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Il bambino, la talpa, la volpe e il cavallo: il corto animato Apple disponibile su Apple TV+

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Il cortometraggio animato Il bambino, la talpa, la volpe e il cavallo, basato sull’amato e pluripremiato libro di Charlie Mackesy, è ora disponibile per la visione in anteprima stampa.
Con le voci di Tom Hollander, Idris Elba, Gabriel Byrne e Jude Coward Nicoll, il film debutterà su Apple TV+ il giorno di Natale. Una storia di gentilezza, amicizia, coraggio e speranza per gli spettatori di tutte le età in un commovente film d’animazione, basato sul libro di Charlie Mackesy. “Il bambino, la talpa, la volpe e il cavallo” è un viaggio toccante e sentito che segue l’improbabile amicizia tra un bambino, una talpa, una volpe e un cavallo che viaggiano insieme alla ricerca della casa del ragazzo.

Con le illustrazioni del celebre autore Charlie Mackesy, animate da bellissimi disegnati a colori fatti a mano, ha come voce dei protagonisti il vincitore del BAFTA Award Tom Hollander (“The Night Manager”) nei panni della Talpa, il vincitore del Golden Globe e del SAG Award Idris Elba (“Luther”) nei panni della Volpe, il vincitore del Golden Globe Gabriel Byrne (“All Things Bright and Beautiful”) in quelli del Cavallo e l’esordiente Jude Coward Nicoll in quelli del Bambino.

Matthew Freud presenta un film di Charlie Mackesy, prodotto dalla vincitrice dell’Emmy e candidata all’Oscar Cara Speller (“Love, Death & Robots”, “Pear Cider and Cigarettes”, “Rocket & Groot”) di NoneMore Productions e dal vincitore dell’Emmy JJ Abrams e Hannah Minghella della Bad Robot Productions. Diretto da Peter Baynton (“The Tiger Who Came To Tea”) e Charlie Mackesy, il film è un adattamento del libro originale in collaborazione con Jon Croker (“Paddington 2”) ed è prodotto da Jony Ive e dal candidato all’Oscar Woody Harrelson (“Tre manifesti a Ebbing, Missouri”). Colonna sonora originale del compositore Isobel Waller-Bridge, eseguita dalla BBC Concert Orchestra e diretta da Geoff Alexander.

Il bambino nascosto: trailer del film con Silvio Orlando

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Il bambino nascosto: trailer del film con Silvio Orlando

01 Distribution ha diffuso oggi il trailer ufficiale de Il bambino nascosto, il nuovo film del regista Roberto Andò con Silvio Orlando e Giuseppe Pirozzi, dal 4 novembre al cinema. Nel cast anche Roberto Herlitzka, Lino Musella, Francesco Di Leva, Enzo Casertano

Ne Il bambino nascosto Gabriele Santoro vive in un quartiere popolare di Napoli ed è titolare della cattedra di pianoforte al Conservatorio San Pietro a Majella. Una mattina, mentre sta radendosi la barba, il postino suona al citofono per avvertirlo che c’è un pacco, lui apre la porta e, prima di accoglierlo, corre a lavarsi la faccia. In quel breve lasso di tempo, un bambino di dieci anni si insinua nel suo appartamento e vi si nasconde. “Il maestro”– così lo chiamano nel quartiere – se ne accorgerà solo a tarda sera. Quando accade, riconoscerà nell’intruso, Ciro, un bambino che abita con i genitori e con i fratelli nell’attico del suo stesso palazzo. Interrogato sul perché della sua fuga Ciro non parla. Nonostante questo, il maestro, d’istinto, decide di nasconderlo in casa, ingaggiando una singolare, e tenace, sfida ai nemici di Ciro. Scoprirà presto che il bambino è figlio di un camorrista e che, come accade a chi ha dovuto negare presto la propria infanzia, Ciro ignora l’alfabeto dei sentimenti.  Silenzioso, colto, solitario, il maestro di pianoforte è uomo di passioni nascoste, segrete. Toccherà a lui lo svezzamento affettivo di questo bambino che si è sottratto a un destino già scritto. Una partita rischiosa in cui, dopo una iniziale esitazione, Gabriele Santoro si getta senza freni.

Il bambino nascosto: intervista ai protagonisti del film di Roberto Andò

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Ecco la nostra intervista al regista Roberto Andò e ai suoi attori protagonisti, Silvio Orlando, Giuseppe Pirozzi e Lino Musella, per Il bambino nascosto, il film che ha chiuso, Fuori Concorso, la 78esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Il bambino nascosto, la trama

Ne Il bambino nascosto Gabriele Santoro vive in un quartiere popolare di Napoli ed è titolare della cattedra di pianoforte al Conservatorio San Pietro a Majella. Una mattina, mentre sta radendosi la barba, il postino suona al citofono per avvertirlo che c’è un pacco, lui apre la porta e, prima di accoglierlo, corre a lavarsi la faccia. In quel breve lasso di tempo, un bambino di dieci anni si insinua nel suo appartamento e vi si nasconde. “Il maestro”– così lo chiamano nel quartiere – se ne accorgerà solo a tarda sera. Quando accade, riconoscerà nell’intruso, Ciro, un bambino che abita con i genitori e con i fratelli nell’attico del suo stesso palazzo. Interrogato sul perché della sua fuga Ciro non parla. Nonostante questo, il maestro, d’istinto, decide di nasconderlo in casa, ingaggiando una singolare, e tenace, sfida ai nemici di Ciro. Scoprirà presto che il bambino è figlio di un camorrista e che, come accade a chi ha dovuto negare presto la propria infanzia, Ciro ignora l’alfabeto dei sentimenti.  Silenzioso, colto, solitario, il maestro di pianoforte è uomo di passioni nascoste, segrete. Toccherà a lui lo svezzamento affettivo di questo bambino che si è sottratto a un destino già scritto. Una partita rischiosa in cui, dopo una iniziale esitazione, Gabriele Santoro si getta senza freni.

Il bambino nascosto, la recensione

Il bambino nascosto: dal cast alle differenze con il libro, tutto quello che c’è da sapere

Roberto Andò è uno di quei registi che negli ultimi anni ha regalato al cinema italiano film in grado di suscitare domande e riflessioni, spesso attraverso l’utilizzo di generi diversi. Da Viva la libertà a Le confessioni, da Una storia senza nome e fino al recente successo di La stranezza, incentrato su un particolare momento della vita di Luigi Pirandello. Proprio prima di quest’ultimo, Andò ha realizzato Il bambino nascosto, un film che è invece una denuncia degli ambienti criminali dove i bambini perdono, prima che la vita, la loro infanzia e la capacità di provare emozioni. Presentato Fuori Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, si tratta dunque di un film dal forte valore sociale.

Si tratta però di un film che non calca la mano sulla difficoltà del contesto in cui si muovono i protagonisti, ma che predilige piuttosto la bontà delle loro azioni e del loro riscoprire la propria umanità attraverso il rapporto instaurato. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative ad esso. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori, ma anche al libro da cui è tratto e alle storie vere a cui si ispira. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

Il bambino nascosto Silvio Orlando

La trama e il cast di Il bambino nascosto

Protagonista del film è Gabriele Santoro, residente in un quartiere popolare di Napoli ed titolare della cattedra di pianoforte al Conservatorio San Pietro a Majella. Per lui tutto cambia quando una mattina un bambino di dieci anni si intrufola nel suo appartamento e vi si nasconde. Quando Gabriele se ne accorge si rende conto di conoscerlo: è Ciro, che abita con i genitori e i fratelli in quello stesso palazzo. Pur non riuscendo ad ottenere spiegazioni da lui riguardo quella sua fuga, Gabriele capisce di doverlo tenere nascosto con sé, al sicuro da qualcosa oltre la sua porta che potrebbe minacciare la sua giovane vita. Piano piano, mentre cerca di insegnargli cosa sono i sentimenti, il professore scoprirà di più sulla tragica storia di quel bambino.

Ad interpretare il protagonista, il professore Gabriele Santoro, vi è l’attore Silvio Orlando, mentre il giovane Giuseppe Pirozzi è il bambino nascosto del titolo, Ciro. Accanto a loro recitano poi Lino Musella nel ruolo di Diego e Imma Villa in quello di Angela Acerno. Salvatore Striano è Carmine Acerno, mentre Gianfelice Imparato è Renato Santoro. Fanno poi parte del cast anche Francesco Di Leva nei panni di Biagio e Claudio Di Palma in quelli di Antonio Alajmo. Alfonso Postiglione è Alfonso De Vivo e Sergio Basile interpreta Vincenzo Mezzera. Il noto attore Roberto Herlitzka, infine, dà volto a Massimo Santoro.

Le differenze con il libro da cui è tratto e la spiegazione del finale

Nell’adattare il proprio romanzo omonimo, Andò ha fatto in modo di mantenersi particolarmente fedele ad esso, tagliando solo aspetti ritenuti superflui o difficilmente adattabili per il grande schermo. Il romanzo, come dichiarato dal regista, permette infatti di entrare nella mente dei personaggi mentre il film ha la capacità di raccontare visivamente lo spazio, elemento fondamentale del racconto di Il bambino nascosto. Raccontando di una “prigionia”, con una vicenda che si svolge quasi del tutto all’interno dell’appartamento del protagonista, il regista ha dunque potuto esaltare tale situazione grazie alle immagini.

