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Gabrielle Un amore fuori dal coro al cinema

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gabrielle-un-amore-fuori-dal-coroArriva nelle sale italiane, distribuito da Officine UbuGabrielle Un amore fuori dal coro, il film diretto dalla regista canadese Louise Archambault che ha commosso il pubblico del Festival di Locarno, vincitore del Premio nella sezionePiazza Grande. Gabrielle, interpretata da Gabrielle Marion-Rivard, è una giovane donna affetta dalla Sindrome di Williams dotata di una contagiosa gioia di vivere e di una spiccata propensione per la musica.

LEGGI ANCHE: Gabrielle Un amore fuori dal coro

Gabrielle si innamora, felicemente ricambiata, di Martin, un ragazzo conosciuto nel centro ricreativo dove canta in un coro. Le rispettive famiglie non permettono ai ragazzi, a causa della loro disabilità, di vivere il proprio amore come vorrebbero. Mentre il coro si prepara a partecipare ad un importante festival musicale, Gabrielle fa di tutto per dimostrare la propria autonomia e per guadagnarsi un’indipendenza tanto agognata. Con grande determinazione, la giovane dovrà affrontare i pregiudizi di chi le sta intorno e i propri limiti, per sperare di poter vivere con Martin una storia d’amore per nulla ordinaria. Con la partecipazione di Robert Charlebois, noto cantante canadese, la pellicola è una riflessione a tutto tondo sul desiderio di libertà e di amore che accomuna tutti gli esseri umani; è un ritratto, delicato e dal tocco tipicamente femminile, di una donna, della sua forza di volontà e della profondità dei rapporti umani, come la magia del legame con la sorella Sophie. Oltre la protagonista, il film ritrae anche la complessità di tutto il contorno che la circonda, fatto di familiari – attraverso un controverso rapporto con la mamma -, operatori sociali e gli altri ragazzi del centro che fanno parte del coro, questi ultimi tutti attori non professionisti.

Gabrielle Un amore fuori dal coro al Biografilm Festival

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Gabrielle – Un amore fuori dal coro, il film che ha commosso il pubblico del Festival di Locarno, vincitore del Premio nella Sezione Piazza Grande, sarà proiettato in anteprima nazionale martedì 10 giugno alle ore 17.00 presso il Cinema Arlecchino di Bologna all’interno del Biografilm Festival, nella Sezione Contemporany Lives. Il Festival, che celebra quest’anno il suo decennale, sceglie Gabrielle per raccontare il tema della diversità e di quello straordinario strumento di trasformazione di sé e del mondo che è l’arte.

LGabrielle un amore fuori dal coroeggi anche la recensione del film

Distribuito da Officine UBU, Gabrielle arriva nelle sale italiane il 12 giugno con la regia della canadese Louise Archambault, con Gabrielle Marion-Rivard, nel ruolo della protagonista, Alexandre Landry, Mélissa Désormeaux-Poulin e tutti i ragazzi, attori non professionisti, de l’École Les Muses et la Gang à Rambrou. Un inno alla vita, all’amore, alla gioia che racconta la storia di una giovane donna affetta dalla Sindrome di Williams-Beuren, dotata di una contagiosa gioia di vivere e di una spiccata propensione per la musica. Gabrielle si innamora, felicemente ricambiata, di Martin, un ragazzo conosciuto nel centro ricreativo dove canta in un coro. Le rispettive famiglie non permettono ai ragazzi, a causa della loro disabilità, di vivere il proprio amore come vorrebbero. Mentre il coro si prepara a partecipare ad un importante festival musicale, Gabrielle fa di tutto per dimostrare la propria autonomia e per guadagnarsi l’indipendenza tanto agognata. Con grande determinazione, la giovane dovrà affrontare i pregiudizi di chi le sta intorno e i propri limiti, per sperare di poter vivere con Martin una storia d’amore per nulla ordinaria. Con la partecipazione di Robert Charlebois, noto cantante canadese,la pellicola è una riflessione a tutto tondo sul desiderio di libertà e di amore che accomuna tutti gli esseri umani; è un ritratto, delicato e dal tocco tipicamente femminile, di una donna, della sua forza di volontà e della profondità dei rapporti umani, come la magia del legame con la sorella Sophie.

Gabriella Wilde confermata in Carrie

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Gabriella Wilde confermata in Carrie

Dopo Chloe Moretz nel ruolo della protagonista e Julianne Moore in quello della madre, nuova conferma per il remake di Carrie adattamento dell’omonimo libro del Re del brivido, portato per la prima volta sugli schermi da Brian de Palma: Gabriella Wilde sarà Sue Snell, mentre per il ruolo di Miss Collis si parla di Judy Greer; nell’originale di De Palma, il ruolo di Sue era stato coperto da Amy Irving. La Wilde, ancora non notissima, vanta comunque già alcune apparizioni di rilievo, tra cui quella nei Tre Moschettieri nello scorso anno, in St Trinian’s 2,  e in un episodio della stagione 2010 del Dottor Who.

Sue Snell, inizialmente tra le ragazze che prendono di mira Carrie coi loro scherzi crudeli, si ricrederà cercando di darle una mano, ma con esiti tutt’altro che brillanti. La Collins è invece un’insegnante di educazione fisica che prende in simpatia la protagonista, cercando di difenderla;  un ruolo importante per la Greer, fattasi già notare in The Descendents e Jeff Who Lives At Home; nell’originale la parte era stata affidata a Betty Buckley, in seguito conosciutissima al grande pubblico anche in Italia grazie al ruolo della madre nel telefilm della Famiglia Bradford. Ulteriori indiscrezioni danno Ivana Baquero per la parte di Chris Hargensen,  la vera ‘nemesi’ di Carrie, alla guida della banda di ‘bulle’ che la perseguita, nell’originale interpretata da Nancy Allen. L’uscita del film è prevista per il 15 marzo 2013, anche se al momento non è ancora stata fissata una data per l’inizio delle riprese.

Fonte: Empire

Gabriele Salvatores racconterà l’Italia all’Expo 2020 Dubai

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Gabriele Salvatores racconterà l’Italia all’Expo 2020 Dubai

Sarà il Regista Premio Oscar Gabriele Salvatores a raccontare ai visitatori del Padiglione Italia a Expo 2020 Dubai le Regioni del nostro Paese che da oggi cominciano così il loro cammino verso il grande evento globale di quest’anno.

Con una conferenza stampa sulla piattaforma digitale della Stampa Estera il Commissariato per la partecipazione dell’Italia ha svelato il progetto che vedrà i territori protagonisti assoluti del percorso espositivo del Padiglione alla prossima Esposizione Universale al via il primo di ottobre.

A Salvatores – scelto da una commissione presieduta dallo scrittore Sandro Veronesi – è affidato il compito di narrare la Bellezza del Paese evocata sin dal titolo della partecipazione italiana – “La Bellezza unisce le Persone” – che a sua volta declina il claim di Expo Dubai “Connettere le menti, creare il futuro”.

Nelle prossime settimane lo sguardo del regista premio Oscar, con la produzione di Indiana Production, attraverserà le Regioni che hanno aderito al progetto, realizzando riprese che verranno poi editate e infine proposte per l’intera durata del semestre espositivo ai visitatori del Padiglione Italia.

Tutto il racconto del Padiglione è stato immaginato come il viaggio di uno sguardo. All’inizio i visitatori si troveranno ad ammirare il paesaggio del percorso espositivo per poi addentrarsi lungo un itinerario di architetture narrative fatte di contenuti che esprimono il meglio della competenza e della bellezza italiana: dal cinema al teatro, dai paesaggi, alle imprese più innovative, dalle tecnologie d’avanguardia alla sostenibilità.

Il racconto costruito dal Regista con le Regioni partecipanti prevede una serie di contenuti altamente scenografici e d’impatto a cominciare da quelli del Belvedere, il luogo da cui si vede il bello: una finestra circolare sui territori del Paese con proiezioni a 360 gradi dei paesaggi italiani più suggestivi che sta a significare anche l’importanza di protezione e cura di questo inestimabile valore che il nostro Paese rappresenta per il mondo intero.

Il percorso continua con il film sul ‘Saper Fare’ italiano,  raccontato su uno schermo di 100 metri quadrati e capace di mostrare al visitatore il meglio delle ‘artigiane’, dell’agroalimentare, della meccanica, del design e dell’esercizio delle tecnologie più sofisticate; la narrazione prosegue con le ‘Short Stories’, mostre temporanee con un approfondimento tematico sulla nostra cultura e arte oltre che sulle innovazioni contemporanee nei campi della salute, della medicina, dello spazio e del design.

Il Padiglione Italia a Expo Dubai sarà quindi un vero e proprio ‘Giardino delle Storie’: un giardino perché sintesi metaforica di tanti elementi diversi che insieme creano un linguaggio di equilibrio e armonia, proiezione dell’ordine dell’universo. E le storie che nascono nei nostri territori rappresentano spesso competenze uniche al mondo: quelle di un’innovazione capace, come è successo tante volte nei secoli e accade ancora nel presente, di cambiare il corso della storia e dell’umanità grazie alla visione e alla consapevolezza di vivere in un territorio di inestimabile valore naturalistico, paesaggistico e culturale.

Credo che la bellezza, l’arte e anche se vogliamo il piacere della vita che l’Italia sa ben fornire ed esportare possano veramente aiutare a cambiare il mondo”, ha affermato Gabriele Salvatores.

La bellezza italiana che Gabriele Salvatores racconterà magistralmente è la bellezza che si fonda sulle diversità dei suoi territori e dei suoi saperi: così le nostre Regioni saranno, per la prima volta in un’Esposizione Universale, partner artistici del Padiglione italiano, realizzandone i contenuti per l’intero periodo dell’Expo”, ha affermato Paolo Glisenti, Commissario Generale per la partecipazione dell’Italia a Expo 2020 Dubai. “Per rilanciare il turismo, a cominciare da quello esperienziale, ma anche per far crescere l’attrazione dei capitali internazionali verso le filiere d’impresa dall’artigianato alla grande industria, e far crescere l’attrazione di capitale umano verso i centri di competenza scientifica e tecnologica destinati a generare innovazione e sostenibilità nel futuro”, ha aggiunto Glisenti.

Tutti i paesaggi del nostro Paese, ad esclusione di quelli naturali, sono di fatto espressione diretta del saper fare italiano. Sono molto contento che sia un autore come Gabriele Salvatores, con la sua sensibilità, a raccontare e declinare tutto questo”, ha dichiarato Davide Rampello, Direttore Artistico del Padiglione Italia a Expo 2020 Dubai.

