Completano il cast anche
Jon
Bernthal (Sicario), Graham
Greene (Thunderheart),
Julia Jones (Twilight) e
Gil Birmingham (The Lone
Ranger). Nel film
I segreti di Wind River, la Olsen interpreterà un
giovane agente dell’FBI che fa squadra con un veterano, Renner, per
investigare su un omicidio.
Harvey Weinstein
ha dichiarato: “Siamo eccitati all’idea di lavorare di nuovo
con Jeremy Renner, questa volta di fronte alla MDP
con Elizabeth Olsen e l’intero cast del debutto
alla regia di Taylor”.Jeremy Renner e
Elizabeth Olsen hanno già lavorato insieme in
Avengers Age of Ultron e in Captain
America Civil War, film del franchise Marvel in cui interpretano Occhio
di Falco e Scarlet Witch. I due torneranno nei rispettivi ruoli in
Avengers Infinity War.
Arriva al cinema il 5 aprile 2018
I Segreti di Wind River, il film
diretto da Taylor Sheridan e interpretato da
Elizabeth Olsen e Jeremy Renner. Quando le cause della perdita
di un caro sembrano essere seppellite dalla neve, è necessario
iniziare a scavare se si vuole cercare di rimettere le cose in
ordine, anche se il freddo brucia la pelle e le continue tempeste
spingono verso la direzione opposta. È questo il messaggio che con
I Segreti di Wind River sembrerebbe inviarci
Taylor Sheridan, tornato dietro la macchina da
presa dopo aver diretto l’horror Vile (2011).
Ci troviamo a Wind River, piccola
città di frontiera, in cui le vite dei protagonisti vengono scosse
dal ritrovamento del corpo violentato e senza vita di una giovane
amerinda, in una distesa innevata distante dal centro abitato. Le
indagini sulla sua morte vengono affidate dall’FBI alla recluta
Jane Banner (Elizabeth
Olsen), che ancora priva di esperienza e disorientata
dalle leggi non scritte che vigono in quel territorio ancora in
parte selvaggio, si affida alla guida di un cacciatore locale di
predatori, Cory Lambert (Jeremy
Renner), animato da un profondo desiderio di fare
giustizia. Il caso della morte della ragazza, si sovrappone infatti
alla vicenda personale del protagonista, che ancora elabora il
dolore per la scomparsa della figlia, avvenuta pochi anni prima e
rimasta ancora senza risposte.
La caccia ai predatori
animali di cui Cory ha grande esperienza, diventa così una caccia
ai predatori umani, attraverso un viaggio che richiederà il
superamento di ostacoli quali il dolore e le ingiustizie, che in
modalità e misure diverse sono da tempo radicati nelle vite dei
personaggi. Proprio di fronte alla sofferenza degli abitanti del
luogo, impotenti di fronte ad un avvenimento non privo di
precedenti, risultano vani i tentativi dell’agente Jane di
applicare nell’indagine le classiche procedure che vorrebbe la
prassi. In una realtà territoriale apparentemente dimenticata dal
resto del mondo, schiacciata dalla natura che la circonda, i conti
si regolano ancora alla vecchia maniera.
Sheridan affronta di nuovo il tema
della moderna frontiera americana, dopo aver scritto le
sceneggiature di Sicario e di Hell or High
Water, con le quali I Segreti di Wind
River forma una trilogia ideale. Il conflitto fra
“bianchi” e “indiani” vive ancora sotto altre forme, non meno
dolorose e per certi versi persino più subdole. L’abuso delle
giovani native resta tutt’oggi un problema irrisolto che il regista
espone alla luce dei riflettori, costruendo un thriller
caratterizzato da momenti di tensione ben calibrati, in cui si
evidenzia l’ottimo lavoro degli attori.
La drammaticità del racconto è
intensificata dall’attenzione riservata ai piani d’ascolto dei
personaggi, con frequenti campi e controcampi privi di
significativi dialoghi, in cui la musica si inserisce con
delicatezza, senza mai risultare invadente. L’uso della macchina a
mano contribuisce poi a quel senso di precarietà vissuto lungo
tutto l’arco della narrazione.
La durata di Animali
fantastici – I segreti di Silente, il terzo capitolo
della serie di film prequel di Harry
Potter, è stata ufficialmente rivelata. Dopo
il primo film,
Animali fantastici e dove trovarli, il secondo
film, Animali
fantastici: I crimini di Grindelwald, ha ricevuto
un’accoglienza notevolmente scarsa. A causa di questo (e anche
di un lockdown), questo nuovo terzo capitolo ha subito diversi
ritardi nella produzione e un’importante riscrittura. Dopo quattro
anni di attesa, il film uscirà finalmente il mese prossimo.
Dopo gli eventi del secondo
film, Animali
fantastici – I segreti di Silente vede il mago
oscuro
Gellert Grindelwald (Mads
Mikkelsen) ancora impegnato a ingaggiare seguaci,
mentre il professore di Hogwarts
Albus Silente (Jude
Law) è ancora riluttante a combattere e porre fine
alla minaccia lui stesso. In alternativa ad un suo intervento
diretto, mette insieme una squadra che include il magizoologo Newt
Scamander (Eddie
Redmayne), il fratello di Newt, Theseus Scamander
(Callum Turner), l’assistente di Newt Bunty (Victoria Yeates), la
professoressa di Ilvermorny Lally Hicks (Jessica Williams), il
tormentato mago Yusuf Kama (William Nadylam) e il No-Mag Jacob
Kowalski (Dan Fogler) per dare la caccia a Grindelwald al suo
posto.
Il BBFC (il British
Board for Film Classification) ha rivelato
che Animali fantastici: I segreti di
Silente sarà la puntata più lunga della serie con
136 minuti (2 ore e 16 minuti). Dunque ancora due minuti in
più rispetto ai capitoli precedenti: il primo durava 132 minuti e
il secondo 134. Nello spettro più ampio del
franchise generale di Harry
Potter, questo rende il film l’ottavo più lungo
dell’intera serie, subito dietro a Harry Potter e l’Ordine
della Fenice del 2007 (138 minuti) ma prima di
I Doni della Morte – Parte 2 del 2011 (130
minuti).
Animali
fantastici – I segreti di Silente della Warner Bros.
Pictures è la nuova avventura del Wizarding World creato da
J.K. Rowling. Animali
fantastici – I segreti di Silente presenta un cast
guidato dal premio Oscar
Eddie Redmayne (“La teoria del tutto”), il due volte
candidato all’Oscar Jude Law (“Ritorno a Cold Mountain”, “Il
talento di Mr. Ripley”), con Ezra Miller, Dan Fogler,
Alison Sudol, Callum Turner,
Jessica Williams,
Katherine WaterstoneMads Mikkelsen.David Yates
ha diretto Animali fantastici – I segreti di
Silente, un film scritto da J.K. Rowling
e Steve Kloves, basato su una sceneggiatura di
J.K. Rowling. I produttori del film sono
David Heyman, J.K. Rowling, Steve Kloves, Lionel
Wigram e Tim Lewis, mentre Neil
Blair, Danny Cohen, Josh
Berger, Courtenay Valenti e
Michael Sharp sono i produttori esecutivi.
In Animali
fantastici – I segreti di Silente Il professor Albus
Silente (Jude
Law) sa che il potente mago oscuro Gellert Grindelwald
(Mads Mikkelsen) è intenzionato a prendere il
controllo del mondo magico. Non essendo in grado di fermarlo da
solo, Silente affida al magizoologo Newt Scamander (Eddie Redmayne)
il compito di guidare un’intrepida squadra di maghi, streghe e un
coraggioso Babbano pasticcere in una pericolosa missione, dove
incontrano vecchie e nuove creature e si scontrano con la crescente
legione di seguaci di Grindelwald. Con una posta in gioco così
alta, quanto a lungo Silente potrà restare in disparte?
Il team creativo che ha lavorato
dietro le quinte include il direttore della fotografia George
Richmond (“Rocketman”, “Kingsman: Il cerchio d’oro”), lo scenografo
vincitore di tre Oscar® Stuart Craig (“Il paziente inglese”, “Le
relazioni pericolose”, “Gandhi”, i film di “Harry Potter” e
“Animali fantastici”) e lo scenografo Neil Lamont (“Solo: A
Star
Wars Story”, “Rogue One: A Star Wars Story”),
la costumista vincitrice di quattro Oscar® Colleen Atwood
(“Chicago”, “Memorie di una geisha”, “Alice in Wonderland”,
“Animali fantastici e dove
trovarli”) e il montatore che da tempo collabora con Yates,
Mark Day (“Animali fantastici: i crimini di Grindelwald”, gli
ultimi quattro film di “Harry Potter”). La musica è del nove volte
candidato all’Oscar® James Newton Howard (“Notizie dal mondo”,
“Animali fantastici: i crimini di Grindelwald”, “Defiance – I
giorni del coraggio”, “Michael Clayton”, i film di “Hunger
Games”).
La Warner Bros. Pictures presenta
una produzione Heyday Films, un film di David Yates,
Animali fantastici – I segreti di Silente. Il film
sarà distribuito in tutto il mondo dalla Warner Bros. Pictures, e
l’uscita nelle sale italiane è prevista per il 13 Aprile
2022.
L’isteria delle cene in famiglia,
il dolore cieco di fronte alla giornata in cui seppellisci un
padre, un marito, un amico, l’imprevedibilità di una donna ‘fatta’,
l’insoddisfazione di tre sorelle che cercano in modi diversi di
scappare dalle loro fallimentari vite, i segreti custoditi e
intuite dietro alle mezze verità che ci si racconta. Mettete tutto
insieme e quello che avrete come risultato sarà I Segreti
di Osage County. Il film è
tratto da uno spettacolo teatrale, amato dal regista John
Wells e adattato per il cinema da Tracy
Letts, autore della commedia stessa e già sceneggiatore di
Killer Joe.
I Segreti di Osage
County è ambientato nel torrido agosto dell’Oklahoma, nel
momento in cui le sorelle Weston vengono richiamata nella casa
paterna dalla notizia terribile della scomparsa del papà, Beverly.
L’uomo si è allontanato di casa e la matriarca, Violet, è
completamente persa, stordita dal dolore, dalla preoccupazione e da
una dose massiccia di pillole che le creano dipendenza. Spetterà a
Barbara, sorella maggiore e spirito forte e volitivo, cercare di
rimettere insieme i pezzi, nonostante una notizia davvero brutta si
stagli all’orizzonte sempre più chiara e ineluttabile.
I Segreti di Osage County, il film
I Segreti di Osage
County è un film di attori, o meglio un film in cui due
attrici si fronteggiano, circondate da una serie di satelliti
minori a fare da ottime spalle alla vicenda principale: il duello
madre/figlia, il tentativo della madre di non perdere il controllo
sulla figlia e il tentativo della figlia di discostarsi dall’essere
come la genitrice pur sentendosi inevitabilmente attirata in quella
stessa direzione.
Le due principesse della scena sono
Meryl Streep e Julia Roberts, e dove la prima è una conferma,
l’ennesima, la seconda sfodera probabilmente la migliore
interpretazione della vita dando corpo ad una donna tormentata e
forte, volitiva ma allo stesso tempo smarrita nella miriade di
eventi che la travolgono. Accanto alle due splendide protagoniste
c’è un cast di comprimari che fanno la loro bella figura:
Chris Cooper,
Ewan McGregor, Margo Martindale, Sam Shepard, Dermont Mulroney,
Julianne Nicholson,
Juliette Lewis,
Abigail Breslin,
Benedict Cumberbatch e Misty
Upham.
