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La dura verità recensione del film con Katherine Heigl e Gerard Butler

La dura verità posterAnno: 2009

Regia: Robert Luketic

Cast: Katherine Heigl, Gerard Butler, Bree Turner, Eric Winter, Cheryl Hines

Trama: Abby (Katherine Heigl) e Mike (Gerard Butler): lei, produttrice di successo di un talkshow mattutino che ultimamente sta battendo la fiacca; lui, uno scollacciato conduttore del programma “La dura verità”, fortunatissimo quanto irriverente format televisivo, in cui dispensa perle di saggezza sulla reale natura degli uomini e sugli atteggiamenti che le donne dovrebbero avere. Due persone apparentemente sicure e caparbie nel lavoro, ma goffe, fragili e sensibili nella vita dietro le quinte. Mike sarà ingaggiato per risollevare le sorti del programma di Abby, malgrado la reticenza di quest’ultima che lo considera solo uno sgradevole e cinico fenomeno da baraccone. Gli ascolti le daranno torto, perché Mike diventa la star del momento, il pubblico lo ama e presto anche lei usufruirà dei suoi audaci e smaliziati consigli per valorizzarsi e sedurre l’avvenente vicino di casa, Colin.

Analisi: La dura verità di Robert Luketic è la classica commedia che fa del conflitto uomo/donna la sua spina dorsale, nutrendosi dei soliti vecchi dissapori e del retorico astio tra i due sessi,  universi dal temperamento opposto, spesso legati da un’irrefrenabile alchimia. Sulle prime battute, il regista australiano sembra volerci proporre una riflessione soft sui cinici meccanismi che lo star system televisivo impone, schiacciato dall’implacabile legge dell’ascolto.

Nulla di più sbagliato, perché lo sfondo televisivo è solo un’escamotage narrativo che le sceneggiatrici usano per portare a galla debolezze e timori dell’anchorman più amato del piccolo schermo e della sua produttrice. Una scelta stilistica che potrebbe svelare la poliedrica natura dei loro caratteri, la duplice realtà vissuta, fatta di sentimenti contrastanti. Luketic farcisce la sua commedia a strati: la televisione come sovrastruttura e contenitore di alcune logiche comportamentali umane, quelle inconfessate ed epidermiche.

THE UGLY TRUTHUn intento che non sortisce, però, gli effetti sperati. L’ironia è forzata e svenevole, ci fa storcere il naso e stufa neanche a metà dell’opera; deve affidarsi alla gag delle sexy mutande vibranti per strapparci qualche timido ghigno e risvegliare gli appetiti di quelli che si aspettavano una commedia carnale e godereccia: tra Abby e Mike non c’è traccia di sensualità. Una delusione per chi sperava di essere elettrizzato e stuzzicato da un amore eccitante e incendiario, ma anche per chi – auspicando un taglio più romantico – sperava di sognare ad occhi aperti e abbandonarsi all’appassionante e idilliaco linguaggio dell’amore. Banale e scialbo. Privo di identità e di anima: ecco la dura verità di Luketic dopo il grande successo de La rivincita delle bionde.

La Duchessa: recensione del film con Keira Knightley

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La Duchessa: recensione del film con Keira Knightley

Basato sul libro di Amanda Foreman, La Duchessa è un sontuoso film che racconta le vicende private e pubbliche di Georgiana Spencer sposata duchessa del Devonshire. Regina della scena, in splendidi corsetti e eccentriche acconciature, è la regina hollywoodiana dei film in costume, Keira Knightley. Il film, diretto con classica eleganza da Saul Dibb, si basa appunto sulla vicenda storica di Georgiana, e percorre le pagine della biografia a lei dedicata dalla Foreman.

Il personaggio di questa donna moderna e forte, seppure intrappolata nelle rigide regole dell’etichetta emerge on estrema chiarezza e forza dalla splendida interpretazione della Knightley che ancora una volta si dimostra interprete sensibile e sicura, anche per personaggi complessi come era questo il caso. Parlando di Georgiana Spencer non si può non parlare della sua più illustre discendente, Lady Diana Spencer, la sfortunata principessa del Galles, che pure visse nell’amore della gente e nel disamore di chi invece avrebbe dovuto amarla di più, proprio come succede alla protagonista del film, che si trova a condividere la casa e il marito con quella che paradossalmente si rivela essere la sua migliore amica.

La Duchessa, il film

Intrappolata in un matrimonio senza amore, molto diverso da quello che lei sperava, Georgiana si rifugia nella vita pubblica, diventando be presto regina delle feste dell’alta società londinese e maestra di moda, sfoggiando abiti sempre più vistosi e sfarzosi che finiscono per dettare legge in fatto di moda. Anche nella vita politica, la duchessa diventa un personaggio di spicco, quando decide di sostenere la campagna elettorale del suo amate segreto, interpretato da Dominic Cooper, già visto in Mamma Mia! come  promesso sposo. Al fianco di Keira, un’eccezionale Ralph Finnies nei panni del Duca di Devonshire fa sfoggio della sua elegante figura e del suo sguardo di ghiaccio che gli valgono un’interpretazione eccellente, decisamente notevole.

Anche se nel complesso il film appare non pienamente compiuto per quello che riguarda la regia, classica ma a tratti quasi timida di Dibb, è notevole per l’apparato scenografico, costumi compresi di Michael O’Connor e per le interpretazioni dei due protagonisti. Nel cast anche Haley Atwell nei panni di Bess Foster, amante del duca e amica della duchessa, e la sempre splendida Charlotte Rampling che invece interpreta la madre di Georgiana.

La DreamWorks per il film su Need for Speed?

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La DreamWorks per il film su Need for Speed?

Deadline annuncia a sopresa che in pole per aggiudicarsi i diritti dell’adattamento del famoso franchise di Need For Speed c’è niente meno che la DreamWorks. La major sarebbe vicina a trovare l’accordo con la Electronic Arts, proprietario della saga motoristica per Playstation 3. Per la casa fondata da Spielberg sarebbe un ottimo colpi visti il recente blocco causato dal partner finanziario Reliance, che ha ridimensionato il suo apporto economico. Inoltre, sembra che la DreamWorks stia per soffiarli niente meno che alla Paramount.

La DreamWorks pensa al remake di Ho sposato un fantasma

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La DreamWorks pensa al remake di Ho sposato un fantasma

Uscita nel 1984, Ho sposato un fantasma (All of Me) fu una commedia diretta da Carl Reiner in cui una milionaria, interpretata da

La Douleur: il trailer ufficiale del film di Emmanuel Finkiel

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La Douleur: il trailer ufficiale del film di Emmanuel Finkiel

La Douleur è il diario di un’attesa, il racconto lacerante di un’assenza, il viaggio interiore di una donna che attraversa la violenza della Storia e dei sentimenti. Il film è tratto dal romanzo di Marguerite Duras ed è diretto da Emmanuel Finkiel. Nel cast Mélanie Thierry, Benoît Magimel, Benjamin Biolay.

Candidato per la Francia ai prossimi Academy Awards, e osannato dalla stampa francese, sarà in sala dal 17 gennaio distribuito da Valmyn e Wanted. Ecco il trailer del film:

Nella Francia del 1944 occupata dai nazisti, Marguerite, una giovane scrittrice di talento, è un attivo membro della Resistenza insieme a suo marito, Robert Antelme. Quando Robert viene deportato dalla Gestapo, Marguerite intraprende una lotta disperata per salvarlo. Instaura una pericolosa relazione con Rabier, uno dei collaboratori locali del Governo di Vichy, e rischia la vita pur di liberare Robert, facendo imprevedibili incontri in tutta Parigi, come in una sorta di gioco al gatto e al topo. Lui vuole veramente aiutarla? O sta solo cercando di cavarle informazioni sul movimento clandestino antinazista? La fine della guerra e il ritorno dei deportati dai campi di concentramento segnano per lei un periodo straziante e danno inizio a una lunga attesa, nel caos generato dalla liberazione di Parigi.

Scritto nel 1944 ma poi pubblicato nel 1985, “La douleur” (in Italia pubblicato da Feltrinelli col titolo Il dolore) è un romanzo autobiografico. Marguerite Duras descrive il periodo difficile che trascorse nell’attesa del ritorno del suo amato marito Robert Antelme, membro della Resistenza francese.

«Questa donna che attende il ritorno del marito dai campi di concentramento – dichiara il regista Finkiel – faceva eco alla figura di mio padre, una persona che aspettava sempre. Anche quando ebbe la certezza che la vita dei suoi genitori e di suo fratello era finita ad Auschwitz […] Lessi il libro per la prima volta a 20 anni. Ritornando a questa storia trent’anni più tardi per farne un adattamento cinematografico, ho provato la stessa indicibile commozione che provai alla prima lettura. Lo scopo di questo film è quello di rivivere quell’emozione lungo tutto il dispiegarsi degli eventi…»

La doppia vita di Madeleine Collins: recensione del dramma francese

Antoine Barraud è il regista che sta dietro a La doppia vita di Madeleine Collins, film drammatico francese che racconta di un’impossibile doppia vita tra Francia e Svizzera di una donna in carriera (Virginie Efira). L’aspetto drammatico del lungometraggio è supportato dall’atmosfera noir e thriller che avvolge la protagonista: chi è veramente la donna? Judith, Margot o Madeleine?

La trama di La doppia vita di Madeleine Collins

In Francia, Judith (Virginie Efira) vive con il marito e i due figli adolescenti. In Svizzera, la stessa donna si fa chiamare Margot e vive con un uomo più giovane e una bambina che la chiama ”mamma”. La protagonista si dedica per metà della settimana ad una famiglia, per il resto del tempo all’altra. La sua vita si regge su una montagna di bugie che cresce giorno dopo giorno: dice ad entrambe le famiglie di doversi spostare ”solo per lavoro” – Judith è un’interprete, ma le menzogne sfociano anche al di fuori della sfera famigliare.

La doppia vita di Madeleine Collins si svolge, anche per lo spettatore, nel caos e nella confusione e, improvvisamente, tutti sembrano voler far vacillare l’instabile equilibrio della vita della donna: un’amica di vecchia data, i genitori, un figlio adolescente un po’ troppo sveglio, fino addirittura alla polizia. Tutto ciò manda in crisi la protagonista: chi è veramente e chi vuole essere?

Una vita al quadrato

In La doppia vita di Madeleine Collins, Judith/Margot inizialmente è felice per come vive: non saprebbe e non vuole scegliere una sola delle sue due vite. Da un lato, è madre di una bambina da accudire e coccolare, ha accanto un uomo giovane e bello, ma poco affermato lavorativamente. Dall’altro, è la moglie di un uomo ricco e in carriera, va a teatro e ha due figli adolescenti difficili da gestire. La donna sembra sentirsi soddisfatta sotto ogni aspetto con la sua doppia identità: ciò che manca da una parte, c’è dall’altra.

Come la protagonista, anche lo spettatore percepisce la perfetta utopia della quotidianità di Judith/Margot. E, come ogni utopia, quella in La doppia vita di Madeleine Collins è destinata a non realizzarsi. La donna deve fare una scelta, si è incastrata in una situazione scomoda che si rivela, nel corso del film, sempre più complicata.

Il cast efficace di La doppia vita di Madeleine Collins

L’attrice che interpreta Judith/Margot, Virginie Efira, è perfetta nel vestire le due identità, simili quanto distanti l’una dall’altra. La tensione di La doppia vita di Madeleine Collins  è tutta racchiusa nella sua protagonista, nei suoi gesti, nelle sue espressioni, nelle sue parole.

