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La città incantata: Hayao Miyazaki rivela finalmente la vera identità di Senza Volto

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Nel 2001, il panorama degli anime è cambiato per sempre con l’uscita del capolavoro di Hayao Miyazaki, La città incantata (leggi qui la recensione). Ancora oggi, il film rimane uno dei più grandi e importanti di tutti i tempi del settore. Nel corso degli anni sono poi emersi nuovi dettagli su questa epica fantasia, ma alcune domande sono rimaste senza risposta. Ma grazie allo stesso Miyazaki, abbiamo finalmente scoperto un dettaglio fondamentale sull’iconico Senza Volto, tra i personaggi più iconici nati dalla sua fantasia.

La confessione arriva dal Friday Road Show della Nippon Television, un programma televisivo trasmesso regolarmente in Giappone. È stato proprio lì che è andata in onda una versione speciale de La città incantata dopo Capodanno, e il programma stesso ha condiviso un commento di Miyazaki sull’identità di Senza Volto. “Ci sono molte persone senza volto intorno a voi… Credo che ovunque ci siano persone che si aggrappano agli altri ma non hanno un proprio senso di sé”, ha affermato Miyazaki.

Senza Volto è proprio come noi e questo rende il personaggio ancor più potente

Per anni, sin dall’uscita di La città incantata, le teorie sull’identità di Senza Volto sono state numerose. Il personaggio è ormai parte iconica del mito dello Studio Ghibli e la sua fama è cresciuta sempre di più nell’ultimo decennio. Il volto inespressivo e la figura inquietante del personaggio hanno dato vita a innumerevoli teorie cospirative. Il design è abbastanza semplice da assumere le caratteristiche di chi lo circonda, dato che è letteralmente trasparente, e il film chiarisce che il personaggio ama poche cose più dell’adorazione.

Dopo aver ricevuto un banchetto e delle lodi, Senza Volto abbraccia la sua presunzione prima che Chihiro lo riporti alla realtà. La città incantata lo mostra poi intento a seguire Chihiro mentre impara dalla ragazzina, per poi concludere il film al fianco di Zeniba. Per anni, il mistero che circonda Senza Volto ha tenuto i fan dello Studio Ghibli con il fiato sospeso, ma il commento riemerso di Miyazaki dovrebbe porre fine a tutte le speculazioni. In fin dei conti, il personaggio non è un dio. È proprio come noi, e alla fine è questo che rende più potente il significato di questo iconico personaggio e ciò che dice di noi.

LEGGI ANCHE: La città incantata: quello che forse non sai sul film di Hayao Miyazaki

La città incantata al cinema 25-26-27 giugno: Trailer

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La città incantata al cinema 25-26-27 giugno: Trailer

Il maestro dell’animazione Hayao Miyazaki torna al cinema con il capolavoro che gli ha assicurato il Premio Oscar come Miglior Film d’Animazione e l’Orso d’oro al Festival di Berlino: La città incantataIl film sarà nelle sale solo i giorni 25-26-27 giugno, distribuito da Lucky Red.

Biglietti prenotabili su http://www.studioghibli.it/

 SINOSSI

La città incantataChihiro è una ragazzina di dieci anni, capricciosa e testarda, convinta che l’intero universo debba sottostare ai suoi capricci. Quando i suoi genitori, Akio e Yugo, le dicono che devono cambiare casa, la bambina va su tutte le furie e non fa nulla per nascondere la sua rabbia.

Abbandonando per sempre la vecchia casa, Chihiro si aggrappa al ricordo dei suoi amici e di un mazzo di fiori, ultime tracce della sua vecchia vita. Arrivati in fondo ad una misteriosa strada senza uscita, Chihiro ed i suoi genitori si trovano davanti ad un immenso edificio rosso sulla cui facciata si apre una galleria senza fine che somiglia ad una gigantesca bocca. Con una certa riluttanza, Chihiro segue i genitori nel tunnel.

Il tunnel li conduce ad una città fantasma, dove li aspetta un sontuoso banchetto. Akio e Yugo si gettano famelici sul cibo e vengono trasformati in maiali sotto gli occhi della figlia. Sono scivolati in un mondo abitato da antiche divinità e esseri magici, governato da una strega malvagia, l’arpia Yubaba.

Yubaba spiega a Chihiro che i nuovi arrivati vengono trasformati in animali prima di essere uccisi e mangiati. Coloro che riescono a sfuggire a questo tragico destino saranno condannati all’annientamento, quando verrà dimostrato che non servono a nulla.

Per sua fortuna, Chihiro trova un alleato nell’enigmatico Haku. Per ritardare il più possibile il terribile giorno della resa dei conti e sopravvivere in un mondo strano e pericoloso, Chichiro dovrà rendersi utile e quindi lavorare. E così la ragazzina rinuncerà alla sua pigrizia, alla sua umanità, alla sua ragione, ai suoi ricordi e addirittura al suo nome…

La città incantata al cinema 25-26-27 Giugno

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La città incantata al cinema 25-26-27 Giugno

La città incantataIl maestro dell’animazione Hayao Miyazaki torna al cinema con il capolavoro Premio Oscar come Miglior Film d’Animazione (2003) eOrso d’oro al Festival di Berlino (2002): LA CITTÀ INCANTATA.

Il film sarà nelle sale solo i giorni 25-26-27 giugno distribuito da Lucky Red.

Biglietti prenotabili su http://www.studioghibli.it/

Chihiro è una ragazzina di dieci anni, capricciosa e testarda, convinta che l’intero universo debba sottostare ai suoi capricci. Quando i suoi genitori, Akio e Yugo, le dicono che devono cambiare casa, la bambina va su tutte le furie e non fa nulla per nascondere la sua rabbia.

Abbandonando per sempre la vecchia casa, Chihiro si aggrappa al ricordo dei suoi amici e di un mazzo di fiori, ultime tracce della sua vecchia vita. Arrivati in fondo ad una misteriosa strada senza uscita, Chihiro ed i suoi genitori si trovano davanti ad un immenso edificio rosso sulla cui facciata si apre una galleria senza fine che somiglia ad una gigantesca bocca. Con una certa riluttanza, Chihiro segue i genitori nel tunnel.

Il tunnel li conduce ad una città fantasma, dove li aspetta un sontuoso banchetto. Akio e Yugo si gettano famelici sul cibo e vengono trasformati in maiali sotto gli occhi della figlia. Sono scivolati in un mondo abitato da antiche divinità e esseri magici, governato da una strega malvagia, l’arpia Yubaba.

Yubaba spiega a Chihiro che i nuovi arrivati vengono trasformati in animali prima di essere uccisi e mangiati. Coloro che riescono a sfuggire a questo tragico destino saranno condannati all’annientamento, quando verrà dimostrato che non servono a nulla.

Per sua fortuna, Chihiro trova un alleato nell’enigmatico Haku. Per ritardare il più possibile il terribile giorno della resa dei conti e sopravvivere in un mondo strano e pericoloso, Chichiro dovrà rendersi utile e quindi lavorare. E così la ragazzina rinuncerà alla sua pigrizia, alla sua umanità, alla sua ragione, ai suoi ricordi e addirittura al suo nome…

La città Ideale: recensione del film di Luigi Lo Cascio

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La città Ideale: recensione del film di Luigi Lo Cascio

Presentato alla 27° settimana Internazionale della Critica, La città ideale segna l’esordio alla regia di Luigi Lo Cascio, qui anche autore del soggetto e della sceneggiatura. In La città ideale Ecologista convinto, l’architetto Michele Grassadonia (Luigi Lo Cascio) ha lasciato da 20 anni Palermo per andare a vivere in Toscana, in quella che egli reputa sopra tutte la città ideale: Siena. Mal visto dai colleghi per le sue manie ambientaliste, vive da solo in un asettico appartamento in cui ha rinunciato all’elettricità e all’acqua corrente, facendo ricorso all’acqua piovana e agli ingegnosi macchinari creati da un suo amico.

In una notte di tempesta tampona una sagoma dai contorni indefiniti e va a sbattere contro un’auto parcheggiata. Più avanti, passa accanto ad un corpo sdraiato sul bordo della strada: dopo le prime perplessità, Michele torna indietro e chiama i soccorsi. Viene interrogato dalla polizia, la quale però si accorge dell’auto ammaccata e, confusa dalle spiegazioni di Michele, si convince della sua colpevolezza. Da “angelo custode” Grassadonia diviene il primo indagato per l’omicidio colposo del Dott. Sansoni, potente notabile della città.

La città Ideale, il film

Immerso in atmosfere noir di chiara derivazione kafkiana e condito dalle efficaci musiche di Andrea Rocca, La città ideale è un film dalla struttura solida, in cui le relazioni tra i personaggi si instaurano anzitutto attraverso un attento gioco degli sguardi e dei gesti. L’attenzione per il dettaglio riproduce a livello registico-formale ciò che il protagonista insegue nella sua vita quotidiana: la perfezione e la purezza degli ideali, perseguiti con un’insistenza eccessiva che – agli occhi della società – sfocia nel ridicolo. Ecco allora che la fede ecologista di Michele si pone come barriera e primo motivo di un’emarginazione che diventerà completa nel corso delle indagini.

Lo Cascio firma un più che discreto giallo dai contorni umoristici, in cui la ricerca spasmodica della verità e la sua (non) trasmissibilità al mondo esterno sembrano a poco a poco soffocare il protagonista per condurlo all’interno di una trappola da cui sarà sempre più difficile liberarsi. A questo proposito, l’universo macabro che la bella artista affittuaria (Catrinel Marlon al suo debutto) riproduce nei suoi studi sulla cattura, non è da considerarsi pura e semplice digressione, bensì come un richiamo traslato e simbolico alla gabbia di parole che – come un’enorme tela di ragno – lo stesso Michele ha inconsapevolmente costruito attorno a sé.

Interessante notare come la rincorsa verso la verità qui diventi il tramite per una ricerca che il protagonista fa su di sé, costretto dagli eventi a confrontarsi con le proprie manie giornaliere e, al tempo stesso, a mettere insieme i pezzi sbiaditi di un puzzle cui l’episodio dello stalliere distratto (Roberto Herlitzka) sembra per un attimo dare una forma più precisa.

La città ideale :Luigi Lo Cascio e l’esordio alla regia

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la citta ideale luigi lo cascioStamattina alla Casa del Cinema di Roma è stato presentato alla stampa La città ideale, esordio alla regia di Luigi Lo Cascio. Con lui in sala era presente la protagonista

La città che aveva paura: il trailer con il killer incappucciato!

Spesso, al giorno d’oggi, molti registi si prodigano nel riproporre remake più o meno riusciti di vecchi franchise horror (vedi Halloween, le svariate pellicole sugli zombie di George Romero e cosi via…), cercando di infondere nuova linfa vitale in personaggi amati dai cinefili, dai serial killer più efferati e inafferrabili, a presenze demoniache sparpagliate in ogni angolo buio.

Ciò è quanto accaduto a The town that dreaden sundown, conosciuto in Italia come La città che aveva paura, film horror del 1976, diretto da Charles B. Pierce. Il suo remake (intitolato allo stesso modo) è diretto da Alfonso Gomez-Rejon (che ha lavorato con Ryan Murphy in American horror story) e più che un vero e proprio remake, pare essere un sequel abbastanza tardivo.

