e intima testimonianza, trasformatasi anche in una lettera d’amore a se stesso e allo sport, nonostante tutto. Ma anche un’indagine dettagliata, decisa e puntuale, sciorinata da Cappello insieme al comparto tecnico, che la enfatizza con un preciso montaggio e una buona colonna sonora. Una dimostrazione, poi, di quanto possano esserci a volte perfino comportamenti mafiosi dietro le istituzioni sportive. Di quanto la competizione spesso non sia pulita e, se sei troppo bravo, farti fuori è l’unica missione che conta. Il regista porta a casa un lavoro complesso ma compiuto, intricato ma narrativamente fluido, e nonostante la difficoltà nell’assamble, derivante dal ricco e pesante materiale a disposizione, non c’è proprio nessuna sbavatura.

Il Cartoon WWF con le voci di Luca Argentero e Gabriella Pession dal 23 Novembre in Dvd!

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Dal sovraffollato “paradiso degli animali estinti”, una task-force guidata da un impacciato Dodo che porta la voce di Luca Argentero, scende sulla terra per salvare gli animali a rischio, ma non solo… – Uscito il 23 novembre  in dvd “Il paradiso può attendere”, il divertente cartoon sull’importanza di tutelare la natura, realizzato da WWF e Moviemax Media Group*

Il cardellino: tutto quello che c’è da sapere sul film

Il cardellino: tutto quello che c’è da sapere sul film

Pubblicato nel 2013, il romanzo Il cardellino è il terzo libro scritto da Donna Tartt, che grazie a questo suo nuovo lavoro ha vinto il Premio Pulitzer per la narrativa. Si tratta di un’opera che ha fatto molto parlare di sé, ottenendo da un lato pareri entusiasti e dall’altro alcune delle più severe stroncature degli ultimi decenni. Un simile caso letterario non poteva non ottenere la sua trasposizione cinematografica, che è poi arrivata nel 2019 per la regia di John Crowley, regista noto anche per i film Brooklyn e Boy A. Proprio come il romanzo, anche il film ha diviso l’opinione pubblica.

Vi è infatti chi lo ha particolarmente apprezzato e lo ritiene un lungometraggio particolarmente denso ed epico, considerando anche i suoi 150 minuti di durata, mentre numerosi sono stati anche i detrattori. In particolare, la critica ha evidenziato i difetti narrativi di questa trasposizione. Il cardellino è inoltre diventato uno dei più clamorosi insuccessi del suo anno al box office. A fronte di un budget di circa 50 milioni, il film è arrivato ad incassarne appena 10 in tutto il mondo, facendo dunque perdere una considerevole somma alla Warner Bros., lo studio di produzione occupatosi del progetto.

Per chi ha amato il romanzo, nonostante le tante differenze presenti tra le due opere, il film è comunque un titolo da riscoprire, anche solo per il cast di star che conferiscono ulteriore valore al tutto. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e alle differenze con il libro. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

Il cardellino: la trama e il cast del film

Protagonista del film è Theodore “Theo” Decker, che all’età di 13 anni perde sua madre, uccisa nello scoppio di una bomba al Metropolitan Museum of Art. Rimasto da solo, Theo viene affidato alla famiglia del suo amico Andy Barbour. Mentre cresce e si affeziona alla signora Samantha Barbour, adattandosi alla sua nuova vita, Theo custodisce gelosamente “Il cardellino“, il dipinto di Carel Fabritius a cui sua madre era molto affezionata e che lui ha rubato nel museo dopo l’attentato. Ben presto, però, la sua vita verrà sconvolta di nuovo, costringendolo a spostarsi continuamente, vivendo esperienze inaspettate e incontrando personaggi più o meno raccomandabili. Nel corso di tutto ciò, Theo dovrà inoltre accettare il doloroso lutto subito.

Come anticipato, il cast è composto da attori particolarmente noti. Il protagonista Theo è interpretato da Ansel Elgort, mentre i coniugi Barbour sono interpretati da Boyd Gaines e Nicole Kidman. Jeffrey Wright è Hobbie, proprietario di un negozio di antiquariato amico di Theo, mentre Luke Wilson interpreta Larry Decker, vero padre del protagonista. Completano il cast gli attori Sarah Paulson nei panni di Xandra, Willa Fitzgerald in quelli di Kitsey e Finn Wolfhard in quelli del giovane Boris, amico di Theo. L’attore, noto per la serie Stranger Things, ottenne il ruolo dopo aver dimostrato di poter recitare con un convincente accento russo. Aneurin Barnard interpreta invece Theo da adulto.

Il cardellino libro

Il cardellino: le differenze tra il libro e il film

Adattare un romanzo di 784 è stata un impresa estremamente complicata, specialmente considerando la costruzione non lineare del racconto. Ciò ha portato a dover apportare molti tagli e modifiche, mantenendo comunque lo spirito e le parti essenziali. Innanzittuto, relativamente alla madre del protagonista e alla sua morte, la principale differenza tra la versione del film e la versione del libro è quanto meglio la donna viene raccontata in quest’ultimo. Nel film non si scopre mai il suo nome e non si vede nemmeno il suo volto. Il libro, invece, la racconta come una donna molto amata da suo figlio, il che rende tutto ancora più devastante quando muore. Nel film, invece, la maggior parte di ciò è lasciata all’immaginazione.

In entrambe le versioni, inoltre, una delle persone morte nell’attentato è un uomo di nome Welty, il quale dona a Theo un anello. Nel libro, l’anello aiuta Theo a ricordare il nome “Hobart e Blackwell”, che lo porta al negozio di antiquariato dove incontra Hobie, il suo eventuale custode. Nel film, invece, tale risvolto avviene in modo meno preciso e non direttamente conseguente. Il libro, poi, è ovviamente molto più estetso nel racconto della vita di Theo dopo che ha lasciato la casa di suo padre a Las Vegas e va a vivere con Hobie a New York. Molti degli episodi raccontati a questo punto del libro sono invece omessi dal film.

Molti cambiamenti si ritrovano poi nel personaggio dell’amico Boris. La maggior parte di questo sono solo il risultato delle possibilità del libro di contenere più dettagli. Il film esclude ad esempio la parte del libro in cui la relazione tra Theo e Boris diventa tesa perché Boris ha una nuova fidanzata. Un altro importante cambiamento arriva dopo che Theo ha aspettato Boris per settimane in un hotel di Amsterdam dopo il loro fallito tentativo di riprendersi il dipinto dai criminali locali. Nel libro, il depresso Theo alla fine decide di consegnarsi alla polizia olandese per i suoi crimini quando Boris si presenta e lo ferma. Nel film, Theo tenta invece il suicidio e Boris irrompe dalla porta dell’hotel per salvare il suo amico in overdose.

Il cardellino: il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di Il cardellino grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Chili Cinema, Google Play, Apple iTunes, Now, Amazon Prime Video e Tim Vision. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di mercoledì 8 giugno alle ore 21:00 sul canale Iris.

Fonte: IMDb, Slate

Il cardellino: Nicole Kidman e Ansel Elgort nel primo trailer

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Il cardellino: Nicole Kidman e Ansel Elgort nel primo trailer

La Warner Bros ha diffuso in rete il primo trailer originale de Il Cardellino, il film adattamento cinematografico del romanzo premio Pulitzer scritto da Donna Tartt. Nel cast troviamo Ansel Elgort, Nicole Kidman, Sarah Paulson, Jeffrey Wright, Aneurin Barnard, Finn Wolfhard e Luke Wilson. Alla regia c’è John Crowley (Brooklyn).

Ecco di seguito la trama del romanzo:

Figlio di una madre devota e di un padre inaffidabile, Theo Decker sopravvive, appena tredicenne, all’attentato terroristico che in un istante manda in pezzi la sua vita. Solo a New-York, senza parenti né un posto dove stare, viene accolto dalla ricca famiglia di un suo compagno di scuola. A disagio nella sua nuova casa di Park Avenue, isolato dagli amici e tormentato dall’acuta nostalgia nei confronti della madre, Theo si aggrappa alla cosa che più di ogni altra ha il potere di fargliela sentire vicina: un piccolo quadro dal fascino singolare che, a distanza di anni, lo porterà ad addentrarsi negli ambienti pericolosi della criminalità internazionale. Nel frattempo, Theo cresce, diventa un uomo, si innamora e impara a scivolare con disinvoltura dai salotti più chic della città al polveroso labirinto del negozio di antichità in cui lavora. Finché, preda di una pulsione autodistruttiva impossibile da controllare, si troverà coinvolto in una rischiosa partita dove la posta in gioco è il suo talismano, il piccolo quadro raffigurante un cardellino che forse rappresenta l’innocenza perduta e la bellezza che, sola, può salvare il mondo.

Il Cardellino: intervista al regista John Crowley

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Il Cardellino: intervista al regista John Crowley

Ecco l’intervista a John Crowley, il regista de Il Cardellino, con Nicole Kidman e Ansel Elgort, distribuito in Italia da Warner Bros. Home Entertainment in esclusiva digitale per l’acquisto e il noleggio dal 6 dicembre sulle seguenti piattaforme: Apple TV App, Itunes, Google Play, Youtube, Infinity, Sky Primafila, Chili, Rakuten TV, TIMvision, Playstation Store e Microsoft Film&TV.

IL CARDELLINO, adattamento per il grande schermo del romanzo di Donna Tartt (vincitrice del premio Pulitzer del 2014), con Nicole Kidman, Ansel Elgort, Sarah Paulson e Finn Wolfhard, arriva in Italia dal 6 dicembre in esclusiva digitale.

