Legend è
diretto da Brian Helgeland, già sceneggiatore
diL.A.
Confidential. Legend racconta
la storia vera
di Ronald e Reginald
Kray, meglio conosciuti come i Fratelli Kray,
una coppia di gemelli appartenenti alla malavita britannica, nati
come gangster nel 1950 e attivi fino al 1960. Nel cast del film
figurano anche Emily Browning, Christopher Eccleston,
Taron Egerton, Tara Fitzgerald, Chazz
Palminteri e David Thewlis.
Pubblicato un nuovo poster del
film Legend, che vede l’attore
Tom
Hardy nel doppio ruolo di due fratelli gemelli. Nel
poster vediamo infatti l’attore nei panni
di Ronald e Reginald
Kray, insieme a Emily Browning. Cosa ne
pensate?
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Legend è
diretto da Brian Helgeland, già sceneggiatore
diL.A. Confidential. Legend racconta
la storia vera
di Ronald e Reginald
Kray, meglio conosciuti come i Fratelli Kray,
una coppia di gemelli appartenenti alla malavita britannica, nati
come gangster nel 1950 e attivi fino al 1960. Nel cast del film
figurano anche Emily Browning, Christopher Eccleston,
Taron Egerton, Tara Fitzgerald, Chazz
Palminteri e David Thewlis.
Ecco, via Empire, il nuovo full trailer di
Legend, film in cui il protagonista
Tom
Hardy interpreta il doppio ruolo dei gemelli Kray.
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Legend è
diretto da Brian Helgeland, già sceneggiatore
diL.A.
Confidential. Legend racconta
la storia vera
di Ronald e Reginald
Kray, meglio conosciuti come i Fratelli Kray,
una coppia di gemelli appartenenti alla malavita britannica, nati
come gangster nel 1950 e attivi fino al 1960. Nel cast del film
figurano anche Emily Browning, Christopher Eccleston,
Taron Egerton, Tara Fitzgerald, Chazz
Palminteri e David Thewlis.
Ecco una nuova clip dal film
Legend, film con protagonista il nominato
all’Oscar Tom
Hardy.
https://www.youtube.com/watch?v=ChlPHXVKAG4
Legend è il nuovo film del premio Oscar Brian
Helgeland e che vede nel cast anche Emily Browning, David
Thewlis, Christopher Eccleston e Chazz Palminteri.
Il premio Oscar® Brian Helgeland
(L.A. Confidential, Mystic River) e Working Title (La teoria del tutto) presentano la vera
storia dell’ascesa e della caduta dei famigerati gangster londinesi
Reggie e Ronnie Kray, in una straordinaria doppia interpretazione
dell’attore Tom Hardy.
Insieme, i gemelli Kray
conquistarono la città di Londra. Tuttavia il loro legame e il loro
impero vennero minati da violente lotte di potere e da una donna,
in un crescendo di follia. LEGEND è un classico noir che racconta
la storia segreta degli anni ’60 e gli eventi straordinari che
hanno favorito l’egemonia criminale dei gemelli Kray.
Arriva sul web la prima immagine di
Tom
Hardy nel duplice ruolo dei gemelli Kray per il
prossimo Legend, pellicola che vede
dietro la macchina da presa lo sceneggiatore di L.A.
Confidential, Brian Helgeland. Ecco di
seguito la foto:
Legend
racconta la storia vera di Ronald e
Reginald Kray, meglio conosciuti come i
Fratelli Kray, una coppia di gemelli appartenenti alla malavita
britannica, nati come gangster nel 1950 e attivi fino al 1960. Nel
cast del film figurano anche Emily Browning, Christopher
Eccleston, Taron Egerton, Tara Fitzgerald, Chazz
Palminteri e David Thewlis.
L’isola di sua maestà è da sempre
un’eterna contraddizione tra alto e basso, snob e aristocratico,
cheap and chic: bevono tè e birra con la stessa
disinvoltura e con la stessa naturalezza alcuni registi hanno
realizzato delle pellicole in bilico tra i bassifondi popolati da
un sottobosco urbano criminale e gli intrighi di palazzo, a base di
gossip e segreti inconfessabili: una ricca tradizione di
gangster movies “Made in Uk” che si arricchisce di nuovi
tentativi come dimostra quello dell’americano Brian
Helgeland (vincitore di un Oscar per la sceneggiatura non
originale di LA Confidential) alle prese
con una storia leggendaria, legata al mito dell’ascesa e caduta dei
gemelli Ronnie e Reggie Kray nella Londra degli anni ’60: stiamo
parlando di Legend, presentato in
anteprima alla festa di Roma 2015, pellicola attraverso la quale
Helgeland tenta di ricostruire le vicende criminali dei due gemelli
che hanno dominato Londra negli anni ’60.
Reginald Kray- schivo, taciturno e
diffidente- decide di trasformare la metropoli inglese nella
risposta europea ad Atlantic City o a Las Vegas, impadronendosi del
circuito del gioco d’azzardo e dei night club. Al suo fianco il
gemello Ronald, affetto da schizofrenia paranoica, dipendente dai
farmaci e con una movimentata vita sessuale che non tarderà-
insieme alle loro famigerate ed efferate gesta- a farli balzare
agli onori della cronaca nazionale. Il loro rapporto sarà messo a
repentaglio dalla comparsa di una donna, la bella Frances, che
vorrebbe per il “suo” Reggie una vita onesta e tranquilla, lontana
dagli eccessi criminali, ma anche dalla presenza della mafia
americana e dall’interesse ricevuto da parte dell’ispettore
“Nipper” Read di Scotland Yard, pronto a tutto per incastrarli.
La pellicola è Tom Hardy. È lui, uno degli attori più
promettenti sulla scena internazionale, il vero motore immobile di
questo film dalle grandi ambizioni- raccontare una storia vera, ma
con ampie libertà narrative fino a fornire una versione personale
della “leggenda Kray”- che si perdono però nei 131 minuti che
scorrono sullo schermo; il ritmo incessante, simile ad una marcia,
necessiterebbe di qualche guizzo improvviso per ravvivare l’azione,
altrimenti prevedibile e scontata, stratificata su un struttura già
vista in altre, innumerevoli, pellicole incentrate sullo stesso
argomento.
Hardy è il jolly, in grado di incarnare alla
perfezione le anime di entrambi i gemelli, camaleontico e
inafferrabile, lui sì imprevedibile: ma è impossibile basare
un’intera storia sul carisma del suo protagonista, nonostante la
presenza di magnifici comprimari come David
Twelis,Christopher Eccleston e Chazz Palminteri;
Legend, per 131 minuti, va alla ricerca del ritmo
perduto, con il pregio di avere un’ottima regia e una sceneggiatura
dalla forte ossatura in grado, comunque, di mettere in piedi uno
spettacolare show in grado di divertire il pubblico e di riportarlo
indietro fin nei favolosi sixties della swinging
London.
Arriva dal The Wall Street Journal
la notizia che farà la gioia di milioni di fan. Infatti, secondo il
noto giornale il network Netflix sta sviluppando una serie live-action sul
leggendario franchise videoludico Legend of Zelda
di Nintento. Purtroppo i dettagli sono ancora poco ma pare che lo
show sia stato descritto come il Game of Thrones per famiglie di Netflix.
Altra notizia è che la casa madre del videogioco è coinvolta in
prima fila per lo sviluppo e la realizzazione della serie.
The Legend of Zelda è il primo
episodio dell’omonima serie videoludica, ideato e diretto da
Shigeru Miyamoto e realizzato Nintendo.
Il gioco fu ispirato dalle
avventure immaginarie di Miyamoto nei boschi dietro casa sua quando
era bambino. Fu pubblicato per la console giapponese Famicom il 21
febbraio 1986 e in occidente per il NES nel 1987. Una versione
modificata nota come BS Zelda fu pubblicata per il
Satellaview, un’espansione del Super Famicom in grado di ricevere i
dati tramite trasmissione satellitare, nel 1995 in Giappone. La
musica fu composta da Kōji Kondō.
Il gioco è ambientato in una
primitiva incarnazione del regno di Hyrule e segue le avventure del
giovane Link, che deve salvare la Principessa Zelda (il nome è
ispirato a quello della scrittrice Zelda Sayre Fitzgerald) dalle
grinfie del malvagio Ganon recuperando gli otto frammenti di un
oggetto noto come la Triforza.
Dopo l’annuncio di un film di
Legend
of Zelda in live-action a novembre, il regista
Wes Ball ha chiarito di essere molto serio sul
progetto.
Secondo il commento di Wes
Ball qui sotto, i fan del longevo gioco di
Nintendo non devono aspettarsi un film d’azione
campagnolo.
Wes Ball ha
dichiarato: “Ho un’idea fantastica. Ci ho pensato a lungo, a
quanto sarebbe bello un film di Zelda… Voglio esaudire i più grandi
desideri delle persone. So che questo franchise [di Zelda] è
importante per la gente e voglio che sia un film serio. Un film
vero che possa dare alle persone una via di fuga. È questa la cosa
che voglio cercare di creare: deve sembrare qualcosa di reale.
Qualcosa di serio e di bello, ma anche divertente e
stravagante”.
Dopo il fallimento del film di
Super Mario Bros. del 1993, interpretato da
Bob Hoskins e John Leguizamo, Nintendo ha
(giustamente) evitato Hollywood per diversi decenni.
Ma nel 2023
Nintendo ha realizzato un film d’animazione di
Super Mario
Bros. con un budget di produzione di 100 milioni di
dollari, guadagnando 1,362 miliardi di dollari in tutto il
mondo.
Dopo questo enorme successo al
botteghino, lo sviluppatore di videogiochi non vuole solo dominare
il genere dei film d’animazione, visto che Legend
of Zelda sarà un adattamento live-action.
In precedenza,
Ball ha dichiarato che la sua ambizione per il
progetto è quella di creare un film live-action sullo
stile dello Studio Ghibli.
Descrivendo la sua visione del
film, il regista di Maze Runner ha
dichiarato: “Questo fantastico film d’avventura che non è come
Il Signore degli Anelli, è una cosa a sé. Ho sempre detto che
mi piacerebbe vedere un Miyazaki in live-action. Mi piacerebbe
vedere qualcosa di simile per la meraviglia e l’eccentricità che
lui mette nelle cose“.
Nintendo e Sony stanno
co-producendo il film Legend
of Zelda, mentre Derek Connolly si occuperà della
sceneggiatura. Tuttavia, già a dicembre, il regista di
Il Regno del Pianeta delle Scimmie aveva avvertito che il film
live-action di Legend
of Zelda è ancora in fase di sviluppo e che non sa se
sarà il prossimo film che girerà.
“Stiamo lavorando alla
sceneggiatura e se sarà il prossimo film o no, è difficile dirlo
con precisione. Ma certamente il piano è quello di riposare un po’
dopo la fine di Apes, per poi tuffarci in [Zelda] e sperare di dare
ai fan quello che sperano, e anche di invitare nuove persone. Credo
che il desiderio di Nintendo sia quello di far conoscere alle
persone questo mondo che esiste ormai da 40 anni“.