Gabriele Salvatores racconta il mestiere dei Comedians

Gabriele Salvatores racconta il mestiere dei Comedians

Prodotto da Rai Cinema, con Indiana Production e distribuito da 01 Distribution, Comedians, il nuovo film di Gabriele Salvatores arriva in sala dal 10 giugno in 250 copie. Una scelta coraggiosa, visto il periodo difficile per le sale, dovuto all’emergenza Covid, e l’approssimarsi dell’estate, ma di cui il regista si dice convinto, e spiega: “Per me è importante uscire con questo film adesso. […] A me la carriera è andata bene e ogni tanto nella vita bisogna restituire qualcosa. Questa è la mia maniera di dire che il cinema va avanti: le sale sono aperte, torniamo al cinema”. Si dice anche convinto che “le sale non chiuderanno mai. Non sono uno stupido ottimista. Non chiuderanno perche sono quel luogo dove si può decidere di passare due ore senza essere per forza interattivi, se non con la mente e le emozioni, abbandonandosi a un viaggio di due ore pensato da un’altro. […] In una sala si sospende la realtà per un attimo, mentre a casa tua, per quanto possa essere bello il film che stai vedendo, la realtà è sempre presente”. 

Il progetto arriva da lontano, da una pièce teatrale del 1985, tratta da un testo di Trevor Griffiths, messa in scena dallo stesso Salvatores e diventata poi un film da lui diretto, Kamikazen – Ultima notte a Milano. Molta è la curiosità intorno a questa rilettura dopo ventun anni, che ha dato vita a Comedians. Così ne parla il regista, sottolineando le differenze tra i due progetti:“Kamikazen è veramente un’altra cosa. Non c’è la scuola, non c’è il maestro, non c’è l’esaminatore, tant’è vero che nel film non c’è neanche scritto che sia ispirato o in realzione al testo di Griffiths. […] Lì abbiamo indagato le vite private dei singoli personaggi. […] L’umanità delle case di ringhiera di Milano”. “Quando avevamo messo in scena il testo di Griffiths nell’85 eravamo giovani affamati di successo e desiderosi di farci vedere. Quindi lo avevamo usato come contenitore per riempirlo di gag e di improvvisazioni. Rileggendolo ventun anni dopo, ho scoperto quello che i Pink Floyd chiamerebbero il “dark side of the moon” di questo testo, cioè la parte più riflessiva e malinconica. Questa è una piccola umanità che deve giorno per giorno fare i conti con la vita. Sognano una visibilità che è molto difficile da avere. Il testo si è rivelato, rileggendolo, molto più attuale di quello che pensavo”. “Ci sono temi che non avevo intravisto nella prima lettura. Per esempio, il rapporto tra padre e figlio che c’è tra i personaggi interpretati da Balasso e Pranno è interessante, è un padre che non glie le fa passare e un figlio che lo contesta. […] C’è voglia di apparire, di successo, di non essere perso in umanità di “raindogs” [cani randagi ndr.] ma essere qualcuno su un palco con una luce. Questo è molto attuale. Non è necessario che tutti stiano sul palco con la luce addosso. Ognuno può fare bene il proprio lavoro anche senza farsi vedere per forza”. 

E trattando della dicotomia tra bravura e successo, tema affrontato nel film, parla della sua esperienza personale: “Il vero problema è il successo […] A questo io ho risposto cercando di fare ogni volta qualcosa che non sapevo fare, cioè cambiando genere, tipo di film, sia per imparare qualcosa, ma soprattutto per non considerarmi in nessun modo arrivato. Quando sei convinto di saper fare molto bene una cosa sei vicino alla fine, secondo me. Credo che soprattutto per un artista ci voglia l’ansia, la paura di non saperlo fare. La voglia di provare delle cose nuove per rimanere vivo”. 

Il regista spiega poi come ha lavorato al film, facendo precedere le riprese da prove, proprio come si fa in teatro: “Ho usato un metodo che aveva usato anche Clint Eastwood […] in Million Dollar Baby e Gran Torino. Ha preso gli attori e il direttore della fotografia, ha provato prima il film […]. Quindi, quando è andato a girare, ci ha messo cinque settimane. Noi ce ne abbiamo messe quattro. Ma abbiamo fatto due settimane di prove prima. Così, quando arrivi sul set sai già dove mettere la macchina […], gli attori sanno dove spostarsi. […] Con due macchine da presa mi sono inserito tra di loro, semplicemente a stargli vicino, a farli vedere. Il grosso vantaggio rispetto al teatro è proprio poter vedere delle cose piccolissime” . Esperienza che il regista dice di voler ripetere in futuro, aggiungendo: “E’ un vizio degli attori italiani, che passano da un film all’altro velocissimamente e quindi non hanno mai il tempo di provare. Invece durante le prove […] nascono tantissime idee e rapporti”. 

A questo proposito, così alcuni membri del cast raccontano l’esperienza sul set. 

Il giovane Giulio Pranno, già protagonista di Tutto il mio follle amore, che qui iterpreta Zappa, il personaggio inquieto, dice: “Ho costruito il personaggio andando sul set giorno dopo giorno e lavorando con gli altri. Questo è stato un lavoro di gruppo. Con Gabriele è il secondo film che facciamo insieme. Mi sa dirigere e sono stato molto tranquillo su questo set. Mi sono molto fidato del lavoro. […] Ho fatto anche un corso di clownerie per prepararmi al ruolo”. E aggiunge di essere un amante del “black humour”. 

Ale e Franz interpretano i fratelli Filippo e Leo Marri, Ale racconta così i loro personaggi: “Siamo il prototipo del fallimento: un fallimento personale, umano. E siamo sulla soglia di un nuovo fallimento, all’inizio […] messo nella giusta direzione da Barni, ma appena arriva Celli, dentro di noi si crea questo grosso dubbio, soprattutto in me. Quindi andiamo nella direzione più facile, perché il pubblico vuol ridere, andiamo sulla risata facile, quella immediata. […] Lui [Leo, interpretato da Franz ndr.] se ne risente, va per la sua strada e si crea una crepa tra di noi che manda tutto a ramengo.” Mentre Franz ricorda: “Abbiamo iniziato davvero con Balasso come insegnante in un laboratorio. […] È stato davvero per noi un sogno lavorare con Gabriele, un percorso artistico che ha trovato il suo compimento”.

Natalino Balasso, che interpreta Eddie Barni, l’insegnante buono, descrive così il maestro: “Barni dice quello che penso io e Griffiths l’aveva già scritto nel ’78 […] La prima cosa che insegno loro è […]: quando si  entra in campo con le battute, con la comicità, capire perchè si è lì. Sembra una cosa ovvia, semplice, ma non è così. Credo che il novanta per cento della comicità non lo abbia capito. Anche per questo il film è importante”, e aggiunge: “Il mio personaggio dice delle cose che condivido a pieno”. Interrogato su cosa lo diverta, Balasso afferma: “Non ho una comicità preferita. Rido di molte cose, a volte anche di una comicità molto banale. Il comico che mi fa più ridere in assoluto è mio zio. Però è una cosa legata anche alle fasi della vita. Credo che da giovani si rida di certe cose, poi col passar degli anni, anche di altre”. 

Christian De Sica, qui nei panni del talent scout prammatico, descrive l’esperienza con Salvatores: “Non avevo mai avuto la fortuna di lavorare con Salvatores, ma ci conosciamo da tanti anni e ora con questo film siamo diventati anche amici. Serviva un attore nazional-popolare, guitto, uno che fa i cinepanettoni, e coi produttori si sono detti: chi prendiamo? Io ho accettato e lui ha scoperto uno straordinario attore drammatico”, dice tra il serio e il faceto. Poi prosegue: “Ho lavorato con tanti registi […] ma il clima in quei giorni a Trieste è stato meraviglioso. […] Lui è come un papà o una mamma. C’era una tale gentilezza e leggerezza. Veramente un attore si sente tranquillo nelle sue mani. […] È un film di una grande classe e questo dimostra anche il coraggio che Salvatores ancora ha. Si mette alla prova con un film artisticamente così severo e lo fa uscire il 10 giugno dopo il covid. È un passo importante anche per il cinema, per gli esercenti, per il pubblico”. Mentre sul suo personaggio così argomenta: “Questo personaggio secondo me non dice poi tante stronzate, dice la verità: io non cerco dei filosofi, non siate profondi, io sto cercando dei comici, se volete avere successo. Nella vita l’ho seguita questa strada e non è che mi sia andata male”. A chi gli domanda cosa lo faccia ridere, l’attore risponde guardando ai classici: “Mi fanno ridere ancora oggi moltissimo Totò e Alberto Sordi. Credo siano i più grandi comici che abbiamo avuto nel mondo”. 

Su come sia cambiata la comicità negli anni, Salvatores risponde invece così, e non rinuncia a una critica alla classe politica: “Si è sdoganato completamente, negli anni ’80 e ’90, il politicamente scorretto. Il che per certe cose è un bene, ma per certe altre siamo andati un po’ oltre. Adesso, se dici una cosa gentile, ti dicono che sei un buonista. Bisogna essere cattivi, un po’ haters, un po’ protagonisti, non essere d’accordo. E anche usare la comicità  come fanno alcuni dei nostri politici per essere amici, simpatici e non invece padri. Abbiamo tanto bisogno di padri secondo me, in questo momento. Di padri come Natalino e De Sica. Puoi non essere d’accordo con il personaggio di  Christian, ma almento prende una posizione. […] Ci vuole qualcuno che si prenda la responsabilità. Mi piacerebbe tanto che la nostra classe politica fosse un po’ più così”. 

Da qui un dibattito sugli eccessi del politicamente scorretto e del suo contrario, che a sua volta, se estremizzato, può diventare pericolso quanto e più dello stereotipo. Il regista argomenta così: “Il politicamente corretto, sopratutto se usato in una certa maniera, è rischioso. Guardate per esempio quello che sta succedendo con MeToo. Una istanza giusta, un motivo giusto che sta diventando certe volte anche ridicolo. Sento delle cose che arrivano dall’America che veramente sono impressionanti. Il politicamente corretto nel cinema porta al fatto di premiare per forza un film che ha degli attori neri. Ora c’è l’obbligo di rappresentare nel film varie cose. In Malcom e Mary il regista bianco è stato criticato perchè mette in scena un regista nero, appropriandosi di una cultura che non è la sua. Secondo me è pazzia. È una questione di equilibrio. Bisogna stare attenti da entrambe le parti. È una domanda molto importante ed io non ho la risposta precisa. Mi barcameno”.  

Franz sul tema e sull’esistenza di limiti da non oltrepassare in campo comico, commenta: “Il limite è legato alla sensibilità di ciascuno. Noi [ come duo comico con Ale ndr.] ci siamo posti un limite dall’inizio, che combacia con la nostra sensibilità. Non scherziamo sulle malattie. C’è poi una barriera tra lo scherzare tra amici e il mettere in scena qualcosa. Nel momento in cui sali su un palco, hai una responsabilità molto maggiore”. 

Interviene anche Balasso: “E’ un problema anche culturale. C’è sempre meno gente che capisce l’ironia. L’ironia va anche capita, ci vuole anche un’intelligenza, bisogna metterla in campo”. Comedians di Gabriele Salvatores è in sala dal  giugno in 250 copie.