Da Warner Bros. Pictures e Amazon Studios è in arrivo “Il Cardellino”, adattamento per il grande schermo del romanzo amato in tutto il mondo della scrittrice Donna Tartt, vincitrice del premio Pulitzer del 2014 nella categoria Fiction e della Medaglia Andrew Carnegie for Excellence in Fiction.

Diretto dal regista premio BAFTA John Crowley (“Brooklyn”), il film vede un cast multigenerazionale guidato da Ansel Elgort (“Baby Driver”) nel ruolo di Theo Decker e l’attrice premio Oscar® Nicole Kidman (“The Hours,” “Big Little Lies”) in quello della Sig.ra Barbour.

Il cardellino: Nicole Kidman e Ansel Elgort nel primo trailer

Theodore “Theo” Decker aveva 13 anni, quando sua madre venne uccisa dallo scoppio di una bomba al Metropolitan Museum of Art. La tragedia cambiò il corso della sua vita, conducendolo in una commovente odissea fatta di dolore e colpevolezza, di reinvenzione e redenzione, e persino di amore. Nel mezzo di tutto ciò, si aggrappa ad un tangibile oggetto di speranza, ricordo di quel giorno…il quadro di un uccellino incatenato al suo trespolo, Il Cardellino.

“Il Cardellino” è prodotto da Nina Jacobson (la trilogia di “The Hunger Games”, “American Crime Story”) e Brad Simpson (“World War Z”, “American Crime Story”).  Mari Jo Winkler-Ioffreda, Kevin McCormick, Sue Kroll e Courtenay Valenti sono i produttori esecutivi. La sceneggiatura è del candidato all’Oscar® Peter Straughan (“Tinker Tailor Soldier Spy”), tratta dal romanzo di Donna Tartt, apparso per 30 settimane di seguito sulla lista dei libri più venduti del The New York Times.

Del film fanno parte anche Oakes Fegley (“Pete’s Dragon”) nel ruolo di Theo da bambino, Aneurin Barnard (“Dunkirk”) in quello di Boris, Finn Wolfhard (“Stranger Things”, “It”) nel ruolo di Boris da bambino, con Sarah Paulson (“The Post”, “American Crime Story”) nel ruolo di Xandra, Luke Wilson (“The Royal Tenenbaums”) in quello di Larry e Jeffrey Wright (la trilogia di “The Hunger Games”) in quello di Hobie.

A completare il nutrito cast troviamo anche Ashleigh Cummings (“Miss Fisher’s Murder Mysteries”) nel ruolo di Pippa, Willa Fitzgerald (“Little Women”) in quello di Kitsey Barbour, Aimee Laurence (“Chicago P.D.”) nel ruolo di Pippa da bambina, Denis O’Hare (“American Horror Story”) nel ruolo di Lucius Reeve, e Boyd Gaines (“Driving Miss Daisy” del 2014) in quello di Mr. Barbour.

Il team creativo dietro la cinepresa comprende, il direttore della fotografia premio Oscar® Roger Deakins (“Blade Runner 2049”), lo scenografo candidato all’Oscar® K.K. Barrett (“Her”), la montatrice Kelley Dixon (“Breaking Bad”) e la costumista Kasia Walicka Maimone (“Bridge of Spies”). Le musiche sono di Trevor Gureckis (“Bloodline”).

“Il Cardellino” è una presentazione Warner Bros. Pictures, in associazione con Amazon Studios, una produzione Color Force, un film di John Crowley. Il film sarà distribuito in Italia da Warner Bros. Home Entertainment in esclusiva digitale per l’acquisto e il noleggio dal 6 dicembre sulle seguenti piattaforme: Apple TV App, Itunes, Google Play, Youtube, Infinity, Sky Primafila, Chili, Rakuten TV, TIMvision, Playstation Store e Microsoft Film&TV.

Il cardellino di Donna Tartt al cinema grazie al regista di Brooklyn

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John Crowley, acclamato regista di Brooklyn con Saoirse Ronan, si prepara a portare sul grande schermo un altro romanzo di successo. Arriva infatti da Deadline la notizia che Crowley si occuperà di dirigere l’adattamento cinematografico de Il cardellino (The Goldfinch), romanzo scritto nel 2013 dalla scrittrice statunitense Donna Tartt.

Leggi la recensione di Brooklyn

La RatPat Entertainment e la Warner Bros. si occuperanno di sviluppare il progetto. Peter Straughan, sceneggiatore de La talpa con Gary Oldman, è stato ingaggiato per curare lo script.

il cardellino

Con Il cardellino, Donna Tartt ha vinto il Premio Pulitzer per la narrativa del 2014. Di seguito la sinossi ufficiale del romanzo:

Theo Decker è un ragazzino di tredici anni che frequenta la terza media. Un giorno, all’improvviso, scoppia una bomba al Metropolitan Museum dove Theo si trova insieme alla madre. Theo riesce a sopravvivere all’attentato terroristico, ma la madre muore, in quello stesso istante in cui la vita di Theo, ineluttabilmente, si riduce in frantumi. Solo a New York, senza parenti né un posto dove stare, viene accolto dalla ricca famiglia di un suo compagno di scuola. Theo, però, si trova a disagio nella nuova casa di Park Avenue, isolato dagli amici e tormentato dall’acuta nostalgia nei confronti della madre.

Theo si aggrappa perciò alla cosa che più di ogni altra ha il potere di fargliela sentire vicina: un piccolo quadro dal fascino singolare (The Goldfinch, Il Cardellino, appunto) che, a distanza di anni, lo porterà ad addentrarsi negli ambienti pericolosi della criminalità internazionale. Nel frattempo Theo cresce, diviene uomo, si innamora e impara a scivolare con disinvoltura dai salotti più chic della città al polveroso, intricato e camaleontico labirinto del negozio di antiquariato dove lavora. Finché, preda di una pulsione autodistruttiva impossibile da controllare, si trova coinvolto in una rischiosa partita dove la posta in gioco è appunto il suo “talismano”, il piccolo quadro raffigurante un cardellino che, forse, sta a rappresentare l’innocenza perduta e la bellezza che, sola, può salvare il mondo.

Fonte: Indiewire

Il capolavoro fantascientifico in cinque parti di Jonathan Nolan torna finalmente alla ribalta come fenomeno globale su Netflix

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Questa serie fantascientifica di Jonathan Nolan è tornata ad essere di grande interesse, ora su Netflix. Nolan, fratello del regista di L’Odissea di Christopher Nolan, ha partecipato a diversi progetti entusiasmanti nel corso degli anni. Per quanto riguarda il genere fantascientifico, questo genio creativo ha dimostrato il suo valore con diverse produzioni. Una di queste è stata Westworld della HBO, che ha conquistato il mondo per quattro stagioni prima di essere cancellata prima della quinta e ultima stagione.

Per quanto riguarda Netflix, il servizio di streaming è noto anche per il successo delle sue produzioni di genere. Alcune delle migliori serie TV di Netflix sono progetti di fantascienza, con Stranger Things e Black Mirror che sono diventate serie intrinsecamente legate a Netflix per il pubblico globale. Unendo l’esperienza di Jonathan Nolan nel genere e l’interesse degli abbonati Netflix per le storie di fantascienza, Person of Interest sta vivendo una rinascita in streaming.

Secondo FlixPatrol, Person of Interest è attualmente la settima serie TV più vista su Netflix a livello globale. La serie di fantascienza si colloca al di sopra della serie prequel di Superman, Smallville, molto amata dai fan di Tom Welling. Person of Interest è arrivata sulla piattaforma di streaming in alcuni paesi il 4 marzo. La serie trova compagnia anche di serie popolari come Bridgerton, The Night Agent, The Mentalist e altre nella classifica di Netflix.

Al momento della stesura di questo articolo, la serie fantascientifica in cinque stagioni di Jonathan Nolan non è la più vista su Netflix in nessun Paese. Tuttavia, ciò non sminuisce il successo dello show in streaming. Person of Interest è di tendenza in 28 Paesi sulla piattaforma. La serie è al secondo posto tra le più viste su Netflix alle Bahamas, in Giamaica e a Trinidad e Tobago.

Person of Interest ha debuttato sulla CBS il 22 settembre 2011. La serie fantascientifica è durata cinque stagioni, concludendosi il 21 giugno 2016. Il capolavoro di Jonathan Nolan ha fuso diversi generi, utilizzando elementi del thriller poliziesco e della fantascienza per diventare una serie intrigante. Person of Interest seguiva Harold Finch (Michael Emerson), un programmatore miliardario che ha creato “la Macchina”, un’entità che utilizzava tutte le informazioni disponibili per prevedere i crimini.

Poiché il governo era interessato solo a fermare le minacce alla sicurezza nazionale, Finch assume John Reese (Jim Caviezel), un ex membro dell’esercito statunitense e della CIA, per occuparsi dei crimini quotidiani che sfuggono al controllo delle autorità. Su Rotten Tomatoes, Person of Interest ha ottenuto un punteggio quasi perfetto del 92% da parte della critica. La serie fantascientifica vanta anche un punteggio elevato dell’80% da parte del pubblico.

Sebbene Person of Interest sia di tendenza in tutto il mondo su Netflix, la serie fantascientifica di Jonathan Nolan non è disponibile sul servizio di streaming negli Stati Uniti. Chi desidera guardare la serie negli Stati Uniti deve invece rivolgersi a Prime Video. In molti paesi, tutte e cinque le stagioni di Person of Interest sono ora disponibili su Netflix, dove la serie è diventata un successo.

Il Capofamiglia: una clip esclusiva dall’esordio alla regia di Omar El Zohairy

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Dopo aver stregato la critica internazionale e aver vinto numerosi premi, tra cui Miglior film alla Semaine de la Critique del Festival di Cannes 2021, Gran premio della Giuria al Torino Film Festival 2021, Miglior film internazionale al Calgary International Film Festival in Canada e Miglior film ai Roberto Rossellini Awards del China’s Pingyao International Film Festival, il curioso lungometraggio Il Capofamiglia (titolo originale Feathers), nonché promettente esordio alla regia dell’egiziano Omar El Zohairy, arriverà nei cinema italiani con Wanted Cinema dal 16 marzo.