Il franchise di Legend
of Zelda è incentrato principalmente su Link, un
giovane hyliano scelto dal destino per difendere la terra di Hyrule
dal malvagio mago Ganon. Zelda, la principessa di Hyrule, è
un’astuta e forte giovane monarca che possiede la Triforza della
Saggezza, una delle tre grandi reliquie sacre.
Il conflitto fondamentale della
storia è la continua lotta tra Link e Ganon per il possesso della
Triforza e di altre sacre reliquie. Ganon intende usare il loro
potere per controllare Hyrule, ma Link lavora spesso con Zelda per
proteggere la terra e la sua gente.
Arrivano aggiornamenti importanti
sull’annunciata serie televisiva Legend Of
Zelda di Netflix. Infatti secondo quanto apprendiamo ora lo
show non sarà più trasmesso da Netflix ma da Amazon Studios, e con
l’obiettivo di diventare un “Game of Thrones” per il pubblico delle
famiglie.
The Legend of Zelda è il primo
episodio dell’omonima serie videoludica, ideato e diretto da
Shigeru Miyamoto e realizzato Nintendo.
Il gioco fu ispirato dalle
avventure immaginarie di Miyamoto nei boschi dietro casa sua quando
era bambino. Fu pubblicato per la console giapponese Famicom il 21
febbraio 1986 e in occidente per il NES nel 1987. Una versione
modificata nota come BS Zelda fu pubblicata per il
Satellaview, un’espansione del Super Famicom in grado di ricevere i
dati tramite trasmissione satellitare, nel 1995 in Giappone. La
musica fu composta da Kōji Kondō.
Il gioco è ambientato in una
primitiva incarnazione del regno di Hyrule e segue le avventure del
giovane Link, che deve salvare la Principessa Zelda (il nome è
ispirato a quello della scrittrice Zelda Sayre Fitzgerald) dalle
grinfie del malvagio Ganon recuperando gli otto frammenti di un
oggetto noto come la Triforza.
A dispetto del primo singolo che
compone la colonna sonora di Tartarguhe
Ninja, questo nuovo promo del film,
Legend Of The Yokai, è senz’altro un modo
romantico ed affascinante di rpesentare il film prodotto da
Michael Bay. Ecco di seguito il promo:
Nel
cast Tartarughe
Ninja sono presenti:
Megan Fox, Alan Ritchson, Will Arnett,
Whoopi Goldberg, William Fichtner, Noel
Fisher, Danny Woodburn, Jeremy Howard, Mos
Def e Pete
Ploszek.
La trama di Tartarughe
Ninja è la seguente: La città ha
bisogno di eroi. L’oscurità è calata su New York City quando
Shredder e il suo diabolico Clan del Piede hanno preso il controllo
su tutto, dalla polizia alla politica. Il futuro è buio, o almeno
lo sarà fino a che quattro improbabili ed emarginati fratelli
usciranno dalle fognature per scoprire il loro destino come
Tartarughe Ninja. Le Tartarughe dovranno
lavorare senza paura con la reporter April e il suo fantastico
cameraman Vern Fenwick per salvare la città e svelare il piano
diabolico di Shredder.
Tartarughe
Ninja sarà distribuito nelle sale
cinematografiche degli Stati Uniti a partire dall’8 agosto 2014
mentre in quelle italiane a cominciare dal 18 settembre dello
stesso anno.
La Summertime
Entertainment il trailer del prossimo film
d’animazione Legend of Oz Dorothy’s
Return, il nuovo film sul Mago di Oz che vede
tra le voci gli attori Lea Michele, Martin Short
, Jim Belushi , Dan Aykroyd , Kelsey Grammer , Megan Hilty , Hugh
Dancy , Oliver Platt , Patrick Stewart e Bernadette
Peters. Il Trailer è presentato dalla
stessa Lea Michele:
Legend of Oz Dorothy’s Return uscirà nelle sale americane il 9
Maggio.
In “Legends of Oz : Dorothy’s Return”,
Dorothy torna in Kansas per trovarlo devastato dal tornado che
l’aveva trascinata nel regno di Oz. La sua casa è gravemente
danneggiata e gli abitanti della città sono tutti in procinto di
trasferirsi altrove, ma Dorothy non fa neanche in tempo ad
abituarsi alla situazione che viene magicamente trasportato di
nuovo indietro ad Oz.
Si scopre così che Oz è in grave
difficoltà e le persone hanno bisogno del suo aiuto. I vecchi amici
di Dorothy, lo Spaventapasseri, l’Uomo di latta e il Leone sono
scomparsi e Oz è in uno stato di degrado. Quando Dorothy s’imbarca
in un viaggio per trovare i suoi amici, incontra una serie di nuovi
compagni e problemi, tra cui un uomo fatto di marshmallow che non
riesce a badare a se stesso, una principessa bambola di porcellana
la cui prepotenza è solo una copertura per la sua fragilità e un
antico albero con tante personalità quanto i rami che lo
compongono. Dorothy deve aiutare questo strano gruppo a fare
squadra contro un nuovo cattivo, un giullare malvagio che pensa che
tutti ad Oz dovrebbero essere sotto il suo controllo.
Con
Legami di sangue
(My Heart Can’t Beat Unless You
Tell It To), il regista Jonathan Cuartas firma uno dei film più originali e
disturbanti del panorama indipendente americano degli ultimi anni.
A metà strada tra il dramma familiare e l’horror esistenziale, il
film racconta l’impossibilità di lasciar andare ciò che si ama,
anche quando questo amore diventa distruzione.
Nel cuore del racconto ci sono Dwight (Patrick Fugit) e Jessie (Ingrid Sophie Schram), due fratelli
adulti che vivono in una casa isolata con il fratello minore
Thomas (Owen
Campbell). Thomas è fragile, pallido, costantemente malato. Ben
presto si capisce che non si tratta di una semplice malattia:
Thomas sopravvive solo
bevendo sangue umano, e i fratelli, incapaci di accettare
l’inevitabile, si trasformano in suoi custodi e carnefici.
Legami di sangue è un
film sull’amore malato, sulla dipendenza e sulla negazione della
morte. Ma è anche una parabola sulla famiglia come luogo in cui
affetto e violenza coesistono. Cuartas costruisce un racconto
minimale, intimo, girato quasi interamente in interni
claustrofobici, dove la luce e il silenzio diventano parte
integrante del linguaggio emotivo.
Cosa succede in Legami di
sangue
Dwight e Jessie vivono ai margini della società, isolati dal mondo
e uniti da un segreto che li logora giorno dopo giorno. Per nutrire
Thomas, Dwight è costretto a uccidere sconosciuti e a nascondere i
corpi, mentre Jessie mantiene l’illusione di una vita familiare
“normale”, curando il fratello e fingendo che tutto possa
continuare com’è sempre stato.
Il film si apre con una scena di omicidio: Dwight attira un
senzatetto nella loro casa per ucciderlo, e da subito lo spettatore
percepisce la dimensione morale del racconto. Non è il male a
muoverli, ma la pietà.
Tuttavia, quella pietà diventa una prigione. Thomas, sempre più
consapevole del peso che rappresenta, inizia a mettere in
discussione il senso della propria esistenza. Vuole uscire, vivere,
provare ciò che non può avere.
Con il passare dei giorni, i tre si ritrovano risucchiati in un
circolo vizioso di colpa,
amore e sacrificio. Dwight tenta di ribellarsi, di
smettere di uccidere, ma Jessie non glielo permette: per lei la
famiglia è tutto, anche a costo della propria umanità.
La spiegazione del finale di Legami di sangue
Nel finale, Dwight compie l’unico atto di libertà possibile. Dopo
l’ennesima discussione con la sorella, decide di portare Thomas in
un luogo isolato, lontano dalla casa-prigione. Ma Thomas,
consapevole del proprio destino e incapace di sopportare il dolore
che infligge ai fratelli, chiede di morire.
Dwight, distrutto ma lucido, lo accontenta: lo lascia addormentarsi
sotto il sole, esponendolo alla luce che lo uccide
lentamente.
Questa scena, girata con una delicatezza quasi mistica, trasforma
la morte in un atto d’amore. Dwight non uccide per liberarsi, ma
per liberarlo.
Quando torna a casa, Jessie comprende ciò che è accaduto e,
devastata dal dolore, si suicida, incapace di concepire un mondo
senza i suoi fratelli.
Dwight, ormai solo, si abbandona alla disperazione e si consegna
simbolicamente alla stessa fine, camminando nella notte senza
meta.
Il significato del finale è chiaro: Legami di sangue racconta l’impossibilità di separarsi
da chi amiamo, anche quando l’amore stesso è una forma di condanna.
Il “mostro” non è Thomas, ma il vincolo che tiene unita la
famiglia, un legame che si nutre di sacrificio e senso di
colpa.
Cuartas chiude il film nel silenzio, senza catarsi né redenzione.
Solo un gesto di pietà che diventa, paradossalmente, l’unico atto
di libertà rimasto.
Temi e simbolismo in Legami
di sangue
Nonostante il suo apparente realismo, Legami di sangue utilizza l’horror solo come
linguaggio per raccontare la dipendenza affettiva.
Thomas non è un vampiro nel senso tradizionale: è una figura
tragica che incarna il
bisogno disperato di essere amato, anche a costo di
distruggere chi gli sta accanto.
Il vampirismo diventa così una metafora del legame familiare tossico, della cura
che diventa sacrificio e della colpa che passa di generazione in
generazione.
La casa, filmata da Cuartas come uno spazio angusto e oscuro, è la
rappresentazione fisica di questa prigione affettiva. Ogni stanza è
un ricordo, un rimorso, una ferita. Il mondo esterno, luminoso e
irraggiungibile, rappresenta la libertà che i protagonisti non
sapranno mai concedersi.
Dwight, interpretato da Patrick Fugit, assume i tratti di un
angelo della
morte: un uomo che uccide per amore, ma che alla fine deve
sacrificare proprio ciò che ama per restare umano.
Il titolo italiano, Legami di
sangue, cattura l’essenza del film: l’amore come catena, il
sacrificio come unica forma di salvezza.
Nel silenzio finale, Cuartas sembra suggerire che
l’unico modo per amare
veramente è lasciare andare, anche se questo significa
morire con ciò che si ama.
L’ultimo episodio della
seconda stagione di Monarch:
Legacy of Monsters si basa sulla sconvolgente
rivelazione sui viaggi nel tempo, e si traduce in una delle
aggiunte più intriganti al Monsterverse finora. Nell’ultimo
episodio della seconda stagione di Monarch, la serie di
Apple
TV si è conclusa con un momento cruciale. Lee Shaw,
interpretato da Wyatt Russell, ha parlato alla radio
con la versione adulta dello stesso personaggio, interpretata da
Kurt Russell.
La breve conversazione tra le due
versioni di Shaw è stata il risultato del Dr. Suzuki che lo ha
usato come tramite per testare il loro nuovo telefono Titan. Come
previsto, l’episodio 7 non ha fatto marcia indietro su questa
rivelazione, ma ha scelto di approfondirla, poiché la trama
principale dell’episodio si basava sull’interazione tra il duo
padre-figlio che interpreta Lee Shaw in epoche diverse.
