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Le Avventure di Taddeo l’Esploratore – recensione

Le Avventure di Taddeo l’Esploratore – recensione

Arriva anche in Italia l’animazione Made in Spagna con il film Le Avventure di Taddeo l’Esploratore, realizzato grazie all’utilizzo dell’animazione computerizzata arricchita con l’aggiunta del formato 3D stereoscopico. Tad Jones sogna sin da bambino di fare l’esploratore ma finisce da grande a fare il muratore. Finché un giorno a causa di un fortuito errore viene scambiato per un archeologo e assunto per una pericolosa missione in Perù. Con l’aiuto del fedele cane Jeff, della bella e giovane archeologa Sara, del pappagallo muto Belzoni e della guida peruviana imbrogliona Freddy, Tad si imbarca in un’avventura piena di misteri per salvare la mitica

La pellicola diretta dall’esordiente Enrique Gato e prodotto fra gli altri dalla Telecinco Cinema è un ricco e virtuoso insieme di omaggi a svariati generi che fanno da base solida all’opera. Infatti, sono lampanti e spudoratamente manifestati i principali riferimenti da cui la pellicola attinge, ad esempio film quali Indiana Jones (per il quale il regista dichiara sin da subito gli intenti, considerato il titolo originale del film Las aventuras de Tadeo Jones) ma sono riconoscibili anche altre influenze più o meno velate come quella alle avventure di TinTin, da cui prende in prestito il fidato amico del protagonista, il cane, origine di gran parte della vena comica del film, per non parlare della protagonista femminile che ricorda molto l’eroina dei videogame prima e del cinema poi Lara Croft, arrivando a citare anche saghe come la Mummia o capisaldi del genere avventura come Allan Quatermain, forse il vero padre del genere.

Tuttavia, nonostante un buon ritmo e una chiave leggera di lettura che di certo farà la gioia dei più piccoli, la pellicola è forse troppo misera di concept originali e di un appiglio estetico affascinante. Al contrario, a tratti mostra possedere un po’ di ingenua banalità visiva, troppo semplice per poter competere con l’animazione odierna; tanto semplice e misera da sembrare un cartone animato televisivo come se ne vedono molti in giro e che a stento lascerà il segno nell’immaginario dei bambini.

Le Avventure di Jim Bottone: recensione del film di Dennis Gansel

Un mondo fantastico, due coraggiosi grandi amici, una locomotiva travestita da drago e un’avventura da sogno. Dal 1° agosto, distribuito da Be Water Film in collaborazione con Medusa Film, arriva al cinema Le Avventure di Jim Bottone, un dolce film per famiglie diretto dal regista tedesco Dennis Gansel e ispirato all’omonimo racconto per ragazzi del celebre scrittore Michael Ende, autore tanto amato per alcune delle fiabe che hanno segnato l’infanzia di intere generazioni, come La Storia Infinita e Momo.

Le Avventure di Jim Bottone trama

C’era una volta, al di là del mare, la minuscola isola di Coloropoli, così piccola da avere spazio soltanto per una montagna con due vette: una più alta e una più bassa. Su questa montagna sorgeva un pittoresco palazzo reale, mentre ai suoi piedi si trovavano due case e una piccola stazione ferroviaria. Coloropoli ospitava solo quattro abitanti che vivevano in pace e armonia: il bizzarro Re Alfonso, Luca il macchinista, la dolce Signora Cosa e il brontolone Signor Manica.

Le Avventure di Jim Bottone – Foto del film

Il perfetto equilibrio di Coloropoli venne però scosso un giorno dall’arrivo di un curioso e inaspettato pacco contenente un bambino, Jim Bottone. Accudito dall’intera isola, il bambino crebbe felice tra l’emporio della Signora Cosa e la stazione ferroviaria di Luca e della sua amata locomotiva Emma. Tutto sembrava andare bene finché il Re Alfonso, preoccupato del sovrappopolamento di Coloropoli, ordinò a Luca di sbarazzarsi di Emma per fare spazio sull’isola.

Contrariato, Luca decise di mettersi in mare e abbandonare segretamente il suo paesino natio. Quando Jim lo scoprì, fece di tutto pur di seguirlo e vedere cosa c’era oltre la minuscola e confortevole Coloropoli. È da qui che inizia l’emozionante e tenero viaggio di Jim e Luca, un’avventura che presto si trasforma in una missione di salvataggio. Questa li porterà attraverso la Foresta delle Mille Meraviglie e oltre la Fine del Mondo, tutto per trovare la Città Nascosta dei Draghi e salvare la Principessa Li Si.

Le Avventure di Jim Bottone – In foto l’attrice Leighanne Esperanzate nei panni della Principessa Li Si.

Un viaggio alla ricerca di se stessi

Proprio come Emma la locomotiva, che dopo una vita su dei binari ben precisi prende improvvisamente una nuova strada, libera da qualsiasi traiettoria prestabilita, così Luca e Jim intraprendono un viaggio straordinario. Si ritrovano a esplorare luoghi esotici misteriosi verso i confini del mare e del deserto, combattendo contro crudeli pirati e spaventosi draghi, affezionandosi a giganti immaginari e conoscendo popoli e culture differenti. Jim, dopo aver trascorso dieci anni nella sicura e pacifica Coloropoli, sente il bisogno di riscoprire se stesso, di indagare sulle proprie origini e su ciò che lo ha portato tra le braccia amorevoli della Signora Cosa. Questo viaggio diventa per lui un percorso di auto-scoperta e di crescita personale, spinto dalla voglia di comprendere chi è veramente e di trovare il luogo che può chiamare davvero “casa”.

Dunque, se da una parte il grosso e caparbio Luca è mosso da un desiderio di ribellione ed evasione dalla monotonia e prevedibilità della sua vita quotidiana; dall’altra Jim è impegnato in un viaggio più interiore, alla ricerca di risposte profonde e intime. Insieme, i due amici affrontano le loro paure, scoprono nuovi mondi e, soprattutto, trovano un modo per crescere e cambiare attraverso le esperienze condivise.

Le Avventure di Jim Bottone – In foto il giovane attore Solomon Gordon e l’attore tedesco Henning Baum.

Il topos del viaggio dell’eroe non è l’unico tema affrontato. Le Avventure di Jim Bottone è, infatti, un racconto di formazione che ricorda, a grandi e piccini, l’importanza di accettare e abbracciare le diversità del prossimo. Inoltre, attraverso le vicende di Jim e Luca, il racconto esalta il valore della famiglia, non intesa solo come legame di sangue, ma come quella che ti cresce o che si sceglie. Il piccolo Jim, adottato e cresciuto dalla Signora Cosa, dimostra che la vera famiglia è quella che ti ama e ti sostiene, indipendentemente dalle origini biologiche. Questi temi sono particolarmente potenti in un mondo sempre più globalizzato e multiforme, dove l’inclusione, la tolleranza e l’empatia sono valori non solo cruciali, ma necessari.

Una fiaba classica e rincuorante

Pur avendo ridotto ai minimi termini un racconto e dei personaggi molto più ricchi e articolati nell’opera originale di Ende, il film di Gansel riesce a portare con estrema delicatezza e commozione una fiaba classica dai messaggi universali. Con scenografie ed effetti speciali teatrali, che contribuiscono alla creazione di un’atmosfera immaginaria “d’altri tempi”, le avventure di Jim e dei suoi amici non sono solo fisiche, ma anche, e soprattutto, emotive. Queste avventure guidano Jim e lo stesso pubblico attraverso un percorso di crescita personale semplice ma profondamente significativo.

Le Avventure di Jim Bottone, richiamando un mondo fantastico e nostalgico dove il bene trionfa sempre sul male, non solo intrattiene dignitosamente lo spettatore, ma si presenta anche come una storia senza tempo, capace di parlare al cuore di ogni generazione.

Le avventure di Jim Bottone: al cinema il film dal romanzo di Michael Ende

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Arriva al cinema il 1° agosto Le avventure di Jim Bottone, il film fantasy d’avventura diretto da Dennis Gansel e basato sull’omonimo libro scritto da Michael Ende, autore de La Storia Infinita. Adattato per il cinema da Andrew Birkin, il film vede nel cast Henning Baum, Annette Frier, Christoph Maria Herbst, Michael Bully Herbig, Uwe Ochsenknecht e Solomon Gordon. Distribuito da Be Water, il film arriva in sala il 1° agosto.

Le avventure di Jim Bottone, la trama

Questa epica avventura fantasy segue un giovane orfano Jim Bottone, il suo migliore amico Luca e una magica macchina a vapore chiamata Emma mentre viaggiano attraverso il mondo alla ricerca della verità sulle origini di Jim. Combattendo contro pirati e draghi, superando in astuzia giganti apparenti, devono viaggiare attraverso la Foresta delle Mille Meraviglie, oltre la Fine del Mondo, per trovare la Città nascosta dei Draghi.

Le avventure di Huck Finn: Steven Spielberg e Taika Waititi al lavoro sul nuovo film

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Ecco un viaggio lungo il fiume Misssissippi che non vi aspettavate. La Universal ha appena lanciato una bomba letteraria assicurandosi i diritti di James, una rivisitazione moderna del classico di Mark Twain Le avventure di Huckleberry Finn, scritto da Percival Everett. Dietro le quinte sono coinvolti talenti di prim’ordine: Steven Spielberg e Taika Waititi si occuperanno del progetto. Secondo un’esclusiva di Variety, Spielberg sarà produttore esecutivo attraverso la Amblin Partners, mentre Waititi è già in trattative per la regia.

Dopo il successo del premio Oscar di American Fiction, adattamento di Erasure di Everett, James è diventato un bestseller. Everett, finalista al Pulitzer, ha aggiunto questa storia al suo impressionante catalogo di 30 libri. La storia capovolge il classico di Twain concentrandosi su Jim, che si nasconde a Jackson Island per evitare di essere venduto e separato dalla sua famiglia. Huck Finn, invece, finge di essere morto per sfuggire al padre violento e intraprende un pericoloso viaggio lungo il fiume Mississippi.

Il libro originale di Twain è uno dei romanzi più famosi e influenti della letteratura americana. Pubblicato nel 1884, è stato per decenni un punto fermo nei programmi scolastici e i suoi temi di amicizia, libertà e giustizia sociale risuonano profondamente. I personaggi di Huck e Jim sono iconici e la loro storia è ampiamente riconosciuta e citata in vari contesti culturali.

Qual è l’eredità di Huckleberry Finn sul grande schermo?

L’iconico romanzo di Mark Twain “Le avventure di Huckleberry Finn” ha visto la sua giusta dose di adattamenti, ognuno dei quali ha portato un tocco unico all’epico viaggio sul fiume di Huck e Jim. L’avventura è iniziata al cinema con la versione muta del 1920, seguita dalla memorabile interpretazione di Mickey Rooney nel 1939. Il musical del 1960 ha visto Eddie Hodges cantare lungo il Mississippi, mentre l’adattamento del 1974 con Jeff East e Paul Winfield è rimasto più fedele ai temi grintosi di Twain. Le avventure di Huck Finn (1993) della Disney, con Elijah Wood, puntava a un’atmosfera più familiare. Ogni film ha affrontato i complessi temi di Twain a modo suo e ora, con il prossimo James, l’attenzione si sposta sulla prospettiva di Jim, promettendo una rivisitazione fresca e moderna di questo racconto classico.

Per quanto riguarda il prossimo film all’orizzonte? Steven Spielberg, tre volte vincitore di un Oscar, è pronto a dirigere per la Universal un film sull’evento del 2026 con Emily Blunt, mentre Waititi, che ha vinto un Oscar per Jojo Rabbit, è attualmente in fase di post-produzione di Klara and the Sun della Sony con Jenna Ortega.

Le avventure di Hooten & the Lady: trama, cast e dove vederlo in streaming

Le avventure di Hooten & the Lady è la serie tv drammatica UK creata da Tony Jordan, James Payne, Sarah Phelps, Jeff Povey e Richard Zajdlic per SKY.

Le avventure di Hooten & the Lady dove vederla in streaming

Le avventure di Hooten & the Lady in streaming è disponibile su NOW

Le avventure di Hooten & the Lady: trama e cast

La serie segue la storia di due partner cacciatori di tesori, Lady Alexandra ( Ophelia Lovibond ), curatrice del British Museum, che si allea con il carismatico avventuriero americano Hooten ( Michael Landes ) in una serie di tesori globali -scappatelle di caccia.

Nel cast di protagonisti sono Michael Landes nel ruolo di Ulysses Hooten, Ophelia Lovibond nel ruolo di Lady Alexandra Lindo-Parker, Jessica Hynes nel ruolo di Ella Bond, Shaun Parkes nel ruolo di Clive Stephenson, Jane Seymour nel ruolo di Lady Lindo-Parker, Jonathan Bailey nel ruolo di Edward e Vincent Regan nel ruolo di Kane.

