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Lana Condor vorrebbe tornare ad interpretare Jubilee per gli X-Men

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Anche se la serie di film sugli X-Men di Fox è quasi finita, l’attrice di X-Men: Apocalypse Lana Condor ha espresso l’interesse di tornare a vestire i panni di Jubilee. I fan erano molto felice all’idea di vedere il personaggio per la prima volta in primo piano in un film live action, tuttavia, il ruolo di Jubilee nel film si è rivelato essere molto piccolo, poco più di un cameo.

Alcune scene con Condor sono state eliminate dal montaggio finale, ed è stata esclusa da Dark Phoenix, nonostante tutto il resto del giovane cast è tornato nel film arrivato in sala nella scorsa stagione cinematografica.

Da allora, Condor è diventata un nome familiare al grande pubblico al suo ruolo di Lara Jean Covey nel film Netflix Tutte le volte che ho scritto ti amo. Il sequel P.S. Ti Amo Ancora è stato presentato in anteprima sullo streamer la scorsa settimana e il terzo e ultimo film della serie è già stato girato. Di recente, Condor ha ammesso di voler interpretare una Spider-Man al femminile.

Allo stesso tempo, Condor non è ancora disposto a rinunciare a Jubilee. Durante un’intervista con The Wrap, Condor ha confessato di avere ancora la speranza che Jubilee possa fare un’altra apparizione sul grande schermo. Ha anche rivelato che le piacerebbe rendere giustizia al personaggio.

“Penso che ora sia un buon momento e mi piacerebbe davvero renderle giustizia perché non cinque anni fa non ha avuto giustizia, e non è mai successo. È un personaggio fantastico e ora penso sia il momento perfetto per darle quello che merita, quindi mi piacerebbe tornare indietro e fare qualcosa con lei.

Non ho [sentito nulla dalla Disney], ma ho visto alcuni dei cineasti alla [festa degli Oscar di Vanity Fair] l’altra sera e ho detto loro di non dimenticarsi di lei”.

Il futuro degli X-Men è ora nelle mani della Disney, che distribuirà The New Mutants e poi si avvierà lungo il cammino di un reboot che dovrebbe portare i mutanti Marvel nel MCU.

Lamezia International Film Fest: aperte le iscrizioni per il concorso internazionale cortometraggi

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Nell’ambito della nuova edizione del Lamezia International Film Fest, l’Associazione Culturale “Strade Perdute” bandisce il concorso per cortometraggi COLPO D’OCCHIO.
La sezione principale prevede il tema: Chi Sarò Io?

Colpo d’Occhio – Chi sarò io? Fantasie e realtà sulla convivenza fra l’uomo e l’intelligenza artificiale La millenaria ricerca intorno all’identità dell’essere umano sta affrontando una nuova sfida. Con lo sviluppo dell’intelligenza artificiale la domanda da porsi, adesso, è in divenire: chi stiamo diventando? E soprattutto a cosa servirà un essere umano in ambiti come il lavoro, la creatività, l’etica, la gestione del potere? Sarà capace di affrontare un “vuoto”, quantomeno iniziale, prima di un nuovo auspicabile assestamento? Al centro dell’indagine della sezione di Colpo D’Occhio – Concorso internazionale, questa è la domanda a cui viene chiesto di dare una risposta personale con un cortometraggio.

Chi Sarò Io? è solo il corpo centrale dell’intero concorso: sarà possibile partecipare anche con lavori che non siano collegati al tema AI, ma che, come ogni anno, possano spaziare attraverso i vari generi e le declinazioni narrative. La direzione artistica del concorso sarà curata dalla scrittrice e giornalista Cristiana Allievi.

Sono ancora in corso, inoltre, i laboratori con le scuole primarie di secondo grado e secondarie: corsi sulla comprensione del testo audiovisivo e per la finbalizzazione di cortometraggi interamente realizzati dagli studenti, che saranno proiettati durante il LIFF10.

Ideato e diretto da Gianlorenzo Franzì, già collaboratore di Cinematografo di RaiUno e membro di giuria dei Nastri d’Argento, il LIFF nasce nel 2007, e da allora ha ospitato e premiato artisti del calibro di Abel Ferrara, Peter Greenaway, Lars Von Trier, Carlo Verdone, Lina Wertmuller, Mario Martone e tantissimi altri. Fino a Toni Servillo e Ornella Muti, star del 2022, quando il LIFF, finanziato con Avviso Pubblico dalla Calabria Film Commission, ha trovato posto nel parco della Pedichiusa, in pieno centro storico di Lamezia.

Lamezia International Film Fest 2025: annunciato il programma

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Lamezia International Film Fest 2025: annunciato il programma

È stato annunciato questa mattina il programma della dodicesima edizione del LIFF – Lamezia International Film Fest, che si terrà a Lamezia Terme dal 14 al 19 luglio 2025, durante una conferenza stampa presso la Biblioteca Oreste Borrello, a Lamezia Terme.

LIFF arriva alla sua dodicesima edizione e conferma tutte le sezioni, a partire dal concorso internazionale Colpo d’Occhio, per i cortometraggi e i feature film inediti in sala.

Quest’anno la sezione Monoscopio omaggia uno dei più amati attori, registi e sceneggiatori italiani: Michele Placido, che sarà anche il gradito ospite d’onore del festival e che riceverà il Premio Ligeia durante una serata a lui dedicata.

Novità di quest’anno è la sezione LIFFfuori, pensata e organizzata per un festival più diffuso, in grado di coinvolgere il territorio e le istituzioni locali.

“Ogni anno è una nuova partenza”, dichiara il direttore GianLorenzo Franzì, che annuncia una felicissima collaborazione. “Il LIFF12 inizia con tante novità, prima fra tutte la collaborazione con il Romics che ci rende particolarmente fieri: sarà infatti grazie alla partnership con una delle fiere più importanti d’Italia che siamo onorati di organizzare una mostra dedicata a uno dei fumetti cult italiani. Un evento speciale di cui riveleremo a brevissimo tutti i dettagli”.

Fra le tante partnership, non poteva mancare quella con chi, sul territorio, si prodiga per la diffusione, la conservazione e la divulgazione di opere cinematografiche e audiovisive. Continua Franzì: “Sarà con noi quest’anno anche la Cineteca della Calabria, a sancire una collaborazione preziosa, quella con il Reggio Calabria Film Festival e l’Asti Film Festival: questo perché stiamo tessendo una vera rete virtuosa di realtà dell’audiovisivo (e non solo) per fare in modo che il LIFF e i festival ad esso collegati diventino centro nevralgico per la diffusione della cultura dell’immagine”.

“Ovviamente, un grazie va sempre alla Calabria Film Commission, perché  il progetto del LIFF12 viene organizzato a valere sull’Avviso Pubblico per il Sostegno alla Realizzazione di Festival e Rassegne cinematografiche e audiovisive in Calabria 2025”.

La locandina del LIFF12 è stata affidata ancora una volta all’artista Pasquale De Sensi. Quest’anno l’immagine principale del festival è dedicata a David Lynch e al suo The Elephant Man.

In un mondo sempre meno propenso all’empatia, in un presente di conflitti e di disumanizzazione in favore dei freddi numeri, il LIFF12 – Lamezia International Film Fest sceglie “I am a human being” come claim ufficiale. Un grido che, nel preciso momento storico internazionale che stiamo attraversando, si fa sempre più universale e necessario.

Lamborghini: The Man Behind the Legend, recensione del film con Frank Grillo

Le auto sono le protagoniste di Lamborghini: The Man behind the Legend, scritto e diretto da Bobby Moresco e basato sulla biografia Ferruccio Lamborghini: la storia ufficiale, di cui è autore il figlioTonino Lamborghini. Questo biopic dalla produzione accidentata, di cui si è iniziato a parlare già nel 2015, si configura come un racconto pomposo che riesce nell’intento più semplice – esaltare le bellezze italiane e le automobili d’epoca – ma fallisce in tutto ciò che riguarda gli esseri umani, primo fra tutti il suo protagonista.

La storia di Ferruccio Lamborghini

Lamborghini: The Man behind the Legend racconta la storia del geniale Ferruccio Lamborghini (Frank Grillo), nato nel 1916 a Renazzo (FE) in una famiglia di contadini e che, nel 1963, ha fondato a Sant’Agata Bolognese il marchio di auto sportive e SUV di lusso Automobili Lamborghini, divenendo un industriale di fama mondiale. Il sogno di Ferruccio era quello di battere il suo rivale di sempre Enzo Ferrari e di dimostrare a se stesso e agli altri che avrebbe potuto creare l’auto più veloce ed esteticamente più bella del mondo. Ma inseguire i propri sogni può comportare un prezzo enorme da pagare e Ferruccio era pronto a sacrificare tutto: era un visionario, qualcuno che riusciva a vedere cose che il resto di noi non solo non vede, ma riesce a malapena a immaginare. Attraverso questo film, il regista Bobby Moresco si è chiesto dunque cosa significhi essere qualcuno che pensa in modo diverso da tutti gli altri e ha il coraggio di agire in base a questi istinti e idee.

Prima di questo momento, del successo e della fantomatica “leggenda” del titolo, c’é però il racconto delle origini del giovane Ferruccio (Romano Reggiani) che, ispirato dalla sua formazione meccanica durante la Seconda Guerra Mondiale, sfida il padre agricoltore (Fortunato Cerlino) dedicandosi alla costruzione di trattori invece che alla loro guida. Decide di fare socio il suo migliore amico Matteo (Matteo Leoni) e riceve il sostegno dell’adorata moglie Clelia (Hannah van der Westhuysen), ma finirà per perderli entrambi: uno a causa di una tragedia, l’altro per l’arroganza.

Le auto da corsa al cinema

Dal punto di vista cinematografico, un progetto sull’automobile forse più conosciuta al mondo era assolutamente destinato a realizzarsi; dopo il successo di Ford V Ferrari (Le Mans ’66), era solo questione di tempo prima che altri registi si accodassero a racconti di questo tipo. Il prossimo anno, sarà poi Ferrari di Michael Mann, con Adam Driver e Penélope Cruz come protagonisti, a continuare questa tendenza.

Le continue modifiche nel pre e durante la produzione del film sono probabilmente la causa della scarsa organicità del film che, all’epoca, era stato pubblicizzato come un biopic dalla portata gigantesca. Inizialmente, Antonio Banderas e Alec Baldwin dovevano essere i protagonisti del film, ma il ruolo di Banderas è stato poi affidato a Frank Grillo che, per quanto tenti di entrare nel personaggio, non sopperisce alla terribile domanda del “come lo avrebbe interpretato Banderas”, che si porranno tutti gli spettatori durante la visione.

Con Lamborghini: The Man behind the Legend lo sceneggiatore/regista Bobby Moresco cerca di raccontare in meno di 90 minuti la vita personale e professionale di Ferruccio Lamborghini, scalfendone solamente la superficie. Si percepisce chiaramente l’urgenza di raccontare i principali successi del personaggio, limitandosi ad accennare i dettagli biografici necessari per ritrarre Lamborghini, un magnate dell’industria ma con molte zone d’ombra nell’animo.

Il cast di Lamborghini: The Man Behind The Legend

Lamborghini: il ritratto superficiale di un uomo complesso

Lamborghini: The Man Behind the Legend si concentra sui momenti salienti della carriera del protagonista, lasciando tutto il resto in secondo piano. Alla fine, non si percepisce quasi nulla dell’uomo e le belle auto servono a malapena per ricordarci la leggenda. Il ritratto indubbiamente affettuoso dello sceneggiatore e regista Bobby Moresco è un’opera soffocante nella sua estetica, che romanticizza tutto, dalle piazze ai vigneti, dai pavimenti delle fabbriche ai motori delle auto, ma che non riesce mai a mettere in scena le conquiste di un sognatore o – quando si trattava di contrastare il dominio della Ferrari nel mondo dell’auto – la grinta di un concorrente.

