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Maisie Williams protagonista dell’adattamento di The Forest of Hands and Teeth

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Sarà Maisie Williams – volto di Arya Stark nella pluripremiata serie HBO Il Trono di Spade – ad interpretare la protagonista di The Forest of Hands and Teeth, adattamento cinematografico del best-seller post-apocalittico scritto da Carrie Ryan.

L’attrice Kate Maberly (Neverland- Un sogno per la vita) e la società di produzione Hypnotic di Doug Liman stanno lavorando per portare sul grande schermo il film nel 2016. Oltre ad essere produttrice del progetto, la Maberly si occuperà anche di curare la sceneggiatura e la regia.

The Forest of Hands and Teeth, edito in Italia con il titolo di La foresta degli amori perduti, è il primo volume di una trilogia ambientata in un futuro post apocalittico in cui un disastro inspiegabile ha trasformato gran parte del genere umano in zombie. Queste creature cannibali vagano per la foresta cercando di distruggere un gruppo di sopravvissuti barricati all’interno di un villaggio. La società in cui vivono i superstiti è tuttavia segnata dalla violenza e dalla repressione. Mary, la protagonista, è in cerca di un mondo diverso al di là della recinzione del villaggio e la sopravvivenza della razza umana sembra dipendere dal suo successo nel condurre un eterogeneo gruppo attraverso le oscure profondità della temibile foresta.

La Maberly ha fatto sapere alla stampa “Non vediamo l’ora di portare alla vita il mondo fantastico creato da Carrie Ryan e siamo assolutamente entusiasti di avere Maisie a bordo.”

Fonte: Deadline

Maisie Williams nella prima clip di Heatstroke con Stephen Dorff

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Si potrebbe quasi correre il rischio di non riconoscerla, ripulita e vestita da signorina in un contesto che non sia quello di Westeros. Eppure Maisie Williams, così come la sua collega ed amica Sophie Turner, ha dispiegato le ali, e così come alla fine della quarta stagione di Game of Thrones la sua Arya naviga verso Braavos, così lei si avvia a gonfie vele verso il mondo del cinema. Nella clip che vediamo di seguito, la giovane attrice è in compagnia di Stephen Dorff sul set di Heatstroke, film scritto e diretto da Evelyn Purcell, che arriverà nei cinema USA a partire dal 5 luglio.

Ecco la clip di seguito (esclusiva CS.net):

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Nel cast del film Stephen Dorff, Svetlana Metkina, Maisie Williams e Peter Stormare.

Durante un viaggio di famiglia nel deserto africano, uno scienziato va accidentalmente fuori strada e si trova faccia a faccia con un gruppo di cacciatori di frodo. Il suo ultimo gesto sarà quello di provare a salvare la fidanzata e la sua figlia adolescente.Fonte: CS.net

Maisie Williams nel cast vocale di Early Man della Aardman

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Anche Maisie Williams, l’Arya Stark di Game of Thrones, è entrata a far parte del cast vocale di Early Man, il nuovo film in animazione stop motion della Aardman Animations, realizzato da Nick Park.

Maisie Williams nel cast di Early ManEarly Man

Maisie Williams si unisce a Eddie Redmayne, che è già stato annunciato come doppiatore ufficiale del protagonista, Dug.

Early Man racconta di Dug, un cavernicolo che diventa leader dei suoi simili per “affrontare l’Età del Bronzo”. Secondo le prime informazioni legate al progetto, Dug dovrebbe avere la voce di Eddie Redmayne, premio Oscar per La Teoria del Tutto, che vedremo al cinema in Animali Fantastici e Dove Trovarli a partire da novembre. Nel cast vocale anche Russell Brand.

Guarda il video annuncio di Early Man

La Aardman produce il film in collaborazione con la DreamWorks Animation e con Canal Plus, che aveva già lavorato a Shaun vita da pecora – il film.

L’ultima volta che Park ha lavorato come regista per la Aardman risale al 2008, quando ha diretto A Matter of Loaf and Death, un cortometraggio di Wallace & Gromit.

 

Main dans la Main: recensione del film di Valérie Donzelli

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Main dans la Main: recensione del film di Valérie Donzelli

Dopo La guerra è dichiarata, film in cui Valérie Donzelli narrava con toni da commedia la lotta (vinta) contro la malattia del figlio di appena 18 mesi, la regista si dedica alla commedia pura.

In Main dans la Main Helene è un’insegnante di danza della prestigiosa Opera di Parigi, è una bella donna più sui cinquanta che sui quaranta; Joakim vive nella provincia con la sorella Vero e fa il vetraio. Un giorno i due si incontrano e si baciano. Da quel momento nulla li può separare, vivono, dormono e mangiano insieme, non si conoscono, ma si copiano, ognuno muovendosi come l’altro. Insieme a loro abita Constance, amica squattrinata e poco costante di Helene, mentre Joakim ha un rapporto controverso ma indissolubile con la sorella Vero.

Sulla scia di una certa tendenza del cinema francese, che pende per la commedia da qualche anno a questa parte (è successo anche al nostro cinema, quindi è possibile che i “cugini” siano stati contagiati), la Donzelli crea una storia a tratti sopra le righe con rimandi a molto cinema del passato, con alcune chicche cinefile come ad esempio i riferimenti alla Nouvelle Vague e a Truffaut in particolare, fino al cinema americano un po’ surreale, appunto,  di Wes Anderson,  ricordato nelle inquadrature simmetriche dedicate ai due personaggi. Main dans la Main poi racconta più di una storia d’amore, e del comportamento delle persone rispetto ad esso. Ovviamente,  in primo piano c’è il rapporto tra una donna matura ed ragazzo di dieci anni più giovane di lei, ma al fianco di questa ci sono l’amore, materializzato nell’amicizia con l’amica Constance, e il rapporto intenso e teso di Joakim con la sorella Vero.

Main dans la MainPer alcuni aspetti, però, tutto questo interlacciare rapporti crea invece mancanze e solitudini, i personaggi sono alla fine soli, anche se inseparabili. La regista si è lasciata molte libertà nella creazione delle immagini e delle inquadrature, la storia si mescola continuamente con immagini oniriche, sequenze sgranate date dalla pellicola Super8, sovrimpressioni, e virtuosismi interessanti che però in alcuni casi possono far distogliere l’attenzione dalla storia, se si cerca appunto il senso di una storia.

L’impressione è in effetti che la regista sfrutti l’idea più vecchia del mondo, la storia d’amore,  come trampolino per sperimentare con le immagini e le sequenze, come per creare delle sensazioni  relative alla storia raccontata piuttosto ch a raccontare la stessa. Quindi, il fuoco si sposta da ciò che accade ai protagonisti, e lo scorrere del tempo c’è dato solo dall’aggravarsi della malattia di uno di loro, a quello che i protagonisti provano, alla libertà che cercano , per loro stessi e nel loro rapporto. A dimostrazione di ciò, parte del film è girato a New York, terra del sogno e soprattutto o, perlomeno sulla carta, della libertà.

Maika Monroe: 10 cose che non sai sull’attrice

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Maika Monroe: 10 cose che non sai sull’attrice

Maika Monroe è una delle giovani attrici che è riuscita a lasciare la propria impronta nel mondo del cinema, in grado di interpretare tanti ruoli diversi e tutti con lo stesso impegno. Sebbene la sua carriera sia iniziata da poco più di dieci anni, l’attrice è stata in grado di scegliere i ruoli migliori per conquistare il pubblico, con un occhio al futuro.

Ecco, allora, dieci cose da sapere su Maika Monroe.

Maika Monroe: i suoi film

1. Maika Monroe: i film e la carriera. La carriera dell’attrice americana inizia nel 2006, quando partecipa al film Bad Blood. Dopo questa esperienza, lavora in A qualsiasi prezzo (2012), Bad Blood… the Hunger (2012), Bling Ring (2013), di Sofia Coppola, Un giorno come tanti (2013) e The Guest (2014). In seguito, ha partecipato ai film It Follows (2014), La quinta onda (2016), con Chloe Grace Moretz, Indipendence Day – Rigenerazione (2016) e Hot Summer Nights (2017). Tra i suoi ultimi lavori vi sono The Silent Man (2017), Greta (2018), Tau (2018), Honey Boy (2019), con Lucas Hedges, Malvagi (2019), Flashback (2020) e Watcher (2022).

Da metà 2022 in poi, ha scelto progetti più selezionati e orientati al genere thriller/horror: ha recitato in Significant Other (2022) che è una specie di sci‑fi horror. Inoltre è protagonista di Longlegs (2024) dove interpreta un’agente dell’FBI a fianco di Nicolas Cage — ruolo che lei stessa ha definito “game changer” per la sua carriera. Nel 2025 esce direttamente su Disney+ La Mano sulla Culla (2025) dove è protagonista.

2. Non solo grande schermo. Nonostante abbia recitato in diversi lungometraggi, Maika Monroe non ha disdegnato il piccolo schermo. L’attrice, infatti, ha lavorato alla serie Eleventh Hour (2009) e al film tv Flying Monkeys (2013). Nel 2020 ha invece recitato nella serie breve The Stranger. Ma non è tutto, perché l’attrice ha vestito anche i panni della produttrice, partecipando alla lavorazione del film Tau. Dal 2022 in poi ha espresso in interviste come il suo interesse principale si stia concentrando su progetti indipendenti che le permettano maggiore controllo creativo e siano in linea con i suoi gusti.

Maika Monroe è fidanzata con un attore di Stranger Things

3. Era fidanzata con un collega. Dopo una relazione importante con Joe Keery (Stranger Things) finita tra il 2022 e il 2023, a giugno 2024 Maika Monroe ha reso “ufficiale” su Instagram la relazione con Dalton Gomez, ex marito di Ariana Grande.

maika monroe

Maika Monroe è su Instagram

4. Ha un profilo Instagram ufficiale. La giovane attrice ha deciso di aprire, come molti suoi colleghi, un account Instagram ufficiale che è seguito da 178 mila persone. La sua bacheca è un tripudio di fotografie che, spesso e volentieri, la ritraggono protagonista di momenti lavorativi e di svago, oltre che di momenti quotidiani. Seguendola, dunque, si potranno scoprire molte cose su di lei, rimanendo anche aggiornati su tutti i suoi progetti.

Dal 2022‑2024 il suo profilo viene spesso utilizzato per annunci di progetti importanti, momenti di premiere e scatti di backstage, mostrando una presenza social più curata e “professionale” rispetto al passato. Inoltre, ha usato Instagram per condividere qualche scorcio della sua vita privata – come la vacanza in Europa con Dalton Gomez nel 2024.