Gli episodi de Le avventure di Hooten & the Lady

  • S1. Ep1 – La curatrice del British Museum Lady Alex Lindo-Parker si reca in Amazzonia alla ricerca dell’accampamento perduto dell’esploratore vittoriano Percy Fawcett . Una serie di disavventure la vede raggiunta dall’avventuriero americano anticonformista Hooten e si imbattono in El Dorado.
  • S1. Ep2 – Hooten chiede a Lady Alex di aiutarlo a trovare i Libri Sibillini perduti da tempo, una raccolta di profezie mistiche. A Roma, la curatrice del museo si ritrova rapidamente a scalare la Cappella Sistina, combattendo un alligatore di fogna e affrontando la mafia. Ospite interpretato da Jane Seymour.
  • S1. Ep3 – Quando Alex si reca in Egitto si allea ancora una volta con Hooten, questa volta per cercare di trovare la tomba perduta da tempo di Alessandro Magno, ma l’intrepida coppia scopre presto che alcuni locali senza scrupoli sono sulle loro tracce. Ospite interpretato da Angel Coulby.
  • S1. Ep4- Alex ottiene una pista su un antico rotolo che si dice sia stato scritto dallo stesso Buddha. Arruola Hooten per andare con lei nel regno himalayano del Bhutan per trovarlo, ma finisce per correre contro il tempo per salvargli la vita.
  • S1. Ep5 – Quando Ella viene rapita in Etiopia, Lady Alex e Hooten si dirigono in Africa dove devono superare banditi impazziti e cammelli scontrosi per salvare la situazione.
  • S1. Ep6 – Alex vola a Mosca per aiutare Hooten a cercare un uovo Fabergé perduto e affronta il suo acerrimo nemico dell’università, che ora lavora per un oscuro collezionista del mercato nero.
  • S1. Ep7 – Alex e Hooten tentano di rintracciare l’inestimabile gioiello Cintamani in Cambogia, che può manifestare qualunque cosa si desideri, ma presto attirano le attenzioni di una spietata gang di droga vietnamita. Ospite interpretato da Vincent Regan.
  • S1. Ep8 – Alex mette in pericolo il suo matrimonio quando segue Hooten su un’idilliaca isola dei Caraibi per andare a caccia del tesoro dei pirati perduto da tempo del capitano Henry Morgan. Alex finalmente sposa il suo fidanzato Edward.

Le Avventure di Fiocco di Neve: Recensione del film d’animazione

Le Avventure di Fiocco di Neve: Recensione del film d’animazione

Le avventure di Fiocco di neve-locandinaFiocco di neve è speciale, è l’unico gorilla bianco al mondo. Infatti, viene portato nello Zoo di Barcellona e sin dall’inizio è ammirato e coccolato dai visitatori. Ma a causa della sua pelliccia non riesce a fare gruppo con gli altri gorilla, quindi, Fiocco di Neve avverte questo disaggio e appena viene a sapere che la Strega del Nord arriva in città decide di andare a trovarla per chiederle aiuto. Mentre lui cerca una soluzione, Luc de Sac, uomo bersagliato dalla sfortuna, vuole impossessarsi del suo cuore e fare un incantesimo per cambiare la sua vita, lo ostacoleranno gli amici di Fiocco di Neve Leo, Paula e il panda rosso Miguel.

Le avventure di Cliff Booth: un video dal set svela un richiamo a Pulp Fiction

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Un nuovo video dal set del sequel di C’era una volta a Hollywood anticipa un easter egg di Pulp Fiction che i fan apprezzeranno sicuramente. Il sequel del film di Quentin Tarantino vincitore dell’Oscar nel 2019 si intitola come ormai noto Le avventure di Cliff Booth e vede il ritorno di Brad Pitt nel ruolo che gli è valso l’Oscar, riprendendo la storia di Booth otto anni dopo. Tarantino non dirigerà il sequel, ma lo farà David Fincher, che ha lavorato con Pitt in numerose occasioni in passato (Tarantino ha però scritto la sceneggiatura).

Tornando al video con easter egg, è Pitt il protagonista di questo nuovo filmato dal set (lo si può vedere qui) condiviso dall’account Quentin Tarantino News X. Tuttavia, la vera star potrebbe essere la destinazione di Booth nel video di 16 secondi, ovvero il Big Kahuna Burger. Il video mostra infatti il personaggio di Pitt con un nuovo taglio di capelli, ma sempre con la sua classica tenuta composta da maglietta e jeans, che esce dalla sua auto con in mano un sacchetto da asporto.

La telecamera lo segue mentre entra in un edificio. Sulla finestra, un adesivo recita “Big Kahuna Burger”, con la sagoma di un surfista sovrapposta alla parte superiore di un panino per hamburger. I fan di Tarantino ricorderanno che il Big Kahuna Burger è apparso in modo famoso in Pulp Fiction, quando Jules (Samuel L. Jackson) e Vincent (John Travolta) intimidiscono alcuni criminali di basso livello che devono dei soldi al loro capo e nel mentre Jules mangia un morso di uno dei Big Kahuna Burger dei criminali, dicendo: “Questo è un hamburger gustoso”.

Tarantino, si sa, ama fare riferimenti e collegamenti alle sue opere in tutti i suoi film. È famoso per aver detto che il Mr. Blonde di Michael Madsen in Le iene e il Vincent Vega di Travolta erano in realtà fratelli, e che la marca di sigarette che tutti i suoi personaggi fumano è Red Apple. Big Kahuna Burger è ora ufficialmente a sua volta un filo conduttore anche nell’universo cinematografico di Tarantino, con la presenza di Big Kahuna Burger in Le avventure di Cliff Booth che stabilisce un collegamento diretto con Pulp Fiction.

 

Le avventure di Cliff Booth: terminate le riprese del film con Brad Pitt

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Le riprese di Le avventure di Cliff Booth, lo spin-off di C’era una volta a… Hollywood (leggi qui la recensione), incentrato sul personaggio interpretato da Brad Pitt, sono ufficialmente terminate. Il film, diretto da David Fincher, ha iniziato le riprese a luglio e si è concluso dopo quasi sei mesi di lavorazione. Jarred Land, presidente di RED Digital Cinema, ha condiviso su Instagram:

Ultimo giorno di riprese del nuovo film di Fincher e Tarantino oggi a RSH. È stato un onore avere un team così incredibile nel nostro studio per gran parte dell’ultimo anno. È stata una masterclass in assoluto tutto. Sarà un gran film.” L’immagine condivisa mostra sul ciak la dicitura “Teleplay”, alimentando speculazioni sul fatto che il progetto possa essere una serie TV, ma al momento non ci sono conferme ufficiali.

Il cast di Le avventure di Cliff Booth

Il cast include Brad Pitt, Carla Gugino, Yahya Abdul-Mateen II, Elizabeth Debicki, Scott Caan, Barry Livingston, JB Tadena, Corey Fogelmanis e Karren Karagulian. Il film è stato scritto da Quentin Tarantino, che avrebbe poi deciso di lasciare alla regia per concentrarsi sul suo prossimo e apparentemente ultimo film, di cui però non si hanno ancora notizie. In ogni caso, Le avventure di Cliff Booth permetterà a Pitt di riprendere il ruolo grazie al quale ha vinto il premio Oscar come Miglior attore non protagonista, riunendolo anche a David Fincher, con cui ha girato già diversi film in precedenza, da Seven a Il curioso caso di Benjamin Button.​​​​​​​

Secondo quanto riportato da Variety a ottobre, Netflix stava considerando un lancio estivo 2026 per il film, ma la pellicola non compare ancora nel calendario ufficiale Netflix per quell’anno. La trama dovrebbe comunque svolgersi qualche anno dopo gli eventi di C’era una volta a… Hollywood, con Erik Messerschmidt alla direzione della fotografia al posto di Robert Richardson.

Le avventure di Cliff Booth: svelato il mese di uscita del film con Brad Pitt

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È stata resa nota la data di uscita del sequel di Netflix di C’era una volta a… Hollywood. A sei anni dall’uscita del famoso film di Quentin Tarantino, è infatti stata diffusa la notizia che ci sarà un sequel incentrato sul personaggio interpretato da Brad Pitt, intitolato Le avventure di Cliff Booth. La sceneggiatura è di Tarantino, la regia è di David Fincher e il cast include anche Timothy Olyphant, Scott Caan, Elizabeth Debicki, Yahya Abdul-Mateen II e Carla Gugino.

In precedenza era stata indicata l’estate del 2026 come finestra di uscita e un trailer a sorpresa ha debuttato durante il Super Bowl LIX, ma una data di uscita più precisa è rimasta segreta. Ora, un articolo di Deadline sull’incertezza del futuro cinematografico di Netflix menziona che Le avventure di Cliff Booth uscirà ad agosto. Il sequel è citato nell’articolo insieme al film su Le Cronache di Narnia di Greta Gerwig, entrambi grandi produzioni Netflix in uscita entro la fine dell’anno.

A partire dal 26 novembre, Narnia avrà un’uscita limitata di due settimane in IMAX in 90 paesi prima di arrivare sulla piattaforma di streaming a dicembre. Non sono invece ancora stati annunciati piani di distribuzione nelle sale per Le avventure di Cliff Booth. Il dibattito sull’approccio di Netflix al cinema arriva all’indomani della vittoria della Paramount nella guerra di offerte per la Warner Bros. Una delle preoccupazioni più diffuse riguardo all’acquisizione da parte di Netflix era l’effetto che lo studio, che ha generalmente distribuito tutti i propri contenuti in streaming o con finestre di distribuzione nelle sale molto limitate, avrebbe avuto sul settore.

Il CEO di Netflix, Ted Sarandos, ha ripetutamente promesso che sotto la nuova proprietà sarebbe stata rispettata una finestra di distribuzione nelle sale di 45 giorni. Ora che l’accordo con la Warner Bros. è saltato, all’evento “Next on Netflix”, il presidente della divisione Film, Dan Lin, ha dichiarato: “Stiamo cercando di fare cose speciali nelle sale, ma dateci solo un po’ di tempo” e “Siamo un’azienda che privilegia lo streaming. La strategia funziona davvero bene per noi”.

Data la situazione di Netflix, è probabile che Le avventure di Cliff Booth rimanga un’esclusiva della piattaforma di streaming o abbia solo una distribuzione nelle sale limitata, anche se nei prossimi mesi potrebbe essere annunciata una decisione diversa. Essendo uno dei film di Quentin Tarantino che ha incassato di più, con oltre 370 milioni di dollari in tutto il mondo a fronte di un budget dichiarato di 90 milioni, C’era una volta a… Hollywood è stato un enorme successo al botteghino.

Un sequel con Pitt che torna a interpretare Cliff Booth ha un grande potenziale al botteghino, ma tale potenziale rimarrà inutilizzato se sarà disponibile solo in streaming su Netflix. Con un’uscita prevista per agosto, il film potrebbe seguire le orme di C’era una volta a… Hollywood diventando uno dei film dominanti dell’estate. Invece di dominare il botteghino, però, potrebbe diventare una sensazione dello streaming, anche senza Leonardo DiCaprio, Margot Robbie e gli altri membri del cast del film originale.

Le avventure di Cliff Booth: svelati i compensi di Brad Pitt e Quentin Tarantino per il sequel Netflix

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Il nuovo progetto Netflix legato a C’era una volta a… Hollywood si conferma ambizioso anche nei numeri: secondo le ultime indiscrezioni, Brad Pitt e Quentin Tarantino avrebbero incassato compensi milionari per il sequel Le avventure di Cliff Booth. Un investimento massiccio che riflette le aspettative altissime di Netflix per uno dei titoli più importanti del 2026.

Stando a quanto riportato da Puck, Pitt guadagnerà circa 40 milioni di dollari tra interpretazione e produzione, mentre il regista David Fincher riceverà 20 milioni. Tarantino, autore dello script, avrebbe ottenuto oltre 20 milioni per la cessione dei diritti del progetto. Numeri che incidono pesantemente su un budget complessivo stimato intorno ai 200 milioni di dollari, quasi il doppio rispetto al film originale.

Guarda il primo trailer di Le Avventure di Cliff Booth

Il sequel seguirà Cliff Booth, lo stuntman interpretato da Pitt, alle prese con una nuova fase della sua vita nella Hollywood degli anni ’70. Tuttavia, la vera particolarità del progetto sta nel cambio di regia: Tarantino lascia il posto a Fincher, segnando una discontinuità stilistica che rappresenta uno degli elementi più discussi dell’intera operazione.

Un blockbuster senza box office: cosa significa davvero l’investimento di Netflix

A differenza del primo film – che aveva superato i 370 milioni al botteghino – Le avventure di Cliff Booth non sarà giudicato in base agli incassi, ma alle performance sulla piattaforma. Questo cambia completamente le regole del gioco: un budget da blockbuster non deve necessariamente tradursi in risultati cinematografici tradizionali, ma in engagement, visibilità e premi.

La scelta di affidare la regia a David Fincher è particolarmente significativa. Il suo stile, più freddo e analitico rispetto a quello di Tarantino, potrebbe trasformare radicalmente il tono del sequel, spostandolo verso un racconto più introspettivo e meno “pop”. Una mossa rischiosa, ma potenzialmente vincente se l’obiettivo è quello di elevare il progetto anche sul piano critico.

Resta però un interrogativo centrale: quanto è necessario questo sequel? C’era una volta a… Hollywood era un’opera compiuta, e riportare in scena Cliff Booth senza il personaggio di Leonardo DiCaprio potrebbe alterare l’equilibrio originale. Il successo dipenderà dalla capacità di reinventare il personaggio, trasformandolo da comprimario carismatico a vero protagonista di un nuovo racconto.

Le avventure di Cliff Booth: il sequel di C’era una volta a Hollywood ottiene una finestra di distribuzione

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Ora sappiamo più o meno quando uscirà nelle sale l’intrigante nuovo film di David Fincher, Le avventure di Cliff Booth, sequel di C’era una volta a Hollywood di Quentin Tarantino. Brad Pitt tornerà a vestire i panni dello stuntman Cliff Booth, coprotagonista insieme all’attore Rick Dalton interpretato da Leonardo DiCaprio nel film precedente, che segue il duo durante il tramonto dell’età d’oro di Hollywood.

