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One Piece 2 corregge alcuni problemi narrativi del manga originale

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La seconda stagione di One Piece è finalmente arrivata e sta già ottenendo ottimi risultati tra critica e pubblico, con un punteggio perfetto su Rotten Tomatoes. Parte del merito di questo successo è dovuto al forte coinvolgimento del creatore del manga, Eiichiro Oda, che continua a supervisionare da vicino la versione live-action prodotta da Netflix.

Proprio questa collaborazione ha permesso alla serie di apportare alcune modifiche significative alla storia originale, introducendo personaggi e collegamenti narrativi in anticipo rispetto alla timeline del manga. Invece di alterare l’essenza dell’opera, queste scelte sembrano rafforzare la coerenza dell’universo narrativo.

One Piece 2 introduce alcuni personaggi molto prima rispetto al manga

One Piece

Gli spettatori della seconda stagione avranno notato che diversi personaggi appaiono molto prima rispetto alla loro introduzione nei fumetti. Tra questi ci sono Bartolomeo, Sabo e Brook.

Nel manga originale questi personaggi entrano in scena molto più tardi, ma la serie live-action decide di anticiparne la presenza per costruire un legame più forte con gli eventi iniziali della storia.

Per esempio, l’introduzione anticipata di Bartolomeo durante gli eventi di Loguetown aggiunge maggiore profondità al momento in cui decide di diventare un pirata dopo aver visto Monkey D. Luffy sorridere sulla piattaforma dell’esecuzione.

Un approccio simile viene utilizzato anche per Sabo, la cui presenza accanto a Monkey D. Dragon contribuisce a chiarire un dettaglio che nel manga aveva alimentato per anni teorie e discussioni tra i fan.

La serie Netflix riscrive in parte la timeline di One Piece

One Piece

Secondo molti osservatori, queste modifiche rappresentano una sorta di “seconda opportunità” per Oda di perfezionare alcuni elementi della storia.

Quando il mangaka iniziò a scrivere gli archi narrativi di East Blue e delle prime fasi della Grand Line più di vent’anni fa, non tutti i retroscena dei personaggi erano stati pianificati nel dettaglio. La serie live-action sfrutta questa situazione per inserire indizi e riferimenti che collegano meglio gli eventi futuri.

Tra gli elementi disseminati nella stagione compaiono anche vari easter egg e anticipazioni narrative, come riferimenti alla leggenda di God Valley, accenni al Sun God Nika e piccole apparizioni di personaggi iconici dell’universo di One Piece.

Questo approccio consente alla serie di offrire ai fan storici una nuova prospettiva sulla storia, pur mantenendo intatto lo spirito dell’opera originale.

Con One Piece 3 già in produzione, Netflix sembra intenzionata a continuare su questa strada: arricchire la narrazione con nuovi collegamenti e anticipazioni, senza però svelare troppo presto i misteri più importanti della saga.

L’universo di Tyler Rake si espande: concluso lo spin-off Tygo

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L’universo di Tyler Rake si espande: concluso lo spin-off Tygo

Il franchise action di Netflix dedicato al mercenario Tyler Rake continua ad espandersi. Dopo il successo dei primi due capitoli, la saga si prepara ad ampliare il proprio universo narrativo con un nuovo film spin-off, le cui riprese si sono concluse di recente. Il progetto, intitolato Tygo, rappresenta il primo spin-off dalla serie cinematografica guidata da Chris Hemsworth.

A darne notizia è stata AGBO, la casa di produzione fondata dai Fratelli Russo, che ha condiviso sui social un aggiornamento dal set accompagnato dalla scritta “That’s a wrap”, espressione con cui nell’industria cinematografica si indica la fine delle riprese. Il post mostrava una sedia da regista con il logo del film Tyler Rake: Tygo e una piccola ascia appoggiata sul sedile, mentre la troupe lavorava sullo sfondo.

Il franchise ha avuto inizio nel 2020 con Tyler Rake, diretto da Sam Hargrave e prodotto da Joe e Anthony Russo, già noti per diversi titoli del Marvel Cinematic Universe, tra cui Avengers: Infinity War e Avengers: Endgame. Il film, tratto dalla graphic novel Ciudad creata dagli stessi Russo insieme a Ande Parks, racconta la missione quasi impossibile del mercenario Tyler Rake, incaricato di salvare il figlio di un potente signore della droga.

Il successo del primo capitolo ha portato nel 2023 all’uscita di Tyler Rake 2, sempre con Hemsworth nei panni del protagonista. Nel sequel, il mercenario viene coinvolto in una nuova operazione ad alto rischio per liberare una famiglia imprigionata in Georgia. Il film ha ottenuto un’accoglienza critica più positiva rispetto al predecessore, raggiungendo l’80% di gradimento su Rotten Tomatoes.

Tyler Rake 3, è attualmente in fase di pre-produzione

Tyler-rake-2-sequel

Nel frattempo la saga è pronta a espandersi ulteriormente. Il terzo capitolo, Tyler Rake 3, è attualmente in fase di pre-produzione e dovrebbe iniziare le riprese in Australia nel corso del 2026, con uscita prevista indicativamente nel 2027. Oltre a Hemsworth, potrebbero tornare nel cast anche Idris Elba, Olga Kurylenko e Golshifteh Farahani.

Lo spin-off Tygo, invece, sposterà l’attenzione su un nuovo protagonista. Diretto da Lee Sang-yong e scritto da Cha Woo-jin, il film vedrà al centro della storia Tygo, interpretato da Don Lee, noto al grande pubblico per il ruolo di Gilgamesh in Eternals. Come Tyler Rake, anche Tygo è un mercenario che intraprende un percorso di vendetta contro le organizzazioni criminali coreane dopo una missione fallita.

Nel cast figurano anche Lee Jin-uk, volto della serie Squid Game, e Lalisa Manobal, membro del gruppo K-pop Blackpink.

Il Testamento di Ann Lee: 10 curiosità sulla vera storia degli Shakers che forse non conosci

Il film Il testamento di Ann Lee (The Testament of Ann Lee), diretto da Mona Fastvold e interpretato da Amanda Seyfried, racconta la nascita di uno dei movimenti religiosi più singolari della storia moderna: quello degli Shakers. Il movimento fu fondato dalla predicatrice inglese Ann Lee, figura centrale della comunità religiosa. Abbiamo raccontato in dettaglio chi era davvero Ann Lee, la fondatrice degli Shakers.

Fondato nel XVIII secolo dalla predicatrice inglese, il movimento ha lasciato un segno sorprendente nella cultura americana, influenzando spiritualità, organizzazione sociale e perfino il design dei mobili. La storia degli Shakers è piena di episodi poco conosciuti e dettagli sorprendenti. Ecco alcune curiosità che aiutano a capire meglio il contesto storico raccontato nel film.

1. Il nome “Shakers” deriva dal modo in cui pregavano

Il termine Shakers nasce dai movimenti fisici che accompagnavano le loro cerimonie religiose. Durante la preghiera i fedeli cantavano, danzavano e si muovevano in modo estatico, spesso tremando o scuotendo il corpo.

Questi rituali erano considerati un modo per purificare l’anima e liberarsi dal peccato.

2. Ann Lee era chiamata “Mother Ann”

I seguaci consideravano Ann Lee una guida spirituale eccezionale e iniziarono a chiamarla Mother Ann. Alcuni arrivarono persino a credere che rappresentasse la manifestazione femminile della seconda venuta di Cristo.

Un’idea estremamente radicale per il XVIII secolo.

3. Gli Shakers credevano nell’uguaglianza tra uomini e donne

Una delle idee più rivoluzionarie del movimento era l’uguaglianza tra i sessi. Nelle comunità Shaker uomini e donne avevano pari autorità religiosa e organizzativa, una struttura molto diversa rispetto alle istituzioni religiose tradizionali dell’epoca.

4. La loro regola più famosa era il celibato

Gli Shakers credevano che la purezza spirituale potesse essere raggiunta solo attraverso il celibato assoluto. Per questo motivo all’interno della comunità non esistevano matrimoni.

Questo principio, però, avrebbe contribuito nel tempo al declino del movimento.

5. Emigrarono in America per sfuggire alle persecuzioni

Le idee di Ann Lee furono considerate pericolose dalle autorità religiose inglesi. Dopo diversi arresti e persecuzioni, nel 1774 lei e un gruppo di seguaci decisero di lasciare l’Inghilterra e trasferirsi in America.

Negli Stati Uniti fondarono le prime comunità Shaker.

6. Le comunità Shaker erano organizzate come società utopiche

La vita nelle comunità era completamente collettiva. I beni erano condivisi e ogni membro contribuiva con il proprio lavoro al benessere della comunità.

Il lavoro quotidiano era considerato una forma di preghiera e di devozione.

7. Sono diventati famosi per i loro mobili

Gli Shakers sono ricordati anche per il loro design minimalista. I mobili Shaker erano semplici, funzionali e privi di decorazioni inutili.

Uno degli elementi più caratteristici era l’abitudine di appendere le sedie alle pareti quando non venivano utilizzate, per mantenere gli ambienti ordinati.

8. Nel XIX secolo erano migliaia

Nel periodo di massimo sviluppo, intorno al 1840, il movimento Shaker contava circa 6.000 membri distribuiti in numerose comunità negli Stati Uniti.

Era una delle esperienze comunitarie più grandi e organizzate dell’epoca.

9. Oggi esiste ancora una comunità Shaker

Nonostante il declino del movimento, gli Shakers non sono completamente scomparsi. Oggi esiste ancora una comunità attiva nel Sabbathday Lake Shaker Village, nello stato del Maine.

Si tratta dell’ultimo luogo al mondo dove questa tradizione continua a essere praticata.

10. Il film racconta una storia poco conosciuta

La storia degli Shakers è poco conosciuta al grande pubblico, ma rappresenta una delle esperienze religiose e sociali più originali della storia americana.

Con Il Testamento di Ann Lee, il cinema riporta alla luce la figura della donna che diede origine a questo movimento e il tentativo di costruire una comunità fondata su principi spirituali radicali.

Gli Shakers esistono ancora oggi? La storia dell’ultima comunità fondata da Ann Lee

Il film Il testamento di Ann Lee (The Testament of Ann Lee), diretto da Mona Fastvold e interpretato da Amanda Seyfried, riporta alla luce la storia degli Shakers, uno dei movimenti religiosi più singolari nati tra il XVIII e il XIX secolo. Il movimento fu fondato dalla predicatrice inglese Ann Lee, figura centrale della comunità religiosa. Abbiamo raccontato in dettaglio chi era davvero Ann Lee, la fondatrice degli Shakers.

Fondato dalla predicatrice inglese , il movimento si sviluppò negli Stati Uniti come una comunità religiosa basata su principi radicali: celibato, vita collettiva, uguaglianza tra uomini e donne e lavoro come forma di devozione spirituale.

Ma cosa resta oggi di questa comunità? Gli Shakers esistono ancora oppure il movimento è completamente scomparso?

Quanti Shakers esistono oggi nel mondo

Nel XIX secolo gli Shakers raggiunsero il loro massimo sviluppo. Intorno al 1840 si contavano circa 6.000 membri distribuiti in numerose comunità negli Stati Uniti, dal New England al Kentucky.

Nel corso del tempo, però, il movimento ha conosciuto un progressivo declino. Il motivo principale è legato proprio a uno dei principi fondamentali della loro dottrina: il celibato assoluto. Non potendo avere figli, la comunità dipendeva esclusivamente dall’arrivo di nuovi convertiti o dall’accoglienza di persone provenienti dall’esterno.

Con il passare dei decenni e con i cambiamenti sociali del XX secolo, il numero di nuovi membri è diminuito drasticamente. Oggi gli Shakers sono diventati una delle comunità religiose più piccole al mondo.

Sabbathday Lake: l’ultimo villaggio Shaker ancora attivo

Shakers

Attualmente esiste un solo villaggio Shaker attivo, il Sabbathday Lake Shaker Village, situato nello stato del Maine, negli Stati Uniti.

Questo luogo rappresenta l’ultimo centro spirituale in cui la tradizione Shaker continua a essere praticata. La comunità è composta da pochissimi membri, ma mantiene vive alcune delle pratiche storiche del movimento: la vita comunitaria, il lavoro condiviso e la preghiera.

Sabbathday Lake è anche un sito storico e culturale visitato da studiosi e turisti interessati alla storia del movimento. Molti edifici originali della comunità sono stati conservati e oggi fanno parte di un museo dedicato alla cultura Shaker.

Come vivono oggi gli ultimi membri della comunità

Il Testamento di Ann Lee

La vita quotidiana degli ultimi Shakers è molto diversa da quella delle grandi comunità del XIX secolo, ma mantiene ancora alcuni principi fondamentali della tradizione.

I membri vivono in modo semplice e dedicano gran parte del loro tempo al lavoro e alla cura della comunità. Le attività includono agricoltura, manutenzione degli edifici storici e gestione del museo che racconta la storia del movimento.

Proprio come in passato, il lavoro è considerato una forma di pratica spirituale. L’idea che la semplicità e la disciplina possano avvicinare alla dimensione religiosa rimane uno degli elementi centrali della filosofia Shaker.

Perché il movimento Shaker è quasi scomparso

Il testamento di Ann Lee

Il declino degli Shakers è stato causato da diversi fattori. Il più evidente è il principio del celibato, che rendeva impossibile la crescita naturale della comunità.

Inoltre, con il passare del tempo, molte delle idee sociali che un tempo rendevano gli Shakers rivoluzionari – come l’uguaglianza tra uomini e donne o la vita comunitaria – sono diventate meno radicali nella società moderna. Questo ha ridotto l’attrattiva del movimento per le nuove generazioni.

Nonostante ciò, gli Shakers hanno lasciato un’eredità culturale importante. Il loro approccio alla vita comunitaria, il loro design minimalista e la loro visione spirituale continuano a influenzare architettura, arte e cultura contemporanea.

Il film Il Testamento di Ann Lee riporta alla luce la storia degli Shakers

Il Testamento di Ann Lee

Film come Il Testamento di Ann Lee contribuiscono a far conoscere al grande pubblico la storia di questa comunità religiosa e della sua fondatrice.

Attraverso la figura di Ann Lee, la pellicola racconta la nascita di un movimento spirituale che cercava di costruire una società alternativa basata su fede, uguaglianza e disciplina morale.

Anche se oggi gli Shakers sono rimasti in pochissimi, la loro storia continua a suscitare interesse e curiosità. Il film di Mona Fastvold rappresenta quindi un’occasione per riscoprire una delle esperienze religiose più originali e radicali della storia americana.

Ann Lee: chi era davvero la fondatrice degli Shakers raccontata nel film Il Testamento di Ann Lee

Il film Il testamento di Ann Lee (The Testament of Ann Lee), diretto da Mona Fastvold e interpretato da Amanda Seyfried, riporta al centro della narrazione una figura storica tanto affascinante quanto controversa: Ann Lee, la donna che nel XVIII secolo fondò il movimento religioso degli Shakers.

Conosciuta dai suoi seguaci come Mother Ann, Lee fu una delle personalità religiose più radicali della sua epoca. La sua visione spirituale – basata su celibato, uguaglianza tra uomini e donne e vita comunitaria – diede origine a una delle esperienze religiose più singolari della storia americana.

Il film racconta proprio la nascita di questa figura carismatica, trasformando la sua vicenda personale in un racconto più ampio sulla fede, sull’utopia e sulla ricerca di una società alternativa.

L’infanzia a Manchester e le origini della sua visione religiosa

Ann Lee nacque il 29 febbraio 1736 a Manchester, in Inghilterra, in una famiglia numerosa e povera. Era la seconda di otto figli e crebbe in condizioni di vita estremamente difficili, tipiche della classe operaia inglese del XVIII secolo.

Fin da giovane mostrò un carattere forte e una spiccata sensibilità religiosa. Tuttavia faticava a riconoscersi nella religione ufficiale della Chiesa d’Inghilterra, percepita da molti come distante dalla vita quotidiana delle classi popolari.

La svolta arrivò quando entrò in contatto con un piccolo gruppo spirituale noto come Shaking Quakers, guidato da James e Jane Wardley. Questo gruppo sosteneva che la purificazione spirituale potesse avvenire attraverso pratiche fisiche intense durante la preghiera, come canti, danze e movimenti estatici.

Proprio da queste manifestazioni religiose nacque il termine Shakers.

Il matrimonio, le tragedie familiari e la nascita della sua dottrina

Nel 1761 Ann Lee sposò Abraham Standarin, ma il matrimonio fu segnato da profonde difficoltà. Lee provava una forte avversione per l’intimità fisica e tutti e quattro i figli nati dall’unione morirono in tenera età.

Queste tragedie personali ebbero un impatto decisivo sulla sua visione religiosa. Secondo la tradizione Shaker, Lee ebbe una serie di esperienze spirituali e visioni che la portarono a formulare il principio centrale della sua dottrina: la purezza spirituale poteva essere raggiunta solo attraverso il celibato assoluto.

Questa convinzione divenne uno dei pilastri del movimento Shaker e trasformò radicalmente l’organizzazione della comunità religiosa che stava nascendo intorno a lei.

Ann Lee e l’idea rivoluzionaria di una leadership femminile

Uno degli aspetti più sorprendenti della figura di Ann Lee è il ruolo centrale che attribuiva alle donne nella vita spirituale e sociale.

Molti dei suoi seguaci arrivarono a considerarla la manifestazione femminile della seconda venuta di Cristo, un’idea estremamente radicale per il contesto religioso del XVIII secolo. Lee stessa sosteneva che il divino potesse manifestarsi tanto nella dimensione maschile quanto in quella femminile.

