La seconda stagione della serie Beef – Lo scontro è arrivata su Netflix il 16 aprile. La serie di Lee Sung Jin, successiva alla sua acclamata prima stagione del 2023, segue due coppie legate al country club: Josh (Oscar Isaac) e Lindsay (Carey Mulligan), ex direttore generale del club e sua moglie interior designer, insieme ad Austin e Ashley, giovani lavoratori alle prese con ambizioni personali. In sostanza, è una stagione che riflette su cosa il capitalismo faccia all’amore e cosa l’amore restituisca in cambio.
Nella scena finale vediamo Ashley, interpretata da Cailee Spaeny, pronunciare un discorso perfetto. Sono trascorsi otto anni dal caos che ha travolto il country club di Monte Vista Point — tra appropriazioni indebite, rapimenti e i cadaveri a Seoul — e ora lei è al microfono come nuova direttrice generale del club. Parla di api, ringrazia gli sponsor e si rivolge alla comunità in una sequenza che richiama l’inizio della stagione. Al suo fianco, Austin (Charles Melton) tiene in braccio il figlio Ashton. “Sono davvero grata di servire tutti voi come direttrice generale”, afferma mentre il sole cala verso il tramonto.
Sembrerebbe il quadro idilliaco di un traguardo raggiunto. Ma la seconda stagione di Beef è più interessata a ciò che si cela dietro queste immagini. Nel finale di stagione si alterna un inseguimento frenetico a Seoul a momenti di confessione intensi e drammatici, per poi approdare a un epilogo che colloca la stagione all’interno di una forza ben più antica e potente di qualsiasi suo personaggio.
La caduta della casa
L’episodio si apre nell’oscurità. Josh si risveglia con una corda al collo, mentre un rapitore legge un falso messaggio di suicidio che intende usare per incastrare Lindsay con le accuse di riciclaggio legate a Monte Vista Point. La scena è inquietante e quasi surreale, con un tono grottescamente comico. La situazione con il rapitore esplode in violenza, ma Josh sopravvive per puro caso, quando la struttura su cui si trova crolla.
Intanto, in Corea, Lindsay, Ashley, Austin ed Eunice (Seoyeon Jang) arrivano alla clinica Trochos, fulcro delle tensioni della stagione. Il dottor Kim (Song Kang-ho, Parasite), marito della presidente Park, tiene un lungo monologo sul matrimonio che parte come riflessione personale e si trasforma in una confessione. Nel primo matrimonio si è innamorati; nel secondo non si cerca più l’amore ma qualcuno con cui condividere la vita. “Ma questa non è la vera natura della vita”, afferma Kim. “Denaro e potere la mascherano.” Con la chiavetta USB contenente le prove del tentativo di insabbiamento di Park ormai sparita, Kim ha fatto la sua scelta: collaborare con le autorità, accettare una pena ridotta per la morte accidentale di una sua paziente e anticipare un possibile tradimento da parte di Park.
A causa della barriera linguistica, Lindsay, Austin e Ashley comprendono pochissimo del discorso, finché il dottor Kim non riesce a spiegarsi meglio. Subito dopo arriva Park e Lindsay la colpisce in pieno volto.
Segue un inseguimento nei corridoi della Trochos, a metà tra thriller e commedia nera: carrelli spinti, colpi evitati, un corpo che precipita attraverso una vetrata fino alle strade di Seoul. Il regista ha ammesso di aver abbozzato la scena sin dall’inizio: “Tutto quello che avevo scritto per il finale era ‘scontro in stile Oldboy con pezzi di pelle che volano’”, racconta.
Il dottor Kim tuttavia non sopravvive, viene colpito alla testa proprio quando la fuga sembrava ormai riuscita. La sua è una morte improvvisa e definitiva. Gli uomini di Park iniziano a setacciare la zona collinare alla ricerca del gruppo. Poi Josh, arrivato in aereo a Seoul, compare in cima alla collina chiamando disperatamente Lindsay e rivelando involontariamente la loro posizione ai inseguitori. Entrambi vengono catturati.