Lamborghini: AMBI Group a lavoro sul biopic

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Lamborghini: AMBI Group a lavoro sul biopic

AMBI Group di Andrea Iervolino e Monika Bacardi ha opzionati i diritti per realizzare un biopic su Ferruccio Lamborghini, fondatore del celebre marchio di automobili.

Il film dovrebbe comicniare la fase di produzione quest’estate in Italia anche se sono previste location in tutto il mondo che faranno parte della storia che come titolo di lavorazione ha Lamborghini – The Legend.

Basato sul libro e sul contributo del figlio di Ferruccio, Tonino Lamborghini, il film avrà un’impronta biografica e racconterà la vita dell’imprenditore in maniera cronologica.

“Sono molto orgoglioso di produrre un film sull’iconico uomo che ha avuto un impatto così importante su tutto il mondo, e ha lasciato un’eredità che vive in uno spirito così forte – ha dichiarato Iervolino – Ferruccio Lamborghini è stato un pioniere che ha portato onore all’Italia e ha contribuito ad accrescere la fama del made in Italy in fatto di automobili”.

Monika Bacardi ha aggiunto: “Questa storia non parla solo di automobili, ingegneri e una carriera importante. C’è anche fascino, e soprattutto gli aspetti meno noti della sua vita privata e una bellissima storia d’amore, tutto raccontato nel nostro film”.

Fonte: CS

Lamborghini – The Man Behind the Legend: la storia vera dietro il film

Lamborghini – The Man Behind the Legend (leggi qui la recensione), del 2022, è un biopic che ripercorre la vita di Ferruccio Lamborghini, imprenditore visionario e fondatore dell’omonima casa automobilistica di lusso. Il film si concentra sull’evoluzione personale e professionale di Lamborghini, esplorando il suo passaggio da produttore di trattori a creatore di supercar iconiche, nel pieno boom economico dell’Italia del dopoguerra. Inserendosi nel filone dei biopic industriali, la pellicola cerca di bilanciare dramma, ambizione e contesto storico, ponendo al centro la figura di un uomo determinato a superare i propri limiti e quelli del mercato.

Per interpretare Ferruccio Lamborghini era inizialmente stato scelto l’attore Antonio Banderas, il quale ha però poi rinunciato al ruolo. A quel punto è subentrato nel progetto Frank Grillo, interprete celebre per i film di La notte del giudizio e per essere attualmente l’interprete di Rick Flag Sr. nel DC Universe. Il film si colloca in continuità con altri recenti titoli dedicati a storie automobilistiche reali, come Ferrari (2023) e Race for Glory – Audi vs. Lancia (2024). Queste pellicole condividono l’intento di raccontare non solo gare e scelte tecniche, ma anche i retroscena umani e culturali dei protagonisti, spesso immersi nelle dinamiche competitive dell’industria motoristica.

Lamborghini – The Man Behind the Legend si differenzia però per un focus biografico più marcato, concentrandosi anche in buona parte sull’ambientazione storica italiana, offrendo un ritratto che intreccia ambizione personale e innovazione tecnologica. Nonostante ciò, il film ha avuto meno successo rispetto agli altri titoli legati al mondo dell’automobilismo, per quanto rimanga oggetto di fascino per gli appassionati. Nel resto dell’articolo si proporrà un approfondimento su quanto di vero c’è nel film rispetto alla storia reale di Ferruccio Lamborghini, confrontando fatti storici e licenze narrative adottate dalla sceneggiatura.

La trama di Lamborghini – The Man Behind the Legend

Protagonista della storia è Ferruccio Lamborghini (Frank Grillo), fondatore della celebre casa automobilistica italiana e simbolo di un’Italia che, nel dopoguerra, passa da un’economia agricola a una industriale. La sua vicenda personale si intreccia con la nascita del marchio, riflettendo le trasformazioni di un Paese in piena rinascita. Tornato a Cento dopo la Seconda Guerra Mondiale insieme all’amico Matteo (Matteo Leoni), Ferruccio ritrova la fidanzata Clelia Monti (Hannah van der Westhuysen) e tutta la sua famiglia. Determinato ad avviare un’attività di produzione di trattori agricoli a prezzi accessibili, si scontra con i dubbi del padre Antonio (Fortunato Cerlino), ma non rinuncia al suo progetto.

Dopo aver sposato Clelia, Ferruccio affronta anche Enzo Ferrari (Gabriel Byrne) in una gara automobilistica, episodio che anticipa la loro futura rivalità. Le difficoltà economiche lo costringono però a chiedere aiuto al padre, che sacrifica il terreno di famiglia per permettergli di fondare la Lamborghini Trattori. Mentre sviluppa un motore innovativo, Ferruccio è colpito da una tragedia personale: Clelia muore di parto, lasciandolo solo con il figlio. Nonostante il dolore, riesce a ottenere il finanziamento decisivo dalla banca e a far decollare l’azienda. L’incontro con Annita (Mira Sorvino), però, incrina il rapporto con Matteo, che abbandona l’impresa.

La storia vera dietro il film

Nel film Lamborghini – The Man Behind the Legend viene dunque raccontata la vita di Ferruccio Lamborghini partendo dai suoi anni immediatamente successivi alla Seconda guerra mondiale, quando rientra nella sua città di Cento e decide di trasformare la sua passione per i motori in un progetto imprenditoriale. Qui si vedono le difficoltà iniziali nel creare un’attività di produzione di trattori, la morte della prima moglie e una relazione complicata con il figlio, così come le dinamiche personali e professionali che lo portano a voler competere con la migliore industria automobilistica italiana, con al centro un duello sportivo e simbolico con Enzo Ferrari.

La storia vera di Ferruccio Lamborghini conferma molti punti chiave della pellicola ma con una profondità storica maggiore. Nato nel 1916 in una famiglia contadina a Renazzo di Cento, Lamborghini sviluppa fin da giovane una grande passione per i motori e l’ingegneria, lavorando prima come apprendista e poi in officine meccaniche, esperienza che gli dà competenze fondamentali. Dopo la guerra, nel 1948 fonda dunque la Lamborghini Trattori, producendo trattori robusti ed economici a partire dalla trasformazione di veicoli militari surplus, conquistando rapidamente il mercato agricolo italiano grazie all’innovazione dei suoi modelli.

La pellicola rappresenta con relativa fedeltà la genesi dell’azienda automobilistica, ma nella realtà la transizione ai veicoli sportivi avviene con grande decisione alla fine del 1962, quando Lamborghini decide di dedicarsi allo sviluppo di un’automobile sportiva di lusso. Assieme ai giovani ingegneri Giampaolo Dallara e Giotto Bizzarrini crea quello che sarebbe stato il primo motore V12 destinato alla produzione, e nel 1963 fonda ufficialmente Automobili Lamborghini a Sant’Agata Bolognese, presentando il prototipo 350 GTV e successivamente la 350 GT, che segna l’ingresso del marchio nel segmento delle granturismo di lusso.

Nel corso degli anni successivi Lamborghini consolida la propria fama con modelli iconici come la Miura del 1966, un’auto che definisce il concetto stesso di supercar e segna un punto di svolta nella storia delle auto sportive. La differenza più significativa tra film e realtà riguarda alcuni dettagli drammatici e personali. La pellicola enfatizza infatti eventi romantici e conflitti familiari, mentre le fonti storiche non documentano con precisione certe scene estreme come l’incidente di gara con Ferrari o la morte della prima moglie in circostanze così tragiche.

La rivalità con Ferrari esiste nella memoria collettiva, alimentata da aneddoti e racconti, ma non è documentata in modo formale come una singola gara risolutiva. Quello che è certo è che Lamborghini, critico verso alcune scelte tecniche delle auto sportive dell’epoca, aspirava a creare vetture che combinassero potenza e comfort. Nel confronto finale tra storia vera e interpretazione cinematografica emerge dunque una scelta narrativa tipica dei biopic: rispettare la traiettoria generale della vita di Ferruccio Lamborghini mentre si aggiungono elementi romanzeschi per intensificare il dramma e il coinvolgimento emotivo.

La fondazione dei trattori, la trasformazione in produttore di auto sportive e il successo internazionale della marca sono fedelmente rappresentati, così come l’importanza dei modelli Lamborghini per l’identità del marchio. Allo stesso tempo, il film adatta eventi e rapporti personali per costruire una narrazione più immediata e cinematografica, interpretabile come una sintesi creativa della vita di un uomo che ha saputo trasformare una passione in una leggenda dell’automobilismo.

Lamb – recensione del film con Noomi Rapace #RFF16

Lamb – recensione del film con Noomi Rapace #RFF16

Al suo esordio da regista, lo sceneggiatore e curatore di effetti speciali Valdimar Jóhannsson sceglie la svedese Noomi Rapace come protagonista di Lamb. È lei a traghettare lo spettatore in un universo quasi primordiale nella sua semplicità, a veicolare una riflessione sulla volontà umana di sottomettere la natura alle proprie esigenze e l’illusione di poterne uscire indenni. Premio per l’originalità al Festival di Cannes 2021.

Lamb, la trama 

In mezzo alla natura islandese vive una coppia di allevatori di ovini, Maria, Noomi Rapace, e Ingvar, Hilmir Snær Guđnason. Un giorno accade un fatto inaspettato, che ha del soprannaturale: una delle loro pecore partorisce un agnellino per metà umano. Che fare col piccolo, anzi, con la piccola? Maria non ha dubbi: alleverà la creatura come la figlia che non ha potuto crescere. Lei e Ingvar, infatti, hanno perso la loro figlia Ada in tenera età e non si sono più ripresi da quel lutto. Per Maria l’arrivo di questa creatura è un segno del destino, un’opportunità di ritrovare la felicità, a cui non è disposta a rinunciare. Ma quanto durerà e quale sarà il suo prezzo? 

Lamb, un racconto oscuro sulla volontà dell’uomo di piegare la natura ai propri scopi

Mai come in questo ultimo anno e mezzo si è avuta l’occasione di riflettere sul rapporto che ci lega alla natura di cui siamo parte. Con la pandemia ci si è resi più che mai conto di quanto l’uomo sia fragile e impotente di fronte alla natura, nonostante si sforzi continuamente di governarla e indirizzarla secondo i propri scopi. Si è riflettuto sui danni che questa manipolazione arreca alla natura stessa e sulla necessità di tornare a vivere in equilibrio con essa. È proprio questo il punto nodale di Lamb.  Cosa accade quando l’uomo forza la natura a proprio piacimento, anziché rispettarla? Come è opportuno guardare ad essa? È una nemica da sconfiggere, o piuttosto un’alleata da salvaguardare? Verrebbe spontaneo propendere per la seconda opzione, ma, come dimostra il film, nella realtà non è così facile come si potrebbe pensare. Le due spinte opposte sono ancora più evidenti proprio per il tipo di vita che la coppia di protagonisti conduce.

In quanto allevatori, infatti, sono tra coloro che più conoscono la natura, gli animali e i loro ritmi. Vivono a stretto contatto con loro ogni giorno e sembrano attenti e scrupolosi nel prendersi cura del gregge. Ma quando Maria intravede la possibilità di soddisfare un suo bisogno e riparare così, in un certo senso, a un torto subito dalla natura stessa con la perdita della figlia, non esita a stravolgerne l’equilibrio. Il tema del lutto è infatti l’altro cardine del film. la perdita, e in particolare di quella che appare più innaturale tra tutte: la perdita di un figlio. Così difficile da elaborare che può essere devastante. Nel caso dei protagonisti, sembra averli svuotati completamente. Maria è la più battagliera e cerca con tutte le sue forze qualcosa per aggrapparsi ancora alla vita, lo trova nella piccola agnellina-umana. Ingvar sembra più rassegnato, ma la segue.

