Guarda il primo trailer italiano
dell’atteso film La fine del
mondo diretto da Edgar
Wright che chiude la leggendaria trilogia del
cornetto che ha visto protagonisti Simon
Pegge Nick Frost nei due film precedenti della
serie: L’alba dei morti
dementi eHot
Fuzz.
In questo terzo e ultimo capitolo anche la new
entry Martin Freeman.
Diretto da Edgar
Wright, La fine del mondo,
titolo italiano del film uscirà il 14 Agosto in UK mentre da noi
dovremo aspettare il il 26 Settembre e vede
protagonisti Simon Pegg, Nick
Frost,Martin
Freeman, Eddie Marsan, Paddy
Considine eRosamund Pike. Tutte le info utili
nella nostra scheda: La fine del mondo.
Trama: 20 anni dover tentato di
portare a termine un epico pub crawl, cinque amici si riuniscono
quando uno dei loro si mette in testa di cimentarsi veramente nella
maratona di bevute. È Gary, un 40enne intrappolato nella sua
adolescenza, a trascinare tutti gli altri nella loro città natale e
cercare di raggiungere infine il mitologico pub chiamato The
World’s End. Mentre cercano di conciliare passato e presente, si
rendono conto che la vera sfida è quella per il futuro: non solo
per loro ma per tutta l’umanità. E raggiungere The World’s End
diventa l’ultima delle loro preoccupazioni.
Ecco il poster italiano de La fine del Mondo,
prossimo film di Edgar Wright con protagonisti
Simon Pegg e Nick
Frost. Il film sigla la fine della trilogia del
Cornetto, cominciata con L’alba dei morti dementi e proseguita con
Hot Fuzz.
Ecco il poster italiano del film:
Di seguito trovate anche il trailer italiano del film:
Dopo la prima insegna che vi avevamo mostrato tempo fa,
ecco le altre nove insegne dei pub protagonisti de La fine delMondo, film
attesissimo da tutti i nerd di cinema e diretto da Edgar Wright. Oltre alle insegne dei pub
(nella gallery a seguire), vi mostriamo anche un’altra locandina
del film qui di seguito:
Jenny Davin è un
giovane medico di base, di talento e molto apprezzata da pazienti e
colleghi, non a caso il suo studio è costantemente pieno e le
visite a domicilio si susseguono senza sosta. Dietro ogni medico
esiste però anche un essere umano, oltre la professionalità e la
dedizione vi è anche un orario di lavoro, al di fuori del quale il
corpo e lo spirito chiedono disperatamente una pausa, una tregua.
Per questo motivo Jenny non apre la porta del suo studio medico
fuori orario di visita, non lo fa neppure una sera in cui è una
giovane ragazza di colore a implorare aiuto (La Fille
Inconnuedel titolo), per morire poco dopo non troppo
lontano. È un evento che cambia radicalmente il modo di vivere e
lavorare di Jenny, talmente divorata dai sensi di colpa che inizia
una sua personalissima indagine per dare un nome alla misteriosa
ragazza – e compiere una piccola redenzione. La ricerca però non
porta a risultati immediati, anzi scoperchia un vaso di Pandora
fatto di sfruttamento della prostituzione, omertà, intimidazione,
violenza, rifiuto. Nella faccenda sono implicati anche alcuni suoi
pazienti, che per certi versi iniziano a darle il tormento, senza
aiutarla e accrescendo le sue colpe.
I fratelli
Dardenne si affidano completamente a Adèle Haenel, stella nascente del cinema
francese, per parlare come tradizione degli ultimi, dei
dimenticati, ma in un modo stranamente freddo, distaccato.
Nonostante La Fille Inconnue abbia le sue
grandi, buone intenzioni, come spronarci ad essere più aperti verso
gli altri, a tendere sempre la mano al prossimo, a non aver paura
di aiutare chi è in difficoltà, la narrazione procede in modo
statico, l’empatia rispetto al dramma di Jenny e della ragazza
scomparsa è pari a zero. L’inchiesta inoltre non si fa mai
interessante, non arriva nessuna motivazione valida per conoscere
davvero il nome della vittima e l’attenzione cala minuto dopo
minuto.
In questo senso non aiuta neppure
l’interpretazione della protagonista, notoriamente attrice dalle
sfumature limitate che anche in questo caso non riesce a regalare
al suo personaggio uno spessore all’altezza; un dramma,
poiché Jenny cambia radicalmente a livello caratteriale nel
corso della storia, finendo per diventare meno brusca e
incredibilmente più comprensiva. La sensazione è di guardare un
film spento, poco ispirato, che non cambia di una virgola lo stile
dei fratelli Dardenne, ma che allo stesso tempo manca di poesia, di
emozione. Se i migliori lavori del duo sono stati, in passato,
capaci di lacerare le viscere, di farci uscire dalla sala con un
vuoto allo stomaco e con gli occhi gonfi e lucidi, questa volta si
resta pressoché impassibili e delusi. Un clamoroso passo indietro,
che speriamo resti unico e isolato.
Maggie Gyllenhaal approda al
Lido di Venezia, in Concorso alla Mostra Internazionale d’Arte
Cinematografica, con il suo primo film da regista, La
Figlia Oscura (The Lost Daughter) tratto
dall’omonimo romanzo di Elena Ferrante, edito in
Italia con il titolo La figlia oscura.
Il cast di La Figlia Oscura (The Lost
Daughter)
Per questo suo esordio
la Gyllenhaal sceglie come protagonista l’attrice versatile e di
grande talento e vincitrice di un premio Oscar, grazie a un film
presentato proprio al Lido nel 2018, La Favorita
di Yorgos Lanthimos. Parliamo di
Olivia Colman che è affiancata da un cast di
tutto rispetto in cui si distinguono
Dakota Johnson, Ed
Harris, Paul Mescal, Jessie Buckley, Oliver Jackson-Cohen, Alba Rohrwacher e
Peter Sarsgaard.
La Figlia
Oscura (The Lost Daughter), ambientata in Grecia,
dove Leda, la protagonista, una docente universitaria specializzata
in letterature comparate, decide di passare un periodo di vacanza.
La spensieratezza tipica della villeggiatura stride con lo stato
d’animo della donna, il suo atteggiamento è straniante,
apparentemente
malinconica è invece incapace di liberarsi dai sensi di colpa e dai
fantasmi del suo passato.
La regista sceglie di
mostrarci questo attraverso i continui flashback della giovane Leda
che tenta di costruirsi una propria carriera accademica mentre è
alle prese con l’essere mamma di due bambine. Tutta questa
autoanalisi è innescata dall’incontro con i suoi vicini di
ombrellone, una famiglia numerosa e sui generis.
Il film catalizza bene l’attenzione
Soggetto non semplice
dunque quello scelto da Gyllenhaal per questa sua prima esperienza
alla regia in cui mette la macchina da presa al servizio della
storia. La regista sa ben catalizzare l’attenzione dello spettatore
esaltando la solitudine della protagonista e dilatando i tempi
della narrazione, a voler sottolineare che le emozioni non sono
sempre sinonimo di frenesia ma anche e soprattutto di riflessione.
La sua direzione è ragionata ma mai superflua e gioca con i toni
della luce naturale.
Gli spettatori sono
tutti un po’ in vacanza con Leda, la “playlist” che l’accompagna è
bellissima ma nessuno riesce davvero a divertirsi perché si avverte
una sensazione di perenne ansia silente. La Gyllenhaal dimostra di essere capace di
costruire la tensione soprattutto nella scena in cui la bambina,
figlia dei vicini, sparisce dalla spiaggia. Il film è anche ricco
di metafore che si rifanno direttamente alla narrazione della
Ferrante e che la sceneggiatura sa ben integrare. Il film convince
ma resta qualche punto opaco, non ben sviluppato quasi a
voler suggerire che leggere il libro potrebbe aiutarci a capire
meglio i personaggi e le loro ragioni.
Dal canto suo Maggie Gyllenhaal, attraverso la storia
scritta da Ferrante, riesce a porre attenzione su temi importanti
propri dell’universo femminili forse mai mostrati così direttamente
in una pellicola. I flashback risultano essere i veri punti
nevralgici del film, visto che non solo svelano il passato di Leda,
ma mettono in risalto le cicatrici che lei si porta dentro e la
rabbia verso sé stessa ben interiorizzate nell’interpretazione
dalla Leda adulta di Colman.
Dall’omonimo romanzo di
Elena Ferrante, arriva su Sky il
film diretto e sceneggiato da Maggie Gyllenhaal, La figlia oscura (The Lost Daughter),
in prima tv mercoledì 4 gennaio alle 21.15 su Sky Cinema Due,
in streaming su NOW e disponibile on demand, anche in qualità
4K.
Durante una vacanza al mare da
sola, Leda (Olivia Colman) rimane incuriosita e affascinata da una
giovane madre (Dakota Johnson) e dalla sua figlioletta mentre le
osserva sulla spiaggia. Turbata dal loro irresistibile rapporto (e
dalla loro chiassosa e minacciosa famiglia allargata), Leda è
sopraffatta dai suoi stessi ricordi personali dei sentimenti di
terrore, confusione e intensità provati nelle prime fasi della
maternità. Un gesto impulsivo sconvolge Leda e la proietta nello
strano e sinistro mondo della sua stessa mente, dove è costretta ad
affrontare le scelte non convenzionali che ha compiuto quando era
una giovane madre e le loro conseguenze.
Entra nel cast di Maleficient
Vivienne Marcheline Jolie-Pitt, 4 anni, una delle figlie naturali
di Brad
Pitt e Angelina Jolie. Maleficient, targato Disney,
vedrà mamma Angelina interpretare Malefica, la perfida strega che
dà il titolo al film. Per la piccola è pronta la piccolissima parte
della principessa Aurora (ovvero la bella addormentata) in tenera
età. Nel cast anche Elle Fanning (Aurora da grande), Sharlto Copley
(Re Stefan), Miranda Richardson (Ulla), Juno
Temple (Thistlewit). Maleficient, affidato alla regia di Robert
Stromberg, sarà nelle sale americane il 14 marzo 2014.
In uscita il 7 aprile
su Prime Video e Tim
Vision, La figlia del bosco è l’esordio nel
lungometraggio di Mattia Riccio, giovane regista romano che
firma una favola nera dal cuore ambientalista, sospesa tra horror
psicologico, inquietudini fiabesche e suggestioni fantasy. Il film
si inserisce con consapevolezza nel filone
dell’eco-vengeance, raccontando il dramma
di un uomo che entra nella foresta da predatore e ne diventa
preda.
Morte ai dissacratori
La trama ruota attorno a Bruno,
cacciatore solitario che si avventura in un bosco sconosciuto senza
le dovute precauzioni: niente cartina, niente cellulare, nessun
sentiero tracciato. A sera inoltrata, smarrito e spaesato,
viene attratto da una voce femminile eterea e
incantatrice, simile al canto delle sirene. La segue, come
in trance, fino a una casa immersa nel verde, misteriosamente
apparecchiata ma disabitata. Da quel momento, ha inizio un incubo
fatto di ripetizioni ossessive, incontri stranianti e una natura
che sembra rispondere a una propria giustizia.
