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La fine del mondo Trailer italiano del film con Nick Frost e Simon Pegg

Guarda il primo trailer italiano dell’atteso film La fine del mondo diretto da Edgar Wright che chiude la leggendaria trilogia del cornetto che ha visto protagonisti Simon Pegg e Nick Frost nei due film precedenti della serie: L’alba dei morti dementi e Hot Fuzz.

In questo terzo e ultimo capitolo anche la new entry Martin Freeman

Diretto da Edgar WrightLa fine del mondo, titolo italiano del film uscirà il 14 Agosto in UK mentre da noi dovremo aspettare il il 26 Settembre e vede protagonisti Simon Pegg, Nick Frost, Martin FreemanEddie Marsan, Paddy Considine e Rosamund Pike. Tutte le info utili nella nostra scheda: La fine del mondo.

Trama: 20 anni dover tentato di portare a termine un epico pub crawl, cinque amici si riuniscono quando uno dei loro si mette in testa di cimentarsi veramente nella maratona di bevute. È Gary, un 40enne intrappolato nella sua adolescenza, a trascinare tutti gli altri nella loro città natale e cercare di raggiungere infine il mitologico pub chiamato The World’s End. Mentre cercano di conciliare passato e presente, si rendono conto che la vera sfida è quella per il futuro: non solo per loro ma per tutta l’umanità. E raggiungere The World’s End diventa l’ultima delle loro preoccupazioni.

La fine del Mondo poster italiano del film di Edgar Wright

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La fine del Mondo poster italiano del film di Edgar Wright

Ecco il poster italiano de La fine del Mondo, prossimo film di Edgar Wright con protagonisti .  Il film sigla la fine della trilogia del Cornetto, cominciata con L’alba dei morti dementi e proseguita con Hot Fuzz.

Ecco il poster italiano del film:

la fine del mondo poster italiano

Di seguito trovate anche il trailer italiano del film:

A seguire la gallery del film:

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Prossimo film di Edgar Wright, La fine del Mondo vede protagonista la coppia comica alle prese con il terzo capitolo della “trilogia del cornetto” pensata, scritta e diretta da Wright stesso che ne ha fatto uno dei cicli di film comico demenziali meglio riusciti degli ultimi anni. Nel film, accanto a Pegg e Frost ci sono anche , , e

La fine del Mondo poster e insegne dei Pub!

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La fine del Mondo poster e insegne dei Pub!

Dopo la prima insegna che vi avevamo mostrato tempo fa, ecco le altre nove insegne dei pub protagonisti de La fine del Mondo, film attesissimo da tutti i nerd di cinema e diretto da Edgar Wright. Oltre alle insegne dei pub (nella gallery a seguire), vi mostriamo anche un’altra locandina del film qui di seguito:

La fine del Mondo poster

la fine del mondo poster

 

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Prossimo film di Edgar Wright, La fine del Mondo vede protagonista la coppia comica alle prese con il terzo capitolo della “trilogia del cornetto” pensata, scritta e diretta da Wright stesso che ne ha fatto uno dei cicli di film comico demenziali meglio riusciti degli ultimi anni. Nel film, accanto a Pegg e Frost ci sono anche , , e

Fonte: Badtaste

La Fille Inconnue: recensione del film dei fratelli Dardenne

La Fille Inconnue: recensione del film dei fratelli Dardenne

Jenny Davin è un giovane medico di base, di talento e molto apprezzata da pazienti e colleghi, non a caso il suo studio è costantemente pieno e le visite a domicilio si susseguono senza sosta. Dietro ogni medico esiste però anche un essere umano, oltre la professionalità e la dedizione vi è anche un orario di lavoro, al di fuori del quale il corpo e lo spirito chiedono disperatamente una pausa, una tregua. Per questo motivo Jenny non apre la porta del suo studio medico fuori orario di visita, non lo fa neppure una sera in cui è una giovane ragazza di colore a implorare aiuto (La Fille Inconnuedel titolo), per morire poco dopo non troppo lontano. È un evento che cambia radicalmente il modo di vivere e lavorare di Jenny, talmente divorata dai sensi di colpa che inizia una sua personalissima indagine per dare un nome alla misteriosa ragazza – e compiere una piccola redenzione. La ricerca però non porta a risultati immediati, anzi scoperchia un vaso di Pandora fatto di sfruttamento della prostituzione, omertà, intimidazione, violenza, rifiuto. Nella faccenda sono implicati anche alcuni suoi pazienti, che per certi versi iniziano a darle il tormento, senza aiutarla e accrescendo le sue colpe.

La Fille Inconnue film recensioneI fratelli Dardenne si affidano completamente a Adèle Haenel, stella nascente del cinema francese, per parlare come tradizione degli ultimi, dei dimenticati, ma in un modo stranamente freddo, distaccato. Nonostante La Fille Inconnue abbia le sue grandi, buone intenzioni, come spronarci ad essere più aperti verso gli altri, a tendere sempre la mano al prossimo, a non aver paura di aiutare chi è in difficoltà, la narrazione procede in modo statico, l’empatia rispetto al dramma di Jenny e della ragazza scomparsa è pari a zero. L’inchiesta inoltre non si fa mai interessante, non arriva nessuna motivazione valida per conoscere davvero il nome della vittima e l’attenzione cala minuto dopo minuto.

In questo senso non aiuta neppure l’interpretazione della protagonista, notoriamente attrice dalle sfumature limitate che anche in questo caso non riesce a regalare al suo personaggio uno spessore all’altezza; un dramma, poiché Jenny cambia radicalmente a livello caratteriale nel corso della storia, finendo per diventare meno brusca e incredibilmente più comprensiva. La sensazione è di guardare un film spento, poco ispirato, che non cambia di una virgola lo stile dei fratelli Dardenne, ma che allo stesso tempo manca di poesia, di emozione. Se i migliori lavori del duo sono stati, in passato, capaci di lacerare le viscere, di farci uscire dalla sala con un vuoto allo stomaco e con gli occhi gonfi e lucidi, questa volta si resta pressoché impassibili e delusi. Un clamoroso passo indietro, che speriamo resti unico e isolato.

La Figlia Oscura (The Lost Daughter): recensione del film di Maggie Gyllenhaal

Maggie Gyllenhaal approda al Lido di Venezia, in Concorso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, con il suo primo film da regista, La Figlia Oscura (The Lost Daughter) tratto dall’omonimo romanzo di Elena Ferrante, edito in Italia con il titolo La figlia oscura.

Il cast di La Figlia Oscura (The Lost Daughter)

Per questo suo esordio la Gyllenhaal sceglie come protagonista l’attrice versatile e di grande talento e vincitrice di un premio Oscar, grazie a un film presentato proprio al Lido nel 2018, La Favorita di Yorgos Lanthimos. Parliamo di Olivia Colman che è affiancata da un cast di tutto rispetto in cui si distinguono Dakota Johnson, Ed Harris, Paul Mescal, Jessie Buckley, Oliver Jackson-Cohen, Alba Rohrwacher e Peter Sarsgaard.

La Figlia Oscura (The Lost Daughter), ambientata in Grecia, dove Leda, la protagonista, una docente universitaria specializzata in letterature comparate, decide di passare un periodo di vacanza. La spensieratezza tipica della villeggiatura stride con lo stato d’animo della donna, il suo atteggiamento è straniante, apparentemente  malinconica è invece incapace di liberarsi dai sensi di colpa e dai fantasmi del suo passato.

La regista sceglie di mostrarci questo attraverso i continui flashback della giovane Leda che tenta di costruirsi una propria carriera accademica mentre è alle prese con l’essere mamma di due bambine. Tutta questa autoanalisi è innescata dall’incontro con i suoi vicini di ombrellone, una famiglia numerosa e sui generis.

Il film catalizza bene l’attenzione

Soggetto non semplice dunque quello scelto da Gyllenhaal per questa sua prima esperienza alla regia in cui mette la macchina da presa al servizio della storia. La regista sa ben catalizzare l’attenzione dello spettatore esaltando la solitudine della protagonista e dilatando i tempi della narrazione, a voler sottolineare che le emozioni non sono sempre sinonimo di frenesia ma anche e soprattutto di riflessione. La sua direzione è ragionata ma mai superflua e gioca con i toni della luce naturale.

La Figlia Oscura film recensione
CR: COURTESY OF NETFLIX

Gli spettatori sono tutti un po’ in vacanza con Leda, la “playlist” che l’accompagna è bellissima ma nessuno riesce davvero a divertirsi perché si avverte una sensazione di perenne ansia silente. La Gyllenhaal dimostra di essere capace di costruire la tensione soprattutto nella scena in cui la bambina, figlia dei vicini, sparisce dalla spiaggia. Il film è anche ricco di metafore che si rifanno direttamente alla narrazione della Ferrante e che la sceneggiatura sa ben integrare. Il film convince ma resta qualche punto opaco,  non ben sviluppato quasi a voler suggerire che leggere il libro potrebbe aiutarci a capire meglio i personaggi e le loro ragioni.

Dal canto suo Maggie Gyllenhaal, attraverso la storia scritta da Ferrante, riesce a porre attenzione su temi importanti propri dell’universo femminili forse mai mostrati così direttamente in una pellicola. I flashback risultano essere i veri punti nevralgici del film, visto che non solo svelano il passato di Leda, ma mettono in risalto le cicatrici che lei si porta dentro e la rabbia verso sé stessa ben interiorizzate nell’interpretazione dalla Leda adulta di Colman.

La figlia oscura (The Lost Daughter) di Maggie Gyllenhaal arriva su SKY e NOW

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Dall’omonimo romanzo di Elena Ferrante, arriva su Sky il film diretto e sceneggiato da Maggie Gyllenhaal, La figlia oscura (The Lost Daughter), in prima tv mercoledì 4 gennaio alle 21.15 su Sky Cinema Due, in streaming su NOW e disponibile on demand, anche in qualità 4K.

Interpretato da  Olivia ColmanDakota Johnson, Ed Harris e Peter Sarsgaard, il film è stato premiato al Festival di Venezia 2021 per la miglior sceneggiatura e candidato a tre premi Oscar (migliore sceneggiatura per Maggie Gyllenhaal, migliore attrice protagonista per Olivia Colman e migliore attrice non protagonista per Jessie Buckley).

La trama del film

Durante una vacanza al mare da sola, Leda (Olivia Colman) rimane incuriosita e affascinata da una giovane madre (Dakota Johnson) e dalla sua figlioletta mentre le osserva sulla spiaggia. Turbata dal loro irresistibile rapporto (e dalla loro chiassosa e minacciosa famiglia allargata), Leda è sopraffatta dai suoi stessi ricordi personali dei sentimenti di terrore, confusione e intensità provati nelle prime fasi della maternità. Un gesto impulsivo sconvolge Leda e la proietta nello strano e sinistro mondo della sua stessa mente, dove è costretta ad affrontare le scelte non convenzionali che ha compiuto quando era una giovane madre e le loro conseguenze.

La figlia di Angelina Jolie con la mamma in Maleficient

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La figlia di Angelina Jolie con la mamma in Maleficient

Entra nel cast di Maleficient Vivienne Marcheline Jolie-Pitt, 4 anni, una delle figlie naturali di Brad Pitt e Angelina Jolie. Maleficient, targato Disney, vedrà mamma Angelina interpretare Malefica, la perfida strega che dà il titolo al film. Per la piccola è pronta la piccolissima parte della principessa Aurora (ovvero la bella addormentata) in tenera età. Nel cast anche Elle Fanning (Aurora da grande), Sharlto Copley (Re Stefan), Miranda Richardson (Ulla), Juno Temple (Thistlewit). Maleficient, affidato alla regia di Robert Stromberg, sarà nelle sale americane il 14 marzo 2014.