Ciò che abbiamo dentro
Nelle stanze in cui gli uomini di Park tengono sotto controllo le due coppie, il vero punto di svolta della stagione si sviluppa attraverso le confessioni. I quattro personaggi sono detenuti da Park e dai suoi uomini in ambienti separati ma vicini e riescono a comunicare tra loro attraverso le pareti.
Josh e Lindsay sono seduti a terra, ormai arrivati a una sorta di tregua dopo il loro doloroso divorzio. Con una lucidità stanca, riconoscono che Ashley e Austin probabilmente finiranno per tradirli—e che loro faranno lo stesso. Josh è vicino alle lacrime. Ricorda un dato ascoltato in un podcast: la vita media umana dura circa 960 mesi. Lindsay guarda nel vuoto. “Non li abbiamo sprecati,” dice. “No,” risponde Josh. In uno dei momenti più delicati della stagione, due persone che si sono amate in modo imperfetto si concedono per un attimo di riconoscere quel legame prima della caduta inevitabile.
Nella stanza accanto, Ashley cerca di convincere Austin a immaginare un futuro insieme. Gli descrive la loro vita tra dieci anni: un figlio con il sorriso di Austin, pranzi della domenica a base di sloppy joe, una casa con giardino. Quelle pagine, racconta Lee, sono state scritte la notte prima delle riprese: “Provavo a immaginare cosa direbbe una persona come Ashley nella sua situazione per trattenere qualcuno che ama.”
Alla fine, Austin confessa ad Ashley di non essere più innamorato di lei. Cerca di spiegarle cosa la muove davvero—il divorzio dei suoi genitori e la paura costante dell’abbandono—senza giudicarla, ma nemmeno giustificarla. “Stiamo tutti solo reagendo a qualcosa che è successo prima,” le dice. “Tu non vuoi me, Ash. Non vuoi essere lasciata da me.” Ashley scoppia a piangere in silenzio. È il loro confronto più sincero dell’intera stagione.
Poco dopo, Josh chiede di poter parlare con la presidente Park. Vuole assumersi la colpa di tutto, purché Lindsay venga liberata. Nel momento in cui lo dice, Lindsay protesta urlando attraverso la parete. Una lacrima le attraversa il volto.
Nel frattempo, la presidente Park espone la sua visione lungo il corridoio della Trochos mentre scorta i prigionieri. Per lei, il capitalismo è un “sistema della natura e del sé”, e anche l’amore “vive dentro questo sistema”. Youn, invece, pur condividendo l’intento del testo, descrive l’amore in modo più delicato: “Ogni epoca ha il suo amore,” afferma. È uno dei discorsi più inquietanti della stagione, proprio perché la logica di Park risulta sufficientemente coerente da essere quasi seducente.
Il sorriso che svanisce
Austin riesce a scappare passando attraverso un pannello nel soffitto. Mentre parte “Nobody Loves Me Like You” dei Low Roar, si cala oltre una barriera di sicurezza e raggiunge un taxi. Chiama Eunice. Ha con sé la chiavetta USB — Ashley, che l’aveva tenuta nascosta fino a quel momento, decide infine di gettarla attraverso un’apertura nel muro, rendendosi conto che ogni suo piano è ormai crollato — e si sta dirigendo alla stazione di polizia. Le dice di aver chiuso con Ashley. Eunice resta in silenzio per un attimo, poi dice che contatterà le autorità. Lui le dice che la ama. Lei risponde allo stesso modo.
Subito dopo, Austin chiude la chiamata e il suo sorriso si spegne. Quella pausa prima che Eunice ricambi il “ti amo” lascia spazio a diverse interpretazioni: può essere esitazione, oppure il segnale che non provi davvero lo stesso, o ancora il peso emotivo del momento che si riflette su entrambi. Nelle espressioni di Melton si concentra l’intera stagione. Per otto episodi, Austin ha capito che la vita che immaginava e quella possibile non coincidono per forza, e basta un attimo di incertezza da parte della persona che ama per spingerlo verso ciò che gli è più familiare.