Un’atmosfera potente e suggestiva
Nel suo momento migliore, La figlia del bosco eccelle
nella costruzione dell’atmosfera. Riccio
mette in scena un bosco che non ha più nulla di fiabesco: è un
labirinto vivo, respira, cambia, inghiotte. La sensazione è simile
a quella di certi videogiochi survival
horror, in cui si perde il senso dell’orientamento e si
continua a girare a vuoto. Ricorda The Blair Witch Project e lo
stesso Blair Witch sviluppato
da Bloober Team ma anche i recenti The Ritual (2017)
e Gaia (2021), per come trasforma
l’ambiente naturale in un luogo che osserva, giudica e agisce.
Bruno stesso lo dice, sconvolto: “Questo dannato
bosco non ti dà punti di riferimento. È come
se avessi girato in tondo per ore. L’unico posto che ritorna sempre
è questa casa”.
L’incontro con Celeste, capo scout dispersa
anche lei da giorni, aggiunge un tocco surreale e quasi ironico:
“Disperso nei boschi, con vitto e alloggio gratuito. Inizio a
pensare che qualcuno o qualcosa si stia prendendo
gioco di noi”. Ma l’ironia dura poco, perché la
foresta continua a stringere il cerchio. E il film, da quel momento
in poi, si immerge in un crescendo sempre più cupo.
Una denuncia ambientale che affonda nel mito
Sotto il racconto dell’uomo smarrito nella natura
si nasconde un sottotesto più ampio: La figlia del bosco parla
del prezzo che paghiamo per la nostra insolenza nei confronti
dell’ambiente. L’idea – lasciata intendere più che spiegata – è che
esista una creatura, un’entità antica nata dalle radici degli
alberi, che osserva e giudica in silenzio. La sua voce è il
richiamo che intrappola chi ha profanato il bosco, trasformandolo
in un oggetto vacuo, privo di identità. “Il tempo della
caccia è terminato… il predatore diventa preda”,
sembra sussurrare lo sguardo invisibile che aleggia tra le
fronde.
La leggenda, che aleggia sul film senza mai essere
completamente svelata, ricorda certe mitologie nordiche o le
atmosfere del cinema di Ari
Aster e Robert Eggers, dove la
natura non è solo sfondo ma divinità crudele,
silenziosa e inflessibile. C’è qualcosa, in questa “figlia
del bosco”, che riporta alla mente
anche Antichrist di Lars von
Trier, per il modo in cui la colpa personale
si intreccia alla punizione cosmica.
Tra intuizioni efficaci e qualche debolezza
Se l’impianto visivo e l’atmosfera sospesa
funzionano – grazie anche a una fotografia che alterna tonalità
fredde e sprazzi fiabeschi, e a un suono curato, disturbante e
stratificato – il film mostra però qualche debolezza
nei dettagli. Alcune trovate, come le bambole inquietanti
che ricordano i protagonisti, risultano più posticce che
disturbanti. Gli effetti speciali sono limitati e, in certi
momenti, poco credibili, mentre la
recitazione appare spesso troppo impostata,
più teatrale che naturale. Un aspetto che, nel complesso, toglie un
po’ di immediatezza all’esperienza emotiva. Nonostante queste
fragilità, però, la forza de La figlia del bosco risiede
nella sua capacità evocativa: il bosco, con i suoi suoni, i suoi
colori e il suo silenzio, è il vero protagonista. E il film, pur
con qualche ingenuità, dimostra di avere un’identità
precisa e una voce personale.
Una promessa da seguire
Mattia Riccio, al suo primo lungometraggio,
dimostra coraggio, idee e una visione
chiara. La
figlia del bosco è un film che, rispetto a tante
altre produzioni italiane, osa senza rinunciare a lanciare un
messaggio: quello di una natura stanca di essere sfruttata, che
chiede silenzio, rispetto, ascolto. Un debutto interessante, che
merita attenzione e che potrebbe rappresentare l’inizio di un
percorso importante per un giovane autore da tenere d’occhio. Se il
cinema dell’orrore può ancora essere una forma di
riflessione, La
figlia del bosco è la prova che, anche con mezzi
ridotti, si può parlare al cuore – e alla coscienza – dello
spettatore.
Diretto dal premio Oscar
Guillermo del Toro, il film targato Searchlight
Pictures La
Fiera delle Illusioni – Nightmare Alley arriverà
il 27 gennaio nelle sale italiane, distribuito da The Walt Disney
Company Italia. La Fiera delle Illusioni – Nightmare
Alley è interpretato dal candidato all’Academy Award
Bradley Cooper, dall’attrice premio Oscar
Cate Blanchett, dalla candidata all’Oscar
Toni Collette, dal candidato all’Oscar
Willem Dafoe, dal candidato all’Oscar Richard
Jenkins, dalla candidata all’Oscar
Rooney Mara, Ron Perlman e dal
candidato all’Academy Award David Strathairn.
La Fiera delle Illusioni – Nightmare Alley, trailer
italiano
Nel film La
Fiera delle Illusioni – Nightmare Alley, un
giovane e ambizioso giostraio (Bradley Cooper) con
un talento nel manipolare le persone con poche parole ben scelte
frequenta una psichiatra (Cate Blanchett) che è ancora più
pericolosa di lui. Al luna park lavorano anche Molly
(Rooney Mara), il capo imbonitore Clem
(Willem Dafoe) e Ron
Perlman nei panni di Bruno the Strongman. Richard
Jenkins fa parte del pubblico dell’alta società nel ruolo
del ricco industriale Ezra Grindle.
Il film è diretto dal premio Oscar
Guillermo del Toro e scritto dallo stesso del Toro
insieme a Kim Morgan. Il film è prodotto da
Guillermo del Toro e dal vincitore dell’Academy
Award J. Miles Dale ed è basato sul romanzo di
William Lindsay Gresham. Il film sarà supervisionato dai Presidents
of Production for Film and Television di Searchlight Pictures
David Greenbaum e Matthew
Greenfield e dal Vicepresidente Senior DanTram
Nguyen.
Diretto dal premio Oscar
Guillermo del Toro, il film targato Searchlight
Pictures La
Fiera delle Illusioni – Nightmare Alley arriverà
il 27 gennaio nelle sale italiane, distribuito da The Walt Disney
Company Italia. La Fiera delle Illusioni – Nightmare
Alley è interpretato dal candidato all’Academy Award
Bradley Cooper, dall’attrice premio Oscar
Cate Blanchett, dalla candidata all’Oscar
Toni Collette, dal candidato all’Oscar
Willem Dafoe, dal candidato all’Oscar Richard
Jenkins, dalla candidata all’Oscar
Rooney Mara, Ron Perlman e dal
candidato all’Academy Award David Strathairn.
La Fiera delle Illusioni – Nightmare Alley, trailer finale
Nel film La
Fiera delle Illusioni – Nightmare Alley, un
giovane e ambizioso giostraio (Bradley Cooper) con
un talento nel manipolare le persone con poche parole ben scelte
frequenta una psichiatra (Cate Blanchett) che è ancora più
pericolosa di lui. Al luna park lavorano anche Molly
(Rooney Mara), il capo imbonitore Clem
(Willem Dafoe) e Ron
Perlman nei panni di Bruno the Strongman. Richard
Jenkins fa parte del pubblico dell’alta società nel ruolo
del ricco industriale Ezra Grindle.
Il film è diretto dal premio Oscar
Guillermo del Toro e scritto dallo stesso del Toro
insieme a Kim Morgan. Il film è prodotto da
Guillermo del Toro e dal vincitore dell’Academy
Award J. Miles Dale ed è basato sul romanzo di
William Lindsay Gresham. Il film sarà supervisionato dai Presidents
of Production for Film and Television di Searchlight Pictures
David Greenbaum e Matthew
Greenfield e dal Vicepresidente Senior DanTram
Nguyen.
Diretto dal premio Oscar
Guillermo del Toro, il film targato Searchlight
Pictures La
Fiera delle Illusioni – Nightmare Alley arriverà
il 27 gennaio nelle sale italiane, distribuito da The Walt Disney
Company Italia. La Fiera delle Illusioni – Nightmare
Alley è interpretato dal candidato all’Academy Award
Bradley Cooper, dall’attrice premio Oscar
Cate Blanchett, dalla candidata all’Oscar
Toni Collette, dal candidato all’Oscar
Willem Dafoe, dal candidato all’Oscar Richard
Jenkins, dalla candidata all’Oscar
Rooney Mara, Ron Perlman e dal
candidato all’Academy Award David Strathairn.
La Fiera delle Illusioni – Nightmare Alley, il nuovo
trailer
Nel film La
Fiera delle Illusioni – Nightmare Alley, un
giovane e ambizioso giostraio (Bradley Cooper) con
un talento nel manipolare le persone con poche parole ben scelte
frequenta una psichiatra (Cate Blanchett) che è ancora più
pericolosa di lui. Al luna park lavorano anche Molly
(Rooney Mara), il capo imbonitore Clem
(Willem Dafoe) e Ron
Perlman nei panni di Bruno the Strongman. Richard
Jenkins fa parte del pubblico dell’alta società nel ruolo
del ricco industriale Ezra Grindle.
Il film è diretto dal premio Oscar
Guillermo del Toro e scritto dallo stesso del Toro
insieme a Kim Morgan. Il film è prodotto da
Guillermo del Toro e dal vincitore dell’Academy
Award J. Miles Dale ed è basato sul romanzo di
William Lindsay Gresham. Il film sarà supervisionato dai Presidents
of Production for Film and Television di Searchlight Pictures
David Greenbaum e Matthew
Greenfield e dal Vicepresidente Senior DanTram
Nguyen.
Guillermo del Toro
è noto per le sue favole dark, in cui trovano posto creature
affascinanti ma anche mostri estremamente minacciosi. Da
Hellboy a Il labirinto del fauno, da Crimson Peak a La forma dell’acqua, il regista messicano ha nel tempo
dato vita a racconti di grandissimo fascino, che fanno di queste
creature l’occasione per riflettere sulla natura umana e il suo
agire. Nel 2021 del Toro ha poi realizzato La fiera
delle illusioni – Nightmare Alley (qui
la recensione), dove ha rinunciato all’elemento fantastico per
concentrarsi su di una vera e propria discesa negli inferi del
protagonista umano, facendo così emergere tutte le perversioni, la
sete di potere e la bestialità di cui l’uomo può macchiarsi.
Il film è l’adattamento del romanzo
del 1946 Nightmare Alley scritto da William Lindsay
Gresham, già portato sul grande schermo con un film
del 1947. del Toro sceglie però di non realizzare un remake di quel
film, bensì una vera e propria seconda trasposizione del romanzo,
rimanendo più fedele ad esso e aggiungendovi quel tocco dark che
gli è proprio. In particolare, del Toro ripudia il finale
consolatorio offerto dal film del 1947, così da conferire al
proprio racconto un senso e un messaggio completamente diversi.
La
fiera delle illusioni – Nightmarey Alley è dunque una
delle opere più mature e cupe del regista, che ha dunque ribadito
nuovamente la sua natura di vero e proprio visionario.