Una cosa su cui però il regista ha scelto di discostarsi dal libro è il finale. Rispetto al romanzo, dove la risoluzione del racconto appare più chiara e definita, per il film Andò ha scelto di affidarsi ad una maggiore sospensione della vicenda, lasciando intuire in che modo si concludono determinate vicende ma non svelando in che modo esse influenzeranno il futuro dei vari personaggi. Così facendo, si è dunque donato al film un finale più “aperto”, che spinge lo spettatore a riflettere sui temi del legame famigliari di sangue e sulla famiglia che invece ci scegliamo e attraverso la quale è possibile riscoprire la bellezza della vita, sfuggendo ad un destino che appariva già segnato.

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Il bambino nascosto è tratto da una storia vera?

Come dichiarato dal regista, la vicenda narrata in Il bambino nascosto non è direttamente tratta da una storia vera, ma è possibile immaginare che nel concepire questo racconto Andò si sia basato sui tanti casi di infanzia negata legati agli ambienti camorristi e mafiosi. Il contesto riproposto tanto dal libro quanto dal film fa infatti ovvi riferimenti a situazioni che idealmente si verificano – purtroppo – nella realtà. A partire da qui, però, i personaggi di questa storia sono frutto dell’invenzione del regista, il quale attraverso di loro ha voluto dar vita ad un racconto incentrato sui temi della famiglia, dell’infanzia, della speranza e del superare le proprie paure riscoprendo l’importanza dei sentimenti.

Il trailer di Il bambino nascosto e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di Il bambino nascosto grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Tim Vision e Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di sabato 13 luglio alle ore 21:10 sul canale Rai Movie.

Il bambino nascosto, recensione del film di Roberto Andò

Il bambino nascosto, recensione del film di Roberto Andò

Roberto Andò torna a Venezia per il suo Il bambino nascosto, presentato fuori concorso alla 78esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. Il regista viene da un’esperienza lunga quasi quanto la sua vita, che affonda le radici nel teatro, nella scrittura e, naturalmente, nella regia.

Già a metà degli anni 90 era iniziata la sua avventura con la Mostra al Lido di Venezia, dove aveva presentato  diversi documentari. Fino ad arrivare al 2018 quando porta Una storia senza nome, sempre fuori concorso. Nel corso di tutti quegli anni, si aggiudica una grande quantità di premi e candidature tra Nastri d’argento e David di Donatello. Un percorso professionale ricchissimo, dunque, quello di Andò, fatto anche di maestri e guide dai nomi altisonanti (da Leonardo Sciascia a Francesco Rosi, passando per Fellini e Harold Pinter), che contribuiscono alla sua formazione artistica, ai suoi interessi e allo stile che via via avrebbe raffinato nel tempo.

Il bambino nascosto, la storia

La storia de Il bambino nascosto è tratta da un suo stesso libro dal titolo omonimo, nel quale chiaramente ci sono tanti più dettagli di contorno rispetto al risultato finale scritto in sceneggiatura. Il film parla del professore Gabriele Santoro (Silvio Orlando) che insegna pianoforte al Conservatorio San Pietro a Majella e che un giorno, dentro casa propria, si trova un giovane sugli undici anni (Giuseppe Pirozzi) che riconosce essere il figlio di una coppia che vive nel suo palazzo (Imma Villa e Sasà Striano). Il tutto è ambientato a Napoli, in un quartiere popolare, in cui il maestro Santoro – così è come viene chiamato in zona – abita da diverso tempo, nonostante potrebbe permettersi di vivere in zone ben più ricche, ma al regista è proprio questo che vuole combinare.

La soddisfazione nel far confluire insieme mondi così tanto diversi è il flusso primario della corrente del film. Il desiderio di Andò è quello di mettere in scena due correnti dall’impeto opposto che si scontrano, ma che scatenano l’apertura verso la libertà, proprio quella che per vie legali non è ancora realizzabile a causa della mancanza di preparazione del nostro sistema giuridico.

Il bambino nascosto castIl piccolo e sfrontato Ciro, così si chiama il giovinetto che irrompe nella vita del professor Santoro, è dovuto fuggire dalla sua stessa famiglia a causa di una situazione non chiara, ma evidentemente molto grave, che ha combinato con un suo amichetto, e che ha scatenato le ire della Camorra.

Il bambino non ha protezione, se dovesse ritornare a casa sa che potrebbe essere ucciso, nonostante la sua sia ancora un’età in cui di morte e sparatorie non se ne dovrebbe capire nulla. Eppure tant’è. Il maestro è chiuso, intimidito, al limite dell’asociale. Ma forse è questa l’occasione che la sua personalità ripiegata in sé stava giusto aspettando per uscire all’aria aperta.

Un incontro tra due solitudini

Roberto Andò si appoggia completamente all’insolita coppia di attori nella strutturazione del progressivo sviluppo della storia. E sarebbe l’ideale in base a come l’idea originale è stata pensata, al modo in cui la trama viene tessuta su carta, nella scrittura del film. È evidente l’intento del regista-scrittore, così come dell’ausilio dello sceneggiatore Franco Marcoaldi: l’incontro dell’intellettuale un po’ burbero, reso legnoso dalla vita solitaria, si schiude davanti alla semplicità sfacciata e vitale del piccolo Ciro, finché l’uno salva l’altro.

Il problema è solo che la chimica e la sintonia interpretativa non sono così immediate e, tra l’altro, traspaiono da così tanti elementi che è praticamente impossibile recitarle, anche se parrebbe un paradosso.

Silvio Orlando e il giovane Giuseppe Pirozzi portano loro stessi e le loro reali fragilità davanti alla macchina da presa, e il gioco risulta efficace fintanto che è funzionale all’impaccio della prima parte del racconto. Ma quando si arriva al nocciolo della questione, la relazione vacilla e rimane la poca armonia. Per quanto sia innegabile la buona intenzione dell’autore.

Il bambino di cristallo: recensione del film di Jon Gunn

Il bambino di cristallo: recensione del film di Jon Gunn

La diversità non è mai un’etichetta. Nonostante nel nostro tessuto sociale si consideri un marchio indelebile che ci relega ai margini, chi è diverso, guarda caso, costituisce sempre una fonte di insegnamento per chi si ritiene, nel nostro mondo, normale. Questa è la riflessione a cui vuole spingerci Jon Gunn con il suo Il bambino di cristallo, pellicola ispirata alla vera storia di Austin LeRette, giovane autistico affetto da una rara patologia ossea, e basata sul libro autobiografico The Unbreakable Boy: A Father’s Fear, a Son’s Courage, and a Story of Unconditional Love, scritto da Scott Michael LeRette – padre del ragazzo – e Susy Flory. Nel cast figurano Zachary Levi e e Meghann Fahy nei panni dei genitori, e il bravo Jacob Laval nelle vesti di Austion. Il film arriva nelle sale dal 27 marzo, distribuito da Notorious Pictures.

Il bambino di cristallo, la trama

Austin è un bambino nato con l’osteogenesi imperfetta, una condizione ereditaria che rende le sue ossa estremamente fragili. Infatti, mentre gli altri bambini giocano liberamente, lui deve costantemente fare attenzione, ma nonostante le limitazioni fisiche, cresce con una gioia di vivere che contagia chi gli sta intorno. I suoi comportamenti, che alle volte risultano essere atipici, portano però i genitori, Scott e Teresa, a scoprire un’altra verità: Austin è autistico.

Per il padre, questo, è un colpo duro: nonostante tutto l’amore, non riesce davvero a comprendere il mondo interiore di suo figlio. Le preoccupazioni per la condizione di Austin si intrecciano così alla sua lotta contro l’alcolismo, in un circolo vizioso che sembra senza via d’uscita. Ma sarà proprio Austin – con la sua felicità autentica e quel modo speciale di vedere la vita che Scott inizialmente non afferrava – a tendergli la mano senza volerlo, mostrandogli la strada per risollevarsi.

Quando la malattia diventa fonte d’ispirazione

Prima di quest’opera, il cinema aveva già esplorato le sfumature dell’autismo. Basti pensare a Miracle Run o Temple Grandin, che avevano collocato al centro della narrazione la determinazione e il coraggio dei protagonisti nel perseguire un’esistenza ricca e serena, senza compromessi. Una lezione di vita che trova ulteriore conferma ne Il bambino di cristallo, il cui nucleo è l’ottimismo e la gratificazione che è possibile ottenere a dispetto della propria condizione fisica. Austin, infatti, oltre a rientrare nello spettro autistico, soffre di osteogenesi imperfetta, una malattia che rende le ossa estremamente fragili. Basta un banale incidente, e queste si frantumano come fossero, per l’appunto, cristallo. Nonostante una situazione che lo costringe fin dall’infanzia a rinunciare alle attività tipiche dei suoi coetanei, come saltare e correre, il bambino cresce con un’indole radiosa, senza fardelli interiori, e con lo sguardo colmo di stupore e meraviglia, elementi che scopriamo essere esaltati proprio dal suo autismo.