Maria e Ingvar sono quasi simbolo dell’umanità intera. Il regista li mostra immersi in un mondo di cui sembrano i soli abitanti. Colpisce, infatti, l’assenza di scambi, di relazioni umane, fatta salva l’incursione del fratello di Ingvar, Petur, interpretato da Björn Hlynur Haraldsson. Un’assenza che l’ambientazione nella campagna islandese, tra montagne innevate e ampie distese erbose, non basta a giustificare, inducendo a pensare a una precisa scelta stilistica. I protagonisti paiono esemplificare, nella visione di Jóhannsson, l’atteggiamento umano di fronte al mondo.

Tra thriller, favola e fumetto, una fusione non riuscita

Volendo parlare di generi, si potrebbe dire che Lamb sia un thriller che si mescola con la favola e il fumetto. Il regista afferma di essersi ispirato ai racconti popolari islandesi e di  aver attinto al folklore del suo paese. L’espediente della creatura metà uomo e metà animale, però, rimanda più a un fumetto o a una favola, sia concettualmente, che fisicamente. Anche se il regista ha cercato di usare il più possibile il vero agnello per rendere realistico il personaggio, infatti, la bambina-pecorella ha spesso l’aspetto artefatto di un oggetto animato, specie se deve muoversi. D’altro canto, è il regista stesso a dire che il film ha iniziato a prendere forma da una graphic novel.

L’inserimento di questo elemento in un contesto che vuole essere realistico e anche crudo per certi versi, stride, non solo per la discrepanza tra gli stili, ma anche perchè risulta un espediente un po’ troppo semplice per lo spettatore adulto. Rimanda infatti al mondo infantile, pur trattandosi di un film duro, drammatico ed evidentemente non destinato ai più piccoli. Esso allontana chi guarda, non lo coinvolge, dandogli una sensazione di messinscena, provocando straniamento. L’idea della creatura soprannaturale avrebbe reso forse meglio se questa, ad esempio, non fosse stata mostrata, ma soltanto evocata, lasciando la possibilità di immaginare. 

L’elemento soprannaturale e il modo in cui viene accolto portano una nota inquietante. Nella seconda parte del film ci sono diversi indizi che creano suspense, alimentata anche dall’atmosfera visivamente cupa: nebbie, tempo grigio, vento, pioggia. Questo però non basta a rendere il lavoro avvincente. 

Delle molte strade possibili per parlare del complesso rapporto uomo-natura, ivi compresa quella documentaristica, che negli ultimi anni ha dato più di una soddisfazione – basti pensare, ad esempio a un lavoro come Genesis 2.0 di Christian Frei e Maxim ArbugaevJóhannsson sceglie forse la meno adatta, creando un crossover tra generi troppo azzardato, che non convince, nonostante il  premio per l’originalità ricevuto a Cannes. 

Distribuito da Wanted Cinema, Lamb arriverà nelle sale a marzo 2022.

Laika: il paese dei balocchi di Travis Knight

Laika: il paese dei balocchi di Travis Knight

Dietro il nuovo meraviglioso film in animazione stop-motion Kubo e La Spada Magica c’è Laika, una società di produzione americana, che film dopo film ha portato questa tecnica allo stato dell’arte,  compiendo uno strabiliante salto avanti dal punto di vista tecnico ed espressivo. Attiva ormai da dieci anni, questa produzione ha sede in Oregon, a Hillsboro per la precisione.

Laika, dal nome della prima cagnetta inviata nello spazio, è la realizzazione di un sogno meraviglioso che Travis Knight accarezzava fin da giovanissimo, quando nel garage della sua casa sperimentava la magia e il mistero dell’animazione a passo uno, emulando Ray Harryhausen e i grandi maestri dei paesi dell’est. Ma Travis ha avuto la grande fortuna di avere un papà che, oltre ad assecondare con entusiasmo le sue pulsioni espressive, lo ha anche sostenuto economicamente permettendogli di arrivare a gestire quel paese dei balocchi che oggi Laika rappresenta. Già, perché il padre di Travis è Philiph Knight, proprietario del colosso delle calzature sportive Nike. Nel 2005 il signor Knight entrò in partecipazione finanziaria con i Will Vinton Studios, società che realizzava spot commerciali e dove Travis cominciò a lavorare come animatore. Successivamente padre e figlio acquisirono completamente lo studio e fondarono Laika, dividendola in due dipartimenti, Laika Entertainment per la realizzazione di grandi film animati per il cinema e Laika/House destinata alla produzione di spot e contenuti commerciali.

  • Kubo e La spada Magicarecensione del nuovo film Laika

I primi due progetti che Laika mise in cantiere, oltre alla collaborazione nella produzione de La Sposa Cadavere di Tim Burton, furono un film in animazione 3D  Jack & Ben’s Animated Adventure e uno in stop-motion Coraline e La Porta Magica. Il primo non venne mai realizzato e il progetto fu completamente abbandonato, mentre il secondo, tratto da un romanzo di Neil Gaiman fu diretto da Henry Selick, coautore anni prima con Tim Burton di Tim Burton’s Nightmare Before Christmas e regista di James e La Pesca Gigante. Coraline ebbe un successo di pubblico e critica eccezionale e il suo stile nero, macabro, gotico, divenne il tratto distintivo della società di produzione guidata da Travis Knight, che da quel momento seguì i film in cantiere con la duplice veste di produttore e di capo animatore. Anche la tecnica della stop-motion, impiegata su quel primo fortunato lungometraggio, divenne l’altro elemento distintivo di Laika, il marchio di fabbrica.

laikaA Coraline seguirono Paranorman e Boxtrolls – Le scatole magiche. A ogni film le animazioni si sono arricchite e complicate, si sono moltiplicati i personaggi, le scene di massa, le ambientazioni, le azioni si sono evolute in maniera spettacolare, portando la stop-motion nella grande distribuzione e affiancandola ai prodotti delle grosse major di film animati, come Pixar Animation Studios o Dreamworks Animation.

Oggi Laika è una comunità di talenti creativi che hanno coronato il sogno folle di dare vita a creature inanimate scaturite dalla fantasia grazie al magico tocco delle loro mani. Ma è anche un laboratorio sofisticato in cui si sperimentano nuove tecniche, materiali e software. Tutti i film realizzati da Laika sono stati candidati al premio Oscar e siamo sicuri che anche Kubo e La spada Magica, non mancherà al prestigioso appuntamento.

laika-travis-knightVolete provare a entrare nella grande famiglia Laika? Basta compilare il form sul sito ufficiale.

Se avete tanto talento e anche un po’ di fortuna, parlate perfettamente inglese, disegnate magnificamente o siete dei provetti e pazienti animatori, magari potremo leggere il vostro nome nei credits del prossimo sogno a passo uno guidato da Captain Travis.

Laika: il celebre studio di animazione stop-motion produrrà il suo primo live action

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Laika, il celebre studio di animazione stop-motion statunitense, produrrà il suo primo live action. Da oltre 15 anni, Laika produce film d’animazione che hanno ricevuto ottime recensioni da parte della critica, come Coraline e la porta magica (candidato all’Oscar come miglior film d’animazione), ParaNorman e Kubo e la spada magica.

Tuttavia, nonostante il grande successo di critica, i film di Laika hanno sempre zoppicato parecchio al box office. Il più grande incasso dello studio è stato il sopracitato Coraline, mentre l’ultima loro fatica, Mister Link, si è purtroppo rivelato un autentico flop: a fronte di un budget di 100 milioni di dollari, ne ha portati a casa appena 26 milioni, con perdite per lo studio che ammontano a oltre 100 milioni di dollari.

Ora, sembra che lo studio abbia deciso di intraprendere una nuova strada. Come riportato da Deadline, infatti, Laika produrrà il suo primo live action, adattando per il grande schermo Seventeen, romanzo d’esordio di John Brownlow (sceneggiatore del film Sylvia con Gwyneth Paltrow) che uscirà prossimamente. Al momento non sono stati condivisi dettagli sulla trama, ma sappiamo che si tratterà di un thriller.

Travis Knight, CEO di Laika nonché regista di Kubo e la spada magica, ha dichiarato a proposito dell’opera di Brownlow: “Seventeen è un cocktail perfetto di malvagia arguzia, azione esilarante ed autentica emozione. John ha una voce davvero unica. Ha creato un universo brillante grazie alla sua potente identità. Seventeen è un thriller ricco di anima, un sinuoso action adrenalinico con un cuore sincero che batte sotto i suoi pettorali pompati.”

Laika: dopo Boxtrolls – Le scatole magiche arrivano tre nuovi film

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In seguito al successo riscontrato da Boxtrolls – Le scatole magiche, ultimo film d’animazione partorito dal team Laika, padre anche dei successi Coraline (2009) e ParaNorman (2012), lo studio d’animazione ha siglato con la Focus Feature una partnership che prevede una ulteriore collaborazione per la realizzazione di tre nuove pellicole. Anche in questo caso la Focus si occuperà della distribuzione dei film sul territorio nazionale, mentre sarà la Universal Pictures a gestire i diritti verso i paesi esteri.

Queste le parole attraverso cui Peter Schlessel, CEO di Focus Feature, ha reso ufficiale il sopravvenuto accordo: “Travis e la sua compagnia hanno una certa arte nella realizzazione di film d’animazione e noi siamo fieri di essere partecipi del loro successo.”

Vi ricordiamo che Boxtrolls – Le scatole magiche ha guadagnato oltre 17 milioni di dollari al suo debutto negli Stati Uniti, sancendo di fatto un record nella storia della produzione della Laika. Boxtrolls – Le scatole magiche è un film evento per famiglie dei creatori di Coraline e la Porta Magica ParaNorman, entrambi candidati all’Oscar per il Miglior Film d’Animazione. Si tratta della terza produzione cinematografica dello studio d’animazione con sede in Oregon, LAIKA. Girato in loco presso gli studi LAIKA, in 3D e con metodi avanzati manuali e tecnologici, Boxtrolls Le Scatole Magiche utilizza disegni manuali, formato grafico ibrido d’animazione in CG e tecnica dello stop-motion, per rappresentare la storia del best-seller fantasy  d’avventura di Alan Snow “Arrivano I Mostri!”.

Boxtrolls – Le scatole magiche presenta al pubblico ad una nuova specie di famiglia –  I Boxtrolls, una comunità di creature bizzarre e dispettose, che hanno amorevolmente adottato e cresciuto un ragazzino orfano, Uovo (doppiato nella versione originale da Isaac Hempstead Wright di Game of Thrones), fin dall’infanzia nella splendida casa nelle caverne che hanno costruito sotto i viottoli di Pontecacio. Qui vivono una vita felice ed armoniosa, lontano dalla società; i residenti snob della cittadina di epoca vittoriana sono ossessionati dalla ricchezza, dalla classe sociale, e dal benessere… ma soprattutto dai formaggi puzzolenti. Lord Gorgon-Zole (Jared Harris di Mad Men), il sindaco de facto, detta legge circondato dai suoi uomini snob e d’élite delle Tube Bianche. Come tutti gli altri, crede alle leggende spaventose sui Boxtrolls, divulgate in lungo e in largo per oltre un decennio dal malvagio Archibald Arraffa (l’attore premio Oscar Ben Kingsley). Determinato ad ottenere il consenso delle Tube Bianche, Arraffa ha imprigionato il geniale inventore ed amico dei Boxtrolls Herbert Trubshaw (Simon Pegg di Star Trek), ed ha reclutato una banda nota come ‘Tube Rosse’ per catturare tutti i Boxtrolls. Delle Tube Rosse fanno parte l’implacabile Mr. Nervetto (Tracy Morgan di 30 Rock), il goffo Mr. Pasticcio (Richard Ayoade di The IT Crowd), e l’impassibile Mr. Trota (Nick Frost di The World’s End).