Gli uomini accanto a lei, il giovane Quim Gutiérrez, e il marito Bruno Salomone, sono più anonimi, ma probabilmente la scelta è pensata: tutto il film gira intorno alla storia del personaggio di Virginie Efira, il punto di vista è il suo, è l’unica capace di muoversi da una vita all’altra, da una famiglia al suo doppio.

Suspence e sorpresa

La doppia vita di Madeleine Collins risulta per buona parte un film confuso e poco chiaro. Mentre lo si guarda, si ha la sensazione che qualcosa sfugga. In questo senso, il film è un thriller. Forse è un thriller psicologico? L’intrigo è prima di tutto all’interno della protagonista, che appare sempre più disconnessa dal mondo e drogata dalla sua duplice esistenza. La vaga suspence che caratterizza tutto il film viene poi distrutta da una rivelazione sorprendendte, che prima sconvolge poi spiazza ed infine chiude il cerchio della storia. Il film inizia con un episodio che pare slegato da tutto il resto e, solo più avanti nel storia, trova il suo senso.

Per questi motivi, il dramma non è così drammatico: ha tinte hitchcockiane che si mescolano ai tratti più spiccati da intimo film francese. Il regista Antoine Barraud, un volto abbastanza nuovo nello senario internazionale, dimostra di conoscere i grandi nomi del cinema e le loro tecniche, sia a livello estetico che narrativo. In conclusione, La doppia vita di Madeleine Collins è un film godibile e riflessivo, che forse non riesce ad arrivare troppo in profondità ma almeno ci prova: un’originale pellicola che sfuma dal noir al dramma, senza vette eccessive.

La doppia vita di Madeleine Collins: la spiegazione del finale del film

La doppia vita di Madeleine Collins (qui la nostra recensione) è un film del 2021 diretto da Antoine Barraud che si muove tra dramma psicologico e thriller intimo, costruendo una narrazione tesa e avvolgente attorno a una donna divisa tra due esistenze parallele. La protagonista, interpretata da Virginie Efira, conduce una vita apparentemente normale, ma nasconde un segreto che lentamente si riflette sulle sue relazioni e sulla sua identità. Il film si distingue per il modo in cui intreccia suspense e introspezione, portando lo spettatore in un viaggio emotivo che si addentra nel cuore della menzogna e del desiderio.

Il genere a cui appartiene è quello del dramma psicologico con sfumature da thriller, un terreno in cui il cinema francese ha saputo muoversi con grande efficacia. Barraud, attraverso una regia sobria ma incisiva, ricorda atmosfere tipiche del cinema di autori come Claude Chabrol o François Ozon, ma anche di film internazionali che esplorano la costruzione e la dissoluzione dell’identità, come Gone Girl di David Fincher. La tensione non nasce da scene d’azione, ma dall’ambiguità del quotidiano, dalle scelte che la protagonista compie e dalle conseguenze inevitabili che ne derivano.

Temi come la doppiezza, la fragilità dei legami familiari, l’inganno e la ricerca di sé sono al centro di una trama che mette in discussione l’idea stessa di verità e di autenticità. La doppia vita di Madeleine Collins non è solo il ritratto di una donna divisa tra due mondi, ma una riflessione universale sulla difficoltà di conciliare desideri personali e responsabilità verso gli altri. Nel resto dell’articolo, ci concentreremo sul finale del film, analizzandone il significato e cercando di spiegare quali risposte – e quali nuove domande – lascia nello spettatore.

Virginie Efira in La doppia vita di Madeleine Collins
Virginie Efira in La doppia vita di Madeleine Collins

La trama di La doppia vita di Madeleine Collins

Il film racconta la storia di Judith (Virginie Efira), una donna che conduce una doppia vita: in Svizzera è la compagna di Abdel (Quim Gutiérrez), da cui ha avuto una figlia; in Francia, invece, vive con Melvil (Bruno Salomone), con cui ha avuto due figli. Questo precario equilibrio che Judith mantiene in piedi, grazie a bugie e segreti, inizierà a sgretolarsi pericolosamente, rischiando di mandare in frantumi entrambe le sue vite. Trovandosi all’angolo e apparentemente senza vie di uscita, la donna decide di darsi alla fuga, finendo in una spirale vertiginosa da cui è impossibile tornare indietro.

La spiegazione del finale del film

Nel terzo atto del film, il fragile equilibrio che Judith era riuscita a mantenere tra le sue due vite si sgretola in modo definitivo. I sospetti dei figli e l’imprevisto incontro con i genitori di Abdel spingono la protagonista in una spirale di tensione sempre più incontrollabile. La fuga improvvisa in auto, l’arresto e la scoperta della sua falsa identità da parte della polizia segnano un punto di non ritorno: Judith è costretta a confrontarsi con il peso delle sue menzogne, mentre emerge chiaramente la verità sulla morte della sorella Margot e sulla scelta di appropriarsi della sua identità per crescere la piccola Ninon.

Da quel momento, la vita di Judith va in pezzi. Perde il lavoro, decide di separarsi dal marito Melvil e affronta lo scontro più doloroso: quello con Abdel e con Ninon, la bambina che l’ha sempre creduta sua madre. La discussione violenta con Abdel e il rifiuto di Ninon, che inizia a ripetere che lei non è la sua vera madre, rappresentano la definitiva caduta del suo doppio inganno. Judith, spezzata, confessa la verità e riporta la bambina da Abdel, prima di allontanarsi per sempre. L’ultimo atto la vede ricevere da Kurt una nuova identità: quella di Madeleine Collins, segno che la fuga e la reinvenzione di sé sembrano per lei l’unica via possibile.

Virginie Efira e Quim Gutiérrez in La doppia vita di Madeleine Collins
Virginie Efira e Quim Gutiérrez in La doppia vita di Madeleine Collins

Il finale, in questo senso, lascia lo spettatore sospeso tra realtà e illusione. Judith, che ha vissuto divisa tra due vite, sceglie ancora una volta di cancellarsi e di rinascere sotto un nuovo nome. È un epilogo che non offre catarsi né redenzione: piuttosto, sottolinea il carattere irrisolto e tragico della protagonista, incapace di affrontare le conseguenze delle proprie scelte se non inventando un’ennesima maschera. La trasformazione in Madeleine Collins non appare come una liberazione, ma come l’ennesima fuga da se stessa.

Allo stesso tempo, il film apre la porta a interpretazioni più simboliche. Alcuni spettatori hanno letto l’ultima scena come la rappresentazione di un ciclo senza fine, dove l’identità diventa un abito da indossare e da cambiare secondo necessità, ma mai da abitare davvero. Judith diventa così una figura emblematica della società contemporanea, dove il desiderio di essere “tutto” – madre, moglie, amante, professionista – rischia di tradursi in una perdita totale di sé. La sua metamorfosi finale non è tanto una scelta consapevole, quanto l’espressione della sua incapacità di trovare un nucleo autentico.

La doppia vita di Madeleine Collins, nel suo epilogo, ci lascia con un messaggio amaro: la verità, per quanto dolorosa, è l’unico terreno su cui costruire relazioni autentiche. L’inganno, anche quando nasce dall’amore o dal desiderio di proteggere, non può che condurre alla frattura e alla solitudine. Antoine Barraud firma un film che non cerca facili risposte ma che, con il suo finale enigmatico e disturbante, invita lo spettatore a riflettere sulla fragilità dell’identità e sul prezzo delle menzogne che scegliamo di raccontare a noi stessi e agli altri.

La donna per me: la recensione del film con Andrea Arcangeli

La donna per me: la recensione del film con Andrea Arcangeli

Sembra essere un momento d’oro per il multiverso e le realtà alternative al cinema e in televisione. Oltre a quanto la Marvel sta raccontando con i suoi film e serie, diversi sono i progetti che sempre più si rifanno all’idea di molteplici versioni differenti di una realtà. A questi si aggiunge ora anche l’italiano La donna per me, nuovo film da regista di Marco Martani, meglio noto come sceneggiatore di commedie brillanti come ExMaschi contro FemmineFemmine contro MaschiLa mafia uccide solo d’estateSe Dio vuole. Prodotto da Lucky Red con Rai Cinema e in collaborazione con Sky Cinema, il film sarà trasmesso il 23 maggio su Sky e NOW.

Protagonista del film è Andrea (Andrea Arcangeli), un ragazzo di trent’anni alla vigilia del matrimonio con Laura (Alessandra Mastronardi), conosciuta all’università e con cui da allora ha costruito la sua vita. Alcuni dubbi dell’ultimo momento, però, trasformano l’esistenza di Andrea che, ogni giorno, si trova a risvegliarsi in una vita diversa, in un sé stesso diverso e in universi paralleli in cui Laura non è mai stata la sua compagna. Avendo modo di sperimentare le tante declinazioni che la sua vita avrebbe potuto prendere, Andrea comincerà però a capire cosa desidera davvero, trovandosi a dover tentare quanto prima di tornare alla sua realtà.

Come sarebbe andata se…

La commedia romantica scritta e diretta da Martani ha l’esplicito obiettivo di affrontare, con leggerezza e umorismo, il tema della paura davanti a un impegno di vita importante come può esserlo il matrimonio. La storia, infatti, parte dalla domanda “cosa faresti se ti potessi togliere qualsiasi dubbio prima di prendere la decisione più importante della tua vita?”. Da qui ha inizio l’avventura del protagonista di La donna per me, ritrovatosi incastrato in quello che risulta essere un incrocio tra un loop temporale e una diversa serie di universi paralleli. Un’opera che fa subito pensare a titoli come Palm Spring e Questione di tempo (citati non a caso dal regista come primarie fonti di ispirazione).

L’idea in sé non è dunque nuova, ma è qui calata in una realtà italiana fatta di precariato, avvocati poco onesti e musicisti di dubbio gusto. Un’occasione dunque per riflettere anche sugli elementi tipici della nostra società, che a loro modo si riflettono nella vita di un giovane qualunque come può esserlo il protagonista di questo film. Tutto ciò è a sua volta contenuto in una classica struttura da film ad equivoci, che portano sempre più scompiglio nella vita di Andrea, permettendogli di imparare importanti lezioni di vita e di regalare allo spettatore qualche risata (nel più dei casi per merito dei personaggi interpretati da Eduardo Scarpetta e Stefano Fresi).

D’altrone, come diceva Danny Boodman T.D. Lemon Novecento, protagonista del film La leggenda del pianista sull’oceano, come si fa a scegliere una sola vita, una sola donna da amare? Il protagonista di La donna per me ha dunque l’occasione di sperimentare ciò che tutti vorremmo provare nei momenti più critici, ovvero l’esperienza dell’alternativa, abbattendo così ogni possibile dubbio e incertezza su come sarebbero potute andare le cose se svoltesi in modo differente. Da questo punto di vista l’obiettivo del film è sicuramente centrato e chiaro risulta il messaggio che si intendeva trasmettere. Meno convincente, però, è il modo in cui si arriva a tale risultato.

La donna per me Andrea Arcangeli

Un film limitato dalla scrittura

La donna per me è una commedia romantica con delle ambizioni evidentemente maggiori rispetto a tanti altri titoli italiani simili. Già solo il dover reinventare continuamente situazioni e personaggi a partire da elementi introdotti nelle prime scene richiede una certa cura nella scrittura. Sfortunatamente, il punto debole del film risulta essere proprio la sceneggiatura. Le situazioni che vengono presentate sul grande schermo hanno infatti di base un grande problema: non sono giustificate. Il loop temporale che si viene a costruire non è introdotto in nessun modo chiaro e ciò porta ad una certa difficoltà nel definire i suoi limiti e le sue regole.