Fonte: Cinema Blend

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La figlia del bosco: recensione del film horror di Mattia Riccio

La figlia del bosco: recensione del film horror di Mattia Riccio

In uscita il 7 aprile su Prime Video e Tim VisionLa figlia del bosco è l’esordio nel lungometraggio di Mattia Riccio, giovane regista romano che firma una favola nera dal cuore ambientalista, sospesa tra horror psicologico, inquietudini fiabesche e suggestioni fantasy. Il film si inserisce con consapevolezza nel filone dell’eco-vengeance, raccontando il dramma di un uomo che entra nella foresta da predatore e ne diventa preda.

Morte ai dissacratori

La trama ruota attorno a Bruno, cacciatore solitario che si avventura in un bosco sconosciuto senza le dovute precauzioni: niente cartina, niente cellulare, nessun sentiero tracciato. A sera inoltrata, smarrito e spaesato, viene attratto da una voce femminile eterea e incantatrice, simile al canto delle sirene. La segue, come in trance, fino a una casa immersa nel verde, misteriosamente apparecchiata ma disabitata. Da quel momento, ha inizio un incubo fatto di ripetizioni ossessive, incontri stranianti e una natura che sembra rispondere a una propria giustizia. 

Un’atmosfera potente e suggestiva

Nel suo momento migliore, La figlia del bosco eccelle nella costruzione dell’atmosfera. Riccio mette in scena un bosco che non ha più nulla di fiabesco: è un labirinto vivo, respira, cambia, inghiotte. La sensazione è simile a quella di certi videogiochi survival horror, in cui si perde il senso dell’orientamento e si continua a girare a vuoto. Ricorda The Blair Witch Project e lo stesso Blair Witch sviluppato da Bloober Team ma anche i recenti The Ritual (2017) e Gaia (2021), per come trasforma l’ambiente naturale in un luogo che osserva, giudica e agisce. Bruno stesso lo dice, sconvolto: “Questo dannato bosco non ti dà punti di riferimento. È come se avessi girato in tondo per ore. L’unico posto che ritorna sempre è questa casa”.

L’incontro con Celeste, capo scout dispersa anche lei da giorni, aggiunge un tocco surreale e quasi ironico: “Disperso nei boschi, con vitto e alloggio gratuito. Inizio a pensare che qualcuno o qualcosa si stia prendendo gioco di noi”. Ma l’ironia dura poco, perché la foresta continua a stringere il cerchio. E il film, da quel momento in poi, si immerge in un crescendo sempre più cupo.

Una denuncia ambientale che affonda nel mito

Sotto il racconto dell’uomo smarrito nella natura si nasconde un sottotesto più ampio: La figlia del bosco parla del prezzo che paghiamo per la nostra insolenza nei confronti dell’ambiente. L’idea – lasciata intendere più che spiegata – è che esista una creatura, un’entità antica nata dalle radici degli alberi, che osserva e giudica in silenzio. La sua voce è il richiamo che intrappola chi ha profanato il bosco, trasformandolo in un oggetto vacuo, privo di identità. “Il tempo della caccia è terminato… il predatore diventa preda”, sembra sussurrare lo sguardo invisibile che aleggia tra le fronde.

La leggenda, che aleggia sul film senza mai essere completamente svelata, ricorda certe mitologie nordiche o le atmosfere del cinema di Ari Aster e Robert Eggers, dove la natura non è solo sfondo ma divinità crudele, silenziosa e inflessibile. C’è qualcosa, in questa “figlia del bosco”, che riporta alla mente anche Antichrist di Lars von Trier, per il modo in cui la colpa personale si intreccia alla punizione cosmica.

Tra intuizioni efficaci e qualche debolezza

Se l’impianto visivo e l’atmosfera sospesa funzionano – grazie anche a una fotografia che alterna tonalità fredde e sprazzi fiabeschi, e a un suono curato, disturbante e stratificato – il film mostra però qualche debolezza nei dettagli. Alcune trovate, come le bambole inquietanti che ricordano i protagonisti, risultano più posticce che disturbanti. Gli effetti speciali sono limitati e, in certi momenti, poco credibili, mentre la recitazione appare spesso troppo impostata, più teatrale che naturale. Un aspetto che, nel complesso, toglie un po’ di immediatezza all’esperienza emotiva. Nonostante queste fragilità, però, la forza de La figlia del bosco risiede nella sua capacità evocativa: il bosco, con i suoi suoni, i suoi colori e il suo silenzio, è il vero protagonista. E il film, pur con qualche ingenuità, dimostra di avere un’identità precisa e una voce personale.

Una promessa da seguire

Mattia Riccio, al suo primo lungometraggio, dimostra coraggio, idee e una visione chiara. La figlia del bosco è un film che, rispetto a tante altre produzioni italiane, osa senza rinunciare a lanciare un messaggio: quello di una natura stanca di essere sfruttata, che chiede silenzio, rispetto, ascolto. Un debutto interessante, che merita attenzione e che potrebbe rappresentare l’inizio di un percorso importante per un giovane autore da tenere d’occhio. Se il cinema dell’orrore può ancora essere una forma di riflessione, La figlia del bosco è la prova che, anche con mezzi ridotti, si può parlare al cuore – e alla coscienza – dello spettatore.

La Fiera delle Illusioni – Nightmare Alley, trailer italiano del film di Guillermo Del Toro

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Diretto dal premio Oscar Guillermo del Toro, il film targato Searchlight Pictures La Fiera delle Illusioni – Nightmare Alley arriverà il 27 gennaio nelle sale italiane, distribuito da The Walt Disney Company Italia. La Fiera delle Illusioni – Nightmare Alley è interpretato dal candidato all’Academy Award Bradley Cooper, dall’attrice premio Oscar Cate Blanchett, dalla candidata all’Oscar Toni Collette, dal candidato all’Oscar Willem Dafoe, dal candidato all’Oscar Richard Jenkins, dalla candidata all’Oscar Rooney Mara, Ron Perlman e dal candidato all’Academy Award David Strathairn.

La Fiera delle Illusioni – Nightmare Alley, trailer italiano

Nel film La Fiera delle Illusioni – Nightmare Alley, un giovane e ambizioso giostraio (Bradley Cooper) con un talento nel manipolare le persone con poche parole ben scelte frequenta una psichiatra (Cate Blanchett) che è ancora più pericolosa di lui. Al luna park lavorano anche Molly (Rooney Mara), il capo imbonitore Clem (Willem Dafoe) e Ron Perlman nei panni di Bruno the Strongman. Richard Jenkins fa parte del pubblico dell’alta società nel ruolo del ricco industriale Ezra Grindle.

Il film è diretto dal premio Oscar Guillermo del Toro e scritto dallo stesso del Toro insieme a Kim Morgan. Il film è prodotto da Guillermo del Toro e dal vincitore dell’Academy Award J. Miles Dale ed è basato sul romanzo di William Lindsay Gresham. Il film sarà supervisionato dai Presidents of Production for Film and Television di Searchlight Pictures David Greenbaum e Matthew Greenfield e dal Vicepresidente Senior DanTram Nguyen.

La Fiera delle Illusioni – Nightmare Alley, il trailer finale del film di Guillermo Del Toro

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Diretto dal premio Oscar Guillermo del Toro, il film targato Searchlight Pictures La Fiera delle Illusioni – Nightmare Alley arriverà il 27 gennaio nelle sale italiane, distribuito da The Walt Disney Company Italia. La Fiera delle Illusioni – Nightmare Alley è interpretato dal candidato all’Academy Award Bradley Cooper, dall’attrice premio Oscar Cate Blanchett, dalla candidata all’Oscar Toni Collette, dal candidato all’Oscar Willem Dafoe, dal candidato all’Oscar Richard Jenkins, dalla candidata all’Oscar Rooney Mara, Ron Perlman e dal candidato all’Academy Award David Strathairn.

La Fiera delle Illusioni – Nightmare Alley, trailer finale

Nel film La Fiera delle Illusioni – Nightmare Alley, un giovane e ambizioso giostraio (Bradley Cooper) con un talento nel manipolare le persone con poche parole ben scelte frequenta una psichiatra (Cate Blanchett) che è ancora più pericolosa di lui. Al luna park lavorano anche Molly (Rooney Mara), il capo imbonitore Clem (Willem Dafoe) e Ron Perlman nei panni di Bruno the Strongman. Richard Jenkins fa parte del pubblico dell’alta società nel ruolo del ricco industriale Ezra Grindle.

Il film è diretto dal premio Oscar Guillermo del Toro e scritto dallo stesso del Toro insieme a Kim Morgan. Il film è prodotto da Guillermo del Toro e dal vincitore dell’Academy Award J. Miles Dale ed è basato sul romanzo di William Lindsay Gresham. Il film sarà supervisionato dai Presidents of Production for Film and Television di Searchlight Pictures David Greenbaum e Matthew Greenfield e dal Vicepresidente Senior DanTram Nguyen.

La Fiera delle Illusioni – Nightmare Alley, il nuovo trailer del film di Guillermo Del Toro

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Diretto dal premio Oscar Guillermo del Toro, il film targato Searchlight Pictures La Fiera delle Illusioni – Nightmare Alley arriverà il 27 gennaio nelle sale italiane, distribuito da The Walt Disney Company Italia. La Fiera delle Illusioni – Nightmare Alley è interpretato dal candidato all’Academy Award Bradley Cooper, dall’attrice premio Oscar Cate Blanchett, dalla candidata all’Oscar Toni Collette, dal candidato all’Oscar Willem Dafoe, dal candidato all’Oscar Richard Jenkins, dalla candidata all’Oscar Rooney Mara, Ron Perlman e dal candidato all’Academy Award David Strathairn.

La Fiera delle Illusioni – Nightmare Alley, il nuovo trailer

Nel film La Fiera delle Illusioni – Nightmare Alley, un giovane e ambizioso giostraio (Bradley Cooper) con un talento nel manipolare le persone con poche parole ben scelte frequenta una psichiatra (Cate Blanchett) che è ancora più pericolosa di lui. Al luna park lavorano anche Molly (Rooney Mara), il capo imbonitore Clem (Willem Dafoe) e Ron Perlman nei panni di Bruno the Strongman. Richard Jenkins fa parte del pubblico dell’alta società nel ruolo del ricco industriale Ezra Grindle.

Il film è diretto dal premio Oscar Guillermo del Toro e scritto dallo stesso del Toro insieme a Kim Morgan. Il film è prodotto da Guillermo del Toro e dal vincitore dell’Academy Award J. Miles Dale ed è basato sul romanzo di William Lindsay Gresham. Il film sarà supervisionato dai Presidents of Production for Film and Television di Searchlight Pictures David Greenbaum e Matthew Greenfield e dal Vicepresidente Senior DanTram Nguyen.

La fiera delle illusioni – Nightmare Alley: trama, cast e curiosità sul film

Guillermo del Toro è noto per le sue favole dark, in cui trovano posto creature affascinanti ma anche mostri estremamente minacciosi. Da Hellboy a Il labirinto del fauno, da Crimson Peak a La forma dell’acqua, il regista messicano ha nel tempo dato vita a racconti di grandissimo fascino, che fanno di queste creature l’occasione per riflettere sulla natura umana e il suo agire. Nel 2021 del Toro ha poi realizzato La fiera delle illusioni – Nightmare Alley (qui la recensione), dove ha rinunciato all’elemento fantastico per concentrarsi su di una vera e propria discesa negli inferi del protagonista umano, facendo così emergere tutte le perversioni, la sete di potere e la bestialità di cui l’uomo può macchiarsi.

