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A Knight of the Seven Kingdoms: perché il finale della prima stagione cambia rispetto al romanzo di GRRM

Nella prima stagione di A Knight of the Seven Kingdoms, episodio 6, “The Morrow”, Dunk (Peter Claffey) è sconvolto dopo la morte di Baelor Targaryen (Bertie Carvel) durante la Prova dei Sette, ma decide di tenere Egg (Dexter Sol Ansell) come suo scudiero e si mettono in viaggio. Tuttavia, un breve epilogo dopo l’uscita del titolo finale rivela esplicitamente che il padre di Egg, Maekar (Sam Spruell), in realtà non ha dato il suo permesso a Egg di seguire Dunk.

In un’intervista con Collider, lo showrunner Ira Parker ha parlato di questo cambiamento rispetto all’ambiguità della situazione nel racconto di George R.R. Martin e di come la bugia di Egg a Dunk influenzerà la seconda stagione. “Abbiamo provato un sacco di versioni diverse per la seconda stagione, grandi e piccole”, ha detto Parker. “In realtà non è ancora stato deciso dove andremo a parare. [La fuga di Egg] tornerà di nuovo.”

Ma Parker ha continuato dicendo che le conseguenze delle azioni di Egg non erano destinate a mettere in ombra il materiale originale per la prossima stagione: “Inizialmente doveva essere solo una piccola battuta, ma poi la gente ha iniziato a dirmi ‘No, è un cliffhanger enorme, amico. Devi andare ad affrontarlo’. E io ho risposto ‘Oh, ok. Sì. Suppongo’. Non voglio che distolga l’attenzione dalla storia principale che stavano raccontando nella seconda stagione.”

Parker pensava che gli autori della serie potessero farlo a causa dell’ambiguità presente nel libro in merito a quale conversazione Egg e suo padre avessero o meno avuto dopo che Maekar aveva parlato con Dunk. Poiché la scena nella serie originariamente doveva essere un momento di ilarità sulla perdita di Egg da parte dei Targaryen, probabilmente non ci saranno molte conseguenze, con Maekar che alla fine accetterà semplicemente la scelta di Egg.

Leggi i commenti completi di Parker qui sotto:

Nel libro, mi è sembrato giusto perché in realtà non è mai esplicitamente detto che Maekar dica: “Okay, mio ​​figlio può farti da scudiero”. Ne parlano e Dunk fa una buona osservazione, ma poi Maekar se ne va e, pochi istanti dopo, compare Egg. Forse Egg si stava nascondendo tra i cespugli. Forse Egg ha seguito suo padre lì, e suo padre stava tornando al castello per dire: “Andiamocene di qua, cazzo!”. E poi, Egg dice: “Ehi, Ser, posso venire con te”. Ha creato una piccola lacuna. Era abbastanza ambiguo da non farci sentire come se stessimo contraddicendo qualcosa di già scritto. Le conseguenze di tutto questo potrebbero potenzialmente causare questo, quindi abbiamo cercato di essere molto cauti.

In particolare, quello che succede nell’episodio è che Maekar propone a Dunk di andare a Summerhall, dove Egg può fare da scudiero per lui, e Dunk può approfittare delle opportunità di ulteriore addestramento per sé. Ma Dunk vuole prendere le distanze dalla famiglia reale dopo tutto quello che è successo; in seguito propone un piano alternativo che preveda che Egg viaggi con lui, ma Maekar rifiuta.

Dunk crede che Egg potrebbe crescere e diventare un uomo migliore, in grado di fare del bene al mondo se vivesse in modo più umile, visto come lo stile di vita privilegiato della famiglia reale sembra aver corrotto i fratelli maggiori di Egg. Ma, visti i suoi problemi con la crudeltà di Aerion (Finn Bennett) e la pigrizia di Daeron (Henry Ashton), Maekar vuole tenere stretto il figlio minore.

Poiché Parker vuole che le conseguenze della menzogna di Egg siano minime, in modo da poter continuare ad adattare fedelmente il materiale originale e non “creare una linea temporale alternativa”, come dice lo showrunner, sembra probabile che Dunk ed Egg alla fine incontreranno di nuovo Maekar e Maekar vedrà qualcosa che gli farà pensare che vivere come un cavaliere errante sia la cosa migliore per suo figlio, e la storia andrà avanti da lì.