Gabriele Salvatores presenta Italy in a Day: “L’Italia è un paese che soffre con dignità”

Italy in a Day“L’Italia che viene fuori da questi video è un Paese ferito, è un Paese che soffre con dignità e che non ha chiuso le finestre verso il futuro. C’è un senso di tenerezza verso la vita, verso l’umanità, che ho trovato positiva.” A parlare è Gabriele Salvatores che al Festival di Venezia 2014 ha presentato Fuori Concorso il suo Italy in a Day – Un giorno da italiani, progetto ideato da Ridley Scott e adottoato per l’Italia da Salvatores. Il prodotto finale è un film realizzato dagli italiani che hanno raccontato le loro giornate, le loro paure, le loro storie, la loro vita. Il regista si è quindi trovato a dover mettere ordine in mezzo a quasi 45mila video. Il risultato è un film sui generis, che non è di fiction ma non si può nemmeno considerare un documentario (o un mocumentario).

“Quello che avete visto è quello che abbiamo ricevuto, ho dovuto fare qualche scelta ma in proporzione è esattamente quello che c’è. Su 45mila non più di 3, 400 video avevano forti connotazioni sociali. Nei video ci sono tanti poveri, mentre non ci sono ricchi. Questa è una cosa interessante: come mai nessun professionista affermato ha sentito la necessità di mandare un proprio filmato?”

I video sono montati in ordine cronologico, dalla mezzanotte alla mezzanotte successiva del 26 ottobre 2013, e la struttura narrativa ‘oraria’ è stata realizzata mettendo insieme i filmati arrivati, tutti che rappresentano quotidianità spensierate o comuni, nonostante sia molto presente una dimensione di difficoltà che incombe su tutti e sull’Italia stessa.

“Se io fossi un politico italiano oggi – ha continuato Salvatores – sarei più colpito dalla quotidianità dei video che da certe discussioni o risse che vediamo in tv. Perchè la protesta sociale oggettiva e fondamentale è sotto gli occhi di tutti. La voglia di mantenere la dignità o di desideri che non siano solo quelli legati al cellulare nuovo, che passa attraverso queste persone semplici è bella, mi toccherebbe di più, mi sentirei responsabile, come mi sono sentito responsabile della scelta dei video e delle storie che ho deciso di raccontare. Sarebbero delle persone di cui dovrei occuparmi.”

 

Gabriele Salvatores a Giffoni presenta Il Ragazzo Invisibile 2

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Gabriele Salvatores a Giffoni presenta Il Ragazzo Invisibile 2

Il Premio Oscar Gabriele Salvatores arriva a Giffoni con Ludovico Girardello protagonista de Il Ragazzo Invisibile – Seconda Generazione per incontrare i ragazzi del Festival e tenere una masterclass. A Giffoni sarà proiettato anche Denti, film del 2000 con Paolo Villaggio che ricorda con emozione: “Era un grandissimo attore e un amico, era un grande attore comico – sottolinea – perché aveva innato il senso tragico della vita”.

Alle domande sul suo prossimo film dice: “Uscirà a gennaio e sarà accompagnato da una serie di iniziative collaterali. Ci sarà una graphic novel con la Panini e molto probabilmente uscirà il secondo capitolo del libro. Stiamo ultimando gli effetti e ricreando alcuni passaggi in 3D. Nel frattempo dal precedente a questo il nostro protagonista è cresciuto e senza fare troppe anticipazioni – aggiunge – scoprirà di avere una sorellina un po’ “infiammabile” e due madri, una biologica e l’altra adottiva – questo secondo film ha un andamento emotivo molto forte e più dark del primo”.

A venti anni di distanza da Nirvana (1996) Salvatores spiega come all’epoca non si conoscevano le potenzialità della rete. “L’approccio alla fantascienza mi viene naturale. Per capire la realtà non basta la ragione e oggi capire il confine tra realtà a finzione non è facile. Il cinema ha un grande potere, quello di far apparire le ombre di Platone vere. Il cinema ha il potere di evocare i fantasmi come diceva Jacques Derrida, e per questo la sala cinematografica non morirà mai – asserisce con convinzione Salvatores. Il ragazzo invisibile gioca con il tema dei supereroi e cita Gramsci per affermare che per capire la realtà non basta la ragione. Nel primo film il protagonista scopriva il superpotere, nel secondo il tema è come usare i superpoteri, cosa farne e come capire il confine tra giusto e ingiusto, tra bene e male”.

Il ragazzo invisibile seconda generazione: il teaser trailer del film di Gabriele Salvatore

Parlando di un certo cinema che si ispira a storie realmente accadute Salvatores spiega che per lui “il cinema non ha più solo la funzione di essere una finestra sulla realtà. Una storia vera ti lega alla presa diretta e la televisione, se ben fatta, assolve a questo compito. Apprezzo molto Dolan perchè è molto bravo a coniugare lo sguardo sulla realtà con la dimensione emotiva andando oltre il realismo. Nel mio film c’è uno sguardo introspettivo, un ritmo serrato ed è più spettacolare del primo. Ne sono fortemente innamorato. Sto intraprendendo alla soglia dei 67 anni (li compirà il 30 luglio) un viaggio che scompagina la struttura classica della sceneggiatura.”

Alla domanda se ci sarà la continuazione di Italy in a Day, il documentario che nel 2014 realizzò con la Rai, a partire da una campagna pubblicitaria online che chiedeva alle persone di riprendere alcuni momenti della propria giornata, Salvatores ha detto che ne sarebbe contento e che “sarebbe potuto e potrebbe diventare un appuntamento annuale ma – sottolinea – per questo servirebbe la Rai a cui peraltro abbiamo proposto il progetto ma ad oggi non se ne è fatto nulla. Gli avevamo proposto il tema del Capodanno. Farei Italy in a Day di nuovo”.

Parlando dei progetti futuri Salvatores dice: “Sto lavorando a un film americano, sarebbe un ritorno al road movie raccontando un rapporto tra padri e figli”. A proposito de Il Ragazzo Invisibile non esclude che ci possa essere un terzo episodio. “In un momento in cui i ragazzi vogliono la visibilità attraverso i social abbiamo scelto questo super potere perché il più economico e non si vende.”

Gabriele Muccino: 10 cose che non sai sul regista

Gabriele Muccino: 10 cose che non sai sul regista

Tra i più abili registi italiani vi è senza ombra di dubbio Gabriele Muccino, profondo conoscitore del mezzo cinematografico che negli anni ha portato al cinema la storia di un’Italia, e di italiani, in piena trasformazione. Con le sue storie corali e ricche di passioni, il regista ha conquistato critica e pubblico, riuscendo anche a compiere il salto in quel di Hollywood, dove ha avuto modo di realizzare più di un film.

Ecco 10 cose che non sai su Gabriele Muccino.

I film di Gabriele Muccino

1. Ha scritto e diretto lungometraggi in Italia e negli Stati Uniti. Muccino debutta alla regia nel 1998 con il film Ecco fatto, ottenendo maggior popolarità con l’opera seconda Come te nessuno mai (1999). Il successo arriva con il film L’ultimo bacio (2001). Dirige poi Ricordati di me (2003), mentre con La ricerca della felicità compie il suo esordio statunitense, collaborando con l’attore Will Smith, che dirige nuovamente in Sette anime (2008). Torna poi in Italia per realizzare Baciami ancora (2010), sequel del suo celebre film. Negli Stati Uniti realizza poi altri due film Quello che so sull’amore (2012) e Padri e figlie (2015). Con L’estate addosso (2016) torna in Italia, ottenendo poi un altro grande successo con A casa tutti bene (2018), di cui poi realizza anche la serie. Nel 2020 realizza Gli anni più belli, dove dirige alcuni tra i suoi attori feticcio, come Pierfrancesco Favino e Claudio Santamaria, in aggiunta a Kim Rossi Stuart e Micaela Ramazzotti.

2. Per i suoi film ha ottenuto importanti riconoscimenti. Nel corso degli anni Muccino si è affermato come un regista particolarmente apprezzato dalla critica, che ne ha in più occasioni premiato l’opera artistica. Con L’ultimo bacio, infatti, ha vinto il David di Donatello come miglior regista, mentre nel 2008 riceve un David speciale per i suoi successi negli Stati Uniti come autore e come regista. Nel 2019, infine, vince la prima edizione del David dello spettatore con il film A casa tutti bene, premio assegnato ai più grandi successi della stagione.

Fino alla fine film Gabriele Muccino
Una scena di Fino alla fine

Fino alla fine, l’ultimo film di Gabriele Muccino

3. Ha girato lo stesso film due volte. Nel 2024 Muccino torna al cinema con Fino alla fine (qui la recensione), il suo nuovo film incentrato su una ragazza americana che vive una pericolosa avventura di una notte insieme a quattro ragazzi palermitani. Come raccontato da Muccino, il film è stato girato due volte: una prima volta interamente in lingua inglese, per il mercato internazionale; e una seconda volta con l’alternanza di lingua inglese, italiano e dialetto siciliano, cosa che ha fatto esaltare le difficoltà di comunicazione tra i protagonisti.

Il figlio di Gabriele Muccino, Ilan, fa parte del cast di Amici 2024

4. Suo figlio è un cantante. Ilan, figlio del celebre regista Gabriele Muccino, è uno dei talenti scelti per la ventiquattresima edizione di Amici di Maria De Filippi. Ha infatti presentato il suo inedito Inverno proprio durante la sua prima esibizione ad Amici, dove grazie alle sue capacità interpretative e al suo talento autoriale viene scelto come allievo da Rudy Zerbi.

La vita privata di Gabriele Muccino

5. Si è sposato più volte. Muccino è stato sposato una prima volta dal 2002 al 2006 con Elena Majoni, mentre dal 2012 è sposato con Angelica Russo. Per entrambi i matrimoni, Muccino ha mantenuto particolare riserbo, evitando di condividere dettagli privati sui social o con i media.

6. Ha tre figli. Il regista ha avuto un primo figlio, Silvio Leonardo, nato nel 2000 da una relazione avuta con Eugenia F. Di Napoli. Nel 2003, durante il matrimonio con Elena Majoni, nasce il secondo figlio, chiamato Ilan. La prima figlia femmina nasce invece nel 2009, avuta con l’attuale moglie Angelica Russo.

Gabriele Muccino e suo fratello Silvio Muccino

7. Suo fratello è un noto attore. Muccino ha un fratello minore, Silvio, divenuto negli anni un noto attore. Questi esordisce al cinema proprio come protagonista del film Come te nessuno mai, per poi collaborare nuovamente con il fratello per i film L’ultimo bacio e Ricordati di me.