Esteticamente abbagliante,
interpretato da attori tra i più talentuosi di Hollywood e con
un’attenzione alla messa in scena e al dettaglio tipiche di del
Toro, La
fiera delle illusioni – Nightmare Alley è davvero un film
imperdibile, tanto per i fan del regista quanto per chi si avvicina
solo ora al suo cinema. Prima di intraprendere una visione del
film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle
principali curiosità relative ad esso. Proseguendo qui nella
lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli
relativi alla trama, al cast di
attori e ad altro ancora. Infine, si elencheranno anche le
principali piattaforme streaming contenenti il
film nel proprio catalogo.
Il film si svolge negli anni ’40 e
racconta la storia di Stanton Carlisle, in fuga da
un passato tormentato, che si imbatte casualmente in un luna park
itinerante. Qui, in mezzo alle attrazioni e a strambi personaggi,
troverà due cose che sembrano poter salvare la sua vita: l’abilità
di mentalista e la dolce Molly, di cui si innamora
perdutamente. Fuggito con lei verso una nuova vita di spettacoli
per l’alta società, Stanton inizia a diventare però sempre più
bramoso di fama, potere e soldi. L’occasione per ottenere tutto ciò
arriverà nel momento in cui pianifica di imbrogliare il pericoloso
magnate Ezra Grindle con l’aiuto di una misteriosa
psichiatra, intraprendendo un percorso dal quale non gli sarà più
possibile tornare indietro.
Ad interpretare il protagonista,
Stanton Carlisle vi è l’attore Bradley Cooper, il quale per il ruolo si è
preparato praticando boxe e dimagrendo notevolmente. L’attore si è
inoltre qui cimentato nella sua prima scena di nudo integrale, alla
quale non ha cercato di sottrarsi ma che ha vissuto con una certa
tensione. Accanto a lui, nel ruolo di Molly vi è invece Rooney Mara, mentre Willem Dafoe è il gestore del luna park, Clem
Hoatley. L’attore Ron Perlman, ricorrente nella
filmografia di del Toro, interpreta invece il forzuto Bruno.
L’attrice Toni Collette interpreta Zeena Krumbein, colei
che insegna l’arte del mentalista a Stanton, mentre Cate Blanchett è la psichiatra Lilith Ritter.
Richard Jenkins, infine, è il magnate Ezra
Grindle.
Il film ha vinto un totale di 30
premi e ottenuto ben 121 candidature. In particolare, ben 10
nomination ai Saturn Awards, dedicati ai film
horror, fantasy e di fantascienza, dove ha poi vinto i premi per
Miglior sceneggiatura e Miglior film thriller. Ha poi riportato 8
nomination ai Critics’ Choice Awards e 3 ai
Bafta Awards, senza però riportare vittorie. Il
National Board of Review e l’American
Film Institute lo hanno invece inserito tra i migliori
dieci film dell’anno. Infine, La fiera delle illusioni –
Nightmare Alley è stato candidato anche a quattro premi Oscar,
nelle categorie Miglior film, Miglior fotografia, Miglior
scenografia e Migliori costumi, ma anche in questo caso non ha
riportato vittorie.
È possibile fruire di
La fiera delle illusioni – Nightmare Alley grazie
alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme
streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei
cataloghi di Rakuten TV, Google Play, Apple
TV, Disney+ e Prime Video. Per vederlo,
una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare
il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà
così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità
video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di
giovedì 4 gennaio alle ore 21:20
sul canale Rai 3.
“Sin dall’infanzia sono stato
fedele ai mostri. Sono stato salvato e assolto da loro, perché io
credo che i mostri siano i santi protettori della nostra beata
imperfezione e permettono di incarnare la possibilità di fallire e
vivere.”. Con queste parole Guillermo del
Toro ritirava nel 2018 il Golden Globe come miglior
regista, vinto per La forma dell’acqua. E
ai mostri egli ha effettivamente dedicato tutta la sua carriera, da
La spina del diavolo a Il labirinto del fauno,
fino al titolo appena citato e che lo ha poi portato a trionfare
anche agli Oscar. Ecco perché sorprende, ma fino a un certo punto,
scoprire che il suo nuovo film La fiera delle illusioni
– Nightmare Alley sia il primo privo di tali creature
fantastiche.
Dopo il successo del suo precedente
lungometraggio, del Toro sembra aver portato a compimento un
percorso artistico dedicato al mostro come metafora dell’essere
umano, dei suoi valori o dei suoi lati più oscuri. Se da una parte
con questo nuovo film deve dunque aver avuto voglia di sperimentare
qualcosa di diverso, considerando che era atteso al varco dopo il
precedente successo, dall’altra egli introduce solo alcune novità
nella propria poetica, rimanendo però perfettamente fedele a sé
stesso e continuando a parlarci di mostri e creature diverse, meno
identificabili alla vista e proprio per questo ancor più spaventose
e pericolose.
La fiera delle illusioni –
Nightmare Alley: la trama del film
La nuova creatura di del Toro è
l’essere umano e più nello specifico l’affascinante e carismatico
Stanton Carlisle (Bradley
Cooper). In fuga da un passato tormentato, egli si
imbatte casualmente in un luna park itinerante dove, in mezzo alle
attrazioni e a strambi personaggi, troverà due cose che sembrano
poter salvare la sua vita: l’abilità di mentalista e la dolce
Molly (Rooney Mara),
di cui si innamora perdutamente. Fuggito con lei verso una nuova
vita di spettacoli per l’alta società, Stanton inizia a diventare
però sempre più bramoso di fama, potere e soldi. L’occasione per
ottenere tutto ciò arriverà nel momento in cui pianifica di
imbrogliare il pericoloso magnate Ezra Grindle
(Richard Jenkins) con l’aiuto di una misteriosa
psichiatra (Cate
Blanchett), intraprendendo un percorso dal quale non
gli sarà più possibile tornare indietro.
Rooney Mara e Bradley Cooper in La fiera delle
illusioni – Nightmare Alley
“È un uomo o una bestia?”
La fiera delle illusioni –
Nightmare Alley è l’adattamento cinematografico del romanzo di
William Lindsay
Gresham, pubblicato nel 1946 e affermatosi sempre più
come uno dei maggiori esponenti in letteratura del genere
noir. Già portato al cinema nel 1947, era questo un
progetto su cui da tempo del Toro desiderava mettere le mani. Ad
attrarre in particolare il regista è stata la natura controversa
dei personaggi, vere e proprie maschere umane di mostri oggi ben
radicati nella nostra società contemporanea e che all’epoca in cui
è ambientato il film stavano iniziando a prendere possesso del
mondo. La storia ha infatti luogo tra il 1939 e il 1941, anni per
gli Stati Uniti caratterizzati dalla ripresa dalla Grande
depressione e il traumatico ingresso in una nuova guerra.
Il contesto storico, in realtà, come
già in La forma dell’acqua, rimane sullo sfondo e serve
solamente ad inquadrare meglio l’evoluzione dei protagonisti e di
ciò che li circonda. Il film d’altronde presenta una trama
piuttosto semplice, la quale è quasi più un pretesto per raccontare
i personaggi e la natura del loro animo. Stanton si fa principale
rappresentante di questa volontà, venendo divorato dalla sua
incontrollabile ambizione e andando incontro all’infrangersi del
sogno americano. Con lui del Toro esplora i confini sfumati fra
l’illusione e la realtà, la disperazione e il controllo, il
successo e la tragedia. Si tratta di un percorso visto innumerevoli
volte al cinema, che il regista affronta però con il suo
inconfondibile gusto estetico.
Come già detto, non ci sono mostri
né elementi fantasy in questo lungometraggio, ed è la prima volta
che ciò avviene nella carriera di del Toro. Dopo aver celato per
anni dietro le sue meravigliose creature i vizi e le virtù
dell’essere umano, il regista le affronta ora a volto scoperto.
La fiera delle illusioni – Nightmare Alley è dunque un
puro noir, ricco di tutte le caratteristiche del genere ma con uno
sguardo particolarmente contemporaneo ed evocativo, dove il
realismo si fonde ad atmosfere magiche e gotiche, dando
vita ad un connubio particolarmente prolifico di suggestioni,
emozioni e timori. In assenza di mostri evidenti, l’attenzione è
dunque tutta rivolta sul percorso (circolare) degli esseri umani,
dei quali ci si può domandare “è un uomo o una bestia?”,
quesito simbolicamente ricorrente all’interno del film.
Cate Blanchett e Bradley Cooper in La fiera
delle illusioni – Nightmare Alley
La fiera delle illusioni –
Nightmare Alley: la recensione del film
del Toro considerava il racconto
alla base di La fiera delle illusioni – Nightmare
Alley come una fiaba morale sul lato oscuro del
capitalismo americano. Tutto punta a sottolineare questo
progressivo ingresso in qualcosa di terribile, evidenziando
attraverso le scenografie, i costumi e i colori un mondo tanto
lussuoso quanto marcio, a cui si contrappone la genuinità
dell’ambiente luna park. Sempre più una garanzia da un punto di
vista estetico, il regista si avvale dei suoi fidati collaboratori
per dar vita ad un mondo che è già di per sé sufficiente a
comprendere l’animo dei personaggi che lo abitano, con le loro
emozioni forti e i tormenti interiori pronti ad esplodere in tutta
la loro malvagità. Ragionando per immagini ancor prima che per
idee, del Toro dà qui vita ad alcune delle scene e composizioni più
belle del suo cinema.
Se si può rimproverare qualcosa a
questo suo nuovo film è probabilmente una durata forse eccessiva (2
ore e 30 minuti), che rischia di appesantire determinati passaggi.
Se ci si apre alle immagini e al loro senso più profondo, non si
proverà però mai noia. Nell’approcciarsi a La fiera delle
illusioni – Nightmare Alley occorre infine comprendere di
essere di fronte ad un’opera del regista apparentemente differente
dalle sue precedenti. Lo è infatti quel tanto che potrebbe
scontentare chi si aspetta un nuovo racconto intriso di fantasy ed
elementi dark. Eppure di questi ultimi ve ne sono a bizzeffe, solo
affrontati sotto punti di vista nuovi, che provano il talento di
del Toro come narratore visionario. Un termine questo di cui troppo
spesso si abusa ma che nel caso del regista messicano si applica
perfettamente.
La Fiera delle
Illusioni – Nightmare Alley, il film Searchlight Pictures
diretto da Guillermo del Toro candidato a 4 premi Oscar, è
disponibile disponibili in Home Video in versione Blu-Ray e DVD che
include anche tanti contenuti extra inediti che trasporteranno gli
spettatori direttamente dietro le quinte dei film, per scoprire
retroscena, curiosità e Fun Facts con il commento del cast e dei
filmmaker.
Quando si avvicina alla
chiaroveggente Zeena (Toni Collette) e a suo marito Pete (David
Strathairn), ex mentalista, in un luna park itinerante, il
carismatico ma sfortunato Stanton Carlisle (Bradley Cooper) vede
spianata la strada per il successo, usando le sue nuove conoscenze
per truffare la ricca elite della società newyorkese degli anni
Quaranta. Con la virtuosa Molly (Rooney Mara) lealmente al suo fianco, Stanton
trama per truffare un pericoloso magnate (Richard Jenkins) con
l’aiuto di una misteriosa psichiatra (Cate Blanchett) che però potrebbe essere la
sua più formidabile rivale.