Il film è l’adattamento del romanzo del 1946 Nightmare Alley scritto da William Lindsay Gresham, già portato sul grande schermo con un film del 1947. del Toro sceglie però di non realizzare un remake di quel film, bensì una vera e propria seconda trasposizione del romanzo, rimanendo più fedele ad esso e aggiungendovi quel tocco dark che gli è proprio. In particolare, del Toro ripudia il finale consolatorio offerto dal film del 1947, così da conferire al proprio racconto un senso e un messaggio completamente diversi. La fiera delle illusioni – Nightmarey Alley è dunque una delle opere più mature e cupe del regista, che ha dunque ribadito nuovamente la sua natura di vero e proprio visionario.

Esteticamente abbagliante, interpretato da attori tra i più talentuosi di Hollywood e con un’attenzione alla messa in scena e al dettaglio tipiche di del Toro, La fiera delle illusioni – Nightmare Alley è davvero un film imperdibile, tanto per i fan del regista quanto per chi si avvicina solo ora al suo cinema. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative ad esso. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e ad altro ancora. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

La trama di La fiera delle illusioni – Nightmare Alley

Il film si svolge negli anni ’40 e racconta la storia di Stanton Carlisle, in fuga da un passato tormentato, che si imbatte casualmente in un luna park itinerante. Qui, in mezzo alle attrazioni e a strambi personaggi, troverà due cose che sembrano poter salvare la sua vita: l’abilità di mentalista e la dolce Molly, di cui si innamora perdutamente. Fuggito con lei verso una nuova vita di spettacoli per l’alta società, Stanton inizia a diventare però sempre più bramoso di fama, potere e soldi. L’occasione per ottenere tutto ciò arriverà nel momento in cui pianifica di imbrogliare il pericoloso magnate Ezra Grindle con l’aiuto di una misteriosa psichiatra, intraprendendo un percorso dal quale non gli sarà più possibile tornare indietro.

La fiera delle illusioni - Nightmare Alley Guillermo Del Toro

 

Il cast di La fiera delle illusioni – Nightmare Alley

Ad interpretare il protagonista, Stanton Carlisle vi è l’attore Bradley Cooper, il quale per il ruolo si è preparato praticando boxe e dimagrendo notevolmente. L’attore si è inoltre qui cimentato nella sua prima scena di nudo integrale, alla quale non ha cercato di sottrarsi ma che ha vissuto con una certa tensione. Accanto a lui, nel ruolo di Molly vi è invece Rooney Mara, mentre Willem Dafoe è il gestore del luna park, Clem Hoatley. L’attore Ron Perlman, ricorrente nella filmografia di del Toro, interpreta invece il forzuto Bruno. L’attrice Toni Collette interpreta Zeena Krumbein, colei che insegna l’arte del mentalista a Stanton, mentre Cate Blanchett è la psichiatra Lilith Ritter. Richard Jenkins, infine, è il magnate Ezra Grindle.

Le candidature e i premi vinti da La fiera delle illusioni – Nightmare Alley

Il film ha vinto un totale di 30 premi e ottenuto ben 121 candidature. In particolare, ben 10 nomination ai Saturn Awards, dedicati ai film horror, fantasy e di fantascienza, dove ha poi vinto i premi per Miglior sceneggiatura e Miglior film thriller. Ha poi riportato 8 nomination ai Critics’ Choice Awards e 3 ai Bafta Awards, senza però riportare vittorie. Il National Board of Review e l’American Film Institute lo hanno invece inserito tra i migliori dieci film dell’anno. Infine, La fiera delle illusioni – Nightmare Alley è stato candidato anche a quattro premi Oscar, nelle categorie Miglior film, Miglior fotografia, Miglior scenografia e Migliori costumi, ma anche in questo caso non ha riportato vittorie.

La fiera delle illusioni - Nightmare Alley Bradley Cooper

 

 

Il trailer di La fiera delle illusioni – Nightmare Alley e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di La fiera delle illusioni – Nightmare Alley grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Google Play, Apple TV, Disney+ e Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di giovedì 4 gennaio alle ore 21:20 sul canale Rai 3.

La fiera delle illusioni – Nightmare Alley: la recensione del film di Guillermo del Toro

“Sin dall’infanzia sono stato fedele ai mostri. Sono stato salvato e assolto da loro, perché io credo che i mostri siano i santi protettori della nostra beata imperfezione e permettono di incarnare la possibilità di fallire e vivere.”. Con queste parole Guillermo del Toro ritirava nel 2018 il Golden Globe come miglior regista, vinto per La forma dell’acqua. E ai mostri egli ha effettivamente dedicato tutta la sua carriera, da La spina del diavolo a Il labirinto del fauno, fino al titolo appena citato e che lo ha poi portato a trionfare anche agli Oscar. Ecco perché sorprende, ma fino a un certo punto, scoprire che il suo nuovo film La fiera delle illusioni – Nightmare Alley sia il primo privo di tali creature fantastiche.

Dopo il successo del suo precedente lungometraggio, del Toro sembra aver portato a compimento un percorso artistico dedicato al mostro come metafora dell’essere umano, dei suoi valori o dei suoi lati più oscuri. Se da una parte con questo nuovo film deve dunque aver avuto voglia di sperimentare qualcosa di diverso, considerando che era atteso al varco dopo il precedente successo, dall’altra egli introduce solo alcune novità nella propria poetica, rimanendo però perfettamente fedele a sé stesso e continuando a parlarci di mostri e creature diverse, meno identificabili alla vista e proprio per questo ancor più spaventose e pericolose.

La fiera delle illusioni – Nightmare Alley: la trama del film

La nuova creatura di del Toro è l’essere umano e più nello specifico l’affascinante e carismatico Stanton Carlisle (Bradley Cooper). In fuga da un passato tormentato, egli si imbatte casualmente in un luna park itinerante dove, in mezzo alle attrazioni e a strambi personaggi, troverà due cose che sembrano poter salvare la sua vita: l’abilità di mentalista e la dolce Molly (Rooney Mara), di cui si innamora perdutamente. Fuggito con lei verso una nuova vita di spettacoli per l’alta società, Stanton inizia a diventare però sempre più bramoso di fama, potere e soldi. L’occasione per ottenere tutto ciò arriverà nel momento in cui pianifica di imbrogliare il pericoloso magnate Ezra Grindle (Richard Jenkins) con l’aiuto di una misteriosa psichiatra (Cate Blanchett), intraprendendo un percorso dal quale non gli sarà più possibile tornare indietro.

La fiera delle illusioni - Nightmare Alley recensione
Rooney Mara e Bradley Cooper in La fiera delle illusioni – Nightmare Alley

“È un uomo o una bestia?”

La fiera delle illusioni – Nightmare Alley è l’adattamento cinematografico del romanzo di William Lindsay Gresham, pubblicato nel 1946 e affermatosi sempre più come uno dei maggiori esponenti in letteratura del genere noir. Già portato al cinema nel 1947, era questo un progetto su cui da tempo del Toro desiderava mettere le mani. Ad attrarre in particolare il regista è stata la natura controversa dei personaggi, vere e proprie maschere umane di mostri oggi ben radicati nella nostra società contemporanea e che all’epoca in cui è ambientato il film stavano iniziando a prendere possesso del mondo. La storia ha infatti luogo tra il 1939 e il 1941, anni per gli Stati Uniti caratterizzati dalla ripresa dalla Grande depressione e il traumatico ingresso in una nuova guerra.

Il contesto storico, in realtà, come già in La forma dell’acqua, rimane sullo sfondo e serve solamente ad inquadrare meglio l’evoluzione dei protagonisti e di ciò che li circonda. Il film d’altronde presenta una trama piuttosto semplice, la quale è quasi più un pretesto per raccontare i personaggi e la natura del loro animo. Stanton si fa principale rappresentante di questa volontà, venendo divorato dalla sua incontrollabile ambizione e andando incontro all’infrangersi del sogno americano. Con lui del Toro esplora i confini sfumati fra l’illusione e la realtà, la disperazione e il controllo, il successo e la tragedia. Si tratta di un percorso visto innumerevoli volte al cinema, che il regista affronta però con il suo inconfondibile gusto estetico.

Come già detto, non ci sono mostri né elementi fantasy in questo lungometraggio, ed è la prima volta che ciò avviene nella carriera di del Toro. Dopo aver celato per anni dietro le sue meravigliose creature i vizi e le virtù dell’essere umano, il regista le affronta ora a volto scoperto. La fiera delle illusioni – Nightmare Alley è dunque un puro noir, ricco di tutte le caratteristiche del genere ma con uno sguardo particolarmente contemporaneo ed evocativo, dove il realismo si fonde ad atmosfere magiche e gotiche, dando vita ad un connubio particolarmente prolifico di suggestioni, emozioni e timori. In assenza di mostri evidenti, l’attenzione è dunque tutta rivolta sul percorso (circolare) degli esseri umani, dei quali ci si può domandare “è un uomo o una bestia?”, quesito simbolicamente ricorrente all’interno del film.

La fiera delle illusioni - Nightmare Alley Bradley Cooper
Cate Blanchett e Bradley Cooper in La fiera delle illusioni – Nightmare Alley

La fiera delle illusioni – Nightmare Alley: la recensione del film

del Toro considerava il racconto alla base di La fiera delle illusioni – Nightmare Alley come una fiaba morale sul lato oscuro del capitalismo americano. Tutto punta a sottolineare questo progressivo ingresso in qualcosa di terribile, evidenziando attraverso le scenografie, i costumi e i colori un mondo tanto lussuoso quanto marcio, a cui si contrappone la genuinità dell’ambiente luna park. Sempre più una garanzia da un punto di vista estetico, il regista si avvale dei suoi fidati collaboratori per dar vita ad un mondo che è già di per sé sufficiente a comprendere l’animo dei personaggi che lo abitano, con le loro emozioni forti e i tormenti interiori pronti ad esplodere in tutta la loro malvagità. Ragionando per immagini ancor prima che per idee, del Toro dà qui vita ad alcune delle scene e composizioni più belle del suo cinema.

Se si può rimproverare qualcosa a questo suo nuovo film è probabilmente una durata forse eccessiva (2 ore e 30 minuti), che rischia di appesantire determinati passaggi. Se ci si apre alle immagini e al loro senso più profondo, non si proverà però mai noia. Nell’approcciarsi a La fiera delle illusioni – Nightmare Alley occorre infine comprendere di essere di fronte ad un’opera del regista apparentemente differente dalle sue precedenti. Lo è infatti quel tanto che potrebbe scontentare chi si aspetta un nuovo racconto intriso di fantasy ed elementi dark. Eppure di questi ultimi ve ne sono a bizzeffe, solo affrontati sotto punti di vista nuovi, che provano il talento di del Toro come narratore visionario. Un termine questo di cui troppo spesso si abusa ma che nel caso del regista messicano si applica perfettamente.

La Fiera delle Illusioni – Nightmare Alley finalmente in home video

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La Fiera delle Illusioni – Nightmare Alley, il film Searchlight Pictures diretto da Guillermo del Toro candidato a 4 premi Oscar, è disponibile disponibili in Home Video in versione Blu-Ray e DVD che include anche tanti contenuti extra inediti che trasporteranno gli spettatori direttamente dietro le quinte dei film, per scoprire retroscena, curiosità e Fun Facts con il commento del cast e dei filmmaker.

Quando si avvicina alla chiaroveggente Zeena (Toni Collette) e a suo marito Pete (David Strathairn), ex mentalista, in un luna park itinerante, il carismatico ma sfortunato Stanton Carlisle (Bradley Cooper) vede spianata la strada per il successo, usando le sue nuove conoscenze per truffare la ricca elite della società newyorkese degli anni Quaranta. Con la virtuosa Molly (Rooney Mara) lealmente al suo fianco, Stanton trama per truffare un pericoloso magnate (Richard Jenkins) con l’aiuto di una misteriosa psichiatra (Cate Blanchett) che però potrebbe essere la sua più formidabile rivale.