IL CAPOFAMIGLIA di Omar El Zohairy, in cui magia e realtà si fondono per raccontare la vita di una famiglia in Egitto oggi, è una favola nera moderna che non mancherà di colpire lo spettatore, grazie anche alla straordinaria e pluripremiata interpretazione dell’attrice esordiente Demyana Nassar. IL CAPOFAMIGLIA diretto da Omar El Zohairy arriverà nei cinema italiani con Wanted Cinema dal 16 marzo.

SINOSSI – Durante una festa di compleanno in casa, un incantesimo va storto e il padre di una modesta famiglia egiziana, un uomo autoritario e brutale, viene trasformato in un pollo. Una valanga di assurde conseguenze si abbatte su tutta la famiglia: la madre, la cui vita era interamente dedicata a marito e figli, deve prendere in mano la situazione e provvedere alla famiglia. Mentre muove mari e monti per riportare il marito indietro e tenerlo al sicuro, la donna attraversa una trasformazione totale.

Il Capofamiglia: il trailer del film di Omar El Zohairy

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Il Capofamiglia: il trailer del film di Omar El Zohairy

Wanted Cinema è lieta di rilasciare il trailer italiano de Il Capofamiglia di Omar El Zohairy. Dopo aver stregato la critica internazionale e aver vinto numerosi premi, tra cui Miglior film alla Semaine de la Critique del Festival di Cannes 2021, Gran premio della giuria al Torino Film Festival 2021, Miglior film internazionale al Calgary International Film Festival in Canada e Miglior film ai Roberto Rossellini Awards del China’s Pingyao International Film Festival, il curioso lungometraggio IL CAPOFAMIGLIA (titolo originale Feathers), nonché promettente esordio alla regia dell’egiziano Omar El Zohairy, arriverà nei cinema italiani con Wanted Cinema dal 16 marzo.

Durante una festa di compleanno in casa, un incantesimo va storto e il padre di una modesta famiglia egiziana, un uomo autoritario e brutale, viene trasformato in un pollo. Tra toni surreali e inaspettati accadimenti, il film racconta il difficile percorso di emancipazione femminile nell’Egitto patriarcale, in cui la madre – la cui vita prima era interamente dedicata all’accudimento del marito e del figlio – diventa decisiva nel prendere in mano la situazione e provvedere da sola alla sua famiglia, combattendo contro una società che non mostra alcuna empatia nei confronti della sua situazione.

IL CAPOFAMIGLIA di Omar El Zohairy, in cui magia e realtà si fondono per raccontare la vita di una famiglia in Egitto oggi, è una favola nera moderna che non mancherà di colpire lo spettatore, grazie anche alla straordinaria e pluripremiata interpretazione dell’attrice esordiente Demyana Nassar. IL CAPOFAMIGLIA diretto da Omar El Zohairy arriverà nei cinema italiani con Wanted Cinema dal 16 marzo.

SINOSSI – Durante una festa di compleanno in casa, un incantesimo va storto e il padre di una modesta famiglia egiziana, un uomo autoritario e brutale, viene trasformato in un pollo. Una valanga di assurde conseguenze si abbatte su tutta la famiglia: la madre, la cui vita era interamente dedicata a marito e figli, deve prendere in mano la situazione e provvedere alla famiglia. Mentre muove mari e monti per riportare il marito indietro e tenerlo al sicuro, la donna attraversa una trasformazione totale.

Il capofamiglia, la recensione della Metamorfosi egiziana

Il capofamiglia, la recensione della Metamorfosi egiziana

Dopo un lungo tour internazionale, arriva nei cinema italiani – dal 16 marzo, grazie a Wanted Cinema – un film capace di conquistare il Gran premio della giuria al Torino Film Festival 2021 e di esser scelto come Miglior film dalla Semaine de la Critique del Festival di Cannes 2021, dal Calgary International Film Festival e dai Roberto Rossellini Awards del China’s Pingyao International Film Festival. Apprezzato dalla critica, Il capofamiglia (Feathers) dell’esordiente Omar El Zohairy si prepara a sorprendere anche il nostro pubblico, con un racconto surreale della realtà egiziana, una tragicommedia che esplode a partire da un momento magico all’interno della famiglia protagonista.

Un mix di dramma e commedia

Una innocente festa di compleanno, un mago ingaggiato per far divertire i piccoli di casa, un gioco che avrebbe dovuto rivelare tutt’altra sorpresa: questo è il contesto nel quale scopriamo – insieme alle vittime incredule, sullo schermo – l’esito di un incantesimo andato storto. Nel quale il padre autoritario di una famiglia modesta viene trasformato in un pollo.

Con buona pace delle tante promesse e del sogno di andare a vivere in una villa con piscina, quando l’uomo non può più andare a lavorare nella fabbrica vicina, tanto che i suoi fumi invadono quotidianamente la casa, tutto cambia. E ad affrontare la catena di incredibili quanto assurde conseguenze si trova, da sola, la madre, fino ad allora interamente dedita a marito e figli.

Il capofamiglia vero

Non è solo per l’incredibile metamorfosi che il regista pone come premessa del film che questa tragicommedia (soprattutto “tragi”) possa esser definita a buon diritto “kafkiana”, ma per il tono che la pervade e il contesto nel quale si svolge. Quello egiziano, ma di qualsiasi altro ambito svantaggiato e in balia di forme di civiltà e scambi commerciali meno sviluppati di quelli ai quali siamo abituati. Un contesto nel quale si è più disposti ad accettare una situazione surreale che a riconoscere i diritti fondamentali a un qualsiasi essere umano.

il capofamigliaIn questo caso una madre in ambasce, lei sì costretta a farsi carico dell’intera famiglia, compreso il fu marito, che nella sua nuova forma necessita di cure e attenzioni particolari e non è in grado di contribuire alla ben povera economia casalinga. Costretta a slalom olimpici tra loschi pretendenti alla sua virtù e rigidi kapo burocrati, è l’incredibile interpretazione dell’esordiente Demyana Nassar a trasmettere l’angoscia esistenziale dell’assurdo che affronta con un aplomb al limite del non espressivo. Controllata, e quasi senza parlare, riesce a mostrare la dignità, la forza, il coraggio di un soggetto mai vittima degli eventi, sempre in grado di rispondere agli “urti della vita” senza credere a illusorie “love story” (come sottolineato dalla colonna sonora).

Una dark comedy nella quale si fatica a ridere di tanta disperazione, ma che oppone al dramma un tale livello di inverosimile e paradossale da vincere ogni resistenza. Grazie anche all’equilibrio e la sensibilità mostrata da El Zohairy nel rappresentare l’approccio quasi rassegnato all’apparentemente inevitabile, e ingiustificabile, che qui non esistono magia o cospirazioni, ma solo priorità. Quelle della vita. Che costringe la donna e i suoi figli a un periodo di scoperta di sé e a una emancipazione nella quale vale forse la pena di leggere un suggerimento, o una allegoria, soprattutto visto il riferimento all’Egitto maschilista e patriarcale che fa lo stesso regista.

Il Capofamiglia, dal 16 marzo al cinema

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Il Capofamiglia, dal 16 marzo al cinema

Dopo aver stregato la critica internazionale e aver vinto numerosi premi, tra cui Miglior film alla Semaine de la Critique del Festival di Cannes 2021, Gran premio della giuria al Torino Film Festival 2021, Miglior film internazionale al Calgary International Film Festival in Canada e Miglior film ai Roberto Rossellini Awards del China’s Pingyao International Film Festival, il curioso lungometraggio Il Capofamiglia (titolo originale Feathers), nonché promettente esordio alla regia dell’egiziano Omar El Zohairy, arriverà nei cinema italiani con Wanted Cinema dal 16 marzo.

Durante una festa di compleanno in casa, un incantesimo va storto e il padre di una modesta famiglia egiziana, un uomo autoritario e brutale, viene trasformato in un pollo. Tra toni surreali e inaspettati accadimenti, il film racconta il difficile percorso di emancipazione femminile nell’Egitto patriarcale, in cui la madre – la cui vita prima era interamente dedicata all’accudimento del marito e del figlio – diventa decisiva nel prendere in mano la situazione e provvedere da sola alla sua famiglia, combattendo contro una società che non mostra alcuna empatia nei confronti della sua situazione.

Il Capofamiglia di Omar El Zohairy, in cui magia e realtà si fondono per raccontare la vita di una famiglia in Egitto oggi, è una favola nera moderna che non mancherà di colpire lo spettatore, grazie anche alla straordinaria e pluripremiata interpretazione dell’attrice esordiente Demyana Nassar. Il Capofamiglia diretto da Omar El Zohairy arriverà nei cinema italiani con Wanted Cinema dal 16 marzo.

Il Capofamiglia – la trama

Durante una festa di compleanno in casa, un incantesimo va storto e il padre di una modesta famiglia egiziana, un uomo autoritario e brutale, viene trasformato in un pollo. Una valanga di assurde conseguenze si abbatte su tutta la famiglia: la madre, la cui vita era interamente dedicata a marito e figli, deve prendere in mano la situazione e provvedere alla famiglia. Mentre muove mari e monti per riportare il marito indietro e tenerlo al sicuro, la donna attraversa una trasformazione totale.

