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World of Warcraft Film: Thomas Tull parla del progetto!

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World of Warcraft Film: Thomas Tull parla del progetto!

World-Of-Warcraft-filmNonostante le difficoltà incontrare, continua lo sviluppo del film su World of Warcraft da parte della Legendary Pictures che come sappiamo ha affidato le redini del film al regista

World of Warcraft e The Mummy usciranno nel 2016

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universal

Per evitare di scontrarsi con Star Wars Episodio VII, è stata posticipata la data di uscita di uno dei progetti più attesi della Universal. World of Warcraft, l’adattamento cinematografico del noto videogioco che vedrà tra i protagonisti Colin Farrell e che sarà diretto da Duncan Jones, slitta dal 18 Dicembre 2015 all’11 Marzo 2016. La pellicola sarà distribuita in 3D dalla Legendary Pictures.

Inoltre, sempre la Universal ha fissato la release di The Mummy, nuova pellicola dedicata alla saga de La mummia, per il 16 Aprile 2016. Il nuovo film sarà diretto da Andres Muschietti.

World of Warcraft (letteralmente “Il mondo di Warcraft”, spesso abbreviato in WoW) è un gioco di ruolo fantasy tridimensionale. Sviluppato dalla Blizzard Entertainment, è stato pubblicato il 23 novembre 2004. World of Warcraft è il gioco di ruolo più giocato al mondo, con circa 12 milioni di iscrizioni attive. Il gioco è ambientato nell’universo di Warcraft, ambientazione nata con la pubblicazione di tre precedenti videogiochi strategici in tempo reale della Blizzard (Warcraft, Warcraft II, Warcraft III). Il server di gioco, originariamente disponibili solo in inglese, francese e tedesco, sono stati successivamente resi attivi in altre lingue, mentre il supporto in italiano è arrivato solo il 29 agosto del 2012.

Fonte: Coming Soon

World Invasion: trama, cast e sequel del film

World Invasion: trama, cast e sequel del film

Una delle dinamiche più ricorrenti nel cinema di genere fantascientifico è senza dubbio l’invasione aliena. Si tratta di un evento temuto da sempre, che grazie ai principali media del Novecento ha potuto ingigantire la sua portata. Se è storica la lettura che nel 1938 Orson Welles fece di La guerra dei mondi, scatenando il panico in parte della popolazione statunitense, innumerevoli sono i film che da quel momento hanno trattato l’argomento, da L’invasione degli ultracorpi fino ai più recenti Independence Day e Signs. Un altro titolo, meno noto, di questo filone è World Invasion, diretto nel 2011 da Jonathan Liebesman.

Scritto da Chris Bertolini, questo film si ispira agli incidenti della battaglia di Los Angeles (il titolo originale del lungometraggio è infatti Battle: Los Angeles). Questa si svolse nella notte tra il 24 e il 25 febbraio del 1942, quando venne lanciato un allarme per un presunto attacco aereo convenzionalmente addebitato all’Impero giapponese. Tale evento, poi declassificato dal governo ad un falso allarme, generò numerose teorie, tra cui quella che vede come artefice dell’attacco un ufo. Proprio da qui è partito Bertolini per raccontare una storia ambientata ai nostri giorni ma profondamente ispirata a quella leggenda.

Allo stesso tempo, World Invasion si configura anche come un vero e proprio film di guerra, ispirato a titoli come Black Hawk Down e Salvate il soldato Ryan. Così facendo si è puntato ad avere uno scontro quanto più realistico possibile tra l’essere umano e la razza di alieni invasori. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

World Invasion: la trama del film

La vicenda narrata ha inizio nell’agosto del 2011, quando cominciano a scagliarsi sulla Terra degli strani meteoriti. Quanti si recano a verificarne la natura scoprono che si tratta in realtà di navicelle con all’interno extraterrestri. Così, vista la gravità della situazione, intervengono immediatamente i marines di Camp Pendleton, preoccupandosi di far evacuare le persone prima di dare il via ai bombardamenti. Il sergente Michael Nantz, veterano che ha perso la sua squadra durante la guerra in Iraq, è uno dei soldati in azione. Fortemente voluto dai suoi superiori, nonostante l’età pensionabile, egli è ora chiamato contro la sua volontà a guidare il plotone della Compagnia Echo.

Nel corso della missione a loro si aggiunge anche una squadra della Guardia Nazionale e una sergente dell’Air Force, Elena Santos. Giunti a destinazione, sono pronti a prelevare gli esseri umani da una stazione di polizia. L’elicottero destinato a recuperarli viene però abbattuto da un’astronave aliena, la quale lascia dunque intendere che l’invasione vera e propria deve ancora iniziare. Per loro fortuna, i soldati rintracciano un extraterrestre ferito, prevelandolo nel tentativo di scoprirne il punto debole. Dovranno però riuscire in ciò prima che sia troppo tardi e l’invasione abbia realmente inizio.

World Invasion cast

World Invasion: il cast del film

Ad interpretare il protagonista, Michael Nantz, vi è l’attore Aaron Eckhart, celebre per aver interpretato Harvey Dent nel film Il cavaliere oscuro. Entusiasta del progetto di World Invasion, egli ha in seguito affermato che di tutti i film a cui ha partecipato, questo è stato il più divertente da realizzare, ma anche il più complesso. Durante una scena, ad esempio, egli finì con il rompersi un braccio. Nonostante tale infortunio, egli riuscì a curare temporaneamente la cosa così da non perdere neanche un giorno di riprese. Accanto a lui, si ritrovano poi gli attori Ramon Rodriguez nel ruolo del tenente William Martinez, Ne-Yo in quelli del caporale Kevin Harris e Cory Hardrict in quelli del caporale Lockett.

L’attrice Michelle Rodriguez è invece il sergente Elena Santos. Il suo personaggi è in realtà stato aggiunto soltanto un mese prima delle riprese, in seguito ad alcune riscritture della sceneggiatura. Come tutti gli altri membri del cast, anche lei dovette sottoporsi ad alcune settimane di allenamento intensivo da militare. Ciò le permise di sviluppare un fisico particolarmente muscoloso, per quanto l’attrice abbia in più occasioni affermato di aver odiato le prove di corsa. Completano poi il cast altri noti attori quali Michael Peña nei panni di Joe Rincon e Lucas Till in quelli del caporale Grayston. Joey King, attrice nota per la trilogia di The Kissing Booth, è invece presente nel ruolo di Kirsten.

Il sequel di World Invasion, il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

Dato il buon successo di pubblico, i produttori si sono da subito dichiarati interessati all’idea di dar vita ad un sequel di World Invasion, proprio come avvenuto per Independence Day e il suo seguito. Lo stesso Eckhart, protagonista del film, ha espresso il proprio interesse a ritornare per un eventuale nuovo capitolo, mentre nel 2012 il regista Liebesman ha annunciato che i lavori per la scrittura di una nuova sceneggiatura erano iniziati. Da quel momento, tuttavia, non sono state rilasciate ulteriori notizie. A distanza di un decennio è dunque ipotizzabile che i progetti per il sequel siano stati abbandonati.

È possibile fruire di World Invasion grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Chili Cinema, Google Play, Apple TV e Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di martedì 13 giugno alle ore 21:20 sul canale Rai 4.

Fonte: IMDb

World Invasion: recensione del film

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World Invasion: recensione del film

Difficile parlare di World Invasion (Battle L.A.: World Invasion); difficile per la natura del film, per la sua estrema durata e per tutte le potenzialità inespresse che poteva avere. Si è già capito quindi che la pellicola diretta da Jonathan Liebesman ha non poche crepe nel suo apparato e, mostrandosi per quello che è cioè un popcorn/disaster movie senza alcuna articolazione drammaturgica, fa affiorare alle labbra la peggiore delle esclamazioni per un film: “Quando finisce?”.

Ma andiamo con ordine: World Invasion ci introduce immediatamente in una Los Angeles sotto assedio, siamo con un gruppo di marines che si avviano in elicottero verso una battaglia che sembra ferocissima, le voci dei giornalisti dai Tg ci fanno sapere che “il mondo è in guerra”. Da qui veniamo catapultati in dietro di 24 ore, quando una pioggia di meteoriti minaccia i mari intorno alle estese coste nordamericane. Presto i meteoriti si trasformano in un attacco terroristico che si rivelerà invece un vero e proprio attacco alieno, e questa consapevolezza nei corpi armati mandati in principio per evacuare le zone interessate dai fenomeni ‘celesti’ è straordinariamente accettata come una possibilità naturale, e i nostri marines, addestrati a non ritirarsi mai, affrontano con coraggio e cameratismo questa battaglia: il loro compito è salvare dei civili e difendere la città, unica rimasta in piedi dopo i primi attacchi degli intrusi.

In realtà l’assunto che World Invasion condivide da subito con il pubblico è che non c’è una vera e propria trama, seguiamo solo questo gruppo di valorosi soldati che si inoltrano nelle macerie di una città per salvare degli inermi, il che in questo genere di prodotto non fa una piega. Il vero problema è dilatare la narrazione per 120 lunghissimi minuti, quando le cose da dire sono davvero poche, riducendosi a squallide battute a doppio senso, frasi che hanno il sapore di aforismi stantii e conversazioni improbabili in mezzo alle ceneri della battaglia. Non manca tuttavia il tentativo, fiacco, di rimpolpare l’esiguo filo conduttore (non si può parlare di una vera e propria trama) dando un’identità e un abbozzo di storia ai soldati, ognuno dei quali ci viene presentato all’inizio del film in situazioni ordinarie: che lo scopo sia quello di farci affezionare a loro o semplicemente di renderli identificabili sotto le divise identiche ha poca importanza, poiché in entrambi i casi il risultato fatica ad arrivare.

Al comando di questi valorosi c’è Aaron Eckhart, un sergente della Marina con i sensi di colpa per aver fatto morire i suoi in battaglia, al suo fianco diversi personaggi, che portano con loro diverse storie, e tra tutti Michelle Rodriguez, nei panni di Elena Santos, aereonautica, componente occasionale ma fondamentale al gruppo che forse poteva essere sfruttata meglio, sia per le indiscusse doti dell’attrice in questo tipo di ruoli, sia perché unica presenza femminile di rilievo.

Nota positiva sono le musiche di Brian Tyler che non è estraneo a film adrenalinici tutti (o quasi) al maschile, vedi The Expandables o John Rambo di Stallone, e che riesce a dare quella dimensione in più ad alcune scene conferendo loro epicità, senza però sopperire completamente alla mancanza di efficacia del film. Anche la rappresentazione dei letali giocattoli alieni ricorda molto altri mezzi di combattimento già visti al cinema, alcuni che sembrano sbarcati direttamente da Pandora. World Invasion può essere definito senza ombra di dubbio un Transformers 2, senza però l’ironia di Sam Witwicky.