Il film originale fu ambientato negli anni ’40, poco dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, narrava gli efferati omicidi di un serial killer con il volto coperto da un cappuccio di tela, nella piccola città di Texarcana; Ben Johnson e Andrew Prine gli sceriffi incaricati alla cattura dell’assassino! Piccola particolarità: la serie di omicidi erano basati su alcune uccisioni realmente accadute. Un horror talmente crudo che, all’epoca, venne accompagnato da una sensibile campagna di censura per la presenza di alcune sequenze molto cruente. Ma gustiamoci il trailer di questo gioiellino horror degli anni ’70!

http://youtu.be/JOTOxk1naC4

In questo sequel (che, tuttavia, strizza un pò l’occhio al remake), Gomez-Rejon narra le vicende 66 anni dopo, con nuovi omicidi. Si tratta dello stesso seriel killer di un tempo? O c’è qualcun altro al suo posto? Oppure si tratta incredibilmente di un fantasma? Per qualcuno è davvero impossibile uccidere l’uomo nero…
Ed ecco anche il trailer del nuovo La città che aveva paura!

Addison Timlin, Gary Cole e Spencer Treat Clark compongono il cast, che comprende anche veterani dell’orrore del calibro di Joshua Leonard (The Blair witch project) e Veronica Cartwright (Alien). Il film invaderà le sale nel periodo precedente ad Halloween, ma sarà proiettato al Fantastic Fest di Austin la prossima settimana e al London Film Festival il prossimo 14 ottobre.

Fonte: Empireonline.com

La ciociara: tutto quello che c’è da sapere sul film con Sophia Loren

Uno dei film italiani più celebri di sempre è La ciociara, il capolavoro diretto dal maestro del neorelismo Vittorio De Sica (Ladri di biciclette, Umberto D.) e sceneggiato dal fidato Cesare Zavattini, altro illustre nome del neorealismo. Il film non rientra più in quel movimento artistico, spentosi nel suo senso più puro intorno ai primi anni Cinquanta, ma offre ugualmente uno spaccato sincero e brutale di vicende verificatesi negli anni in cui l’Italia era uno dei principali luoghi dove si decidevano le sorti della Seconda guerra mondiale. Tra dramma e documento storico, La ciociara si è dunque affermato come un titolo imprescindibile.

Distribuito al cinema sul finire del 1960 e presentato poi in concorso al Festival di Cannes nel 1961, il film si è affermato come un grande successo cinematografico, da cui sono scaturiti numerosi dibattiti di natura artistica. In particolare, però, il film è ricordato per l’interpretazione di Sophia Loren, protagonista assoluta che si è con La ciociara consacrata a livello internazionale come una delle interpreti più apprezzate in assoluto. Negli anni la fama del film non è poi mai venuta meno e ancora oggi è tra i più citati, omaggiati e studiati titoli della storia del cinema italiano.

La ciociara è dunque uno di quei film che ogni appassionato di cinema deve aver visto almeno una volta nella vita e che ad ogni visione svela nuovi affascinanti aspetti di sé, dalla ricostruzione storica ai sentimenti messi in gioco, dal dolore alle speranze di un popolo ferito ma non sconfitto. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al libro e al cast di attori. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

La ciociara: la trama e il cast del film

Ambientato nell’estate del 1943, il film ha per protagonista Cesira, una giovane vedova che vive a Roma insieme alla figlia dodicenne Rosetta. Per sfuggire ai bombardamenti della Seconda guerra mondiale, le due intraprendono una fuga che le porta a Sant’Eufemia, paese di origine di Cesira. Quando l’arrivo degli Alleati fa emergere la speranza di veder terminare la guerra, madre e figlia decideranno di tornare a Roma per riprendere la loro vita di sempre. Lungo il tragitto, però, vengono assalite e violentate da un gruppo di soldati nordafricani dell’esercito francese. Per loro è l’inizio di un trauma che ben si rispecchia con quello che il paese sta attraversando.

Originariamente, ad interpretare Cesira doveva esserci la celebre Anna Magnani, mentre la Loren avrebbe dovuto ricoprire il ruolo di Rosetta. La Magnani, tuttavia, rifiutò la parte per via della marcata differenza fisica tra lei e la Loren, alla quale dunque fu affidato il ruolo della protagonista, che venne trasformata pertanto dall’essere una cinquantenne all’essere una donna più giovane. Per la sua interpretazione, come noto, la Loren, che all’epoca aveva 25 anni, vincerà poi il premio Oscar come miglior attrice. Fu la prima volta che tale premio veniva assegnato per un’interpretazione non in lingua inglese.

Ad interpretare Rosetta si ritrova invece Eleonora Brown. Poiché al momento delle riprese quest’ultima aveva solo 11 anni, non le fu detto apertamente che il film prevedeva uno stupro e la scena venne descritta solamente come un momento di violenza a suon di percosse. Inoltre, per far sì che l’attrice piangesse nei momenti più drammatici del film, De Sica arrivò a raccontarle che i suoi genitori erano morti in un incidente d’auto. Nel ruolo di Michele, l’intellettuale antifascista di cui Cesira si innamora si ritrova invece l’attore Jean-Paul Belmondo, interprete iconico della Nouvelle Vague francese. Recita poi nel film anche l’attore Carlo Ninchi nei panni di Filippo, padre di Michele.

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La ciociara: il libro di Alberto Moravia

Il film La ciociara è l’adattamento dell’omonimo romanzo scritto da Alberto Moravia e pubblicato nel 1957. Il romanzo (e, quindi, anche il film) è basato su fatti realmente accaduti di stupri di massa da parte dei Gourmiers marocchini nella regione della Ciociaria dopo la battaglia di Montecassino nella seconda guerra mondiale. Montecassino fu conquistata dagli Alleati il 18 maggio 1944 e la notte successiva migliaia di Goumier e altre truppe coloniali perlustrarono le colline che circondavano i paesi della Ciociaria. Oltre 60.000 donne, di età compresa tra gli 11 e gli 86 anni, hanno subito violenze quando i vari paesi sono passati sotto il controllo dei Goumier. Uomini civili, che hanno cercato di proteggere le loro mogli e figlie, sono stati assassinati.

La ciociara: il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di La ciociara grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Google Play, Apple iTunes, Rai Play e Amazon Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di martedì 22 novembre alle ore 21:10 sul canale Rai Movie.

Fonte: IMDb

La ciociara: omaggio al romanzo e al classico di Vittorio De Sica

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la ciociara Al romanzo La ciociara, uno fra i titoli più celebri del grande scrittore romano Alberto Moravia, e all’omonimo classico del cinema diretto nel 1960 dal maestro del neorealismo Vittorio De Sica e interpretato da un’indimenticabile Sophia Loren, sarà dedicato il Convegno Internazionale dal titolo Alberto Moravia e La ciociara. Letteratura. Storia. Cinema, in programma per il 9 maggio a Fondi, in provincia di Latina, esattamente nei luoghi ritratti prima nel libro di Moravia e poi nel film di De Sica. Il Convegno, giunto quest’anno alla sua quarta edizione e realizzato grazie al fondamentale contributo del Comune di Fondi – Assessorato alla Cultura e alle Politiche della Scuola, costituirà un’occasione per celebrare anche il capolavoro di Vittorio De Sica, che nel 1961 raccolse le lodi della critica mondiale, fu premiato con il Golden Globe come miglior film in lingua straniera e fece conquistare a Sophia Loren il premio Oscar, il BAFTA Award e il premio per la miglior interpretazione femminile al Festival di Cannes. Ospiti speciali del Convegno saranno infatti l’attrice italo-americana Eleonora Brown, co-protagonista de La ciociara nel ruolo della giovanissima Rosetta, la figlia adolescente di Cesira, accanto a Sophia Loren e Jean-Paul Belmondo; e Manuel De Sica, figlio di Vittorio, compositore delle musiche de Il giardino dei Finzi Contini e autore delle colonne sonore di numerosissimi altri film per registi quali Dino Risi, Claude Chabrol, Steno, Luigi Comencini e Carlo Verdone, nonché vincitore del David di Donatello per il film Celluloide di Carlo Lizzani.

la ciociara evento posterIl Convegno, in programma dalle ore 10.00 alle ore 17.00 presso Palazzo Caetani, a Fondi, è ideato e organizzato dal professor Angelo Fàvaro e realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Roma “Tor Vergata”, con il Clici – Centro di Lingua e Cultura Italiana della medesima Università, con l’Associazione Fondo Alberto Moravia e con l’Associazione Culturale Sinestesie. A introdurre e presiedere i lavori sarà Rino Caputo, Prorettore per la Cultura e professore ordinario di Letteratura Italiana presso l’Università di Roma “Tor Vergata”. Gli interventi dei relatori del Convegno, provenienti da varie Università dall’Italia e dall’estero, ma anche dal mondo del giornalismo e della critica cinematografica, prenderanno in analisi aspetti e tematiche del romanzo di Moravia e della trasposizione per il grande schermo realizzata da De Sica. La conclusione di questa importante giornata di studi sarà affidata alla giornalista Adele Cambria, amica di Alberto Moravia ed Elsa Morante, che offrirà una personalissima testimonianza sulla figura di Moravia, autore di classici della nostra letteratura quali Gli indifferenti, Il conformista e La noia.

La chimera: recensione del film di Alice Rohrwacher – Cannes 76

La chimera: recensione del film di Alice Rohrwacher – Cannes 76

Quarto film e quarto Festival di Cannes per Alice Rohrwacher, che dopo Corpo celeste (alla allora Quinzaine des réalisateurs), Le meraviglie e Lazzaro felice torna in concorso per la Palma d’Oro con La chimera. Il film sarà distribuito da 01 Distribution entro la fine dell’anno, ultimo dei tre film italiani presentati sulla Croisette e a distanza sia da Il sol dell’Avvenire di Nanni Moretti sia dal Rapito di Marco Bellocchio. Una anteprima comunque importante per una artista che merita sempre attenzione, per quanto sarà difficile che possa bissare i risultati del 2014 e del 2018, quando conquistò – rispettivamente il Gran Premio della Giuria e quello per la Migliore Sceneggiatura del festival francese. Che nel frattempo ha applaudito la storia di tombaroli nella quale al protagonista Josh O’Connor (The Crown, God’s Own Country) si affiancano Isabella Rossellini e Alba Rohrwacher.

Arthur e il mondo sotterraneo

Arthur è il giovane archeologo inglese appena uscito dal carcere e intenzionato a tagliare i ponti con i suoi (ex) amici tombaroli, molto attivi sul mercato clandestino per le opere d’arte e i reperti archeologici che trafugano dai sepolcri etruschi tra la Tuscia e la bassa toscana. Ma ‘l’inglese’ è un elemento imprescindibile per la banda, che senza la sua capacità di riuscire a percepire la presenza delle tombe non saprebbe dove scavare. Un dono, del quale forse Arthur farebbe volentieri a meno, visto che il vuoto che sente nella terra corrisponde a quello che ha lasciato in lui il ricordo del suo amore perduto, Beniamina. La sua chimera più dolorosa, quella che sembra continuare a inseguire in questo viaggio tra vivi e morti, tra boschi e solitudini.