La Fiera delle Illusioni – Nightmare Alley è diretto da Guillermo del Toro, con una sceneggiatura di Guillermo del Toro e Kim Morgan basata sul romanzo di William Lindsay Gresham, e prodotto da Guillermo del Toro (P.G.A.), J. Miles Dale (P.G.A.) e Bradley Cooper (P.G.A.). Il film è interpretato da Bradley Cooper, Cate BlanchettToni ColletteWillem Dafoe, Richard JenkinsRooney MaraRon Perlman David Strathairn..

CONTENUTI EXTRA La Fiera delle Illusioni – Nightmare Alley

  • Il neo-noir di Del Toro – Lo sceneggiatore-regista Guillermo del Toro e il suo eccezionale cast decifrano il mondo complesso e oscuro di Nightmare Alley – La Fiera delle Illusioni. Il filmmaker rivela come la sua versione di noir affondi le radici nel cinema classico ma offra una narrazione moderna e accessibile.
  • Sotto il tendone – La scenografa Tamara Deverell e il suo team di talento hanno abilmente realizzato il mondo decadente di una fiera itinerante e quello di una dorata alta società art déco, di grande impatto visivo. Vediamo in che modo questo aspetto abbia contribuito alla cinematografia a cavallo tra più generi di Del Toro.
  • Cosa esiste ai margini – Il costumista Luis Sequeira illustra la sua collaborazione con Guillermo del Toro e rivela il simbolismo costantemente in gioco nel design degli abiti di scena accuratamente realizzati per il film.
*I contenuti extra potrebbero variare in base al formato
SCHEDA PRODOTTO

Cast: Bradley Cooper (Stanton Carlisle)
Cate Blanchett (Dottoressa Lilith Ritter)
Toni Collette (Zeena Krumbein)
Willem Dafoe (Clem Hoatley)
Richard Jenkins (Ezra Grindle)
Rooney Mara (Molly Cahill)
Ron Perlman (Bruno)
Mary Steenburgen (Felicia Kimball)
David Strathairn (Pete Krumbein)
Regia: Guillermo del Toro
Produttori: Guillermo del Toro (P.G.A.), J. Miles Dale (P.G.A.), Bradley Cooper (P.G.A.)
Sceneggiatura: Guillermo del Toro, Kim Morgan
Musiche: Nathan Johnson
Basato sul libro di: William Lindsay Gresham
SPECIFICHE TECNICHE
Formati: Blu-Ray, DVD
Durata: 150 minuti circa
Rating: 14+
Aspect Ratio: 1.85:1
Audio: Blu-Ray: Italiano e Tedesco DTS Digital Surround 5.1; Inglese DTS-HD MA 7.1;
DVD: Italiano, Inglese e Tedesco Dolby Digital 5.1;
Sottotitoli: Blu-Ray: Italiano, Inglese per non udenti e Tedesco.
DVD: Italiano, Inglese per non udenti e Tedesco.

La fidanzata: la spiegazione del finale della serie Prime Video

La fidanzata: la spiegazione del finale della serie Prime Video

La fidanzata di Prime Video è un thriller fortemente edipico che precipita verso un finale drammatico svelando i segreti di Cherry e una morte scioccante. La storia ha tre personaggi principali: Laura (Robin Wright), Cherry (Olivia Cooke) e Daniel (Laurie Davidson). Daniel, un ricco mascalzone, diventa cliente dell’agenzia immobiliare di Cherry, sperando di incontrarla. Dopo che i due iniziano a frequentarsi, lei cerca di nascondere le sue umili origini. Quando incontra i genitori di Daniel, continua quindi a mentire sulla sua infanzia. Sfortunatamente, la madre di Daniel, Laura, è possessiva nei confronti del figlio, che tratta più come un fidanzato che come un figlio.

Anche se cerca di essere aperta con Cherry, diventa presto gelosa, come mostra già il trailer. La sua gelosia la porta a scoprire le bugie di Cherry. Dopo che un incidente durante un’arrampicata manda Daniel in ospedale, Laura mente a Cherry, dicendole che suo figlio è morto. Inoltre, mente anche a Daniel, convincendolo che Cherry lo ha abbandonato a causa del suo incidente. Quando la verità viene scoperta, questo porta a un finale drammatico, che mette Laura e Cherry l’una contro l’altra in una competizione per stabilire chi delle due sia più squilibrata.

Robin Wright e Olivia Cooke in La fidanzata
Robin Wright e Olivia Cooke in La fidanzata. Foto di Christopher Raphael/Prime © Amazon Content Services LLC

Come muore Laura in La fidanzata

Il dialogo nella criptica prima scena di La fidanzata porta a credere che Laura ucciderà Cherry alla fine dello spettacolo. Tuttavia, il finale ribalta questa dinamica. Laura ha davvero intenzione di uccidere la ragazza di suo figlio. Prima cerca di pugnalare Cherry, poi tenta di annegarla. Alla fine, però, è Laura a morire, non Cherry. La parte interessante è che ciò non avviene per mano della persona che ci si aspetterebbe. Invece, in vero stile Edipo Re, Daniel uccide inconsapevolmente uno dei suoi genitori. Tranne che, in un colpo di scena rispetto alla favola, uccide la madre che adora più di ogni altra cosa. In uno stato di confusione causato dai farmaci, Daniel barcolla fino al seminterrato e vede Laura che sta annegando Cherry.

L’istinto protettivo di Daniel entra in azione e lui è costretto a scegliere una delle due donne. Invece di stare dalla parte di sua madre, è lui a causarne la rovina. Separa le donne spingendo Laura sott’acqua. Mentre controlla Cherry, Daniel non si rende conto di aver tenuto la testa di Laura sott’acqua troppo a lungo, uccidendola. In definitiva, la morte di Laura è tragica per diversi motivi. Daniel dovrà convivere con il senso di colpa per aver ucciso sua madre, che aveva intrapreso una relazione incestuosa con lui. Inoltre, è costretto a convivere con Cherry, verso la quale senza dubbio finirà per provare risentimento. Indipendentemente dalla sua scelta, Daniel sarebbe comunque rimasto in ogni caso con una donna manipolatrice e pericolosa.

Il passato segreto di Cherry

Verso la fine di La fidanzata, la serie rivela che Cherry ha avuto un ruolo nell’incidente di suo padre, che analizzeremo nella prossima sezione. Tuttavia, la rivelazione più inquietante arriva nei momenti finali della serie. Quando Daniel trova il telefono di sua madre, vede il video che Laura ha registrato della sua conversazione con la madre di Cherry. Nell’audio, la madre di Cherry afferma che l’aggressione al padre di Cherry non è stato un evento isolato. Al contrario, rivela che Cherry ha fatto di peggio che “romperle il viso con un bicchiere”.

Fa infatti riferimento a quando ha avuto a che fare con i bambini a scuola che le hanno preso i giocattoli e con il ragazzo che le ha dato buca al ballo del college. Si sottintende che potrebbe aver ucciso quest’ultimo. Infine, la madre di Cherry avverte Daniel di stare attento a Cherry perché, alla fine, lei troverà un modo per “sbarazzarsi di lui” quando lui non le darà ciò che vuole. Questo è in linea con il suo comportamento nei confronti di Laura, con cui Cherry è amichevole fino a quando Laura smette di comportarsi come lei vuole.

Robin Wright in La fidanzata
Robin Wright in La fidanzata. Foto di Christopher Raphael/Prime © Amazon Content Services LLC

Cosa è successo davvero al padre di Cherry

Quando Cherry va a trovare suo padre, lui ha una reazione molto drammatica alla sua presenza, quindi lei se ne va. Questo è il primo indizio che lei sia responsabile delle sue condizioni. Più tardi, si scopre che Cherry ha cercato suo padre per affrontarlo riguardo al fatto che lui ha lasciato lei e sua madre. Alla fine, lei lo spinge, facendolo cadere. Dal modo in cui affronta l’incidente nell’episodio finale, sembra che Cherry lo abbia fatto apposta per rabbia, piuttosto che agire d’impulso e pentirsene. Questo dimostra che le sue precedenti azioni drastiche non sono state compiute per impulso emotivo. Probabilmente si è trattato invece di una mossa calcolata.

Cherry è interessata solo ai soldi di Daniel?

La fidanzata oscilla tra il punto di vista di Cherry e quello di Laura, che descrivono la storia in modo completamente diverso. Secondo Laura, Cherry è una donna che sta con Daniel solo per i suoi soldi. Nel libro di Michelle Frances, ci sono argomenti molto più convincenti a sostegno di questa tesi. Tuttavia, nella serie originale di Prime Video non sembra proprio essere così. Cherry non è contraria a usare i soldi di Daniel per alcune cose, ma non lo fa spesso. Anche quando prende i soldi in più dal volo, compra vestiti appositamente pensati per impressionare la famiglia di Daniel, in modo da integrarsi con loro.

Non si tratta tanto di lei stessa, quanto piuttosto di fare una buona impressione sulla famiglia dell’uomo che ama. Più spesso, si indebita per fare colpo su Daniel, senza mai dirgli quanto ha speso. Sta cercando di avere successo sul lavoro con le sue sole forze, nonostante la sua educazione la metta in una posizione di svantaggio. Inoltre, è preoccupata di uscire con Daniel perché è ricco e “un coglione”. Pertanto, è più probabile che abbia scelto Daniel per la sua personalità.

Robin Wright e Laurie Davidson in La fidanzata
Robin Wright e Laurie Davidson in La fidanzata. Foto di Christopher Raphael/Prime © Amazon Content Services LLC

Laura è innamorata di suo figlio?

Mentre Laura trascorre la serie convinta che Cherry sia interessata ai soldi di Daniel, Cherry trascorre la serie convinta che Laura sia essenzialmente innamorata di suo figlio. È facile respingere la prima ipotesi, ma la seconda purtroppo non è del tutto infondata. Anche se potrebbe non essere innamorata di lui in senso stretto, Laura ha una relazione emotiva incestuosa con suo figlio. Si aspetta che lui soddisfi i suoi bisogni emotivi come farebbe un partner. Non gli è permesso anteporre i propri desideri a quelli di sua madre, anche se è un adulto.

Inoltre, i due sono così legati che lui mente sul comportamento scorretto di Laura per proteggere la sua reputazione e si sente in colpa quando lei è turbata. Lei è anche molto affettuosa con suo figlio, al punto che ho esclamato “accidenti” più volte durante la lettura di La fidanzata. A un certo punto, si baciano persino sulle labbra. Per questi motivi, e anche per altri, questa storia è allo stesso tempo edipica, ovvero quando un figlio è innamorato di sua madre, e giocastale, ovvero quando i ruoli sono invertiti.

La relazione aperta di Howard e Laura spiegata

Durante tutto il film La fidanzata, Howard cerca disperatamente di compiacere sua moglie Laura. All’inizio, questo significa aprire il loro matrimonio. Trova una ragazza di nome Mariane, pensando che sia quello che sua moglie vuole. Poi, quando lei gli chiede di chiudere il matrimonio, lui accetta e rompe con Marianne. Sfortunatamente, nulla di ciò che Howard fa sembra mai essere abbastanza per Laura. Lei continua a dedicare tutto il suo tempo e le sue attenzioni al figlio, sacrificando il marito.

