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Kit Connor non è interessato a interpretare Hulkling nel MCU

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Kit Connor non è interessato a interpretare Hulkling nel MCU

Nonostante le voci circolate qualche settimana fa, Kit Connor non è interessato a entrare nel MCU e a interpretare Hulkling. La star di Heartstopper Joe Locke ha recentemente fatto il suo debutto nell’MCU come Teen in Agatha All Along, anche se è abbastanza ovvio che si tratti solo di una copertura per il fatto che in realtà interpreta Wiccan.

Potrebbe esserci ancora un colpo di scena (forse questo Wiccan è in qualche modo legato a Nicholas Scratch?), ma quando questo seguito di WandaVision finirà, ci aspettiamo che i Marvel Studios abbiano un nuovo, giovane, Avenger.

Kit Connor e Joe Locke non saranno insieme nel MCU?

Tuttavia, i fan di Heartstopper potrebbero rimanere delusi nello scoprire che il co-protagonista di lunga data di Locke e interesse romantico sullo schermo Kit Connor non è d’accordo con i fan che suggeriscono che interpreti il ​​fidanzato di Wiccan, l’ibrido Kree/Skrull noto come Hulkling.

“Non credo che sarei una buona scelta per Hulkling, a dire il vero”, ha detto l’attore a Omelete in un’intervista. “Penso che alla fine la gente si stancherà di vedere me e Joe insieme, se continuassimo a fare così nei prossimi anni.”

Sarebbe un casting abbastanza prevedibile accoppiare questi due nell’MCU e, per quanto ne sappiamo, Miles Gutierrez-Riley è Teddy Altman nell’MCU. È anche possibile che i Marvel Studios scambino quel personaggio con Skaar di She-Hulk: Attorney at Law.

Kit Connor e Joe Locke in Heartstopper Stagione 3
Heartstopper Stagione 3 – Samuel Dore/Netflix Copyright © 2023 Netflix, Inc.

Altrove nella conversazione, Connor ha commentato la scelta di Locke di unirsi a un franchise così grande. “Joe è brillante e penso che Agatha sia la scusa perfetta per le persone per vederlo senza la mia brutta faccia”, ha scherzato. “Sai, vederlo fare il suo lavoro, senza essere distratto dal mio “Ciao”. Penso che la gente si divertirà a vedere Joe in tutta la sua gloria, proprio come voglio fare io, senza interferire.”

L’attore ha aggiunto: “Ho scoperto che [Locke era stato scelto] quando stavo ancora girando la seconda stagione [di Heartstopper]. C’è una battuta a riguardo anche nella seconda stagione, e credo che abbiamo finito per girarla un giorno o due dopo che ha ottenuto la parte. Sono davvero pessimo nel mantenere i segreti, quindi tutti lo sapevano. È stato davvero bello”.

I primi tre episodi di Agatha All Along sono ora in streaming su Disney+, con un nuovo episodio ogni giovedì. La terza stagione di Heartstopper arriva su Netflix il 3 ottobre.

Kissing Gorbaciov, in streaming su OpenDDB dall’8 luglio

Kissing Gorbaciov, in streaming su OpenDDB dall’8 luglio

Sarà possibile vedere in streaming da lunedì 8 luglio Kissing Gorbaciov di Andrea Paco Mariani e Luigi D’Alife, il film documentario che ha riunito i CCCP Fedeli alla Linea nell’anno del loro 40° anniversario, sulla piattaforma OpenDDB. Il film, intanto, continua ininterrottamente dallo scorso novembre il suo tour nei cinema di tutta Italia, nelle sale e nelle arene estive: ad oggi sono più di 450 le proiezioni, con oltre 25 mila spettatori.

Il film è una produzione SMK Factory, in collaborazione con AAMOD – Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico, ed è distribuito da OpenDDB. Dopo l’anteprima al 64° Festival dei Popoli a Firenze, Kissing Gorbaciov è stato in lizza nella cinquina dei finalisti ai Nastri d’Argento 2024. il film è ora disponibile anche in formato dvd.

Kissing Gorbaciov, la storia

Tutto parte dal Salento, da Melpignano, nel 1988: alcune rock band sovietiche suonano per la prima volta oltre la cortina di ferro, “il primo sbarco ufficiale della nuova armata musicale russa”. Con loro sul palco anche band italiane, tra cui i CCCP Fedeli alla Linea. Da qui inizia un viaggio di 8 giorni tra Mosca e Leningrado: l’incredibile storia di un tour tra due Mondi che non sarebbero stati più gli stessi. Prima della caduta del muro, l’ultimo ponte costruito a suon di punk, attraverso le testimonianze dei diretti protagonisti, i racconti, gli archivi inediti ed esclusivi e la ricostruzione di quegli incredibili giorni.

Gorbaciov era stato eletto nel marzo dell’85 come presidente del PCUS e, all’alba della prossima caduta del muro di Berlino, ci si trovava in un momento in cui, sia la Storia che le storie di chi era sul palco, stavano cambiando per sempre: il festival viene subito chiamato “Le Idi di Marzo”. Dalle allora aride terre salentine, una bizzarra delegazione italiana, tra cui i CCCP e Litfiba, imbarcandosi su un pericolante “Aeroflot”, arrivò a esibirsi in Unione Sovietica in due concerti.

Il documentario copre più di 3.500 km tra Melpignano e San Pietroburgo, passando per la rossa Emilia e Mosca. Dai ricordi e dal materiale d’archivio, il passo alla voce viva e al racconto di chi c’era è breve e doveroso. In “Kissing Gorbaciov” sono protagonisti, e ospiti d’eccezione, i CCCP – Fedeli alla Linea riuniti al completo dopo numerosi anni con la loro storica formazione, con Giovanni Lindo Ferretti, Massimo Zamboni, Annarella Guidici e Danilo Fatur, come gli organizzatori di quel pazzo viaggio dalla Puglia a Mosca, ovvero Antonio Princigalli e Sergio Blasi (ideatore della Notte della Taranta in Salento). Ancora, tra gli altri, compariranno gli artisti dell’epoca che si esibirono sul palco a Melpignano, come alcune tra le band sovietiche che parteciparono al progetto e gli italiani RATS, Wilko Zanni e Gabriele “Pedro” Pedrini, e i Mista & Missis.

Kiss of the Dragon: la spiegazione del finale del film

Kiss of the Dragon: la spiegazione del finale del film

Kiss of the Dragon  è il film d’azione franco-americano del 2001 diretto da Chris Nahon – qui al suo esordio alla regia – e scritto e prodotto dal regista francese Luc Besson (autore di film come Nikita, Lucy o il recente Dogman) e interpretato da un cast internazionale. Il film racconta di un agente dei servizi segreti cinesi che viene inviato a Parigi per arrestare un boss della mafia cinese, ma che viene incastrato per l’omicidio e si rivolge a una prostituta per dimostrare la sua innocenza.

A caratterizzare questo adrenalinico thriller vi sono una serie di sequenze basate su combattimenti di arti marziali particolarmente stupefacenti. Li ha infatti voluto adottare un approccio realistico alle scene di combattimento, rinunciando alla CGI e al wire work che erano stati resi popolari da film come Charlie’s Angels e MatrixCiò ha dunque portato a dover concepire tali combattimenti in modo alternativo, che non prevedesse l’uso di facilitazioni ma ponesse il cast e la troupe nella condizione di dover trovare il miglior modo possibile per metterli in scena e riprenderli.

Visivamente, il film vanta dunque ancora oggi un fascino particolarmente forte, che non manca di entusiasmare i fan di questo genere e lasciarli a bocca aperta per la spettacolarità di tali sequenze. In questo articolo, approfondiamo dunque alcune delle principali curiosità relative a Kiss of the Dragon. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e alla spiegazione del finale. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

Kiss of the Dragon cast

La trama e il cast di Kiss of the Dragon

Protagonista del film è Liu Jiuan, un brillante agente dei servizi segreti del governo cinese che lascia la  sua città quando gli viene affidata un’importante missione a Parigi. Qui deve affiancare Jean-Pierre Richard, un altro poliziotto, in una grossa indagine su una serie di traffici di droga. Il nuovo partner, tuttavia, si rivela corrotto e lo incastra, mettendolo in fuga. Liu ha però con sé un nastro che proverebbe la sua innocenza e, soprattutto, la colpevolezza di Richard. Per far arrivare la cassetta nelle mani giuste, l’uomo cerca aiuto in un suo vecchio parente che nella capitale francese ha un ristorante.

È così che si nasconde nel locale per un breve periodo, poi finalmente trova la persona a cui consegnare le prove che possono scagionarlo. Sul più bello, però, i seguaci del poliziotto corrotto irrompono e aprono il fuoco, uccidendo l’uomo di fiducia di Liu. Rimasto ferito e senza il nastro, l’agente cinese sembra non avere più assi nella manica. Ma l’incontro con Jessica, una prostituta, stravolgerà completamente i suoi piani. Per lui, sarà l’inizio di una corsa contro il tempo per cercare di rimanere vivo e smascherare i reali responsabili del traffico di droga.

Ad interpretare Liu Jiuan vi è l’attore Jet Li, mentre l’attrice Bridget Fonda interpreta Jessica. L’attore francese, Tchéky Karyo interpreta invece Jean-Pierre Richard. Completano il cast Laurence Ashley nel ruolo di Aja, Max Ryan in quello di Lupo, Burt Kwouk in quello di zio Tai e John Forgeham in quello di Max. Isabelle Duhauvelle ricopre invece il ruolo di Isabel Kamen. Nel film recita poi anche Cyril Raffaelli, stuntman e artista marziale. Per la scena del suo combattimento con Li, il regista ha dovuto rallentarla in quanto i due si stavano muovendo troppo velocemente per la telecamera.