Ciò che dà il via alla struttura del racconto rimane dunque insoluto. Andrea ha vissuto solo un sogno? Era tutto vero? Non è dato saperlo e comprensibilmente a molti potrebbe anche non importare nemmeno. Al di là di tale aspetto, però, La donna per me si caratterizza nella sua generalità per una scrittura poco ispirata, che pur giocando con il fantasy e offrendo in modo chiaro il suo tema, non sembra voler (o poter) ambire a costruire qualcosa di più coinvolgente e memorabile. Nulla possono i pur bravi interpreti principali e il film non trova dunque l’occasione concreta di rendersi memorabile, offrendo nulla più che la possibilità di una visione spensierata.

La donna per me: la conferenza stampa del film con Andrea Arcangeli

Prodotto da Lucky Red con Rai Cinema e in collaborazione con Sky Cinema, che lo trasmetterà poi sui propri canali a partire dal 23 maggio, il film La donna per me è il ritorno alla regia di Marco Martani, meglio noto come sceneggiatore di commedie come Femmine contro maschi, Se Dio vuole e La mafia uccide solo d’estate. Questa sua nuova pellicola, da lui anche scritta, è una commedia romantica che con leggerezza e umorismo vuole affrontare il tema della paura davanti a un impegno di vita importante com può esserlo il matrimonio. La storia, infatti, parte dalla domanda “cosa faresti se ti potessi togliere qualsiasi dubbio prima di prendere la decisione più importante della tua vita?”.

Protagonista è Andrea (Andrea Arcangeli), un ragazzo di trent’anni alla vigilia del matrimonio con Laura (Alessandra Mastronardi), conosciuta all’università e con cui da allora ha costruito la sua vita. A partire da alcuni dubbi dell’ultimo momento, però, trasformano l’esistenza di Andrea che, ogni giorno, si risveglia in una vita diversa, in un sé stesso diverso e in universi paralleli in cui Laura non è mai stata la sua compagna. Avendo modo di sperimentare le tante declinazioni che la sua vita avrebbe potuto prendere, Andrea comincerà però a capire cosa desidera davvero, trovandosi a dover tentare quanto prima di tornare alla sua realtà.

Tra fantasy e commedia romantica

Presentato in anteprima a Roma, il film viene raccontato dal regista Marco Martani, dalla co-sceneggiatrice Eleonora Ceci e dagli interpreti Andrea Arcangeli, Alessandra Mastronardi, Eduardo Scarpetta e Francesco Gabbani (assenti sono Stefani Fresi e Cristiano Caccamo, anche loro tra i protagonisti del film). Ad aprire la conferenza stampa vi è proprio Martani, che racconta di come “torno alla regia dopo Cemento armato, che era del 2007. Questa lunga pausa è dovuta dal fatto che sono una persona alla continua ricerca di stimoli e lavorare ad un progetto da sceneggiatore e poi da regista è una cosa che mi spaventa, che richiede un impegno duplice che non sempre sono pronto a prendermi”.

“Per La donna per me invece sentivo di voler portare avanti questo lavoro, – continua Martani – perché mi offriva stimoli continui. Sentivo la voglia di vedere come potesse prendere vita quello che avevo scritto, senza delegare questa operazione ad un altro. In La donna per me c’è molto dei miei interessi come autore e come persona, oltre al fatto che la storia è ambientata nella mia Spoleto. Si trattava dunque di un progetto pensato a lungo e fortemente voluto, che infine ha preso vita proprio come desideravo”.

La parola passa poi alla co-sceneggiatrice, che racconta di come La donna per meè un film con idee e domande molto universali. Ci siamo ispirati a quelle commedie anglosassoni che mescolano il realismo con un velo di fantasia. In particolare a film come Il giorno della marmotta, Palm Spring e Questione di tempo. È nata così la storia di un ragazzo che ha effettivamente la possibilità di sperimentare tutti i suoi dubbi fino a scegliere di voler tornare alla sua realtà.”

La donna per me Andrea Arcangeli

La parola agli attori

Protagonista del film, come accennato, è Andrea Arcangeli. “Sono uno che di solito fa fatica a leggere le sceneggiature, – confessa l’attore – ma questa scorreva e trasmetteva bene tutto il suo senso, raccontando una dimensione molto umana in cui davvero tutti possono ritrovarsi. Ciò ci ha permesso di adottare una chiave di lettura molto naturale”. “La versione di me più complessa da interpretare? – continua Arcangeli –Sicuramente quella del trapper Strazio, perché richiedeva diverse ore di trucco al giorno e poi mi obbligava a dar vita ad una personalità molto diversa da me.”

Il film è stato un vero regalo, – afferma poi la Mastronardi – che personalmente mi ha permesso di sperimentare con sfumature diverse dello stesso personaggio. Di Laura dovevo mantenere le stesse caratteristiche ogni volta, trovando però delle differenze significative che distinguessero le varie versioni. Inoltre, si tratta di un film che per me è un esperimento molto riuscito, che dimostra che anche noi possiamo fare questo tipo di film”. Eduardo Scarpetta, reduce dalla vittoria ai David di Donatello, afferma invece che “il progetto mi ha affascinato per il suo essere un divertente commedia corale, che mi permetteva di misurarmi con elementi da commedia pura.”

Il film segna inoltre il debutto come attore di Francesco Gabbani, cantante vincitore del Festival di Sanremo. “Per me è stata un’esperienza nuova, – ha affermato Gabbani – che mi ha richiesto l’acquisizione di nuove consapevolezze e mi ha fatto capire quanto sia davvero difficile essere controllatamente spontanei. La mia difficoltà è infatti stata quella di risultare spontaneo ma di controllare me stesso e tutto ciò che accadeva intorno”.Abbiamo scelto Gabbani dopo aver visto il videoclip di Viceversa, – spiega il regista – perché lì dava prova di un’espressività davvero notevole che ci ha fatto venire voglia di metterlo alla prova.”

La donna per me, direttamente su Sky

In conclusione di conferenza stampa, Martani riflette sull’attuale situazione cinematografica in Italia, dove molti sono i film che saltano il passaggio in sala per approdare direttamente a visioni casalinghe, e La donna per me è tra questi. “Da sceneggiatore, ma anche da regista, non sento il bisogno di preoccuparmi dove il film verrà visto. Non modifico il mio modo di scrivere o di concepire la messa in scena in base allo schermo su cui poi sarà visto il film. Naturalmente sarebbe bellissimo che tutti i film trovino il loro posto in sala con tanti spettatori a guardarli. Ma la situazione è delicata, quindi io posso solo limitarmi a realizzare il film migliore possibile. Al resto ci penseranno i produttori e i distributori.”

 

La donna per me: al via le riprese del film di Marco Martani

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La donna per me: al via le riprese del film di Marco Martani

Sono iniziate il 25 febbraio le riprese del film La donna per me di Marco Martani, scritto con Eleonora Ceci.

Prodotto da Lucky Red con Rai Cinema e in collaborazione con Sky, La donna per me è una commedia romantica con protagonisti Andrea Arcangeli e Alessandra Mastronardi.  Nel cast anche Stefano FresiCristiano Caccamo, Eduardo Scarpetta e Francesco Gabbani, al suo primo ruolo cinematografico. Le riprese si svolgeranno tra Spoleto e Roma.

In La donna per me Cosa faresti se ti potessi togliere qualsiasi dubbio prima di prendere la decisione più importante della tua vita? Cosa succederebbe se, per magia, potessi vivere assecondando tutti i tuoi desideri più profondi? Tutto questo sta per succedere ad Andrea, un ragazzo di trent’anni alla vigilia del matrimonio con Laura, conosciuta all’università e con cui da allora ha costruito la sua vita. Qualche dubbio di troppo trasforma l’esistenza di Andrea che si risveglia ogni giorno in una vita diversa, in un se stesso diverso e in realtà in cui Laura non è mai stata la sua compagna. Scoprendo le mille declinazioni che avrebbe potuto prendere la sua vita, da single scapestrato e sciupafemmine a rockstar di successo, Andrea deve fare però i conti con la mancanza di Laura. Cercherà di rompere l’incantesimo?

La donna per me, dal 23 maggio su Sky Cinema e NOW

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La donna per me, dal 23 maggio su Sky Cinema e in streaming su NOW, è una commedia romantica scritta e diretta da Marco Martani, già sceneggiatore di commedie brillanti come Ex, Maschi contro Femmine, Femmine contro Maschi, La mafia uccide solo d’estate, Se Dio vuole, e tanti altri.

Con leggerezza e umorismo affronta il tema della paura davanti a un impegno di vita importante come quello del matrimonio, quando i dubbi tendono a prendere il sopravvento davanti a una scelta  “per sempre”.

Protagonisti Andrea Arcangeli e Alessandra Mastronardi, affiancati da Stefano Fresi,Cristiano Caccamo, Eduardo Scarpetta e Francesco Gabbani, al suo primo ruolo cinematografico. Prodotto da Lucky Red con Rai Cinema. In collaborazione con Sky Cinema.

Il trailer

La donna per me, la trama

Cosa faresti se ti potessi togliere qualsiasi dubbio prima di prendere la decisione più importante della tua vita? Cosa succederebbe se, per magia, potessi vivere assecondando tutti i tuoi desideri più profondi?

Tutto questo sta per succedere ad Andrea (Andrea Arcangeli), un ragazzo di trent’anni alla vigilia del matrimonio con Laura (Alessandra Mastronardi), conosciuta all’università e con cui da allora ha costruito la sua vita. Qualche dubbio di troppo trasforma l’esistenza di Andrea che, ogni giorno, si risveglia in una vita diversa, in un sé stesso diverso e in universi paralleli in cui Laura non è mai stata la sua compagna. Scoprendo le mille declinazioni che avrebbe potuto prendere la sua vita, da single scapestrato e sciupafemmine a rockstar di successo, Andrea comincia a capire che Laura non sarà mai più la sua ragazza e, come in una legge del contrappasso, più lei sarà lontana, più a lui mancherà.Scoprirà che è proprio lei, la donna della sua vita. Ma sarà troppo tardi. Ce la farà a rompere l’incantesimo?

La Donna in Nero – Full Trailer Ufficiale

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Il full trailer ufficiale del film “La Donna in Nero (The Woman in Black)” di James Watkins, con Daniel Radcliffe, Ciarán Hinds, Janet McTeer e David Burke.

La donna della mia vita: recensione del film

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La donna della mia vita: recensione del film

Una commedia solitamente regge la sua struttura su i suoi personaggi. Se nell’epoca classica erano le maschere a identificarli, e gli stereotipi  poi adottati dalla commedia dell’arte, oggigiorno sono anche gli attori a fare da pilastro. Certo quando Cristina Comencini ha deciso di scrivere un soggetto esclusivamente adattato per Luca Argentero e Alessandro Gassman, avrà pensato a ciò che dei due l’avrà colpita in apparenza: il bravo ragazzo e, come si è definito ironicamente lo stesso Gassman in conferenza stampa, il “fio de na mignotta”. Da qui nasce La donna della mia vita, dove vediamo due fratelli, che sembrano combinarsi come lo ying e lo yang, contendersi la stessa donna, ovvero la bella Valentina Lodovini. Leo incontra finalmente la donna che crede essere quella della sua vita, dopo una storia sbagliata dove aveva tentato il suicidio ( con le pillole per la menopausa della madre). Ma Sara è anche l’ex amante del fratello “stronzo”. La chiave del gioco starà nel capire quale delle due storie sia quella sbagliata, quella attraverso la quale finalmente Sara troverà finalmente l’uomo giusto.

E fin qui la commedia ci sta. Il guaio però a volte è scegliere l’attore, ricamarci sopra il personaggio e poi lasciare tenere le redini ad un regista dalle mani poco virili. Così Luca Argentero, che nel film è il fratellino buono e gentile, che si pigliava sempre le botte da piccolo, fa sfoggio soltanto di espressioni ebeti e poco convincenti, che magari su un palcoscenico teatrale non avrebbero stonato, ma sullo schermo sì.