Maika Monroe in It Follows

5. Ha accettato perché era diverso. L’attrice ha deciso di accettare il suo ruolo in It Follows per il semplice fatto che, dalla lettura della sceneggiatura, sembrava un film diverso e abbastanza strano. Secondo le sue affermazioni “Non è stato fino a quando ho visto l’ultimo film di Mitchell che ho potuto dire che questo ragazzo aveva uno stile davvero unico. Il suo punto di vista del genere horror è molto interessante. Così, ho mandato un nastro per l’audizione e gli ho parlato al telefono, dove mi ha raccontato la sua storia e cosa voleva fare con questo film”.

6. È stato un film difficile. Fare un film horror è stato abbastanza complicato per l’attrice, soprattutto dal lato emotivo e fisico. Tuttavia, “si vedeva che stavamo creando qualcosa di speciale. Semplicemente non mi rendevo conto fino a che punto le altre persone lo trovavano speciale”. L’attrice ha dichiarato che non potrebbe scegliere una scena, perché ogni scena del film è molto intensa. Tuttavia, la sua parte preferita è stata la realizzazione complessiva del film, per via del fatto che il regista è molto specifico e sa esattamente cosa vuole.

Maika Monroe It Follows

Maika Monroe in Independence Day

7. Ha sostituito un’altra attrice. Nel film del 1996 Independence Day il personaggio di Patricia Whitmore, la figlia del presidente degli Stati Uniti, era interpretata dall’attrice Mae Whitman. Nel sequel del 2016 Independence Day – Rigenerazione, ad intepretare la versione ormai adulta del personaggio non vi è però la Whitman, bensì la Monroe. In molti hanno criticato questo cambio, specialmente perché si vocifera che sia stato motivato dalla convinzione che la Whitman non fosse sufficientemente bella.

8. Ha costruito il suo personaggio. Nel dar vita al ruolo di Patricia, la Monroe ha affermato di essersi basata unicamente sulle indicazioni del regista e su proprie riflessioni. L’attrice ha infatti cercato non solo di immaginare come fosse cresciuta la bambina del primo film, ma anche come lei personalmente avrebbe interpretato il suo cambiamento. Ciò le ha permesso di non essere influenzata da fonti esterne.

Questo metodo la accompagna tuttora: nei ruoli recenti come in Longlegs e in Watcher ha dichiarato che quando trova uno script che “funziona”, lo esamina e lo fa proprio.

Maika Monroe in La quinta onda

9. Si è allenata molto. L’attrice ha dichiarato di essersi allenata davvero molto per partecipare al film La quinta onda. Stando alle sue dichiarazioni, “c’è stato un sacco di allenamento con le armi, c’è stata una squadra SWAT e un corso di combattimento che è stato molto divertente”. Tutto ciò le ha permesso di essere pronta fisicamente e di poter interpretare personalmente molte delle scene più complesse. Anche nei ruoli recenti essa stessa ha precisato che girare Longlegs, ambientato tra ambienti invernali e location tormentate, l’ha costretta a mettere in campo una preparazione fisica e psicologica significativa, più intensa di molti progetti precedenti.

Maika Monroe: età e altezza

10. Maika Monroe è nata il 29 maggio del 1993 a Santa Barbara, in California. La sua altezza complessiva corrisponde a 168 centimetri.

La sua immagine pubblica sta evolvendo: si è affermata in modo più deciso come “l’attrice horror/thriller” di riferimento, con ruoli da protagonista più robusti, e non solo da “compagna” o figura secondaria. Questo cambiamento di status l’ha portata a una maggiore visibilità e a una scelta più selettiva dei ruoli.

Fonti: IMDb, Daily Mail, Ranker, People

Maika Monroe protagonista del remake di un acclamato thriller del 1992

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Dopo il successo del suo film horror Longlegs, Maika Monroe ha ottenuto il suo prossimo ruolo da protagonista. Sarà la protagonista di un remake di un film che fece scalpore quando uscì nel 1992.

Secondo THR, la Monroe è stata scritturata per un ruolo importante nel prossimo remake di La mano sulla culla (The Hand That Rocks the Cradle) dei 20th Century Studios. Il remake sarà diretto da Michelle Garza Cervera (Huesara), mentre il film sarà prodotto da Ted Field della Radar Pictures insieme a Michael Schaefer e Mike Larocca della Department M. Micah Bloomberg (Homecoming, Sanctuary) ha scritto la sceneggiatura del remake.

Secondo quanto riferito, la Monroe, che è stata la prima scelta per la parte, interpreterà una tata che diventa decisa a sostituire la moglie di una famiglia dopo essersi affezionata al marito e ai figli. Nel film originale, diretto da Curtis Hanson, Rebecca De Mornay interpretava la tata, raffigurata come una vedova che si rivolge alla famiglia dopo lo strazio della perdita del proprio figlio. Annabella Sciorra interpretava la matriarca della famiglia, mentre Matt McCoy interpretava il marito. Nel cast anche Ernie Hudson, Julianne Moore e John de Lancie.

Credo di aver lavorato troppo”, ha dichiarato la Monroe a THR. “Ero in questa fase in cui volevo accettare ogni lavoro, e sentivo che era quello che dovevo fare. Ho fatto circa sette film uno dietro l’altro, e non sono state tutte grandi esperienze. Alcune buone, altre cattive. È un lavoro molto strano e un’industria molto strana, e ci può essere un’oscurità intorno. Quindi mi trovavo in uno stato mentale in cui pensavo: “Non mi sento più bene”. E quindi avevo bisogno di staccare la spina per un attimo”.

Maika Monroe è un’amata regina dell’urlo

La Monroe, affermata scream queen, è diventata famosa grazie al suo ruolo nel film horror di successo It Follows. È apparsa anche in film come Independence Day: Resurgence, Greta, Tau, Watcher e God Is a Bullet. Più di recente, ha impressionato per il ruolo di co-protagonista con Nicolas Cage in Longlegs. La Monroe ha raccontato che quel ruolo l’ha quasi spinta ad abbandonare la recitazione, visto che a quel punto lavorava senza sosta passando da un progetto all’altro.

The Hand That Rocks the Cradle è un film che è stato rifatto in passato, con un altro tentativo che non è andato a buon fine. Nel 1993 è stata realizzata una versione indiana, Khal-Naaikaa. Nel 2014 è stato annunciato che il film sarebbe stato rifatto con un nuovo adattamento da ABC Family con lo scrittore di Supernatural Daniel Loflin. Anche Ted Field, uno dei produttori del film originale, era coinvolto. Il progetto si è arenato prima di arrivare alla produzione. Non è ancora stata annunciata una data di uscita per il prossimo remake di The Hand That Rocks the Cradle.

Maigret: trailer del film con Gérard Depardieu

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Maigret: trailer del film con Gérard Depardieu

Adler Entertainment ha diffuso il trailer di Maigret, l’annunciato nuovo film diretto da Patrice Leconte e tratto dal romanzo di Georges SIMENON “Maigret e la giovane morta”. Protagonisti del film sono con Gérard DEPARDIEU, Jade LABESTE, Mélanie BERNIER, Aurore CLÉMENT, André WILMS, Hervé PIERRE (della Comédie Française), Clara ANTOONS, Pierre MOURE, Bertrand PONCET.

La trama del film

Maigret indaga sulla morte di una giovane ragazza. Non c’è niente che la identifichi, nessuno sembra conoscerla o ricordarla.  Durante le indagini Maigret incontra una delinquente, che somiglia stranamente alla vittima, e risveglia in lui il ricordo di un’altra scomparsa, più antica e più intima…

Maigret, la recensione del film con Gérard Depardieu

Maigret, la recensione del film con Gérard Depardieu

Forse solo gli spettatori più ‘esperti’ ricorderanno un detective di peso come Maigret, che finalmente rivedremo al cinema – magistralmente interpretato da Gérard Depardieu – nel film omonimo diretto da Patrice Leconte e distribuito da Adler Entertainment a partire dal 15 settembre. Un’impresa niente affatto scontata, vista la concorrenza dei più saccheggiati o presenzialisti Hercule Poirot e Sherlock Holmes, e senza considerare i tanti colleghi televisivi, compresa la Miss Marple che promette di venire mitizzata nel prossimo adattamento da Agatha Christie progettato da Kenneth Branagh.

E dire che il commissario creato nel 1929 dallo scrittore belga Georges Simenon vanta un ampio curriculum cinematografico, con quindici film prodotti tra il 1932 e il 1967, e soprattutto televisivo. Numeri schiaccianti (circa duecento tra telefilm, serie, sceneggiati televisivi e film per la tv), che non temono confronti, e che non rendono giustizia a un investigatore forse troppo comune e umano rispetto allo sfoggio di superpoteri indagativi cui siamo abituati.

Un caso delicato, a lungo atteso

Lo storia che vediamo svilupparsi sullo schermo è quella tratta dal romanzo “Maigret e la giovane morta” del 1954, occasione d’incontro perfetta per due come Gérard Depardieu e Patrice Leconte (che non vedevamo dal Tutti pazzi in casa mia del 2014) che in passato si erano solo sfiorati, e che per la loro prima volta insieme approfittano della mediazione di un altro grande francofono, incurante di stereotipi e aspettative quanto amante di una narrazione ben costruita, a prescindere da ritmo e concessioni.

Poche, tutto sommato, nel caso della morte di una giovane ragazza. Non c’è niente che la identifichi, nessuno sembra conoscerla o ricordarla, ma le cinque coltellate che l’hanno uccisa, inferte in maniera disordinata, forse rabbiosa, sono il primo dettaglio che colpisce Maigret. Che seguendo le tracce incontra una delinquente, stranamente somigliante alla vittima, che risveglia in lui il ricordo di un’altra scomparsa, più antica e più intima…

Una indagine diversa, da seguire con attenzione

Dopo Gino Cervi e Jean Gabin, non è solo il physique du rôle di Depardieu a renderlo un interprete perfetto a dare corpo al protagonista. Soprattutto ai suoi tormenti esistenziali, all’interesse verso la vita altrui, e la discrezione nell’esplorarne le ferite, per la paura di dover mostrare le proprie. Ma quando si ricerca la verità non è sempre facile accettarla, o nascondersi.

In quella che ci viene presentata come “l’inchiesta più personale” di Maigret, il consiglio è di predisporsi all’attenzione – dote rara al giorno d’oggi, più della pazienza (che pure il diseguale, ma costante evolversi del caso richiederà) – e di sposare il metodo del commissario. E di usare con lui la stessa empatia che lo vediamo riservare agli altri personaggi, vittime e carnefici, più che a sé stesso. Rassegnato ad avere sempre meno certezze, come forse dovremmo fare anche noi.

Maid: recensione della serie Netflix con Margaret Qualley

Maid: recensione della serie Netflix con Margaret Qualley

Dopo essere stata apprezzata largamente negli Stati Uniti, la serie Netflix Maid ha finalmente ottenuto il successo meritato anche in Italia. Il veterano della TV John Wells (ER, Southland) si è messo al lavoro con un team di produzione di tutto rilievo, che include Molly Smith Metzler e Margot Robbie, per adattare il bestseller Maid: Hard Work, Low Pay and a Mother’s Will to Survive di Stephanie Land. L’adattamento di un libro di memorie è riuscito a conferire a Maid la credibilità, mai spettacolarizzata, che molti progetti simili non riescono a raggiungere, filtrando la verità di Land attraverso l’interpretazione delicatamente esplosiva della giovane Margaret Qualley.