Kiss of the Dragon trama

La spiegazione del finale del film

Nel corso del film, Liu scopre che Jessica era la seconda prostituta dell’hotel durante la notte dell’omicidio di Mr. Big. Capisce che lei può provare la sua innocenza, ma lei si rifiuta di andare senza aver recuperato la figlia Isabel. Liu decide allora che il nastro sarebbe la prova migliore e manda Jessica nell’ufficio di Richard per rubarlo. Dopo averlo ottenuto, si dirigono verso un orfanotrofio dove è tenuta Isabel. Tuttavia, Richard anticipa questa mossa e tende un’imboscata all’orfanotrofio. Durante la fuga, Jessica viene colpita al petto. Liu riesce a portarla in tempo all’ospedale e parte per la stazione di polizia, con l’obiettivo di recuperare la figlia.

Liu arriva alla stazione di polizia dove Richard tiene in ostaggio Isabel e si fa strada tra un’altra orda di poliziotti. Dopo essere riuscito a sconfiggere gli scagnozzi personali di Richard, Liu entra nel suo ufficio e lo trova che tiene Isabel sotto tiro. Anche se Liu è disarmato, dice a Richard che se ucciderà Isabel, avrà tutto il tempo necessario per ucciderlo. Richard tenta di uccidere Liu, ma riesce solo a sparargli alla spalla. Tuttavia, la ferita da proiettile non impedisce a Liu di disarmare Richard e di conficcargli un ago da agopuntura nella nuca, in un punto proibito noto come “bacio del drago”.

Questo stimola tutto il sangue del corpo a viaggiare verso il cervello per causare una dolorosa morte per aneurisma cerebrale. Richard, come previsto, soffre e muore per il “bacio del drago” proprio mentre Liu recupera Isabel e torna con lei da sua madre. Liu torna così da Jessica, in ospedale, la sveglia e, alla domanda sconsolata di lei che chiede dove si trovi la sua piccola, egli le guida lo sguardo sino a incontrare quello della piccola, assorta in un profondo sonno, a pochi metri da lei.

Il trailer di Kiss of the Dragon e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di Kiss of the Dragon grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Apple TV e Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e ad un’ottima qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di lunedì 5 agosto alle ore 21:20 sul canale Rai 4.

Kiss me: in arrivo il remake

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Kiss me: in arrivo il remake

Kiss meThe Weinstein Company e Miramax stanno lavorando a un remake di Kiss Me (in originale A She’s All, 1999). Il film, una sorta di rilettura in chiave anni ’90 di My Fair Lady, vedeva protagonista Freddie Prinze Jr. che scommetteva con un amico di trasformare in sei settimane una perfetta sconosciuta della scuola in una reginetta del ballo (Rachael Leigh Cook). Nel cast del film c’erano anche Anna Paquin, Paul Walker e Matthew Lillard.

Alla regia del progetto è stato messo Kenny Leon.

Fonte: CS

 

Kiss me Deadly: kermesse multiforme sul noir

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Kiss me Deadly: kermesse multiforme sul noir

KISS ME DEADLY è il titolo della prima kermesse multiforme interamente dedicata al genere noir che si svolgerà a Campobasso dal 18 al 29 agosto 2015, promossa dall’Assessorato alla Cultura del capoluogo molisano, ideata e curata dall’Associazione Musicale Thelonious MONK.

E’ la rassegna cinematografica “DARK NIGHTS – Nuovi sguardi sul film noir” ad aprire la manifestazione con 7 titoli scelti tra il meglio della recente produzione di genere proveniente da Stati Uniti all’Europa all’Estremo Oriente. Tra i film proposti: l’americano CHI E’ SENZA COLPA di Michaël R. Roskam, ultimo film interpretazione del grande James Gandolfini, protagonista della celebrata serie I Soprano; l’indipendente MUD di Jeff Nichols, che ha segnato il ritorno di Matthew McConaughey come grande attore; il sorprendente noir italiano SENZA NESSUNA PIETA‘ di Michele Alhaique con uno straordinario Pierfrancesco Favino; il noir cinese di Diao Yinan FUOCHI D’ARTIFICIO IN PIENO GIORNO – Black coal, thin ice, Orso d’Oro al Festival di Berlino nel 2014.

KISS ME DEADLY prosegue con una serie di incontri pomeridiani sul noir tra cinema e serie tv. Renato Venturelli, critico cinematografico, collaboratore di Repubblica e autore, tra le altre cose, di un importante saggio sul genere, introdurrà al noir classico. A parlare di “Grandi crimini, piccoli schermi” sarà invece Andrea Fornasiero: autore del magazine di Rai 4 Mainstream, dedicato alla serialità televisiva e collaboratore da due anni del Roma Fiction Fest diretto da Carlo Freccero. L’antropologo visuale, saggista e autore televisivo (Wonderland su Rai 4) Carlo Modesti Pauer esplorerà “infiltrazioni e contagi” nel noir contemporaneo. Infine Marcello Rossi, Coordinatore Artistico Fantafestival Roma, chiuderà il cerchio con una conversazione sui festival cinematografici di genere in Italia.

Gran finale al Teatro Savoia con lo spettacolo Doppelganger. Chi cammina al tuo fianco per scoprire la storia di due gemelle assassine nell’Italia del dopoguerra. Interpretate da Chiara Condrò e Katiuscia Magliarisi e, nel doppio ruolo psicologo/investigatore Francesco Polizzi. Ideazione scenica a cura di Christian Angeli. Regia Gruppo number 9. Produzione Nutrimenti Terrestri. Realizzato in collaborazione con Rialto Santambrogio di Roma.

Per tutta la durata della manifestazione sarà aperta una mostra-mercato dedicata alla letteratura noir con le opere dei grandi autori, dai classici ai contemporanei.

Kiss me deadly è da vivere come un’indagine. Tocca a voi scoprire il colpevole. Per trovare gli indizi vi dotiamo di una lente. Una lente che deforma l’animo umano per restituirlo più autentico, forse un po’ ammaccato, ma consapevole delle proprie paure e dei propri desideri. Venite a scoprire cosa si nasconde dietro queste ombre.

Kiss and Cry, recensione del film di Chloè Mathieu e Lila Pinell

Kiss and Cry, recensione del film di Chloè Mathieu e Lila Pinell

Dopo I, Tonya, film sul pattinaggio che ha incantato la Festa del Cinema di Roma, anche al Torino Film Festival 35 viene presentato in concorso una pellicola, già ospite a Cannes, che tratta la stessa tematica, Kiss and Cry.

Il film è di Chloè Mathieu e Lila Pinell e, a differenza di quello di Craig Gillespie, parla dell’agonismo nel pattinaggio attraverso un approccio più adolescenziale.

Sarah si allena sul ghiaccio per diventare una campionessa sportiva. Nell’inseguire questo obiettivo è però sempre più schiacciata dalla presenza della madre, che sogna per lei un futuro da podio, dalla violenza verbale del suo allenatore e dalla rivalità tra le ragazze che competono con lei. Ma più sopporta il dolore fisico e mentale degli allenamenti sul ghiaccio, più la sua voglia di godersi la propria età la allontanano dal rigore e dalla disciplina.

Kiss and Cry – recensione

Kiss and Cry deve il suo nome all’angolo della pista di ghiaccio in cui le atlete mostrano i loro sentimenti più veri: l’area in cui si aspetta il verdetto della giuria. È proprio in quell’angolo, a esibizione terminata, che tutto lo spettro degli stati d’animo aggroviglia lo stomaco, prima di trasformarsi in una o nell’altra reazione.

Gli opposti, in effetti, sono un po’ il tema di questa pellicola, che con un tocco documentaristico si avvicina a un microcosmo fatto di adolescenti sballottolate tra disciplina e colpi di testa. La regia congela una fascia d’età e la rappresenta, utilizzando la leva sportiva come metafora per altro. Non parliamo solo di un allenatore crudele, di compagne di squadra moleste, di genitori ossessivi. Parliamo dei desideri di giovani quindicenni soffocati dalle ambizioni altrui. Parliamo di quando, proprio le persone più care, decidono cosa è bene per te, e non sono disposte a compromessi.

Il realismo della macchina da presa ci restituisce la verità del dramma adolescenziale: sofferenza, bullismo, violenza verbale: nulla è risparmiato allo spettatore, che si sente al centro della vicenda come se la vivesse in prima persona. Lo sguardo, però, non è mai provocatorio o accusatorio: da documentariste la scelta della regia è stata quella di mettere in scena il conflitto universale tra generazioni, descrivendo da un lato il mondo alle prese con i problemi della crescita e di cosa diventare, dall’altro degli adulti che deragliano e trasmettono sui più giovani i propri fallimenti.

Lo sfondo sono le azioni di un gruppo di quindicenni che cercano di reagire e tenersi strette le proprie paure, le proprie ambizioni, sbagliando con orgoglio, trasgredendo con desiderio. Così, tra selfie osè e festini nel bosco, le protagoniste di  Mahieu e Pinell scivolano, ma non solo sul ghiaccio. Si rialzano, sanguinano, cascano ancora. Senza mai chiedere scusa, libere di ferirsi ed essere ferite prima che la vita le imbrigli in dei ruoli definitivi.

Il film ha il pregio di lasciare le azioni delle adolescenti in primo piano, utilizzando lo sport in maniera originale, cioè come ponte tra generazioni, senza che la competizione agonistica abbia mai un ruolo davvero significativo nelle vicende. È la preparazione, il preludio alla performance che si fa proscenio dei disagi, delle difficoltà, e  questo permette alla narrazione di fluire naturale, non priva di sbavature e imperfezioni che rafforzano la sincerità della pellicola stessa.

Ma la sceneggiatura è esile e avrebbe avuto bisogno di maggiore robustezza per reggere in maniera coerente un’impalcatura filmica e fuoriuscire da una dimensione ancora troppo documentaristica.

