Dopo il grande successo
dell’anteprima mondiale alla 73esima Mostra Internazionale d’Arte
Cinematografica di Venezia, M2 Pictures porta sul
grande schermo Franca Chaos and Creation,
il film diretto da Francesco Carrozzini e ritratto
intimo di sua madre, Franca Sozzani,
leggendario Direttore di Vogue Italia, scomparsa prematuramente lo
scorso di dicembre.
Il documentario arriva al
cinema intre giornate evento imperdibili, da
lunedì 25 settembre a mercoledì 27 settembre, grazie a
M2 Pictures.
Dal satirico al sublime, le
sorprendenti ma spesso controverse copertine create da Franca
Sozzani non solo hanno infranto le regole, ma hanno fissato un
nuovo status nella moda, l’arte e il business nel corso degli
ultimi venticinque anni. Dalla famosa “Black Issue” alla “Plastic
Surgery issue”, è sempre stata profondamente impegnata
nell’esplorare tematiche off-limits, al fine di scuotere lo status
quo e ridefinire, occasionalmente, il concetto di bellezza.
Con interviste a Karl
Lagerfeld, Bruce Weber, Baz Luhrmann, Naomi Campbell, Marina
Abramovic, Courtney Love, Donatella Versace e molti altri,
Carrozzini ci porta dietro le quinte del processo creativo di sua
madre, così come alla scoperta delle sue vulnerabilità
presenti e passate.
Profondo e spesso emotivo, il film
è come una lettera d’amore di un figlio a sua madre.
Franca Chaos and Creation è prodotto da
Daniele Di Lorenzo per LDM Comunicazione in associazione con
Artemis Rising.
La star di “La Tata” e presidente
della SAG-AFTRA Fran Drescher si è unita al cast
del film sul ping-pong di Josh Safdie “Marty
Supreme“. Interpreterà la madre del personaggio di
Timothée Chalamet.
Accanto a Chalamet e Drescher ci
sono Gwyneth Paltrow (al suo primo ruolo
cinematografico sullo schermo da “Avengers: Endgame” del 2019) e Tyler the Creator (al suo debutto
cinematografico). Odessa A’zion recita anche
accanto al mago Penn Jillette (di Penn & Teller), all’investitore e
personaggio di “Shark Tank” Kevin O’Leary (alias
Mr. Wonderful) e al regista di “Bad Lieutenant” Abel
Ferrara.
Fran Drescher è
meglio conosciuta come la protagonista della sitcom della CBS “La
Tata”, andata in onda dal 1993 al 1999 e che le è valsa due
nomination agli Emmy e due ai Golden Globe. I suoi crediti
cinematografici includono “The Beautician and the
Beast“, “UHF“, “This Is Spinal
Tap” e i film animati “Hotel
Transylvania“.
Drescher è stata eletta presidente
di SAG-AFTRA nel 2021 e, nel 2023, ha
guidato il sindacato durante lo sciopero degli
attori durato cinque mesi che ha sconvolto l’industria
dell’intrattenimento e ha fatto guadagnare agli artisti un aumento
del salario minimo, nuovi residui per lo streaming e protezioni
contro l’intelligenza artificiale.
Il film di A24 sarà incentrato su un
professionista del ping pong. I dettagli della trama di
“Marty Supreme” non sono stati resi noti, ma A24
ha pubblicato l’immagine di una pallina da ping pong con la scritta
“coming soon” dopo che
Variety ha dato notizia del progetto a luglio. La
sceneggiatura originale di “Marty Supreme” è stata
scritta da Safdie e Ronald Bronstein, che producono entrambi
insieme a Eli Bush, Anthony Katagas e Chalamet.
È strano svegliarsi il giorno dopo
aver perso qualcuno di importante nella propria vita. Non sembra
possibile che quest’ultima, che il mondo intero, possano andare
avanti mentre c’è chi rimane indietro, strappato all’affetto dei
suoi cari senza che si possa mai davvero essere pronti per questo
momento. Ciò che resta è un vuoto impossibile da colmare, con cui
si può solo imparare a convivere sapendo che sarà sempre difficile
trovare le parole per spiegarlo, comprenderlo, accettarlo. Il film
Frammenti di Luce (titolo italiano di
Ljósbrot) tenta di fare proprio questo, raccontare
l’irracontabile: quel senso di lutto capace di far sentire smarriti
come nient altro al mondo.
Il regista islandese
Rúnar
Rúnarssonpresenta questo suo nuovo
lungometraggio nella sezione Un Certain Regard del
Festival di Cannes 2024. Anche
nei suoi precedenti lavori egli affrontato momenti spartiacque
nella vita dell’essere umano: dalla riconciliazione di un uomo con
i suoi figli e la moglie al capezzale di quest’ultima
(Volcano, 2011) allo stravolgimento nella vita di un
adolescente al momento del suo trasferirsi dalla città ad un
piccolo villaggio (Passeri, 2015). Ma anche con i suoi
cortometraggi Two Birds (2008) e Anna (2009),
Rúnarsson ha ribadito il suo interesse nei confronti del passaggio
da un’età ad un’altra, con tutte le speranze e le paure che tale
trasformazione porta con sé.
La trama di Frammenti di Luce
Protagonista del film è Una
(Elín Hall), studentessa di arti performative e
membro di una band in cui vi è anche il suo amico Diddi
(Baldur Einarsson). Ma tra di loro c’è ben più che
una semplice amicizia. I due si sono innamorati e vivono quel loro
amore con l’intensità di cui solo i giovani sono capaci. Sono però
costretti a tenere segreto il loro rapporto, in quanto Diddi è in
realtà fidanzato con Klara (Katla Njálsdóttir),
dalla quale però è pronto a separarsi. Proprio durante il viaggio
con cui intende raggiungerla per annunciarle la fine del loro
rapporto, un terribile incidente lo strappa alla vita. Per Una,
Klara e i loro amici ha così inizio la giornata più lunga della
loro vita, durante la quale dovranno fare i conti con quella
scomparsa.
Il racconto di Frammenti di
Lucesi svolge nell’arco di 24 ore,
iniziando con un tramonto e terminando con quello del giorno
successivo. Un intervallo temporale nel quale la vita dei
protagonisti cambia per sempre in modi inaspettati. Dalle risate e
dalle tenerezze iniziali si passa agli occhi gonfi di lacrime, alla
voce rotta e a quella sensazione di cuore in pezzi che puo
rivelarsi molto più concreta di quel che si potrebbe pensare. Per
Una, in particolare, si manifesta anche un sentimento di
estraneità, proprio per via di quel suo segreto che sembra ora
destinato a rimanere per sempre tale.
Rúnarsson sottolinea questo suo
stato d’animo seguendola con la macchina da presa sempre alle sue
spalle, negandoci in più occasioni il suo volto quasi come volesse
proteggerla dagli sguardi indagatori del pubblico. Nei suoi occhi
rossi si nasconde quella verità che deve essere protetta. Queste
premesse narrative potrebbero far pensare ad un inevitabile
confronto tra le due ragazze ma più si procede nella visione più
diventa chiaro come l’intento del regista non sia quello di
giungere ad un climax di questo tipo, bensì mostrare come un comune
dolore possa permettere di appianare ogni divergenza in virtù di un
reciproco sostengo.
È così che in Frammenti di
Luce si susseguono una serie di scenari con cui i giovani
protagonisti cercano di venire a patti con quel dolore, sfogandosi
come loro possibile. Che sia bevendo in onore dell’amico scomparso
o danzando fino allo stremo, il regista li raffigura sempre con
un’innocenza disarmante, che porta a chiedersi come sia possibile
che ragazzi così giovani debbano confrontarsi con qualcosa di così
grande e spaventoso. Ma è solo un’altra domanda a cui non c’è
risposta, per cui non resta che lasciarsi andare e abbracciare
l’ignoto.