Maid: la concretezza visiva della storia di Alex

Alex (Qualley), è una giovane madre che decide di lasciare il marito violento Sean (Nick Robinson) nel mezzo della notte. Con solo 18 dollari nel portafoglio, lotterà di giorno in giorno cercando si racimolare abbastanza soldi per un alloggio, cibo e sicurezza per lei e sua figlia. Il suo viaggio la porterà a trovare lavoro come “maid”, presso un’agenzia gestita da Yolanda (Tracy Vilar) e trovarsi a che fare con la madre bipolare Paula (Andie MacDowell, che è la vera madre di Qualley, il che aggiunge un ulteriore livello di realismo) assieme a quella del padre alienato Hank (un efficace Billy Burke). Si incrocerà anche con un’altolocata padrona di casa di nome Regina (un’incredibile Anika Noni Rose), che finisce per essere molto più di una semplice estranea.

L’incredibile successo di Maid, che è rientrato quasi immediatamente tra i titoli in tendenza su Netflix, risiede nel fatto che la serie non ha mai la pretesa di parlare per nessuno, tranne che per la propria protagonista; la storyline è talmente tanto incorporata nella prospettiva personale di Alex che l’esperienza soggettiva oltrepassa la realtà oggettiva, dimostrando che Maid non è alla ricerca di uno studio socio-culturale, bensì mira a dare concretezza visiva ai pensieri di chi avrebbe sempre sperato di trasferire la sua storia in parola scritta. La penna di Alex è sensibile, ma incisiva, fiorente di un’interpretazione superba, che trova l’umanità anche nel più freddo dei giorni, quando la rete di sicurezza sociale e un rifugio tanto anelato sono ormai inafferrabili.

MAID MARGARET QUALLEY
Cr. RICARDO HUBBS/NETFLIX © 2021

Il diario di Alex diviene libro aperto per lo spettatore: è il volto dell’attrice a sancire l’arco narrativo della protagonista, che combatte cercando di mantenere la compostezza di fronte a una pressione psicofisica insopportabile, e convoglia le traversie tramite gesti apparentemente impercettibili, che assumono però valenza simbolica: un labbro che si contrae, sbattere le ciglia, alzare il mento. Alex dovrà imparare un nuovo linguaggio, corporalmente disagevole, per far fronte a una cerchia di individui i cui rapporti sono già da tempo disarticolati: Paula entra ed esce dalla vita di Alex con il caos irresistibile di un tornado, un bipolarismo aggravante e un passato da rivalutare; Robinson interpreta la dualità minacciosa insita nel carattere di Sean, la cui storia dolorosa spiega, ma non scusa, il dolore che lui stesso infligge nel presente.

È il legame madre-figlia – e la tensione – a brillare di più per tutto l’arco narrativo della serie. Qualley e MacDowell sono indubbiamente le migliori partner di scena l’una per l’altra, con la giovane attrice che conferisce alla produzione realismo emotivo e la veterana dello schermo che probabilmente fa il lavoro più impressionante della sua carriera, fluttuando repentinamente attraverso pensieri e stati d’animo, come sfogliando le pagine di un libro.

MAID serie tv 2021Maid: il libro di Alex filtrato dagli occhi di Margaret Qualley

Maid è un avvincente racconto di guarigione e scoperta di sé, come non se ne vedevano da tempo sulla piattaforma. “Non sono davvero sicura di quello che mi è successo“, dice Alex al suo gruppo di terapia. Nonostante abbia frequentato sei scuole superiori durante un’infanzia in cui sua madre nomade è passata da un uomo all’altro, è stata accettata al college ma non ci è andata. Quando sua figlia dorme, scrive del suo nuovo lavoro e di quello che vede nelle case mentre curiosa in giro, il che fornisce una gradita struttura episodica allo show, così come la serie di situazioni abitative e sistemazioni di fortuna che deve costantemente cercare per avere un posto dove dormire la notte, che scandiscono un ritmo narrativo specchio del disinganno routinario di Alex.

È la vivida immaginazione di Alex che cerca di far fronte alla disillusione quotidiana, rifugiandosi in un mondo tutto mentale, ricordo di ciò che non è potuto essere e che è rimasto inspiegato, e prospetto immaginifico di una dimensione di supporto che è sempre mancata nella vita della giovane.

Maid conserva l’elemento più importante della scrittura di Land, ovvero una conoscenza duramente conquistata della nostra fragile rete di sicurezza sociale e dei suoi inghippi, radicata nell’esperienza di prima mano dell’autrice; la sceneggiatura non si dimentica comunque mai di cosa significhi essere una giovane donna, con ambizioni e voglia di riscatto, che ha reso lo studio e l’esperienza acquisita funzionale a un escapismo mentale, per garantirsi un ruolo nel libro della vita. Tutto è stato tolto ad Alex, ma non la sua fantasia creativa, centro propulsivo di un ancoramento al bene e all’affetto che non può dimenticarsi di ritagliare per sé stessa.

In dieci episodi Maid, o meglio il diario di Alex, offre uno sguardo spietato su ciò che significa essere una giovane donna, ritrovatasi improvvisamente in una condizione di povertà dilagante, senza appigli o affetto alcuni su cui fare affidamento. Maid è la storia individuale di un insieme sovrapposto di problemi strutturali, che mostra come la spirale della mobilità verso il basso è solo accelerata da fattori come il genere, la paternità e la salute mentale.

Qualsiasi descrizione di Maid rischia di suonare incessantemente cupa, ma non lo è. Nei momenti di gioia che affiorano, le piccole vittorie, le inaspettate dimostrazioni di sostegno, cementano il vero messaggio di Maid: ognuno di quei piccoli atti di gentilezza è davvero ciò che può far andare avanti Alex. E, realmente, ognuno di noi.

Maid, la spiegazione del finale: Cosa succede ad Alex e Maddy?

Maid, la spiegazione del finale: Cosa succede ad Alex e Maddy?

Al giorno d’oggi ci sono molti programmi da guardare attraverso i tanti servizi di streaming, e molti di essi sono solo a scopo di intrattenimento o per spegnere il cervello e non dover pensare per un po’. Tuttavia, alcuni spettacoli lasciano un’impressione duratura e risuonano con molti spettatori. Se si conosce qualcuno che ricorda il protagonista o se ci si può relazionare personalmente con ciò che accade nello show, si guarda e si sente tutto. Maid è una di queste serie. Maid (la recensione) è una serie drammatica di Netflix del 2021 che segue Alex (Margaret Qualley) e la sua giovane figlia Maddy (Rylea Nevaeh Whittet) mentre sfuggono a una relazione abusiva con il fidanzato di lunga data di Alex, Sean (Nick Robinson).

Con pochissimo in tasca quando esce dalla porta della roulotte che condivide con Sean, Alex sa di essere sola ma è meglio che si occupi di Maddy. Diventa una cameriera per provvedere a Maddy e aiutarla a costruirsi una vita lontano dagli abusi.

La serie racconta alcuni alti e bassi che Alex sperimenta come sopravvissuta a un abuso domestico e madre single e come può progredire e sfuggire alla loro attuale situazione. Basato sul libro di memorie di Stephanie Land, Maid: Hard Work, Low Pay, and a Mother’s Will to Survive, la miniserie in dieci episodi è davvero avvincente da guardare.

Nel corso degli episodi, Alex e Maddy finiscono in un centro di accoglienza per donne, dove Alex lotta per ricevere i sussidi per l’assistenza all’infanzia o per dimostrare di essere in grado di essere la badante principale di Maddy. Alex è alle prese con la sua salute mentale, con Sean che la maltratta mentalmente e fisicamente e con i clienti con cui deve lavorare.

Mentre cerca di far crescere la sua attività di cameriera, inizia a scrivere dei suoi clienti e alla fine si unisce a un gruppo di terapia che le fa immaginare una vita migliore per lei e Maddy. Questo spinge Alex a iscriversi al college di Missoula, nel Montana, dove era stata accettata prima di rimanere incinta. Alex viene ammessa e sa che è arrivato il momento di mettere le cose a posto, in modo che le due possano lasciare Washington. Cosa succederà alla fine per Alex e Maddy? Vediamo l’episodio finale.

La base clienti e la crescita personale di Alex

MAI TRECCE ALEX

Nell’ultimo episodio di questa serie emotivamente sconvolgente, Alex si libera dalle catene dell’abuso e può finalmente respirare di nuovo. In quest’ultimo episodio, Alex pulisce la casa di un’accaparratrice, anche se il lavoro da svolgere è di gran lunga superiore a quello che il cliente può pagare.

Poiché la cliente è anche una madre single, Alex la aiuta a pulire tutta la casa senza pagare gli straordinari. Grazie a ciò, la cliente presenta Alex al gruppo di hoarder che frequenta, dandole una base di clienti con cui lavorare. Alex tiene anche un corso di scrittura creativa ad altre persone nel rifugio per violenze domestiche in cui era ospitata, dimostrando la sua passione per la scrittura e come la scrittura sia il suo biglietto d’uscita dall’abuso.

Sean si rende conto dei suoi veri colori

PAULA E BASIL MAID

Anche la battaglia per l’affidamento in corso tra Sean e Alex giunge a una svolta. Con l’aiuto di uno dei suoi clienti e dell’avvocato Regina (Anika Noni Rose), i due notificano a Sean un’ordinanza restrittiva a causa dei suoi abusi. Sean contesta la mozione e ora Alex deve dimostrare che Sean era violento, il che la spinge a chiedere a suo padre, Hank (Billy Burke), di testimoniare sugli abusi.

Poiché Hank e Sean si stanno entrambi disintossicando dall’alcol, Hank si rifiuta di testimoniare contro di lui, anche se ciò potrebbe significare che Alex non riuscirà ad arrivare in tempo in Montana per la scuola. Alex si rende conto che Hank non testimonierà contro Sean perché anche Hank in passato ha abusato della madre di Alex nello stesso modo in cui Sean lo fa con Alex. Gli uccelli di una stessa piuma si uniscono e Alex rompe i legami con il padre per il bene della sua salute mentale.

Quando tutto sembra perduto per riuscire a tenere Maddy lontana da Sean, le tendenze violente di quest’ultimo traspaiono. Durante una visita in tribunale tra Maddy, Sean e Paula (Andie MacDowell), la madre di Alex, Sean perde le staffe. Maddy fa i capricci in un parco giochi e, poiché Sean è stato 24 ore senza bere, perde le staffe con Maddy. Quando Alex e Sean parlano dell’accaduto, Sean rivela che se non ci fosse stata Paula, Sean avrebbe portato Maddy con sé in un negozio di liquori o in un bar per bere. In quel momento, Sean si rende conto di come sarebbe stata la relazione con Maddy e rinuncia ai suoi diritti, dando la custodia completa ad Alex.