Spiegazione dei cambiamenti al
passato in Monarch
La serie fantascientifica di Apple
TV sfrutta al meglio la sua narrazione sui viaggi nel tempo, poiché
la conversazione tra le due versioni di Lee Shaw porta a
cambiamenti nella linea temporale della serie. Viene rivelato che
qualsiasi azione compiuta dal giovane Lee nell’Axis Mundi nel 1962
avrà ripercussioni sul flusso temporale, modificando la realtà
della versione del personaggio interpretata da Kurt Russell.
Questo si manifesta fisicamente
quando il giovane Lee viene ferito al volto mentre si muove nel
letale Axis Mundi, e la versione più anziana del personaggio si
ritrova improvvisamente con una cicatrice che non aveva mai avuto
prima. Allo stesso modo, man mano che le conversazioni tra i due si
intensificano, con il Lee anziano che inizialmente finge di essere
un ufficiale della Monarch prima di rivelare la sua vera identità,
inizia a ricordare quell’episodio come qualcosa che gli è realmente
accaduto.
Una volta rivelata la verità al suo
io più giovane, il Lee Shaw di Wyatt Russell sceglie di cambiare il
passato e salvare Keiko Miura, ma viene dissuaso dal suo io più
anziano. Invece, Lee modifica la linea temporale in un altro modo,
installando un localizzatore su Titan X nel passato, il che
permette immediatamente al Lee più anziano e a Suzuki di
rintracciare la bestia nel presente.
La spiegazione del perché Lee non
ha salvato Keiko: una spiegazione
Come mostrato nell’episodio 7 della
seconda stagione di Monarch: Legacy of Monsters,
anche le azioni più insignificanti nell’Axis Mundi avevano
conseguenze nel presente. Per questo motivo, sarebbe stato
impossibile prevedere l’entità dei cambiamenti che il mondo avrebbe
subito se Lee avesse salvato Keiko quando era intrappolato in quel
luogo.
Il suo io futuro gli spiega che
Keiko era già destinata a essere salvata e che, seguendo il
naturale corso del tempo, Kentaro e Cate sono venuti al mondo. Chi
può dire che se Lee avesse salvato Keiko anni prima del suo
previsto ritorno dall’Axis Mundi, ciò non avrebbe influenzato le
possibilità di nascita di uno o di entrambi?
Se Keiko si fosse riunita con un
giovane Hiroshi, il personaggio avrebbe potuto diventare un uomo
completamente diverso, forse uno che non avrebbe formato due
famiglie separate. Allo stesso modo, se Hiro avesse avuto sua madre
per tutta la vita, forse non si sarebbe avventurato da solo
nell’Axis Mundi, il che avrebbe portato alla sua scomparsa e alla
conseguente ricerca da parte dei suoi figli. Lasciar andare Keiko è
stata l’unica mossa di Lee per non alterare la linea temporale.
Cosa succederà a Titan X?
Alla fine dell’episodio 7, la
versione giovane di Lee è riuscita a impiantare un localizzatore a
Titan X, permettendo a Shaw, interpretato da Kurt Russell, di
seguirlo. Questo dovrebbe portare al più grande scontro tra Titani
della stagione, dato che Lee ora ha tutti gli elementi per evocare
Godzilla nella posizione di Titan X. Il problema è
che le azioni di Lee potrebbero essere ingiustificate.
Nell’ultimo episodio di Monarch,
Cate e Keiko hanno continuato le loro ricerche sul legame tra la
prima e Titan X. Esaminando antiche leggende sulla bestia, il suono
che emette e una serie di tunnel, Cate afferma di non credere che
Titan X rappresenti una minaccia o che sia disperso. Pertanto, il
Titano potrebbe avere qualcosa di importante da fare in Australia,
e chiamare Godzilla per combatterlo complicherebbe ulteriormente le
cose.
La seconda stagione di Monarch sta
preparando la morte di Lee Shaw?
Finalmente, quando Suzuki si mostra
entusiasta di intraprendere una nuova avventura con Lee, il
personaggio interpretato da Kurt Russell si affretta a precisare
che si tratta di una missione solitaria. A questo punto, diventa
chiaro che Shaw teme di morire a causa degli eventi che sta per
scatenare. E c’è un buon motivo per preoccuparsi, visto che ha
intenzione di provocare uno scontro tra Titan X e Godzilla.
Monarch: Legacy of Monsters, così
come le altre produzioni del Monsterverse, hanno mostrato il potere
distruttivo dei Titani. Considerando che Godzilla non ama la
concorrenza e che Cate crede che Titan X abbia un obiettivo ben
preciso, la situazione non si prospetta affatto rosea per Shaw.
Entrambi i Titani dovranno resistere con ferocia.
Dato che vediamo Titan X arrivare
in un deserto, Lee non troverà un posto facile dove nascondersi
dopo lo scontro tra i Titani. Detto questo, sarebbe piuttosto
sorprendente se la serie Apple TV decidesse di far morire Lee Shaw,
il personaggio interpretato da Kurt Russell. Dopotutto, il Shaw più
anziano è il personaggio più importante nella linea temporale
attuale. È improbabile che venga ucciso nella seconda stagione di
Monarch: Legacy of Monsters.
Lo sceneggiatore e regista
Adrian Bol intreccia un
thriller
d’azione teso, avvincente ed emotivamente vibrante in
Legacy of Lies– Gioco
d’inganni Il film bilingue inglese-russo segue
l’agente dell’MI6 in pensione Martin Baxter, che
viene coinvolto in una sinistra cospirazione con l’apparente
riapparizione di un vecchio file sensibile. Insieme alla figlia di
una sua vecchia conoscenza, deve recuperare i file per i servizi
segreti russi e salvare sua figlia.
Scott Adkins
interpreta con disinvoltura il ruolo principale e l’atmosfera
rimane cupa e tetra per la maggior parte del film, conferendo alla
storia un aspetto distopico. Dopo il colpo di scena finale,
rimaniamo a grattarci la testa. L’eroe rompe una tastiera in una
scena particolarmente memorabile e, allo stesso modo, rompiamo
anche noi la tastiera e decodifichiamo per voi i momenti
finali.
La trama di Legacy of Lies
– Gioco d’inganni
Nel prologo, ambientato 12 anni
prima della storia, Martin Baxter esegue la missione Red Star in un
losco deposito di autobus a Kiev. Deve recuperare una serie di
file, ma il “Red Star” del titolo viene abbattuto da un cecchino
che sabota la missione. Martin si lancia per salvare la sua partner
Olga, ma l’assassino ha la meglio su di lui. Martin perde i file,
mentre Olga muore presumibilmente per un colpo mancato. Tornando al
presente, la prodigiosa figlia di Martin, Lisa, sta seguendo una
dieta detox a base di insalate, ma lui è distratto.
Ora fuori dall’MI6, lavora come
scagnozzo in un club e partecipa a eventi di wrestling clandestini
con il nome di Bully Boy. Ha un incontro in programma con Richie
Thai. Lisa pensa che Martin dovrebbe usare lo spazio e lasciare che
sia l’avversario ad attaccarlo, ma Martin adotta un approccio
diretto, perdendo l’incontro. Più tardi, durante la notte, Martin
ha una relazione con una donna e, ancora più tardi, ha una rissa
con un piantagrane al club.
Una donna nel club di nome Sasha
Stepanenko è impressionata dalle abilità di Martin. Afferma di
essere la figlia di Egor, un giornalista che Martin conosceva a
Kiev. Chiede l’aiuto di Martin per ritrovare i file scomparsi 12
anni fa, ma un gruppo di uomini armati coglie di sorpresa la
coppia. Sasha riesce a scappare mentre Martin torna a casa per
cercare il suo vecchio collega dell’MI6 Trevor e il suo nuovo
assistente, Edwards. Vogliono che Martin torni, ma lui decide
invece di fuggire dal Paese con sua figlia. Tuttavia, non è facile,
poiché i servizi segreti russi rapiscono Lisa e costringono Martin
a una corsa contro il tempo alla ricerca dei leggendari file.
Scott Adkins e Yuliia Bol in Legacy of Lies – Gioco
d’inganni
La spiegazione del finale di
Legacy of Lies – Gioco d’inganni: Martin è vivo o
morto?
I servizi segreti russi rapiscono
Lisa e Martin ha circa 24 ore per recuperare i file e salvare sua
figlia. Lisa va d’accordo con la sua responsabile Tatyana,
scommettendo sui match di boxe e godendosi le sedute di pedicure.
Tatyana rivela a Lisa della sparatoria che ha ucciso sua madre, e
diventa evidente che Olga è la madre di Lisa. D’altra parte, Martin
fa squadra con la giovane e agguerrita giornalista Sasha per
mettere le mani sui file. Dopo un cambio di piani, i russi vogliono
Sasha insieme ai file.
Il duo compie un’audace rapina:
Sasha entra nel caveau, Martin prende la porta sul retro e Trevor
va a caccia dei due. Trevor è felicissimo di aver catturato la
coppia in azione, ma in realtà Sasha e Martin hanno condotto Trevor
sul posto poiché lui ha il codice dell’armadietto che Red Star ha
dato a Olga poco prima della sua morte. Trevor inserisce il codice
con una certa coercizione, permettendo a Martin e Sasha di scappare
con la valigetta.
Sasha cerca di pubblicare i file
sui media e di rivelare al pubblico il lato oscuro del governo.
Tuttavia, con sua figlia sotto la custodia dei russi, Martin ha
interessi personali. Sentendo puzza di imbroglio, Sasha spara a
Martin prima di fuggire dalla scena. Entra in uno stato di sogno e
quando si sveglia è probabilmente troppo tardi. Tatyana lo chiama,
ma lui non sa cosa dire. Sia i file che la giornalista sono andati
persi, ma Martin trova l’annuncio di un’agenzia di noleggio auto e
segue la pista fino alla stazione ferroviaria di Kyiv-Pasazhyrskyi.
Individua Sasha e la rapisce, mentre il fantasma di Olga esorta
Martin a ucciderla.
Registra un feed falso per
ingannare Tatyana e le spie russe nei concitati momenti finali.
Mentre si appresta a consegnare il materiale, sembra che Martin
abbia tenuto Sasha e i file in un appartamento segreto. Ma dopo
aver messo al sicuro Lisa, Martin fa squadra con Sasha (che è con
lui e non nell’appartamento) per scatenare l’inferno. Le loro azioni non hanno molto effetto e
Tatyana prende Sasha in ostaggio in un batter d’occhio. Mentre
esorta Sasha a prendere la valigetta, Martin sembra avere un
flashback di Kiev 12 anni fa. Prima che lui prema il grilletto,
Tatyana gli spara e Lisa risponde al fuoco.
L’MI6 arriva sulla scena, ma Sasha
si tuffa in acqua, scappando con i file. Ci chiediamo se Martin sia
vivo o meno. Ma la scena successiva ci assicura che è ancora vivo.