Il capo perfetto: la spiegazione del finale del fiilm

Il capo perfetto: la spiegazione del finale del fiilm

Il capo perfetto (leggi qui la recensione) è una commedia nera che utilizza il linguaggio del grottesco per raccontare qualcosa di profondamente reale: il funzionamento del potere nelle dinamiche aziendali contemporanee. Il film ruota attorno a Julio Blanco (Javier Bardem) imprenditore apparentemente illuminato, figura carismatica che incarna l’ideale del “buon capo”, capace di prendersi cura dei propri dipendenti come un padre. Tuttavia, sin dalle prime sequenze, questa immagine si incrina, lasciando emergere una realtà molto più ambigua, fatta di manipolazione, controllo e compromessi morali.

Il contesto narrativo è semplice e perfetto per costruire tensione: una visita imminente di una commissione chiamata a valutare l’azienda per un prestigioso premio. Questo dispositivo permette al film di mettere in scena una corsa contro il tempo in cui ogni problema interno deve essere risolto, nascosto o neutralizzato. È proprio in questo spazio che emerge la vera natura di Blanco: un uomo disposto a tutto pur di preservare l’immagine di equilibrio e perfezione che ha costruito. Il finale, in questo senso, non rappresenta una chiusura, ma la rivelazione definitiva di un sistema che funziona proprio grazie alle sue contraddizioni.

La spiegazione del finale de Il capo perfetto: il trionfo dell’immagine sulla verità

Nel terzo atto del film, tutte le linee narrative convergono nel giorno della visita della commissione, momento che dovrebbe rappresentare il culmine della tensione accumulata. A questo punto, Julio Blanco ha già attraversato una serie di situazioni critiche: il licenziamento di José, la gestione disastrosa del caso Miralles, la relazione con Liliana e le sue conseguenze. Ogni problema è stato affrontato con una logica precisa: non risolverlo davvero, ma controllarne l’impatto.

Il punto più oscuro riguarda la vicenda di José, il dipendente licenziato che protesta davanti alla fabbrica. Incapace di gestire la situazione attraverso strumenti legittimi, Blanco decide di ricorrere alla violenza indiretta, inviando dei ragazzi per intimidire l’uomo. L’evento sfugge al controllo e porta alla morte di Salva, un giovane legato a uno dei suoi dipendenti storici. Questo episodio rappresenta una frattura morale evidente, ma ciò che conta nel film è come venga assorbito dal sistema: non diventa uno scandalo, non compromette l’immagine pubblica, viene semplicemente neutralizzato.

Javier Bardem in Il capo perfetto

Parallelamente, Blanco elimina Miralles, il capo della produzione, sostituendolo con una figura più funzionale al momento. Anche qui, la logica non è quella della giustizia o della comprensione, ma dell’efficienza. Chi non è più utile viene rimosso. Il caso di Liliana, invece, introduce una dinamica diversa: per la prima volta Blanco perde il controllo. La giovane riesce a ribaltare il rapporto di potere, costringendolo a promuoverla dopo averlo esposto. È un momento chiave perché dimostra che il sistema può essere manipolato anche contro chi lo ha costruito.

Eppure, nonostante tutto, il finale restituisce un’immagine di successo. Il giorno della visita, l’azienda appare perfetta, ordinata, efficiente. Blanco riceve il premio tanto desiderato. Questo esito non è ironico nel senso superficiale del termine, ma profondamente disturbante: il sistema premia proprio ciò che dovrebbe condannare. Il film suggerisce che l’apparenza conta più della realtà, e che la capacità di gestire la narrazione è più importante della verità dei fatti.

Il sorriso finale di Blanco non è quello di un uomo che ha risolto i problemi, ma di qualcuno che ha dimostrato di saperli nascondere. È qui che il film chiarisce la propria posizione: il potere non si basa sulla giustizia, ma sulla gestione dell’immagine.

Il significato del film: paternalismo, controllo e ipocrisia del capitalismo moderno

Il cuore tematico de Il capo perfetto è la rappresentazione del paternalismo come forma di controllo. Julio Blanco si percepisce e si presenta come un padre per i suoi dipendenti, qualcuno che si prende cura di loro, che interviene nelle loro vite personali, che cerca di aiutarli. Tuttavia, questa dinamica nasconde una logica profondamente asimmetrica: il potere resta sempre nelle sue mani, e ogni gesto di “cura” è funzionale al mantenimento dell’ordine.

Il film mostra come questa forma di leadership sia estremamente efficace proprio perché non appare violenta. Blanco non è un tiranno nel senso classico, non impone con la forza, ma attraverso il consenso. I dipendenti lo rispettano, spesso lo ammirano, e questo rende più difficile riconoscere la manipolazione. Quando interviene nella vita di Miralles, ad esempio, lo fa con l’apparenza di un aiuto, ma il risultato è un controllo ancora più stretto.

La vicenda di José rappresenta invece il limite di questo sistema. Quando qualcuno rifiuta di accettare le regole implicite, viene espulso e delegittimato. La sua protesta rompe l’equilibrio apparente e costringe Blanco a rivelare il lato più oscuro del suo potere. Il fatto che questa rottura venga poi riassorbita senza conseguenze evidenzia la capacità del sistema di neutralizzare il conflitto.

Il rapporto con Liliana introduce un ulteriore livello di lettura: il corpo femminile come spazio di potere e negoziazione. Blanco utilizza la sua posizione per instaurare relazioni intime con le stagiste, convinto di poter controllare anche questo ambito. Tuttavia, Liliana ribalta la situazione, utilizzando le stesse dinamiche a suo vantaggio. Questo non rappresenta una liberazione, ma una dimostrazione di quanto il sistema sia pervasivo: anche chi lo sfida finisce per operare al suo interno.

Nel complesso, il film costruisce un ritratto del capitalismo contemporaneo in cui l’etica è subordinata all’immagine. Il premio finale diventa un simbolo di questa distorsione: non certifica la qualità reale dell’azienda, ma la sua capacità di apparire perfetta.

Il capo perfetto film 2021

Il capo perfetto nel contesto del cinema sociale europeo e della commedia nera

Il capo perfetto si inserisce in una tradizione consolidata del cinema europeo che utilizza la commedia per affrontare temi sociali complessi. La scelta del registro ironico non attenua la critica, ma la rende più incisiva, permettendo allo spettatore di riconoscere dinamiche familiari in un contesto apparentemente leggero. Il film dialoga con altre opere che mettono in discussione il mondo del lavoro, ma si distingue per la centralità del punto di vista del potere.

Dal punto di vista autoriale, la regia costruisce un equilibrio preciso tra realismo e caricatura. Julio Blanco è un personaggio credibile, radicato in una realtà riconoscibile, ma allo stesso tempo amplificato per rendere visibili le contraddizioni del sistema. Questa scelta permette al film di funzionare su più livelli: come racconto individuale e come allegoria.

Il contesto produttivo europeo è fondamentale per comprendere questa operazione. A differenza di molta produzione mainstream, il film non cerca una risoluzione consolatoria. Il finale non punisce il protagonista, non ristabilisce un ordine morale, ma lascia lo spettatore con una sensazione di disagio. Questo approccio riflette una tradizione che privilegia l’analisi rispetto alla catarsi.

il capo perfetto

Oltre il finale: il sistema di Blanco è destinato a durare?

La conclusione del film apre una domanda implicita: quanto è stabile il sistema costruito da Blanco? Da un lato, il finale suggerisce una continuità. Il premio ottenuto rafforza la sua posizione, legittima il suo operato e rende ancora più difficile mettere in discussione il suo potere. In questo senso, il sistema appare solido, capace di assorbire anche eventi potenzialmente destabilizzanti.

Dall’altro lato, alcuni elementi indicano possibili crepe. La ribellione di José, la manipolazione di Liliana, il fallimento nel controllare completamente Miralles sono segnali di un equilibrio precario. Il potere di Blanco si basa su una costante attività di gestione, su un lavoro continuo di controllo e adattamento. Non è un sistema stabile per natura, ma mantenuto attraverso uno sforzo costante.

Una possibile interpretazione è che il film descriva un modello destinato a ripetersi più che a crollare. Anche se Blanco dovesse essere sostituito, le dinamiche che incarna continuerebbero a esistere. Il problema non è l’individuo, ma la struttura. In questo senso, il finale non è una conclusione, ma una fotografia: mostra come funziona il sistema nel momento in cui tutto sembra andare per il meglio.

Il capo perfetto, la recensione del candidato spagnolo agli Oscar

Non ha vinto la Concha de Oro del 69º Festival Internacional de Cine de San Sebastián, ma potremmo ritrovarcelo agli Oscar a competere per il Miglior Film in Lingua Straniera. Coerentemente con il record delle venti candidature ai Premi Goya ricevute, la Spagna ha preferito proporre all’Academy Il capo perfetto di Fernando León de Aranoa (I lunedì al sole, Escobar), piuttosto che il Madres paralelas di Pedro Almodóvar – film di apertura di Venezia 78 – o il Mediterráneo di Marcel Barrena, premiato dal pubblico alla Festa del Cinema di Roma.

E con ragione, senza nulla togliere ai contendenti. Quello che dal 23 dicembre BiM distribuisce nelle sale italiane italiane è a tutti gli effetti un film solido, compiuto, equilibrato e con un protagonista incredibile a dirigere un’orchestra di personaggi e un intreccio a metà tra certe pietre miliari nazionali e il film di genere statunitense. Una rappresentazione solo apparentemente grottesca, anzi molto realistica e nuda di una realtà popolare, in tutti i sensi.