CONTENUTI EXTRA La Fiera
delle Illusioni – Nightmare Alley
Il neo-noir di Del Toro – Lo
sceneggiatore-regista Guillermo del Toro e il suo eccezionale cast
decifrano il mondo complesso e oscuro di Nightmare Alley –
La Fiera delle Illusioni. Il filmmaker rivela come la sua
versione di noir affondi le radici nel cinema classico ma offra una
narrazione moderna e accessibile.
Sotto il tendone – La scenografa Tamara
Deverell e il suo team di talento hanno abilmente realizzato il
mondo decadente di una fiera itinerante e quello di una dorata alta
società art déco, di grande impatto visivo. Vediamo in che modo
questo aspetto abbia contribuito alla cinematografia a cavallo tra
più generi di Del Toro.
Cosa esiste ai margini – Il costumista Luis
Sequeira illustra la sua collaborazione con Guillermo del Toro e
rivela il simbolismo costantemente in gioco nel design degli abiti
di scena accuratamente realizzati per il film.
*I contenuti extra potrebbero
variare in base al formato
La fidanzata di
Prime Video è un thriller fortemente
edipico che precipita verso un finale drammatico svelando i segreti
di Cherry e una morte scioccante. La storia ha tre
personaggi principali: Laura (Robin
Wright), Cherry (Olivia
Cooke) e Daniel (Laurie Davidson).
Daniel, un ricco mascalzone, diventa cliente dell’agenzia
immobiliare di Cherry, sperando di incontrarla. Dopo che i due
iniziano a frequentarsi, lei cerca di nascondere le sue umili
origini. Quando incontra i genitori di Daniel, continua quindi a
mentire sulla sua infanzia. Sfortunatamente, la madre di Daniel,
Laura, è possessiva nei confronti del figlio, che tratta più come
un fidanzato che come un figlio.
Anche se cerca di essere aperta con
Cherry, diventa presto gelosa, come mostra già il trailer. La sua
gelosia la porta a scoprire le bugie di Cherry. Dopo che un
incidente durante un’arrampicata manda Daniel in ospedale, Laura
mente a Cherry, dicendole che suo figlio è morto. Inoltre, mente
anche a Daniel, convincendolo che Cherry lo ha abbandonato a causa
del suo incidente. Quando la verità viene scoperta, questo porta a
un finale drammatico, che mette Laura e Cherry l’una contro l’altra
in una competizione per stabilire chi delle due sia più
squilibrata.
Il dialogo nella criptica prima
scena di La fidanzata porta a credere che Laura
ucciderà Cherry alla fine dello spettacolo. Tuttavia, il finale
ribalta questa dinamica. Laura ha davvero intenzione di uccidere la
ragazza di suo figlio. Prima cerca di pugnalare Cherry, poi tenta
di annegarla. Alla fine, però, è Laura a morire, non Cherry. La
parte interessante è che ciò non avviene per mano della persona che
ci si aspetterebbe. Invece, in vero stile Edipo Re, Daniel uccide
inconsapevolmente uno dei suoi genitori. Tranne che, in un colpo di
scena rispetto alla favola, uccide la madre che adora più di ogni
altra cosa. In uno stato di confusione causato dai farmaci, Daniel
barcolla fino al seminterrato e vede Laura che sta annegando
Cherry.
L’istinto protettivo di Daniel entra
in azione e lui è costretto a scegliere una delle due donne. Invece
di stare dalla parte di sua madre, è lui a causarne la rovina.
Separa le donne spingendo Laura sott’acqua. Mentre controlla
Cherry, Daniel non si rende conto di aver tenuto la testa di Laura
sott’acqua troppo a lungo, uccidendola. In definitiva, la morte di
Laura è tragica per diversi motivi. Daniel dovrà convivere con il
senso di colpa per aver ucciso sua madre, che aveva intrapreso una
relazione incestuosa con lui. Inoltre, è costretto a convivere con
Cherry, verso la quale senza dubbio finirà per provare
risentimento. Indipendentemente dalla sua scelta, Daniel sarebbe
comunque rimasto in ogni caso con una donna manipolatrice e
pericolosa.
Il passato segreto di Cherry
Verso la fine di La
fidanzata, la serie rivela che Cherry ha avuto un ruolo
nell’incidente di suo padre, che analizzeremo nella prossima
sezione. Tuttavia, la rivelazione più inquietante arriva nei
momenti finali della serie. Quando Daniel trova il telefono di sua
madre, vede il video che Laura ha registrato della sua
conversazione con la madre di Cherry. Nell’audio, la madre di
Cherry afferma che l’aggressione al padre di Cherry non è stato un
evento isolato. Al contrario, rivela che Cherry ha fatto di peggio
che “romperle il viso con un bicchiere”.
Fa infatti riferimento a quando ha
avuto a che fare con i bambini a scuola che le hanno preso i
giocattoli e con il ragazzo che le ha dato buca al ballo del
college. Si sottintende che potrebbe aver ucciso quest’ultimo.
Infine, la madre di Cherry avverte Daniel di stare attento a Cherry
perché, alla fine, lei troverà un modo per “sbarazzarsi di lui”
quando lui non le darà ciò che vuole. Questo è in linea con il suo
comportamento nei confronti di Laura, con cui Cherry è amichevole
fino a quando Laura smette di comportarsi come lei vuole.
Quando Cherry va a trovare suo
padre, lui ha una reazione molto drammatica alla sua presenza,
quindi lei se ne va. Questo è il primo indizio che lei sia
responsabile delle sue condizioni. Più tardi, si scopre che Cherry
ha cercato suo padre per affrontarlo riguardo al fatto che lui ha
lasciato lei e sua madre. Alla fine, lei lo spinge, facendolo
cadere. Dal modo in cui affronta l’incidente nell’episodio finale,
sembra che Cherry lo abbia fatto apposta per rabbia, piuttosto che
agire d’impulso e pentirsene. Questo dimostra che le sue precedenti
azioni drastiche non sono state compiute per impulso emotivo.
Probabilmente si è trattato invece di una mossa calcolata.
Cherry è interessata solo ai soldi
di Daniel?
La fidanzata
oscilla tra il punto di vista di Cherry e quello di Laura, che
descrivono la storia in modo completamente diverso. Secondo Laura,
Cherry è una donna che sta con Daniel solo per i suoi soldi. Nel
libro di Michelle Frances, ci sono argomenti molto
più convincenti a sostegno di questa tesi. Tuttavia, nella serie
originale di Prime Video non sembra proprio essere così. Cherry non
è contraria a usare i soldi di Daniel per alcune cose, ma non lo fa
spesso. Anche quando prende i soldi in più dal volo, compra vestiti
appositamente pensati per impressionare la famiglia di Daniel, in
modo da integrarsi con loro.
Non si tratta tanto di lei stessa,
quanto piuttosto di fare una buona impressione sulla famiglia
dell’uomo che ama. Più spesso, si indebita per fare colpo su
Daniel, senza mai dirgli quanto ha speso. Sta cercando di avere
successo sul lavoro con le sue sole forze, nonostante la sua
educazione la metta in una posizione di svantaggio. Inoltre, è
preoccupata di uscire con Daniel perché è ricco e “un coglione”.
Pertanto, è più probabile che abbia scelto Daniel per la sua
personalità.
Mentre Laura trascorre la serie
convinta che Cherry sia interessata ai soldi di Daniel, Cherry
trascorre la serie convinta che Laura sia essenzialmente innamorata
di suo figlio. È facile respingere la prima ipotesi, ma la seconda
purtroppo non è del tutto infondata. Anche se potrebbe non essere
innamorata di lui in senso stretto, Laura ha una relazione emotiva
incestuosa con suo figlio. Si aspetta che lui soddisfi i suoi
bisogni emotivi come farebbe un partner. Non gli è permesso
anteporre i propri desideri a quelli di sua madre, anche se è un
adulto.
Inoltre, i due sono così legati che
lui mente sul comportamento scorretto di Laura per proteggere la
sua reputazione e si sente in colpa quando lei è turbata. Lei è
anche molto affettuosa con suo figlio, al punto che ho esclamato
“accidenti” più volte durante la lettura di La
fidanzata. A un certo punto, si baciano persino sulle
labbra. Per questi motivi, e anche per altri, questa storia è allo
stesso tempo edipica, ovvero quando un figlio è innamorato di sua
madre, e giocastale, ovvero quando i ruoli sono invertiti.
La relazione aperta di Howard e
Laura spiegata
Durante tutto il film La
fidanzata, Howard cerca disperatamente di compiacere sua
moglie Laura. All’inizio, questo significa aprire il loro
matrimonio. Trova una ragazza di nome Mariane, pensando che sia
quello che sua moglie vuole. Poi, quando lei gli chiede di chiudere
il matrimonio, lui accetta e rompe con Marianne. Sfortunatamente,
nulla di ciò che Howard fa sembra mai essere abbastanza per Laura.
Lei continua a dedicare tutto il suo tempo e le sue attenzioni al
figlio, sacrificando il marito.
L’unica persona, a parte suo figlio,
che sembra davvero renderla felice è la sua ex fidanzata, Lilith.
Tuttavia, non è chiaro se sia veramente felice con Lilith o se
trovi conforto in lei perché l’ex fidanzata le permette di
mantenere il suo rapporto tossico con il figlio. Potrebbe esserci
un po’ di entrambi, dato che c’è una vera intesa tra le due donne.
In ogni caso, è comprensibile il motivo per cui Howard si schieri
così rapidamente dalla parte di Cherry, che conferma i suoi
sentimenti, e di Daniel.
Il significato della canzone
“Everybody Supports Women”
La canzone “Everybody Supports
Women” di Sophia Isella viene riprodotta più
volte in La fidanzata, il che è particolarmente
degno di nota dato che la serie, che si può guardare tutta d’un
fiato, è composta solo da sei episodi. In definitiva, il testo è
direttamente collegato al conflitto centrale di questo thriller
volgare. Per quanto si tratti del terribile rapporto tra una
fidanzata e una madre, la serie diventa rapidamente più simile a un
triangolo amoroso, a causa dei sottintesi edipici.
Sebbene entrambe amino sinceramente
Daniel, la competizione si trasforma rapidamente in una battaglia
tra due donne che si odiano, nonostante apparentemente sostengano
le altre donne nella loro vita quotidiana. Come dice la canzone di
Isella, “Tutti sostengono le donne finché una donna non sta
meglio di te”. Cherry odia Laura perché è più ricca e ha
l’ammirazione di Daniel. Laura odia Cherry perché è più bella e ha
l’amore di Daniel. Alla fine si tratta di una battaglia per vedere
chi riesce a manipolare Daniel in modo più efficace.
Come il finale di La
fidanzata prepara la seconda stagione
La fidanzata non ha
necessariamente bisogno di una seconda stagione, poiché sembra
completo così com’è. Daniel scopre di essere intrappolato in un
matrimonio con una donna pericolosa e squilibrata, senza una via
d’uscita facile. Tuttavia, un aspetto del finale prepara una trama
per una possibile seconda stagione. Nella scena finale, Cherry è in
avanzato stato di gravidanza e sembra che possa partorire da un
giorno all’altro. Daniel, invece, conosce il passato segreto di
Cherry e il suo comportamento manipolatorio.