Se per Austin la sua condizione rappresenta perciò un impulso verso un universo ricco di fantasia, sogni e felicità – quasi fungesse da filtro per attenuare la cruda realtà – per il padre Scott diventa un’occasione di crescita. Un genitore che inizialmente fatica a decifrare il figlio, e che porta sulle spalle il peso di una serie di problematiche tra cui l’alcolismo, si trasforma nel primo “discepolo” del proprio bambino, il quale gli mostra il valore della gioia e delle piccole cose, spalancandogli inoltre le porte del suo mondo immaginifico.

Austin e l’autismo: una lezione di vita

Il bambino di cristallo si erge così a insegnamento universale, esortandoci a reagire alle avversità, perché chi si trova in una condizione apparentemente svantaggiata diventa, in realtà, fonte d’ispirazione e meraviglia, proprio in virtù della sua capacità di essere ciò che una persona ordinaria non è.

E il merito è senza dubbio di una sceneggiatura ben calibrata, ritmata, che affida direttamente ad Austin, attraverso una voce fuori campo persistente accompagnata da illustrazioni e animazioni vivaci, il compito di trasmettere allo spettatore la sua prospettiva, guidandolo verso una piena comprensione del suo punto di vista. Ci ritroviamo così ad ampliare i nostri orizzonti sulla quotidianità e sul modo in cui dovremmo affrontare il nostro percorso. Perché le difficoltà e le sofferenze esistono, ma spetta a noi scegliere come affrontarli e superarli. E forse, il nostro mentore, è proprio colui dal quale presumiamo di non poter apprendere nulla. E invece ci indica come vivere in pace.

Il bacio tra Andrew Garfield e Emma Stone

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Il bacio tra Andrew Garfield e Emma Stone

Andrew Garfield e Emma Stone sono impegnati nelle riprese di Spiderman e sul set le cose sembrano andare a meraviglia … Ecco infatti delle foto ‘spoilerose’ dei due protagonisti durante una scena romantica.

La scena, ambientata in uno stadio e girata il 4 gennaio, mostra Peter Parker (Garfield), strappa un bacio con Gwen (Stone).

clicca sulla foto per altre immagini.

Fonte: Just Jared

Il bacio della donna ragno, spiegazione del finale: il significato della fantasia come resistenza

Il bacio della donna ragno potrebbe sembrare, almeno in superficie, un musical atipico: una storia fatta di canzoni, divismo e suggestioni da vecchia Hollywood che si intreccia con la brutalità della dittatura argentina. Eppure il nuovo adattamento diretto da Bill Condon, tratto dal celebre romanzo di Manuel Puig, utilizza proprio il linguaggio dell’evasione per raccontare qualcosa di profondamente politico. Al centro del film ci sono Luis Molina e Valentin Arregui, due uomini apparentemente incompatibili che condividono una cella e finiscono per cambiare radicalmente il modo in cui guardano il mondo e se stessi.

Il finale del film è devastante proprio perché trasforma ciò che sembrava un rifugio dalla realtà nel mezzo attraverso cui affrontarla. Le fantasie musicali di Molina non sono semplici parentesi decorative: diventano strumenti di sopravvivenza, un linguaggio emotivo capace di creare empatia e persino un modello attraverso cui comprendere il sacrificio. Quando realtà e immaginazione finiscono per sovrapporsi, Il bacio della donna ragno rivela il suo vero volto: una riflessione sul prezzo dell’amore, sul valore della resistenza e sulla necessità di continuare a immaginare la bellezza anche nei momenti più oscuri.

Perché Molina e Valentin si innamorano: la prigione diventa uno spazio di umanità condivisa

L’incontro tra Molina e Valentin nasce come una strategia del potere. Le autorità carcerarie inseriscono Molina nella stessa cella del dissidente politico affinché possa ottenere informazioni utili alla repressione. Tutto sembra suggerire un rapporto destinato al fallimento. Valentin è razionale, ideologicamente rigoroso e completamente votato alla causa rivoluzionaria; Molina, invece, vive attraverso i film, le fantasie romantiche e l’adorazione per la diva Ingrid Luna.

Eppure il film mostra come le identità più profonde emergano proprio quando ogni sovrastruttura viene meno. Valentin inizia a riconoscere nella sensibilità di Molina una forza che aveva sempre sottovalutato. Molina, dal canto suo, scopre che dietro il militante inflessibile esiste un uomo vulnerabile, segnato dal trauma della perdita e dal peso delle proprie responsabilità.

La trasformazione del loro rapporto passa attraverso la cura reciproca. Molina accudisce Valentin dopo le torture, lo pulisce, lo nutre e gli restituisce una dignità che il regime cerca sistematicamente di cancellare. Valentin, invece, smette progressivamente di vedere Molina attraverso categorie riduttive e riconosce il valore della sua capacità di amare senza riserve. Il loro rapporto fisico non rappresenta quindi un colpo di scena improvviso, ma il naturale approdo di un percorso emotivo costruito sulla fiducia, sulla fragilità condivisa e sulla comprensione reciproca.

L’amore diventa così un gesto rivoluzionario: una forma di vicinanza umana che sfida la disumanizzazione imposta dalla dittatura.

Il sacrificio di Molina e il vero significato della Spider Woman

La morte di Molina è il momento in cui il film completa il proprio disegno simbolico. Una volta ottenuta la libertà condizionata, il protagonista potrebbe finalmente pensare soltanto a se stesso. Potrebbe dimenticare Valentin, ignorare la resistenza e ricominciare una vita accanto alla madre che lo attende disperatamente.

Sceglie invece un’altra strada.

Prima di lasciare la prigione, Molina racconta a Valentin il finale del musical che li ha accompagnati durante tutta la detenzione. Aurora, incapace di sacrificare l’uomo che ama alla Spider Woman, viene salvata dal gesto di Kendall, che decide di offrirsi al suo posto. È un momento che assume il valore di una prefigurazione narrativa. Kendall muore per amore, accettando di diventare parte di qualcosa di più grande della propria sopravvivenza. Poco dopo, Molina compie esattamente la stessa scelta.

Accetta di trasportare le informazioni destinate alla resistenza, pur sapendo di mettere a rischio la propria vita. Quando l’operazione fallisce e la polizia lo circonda, viene ucciso per impedire che possa compromettere il movimento. La sua morte non è il risultato di un tradimento o di un’ingenuità. È la conseguenza estrema della decisione di assumersi una responsabilità collettiva.

La Spider Woman, allora, smette di essere soltanto una figura mitologica. Diventa il simbolo del prezzo che l’amore richiede sotto un regime oppressivo: amare significa esporsi, sacrificarsi, rinunciare alla sicurezza personale per salvare qualcun altro. Molina, che per tutta la vita si era identificato con le eroine melodrammatiche, comprende finalmente che il vero eroismo non consiste nell’essere salvati, ma nello scegliere di salvare.

il bacio della donna ragnoFantasia ed evasione: perché il musical è il cuore politico del film

Uno degli aspetti più sorprendenti di Il bacio della donna ragno riguarda il modo in cui trasforma l’evasione in un atto politico. In un contesto dominato dalla violenza istituzionale, l’immaginazione di Molina potrebbe apparire come una fuga dalla realtà. In realtà accade il contrario.

Le sequenze dedicate a Ingrid Luna costruiscono uno spazio alternativo in cui il regime non può entrare. La prigione sottrae il corpo alla libertà, ma non riesce a controllare completamente la mente. Attraverso il racconto dei musical, Molina continua a esercitare la propria autonomia emotiva e creativa.

Per Valentin, inizialmente diffidente verso questo mondo fatto di glamour e romanticismo, quelle storie diventano gradualmente uno strumento per riconnettersi alla propria umanità. La rivoluzione, suggerisce il film, non può esistere soltanto come disciplina e sacrificio. Ha bisogno anche di memoria, desiderio, sogno e bellezza.

Bill Condon sembra così ribaltare un pregiudizio molto diffuso nei confronti del musical. Le canzoni e le fantasie non servono ad addolcire il dolore o a negare la realtà. Servono a renderla sopportabile. L’arte diventa un modo per preservare ciò che il potere tenta continuamente di distruggere: la capacità di provare empatia, di immaginare un futuro diverso e di riconoscere la dignità degli individui.

In questo senso, l’evasione non è vigliaccheria. È resistenza.

Il finale di Il bacio della donna ragno spiega che esistono molte forme di rivoluzione

L’ultima immagine di Valentin che esce finalmente dalla prigione e solleva il foulard rosso lasciatogli da Molina racchiude il vero significato del film. La dittatura può essere sconfitta attraverso l’organizzazione politica e il coraggio dei rivoluzionari, ma anche grazie a gesti meno appariscenti e altrettanto decisivi.