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8. Da anni non si parla con il fratello. Come noto, il rapporto tra Gabriele e Silvio non è dei migliori. Quest’ultimo accusò pubblicamente il fratello maggiore di essere una persona violenta e da lì ebbe inizio una lunga battaglia legale che ha contribuito ad allontanare i due. Ad oggi il legame sembra irrecuperabile e Silvio Muccino ha di molto ridotto i suoi lavori come attore.

Gabriele Muccino è su Instagram

9. Ha un account personale. Il regista è presente sul social network Instagram con un proprio profilo, seguito da 326 mila persone. All’interno di questo Muccino è solito condividere immagini e video promozionali dei suoi progetti cinematografici, ma non mancano anche affascinanti dietro le quinte estratti dalle riprese dei suoi film.

L’età e l’altezza di Gabriele Muccino

10. Gabriele Muccino è nato a Roma, in Italia, il 20 maggio 1967. Il regista è alto complessivamente 182 centimetri.

Fonti: IMDb, Instagram

Gabriele Muccino: “Pasolini non regista”

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Gabriele Muccino ha fatto molto parlare di sé nelle ultime ore a causa di una sua dichiarazione abbastanza “scooda” affidata a Facebook. La questione presa in esame dal regista è nientemento che il rapporto tra Pier Paolo Pasolini, di cui ricorre il quarantesimo anniversario della morte, e il cinema, o meglio, la figura di regista.

Ecco cosa ha scritto Muccino:

Pier Paolo Pasolini, regista.

Leggo tanto di lui in questi giorni, ovunque. Lasciatemi dire la mia, ciò che penso da quando iniziai a sognare di diventare, un giorno, regista. Avevo diciott’anni e avevo tantissimi riferimenti che ancora oggi sono rimasti tali e altissimi.
So che quello che sto per dire suonerà impopolare e forse chissà, sacrilego? Ma per quanto io ami Pasolini pensatore, giornalista e scrittore, ho sempre pensato che Pasolini regista fosse fuori posto, anzi, semplicemente un “non” regista che usava la macchina da presa in modo amatoriale, senza stile, senza un punto di vista meramente cinematografico sulle cose che raccontava, in anni in cui il cinema italiano era cosa altissima, faceva da scuola di poetica e racconto “cinematico” e cinematografico in tutto il mondo.
In quegli anni Pasolini regista aprì involontariamente le porte a quella illusione che il regista fosse una figura e un ruolo accessibile a chiunque, intercambiabile o addirittura improvvisabile. La dissoluzione dell’eleganza che il cinema italiano aveva costruito, accumulato, elaborato a partire da Rossellini e Vittorio de Sica per arrivare a Fellini, Visconti, Sergio Leone, Petri, Bertolucci e tanti, davvero tanti altri Maestri, rese il cinema un prodotto avvicinabile da coloro che il cinema non sapevano di fatto farlo. Non basta essere scrittori per trasformarsi in registi. Così come vale anche il contrario. Il cinema Pasoliniano aprì le porte a quello che era di fatto l’anti cinema in senso estetico e di racconto. Il cinema italiano morì da lì a pochissimi anni con una lunga serie di registi improvvisati che scambiarono il cinema per qualcos’altro, si misero in conflitto (come fece Nanni Moretti) con i Maestri che il cinema lo avevano nutrito per decenni e di fatto distrussero con tutti quelli che seguirono quella scia di arroganza intellettuale rifiutando anzi demolendo la necessità da parte del Cinema di essere un’arte POPOLARE e lo privarono, di fatto, di un’eredità importante che ci portò dall’essere la seconda industria cinematografica più grande al mondo ad una delle più invisibili.

Con legittimo e immenso rispetto per Pier Paolo Pasolini poeta e narratore della nostra società quando ancora in pochi riuscivano a interrogarla, provocarla e analizzarla, il cinema è però altra cosa.

GM

Cosa ne pensate?

 

Gabriele Muccino: “Paolo Sorrentino doveva ringraziare Medusa”

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gabriele-muccinoIl regista Gabriele Muccino commenta il discorso fatto agli Oscar del collega Paolo Sorrentino, che secondo lui avrebbe dovuto ringraziare anche Medusa Film che ha finanziato e distributore del film. Il regista scrive sulla sua pagina ufficiale di facebook che al suo posto avrebbe ringraziato la casa che ha finanziato il film, sottolineando che per molti anni ha finanziato altri grandi film e merita riconoscimento:

Nei ringraziamenti di Paolo Sorrentino ne è mancato uno che io avrei fatto. Ovvero a chi ha finanziato e distribuito il suo film. La Medusa. La Medusa è stata per decenni la Casa dei più grandi autori italiani. Ha finanziato e distribuito enormi successi. Conquistato grandi premi, fatto esordire importanti registi. Oggi ha finanziato La Grande bellezza e portato a casa un Oscar. Ma nessuno che l’abbia nominata. Eppure un film non è un quadro né una poesia. Un film ha bisogno di coraggio e denari da parte di chi vuole investire nel cinema.

Ma non sol,  il regista parla anche dello stato attuale che la Medusa Film non propriamente positivo, anche se nell’ultimo periodo ha centrato una serie di successi al botteghino:

Medusa sta subendo una lenta indecifrabile morte per eutanasia da parte della gestione del suo padrone. Berlusconi avrà forse legittime ragioni per asfissiare quella che fino a pochissimi anni fa era la più importante, insieme a Rai Cinema, casa di produzione e distribuzione del cinema italiano. Un paese senza cinema e senza cultura è un paese povero, con meno energia, meno lavoro, meno prestigio e una statura sempre più piccina.

“Mi auguro che questo Oscar vinto da Paolo […] faccia rivedere i piani di demolizione di una delle pochissime ma migliori cose che Berlusconi abbia costruito nei suoi migliori anni: Il Cinema libero e senza bandiere e propaganda. Ma solo cinema. A volte grande davvero.”

Gabriele Muccino regista per il videoclip Tensione Evolutiva

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È stato caricato ieri online su YouTube l’ultimo videoclip di Lorenzo Cherubini, Tensione Evolutiva il regista che ha orchestrato l’intera

Gabriele Muccino presenta Quello che so sull’amore

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Più che una conferenza, è stato un vero e proprio sfogo per il regista , l’incontro con la stampa italiana questa mattina a Roma. Il regista romano,

Gabriele Muccino di nuovo a Hollywood con Quello che so sull’amore

Gabriele Muccino non vuole abbandonare l’altra sponda dell’Atlantico, dopo aver realizzato il suo sogno americano: arrivare al successo grazie all’incursione hollywoodiana con La ricerca della felicità e Sette anime. Quello che so sull’amore (Playing for Keeps) uscirà in Italia il 29 novembre e racconta la storia di una ex star del calcio (Gerard Butler) che, dopo il ritiro, trascorre la sua vita tra ricchezza e frivolezze.

Gabriele Muccino contro Captain America Civil War, una “tortura”

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Gabriele MuccinoAlla fine ha ceduto, Gabriele Muccino, ed è andato al cinema a vedere Captain America Civil War. Il regista italiano conosciuto anche all’estero ha però avuto una brutta esperienza al cinema, tanto che a circa metà proiezione ha lasciato la sala, ormai insofferente di fronte a quello a cui stava assistendo.

Ecco cosa ha riportato sulla sua pagina Facebook ufficiale:

Alla fine sono andato.
Sono andato ieri a vedere Captain America Civil war. E devo dirlo, non sono riuscito a vederlo tutto. Mi ha talmento depresso l’idea di disattivare la mia mente del tutto pur di diventare un demente fruitore di un simile B movie che alla fine mi sono liberato di quella tortura che attanagliava la mia vista e sono uscito dal cinema pur di riveder le stelle e sentire di nuovo me stesso e potermi illudere che il cinema non sia davvero diventato tanto di scarto. Il cinema drammatico è stato completamente scippato al cinema da Netflix e questo si sa. Quello di qualità viene confinato e ammassato nei tre mesi antecedenti alla stagione degli Academy che va da settembre a dicembre, durante la quale escono circa 40 film di cui almeno l’ 80 percento rimane del tutto sotto il radar e lontano dalla possibilità di essere conosciuto dal pubblico, eppur famelico del cinema di qualità che ancora c’è, lì fuori. Tutto quel che resta in giro, quasi tutto, è spesso privo, appunto, di tutto.
Se non c’è un Art House vicina, e per vicina intendo entro i 30 kilometri, se parliamo di Los Angeles, non c’è modo di andare al cinema senza finire quasi inesorabilmente intrappolati in un bel Multiplex incolore e nella fruizione passiva e inaffettiva di un film che va ben oltre l’accettabilità della necessaria commerciabilità del prodotto. Captain America e con esso tutto il franchising che sta divorandosi Hollywood, diventa amnesia del cinema e di cosa esso possa e debba rappresentare. Il Batman di Nolan piuttosco che l’Iron Man di Favreu sono ormai pezzi di una scialuppa lontana e alla deriva. Il nuovo franchising, lanciato da quei film circa dieci anni fa, è ormai l’ammucchiata di Avengers che si prendono a botte dall’inizio alla fine senza che a te, e parlo per me, si intenda, possa fregare di meno.
E allora si torna casa, si accende Amazon, Netflix e si scarrella alla ultima e urgente ricerca di qualcosa di bello da vedere. E quando lo si trova, si tira un respiro e si guarda finalmente un FILM.

È chiaro che, per molti versi, il regista ha le sue ragioni. Noi stessi (Cinefilos.it) abbiamo più volte sottolineato la mancanza, negli ultimi cinecomics Marvel, di racconto e pathos, la mancanza di tutte quelle strutture, tecniche e artistiche, nonchè emotive, che fanno il cinema. Sembra tuttavia quantomeno cattivo, da parte del regista, ignorare il lavoro e la perizia tecnica che comunque esiste in prodotti a grande budget come il film Marvel in questione. Considerato poi che la sua recente filmografia non brilla per prodotti che si possono annoverare nell’Olimpo dei FILM, come li chiama lui, sembra oltremodo insensata una posizione così dura. Si corre soltanto il rischio di apparire ingiustamente snob.

Che ne pensate?

Gabriele Muccino ci riprova.

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Sembra proprio che Gabriele Muccino non riesca a trovare il progetto giusto con cui ritornare sul mercato americano. Saltato il film di fantascienza Passengers a causa del budget troppo elevato, pare perà che sia in dirittura d’arrivo con un nuovo progetto. Staimo parlando della commedia romantica Playing ther Field che vedrà coinvolte tre star di grande impatto: Gerard Butler, Uma Thurman e Jessica Biel.

Gabriele Mainetti: il prossimo sarà un film di Kung Fu ambientato all’Esquilino

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Il regista Gabriele Mainetti, dopo aver lavorato a “Lo chiamavano Jeeg Robot” e “Freaks Out“, sta lavorando al prossimo progetto che sarà un film di kung fu ambientato nel quartiere multietnico di Piazza Vittorio a Roma. Le riprese sono appena cominciate a Roma e il film sarà il terzo lungometraggio di Mainetti, ancora da intitolare, che lo vedrà cimentarsi con un genere che affonda le proprie radici nella storia del cinema, come accaduto con i precedenti film. Vision Distribution lancerà le vendite del film al Marché du Film di Cannes.