Kiseiju – La zona grigia: recensione del k-drama Netflix

Kiseiju – La zona grigia: recensione del k-drama Netflix

Il grande e visionario regista Yeon Sang-ho (conosciuto per gli acclamati film Train to Busan e Peninsula, e la cupa serie Hellbound) torna su Netflix con il primo spin-off sudcoreano dell’iconico manga giapponese Parasyte di Hitoshi Iwaaki, pubblicato da KODANSHA Ltd nel 1989 e da cui è tratto anche l’anime Kiseiju – L’ospite indesiderato. La miniserie – intitolata Kiseiju – La zona grigia (titolo originale Parasyte – The Grey) e costituita da 6 episodi di circa 50 min ciascuno – è un eccitante e cruento body horror che rielabora la storia di Shinichi e Miji in una chiave sudcoreana del tutto nuova e inaspettata. In questa lotta tra parassiti e umani, infatti, il protagonista non è più l’introverso Shinichi, bensì la giovane sfortunata Jeong Su-in, interpretata dalla talentuosa attrice Jeon So-nee, già nota per i suoi ruoli in Encounter, When My Love Blooms e Our Blooming Youth.

Kiseiju – La zona grigia, la trama

In seguito a un inspiegabile evento cosmico, la vita sulla Terra è sconvolta dall’arrivo di migliaia di misteriose larve aliene che, dopo essere cadute dal cielo, si insinuano nei cervelli degli esseri umani, nutrendosi di essi e prendendo possesso dei loro corpi. I parassiti, privi di qualsiasi forma di coscienza, seguono unicamente il loro istinto di sopravvivenza, diffondendo morte e scompiglio ovunque vadano. Ed è proprio a causa di questa tragica invasione che, dopo un violento attacco, si forma il “Grey Team”, una task force militare guidata dalla coraggiosa e determinata Jun-Kyung (interpretata da Lee Jung-hyun, PeninsulaDecision to Leave), istituita con lo scopo di smascherare e sterminare definitivamente i violenti parassiti.

Mentre i questi iniziano a evolversi, creando piccole sanguinarie comunità, e Jun-Kyung è impegnata in una guerra pericolosa e imprevedibile, un evento ancora più straordinario accade alla giovane Jeong Su-in (Jeon So-nee): svenuta e in fin di vita, diventa l’ospite di un parassita che non riesce a prendere completamente il controllo del suo cervello, possedendo quindi solo parzialmente il suo corpo e per pochi minuti al giorno. È così che, proprio come il dottor Jekyll e Mr Hyde, Su-in si trova presto a dover condividere la propria esistenza con il (non poi così malvagio) parassita “Heidi”.

“Se la popolazione umana si riducesse a un centesimo, i veleni diminuirebbero nella stessa misura?”

Fin dai primissimi istanti dell’episodio 1, emerge chiaramente l’intenzione di Yeon Sang-ho di creare un prodotto in gran parte diverso dalla fonte da cui trae ispirazione. Kiseiju – La zona grigia, infatti, si discosta dagli elementi tipici del romanzo di formazione che caratterizzavano il malinconico racconto dell’adolescente Shinischi e del suo parassita Migi, per abbracciare un’atmosfera horror ancor più cupa, angosciante e con un marcato taglio socio-politico. L’episodio 1 si apre con una premessa che sottolinea una critica sociale e politica intensa: se le azioni umane rappresentano la principale fonte di dolore nel mondo, quale sarebbe l’effetto di una drastica riduzione della popolazione? Saremmo capaci di ridurre le sofferenze e le tragedie che affliggono il nostro pianeta?

Ancora una volta, il maestro Yeon Sang-ho cela dietro le sue oscure e spaventose creature riflessioni profonde sull’autodistruzione umana. Che siano zombie o alieni a minacciare e parassitare la Terra, poco conta. L’opera di Yeon riesce magistralmente a mettere in evidenza come la malvagità e l’imprudenza umana siano più pericolose e dannose di qualsiasi altra forma mostruosa di male. A questo doloroso e potente messaggio, il regista aggiunge – attraverso i personaggi di Jeong Su-In e del furfante Koo Kyo-hwan (interpretato dall’attore Seol Kang-woo) – una speranza sincera e commovente: la chiave per la sopravvivenza risiede nell’unione e nella fiducia reciproca.

Kiseiju - La zona grigia | Immagine dal set.
Kiseiju – La zona grigia | Immagine dal set. Cr. Cho Wonjin/Netflix © 2024

Convivere con il proprio dolore e rinascere

Al di là delle intense scene d’azione, la trama avvincente e la critica socio-politica ben definita, un altro aspetto distintivo della serie è la straordinaria resilienza dei suoi personaggi principali, partendo da quelli femminili. Attraverso pochi flashback, infatti, il pubblico è immediatamente coinvolto nel vissuto delle protagoniste Su-In e Jun-Kyung, generando una forte empatia. Pur conoscendo ben poco sul loro passato, dunque, il pubblico viene catapultato direttamente nei loro traumi, in quei ricordi così tragici e dolorosi da aver segnato profondamente le loro vite e loro stesse. La lotta contro i mostruosi e spietati parassiti diventa così per entrambe un vero e proprio percorso di guarigione, un’opportunità per imparare a convivere con il proprio dolore e rinascere.

In particolare, il legame tra Su-In e il suo parassita diventa sempre più emblematico episodio dopo episodio, rivelando una profonda interdipendenza, elemento che caratterizza anche l’opera nipponica originale. Il parassita, nominato appunto Heidi, e Su-In sviluppano una relazione che va al di là della mera sopravvivenza. Mentre Heidi assiste Su-In nel processo di elaborazione dell’abbandono della madre e delle violenze subite dal padre; Su-In, a sua volta, instilla in Heidi l’importanza e il coraggio necessari per affidarsi agli altri, compresi i suoi simili.

Kiseiju – La zona grigia | Immagine dal set. In foto gli attori (da sinistra a destra) Koo Kyo-hwan, Yoon Hyun-gil e Jeon So Nee. Cr. Cho Wonjin/Netflix © 2024

In altre parole, Su-In non si limita a dimostra a Heidi quanto gli esseri umani possano sentirsi fragili e soli, ma anche e soprattutto quanto grande sia la forza naturale dell’umanità quando confida nella comunità e nella solidarietà reciproca. L’ambivalenza di questo personaggio diventa quindi una metafora potente del concetto che non si è soli su questa Terra, né tantomeno nell’universo, e che anche nei momenti più bui, c’è sempre la possibilità di trovare conforto e sostegno negli altri.

Un horror Netflix degno di Hitoshi Iwaaki

Con effetti speciali spettacolari, una buona dose di splatter e sequenze di azione coreografate in modo impeccabile grazie anche all’uso di rapidi movimenti di macchina, l’opera di Yeon Sang-ho riesce in pochi episodi a catturare l’attenzione del pubblico, immergendolo completamente nella stessa angoscia, repulsione e collera evocate dalla narrazione di Hitoshi Iwaaki.

Nonostante alcune lacune narrative e il ritmo precipitoso, Kiseiju non solo offre uno spettacolo visivo coinvolgente e convincente, ma arricchisce la narrazione con riflessioni che, seppur non del tutto originali (come dimostra La Creatura di Gyeonseong), regalano al pubblico un’esperienza televisiva cupa, intensa e decisa, all’altezza dell’opera madre.

Kirstie Alley: morta a 71 anni l’attrice di Senti chi parla

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Kirstie Alley: morta a 71 anni l’attrice di Senti chi parla

Kirstie Alley, che ha vinto un Emmy per Cin Cin, ha recitato in numerosi film tra cui la trilogia di Senti chi parla, famosissima in Italia, e ha continuato a dirigere Veronica’s Closet e ad apparire in numerosi show senza sceneggiatura, è morta di cancro, stando a quanto riferisce un post ufficiale sui suoi account social. Aveva 71 anni.

Alley ha ottenuto cinque nomination consecutive agli Emmy come attrice protagonista dal 1988 al 1993 per aver interpretato Rebecca Howe in Cin Cin, essendosi unita alla commedia della NBC alla sua sesta stagione dopo che la star originale Shelley Long se n’è andata. Ha vinto l’Emmy nel 1991. Alley ha anche vinto un Emmy per il suo ruolo da protagonista nel telefilm del 1994 David’s Mother ed è stata nominata nel 1998 per il suo ruolo da protagonista in Veronica’s Closet della NBC. Ha anche ricevuto una nomination agli Emmy per un ruolo secondario nella miniserie del 1997 L’Ultimo Padrino.

Kirsten Dunst: 10 cose che non sai sull’attrice

Kirsten Dunst: 10 cose che non sai sull’attrice

Nota e apprezzata per la sua versatilità, l’attrice Kirsten Dunst ha negli anni recitato tanto in celebri blockbuster quanto in premiati film d’autore, affermandosi sia ad Hollywood che presso le cinematografie europee. Grazie alla sua rappresentazione di personaggi complessi ha infine potuto provare le sue doti, ottenendo riconoscimenti di pubblico e critica.

Ecco 10 cose che non sai su Kirsten Dunst.

Kirsten Dunst: i film e le serie TV in cui ha recitato

1. Ha recitato in celebri lungometraggi. L’attrice esordisce al cinema con il film New York Stories (1989), per poi recitare in Il falò delle vanità (1990) e Intervista con vampiro (1994), accanto a Brad Pitt e Tom Cruise. Il film le conferisce grande notorietà, permettendole di prendere parte a Piccole donne (1994), Jumanji (1995), Il giardino delle vergini suicide (1999), Bella da morire (1999), Ragazze nel pallone (2000), Spider-Man (2002), Mona Lisa Smile (2003), Eternal Sunshine of the Spotless Mind (2004), Spider-Man 2 (2004), Elizabethtown (2005), Marie Antoniette (2006), Spider-Man 3 (2007), Melancholia (2011), On the Road (2012), Upside Down (2012), I due volti di gennaio (2014), Il diritto di contare (2016), L’inganno (2017), Woodstock (2017) e Il potere del cane (2021).