Pur non presentando particolare
guizzi registici e rimanendo fortemente ancorato alla sua matrice
teatrale (la storia è ambientata tutta nella casa di famiglia),
I Segreti di Osage County. si
caratterizza per la capacità di emozionare nel profondo lo
spettatore, mettendo in piazza dinamiche familiari complesse e
profondamente radicate in ognuno, senza mai sfociare ne
sentimentalismo e facendo leva su ciò che di più personale e
complesso possa esistere per ogni essere umano: il rapporto con la
famiglia e con i genitori. Candidato a due premi Oscar per le due
attrici Streep (protagonista) e Robert (non protagonista),
I Segreti di Osage County arriverà a
sconvolgervi a partire dal 30 gennaio.
I segreti di Osage County (qui
la recensione), diretto da John Wells, è
tratto dall’omonima opera teatrale di Tracy Letts,
vincitrice del Premio Pulitzer e del Tony Award. L’adattamento
cinematografico conserva la struttura corale e claustrofobica della
pièce, ambientata quasi interamente tra le mura della casa della
famiglia Weston, dove l’atmosfera soffocante diventa specchio delle
tensioni e dei rancori mai sopiti. Wells riesce a trasporre sullo
schermo la densità dei dialoghi e il peso dei silenzi, mantenendo
intatta l’anima teatrale e amplificandone la forza drammatica
attraverso il linguaggio visivo.
Il
film può contare su un cast straordinario, guidato da Meryl Streep nel ruolo della matriarca Violet
Weston e Julia Roberts nei panni della figlia Barbara.
Attorno a loro, un gruppo di interpreti di altissimo livello – tra
cui Ewan McGregor, Benedict Cumberbatch, Chris
Cooper e Julianne Nicholson –
contribuisce a dare profondità al dramma familiare. Le tensioni tra
i personaggi esplodono in dialoghi taglienti, scontri emotivi e
rivelazioni che mettono a nudo ferite mai rimarginate. Le prove
attoriali, intense e calibrate, sono il motore di un film che vive
dell’energia dei conflitti interpersonali.
Collocato nel genere del
dramma familiare, I segreti di Osage County
affronta temi universali come la disgregazione dei legami
familiari, la difficoltà di comunicare, l’eredità emotiva e il peso
dei segreti. La vicenda si muove tra la tragicità e momenti di
grottesco, offrendo una riflessione amara sulle dinamiche di potere
all’interno della famiglia e sulla difficoltà di sfuggire ai
modelli imposti dall’infanzia. È proprio nel confronto tra dolore e
resilienza che il film trova la sua forza, anticipando un finale
che, nel prosieguo dell’articolo, analizzeremo e spiegheremo nei
dettagli.
La trama di I segreti di Osage County
Il film racconta la storia di una
famiglia che vive in Oklahoma con un passato travagliato fatto di
ricordi spiacevoli. Memorie che vengono a galla quando
Beverly (Sam Shepard),
marito di Violet Weston (Meryl
Streep), anziana donna malata di tumore, scompare
improvvisamente senza lasciare alcuna traccia. La
figlia Ivy (Julianne
Nicholson) riunisce immediatamente tutti i familiari per
capire dove sia finito l’uomo, compresi gli zii Mattie
Fae (Margo Martindale)
e Charles Aiken (Chris
Cooper). Arriva nella contea
anche Barbara (Julia
Roberts), la secondogenita, con il
marito Bill Fordham (Ewan
McGregor) e sua
figlia Jean (Abigail
Breslin).
Fin da subito tutti si rendono conto
che il loro matrimonio è ormai solo una farsa. Alla cerimonia
funebre arriva
anche Karen (Juliette
Lewis), l’ultima sorella Weston, con il suo nuovo
fidanzato Steve
Heidebrecht (Dermot Mulroney). Il
punto di non ritorno la famiglia lo raggiunge durante il pranzo
dopo il funerale: Violet, sotto l’effetto dei farmaci che le
servono per curare il cancro, aggredisce tutti i presenti. Le tre
figlie cominciando dunque a interrogarsi su chi tra di loro dovrà
prendersene cura restando a Osage. Tutto si complica quando salta
fuori la relazione incestuosa tra Ivy e il figlio della zia Mattie
Fae, “Little” Charles (Benedict
Cumberbatch).
La spiegazione del finale del
film
Nel
terzo atto di I segreti di Osage County, le
tensioni familiari raggiungono il punto di rottura definitivo. La
verità sulla relazione tra Ivy e Little Charles viene spezzata da
Violet, che rivela come lui sia in realtà suo fratello, figlio di
una relazione extraconiugale tra Beverly e Mattie Fae. Questa
rivelazione distrugge ogni possibilità di futuro per Ivy, che
abbandona la casa con la promessa di non tornare mai più.
Parallelamente, anche gli altri membri della famiglia iniziano a
disgregarsi: Karen nega la realtà del suo rapporto con Steve e se
ne va, mentre Bill decide di riportare Jean in Colorado.
Il
culmine arriva nello scontro finale tra Barbara e Violet. Qui,
Violet confessa di aver ricevuto una telefonata dal marito Beverly
quando era ancora in vita, ma di non aver mosso un dito per
aiutarlo, preferendo invece prelevare denaro dal conto comune prima
che lui si togliesse la vita. Questa rivelazione segna il
definitivo distacco tra madre e figlia: Barbara, resa consapevole
dell’abisso di egoismo e crudeltà in cui è precipitata Violet,
sceglie di andarsene, lasciandola sola con la badante Johnna. Il
film si chiude con Barbara in viaggio verso ovest, devastata ma
determinata a liberarsi dal peso della madre, mentre Violet rimane
nella casa, abbandonata da tutti.
Il
finale del film sottolinea come la famiglia Weston sia
irrimediabilmente fratturata, incapace di superare segreti, rancori
e tradimenti. Violet, figura centrale e distruttiva, resta
prigioniera della propria solitudine, mentre le figlie
intraprendono strade diverse per fuggire dalla sua influenza
tossica. La partenza di Barbara rappresenta il punto di non
ritorno: pur nel dolore, sceglie di non ripetere il ciclo di odio e
dipendenza che ha segnato la sua famiglia. La casa, che fino a quel
momento era stata il teatro dei conflitti, diventa così simbolo di
isolamento e autodistruzione.
Attraverso questo epilogo, I segreti di Osage
County porta a compimento i suoi temi centrali: la
disintegrazione della famiglia, la difficoltà di affrontare la
verità e l’impossibilità di guarire vecchie ferite. Ogni
personaggio, nel momento di massimo confronto, è costretto a
misurarsi con il proprio dolore e con l’eredità emotiva lasciata
dai Weston. Violet, incapace di cambiare, diventa emblema di un
passato che non può essere redento, mentre Barbara incarna la
scelta difficile ma necessaria di rompere con le radici tossiche
per non esserne definitivamente schiacciata.
Ciò che il film lascia
allo spettatore è un’amara riflessione sulla famiglia come luogo di
affetti ma anche di ferite profonde. I segreti di Osage
County mostra quanto sia difficile separarsi dai legami
familiari, anche quando questi si rivelano distruttivi. Il
messaggio finale è duplice: da un lato, la necessità di riconoscere
le radici del proprio dolore; dall’altro, il coraggio di
allontanarsene per costruire una vita diversa. È un film che parla
di perdita e sopravvivenza emotiva, invitando a chiedersi fino a
che punto il legame di sangue debba essere un vincolo
ineludibile.
Ecco una nuova featurette su
I Segreti di Osage County, dal titolo
“Riunione di Famiglia”. Meryl Streep, Juliette Lewis, Julia Roberts, Ewan McGregor e il regista
John Wells ci raccontano il film e i loro
personaggi:
I Segreti
di Osage County è l’oscura, esilarante, e
profondamente commovente storia delle caparbie donne della famiglia
Weston. La vita di ciascuna di loro ha preso una direzione diversa,
ma una crisi familiare le riporta ancora una volta nella casa in
cui sono cresciute nel Midwest, dove ritrovano la donna disturbata
che le ha allevate.
L’omonima pièce teatrale di
Tracy Letts da cui il film è tratto ha vinto il
Premio Pulitzer ed è andata in scena per la prima volta sul palco
del leggendario Steppenwolf Theatre di Chicago nell’estate del
2007, prima di esordire a Broadway nel dicembre dello stesso anno.
Le rappresentazioni sono continuate con successo in una tournée
internazionale e nel 2008 la pièce è stata insignita di cinque Tony
Awards, tra cui quello per la Migliore Commedia.
Ecco il trailer
italiano del film I segreti di Osage
County, che vede un cast stellare capeggiato da
Meryl Streep e formato da
Julia Roberts, Chris Cooper, Ewan McGregor, Margo Martindale, Sam Shepard,
Dermot Mulroney, Julianne Nicholson, Juliette Lewis, Abigail
Breslin, Benedict Cumberbatch.
Il film è diretto
da John Wells e uscirà in Italia il 6
febbraio 2014.
Il film è un
emozionante e divertente sguardo alla vita delle donne della
famiglia Weston, che si incontrano dopo anni quando una crisi
familiare le riporta nella casa della loro infanzia e dalla donna
che le ha cresciute.
Uscirà il 30 gennaio
nei nostri cinema I Segreti di Osage
County, prossimo film distribuito da Bim che vede
protagoniste Julia Roberts e Meryl Streep. Il film che vede nel cast
anche Ewan McGregor, Chris Cooper, Abigail Breslin,
Benedict Cumberbatch, Juliette Lewis,
Dermot Mulroney, Julianne Nicholson e Sam
Shepard, è diretto da John Wells ed è
basato sul romanzo premio Pulitzer “Agosto, foto di famiglia” di
Tracy Letts.
Di seguito il poster
ufficiale e la sinossi del film:
I Segreti di Osage
County è l’oscura, esilarante, e profondamente commovente storia
delle caparbie donne della famiglia Weston. La vita di ciascuna di
loro ha preso una direzione diversa, ma una crisi familiare le
riporta ancora una volta nella casa in cui sono cresciute nel
Midwest, dove ritrovano la donna disturbata che le ha allevate.
L’omonima pièce teatrale di Tracy Letts da cui il film è tratto
ha vinto il Premio Pulitzer ed è andata in scena per la prima volta
sul palco del leggendario Steppenwolf Theatre di Chicago
nell’estate del 2007, prima di esordire a Broadway nel dicembre
dello stesso anno. Le rappresentazioni sono continuate con successo
in una tournée internazionale e nel 2008 la pièce è stata insignita
di cinque Tony Awards, tra cui quello per la Migliore Commedia.
Negli ultimi anni sono tanti i film
che hanno saputo parlare di amore omosessuale rifuggendo da
stereotipi o pregiudizi. Tra le opere che più hanno segnato tale
immaginario si annoverano Ritratto della giovane in
fiamme, La vita di Adele,
Carol, Disobedience, Chiamami col tuo nome e
Tuo, Simon. Prima di tutti questi c’è però stato
I segreti di Brokeback Mountain, diretto
nel 2005 dal premio Oscar Ang Lee. Questo
è in particolare ricordato per la delicatezza con cui l’amore tra i
due protagonisti viene raccontato, dando vita ad una storia
struggente e senza tempo.