Paula cambia idea… Di nuovo

Maid Andie MacDowell

Alex cerca di convincere Paula a venire con lei e Maddy in Montana dopo aver trovato la madre che dormiva nella sua auto in un parcheggio di Walmart. Paula cerca di dire che dorme lì perché le piace vivere uno stile di vita nomade, ma Alex sa che non è così. Alex vuole aiutare a prendersi cura della madre, visto che non può farlo da sola. Paula all’inizio rifiuta, non volendo lasciare il luogo in cui hanno vissuto generazioni della loro famiglia.

Dopo la visita a Sean e Maddy, Paula cambia idea e dice ad Alex che verrà in Montana con la figlia e la nipote. Ma la cosa dura poco, perché Paula decide di andare a vivere con il suo fidanzato, Micah. Alla fine Micah butta fuori la moglie per Paula e si trasferisce da lei. Anche se Alex sa che Paula ha un’altra relazione che non durerà, smette di mettersi all’ultimo posto e continua a progettare di trasferirsi in Montana con Maddy.

La mossa finale di Alex e Maddy

Maid finale Margaret Qualley

L’episodio si conclude in modo molto sentito. Alex raccoglie le ultime cose dal rifugio e dalla roulotte di Sean. Anche se Alex porge un ramoscello d’ulivo dicendo che Sean può visitare i due quando vuole, lui dice che non lo farà finché non sarà sobrio. Gli spettatori si rendono conto che Alex non è l’unica ad essere cresciuta nel corso della stagione e che, dopotutto, potrebbe esserci una speranza per Sean. Per tutta la durata della puntata, sullo schermo appare un indicatore di denaro, in modo che chi guarda possa tenere il conto di quanti soldi ha o non ha Alex.

Alla fine dell’episodio, il rilevatore di denaro si trasforma in un rilevatore di chilometri, mentre Maddy e Alex salgono sulla station wagon e partono per il Montana. Mentre stanno guidando, lo show torna indietro all’ultimo giorno di terapia di gruppo di Alex, dove lei parla del suo giorno più felice. Alex aveva scritto di un futuro giorno più felice invece di scegliere un giorno felice del passato. Questo giorno comprende un’escursione con Maddy sul monte Sentinel, dove possono ammirare la loro nuova città e ricominciare da capo. Questa parte va avanti e indietro tra la scrittura di Alex e la coppia madre-figlia che vive realmente quel giorno più felice.

Ci sarà una seconda stagione di Maid?

Maid serie tv netflix

Lo spettacolo si conclude con una nota così leggera e promettente, che lascia a chi lo guarda una sensazione di speranza. Chiunque abbia vissuto un’esperienza simile o conosca qualcuno che l’ha vissuta può capire che c’è una luce alla fine del tunnel per tutti. Sebbene Netflix non abbia in cantiere una seconda stagione, la storia di Alex e Maddy è stata lasciata aperta. Anche se questa è la fine della strada per Alex e Maddy, Maid è uno show che rimarrà impresso a chiunque lo guardi.

Maicol Jecson: due nuove clip dal film

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Ecco due clip dal film Maicol Jecson, diretto da Francesco Calabrese ed Enrico Audenino e in uscita il prossimo 17 luglio al cinema.

Leggi la recensione del film.

Maicol Jecson posterÈ l’ultima settimana del giugno 2009. I genitori di Andrea e Tommaso sono partiti per le vacanze, e il sedicenne Andrea decide di sfruttare la loro assenza per saltare il campo estivo e fare l’amore per la prima volta con la ragazza più bella della scuola. Per riuscire nella sua impresa innesca una serie di accadimenti a catena che lo portano, insieme al fratellino di nove anni innamorato di Michael Jackson, e a un anziano conosciuto in un ospizio, a vivere un’avventura carica di imprevisti.

Prodotto da 999 Films con Rai Cinema, e scritto e diretto da Francesco Calabrese ed EnricoAudenino,  Maicol Jecson è una commedia di formazione che indaga le dinamiche del rapporto tra adolescenti, anziani e bambini, ed esplora l’amore adolescenziale, l’amicizia, i rapporti familiari al di là dei legami di sangue e la scoperta dell’identità. È interpretato da Remo Girone, Tommaso Maria Neri e Vittorio Gianotti (per la prima volta sullo schermo). In uscita il 17 luglio distribuito da Wider Films.

Maicol Jecson recensione del film di Calabrese e Audenino

casa int sera 09Estate 2009, ultima settimana di giugno. La promessa fatta dalla ragazza dei suoi sogni, Eva, è di quelle da far tremare le gambe: “Ok, va bene, farò l’amore con te, per la prima volta”. Pur di non perdere questa occasione il quindicenne Andrea (Vittorio Giannotti) è pronto a tutto, anche ad ingannare i genitori facendo loro credere di essere al campo estivo mentre loro sono in vacanza. Il piano studiato nel dettaglio per avere campo libero in casa è rovinato dall’inaspettata presenza del fratellino Tommaso (Tommaso Neri), intelligente quanto originale. Come liberarsi del piccolo guastafeste? Dopo vari tentativi falliti, Andrea proverà a parcheggiarlo in un ospizio ma da quell’ospizio il piccolo Tommaso scapperà insieme ad un altro eccentrico personaggio, Cesare (Remo Girone), che renderà le avventure dei due ancora più imprevedibili e pazzesche.

Maicol Jecson è un film diretto dal duo di trentenni rampanti composto da Francesco Calabrese ed Enrico Audenino. Commedia brillante e divertente presentata e confezionata con una certa originalità dai due giovani registi i quali propongono uno stile alquanto innovativo che strizza spesso l’occhio al modello del video-clip televisivo.

Maicol Jecson posterPersonaggi ben studiati e adattati sulle spalle di attori giovani e meno giovani, al debutto così come con una lunga carriera alle spalle, ma tutti egualmente bravi e credibili nelle rispettive interpretazioni. Così si fanno apprezzare i due giovani protagonisti, Vittorio Giannotti nei panni del teenager tipico, un po’ ribelle e insofferente al mondo degli adulti, e il piccolo Tommaso Neri, bravissimo e talentuosissimo, che il regista Calabrese ha fortemente rivoluto con lui dopo la comune esperienza in I killer. Il titolo del film deriva proprio dalla grande passione del personaggio di Tommaso per Micheal Jackson, vero e proprio idolo che rimarrà sempre sullo sfondo delle vicende, sino alla drammatica notizia che sconvolgerà Tommaso, e con lui milioni di fan, proprio alla fine di quell’estate di cinque anni fa.

A completare questo improbabile terzetto inter-generazionale, ecco il sempre ottimo Remo Girone, il quale si mette ammirevolmente in discussione nei panni di un personaggio per lui insolito e in una scrittura per lui insolita. Invece il vecchio leone da palcoscenico stupisce per la potenzialità auto-ironica che raramente ha messo in mostra nel corso della sua lunga quanto straordinaria carriera divisa tra cinema e teatro. Maicol Jecson è quindi una bella storia, semplice e gradevolissima, raccontata con gusto e senza eccessi; una storia che affronta il tema dei rapporti giovani-adulti, un rapporto spesso difficile, fatto di distanze che spesso appaiono incolmabili e che invece, in fondo, non sono poi così inconciliabili.

Maicol Jecson uscirà nelle sale italiane a partire dal prossimo 17 di luglio, grazie ad una co-produzione Rai Cinema e 999 Films.

Mai Stati Uniti: recensione del film dei fratelli Vanzina

Mai Stati Uniti: recensione del film dei fratelli Vanzina

Il prossimo 3 gennaio arriva al cinema, in 350 copie, l’ultima pellicola di Carlo ed Enrico Vanzina, Mai Stati Uniti. Per la terza volta nella loro carriera, dopo Vacanze in Americanegli anni ’80 e Sognando la California negli anni ‘90, i due tornano ad ambientare un film negli Stati Uniti.

La storia di Mai Stati Uniti vede protagoniste cinque persone che attraversano un momento molto critico della loro vita, tra problemi lavorativi e privati: Antonio (Vincenzo Salemme), un cameriere rovinato dalla passione per il gioco, Angela (Ambra Angiolini), una segretaria single divorata dall’ansia e dagli attacchi di panico, Nino (Ricky Memphis), un padre divorziato e senza lavoro, Carmen (Anna Foglietta), una precaria votata unicamente allo shopping e alla palestra e, infine, Michele (Giovanni Vernia), un giovanotto ingenuo che lavora da anni in un bioparco. Questi sconosciuti, che all’apparenza non hanno niente in comune, scopriranno di essere tutti figli di un uomo che, morto da poco, ha lasciato loro una grande eredità. Ovviamente, prima di incassare il denaro, dovranno fare qualcosa: andare in Arizona e gettare le ceneri del defunto padre nel Lago Powell.

In collaborazione con l’attore/sceneggiatore Edoardo Falcone, visto in entrambi i film diretti da Massimiliano Bruno, i fratelli Vanzina portano sullo schermo la semplicità della comicità italiana con l’onestà della battuta romana e la fantasia di quella napoletana, una comicità che, priva di volgarità, ma non di parolacce, ci accompagna durante tutto questo film on the road. Ci si dimentica ben presto dello scopo del viaggio, a vantaggio della scoperta dei personaggi, di quello che li divide e li unisce. La scena in cui quasi tutti i protagonisti s’imbattono in Maurizio Mattioli, un romano ricco e rozzo in vacanza a Las Vegas, è tra le poche veramente divertenti. Esilarante, forse soprattutto per noi romani, è lo scambio tra lui e Ricky Memphis. Buona prova anche per il giovanissimo Andrea Pittorino, che interpreta il figlio di Nino, Roby.

Le bellissime location americane (Gran Canyon, Las Vegas, Monte Rushmore, ecc.), le disavventure e gli equivoci, gli omaggi venati di comicità ai grandi film del passato, western e non, come Easy Riders e Intrigo Internazionale, e i riferimenti alle più recenti commedie made in USA, Una Notte da Leoni e Parto col Folle, dimostrano l’intenzione di voler proporre qualcosa di nuovo: un film che esce nel periodo festivo ma che si allontana dal genere del cinepanettone, una commedia che sfrutta i luoghi comuni americani ma con i ritmi della comicità italiana, una storia che vuol far ridere e pensare a ciò che ci può salvare in questo triste periodo di crisi, la famiglia.

Insomma, le intenzioni dei Vanzina sono delle migliori, ma il risultato non è niente di eccezionale. Non basta andare all’estero con un buon cast e una sfilza di strani, sfigati e, a volte, ridicoli personaggi per ottenere un prodotto comico originale. Per chi si accontenta, è garantita più di una risata.

