Nuove immagini del prossimo
film di Luther rivelano il ritorno di Idris Elba nei panni del personaggio iconico.
Luther iniziò originariamente la sua vita come una
serie TV, trasmessa su BBC One per cinque stagioni tra il 2010 e il
2019. Elba interpretava il detective John Luther,
che deve lavorare con l’assassino Alice Morgan (Ruth
Wilson) per aiutare a risolvere una varietà di casi.
Oggi, Empire ha condiviso due prime
immagini del film seguito a Luther, la cui
produzione è terminata questa primavera. La prima mostra il
detective che si aggira in un arido paesaggio innevato che
probabilmente indica il dramma e la posta in gioco della trama del
film. La seconda è uno sguardo più da vicino a Idris Elba nel suo iconico abito di
Luther.
Come riportato in esclusiva
dall’Hollywood Reporter, Idris Eba è ufficialmente
in trattative per vestire i panni di Celanawe, uno dei protagonisti
dell’adattamento cinematografico di Mouse Guard
tratto dai fumetti e dalla graphic novel di David
Petersen e prodotto, tra gli altri, da Matt Reeves.
A dirigere il film sarà invece
Wes Ball, il giovane regista dietro la trilogia di
Maze Runner, già
descritto come una sorta di Game of Thrones ambientato in un
universo immaginario con i topi che verrà realizzato utilizzando
l’ormai tecnologia della motion capture sviluppata dallo stesso
Serkis in Il Signore degli Anelli.
Mouse Guard racconta di un mondo
medievale e dell’ordine di topi che svolgono il ruolo di protettori
giurati del loro regno, e Elba interpreterà una figura sulla
falsariga di un Obi-Wan Kenobi. A sua volta Serkis entrerà nei
panni dell’antagonista principale, il fabbro della Guardia noto
come Midnight, mentre Thomas Brodie-Sangster sarà
Lieam, uno dei membri giovani dell’esercito che sarà chiamato
a dimostrare il suo coraggio.
Mouse Guard: Idris Elba e Andy Serkis nel cast
Sempre l’Hollywood Reporter ha
confermato che l’attore sostituirà Will
Smith nei panni di Deadshot
in Suicide Squad 2, cinecomic affidato a
James
Gunn e prodotto dalla Warner Bros. che riavvierà le
sorti del franchise.
Non sappiamo nient’altro sul film,
tranne che Margot Robbie, ora sul set dello
spin-off Birds Of Prey, potrebbe tornare in
scena nel sequel.
Vi ricordiamo
che Suicide Squad
2 uscirà nelle sale il 6 agosto
2021 e dovrebbe intitolarsi The Suicide Squad, molto
semplicemente, con la determinazione dell’articolo che forse vuole
dirci che la squadra vista in azione in maniera anarchica nel primo
film, avrà una sua identità forte in questo sequel.
Si intitolerà
ufficialmente Knights Of The Roundtable: King
Arthur il film sul mitologico Re Artù in cantiere da
qualche mese e che sarà diretto da Guy Ritchie.
Dopo molti mesi di pre-produzione e l’annuncio ufficiale della data
d’uscita (qui) abbiamo oggi il primo nome che potrebbe
entrare a far parte del film: si tratta di Idris
Elba, che secondo The Warp sarebbe in
trattative per entrare nel cast nel ruolo del cavaliere Bedivere,
il braccio destro del padre di Artù e suo maestro d’armi che lo
condurrà lungo la strada per compiere il suo destino.
Il si baserà sul romanzo di Thomas Mallory
“Le Morte d’Arthur“, pubblicato nel
1485 e uscirà il 22 luglio 2016.Fonte: CBM
Idris Elba ha
rivelato nel podcast “Changes With Annie Macmanus” che è andato in terapia
nell’ultimo anno dopo aver sviluppato “abitudini malsane” come
attore professionista. Elba è così “un maniaco del lavoro” che in
alcune circostanze si è sentito meglio a lavorare che a passare del
tempo con la sua famiglia.
“Sono stato in terapia l’ultimo…
circa un anno ormai. È molto, vero?” Ha detto l’Elba.
“Nella mia terapia ho pensato molto al cambiamento… Non è perché
non mi piaccio o qualcosa del genere. È solo perché ho sviluppato
alcune abitudini malsane. E lavoro in un settore in cui sono
ricompensato per quelle abitudini malsane. Sono un assoluto maniaco
del lavoro. E questo non è eccezionale per la vita, in
generale.”
“Non c’è niente di estremo che
vada bene, tutto ha bisogno di equilibrio. Sono enormemente
ricompensato per essere un maniaco del lavoro”, ha continuato,
notando come i suoi lavori di recitazione lo allontanano per mesi e
lo incoraggiano a ripetere quel ciclo.
Quando non recita, Idris Elba è
spesso concentrato sul suo secondo lavoro come DJ. Ha anche uno
studio musicale a casa sua, il che gli facilita l’essere sempre
all’opera. “Il mio studio a casa, adoro stare lì”, ha detto
Elba. “Aprirò quel laptop e dirò: ‘Non so cosa fare oggi’, e il
risultato sarà questo o quello. E ne sono euforico e anche molto
rilassato.”
“Potrei lavorare 10 giorni su un
film, con sequenze subacquee, trattenendo il respiro per sei
minuti, e poi tornare e sedermi [in studio] e [sentirmi rilassato],
più che stare seduto sul divano con la famiglia – il che è brutto,
vero.” ?” Ha aggiunto. “Questa è la parte in cui devo
normalizzare ciò che mi rende rilassato, non può essere tutto
lavoro.”
Idris Elba ha
recentemente recitato nella serie thriller di Apple Hijack, ora disponibile per lo streaming su
Apple
TV+.
È ufficiale: il vincitore del
Golden Globe, Idris
Elba, è stato eletto l’uomo più sexy vivente dalla
rivista People. Avendo interpretato eroi epici in
film come The Dark Tower e Thor,
cattivi in film come Beasts of No Nation e Il Libro della
Giungla, ed essendo anche uno dei migliori contendenti per
sostituire Daniel Craig nei panni di
James
Bond nella serie dell’agente 007, Elba ha guadagnato
la fama non solo per il suo induscusso talento davanti alla
macchina da presa, ma anche per il suo aspetto.
Idris Elba ha
cominciato la sua carriera negli anni ’90 in televisione, ottenendo
i primi riconoscimento e la notorietà dopo essere entrato a far
parte del cast di The Wire della HBO. E, anche se
in seguito avrebbe interpretato ruoli in film come 28
Settimane Dopo e The Losers, la sua fama
è ufficialmente esplosa grazie alla serie tv inglese Luther e, per
quanto riguarda il cinema, grazie alla partecipazione a
Thor, nel 2011, nei panni di Heimdall, ruolo che
ha ricoperto fino a quest’anno in Avengers:
Infinity War.
Questo ruolo gli ha spianato la
strada a parti di spicco con altri registi acclamati come
Ridley Scott in Prometheus e Guillermo del
Toro in Pacific Rim. Ora, dopo tutti questi ruoli di
successo e complessi, l’attore può fregiarsi anche del frivolo
titolo assegnato tutti gli anni dalla rivista.
Idris Elba ha
parlato con People del suo nuovo titolo,
piacevolmente sorpreso di aver ottenuto il titolo che nel 2017 è
stato di Blake Shelton, nel 2016 di Dwayne
“The Rock” Johnson, e nel 2015 di David
Beckham (incidentalmente, Chris Hemsworth, che ha recitato al
fianco di Elba nei tre film di Thor ed è stato
votato come Sexiest Man Alive nel 2014).
Elba ha scherzato guardandosi allo
specchio, controllandosi e dicendo: “Sì, sei un po’ sexy oggi
– aggiungendo – Ad essere onesti, è stata solo una bella
sensazione, è stata una bella sorpresa – un toccasana per l’ego di
sicuro.”
Ecco tanti nuovi contenuti video per
Bastille Day, action thriller
di James Watkins,
sceneggiato da Andrew Baldwin, che vanta nel
cast due beniamini del pubblico: Idris
Elba (Luther, il film
NetflixBeasts of No
Nation) e Richard Madden
(Il trono di Spade,
Cenerentola di Kenneth Branagh).
Richard Madden è
Michael Mason, un borseggiatore americano che “opera” a Parigi
e che finisce in guai seri con la CIA quando ruba una borsa che non
contiene solo effetti personali. Sean Briar (Idris
Elba), l’agente assegnato al caso, si rende presto
conto che Mason non è che una pedina in uno scacchiere più grande e
intricato, ma che può essergli molto utile per svelare una
cospirazione su larga scala.
Disobbedendo agli ordini ricevuti, Briar recluta Michael
per aiutarlo a scoprire in breve tempo la fonte della
corruzione. Nel corso delle successive 24 ore, i due
improbabili alleati – braccati – uniranno le forze per fronteggiare
il comune nemico.
Bastille
Day, che include nel cast anche Kelly Reilly, Charlotte Le
Bon e Anatol Yusef, uscirà nei cinema
inglesi il 22 aprile.