La seconda stagione di La
fidanzata potrebbe quindi approfondire il modo in cui
Daniel affronta queste informazioni ora che stanno per diventare
genitori. Inoltre, il figlio di Cherry e Daniel potrebbe causare un
conflitto che porterebbe Cherry a perseguire il marito nella
seconda stagione di La fidanzata. Lei potrebbe
diventare sempre più ostile e controllante mentre lui cerca di
andarsene con il loro bambino.
Film argentino diretto da
Diego Fried, La festa silenziosa
arriva nelle sale italiane. Due anni dopo la sua realizzazione, dal
25 novembre 2021 sarà possibile vederlo anche da noi. Data d’uscita
non casuale per il film con protagonista l’attivista e femminista
Jazmin Stuart: venerdì prossimo ricorre la Giornata Internazionale per l’eliminazione della
violenza contro le donne.
La trama de La festa
silenziosa
Il giorno prima delle nozze,
Laura e il suo futuro sposo si recano nella villa del
padre di lei per gli ultimi preparativi. Nella
notte,lei decide di fare una passeggiata per
rilassarsi. Camminando, raggiunge una casa in cui un gruppo di
ragazzi ha organizzato una festa. Tra musica e alcool,
Laura perde il controllo e si ritrova sola in una brutta
situazione. Rientrata a casa nella notte, decide di vendicarsi per
cosa le è accaduto, coinvolgendo anche il padre e il fidanzato.
La verità rivelata a poco a
poco
La festa silenziosa
è un film fatto di pause e silenzi. I dialoghi sono scarni e
comunque poco esplicativi. Tutto il potere è dato alle immagini,
sia quelle della pellicola che quelle di secondo livello: foto e
video realizzati dai protagonisti. Il film necessita di uno
spettatore attento, che riesca a comprendere le situazioni intuendo
dal contesto che viene mostrato. Per buona parte del film, ciò che
accade a Laura non è chiaro. Partecipa alla festa, bacia
un ragazzo, i due si appartano. Nella scena successiva, lei sembra
sconvolta. Manca un pezzo della storia. Il vero corso delle vicende
sarà ricostruito poco alla volta durante il film, portando lo
spettatore a fare continue congetture su cosa sia successo.
Una festa realmente silenziosa
Il film parte calmo, con dialoghi a
bassa voce e tra poche persone, tre al massimo. Nessuna musica di
sottofondo. Il silenzio occupa buona parte de La festa
silenziosa: le passeggiate nel buio di Laura sono
accompagnate solo dal lievissimo suono del suo respiro e dei suoi
passi. La festa a cui partecipa, è un silent party: gli invitati
indossano delle cuffie in cui è trasmessa la musica, uguale per
tutti. Quando Laura arriva, tutti ballano nel silenzio.
Mette alle orecchie anche lei un paio di cuffie, e la musica parte
per Laura come per lo spettatore. Dal nulla,
l’energia della canzone le fa venire voglia di ballare. Per la
futura sposa è un ballo liberatorio, che cattura lo spettatore,
come anche gli altri membri della festa…
L’angoscia avvolta nel buio
Un altro elemento essenziale de
La festa silenziosa è il buio. Svolgendosi quasi
interamente di notte, il film sfrutta l’assenza di luce ai fini
della storia. Il buio del bosco intorno alle due ville, le case
immerse nelle tenebre o illuminate solo da qualche piccola luce da
notte trasmettono il senso d’angoscia della situazione. Una donna
sola nell’oscurità (e nel silenzio), in un luogo isolato: i presagi
non possono essere positivi.
La festa silenziosa è un revenge
movie
Il tentativo di vendetta di una
donna contro i suoi assalitori. Questo è il fulcro de La
festa silenziosa. Laura sembra una donna forte e testarda
che non si lascia intimorire. Rimane vittima di violenza e vuole
fare giustizia da sè, ferendo a sua volta chi l’ha violentata.
L’attrice Jazmin Stuart, attivista e militante del
collettivo femminista Actrices Argentinas, è perfetta per
il ruolo interpretato. La crudezza di alcune scene del film appare
necessaria per rendere l’importanza del tema. Anche lo spettatore
deve inorridire di fronte a quanto accaduto a Laura,
empatizzare per lei e chiedersi: è giusto rispondere alla violenza
con altra violenza?
Il film può essere definito femminista perché
rende l’idea della lotta di una donna in un mondo ancora dominato
dagli uomini. Jazmin Stuart è circondata da maschi
di vario tipo: il padre che la elogia continuamente, il compagno
che tenta di amarla e il gruppo variegato dei ragazzi alla festa.
Laura è l’unico personaggio femminile del film, ma è
anche la protagonista.
In conclusione, La festa
silenziosa è un thriller minimal, ambientato in una notte
e con pochi personaggi, ma comunque in grado di tenere con il fiato
sospeso, facendo riflettere sul tema della violenza sulle donne. Un
film da vedere in una giornata così importante come il 25
novembre.
Guarda tre nuove clip ufficiali
di La festa prima delle feste, il film
diretto da Will Speck & Josh
Gordoncon Jason Bateman,
Olivia Munn, T.J. Miller, Jillian Bell, Courtney B. Vance, Rob
Corddry Kate McKinnon e Jennifer Aniston.
Le
vicende di La festa prima delle feste – OFFICE
CHRISTMAS PARTY iniziano con l’amministratore delegato
Jennifer Aniston che ha il dichiarato obiettivo di
chiudere la divisione d’azienda diretta dal festaiolo fratello
T.J. Miller.
Per
superare queste difficoltà, Miller e il proprio braccio destro
(Jason Bateman) chiamano a sostegno tutti i
dipendenti per organizzare una leggendaria festa di Natale che
possa impressionare un cliente potenziale e così chiudere un
contratto che salverebbe il loro lavoro. L’ultima commedia dei
registi Will Speck & Josh Gordon (Blades of Glory – Due pattini
per la gloria) vede la partecipazione di
Olivia Munn, Jillian Bell, Vanessa Bayer, Courtney B. Vance,
Rob Corddry, Sam Richardson,
Jamie Chung, Randall Park e Kate McKinnon per uno dei
film più divertenti della stagione natalizia.
La Universal Pictures International
Italy ha diffuso il trailer italiano di La Festa prima
delle Feste, la nuova commedia natalizia in arrivo il
prossimo 7 dicembre diretta da Will Speck & Josh
Gordon.
Quando un amministratore delegato
(Jennifer Aniston) cerca di chiudere la filiale
gestita dal fratello scapestrato, quest’ultimo (T.J.
Miller), insieme al direttore del suo reparto tecnico
(Jason Bateman), decide di radunare i
colleghi ed organizzare un’epica festa di Natale nel tentativo di
fare colpo su un potenziale cliente, e concludere così una vendita
che potrebbe salvare i loro posti di lavoro.
Kate McKinnon, Olivia Munn, Jillian Bell, Rob Corddry, Vanessa
Bayer, Randall Park, Sam Richardson,
Jamie Chung, e Courtney B. Vance sono
i co-protagonisti della nuova commedia dei registi Josh
Gordon e Will Speck (BLADES OF GLORY – Due pattini per la
gloria), il film più divertente delle vacanze di
Natale.
La
Festa del Cinema di Roma è stata
ufficialmente riconosciuta come Festival Competitivo dalla FIAPF (Fédération Internationale des
Associations de Producteurs de Films). Un traguardo storico che
consacra la manifestazione romana tra gli appuntamenti
cinematografici di maggiore prestigio a livello internazionale.
La
cerimonia di premiazione si è tenuta sabato 25 ottobre alle ore 17
presso la Sala Petrassi
dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, alla
presenza della direttrice artistica Paola Malanga, della giuria e dei numerosi
ospiti che hanno celebrato la chiusura della ventesima
edizione.
I
vincitori del Concorso Progressive Cinema
La
giuria del Concorso
Progressive Cinema, presieduta da Paola Cortellesi e composta dal
regista finlandese Teemu
Nikki, dal regista britannico William Oldroyd, dallo scrittore
statunitense Brian
Selznick e dall’attrice franco-finlandese
Nadia
Tereszkiewicz, ha assegnato i seguenti premi:
Miglior Regia: Wang Tong per Chang ye jiang jin (Wild Nights, Tamed Beasts)
Miglior Sceneggiatura: Alireza Khatami per The Things You Kill
Miglior Attrice – Premio “Monica Vitti”:
Jasmine Trinca per
Gli occhi degli
altri
Miglior Attore – Premio “Vittorio
Gassman”: Anson
Boon per Good
Boy
Premio Speciale della Giuria: al cast del
film 40 Secondi
Il Premio Miglior Opera Prima Poste Italiane
La giuria presieduta da Santiago Mitre, con Christopher Andrews e Barbara Ronchi, ha assegnato il
premio Miglior Opera
Prima Poste Italiane al film Tienimi presente di Alberto Palmiero (sezione Freestyle). Una
menzione
speciale è andata agli attori Samuel Bottomley e Séamus McLean Ross per California Schemin’ di James McAvoy.
Il Premio Miglior Documentario
Per la prima volta la Festa ha introdotto un riconoscimento
dedicato al cinema del
reale. La giuria guidata dal regista e produttore rumeno
Alexander Nanau
ha assegnato il Premio
Miglior Documentario a Cuba & Alaska di Yegor Troyanovsky (Proiezioni Speciali), con una
menzione
speciale a Le Chant
des forêts di Vincent
Munier.
Il Premio del Pubblico Terna
Gli spettatori della Festa, attraverso il voto espresso tramite QR
Code all’uscita delle sale, hanno assegnato il Premio del Pubblico Terna al film
Roberto Rossellini – Più di
una vita di Ilaria de
Laurentiis, Andrea Paolo
Massara e Raffaele
Brunetti.
Premi alla carriera e riconoscimenti speciali
Durante la ventesima edizione della Festa del Cinema di Roma sono stati
consegnati anche i seguenti riconoscimenti:
Industry Lifetime Achievement Award a
Lord David Puttnam
Premio alla Carriera a Richard Linklater
Premio alla Carriera a Jafar Panahi
Premio Master of Film a Edgar Reitz
Premio Progressive alla Carriera a
Nia DaCosta
La Regione Lazio
ha inoltre conferito il premio “Lazio Terra di Cinema” a Can Yaman.
Una manifestazione in crescita costante
Prodotta dalla Fondazione Cinema per Roma e promossa da
Roma Capitale,
Regione Lazio,
Cinecittà,
Camera di Commercio di
Roma e Fondazione Musica per Roma, la Festa conferma il
proprio ruolo centrale nel panorama culturale italiano ed
europeo.
La direzione artistica di Paola Malanga, affiancata da un comitato di
selezione di alto profilo, ha guidato un’edizione che ha saputo
coniugare autorialità, apertura internazionale e dialogo con il
pubblico. Con il riconoscimento FIAPF come festival competitivo, la
Festa del Cinema di
Roma si prepara ora ad affrontare una nuova fase della sua
storia, consolidando la sua identità di festival di rilevanza mondiale.