Ambientato nel melting pot cosmopolita del quartiere romano l’Esquilino/Piazza Vittorio, l’ultimo lavoro di Mainetti vedrà incrociarsi due anime molto diverse. Uno è il figlio di un ristoratore locale indebitato scomparso con il suo amante. L’altra è una giovane donna misteriosa appena arrivata nella capitale italiana alla ricerca della sorella scomparsa. “Uniti dal destino, i due si ritroveranno catapultati nei bassifondi del ventre criminale di Roma”, si legge nella sinossi. “Per sopravvivere dovranno combattere fianco a fianco in una travolgente avventura senza esclusione di colpi, sfidando eserciti di spietati criminali, ma soprattutto antichi pregiudizi e diversità culturale.”

Il film di kung fu ambientato a Roma è interpretato dall’artista marziale cinese Liu Yaxi, che era la controfigura di Liu Yifei nel film della Disney “Mulan“, insieme all’italiano Enrico Borello (“Lovely Boy”), Sabrina Ferilli (“La grande bellezza”), Marco Giallini (“Perfetti Sconosciuti”) e Luca Zingaretti (“Montalbano”).

Il film è scritto da Mainetti con gli sceneggiatori Stefano Bises (“Gomorra”) e Davide Serino (“Il cattivo”). È prodotto da Mario Gianani e Lorenzo Gangarossa per Wildside, la società di Fremantle dietro a “Le Otto Montagne”, il dramma ambientato nelle Alpi che ha vinto il premio della giuria l’anno scorso a Cannes ed è diventato un successo speciale. A bordo ci sono anche Vision Distribution, una compagnia Sky, e Goon Films di Mainetti in collaborazione con la tedesca DCM, che distribuirà il film in Germania, Austria e Svizzera, e la francese Quad Films, che lo distribuirà in Francia. Vision si occuperà anche della distribuzione in Italia.

Gabriele Mainetti ospite di Lucca Changes

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Gabriele Mainetti ospite di Lucca Changes

Si è tenuto sabato 31 ottobre alle ore 18.30 l’incontro in streaming con Gabriele Mainetti, regista dell’acclamato Lo chiamavano Jeeg Robot e dell’attesissimo Freaks out, nell’ambito di Lucca Comics & Games – edizione Changes.

Dopo esser stato ospite dell’Area Movie di Lucca Comics & Games nel 2015, proprio per presentare Lo chiamavano Jeeg Robot, Gabriele Mainetti è tornato, anche se solo virtualmente, nel capoluogo toscano per raccontare le sue passioni, il suo cinema, il suo rapporto con Lucca e i fumetti in un incontro dal titolo Gabriele Mainetti – Passione Lucca, moderato da Gianmaria Tammaro.

Il regista ha dichiarato di avere un ricordo molto bello di quella prima volta a Lucca nel 2015, dove aveva percepito una vitalità difficile da immaginarsi oggi in un momento come quello che stiamo vivendo, una sensazione di collettività di un pubblico unito dalla passione. “Mi sono sentito un po’ come una rockstar” ha dichiarato Mainetti “Vedere persone vestite come i personaggi del mio film mi ha emozionato”.

Rispetto al suo rapporto con i fumetti, Mainetti ha raccontato di aver letto molto Topolino, Lupo Alberto, Alan Ford, durante la sua infanzia fino alla scoperta di Dylan Dog a 10 anni, ma l’ispirazione per Jeeg Robot è arrivata dagli anime.

Riguardo alla possibilità di un ipotetico sequel del suo successo Lo chiamavano Jeeg Robot, Mainetti risponde di non essere interessato al momento, perché impegnato su altri progetti e perché considera conclusa quell’esperienza.

L’incontro con Gabriele Mainetti resterà disponibile sul sito della manifestazione a questo link.

Gabriele Mainetti ospite al Giffoni Film Festival 2016

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Edison for Nature, progetto di cinema collettivo su energia, uomo e natura, raccontati attraverso gli occhi di ognuno di noi, sbarca al Giffoni Film Festival.

Gabriele MainettiAppuntamento lunedì 18 luglio alle 16.00 con il regista Gabriele Mainetti, reduce dallo straordinario successo della sua opera d’esordio Lo chiamavano Jeeg Robot, testimonial e curatore – insieme a Andrea Segre – del progetto ideato da Edison, azienda leader nel settore dell’energia, da sempre impegnata nella diffusione della cultura della sostenibilità e del risparmio energetico.

Il regista incontrerà alle 15.00 i ragazzi ospiti della manifestazione per una Masterclass, e alle 16.00 presenterà il progetto, aperto a chiunque abbia un’idea e una storia da raccontare nell’ambito dei temi green: Comportamenti sostenibili, L’energia del futuro e I mestieri dell’energia. Un contest al quale sarà possibile partecipare  attraverso video, parole, immagini e audio.

Chiunque potrà caricare, entro fine luglio, i contributi sulla piattaforma www.edisonfornature.it. Le idee proposte verranno valutate e selezionate da Gabriele Mainetti e dal documentarista Andrea Segre per l’individuazione di dieci progetti finalisti. I loro autori avranno l’opportunità di sviluppare il proprio progetto, insieme a Gabriele Mainetti e Andrea Segre, affiancati da una troupe professionista, realizzando un cortometraggio.  Sarà a questo punto dell’iniziativa, che i registi Mainetti e Segre, partendo dai 10 cortometraggi realizzati, daranno vita ad un mediometraggio collettivo.

Edison

Edison è tra i principali operatori di energia in Italia ed Europa con attività nell’approvvigionamento, produzione e vendita di energia elettrica, nei servizi energetici e ambientali grazie anche alla propria controllata Fenice e nell’E&P. Con i suoi oltre 130 anni di storia, Edison ha contribuito all’elettrificazione e allo sviluppo del Paese. Oggi opera in 10 paesi nel mondo in Europa, Africa, Medio Oriente e Sud America, impiegando 5.000 persone. Nel settore elettrico Edison può contare su un parco impianti per una potenza complessiva di 7 GW.

Gabriele Mainetti al lavoro sul seguito di Lo Chiamavano Jeeg Robot

Gabriele Mainetti tornerà a breve dietro la macchina da presa per girare Freak Out, film che lo vede tornare alla regia dopo l’esordio con Lo Chiamavano Jeeg Robot, campione di incassi nella stagione 2016 e trionfatore ai David di Donatello dello stesso anno.

Il regista, alla sua opera seconda, ha ufficializzato che le riprese inizieranno a Marzo durante il Festival di Berlino in corso. Dopo la difficoltà per trovare i finanziamenti per realizzare Jeeg Robot, Mainetti è diventato un regista corteggiato dalle produzioni, visto il successo del film, e Variety, che riporta la notizia in esclusiva, lo aveva già inserito nella top 10 dei registi europei da tenere d’occhio.

Mainetti sta osservando il più stretto riserbo in merito alla trama del film, a cui ha collaborato anche il suo sceneggiatore di fiducia, Nicola Guaglianone. Il film promette però di mescolare anche più generi di Jeeg. Così come la sua opera prima, anche in Freak Out, Gabriele Mainetti parlerà di tematiche importanti come l’abuso sessuale e ci sarà un personaggio femminile molto forte.

Non ci sono ancora nomi legati al cast del film, che sarà prodotto dalla Lucky Red di Andrea Occhipinti insieme alla Goon Films di Mainetti stesso, con i finanziamenti di Rai Cinema e della Gap Finders, belga. La Lucky Red distribuirà il film in Italia.

Gabriele Fabbro, regista di Trifole – Le radici dimenticate: “Il mondo potrebbe diventare migliore se ascoltassimo quello che hanno da dirci i trifulau”

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Dopo l’esordio con The Grand Bolero, Gabriele Fabbro arriva in sala con Trifole – Le radici dimenticate, un’emozionante avventura ambientata nel mondo del Tartufo Bianco, che arriverà nei cinema italiani a partire dal 17 ottobre con Officine UBU.

Quello di Gabriele Fabbro è un drama-adventure dal respiro internazionale ambientato nelle Langhe, la terra del Tartufo Bianco d’Alba. È la storia di un ricongiungimento familiare e della riscoperta delle proprie radici, che vede come protagonisti il cercatore di tartufi, il trifulau Igor (Umberto Orsini) con la sua cagnolina Birba e la giovane nipote Dalia (Ydalie Turk, attrice e co-autrice del film), che da Londra arriva nelle Langhe su richiesta della madre Marta (Margherita Buy), per assistere il nonno che si trova in difficoltà economiche e di salute.

Gabriele Fabbro considera Trifole come un documentario

Una storia che ha una universalità oggettiva ma anche una forma molto personale di racconto e di intenzione, come dice lo stesso regista: “La mia filosofia di fare cinema è rivolta a quelle storie che sono molto reali. Tutto quello che accade in questo film è reale, lo considero quasi come un documentario. L’unica concessione fantastica è la leggenda di Giove che feconda la terra con i fulmini e così nascono i tartufi. A me piace raccontare storie che lasciano lo spettatore nel dubbio rispetto alla verità di quello che stanno vedendo.”

Un viaggio che comincia sulle parole di Cesare Pavese in ‘Il mestiere di vivere’. “Quella citazione – spiega Fabbro – è stata appuntata già in fase di sceneggiatura e l’ho scelta perché stavamo parlando della natura e dell’importanza di preservarla, di quanto noi ne siamo parte e non dobbiamo dimenticarlo.”

Tramandare e recuperare la memoria

Ydalie Turk in Trifole di Gabriele Fabbro
Ydalie Turk in Trifole – Cortesia di Officine UBU

Il film racconta anche dell’importanza di tramandare la memoria: mentre il personaggio del nonno perde la memoria, la nipote riacquista quella della sua infanzia e “raccoglie” quella del vecchio. L’elemento della memoria è legato a un’esperienza personale, per Gabriele Fabbro, opportunamente modificata per il film: “Ho scelto di raccontare anche questo nel film per il rapporto con mio nonno. Lui aveva il Parkinson e nei dieci anni in cui è stato malato abbiamo smesso pian piano di comunicare. Io sono cresciuto stando con lui ma non mi sono mai interessato a quello che era stato lui nella sua vita. Quando le nostre comunicazioni per cause di forza maggiore si sono interrotte, ho cominciato a interessarmi, a parlare con la nonna, mi sono incuriosito e per questo ho raccontato una storia simile nel film.”