Di che parla Il capo perfetto

Siamo nella provincia madrilena, nella fabbrica della storica azienda di bilancie industriali di Julio Blanco, padre padrone della piccola comunità che gira intorno alla compagnia, attento e disponibile nei confronti di ogni suo dipendente, con i quali cerca di mantenere un rapporto umano e quasi familiare. Ma nella settimana in cui dovrebbe ricevere la visita di una ispezione della commissione che dovrà assegnare un premio di eccellenza locale tutto sembra concorrere al peggio. Disposto a qualunque cosa pur risolvere i problemi dei suoi dipendenti, affinché non riducano la produttività e gli consentano di aggiudicarsi l’ambito riconoscimento, Blanco inanella una serie di interventi dei quali rischia di non essere in grado di valutare o gestire le conseguenze.

Una Roulette spagnola

Presentato – e venduto – come commedia, il film non merita di esser contenuto in una definizione tanto rigida. La grande interpretazione dell’attore spagnolo ce lo mostra in continua trasformazione (anche fisica) e capace di cambiare registro alla costruzione del regista con ogni sua singola espressione. Facendo sì che dramma, farsa o denuncia si alternino in una roulette che per tutto il film attendiamo si fermi. Un crescendo nel quale vediamo aggiungersi maschere alla tragedia, a complicarsi le soluzioni previste ai problemi, dai più semplici ai più complessi. E la cui sperata quadratura del cerchio sembra sempre più difficile dal concretizzarsi.

Il capo perfetto film 2021Dall’ex dipendente, all’amico di infanzia impazzito di gelosia, sua moglie, il supposto amante, una segretaria che nasconde segreti e la giovane stagista, il teatrino scorre davanti ai nostri occhi come ineluttabile. E anche la sicurezza ostentata dall’esperto Blanco – pronto a pontificare di bilance ed equilibrio quanto a oscillare tra assolutismi e relativismo – si conferma come apparente. Soprattutto quando messa alla prova dalla vita reale, nei brevi siparietti con la moglie, completamente esterna al suo microcosmo (o campo giochi, che dir si voglia).

Una umanità che conosciamo molto bene

Viene da pensare al nostro Ettore Scola più che al realismo magico di certa tradizione di lingua ispanica, soprattutto per le piccolezze dell’essere umano che colorano la rappresentazione. E che riescono a farci ridere amaro di fronte alla ferocia di situazioni che conosciamo o riusciamo a figurarci fin troppo bene. L’assurdo è quello della realtà, in fondo, e nasce dalla mania del controllo, dal senso di disperazione e di superiorità che sempre più ci circonda.

Ed è un peccato che nella traduzione del titolo si perda la varietà linguistica del riferimento originale. Non solo, e non tanto all’aspetto padronale e gerarchico reso dal più generico “capo” forse per pudore nell’utilizzare termini poco consoni alla moderna sensibilità sindacale. Quanto alla presentazione del nostro protagonista come “difensore” e “modello” per i suoi sottoposti, quasi “un santo” (patrono, appunto) cui rivolgersi con le proprie preghiere o desiderata. Tutti significati che aumentano lo spaesamento nel seguire questo soggetto gattopardesco, tanto magnetico e ipnotico quanto ridicolo e inquietante nel suo attraversare relazioni, sentimenti e principi sui quali lui stesso sembra credere sinceramente di aver basato la propria esistenza e successo.

Il capo perfetto, il trailer del film con Javier Bardem

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Il capo perfetto, il trailer del film con Javier Bardem

Ecco il trailer Il capo perfetto di Fernando León de Aranoa con Javier Bardem, il film che rappresenterà la Spagna agli Oscar 2022. Dal 23 dicembre al cinema. Il capo perfetto è un film scritto e diretto da Fernando León de Aranoa e arriverà al cinema distribuito da Bim Distribution.

Il capo perfetto, la trama

Blanco (Javier Bardem), proprietario di una storica azienda spagnola di bilance industriali, amato e stimato dai dipendenti per la sua grande umanità, è in gara con la sua impresa per un premio di eccellenza locale. Considerato da tutti e da se stesso un capo magnanimo, è disposto a qualunque cosa pur risolvere i problemi dei suoi dipendenti affinché non riducano la produttività e gli consentano di aggiudicarsi l’ambito riconoscimento. E mentre la tensione sale per la visita di ispezione della commissione del premio, Blanco inizia a collezionare una serie di errori e comici disastri che lo porteranno a dover dimostrare di essere davvero un capo perfetto…

Il capo perfetto con Javier Bardem al cinema dal 23 dicembre

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Il capo perfetto con Javier Bardem al cinema dal 23 dicembre

Dal 23 dicembre al cinema Il capo perfetto di Fernando León de Aranoa con Javier Bardem, il film che rappresenterà la Spagna agli Oscar 2022.  Il capo perfetto è un film scritto e diretto da Fernando León de Aranoa e arriverà al cinema distribuito da Bim Distribution. 

La trama

Ne Il capo perfetto Blanco (Javier Bardem), proprietario di una storica azienda spagnola di bilance industriali, amato e stimato dai dipendenti per la sua grande umanità, è in gara con la sua impresa per un premio di eccellenza locale. Considerato da tutti e da se stesso un capo magnanimo, è disposto a qualunque cosa pur risolvere i problemi dei suoi dipendenti affinché non riducano la produttività e gli consentano di aggiudicarsi l’ambito riconoscimento. E mentre la tensione sale per la visita di ispezione della commissione del premio, Blanco inizia a collezionare una serie di errori e comici disastri che lo porteranno a dover dimostrare di essere davvero un capo perfetto…

Il capo di Star Wars rompe il silenzio sulle sue dimissioni mentre la nuova leadership prende il sopravvento

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Il mandato di Kathleen Kennedy alla guida di Star Wars è giunto al termine dopo 14 anni, e l’ex dirigente di Lucasfilm ha rivelato la sua decisione di andarsene. Kennedy, che si è fatta notare per la sua collaborazione con Steven Spielberg e per aver co-fondato la Kennedy/Marshall Company con il marito Frank Marshall, è diventata presidente di Lucasfilm nel 2012, quando George Lucas la vendette alla Disney.

Da lì, Kennedy ha contribuito a guidare l’era Disney di Star Wars, iniziando con il revival del franchise “Il Risveglio della Forza nel 2015, per poi espandersi con la trilogia sequel, diversi film spin-off e serie TV Disney+. Tuttavia, nonostante il successo, sono sempre circolate voci su una sua uscita dalla Lucasfilm, che lei ha spesso minimizzato mentre delineava i piani per il ritorno del franchise sul grande schermo.

Ora, dopo le indiscrezioni di inizio mese che ne annunciavano l’addio, Lucasfilm ha annunciato ufficialmente che Kathleen Kennedy lascerà la carica di Presidente dello studio, con Dave Filoni che assumerà il ruolo di Presidente e Direttore Creativo, mentre Lynwen Brennan ricoprirà il ruolo di Co-Presidente. Kennedy ha anche rilasciato una dichiarazione in cui ha spiegato il suo addio, riflettendo sul fatto di aver preso le redini dell’azienda da George Lucas, che stava cercando di andare in pensione, e definendo ” un vero privilegio ” aver guidato lo studio di Star Wars e Indiana Jones per 14 anni. Di seguito la sua dichiarazione:

Quando George Lucas mi chiese di prendere in carico la Lucasfilm dopo il suo pensionamento, non avrei mai potuto immaginare cosa mi aspettasse. È stato un vero privilegio trascorrere più di un decennio lavorando a fianco degli straordinari talenti della Lucasfilm. La loro creatività e dedizione sono state fonte di ispirazione e sono profondamente orgoglioso di ciò che abbiamo realizzato insieme. Sono entusiasta di continuare a sviluppare film e programmi televisivi sia con collaboratori di lunga data che con nuove voci che rappresentano il futuro della narrazione.

Sebbene sembri che Kennedy si dimetterà immediatamente dalla carica di Presidente della Lucasfilm, il suo vero e proprio periodo con lo studio non è ancora terminato . È ancora impegnata come produttrice di The Mandalorian e Grogu, che uscirà nelle sale il 22 maggio, seguito da Star Wars: Starfighter di Shawn Levy e Ryan Gosling, le cui riprese sono terminate a dicembre e la cui uscita è prevista per il 28 maggio 2027.

Il mandato di Kennedy è stato un grande successo sia per Lucasfilm che per il franchise di Star Wars. Mentre i fan del franchise sono stati notoriamente critici nei confronti della cosiddetta era Disney, la maggior parte delle uscite si è rivelata un grande successo per tutti i soggetti coinvolti , con Il Risveglio della Forza che ha stabilito il record per il più alto incasso nazionale e la trilogia, complessivamente, ha incassato 4,477 miliardi di dollari a fronte di budget di produzione che ammontavano a 1,163 miliardi di dollari.

FOTO DI COPERTINA: La produttrice americana Kathleen Kennedy . Foto di Image Press Agency Via DepositPhotos.com

Il capo di Marvel Television parla del futuro delle miniserie MCU

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Ora che i Marvel Studios non sono più sotto pressione per produrre una scorta infinita di contenuti in streaming per Disney+, l’approccio di Marvel Television sta cambiando. Il piano ora è quello di lasciare i personaggi dei film al cinema, dando priorità alle uscite televisive annuali come Daredevil: Rinascita.

Il problema con l’approccio precedente è che significava presentarci personaggi come Moon Knight e She-Hulk, solo per poi vederli scomparire dai nostri schermi per anni. Infatti, Ms. Marvel è uno dei pochi personaggi ad aver fatto il salto dallo streaming al cinema.

Parlando con Agents of Fandom, Brad Winderbaum, responsabile di Marvel TV, Streaming e Animazione, ha espresso il suo parere sulla possibilità di vedere le rispettive storie di Marc Spector e Jennifer Walters continuare nell’animazione, ad esempio.