Frammenti di Luce
cerca dunque di catturare uno stato d’animo e riproporlo sul grande
schermo e l’impressione è che, seppur non porti a compimento tutte
le sue idee, riesca in ogni caso a restituire il dolore e la paura
dei suoi protagonisti. Nel raccontarli, il regista riesce a farlo
grazie ad una serie di immagini e battute che difficilmente non
faranno scattare nello spettatore la molla dell’immedesimazione. Si
ricerca dunque un senso alla morte, ancora oggi incomprensibile e
inaccettabile, specialmente nel momento in cui ci costringe a
confrontarsi su ciò che resta – in noi o nel mondo – di chi se ne
va.
Come si diceva, non tutte le
situazioni proposte da Rúnarsson si risolvono o sembrano apportare
ulteriore valore al racconto, ma grazie anche alla breve durata del
film e alla bravura dell’attrice Elín Hall,
silenziosa e profondamente espressiva, si segue con attenzione
quest’opera “piccola” intenzionata a parlare di cose grandi.
L’aspetto più bello, però, è il fatto che il regista riesca ad
affrontare un argomento pesante come questo con quella grazia e
quella tenerezza che sembrano essere due dei possibili ingredienti
per superare la morte.
Opera prima scritta e diretta da
Lisa Joy, co-creatrice della serie
Westworld, il film Frammenti del Passato
– Reminiscence (qui la recensione) è uno
struggente racconto che fa dei ricordi il suo elemento primario,
intorno a cui si costruiscono e definiscono tanto i personaggi
quanto gli eventi. Sempre più, infatti, il cinema diventa strumento
per riflettere sul passato, sul valore dei ricordi e sul concetto
di umanità in un mondo sempre più tecnologico. La regista, cognata
di Christopher Nolan, costruisce
dunque un film particolarmente ambizioso in cui contenere tutti
questi temi.
Il risultato è un puro neo-noir che
trae le sue ispirazioni narrative dalle opere letterarie e
cinematografiche di Raymond Chandler, ma anche in
modo piuttosto evidente dal film
Chinatown di Roman
Polanski. Il racconto di personaggi controversi e delle
loro torbide vite vien però qui inserito in un contesto
fantascientifico, che immagina un mondo futuro segnato dal
cambiamento climatico e dall’utilizzo di tecnologie che sembrano
richiamare il film Blade Runner.
Visivamente Frammenti dal Passato – Reminiscence è
un’opera che dunque rielabora idee precedenti allo stesso modo in
cui il suo protagonista rielabora il proprio passato e quello
altrui.
Per costruire il suo raccontato,
invece, la Joy ha preso spunto da molti aspetti della sua vita,
soprattutto sul “desiderio di poter tornare a vivere o sentire
emozioni passate, sognando di poterle imbottigliare ed averle con
sé per sempre“. Per la storia d’amore tra i protagonisti,
invece, si è ispirata in parte al mito di Orfeo e Euridice. Prima
di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile
approfondire alcune delle principali curiosità relative ad esso.
Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare
ulteriori dettagli relativi alla trama, al
cast di attori e alla spiegazione del
finale. Infine, si elencheranno anche le principali
piattaforme streaming contenenti il film nel
proprio catalogo.
La trama e il cast di Frammenti
dal Passato – Reminiscence
Il film è ambientato in un futuro
distopico, nel quale il nostro pianeta è divenuto ormai un enorme
oceano a causa del riscaldamento globale. Le acque, infatti, hanno
sommerso tutte le terre emerse e le città sono allagate. Per via
del troppo caldo, la popolazione globale vive e lavora di notte, in
completa oscurità, riposandosi di giorno. Protagonista del racconto
è lo scienziato e investigatore privato Nick
Bannister, che mediante l’uso di una specifica tecnologia,
chiamata Reminiscenza, riesce a scavare nella memoria delle
persone, così da riportare a galla determinati ricordi e aiutarle a
risolvere i loro problemi odierni.
Un giorno bussa alla sua porta una
donna tanto affascinante quanto misteriosa, Mae,
desiderosa di scandagliare il proprio passato per ritrovare un
oggetto perduto. Nick s’innamora subito di lei, ma quando prova a
rintracciarla, la donna sembra sparita nel nulla. È così che decide
di indagare sulla sua scomparsa, ma non immagina di certo che le
sue ricerche lo porteranno a scoprire una cospirazione violenta.
Ora che è a conoscenza di questo intrigo, Bannister ha solo una
scelta da fare: spingersi oltre, pur di scoprire cosa è successo
all’amata Mae, o tornare sui suoi passi.
Ad interpretare Nick Bannister vi è
l’attore Hugh Jackman,
prima ed unica scelta per il ruolo della regista. La seducente Mae,
invece, è interpretata da Rebecca
Ferguson. I due attori avevano già lavorato insieme in
The Greatest Showman. Fanno poi parte del cast anche
Thandiwe Newton nel ruolo di Emily
“Watts” Sanders, assistente di Nick. Cliff Curtis
ricopre il ruolo del poliziotto corrotto Cyrus Boothe, mentre
Angela Sarafyan è Elsa Carine, amante del potente
sindaco di Miami Walter Sylvan, interpretato da Brett
Cullen. Marina de Tavira e
MojenaAria sono invece
rispettivamente la moglie Teresa e il figlio Sebastian di
Sylvan.
La spiegazione del finale di
Frammenti dal Passato – Reminiscence
Il finale di Frammenti dal
Passato – Reminiscence risponde alla maggior parte delle
domande poste durante il film, ma ne solleva anche di nuove basate
sul destino di Nick. Viene infatti rivelato che, dopo aver
stabilito la morte di Mae e aver bloccato eternamente Cyrus nel suo
peggior ricordo, Nick sceglie di trascorrere il resto della sua
vita all’interno della macchina della reminiscenza. Questo gli
permette di rivivere il suo tempo con Mae in loop richiamando un
registro della memoria intitolato “The Story“, che pone la
domanda: l’intero film era in realtà un ricordo? In superficie, la
risposta sembra essere sì.
Il ricordo di Nick inizia con lo
stesso discorso che Hugh Jackman fa all’inizio del film e inizia con
il capitolo “Lost Keys“. Il film mostra quindi cosa sta
succedendo all’interno dell’esperienza della reminiscenza di Nick e
del suo primo incontro con Mae prima di saltare in diverse parti
del loro tempo insieme. Ma la risposta al fatto che
Reminiscence fosse o meno un ricordo è un po’ più
complicata e potenzialmente fonte di confusione. Per cominciare, la
prima scena di Reminiscence non è l’incontro tra Nick e
Mae, quindi sembra anche un po’ strano che Nick abbia scelto di
trascorrere il resto dei suoi giorni rivivendo l’intera esperienza
con Mae invece che solo le parti positive.
Questa storia non ha un lieto fine,
quindi Nick che sceglie di vivere un crepacuore senza fine è una
decisione piuttosto strana. Nel frattempo, la fine del film include
un salto temporale che mostra Nick come un uomo più anziano ancora
nella macchina e Watts che si prende cura di lui. Ciò infrange la
teoria secondo cui tutto Reminiscence è un loop di
memoria, anche se si potrebbe sostenere che tutto fino a quel
momento è il loop di memoria di Nick. Il significato ultimo del
finale di Reminiscence è dunque ovviamente legato al
potere della memoria. Uno dei temi ricorrenti del viaggio di Nick
nel film riguarda il modo in cui concentrarsi sul passato significa
perdere ciò che è proprio di fronte a lui.