Quando Bryan
Singer lasciò il franchise di X-Men per dedicarsi a
Superman Returns,
perse ogni controllo sul film Scontro finale e permise a
Brett Ratner di procedere a sviluppare la trama
del film autonomamente, senza poter interferire e quindi molti
avvenimenti e, in particolare molte morti, furono mostrate sullo
schermo fuori dal suo controllo. Ricordiamo ad esempio quella
sbrigativa e trattata in maniera superficiale di Ciclope, anche
quella scioccante del professor X (Patrick Stewart) causata, come
l’altra, da Jean Grey risuscitata sotto forma di Fenice Nera
(Famke Janssen).
In particolare, grazie a degli
storyboard di Michael Anthony Jackson, scopriamo
che anche il personaggio di Magneto (Ian
Mckellen) sarebbe dovuto morire a causa dello
sconfinato potere della Fenice Nera. Eccoli di seguito:
Ricordiamo che invece nel film di
Ratner Magneto viene invece neutralizzato da Bestia (Kelsey
Grammer) che inietta il siero chiamato “la cura” al
mutante, durante la battaglia sull’isola di Alcatraz.
In La Femme du
Cinquième Tom (Ethan
Hawke) è uno scrittore americano trasferitosi a Parigi
per cercare di riconquistare l’affetto della figlia. Ma fin dal
primo giorno nella capitale francese niente va come dovrebbe. Si
ritrova a lavorare per un franco-marocchino come guardiano notturno
mentre lotta per scrivere il suo secondo romanzo e tentare di
vedere sua figlia. Una donna affascinate di nome Margit (Kristin
Scott Thomas) irrompe a spezzare quel mare di
tristezza offrendogli quello di cui sembra aver bisogno. Ma i
segreti che porta con sè questa misteriosa donna sembrano avere a
che fare con i numerosi omicidi che circondano lo scrittore.
Lavoro degno di un regista che ha
passato la vita tra la natia Polonia, la Germana, l’Italia e infine
l’Inghilterra riuscendo a conferire al film quella miscela di inter
cultura europea che è presente nel film. Ne deriva così un
inquietante sguardo ironico di un uomo che si ritrova sommerso da
una serie di piccole crisi emotive da cui cerca di uscire trovando
la stabilità necessaria e scrivendo il suo secondo romanzo. Il
materiale a disposizione di Pawel Pawlikowski è
usato in maniera sorprendente. L’immedesimazione è tale che egli
stesso sembra volerci spingere a terra lasciandoci affogare
nell’ansia di Tom costringendoci a reinventarci in seguito alle
rivelazioni di fronte a cui si trova il protagonista.
Nel suo lavoro è stato sicuramente
aiutato dalla presenza di attori come
Ethan Hawke (Training Day, Onora il padre
e la madre) e Kristin Scott Thomas (Nowhere Boy,
L’amante inglese). La coppia è la scelta perfetta per
intraprendere un viaggio introspettivo nella vita distrutta di un
uomo che sembra aver perso tutto, ma che continua a combattere per
ritrovare la strada. Parigi è sicuramente un’altra protagonista
della pellicola. La città accompagna Tom lungo tutto il suo cammino
descrivendone ancora più minuziosamente la personalità ormai
sgretolata dall’esistenza. Anche se non avrà sicuramente un
riscontro positivo al botteghino, la voglia di vederlo nelle sale
cinematografiche italiane è alta. Conferirà spessore ad un panorama
che ormai si dirige sempre di più verso il blockbuster.
I più attenti la ricorderanno nei
primi film di Xavier Dolan, ma adesso l’attrice canadese
Monia Chokri si “nasconde” dietro alla macchina da
presa e dirige il suo primo lungometraggio, La femme de mon
frere, presentato in apertura di Un Certain Regard a
Cannes 2019.
La storia è quella di Sophia, una
ragazza che ha appeno concluso il dottorato e si trova in una
situazione di stallo, senza lavoro, senza casa, non più una
ragazzina, ma ancora non abbastanza matura da essere una donna
indipendente, soprattutto da un punto di vista affettivo. Sophia
vive infatti con il fratello, Karim, con il quale coltiva una bella
relazione, qualche volta conflittuale, come è normale che sia tra
fratelli cresciuti insieme. I loro genitori sono una eccentrica
coppia molto attiva e vitale, che ripone nei figli tante speranze,
che Sophia, puntualmente, disattende. È proprio Karim ad
accompagnare Sophia in ospedale, quando deve abortire, e in questa
occasione incontra Eloise, la bella dottoressa con cui aveva
passato una notte tanti anni prima. I due riprendono a frequentarsi
e la vita di Sophia ne risente profondamente.
Eccessivo, esagerato, sopra le
righe, La femme de mon frere è una commedia
divertente e brillante, che con un umorismo rumoroso e frizzante
racconta la normalità con grande efficacia. Nonostante la
protagonista non abbia poi molto di normale o comune, il film si
concentra nel fotografare la sua stranezza in contesti quotidiani,
nei quali Sophia spicca appunto per la sua originalità. Non
particolarmente bella, dotata o affascinante, la protagonista può
essere una donna qualunque in un momento di stallo della propria
vita.
A questa leggerezza di personaggi
si accosta un occhio accogliente e colorato, che predilige le
inquadrature simmetriche e che ricorda il cinema di Dolan, che ha
diretto due volte la Chokri e alla quale ha trasmesso le sue
suggestioni.
La femme de mon
frere è un ottimo esordio, un occhio sulle donne e sul
loro mondo, in un momento storico che sta ridefinendo il loro ruolo
nella società e nella famiglia.
Il 26
novembre uscirà nelle sale
cinematografiche La Felicità è un Sistema
Complesso, il nuovo film di Gianni
Zanasi, con Valerio
Mastandrea, Giuseppe
Battiston e Hadas Yaron, e oggi
vi presentiamo il trailer ufficiale.
Sinossi: Enrico Giusti (Valerio Mastandrea)
avvicina per lavoro dei dirigenti totalmente incompetenti e
irresponsabili che rischiano ogni volta di mandare in rovina le
imprese che gestiscono. Lui li frequenta, gli diventa amico e
infine li convince ad andarsene evitando così il fallimento delle
aziende e la conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro. E’
il lavoro più strano e utile che potesse inventarsi e non sbaglia
un colpo, mai. Ma una mattina un’auto cade in un lago e tutto
cambia. Filippo e Camilla, due fratelli di 18 e 13 anni, rimangono
orfani di un’importante coppia di imprenditori. Enrico viene
chiamato col compito di impedire che due adolescenti possano
diventare i dirigenti di un gruppo industriale d’importanza
nazionale. Dovrebbe essere il caso più facile, il coronamento di
una carriera ma tutto si complica e l’arrivo inatteso della
fidanzata straniera di suo fratello rende le cose ancora più
difficili. In realtà sarà il caso che Enrico aspettava da tanto
tempo, quello che cambierà tutto, per sempre.
Valerio
Mastrandrea e Hadas Yaron sono i
protagonisti di La felicità è un sistema
complesso, il nuovo film del regista di
Non pensarciGianni
Zanasi che uscirà in Italia il 26 novembre. Nel cast anche
Giuseppe Battiston, Filippo De
Carli e Camilla Martini.
Il film, presentato al 33 Torino
Film Festival, parla di Enrico Giusti (Valerio
Mastrandrea) e del suo singolare lavoro: trovare persone
che, per vari motivi, si trovano a guidare grandi aziende senza
esserne assolutamente capaci e convincerli a cederle. Un giorno
incontra Achrinoam (Hadas Yaron), una bella e
sfortunata ragazza che entrerà nella sua vita con prepotenza. Così
come i fratelli Lievi, Filippo (Filippo De Carli)
e Camilla (Camilla Martini), rimasti orfani dopo
la morte dei genitori e con il peso di una grande società da
gestire.
Pellicola intensa, a tratti molto
profonda, incentrata sull’esistenza difficile di quattro persone di
età diverse che il destino fa incontrare e che crescono insieme
prendendo esempio l’uno dall’altra. C’è Enrico, che sfugge da un
passato turbolento legato alla fuga del padre e cerca di
convincersi di essere utile alla società con il suo strano lavoro.
Nel suo solitario e organizzato quotidiano irrompe Achrinoam,
fragile sognatrice dallo sguardo profondo che con la sua semplicità
lo colpirà a fondo costringendolo a riflettere su se stesso. C’è
Filippo, che nonostante la giovane età rappresenta quella purezza
che Enrico è convinto di perseguira ma che non ha mai veramente
trovato. Da lontano li osserva Camilla, che entra in contatto con
Achrinoam e le apre il suo cuore di adolescente, straziato da una
parte dall’assenza dei genitori, dall’altra dal senso di colpa per
la loro morte.
Una storia seria e delicata con
episodi leggeri a volte anche esilaranti. Un ritmo a volte lento ma
ravvivato con frequenti digressioni condite da una colonna sonora
eccezionale per potenza e vitalità (firmata da Niccolò
Contessa). Unita a una fotografia stupefacente e creativa
messa in opera da Vladimir Radovic, confezionano un bel prodotto,
gradevole e interessante. Alla fine resta la brillante recitazione
di Mastrandrea, sempre in bilico tra il serio e l’ironico, a tratti
un po’ goffo ma sempre vitale. Notevole interpretazione di
Hadas Yaron, vincitrice della Coppa Volpi 2012 per
La sposa promessa, bravissima a far
arrivare tutta la potenza di Achinoam. Fragile ma determinata che
come personaggio ricorda molto, anche nella voce, la
Penelope Cruz di Non ti
muovere. Bello e fresco il personaggio di Filippo,
giovane scanzonato ma con la testa sulle spalle pronto a reagire
dopo che la vita gli ha appena inferto un colpo durissimo, che
avrebbe messo chiunque al tappeto.
Approda a Venezia un affresco
barocco intrigante, che occhieggia alla pittura del tardo seicento
con uno sguardo totalmente personale, moderno e dissacrante. Si
tratta del nuovo film di Yorgos Lanthimos:
La Favorita.
La storia di La
Favorita è ambientata nell’Inghilterra del XVIII secolo,
dove la triste Regina Anna decide le sorti del suo popolo protetta
dalla sua reggia isolata nel cuore della campagna inglese. La sua
corte, popolata di nobili, servi e consiglieri, sembra giocare
freddamente con la vita e la morte della povera gente, in maniera
distaccata e annoiata, dando più importanza ai banchetti, alle
corse di anatre, alle tresche e al tiro a volo, piuttosto che alle
inevitabili conseguenze belliche di quel conflitto sanguinoso
con la Francia, che si protrae ormai da lungo tempo.
La Favorita, il film
La sovrana è appesantita dalla
gotta, da altri malanni dell’epoca e da una profonda
depressione, che la rende insicura e decisamente succube della
subdola Sarah. La donna, approfittando del suo favore, governa in
realtà al suo posto. La favorita si prende apparentemente
cura della regina, dimostrandosi disponibile e servile anche come
amante, ma la sua in realtà è un’abile manfrina per ordire
complessi e pericolosi giochi di potere. Un giorno però giunge dal
nulla la giovane e intraprendente Abigail, che relegata a sguattera
di cucina, intraprenderà un ardito quanto sfrontato gioco di
intrighi e strategie, per arrivare a strappare i favori della
Regina alla spietata Sarah.