Anche se Tatyana sembra morire nell’incontro, Martin si riprende
dalle ferite. Inoltre, Lisa ha accumulato una notevole somma di
denaro grazie alla sua partnership con Tatyana nel gioco d’azzardo,
e loro non dovranno più guardarsi indietro. Dopo un periodo in
ospedale, Martin si stabilisce in campagna, dove apre un ristorante
chiamato Lisa’s Vegan Snacks. Lisa si iscrive a una scuola
locale.
Dopo la sua spettacolare fuga,
Sasha si fa un nome nei media globali. Diventa una whistleblower
che difende la libertà di stampa e di parola, portando alla luce i
nastri perduti. Grazie a lei, la ricomparsa dei file provoca un
grande scalpore nell’opinione pubblica. Anche se il Cremlino si
affretta a liquidare i file come fake news, l’incidente provoca una
delle più grandi rivolte pubbliche in Russia. Inoltre, secondo la
teoria di Trevor, c’è una talpa nella rete CIA-MI6 che potrebbe
avere legami con i servizi segreti russi.
All’inizio della storia, Trevor
esorta Martin a indagare sull’identità del doppio agente. Tuttavia,
il viaggio di Martin non fa luce sul doppio agente che ha sabotato
la missione passata a Kiev. Ma Sasha scrive a Lisa il nome del
doppio agente alla fine della storia. Sebbene non ci venga rivelato
il nome, sia Sasha che Lisa probabilmente conoscono il nome del
traditore alla fine. Potrebbe essere Trevor, se il regista
decidesse di optare per un colpo di scena così drastico. Potrebbe
anche essere Olga, il che costringerebbe Martin ad affrontare un
altro vicolo cieco. In ogni caso, possiamo aspettarci un sequel
imminente.
Sasha è una spia russa?
Nei momenti penultimi della storia,
il regista sembra prepararci a un sequel. A tarda notte, Sasha si
presenta a casa di Martin e Lisa. Martin afferma cortesemente che
il ristorante è chiuso, ma è sorpreso di vedere Sasha quando apre
la porta. Dopo aver portato a termine la missione impossibile con
il suo aiuto, Martin probabilmente prova qualcosa per Sasha. Anche
se è piuttosto restio ad ammetterlo, la ripetizione della scena
degli ostaggi traccia un chiaro parallelo tra Olga e Sasha.
Inoltre, lei sembra essere in contatto con lo stesso colonnello che
tira le fila dalla parte russa. È una spia che lavora per i servizi
segreti russi? La scena finale lo suggerisce, lasciandoci con il
fiato sospeso.
Scopri anche il finale di questi
film simili a Legacy of Lies – Gioco d’inganni
Legacies è una
serie TV di genere fantasy creata da Julie Plec, che condivide lo
stesso universo narrativo con
The Originals e con
The Vampire Diaries, trattandosi del sequel e dello spin-off di
entrambe.
In questo articolo di
approfondimento, scopriamo, quindi, tutto quello che c’è da sapere
su questa famosa serie televisiva, che segue le vicende di
Hope Mikaelson, la figlia di Klaus Mikaelson e di
Hayley Marshall: la trama, il
cast, relativamente ai nomi degli attori e delle
attrici che vi fanno parte, ma anche alcune informazioni
riguardanti le stagioni e gli
episodi da cui è composta.
Inoltre, leggendo i prossimi
capitoli, potrai anche sapere dove vedere gli episodi in
italiano, dato che, tra le altre cose, ti spiegherò come
vederla in streaming. Continua, quindi, a leggere,
per saperne di più.
Legacies trama
Legacies è una
serie TV statunitense di genere fantasy, che è ideata dalla
sceneggiatrice Julie Plec, conosciuta principalmente per le serie
TV
The Originals e
The Vampire Diaries
La trama segue le
avventure di Hope Mikaelson, la figlia di Klaus Mikaelson e Hayley
Marshall, ma anche quella delle gemelle Josie e Lizzie Saltzman, le
figlie di Alaric Saltzman e Josette “Jo” Laughlin.
Le adolescenti protagoniste di
questa serie televisiva non sono come tutte le altre: Hope è un
ibrido (discende da vampiri, lupi mannari e streghe) mentre le
gemelle Saltzman possiedono poteri magici. Sono, infatti, figlie di
una strega, anche se sono state partorite da Caroline Forbes, un
vampiro.
L’ambientazione che fa da sfondo a
questo racconto è Mystic Falls: nella città si è reso ancora una
volta necessario proteggere gli umani dalla presenza di creature
soprannaturali.
A tal proposito, infatti, è stata
creata la Salvatore Boarding School for the Young and
Gifted, una scuola segreta che, come studenti, accetta
soltanto i vampiri, i lupi mannari e le streghe che popolano la
fittizia cittadina della Virginia.
La serie TV segue, quindi, le
vicende giornaliere degli studenti della scuola, alle prese con la
necessità di controllare i loro poteri.
Legacies cast
Nel cast della
serie televisiva è possibile ritrovare il personaggio di
Alaric Saltzman, visto in precedenza in
The Vampire Diaries. A
interpretare, inoltre, il personaggio di Hope
Mikaelson vi è l’attrice Danielle Rose Russell. Invece, a
vestire i panni delle gemelle Saltzman, vi sono le attrici Kaylee
Bryant e Jenny Boyd.
Detto ciò, per maggiori
informazioni sul cast della serie televisiva, fai
riferimento all’elenco che trovi qui di seguito, in modo da
conoscere i nomi dei principali interpreti e anche quelli dei
relativi personaggi.
Dato che non è disponibile il
trailer in italiano, ti propongo qui di
seguito il trailer ufficiale in lingua inglese
dedicato alla prima stagione. Sono sicura che, guardandolo, potrai
farti una idea iniziale di quella che è la coinvolgente storia
raccontata in questa serie televisiva.
Legacies stagioni ed episodi
La serie TV è, al momento attuale,
composta da due stagioni formate da 16
puntate ciascuna. Nel 2020, però, il network televisivo
The CW ha
annunciato il rinnovo della serie televisiva per una terza
stagione la quale, presumibilmente, sarà composta dallo stesso
numero di puntate.
Detto ciò, qui di seguito puoi
trovare un breve riepilogo relativo a tutte le stagioni della serie
televisiva, con anche le informazioni riguardanti la precisa data
della messa in onda.
Legacies 1
La prima stagione della serie TV è
stata trasmessa sull’emittente televisiva statunitense The CW dal
25 ottobre 2018 al 28 marzo 2019. In Italia,
invece, la stagione è andata in onda in prima visione dal 24 aprile
al 7 agosto 2019 su Premium Stories.
Per quanto riguarda, invece, la
messa in onda in chiaro su Italia 1, le puntate
sono andate in onda dal 16 marzo al 7 aprile 2020.
Gli eventi della prima stagione
hanno inizio a seguito del ritorno di Hope Mikaelson a Mystic
Falls. La ragazza è tornata a casa per iniziare a frequentare la
scuola creata in onore di Stefan e Damon Salvatore ma, a causa del
suo spirito ribelle, si ritroverà coinvolta in diversi guai,
principalmente legati all’improvvisa comparsa di malvagie creature
soprannaturali.
Per maggiori informazioni sui
singoli episodi della stagione 1 della serie TV,
fai riferimento a questa sezione
del nostro sito Web.
Legacies 2
La seconda stagione della serie
televisiva è stata trasmessa sul canale statunitense The CW dal 10
ottobre 2019 al 26 marzo 2020. In Italia, invece,
è andata in onda dal 1º gennaio al 13 luglio 2020 su
Premium Stories.
La trama della
stagione 2 riprende a seguito degli eventi che
avevano portato, durante la conclusione della prima stagione,
all’apparente sacrificio del personaggio di Hope Mikaelson.
La ragazza, che si era gettata
nell’oblio, per salvare i suoi amici, cancellandogli così la
memoria degli eventi accaduti, dovrà trovare un modo per tornare a
casa e anche per far tornare la memoria a tutti coloro che erano
stati coinvolti nelle diverse vicende soprannaturali.
Per maggiori informazioni sui
singoli episodi della stagione 2 della serie TV,
fai riferimento a questa sezione
del nostro sito Web.
Legacies 3
La terza stagione
della serie TV andrà in onda negli Stati Uniti dal 21
gennaio 2021 con una cadenza settimanale. Al momento,
quindi, non si hanno ancora informazioni precise sulla data
d’uscita in Italia ma, presumibilmente, l’arrivo potrebbe
essere previsto per la primavera del 2021.
La trama della terza stagione
riprenderà da dove si era interrotta, a seguito della conclusione
della seconda stagione. La storia proseguirà rivelando i destini di
Hope e di Landon e si scopriranno anche le intenzioni del
Negromante che, dopo aver assorbito il potere oscuro di Josie,
potrebbe rappresentare un nemico ancora più pericoloso.
Vorresti sapere dove vedere gli
episodi in italiano della serie televisiva? Ti
domandi se vi è la possibilità di vedere Legacies
su Netflix?
In tal caso, devi sapere che,
trattandosi di una serie televisiva che, in Italia, va in onda su
Premium Stories, è necessario possedere un
abbonamento a Sky, per vedere la serie televisiva
in diretta.
Per quanto riguarda, invece, la
disponibilità in streaming, sarai felice di sapere
che le stagioni sono disponibili su
Infinity, la quale permette di vedere gli episodi in lingua
italiana, ma anche in lingua inglese con i sottotitoli.
Nicolas Cagesi mostra nel nuovo
poster del suo ultimo film da protagonista,
quel Left
Behinddiretto
da Vic Armstrong e tratto dall’omonimo
best seller firmato da Tim
LaHaye e Jerry B. Jenkins.
Nel cast della pellicola, che giungerà nelle sale il
prossimo 3 ottobre, anche Chad
Michael Murray, Cassi Thomson, Nicky Whelan, Lea Thompson, Jordan
Sparks, Quinton Aaron e Martin
Klebb.
Left Behind è una serie di
romanzi fantastici-apocalittici scritti
da Tim LaHaye e Jerry B.
Jenkins e basati
sulle profezie bibliche di Giovanni, Ezechiele e Daniele.
La serie conta sedici volumi e
negli USA ha venduto più 65 milioni di
copie. I sedici libri narrano
delle avventure di coloro che sono stati “lasciati indietro” in
seguito al Rapimento della
Chiesa, avvenimento nel
quale, prima dell’inizio
della Tribolazione, i credenti sono stati portati
in Paradiso, mentre il
politico rumenoNicolae Carpathia, segretario
generale delle Nazioni
Unite, forma
un governo mondiale,
la Global Community, rivelandosi poi come
l’Anticristo in persona, che combatterà senza esclusione
di colpi contro la Tribulation Force, un
gruppo di “lasciati indietro” che dopo
il Rapimento sono diventati credenti,
prima della Seconda venuta di Gesù
Cristo.
In uscita nelle sale
cinematografiche a partire dal prossimo 3 Ottobre,
il film è diretto da Vic
Armstrong e conta un cast di attori, tra i
quali Nicolas Cage, Chad Michael Murray, Cassi
Thomson, Nicky Whelan, Lea Thompson, Jordan Sparks, Quinton
Aaron e Martin Klebba. Ed ecco
qui il poster internazionale, dai toni “leggermente”
apocalittici!