Lee racconta che la scena funziona grazie a Melton, che offre “una tela aperta”. La camera resta sul suo volto abbastanza a lungo da lasciare che siano le sue espressioni a raccontare tutto. “Gli abbiamo detto solo di restare nel momento,” spiega il regista. “In una ripresa fa un sorriso che poi svanisce, ed è quella che abbiamo usato.”
Per Melton, questa svolta è coerente con il personaggio di Austin: un uomo dotato di “sincerità innata”, sempre pronto a fare la cosa giusta anche a costo personale, ma la cui identità è in parte una “maschera” costruita tra adattamento e compiacimento. La strada conosciuta, per quanto imperfetta, resta comunque la più sicura. E così Austin indica al tassista una destinazione diversa.
Il bilancio finale
Alla Trochos, la polizia porta via Josh in manette. Lindsay supera una barriera e corre da lui. Lo bacia, gli tiene il volto tra le mani e si scusa. “Andrà tutto bene,” le dice. “Ti aspetterò,” risponde lei, mentre la camera inizia a ruotare intorno alla coppia.
Quella sequenza—la macchina da presa che li circonda mentre la musica cresce—è stata l’ultima girata a Seoul. “Alla fine tutti piangevano,” racconta Lee. “L’emozione era ovunque sul set.” In realtà, quell’immagine esisteva nella sua testa già prima di scrivere gran parte della stagione, ispirata da un brano di Phineas O’Connell: “Avevo questa visione di due persone che si baciano mentre la camera gira intorno a loro, senza sapere nemmeno chi fossero.”
Per Melton, girare in Corea ha avuto anche un valore personale: “Tornare lì con Beef è stato un po’ come tornare a casa,” dice, ricordando le origini coreane della madre e la sua infanzia trascorsa nel Paese.
Lee descrive la stagione come una riflessione su amore e matrimonio nel tempo, con Josh e Lindsay come simbolo di un’unione al tramonto: “Cerchi di goderti le ultime foglie prima dell’inverno.” E aggiunge: “Capisci le cose troppo tardi e provi a trattenere ciò che sta svanendo.” Un dettaglio personale rende tutto ancora più significativo: durante il montaggio, è morto il suo cane, un evento che ha rafforzato la sensazione di un momento destinato a dissolversi.
Il ciclo si chiude
L’epilogo, ambientato otto anni dopo, è ancora più disturbante dei colpi di scena precedenti proprio perché non tradisce le premesse, ma le porta a compimento. Ashley è di nuovo al microfono, Austin tiene in braccio il loro figlio. Troy (William Fichtner) e Ava (Mikaela Hoover), ex amici di coppia di Josh e Lindsay, sono davanti alla loro auto. “Dobbiamo rifare presto una doppia uscita,” dice Ava, riprendendo quasi alla lettera una battuta del primo episodio. Tutto sembra semplicemente essersi spostato di una casella.
Poi qualcosa si incrina. In macchina, Ashley appare esausta e Austin resta perso nel vuoto. “Che c’è?” chiede lei. “Niente,” risponde lui, mettendo in moto.
Lee aveva disseminato questi indizi lungo tutta la stagione: Josh che intravede sé stesso in un corridoio, Lindsay che osserva una possibile versione alternativa di sé, Ashley che diventa quasi una “Josh 2.0”, Austin che vede un uomo seguire la moglie alla Trochos con le borse della spesa. “Tutto era stato costruito con precisione,” spiega il regista, “così che quel finale risultasse inevitabile.”
Il salto temporale è stato girato prima delle ultime riprese in Corea, quando gli attori non conoscevano ancora tutto il percorso dei loro personaggi. “Non capivano come fossero arrivati fin lì,” racconta Lee. “O come avessero un figlio.” L’immagine funziona proprio per la sua semplicità: Austin alla guida, lo sguardo nel vuoto, i fari accesi. Il ciclo si chiude.