2. Ha preso parte a produzioni televisive. Nel corso della sua carriera l’attrice è comparsa diverse volte anche sul piccolo schermo, inizialmente per la serie Quando si ama (1990-1991), e in seguito è comparsa in alcune puntate di Sisters (1993), Star Trek: The Next Generation (1993), Il tocco di un angelo (1996), E.R. – Medici in prima linea (1996-1997) e Fargo (2015), dove ha ottenuto ottimi apprezzamenti per il suo ruolo di Peggy Blumquist. Nel 2019 recita invece nella serie On Becoming a God in Central Florida.

3. È stata nominata per importanti premi. Per il suo ruolo da protagonista nel film Melancholia, l’attrice ha vinto il prestigioso Prix d’interprétation féminine al Festiva di Cannes nel 2011. Per il suo ruolo nella serie Fargo ha invece conquistato nomination come miglior attrice ai premi Emmy e ai Golden Globe, vincendo poi un Critic’s Choice Award.

Kirsten Dunst ha un figlio di nome Ennis Howard Plemons

4. Ha avuto un figlio con l’attuale compagno. Sul set della serie Fargo, nel 2016, l’attrice conosce l’attore Jesse Plemons, celebre per il suo ruolo in Breaking Bad. Nel 2017 i due si fidanzano ufficialmente, dando alla luce un figlio di nome Ennis Howard Plemons nel maggio del 2018. Nel maggio del 2021, invece, è nato il loro secondo figlio, James Robert Plemons. La coppia si è poi dimostrata molto attenta a non condividere particolari dettagli della propria vita privata, affermando inoltre di non apprezzare particolarmente i social media e tenendosene alla larga.

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Kirsten Dunst in Jumanji

5. Ha avuto una parte nel noto film per ragazzi. Nel film del 1995 Jumanji, è possibile ritrovare l’attrice nel ruolo della giovane Judy Shepherd, orfana insieme a suo fratello e residente insieme a questi nella casa che un tempo fu dei Parrish. Sarà lei a ritrovare in soffitta il gioco chiamato Jumanji, riportando nel suo mondo Alan Parrish, interpretato da Robin Williams.

Kirsten Dunst in Spider-Man

6. Ha sostenuto il provino dopo la scelta del protagonista. Dopo aver saputo che l’attore Tobey Maguire era stato scelto per il ruolo di Peter Parker, l’attrice decise di candidarsi per un ruolo, desiderosa di poter collaborare con Maguire, attore che apprezza particolarmente. Dopo un mese dal suo provino, la Dunst fu richiamata per il ruolo di Mary Jane Watson.

7. Si è tinta i capelli. Bionda sin dalla nascita, l’attrice ha solamente indossato una parrucca di capelli rossi per il primo film della serie. Dopo essersi piaciuta, tuttavia, decise di ricorrere direttamente ad una tinta per i successivi due sequel, guadagnando anche quella libertà nei movimenti che la parrucca non le consentiva.

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Kirsten Dunst in Melancholia

8. Un noto regista l’ha raccomandata il ruolo. Alla ricerca di una protagonista per il suo film, il regista Lars von Trier ricevette come suggerimento da Paul Thomas Anderson, autore dei film Il petroliere e Il filo nascosto, di porre sotto casting la Dunst. In seguito ad una conversazione via Skype, questa venne poi effettivamente scelta per il ruolo, corrispondendo alle caratteristiche ricercate da von Trier.

9. Ha ascoltato più volte una canzone per prepararsi al ruolo. Incentrato sul tema della depressione, il film ha richiesto all’attrice una lunga preparazione. Per raggiungere lo stato d’animo ideale, inoltre, la Dunst ha affermato di aver ascoltato più e più volte il brano 10 Mile Stereo, dei Beach House. Questo è infatti solita farla piangere facilmente.

Kirsten Dunst: età e altezza

10. Kirsten Dunst è nata a Point Pleasant, nel New Jersey, Stati Uniti, il 30 aprile 1982. L’attrice è alta complessivamente 170 centimetri.

Fonte: IMDb

 

Kirsten Dunst su The Edit: ”Per i registi uomini mediocri è facile fare cinema”

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Kirsten Dunst è stata di recente intervistata dal magazine The Edit, che le ha dedicato la copertina e alcuni scatti davvero sensuali, in un look tutto al maschile. La star di Fargo non esita a esprimere ciò che pensa, raccontando i suoi desideri e ciò che pensa sulla disparità tra uomo e donna nel mondo del cinema.

La Kirsten Dunst, nell’intervista, si racconta rivelando qualche curiosità sulla sua vita e su i suoi desideri come donna, confessando di amare i modi mascolini negli uomini: ”Apprezzo le maniere vecchio stile”, dice l’attrice, ”Vorrei un ragazzo che mi paga la cena e mi apre la porta. Amo l’uomo mascolino”.

Poi continua: ”Sono uscita con uomini che avevano più un lato femminile”, continua la Dust, ”E non ha funzionato”.

Kirsten Dunst parla poi dei suoi desideri futuri, ovvero la recitazione e la famiglia: ”Voglio continuare a recitare, ma voglio anche dei bambini”, racconta l’attrice, ”Penso che sarò pronta fra due anni o qualcosa del genere”.

Per ora l’attrice è concentrata su una nuova fase della sua carriera, la regia. E ancora una volta l’attrice non le manda a dire, parlando del ruolo della donna nel cinema: ”Penso che sia più facile per i registi uomini mediocri essere in questa industria. Come donna, puoi essere una regista, ma devi essere fantastica – questa è la parte denigratoria. Devi essere davvero grande per stare lì”.

L’attrice parla poi della sua etica sul lavoro: ”Lo vedo quando la gente non si applica sul lavoro. Gli attori possono essere davvero pigri. Io davvero sono [risata]… non voglio dire esoterica, perché sembra qualcosa di molto lontano. Ma quando sto lavorando su un personaggio, mi sento come una strega che sta facendo un infuso. Così il primo giorno sul set sono convinta. Ho tutto l’occorrente, tutti i miei appunti, tutto ciò che mi serve. Puoi avere molta più libertà e divertimento con quello che fai, perché è cosi radicato che non puoi fallire”.

Insomma, una Kirsten Dust ancora una volta decisa e molto critica sul mondo del cinema, voi cosa ne pensate?

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Kirsten Dunst su Spider-Man: “Noi abbiamo fatto i migliori”

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Mentre il mondo aspetta fervente Spider-Man Homecoming, al cinema dal 7 luglio, Kirsten Dunst, ospite del recente Festival di Cannes dove ha presentato L’Inganno di Sofia Coppola (Palma alla regia), ha rilasciato un’intervista alla rivista Marie Claire, in cui, oltre a raccontare la sua carriera e il film sopra citato, ha anche dichiarato che i “suoi” film su Spider-Man sono stati i migliori.

Kirsten Dunst: film e curiosità sull’attrice

Nella trilogia di Sam Raimi, lo ricordiamo, la Dunst interpreta Mary Jane Watson, il rosso amore di Peter Parker. L’attrice ha dichiarato inequivocabilmente: “Noi abbiamo fatto i migliori, quindi a chi importa? Mi sento come se potessero fare tutto ciò che vogliono, stanno solo mungendo quella mucca per soldi. Mi sembra così ovvio, quindi, ovviamente non sono all’altezza. Capite?”.

In realtà sono molti a pensare che gli Spider-Man di Sam Raimi con Tobey Maguire sono i migliori cinecomics di sempre (almeno i primi due film), oltre che i migliori film su Spider-Man mai realizzati. Che Homecoming riesca a far cambiare idea a tutti?

Spider-Man Homecoming: tutto quello che sappiamo sul film

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Guarda il trailer italiano di Spider-Man Homecoming

Diretto da Jon Watts, nel cast del film protagonista Tom Holland nei panni di Peter Parker, Marisa Tomei in quelli di zia May e Zendaya sarà invece Michelle.

Al cast si aggiungono Michael KeatonMichael Barbieri, Donald Glover, Logan Marshall-Green, Martin Starr, Abraham Attah, Selenis Leyva, Hannibal Buress, Isabella Amara, Jorge Lendeborg Jr., J.J. Totah, Michael Mando, Bokeem Woodbine, Tyne Daly Kenneth Choi.

La trama ufficiale di Spider-Man Homecoming

Il giovane Peter Parker/Spider-Man (Tom Holland) che ha fatto il suo sensazionale debutto in Spider-Man Homecoming cerca il suo posto nel mondo come il supereroe SpiderMan. Entusiasta per la sua esperienza con i vendicatore Peter torna a casa, dove vive con la sia Zia May (Marisa Tomei), sotto l’occhio vigile del suom mentore Tony Stark (Robert Downey, Jr.). Mentre Peter cerca di riprendere la sua normale routine quotidiana una nuova minaccia sorge e un nuovo cattivo, Vulture (Michael Keaton) mette in pericolo la città di New York e metterà a dura prova Spider-Man.

Spider-Man Homecoming: sei teorie sulla storia

Spider-Man Homecoming è prodotto da Kevin Feige e il team creativo dei Marvel Studios, supervisionato e co-prodotto da Amy Pascal della Sony Pictures che ne detiene i diritti e che ne supervisione lo sviluppo da oltre dieci anni.

Il film si basa su una sceneggiatura scritta da Jonathan Goldstein, John Francis Daley, Jon Watts, Christopher Ford e Chris McKenna, Erik Sommers. Spider-Man è un personaggio creato da Stan Lee e Steve Ditko.

Kirsten Dunst su Spider-Man 4 di Sam Raimi: “Non credo che ne abbiamo bisogno”

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Tobey Maguire tornerà mai per un film da solista sull’Uomo Ragno che riprenda da dove si era interrotto Spider-Man 3? I soliti rumor vorrebbero farvi credere che sia in lavorazione, ma una delle star del film non è sicura che sia ciò di cui il mondo ha bisogno in questo momento.

Parlando con IndieWire per promuovere il suo prossimo film, Civil War, l’attrice Kirsten Dunst ha dato una risposta misurata quando le è stato chiesto di tornare a interpretare Mary Jane Watson in un altro film di Spider-Man diretto da Sam Raimi.