L’unica persona, a parte suo figlio, che sembra davvero renderla felice è la sua ex fidanzata, Lilith. Tuttavia, non è chiaro se sia veramente felice con Lilith o se trovi conforto in lei perché l’ex fidanzata le permette di mantenere il suo rapporto tossico con il figlio. Potrebbe esserci un po’ di entrambi, dato che c’è una vera intesa tra le due donne. In ogni caso, è comprensibile il motivo per cui Howard si schieri così rapidamente dalla parte di Cherry, che conferma i suoi sentimenti, e di Daniel.

Waleed Zuaiter, Robin Wright e Laurie Davidson in La fidanzata
Waleed Zuaiter, Robin Wright e Laurie Davidson in La fidanzata. Foto di Christopher Raphael/Prime © Amazon Content Services LLC

Il significato della canzone “Everybody Supports Women

La canzone “Everybody Supports Women” di Sophia Isella viene riprodotta più volte in La fidanzata, il che è particolarmente degno di nota dato che la serie, che si può guardare tutta d’un fiato, è composta solo da sei episodi. In definitiva, il testo è direttamente collegato al conflitto centrale di questo thriller volgare. Per quanto si tratti del terribile rapporto tra una fidanzata e una madre, la serie diventa rapidamente più simile a un triangolo amoroso, a causa dei sottintesi edipici.

Sebbene entrambe amino sinceramente Daniel, la competizione si trasforma rapidamente in una battaglia tra due donne che si odiano, nonostante apparentemente sostengano le altre donne nella loro vita quotidiana. Come dice la canzone di Isella, “Tutti sostengono le donne finché una donna non sta meglio di te”. Cherry odia Laura perché è più ricca e ha l’ammirazione di Daniel. Laura odia Cherry perché è più bella e ha l’amore di Daniel. Alla fine si tratta di una battaglia per vedere chi riesce a manipolare Daniel in modo più efficace.

Come il finale di La fidanzata prepara la seconda stagione

La fidanzata non ha necessariamente bisogno di una seconda stagione, poiché sembra completo così com’è. Daniel scopre di essere intrappolato in un matrimonio con una donna pericolosa e squilibrata, senza una via d’uscita facile. Tuttavia, un aspetto del finale prepara una trama per una possibile seconda stagione. Nella scena finale, Cherry è in avanzato stato di gravidanza e sembra che possa partorire da un giorno all’altro. Daniel, invece, conosce il passato segreto di Cherry e il suo comportamento manipolatorio.

La seconda stagione di La fidanzata potrebbe quindi approfondire il modo in cui Daniel affronta queste informazioni ora che stanno per diventare genitori. Inoltre, il figlio di Cherry e Daniel potrebbe causare un conflitto che porterebbe Cherry a perseguire il marito nella seconda stagione di La fidanzata. Lei potrebbe diventare sempre più ostile e controllante mentre lui cerca di andarsene con il loro bambino.

La festa silenziosa, recensione del revenge movie

La festa silenziosa, recensione del revenge movie

Film argentino diretto da Diego Fried, La festa silenziosa arriva nelle sale italiane. Due anni dopo la sua realizzazione, dal 25 novembre 2021 sarà possibile vederlo anche da noi. Data d’uscita non casuale per il film con protagonista l’attivista e femminista Jazmin Stuart: venerdì prossimo ricorre la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

La trama de La festa silenziosa

Il giorno prima delle nozze, Laura e il suo futuro sposo si recano nella villa del padre di lei per gli ultimi preparativi. Nella notte, lei decide di fare una passeggiata per rilassarsi. Camminando, raggiunge una casa in cui un gruppo di ragazzi ha organizzato una festa. Tra musica e alcool, Laura perde il controllo e si ritrova sola in una brutta situazione. Rientrata a casa nella notte, decide di vendicarsi per cosa le è accaduto, coinvolgendo anche il padre e il fidanzato.

La verità rivelata a poco a poco

La festa silenziosa è un film fatto di pause e silenzi. I dialoghi sono scarni e comunque poco esplicativi. Tutto il potere è dato alle immagini, sia quelle della pellicola che quelle di secondo livello: foto e video realizzati dai protagonisti. Il film necessita di uno spettatore attento, che riesca a comprendere le situazioni intuendo dal contesto che viene mostrato. Per buona parte del film, ciò che accade a Laura non è chiaro. Partecipa alla festa, bacia un ragazzo, i due si appartano. Nella scena successiva, lei sembra sconvolta. Manca un pezzo della storia. Il vero corso delle vicende sarà ricostruito poco alla volta durante il film, portando lo spettatore a fare continue congetture su cosa sia successo.

Una festa realmente silenziosa

Il film parte calmo, con dialoghi a bassa voce e tra poche persone, tre al massimo. Nessuna musica di sottofondo. Il silenzio occupa buona parte de La festa silenziosa: le passeggiate nel buio di Laura sono accompagnate solo dal lievissimo suono del suo respiro e dei suoi passi. La festa a cui partecipa, è un silent party: gli invitati indossano delle cuffie in cui è trasmessa la musica, uguale per tutti. Quando Laura arriva, tutti ballano nel silenzio. Mette alle orecchie anche lei un paio di cuffie, e la musica parte per Laura come per lo spettatore. Dal nulla, l’energia della canzone le fa venire voglia di ballare. Per la futura sposa è un ballo liberatorio, che cattura lo spettatore, come anche gli altri membri della festa…

L’angoscia avvolta nel buio

Un altro elemento essenziale de La festa silenziosa è il buio. Svolgendosi quasi interamente di notte, il film sfrutta l’assenza di luce ai fini della storia. Il buio del bosco intorno alle due ville, le case immerse nelle tenebre o illuminate solo da qualche piccola luce da notte trasmettono il senso d’angoscia della situazione. Una donna sola nell’oscurità (e nel silenzio), in un luogo isolato: i presagi non possono essere positivi.

La festa silenziosa è un revenge movie

Il tentativo di vendetta di una donna contro i suoi assalitori. Questo è il fulcro de La festa silenziosa. Laura sembra una donna forte e testarda che non si lascia intimorire. Rimane vittima di violenza e vuole fare giustizia da sè, ferendo a sua volta chi l’ha violentata. L’attrice Jazmin Stuart, attivista e militante del collettivo femminista Actrices Argentinas, è perfetta per il ruolo interpretato. La crudezza di alcune scene del film appare necessaria per rendere l’importanza del tema. Anche lo spettatore deve inorridire di fronte a quanto accaduto a Laura, empatizzare per lei e chiedersi: è giusto rispondere alla violenza con altra violenza?

Il film può essere definito femminista perché rende l’idea della lotta di una donna in un mondo ancora dominato dagli uomini. Jazmin Stuart è circondata da maschi di vario tipo: il padre che la elogia continuamente, il compagno che tenta di amarla e il gruppo variegato dei ragazzi alla festa. Laura è l’unico personaggio femminile del film, ma è anche la protagonista.

In conclusione, La festa silenziosa è un thriller minimal, ambientato in una notte e con pochi personaggi, ma comunque in grado di tenere con il fiato sospeso, facendo riflettere sul tema della violenza sulle donne. Un film da vedere in una giornata così importante come il 25 novembre.

La festa prima delle feste: tre nuove clip

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La festa prima delle feste: tre nuove clip

Guarda tre nuove clip ufficiali di La festa prima delle feste, il film diretto da Will Speck & Josh Gordon con Jason Bateman, Olivia Munn, T.J. Miller, Jillian Bell, Courtney B. Vance, Rob Corddry Kate McKinnon e Jennifer Aniston.

Le vicende di La festa prima delle feste – OFFICE CHRISTMAS PARTY iniziano con l’amministratore delegato Jennifer Aniston che ha il dichiarato obiettivo di chiudere la divisione d’azienda diretta dal festaiolo fratello T.J. Miller.

La Festa prima delle Feste: trailer e poster del film con Jennifer Aniston

Per superare queste difficoltà, Miller e il proprio braccio destro (Jason Bateman) chiamano a sostegno tutti i dipendenti per organizzare una leggendaria festa di Natale che possa impressionare un cliente potenziale e così chiudere un contratto che salverebbe il loro lavoro. L’ultima commedia dei registi Will Speck & Josh Gordon (Blades of Glory – Due pattini per la gloria) vede la partecipazione di Olivia Munn, Jillian Bell, Vanessa Bayer, Courtney B. Vance,  Rob Corddry, Sam Richardson, Jamie Chung, Randall Park e Kate McKinnon per uno dei film più divertenti della stagione natalizia.

La Festa prima delle Feste: trailer e poster del film con Jennifer Aniston

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La Universal Pictures International Italy ha diffuso il trailer italiano di La Festa prima delle Feste, la nuova commedia natalizia in arrivo il prossimo 7 dicembre diretta da Will Speck & Josh Gordon.

Quando un amministratore delegato (Jennifer Aniston) cerca di chiudere la filiale gestita dal fratello scapestrato, quest’ultimo (T.J. Miller), insieme al direttore del suo reparto tecnico (Jason Bateman), decide di radunare i colleghi ed organizzare un’epica festa di Natale nel tentativo di fare colpo su un potenziale cliente, e concludere così una vendita che potrebbe salvare i loro posti di lavoro.

Kate McKinnon, Olivia Munn, Jillian Bell, Rob Corddry, Vanessa Bayer, Randall Park, Sam Richardson, Jamie Chung, e Courtney B. Vance sono i co-protagonisti della nuova commedia dei registi Josh Gordon e Will Speck (BLADES OF GLORY – Due pattini per la gloria), il film più divertente delle vacanze di Natale.La Festa prima delle Feste

La Festa del Cinema di Roma diventa Festival Competitivo: tutti i premi della ventesima edizione

La Festa del Cinema di Roma è stata ufficialmente riconosciuta come Festival Competitivo dalla FIAPF (Fédération Internationale des Associations de Producteurs de Films). Un traguardo storico che consacra la manifestazione romana tra gli appuntamenti cinematografici di maggiore prestigio a livello internazionale.

La cerimonia di premiazione si è tenuta sabato 25 ottobre alle ore 17 presso la Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, alla presenza della direttrice artistica Paola Malanga, della giuria e dei numerosi ospiti che hanno celebrato la chiusura della ventesima edizione.

I vincitori del Concorso Progressive Cinema

La giuria del Concorso Progressive Cinema, presieduta da Paola Cortellesi e composta dal regista finlandese Teemu Nikki, dal regista britannico William Oldroyd, dallo scrittore statunitense Brian Selznick e dall’attrice franco-finlandese Nadia Tereszkiewicz, ha assegnato i seguenti premi:

  • Miglior Film: Left-Handed Girl (La mia famiglia a Taipei) di Shih-Ching Tsou

  • Gran Premio della Giuria: Nino di Pauline Loquès

  • Miglior Regia: Wang Tong per Chang ye jiang jin (Wild Nights, Tamed Beasts)

  • Miglior Sceneggiatura: Alireza Khatami per The Things You Kill

  • Miglior Attrice – Premio “Monica Vitti”: Jasmine Trinca per Gli occhi degli altri

  • Miglior Attore – Premio “Vittorio Gassman”: Anson Boon per Good Boy

  • Premio Speciale della Giuria: al cast del film 40 Secondi

Il Premio Miglior Opera Prima Poste Italiane

La giuria presieduta da Santiago Mitre, con Christopher Andrews e Barbara Ronchi, ha assegnato il premio Miglior Opera Prima Poste Italiane al film Tienimi presente di Alberto Palmiero (sezione Freestyle). Una menzione speciale è andata agli attori Samuel Bottomley e Séamus McLean Ross per California Schemin’ di James McAvoy.

Il Premio Miglior Documentario

Per la prima volta la Festa ha introdotto un riconoscimento dedicato al cinema del reale. La giuria guidata dal regista e produttore rumeno Alexander Nanau ha assegnato il Premio Miglior Documentario a Cuba & Alaska di Yegor Troyanovsky (Proiezioni Speciali), con una menzione speciale a Le Chant des forêts di Vincent Munier.