Questa visione portò alla creazione di comunità in cui uomini e donne avevano pari autorità religiosa, rompendo con le tradizionali gerarchie patriarcali dell’epoca.

In un contesto storico dominato da istituzioni religiose maschili, la leadership di Ann Lee rappresentò una sfida diretta alle strutture di potere esistenti.

Il viaggio in America e la nascita delle comunità Shaker

Le idee di Ann Lee provocarono presto ostilità e persecuzioni in Inghilterra. Le autorità religiose la consideravano una figura pericolosa e in diversi momenti fu arrestata e incarcerata.

Nel 1774 Lee e un gruppo di seguaci decisero di emigrare in America, convinti di poter trovare maggiore libertà religiosa nel Nuovo Mondo.

Dopo l’arrivo negli Stati Uniti fondarono una comunità nello Stato di New York, nella zona di Albany. Questo insediamento diventò il primo nucleo delle comunità Shaker che nei decenni successivi si sarebbero diffuse in varie regioni del paese.

Ann Lee viaggiò e predicò instancabilmente per diffondere la sua visione spirituale, attirando nuovi seguaci e contribuendo alla crescita del movimento.

La morte di Ann Lee e l’eredità del movimento Shaker

Shakers

Ann Lee morì nel 1784 all’età di 48 anni, senza vedere il pieno sviluppo del movimento che aveva fondato. Nei decenni successivi gli Shakers continuarono a crescere, raggiungendo il loro massimo sviluppo nel XIX secolo con migliaia di membri distribuiti in diverse comunità negli Stati Uniti.

Il movimento avrebbe poi conosciuto un lento declino, dovuto soprattutto al principio del celibato che impediva la nascita di nuove generazioni.

Nonostante questo, l’eredità di Ann Lee rimane significativa. Le comunità Shaker hanno lasciato un segno profondo nella storia religiosa americana, ma anche nella cultura materiale, nell’architettura e nel design.

Perché la figura di Ann Lee continua a essere raccontata oggi

Il Testamento di Ann Lee (2025)

La storia di Ann Lee continua ad affascinare perché unisce elementi spirituali, sociali e politici. La sua vita racconta la nascita di una comunità alternativa che cercava di superare le disuguaglianze e le rigidità della società del XVIII secolo.

Attraverso il film Il Testamento di Ann Lee, questa figura torna oggi al centro dell’attenzione culturale. La sua storia diventa non solo il racconto di una leader religiosa, ma anche una riflessione sul potere delle idee radicali e sulla possibilità di immaginare modelli di società diversi da quelli dominanti.

Il Testamento di Ann Lee: il significato spirituale e storico del film di Mona Fastvold

Il film Il testamento di Ann Lee (The Testament of Ann Lee), diretto da Mona Fastvold e interpretato da Amanda Seyfried, racconta la nascita di uno dei movimenti religiosi più radicali della storia moderna: quello degli Shakers.

Presentato in anteprima alla Venice Film Festival e successivamente al Toronto International Film Festival, il film non si limita a ricostruire la vita della fondatrice Ann Lee, ma utilizza la sua figura per riflettere su temi molto più ampi: fede, comunità, utopia sociale e libertà spirituale.

La pellicola si presenta infatti come una sorta di racconto simbolico che intreccia storia religiosa e riflessione politica, trasformando la vicenda di Ann Lee in una meditazione sulla possibilità di costruire un mondo alternativo.

Il film racconta la nascita di un’utopia spirituale

Al centro della storia c’è l’idea di creare una società completamente diversa da quella del XVIII secolo. Ann Lee immagina una comunità basata su principi radicali: uguaglianza tra uomini e donne, vita collettiva, lavoro come forma di devozione e rifiuto della proprietà individuale.

Il movimento degli Shakers rappresenta così una delle prime esperienze di comunità utopica nella storia americana. L’obiettivo non è soltanto religioso ma anche sociale: creare uno spazio in cui le persone possano vivere liberate dalle gerarchie e dalle disuguaglianze del mondo esterno.

Il film utilizza questa prospettiva per raccontare il fascino e allo stesso tempo le contraddizioni di un progetto che tenta di trasformare radicalmente la vita quotidiana dei suoi membri.

Il significato del celibato nella visione religiosa di Ann Lee

Shakers

Uno degli aspetti più radicali della dottrina Shaker – e uno dei temi centrali del film – è il celibato assoluto. Ann Lee sostiene che la purezza spirituale possa essere raggiunta solo attraverso la rinuncia completa alla sessualità.

Questa scelta non è presentata solo come una regola religiosa, ma come una forma di liberazione da un sistema sociale dominato dal matrimonio e dalle strutture patriarcali. Nel contesto storico del XVIII secolo, l’idea che uomini e donne potessero vivere insieme in una comunità senza rapporti matrimoniali rappresentava una vera rivoluzione culturale.

Il film esplora questo aspetto come un tentativo radicale di ridefinire il rapporto tra corpo, spiritualità e società.

Il ruolo delle donne e la visione di uguaglianza degli Shakers

Il testamento di Ann Lee

Uno dei temi più sorprendenti della storia degli Shakers è il ruolo centrale attribuito alle donne. Nelle comunità fondate da Ann Lee, uomini e donne avevano uguale autorità spirituale e organizzativa, una scelta estremamente innovativa per l’epoca.

La figura di Ann Lee diventa quindi simbolo di una leadership femminile che sfida apertamente le gerarchie religiose tradizionali. In un mondo dominato da istituzioni maschili, la fondatrice degli Shakers propone una visione della spiritualità in cui il divino può manifestarsi anche in forma femminile.

Il film sottolinea questo elemento trasformando la storia di Ann Lee in una riflessione più ampia sul potere e sull’autonomia delle donne nella storia.

Musica, danza e trance: la spiritualità fisica degli Shakers

Un elemento particolarmente originale del film è la presenza della musica e della danza come strumenti narrativi. Questa scelta deriva direttamente dalle pratiche religiose degli Shakers, che utilizzavano movimenti ritmici, canti e danze estatiche durante le loro cerimonie.

Da queste pratiche deriva anche il nome del movimento: Shakers, cioè “coloro che tremano”. La dimensione fisica della preghiera diventa quindi un modo per rappresentare la ricerca di purificazione spirituale e la liberazione dal peccato.

Attraverso queste sequenze, il film suggerisce che la spiritualità non è solo un’esperienza mentale o dottrinale, ma anche un’esperienza corporea, emotiva e collettiva.

Una storia di fede, persecuzione e resistenza

La vicenda di Ann Lee è anche una storia di persecuzione religiosa. In Inghilterra le sue idee furono considerate eretiche e pericolose, portando alla sua incarcerazione e a numerosi episodi di repressione.

Il viaggio in America rappresenta quindi non solo una migrazione geografica ma anche la ricerca di uno spazio in cui costruire una nuova comunità spirituale. Anche negli Stati Uniti, tuttavia, gli Shakers dovettero affrontare sospetti e ostilità, soprattutto durante la Guerra d’Indipendenza, quando il loro pacifismo li rese bersaglio di violenze.

Il film racconta questo percorso come la storia di una fede incrollabile che continua a resistere nonostante le persecuzioni.

Il Testamento di Ann Lee come riflessione sulle utopie nella storia

Al di là della dimensione religiosa, Il Testamento di Ann Lee può essere letto come una riflessione sulle utopie nella storia umana. La comunità Shaker rappresenta il tentativo di immaginare una società diversa, più giusta e spiritualmente pura.

Il film suggerisce che queste esperienze, anche quando non sopravvivono nel tempo, lasciano comunque un segno profondo nella cultura e nell’immaginario collettivo. La storia degli Shakers dimostra come le idee radicali possano trasformare la vita delle persone e influenzare generazioni successive.

In questo senso, la figura di Ann Lee diventa il simbolo di una ricerca spirituale che continua a interrogare il presente, ricordando quanto sia potente il desiderio umano di costruire comunità fondate su valori condivisi.

Chi erano gli Shakers: la vera storia del movimento religioso raccontato nel film Il Testamento di Ann Lee

Il film Il testamento di Ann Lee (The Testament of Ann Lee), diretto da Mona Fastvold e interpretato da Amanda Seyfried, riporta al centro dell’attenzione una delle comunità religiose più singolari della storia moderna: gli Shakers.

Nati nel XVIII secolo tra Inghilterra e Stati Uniti, gli Shakers furono un movimento spirituale radicale che predicava uguaglianza tra uomini e donne, vita comunitaria, lavoro come forma di devozione e, soprattutto, celibato assoluto. Il loro nome deriva dalle intense manifestazioni fisiche durante le cerimonie religiose, caratterizzate da canti, danze e movimenti estatici che facevano letteralmente “tremare” i fedeli. Il film racconta proprio l’origine di questa comunità attraverso la figura della sua fondatrice, Ann Lee, conosciuta dai seguaci come Mother Ann.

Le origini degli Shakers tra Inghilterra e visioni mistiche

Il movimento nacque nella seconda metà del Settecento all’interno di un gruppo religioso chiamato Shaking Quakers, guidato da James e Jane Wardley in Inghilterra. I Wardley predicavano un cristianesimo profondamente mistico e sostenevano che la purificazione spirituale potesse avvenire attraverso pratiche fisiche intense, come canto, danza e movimenti ritmici durante la preghiera.

Quando Ann Lee entrò nel gruppo, il movimento trovò una guida carismatica capace di trasformare queste pratiche in una vera e propria comunità religiosa. Secondo molti seguaci, Lee incarnava la seconda venuta di Cristo in forma femminile, un’idea estremamente rivoluzionaria per il contesto religioso del XVIII secolo.

Le sue predicazioni mettevano al centro concetti radicali per l’epoca: uguaglianza tra i sessi, rifiuto delle gerarchie sociali e una vita spirituale basata sul lavoro collettivo e sulla disciplina morale. Questo messaggio attirò numerosi seguaci ma allo stesso tempo provocò una forte ostilità da parte delle autorità religiose inglesi, che consideravano il movimento una minaccia all’ordine sociale e religioso.

Il trasferimento in America e la nascita delle comunità Shaker

Nel 1774 Ann Lee e alcuni seguaci lasciarono l’Inghilterra per trasferirsi in America, alla ricerca di maggiore libertà religiosa. Dopo un lungo viaggio via mare, il gruppo si stabilì nello Stato di New York, nella zona di Albany, dove fondò una comunità destinata a diventare uno dei primi insediamenti Shaker.

Le comunità Shaker erano organizzate in modo estremamente rigoroso. Gli uomini e le donne vivevano separati ma con pari autorità all’interno della comunità, un principio rivoluzionario per l’epoca. L’organizzazione sociale prevedeva una leadership condivisa tra figure maschili e femminili, riflettendo l’idea di equilibrio spirituale tra i due generi.

La vita quotidiana era scandita da lavoro, preghiera e attività comunitarie. Ogni aspetto della vita doveva essere vissuto come un atto di devozione. L’obiettivo non era accumulare ricchezza personale ma costruire una società spiritualmente pura e moralmente disciplinata.

Le regole della vita nelle comunità Shaker

Uno dei principi più radicali della dottrina Shaker era il celibato assoluto. Secondo Ann Lee, la purezza spirituale poteva essere raggiunta solo rinunciando completamente alla sessualità e alla vita matrimoniale. Questo significava che nessun membro della comunità poteva sposarsi o avere figli.

Di conseguenza, la crescita del movimento dipendeva esclusivamente dalla conversione di nuovi membri o dall’accoglienza di orfani e persone che decidevano di unirsi volontariamente alla comunità.

Oltre al celibato, gli Shakers promuovevano una forma di vita basata su alcuni principi fondamentali:

  • lavoro come forma di devozione religiosa

  • proprietà collettiva dei beni

  • disciplina morale e spirituale

  • uguaglianza tra uomini e donne

  • pacifismo e rifiuto della violenza

Questa organizzazione comunitaria attirò molte persone in cerca di una vita alternativa rispetto alla società del tempo, caratterizzata da profonde disuguaglianze economiche e sociali.

Perché gli Shakers sono diventati famosi per il loro design

Il testamento di Ann Lee

Oltre alla loro esperienza religiosa, gli Shakers sono diventati celebri anche per il loro design funzionale e minimalista. Nelle comunità Shaker, ogni oggetto doveva essere costruito con uno scopo preciso e senza decorazioni inutili.

Questo approccio portò alla creazione di mobili caratterizzati da linee semplici, grande funzionalità e qualità artigianale. Le sedie Shaker, ad esempio, erano spesso progettate per essere appese alle pareti quando non venivano utilizzate, permettendo di mantenere gli ambienti ordinati e facilmente pulibili.

Il design Shaker influenzò profondamente l’estetica moderna e viene oggi considerato un precursore del minimalismo. Molti designer contemporanei riconoscono nella filosofia Shaker – basata su semplicità, utilità e bellezza essenziale – uno dei punti di origine del design moderno.

Il declino del movimento e l’eredità culturale degli Shakers

Il Testamento di Ann Lee

Nel XIX secolo il movimento Shaker raggiunse il suo massimo sviluppo. Intorno al 1840 si contavano circa 6.000 membri distribuiti in diverse comunità negli Stati Uniti. Tuttavia il principio del celibato rese nel tempo sempre più difficile mantenere stabile il numero dei membri.

Con il passare dei decenni le comunità diminuirono progressivamente. Oggi esiste una sola comunità Shaker attiva al mondo, il Sabbathday Lake Shaker Village nel Maine, che mantiene vive le tradizioni del movimento.

Nonostante il declino numerico, l’eredità culturale degli Shakers continua a essere significativa. La loro organizzazione sociale, il design dei loro oggetti e la loro visione spirituale hanno lasciato un’impronta duratura nella cultura occidentale.

Perché la storia degli Shakers è perfetta per il cinema

Il Testamento di Ann Lee Amanda Seyfried

La storia degli Shakers contiene molti elementi che la rendono particolarmente adatta al racconto cinematografico: una figura femminile carismatica, un movimento religioso radicale, persecuzioni e migrazioni, ma anche il sogno di costruire una società alternativa basata su principi spirituali e morali.

Il film Il Testamento di Ann Lee sfrutta proprio questi elementi per raccontare l’origine di una comunità che sfidò le convenzioni religiose e sociali del XVIII secolo. Attraverso la figura di Ann Lee, la storia degli Shakers diventa il racconto di una visione utopica che ha attraversato secoli di storia lasciando tracce profonde nella cultura e nell’immaginario occidentale.

Il testamento di Ann Lee: la vera storia della fondatrice degli Shakers raccontata nel film

Il film Il testamento di Ann Lee (The Testament of Ann Lee), diretto da Mona Fastvold e interpretato da Amanda Seyfried, riporta sullo schermo una figura poco conosciuta ma straordinaria della storia religiosa occidentale: Ann Lee, la donna che nel XVIII secolo fondò il movimento degli Shakers.

Presentato nei festival di Venice Film Festival e Toronto International Film Festival, il film viene descritto dalla regista come una “rilettura speculativa” della vita della protagonista. Non si tratta quindi di una biografia tradizionale, ma di un racconto che mescola ricostruzione storica e interpretazione artistica per restituire la forza spirituale e politica di una figura rivoluzionaria.

La storia reale, tuttavia, è già di per sé straordinaria.

Chi era davvero Ann Lee, la donna che fondò il movimento degli Shakers

Ann Lee nacque il 29 febbraio 1736 a Manchester, in Inghilterra. Seconda di otto figli, crebbe in una famiglia operaia in condizioni di estrema povertà, in un contesto in cui intere famiglie vivevano e dormivano nello stesso spazio.

Secondo diverse testimonianze storiche, queste esperienze contribuirono a sviluppare in lei una forte avversione verso la sessualità e l’intimità fisica, elementi che in seguito avrebbero influenzato profondamente la sua visione religiosa.

Nel 1758 entrò in contatto con un piccolo gruppo religioso guidato da James e Jane Wardley, noti come Shaking Quakers. Il loro nome derivava dai movimenti estatici – tremori, danze e canti – che accompagnavano le loro preghiere. Proprio da queste pratiche nacque il termine “Shakers”.

Il gruppo predicava idee radicali per l’epoca, tra cui la convinzione che la seconda venuta di Cristo potesse manifestarsi in forma femminile. Col tempo, molti membri arrivarono a considerare Ann Lee la realizzazione di quella profezia, attribuendole il titolo di Mother Ann.

Il principio radicale della comunità: celibato ed uguaglianza

Il Testamento di Ann Lee Amanda Seyfried

Nel 1761 Ann Lee sposò Abraham Standarin, ma il matrimonio fu segnato da profonde difficoltà. Tutti e quattro i loro figli morirono in tenera età, un trauma che segnò profondamente la donna.

Dopo una serie di visioni mistiche, Lee proclamò uno dei principi fondamentali del movimento Shaker: la purezza spirituale poteva essere raggiunta solo attraverso il celibato.

Questo portò alla decisione radicale di eliminare completamente il matrimonio all’interno della comunità religiosa.

Allo stesso tempo Lee predicava uguaglianza tra uomini e donne, rifiuto delle gerarchie sociali e una forma di vita comunitaria basata sul lavoro e sulla condivisione. Idee estremamente avanzate per l’Inghilterra del XVIII secolo, che portarono la Chiesa anglicana a considerarla eretica.

Il viaggio in America e la nascita della comunità Shaker

Il Testamento di Ann Lee

Dopo persecuzioni e periodi di detenzione, nel 1774 Ann Lee e un gruppo di seguaci lasciarono Liverpool per raggiungere l’America.