Non credo che ne abbiamo bisogno. Non lo so“, ha detto Kirsten Dunst. “È stato così tanto tempo fa. Non so proprio come farebbero, quale sarebbe la storia. Non lo so. Sembra che… non lo so! Dipenderebbe dal copione e anche, non so, ti stai mettendo in gioco in un modo che… forse lasciamo le cose quando erano belle. Capisci cosa intendo?“.

Recentemente,  Kirsten Dunst ha rivelato che il motivo per cui non è apparsa in Spider-Man: No Way Home è perché non le è stato chiesto di riprendere il suo ruolo. Tuttavia, se le fosse stato chiesto, lo avrebbe fatto.

L’altro grande rumor che si sta diffondendo al momento è che lo Spider-Man di Tobey Maguire apparirà in Avengers 5 e/o Avengers: Secret Wars. Se non è previsto un vero e proprio sequel di Spider-Man 3, forse la Kirsten Dunst potrebbe fare un cameo accanto a Tobey Maguire?

Per quanto riguarda il motivo per cui Kirsten Dunst sta improvvisamente spuntando su Internet, parlando di un ruolo che ha interpretato per l’ultima volta 17 anni fa, è perché è la protagonista di Civil War di Alex Garland, che è uscito ieri nelle sale.

Il film sta raccogliendo recensioni entusiastiche e potrebbe essere un serio candidato ai premi di quest’autunno. A proposito del suo prossimo ruolo, Kirsten Dunst ha dichiarato: “Questo film mi sembra una favola, una favola ammonitrice di ciò che accade quando le persone non comunicano tra loro. Quando nessuno si ascolta, quando si mettono a tacere i giornalisti, quando si perde una verità condivisa“.

Civil War ha attualmente un indice di gradimento del 91% su Rotten Tomatoes da 85 recensioni, con un punteggio medio di 7,8 su 10. Secondo boxofficepro.com, il film è destinato a un’apertura domestica tra i 20 e i 30 milioni di dollari e ha la possibilità di scalzare Godzilla x Kong: Il nuovo impero dal primo posto tra i film americani di questo fine settimana.

Kirsten Dunst splendente sul red carpet di Berlino 2016

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Kirsten Dunst è  stata la protagonista femminile del red carpet del Festival di Berlino 2016 per la serata di venerdì 12 febbraio. L’attrice, presente al festival con il film in concorso Midnight Special di Jeff Nichols, indossava un luccicante ed elegante abito nero, firmato Chanel Haute Couture.

LEGGI LA RECENSIONE DI MIDNIGHT SPECIAL

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La sessantaseiesima edizione della Berlinale si svolgerà nella capitale tedesca dall’11 al 21 febbraio.

Kirsten Dunst ricorda l’esperienza “infelice” delle riprese dell’iconica scena del bacio di Spider-man

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I film di Sam Raimi sull’Uomo Ragno ci hanno regalato un sacco di momenti memorabili, ma la scena che passerà alla storia come una delle più iconiche nella storia dei film di supereroi (anzi, dei film) è il bacio alla rovescia tra Mary Jane Watson (Kirsten Dunst) e Peter Parker (Tobey Maguire) nell’originale del 2002.

Dopo aver salvato MJ da alcuni teppisti in un vicolo, Spidey si abbassa per affrontare l’amore della sua vita, e MJ si toglie la maschera e dà un bacio all’eroe mentre la pioggia scroscia intorno a loro.

Per quanto la scena sia stata sexy e romantica da vedere, non sembra che sia stata affatto piacevole da girare. La Dunst è stata interrogata sulla sequenza del bacio durante un’apparizione nell’episodio di questa settimana del The Jonathan Ross Show.

Ricordo che [il regista del film] Sam Raimi mi diede un libro di baci famosi per ispirarsi, ma anche che voleva davvero renderlo speciale, anche se in realtà era piuttosto penoso farlo“.

Pioveva a dirotto, si gelava, Tobey non riusciva a respirare e quindi era quasi come se lo stessi rianimando“, ha aggiunto l’attrice.

Kirsten Dunst ha ripreso il suo ruolo nei due film successivi di Sam Raimi, ma non è tornata al fianco di Tobey Maguire per Spider-Man: No Way Home, nonostante le voci che la volevano inizialmente presente. Kirsten Dunst ha dichiarato in precedenza che non le è stato chiesto di partecipare al film, ma non ha comunque escluso la possibilità di interpretare nuovamente MJ in futuro.

Voglio dire, ascoltate, nessuno mi ha chiesto nulla, ma penso che… Voglio dire, questo multi-universo continua ad andare avanti“, ha detto, prima di stuzzicare: “Sento che potrebbe accadere“, ha detto in un’intervista del 2022.

Si dice che sia Tobey Maguire che Andrew Garfield siano in lizza per apparire in Spider-Man 4, ancora senza titolo, quindi se Kirsten Dunst volesse tornare a vestire i panni di Mary Jane, questa sarebbe l’occasione perfetta. Date un’altra occhiata alla scena del bacio nel player qui sotto.

Kirsten Dunst nega di essere in No Way Home e ammette di non amare i cinecomics

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Le voci su Spider-Man: No Way Home continuano a moltiplicarsi alla velocità della luce, ma ovviamente scopriremo quali si sono rivelate fondate e quali no soltanto quando il film arriverà nelle sale di tutto il mondo.

Più volte è stato riportato che nel film dovrebbe fare il suo ritorno anche la Mary Jane di Kirsten Dunst, interpretata dalla nota attrice nella trilogia di Spider-Man ad opera di Sam Raimi. Ora, è stata proprio Dunst a commentare questi rumor in una recente intervista con Total Film (via CBM).

È chiaro che, qualora fosse realmente parte del cinecomic, Kirsten Dunst non avrebbe il permesso di confermare la cosa. Tuttavia, l’attrice è apparsa alquanto irremovibile sul fatto che la sua Mary Jane non ci sarà, non prima però di aver candidamente ammesso di non essere un’amante dei cinecomics.

“Non guarda i film di supereroi e non ho visto neanche quelli con Tom Holland”, ha spiegato. “Non guardo i cinecomics. Non sono il mio genere di film. Non ricordo nemmeno quando è stata l’ultima volta che ne ho visto uno. Forse ho visto il primo Captain America… quando è uscito? Di sicuro molto tempo fa. Semplicemente, non li guardo.”

Parlando poi nello specifico di No Way Home, ha aggiunto: “Non sono in quel film. Non ci sono (ride). So che ci sono delle voci al riguardo, giusto? Probabilmente sono l’unico personaggio che non ci sarà. Non puoi mettere una vecchia ragazza come me lì dentro!”

Spider-Man: No Way Home, quello che sappiamo

Le riprese di Spider-Man: No Way Home si sono svolte ad Atlanta. Nel film vedremo Tom HollandZendaya, Jacob Batalon, Tony Revolori Marisa Tomei tornare nei loro personaggi del francise. Inoltre, il film vedrà, trai suoi interpreti, anche Benedict Cumberbatch nei panni di Doctor Strange, che poi vedremo in Doctor Strange in the Multiverse of Madness, diretto da Sam RaimiJamie Foxx che tornerà a vestire i panni di Electro, come in The Amazing Spider-Man 2, e infine Alfred Molina, che sarà di nuovo Doctor Octopus di Spiderman 2.

Spider-Man: No Way Home è diretto da Jon Watts (già regista di Homecoming e Far From Home) e prodotto da Kevin Feige per i Marvel Studios e da Amy Pascal per la Pascal Production. Il film arriverà nelle sale italiane il 16 dicembre 2021.

Kirsten Dunst in Red Light Winter di Adam Rapp

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Kirsten Dunst, premiata come miglior attrice femminile al Festival di Cannes 2011 per l’interpretazione di Justine in Melancholia di Lars von Trier, entra

Kirsten Dunst entra nel cast di Un film Minecraft 2

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Kirsten Dunst entra nel cast di Un film Minecraft 2

L’estate scorsa, l’attrice candidata all’Oscar Kirsten Dunst aveva scherzato sul fatto di voler entrare nel cast del sequel di Un film Minecraft perché i suoi figli avevano adorato il primo film. “Magari potrei semplicemente girare un film in cui non ci rimetto?” aveva ironizzato con Town & Country. Ora, quello scherzo si è trasformato in realtà, perché la Dunst è entrata ufficialmente a far parte del cast di Un film Minecraft 2, della Warner Bros. e della Legendary.

Il film con Jack Black e Jason Momoa, ha dominato il botteghino primaverile del 2025; l’avventura per tutti ha debuttato con un incasso record di 163 milioni di dollari negli Stati Uniti e da allora ha incassato 424 milioni di dollari, con un totale mondiale che sfiora il miliardo di dollari. Anche Danielle BrooksEmma Myers, Matt Berry e Jennifer Coolidge fanno parte del film, basato sul videogioco di enorme successo.

Jared Hess tornerà ora alla regia del sequel, i cui dettagli della trama (compreso il ruolo della Dunst) rimangono per ora avvolti nel mistero. La Warner Bros. ha però fissato l’uscita del sequel per il 23 luglio 2027. La Dunst ha recentemente recitato in “Roofman”, “Civil War” e “Il potere del cane”. La vedremo prossimamente in “Entertainment System is Down” di Ruben Östlund.

Quando potrebbero iniziare le riprese di Un film Minecraft 2

Stando a quanto emerso, l’inizio delle riprese di Un film Minecraft 2 sarebbe previsto non prima della metà del 2026, compatibilmente con gli impegni del cast principale e con la tabella di marcia della produzione. Jason Momoa, infatti, è attualmente coinvolto in diversi progetti cinematografici e televisivi, un fattore che incide direttamente sulla pianificazione del sequel.

L’assenza di una data ufficiale non sorprende: Warner Bros. e Legendary sembrano intenzionate a muoversi con cautela, valutando attentamente l’impatto del primo film prima di accelerare sulla produzione del secondo capitolo. Tuttavia, il fatto che esista già una finestra di riferimento indica che lo sviluppo del sequel è entrato in una fase concreta.