In un nuovo articolo su Netflix e AMC Theatres che hanno superato i loro precedenti conflitti per portare più progetti dello streamer nella catena di cinema, Variety riporta che Netflix sta “contemplando un lancio più robusto” per Le avventure di Cliff Booth e sta puntando a una data di uscita nell’estate del 2026, evitando di competere con The Chronicles of Narnia di Greta Gerwig a novembre.

Sebbene le due società abbiano storicamente dissentito sulla durata tipicamente breve delle uscite nelle sale di Netflix, AMC ha recentemente confermato che proietterà sia KPop Demon Hunters per il suo ritorno nelle sale durante il weekend di Halloween, sia il finale della serie Stranger Things. Netflix ha distribuito altri film nelle sale quest’anno, come A House of Dynamite e Frankenstein, senza la partecipazione di AMC.

Netflix di solito distribuisce nei cinema per un breve periodo i film che spera possano ottenere nomination agli Oscar, in modo che siano idonei, prima di debuttare sulla piattaforma di streaming. Anche se Le avventure di Cliff Booth potrebbe essere un candidato alla stagione dei premi, con l’obiettivo di seguire le orme del suo predecessore, Netflix spera probabilmente che possa anche attirare il pubblico di un tradizionale successo cinematografico.

Sebbene non si sappia molto della trama di Le avventure di Cliff Booth, alcuni addetti ai lavori hanno rivelato il legame del sequel con C’era una volta a Hollywood nell’aprile 2025, confermando che seguirà la vita del personaggio titolare otto anni dopo gli eventi di C’era una volta a Hollywood. Mentre Fincher lo sostituisce come regista, Tarantino ha scritto la nuova sceneggiatura.

Oltre a Pitt, il cast di Le avventure di Cliff Booth include anche Timothy Olyphant, Elizabeth Debicki, Carla Gugino​​​​​​​, J.E. Burton​​​​​​​, Yahya Abdul-Mateen II e Scott Caan. Pitt e DiCaprio erano i nomi più importanti del capitolo precedente, che vedeva anche la partecipazione della allora stella nascente Margot Robbie nel ruolo di Sharon Tate e di diverse future stelle nel ruolo della setta della Famiglia Manson.

C’era una volta a Hollywood ha incassato 392 milioni di dollari con un budget di 90 milioni nell’ultimo anno prima che il box office fosse sconvolto dalla pandemia, e ha ottenuto 10 nomination agli Oscar. Le avventure di Cliff Booth si trova ad affrontare un mercato diverso, ma ha lo status di sequel che potrebbe trasformarlo in un successo estivo per Netflix; tuttavia, deve anche fare i conti con un budget enorme di 200 milioni di dollari.

Le avventure di Cliff Booth: il primo trailer dal Super Bowl

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Le avventure di Cliff Booth: il primo trailer dal Super Bowl

Con una svolta sorprendente, Netflix ha diffuso a sorpresa un trailer per il prossimo sequel di C’era una volta a… Hollywood di David Fincher e Brad Pitt, dopo Cliff Booth. Questo è il primo sguardo a Le avventure di Cliff Booth, confermando che “arriverà presto”. Il trailer è censurato per il lancio del Super Bowl, nascondendo nudità, parolacce e altro.

Il cast di Le avventure di Cliff Booth

Il cast include Brad Pitt, Carla Gugino, Yahya Abdul-Mateen II, Elizabeth Debicki, Scott Caan, Barry Livingston, JB Tadena, Corey Fogelmanis e Karren Karagulian. Il film è stato scritto da Quentin Tarantino, che avrebbe poi deciso di lasciare alla regia per concentrarsi sul suo prossimo e apparentemente ultimo film, di cui però non si hanno ancora notizie. In ogni caso, Le avventure di Cliff Booth permetterà a Pitt di riprendere il ruolo grazie al quale ha vinto il premio Oscar come Miglior attore non protagonista, riunendolo anche a David Fincher, con cui ha girato già diversi film in precedenza, da Seven a Il curioso caso di Benjamin Button.​​​​​​​

Secondo quanto riportato da Variety a ottobre, Netflix stava considerando un lancio estivo 2026 per il film, ma la pellicola non compare ancora nel calendario ufficiale Netflix per quell’anno. La trama dovrebbe comunque svolgersi qualche anno dopo gli eventi di C’era una volta a… Hollywood, con Erik Messerschmidt alla direzione della fotografia al posto di Robert Richardson.

Le avventure di Cliff Booth: ecco Brad Pitt come Cliff Booth sul set del sequel di C’era una volta a… Hollywood

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Il noto sito americano JustJard ha diffuso le prime foto di Brad Pitt dal set di Le avventure di Cliff Booth, l’annunciato sequel spin-off di C’era una volta a… Hollywood scritto da Quentin Tarantino e diretto da David Fincher.

A sorpresa, Brad Pitt è dunque tornato a vestire i panni di Cliff Booth, lo stuntman taciturno e spavaldo che aveva conquistato il pubblico in C’era una volta a… Hollywood. Le prime immagini dal set del sequel, trapelate nelle ultime ore, mostrano l’attore premio Oscar impegnato in nuove acrobazie e scene d’azione ambientate negli anni Settanta, segno che Le avventure di Cliff Booth sono tutt’altro che finite.

Cosa sappiamo sul film Le avventure di Cliff Booth?

Il progetto, ancora avvolto nel mistero, sembra essere una sorta di spin-off/sequel dedicato al personaggio interpretato da Pitt, che nel film originale di Quentin Tarantino era al fianco di Rick Dalton (Leonardo DiCaprio). La pellicola esplorava il mondo del cinema e della controcultura americana alla fine degli anni Sessanta, culminando in una reinterpretazione pulp degli omicidi Manson. Ora, secondo fonti vicine alla produzione, questa nuova avventura si concentrerà interamente su Cliff e sul suo passato da eroe di guerra e uomo d’azione.

Le riprese sono in corso in California, tra Los Angeles e il deserto del Mojave, e dalle prime indiscrezioni sembrerebbe che il film adotterà uno stile da buddy-movie solitario, tra western urbano e noir crepuscolare. Non è ancora chiaro se Quentin Tarantino sia direttamente coinvolto nel progetto, ma il tono e la fotografia sembrano perfettamente coerenti con l’universo narrativo da lui creato.

Le avventure di Cliff Booth è attualmente il titolo provvisorio del film, che potrebbe arrivare nelle sale nel corso del 2026. Nel frattempo, i fan di C’era una volta a… Hollywood possono già esultare: Brad Pitt è tornato, e Cliff Booth ha ancora molto da raccontare.

Le avventure di Cliff Booth arriva in IMAX al cinema!

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Le avventure di Cliff Booth arriva in IMAX al cinema!
Le avventure di Cliff Booth, che vedrà il ritorno di Brad Pitt nei panni di Cliff Booth da una sceneggiatura di Quentin Tarantino -, debutterà con una distribuzione esclusiva di due settimane nelle sale IMAX di tutto il mondo a partire dal 25 novembre 2026, prima dell’arrivo su Netflix il 23 dicembre 2026.

La trama di Le avventure di Cliff Booth

Brad Pitt torna nel ruolo che gli è valso il Premio Oscar, quello di Cliff Booth, ma questa volta siamo nel 1977 e Hollywood è molto diversa. Diretto da David Fincher da una sceneggiatura di Quentin Tarantino, il film vede nel cast anche Elizabeth Debicki, Scott Caan, Carla Gugino, Yahya Abdul-Mateen II e Peter Weller.

  • REGIA: David Fincher
  • SCENEGGIATURA: Quentin Tarantino
  • CAST: Brad Pitt, Elizabeth Debicki, Scott Caan, Carla Gugino, Yahya Abdul-Mateen II, Peter Weller, Matt Groove, JB Tadena, Corey Fogelmanis, Karren Karagulian
  • PRODOTTO DA: Ceán Chaffin, Brad Pitt
  • DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA: Erik Messerschmidt, ASC
  • PRODUCTION DESIGNER: Donald Graham Burt
  • MONTAGGIO: Kirk Baxter, ACE
  • COSTUME DESIGNER: Trish Summerville
  • CASTING: Laray Mayfield
  • SOUND DESIGNER: Ren Klyce
  • STUNT COORDINATOR: Dave Macomber

Le Avventure Acquatiche di Steve Zissou Criterion riunisce il cast [video]

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le-avventure-steve-zissouLa carriera di Wes Anderson è composta quasi esclusivamente da grandi film e il suo ultimo The Grand Budapest Hotel è altrettanto magnifico, ma oggi vi vogliamo parlare di un altro suo film del 2004 che ha appena ricevuto il “trattamento Criterion” (remaster di tutte le tracce e ingresso in una collezione storica).
Per celebrare l’uscita del blu ray infatti Criterion ha riunito il cast del film composto da Willem Defoe, Bill Murray e Jeff Goldblum a Wes Anderson per ricordare la realizzazione del film e scambiarsi alcune battute.
Di seguito potete vedere questa sorta di round table tra il regista e i suoi attori.

Fonte: Collider

Le attrici più pagate: Jennifer Lawrence e Scarlett Johansson nella Top Ten

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Grazie ai franchise come Hunger Games e X-Men l’attrice Jennifer Lawrence è stata l’attrice più pagata nel 2015. Al secondo psoto troviamo Scarlett Johansson che con i vendicatori si posiziona al secondo posto. Ecco di seguito le dieci attrici più pagate ad Hollywood:

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via Forbes

Le attrici più HOT apparse nei cinecomics

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Le attrici più HOT apparse nei cinecomics

Nel corso degli anni molte delle più belle e sexy attrici sono apparse in film tratta dai fumetti, ma quante di loro sono veramente rimaste nell’immaginario di tutti i fan? Non importa i ruoli che hanno interpretato, perché molte di loro hanno interpretato molti personaggi diversi nel corso degli anni e in alcuni casi hanno fornito alcune delle più incredibili performance sia se sono state la fidanzata dell’eroe o l’antagonista del film. Dunque scopriamo insieme in questa carrellata di foto delle delle attrici più hot di quasi tutti i film tratti dai fumetti.

Scarlet Johansson

scarlett johanssonDebuttando come vedova nera nel sequel di Iron Man , l’ingresso di Scarlett Johansson come Natasha potrebbe non aver incluso un accento russo, ma le sue diverse apparizioni nel MarvelCinematic Universe hanno da allora consacrato l’attrice come la migliore scelta possibile per un personaggio così sexy e oscuro.

Evangeline Lilly

the wasp avengers 4Dopo Lost la sua carriera ha subito un rallentamento ma poi la notizia che avrebbe interpretato Hope Van Dyne in Ant-Man sconvolse tutti. Mentre molti fan sarebbero più felici se fosse stata promossa come Avenger Janet, l’attrice avrà l’opportunità di diventare The Wasp l’anno prossimo nel titolo Ant-Man e The Wasp.

Carla Gugino

carla guginoPer molto Carla Gugino sarebbe la favorita per interpretare il ruolo di Catwoman nel DC Films Universe, ma finora ha fatto solo brevi apparizioni nei film dei fumetti come WatchmenMan of Steel e Sin City. Speriamo che le cose cambino nel prossimo futuro.

Hayley Atwell

Hayley AtwellLa popolarità di Peggy Carter ha consentito a Hayley Atwell di fare due film e due stagione della serie televisiva dedicata a Agent Carter ma è anche vero che l’attrice inglese ha tutte le curve al punto giusto per poterle rendere giustizia e magari chissà che non la rivedremo in Avengers 4.

Elizabeth Olsen

elizabeth olsenElizabeth Olsen ha fatto conquistato il rispetto nel mondo del cinema grazie a molte incredibili performance come protagonista di numerosi film indipendenti acclamati dalla critica, ma è il suo ruolo come Scarlet Witch che l’ha resa nota nell’Universo Cinematografico Marvel e che poi è diventata il suo lavoro più noto. A differenza del povero vecchio Quicksilver, si prevede solo che  il suo ruolo diventerà ancora più grande con il passare del tempo.

Morena Baccarin

deadpool 2Morena Baccarin è diventata famosa per essere stata laa protagonista di Firefly  e mentre trascorreva molto tempo a Gotham, il suo primo vero ruolo in un cinecomics è arrivato quando è apparsa nel  film Deadpool lo  scorso anno. Non è noto se l’attrice tornerà per il sequel, ma sembra che sia stata sostituita da Domino.

Michelle Pfeiffer

Michelle PfeifferMichelle Pfeiffer ha rubato le scene a tutte come Catwoman in Batman Returns e rimane probabilmente la miglior versione cinematografica del personaggio almeno fino ad oggi. Sorprendentemente, però lei farà ritornare nel mondo dei film tratti dai fumetti l’anno prossimo quando interpreterà Janet Van Dyne, l’originale Wasp nel sequel di Ant-Man.

Jessica Alba

Jessica AlbaNon c’è da dire che Jessica Alba è stata un’affascinante Susan Storm/Invisible Woman in Fantastic Four ma il suo ruolo più riuscito e sexy è quello nei film di Sin City, dove è stata notevole sotto tutti i punti di vista.

Amber Heard

amber heardMolti personaggi secondari sono stati apparentemente tagliati dalla Justice league, quindi speriamo che il personaggio di Amber Heard non sarà tra di loro! Ma in ogni caso vedremo il suo ritorno a fianco di Arthur Curry (Jason Momoa) in Aquaman il prossimo anno.

Halle Berry

halle berryHalle Berry potrebbe essere compromessa data la sua performance in quel tremendo adattamento di Catwoman ma è anche stata una straordinaria Tempesta nei quattro diversi adattamenti sugli X-Men. E’ forse per questo che le è stato poi affidato un ruolo altrettanto importante ruolo tratto dai fumetti in Kingsman: The Golden Circle.