Ciò include l’interesse romantico di
Watts per lui e ciò che Mae stava davvero facendo. Sebbene la
nostalgia e i ricordi siano considerati un lusso nel mondo di
Reminiscence, il film conclude che concentrarsi troppo sul
passato fa perdere alle persone ciò che sta accadendo nel presente.
La voce fuori campo di Nick sostiene che c’è un posto per la
memoria in modo che possiamo guardare indietro a coloro che abbiamo
perso con affetto, ma Watts crede invece che le persone scomparse
facciano ancora parte della vita e che la tristezza aiuti le
persone ad apprezzare la dolcezza dell’esistenza.
Il trailer di Frammenti dal
Passato – Reminiscence e dove vedere il film in streaming e in
TV
È possibile fruire di
Frammenti dal Passato grazie alla sua
presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming
presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi
di Chili Cinema, Google Play e Netflix. Su quest’ultima piattaforma si
trova attualmente al 1° posto nella Top 10 dei film
più visti in Italia. Per vederlo, una volta scelta la
piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o
sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di
guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video.
“La nostalgia non passa mai di
moda”, sono queste le parole con cui il protagonista di
Frammenti dal passato – Reminiscence
sintetizza il tema del film stesso. Opera prima scritta e diretta
da Lisa Joy, co-creatrice della
serie Westworld, la pellicola è uno struggente racconto
che fa dei ricordi il suo elemento primario, intorno a cui si
costruiscono e definiscono tanto i personaggi quanto gli eventi.
Concepito dalla regista tra la scomparsa di suo nonno e la nascita
del primo figlio, il film tenta di offrire una nuova risposta
all’umano desiderio di poter rivivere ancora e ancora i propri
ricordi più belli, evitando dunque che questi si perdano
nell’oceano della memoria.
Nasce da qui la storia di
Nick Bannister (Hugh
Jackman), un investigatore privato
della mente, che riesce a scavare nel mondo oscuro e affascinante
del passato dei suoi clienti, aiutandoli ad accedere ai ricordi
perduti. Vivendo ai margini della costa sommersa di Miami, la sua
vita cambia per sempre quando incontra una nuova cliente,
Mae (Rebecca
Ferguson), che lo contatta per una semplice questione:
lo smarrimento di un oggetto. Da quel momento, tutto si trasforma
per Nick in una pericolosa ossessione. Mentre lotta per indagare
sulla scomparsa di Mae, egli si ritrova coinvolto in una complessa
cospirazione, che lo porterà a chiedersi fino a che punto ci si può
spingere per tenere strette le persone che amiamo.
“Siamo noi a tormentare il passato”
Ambientato in un futuro non lontano,
Frammenti dal passato –Reminiscence si apre su
una Miami sommersa dall’innalzamento del livello del mare e
pertanto estremamente simile ad una Venezia. Le temperature in
continua crescita hanno inoltre portato la popolazione a
stravolgere i propri ritmi, dormendo di giorno per uscire con il
favore del fresco notturno. In un contesto tanto affascinante da
meritare un racconto a sé, si svolge una vicenda dalle tinte
noir, comprensiva di investigazione su un potente magnate
e di letale femme fatale. A distinguere il film dai suoi
simili, oltre al già citato ambiente, vi è però l’elemento del
ricordo.
In un mondo che per via dei
cambiamenti climatici è sempre più diviso in classi sociali, e dove
il meglio sembra ormai essere alle spalle di tutti, i ricordi sono
l’unico luogo salvifico possibile. Nick Bannister, consapevole del
potere della nostalgia, si definisce pertanto come i remi che
conducono i suoi clienti ai loro ricordi più dolci. Attraverso il
suo macchinario Reminiscence, egli permette poi anche a noi
spettatori di vedere questi rappresentati tridimensionalmente.
Tutti questi elementi conferiscono al film un fascino estetico a
cui è un piacere abbandonarsi.
Allo stesso tempo, è proprio
nell’utilizzo della tecnologia Reminiscence che il film racconta
gli aspetti migliori di sé. Che la tendenza alla nostalgia sia in
questi ultimi anni più forti che mai è riscontrabile ovunque
e il film della Joy rielabora tale tendenza aggiornandola
alle contemporanee modalità di fruizione, quale in questo caso la
realtà virtuale. Così facendo racconta di come il desiderio del
passato si trasformi in un’ossessione e ribalta il punto di vista
secondo cui sarebbero i ricordi a tormentare l’essere umano.
Frammenti dal passato –
Reminiscence: la recensione del film
Nei suoi significati più metaforici
e nei suoi aspetti più estetici, il film della Joy è dunque
un’opera particolarmente apprezzabile. Tutto ciò, come anticipato,
è poi sostenuto da una classica storia noir, forse fin troppo
classica (tanto da ricordare in certi momenti il capolavoro del
1974 di Roman Polanski, Chinatown) per il
potenziale che le idee iniziali del film offrivano. La Joy è
certamente attenta nel costruire l’intrigo e nel disseminare indizi
lungo il percorso, riuscendo anche in un paio di occasioni a far
immaginare conclusioni poi rivelatesi errate. Eppure, si avverte la
presenza di numerose scene che poco aggiungono sia al racconto sia
all’arco dei personaggi.
La forza dell’intero film è dunque
frenata da una serie di scelte poco felici (tra cui spicca anche
una voice over onnipresente), che portano il film a concentrarsi su
alcuni aspetti meno interessanti di altri, tra cui l’indagine in
sé. Se è vero che a guidare Nick nella sua ricerca sono una serie
di ricordi mai chiariti, ribadendo dunque l’idea che siamo noi a
tormentare il nostro passato, allo stesso tempo lo svolgimento
sembra non sostenere le ambizioni di un film incentrato sulla
memoria. Il risultato è un finale sbrigativo, certamente
struggente, ma nettamente al di sotto delle aspettative.
Nick Bannister (Jackman), è un
investigatore privato della mente, che riesce a scavare nel mondo
oscuro e affascinante del passato dei suoi clienti, aiutandoli ad
accedere ai ricordi perduti. Vivendo ai margini della costa
sommersa di Miami, la sua vita cambia per sempre quando incontra
una nuova cliente, Mae (Ferguson), che lo contatta per una semplice
questione: lo smarrimento di un oggetto. Ma presto tutto si
trasforma in una pericolosa ossessione. Mentre Bannister lotta per
indagare sulla scomparsa di Mae, scopre una cospirazione violenta,
e alla fine dovrà rispondere alla domanda: fino a che punto ci si
può spingere per tenere strette le persone che amiamo?
Al fianco del candidato all’Oscar,
Jackman (“Les Misérables”, “The Greatest Showman”), di Ferguson
(l’imminente “Dune”,
i film “Mission: Impossible”) e di Newton (“Solo: A Star
Wars Story”), recitano nel film Cliff Curtis (“Shark – Il primo
squalo”, “Fast & Furious: Hobbs & Shaw”), la nominata all’Oscar,
Marina de Tavira (“Roma”), Daniel Wu (“Into the Badlands” in TV “Warcraft: L’inizio”),
Mojean Aria (le serie TV “See” e “Dead Lucky”), Brett Cullen
(“Joker”), Natalie Martinez (le serie “The Stand” e “The
Fugitive”), Angela Sarafyan (la serie TV “Westworld – Dove tutto è
concesso”) e Nico Parker (“Dumbo”).
Lisa Joy (“Westworld – Dove tutto è
concesso”) con Frammenti Dal Passato –
Reminiscence debutta alla regia di un lungometraggio, e
dirige una sua sceneggiatura originale. Il film è prodotto dalla
stessa Joy, Jonathan Nolan, Michael De Luca e Aaron Ryder. I
produttori esecutivi sono Athena Wickham, Elishia Holmes e Scott
Lumpkin.