World Breaker: Luke Evans e Milla Jovovich protagonisti di un film d’azione fantascientifico

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Secondo Variety, la star di Dracula Untold Luke Evans e la star di Resident Evil Milla Jovovich hanno firmato per i ruoli principali del prossimo thriller d’azione fantascientifico intitolato World Breaker. La produzione dovrebbe svolgersi in Irlanda del Nord.

Guidato da due delle più forti star del genere e sotto la direzione del bravissimo Brad Anderson, World Breaker è un film confezionato che non può mancare e che ha una fortissima commercialità universale“, ha dichiarato in un comunicato Nat McCormick, capo di The Exchange.

Oltre a World Breaker, Luke Evans è attualmente impegnato nella serie drammatica britannica The Way della BBC One, creata dal co-creatore e co-protagonista Michael Sheen. Nel frattempo, Milla Jovovich sarà protagonista in In the Lost Lands di Paul W.S. Anderson e nel thriller d’azione Breathe di Stefon Bristol.

Chi è coinvolto in World Breaker?

World Breaker sarà diretto da Brad Anderson (The Call) da una sceneggiatura scritta da Joshua Rollins. Il film è prodotto da Martin Brennan per 23ten, mentre The Exchange si occuperà delle vendite internazionali.

La storia è incentrata su un padre e sua figlia“, si legge nella sinossi. “Cinque anni prima, uno strappo nel tessuto della realtà ha portato nel nostro mondo creature provenienti da una dimensione alternativa e intenzionate a distruggerci. Il padre nasconde la figlia su un’isola per tenerla al sicuro, mentre la prepara alla sopravvivenza e alle battaglie che verranno. Ma nessun luogo è sicuro“.

World Breaker, spiegazione del finale del film con Luke Evans

World Breaker, spiegazione del finale del film con Luke Evans

Il finale di World Breaker (Milla Jovovich  e Luke Evans nel cast) è costruito per lasciare lo spettatore sospeso tra realtà e interpretazione. Come accade spesso nelle serie contemporanee che giocano con elementi fantastici e metaforici, l’ultimo episodio non fornisce una risposta definitiva, ma suggerisce una possibilità inquietante: la protagonista Willa potrebbe essere stata trasformata in una “Breaker”, una figura che rappresenta al tempo stesso distruzione e rinascita.

La scena finale concentra in pochi minuti tutto il percorso emotivo del personaggio. Dopo aver attraversato una serie di eventi traumatici e rivelazioni, Willa sembra trovarsi davanti a un passaggio irreversibile. La narrazione non esplicita mai apertamente la trasformazione, ma dissemina indizi visivi e simbolici che suggeriscono che qualcosa in lei sia ormai cambiato in modo radicale.

Il significato dei Breaker nel mondo della serie

Per comprendere il finale bisogna prima capire cosa rappresentano i Breaker all’interno dell’universo narrativo della serie. Nel corso degli episodi vengono descritti come entità capaci di alterare l’ordine delle cose: non semplici distruttori, ma forze di rottura che intervengono quando un sistema arriva al limite della sua stabilità.

In questo senso il termine “breaker” non indica solo un potere soprannaturale, ma una condizione esistenziale. Diventare un Breaker significa superare un punto di non ritorno, accettando la propria capacità di rompere equilibri consolidati.

Durante la stagione, Willa si trova più volte davanti a situazioni in cui deve scegliere tra adattarsi al sistema o opporsi ad esso. Il suo percorso narrativo è proprio quello di una lenta presa di coscienza: più tenta di mantenere il controllo della propria vita, più scopre che le regole del mondo in cui vive sono fragili e manipolabili.

Gli indizi che suggeriscono la trasformazione di Willa

Milla Jovovich in World Breaker
© AURA Entertainment

Il finale suggerisce la possibile trasformazione di Willa attraverso una serie di elementi narrativi e visivi piuttosto chiari. Innanzitutto cambia il suo atteggiamento: se fino a quel momento aveva reagito agli eventi, nell’ultima scena appare improvvisamente consapevole del proprio ruolo.

La regia insiste sul suo sguardo e sul silenzio che accompagna gli ultimi istanti dell’episodio. Non c’è più paura, ma una sorta di accettazione. È il segnale che il personaggio ha compreso qualcosa che lo spettatore può solo intuire.

Anche l’ambiente attorno a lei sembra reagire alla sua presenza. La serie aveva già suggerito che i Breaker sono in grado di influenzare la realtà, e la messa in scena dell’ultima sequenza richiama proprio questa idea: il mondo attorno a Willa appare instabile, come se fosse sul punto di essere riscritto.

Questo non significa necessariamente che la trasformazione sia avvenuta in modo definitivo. Il finale gioca volutamente sull’ambiguità: Willa potrebbe essere diventata una Breaker, oppure trovarsi semplicemente sulla soglia di quel cambiamento.

Perché il finale lascia volutamente la risposta aperta

Luke Evans in World Breaker

La scelta di non confermare esplicitamente la trasformazione di Willa è coerente con la struttura narrativa della serie. World Breaker non è una storia che offre risposte nette, ma una riflessione sul potere della trasformazione e sul prezzo che comporta.

Lasciare il finale aperto permette alla serie di mantenere una dimensione simbolica. Willa non rappresenta solo un personaggio, ma una possibilità: quella di rompere gli schemi che definiscono il mondo in cui vive.

In questa prospettiva, la domanda “Willa è diventata davvero una Breaker?” diventa quasi secondaria. Ciò che conta è il processo che l’ha portata fin lì. Il finale suggerisce che la trasformazione non è un evento improvviso, ma il risultato di una serie di scelte e di consapevolezze maturate nel tempo.

Ed è proprio questa ambiguità a rendere il finale così potente: lo spettatore resta con la sensazione che qualcosa sia cambiato per sempre, anche se la serie non lo dice apertamente.

Workshop in Stop-motion per Bessoni e Murnau Institute

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Workshop in Stop-motion per Bessoni e Murnau Institute

bessoni

Si è concluso ieri il primo workshop di animazione stop-motion organizzato dal MURNAU INSTITUTE, scuola di cinema romana di Stefano Bessoni, Leonardo Cruciano, Officina Studios e Interzone Visions. Si è iniziato lunedì 17 con una giornata di studio sulla storia di questa tecnica e con l’analisi di alcuni autori: Stanislaw Starewich, Ray Harryhausen, Jan Svankmajer, Brothers Quay ed Henry Selick.

Si è parlato dei grandi film in animazione stop-motion, come Coraline, Fantastic Mr. Fox, The Corpse Bride, ecc. Poi, martedì, una giornata dedicata alla fabbricazione degli scheletri, da quelli semplici in filo di ferro intrecciato a quelli complessi con snodi a sfere e microregolazioni a vite. Nel pomeriggio, Leonardo Cruciano ha parlato delle varie tipologie di materiali per la costruzione dei burattini, dalla modellazione allo stampo e alle repliche in serie, portando poi i partecipanti al workshop in visita nel suo laboratorio per mostrare praticamente le caratteristiche di varie tipologie di plastilina, di schiume, di resine e di lattice. Mercoledì, i partecipanti hanno iniziato la fabbricazione di alcuni burattini sulla base di loro progetti personali.

E’ un ottima notizia per il nostro bel paese che, nonostante sia ingabbiato in un apparente immobilismo e riluttante a dare spazio a film di genere o fantastici nella fattispecie, riesce comunque a sperimentare e a dar spazio a tecniche e tematiche che al momento ci vedono  ai margini delle cinematografie mondiali. Inoltre, la presenza del Workshop in Brasile dimostra il grande interesse che ruota attorno alla didattica in tal senso e che arriverà il momento in cui questo nostro “immobilismo” comincierà a mostrare crepe di cedimento, nella speranza di riuscire a ritornare per lo meno a fare una cinematografia diversificata.

La scuola sta organizzando il secondo workshop, che si terrà indicativamente nella prima metà di marzo. Chi fosse interessato può scrivere all’indirizzo e-mail  [email protected]  per chiedere informazioni e per effettuare la prenotazione, visto che il workshop è a numero chiuso.

La terza edizione si terrà invece in Brasile a Porto Alegre, nell’ambito del FANTASPOA, festival specializzato in cinema fantastico, dove sarà proiettato il  film “Krokodyle” ultima fatica cinematografica di Stefano Bessoni.

Vi segnaliamo il nostro speciale dedicato al film indiependente Krokodyle.

Di seguito riportiamo alcune foto del Workshop:

Fonte: Stefano Bessoni – MURNAU INSTITUTE

Workshop di Stop Motion: in libreria il secondo volume di Stefano Bessoni

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Debutta oggi in libreria e online il secondo volume di Workshop di Stop Motion di Stefano Bessoni, interamente dedicato al fabbricazione di burattini da animare a passo uno. Il libro edito da Logos edizioni si può acquistare a soli 13.50 €.

Per coloro che volessero approfondire e mettersi in gioco possono iscriversi ai corsi dell’autore che si svolgeranno a Roma a fine settembre e inizi ottobre. Tutte le info le troverete sulla pagina ufficiale di Bessoni.

Chi non conosce Jack e Sally di Tim Burton’s Nightmare Before Christmas, o Coraline, o Paranorman, o ancora Frankenweenie e Fantastic Mr Fox? Il burattino è il vero attore della meravigliosa disciplina della stop-motion e i protagonisti dei grandi film che abbiamo ammirato con stupore sul grande schermo non hanno certamente nulla da invidiare ai loro colleghi in carne e ossa, anzi in molti casi ottengono notorietà e apprezzamenti ancora maggiori. Dopo la pubblicazione del manuale Stop-motion. La fabbrica delle meraviglie, Stefano Bessoni approfondisce questa tecnica di animazione attraverso un laboratorio articolato in due volumi illustrati, corrispondenti al primo e al secondo livello dei workshop che tiene abitualmente in Italia e all’estero. Grazie a Workshop di stop-motion. Primo livello, avrete ormai acquisito le basi dell’animazione stop-motion cimentandovi nelle tecniche più semplici e imparando a usare i software dedicati. A questo punto siete pronti per scoprire tutti i segreti che vi permetteranno di fabbricare i vostri attori ideali: conoscerete i materiali, ne approfondirete le caratteristiche e imparerete a combinarli tra loro in modo da mettere a punto una tecnica personale per ottenere protagonisti stupefacenti. Non c’è limite alla fantasia: i burattini possono essere fabbricati in una miriade di modi diversi e con i materiali più disparati, come gomma, silicone, gommapiuma, paste modellabili essiccabili all’aria, cartapesta, plastilina, legno, stracci, pezzi di vecchi giocattoli, meccanismi di orologi, e addirittura materiali organici come ossa, tessuti mummificati, cortecce, semi e foglie. L’essenziale è progettarli e costruirli seguendo dei metodi che li rendano adatti a recitare e docili tra le mani dell’animatore. Non bisogna mai dimenticare che il motivo principale per cui li abbiamo sognati e fabbricati è muoverli con infinita pazienza fotogramma dopo fotogramma al fine di dotarli di vita! Condividendo le proprie esperienze e traendo ispirazione dai film che ama, con il suo tipico stile chiaro e appassionato l’autore vi guiderà passo passo fino alla realizzazione di burattini dalle fattezze rispondenti a quelle che avete immaginato e perfettamente funzionali per l’animazione stop-motion. Benvenuti nel magico e misterioso mondo della puppet animation!