Molina non impugna armi, non guida manifestazioni e non pronuncia grandi discorsi ideologici. Eppure la sua evoluzione dimostra che la resistenza assume forme imprevedibili. Può essere prendersi cura di qualcuno torturato dal regime. Può essere rifiutarsi di tradire una persona amata. Può essere continuare a raccontare storie quando tutto invita al silenzio.

Il film rifiuta inoltre qualsiasi divisione netta tra forza e fragilità. Valentin impara che la sensibilità di Molina non rappresenta una debolezza; Molina scopre che il proprio bisogno di sognare non lo rende meno coraggioso. Entrambi finiscono per contaminarsi reciprocamente, trovando un equilibrio tra idealismo politico e bisogno di tenerezza.

Il bacio della donna ragno è una storia sulla capacità dell’essere umano di conservare la propria identità anche nelle condizioni più disumane. Attraverso il sacrificio di Molina, il film afferma che la libertà non consiste soltanto nell’abbattere un regime, ma nel preservare la possibilità di amare, immaginare e raccontare. Perché anche quando ogni porta sembra chiusa, scegliere la bellezza e la compassione può diventare il più radicale degli atti di ribellione.

Il Bacio della donna ragno, recensione del film con Jennifer Lopez

Dimenticate William Hurt. Dimenticate Raul Julia e Luis Puenzo. Insomma, dimenticate lo struggente adattamento del romanzo di Manuel Puig realizzato nel 1985, che regalò Palma d’Oro a Cannes e Oscar al suo doloroso protagonista. Questa nuova versione diretta da Bill Condon (Gods and Monsters, Dreamgirls, la versione in live-action de La bella e la bestia) è l’adattamento cinematografico del musical di Broadway. Di conseguenza, il nuovo Il Bacio della donna ragno è qualcosa di diverso. Non necessariamente peggiore.

Qual è la storia di questa versione di Il Bacio della donna ragno

L‘impianto narrativo è comunque fedele al testo di Puig: nel 1983, durante la dittatura in Argentina, il dissidente politico Valentin Arregui (Diego Luna) e l’omosessuale Luis Molina (Tonatiuh) vengono richiusi nella stessa cella. Se il primo dei due vuole rimanere il più possibile ancorato alla realtà del suo stato, per quanto dolorosa e violenta, l’altro preferisce invece rinchiudersi molto spesso in un mondo fittizio dominato dalle stelle del cinema classico. In particolar modo Luis è ammaliato dalla star Ingrid Luna (Jennifer Lopez), la quale nel suo amatissimo film Il Bacio della donna ragno interpreta i personaggi di una affascinante direttrice di giornale e di una creatura fantastica che domina l’oscurità con i suoi malefici. Nonostante siano così radicalmente diversi, Valentin e Lui dovranno imparare a conoscersi e apprezzare l’uno i punti di forza dell’altro: potrebbe essere l’unico modo di sopravvivere al terrore del regime politico.

L’idea di messa in scena di Bill Condon è decisamente old-style: la realtà della prigione in cui sono costretti a convivere i due personaggi principali è architettata come un set teatrale in piena regola. Allo stesso modo, tutti i set che devono contenere le scene dei film fittizi e soprattutto i numeri musicali rimandano direttamente ai classici di Hollywood dagli anni ‘30 gli anni ‘50, con la magnifica eccezione di una sequenza che invece omaggia esplicitamente Chicago (tra l’altro il film di Rob Marshall venne sceneggiato proprio da Condon). In questo modo il suo Il Bacio della donna ragno fin dalle primissime scene dimostra una sua coerenza estetica precisa e tutto sommato ammirevole. Si capisce benissimo che non ci troviamo di fronte  a una mega-produzione da Major ma a un film più “piccolo”, realizzato con un budget contenuto. Non importa, perché a conti fatti il regista e sceneggiatore sa far fruttare al meglio il materiale che ha a disposizione.

Convincenti i tre protagonisti

In particolar modo i suoi tre attori principali, tutti in grado di regalare prove convincenti, ognuna di esse diversa dall’altra. Jennifer Lopez sciorina tutta la sua competenza di cantante e ballerina, centrando almeno tre o quattro numeri degni di applauso. Appare chiaro come l’artista stia cercando da qualche anno a questa parte di arrivare a ottenere una nomination all’Oscar come miglior attrice non protagonista: i recenti Hustlers (per cui probabilmente l’avrebbe meritata) e Unstoppable lo dimostrano. Con Il Bacio della donna ragno potrebbe finalmente riuscire nell’impresa, dal momento che il musical è solitamente un genere che premia i suoi protagonisti. Diego Luna all’inizio non sembra particolarmente in parte nel ruolo del dissidente idealista, ma quando il personaggio comincia a rivelare le sue debolezze, le zone d’ombra e la propria fragilità, l’attore lo riempie con una prova che diventa sostanziosa e delicata. Il migliore in scena rimane comunque Tonatiuh: il personaggio di Luis è sviluppato con cura, partecipazione emotiva, attenzione ai dettagli quanto al lato istrionico della sua personalità. Un’interpretazione di valore.

Il Bacio della donna ragno beneficia e al tempo stesso forse soffre dell’essere una produzione limitata nei mezzi. La libertà con cui è stata realizzata traspare, e di certo la confezione è abbastanza preziosa da soddisfare il gusto di un pubblico più ampio. Proprio questa esigenza però in qualche modo ha costretto Condon a semplificare molti discorsi socio-politici riguardo il periodo in cui il film è ambientato, e tutto sommato è un peccato. Il senso di straniamento, di vessazione, di pericolo che i personaggi dovrebbero in teoria soffrire a causa del regime, non viene percepito in maniera adeguata, o almeno non con costanza. Il film rimane un prodotto interessante, confezionato con intelligenza, soprattutto ben interpretato. Anche se nella nostra memoria sono comunque impressi Hurt, Julia e il film di Puenzo, questa versione di Il Bacio della donna ragno non sfigura del tutto. Il che è certamente un pregio…

Il Bacio della donna ragno, il trailer del film con Jennifer Lopez

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Arriva il 18 giugno al cinema distribuito da Eagle Pictures Il Bacio della donna ragno, il nuovo film di Bill Condon con protagonisti Diego Luna, Tonatiuh e la superstar Jennifer Lopez. Leggi la nostra recensione del film!

La trama di Il Bacio della donna ragno

Argentina, 1983. Nel pieno della brutale dittatura militare, due uomini profondamente diversi, Valentín e Molina, si ritrovano a condividere il perimetro soffocante di una cella. Per fuggire all’orrore della prigionia, Molina inizia a raccontare a Valentín la trama del suo film preferito: una scintillante fantasia musicale con protagonista la diva Ingrid Luna.

Mentre il racconto prende vita, trasformandosi in un’esplosione di colori vibranti e danza, il confine tra realtà e immaginazione si dissolve. Quello che era iniziato come un semplice passatempo diventa un legame profondo, un atto di resistenza spirituale che trascende le sbarre del carcere per trovare speranza, grazia e un’inaspettata connessione umana.

Dal premio Oscar® Bill Condon (Chicago, Dreamgirls), una nuova e visionaria interpretazione del capolavoro di Manuel Puig. Con il candidato agli Emmy® Diego Luna, Tonatiuh e la superstar Jennifer Lopez.

Il Baby Groot Figural Bank di Monogram Products

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Il Baby Groot Figural Bank di Monogram Products

L’ultimo numero di Previews Megazine ha diffuso la prima immagine in esclusiva per il pre-ordine di Baby Groot Figural Bank di Monogram Products. Il prodotto arriverà nei negozi di fumetti nella seconda parte del mese di Febbraio 2016.Healthy_Foods_Nutrition_018

L’action figure costerà circa 30 dollari negli USA.

 

IL 7 E L’8 in Tv

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IL 7 E L’8 in Tv

IL 7 E L'8Serata all’insegna della comicità made in Italy quella in programma questa sera. Infatti, il film che vi segnaliamo oggi, tra gli altri, è IL 7 E L’8 con protagonisti assoluti Ficarra e PiconeIL 7 E L’8 andrà in onda in prima serata su Canale 5.

Il 7 e l’8 è un film del 2007, diretto da Salvatore Ficarra, Valentino Picone e Giambattista Avellino e interpretato dal duo comico Ficarra e Picone. Insieme ai due comici fa il suo debutto nella pellicola Eleonora Abbagnato, prima ballerina dell’Opéra di Parigi. È stato distribuito al cinema il 16 marzo 2007. Il film ha ottenuto una nomination ai David di Donatello 2007 per il Miglior regista esordiente.