Il team creativo include molti dei
suoi collaboratori di “Westworld – Dove tutto è concesso”, tra cui
il direttore della fotografia Paul Cameron, lo scenografo Howard
Cummings, il montatore Mark Yoshikawa e il compositore Ramin
Djawadi, insieme alla costumista Jennifer Starzyk (“Bill & Ted Face
the Music”).
Warner Bros. Pictures presenta una
produzione Kilter Films / Michael De Luca / Filmnation, un film di
Lisa Joy, Frammenti Dal Passato – Reminiscence. Il
film sarà distribuito in tutto il mondo da Warner Bros. Pictures ed
uscirà al cinema in Italia dal 26 agosto.
Framing Britney
Spears, la docu-inchiesta della serie The New York Times
Presents, curata a livello televisivo dal Times, ripercorre
la burrascosa storia di Britney, dalla sua incredibile ascesa al
suo indecoroso declino. Analizza i suoi problemi con le dipendenze
e gli eccessi ai quali si è lasciata andare negli anni Duemila,
motivo per il quale le sue facoltà mentali sono state messe in
dubbio ed è stata considerata incapace di prendere autonomamente
decisioni e la sua tutela è stata affidata al padre, James “Jamie”
Spears. Prigioniera di se stessa, della sua casa Britney vive in
una campana di vetro lontana dai suoi fan e dal resto del mondo. È
questa l’immagine di Britney Spears che viene
dipinta dai sostenitori del movimento #FreeBritney, coloro che
sostengono che, da quando il padre James è diventato il tutore e
l’amministratore di tutti i suoi beni, la popstar si è chiusa in sé
stessa e cerca in modo disperato di chiedere aiuto.
Il documentario indaga
sulla verità di questa situazione che risulta ancora controversa:
il tribunale continua a mantenere James Spears come tutore legale
della cantante in tutto e per tutto malgrado la netta contrarietà
di Britney. Ci sono ancora molti punti oscuri da chiarire,
questioni irrisolte, polemiche e proteste che il Times ha deciso di
portare alla luce con questa inchiesta.
Arrivano con tutta la
loro carica di colore, amore ed energia i Fraggle Rock, per la
“nuova” serie di Apple
TV+Fraggle Rock: ritorno alla grotta. In
realtà non si tratta proprio di una serie nuova, formata da 13
episodi tutti disponibili sulla piattaforma dal 21 gennaio, ma del
reboot del classico show degli anni ’80 della
Jim Henson Company, ideato da Henson stesso e ora riportato in
auge dalla sua compagnia e dalla squadra guidata da Lisa Henson e
Halle Stanford in vesti di produttrici.
Fraggle Rock: ritorno alla
grotta, di nuovo in tv!
I divertentissimi
Fraggles di Jim Henson sono tornati: a Gobo, Red,
Boober, Mokey, Wembley, Uncle Traveling Matt si uniscono i nuovi
Fraggles e Doozers doppiati da special guest star, come Patti
LaBelle, Cynthia Erivo, Daveed Diggs, Ed Helms, Kenan
Thompson e anche un cameo dei Foo Fighters.
Il mondo è sempre quello
di Fraggle Rock, i protagonisti sempre dei pupazzi animati da
mastri pupazzieri di comprovata fama e bravura e lo spirito sempre
quello che Henson voleva regalare alle sue creature: una bontà
innata e un senso superiore per il divertimento.
E la natura, semplice e
diretta dello show è tutta in questi due concetti: da una parte la
serie si propone di raccontare anche gli argomenti più spinosi e
attuali, come la tolleranza e la comprensione, in maniera amorevole
e delicata, che, lungi dal rivelare un approccio banale, è proprio
autentica e genuina. Dall’altra, la natura canterina originale
dello show lo rende di grande intrattenimento e ne aumento al
difficoltà in fase di scrittura.
Le sfide principali di Fraggle Rock: ritorno alla
grotta
E qui si aprono le due
caratteristiche produttive più interessanti di Fraggle
Rock: ritorno alla grotta. La serie è completamente
realizzata con effetti practical, il che mette i pupazzieri in
condizione di dover svolgere un lavoro titanico per riprodurre
movimenti, animazione e reazioni con l’0ambiente che è interamente
costruito in studio e che non ricorre quasi mai alla CGI. Un altro
elemento degno di nota è il lavoro che si fa invece in fase di
scrittura, con Matt Fusfeld e Alex
Cuthbertson che si abbracciano la responsabilità non solo
di trattare argomenti seri in maniera leggera, come dicevamo prima,
ma anche il compito non semplice di scrivere diverse canzoni per
ogni episodio, in modo tale che ogni puntata (sono 13 da 30 minuti
circa) risulti ugualmente ricca, divertente e coinvolgente.
Fraggle Rock:
ritorno alla grotta mette sul piatto il senso autentico
dell’arte pratica, una scrittura raffinatissima, come solo la
scrittura schietta e diretta sa essere, un proposito che può
sembrare scontato ma che in tempi bui come quelli in cui viviamo
non lo è mai davvero.
In occasione della
presentazione di Fraggle Rock: Ritorno alla grotta, disponibile
su Apple
TV+ dal 21 gennaio 2022 con 13 nuovi episodi, abbiamo
avuto il piacere di parlare con la squadra produttiva del progetto
della Jim Henson Company, un remoto che, nelle
parole di Halle Stanford, ancora oggi ha molto da
dire al pubblico.
“Lavoro per questa
realtà da 26 anni – ha raccontato Stanford – e Fraggle
Rock è la ragione per cui volevo lavorare per la Jim Henson
Company. Abbiamo onorato tutto quello che potevamo della serie
originale. Vedrete le stesse creature, i stessi personaggi,
torneremo a quelle location e abbiamo fatto tutto quello che
potevamo per farlo percepire come un posto reale. Da piccola
pensavo proprio a questo, che poteva essere un posto magico proprio
dietro casa mia. Quindi, abbiamo reso omaggio a questo e abbiamo
cercato di amplificarlo. Abbiamo cercato di mescolare in armonia il
vecchio e il nuovo.”
Nonostante sembra
indirizzata a un pubblico molto giovane, la serie parla forte e
chiaro a ogni tipo di spettatore, dal momento che si fa carico di
argomenti universali e di interesse comune, ma lo fa con gioia e
leggerezza: “Quando Jim Henson creò Fraggle Rock, disse che lo
show serviva a portare la pace nel mondo e rendere la nostra vita
migliore – ha continuato Stanford – Nella serie ci sono
molti messaggi di questo tipo che le famiglie dovrebbero ascoltare
ora. Credo che il mondo abbia bisogno dei Fraggle ora più che mai.
Abbiamo tutti attraversato un sacco di cose nell’ultimo periodo, e
sento che abbiamo bisogno di gioia, magia e speranza. E questo è lo
scopo di Fraggle Rock: rendere la speranza cool, di nuovo. Le
famiglie vogliono questi messaggi, ma vogliono anche divertirsi, e
questo è lo scopo della serie.”
Da veterana della
Jim Henson Company, per Halle Stanford è stato un
passaggio fondamentale quello di lavorare a Fraggle Rock: Ritorno alla grotta:
“Lavorare al reboot di Fraggle Rock per me è come chiudere un
cerchio. Ho cominciato come assistente creativa alla Jim Henson
Company e per me questo nuovo lavoro è molto più che importante.