A Knight of the Seven Kingdoms è stato rinnovato per una seconda stagione prima della première della prima stagione e Parker ha parlato di un piano da 12 a 15 stagioni per lo spin-off di Game of Thrones, che coprirà l’intera vita di Dunk ed Egg. Dopo che la nuova aggiunta di HBO all’universo televisivo di Game of Thrones si è rivelata un successo clamoroso, il pubblico sarà ansioso di vedere la prossima avventura del duo e come affronteranno la scelta di Egg.

Tutti gli episodi di A Knight of the Seven Kingdoms sono disponibili in streaming su HBO Max.

A Knight Of The Seven Kingdoms conferma finalmente una teoria di Game Of Thrones

Sebbene Dunk possa incarnare tutte le qualità che rendono grande un cavaliere, l’episodio 6 di A Knight of the Seven Kingdoms sembra confermare che questo non è il suo vero status. La stagione 1 di A Knight Of The Seven Kingdoms si è conclusa, e lo spin-off di Game of Thrones è finalmente emerso dall’ombra del suo predecessore.

Mentre il precedente spin-off di Game of Thrones, House of the Dragon, puntava apertamente sul confronto con il classico fantasy di HBO, A Knight of the Seven Kingdoms ha adottato un tono più leggero e giocoso rispetto a entrambe le serie. Tra gli spin-off di Game of Thrones in programma, è lo show più divertente e spensierato che il franchise abbia mai avuto.

Detto questo, resta comunque pienamente parte dell’universo di Game of Thrones, come dimostra la terrificante morte di Baylor nell’episodio 5. La serie non rifugge i momenti oscuri ma, paradossalmente, questo rende ancora più evidenti e nette le differenze rispetto alla serie originale. In Game of Thrones, colpi di scena cupi e deprimenti erano la norma.

L’episodio 6 di A Knight Of The Seven Kingdoms conferma che Dunk non è mai stato ufficialmente nominato cavaliere

Pur includendo momenti di brutale violenza, A Knight of the Seven Kingdoms mantiene nel complesso un tono più ottimista e positivo rispetto alla storia di Game of Thrones. Basta ascoltare il tema musicale di Game of Thrones nell’episodio 4 di A Knight of the Seven Kingdoms per rendersene conto.

Dunk non è un eroe cavalleresco tradizionale, ma è gentile, leale e fondamentalmente una brava persona — una rarità nel mondo moralmente torbido di Westeros. Poiché nessun personaggio dell’universo di Game of Thrones è perfetto, Dunk è probabilmente il miglior modello possibile nel contesto della serie.

Per questo, gli spettatori potrebbero ragionevolmente presumere che non stia mentendo sul suo status di cavaliere. Ciò è ancora più plausibile considerando che Dunk non è il personaggio più scaltro o perspicace, quindi sembra improbabile che possa sostenere a lungo una menzogna così grande. Tuttavia, nell’episodio 6, “The Morrow”, emerge la verità.

Nell’ultimo dei numerosi flashback di A Knight of the Seven Kingdoms, vediamo Dunk parlare con Arlan morente e chiedergli perché non sia mai stato nominato cavaliere. Questo conferma una teoria di lunga data tra i lettori dei romanzi originali: Dunk non è davvero un cavaliere e vive una menzogna fin dalla morte di Arlan.

A Knight of the Seven Kingdoms episodio 7Perché Arlan non ha nominato Dunk cavaliere?

A posteriori, ci sono molte prove a sostegno di questa rivelazione. Dunk ha numerosi flashback in soggettiva nella stagione 1 di A Knight of the Seven Kingdoms — cosa che non accadeva in Game of Thrones — ma nessuno mostra Arlan che lo nomina cavaliere o che discute seriamente della questione.

Considerando quanto un momento del genere sarebbe stato cruciale nel suo arco narrativo prima dell’inizio della serie, ci si sarebbe aspettati di vederlo sullo schermo. Inoltre, in vari punti della stagione 1, Dunk appare insicuro nello svolgere i doveri di un cavaliere, nonostante l’impressionante abilità con la spada e l’esperienza in battaglia.

Non è chiaro perché Arlan si sia rifiutato di nominarlo cavaliere, ma ci sono due spiegazioni convincenti. La prima è che Arlan avesse bisogno di uno scudiero e, sapendo di essere vicino alla morte, non volesse restare solo. Temendo che Dunk lo avrebbe lasciato una volta diventato cavaliere, rimandò per motivi egoistici.

La teoria opposta è che l’Arlan di A Knight of the Seven Kingdoms ritenesse che Dunk non fosse ancora pronto e avesse rimandato la nomina per il suo bene. In effetti, per tutta la stagione 1 ci sono momenti in cui Dunk appare tragicamente ingenuo e, nonostante la corporatura imponente e le capacità di combattimento, sorprendentemente impacciato.