Left
Behind è una serie di
romanzi fantastici-apocalittici scritti
da Tim LaHaye e Jerry B.
Jenkins e basati
sulle profezie bibliche di Giovanni, Ezechiele e Daniele.
La serie conta sedici volumi e negli USA ha
venduto più 65 milioni di copie
I
sedici libri narrano delle avventure di coloro che sono stati
“lasciati indietro” in seguito al Rapimento
della Chiesa, avvenimento nel
quale, prima dell’inizio
della Tribolazione, i credenti sono stati portati
in Paradiso, mentre il
politico rumenoNicolae
Carpathia, segretario generale
delle Nazioni Unite, forma un governo
mondiale, la Global
Community, rivelandosi poi come
l’Anticristo in persona, che combatterà senza esclusione
di colpi contro la Tribulation Force, un gruppo di
“lasciati indietro” che dopo il Rapimento sono
diventati credenti, prima della Seconda
venuta di Gesù
Cristo.
Nicolas Cagesi mostra nel nuovo
trailer del suo ultimo film da protagonista,
quel Left
Behinddiretto
da Vic Armstrong e tratto dall’omonimo
best seller firmato da Tim
LaHaye e Jerry B. Jenkins.
Nel cast della pellicola, che giungerà nelle sale il
prossimo 3 ottobre, anche Chad
Michael Murray, Cassi Thomson, Nicky Whelan, Lea Thompson, Jordan
Sparks, Quinton Aaron e Martin
Klebb.
Left Behind è una
serie di romanzi fantastici-apocalittici scritti
da Tim LaHaye e Jerry B.
Jenkins e basati
sulle profezie bibliche di Giovanni, Ezechiele e Daniele.
La serie conta sedici volumi e
negli USA ha venduto più 65 milioni di
copie. I sedici libri narrano
delle avventure di coloro che sono stati “lasciati indietro” in
seguito al Rapimento della
Chiesa, avvenimento nel
quale, prima dell’inizio
della Tribolazione, i credenti sono stati portati
in Paradiso, mentre il
politico rumenoNicolae Carpathia, segretario
generale delle Nazioni
Unite, forma
un governo mondiale,
la Global Community, rivelandosi poi come
l’Anticristo in persona, che combatterà senza esclusione
di colpi contro la Tribulation Force, un
gruppo di “lasciati indietro” che dopo
il Rapimento sono diventati credenti,
prima della Seconda venuta di Gesù
Cristo.
La Stoney Lake
Entertainment ha rilasciato il primo teaser trailer del
film Left Behind diretto
da Vic Armstrong e con
protagonisti Nicolas Cage, Chad Michael Murray, Cassi
Thomson, Nicky Whelan, Lea Thompson, Jordan Sparks, Quinton
Aaron e Martin Klebba.
Left
Behind è una serie di
romanzi fantastici-apocalittici scritti da Tim
LaHaye e Jerry B. Jenkins e basati
sulle profezie bibliche di Giovanni, Ezechiele e Daniele.
La serie conta sedici volumi e negli USA ha venduto più 65 milioni
di copie
I
sedici libri narrano delle avventure di coloro che sono stati
“lasciati indietro” in seguito al Rapimento della
Chiesa, avvenimento nel quale, prima
dell’inizio della Tribolazione, i credenti sono stati portati
in Paradiso, mentre il
politico rumeno Nicolae Carpathia, segretario generale
delle Nazioni Unite,
forma un governo mondiale, la Global Community, rivelandosi poi come
l’Anticristo in persona,
che combatterà senza esclusione di colpi contro la Tribulation
Force, un gruppo di “lasciati indietro” che dopo il Rapimento sono
diventati credenti, prima della Seconda
venuta di Gesù
Cristo.
Tra gli eventi più affascinanti da
vedere al cinema vi è senza ombra di dubbio l’Apocalisse. I film
dedicati a tale catastrofe hanno sempre catturato l’attenzione del
pubblico, a cui viene data l’occasione di vedere qualcosa a cui si
spera di non dover mai essere diretti testimoni nella realtà. Uno
dei film più recenti che ha portato la fine del mondo sul grande
schermo è Left Behind – La profezia,
diretto nel 2014 da Vic Armstrong. Tale
lungometraggio, con protagonista il rinomato Nicolas Cage, trae la propria materia
narrativa dal romanzo Gli esclusi, primo di sedici
capitoli della serie fantastico-apocalittica Left
Behind.
Scritta da Tim
LaHaye e Jerry B. Jenkins dal 1995 al
2007, questa è basata sulle profezie bibliche di Giovanni,
Ezechiele e Daniele. All’interno dei libri si immagina infatti il
verificarsi dell’Apocalisse ai nostri giorni, con tutto ciò che
questo può comportare. La saga, come anche il film, non ruotano
però solo intorno a tale catastrofico evento, bensì pongono anche
diverse riflessioni su Dio, sulla sua esistenza e sul suo piano
universale. Questioni quanto mai attuali che hanno ovviamente avuto
sin dalla loro concezione un fascino irresistibile per il mondo del
cinema. Con un budget di 15 milioni di dollari, il primo libro ha
così infine trovato la propria trasposizione sul grande
schermo.
Pur se accolto malamente dalla
critica, Left Behind – La profezia è arrivato ad un
incasso di quasi 30 milioni di dollari, confermando l’interesse nei
confronti del progetto. Considerata la presenza di diversi libri
dedicati alla saga, i produttori hanno da subito espresso il
desiderio di proseguire nel racconto dell’Apocalisse. Prima di
intraprendere una visione del film del 2014, però, sarà certamente
utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a
questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile
ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama,
al cast di attori e ai suoi
sequel. Infine, si elencheranno anche le
principali piattaforme streaming contenenti il
film nel proprio catalogo.
Left Behind – La profezia: la trama del film
La vicenda si apre in un giorno come
un altro nella storia dell’umanità e del mondo. Ben presto, però,
ci si renderà conto che quello non è affatto solo un giorno in più
nella vita di tutti, bensì l’ultimo dell’esistenza così come nota.
Improvvisamente milioni di persone scompaiono senza lasciar
traccia, lasciando sulla terra solo i propri indumenti e i loro
averi, generando terrore in quanti invece si trovano a rimanere
dove erano. L’evento genera da subito il panico mondiale, trovando
spiegazione soltanto con la descrizione del Rapimento della Chiesa,
descritto nel libro dell’Apocalisse. Tutte le persone scomparse,
infatti, sono o credenti o bambini.
In questo scenario apocalittico, il
pilota Ray Steel si trova a dover cercare di
mantenere la calma per salvare la vita di quanti ancora a bordo
dell’aereo in volo. Nel disperato tentativo di eseguire un
atterraggio di emergenza, ad aiutarlo potrà contare sull’aiuto del
reporter Cameron Williams, il quale si sostituisce
al copilota scomparso. Sulla terra, intanto, la figlia di Ray,
Chloe Steele tenta disperatamente di rintracciare
suo fratello e sua madre, entrambi dispersi durante l’evento.
Desiderosi di ricongiungersi, Ray e Chloe dovranno affrontare una
vera e propria Apocalisse per potersi riabbracciare.
Left Behind – La profezia: il cast del film
Come anticipato, ad interpretare il
ruolo del protagonista, Ray Steele, vi è il premio Oscar Nicolas Cage.
L’attore ha in seguito raccontato di aver accettato la parte per
fare una favore a suo fratello, Marc Coppola, il quale è un prete
ed è un grande fan della saga letteraria. Per Cage, inoltre, si è
trattata della sua seconda esperienza in un film ambientato durante
eventi apocalittici. Aveva infatti già recitato in Segnali dal
futuro nel 2009. Ad interpretare il reporter Cameron Williams
vi è invece l’attore Chad Michael Murray, noto per
le sue interpretazioni nelle serie televisive Dawson’s Creek,
Una mamma per amica e One Tree Hill. Il copilota
svanito nel nulla, Chris Smith, è invece interpretato dall’attore
William Ragsdale.
Ad interpretare il personaggio della
figlia del protagonista, Chloe, era originariamente stata chiamata
l’attrice Ashley Tisdale,
nota per serie di Disney Channel come Zack & Cody al Grand
Hotel e High School Musical. Questa dovette però
rinunciare per via di altri impegni. Il ruolo è stato allora
affidato a Cassi Thomson, principalmente
conosciuta per aver recitato nelle serie Big Love e
Switched at Birth. L’attrice australiana Nicky
Whelan, conosciuta per la serie Neighbours,
recita invece nei panni di Hattie Durham, assistente di volo.
L’attrice Lea Thompson, invece, è presente nei
panni di Irene Steele, moglie di Ray. Pur interpretando due
coniugi, la Thompson e Cage non hanno neanche una scena in comune
nel film.
Left Behind – La profezia:
i sequel, il trailer e dove vedere il film in streaming e in
TV
Parallelamente all’uscita del film,
il produttore Paul Lalonde ha annunciato
l’intenzione di realizzare almeno altri due sequel. Per poter
concretizzare ciò, ha avviato una campagna di crowdfunding,
chiedendo l’aiuto degli appassionati dei romanzi e del primo film.
La raccolta fondi non ha però raggiunto il risultato sperato,
lasciando dunque il progetto in sospeso. Nel 2017, però, Lalonde ha
annunciato di aver acquistato i diritti sull’intera saga
letteraria, con l’intenzione di dar vita ad almeno 7 film. Nel
2019, infine, il produttore ha confermato che le prime
sceneggiature sono in fase di sviluppo. Da quel momento, tuttavia,
non si hanno più avuto notizie circa lo stato del progetto, il cui
futuro rimane incerto.
In attesa di vedere tali sequel, è
possibile fruire di Left Behind – La
profezia grazie alla sua presenza su alcune delle più
popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è
infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV,Google Play, Amazon Prime Video e Now TV. Per
vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà
noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale.
Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della
qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo
di mercoledì1 giugno alle
ore 21:20 sul canale Rai
4.
Il
finale di Left Behind – La profezia lascia molti
spettatori con una domanda precisa: cosa significa davvero la
scomparsa improvvisa di milioni di persone e perché il film si
conclude proprio nel momento in cui sembra che la storia stia per
iniziare? Basato sul celebre ciclo di romanzi evangelici di
Left Behind, il film utilizza il linguaggio del
disaster movie per raccontare una visione specifica dell’Apocalisse
cristiana, concentrandosi meno sulla distruzione del mondo e più
sulle conseguenze spirituali di un evento che cambia per sempre la
storia dell’umanità.
Diretto da Vic Armstrong e interpretato da
Nicolas
Cage, il film costruisce una tensione crescente che
culmina in una rivelazione sconvolgente: le misteriose sparizioni
non sono il risultato di un attacco terroristico, di una catastrofe
naturale o di un fenomeno scientifico inspiegabile, ma
rappresentano l’adempimento di una profezia biblica. Il finale,
apparentemente incompleto, assume così un significato molto più
profondo, trasformando la conclusione in un punto di partenza per
una riflessione sulla fede, sul rimorso e sulla possibilità di
redenzione.