“Abbiamo lanciato molti show in un breve periodo di tempo, e penso che molti di loro avrebbero potuto avere una seconda, una terza stagione, ma il sistema non era impostato in quel modo”, ha spiegato. “Era strutturato per creare miniserie e far sì che i personaggi si alternassero tra i vari lungometraggi.”

“Abbiamo sviluppato Nova, abbiamo sviluppato Strange Academy”, ha aggiunto Winderbaum. “Sviluppiamo alcuni show, alcuni vengono riprogettati, altri vengono messi in pausa per un po’ e ripresi in seguito.”

“Non tutto verrà prodotto. Siamo come uno studio normale che sviluppa più di quanto produce e propone solo ciò che riteniamo sia il materiale migliore e che possa durare per più stagioni”, ha osservato, confermando che “ci sono personaggi del live action che mi piacerebbe esplorare in show futuri. Abbiamo alcune idee in cantiere in questo momento e penso che sarà davvero emozionante vederle concretizzarsi.”

Al momento, Daredevil: Rinascita è l’unica serie annuale prodotta da Marvel Television, poiché non ci sono indicazioni che la seconda stagione di Ironheart sia in lavorazione o che Wonder Man e Vision saranno qualcosa di più di episodi isolati.

Il capo della HBO fa il punto sul casting di Voldemort nel reboot di Harry Potter

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Il CEO della HBO Casey Bloys ha rivelato un aggiornamento in anteprima sul processo di casting per il ruolo di Voldemort nella prossima serie TV di Harry Potter e ha risposto alle voci che continuano a circolare online.

GUARDA ANCHE: Harry Potter: il primo trailer della serie TV di HBO!

Sebbene Voldemort non venga presentato ufficialmente fino a Harry Potter e il Calice di Fuoco, quando riacquista il suo corpo, il volto del personaggio è visibile già nel primo libro, sulla nuca del professor Raptor. Nei film tratti dai libri, che hanno incassato 7,7 miliardi di dollari, Richard Bremmer ha interpretato Voldemort nel primo film, mentre Ralph Fiennes ha interpretato il cattivo a partire da “Il calice di fuoco”.

Sebbene il reboot di Harry Potter della HBO abbia ingaggiato numerosi membri del cast per la serie, uno dei pochi che non è stato ancora annunciato è proprio Voldemort. Durante un’intervista con Variety, Bloys ha quindi rivelato che non è stato ancora scelto un attore per interpretare il famigerato cattivo. “Non so nemmeno chi stiamo cercando”, ha ammesso. Il presidente della HBO ha anche detto che gli spettatori dovrebbero prendere “con le pinze” qualsiasi voce sul casting di Voldemort che vedono online.

No, non l’abbiamo fatto. Di norma, direi che qualsiasi voce – non [credeteci]. Non so nemmeno chi stiamo cercando. Davvero, non lo so! Prenderei tutto ciò che leggete con le pinze.

Negli ultimi mesi sono stati fatti i nomi di vari attori famosi, tra cui Cillian Murphy, Paul Bettany e persino Tilda Swinton. Alcuni di questi attori sono intervenuti per smentire le voci: Murphy ha negato categoricamente di essere stato scritturato, mentre Bettany ha affermato che nessuno della Warner Bros. o della HBO lo ha contattato per manifestare interesse.

Fiennes aveva già affermato in precedenza che Murphy sarebbe stata un’ottima scelta per interpretare Voldemort. Al momento non è però dato sapere se HBO seguirà una strategia simile a quella adottata nei film, in cui un attore diverso interpreta il cattivo in La pietra filosofale prima che un altro attore prenda il suo posto nella seconda metà della serie.

I film avevano a disposizione solo circa due o tre ore per adattare ogni romanzo. Il prossimo remake televisivo di Harry Potter potrà invece mostrare molte più scene che non sono mai state inserite sul grande schermo, ampliare i momenti chiave e prefigurare ciò che accadrà.

Per quanto riguarda Voldemort, oltre ad apparire sulla nuca di Quirrell, potrebbe essere visto anche attraverso dei flashback, in particolare la notte in cui si recò a Godric’s Hollow per uccidere i genitori di Harry Potter, Lily e James Potter, la notte di Halloween. Lo scorso autunno, alcune foto dal set hanno mostrato proprio le riprese di una scena a Godric’s Hollow, con bambini in costume di Halloween che vagavano per le strade in cerca di dolcetti.

Il film Harry Potter e la pietra filosofale ha mostrato molto brevemente un flashback del momento in cui Voldemort ha ucciso i Potter, ma le foto dal set indicano quindi che quella fatidica notte sarà approfondita nella serie TV, anche se non si sa ancora se Voldemort apparirà sullo schermo.

Il Capo dei Capi, serie tv: trama, cast e dove vederla in streaming

La storia italiana, soprattutto quella contemporanea, è una delle più ricche e antiche al mondo. È quindi quasi scontato che registi e autori attingano dal nostro passato per la realizzazione di nuovi prodotti televisivi. Negli ultimi anni, infatti, sempre più di frequente il palinsesto televisivo si riempie di film e/o serie tv ispirate a fatti di cronaca relativi agli anni della cosiddetta Prima Repubblica. Quest’espressione per lopiù giornalistica, si riferisce al periodo di storia politica italiana che va dal 1948 al 1994. In questo contesto storico, politico e sociale si inserisce la serie Il Capo dei Capi, diretta da Enzo Monteleone e Alexis Sweet, e con Claudio Gioè e Daniele Liotti.

Andata in onda nel 2007, la serie prodotta dalla Taodue – divisa in sei puntate da circa un’ora e mezza ciascuna -, è ispirata all’omonimo libro dei giornalisti Giuseppe D’Avanzo e Attilio Bolzoni. Il Capo dei Capi racconta la storia dell’ormai noto boss malavitoso Salvatore Riina, detto Totò Riina.

Nato e cresciuto nella Sicilia più rurale e dimenticata, Riina era un semplice contadino, rosso e poco istruito ma per nulla ingenuo. Ossessionato dai soldi ma soprattutto dal potere, Totò inizia la sua scalata facendosi strada verso la vetta un delitto alla volta. Divenuto in breve tempo uno dei personaggi più temuti di Corleone, Riina comincia a reclutare il suo piccolo esercito per poter sferrare il suo attacco finale allo Stato.

Il Capo dei Capi cast trama: tra realtà e finzione

Negli anni ottanta la Sicilia e in particolare la città di Palermo era sotto assedio. La mafia controllava ogni cosa, dalle amministrazioni locali all’illecito traffico di stupefacenti e i clan si contendevano le piazze dello spaccio. In particolare la fazione dei Corleonesi, guidata da Totò Riina era in lotta per il controllo sul territorio con una seconda fazione della quale faceva parte anche il famoso boss Tommaso Buscetta.

In quel periodo a Palermo vennero commessi circa 600 omicidi da entrambi i clan, situazione che spinse le istituzioni a creare una vera e propria commissione antimafia. Tra i giudici e i magistrati nominati c’erano anche Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Le indagini del pool antimafia portano all’arresto di 460 persone e all’inizio del Maxiprocesso di Palermo (1986), ovvero il più grande e lungo processo della storia.

Mentre i pesci piccoli delle due fazioni di Cosa Nostra finivano in carcere a vita, i boss della malavita siciliana continuavano a prosperare. Grazie ad attentati e omicidi, negli anni novanta Riina è a capo di Cosa Nostra e comanda indisturbato su Palermo e gran parte della Sicilia. Le sue attività illecite continuano fino al 1992, anno in cui la mafia decide di uccidere i due magistrati Falcone e Borsellino.

Il primo a cadere è Falcone, il 23 maggio del 1992, vittima di un’esplosione sull’autostrada A29, evento che viene tutt’oggi ricordato come la Strage di Capaci. Qualche mese più tardi, il 19 luglio del 1992, tocca a Borsellino ucciso invece nell’attentato terroristico di stampo mafioso ricordato come la Strage di Via D’Amelio.

Il Capo dei Capi cast

Dal 1982 fino a quel momento, Totò Riina era rimasto nell’ombra al comando di Cosa Nostra, usando i suoi scagnozzi per compiere i suoi atroci delitti. Il potere e la latitanza lo facevano sentire invincibile, quasi intoccabile. Con l’uccisione di Falcone e Borsellino, tuttavia, le autorità fecere di tutto pur di smascherare e catturare il terribile boss della malavita siciliana. Dopo quasi venticinque anni di latitanza, grazie a una soffiata di un pentito mafioso, il 15 gennaio del 1993 i Carabinieri arrestano Riina. Il boss era rimasto nascosto fino a quel momento in una casa segreta al centro di Palermo.

Il Capo dei Capi, parte proprio dall’arresto di Totò Riina e ripercorre a ritroso tutta la sua vita. Finito ormai dietro le sbarre, Riina (Claudio Gioè) riceve in carcere la visita di un uomo, Biagio Schirò (Daniele Liotti), un suo vecchio amico d’infanzia. Grazie a questa visita inaspettata, Riina comincia a ricordare il suo passato, dall’adolescenza fino alla militanza in Cosa Nostra.

Rimasto orfano di padre nel 1943, a soli tredici anni Totò comincia a prendersi cura della famiglia. Ben presto però si rende conto che lavorare nei campi non basta per vivere una vita dignitosa. E’ così che, insieme agli amici Bernardo Provenzano (Salvatore Lazzaro), Calogero Bagarella (Marco Leonardi) e Biagio Schirò (Daniele Liotti), comincia a lavorare come ‘picciotto’ per un boss locale. In quel preciso istante comincia la sua ascesa nella malavita organizzata.

In ogni puntata la serie copre un arco temporale di una quindicina d’anni, raccontandoci degli episodi più importanti della sua vita. Scopriamo quali sono i suoi più fedeli collaboratori, i suoi nemici e tutti i crimini compiuti nel nome di Cosa Nostra. La storia finisce così com’era iniziata, in carcere, con il boss finalmente dietro le sbarre.