Disponibile anche in inglese

L’autore:
Workshop di Stop MotionStefano Bessoni, regista, illustratore e animatore stop-motion, nasce nel 1965 a Roma, dove si diploma all’Accademia di Belle Arti. Dal 1989 realizza film sperimentali, installazioni videoteatrali e documentari, suscitando l’attenzione della critica. Negli anni ’90 lavora per alcune società di produzione televisiva come operatore, direttore della fotografia e montatore. È stato docente di regia cinematografica presso la NUCT a Cinecittà e presso l’Accademia Griffith di Roma. Ha tenuto e tiene numerosi workshop in Italia e all’estero, presso scuole e festival specializzati. Insegna inoltre illustrazione e animazione stop-motion presso La Fabbrica delle Favole a Macerata.

Diversi i riconoscimenti ricevuti con i suoi ultimi film Canti della forca, riconosciuto di interesse culturale nazionale da parte del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, e Krokodyle, miglior film fantasy al 6° CINEFANTASY a San Paolo in Brasile, miglior film internazionale a PUERTO RICO HORROR FILM FEST 2011, Menzione Speciale al SITGES 2011 – 44° Festival Internacional de Cinema Fantastic de Catalunya, che si aggiunge a quella ottenuta al FANTASPOA 2011.

Con #logosedizioni ha pubblicato: Alice sotto terra (disponibile anche in inglese e in spagnolo), Canti della forca (disponibile anche in inglese), Homunculus, Mr Punch, Pinocchio,Stop-motion. La fabbrica delle meraviglie, Workshop di stop-motion. Primo livello (disponibile anche in inglese), Workshop di stop-motion. Secondo livello (disponibile anche in inglese), Wunderkammer e Oz.

#StopMotion #cinema #logosedizioni

Working The Engels 1×03: anticipazioni

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Working The Engels 1×03Si intitolerà Jenna’s Friend, Working The Engels 1×03 la terza puntata della nuova serie televisiva che andrà in onda sul network americano FX

In Working The Engels 1×03,  quando Jimmy consegna l’anello di sua nonna a una spogliarellista,Jenna è costretta ad intervenire per riaverlo indietro e stringerà un’amicizia improbabile nel tentativo di recupero del prezioso oggetto; intanto, Sandy vince un corso gratuito di hip hop per madri e figlie e porta Ceil e comprendono subito che non fa per loro, ma quando un ex amico prende in giro Sandy, le due decidono di impegnarsi e di vincere la gara di ballo.

Working Class Hero: gli eroi di tutti i giorni al cinema

Working Class Hero: gli eroi di tutti i giorni al cinema

Ecco una carrellata di working class hero, uomini e donne che si sono sollevate a figure eroiche dalla loro quotidianità. Il cinema è pieno di queste storie di forza e desiderio di riscatto e di seguito vi mostriamo gli esempi più famosi:

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Words and Pictures: recensione del film con Clive Owen

Words and Pictures è una spiritosa commedia romantica che vede come protagonisti il coinvolgente duo formato dal premio Oscar Juliette Binoche e dal candidato all’Oscar Clive Owen, per la prima volta insieme sul grande schermo. La pellicola, diretta da Fred Schepisi (regista di Un grido nella notte, La casa Russia, 6 gradi di separazione e Creature selvagge), non ha esattamente tutte le potenzialità per essere il “film scolastico” di questa generazione, identificandosi maggiormente con il racconto di una grande storia d’amore tra due personaggi credibili, interpretati da due attori dalle capacità eccezionali.

La trama di Words and Pictures

In Words and Pictures Jack Marcu (Clive Owen), insegnante d’inglese, si lamenta dell’ossessione dei suoi studenti per i media e per i voti scolastici, e li incoraggia a sfruttare il potere della parola scritta. Jack incontra una degna avversaria in Dina Delsanto (Juliette Binoche), una pittrice astrattista e nuova insegnante nel campus. Jack vede il suo lavoro di insegnate improvvisamente a rischio a causa della propria condotta non esemplare: per riguadagnare terreno, escogita una geniale guerra tra parola e immagine, fiducioso che la prima possa veicolare un significato più profondo rispetto alla seconda. Diana e i suoi studenti d’arte raccolgono la sfida. La battaglia avrà così inizio.

L’australiano Schepisi, che torna alla regia a otto anni di distanza dall’ultimo Le cascate del cuore, costruisce un racconto lineare impreziosito da un linguaggio ricercato che conferisce sofisticatezza e intelligenza ai due protagonisti, che nel loro ostinato corteggiamento, nel loro costante stuzzicarsi, ma anche nella loro perenne lotta, danno vita ai momenti migliori del film. Juliette Binoche e Clive Owen, due attori dagli approcci molto diversi, danno prova di una buona alchimia sul grande schermo, e nel mostrare quanto i loro personaggi riescano a superare ciò che li impedisce di vivere appieno la loro vita, si rivelano la scelta cinematografica vincente.

La buona sceneggiatura di Gerald Di Pego ci consegna un testa a testa vivace e al tempo stesso tenero , in cui le parole, usate in modo magistrale, si fanno portavoce di una storia che elogia l’amore che non conosce differenze, l’amore tra due persone con caratteri diametralmente opposti (così come opposti sono le parole e le immagini) che affrontano un momento difficile della loro esistenza e che, proprio grazie a quelle differenze, riusciranno a tornare a vivere.

Presentato in anteprima all’ultima edizione del Toronto Film Festival, Words and Pictures è un gradevole esaltazione dell’amore e delle sue discordanze. Una commedia ironica e mai leziosa diretta con stile, sorretta da una sceneggiatura brillante e ben strutturata, e interpretata da un’inedita coppia di attori che funziona alla perfezione. Nelle sale italiane dal 13 novembre.

Words and pictures: al cinema Apollo in scena lo scontro tra parole e immagini

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Words and picturesWords and pictures, al cinema dal 13 novembre con Clive Owen e Juliette Binoche, diventa realtà attraverso un evento che promuove l’argomento e la materia del film, distribuito in Italia da Adler Entertainment.

Martedì 11 novembre alle ore 10.30, presso il multisala cinema Apollo di Milano si disputerà un incontro/scontro tra le due scuole più importanti sul territorio nazionale legate ai due universi di riferimento del film; la Scuola Holden di Torino in rappresentanza della parola e la Scuola di Visual Communication dell’Istituto Europeo di Design di Milano per l’immagine si incontreranno per la prima volta in assoluto al fine di affermare la supremazia chi della prima, chi della seconda. Proprio come accade nel film, alcuni rappresentanti delle due scuole parteciperanno alla sfida con propri elaborati e creazioni, guidati da due docenti delle rispettive scuole. A presiedere il match il Prof. Stefano Zecchi, giornalista e docente di estetica, disciplina super partes, che concluderà l’evento con un’interessante disquisizione sul significato e la potenza dell’espressione attraverso la parola e l’immagine.

La sfida tra parole e immagini coinvolgerà non solo gli studenti delle prestigiose scuole ma chiunque vorrà schierarsi e dire la propria sul tema attraverso la creazione di due hashtag appositi, appena lanciati dalla casa cinematografica:

#iostoconleparole #iostoconleimmagini

Diretta da Fred Schepisi (Vizio di famiglia, 6 gradi di separazione), Words and pictures, presentata allo scorso Festival di Toronto con il plauso di pubblico e critica, è una commedia romantica ricca di humour che oltre a mettere in scena una guerra all’ultimo sangue combattuta a suon di parole e di immagini impersonificate nei ruoli di Owen e Binoche -per la prima volta insieme sul grande schermo- racconta della passione e dell’entusiasmo di due insegnanti per il loro lavoro e per i loro alunni.

Prima dell’incontro/scontro dedicato a parole e immagini, sarà programmato il film; l’evento sarà aperto a tutti, fino ad esaurimento posti.

Words and Pictures Trailer italiano del film con Clive Owen e Juliette Binoche

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Un’insolita coppia, formata da Clive Owen e dal Premio Oscar Juliette Binoche, per la prima volta insieme sul grande schermo, una guerra all’ultimo sangue combattuta a suon di parole e di immagini, la passione di due insegnanti per il loro lavoro: questi alcuni degli ingredienti di Words and Pictures, da giovedì 13 novembre sugli schermi italiani con Adler Entertainment.

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Finalmente disponibile il trailer italiano della pellicola diretta da Fred Schepisi (Vizio di famiglia, 6 gradi di separazione) e presentata allo scorso Festival di Toronto con il plauso di pubblico e critica, Words and Pictures è una commedia romantica ricca di humour che racconta la strana sfida tra parole e immagini all’interno di un college del New England. L’insegnante di inglese Jack Marcus (Owen), con un passato da stella letteraria, si scontra ogni giorno con la sintesi e l’asetticità dei suoi studenti al tempo dei social network. Al fine di galvanizzare il loro interesse per la materia e per risollevare le sue sorti da insegnante compromesse dalla passione per l’alcol, Jack escogita il piano geniale di dichiarare una guerra tra parola e immagine, fiducioso che la prima possa trasmettere un significato più potente e profondo rispetto alla seconda. La degna avversaria del fantomatico match è Dina Delsanto (Binoche), una pittrice astrattista conosciuta e apprezzata nel suo ambiente, arrivata da poco nel campus, e che, immediatamente, desta curiosità e attenzione nel Prof. Dina e i suoi studenti d’arte accetteranno la sfida di Jack e dei suoi studenti d’inglese e la battaglia avrà inizio, non solo a suon di dipinti, quadri, poesie e aforismi…Un doppio significato tra immagine e parola attraverso il punto di vista dei due protagonisti in uno scontro divertente e intenso che si proietterà anche all’interno dei due personaggi, dei loro problemi e dei loro sentimenti.

Insieme a Clive Owen e Juliette Binoche, in Words and Pictures le interpretazioni di Keegan Connor Tracy, Bruce Davison e Adam DiMarco. Dal 13 novembre nelle sale italiane con Adler entertainment.

Woody: recensione del film di Robert Weide

Dopo essere stato presentato al Festival di Cannes nel 2012, arriva anche nelle sale italiane il documentario sulla vita di una delle leggende viventi del cinema americano: Woody Allen. Lungo la bellezza di 113 minuti Woody è diretto da Robert Weide ed è nato dal successo televisivo targato PBS e dalla serie intitolata American Masters, dedicato proprio al prolifico regista newyorkese. Forte del successo ottenuto in televisione, Weide lavora su una versione cinematografica e il risultato è Woody Allen: A Documentary, uno straordinario viaggio nella vita dell’uomo Woody prima che del maestro.