Credo che il segreto di questo prodotto sia che la tv deve essere
molto divertente ma anche un’esperienza trasformativa, e credo che
con Fraggle Rock possiamo portare la gioia, possiamo affrontare gli
argomenti seri del mondo con amore. So che suona banale, ma è
quello che amo dello show!”
L’entusiasmo di Stanford
sembra condiviso dagli showrunner, Matt Fusfeld e
Alex Cuthbertson, che sono convinti che la serie
debba poter rimanere se stessa per avere una credibilità e un
appeal sul pubblico di oggi. “Questo show non ha mai provato ad
essere una cosa che non è – ha detto Fusfeld – non ha mai
provato a strizzare l’occhio a un particolare tipo di spettatore.
Ha sempre parlato di umanità, e credo ci sia qualcosa di
incredibilmente attraente in questi pupazzi che ti danno proprio il
senso di realtà di poter fuggire in questo mondo di fantasia. E per
questo nuovo show abbiamo accolto proprio questa idea. I set sono
tutti bellissimi e ricchi, i pupazzi sono senza tempo. La nostra
speranza è che, invece di seguire noi un certo tipo di vibe, sia il
pubblico a seguirci per come siamo sempre stati.”
E Cuthbertson lo segue a
ruota spiegando come il lavoro a Fraggle Rock: Ritorno alla grotta sia stato a
tutti gli effetti uno sforzo di squadra: “Credo sia uno dei
lavori più collaborativi che io abbia mai fatto. Quindi anche
quando abbiamo avuto problemi, tutto è stato gestito in gruppo
– ha raccontato – Poi, quasi tutto ciò che si vede nella
serie è frutto di effetti speciali: se un Fraggle si tuffa nello
stagno, c’è un grande splash, e via dicendo. Tutto quello che
vedete è stato effettivamente realizzato, c’è pochissima computer
grafica. La sfida sul set è stata proprio quella di ricreare tutto
con effetti practical e ricreare la magia che aveva fatto nascere
per la prima volta Jim Henson con questi personaggi.”
Una magia che ha
richiesto mesi e mesi di lavoro per ogni episodio, che dura 30
minuti! Ma quando si lavora con questo entusiasmo, le cose sembrano
sempre facili, o almeno è quello che si intuisce parlando con
Gobo, Red e Boober, le vere star della serie che
sono intervenute, raccontando cosa piace ad ognuno dell’altro (ad
esempio Boober adore l’energia di Red, che a sua volta ammira molto
le doti da leader di Gobo!), ma anche dando qualche buon consiglio
alle “sciocche creature dallo spazio”, così come i Fraggle
chiamano gli umani. Da buon leader, Gobo ha spiegato: “Non
conosciamo le sciocche creature dallo spazio, ma per noi sono un
po’ sciocchi. Tutto quello che facciamo noi è ascoltarci a vicenda
e cercare di guardare le cose da un punto di vista differente. E
poi cantiamo e balliamo.” E tutto sommato non sembra un
cattivo modo di andare tutti d’accordo!
Academy Two ha diffuso la prima
clip in italiano di Foxtrot, il nuovo film di
Samuel Maoz (Lebanon) presentato
in Concorso alla 74° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica
di Venezia. Il filmato in questione è una suggestiva sequenza
d’animazione; il film arriverà nelle nostre sale a partire dal 22
Marzo.
Foxtrot è la danza
di un uomo con il suo destino, è una parabola filosofica che
analizza il concetto misterioso di fato attraverso la storia di un
padre e di un figlio, fisicamente lontani ma che nonostante la
distanza riusciranno a cambiare l’uno il destino dell’altro. Tre
atti, come in una tragedia greca, per mettere in discussione un
intero mondo, le sue convinzioni, i suoi sensi di colpa
atavici.
Venezia
74: Foxtrotrecensione del film di
Samuel Maoz
Diretto da Samuel
Maoz, il film vede protagonisti Lior
Ashkenazi, Sarah Adler e Yonatan
Shiray.
Dopo il Leone d’Oro del 2009 di
Lebanon, Samuel Maoz torna a
raccontare la guerra, la vita e la morte alla Mostra
del cinema di Venezia con Foxtrot,
selezionato nel Concorso ufficiale di Venezia 74.
Toccante e brillante allo stesso
tempo, il film racconta il dolore di un padre che scopre la morte
del figlio arruolato nell’esercito. Il dolore, esplode in apertura
film con una violenza insostenibile, quando viene comunicato ai
genitori del soldato la perdita del figlio. La seconda parte del
film si sposta invece alla vita del soldato, con i suoi
commilitoni, nel mezzo del nulla, alle prese con un posto di blocco
fantasma, inutile, mentre il conteiner dove i quattro giovani
soldati dormono sprofonda nel fango. Nella parte conclusiva, il
terzo atto, si cambia ancora tono, e si va ad indagare il dolore
dei genitori, le dinamiche di coppia, il loro amore reciproco e per
il figlio.
Toccante e brillante allo stesso tempo
Maoz cerca con
formalizzazioni alla Sorrentino di dare un tocco magico, onirico,
al suo racconto che si concentra comunque sulle brutture della
guerra. La scelta precisa è quella di utilizzare un tono surreale
per la sequenza centrale e spostarsi poi sull’iperrealismo nella
prima e nella terza scena.
Il risultato è una danza che torna
al punto di partenza, come il foxtrot appunto, e che si fa metafora
di una parabola umana dolorosa e piena di segreti nascosti nel
passato dei protagonisti. Questo grande dolore si esterna poi, in
una scena liberatoria e malinconica, nel finale, in una
chiacchierata schietta, romantica, realista, tra i due coniugi che
hanno perso il loro primogenito.
La sequenza meglio realizzata è
però la seconda, quella che descrive la vita dei soldati, dove si
applica al meglio la tendenza onirico/surrealista che trova la sua
massima espressione in una bella sequenza animata. Le quattro vite,
i quattro volti, accomunati dalla divisa e dal fango ma tutti ben
distinti tra loro, appresentano una gioventù e un futuro che non è
dato per scontato, che non è detto arrivi per tutti. In una danza
circolare e senza scopo, la poesia della sofferenza di Maoz in
Foxtrot si svela riflessione sull’esistenza,
ammantata di un gusto per il gioco e per il sorriso che sembre
lenire il dolore delle ferite del cuore.
Academy Two ha diffuso il primo
trailer italiano di Foxtrot, il nuovo film di
Samuel Maoz (Lebanon) presentato
in Concorso alla 74° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica
di Venezia.
Il film arriverà nelle nostre sale a
partire dal 22 Marzo.
Foxtrot è la danza
di un uomo con il suo destino, è una parabola filosofica che
analizza il concetto misterioso di fato attraverso la storia di un
padre e di un figlio, fisicamente lontani ma che nonostante la
distanza riusciranno a cambiare l’uno il destino dell’altro. Tre
atti, come in una tragedia greca, per mettere in discussione un
intero mondo, le sue convinzioni, i suoi sensi di colpa
atavici.
Venezia
74: Foxtrotrecensione del film di
Samuel Maoz
Diretto da Samuel
Maoz, il film vede protagonisti Lior
Ashkenazi, Sarah Adler e Yonatan
Shiray.
Foxtrot, Gran
Premio della Giuria all’ultimo Festival di Venezia, uscirà in sala
il 22 Marzo. Il film è scritto e diretto
dall’israeliano Samuel Maoz, il regista di
Lebanon, Leone d’Oro a Venezia nel
2009.
Foxtrot è la danza
di un uomo con il suo destino, è una parabola filosofica che
analizza il concetto misterioso di fato attraverso la storia di un
padre e di un figlio, fisicamente lontani ma che nonostante la
distanza riusciranno a cambiare l’uno il destino dell’altro. Tre
atti, come in una tragedia greca, per mettere in discussione un
intero mondo, le sue convinzioni, i suoi sensi di colpa
atavici.