Brie Larson

Brie LarsonBrie Larson farà presto il suo debutto nell’Universo cinematografico Marvel quando interpreterà Captain Marvel nel 2019 e crediamo fortemente che l’attrice vincitrice dell’Oscar diventerà uno dei volti protagonisti nel futuro della Marvel, dato che con ogni probabilità raccoglierà l’eredità dei vendicatori in Avengers 4.

Jennifer Lawrence

Parlando di Mystique, quando Matthew Vaughn ha voluto lanciare una versione più giovane del personaggio, ha scelto poi l’attrice e protagonista di Jennifer Lawrence. Mentre alcuni fan hanno trovato da ridire nel modo in cui il personaggio sia poi apparso nella parte centrale del franchise, non si può negare che l’attrice non abbia fatto uno lavoro con il personaggio.

Famke Janssen

x-men dark phoenixSophie Turner è la nuovo Jean Grey ma Famke Janssen rimane la versione definitiva del personaggio agli occhi della maggior parte dei  fan. Le cose non sono andate bene in X-Men: The Last Stand ma almeno tutto il resto ha contribuito a definirne la popolarità.

Anne Hathaway

Anne HathawayChristopher Nolan non era proprio quello più propenso ad adattare il materiale originale sul personaggio, per cui la sua versione di Selina Kyle è stata molto diversa rispetto ai fumetti. Nonostante ciò, Anne Hathaway ha avuto un impatto enorme nel ruolo e rimane una performance di tutto rispetto, anche se è incline a riprendere il ruolo in futuro.

Eva Mendes

Eva MendesNon ci sia poco di buono nei film di Ghost Rider con Nicolas Cage, Eva Mendes è stata sicuramente una parte discreta del film, oltre ad essere un sexy interesse amoroso. Peccato che proprio la parte migliore del primo film sia stata poi sostituita nel sequel.

Blake Lively

blake livelyLa performance di Blake Lively in Lanterna Verde è stata ampiamente criticata. Da allora, però l’attrice se l’è cavata piuttosto bene sui set di hollywood, quindi forse il marito Ryan Reynolds può portarla con sé nel prossimo futuro, magari in Deadpool 3.

Zoe Saldana

zoe saldanaIl vero volto femminile dei francesi dei Guardiani della galassia, Zoe Saldana non è estraneo al mondo dello sci-fi dopo essere stato protagonista di Avatar e Star Trek. Tuttavia, è come Gamora che l’attrice brilla di più e bisogna darle merito per aver reso così memorabile il suo personaggio al cinema.

Megan Fox

Megan FoxMegan Fox non è ha mai interpretato un ruolo di supereroe ma è apparso in Jonah Hex accanto a Josh Brolin ed è una delle star dei film Teenage Mutant Ninja Turtles. I rumors dicono che avrebbe potuto interpretare  Poison Ivy in Gotham City Sirens ma il tempo ci dirà la verità su questo rumors.

Gal Gadot

Gal GadotQuando Gal Gadot è stato lanciato come Wonder Woman, i tifosi erano scettici, per usare un eufemismo. Tuttavia, dopo averla vista in Batman v Superman  ha dimostrato che tutti si sbagliavano e dopo Wonder Woman è stato chiaro a tutti che Zack Snyder aveva fatto una decisione eccellente per il suo casting.

Margot Robbie

margot robbieHarley Quinn non è un personaggio facile da lanciare, ma non si può criticare la scelta di Margot Robbie di David Ayer. L’attrice ha rubato la scena a tutti in un modo che la Warner Bros. ha dato la luce verde ad un sequel su Suicide Squad, Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn e probabilmente anche a Gotham City Sirens .

Amy Adams

amy adamsAmy Adams è un’attrice che la maggior parte di noi non si aspettava mai di vedere in un film di supereroi ma per fortuna è accaduto. Ma per alcuni non è stata la scelta più azzeccata dato che hanno sostenuto che la Warner Bros. avrebbe dovuto trovare un’attrice leggermente più giovane per interpretare Lois Lane. Sbagliato perché Amy Adams è perfetta nel ruolo di Lois Lane.

Nel 2020 Amy Adams sarà  protagonista del thriller La donna alla finestra, diretto da Joe Wright. Interpreta Anna Fox, una psicologa affetta da agorafobia che trascorre le sue giornate chiusa in casa a spiare i vicini, ma un giorno assiste ad un brutale crimine

Rosario Dawson

rosario-dawson-filmRosario Dawson ora può essere nota per aver interpretato Claire Temple nelle serie tv Marvel targate ma prima di apparire in quegli show l’attrice ha dato un’interpretazione memorabile in Sin City.

Eva Green

Eva GreenEva Green secondo i rumors avrebbe potuto essere il villain di Wonder Woman ma il suo ruolo più importante in un film tratto dai fumetti è in Sin City e 300: Rise of an Empire. Nessuno di questi due titoli è stato ben accolto, ma l’attrice è stata certamente un ottima scelta per entrambi.

Le attrici che hanno detto NO al nudo su grande schermo

Molte diventano celebri proprio per una scena audace, altre si affidano semplicemente al talento, ma tra queste ci sono quelle che categoricamente, almeno fino a ora, non hanno mai ceduto alle lusinghe di una scena senza veli. Ecco le attrici che hanno detto NO al nudo sul grande schermo:

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Per chi volesse obbiettare in merito alla famosa scena di Jessica Alba in doccia in Machete Kills oppure a quella in Jennifer’s Body di Megan Fox, nel primo caso si tratta di CGI (Alba indossava reggiseno a fascia e culotte, eliminati poi in post produzione), nel secondo la Fox indossa dei copri capezzoli, per cui non si può parlare di nudo.

Fonte

Le assaggiatrici, spiegazione del finale: cosa significa davvero l’ultima scena del film e il destino delle protagoniste

Le assaggiatrici, tratto liberamente dal romanzo di Rosella Postorino e ispirato a testimonianze storiche reali, si chiude con un finale sospeso tra trauma, colpa e desiderio di sopravvivenza. Il film segue un gruppo di donne costrette a diventare assaggiatrici di Adolf Hitler negli ultimi anni della guerra: un servizio quotidiano che le espone a un pericolo costante — la possibilità di essere avvelenate — ma che allo stesso tempo offre loro un paradossale privilegio di sopravvivenza rispetto al resto della popolazione. La protagonista, come nel romanzo, attraversa una trasformazione interiore profonda: dalla paura paralizzante al risveglio dei sensi, dalla solitudine più assoluta a un complicato senso di appartenenza al gruppo. Il finale del film rilegge questa metamorfosi con un tono amaro, mostrando come la sopravvivenza non coincida mai davvero con la libertà.

Il significato del finale de Le assaggiatrici: tra senso di colpa, desiderio e impossibilità di tornare alla “normalità”

Le assaggiatrici
Foto di Luca Zontini © Vision Distribution

Il finale si concentra sul destino della protagonista dopo la distruzione definitiva della Casa del Führer e lo smantellamento del programma delle assaggiatrici. Le donne vengono disperse, alcune muoiono, altre fuggono, altre ancora rimangono intrappolate nella propria condizione psicologica. La protagonista, sopravvissuta nonostante tutto, tenta di ricostruire una parvenza di normalità, ma la sua mente resta ancorata a ciò che è accaduto nella caserma: la paura del veleno, l’adrenalina, il desiderio proibito verso un uomo (sovente un ufficiale o un soldato nel film, più simile al colonnello del romanzo), e soprattutto la relazione ambigua con le altre assaggiatrici.

Il punto centrale del finale è questo: la sopravvivenza non libera la protagonista, ma la condanna a convivere con una colpa irrimediabile. Non ha fatto nulla di male, eppure ha “collaborato” con il regime, anche se forzatamente. Ha desiderato durante la guerra, ha provato piacere mentre altri morivano, ha mangiato mentre il mondo intorno a lei aveva fame. La sua vita è salva, ma la pace interiore è definitivamente compromessa.

L’elemento emotivo più forte è l’assenza di una vera chiusura delle relazioni nate tra le assaggiatrici: donne che, pur essendo state amiche, complici e rivali, spariscono senza un addio. Il film mostra che il legame tra loro era reale, ma impossibile da portare nel mondo del dopo-guerra: erano unite da una condizione estrema che fuori da quella stanza non può essere replicata né ricordata senza dolore.

Il finale — spesso una scena silenziosa, uno sguardo perso nel vuoto o un gesto quotidiano che tuttavia tradisce un trauma mai risolto — suggerisce che la protagonista vivrà per sempre in un equilibrio fragile tra memoria e rimozione. Non cerca redenzione, perché non crede di meritarla; non cerca vendetta, perché non ha più una forza narrativa in cui incanalarla. Cerca solo di continuare a vivere, e il film restituisce proprio questa verità: sopravvivere è una vittoria, ma anche una condanna.

Perché il finale è volutamente “incompleto”?

Le Assaggiatrici 2024
Foto di Luca Zontini © Vision Distribution

Il film evita ogni forma di chiusura didascalica perché il trauma non offre conclusioni nette. Il finale non risponde a tutto: lascia spazio al non detto, all’ambiguità, all’incompletezza delle vite spezzate dalla guerra senza ferite visibili. Le assaggiatrici non è un film sulla Resistenza né un film di denuncia “classica”: è un film sui margini della guerra, su quelle vite sospese che non rientrano nel mito né nella cronaca, ma continuano a pulsare nel silenzio.

Il racconto si chiude così: con una donna che guarda avanti, ma resta prigioniera del passato. È un finale che parla di noi, degli spettri individuali che non muoiono con la storia, e che ci accompagna anche dopo che lo schermo è diventato nero.

Le assaggiatrici in tv dal 29 settembre su SKY e NOW

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Le assaggiatrici in tv dal 29 settembre su SKY e NOW

Arriva in esclusiva su Sky Cinema in prima TV Le assaggiatrici, il nuovo film di Silvio Soldini, in onda lunedì 29 settembre alle 21:15 su Sky Cinema Uno, in streaming solo su NOW e disponibile on demand. Su Sky il film sarà disponibile on demand anche in 4K.

Girato in lingua tedesca e ambientato nella Germania del 1943, Le assaggiatrici racconta una pagina poco nota della Seconda Guerra Mondiale. Prodotto da Lionello Cerri e Cristiana Mainardi, il film è tratto dal romanzo omonimo vincitore del Premio Campiello di Rosella Postorino (edito da Feltrinelli) ispirato alla storia vera di Margot Wölk, unica sopravvissuta tra le donne costrette ad assaggiare i pasti destinati ad Adolf Hitler. La donna ha rivelato la sua storia soltanto nel 2012, a 95 anni, poco prima di morire.

Con uno sguardo empatico e rigoroso, Silvio Soldini costruisce un film corale e intenso, che riflette sul desiderio, la paura e la forza dell’amicizia femminile in tempo di guerra.

Da un soggetto di Cristina Comencini, Giulia Calenda e Ilaria Macchia, e una sceneggiatura scritta con Doriana Leondeff, Silvio Soldini e Lucio Ricca, Le assaggiatrici vede protagonisti Elisa Schlott, Max Riemelt e Alma Hasun.

La trama di Le assaggiatrici

Autunno 1943. La giovane Rosa, in fuga da Berlino colpita dai bombardamenti, raggiunge un piccolo paese isolato vicino al confine orientale. Qui è dove vivono i suoceri e dove il marito, impegnato al fronte, le ha scritto di rifugiarsi in attesa del suo ritorno. Rosa scopre subito che il villaggio, apparentemente tranquillo, nasconde un segreto: all’interno della foresta con cui confina, Hitler ha il suo quartier generale, la Tana del Lupo. Il Führer vede nemici dappertutto, essere avvelenato è la sua ossessione. Una mattina all’alba Rosa viene prelevata, assieme ad altre giovani donne del villaggio, per assaggiare i cibi cucinati per lui. Divise tra la paura di morire e la fame, le assaggiatrici stringeranno tra loro alleanze, amicizie e patti segreti. Rosa, la berlinese, fatica a farsi accettare. Ma quando finalmente vince la diffidenza verso di lei, accade qualcosa che la farà sentire in colpa. Un ufficiale delle SS, contro ogni razionalità e a dispetto di sé stessa, risveglia in lei l’amore. O forse il semplice bisogno di sentirsi viva, nonostante tutto. 

Su Sky il film sarà disponibile on demand anche in 4K per i clienti Sky Q via satellite o Sky Glass con pacchetto Sky Cinema e con servizio opzionale Sky HD 4K/Sky Ultra HD attivo. E grazie a Sky Extra (il programma loyalty di Sky), per i clienti Sky da più di 3 anni il film sarà disponibile in anteprima on demand con Primissime.

Le assaggiatrici è basato su una storia vera?

Le assaggiatrici è basato su una storia vera?

Il film Le assaggiatrici di Silvio Soldini, tratto dal romanzo di Rosella Postorino Le assaggiatrici (At the Wolf’s Table), riprende una delle vicende più affascinanti e controverse della memoria del Novecento: l’esistenza di un gruppo di giovani donne costrette ad assaggiare il cibo destinato ad Adolf Hitler alla Tana del Lupo. Una storia che per anni è stata considerata un fatto storico, ma che oggi viene riletta con maggiore cautela dagli studiosi, perché basata quasi esclusivamente su un’unica testimonianza: quella di Margot Wölk, resa pubblica nel 2012, a 95 anni.