Tra disaster
movie e racconto apocalittico: come Left Behind trasforma una
profezia biblica in un dramma umano contemporaneo
A
differenza di molti film catastrofici che concentrano l’attenzione
sugli effetti spettacolari della distruzione, Left Behind – La profezia sceglie
un approccio più intimo. La vicenda viene raccontata attraverso due
prospettive complementari: quella del pilota Rayford Steele, intrappolato in
volo mentre il mondo precipita nel caos, e quella della figlia
Chloe, costretta
ad affrontare le conseguenze delle sparizioni sulla terraferma.
Questa struttura narrativa permette al film di alternare la
tensione fisica della sopravvivenza immediata a una crisi
esistenziale molto più profonda. La presenza di Nicolas Cage
contribuisce a rendere il personaggio di Rayford particolarmente
interessante. L’uomo viene introdotto come una figura moralmente
ambigua, distante dalla famiglia e coinvolta in una relazione
potenzialmente adulterina con l’assistente di volo Hattie
Durham.
Quando la moglie Irene scompare insieme a milioni di altre persone,
Rayford si trova improvvisamente costretto a confrontarsi con le
proprie scelte. In questo senso il film appartiene anche a quella
tradizione narrativa in cui un evento straordinario costringe i
protagonisti a fare i conti con le verità che avevano ignorato per
anni. L’Apocalisse diventa quindi una lente attraverso cui
osservare il fallimento delle relazioni umane e la fragilità delle
convinzioni personali.
Cosa succede
davvero nel finale di Left Behind e perché l’atterraggio dell’aereo
rappresenta soltanto l’inizio della storia
Nella parte finale del film, tutte le linee narrative convergono
verso una situazione apparentemente impossibile da risolvere.
L’aereo pilotato da Rayford è gravemente danneggiato dopo una
collisione in volo, il carburante sta terminando e tutti gli
aeroporti dell’area di New York risultano inutilizzabili a causa
del caos generato dalle sparizioni. Nel frattempo Chloe, devastata
dalla perdita del fratello e della madre, scopre gradualmente che
gli eventi a cui sta assistendo corrispondono alle profezie
religiose che aveva sempre respinto.
Il momento decisivo arriva quando Chloe riceve la chiamata del
padre e comprende che l’aereo rischia di schiantarsi da un momento
all’altro. Utilizzando un camion abbandonato, libera una strada in
costruzione e la trasforma in una pista d’emergenza. Grazie alle
coordinate fornite dalla figlia, Rayford riesce a compiere un
atterraggio quasi miracoloso, salvando i passeggeri sopravvissuti.
In un classico disaster movie questo sarebbe il punto culminante
della storia e coinciderebbe con la vittoria dei protagonisti. In
Left Behind – La
profezia, invece, rappresenta soltanto il primo passo.
Quando i personaggi osservano il panorama devastato che li
circonda, il giornalista Buck Williams afferma che sembra la fine del mondo.
Chloe risponde con una frase fondamentale: “È soltanto l’inizio”.
Questa battuta contiene la chiave interpretativa dell’intero film.
La storia non racconta la conclusione dell’umanità, ma l’inizio del
periodo di tribolazione annunciato dalle Scritture. L’atterraggio
dell’aereo simboleggia la sopravvivenza fisica dei protagonisti,
mentre il vero conflitto che li attende sarà spirituale.
La scomparsa
dei credenti come metafora del rimorso e della crisi delle certezze
moderne
Il tema centrale del film riguarda il rapporto tra fede e
incredulità. Prima delle sparizioni, Chloe considera le convinzioni
religiose della madre come una fastidiosa ossessione. Rayford, pur
essendo più tollerante, condivide sostanzialmente lo stesso
atteggiamento di distacco. Entrambi vivono come se le scelte
spirituali non avessero conseguenze concrete.
Le sparizioni improvvise distruggono questa sicurezza. La tragedia
non consiste soltanto nella perdita delle persone amate, ma nella
scoperta che quelle persone avevano ragione. Da questo punto di
vista, il film costruisce una forma particolare di horror
psicologico. I protagonisti non affrontano semplicemente un mondo
in rovina: devono convivere con la consapevolezza di aver ignorato
segnali che ora appaiono evidenti.
La figura del pastore Bruce Barnes rafforza ulteriormente questo
concetto. Pur avendo trascorso anni a predicare, non viene assunto
in cielo insieme ai veri credenti perché la sua fede era
superficiale. Attraverso questo personaggio il film suggerisce che
l’appartenenza religiosa formale non sia sufficiente. Ciò che conta
è la sincerità della convinzione interiore. Questa idea rende
l’evento ancora più inquietante, poiché dimostra che nessuno può
nascondersi dietro le apparenze o dietro un semplice ruolo
sociale.
Perché il
finale lascia aperta la porta alla Tribolazione e alle profezie
dell’Apocalisse
Uno degli aspetti che ha maggiormente diviso il pubblico riguarda
la natura aperta del finale. Molti spettatori si aspettavano una
conclusione più definitiva, mentre il film interrompe la narrazione
proprio quando i protagonisti iniziano a comprendere la portata
degli eventi. Questa scelta deriva direttamente dalla struttura
narrativa dei romanzi originali, nei quali il Rapimento rappresenta
soltanto il primo capitolo di una vicenda molto più ampia.
L’ultima scena suggerisce infatti che il mondo stia entrando nel
periodo della Tribolazione, una fase descritta nella tradizione
escatologica evangelica come un tempo di crisi globale, guerre,
persecuzioni e sconvolgimenti politici. I personaggi sopravvissuti
non sono stati salvati nel senso tradizionale del termine. Al
contrario, si trovano davanti alla prova più difficile della loro
esistenza.
Anche Buck Williams assume un ruolo simbolico importante. Come
giornalista, rappresenta la razionalità moderna che cerca
spiegazioni logiche a ogni fenomeno. Il suo percorso lascia intuire
che la ricerca della verità continuerà oltre gli eventi mostrati
nel film. Allo stesso modo Chloe e Rayford sono destinati a
confrontarsi con una nuova realtà in cui le certezze precedenti non
hanno più alcun valore.
Il vero
significato del finale di Left Behind: una storia sulla seconda
possibilità più che sulla fine del mondo
A
uno sguardo superficiale, Left Behind – La profezia sembra raccontare una
catastrofe globale. In realtà il significato più profondo del
finale riguarda la possibilità di cambiare dopo aver riconosciuto i
propri errori. I protagonisti sopravvivono perché la loro storia
non è ancora terminata. La scomparsa dei credenti funziona come uno
shock morale che costringe ciascuno di loro a interrogarsi sul
senso della propria esistenza.
Rayford comprende di aver trascurato la moglie e la famiglia. Chloe
realizza di aver liquidato troppo facilmente le convinzioni della
madre. Bruce Barnes scopre che la fede non può essere ridotta a una
professione. Ognuno di questi personaggi si trova improvvisamente
davanti a una seconda occasione, anche se ottenuta nel contesto più
drammatico possibile.
Per questo motivo l’ultima battuta di Chloe è così importante.
Quando afferma che ciò che stanno vedendo è soltanto l’inizio, non
si riferisce esclusivamente all’Apocalisse biblica. Sta parlando
anche dell’inizio di un percorso personale. Il mondo che
conoscevano è finito, ma proprio da quella fine nasce la
possibilità di una trasformazione.
Il finale di Left Behind
– La profezia trova dunque la sua forza nell’ambiguità tra
distruzione e rinascita. Le immagini delle città nel caos e dei
cieli in fiamme evocano la fine di un’epoca, mentre il viaggio
interiore dei protagonisti suggerisce che la vera storia debba
ancora essere raccontata. È una conclusione che guarda avanti
anziché indietro, trasformando la paura dell’Apocalisse in una
riflessione sulla responsabilità delle proprie scelte e sulla
ricerca di significato in un mondo improvvisamente cambiato per
sempre.
Grazie alla sua partecipazione a
grandi blockbuster, l’attore Lee Pace ha negli
anni guadagnato notorietà presso il grande pubblico. Alcuni dei
suoi personaggi sono infatti divenuti iconici, permettendogli di
ricevere apprezzamenti e riconoscimenti. Dotato di buona
versatilità, l’attore si è distinto anche per progetti più
indipendenti, dove ha potuto sfoggiare ulteriormente le proprie
doti da interprete. Ecco 10 cose che non sai di Lee
Pace.
Parte delle cose che non sai di Lee Pace
Lee Pace: i suoi film
1. Ha recitato in celebri
blockbuster. Dopo aver debuttato al cinema con il film
Soldier’s Girl (2003), l’attore recita in film come La
contessa bianca (2005), The Fall (2006), Infamous
– Una pessima reputazione (2006), The Good Shepherd –
L’ombra del potere (2006), Possession (2009), A
Single Man (2009), Sansone (2010) e The Twilight Saga:
Breaking Dawn – Parte 2 (2012), con cui ottiene maggior
notorietà. Nello stesso anno recita anche in Lincoln e nel
film Lo Hobbit – Un
viaggio inaspettato, dove ricopre il ruolo di Thranduil,
che riprenderà poi nei sequel Lo Hobbit – La
desolazione di Smaug (2013) e Lo Hobbit – La
battaglia delle cinque armate (2014). Nel 2014 è anche il
villain del film Guardiani della
Galassia, mentre negli anni successivi recita in The
Program (2015), Il libro di Henry (2017) e Driven
– Il caso DeLorean (2018).
2. Ha preso parte a
produzioni televisive. Nel corso della sua carriera
l’attore si è distinto anche per la partecipazione a note serie
televisive americane. Dopo aver recitato in un episodio di Law
& Order: Unità Speciale (2002), Pace recita in
Wonderfalls (2004) e in Pushing Daisies
(2007-2009), nel ruolo di Ned. Diventa poi celebre grazie al ruolo
di Joe MacMillan nella serie Halt and Catch Fire
(2014-2017), mentre prossimamente è atteso nella serie Foundation.
3. Ha partecipato al
doppiaggio di un celebre film. Nel 2019 l’attore presta la
voce al personaggio di Keisuke Suga per il doppiaggio inglese del
film d’animazione giapponese Weathering with You,
incentrato su di uno studente delle superiori in fuga e la sua
relazione con una misteriosa ragazza dotata del potere di fermare
la pioggia.
Lee Pace è su Instagram
4. Ha un account
personale. L’attore è presente sul social network
Instagram con un proprio profilo, seguito da 215 mila persone.
All’interno di questo l’attore è solito condividere curiosità
quotidiane con i propri fan, come anche immagini scattate in
momenti di svago o ritraenti i luoghi visitati dall’attore. Non
mancano anche immagini e video promozionali dei suoi progetti da
attore.
Lee Pace è Thranduil
5. Si è allenato molto per
il ruolo. Nella trilogia dedicata a Lo Hobbit,
l’attore dà vita al personaggio di Thranduil, Re degli Elfi
Silvani. Nel ricoprire il ruolo, Pace ha dichiarato di essersi
allenato duramente per le scene di combattimento, avendo così la
possibilità di eseguire personalmente tali scene senza la necessità
di uno stuntman.