La donna della mia vita

Il suo personaggio poi subisce un’evoluzione quasi repentina, dove poco ci si sofferma sul cambiamento interiore, e lo vediamo soltanto passare dalla figura di un perdente a quella di un donnaiolo, sempre con la coscienza e la consapevolezza di un ragazzino di quindici anni. Se la cava sicuramente meglio Gassman, il cui ruolo è quello del fratello medico quarantenne piuttosto piacente, che tradisce la moglie con disinvoltura. Anche il suo personaggio evolve, ma non si lascia trasportare dal cambio di espressione, la sua è una trasformazione più lenta e forse più matura.

Al centro di tutto, oltre ad esserci Valentina Lodovini, nel ruolo di Sara, fidanzata ed ex-amante, c’è la madre Alba. E che madre. Perché per questo ruolo la Comencini ha voluto Stefania Sandrelli, che incarna il ruolo di moglie e madre piuttosto invadente. Una donna che nella vita ha fatto di tutto per i propri figli, che ha avuto da due diversi mariti. Il suo secondo e attuale marito, interpretato da Giorgio Colangeli, spicca forse più degli altri personaggi, regalandoci una comicità cinica e discreta.

Peccato davvero per la regia, Luca Lucini (Tre metri sopra il cielo, Bianco e Nero, Oggi Sposi) come ha ricordato poi in conferenza stampa, ha voluto essere il “meno invadente possibile”. Fatto che per un regista è piuttosto raro, a meno che appunto non si voglia lasciare troppo spazio agli attori sulla scena, o a meno che lo stesso regista sia in realtà privo delle giuste qualità e di un minimo di savoir faire. Le inquadrature sono fisse, con angolature che non variano molto e anche le luci non assumo tagli particolari.

Le musiche affidate a Giuliano Taviani e Carmelo Travia, variano molto e creano in maniera coerente le atmosfere di sottofondo delle scene. Sono stati ideate infatti tre diverse arie per sottolineare i tre personaggi principali: la madre e i due figli.Le musiche sono state  poi eseguite dall’orchestra sinfonica di Praga. La sceneggiatura, così intricata nell’esposizione delle relazioni di questa famiglia è ben scritta, i personaggi sono definiti e alcuni dialoghi rivelano un certo sottile umorismo. Non si distacca però dall’essere un’ordinaria commedia della borghesia milanese, moderna sì ma non troppo.

La donna della mia vita, il cast racconta il film

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La_donna_della_mia_vita

Un film, o meglio una commedia, che parla di famiglia. Una madre forse troppo protettiva e che con le sue scelte ha condizionato anche la vita dei propri figli. Alla conferenza stampa di “La donna della mia vita” oltre a Stefania Sandrelli, che interpreta la madre Alba nel film, c’era quasi tutta la famiglia. I due figli, Luca Argentero e Alessandro Gassman; la donna della loro vita, Valentina Lodovini; e il padre Giorgio Colangeli.

La donna della cabina numero 10: il trailer del film Netflix con Keira Knightley

Netflix ha diffuso il primo trailer del film La donna della cabina numero 10, tratto dall’omonimo romanzo di Ruth Ware. Il film, diretto da Simon Stone, che ha co-sceneggiato il film con Joe Shrapnel e Anna Waterhouse, ha per protagonisti Keira Knightley Guy Pearce.

La sinossi recita: “Mentre si trova a bordo di uno yacht di lusso per un incarico di lavoro, la giornalista Laura “Lo” Blacklock (Keira Knightley) assiste al momento in cui una passeggera è gettata in mare a tarda notte, solo per sentirsi dire che non è successo, poiché tutti i passeggeri e l’equipaggio sono presenti. Nonostante nessuno le creda, continua a cercare risposte, mettendo in pericolo la sua stessa vita”.

Riguardo all’adattamento del suo libro, Ware ha dichiarato: “In sostanza, il film parla di una donna che vive un’esperienza negativa, la denuncia in modo veritiero e non viene presa sul serio a causa di chi è. Troppe persone sanno come ci si sente e penso che desideriamo vendicarci tanto quanto Lo”.

Sebbene sia ancora famosa per la sua interpretazione nella serie di successo Pirati dei Caraibi, Knightley ha recitato in diversi film storici acclamati dalla critica e ha ottenuto nomination agli Oscar per le sue interpretazioni in Orgoglio e pregiudizio e The Imitation Game. Guy Pearce è invece stato nominato lo scorso anno come miglior attore non protagonista per la sua interpretazione in The Brutalist.

Accanto a Knightley e Pearce recitano Gugu Mbatha-Raw, Kaya Scodelario, David Ajala, Art Malik, David Morrissey, Daniel Ings e Hannah Waddingham. La donna della cabina numero 10 sarà disponibile su Netflix dal 10 ottobre.

Cosa aspettarsi da La donna della cabina numero 10

Di recente, la serie thriller Black Doves, con protagonista anche Knightley, ha riscosso un enorme successo su Netflix. Alla luce di ciò, la piattaforma di streaming sembra avere in serbo un altro progetto di successo con la star. A questo si aggiungono diversi altri attori promettenti che hanno recentemente ottenuto un grande successo e che appaiono anche in La donna della cabina numero 10, riuniti per un thriller avvincente e un horror tratto dalla vita reale.

Il trailer dipinge un quadro terrificante di Lo completamente sicura di sé – lei sa cosa ha visto – e dell’estrema manipolazione psicologica che ha luogo per permettere alla crociera di continuare normalmente. Come spiega l’autore, è una storia estremamente attuale, e la precedente collaborazione di successo di Netflix con la Knightley in questo genere dovrebbe contribuire ad attirare maggiore attenzione.

La donna della cabina numero 10: guida ai personaggi e al cast

La donna della cabina numero 10: guida ai personaggi e al cast

La donna della cabina numero 10 è appena arrivato su Netflix e il film vanta un cast impressionante di star riconoscibili e volti noti. Il film è basato sull’omonimo romanzo di Ruth Ware, con una sceneggiatura scritta da Simon Stone, Joe Schrapnel e Anna Waterhouse. La donna della cabina numero 10 ha ricevuto finora recensioni positive.

Con il suo mistero intricato e i suoi imprevedibili colpi di scena, La donna della cabina numero 10 è una storia incentrata sui personaggi, che si basa interamente sulle interpretazioni dei protagonisti. Fortunatamente, c’è abbastanza talento davanti alla telecamera da tenere il pubblico incollato allo schermo dall’inizio alla fine, anche se la storia in sé non è sempre all’altezza delle aspettative.

Keira Knightley nel ruolo di Laura Blacklock

Attrice: Keira Knightley è nata a Londra, Inghilterra, nel 1985 e ha iniziato la sua carriera di attrice a soli 6 anni su Screen One. Il suo ruolo di svolta arrivò nel 1999 in Star Wars: Episodio 1 – La minaccia fantasma, dove interpretava il personaggio di Sabe. Da allora, è apparsa in importanti blockbuster hollywoodiani come Pirati dei Caraibi e Love Actually – L’amore davvero.

Ruoli precedenti: Jules in Sognando Beckham (2002), Elizabeth Swann in Pirati dei Caraibi (2003-2017) e Colette in Colette (2018).

Personaggio: Knightley interpreta Laura, una giornalista investigativa invitata a bordo di una crociera di lusso per sensibilizzare l’opinione pubblica su una nuova fondazione benefica. Come hanno sottolineato molte recensioni di La donna della cabina numero 10, Knightley offre un’interpretazione eccellente che cattura la paranoia e l’ansia di Laura, mentre il resto dei passeggeri si rivolta rapidamente contro di lei.

Guy Pearce nel ruolo di Richard Bullmer

Attore: Guy Pearce è nato a Ely, in Inghilterra, nel 1967, e ha debuttato sulla scena recitativa interpretando Mike Young nella soap opera australiana Neighbours. Ha poi ricevuto riconoscimenti internazionali per il suo ruolo in L.A. Confidential e Memento. Pearce è stato recentemente candidato all’Oscar per il suo ruolo non protagonista in The Brutalist di Brady Corbet.

Ruoli precedenti: Peter Weyland in Prometheus (2012), Aldrich Killian in Iron Man 3 (2013) e Harrison Lee Van Buren in The Brutalist (2024).

Personaggio: Guy Pearce interpreta Richard Bullmer in La donna della cabina numero 10. È il marito della fondatrice dell’organizzazione benefica, Anne, e colui che ha riunito questo gruppo di persone. Quando Laura crede di aver assistito a un omicidio nel cuore della notte, lui diventa rapidamente il principale sospettato.

Keira Knightley in La donna della cabina numero 10David Ajala nel ruolo di Ben

Attore: David Ajala è nato a Hackney, Londra, nel 1986 e ha iniziato la sua carriera di attore con la Royal Shakespeare Company, apparendo in produzioni di Amleto e Sogno di una notte di mezza estate. In seguito ha avuto ruoli importanti in Starred Up e Seekers, prima di apparire come personaggio fisso in Star Trek: Discovery.

Ruoli precedenti: Desmond in Kidulthood (2006), Peter in Doctor Who (2010) e Ivory in Fast & Furious 6 (2013).

Personaggio: David Ajala interpreta Ben nell’ultimo thriller di Netflix, l’ex fidanzato della protagonista interpretata da Knightley. I due si riuniscono per caso sulla nave da crociera e superano rapidamente la loro persistente animosità quando Laura si ritrova coinvolta in una pericolosa cospirazione. Per tutto il film, Ben è l’unico personaggio che rimane al fianco di Laura e crede alla sua storia.

Lisa Loven Kongsli nel ruolo di Anne Bullmer

Attrice: Lisa Loven Kongsli è nata a Oslo, in Norvegia, ed è nota soprattutto per il ruolo di Ebba in Force Majeure di Ruben Ostlund, per il quale è stata candidata ai Guldbagge Awards. È apparsa anche nei panni della guerriera amazzone Menalippe in Wonder Woman e Justice League.

Ruoli precedenti: Ebba in Forza Maggiore (2014), Menalippe in Wonder Woman (2017) ed Edith in Solomamma (2025)

Personaggio: Lisa Loven Kongsli interpreta Anne Bullmer in La donna della cabina numero 10, un’imprenditrice malata terminale che insiste nel donare i guadagni di una vita alla sua nuova fondazione di beneficenza. È lei a invitare personalmente Laura in crociera, ed è la sua decisione di escludere il marito dalla sua eredità a scatenare il conflitto principale del film.

Hannah Waddingham nel ruolo di Heidi

Attrice: Hannah Waddingham è nata a Londra, Inghilterra, nel 1974 ed è entrata a far parte dell’English National Opera all’età di otto anni. I suoi ruoli teatrali più importanti includono La Strega Cattiva ne Il Mago di Oz e Christine Warner in The Beautiful Game. Sullo schermo, è nota soprattutto per la sua interpretazione di Rebecca Welton in Ted Lasso.

Ruoli precedenti: Septa Unella in Il Trono di Spade (2011-2019), Sophia in Sex Education (2019-2023) e Madre Strega in Hocus Pocus 2 (2022).

Personaggio: Hannah Waddingham interpreta Heidi in La donna della cabina numero 10, un’altra delle invitate a questa lussuosa crociera di beneficenza. È un’amica intima di Anne, ma rimane molto fredda e sprezzante nei confronti di Laura per tutta la durata del viaggio.

Cast e personaggi secondari di La donna della cabina numero 10

Kaya Scodelario nel ruolo di Grace: Scodelario è nota soprattutto per i suoi ruoli in Skins e The Maze Runner, dove ha interpretato rispettivamente Effy Stonem e Teresa. La donna della cabina numero 10, interpreta un’influencer di successo di nome Grace, invitata alla crociera di beneficenza di Bullmer.