L’opera cinematografica e il romanzo non si limitano a restituire il contesto storico, ma trasformano quella testimonianza in un racconto corale sulle donne durante il nazismo, sul trauma e sulla difficoltà di sopravvivere a una storia che non lascia scampo. Tuttavia, proprio grazie alle ricerche più recenti, è necessario distinguere ciò che appartiene alla verità documentata da ciò che rimane nel territorio della memoria individuale e della rielaborazione narrativa.

Quanto c’è di vero nella storia delle assaggiatrici? E cosa non è mai stato confermato?

Le Assaggiatrici film
Foto di Luca Zontini © Vision Distribution

Margot Wölk raccontò che, trasferitasi in Prussia Orientale durante la guerra, venne prelevata da casa sua e condotta in una caserma vicino alla Wolfsschanze, dove insieme ad altre 14 donne fu costretta a mangiare tre volte al giorno i piatti destinati al Führer, per verificarne la salubrità. Descrisse menù vegetariani raffinati — Hitler era noto per la sua dieta priva di carne — preparati da cuochi professionisti. Narrò inoltre la nascita di un legame di sorellanza con le altre donne e la paura costante che ogni boccone potesse essere l’ultimo.

Questa versione dei fatti, potentissima dal punto di vista emotivo, è rimasta incontestata per anni. Ma lo storico Felix Bohr, autore del saggio Vor dem Untergang: Hitlers Jahre in der Wolfsschanze, dopo tre anni di ricerche negli archivi tedeschi ha affermato che:

  • non esiste alcuna prova documentale dell’esistenza di un gruppo organizzato di assaggiatrici nella Tana del Lupo;

  • nessun segretario, cuoco, ufficiale o membro dello staff di Hitler menziona in alcun resoconto ufficiale la presenza di donne selezionate per assaggiare i pasti;

  • le fonti archivistiche descrivono invece un sistema di controllo del cibo basato su ispettori, regole severe di conservazione e due cuoche ufficiali che assaggiavano ogni piatto.

Lui stesso, però, non accusa Wölk di aver mentito. Al contrario, ammette che la memoria traumatica può distorcere eventi reali, e che alcune parti del suo racconto potrebbero basarsi su episodi veri ma reinterpretati o ampliati negli anni.

Anche il giornalista storico Sven Felix Kellerhoff aveva già avanzato dubbi nel 2014, notando incongruenze sulla dieta realmente servita al quartier generale di Hitler e sulle procedure di sicurezza.

Questo significa che la vicenda è falsa? Non necessariamente. Significa, però, che non può essere verificata al di fuori delle parole di Wölk, e che la storiografia, pur non escludendola del tutto, invita a considerarla come una testimonianza individuale, non un fatto storico confermato.

Cosa racconta davvero la testimonianza di Margot Wölk

Le parole di Wölk, raccolte tra il 2012 e il 2014, hanno comunque un valore straordinario. Anche se non verificabili, offrono uno sguardo intimo sulla vita di una donna nel Terzo Reich: la fame, la paura, la solitudine, la complicità femminile, la violenza maschile. Il dettaglio più drammatico riguarda il presunto destino delle altre assaggiatrici, che — secondo lei — furono giustiziate dall’Armata Rossa quando questa raggiunse il quartier generale nazista. Anche questo episodio, però, non ha riscontri negli archivi storici.

La sua fuga rocambolesca verso Berlino, grazie all’aiuto di un ufficiale nazista, rientra invece perfettamente nella tipologia dei racconti traumatici della fine della guerra: migrazioni improvvise, violenze, distruzioni e sparizioni di interi gruppi civili non documentati.

Il film e il romanzo: fedeli allo spirito, non ai fatti

Le Assaggiatrici 2024
Foto di Luca Zontini © Vision Distribution

Soldini e Postorino compiono una scelta narrativa chiara: aderire allo spirito della testimonianza di Wölk, pur trasformandola in una storia collettiva, simbolica e drammatica. Per questo motivo:

  • i personaggi sono inventati;

  • le dinamiche tra donne sono romanzate;

  • la storia d’amore con un ufficiale è un’aggiunta narrativa;

  • la struttura del gruppo viene semplificata e ridotta;

  • il contesto alimentare è arricchito da elementi che non rispecchiano in pieno i documenti storici.

Ma la finzione non toglie valore all’opera: la arricchisce di significati legati al corpo, al potere e al ruolo delle donne durante il nazismo. Come afferma Soldini stesso: “Anche se la storia non fosse vera in ogni dettaglio, il film parla del potere, della violenza e dell’impatto che queste forze hanno sulle donne.” L’operazione è quindi dichiaratamente narrativa, pur radicata in una testimonianza reale.

Perché la storia delle assaggiatrici continua a colpire oggi

La forza del racconto non risiede nella sua verificabilità, ma nella sua potenza simbolica:
donne obbligate a nutrirsi mentre il mondo muore di fame, trasformate in strumenti di un potere maschile che le usa e le cancella allo stesso tempo.

È una storia che parla di:

  • violenza strutturale sul corpo femminile;

  • sopravvivenza come colpa e liberazione;

  • identità spezzate dalla guerra;

  • memoria che resiste nonostante l’assenza di documenti.

E soprattutto parla di un’epoca — la nostra — in cui i revisionismi tornano a diffondersi, e in cui raccontare il trauma femminile nel nazismo diventa un atto politico oltre che storico.

Conclusione: tra verità, memoria e finzione

La storia delle assaggiatrici non può essere accolta come un fatto storico verificato.
Può però essere letta come una potente testimonianza individuale, che ha generato un romanzo e un film capaci di dare voce a un trauma collettivo a lungo ignorato.

Il film di Soldini non ricostruisce la verità storica in senso archivistico: ricostruisce la verità emotiva di una donna che, per tutta la vita, ha creduto di essere sopravvissuta a qualcosa che nessuno avrebbe potuto comprendere. Ed è esattamente qui che risiede il suo valore.

Le art di Andrea Meloni

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Le art di Andrea Meloni

Dopo avervi rivelato il portfolio di Adi Granov, oggi abbiamo scovato per voi le meravigliose art di Andrea Meloni, lavori di notevole fattura.

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Le aquile della Repubblica: recensione del film di Tarik Saleh

Le aquile della Repubblica: recensione del film di Tarik Saleh

Con Eagles of the Republic (Le aquile della Repubblica), chiude idealmente la sua trilogia sulla corruzione e le dinamiche del potere nell’Egitto post-Mubarak, dopo El Cairo Confidential (2017) e Boy From Heaven (2022), premiato proprio a Cannes per la miglior sceneggiatura. Ancora una volta, il regista svedese di origini egiziane esplora le fratture politiche e sociali del suo Paese natale da lontano, dopo essere stato espulso dall’Egitto. Tuttavia, questa volta non mette al centro non l’apparato religioso o giudiziario, bensì l’industria cinematografica, trasformata in strumento diretto della propaganda di Stato.

Il potere vuole lo spettacolo

George Fahmy (Fares Fares), superstar del cinema egiziano, è un divo consumato: divorziato, distante dal figlio, amante delle giovani attrici, vive un’esistenza in equilibrio tra popolarità e superficialità. La sua vita cambia quando riceve una “proposta” dalle autorità: interpretare il presidente Abdel Fattah Al-Sisi in un film celebrativo del suo colpo di stato ai danni dei Fratelli Musulmani. George rifiuta, inizialmente. Ma in Egitto, anche il no è un atto politico — e a volte si paga caro.

Eagles of the Republic prende il via da questa promessa satirica che sembra voler demolire dall’interno le dinamiche del potere autoritario e la sua ossessione per il controllo narrativo. In un Paese dove il cinema è da sempre terreno di scontro ideologico, George diventa l’icona perfetta da piegare, usare, mettere in vetrina. E Fares Fares incarna con mestiere l’archetipo della star decadente, costretta a confrontarsi con l’ipocrisia del sistema che lo ha reso celebre.

Satira che si affievolisce, tensione che non esplode

Le aquile della Repubblica film 2026
©YigitEken

La prima parte del film si muove sul terreno del grottesco, tra divi arroganti, funzionari zelanti e una produzione cinematografica che somiglia a una parodia di Stato. C’è sarcasmo, c’è ritmo, e c’è l’ombra lunga della censura che avanza scena dopo scena. Ma questa promettente miscela comica e politica non regge a lungo. Superata la metà, Eagles of the Republic abbandona l’ironia per un registro più drammatico, con svolte da thriller complottista che appesantiscono la narrazione senza mai scuoterla davvero.

A differenza di film come Boy From Heaven o El Cairo Confidential, che riuscivano a fondere genere e denuncia con maggiore tensione interna, qui Saleh sembra più prudente. Il conflitto tra arte e propaganda permane, ma viene trattato in modo didascalico, quasi come se il film stesso temesse le conseguenze del proprio messaggio. Ogni svolta — i ricatti, le minacce, i misteri sul passato del presidente — arriva nei tempi giusti, ma senza mai sorprendere. E la riflessione sulla responsabilità degli artisti in regime autoritario, centrale nel film, resta più dichiarata che interrogata.

Un film su come si fa (e si impone) un altro film

Uno degli elementi più interessanti di Eagles of the Republic è la sua mise en abyme: il film parla di un film che si sta girando, e nella finzione si moltiplicano le ingerenze del potere. Gli script vengono rivisti dai militari, le scene devono essere approvate, le comparse sono soggette a controlli. Il set diventa una zona di conflitto, dove la finzione serve a riscrivere la Storia in modo funzionale al regime.

Tuttavia, questa dinamica metacinematografica non viene mai portata fino in fondo. A differenza di Argo, Eagles si limita a illustrare il meccanismo, senza mai smontarlo davvero. Persino i riferimenti cinefili — dai poster di classici egiziani ai richiami stilistici anni Settanta — risultano più decorativi che sostanziali.

Un’operazione europea su un dramma egiziano

Girato interamente in Turchia e finanziato da un consorzio europeo (Svezia, Francia, Germania, Danimarca e Finlandia), il film segna il ritorno di Saleh con un budget visibilmente superiore rispetto ai titoli precedenti. Eppure, la regia resta funzionale, televisiva, più interessata a far scorrere la trama che a scavare nei suoi sottotesti. Si ha spesso la sensazione che l’urgenza del discorso politico sia stata sacrificata in favore dell’accessibilità del prodotto, come se l’autore cercasse una via di mezzo tra il thriller da festival e il titolo da catalogo streaming.

La stessa figura del protagonista resta ambigua: George non è un eroe, ma nemmeno un complice. È una vittima privilegiata, talvolta lucida, talvolta passiva, e il film non riesce mai a scegliere se raccontarlo con empatia o distacco.

Le analisi del sangue (50 sfumature di Sticazzi)

Le analisi del sangue (50 sfumature di Sticazzi)

Una mattina, dopo una notte di incubi tormentosi, Andrea Guglielmino, alias Ang, si ritrovò nel suo letto tramutato in un enorme ‘Sticazzi‘. Pensavate che avrei detto ‘scarafaggio’ solo per omaggiare lo scarabeo stercorario del post di un paio di giorni fa, eh? E invece no.

Oggi il mio mood è questo, Sticazzi a manetta. A circa metà Festival l’istinto di sopravvivenza prende il sopravvento. Non hai dormito? Sticazzi! Mal di testa? Sticazzi! Ti cascano tutte le fottute monete dalle tasche mentre ti cambi i pantaloni? Sti gran cazzi! Non fai in tempo a vedere il film che volevi vedere? Sti mega-cazzi! Il film che volevi vedere si rivela una sonora vaccata? Sti cazzi rovesciati! Ti perdi l’intervento più importante della conferenza stampa per fare la fila al cesso? Sticazzi ar sugo!

Oggi è la giornata di Marco Bellocchio, che presenta al pubblico il suo nuovo film, Sticazzi del mio Sticazzi. È una storia doppia, quindi se non vi piace Sticazzi doppi.

metallicaNella prima parte, ambientata nel Settimo secolo, parlano di una povera Crista che è costretta dall’inquisizione a dichiararsi strega e finire murata viva da alcuni simpatici pretini di campagna. E Guadagnino ancora a piede libero, notare bene. Il secondo episodio è la storia di un vampiro dei giorni nostri, con annessa metafora scorreggiona sulla connivenza tra Stato e Chiesa e del Dominio della Democrazia Cristiana che promette benessere succhiando però linfa vitale a una prospettiva di novità e cambiamento. Se vi sembra che il genio dietro a Il nome del padre, I pugni in tasca e L’ora di religione abbia le idee un po’ confuse sappiate che non vi ho ancora raccontato la parte più bella, quando si vede una tizia che affoga mentre le monache cantano Nothing Else Matters dei Metallica, che erano, come noto, già una band di culto nella Bobbio del Seicento. Non ridete che non è una battuta. Probabilmente dopo ruttano e dicono ‘motherfucker’, ma il film non lo spiega. Però giuro che mi stava piacendo. Non chiedetemi il motivo, dev’essere lo stesso per cui sono attratto dal quelle orrende provette per le urine che riempiono di tè in sala stampa o per cui nel ’98 mi sono provocato un attacco di diarrea fulminante per non aver resistito a consumare del Mars da bere su un’assolata spiaggia dell’isola di Rodi.

Comunque, ho dovuto lasciare a metà la proiezione per un sopraggiunto impegno lavorativo. L’ho fatto naturalmente al grido di ‘Sticazzi al sangue!‘, urlato con fierezza in mezzo alla sala grande tra lo stupore degli astanti. Un energumeno in doppiopetto mi ha afferrato e cacciato con violenza dalla sala, ma non sa che io ho il potere degli Sticazzi incravattati.