Mai Morire: recensione del film di Enrique River

Al Festival arriva il giorno del primo film dal Sud America in Concorso, Mai Morire, pellicola  messicana diretta da Enrique River, già autore nel 2008 del film Parque vía.

Mai Morire racconta la storia di Chayo che fa ritorno a Xochimilco, suo paese natale, per prendersi cura dell’anziana madre e affrontarne la morte. Circondata da amore e da una bellezza sublime, Chayo si ritroverà a rinunciare a ciò che come donna e madre è irrinunciabile. E sarà proprio questo il prezzo della sua liberazione.

L’opera si presenta come un’affascinante  insieme di suggestioni, sensazioni e  tradizioni del Messico, che fa della suo misticismo una delle peculiarità più sfruttate nel cinema ma anche uno degli aspetti più sensazionali. Questo aspetto è così presente e invadente da rappresentare anche il limite più grande del film, se pensiamo alla difficile condizione nella quale la protagonista muove i suoi passi, fatti non tanto di avvenimenti, quanto di sensazioni da provare, luoghi da visitare, mani da sfiorare.

Quello che maggiormente colpisce del film è l’incomunicabilità che accomuna gran parte dei personaggi, salvo forse i due bambini, figli della protagonista, che nel film rappresentano l’innocenza. E’ questa incomunicabilità che rende più difficile affrontare i rapporti della protagonista che ritorna nella sua terra natia per redimersi dal passato.

Enrique River al suo secondo lungometraggio riesce nell’intento di trasporre in immagini un mondo incredibile che fa della fede e del culto dei morti una delle ragioni di vita, anche grazie ad una splendida fotografia e ad un’amabile sensibilità per i piccoli gesti e l’inafferrabile silenzio che contaminano tutto il lavoro. Non sarà forse il film migliore del Festival ma di certo è il più coerente dei lavori.

Mai così vicini: Trailer italiano del film con Michael Douglas e Diane Keaton

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Guarda il trailer italiano di Mai così vicini, il film di Rob Reiner con Michael Douglas, Diane Keaton e Sterling Jerins, che arriverà in Italia il 10 luglio distribuito da Videa.

Mai cosi vicino filmCi sono milioni di ragioni per non provare simpatia nei confronti dell’agente immobiliare Oren Little (Michael Douglas). Intenzionalmente indisponente verso il genere umano, non desidera altro che vendere un’ultima casa e andare in pensione in santa pace. I suoi piani però vengono scombinati dal figlio che, inaspettatamente, gli molla la nipote, della cui esistenza non sapeva nulla. Incapace di prendersi cura della tenera bambina di nove anni, la affida alla risoluta ed amabile vicina di casa Leah (Diane Keaton) e cerca di tornare alla sua monotona quotidianità ma, un po’ alla volta e con una certa riluttanza, Oren imparerà ad aprire il cuore alla famiglia, a Leah e alla vita stessa. Una commedia esemplare sull’esistenza e sull’amore dall’acclamato regista Rob Reiner (Harry ti presento Sally, Non è mai troppo tardi).

Mai così vicini: recensione del film con Michael Douglas

Mai così vicini: recensione del film con Michael Douglas

Arriva al cinema distribuito da Videa Mai così vicini, la nuova commedia romantica diretto da Rob Reiner, e con protagonisti Michael Douglas e Diane Keaton.

In Mai così vicini Oren Little è un agente immobiliare indisponente verso il genere umano che non desidera altro che vendere la sua casa e andare in pensione. I suoi piani però vengono scombinati dal figlio che, inaspettatamente, gli lascia sua nipote per scontare una pena in carcere e della cui esistenza non sapeva nulla. Incapace di prendersi cura della bambina di nove anni, la affida alla risoluta ed amabile vicina di casa Leah, cantante di locali, che pian piano e incontrando una certa resistenza riuscirà a fare breccia nella vita di Oren.

Rob Reiner (Harry ti presento Sally – Non è mai troppo tardi) regista che ha fatto della commedia il suo genere ideale, torna al cinema con un film che esplora il genere sentimentale riuscendo a dosare umorismo e romanticismo in chiave “classica” ma ben riuscita. Seppur la storia possa sembrare vista e in qualche modo scontata, due vicini che si odiano in un primo momento e poi cominciano a conoscersi, qui diventa una peculiarità predominante all’interno della storia. Il vicinato è un microcosmo in cui tutti i personaggi interagiscono tra di loro con gli usuali scambi di (s)cortesie e di saluti, nonché di pettegolezzi e relazioni.  Da questa struttura la sceneggiatura di Mark Andrus (Qualcosa è cambiato) riesce a inserire due protagonisti che, come in quasi tutte le commedie del regista statunitense, si mettono in contrapposizione attraverso forti scontri caratteriali e scene molto dialogate in cui emergono uomini convinti di sapere esattamente quello che vogliono dalla vita e donne principalmente più mature e coraggiose.

Queste doti sono messe in risalto dalla qualità dei due premi Oscar, Michael Douglas e Diane Keaton, il primo ama il suo perfetto stile di vita da ricco snob fatto di una scintillante routine tra passeggiate in macchina e martini, ma soprattutto occupato a non interessarsi minimamente degli altri. Mentre la seconda, con la sua “solita interpretazione” di personaggi nervosi e insicuri che l’hanno resa la musa di Allen, riesce ad essere una donna ricca di interessi e piena di amore come ci sottolineano le scene in cui ella canta. Del cast chi riesce a ritagliarsi un posto con la forza della sua incisività, è il due volte premio Tony Award Frances Sternhagen nel ruolo di Claire, amica di Douglas e con cui condivide esilaranti scene comiche che nascondono velate “morali” di vita. Seppur la storia si concluda senza grandi peripezie, il film riesce a trasmettere la risata e l’importanza delle seconde possibilità.

Mai così vicini è un buon film, che si ritaglia un posto nelle classiche commedie sentimentali americane ma che si arricchisce del punto di vista di Renier e dall’interpretazione, per la prima volta insieme, di due mostri sacri di Hollywood quali Michael Douglas e Diane Keaton.
Al cinema dal 10 Luglio.

Mai così vicini: poster del film con Michael Douglas e Diane Keaton

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Arriva il poster di Mai così vicini, il film di Rob Reiner con Michael Douglas, Diane Keaton e Sterling Jerins, che arriverà in Italia il 10 luglio distribuito da Videa.

 Mai cosi vicini poster

Ci sono milioni di ragioni per non provare simpatia nei confronti dell’agente immobiliare Oren Little (Michael Douglas). Intenzionalmente indisponente verso il genere umano, non desidera altro che vendere un’ultima casa e andare in pensione in santa pace. I suoi piani però vengono scombinati dal figlio che, inaspettatamente, gli molla la nipote, della cui esistenza non sapeva nulla. Incapace di prendersi cura della tenera bambina di nove anni, la affida alla risoluta ed amabile vicina di casa Leah (Diane Keaton) e cerca di tornare alla sua monotona quotidianità ma, un po’ alla volta e con una certa riluttanza, Oren imparerà ad aprire il cuore alla famiglia, a Leah e alla vita stessa. Una commedia esemplare sull’esistenza e sull’amore dall’acclamato regista Rob Reiner (Harry ti presento Sally, Non è mai troppo tardi).

Mahmood: la recensione del documentario di Giorgio Testi

Mahmood: la recensione del documentario di Giorgio Testi

“Non sono mai stato bravo a parlare di me, per questo ho iniziato a scrivere canzoni”. Si apre con questa dichiarazione d’intenti il documentario Mahmood, diretto da Giorgio Testi e scritto da Virginia W. Ricci. Dedicato al celebre cantautore che a neanche trent’anni ha già vinto due volte il Festival di Sanremo, il film, che fa parte delle proiezioni speciali del Panorama Italia di Alice nella città, sezione autonoma e parallela della Festa del Cinema di Roma, ancor prima di essere un’opera celebrativa nei confronti del cantante, vuole dar prova della sua umiltà, della sua umanità e, soprattutto, della sua sensibilità.

Si ripercorrono dunque le principali tappe della sua vita e del suo percorso artistico, dai primi concorsi alla delusione di X Factor, dalla vittoria a Sanremo Giovani con Gioventù bruciata a quelle a Sanremo Big con Soldi e Brividi, dalle partecipazioni all’Eurovision Song Contest fino al recente tour europeo andato sold out. Quello di Mahmood è un percorso ricco di ostacoli, speranze, incidenti di percorso, cadute e ripartenze che hanno portato infine al successo tanto sperato, dietro il quale si nascondono profondi dolori personali da metabolizzare attraverso la musica e un forte amore, ricambiato, per la propria famiglia.

Mahmood: dallo sgabuzzino di casa ai palchi d’Europa

Quello dedicato a Mahmood è solo l’ultima di una serie di opere audiovisive dedicati a popolari star della scena musicale italiana. Da Ferro, documentario su Tiziano Ferro a Famoso, con protagonista il trapper Sfera Ebbasta, fino al più recente Laura Pausini: Piacere di conoscerti, che ripercorre la vita della celebre cantante in modo molto particolare. Di Mahmood non si può certo dire che proponga un approccio originale da un punto di vista narrativo. Il film è infatti costruito seguendo un ordine cronologico che se da un lato offre un ovvio e piacevole ordine, dall’altro rischia di rendere il progetto scontato e dimenticabile.

Se ciò non avviene del tutto lo si deve in particolare a due precisi aspetti, il cui “merito” di entrambi va prima di tutto allo stesso Alessandro Mahmoud. Il primo è relativo alle riprese dei concerti sostenuti nel 2022 dal cantante in alcune capitali europee. Come ormai risaputo, Mahmood ha molta cura per le immagini che lo riguardo, i look da sfoggiare, le luci e le scenografie con cui interagisce. La sua attenzione per questi dettagli fa sì che i suoi concerti risultino dei veri e propri spettacoli visivi e riproponendo alcuni frammenti di essi anche lo stesso film acquisisce un po’ per osmosi quel fascino.

Il secondo aspetto è dato dal vissuto di Mahmood. Non sono infatti tanto i retroscena dietro i suoi successi musicali a generare interesse, bensì i racconti che egli offre riguardo il suo ardente desiderio di fare musica nonostante le tante porte in faccia, riguardo il rapporto con l’amata madre, con quel padre assente e con quel desiderio di potersi sentire a casa. Di Mahmood si è detto che il suo sguardo sembra sempre rivolto altrove, come se ogni volta dovesse partire per una nuova meta o tornare a casa dopo un lungo viaggio, più nello specifico magari in quello sgabuzzino di casa dove da piccolo racconta di essersi sentito al sicuro, costruendo i propri mondi di fantasia.

Mahmood-documentario

Lo sguardo di Mahmood

Il film offre dunque un maggior approfondimento della vita di Alessandro Mahmoud prima di diventare il Mahmood cantante capace di emozionare persone proveniente di contesti diversi, infrangendo barriere linguistiche e culturali. All’interno di un documentario dalla struttura canonica, dunque, si cerca di far emergere quel mondo emotivo che Mahmood non ha mai saputo esprimere se non attraverso le proprie canzoni, svelando tutto di sé attraverso queste. Addirittura la madre, che fornisce una delle testimonianze più belle del film, racconta di aver conosciuto meglio suo figlio attraverso tali testi che non tramite le loro conversazioni quotidiane.