Uno dei maggiori pregi del documentario è certamente la capacità del racconto, molto suggestivo ed evocativo, che consente allo spettatore un accesso senza precedenti nella vita e soprattutto al processo creativo del regista newyorkese, riuscendo a tirar fuori un affresco incredibile che inizia dall’infanzia e finisce ai giorni nostri. In questo excursus troviamo gli inizi sulla carta stampata, i primi passi da cabarettista sui palcoscenici, per poi passare alla stella della tv, fino ad arrivare agli esordi del mondo del cinema, dove Allen trova la sua massima ispirazione. Da lì in avanti la storia si concentra sul regista, attore, sceneggiatore e quindi vengono raccontati con grande lucidità e anche sincero distacco il virtuosismo di Allen che varia tra i genere, i successi, gli insuccessi, le delusioni, le muse, gli Oscar e i film più recenti.

Una storia fatta di acclamazione ma anche di pesante condanna della vita privata, fatta di testardaggine e indipendenza dagli Studios, amore per la scrittura e per la libertà di espressione, che culminano finalmente con il grande successo ai botteghini di Midnight in Paris, il film che ha incassato di più nella storia del regista e  che, finalmente, per buona pace dei critici, lo riporta alla consacrazione che merita.

Infine, molta attenzione è data anche alla straordinaria peculiarità che contraddistingue Allen da tutti gli altri registi viventi e non, ovvero la sua straordinaria prolificità, che lo rende forse unico nel suo genere e ne fa uno dei massimi filosofi della vita. A questo proposito è interessante riprendere proprio una testimonianza del documentario, offerta da un’altra leggenda come Martin Scorsese, che proprio parlando del regista, rimarca a più riprese come non esista nessuno nel panorama del cinema passato e presente che abbia così tanto da dire sulla vita come lui, e siamo d’accordo tutti che questo basta a conferirgli un aura di leggenda. Anche per questo il film merita di essere visto e la vita di Woody Allen merita di essere scoperta.

Woody non doveva comparire in Toy Story 5: Tom Hanks spiega come mai è tornato

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Dopo essere stato il protagonista indiscusso dei primi quattro film, Woody Jones ha rischiato di non tornare in Toy Story 5, e ora il team sta spiegando i motivi della sua scelta iniziale.

Nell’ultimo capitolo del celebre franchise Pixar, il pupazzo cowboy interpretato da Tom Hanks viene chiamato in aiuto da Jessie, doppiata da Joan Cusack, per salvare i loro amici e la piccola Bonnie, ormai ottoenne, dal suo nuovo tablet super tecnologico, Lilypad. Il cast di Toy Story 5 vanta numerose star, tra cui Tim Allen nei panni di Buzz Lightyear, John Ratzenberger in quelli di Hamm, Wallace Shawn in quelli di Rex, Greta Lee in quelli di Lilypad e Keanu Reeves in quelli di Duke Caboom, solo per citarne alcuni.

In occasione dell’uscita del film, Tatiana Hullender di ScreenRant ha intervistato Tom Hanks, Kenna Harris e Lindsey Collins per parlare di Toy Story 5. Alla domanda sulla sceneggiatura originale del sequel, in cui Woody non sarebbe tornato, Harris ha confermato che il team creativo del film “parlava molto dei giocattoli perduti” e del desiderio di “capire cosa avesse fatto Woody” negli anni successivi a Toy Story 4, che si trattasse di uno spin-off o meno.

Tuttavia, mentre la co-regista e produttrice scherzava sul fatto che gran parte di quel materiale fosse poi finito in Toy Story 5, ridendo mentre dicevano che “Papà cowboy si stava godendo la vita al massimo” nelle sue avventure con Bo Peep, Harris ha ulteriormente spiegato che l’obiettivo finale delle prime bozze senza Woody era “cercare di capire” come si sarebbe sviluppata la storia, dato che “volevamo concentrarci su Jessie“. Hanno anche confermato che “sapevamo che, ovviamente, Woody sarebbe stato nel film”, a prescindere dalle prime bozze della sceneggiatura.

Collins ha poi aggiunto che “ha perfettamente senso” il modo in cui Woody alla fine ritorna in Toy Story 5, ritenendo che, dato che il nuovo film esplora “il fatto che Jessie provasse tanta insicurezza” per la possibilità di perdere Bonnie a causa di Lilypad, “ovviamente avrebbe chiamato Woody” per chiedere aiuto:

Lindsey Collins: È stato come se, all’improvviso, la persona a cui si sarebbe rivolta — anche se Buzz le diceva “Ciao, proprio qui” [ride] — fosse Woody. Quindi, all’improvviso, è diventato davvero bello anche il fatto che avrebbero mantenuto un contatto, e che lui sarebbe stato sempre pronto a chiamarla. Quindi, in caso di crisi, sarebbe stata la persona che avrebbe chiamato. Sì, questo mostra la delicatezza del loro rapporto. Questo è ciò che Woody rappresenta per lei, mentre Buzz è qualcosa di completamente diverso.

Riflettendo sul primo addio di Woody nel finale di Toy Story 4 e su come sia cambiato negli anni successivi, Hanks ha affermato che il suo personaggio “ha una ragione di vita completamente diversa”, sottolineando che la sua motivazione originale come giocattolo era quella di “dedicarsi a chiunque fosse il suo proprietario”, iniziando con Andy prima di passare a Bonnie. Tuttavia, da quando si è unito a Bo Peep nell’avventurarsi “nel mondo” alla ricerca di “giocattoli abbandonati”, ha maturato una passione che dà loro “la stessa ragione di vita che aveva lui”:

Tom Hanks: L’assoluta genialità di avere quel piccolo walkie-talkie lì, in modo che potesse rimanere in contatto con le persone che lo amano e che lui ama. Ecco, questo è un aspetto fondamentale, che non cambia il fatto che non abbia detto: “Ehi, non posso aiutare, sono troppo impegnato a recuperare tutti questi giocattoli perduti”. Anzi, ha detto: “Quando avete bisogno di me? Sarò lì il prima possibile”. Quindi è davvero fantastico.

Nonostante fosse un personaggio centrale nei primi quattro capitoli, è stato il co-sceneggiatore e regista Andrew Stanton a sorprendere tutti qualche settimana fa, rivelando che il piano originale per Toy Story 5 non prevedeva Woody. Come ha spiegato, la ragione principale era l’incertezza nel trovare un modo organico per inserire il personaggio di Hanks nella storia, e la volontà di vedere se il film potesse funzionare senza di lui, per poi trovare infine una soluzione e ritenere che il film ne traesse beneficio.

Toy Story 5Il ritorno di Woody ha suscitato alcune perplessità tra i fan di lunga data di Toy Story, soprattutto perché il primo teaser trailer del nuovo film lo escludeva. Alcuni avevano già espresso la sensazione che Toy Story 4 fosse una conclusione sufficientemente soddisfacente sia per la sua storia che per quella di Bo Peep, e che quindi il prossimo capitolo potesse fare a meno di Woody, proprio come era successo con Andy nel quarto film.

Se avessero proceduto senza il personaggio di Hanks, non sarebbe stato certo il primo progetto di Toy Story senza Woody o altri personaggi principali del franchise. Lightyear del 2022 ha suscitato molte polemiche tra i fan per la sua mancanza di collegamenti con i film originali, mentre Forky Asks A Question di Disney+ non ha visto la presenza di Woody o Buzz.

Il ritorno di Hanks nei panni di Woody, insieme a gran parte del cast originale, sembra già aver giocato a favore di Toy Story 5. La critica ha accolto il sequel con grande favore, ottenendo un indice di gradimento del 94% (“Certified Fresh”) su Rotten Tomatoes, mentre le prime proiezioni al botteghino indicano incassi record per il franchise, con almeno 150 milioni di dollari nel weekend di apertura. Sebbene alcuni spettatori possano ancora non essere d’accordo sul fatto che il ritorno di Woody fosse necessario per il sequel, sarà interessante vedere se la maggiore attenzione su Jessie riuscirà a placare alcune critiche.

Woody Harrelson: il versatile psicopatico

Woody Harrelson: il versatile psicopatico

Lo sguardo folle e da psicopatico è una cifra stilistica che lo contraddistingue, con cui sa giocare perfettamente sia nel registro comico che in quello drammatico. Il carisma e la versatilità lo rendono uno dei migliori caratteristi in circolazione: parliamo di Woody Harrelson, il texano eclettico adorato da critica e pubblico.

A prescindere dalla consistenza dei ruoli che interpreta, Woody Harrelson è in grado di calarsi perfettamente nei panni di personaggi complessi e sfaccettati, sul grande e piccolo schermo, così come sul palcoscenico: benché il cinema d’azione sia quello in cui si trova maggiormente a suo agio, l’attore sa misurarsi con ruoli profondi e spesso sfrontati grazie a una presenza scenica non indifferente.

Woody Harrelson, biografia

Woodrow Tracy Harrelson nasce nel Midland, Texas, il 23 luglio 1961 in un contesto familiare dai problemi domestici rilevanti: i genitori divorziano nel 1964, mentre suo padre Charles viene arrestato quattro anni dopo per omicidio (muore in carcere nel 2007). Nonostante tali ostacoli alla felicità familiare, l’attore confessa di aver vissuto un’infanzia relativamente felice, benché sia stato considerato un bambino iperattivo. Le principali distrazioni, oltre il calcio e la religione, sono offerte dalle recite scolastiche cui si dedica con passione.

Dopo il diploma, Harrelson frequenta l’Hanover College e continua a dedicarsi alla recitazione, provvedendo al proprio sostentamento con lavori di fortuna. Nel 1983 si trasferisce a New York, dove affronta alcune difficoltà che mettono a dura prova il suo lato selvaggio: dopo un provino andato male per una soap opera, il giovane attore diventa alquanto scostante e violento ed è sul punto di arrendersi quando finalmente la sua carriera inizia a decollare, lavorando a teatro nello spettacolo Biloxi Blues scritto da Neil Simon.

Woody Harrelson, filmografia

Viene poi ingaggiato dalla NBC entrando nel cast corale della serie di successo Cin Cin (Cheers): qui si fa conoscere e amare dal grande pubblico nei panni del barista Woody Boyd, ruolo che interpreta per ben otto anni. Per il suo lavoro nella popolare sitcom, Harrelson è anche apprezzato dalla critica e nominato a cinque Emmy Awards, fino ad aggiudicarsi il premio nel 1988. Oltre alla tv, alterna piccoli ruoli sul grande schermo: il suo esordio è la commedia Wildcats (1986), al fianco di Goldie Hawn. L’attore non trascura il teatro, sua prima passione, recitando in The Boys Next Door e realizzando la sua prima opera teatrale 2 on 2.