La saggezza dei trifulau

Trifole – Le radici dimenticate ci immerge nella natura, nei colori e nella poesia di un territorio unico. È un inno alla riscoperta delle tradizioni, delle proprie radici. “Il mondo potrebbe diventare migliore se ascoltassimo quello che hanno da dirci i trifulau – dichiara Gabriele FabbroPassano la loro vita a coltivare le piantine fertilizzate con la spora del tartufo bianco, è lo scopo della loro vita, danno i nomi ai loro alberi, li coltivano, li curano e il disboscamento per loro è un problema serio. Il film è una tesi sul rispetto della natura.”

Ma è anche un’esperienza sensoriale in cui luce e profumi trasudano dallo schermo, grazie a un paziente lavoro fatto di concerto con il direttore della fotografia, come spiega il regista: “Io lavoro sempre con Brandon Lattman con cui ormai porto avanti un vero e proprio matrimonio professionale. L’approccio visivo è nato principalmente da lui, è venuto nelle Langhe, e vedendo questo mondo molto statico ha pensato che la macchina dovesse far vedere anche il rigore, la calma del posto. Ottenere quel tipo di luce poi era importantissimo, perché volevamo che fosse tutto inerente alla nostra idea di ambientazione. Volevamo provare a rendere tutto il più sensoriale possibile.”

Umberto Orsini e Ydalie Turk in Trifole
Umberto Orsini e Ydalie Turk in Trifole – Cortesia di Officine UBU

Riscoprire la memoria e trovare la passione

Il film ci racconta che non si tramanda solo la memoria, ma anche la passione. Come nasce la passione per il cinema di Gabriele Fabbro? “Nel mio caso il responsabile sono io. Sono figlio unico e da piccolo vedevo un sacco di film, giocavo con quei personaggi. Più vado avanti e più mi rendo conto che i film d’animazione della Disney degli anni ’90 sono entrati a far parte di me e hanno contribuito in maniera importante alla mia passione. Ma un’altra cosa che mi muove è l’avversione per lo stereotipo nei film. Quando vedevo questi film in cui tutti erano bellissimi mi sembrava strano, perché io nella mia vita ho sempre incontrato persone fisicamente normali, che però avevano una grande passione. E da questi pensieri è nata la mia esigenza di raccontare queste storie.”

TRIFOLE – Le radici dimenticate arriva nei cinema italiani a partire dal 17 ottobre con Officine UBU.

Gabriel Macht: 10 cose che non sai sull’attore

Gabriel Macht: 10 cose che non sai sull’attore

Apprezzato tanto per la sua carriera cinematografica quanto per quella televisiva, l’attore Gabriel Macht è riuscito ad ottenere uno di quei ruoli che possono fare la fortuna di un attore, e con il suo talento è riuscito così ad affermarsi all’interno della serie Suits, ottenendo le lodi di critica e pubblico.

Ecco 10 cose che non sai di Gabriel Macht.

Gabriel Macht film

1 I film. La carriera cinematografica dell’attore ha inizio nel 1998 con il film L’oggetto del mio desiderio. Negli anni successivi prende parte ai film Semplicemente irresistibile (1999), Gli ultimi fuorilegge (2001), Bad Company (2001), Una canzone per Bobby Long (2004), The Good Shepherd (2006), The Spirit (2008),e  Amore e altri rimedi (2010).

2 Le serie Tv. Particolarmente ricca è anche la carriera televisiva dell’attore, che comprende partecipazioni  a serie come Beverly Hills 90210 (1991), Spin City (1997), Sex and the City (1998), Wasteland (1999), Archangel (2005) e Suits (2011-2019), dove è divenuto famoso grazie al ruolo dell’avvocato Harvey Specter. Nella serie recita accanto al collega Patrick J. Adams.

Gabriel Macht Instagram

3 Ha un profilo personale. L’attore è presente sul social network Instagram con un proprio profilo verificato, seguito da 2,3 milioni di persone. All’interno di questo l’attore è solito condividere fotografie scattate in momenti di svago o a fini promozionali dei propri progetti da attore.

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Gabriel Macht vita privata

4 E’ sposato. Contrariamente al suo personaggio in Suits, l’attore è molto legato alla famiglia. È sposato dal 2004 con l’attrice Jacinda Barrett, e hanno due figli. Durante il tempo libero Macht ha dichiarato di passare molto tempo con loro, giocando con i figli o aiutandoli con i compiti di scuola.

Gabriel Macht Sarah Rafferty

5 E’ molto amico della collega. Macht e la collega Sarah Rafferty condividono spesso il set di Suits, dimostrando un’ottima chimica. Questa è dovuta dall’amicizia di lunga data che c’è tra i due attori, conosciutisi già nel 1993. Nonostante abbia dichiarato che è difficile recitare ruoli seri con la propria migliore amica, i due riescono allo stesso tempo ad essere particolarmente professionali grazie alla conoscenza che hanno l’uno dell’altra.

Gabriel Macht alimentazione

6 E’ vegetariano. A partire dal 2008 l’attore si è dichiarato vegetariano, e che ha smesso di mangiare animali per una questione di salute. Da quando ha smesso, l’attore ha ammesso di sentirsi particolarmente meglio.

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Gabriel Macht Suits

7 Non è affatto come il suo personaggio. All’attore non piace essere associato con il suo personaggio, Harvey specter, poiché nonostante lo adori si ritiene estremamente diverso da lui. Macht adora infatti stare in famiglia, è una persona gentile e rispettosa, quasi l’esatto opposto del suo personaggio, spesso particolarmente aggressivo.

8 Vorrebbe che lo show fosse girato a New York. Nonostante Suits sia ambientata a New York, la serie viene girata a Toronto, poiché questa risulta una location più economica per la produzione. Macht ha però più volte sottolineato il suo disappunto, poiché spostare la produzione fuori dai confini nazionali non favorisce all’economia del suo Paese.

Gabriel Macht mentori

9 Il suo mentore è John Travolta. Mente lavorava sul set del film Una canzone per Bobby Long, dove divideva il set con l’attore John Travolta, Macht si è dichiarato particolarmente ispirato dalla sua persona, affermando che egli è stato un grande maestro per lui e lo ha aiutato in numerosi momenti difficili durante le riprese.

Gabriel Macht età e altezza

10 Gabriel Macht è nato a New York, negli Stati Uniti, il 22 gennaio 1972. L’altezza complessiva dell’attore è di 183 centimetri.

Fonte: IMDb

Gabriel Luna: 10 cose che non sai sull’attore

Gabriel Luna: 10 cose che non sai sull’attore

L’attore Gabriel Luna vanta già diversi ruoli di rilievo, specialmente in prodotti televisivi, ma non è ancora un volto particolarmente noto del mondo della recitazione. Grazie ad alcuni progetti in arrivo, però, il suo status di celebrità sembra essere destinato a crescere notevolmente. Dotato di carisma e solida presenza scenica, Luna sta convincendo sempre più critici e spettatori del suo valore ed ogni sua interpretazione rimane difficilmente dimenticabile.

Ecco 10 cose che non sai su Gabriel Luna.

Gabriel Luna: i suoi film e le serie TV

1. È noto per alcune serie TV. Dopo aver recitato in alcuni episodi di serie come Prison Break (2008), Touch (2013) e NCIS: Los Angeles (2013), Luna ottiene una prima notorietà recitando in Matador (2014) e nella seconda stagione di True Detective, con Colin Farrell. In seguito ha recitato in Wicked City (2015) e Agents of S.H.I.E.L.D (2016-2017), dove ha avuto un altro ruolo di primo piano. Nel 2023 lo si vedrà nella serie The Last of Us, accanto a Pedro Pascal e Bella Ramsey.

2. Ha recitato in alcuni noti film. Nel corso della sua carriera l’attore ha avuto anche modo di recitare in diversi film, alcuni di maggior rilievo e altri meno noti. Il primo lungometraggio a cui ha preso parte è stato Fall to Grace (2005), seguito poi da Dance with the One (2010). Nel 2011 ha avuto un ruolo in Bernie, con Jack Black, mentre in seguito ha recitato in Spring Eddy (2012), Palle fuori (2014), Freeheld: Amore, giustizia, uguaglianza (2015), con Julianne Moore, Gravy (2015) e Transpecos (2016). Nel 2019 torna al cinema con un ruolo di rilievo in Terminator: Destino oscuro, con Arnold Schwarzenegger. Nel 2022 è protagonista di Eddie & Sunny.

Gabriel Luna è Ghost Rider

3. Ha interpretato il quinto Ghost Rider della Marvel. Tutti ricorderanno il Johnny Blaze interpretato da Nicolas Cage nei due film dedicati al supereroe Ghost Rider. Blaze è stato il secondo umano ad incarnare il demoniaco personaggio, ma nella quarta stagione della serie Agents of S.H.I.E.L.D. i fan hanno imparato a conoscere un altro dei possessori dei poteri del Ghost Rider. Si tratta di Robbie Reyes, quinto umano ad incarnare il supereroe, interpretato nella serie proprio la Luna. L’attore si è detto estremamente grato di tale ruolo, per il quale si è preparato a lungo e che gli ha donato grande popolarità.

Gabriel-Luna-Ghost-Rider

4. Avrebbe dovuto avere una serie tutta sua. Dopo essere comparso come Ghost Rider in Agents of S.H.I.E.L.D., Luna avrebbe dovuto interpretare nuovamente tale personaggio anche in una serie a lui interamente dedicata. Tuttavia, in seguito all’unificazione tra Marvel Television e i Marvel Studios nel 2019, il progetto è stato attualmente cancellato. Non è del tutto escluso però che in futuro si possa decidere di realizzare una serie dedicata al celebre supereroe, da introdurre così ufficialmente all’interno del Marvel Cinematic Universe.

Gabriel Luna è Tommy Miller in The Last of Us

5. Interpreta uno dei personaggi principali. Nella serie HBO The Last of Us, tratta dall’omonimo videogioco, Luna interpreta Tommy Miller, uno dei personaggi più importanti del racconto. Questi è un infallibile cecchino, nonché fratello di Joel. Tale personaggio si è affermato come uno dei più amati della serie videoludica, vantando non solo una fisicità simile a quella del fratello ma anche una forte componente emotiva e tanta gentilezza. Con questo personaggio, Luna avrà dunque un ruolo di primo piano nell’attesa serie e il suo potrebbe affermarsi anche in essa come uno degli elementi più importanti ai fini narrativi.

6. Conosceva già il videogioco. Prima di iniziare le riprese della serie, agli attori del cast era stato chiesto di non giocare al videogioco The Last of Us, in modo tale da non farsi influenzare da questo. Luna, tuttavia, conosceva già il gioco e aveva iniziato a giocarci ben prima che gli fosse comunicata tale richiesta. Confrontarsi con il videogioco, a suo dire, gli ha però permesso di entrare meglio nel mondo e nell’atmosfera del racconto, così da poter poi riproporre le sensazioni provate al momento di interpretare il suo Tommy Miller.