Venezia
74: Foxtrotrecensione del film di
Samuel Maoz
Diretto da Samuel
Maoz, il film vede protagonisti Lior
Ashkenazi, Sarah Adler e Yonatan Shiray.
Ecco le prime immagini ufficiali dal film:
Si è tenuto ieri martedì 7 novembre
il party FoxLife Official Night Out presso Spazio
Orobia. Accompagnati dal Dj Set di Syria, gli
ospiti hanno potuto conoscere il mondo di FoxLife,
il brand multimediale di intrattenimento che celebra il mondo
femminile nelle sue tante accezioni.
Dalla tv con il canale sulla
piattaforma Sky al nuovo web magazine Foxlife.it all’universo
social, FoxLife parla alle donne che amano
informarsi e divertirsi ma anche impegnarsi per dare il proprio
contributo al cambiamento.
Gli ospiti hanno potuto conoscere
le novità del mondo di FoxLife. Oltre ai contributi video
appositamente creati per la serata, anche due prestigiose
partecipazioni artistiche. La mostra fotografica Secret’s room di
Roberta Krasnig (una stanza privata con più di 100 ritratti di
donne diverse ed eccellenti: personaggi del mondo dello spettacolo,
della musica designers e artiste) che per l’occasione ha ritratto
anche gli ospiti presenti.
A rendere ancora più unica la
serata, Elena Xausa, artista internazionale, ha realizzato dal vivo
un’opera graffiti che rappresenta il manifesto della nuova realtà
di FoxLife.
A fare gli onori di casa Kathryn
Fink, Amministratore delegato di Fox Networks Group Italia, azienda
che fa dell’empowerment femminile la sua forza con il 55% di donne
in posizione manageriale.
1 di 16
Molte le celebrities appassionate
del mondo FoxLife che hanno partecipato al party FoxLife Official
Night Out: Syria, Giulia Bevilacqua, Alessandro Roja, Martina
Colombari, Cristiana Dell’Anna, Raz Degan, Andrea Delogu, Francesco
Montanari, Benedetta Porcaroli, Nicolas Vaporidis, Eleonora Carisi,
Justine Mattera, Alessandra Airò, Ludovica Sauer, Andrea Montovoli,
Ilenia Lazzarin, Georgia Luzi, Flavio Montrucchio, Sonia Peronaci,
Camihawke, Alice Mangione, Martina Dell’Ombra, Alvaro Von Richetti,
Giulia Mizzoni, Max Pezzali, Claudio Cecchetto, e molti altri.
FOXFIRE – RAGAZZE
CATTIVE, il nuovo film di Laurent Cantet in uscita per
Teodora il 29 agosto, ha ricevuto il divieto ai minori di 14 anni
dalla Commissione di Revisione Cinematografica. “Ancora una volta
siamo esterrefatti dalle commissioni di censura che giudicano i
film in uscita nelle sale in Italia” commentano i distributori
Vieri Razzini e Cesare Petrillo. “Il divieto ai minori di 14 anni
inflitto a Foxfire è una conferma ulteriore
dell’arretratezza culturale di questo paese, in cui le televisioni
generaliste sono libere di trasmettere in prima serata film di
spaventosa violenza e un film di un grande autore viene penalizzato
e ghettizzato come se potesse recare danno ai giovani
italiani”.
Già nella scorsa stagione Teodora ha dovuto battersi contro lo
stesso divieto imposto a 17 ragazze, che come
Foxfire raccontava di una ribellione adolescenziale al
femminile. La censura stavolta giustifica il suo operato criticando
le protagoniste di Foxfire per “le continue e ripetute
condotte di rottura delle regole con modalità violente” e “il farsi
giustizia da sole”, ossia quelle stesse azioni che sono alla base
di gran parte del cinema commerciale hollywoodiano, senza che
questo riceva nessun divieto. Forse l’idea di una giovane donna (e
non di un supereroe) che si rivolta contro la violenza che subisce
è ancora troppo sovversiva per il nostro paese.
“Gli adolescenti italiani avrebbero meno capacità di giudicare
rispetto ai coetanei francesi, belgi, argentini o canadesi?”
commenta amaramente Cantet, riferendosi ad alcuni dei paesi in cui
il film è uscito senza divieti. “È questo che l’ufficio della
censura italiana, che ha deciso di vietare Foxfire ai
minori di 14 anni, sembra volerci dire. Fortunatamente, i giovani
sono dotati di un’intelligenza maggiore rispetto a quella che i
censori attribuiscono loro. In tutti i miei film ho cercato di
evitare di giudicare i miei personaggi e le loro azioni, mi sono
fidato della lungimiranza e del senso etico degli spettatori nel
formarsi la propria opinione”.
“Quella che si vede nel mio film”, continua il regista, “è prima
di tutto la violenza di una società che umilia i più deboli
(bambini, donne, poveri) e quello che si racconta è il tentativo di
formazione della coscienza politica di queste giovani donne che
cercano di trovare un posto in un mondo che di loro non ne vuole
sapere. Il film non fa mai l’apologia di questa violenza. Le
ragazze di Foxfire sono spezzate dalla propria storia e
pagano il prezzo dei propri errori in prima persona. Privare un
giovane spettatore di questo film vuol dire privarlo di un utile
strumento di riflessione sulla violenza, sulla complessità del
mondo nel quale è stato chiamato a vivere. Vuol dire prima di tutto
negargli qualsiasi capacità di giudizio. Come molti adulti, gli
adolescenti sono capaci di comprendere la frontiera che separa la
finzione e la realtà e affermare il contrario, come ha appena fatto
la censura italiana, è prenderli per degli imbecilli, cosa che io
mi rifiuto di fare”.
MIGLIORE SCENEGGIATURA
ORIGINALE – E. Max Frye e Dan Futterman
MIGLIOR TRUCCO E
ACCONCIATURA – Bill Corso e Dennis Liddiard
In Foxcatcher
I fratelli Mark e Dave Schultz sono due rinomati campioni di lotta
libera. Dave – il maggiore – oltre a gareggiare nella sua
categoria, fa anche da allenatore a Mark, e i due vivono
praticamente in simbiosi. Un giorno Mark riceve la telefonata di
John du Pont, un eccentrico magnate che lo invita a prepararsi da
lui in vista dei vicini campionati mondiali, avendo allestito nella
sua tenuta – Foxcatcher – un vero e proprio centro di allenamento
di altissima qualità.
L’invito del milionario nasconde
però un’attrazione morbosa nei confronti di Mark, e il ragazzo –
senza la guida del fratello maggiore – comincia a smarrirsi.
Successivamente, stringendo un accordo di finanziamento con la
Federazione Americana Lotta, John du Pont riesce a far stabilire a
Foxcatcher anche Dave, per iniziare il percorso di avvicinamento
alle Olimpiadi di Seul. Questa scelta sarà il preludio a un tragico
epilogo.
Ecco tre nuove clip in italiano di
Foxcatcher,
il film che ha fatto guadagnare a Steve Carell la sua prima nomination
agli Oscar per la migliore interpretazione maschile da
protagonista.
MIGLIORE SCENEGGIATURA
ORIGINALE – E. Max Frye e Dan Futterman
MIGLIOR TRUCCO E
ACCONCIATURA – Bill Corso e Dennis Liddiard
In FoxcatcherI
fratelli Mark e Dave Schultz sono due rinomati campioni di lotta
libera. Dave – il maggiore – oltre a gareggiare nella sua
categoria, fa anche da allenatore a Mark, e i due vivono
praticamente in simbiosi. Un giorno Mark riceve la telefonata di
John du Pont, un eccentrico magnate che lo invita a prepararsi da
lui in vista dei vicini campionati mondiali, avendo allestito nella
sua tenuta – Foxcatcher – un vero e proprio centro di allenamento
di altissima qualità.