Gli anni novanta lanciano ulteriormente la sua carriera al cinema, innanzitutto nell’esilarante commedia Doc Hollywood – Dottore in carriera al fianco dell’icona Michael J. Fox. Il registro comico segna anche il suo esordio da protagonista in Chi non salta bianco è, scritto e diretto da Ron Shelton, uno dei grandi successi al botteghino americano nel 1992. La commedia tratta il tema dei pregiudizi razziali e la performance di Harrelson nei panni di Billy Hoyle, giocatore di basket, è particolarmente apprezzata dal pubblico anche per l’ottima intesa con il coprotagonista Wesley Snipes.

La popolarità internazionale giunge con Proposta indecente di Adrian Lyne, in cui interpreta il geloso marito di Demi Moore e affianca Robert Redford. Tuttavia, questa volta la sua interpretazione non convince e l’attore finisce per aggiudicarsi il Razzie Award come peggiore attore protagonista.

Nel 1994 torna a riscuotere ampi consensi in Assassini nati di Oliver Stone, da un soggetto di Quentin Tarantino. Il film è una denuncia nei confronti dei mass media e si avvale di un cast di contorno di tutto rispetto, fra cui Juliette Lewis, Jared Harris, Robert Downey Jr. e Tommy Lee Jones. Benché l’accoglienza della critica sia caratterizzata da giudizi contrastanti, la prova di Harrelson nel ruolo del serial killer Mickey Knox è da tutti ammirata per la complessità psicologica mostrata nei panni del personaggio che pronuncia l’iconica frase: “Un uomo non è quello che fa, un uomo fa quello che è”.

Negli anni successivi continua a lavorare per grandi registi. Nel 1996 è il protagonista del biografico Larry Flynt – Oltre lo scandalo di Milos Forman. L’attore interpreta il noto e controverso editore pornografico diventato miliardario in un film spudorato, divertente, talvolta retorico e a tratti tragico, ma tutt’altro che scandaloso. Orso d’Oro a Berlino, la pellicola è indubbiamente provocatoria (“Devi emigrare da qualche altra parte, dove i pervertiti sono ben accetti: Hollywood”, afferma Flynt) e ottiene ampi consensi di critica e importanti riconoscimenti: due Golden Globe (regia e sceneggiatura) e diverse nomination, tra cui la prima nomination come Migliore attore protagonista a Woody Harrelson sia ai Golden Globe che agli Academy Awards.

In questo periodo Harrelson diventa un attore impegnato: attivista sociale per Amnesty International e per la Pediatric AIDS Foundation, ambientalista convinto, la sua versatilità in campo cinematografico si accompagna a pellicole più impegnate di grandi autori. Fra questi, Benvenuti a Sarajevo di Michael Winterbottom, che polemizza sulla complicità delle istituzioni durante la guerra in Bosnia. Altrettanto rilevante è la sua partecipazione al capolavoro di Terrence Malick, La sottile linea rossa: insieme a un cast grandioso, tra cui Sean Penn, Jim Caviezel, Nick Nolte, Ben Chaplin, John Cusack, Adrien Brody e tanti altri, Harrelson ha un ruolo piccolo e nondimeno decisamente significativo. L’attore interpreta il coraggioso sergente Keck, cinico quanto spavaldo, ma che va incontro a una drammatica fine resa più tragica e patetica dalla banalità che la provoca.

All’inizio degli anni duemila, Harrelson appare spesso in ruoli di supporto o in qualche cameo, fra cui la commedia Management, in cui interpreta il fidanzato di Jennifer Aniston, una rock star arrogante e possessiva, eppure un ruolo dall’ironia irresistibile. Da menzionare anche la sua partecipazione a North Country – Storia di Josey, l’acclamato film con Charlize Theron e Frances McDormand, dove interpreta un avvocato idealista.

Memorabile la sua performance in Non è un paese per vecchi dei fratelli Coen, tratto dal romanzo di Cormac McCarty. Harrelson interpreta Carson Wells, il cacciatore di taglie che incrocia il destino di Llewelyn (Josh Brolin), in fuga dall’assassino Anton Chigurh (Javier Bardem) con una valigetta contenente due milioni di dollari, e che gli offre protezione in cambio dei soldi: la sua performance misurata e sottile contribuisce al successo del film che, fra gli altri riconoscimenti, si aggiudica quattro premi Oscar.

Nel 2009 viene acclamato per un’altra strepitosa interpretazione in Oltre le regole – The Messenger di Oren Moverman, in cui interpreta il capitano Tony Stone e per cui ottiene una nomination ai Golden Globe e agli Oscar come migliore attore non protagonista. Collabora nuovamente con il regista in Rampart, per il quale ottiene una candidatura agli Indipendent Spirit Award. Da film indipendenti low budget Harrelson approda poi alle grandi produzioni. Nel 2012 partecipa infatti a uno dei blockbuster più attesi dell’anno, The Hunger Games di Gary Ross, primo capitolo della trilogia fantascientifica firmata da Suzanne Collins. Nel ritratto futuristico in cui gli adolescenti americani si scontrano in una battaglia per la sopravvivenza, Harrelson interpreta Haymitch Abernathy, un precedente vincitore dei Giochi ora alcolizzato e che fa da mentore alla protagonista Katniss Everdeen (Jennifer Lawrence). L’attore riprenderà il ruolo nel sequel, Hunger Games – La ragazza di fuoco, attualmente in lavorazione.

Harrelson non trascura tuttavia il teatro. Dopo alcune opere scritte e dirette a partire dal 1999 fra Broadway e Londra, di recente ha scritto e diretto Bullet for Adolph, presentato a luglio. Da non dimenticare i suoi lavori alla televisione: in Game Change dell’HBO, diretto da Jay Roach e incentrato sull’ascesa politica di Sarah Palin (Julianne Moore) al fianco di John McCain (Ed Harris), Harrelson interpreta l’esperto in comunicazione Steve Schmidt, ruolo per il quale viene candidato agli Emmy come migliore attore in miniserie o film tv.

Dal 15 novembre, Woody Harrelson tornerà sugli schermi italiani in 7 psicopatici, la commedia nera scritta e diretta da Martin McDonagh con un cast stellare. L’attore interpreta Charlie, un gangster al quale viene rubata l’adorata cagnolina, evento che innesca una serie di rocambolesche (dis)avventure. Rivedremo dunque Harrelson in uno dei ruoli che più gli si addicono, fra azione, follia, violenza e immancabile ironia. E non possiamo che concordare con le parole del regista, che ha trovato in Woody Harrelson l’interprete più adatto al ruolo: “Avevo bisogno di qualcuno che fosse assolutamente divertente, ma che diventasse inquietante in un battito di ciglia. In questo senso, Woody è perfetto”.

Woody Harrelson: 10 cose che non sai sull’attore

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Woody Harrelson: 10 cose che non sai sull’attore

Woody Harrelson è uno di quegli attori che ha fatto la storia del cinema moderno con le sue innumerevoli ed iconiche rappresentazioni. Grazie al suo talento e alle sue capacità recitative, l’attore è riuscito a farsi apprezzare da diverse fasce di pubblico di tutto il mondo.

Ecco, allora, dieci cose da sapere su Woody Harrelson.

Woody Harrelson: i suoi film

1. Ha recitato in celebri film e serie. La carriera dell’attore è iniziata nel 1986 con il film Una bionda per i Wildcats. Successivamente recita in Pazzi a Beverly Hills (1991), Chi non salta bianco è (1992), Proposta indecente (1993), Assassini nati (1994), Verso il sole (1996) e Larry Flynt – Oltre lo scandalo (1996). In seguito, lavora in EdTV (1999), Terapia d’urto (2003), After the Sunset (2004), The Big White (2005), Non è un paese per vecchi (2007), Sette anime (2008), The Messenger (2009), Benvenuti a Zombieland (2009) e 2012 (2009). Tra i suoi ultimi lavori vi sono 7 psicopatici (2012), Hunger Games (2012), Now You See Me – I maghi del crimine (2013), Il fuoco della vendetta (2013), Hunger Games: La ragazza di fuoco (2013), Hunger Games: Il canto della rivolta – Parte 1 (2014) e Parte 2 (2015), Now You See Me 2 (2016), Wilson (2017), Tre manifesti a Ebbing, Missouri (2017), The War – Il pianeta delle scimmie (2017), Il castello di vetro (2017), Solo: A Star Wars Story (2018), Highwaymen – L’ultima imboscata (2019), Midway (2019), Zombieland – Doppio colpo (2019) e Venom – La furia di Carnage (2021). Inoltre, ha continuato a lavorare per il piccolo schermo in serie come Will & Grace (2001), True Detective (2014) e The Freak Brothers (2021).

Nel 2023 è tornato sul piccolo schermo con White House Plumbers, una miniserie HBO dal tono satirico-politico in cui affianca Justin Theroux. Nel 2025 invece lo ha visto impegnato in Last Breath. Sempre nel 2025 torna alla saga di illusioni e furti con L’illusione perfetta – Now You See Me: Now You Don’t. 

2. È anche doppiatore, produttore e regista. L’attore non ha mai svolto solamente questa professione nel corso della sua carriera, ma anche sperimentato, ad esempio, il doppiaggio, prestando la propria voce per film come Free Jimmy (2006) e Free Birds – Tacchini in fuga (2013). In quanto produttore, invece, ha lavorato alla realizzazione del film Highwaymen – L’ultima imboscata (2019) e della serie True Detective (2014-2019). Nel 2025 ha partecipato al film animato Animal Farm, dove presta la voce a Boxer.

Negli ultimi anni si è impegnato molto anche come produttore: basti pensare a White House Plumbers, dove ha avuto un ruolo chiave dietro le quinte oltre che davanti alla macchina da presa. E benché dal 2017 non diriga un film (l’esperimento folle e riuscitissimo Lost in London), continua a essere coinvolto creativamente nei progetti a cui partecipa, contribuendo spesso allo sviluppo dei personaggi.

woody harrelson

Woody Harrelson in Hunger Games

3. Sono state introdotte delle accortezze. L’attore è notoriamente vegano e, quando viene mostrato Haymitch, il suo personaggio, intento a mangiare, egli è sempre inquadrato con dessert o verdure, oppure mentre beve. Ciò ha permesso all’attore di non dover venire meno alle sue regole etiche e allo stesso tempo di non dover rinunciare ad alcune scene importanti per la storia.

Woody Harrelson è Carnage in Venom

4. Non voleva doppiare il personaggio. Inizialmente Harrelson era riluttante a dare la voce a Carnage stesso, poiché era nervoso per come sarebbe stato percepito da fan e dai critici. L’attore aveva dunque suggerito al regista Andy Serkis, noto per i personaggi di Gollum e Cesare, di essere lui la voce della creatura, poiché particolarmente più esperto con questo tipo di personaggi. Serkis, tuttavia, era convinto che Harrelson avrebbe potuto svolgere un ottimo lavoro e lo spinse a sperimentare, convincendolo a dare lui voce a Carnage.