Con Justin Chadwick alla regia,
Long walk to freedom è un film che vuole
ripercorrere la straordinaria vita di un uomo straordinario, il
Presidente Sudafricano e premio Nobel
La sera della prima londinese del film
Mandela:Long Walk to Freedom il protagonista
Idris
Elba ha ricordato l’ex presidente sudafricano, morto
all’età di 95 anni questo giovedì, in una dichiarazione rilasciata
dalla The Weinstein Company .
“Èstato un onore
calarsi nei panni di Nelson Mandela e poter ritrarre un uomo che ha
sfidato ogni probabilità, ha rotto le barriere dell’ingiustizia e
ha difeso i diritti umani davanti agli occhi del mondo”, ha detto
Elba . “I miei pensieri e le mie preghiere sono con la sua
famiglia “. In preparazione per il ruolo, Elba ha insistito
per trascorrere una notte in una cella a Robben Island, la prigione
in cui Mandela ha trascorso 18 dei 27 anni in cui è stato
incarcerato .
L’attore non ha mai incontrato Mandela, ma ha
partecipato alla conferenza con le figlie Zindzi e Zenani alla
premiere di Londra, come ha fatto anche Naomi Harris, che
interpreta Winnie Mandela nel film. La notizia della morte dell’ex
presidente è arrivata proprio ai partecipanti durante la premiere,
subito dopo i titoli di coda. Le due figlie Mandela sono state
allertite prima, ma hanno chiesto che il film fosse proiettato
comunque.
Anche Morgan Freeman, che ha interpretato
Mandela in Invictus nel 2009, ha rilasciato una
dichiarazione: ” Oggi il mondo ha perso uno dei veri giganti
del secolo scorso . Nelson Mandela era un uomo di incomparabile
onore, dalla forza invincibile e dalla determinazione inflessibile
– un santo per molti, un eroe per tutti coloro che fanno tesoro
della libertà, dellla libertà e della dignità dell’uomo. Come
ricordiamo i suoi trionfi, non dobbiamo solo riflettere su quanto
lontano siamo arrivati, ma su quanta strada dobbiamo ancora
percorrere. Madiba non può più essere con noi , ma il suo viaggio
prosegue con me e con tutti noi.”
Idris
Elba (Luther, Star Trek Beyond) e il premio Oscar
J.K. Simmons (Whiplash) si
uniscono al cast dei doppiatori originali di
Zootropolis, la nuova divertente
avventura d’animazione Disney. I due attori
andranno così ad affiancare Jason Bateman, Ginnifer Goodwin, Octavia
Spencer, Tommy Chong, Nate Torrence e Alan
Tudyk.
Diretto da Byron
Howard (Rapunzel – L’Intreccio della Torre,
Bolt) e Rich Moore (Ralph
Spaccatutto, I Simpson – Il Film) e prodotto da
Clark Spencer (I Robinson – Una Famiglia
Spaziale, Ralph Spaccatutto), Zootropolis è
ambientato nell’omonima città, una moderna metropoli molto diversa
da qualsiasi altro luogo.
Composta da quartieri differenti tra
di loro come l’elegante Sahara Square e la gelida Tundratown,
Zootropolis accoglie animali di ogni tipo. Dal gigantesco elefante
al minuscolo toporagno, in questa città tutti vivono insieme
serenamente, a prescindere dalla razza a cui appartengono. Ma al
suo arrivo in città, la simpatica e gentile agente Judy Hopps,
scopre che la vita di una coniglietta all’interno di un corpo di
polizia dominato da animali grandi e grossi, non è affatto facile.
Decisa comunque a dimostrare il suo valore, Judy si lancia nella
risoluzione di un caso misterioso per cui dovrà lavorare al fianco
di una volpe loquace e truffaldina di nome Nick Wilde.
Il nuovo film d’animazione Disney
Zootropolis arriverà nelle sale italiane il 25
febbraio 2016 e trasporterà il pubblico in una nuova
avventura ricca di divertenti situazioni in cui ciascuno ritroverà
la propria vita di tutti i giorni.
Guarda il Trailer live-action
di Rainbow Six: Siege con
protagonista nientemeno che Idris
Elba. Rainbow Six: Siege
è l’atteso nuovo videogames
targato Ubisoft.
Dopoi
successi di Pacific Rim e Mandela:
Long Walk to Freedom,Idris
Elba è stato scritturato da Disney per doppiare la
tigre Shere Khan nella versione mista tra live action e CGI di
Jon
Favreau della storica casa di cartoni animati.
A portare sul grande schermo Il Libro della
Giungla di Kipling però non sarà solo Disney ma bensì
anche Warner Bros che ha da poco ingaggiato Ron
Howard per la regia del suo adattamento dopo
l’abbandono di Alejandro Gonzalez Inarritu.
Assisteremo quindi a una cosa abbastanza strana; due film dalla
trama identica verranno fatti uscire a poco tempo uno
dall’altro.
Con il thriller comedy d’azione
Bullet Train in arrivo a fine mese nelle
nostre sale, David Leitch sta cercando il suo
prossimo progetto da regista e sembra che il suo cammino si
incrocerà con quello della star inglese Idris Elba, per un thriller di spionaggio dal
titolo Bang!.
Bang!, che adatterà
un fumetto edito da Dark Horse di Matt Kindt e
Wilfredo Torres, segue una setta terroristica che
si propone di iniziare l’apocalisse con una serie di romanzi
destinati a fare il lavaggio del cervello ai loro lettori, proprio
mentre la spia più celebre del mondo viene inviata per
rintracciare, abbattere e uccidere l’autore responsabile.
Kindt stesso e
Zak Olkewicz di Bullet Train scriveranno la
sceneggiatura di questo film, che vedrà alla produzione la 87 North
di David Leitch e
Elba in persona. Il film uscirà su Netflix. Si tratta di un progetto che però si metterà
in coda alla lista degli impegni di Leitch, dal momento che il
regista ha già in programma di girare The
Fall Guy con Ryan Gosling.
Attualmente impegnato con le
riprese de La Torre Nera, il talentuoso
Idris
Elba si prepara al debutto dietro la macchina da
presa. L’attore britannico infatti dirigerà l’adattamento
cinematografico del romanzo Yardie
scritto da Victor Headley nel 1992. Il libro
racconta la storia di un corriere della droga che incaricato di
trasportare un carico di cocaina dalla Giamaica a Londra. Invece di
consegnarlo a chi di dovere, decide di venderlo e di avviare
un’attività da solo, pronto ad affrontare le conseguenze che una
scalata alla malavita comporta.
Nel film, che sarà sceneggiato da
Brock Norman Brock (Bronson di Nicolas
Winding Refn), Elba interpreterà anche il protagonista. Le
riprese dovrebbero iniziare entro la fine del 2016. La
co-produzione del progetto è stata affidata a Studio
Canal. Idris Elba è attualmente impegnato
con Matthew McConaughey con le
riprese de La Torre Nera, adattamento di
uno dei più celebri romanzi di Stephen King.
Dal 13 luglio l’attore sarà nelle
sale italiane con Bastille Day, action
thriller interpretato al fianco di Richard Madden,
e dal 21 luglio con Star Trek Beyond, terzo
capitolo della trilogia reboot di JJ Abrams basata
sulla celebre saga fantascientifica. Elba figura anche tra i
doppiatori originali di Alla Ricerca di Dory,
sequel di Alla Ricerca di Nemo che sarà
nelle nostre sale dal 14 settembre. L’attore tornerà anche a
vestire i panni di Heimdall in Thor
Ragnarok, le cui riprese sono iniziate ieri.
Dopo la comunicazione del titolo ufficiale e della data di
release effettiva avvenuta il mese scorso, sembra che i preparativi
per il quarto capitolo della saga giurassica inaugurata da
Steven Spielberg abbiano preso il
decollo.
La produzione di
Jurassic World è infatti in piena corsa,
e dopo le notizie sul casting di Bryce Dallas Howard, Nick
Robinson e Ty Simpkins e le voci
riguardanti la quasi conclusione delle trattative per assegnare a
Josh
Brolin un ruolo da protagonista all’interno del cast,
un’altro grande nome spunta fuori dalla lista della
Universal. Si vocifera infatti che, negli ambienti
vicini alla produzione ed al regista Colin
Trevorrow, il nome di Idris
Elba venga citato con regolare insistenza da parte
degli addetti ai lavori. Per il momento né l’attore né fonti a lui
vicine hanno dato conferma del fatto, ma sembra proprio che il suo
nome spicchi all’interno di una lista a cui la Universal
Pictures stà lavorando sodo al fine di inserire altri due
o tre nomi importanti all’interno del cast che dovrà fronteggiare
ancora una volta i dinosauri di Isla Nublar.
Idris Elba, dopo
Pacific Rim ed il prossimo
Thor the Dark World, sembra quindi pronto
a tuffarsi in un nuovo grande progetto e non c’è dubbio che questa
grande operazione di casting, potrebbe fin da adesso collocare
Jurassic World tra i maggiori blockbuster
del 2015 o quantomeno tra quelli più attesi.
Al momento nessuna notizia è
trapelata in merito al ritorno dei protagonisti originali della
saga (che sarebbe molto gradito dai fans) tranne la conferma della
sua assenza da parte della stessa Laura
Dern ed alle dichiarazioni di un possibilista
Jeff Goldblum: Non so se
ci sarò o meno, ma di sicuro in sala sarò in prima
fila…
Per questo non ci resta che
attendere. Il film, come già sappiamo, non sarà diretto da
Spielberg ma da Colin Trevorrow ( Safety not
guardanteed), accompagnato nella sceneggiatura da Derek
Connolly. Frank Marshall e Pat Crowley.