Ognuno insegue la sua chimera

Ognuno insegue la sua chimera, anche Alice Rohrwacher, che sceglie un cast internazionale per arricchire ancora di più il mosaico di personaggi, tempi, luoghi, livelli, vite e colori del suo nuovo film. Un vero e proprio “caleidoscopio” nel quale la frammentazione è complessità, possibilità, libertà, nonostante qualche problema nel gestire l’armonizzazione e l’equilibrio tra le singole tessere. Tante e distribuite tra il mondo di sopra e il mondo di sotto, il presente e il passato, una realtà e l’altra o i diversi elementi di cui si compone la ricerca della regista e sceneggiatrice, oltre che autrice del soggetto insieme a Pietro Marcello e Carmela Covino.

La chimera recensione film

Il primo impatto con il film è attraverso “l’inglese”,lo spaesato e solitario Arthur di Josh O’Connor che ci accompagna e che seguiamo dall’inizio alla fine. Più Caronte che Virgilio, volutamente tramite tra i mondi diversi che la storia tiene insieme, volontariamente ai margini di entrambi, dove la sua ricerca del suo scomparso amore è rimasta delusa. Quella, sentimentale, la chimera del titolo, ma non solo. Sono “chimere” anche quelle che gli permettono di stabilire un contatto con l’oltretomba, etrusco nello specifico, per i tombaroli fonte di sostentamento, per lui, spazio di libertà e di speranza.

Temi e suggestioni sono notevoli, spesso però da inseguire nella lunga elaborazione del lutto che in qualche maniera racconta il film. Nel quale sembrano esserci troppe deviazioni e parentesi, troppi film nel film, linee narrative (geniale e felice quella del cantastorie che appare a più riprese) che si intrecciano alla principale. Effettivamente come accade nella vita, di tutti noi, che si interrompe, riprende, cambia direzione, e spesso si ferma a seguire altre suggestioni, possibilità o urgenze.

La chimera Josh O'ConnorAnche lo stile, è quello proprio della regista, che torna a utilizzare le tonalità tanto amate e a guardare verso i diseredati, gli innocenti loro malgrado, la natura e le sue creature. Una comunità ideale nei quali perdono di senso i confini, tanto spaziali quanto temporali, e le regole, dell’uomo e di una società che non ha rispetto di nulla e nessuno. Nella quale non è banale che siano le donne a offrire e cercare un’alternativa, e a mostrare – come detto dalla stessa Rohrwalcher – una attitudine diversa nella costruzione delle cose, che dia loro una vita nuova. Una donna apre e chiude il film, d’altronde, a una donna è affidato il colpo di scena del plot, donne diverse caratterizzano il percorso esistenziale di Arthur, dall’Italia di Carol Duarte alla Flora di Isabella Rossellini, in un ruolo di poca presenza ma di indubbio peso.

Piani paralleli, che si sovrappongono e si sviluppano, finendo per tangere, pur con poche speranze di ricavarne benefici. Soprattutto per l’affollarsi di storie, livelli, personaggi e final, che non aiutano a rendere meno involuto il film. Chiuso da immagini bucoliche, il più classico dei Franco Battiato e un trionfo conciliatorio tra il sognante e il visionario.

La chimera: la spiegazione del finale del film

La chimera: la spiegazione del finale del film

È sempre bello quando un film sfida il pubblico a continuare a riflettere su di esso, invece di presentare tutto in modo ordinato affinché lo consumino e lo dimentichino pochi giorni dopo. Questo è ciò che caratterizza La Chimera (qui la nostra recensione): una storia fantasiosa sull’amore, la perdita e il sottile filo che collega il presente e il passato. Il nuovo film di Alice Rohrwacher funziona meglio se viene sentito piuttosto che compreso, ed è questo che lo rende bello. Il viaggio di Arthur (Josh O’Connor) è quasi mitico, pieno di simbolismo e personaggi archetipici, che ci permettono anche di avere un’idea di ciò che sta accadendo.

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Arthur muore in quell’ultima tomba?

Quando incontriamo Arthur, sembra una sorta di antieroe picaresco, ma pian piano rivela che c’è molto di più in lui. Ha recentemente perso la sua amata, Beniamina (Yile Yara Vianello), e il suo atteggiamento nei confronti della madre di lei, Flora (Isabella Rossellini), dà l’impressione che possa aver causato la morte di Beniamina per approfittare di Flora, ma alla fine scopriamo che non è affatto così. Il suo comportamento lunatico e silenzioso fa sembrare che nasconda sempre qualcosa, ma, fortunatamente, in realtà è il tipo di persona che non ha segreti: è solo… insolito. La particolarità di Arthur è che è bravissimo a trovare tesori nascosti usando una bacchetta da rabdomante in legno.

Lavora con un gruppo di tombaroli che profanano tombe etrusche e rubano preziosi manufatti per venderli a un trafficante del mercato nero. Ogni volta che ne trova uno, di solito ha una breve visione, una chimera. Spesso viene mostrato a testa in giù quando ne trova uno, sia perché la telecamera stessa si sposta, sia, nel caso dell’ultima tomba, attraverso il suo riflesso in una pozza d’acqua. Quest’ultima tomba è il culmine di tutto il viaggio di Arthur. Dopo lo scontro con Spartaco (Alba Rohrwacher), Arthur si rende conto che ciò che sta cercando, un modo per ricongiungersi con Beniamina, “non è per gli occhi umani”.

Dopo essere stato diseredato dai tombaroli, inizia a lavorare con i saccheggiatori di tombe di Spartaco, e la prima tomba che trova per loro crolla proprio dietro di lui mentre entra. Non è chiaro se si tratti di un incidente o se la banda lo faccia apposta per ucciderlo, ma non ha importanza. All’interno della tomba, trova ciò che ha sempre cercato: un filo rosso. Durante tutto il film, vediamo frammenti di Beniamina che cerca di tirare questo filo rosso, che pende dal suo vestito, dal terreno. Ora, Arthur lo trova e finalmente la raggiunge. Quindi, in senso oggettivo, sì, Arthur muore alla fine, ma è quello che voleva.

Josh O'Connor in La chimera

Il viaggio di Arthur è pieno di simbolismo mitico

Un aspetto affascinante dei film di Alice Rohrwacher è il modo in cui fondono perfettamente realtà e fantasia, uno stile spesso descritto come neorealismo fantastico. Sono pensati per sembrare onirici e strani, e sono più interessati a raccontare storie usando una struttura mitologica che a raccontare una storia oggettiva. Questo è il cuore di La chimera. Arthur, ad esempio, è una rappresentazione di Orfeo. Ha perso la sua Beniamina, la sua Euridice, ma continua a cercarla in ogni tomba che saccheggia e alla fine capisce che lei è al di là della sua portata quando trovano la statua. Trascorre letteralmente la sua vita cercandola negli inferi.

Quando finalmente la trova, c’è un altro strumento mitologico: il filo rosso del destino.  Questo è presente soprattutto nella mitologia orientale e simboleggia il legame tra due persone destinate ad essere anime gemelle. L’atto di tirarlo, però, proviene dalla mitologia greca, poiché tirare il filo del destino è legato all’idea di agire sul proprio destino, che a sua volta è tessuto da un trio di sorelle conosciute come, avete indovinato, le Parche. Questa nozione di destino divenne popolare in seguito grazie all’adattamento di William Shakespeare nelle sue opere teatrali, come ad esempio Macbeth, e alle tre streghe che simboleggiano le Parche.

Quindi le forze in gioco quando Artù tira il filo rosso sono molto più grandi di lui, al di là della comprensione umana. Un altro personaggio interessante è Italia (Carol Duarte), che rappresenta l’Italia stessa. Arthur non ha una vera e propria casa. È inglese ed è conosciuto come tale ovunque vada, ma l’unico posto in cui si sente legato a qualcosa è l’Italia, dove saccheggia tombe. Non ama necessariamente l’Italia, ma la rispetta e ne trova persino i tesori: le tombe nel sottosuolo e i figli letterali di Italia, che lei nasconde a Flora. Infatti, è Italia a dire ad Arthur che i tesori che trova non sono destinati agli occhi umani, perché lei comprende meglio di chiunque altro il rapporto conflittuale tra passato e presente.

Potrà anche essere un po’ pazza, ma cerca di farlo sentire benvenuto nonostante la tendenza di tutti a fargliela pagare, ed è anche trattata male da tutti quelli che la considerano una plebea. I suoi due figli stranieri la fanno sembrare la lupa che allattò i fondatori di Roma, legandola anche al suo ruolo nella comunità, aiutando donne come lei costruendo una casa per loro in una stazione ferroviaria abbandonata. Mentre gli italiani sono solitamente affascinati dal loro glorioso passato, l’Italia rimane una madre single che deve sbarcare il lunario nel presente e viene criticata per questo, per quanto buone siano le sue intenzioni.

La chimera Josh O'Connor

 

La chimera parla del sottile velo che separa i vivi dai morti

In tutto il film La chimera accadono cose strane, come se il film raccontasse una storia nella storia. La morale di tutte queste storie è che il passato è più misterioso di quanto possiamo immaginare e non è detto che sia destinato a essere compreso da noi. Il primo di questi incontri mitici avviene quando Arthur è sul treno. I treni simboleggiano il collegamento tra luoghi e regni, dove il velo della realtà è spesso più sottile. Arthur parla alle ragazze del loro aspetto, in particolare del loro famoso naso etrusco, senza rendersi conto di chi siano realmente.

Segue immediatamente la didascalia, che mostra figure etrusche con lo stesso identico naso, rivelando che le ragazze, il controllore dei biglietti e il venditore di calzini sono in realtà persone le cui tombe sono state saccheggiate da Arthur. Lo scopre più tardi, e tutto è una metafora di come egli profani le tombe di questi antichi popoli senza curarsi del loro vero significato. Anche i tombaroli e Spartaco sono simboli di quanto i vivi trattino male il passato. La banda è spesso descritta come una sorta di Robin Hood, che sfugge alla polizia e vive delle ricchezze che la terra gli offre, ma a costo di mancare di rispetto al passato e ai morti, motivo per cui le persone sul treno danno la caccia ad Arthur.

Anche Spartaco: lei non conosce nemmeno la dea raffigurata dalla statua senza testa, nonostante la chiami “Cibele d’Etruria”. Gli Etruschi adoravano effettivamente una divinità chiamata Sibilla, ma l’intera statua assomiglia ad Artume, un’altra dea etrusca. Per Spartaco e i tombaroli, però, non ha importanza, purché la statua li faccia guadagnare dei soldi. Arthur capisce che la statua è un simbolo del rapporto tra i vivi e i morti: sono state create per gli dei che rappresentano, non per gli occhi umani. Per quanto il film sia ricco, ci saranno sicuramente molti altri riferimenti a questo tema in La Chimera, quindi merita una seconda visione, e anche più di una, se possibile.