5. Ha personalmente curato il look del suo personaggio. Woody Harrelson ha avuto un grande potere decisionale circa il guardaroba del suo personaggio. Ha anche insistito sul fatto che i suoi capelli dovessero essere più realistici, poiché aveva particolarmente odiato la parrucca che gli era stata fatta indossare nella scena post-credits del primo film. Ai suoi occhi, infatti, questa risultava troppo stravagante e “un po’ amatoriale“.

Woody Harrelson e Matthew McConaughey: True Detective e non solo

6. Ha accolto True Detective con entusiasmo. Woody Harrelson e Matthew McConaughey sono molto più che due colleghi che hanno condiviso il successo della prima stagione di True Detective. La loro amicizia è diventata un elemento quasi leggendario di Hollywood. Negli ultimi anni hanno annunciato un ritorno insieme in una nuova serie comica per Apple TV, una sorta di “mockumentary familiare” che gioca sul loro rapporto, spesso descritto da loro stessi come quello tra due fratelli mancati. Ogni loro progetto condiviso attira immediatamente l’attenzione del pubblico, e non c’è da stupirsi: la loro chimica funziona sia sullo schermo che nella vita reale.

Quando gli è stato offerto il ruolo di Marty Hart, l’attore non ci ha pensato due volte ad accettare, sia perché sapeva come lavora la HBO, sia per il fatto che ci fosse il suo collega e grande amico Matthew McConaughey. I due, infatti, avevano già lavorato insieme in film EdTV e Surfer, Dude. Anche per True Detective i due si sono trovati in perfetta sintonia, costruendo insieme i loro rispettivi personaggi. Ancora oggi i fan lodano in particolare la chimica che c’è tra loro come una delle cose migliori della prima stagione.

woody harrelson

Woody Harrelson e il padre

7. Non ha saputo chi fosse veramente il padre fino all’adolescenza. Charles Harrelson, padre dell’attore, aveva abbandonato la famiglia quando Woody aveva appena sette anni. Tuttavia, cominciò a farsi un’idea di chi fosse suo padre a dodici anni, nel 1973, quando venne rivelato alla radio della sua condanna per l’omicidio di Sam Degelia. Woody scoprì così che il padre era un killer professionista. Ha voluto stabilire un rapporto con suo padre. Dopo l’accusa per l’omicidio del giudice John H. Wood nel 1981, l’attore decise di andare a trovare suo padre in carcere, ristabilendo un rapporto padre-figlio che andava oltre gli omicidi da lui commessi e presunti (si vociferava anche che potesse essere stato lui ad uccidere John F. Kennedy nell’attentato a Dallas). I due continuarono a frequentarsi anche dopo il suo tentativo di evasione di Charles nel 1995 e fino alla sua morte, sopraggiunta in carcere nel 2007.

Lo stile di vita di Woody Harrelson

8. Harrelson è noto per il suo stile di vita etico, per il suo attivismo e per un approccio alla vita che molti descriverebbero come spirituale e anti-convenzionale. Anche quando affronta ruoli cupi — come quelli in True Detective o Hunger Games — l’attore conserva una forte attenzione alla propria integrità personale. Negli ultimi anni, il suo rapporto con il pubblico è cresciuto ulteriormente attraverso interviste e apparizioni che lo mostrano sempre più consapevole, ironico e riflessivo.

Woody Harrelson: chi è sua moglie

9. È sposato e ha un divorzio alle spalle. Alla fine di giugno del 1985, l’attore si era sposato con Nancy Simon, figlia di Neil Simon. Sebbene i due si siano sposati in Messico più per gioco che per vero amore, alla fine rimasero legalmente sposati fino all’anno successivo, per poi, inevitabilmente, divorziare. Nel 1987, invece, ha conosciuto Laura Louie, allora sua assistente: i due sono insieme da quell’anno e si sono sposati nel 2008. Dall’unione con la sua attuale seconda moglie, sono nate tre figlie: Deni Montana (nata il 5 marzo 1994), Zoe Giordano (nata il 22 settembre 1996) e Makani Ravello (nata il 3 giugno 2006). Harrelson ha più volte dichiarato quanto la famiglia sia centrale nella sua vita, e questo equilibrio sembra riflettersi anche nella scelta dei suoi impegni professionali più recenti.

Woody Harrelson: età e altezza

10. Woody Harrelson è nato il 23 luglio del 1961 a Midland, nel Texas. La sua altezza complessiva corrisponde a 177 centimetri.

Fonti: IMDb, Collider, The Sun

Woody Harrelson villain in War of the Planet of the Apes

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Woody Harrelson, che vedremo a novembre in Hunger Games il Canto della Rivolta Parte 2, è entrato a far parte del cast di War of the Planet of the Apes, prossimo capitolo del franchise de Il pianeta delle scimmie.

Vi ricordiamo che War of the Planet of the Apes arriverà al cinema il 14 luglio 2017.

Questa la trama del film Apes Revolution Il Pianeta delle Scimmie: La crescente nazione delle scimmie guidata da Caesar è minacciata da una banda di umani sopravvissuti al devastante virus diffuso dieci anni prima. Raggiunta una fragile pace, essa sarà molto breve, ed entrambe le parti si troveranno sul’orlo di una guerra che deciderà quale sarà la specie dominante sulla Terra.

Andy Serkis ritorna nel ruolo di Caesar. Fanno parte del cast di Apes Revolution Il Pianeta delle Scimmie anche Jason Clarke (Zero Dark ThirtyPublic EnemiesThe Great Gatsby), Gary Oldman (The Dark Knight RisesThe Harry Potter film series), Keri Russell (The AmericansMission Impossible III), Toby Kebbell (The Prince of PersiaWrath of the TitansRock N Rolla), Kodi Smit-McPhee (Let Me InParaNorman), Enrique Murciano (TrafficBlack Hawk Down), Kirk Acevedo (The Thin Red Line) e Judy Greer (The DescendantsThree Kings13 Going on 30).

Woody Harrelson protagonista nel trailer di Campioni

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Woody Harrelson protagonista nel trailer di Campioni

Woody Harrelson è il protagonista dell’esilarante e commovente storia di un ex allenatore di basket di serie B che, dopo una serie di passi falsi, viene incaricato dal tribunale di gestire una squadra di giocatori con disabilità intellettive. Ben presto si rende conto che, nonostante i suoi dubbi, questa squadra può andare più lontano di quanto abbia mai immaginato.

Campioni è un film diretto da Bobby Farrelly, con Woody Harrelson e Ernie Hudson. Uscirà in sala il 31 maggio 2023 distribuito da Universal Pictures.

Woody Harrelson protagonista del nuovo film di Rob Reiner

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Woody Harrelson protagonista del nuovo film di Rob Reiner

Empire ci informa che Woody Harrelson e Rob Reiner potrebbe presto tornare a lavorare insieme. In attesa di vedere infatti il nuovo film del regista di Stand by Me e Misery non deve morire, il biografico LBJ basato sulla vita del Presidente Lyndon B. Johnson che sarà interpretato proprio da Harrelson, arriva la notizia che il duo potrebbe ritrovarsi di nuovo sul set per Shock and Awe.

La storia del film, che sarà sceneggiato nuovamente da Joey Hartstone (la mano dietro lo script di LBJ), ruoterà attorno ad un gruppo di giornalisti che devono rispondere a delle domande sul presunto possesso di armi di distruzione di massa da parte di Saddam Hussein, fatto che ha scatenato l’invasione dell’Iraq. Le riprese del film dovrebbero partire entro la fine del 2016.

Di recente abbiamo visto Woody Harrelson nelle nostre sale con Now You See Me 2, sequel della commedia in cui l’attore recita al fianco di Mark Ruffalo, Jesse Eisenberg, Morgan Freeman e Michael Caine. Prossimamente invece sarà il protagonista del western The Duel al fianco di Liam Hemsoworth, di War of the Planet of the Apes e di The Glass Castle al fianco del premio Oscar Brie Larson.

Fonte: Empire

Woody Harrelson protagonista del biopic diretto da Rob Reiner

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Woody Harrelson nuovo protagonista del biopic diretto da Rob Reiner sul presidente Lyndon Baines Johnson. Il progetto a cui Reiner lavora da anni (era il 1997 quando annunciava di essere impegnato nell’adattamento della biografia di un personaggio), sembra quindi finalmente vedere la luce. Originariamente sviluppato dai produttori Tim e Trevor White e sceneggiato da Joey Hartstone, l’attuale versione seguirà l’ascesa di Lyndon Baines Johnson alla Casa Bianca e gli sconvolgimenti politici che hanno seguito l’assassinio di John F. Kennedy e lo hanno improvvisamente catapultato dalla vice-presidenza alla Sala Ovale.

"SOS" Press Conference At The 2007 Tribeca Film Festival“Durante gli anni ’60 ero un hippy e Lyndon Johnson era il mio presidente”, afferma Reiner. “All’epoca è stato il bersaglio delle proteste dei giovani della mia generazione contro la guerra in Vietnam ma il tempo è passato e la mia visione della realtà politica è maturata. Ho iniziato a vedere Lyndon Johnson sotto una luce diversa. Era un uomo complesso, una combinazione di brillante istinto politico, forza bruta, ambizione e profonde insicurezze.
Il percorso della sua vita era a dir poco shakespeariano: da un povero paese del West Texas ai corridoi del potere a Washington, ha usato il suo acume politico per far approvare la legislazione più innovativa per i diritti civili del 20° secolo. E se non fosse stato per la guerra del Vietnam, credo che sarebbe passato alla storia come uno dei più grandi presidenti .”

Le riprese del film che vedrà Woody Harrelson nei panni del 36° presidente americano inizieranno questo settembre a New Orleans.

Fonte: Empireonline

Woody Harrelson per John Hillcoat in Triple Nine

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Woody Harrelson per John Hillcoat in Triple Nine

Abbiamo visto di recente Woody Harrelson nella bellissima serie True Detective, accanto a Matthew McConaughey, e nonostante la prorompente personalità del collega, Harrelson ha decisamente fatto il suo per rendere questa breve serie targata HBO un vero capolavoro del piccolo schermo. Adesso l’attore è entrato a far parte di un altro progetto importante, Triple Nine,film diretto da John Hillcoat (The Road).

Anche in questo caso, Harrelson interpreterà un detective, che sarà nel film lo zio del personaggio interpretato da Casey Affleck. I due attori si ritrovano dopo aver interpretato in Out of the Furnace di Scott Cooper due ruoli molto diversi.

Basato su una sceneggiatura scritta da Matt Cook, Triple Nine racconterà la storia di un gruppo di malviventi intenzionati a mettere in scena una rapina con lo scopo, in realtà, di uccidere un poliziotto, in modo da condurre la polizia lontano dalla scena del loro stesso crimine. Nel cast del film Christoph Waltz, Casey Affleck, Cate Blanchett, Kate Winslet, Aaron Paul, Teresa Palmer, Chiwetel Ejiofor, Woody Harrelson e Michael B. Jordan.