Il segreto sulla cavalleria di Dunk spiega un momento chiave del Processo dei Sette

È quindi plausibile che Arlan abbia rimandato la nomina per uno di questi motivi, o per una combinazione di entrambi. Il mondo di Game of Thrones è psicologicamente complesso e nessun personaggio è del tutto buono o cattivo: Arlan potrebbe essere stato mosso in parte dall’interesse personale e in parte da una sincera preoccupazione per Dunk.

Qualunque sia la ragione, il fatto che Arlan non abbia nominato Dunk cavaliere spiega una grande sorpresa dell’episodio 4, “Sette”: Dunk non nomina cavaliere Raymun, anche se qualsiasi cavaliere può farlo, e vede Arlan sugli spalti durante il Processo dei Sette. Questo allude al vero passato di Dunk e al senso di colpa irrisolto che porta con sé a causa di questo grande inganno.

A Knight Of The Seven Kingdoms ha già dimostrato perché Dunk dovrebbe comunque essere considerato un cavaliere

Nulla è mai come sembra nel mondo fantasy di George R. R. Martin, quindi non sorprende che il cavaliere più onorevole dell’universo del franchise non sia, tecnicamente, un cavaliere. Per tutta la stagione 1, il periodo di Dunk ad Ashford e il suo rapporto con Egg dimostrano che i suoi valori e la sua morale sono pienamente allineati al codice cavalleresco.

Anche se non è mai stato ufficialmente investito del titolo, Dunk è un cavaliere sotto ogni aspetto che conta — e probabilmente il più onorevole dell’universo della serie. Per questo, sebbene la mancanza di un titolo possa sembrare una mera formalità, consente anche al finale della stagione 1 di A Knight of the Seven Kingdoms di ribadire che la storia dello show condivide la stessa ambiguità morale di Game of Thrones.

Idoli – Fino all’ultima corsa, trailer e poster italiani

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Idoli – Fino all’ultima corsa, trailer e poster italiani

Sono da oggi disponibili il trailer e il poster italiani di Idoli – Fino all’ultima corsa, diretto da Mat Whitecross e interpretato da Claudio Santamaria, Óscar Casas e Ana MenaIl film arriverà nelle sale italiane il 19 marzo, distribuito da Warner Bros. Pictures. Idoli – Fino all’ultima corsa è ambientato nel mondo del campionato mondiale di MotoGP™ ed esplora il rapporto umano tra un padre e suo figlio – un manager e il suo pilota – e tutto ciò che ruota intorno a loro: ambizione, apprendimento, ego, adrenalina, amore, perdono e seconde possibilità. Fanno parte del cast anche Enrique Arce, Saul Nanni, Matteo Paolillo, Mario Ermito, Desiree Popper e Alessandra Carrillo per la regia di Mat Whitecross.

Le riprese del film si sono svolte nell’arco di dieci settimane in diverse location nelle città di Barcellona e Valencia, e nei seguenti circuiti ufficiali di MotoGP: Circuito delle Americhe (Austin), Misano (Italia), Motorland (Aragón), Barcellona, Jerez, Motegi (Giappone) e Valencia.

Cortesia Warner Bros – Foto di ©Manolo Pavón

Idoli – Fino all’ultima corsa racconta e approfondisce la storia di due generazioni di piloti esplorando gli sviluppi del loro rapporto quando Antonio – il padre, un motociclista in pensione con traumi del passato – decide di allenare il talentuoso ed impulsivo figlio Edu affinché possa sviluppare tutto il suo potenziale e diventare il migliore nella sua stessa categoria… il tutto seguendo una preparazione rigorosa che non ammette distrazioni, una delle quali: innamorarsi.

Mat Whitecross dirige questo racconto avvincente da un’idea originale di Jordi Gasull che firma la sceneggiatura insieme a Inma Cánovas e Ricky Roxburgh. Il film è prodotto da Marco Belardi, Jordi Gasull e Toni Novella. Il team dei produttori comprende inoltre Marc Sabé, Ignacio Salazar-Simpson, Ricardo Marco Budé e Marco Belardi. Produttrice delegata è Anna Godano, mentre Enrico Venti e Lillian González firmano la produzione esecutiva. La fotografia è curata da Xavi Giménez, il suono in presa diretta da Sergio Bürmann e Isaac Bonfill, e il montaggio è affidato ad Ascen Marchena. Le musiche originali sono composte da Ginevra Nervi.