Altro film della giornata è Anomalisa. È un bel dramma psicologico, ma sarà ricordato perché è interpretato da pupazzi animati in stop-motion che a un certo punto si accoppiano come ricci. Niente che Kermit la rana e Miss Piggy non abbiano già filmato nei loro video privati, intendiamoci, ma come esperimento è interessante. Purtroppo durante la proiezione ho avuto un problema di percezione – forse perché ieri sera alla cena di cui vi parlavo un post fa mi sono bevuto, sempre per spirito di cortesia, una cosa come due bottiglie di bianco e ci ho aggiunto sopra pure uno sgroppino, per pulire – che mi ha rovinato in pratica la visione dell’intero film. Per un abile gioco narrativo il protagonista vede quasi tutti gli altri personaggi con la stessa faccia, e con la stessa voce, maschile. Per dire, sua moglie – che sostanzialmente gli sfrantica i coglioni– ha la stessa faccia del tassista e del suo vicino di casa. Ebbene, essendo pupazzi, io di questa cosa non me ne sono accorto. Per me Topolino con le ciglia è Minnie oh, che cazzo ne so che volete fà introspezione psicologica. Lo scopro in conferenza stampa e mi si apre un mondo di riflessioni profonde: la prima è ’nonostante tutto, non credevo di essere così rincoglionito’.

E comunque Sticazzi a passo uno.

Ora mi devo murare in redazione come la Santa di Bellocchio che c’ho un botto di cose da scrivere, ma se volete venire a cantare per darmi sostegno, sappiate che – tanto per restare in tema di pupazzi – ho sempre preferito Master of Puppets.

(Ang)

Vorrei anch’io ballare lo sticazzi. Ma ancora non ci riesco, abbiate pazienza, ma alcune cose siccome sono un donnino mi turbano particolarmente. Vi tralascio che me so svegliata all’alba per i due film in concorso, che qua fa freddo e in sala (ormai ci tengo a rincuorarvi) continuiamo a fare ‘ste sedute di crioterapia (che almeno spero mi ritardino la comparsa delle rughe). Vi tralascio tutto l’ordinario, perché ci tengo proprio a raccontarvi qualcosa che invece è straordinaria. Questa storia si intitola ‘ma Bellocchio, quando sogna, sogna pecore elettriche?’

C’era una volta in una specie de monastero, co’ ‘na sottospecie di monaci, monache e Alba Rohrwacher. Un giovane uomo belloccio, gemello di un altro che non si sa che fine ha fatto, arriva sul posto, perché il gruppo così variamente composto alla cazzodicane vuole far luce sulla vicenda. Ma allora, come i migliori gialli insegnano, non so pensiamo ad Agatha Christie, uno come fa per indagare? Cerca indizi? Ceeerto. Attraverso la precisa arte del vaticinio, insomma si affidano a Dio. Sospettano che sto gemello, prete del posto, sia morto/sparito perché se trombava una monaca maledetta. Allora sai che facciamo? Intanto vediamo se è davvero maledetta.

prova n 1: facciamole i capelli di Arisa così pare un cesso e la smette de fa la sgualdrina! però fingiamo che stiamo cercando il segno di Satana così sembriamo intellettuali mica quattro stronzi invidiosi perché non trombano da quella volta che fingevamo di dire le preghiere in ginocchio tutti insieme.

prova n 2: leghiamola come un salame, riempiamola di piombo e buttiamola in acqua. Se vive è colpevole! Ovviamente poi la raccattiamo, ma non perché è innocente, ma semplicemente perché così continuiamo a divertirci che qua non succede ‘na mazza dai tempi de quella sgualdrina della Monaca di Monza.

prova n 3: ‘facciamola piangere! se piange è innocente!’ (diamole una prova facile così se crede che ha svortato)

prova n 4: ‘marchiamola a fuoco!’ ‘poi bruciamola!’ ‘poi muriamola viva!!!’ (così, a buffo)

Insomma uno script dallo snodo narrativo raffinato, una roba pe’ signori mica le solite cafonate. La messa in scena è classica, na puntata di Fantaghirò a caso.

FINE

E invece no! Scherzetto! ahah!

Ecco a voi la seconda parte: ‘prendi più personaggi che puoi, buttali in mezzo a un Paese, fai fa a Timi lo scemo del villaggio che glie viè sempre un sacco bene e tieni dritta sta fottuta videocamera, cazzo’.

Ecco a voi le analisi del sangue (del mio sangue). C’ho la rabbia me sa.

p.s. oggi in conferenza stampa è stato svelato che in realtà se scorri la seconda parte a ralenti c’è un cameo di Gianni Morandi mentre pota gli alberi della sua villa in campagna. Il footage, ovviamente, è di Anna.gianni-morandi

(Vì)

Le Amiche della Sposa: recensione del film di Paul Feig

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Le Amiche della Sposa: recensione del film di Paul Feig

Le amiche della sposa, il film di Paul Feig con Kristen Wiig, Maya Rudolph, Rose Byrne e Melissa McCarthy.

In Le Amiche della Sposa Annie (Kristen Wiig) trentenne presa nel vortice della vita, impelagata in storie con uomini immaturi, con alle spalle il fallimento di una pasticceria nella quale aveva investito tutti i suoi soldi ha una migliore amica, Lillian (Maya Rudolph), con cui è cresciuta, che le annuncia le sue prossime nozze e le chiede di essere la sua damigella d’onore.

Le Amiche della Sposa, la trama

La damigella d’onore, negli Stati Uniti, è un affare serio, visto che è sua l’organizzazione della festa di addio al nubilato e la scelta dei vestiti delle altre damigelle. A mettere i bastoni tra le ruote ad Annie è un’altra delle prescelte, moglie di un collega del futuro marito di Lillian, Helen, Rose Byrne, che vuole assolutamente prendere il suo posto come amica del cuore della sposa.

La vita di Annie, non appena ricevuto questo incarico, sembra andare a rotoli: organizza un pranzo per conoscere le altre damigelle che porta ad un’intossicazione alimentare che esplode nel negozio di abiti da sposa più chic della città, poi, presa dal panico sull’aereo che le dovrebbe portare a Las Vegas, lo costringe ad un atterraggio di emergenza perché dopo aver mescolato alcol e tranquillanti, diventa irrefrenabile e assolutamente molesta

Ma non preoccupatevi, in fondo, si tratta sempre una commedia rosa e  tutto troverà il suo giusto epilogo. Ci sono poche cose sicure nella vita, tra queste, da qualche anno, c’è la capacità di Judd Apatow di trasformare ciò che dirige/produce in una miniera di soldi per chi investe nei suoi film.

C’è lui dietro l’ondata di commedie semidemenziali che ultimamente fanno grandi incassi (Molto incinta, 40 anni vergine, Strafumati) anche grazie alla presenza di cast importanti, prelevati di solito direttamente dal Saturday Night Live. Così accade anche per Bridesmaids, che ha 5 donne protagoniste, ma le due che spiccano sono appunto due star dello show che da più di 30 anni ci regala mostri sacri della comicità, come ad esempio John Belushi che lo ha presentato per diversi anni.

Ora, a presentarlo sempre più spesso c’è  James Franco, che ha visto infatti la sua carriera mutare da “bello ma poco capace” a “bello e comico” fino a “bello e in odore di Oscar”, con la sua performance in 127 ore di Danny Boyle.

Bridesmaids, come struttura potrebbe essere definito un Hangover al femminile a cui strizza l’occhio sia per la composizione del gruppo di damigelle in cui c’è anche simpatica e debordante Melissa McCarthy sia per il  viaggio a Las Vegas,  ma si ferma appena prima dal diventarlo, per focalizzare più sul rapporto di amicizia profondo che lega i due personaggi principali. Si tratta di una “buddy comedy” in cui le protagoniste si spalleggiano a favore delle risate del pubblico, causate perlopiù dalle situazioni e dalle battute, realisticamente femminili, scritte dalla stessa Wiig impiegata come sceneggiatrice, fatto che le rende estremamente più scurrili e divertenti di quanto avrebbe mai potuto pensare una mente scrivente maschile.

Le amiche della sposa stasera in tv

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Le amiche della sposa stasera in tv

le-amiche-della-sposaSerata all’insegna della comicità quella in programmazione su Italia 1. Infatti andrà in onda in prima serata il film di successo Le amiche della sposa stasera diretto da Paul Feig. Pellicola del 2011 con protagonisti  Kristen Wiig, Maya Rudolph, Rose Byrne e Melissa McCarthy, ottenne numerosi riconoscimenti compreso due nomination all’Oscar.

Trama: Annie è una donna single, vicina a quarant’anni, che vive a Milwaukee. La sua vita è un disastro; la sua pasticceria è fallita e ha perso tutti i suoi risparmi, è stata lasciata dal suo fidanzato e sua madre continua ad insistere per farla tornare a casa. Ha una relazione sessuale con Ted, ma Annie spera in qualcosa di più. Solo l’amicizia di lunga data con Lillian sembra essere una nota positiva nella sua vita.

Lillian si fidanza con un ricco banchiere di Chicago, e chiede all’amica Annie di essere la sua damigella d’onore e organizzarle il matrimonio. Alla festa di fidanzamento, Annie incontra le altre damigelle: Rita, la cinica cugina di Lillian, l’amica idealista Becca, la volgare futura cognata Megan e Helen, la bella moglie del capo del fidanzato di Lillian. Tra Annie e Helen nasce un’immediata gelosia, contendendosi l’amicizia di Lillian e il ruolo di prima damigella.

Le Ali della Libertà, la spiegazione del finale, la fuga di Andy e il suo significato reale

La redenzione di Shawshank è un aspetto fondamentale della reputazione del film Le Ali della Libertà come alluno dei più grandi di tutti i tempi. Adattamento del racconto di Stephen King, l’iconico film vede Andy Dufresne (Tim Robbins) condannato all’ergastolo nel penitenziario statale di Shawshank per l’omicidio della moglie e del suo amante, nonostante si dichiari innocente. Lì, incontra un compagno di cella di nome Red (Morgan Freeman), si confronta con i funzionari corrotti e trova la speranza in uno dei luoghi più improbabili.

Sebbene il finale trionfale di Le ali della libertà sia indimenticabile, lascia una manciata di domande scottanti. Le risposte non sono sempre immediatamente evidenti, ma con un’analisi più attenta, il significato più profondo della storia del film inizia a diventare chiaro. Si tratta di un adattamento di Stephen King che fa sua la storia, e quindi è più efficace guardare al film stesso per avere più contesto e indizi sul vero significato del finale di Le ali della libertà.

Perché Andy Dufresne evade da Shawshank (anche se è innocente)

La fuga di Andy è un modo per mantenere la sua innocenza

Andy viene condannato all’ergastolo a Shawshank per due omicidi che insiste di non aver commesso e, sebbene sembri accettare la sua ingiusta punizione, in realtà trascorre i due decenni di detenzione scavando un tunnel verso la libertà. Uno degli elementi chiave del personaggio di Andy in Le ali della libertà è la sua tranquilla intelligenza, che utilizza per tutto il film per raggiungere i propri scopi. Tuttavia, il vero motivo per cui Andy evade è legato al tema centrale del film, la speranza.

Non è subito dopo il suo arrivo che Andy inizia a scavare il suo tunnel per uscire da Shawshank, ma il suo piano di fuga gli viene in mente quando inizia a capire la gravità della sua situazione. Con il tempo, Andy capisce che la sua innocenza non è importante per nessun altro. Quando ha la possibilità di essere scagionato dai crimini per cui è stato condannato, la sua ultima speranza di uscire legalmente da Shawshank gli viene tolta dal direttore corrotto, spingendolo a fare finalmente la sua uscita.

Perché il direttore fa uccidere Tommy

Morgan Freeman and Tim Robbins in Le ali della libertà
© 1994 Castle Rock Entertainment

L’innocenza di Andy minaccia di rivelare i crimini di Norton

Uno degli ultimi momenti determinanti che Andy Dufresne vive a Shawshank è la morte di Tommy, un giovane detenuto che Andy aveva aiutato a conseguire il diploma di maturità. Dopo l’arrivo di Tommy a Shawshank, Andy e Red lo prendono sotto la loro ala. Tuttavia, in breve tempo, Tommy viene ucciso. Non sarà l’unico personaggio di Shawshank Redemption a incontrare un triste destino, ma la sua morte è ancora più tragica per un semplice fatto: il direttore lo ha fatto uccidere.

Il motivo esatto per cui Norton lo fa è, in ultima analisi, l’innocenza di Andy. Dovendo potenzialmente perdere il detenuto che gestiva il suo schema di riciclaggio di denaro, il direttore ha scelto di eliminare l’unica persona in grado di liberarlo. Tommy aveva le prove, fornite da un ex compagno di cella, che Andy non aveva ucciso sua moglie, e Norton voleva che fossero tenute nascoste – ed è per questo che Tommy è finito con un colpo di pistola alla schiena durante un “tentativo di fuga”. Si tratta comunque di un momento importante, in quanto indurisce la determinazione di Andy e consolida Norton come vero cattivo del film.

Perché Andy non ha aiutato Red a fuggire da Shawshank

Red sarebbe scappato se avesse saputo il piano di Andy?

Nel corso di Le ali della libertà, l’amicizia tra Red e Andy è un fattore chiave. Tuttavia, nonostante ci siano voluti 20 anni per realizzarlo, Andy non condivide il suo piano con Red. Nella logica della narrazione stessa, c’è una spiegazione semplice: Andy stava cercando di proteggere Red nel caso in cui qualcosa fosse andato storto e non c’era modo di coinvolgerlo nella fuga, dato che il tunnel era nella sua cella. Tuttavia, nonostante le complicazioni logistiche ed etiche, c’è anche un’importante ragione sottotestuale. La fuga di Andy da Shawshank è il simbolo della sua eterna speranza.