Il primo Un film Minecraft rappresenta una scommessa ambiziosa: trasformare un universo videoludico privo di una narrazione lineare in un racconto cinematografico capace di parlare a un pubblico trasversale. Proprio per questo, il sequel potrebbe ampliare il mondo costruito nel primo film, introducendo nuovi personaggi e dinamiche, mantenendo però al centro l’estetica e lo spirito creativo del gioco originale.

Se confermato, Un film Minecraft 2 rafforzerebbe ulteriormente la presenza del brand Minecraft nel panorama dell’intrattenimento globale, dimostrando come le trasposizioni videoludiche siano ormai una delle direttrici principali dell’industria cinematografica contemporanea.

Kirsten Dunst entra nel cast del sequel di Una di famiglia con Sydney Sweeney

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L’adattamento cinematografico del regista Paul Feig del romanzo best-seller di Freida McFaddenUna di famiglia (il cui titolo originale è The Housemaid), si è rivelato un successo sorprendente, incassando quasi 400 milioni di dollari in tutto il mondo. Sydney Sweeney e Amanda Seyfried hanno recitato insieme in questo thriller vietato ai minori (leggi qui la recensione), in cui il personaggio di Sweeney, Millie, è un’ex detenuta che viene assunta dalla famiglia Winchester, apparentemente perfetta ed estremamente ricca, guidata dalla matriarca Nina (interpretata da Seyfried).

LEGGI ANCHEUna di Famiglia, la spiegazione del finale: cosa vuole davvero Nina da Millie?

Ora, dopo la notizia che verrà realizzato anche un sequel del film, The Housemaid’s Secret, apprendiamo che Kirsten Dunst si è unita al cast. Anche Feig tornerà a dirigere il progetto, così come la sceneggiatrice Rebecca Sonnenshine, che ha adattato il primo romanzo di McFadden.

The Housemaid’s Secret vede Millie in un nuovo lavoro presso la ricca e riservata famiglia Garrick, mentre sospetta che la moglie, Wendy, sia vittima di abusi da parte del marito, Douglas. Sebbene il personaggio interpretato dalla Dunst sia tenuto segreto, non sarebbe sorprendente se fosse stata scelta per interpretare Wendy Garrick.

In The Housemaid’s Secret, Millie ritorna, accettando un lavoro come governante per una donna che non le è mai permesso vedere, solo per scoprire la verità dietro quella porta chiusa a chiave che minaccia di svelare segreti ben più oscuri dei suoi.

LEGGI ANCHE: Una di famiglia: le principali differenze del film rispetto al libro

Durante gli Oscar, Feig ha poi fornito un importante aggiornamento sulle riprese di The Housemaid’s Secret e ha dichiarato che “inizieremo a girare in autunno”. Ciò significa che i fan potranno vedere il film prima di quanto pensassero. La presidente della Lionsgate Motion Picture Group, Erin Westerman, ha rilasciato una dichiarazione in seguito alla notizia che la Dunst si sarebbe unita al sequel del thriller vietato ai minori:

È un privilegio portare sul grande schermo il prossimo capitolo di The Housemaid con Kirsten Dunst. Lei è un’icona. La sua carriera riflette una straordinaria versatilità e un coraggio senza pari. Al fianco della sempre magnetica Sydney Sweeney, sarà una forza elettrizzante in un mondo in cui nulla è mai proprio come sembra”. Non resta a questo punto che attendere ulteriori notizie.

LEGGI ANCHE:  Il sequel di Una di famiglia con Sydney Sweeney riceve un entusiasmante aggiornamento sulla sceneggiatura

Kirsten Dunst e la differenza “estrema” di retribuzione con Tobey Maguire nella trilogia di Spider-Man

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Kirsten Dunst afferma che la disparità retributiva tra lei e Tobey Maguire in Spider-Man era “estrema”. L’attrice de Il Giardino delle Vergini Suicide ha recitato in tutti e tre i film della trilogia di Spider-Man di Sam Raimi dal 2002 al 2007 nei panni dell’interesse amoroso di Peter Parker, Mary Jane Watson. Quel ruolo, che ha ottenuto a 19 anni, è stato un trampolino di lancio per la carriera di Dunst, che l’ha portata poi alle sue acclamate interpretazioni nel grande cinema, come le collaborazioni con Sofia Coppola e con Lars Von Trier.

Con Spider-Man: No Way Home in uscita il mese prossimo, il film MCU che collegherà tre generazioni di film di Spider-Man con le apparizioni di Doc Ock di Alfred Molina e Electro di Jamie Foxx, le aspettative rimangono alte sul ritorno degli Spider-Men di Tobey Maguire e Andrew Garfield. Ciò aveva portato alla speculazione che anche i loro rispettivi interessi amorosi, Mary Jane e Gwen Stacy (Emma Stone), potessero unirsi a loro. Tuttavia, entrambe le attrici hanno smentito la teoria, con Dunst che ha messo a tacere le voci in una recente intervista.

Parlando con The Independent per promuove il suo nuovo progetto, Il Potere del Cane, Dunst ha ripensato al suo tempo come Mary Jane, rivelando che la disparità retributiva tra lei e Maguire era “estrema”. Ecco cosa ha detto: “La disparità salariale tra me e Spider-Man era davvero estrema. Non ci ho nemmeno pensato, all’epoca. Ero tipo, “Oh sì, Tobey [Maguire] sta interpretando Spider-Man”. Ma sai chi c’era sul poster del secondo Spider-Man? Spider-Man e ME.”

E’ chiaro che all’epoca non si sollevavano queste questioni che per fortuna al giorno d’oggi sono battaglie giuste e all’ordine del giorno che vanno perseguite fino a che non sarà normale una paga equa e pari per ogni membro del cast a seconda dei proprio coinvolgimento del film.

Kirsten Dunst e la campagna anti-selfie!

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Ecco cosa ne pensa veramente Kirsten Dunst della mania dei selfie! L’attrice, che tornerà al cinema il 9 Ottobre a fianco di Viggo Mortensen nel film I Due Volti di Gennaio, ha espresso in un corto di 2 minuti diretto da Matthew Frost e intitolato Aspirational, come si sente realmente quando le persone le chiedono di fare delle foto. Ma non semplici foto: selfie!

Ambientato sul cancello di casa sua, Kirsten si trova sul marciapiede in attesa di una macchina Uber, quando due ragazze si fermano e le chiedono “Sei Kirsten Dunst vero?”. Verificata la cosa, si lanciano subito a farsi autoscatti con la celebrity, che rimane lì in silenzio a sorridere in modo forzato. “Ma non mi volete chiedere niente?” chiede incoraggiandole a parlare. La risposta che stupisce, ma a questo punto non dovrebbe è : “Ci potresti taggare?”

Mentre Kim Kardashian ha costruito un business dietro ai suoi selfie, Kirsten Dunst ha deciso di ribellarsi e mostrare quanto patetica sia questa mania! Vedere per credere!

Kirsten Dunst è fiera del suo bacio con Spider-Man e vorrebbe tornare a essere MJ

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Kirsten Dunst è trai protagonisti della stagione dei premi 2022 grazie al suo ruolo in Il Potere del Cane. In questa occasione e alla luce dell’uscita del nuovo Spider-Man che vede tra le sorprese anche la presenza di Tobey Maguire, il “suo” Uomo Ragno, Dunst ha avuto modo di parlare di quello che ha rappresentato per lei quella trilogia in un momento molto importante della sua carriera.

In una recente intervista con W Magazine, Dunst ha parlato dell’eredità della sua scena del bacio di 20 fa anni con Tobey Maguire in Spider-Man. L’attrice ha rivelato che durante la ripresa non si è sentita che stava recitando in una scena romantica, soprattutto considerando che l’acqua continuava a salire nel naso di Maguire, rendendo difficile per lui respirare. Tuttavia, a posteriori, è orgogliosa di averne fatto parte.

“Il modo in cui mi è stata presentata la scena, [Sam Raimi] mi ha regalato questo libro di baci famosi, e questo mi ha fatto capire quanto Sam volesse che fosse romantico e speciale… Anche se non era necessariamente così con Tobey appeso a testa in giù… Sono orgoglioso di averne fatto parte. Sembrava un grande bacio”.

Parlando con People Magazine, Dunst ha anche detto che sarebbe entusiasta di tornare nel ruolo di MJ: “Certo che lo farei. Ovviamente. Me lo hanno chiesto un paio di volte. È un gioco da ragazzi. Quella è stata una parte enorme della mia carriera e della mia vita.”

E chissà che non possa accadere in futuro, con il multiverso e una innumerevole quantità di possibilità nel prossimo futuro.

Kirsten Dunst e altri per von Trier

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Kirsten Dust ha accetatto la richiesta di Lars von Trier di entrare a far parte del cast del suo thriller psicologico-catastrofico intitolato Melancholia.

Kirsten Dunst di nuovo nei panni di MJ? Ecco cosa ne pensa

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Kirsten Dunst di nuovo nei panni di MJ? Ecco cosa ne pensa

Kirsten Dunst ha interpretato Mary Jane Watson nella trilogia di Spider-Man di Sam Raimi, ma non ha ripreso il ruolo accanto all’arrampicamuri di Tobey Maguire in Spider-Man: No Way Home, nonostante le voci secondo cui avrebbe dovuto apparire. Kirsten Dunst ha precedentemente affermato di non essere stata invitata a far parte del film, ma non ha escluso di interpretare di nuovo MJ in futuro.

“Voglio dire, senti, nessuno mi ha chiesto nulla, ma penso che… Voglio dire, questo multi-universo continua a evolversi all’infinito”, ha detto in un’intervista del 2022, prima di anticipare: “Sento che potrebbe succedere”.