Spielberg, in compenso, sarà il produttore esecutivo del sequel
e affiancherà il regista nella lavorazione del film. Nel film
potrebbero essere inseriti nuovi dinosauri acquatici, ma
soprattutto un nuovo dinosauro gigantesco e misterioso che potrebbe
essere l’erede del famoso T-Rex che tutti noi ben conosciamo. La
trama completa, però, rimane ancora incerta e nascosta. Dovremmo
aspettare ancora un po’ per conoscere la storia e i suoi segreti,
almeno fino a giugno 2015.
Idris Elba crede che i vecchi film con scene o
tematiche razziste non debbano essere censurati, ma necessitino
piuttosto di appositi avvertimenti prima dei titoli di testa. Elba,
conosciuto principalmente per aver interpretato il ruolo del boss
della droga Russell “Stringer” Bell nelle prime tre stagioni di
The Wire, nonché per il ruolo di Charles Miner nella
quinta stagione di The Office, ha commentato le recenti
discussioni nate attorno a vecchi film e serie tv che sono stati
modificati o ritirati dai servizi di streaming.
Esempi recenti includono diversi
episodi di serie come Scrubs, 30 Rock e Cuori senza
età che sono stati rimossi dai servizi di streaming a causa
del blackface. Inoltre, anche un episodio della stagione 9 di
The Office è stato modificato a causa dell’utilizzo del
blackface. Ancora, di recente c’è stato anche il caso eclatante di
Via Col Vento, che è stato rimosso da HBO
Max: due settimane dopo è stato reso di nuovo disponibile, con
un video di avvertimento posto all’inizio del film. Questi
cambiamenti sono stati il risultato del movimento Black Lives
Matter, che ha aperto una nuova ed accesa discussione sulle
rappresentazioni razziste in film e serie tv.
Ora, Idris Elba ha approfondito la questione in
un’intervista con
RadioTimes, dicendo che non crede che i film e le serie tv
dovrebbero essere censurati o rimossi dai servizi di streaming.
L’attore ha affermato che dovrebbero piuttosto essere corredati da
un avvertimento o essere sottoposti ad una sorta di sistema di
classificazione, in modo che gli spettatori siano consapevoli che
ciò che stanno per guardare contiene visioni o scene obsolete o
razziste. La star di Luther ha dichiarato fermamente che
crede nella libertà di parola, ma che al tempo stesso non ci si può
sottrarre da determinate responsabilità, ritenendo che sia giusto
far sapere al pubblico in che tipo di contenuti si stanno
imbattendo.
Idris Elba: “Sono un grande
sostenitore della libertà di parola. Non credo nella
censura.”
“Sono un grande sostenitore
della libertà di parola”, ha detto Elba.“Ma il fatto è che
la libertà di parola è un concetto non adatto a tutti. Ecco perché
abbiamo un sistema di classificazione: ti diciamo che questo
particolare contenuto è classificato U, PG, 15, 18, X. Per imitare
la realtà, devi conoscere la realtà. Ma per censurare i temi
razzisti all’interno di uno show, si dovrebbe prima riflettere,
perché credo che gli spettatori dovrebbero sapere che sono stati
realizzati film o serie tv del genere. In rispetto dei tempi e dei
movimenti, commissari e detentori di archivi cancellano contenuti
che pensano siano eccezionalmente fuori contesto al giorno d’oggi.
Penso che le persone dovrebbero sapere che la libertà di parola è
stata accettata, ma al tempo stesso dovrebbe sapere a cosa vanno
incontro. Non credo nella censura. Credo che dovremmo essere
autorizzati a dire ciò che vogliamo dire. Perché, dopo tutto, siamo
dei creatori di storie.”
Circa un mese fa vi avevamo
rivelato che Matthew McConaughey era in
trattative per diventare uno dei protagonisti del prossimo
adattamento da Stephen King, La Torre
Nera. Stando ai primi rumor, l’attore potrebbe
interpretare Randall Flag (The Man in Black, L’uomo in nero).
La notizia di oggi, riportata in
esclusiva da Deadline, è che ad affiancare il premio Oscar potrebbe
esserci Idris
Elba (Luther, Star Trek Beyond), attualmente il
favorito per vestire i panni di Roland Deschain (The Gungslinger,
L’ultimo cavaliere).
La Torre
Nera è al momento fissato per il 13 gennaio
2017. Il film sarà diretto da Nikolaj
Arcel e sceneggiato da Akiva Goldsman
(A Beautiful Mind) e Jeff Pinkner
(The Amazing Spider-Man 2).
La Torre Nera è una serie
di romanzi di genere fantastico (una commistione di fantasy,
fantascienza, horror e western), dello scrittore statunitense
Stephen King. La serie è stata definita il magnum opus di King –
oltre agli otto romanzi che compongono la serie, molti dei suoi
altri romanzi sono collegati alla storia, introducendo concetti e
personaggi che entrano in azione con il progressivo andamento della
serie.
Sorkin ha ovviamente firmato la
sceneggiatura di Molly’s Game che è basato sulle memorie di
Molly Bloom. Anche in questo lavoro, Sorkin si è
fatto affiancare da Gordon, con cui ha scritto Steve
Jobs.
La Bloom era un giocatore di alto
livello che dopo aver fallito le qualificazioni alle Olimpiadi è
diventata un’organizzatrice di tornie di poker a Hollywood, per
star come Ben
Affleck, Leonardo DiCaprio e
Tobey Maguire. Successivamente è stata
arrestata dall’FBI.
Nel 2014 ha pubblicato le sue
memorie dal titolo “Molly’s Game: From Hollywood’s Elite to
Wall Street’s Billionaire Boys Club, My High-Stakes Adventure in
the World of Underground Poker”.
Non molto tempo fa vi avevamo
riportato la notizia secondo la quale a Idris
Elba non era piaciuto prendere parte all’universo
cinematografico Marvel (l’attore ha interpretato
Heimdall in Thor e
Thor The Dark World) (per leggere la
notizia, cliccate qui). Sembra però che quella
notizia non corrispondeva a realtà, o che comunque le dichiarazioni
di Elba siano state fraintese dalla fonte originale che le ha
riportate.
A seguito della diffusione della
notizia, la star di Pacific Rim ci ha tenuto a chiarire le cose
in una recente intervista con The Daily Beasts: “Non so da dove
le persone abbiano estrapolato quelle cose. Io stavo semplicemente
facendo un paragone tra il personaggio di Heimdall e quello di
Mandela, stavo parlando di quanto fossero diversi i due ruoli. E’
solo giornalismo approssimativo, un citare in maniera scorretta. Ho
un rapporto incredibile con tutti alla Marvel, soprattutto con lo
stesso personaggio di Heimdall. Le persone tendono subito a credere
a queste cose: “O mio dio, non vuole più far parte della Marvel”.
Le persone credono che comparare i due ruoli voglia dire che ho
intenzione di lasciare la Marvel, ma non è così. Sarebbe da
folli”.
Il 29 agosto sono
iniziate le riprese di ‘IDOLOS‘, il film
ambientato nel mondo del campionato mondiale di MotoGP™. ‘Idolos’
esplora il rapporto umano tra un padre e suo figlio – un manager e
il suo pilota – e tutto ciò che ruota intorno a loro: ambizione,
apprendimento, ego, adrenalina, amore, perdono e seconde
possibilità. Interpretato da Óscar Casas, Ana
Mena, Claudio Santamaria, Enrique Arce, Saul
Nanni e Simone Baldasseroni per la regia di Mat
Whitecross, le riprese del film si svolgeranno nell’arco
di 10 settimane in diverse località della Spagna, dell’Italia e in
altri Paesi del mondo.
Óscar
Casas interpreta il ruolo del protagonista Edu, il giovane
attore ha iniziato a recitare fin dall’infanzia, e ha fatto parte
del cast di film come “Le ali della mia solitudine “, “Headless
Chickens”, “Last Wishes”, “HollyBlood”, “Ivan’s Dream” e “The
Orphanage”, e di serie TV come “El gran salto”, che sarà presentata
in anteprima nel 2025 e in cui interpreta l’atleta Gervasio Deferr,
così come “Jaguar”, “Instinto”, “Si fueras tù” e “Proyecto
tiempo”.
Ana
Mena recita al fianco di Casas nel ruolo di Luna. La
cantante e attrice è nota non solo per la sua musica, che l’ha resa
una delle artiste spagnole più ascoltate su tutte le piattaforme
streaming, ma anche per il suo lavoro per il piccolo schermo in
serie come ‘Benvenuti a Eden’ e ‘Marisol’, e per il cinema in film
come ‘La pelle che abito’ di Pedro Almodóvar e ‘Viaje al cuarto de
una madre’ di Celia Rico.