L’invito del milionario nasconde
però un’attrazione morbosa nei confronti di Mark, e il ragazzo –
senza la guida del fratello maggiore – comincia a smarrirsi.
Successivamente, stringendo un accordo di finanziamento con la
Federazione Americana Lotta, John du Pont riesce a far stabilire a
Foxcatcher anche Dave, per iniziare il percorso di avvicinamento
alle Olimpiadi di Seul. Questa scelta sarà il preludio a un tragico
epilogo.
In Foxcatcher,
i fratelli Mark e Dave Schultz sono due rinomati campioni di lotta
libera. Dave – il maggiore – oltre a gareggiare nella sua
categoria, fa anche da allenatore a Mark, e i due vivono
praticamente in simbiosi. Un giorno Mark riceve la telefonata di
John du Pont, un eccentrico magnate che lo invita a prepararsi da
lui in vista dei vicini campionati mondiali, avendo allestito nella
sua tenuta – Foxcatcher –
un vero e proprio centro di allenamento di altissima qualità.
L’invito del milionario nasconde però un’attrazione morbosa nei
confronti di Mark, e il ragazzo – senza la guida del fratello
maggiore – comincia a smarrirsi. Successivamente, stringendo un
accordo di finanziamento con la Federazione Americana Lotta, John
du Pont riesce a far stabilire a Foxcatcher anche Dave, per
iniziare il percorso di avvicinamento alle Olimpiadi di Seul.
Questa scelta sarà il preludio a un tragico epilogo.
Arriva anche nei cinema italiani
Foxcatcher, l’atteso film di Bennett
Miller, basato sulla vera storia di John du Pont con
protagonisti Channing Tatum,
Mark Ruffalo e
Steve Carell.
In
Foxcatcher Mark Schultz (Channing
Tatum) e suo fratello Dave (Mark
Ruffalo) sono campioni olimpici di lotta. Dave è anche
l’allenatore di Mark. Da opposti – Dave sicuro, protettivo,
accogliente; Mark un omone fragile, ma desideroso di uscire
dall’ombra dell’amato-odiato fratello – i due vivono in
simbiosi.
Quando John du Pont (Steve
Carell), eccentrico milionario in cerca di grandi
imprese da compiere per avere approvazione – in primis dall’anziana
madre (Vanessa
Redgrave) – gli offre di entrare nella sua squadra per
le Olimpiadi e trasferirsi alla sua tenuta, Foxcatcher, per
allenarsi, Mark accetta. Du Pont prima si fa amare come un padre da
Mark, poi si stanca di lui, mentre insiste per coinvolgere anche
Dave in quello che sembra sempre più un perverso gioco
psicologico.
Foxcatcher, il film
Ultimi scampoli di Guerra Fredda,
sulle prime sembrerebbe un film di sport e patriottismo che ne
ricorda altri – Mark Schultz pare a tratti un mix tra lo Stallone
di Rocky e il suo famigerato avversario
russo – ma, a ben guardare, è l’opposto. Qui patria, primato e
grandezza della nazione sono parole vuote in bocca a du Pont,
rampollo di una delle famiglie simbolo della ricchezza e del
successo americano (il film è tratto da una storia vera), che ne fa
emergere il lato oscuro, perverso. Angolazione sportiva, quindi,
per guardare all’intenso rapporto tra due fratelli e alla follia di
un uomo, ampliando poi la prospettiva all’America tutta. Il regista
Bennett Miller riesce così a far seguire un film
di sport anche a chi non lo ama.
Pellicola abilmente costruita: la
natura di du Pont e la complessità del rapporto tra Mark e Dave,
come la dinamica che s’innesca tra i tre, si scoprono pian piano,
coinvolgendo lo spettatore e avvincendolo fino alla fine. Ciò,
grazie all’attenzione ai particolari: postura, gesti e sguardi
fanno buona parte del film fin dall’inizio; inquadrature e silenzi
espressivi portano oltre la battuta e rendono possibile lo scavo
psicologico. Ciò che lascia semmai un po’ perplessi nella
sceneggiatura di Dan Futterman ed E. Max
Freye, è la singolare sottovalutazione da parte di Dave di
un soggetto come du Pont.
Attori ben scelti, con un Carell
sorprendente, che incarna egregiamente du Pont: una figura di folle
che non si dimentica facilmente, in perenne lotta con sé stesso e
con l’anziana madre, da cui è dominato. Meritata candidatura
all’Oscar come attore protagonista, come pure quella di
Ruffalo non protagonista; nomination anche per regia e
sceneggiatura; Palma d’Oro a Cannes per
Miller.
Ruffalo e Tatum si immergono a loro
volta nella costruzione dei personaggi, dando vita a un legame
fraterno difficile e toccante. Preparazione fisica non facile per
entrambi, ma quello che colpisce di più è il lavoro su posture e
atteggiamenti, notevole soprattutto nel caso di
Ruffalo, che fa il suo personaggio anche col tono di voce e
l’incedere del parlare.
La Sony Pictures
Classics ha diffuso la prima clip ufficiale di Foxcatcher,
il nuovo film diretto e prodotto da Bennett
Miller.
Foxcatcher
racconta la storia vera dell’assassinio del lottatore
campione olimpico David Schultz (Mark Ruffalo), avvenuta nel 1996 per
mano di John du Pont (Steve Carell), amico ed allenatore del
lottatore. Ricordiamo che il film è interpretato daSteveCarell, ChanningTatum, MarkRuffalo, VanessaRedgrave, SiennaMillere
AnthonyMichael
Hall. Ecco la clip:
MIGLIORE SCENEGGIATURA
ORIGINALE – E. Max Frye e Dan Futterman
MIGLIOR TRUCCO E
ACCONCIATURA – Bill Corso e Dennis Liddiard
In Foxcatcher
I fratelli Mark e Dave Schultz sono due rinomati campioni di lotta
libera. Dave – il maggiore – oltre a gareggiare nella sua
categoria, fa anche da allenatore a Mark, e i due vivono
praticamente in simbiosi. Un giorno Mark riceve la telefonata di
John du Pont, un eccentrico magnate che lo invita a prepararsi da
lui in vista dei vicini campionati mondiali, avendo allestito nella
sua tenuta – Foxcatcher – un vero e proprio centro di allenamento
di altissima qualità.
L’invito del milionario nasconde
però un’attrazione morbosa nei confronti di Mark, e il ragazzo –
senza la guida del fratello maggiore – comincia a smarrirsi.
Successivamente, stringendo un accordo di finanziamento con la
Federazione Americana Lotta, John du Pont riesce a far stabilire a
Foxcatcher anche Dave, per iniziare il percorso di avvicinamento
alle Olimpiadi di Seul. Questa scelta sarà il preludio a un tragico
epilogo.
Mark Ruffalo in trattative per
interpretare un wrestler. David Schultz, wrestler vincitore della
medaglia d’oro alle olimpiadi, sarà probabilmente impersonato da
Mark Ruffalo nel film Foxcatcher
diretto da Bennett Miller, arricchendo un cast già
composto da Steve Carell e Channing Tatum.
La storia racconterà la vera
vicenda di John du Pont (Steve Carell), erede dell’impero della
chimica della famiglia, la cui vita fù segnata da una grave forma
di schizofrenia paranoide; Ruffalo interpreterà il suo amico di
lunga data David Schultz, creatore di una infrastruttura chiamata
appunto Foxcatcher e destinata al wrestling. Nel ruolo del fratello
di David Mark Schultz, l’attore Channing Tatum.