Da allora, si sono susseguite voci secondo cui Raimi potrebbe tornare alla regia di un quarto film di Spider-Man e, all’inizio di questa settimana, il co-sceneggiatore di The Batman – Parte II, Mattson Tomlin, ha dichiarato di aver contattato il regista di Doctor Strange in the Multiverse of Madness per vedere se fosse interessato a collaborare alla sceneggiatura.

Tomlin ha parlato più volte in passato del suo desiderio di completare la saga di Raimi, rivelando che idealmente sarebbe interessato a esplorare le difficoltà di Peter Parker nel conciliare la crescita di una famiglia con la lotta al crimine. A Kirsten Dunst è stato chiesto della possibilità di tornare per un quarto film incentrato su MJ e Parker come genitori, mentre promuoveva il suo ultimo film, Roofman. “Sarebbe fantastico, vero? Voglio dire, non so se ai fan piacerà. Penso che sia un film interessante, vero? Io e Tobey lo rifaremmo, ma con dei bambini.”

Per quel che vale, Raimi ha detto che gli piacerebbe lavorare di nuovo con Maguire e Kirsten Dunst.

“Dopo aver realizzato Doctor Strange, ho capito che tutto è possibile, davvero tutto nell’universo Marvel, qualsiasi collaborazione”, ha detto il regista in un’intervista del 2002 a ComicBook.com. “Adoro Tobey. Adoro Kirsten Dunst. Penso che tutto sia possibile. Non ho una vera storia o un piano. Non so se la Marvel sarebbe interessata a questo in questo momento. Non so cosa ne pensino. Non ci ho ancora pensato. Ma sembra bellissimo. Anche se non fosse un film di Spider-Man, mi piacerebbe lavorare di nuovo con Tobey, in un ruolo diverso.”

Potrebbe davvero succedere? Nonostante il successo di No Way Home, non siamo sicuri di quanto Sony e Marvel sarebbero disposte a sviluppare un nuovo progetto di Spider-Man con il cast di Raimi quando Tom Holland tornerà presto al cinema in Brand New Day, che dovrebbe essere la prima parte di una nuova trilogia.

Kirsten Dunst debutta alla regia e dirige Dakota Fanning

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Kirsten Dunst debutta alla regia e dirige Dakota Fanning

Kirsten Dunst si prepara al debutto dietro la macchina da presa. La protagonista de Il giardino delle vergini suicide e Marie Antoinette, infatti, porterà sul grande schermo il romanzo della poetessa e scrittrice statunitense Sylvia Plath dal titolo The Bell Jar, conosciuto in Italia come La campana di vetro.

L’adattamento cinematografico avrà come protagonista Dakota Fanning (La guerra dei mondi, The Twilight Saga) che interpreterà Esther Greenwood, una giovane che ottiene una borsa di studio a New York per lavorare in un’importante rivista, ma che inizierà a soffrire di depressione quando sarà costretta a fare ritorno a casa della madre. La produzione del film dovrebbe iniziare nei primi mesi del 2017. Kirsten Dunst si occuperà anche di firmare la sceneggiatura in collaborazione con Nellie Kim.

La vita di Sylvia Plath era stata portata sul grande schermo nel 2003 da Christine Jeffs nel biografico Sylvia con potagonista il premio Oscar Gwyneth Paltrow nei panni della celebre autrice. Il film era incentrato sulla storia d’amore tra la donna e il poeta britannico Ted Hughes. Di recente abbiamo visto Kirsten Dunst protagonista della seconda stagione dell’acclamata serie tv Fargo. Al cinema la vedremo prossimamente nello sci-fi Midnight Special di Jeff Nicholas (qui la nostra recensione del film direttamente da Berlino 2016), nel drammatico Woodshock e nel thriller Hidden Figures al fianco di Kevin Costner.

Fonte: Indiewire

Kirsten Dunst ci ripensa e ammette: “Disposta a tornare nei panni di Mary Jane”

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L’ultima volta che Kirsten Dunst ha interpretato Mary Jane Watson è stato in Spider-Man 3 del 2007. Da allora, altre due attrici hanno interpretato l’iconico ruolo (Shailene Woodley in The Amazing Spider-Man 2 – anche se alla fine quelle scene sono state tagliate dal film – e Zendaya nel MCU, al fianco di Tom Holland).

Tuttavia, molti fan vorrebbero scoprire cosa ha combinato l’originale iterazione del personaggio di MJ in tutti questi anni. Se anche questa versione del grande amore di Peter Parker tornerà o meno in Spider-Man: No Way Home, è ancora un grandissimo mistero. Tuttavia, è stata la stessa Dunst ad esprimere rinnovato entusiasmo in merito alla possibilità di tornare a vestire i panni di Mary Jane.

Parlando con Variety, infatti, ha dichiarato: “Lo farei. Perché no? Sarebbe divertente. Non direi mai di no a una cosa del genere”. Ironizzando su dove potrebbe trovare la sua Mary Jane a questo punto, l’attrice ha aggiunto: “Sarei un vecchia Mary Jane con tanti piccoli Spidey.”

In realtà, queste parole sono leggermente in contrasto con quanto l’attrice aveva dichiarato di recente in merito alla possibilità di tornare ad interpretare il personaggio. Soltanto pochi giorni fa, infatti, parlando con Total Film, Kirsten Dunst aveva detto di non amare particolarmente i cinecomics, lasciando intendere di non essere disposta a recitare nuovamente in uno di essi. Tuttavia, è bello sapere che ora l’attrice rivisiterebbe con piacere uno dei suoi ruoli più iconici.

Spider-Man: No Way Home, quello che sappiamo

Le riprese di Spider-Man: No Way Home si sono svolte ad Atlanta. Nel film vedremo Tom HollandZendaya, Jacob Batalon, Tony Revolori Marisa Tomei tornare nei loro personaggi del francise. Inoltre, il film vedrà, trai suoi interpreti, anche Benedict Cumberbatch nei panni di Doctor Strange, che poi vedremo in Doctor Strange in the Multiverse of Madness, diretto da Sam RaimiJamie Foxx che tornerà a vestire i panni di Electro, come in The Amazing Spider-Man 2, e infine Alfred Molina, che sarà di nuovo Doctor Octopus di Spiderman 2.

Spider-Man: No Way Home è diretto da Jon Watts (già regista di Homecoming e Far From Home) e prodotto da Kevin Feige per i Marvel Studios e da Amy Pascal per la Pascal Production. Il film arriverà nelle sale italiane il 16 dicembre 2021.

Kirsten Dunst avrebbe voluto partecipare a Spider-Man 4

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Le voci di un quarto Spider-Man diretto da Sam Raimi si sono susseguite per un periodo alquanto lungo all’indomani dell’uscite del terzo film nel 2007. All’epoca, il progetto era in mano al regista e con lui c’era il cast originale del film, con Tobey MaguireKirsten Dunst in prima linea, pronti a tornare nei panni di Peter Parker e MJ.

Mentre la spettiamo sul red carpet del Festival di Cannes 2017, Kirsten Dunst ha parlato con Variety proprio del progetto mai realizzato dalla Sony: “Volevo così stanto stare in quel film. L’ho amato, vorrei che avessimo fatto anche il quarto.”

E in merito ai reboot sull’Uomo Ragno, l’attrice ha risposto: “Non mi interessa. A tutti piacciono i nostri Spider-Man. Andiamo! Ho ragione o no? Ascolta, ho preferito essere nei originali che in questi nuovi.”

Kirsten Dunst sarà trai protagonisti de L’Inganno, il film che Sofia Coppola presenterà in Concorso al Festival di Cannes 2017. Con lei Nicole Kidman, Elle Fanning e Colin Farrell.

Per quanto riguarda Spider-Man, lo vedremo di nuovo al cinema il prossimo luglio, con Spider-Man Homecoming, in cui il protagonista sarà Tom Holland.

Kirsten Dunst attacca Hollywood: ”La creatività è in televisione”

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Kirsten Dunst ha preso parte a diversi film con grandi budget, come la trilogia di Spider-man di Sam Raimi, nella quale interpretava la dolce Mary Jane Watson, ma il suo prossimo ruolo sarà sul piccolo schermo, con la serie tv della FX Fargo.

In una recente intervista l’attrice ha ammesso di esser diventata un po’ disillusa nei confronti del cinema: ”La gente non va al cinema se non per grandi eventi ormai”, ha dichiarato. ”L’industria del cinema è un luogo strano, di sicuro, e la creatività delle persone sta fiorendo in televisione”.

La sua idea è che: ”Sono troppi i film che vengono fatti, penso. Così tanti che vengono dimenticati. Troppi cuochi in cucina, lo studio taglia e monta, i produttori montano, i registi anche. Tutti ci mettono le mani, e alla fine, di chi è il film?”. Questo secondo l’attrice, porta a dei film ”omogeneizzati”, con la creatività messa indietro per i soldi. ”La gente non ha bisogno di tutti i soldi che usa. E poi c’è un’altra cosa: quando hai troppo tempo, troppi soldi, la creatività si perde via”, ha affermato la Dunst.

Ma con la tv non significa retrocedere, dice l’attrice, anzi è una sfida maggiore: ”Fare televisione è molto, molto più difficile che fare un film, perché hai 10 pagine al giorno. Non hai tante scene da girare. E il mio personaggio non smette mai di parlare”. Potremo vedere l’attrice nella serie Fargo dal prossimo lunedì, 12 ottobre. Ma cosa ne pensate delle sue dichiarazioni?

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Kirsten Dunst “Quello che la gente si aspetta da un attore è assolutamente ridicolo”

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E’ Kirsten Dunst la protagonista della copertina di settembre di  Town and Country Megazine. L’attrice indossa Prada e mostra una forma divina e formosa.

La bella Kristen si è soffermata sulle aspettative sugli attori: “Quello che la gente si aspetta da un attore è assolutamente ridicolo. E’ ingiusto che un artista debba parlare molto bene in pubblico, e debba avere una pelle resistente per poter sopportare le critiche a volte davvero dolorose, ma anche per il lavoro, essere molto sensibili ed entrare in contatto con i loro sentimenti. Quindi tutto quello che puoi fare è essere te stesso, essere solo chi diavolo sei.”