Fonte: Hollywood Reporter

Lago Film Fest: dal 22 al 30 luglio torna il festival indipendente di cinema di ricerca

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Dal 22 al 30 luglio 2022 ritorna Lago Film Fest, il festival indipendente di cinema di ricerca che da diciotto anni propone un’esperienza unica all’insegna di cinema, arte, musica e ambiente nell’affascinante borgo di Revine Lago, immerso nel cuore delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene. Per nove giorni, il piccolo borgo diventa teatro di suggestive proiezioni in riva al lago, incontri, laboratori per adulti e bambini, masterclass e performance a sorpresa tra i suoi vicoli medievali, in un’atmosfera unica e sospesa nel tempo.

Per l’edizione 2022, il fitto programma di Lago Film Fest prevede 155 film provenienti da 45 Paesi suddivisi in 7 concorsi ufficiali, affiancati da una rassegna di proiezioni fuori concorso tra le più ampie mai viste a Lago, comprendente fireworks (retrospettive dedicate a giovani autori), focus tematici e curatoriali e proiezioni speciali. Quest’anno Lago Film Fest diventa festival internazionale di cinema di ricerca, in grado di mappare le traiettorie dell’arte cinematografica del futuro e di diventare la casa dei giovani talenti del cinema mondiale. Un unicum in Italia per l’idea che porta avanti e per la modalità in cui riesce a farlo: un connubio che lo rende uno dei luoghi più innovativi per il mondo del cinema in Italia.

Tra gli ospiti d’eccezione di quest’anno il regista boliviano Kiro Russo, premio della giuria all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, e la filmmaker indiana Payal Kapadia, vincitrice del Golden Eye Award come miglior film documentario al Festival di Cannes 2021, entrambi protagonisti di una retrospettiva; il georgiano Alexandre Koberidze, autore di What Do We See When We Look at the Sky?, vincitore del premio della critica alla Berlinale, votato tra i 10 migliori film del 2021 da testate come Cinema-Scope e Cahiers du Cinéma, che ritorna a Lago Film Fest con un focus da lui curato sul cinema georgiano perduto; Francesco Montagner, trevigiano d’origine e Pardo d’oro a Locarno con Brotherhood, recentemente distribuito in sala in Italia e Rosa Palasciano, co-autrice e protagonista di Giulia di Ciro De Caro, nonché candidata finalista ai David di Donatello per la miglior interpretazione femminile.

Il festival dedica ampio spazio anche al dialogo tra cinema e musica con la partecipazione dell* musicist* Adele Altro (Any Other) e Ginevra Nervi, giovanissima compositrice di colonne sonore tra cui quella di Non Odiare di Mauro Mancini, e la presentazione in anteprima assoluta del documentario dedicato al cantautore, produttore e compositore IOSONOUNCANE. Sarà inoltre assegnato il premio L.O.S.T. alla miglior colonna sonora: tra i componenti della giuria anche Mirko Perri, tre volte vincitore del David di Donatello nella categoria Miglior Suono, con due nomination nel 2022 per È Stata la Mano di Dio di Paolo Sorrentino e Freaks Out di Gabriele Mainetti.

Una sezione speciale della rassegna è riservata agli spettatori più giovani grazie ai concorsi patrocinati dall’Unicef: a un pubblico diviso tra kids e teens è affidato il compito di votare e scegliere un vincitore tra 37 film partecipanti.

Lago Film Fest si riconferma un appuntamento annuale con il cinema internazionale del presente e del futuro che si distingue per la qualità dei contenuti e per le coinvolgenti modalità di fruizione – a partire dai tre schermi sull’acqua –, in grado di trasformare il paesaggio e le acque di Lago nel perfetto ecosistema per l’evoluzione dell’immagine in movimento. Un’identità anfibia, quella di Lago, che è anche al centro dell’immagine guida della nuova edizione del festival, firmata da Piero Percoco che torna a Revine Lago con un progetto fotografico inedito incentrato sul rapporto tra l’ecosistema lacustre e i suoi frequentatori, disponibile sul sito nuovevisioni.com.

A partire da quest’anno, sarà possibile acquistare un abbonamento a vita per Lago Film Fest e garantirsi un posto in prima fila sulle sponde del cinema anfibio più visionario d’Italia.

Laghat – Un sogno impossibile: tutto quello che c’è da sapere sul film in uscita su Paramount+

Laghat – Un sogno impossibile è un film italiano di genere drammatico-sportivo diretto da Michael Zampino, disponibile in streaming su Paramount+ dal 26 novembre 2025 in Italia. La produzione è firmata da Alba Produzioni e CDE Videa, con un progetto che punta a unire racconto sportivo e dramma umano in un’unica narrazione.

Michael Zampino, regista e sceneggiatore italo-francese, ha debuttato nel 2010 con il thriller psicologico L’erede – The Heir, per poi dirigere nel 2021 Governance – Il prezzo del potere, un film che ha consolidato la sua identità autoriale. L’opera ha ottenuto una candidatura ai Nastri d’Argento e ha vinto il Globo d’Oro per la miglior sceneggiatura.

Con Laghat – Un sogno impossibile, Zampino cambia contesto ma non direzione: il tema centrale resta quello del confronto tra individuo e sistema, qui declinato in forma più intima e personale. Il film non si concentra soltanto sulla rinascita sportiva, ma soprattutto su un percorso di fiducia reciproca tra uomo e animale.

Trama di Laghat – Un sogno impossibile

Lorenzo Guidi e Carlotta Antonelli in Laghat (2025)

La storia segue Andrea, un ragazzo di 21 anni con alle spalle un passato da ex fantino promettente. Dopo aver abbandonato le corse si è ritrovato a lavorare con il padre Mario, un antiquario invischiato in affari poco trasparenti e spesso al limite della legalità, che è in grado di esercitare un forte ascendente su di lui.

La svolta arriva quando incontra Tony, il suo ex allenatore, che riaccende in lui il sogno di tornare a correre e competere. Ma la strada non è semplice: l’unico cavallo che Tony può offrirgli è Laghat, un purosangue eccezionale ma quasi completamente cieco. Da questo incontro nasce un percorso che va ben oltre lo sport. Andrea non deve solo riconquistare fiducia nelle proprie capacità, ma anche imparare a costruire un legame con un animale fragile e imprevedibile. La loro relazione diventa il centro della narrazione, trasformandosi in una sfida reciproca fatta di paure, errori e progressi graduali. Inizia per Andrea una sfida sportiva e personale che lo aiuterà a crescere non solo come fantino ma anche come uomo.

Il cast di Laghat – Un sogno impossibile

Il film vanta un cast ricco di interpreti italiani e internazionali. Lorenzo Guidi interpreta il protagonista, Andrea, dando vita a un personaggio fragile ma determinato, segnato da un passato ingombrante e da un presente incerto. Edoardo Pesce veste i panni del padre Mario, mentre Hippolyte Girardot compare nel ruolo di Tony, l’ex allenatore.

Accanto a loro, Carlotta Antonelli interpreta Giulia, presenza fondamentale nel percorso emotivo del protagonista. A completare il cast ci sono Verdiana Barbagallo (Stefania), Demetra Bellina (Sveva), Gianluca Cesale (Silvio), Daniela Glasgow (Acquaintance), Samuel Leclerc (Paul), Stefano Macciocca (Giorgio), Federico Perrotta (Ivan) e Armando Puccio (Commissario).

Il trailer di Laghat – Un sogno impossibile

Il trailer di Laghat – Un sogno impossibile offre un primo sguardo intenso ed emotivo sul film, mettendo subito in chiaro il suo approccio più intimo rispetto al classico cinema sportivo. Le immagini alternano momenti di allenamento, sequenze legate alle corse e scene di vita quotidiana del protagonista, evidenziando fin da subito il conflitto di Andrea con il padre e il difficile contesto familiare in cui si trova.

Zampino, insieme alla sceneggiatrice Heidrun Schleef, costruisce una storia che evita la classica struttura della “favola del riscatto”. Non c’è un percorso lineare né una crescita semplice: il protagonista è costretto a confrontarsi con fallimenti, esitazioni e momenti di rottura.

Il trailer mostra il dramma interiore del protagonista e un interesse verso la sua evoluzione psicologica, piuttosto che alla spettacolarizzazione delle corse. Le gare ippiche, infatti, non rappresentano il punto d’arrivo, ma solo uno sfondo su cui si sviluppa il vero cuore della storia: la trasformazione di Andrea non solo come sportivo, ma come persona.

Dove vedere Laghat – Un sogno impossibile

Carlotta Antonelli in Laghat - Un sogno impossibile

Il film è distribuito in esclusiva su Paramount+, piattaforma che continua a investire in produzioni europee e adattamenti letterari. Per accedere al titolo sarà necessario un abbonamento attivo al servizio.

Si tratta di un’opera pensata per un pubblico ampio, classificata 6+, che affronta temi come la crescita personale, il riscatto e la costruzione della fiducia, sia in sé stessi che negli altri. Il film è liberamente ispirato al romanzo Laghat, il cavallo normalmente diverso di Enrico Querci.

Laghat – Un sogno impossibile, la storia vera dietro al film con Edoardo Pesce

Dietro Laghat – Un sogno impossibile, il film diretto da Michael Zampino con Edoardo Pesce, si nasconde una storia vera tanto incredibile da sembrare inventata. Eppure, la vicenda del cavallo Laghat è reale e rappresenta uno dei racconti più sorprendenti del mondo dell’ippica contemporanea.

Una storia vera che sembra una favola

Laghat - Un sogno impossibile (2025)

La vita di Laghat ha tutti gli elementi di una fiaba classica: un protagonista fragile, una difficoltà apparentemente insormontabile e un percorso che sfida ogni previsione. Nato come un normale puledro destinato alle corse, Laghat crebbe diventando un esemplare promettente. Tuttavia ancora molto giovane, quando aveva solo un anno, fu colpito da una malattia che cambiò per sempre il suo destino.

Dopo aver contratto un virus, sviluppò una grave infezione fungina, la micosi, che lo rese completamente cieco da un lato e con una vista ridotta al 95% dall’altro. Una condizione che, nel mondo delle corse, avrebbe normalmente segnato la fine della carriera di qualsiasi cavallo. E invece, proprio da qui comincia la parte più straordinaria della sua storia.

Il cavallo cieco che sfidò ogni limite

Nonostante la perdita della vista, Laghat dimostrò capacità fuori dal comune. Secondo il suo proprietario, Federico De Paola, il cavallo sembrava possedere “una sorta di sesto senso che gli dice dove mettere le gambe”; una percezione che gli permetteva di orientarsi in pista e muoversi con sicurezza.

Il suo debutto avvenne nel gennaio 2006 all’ippodromo di San Rossore, a Pisa, dove vinse la sua prima gara. Solo due settimane dopo, ottenne una seconda vittoria con un ampio margine (6 lunghezze di vantaggio), lasciando tutti senza parole.

Laghat ha partecipato a corse di livello handicap e competizioni minori, montato dall’apprendista fantino Giuseppe Virdis. In carriera ha disputato ben 123 gare tra il 2006 e il 2015, vincendone 26 e piazzandosi in altre 30. Un risultato impressionante, considerando le sue condizioni fisiche. In totale, riuscì a guadagnare circa 112.000 euro in premi.