Completano il cast
l’attore italiano Claudio Santamaría (‘Denti da Squalo’,
‘Educazione Fisica’, ‘Freaks Out’, ‘Gli anni più belli’, ‘Casino
Royale’); lo spagnolo Enrique Arce (‘Rifkin’s
Festival’, ‘Terminator: Destino oscuro’, ‘Amor en polvo’, ‘La casa
di carta’); Saul Nanni (‘Supersex’, ‘Brado’, ‘Love
& Gelato’), e il cantante e attore Simone
Baldasseroni (‘Fabbricante di lacrime’, ‘Crazy for
Football – Matti per il calcio’).
‘Idolos’ racconta e
approfondisce la storia di due generazioni di piloti esplorando gli
sviluppi del loro rapporto quando Antonio – il padre, un
motociclista in pensione con traumi del passato – decide di
allenare il talentuoso ed impulsivo figlio Edu affinché possa
sviluppare tutto il suo potenziale e diventare il migliore nella
sua stessa categoria… il tutto seguendo una preparazione rigorosa
che non ammette distrazioni, una delle quali: innamorarsi.
Mat
Whitecross (“This England”, “La musica di 007”, Orso
d’argento per la Migliore Regia al Festival di Berlino per “The Road to
Guantanamo”) dirige questo racconto frenetico e avvincente – da una
storia originale di Jordi Gasull ( ‘Buffalo Kids’,
‘Mummie: A spasso nel tempo’, ‘Mike sulla luna, ‘Le avventure di
Taddeo l’esploratore’) scritta a quattro mani con Inma
Cánovas (‘Ángeles S.A.’) e Ricky Roxburgh
(‘Ozi: Voice of the Forest’, ‘Monsters & Co. La serie – Lavori in
Corso!’, premiato con un Daytime Emmy per la sceneggiatura di
‘Rapunzel – La serie’).
‘IDOLOS‘ è una produzione 4 Cats Pictures,
Warner Bros. Entertainment España, Mogambo Productions, Anangu
Grup, Imperio Contraataca AIE, Warner Bros. Entertainment Italia,
Greenboo Production e con la partecipazione di MAX e la
collaborazione di MotoGP®. Il film sarà distribuito nelle
sale da Warner Bros Pictures.
La trama di Idolos
Edu è un giovane
pilota motociclistico particolarmente aggressivo di cui nessuna
squadra si fida. Eli, team leader dell’ Aspar Team in Moto2, gli
offre un’opportunità a condizione che sia suo padre, Antonio
Belardi, ad allenarlo. Edu non vede il padre da molti anni, un ex
pilota che si è ritirato dalle piste dopo aver causato la morte di
un altro pilota durante una gara. Sebbene Edu odi il padre per
averlo abbandonato, sa che solo con lui potrà aiutarlo a realizzare
il suo sogno.
Edu decide quindi
di sottoporsi alla rigida disciplina che Antonio gli impone, che
prevede tra l’altro di mettere da parte l’amore… Fino a quando non
incontra Luna, una giovane artista che ha appena aperto uno studio
di tatuaggi proprio sotto casa sua.
Sono da oggi disponibili il trailer
e il poster italiani di Idoli
– Fino all’ultima corsa,
diretto da Mat Whitecross e
interpretato da Claudio
Santamaria, Óscar Casas e Ana
Mena. Il film arriverà nelle sale italiane il
19 marzo, distribuito da Warner Bros.
Pictures.Idoli – Fino all’ultima corsa è
ambientato nel mondo del campionato mondiale di MotoGP™ ed esplora
il rapporto umano tra un padre e suo figlio – un manager e il suo
pilota – e tutto ciò che ruota intorno a loro: ambizione,
apprendimento, ego, adrenalina, amore, perdono e seconde
possibilità. Fanno parte del cast anche Enrique Arce,
Saul Nanni, Matteo Paolillo, Mario Ermito, Desiree Popper e
Alessandra Carrillo per la regia di Mat
Whitecross.
Le riprese del film si sono svolte
nell’arco di dieci settimane in diverse location nelle città di
Barcellona e Valencia, e nei seguenti circuiti ufficiali di MotoGP:
Circuito delle Americhe (Austin), Misano (Italia), Motorland
(Aragón), Barcellona, Jerez, Motegi (Giappone) e Valencia.
Idoli – Fino all’ultima corsa racconta e
approfondisce la storia di due generazioni di piloti esplorando gli
sviluppi del loro rapporto quando Antonio – il padre, un
motociclista in pensione con traumi del passato – decide di
allenare il talentuoso ed impulsivo figlio Edu affinché possa
sviluppare tutto il suo potenziale e diventare il migliore nella
sua stessa categoria… il tutto seguendo una preparazione rigorosa
che non ammette distrazioni, una delle quali: innamorarsi.
Mat Whitecross dirige questo
racconto avvincente da un’idea originale di Jordi Gasull che firma
la sceneggiatura insieme a Inma Cánovas e Ricky Roxburgh. Il film è
prodotto da Marco Belardi, Jordi Gasull e Toni Novella. Il team dei
produttori comprende inoltre Marc Sabé, Ignacio Salazar-Simpson,
Ricardo Marco Budé e Marco Belardi. Produttrice delegata è Anna
Godano, mentre Enrico Venti e Lillian González firmano la
produzione esecutiva. La fotografia è curata da Xavi Giménez, il
suono in presa diretta da Sergio Bürmann e Isaac Bonfill, e il
montaggio è affidato ad Ascen Marchena. Le musiche originali sono
composte da Ginevra Nervi.
Idoli – Fino all’ultima corsa è una
produzione 4 Cats Pictures, Warner Bros. Entertainment España,
Anangu Grup, Imperio Contraataca AIE, Mogambo Productions, Warner
Bros. Entertainment Italia e Greenboo Production. Opera realizzata
e distribuita con il contributo del Fondo per lo Sviluppo degli
Investimenti nel Cinema e nell’audiovisivo del Ministero Della
Cultura. Con la partecipazione di HBO
MAX, RTVE e CREA SGR in collaborazione con MotoGP™ Paddock e
FIM JuniorGP™. Con il supporto di Istitut Catala de les Empreses
Culturals e Generalitat de Catalunia e con il contribuito di
Gobierno de Espana Ministerio de Cultura.
Edu è un giovane pilota motociclistico particolarmente
aggressivo di cui nessuna squadra si fida. Eli, team leader dell’
Aspar Team in Moto2, gli offre un’opportunità a condizione che sia
suo padre, Antonio Belardi, ad allenarlo. Edu non vede il padre da
molti anni, un ex pilota che si è ritirato dalle piste dopo aver
causato la morte di un altro pilota durante una gara. Sebbene Edu
odi il padre per averlo abbandonato, sa che solo lui potrà aiutarlo
a realizzare il suo sogno.
Edu decide quindi di sottoporsi alla rigida disciplina che
Antonio gli impone, che prevede tra l’altro di mettere da parte
l’amore… Fino a quando non incontra Luna, una giovane artista che
ha appena aperto uno studio di tatuaggi proprio sotto casa sua.
Il film sarà distribuito nelle sale italiane a partire dal 19
marzo da Warner Bros Pictures.
“Le persone mi descrivono in
molti modi, io lo faccio con una parola: “putilla”. In spagnolo
significa piccolo bastardo, una persona che cerca sempre di trovare
il limite e giocarci. Sono così: mi piace giocare con il
limite.” ha dichiarato Marc Márquez in
un’intervista a motogp.com. Proprio questa
affermazione restituisce con efficacia il senso profondo di
Idoli – Fino all’ultima corsa, il film di
Mat Whitecross, che porta sul grande schermo
l’adrenalinico universo della MotoGP. Attraverso
la storia del giovane Edu, il film costruisce una narrazione che
intreccia sport e rivalità, successi e sconfitte, affetti e
sacrifici, restituendo il ritratto di un mondo in cui il desiderio
di superare se stessi, coincide costantemente con il rischio della
caduta.
Il conflitto come motore
della storia
Il film si apre con Edu Serra
(Óscar Casas), che viene cacciato dal circuito
dopo una furiosa lite con il team manager. Un inizio che definisce
immediatamente il temperamento del protagonista: Edu ha talento, ma
non riesce a governare la propria rabbia e finisce per trasformare
il conflitto nella sua principale forza motrice, tanto in pista
quanto nella vita. A offrirgli una nuova possibilità è Eli Gusman
(Enrique Arce), team leader dell’Aspar Team in
Moto2, che gli impone però una condizione: Edu dovrà farsi allenare
dall’ex campione del mondo Antonio Belardi (Claudio
Santamaria), nonché suo padre.
Questa collaborazione forzata è
causa di ulteriori conflitti; riapre fratture mai sanate e alimenta
nuove tensioni, arrivando ad essere d’impedimento anche nella
relazione che Edu ha intrapreso con l’affascinante tatuatrice Luna
(Anna Mena), l’unica presenza che sembra capace di
di far emergere il lato vulnerabile del giovane pilota. Tra
appuntamenti rubati, scommesse perse e momenti di dolcezza, Luna si
inserisce delicatamente nelle complesse dinamiche della vita di
Edu, regalando un tocco romantico a una narrazione che mantiene il
suo punto focale sulla pista.