Sul rapporto con il suo fidanzato, Garrett Hedlund: “Siamo Stati insieme per tre anni e mezzo, stiamo andando molto bene. Abbiamo la stessa età ed esperienze simili. Ci sentiamo come una famiglia.”

Poi gli hanno chiesto se ad Hollywood si è mai sentita scoraggiata dai ragazzacci: “Sai una cosa? mi sono sentita così quando ero giovane, sopratutto all’epoca di Spider-Man, che praticamente tutti i ragazzi erano così. Ma più invecchi meno ti senti in questo modo. Quello che ho trovato ora è che i ragazzi “dannati” ora vogliono uscire con ragazze più “fresche”.”

Kirk Douglas su Dalton Trumbo: “Quello delle liste nere fu un periodo terribile”

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Kirk Douglas, famoso attore e produttore del film “Spartacus”, premiato agli Oscar nel 1960, ha rilasciato in America una lettera aperta a sostegno della nuova pellicola di Jay Roach, “L’ultima parola – La vera storia di Dalton Trumbo” con Bryan Cranston (nominato come Migliore Attore ai Golden Globe e ai SAG), Helen Mirren (nominata come Miglior Attrice non protagonista ai Golden Globe e ai SAG), Diane Lane, John Goodman ed Elle Fanning.

La pellicola tratta dal libro “Dalton Trumbo” di Bruce Cook, in libreria dal 28 gennaio edito da Rizzoli, è una storia basata sulla vita di Dalton Trumbo, famoso sceneggiatore di Hollywood che negli anni ’40 venne processato, inserito nelle liste nere e imprigionato perché “sospettato di Comunismo”.

“Come attore è facile fare l’eroe; lottiamo contro i cattivi e ci battiamo per la giustizia. Nella vita reale le scelte non sono sempre così semplici. Le liste nere di Hollywood, che sono state ricreate in maniera potente nel film “L’ultima parola – La vera storia di Dalton Trumbo”,  fanno parte di un’epoca che ricordo molto bene. Le scelte erano difficili, le conseguenze dolorose e molto reali. Nel periodo delle liste nere ho avuto amici che sono stati costretti ad esiliare, perché nessuno li faceva lavorare; attori che si sono suicidati dalla disperazione. Lee Grant, mia giovane co-protagonista nel film “Detective Story” (1951), non ha potuto lavorare per quasi dodici anni, dopo essersi rifiutata di testimoniare contro il marito di fronte al Comitato per le Attività Antiamericane.

Fui minacciato di essere additato come comunista e rovinare così la mia carriera, se avessi fatto lavorare  in “Spartacus”, il mio amico Dalton Trumbo, sceneggiatore proscritto nelle liste nere.

Ci sono momenti in cui bisogna lottare per i proprio principi. Sono davvero orgoglioso dei miei colleghi attori che usano la loro influenza pubblica per lottare contro le ingiustizie. A 98 anni ho imparato una lezione dalla storia: spesso si ripete. Spero che “L’ultima parola – La vera storia di Dalton Trumbo”, importante pellicola, ricordi a tutti noi che le liste nere sono state un periodo terribile per la nostra nazione, ma che possiamo trarne insegnamento in modo che fatti del genere non si ripetano mai più”.

La produzione ha deciso di coinvolgere Douglas nel film, per il ruolo fondamentale che ha giocato in questo burrascoso periodo della storia americana; il famoso attore ha così avuto modo di essere tra i primi a vedere il film, prima ancora che debuttasse al Festival di Toronto. Douglas ha espresso parole di elogio per la pellicola, dichiarando che il film cattura l’essenza di quel momento storico e il sentimento di paura che aveva invaso Hollywood in quei tempi. Si è solo scherzosamente lamentato di non essere stato chiamato a interpretare se stesso.

“L’ultima parola – La vera storia di Dalton Trumbo” uscirà nelle sale italiane l’11 febbraio grazie alla Eagle Pictures.

 

Kiri in Avatar: Fuoco e Cenere, la spiegazione del suo colpo di scena e del suo stato di Prescelta

Dalla sua nascita misteriosa al suo potente legame con Eywa, Kiri, interpretata da Sigourney Weaver, è stata a lungo un’anomalia unica nel franchise di Avatar. Ora, Avatar: Fuoco e Cenere di James Cameron ha gettato una nuova ed entusiasmante luce sulle origini di Kiri.

Avatar: Fuoco e Cenere conferma che Kiri non è solo dotata di poteri spirituali. Basandosi sul suo concepimento unico e sul suo legame con Pandora stesso, Kiri rappresenta qualcosa di completamente nuovo per il popolo Na’vi, abbracciando un ruolo che è stato riconosciuto in questo nuovo film molto più che nei primi due film di Avatar.

Avatar: Fuoco e Cenere conferma un’importante teoria su Kiri (è un clone)

Fuoco e Cenere conferma che Kiri è geneticamente identica all’avatar di Grace Augustine (il ruolo originale di Weaver), con una corrispondenza completa del DNA con il corpo originale. A supporto di quanto già fortemente sospettato dal pubblico, Fuoco e Cenere rivela anche che Kiri non ha un padre biologico, rispondendo alla persistente domanda con cui Kiri stessa si stava scervellando, come abbiamo visto in La via dell’Acqua del 2023.

Invece, la figlia adottiva di Jake Sully e Neytiri è nata per partenogenesi. L’avatar di Grace è rimasto incinta senza fecondazione, rendendo Kiri una copia genetica perfetta piuttosto che una prole tradizionale.

Questo è accaduto durante il primo film di Avatar, quando i Na’vi hanno tentato di trasferire la coscienza di Grace dal suo corpo umano morente al suo corpo avatar. Mentre era connessa all’Albero delle Anime, a Kiri viene detto che Eywa ha misteriosamente posto un seme nel corpo avatar di Grace, un evento senza precedenti che ha portato alla futura nascita di Kiri.

In quanto tale, Kiri non è esattamente una resurrezione completa di Grace Augustine (nonostante sia interpretata da Sigourney Weaver). È qualcosa di più simile a una figlia plasmata da Eywa stessa (Kiri si riferisce a Grace come sua “mamma” nel mondo spirituale).

Tenendo presente questo, sembra che Kiri sia nata per una ragione, soprattutto considerando le sue abilità incredibilmente uniche viste in La via dell’Acqua e, soprattutto, in Fuoco e Cenere.

Kiri è una “Prescelta”, il suo legame unico con Eywa spiegato

Lo stato di clone unico di Kiri e il suo concepimento spiegano molto probabilmente il suo legame ineguagliabile con Eywa. È stato confermato che il legame di Kiri con Eywa è più forte persino di quello degli tsahìk più dotati come il Mo’at degli Omatikaya o il Ronal dei Metkayina (i leader spirituali dei loro clan).

A differenza di altri Na’vi, il legame di Kiri è incredibilmente forte e intrinsecamente istintivo, poiché la vediamo connettersi con Eywa e la rete organica di Pandora in modi che lei stessa non capisce fino a quando non li realizza. Un esempio lampante è quando ha usato il micelio per modificare la biologia di Spider, permettendogli di respirare l’aria della luna senza maschera.

Tuttavia, entrambi i sequel hanno dimostrato che connettersi con Eywa può avere un costo. Le crisi di Kiri sembrano essere momenti in cui il suo corpo va in sovraccarico mentre lotta per elaborare la vasta coscienza di Eywa. Nonostante la tensione, Kiri dimostra abilità che nessun altro personaggio possiede, legandosi a varie creature e piante a un livello che nessun altro può raggiungere.

Detto questo, il finale di Fuoco e Cenere vede Kiri finalmente raggiungere Ewya in persona, guardare il volto della divinità di Pandora e invocare il suo spirito per aiutarla nella battaglia finale del film.

Allo stesso modo, sembra che Kiri stessa abbia finalmente sbloccato un potere ancora maggiore dopo questo incontro, come si vede quando riesce a sopraffare il Varang del Popolo della Cenere, brandendo una voce potente che poteva provenire solo da Eywa stessa.

Anche prima dello scontro finale, Ronal chiama esplicitamente Kiri “Prescelta“, segnando la prima volta che un tale titolo viene dato a Kiri, anche se sembra certamente vero che sia stata effettivamente scelta e concepita da Eywa per uno scopo superiore.

L’implicazione che si trae dalla fine di Fuoco e Cenere è che Kiri è diventata un canale chiave e un’estensione della volontà di Eywa, proprio come probabilmente era destinata a essere da sempre.

Il potenziale futuro di Kiri in Avatar 4 e 5

Il futuro di Kiri ora ha enormi implicazioni per Pandora e forse anche oltre, ed è facile immaginare che diventi un personaggio ancora più centrale in Avatar 4 e 5. Forse Kiri potrebbe persino essere la narratrice di uno o entrambi i film futuri, proprio come suo fratello Lo’ak, che ha preso il posto di Jake in Fuoco e Cenere.

Si può supporre che il potere di Kiri attraverso Eywa continuerà a evolversi e crescere, aprendo le porte a una possibile trasformazione in salvatrice di Pandora come figura messianica a tutti gli effetti.

Proprio come lo status di Jake come Toruk Makto, in grado di ispirare e unire vari clan Na’vi in ​​uno solo, Kiri potrebbe sicuramente diventare una forza simile che unisce l’intera luna di Pandora a un livello mai visto prima.

Allo stesso modo, se i futuri film di Avatar dovessero tornare sulla Terra (come si vocifera), sarebbe affascinante vedere se le abilità di Kiri potrebbero estendersi oltre Pandora e se il potere di Ewya potrebbe essere usato per influenzare e forse persino ripristinare altri mondi. Senza dubbio, il pubblico dovrebbe aspettarsi di vedere molto di più di Kiri e della sua continua evoluzione mentre il franchise di Avatar continua a svilupparsi.