Si può naturalmente scegliere di credere o non credere all’umiltà che il cantante mette sul piatto con questo documentario. Mahmood è notoriamente un artista molto divisivo, controverso e spesso difficile da definire (cosa, quest’ultima, non necessariamente negativa). Il film manca di essere tutto ciò, non raggiungendo dunque quella somiglianza tra artista e opera a lui dedicata che in altri casi simili si è dimostrata vincente, ma è certamente emozionante nell’offrire il racconto di un ragazzo che ha creduto talmente tanto nei propri sogni da riuscire infine a realizzarli. Un discorso che certamente toccherà l’animo di quanti, si spera molti, coltivano i propri sogni con cura e impazienza.

Mahmood: il documentario al cinema e in anteprima ad Alice nella Città

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MAHMOOD è il racconto della vita di Mahmood tra Milano e l’Egitto, i suoi affetti più cari, la musica, le vittoria a Sanremo, Eurovision, il tour europeo, i backstage dei suoi lavori. Diretto da Giorgio Testi, scritto da Virginia W. Ricci e prodotto da Red Carpet, Società del Gruppo ILBE, in collaborazione con Prime Video, il docufilm racconta, attraverso la voce di Alessandro Mahmoud e le testimonianze di artisti come Blanco, Carmen Consoli, Dardust, il percorso che, da ragazzino nato e cresciuto nella periferia milanese, l’ha portato al successo facendolo diventare il fenomeno musicale MAHMOOD.

Due volte vincitore di Sanremo – nel 2019 con “Soldi” e nel 2022 con “Brividi” in coppia con Blanco, un tour europeo SOLD OUT, due fortunate partecipazioni all’Eurovision Song Contest, miliardi di visualizzazioni e stream dei suoi brani e video (tra le hit Soldi, Barrio, Brividi, Rapide, Dorado), collaborazioni, anche in veste di autore, con gli artisti più seguiti e rispettati della scena musicale contemporanea pop, R&B, rap e trap – da Blanco a Carmen Consoli, da Marco Mengoni a Elodie ed Elisa; da Fabri Fibra a Guè Pequeno, Massimo Pericolo, Sfera Ebbasta. Tutto questo è Mahmood.

MAHMOOD si spinge oltre la pura e semplice celebrazione musicale per costruire una narrazione intima, fatta di momenti solitari, di bagni di folla durante le performance live e delle relazioni con le persone che hanno lasciato un segno nella sua vita personale: la famiglia, da sempre presente e suo punto di riferimento, gli amici, i collaboratori. Un viaggio interiore che ha la musica come colonna portante e dove l’amore e l’assenza trovano il loro modo di coesistere. Grazie alla sua musica esploriamo il mondo di Alessandro, la sua ricerca di qualcosa, che l’ha portato ad avere più di quanto potesse sognare e che accompagna il suo sguardo sempre lontano, come se ogni volta dovesse tornare a casa da un viaggio o partire per una nuova meta.

Il documentario segue il cantautore lungo tutto il suo tour europeo, ricostruendo per gli spettatori cinematografici la storia di uno degli artisti italiani più amati di questi anni: un percorso interiore che ha la musica come colonna portante e dove l’amore e l’assenza trovano il loro modo di coesistere.  MAHMOOD è distribuito al cinema da Nexo Digital solo dal 17 al 19 ottobre in collaborazione con i media partner Radio DEEJAY e MYMovies.it.

Mahershala Ali: 10 cose che forse non sai dell’attore

Mahershala Ali: 10 cose che forse non sai dell’attore

Mahershala Ali è uno di quegli attori che si è fatto una bella gavetta per trovarsi dove è ora. Dopo aver partecipato a qualche serie televisiva di successo, in ruoli prevalentemente minori, ha debuttato al cinema nel 2008 grazie a Il curioso caso di Benjamin Button. Da quel film in poi la sua carriera non si è più fermata, vincendo anche un Oscar al Miglior attore non protagonista per Moonlight e diventando uno degli interpreti più richiesti del momento.

I film e le serie TV di Mahershala Ali

1. Ha recitato in noti film. Il debutto cinematografico dell’attore avviene nel 2008, con un ruolo marginale nel film di David Fincher Il curioso caso di Benjamin Button. Da questo film in poi la sua carriera è tutta in ascesa: entra nel cast di Crossing Over (2009), Predators (2010), Come un tuono (2012) e in quello degli ultimi due film della saga di Hunger Games, ovvero Il canto della rivolta – Parte 1 (2014) e Parte 2 (2015). Nel 2016 recita in Free State of Jones e in Moonlight, consacrandosi grazie a quest’ultimo. Successivamente recita in Il diritto di contare (2016), Green Book (2018) e Alita – Angelo della battaglia (2019). Ha poi recitato in Il canto del cigno (2021), Il mondo dietro di te (2023) e Jurassic World – La rinascita (2025), con Scarlett Johansson.

2. Mahershala Ali e il legame con le serie tv. Mahershala Ali ha iniziato la sua carriera grazie alla televisione: infatti, la sua prima apparizione avviene nella serie Crossing Jordan (2001-2002), per poi continuare nel mondo delle serie con Codice Matrix (2003-2004), 4400 (2004-2007) e Lie To Me (2009). Parallelamente alla sua carriera cinematografica, Ali ha poi continuato a recitare in diverse serie tv, come Treme (2011-2012), Alcatraz (2012), Alphas (2011-2012), House of Cards – Gli intrighi del potere (2013-2016) e Marvel’s Luke Cage (2016). Nel 2019 interpreta il protagonista della terza stagione di True Detective, Wayne Hays. Nel 2020 è invece Sheikh Malik in Ramy.

Mahershala Ali in Hunger Games

3. Ha recitato nella celebre saga. Tra i primi ruoli cinematografici importanti di Ali si annovera anche quello da lui avuto negli ultimi due capitoli della saga di Hunger Games. In questi egli ha interpretato Boggs, secondo in comando del presidente Coin, il quale diviene poi il protettore di Katniss nel momento in cui questa assume il ruolo di Ghiandaia Imitatrice, simbolo della rivoluzione. È stato proprio grazie a questo ruolo che Ali ha potuto dimostrare la sua bravura come interprete, ottenendo poi sempre più attenzioni.

mahershala ali
Mahershala Ali in Moonlight

Mahersla Ali in Moonlight

4. È stato scelto per una precisa capacità.In questo film, scritto e diretto da Barry Jenkins, Ali ha interpretato il personaggio di Juan, uno spacciatore che prende a cuore Chiron, bambino tormentato che vive con una madre tossicodipendente. Il regista conosceva Ali solo per la sua interpretazione in House of Cards prima di scritturarlo per questo ruolo. “Fin dal nostro primo incontro ha capito la dualità del personaggio che avrebbe interpretato, qualcuno capace di grazia, premurosità e gentilezza, ma anche di scendere in luoghi molto oscuri”, ha dichiarato Jenkins.

Mahershala Ali non suona il piano in Green Book

5. Mahershala Ali ha dovuto imparare a comportarsi come un pianista. Per il film Green Book, in cui Ali interpreta Don Shirley, un pianista afromericano che sarà seguito nel suo tour per gli Stati Uniti dall’italoamericano Tony Lip (interpretato da Viggo Mortensen), Ali ha lavorato per alcuni mesi con Kris Bowers, che è anche l’autore della colonna sonora del film. Pur non essendo lui davvero a suonare la musica del film, Ali ha voluto imparare l’atteggiamento giusto per un pianista, il modo corretto di stare seduto al piano, e come comportarsi con lo strumento. In 3 mesi, Ali ha imparato la postura e la coreografia delle melodie da suonare.

Mahershala Ali in True Detective

6. Il personaggio è stato riscritto appositamente per lui. Il ruolo del detective Wayne Hays era inizialmente scritto per un attore bianco. Ali, dopo aver letto i primi episodi, ha deciso di proporsi come protagonista, convinto che la storia ne avrebbe guadagnato. Per convincere l’ideatore Nic Pizzolatto, gli ha inviato delle foto di suo nonno, che negli anni ’60 e ’70 era stato un agente di polizia in California, dimostrando che figure nere esistevano anche in quel contesto. Pizzolatto ha accettato la proposta, riscrivendo il personaggio per adattarlo alla nuova visione.

Mahershala Ali sarà Blade per il MCU

7. Interpreterà il vampiro della Marvel. Tra la fine degli anni Novanta e i primi del Duemila è stata realizzata una trilogia cinematografica dedicata al vampiro Blade, appartenente all’universo della Marvel. Il personaggio, interpretato da Wesley Snipes, è stato uno dei primi supereroi ad ottenere un buon successo sul grande schermo. A circa vent’anni di distanza, Blade è ora pronto a tornare al cinema con un nuovo film che lo farà ufficialmente entrare a far parte del Marvel Cinematic Universe. Ad interpretarlo ci sarà proprio Ali, giudicato dai fan come la scelta perfetta per il ruolo.

mahershala ali green book
Mahershala Ali in Green Book

 

Mahershala Ali è un due volte premio Oscar

8. Mahershala Ali ha vinto due Oscar. Nel 2016, Ali è stato lodato per la sua interpretazione in Moonlight. Per questa sua performance, l’attore è stato candidato a numerosi premi, tra cui gli Oscar. A questi ultimi ha poi vinto come Miglior Attore non Protagonista, risultando anche il primo musulmano a vincere l’ambita statuetta. Nel 2018 Ali ha poi ottenuto un secondo Oscar, nella medesima categoria, per Green Book. Questo secondo riconoscimento lo ha portato ad entrare nel più ristretto gruppo di interpreti che hanno vinto per due volte la statuetta.

La moglie di Mahershala Ali

9. Mahershala Ali è sposato ed è padre di una figlia. Maheshala Ali ha una relazione con Amatus Sami-Karim, un’artista e compositrice. I due si sono conosciuti mentre frequentavano la New York University e si sono sposati nel 2013. La coppia ha poi avuto la loro prima figlia il 22 febbraio del 2017, giusto qualche giorno prima che l’attore conquistasse il suo primo Oscar. Mahershala e sua moglie non sono poi soliti condividere dettagli sulla loro vita privata, preferendo tenere questa lontana dai riflettori.

L’età e l’altezza di Mahershala Ali

10. Mahershala Ali è nato il 16 febbraio del 1974 a Oakland, in California, Stati Uniti. L’attore è alto complessivamente 1.88 metri.