Il Capo dei Capi film: L’ultimo dei Corleonesi

Girata tra Ragusa e Catania, la serie Il Capo dei Capi ha avuto un successo incredibile, riproponendo in chiave moderna un pezzo importante della storia politica italiana della Prima Repubblica. Tuttavia, la serie non è la prima ad aver trattato temi di interesse storico-politico come quello della nascita e della caduta del boss Totò Riina.

Nel 2007, infatti, anche la RAI produce un film dal titolo L’ultimo dei Corleonesi, che racconta dello stesso periodo storico dal punto di vista di un vecchio amico di Riina, Bernardo Provenzano.

Il film comincia a Palermo, nel 1992 con la Strage di Capaci e il successivo arresto di Bernardo Provenzano (David Coco). Nel momento in cui il boss viene arrestato, il film con un flashback, ci riporta indietro nel tempo, nella Corleone nel 1948. A quei tempi, Provenzano, insieme all’amico Totò Riina (Marcello Mazzarella), viene arruolato dal killer Luciano Liggio (Stefano Dionisi), ai comandi del boss Michele Navarra (Emilio Bonucci). I ragazzi cominciano quindi a seguire Liggio nelle sue missioni, partecipando a omicidi ed esecuzioni, entrando nelle grazie del boss del paese.

Leggi anche: Un Passo Dal Cielo, fiction tv: cast, trama e anticipazioni

Gli anni passano e Liggio, Riina e Provenzano ormai sono diventati inseparabili, membri a vita del clan dei Corleonesi di Cosa Nostra. Quando nel 1974 Liggio viene arrestato per omicidio e molti altri capi d’accusa, Riina e Provenzano diventa i soli e unici capi del clan, scatenando una guerra contro la fazione rivale.

Per anni la coppia di amici governa indisturbata su Palermo e su tutta la Sicilia. A seguito delle uccisioni di Falcone e Borsellino però, le autorità stringono Cosa Nostra in una morsa e nel 1993 anche Riina finisce dietro le sbarre. Rimasto solo a governare la mafia siciliana, Provenzano si dà alla macchia e sparisce dai radar della polizia. Solo nei primi anni duemila, seguendo le tracce lasciate dai vari tirapiedi del boss, i servizi segreti italiani rintracciano Provenzano.  Il film, diretto da Alberto Negrin, si chiuse così, con la fine di questo gigantesco flashback e con la cattura del pericoloso killer malavitoso, Bernardo Provenzano.

Dove vedere Il Capo dei Capi in streaming

La famosa miniserie Il Capo dei Capi, prodotta della Taodue e diretta da Enzo Monteleone e Alexis Sweet, è disponibile in streaming in abbonamento su Infinity Tv.

Fonte: Wiki

Il Capitan America di Chris Evans ritorna con un bambino nel primo trailer di Avengers: Doomsday

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Uno degli eroi più potenti della Terra sta per tornare nel film Avengers: Doomsday della Marvel Studios, come ex membro del Marvel Cinematic Universe che farà il suo ritorno nel 2026. Nonostante abbia negato il suo ritorno nella linea temporale dell’MCU, la fine della saga Multiverse vedrà effettivamente uno degli Avengers originali tornare per il quinto film della serie.

I teaser di Avengers: Doomsday saranno proiettati prima di Avatar: Fuoco e Cenere per le prossime quattro settimane. Il primo ha confermato che Steve Rogers, interpretato da Chris Evans, tornerà ufficialmente nel franchise MCU, dato che era il protagonista del trailer di debutto.

Il filmato mostra l’eroe MCU di Evans su una moto prima di arrivare a casa sua con Peggy Carter, come si vede in Avengers: Endgame del 2019. Mentre appoggia il casco sulla moto e si avvia verso casa, il filmato passa a Steve che tiene in mano il costume di Capitan America di Avengers: Endgame, dando l’impressione che stia pensando di indossarlo ancora una volta prima di riporlo in una scatola.

Tuttavia, la grande sorpresa è che Steve e Peggy, interpretata da Hayley Atwell, hanno avuto un bambino, con l’ex Capitan America che tiene in braccio suo figlio e gli sorride. Quando il filmato di Avengers: Doomday finisce, lo schermo diventa nero con le seguenti parole: “Steve Rogers tornerà in Avengers: Doomsday”, seguito da un conto alla rovescia per la data di uscita della Fase 6 nel 2026.

Quando Evans ha parlato con ScreenRant all’inizio di quest’anno, ha negato categoricamente il suo coinvolgimento, dicendo: “È triste non tornare con la banda, ma sono sicuro che stanno facendo qualcosa di incredibile”. All’epoca, ha sottolineato: “E sono sicuro che sarà ancora più difficile quando uscirà e ti sentirai come se non fossi stato invitato alla festa”.

Il ritorno di Evans in Avengers: Doomsday è stato rivelato per la prima volta il 10 dicembre 2024, più di un anno fa, quando è stato riferito che sarebbe tornato per l’attesissimo capitolo. Si diceva che il veterano dell’MCU fosse “coinvolto in qualche modo”, mentre “la portata e la natura esatta del suo ruolo sono sconosciute”.

Dato che nelle prossime settimane saranno proiettati altri tre trailer di Avengers: Doomsday prima di Avatar: Fuoco e Cenere, ci saranno ulteriori rivelazioni sul prossimo film dell’MCU. Avengers: Doomsday uscirà nelle sale il 18 dicembre 2026.

Il Capitale Umano: una nuova clip

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Il Capitale Umano: una nuova clip

In attesa che il prossimo 9 gennaio giunga nei cinema italiani Il capitale umano, nuova fatica del regista livornese Paolo Virzì, la 01 Distribution ha pubblicato attraverso il proprio canale youtube la seguente clip ufficiale del film:

Ad accompagnare la clip, inoltre, è stata pubblicata la sinossi ufficiale de Il capitale umano: Le velleità di ascesa sociale di un immobiliarista, il sogno di una vita diversa di una donna ricca e infelice, il desiderio di un amore vero di una ragazza oppressa dalle ambizioni del padre. E poi un misterioso incidente, in una notte gelida alla vigilia delle feste di Natale, a complicare le cose e a infittire la trama corale di un film dall’umorismo nero che si compone come un mosaico. Paolo Virzì stavolta racconta splendore e miseria di una provincia del Nord Italia, per offrirci un affresco acuto e beffardo di questo nostro tempo.

Vi ricordiamo che faranno parte del cast Fabrizio BentivoglioFabrizio GifuniValeria Bruni TedeschiValeria GolinoLuigi Lo CascioMatilde Gioli e Giovanni Anzaldo. Per ulteriori informazioni vi invitiamo a leggere la nostra recensione de Il Capitalo Umano.

Il Capitale Umano: una clip dal film di Virzì

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Il Capitale Umano: una clip dal film di Virzì

In attesa che il prossimo 9 gennaio giunga nei cinema italiani Il capitale umano, nuova fatica del regista livornese Paolo Virzì, la 01 Distribution ha pubblicato attraverso il proprio canale youtube la seguente clip ufficiale del film:

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Ad accompagnare la clip, inoltre, è stata pubblicata la sinossi ufficiale de Il Capitale Umano:

Le velleità di ascesa sociale di un immobiliarista, il sogno di una vita diversa di una donna ricca e infelice, il desiderio di un amore vero di una ragazza oppressa dalle ambizioni del padre. E poi un misterioso incidente, in una notte gelida alla vigilia delle feste di Natale, a complicare le cose e a infittire la trama corale di un film dall’umorismo nero che si compone come un mosaico. Paolo Virzì stavolta racconta splendore e miseria di una provincia del Nord Italia, per offrirci un affresco acuto e beffardo di questo nostro tempo.

Vi ricordiamo che faranno parte del cast Fabrizio BentivoglioFabrizio GifuniValeria Bruni TedeschiValeria GolinoLuigi Lo CascioMatilde Gioli e Giovanni Anzaldo.

Per ulteriori informazioni vi invitiamo a leggere la nostra recensione de Il Capitalo Umano.

Fonte: 01

Il Capitale Umano: recensione film di Paolo Virzì

Il Capitale Umano: recensione film di Paolo Virzì

Era dai tempi di Tutta la vita davanti che Paolo Virzì non metteva una vena così feroce, un ghigno così beffardo nel descrivere la nostra società e i suoi mali. Lo fa qui in Il Capitale Umano, lasciando la commedia all’italiana per il noir, per un dramma tinto di humour nero, in cui il riso non distoglie dalla desolazione dell’insieme. Siamo in Brianza, nel mondo lussuoso di ville da fiaba, se non fosse che i personaggi che lo abitano ci riportano a una realtà ben poco edificante. Sulla scorta del romanzo dell’americano Stephen Amidon – che trova una seconda vita nel contesto nord italico, grazie all’adattamento di Francesco Bruni, Francesco Piccolo e Virzì stesso – Virzì si diverte a svelare le storture, le miserie, l’ordinaria meschinità che si nascondono dietro a questo mondo da sogno. Fotografia impietosa di una società che sembra aver perso il suo “capitale umano”.

In Il Capitale Umano Dino Ossola (Bentivoglio) è un immobiliarista in crisi disposto a tutto pur di risollevarsi. Giovanni Bernaschi (Gifuni) è un mago della speculazione in borsa e non aspetta che uomini come Dino per fare affari. Quando i loro figli si fidanzano, tutto si mette in moto. Attorno a questi giochi pericolosi, si muovono Carla Bernaschi (Bruni Tedeschi), ricca moglie dalle ambizioni frustrate, Roberta (Golino), la compagna di Dino, psicologa accogliente e “aspirante madre”, e i due giovani: Serena (Matilde Gioli) e Massimiliano (Guglielmo Pinelli), su cui le rispettive famiglie riversano ansie e aspettative troppo alte. Nel momento più critico, a complicare tutto interviene un incidente.