Si stabilirono nella contea di Albany, nello Stato di New York, dove fondarono una comunità chiamata Niskayuna, destinata a diventare uno dei primi insediamenti Shaker.

La comunità viveva secondo regole rigide: celibato, lavoro costante, disciplina spirituale e ricerca della perfezione morale. Per sostenersi economicamente gli Shakers producevano oggetti artigianali, in particolare mobili e utensili domestici, diventati celebri per il loro design minimalista.

Nonostante il pacifismo del gruppo, gli Shakers subirono persecuzioni anche negli Stati Uniti, soprattutto durante la Guerra d’Indipendenza americana, quando il loro rifiuto di partecipare al conflitto generò sospetti e violenze.

Ann Lee morì nel 1784, a soli 48 anni, senza vedere il massimo sviluppo del movimento.

L’eredità degli Shakers oggi

Il Testamento di Ann Lee Amanda Seyfried

Nel XIX secolo il movimento Shaker raggiunse il suo apice con circa 6.000 membri nel 1840. Tuttavia, proprio il principio del celibato – che impediva la nascita di nuove generazioni – portò nel tempo al progressivo declino della comunità.

Oggi esiste un solo villaggio Shaker attivo al mondo, il Sabbathday Lake Shaker Village nel Maine, con pochissimi membri ancora praticanti.

Il film Il Testamento di Ann Lee racconta proprio la nascita di questa straordinaria esperienza spirituale, mettendo al centro la figura di una donna che sfidò le convenzioni religiose e sociali del suo tempo per costruire una comunità fondata su lavoro, uguaglianza e fede.

Outlander 8 introduce finalmente uno dei personaggi più intriganti dei romanzi di Diana Gabaldon

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La stagione finale di Outlander continua a espandere il mondo della saga introducendo personaggi molto attesi dai lettori dei romanzi di Diana Gabaldon. Tra le novità più interessanti dei primi episodi di Outlander 8 c’è l’arrivo di Elspeth Cunningham, figura che nei libri ha un ruolo sorprendente e che i fan aspettavano da anni.

La stagione conclusiva della serie – in onda su Starz – si ispira in parte al romanzo Go Tell the Bees That I Am Gone, pubblicato nel 2021 e nono capitolo della saga letteraria. Poiché Gabaldon non ha ancora scritto il decimo e ultimo libro, gli sceneggiatori hanno dovuto adattare la storia prendendosi alcune libertà rispetto al materiale originale.

Nonostante queste inevitabili differenze, l’introduzione di Elspeth Cunningham dimostra che la serie vuole comunque mantenere alcuni elementi fondamentali dei romanzi.

Chi è Elspeth Cunningham e perché è un personaggio così particolare

Elspeth Cunningham è la madre dell’ufficiale britannico Charles Cunningham e appare per la prima volta nella stagione 8 arrivando alla casa dei Fraser a Fraser’s Ridge. Il suo debutto non è dei più calorosi: la donna consegna alcune erbe a Claire e non esita a rimproverare i protagonisti con toni severi.

In un primo momento sembra il classico personaggio antagonista destinato a sospettare delle capacità mediche di Claire Fraser, magari accusandola ancora una volta di stregoneria. Tuttavia gli episodi successivi rivelano rapidamente che Elspeth è molto più complessa.

Dietro i suoi modi bruschi e giudicanti si nasconde infatti una persona sorprendentemente pragmatica e persino gentile. La donna non mette in discussione i metodi di Claire e si offre persino di aiutarla nel suo lavoro, creando situazioni tanto insolite quanto divertenti.

Il ruolo di Elspeth nella storia di Claire e Jamie

Nei romanzi di Gabaldon, Elspeth Cunningham diventa progressivamente una presenza importante nella vita di Jamie Fraser e Claire.

Il contesto storico della Guerra d’Indipendenza americana porterà Jamie e il capitano Cunningham a trovarsi su fronti opposti, creando tensioni inevitabili. Nonostante ciò, Elspeth mantiene un rapporto di rispetto e amicizia con Claire, dimostrando una visione della realtà più sfumata e umana rispetto a molti altri personaggi.

Proprio questa combinazione di ironia, franchezza e compassione rende Elspeth Cunningham uno dei personaggi più intriganti dei libri. Con la stagione finale di Outlander, i fan potranno finalmente vedere questa dinamica prendere forma anche sullo schermo.

Scarpetta 2 si farà, ma la serie Prime Video deve evitare l’errore del finale della prima stagione

La serie Scarpetta, adattamento televisivo dei romanzi thriller di Patricia Cornwell, tornerà con una seconda stagione su Prime Video, ma il nuovo capitolo dovrà correggere uno dei punti più discussi del primo ciclo di episodi: il finale del mistero centrale.

La serie, interpretata da Nicole Kidman nei panni della celebre patologa forense Kay Scarpetta, ha costruito la sua narrazione su una doppia linea temporale. Da un lato il presente, con la protagonista alle prese con una complessa situazione familiare che coinvolge la sorella Dorothy, il collega Pete Marino e la nipote Lucy; dall’altro il passato, in cui una giovane Scarpetta indaga su una serie di brutali omicidi rituali di giovani donne.

Proprio la gestione del mistero, però, ha lasciato perplessi molti spettatori.

Il finale della prima stagione di Scarpetta ha svelato un assassino quasi sconosciuto

Simon Baker Benton Wesley Scarpetta
© Connie Chornuk / Prime

Nel corso della stagione, la serie suggerisce più possibili sospetti per gli omicidi, costruendo una rete di depistaggi e false piste. Tuttavia, il colpevole si rivela essere un personaggio secondario apparso pochissimo sullo schermo.

Nel finale ambientato nel presente, l’assassino viene identificato nell’agente Ryan, un poliziotto che compare solo in poche scene. Il personaggio viene rivelato come il nipote del killer originale e decide di continuare la sua scia di omicidi per attirare Scarpetta fuori dal suo ritiro.

Il problema di questa scelta narrativa è che il pubblico non ha realmente gli elementi per risolvere il mistero, trasformando il colpo di scena finale in qualcosa di poco soddisfacente.

La stagione 2 può trasformare Scarpetta in un grande crime televisivo

Scarpetta - Stagione 2

Il trope dell’assassino “imprevisto” non è raro nel genere thriller. Alcuni film lo hanno utilizzato con successo, come Se7en di David Fincher, dove il killer si presenta spontaneamente nella parte finale della storia.

Tuttavia, perché questo tipo di twist funzioni, deve essere sostenuto da una costruzione narrativa solida. In caso contrario rischia di apparire come un espediente facile per sorprendere lo spettatore.

La seconda stagione di Scarpetta potrebbe rappresentare l’occasione perfetta per correggere questo difetto. Dopo aver dedicato gran parte della prima stagione alla costruzione dei personaggi e del contesto narrativo, i nuovi episodi potrebbero concentrarsi maggiormente su un mistero investigativo più equilibrato, offrendo agli spettatori indizi concreti e un enigma davvero risolvibile.

Se riuscirà a rafforzare la struttura del suo “whodunit”, la serie Prime Video potrebbe evolversi da semplice crime drama a uno dei thriller televisivi più solidi della piattaforma.

Keeper – L’eletta, spiegazione del finale: il destino di Liz e il segreto di Malcolm

Keeper è una storia horror straziante che prende pieghe molto cupe man mano che svela tutta la portata del passato di Malcolm e il destino di Liz. Il film horror di Osgood Perkins è un esperimento incentrato esclusivamente sull’atmosfera, con gran parte della trama di Keeper tenuta segreta durante la campagna promozionale del film.

Keeper presenta alcuni colpi di scena molto ingegnosi che giocano sui temi del film, anche se i meccanismi effettivi e i dettagli degli elementi soprannaturali rimangono volutamente ambigui. Il risultato è un film che mantiene l’attenzione su Liz e Malcolm, con i loro destini finali che riflettono una chiara condanna di una tipica dinamica di potere ingiusta portata all’estremo.

Cosa sono le creature in Keeper e perché vogliono Liz?

Le inquietanti entità che perseguitano la capanna di Malcolm nel bosco non ricevono mai una spiegazione completa in Keeper (la nostra recensone), ma i loro poteri e desideri le rendono particolarmente inquietanti e silenziosamente tragiche. Per gran parte di Keeper, la natura esatta delle entità che perseguitano la casa e si muovono nella foresta circostante viene tenuta nascosta agli spettatori.

Parte delle loro origini viene rivelata da Malcolm verso la fine del film. Le creature erano apparentemente il risultato di una donna incinta di secoli prima che aveva incontrato i giovani Malcolm e Darren dopo essere finita nella proprietà della loro famiglia. Credendo che facesse parte di un ordine religioso che continuava a invadere la loro terra, ferirono e catturarono la donna.

Durante la prigionia, la donna ha dato alla luce diverse creature. Mentre Malcolm e Darren uccidevano la donna, hanno negoziato con le creature. Il loro vero scopo e la loro identità rimangono misteriosi per tutto il film, poiché le loro origini esatte non vengono mai spiegate. Tuttavia, sono in grado di stringere un patto con Malcolm e Darren, prolungando la loro vita in cambio di sacrifici.

In particolare, Malcolm ammette di non avere idea di cosa siano realmente quelle creature. Ha trovato un modo per comunicare con loro, ma questo non viene mai mostrato sullo schermo. Di conseguenza, il pubblico rimane all’oscuro dei dettagli su questi esseri, delle loro origini e di cosa siano realmente.

Liz è destinata a essere la prossima vittima delle creature, una delle tante donne che sono state prese di mira, isolate e poi date in pasto alle creature. Queste donne sono gli spiriti che Liz vede nel corso del film, che alludono al suo potenziale destino se non riuscirà a fuggire dalla baita.

Malcolm è il vero cattivo di Keeper

Malcolm è il vero cattivo di Keeper

Sebbene le misteriose entità rappresentino la minaccia principale di *Keeper*, non sono l’antagonista principale del film. Questo ruolo spetta a Malcolm (e, in misura minore, a Darren), che da secoli manipola le donne per assicurarsi la vita eterna. Nel corso del film, Malcolm cerca di presentarsi come un medico cordiale e di buon carattere.

È gentile, anche se un po’ goffo. Tuttavia, tutto questo è solo una facciata. Pur sostenendo di amare sinceramente Liz, non esita affatto a lasciarla morire per mano delle entità. Lui e Darren sembrano persino festeggiare dopo ogni sacrificio, come dimostra l’arrivo di Darren con una bottiglia di whisky dopo la morte di Liz.

Malcolm è rappresentativo del concetto di patriarcato, infinito nel suo senso di potere emotivamente distante e di sacrificio calcolato. Quando Liz urla dal seminterrato nel finale, Malcolm alza semplicemente il volume della musica e la ignora. Quando viene finalmente smascherato e la dinamica di potere si ribalta, la sua personalità affabile lascia il posto alle urla e alle suppliche.

Malcolm è l’incarnazione di ogni uomo silenziosamente prepotente e violento. Ciò si riflette in una delle creature, che ha molti volti che assomigliano a tutte le donne che ha sacrificato, solo alcuni volti in una lunga fila di vite spezzate. Si presenta come gentile e modesto, ma è spietato, manipolatore e, in definitiva, più mostruoso delle creature a cui offre in pasto le donne.

Perché le Entità risparmiano Liz

Sebbene Malcolm abbia corteggiato molte donne nel corso degli anni, Liz è stata scelta perché fisicamente assomiglia alla madre delle creature. Ritenendo che le creature lo avrebbero apprezzato, Malcolm ha trascorso mesi a indurre in Liz un falso senso di sicurezza per poterla condurre fuori dalla città.

Questo si rivela però un errore fatale. Si scopre infatti che le creature vedono la somiglianza, arrivando persino a mostrare a Liz la testa conservata in salamoia della loro madre per sottolinearla. Tuttavia, proprio per questo motivo, sono immediatamente fedeli a Liz. Hanno ripetutamente l’opportunità di ucciderla, ma le risparmiano sempre la vita.

Quando Darren cerca di uccidere Liz, le creature lo massacrano prima ancora che Liz si renda conto di cosa stia succedendo. Quando la circondano nel seminterrato, la accolgono come una figura materna invece di attaccarla come un pasto. Il motivo per cui Liz e la madre sono collegate non viene mai spiegato, lasciando il pubblico con molte domande.

Tuttavia, questo è in definitiva meno importante per il film rispetto alle conseguenze della loro scoperta di lei. Le creature circondano Liz, ma la accettano come loro madre, cosa che Liz sembra accettare con serenità alla fine del film. Questo prepara anche la scena finale del film, in cui sia Liz che Malcolm rimangono cambiati per sempre.

Il destino di Liz e Malcolm in Keeper, spiegato

Liz e Malcolm i _Keeper

Nella scena finale di *Keeper*, le entità annullano il patto con Malcolm e lo catturano. Di conseguenza, Malcolm invecchia rapidamente. Mentre è appeso per i piedi a un albero, Malcolm si trova faccia a faccia con Liz. Ora con gli stessi occhi neri della madre della creatura, lei gli rivela di aver deciso di restare con le entità.

Mentre Malcolm urla e implora, Liz gli dice con nonchalance che ora quella è la sua capanna, prima di fargli mangiare la torta con cui lui l’aveva drogata e di immergergli la testa nella sostanza appiccicosa in cui i mostri conservavano la testa della madre. Si tratta di un completo ribaltamento di potere rispetto alla loro precedente conversazione, con Liz ora vincitrice spietata e disinvolta delle suppliche disperate di Malcolm.

Il finale di Keeper sembra suggerire che Malcolm dovrà affrontare una punizione attesa da tempo per i suoi crimini. Sebbene le sue azioni non siano state smascherate, la lunga lista di donne che ha sacrificato ha finalmente trovato una parvenza di giustizia. Nel frattempo, il destino finale di Liz è più ambiguo. Non è chiaro quanto lei abbia ancora il controllo, o se sia davvero la madre rinata.

Il vero significato di Keeper

Il vero significato di Keeper

Uno degli obiettivi principali di Keeper è quello di infondere nel film un senso generale di terrore e paura dell’ignoto. Gran parte del film è alimentata da un’atmosfera terrificante, che allude ai mostri e al loro bizzarro aspetto. Tuttavia, alla fine non sono loro la vera minaccia. È invece l’uomo dall’aria bonaria a rappresentare il pericolo.

Senza i sacrifici di quegli uomini, le creature potrebbero non aver mai raggiunto un numero così alto di vittime o addirittura diventare così mostruose come sono. È possibile che le loro nascite corrotte siano state addirittura il risultato dell’omicidio della madre da parte di Malcolm e Darren, condannandoli tutti a un destino più oscuro di quanto sarebbe stato se Malcolm avesse semplicemente mostrato pietà.

Questo si riflette nella scena finale del film, in cui Malcolm urla contro Liz perché lei si trova nella sua casa e sulla sua terra. È una visione patriarcale del mondo, la convinzione di avere diritto alla proprietà dei suoi antenati, e riflette il suo uso delle donne per mantenere l’immortalità. Alla fine, Malcolm è solo un bambino capriccioso e viene trattato come tale.

I mostri di Keeper vogliono solo proteggere Liz, perché la vedono come la loro madre. Al contrario, Liz credeva che Malcolm fosse un uomo buono, solo per essere orribilmente smentita in questa sua presunzione. In Keeper, i veri mostri non sono le creature disumane, ma gli uomini che causano sofferenza e condannano le donne per il proprio tornaconto personale.

The Boys – Stagione 5: Erin Moriarty avverte che le emozioni del pubblico nel finale “saranno contrastanti”

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A meno di un mese dal ritorno di The Boys per la sua ultima stagione, una dei protagonisti della popolare serie sui supereroi ha ammesso che gli spettatori potrebbero provare sentimenti contrastanti riguardo agli ultimi episodi. Erin Moriarty, che interpreta Starlight nella serie, ha infatti dichiarato a Collider che: “Penso che sarà un finale contrastante. Pensi che con The Boys sarebbe semplicemente tipo: “Porca miseria”, ma credo che sarà emozionante.

Credo che sarà emozionante perché la cosa che mi piace davvero guardare in questa serie, come spettatrice – dato che in tante scene in cui non recito mi limito a guardare come se non fossi nella serie – è osservare Antony [Starr] e Homelander. Il modo in cui interpreta quel personaggio è geniale. Penso che ciò che si vedrà è che anche i personaggi più malvagi della nostra serie, che ci sono fin dall’inizio e sono presenti per tutta la stagione, grazie alle interpretazioni ricche di sfumature di questi personaggi, mi sono reso conto che ci si affeziona a loro un po’ più di quanto avessi previsto.

Moriarty ha poi aggiunto: “Kripke ha avvertito che nessuno è al sicuro in questa stagione, giusto? Non è un segreto. E penso che, di conseguenza, sarà molto più emozionante di quanto chiunque si aspetti. Ci saranno molti colpi di scena, ci saranno molte risate, c’è umorismo. C’è tutto ciò che si può immaginare, ma la gravità emotiva della cosa mi ha colto un po’ di sorpresa. È una serie che fa ridere e fa trattenere il fiato, ma ha fatto piangere la gente tanto quanto lo farà nella stagione finale? Secondo me, sarà davvero emozionante”.