Paul Kaye nel ruolo di Danny Tyler: Kaye è un comico britannico che ha interpretato il ruolo dell’intervistatore a sorpresa Dennis Pennis in The Sunday Show. È noto anche per il ruolo di Thoros di Myr nella serie HBO Il Trono di Spade. Qui interpreta un amato musicista che intrattiene gli ospiti della crociera.

John Macmillan nel ruolo del Capitano Addis: Macmillan è un attore teatrale noto soprattutto per aver recitato in diverse produzioni shakespeariane, tra cui Macbeth e Amleto. Interpreta il Capitano Addis in La donna della cabina numero 10, un marinaio sospettoso che sembra voler nascondere un oscuro segreto.

Art Malik nel ruolo del Dottor Mehta: Malik è noto soprattutto per il suo ruolo di supporto in True Lies al fianco di Arnold Schwarzenegger e Jamie Lee Curtis. È apparso anche nel ruolo di Kamran Shah in Zona pericolo. Nel thriller di Netflix, è un misterioso medico che cerca di convincere la protagonista interpretata da Knightley di soffrire di allucinazioni.

La donna della cabina numero 10: finale e cosa è successo alla vittima spiegato in dettaglio da Keira Knightley e dal regista

La donna della cabina numero 10 porta la ricerca della verità di Laura “Lo” Blacklock (Keira Knightley) a un finale sorprendentemente felice, dopo la rivelazione del colpo di scena su cui ruota la trama. Basato sull’omonimo romanzo di Ruth Ware, il nuovo thriller di Netflix segue Lo, una pluripremiata giornalista del Guardian, che accetta quello che crede sarà un incarico facile: seguire un’iniziativa di beneficenza su uno yacht di lusso.

Il miliardario Richard Blummer (Guy Pearce) sta organizzando l’evento per raccogliere fondi per la ricerca sul cancro, a causa della diagnosi di sua moglie Anne (Lisa Loven Kongsli). Lo incontra brevemente Anne, che le rivela di voler donare tutti i suoi beni dopo la sua morte. Quella notte, Lo vede la donna nella cabina accanto alla sua essere gettata in mare, ma nessuno le crede quando tutti i passeggeri vengono ritrovati.

Non è una storia con un narratore inaffidabile”, afferma la regista Simone Stone in un’intervista con Netflix. “Il pubblico non mette mai in dubbio che questa persona abbia visto ciò che ha visto. Si è completamente d’accordo con lei e lo si accetta come un fatto. È la sua lotta contro una cospirazione.

Chi era la donna nella cabina 10 e chi l’ha uccisa, spiegato

Quando Laura torna da Anne il giorno dopo, lei la liquida e ci sono alcune incongruenze nel suo comportamento. Attraverso una pericolosa indagine, Lo scopre che la donna gettata in mare era proprio Anne. Carrie (Gitte Witt), che Lo ha incontrato brevemente prima dell’omicidio, è una sosia assunta da Richard per sostituire sua moglie dopo averla uccisa, per riprendere il controllo della fortuna.

Ho pensato che la conversazione sul presupposto patriarcale di poter semplicemente sostituire le donne, come se fossero sacrificabili, di poterle eliminare e andare avanti, fosse il fulcro del film”, dice Stone. Mentre Carrie inizialmente cerca di convincere Lo a smettere di cercare risposte, Lo la costringe a riconsiderare la questione quando le fa notare che Carrie non sarà mai al sicuro da Blummer, poiché il suo piano dipende dal suo silenzio.

L’ex fidanzato di Laura, Ben (David Ajala), un fotografo che sta seguendo la crociera, viene tragicamente ucciso mentre la aiuta a fuggire per tornare a terra e partecipare al gala, in modo che lei possa smascherare Blummer. Quando Carrie conferma la storia, Lo riesce a impedire a Blummer di fuggire con l’aiuto di Sigrid (Amanda Collin), il capo della sicurezza della crociera. La fortuna di Anne viene donata secondo i suoi desideri.

Lo torna al The Guardian e scrive una versione della storia con un tono ottimista, sottolineando che Anne e coloro che hanno aiutato Lo a fuggire hanno fatto del bene. Lo e Carrie sembrano rimanere amiche. “Una volta che Lo capisce che sta succedendo qualcosa, non accetta un no come risposta”, dice Knightley (anche a Netflix). “Lei va avanti e va avanti e va avanti”.

La donna della cabina numero 10 parla in parte di Lo, una giornalista che sta iniziando a disilludersi del suo lavoro, ma che viene ricordata del bene che c’è nelle persone. È traumatizzata perché (prima degli eventi del film) una donna che aveva accettato di parlare con lei come testimone del traffico di esseri umani è stata uccisa per impedirlo. Lo si ritrova quindi a lottare per la sua vita per scoprire la verità.

La donna della cabina numero 10 ha debuttato con un punteggio deludente su Rotten Tomatoes, ma è comunque diventato un successo mondiale su Netflix. La donna della cabina numero 10 offre un approccio unico al genere giallo, con immagini eleganti e una performance ovviamente eccellente della Knightley, e la sua conclusione illustra la chiara visione che la produzione aveva dei temi della storia.

La donna della cabina numero 10, la spiegazione del finale: Richard è morto?

Il film Netflix La donna nella cabina 10 vede Keira Knightley nei panni di Laura “Lo” Blacklock, una giornalista invitata su una lussuosa nave da crociera da una coppia di miliardari. Loro vogliono che lei racconti le loro iniziative filantropiche e anche lei ha bisogno di una pausa. Tuttavia, le cose prendono una piega drammatica quando assiste alla caduta di una donna dal balcone accanto alla sua cabina. Quando denuncia il caso, nessuno è in grado di identificare la donna e le viene detto che la cabina accanto alla sua non ospita nessuno. Tutti cercano di convincerla che probabilmente ha avuto un’allucinazione e che non è successo nulla di grave. Tuttavia, le prove suggeriscono il contrario. SPOILER IN ARRIVO.

La trama di La donna nella cabina 10

David Ajala in La donna nella cabina 10
© Netflix

La coppia di miliardari Anne Lyngstad e Richard Bullmer (Guy Pearce) sta organizzando una festa e la giornalista Laura Blacklock è invitata a unirsi a loro e ad altre persone ultra-ricche nel viaggio inaugurale della loro lussuosa nave da crociera. Vogliono che Laura si concentri sulla loro missione filantropica, che consiste nel donare una notevole somma di denaro alla ricerca sul cancro. Viene anche rivelato che Anne ha il cancro, e che la malattia ha assunto una forma così grave che ogni giorno la avvicina alla morte. Laura, che ha un disperato bisogno di una pausa dopo aver riportato notizie su questioni serie, decide di accettare il lavoro, credendo che potrebbe aiutarla a scoprire un lato migliore del mondo.

Quando arriva sulla nave, scopre che anche il suo ex fidanzato, Ben Morgan, è a bordo come fotografo. Ci sono un sacco di altre persone ricche che la fanno sentire fuori posto, ma Laura è più concentrata sulla ricerca di una storia. La prima sera, mentre sta andando a cena, vede Ben che attraversa il corridoio e, per nascondersi da lui, entra nella cabina 10, dove vede una giovane donna bionda. Si scusa per essere entrata nella stanza in quel modo e se ne va immediatamente. Anne non partecipa alla cena a causa della sua cattiva salute, ma vede Laura, alla quale comunica la sua intenzione di donare tutta la sua ricchezza alla ricerca sul cancro e ad altre nobili cause attraverso la sua fondazione.

Laura è commossa dalla decisione di Anne, ma prima che possa rifletterci ulteriormente, accade qualcos’altro. Quella notte, viene svegliata dai rumori di una lite proveniente dalla cabina 10. Quando esce sul balcone, vede una donna cadere in acqua e chiama immediatamente i soccorsi. Tutto il personale si mette in allerta, ma quando viene fatto l’appello, non si trova nessuno che manchi. Inoltre, a Laura viene detto che non può aver visto nessuno sul balcone della cabina 10 perché nessuno lo occupava. Anche se cerca di presentare il suo caso, non ci sono prove a sostegno della sua storia. Le viene consigliato di smettere, ma lei continua a indagare e arriva al cuore della questione.

Dopo che le viene ripetuto più volte che nessuno è caduto dalla passerella e che si è sbagliata, Laura finalmente trova la donna della cabina 10. La segue in una parte appartata della nave, dove la donna rivela di essere Anne. La supplica di rinunciare alla sua ricerca, altrimenti verrà uccisa. Mentre Laura è ancora confusa, Anne la chiude nella cabina, dicendole che è per la sua sicurezza. Quella notte, mentre la giornalista riflette sulla situazione, si rende conto che la Anne con cui ha parlato non è affatto Anne. Il giorno dopo, quando arriva la donna che si finge Anne, Laura la affronta. Ha capito che è stata Anne a cadere dalla nave quella notte e che l’impostora ha preso il suo posto. La donna rivela di chiamarsi Carrie.

Ben è morto? Cosa c’era nella siringa?

Keira Knightley e David Ajala in La donna nella cabina 10
© Netflix

Laura scopre che quando Anne disse a Richard che avrebbe donato tutto il suo patrimonio, lui non la prese bene. Decise di cambiare il suo testamento, ma il problema era che lei non lo avrebbe fatto di sua spontanea volontà. Così trovò una ragazza che le assomigliava abbastanza da convincere le persone intorno a lei che fosse Anne. Carrie era perfetta per questo ruolo, quindi Richard la fece salire di nascosto sulla nave. Nessuno dei loro amici ne era a conoscenza e quando Carrie si presentò davanti a loro come Anne, nessuno fece domande. La prima notte, mentre Richard cercava di avere un rapporto intimo con Carrie, Anne entrò nella stanza e capì cosa stava succedendo.

Spaventato che il suo segreto venisse scoperto e che avrebbe perso tutto, Richard cercò di fermare Anne e finì per ferirla e gettarla in mare. Fece rapidamente prendere il posto di Anne a Carrie in modo che nessuno sospettasse nulla e, con l’aiuto del suo fidato staff, si sbarazzò di tutto. Carrie dice a Laura che non avrebbe mai pensato che Anne sarebbe stata uccisa e che ora non vuole avere le mani sporche del sangue di un’altra persona. Dice a Laura di restare ferma e di scappare quando tutti lasceranno la nave alla fine del viaggio. Grazie a Carrie, Laura non viene trovata da Richard, che decide di lasciare il dottor Robert e il capitano Addis a prendersi cura di lei.

L’assenza di Laura viene notata anche da Ben, che si preoccupa per lei e ora è convinto che ci sia qualcosa di strano. Anche lui rimane indietro, e questo si rivela una fortuna per Laura. Quando esce dal suo nascondiglio, il dottore e il capitano la trovano. La mettono alle strette e riescono a catturarla. Robert sta per iniettarle qualcosa quando Ben interviene. Ne segue una colluttazione, in cui Ben finisce per essere iniettato con il veleno destinato a Laura. Tuttavia, anche con l’ultimo respiro, fa tutto ciò che è in suo potere per salvare Laura. Nelle sue ultime parole, le dice di scappare e di rivelare la verità, ed è proprio quello che lei fa. Si tuffa in acqua, mentre il veleno fa effetto, il sangue esce dalla bocca di Ben, che crolla a terra e muore.

Richard è morto? Che fine fanno i soldi di Anne?