Idoli – Fino all’ultima corsa è una produzione 4 Cats Pictures, Warner Bros. Entertainment España, Anangu Grup, Imperio Contraataca AIE, Mogambo Productions, Warner Bros. Entertainment Italia e Greenboo Production. Opera realizzata e distribuita con il contributo del Fondo per lo Sviluppo degli Investimenti nel Cinema e nell’audiovisivo del Ministero Della Cultura. Con la partecipazione di HBO MAX, RTVE e CREA SGR in collaborazione con MotoGP™ Paddock e FIM JuniorGP™. Con il supporto di Istitut Catala de les Empreses Culturals e Generalitat de Catalunia e con il contribuito di Gobierno de Espana Ministerio de Cultura.

Cortesia Warner Bros – Foto di ©Manolo Pavón

La trama di Idoli – Fino all’ultima corsa

Edu è un giovane pilota motociclistico particolarmente aggressivo di cui nessuna squadra si fida. Eli, team leader dell’ Aspar Team in Moto2, gli offre un’opportunità a condizione che sia suo padre, Antonio Belardi, ad allenarlo. Edu non vede il padre da molti anni, un ex pilota che si è ritirato dalle piste dopo aver causato la morte di un altro pilota durante una gara. Sebbene Edu odi il padre per averlo abbandonato, sa che solo lui potrà aiutarlo a realizzare il suo sogno.

Edu decide quindi di sottoporsi alla rigida disciplina che Antonio gli impone, che prevede tra l’altro di mettere da parte l’amore… Fino a quando non incontra Luna, una giovane artista che ha appena aperto uno studio di tatuaggi proprio sotto casa sua.

Il film sarà distribuito nelle sale italiane a partire dal 19 marzo da Warner Bros Pictures.

Soldiers of Song, proiezioni speciali a Roma e Milano il 24 febbraio. Ecco una clip esclusiva

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Piano B Distribuzioni, con il patrocinio dell’Ambasciata d’Ucraina nella Repubblica Italiana, porta al cinema Soldiers of Song di Ryan Smith, in occasione del quarto anniversario dell’invasione russa nei confronti dell’Ucraina che ricade il 24 febbraio. Ecco una clip in esclusiva dal film:

Soldiers of Song racconta lo straordinario viaggio di un gruppo di musicisti ucraini che, attraverso il potere trasformativo della musica, contribuiscono a unire la propria nazione durante la guerra.

Il film sarà presentato il 24 febbraio a Milano (Multisala Eliseo) e Roma (Cinema Azzurro Scipioni) con delle proiezioni realizzate in collaborazione con l’Ambasciata d’Ucraina nella Repubblica Italiana.

Riguardo a Soldiers of Song di Ryan Smith

Presentato in anteprima mondiale al Tribeca Film Festival 2024 e realizzato in collaborazione con una coraggiosa troupe ucraina e con la produzione esecutiva del Gov. George Pataki Leadership Center, il film intreccia melodie e storie personali che parlano di resilienza, speranza e guarigione, mostrando come l’arte possa diventare una forma di resistenza e di coesione in mezzo al caos del conflitto.

Il documentario accompagna alcuni dei musicisti più amati dell’Ucraina — tra cui Slava Vakarchuk(della band Okean Elzy), Andriy Khlyvnyuk (della band Boombox) e Svitlana Tarabarova — mentre condividono esperienze intime di vita sotto l’ombra dell’aggressione russa. Attraverso interviste dirette e racconti personali, ciascun protagonista offre una prospettiva unica, contribuendo a una narrazione corale di unità e forza collettiva.

Slava Vakarchuk e Svitlana Tarabarova ripercorrono i primi momenti dell’invasione, mentre Andriy Khlyvnyuk racconta il suo duplice ruolo di musicista e operatore di droni, impegnato anche in tournée per sostenere economicamente la difesa del Paese. Il film dà voce anche a storie di straordinaria resistenza: un cantante lirico ferito da soldati russi che non rinuncia alla speranza di tornare a cantare e un direttore d’orchestra testimone del bombardamento del Teatro di Mariupol.

Girato nel cuore dell’Ucraina, Soldiers of Song si distingue per un’autenticità profonda, frutto di una troupe che ha lavorato in condizioni estreme, tra sirene antiaeree, blackout e attacchi missilistici. Il film è una potente testimonianza della forza della musica e del racconto cinematografico come strumenti di resistenza culturale e umana.