Il conflitto, tuttavia, non resta
confinato alla dimensione familiare e personale. È in pista che
trova la sua espressione più violenta, attraverso la rivalità con
gli altri piloti, pronti a provocare e sminuire Edu. Tra questi
spicca il compagno di squadra Gianni Baltelli (Saul
Nanni), che percepisce immediatamente il talento di
Edu come una minaccia. La tensione tra i due cresce fino all’ultima
gara del campionato, quando un contatto in pista li porta entrambi
fuori dal tracciato, con gravi conseguenze fisiche. Quello che
sembra segnare la fine di una carriera si trasforma invece in una
possibilità di riscatto, aprendo per Edu la strada verso il sogno
coltivato fin da bambino: diventare un pilota di MotoGP.
Tra i nuclei tematici della
pellicola emerge il difficile rapporto tra Edu Serra e suo padre,
Andrea Belardi. Ex campione del mondo della MotoGP, Belardi è stato
il primo vero idolo di Edu: la figura che ha acceso in lui la
passione per la velocità e per la pista, spingendolo a inseguire lo
stesso destino sportivo. Ma le cose cambiano quando la carriera di
Belardi subisce una svolta drammatica: durante una gara finisce
fuori pista insieme ad un giovane pilota che, a causa dello
scontro, perde tragicamente la vita. Travolto dal senso di colpa,
l’uomo si rifugia nell’alcol e si allontana progressivamente dalla
famiglia, lasciando Edu a confrontarsi con un senso di abbandono
sempre più difficile da colmare, acuito ulteriormente dalla morte
della madre a causa di una malattia.
“Tu non sei mio padre e io
non sono tuo figlio” afferma Edu, costretto ad accettare
di essere allenato dal padre. Eppure, nonostante le evidenti
tensioni, il lavoro che portano avanti insieme sembra funzionare.
Belardi punta a costruire un campione e per essere un campione il
talento non basta: serve studiare, essere costanti e tenere saldo
tanto il corpo quanto la mente. Il percorso di allenamento alterna
così esercizi più tradizionali a metodi inattesi, come la
costruzione di complessi set Lego e le lezioni di salsa.
Gradualmente, Edu passa dall’essere un ragazzo irrequieto e
incapace di gestire la propria rabbia a un pilota più consapevole,
capace di bilanciare istinto e ragione.
La coppia formata da Óscar
Casas e Claudio Santamaria sul grande
schermo funziona. Nonostante una somiglianza fisica solo relativa,
i due riescono a restituire un conflitto padre-figlio
credibile, carico di tensioni e non detti, ma punteggiato
anche da momenti di leggerezza, che strappano agli
spettatori qualche risata.
Un esempio di
sportività
Lo sport è competizione, questo è
risaputo. Esiste però una linea sottile che separa la sana rivalità
dall’ossessione di voler vincere a ogni costo. Nel film questa
dinamica emerge chiaramente nel rapporto tra Edu e il suo
principale rivale, il compagno di squadra Gianni Baltelli.
Gianni non riesce ad accettare
l’idea di essere superato dall’ultimo arrivato nel team, e la
tensione tra i due cresce sfida dopo sfida. Proprio questa rivalità
esasperata li conduce al drammatico incidente
durante l’ultima gara del campionato, che finisce per costringere
entrambi a un letto d’ospedale. Edu riesce a cavarsela con qualche
mese di fisioterapia, mentre per Gianni la situazione è molto più
grave: il suo quadro clinico gli impedirà di continuare a correre
in MotoGP.
Nel frattempo Edu deve affrontare
anche una delusione personale: Eli lo abbandona, convinto di non
poter aspettare i tre mesi di riabilitazione necessari per il suo
recupero. Quando tutto sembra perduto, arriva però una svolta
inattesa. Gianni decide di incontrare Edu, accetta le sue scuse e,
dando un grande esempio di sportività e maturità, gli offre il
proprio posto in MotoGP.
D’altro canto Eli, interpretato da
Enrique Arce, finirà per pagare il prezzo della
sua slealtà. L’attore, divenuto celebre grazie al ruolo nella serie
La casa di carta, interpreta ancora una volta un
personaggio ambiguo e opportunista, sempre pronto a cambiare
bandiera in base alla convenienza. Tuttavia, la scelta di voltare
le spalle a Edu si rivelerà un errore: averlo sostituito, alla
fine, gli costerà il posto di lavoro.
Idoli – Fino all’ultima
corsa è un film che tenta di portare sul grande schermo
il mondo della MotoGP, uno sport che fino ad oggi
è stato poco rappresentato al cinema. Nel corso degli anni sono
stati realizzati diversi film dedicati alla Formula
1, anche di recente, come F1 e
Rush.
Proprio per questo sarebbe interessante vedere il cinema esplorare
più spesso anche l’universo delle due ruote, altrettanto ricco di
adrenalina, rivalità e storie umane.
Il film è una ricostruzione
perfetta di questo sport? Sicuramente no. I veri appassionati della
MotoGP potrebbero notare alcune imprecisioni tecniche o dettagli
poco realistici. Tuttavia la pellicola non sembra voler puntare su
una ricostruzione impeccabile: il suo obiettivo principale è
avvicinare un pubblico nuovo a questo mondo,
trasmettendo le emozioni e l’adrenalina che solo una moto lanciata
a oltre 300 km/h può far provare.
Molte scene sono state girate
sullo sfondo del vero campionato, permettendo al
cast di vivere in prima persona l’atmosfera del paddock e di
trovarsi a stretto contatto con i veri idoli della pista. Tra
piloti e meccanici, non poteva mancare anche un cameo di
Marc Márquez, la cui presenza aggiunge un ulteriore tocco
di autenticità alla storia.
Dalla metà del film in poi le
riprese di gara diventano sempre più spettacolari e mozzafiato,
riuscendo a tenere lo spettatore incollato allo schermo a ogni
curva. Impressionante anche il lavoro degli stunt,
veri piloti che hanno dimostrato grande abilità in pista,
soprattutto nelle complesse sequenze di caduta. Una nota di merito,
infine, alla colonna sonora, che accompagna efficacemente i momenti
di maggiore tensione e contribuisce a rendere ancora più
coinvolgente l’esperienza del film.
Dopo la straordinaria partecipazione
all’evento in streaming dello scorso luglio, arriva ora per il
pubblico la possibilità unica di apprezzare IDIOT PRAYER –
NICK CAVE ALONE AT ALEXANDRA PALACE al cinema grazie
all’evento ideato per sale di tutto il mondo, in programma in
Italia per il 16, 17, 18 novembre (elenco su
www.nexodigital.it). L’uscita
cinematografica di questo straordinario film evento sarà seguita il
20 novembre dalla pubblicazione dell’album, che sarà disponibile su
vinile, CD e in streaming.
IDIOT PRAYER – NICK CAVE
ALONE AT ALEXANDRA PALACE è stato registrato a giugno
2020, mentre il Regno Unito usciva lentamente dal lockdown ed è
stato concepito come una risposta alla reclusione e all’isolamento
dei mesi precedenti. Inizialmente era stato immaginato come un
evento unicamente web, ora invece i fan potranno finalmente trovare
il film al cinema nella sua versione estesa con quattro brani
inediti.
Subito dopo, il 20 novembre, verrà
pubblicato un doppio album con lo stesso nome, in vinile, CD e
streaming, con tutte le 22 canzoni del film originale.
In IDIOT PRAYER,
Cave suona le sue canzoni da solo al pianoforte in una forma
minimalista proposta di rado, dalle prime formazioni con Bad Seeds
e Grinderman fino al più recente album di Nick Cave & the Bad
Seeds, Ghosteen.
La performance è stata filmata dal
pluripremiato direttore della fotografia Robbie
Ryan (The Favorite, Marriage Story, American Honey) nella
splendida West Hall di Alexandra Palace. Il montaggio è stato
curato da Nick Emerson (Lady Macbeth, Emma, Greta). La musica è
stata registrata da Dom Monks.
Idiot Prayer è il quarto film che
Nick Cave ha distribuito in collaborazione con Trafalgar Releasing,
dopo Distant Sky – Live in Copenhagen del 2018 diretto da
David Barnard, One More Time With Feeling del 2016 diretto
da Andrew Dominik e il pluripremiato 20,000 Days on Earth
diretto da Iain Forsyth e Jane Pollard.
Spiega Nick Cave: “L’idea di
questo film è nata dai miei eventi ‘Conversations With…’. Amavo
suonare versioni destrutturate delle mie canzoni in questi
spettacoli, distillandole nelle loro forme essenziali. Sentivo che
stavo riscoprendo di nuovo quelle canzoni e a un certo punto, ogni
volta che avevo del tempo a disposizione, ho iniziato a pensare di
entrare in uno studio e registrare queste versioni reinventate. Poi
è arrivata la pandemia: il mondo è entrato in lockdown ed è
precipitato in un silenzio inquietante e riflessivo. È stato in
questo silenzio che ho iniziato a pensare all’idea non solo di
registrare le canzoni, ma anche di filmarle. Abbiamo lavorato con
il team dell’Alexandra Palace – un luogo in cui avevo già suonato e
che adoro – per scegliere un giorno per filmare non appena fosse
stato permesso di riaprire l’edificio. Il 19 giugno 2020,
circondati da funzionari anti-Covid con termometri, operatori con
le mascherine, tecnici dall’aspetto nervoso e contenitori di gel
per le mani, abbiamo creato qualcosa di molto particolare e molto
bello che parlava in questo tempo incerto, pur non essendo in
nessun modo soggiogato ad esso. Da quel film è nato anche un album.