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La chimera: il trailer del film di Alice Rohrwacher

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La chimera: il trailer del film di Alice Rohrwacher

La chimera il nuovo film scritto e diretto da Alice Rohrwacher, è in selezione ufficiale alla Festa del Cinema di Roma, sezione Best Of 2023.

La regista, candidata all’Oscar®, presenterà il film in anteprima italiana a Roma dopo il concorso a Cannes e la selezione nei Festival di Toronto, New York e Telluride dove ha ricevuto il prestigioso Silver Medallion Award, premio assegnato ogni anno ad artisti che hanno dato un contributo decisivo al mondo del Cinema.

Ambientato negli anni ’80, nel mondo clandestino dei “tombaroli”, La Chimera racconta di un giovane archeologo inglese (Josh O’Connor) coinvolto nel traffico clandestino di reperti archeologici. Completano il cast Isabella RosselliniCarol DuarteAlba Rohrwacher e Vincenzo Nemolato.

La chimera, trama

Ognuno insegue la sua chimera senza mai riuscire ad afferrarla. Per alcuni è il sogno del guadagno facile, per altri la ricerca di un amore ideale… Di ritorno in una piccola città sul mar Tirreno, Arthur ritrova la sua sciagurata banda di tombaroli, ladri di corredi etruschi e di meraviglie archeologiche. Arthur ha un dono che mette al servizio della banda: sente il vuoto. Il vuoto della terra nella quale si trovano le vestigia di un mondo passato. Lo stesso vuoto che ha lasciato in lui il ricordo del suo amore perduto, Beniamina. In un viaggio avventuroso tra vivi e morti, tra boschi e città, tra feste e solitudini, si svolgono i destini intrecciati di questi personaggi, tutti alla ricerca della Chimera.

La chiave: la trama e le curiosità sul film di Tinto Brass

La chiave: la trama e le curiosità sul film di Tinto Brass

Da molti considerato il film di carattere erotico più riuscito del regista Tinto Brass, La chiave si inserisce perfettamente all’interno del suo genere. Come per il successivo Monella, essa costruì un immaginario che ancora oggi, come nell’anno della sua uscita, il 1983, non manca di suscitare dibattiti per via dei suoi contenuti giudicati scandalosi. Il regista però, che da sempre è considerato uno dei maestri del genere erotico, non ebbe dubbi sull’importanza di portare al cinema tale storia, contribuendo così una volta di più alla rivoluzione dei costumi nel paese. Ciò fu possibile anche grazie alla figura della protagonista femminile, decisamente fuori dal canone.

L’idea per il lungometraggio nacque in Brass in seguito alla lettura dell’omonimo romanzo dello scrittore giapponese Jun’ichirō Tanizaki, pubblicato nel 1956. Nel realizzare un adattamento di questo, il regista decise di apportare delle considerevoli modifiche, a partire dal contesto della storia. La vicenda è infatti qui ambientata in Italia, durante il periodo fascista e alle soglie della Seconda guerra mondiale. Il film, dunque, mescola elementi piccanti con i reali eventi storici dell’epoca, rivelatisi traumatici per l’Italia e gli italiani. Ancora una volta, Brass sembra così servirsi del genere erotico per distrarre lo spettatore, scatenare la sua immaginazione, raccontandogli però anche di un concreto contesto e delle sue difficoltà.

Per Brass, La chiave fu un successo senza precedenti. Si tratta infatti del suo film più acclamato e ricompensato, che è divenuto in breve il suo maggior trionfo commerciale. La pellicola, infatti, si affermò come il titolo italiano dal maggior incasso nella stagione cinematografica del 1983-1984, e secondo in assoluto solo al film statunitense Flashdance. Ancora oggi, il titolo è estremamente ricercato e consigliato per la comprensione della poetica di Brass. Ad ogni suo passaggio in televisione, questo viene infatti scoperto o riscoperto da numerosi spettatori, attratti dalle vicende e dal modo in cui vengono raccontate.

La chiave: la trama del film

Ambientato a Venezia in pieno periodo fascista, il film ha per protagonista un anziano professore inglese, direttore della Biennale d’Arte. Questi ha una giovane moglie, Teresa, la quale gestisce una piccola pensione nel centro della città. La coppia, però, nasconde diversi problemi dal punto di vista coniugale, dove sono ancora alla ricerca di un equilibrio. Le cose iniziano a cambiare nel momento in cui Teresa scopre una chiave, volutamente lasciata in bella vista, e che apre un cassetto della scrivania del marito dove è contenuto un misterioso diario. Leggendolo, ella scopre aspetti del marito sconosciuti. In esso, infatti, sono contenuti tutti i suoi desideri sessuali più sfrenati.

La moglie, comprese le intenzioni del marito, inizia a sua volta a scrivere un diario, a cui confida della propria passione per il giovane Laszlo, fidanzato ungherese della figlia Lisa. Tra i due coniugi prende così vita un ambiguo e perverso dialogo tramite i rispettivi diari. Un gioco che permette ai due di ristabilire un intesa sessuale grazie alle reciproche e indicibili confessioni. Andando avanti nel loro gioco, i due coniugi rivoluzioneranno la loro storia d’amore, non senza incontrare diversi ostacoli. Intanto, mentre loro portano avanti ciò, la Storia va avanti, fino ad arrivare al drammatico annuncio di Mussolini riguardante l’ingresso in guerra dell’Italia.

La chiave film

La chiave: il cast del film

Come per molti dei suoi film, Brass fu aiutato anche in questo caso dall’adorata moglie Carla Cipriani. Fu lei a consigliargli di realizzare una trasposizione del romanzo giapponese, sin dalla pubblicazione di questo in Italia nel 1964. Brass, infine, si convinse e tentò per anni di realizzare il film. La sua attesa fu in realtà legata al suo desiderio di avere come protagonista l’attrice Stefania Sandrelli. Lei era l’unica attrice presa in considerazione per il ruolo di Teresa, ma poiché il personaggio è indicato come una donna sulla quarantina, il regista aspettò che l’attrice avesse all’incirca quell’età. Una volta compiuti 37 anni, la Sandrelli poté finalmente recitare nel film, dando vita inoltre a delle memorabili scene di nudo.

Nel corso di interviste successive all’uscita del film, la Sandrelli dichiarò di essere stata inizialmente spaventata dalla trama del film. Essa ruotava grossomodo intorno al sesso, e le richiedeva una performance inedita. L’attrice, però, non si tirò indietro. Determinata a recitare ogni ruolo possibile, affermò che le scene di nudo non furono un particolare problema per lei. Al contrario, fu sorpresa di constatare come nonostante fosse svestita rimase ugualmente a suo agio, a tal punto da non avere l’impressione di essere realmente nuda. Accanto a lei, poi, per il ruolo del marito Brass volle l’attore inglese Frank Finlay. Il regista lo trovò a Londra, mentre era alla ricerca del giusto interprete, intento a recitare nello spettacolo teatrale Amadeus.

Nel cast del film si annovera poi la presenza degli attori Franco Branciaroli nel ruolo di Laszlo e di Barbara Cupisti in quelli di Lisa. Come in ogni suo film, infine, anche in La chiave Brass appare in un celebre cameo. Questi può essere infatti identificato nel ruolo del padre confessore che ascolta i peccati della protagonista. Altri due celebri comparse nel film sono anche quelle degli attori Ugo Tognazzi nei panni di un ubriaco di strada, e del figlio Ricky Tognazzi, che dà invece volto ad uno degli studenti presenti nel film. Grazie alla popolarità degli interpreti che vi partecipavano, il film ottenne così ulteriore pubblicità. La Sandrelli, in particolare, si affermò nuovamente come icona di bellezza e di bravura.

La chiave: il trailer e dove vedere il film in streaming

Per gli appassionati del film, o per chi desidera vederlo per la prima volta, La chiave sarà trasmesso in televisione sabato 26 settembre, alle ore 21:20 sul canale Cielo. Il film però disponibile anche all’interno delle piattaforme streaming Chili Cinema e Google Play. Per vedere il film, sarà sufficiente aprire il sito e selezionare il titolo, procedendo con il noleggio o l’acquisto al costo di 3 o 6 euro. In questo modo sarà poi possibile fruire del titolo in tutta comodità e al meglio della qualità video. In alternativa, il film è disponibile completo anche su YouTube, dove si può trovare in lingua italiana.

https://www.youtube.com/watch?v=ItoiJ871dN8

Fonte: IMDb

La chiave di Sara – Trailer italiano

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La chiave di Sara – Trailer italiano

Parigi, ai giorni nostri. Julia Jarmond, giornalista americana che vive in Francia da 20 anni, sta facendo un’inchiesta sui dolorosi fatti del Velodromo D’inverno, il luogo in cui vennero concentrati migliaia di ebrei parigini prima di essere deportati nei campi di concentramento. Lavorando alla ricostruzione degli avvenimenti si imbatte in Sara, una donna che aveva 10 anni nel luglio del 1942, e ciò che per Julia era solo materiale per un articolo, diventa una questione personale, qualcosa che potrebbe essere legato ad un mistero della sua famiglia. A 60 anni di distanza è possibile che due destini si incrocino portando alla luce un segreto che sconvolgerà per sempre la vita di Julia e dei suoi cari?
A volte una verità che appartiene al passato comporta un prezzo da pagare nel presente…

La chiave di Sara – recensione del film con Kristin Scott Thomas

La chiave di Sara – recensione del film con Kristin Scott Thomas

Approderà nelle nostre sale il 13 gennaio, La chiave di Sara (Elle s’appelait Sarah), film diretto da Gilles Paquet-Brenner ed interpretato da Kristin Scott Thomas. La pellicola ripercorre la storia di Julia Jarmond, giornalista americana che vive in Francia da 20 anni e sta facendo un’inchiesta sui dolorosi fatti del Velodromo D’inverno, il luogo in cui vennero concentrati migliaia di ebrei parigini prima di essere deportati nei campi di concentramento.

Lavorando alla ricostruzione degli avvenimenti Sara si imbatte in una donna che aveva 10 anni nel luglio del 1942, e ciò che per Julia era solo materiale per un articolo, diventa una questione personale, qualcosa che potrebbe essere legato ad un mistero della sua famiglia. A 60 anni di distanza è possibile che due destini si incrocino portando alla luce un segreto che sconvolgerà per sempre la vita di Julia e dei suoi cari?

A volte una verità che appartiene al passato comporta un prezzo da pagare nel presente… è una delle frasi che recita nel film il personaggio interpretato con grande bravura ed eleganza da Kristin Scott Thomas, che con una performance attoriale perfetta conduce per mano lo spettatore nelle ombre di uno dei momenti più oscuri della storia contemporanea francese.

La chiave di Sara, un film che guarda al passato senza remore

Il pregio più grande di La chiave di Sara è forse la capacità di guardarsi indietro senza remore, in maniera lucida e schietta, con l’intento di riscrivere la storia così com’è avvenuta, senza la presunzione di giudicare ma con il semplice  obiettivo di raccontare la verità, violenta e tragica che sia. Ne viene fuori un sorprendete ritratto di una Francia in mano ai tedeschi e in completa devozione a Hitler, mentre tutto il resto della popolazione semplicemente cerca di sopravvivere, molto spesso chiudendo un occhio e forse due.