A parte l’aspetto emotivo del fatto che la quinta stagione di The Boys sia l’ultima, Karen Fukuhara (Kimiko Miyashiro) ritiene che una reazione comune dei fan al finale sarà: “Ma che c***o?!” Durante la stessa intervista, Colby Minifie, che interpreta Ashley Barrett, ha detto di credere che il pubblico finirà di guardare il “bellissimo” finale di Erin Moriarty e dirà: “Oh, voglio vedere di più!” Fortunatamente, ci sono diversi spin-off in lavorazione, oltre alla possibilità di un’altra stagione di Gen V. “Abbiamo ancora molto da esplorare di questo mondo”, ha aggiunto Minifie, “e penso che sia fantastico che ci siamo espansi così tanto”. Moriarty ha fatto eco a questo sentimento e ha detto che è “surreale” che il franchise continui a crescere.

GUARDA ANCHE: The Boys – Stagione 5: ecco il trailer della stagione conclusiva

Malcolm: Che vita!, nuovo trailer del revival con Frankie Muniz e Bryan Cranston

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Hulu ha pubblicato il trailer ufficiale di Malcolm: Che vita!, la cui prima è prevista per il 10 aprile. Il revival della popolare sitcom vedrà il ritorno di quasi tutto il cast originale, compreso Frankie Muniz, che riprende il ruolo di Malcolm. Tornano anche Jane Kaczmarek nei panni di Lois e Bryan Cranston in quelli di Hal. Il revival riporta in scena anche Chris Masterson nel ruolo di Francis, Justin Berfield in quello di Reese ed Emy Coligado nel ruolo di Piama, la moglie di Francis.

Il trailer appena pubblicato di Malcolm: Che vita! inizia con una scena esilarante e imbarazzante in cui Lois rade il corpo di Hal mentre lui è in videochiamata sul suo portatile. Dopo quell’inizio scioccante, Malcolm prepara il terreno per il revival parlando direttamente alla telecamera e ammettendo che “tutto di me è diverso”. Ha una ragazza e la “cosa migliore del mondo” è sua figlia, Leah. La sua vita è fantastica in questo momento, ma per assicurarsi che non cambi, tutto ciò che deve fare è “stare completamente lontano” dalla sua famiglia.

Lois va però nel panico quando si rende conto che suo figlio ha evitato intenzionalmente i suoi parenti per anni. Reese sostiene invece che suo fratello li abbia traditi. Malcolm si scaglia quindi contro la sua famiglia per il loro “comportamento antisociale incessante e le priorità miopi e insensate” che si sono rivelate troppo tossiche. La sua ragazza lo esorta a fare pace con la sua famiglia prima di scoprire che Malcolm ha dei fratelli, cosa che a quanto pare non le aveva mai detto. Dopo una serie di clip ricche di comicità, il trailer si conclude con Leah che incontra la famiglia di suo padre in una videochiamata.

It Ends With Us: Colleen Hoover parla apertamente della possibilità di un sequel

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Colleen Hoover ha parlato della possibilità di un adattamento cinematografico di It Starts With Us, il seguito del suo romanzo best-seller e del controverso adattamento cinematografico It Ends With Us. Il film racconta la storia di Lily Bloom, che intraprende una relazione con l’affascinante neurochirurgo Ryle Kincaid mentre affronta dolorosi cicli di abusi che riecheggiano le sue esperienze d’infanzia. Il film vede Blake Lively nei panni di Lily, Brandon Sklenar in quelli di Atlas Corrigan, amico d’infanzia di Lily e suo futuro interesse amoroso, e Justin Baldoni alla regia, che interpreta anche il ruolo di Ryle.

In un’intervista con Variety, Hoover ha affrontato la possibilità che il romanzo sequel della storia possa arrivare sul grande schermo. La scrittrice ha però smentito questa possibilità, rivelando di non aver mai avuto intenzione che il romanzo successivo diventasse un altro adattamento cinematografico. “Ho scritto quel libro come un “grazie” ai lettori. Non so se ci sia abbastanza storia per farne un film. “It Ends With Us” ha avuto un impatto enorme ed è stato concluso così bene nel primo film. Naturalmente, se si riunissero tutti e volessero farlo, non cercherei di dissuaderli. Ma quando l’ho scritto, non ho mai avuto l’intenzione di vederlo sul grande schermo. Volevo solo vedere Atlas e Lily felici”.

L’adattamento di It Ends With Us è diventato uno dei drammi romantici più discussi del 2024, scatenando conversazioni su relazioni, traumi e guarigione. Tuttavia, gran parte dell’attenzione ricevuta dal film è stata dovuta alla disputa legale tra Baldoni e Lively. It Starts With Us sposta invece l’attenzione dalla relazione traumatica di Lily con Ryle ed esplora invece la sua storia d’amore più sana con Atlas, mentre cercano di costruire un futuro insieme. Gran parte della storia ruota attorno a Lily che affronta la genitorialità condivisa con Ryle mentre riaccende la sua relazione con Atlas, offrendo una storia più piena di speranza dopo il finale emotivo del primo libro.

I commenti di Hoover arrivano in un momento in cui l’adattamento di It Ends With Us è ancora al centro di un’intensa attenzione pubblica. Un adattamento del seguito è probabilmente fuori discussione a causa della tensione tra Lively e Baldoni, e la possibilità che il team creativo si riunisca per un altro capitolo sembra nulla. La faida è diventata un argomento di discussione significativo tra il pubblico, in particolare perché entrambi gli attori interpretano ruoli centrali nella storia. Lily è il cuore della storia, mentre Ryle è essenziale per i temi del film sui cicli di abuso e crescita personale. Qualsiasi potenziale sequel richiederebbe probabilmente almeno una certa collaborazione tra le figure creative chiave coinvolte nel primo film.

Tuttavia, i commenti della Hoover lasciano la porta leggermente aperta. Pur ritenendo che la storia si sia già conclusa in modo efficace nel primo film, ammette anche che non si opporrebbe se i registi e il cast decidessero alla fine di riunirsi ancora una volta per adattare It Starts With Us.

Bradley Cooper in trattative per scrivere e dirigere il prequel di Ocean’s Eleven

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Il prequel di Ocean’s Eleven con Margot Robbie e Bradley Cooper potrebbe aver finalmente trovato il suo regista, e si tratterebbe proprio di Cooper. Quando il progetto era stato approvato circa tre anni fa, la regia era stata affidata a Jay Roach, ma dopo vari rinvii il film ha subito diversi cambiamenti sia davanti che dietro la macchina da presa. Roach è stato infatti sostituito da Lee Isaac Chung, regista di Minari e Twisters, mentre Cooper è subentrato nel cast al posto dell’originario protagonista Ryan Gosling.

Lo scorso mese, però, anche Chung ha lasciato il progetto citando “differenze creative”, aprendo la ricerca di un nuovo regista proprio mentre la produzione si preparava ad avviare le riprese previste per questa estate. Secondo quanto riportato da Matt Belloni di Puck, Cooper avrebbe deciso di assumere lui stesso la regia del film. Un accordo formale non sarebbe ancora stato firmato, ma l’operazione sembra ormai molto vicina alla conclusione.

Per Cooper si tratterebbe del quarto film dietro la macchina da presa. Il regista ha appena diretto la commedia romantica È l’ultima battuta?, in uscita il 2 aprile in Italia, un progetto molto più leggero rispetto ai suoi precedenti lavori, A Star Is Born e Maestro, entrambi legati alla stagione dei premi.

La scelta di guidare anche questo nuovo capitolo della saga di Ocean’s sembra confermare il desiderio dell’attore di allontanarsi temporaneamente da progetti esplicitamente orientati agli Oscar, dopo che la campagna promozionale di Maestro era stata spesso criticata per la sua aggressività mediatica.

I dettagli ufficiali della trama restano riservati, ma secondo precedenti indiscrezioni il film potrebbe intitolarsi semplicemente Oceans e raccontare la storia dei genitori di Danny Ocean, il personaggio interpretato da George Clooney nel film di Steven Soderbergh. Cooper e Robbie vestirebbero quindi i panni dei coniugi Ocean, che insegnano ai loro figli, il giovane Danny e Debbie Ocean (personaggio interpretato da Sandra Bullock nello spin-off Ocean’s 8), l’arte di derubare i ricchi.

La vicenda sarebbe ambientata durante il Gran Premio di Monaco del 1962 e descritta come un elegante film di rapina dal gusto classico, ispirato a Caccia al ladro di Alfred Hitchcock. La sceneggiatura è firmata da Carrie Solomon, già autrice del film Netflix A Family Affair. Secondo le informazioni disponibili, le riprese dovrebbero iniziare questa estate proprio a Monaco. Resta allora solo da scoprire se davvero Cooper firmerà la regia del progetto.

Disclosure Day: gli alieni sono già sulla Terra nel nuovo trailer del film di Steven Spielberg

Il mistero si infittisce nel nuovo trailer di Disclosure Day di Steven Spielberg. La Universal ha infatti pubblicato un nuovo trailer del film che finalmente fa luce sulla trama del film. Il trailer inizia con una clip dei personaggi interpretati da Eve Hewson e Josh O’Connor. Il dialogo di O’Connor indica che è una sorta di informatore, che sembra aver rubato dati top-secret sugli alieni che intende condividere con il mondo.

Rivela anche di comprendere la lingua aliena parlata dal personaggio di Emily Blunt in un notiziario che cattura l’attenzione del mondo, un momento in primo piano nel primo trailer di Disclosure Day. Da lì, i personaggi di Hewson, Blunt e O’Connor vengono coinvolti in una cospirazione più ampia quando quest’ultimo rivela i suoi piani di rendere pubblici questi dati al mondo intero. Insieme al nuovo trailer, è stato rilasciato anche un nuovo poster del film:

Disclosure day poster film

Cosa sappiamo di Disclosure Day?

La sinossi ufficiale di Disclosure Day è vaga quanto i primi trailer: “Se scoprissi che non siamo soli, se qualcuno te lo mostrasse, te lo dimostrasse, ne saresti spaventato? Quest’estate, la verità appartiene a sette miliardi di persone. Ci stiamo avvicinando al… Disclosure Day”.

Oltre al trio principale composto da Emily Blunt, Eve Hewson e Josh O’Connor, Spielberg ha riunito un cast stellare che include anche Colman Domingo, Colin Firth, Wyatt Russell ed Elizabeth Marvel.

Disclosure Day è scritto da David Koepp, che ha già lavorato con Spielberg in Jurassic Park, Il mondo perduto – Jurassic Park, il remake del 2005 de La guerra dei mondi e il quarto film di Indiana Jones, Il regno del teschio di cristallo. Più recentemente, Koepp ha scritto le sceneggiature di Black Bag e Jurassic World – La rinascita.

Spielberg ha in precedenza realizzato due film acclamati dalla critica, avendo pubblicato il suo remake del musical West Side Story nel 2021 prima di dirigere il dramma semi-autobiografico The Fabelmans nel 2022. Entrambi hanno ottenuto il plauso della critica e raccolto numerosi riconoscimenti e candidature a premi. Disclosure Day è quindi un gradito ritorno al cinema di genere per il regista.

Sono passati 8 anni da quando ha realizzato il film d’azione fantascientifico Ready Player One, che ha ricevuto recensioni per lo più positive. Disclosure Day, tuttavia, sembra un ritorno alle origini del regista, con alcune delle sue opere più famose provenienti dal regno della fantascienza, tra cui i già citati Incontri ravvicinati del terzo tipo ed E.T. l’extra-terrestre, oltre a A.I. – Intelligenza artificiale, Minority Report e La guerra dei mondi. Il film arriva anche in un momento particolarmente opportuno, poiché le discussioni sull’esistenza degli UFO e su quanto il governo sappia della vita extraterrestre permeano ogni aspetto della cultura, dai feed dei social media alle audizioni governative.

One Piece: la stagione 2 del live-action nasconde tre indizi sulla vera identità di Luffy

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La seconda stagione del live-action di One Piece continua ad adattare l’enorme universo narrativo creato da Eiichiro Oda. Pur restando fedele allo spirito del manga, la serie prodotta da Netflix inizia anche a inserire alcuni indizi che anticipano una delle rivelazioni più importanti della storia.

Nel mondo di One Piece, il protagonista Monkey D. Luffy ottiene i suoi poteri dopo aver mangiato il famoso Gomu Gomu no Mi, il frutto del diavolo che rende il suo corpo elastico come la gomma. Tuttavia, nei capitoli più recenti del manga emerge che questo frutto non è esattamente ciò che sembra.

La verità è molto più complessa: Luffy avrebbe mangiato lo Human-Human Fruit, Model: Nika, un frutto di tipo Zoan legato alla figura mitologica del dio del sole Nika. Nel live-action questa rivelazione non è ancora stata esplicitata, ma la seconda stagione sembra disseminare alcuni indizi molto chiari.

La posa di Nika nella scena con Laboon

Uno dei riferimenti più curiosi appare durante l’incontro con la gigantesca balena Laboon. In una scena della stagione 2, Luffy cerca di comunicare con l’animale cantando la celebre canzone dei pirati “Binks’ Brew”.

Durante la performance, il personaggio interpretato da Iñaki Godoy esegue una particolare danza che richiama la famosa “Nika pose”, un gesto simbolico associato al dio del sole nel manga.

Questa posa – con braccia e gambe piegate ad angolo come se si stesse correndo – compare spesso nel mondo di One Piece durante momenti di festa o celebrazione, anche tra personaggi che non conoscono realmente la sua origine.

I giganti di Little Garden citano il dio del sole Nika

One Piece

Un altro indizio appare negli episodi ambientati sull’isola di Little Garden, dove i giganti Dorry e Brogy fanno riferimento alla figura del dio del sole Nika.

Nel manga questa divinità viene nominata molto più tardi nella storia, dopo oltre mille capitoli. La serie live-action anticipa invece il riferimento, suggerendo che la leggenda di Nika sia diffusa in molte culture del mondo di One Piece.

L’ironia della scena è che i giganti parlano della divinità proprio mentre la sua incarnazione vivente si trova davanti a loro, senza che nessuno dei protagonisti ne sia consapevole.

La possibile statua di Nika sull’isola

Un ulteriore dettaglio compare tra gli oggetti scolpiti da Dorry durante il suo lungo soggiorno su Little Garden. Tra le statue visibili nella scena appare infatti una figura che potrebbe rappresentare proprio Nika.

Il modello ricorda infatti la silhouette già mostrata nel manga: capelli simili a nuvole, espressione sorridente e una postura che richiama la forma assunta da Luffy nella sua trasformazione Gear 5.

Anche se la rivelazione completa della vera natura del frutto di Luffy potrebbe arrivare solo in stagioni future, la serie live-action sembra divertirsi a lasciare piccoli indizi per gli spettatori più attenti.

KPop Demon Hunters 2: Netflix e SONY confermano e dichiarano: “Questo è solo l’inizio”

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Sorpresa, sorpresa: Huntr/x torna sul grande schermo per un’altra avventura musicale. Dopo mesi di speculazioni, Netflix e Sony hanno ufficialmente confermato che il sequel di KPop Demon Hunters è in lavorazione. Maggie Kang e Chris Appelhans torneranno a dirigere e scrivere il sequel, la cui uscita, secondo quanto riferito, è prevista per il 2029. Il film successivo segna l’inizio del nuovo accordo pluriennale esclusivo di Appelhans e Kang con Netflix per la scrittura e la regia nel settore dell’animazione.

“Come regista coreano, provo un immenso orgoglio nel vedere il pubblico volere di più da questa storia coreana e dai nostri personaggi coreani”, ha detto Kang. “C’è molto di più in questo mondo che abbiamo costruito e sono entusiasta di mostrarvelo. Questo è solo l’inizio.”

KPop Demon Hunters è un’avventura fantasy su un gruppo immaginario di ragazze K-pop che proteggono il mondo dai demoni con la loro musica. Sebbene i dettagli della trama del secondo film non siano stati confermati, Appelhans ha anticipato che il duo di registi è “entusiasta di scrivere il prossimo capitolo, di sfidarli e di vederli evolvere”. “Questi personaggi sono come una famiglia per noi”, ha detto. “Il loro mondo è diventato la nostra seconda casa”.

Questa notizia arriva in vista degli Oscar, dove KPop Demon Hunters è candidato come miglior film d’animazione e miglior canzone originale per “Golden“. Sviluppato e prodotto da Sony Pictures Animation, il film ha debuttato direttamente su Netflix nell’ambito di un accordo di licenza. È diventato un fenomeno e ora si classifica come il film più popolare di sempre sulla piattaforma di streaming. KPop Demon Hunters è diventato addirittura un successo al botteghino quando Netflix ha portato una versione cantata al cinema per gli eventi dedicati ai fan nell’autunno del 2025.

“Con ‘KPop Demon Hunters’, Maggie e Chris non si sono limitati a raggiungere il pubblico, ma hanno anche dato vita a un fandom globale che ha attraversato lingue, generazioni e generi”, ha dichiarato Bela Bajaria, Chief Content Officer di Netflix. “Siamo incredibilmente orgogliosi di approfondire la nostra partnership con loro e, insieme ai nostri partner di Sony Pictures Animation, costruire questo universo in modi che sorprenderanno e delizieranno i fan di tutto il mondo”.

Il presidente di Netflix Film, Dan Lin, ha elogiato Kang e Appelhans per essere stati “abbastanza coraggiosi da intraprendere un’audace svolta creativa raccontando una storia che fosse allo stesso tempo profondamente personale e infrangesse le barriere culturali”. “In Netflix, il nostro obiettivo è creare il film preferito di qualcuno”, ha detto Lin. “Ci sono riusciti realizzando il film Netflix più popolare di tutti i tempi”.

Kristine Belson e Damien de Froberville, presidenti di Sony Pictures Animation, hanno aggiunto: “Sostenere le audaci visioni creative dei nostri registi è al centro di tutto ciò che facciamo in Sony Pictures Animation. Maggie e Chris hanno apportato le loro prospettive incredibilmente distintive a questo film, raccontando una storia che il pubblico di tutto il mondo ha apprezzato. Siamo entusiasti di lavorare con loro per espandere la loro visione nel prossimo capitolo”.