Guy Pearce in La donna nella cabina 10
© Netflix

Quando Laura si tuffa nelle acque gelide, Robert crede che lei non avrà la forza di sopravvivere alla caduta o al freddo. Crede che annegherà e morirà. Quindi lascia la nave e si unisce al gruppo di Richard, dove lo aggiorna sulla morte di Ben e sul destino di Laura. Richard non è contento del pasticcio, ma ora il suo unico obiettivo è quello di convincere Carrie a firmare i documenti e ucciderla la stessa notte. Il problema è che Carrie sa che il suo tempo scadrà non appena firmerà il nuovo testamento, ma non ha altra scelta, quindi lo fa. Fortunatamente per lei, Laura riesce a raggiungere la riva e decide di smascherare Richard.

Si intrufola nella sua casa, ma viene scoperta da Sigrid, il capo della sicurezza. Rendendosi conto che Sigrid non è coinvolta nella cospirazione, Laura le racconta tutto. Mostra a Sigrid il discorso di Anne in cui la donna, ormai morta, parlava del contenuto del suo vero testamento. Anche se Sigrid è scettica, dà a Laura la possibilità di dimostrarlo. Così, Laura partecipa alla festa e si fa strada tra la folla per leggere il discorso di Anne. Quando lui cerca di fermarla, Carrie interviene nei panni di Anne e tutti si schierano con lei nel lasciare che Laura legga il discorso. Quando lei menziona la parte in cui Anne dona tutta la sua fortuna, Richard si infuria e finisce per confessare che Carrie non è Anne.

Mentre il resto delle persone è confuso su ciò che sta accadendo, Carrie scappa e Richard la segue. Sapendo che lui la ucciderà, Laura corre dietro a loro, ma quando cerca di impedirgli di salire sulla barca, lui punta un coltello alla gola di Carrie. Sigrid interviene sparando a Richard al petto, ma il colpo non è mortale e non lo rallenta. Lui attacca Carrie e questa volta Laura lo colpisce alla testa, lui cade, sbattendo la testa e morendo sul colpo. Con lui fuori dai giochi, Carrie è al sicuro e, ora che la verità è venuta a galla, tutti sanno cosa Richard ha cercato di fare. Poiché è stata Carrie a firmare il nuovo testamento, questo viene dichiarato nullo e, con Anne morta, viene messo in atto il suo testamento originale. Come da lei desiderato, tutta la sua fortuna viene dedicata al servizio degli altri, poiché la sua fondazione diventa interamente senza scopo di lucro.

Laura scopre la verità? Cosa succede a Carrie?

La donna nella cabina 10 trama
© Netflix

Ciò che rende Laura una giornalista di successo è la sua dedizione nel cercare di arrivare al fondo della verità e nel renderla nota al mondo intero. Anne ha visto la sua integrità attraverso il suo lavoro ed è stata lei a chiedere espressamente che fosse portata sulla nave per coprire le notizie sulla fondazione e i suoi piani per il futuro. Sapeva che Laura avrebbe visto la verità nella storia e che le sue parole avrebbero avuto più risonanza tra la gente perché ha una buona reputazione in materia. Durante tutto questo, Anne non avrebbe mai pensato che portare Laura con sé sarebbe diventato essenziale per salvare la fondazione e ottenere giustizia.

Quando la verità viene a galla, i collaboratori di Richard, Robert e Addis, vengono arrestati per aver tentato di uccidere Laura e Carrie e per aver aiutato e favorito l’omicidio di Anne. Con Richard fuori dai giochi, non c’è più nulla che trattenga Carrie. Torna a casa per stare con sua figlia. È stato per la bambina che Carrie ha accettato i soldi che Richard le ha offerto in cambio di fingersi Anne e firmare un testamento che avrebbe lasciato tutto il patrimonio di sua moglie a lei. Ma dopo che le cose sono andate male e delle persone sono state uccise, Carrie si rende conto che non ha bisogno di altro che stare con sua figlia. Grazie a Laura, la verità viene a galla e Carrie torna a casa. Lei e Laura rimangono in contatto e lei manda alla giornalista un messaggio per confermare che lei e sua figlia stanno bene. Invita anche Laura a far loro visita qualche volta.

Quando Laura è salita a bordo della nave, era con l’intenzione di trovare una storia umana in un mondo sempre più disumano. Un miliardario che investe in un’impresa filantropica le sembrava una buona cosa. Ma nel corso della settimana, vede un lato più violento della storia. Tuttavia, quando arriva il momento di presentarla al mondo, si rifiuta di togliere i riflettori da Anne e dal suo desiderio di aiutare il mondo. Sebbene i crimini di Richard rimangano una parte importante della storia, Laura si assicura che l’articolo sia incentrato su Anne e sulla sua fondazione. Nonostante tutta l’oscurità, si concentra sulla parte positiva, dimostrando quanto sia stata cambiata dalla sua esperienza. In tutto questo, non dimentica di parlare del contributo di Ben nel far emergere la verità e nel salvarle la vita.

La donna del lago: trailer della serie Apple TV+ con Natalie Portman

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Apple TV+ ha presentato oggi il trailer di “La donna del lago“, la nuova serie limitata in sette puntate interpretata dalla vincitrice dell’Oscar® e del Golden Globe Natalie Portman, che è anche produttrice esecutiva, e dalla candidata all’Emmy Moses Ingram.

La donna del lago in streaming: quando esce e dove vederla

La serie La donna del lago in streaming  farà il suo debutto il 19 luglio con i primi due episodi dei sette totali, seguiti da nuovi episodi ogni venerdì fino al 23 agosto.

La trama di La donna del lago

Quando la scomparsa di una giovane ragazza sconvolge la città di Baltimora nel giorno del Ringraziamento del 1966, le vite di due donne convergono in una rotta di collisione fatale. Maddie Schwartz (Natalie Portman) è una casalinga ebrea che cerca di liberarsi di un passato segreto e di reinventarsi come giornalista investigativa; Cleo Sherwood (Ingram) è una madre che naviga nel ventre politico della Baltimora nera, mentre si danna per mantenere la sua famiglia. All’inizio le loro vite sembrano scorrere in parallelo, ma quando Maddie si incaponisce sulla misteriosa morte di Cleo, si apre un baratro che mette in pericolo tutti coloro che le circondano. Dalla visionaria regista Alma Har’el, “La donna del lago” si rivela un febbrile thriller dai toni noir e un inaspettato racconto del prezzo che le donne pagano per inseguire i loro sogni.

La donna del lagoAl fianco di Natalie Portman e Moses Ingram, completano il cast della serie Y’lan Noel, Brett Gelman, Byron Bowers, Noah Jupe, Josiah Cross, Mikey Madison e Pruitt Taylor Vince.

Proveniente da FIFTH SEASON, “La donna del lago” è prodotta da Crazyrose e Bad Wolf America ed è creata, prodotta esecutivamente, scritta e diretta da Alma Har’el insieme al suo socio produttore Christopher Leggett. Oltre a essere protagonista, Natalie Portman è produttrice esecutiva insieme a Sophie Mas. Nathan Ross e il compianto Jean-Marc Vallée sono produttori esecutivi per conto di Crazyrose, mentre Julie Gardner è produttrice esecutiva per conto di Bad Wolf America. Anche Layne Eskridge, Amy Kaufman, Boaz Yakin e la scrittrice Laura Lippmann sono produttori esecutivi della serie.

La donna del lago: svelate le prime foto della nuova serie limitata con Natalie Portman

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Apple TV+ ha svelato oggi le prime immagini di La donna del lago, la nuova serie limitata interpretata dalla vincitrice dell’Oscar e del Golden Globe Natalie Portman, che è anche produttrice esecutiva, e dalla candidata all’Emmy Moses Ingram.

La donna del lago in streaming: quando esce e dove vederla

La serie La donna del lago in streaming  farà il suo debutto il 19 luglio con i primi due episodi dei sette totali, seguiti da nuovi episodi ogni venerdì fino al 23 agosto.

La trama di La donna del lago

Quando la scomparsa di una giovane ragazza sconvolge la città di Baltimora nel giorno del Ringraziamento del 1966, le vite di due donne convergono in una rotta di collisione fatale. Maddie Schwartz (Natalie Portman) è una casalinga ebrea che cerca di liberarsi di un passato segreto e di reinventarsi come giornalista investigativa; Cleo Sherwood (Ingram) è una madre che naviga nel ventre politico della Baltimora nera, mentre si danna per mantenere la sua famiglia. All’inizio le loro vite sembrano scorrere in parallelo, ma quando Maddie si incaponisce sulla misteriosa morte di Cleo, si apre un baratro che mette in pericolo tutti coloro che le circondano. Dalla visionaria regista Alma Har’el, “La donna del lago” si rivela un febbrile thriller dai toni noir e un inaspettato racconto del prezzo che le donne pagano per inseguire i loro sogni.

Al fianco di Natalie Portman e Moses Ingram, completano il cast della serie Y’lan Noel, Brett Gelman, Byron Bowers, Noah Jupe, Josiah Cross, Mikey Madison e Pruitt Taylor Vince.

Proveniente da FIFTH SEASON, “La donna del lago” è prodotta da Crazyrose e Bad Wolf America ed è creata, prodotta esecutivamente, scritta e diretta da Alma Har’el insieme al suo socio produttore Christopher Leggett. Oltre a essere protagonista, Natalie Portman è produttrice esecutiva insieme a Sophie Mas. Nathan Ross e il compianto Jean-Marc Vallée sono produttori esecutivi per conto di Crazyrose, mentre Julie Gardner è produttrice esecutiva per conto di Bad Wolf America. Anche Layne Eskridge, Amy Kaufman, Boaz Yakin e la scrittrice Laura Lippmann sono produttori esecutivi della serie.

La donna del lago: recensione della serie tv Apple TV+ con Natalie Portman

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Tratto dall’omonimo romanzo del 2019 di Laura Lippman, La donna del lago parla di razzismo e di misoginia in un’America degli anni ’60 mescolando tinte thriller e noir. La serie di Apple TV+ segna anche un punto di svolta nella carriera di Natalie Portman alla sua prima apparizione come protagonista in una serie televisiva.

La storia de La donna del lago si articola su due binari apparentemente paralleli. Da una parte Maddie Schwartz, casalinga ebrea che cerca disperatamente di reinventarsi come giornalista investigativa, e dall’altra Cleo Sherwood, una madre in difficoltà che cerca di portare avanti i diritti delle donne afroamericane di Baltimora. Nel corso dei sette episodi che compongono la serie Maddie diventerà ossessionata dal caso della morte di Cloe.

La donna del lago, la recensione

Laura Lippman, autrice del romanzo omonimo, si ispira a fatti accaduti realmente. Nel 1969 una bambina ebrea e una donna afroamericana scompaiono e Maddie Schwartz, una donna ebrea cerca di affermarsi come giornalista allontanandosi dagli stereotipi della famiglia tradizionale. La serie, creata da Alma Har’el, parla di una forte emancipazione femminile contro un mondo creato e fatto a misura di uomini, parla di persone diverse che cercano la libertà. La stessa regista della serie, nata e cresciuta in Israele, è rimasta colpita dalla lungimiranza e dalla forte identità di Maddie narrata da Lippman nel romanzo. Maddie, infatti, si ribella alle aspettative che la sua cultura le impone come moglie e madre.

Oltre alla storia di mistero legata alla scomparsa di Tessie Fine e di Cleo Sherwood c’è anche una storia di crescita e di resa dei conti con dei demoni interiori appartenenti a tutti i personaggi. I protagonisti de La donna del lago combattono la loro guerra interiore e trovano la libertà, il loro pieno compimento, fuori dalle mura di quella società opprimente e così radicata alla tradizione.