Il film è basato sul racconto
Brokeback Mountain, anche noto come Gente del
Wyoming, scritto nel 1997 da Annie Proulx per
la rivista The New Yorker. Benché di questo una
sceneggiatura fu scritta subito, ci vollero anni perché il film si
concretizzasse. Da molti era infatti ritenuto un progetto troppo
rischioso, sia per ciò che si raccontava sia per ciò che si
mostrava. Lee si rivelò il regista giusto per quest’opera, essendo
tutto il suo cinema percorso da un conflitto tra i sentimenti e le
costrizioni. La brevità del racconto ha in questo caso permesso di
inserire tutto ciò che è scritto nel film, lasciando spazio anche
ad una serie di approfondimenti dei personaggi e del loro
vissuto.
Vincitore del Leone d’oro alla
Mostra di Venezia, il film ottenne da subito critiche estremamente
positive, venendo indicato come uno dei film più importanti del
nuovo millennio. Arrivò inoltre a vincere ben 3 Oscar su 8
nomination, mancando però quello per il miglior film. Prima di
intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile
approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo.
Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare
ulteriori dettagli relativi alla trama e al
cast di attori. Infine, si elencheranno anche le
principali piattaforme streaming contenenti il
film nel proprio catalogo.
I segreti di Brokeback Mountain: la trama del film
La storia si apre nel Wyoming del
1963, quando un allevatore ingaggia due giovani cowboy per condurre
il suo gregge di pecore a Brokeback Mountain. Accettando il lavoro,
i due si trovano a dover fare i conti con le rispettive differenze
caratteriali. Mentre Jack Twist è estroverso e
chiassoso, Ennis del Mar è invece profondamente
introverso e preferisce di gran lunga il silenzio al conversare.
Costretti a passare tutta l’estate insieme, i due inizieranno però
piano piano ad aprirsi l’un l’altro, confidandosi segreti e
passioni. Lentamente, l’amicizia instauratasi tra loro si
trasformerà in vero e proprio amore. La fine del lavoro, però,
sembra dividerli per sempre.
Tornati alle loro rispettive vite,
i due faticheranno tuttavia a dimenticare ciò che c’è stato tra
loro in quelle montagne. Pur se ora entrambi sposati con due donne,
Jack ed Ennis decideranno di rivedersi, mettendo a rischio ogni
cosa. I due sono perfettamente consapevoli che se la loro storia
venisse scoperta genererebbe un grande scandalo. Mentre Ennis si
dichiara pronto a ciò, pur di poter vivere il suo amore alla luce
del sole, Jack si dimostra invece contrario alla cosa. Le
divergenze tra i due torneranno così a farsi forti, e con un
contesto sociale che sembra remare contro di loro, sarà sempre più
difficile difendere quell’amore.
I segreti di Brokeback Mountain: il cast del film
Per il ruolo dei due protagonisti
sono stati considerati diversi attori, tra cui Matt
Damon, Mark Wahlberg e Joaquin Phoenix. Ognuno di questi ha
però rifiutato la parte. Ciò portò il regista a scegliere infine
Heath Ledger
per la parte di Ennis del Mar e Jake Gyllenhaal
per quella di Jack Twist. Lee giudicò infatti i due giovani attori
particolarmente ben assortiti sullo schermo e decise di usare il
loro reale imbarazzo per le scene più intime al fine di rendere il
tutto più realistico. Mentre Ledger era già pratico della vita da
cowboy, essendo cresciuto in una fattoria, Gyllenhaal dovette
invece seguire un mese di campo preparatorio a riguardo. Tra i due
attori nacque da qui una profonda amicizia, proseguita fino alla
tragica scomparsa di Ledger.
Nel film è poi presente anche
l’attrice Michelle
Williams, la quale interpreta Alma Beers, la moglie di
Ennis. Tra lei e Ledger nacque un vero amore, che li portò ad avere
una figlia poco dopo. Nel film, la figlia di Ennis e Alma è
intrepretata da una giovane Kate Mara.
Anne Hathaway è
invece Laureen Newsome, la moglie di Jack. L’attrice era
inizialmente stata considerata per il ruolo di Alma, ma fu lei a
preferire invece quello di Laureen. Sono poi presenti gli attori
Randy Quaid nei panni di Joe Aguirre e
Linda Cardellini in quelli di Cassie Cartwright.
Anna Faris e
David Harbour
sono invece i coniugi Lashawn e Randal Malone.
I segreti di Brokeback Mountain:
il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV
È possibile fruire del film grazie
alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme
streaming presenti oggi in rete. I segreti di Brokeback
Mountain è infatti disponibile nel catalogo
di Rakuten TV, Chili, Google Play, Apple iTunes, Tim
Vision, Now e Amazon Prime Video. Per vederlo, una
volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il
singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così
modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità
video. È bene notare che in caso di noleggio si avrà soltanto un
dato limite temporale entro cui guardare il titolo. Il film è
inoltre presente nel palinsesto televisivo di martedì 29
giugno alle ore 21:10 sul canale
Rai Movie.
Sono molti i film di genere
thriller ed horror che utilizzano l’intervento soprannaturale come
base per le loro storie. Questo viene naturalmente riletto in
chiavi tutt’altro che positive, con gli eventi e i personaggi
guidati da manifestazioni demoniache. L’intera saga di The Conjuring si basa su questi elementi, mentre un
altro titolo di questo filone, divenuto negli anni piuttosto
ricercato, è I segni del male. A
dirigerlo vi è l’esperto del genere Stephen
Hopkins, affermatosi grazie a Nightmare 5 e
Lost in Space, mentre alla
sceneggiatura vi sono Chad e Carey
Hayes, autori di numerosi film horror, tra cui alcuni
proprio della saga poc’anzi citata.
Uscito in sala nel 2007, al centro
del film vi sono le dieci piaghe bibliche, le quali iniziano a
manifestarsi in uno sperduto paese della Louisiana. Benché la
storia sia ambientata in tale Stato, le riprese dovevano
inizialmente svolgersi nel New England. Fu la protagonista
Hilary Swank a convincere i produttori
a girare proprio dove la storia si svolgeva. Qui, però, il set andò
incontro a diversi problemi, il maggiore dei quali rappresentato
dall’arrivo dell’uragano Katrina. Questo costrinse infatti la
produzione a fermarsi per una settimana. Arrivato infine al suo
completamento, I segni del male vantava un budget di circa
40 milioni di dollari.
Pur non guadagnando particolari
lodi dalla critica, il film riuscì comunque a far presa sugli
appassionati del genere. Al box office arrivò dunque a guadagnare
circa 63 milioni, affermandosi come un discreto successo. Prima di
intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile
approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo.
Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare
ulteriori dettagli relativi alla trama e al
cast di attori. Infine, si elencheranno anche le
principali piattaforme streaming contenenti il
film nel proprio catalogo.
I segni del male: la trama del
film
Protagonista del film è
Katherine Winter, ex ministro di culto e
missionaria, la quale ha abbandonato del tutto la fede religiosa
dopo aver perso tragicamente il marito e la figlia in Sudan. Da
quel momento, la donna si è legata in modo ferreo alla scienza e
tramite l’insegnamento Universitario aspira a smantellare tutto ciò
che sembra avere connotazioni soprannaturali o divine. Le sue ferme
convinzioni dovranno però scontrarsi con un caso particolarmente
complesso nel momento in cui viene contattata da
Doug, insegnante nel piccolo paese di Haven, in
Louisiana. L’uomo afferma che una serie di inspiegabili eventi si
sta verificano lì e l’intera comunità necessità quanto prima
l’intervento di un’esperta.
Recatasi sul luogo insieme al suo
collega Ben, Katherine inizia così a scontrarsi
con le anomalie fino a quel momento solo accennate. Il paese,
infatti, è infestato da una serie di eventi paranormali che
ricalcano le dieci piaghe bibliche. La popolazione non sembra avere
dubbi nell’indicare la causa di ciò in una piccola ma inquietante
bambina di nome Loren. Katherine inizia così la
sua indagine, accorgendosi però ben presto di alcuni cambiamenti in
lei. Il luogo sembra infatti avere una certa influenza,
riportandole alla mente la morte dei suoi cari e ponendola dinanzi
a verità che la scienza sembra non aver modo di spiegare.
I segni del male: il cast del
film
Ad interpretare il ruolo della
protagonista Katherine Winter vi è la due volte premio Oscar
Hilary Swank,
nota in particolare per il film Million Dollar Baby.
Affascinata dai discorsi su fede e scienza, l’attrice ha raccontato
di essersi dedicata molto al suo personaggio, cercando di
immedesimarsi quanto più possibile nel suo dramma. Per poter
risultare ulteriormente credibile in tali panni, la Swank ha avuto
l’occasione di essere affiancata da Joe Nickell,
celebre investigatore del paranormale. Con lui ha avuto modo di
approfondire il mestiere e proprio ad alcuni dei casi da lui svolti
si è poi ispirata l’attrice per la sua interpretazione.
Accanto a lei, nei panni
dell’assistente Ben, vi è il noto attore Idris Elba. Qui
alle prese con uno dei suoi primi ruoli per il cinema, l’attore
sarebbe poi divenuto celebre grazie a film come Thor e
Beast of No Nation. Il controverso insegnante Doug ha
invece il volto di David Morrissey, celebre presso
il grande pubblico per aver interpretato il ruolo del Governatore
nella serie televisiva The Walking Dead. Di particolare
rilievo è la presenza dell’attrice AnnaSophia
Robb, celebre per essere stata Violetta in La
fabbrica di cioccolato, che interpreta qui la minacciosa Loren
McConnell. Per l’attrice si è trattata di una performance che l’ha
coinvolta principalmente da un punto di vista fisico, poiché il suo
personaggio non pronuncia alcuna battuta per più di un’ora di
film.
I segni del male: il trailer e
dove vedere il film in streaming e in TV
È possibile fruire di I segni
del male grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari
piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti
disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Chili Cinema,
Google Play e Apple iTunes. Per vederlo, una volta scelta
la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o
sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di
guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il
film è inoltre presente nel palinsesto televisivo
di lunedì 22 febbraio alle ore
21:20 sul canale Rai 4.
Si è tenuta pochi giorni fa la
première a Neshville del biopic I Saw the
Light, che vede protagonista Tom Hiddleston nel ruolo del
cantante Hank Williams. Subito dopo però l’attore si è concesso al
suo pubblico sul palco dell’Acme Feed & Seed, cantando live alcune
canzoni del film, dopo aver ringraziato il regista e sceneggiatore
di I Saw the Light, Marc
Abraham.
Qui sotto il video, nel quale potete
vedere anche Elizabeth Olsen, ballare durante la
performance del collega.
Scritto e diretto da Marc Abraham,
I Saw the Light si basa sulla
pluripremiata omonima biografia e vede protagonisti le stelle
Tom Hiddleston, Elizabeth Olsen, Bradley Whitford, David
Krumholtz e Cherry Jones.
La Sony Pictures
Classics ha annunciato oggi di aver acquisito i diritti
mondiali di I Saw the Light con
Tom Hiddleston, il biopic sul
leggendario cantante Hank Williams, che nella sua breve
vita ha creato uno dei più grandi pezzi della storia della musica
americana.
Il film racconta la sua ascesa alla fama e la caduta e la sua
vita personale.
Scritto e diretto da Marc Abraham, I Saw the
Light si basa sulla pluripremiata omonima
biografia e vede protagonisti le stelle Tom Hiddleston,
Elizabeth Olsen, Bradley Whitford, David
Krumholtz e Cherry Jones.
Ieri è stata condivisa una nuova immagine teaser di Avengers:
Doomsday. Il Marvel Cinematic Universe non ha
ancora rilasciato un nuovo capitolo del franchise cinematografico
degli Avengers durante la Saga del Multiverso. Mentre la Saga dell’Infinito dell’MCU contava su
quattro film degli Avengers, il nuovo capitolo del franchise non ha
visto riunirsi i più potenti eroi della Terra, una situazione che
cambierà finalmente con due prossimi appuntamenti.