Il Premio del Pubblico Terna

Gli spettatori della Festa, attraverso il voto espresso tramite QR Code all’uscita delle sale, hanno assegnato il Premio del Pubblico Terna al film Roberto Rossellini – Più di una vita di Ilaria de Laurentiis, Andrea Paolo Massara e Raffaele Brunetti.

Premi alla carriera e riconoscimenti speciali

Durante la ventesima edizione della Festa del Cinema di Roma sono stati consegnati anche i seguenti riconoscimenti:

  • Industry Lifetime Achievement Award a Lord David Puttnam

  • Premio alla Carriera a Richard Linklater

  • Premio alla Carriera a Jafar Panahi

  • Premio Master of Film a Edgar Reitz

  • Premio Progressive alla Carriera a Nia DaCosta

La Regione Lazio ha inoltre conferito il premio “Lazio Terra di Cinema” a Can Yaman.

Una manifestazione in crescita costante

Prodotta dalla Fondazione Cinema per Roma e promossa da Roma Capitale, Regione Lazio, Cinecittà, Camera di Commercio di Roma e Fondazione Musica per Roma, la Festa conferma il proprio ruolo centrale nel panorama culturale italiano ed europeo.

La direzione artistica di Paola Malanga, affiancata da un comitato di selezione di alto profilo, ha guidato un’edizione che ha saputo coniugare autorialità, apertura internazionale e dialogo con il pubblico. Con il riconoscimento FIAPF come festival competitivo, la Festa del Cinema di Roma si prepara ora ad affrontare una nuova fase della sua storia, consolidando la sua identità di festival di rilevanza mondiale.

La Fenice Nera avrebbe dovuto uccidere Magneto in X-Men scontro finale

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fenice nera PhoenixQuando Bryan Singer lasciò il franchise di X-Men per dedicarsi a Superman Returns, perse ogni controllo sul film Scontro finale e permise a Brett Ratner di procedere a sviluppare la trama del film autonomamente, senza poter interferire e quindi molti avvenimenti e, in particolare molte morti, furono mostrate sullo schermo fuori dal suo controllo. Ricordiamo ad esempio quella sbrigativa e trattata in maniera superficiale di Ciclope, anche quella scioccante del professor X (Patrick Stewart) causata, come l’altra, da Jean Grey risuscitata sotto forma di Fenice Nera (Famke Janssen).

In particolare, grazie a degli storyboard di Michael Anthony Jackson, scopriamo che anche il personaggio di Magneto (Ian Mckellen) sarebbe dovuto morire a causa dello sconfinato potere della Fenice Nera. Eccoli di seguito:

X-Men scontro finale-1 X-Men scontro finale-2 X-Men scontro finale-3Ricordiamo che invece nel film di Ratner Magneto viene invece neutralizzato da Bestia (Kelsey Grammer) che inietta il siero chiamato “la cura” al mutante, durante la battaglia sull’isola di Alcatraz.

Fonte: CBM

La Femme du Cinquième: recensione del film

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La Femme du Cinquième: recensione del film

E’ stato presentato al Festival di Roma La Femme du cinquième il film diretto da Pawel Pawlikowski, con Ethan Hawke e Kristin Scott Thomas.

In La Femme du Cinquième Tom (Ethan Hawke) è uno scrittore americano trasferitosi a Parigi per cercare di riconquistare l’affetto della figlia. Ma fin dal primo giorno nella capitale francese niente va come dovrebbe. Si ritrova a lavorare per un franco-marocchino come guardiano notturno mentre lotta per scrivere il suo secondo romanzo e tentare di vedere sua figlia. Una donna affascinate di nome Margit (Kristin Scott Thomas) irrompe a spezzare quel mare di tristezza offrendogli quello di cui sembra aver bisogno. Ma i segreti che porta con sè questa misteriosa donna sembrano avere a che fare con i numerosi omicidi che circondano lo scrittore.

Lavoro degno di un regista che ha passato la vita tra la natia Polonia, la Germana, l’Italia e infine l’Inghilterra riuscendo a conferire al film quella miscela di inter cultura europea che è presente nel film. Ne deriva così un inquietante sguardo ironico di un uomo che si ritrova sommerso da una serie di piccole crisi emotive da cui cerca di uscire trovando la stabilità necessaria e scrivendo il suo secondo romanzo. Il materiale a disposizione di Pawel Pawlikowski è usato in maniera sorprendente. L’immedesimazione è tale che egli stesso sembra volerci spingere a terra lasciandoci affogare nell’ansia di Tom costringendoci a reinventarci in seguito alle rivelazioni di fronte a cui si trova il protagonista.

Nel suo lavoro è stato sicuramente aiutato dalla presenza di attori come Ethan Hawke (Training Day, Onora il padre e la madre) e Kristin Scott Thomas (Nowhere Boy, L’amante inglese). La coppia è la scelta perfetta per intraprendere un viaggio introspettivo nella vita distrutta di un uomo che sembra aver perso tutto, ma che continua a combattere per ritrovare la strada. Parigi è sicuramente un’altra protagonista della pellicola. La città accompagna Tom lungo tutto il suo cammino descrivendone ancora più minuziosamente la personalità ormai sgretolata dall’esistenza. Anche se non avrà sicuramente un riscontro positivo al botteghino, la voglia di vederlo nelle sale cinematografiche italiane è alta. Conferirà spessore ad un panorama che ormai si dirige sempre di più verso il blockbuster.

La femme de mon frere: recensione del film di Monia Chokri

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La femme de mon frere: recensione del film di Monia Chokri

I più attenti la ricorderanno nei primi film di Xavier Dolan, ma adesso l’attrice canadese Monia Chokri si “nasconde” dietro alla macchina da presa e dirige il suo primo lungometraggio, La femme de mon frere, presentato in apertura di Un Certain Regard a Cannes 2019.

La storia è quella di Sophia, una ragazza che ha appeno concluso il dottorato e si trova in una situazione di stallo, senza lavoro, senza casa, non più una ragazzina, ma ancora non abbastanza matura da essere una donna indipendente, soprattutto da un punto di vista affettivo. Sophia vive infatti con il fratello, Karim, con il quale coltiva una bella relazione, qualche volta conflittuale, come è normale che sia tra fratelli cresciuti insieme. I loro genitori sono una eccentrica coppia molto attiva e vitale, che ripone nei figli tante speranze, che Sophia, puntualmente, disattende. È proprio Karim ad accompagnare Sophia in ospedale, quando deve abortire, e in questa occasione incontra Eloise, la bella dottoressa con cui aveva passato una notte tanti anni prima. I due riprendono a frequentarsi e la vita di Sophia ne risente profondamente.

Eccessivo, esagerato, sopra le righe, La femme de mon frere è una commedia divertente e brillante, che con un umorismo rumoroso e frizzante racconta la normalità con grande efficacia. Nonostante la protagonista non abbia poi molto di normale o comune, il film si concentra nel fotografare la sua stranezza in contesti quotidiani, nei quali Sophia spicca appunto per la sua originalità. Non particolarmente bella, dotata o affascinante, la protagonista può essere una donna qualunque in un momento di stallo della propria vita.

A questa leggerezza di personaggi si accosta un occhio accogliente e colorato, che predilige le inquadrature simmetriche e che ricorda il cinema di Dolan, che ha diretto due volte la Chokri e alla quale ha trasmesso le sue suggestioni.

La femme de mon frere è un ottimo esordio, un occhio sulle donne e sul loro mondo, in un momento storico che sta ridefinendo il loro ruolo nella società e nella famiglia.

La Felicità è un Sistema Complesso: il trailer con Valerio Mastandrea

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Il 26 novembre uscirà nelle sale cinematografiche La Felicità è un Sistema Complesso, il nuovo film di Gianni Zanasi, con Valerio MastandreaGiuseppe Battiston e Hadas Yaron, e oggi vi presentiamo il trailer ufficiale.

Sinossi: Enrico Giusti (Valerio Mastandrea) avvicina per lavoro dei dirigenti totalmente incompetenti e irresponsabili che rischiano ogni volta di mandare in rovina le imprese che gestiscono. Lui li frequenta, gli diventa amico e infine li convince ad andarsene evitando così il fallimento delle aziende e la conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro. E’ il lavoro più strano e utile che potesse inventarsi e non sbaglia un colpo, mai. Ma una mattina un’auto cade in un lago e tutto cambia. Filippo e Camilla, due fratelli di 18 e 13 anni, rimangono orfani di un’importante coppia di imprenditori. Enrico viene chiamato col compito di impedire che due adolescenti possano diventare i dirigenti di un gruppo industriale d’importanza nazionale. Dovrebbe essere il caso più facile, il coronamento di una carriera ma tutto si complica e l’arrivo inatteso della fidanzata straniera di suo fratello rende le cose ancora più difficili. In realtà sarà il caso che Enrico aspettava da tanto tempo, quello che cambierà tutto, per sempre.

La felicità è un sistema complesso recensione del film con Valerio Mastrandrea

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Valerio Mastrandrea e Hadas Yaron sono i protagonisti di La felicità è un sistema complesso, il nuovo film del regista di Non pensarci Gianni Zanasi che uscirà in Italia il 26 novembre. Nel cast anche Giuseppe Battiston, Filippo De Carli e Camilla Martini.

Il film, presentato al 33 Torino Film Festival, parla di Enrico Giusti (Valerio Mastrandrea) e del suo singolare lavoro: trovare persone che, per vari motivi, si trovano a guidare grandi aziende senza esserne assolutamente capaci e convincerli a cederle. Un giorno incontra Achrinoam (Hadas Yaron), una bella e sfortunata ragazza che entrerà nella sua vita con prepotenza. Così come i fratelli Lievi, Filippo (Filippo De Carli) e Camilla (Camilla Martini), rimasti orfani dopo la morte dei genitori e con il peso di una grande società da gestire.

Pellicola intensa, a tratti molto profonda, incentrata sull’esistenza difficile di quattro persone di età diverse che il destino fa incontrare e che crescono insieme prendendo esempio l’uno dall’altra. C’è Enrico, che sfugge da un passato turbolento legato alla fuga del padre e cerca di convincersi di essere utile alla società con il suo strano lavoro. Nel suo solitario e organizzato quotidiano irrompe Achrinoam, fragile sognatrice dallo sguardo profondo che con la sua semplicità lo colpirà a fondo costringendolo a riflettere su se stesso. C’è Filippo, che nonostante la giovane età rappresenta quella purezza che Enrico è convinto di perseguira ma che non ha mai veramente trovato. Da lontano li osserva Camilla, che entra in contatto con Achrinoam e le apre il suo cuore di adolescente, straziato da una parte dall’assenza dei genitori, dall’altra dal senso di colpa per la loro morte.

Una storia seria e delicata con episodi leggeri a volte anche esilaranti. Un ritmo a volte lento ma ravvivato con frequenti digressioni condite da una colonna sonora eccezionale per potenza e vitalità (firmata da Niccolò Contessa). Unita a una fotografia stupefacente e creativa messa in opera da Vladimir Radovic, confezionano un bel prodotto, gradevole e interessante. Alla fine resta la brillante recitazione di Mastrandrea, sempre in bilico tra il serio e l’ironico, a tratti un po’ goffo ma sempre vitale. Notevole interpretazione di Hadas Yaron, vincitrice della Coppa Volpi 2012 per La sposa promessa, bravissima a far arrivare tutta la potenza di Achinoam. Fragile ma determinata che come personaggio ricorda molto, anche nella voce, la Penelope Cruz di Non ti muovere. Bello e fresco il personaggio di Filippo, giovane scanzonato ma con la testa sulle spalle pronto a reagire dopo che la vita gli ha appena inferto un colpo durissimo, che avrebbe messo chiunque al tappeto.