Con il passare del tempo, la sua storia attirò sempre più attenzione, fino a conquistare i media italiani, che lo soprannominarono “la bellezza cieca” in vista della sua ventesima vittoria, nella primavera del 2012. Un nome che racchiudeva perfettamente la sua unicità e il fascino della sua impresa.

Oltre alle sue capacità atletiche, Laghat era noto anche per il suo carattere particolare. Chi lo conosceva racconta che dopo una sconfitta diventava irrequieto, arrivando a scalciare o mordere il compagno di scuderia. Al contrario, dopo una vittoria si mostrava tranquillo e rilassato. Laghat non era perfetto, aveva reazioni e comportamenti complessi, proprio come gli esseri umani.

Dai libri al cinema

Laghat libro per bambini

La straordinaria vicenda di Laghat ha ispirato anche la letteratura. Lo scrittore Enrico Querci ha raccontato la sua storia nel romanzo Laghat, il cavallo normalmente diverso, pubblicato nel 2014. Il libro esplora non solo la carriera sportiva del cavallo, ma anche il legame con le persone che lo hanno accompagnato nel suo percorso.

Successivamente, è stata realizzata anche una versione illustrata per bambini, capace di rendere questa storia accessibile ai più piccoli. Attraverso un linguaggio semplice e immagini evocative dell’illustratore Vincenzo Basiricò, il racconto segue Laghat dalla nascita fino al ritiro, mettendo in luce aspetti fondamentali del mondo dei cavalli: la loro sensibilità, il bisogno di relazione e la capacità di rispondere alla fiducia umana. Per i bambini la storia di Laghat può essere un esempio di come la diversità non rappresenti un ostacolo.

La scelta di adattare questa vicenda per il cinema nasce proprio dalla sua forza simbolica. Laghat non rappresenta soltanto un’eccezione nel mondo delle corse, ma una storia capace di parlare a tutti: quella di chi si trova ad affrontare un limite e decide di non arrendersi.

Laghat – Un sogno impossibile prende ispirazione da questa storia reale, rielaborandola in chiave narrativa attraverso il personaggio di Andrea, giovane fantino in cerca di riscatto. Il film, interpretato anche da Edoardo Pesce, non si limita a raccontare le imprese sportive del cavallo, ma approfondisce il rapporto tra uomo e animale, mettendo al centro il tema della fiducia reciproca.

Una vita dopo le corse

Laghat si è ritirato ufficialmente nel novembre 2015, con un evento celebrativo organizzato proprio all’ippodromo di San Rossore, lo stesso luogo in cui aveva iniziato la sua carriera.

Dopo il ritiro, ha trascorso la sua vita in tranquillità, affiancato da Cerere, un cavallo Fjord norvegese che gli ha fatto compagnia. La sua storia ha continuato a vivere anche fuori dalle piste: Laghat è diventato una vera e propria attrazione per i bambini e gli appassionati, che vanno spesso a trovarlo, considerandolo un simbolo di determinazione e fiducia.

Ancora oggi, la storia di Laghat continua a emozionare e a essere raccontata. Non solo per le sue vittorie, ma per ciò che rappresenta: la possibilità di andare oltre le apparenze, di trovare nuove strade anche quando tutto sembra perduto.

Laggiù qualcuno mi ama: in lavorazione il doc di Mario Martone e Anna Pavignano su Massimo Troisi

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È in lavorazione Laggiù qualcuno mi ama, film documentario su Massimo Troisi, diretto da Mario Martone. Il film, prodotto da Indiana, è scritto da Mario Martone e da Anna Pavignano.

Tramite contenuti, documenti inediti e le testimonianze di colleghi e amici il documentario mira a raccontare la genialità e il mito di Massimo Troisi attraverso l’esclusiva ed eccezionale visione del regista e autore napoletano Mario Martone e della compagna di vita e di lavoro Anna Pavignano.

Dichiarazione di Mario Martone:
Con Massimo era nata un’amicizia fondata su una grande stima reciproca, adoravo il suo cinema, vagheggiavamo di lavorare insieme. La possibilità che mi viene offerta di fare un film documentario in cui il pubblico lo possa ritrovare oggi sul grande schermo è quindi qualcosa di speciale per me, posso tornare a dialogare con lui, ascoltarlo e portarlo agli spettatori di ieri e a quelli di oggi, che sono tantissimi. Massimo è sempre rimasto vivo nell’immaginario collettivo, perché era una grande anima e un grande artista. E molto speciale è per me lavorare alla sceneggiatura con Anna Pavignano, che di Massimo ha scritto tutti i film e la cui presenza al suo fianco indicava molto bene quanto Massimo fosse aperto, dialettico, avanti nella sua visione delle cose. Quanto possa parlarci ancora adesso. Facciamo questo film per riascoltarlo, rivederlo, stare con lui.

Laggiù qualcuno mi ama, trailer e poster del docu-film di Mario Martone omaggio a Massimo Troisi

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Laggiù qualcuno mi ama, il docu-film di Mario Martone omaggio a Massimo Troisi, verrà presentato al 73º Festival Internazionale del Cinema di Berlino nella sezione Berlinale Special.

Laggiù qualcuno mi ama è il viaggio personale di Mario Martone nel cinema di Massimo Troisi. Montando le scene dei suoi film Martone vuole mettere in luce Troisi come grande regista del nostro cinema prima ancora che come grande attore comico, e per farlo delinea la sua parabola artistica dagli inizi alla fine, inquadrandolo nella temperie degli anni in cui si è formato e nella città comune ai due registi, Napoli. Col montaggio dei film si intersecano alcune conversazioni, non con persone che frequentavano Troisi, ma con artisti che lo hanno amato e ne sono stati influenzati, come Francesco Piccolo, Paolo Sorrentino, Ficarra e Picone,  critici che lo hanno studiato, come Goffredo Fofi e la rivista Sentieri selvaggi, e due tra gli artefici della sua opera postuma, Il postino, Michael Radford e Roberto Perpignani. Fa eccezione Anna Pavignano che con Troisi scriveva i suoi film e che Martone vuole incontrare per indagare i processi creativi da cui essi scaturivano, e che collabora al film mettendo a disposizione dei preziosi materiali inediti.

Laggiù qualcuno mi ama, il poster

LAGGIÙ QUALCUNO MI AMA
un film di MARIO MARTONE

una produzione
INDIANA PRODUCTION, VISION DISTRIBUTIONMEDUSA FILM
in collaborazione con SKY

montaggio  JACOPO QUADRI 
fotografia PAOLO CARNERA
soggetto e sceneggiatura ANNA PAVIGNANO  MARIO MARTONE
musiche PINO DANIELE, ANTONIO SINAGRA e LUIS BACALOV
vendite internazionali a cura di VISION DISTRIBUTION

una distribuzione
MEDUSA FILM / VISION DISTRIBUTION

NELLE SALE DAL 23 FEBBRAIO

Laggiù qualcuno mi ama di Mario Martone a Berlino 73

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Laggiù qualcuno mi ama di Mario Martone a Berlino 73

Laggiù qualcuno mi ama, il docu-film di Mario Martone omaggio a Massimo Troisi, verrà presentato al 73º Festival Internazionale del Cinema di Berlino nella sezione Berlinale Special.

Laggiù qualcuno mi ama è il viaggio personale di Mario Martone nel cinema di Massimo Troisi. Montando le scene dei suoi film Martone vuole mettere in luce Troisi come grande regista del nostro cinema prima ancora che come grande attore comico, e per farlo delinea la sua parabola artistica dagli inizi alla fine, inquadrandolo nella temperie degli anni in cui si è formato e nella città comune ai due registi, Napoli. Col montaggio dei film si intersecano alcune conversazioni, non con persone che frequentavano Troisi, ma con artisti che lo hanno amato e ne sono stati influenzati, come Francesco Piccolo, Paolo Sorrentino, Ficarra e Picone,  critici che lo hanno studiato, come Goffredo Fofi e la rivista Sentieri selvaggi, e due tra gli artefici della sua opera postuma, Il postino, Michael Radford e Roberto Perpignani. Fa eccezione Anna Pavignano che con Troisi scriveva i suoi film e che Martone vuole incontrare per indagare i processi creativi da cui  essi scaturivano, e che collabora al film mettendo a disposizione dei preziosi materiali inediti

Laggiù qualcuno mi ama arriva su SKY e NOW

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Laggiù qualcuno mi ama arriva su SKY e NOW

Arriva in prima tv su Sky Laggiù qualcuno mi ama, docufilm su Massimo Troisi diretto da Mario Martone, mercoledì 19 luglio alle 21.15 su Sky Cinema Due, in contemporanea anche su Sky Documentaries, in streaming su NOW e disponibile on demand.

Nell’anno del 70esimo anniversario dalla nascita dell’indimenticabile Massimo Troisi, Martone racconta una figura fondamentale della cultura italiana e coglie i molteplici aspetti del suo essere uomo e artista. Nel docufilm le immagini delle pellicole di Troisi si intersecano con le parole di artisti che lo hanno amato e ne sono stati influenzati come Francesco Piccolo, Anna Pavignano, Valeria Pezza, Goffredo Fofi, Paolo Sorrentino, Salvo Ficarra, Valentino Picone, Federico Chiacchiari, Demetrio Salvi, Mario Spada, Fabio Balsamo, Aurora Leone, Michael Radford e Roberto Perpignani.

Il film è una produzione INDIANA PRODUCTION, VISION DISTRIBUTION e MEDUSA FILM in collaborazione con SKY e con NETFLIX.

La trama del film Laggiù qualcuno mi ama

Laggiù qualcuno mi ama è il viaggio personale di Mario Martone nel cinema di Massimo Troisi. Montando le scene dei suoi film Martone vuole mettere in luce Troisi come grande regista del nostro cinema prima ancora che come grande attore comico, e per farlo delinea la sua parabola artistica dagli inizi alla fine, inquadrandolo nella temperie degli anni in cui si è formato e nella città comune ai due registi, Napoli. Col montaggio dei film si intersecano alcune conversazioni, non con persone che frequentavano Troisi, ma con artisti che lo hanno amato e ne sono stati influenzati, come Francesco Piccolo, Paolo Sorrentino, Ficarra e Picone, critici che lo hanno studiato, come Goffredo Fofi e la rivista Sentieri selvaggi, e due tra gli artefici della sua opera postuma, Il postino, Michael Radford e Roberto Perpignani. Fa eccezione Anna Pavignano che con Troisi scriveva i suoi film e che Martone vuole incontrare per indagare i processi creativi da cui essi scaturivano, e che collabora al film mettendo a disposizione dei preziosi materiali inediti.

Laggies: nuovo trailer UK con Keira Knightley e Chloe Grace Moretz

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Ecco il nuovo trailer UK di Laggies, film che vede protagonista l’inedita coppia Keira Knightley e Chloe Grace Moretz. Il film vede nel cast anche Sam Rockwell e Mark Webber. Il film è diretto da Lynn Shelton uscirà negli USA a ottobre. 

Tutte le foto: [nggallery id=928]

LaggiesLa storia è incentrata su Megan, una donna che finge di andare a un ritiro lavorativo dopo aver ricevuto la sorprendente proposta di matrimonio del suo fidanzato. Invece, si nasconde con la sorella sedicenne Annika. Sam Rockwell interpreta Craig, e Mark Webber è in trattative per interpretare il fidanzato di Megan.

Fonte: CS

Laggies Trailer e poster del film con Keira Knightley e Chloe Moretz

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Arrivava il primo trailer del film Laggies, la nuova comedy con Keira Knightley, Chloe Moretz, Sam Rockwell e Mark Webber. Diretto da Lynn Shelton Laggies uscirà negli USA a ottobre. 