Come primo dei due nuovi film degli Avengers, Avengers: Doomsday, in
uscita nel 2026, è sulla bocca di tutti. A differenza di altre
uscite dell’MCU, il film è stato mantenuto segreto, e quasi nessuna
foto o video dal set sono finiti in circolazione online. Con gli
aggiornamenti su Avengers: Doomsday
scarsi, i fan non vedono l’ora di dare un primo sguardo al film,
che arriverà questa settimana.
L’immagine è difficile da
decifrare, con una forma bianca su uno sfondo nero. I fan hanno
iniziato a tirare a indovinare quale potrebbe essere il significato
del teaser di Avengers: Doomsday,
spaziando da un ramo dell’albero Yggdrasil di Loki a nuovi appunti
di Reed Richards e altro ancora. Forse il trailer di Avengers
chiarirà la questione.
Sappiamo,
dopo i leak di ieri, che ogni teaser trailer di
Avengers: Doomsday verrà proiettato nelle
sale per una settimana prima di passare al successivo, che durerà
un mese. Al momento, i Marvel Studios non hanno ancora rilasciato
dichiarazioni ufficiali in merito. Pertanto, la nuova immagine
teaser dei registi per Avengers: Doomsday
è stata condivisa la stessa settimana in cui i fan guarderanno il
primo trailer del film MCU.
Robert Downey Jr. sarà Dottor Destino in
Avengers: Doomsday. Gentile Concessione Disney – (Photo by Jesse
Grant/Getty Images for Disney)
Non è la prima volta che i Russo
anticipano Avengers: Doomsday con post
criptici sui social media. Il 9 settembre, i Russo avevano anticipato il film
degli Avengers con una lavagna simile a quella di Reed Richards ne
I Fantastici Quattro: Gli Inizi. Era
impossibile decifrare il significato delle note, ma il nuovo teaser
di Doomsday potrebbe essere un’immagine ingrandita della
lavagna.
In seguito, i registi del franchise
di Avengers hanno condiviso un’anticipazione diversa. Il 30
settembre, i Russo hanno condiviso su Instagram
una foto dal set di Avengers:
Doomsday. A parte un uomo seduto su una sedia
nell’ombra, che ne nascondeva il volto, non c’era nulla di chiaro.
I Russo hanno scritto la didascalia dell’immagine: “Guardate
bene…”. Il primo trailer di Avengers: Doomsday dovrebbe porre
fine al mistero.
Avengers:
Doomsday uscirà nelle sale il 17 dicembre 2026.
Con I Roses
(2025), Jay Roach porta di nuovo sullo
schermo la storia tratta dal romanzo di Warren Adler
The War of the Roses (1981), già adattata
con grande successo da Danny DeVito nel 1989.
Questa volta la produzione Searchlight ha deciso di rinunciare al
titolo originale, forse nel tentativo di suggerire una
“re-immaginazione” più che un semplice rifacimento. Ma la sostanza
rimane: si tratta a tutti gli effetti di un nuovo adattamento della
stessa materia narrativa. La differenza, semmai, sta nello sguardo
contemporaneo con cui sceneggiatore Tony McNamara
(The
Great e Povere Creature) rilegge la dinamica
coniugale.
Colman e Cumberbatch,
I Roses: un duello recitativo ad alta tensione
La ragione di maggiore
interesse del film è senza dubbio la coppia di protagonisti:
Olivia Colman e Benedict Cumberbatch, due dei più
grandi interpreti britannici contemporanei. La loro
alchimia non è quella della passione, ma quella dello scontro. Nei
panni di Ivy e Theo Rose, portano sullo schermo un conflitto
domestico che diventa presto una guerra a tutto campo. La loro
interazione è molto simile a una finale di tennis interminabile,
stile Borg-McEnroe, dove ogni battuta, ogni sguardo, ogni silenzio
diventa colpo su colpo.
Eppure, se Colman e
Cumberbatch sono sempre magnetici, non sempre convincono come
coppia credibile: la transizione dall’amore alla furia omicida
manca di quella profondità emotiva che avrebbe reso più devastante
la loro caduta. Forse perché l’ascesa e la caduta della coppia si
costruisce in maniera schematica su una scena chiave, che segna in
maniera fin troppo netta il punto di svolta della storia.
Ascesa e caduta di un
matrimonio perfetto
Il film dedica molto
tempo alla costruzione della vita coniugale dei Roses, prima di
esplodere nel conflitto. Ivy, brillante chef con il sogno di
trasformare la sua ricetta di crab cake in un impero gastronomico,
e Theo, architetto visionario, sembrano all’inizio una coppia
modello. Ma la loro parabola prende una piega imprevista.
Una tempesta distrugge il
progetto architettonico più ambizioso di Theo — un edificio
sormontato da una nave, simbolo della sua hybris — e insieme la sua
reputazione. Parallelamente, la carriera di Ivy decolla: il suo
ristorante We’ve Got Crabs diventa un fenomeno mediatico, la
sua immagine di chef una marca globale. Il ribaltamento dei ruoli
tradizionali è il cuore del racconto: Theo, ridotto a fare il padre
di famiglia frustrato, si trasforma in un “beta-male”
risentito; Ivy, invece, diventa una star che disprezza il marito
incapace di tenere il passo o anche solo di “accontentarsi” del suo
ruolo di stay-at-home-dad.
Dal conflitto
silenzioso alla guerra aperta
Per oltre un’ora I
Roses rimane più una cronaca della vita matrimoniale che una
dark comedy sul divorzio. Le prime scintille esplodono in terapia
di coppia, in una scena esilarante e al tempo stesso spietata, dove
un consulente ammette subito che per i due non c’è speranza. Ma è
solo negli ultimi venti minuti che la vicenda si avvicina davvero
al tono dell’originale del 1989: piatti rotti, minacce, lotte
fisiche, un crescendo che culmina in un finale senza vincitori né
vinti. E comunque non viene mai raggiunta la cattiveria
dell’originale adattamento. Questa scelta narrativa può lasciare
insoddisfatti: la tensione accumulata prometteva un’escalation più
lunga e brutale, ma il film sembra trattenersi, quasi temendo di
oltrepassare la soglia del grottesco.
Accanto ai due
protagonisti troviamo comprimari di lusso. Andy
Samberg e Kate McKinnon interpretano
Barry e Amy, amici e osservatori impotenti della disfatta
coniugale. Nonostante la loro comicità naturale, il film non dà
loro molto spazio per brillare. Più incisiva è invece
Alison Janney, nel ruolo di Eleanor, l’avvocatessa
divorzista di Ivy: un concentrato di aggressività e ironia che
regala alcune delle scene più memorabili.
Visivamente I
Roses è impeccabile. La fotografia di Florian
Hoffmeister e la scenografia di Mark
Ricker offrono interni e paesaggi di una California
costiera rigogliosa e scintillante, con case dal design
ultramoderno che riflettono perfettamente lo status e le ossessioni
dei protagonisti. Il risultato è un’estetica vicina ai film di
Nancy Meyers, fatta di cucine da sogno e ambienti
curatissimi. Ma questa patina elegante crea un contrasto talvolta
straniante con la materia cupa della storia: lo spettatore è
immerso in un mondo troppo bello per credere davvero al
disfacimento tragico che vi si consuma. E forse proprio in questo,
la versione del 2025 perde il confronto con il cult diretto da
De Vito.
Un adattamento per il
2025
E’ interessante notare
come i temi del romanzo e del precedente adattamento siano stati
aggiornati agli equilibri di genere contemporanei. I
Roses del 2025 non è più quella della moglie
sacrificata e del marito carrierista: è la storia di due individui
ambiziosi, incapaci di conciliare aspirazioni personali e vita di
coppia. È una riflessione, talvolta ironica, talvolta dolorosa, su
come oggi il matrimonio possa trasformarsi in un campo di battaglia
non tanto per beni materiali, ma per identità e riconoscimento. Lo
spostamento della donna dal ruolo di moglie e madre a ambiziosa
lavoratrice crea sempre un disequilibrio, una stranezza, un
elemento che porta scompiglio.
I Roses
non è un film perfetto. Soffre di una struttura sbilanciata, che
rallenta troppo nel primo atto e non osa abbastanza nell’ultimo.
Tuttavia, grazie alla potenza recitativa di Olivia Colman e Benedict Cumberbatch, riesce a restituire con
forza la sensazione che un matrimonio, una volta incrinato, possa
diventare un incubo claustrofobico. È un remake che, pur non
raggiungendo la ferocia indimenticabile della versione del 1989,
trova un suo spazio nel raccontare le contraddizioni del
presente.
I Roses,
un film drammatico romantico, racconta la vivace storia
matrimoniale di Theo, un architetto, e Ivy Rose, una chef. Dopo
essersi incontrati per la prima volta in Inghilterra, tra i due
nasce subito un legame che porta a un’immediata intimità. Dieci
anni dopo, vivono una vita idilliaca in California come coppia
sposata e genitori di un bambino e una bambina. Proprio quando la
loro vita sembra tranquilla, un evento inaspettato sconvolge il
loro mondo, portando a drastici cambiamenti nella loro carriera.
Ivy apre un nuovo ristorante, dopo aver sacrificato a lungo la sua
carriera di chef.
Mentre Theo affronta dei problemi
nella sua professione, tra i due sembra crescere un’inspiegabile
animosità, che diventa sempre più caotica. Con i loro ego, i loro
talenti e le loro personalità in gioco, il matrimonio dei Rose
raggiunge un punto di svolta, senza apparentemente alcun margine di
manovra. Nei momenti finali della narrazione, Theo e Ivy si trovano
ad affrontare una scelta impossibile, che potrebbe rafforzare o
spezzare il loro già fragile legame.
Trama de I Roses
In I Roses Theo, un architetto in erba a Londra, incontra
Ivy, una chef laboriosa. Le loro strade si incrociano quando lei
esce da una frustrante riunione di architetti e va nella cucina
dell’hotel per stare da sola. I due hanno un’intesa immediata, che
li porta a fare sesso nel magazzino della cucina. Quando Ivy parla
del suo sogno di trasferirsi in America per una carriera migliore,
Theo dice immediatamente che vuole seguirla. Dieci anni dopo,
vivono una vita matrimoniale felice e pittoresca a Mendocino, in
California, con i loro figli, Hattie e Roy. Theo ha perseguito la
sua carriera, ma Ivy ha sacrificato la sua per prendersi cura della
famiglia. Sebbene lei non se ne lamenti, Theo pensa che abbia
pagato un prezzo più alto per far funzionare il matrimonio. Questo
lo porta a farle un regalo sorprendente.
Le compra un terreno sulla
spiaggia, dove si trova un ristorante fatiscente. Le dice di
seguire le sue aspirazioni professionali e di non sacrificarsi più
per il bene della famiglia. Lei costruisce un nuovo ristorante sul
terreno e lo chiama “We’ve Got Crabs” (Abbiamo i granchi). Una
notte fatidica e tempestosa porta a cambiamenti inaspettati nelle
loro carriere. La forte tempesta fa crollare un edificio costruito
da Theo, causandogli un’umiliazione pubblica. La sua carriera,
costruita con tanta cura, va in pezzi, lasciandolo devastato. La
stessa tempesta spinge molte persone a cercare riparo nel
ristorante di Ivy. Grazie al passaparola positivo di un critico
gastronomico, il ristorante ottiene un successo ancora maggiore e
una grande copertura mediatica. L’attività, un tempo poco
redditizia, inizia a prosperare, mentre Theo è sempre più frustrato
dal suo destino. Si assume la responsabilità di prendersi cura dei
bambini, il che dà a Ivy più tempo e spazio per far crescere
ulteriormente la sua attività.