Resta un vasto campionario di bassezze: arrivismo cieco, padri che si servono dei figli per i propri scopi, che li vogliono sempre vincenti, uomini incapaci di amare, donne velleitarie, che disprezzano ciò di cui non possono fare a meno e non sanno coltivare ciò che dicono di amare, adolescenti insicuri, ma anche aggressivi e sgradevoli. A rappresentarlo, attori straordinariamente in forma che, coadiuvati dal lavoro di sceneggiatura, danno l’opportuna complessità ai personaggi: Bentivoglio e Gifuni, incarnazioni diverse della “naturalezza del male”, uno con la sua furbesca piccineria, l’altro con la sua disinvolta ostentazione di potere; Valeria Bruni Tedeschi perfetta nell’alternare strategica ingenuità e opportunismo cinico; Valeria Golino, unica adulta che può essere punto di riferimento. Buone prove anche dai giovani (gli esordienti Gioli e Pinelli, come Giovanni Anzaldo, già visto in Razzabastarda), a cui viene affidata una traccia di speranza.

Interessante la struttura di Il Capitale Umano: si mostra  l’intera vicenda da tre punti di vista diversi, traendo poi le conclusioni. Ripetizione non noiosa che, anzi, aggiunge elementi, facendo scoprire pian piano chi sono davvero i personaggi e cosa sia realmente accaduto, mantenendo abbastanza la suspense.

Il capitale umano: incontro con Virzì e Gifuni per l’uscita in Home Video

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Giovedì 26 giugno ore 18:30 il regista Paolo Virzì e l’attore Fabrizio Gifuni, in occasione dell’uscita home-video del film Il capitale umano, incontreranno il pubblico alla Libreria-videoteca Discoteca Laziale (via Mamiani, 62/a – Roma). Oltre all’uscita in home video del film, si festeggerà anche il successo del film, vincitore di 7 David di Donatello fra cui quello per il miglior film, di 4 Ciak d’Oro tra cui miglior regia e miglior sceneggiatura e del Globo d’oro per il miglior film. Modererà l’incontro Piera Detassis, direttrice del mensile di cinema Ciak.

Il capitale umano è disponibile in vendita dal 19 giugno in Blu-ray disc e DVD distribuito da 01 DISTRIBUTION. La vicenda comincia una notte, sulla provinciale di una città brianzola, alla vigilia di Natale, con un ciclista investito da un SUV. Questo incidente diviene l’espediente grazie al quale narrare la vita di diversi personaggi appartenenti a due famiglie: quella Bernaschi composta da Giovanni, Carla sua moglie e loro figlio, appartenenti all’opulenza di un mondo legato alla speculazione finanziaria e quella Ossola, in cui Dino, compagno di Roberta, psicologa, rappresenta un ambizioso e spregiudicato immobiliarista sull’orlo del fallimento. Completa la famiglia Serena, una ragazza legata sentimentalmente al figlio dei Bernaschi.

Il capitale umano: al via il remake made in USA

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Il capitale umano: al via il remake made in USA

Dagli Stati Uniti arriva la notizia che è stato messo in lavorazione il remake de Il capitale umano, il film di Paolo Virzì vincitore del David di Donatello. Diretto da Virzì nel 2014 e scritto da Francesco Piccolo, Paolo Virzì, Francesco Bruni e Stephen Amidon, il film ha vinto sette Oscar italiani, compreso quello a miglior film “battendo” La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino ed è stato uno dei maggiori successi della stagione.

Indiana Production, che con Rai Cinema aveva prodotto il film, fa parte della squadra di produzione per questo “nuovo” progetto, insieme a Trudie Styler Celine Rattray di Maven Pictures, Oren Moverman di Sight Unseen Pictures e Liev Schreiber Matthew Stillman di Illuminated Content.

Il cast è stato già annunciato e presenta molti volti noti nel panorama internazionale: Liev Schreiber (Ray Donovan, Spotlight), Marisa Tomei (The Wrestler), Alex Wolff (Hereditary, Jumanji), Peter Sarsgaard (Garden State, An Education), Maya Hawke (Stranger Things), Paul Sparks (House of Cards, The Crown) e Betty Gabriel (The Purge, Get Out). Le riprese si svolgeranno a New York.

A dirigere il film è stato chiamato Marc Meyers, che adatterà una sceneggiatura di Oren Moverman. Il commento di Fabrizio Donvito, per Indiana Production: “Solo la magia di questo mestiere può portare un romanzo americano ad essere un film italiano per poi essere un remake americano. Io e i miei soci amiamo il film di Virzì e siamo certi che la squadra che sta realizzando la versione Usa è all’altezza”.

Il Capitale Umano – la recensione

Fonte

Il capitale umano Trailer del film di Paolo Virzì

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Il capitale umano Trailer del film di Paolo Virzì

Guarda il trailer ufficiale del nuovo film di Paolo VirzìIl capitale umano, con protagonisti Fabrizio Bentivoglio, Valeria Golino, Valeria Bruni Tedeschi, Fabrizio Gifuni, Vincent Nemeth, Luigi Lo Cascio. La pellicola arriverà nelle sale italiane a partire dal 09 Gennaio 2014.

Libero adattamento del romanzo Il capitale umano di Stephen Amidon, il film è stato scritto da Francesco Bruni, Francesco Piccolo e Paolo Virzì.

Le velleità di ascesa sociale di un immobiliarista, il sogno di una vita diversa di una donna ricca e infelice, il desiderio di un amore vero di una ragazza oppressa dalle ambizioni del padre. E poi un misterioso incidente, in una notte gelida alla vigilia delle feste di Natale, a complicare le cose e a infittire la trama corale di un film dall’umorismo nero che si compone come un mosaico. Paolo Virzì stavolta racconta splendore e miseria di una provincia del Nord Italia, per offrirci un affresco acuto e beffardo di questo nostro tempo.

Il capitale Umano rappresenterà l’Italia nella corsa all’Oscar 2015

E’ Il capitale umano di Paolo Virzì il film preselto per rappresentare l’Italia alla corsa agli Oscar 2015. Il film è stato infatti scelto dalla cerchia di sette film per poter concorrere all’ambita cinquina di nominati che gareggeranno poi per la statuetta che lo scorso anno si è portato a casa Paolo Sorrentino con La Grande Bellezza.

Ricordiamo che Il capitale umano arrivati in ‘finale’ erano: Allacciate le cinture di Ferzan Ozpetek, Anime Nere di Francesco Munzi, Il Capitale Umano di Paolo Virzì, In grazie di Dio di Edoardo Winspeare, Le Meraviglie di Alice Rohrwacher, Song’e Napule dei Manetti Bros e Sotto Una Buona Stella di Carlo Verdone.

Senza dubbio alcuno il film di Virzì è quanto di meglio quest’anno potevamo offrire alla prestigiosa competizione mondiale.

Il Capitale Umano come finiscono le storie del film?

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Il Capitale Umano come finiscono le storie del film?

Questa settimana, sulla pagina Facebook del film Il capitale umano, saranno svelati i seguiti delle storie dei protagonisti del film immaginati da Paolo Virzì. Prima della pubblicazione, gli utenti saranno invitati a immaginare come è proseguita la storia di ogni personaggio, utilizzando l’hashtag #ILTUOFINALE su Twitter. Il film è basato sul romanzo omonimo di Stephen Amidon, da cui è liberamente tratto.

Ecco la trama del film: Le velleità di ascesa sociale di un immobiliarista, il sogno di una vita diversa di una donna ricca e infelice, il desiderio di un amore vero di una ragazza oppressa dalle ambizioni del padre. E poi un misterioso incidente, in una notte gelida alla vigilia delle feste di Natale, a complicare le cose e a infittire la trama corale di un film dall’umorismo nero che si compone come un mosaico. Paolo Virzì stavolta racconta splendore e miseria di una provincia del Nord Italia, per offrirci un affresco acuto e beffardo di questo nostro tempo.

Leggi la nostra recensione de Il Capitale Umano

Fanno parte del cast di Il capitale umano Fabrizio BentivoglioFabrizio GifuniValeria Bruni TedeschiValeria GolinoLuigi Lo CascioMatilde Gioli e Giovanni Anzaldo.

Il canto del cigno: trailer del film Apple TV+ con Mahershala Ali

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Apple TV+ ha diffuso il trailer ufficiale di Il canto del cigno, il nuovo film Apple Original scritto e diretto da Benjamin Cleary che vede protagonisti Mahershala Ali, Glenn Close, Naomie Harris, Awkwafina e Adam Beach. Il film è prodotto da Adam Shulman, Jacob Perlin, Jonathan King, Rebecca Bourke, Mahershala Ali, Mimi Valdés.

Il canto del cigno, la trama

Ambientato in un vicino futuro, “Il canto del cigno” è un viaggio potente ed emozionante raccontato attraverso gli occhi di Cameron (Mahershala Ali), marito e padre amorevole, cui è stata diagnosticata una malattia terminale; quando il suo medico (Glenn Close) gli prospetta una soluzione alternativa al fine di proteggere la sua famiglia dalla sofferenza, si troverà davanti a un bivio. Mentre Cam è alle prese con la scelta se alterare o meno il destino della sua famiglia, impara molto più di quello che avrebbe mai potuto immaginare sulla vita e sull’amore. Il film esplora quanto lontano arriviamo a spingerci e quanto siamo disposti a sacrificare, per rendere la vita delle persone che amiamo più felice possibile.