Tutte le foto: [nggallery id=928]

LaggiesLa storia è incentrata su Megan, una donna che finge di andare a un ritiro lavorativo dopo aver ricevuto la sorprendente proposta di matrimonio del suo fidanzato. Invece, si nasconde con la sorella sedicenne Annika. Sam Rockwell interpreta Craig, e Mark Webber è in trattative per interpretare il fidanzato di Megan.

Laetitia Casta: 10 cose che non sai sull’attrice

Laetitia Casta: 10 cose che non sai sull’attrice

Divenuta celebre come supermodella, Laetitia Casta è in seguito diventata una nota attrice, attiva tanto in Francia, sua terra natale, quanto in Italia e negli Stati Uniti. Ad oggi, ha infatti avuto modo di collaborare con diversi importanti registi e attori di questi paesi, grazie ai quali ha potuto maturare come interprete, arrivando così ad affermarsi presso un ampio pubblico. Nella sua filmografia è infatti possibile ritrovare sia film più commerciali che titoli di maggior rilievo artistico.

Ecco 10 cose che non sai di Laetitia Casta.

Laetitia Casta marito

Laetitia Casta: i suoi film e le serie TV

10. Ha recitato in celebri film. L’attrice debutta al cinema nel 1999 con il film Asterix & Obelix contro Cesare, con Roberto Benigni. Successivamente, ha modo di recitare in ruoli di rilievo nei film Les âmes fortes (2001), Le Grand Appartement (2006), Nés en 68 (2008), Visage (2009) e Gainsbourg, vie héroīque (2010). Nel 2011 recita nel ruolo della protagonista in La guerra dei bottoni, accanto a Guillaume Canet, mentre l’annno seguente è nel cast del film statunitense La frode, con Richard Gere. Recita poi nell’italiano Una donna per amica (2014), con Fabio De Luigi, in 11 donne a Parigi (2014) e L’uomo fedele (2018), con Lily-Rose Depp.

9. È protagonista di una mini-serie. Nel corso della sua carriera l’attrice non ha mancato di recitare anche per la televisione, comparendo nella miniserie La bicicletta blu (2000), nel film Luisa Sanfelice (2004), con Adriano Giannini, dove interpreta la nobildonna del titolo, protagonista del romanzo di Alexandre Dumas, e in Arletty, une passion coupable (2015). Tra il 2019 e il 2020 ha poi ricoperto il ruolo della protagonista Théa nella mini-serie Une île, incentrato su una storia che mescola crime e fantasy.

8. Ha scritto, diretto e prodotto un cortometraggio. Nel 2016 l’attrice debutta alla regia di En moi, cortometraggio di genere drammatico incentrato sulla relazione tra un regista cinematografico e l’attrice del suo film. Per l’occasione, la Casta si è cimentata anche nella sceneggiatura, da lei scritta insieme a Maude Ameline, come anche nella produzione del corto. Questo venne presentato durante la cerimonia di chiusura della Settimana internazionale della critica nel corso del Festival di Cannes.

Laetitia Casta: chi è suo marito

7. Ha avuto una relazione con un noto attore italiano. Divenuta celebre anche in Italia, la Casta ottenne su di sé ancor più attenzioni nel momento in cui fu resa nota la sua relazione con l’attore Stefano Accorsi, protagonista di film come Baciami ancora e Veloce come il vento. I due sono infatti stati una coppia dal 2003 al 2013, anno in cui poi si sono separata lasciando semplicemente intendere che il rapporto era giunto ad una naturale conclusione. Dalla loro relazione sono però nati due figli, rispettivamente nel 2006 e nel 2009.

6. Si è sposata con un regista francese. Dopo la separazione da Accorsi, nel 2015 l’attrice ritrova l’amore nel momento in cui si lega al regista e attore francese Louis Garrel, celebre per aver recitato in The Dreamers e L’ufficiale e la spia. I due si sono poi sposati in Corsica nel giugno del 2017, e nel 2018 hanno recitato insieme nel film L’uomo fedele, da lui anche scritto e interpretato. Attualmente, la coppia non ha avuto figli, avendo con sé quelli che l’attrice aveva avuto dalla precedente relazione.

Laetitia Casta fisico

Laetitia Casta a Sanremo

5. Ha condotto il celebre Festival della musica italiana. Il 1999 si rivelò un anno fondamentale per l’attrice, che ebbe modo di debuttare al cinema e anche di farsi conoscere nel mondo dello spettacolo italiano conducendo il Festival di Sanremo insieme a Fabio Fazio. Sempre Fazio, la chiama come ospite nell’edizione del 2014 da lui condotta. In tale occasione, presente nel corso della prima puntata, l’attrice si esibì nell’esecuzioni dei brani Meraviglioso e Silvano.

Laetitia Casta è su Instagram

4. Ha un account personale. L’attrice è presente sul social network Instagram con un profilo seguito da 356 mila persone. All’interno di questo la Casta è solita condividere prevalentemente immagini relative al suo lavoro di modella, con servizi fotografici realizzati per riviste o eventi particolari. È tuttavia possibile ritrovare anche immagini relative a suoi momenti di svago e post promozionali dei suoi progetti da attrice. Così facendo, può tenere costantemente aggiornati i propri follower circa le sue attività presenti o future.

Laetitia Casta: il suo fisico e le misure

3. È considerata l’ideale di modella sensuale. Da quando venne scoperta a 15 da un fotografo, la Casta non ha mai smesso di posare come modella per alcuni tra i principali nomi del settore, arrivando ad essere la testimonial ufficiale di L’Oréal. Oggi, a quarantadue anni, la Casta è ancora considerata una delle donne più sensuali e belle del mondo della moda. Nonostante il passare degli anni ha infatti mantenuto un fisico particolarmente invidiabile, che ha più volte sfoggiato anche senza veli per importanti riviste. Le misure del suo corpo rispettivamente 89-59-90.

Laetitia Casta e i suoi denti

2. Non è mai ricorsa alla chirurgia estetica. L’attrice si è dichiarata profondamente contraria alla chirurgia, considerandola una forma di distruzione, e affermando invece che da sempre il suo personale segreto di bellezza è essere in pace con il proprio corpo. Per questo motivo, l’attrice si è anche sempre rifiutata di correggere la forma dei suoi denti, da alcuni giudicati inadatti ad una modella, ma divenuti con il tempo il suo segno distintivo, nonché una delle sue caratteristiche più apprezzate.

Laetitia Casta: età e altezza

1. Laetitia Casta è nata a Pont-Audemer, in Francia, l’11 maggio 1978. L’attrice è alta complessivamente 172 centimetri.

Fonte: IMDb

Laetitia Casta nella clip del film Una donna per amica

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Laetitia Casta nella clip del film Una donna per amica

Guarda la clip del film Una donna per amica di Giovanni Veronesi, con Fabio De Luigi e Laetitia Casta, dal 27 febbraio al cinema.

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Francesco e Claudia sono belli, giovani e molto amici. Lui è un avvocato, impacciato e spiritoso. Lei fa la veterinaria, un’anima libera e anticonformista. Tra loro non ci sono segreti, ma quando nella vita di Claudia arriva Giovanni e lei decide di sposarlo, Francesco si accorge che l’amicizia fra uomo e donna è più complicata del previsto. Equivoci, sentimenti e grandi risate nell’eterno incontro-scontro tra uomo e donna. Il re del divertimento Fabio De Luigi e la splendida Laetitia Casta sono destinati a diventare la nuova coppia d’oro della commedia italiana.

Ladyhawke: tutto quello che c’è da sapere sul film

Ladyhawke: tutto quello che c’è da sapere sul film

Il regista Richard Donner è ricordato per film come Il presagio, Superman, I Goonies e la saga di Arma letale. Un altro suo celebre lungometraggio, divenuto negli anni un cult, è il film del 1985 Ladyhawke. Si tratta di un’opera d’avventura con elementi fantasy e una forte componente romantica, ricordata tanto per i suoi iconici personaggi quanto per le location utilizzate per ricostruire un contesto da XIII Secolo. Tutti questi elementi hanno contribuito al successo del film, cresciuto e consolidatosi nel corso del tempo.

Ancora oggi, infatti, Ladyhawke è uno dei più apprezzati film di quel filone fantasy d’avventura tanto in voga negli anni Ottanta. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e alle location. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

Ladyhawke: la trama del film

Ambientato in pieno Medio Evo, il film vede un potente e crudele Vescovo di un borgo francese lanciare una maledizione contro l’amata Isabella d’Angiò e il suo amante Etienne Navarre. I due hanno infatti modo finalmente di passare insieme il loro tempo, senza però incontrarsi mai davvero. Se di giorno Etienne ha il suo aspetto umano, di notte si trasforma invece in lupo. Isabella, al contrario, di notte ha la sua forma umana, mentre di giorno non è che un falco. Nel corso delle loro malinconiche peregrinazioni, i due si imbattono casualmente nel ladruncolo Philippe.

Evaso dalle segrete del castello vescovile, questi si affeziona ai due e decide di aiutarli nella loro avventura. Sulle loro tracce si trova infatti il Vescovo, il quale desidera catturarli e tenerli prigionieri presso la sua corte. Mentre cercano un modo per poter spezzare la maledizione, i tre si imbatteranno dunque in numerosi pericoli, personaggi ambigui e avventure incredibili. Pur di poter vivere in modo compiuto il proprio amore, Isabella ed Etienne sono però disposti a superare ogni ostacolo.

Ladyhawke-location

Ladyhawke: il cast e le location del film

Ad interpretare Etienne Navarre vi è l’attore Rutger Hauer, noto per essere stato il replicante Roy Batty in Blade Runner. L’attore, in realtà, era stato pensato per il ruolo del Capitano della Guardia, mentre Kurt Russell avrebbe dovuto interpretare Navarre. Quando quest’ultimo rinunciò al progetto, fu però Hauer ad assumere il ruolo del protagonista. Michelle Pfeiffer interpreta invece Isabella d’Angiò, mentre Matthew Broderick ricopre il ruolo di Phillipe Gaston. Sono poi presenti gli attori John Wood nei panni del crudele Vescovo, Leo McKern in quelli del monaco Imperius e Ken Hutchison in quelli del Capitano della Guardia Marquet.

Per quanto riguarda le location del film, seppure la trama nell’edizione italiana del film punta a richiamare un’ambientazione francese, il film è in effetti stato girato quasi interamente in Italia. Le riprese si sono infatti svolte nelle province di Cremona, Parma, Piacenza e Massa Carrara. Ulteriori location sono state i boschi del Pontremolese, il Parco nazionale del Gran Sasso e Monti del Laga. Ancora, si svolge a Campo Imperatore, in provincia dell’Aquila, la scena in cui il falco viene ferito. Il rifugio del monaco è invece a Rocca di Calascio, mentre la chiesa al cui interno si svolge la scena finale è quella di San Pietro a Tuscania.

Ladyhawke: il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di Ladyhawke grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Chili Cinema, Google Play, Disney+ e Amazon Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di martedì 25 ottobre alle ore 21:10 sul canale TwentySeven.

Fonte: IMDb

Ladybird di Greta Gerwig è il film meglio recensito di sempre su Rotten Tomatoes

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Inarrestabile Lady Bird: l’opera prima di Greta Gerwig, sbarcato nelle sale americane lo scorso 3 novembre, ha battuto l’ennesimo record su Rotten Tomatoes dove è risultato il film meglio recensito di sempre. Con un punteggio saldo al 100% di positività, aggregando il responso di 169 recensioni, la pellicola scavalca il precedente detentore del primato Toy Story 3.