Persevera nello scavare il suo tunnel perché spera nella libertà del suo futuro, qualcosa a cui si aggrappa grazie alla sua innocenza rispetto al crimine per cui è stato condannato. D’altra parte, Red si trova nella prigione di Shawshank per omicidio, il che significa che la sua fuga con Andy comprometterebbe lo sviluppo del suo personaggio (e lo farebbe sembrare molto meno simpatico al pubblico). Inoltre, Red ha persino dichiarato di non voler uscire, poiché ritiene di appartenere alla prigione e di non poter esistere nel mondo esterno.

Perché Andy fugge in Messico nel finale di Shawshank Redemption

Andy assicura al suo amico di raggiungerlo in Paradiso

Dopo la fuga di Andy Dufresne alla fine di Le ali della libertà, scompare senza lasciare traccia, anche se ha lasciato una traccia che Red può seguire. Questa lo conduce a Zihuatanejo in Messico, ma c’è un motivo per cui è fuggito a sud del confine. Zihuatanejo rappresenta la libertà per Andy ed è una delle ultime cose di cui parla a Red prima di fuggire da Shawshank.

Dopo aver seguito il messaggio segreto di Andy, Red si riunisce al suo amico su una spiaggia messicana idilliaca e remota, che rappresenta un senso di pace e paradiso per i due uomini dopo il periodo trascorso a Shawshank.

Perché il lieto fine di Red e Andy è così importante

Il cambiamento di tono nei momenti finali è meritato

Il lieto fine di Le ali della libertà potrebbe sembrare fuori luogo rispetto al tono di disperazione che caratterizza il resto del film, ma in realtà è fondamentale per il personaggio di Red e Andy. I due uomini subiscono entrambi un percorso di scoperta simile in prigione – Red diventa più fiducioso e Andy più cinico – ed entrambi superano le difficoltà per superare il loro passato. Durante gli anni di sofferenza a Shawshank, i due uomini si guadagnano il lieto fine, il che significa che Le ali della libertà premia la loro capacità di superare il trattamento ingiusto con la felicità.

Come il finale di Le ali della libertà cambia la storia originale di Stephen King

Il film regala il finale catartico che il libro lascia solo intendere

Oltre a eliminare “Rita Hayworth” dal titolo, Le ali della libertà apporta alcune modifiche alla storia originale di Stephen King, praticamente tutte in meglio. Il più grande di questi cambiamenti è il finale del film: la storia di Stephen King si conclude con Red che si mette alla ricerca di Andy, invece di trovarlo davvero. Questo potrebbe sembrare un piccolo cambiamento, ma è importante.

Il ricongiungimento tra Red e Andy consolida il loro lieto fine e dà a entrambi una conclusione più definita allo sviluppo dei loro personaggi. Il film mostra che Red è stato in grado di superare il suo passato per andare avanti con il suo futuro, cosa che è molto meno evidente nel libro.

Il vero significato del finale di Le ali della libertà

vero significato del finale di Le ali della libertà

L’amicizia tra Andy e Red è la chiave del film

Come suggerisce il titolo di Le ali della libertà, il film è incentrato sulla ricerca di un senso di redenzione da parte dei suoi protagonisti, ma soprattutto sulla speranza. La storia del film vede Andy sperare (e lavorare segretamente) per un futuro che probabilmente non avrà, e vede Red respingere l’idea di poter sperare nella redenzione. Il finale del film vede Andy realizzare questa speranza e Red ritrovare uno scopo grazie agli sforzi dell’amico.

Le ali della libertà vede entrambi gli uomini superare i loro demoni per raggiungere il loro lieto fine: Andy supera l’ingiusta perdita della sua innocenza e Red affronta la propria colpa prima di scegliere di perseguire una vita al di fuori di Shawshank. Red e Andy sono stati i catalizzatori del cambiamento dell’altro e ognuno rappresenta la speranza per l’altro. Entrambi gli uomini trovano la salvezza nella loro amicizia in Le ali della libertà e questo è ciò che salva le loro vite.

Le ali della libertà recensione del film con Morgan Freeman

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Le ali della libertà recensione del film con Morgan Freeman

Le ali della libertà è un film del 1994 diretto da Frank Darabont e con protagonisti Tim Robbins (Andy Dufresne), Morgan Freeman (Red), Bob Gunton (Direttore Norton), Clancy Brown (capitano Hadley).

La trama de Le Ali della Libertà –  Maine, fine anni ’40. Il giovane bancario Andy Dufresne viene condannato a due ergastoli per l’assassinio della moglie e del suo amante. Dufresne, che si proclama innocente, finisce nel carcere di Shawshank. Sarà una lunghissima avventura fatta di violenza e umiliazione, ma illuminata dalla speranza e da una bellissima amicizia.

Il trailer ufficiale di Le ali della libertà

Analisi: Per far respirare a un pubblico di liberi donne e uomini il profumo della libertà, occorre far assaggiare quello amaro della reclusione, della violenza, della dignità che scivola sotto i piedi. Non è facile, ma The Showshank Redemption (tratto dal racconto di Stephen King Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank e rinominato dai “soliti Illuminati” di turno Le ali della libertà), diretto da Frank Darabont, ne è pienamente capace. È, questo, uno straordinario punto di forza. Far scorrere sulla pelle di chi guarda il senso del soffocamento e della paura, ricorrendo alle soluzioni narrative, al montaggio, all’inquadratura, al calibrato utilizzo dei personaggi che popolano la finzione, spuntando fuori dalle oscure quinte del carcere di Showshank. L’assenza pressoché totale di figure femminili – se non in poster, o in un oscuro flashback velato di morte – rende poi tutto il film una prigione psichica e morale ancor più aguzza e ferina.

Le ali della libertà insegna. Educa, alla Speranza e all’amicizia. Senza, abbandonati e spenti, si è perduti. Come il vecchio Brooks, che investito dall’abbagliante libertà, solo, straziato da mezzo secolo dietro le sbarre, dal ritmo della modernità, non regge che pochi giorni: poi, il cappio al collo in una pensione polverosa. La Speranza è luce, e salva quello che scorre sullo schermo, nei paradisi provvisori della nuova biblioteca di Showshank, nella salvezza definitiva che Andy vuole caparbiamente strappare alla vita. Dopo vent’anni di galera, dopo l’ennesima tortura morale inflitta dal Direttore Norton, sadico corrotto che gira con la Bibbia in petto, sacra e travisata base della sua maestosa vergine di ferro.

Le ali della libertà trailerBenché la storia sia ambientata negli Stati Uniti d’America qualche decennio fa è indubbio che, per la tenerezza, la profondità e il realismo con cui è raccontata, riporti vicino al cuore il significato della reclusione, le sorti di chi sta in gabbia oggi. Non è il tema del film – dirlo sarebbe un volgare ridimensionamento da quotidiano militante – ma  sicuramente anche il più ferreo teorico dello “sbatti dentro e ingoia la chiave”, inoltrandosi tra le alte mura di Showshank, può cominciare a credere che dietro le sbarre ci siano degli esseri umani. E la Speranza, per loro, siamo soprattutto noi che stiamo fuori.

Ormai un classico, Le ali della libertà ha riscosso negli anni un successo ampio e trasversale. Non certo perché stimola valori intestinali – non che sia reato – ma perché va a toccare l’umanità che, nonostante tutto, dovrebbe abitare ancora dentro ogni individuo. Magari ben nascosta, ma presente, pronta a farsi interrogare, a ritrovarsi, a riconoscersi.

Le migliori frasi dal film Le Ali della Libertà

  • Uno come me lo trovate in tutte le prigioni. Vi serve qualcosa? Rivolgetevi a me. Sigarette, spinelli, se è questo il vostro genere, una bottiglia di whisky per festeggiare il diploma di vostro figlio; qualsiasi cosa, nei limiti del ragionevole. Sì, signori. Io sono i “grandi magazzini” di questo schifo di posto. (Red)
  • Io credo in due cose: nella disciplina e nella Bibbia. Qui le conoscerete entrambe. Sappiate che l’anima è del Signore, ma il vostro culo appartiene a me. Benvenuti a Shawshank. (Samuel Norton)
  • Tu mangi quando ti diciamo di mangiare, caghi quando ti diciamo di cagare e pisci quando ti diciamo di pisciare! Ficcatelo in quella testa di cazzo, pezzo di merda! (Capitano Hadley a un prigioniero)
  • La prima notte è la più dura. Su questo non c’è dubbio. Ti fanno restare nudo, come il giorno in cui sei nato, con la pelle bruciata e mezzo accecato da quella merda anti-pidocchi che ti sparano addosso. E quando ti mettono nella tua cella, e senti sbattere il cancello, allora capisci che è tutto vero. L’intera vita spazzata via in quel preciso istante. Non ti resta più niente, solo una serie interminabile di giorni per pensare. Molti novizi danno quasi i numeri la prima notte, e ce n’è sempre qualcuno che si mette a piangere. Succede ogni volta. L’unica domanda è: chi sarà il primo? È una cosa buona su cui scommettere, come ogni altra, credo. Io avevo puntato su Andy Dufresne. Mi ricordo la mia prima notte. Dio, quanto tempo è passato. (Red)
  • Hey! Non hai ancora conosciuto nessuno? Non puoi continuare a startene da solo. Tutti hanno bisogno di amici… e io vorrei tanto esserti amico. (Bogs Diamond a Andy)
  • Qui dentro sono tutti innocenti. (Red)
  • Bravo! Più lotti e più mi piace! (Bogs Diamond mentre tenta di stuprare Andy)
  • Stavamo lì seduti, il sole ci picchiava sulle spalle e ci sentivamo liberi. Era come se stessimo asfaltando il tetto di casa nostra, eravamo i signori dell’intero creato. Quanto a Andy, rimase tutto il tempo seduto in disparte, con uno strano sorriso stampato in faccia, e ci guardava bere le sue birre. Voi potreste pensare che lo fece per ingraziarsi i secondini, o magari per farsi qualche amico fra di noi; invece io penso che l’abbia fatto per sentirsi di nuovo come tutti gli altri, anche se solo per poco tempo. (Red)
  • Ancora oggi non so cosa dicessero quelle due donne che cantavano, e a dire la verità non lo voglio sapere. Ci sono cose che non devono essere spiegate. Mi piace pensare che l’argomento fosse una cosa così bella da non poter essere espressa con delle semplici parole. Quelle voci si libravano nell’aria ad un’altezza che nessuno di noi aveva mai osato sognare. Era come se un uccello meraviglioso fosse volato via dalla grande gabbia in cui eravamo, facendola dissolvere nell’aria, e per un brevissimo istante tutti gli uomini di Shawshank si sentirono liberi. (Red)
  • O fai di tutto per vivere, o fai di tutto per morire. (Andy)
  • La speranza è una cosa buona, forse la migliore delle cose, e le cose buone non muoiono mai. (Andy)
  • La cosa strana è che quando ero fuori ero un uomo onesto, dritto come una freccia. Qui in prigione sono diventato un diavolo! (Andy)
  • Io dico che queste mura sono strane: prima le odii, poi ci fai l’abitudine, e se passa abbastanza tempo non riesci più a farne a meno: sei istituzionalizzato… È la tua vita che vogliono, ed è la tua vita che si prendono. La parte che conta almeno. (Red)

Voto 90

Le 9 domande cruciali a cui Beauty in Black 2 dovrà rispondere

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Le 9 domande cruciali a cui Beauty in Black 2 dovrà rispondere

Dal destino di Rain in ospedale alla relazione tra Mallory e Calvin, ci sono molte domande senza risposta e trame irrisolte nella prima stagione di Beauty in Black che la seconda stagione dovrà riprendere. La prima stagione di Beauty in Black si è conclusa con l’episodio più emozionante e ricco di azione mai visto finora. Si è aperto con una sparatoria in un rifugio sicuro e si è concluso con una brutale rissa in un parcheggio. Kimmie e Angel sono in fuga, l’impero dei prodotti per la cura dei capelli di Mallory è nei guai con la legge e Rain è in ospedale, ancora convalescente dopo le complicazioni dell’intervento chirurgico.

Netflix ha già rinnovato Beauty in Black per una seconda stagione di otto episodi. Come promesso dal trailer apparso alla fine del finale della prima stagione, il cast di Beauty in Black tornerà sul piccolo schermo nella primavera del 2025. Ed è un bene che la soap opera di Tyler Perry torni così presto, perché la prima stagione ha lasciato molti nodi da sciogliere e colpi di scena. Si è conclusa con un rapimento, una violenta rissa e un’auto sportiva in fiamme, quindi la seconda stagione avrà molto da spiegare.

Cosa farà Horace riguardo alla tentata rapina?

Il finale della prima stagione è iniziato in modo esplosivo con un tentativo di rapina nella casa sicura di Horace. Dopo che un gruppo di aggressori mascherati ha fatto irruzione e lo ha costretto ad aprire la cassaforte sotto il letto, Horace ha tirato fuori un fucile e li ha uccisi tutti. Anche se inizialmente sospettava che Kimmie e Angel fossero coinvolti nella rapina, sono riusciti a convincerlo della loro innocenza e lui li ha lasciati andare. Più tardi, Jules è venuto a ripulire la scena del crimine e Horace lo ha interrogato sul giudice corrotto sul suo libro paga, Harold Wiscollins.