Fonte: CS

Woody Harrelson il villain di Out of furnace

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Il cast stellare di Scott Cooper (Crazy Heart) ha trovato il suo villain. Il ‘cattivo’ di Out of furnace sarà Woody Harrelson, e non Billy Bob Thornton come rivelato in precedenza,

Woody Harrelson e Sam Rockwell per il regista di In Bruges

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Woody Harrelson e Sam Rockwell tornano a lavorare con Martin McDonagh dopo 7 Psicopatici nel film Three Billboards Outside Ebbing, Missouri, che avrà come protagonista Frances McDormand.

Il nuovo lavoro del regista di In Bruges sarà finanziato da Film4 and Fox Searchlight, con lo studio che distribuirà il titolo a livello internazionale mentre nel Regno Unito sarà Channel 4 a detenere i diritti per la tv. Così come In Bruges e 7 PsicopaticiThree Billboards Outside Ebbing, Missouri sarà prodotto da Graham Broadbent e Peter Czernin della Blueprint Pictures, insieme allo stesso McDonagh.

Il film, le cui riprese inizieranno ad aprile in Nord Carolina, è basato sulla storia vera di una donna che si scaglia contro la polizia locale, incapace di trovare l’assassino della figlia. Con un cast del genere, non possiamo fare altro che attendere l’uscita nelle sale.

Fonte: The Hollywood Reporter

Woody Harrelson è Lyndon Johnson nel trailer di LBJ

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Woody Harrelson è Lyndon Johnson nel trailer di LBJ

Woody Harrelson è il protagonista del nuovo biopic su LBJ, dedicato a Lyndon Baines Johnson, l’ex presidente statunitense che prese il posto di John Fitzgerald Kennedy all’indomani del suo assassinio e affrontò i problemi scatenati dalla guerra del Vietnam.

Di seguito, il trailer diffuso sa Electric Entertainment:

Nel cast del film, diretto da Rob Reiner, compaiono anche Jennifer Jason Leigh, Richard Jenkins, Bill Pullman, Jeffrey Donovan Michael Stahl-David.

Reiner lavorava da anni sul progetto (era il 1997 quando annunciava di essere impegnato nell’adattamento della biografia di un personaggio). Originariamente sviluppato dai produttori Tim eTrevor White e sceneggiato da Joey Hartstone, l’attuale versione seguirà l’ascesa di Lyndon Baines Johnson alla Casa Bianca e gli sconvolgimenti politici che hanno seguito l’assassinio di John F. Kennedy e lo hanno improvvisamente catapultato dalla vice-presidenza alla Sala Ovale.

Il film sarà presentato al prossimo Festival di Toronto, con premiere mondiale prevista per il 3 novembre 2017.

Woody Harrelson e Liam Hemsworth insieme in un western

Harrelson HemsworthAnche se sono più abituati a condividere set cinematografici come il Distretto 12 dei film di Hunger Games, Woody Harrelson e Liam Hemsworth sembrano ora invece “diretti verso il vecchio West”: i due si confronteranno in un testa a testa in un prossimo film western intitolato By Way Of Helena.

La sceneggiatura è stata scritta da Matt Cook mentre Kieran Darcy-Smith dirigerà il film, il quale seguirà la storia di David (Hemsworth), un Texas Ranger del 1880 inviato a una città di frontiera isolata per investigare alcuni misteriosi omicidi.

Ma quando arriva, scopre che il luogo è nella morsa di ferro del predicatore locale Abraham (Harrelson), il quale non è troppo felice che il nuovo arrivato rovisti negli affari della sua città. Si può ragionevolmente supporre da questa sinossi che gli animi si scalderanno e che voleranno proiettili.

Woody Harrelson farà parte anche del cast del thriller Triple Nine e ha lavorato sulle scene di entrambe le Parti di Hunger Games il Canto della Rivolta. L’attore sembra inoltre legato al sequel di Now You See Me-I maghi del crimine.

Anche Liam Hemsworth sarà lui di nuovo in Hunger Games. In aggiunta a ciò, ricordiamo che l’attore apparirà nel thriller Cut Bank e ha in programma anche il film, ispirato al dramma di Aussie, The Dressmaker.

Fonte: Empire

Woody Harrelson e Laura Dern diretti da Craig Johnson in Wilson

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Woody Harrelson e Laura Dern diretti da Craig Johnson in Wilson

Secondo quanto riporta The Hollywood Reporter un adattamento cinematografico dell’acclamato graphic novel Wilson di Daniel Clowes è in preparazione presso la Fox Searchlight con a bordo Craig Johnson (The Skeleton Twins) come regista.

Woody Harrelson sarà l’omonimo personaggio misantropo del titolo, che fa un ultimo tentativo di riconquistare la  sua ex moglie tossicodipendente, che avrà il volto di Laura Dern. Clowes ha anche scritto la sceneggiatura per il film, che sarà prodotto da Alexander Payne, Sam Raimi e Josh Donen. La produzione inizierà a Minneapolis il mese prossimo.

Fonte: ComicBookMovie

Woody Allen: svelato il titolo del suo prossimo film

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Woody Allen: svelato il titolo del suo prossimo film

Lo scorso anno abbiamo avuto modo di vedere diverse foto dei protagonisti sul set del film, ma poco o nulla si sapeva davvero del prossimo progetto di Woody Allen che, come sappiamo da tempo, avrà come protagonisti Joaquin Phoenix e Emma Stone (che torna a lavorare con il regista dopo l’ultimo Magic in the Moonlight).

Ora, la Sony Pictures Classics ha annunciato che si occuperà della distribuzione del film in tutto il Nord America e ha svelato quello che sarà il titolo ufficiale della pellicola: Irrational Man.

I dettagli sulla trama, purtroppo, sono ancora scarsi: la storia dovrebbe riguardare un misterioso omicidio avvenuto all’interno di un college. Nel cast, oltre a Phoenix e alla Stone, ci saranno anche Jamie Blackley (Resta anche domani, Biancaneve e il cacciatore) e Parker Posey (Grace di Monaco). Al momento non sappiamo quando uscirà il film, ma è probabile che la pellicola venga rilasciata verso la fine dell’anno.

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Woody Allen: per la moglie, Soon-Yi, Mia Farrow sta rovinando il #Metoo

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Dopo essere rimasta silenziosa per anni sull’argomento, la moglie di Woody Allen, Soon-Yi, ha commentato pubblicamente della controversia che sta interessando il marito, accusato da Mia Farrow (ex moglie di Woody Allen e madre adottiva della stessa Soon-Yi) di anni di abusi, soffermandosi anche su quanto il movimento #MeToo venga male utilizzato. Allen è stato al centro di denunce di abusi sessuali ai danni di sua figlia adottiva, Dylan Farrow, e Soon-Yi ha deciso finalmente di raccontare la sua versione della storia.

Nel 1992, Dylan Farrow, che all’epoca aveva sette anni, accusò Allen di averla sessualmente abusata. Da all’ora c’è stata una confusa battaglia in salita, con Allen che non è mai stato ufficialmente imputato di alcun crimine e la questione che è diventata poi di nuovo calda a seguito della nascita del movimento #MeToo alla fine del 2017. Ora, dopo Mia, Dylan e persino Ronan Farrow, fratello di Dylan, che ha parlato in modo significativo del movimento #MeToo, così come della relazione di sua sorella con Allen, in pubblicazioni di prestigio quali The New York Times e The LA TimesSoon-Yi ha parlato pubblicamente della controversia. Di solito silenziosa spettatrice, Soon-Yi ha mostrato un angolazione profondamente differente della situazione, rivelando che non solo le accuse contro Allen non sono fondate, ma che Mia Farrow era violenta contro di lei, da bambina.

A Rainy Day in New York, il film di Woody Allen è stato cancellato

Soon-Yi ha parlato con Vulture allo scopo di offrire una nuova prospettiva sulla questione, oltre ad accendere un riflettore sulla sua relazione personale con Mia Farrow. Dopo essere stata adottata dalla Farrow e André Previn, all’epoca marito di lei, Soon-Yi ha rivelato che l’attrice era violenta sin dall’inizio; dichiarando che la Farrow non solo faceva favoritismi con i suoi altri figli (lei e Previn hanno avuto tre figli biologici e due adottati ai tempi in cui venne adottata anche Soon-Yi nel 1978), ma che abusava fisicamente di lei picchiandola con dei blocchi di legno mentre le insegnava a parlare inglese, che la teneva sottosopra per i piedi, che la schiaffeggiava e le rivolgeva appellativi offensivi. Soon-Yi ha aggiunto che il fratello, Moses Farrow, un altro dei bimbi adottati dall’attrice, si riferì alla genitorialità di Mia come a una “rottura totale dello spirito“.

Soon-Yi ha spiegato che non ha mai visto i benefici di dichiarazioni pubbliche in merito al comportamento della sua madre adottiva, mentre cresceva, ma ha poi rivelato che le accuse contro il marito Woody Allen l’hanno convinta a rivedere la sua posizione. Ha spiegato a Vulture durante la sua intervista “quello che sta accadendo a Woody è così sconvolgente, così ingiusto” e che Mia “ha approfittato del movimento #MeToo e ha esposto Dylan come una vittima. E un’intera nuova generazione sta ascoltando queste storie che non dovrebbe ascoltare.” In risposta, Dylan Farrow ha rilasciato un comunicato ufficiale sul suo account Twitter personale, rivelando che le dichiarazioni di Soon-Yi su sua madre non sono corrette.

Come ogni controversia o scandalo, ci sono due versioni della storia. In questo caso, le accuse contro Woody Allen sono state soprattutto unilaterali. A questo punto, oltre ogni possibile verità sulla questione delle molestie, il resoconto di Soon-Yi sui comportamenti della Farrow, quando era bambina, gettano una luce nuova e una prospettiva differente su tutta la vicenda. Potrebbe anche essere impossibile sapere con certezza quali informazioni sono abbellite e quali no, ma è ovvio che anche la posizione di Soon-Yi deve essere ascoltata.

Fonte: VultureTHR, Twitter

Woody Allen: la commedia come analisi ironica della società moderna

Trasporre le proprie angosce interiori, ridicolizzare i valori materiali e carnali dell’ipocrita società moderna, questo, e altro, è il Cinema del Re della commedia Woody Allen, instancabile regista che sforna film interessanti con un vigore creativo invidiabile unico. Ben 45 sono i lungometraggi da lui diretti a partire dal lontano 1966 e per un arzillo settantasettenne che non ha la minima intenzione di smettere può anche trattarsi di modo per esorcizzare la sua ingombrante paura di invecchiare che ormai lo perseguita, per sua stessa ammissione, da quando ha varcato la mezza età.