Curiosità:

  • Ficarra & Picone, lanciati dal piccolo schermo in trasmissioni cabarettistiche tipo Zelig e L’ottavo nano, dopo aver esordito al cinema nel 2002 come attori in Nati stanchi provano il grande salto di qualità passando alla regia. Girato con la collaborazione di Giambattista Avellino, il film è uscito in Italia il 16 marzo 2007. Ha incassato nel primo weekend circa € 1.323.000, e totalmente circa € 7.730.000. Quindi un buon successo di pubblico, al quale si è accompagnato anche il gradimento della critica. Il DVD è stato messo in commercio il 5 settembre 2007, mentre la colonna sonora il 13 aprile 2007.
  • l paese di San Giovanni in Calice, dove nel film si trova il convento in cui si è ritirato il vero padre di Tommaso, nella realtà non esiste, poiché si identifica con San Giovanni in Fiore in Calabria, che corrisponde alla collocazione geografica indicata da Eleonora; ma le vere scene sono state girate nel Borgo medievale di Santa Lucia del Mela (ME), in Sicilia.
  • Nel film compare Cristina Parodi in un cameo.

Il 5 Dicembre ritorna al cinema Ritorno al futuro!

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Il 5 Dicembre ritorna al cinema Ritorno al futuro!

Il 5 dicembre tornerà sul grande schermo Ritorno al futuro, il primo episodio della saga cult diretta da Zemeckis. L’evento è organizzato da Nexo Digital

Il 25 giugno è la giornata mondiale dei Puffi!

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Sabato 25 giugno sarà la giornata mondiale dei Puffi. In omaggio al creatore dei piccoli omini blu, Pierre Culliford in arte Peyo (25 giugno 1928 – 24 dicembre 1992) e in occasione dell’anniversario della sua nascita , Columbia Pictures e Sony Pictures coordineranno un evento di proporzioni mondiali che vedrà coinvolte migliaia di persone, invitate a travestirsi da puffo nel tentativo di superare un divertente record da Guinness dei Primati: oltre 2510 puffi in giro per il mondo nell’arco di 24 ore. L’evento interesserà città come Bruxelles, Atene, L’Aia, Dublino, Città del Messico, Panama, Varsavia, Mosca, Johannesburg, New York e Londra, coinvolgendo anche Francia, Svizzera, Islanda, Danimarca ed in particolare la Spagna con Júzcar, uno dei più famosi villaggi bianchi della provincia di Malaga in Andalusia, completamente ridipinto di blu.

La giornata mondiale dei Puffi precederà l’uscita del loro nuovo film in 3D che sarà nelle sale il prossimo 16 settembre, diretto da Raja Gosnell e distribuito da Warner Bros. Pictures Italia. In questa nuova avventura, i Puffi – fuggendo dal loro villaggio inseguiti dal perfido stregone Gargamella – si troveranno catapultati al Central Park di New York, dove faranno di tutto per sfuggire alle grinfie del loro storico nemico.

Marc Weinstock, Presidente del Marketing Internazionale di Sony Pictures, spiega: “Sono pochi i personaggi ad esser diventati icone e tra questi i Puffi. È da più di 50 anni che, attraverso generazioni, i Puffi fanno parte dalla cultura popolare. La creazione di Peyo è qualcosa di inossidabile e questo giorno vuole proprio celebrare tutto ciò in occasione della sua data di nascita”.

Il 2023 delle Fiction RAI

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Il 2023 delle Fiction RAI

Il 2023 è stato un anno che ha consolidato ancora una volta il grande successo e la fidelizzazione per la fiction Rai. I numeri ottenuti confermano il primato sia nell’offerta generalista, con la top ten per ascolto medio occupata solo da titoli Rai, sia nel consumo on line sulla piattaforma Rai Play.

Risultati raggiunti grazie a un’equazione virtuosa tra quantità e qualità del prodotto. È su questa base, infatti, che i telespettatori hanno ribadito il patto di fiducia con il grande racconto popolare del servizio pubblico, capace di restituire la ricchezza e la complessità di un Paese e di interpretarne i problemi, le attese, i valori profondi e le contraddizioni sempre con il coraggio fiducioso e positivo verso il domani.

Sul fronte degli ascolti lineari, la seconda stagione di “Le indagini di Lolita Lobosco” si conferma il titolo più visto con una media di ascolto di oltre 5.292.000 telespettatori e 28.6% di share. Seguono “Fiori sopra l’inferno” (4.767.000 di telespettatori e 25% di share) e la terza stagione di “Imma Tataranni – Sostituto procuratore” (4.483.000 telespettatori e 26,4% di share).

Ai brillanti dati del prime time si aggiungono quelli della fascia pomeridiana, il cui presidio viene mantenuto grazie alla serie daily “Il Paradiso delle Signore“, che ha ottenuto un ascolto medio di oltre 1.7 milioni di telespettatori e il 19.7% di share.   Anche sulla piattaforma Rai Play, la fiction è il genere più visto. “Mare fuori 3” si colloca in prima posizione con oltre 72 milioni ore di Tempo Totale Speso. La serie, che ha ottenuto una Total Audience di oltre 6 milioni di ascoltatori, si è contraddistinta anche per lo straordinario primato sul VOD a 28 giorni con 4.099.000 ascoltatori medi.

Il 2023 degli incassi al cinema in Italia, +62% incassi e +59% presenze

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In un mercato post-pandemico tornato per il primo anno alla normalità i cinema hanno registrato nel 2023 un incasso complessivo di circa 495 milioni di € per un numero di presenze pari a circa 70.5 milioni di biglietti venduti.

Si tratta di un risultato superiore al 2022 (+62% incassi e +59% presenze) e di un decremento del 16% degli incassi e del 23% delle presenze circa rispetto alla media del triennio 2017-2019. Un recupero importante visto che al 31/12 del 2022 la differenza negativa con la media pre-pandemica era del 48% in incassi e del 51% in biglietti venduti.
Da sottolineare il fondamentale recupero nella stagione estiva, tradizionalmente considerata quella più debole dal punto di vista dei risultati: da maggio ad agosto, grazie all’importante offerta e anche alle attività di comunicazione e promozione realizzate, il periodo ha registrato ininterrottamente valori superiori al triennio 2017-2019 permettendo al secondo quadrimestre di segnare il miglior risultato di sempre al box office in termini di incasso. Nel complesso l’anno ha registrato 5 mesi su 12 con valori superiori ai dati pre-pandemici.

Di nuovo significativa, più in generale, la produzione italiana grazie al film “C’è ancora domani” di Paola Cortellesi e a diversi altri risultati conseguiti, che torna ad avvicinarsi ai valori dello scorso decennio. Le produzioni italiane, incluse le co-produzioni, hanno registrato un incasso di oltre 120 milioni di € per un numero di ingressi pari a circa 18 milioni di biglietti venduti ed una quota sul totale delle presenze di circa il 26%. Si tratta di un valore non solo superiore alla media del triennio 2017-2019 (21%) ma vicino alla media dell’intero decennio 2010-2019 (26,9%). Nella Top3 dei film di produzione italiana, oltre al film di Paola Cortellesi ci sono anche “Me contro Te Il Film – Missione giungla” (4.8 milioni di € d’incasso) e “Tre di troppo” (4.7 milioni di € d’incasso).

I tre film che in generale hanno registrato il migliore risultato di incasso al box office sono stati “C’è ancora domani” (quasi 33 milioni di € d’incasso), “Barbie” (32.1 milioni di € d’incasso) e “Oppenheimer” (27.9 milioni di € d’incasso). I dati e le analisi complete verranno diffuse e commentate nel corso della conferenza stampa “2023: che spettacolo di Cinema!” che si terrà il prossimo 10 GENNAIO 2024 alle ore 11.00 presso il Cinema Barberini (sala 5) – Piazza Barberini 24/26, Roma.

Di seguito la TOP 10 degli incassi nella stagione cinematografica

  1. C’è ancora domani, incasso: €32.959.528, presenze 4.839.820;
  2. Oppenheimer, incasso: € 27.990.461, presenze 3.748.968;
  3. Barbieincasso: € 12.921.737, presenze 1.822.896;
  4. Wonka, incasso: € 9.919.659, presenze 1.319.090;
  5. Assassinio a Venezia, incasso: € 8.675.124, presenze 1.459.057;
  6. Napoleon, incasso: € 7.775.616, presenze 1.040.796;
  7. The Nun 2, incasso: € 6.634.401, presenze 960.620;
  8. Hunger Games – La ballata dell’usignolo … incasso: € 5.579.200, presenze736.746;
  9. Five Nights at Freddy’s, incasso: € 5.350.205, presenze 673.476;
  10. Shark 2 – L’Abisso, incasso: € 5.287.858, presenze 687.817;

Il 2013 visto da Mario Zucca

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ShortList ha pubblicato un disegno di Mario Zucca che rappresenta quest’anno in termini di cinema, attività videoludica, televisione e eventi sportivi che hanno caratterizzato i 12 mesi del 2013.

Ecco l’immagine:

2013-small

Per visualizzare l’immagine ingrandita clicca qui

L’illustrazione comprende non solo i grandi eventi cinematografici dell’anno, ma anche il meglio che la tv ha offerto ai telespettatori e anche eventi di spettacolo, musica e sport, compresi i lutti che hanno colpito il mondo della star, mai come questa fine d’anno numerosi.