La donna del lago Moses Ingram recensione

Maddie e Cloe: un filo invisibile

Le due protagoniste, Maddie e Cleo, fin da loro primo momento sullo schermo sembrano legate da un filo invisibile. Le inquadrature cercano sempre di metterle a specchio o di sovrapporle eppure sono due personaggi praticamente paralleli per tutti i sette episodi. Il momento del loro quasi incontro all’inizio della serie è cruciale: anche se Maddie sta lottando per la sua libertà e la sua affermazione tratta Cleo come un fine ultimo per arrivare ai suoi bisogni (un abito nuovo) per essere presentabile e tenere il suo discorso. Alla fine, però sono entrambe donne, madri, si prendono cura della casa e della famiglia e cercano di capire cosa vogliono per loro stesse.

Un altro punto importante della serie è la località in cui è ambientata la storia. Ci troviamo, infatti, a Baltimora (dove è stato ambientato anche The Wire) palcoscenico che offre al pubblico diversi spunti politici e di denuncia sociale. Ma non solo anche molta autenticità. La stessa Moses Ingram è cresciuta a Baltimora e la regista l’ha scelta proprio per gli spunti creatività che ha apportato alla storia: dalla musica jazz per le strade, ai trucchi di carte al modo di gestire le attività degli afroamericani negli anni ’60. La città lega ancora una volta le due attrici poiché anche Portman ha dei legami con Baltimora: la nonna aveva vissuto nella città proprio negli anni ’60 e per lei è stato molto stimolante calarsi nei panni di una signora che poteva avere quell’età in quel determinato periodo storico.

La donna del lago Natalie Portman recensione

Il finale

La caratterizzazione dei personaggi prende il sopravvento sulla trama stessa della serie. Si scopre la vera identità di Cleo e il suo interessamento in crimini molto più grandi e impensabili. Ed anche Maddie vede scoprirsi alcuni misteri e bugie che ha nascosto alla sua famiglia e di cui soprattutto suo figlio si sente a disagio. Il confronto finale tra le due donne le mette in due posizioni ben definite: Maddie ha qualcosa da guadagnare (pubblicare la storia di Cleo così come le è stata consegnata), Cleo a sua volta consegna nelle mani di Maddie non solo tutta la verità ma anche sé stessa.

“È un nuovo giorno, una nuova vita, e io mi sento bene”

La Donna che visse due volte in blu-ray

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La Donna che visse due volte-blu-rayArriva disponibile dal 4 settembre 2013 uno dei capolavori del maestre del brivido Alfred Hitchcock, La donna che visse due volte, film del 1958 con protagonisti due straordinari interpreti come James Stewart e Kim Novak. Il film è tratto dal romanzo D’entre les morts (1954), scritto da Thomas Narcejac (1908–1998) e Pierre Boileau (1906–1989). Inserito nel 1998 dall’American Film Institute al sessantunesimo posto della classifica dei cento migliori film americani di tutti i tempi, la pellicola racconta di una vicenda ambientata sullo sfondo dell’inconfondibile San Francisco, dove Scottie Ferguson, un detective che soffre di vertigini, viene incaricato da un amico di seguire la moglie affetta da manie suicide. Dopo averla salvata da un tentato annegamento, Scottie diverra` ossessionato dalla donna, bellissima ed ambigua al tempo stesso.

La Donna Che Visse Due Volte_Blu-rayLa Donna che visse due volte negli anni ha subito un’autentica rivalutazione iniziata ad opera dello studioso britannico-canadese Robin Wood che nel suo libro Hitchcock Films (1968), lo definisce «…capolavoro di Hitchcock e uno dei quattro o cinque film più profondi e belli della storia del cinema». Harris-Lasky, 1976-1979, definiscono il film «… la più bella e la più crudele delle love story di Hitchcock»

Finalmente il film è disponibile grazie all’impegno constante di Universal Studios che continua la sua personale ascesa nel mondo dell’home  video con edizioni sempre impeccabili. Non è da meno questa dedicata al film La Donna che visse due volte, restaurato per l’occasione e riproposto in una qualità incredibile. Ad impreziosire il tutto ci sono gli incredibili contenuti speciali come Il Capolavoro di Hitchcock Prende Nuova Vita, incredibile viaggio nella rinascita del capolavoro. Rimangono d’antologia anche il Partner nel Crimine: I Collaboratori di Hitchcock; Truffaut Incontra Hitchcock; Finale Alternativo (per la censura);

Scheda Tecnica:

Genere: HORROR/THRILLER | Nazione: USA | Anno: 1958 | Durata: 129 min ca. Regia: ALFRED HITCHCOCK | Cast: KIM NOVAK, JAMES STEWART Visto censura: N.O. 28184 del 30/11/1958 – Film per tutti.

CONTENUTI AUDIO: Inglese DTS-HD MASTER AUDIO 5.1 / DTS 2.0; Italiano, Francese, Tedesco, Spagnolo DTS DIGITAL SURROUND 2.0, Giapponese, Portoghese DTS Digital Surround 5.1

SOTTOTITOLI: Inglese n/u, Italiano, Francese, Tedesco, Spagnolo, Danese, Olandese, Finlandese, Islandese, Norvegese, Portoghese, Svedese, Giapponese, Cinese, Coreano

CONTENUTI EXTRA: L’Ossessione per La Donna che Visse due Volte: Il Capolavoro di Hitchcock Prende Nuova Vita; Partner nel Crimine: I Collaboratori di Hitchcock; Truffaut Incontra Hitchcock; Finale Alternativo (per la censura); Gli Archivi de La Donna che Visse due Volte; Commento al Film del Regista William Friedkin; Trailer Cinematografici.

La donna alla finestra: recensione del film di Joe Wright

La donna alla finestra: recensione del film di Joe Wright

Ritardi dovuti alla pandemia globale che ha paralizzato l’industria cinematografica per oltre un anno, hanno portato all’approdo del film La donna alla finestra su Netflix. Il film, infatti, doveva essere distribuito nelle sale cinematografiche statunitensi e italiane un anno fa, ma a causa della pandemia l’uscita è stata rimandata al 14 maggio 2021 sulla piattaforma statunitense, che ha acquisito i diritti da 20th Century Studios.

Partendo da queste premesse, quindi, la storia di una donna che non lascia la sua casa per 10 mesi e pensa di essere testimone di un omicidio dall’altra parte della strada si pone come  “La finestra sul cortile” dell’era COVID. Tuttavia, nonostante un impianto registico interessante, qualche scambio di battute interessanti e alcuni momenti attoriali forti guidati da Amy Adams, La donna alla finestra alla fine non riesce a dare forma al suo potenziale abbondante.

Un plot derivativo privo di reale sostanza

Il regista Joe Wright (“Espiazione“, “Orgoglio e pregiudizio“) dà vita a molteplici delle sue virtuose intuizioni registiche, rendendo il palazzo di Manhattan in cui vive il personaggio di Amy Adams al tempo stesso rifugio e claustrofobico. Il talentuoso direttore della fotografia Bruno Delbonnel (A proposito di Davis, Una lunga domenica di passioni) illumina le stanze della sua casa di rosa sgargianti e blu gelido, riflettendo sia il disturbo psicologico che la sua solitudine. E la sempre brillante sceneggiatrice e co-protagonista Tracy Letts, nell’adattare A.J. Il romanzo bestseller di Finn del 2018, stabilisce un tono vivace con alcuni scambi di dialogo brillanti, che riescono a mantenere intatto il senso dell’umorismo di Anna Fox, nonostante la sua depressione e agorafobia.

Anna è una psicologa newyorchese a cui è stata diagnostica l’agorafabia, ragion per cui vive pressoché confinata in casa, riempiendo le sue giornate con film classici e una “dieta” poco indicata che mischia psicofarmaci e vino rosso. La miscela di sostanze da cui è dipendente e l’isolamento fisico e mentale rendono la sua prospettiva inaffidabile fin dall’inizio; non sarebbero servite ulteriori dimostrazioni di ciò come un montaggio vorticoso e senza soluzione di continuità, e gli intertitoli indicano il passare dei giorni della settimana.

Dimmi di uscire“, implora in una delle numerose telefonate con il suo ex marito (Anthony Mackie), che è anche il padre della sua bambina e il coro greco del film. Risponde pazientemente: “Perché non rendere oggi il giorno in cui esci?” , eppure Anna non riesce mai a compiere il salto ed è  invece Letts, il suo terapista, a venire sempre da lei. Il ritmo delle loro sessioni e la ripetizione di certe frasi, insieme al luogo solitario, fanno di questi primi momenti di La donna alla finestra un interessante gioco cinematografico, con premesse potenzialmente affascinanti: Adams rivela l’instabilità del suo personaggio attraverso tremiti di panico e risatine maniacali, con una saggezza sostanziale di fondo: esattamente il tipo di tecnica perfezionata che ci aspettiamo dalla sua eclettica carriera.

La donna alla finestra

La donna alla finestra: un cast stellare impotente e sprecato

Ma c’è un pericolo ancora più pressante all’orizzonte, come prefigurato dal bicchiere di vino che cade a terra in frantumi: Anna cerca di tamponare il liquido rosso con un pezzo di carta straccia, creando visivamente un gioco di sfumature cromatiche come prefigurazione del sangue che macchierà l’appartamento di fronte alla sua casa. La famiglia Russell si è trasferita infatti all’altra parte della strada e Anna ha osservato ogni loro movimento con molta attenzione dal suo rifugio (uno scatto particolarmente sorprendente vede l’ombra di una tenda di pizzo distesa sul lato sinistro del suo viso alla luce della lampada; Wright e Delbonnel si sono difatti certamente divertiti con i tocchi visivi noir del film).

Riesco a vedere la tua casa dalla mia stanza“, dice Ethan (Fred Hechinger), il figlio adolescente e fanciullesco dei Russells, la prima volta che va a trovarla. Sembra abbastanza innocuo, ma poco dopo, sua madre, Jane, si presenta e fornisce ulteriori informazioni, piuttosto inquietanti, sulla famiglia. Julianne Moore la interpreta come una bionda petardo: effervescente e coinvolgente, divertente e sorprendentemente sincera, è proprio la scintilla di cui Anna ha bisogno. “Oh, sei una strizzacervelli? Questa è una svolta! ” ride mentre chiacchierano tra sorsi di brandy e vino. È così favolosa, quanto basta per farci chiedere se sia reale – o se sia soltanto Anna ad immaginarsi la sua figura, quando giura di vedere il marito di Jane che la accoltella a morte nella loro cucina.

Le cose si fanno ancora più confuse quando il marito infastidito di Jane (Gary Oldman) si presenta alla frenetica casa di Anna con la polizia e la donna che viene fatta passare per la vera moglie, Jane, un’altra bionda, più austera, ora interpretata da Jennifer Jason Leigh. “È viva, vedi. Lei è proprio qui“. Allora chi era quell’altra donna? Dov’è lei adesso? E cosa potrebbe avere a che fare con lei l’inquilino di Anna, un cantautore traballante interpretato da Wyatt Russell?

L’effettiva risoluzione di tutti questi interrogativi non è così interessante come il mistero che avrebbe potuto essere. I tentativi di Anna di interpretare il detective (nonostante la presenza di un vero detective, interpretato da Brian Tyree Henry), non sono così intriganti come il persistente dubbio sul fatto che sia una stalker delirante. Un Oldman esasperato sputa ferocemente invettive, definendola “una gattara ubriaca, rinchiusa e drogata di pillole“. In effetti, nell’osservare Anna lottare per sembrare stabile ci appropriamo di parte della sua tristezza, mentre rivisita gli eventi che l’hanno portata a questo stato. La credibilità che riesce a conferire al personaggio con la sua interpretazione fortunatamente non va di pari passo con l’involuzione di una scrittura che si sgretola sempre più, vanificando nel finale un colpo di scena che poteva risollevare le sorti dell’operazione. La trama cerca di depistare lo spettatore spostando l’attenzione dal reale carnefice ad altri potenziali sospetti, ma mai tanto da arrivare a mettere in discussione la posizione della protagonista. Momenti emotivi come questo suggeriscono quanto il film avrebbe potuto funzionare se ne avesse fatto un punto narrativo focale, piuttosto che soffermarsi sullo scontro finale, che di horror e thriller ha davvero poco.