Nel panorama asfittico della
cinematografia odierna, le opere di Yorgos
Lanthimos portano certamente una ventata di aria fresca.
Certo, un aria malsana e priva di qualsiasi pulviscolo di speranza,
ma certamente una brezza assai originale e stilisticamente
intrigante. Dopo Dogtooth (2009) storia di un
terribile esperimento che genera mostri, The Lobster (2015) ambientato in un futuro
distopico dove è vietato essere single e
Il Sacrificio del Cervo Sacro (2017) dove la vendetta
si fa crudele, corrodendo dal cuore un’intera famiglia, La
Favoritaaggiunge un nuovo tassello a
quell’umanità istintiva e carnivora che lotta per la sopravvivenza,
nella cognizione ineluttabile che è uno sforzo vitale, ma
totalmente effimero.
Le tre donne protagoniste del film,
pur con posizioni sociali squilibrate tra loro, una regina, una
nobile, e una dama caduta in rovina, costretta a farsi assumere
come serva, non esitano di fronte a nulla, al fine di ottenere ciò
che bramano. Non esitano a sacrificare la vita di altre persone,
quella di poveri animali indifesi e anche se stesse, usando il
proprio corpo come un oggetto o come mero strumento di caccia.
Le tre protagoniste,
Emma Stone,
Rachel Weisze Olivia Colman offrono una prova assai
convincente e magnificamente dipinta, giocando con le emozioni,
pennellata dopo pennellata. Offrono cambi repentini, quanto
esili, di una miriade di stati d’animo, assecondando i complessi
punti di vista e gli snodi narrativi. Sono personaggi primordiali,
ma dotati di una carica istintiva che li rende imprevedibili, con
un’intelligenza sottile e spietata, da animale selvatico. Il
regista si comporta con loro come uno zoologo attento, che annota
freddamente ogni sfaccettatura della loro etologia, con sguardo
minuziosamente patologico, distendendo sullo schermo, a guisa di
tavolo settorio, il loro corpo e la loro mente, smontandoli pezzo
per pezzo.
Lanthimos gioca in
maniera sfrontatamente claustrofobica con le ottiche corte,
distorcendo e ampliando la percezione visiva. Arriva a fare uso
insolente del fish-eye, realizzando inquadrature che mutano col
movimento. Questo appare straniante, ma poi ci si rende subito
conto che invece tutto ha una funzione e quello che appare
anacronistico è in realtà frutto di un nostro freno inibitorio
estetico, perché in fondo le sue immagini rimandano a giochi di
specchi, illusioni ottiche, o antiche anamorfosi seicentesche.
Visti i riferimenti a
Stanley Kubrick, a volte smaccati,
ma sempre ben riusciti, inseriti nei suoi film precedenti, ci si
poteva certamente aspettare una vicinanza promiscua a
Barry Lyndon (1975), ma fortunatamente
Lanthimos non cade nel tranello, lasciando
piuttosto intravedere altre suggestioni, come I Misteri del
Giardino di Compton House (1982) di Peter
Greenaway, confermate da bizzarri tableau vivant, popolati
di corpi nudi, animali impagliati, oggetti allegorici ed elementi
di vanitas e wunderkammer, inseriti a spezzare sapientemente la
narrazione, oppure la suddivisione in capitoli, che forma una vera
e propria sottostruttura, al fine di organizzare parallelamente
alla trama il materiale del racconto.
La favorita è un dipinto
elegante, sfarzoso, meraviglioso, perturbante, che fa da
specchio crudele, mostrando allo spettatore un passato lontano, ma
che diviene sinistramente il riflesso spietato del mondo
contemporaneo. Può apparire spiazzante, può divertire per il suo
sarcasmo grottesco, può intenerire, commuovere o intrigare, ma
certamente non può lasciare indifferenti, sottolineando quanto la
speranza è molte volte un illusione, un effimera bugia che l’essere
umano si racconta per andare avanti e rimanere in vita.
Negli ultimi anni la figura
femminile al cinema si è arricchita di sempre più sfumature e
ruoli, allontanandosi dagli stereotipi con cui per troppo a lungo
era stata raccontata e abbracciando rappresentazioni più variegate
e fedeli alla realtà. Uno dei film più recenti che senza dubbio ha
contribuito a ciò è La favorita (qui la recensione), uscito nel
2018 per la regia del greco Yorgos Lanthimos, già
autore di The Lobster e Il sacrificio del cervo
sacro e ora al cinema con Povere
creature! (qui
la recensione). Scritto da Deborah Davis e
TonyMcNamara, il film non solo
ritrae figure realmente esistite nella storia, ma si concentra su
dinamiche e temi particolarmente attuali ancora oggi.
Le prime bozze della sceneggiatura
erano in circolazione già dalla fine degli anni Novanta, ma il
progetto faticava a trovare finanziatori per via della mancanza di
personaggi maschili significativi e per i contenuti lesbici. Con il
cambiamento della società e l’accresciuta popolarità del movimento
#MeToo, il film ha infine potuto trovare il proprio posto
in un contesto ormai pronto a questa tipologia di storie. Curato
sino al minimo dettaglio e girato prevalentemente nella Hatfield
House, nell’Hertfordshire, il film venne poi presentato in concorso
al Festival di Venezia, dove ottenne i primi onori.
Osannato dalla critica, La
favorita divenne uno dei principali protagonisti della
stagione dei premi, ottenendo infine ben 10 nomination al premio
Oscar. Tra i film più importanti del suo anno, è un’opera che
merita più visioni per poter essere sviscerata in ogni suo
elemento, tema e significato. Prima di intraprendere una visione
del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle
principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella
lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli
relativi alla trama, al cast di
attori e alla storia vera.
Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme
streaming contenenti il film nel proprio catalogo.
La trama e il cast del film La favorita
Ambientato durante i primi ani del
1700, nel pieno della guerra tra Francia e Inghilterra, il film ha
per protagonista la regia Anna Stuart, donna ormai
non più giovane e con diversi problemi di salute che la portano a
trascurare i suoi impegni di regnante. Al suo fianco non manca mai
Sarah Churchill, sua fidata consigliera nonché
amica intima. È lei ad amministrare il potere per conto della
regina, traendone benefici di ogni sorta. L’arrivo a corte della
cugina di Sarah, Abigail Masham, nobile caduta in
disgrazia, finirà per scuotere gli equilibri vigenti. Ben presto,
tra le due donne avrà inizio una vera e propria guerra per
decretare chi sarà la favorita della regista.
Per il ruolo della regina Anna,
Lanthimos aveva preso in considerazione un’unica interprete,
Olivia Colman, che aveva già lavorato per lui
in The Lobster. L’attrice si è dichiarata da subito molto
attratta dal ruolo, per il quale ha accettato di guadagnare circa
16 chili. Per la sua complessa interpretazione, l’attrice ha poi
vinto numerosi onori, tra cui la Coppa Volpi al Festival di Venezia
e l’Oscar alla miglior attrice protagonista. Nel ruolo di Sarah
Churchill vi è invece Rachel Weisz,
la quale ha affermato di aver accettato la parte poiché raramente
le erano capitati personaggi femminili tanto complessi. Anche lei è
poi stata nominata all’Oscar nella categoria alla miglior attrice
non protagonista.
Chiude il terzetto di attrici la
premio Oscar Emma Stone,
interprete di Abigail Masham. Inizialmente la Stone pensava di
rifiutare il ruolo, credendo che il personaggio di Abigail non
sarebbe stata altro che una succube, ma quando arrivò alla fine
della sceneggiatura implorò Lanthimos di assegnarle la parte. Per
prepararsi a questa, però, la Stone dovette fare molta pratica con
l’accento britannico e in particolare con il modo di parlare
vigente nell’700. Come le due colleghe, anche la Stone è poi stata
candidata all’Oscar nella categoria alla miglior attrice non
protagonista. Nel film si ritrovano poi anche Nicholas Hoult
nel ruolo di Robert Harley e Joe Alwyn in quelli
di Samuel Masham.
La favorita: la vera storia dietro al film
Seppur molto romanzata e spesso
discordante rispetto alla realtà, la vicenda di La
favorita è ispirata alla vera
regina Anna, salita al trono di Inghilterra
nel 1702. Poiché questa aveva ricevuto una scarsa educazione, non
poteva essere particolarmente autonoma nel prendere decisioni
politiche. Per tale motivo le venne affiancata l’amica d’infanzia
Sarah Churchill, duchessa di Marlborough, la quale
divenne di fatto la detentrice del potere. Benché fossero
legatissime, Sarah era solita abusare del controllo che aveva sulla
regina, manipolandola proprio come un burattino. In breve, divenne
così la donna più influente del regno.
Questo almeno fino a quando non si
trovò spodestata dal suo ruolo di favorita dalla cugina
Abigail Masham. Contrariamente a Sarah, Abigail si
presentava come gentile, affabile e disposta ad esaudire ogni
desiderio della regina. Ella finì con il diventare, nel 1704, Lady
of the Bedchamber della Regina. A questo punto del film, il regista
enfatizza le teorie su un possibile rapporto sentimentale tra le
tre donne. In realtà gli storici tendono a screditare tali voci, le
quali sembrerebbero essere state messe in giro dalla stessa Sarah
al fine di rovinare il rapporto tra la regina e Abigail. Attraverso
la vicenda delle tre, però, Lanthimos può parlare di tematiche a
lui care: il potere e le sue implicazioni e sfumature.
La salute della regina peggiorò poi
nel corso del 1713. Anna, che già soffriva di gotta, fu colpita da
un’erisipela che le causò un ascesso e febbre, conducendola a 49
anni alla morte il 1º agosto 1714. Sarah, che dopo la definitiva
rottura con Anna nel 1711 era stata allontanata insieme al marito
dalla corte degli Stuart, ritornò in auge quando alla morte della
regina salirono al trono gli Hannover, continuando dunque ad avere
un ruolo importante fino alla sua morte, avvenuta nel 1744.
Abigail, invece, si ritirò a vita privata nel 1714, alla morte
della regina, spegnendosi poi il 6 dicembre 1734.
Il trailer di La
favorita e dove vedere il film in streaming
È possibile fruire del film grazie
alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme
streaming presenti oggi in rete. La
favorita è infatti disponibile nei cataloghi di
Rakuten TV, Google Play, Apple
TV, Prime Video, Disney+ e Netflix. Per vederlo, una volta scelta la
piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o
sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di
guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. È
bene notare che in caso di noleggio si avrà soltanto un dato limite
temporale entro cui guardare il titolo.
Sarà presentato in concorso nella
Selezione Ufficiale della 75esima Mostra
d’arte cinematografica di Venezia La
Favorita, il film firmato dal regista
greco Yorgos Lanthimos (The Lobster, Il
sacrificio del cervo sacro) nelle sale italiane da Gennaio
2019.