Gabriel Luna in Terminator: Destino oscuro

7. È stato l’antagonista del film. In Terminator: Destino oscuro, sesto film della celebre saga di fantascienza, Luna ha interpretato il Rev-9, un Terminator avanzato inviato indietro nel tempo per terminare Dani, costituito da un tradizionale endoscheletro solido circondato da una “pelle” di poli-lega mimetica. Possiede la capacità di separare questi due componenti in due unità Terminator completamente autonome. Un avversario affermatosi come particolarmente minaccioso, anche per la grande presenza scenica sfoggiata da Luna.

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Gabriel Luna è su Instagram

8. Ha un profilo sul social network. Gabriel Luna è naturalmente presente sul social network Instagram, con un profilo seguito attualmente da 161 mila persone. Su tale piattaforma egli ha ad oggi pubblicato oltre mille e seicento post, la maggior parte relativi alle sue attività come attore. Si possono infatti ritrovare diverse immagini relative a momenti trascorsi sul set ma anche foto promozionali dei suoi progetti e altre immagini che lo raffigurano ad eventi a cui ha preso parte. Seguendolo si può dunque rimanere aggiornati sulle sue attività.

Gabriel Luna e Diego Luna

9. Non sono imparentati. Pur facendo Luna di cognome e vantando origini messicane, Gabriel non è in alcun modo imparentato con l’attore Diego Luna, recentemente visto nella serie Andor, ambientata nell’universo di Star Wars. I due non hanno dunque legami di alcun tipo, se non il condividere lo stesso cognome. Gabriel, inoltre, non è propriamente messicano, essendo nato negli Stati Uniti. Solo i suoi genitori erano discendenti di cittadini messicani.

Gabriel Luna: età e altezza dell’attore

10. Gabriel Luna è nato ad Austin, in Texas, Stati Uniti, il 5 dicembre del 1982. L’attore è alto complessivamente 1,79 metri.

Fonte: IMDb, Instagram

Gabriel Garcia Marquez e il cinema: il ricordo

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 Gabriel Garcia Marquez E’ morto ieri all’età di 87 anni Gabriel Garcia Marquez, il grande scrittore colombiano premio Nobel 1982 per la Letteratura. Lo scrittore si trovava in Città del Messico, dove abitava da qualche anno quando è stato colto da un malore. Con affetto ricordiamo molti dei suoi libri più famosi da cui sono stati tratti molti film memorabili.

Esponente del celebre realismo magico sudamericano, ha visto trasformare molti dei suoi celebri romanzi in film, e tra quelli usciti negli ultimi anni si ricordano L‘amore ai tempi del colera, che ha visto il debutto ad Hollywood di Giovanna Mezzogiorno nel 2007, Memorias de mis putas tristes, Nessuno scrive al colonnello, Cronaca di una morte annunciata. Lavorò anche come sceneggiatore, e tra i suoi lavori più noti c’è il film, El año de la peste (1979) scritto con Juan Arturo Brennan e Felipe Cazals.

Ricoverato da 31 Marzo scorso fino all’8 Aprile in ospedale, lo scrittore era stato dimesso ma le sue condizioni erano apparse comunque critiche. Gabriel Garcia Marquez, malato da tempo, avrebbe avuto un tumore ormai incurabile a polmoni e fegato, dopo che anni fa era stato vittima di un altro cancro al sistema linfatico.

Gabriel Byrne: 10 cose che non sai sull’attore

Gabriel Byrne: 10 cose che non sai sull’attore

Il Regno Unito ha dato i natali a tantissimi grandi attori e uno di questi è proprio Gabriel Byrne. Famoso sia al cinema che sul piccolo schermo, alcune delle sue interpretazione sono passate alla storia. Ma se ancora non conoscete Byrne e la sua lunga carriera, mettetevi comodi. Venite a scoprire con noi tutto quello che c’è da sapere su Gabriel Byrne.

Gabriel Byrne film: dal seminario al grande schermo

10. Nato a Dublino, in Irlanda, il 12 maggio del 1950, Gabriel Byrne è il primo di sei figli. La sua famiglia è molto numerosa e religiosa e i suoi genitori sono membri della classe lavorativa. Gabriel, così come i suoi fratelli, riceve la sua educazione presso i Fratelli Cristiani, un istituto maschile di diritto pontificio.

9. Conosciuti come i Marines della Chiesa Cattolica, i Fratelli Cristiani, a detta dello stesso attore, non erano particolarmente permissivi o tolleranti. Essere educati in un contesto del genere voleva dire seguire un rigido codice morale e di comportamento. Ogni trasgressione veniva condannata e il trasgressore punito severamente. In un’intervista rilasciata a The Hollywood Interview, Byrne afferma di essere stato picchiato più volte e di come quel metodo educativo non abbia giovato alla sua crescita emotiva e professionale.

Secondo l’attore, punire corporalmente un ragazzino che non riesce ad afferrare i basilari concetti della matematica o della grammatica non porta a nessun risultato. Le umiliazioni fisiche non fanno altro che minare l’autostima della persona che le subisce e può causare gravi problemi comportamentali.

Gabriel Byrne filmografia: dall’Irlanda a Hollywood

Gabriel Byrne
Gabriel Byrne nel film “Excalibur” Fonte: IMDB

8. Grazie (o a causa) della rigida istruzione cattolica ricevuta, Gabriel trascorre ben cinque anni in seminario, studiando per diventare un terapista ordinato dalla Chiesa. Ma ben presto capisce di voler intraprendere una carriera differente. Dopo aver, infatti, cimentato nei mestieri più disparati, Byrne si dedica anima e corpo al mondo della recitazione.

A Dublino frequenta l’Abbey Theatre e in seguito il Royal Court di Londra; studia recitazione per molti anni fino a quando la sua carriera prende il volo.

La sua prima apparizione sul grande schermo risale al 1981 quando debutta nel film Excalibur, diretto da John Boorman. Ma il suo talento non passa inosservato e nel corso degli anni ottanta partecipa a tante altre produzioni come Hanna K (1983), La fortezza (1983), Reflections (1984), Dossier confidenziale (1985), Gothic (1986), Cuor di leone (1987), Giulia e Giulia (1987), Bentornato fantasma (1987), Siesta (1987), Il corriere (1988) Spia per forza (1989) e L’ora del tè (1989).

Gabriel Byrne e i film degli anni novanta

Gabriel Byrne
Gabriel Byrne in “Piccole Donne”

7. Gli anni novanta sono senza dubbio i più importanti per la carriera di Gabriel Byrne che pian piano si fa strada verso Hollywood. Dal 1990 fino al 2000, l’attore prende parte a produzioni di grande pregio e comincia a lavorare con grandi registi e attori. I film di quegli anni sono Crocevia della morte (1990), Naufragio (1990), Fuga dal mondo dei sogni (1992), Into the West (1992), Nome in codice: Nina (1993), Una donna pericolosa (1993), Prince of Jutland (1994), Uno strano scherzo del destino (1994) e Il verdetto della paura (1994).

 

Uno dei film più amati e conosciuti che vede Gabriel Byrne tra i suoi protagonisti risale proprio al 1994. In quell’anno l’attore viene scelto per interpretare il professor Friedrich Bhaer nel remake di Piccole Donne, tratto dal celebre omonimo romanzo di Louisa May Alcott. Nel cast del film troviamo anche Susan Sarandon, Winona Ryder, Kirsten Dunst, Christian Bale e Claire Danes.

Successivamente, Byrne recita anche nei film I soliti sospetti (1995), Dead Man (1995), Il tempo dei cani pazzi (1996), L’ultimo dei grandi re (1996), Il senso di Smilla per la neve (1997), Crimini invisibili (1997), Fra odio e amore (1997), Amori e segreti (1998), La maschera di ferro (1998), Nemico pubblico (1998), Stigmate (1999) e Giorni contati – End of Day(1999)

Gabriel Byrne e i film del nuovo millennio

Gabriel Byrne in Canone Inverso
Gabriel Byrne in “Canone Inverso”

6. Gabriel Byrne continua la sua scalata nel mondo del cinema. Grazie alla notorietà acquisita tra gli anni ottanta e novanta, l’attore viene arruolato sempre più spesso e in produzioni internazionali ed è proprio il nuovo millennio a fare la sua fortuna. Lavora infatti con registi da tutto il mondo come Mira Nair, Ricky Tognazzi, David Cronenberg, Jean-François Richet, Wim Wenders e molti altri ancora.

Tra i suoi film più importanti ricordiamo Canone inverso (2000) La corsa di Virginia (2002), Spider (2002), Contratto con la morte (2002), Nave fantasma (2002), Shade (2003), La fiera della vanità (2004), P.S. Ti amo (2004), Il ponte di San Luis Rey (2004), Assault on Precinct 13 (2005), Emotional Arithmetic (2007), Attacco a Leningrado (2009) e 2:22 – La rapina ha inizio (2008).

Negli ultimi dieci anni, la sua carriera ha, tuttavia, subito un rallentamento. I film più importanti di questo periodo sono Le capital (2012), The Deadly Game (2013), Vampire Academy (2014), Nadie quiere la noche (2015), Segreti di famiglia (2015), The 33 (2015), No Pay, Nudity (2016) Mad to Be Normal (2017), Hereditary – Le radici del male (2018) e Lost Girls (2020).

Gabriel Byrne serie tv

5. Parallelamente alla sua carriera nel cinema, Gabriel Byrne inizia a lavorare anche per il piccolo schermo. Tra gli anni settanta e ottanta partecipa a diverse serie tv, con piccoli ruoli o ‘comparsate’. In questi anni ricordiamo Last of Summer (1978), The Burke Enigma (1978), The Riordans (1978-1979), Bracken (1980-1982), Wagner (1981-1983), The Search for Alexander the Great (1981), Strangers (1981) e i film tv Joyce in June (1982) e Treatment (1984).

Gabriel Byrne in Cristoforo Colombo

Gabriel Byrne
Gabriel Byrne nella miniserie “Cristoforo Colombo”

4. Una dei ruoli più famosi e amati dal pubblico, interpretati da Gabriel Byrne è senza dubbio quello di Cristoforo Colombo. L’attore irlandese, infatti, nel 1985 ha preso parte alla miniserie tv dedicata al navigatore italiano.

Lo sceneggiato in quattro puntate, prodotto dalla RAI nel 1984, narra le vicende del navigatore e cartografo genovese che precedono e seguono il suo viaggio verso le Indie che lo porterà invece alla scoperta di un nuovo continente.

Ma le avventure televisive di Byrne non finiscono qui. Tra gli anni ottanta e duemila lo vediamo in altre serie tv come Mussolini: The Untold Story (1985), Screen Two (1994), Glenroe (1997), Madigan Men (2000) e film tv come Buffalo Girls (1995), Draiocht – Magia (1996) e Weapons of Mass Distraction (1997).

