In concorso all’82ª edizione della Mostra di Venezia, dove lo abbiamo visto e recensito in anteprima, Lo straniero di François Ozon è arrivato nelle sale italiane dal 2 aprile, distribuito da BIM in collaborazione con Lucky Red. Al centro del film c’è l’intenso Benjamin Voisin nei panni di Meursault, protagonista del celebre romanzo di Albert Camus. Dopo l’adattamento sfortunato (almeno secondo Ozon, ndr) di Luchino Visconti del 1967 con Marcello Mastroianni, il regista francese affronta e vince la sfida di portare sul grande schermo la complessità emotiva e sociale del romanzo, trasformando in immagini il distacco e l’alienazione del personaggio.
In occasione della presentazione del film a Roma, il regista francese ha raccontato il processo creativo, le scelte stilistiche e le difficoltà produttive, rivelando come ogni decisione fosse guidata dalla fedeltà allo spirito di Camus e dalla volontà di rendere l’opera rilevante per il pubblico contemporaneo.
Adattare un classico senza tempo
François Ozon ha raccontato che l’adattamento di Lo straniero rappresentava una sfida enorme, considerando che il romanzo è uno dei testi più letti della letteratura francese in tutto il mondo, secondo solo a titoli come Ventimila leghe sotto i mari e Il piccolo principe. Una prospettiva inizialmente impossibile.
Il regista aveva in mente un progetto con Benjamin Voisin nei panni di un giovane che fronteggia l’assurdità della vita e contempla il suicidio, ma la proposta non aveva trovato sostenitori tra i finanziatori. Rileggendo il romanzo, Ozon ha riscoperto la modernità e il fascino enigmatico di Meursault, decidendo di affidare il ruolo a Voisin, che aveva già diretto in Estate ’85, e che ha accolto la proposta con entusiasmo.
Per quanto riguarda il precedente adattamento di Visconti, Ozon ha spiegato che dal suo punto di vista non era è riuscito a restituire lo spirito del romanzo. Secondo lui, il Maestro italiano non riusciva a rendere il mistero del protagonista e, nonostante l’eccellenza di Mastroianni, l’attore non incarnava la stessa astrattezza che Camus aveva immaginato, oltre a essere già troppo grande. “Visconti sognava Alain Delon nei panni di Meursault, per meglio rendere il senso di mistero”, ha ricordato il regista.
Secondo Ozon, uno degli elementi che non ha aiutato il suo adattamento è stata l’ingerenza della vedova Camus nella produzione. Ozon ha spiegato che invece per lui la collaborazione con Catherine Camus, figlia di Albert Camus, è stata fondamentale. La figlia dell’autore aveva rifiutato numerosi adattamenti in passato, ma ha compreso la visione del regista, pur non condividendo il finale. Il regista ha acquistato i diritti del romanzo, assicurandosi piena libertà creativa, pur rispettando lo spirito originale.
La costruzione dei personaggi
Il regista ha sottolineato quanto Meursault sia ancora oggi un personaggio attuale: un uomo incapace di reagire di fronte alla morte, desensibilizzato dalla società e immerso in un contesto di violenza quotidiana normalizzata. Ozon ha spiegato che il personaggio nel romanzo è volutamente privo di uno sviluppo psicologico tradizionale, diventando quasi una tela bianca su cui il lettore proietta le proprie emozioni. Sensazione che si ha anche leggendo le pagine di Camus.
Secondo Ozon, il successo del film tra il pubblico giovane testimonia quanto Meursault possa parlare all’epoca contemporanea. Il regista ha collegato questa attualità al contesto storico e sociale: la disillusione tipica dell’adolescenza di oggi e il confronto con un mondo complesso richiedono una risposta non nichilista, ma consapevole e ribelle, strumenti utili anche per contrastare ideologie estremiste, che troppo facilmente si stanno diffondendo.
Il ruolo dell’elemento femminile
Un elemento distintivo dell’adattamento di Ozon è il maggiore peso dei personaggi femminili rispetto al romanzo originale. L’opera, secondo il regista, evidenzia una mascolinità tossica nei personaggi maschili, e per questo nel suo film Marie e la sorella dell’uomo ucciso, gli unici personaggi femminili rilevanti del romanzo, acquisiscono profondità narrativa. Marie diventa una figura attiva, consapevole e con una propria visione, mentre la sorella, quasi invisibile nel romanzo, riceve maggiore rilievo nella sceneggiatura e un ruolo più importante nel finale del film.
La scelta di Benjamin Voisin
La scelta di Benjamin Voisin per il ruolo di Meursault si è rivelata strategica: l’attore aveva 28 anni, la stessa età di Camus al momento della scrittura del romanzo, elemento che se pure non fondamentale aiutava una naturale immedesimazione nel punto di vista dell’autore e una fedeltà al personaggio.
Ozon ha spiegato come Voisin abbia affrontato il ruolo con grande dedizione, lavorando in sottrazione secondo l’indicazione di “non recitare”. Sul set, il suo comportamento distaccato, anche nei confronti degli altri attori, ha permesso di rendere l’alienazione di Meursault in modo credibile. Il regista ha commentato: “Benjamin ha dovuto giocare e lavorare in sottrazione, a costo di uscire depresso dalle riprese… ma ha fatto un ottimo lavoro”.
L’esperienza cinematografica e la lentezza narrativa
Ozon ha chiarito che Lo straniero è un film da vedere al cinema, realizzato pensando alla fruizione in sala, sul grande schermo. E a chi gli chiede il conto per una parte iniziale “troppo lenta”, il regista conferma che quella introduzione, molto fedele al romanzo, che privilegia sguardi, posture e gesti rispetto ai dialoghi, crea un ritmo sì lento, ma che permette allo spettatore di immergersi completamente nella storia, nelle sue intenzioni.
I produttori temevano l’assenza di eventi immediati e dialoghi significativi, ma Ozon ha difeso la scelta artistica, sostenendo che il film fosse pensato per la sala cinematografica e non per piccoli schermi, per un racconto coinvolgente e immersivo, per cui la sala è indispensabile.
Bianco e nero ne Lo Straniero: una scelta estetica chiave
Una decisione stilistica centrale è stata la scelta di girare il film in bianco e nero. Nonostante il romanzo contenga riferimenti cromatici molto vividi, come il rosso del vestito di Marie o il blu del mare, Ozon, che ha già utilizzato altre volte il bianco e nero nel suo cinema, ha ritenuto che il bianco e nero trasmettesse al meglio il senso di abbagliamento e il distacco emotivo del protagonista.
“Ho pensato immediatamente a Lo straniero come in bianco e nero, per trasporre al meglio il senso di abbagliamento da parte del sole sui personaggi”, ha dichiarato il regista. Questa scelta ha permesso di immergere lo spettatore nella prospettiva di Meursault e di ridurre i costi di produzione, mantenendo al contempo un’estetica coerente con il tono dell’opera.
Il film è nelle sale italiane dal 2 aprile, distribuito da BIM in collaborazione con Lucky Red.











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