È una preghiera nel vuoto – da solo all’Alexandra Palace – un
ricordo di un momento strano e precario della storia. Spero che vi
piaccia“.
Idiot Prayer – Nick Cave
Alone è distribuito in Italia da Nexo Digital con i media
partner Radio Capital, MYmovies.it e Rockol.it. Le prevendite
dell’evento al cinema apriranno a partire dal 10 settembre su
nexodigital.it e su nickcave.com/idiotprayer. Per
ordinare l’album: nickcave.com/idiotprayer.
Nick Cave & The Bad Seeds saranno in
tour in Europa nella primavera/estate 2021. Info e biglietti su
nickcave.com.
Apprezzata interprete di musical
teatrali, Idina Menzel si è negli anni distinta
anche per le sue partecipazioni ad acclamati film e serie TV. In
particolare, è divenuta nota per aver interpretato i brani del film
d’animazione Frozen. Con la sua voce ha infatti
incantato numerosi spettatori, rimasti affascinati dalla sua
grazia. Ecco 10 cose che non sai di Idina
Menzel.
Parte delle cose che non sai
sull’attrice
Idina Menzel: i suoi film e le
serie TV
10. Ha recitato in celebri
film per il cinema. L’attrice inizia ad ottenere i suoi
primi ruoli per il grande schermo in film come Kissing Jessica
Stein (2001), Rent (2005) e Chiedi alla
polvere (2006), dove recita accanto all’attore
Colin
Farrell. Successivamente si fa notare ulteriormente
grazie al ruolo di Nancy Tremaine nel popolare Comed’incanto (2007), film con Amy
Adams. Tornerà al cinema solo nel 2019 per recitare
nell’acclamato Diamanti grezzi,
dove interpreta la moglie dell’attore Adam
Sandler.
9. È nota per i ruoli
televisivi. Fonte di maggior popolarità per l’attrice sono
le serie TV a cui ha partecipato. Dopo la partecipazione ad alcuni
episodi di serie come Rescue Me (2004), Kevin
Hill (2005) e Private Practice (2009), diventa
celebre per il ruolo di Shelby Corcoran in Glee
(2010-2013).
7. Ha un account
personale. L’attrice è presente sul social network
Instagram con un profilo seguito da 1,1 milioni di persone.
All’interno di questo l’attrice condivide in prevalenza immagini e
video promozionali dei suoi progetti da interprete, come anche foto
tratte dagli eventi di gala a cui ha preso parte. Vi sono però
anche alcune foto scattate durante momenti di svago, in compagnia
di amici e colleghi.
Idina Menzel: la sua vita
privata
6. È sposata. Dopo
un matrimonio di dieci anni con l’attore Taye
Diggs, conosciuto sul set del film Rent, e con
cui ha avuto un figlio nel 2009, l’attrice ha annunciato nel 2015
la frequentazione con l’attore Aaron Lohr,
anch’egli conosciuto durante le riprese di Rent. Nel
settembre del 2016 rivelano di essere ufficialmente fidanzati,
sposandosi esattamente un anno dopo, nel settembre del 2017.
Parte delle cose che non sai
sull’attriceù
Idina Menzel in Frozen
5. Ha eseguito i celebri
brani dei due film. Grazie alla sua partecipazione ai due
film di Frozen, l’attrice ha potuto mettere ulteriormente
in mostra le sue doti canore, eseguendo brani divenuti
particolarmente celebri come, For the First Time in Forever,
Some Things Never Change,Let It Go e Into the
Unknown. Questi ultimi due sono stati inoltre nominati
all’Oscar come miglior canzone, con Let It Go che ha poi
vinto l’ambito premio.
4. I produttori si
ricordavano di lei. Nel 2009 l’attrice si presenta ai
casting per il doppiaggio del personaggio di Rapunzel in
Rapunzel: L’intreccio della torre. Pur decidendo di non
assegnarle la parte, i casting director e i produttori rimasero
colpiti dalla performance della Menzel, tenendo in considerazione
il suo nome per progetti futuri. Solo alcuni anni dopo l’avrebbero
richiamata per Frozen.
Idina Menzel canta Into the
Unknown
3. Si è esibita alla
cerimonia dei premi Oscar. Nel 2020 l’attrice è stata tra
le performer che ha dato vita ad un’esibizione canora durante la
cerimonia dei premi Oscar. Qui ha infatti cantato il brano Into
the Unknown, presente in Frozen II – Il
segreto di Arendelle e candidato come miglior canzone
originale. Il brano non ha tuttavia ottenuto la statuetta, andata
ad Elton John per (I’m Gonna) Love me
Again.
Idina Menzel in Glee
2. Si è ispirata ad una nota
attrice per il suo ruolo. Nella serie Glee
l’attrice compare nei ruolo di Shelby Corcoran, coach del gruppo
Vocal Adrenaline. Per ricoprire il ruolo, l’attrice ha dichiarato
di essersi ispirata al personaggio di Diana Christensen,
interpretato dall’attrice Faye Dunaway nel film
Network (1976). I due ruoli condividono infatti un
carattere spregiudicato verso la materia di loro interesse.
Idina Menzel: età e altezza
1. Idina Menzel è nata a
Syosset, nello stato di New York, Stati Uniti, il 30
maggio 1971. L’attrice è alta complessivamente 163 centimetri.
I film incentrati sulla figura dei
serial killer sono da sempre particolarmente affascinanti, per via
dei “giochi” a cui sottopongono i protagonisti e gli stessi
spettatori, chiamati a cercare di risolvere il puzzle di enigmi a
cui gli assassini di turno sottopongono i propri rivali. Film come
Seven,
Zodiac e Il silenzio degli innocenti sono tra i
più celebri esempi di questo genere. Un altro titolo appartenente a
questo filo, uscito nel 2004, è Identità violate,
diretto da D. J. Caruso (noto anche per i
film Disturbia,
Sono il numero Quattro e
xXx – Il ritorno di Xander Cage) e che propone un altro
intrigante serial killer con un suo personalissimo modus
operandi.
Il film è tratto dall’omonimo
romanzo di Michael Pye, di cui è però solo un
libero adattamento, operando infatti diverse modifiche relative
principalmente alla rimozione di alcune sottotrame, tra cui quella
relativa al rapporto tra il protagonista maschile e suo padre. I
diversi sceneggiatori che si sono susseguiti in tale ruolo (tra cui
il regista di Suicide SquadDavid
Ayer, anche se il credito è poi stato riconosciuto solo a
Jon Bokenkamp) hanno infatti deciso di asciugare
la narrazione concentrandosi unicamente sulla vicenda principale,
conferendole così solidità e maggior capacità di presa sul
pubblico.
Per gli appassionati del genere, si
tratta di un titolo da non perdere, anche solo per la presenza di
interpreti quali Angelina Jolie e Ethan Hawke, qui alle prese con personaggi
complessi e dalle molteplici sfaccettature. In questo articolo,
approfondiamo dunque alcune delle principali curiosità relative a
Identità violate. Proseguendo qui nella lettura
sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla
trama, al cast di attori e alla
spiegazione del finale. Infine, si elencheranno
anche le principali piattaforme streaming
contenenti il film nel proprio catalogo.
La trama e il cast di Identità
violate
Il film ha per protagonista l’agente
FBI Illeana Scott, arrivata in Canada sotto
richiesta del detective Leclair per investigare
sugli omicidi di un presunto e misterioso serial killer che da anni
agisce indisturbato, poiché assume l’identità delle proprie vittime
dopo averle assassinate. L’agente per prima cosa sottopone a
interrogatorio James Costa, uomo che afferma di
aver visto il viso del criminale mentre compiva l’ultimo delitto e
ne fornisce un identikit. Illeana arriva però a comprendere che
proprio Costa è la prossima vittima dell’omicida e decidendo di
usarlo come esca cercherà di catturarlo. Ma sarà troppo tardi
quando si renderà conto di essere caduta nella trappola di una
mente malata.
L’attrice Angelina Jolie ricopre il ruolo di Illeana
Scott, mentre Ethan Hawke interpreta James Costa. Per la
Jolie, questo è il secondo film dopo Il collezionista di ossa (1999) in cui interpreta un
personaggio delle forze dell’ordine che dà la caccia a un serial
killer. Recitano poi nel film
Kiefer Sutherland nel ruolo di Christopher Hart,
Olivier Martinez in quello di Joseph Paquette e
Tchéky Karyo in quello di LeClaire. Infine,
l’attrice Gena Rowlands, apprezzatissima
interprete celebre per film come Una moglie (1974) e
Gloria – Una notte d’estate (1980), ricopre qui il ruolo
di Rebecca Asher, madre di Martin. Nel ruolo del giovane Martin si
ritrova invece
Paul Dano in uno dei suoi primi ruoli per il
cinema.
La spiegazione della scena finale
Verso il finale di Identità
violate, si scopre che l’assassino è proprio James Costa,
la cui vera identità è quella di Martin Asher, creduto a lungo
morto e solo recentemente rivalutato come possibile serial killer
di questa vicenda. Una volta che l’identità di James viene rivelata
egli, dopo una notte di passione con Ileana, fugge via nel nulla.