E così tra la folla di disegnini si può vedere Miley Cyrus alla sua scandalosa performance agli MTv WMA, l’addio di Breaking Bad, soppiantato da House of Cards, quello di How I Met Your Mother che dice ciao con la sua nona stagione mentre saluta l’arrivo di The Orange is the New Black. E ancora lo spazio HBO con i protagonisti di Game of Thrones, un piccolo Papa Francesco che saluta con la manina sorridendo, insieme alle novità videoludiche come GTA V e le innovazioni nel campo della tecnologia (iPhone 5, Galaxy S4 ecc.). Presente in maniera massiccia il mondo del cinema: Pacific Rim, Man of Steel, Gravity, Star Trek, Planes, Hunger Games, Iron Man e tanti altri, oltre alla ‘corona’ del disegno, formata dai volti degli illustri defunti di quest’anno: Roger Ebert, James Gandolfini, Nelson Mandela, Corey Monteith, Lou Reed, Edna Caprapall, Paul Walker (il disegno è stato ultimato chiaramente prima di domenica scorsa, quando è arrivata la notizia della morte di Peter O’Toole).

Il 2012 in casa Warner

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Il 2012 in casa Warner

Da Jonathan Safram Foer a Francis Scott Fitzgerald: si può sintetizzare così il 2012 della Warner Bros, che in questi giorni ha pubblicato un primo calendario con le uscite (americane) più importanti dell’anno che sta per cominciare. Ad aprire le danze sarà il musical Joyful Noise, il 13 gennaio; una settimana dopo sarà la volta di Molto forte, incredibilmente vicino, adattamento dell’omonimo romanzo di Safram Foer con Tom Hanks e Sandra Bullock (uscita prevista in Italia: 17 febbraio).

La primavera sarà aperta da Wrath of the Titans, seguito a breve da Bullet to the Head con Stallone. Maggio sarà il mese di Dark Shadows, il nuovo film di Tim Burton con l’immancabile Johnny Depp, Helena Bonham Carter e Michelle Pfeiffer, mentre giugno si aprirà con Rock of Ages (con Tom Cruise nel ruolo del cantante di una band hard rock degli anni ’80) e chiuso col ‘botto’ di The Dark Night Rises, terzo capitolo della saga batmaniana dell’accoppiata Christopher NolanChristian Bale. Agosto ‘soprannaturale’ con The Apparition, mentre in ottobre sbarcherà sugli schermi la banda di gangster composta di   Sean Penn che affronterà i poliziotti Josh Brolin e Ryan Gosling. Le festività di fine anno saranno anticipate dall’Hobbitt di Peter Jackson (15 dicembre), mentre proprio per il giorno di Natale è prevista l’uscita del Grande Gatsby di Baz Luhrmann con Leonardo Di Caprio e Tobey Maguire.

Fonte: Comingsoon.Net

Il 20 Dicembre al cinema La regola del silenzio di Robert Redford

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Il film di Robert Redford La regola del silenzio (The company you keep) uscirà al cinema il 20 Dicembre distribuito da 01 distribution. Tra gli interpreti della pellicola, oltre allo stesso regista,

Il “vecchio” Captain America era al funerale di Peggy in Civil War?

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Avengers: Endgame continua a far discutere anche a più di due mesi dall’uscita, e il tema è ancora una volta la creazione di timeline alternative provocata dai continui viaggi nel tempo dei personaggi ma soprattutto dall’ultima impresa di Captain America, che torna nel passato per restituire le gemme dell’infinito e in una di queste realtà si riunisce con l’amore della sua vita, Peggy Carter. Il “vecchio” Steve Rogers invece ricompare nel presente per cedere lo scudo a Sam Wilson, aka Falcon.

Oggi la nuova linea temporale di Cap è la più dibattuta: grazie a questa il MCU ha ora una doppia versione del personaggio, quella congelata dopo la seconda guerra mondiale, e quella viva e vegeta che vive con Peggy. E se ci fate caso, nella scena in cui parla con Sam, indossa perfino una fede nuziale, dunque è evidente che la coppia si è sposata.

Sappiamo che la donna ha posato qualcuno negli anni che seguirono la presunta morte dell’eroe, e gli sceneggiatori di Endgame, Christopher Markus e Stephen McFeely, sostengono che quell’uomo è sempre stato Steve Rogers, ma solo dopo aver sconfitto Thanos ed essere tornato indietro nel tempo. E se uno dei due Cap fosse apparso al funerale di Peggy Carter ripreso in Captain America: Civil War, nello specifico la versione anziana?

A suggerire questa ipotesi è l’attenta analisi di un’inquadratura del film, dove vediamo un uomo brizzolato in basso a sinistra che trasporta la bara; non vediamo il suo volto, ma c’è chi pensa si tratti proprio del vecchio Steve.

Questo significa che Captain America e la sua controparte erano nello stesso posto nello stesso momento? Difficile a dirsi, e il motivo del loro mancato incontro sarebbe oggetto di un’ulteriore discussione. Il mistero si infittisce, e le parole dei fratelli Russo sul possibile ritorno al cinema del personaggio non fanno che aumentare le aspettative…

Captain America: 8 modi in cui potrebbe tornare dopo Endgame

CORRELATI:

Vi ricordiamo che Avengers: Endgame è nelle nostre sale dal 24 aprile.

Nel cast del film Robert Downey Jr.Chris HemsworthMark RuffaloChris EvansScarlett JohanssonBenedict Cumberbatch, Don Cheadle, Tom HollandChadwick Boseman, Paul BettanyElizabeth Olsen, Anthony MackieSebastian Stan, Letitia Wright, Dave Bautista, Zoe Saldana, Josh BrolinChris Pratt, Jeremy Renner, Evangeline Lilly, Jon Favreau, Paul Rudd, Brie Larson.

Dopo gli eventi devastanti di Avengers: Infinity War (2018), l’universo è in rovina a causa degli sforzi del Titano Pazzo, Thanos. Con l’aiuto degli alleati rimasti in vita dopo lo schiocco, i Vendicatori dovranno riunirsi ancora una volta per annullare le azioni del villain e ripristinare l’ordine nell’universo una volta per tutte, indipendentemente dalle conseguenze che potrebbero esserci.

Leggi anche – MCU: le teorie sul futuro del franchise dopo Endgame

Fonte: Comicbook

Il “nuovo corso” della Disney

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Il “nuovo corso” della Disney

Il titolo originale del nuovo film di animazione della Disney è stato cambiato da Rapunzel (Raperonzolo) a Tangled solo poche settimane fa. Il Los Angeles Times spiega il motivo in un lungo articolo sulle nuove strategie dello studio di animazione in merito al potenziale pubblico dei propri film.

Il ‘lunatico’ Steve Carell

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Mentre non è ancora confermato definitivamente il suo ‘cameo’ nel film che Kathryn Bigelow dedicherà alla caccia a Osama Bin Laden, Steve Carell si rilancia nella commedia con “Lunatics”, prodotto dalla Universal. Il film, ambientato nel mondo del calcio, vedrà due genitori di campioni in erba dare vita a una faida che uscirà ben presto dall’ambito famigliare per assumere addirittura conseguenze globali.

Carell, che co-produrrà il film, reciterà il ruolo di Philip Horkman, il gestore di un negozio di animali che nei fine settimana svolge il ruolo di arbitro nei match tra squadre di ragazzini; nel corso di una di queste partite si scontrerà con il padre di uno di loro e da cui prenderà il via lo scontro… Il film è tratto  che da un racconto di Dave Barry e Alan Zweibel: il primo ha già lavorato nel mondo del cinema (“Big Trouble – Una valigia piena di guai” di Benny Sonnenfeld del 2002, con Tim Allen e Renè Russo), mentre Zweibel è un veterano del “Saturday Night Live”, che attualmente lavora su “Curb Your Enthusiasm”, e questo dovrebbe assicurare una buona riuscita, a patto ovviamente che lo si affidi a un buon regista…

Fonte: Empire

Ike Perlmutter, ex capo della Marvel, si oppone all’approccio dei film MCU della Disney

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L’ex capo della Marvel Ike Perlmutter ha criticato l’approccio al botteghino del Marvel Cinematic Universe della Disney. Perlmutter, come noto, è stata una delle figure più controverse della Marvel per diversi anni. Nel corso del tempo ci sono infatti state numerose segnalazioni su quanto fosse difficile lavorare con lui, soprattutto per i reparti creativi. In effetti, il presidente dei Marvel Studios Kevin Feige ha quasi lasciato la compagnia nel 2015, quando doveva ancora riferire a Perlmutter, proprio per via di conflitti con quest’ultimo.

Alla fine di marzo, tuttavia, Perlmutter è stato licenziato dalla Marvel e dalla Disney, ma l’ex dirigente ha ora rotto il silenzio a riguardo. In una rara dichiarazione rilasciata al Wall Street Journal, Perlmutter ha parlato di come è stato licenziato, spiegando cosa ha portato alla sua uscita. “Non ho dubbi che la cessazione del mio contratto sia stata basata su differenze fondamentali negli affari tra il mio pensiero e la leadership Disney, perché ci tengo al ritorno sull’investimento. Tutto ciò di cui parlano e si preoccupano loro è il box office, solo il box office”.