La Favorita: recensione del film #Venezia75

La Favorita: recensione del film #Venezia75

Approda a Venezia un affresco barocco intrigante, che occhieggia alla pittura del tardo seicento con uno sguardo totalmente personale, moderno e dissacrante. Si tratta del nuovo film di Yorgos Lanthimos: La Favorita.

La storia di La Favorita è ambientata nell’Inghilterra del XVIII secolo, dove la triste Regina Anna decide le sorti del suo popolo protetta dalla sua reggia isolata nel cuore della campagna inglese. La sua corte, popolata di nobili, servi e consiglieri, sembra giocare freddamente con la vita e la morte della povera gente, in maniera distaccata e annoiata, dando più importanza ai banchetti, alle corse di anatre, alle tresche e al tiro a volo, piuttosto che alle inevitabili conseguenze belliche di quel  conflitto sanguinoso con la Francia, che si protrae ormai da lungo tempo.

La Favorita, il film

La sovrana è appesantita dalla gotta, da altri malanni  dell’epoca e da una profonda depressione, che la rende insicura e decisamente succube della subdola Sarah. La donna, approfittando del suo favore, governa in realtà al suo posto. La favorita si prende apparentemente  cura della regina, dimostrandosi disponibile e servile anche come amante, ma la sua in realtà è un’abile manfrina per ordire complessi e pericolosi giochi di potere. Un giorno però giunge dal nulla la giovane e intraprendente Abigail, che relegata a sguattera di cucina, intraprenderà un ardito quanto sfrontato gioco di intrighi e strategie, per arrivare a strappare i favori della Regina alla spietata Sarah.

Nel panorama asfittico della cinematografia odierna, le opere di Yorgos Lanthimos portano certamente una ventata di aria fresca. Certo, un aria malsana e priva di qualsiasi pulviscolo di speranza, ma certamente una brezza assai originale e stilisticamente intrigante. Dopo Dogtooth (2009) storia di un terribile esperimento che genera mostri, The Lobster (2015) ambientato in un futuro distopico dove è vietato essere single e Il Sacrificio del Cervo Sacro (2017) dove la vendetta si fa crudele, corrodendo dal cuore un’intera famiglia, La Favorita aggiunge un nuovo tassello a quell’umanità istintiva e carnivora che lotta per la sopravvivenza, nella cognizione ineluttabile che è uno sforzo vitale, ma totalmente effimero.

Le tre donne protagoniste del film, pur con posizioni sociali squilibrate tra loro, una regina, una nobile, e una dama caduta in rovina, costretta a farsi assumere come serva, non esitano di fronte a nulla, al fine di ottenere ciò che bramano. Non esitano a sacrificare la vita di altre persone, quella di poveri animali indifesi e anche se stesse, usando il proprio corpo come un oggetto o come mero strumento di caccia.

Le tre protagoniste, Emma Stone, Rachel Weisz e Olivia Colman offrono una prova assai convincente e magnificamente dipinta, giocando con le emozioni, pennellata dopo pennellata.  Offrono cambi repentini, quanto esili, di una miriade di stati d’animo, assecondando i complessi punti di vista e gli snodi narrativi. Sono personaggi primordiali, ma dotati di una carica istintiva che li rende imprevedibili, con un’intelligenza sottile e spietata, da animale selvatico. Il regista si comporta con loro come uno zoologo attento, che annota freddamente ogni sfaccettatura della loro etologia, con sguardo minuziosamente patologico, distendendo sullo schermo, a guisa di tavolo settorio, il loro corpo e la loro mente, smontandoli pezzo per pezzo.

Lanthimos gioca in maniera sfrontatamente claustrofobica con le ottiche corte, distorcendo e ampliando la percezione visiva. Arriva a fare uso insolente del fish-eye, realizzando inquadrature che mutano col movimento. Questo appare straniante, ma poi ci si rende subito conto che invece tutto ha una funzione e quello che appare anacronistico è in realtà frutto di un nostro freno inibitorio estetico, perché in fondo le sue immagini rimandano a giochi di specchi, illusioni ottiche, o antiche anamorfosi seicentesche.

Visti i riferimenti a Stanley Kubrick, a volte smaccati, ma sempre ben riusciti, inseriti nei suoi film precedenti, ci si poteva certamente aspettare una vicinanza promiscua  a Barry Lyndon (1975), ma fortunatamente Lanthimos non cade nel tranello, lasciando piuttosto intravedere altre suggestioni, come I Misteri del Giardino di Compton House (1982) di Peter Greenaway, confermate da bizzarri tableau vivant, popolati di corpi nudi, animali impagliati, oggetti allegorici ed elementi di vanitas e wunderkammer, inseriti a spezzare sapientemente la narrazione, oppure la suddivisione in capitoli, che forma una vera e propria sottostruttura, al fine di organizzare parallelamente alla trama il materiale del racconto.

La favorita è un dipinto elegante, sfarzoso, meraviglioso,  perturbante, che fa da specchio crudele, mostrando allo spettatore un passato lontano, ma che diviene sinistramente il riflesso spietato del mondo contemporaneo. Può apparire spiazzante, può divertire per il suo sarcasmo grottesco, può intenerire, commuovere o intrigare, ma certamente non può lasciare indifferenti, sottolineando quanto la speranza è molte volte un illusione, un effimera bugia che l’essere umano si racconta per andare avanti e rimanere in vita.

La favorita: la vera storia dietro al film di Yorgos Lanthimos

La favorita: la vera storia dietro al film di Yorgos Lanthimos

Negli ultimi anni la figura femminile al cinema si è arricchita di sempre più sfumature e ruoli, allontanandosi dagli stereotipi con cui per troppo a lungo era stata raccontata e abbracciando rappresentazioni più variegate e fedeli alla realtà. Uno dei film più recenti che senza dubbio ha contribuito a ciò è La favorita (qui la recensione), uscito nel 2018 per la regia del greco Yorgos Lanthimos, già autore di The Lobster e Il sacrificio del cervo sacro e ora al cinema con Povere creature! (qui la recensione). Scritto da Deborah Davis e Tony McNamara, il film non solo ritrae figure realmente esistite nella storia, ma si concentra su dinamiche e temi particolarmente attuali ancora oggi.

Le prime bozze della sceneggiatura erano in circolazione già dalla fine degli anni Novanta, ma il progetto faticava a trovare finanziatori per via della mancanza di personaggi maschili significativi e per i contenuti lesbici. Con il cambiamento della società e l’accresciuta popolarità del movimento #MeToo, il film ha infine potuto trovare il proprio posto in un contesto ormai pronto a questa tipologia di storie. Curato sino al minimo dettaglio e girato prevalentemente nella Hatfield House, nell’Hertfordshire, il film venne poi presentato in concorso al Festival di Venezia, dove ottenne i primi onori.

Osannato dalla critica, La favorita divenne uno dei principali protagonisti della stagione dei premi, ottenendo infine ben 10 nomination al premio Oscar. Tra i film più importanti del suo anno, è un’opera che merita più visioni per poter essere sviscerata in ogni suo elemento, tema e significato. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e alla storia vera. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

La trama e il cast del film La favorita

Ambientato durante i primi ani del 1700, nel pieno della guerra tra Francia e Inghilterra, il film ha per protagonista la regia Anna Stuart, donna ormai non più giovane e con diversi problemi di salute che la portano a trascurare i suoi impegni di regnante. Al suo fianco non manca mai Sarah Churchill, sua fidata consigliera nonché amica intima. È lei ad amministrare il potere per conto della regina, traendone benefici di ogni sorta. L’arrivo a corte della cugina di Sarah, Abigail Masham, nobile caduta in disgrazia, finirà per scuotere gli equilibri vigenti. Ben presto, tra le due donne avrà inizio una vera e propria guerra per decretare chi sarà la favorita della regista.

Per il ruolo della regina Anna, Lanthimos aveva preso in considerazione un’unica interprete, Olivia Colman, che aveva già lavorato per lui in The Lobster. L’attrice si è dichiarata da subito molto attratta dal ruolo, per il quale ha accettato di guadagnare circa 16 chili. Per la sua complessa interpretazione, l’attrice ha poi vinto numerosi onori, tra cui la Coppa Volpi al Festival di Venezia e l’Oscar alla miglior attrice protagonista. Nel ruolo di Sarah Churchill vi è invece Rachel Weisz, la quale ha affermato di aver accettato la parte poiché raramente le erano capitati personaggi femminili tanto complessi. Anche lei è poi stata nominata all’Oscar nella categoria alla miglior attrice non protagonista.

Chiude il terzetto di attrici la premio Oscar Emma Stone, interprete di Abigail Masham. Inizialmente la Stone pensava di rifiutare il ruolo, credendo che il personaggio di Abigail non sarebbe stata altro che una succube, ma quando arrivò alla fine della sceneggiatura implorò Lanthimos di assegnarle la parte. Per prepararsi a questa, però, la Stone dovette fare molta pratica con l’accento britannico e in particolare con il modo di parlare vigente nell’700. Come le due colleghe, anche la Stone è poi stata candidata all’Oscar nella categoria alla miglior attrice non protagonista. Nel film si ritrovano poi anche Nicholas Hoult nel ruolo di Robert Harley e Joe Alwyn in quelli di Samuel Masham.

La favorita storia vera

La favorita: la vera storia dietro al film

Seppur molto romanzata e spesso discordante rispetto alla realtà, la vicenda di La favorita è ispirata alla vera regina Anna, salita al trono di Inghilterra nel 1702. Poiché questa aveva ricevuto una scarsa educazione, non poteva essere particolarmente autonoma nel prendere decisioni politiche. Per tale motivo le venne affiancata l’amica d’infanzia Sarah Churchill, duchessa di Marlborough, la quale divenne di fatto la detentrice del potere. Benché fossero legatissime, Sarah era solita abusare del controllo che aveva sulla regina, manipolandola proprio come un burattino. In breve, divenne così la donna più influente del regno.

Questo almeno fino a quando non si trovò spodestata dal suo ruolo di favorita dalla cugina Abigail Masham. Contrariamente a Sarah, Abigail si presentava come gentile, affabile e disposta ad esaudire ogni desiderio della regina. Ella finì con il diventare, nel 1704, Lady of the Bedchamber della Regina. A questo punto del film, il regista enfatizza le teorie su un possibile rapporto sentimentale tra le tre donne. In realtà gli storici tendono a screditare tali voci, le quali sembrerebbero essere state messe in giro dalla stessa Sarah al fine di rovinare il rapporto tra la regina e Abigail. Attraverso la vicenda delle tre, però, Lanthimos può parlare di tematiche a lui care: il potere e le sue implicazioni e sfumature.

La salute della regina peggiorò poi nel corso del 1713. Anna, che già soffriva di gotta, fu colpita da un’erisipela che le causò un ascesso e febbre, conducendola a 49 anni alla morte il 1º agosto 1714. Sarah, che dopo la definitiva rottura con Anna nel 1711 era stata allontanata insieme al marito dalla corte degli Stuart, ritornò in auge quando alla morte della regina salirono al trono gli Hannover, continuando dunque ad avere un ruolo importante fino alla sua morte, avvenuta nel 1744. Abigail, invece, si ritirò a vita privata nel 1714, alla morte della regina, spegnendosi poi il 6 dicembre 1734.

Il trailer di La favorita e dove vedere il film in streaming

È possibile fruire del film grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. La favorita è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Google Play, Apple TV, Prime Video, Disney+ e Netflix. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. È bene notare che in caso di noleggio si avrà soltanto un dato limite temporale entro cui guardare il titolo.