MIGLIORE SCENEGGIATURA
ORIGINALE – E. Max Frye e Dan Futterman
MIGLIOR TRUCCO E
ACCONCIATURA – Bill Corso e Dennis Liddiard
In Foxcatcher
I fratelli Mark e Dave Schultz sono due rinomati campioni di lotta
libera. Dave – il maggiore – oltre a gareggiare nella sua
categoria, fa anche da allenatore a Mark, e i due vivono
praticamente in simbiosi. Un giorno Mark riceve la telefonata di
John du Pont, un eccentrico magnate che lo invita a prepararsi da
lui in vista dei vicini campionati mondiali, avendo allestito nella
sua tenuta – Foxcatcher – un vero e proprio centro di allenamento
di altissima qualità.
L’invito del milionario nasconde
però un’attrazione morbosa nei confronti di Mark, e il ragazzo –
senza la guida del fratello maggiore – comincia a smarrirsi.
Successivamente, stringendo un accordo di finanziamento con la
Federazione Americana Lotta, John du Pont riesce a far stabilire a
Foxcatcher anche Dave, per iniziare il percorso di avvicinamento
alle Olimpiadi di Seul. Questa scelta sarà il preludio a un tragico
epilogo.
Oggi a Cannes 2014 è stato il
giorno del film Foxcatcher,
pellicola della Sony Pictures Classics e diretta da Bennett
Miller.Il film con
protagonisti Channing Tatum, Mark RuffaloeSteve Carell, quasi irriconoscibile,
racconta la storia vera
dell’assassinio del lottatorecampione olimpico alle Olimpiadi del 1984 a Los
AngelesDavid
Schultz, avvenuta
nel 1996 per mano di
John du Pont, amico ed allenatore del lottatore. La pellicola
doveva uscire già prima degli Oscar di quest’anno, poi la Sony
decise di posticiparne l’uscita.
Foxcatcher
ha ricevuto un’accoglienza piuttosto unanime, con un giudizio molto
positivo per le interpretazioni dei tre protagonisti e con un
parere meno lusinghiero nei confronti del regista, che non ha dato
particolare spessore alla sua regia. Di seguito vi mostriamo il
trailer del film diffuso dal canale Youtube di Deadline:
E’ stato presentato all’ultimo
Festival di Cannes riscuotendo un discreto
successo, soprattutto per la qualità delle performance degli
attori, e portanto a casa il premio alla regia per
Bennett Miller, adesso Foxcatchersi
prepara ad uscire in patria e oggi vi mostriamo il primo poster del
film con protagonista Channing Tatum.
Foxcatcher
con protagonisti Channing Tatum, Mark RuffaloeSteve Carell, quasi irriconoscibile,
racconta la storia vera
dell’assassinio del lottatorecampione olimpico alle Olimpiadi del 1984 a Los
AngelesDavid
Schultz, avvenuta
nel 1996 per mano di
John du Pont, amico ed allenatore del lottatore. La pellicola
doveva uscire già prima degli Oscar di quest’anno, poi la Sony
decise di posticiparne l’uscita.
Ecco due nuove clip, una in
italiano e l’altra in originale sottotitolata, di Foxcatcher,
il film che ha fatto guadagnare a Steve Carell la sua prima nomination
agli Oscar per la migliore interpretazione maschile da
protagonista.
MIGLIORE SCENEGGIATURA ORIGINALE – E. Max Frye e Dan
Futterman
MIGLIOR TRUCCO E
ACCONCIATURA – Bill Corso e Dennis Liddiard
Sinossi: I
fratelli Mark e Dave Schultz sono due rinomati campioni di lotta
libera. Dave – il maggiore – oltre a gareggiare nella sua
categoria, fa anche da allenatore a Mark, e i due vivono
praticamente in simbiosi.
Un giorno Mark riceve la telefonata
di John du Pont, un eccentrico magnate che lo invita a prepararsi
da lui in vista dei vicini campionati mondiali, avendo allestito
nella sua tenuta – Foxcatcher – un vero e proprio centro di
allenamento di altissima qualità.
L’invito del milionario nasconde
però un’attrazione morbosa nei confronti di Mark, e il ragazzo –
senza la guida del fratello maggiore – comincia a smarrirsi.
Successivamente, stringendo un accordo di finanziamento con la
Federazione Americana Lotta, John du Pont riesce a far stabilire a
Foxcatcher anche Dave, per iniziare il percorso di avvicinamento
alle Olimpiadi di Seul. Questa scelta sarà il preludio a un tragico
epilogo.
Arriva online il trailer finale per
Foxcatcher,
film di Benentt
Miller (Moneyball, Truman Capote-A Sangue
Freddo) già presentato al Festival di Cannes qualche mese fa con
buon successo, tanto da far guadagnare al regista il premio alla
regia.
Foxcatcher
con protagonisti Channing Tatum, Mark
RuffaloeSteve Carell(quasi
irriconoscibile), racconta la storia vera dell’assassinio
del lottatore campione olimpico alle Olimpiadi
del 1984 a Los Angeles David Schultz, avvenuta
nel 1996 per mano di John du Pont, amico ed allenatore
del lottatore. La pellicola doveva uscire già prima degli Oscar di
quest’anno, poi la Sony decise di posticiparne l’uscita.
Arriva online il secondo teaser
trailer per Foxcatcher,
film di Benentt Miller (Moneyball,
Truman Capote – A Sangue Freddo) già presentato al
Festival di Cannes qualche mese fa con
buon successo, tanto da far guadagnare al regista il premio alla
regia.
Foxcatcher
con protagonistiChanning Tatum, Mark RuffaloeSteve Carell (quasi irriconoscibile),
racconta la storia vera
dell’assassinio del lottatorecampione olimpico alle Olimpiadi del 1984 a Los
AngelesDavid
Schultz, avvenuta
nel 1996 per mano di
John du Pont, amico ed allenatore del lottatore. La pellicola
doveva uscire già prima degli Oscar di quest’anno, poi la Sony
decise di posticiparne l’uscita.
Arriva online il terzo trailer per Foxcatcher,
film di Benentt
Miller (Moneyball, Truman Capote-A Sangue
Freddo) già presentato al Festival di Cannes qualche mese fa con
buon successo, tanto da far guadagnare al regista il premio alla
regia.
Foxcatcher
con protagonistiChanning Tatum, Mark RuffaloeSteve Carell(quasi
irriconoscibile), racconta la
storia vera dell’assassinio del lottatorecampione olimpico alle Olimpiadi del 1984 a Los
AngelesDavid
Schultz, avvenuta
nel 1996 per mano di
John du Pont, amico ed allenatore del lottatore. La pellicola
doveva uscire già prima degli Oscar di quest’anno, poi la Sony
decise di posticiparne l’uscita.
Sony Pictures rilascia online un
ultimo poster per Foxcatcher,
film di Benentt
Miller (Moneyball, Truman Capote – A
Sangue Freddo) già presentato al Festival di Cannes qualche mese fa con
buon successo, tanto da far guadagnare al regista il premio alla
regia.
Foxcatcher
con protagonisti Channing Tatum, Mark
RuffaloeSteve Carell(quasi
irriconoscibile), racconta la storia vera dell’assassinio
del lottatore campione olimpico alle Olimpiadi
del 1984 a Los Angeles David Schultz, avvenuta
nel 1996 per mano di John du Pont, amico ed allenatore
del lottatore. La pellicola doveva uscire già prima degli Oscar di
quest’anno, poi la Sony decise di posticiparne l’uscita.