Aaron Pierre entra nel cast di Man of Tomorrow

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Aaron Pierre entra nel cast di Man of Tomorrow

Aaron Pierre è l’ultimo ad unirsi al film dei DC Studios Man of Tomorrow, il sequel del film di successo del 2025 Superman. James Gunn è tornato a scrivere e dirigere, mentre David Corenswet e Nicholas Hoult dovrebbero tornare rispettivamente nei panni di Superman/Clark Kent e Lex Luthor. Il film uscirà il 9 luglio 2027. Al momento i DC Studios non hanno commentato la notizia.

Questo ultimo film vede Superman e Luthor unire le forze per combattere la minaccia aliena tecnologica nota come Brainiac. Lars Eidinger interpreterà il ruolo di Brainiac. Rachel Brosnahan, Skyler Gisondo e Sara Sampaio sono tra coloro che riprendono i ruoli del film precedente. La produzione dovrebbe iniziare ad aprile ad Atlanta e proseguire fino all’estate.

Per Aaron Pierre questo è il secondo lavoro ai DC Studios, dato che sarà protagonista della serie Lanterns, in uscita quest’estate su HBO. A questo proposito, potrebbe essere valida l’ipotesi che in Man of Tomorrow possa interpretare lo stesso personaggio di Lanterna Verde a cui darà vita nella serie, ma non conosciamo ulteriori dettagli, al momento. Ha anche in programma il film di Star Wars, Star Wars: Starfighter, in uscita la prossima estate.

Tutto quello che sappiamo su Man of Tomorrow

Le riprese principali di Man of Tomorrow dovrebbero iniziare nella primavera del 2026, con una data di uscita fissata per il 9 luglio 2027. David Corenswet riprenderà il ruolo nel sequel al fianco di Lex Luthor, interpretato da Nicholas Hoult, poiché i due si alleeranno contro questo nuovo nemico, come ha dichiarato il regista.

James Gunn ha infatti affermato: “È una storia in cui Lex Luthor e Superman devono collaborare in una certa misura contro una minaccia molto, molto più grande. È più complicato di così, ma questa è una parte importante. È tanto un film su Lex quanto un film su Superman. Mi è piaciuto molto lavorare con Nicholas Hoult. Purtroppo mi identifico con il personaggio di Lex. Volevo davvero creare qualcosa di straordinario con loro due. Adoro la sceneggiatura”.

Gunn annunciato Man of Tomorrow sui social media il 3 settembre. Nel suo annuncio, lo sceneggiatore e regista ha incluso un’immagine tratta dal fumetto in cui Superman è in piedi accanto a Lex Luthor nella sua Warsuit. Nei fumetti DC, Lex crea la tuta per eguagliare la forza e le abilità di Superman. Mentre l’immagine teaser suggeriva che Lex e Superman sarebbero stati di nuovo in contrasto, ora sembra che Lex userà la sua Warsuit per poter essere allo stesso livello di Superman per qualsiasi grande minaccia si presenti loro.

Al momento, è confermata la presenza della Lois Lane di Rachel Brosnahan. Il co-CEO della DC Studios ha risposto a un fan su Threads all’inizio di settembre 2025 che Lois avrà un “ruolo importante”. Il villain del film sarà Brainiac, interpretato da Lars Eidinger.

Il film è stato in precedenza descritto come un secondo capitolo della “Saga di Superman”. Ad oggi, Gunn ha affermato unicamente che “Superman conduce direttamente a Peacemaker; va notato che questo è per adulti, non per bambini, ma Superman conduce a questo show e poi abbiamo l’ambientazione di tutto il resto della DCU nella seconda stagione di Peacemaker, è incredibilmente importante”.

Il Diavolo Veste Prada 2, sono aperte le prevendite!

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Il Diavolo Veste Prada 2, sono aperte le prevendite!

Sono aperte le prevendite del nuovo film targato 20th Century Studios, Il Diavolo Veste Prada 2. Per prenotare i biglietti è possibile accedere al sito https://www.thedevilwearsprada.it/, in continuo aggiornamento.

A quasi vent’anni dalle loro iconiche interpretazioni nei panni di Miranda, Andy, Emily e Nigel, Meryl StreepAnne HathawayEmily BluntStanley Tucci tornano nelle eleganti strade di New York City e nei lussuosi uffici di Runway nell’atteso sequel del film del 2006 che ha segnato una generazione.

Il film riunisce il cast originale con il regista David Frankel e la sceneggiatrice Aline Brosh McKenna, e introduce una serie di nuovi attori tra cui Kenneth Branagh, Simone Ashley, Justin Theroux, Lucy Liu, Patrick Brammall, Caleb Hearon, Helen J. Shen, Pauline Chalamet, B.J. Novak e Conrad Ricamora. Tracie Thoms e Tibor Feldman riprendono i loro ruoli di “Lily” e “Irv” dal primo film. Il Diavolo Veste Prada 2 è prodotto da Wendy Finerman, con Michael Bederman, Karen Rosenfelt e Aline Brosh McKenna come executive producer. Il film arriverà nelle sale cinematografiche italiane il 29 aprile 2026.

Tornare a vincere: la spiegazione del finale del film

Tornare a vincere: la spiegazione del finale del film

Il finale di Tornare a vincere (leggi qui la recensione) offre a Jack un barlume di redenzione nel suo percorso di recupero dall’alcolismo. Il film drammatico sportivo del 2020 diretto da Gavin O’Connor trattava tanto di lutto, dolore e abuso di sostanze quanto di pallacanestro, dando una svolta più cupa alla tradizionale storia della squadra sportiva sfavorita. Ben Affleck interpreta Jack, un ex fenomeno del basket di una scuola superiore cattolica a cui viene chiesto di diventare l’allenatore capo della squadra di basket. Jack lavora nell’edilizia, ma conduce una vita solitaria fino a quando non accetta di allenare la squadra universitaria del Bishop Hayes, un gruppo di atleti determinati ma privi di guida.

Affleck guida il cast di Tornare a vincere insieme al suo assistente allenatore Dan (Al Madrigal), alla sua ex moglie Angela (Janina Gavankar) e al suo riluttante giocatore di punta Brandon (Brandon Currett). La fotografia grintosa e l’atmosfera cupa del film contribuiscono ai temi cupi del film, che vanno oltre la semplice dipendenza e l’abuso di alcol. Come viene rivelato a metà del film, Jack è un padre in lutto per la perdita del figlio di nove anni. Lui e Angela non sono riusciti a rimanere insieme dopo la tragedia, e il film trascorre gran parte del suo tempo accanto a Jack, che affoga in un costante flusso di alcol, negazione e rabbia repressa.

Sebbene Tornare a vincere non sia una storia vera, Affleck è stato molto sincero al momento dell’uscita del film riguardo alla sua battaglia contro l’alcolismo e a come quell’esperienza abbia ispirato alcune delle qualità del suo personaggio. Il regista Gavin O’Connor, noto soprattutto per i suoi classici sportivi edificanti sugli sfavoriti come Miracle (2004) e Warrior (2011), aveva già lavorato con Affleck in The Accountant. Tornare a vincere ha ricevuto recensioni per lo più positive dalla critica, ottenendo un punteggio dell’84% da parte dei critici e del pubblico su Rotten Tomatoes. Il finale conferma che, nonostante le difficoltà di Jack con il dolore e la dipendenza, è stato comunque in grado di avere un impatto sui giocatori del Bishop Hayes.

Tornare a vincere

 

Jack si precipita in un bar dopo aver visitato il figlio di Miguel in ospedale

Jack riesce a risollevare le sorti della squadra di basket del Bishop Hayes, infondendo motivazione e grinta nei giocatori, che prima erano indifferenti. Riesce a convincere il miglior giocatore, Brandon, a tirare quando la partita è in bilico, una lezione di fiducia che Brandon probabilmente non dimenticherà mai. Inoltre, convince suo padre a prestare attenzione alle capacità di Brandon sul campo, dimostrando quanto Jack fosse bravo come allenatore al di là del suo consumo di alcol. Proprio quando le cose sembrano volgere al meglio per Bishop Hayes e Jack, al figlio di Miguel, il fratello di Angela, viene diagnosticato un cancro, il che manda Jack in una spirale al suo bar locale che finisce in distruzione.

Perché padre Edward non poteva dare a Jack un’altra possibilità di allenare

L’assistente allenatore del vescovo Hayes, Dan, aveva già lasciato correre un incidente che coinvolgeva Jack che beveva nel suo ufficio, il che aveva già infranto la politica di tolleranza zero della scuola. Dopo che Jack si è presentato all’allenamento ancora ubriaco dalla sera prima, Dan non poteva più permettere che il comportamento fuori dal campo di Jack influenzasse le loro responsabilità e il loro ruolo di allenatori e mentori dei giocatori. Dan andò da padre Edward, che era stato il primo a contattare Jack per l’allenamento. Affleck offre una performance fantastica e autentica, declinando la responsabilità e arrabbiandosi rapidamente quando gli viene detto di consegnare le chiavi. Padre Edward avrebbe voluto non dover licenziare Jack, ma come dice nella scena, Jack ha essenzialmente preso la decisione al posto suo.

La spiegazione della violazione di domicilio da ubriaco e il ricovero in ospedale di Jack

Dopo aver apparentemente perso tutto, Jack torna alla sua vita da ubriacone nel suo solito pub. Guida ubriaco con una donna sul sedile del passeggero, distogliendo lo sguardo dalla strada e schiantandosi contro la parte posteriore della barca del suo vicino, attaccata a un camion parcheggiato sulla strada. Lei gli dice di incontrarla sul retro della casa, ma Jack è così ubriaco che non si rende conto di essere entrato nella casa di una perfetta sconosciuta. Jack prende una birra e urina in un angolo del loro salotto prima che il vicino esca con una mazza da baseball. Jack aggrava la situazione rifiutandosi di aspettare la polizia, cadendo dalle ripide scale esterne e ferendosi gravemente alla testa, finendo così in ospedale.

Cosa è successo al figlio di Jack e Angela, Michael?

I dettagli specifici su come è morto Michael, il figlio di Jack e Angela, vengono finalmente rivelati attraverso le parole di Jack verso la fine del film. Jack ha iniziato a vedere un terapeuta come parte del suo programma di riabilitazione residenziale e finalmente è in grado di aprirsi su Michael, qualcuno di cui non era mai stato in grado di parlare prima. Jack spiega che non parla di Michael perché la sua morte è così tragica e difficile da affrontare, essendo morto all’età di 9 anni per un tumore al cervello. Naturalmente, Jack non è stato in grado di riprendersi emotivamente da una perdita così devastante e diventa dolorosamente chiaro che ha usato l’alcol come un modo per anestetizzarsi dal dolore di aver perso suo figlio.

Il vero significato del finale di Tornare a vincere

Il finale di Tornare a vincere è agrodolce, anche se è evidente che Jack ha lasciato un segno indelebile nei giocatori del Bishop Hayes. La decisione di rimuovere Jack dalla carica di capo allenatore è rimasta definitiva, un finale realistico e in qualche modo anti-hollywoodiano che sottolinea l’autenticità del film. Mentre Jack affronta il programma di riabilitazione residenziale a cui si è iscritto, i giocatori del Bishop Hayes portano avanti il lavoro che lui ha iniziato come loro allenatore capo, arrivando ai playoff per la prima volta in 25 anni in onore di Jack. Jack non può assistere di persona al loro successo, ma ha senza dubbio svolto un ruolo importante nel successo e nella crescita dei giocatori.

Tornare a vincere vede sia Jack che i giocatori del Bishop Hayes scoprire un territorio inesplorato che dimostra il lavoro che hanno dedicato al miglioramento personale. Anche se il periodo di Jack come capo allenatore è stato breve e se n’è andato in disgrazia, ha acceso un fuoco sotto la pancia della squadra che non si era più acceso da quando aveva smesso di giocare per loro. È anche riuscito a ispirare un rapporto migliore tra Brandon e suo padre, che finalmente si è presentato a una delle partite di suo figlio. Jack aveva dichiarato di aver essenzialmente abbandonato il basket per dimostrare qualcosa a suo padre, cosa di cui si pentiva profondamente. Anche se Jack è stato messo da parte alla fine, il suo impatto sul campo è stato comunque molto sentito.

Sicario: il film con Emily Blunt è tratto da una storia vera?

Sicario: il film con Emily Blunt è tratto da una storia vera?

Il thriller poliziesco Sicario (leggi qui la recensione) del 2015 vantava due nomi di spicco dietro le quinte. Denis Villeneuve lo ha diretto prima di diventare uno dei migliori registi di fantascienza di Hollywood con Arrival, Blade Runner 2049 e la serie Dune. Dopo aver scritto la sceneggiatura, Taylor Sheridan è diventato uno dei creatori più prolifici della televisione, con serie come Yellowstone, Tulsa King e Mayor of Kingstown. Mentre Villeneuve ha fatto un lavoro fantastico nella regia del film, la sceneggiatura di Sheridan è stata la colonna portante di Sicario.

Sicario segue le vicende di un’agente speciale dell’FBI di nome Kate Macer (Emily Blunt), che viene scelta per lavorare in una task force insieme all’agente della CIA Matt Graver (Josh Brolin) e a un mercenario di nome Alejandro Gillick (Benicio del Toro). Fanno parte di una squadra incaricata di stanare un luogotenente di un potente cartello della droga messicano che si nasconde negli Stati Uniti. Con la squadra che attacca i cartelli della droga, la storia salta avanti e indietro tra gli Stati Uniti e il Messico, e alla fine di Sicario, i confini tra il bene e il male sono più sfumati che mai.

LEGGI ANCHE: Sicario: la spiegazione del finale, in origine era completamente diverso

Sicario recensione film
Foto di Richard Foreman Jr. – © 2015 – Lionsgate

Sicario è una storia di fantasia sui cartelli e la guerra alla droga

Taylor Sheridan voleva esplorare non solo la guerra alla droga, ma anche l’idea dello Stato di diritto e come questo non si applichi a tutti. Lo ha dimostrato mostrando come le forze statunitensi, che dovevano stanare un signore della droga, abbiano infranto diverse leggi sul suolo americano e l’abbiano fatta franca grazie a scappatoie legali. Questo ha permesso a Sheridan di esaminare una parte della guerra alla droga che altri film non avevano affrontato, cercando di mettere in luce la violenza come un modo di fare affari degli Stati Uniti. Sheridan ha affermato che questo aspetto lo ha scioccato più di ogni altra cosa: “Per me è stata letteralmente la cosa più scioccante degli artefici del traffico di droga, il loro uso deliberato della violenza come metodo per fare affari”.

“Ed è letteralmente così impersonale per loro. Modi efficaci di usare la violenza per controllare la popolazione: questo è ciò che fanno“, ha aggiunto lo sceneggiatore. Sheridan ha affermato che ci sono persone nella lista Forbes 400 che si trovano in quella posizione perché sono diventate ricche grazie al loro coinvolgimento nel traffico di droga. Voleva che Sicario mostrasse come questo porti le forze dell’ordine a diventare un intervento militare. Lo ha paragonato al modo in cui l’esercito statunitense può improvvisamente diventare la forza di polizia in luoghi stranieri, anche se l’esercito non è destinato a quel ruolo. Sheridan ha giocato con queste idee in Sicario.

Taylor Sheridan ha svolto ricerche approfondite durante lo sviluppo di Sicario

Taylor Sheridan avrà anche inventato la storia di Sicario, ma ha svolto molte ricerche durante la stesura della sceneggiatura. Sembra simile al film Traffic di Steven Soderbergh, un dramma poliziesco corale sulla guerra alla droga che è stato un grande contendente agli Oscar quando è uscito. Per quanto riguarda la sceneggiatura di Sicario, Sheridan ha detto che non c’era limite alle informazioni che poteva trovare dalle persone in prima linea nella battaglia al confine tra Stati Uniti e Messico: “È piuttosto facile fare ricerche se lo si desidera, per quanto riguarda la comprensione della calamità che stava avvenendo nel momento in cui ho scritto la sceneggiatura. È possibile effettuare qualsiasi numero di ricerche su Google e trovare una miriade di articoli. Ci sono tantissimi blog e scrittori in Messico che hanno scritto cose molto toccanti e tragiche al riguardo”.

Sicario cast
Foto di Richard Foreman Jr. – © 2015 – Lionsgate

Tenendo presente questo, Sheridan ha affermato di essersi spinto oltre la semplice ricerca di informazioni online. Ha detto di aver fatto molte ricerche che si è rifiutato di condividere con chiunque. Lo scrittore ha affermato di aver parlato con diverse persone in Messico che non avrebbe messo in pericolo rivelando il loro ruolo nella sua ricerca per la storia. Tuttavia, Sheridan ha detto di aver parlato con un appaltatore di un’agenzia di intelligence della difesa che gli ha spiegato come potrebbero manipolare la legge per garantire che le cose accadano, consentendo agli Stati Uniti di infrangere le leggi e farla franca. “Ora, ovviamente, si tratta di una circostanza immaginaria. Non sto insinuando che il nostro governo stia inviando squadre SEAL per colpire persone nel nord del New Mexico, ma se lo facessero, è così che lo farebbero”.