Il film in costume, ambientato in
Inghilterra all’inizio del XVIII secolo, vanta un cast stellare:
Olivia Colman (Assassinio sull’Orient
Express), i Premi Oscar®Emma
Stone (La La
Land, Birdman) e Rachel Weisz (The Constant Gardener – La
Cospirazione, La Mummia), Nicholas Hoult (X-Men
– Apocalisse, Mad Max: Fury Road) e Joe Alwyn
(Bill Lynn – Un giorno da eroe).
Mentre imperversa la guerra con la
Francia, la fragile e instabile Regina Anna (Olivia Colman) siede
sul trono inglese ma il regno è di fatto governato da una persona a
lei vicina, Lady Sarah (Rachel Weisz). Quando a corte arriva Lady
Abigail (Emma Stone), le due sfrutteranno la situazione politica
per diventare la favorita della Regina.
Quello de La
Favorita è stato il set delle “prime volte” per
Emma
Stone: primo film recitato con accento britannico,
prima collaborazione con Yorgos Lanthimos (The
Lobster, Il sacrificio del cervo sacro) e prima scena di nudo
di tutta la sua carriera. L’attrice ne ha parlato nella lunga e
interessante intervista con l’Hollywood Reporter raccontandone i
retroscena:
“Avevo addosso un lenzuolo e
mentre stavamo girando ho chiesto a Yorgos se potevo spogliarmi.
Pensavo che avesse dato al personaggio di Sarah qualcosa da
guardare vedendo che non ero vestita nel letto. Olivia diceva di
non farlo, Yorgos invece si domandava se fossi sicura. E io ho
semplicemente risposto di si“.
Il film in costume, ambientato in
Inghilterra all’inizio del XVIII secolo, vanta un cast stellare:
Olivia Colman (Assassinio
sull’Orient Express), i Premi
Oscar®Emma Stone
(La La
Land, Birdman) e Rachel Weisz (The Constant Gardener
– La Cospirazione, La Mummia), Nicholas Hoult (X-Men
– Apocalisse, Mad Max: Fury Road) e Joe
Alwyn (Bill Lynn – Un giorno da eroe).
La sinossi:
Mentre imperversa la guerra con
la Francia, la fragile e instabile Regina Anna (Olivia Colman)
siede sul trono inglese ma il regno è di fatto governato da una
persona a lei vicina, Lady Sarah (Rachel Weisz). Quando a corte
arriva Lady Abigail (Emma Stone), le due sfrutteranno la situazione
politica per diventare la favorita della Regina.
Vi ricordiamo che La
Favorita arriverà nelle nostre sale il 24 gennaio
2019 distribuito da 20th Century Fox.
La storia complessa,
scandalosa e appassionata del re di Francia Enrico II e la
cortigiana Diane de Poitiers è al centro della nuova serie
Sky Exclusive La Favorita del Re, diretta da
Josée Dayan (Il conte di Montecristo, I
Miserabili, Le Relazioni Pericolose) di cui tutti gli episodi
saranno disponibili in esclusiva su Sky e in streaming solo su
NOW dal 31 gennaio.
Il period
drama rinascimentale in quattro puntate vede protagonisti
Isabelle Adjani (The Story of Adele H., Call my
Agent!), Hugo Becker (Leonardo, Gossip Girl, Call
my agent!) e Gaia Girace (L’amica Geniale) nel ruolo di
Caterina de Medici.
Diane de Poitiers
(Isabelle Adjani), donna dalla straordinaria
bellezza, determinata e seducente, conquistò il cuore del re di
Francia Enrico II (Hugo Becker), vent’anni più
giovane di lei, e ne divenne amante e consigliera. Ma con il re
promesso sposo a Caterina de Medici (Gaia
Girace), Diane dovette combattere per mantenere la sua
influenza sul sovrano. Grazie alla sua intelligenza e scaltrezza
riuscì a ritagliarsi un ruolo nelle dinamiche di corte. Sembrava,
inoltre, che Diane avesse il potere di non invecchiare, la sua
bellezza rimaneva immutata malgrado il tempo passasse inesorabile.
Ma come tutti gli incantesimi, anche questo improvvisamente
svanì…
Una serie che porta sullo
schermo la magnificenza del Rinascimento, girata nei meravigliosi
Castelli della Loira. Un cast magistrale che include anche
Gerard Depardieu (Cyrano de Bergerac, Maigret),
Samuel Labarthe (Criminal Games di Agatha
Christie, The Forest), e Virginie Ledoyen
(The Beach, Addio mia Regina, Le Retour). Una produzione
Passion Films e Ga&A Productions. France TV Distribution è il
distributore a livello internazionale.
La trama de La
Favorita del Re
Per più di vent’anni,
Diane de Poitiers è stata la favorita del re Enrico II. Nonostante
il suo carattere forte e la sua leggendaria bellezza, Diane è solo
una cortigiana e la sua posizione rimane fragile. L’imminente
matrimonio di Enrico con Caterina de’ Medici potrebbe mettere a
repentaglio i suoi sogni di dominio. Diane farà di tutto per
mantenere la sua influenza. Ma la passione con Enrico, di vent’anni
più giovane di lei, che è la chiave del suo potere, può davvero
durare per sempre?
Arriva il 6 dicembre su Prime
Video la terza stagione di The Marvelous Mrs.
Maisel, La favolosa Signora Maisel
3, serie di enorme successo ideata e scritta
da Amy-Sherman Palladino. Giunta al terzo
ciclo, la storia di Midge ha preso finalmente la piega che la
giovane donna desiderava.
Impegnata per la prima volta in un
vero e proprio tour, mentre vede il suo sogno di diventare
stand-up comedian professionista realizzarsi, la casalinga
bene di New York si trova a fare i conti con una nuova realtà,
completamente differente da ciò che aveva conosciuto prima. La
seconda stagione si era chiusa con una consapevolezza cristallina
da parte della protagonista: Midge riceve un’offerta incredibile e
l’immediatezza nell’accettare la proposta, dimenticando famiglia,
ex marito, casa e soprattutto i figli, le fa capire qual è la sua
vera strada. Questa strada però ha un prezzo, la terza stagione ce
lo mostrerà.
La favolosa Signora
Maisel 3, la trama
Senza lasciar andare troppi
elementi della nuova stagione, in questo terzo ciclo seguiamo Midge
in tour, mentre cerca di tenere il passo con i suoi figli che
crescono lasciati a Joel, con i genitori, sempre più ingombranti e
portatori di un’esasperata drammaticità, gli ex suoceri,
pittoreschi parenti acquisiti che continuano a far parte della sua
vita attraverso Joel e i bambini. In viaggio con lei c’è Susie,
l’amica e agente cinica e critica, che non si fa mai mancare una
battuta acida o un’osservazione che possa generare una reazione
della sua compagna di viaggio che, invece, sembra sempre
perfettamente a suo agio nei suoi abiti elegantissimi e i suoi
cappelli alla moda.
La nuova stagione, dunque, rimette
in gioco tutti i personaggi che conoscevamo, proponendo altri
ritratti umani puntuali, divertenti, affilati. Tra le migliori new
entry della stagione spiccano Cary Elwes che si
confronta con la Sophie Lennon di Jane Lynch nei
panni di un regista teatrale, l’affascinante Sterling K.
Brown che interpreta l’agente di Shy Baldwin
(Leroy McClain) e infine Liza Weil,
l’indimenticabile Paris Geller di Una Mamma per Amica (quindi, vecchia
conoscenza della Palladino).
La Weil in particolare detiene il
ruolo che più si connette con quello della protagonista, perché
interpreta un’altra artista in tour e con la quale Midge si
confronta e stringe una salda amicizia che permette alle due donne
di mettere a confronto le loro esperienze lontano dalla famiglia e
dai figli.
La favolosa Signora
Maisel 3 espande gli orizzonti
Come si era ampliato lo scenario
con la trasferta a Parigi nella seconda stagione, anche in questo
terzo ciclo la Palladino si prende più spazio, seguendo la sua
eroina in tour, raccontando camere d’albergo, lussuose hall e
condomini con piscina che circondano Midge. Insieme a spazi più
grandi, anche il guardaroba di Midge si espande, i costumi occupano
un posto ancora più importante e la nostra eroina non perde
occasione per cambiarsi d’abito (con immancabile cappellino
abbinato) di fronte allo stupore di Susie, perennemente chiusa, non
importa la temperatura esterna, nella sua giacca di pelle.
Midge impara che non tutti gli
spettatori sono uguali, che non tutte le realtà sono vicine alla
sua e che esiste, anche nella commedia, un linguaggio adeguato a
ogni contesto, che sia il pubblico di un albergo di lusso a Las
Vegas o che sia un gruppo di soldati in licenza. Così facendo,
affina le sue battute e impara a tenere il polso del suo pubblico,
la sua stella brilla sempre più alta, tanto che potrebbe
addirittura arrivare ad essere d’interesse della stampa
scandalistica, ma non riveliamo di più.
Il turbinio di coloriti personaggi
che hanno circondato Midge nelle altre stagioni tornano più
agguerriti e confusionari che mai, da Abe che riscopre una passione
politica, a Rose che cerca di trovare un ordine nella nuova
quotidianità che lei e suo marito cercano di affrontare nella
maniera più elegante possibile. Persino Joel, dopo aver tentato
invano di riconquistare la moglie, trova una sua strada, una sfida
che lo tiene impegnato e finalmente appassionato.
La favolosa Signora
Maisel 3 mantiene altissimi gli standard
La favolosa Signora
Maisel 3 mantiene altissimi gli standard da ogni
punto di vista, a partire dalla scrittura, passando per le
interpretazioni e il lavoro di messa in scena, aumentando in
maniera esponenziale la quantità di input per lo spettatore,
riempiendo le scene di oggetti, colori, suoni (numerosi i numeri
musicali) e figuranti. Un turbinio di emozioni che sembra emulare
tutti gli stimoli che investono la nostra Midge in questa nuova
avventura che la vede, finalmente, diventare una stand-up
comedian.
Proprio Midge, nonostante la
ricchezza di paesaggi e personaggi, resta il fuoco del racconto. La
giovane casalinga separata con figli di New York, cresciuta in un
ambiente ricco e benestante e alla ricerca della sua affermazione
si rivela un esempio di femminismo e femminilità davvero raro: la
sua intelligenza, la sua dolcezza, la sua ironia si sposano alla
perfezione sia con gli abiti neri di classe per i suoi numeri, con
le sue doti culinarie, con la sua abilità a calmare i figli e la
sua scioltezza nel flirtare con classe con gli uomini che la
circondano.
Midge fugge dagli stereotipi
Quello che la serie di Palladino
riesce a restituire con estrema efficacia, e questa terza stagione
lo conferma, è proprio la parabola di una donna perfettamente
incasellata in uno stereotipo (prima stagione) che scappa da quella
“casella” (seconda stagione) e impara a conciliare ciò che dello
stereotipo le appartiene e ciò che invece vuole trasformare della
sua vita, per renderlo aderente alle sue aspirazioni.
Midge riesce a cucinare ed esibirsi
con lo stesso perfezionismo, fugge da ogni classificazione e si
autodetermina in maniera sempre più autentica e completa, si scosta
dai canoni e si conferma il personaggio moderno e positivo che
Amy-Sherman Palladino ama raccontare.