Fonti: IMDb, Biography

Mahershala Ali Will non presterà la voce a Blade in Marvel Zombies

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L’imminente spin-off di What If…? della Marvel Animation, Marvel Zombies, introdurrà una variante multiversale davvero unica: Blade Knight. Il Daywalker ha in qualche modo ereditato il ruolo di Moon Knight da Marc Spector, e ci si aspettava che Mahershala Ali prestasse la voce al personaggio.

Beh, ComicBook.com ha confermato che Todd Williams (The Chicago Code) interpreterà Blade Knight. È interessante notare che in precedenza aveva sostituito Ali come voce di Titano nella serie TV animata Invincible di Prime Video.

Mentre Mahershala Ali ha avuto un breve cameo vocale in Eternals del 2021, il film da solista del Daywalker rimane bloccato nel limbo dopo essere stato annunciato al Comic-Con oltre sei anni fa. Immaginavamo che l’intenzione fosse quella di farci incontrare Blade, il premio Oscar, prima della messa in onda di Marvel Zombies, anche se non è più chiaro se Ali avrebbe mai ripreso il ruolo in questa serie.

Marvel Zombies: anticipata l’uscita su Disney+

Se il film di Blade non dovesse concretizzarsi, il lavoro di Ali nel MCU potrebbe ridursi alla confusa e irrisolta scena post-credit di Eternals. Tuttavia, il nostro ultimo aggiornamento sul reboot a lungo rimandato è stato ampiamente positivo.

“Non volevamo semplicemente mettere un vestito di pelle ad [Ali] e farlo iniziare a uccidere vampiri”, ha recentemente dichiarato il presidente dei Marvel Studios Kevin Feige sul motivo per cui le sceneggiature di Michael Starrbury, Nic Pizzolatto, Michael Green e altri non sono state presentate alle telecamere. “Doveva essere unico e cadeva proprio nel momento in cui abbiamo iniziato a tirarci indietro e a dire ‘accetta solo ciò che è incredibilmente fantastico’, e all’epoca non era così fantastico.”

“E non ci sentivamo, come spesso accade, di poter iniziare con una buona sceneggiatura e renderla fantastica attraverso la produzione”, ha ammesso. “Non eravamo sicuri di poterlo fare con ‘Blade’ e non volevamo fare lo stesso con Mahershala e non volevamo farlo con noi.” “Ce n’erano tre o quattro, due che erano del secondo periodo e non lo sono”, ha aggiunto il dirigente. “Siamo arrivati ai giorni nostri ed è su quello che ci stiamo concentrando.”

Chi recita in Marvel Zombies?

Il cast confermato di Marvel Zombies include Elizabeth Olsen (Scarlet Witch), Awkwafina (Katy), David Harbour (Red Guardian), Simu Liu (Shang-Chi), Randall Park (Jimmy Woo), Florence Pugh (Yelena Belova), Hailee Steinfeld (Occhio di Falco), Dominique Thorne (Ironheart), Iman Vellani (Ms. Marvel), Hudson Thames (Spider-Man) e Todd Williams in un ruolo misterioso.

Per quanto riguarda la trama, sappiamo solo che “Scarlet Witch che sarà “in prima linea nella nuova serie come una potente avversaria”. Verrà chiamata la Regina Morta, mentre Okoye “fungerà da cattiva secondaria e sarà a capo di un esercito di non morti, seguendo gli ordini di Scarlet Witch”.

Bryan Andrews dirige Marvel Zombies da una sceneggiatura di Zeb Wells. I produttori esecutivi includono Kevin Feige, Louis D’Esposito, Brad Winderbaum, Dana Vasquez-Eberhardt, Wells e Andrews. Danielle Costa e Carrie Wassenaar sono le produttrici.

Marvel Zombies debutterà su Disney+ il 24 settembre.

Mahershala Ali vuole ancora realizzare Blade: “Chiamate la Marvel, fategli sapere che sono pronto”

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Sono passati quasi sei anni da quando Mahershala Ali è salito sul palco durante la presentazione della Marvel Studios nella Hall H al San Diego Comic-Con, dove il produttore Kevin Feige ha annunciato che l’attore due volte vincitore dell’Oscar avrebbe interpretato il cacciatore di vampiri Blade, rilanciando il personaggio originariamente interpretato sullo schermo da Wesley Snipes e aggiungendolo al Marvel Cinematic Universe. Da allora, però, il progetto ha visto l’abbandono di numerosi registi, la perdita di membri del cast e diversi ritardi. Ma nonostante tutti questi sviluppi turbolenti, Ali ha dichiarato a Variety di essere ansioso di iniziare le riprese di Blade.

Chiamate la Marvel”, ha detto Ali alla premiere newyorkese del suo nuovo film Jurassic World – La rinascita. L’attore ha quindi dato una risposta breve ma inequivocabile quando gli è stato chiesto quando potesse iniziare la produzione di Blade. “Sono pronto. Fategli sapere che sono pronto”. Le dichiarazioni di Ali arrivano dopo che lo sceneggiatore della trilogia originale, David S. Goyer, ha affermato che la Marvel avrebbe capito come risolvere i problemi sul film. Sembra dunque che le cose stiano finalmente andando nella direzione giusta.

Cosa è successo al film Blade con Mahershala Ali?

La Marvel Studios ha annunciato Blade per la prima volta nel 2019, insieme ad altri progetti come le serie Disney Plus “WandaVision”, “Loki” e “The Falcon and the Winter Soldier”, nonché film come “Eternals, “Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli” e “Doctor Strange nel Multiverso della Follia”. Ma mentre tutti questi progetti sono già stati prodotti e distribuiti da tempo, la Marvel Studios sta ancora cercando di andare avanti con il film sul celebre vampiro.

Lo scorso ottobre, la Disney ha rimosso il filmdal suo calendario delle uscite, cancellando la data di uscita prevista per il 7 novembre 2025. Ciò è avvenuto dopo numerosi ritardi precedenti; la prima data di uscita ufficiale del film era addirittura il 3 novembre 2023. Il progetto ha visto inizialmente il regista Bassam Tariq firmare per dirigere il film, prima di abbandonarlo nel settembre 2022, circa due mesi prima dell’inizio della produzione previsto. Da allora, anche il regista Yann Demanger ha aderito al progetto e poi lo ha abbandonato.

Secondo quanto riferito, gli attori Aaron Pierre e Delroy Lindo avrebbero dovuto recitare al fianco di Ali, ma entrambi hanno poi rivelato di aver lasciato il progetto. “Era un’idea davvero entusiasmante dal punto di vista concettuale, ma anche per il personaggio che avrebbe preso forma. Poi, per qualche motivo, il progetto è deragliato”, ha dichiarato Lindo a Entertainment Weekly in aprile.

A novembre, Feige ha dichiarato che la Marvel Studios era “ancora impegnata” in Blade, parlando all’evento D23 Brazil della Disney: “Adoriamo il personaggio. Adoriamo l’interpretazione che ne dà Mahershala. E state tranquilli: ogni volta che cambiamo direzione con un progetto, o stiamo ancora cercando di capire come inserirlo nel nostro programma, lo comunichiamo al pubblico. Siete tutti aggiornati su ciò che sta succedendo”.

L’ultimo aggiornamento di Mahershala Ali sul progetto risale a dicembre 2023, quando ha dichiarato: “Sono davvero incoraggiato dalla direzione che sta prendendo il progetto. Torneremo al lavoro relativamente presto”. Con la recente affermazione di Ali sulla sua disponibilità a recitare nel progetto, si attendono ora nuovi aggiornamenti ufficiali sul film.

Mahershala Ali parla di Blade e dell’eredità di Wesley Snipes

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Mahershala Ali parla di Blade e dell’eredità di Wesley Snipes

Durante il Comic-Con di San Diego dello scorso anno, Kevin Feige annunciò ufficialmente che il premio Oscar Mahershala Ali avrebbe interpretato Blade in un nuovo cinecomic del MCU. Da allora, però, non ci sono mai stati aggiornamenti significativi sul progetto, se non un concept ufficiale – condiviso via Instagram dallo stesso Alì – che mostrava l’attore nei panni di Eric Brooks.

Adesso, in una recente intervista con The Tight Rope, Mahershala Ali ha finalmente parlato del film e di come sia riuscito ad ottenere la parte, rivelando di aver sempre voluto interpretare il personaggio fin da quando ha ottenuto la parte di Cornell “Cottonmouth” Stokes nella serie Marvel Luke Cage. 

“Quando Luke Cage è stato presentato per la prima volta, mi sono rivolto al mio agente e gli ho detto: ‘Cosa stanno facendo con Blade?’. Sapevo che stavano cercando un modo per riportare il personaggio al cinema. Per me è stato eccitante entrare a far parte dell’universo Marvel alla televisione, ma la verità è che il mio obiettivo è sempre stato il cinema.”

“Ci sono voluti un paio d’anni prima che tutto si concretizzasse”, ha continuato l’attore. “Volevo davvero interpretare quel personaggio e affrontare quella responsabilità. Mi piace che sia un personaggio oscuro, ovviamente in riferimento al tono. È decisamente più cupo rispetto a tutti gli altri personaggi. Questo è stato l’elemento di maggior interesse per me.”

Ali ha parlato anche dell’eredità di Wesley Snipes, che ha interpretato Eric Brooks/Blade in ben tre film, realizzati tra il 1998 e il 2004: “Nella mia mente c’era sicuramente un legame con Wesley Snipes. Quando ero al liceo le persone mi dicevano che ci somigliavamo. Il lavoro di Wesley mi ha sicuramente ispirato, tuttavia è stata la mia partecipazione a Luke Cage a permettermi di pensare alla parte e di capire cose stessero facendo al riguardo.”

Cosa sappiamo di Blade con Mahershala Ali?

Al momento su Blade vige il mistero più assoluto: non sappiamo infatti né chi si occuperà della regia, né chi della sceneggiatura e, soprattutto, quali attori affiancheranno Ali nel cast.

Mahershala Ali è uno dei nomi più “caldi” del momento, a Hollywood. Dopo il suo exploit nel 2016 con Moonlight, che gli ha regalato il primo Oscar da non protagonista, Ali ha fatto doppietta quest’anno con Green Book, nella stessa categoria. Intanto ha continuato a coltivare il cinema da blockbuster (è nel cast di Alita: l’Angelo della Battaglia) e la grande serialità televisiva (è stato protagonista della terza stagione di True Detective).

Ali non è estraneo al cinema di supereroi. Ha dato la voce a Prowler in Spider-Man: Un Nuovo Universo ed è stato Cottonmouth nella prima stagione di Luke Cage per Marvel/Netflix.

Mahershala Ali in Triple Frontier con Tom Hardy

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Mahershala Ali è entrato a far parte del cast di Triple Frontier, il prossimo progetto di J. C. Chandor,  che torna al cinema dopo 1981 – Indagine a New York.

Il film doveva essere diretto da Kathryn Bigelow che però ha ceduto il progetto. 