Alcuni personaggi ed eventi in Sicario sono ispirati alla vita reale

Sebbene Sicario non sia basato su una storia vera, si ispira dunque alla guerra alla droga nella vita reale e alle azioni illegali degli Stati Uniti quando si trovano ad affrontare situazioni pericolose. Ciò include anche il fatto che alcuni dei personaggi del film sono basati su persone reali. Sheridan ha affermato di aver lottato duramente per garantire che Kate rimanesse una donna nel film, mentre lo studio voleva cambiare il personaggio principale in un uomo. Ha poi spiegato che Kate era basata su una persona reale e che le sue storie hanno influenzato la sua sceneggiatura.

Sheridan ha affermato che Kate è ispirata a una persona che ha incontrato e con cui ha parlato delle questioni trattate in Sicario. Si trattava di una donna, motivo in più per cui ha ritenuto necessario mantenere il sesso del personaggio principale. Tuttavia, nella vita reale questo personaggio non ricopriva la posizione di Kate, ma quella di Matt, ovvero una persona inviata in diverse zone di guerra all’estero. “È estremamente intelligente e capace, e si capisce che ha lavorato sodo e che questo ha avuto un prezzo”, ha detto Sheridan. “L’ho trovato affascinante”.

Rogue – Il solitario: la spiegazione del finale del film

Rogue – Il solitario: la spiegazione del finale del film

Rogue – Il solitario, diretto da Philip G. Atwell, è un action thriller del 2023 che unisce arti marziali, inseguimenti e scontri armati in un contesto urbano ad alta tensione. Il film vede protagonisti Jet Li e Jason Statham, due attori iconici del genere action, noti rispettivamente per titoli come I mercenari e Warrior’s Way per Li, e The Transporter e Fast & Furious 7 per Statham. La pellicola rappresenta un incontro tra stili differenti: la disciplina marziale elegante di Li e la fisicità cruda e intensa di Statham, creando un mix originale nel panorama action contemporaneo.

Nel contesto della carriera di Jet Li, Rogue – Il solitario si colloca come uno dei rari titoli recenti in cui l’attore ritorna a un ruolo da protagonista in un action thriller internazionale, dopo film come I mercenari 3 e Fearless, che hanno consolidato la sua reputazione di artista marziale cinematografico capace di coniugare tecnica e presenza scenica. Per Jason Statham, il film si inserisce nel filone degli action movie basati su missioni solitarie o vendette personali, vicino per tono a Safe e La furia di un uomo – Wrath of Man, sfruttando la sua esperienza in ruoli duri e pragmatici.

Il film appartiene al genere action-thriller con forti elementi di suspense e combattimento corpo a corpo. Rispetto ad altre collaborazioni degli attori, Rogue si distingue per la dinamica “duo improbabile”, dove le differenze caratteriali e stilistiche tra Li e Statham alimentano tensione e spettacolo. La pellicola si colloca inoltre tra i titoli recenti che cercano di fondere arti marziali tradizionali con estetica moderna e trame da thriller urbano, offrendo un prodotto simile a I mercenari per Li e Hobbs & Shaw per Statham. Nel resto dell’articolo si proporrà un’analisi dettagliata del finale del film, spiegando come si risolvono i conflitti tra i personaggi e quale significato assumono le scelte narrative finali.

Jason Statham in Rogue - Il solitario

La trama di Rogue – Il solitario

John Crawford (Jason Statham) e Tom Lone (Terry Chen) sono agenti speciali dell’FBI che difendono strenuamente San Francisco dalla criminalità organizzata. I due collaborano fianco a fianco nella lotta contro gli yakuza, membri della mafia giapponese, finché uno di loro, Rogue (Jet Li), uccide Lone e la sua famiglia. L’agente Crawford giura di vendicare il collega e tre anni più tardi riesce a rimettersi sulle tracce del pericoloso killer. Rogue è infatti tornato sul campo per stipulare accordi, contemporaneamente e in gran segreto, con il leader delle Triadi cinesi Chan (John Lone) e il boss della yakuza Shiro (Ryo Ishibashi). John, dopo aver studiato attentamente le sue mosse, si ritrova faccia a faccia col nemico di una vita, ma quello che scopre ribalta in un attimo la situazione.

La spiegazione del finale del film

Il terzo atto del film inizia con Lone che si prepara a chiudere definitivamente il conto con Yanagawa, il capo yakuza responsabile della morte della sua famiglia. Lone, sotto l’identità di Rogue, elimina tutti i membri della yakuza presenti e recupera le due statuette d’oro della famiglia di Chang. Inizia quindi un duello finale con Yanagawa, durante il quale viene svelata la verità: il Rogue che tutti hanno temuto non è altro che Lone stesso, sopravvissuto e chirurgicamente trasformato per impersonare l’assassino. La tensione raggiunge il culmine nel combattimento corpo a corpo.

Nel climax, Lone disarma Yanagawa e lo decapita, portando a compimento la sua vendetta personale. Nel frattempo, Chang era già morto, ma la moglie e il figlio erano stati risparmiati, ricevendo una delle statuette d’oro con il messaggio “Make a new life”. Anche la figlia di Yanagawa riceve un pacco simile, contenente la testa del padre. Lone chiude così la spirale di violenza iniziata anni prima, assicurandosi che le famiglie delle vittime possano tentare una nuova vita, mentre il suo passato rimane avvolto nell’inganno e nel sacrificio personale.

Jason Statham nel film Rogue - Il solitario

Il finale sancisce la realizzazione dei temi centrali del film: vendetta, identità e giustizia personale. Lone si assume il peso delle azioni di Rogue per poter affrontare direttamente chi ha distrutto la sua vita, mostrando come la trasformazione fisica e psicologica diventi un mezzo necessario per perseguire la giustizia fuori dai limiti legali. Il conflitto finale con Yanagawa mette in evidenza il tema della duplicità e dell’inganno, poiché la paura di Rogue era il veicolo per sorprendere i nemici e raggiungere il suo obiettivo.

Il confronto tra Lone e Crawford aggiunge un ulteriore livello tematico. Crawford rappresenta la complicità involontaria e il lato burocratico della giustizia che può fallire. La morte di Crawford sottolinea come la vendetta di Lone sia inevitabile e personale, al di della legge e della morale convenzionale. La rivelazione della vera identità di Lone spiega ogni inganno e manipolazione che ha caratterizzato il film, rendendo coerente la trama e chiudendo tutte le tensioni narrative accumulate lungo la storia.

Il film lascia allo spettatore una riflessione sulla sottile linea tra giustizia e vendetta, e sul prezzo della perdita e dell’ossessione. Lone sceglie di sacrificare la propria identità e la vita privata per ristabilire un equilibrio che il sistema giudiziario non può garantire. La conclusione suggerisce che la vendetta può essere tanto liberatoria quanto distruttiva, e che la trasformazione personale, pur dolorosa, è spesso l’unica via per raggiungere giustizia in un mondo corrotto. L’atto finale amplifica la tensione emotiva e psicologica, chiudendo il racconto con una potente nota di risoluzione morale e fisica.

Scarpetta: dove è stata girata la serie Prime Video con Nicole Kidman?

La serie crime Scarpetta di Prime Video porta sullo schermo l’iconico personaggio creato dalla scrittrice Patricia Cornwell. Interpretata da Nicole Kidman, la serie racconta le indagini della patologa forense Kay Scarpetta, protagonista di una delle saghe thriller più longeve della narrativa contemporanea.

Oltre alla trama investigativa, la serie colpisce per le sue atmosfere cupe e per le ambientazioni realistiche che contribuiscono a costruire il tono oscuro della storia. Ma dove è stata girata realmente la serie?

Le principali location della serie Scarpetta

Le riprese della serie si sono svolte principalmente negli Stati Uniti, con diverse location utilizzate per ricreare l’universo narrativo dei romanzi di Patricia Cornwell.

Gran parte della storia è ambientata in Virginia, lo stato dove nei libri lavora Kay Scarpetta come medico legale. Per rappresentare l’ambiente urbano e istituzionale legato alle indagini, la produzione ha utilizzato varie città americane che potessero ricreare l’atmosfera tipica della East Coast.

Le ambientazioni includono:

  • quartieri residenziali utilizzati per le indagini

  • strutture ospedaliere e laboratori forensi

  • uffici investigativi e sedi delle autorità locali

  • zone isolate e industriali utilizzate per le scene del crimine

Questi luoghi contribuiscono a costruire il tono realistico della serie, che combina elementi del thriller investigativo con l’approccio scientifico tipico delle storie di medicina legale.

L’ambientazione della serie nei romanzi di Patricia Cornwell

Nei libri di Patricia Cornwell, gran parte delle indagini di Kay Scarpetta si svolge proprio in Virginia, in particolare nella città di Richmond, dove la protagonista lavora come Chief Medical Examiner.

Questa ambientazione è fondamentale per l’identità della saga, perché rappresenta il contesto istituzionale in cui Scarpetta affronta casi complessi che spesso coinvolgono serial killer o crimini particolarmente brutali.

La serie televisiva cerca quindi di ricreare l’atmosfera delle città della East Coast americana, utilizzando location che restituiscono la stessa sensazione di realismo urbano presente nei romanzi.

Le location contribuiscono al tono oscuro della serie

Uno degli elementi più riconoscibili di Scarpetta è proprio l’atmosfera cupa che accompagna le indagini della protagonista. Le location utilizzate nella serie riflettono questo tono: laboratori illuminati da luci fredde, periferie silenziose e scenari isolati che accentuano il senso di mistero.

Questo tipo di ambientazione visiva aiuta la serie a distinguersi da molti altri procedurali televisivi, puntando su un’estetica più cinematografica e su una rappresentazione più realistica del lavoro investigativo.

Grazie alla combinazione tra ambientazioni credibili e una narrazione che alterna passato e presente, Scarpetta riesce a portare sullo schermo l’universo narrativo dei romanzi di Patricia Cornwell mantenendo intatta la tensione che ha reso la saga un punto di riferimento del thriller moderno.

8 serie tv simili a Rooster che devi assolutamente vedere

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8 serie tv simili a Rooster che devi assolutamente vedere

Rooster della HBO ruota attorno alla vita di Greg Russo (Steve Carell), un popolare scrittore che ha un rapporto complesso con la figlia Katie (Charly Clive). Creata da Bill Lawrence e Matt Tarses, la serie comica segue Greg mentre accetta un lavoro al Ludlow College, dove Katie insegna. Mentre quest’ultima affronta le conseguenze del suo abbandono da parte del marito per una studentessa laureata, Greg spera di fornirle il supporto emotivo di cui ha bisogno per mantenere intatto il suo lavoro.

Mentre Greg diventa popolare tra gli studenti, si imbatte in situazioni esilaranti, mentre Katie mostra un comportamento caotico incendiando la casa della facoltà. Padre e figlia cercano di migliorare il loro rapporto mentre cercano uno scopo per iniziare la fase successiva della loro vita. Tuttavia, ciò che li sfida più degli studenti e dei docenti scatenati sono le insicurezze delle loro anime e le loro confuse vite sentimentali. Se state cercando altre serie simili a “Rooster”, questa lista vi interesserà.

Somebody Somewhere (2022-2024)

Somebody Somewhere (2022-2024)

Creata da Hannah Bos e Paul Thureen, la serie HBO “Somebody Somewhere” segue Sam Miller (Bridget Everett), una donna sulla quarantina che lotta con le aspettative della sua città natale in Kansas. Affrontando una perdita personale, trova conforto e uno scopo nella musica. Questa ricerca la guida verso la scoperta di sé e verso un gruppo di persone esterne che la sostengono e che diventano parte integrante della sua vita. Mentre Sam cerca un significato, deve anche fare i conti con alcune verità su se stessa e con l’imprevedibilità del suo rapporto con la famiglia e gli amici. La serie, come “Rooster”, racconta di un personaggio di mezza età che affronta difficoltà familiari e personali, sviluppando al contempo legami improbabili e un senso di comunità.

Mr. Corman (2021)

Mr. Corman (2021)

“Mr. Corman” di Apple TV+ “Corman” è una serie comedy-drama che approfondisce le esperienze di Josh Corman (Joseph Gordon-Levitt), un insegnante di quinta elementare in una scuola pubblica della San Fernando Valley, in California. Pensa spesso al passato e a tutto ciò che avrebbe potuto realizzare nella vita con il suo talento. Tuttavia, ora si ritrova senza uno scopo e a condurre una vita ordinaria che sembra inaccettabile. Mentre le persone a lui vicine cercano di sostenerlo aiutandolo a dimenticare il passato, Corman si confronta anche con emozioni contrastanti riguardo al suo lavoro, mentre sviluppa un legame con i suoi studenti. La creazione di Joseph Gordon-Levitt completa “Rooster” con la sua visione realistica della vita degli insegnanti, la ricerca di un significato e la convergenza di passato e presente in situazioni profondamente personali.

Better Things (2016-2022)

Better Things (2016-2022)

“Better Things” di FX è incentrato su Samantha “Sam” Fox (Pamela Adlon), un’attrice e madre single di Los Angeles. Affronta ogni difficoltà, che si tratti di mantenere un legame stretto con i suoi tre figli o di incoraggiarli verso l’indipendenza. Nel frattempo, deve anche prendersi cura di sua madre, Phyllis “Phil” Darby (Celia Imrie), che ha problemi di salute fisica e mentale. Mentre affronta le fasi vulnerabili della vita delle sue figlie, deve anche imparare a riscoprire le proprie passioni, oltre alle difficoltà della sua vita professionale. Creata da Pamela Adlon e Louis C.K., la serie comedy-drama cattura l’essenza di “Rooster” con il suo commento sul rapporto genitore-figlio e le sfumature della scoperta di sé.

English Teacher (2024-2025)

English Teacher (2024-2025)

“English Teacher” è la storia di Evan Marquez (Brian Jordan Alvarez), un insegnante di inglese alla Morrison-Hensley High School di Austin, spesso messo alla prova dall’intreccio tra la sua vita personale e la politica all’interno dell’ambiente scolastico. Evan è un omosessuale con sani principi che difende le sue convinzioni e si sforza di gestire il comportamento caotico dei suoi studenti. Mentre fatica a comprendere le giovani generazioni e le loro esigenze, deve anche gestire il rapporto con la madre. Pur sperando di ispirare gli studenti a migliorare nell’esprimersi, fatica anche a comunicare con loro nel loro stile, il che porta a momenti esilaranti. Creata da Brian Jordan Alvarez, la sitcom di FX è spiritualmente e tematicamente collegata a “Rooster”, in quanto mette in luce le difficoltà di un insegnante che sta attraversando una crisi di mezza età e spera di redimersi.

4. Lucky Hank (2023)

Lucky Hank (2023)

La serie AMC “Lucky Hank” segue le vicende di William Henry “Hank” Devereaux, Jr. (Bob Odenkirk), preside del dipartimento di inglese della West Central Pennsylvania University, un’università in difficoltà finanziarie, che si ritrova sull’orlo di un crollo professionale e personale. Durante una settimana particolarmente complessa della sua vita, Hank sospetta che sua moglie abbia una relazione con il preside e si trova ad affrontare molte situazioni caotiche. In mezzo a tutta questa incertezza, deve anche affrontare una difficile conversazione con suo padre su alcune verità inquietanti del passato. Mentre la sua vita attraversa sfide inaspettate, deve trovare la forza di sopravvivere contro ogni previsione. La serie commedia-drammatica è stata creata da Paul Lieberstein e Aaron Zelman ed è basata sul romanzo “Straight Man” di Richard Russo. L’evoluzione del personaggio di Hank e la crisi che attraversa ricordano le difficoltà di Greg in “Rooster”.

The Chair (2021)

The Chair (2021)

“The Chair”, una serie drammatica Netflix creata da Amanda Peet e Annie Julia Wyman, è incentrata sulla dottoressa Ji-Yoon Kim (Sandra Oh), la prima donna di colore a dirigere il dipartimento di inglese della prestigiosa Pembroke University. La storia approfondisce le molteplici sfide che Kim deve affrontare mentre lotta per guadagnarsi il rispetto dei suoi colleghi accademici più tradizionalisti, per garantire la cattedra a un giovane collega di colore e per gestire la sua complicata relazione con Bill Dobson (Jay Duplass), un collega di cui è innamorata. Oltre a combattere gli stereotipi di genere e razziali sul posto di lavoro, Kim deve anche affrontare e superare le proprie insicurezze riguardo alla sua autostima e identità. La serie, come “Rooster”, è ambientata in ambito accademico e commenta la crisi di mezza età attraverso le esperienze di un’insegnante che affronta insicurezza e problemi di comunicazione.

Ted Lasso (2020-)

Ted Lasso - Terza stagione

Ted Lasso” di Apple TV+ racconta le vicissitudini di Ted Lasso (Jason Sudeikis), un simpatico allenatore di football americano che riceve inaspettatamente un’offerta per allenare una squadra di calcio britannica chiamata AFC Richmond. Arriva nel Regno Unito senza alcuna conoscenza del calcio e si trova in situazioni esilaranti con i giocatori della sua nuova squadra. Vivendo lontano da casa, spera di ricucire il rapporto con la moglie da cui si è separato e di ritrovare un senso alla sua vita.

Durante questo viaggio, instaura complesse relazioni professionali con Rebecca Welton (Hannah Waddingham), la proprietaria dell’AFC Richmond, e con altre persone che incontra. Creata da Jason Sudeikis, Bill Lawrence, Brendan Hunt e Joe Kelly, questa serie comico-drammatica è basata su personaggi di fantasia tratti dalla copertura della Premier League inglese da parte di NBC Sports. Gli esilaranti incontri di Ted con personaggi più giovani, le motivazioni del suo personaggio e il suo tentativo di redimersi spiritualmente lo collegano al viaggio di Greg in “Rooster”.