Sembra improbabile che una persona vendicativa e rancorosa come Horace lasci correre questo tentativo di rapina. Chiedendo informazioni sul giudice corrotto, sembra avere in mente un piano malvagio. Jules ha stabilito che la rapina è stata compiuta dalle stesse persone che hanno consegnato la cassaforte: sono tornati per rubarla. Ora che Horace sa chi sono i responsabili, cosa farà per vendicarsi?

Lena denuncerà l’azienda di Mallory?

Lena è un avvocato che conosce abbastanza segreti sull’impero dei prodotti per capelli di Mallory da poter distruggere l’intera azienda. Mallory è già preoccupata che Lena la porti in tribunale e distrugga la sua azienda. Nel finale della prima stagione, sia Mallory che Roy hanno incontrato Lena separatamente per offrirle un lavoro nel reparto legale dell’azienda. Sperano che, se le offrono un lavoro con uno stipendio elevato all’interno dell’azienda, lei ritirerà la causa contro l’azienda.

Sfortunatamente per loro, Lena insiste che non può essere comprata; ha una piccola cosa chiamata integrità. La stagione 1 lascia questo punto in sospeso. Lena non ha ancora intrapreso alcuna azione legale contro l’azienda, ma è pronta a farlo nella stagione 2 – e ora che hanno cercato di corromperla, ha ancora più prove per incriminarli.

Chi ha fatto saltare in aria l’auto di Charles?

Nel penultimo episodio della stagione 1 di Beauty in Black, l’auto di Charles è stata fatta saltare in aria da un gruppo di uomini mascherati. Sembravano lo stesso gruppo che ha cercato di rapinare la cassaforte di Horace, ma i passamontagna e gli abiti completamente neri sono un abbigliamento piuttosto standard per i criminali professionisti, quindi potrebbero essere due gruppi non collegati. La teoria principale è che l’auto di Charles sia stata fatta saltare in aria da Norman per vendicare la morte di Ina. Charles è il figlio di Horace ed è probabile che sia rimasto coinvolto come danno collaterale nella faida tra Horace e Norman.

Ma la prima stagione non ha fornito risposte concrete su chi abbia distrutto l’auto di Charles e perché. Nel finale della prima stagione, Mallory trova l’auto di Charles in fiamme su una strada privata, con la polizia e i paramedici che indagano sulla scena dell’incidente. Lei chiede delle risposte, ma non sono ancora riusciti ad arrivare al fondo della questione. La seconda stagione dovrà finalmente approfondire questo colpo di scena.

Rain si riprenderà dalle complicazioni chirurgiche?

A metà della prima stagione di Beauty in Black, Rain è stata ricoverata in ospedale. Alla disperata ricerca di soldi, ha deciso di sottoporsi a un intervento di chirurgia estetica per migliorare il suo aspetto e sperare di guadagnare di più al club. Tuttavia, durante l’intervento, i prodotti utilizzati hanno interagito con i suoi farmaci per l’asma e le hanno causato complicazioni mediche. Alla fine della prima stagione, Rain è ancora in ospedale, in convalescenza per queste complicazioni. Kimmie e Angel le fanno visita, ma lei non sembra affatto vicina alla guarigione.

La seconda stagione dovrà rivelare il destino di Rain. O si riprenderà dalle complicazioni chirurgiche e tornerà al club, oppure morirà. Rain è uno dei personaggi più amati di Beauty in Black, quindi sarebbe straziante se venisse uccisa, ma in ogni caso la seconda stagione dovrà mostrare il suo destino.

Perché il personale dell’ospedale ha detto a Kimmie che Rain era morta?

Non appena Rain è stata ricoverata in ospedale, Kimmie ha iniziato a farle visita il più spesso possibile. Ai suoi capi al club questo non piaceva, perché se era in ospedale a trovare la sua amica, non guadagnava soldi per loro. Un giorno, quando Kimmie è andata a trovare Rain in ospedale, ha scoperto che non era più nel suo letto e il personale le ha detto che Rain era morta. Kimmie sospettò immediatamente che i suoi loschi capi avessero qualcosa a che fare con tutto questo.

Tuttavia, nel finale della prima stagione, Kimmie scopre con sorpresa che Rain è ancora viva; è stata solo trasferita in un altro ospedale. Va a trovarla nel nuovo ospedale e scopre che sta bene, anche se è ancora in convalescenza. Ma la domanda rimane: perché il personale del primo ospedale ha detto a Kimmie che Rain era morta? È ancora possibile che i capi di Kimmie siano coinvolti nel trasferimento di Rain in un nuovo ospedale e che abbiano ancora qualcosa di oscuro in serbo per lei.

Mallory e Calvin staranno insieme?

Durante tutta la prima stagione di Beauty in Black, Mallory ha avuto una relazione bollente con il suo autista, Calvin. Nel finale di stagione, Calvin ha confessato di provare dei sentimenti veri per Mallory, che vanno oltre la semplice attrazione fisica. Si è innamorato di lei, ma lei ha rifiutato una relazione romantica con lui. Sembrava che Mallory fosse riluttante ad accettare i suoi sentimenti per Calvin perché lui è solo un autista, un uomo che lavora, ma Mallory non sembra il tipo che giudica le persone in base alla loro classe sociale. Ora è estremamente ricca, ma dice di provenire da umili origini.

Potrebbe semplicemente essere che Mallory non provi nulla di più che desiderio per Calvin, quindi non vuole una relazione più seria con lui. In ogni caso, la seconda stagione dovrà dare un seguito a questa storia. O Mallory accetterà i suoi sentimenti per Calvin e inizierà una vera relazione con lui, oppure lo rifiuterà e il loro rapporto di lavoro diventerà molto complicato.

Kimmie riuscirà a salvare Sylvia?

Mentre stavano lasciando la città, Kimmie e Angel sono state fermate da Body. Body credeva erroneamente che Kimmie stesse cercando di usurpare il suo posto nel club, quindi ha architettato un piano per ricattarla. Body ha rivelato di aver fatto rapire Sylvia, la sorella adolescente di Kimmie. Un’auto si è fermata con Sylvia immobilizzata sul sedile posteriore. Prima che Kimmie potesse intervenire per salvare la sorella minore, l’auto è partita e Body ha detto a Kimmie che avrebbe dovuto fare ciò che le diceva, altrimenti sua sorella ne avrebbe pagato le conseguenze.

Body sperava di usare il rapimento per ricattare Kimmie, ma il piano le si è ritorto contro immediatamente. Invece di piegarsi alle richieste di Body, Kimmie ha iniziato a picchiarla. Il teaser della seconda stagione (incluso alla fine del finale della prima stagione) mostrava Kimmie in guerra per trovare e salvare sua sorella. Riuscirà a salvarla?

Body è morta?

Durante la lotta con Body, Kimmie l’ha colpita ripetutamente, sbattendola contro la portiera di un’auto, e sembrava avere il sopravvento. Ma poi Body ha tirato fuori un coltello e lo ha agitato davanti al viso di Kimmie e Angel, minacciando di pugnalarle se non si fossero allontanate. Ovviamente, con la vita di sua sorella in pericolo, Kimmie si è rifiutata di indietreggiare. È salita in macchina, ha premuto a fondo l’acceleratore e ha investito Body.

Body ha portato un coltello in una rissa, quindi Kimmie ha portato una macchina in una rissa con un coltello. Il finale di stagione è passato al nero poco dopo che Kimmie ha investito Body con la sua auto, quindi non è chiaro se Body sia sopravvissuta all’incidente. Ma dato che è rimasta schiacciata tra due auto diverse, sembra improbabile che possa sopravvivere. La seconda stagione dovrà rivelare se Body è viva o morta.

Jules darà la caccia a Kimmie e Angel?

Quando Body affronta Kimmie e Angel per la prima volta, minaccia di chiamare Jules e mandarlo a cercarle. Jules è uno dei personaggi più pericolosi e influenti della serie, quindi non è una minaccia da prendere alla leggera. Basandosi su tutto ciò che è successo nella scena successiva, c’è una buona probabilità che Jules dia la caccia a Kimmie e Angel nella seconda stagione di Beauty in Black.

Kimmie e Angel stanno progettando di abbandonare i loro impegni con il club e lasciare la città, cosa che Jules, il loro protettore, non gradirà affatto. Erano nel rifugio sicuro di Horace durante la rapina, che Jules ha il compito di ripulire. E come se non bastasse, se Body è ancora viva, manterrà sicuramente la sua promessa di reclutare Jules dopo essere stata investita da un’auto. La seconda stagione di Beauty in Black ha molte domande a cui rispondere, ma questa è una delle più urgenti.

Le 7 teorie più grandi su Stranger Things 5 in vista di Volume 2

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Le 7 teorie più grandi su Stranger Things 5 in vista di Volume 2

La quinta stagione di Stranger Things è finalmente arrivata con il rilascio di Volume 1, ricco di rivelazioni, cliffhanger e nuovi misteri in vista del gran finale. Con il debutto di Volume 2 il giorno di Natale, i fan stanno formulando ogni possibile teoria su come si concluderà l’intera saga. Ecco le sette teorie più discusse e affascinanti su Stranger Things 5 prima degli ultimi episodi.

Stranger Things 5 sta preparando un “tiro critico” alla Dungeons & Dragons

Stranger Things Stagione 5 Foto Credits Netflix

Fin dalla prima stagione, Stranger Things intreccia la sua mitologia con il mondo di Dungeons & Dragons. Ora, sembra che quella simbologia sia tornata con un nuovo significato: Eleven (Undici) + Eight (Otto) = 19. A questo si aggiunge Will, che sembra canalizzare parte dei poteri di Vecna (Uno).

Il totale? 20, cioè il celebre natural 20 di D&D, il tiro perfetto. Secondo questa teoria, l’unione dei loro poteri potrebbe rappresentare l’unica combinazione possibile per sconfiggere definitivamente Vecna.

Vecna sta costruendo un wormhole per viaggiare nel tempo

Stranger Things - Stagione 5

Le lezioni di Mr. Clarke sono sempre state piene di foreshadowing, e quella sui ponti Einstein-Rosen non fa eccezione. Il suo diagramma di un wormhole è identico al disegno del nuovo covo di Vecna realizzato da Will.

Se Vecna sta tentando di manipolare lo spazio-tempo, lo scopo potrebbe essere devastante:

  • impedire a Eleven di ottenere i poteri,

  • annullare gli esperimenti di Brenner,

  • o addirittura evitare la propria trasformazione in Vecna.

Una svolta temporale potrebbe essere la chiave del finale.

Vecna ha ancora un piano importante per Will Byers

Vecna in Stranger Things
© Netflix

Will è sempre stato il personaggio più legato mentalmente a Vecna, fin da stagione 1. La loro connessione psichica è unica e in Stranger Things 5 sembra addirittura rafforzarsi, con Will che manifesta poteri simili a quelli dell’antagonista.

Il timore è che Vecna abbia sempre considerato Will come il suo vero “asso nella manica”.
Potrebbe essere manipolato per tradire il gruppo? L’idea è dolorosa, ma non priva di indizi inquietanti.

Il Culto di Vecna sorgerà in Volume 2

Vecna e Will in Stranger Things S 5
Jamie Campbell Bower nel ruolo di Vecna in Stranger Things: Stagione 5. Cr. PER GENTILE CONCESSIONE DI NETFLIX © 2025

La stagione 4 aveva già accennato al “Culto di Vecna” attraverso la campagna del Club Hellfire. Ora questa visione potrebbe diventare realtà: i bambini rapiti negli episodi di stagione 5 potrebbero essere destinati a diventare i suoi fedeli — o vere e proprie “batterie” psichiche.

Volume 2 potrebbe quindi mostrare una vera setta al servizio di Vecna, pronta ad amplificarne i poteri oltre ogni limite.

Il Mind Flayer è il vero villain finale di Stranger Things

Vecna ha tirato i fili della stagione 4… ma chi sta tirando i suoi ora?
Il Mind Flayer è stranamente assente in questa stagione, e questo silenzio potrebbe essere intenzionale.

Secondo molti, Vecna è solo il “Darth Vader” della serie: potente, ma comunque subordinato a una forza superiore. Il Mind Flayer potrebbe tornare in scena come boss finale assoluto del franchise, rivelando che Vecna non è mai stato il vero mastermind.

Max potrebbe sacrificarsi per salvare i bambini

Il primo episodio di Volume 2 si intitola “Escape From Camazotz”, un riferimento al mondo oscuro descritto in Nelle pieghe del tempo (A Wrinkle in Time), amatissimo da Holly.

Max è ancora imprigionata nel mindscape di Vecna dal finale della stagione 4. Considerando il suo legame con i bambini rapiti, una teoria sempre più diffusa è questa: Max potrebbe sacrificarsi per liberare tutti gli altri.

Sarebbe una chiusura tragica ma coerente con il suo arco narrativo.

Hopper sopravvive… e torna capo della polizia

Stranger Things Stagione 5 Foto Credits Netflix

Le foto dal set hanno già svelato che Hopper indosserà di nuovo la divisa da capo della polizia in qualche momento della stagione. L’uomo non era più tornato al suo ruolo ufficiale da prima della sua prigionia in Russia, nella stagione 3.

In una scena è anche stato visto parlare con Mike davanti al cinema di Hawkins, che proietta Indiana Jones e l’Ultima Crociata (1989). Questo suggerisce un epilogo ambientato dopo gli eventi principali, confermando la sopravvivenza di Hopper e la sorte di altri personaggi chiave.

Stranger Things 5 – Volume 2 debutta su Netflix il giorno di Natale, mentre il gran finale della serie arriverà il 31 dicembre.