A causa del suo nuovo ruolo nella
famiglia, l’architetto sottopone i figli a diete rigorose e
programmi di allenamento, nella speranza di migliorare le loro
capacità atletiche. Man mano che Ivy avanza nella sua carriera,
inizia a sentire che i suoi figli si stanno allontanando da lei.
D’altra parte, Theo inizia a pensare di essere inutile, il che lo
porta a provare risentimento per la rapida ascesa professionale di
Ivy. Un viaggio a New York non va come previsto, poiché entrambi
rimangono distanti. I tentativi di ricostruire il loro fragile
rapporto falliscono in modo esilarante quando hanno una
conversazione imbarazzante con il terapeuta. La gelosia e la
negatività tra marito e moglie superano i limiti. Come ultimo
tentativo per salvare il loro matrimonio, Ivy offre a Theo un
appezzamento di terreno per costruire una grande casa e dimostrare
le sue capacità di architetto.
Il conflitto tra Theo e Ivy
raggiunge nuovi estremi dopo l’incidente con la balena. Dopo una
riconciliazione apparentemente incredibile, marito e moglie si
abbracciano appassionatamente, sperando di lasciarsi il passato
alle spalle e ricominciare da capo. Ma il destino ha un ultimo asso
nella manica. Sebbene il film non mostri esplicitamente la morte
dei Roses, ci sono diversi indizi che indicano questa possibilità.
Quando gli amici visitano la nuova casa, tutti ne apprezzano la
bellezza, a dimostrazione del fatto che Theo è davvero un ottimo
architetto. Ma un oggetto nella casa sembra in qualche modo fuori
posto. Amy se ne accorge immediatamente quando visita la cucina. In
una casa perfetta e moderna, la stufa “Julia Child” proveniente
dalla Francia sembra vecchia e piuttosto squallida.
Si dice che appartenga alla vera
Julia Child, la leggendaria chef. È stata Ivy, in qualità di chef,
a scegliere di avere qualcosa di significativo nella sua cucina.
Anche Ivy, che l’ha acquistata ad un’asta, nota la fragilità della
stufa. C’è anche un primo piano di Ivy che accende la stufa, che
aggiunge un senso di claustrofobia all’immagine. Questo dettaglio
apparentemente insignificante assume un significato maggiore verso
la fine della narrazione. Quando i Rose litigano verso la fine, la
discussione diventa fisica e violenta. Ivy trova una pistola e Theo
le lancia contro frutta e altri oggetti. Entrambi sembrano spietati
nel loro disperato tentativo di ottenere la proprietà della casa
prima del divorzio. Durante questo caos, Theo danneggia gravemente
la stufa, usando le griglie della vecchia stufa.
Questo porta alla rottura del tubo
del gas sotto la stufa, cosa che passa inosservata al marito e alla
moglie. Dopo la loro riconciliazione, i loro pensieri tornano al
giorno in cui si sono incontrati per la prima volta, dopo di che si
promettono di non separarsi fino alla morte. Theo comanda al
sistema di controllo della casa, “Hal”, di riprodurre la loro
canzone e accendere il fuoco. Le immagini precedenti a questo
momento rendono chiaro che il tubo del gas rotto ha effettivamente
causato una fuga di gas, che si è poi diffusa in tutta la casa.
L’elemento della “pistola di Chekov” diventa una parte importante
della storia in questo caso. La stufa rappresenta più di un
semplice oggetto strano. Riflette il passato e simboleggia
l’incapacità degli esseri umani di lasciar andare il proprio
ego.
Tutto il resto della casa punta
verso il futuro e un nuovo inizio, ma la stufa Julia Child è
l’unica cosa che mantiene vivo il passato. In questo caso, la
“pistola di Chekov” si attiva, fondendo il passato e il presente.
La narrazione inserisce con cura la stufa attraverso la stupidità
di Amy, nascondendone il vero scopo. È interessante osservare che
Ivy e Theo si sono incontrati per la prima volta in una cucina con
fiamme alte. L’inizio e la fine della loro relazione sono in
qualche modo fusi dall’inganno del destino e dal fuoco. Il loro
destino era forse quello di morire insieme, dopo aver vissuto tutte
le prove e le tribolazioni di una relazione complessa. Dopo che
Theo ha ordinato al sistema della casa di accendere il fuoco, è
molto probabile che questo provochi un’enorme esplosione e ponga
fine alla vita dei Rose.
Nei loro ultimi momenti, muoiono
come coppia, rimanendo fedeli l’uno all’altra e onorando le loro
promesse. È anche possibile che i due possano in qualche modo
sopravvivere all’incendio, ma sembra meno probabile rispetto al
primo scenario. Anche se sopravvivessero, è probabile che non
potrebbero vivere a lungo, poiché le ferite causate dall’incendio
potrebbero avere un impatto negativo sulla coppia. Tutto sommato,
nonostante la loro riconciliazione, il destino gioca un gioco
contorto con i Rose, unendoli nella morte.
Come fanno Theo e Ivy a stabilire
la pace?
La guerra dei Roses si intensifica
a causa della disastrosa cena di inaugurazione della casa. Anni
prima, Ivy aveva dato a Theo l’opportunità di perseguire nuovamente
i suoi sogni di architetto acquistando un terreno per lui su cui
costruire una nuova casa che avrebbe mostrato al mondo il suo
talento. La loro fragile relazione ottiene una nuova possibilità
quando Theo accetta con gioia l’offerta. Una volta completata la
casa dei sogni, la coppia manda i propri figli, Hattie e Roy, a
Miami per perseguire i loro obiettivi atletici. La cerimonia di
inaugurazione della casa porta alla luce tutte le frustrazioni. Ivy
e Theo si scambiano insulti vili davanti ad Amy e agli altri. Gli
ospiti si sentono a disagio nel vedere il feroce scontro verbale
tra marito e moglie. Theo inizia a credere che il suo talento non
abbia alcun effetto su sua moglie, dato che lei non gli ha nemmeno
dato credito per la costruzione della casa.
Durante la sua corsa mattutina,
Theo vede una balena indifesa sulla spiaggia, che ha bisogno di
aiuto. Raduna rapidamente delle persone e la salva dalla morte.
Questo incidente si rivela decisivo per lui, poiché si rende conto
che la sua vita vale la pena di essere vissuta. Una volta accettata
questa idea, dice a Ivy che desidera divorziare da lei. Queste
parole terrorizzano la moglie, che non si aspettava che lui
arrivasse a tali estremi. Durante una trattativa tra gli avvocati,
mentre procedono con il processo di divorzio, lei chiede la
proprietà della casa. Entrambi i protagonisti si rifiutano di
separarsi dalla casa, dopodiché si giocano a vicenda scherzi
crudeli. Si sabotano a vicenda le carriere, portando alla chiusura
del ristorante e all’emarginazione di Theo dal mondo degli
architetti.
Quando Theo costringe Ivy a firmare
l’accordo relativo alla casa, lei lo inganna firmando invece la
parola “Zendaya”. Quello che segue è una battaglia finale
all’ultimo sangue. Usando oggetti e parole come armi per
distruggersi a vicenda, marito e moglie cercano di raggiungere i
loro scopi. Ivy afferra una pistola e Theo si difende con vari
utensili. Una volta che entrambi hanno sfogato la loro
frustrazione, hanno un momento di consapevolezza. Theo ammette di
amare ancora sua moglie, che si commuove. Si rendono conto di
quanto siano stati sciocchi negli ultimi mesi e iniziano a ridere
di se stessi. Theo si scusa per la sua indisponibilità emotiva e
Ivy si scusa per la sua crudeltà nei suoi confronti. Capiscono che
hanno rischiato di uccidersi a vicenda e sono grati di essere
ancora vivi.
Questo è un momento di chiusura per
la coppia, perché tutti i loro tentativi di odiarsi falliscono. Il
loro amore è genuino e sopravvive ai loro ego. Nonostante
condividessero un legame di amore e comprensione nei primi anni del
loro matrimonio, Theo e Ivy inciampano negli anni successivi.
Cominciano a vivere in due mondi diversi, con persino i figli che
ne risentono. Tuttavia, trovano la strada verso la pace, poiché
provano ancora qualcosa l’uno per l’altra. In definitiva, i Rose
fanno parte di un matrimonio altamente stratificato che
inaspettatamente resiste alla prova del tempo.
Avvalendosi delle illustrazioni di
Scott Park,
Sploid ha realizzato un video che mostra l’evoluzione dei
robot, in film e serie tv di fantascienza, attraverso gli anni.
Dalla celebre Maria di
Metropolis fino allo Gipsy Dander di
Pacific Rim, ecco l’evoluzione dei
personaggi “sintetici” nei media:
Ogni regista che si rispetti, e
parliamo di registi famosi, ovvero dei grandi
della cinematografia mondiale, ha creato e crea un immaginario
personale con ogni suoi film e con ogni personaggio (o creatura)
che “mette al mondo”.
Deve aver pensato a questo
l’artista Mike Leavitt che ha realizzato la
serie King Cuts, in cui ha fuso i volti
di registi celebri con i personaggi, i mostri, le creature del loro
immaginario cinematografico:
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Tra i registi più noto che fanno
parte di questa serie di incredibili di segni ci sono
Stanley
Kubrick, Steven
Spielberg,
Tim Burton, Wes
Anderson e molti altri. La peculiarità straordinaria
di questo lavoro è che ogni personaggio riassume più di un’opera
del regista famosi che cita. Infatti se pensiamo a Tim
Burton ad esempio, lo vediamo indossare l’abito
di Beetlejuice – Spiritello porcello e
il collo e lo stemma di Batman, il film che lo ha reso celebre nel
mondo. Invece se osserviamo Stanley Kubrick ad esempio, indossa
il vestito delle gemelle di
Shining, le braccia delle scimmie di 2001 odissea nello spazio, un fucile di
Full Metal Jacket e Hall 9000 di
2001. Steven Spielberg invece ha il corpo
di ET L’extra terrestre, le scarpe di Marty McFly
di Ritorno al futuro, film che ha prodotto, un
artiglio di Jurassic Park e quelli che sembrano
gli occhiali di Harry Potter, probabilmente un
omaggio a quello che poteva essere. Infatti Steven
Spielberg doveva dirigere proprio il primo film del
maghetto più famoso del cinema.
Che ve ne pare? Riuscite a
riconoscere tutti i riferimenti cinematografici in ogni
statuetta?
I registi famosi si
trasformano nelle loro creature
X-Men
’97 (qui
la recensione) ha ricevuto recensioni entusiastiche da parte
dei fan e della critica, e tutti gli indizi indicano che
attualmente è la migliore serie televisiva dei Marvel Studios (sia per quanto
riguarda i progetti live-action che quelli animati). Sappiamo che
la seconda stagione è in arrivo e, probabilmente, ci sarà anche una
terza. Inoltre, come ormai noto, è in cantiere
un film sugli X-Men in live-action. Alcuni
fan, però, si chiedono se ci sarà mai un film d’animazione dedicato
ai celebri mutanti, magari come conclusione per le vicende narrate
nella serie.