Shrinking (2023-)

Shrinking serie tv 2022

In “Shrinking” di Apple TV+, il terapeuta Jimmy Laird (Jason Segel), dopo la morte della moglie, lotta con un profondo dolore. La sua vita già difficile diventa ancora più complicata quando deve gestire il suo complesso rapporto con la figlia adolescente, Alice Laird (Lukita Maxwell), e allo stesso tempo soddisfare le aspettative professionali.

Scarpetta: la scena iniziale della serie con Nicole Kidman omaggia un celebre thriller psicologico

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La nuova serie crime Scarpetta di Prime Video si apre con una sequenza che non è passata inosservata agli appassionati di televisione. La scena iniziale del pilot, infatti, sembra richiamare apertamente uno dei momenti più iconici della storia delle serie TV: l’atmosfera e l’immaginario della celebre serie cult Twin Peaks creata da David Lynch e Mark Frost.

A distanza di oltre trent’anni dalla sua uscita originale, Twin Peaks continua a essere considerata una delle opere più influenti nella storia della televisione. Il suo mix di mistero, surrealismo e melodramma ha cambiato il modo di raccontare le indagini sul piccolo schermo, influenzando numerose serie successive.

L’inizio di Scarpetta richiama l’iconica atmosfera di Twin Peaks

Scarpetta
Cortesia di Prime Video

Nel pilot di Scarpetta, la protagonista interpretata da Nicole Kidman, una brillante patologa forense, viene chiamata a esaminare il corpo mutilato di una donna ritrovato su una remota linea ferroviaria. L’immagine del cadavere abbandonato sui binari evoca immediatamente l’immaginario narrativo di Twin Peaks, dove la morte di Laura Palmer – il mistero centrale della serie – è legata a un luogo isolato fuori città.

Questo riferimento non è soltanto estetico. La scena introduce immediatamente il tono oscuro della serie e anticipa alcuni elementi che verranno sviluppati nel corso della stagione, come il misterioso significato di una moneta piegata trovata sulla scena del crimine.

La scelta non sorprende del tutto: la regia del pilot porta la firma di David Gordon Green, autore che in diverse occasioni ha citato l’influenza del cinema di Lynch sul proprio lavoro.

Il mistero della prima scena trova risposta nel finale della stagione

Come accadeva spesso in Twin Peaks, anche Scarpetta utilizza la scena iniziale come un enigma destinato a trovare risposta soltanto più avanti nella storia. Nel corso della prima stagione, il dettaglio della moneta piegata diventa infatti uno degli indizi chiave che conducono alla rivelazione finale dell’indagine.

La serie porta per la prima volta sullo schermo il celebre universo letterario creato da Patricia Cornwell, adattando contemporaneamente due romanzi della saga: Postmortem del 1990 e Autopsy del 2021. Questa struttura narrativa a doppia linea temporale permette allo show di alternare passato e presente della protagonista, ampliando il mistero investigativo.

Il risultato è un crime thriller che mescola medicina legale, tensione psicologica e melodramma familiare, cercando di avvicinarsi proprio a quel tipo di atmosfera inquietante e stratificata che ha reso Twin Peaks un punto di riferimento per la televisione moderna.

Lanterns: Zack Snyder commenta il trailer e mostra il suo John Stewart mai visto

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Il trailer della nuova serie Lanterns ha acceso il dibattito tra i fan dell’universo DC. Dopo la pubblicazione del teaser della serie targata DC Studios, il regista Zack Snyder è intervenuto sui social condividendo un’immagine inedita legata al suo progetto di Zack Snyder’s Justice League.

A una settimana dall’uscita del trailer, Snyder ha pubblicato su Instagram una foto che mostra l’attore Wayne T. Carr nei panni di John Stewart, uno dei più celebri membri dei Green Lantern. Il personaggio era stato originariamente pensato per apparire nel finale della versione del regista di Justice League, ma il cameo venne poi eliminato durante la fase finale di produzione.

Nel post, Snyder ha accompagnato l’immagine con il messaggio: “Wayne T. Carr come John Stewart. Un eroe che avevamo previsto di introdurre nella storia della Justice League. Alcuni percorsi restano invisibili… ma la luce verde è ancora là fuori.”

Il trailer di Lanterns divide i fan mentre Snyder ricorda il suo Green Lantern

Lanterns 2026
Lanterns – Aaron Pierre e Kyle Chandler nella prima foto della serie – Cortesia di Max

Il teaser di Lanterns, la nuova serie ambientata nel DC Universe supervisionato da James Gunn, ha ricevuto reazioni contrastanti da parte del pubblico. Alcuni spettatori hanno criticato in particolare la scelta di non mostrare chiaramente i costumi dei protagonisti e la scarsa presenza dell’iconica energia verde associata ai Green Lantern.

Nel trailer, infatti, un costume appare soltanto brevemente in un armadio insieme ad altri abiti, suggerendo che il personaggio di Hal Jordan potrebbe aver utilizzato diverse versioni dell’uniforme nel corso della sua carriera.

Il personaggio di John Stewart, che Snyder avrebbe voluto introdurre nel suo film, sarà invece interpretato da Aaron Pierre nella nuova serie.

Secondo quanto emerso negli anni successivi all’uscita dello Snyder Cut, il cameo di Stewart venne rimosso perché lo studio aveva altri piani per il personaggio all’interno dell’universo DC. La scena venne quindi sostituita dall’apparizione di Martian Manhunter nel finale del film, accanto a Ben Affleck nel ruolo di Bruce Wayne.

La nuova serie Lanterns vedrà inoltre nel cast Kyle Chandler nei panni di Hal Jordan, mentre tra gli antagonisti comparirà il celebre villain Sinestro interpretato da Ulrich Thomsen. La serie segnerà anche il ritorno di Nathan Fillion nel ruolo di Guy Gardner.

Lanterns debutterà ad agosto su HBO.

Scarpetta: da quali libri è tratta la serie Prime Video con Nicole Kidman?

La serie Scarpetta di Prime Video porta per la prima volta sullo schermo il celebre personaggio creato dalla scrittrice Patricia Cornwell. Interpretata da Nicole Kidman, la serie introduce il pubblico nel mondo della patologa forense Kay Scarpetta, protagonista di una delle saghe thriller più longeve e influenti della narrativa contemporanea.

Il progetto televisivo si ispira direttamente ai romanzi di Cornwell, una serie iniziata nel 1990 e composta oggi da 29 libri. Tuttavia, l’adattamento televisivo non segue rigidamente l’ordine cronologico della saga: la prima stagione sceglie infatti una struttura narrativa più ambiziosa, mescolando eventi provenienti da romanzi pubblicati a distanza di oltre trent’anni.

La serie Scarpetta adatta i romanzi Postmortem e Autopsy

La prima stagione della serie si basa principalmente su due libri della saga:

  • Postmortem (1990)

  • Autopsy (2021)

Il primo romanzo, Postmortem, introduce il personaggio di Kay Scarpetta e rappresenta uno dei titoli più importanti del thriller forense moderno. Nel libro, la protagonista indaga su una serie di omicidi brutali collegati a un misterioso serial killer, utilizzando tecniche investigative innovative per l’epoca.

Autopsy, pubblicato oltre trent’anni dopo, racconta invece una fase molto diversa della vita della protagonista. In questo romanzo Scarpetta torna a lavorare in Virginia per affrontare un nuovo caso complesso che mette alla prova la sua esperienza e il suo passato.

La serie televisiva combina elementi dei due romanzi attraverso una doppia linea temporale, alternando il presente con flashback che mostrano gli inizi della carriera della protagonista.

Perché la serie usa due libri della saga contemporaneamente

L’adattamento televisivo di Scarpetta sceglie una soluzione narrativa piuttosto insolita: invece di raccontare un romanzo per stagione, gli autori intrecciano due momenti molto distanti della storia del personaggio.

Questa scelta permette alla serie di costruire un racconto più complesso, esplorando contemporaneamente:

  • l’origine della carriera di Kay Scarpetta

  • le conseguenze delle sue prime indagini

  • il modo in cui il passato continua a influenzare il presente

Grazie a questo approccio, la serie riesce a condensare alcuni dei temi centrali della saga di Patricia Cornwell: il peso della memoria, la dimensione psicologica del crimine e il rapporto tra scienza e giustizia.

Quanti libri compongono la saga di Kay Scarpetta

Uno degli aspetti più interessanti dell’adattamento televisivo è l’enorme quantità di materiale narrativo disponibile. La serie di Patricia Cornwell conta infatti 29 romanzi pubblicati dal 1990 a oggi, rendendola una delle saghe crime più longeve della letteratura contemporanea.

Tra i titoli più celebri della serie troviamo:

  • Postmortem (1990)

  • Body of Evidence (1991)

  • From Potter’s Field (1995)

  • The Last Precinct (2000)

  • Autopsy (2021)

Questa lunga tradizione letteraria offre alla serie televisiva un universo narrativo estremamente ricco, con numerosi casi e personaggi che potrebbero essere adattati nelle stagioni future.

Il futuro della serie potrebbe adattare altri romanzi di Patricia Cornwell

Considerando il vasto numero di libri disponibili, è molto probabile che le prossime stagioni della serie continuino a esplorare la saga di Patricia Cornwell combinando elementi di diversi romanzi.

Questo approccio permetterebbe agli autori di mantenere una narrazione flessibile, selezionando i casi più interessanti della saga senza essere vincolati a una trasposizione cronologica.

Con quasi trent’anni di romanzi alle spalle e un cast guidato da Nicole Kidman, Scarpetta ha quindi il potenziale per trasformarsi in una lunga serie crime capace di esplorare molte delle indagini più celebri della letteratura thriller contemporanea.

Lucca Collezionando 2026, presentato il programma

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Lucca Collezionando 2026, presentato il programma

Un weekend per rallentare, ritrovare le proprie passioni e condividerle con chi le ama quanto noi. Torna sabato 28 e domenica 29 marzo al Polo Fiere della città Lucca Collezionando, il festival vintage-pop dedicato al fumetto e al mondo del collezionismo, giunto alla sua nona edizione. Due giorni per incontrarsi, scoprire, collezionare e vivere insieme le atmosfere della cultura pop che ha attraversato generazioni.

La manifestazione dedicata al fumetto, al gioco e allo slow entertainment – organizzata da Lucca Comics & Games (Lucca Crea) in collaborazione con il Comune di Lucca – è un ideale viaggio nel tempo che unisce le generazioni, tra passioni che hanno reso speciali i pomeriggi degli anni ’70, ’80 e ’90 e che ancora oggi continuano a regalare emozioni, e novità capaci di coinvolgere i più giovani: fumetto, gioco da tavolo, miniature, card e figurine da collezione, videogiochi coin-op.

Un’occasione per acquistare tavole originali, pezzi rari e numeri di fumetti introvabili; completare le proprie collezioni tra vintage italiano, europeo, americano e giapponese; incontrare decine di autori e autrici per dediche e commission e lasciarsi sorprendere dalle tante attività pensate per tutte le età.

L’evento si arricchisce e si amplia anno dopo anno: più di 100 ospiti già confermati, 26 incontri, oltre 170 espositori, in aumento rispetto alla scorsa edizione, tra cui circa 20 editori, 14 realtà della Self Area, oltre 35 fumetterie e collezionisti specializzati, 9 rivenditori di tavole originali, 15 espositori di vintage toys e collectibles e 11 negozi dedicati al trading card game. A questi si aggiungono collezionisti, associazioni ludiche e le principali community del fumetto italiano. Spazio anche agli artisti indipendenti e underground, con oltre 30 artisti presenti tra Artist Alley e postazioni dedicate.

I biglietti possono essere acquistati sul sito www.ticketone.it/artist/collezionando/, con promozioni speciali per le famiglie e ingresso gratuito per i minori nati a partire dal 01/01/2013. Una manifestazione slow fin dall’arrivo: l’ampio parcheggio è gratuito, per vivere la fiera con la massima tranquillità e godersi due giorni di passioni, scoperte e divertimento.

INCONTRARE ARTISTI E ARTISTE

Decine i nomi già annunciati nelle scorse settimane, tra cui Sergio Gerasi, autore del manifesto di questa edizione e protagonista di una mostra che ne ripercorre la carriera, i vignettisti satirici Vauro e Mario Natangelo, il fumettista francese Neyef, l’autrice bonelliana Lola Airaghi, Vittorio Giardino, Sergio Algozzino, Marco Rizzo. E ancora Daw, Spugna, Boban Pesov, Sergio Vanello, Michela Cacciatore e Adriana Farina, pronti a incontrare il pubblico tra firmacopie, sketch e momenti di dialogo con i visitatori.

L’Artist Alley di Lucca Collezionando – anche quest’anno a corona della Sala Incontri Alfredo Castelli, proprio al centro del padiglione fieristico – sarà uno spazio interamente dedicato all’arte e all’illustrazione. Autori e autrici eccezionali, tra grandi nomi e nuove scoperte, sono pronti a incontrare i fan per sessioni di firmacopie, commission, sketch e disegni dal vivo.

Tra i nomi presenti figurano autori di primo piano del fumetto italiano come Riccardo Burchielli, Gigi Baldassini, Paolo Bisi, Fabio Celoni, Paolo Mottura e Maurizio Di Vincenzo, accanto ad altri autori molto apprezzati dal pubblico come Giuseppe Matteoni, Valerio Piccioni e Marcello Toninelli.

Lo sguardo della manifestazione si amplia verso le contaminazioni tra fumetto, illustrazione e immaginario fantasy con tanti altri protagonisti nel panorama contemporaneo, come Francesco Barbieri, Riccardo Innocenti, Riccardo Nunziati, Roberto Irace, Mirco Pucci, Renato Florindi, Astrid Lucchesi (Spacecat), Silvia Califano, Martina Volandri, Christian Cornia, Francesco Guerrini ed Elena Ominetti.

L’Artist Alley si arricchisce anche della presenza di altri prestigiosi autori e autrici come Selene Crezzini, Riccardo Crosa, Dany Orizio, Roberto Totaro, Mauro De Luca, Doriano Solinas, Andrea Iula, Francesco D’Ippolito, Vitale Mangiatordi, Sergio Cabella e Dayla Dunn, contribuendo a creare uno spazio vivace e partecipato in cui il pubblico potrà conoscere da vicino il lavoro degli artisti e assistere alla nascita dei loro disegni. 

SCOPRIRE TUTTE LE SFUMATURE DELLA NONA ARTE

L’EDITORIA IN MOSTRA                

Saranno molti gli editori presenti a Lucca Collezionando 2026, pronti a portare al Polo Fiere il meglio dei loro cataloghi tra novità editoriali, ristampe, anteprime ed esclusive per il pubblico, oltre alla presenza di autori e autrici disponibili per sessioni di dediche e incontri con i lettori.

Tra le case editrici presenti Tunué, Edizioni BD & J-POP Manga, Edizioni NPE, Segni d’Autore, Bugs Comics, Allagalla Editore, Elara, Barta Edizioni, Sagoma Editore, Cut Up Publishing, Renape, GialloChina, Grido Edizioni e Studio Fenice. Tra le novità di questo anno anche l’arrivo di Gigaciao, ReNoir Comics, Tora Edizioni, Ishi Publishing, Mangasenpai e ReBelle Edizioni che vanno ad arricchire ulteriormente l’offerta editoriale della manifestazione. 

FUMETTO INDIPENDENTE E AUTOPRODOTTO: LA SELF AREA A LUCCA COLLEZIONANDO

Cresce ancora la Self Area a Lucca Collezionando: lo spazio dedicato alle realtà indipendenti e alle autoproduzioni, già protagoniste di Lucca Comics & Games, che offre al pubblico uno spaccato creativo e sperimentale del mondo del fumetto underground e d’avanguardia.

Dopo il successo della scorsa edizione, la presenza delle autoproduzioni sale a 14 espositori. Insieme agli storici Amianto Comics, PopCorn Project, Ragdoll-Fumetti Scomposti (vincitori del Premio Self Area 2025), Scilla Produzioni, Spaghetti Publishing e Cyrano Comics, a Lucca Collezionando sarà possibile scoprire anche le proposte editoriali di Have Funzine, InkCap, SED Comics e Sisma Press. Completano la line up della Self Area le produzioni artistiche e sperimentali di Chiara Pinzauti, Mademoiselle Le Moth, Seth Rune e Leonardo Piantoni.

INSIEME, PER IL FUMETTO: LE COMMUNITY E I LORO ARTISTI

A Lucca Collezionando tornano anche quest’anno le Community e le Associazioni di fumetto, vero cuore pulsante della manifestazione. Ricco il parterre degli ospiti che porteranno al Polo Fiere e che permetterà al pubblico di incontrare le migliori firme del mondo dei balloon che firmeranno tavole esclusive. Il 28 e il 29 marzo, a Lucca Collezionando torna l’Associazione culturale Amys & I nipoti di Martin Mystere con Alessandro Bignamini, Giuseppe Palumbo, Lola Airaghi, Sergio Giardo, Valentino Forlini e Carlo Recagno, l’Associazione di promozione sociale “Dylandogofili – Collezionisti Dylan Dog dal 2003” con Ugolino Cossu (in collaborazione anche con Avalon Comics) e Luigi Siniscalchi, l’Associazione degli Amici Zagoriani con Walter Venturi e Giuliano Piccininno, il Diabolik club, il Dylan Dog Fans Club, il Forum SCLS – Associazione Culturale “PER MILLE SCALPI” con Alessandro Piccinelli, Arturo Lozzi e Marco “Will” Villa, il Forum Zagor Te Nay con il suo Gran Galà degli Oscar e Gualtiero Ferri, Joevito Nuccio, Jacopo Rauch, Nando Esposito, Marcello Mangiantini, Marco Verni, Gianni Sedioli, Stefano Di Vitto e Gigi Simeoni, il Gruppo Tex Willer 2011 con Fabio D’Agata, Giampiero Casertano, Marco Ghion, Michele Benevento e Pasquale Del Vecchio, il Papersera con Max Monteduro gli Sterniani – Samuel Stern Official Supporters con Antonello Catalano. L’edizione 2026 porta con sé una novità nel mondo della Community e della Associazioni: ai nomi storici sopra citati si aggiunge Belle Salme-Fan Club ufficiale di Toni Bellasalma, la nuova serie edita da Bugs Comics nel novembre 2025, che porterà a Lucca Collezionando Marco Forte.