È ormai chiaro quanto l’America stia sostenendo, sia con la critica che con i biglietti staccati, la pellicola della Gerwig, ufficialmente in corsa per la Award Season dove proverà ad aggiudicarsi qualche statuetta (fra tutte, la più probabile è quella dell’attrice protagonista). Ma il successo al box office – con numeri da capogiro – e i pareri entusiasti della stampa, stanno proiettando il film in una dimensione assolutamente non pronosticabile all’inizio dell’anno, trattandosi di un prodotto indipendente scritto e diretto da un’esordiente donna.

In attesa di scoprire se Lady Bird troverà una distribuzione italiana, vi ricordiamo che il film è prodotto dalla A24 e vede nel cast Saoirse RonanLaurie Metcalf, Tracy Letts, Lucas Hedges, Timothée Chalamet, Beanie Feldstein, Lois Smith, Stephen McKinley Henderson, Odeya Rush, Jordan Rodrigues e Marielle Scott.

Lady Bird: il trailer del debutto alla regia di Greta Gerwig

Lady Vendetta: Charlize Theron è nel cast

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Lady Vendetta: Charlize Theron è nel cast

Charlize Theron sarà la protagonista dell’adattamento del capitolo finale della trilogia Vendetta di Park Chan-Wook, Lady Vendetta, è stato annunciato dal regista William Monahan (lo sceneggiatore di  Nessuna verità).

La storia è incentrata su una donna innocente che – per le sue ragioni – si ritrova  in carcere a scontare una pena detentiva, quando esce  è pronta a vendicarsi. “Questo sarà molto americano e molto inaspettato“, ha detto il regista. Monahan ha vinto l’Oscar per la migliore sceneggiatura non originale nel 2007 per The Departed di Martin Scorsese.

Fonte:Indiewire

Lady Sif: i Marvel studios al lavoro sulla serie tv?

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Lady Sif: i Marvel studios al lavoro sulla serie tv?

Dopo Loki, Scarlet Witch e Visione, Soldato d’Inverno e Falcon, i Marvel Studios potrebbero aver deciso di dedicare un’altra serie tv da consegnare al servizio streaming di Disney + nelle prossime stagioni. Ma di quale personaggio del MCU stiamo parlando? A quanto pare la designata sarebbe nientemeno che Lady Sif, la guerriera asgardiana vista l’ultima volta sul grande schermo in Thor: The Dark World e brevemente in Agents of S.H.I.E.L.D.

Il rumor è stato lanciato da Discussion Film, senza alcuna conferma ufficiale da parte della Disney né ulteriori informazioni in merito. È ovvio che, nel caso la notizia si rivelasse fondata, il ritorno di Jaimie Alexander nei panni dell’eroina sarebbe plausibile.

Proprio l’attrice nelle scorse settimane aveva twittato un’immagine di Lady Sif che per alcuni fan era un volontario indizio di qualcosa di più importante. Sarà davvero così? Rivedremo in azione il personaggio?

Jaimie Alexander suggerisce il ritorno di Lady Sif

Gli altri titoli in sviluppo sono dedicati a Scarlet WitchFalcon e Soldato d’Inverno, ed è probabile che vengano confermati già nei prossimi giorni.

È ormai ufficiale: i Marvel Studios sono al lavoro sulla prima di una lunga lista di serie tv destinate alla nuova piattaforma streaming di Disney, che avrà come protagonista Loki e che farà parte del Marvel Cinematic Universe. L’annuncio è arrivato direttamente dal CEO Bob Iger insieme al nome del servizio in arrivo nel 2019, che si chiamerà Disney +insieme alla notizia che Tom Hiddleston tornerà a vestire i panni del Dio dell’Inganno anche sul “piccolo” schermo.

Vi ricordiamo che la piattaforma streaming Disney ha già ordinato nel suo catalogo una serie inedita su Star Wars ideata da Jon Favreau, un’altra basata sui film di High School Musical e il live action di Lilli e il Vagabondo.

Fonte: Discussion Film

Lady Mary e Mr. Carson portano l’eleganza di Downton Abbey al #RomaFF14

Jim Carter e Michelle Dockery, insieme ad Imelda Staunton, sono stati i protagonisti del primo sabato di Festa del Cinema di Roma 2019, dove hanno portato Downton Abbey – Il Film. Gli attori, che nella famosa e amata serie hanno interpretato il maggiordomo Carson e Lady Mary Crawley, poi Talbot, sono stati accolti dai fan con grande calore, dopo la proiezione del film per la stampa.

In merito al ritorno nei personaggi di Carson e Lady Mary, Jim Carter e Michelle Dockery sono stati concordi nel dire che è stato come ritrovare dei vecchi amici: “Tornare dopo tre anni a Carson è stato emozionante ma anche come tornare a casa, visto che per girare una stagione ci impiegavamo sei mesi, e io rimanevo tutto questo tempo con il personaggio. Sapevamo tutti quello che dovevamo fare, ed è stata come una grande rimpatriata, come tornare a un momento molto felice per molti di noi, il successo ha giocato un ruolo importante, voi (ai fan) siete stati molto generosi. E tornare e constatare l’accoglienza che è stata riservata al film, è stato meraviglioso”.

“Ormai siamo una grande famiglia, è stata come una rimpatriata – osserva Michelle Dockery – ti sembra che non ti sia mai lasciato indietro queste persone. E ripetere l’esperienza per il grande schermo mi ha fatto sentire privilegiata. La reazione del pubblico e della critica è stata calorosa, per noi.”

“È come a teatro – interviene Carter – in cui si lavora con la stessa compagnia per un certo tempo e si creano dei vincoli e dei rapporti. Era la versione televisiva, e ora cinematografica, di una grande compagnia teatrale. C’erano grande scene di gruppo, e tutti, da Sophie (la cameriera Daisy, ndr) e Maggie Smith (Lady Violet, ndr), abbiamo stretto amicizia. Questo nella tv non sempre si verifica.”

Imelda Staunton, che nella vita reale è sposata con Jim Carter, ha sempre visto lo show da vicino, tuttavia adesso ha avuto la possibilità di entrare nella storia con un personaggio legato ai Crawley. “Per me è stato un’enorme sorpresa essere invitata a partecipare. Sapevo della serie per il mio rapporto personale con Jim, ma è stato un piacere avere una linea narrativa così importante. Ho lavorato con persone che conoscevo e con cui avevo già lavorato, e questa è stata la ciliegina sulla torta. È stata una bella sensazione uscire ed andare a lavorare con mio marito, per tre giorni.”

La storia è stata costruita cercando di coniugare l’esigenza di far “tornare a casa i fan” ma anche quella di spettacolarizzazione, così la visita reale e lo sfarzo che si sarebbe portata dietro sembravano la strada giusta da intraprendere. Questo ha richiesto uno sforzo produttivo mai affrontato prima, con la crew che si è avvalsa anche di un uomo che aveva lavorato a Buckingham Palace come consulente.

“Credo che in un mondo in cui i politici e la classe dirigente spesso manchi di dignità, è bello fuggire in un mondo, quello di Downton Abbey, in cui gli uomini di potere sono anche uomini di principio.” Ha concluso Jim Carson.

Downton Abbey arriverà al cinema il prossimo 24 ottobre, distribuito da Universal Pictures.

Lady Mariko di Shōgun era una persona realmente esistita?

Lady Mariko di Shōgun era una persona realmente esistita?

Anna Sawai interpreta il ruolo di Lady Toda Mariko in Shōgun e, come molti dei personaggi della serie, anche il suo personaggio ha dei legami con una controparte reale. Il remake della miniserie Shōgun degli anni ’80, basato sul libro di James Clavell del 1975, la serie FX segue un periodo tumultuoso nel Giappone feudale e le forze opposte in lotta per il potere. Al centro del conflitto nel 1600 c’è un inglese di nome John Blackthorne, che si ritrova in Giappone prima di emergere come un punto di svolta per un daimyo specifico. Detto questo, anche Lady Mariko di Sawai gioca un ruolo cruciale nel plasmare il futuro del Giappone.

Sawai continua a vedere crescere la sua fama nel settore, con il suo ruolo in Shōgun che rappresenta l’ultimo progetto degno di nota. Nel 2023, l’attrice neozelandese ha avuto un altro ruolo da protagonista in Monarch: Legacy of Monsters, la serie di Apple TV+ all’interno del franchise Monsterverse. Prima di allora, Sawai ha recitato in un altro show di Apple TV+, Pachinko, che dovrebbe ancora avere una seconda stagione. Per quanto riguarda il cinema, Sawai è nota soprattutto per aver interpretato Elle in F9, la figlia dello scienziato che ha sviluppato il Progetto Ares. Detto questo, Shōgun si preannuncia come il titolo più importante di Sawai fino ad oggi, anche se sarà impossibile per il suo personaggio tornare nella seconda stagione di Shōgun, a meno che non sia in flashback.

La produzione della seconda stagione di Shōgun dovrebbe iniziare nel 2025.

Hosokawa Gracia è l’ispirazione nella vita reale per Lady Mariko di Shōgun

Shōgun è sempre stata la storia di Mariko

Hosokawa Gracia nacque nel clan Akechi nel 1563

Shōgun‘s cast presenta personaggi basati su persone reali, tra cui Lady Mariko di Anna Sawai, che si ispira a Hosokawa Gracia. In Shōgun, Toda Mariko è una fedele alleata del signore Toranaga, costretto a entrare in conflitto con i suoi rivali tra i colleghi reggenti. Apparentemente sposata per dovere piuttosto che per amore, Lady Mariko ha comunque un grande valore, soprattutto per quanto riguarda la sua istruzione. Oltre ad essere una cristiana devota, la formazione multilingue di Lady Mariko le permette di tradurre per John Blackthorne, al quale finisce per avvicinarsi.

Gracia, conosciuta anche come Hosokawa Garasha, nacque nel clan Akechi nel 1563, ma alla fine si convertì al cristianesimo e abbracciò il nome di battesimo. Sebbene non fosse coinvolta con William Adams, l’uomo che ha ispirato John Blackthorne in Shōgun, Gracia fu una figura di grande impatto durante il periodo Sengoku in Giappone. Dopo essere stata etichettata come figlia di un traditore, Gracia fu costretta a nascondersi, ma la sua vita fu messa ancora più in pericolo quando suo marito, Hosokawa Tadaoki, si unì all’esercito orientale durante la battaglia di Sekigahara nel 1600, che avrebbe cambiato il governo del Giappone fino al 1886.

Cosa accadde alla vera Lady Mariko

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Gracia ordinò al suo servitore di assisterla nel suicidio all’età di 38 anni

Grazie alla sua abilità con la spada e alla sua intelligenza, Lady Mariko continuerà a essere una figura fondamentale al fianco di Lord Toranaga per tutta la durata di Shōgun. Tuttavia, non è chiaro se la versione di Lady Mariko di Shōgun seguirà lo stesso destino della sua ispirazione storica, che fu piuttosto tragico. Quando Gracia si trovò nel mezzo dell’esercito orientale (fedeli a Tokugawa Ieyasu) e dell’esercito occidentale (fedeli a Ishida Mitsunari), Ishida Mitsunari le ordinò di fungere da ostaggio nel tentativo di portare i rivali dalla sua parte. Gracia invece ordinò al suo servitore di aiutarla a suicidarsi all’età di 38 anni.CorrelatiLa più grande differenza tra Shogun e la miniserie del 1980 confermata dalle nomination agli Emmy della serie FXShogun ha ricevuto ben 25 nomination agli Emmy 2024, seguendo le orme della celebre serie omonima del 1980.1Di Greg MacArthur21 luglio 2024

Sebbene ci fossero alcune notizie contrastanti sul fatto che qualcun altro avesse ordinato la morte di Gracia, gli effetti della sua morte erano evidenti. Il suo destino danneggiò i piani di Ishida Mitsunari, soprattutto con i potenziali alleati che erano anche convertiti al cristianesimo. Mitsunari finì per perdere la battaglia di Sekigahara, portando Ieyasu a creare lo shogunato Tokugawa, con il suo clan che governò il Giappone fino al 1868. Questi cambiamenti segnarono un periodo importante per il Giappone, poiché la regione conobbe un’immensa crescita economica. Considerando che il Signore Toranaga di Shōgun è basato su Tokugawa Ieyasu, sarà interessante vedere quali elementi della storia giapponese saranno rappresentati nella serie.