Inverse ha recentemente
incontrato i registi di X-Men
’97, Chase Conley, Emi
Yonemura e Jake Castorena e ha chiesto
loro se vorrebbero portare gli X-Men
sul grande schermo. “Prima di tutto, sarebbe un’occasione da
non perdere”, dice Conley. “Penso che sarebbe
assolutamente qualcosa che il pubblico vorrebbe vedere e di cui noi
vorremmo far parte“. Aggiunge che il vantaggio di un formato
episodico significa che il team creativo può realizzare “molte
serie di fumetti adattati“, ma riconosce che il budget di un
film consentirebbe loro di “fare il più possibile e di passare
molto tempo a lavorare su ogni inquadratura“.
“Con l’animazione, più tempo e
denaro abbiamo a disposizione, meglio sarà“, spiega Conley.
“È un dato di fatto“. Yonemura, nel frattempo, ha già
obiettivi ambiziosi per un potenziale film d’animazione sugli
X-Men. “Sembra che stiamo già realizzando animazioni ed eventi
di livello cinematografico. Ma solo per avere il budget e il tempo
necessari per farne un lungometraggio completo, e per fare un po’
quello che hanno fatto con Spider-Verse e il recente film
d’animazione delle Tartarughe“.
“Una delle nostre influenze è
stata l’animazione giapponese degli anni ’80 e ’90“, ha
continuato. “Akira. Ghost in the Shell. Quei livelli. È come
se: Ehi, volete darci i soldi e il budget per farlo per voi? Ma per
X-Men
’97? Volentieri“. Castorena ha concluso dicendo:
“Sette stagioni e un film. Andiamo! Se c’è l’amore e la
richiesta da parte del fandom, e la Marvel vuole lasciarcelo fare,
sarebbe fantastico portare questi X-Men, questi personaggi, questo
stile e questo lavoro sul grande schermo“.
La nuovissima serie X-Men
’97, composta da 10 episodi, è arrivata in streaming a
partire dal 20 marzo. La serie rivisita l’epoca iconica degli anni
‘90, con il gruppo di mutanti che usa i propri poteri straordinari
per proteggere un mondo che li odia e li teme, vengono messi alla
prova come mai prima d’ora, costretti ad affrontare un nuovo futuro
pericoloso e inaspettato.
Il cast delle voci nella versione
originale include Ray Chase (Ciclope),
Jennifer Hale (Jean Grey), Alison
Sealy-Smith (Tempesta), Cal Dodd
(Wolverine), JP Karliak nel ruolo di Morph,
Lenore Zann nel ruolo di Rogue, George
Buza nel ruolo di Bestia, AJ LoCascio
(Gambit), Holly Chou (Jubilee), Isaac
Robinson-Smith (Alfiere), Matthew
Waterson (Magneto) e Adrian Hough
(Nightcrawler).
Le nomination al Razzie Award
sono state annunciate all’inizio di questa settimana, e mentre
l’annuale “celebrazione” del peggior cinema ha ricevuto la solita
pioggia di critiche, è stata una nomination in particolare a
causare davvero scalpore online e nella community a
Hollywood. La dodicenne star
di FirestarterRyan Kiera Armstrong è stata nominata come “Peggior attrice”
per la sua interpretazione nel tanto criticato adattamento di
Stephen King, e la decisione di scegliere una
così giovane interprete è stata accolta una pioggia di condanne e e
accuse di bullismo.
Il fondatore di Razzies, John
Wilson, ha ora rilasciato delle scuse (tramite Variety ), revocando la
nomina di Armstrong e affermando che, andando avanti, nessuno di
età inferiore ai 18 anni potrà essere nominato. “A
volte, fai le cose senza pensare. Poi sei chiamato a riflettere su
questo”, ha scritto Wilson in una
dichiarazione. “Allora capisci. È per questo che
i Razzies sono stati creati in primo luogo. La recente valida
critica alla scelta dell’undicenne Armstrong come candidato per uno
dei nostri premi ha portato la nostra attenzione su quanto siamo
stati insensibili in questo caso. Di conseguenza, abbiamo rimosso
il nome di Armstrong dal ballottaggio finale che i nostri membri
esprimeranno il mese prossimo. Riteniamo inoltre che le scuse
pubbliche siano dovute alla signora Armstrong e desideriamo
esprimere il nostro rammarico per qualsiasi ferita subita a causa
di le nostre scelte».
I Razzies sono stati fondati
nel 1981 e il premio parodia degli Oscar è stato visto come un
divertimento innocuo per molti anni (Halle
Barry si è persino presentata per ritirare il suo
premio come peggior attrice perCatwoman), ma è
comprensibile capire perché questa particolare nomination sia stata
una scelta infelice, che ha causato un generale sentimento di
critica.
Sebbene il nome della Armstrong sia stato ora rimosso dalla
votazione per la peggiore attrice,
Firestarter rimane
nominato per il peggior remake/fregatura/sequel.
In I Ragazzi Stanno
Bene – Nic e Jules sono una splendida coppia,
innamorate l’una dell’altra da molto tempo, entrambe cinquantenni,
sposate e con due figli adolescenti. Quando la più grande, Joni,
compie 18 anni, viene convinta dal fratello minore a contattare il
padre biologico, per poter finalmente sapere chi è. I due ragazzi
fanno così la conoscenza di Paul, aitante e scapestrato quarantenne
che vive a contatto con la sua natura passionale e ‘naturale’.
Quando le due mamme sapranno di
questo incontro, Paul entrerà per un po’ a far parte della
famiglia, diventando pietra i scandalo e portando alla luce tutti
quei piccoli problemi che in ogni coppia rendono la vita un po’
meno serena.
I Ragazzi Stanno
Bene di Lisa Cholodenko è un
perfetto esempio di quel cinema indipendente che sotto una veste
anticonformista (il nucleo familiare con due mamme, la coppia
omosessuale) non fa altro che mostrare la vita nella sua
eccezionale quotidianità, con i suoi momenti difficili, gli
scheletri nell’armadio ma anche la forza e l’affetto di mandare
avanti le cose nonostante tutto. La premessa narrativa, quella
della coppia lesbica, sempre rappresentare nient’altro che un
pretesto per un racconto per immagini che gode di un equilibrio e
di una freschezza davvero convincenti. I toni di commedia frizzante
e scanzonata si mescolano a riflessioni sulle dinamiche familiari,
sulla sincerità dei rapporti, sulla crescita e l’adolescenza, temi
che vengono spesso trattati con patine di retorica ma che qui
invece risultano sinceri e mai scontati.
I Ragazzi Stanno Bene, il
film
Come in ogni film che riesce a
raggiungere lo spettatore, anche in questo caso il merito è da
attribuire all’ottima orchestrazione delle parti in gioco. Se
quindi la regista e sceneggiatrice ha condotto con sobrietà e
ironia l’intera opera, il cast ha dato prova di una grande prova di
recitazione. La Cholodenko ha realizzato, insieme a Stuart
Blumberg, una sceneggiatura che accarezza ogni personaggio, lo
delinea e in qualche modo lo ama, rappresentandolo nella sua
interezza e complessità di essere umano.
Per quanto riguarda gli attori,
cominciamo dai giovani: Mia Wasikowska e Josh Hutcherson interpretano gli adolescenti
Joni e Laser, alle prese con una vita che per altri, e per lo
spettatore medio italiano soprattutto, potrebbe sembrare anomala,
ma che in molti paesi e nel contesto filmico sono assolutamente
naturali; a Mia e Josh va il merito di essere riusciti a tener
testa (la
Wasikowska più di
Hutcherson)ad un terzetto di attori con la A
maiuscola, inedito e ben assortito. Per Annette Bening, forte della sua
interpretazione di Nic, volitiva e severa, sono piovuti premi e
addirittura la nomination agli Oscar; alla più liberale Jules,
incarnata da una più che mai affascinante Julianne Moore, è toccato invece il compito di
genitore più flessibile, di donna più femminile e di essere umano
più dubbioso e complesso. Inutile dire che la Moore porta a casa
un’altra grande interpretazione.
Nota di merito va a Mark
Ruffalo, nei panni del papà biologico. Il suo Paul,
reso eccessivamente seducente da costumi e trucco casual e
intriganti allo stesso tempo ben si amalgama con il suo viso un po’
ruvido ma dal sorriso molto dolce. Un personaggio inedito anche per
lui, abituato si alla commedia ma quella un po’ più ‘composta’, e
che regala grandi momenti di divertimento. Una commedia di
intrattenimento, con un bel sotto testo impegnato, il tutto condito
da un occhio attento alla cura del dettaglio, I ragazzi
stanno bene è un bel film, che potrebbe anche fare
breccia nel difficile e a volte bigotto pubblico italiano.
Presentato in concorso alla Festa del
Cinema di RomaI ragazzi stanno bene (The Kids
Are All Right), il film diretto da Lisa
Cholodenko, autrice della sceneggiatura assieme a Stuart
Blumberg.
Una commedia gradevole e ironica
quella di Lisa Cholodenko che racconta la storia di una famiglia
non convenzionale, in maniera convenzionale. Nic e Jules
(Annette Bening e
Julianne Moore) sono sposate e mamme di due figli
adolescenti Joni, 18 anni e Laser 15 anni (Mia
Wasikowska e
Josh Hutcherson). Sono una coppia gay che vive una
vita ordinaria, con i soliti alti e bassi del matrimonio.
I ragazzi stanno bene (The Kids Are All Right)
Fin quando Joni ormai maggiorenne,
sotto la richiesta del fratello, scopre chi è il donatore dello
sperma, la loro vita inizia a confondersi. Paul (Mark
Ruffalo), il loro bio- papà, è un uomo single,
attraente e spensierato. I due ragazzi si affezionano subito a lui
e sono affascinati dal suo stile di vita indipendente. Jules,
inizierà a lavorare per lui come progettista del suo giardino e
inizierà tra loro una relazione certamente ambigua.
La causa di tutto è Paul: è l’uomo
che causa disordine in questa famiglia, che per quanto sembri a noi
atipica è in realtà comune. Le due mamme se la cavavano
perfettamente da sole. O così ci vuol far pensare la regista che ha
puntato molto su questo, che è indubbiamente il punto di forza del
film: “Che tu sia gay o eterosessuale, o single o parte di una
coppia interrazziale o qualsiasi altra cosa, tutte le famiglie
affrontano le stesse sfide, gli stessi problemi”.
Siamo senza dubbio d’accordo con
l’affermazione del regista: una coppia gay, è tale e quale a una
etero, l’amore è universale e questo film lo dimostra appieno. Ma
siamo sicuri che la figura maschile sia totalmente
sostituibile?
Ad ogni modo, I ragazzi
stanno bene (The Kids Are All Right), presentato fuori
concorso al Festival di Roma ha avuto il suo
successo, ha saputo divertire pubblico e stampa, soprattutto grazie
ai dialoghi, scritti molto bene, anche se con una sceneggiatura per
certi versi banale, da serie-tv.
La recensione del film
d’animazione di I racconti di
Terramare di Goro Miyazaki, con
le voci di Marco Vivio (Arren), Vittorio di Prima
(Sparviere), Roberta Paladini (Tenar), Alessandra Cassioli
(Aracne), Gemma Donati (Therru)
Nel mondo di
Terramare continuano ad accadere disgrazie, e l’equilibrio con il
vicino reame dei draghi è stato compromesso: Arren, l’erede al
trono, che soffre di uno sdoppiamento di personalità, uccide suo
padre il re e si autoesilia. In cerca di redenzione il ragazzo
fugge, incontrando i maghi Sparviere e Tenar e la giovane Therru e
decidendo di affrontare Aracne, un mago oscuro in cerca del segreto
per ottenere la vita eterna e a capo dei mercanti di schiavi che
imperversano nel regno. Arren affronterà con i suoi nuovi amici
questa minaccia, lottando contro la sua metà oscura, fin quando non
riuscirà a sconfiggere Aracne, con l’aiuto di Therru, diventata un
drago nelle fasi finali della battaglia, e a riportare l’equilibrio
nel mondo.