Affermare che i film MCU sono alcuni dei film più costosi di Hollywood è un eufemismo. Tuttavia, l’MCU rimane il franchise di punta della Disney, anche alla luce del suo guadagno totale di 23 miliardi di dollari. Negli ultimi anni, però, ci sono stati risultati contrastanti per Disney e Marvel Studios. La Fase 4 è iniziata nel bel mezzo della pandemia globale di COVID-19, che si è rivelata decisamente impegnativa per tutti gli studi cinematografici. Finora, ad ogni modo, nessuno ai Marvel Studios o alla Disney ha risposto alla dichiarazione di Perlmutter. Mentre l’MCU avanza nella sua Fase 5, solo il tempo dirà se Perlmutter ha ragione.

Fonte: ScreenRant

II gladiatore: dieci cose che non sai sul film

II gladiatore: dieci cose che non sai sul film

Il Gladiatore  è uno di quei film che ha fatto la storia del cinema. Diretto da Ridley Scott e con interpretazioni magistrali, come quelle di Russell Crowe e di Joaquin Phoenix, Il Gladiatore racconta la vicenda di Massimo Decimo Meridio, dalla stima dell’imperatore Marco Aurelio che vede in Massimo il figlio che avrebbe sempre voluto, alla vendetta verso Commodo, usurpatore del titolo paterno e mandante degli omicidi verso la sua famiglia.

Mentre Ridley Scott è pronto a tornare dietro la macchina da presa per realizzare un sequel, che dovrebbe concentrarsi su Lucio, figlio di Augusta Lucilla, ecco le dieci cose che, forse, non sapevate su Il Gladiatore.

Il Gladiatore: film

il gladiatore

1. Le riprese del film non avvennero in Italia. La richiesta di poter svolgere le riprese dei combattimenti al Colosseo venne fatta al comune di Roma e venne rifiutata, poiché l’anfiteatro era in fase di restauro. Venne così fatta a Malta una replica del Colosseo in scala ridotta a un terzo. Per la sua realizzazioni ci sono voluti diversi mesi e il costo è stato stimato a un milione di dollari. Un grande dispendio per poter realizzare in modo preciso l’assortimento decorativo ai tempi dell’Impero Romano, fatto di colonne, ponti, statue e tanto altro. Il complesso realizzato è stato reso servizievole con camerini e altre connotazioni. Il resto del Colosseo è stato realizzato digitalmente.

2. Il Gladiatore ha mantenuto la tradizione del pollice all’insù. Uno dei malintesi molto comuni risiede nel fatto che un imperatore romano abbia alzato il pollice per indicare che un gladiatore dovesse essere risparmiato, mentre il pollice in giù stava a significare che non ci sarebbe stata pietà per un gladiatore abbattuto. In realtà, questo gesticolare si verificava in modo diverso: il pollice alzato stava a simbolizzare un’azione di spada (e, quindi, la morte), mentre il pollice in basso simbolizzava una spasa sguainata, cioè la grazia. Lo staff del film era a conoscenza di queste simbologie mentre stavano realizzando il film, ma siccome il pollice rivolto verso l’alto è entrato di uso comune per significare che va tutto bene, venne deciso di non confondere il pubblico inutilmente.

3. Ne Il Gladiatore appare un effetto sfocato che non era previsto. A metà della scena di guerra tra l’esercito di Massimo e le tribù germaniche è presente un effetto di sfocatura che non era inizialmente previsto. La scena è stata girata in prima serata, ma si è continuato a girare per diverso tempo e la luce si era drasticamente ridotta. Per mantenere l’illuminazione allo stesso livello per poter realizzare la scena in modo continuativo ed evitare di investire un altro giorno per girare, il direttore della fotografia John Mathienson decise di girare le scene con una sequenza di fotogrammi molto bassa. Per compensare le perdita di fotogrammi, questi sono stati ripresi e duplicati diverse volte in post produzione e modificati nel film in modo tale che tutto potesse sembrare naturale.

Il Gladiatore: streaming

4. Il Gladiatore è disponibile in streaming. Chi ha voglia di rivedere uno dei film che ha fatto la storia del cinema o chi desidera approcciarsi a Il Gladiatore per la prima volta, il film è disponibile sulle piattaforme streaming di Netflix, Chili e Rakuten Tv.

Il Gladiatore: colonna sonora

5. La colonna sonora di Hans Zimmer è una delle più rinomate nella storia del cinema. In origine, Zimmer voleva che la cantante israeliana Ofra Haza fornisse la sua voce di fonda alla colonna sonora del film, avendo lavorato con lui già per Il principe d’Egitto un paio di anni prima. Tuttavia, Ofra morì inaspettatamente nel 2000 di polmonite correlata all’AIDS e venne sostituita con Lisa Gerrard.

Il Gladiatore: cast

il gladiatore

6. Russell Crowe ha definito Il Gladiatore come uno dei migliori film americani che abbia mai fatto. Dopo che Mel Gibson rifiutò il ruolo di Massimo Decimo Meridio (dato che ritenere di essere troppo vecchio per interpretare il protagonista), Russell Crowe accettò il ruolo e cominciò a lavorarci su durante il film che stava girando, ovvero Insider – Dietro la verità. Per questo film aveva preso molti chili e per Il Gladiatore li avrebbe dovuti perdere tutti e acquisire una certa muscolatura. A detta di Crowe, pare che non abbia fatto nulla di speciale tranne che praticare dei normali lavori di fattoria in Australia. Durante le riprese de Il Gladiatore, Crowe era continuamente scontento della sceneggiatura, tanto da riadattarla con le proprie mani. Avrebbe persino abbandonato il set se le cose non andavano come diceva lui. Pare addirittura che si sia rifiutato inizialmente di dire la fase, ormai famosa, “in questa vita, o nell’altra, avrò la mia vendetta”, dicendo anche allo sceneggiatore William Nicholson che il suo lavoro era spazzatura e che lui, essendo uno dei migliori attori al mondo, lo avrebbe reso migliore.

7. Joaquin Phoenix è sempre stata la prima scelta per il ruolo di Commodo. Ridley Scott non aveva dubbi: anche dopo aver provinato diversi attori (tra cui, pare, Jude Law) Joaquin Phoenix era la scelta giusta. Sembra che Phoenix fosse molto nervoso sul set e che avesse chiesto a Crowe di dargli una mano per far sì che potesse concentrarsi su sé stesso.

8. Oliver Reed morì tre settimane prima di finire le scene principali. Dal momento che era considerato un personaggio chiave, una clausola e della copertura assicurativa del film avrebbe permesso di rigirare tutte le scene con un altro attore. Le parti che non era riuscito a girare sono state sistemate in post produzione.

Il Gladiatore: curiosità

il gladiatore

9. Sul set de Il Gladiatore vennero portate cinque tigri vere. Queste cinque tigri furono portate sul set per la scena di lotta di Massimo contro le tigri nell’arena. Un veterinario era sempre pronto e armato di tranquillanti per tutto il tempo delle riprese. Per garantire la sicurezza, Crowe venne posizionato a circa più di 4 metri dalle tigri.

10. Ridley Scott ha resistito dall’includere ne Il Gladiatore un rapporto amoroso. Scott aveva pensato di includere nel film una relazione tra Massimo e Augusta Lucilla (Connie Nielsen) di tipo sessuale, ma decise poi di non farlo perché avrebbe cozzato con il sentimento di vendetta di Massimo verso la morte di moglie e figlio. Lo stesso Crowe era contro questa opzione, sentendo che non sarebbe stata parte del suo personaggio.

Fonte: IMDb

IGOR. L’eroe romantico del calcio: il trailer del film

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IGOR. L’eroe romantico del calcio: il trailer del film

Ecco il trailer di IGOR. L’eroe romantico del calcio, diretto da Luca Dal Canto e con la sceneggiatura di Luca Dal Canto, Alberto Battocchi e Anita Galvano, che sarà distribuito da Piano B Distribuzioni in cinema selezionati con una serie di proiezioni speciali da fine marzo che saranno comunicate prossimamente.

IGOR. L’eroe romantico del calcio racconta la vita del campione – segnata dalla tenacia e dall’umiltà, dagli insegnamenti della famiglia, dalla voglia di lottare e di vincere, nonostante tutto e tutti – e contemporaneamente delinea l’Italia pre-smartphone e social, fatta di immagini in diretta, di “90esimo Minuto”, di radioline, di carta stampata e di campagne-acquisti seguite sulle sdraio in riva al mare.

Cosa racconta IGOR. L’eroe romantico del calcio

Il documentario è incentrato sulla figura di Igor Protti. Riminese, bomber di provincia, Igor Protti è un campione di dedizione e professionalità, l’unico giocatore che è riuscito a vincere quattro volte la classifica capo-cannonieri in tre categorie differenti (in Serie A nel 1995-96, in serie B nel 2002-2003 e in serie C nel 2000-2001 e nel 2001-2002).