Mahershala Ali nominato agli Oscar per Moonlight

La storia si svolge sul confine tra Paraguay, Argentina e Brazile, la cosiddetta “tripla frontera” del titolo, dove, alla convergenza tra i fiumi Iguazu e Parana, convergono una serie di attività criminali difficili da controllare.

Al fianco di Ali, nel film, sono stati confermati Tom Hardy e Channing Tatum, mentre Johnny Depp, che si era avvicinato al progetto, ha poi declinato.

Mahershala Ali miglior attore non protagonistaè il frontrunner per la corsa all’Oscar 2017 nella categoria . L’Academy ha premiato la sua breve ma intensa interpretazione in Moonlight, di Barry Jenkins, film che arriva alla notte di Hollywood con sei nomimation.

Maguire, Hardy e DiCaprio contro il traffico di animali

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Maguire, Hardy e DiCaprio contro il traffico di animali

Tobey Maguire, Tom Hardy e Leonardo DiCaprio produrranno un film per la Warner Bros sul traffico di animali. La Warner Bros ha messo in cantiere un nuovo progetto cinematografico che unisce un trio di attori di prima linea: Leonardo DiCaprio, Tom Hardy e Tobey Maguire. I tre produrranno un film che denuncia il traffico di animali, basato su un’idea di Tom Hardy, attore di spicco nell’ultimo periodo (da domani sugli schermi italiani ne Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno). L’idea iniziale è ispirata alla vicenda di un amico di Hardy, che faceva parte delle Forze Speciali in lotta in Sudafrica contro il bracconaggio.

Sulla linea di Traffic di Steven Soderbergh, si tratta di un soggetto di attualità da esplorare in maniera multiforme, dalla guerra condotta nella savana africana contro i bracconieri sino al modo in cui il massacro degli animali conduce alla vendita di prodotti di lusso da parte delle imprese di moda di Parigi.

DiCaprio è notoriamente un animalista e sarà affiancato dunque da due colleghi con cui ha già lavorato di fronte alla camera da presa: in Il Grande Gatsby con l’amico di sempre Maguire, in Inception con Hardy. Il progetto, ancora senza titolo, è in cerca di uno sceneggiatore. Non sappiamo se oltre a produrre i tre attori reciteranno nel film, anche se pare plausibile.

Magnum P.I. cancellato dopo la fine della quinta stagione

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Magnum P.I. cancellato dopo la fine della quinta stagione

La serie reboot di Magnum P.I. è ufficialmente destinato a concludersi su NBC con l’uscita della seconda parte della quinta stagione che arriverà nel 2024. Come rivelato da Deadline , la NBC ha deciso di non ordinare più episodi di Magnum P.I. oltre la quinta stagione che è composta da ben 20 episodi che ha commissionato lo scorso anno. Il noto sito americano riferisce che la NBC dovrebbe “montare una campagna considerevole” per quello che sarà commercializzato come il capitolo finale dello show, composto dai restanti 10 episodi.

Basato sull’omonima serie del 1980-1988, Magnum P.I. è stato inizialmente presentato per la prima volta su CBS nel 2018. La serie è interpretata da Jay Hernandez nei panni di Thomas Magnum, un ruolo occupato da Tom Selleck nell’incarnazione originale degli anni ’80. A causa di disaccordi sui costi di licenza con la Universal, la CBS ha annullato il riavvio di Magnum P.I. nel 2022 dopo quattro stagioni. Poco dopo, la NBC ha ripreso lo spettacolo per una quinta stagione di 20 episodi, che sarebbe stata divisa in due parti.

Perché la NBC ha appena cancellato Magnum P.I.?

I 10 episodi che compongono Magnum P.I. Stagione 5, Parte 1 sono stati trasmessi su NBC da febbraio 2023 ad aprile 2023. La Stagione 5, Parte 2 di Magnum P.I. dovrebbe attualmente andare in onda come parte della mezza stagione 2024. Tuttavia, Deadline riferisce che i nuovi episodi potrebbero potenzialmente arrivare prima, a seconda dell’impatto dello sciopero in corso della Writers Guild of America (WGA).

Mentre Magnum P.I.Stagione 5, Parte 2 non andrà in onda fino al prossimo anno, le opzioni sul cast scadranno nel giro di pochi giorni il 30 giugno. Secondo Deadline, questo “ha forzato il problema ora“. Evidentemente, la NBC aveva tre opzioni: dare allo show un rinnovo anticipato della sesta stagione, estendere le opzioni sul cast o lasciare il cast e terminare lo show.

Un rinnovo anticipato della sesta stagione era improbabile, dato che le reti esitano a distribuire pickup durante il suddetto sciopero WGA. Nel frattempo, estendere le opzioni avrebbe imposto una lunga presa sul cast, dal momento che – in quello scenario – la NBC non avrebbe dovuto prendere una decisione sul rinnovo della sesta stagione per un altro anno. Pertanto, la rete alla fine ha optato per l’opzione numero tre.

Perdita Weeks, Zachary Knighton, Stephen Hill, Tim Kang e Amy Hill recitano insieme a Hernandez nella serie. Lo showrunner Eric Guggenheim, Justin Lin, John Davis e John Fox sono i produttori esecutivi; dovrebbero anche tornare. La serie continuerà ad essere una co-produzione tra Universal TV e CBS Studios.

Magnolia Pictures distribuirà in USA Frank con Michael Fassbender

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Presentato al Sundance Film Festival di quest’anno, Frank, con protagonista Michael Fassbender, è alla ricerca di una distribuzione sul territorio nazionale. Il film pare essere stato adocchiato dalla Magnolia Pictures che sarebbe vicina all’acquisto dei diritti di distribuzione del film in America del Nord.

Michael Fassbender-FrankEamonn Bowles, presidente di Magnolia, ha detto questo in merito al film: “Tutti noi di Magnolia siamo completamente presi dal film. E’ la conferma del grande talento di Lenny Abrahamson, che ha realizzato un film bello e divertente che parla a più livelli di quello che vuol dire essere un artista. Che Michael Fassbender riesca ad essere così straordinario anche indossando tutto il tempo una maschera di cartone è la prova che ha fatto un grandissimo lavoro da attore.”

Frank è diretto da Lenny Abrahamson, e vede nel cast Michael Fassbender, Maggie GyllenhaalDomnhall Gleeson.

La pellicola racconta di  una band musicale con leader il testone Frank, che è anche un cervellone che ha inventato un nuovo sistema musicale, nuovi strumenti naturali e ha ideato un regime fisico rigido per mantenere in forma i suoi musicisti. Purtroppo è anche un po’ troppo severo e spesso va fuori di testa e l’unico modo per fermarlo è gridargli contro la parola cincillà.

Fonte: Variety

Magnifica Presenza: recensione del film di Ferzan Ozpetek

Magnifica Presenza: recensione del film di Ferzan Ozpetek

Ritorna al cinema Ferzan Ozpetek, dopo il suo ultimo Mine Vaganti, e lo fa nuovamente con una storia dalle tinte grottesche, al limite del teatrale; un film, Magnifica Presenza che mescola divertimento, lacrime e dramma. Nel cast del film Elio Germano, Margherita Buy, Beppe Fiorello, Paola Minaccioni, Maria e Vittoria Puccini.

Magnifica Presenza vede protagonista Pietro, 28 anni, che arriva a Roma dalla Sicilia con un unico grande sogno, fare l’attore. Tra un provino e l’altro sbarca il lunario sfornando cornetti tutte le notti. E’ un ragazzo timido, solitario e l’unica confusionaria compagnia è quella della cugina Maria, apprendista avvocato dalla vita sentimentale troppo piena. Dividono provvisoriamente lo stesso appartamento legati da un rapporto di amore e odio in una quotidianità che fa scintille. Ma arriva il giorno in cui Pietro trova, finalmente, una casa tutta per sé, un appartamento d’epoca, dotato di un fascino molto particolare e Pietro non vede l’ora di cominciare la sua nuova esistenza da uomo libero. La felicità dura solo pochi giorni: presto cominciano ad apparire particolari inquietanti. E’ chiaro che qualcun altro vive insieme a lui. Ma chi?

Magnifica Presenza, il film

Nonostante le buone premesse e un discreto coinvolgimento iniziale, Magnifica Presenza è l’ennesima occasione persa per il nostro cinema, che rimane confinato negli evidenti limiti di racconto, che ormai, fatte pochissime eccezioni, attanagliano un po’ tutta la produzione italiana. Le buone intenzioni di Ozpetek non bastano a far decollare un film che ha nello sviluppo centrale della storia i suoi problemi più grossi. Quello che di primo acchito sembra essere un coinvolgente film dall’intricata trama e dalle innumerevoli contaminazioni di genere, via via discorrendo risulta essere l’ennesima farsa di un cinema che diventa un pretesto per raccontare se stessi ed una realtà completamente teatralizzata di una vita di disagio interiore.

Quella del regista di origine turche è inoltre l’ennesima occasione per dispiegare un cinema autoreferenziale che ripete la propria formula all’infinito, esasperandone il significato e banalizzandone i concetti. Il tutto amalgamato con un’idea un po’ presuntuosa di voler parlare di troppi temi in un’unica rappresentazione che inevitabilmente finisce per diventare un brodo dalle tinte riscaldate e mai veramente originali. L’affresco che viene fuori è quello di un’occasione troppo ghiotta per essere sprecata in malo modo, e seppur rimangono di buona fattura le ambientazione e l’atmosfera, la grande assente è proprio la capacità del regista di raccontare una storia semplice e completa, che arrivi con immediatezza allo spettatore senza appesantirne il senso e la portata. Sembra che il nostro cinema abbia in un certo senso dimenticato la capacità di sintesi e di racconto che può avere una magica sequenza, una sottile smorfia di un viso o anche un elegante piano sequenza rivelatore.

Il difetto più grande di Magnifica Presenza, è proprio quello di sottovalutare la capacità di comprensione dello spettatore e di anteporre, a sequenze e inquadrature, l’interminabile farsa di dialoghi “spiegoni” lunghi un giorno che non fanno altro che appesantire il racconto, portandolo su binari morti e difficilmente risollevabili. Su questo scenario nulla può il cast di attori di tutto rispetto, dal protagonista Germano che contribuisce all’occasione persa con una recitazione sempre enfatizzata e mai sincera, fino alla Buy, Fiorello e Puccini, che ahimè rimangono sullo sfondo, non certo aiutati da una sceneggiatura che li accenna, limitandone la comprensione e l’approfondimento.

Magnifica Presenza – Intervista a Elio Germano!

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Il protagonista di Magnifica Presenza, Elio Germano racconta il film.

Magnifica Presenza – Full Trailer

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Magnifica Presenza – Full Trailer

E’ online il nuovo full trailer di Magnifica Presenza, l’atteso film del regista . Come protagonista  , uno degli attori più a lavoro del cinema Italiano. Accanto a lui ,  Vittoria Puccini, Andrea Bosca, Alessandro Roja, Claudia Potenza, Platinette e Daniele Pecci.