Parte delle cose che non sai di Lee Pace
6. Ha soffiato il ruolo ad
un altro attore. Originariamente per il ruolo del Re
Thranduil si era pensato all’attore Doug Jones,
celebre per i suoi ruoli in Il labirinto del fauno e
La forma dell’acqua. Tuttavia il regista Peter
Jackson affidò il personaggio a Pace poiché lo ammirava
come interprete sin dal film The Fall.
Lee Pace in Guardiani della
Galassia
7. Aveva fatto il provino
per un altro ruolo. Nel film dedicato ai Guardiani della Galassia l’attore dà
vita al personaggio di Ronan l’Accusatore, celebre villain che
opera per conto di Thanos. Originariamente però, l’attore aveva sostenuto
il provino per la parte di Starlord, poi andata all’attore Chris
Pratt.
8. Ha paragonato il
personaggio ad un noto terrorista. L’attore ha affermato
di essersi particolarmente divertito a interpretare Ronan, poiché
la sua natura malvagia gli permetteva di sperimentare e di
liberarsi di ogni remora. Pace ha inoltre paragonato il personaggio
al terrorista Osama Bin Laden, affermando che anche Ronan è una
sorta di fanatico religioso.
Lee Pace in The Witcher?
9. Non ha recitato nella
serie Netflix. Alcuni fan hanno notato un volto
familiare nella serie The
Witcher, ipotizzando che l’attore avesse inaspettatamente
ricoperto un ruolo. Tuttavia la notizia è stata in seguito
smentita, e Pace ha affermato di non aver preso parte alla serie
Netflix. Pertanto quella dei fan si è rivelata una semplice
svista.
Lee Pace: età e altezza
10. Lee Pace è nato a
Chickasha, in Oklahoma, Stati Uniti, il 25 marzo 1979.
L’attore è alto complessivamente 196 centimetri.
L’atteso progetto di
Steven Spielberg dedicato al
presidente degli Sati Uniti Lincoln
si accresce di un altro nome che prenderà parte alle riprese: si
tratta di Lee
Pace. L’attore, interprete di Pushing daisies, sarà
Fernando Wood, il sindaco di New York sostenitore dei
confederati.
Ma il futuro di Pace è davvero
affollato di grossi progetti. Sarà infatti lui ad interpretare il
re degli elfi del Bosco Atro, nonchè padre del più famoso Legolas,
Thranduil, ne Lo Hobbit di Peter Jackson. Inoltre sarà presto al
cinema nella Parte II di The Twilight saga: Breaking Dawn nel ruolo
di Garreth, un vampiro nomade che arriva a dare manforte ai Cullen
in un momento di difficoltà.
Per quello che riguarda Lincoln
invece, il protagonista sarà il bravissimo Daniel Day Lewis e ci
mostrerà lo scontro tra l’uomo e i componenti del suo gabinetto sul
tema dell’abolizione della schiavitù alla fine della Guerra Civile
americana.
Dopo aver interpretato il Re degli Elfi,
Thranduil, nella trilogia dedicata a l’Hobbit,
l’attore Lee
Pace confessa in un’intervista alla rivista SciFiNow
quanto sia divertente per lui calarsi in un ruolo completamente
diverso per Guardians of the
Galaxy, il futuro film di casa Marvel.
A lui infatti l’arduo compito di dare un volto
al principale antagonista dei Guardiani, Ronan, malvagio leader dei
Kree e luogotenente di Thanos. “I due personaggi non potrebbero essere
più diversi!”, Ha dichiarato. “[Ronan] è una vera bestia, uno
psicopatico. Mi sto divertendo moltissimo ad
interpretarlo.”
A schierarsi con entusiasmo dalla parte dei
cattivi anche Michael Rooker: tra i primi ad essere
scritturato per il film, l’attore è il perfido cacciatore Yondu
Udonta. Amico di lunga data del regista James
Gunn, non ha sul perchè abbia scelto proprio lui per quel
ruolo: “[James] ama torturarmi e conciarmi in modo strano. Ai
registi piace sempre dire agli attori quello che devono fare e lui
adora comandarmi, ecco perchè mi ha assunto!”
Il film è attualmente in pre
produzione nel Regno Unito e dovrebbe arrivare al cinema il primo
agosto 2014. I Guardiani della
Galassia (Guardians of the Galaxy) sono un gruppo di
personaggi dei fumetti Marvel Comics, creato da Arnold Drake (testi) e
Gene Colan (disegni). La prima apparizione avviene in Marvel
Super-Heroes (seconda serie) n. 18 (gennaio 1969).
Il 13 marzo arriva nelle sale
Lee Miller, il
film dedicato
alla straordinaria fotografa americana interpretata
da Kate
Winslet,
qui anche in veste di produttrice. Per la sua performance intensa e
coinvolgente, l’attrice ha ottenuto una
candidatura ai Golden Globes come
Miglior Attrice drammatica (il premio è andato poi
a Fernanda Torres).
Diretto da Ellen
Kuras,
alla sua prima regia cinematografica dopo una lunga carriera come
direttrice della fotografia, il film trae ispirazione
dall’opera Le
molte vite di Lee Miller di Antony
Penrose,
figlio della fotografa e del surrealista Roland
Penrose.
Il film ripercorre la vita di Miller, una donna che ha rifiutato
ogni etichetta: da modella di successo a fotografa d’avanguardia,
fino a diventare corrispondente di guerra per
Vogue durante
la Seconda Guerra Mondiale. Unica fotografa donna a documentare la
liberazione dei campi di concentramento di Dachau e Buchenwald, ha
lasciato un segno indelebile nella storia con le sue immagini di
straordinaria potenza. Intorno a Winslet, ruota un cast di supporto
che vanta nomi del calibro di Alexander
Skarsgård, Marion
Cotillard, Andrea
Riseborough, Josh
O’Connor, Noémie Merlant ma
anche Andy
Samberg
alla sua prima performance drammatica (molto riuscita).
La trama di Lee
Miller
La narrazione inizia nel 1977 con
un’intervista tra Lee e un giovane giornalista (Josh
O’Connor), che desidera conoscere la verità dietro le sue
fotografie. O almeno è quello che sembra all’inizio del film.
Questo espediente narrativo introduce la lunga retrospettiva sulla
vita della Miller, dal suo lavoro come modella e artista
surrealista fino alla sua esperienza sul fronte di guerra.
Tuttavia, il film fatica a mantenere un equilibrio tra il ritratto
intimo della protagonista e la sua carriera professionale,
risultando a tratti distaccato. Il finale si apre all’emozionante
rivelazione della vera identità di quel giornalista, offrendo
un interessante omaggio a quello che è veramente successo dopo la
morte di Lee, tuttavia è troppo tardi per sentire anche il pur
minimo gancio emotivo con i protagonisti.
Kate Winslet regala una delle sue
interpretazioni più intense, riuscendo a restituire la
determinazione e il coraggio di Miller. Tuttavia, la sceneggiatura
non offre un ritratto completamente sfaccettato del personaggio e
il film si concentra più sul suo lavoro come fotografa di guerra,
lasciando in secondo piano la sua vita personale e le sue
fragilità. Le relazioni con il partner Roland Penrose (Alexander Skarsgård), l’amicizia con
David Scherman (Andy Samberg) e il rapporto con la
direttrice di Vogue Audrey Withers (Andrea
Riseborough) vengono accennate senza un vero approfondimento,
facendo sì che molti personaggi appaiano come semplici comparse o
sponde su cui Lee rimbalza.
Regia realistica e
fotografia desaturata
Dal punto di vista
registico, Kuras adotta un approccio visivo potente, sfruttando il
contrasto cromatico tra il mondo vibrante e saturo del pre-guerra e
le tonalità spente e cupe del periodo bellico. La scelta di
integrare le fotografie reali di Miller nel film conferisce
autenticità alla narrazione, restituendo con forza il peso delle
immagini chela donna ha catturato e consegnato alla Storia.
Uno degli aspetti più
riusciti del film è la capacità di mostrare la Miller come una
testimone della storia, capace di cogliere dettagli che i suoi
colleghi uomini spesso trascuravano. La sua sensibilità nel
ritrarre la sofferenza e l’umanità dietro il conflitto è un
elemento centrale del film, ben interpretato da Winslet. Tuttavia,
il film manca di quel pathos che avrebbe potuto renderlo
memorabile, risultando a tratti troppo schematico, un biopic che
non sfrutta le potenzialità del materiale originale.
Un biopic innocuo anche
se visivamente affascinante
Nel
complesso, Lee Miller è un’opera visivamente
affascinante e impreziosita da una grande interpretazione
di Kate
Winslet, ma che non riesce a scavare a fondo nella
complessità della sua protagonista risultando quindi innocuo. Il
film si limita a raccontare la sua carriera senza esplorare appieno
le sue contraddizioni e le sue battaglie interiori, rendendo il
racconto più informativo che emozionale.
Arriva in prima TV su Sky Cinema Lee Miller, il film interpretato da Kate Winslet che porta
sullo schermo la storia intensa e coraggiosa della celebre
fotografa e corrispondente di guerra. Il film debutta lunedì 20
aprile alle 21:15 su Sky Cinema Uno, disponibile anche in streaming
su NOW e on demand, con accesso anticipato per alcuni clienti Sky
attraverso il programma Sky Extra.
Ambientato tra gli anni immediatamente precedenti lo scoppio della
Seconda guerra
mondiale e il cuore del conflitto, il film racconta
una fase cruciale della vita di Lee Miller, donna libera e
determinata che ha scelto di documentare la realtà senza
compromessi. Attraverso il suo sguardo, il racconto si trasforma in
una riflessione potente sul ruolo del fotogiornalismo e sulla
necessità di testimoniare anche ciò che è più difficile da
vedere.
Al suo esordio alla regia, Ellen Kuras
costruisce un film intenso e visivamente consapevole, capace di
restituire la complessità di una figura femminile anticonformista
in un contesto dominato dagli uomini. Accanto a Winslet, un cast
internazionale di grande rilievo che include Andy Samberg,
Alexander Skarsgård,
Marion Cotillard, Josh O’Connor e Andrea
Riseborough.
La vera storia di Lee Miller tra
arte, guerra e immagini che hanno segnato la storia
Nel Sud della Francia, alla vigilia della guerra, Lee Miller
abbandona la carriera da modella per affermarsi come fotografa,
circondata da artisti e intellettuali. Con lo scoppio del conflitto
si trasferisce a Londra insieme a Roland Penrose e inizia a
lavorare per British Vogue, scontrandosi con le limitazioni imposte
alle donne dell’epoca.
Determinata a raccontare la guerra in prima linea, riesce a
ottenere l’accreditamento come corrispondente e parte per il fronte
europeo. Qui incontra il fotografo David E. Scherman, con cui
costruisce un sodalizio destinato a entrare nella storia del
fotogiornalismo.
Dalla liberazione di Parigi fino all’ingresso nei campi di
concentramento, le immagini di Lee Miller diventano testimonianze
fondamentali degli orrori della guerra. Il film restituisce non
solo il valore storico del suo lavoro, ma anche il costo umano di
una scelta radicale: guardare in faccia la realtà e raccontarla,
senza filtri.
