Dietro
Laghat – Un sogno impossibile, il film diretto
da
Michael Zampino con
Edoardo Pesce, si nasconde una storia vera
tanto incredibile da sembrare inventata. Eppure, la vicenda del
cavallo Laghat è reale e rappresenta uno dei racconti più
sorprendenti del mondo dell’ippica contemporanea.
Una storia vera che sembra una
favola

La vita di Laghat ha tutti gli
elementi di una fiaba classica: un protagonista fragile, una
difficoltà apparentemente insormontabile e un percorso che sfida
ogni previsione. Nato come un normale puledro destinato alle corse,
Laghat crebbe diventando un esemplare promettente. Tuttavia ancora
molto giovane, quando aveva solo un anno, fu colpito da una
malattia che cambiò per sempre il suo destino.
Dopo aver contratto un virus,
sviluppò una grave infezione fungina, la micosi,
che lo rese completamente cieco da un lato e con una vista ridotta
al 95% dall’altro. Una condizione che, nel mondo delle corse,
avrebbe normalmente segnato la fine della carriera di qualsiasi
cavallo. E invece, proprio da qui comincia la parte più
straordinaria della sua storia.
Il cavallo cieco che sfidò ogni
limite
Nonostante la perdita della vista,
Laghat dimostrò capacità fuori dal comune. Secondo il suo
proprietario, Federico De Paola, il cavallo sembrava possedere
“una sorta di sesto senso che gli dice dove
mettere le gambe”; una percezione che gli permetteva di orientarsi
in pista e muoversi con sicurezza.
Il suo debutto avvenne nel
gennaio 2006 all’ippodromo di San Rossore, a Pisa, dove
vinse la sua prima gara. Solo due settimane dopo, ottenne una
seconda vittoria con un ampio margine (6 lunghezze di vantaggio),
lasciando tutti senza parole.
Laghat ha partecipato a corse di
livello handicap e competizioni minori, montato dall’apprendista
fantino Giuseppe Virdis. In carriera ha disputato ben 123 gare tra
il 2006 e il 2015, vincendone 26 e piazzandosi in altre 30. Un
risultato impressionante, considerando le sue condizioni fisiche.
In totale, riuscì a guadagnare circa 112.000 euro
in premi.
Con il passare del tempo, la sua
storia attirò sempre più attenzione, fino a conquistare i media
italiani, che lo soprannominarono “la bellezza
cieca” in vista della sua ventesima vittoria, nella
primavera del 2012. Un nome che racchiudeva perfettamente la sua
unicità e il fascino della sua impresa.
Oltre alle sue capacità atletiche,
Laghat era noto anche per il suo carattere particolare. Chi lo
conosceva racconta che dopo una sconfitta diventava irrequieto,
arrivando a scalciare o mordere il compagno di scuderia. Al
contrario, dopo una vittoria si mostrava tranquillo e rilassato.
Laghat non era perfetto, aveva reazioni e comportamenti complessi,
proprio come gli esseri umani.
Dai libri al cinema

La straordinaria vicenda di Laghat
ha ispirato anche la letteratura. Lo scrittore Enrico
Querci ha raccontato la sua storia nel romanzo Laghat,
il cavallo normalmente diverso, pubblicato nel 2014. Il libro
esplora non solo la carriera sportiva del cavallo, ma anche il
legame con le persone che lo hanno accompagnato nel suo
percorso.
Successivamente, è stata realizzata
anche una versione illustrata per bambini, capace
di rendere questa storia accessibile ai più piccoli. Attraverso un
linguaggio semplice e immagini evocative dell’illustratore
Vincenzo Basiricò, il racconto segue Laghat dalla
nascita fino al ritiro, mettendo in luce aspetti fondamentali del
mondo dei cavalli: la loro sensibilità, il bisogno di relazione e
la capacità di rispondere alla fiducia umana. Per i bambini la
storia di Laghat può essere un esempio di come la diversità non
rappresenti un ostacolo.
La scelta di adattare questa
vicenda per il cinema nasce proprio dalla sua forza simbolica.
Laghat non rappresenta soltanto un’eccezione nel mondo delle corse,
ma una storia capace di parlare a tutti: quella di chi si trova ad
affrontare un limite e decide di non arrendersi.
Laghat – Un sogno
impossibile prende ispirazione da questa storia reale,
rielaborandola in chiave narrativa attraverso il personaggio di
Andrea, giovane fantino in cerca di riscatto. Il film, interpretato
anche da Edoardo Pesce, non si limita a raccontare le imprese
sportive del cavallo, ma approfondisce il rapporto tra uomo e
animale, mettendo al centro il tema della fiducia reciproca.
Una vita dopo le corse
Laghat si è ritirato
ufficialmente nel novembre 2015, con un evento celebrativo
organizzato proprio all’ippodromo di San Rossore, lo stesso luogo
in cui aveva iniziato la sua carriera.
Dopo il ritiro, ha trascorso la sua
vita in tranquillità, affiancato da Cerere, un cavallo Fjord
norvegese che gli ha fatto compagnia. La sua storia ha continuato a
vivere anche fuori dalle piste: Laghat è diventato una vera e
propria attrazione per i bambini e gli appassionati, che vanno
spesso a trovarlo, considerandolo un simbolo di determinazione e
fiducia.
Ancora oggi, la storia di Laghat
continua a emozionare e a essere raccontata. Non solo per le sue
vittorie, ma per ciò che rappresenta: la possibilità di andare
oltre le apparenze, di trovare nuove strade anche quando tutto
sembra perduto.