Fonte: IMDb, HistoryvsHollywood

La Favorita: il trailer italiano del nuovo film di Yorgos Lanthimos

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Sarà presentato in concorso nella Selezione Ufficiale della 75esima Mostra d’arte cinematografica di Venezia La Favorita, il film firmato dal regista greco Yorgos Lanthimos (The Lobster, Il sacrificio del cervo sacro) nelle sale italiane da Gennaio 2019.

Il film in costume, ambientato in Inghilterra all’inizio del XVIII secolo, vanta un cast stellare: Olivia Colman (Assassinio sull’Orient Express), i Premi Oscar® Emma Stone (La La Land, Birdman) e Rachel Weisz (The Constant Gardener – La Cospirazione, La Mummia), Nicholas Hoult (X-Men – Apocalisse, Mad Max: Fury Road) e Joe Alwyn (Bill Lynn – Un giorno da eroe).

Mentre imperversa la guerra con la Francia, la fragile e instabile Regina Anna (Olivia Colman) siede sul trono inglese ma il regno è di fatto governato da una persona a lei vicina, Lady Sarah (Rachel Weisz). Quando a corte arriva Lady Abigail (Emma Stone), le due sfrutteranno la situazione politica per diventare la favorita della Regina.

La Favorita: Emma Stone parla della sua “prima” scena di nudo

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La Favorita: Emma Stone parla della sua “prima” scena di nudo

Quello de La Favorita è stato il set delle “prime volte” per Emma Stone: primo film recitato con accento britannico, prima collaborazione con Yorgos Lanthimos (The Lobster, Il sacrificio del cervo sacro) e prima scena di nudo di tutta la sua carriera. L’attrice ne ha parlato nella lunga e interessante intervista con l’Hollywood Reporter raccontandone i retroscena:

Avevo addosso un lenzuolo e mentre stavamo girando ho chiesto a Yorgos se potevo spogliarmi. Pensavo che avesse dato al personaggio di Sarah qualcosa da guardare vedendo che non ero vestita nel letto. Olivia diceva di non farlo, Yorgos invece si domandava se fossi sicura. E io ho semplicemente risposto di si“.

La Favorita, recensione del film di Yorgos Lanthimos

Il film in costume, ambientato in Inghilterra all’inizio del XVIII secolo, vanta un cast stellare: Olivia Colman (Assassinio sull’Orient Express), i Premi Oscar® Emma Stone (La La Land, Birdman) e Rachel Weisz (The Constant Gardener – La Cospirazione, La Mummia), Nicholas Hoult (X-Men – Apocalisse, Mad Max: Fury Road) e Joe Alwyn (Bill Lynn – Un giorno da eroe).

La sinossi:

Mentre imperversa la guerra con la Francia, la fragile e instabile Regina Anna (Olivia Colman) siede sul trono inglese ma il regno è di fatto governato da una persona a lei vicina, Lady Sarah (Rachel Weisz). Quando a corte arriva Lady Abigail (Emma Stone), le due sfrutteranno la situazione politica per diventare la favorita della Regina.

Vi ricordiamo che La Favorita arriverà nelle nostre sale il 24 gennaio 2019 distribuito da 20th Century Fox.

Fonte: THR

La Favorita del Re con Isabelle Adjan e Gaia Girace, il nuovo period drama in arrivo su Sky

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La storia complessa, scandalosa e appassionata  del re di Francia Enrico II e la cortigiana Diane de Poitiers è al centro della nuova serie Sky Exclusive La Favorita del Re, diretta da Josée Dayan (Il conte di Montecristo, I Miserabili, Le Relazioni Pericolose) di cui tutti gli episodi saranno disponibili in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW dal 31 gennaio.

Il period drama rinascimentale in quattro puntate vede protagonisti Isabelle Adjani (The Story of Adele H., Call my Agent!), Hugo Becker (Leonardo, Gossip Girl, Call my agent!) e Gaia Girace (L’amica Geniale) nel ruolo di Caterina de Medici.

Diane de Poitiers (Isabelle Adjani), donna dalla straordinaria bellezza, determinata e seducente, conquistò il cuore del re di Francia Enrico II (Hugo Becker), vent’anni più giovane di lei, e ne divenne amante e consigliera. Ma con il re promesso sposo a Caterina de Medici (Gaia Girace), Diane dovette combattere per mantenere la sua influenza sul sovrano. Grazie alla sua intelligenza e scaltrezza riuscì a ritagliarsi un ruolo nelle dinamiche di corte. Sembrava, inoltre, che Diane avesse il potere di non invecchiare, la sua bellezza rimaneva immutata malgrado il tempo passasse inesorabile. Ma come tutti gli incantesimi, anche questo improvvisamente svanì…

Una serie che porta sullo schermo la magnificenza del Rinascimento, girata nei meravigliosi Castelli della Loira. Un cast magistrale che include anche Gerard Depardieu (Cyrano de Bergerac, Maigret), Samuel Labarthe (Criminal Games di Agatha Christie, The Forest), e Virginie Ledoyen (The Beach, Addio mia Regina, Le Retour). Una produzione Passion Films e Ga&A Productions. France TV Distribution è il distributore a livello internazionale.

La trama de La Favorita del Re

Per più di vent’anni, Diane de Poitiers è stata la favorita del re Enrico II. Nonostante il suo carattere forte e la sua leggendaria bellezza, Diane è solo una cortigiana e la sua posizione rimane fragile. L’imminente matrimonio di Enrico con Caterina de’ Medici potrebbe mettere a repentaglio i suoi sogni di dominio. Diane farà di tutto per mantenere la sua influenza. Ma la passione con Enrico, di vent’anni più giovane di lei, che è la chiave del suo potere, può davvero durare per sempre?

La favolosa Signora Maisel 3: recensione della serie con Rachel Brosnahan

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Arriva il 6 dicembre su Prime Video la terza stagione di The Marvelous Mrs. Maisel, La favolosa Signora Maisel 3, serie di enorme successo ideata e scritta da Amy-Sherman Palladino. Giunta al terzo ciclo, la storia di Midge ha preso finalmente la piega che la giovane donna desiderava.

Impegnata per la prima volta in un vero e proprio tour, mentre vede il suo sogno di diventare stand-up comedian professionista realizzarsi, la casalinga bene di New York si trova a fare i conti con una nuova realtà, completamente differente da ciò che aveva conosciuto prima. La seconda stagione si era chiusa con una consapevolezza cristallina da parte della protagonista: Midge riceve un’offerta incredibile e l’immediatezza nell’accettare la proposta, dimenticando famiglia, ex marito, casa e soprattutto i figli, le fa capire qual è la sua vera strada. Questa strada però ha un prezzo, la terza stagione ce lo mostrerà.

La favolosa Signora Maisel 3, la trama

Senza lasciar andare troppi elementi della nuova stagione, in questo terzo ciclo seguiamo Midge in tour, mentre cerca di tenere il passo con i suoi figli che crescono lasciati a Joel, con i genitori, sempre più ingombranti e portatori di un’esasperata drammaticità, gli ex suoceri, pittoreschi parenti acquisiti che continuano a far parte della sua vita attraverso Joel e i bambini. In viaggio con lei c’è Susie, l’amica e agente cinica e critica, che non si fa mai mancare una battuta acida o un’osservazione che possa generare una reazione della sua compagna di viaggio che, invece, sembra sempre perfettamente a suo agio nei suoi abiti elegantissimi e i suoi cappelli alla moda.

La nuova stagione, dunque, rimette in gioco tutti i personaggi che conoscevamo, proponendo altri ritratti umani puntuali, divertenti, affilati. Tra le migliori new entry della stagione spiccano Cary Elwes che si confronta con la Sophie Lennon di Jane Lynch nei panni di un regista teatrale, l’affascinante Sterling K. Brown che interpreta l’agente di Shy Baldwin (Leroy McClain) e infine Liza Weil, l’indimenticabile Paris Geller di Una Mamma per Amica (quindi, vecchia conoscenza della Palladino).

La Weil in particolare detiene il ruolo che più si connette con quello della protagonista, perché interpreta un’altra artista in tour e con la quale Midge si confronta e stringe una salda amicizia che permette alle due donne di mettere a confronto le loro esperienze lontano dalla famiglia e dai figli.

La favolosa Signora Maisel 3 espande gli orizzonti

Come si era ampliato lo scenario con la trasferta a Parigi nella seconda stagione, anche in questo terzo ciclo la Palladino si prende più spazio, seguendo la sua eroina in tour, raccontando camere d’albergo, lussuose hall e condomini con piscina che circondano Midge. Insieme a spazi più grandi, anche il guardaroba di Midge si espande, i costumi occupano un posto ancora più importante e la nostra eroina non perde occasione per cambiarsi d’abito (con immancabile cappellino abbinato) di fronte allo stupore di Susie, perennemente chiusa, non importa la temperatura esterna, nella sua giacca di pelle.

Midge impara che non tutti gli spettatori sono uguali, che non tutte le realtà sono vicine alla sua e che esiste, anche nella commedia, un linguaggio adeguato a ogni contesto, che sia il pubblico di un albergo di lusso a Las Vegas o che sia un gruppo di soldati in licenza. Così facendo, affina le sue battute e impara a tenere il polso del suo pubblico, la sua stella brilla sempre più alta, tanto che potrebbe addirittura arrivare ad essere d’interesse della stampa scandalistica, ma non riveliamo di più.

Il turbinio di coloriti personaggi che hanno circondato Midge nelle altre stagioni tornano più agguerriti e confusionari che mai, da Abe che riscopre una passione politica, a Rose che cerca di trovare un ordine nella nuova quotidianità che lei e suo marito cercano di affrontare nella maniera più elegante possibile. Persino Joel, dopo aver tentato invano di riconquistare la moglie, trova una sua strada, una sfida che lo tiene impegnato e finalmente appassionato.

La favolosa Signora Maisel 3 mantiene altissimi gli standard

La favolosa Signora Maisel 3 mantiene altissimi gli standard da ogni punto di vista, a partire dalla scrittura, passando per le interpretazioni e il lavoro di messa in scena, aumentando in maniera esponenziale la quantità di input per lo spettatore, riempiendo le scene di oggetti, colori, suoni (numerosi i numeri musicali) e figuranti. Un turbinio di emozioni che sembra emulare tutti gli stimoli che investono la nostra Midge in questa nuova avventura che la vede, finalmente, diventare una stand-up comedian.

Proprio Midge, nonostante la ricchezza di paesaggi e personaggi, resta il fuoco del racconto. La giovane casalinga separata con figli di New York, cresciuta in un ambiente ricco e benestante e alla ricerca della sua affermazione si rivela un esempio di femminismo e femminilità davvero raro: la sua intelligenza, la sua dolcezza, la sua ironia si sposano alla perfezione sia con gli abiti neri di classe per i suoi numeri, con le sue doti culinarie, con la sua abilità a calmare i figli e la sua scioltezza nel flirtare con classe con gli uomini che la circondano.

Midge fugge dagli stereotipi

Quello che la serie di Palladino riesce a restituire con estrema efficacia, e questa terza stagione lo conferma, è proprio la parabola di una donna perfettamente incasellata in uno stereotipo (prima stagione) che scappa da quella “casella” (seconda stagione) e impara a conciliare ciò che dello stereotipo le appartiene e ciò che invece vuole trasformare della sua vita, per renderlo aderente alle sue aspirazioni.

Midge riesce a cucinare ed esibirsi con lo stesso perfezionismo, fugge da ogni classificazione e si autodetermina in maniera sempre più autentica e completa, si scosta dai canoni e si conferma il personaggio moderno e positivo che Amy-Sherman Palladino ama raccontare.