Sostanzialmente La donna alla finestra si configura come una fucina di possibilità, purtroppo sfruttate al minimo. Allo spettatore non resta altro che agire come la protagonista dopo la visione, chiudendo le tende e voltando le spalle alla finestra con un sospiro deluso.       

   

 

La donna alla finestra: nuovo trailer del film diventato Netflix

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La donna alla finestra: nuovo trailer del film diventato Netflix

Netflix ha diffuso il trailer ufficiale di La Donna alla Finestra, il nuovo film di Joe Wright diventato Originale Netflix. Il regista torna a dirigere Gary Oldman al fianco di  Amy Adams e Julianne Moore.

Nel film Anna Fox (Amy Adams) si sente al sicuro a guardare il mondo dalla finestra della sua casa, ma quando i Russell si trasferiscono nell’edificio di fronte assiste a qualcosa di inimmaginabile. Cos’è successo davvero?

Diretto da Joe Wright e con un cast d’eccezione che comprende Gary Oldman, Amy Adams e Julianne Moore, il nuovo film 20th Century Fox.

La Donna alla Finestra: Netflix vuole i diritti di distribuzione

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La Donna alla Finestra: Netflix vuole i diritti di distribuzione

Il thriller interpretato da Amy Adams, La Donna alla Finestra, ha già avuto la sua parte di problemi, essendosi trovato nel mezzo della fusione tra Fox e Disney, cosa che ha ovviamente posticipato la sua data d’uscita. Inoltre, gli esiti negativi delle proiezioni test, hanno messo il film in un limbo, aggravato dalla pandemia globale. Ora, in aggiunta a queste vicende, sembra esserci anche l’intervento di Netflix che vuole togliere dalle mani della distribuzione Disney il film di Joe Wright.

Se il film dovesse passare a Netflix non avrebbe che da guadagnarci, perché potrebbe avere la garanzia di un vasto pubblico con un’uscita in sala anche ridotta. Questo permetterebbe alla piattaforma di avere un titolo con grandi nomi nel cast (oltre a Amy Adams, nel film c’è anche Gary Oldman e Julianne Moore), allettare nuovi abbonati e fidelizzare quelli già attivi.

Dato che l’accordo non è ancora siglato, la data d’uscita del film rimane congelata e i fan di Wright e del cast stellare del film restano in attesa di vedere questo thriller che si colloca a metà tra La finestra sul cortile e L’amore Bugiardo.

La trama di La Donna alla Finestra

Anna Fox trascorre le sue giornate in casa a New York, bevendo, guardando vecchi film e spiando i vicini. Dalla sua finestra riesce a vedere anche ciò che succede all’interno dell’appartamento dei Russell, i vicini arrivati da poco. Apparentemente “normali” i due coniugi nascondono invece un segreto scioccante.

Julianne Moore, Gary Oldman, Tracy Letts (che ha anche scritto la sceneggiatura), Bryan Tyree Henry, Jennifer Jason Leigh, Anthony Mackie e Wyatt Russell completano il cast.

La Donna alla Finestra: il trailer del nuovo film di Joe Wright con Gary Oldman

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Dopo il successo di L’Ora più buia, Joe Wright torna a dirigere Gary Oldman in La Donna alla Finestra, con Amy Adams e Julianne Moore.

Diretto da Joe Wright e con un cast d’eccezione che comprende Gary Oldman, Amy Adams e Julianne Moore, il nuovo film 20th Century Fox La Donna alla Finestra arriverà nelle sale italiane il 14 maggio 2020 distribuito da The Walt Disney Company Italia.

Anna Fox trascorre le sue giornate in casa a New York, bevendo, guardando vecchi film e spiando i vicini. Dalla sua finestra riesce a vedere anche ciò che succede all’interno dell’appartamento dei Russell, i vicini arrivati da poco. Apparentemente “normali” i due coniugi nascondono invece un segreto scioccante.

La Dolce Vita: ritrovata per caso la Triumph guidata da Mastroianni

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Ricordate l’iconica Triumph guidata dal giornalista a caccia di scoop Marcello Rubini (Marcello Mastroianni) ne La Dolce Vita di Federico Fellini? La celebre vettura è stata ritrovata per caso dopo oltre 55 anni

L’ignaro proprietario del veicolo del veicolo è l’ex senatore bolognese Filippo Berselli, che ha confessato di non essersi reso conto del tesoro su cui era riuscito a mettere le mani. Dopo l’acquisto, curiosità e ricerca hanno svelato che il certificato originale di immatricolazione della vettura era datato 1958 e che la targa originale era 324229 Roma. Vi ricorda qualcosa? La-Dolce-VitaFonte

La dolce vita: remake in arrivo per il classico di Federico Fellini

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Anita Ekberg compie 80 anniSecondo Variety, l’Ambi Group di Andrea Iervolino e Monika Bacardi ha stretto un’intesa con la famiglia del grande regista Federico Fellini per realizzare il remake di La dolce vita, uno dei capolavori più celebri e iconici del maestro riminese datato 1960 e interpretato da Marcello Mastroianni nei panni del giornalista Marcello Rubini. Il Gruppo produrrà e finanzierà il film attraverso la sua Ambi Pictures, insieme al produttore italiano Daniele Di Lorenzo con la sua LDM Production. Ambi Group deterrebbe anche i diritti relativi alla distribuzione mondiale, che gestirà attraverso la sua divisione internazionale Ambi Distribution.

Il nominativo del regista che accetterà l’ardua sfida, così come il cast e gli altri elementi della produzione devono ancora essere decisi. “Abbiamo ricevuto nel corso del tempo innumerevoli proposte di remake, sequel, prequel e interpretazioni varie – ha dichiarato la nipote di Federico Fellini, Francesca Fellini -. Sapevamo di avere bisogno di produttori davvero validi e delle giuste condizioni per motivare la nostra famiglia a vendere i diritti di sfruttamento”.

Andrea Iervolino, rilancia: “Tutti gli elementi che hanno reso La dolce vita un classico immediato saranno ingredienti che non mancheranno nel nuovo film. La nostra visione è quella di una versione contemporanea della storia capace di essere altrettanto commerciale, iconica e degna di riconoscimenti ufficiali come l’originale”. Il film, lo ricordiamo, vinse la Palma d’Oro al Festival di Cannes e ottenne un Oscar per i costumi, ma soprattutto è entrato in maniera indelebile nell’immaginario collettivo del cinema e del costume non solo italiani. In bocca al lupo.

Fonte: Variety

La dolce arte di esistere recensione del film di Pietro Reggiani

La dolce arte di esistere recensione del film di Pietro Reggiani

Spesso il trailer di un film è ingannevole, per questo bisognerebbe evitare di guardare il video promozionale del film, prima di andarlo a vedere. È quello che succede con La dolce arte di esistere. Il film di Pietro Reggiani (L’Estate di mio fratello, Asino chi legge) è una ventata d’orginalità che resiste all’appiattimento di un certo cinema italiano.

Roberta e Massimo soffrono di “invisibilità psicosomatica” una patologia ufficialmente riconosciuta nel mondo in cui si muove il film, che li rende letteralmente invisibili, l’una quando si sente trascurata e ignorata, l’altro quando è al centro dell’attenzione.

La dolce arte di esistereLa scelta narrativa di mettere da parte l’eccezionalità oggettiva che risiede nella capacità di diventare invisibili, rendendola una malattia riconosciuta, dà la possibilità di entrare nell’intimo dei personaggi. Quello di Roberta e Massima è un intimo che, data l’origine della patologia, non si esplica del tutto nelle relazioni con gli altri personaggi, ma si svolge soprattutto nella testa dei protagonisti e deve quindi essere portato al di fuori di loro per poter essere “visibile” allo spettatore.

Una sfida non facile che Reggiani vince brillantemente prima in sede di sceneggiatura, accompagnando i protagonisti con un’onnipresente voce narrante e riducendo all’osso i dialoghi; poi in sede di regia, dove riesce a calare gli attori in situazioni che si adattano alla perfezione al loro dialogo interiore, permettendogli di rendere materiali i pensieri pur non proferendo parola.

Il film, che il trailer fa sembrare uno spot che si protrae per un’ora e mezza, si rivela una dolcissima sorpresa. Divertente e intelligente, svela una qualità di scrittura poco comune anche se leggermente prolissa. Gli attori, quasi totalmente privati della parola e con il rischio di cadere in un ritratto macchiettistico del personaggio che pende su di loro come una spada di Damocle, riescono a superare la prova e a farci riflettere.

In uscita il 9 Aprile, La dolce arte di esistere è un film sul coraggio, quello che tutti dobbiamo riprometterci di avere ogni giorno, e sul mondo che ci circonda, soffocante e alienante allo stesso tempo. E, soprattutto, è un film sull’originalità e sui cosidetti “strambi”, quelli che ci salvano dall’etichettare e catalogare le sensazioni, le persone, l’arte e il coraggio dei cineasti italiani.

La dolce arte di esistere la conferenza stampa

La dolce arte di esistere la conferenza stampa

Nella splendida cornice di Villa Borghese a Roma, in una perfetta giornata di inizio primavera, Pietro Reggiani, già accolto più che positivamente dalla critica per il suo “L’Estate di mio fratello”, presenta il suo ultimo lavoro. La dolce arte di esistere, a caldo, trova reazioni divertite e piacevolmente sorprese tra i critici presenti in sala.

Come è arrivato alla scelta della voce fuori campo presente per tutta la durata del film?
Pietro Reggiani (regista): In realtà l’idea nasce da subito, la voce fuori campo è presente dalla sceneggiatura. Quando ho scritto il film, ero così dentro ai personaggi che per far arrivare quele sfumatue chsentivo, la voce fuori campo mi è sembrata naturale e necessaria.

Come ti sei rapportata al personaggio?
Francesca Golia (interprete di Roberta): In effetti avevo pochi strumenti per riuscire a restituire bene quel qualcosa di reale e, allo stesso tempo, surreale che il personaggio ha. Per fortuna Pietro è meticolosissimo, sia nella scrittura che nella direzione degli attori. Quindi ho letto e studiato moltissimo la sceneggiatura e mi sono lasciata guidare da lui. Recitare quasi totalmente senza dialoghi è dura, per cui il lavoro è stato fatto per la maggior parte sulla sceneggiatura, era molto importante non diventare una macchietta.

Come sei entrato nella psicologia dei personaggi?
PR: C’è da dire che in questi casi vengono in soccorso anche problemi personali. Mi sentivo molto dentro ai personaggi, li sentivo a livello viscerale, sentivo che tutto ciò che giravamo mi tornava.

Quanto è durata la scrittura e la realizzazione del film?
PR: ho iniziato a scrivere la sceneggiatura nel 2007, portandola a termine circa un anno e mezzo dopo. Mentre le riprese sono durate ben nove settimane, girate durante l’estate del 2012. Avevamo più di 70 locations, e questo richiedeva per forza un tempo lungo.

Come avete gestito il budget?
PR: essendo la sceneggiatura molto lunga, il fatto di essere anche produttore mi permetteva di controllare il tutto di più. Per come sono fatto io, farei più fatica ad appoggiarmi ad una produzione esterna, perchè saprei che c’è sempre un’altra persona, che non sono io, ad avere l’ultima parola.