Oltre a ripercorrere la carriera di Protti fino al suo addio al calcio nel 22 maggio 2005, il documentario è arricchito da interventi di grandi campioni e allenatori in voga in quegli anni e vicini alla sua figura – tra cui Giuseppe Signori, Fabio Galante, Sandro Tovalieri, Walter Mazzarri, Cristiano Lucarelli, Giorgio Chiellini, assieme a giornalisti e sociologi – e da filmati di repertorio.

IGOR. L’eroe romantico del calcio ci riporta in un passato in cui il calcio delle “bandiere”, dei campioni sporchi di fango, delle figurine scambiate di nascosto sotto il banco, degli stadi pieni la domenica, faceva sognare adulti e ragazzini di tutta Italia. Di quegli anni ci restano i nomi indimenticabili dei campioni, moderni eroi romantici, che hanno segnato un’epoca e che hanno fatto la storia del calcio. Uno su tutti, proprio Igor Protti.

Iginio Straffi presenta Gladiatori di Roma 3D con Luca Argentero e Belen Rodriguez

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Oggi al Cinema Adriano di Roma è stato presentato in anteprima stampa Gladiatori di Roma 3D, ultimo film d’animazione di Iginio Straffi, prodotto dalla Rainbow CGI e distribuito dalla Medusa Film. In sala erano presenti, oltre al regista, i doppiatori del cartone Luca Argentero e Belen Rodriguez. Il film uscirà in 400 copie il prossimo 18 ottobre.

IFC Film acquista i diritti per The Canyons di Paul Schrader

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IFC Films ha annunciato di aver acquistato i diritti di distribuzione di The Canyons, nuovo film di Paul Schrader, protagonisti Lindsay Lohan e la star del cinema hardcore James Deen, qui al suo primo ruolo ‘vestito’.

Il film uscirà probabilmente nelle sale e sulle piattaforme digitale a inizio estate ed avrà una Special Presentation presso la Film Society del Lincoln Center, seguita da una conversazione tra il regista e Kent Jones, nuovo Direttore della Programmazione del New York Film Festival.

Il film di Schrader è stato descritto come un noir, incentrato sui pericoli dell’ossessione sessuale e dell’ambizione, sia a livello personale che professionale; al centro della vicenda un gruppo di under 30 che saranno costretti a fare i conti col proprio passato, in una situazione che darà il via a una serie di inganni, paranoia, crudeltà, giochi mentali e violenza.

Il progetto, scritto da Brett Easton Ellis e che si avvale anche della presenza di Gus Van Sant nel cast non sembra però essere partito sotto i migliori auspici, tra disaccordi tra gli stessi Schrader, Ellis e il produttore Braxton Pope sul montaggio definitivo e i rifiuti di ospitarlo ricevuti da vari festival.

Fonte: ComingSoon.Net

IF: annunciata l’uscita della commedia fantasy con John Krasinski e Ryan Reynolds

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La Paramount Pictures ha ufficialmente cambiato la data di uscita della prossima commedia fantasy IF (precedentemente intitolata Imaginary Friends), dell’attore e regista John Krasinski, che vedrà protagonista lo stesso Krasinski e Ryan Reynolds. Originariamente il film era previsto per l’uscita nelle sale il 24 maggio 2024, il film costellato di star arriverà ora nei cinema una settimana prima, il 17 maggio 2024.

Chi è il cast di IF?

IF è scritto e diretto da John Krasinski, ed è basato sulla sua idea originale del viaggio di un bambino alla riscoperta della propria immaginazione. Insieme a lui e Reynolds ci sono Steve Carell, Phoebe Waller-Bridge, Fiona Shaw, Alan Kim, Cailey Fleming, Bobby Moynihan, Louis Gossett Jr., Matt Damon, Jon Stewart, Emily Blunt, Sam Rockwell, Richard Jenkins, Maya Rudolph, Awkwafina, Christopher Meloni, Sebastian Maniscalco e Vince Vaughn.

Durante il panel della Paramount Pictures al CinemaCon del 2023, John Krasinsk ha rivelato che il film sarà incentrato su una giovane ragazza che ha la capacità di vedere gli amici immaginari delle persone che sono stati lasciati indietro dopo che i loro amici nella vita reale sono cresciuti.

Gli amici immaginari non sono solo queste adorabili creazioni, sono capsule del tempo per le nostre speranze, sogni e ambizioni”, ha detto Krasinski. “Volevo che le persone lasciassero questo film credendo in qualcosa di più grande e credendo in qualcosa di bello. È molto reale ed è molto possibile”.

Il progetto IF è in sviluppo dal 2019, con la Paramount Pictures che ha vinto i diritti sul progetto in una guerra di offerte contro più studi. È prodotto da Krasinski, Allyson Seeger e Andrew Form attraverso il loro società, la Sunday Night, insieme a Reynolds per Maximum Effort. George Dewey è anche produttore esecutivo tramite la Maximum Effort.

IF, svelato il cast del nuovo film di e con John Krasinski

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IF, svelato il cast del nuovo film di e con John Krasinski

Durante la presentazione della Paramount al CinemaCon di Las Vegas, il regista e attore John Krasinski ha finalmente svelato il cast del suo nuovo film IF — precedentemente intitolato Imaginary Friends. Scritto e diretto da Krasinski, questo nuovo progetto è descritto come “la storia di un uomo che può vedere e parlare con gli amici immaginari delle persone, facendo amicizia con coloro che sono stati dimenticati o scartati. Tuttavia, alcuni amici immaginari, privi di amore e amicizia, si rivolgono all’oscurità e spetterà a lui salvare il mondo da coloro che diventano malvagi“.

Il cast vocale annunciato giovedì include la moglie di Krasinski nonché la star di A Quiet Place Emily Blunt (Jungle Cruise), Matt Damon (Air), Jon Stewart (The Problem with Jon Stewart), Maya Rudolph (Disenchanted), Sam Rockwell (Iron Man 2), Sebastian Maniscalco (Super Mario Bros. – Il film), Christopher Meloni (Law & Order: Organized Crime), Richard Jenkins (La forma dell’acqua), Awkwafina (La sirenetta) e Vince Vaughn (2 single a novve). Oltre a loro vi saranno i già annunciati Ryan Reynolds (Deadpool), Phoebe Waller-Bridge (Indiana Jones e il quadrante del destino), Cailey Fleming (The Walking Dead), Louis Gossett Jr. (Watchmen), Fiona Shaw (Harry Potter), Alan S. Kim (Minari), Bobby Moynihan (Saturday Night Live) e Steve Carell (The Office).

Lo stesso Krasinski reciterà poi nel film IF, anche se non è ancora stato rivelato il suo ruolo né quello di nessuno degli altri coinvolti. “Anni fa ho avuto questa idea per un film sugli amici immaginari“, ha raccontato l’attore e regista al CinemaCon. Reynolds, protagonista del film, ha invece paragonato IF a “un film Pixar dal vivo“, mentre Krasinski ha detto che questa commedia drammatica per famiglie parlerà sostanzialmente di “credere in qualcosa di più grande e approdare a qualcosa di più grande“. Questo è tutto ciò che al momento sappiamo di IF, la cui uscita in sala è prevista per il 24 maggio 2024.

Fonte: ComicBook

If You Love: la nuova serie turca in arrivo su Mediaset Infinity

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If You Love: la nuova serie turca in arrivo su Mediaset Infinity

Arriva gratis e in esclusiva su Mediaset Infinity la nuova serie turca If You Love (Ya Çok Seversen). La romantic comedy in 40 episodi, ha come protagonisti Kerem Bürsin (già noto al pubblico italiano per il ruolo di Serkan in Love is in the Air) e Hafsanur Sancaktutan.  A firmare la sceneggiatura Yeşim Çıtak, sceneggiatrice di alcuni dei più grandi successi della serialità turca, come Love is in the air e Dreams and Realities – La forza dei sogni.

La trama di If You Love

Ates Arcali (Kerem Bürsin) è il cinico rampollo di una famiglia benestante di Istanbul. Cresciuto in collegio a seguito della morte della madre, ha trascorso la sua vita all’estero imparando molto presto a bastare a se stesso e a diffidare da chiunque. Leyla (Hafsanur Sancaktutan) non ha mai conosciuto la sua famiglia d’origine e si guadagna da vivere organizzando truffe matrimoniali e ingannando il prossimo. Le vite di Ates e Leyla si incroceranno per caso e il destino farà presto la sua parte, costringendoli a collaborare.

If You Love si è aggiudicata il premio di Best Romantic Comedy TV Series ai Golden Butterfly Awards 2023, la più prestigiosa cerimonia di premiazione di musica e televisione turca. Kerem Bürsin e Hafsanur Sancaktutan hanno inoltre ottenuto il premio come Miglior Attore e Migliore Attrice per le loro interpretazioni nei ruoli di Ates e Leyla.

If You Love è in arrivo dal 3 giugno, gratis e in esclusiva, su Mediaset Infinity con la pubblicazione di un episodio al giorno, da lunedì a venerdì. Guarda qui i primi tre minuti in anteprima di If You Love.