Cosa succede alla Lady Mariko di Anna Sawai nella prima stagione di Shogun

Shōgun

Lady Mariko vive uno dei momenti più memorabili della celebre prima stagione nell’episodio 9 “Crimson Sky”. Mariko arriva a Osaka, ma viene tenuta in ostaggio e cerca invano di liberarsi. Questo avviene dopo che Mariko si è ricongiunta con il figlio adolescente, il quale le dice che se lei cercherà di andarsene in modo disonorevole, lui la rinnegherà come madre. Nonostante ciò, Mariko fa ciò che deve per portare avanti l’elaborato piano di Lord Toranaga per lo shogunato. Mariko sta per commettere seppuku e viene aiutata da Blackthorne quando Ishido arriva e le dà l’autorità di lasciare Osaka.

Dopo tutto questo, Yabushige tradisce Blackthorne e Mariko facendo entrare di nascosto degli assassini in città. Si nascondono in un magazzino dove gli assassini piazzano un esplosivo per entrare. Invece di mettersi al riparo, Mariko si mette davanti alla porta e abbraccia la morte, il che crea una frattura tra Ishido e Ochiba-no-kata e costituisce un passo finale cruciale nel piano del signore Toranaga. Mariko è senza dubbio il miglior personaggio della prima stagione di Shōgun e si spera che venga incorporata attraverso dei flashback o che aggiunga potenzialmente un elemento spirituale nella seconda stagione.

Lady Macbeth: recensione del film di William Oldroyd

Lady Macbeth: recensione del film di William Oldroyd

L’Inghilterra dell’800 è costellata di grandi eroine: Elizabeth Bennet in Orgoglio e Pregiudizio fu dipinta come una donna razionale ed emotiva, Jane Eyre come una ragazza coraggiosa disposta a tutto per amore e Catherine Earnshaw in Cime Tempestose come una fanciulla testarda e orgogliosa.

Eppure la vera rivoluzione arriva oggi, con Lady Macbeth. Il libero riferimento a Shakespeare non ha nulla a che vedere con l’opera in sé, eppure è proprio questa definizione a ritrarre perfettamente le sfumature acri della protagonista: Katherine Lester a diciassette anni è costretta a impegnarsi in un matrimonio senza amore, com’era costume sociale dell’epoca, e la vita in cui è intrappolata diventa un circolo di morte per il suo animo ribelle, finché non incontra Sebastian.

Katherine è il blu che contamina l’asetticità dei contorni, è una donna anticonvenzionale dalle dubbie doti morali che dalla vita pretende sempre e soltanto costanti brividi d’avventura. Katherine insegue il pericolo, lo intercetta e lo punzecchia con una lingua sfacciata, ma soprattutto non sembra provare pentimento, mettendo in luce una carenza morale che va contro ogni struttura femminile dei romanzi ottocenteschi.

Lady Macbeth, che nacque come romanzo nel 1865 con il titolo “Lady Macbeth nel Distretto di Mcensk”, è un’opera prima del regista inglese William Oldroyd che si avvale di una giovane Florence Pugh per rappresentare la rivoluzionaria Katherine.

È stata legata troppo a lungo.”

“Lo è stata, signore. Legata troppo a lungo.”

Mentre per Shakespeare Lady Macbeth è una donna contorta e brutalmente geniale che farebbe di tutto pur di trattenere il potere nelle proprie mani, la Lady Macbeth di Oldroyd è una fanciulla che ha fretta di scoprirsi donna. Quella che sarebbe potuta diventare un’eroina dell’Ottocento si è trasformata in una delle creature più complesse mai affrontate.

Tra silenzi e inquadrature traballanti, a tratti irregolari, Oldroyd racconta la storia di una donna ribelle che dimentica il confine tra giusto e sbagliato. Katherine può apparire come una bambina nel cuore della fioritura, ma in realtà è una donna dall’appetito sessuale alla ricerca del proprio posto nel mondo e non ha vergogna di difendere ciò che è suo, anche a costo di arrivare alla violenza.

Con attenzione meticolosa dei colori, il supporto essenziale degli infiniti paesaggi inglesi in netto contrasto con l’arredamento minimalista e asettico degli interni, Lady Macbeth si dimostra un’opera prima perfettamente riuscita. Nonostante Katherine intacchi sempre più la sua carente quanto indubbia morale, a peccare in egual misura sono tutti gli altri: Sebastian lo stalliere, che si lascia trascinare in un turbine d’amore marcio, il marito Lester che non può ribellarsi alla famiglia e decide di ribellarsi in amore, e infine la cameriera Anna, una donna sottomessa alle regole sociali che pur di sopravvivere preferisce perdere la parola anziché confessare.

Fino a che punto siamo disposti a conservare la nostra libertà?

Il confine tra giusto e sbagliato è il tema ricorrente dell’intera pellicola. Katherine simpatizza con il pubblico nascendo come un piccolo uccellino in gabbia, ma di punto in bianco prende le sembianze di un fiero dragone. Ed è questa nuova sfaccettatura crudele e sbiadita che la porta a fare terra bruciata attorno a sé. Tutte le azioni inesplicabili di cui si è macchiata le si rovesciano addosso, soffocandola in una nuova prigione, che questa volta sembra essersi costruita da sola.

Tutto attorno a sé rimane vuoto, impolverato e marrone. Il vestito blu sembra essersi spento.

Lady Macbeth: il trailer del film presentato al TFF 34

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Lady Macbeth: il trailer del film presentato al TFF 34

Presentato a Toronto in anteprima mondiale e poi al Torino Film Festival 2016 (dove ha vinto il Premio Scuola Holden per la miglior sceneggiatura), Lady Macbeth arriverà nelle nostre sale nel 2017 distribuito da Teodora.

Ecco il primo trailer di Lady Macbeth

A differenza di quello che si può immaginare dal titolo, Lady Macbeth non è un adattamento da Shakespeare, ma è una pellicola basata su un racconto di Nikolaj Leskov (“Lady Macbeth del Distretto di Mcensk”) che Šostakovič, nel 1934, trasformò in una celebre opera.

Nel film seguiamo le vicende di Katherine (Florence Pugh), una diciassettenne che, nella campagna inglese del 1865, è costretta a un matrimonio senza amore con un uomo di mezza età. Soffocata dalle rigide norme sociali dell’epoca, inizia una relazione clandestina con un giovane operaio alle dipendenze del marito, ma l’ossessione amorosa la spingerà in una spirale di violenza dalle conseguenze sconvolgenti.

Il film verrà presto presentato al Sundance 2017 e segna l’esordio alla regia del britannico William Oldroyd, per lungo direttore dello Young Vic di Londra, uno dei più importanti teatri della capitale inglese.

Lady in the Water: tutte le curiosità sul film di M. Night Shyamalan

Negli anni il regista M. Night Shyamalan ci ha abituato a film carichi di tensione, sempre al limite tra la realtà e la fantasia. Opere come Il sesto senso, Unbreakable – Il predestinato, Signs, The Visit o il recente Old sono esemplari a riguardo, presentando atrmosfere suggestive e inquietanti e dimostrando tutta la maestria del regista nel rendere questo il punto di forza dei suoi lavori. Uno dei suoi lavori meno citati e meno apprezzati al momento della sua distribuzione è invece Lady in the Water (qui la recensione), film del 2006 che ha segnato per il regista l’inizio di una nuova fase della sua carriera.

Si tratta in questo caso di un thriller psicologico, ispirato ad una fiaba che lo stesso regista aveva ideato per i suoi figli, poi pubblicata come Lady in the Water: A Bedtime Story, in concomitanza con l’uscita del film. Un’opera dunque dai toni profondamente fiabeschi, incentrato sullo scopo delle persone nella vita, dove bene e male si affrontano attraverso quei continui colpi di scena con cui il regista ha da sempre abituato i suoi fan. Come anticipato, però, il film è stato accolto piuttosto male dalla critica e dal pubblico, con incassi di molto al di sotto delle aspettative e addirittura candidato ai Razzie Awards.

Pur con i suoi limiti, Lady in the Water risulta oggi essere un film piuttosto incompreso, che attraverso lo stile del regista propone sì riflessioni non originali ma dotate comunque di un certo fascino. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

Lady in the Water: la trama del film

Protagonista del film è Cleveland Heep, un addetto alla manutenzione in un residence con piscina a Filadelfia. Negli ultimi tempi nota che qualcuno utilizza la piscina condominiale di sera contro il regolamento condominiale. Una notte, sente dei rumori in piscina e, intenzionato a catturare il misterioso nuotatore, comincia a perlustrare la zona, ma all’improvviso scivola sul bordo bagnato, batte la testa e rotola svenuto nell’acqua. Si risveglia nella sua camera e una giovane donna nuda è seduta di fronte a lui. Si scopre che si chiama Story ed è una Narf, cioè una specie di ninfa proveniente dal misterioso “Mondo Azzurro”.

La misteriosa ragazza sembra avere il compito di motivare un grande scrittore a completare il suo lavoro, che migliorerà il futuro dell’umanità. Ma la ninfa è inseguita da uno Scrunt, una feroce creatura simile a un lupo, che proverà a ucciderla prima che possa completare il suo compito. Affinché possa tornare nel suo mondo, la ninfa ha bisogno dell’aiuto di diverse persone, ognuna delle quali svolgerà una precisa funzione. Heep si imbarca così in un’imprevedibile avventura, ricca di mistero e pericoli, che lo porterà a confrontarsi con segreti inaspettati e anche con il suo traumatico passato.

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Lady in the Water: il cast del film

Ad interpretare Cleveland Heep vi è l’attore Paul Giamatti, noto per film come Sideways, Cinderella Man e La versione di Barney. L’attore era il primo della lista stilata da Shyamalan per il protagonista e accettò subito con grande entusiasmo, avendo particolarmente apprezzato la sceneggiatura. Per la parte si era pensato anche al premio Oscar Kevin Costner, ma Giamatti confermò la sua disponibilità prima che quest’ultimo potesse anche solo essere contattato. Accanto a lui, nei panni della misteriosa donna di nome Story, vi è invece l’attrice Bryce Dallas Howard.

Oggi nota per film come Jurassic World o The Help, l’attrice era qui in uno dei suoi primi ruoli da protagonista. Lady in the Water è stata inoltre la sua seconda collaborazione con Shyamalan, avendo già recitato per lui in The Village. Sono poi presenti nel film gli attori Bob Balaban nei panni di Harry Farber, Jeffrey Wright in quelli di Mr. Dury e Cindy Cheung come Young-Soon Choi. Di particolare rilievo è poi la presenza dell’attore Jared Harris nel ruolo di Goatee Smoker. Lo stesso M. Night Shyamalan, come suo solito, si è ritagliato un cameo nel film. Egli è lo scrittore Vick Ran.

Lady in the Water: il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di Lady in the Water grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Chili Cinema, Google Play, Apple iTunes e Amazon Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di mercoledì 16 ottobre alle ore 21:00 sul canale Warner TV.

Fonte: IMDb