Dietro La chiave di Sara c’è una regia che racconta attraverso un continuo alternarsi tra flashback e flashforward le vicende delle due protagoniste in maniera quasi sempre efficace. Forse la seconda parte del film viene eccessivamente oberata da una carica emotiva che in qualche modo condiziona la lucidità del racconto ma è altrettanto vero che è quasi inevitabile dover fare i conti con un presente che non è altro che il prodotto del nostro passato. Quindi si può perdonare una seconda parte un po’ scontata e non altrettanto sorprendete come la prima.

Tutto sommato però questo non limita la pellicola che riesce nell’intento di raccontare una storia ancora oggi avvolta in un velo di assordante silenzio. Guardarsi indietro con coraggio è sinonimo di crescita e maturità che la cinematografia francese sembra possedere, come quella americana, al contrario della nostra che è ben lungi dall’essere lucida, schietta e matura.

La Chambre Bleue: recensione del film

La Chambre Bleue: recensione del film

Nata dalla penna immortale di Georges Simenon, e riadattata in chiave contemporanea da Mathieu Amalric che firma regia e sceneggiatura, la storia de La Chambre Bleue risplende su grande schermo con estrema eleganza e timbro autoriale. Selezionata al Festival di Cannes numero 67 nella sezione Un Certain Regard, e ora nella vibrante cornice del Torino Film Festival 32, la pellicola mescola alla perfezione la calma e il dettaglio del romanzo con la forza visiva del cinema.

In La Chambre Bleue Una grande finestra aperta che affaccia su una strada tranquilla, silenziosa, in un paesino della Loira. Se ne sta immersa in una tale quiete che i soli rumori che svolazzano nell’aria appartengono alle tende spostate dal vento e ai baci degli amanti. Julien Gahyde è rannicchiato al sicuro nel suo paradiso artificiale, stringendo la donna che ha riacceso in lui una passione ormai in macerie, Esther. A casa, nella più totale solitudine, lo aspetta invece una moglie diventata inutile, superflua, che improvvisamente viene brutalmente assassinata. La camera blu di Julien, riparo nel quale è al sicuro da ogni cosa, si trasforma dunque in un inferno fatto di aule di tribunale, di celle preventive e interrogatori infiniti poiché è il primo sospettato dell’omicidio.

La Chambre Bleue, il film

La Chambre Bleue

Il talentuoso regista francese, anche attore nella parte del protagonista Julien, mostra per l’ennesima volta il suo incredibile talento davanti e sorprendentemente dietro la macchina da presa, scegliendo con estrema cura le sue inquadrature, i suoi colori pittorici e i suoi tempi narrativi. L’unico errore risiede forse nella troppa sicurezza, spezzare in modo netto il film in due parti è funzionale al racconto, ma non al ritmo generale. Ci ritroviamo così un primo segmento etereo, poetico, girato con occhio sopraffino eppure dinamico, contro un secondo tempo più statico costituito perlopiù da lunghi dialoghi e ricostruzioni.

Una visione di stampo teatrale, che nel buio della sala spezza però la tensione in maniera troppo marcata. A correre in soccorso una durata contenuta, 75 minuti, che evita un ingiusto e immeritato naufragio. A spalleggiare in modo impeccabile l’artista francese ci sono Stéphanie Cléau, complice sulla scena e nella vita, poiché c’è anche il suo zampino nella stesura della sceneggiatura, e Léa Drucker, attrice dall’infinita esperienza che incarna con glaciale talento la moglie abbandonata e solitaria.

La Chambre Bleue

Un prodotto dunque che incarna in maniera impeccabile due elementi chiave del cinema d’oltralpe, inoltre intoccabili al pubblico francese, il tema poliziesco e l’eleganza della messa in scena. Un film da gustare come un bicchiere di buon vino fra le mani, con le guance illuminate dal fuoco che crepita nel camino e con delle castagne appena sfornate sul tavolo di legno.

 

La Cena di Natale: recensione del film con Riccardo Scamarcio

La Cena di Natale: recensione del film con Riccardo Scamarcio

Le cartoline che vendono nei negozi di souvenir mostrano sempre tanta gente che sorride immersa in un paesaggio perfetto. Viene fotografata un’ambientazione bellissima come quella che potrebbe essere una Polignano a Mare innevata, abitata da gente come quella di questo La Cena di Natale dove tutti riescono a convivere tranquillamente con i loro problemi. Non importa se il marito è infedele, se la moglie è incinta di 8 mesi e deve vivere la gravidanza da sola, se il figlio è gay e deve mettere incinta la migliore amica lesbica: la tavolata di Natale porta sempre l’amore.

La Cena di Natale

A vedere le cartoline sembra tutto facile ma è proprio questo a renderle così lontane dalla fotografie ed insopportabilmente finte. Ed è la stessa sensazione che si prova di fronte al nuovo film di Marco Ponti, il secondo tratto da un romanzo di Luca Bianchini dopo Io che amo solo te del 2015. Del primo capitolo tornano Damiano e Chiara (Riccardo Scamarcio e Laura Chiatti) la coppia peggio amalgamata del nostro cinema che ci ripropone il loro poco feeling anche nella versione invernale. Eppure tutto sembra andar bene nelle scene che il regista confeziona con un perenne sottofondo rassicurante e tanti colori caldi. Come se fosse tutto lecito grazie allo scintillio delle luci natalizie, va avanti questa ostentazione di perbenismo ed ottimismo per 90 minuti in cui non c’è spazio per il disagio, per la comicità, per lo scherzo alla base di ogni buona commedia. Non si ride, non si piange, non ci si emoziona neanche per un secondo, e alla fine si rimane solo con il dubbio della reale intenzione di voler costruire un film.

La Cena di Natale Perché quello che invece sembra è un tentativo superficiale di mettere insieme delle scene da poter somministrare a degli spettatori annoiati ed ammaliati da tutto l’alone patinato intorno. Peccato perché Marco Ponti sembra uno cha ha studiato quali siano i linguaggi giusti per fare cinema e ce lo fa intuire da citazioni buttate qua e là dei classici western e dei film di Bava ma anche dalla realizzazione al suo esordio nel cinema indipendente di un cult come Santa Maradona. Sono anni però che non ci prova nemmeno più, perché in prodotti come questi non c’è nemmeno lo sforzo di tentare di fare cinema. E’ solo tutta una cartolina, da buttare via passata la stagione.

La cena delle spie: trailer del film con Chris Pine

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La cena delle spie: trailer del film con Chris Pine

Prime Video ha diffuso il trailer ufficiale di La cena delle spie, il nuovo film con protagonisti Chris Pine, Thandiwe Newton, Laurence Fishburne e Jonathan Pryce  che debutterà sulla piattaforma l’8 Aprile 2022. La cena delle spie è basato sul libro di Olen Steinhauer  che ha scritto anche la sceneggiatura ed è stato diretto da  Janus Metz.

Quando la CIA scopre che uno dei suoi agenti ha divulgato informazioni che sono costate la vita a più di 100 persone, l’agente veterano Henry Pelham (Chris Pine) viene incaricato di scovare la talpa tra i suoi vecchi colleghi nella sede di Vienna dell’agenzia. La sua indagine lo porta dall’Austria all’Inghilterra fino alla California, dove si ricongiunge con la sua ex-collega ed ex-amante Celia Harrison (Thandiwe Newton). La coppia è costretta a confondere il confine tra professione e passione in questa storia avvincente di spionaggio mondiale, ambiguità morale e tradimento mortale. Diretto dall’acclamato regista danese Janus Metz e scritto da Olen Steinhauer, nel cast del film si annoverano anche Laurence Fishburne e Jonathan Pryce.

La cena delle spie: recensione del film con Chris Pine

La cena delle spie: recensione del film con Chris Pine

Segreti, pareggiamento di conti, rancori, inganni e recriminazioni sono, come ben sappiamo, la materia prima delle trame di spionaggio internazionale al cinema. E, altrettanto spesso, questi possono anche essere gli ingredienti fondamentali per sviluppare storyline di intrecci amorosi, tanto più drammatizzate quanto più complesse e rischiose si presentano le circostanze e l’ambiente in cui i nostri protagonisti si muovono. In questo senso, La Cena delle Spie non fa eccezione: disponibile su Amazon Prime Video dall’8 aprile, il film si presenta come un thriller cerebrale condito dalla sensibilità elegante del regista Janus Metz, con sceneggiatura di Olen Steinhauer, autore dell’omonimo romanzo.

Chris Pine interpreta qui Henry Pelham, un agente della CIA inviato a intervistare la sua ex collega ed ex amante clandestina Celia Harrison (Thandiwe Newton), che si è lasciata alle spalle lo spionaggio internazionale per mettere su famiglia nei dintorni lussuosi del paese di Big Little Lies nella California del Nord.  I due si ritroveranno, a distanza di sei anni, non solo a ricordare i vecchi tempi passati assieme, ma soprattutto a tentare di ricostruire la vicenda di un dirottamento aereo sfociato in una strage.

Due Spie eleganti che ricercano un incontro mancato

Dopo aver realizzato in precedenza l’ottimo psicodramma sul mondo del tennis Borg vs. McEnroe, questo nuovo progetto di Metz segue per continuità narrativa il film del 2017, dato che il soggetto di La cena delle spie è radicato nei continui tira e molla dei suoi due personaggi principali. In questo senso, Pine e Newton mostrano una chimica distintiva che rimane contenuta e riservata, esplicitando il legame inscindibile tra due persone addestrate a non rivelare mai troppo, ma con qualcosa di avventatamente innegabile che li unisce.

I due attori eccellono nel rivelare la misura in cui sia Henry che Celia – oltre la loro facciata esteriore, accuratamente custodita – sono perseguitati dal passato, e dal modo repentino in cui il dirottamento ha fatto deragliare anche la loro relazione in fiore. I loro rispettivi background aggiungono sfumature ai profili dei personaggi, così come il dolore che ognuno porta con sé per le cattive decisioni di quel giorno e il pesante fardello delle vittime: sono le persistenti scintille di connessione romantica tra di loro a complicare ulteriormente questi forti sentimenti.

Una cena di ricordi nel passato

Sono i flashback a determinare l’andamento ritmico della trama, un dispositivo efficace sia per far avanzare la storia che per aggiungere un’accurata dose di tensione, di cui il film non sembra curarsi molto nella sfera del presente. E’ nel passato, nel frangente temporale del non detto, dell’incontro mancato, che i rapporti umani vengono messi in primo piano, e il disappunto e la tristezza aleggiano sui volti dei nostri protagonisti. Questo aspetto in particolare potrebbe non incontrare il consenso degli spettatori che ricercano una pellicola di suspense, in cui l’interesse principale e la posta in gioco virano sul trovare la talpa; la verità è che qui è la vulnerabilità dei due protagonisti ad essere esaltata.

E’ per questo che, probabilmente, il formato più congeniale per dare pieno respiro a una trama da dramma romantico solida e con due grandi interpreti, sarebbe stato la miniserie. Si sarebbe così potuto convogliare parte del focus narrativo anche sulla profondità di altri personaggi: Jonathan Pryce avrebbe avuto sicuramente molto più da offrire, per non parlare di un Laurence Fishburne che a malapena diventa soggetto delle inquadrature nel film, dato che lo spettacolo visivo ed emotivo di La cena delle Spie è completamente dominato da Pine e Newton.