I racconti di Terramare:
recensione del film di Goro Miyazaki
Analisi
I racconti di
Terramare – Il fantasy è il genere di gran moda degli
ultimi anni e non stupisce che Goro Miyazaki, figlio di Hayao,
abbia scelto una storia di questo tipo per il suo debutto, tenendo
conto che nel Paese del Sol levante il genere, declinato
all’occidentale (Record of Lodoss War) o all’orientale
(Rg Veda) è stato ampliamente frequentato da diversi
autori, non ultimo Miyazaki senior, in film come Nausicaa nella
valle del vento, Il castello errante di Howl e La
città incantata.
Scegliendo di adattare una parte
del complicato ciclo di Earthsea di Ursula K. Le Guin (che
non ha gradito che sia stato il figlio e non il padre a portare in
animazione il suo universo di fantasia) si mette forse con le sue
stesse mani un po’ nei pasticci, e i risultati possono non sembrare
eccelsi, soprattutto per i puristi dell’autrice, che serve a Goro
solo come punto di partenza, visto che la vicenda narrata è molto
diversa.
Goro Miyazaki ha
senz’altro talento, ma deve forse ancora lavorarci su e provare a
staccarsi dalla lezione stilistica, ottima per altro, di suo padre,
che segue diligentemente senza aggiungeci granché: I
racconti di Terramare è comunque uno spettacolo
fantasy ben realizzato e avvincente, con il tema di fondo
dell’espiazione e della ricerca di sé. I personaggi sono però un
po’ troppo schematici, emergono Sparviere e Aracne, rispettivamente
tra i buoni e i cattivi, per il loro essere outsider e un po’ meno
stereotipati degli altri, oltre all’enigmatica Therru, che però non
ha la grinta delle ragazze d’acciaio dei film di Hayao, Nausicaa e
Sheeta in testa.
Per il resto bellissimi gli
scenari, belle le ambientazioni, a metà strada tra le Mille e una
notte e l’Irlanda, coinvolgente la colonna sonora e la trama in
ogni caso sa avvincere. Certo, con Miyazaki padre ci si è abituati
bene, Miyazaki figlio svolge un buon compito ma i paragoni sono
inevitabili, anche se comunque siamo sempre ad un ottimo livello
come trama e animazione, con forse un po’ troppo uso e abuso del
computer in un paio di sequenze nel castello di Aracne che
risultano davvero poco incisive.
Ma il volo dei draghi, all’inizio e
alla fine, ha comunque il respiro dei film di Miyazaki padre:
I racconti di Terramare è stato accolto
comunque bene in Giappone, c’è da sperare che Goro
Miyazaki si rimetta al lavoro, magari provando a fare
qualcosa di un po’ diverso ma di altrettanto valido rispetto ai
lavori di suo padre.
Disney+ e Walt Disney Animation Studios
hanno annunciato la nuova serie di cortometraggi con protagonista
Olaf, il pupazzo di neve ora nelle vesti di narratore, che ricreerà
alcuni momenti dei classici Disney Animation come La
Sirenetta, Oceania, Il Re Leone,
Aladdin e Rapunzel – L’intreccio della torre.
Sono disponibili il trailer e le immagini.
I Racconti di
Olaf debutterà in occasione del Disney+ Day, una celebrazione mondiale
che coinvolgerà tutte le divisioni di The Walt Disney Company nella
giornata di venerdì 12 novembre, con nuovi contenuti, esperienze
per i fan, offerte esclusive e molto altro ancora.
Ne I Racconti di Olaf, Olaf
diventa protagonista e si trasforma da pupazzo di neve a
intrattenitore, assumendo anche i ruoli di produttore, attore,
costumista e scenografo, per la sua esclusiva “rivisitazione” di
cinque delle storie animate Disney tra le più apprezzate, in questa
serie di nuovi corti animati targata Walt Disney Animation Studios.
Il carismatico e versatile Olaf dimostra il suo talento teatrale
assumendo ruoli iconici come quelli di una sirena, un genio, un re
leone (e non solo) e intrattenendo Arendelle con le sue deliziose
versioni abbreviate di queste amate storie. La regia della serie è
affidata allo storico animatore Disney Hyrum Osmond e la produzione
a Jennifer Newfield.
Nella versione italiana de I
Racconti di Olaf, l’attore e regista Enrico Brignano torna a
prestare la propria voce all’amato pupazzo di neve Olaf.
TNT annuncia di
essere al lavoro sul remake della serie tv antologica I
Racconti della Cripta (Tales from the Crypt) in
collaborazione con il regista M. Night Shyamalan
(The Sixth Sense, Signs, The
Visit), che torna a lavorare in televisione dopo il
successo della serie Wayward Pines. Lo
scopo del network sarebbe quello di dedicare una sera alla
settimana alla programmazione della serie horror.
In merito al progetto, Shyamalan ha
dichiarato: “Essere parte di un brand così amato come quello
dei Racconti della Cripta, con cui sono cresciuto, e avere la
possibilità di oltrepassare i confini della tv di genere, è
un’opportunità che non vedo l’ora di cogliere”.
I Racconti della Cripta
verrà prodotto a livello esecutivo dallo stesso Shyamalan insieme
ad Ashwin Rajan, James D. Stern, John Santilli e Dan McKinnon. Il
debutto della serie, che esattamente come l’originale avrà un
taglio antologico, è fissato per il prossimo autunno.
I racconti della cripta (Tales from
the Crypt) è una serie televisiva statunitense trasmessa dal 1989
al 1996 dall’emittente televisiva HBO e ispirata al film del 1972
Racconti dalla tomba, a sua volta basato sul leggendario fumetto
della EC Comics edito da William Gaines.
I quattrocento
colpi, girato dal 10 novembre 1958 al 3 gennaio 1959 a
Parigi, segna l’esordio “col botto” per François Truffaut. All’inizio il regista aveva
in mente di realizzare la sua idea in forma di cortometraggio di 20
minuti che avrebbe dovuto intitolarsi “La fugue d’Antoine”.
Ambientato durante l’occupazione
nazista di Parigi, la pellicola avrebbe dovuto narrare la storia di
un ragazzo che, dopo aver marinato la scuola, non trova il coraggio
per tornare a casa e passa la notte in giro per la città.
Il progetto si è poi modificato
nella testa del regista ed è diventato quella che lui ha definito
“una specie di cronaca dei tredici anni” (Gillain 56). Al tempo
stesso, il regista ha abbandonato l’idea di ambientarlo durante
l’occupazione per motivi economici, ma anche estetici, poiché
nell’ambiente cinematografico dell’epoca si evitava di trattare un
periodo tanto cupo quanto ancora vicino.
In questa pellicola, Truffaut
propone per la prima volta il personaggio di Antoine Doinel che lo
accompagnerà in altri quattro film durante la sua carriera. Gli
altri saranno: Antoine e Colette (1962, episodio del film
collettivo L’amore a vent’anni), Baci rubati (1968), Non
drammatizziamo… è solo questione di corna (1970), L’amore fugge
(1978).
I quattrocento colpi, la
trama
Antoine è un ragazzino trascurato
dai genitori, specie la madre, che lo ebbe ancora ragazzina. Così
marina la scuola, si diverte con gli amici, senza trovare, al suo
ritorno a casa, dei genitori che possano essergli d’esempio o anche
solo darli affetto. Una mattina, mentre gironzola per strada con il
compagno di classe René, scopre la madre baciarsi con un uomo.
Da qui il suo comportamento
peggiora, diventando ancora più insofferente nei confronti dei
genitori e della scuola, che non fa altro che punirlo rigidamente
senza sforzarsi di comprenderlo. Ciò nonostante, non dirà una
parola al padre adottivo sul tradimento della madre.
Antoine finisce poi per scappare
due volte di casa, aiutato dal ribelle quanto agiato René. Ad una
lunga serie di bravate succederà un arresto, sotto denuncia del
patrigno, che sancirà anche la definitiva rottura con la famiglia.
Ora lo aspetta il riformatorio, nel quale sono previsti anche
campi-lavoro. Ma la divisa e le regole rigide gli stanno ovviamente
strette…
I Quattrocento Colpi, il film
Antoine sarà sempre interpretato da
Jean Pierre Leaud, per una sorta di film a puntate
sulla vita di questo personaggio immaginario. Inventato però fino a
un certo punto, poiché il regista francese proietta nel piccolo
Antoine la sua insofferenza giovanile nei confronti delle
istituzioni: la famiglia, la scuola, il riformatorio e la polizia,
sebbene, come ammise egli stesso, non sia mai riuscito ad essere
ribelle come quel personaggio dei suoi film.
In questo lungometraggio, il vispo
Antoine appare come un’autentica vittima di genitori poco attenti
ed egocentrici, ma anche come agnello sacrificale di quella Francia
posta sotto la rigida legislazione post-occupazione di De Gaulle.
Ed ecco che le sue disavventure, che lo rendono una sorta di
Pinocchio moderno in balia di una società cinica e senza scrupoli,
sono anche un’occasione per Truffaut per
bacchettare i genitori poco curanti dei figli, egoisticamente presi
dalle loro faccende private, nonché le istituzioni francesi
dell’epoca troppo rigide, reprimenti ma mai davvero correttive.
Eloquente è la scena di quando Antoine, per una banale ragazzata,
viene messo in carcere insieme a un ladro e a delle prostitute,
come se i rifiuti della società venissero raccolti senza essere
“differenziati”.
Seguendo le sue sfortunate vicende,
lo spettatore finisce per affezionarsi al piccolo Antoine, provando
per lui compassione ma nello stesso tempo rabbia per come viene
trattato da chi invece dovrebbe averne cura. La spontanea
interpretazione di un Jean Pierre Leaud appena
ragazzino intenerisce e trasporta, fino alla scena finale.
Veniamo ad alcune
curiosità. I quattrocento colpi è
dedicato alla memoria di André Bazin, famoso
critico cinematografico morto appena quarantenne proprio la sera
del giorno in cui iniziarono le riprese. La pellicola si apre con
le immagini della Torre Eiffel, scelta non casuale poiché nei
pressi di essa il regista aveva abitato da ragazzo, e per la quale
ha sempre conservato una sorta di attrazione. Philippe de Broca,
regista e sceneggiatore, appare in un cameo: sulla giostra insieme
ad Antoine al luna park. Il British Film Institute ha inserito
I Quattrocento colpi nella lista dei 50 film più
adatti ad un pubblico giovane. Infine, un’ultima curiosità riguarda
i nostri giorni e il nostro Paese. Nell’episodio “Cineforum” della
serie TV Camera Cafè, questo film viene scambiato dai protagonisti
per un film porno a causa di un forzato doppio senso nel
titolo.
I Quattro dell’Apocalisse è il film
dell’anno 1975 diretto da Lucio Fulci e con Fabio Testi,
Tomas Milian, Lynne Frederick, Harry Baird, Michael J. Pollard.
In questo film, i quattro
protagonisti sono, a tutti gli effetti, dei misfits,
personaggi borderline che vivono ai margini della società:
un baro, una prostituta, un uomo di colore ed un ubriacone. Stubby
(Fabio Testi), un baro esperto e vanesio, arriva nella cittadina di
Salt Flat. Arrestato dall’incorruttibile sceriffo, viene chiuso in
prigione insieme alla prostituta incinta Bunny (Lynne Frederick),
il “sensitivo” nero Bud (Harry Baird) e l’ubriacone Clem (Michael
J. Pollard). La notte stessa una banda di fanatici religiosi, con
la benedizione dello sceriffo intenzionato a ripulire Salt Flat dal
vizio e dalla corruzione, attua un vero e proprio massacro
sistematico. Al mattino, sempre lo sceriffo invita i “quattro
dell’Apocalisse” ad abbandonare la città consegnando loro un
carretto.