Josh, intanto, è in prigione e sorprendentemente sereno: distribuisce sigarette e snack come un tempo gestiva le relazioni al Monte Vista Point. Un detenuto gli dice che Lindsay si è risposata e vive in campagna. Vuole il suo indirizzo, ma lui rifiuta. Sembra accettare tutto con una calma amara.
Lindsay guarda sul telefono un’intervista di Josh dopo il carcere. Lui dice: “Ho commesso molti errori, ma sono felice che le persone che amo siano felici.” Per un attimo guarda in camera, come se sapesse che lei lo sta osservando. Entra sua figlia, si intravede il nuovo compagno. Lindsay dice che arriverà tra poco, chiude la porta e resta sola, seduta a terra.
La bestia e il cerchio
Poi compare Park. In un cimitero parla davanti a una tomba, probabilmente quella del primo marito. Dice di non aver mai voluto diventare come sua madre: anziana e piena di rimpianti. Ora lo è. “Nemmeno tutti i soldi del mondo possono comprare il tempo,” afferma, “il passare delle stagioni, questo ciclo della vita, insieme terribile e bellissimo.” Appoggia il volto sull’erba davanti alla lapide. Youn, che interpreta Park, racconta di aver pensato alla propria madre durante la scena: “L’amore di mia madre era sacrificio, ma lei non lo sapeva”. Youn riconosce anche la contraddizione di Park: ha “tutti i soldi del mondo” ma non riesce comunque a essere “soddisfatta in amore”.
La camera si alza e mostra cerchi concentrici: le case e le vite dei personaggi—Ashley e Austin, Josh e Lindsay—come stanze separate dentro una struttura più grande. Più in alto appare una bestia disegnata, che tiene insieme tutti i cerchi.
Lee spiega che la ripresa è volutamente lunga per lasciare allo spettatore spazio di interpretazione. L’immagine richiama il samsara, il ciclo di morte e rinascita del pensiero buddhista e induista, raffigurato come una ruota di esistenze sorretta dalla creatura della morte. Tutto ciò che abbiamo visto—Josh in carcere, Lindsay sola, Austin e Ashley svuotati—non è una conclusione, ma un giro della ruota. Un ciclo si chiude, un altro inizia, e la bestia continua a reggere tutto con la stessa indifferente pazienza.
Il finale resta aperto: il significato cambia a seconda di chi guarda. Il finale, dice Lee, è pensato come quelli che ama di più—The Sopranos, il taglio al nero—che lasciano allo spettatore “la possibilità di partecipare e riflettere sulla propria vita”.
Questa immagine finale amplia il senso dell’intera stagione. Mostra un mondo in cui ogni dramma personale è parte di un ciclo più grande: amore, ambizione, illusione, compromesso, ripetizione. La bestia non è necessariamente malvagia; potrebbe essere semplicemente la vita stessa, abbastanza vasta da contenere tutto senza preferenze.
Nel complesso, la stagione mostra un mondo in cui le promesse di successo sono già occupate. Il country club diventa simbolo di un sistema in cui i dipendenti non potranno mai diventare membri. Alcuni si adattano, altri cercano di uscirne, molti restano nel mezzo.
Il sorriso che svanisce di Austin nel taxi resta l’immagine umana definitiva del finale; la bestia nel cielo ne amplia il significato. In quel sorriso si vede la ferita: il momento in cui un uomo ottiene ciò che desiderava e scopre che il riconoscimento non coincide con la libertà. “Non esiste recitazione,” dice Melton. “La performance nasce nello spazio tra le cose.” Ed è proprio in quello spazio — tra decisione e conseguenza, tra la storia che raccontiamo e quella che la macchina da presa registra — che Beef – Lo scontro ha sempre vissuto. In quel breve cedimento del volto di Austin, si riflette l’intera stagione.










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