Si apre su un sipario rosso il film
Il materiale emotivo, la nuova fatica da
regista di Sergio
Castellitto, perché come da lui affermato “la
rappresentazione della vita coinvolge ed emoziona molto più della
vita vera”. Scritto da Margaret Mazzantini a
partire da un’idea mai realizzata di Ettore Scola, Furio Scarpelli e
Silvia Scola, il film introduce così alla vicenda di un uomo
di nome Vincenzo (interpretato dallo stesso Castellitto), alle
prese con l’amore per la figlia Albertine (Matilda De
Angelis) e la sua libreria, situata in una piazzetta
di Parigi. L’uomo, la cui vitalità sembra essere sopita da tempo,
riscoprirà la forza delle emozioni grazie alla comparsa nella sua
vita di Yolande (Bérénice Bejo),
un’attrice esuberante e scombinata.
Il film, il settimo come regista per
Castellitto, è dunque un viaggio nella vita di un uomo arresosi
dinanzi ai troppi dolori, un uomo che trova rifugio nella
letteratura e nel passato poiché è l’attualità ad uccidere
definitivamente l’animo. Egli non è però l’unico prigioniero di sé
stesso in questo racconto definito “soave” dallo
stesso Castellitto. Come si scoprirà, infatti, ognuno vive in
propri personali carceri, con l’obiettivo di liberarsene o scendere
a compromessi con questi. Il racconto, dopo aver introdotto lo
spettatore oltre il sipario, porta dunque a confrontarsi con tutto
ciò, dando vita ad una giostra di personaggi ed emozioni piuttosto
varia.
Nessuno si salva da solo
Il titolo del romanzo del 2011 della
Mazzantini, Nessuno si salva da solo, racchiude in sé un
po’ di quanto si ritrova in Il materiale emotivo. Oltre a
vantare la stessa scrittrice, il film presenta come accennato in
apertura tre personaggi, ognuno con il proprio vissuto e la propria
prigionia autocostruita. Vincenzo, ad esempio, si è volontariamente
rinchiuso nella propria libreria, l’unico posto dove si sente al
sicuro. Da lì può controllare ogni cosa e può badare alla figlia
Albertine, costretta alla sedia a rotelle dopo un brutto incidente
e ammutolitasi in seguito a tale trauma. Come il padre, anche lei è
rinchiusa in uno spazio confinato, proprio come il pesce
nell’acquario che osserva giorno dopo giorno.
Il terzo personaggio, Yolande,
sembra invece essere diversa da loro. Lei non vive una costrizione
fisica imposta da un sol luogo, bensì una ben più ampia, che può
estendersi all’intera sua esistenza. Tanto problematica quanto
vitale, è lei ad entrare come un uragano nella libreria e nella
vita di Vincenzo, sconvolgendola per sempre. Solo grazie a lei
l’uomo inizierà piano piano a riappropriarsi di spazi perduti da
tempo. Vincenzo intraprende infatti un percorso che lo porta fuori
dalla propria libreria, tra le strade e ancor più lontano. Così,
dunque, nessuno sembra potersi salvare da solo. C’è
bisogno di un imput esterno, che smuova le cose, anche se poi il
passo decisivo spetta al diretto interessato.
Per Vincenzo ci voleva Yolande, per
Albertine ci vorrà a sua volta qualcosa proveniente da fuori la
riattragga verso la vita. Tutto ciò si agita in un ambiente
scenografico che ne rappresenta uno vero, volutamente lasciando
intendere la differenza (un po’ come avviene nel bellissimo La
Belle Époque), proprio a ribadire come sia la rappresentazione
della vita a generare più coinvolgimento e trasporto. Su questo
equilibrio si basa il film di Castellitto, affascinante per
l’occhio e seducente sotto molti punti di vista. Come affermato
anche dallo stesso Vincenzo, però, il materiale emotivo è
in sé un ossimoro bello e buono e tale si dimostra anche il
film.

Il materiale emotivo: la recensione
del film
Ciò che rammarica di un film tanto
ingegnoso e delicato, dove il “dramma” è spogliato di ogni tinta
più forte, è proprio l’ossimoro del raccontare di emozioni senza
però riuscire a trasmettere qualcosa di deciso. Probabilmente ci
vuole il giusto spettatore con la giusta sensibilità d’animo, ma
Il materiale emotivo sembra in fin dei conti rimanere
piuttosto distante rispetto a ciò che si propone. Per quanto lo
spettatore si possa ritrovare interessato dalla vicenda e dai
misteri legati al passato dei personaggi, qualcosa sembra non
funzionare come dovrebbe. La molla dell’emozione decisiva sembra
non scattare mai.
Da questo punto di vista, Il
materiale emotivo è un film che deve attentamente scegliere il
suo pubblico, trovare le giuste inclinazioni d’animo, poiché non
tutti potrebbero essere disposti a lasciarsi ammaliare da quanto
qui narrato. Ciò non toglie valore a quanto messo in scena, dalla
vivace scenografia all’interpretazione dei protagonisti, su cui
spicca la candidata all’Oscar Bérénice Bejo. Più che sull’aspetto
emotivo, dunque, il film sembra da premiare su quello materiale. E
con le colte citazioni disseminate nel corso della storia, in modo
più o meno velato, il film sembra soddisfare più l’intelletto che
non il cuore.