Woody Allen nasce il 1º dicembre 1935 a Brooklyn (New York) con il nome di Allan Stewart Königsberg, in una famiglia di origini europee, di modesta condizione sociale e di religione ebraica, tutti elementi che tratterà spesso nei suoi film, in modo diretto e indiretto, ma sempre con grande autoironia. A tre anni ha il suo primo contatto col cinema, quando la madre lo porta al cinema per vedere Biancaneve e i sette nani (1937), film che affascina e segna indelebilmente il piccolo Woody. Da allora, frequenta sovente le sale cinematografiche e ha rivelato che da ragazzo il suo film preferito era La fiamma del peccato (1944) di Billy Wilder. Poco interessato allo studio (per la disperazione dei genitori), è un appassionatissimo scrittore di gag e barzellette, che spedisce ai giornalisti umoristici Walter Winchell e Earl Wilson. Le riviste, entusiaste del materiale ricevuto, decidono di contattare l’autore e di trovargli un agente, David O. Alber, che inizia a far pubblicare gli scritti di Allen su diversi giornali pagandolo 25 dollari alla settimana.

Nel 1952, all’età di diciassette anni, assume lo pseudonimo di Woody Allen, in onore del celebre clarinettista jazz Woody Herman, e scrive battute per colossi dello spettacolo come Ed Sullivan e Sid Caesar. Due anni dopo, nel 1954, viene assunto dalla rete televisiva nazionale ABC, della quale diventa l’autore di punta, scrivendo per celebri programmi come il The Ed Sullivan Show e The Tonight Show.

Tra fallimenti negli studi universitari (i genitori insistevano affinché si laureasse, ma non ci riuscì) e sentimentali (ventenne aveva già due divorzi alle spalle), tra gli anni ’50-’60 Allen scrive sceneggiature di grande successo per Tv e teatro, guadagnando anche discretamente.

Nel 1965 firma la sua prima sceneggiatura cinematografica: Ciao Pussycat, diretto da Clive Donner, nel quale appare in un ruolo minore accanto a Peter Sellers, Peter O’Toole, Romy Schneider, Capucine ed Ursula Andress. Nel 1966 realizza il suo primo lungometraggio, Che fai, rubi? E’ l’inizio di un’epoca per il cinema americano e mondiale.

I primi film di Woody Allen sono commedie ironiche, divertenti, stravaganti, talvolta sgangherate, spesso parodie di film famosi, di successo. Riprova di ciò è proprio il film che segna il suo esordio come regista: Che fai rubi? Edizione americana del film giapponese Kizino Kizi (La chiave delle chiavi), trasformata nella storia di due bande rivali che danno una frenetica caccia a una ricetta di insalata. Avventura alla James Bond parodiata da Woody Allen, girata in Giappone con tutti attori nipponici.

Anche il secondo film prosegue sul tema della refurtiva: Prendi i soldi e scappa (1969). Un tipetto timido di Baltimora, interpretato dallo stesso Woody Allen, cerca di vincere il suo complesso di inferiorità con una carriera di criminale. Ma non ne ha la vocazione e da vita a una serie di buffe gag.

Il terzo film, Il dittatore dello stato libero di Bananas (1971), si dedica invece alla parodia delle dittature militari latinoamericane. Il lungometraggio ha diverse debolezze, ma offre una simpatica e gradevole storia buffa e spensierata.

Tra i film che ebbero maggiore successo nella prima fase della sua carriera, troviamo il quarto Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso ma non avete mai osato chiedere, del 1972. Qui Woody Allen da’ sfogo ad ansie e dubbi interiori relativi al sesso, ponendosi vari quesiti sottoforma di sei episodi molto originali. Affronta tabù e temi vari, senza mai scadere nella volgarità,pur parlando sempre ed esplicitamente di sesso. Alcune scene hanno fatto epoca, come quella che lo ritrae, nell’ultimo episodio, mascherato da spermatozoo. Seguono Il dormiglione (1973) e Amore e guerra (1975).

Woody Allen: la commedia come analisi ironica della società moderna

Intervallati dall’inusuale drammatico Interiors (1978), arrivano alla fine degli anni ’70 i film della svolta. Arrivano infatti Io e Annie e Manhattan. Le pellicole consolidano le collaborazioni con Diane Keaton, con la quale ebbe una relazione e che è stata protagonista dei cinque film successivi del regista.

Io e Annie è palesemente autobiografico. Narra i difficili rapporti di un attore comico ebreo (Alwy, interpretato dallo stesso Woody Allen) newyorkese con Annie Hall, la ragazza di cui si è innamorato. I due si frequentano e si amano per un certo periodo. Poi, dopo un viaggio in California, decidono, seppur a malincuore, di lasciarsi. Ma Alwy fa fatica a dimenticarla. Il film vinse ben quattro premi Oscar. Poi arrivò Manhattan, che può essere considerato la sua prima critica sociale di un certo spessore contro la società moderna. La commedia, che pecca di staticità e lentezza, è di fatti una critica all’America di fine anni ’70, eccessivamente alle prese con dei canoni e dei valori da sconfessare e smontare, su tutti l’istituzione del matrimonio. Woody Allen dipinge una società frenetica, insicura, la deride e la schernisce, ridicolizza i personaggi principali, il loro affannarsi ad essere moderni e anticonformisti a tutti i costi. La più normale finisce per essere la giovanissima Tracy, che avrebbe tutte le giustificazioni per essere stravagante e invece è la più posata tra i protagonisti.

Seguiranno i meno noti Stardust Memories (1980) e Una commedia sexy in una notte di mezza estate (1982). Quest’ultimo segnerà l’inizio della lunga collaborazione con Mia Farrow, che sarà sua moglie per diversi anni. Arrivano poi i pittoreschi Zelig (1983) e Broadway Danny Rose (1984). Il primo ironizza il conformismo, il secondo il cinismo del mondo dello spettacolo. Con Hannah e le sue sorelle, Woody Allen torna a parlare del suo rapporto con le donne, incarnato dall’insicuro Mickey alle prese con Hannah (Farrow) e le due sue sorelle (Wiest e Hershey). Torna poi alla fantasia, con la commedia romantica La rosa purpurea del Cairo (1985), seguito da una serie di film di minore successo: il difficile drammatico Settembre (1987), l’autobiografico Radio days (1987) e Un’altra donna (1988).

Ben riuscito e sofisticato è invece Crimini e misfatti (1989), nel quale Woody Allen recita con  Martin Landau e Mia Farrow, e nel quale rappresenta una commedia che sconfina nel dramma prima e nel giallo poi. Nella società cinica in cui viviamo, Woody Allen sembra volerci dire che “il delitto paga” e resta impunito. Questo resterà tra i film più originali e riusciti del regista newyorkese, il quale negli anni successivi, come vedremo, riprenderà i temi che hanno caratterizzato il suo cinema fino ad allora: rapporti disastrosi con le donne, ansie, cinismo del mondo moderno, tradimenti, dubbi religiosi, ridicolo anticonformismo. Il canovaccio di questa pellicola sarà anch’esso ripreso anni dopo, con Match Point.

Gli anni ’80 si concluderanno con New York stories (1989), mentre negli anni ’90 arrivano una serie di film (uno all’anno) che però non lasciano particolarmente il segno: Alice (1990), Ombre e nebbia (1991), Mariti e mogli (1992, che segna anche la fine della lunga collaborazione con la Farrow), Misterioso omicidio a Manhattan (1993, che di contro, segna il ritorno della Keaton), Pallottole su Broadway (1994), La dea dell’amore (1995) e Tutti dicono I love you (1996). Più complesso e originale è invece Harry a pezzi (1997). Se è vero che anche in questo film Woody Allen ironizza sull’amore e sull’amicizia, ma soprattutto sul sesso e sui tradimenti, lo fa attraverso una storia dinamica e divertente, come se Woody Allen volesse dire al pubblico che il suo brio e la sua originalità non si sono di certo assopiti, così come la sua voglia di mettere in gioco le proprie idee, i suoi disastri sentimentali, i suoi atteggiamenti buffi. Tra una gag e l’altra, intrecci esilaranti, disastri amorosi vari, rapporti sessuali occasionali, il film procede piacevolmente, in una sorta di psico-analisi per Woody Allen, in chiave ovviamente autoironica. Harry a pezzi è stato uno dei candidati al premio Oscar 1998 per la migliore sceneggiatura originale, dopo essere stato anche presentato fuori concorso al Festival di Venezia il 26 agosto 1997.

Gli anni ’90 si chiuderanno con Celebrity (1998) e Accordi e disaccordi dell’anno successivo con Sean Penn, film dedicato agli artisti stravaganti jazz (il suo genere musicale preferito) degli anni ’30. Il Terzo millennio si apre con una serie di film non esaltanti ma che comunque inglobano spunti di buon cinema: Criminali da strapazzo (2000), La maledizione dello scorpione di giada (2001), Hollywood Ending (2002), Anything Else (2003), Melinda e Melinda (2004). Nel 2005 arriva Match Point, che riprende il costrutto di Crimini e misfatti: una commedia sentimentale che si complica al punto di sfociare nel dramma e infine nel giallo irrisolto. Il film segna il ritorno alla creatività per Woody Allen, con un lungometraggio che lascia il segno e che rimane impresso nella mente dello spettatore. Macth Point resta per lui uno spartiacque degli anni 2000, poiché nella seconda metà del decennio tornerà ai soliti temi, con film dai buoni spunti ma anche vuoti nella sceneggiatura. Continua nella sua consueta prolificità: Scoop (2006), Sogni e delitti (2008), Vicky Cristina Barcelona (2008), Whatever Works – Basta che funzioni (2009), Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni (2010).

Escludendo i film da lui stesso diretti, Woody Allen ha anche partecipato come semplice attore in diversi lungometraggi: il primo e forse più famoso è Provaci ancora Sam (1972), commedia con riferimenti parodistici a Casablanca. Poi arrivarono: Il prestanome (1976), film sul Maccartismo; Re Lear (1987), drammatico-fantastico poco riuscito; Storie di amori e infedeltà (1991), commedia tipicamente alleniana; Gli imbroglioni (1999); gli irriverenti Una spia per caso (2000) e Ho fatto solo a pezzi mia moglie (2001).

E adesso? Neanche a dirlo, il buon Woody Allen sta girando un altro film, Nero Fiddled, che dovrebbe uscire l’anno venturo. Girato a Roma, oltre ad Alec Baldwin, Penelope Cruz, Ellen Page, Jesse Eisenberg, e lo stesso Allen, vede anche la collaborazione degli italiani Riccardo Scamarcio, Isabella Ferrari, Sergio Rubini, Ornella Muti, Massimo Ghini, Antonio Albanese, Alessandra Mastronardi, Alessandro Tiberi e Flavio Parenti. Con un cameo pure per Roberto Benigni, il quale, secondo quanto ha fatto trapelare in un’intervista al Tg3, vestirà i panni di Leopoldo, un tranquillo impiegato dalla vita ordinaria che verrà scambiato per un celebre attore. Per gli impazienti però, niente paura. Il regista americano sta per tornare sugli schermi il prossimo 2 dicembre con una delicata commedia sentimentale: Midnight in Paris, ambientata nella città romantica per antonomasia. Insomma, Allen non ha proprio alcuna intenzione di smettere. Fortunatamente, aggiungiamo noi.