Forse è la prima volta che vediamo Pine così assorbito da un disegno filmico e disposto ad affidare completamente il suo volto alla cinepresa, per poter tratteggiare al meglio questo percorso di vita riassunto in una cena: il suo Henry invecchia e diventa visibilmente più stanco nel corso del pasto, man mano che le alternative – tanto nel passato, quanto nel presente – si restringono, mentre Newton bilancia superbamente il distacco professionale di Celia con le macerie emotive sottostanti. Le attente negoziazioni di Henry e Celia – riprese da Christensen in primissimi piani servendosi di un’illuminazione mutevole – sono una specie di gioco del gatto col topo, ma in cui entrambi temono di avere la meglio.

La Cena delle Spie soddisferà chi predilige film di spionaggio più sobri e riflessivi, sulla scia dei romanzi dello scrittore britannico Le Carré. La sceneggiatura soffre di una certa freddezza e di alcune incongruenze nella storia ma, nel complesso, è un’opera realizzata con cura ed eleganza, ma bisogna pagare il pedaggio di essere pazientemente coinvolti nella storia e adattarsi al suo ritmo. Tuttavia, il risultato è soddisfacente, e questo gioco di spionaggio, bugie e romanticismo è dotato di un’interessante malinconia oscura, assente dalla maggior parte delle pellicole odierne ascrivibili al genere cinematografico.

La CBS segna ufficialmente la fine di un’era per Tracker

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La CBS segna ufficialmente la fine di un’era per Tracker

Tracker stagione 3, episodio 3, “First Fire”, segna la fine di un’era per la serie di successo di Justin Hartley. In testa alla programmazione della CBS per il 2025-2026, la serie procedurale basata sul romanzo “The Never Game” ha riscosso un enorme successo sin dal suo debutto nel febbraio 2024. È impressionante come sia riuscito a mantenere il suo posto come programma televisivo numero 1 nonostante la forte concorrenza di serie consolidate e programmi più recenti.

Aprendo la Tracker – stagione 3 con uno speciale di due episodi, la serie di Hartley ha immediatamente chiarito che non ha intenzione di rallentare il ritmo. Dopo non essere tornato per un’altra apparizione nella seconda stagione, Jensen Ackles ha ottenuto un ruolo più importante, apparendo nei primi due episodi di quest’anno. Tuttavia, man mano che le cose iniziano a stabilizzarsi in “First Fire”, i cambiamenti in Tracker diventano più evidenti, portando alla fine definitiva della sua serie originale.

Tracker Stagione 3, Episodio 3 Completa il Rinnovamento della Squadra di Colter Shaw

Prima del suo ritorno in prima serata, è stato annunciato che Abby McEnany ed Eric Graise non sarebbero tornati nei panni di Velma e Bobby nella terza stagione di Tracker. Francamente, non è ancora chiaro perché siano stati eliminati dalla serie, soprattutto perché entrambi hanno fatto parte della squadra di Colter fin dall’inizio come suoi assistenti e supporto tecnico/informativo. In precedenza, Tracker aveva già perso Robin Weigert nel ruolo di Teddi.

Randy ha effettivamente assunto il ruolo di Bobby in Tracker. Infatti, ha persino stabilito un legame con Reenie trasferendosi nel suo ufficio. Non ci sono stati indizi che lo show stia cercando di sostituire anche Velma; lo show non ha portato nessuno a riempire il posto lasciato libero da Teddi. La situazione cambia, tuttavia, nella terza stagione di Tracker, episodio 3, con l’assunzione di Mel. Lei svolgerà essenzialmente il lavoro che Velma svolgeva sia per Reenie che per Colter. Se rimarrà nel suo posto di lavoro, tuttavia, è tutta un’altra storia.

Vale la pena notare che, sebbene Reenie sia ancora in Tracker, non ha mai fatto parte della squadra di Colter sin dall’inizio. Inizialmente, appariva solo quando c’era un intoppo legale nella missione. Da allora, però, il suo ruolo si è ampliato. Ma per quanto riguarda il vero sistema di supporto di Colter, tutti i suoi membri sono già stati sostituiti, segnando così la fine di un’era per Tracker.

Velma, Teddi e Bobby torneranno mai in Tracker?

Tracker Justin Hartley

Nessuno dei personaggi usciti da Tracker ha avuto un addio adeguato. La loro uscita di scena è avvenuta fuori dallo schermo, con la loro sorte spiegata successivamente attraverso scene espositive. A quanto pare, Bobby ha accettato un lavoro redditizio in una start-up tecnologica, mentre Velma si è riunita con Teddi. Pragmaticamente, tutti i personaggi hanno avuto un’uscita di scena felice e, dato che nessuno di loro è morto, possono essere facilmente reinseriti nella serie.

Il loro ritorno dipende ora dagli sceneggiatori di Tracker, che devono decidere se c’è una valida ragione narrativa per la loro ricomparsa. Naturalmente, dipende anche dalla disponibilità degli attori a riprendere i loro ruoli, ma ci deve essere una giustificazione narrativa per il loro ritorno. Sarebbe irrispettoso riportarli in Tracker per un cameo forzato.

La cattedrale del mare: trama, cast, episodi e dove vederla

La cattedrale del mare: trama, cast, episodi e dove vederla

La cattedrale del mare è la serie tv di origine spagnola diretta da Jordi Frades, Salvador García Ruiz e basata sull’omonimo romanzo scritto da Ildefonso Falcones, segue un servo della gleba che vuole cambiare il suo destino. La miniserie è scritta da Ildefonso Falcones, Rodolf Sirera, Sergio Barrejón, Antonio Onetti.

La cattedrale del mare: dove vederla in streaming

La prima stagione de La cattedrale del mare è disponibile su Netflix. La serie ha debuttato 1º settembre 2018. In chiaro, è attualmente in onda su Canale 5.

La cattedrale del mare: la trama e il cast

La serie ambientata a Barcellona nel XIV secolo, racconta uno dei momenti più prosperi della sua storia: la città è cresciuta fino alla Ribera, un umile quartiere di pescatori, dove si sta costruendo la chiesa di Santa María del Mar. In questo contesto un servo, Arnau Estanyol, arriva a Barcellona dopo essere fuggito insieme a suo padre dagli abusi dei signori feudali. Arnau lavorerà come palafreniere, facchino e soldato, per poi diventare un uomo libero. La sua ascesa sociale lo porterà dalla miseria ad una vita agiata da cambiavalute, il che risveglierà l’invidia dei suoi nemici, che trameranno un complotto e metteranno la sua vita nelle mani dell’Inquisizione.

La  cattedrale del mare protagonisti sono Arnau Estanyol interpretato da Aitor Luna, Joan Estanyol interpretato da Pablo Derqui, Mar Estanyol interpretata da Michelle Jenner Sahat interpretato da José María, Pou Elionor interpretata da Silvia Abascal, Francesca Esteve interpretata da Nathalie Poza, Aledis Segura interpretata da Andrea Duro e Genís Puig interpretato da Críspulo Cabezas.

Curiosità sulla serie tv

Le riprese della serie iniziarono nell’estate del 2016 e contavano 2.500 comparse, 220 animali e 2.000 costumi.Quasi l’80% delle sue scene sono state girate in esterni, inclusa la Basilica di Santa Maria del Mar. Si è girato anche a Castiglia-La Mancia, Castiglia e León, Madrid, nei comuni Estremadura, Aragona e in Catalogna.

La trama degli episodi di La cattedrale del mare

Nella prima puntatain cerca di libertà, il servo Bernat fugge a Barcellona con suo figlio Arnau per salvarlo dagli abusi dei signori feudali. Dopo la morte della sorella però Bernat si ritrova nuovamente da solo, ma per fortuna trova impiego presso le scuderie con il figlio. I lavori per la costruzione dell’imponente chiesa di Santa Maria del Mar, la Chiesa voluta dal popolo, continuano e all’ombra della cattedrale Bernat si fa carico di un “secondo figlio”, l’orfano Joan. L’incontro con Joan e la costruzione della Cattedrale del Mare cambieranno per sempre la vita di Arnau. Nascerà una grande amicizia tra i due ragazzi, ma anche un proposito comune, partecipare all’edificazione della Chiesa. Il piccolo Arnau contribuirà infatti come bastaix, ossia come portatore di pietre.

Nella seconda puntata

Bernat Estanyol sposa Francesca Esteve, ma il giorno delle nozze va in rovina per colpa dell’arrivo del proprietario delle terre, che usa i suoi diritti feudali per reclamare la prima notte di nozze con Francesca. Dopo nove mesi la giovane sposa da alla luce il suo primo figlio. Un nuovo matrimonio porta Bernat e Arnau a cambiare casa e lavoro, mentre a Joan viene offerta l’opportunità di studiare.

Nella terza puntata

Dopo quattro anni e i servi affamati si ribellano contro i nobili. Un atto di coraggio trasforma il sogno di Arnau in realtà e in seguito troverà anche l’amore. Joan ascolta una confessione allarmante. Dilaniato a metà tra due donne, Arnau scappa andando in guerra. Alla ricerca di Arnau, Aledis fa un incontro fatale.

La casata Stark è presente nella prima stagione di A Knight of the Seven Kingdoms? Dove si trovano?

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Il debutto di A Knight of the Seven Kingdoms ha subito sollevato una domanda inevitabile tra i fan di Westeros: che fine ha fatto Casa Stark? Nel primo episodio della serie HBO, ambientata circa novant’anni prima degli eventi di Game of Thrones, la storica casata del Nord non compare affatto, lasciando aperto l’interrogativo su una sua possibile apparizione nel corso della stagione 1.

La serie segue le avventure di Ser Duncan l’Alto, detto Dunk, e del suo giovane scudiero Egg, concentrandosi sulla nascita del loro legame e sulle prime peripezie attraverso i Sette Regni. In questa fase iniziale, la narrazione è volutamente circoscritta: il torneo di Ashford diventa il cuore dell’azione, un microcosmo cavalleresco che permette di introdurre il mondo e i suoi equilibri politici senza ricorrere alle grandi casate che il pubblico associa immediatamente a Westeros.

Perché House Stark non appare nella stagione 1

Durante il torneo, Dunk entra in contatto con esponenti di Casa Dondarrion e Casa Baratheon, mentre sullo sfondo si avverte l’ombra lunga dei Targaryen. House Stark, invece, è completamente assente, e non si tratta di una dimenticanza. A Knight of the Seven Kingdoms è tratto dalla raccolta di novelle Tales of Dunk and Egg di George R. R. Martin, e nel primo racconto la casata del Nord non ha alcun ruolo negli eventi narrati.

A meno di cambiamenti significativi rispetto al materiale originale, è quindi altamente improbabile che gli Stark compaiano negli episodi della prima stagione. I trailer della serie confermano infatti che i nomi centrali di questo arco narrativo sono quelli di Baratheon e Targaryen, coerentemente con il contesto storico e politico del periodo.