I malcapitati si avviano verso gli
impervi ed aspri territori alla ricerca della cittadina più vicina,
e sulla loro strada fanno gli incontri più disparati: prima una
carovana di cristiani che li aiuta offrendo loro del cibo, poi
quello con un misterioso messicano, tale Chaco (Tomas Milian),
derubato dai banditi. In realtà l’uomo è un terribile e sadico
bandito ricercato dalla polizia e, dopo aver stordito i quattro
compagni con del peyote, li deruba ma non prima di aver sparato a
Clem (ribellatosi) e aver stuprato Bunny: è così che Stubby giura
di vendicarsi uccidendo Chaco, ma la strada della vendetta non è
mai stata così lunga e difficile.
I Quattro dell’Apocalisse, il film
Lucio Fulci è stato uno di quei
cineasti italiani in grado di attraversare, indenne, mille vite e
di reinventarsi ogni volta, pur mantenendo inalterato il proprio
stile e il proprio tocco da navigato maestro: da regista di
musicarelli e commedie con Franco e Ciccio, ad autore
impegnato di thriller hitchcockiani con risvolti politici, fino
agli horror con venature marcatamente gore e i western di
frontiera degli anni ’70.
E proprio a metà degli anni ’70
(precisamente nel 1975) gira il western crepuscolare I
Quattro dell’Apocalisse: crepuscolare perché ancora
legato ad un impianto tradizionale che ricalca alla perfezione il
mood degli Spaghetti western italiani più amati,
collocandosi però- allo stesso tempo- nella fase discendente del
genere che muterà, di lì a breve, nel clima più giocoso e sopra le
righe dei suddetti Fagioli Western popolati dai vari
epigoni di Trinità e compagni.
Fulci segue le orme di Sam
Peckinpah e dei suoi western rivoluzionari ed anarchici: addio
antiche faide tipicamente a stelle e strisce tra indiani e cowboy;
basta duelli frontali a mezzogiorno in punto, baciati dal sole a
picco e coperti dalla polvere e dal sudore; basta lotte di
liberazione in favore del popolo messicano e alla loro causa
rivoluzionaria; addio trielli e piani messicani tesi, adesso si dà
voce agli emarginati, alle figure che da sempre popolano il
sottobosco western ma che non hanno mai avuto ruoli alla ribalta.
Il protagonista, Stubby, è l’antieroe guascone e romantico, che da
perfetto baro bugiardo compie, attraverso l’arco narrativo del
film, il suo viaggio interiore fino a trasformarsi in un eroe
atipico, un “cavaliere pallido”, un giustiziere solitario dalla
morale ambigua che prende il sopravvento sull’antagonista effettivo
della pellicola, Chaco, caratterizzato da Milian come una sorta di
rockstar maledetta dotata di un fascino perverso e magnetico tanto
da rubare la scena al personaggio di Stubby/ Testi, almeno finché i
due compaiono insieme.
La sceneggiatura fu scritta da
Ennio De Concini, che si ispirò ad una serie di racconti del 1868
pubblicati da Francis Brett Harte con il titolo di The luck of
roaring camp.
I quattro cavalieri
dell’Apocalisse (The Four Horsemen of the
Apocalypse) è un film del 1962 diretto da Vincente Minnelli,
basato sull’omonimo romanzo di Vicente Blasco Ibáñez.
I quattro cavalieri
dell’Apocalisse – trama: Il vulcanico e rude Julio
Madariaga (Lee J. Cobb) è un ricco proprietario terriero che nelle
pampas argentine ha costruito una fortuna circondato da una grande
famiglia numerosa.
Madariaga è padre e nonno premuroso
ma su tutti egli stravede per i due nipoti maggiori: Julio (Glenn
Ford), figlio di Desnoyer, ed Heinrich (Karl-Heinz Bohm), figlio di
von Hartrott. Interessato solo al bene della propria famiglia, il
vecchio patriarca argentino avversa qualsiasi discorso che possa
riguardare l’Europa e soprattutto la guerra che la Germania nazista
minaccia di far esplodere nel vecchio continente. Ed è così che
quando il giovane e amato Heinrich gli rivela le proprie simpatie
per il partito nazionalsocialista, Madariaga lo maledice e,
preveggendo le sciagure annunciate dai quattro cavalieri biblici
descritte nell’Apocalisse, muore di crepacuore.
La scena si sposta quindi dalla
tranquilla Argentina alla Parigi inquieta e agitata del 1938.
Julio continua indifferente le sue
vuote e annoiate giornate da dandy rubacuori sino a quando non
incontra Marguerite Laurier (Ingrid Thulin) bellissima moglie di un
caro amico del padre. Tra i due l’amore sboccia immediato ed inizia
così un’ irresistibile passione. La guerra giunge improvvisa e dopo
pochi mesi Parigi è in mano ai tedeschi. Julio e Marguerite
continuano ad amarsi ma per sopravvivere sarà necessario chiedere
protezione ed aiuto ad Heinrich, diventato nel frattempo un
autorevole ufficiale delle SS. Ma la violenza e le brutture
perpetrate dai nazisti non possono passare inosservate, soprattutto
quando coinvolgono i propri cari. Così anche un superficiale come
Julio si deciderà ad uscire dal neutralismo al quale era incatenato
e a scendere in campo per affrontare quel nemico che ha il volto ed
il nome del cugino Heinrich.
Vincent Minnelli
confeziona un monumentale affresco storico-famigliare ispirato
liberamente al romanzo di Vicente Blasco Ibanez. Un cast di grandi
attori ed un investimento imponente che, a quel tempo, non riscosse
il successo sperato. I quattro cavalieri dell’Apocalisse è un film
epico e sicuramente coinvolgente che abbraccia una vasta gamma di
tematiche e di sentimenti: l’affetto per la propria famiglia,
l’amore verso la patria, l’amore verso la donna della vita, la
guerra e la morte.
I quattro cavalieri
dell’Apocalisse
Il dramma della guerra e della
follia nazista irrompe tra gli affetti famigliari mettendo padri
contro figli e fratelli contro sorelle e imponendo di scegliere e
di rischiare anche in prima persona.
Minnelli tratta tutti questi
argomenti affidandosi alle grandi interpretazioni di attori del
calibro di Glenn Ford e Charles Boyer che su tutte meritano di
essere evidenziate; ma nel complesso il film appare alquanto
artefatto, eccessivamente prosaico e letterario. La guerra e gli
orrori ad essa legati, e che coinvolgono via via alcuni dei
protagonisti, rimane sullo sfondo, è solo raccontata. Il film si
mantiene sui binari rassicuranti dell’elegante contesto di partenza
e i dialoghi, spesso stucchevoli ed eccessivamente teatrali,
predominano costantemente la scena a scapito dell’azione.
Considerato che l’anno di
produzione è il 1962, il film propone innovazioni e sperimentazioni
tecniche interessanti: la pellicola a sfondo rosso usata nelle
scene delle adunate hitleriane infonde il senso demoniaco del
contesto nazista e ricorda, in qualche modo, scelte registiche
anche recenti come nel caso di Soderbergh in
Traffic, per fare un esempio. Quindi altri
artifici tecnici, come l’uso di immagini documentaristiche relative
alla guerra, sovrapposte e montate come una sorta di video-clip
moderno, scelte coraggiose e anche innovative.
I quattro cavalieri dell’apocalisse
è un film tipicamente hollywoodiano nella sua confezione d’insieme
ma capace anche di coraggiose intraprendenza tecniche; un film
forse troppo lungo e a tratti prolisso ma in ogni caso interessante
e meritevole di un giudizio.
Da Raja Gosnell,
regista dei poco riusciti Scooby – Doo eScooby- Doo 2: mostri scatenati, non ci
si aspettava molto. Quando corse voce, infatti, che la Warner Bros.
aveva scelto di affidargli la regia de I Puffi, un
brivido di terrore era corso lungo molte schiene. Le piccole
creaturine blu, nate dalla penna di Pierre
Culliford detto Peyo, erano diventate famose negli anni
’80 quando i produttori Hanna e Barbera avevano deciso di
dedicargli una serie animata. I bambini di ieri, dunque, attirati e
al contempo impauriti dall’idea di vedere i loro beniamini
trasformati in tridimensionali modellini CGI, possono tirare un
sospiro di sollievo.
La nuova avventura dei I
Puffi si svolge nel nostro mondo, ai nostri giorni, tra
noi esseri umani. Inseguiti dall’imperterrito Gargamella e dal suo
fido assistente Birba, i Puffi saranno costretti ad utilizzare il
varco spazio temporale creato dalla Luna Blu per rifugiarsi nel
mondo degli umani. Catapultati nella frenetica ed affollata
cittadina di New York, questi strani ometti blu, alti due mele o
poco più, dovranno fare i conti con gli usi e costumi di un pianeta
che non conoscono, con esseri viventi che non si rispettano tra
loro e, soprattutto, con la dilagante mancanza di sensibilità.
Fortunatamente, gli uomini non sono tutti uguali: c’è ancora chi
crede nell’amore e nella famiglia … E siccome, si sa, nel mondo
delle favole tutto è possibile, ognuno avrà ciò che merita … nel
bene o nel male.
I Puffi, il film
Sebbene l’idea di unire
tridimensionalità, computer grafica e modellini CGI nella stessa
pellicola, sia tutt’altro che originale – basti pensare a
Garfield o al meno fortunato Hop-, non si può
certo dire che Raja Gosnell non ne faccia buon
uso. Gli sceneggiatori J. David Stem e
David N. Weiss hanno deciso di far ruotare la
storia de I Puffi restringendo il campo intorno ai
sei protagonisti più “puffosi”, ops! Famosi: Grande Puffo,
Puffetta, Brontolone, Puffo Coraggioso, Tontolone e Quattrocchi. Ad
aiutarli, due tra gli attori comici americani più famosi della TV:
Neil Patrick Harris (salito sul podio grazie
al suo irriverente ruolo nella serie
How I met your mother) e Jayma
Mays (tra le protagoniste di Glee). Per il ruolo
del cattivo, invece, il regista ha scelto Hank
Azaria, che, grazie ad un accurato lavoro di make up, è
diventato semicalvo, goffo e sdentato. Gli attori interagiscono
piuttosto bene con i personaggi virtuali nonostante, spesso, ci
siano evidenti errori di “proporzione”. La simpatia irriverente di
molti Puffi, l’involontaria dolcezza di altri, la magia bianca e
quella nera, non possono non far sorridere. Lo spettatore in
sala, bambino di oggi o di ieri, infatti, non riesce a rimanere
impassibile davanti all’allegria e ai buoni sentimenti che vengono
messi in scena.
Se, dunque, “per la famiglia si fa
qualsiasi cosa”, non dimentichiamoci che ognuno di noi – chi più e
chi meno – ha considerato questi splendidi esserini colorati come
dei compagni di viaggio che vivono la vita cantando, ballando e
volendosi bene, ma soprattutto ritenendosi, appunto, parte di una
sola, grande, famiglia.
Roma si tinge di blu, un blu color
Puffo. Si celebra oggi, infatti, la Giornata Mondiale
dei Puffi,che cade il giorno della nascita del loro creatore,
Peyo