PER CHI CERCA QUALCOSA DI ESCLUSIVO: LE TAVOLE ORIGINALI

Nove le realtà nazionali che daranno al pubblico l’opportunità di acquistare tavole originali, dai capolavori che hanno segnato la storia del fumetto alle più recenti produzioni editoriali. Pezzi unici, che saranno portati da Associazione La Nona Arte, Venere Comics, Stefano Bartolomei-Comics 104, Little Nemo, Heritage Auctions, Topseller, Avalon Comic Art, Marano e TavoleOriginali.net.

CACCIATORI DI AUTOGRAFI… PER VOI, IL PALADEDICANDO

Torna anche l’atteso spazio dedicato ai firmacopie, ideale continuazione del popolarissimo PalaDediche di Lucca Comics & Games, dove i visitatori potranno incontrare alcuni tra i più amati autori e autrici del fumetto e dell’illustrazione e ricevere dediche e autografi esclusivi.

Saranno 18 gli artisti e le artiste che nei due giorni della manifestazione si alterneranno al tavolo del PalaDedicando, firmando le stampe timbrate e numerate disponibili in esclusiva solo a Lucca Collezionando. Tra questi Sergio Gerasi, Vauro Senesi, Mario Natangelo, Vittorio Giardino, Doriano Solinas, Neyef, Fabio D’Agata, Veronica Vespertiliu Ciancarini, Riccardo Crosa, Fabio Porfidia, Lola Airaghi, Dany Orizio, Riccardo Burchielli, Davide “Daw” Berardi, Giovanni Timpano, Adriana Farina, Boban Pesov e Ludovica Tedesco.

PAGURI COMICS CAFÈ

Lucca Collezionando ospiterà l’edizione “primaverile” del Paguri Comics Cafè, una tra i format più apprezzati delle ultime edizioni di Lucca Comics & Games. Daniele Caluri ed Emiliano Pagani, in arte I Paguri, coinvolgeranno alcuni ospiti del festival – Vauro, Sergio Gerasi e Vittorio Giardino – in una chiacchierata a ruota libera sul fumetto con la verve che contraddistingue il duo livornese.

PREMIANDO LE ECCELLENZE

Nato lo scorso anno e istituito in memoria di Alfredo Castelli, il Premio Omino Bufo 2026 sarà consegnato a Daw (Davide Berardi) per essersi affermato come uno dei fumettisti italiani più versatili e innovativi, capace di spaziare dall’umorismo satirico alle tematiche culturali e di collaborare con importanti case editrici e media, mantenendo vivo il suo stile ironico e originale.

Il premio Ettore Borzacchini, voluto e promosso dal Comune di Lucca, Lucca Crea e la famiglia Marchetti, andrà a Doriano Solinas. Le sue opere commentano temi di politica, economia, innovazione tecnologica e cultura, fungendo da mezzo di riflessione critica e partecipazione al dibattito pubblico. Il suo stile unico consente di comunicare opinioni e idee con immediatezza e potenza visiva, senza l’uso di parole, rendendo le sue illustrazioni strumenti autonomi e di grande impatto nel giornalismo visivo contemporaneo. Attraverso questa forma d’arte, Solinas contribuisce attivamente a interpretare e discutere le sfide del mondo attuale, elevando l’illustrazione a livello di linguaggio autonomo e critico.

Il Premio Buduàr maestro dell’umorismo 2026 sarà assegnato a Eugenio Saint Pierre, collaboratore della rivista Buduàr sin dai primi numeri. Cultore di un umorismo raffinato e colto, sia con limerik che con disegni di satira di costume, l’artista da sempre spazia tra la vignetta e la pubblicità conseguendo ottimi risultati in entrambi i campi. I suoi lavori hanno attraversato mezzo secolo di editoria italiana mantenendo intatta la verve umoristica accompagnata da un disegno personalissimo, essenziale e incisivo.

GIOCARE, A OGNI ETÀ

Il primo piano del Polo Fiere sarà dedicato a Sali e Gioca, l’area di Lucca Collezionando interamente dedicata al gioco, realizzata con lo stesso spirito che ha animato il Lucca Games Cafè durante l’ultima edizione di Lucca Comics & Games. Uno spazio pensato per il divertimento e la condivisione, dove sfidarsi e stare insieme attorno a oltre 70 tavoli da gioco gestiti in collaborazione con le associazioni ludiche locali e dedicati ai giocatori di ogni età ed esperienza.

Moltissime le attività a partecipazione libera come la Ludoteca Vintage, la Palestra di Miniature con dimostrazioni di pittura e colorazione, i laboratori di modellismo e robot di carta, oltre alle dimostrazioni di giochi di miniature e wargames. Non mancherà un’area dedicata anche ai giocatori meno esperti, con dimostrazioni per imparare a giocare e sfidarsi a Pokémon TCG, Yu-Gi-Oh!, One Piece, Magic: The Gathering, Beyblade, Subbuteo e molti altri giochi.

In questi spazi si susseguiranno anche tornei – alcuni dei quali realizzati in collaborazione con BooseMTG e Dungeon Street, Mtg the Card Universe e Star Shop Lucca – dedicati ai giocatori più esperti, tra cui Magic: The Gathering, One Piece TCG, Yu-Gi-Oh!, Vampire: The Eternal Struggle, Beyblade, oltre a partite multiplayer e dimostrative di Wings of Glory, Warhammer, Middle-earth Strategy Battle Game e altri sistemi di gioco. Iscrivendosi nei giorni precedenti la manifestazione ad alcuni tornei, i giocatori potranno accedere gratuitamente alla fiera secondo le modalità indicate sul sito.

Per maggiori dettagli su come partecipare alle attività è possibile consultare le informazioni presenti nella descrizione degli eventi sul sito di Lucca Collezionando https://www.luccacollezionando.com/. 

SCOPRIRE MOSTRE ED ESPOSIZIONI

SERGIO GERASI: MILANO, VALENTINA E ALTRE VISIONI

L’esposizione dedicata a Sergio Gerasi, autore del poster di Lucca Collezionando 2026, è un percorso che segue l’evoluzione del suo tratto e del suo sguardo, dalle prime graphic novel fino ai lavori più recenti, attraversando città, personaggi e atmosfere.

Il racconto prende forma da una selezione di tavole in cui emerge con forza il rapporto profondo tra l’autore e Milano. Non una semplice ambientazione, ma un organismo vivo: strade, facciate, luci e ombre ma anche i personaggi che hanno segnato la storia meneghina diventano materia narrativa, restituendo la città come spazio emotivo e visivo.

Il percorso prosegue con alcune copertine e tavole legate a grandi personaggi del fumetto popolare italiano, realizzate per serie iconiche come Dylan Dog, Lazarus Ledd ed Eternity.

La mostra arriva poi alla nuova interpretazione di Valentina, protagonista del manifesto di questa edizione della manifestazione, esposto nella sua forma originale. Accanto alle pagine realizzate da Sergio Gerasi è possibile trovare una tavola originale di Guido Crepax, in un accostamento che diventa dialogo e ponte tra due sensibilità artistiche diverse ma profondamente connesse. Un incontro tra l’eleganza visionaria di Crepax e lo sguardo contemporaneo di Gerasi, in cui un personaggio simbolo del fumetto italiano continua a vivere, trasformarsi e raccontare nuove storie, attraverso lo sguardo di chi lo disegna e scrive oggi. 

VAURO: LA SATIRA PER TEMPI DI MERDA (a cura di Pio Corveddu e Dario Dino-Guida)

Lucca Collezionando ospita una mostra dedicata a Vauro Senesi, tra i più noti e riconosciuti disegnatori satirici italiani. L’esposizione presenta una selezione di vignette realizzate tra il 2023 e il 2025, con particolare attenzione ai grandi temi dell’attualità internazionale, dal conflitto tra Russia e Ucraina alla tragedia che coinvolge il popolo palestinese.

Autore dalla matita affilata e dallo stile immediato e incisivo, Vauro ha raccontato per decenni la politica e la società italiana e internazionale attraverso la satira, intrecciando ironia, impegno civile e libertà di espressione.

La mostra offre al pubblico l’opportunità di ripercorrere alcuni dei lavori più recenti dell’autore e di osservare da vicino il modo in cui la satira grafica riesce a interpretare e commentare i temi più complessi e sensibili della contemporaneità.

I CAVALIERI DELLO ZODIACO – EROI TRA LE STELLE

In occasione del 40° anniversario dell’anime, apre i battenti una mostra celebrativa dedicata ai Cavalieri dello Zodiaco. Curata dalla rinomata esperta Giorgia Vecchini, l’esposizione offre un viaggio immersivo tra rarissimi cel di animazione originali, statue scenografiche e iconici pezzi di oggettistica d’epoca. Un’occasione unica per rivivere il mito dei difensori di Atena e scoprire i dietro le quinte di un cult che ha segnato intere generazioni.

ANCORA INSIEME CON IL GRUPPO GIANNECCHINI

Anche in questa edizione, un allestimento speciale sarà dedicato alle tavole del Calendario del Gruppo Giannecchini, il progetto – realizzato in collaborazione con Lucca Crea – che ogni anno coinvolge illustratori e fumettisti capaci di trasformare le storie di lavoro quotidiano in immagini che coniugano fantasia e narrazione. In questa edizione, firmata da Fabrizio Spadini, l’artista costruisce un racconto visivo che attinge a personaggi fantastici e iconici dell’immaginario collettivo, collocandoli in situazioni quotidiane e inattese. Figure come Dart Fener o Jeeg Robot d’Acciaio vengono sottratte al loro contesto originario: un uso consapevole e metaforico dell’immaginario pop per rappresentare, con ironia e immediatezza, l’identità e i valori delle diverse aziende che compongono il mondo Giannecchini.

VIVERE L’AREA PERFORMANCE E I SUOI PROGETTI DI BENEFICENZA

Anche a Lucca Collezionando torna Area Performance, lo spazio che da oltre venticinque anni unisce arte, fumetto e solidarietà grazie alla collaborazione con artisti nazionali e internazionali e con i progetti sociali sostenuti dall’associazione.

In occasione della manifestazione prenderà il via una nuova asta benefica online sulla piattaforma Catawiki, attiva dal 20 al 29 marzo, che permetterà a collezionisti e appassionati di aggiudicarsi illustrazioni originali firmate da oltre trenta artisti internazionali. Il ricavato sarà interamente devoluto ai progetti solidali sostenuti da Area Performance, trasformando il talento artistico in un aiuto concreto.

Lucca Collezionando sarà inoltre il momento per presentare Max-La Raccolta 2, il nuovo volume che prosegue il progetto editoriale dedicato ai fumetti di Max, realizzato da Area Performance ODV in collaborazione con il reparto di Pediatria dell’Ospedale San Luca di Lucca (Azienda USL Toscana Nord-Ovest) e con la scuola di fumetto TheSign Comics & Arts Academy di Firenze.

Durante il weekend sarà possibile assistere anche a sessioni di disegno dal vivo con due artisti ospiti dello spazio Area Performance: Dany Orizio, presente insieme a BooseMTG e Dungeon Street, e Fabio Porfidia, autore del poster della manifestazione di rievocazione storica Rievocando 2026. I due si alterneranno nello spazio dedicato all’Area Performance, adiacente alla sala incontri Alfredo Castelli.

IMPARARE DAL FUMETTO, ANCHE A SCUOLA

Lucca Collezionando suona la campanella per le scuole e porta i fumettisti tra i banchi. Anche nel 2026 la manifestazione primaverile si conferma uno degli appuntamenti più attesi dagli studenti della provincia di Lucca (e non solo), che hanno la possibilità di partecipare a laboratori e incontri dedicati al fumetto direttamente nelle loro classi.

La prima campanella è già suonata con Alice Milani e Riccardo Pieruccini, che hanno incontrato gli studenti della scuola primaria Dante Alighieri e della secondaria di secondo grado Domenico Chelini.Nelle settimane che precedono il festival proseguirà inoltre il tour nelle scuole di David “Bigo” Bigotti, Marco Rizzo e Sergio Algozzino, impegnati in una serie di appuntamenti negli istituti di Lucca e dei comuni limitrofi per stimolare la creatività e la fantasia degli studenti attraverso il linguaggio del fumetto.

Le attività dedicate al mondo della scuola continueranno anche durante la manifestazione, nella Sala TopLab al primo piano del Polo Fiere. La mattina di sabato 28 marzo si aprirà con l’incontro tra Neyef, autore francese ospite della manifestazione con Tunué, e gli studenti delle scuole superiori che studiano la lingua francese, in collaborazione con l’Institut français.

A seguire, Lucca Collezionando ospiterà anche il primo laboratorio pratico dedicato agli studenti che partecipano a Teste tra le Nuvole, il concorso nazionale promosso da Lucca Comics & Games che porta fumetto e manga nelle scuole di tutta Italia: Stefano Ascari e Marco Rizzo guideranno le classi elementari nella realizzazione delle tavole a fumetti e manga sviluppate durante il percorso didattico.

Come le scorse edizioni, torna il mini corso gratuito dedicato ai docenti, quest’anno powered by Teste tra le Nuvole. Due gli appuntamenti in programma, al Cred di Via Sant’Andrea, 33 o in streaming: venerdì 20 marzo, dalle 17 alle 19, Dopo l’idea come si procede a realizzare un fumetto? a cura di Filippo Rossi e in collaborazione con Scuola Internazionale Comics. Mercoledì 25 marzo, dalle 17 alle 19, Si torna tra i banchi! a cura di Baptiste Chauveau e Caterina Rocchi, in collaborazione con Institut Français Firenze e Lucca Manga School. Partendo dalle schede del kit didattico TTLN, i docenti propongono attività laboratoriali per mettere in pratica nozioni ed esercizi. Q&A finale con i presenti on e offline. Tutte le info su testetralenuvole.it.

La Lucca Manga School sceglie ancora una volta Lucca Collezionando come momento conclusivo del proprio percorso formativo nelle scuole lucchesi: al termine di un laboratorio con Riccardo Pieruccini saranno consegnati i diplomi di partecipazione ai giovani aspiranti mangaka.

VIVERE MOMENTI “SLOW” IN AREA LOUNGE

Anche in questa edizione l’Area Lounge sarà uno spazio pensato per vivere la manifestazione con calma, prendersi una pausa e condividere momenti di relax tra una scoperta e l’altra.

Qui i visitatori potranno immergersi nell’atmosfera delle sale giochi anni ‘80 e ‘90, con cabinati arcadepowered by Arkanoid che permetteranno di riscoprire il fascino del retrogaming e delle sfide tra amici. Spazio anche alla creatività e alla fantasia con l’associazione ItLUG, che farà giocare e divertire costruttori di tutte le età con i celebri mattoncini LEGO®, tra attività di gioco libero e costruzioni dedicate.

Chi vorrà concedersi una pausa potrà farlo nell’area Punto Food, pensata per offrire un momento di ristoro e convivialità durante la visita alla manifestazione, in un ambiente accogliente dove fermarsi, mangiare e condividere le proprie passioni con amici e famiglia. 

PARTNERSHIP D’OLTRALPE

Grazie alla preziosa collaborazione dell’Institut français, partner di Lucca Collezionando, alcune classi del territorio avranno l’opportunità unica di partecipare a un incontro gratuito con il celebre fumettista francese Neyef, ospite d’onore della manifestazione. Gli incontri dell’autore nel corso della manifestazione godranno del supporto operativo dello staff dell’Institut.

Backroom: teaser trailer e poster del film che ha già terrorizzato milioni di persone sul web

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Dopo aver terrorizzato milioni di persone sul web con la sua omonima serie found-footage diventata fenomeno globale (oltre 72 milioni di visualizzazioni solo per il primo video della serie), Kane Parsons, ad appena 20 anni – il più giovane autore a firmare un film A24 – approda sul grande schermo con Backrooms, al cinema dal 27 maggio con I Wonder Pictures.

backrooms poster

Il film è basato su uno dei più affascinanti e sconvolgenti miti moderni nati sul web: le Backrooms, un luogo liminale, una sorta di dimensione parallela infinita fatta di stanze vuote, strutture inquietanti e sfarfallanti luci al neon, in cui puoi trovarti improvvisamente e senza preavviso se attraversi la barriera della realtà. Fai attenzione là dentro, perché i passi che riempiono quelle stanze potrebbero non essere solo i tuoi…

Nel cast, i candidati agli Oscar Chiwetel Ejiofor e Renate Reinsve, Mark Duplass, Finn Bennett e Lukita Maxwell.

Prodotto da A24 e da James Wan (il cineasta che ha dato vita a saghe come Saw, Insidious e The Conjuring), Backrooms, diretto da Kane Parsons e scritto dallo stesso Parsons insieme a Will Soodik, arriverà nei cinema italiani il 27 maggio 2026, due giorni prima dell’uscita americana, con I Wonder Pictures.