Dal punto di vista cronologico, la serie è ambientata intorno al 209 AC, in un’epoca di relativa stabilità dopo la Danza dei Draghi. In questi anni, secondo le cronache di Westeros, Cregan Stark potrebbe essere ancora in vita, ormai prossimo alla fine del suo governo sul Nord. Tuttavia, gli Stark in questo periodo storico giocano un ruolo marginale negli affari dei Sette Regni, restando perlopiù confinati a Grande Inverno e alle loro terre settentrionali.

Narrativamente, l’assenza di House Stark ha quindi una funzione precisa: A Knight of the Seven Kingdoms non è un racconto sulle grandi dinastie, ma sulle figure minori che attraversano i margini della Storia, osservandola dal basso. Inserire gli Stark in questa fase rischierebbe di sbilanciare il tono intimo e avventuroso della serie.

Salvo sorprese o deviazioni radicali dai libri, Casa Stark resterà dunque sullo sfondo per tutta la stagione 1, impegnata nei propri affari al Nord, mentre Dunk ed Egg muovono i primi passi verso un destino che, solo in futuro, li incrocerà con le grandi forze di Westeros.

La Casa: un trailer Green Band

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La Casa: un trailer Green Band

Dopo i vari trailer Red Band per il remake de La Casa, ecco un trailer “per tutti”, ovvero Green Band, in cui possiamo vedere qualche scena inedita e un numero decisamente minore di scene splatter.

Ecco il video:

La casa: tutti i film della saga e l’ordine di visione

La casa: tutti i film della saga e l’ordine di visione

La maggior parte dei franchise horror, indipendentemente da quanto possano essere popolari, vantano sempre almeno un passo falso. Anche grandi successi come Venerdì 13, Nightmare  e Halloween hanno uno o più film che non eguagliano gli originali e il loro successo. Lo stesso non si può dire per la serie Evil Dead, in Italia nota come La casa. Nessuno dei capitoli di essa è davvero considerabile “brutto”. Andando con ordine, ciò che il regista visionario Sam Raimi ha realizzato con il film originale del 1981 è a dir poco straordinario. Lavorando con un budget di meno di mezzo milione di dollari e in condizioni di lavoro tutt’altro che desiderabili, ha realizzato La casa.

È questo un film cha sfidato tutte le probabilità ed è diventato un classico di culto istantaneo, guadagnandosi persino una brillante recensione dall’acclamato romanziere horror Stephen King. Quel film si è poi rapidamente evoluto in un nome familiare tra tutti gli appassionati di horror, diventando nel tempo un franchise affermato con due sequel, un remake, una serie televisiva e un reboot. L’arrivo di La casa – Il risveglio del male (qui la recensione) ha ora permesso anche a nuove generazioni di spettatori di scoprire questa imprescindibile saga horror. Nell’andare alla sua scoperta, ecco di seguito tutto ciò che c’è da sapere a riguardo.

La casa: l’ordine di visione della saga

Rispetto ad altre saghe, in cui l’ordine di uscita in sala non sempre corrisponde a quello cronologico del racconto, per La casa le due cose coincidono quasi del tutto. I primi tre film sono dunque da vedere nell’ordine in cui sono usciti e a seguire c’è la serie televisiva Ash vs. Evil Dead, uscita però dopo il remake La casa, del 2013. Quest’ultimo, in quanto remake, rappresenta un caso a parte, senza dunque una precisa collocazione temporale rispetto alle restanti opere della saga. Il nuovo film, La casa – Il risveglio del male, è invece concepito come un reboot ma presenta anche elementi da sequel, collocandosi dunque dopo la trilogia e la serie. Ecco dunque, per riepilogare, l’elenco per ordine di uscita e ordine cronologico:

Ordine di uscita

  1. La casa (1981)
  2. La casa II (1987)
  3. L’armata delle tenebre (1992)
  4. La casa (2013)
  5. Ash vs. Evil Dead (2015-2018)
  6. La casa – Il risveglio del male (2023)

Ordine cronologico

  1. La casa (1981)
  2. La casa II (1987)
  3. L’armata delle tenebre (1992)
  4. Ash vs. Evil Dead (2015-2018)
  5. La casa – Il risveglio del male (2023)
  6. La casa (2013)

La casa: i film e la serie che compongono la saga

La casa (1981)

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In La casa si offrono spaventi costanti ed effetti speciali impressionanti, nonostante il suo budget incredibilmente minimo. Protagonista è Ashley Williams (Bruce Campbell). Ash, insieme alla sua fidanzata Linda (Betsy Baker), alla sorella Cheryl (Ellen Sandweiss), al migliore amico Scott (Richard DeManicor) e alla fidanzata di Scott, Shelly (Theresa Tilly), sono tutti diretti a una piccola vacanza in una baita abbandonata nel boschi. Una volta arrivati, non ci vuole molto per scoprire il Necronomicon, un libro rilegato in pelle umana e scritto con sangue umano. Una volta recitato il testo, il gruppo rilascia inconsapevolmente il demone Kandarian, che isola lentamente i cinque adolescenti e li trasforma in orribili demoni simili a zombi noti come Deadites. Il gruppo dovrà lottare per poter sopravvivere alla notte.

La casa 2 (1987)

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Sebbene l’importanza di La casa non possa essere sottovalutata, il suo sequel, La casa 2 è spesso indicato come il preferito dei fan. Il film riprende esattamente da dove si era interrotto l’originale, con Ash, unico sopravvissuto, ancora impegnato a respingere il demone Kandarian. Forse uno dei motivi principali per cui La casa 2 è uno dei preferiti dai fan è il modo in cui mantiene gli elementi horror dell’originale, includendo però anche momenti di sottile farsa e umorismo dark. Ad esempio, un secondo Ash sta ridendo scherzosamente insieme ai mobili senzienti in tutta la cabina e poi usa una motosega per tagliarsi la mano infetta. Molti attribuiscono anche al film il merito di aver trasformato Ash nell’icona dell’orrore che è oggi.

L’armata delle tenebre (1992)

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Dopo un film horror al 100% e un sequel che bilancia horror e umorismo, con L’armata delle tenebre Raimi abbandonò quasi completamente gli elementi horror e andò invece nella direzione di una commedia d’azione in piena regola. Coloro che vogliono una sana porzione di spaventi non li troveranno qui, ma il film è ancora un’opera fantastica e alla moda, per non parlare del suo essere estremamente divertente da guardare. In essa si ritrova Ash trascinato in un portale che lo riporta indietro nel tempo al Medioevo. Armato della sua mano con la motosega, del suo potente fucile “boomstick” e del know-how dell’era moderna, Ash completa la sua evoluzione da impiegato S-Mart in un eroe uccisore di Deadite.

Ash vs Evil Dead (2015-2018)

 

Nel 2015 è stata realizzata la prima e ad ora unica serie della saga. In essa, composta da 3 stagioni e 30 episodi, Ash è un uomo ormai invecchiato. Nonostante abbia salvato un’intera civiltà in L’armata delle tenebre egli sta ancora vivendo i suoi giorni come un umile dipendente di S-Mart. Ciò cambia quando Ash decide di sballarsi con un’amica finendo con il leggere le maledizioni dal Necronomicon che rilasciano di nuovo il demone Kandarian sulla Terra. Ora tocca ad Ash, a due dei suoi colleghi di S-Mart Pablo (Ray Santiago) e Kelly (Dana DeLorenzo) e alla misteriosa cacciatrice di Deadite Ruby (Lucy Lawless) impedire a queste forze demoniache di causare l’apocalisse.

La casa – Il risveglio del male (2023)

La Casa - Il Risveglio del Male

Diretto da Lee Cronin, La casa – Il risveglio del male segna la prima volta che una nuova storia di La casa entra nei cinema ad un decennio dal precedente film, e sebbene questa volta Ash Williams non sia coinvolto nella trama, è stato confermato che il sequel ha luogo nella continuità della trilogia originale e di Ash vs Evil Dead, figurando però allo stesso tempo come reboot, da cui dovrebbero dunque partire nuovi racconti. Questa nuova avventura incentrata sull’orrore porta infatti il franchise fuori dal bosco, spostandosi ora in una città popolata, dove l’ex madre di famiglia Ellie (Alyssa Sutherland) viene trasformata in un Deadite da un nuovo Necronomicon. Ora tocca alla sorella di Ellie, Beth (Lily Sullivan), fermare la sorella posseduta e salvare i nipoti innocenti e spaventati.

La casa (2013)

La-casa-2013

 

Qui è dove le cose si fanno davvero complicate. Il regista Fede Alvarez vede il suo La casa non come un remake bensì come un sequel, il che sarebbe confermato dal cameo nei titoli di coda di Bruce Campbell e altri membri dei film originali. È dunque possibile che il film possa essere considerato parte della serie originale, ma ufficialmente questo è ancora considerato un remake disconnesso dagli altri film. Questo non vuol dire che non valga la pena di essere visto, in quanto è un rifacimento piuttosto sensazionale, con un’enfasi sugli effetti pratici che lo rende un degno membro del franchise. Qui, la tossicodipendente Mia (Jane Levy) viene portata in una capanna dai suoi amici per aiutare a sconfiggere la sua dipendenza, ma tutto va in tilt quando trovano il famigerato Libro dei Morti e scatenano nuove forze del male.

La Casa: trovata la protagonista!

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La Casa: trovata la protagonista!

Sarà Jane Levy a sostituire Lily Collins come protagonista nel remake de La Casa scritto da Diablo Cody. L’attrice, conosciuta soprattutto per la serie della ABC Suburgatory, interpreterà il ruolo di Mia, uno dei 5 amici che rimangono bloccati in una baita dove scoprono un libro dei morti, in grado di liberare una forza oscura che si impossesserà di ognuno di loro.

La Casa uscirà il 12 aprile 2013.

La Casa: Trailer vietato e applicazione terrificante!

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La Casa: Trailer vietato e applicazione terrificante!

Il trailer, vietato ai minori di 18 anni, del film La Casa, diretto da Fede Alvarez e remake del cult horror del 1981, nelle sale dal 9 maggio. In allegato anche il link dell’iniziativa del film: l’applicazione permette di registrare con una webcam la reazione al trailer e di condividerla sui social: (Qui)

Ecco la nuova locandina:

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La casa: trailer italiano del remake

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La casa: trailer italiano del remake

Guarda il trailer italiano del La Casa, l’atteso remake del cult horror del 1981 diretto da Sam Raimi. La pellicola è diretta da Fede Alvarez e vede protagonisti  Elizabeth Blackmore, Jane Levy, Jessica Lucas, Lou Taylor Pucci e Shiloh Fernandez. A scrivere la sceneggiatura ci ha pensato lo stessa Raimi, assistito dall’aiuto del premio Oscar Diablo Cody .