Gabriel Byrne nella serie In Treatment

Gabriel Byrne nella serie In Treatment
Gabriel Byrne nella serie “In Treatment”

3. Il successo televisivo per Gabriel Byrne, tuttavia, arriva solo nel 2008 con In Treatment. La serie tv è andata in onda dal 2008 al 2010 per tre stagioni e un totale di 106 episodi ed è stata accolta molto bene dal pubblico e dalla critica.

Prodotta da Rodrigo Garcia e trasmessa dalla HBO, la serie racconta la vita dello psicoterapeuta Paul Weston, interpretato da Gabriel Byrne, il quale cerca di esorcizzare in qualche modo i suoi demoni interiori attraverso le sedute con i suoi pazienti. Disturbo da stress post traumatico, paura della morte, depressione, manie suicide, problemi relazionali e terapia di coppia; questi sono solo alcuni dei temi affrontati dalla serie, problemi che il dottor Weston dovrà trattare.

Insieme a Gabriel Byrne, nella serie troviamo anche attori come Melissa George, Blair Underwood, Mia Wasikowska e Hope Davis.

Tra le altre serie interpretate da Byrne ricordiamo Secret State (2012), Quirke (2014), Marco Polo (2016), Maniac (2018), War of the Worlds (2019 e attualmente in corso), ZeroZeroZero (2020) e ovviamente Vikings (2013).

Gabriel Byrne in Vikings

Gabriel Byrne nella serie Vikings
Gabriel Byrne nella serie “Vikings”

2. Gli amanti delle serie storiche e in costume ricorderanno sicuramente il ruolo di Gabriel Byrne nella famosa serie Vikings.

Nata da una co-produzione di Canada e Irlanda, la serie è andata in onda per bene sei stagioni e un totale di 79 episodi, tutti trasmessi a partire dal 2013. Ambientata nel IX secolo in Scandinavia e nei paesi del nord Europa, Vikings, così come suggerisce il titolo, racconta delle vicende (romanzate) della stirpe vichinga attraverso il personaggio di Ragnarr Sigurðsson una figura semi leggendaria di un re che dominato nelle terre di Svezia e Danimarca nel 1800. Ovviamente, oggi non ci sono prove certe dell’esistenza di questo valoroso re oppure non sono ancora state scoperte.

Gabriel Byrne nella serie ha interpretato il ruolo del Conte Haraldson, personaggio presente solo nei primi sei episodi della prima stagione di Vikings.

Gabriel Byrne moglie e figli: curiosità e vita privata

1. La vita sentimentale di Byrne è sempre stata molto chiacchierata. Dal 2001, anno d’uscita della sua autobiografia dal titolo Pictures in my Head, ormai quasi più nulla del suo privato è rimasto tale.

Nel 1988 Gabriel Byrne sposa Ellen Barkin, attrice, dalla quale negli anni successivi ha due figli Jack Daniel (1989) e Romy Marion (1992). La loro relazione, molto bella e intensa, purtroppo giunge al capolinea nel 1999, anno in cui i due divorziano ma in modo amichevole, mantenendo buoni rapporti. Tra flirt e brevi storie, Byrne non sembra intenzionato di nuovo a prendere moglie.

Soltanto nel 2014 l’attore decide si tornare sull’altare e di sposare la produttrice Hannah Beth King, con cui era già fidanzato da qualche anno.

Fonte: IMDB, The Hollywood Interview

Gabriel Basso parla del futuro di Peter in The Night Agent e di un possibile spinoff

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Con la terza stagione ora disponibile su Netflix, The Night Agent entra in una fase cruciale. Il thriller politico continua a seguire le missioni ad alto rischio dell’agente dell’FBI Peter Sutherland, interpretato da Gabriel Basso, ma le recenti dichiarazioni dell’attore suggeriscono che il suo percorso potrebbe non durare indefinitamente.

Dopo gli eventi della seconda stagione, Peter si ritrova a operare come doppio agente sotto il broker Jacob Monroe (Louis Herthum), con l’obiettivo di smascherare la corruzione ai vertici del potere. La tensione narrativa resta alta e la serie sembra aver gettato le basi per sviluppi ancora più ambiziosi.

Peter Sutherland avrà una conclusione definitiva? Le parole di Gabriel Basso

In un’intervista a ScreenRant, Basso ha affrontato direttamente la questione della durata della serie e del destino del suo personaggio. Pur riconoscendo che la stabilità lavorativa è un aspetto positivo, l’attore ha chiarito di non voler trascinare Peter oltre il necessario. Il rischio, ha spiegato, è quello di diventare “il pugile che avrebbe dovuto ritirarsi sei incontri fa”.

Basso desidera che Peter abbia un arco narrativo chiaro e compiuto. Secondo l’attore, ogni stagione dovrebbe poter essere percepita come una storia completa, senza la sensazione che il personaggio stia semplicemente “restando in campo” per inerzia.

Allo stesso tempo, ha aperto alla possibilità che la serie possa continuare anche senza di lui. Il titolo stesso, ha ricordato, è The Night Agent e non il nome del protagonista: questo lascia spazio all’introduzione di un nuovo agente e a ulteriori esplorazioni del programma Night Action, l’unità governativa che assegna missioni legate alla sicurezza nazionale.

Le sue parole si inseriscono in un contesto già dinamico. Il creatore della serie, Shawn Ryan, ha confermato che una writers’ room per una possibile quarta stagione è attiva dal 2025, anche se Netflix non ha ancora ufficializzato il rinnovo. Ryan ha inoltre ammesso che in passato si è parlato di eventuali spinoff, ma nessun progetto è attualmente in sviluppo.

La prima stagione della serie era diventata un fenomeno globale, entrando nella Top 10 delle produzioni in lingua inglese più viste di sempre su Netflix con oltre 98 milioni di visualizzazioni. La seconda non ha replicato quegli stessi numeri, ma ha comunque mantenuto una base solida di pubblico.

Ora la domanda è chiara: Peter Sutherland è destinato a chiudere il proprio percorso a breve, lasciando spazio a un nuovo Night Agent? La risposta, almeno per ora, dipenderà tanto dagli ascolti quanto dalla volontà del suo interprete.

FOTO DI COPERTINA: Gabriel Basso arriva alla proiezione speciale di Los Angeles del film Netflix “A House of Dynamite”. Foto di Image Press Agency via DepositPhotos.com

Gabourey Sidibe per Brett Ratner

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Gabourey Sidibe per Brett Ratner

 

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La giovane Gabourey Sidibe, interprete del sorprendente Precious, entra a far parte del cast di Tower Heist diretto da Brett Ratner.

G.I. Joe: un nuovo film del franchise dopo Snake Eyes

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G.I. Joe: un nuovo film del franchise dopo Snake Eyes

Arriva da The Hollywood Reporter (via ScreenRant) la notizia che la Paramount e la Hasbro sono in trattative con gli sceneggiatori Joe Shrapnel e Anna Waterhousee per la stesura dello script di un nuovo film della saga di G.I. Joe. Il film in questione non sarà un sequel dell’atteso Snake Eyes che dovrebbe arrivare il prossimo ottobre nelle sale americane, ma un’espansione dell’universo che poterà gli spettatori a scoprire ancora più in profondità la squadra speciale anti-terrorismo.

Per quanto riguarda Snake Eyes, il film basato sul personaggio presente nei fumetti avrà come protagonista Henry Golding (Crazy & Rich, Last Christmas) e dovrebbe raccontare le origini del personaggio. La data di uscita nelle sale americane è fissata per il prossimo 23 ottobre, salvo cambiamenti dell’ultimo minuto causa pandemia di Covi-19. Robert Schwentke (RED) dirigerà su una sceneggiatura firmata da Evan Spiliotopoulos (La bella e la bestia).

Il personaggio Snake Eyes è un membro chiave del team G.I. Joe, un abile combattente e maestro di armi con un passato tragico. È apparso in entrambi i precedenti film sui G.I. Joe, G.I. Joe: La nascita dei Cobra del 2009 e il G.I. Joe: La vendetta del 2013. Nessuno dei due film è stato accolto molto bene dalla critica, anche se al botteghino hanno avuto buoni risultati. Poco dopo l’uscita del secondo, è stato annunciato anche un terzo film, che però non è mai stato realizzato a causa di problemi di schedule degli attori.

LEGGI ANCHE – Snake Eyes: terminate le riprese dello spin-off di G.I. Joe

Snake Eyes è stato interpretato negli ultimi due film dall’attore e artista marziale Ray Park. Poiché lo spin-off è destinato a essere un importante ripartenza per il franchise, il personaggio è stato assegnato a Golding, attore che sta cominciando ad essere sempre più presente sul grande e piccolo schermo.

Snake Eyes ruoterà intorno alla nascita del protagonista che cerca di diventare un membro del Clan Arashikage, team che ha lavorato come agenzia di serial killer per generazioni usando l’inganno per guadagnarsi da vivere.

G.I. Joe: terzo capitolo in vista?

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G.I. Joe: terzo capitolo in vista?

La Paramount starebbe già pensando a un terzo film della serie dedicata ai G.I. Joe: gli incassi del secondo capitolo in pochi giornidiprogrammazione ne hanno del resto già superato i costi.

G.I. Joe – La Vendetta ha già incassato 132 milioni di dollari, 51,7 negli USA e 80,3 nel resto del mondo, superando il costo complessivo sostenuto, di 130 milioni, inferiore a quello del primo film della serie, che si attestò sui 175 milioni. Secondo le stime, G.I. Joe La Vendetta potrebbe arrivare ad incassare oltre 400 milioni di dollari, superando i 303 milioni del film precedente.

Fonte: Empire

G.I. Joe: La vendetta, ecco un nuovo trailer

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G.I. Joe: La vendetta, ecco un nuovo trailer

Ecco un nuovo spettacolare trailer di G.I. Joe – La Vendetta, sequel di G.I. Joe: La nascita dei Cobra e interpretato da Channing Tatum. Il film, che verrà riconvertito in 3D per l’uscita il 29 marzo negli States, vede trai protagonisti anche Dwayne Jhonson e Bruce Willis.

Dal video, che ci mostra qualche sequenza inedita, sembra proprio che il film sarà molto divertente, basato su forti scene d’azione, cosa che in parte vale anche per il film precedente. Dirige Jon Chu, e nel cast compaiono anche Adrianne Palicki, Walton Goggins, Ray Park, Byung-hun Lee, Elodie Yung, RZA, Ray Stevenson e D.J. Cotrona.

Ecco il terzo trailer del film:

Fonte: youtube

G.I. Joe: La Vendetta – Secondo trailer italiano ufficiale

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G.I. Joe: La Vendetta – Secondo trailer italiano ufficiale

Il trailer italiano ufficiale di G.I. Joe – La Vendetta, il nuovo film d’azione con Channing Tatum, Bruce Willis e Dwayne Johnson, da agosto 2012 al cinema. La squadra dei G.I. Joe torna per stupirci con nuove avventure ed effetti speciali. Chunning Tatum questa volta è affiancato da Bruce Willis e Dwayne Johnson.