Passano sette mesi e si giunge così alla scena finale del film:
Illeana, sospesa dal servizio per aver avuto rapporti sessuali con
il serial killer pur se a sua insaputa, si è ritirata a vivere in
una fattoria isolata in Pennsylvania, ed è incinta di due gemelli
concepiti durante la notte di sesso con James/Martin.
Questi un giorno la raggiunge e le
propone di iniziare una nuova vita insieme come una vera famiglia,
ma lei rifiuta. Furibondo, Martin la picchia e tenta di
strangolarla, per poi rubarle dalle mani il paio di forbici che lei
stava usando per difendersi e piantargliele nel ventre. Illeana,
apparentemente ferita a morte, utilizza le stesse forbici per
pugnalarlo al cuore. La donna si toglie a quel punto la protesi
addominale usata per fingere la gravidanza e spiega a un
agonizzante Martin che i mesi appena trascorsi erano una trappola
per catturarlo. A quel punto Martin e Illeana telefona a LeClair
per informarlo di avere appena ucciso il ricercato.
Identità violate è tratto da una storia
vera?
La storia proposta da
Identità violate è basata su fatti realmente
avvenuti? La risposta è no. Nello scrivere il suo romanzo, il cui
titolo originale è Taking Lives (traducibile con
“Prendere vite umane”), lo scrittore Michael Pye
si è basato sulla propria fantasia, per quanto è possibile che
abbia condotto delle ricerche su veri casi criminali per prendere
ispirazione o più in generale per riportare descrizioni ed eventi
realistici all’interno del proprio racconto. Tuttavia, la storia
proposta non trova un corrispettivo nella realtà ed è dunque da
intendersi come non basata su una storia vera.
Il trailer di Identità
violate e dove vedere il film in streaming e in TV
È possibile fruire di
Identità violate grazie alla sua presenza su
alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in
rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten
TV, Apple
TV, Netflix e Prime Video. Per vederlo,
una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare
il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà
così modo di guardarlo in totale comodità e ad un’ottima qualità
video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di
mercoledì 13 marzo alle ore
21:00 sul canale Iris.
Si è tenuta questa sera il red
carpet di IDDU,
terzo film italiano in concorso all’all’81.
Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. Ecco le
foto dei registi Fabio Grassadonia e Antonio Piazza accompagnati
dal cast Toni
Servillo, Elio
Germano, Daniela Marra, Barbora Bobulova, Fausto Russo Alesi,
Giuseppe Tantillo, Antonia Truppo, Tommaso Ragno.
In merito al film i registi hanno
commentato: “L’idea iniziale di questo film è nata dalla
lettura dei numerosi pizzini ritrovati nel corso della lunga
latitanza del capomafia Matteo Messina Denaro. Attraverso queste
insolite lettere, il boss gestiva la sua vita in clandestinità e i
suoi affari. I pizzini trascendevano però la funzione pratica di
comunicazione criminale e lasciavano emergere aspetti della sua
personalità e la natura del mondo tragico e ridicolo che intorno a
lui volteggiava spericolatamente. Traendo libera ispirazione dai
pizzini, Iddu racconta il carteggio fra Matteo, principe riluttante
di un mondo insensato, e Catello, maschera grottesca di solare
amoralità. Con Matteo e Catello ci immergiamo nel vuoto dentro il
quale un popolo sguazza come fosse un gran mare baciato dal sole e
dagli dei“.
La trama di IDDU
Sicilia, primi anni Duemila. Dopo
alcuni anni in prigione per mafia, Catello, politico di lungo
corso, ha perso tutto. Quando i Servizi segreti italiani gli
chiedono aiuto per catturare il suo figlioccio Matteo, ultimo
grande latitante di mafia in circolazione, Catello coglie
l’occasione per rimettersi in gioco. Uomo furbo dalle cento
maschere, instancabile illusionista che trasforma verità in
menzogna e menzogna in verità, Catello dà vita a un unico quanto
improbabile scambio epistolare con il latitante, del cui vuoto
emotivo cerca di approfittare. Un azzardo che con uno dei criminali
più ricercati al mondo comporta un certo rischio…
Va a Iddu
(qui
la recensione) di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza
(Venezia 81) il Premio Francesco Pasinetti 2024 per il
miglior film italiano proposto alla Mostra 81.
assegnato a Venezia dai Giornalisti Cinematografici SNGCI con i
Premi tradizionalmente destinati agli attori, quest’anno per
Romana Maggiora Vergano per Il
tempo che ci vuole di Francesca Comencini e
al cast dei protagonisti di Familia di Francesco
Costabile: Francesco Gheghi, Barbara Ronchi,Francesco Di Leva e Marco
Cicalese.
Lo annuncia il
Direttivo dei Giornalisti Cinematografici (Sngci) che hanno scelto
i vincitori tra tutti i film italiani presentati nelle diverse
sezioni sottolineando, comunque, la qualità e l’originalità delle
proposte italiane viste quest’anno, film che, grazie anche al
lancio di questa straordinaria edizione della Mostra, meritano di
riaccendere la curiosità e l’attenzione del pubblico in sala. Di
seguito le motivazioni.
Miglior
film
‘IDDU –
L’ultimo padrino’ di Fabio Grassadonia e Antonio
Piazza
“La realtà è un
punto di partenza, non una destinazione” avvisano fin dai titoli di
testa Grassadonia e Piazza autori di un film coerente con il loro
impegno civile in una storia, che oltre l’aderenza alla cronaca, in
questo caso legata alla storia del boss Matteo Messina Denaro,
sceglie la via narrativa dell’apologo grottesco. Chiudendo
idealmente la trilogia aperta con ‘Salvo’ e proseguita con
‘Sicilian Ghost Story’ una dichiarazione antimafia che qui
sovrappone, però, felicemente al cinema d’inchiesta il taglio di
una commedia nera.
Migliore
attrice
Romana
Maggiora VerganoIl tempo che ci
vuoledi Francesca Comencini(fuori concorso)
Per
un’interpretazione difficile ed emozionante ricca di sfumature,
conferma di un talento già maturo.
Premio
speciale
‘Familia’
di Francesco Costabile(Venezia –
Orizzonti)al cast dei protagonistiFrancesco Gheghi, Barbara Ronchi, Francesco Di Leva e Marco
Cicalese
Perfetti nel
rappresentare la realtà di una famiglia segnata dalla violenza
anche psicologicache, nella regia di Francesco Costabile,
vive la quotidianità di ogni gesto come l’incubo di un film
horror.
Sarà presentato stasera in concorso
all’81.
Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di
IDDU di
Fabio Grassadonia e Antonio Piazza. Nel cast protagonisti
Toni Servillo, Elio Germano, Daniela Marra, Barbora Bobulova,
Giuseppe Tantillo, Fausto Russo Alesi, Antonia Truppo, Tommaso
Ragno, Betti Pedrazzi, Filippo Luna, Rosario Palazzolo, Roberto De
Francesco, Vincenzo Ferrera, Maurizio Marchetti, Gianluca Zaccaria,
Lucio Patanè.
In merito al film i registi hanno
commentato: “L’idea iniziale di questo film è nata dalla
lettura dei numerosi pizzini ritrovati nel corso della lunga
latitanza del capomafia Matteo Messina Denaro. Attraverso queste
insolite lettere, il boss gestiva la sua vita in clandestinità e i
suoi affari. I pizzini trascendevano però la funzione pratica di
comunicazione criminale e lasciavano emergere aspetti della sua
personalità e la natura del mondo tragico e ridicolo che intorno a
lui volteggiava spericolatamente. Traendo libera ispirazione dai
pizzini, Iddu racconta il carteggio fra Matteo, principe riluttante
di un mondo insensato, e Catello, maschera grottesca di solare
amoralità. Con Matteo e Catello ci immergiamo nel vuoto dentro il
quale un popolo sguazza come fosse un gran mare baciato dal sole e
dagli dei“.
La trama di IDDU
Sicilia, primi anni Duemila. Dopo
alcuni anni in prigione per mafia, Catello, politico di lungo
corso, ha perso tutto. Quando i Servizi segreti italiani gli
chiedono aiuto per catturare il suo figlioccio Matteo, ultimo
grande latitante di mafia in circolazione, Catello coglie
l’occasione per rimettersi in gioco. Uomo furbo dalle cento
maschere, instancabile illusionista che trasforma verità in
menzogna e menzogna in verità, Catello dà vita a un unico quanto
improbabile scambio epistolare con il latitante, del cui vuoto
emotivo cerca di approfittare. Un azzardo che con uno dei criminali
più ricercati al mondo comporta un certo rischio…
Iddu – L’ultimo padrino (leggi
qui la recensione) non è un classico film biografico sulla
mafia, né un semplice racconto cronachistico sulla cattura di
Matteo Messina
Denaro. Il film diretto da Fabio Grassadonia e Antonio Piazza prende infatti spunto
da fatti reali, ma sceglie di attraversarli con uno sguardo più
ambiguo, politico e persino grottesco, costruendo una riflessione
sul potere mafioso, sui rapporti con lo Stato e sulla lunga
latitanza dell’ultimo grande boss di Cosa Nostra. Per questo motivo molti
spettatori si chiedono quanto ci sia di vero nella storia
raccontata da Elio Germano e
Toni Servillo,
e soprattutto quali siano i fatti reali che hanno ispirato il
film.