 

In La Casa Mia (Jane Levy), una ragazza la cui vita è segnata dal lutto e dalla tossicodipendenza, chiede al fratello David (Shiloh Fernandez), a Natalie, la ragazza di lui (Elizabeth Blackmore) e agli amici d’infanzia Olivia (Jessica Lucas) ed Eric (Lou Taylor Pucci) di unirsi a lei nel vecchio cottage di famiglia per aiutarla a liberarsi dei suoi demoni. Una volta arrivati sul posto, Mia distrugge davanti a tutti l’ultima dose di droga in suo possesso e giura che smetterà per sempre di usarla. I ragazzi scoprono con orrore che qualcuno è entrato nella casa abbandonata e che la cantina è stata trasformata in un grottesco altare circondato da decine di animali mummificati. Poi Eric trova un antico libro e ne resta affascinato. Soggiogato completamente dal misterioso contenuto, legge alcuni passi a voce alta, ignaro delle spaventose conseguenze che sta per scatenare.

 

La Casa: Starz ufficializza lo show di Sam Raimi con Bruce Campbell

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La casa serie-Evil DeadIl network americano via cavo Starz ha dato ufficialmente il via libera alla serie televisiva basata sul film La Casa (Evil Dead) di Sam Raimi. Lo show dunque debutterà nel 2015 e avrà come protagonista nei pani di Ash nientemeno che Bruce Campbell.

Bruce Campbell riprenderà il ruolo del magazziniere armato di motosega che ha passato gli ultimi tre decenni a evitare che il male e il terrore prenda il sopravvento sul genere umano. La serie sarà di dieci episodio di mezz’ora ciascuno e il pilot sarà diretto da Sam Raimi, mentre la sceneggiatura sarà firmata da Sam, Ivan Raimi insieme a Tom Spezialy.

Il presidente di Starz, Carmi Zlotnik ha così commentato: “Con Sam alla scrittura e alla regia e con Bruce Campbell che torna nei panni di Ash siamo certi che lo spettacolo offrirà un’incredibile esperienza che farà felici tutti i fan della serie”

Sam Raimi ha detto: ” Evil Dead è sempre stato una grande storia. Bruce, Rob e io siamo entusiasti di avere l’opportunità di raccontare il prossimo capitolo delle avventure di Ash  che con il suo braccio e la sua motosega tornerà  a prendere a calci in culo il male!”

La casa (The Evil Dead) è un film horror del 1981 diretto da Sam Raimi. Il film è il primo titolo della serie La casa e narra la storia di cinque ragazzi che vanno a passare un week-end in un casa di montagna. Il loro week-end inizia a diventare macabro quando trovano e ascoltano un nastro magnetico che libera uno spirito maligno. Tutto ciò è fortemente ispirato a La notte dei diavoli (1972) di Giorgio Ferroni, a sua volta ispirato dall’episodio I Wurdalak, facente parte del film I tre volti della paura (1963) di Mario Bava.

A causa del contenuto controverso il film ottenne critiche contrastanti dopo la sua distribuzione nei cinema, avvenuta in America nell’ottobre del 1981. Anche nei cinema il film ebbe un successo moderato, incassando circa 2,5 milioni di dollari. Nel corso degli anni La casa venne rivalutato dai critici e descritto come un classico dei film horror a basso costo e divenne in poco tempo un vero e proprio cult movie tra gli appassionati dell’horror. Il film inoltre servì per lanciare Sam Raimi come regista.

La casa venne seguito da altri due film, La casa 2 e L’armata delle tenebre. Il film venne distribuito in Italia tre anni dopo, esattamente il 31 agosto 1984. Al box office italiano fu un successo, e riuscì a posizionarsi alla 54esima posizione. Oltre ai sequel ufficiali, la casa di produzione italiana Filmirage realizzò tre film-sequel che non hanno niente a che fare con il film originale.

La Casa: recensione del film di Fede Alvarez

La Casa: recensione del film di Fede Alvarez

Era il lontano 1981 quando il regista Sam Raimi, il produttore Rob Tarpert e l’attore Bruce Campbell, allora sconosciuti, decisero di investire le loro forze in un horror low budget che in poco tempo sarebbe diventato leggenda. Oggi, invece arriva l’atteso remake de La Casa, prodotto dagli stessi tre interpreti di allora e affidato al regista Fede Alvarez.

La nuova rivisitazione racconta la storia di Mia (Jane Levy), una ragazza la cui vita è segnata dal lutto e dalla tossicodipendenza, che chiede al fratello David (Shiloh Fernandez), a Natalie, la ragazza di lui (Elizabeth Blackmore) e agli amici d’infanzia Olivia (Jessica Lucas) ed Eric (Lou Taylor Pucci) di unirsi a lei nel vecchio cottage di famiglia per aiutarla a liberarsi dei suoi demoni.

Rifare un vero cult come La casa è un’operazione molto difficile e rischiosissima, lo sanno bene i realizzatori che hanno impiegato degli anni per trovare la formula giusta. Il risultato finale è un film che riprende le tematiche affrontate nel film dell’81 per esaltarle, esasperandole, grazie alla tecnologia moderna. Il pregio più grande di questo remake è l’essere riuscito a mantenersi fedele all’originale attraverso l’utilizzo di effetti speciali e make-up alla vecchia maniera in un perfetto stile a metà fra l’avanguardia della GCI attuale e il fascino dell’artigianalità di un tempo. Ne viene fuori un film visivamente notevole, che folgora, sequenza dopo sequenza, uno spettatore pietrificato e “costretto” a una visione sempre più shoccante ed estrema, sapientemente costruita con un’escalation che dosa nella giusta maniera l’esperienza visiva.

La Casa, il film

Purtroppo l’aspetto più debole della pellicola è quello legato alla narrazione, che cerca di reinventare la premessa del film, all’epoca concentrata su un’esile trama e una involontaria ingenuità che conferiva a tutta l’operazione una efficace aura di freschezza; qui tramutata in un tentativo di maggior caratterizzazione dei personaggi che sfocia in una costruzione ricercata di un intreccio che complica la vicenda, banalizzandola, fino a farla diventare ennesima(e poco originale) storia dell’orrore, ascrivibile al genere di possessione e di esorcismo. Prova inconfutabile in tal senso è il continuo e reiterato riferimento al demone e alla possessione, elemento questo, che nel vecchio film anche se presente, veniva a mala pena accennato.

La Casa diventa quindi prevedibile, tanto da sembrare involontariamente ridicolo. Scompare anche l’intuizione (o necessità) del giovane Raimi di costruire una storia divisa in due parti: la prima fondata sulla suspense e sul fascino del non visto(frutto del talento del regista che costruisce la shakeycam, diventata poi una vera leggenda nel cinema a basso budget); la seconda frutto della visione più totalizzante dell’entità, che terrorizza anche grazie alla premessa data. Colpisce in questo nuovo rifacimento anche la necessità spudorata di dare alla pellicola un’anima citazionista, ripercorrendo quindi gran parte della storia del cinema horror in tutte le sue componenti, un po’ come l’originale faceva della letteratura gotica, citazionismo che qui scompare (non viene nemmeno nominato infatti il Necronomicon, il libro dei morti di invenzione di H.P. Lovecraft che da inizio a tutta la vicenda e che qui diventa un normale libro di possessione).

La Casa è quindi un reboot più che un remake, il tentativo di lanciare un nuovo franchise che fa del voyeurismo il suo punto più alto, e di certo questa pellicola regalerà momenti di assoluto terrore agli amanti del massacro sconclusionato.

La Casa: nuovo spot tv

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La Casa: nuovo spot tv

Un nuovo spot, inquietante e crudo di La Casa (Evil Dead), remake del film omonimo in uscita il 9 maggio e che sarà diretto dall’esordiente Fede Alvarez.

La pellicola narrerà la storia di Mia, una donna alle prese con la disintossicazione. Mia, insieme al fratello e tre amici, deciderà di passare una vacanza nell’isolato cottage di famiglia, situato tra i boschi e lontano dai paesi vicini. All’interno della casa troveranno però Il Libro Dei Morti, con il quale scateneranno involontariamente alcuni terribili demoni.

Eccovi, dunque, lo spot tv di La Casa:

Ecco la trama del film del 1981: un gruppo di amici va in una sperduta casupola nei boschi del Tennessee per trascorrere un’amena vacanza, ma inavvertitamente scatena un’orda di demoni leggendo un antico libro trovato abbandonato. Le avvisaglie che qualcosa non va si manifestano quando una delle ragazze, Cheryl (Ellen Sandweiss), avventuratasi fuori nella notte, viene violentata da una pianta. Le cose peggiorano in modo esponenziale e uno dei ragazzi, Ash (Bruce Campbell), cerca di prendere in mano la situazione. Realizzato con pochissimi soldi, è un capolavoro di inventiva e di energia sfrenata, che segnala subito le capacità non comuni di Sam Raimi (1959), allora giovanissimo e all’esordio nel lungometraggio. Gli effetti speciali sono realizzati con pochi mezzi, ma sono sorprendentemente efficaci così come la regia, vivace e senza remore. La storia è un puro pretesto per un’orgia di malsana e irrealistica violenza che culmina in un finale parossistico e indimenticabile. Bruce Campbell (1958), amico di Raimi e in futuro ottimo e brillante attore, guida un cast di sconosciuti che si rivela funzionale allo scopo

La casa: nuovi film potrebbero uscire ogni 2 o 3 anni, afferma Bruce Campbell

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In occasione dell’uscita in sala di La casa – Il risveglio del male (qui la recensione), il produttore del franchise di La casa (nonché sua ex star) Bruce Campbell ha rivelato che lui e Sam Raimi hanno in programma di rilasciare nuovi film di La casa con maggior frequenza. Dopo il successo del primo film di Raimi nel 1981, Campbell è tornato nei panni di Ash Williams per due sequel e, più recentemente, per uno show televisivo. Il regista Fede Álvarez aveva invece diretto il remake del franchise nel 2013, e ora La casa – Il risveglio del male di Lee Cronin si propone come sequel-reboot del franchise, con un legame più profondo con i film originali.

Mentre Campbell non ha fornito risposte alle domande su un suo possibile ritorno nei panni di Ash per un futuro film della saga di La casa, ha invece rivela in un’intervista qual è il piano per il futuro del franchise. Sostanzialmente, Campbell condivide la speranza di creare una rete più interconnessa di nuovi film negli anni a venire. “Penso che le storie progrediranno un po’ di più adesso. Proveremo a farli più ogni 2 o 3 anni piuttosto che ogni 10 anni. È anche la prima volta che Sam lavora con suo fratello Ivan per creare una Bibbia complessiva che dia ai futuri scrittori e registi un’idea di dove dovrebbe andare questa cosa per legarsi potenzialmente ad alcune di queste storie”.

Quindi penso che diventerà un po’ più interconnesso con il passare degli anni. Ma perché è tutta una questione di libri. Potrebbe essere un libro nel passato, un libro nel futuro. È ancora da definire“. Il commento di Campbell suggerisce dunque che i tre Necronomicon potrebbero anche essere alla base di storie passate o future. Con La casa – Il risveglio del male che dimostra che il franchise può avere successo anche con una nuova ambientazione con nuovi personaggi e un nuovo regista, il campo di gioco può davvero essere aperto a nuove voci, ampliando il mondo in modo entusiasmante. Resta da vedere come proseguirà ora il franchise di La casa, ma è chiaro che c’è ancora molto da raccontare.

Fonte: ScreenRant