Lee Isaac Chung è
in trattative per dirigere il prequel di Ocean’s.
Il regista candidato all’Oscar ha già dimostrato una notevole
versatilità, passando dal tenero dramma familiare “Minari” al
film catastrofico ad alto budget “Twisters“.
Come riportato da Deadline, la LuckyChap di
Margot Robbie sta producendo il film della
Warner Bros. Al momento non sia nulla della trama (anche se avrà a
che fare con una qualche maxi rapina), né il cast è stato definito,
anche se ad un certo punto si era parlato della possibilità che
Robbie si riunisse con il suo co-protagonista di “Barbie”
Ryan Gosling in questo film sul mondo delle
rapine.
La sceneggiatura attuale è di
Carrie Solomon, autrice della commedia romantica
“A
Family Affair” con Zac Efron e Nicole Kidman. È basata sui personaggi creati
da George Clayton Johnson e Jack Golden
Russell. Per quanto riguarda Chung, si tratta di un
nuovo interessante progetto per l’autore nominato agli Oscar per la
regia e per la sceneggiatura di “Minari”.
Tra gli altri suoi progetti figurano “Munyurangabo”,
presentato in anteprima al Festival di Cannes con grande successo di
critica, e alcuni episodi di “The
Mandalorian” e “Skeleton
Crew”. È previsto che diriga il prossimo adattamento
cinematografico del romanzo di fantascienza “Traveler” di
Joseph Eckert.
Di cosa parla la
trilogia Ocean’s
La trilogia
Ocean’s, diretta da Steven Soderbergh e iniziata nel 2001 con
Ocean’s Eleven, è un esempio emblematico di heist
movie moderno, che coniuga glamour, ritmo serrato e un cast corale
di altissimo livello. Il primo capitolo è un remake dell’omonimo
film del 1960 con Frank Sinatra, ma ne rinnova
completamente lo stile. Qui, il carismatico Danny Ocean (George
Clooney), appena uscito di prigione, raduna una
squadra di specialisti per rapinare simultaneamente tre dei più
grandi casinò di Las Vegas gestiti dall’implacabile Terry Benedict
(Andy
Garcia), attuale compagno della sua ex moglie Tess
(Julia
Roberts). Il colpo riesce grazie all’astuzia e al
coordinamento del gruppo, conquistando il pubblico con una
combinazione perfetta di tensione e ironia.
Il secondo film, Ocean’s Twelve (2004), sposta l’azione in Europa.
Stavolta, Benedict scopre chi lo ha derubato e pretende la
restituzione dei soldi con gli interessi. Per saldare il debito, la
banda deve accettare nuove missioni in Francia, Italia e Paesi
Bassi, sfidando un altro ladro leggendario noto come “La Volpe
Notturna”. Il terzo capitolo, Ocean’s Thirteen (2007), riporta la storia a Las
Vegas, dove Danny e i suoi amici vogliono vendicarsi di un magnate
corrotto (Al
Pacino) che ha tradito uno dei loro. L’ultimo colpo ha
un tono più personale e chiude il cerchio emotivo del gruppo.
Il suo The
Butler ha diviso la critica, ma non per questo
Lee Daniels si è fatto scoraggiare. Il regista di
Precious ha infatti in cantiere molti
progetti, alcuni dei quali legati ai biopic. Infatti oltre al
confermato film sulla vita di Janis Joplin, sembra
che ora Daniels possa essere interessato anche ad un film su
Richard Pryor, il famoso comico statunitense
scomparso nel 2005.
Il progetto, in cantiere da molto
tempo, sembra aver coinvolto in veste di produttore anche
Forest Whitaker, mentre il giovane
Michael B. Jordan sarebbe in
trattative per il ruolo da protagonista.
Il film, gestito dalla The Weinstein Company, si
concentrerà sulla prima parte della vita e della carriera di
Richard Pryor.
Lee Daniels si sta specializzando
in biografie: dopo Selma, dedicato alla lotta per i diritti civili
degli afroamericani e il prossimo The Butler incentrato sulla
storia di un maggiordomo che servì per decenni alla Casa Bianca, il
regista è già all’opera sul film dedicato all’uccisione di Martin
Luther King, protagonista Hugh Jackman. Evidentemente però Daniels non
sembra averne ancora abbastanza di dedicarsi a personaggi realmente
esistiti: eccolo quindi entrare in trattative per dirigere Get it
while you can, film dedicato a Janis Joplin, stella di prima
grandezza della musica degli anni ’60.
L’idea del film risale ormai a
parecchi anni fa – se ne parla infatti almeno dal 2004 – e attorno
ad esso è circolata una lunga lista di nomi per registi,
sceneggiatori e soprattutto possibili interpreti, tra le quali
Catherine Hardwicke e Renee Zellweger, ma la scelta definitiva
sembra ora essere caduta su Amy
Adams. La sceneggiatura è stata curata da Ron Terry, assieme
alla moglie Theresa Kounin-Terry. Le riprese, ammesso che Lee
Daniels abbracci definitivamente il progetto, dovrebbero cominciare
a inizio 2013. C’è peraltro da aggiungere che in cantiere vi è un
altro film dedicato alla Joplin, intepretato dalla stella di
Broadway Nina Arianda per la regia di Sean Durkin.
Lee Cronin –
La Mummia prende un immaginario classico dell’horror e
lo trasforma in qualcosa di molto più fisico, disturbante e intimo.
Non è solo una storia di possessione, ma un racconto sul corpo come
prigione e sulla famiglia come campo di battaglia emotivo.
Il finale, in particolare, non
offre una vera liberazione, ma una ridefinizione del male. Il
Nasmaranian non viene sconfitto: viene trasferito. Ed è proprio in
questo passaggio che il film rivela la sua tesi più inquietante,
trasformando il sacrificio in qualcosa di ambiguo e potenzialmente
irreversibile.
Cosa succede davvero a Katie: il
Nasmaranian come prigione vivente
La condizione di Katie Cannon non è
quella di una semplice possessione. Il suo corpo diventa una
struttura di contenimento per il Nasmaranian, un’entità antica
progettata per distruggere i legami familiari dall’interno.
Il rituale che la coinvolge è
radicale: non si limita a intrappolare il demone, ma trasforma la
pelle stessa della vittima in un sigillo magico. Questo ribalta
completamente la dinamica classica dell’horror: il corpo non è solo
posseduto, è costruito per trattenere il male.
La lotta tra Katie e il Nasmaranian
diventa quindi una guerra interna. I segnali che la ragazza invia —
come il codice Morse attraverso il corpo — dimostrano che la sua
coscienza è ancora presente, ma imprigionata. Non è una vittima
passiva: è una prigione vivente che sta cedendo.
Perché Katie si mutila:
il vero significato del corpo che si distrugge
Uno degli elementi più disturbanti
del film è l’autolesionismo di Katie, inizialmente interpretabile
come un classico effetto della possessione. Tuttavia, la
rivelazione cambia completamente prospettiva: non è tortura, è
strategia. Rimuovendo parti della propria pelle, Katie — o meglio,
il Nasmaranian — tenta di spezzare il vincolo magico che lo tiene
imprigionato. La pelle diventa quindi un elemento narrativo
centrale: è contemporaneamente barriera e punto debole.
Questa scelta visiva e narrativa
avvicina il film a una tradizione horror più corporea, dove il
terrore nasce dalla trasformazione fisica. Ma qui assume anche un
valore simbolico: il corpo che si distrugge è il riflesso di una
famiglia già spezzata. Il dolore fisico diventa traduzione diretta
di un trauma emotivo.
Il sacrificio finale e il
trasferimento del male: cosa significa davvero il finale
Nel climax, Charlie Cannon decide
di prendere su di sé il Nasmaranian per salvare la figlia. È un
gesto che richiama una struttura classica — il sacrificio del padre
— ma il film lo complica immediatamente. Il male non viene
eliminato, ma spostato. Charlie diventa il nuovo contenitore, ma
senza le protezioni adeguate: niente sarcofago, niente rituali
completi, niente sistema consolidato. Questo rende la soluzione
temporanea e fragile.
La scena finale, con il tentativo
di trasferire il demone nella Magician, introduce un ulteriore
livello di ambiguità. La vendetta si sovrappone alla sopravvivenza,
e la famiglia rischia di perpetuare lo stesso ciclo di violenza che
ha cercato di spezzare. Lee Cronin –
La Mummia suggerisce così una verità scomoda: non
esiste un modo pulito per gestire il male. Ogni scelta comporta un
costo, e spesso quel costo è umano.
La Magician e il
paradosso del controllo: distruggere chi conosce il male è davvero
una soluzione?
Il personaggio della Magician
rappresenta un paradosso fondamentale. È responsabile dell’orrore,
ma è anche l’unica a comprenderlo davvero. Eliminare lei — o usarla
come nuovo contenitore — significa perdere conoscenza, controllo e
continuità.
Questo crea una tensione narrativa
importante: la famiglia Cannon agisce per giustizia, ma rischia di
compromettere l’unico sistema che ha tenuto il Nasmaranian sotto
controllo per millenni. La vendetta diventa così un atto
potenzialmente distruttivo su scala più ampia. Inoltre, il fatto
che la Magician abbia già un rapporto con il soprannaturale apre
una possibilità inquietante: e se fosse proprio lei il corpo meno
adatto a contenere il demone? Il film non risponde, ma lascia
aperta una minaccia molto concreta.
Il vero significato del film:
l’orrore come metafora della famiglia che si rompe
Al di là della componente
soprannaturale, Lee Cronin –
La Mummia è un film sulla famiglia. Il
Nasmaranian, definito “Distruttore di Famiglie”, non è solo
un’entità narrativa, ma una metafora esplicita. Il trauma della
scomparsa di Katie ha già distrutto l’equilibrio dei Cannon prima
ancora del ritorno del male. Il senso di colpa, il risentimento e
la paura hanno trasformato i rapporti. Quando Katie torna, il male
non crea la frattura: la amplifica.
Il sacrificio di Charlie è quindi
doppiamente significativo. Non è solo un atto eroico, ma un
tentativo di riparazione emotiva. Prendendo su di sé il demone,
cerca di rimediare a un fallimento passato. E il fatto che la
famiglia si ricomponga momentaneamente non cancella la fragilità di
questa soluzione.
Un finale aperto che trasforma la
vittoria in minaccia
Il finale di Lee Cronin –
La Mummia non chiude la storia, la sospende. Il
Nasmaranian esiste ancora, il sistema di contenimento è compromesso
e le scelte dei personaggi aprono nuovi rischi.
Questo rende la conclusione
profondamente ambigua: la vittoria è solo apparente. Il male è
stato contenuto, ma in condizioni peggiori. La famiglia è salva, ma
a un prezzo altissimo.
In questo senso, il film si
inserisce in una linea horror contemporanea che rifiuta la catarsi
totale. Non c’è liberazione, solo gestione del trauma. E come
suggerisce l’ultima scena, anche quella gestione potrebbe presto
fallire.