La
risposta è che Iddu –
L’ultimo padrino è liberamente ispirato alla figura di
Matteo Messina
Denaro, al suo periodo da latitante e soprattutto ai
celebri “pizzini” attraverso cui il boss comunicava con l’esterno.
Il film non vuole ricostruire fedelmente ogni evento storico, ma
utilizza personaggi e situazioni per raccontare un sistema di
potere che per decenni ha permesso a uno dei criminali più
ricercati d’Italia di vivere nascosto praticamente nella sua stessa
terra. Dietro la finzione narrativa emerge così una storia vera
inquietante, fatta di coperture, connivenze, depistaggi e silenzi
che hanno accompagnato la parabola criminale del boss di
Castelvetrano.
La vera storia
di Matteo Messina
Denaro, il boss mafioso che ha ispirato
Iddu – L’ultimo
padrino
Nato nel 1962 a Castelvetrano, in provincia di Trapani,
Matteo Messina
Denaro era figlio del boss mafioso Francesco Messina Denaro, storico
capomandamento della zona e figura legata all’ascesa dei corleonesi
di Totò Riina.
Cresciuto dentro l’universo di Cosa Nostra, Matteo ereditò molto presto il ruolo e
il potere del padre, diventando uno degli uomini più temuti
dell’organizzazione mafiosa siciliana. Conosciuto con i soprannomi
“U Siccu” e “Diabolik”, amava il lusso, gli abiti firmati, i
videogiochi e ostentava un’immagine quasi cinematografica di sé
stesso, ma dietro quella facciata si nascondeva un criminale
spietato.
Fu coinvolto nelle più sanguinose stagioni della mafia italiana,
comprese le stragi del 1992 e del 1993, diventando uno degli uomini
chiave della strategia terroristica con cui Cosa Nostra dichiarò guerra allo
Stato. Le indagini e le testimonianze dei collaboratori di
giustizia lo hanno infatti collegato alla strage di Capaci, in cui
morirono il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti
della scorta, e alla strage di via D’Amelio che costò la vita a
Paolo
Borsellino.
Il suo nome è inoltre legato a uno degli episodi più atroci della
storia mafiosa italiana: il sequestro e l’uccisione del piccolo
Giuseppe Di
Matteo, figlio del pentito Santino Di Matteo. Proprio
questo passato criminale rende centrale il tema affrontato dal
film: non il mito del boss latitante, ma il modo in cui un uomo del
genere abbia potuto restare invisibile per oltre trent’anni.
Iddu parte
infatti da questa domanda implicita e costruisce attorno ad essa un
racconto dove la mafia non appare come un’organizzazione separata
dal mondo esterno, ma come un sistema profondamente intrecciato con
politica, imprenditoria e apparati dello Stato.
I pizzini, la
lunga latitanza e il rapporto con i poteri occulti che hanno
ispirato il film
Uno degli elementi più interessanti del film è il modo in cui
utilizza i celebri pizzini di Matteo Messina Denaro. Durante la sua lunghissima
latitanza, iniziata ufficialmente nel 1993 dopo l’arresto di
Totò Riina, il
boss comunicava attraverso piccoli foglietti scritti a mano che
venivano recapitati tramite una rete di fedelissimi. Quei messaggi
non servivano soltanto a impartire ordini criminali, ma rivelavano
anche aspetti sorprendenti della sua personalità: il narcisismo, il
bisogno di controllo, l’ossessione per la propria immagine e
persino una certa teatralità. È proprio da questi documenti che
nasce l’ispirazione narrativa di Iddu – L’ultimo padrino, inizialmente
intitolato Lettere a
Catello.
Il personaggio interpretato da Toni Servillo, Catello Palumbo, non è
realmente esistito, ma rappresenta una sintesi di diverse figure
che nel corso degli anni entrarono in contatto con Messina Denaro,
compresi politici locali, professionisti e uomini vicini agli
apparati istituzionali. In particolare, il film richiama gli scambi
epistolari realmente avvenuti tra il boss e l’ex sindaco di
Castelvetrano Antonino
Vaccarino, raccolti nel libro Lettere a Svetonio. Attraverso questo rapporto
ambiguo, il film suggerisce che la latitanza di Messina Denaro non
fu soltanto il risultato della sua abilità criminale, ma anche di
una rete di protezioni e convenienze reciproche.
Ed è qui che la pellicola assume un tono apertamente politico: i
registi non si limitano a raccontare un mafioso in fuga, ma
mostrano un Paese in cui la ricerca della verità spesso si scontra
con interessi superiori, zone grigie e strategie opache. Nel film
compaiono riferimenti evidenti ai servizi segreti, ai depistaggi e
a quella sensazione diffusa secondo cui il boss fosse sempre stato
“protetto” fino al momento ritenuto opportuno per il suo arresto.
Una teoria che negli anni ha alimentato il dibattito pubblico
attorno alla figura di Messina Denaro, soprattutto considerando che
il boss rimase per decenni in Sicilia, a pochi chilometri dai suoi
territori d’origine, continuando a gestire affari milionari tra
droga, investimenti e speculazioni economiche.
La cattura di
Matteo Messina
Denaro e il finale reale della storia raccontata in
Iddu
Dopo trent’anni di latitanza, Matteo Messina Denaro venne arrestato il 16 gennaio
2023 all’interno della clinica privata La Maddalena di Palermo,
dove si stava curando per un tumore al colon. La sua cattura fu
presentata come una delle più grandi vittorie investigative contro
la mafia contemporanea, ma aprì immediatamente nuove domande su
come fosse stato possibile per un uomo tanto noto e ricercato
vivere così a lungo senza essere trovato. Anche questo aspetto
riecheggia fortemente nel finale di Iddu – L’ultimo padrino, dove il confine
tra verità storica e interpretazione cinematografica diventa
volutamente ambiguo.
Il film suggerisce infatti che l’arresto non sia soltanto il
risultato di una brillante operazione investigativa, ma anche il
momento in cui certi equilibri diventano improvvisamente inutili o
scomodi. È una riflessione che richiama molto cinema politico
italiano degli anni Settanta, da Elio Petri a Francesco Rosi, e che trasforma la storia
di Messina Denaro in qualcosa di più grande: il simbolo di un
sistema in cui mafia, potere economico e apparati deviati convivono
in modo sotterraneo. Dopo l’arresto, il boss venne trasferito in un
carcere di massima sicurezza e morì pochi mesi dopo, nel settembre
2023, all’ospedale dell’Aquila. Con lui si è chiusa una stagione
storica della mafia siciliana, ma non il fenomeno mafioso in
sé.
Il film insiste molto proprio su questo punto: l’idea dell’“ultimo
padrino” rischia di essere una narrazione rassicurante per
l’opinione pubblica. Già in passato arresti eccellenti come quelli
di Totò Riina o
Bernardo
Provenzano erano stati raccontati come la fine definitiva
di Cosa Nostra,
ma la realtà ha dimostrato che la mafia cambia forma, si adatta e
continua a infiltrarsi nell’economia e nelle istituzioni. In questo
senso, il finale di Iddu non offre una vera liberazione narrativa, ma
lascia volutamente un senso di inquietudine.
Iddu – L’ultimo
padrino usa la storia vera di Matteo Messina Denaro per raccontare il
rapporto tra mafia, Stato e memoria italiana
La forza di Iddu –
L’ultimo padrino sta nel fatto che non cerca mai di
trasformare Matteo
Messina Denaro in una figura leggendaria o romantica. Al
contrario, il film mostra la banalità del potere mafioso, la sua
capacità di insinuarsi nella normalità quotidiana e soprattutto il
rapporto ambiguo tra criminalità organizzata e pezzi dello Stato. È
per questo che la pellicola ha diviso pubblico e critica: alcuni
l’hanno letta come una satira nera sulla mafia contemporanea, altri
come un film politico capace di riportare al centro questioni
ancora irrisolte della storia italiana recente.
I
registi Fabio
Grassadonia e Antonio Piazza utilizzano la realtà come punto di
partenza, ma non per ricostruire una cronaca giudiziaria. Vogliono
piuttosto interrogarsi su cosa significhi vivere in un Paese in cui
certi misteri sembrano ripetersi continuamente: dalle stragi del
1992 ai depistaggi, dalla scomparsa dell’agenda rossa di
Paolo Borsellino
fino alla lunghissima latitanza di Messina Denaro. In questo senso
il film dialoga apertamente con una tradizione del cinema italiano
che ha sempre raccontato il potere come qualcosa di opaco, ambiguo
e difficilmente decifrabile.
Alla fine, dunque, Iddu –
L’ultimo padrino è basato su una storia vera, ma non nel
senso tradizionale del termine. Non è un biopic preciso e
documentaristico, bensì una reinterpretazione cinematografica di
eventi, personaggi e dinamiche realmente esistite. E forse è
proprio questa scelta a renderlo così disturbante: perché dietro la
finzione resta continuamente la sensazione che gran parte di ciò
che vediamo sullo schermo non appartenga soltanto al cinema, ma a
una verità italiana mai del tutto chiarita.