Miroirs No. 3 – Il mistero di Laura, una clip esclusiva dal film

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Miroirs No. 3 – Il mistero di Laura, una clip esclusiva dal film

Ecco una clip in esclusiva da Miroirs No. 3 – Il mistero di Laura di Christian Petzold, in arrivo nelle sale italiane con Wanted in versione originale sottotitolata il 26 febbraio.

Dopo il successo internazionale di Il cielo brucia, Christian Petzold torna sul grande schermo, con un film intimo e magnetico che esplora il trauma, la perdita e la possibilità di una rinascita. Miroirs No. 3 – Il mistero di Laura è un film sulla sopravvivenza emotiva, sul bisogno umano di inventare una nuova storia per poter continuare a vivere e ad accogliere nuovi giorni. Protagonista assoluta del film è Paula Beer, musa di Petzold e vincitrice dell’Orso d’Argento e del Premio del Cinema Europeo per Undine.

Mercoledì – Stagione 3: al via le riprese! Winona Ryder si unisce al cast!

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Sono ufficialmente iniziate a Dublino, in Irlanda, le riprese della terza stagione di Mercoledì, la serie più vista di sempre su Netflix. Al cast della nuova stagione si aggiungono Winona Ryder, Chris Sarandon, Noah Taylor,Oscar Morgan e Kennedy Moyer, che si uniscono alla già annunciata Eva Green, che interpreterà Ophelia, sorella di Morticia Addams, e a Jenna Ortega (Mercoledì Addams), Catherine Zeta-Jones (Morticia Addams), Luis Guzmán (Gomez Addams) e tanti altri.

I creatori, showrunner e produttori esecutivi Al Gough e Miles Millar dichiarano: «È per noi un oscuro piacere riaprire ancora una volta i cancelli della Nevermore Academy con l’inizio delle riprese della Stagione 3. Ringraziamo i nostri irriducibili membri del cast e della troupe per la loro costante dedizione al cupo e al macabro. Ringraziamo i fan per la pazienza e per i frenetici commenti online: le vostre teorie contorte ci hanno dato l’ispirazione per nuovi incubi. Questa stagione accoglierà nuovi studenti e nuovi insegnanti e porterà alla luce segreti della Famiglia Addams rimasti a lungo sepolti. Non dite che non vi avevamo avvertito».

Il produttore esecutivo e regista Tim Burton aggiunge: «Sono entusiasta di tornare per la Stagione 3 ed è fantastico ritrovare tutto il cast originale. L’aggiunta di alcuni cari amici e collaboratori di lunga data – Winona, Eva, Chris, Noah… – rende questa stagione ancora più speciale. Mi sento davvero molto fortunato».

Jenna Ortega in Mercoledì - stagione 2 parte 2
© Netflix

INFORMAZIONI SU Mercoledì – Stagione 3

La Stagione 1 di Mercoledì è la serie tv in lingua inglese più popolare di sempre su Netflix, e la Stagione 2 si posiziona al quinto posto. La serie è un mystery con toni investigativi dalle tinte soprannaturali che racconta gli anni di Mercoledì Addams come studentessa alla Nevermore Academy.

  • Cast: Jenna Ortega (Mercoledì Addams), Emma Myers (Enid Sinclair), Hunter Doohan (Tyler Galpin), Joy Sunday (Bianca Barclay), Moosa Mostafa (Eugene Ottinger), Georgie Farmer (Ajax Petropolus), Isaac Ordonez (Pugsley Addams), Billie Piper (Isadora Capri), Luyanda Unati Lewis-Nyawo (Sceriffo Ritchie Santiago), Victor Dorobantu (Mano), Evie Templeton (Agnes DeMille), con Luis Guzmán (Gomez Addams), Catherine Zeta-Jones (Morticia Addams), Joanna Lumley (Nonna Hester Frump) e Fred Armisen (Zio Fester).
  • Basata sui personaggi creati da: Charles Addams
  • Creatori / Showrunner / Produttori esecutivi / Sceneggiatori: Alfred Gough & Miles Millar
  • Regista / Produttore esecutivo: Tim Burton
  • Studio: MGM Television

Bioshock: le riprese del film sono previste per il 2027

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Bioshock: le riprese del film sono previste per il 2027

Sembra che il prossimo film di Francis Lawrence sarà proprio l’adattamento cinematografico del videogioco BioShock, annunciato originariamente nel 2021 per Netflix. Lawrence è stato piuttosto impegnato negli ultimi anni, avendo diretto lo scorso anno “The Long Walk” e il prossimo “Hunger Games – L’alba sulla mietitura”. Questi progetti lo hanno tenuto occupato, ma sembra molto probabile che BioShock sarà il prossimo.

Il produttore del film, Roy Lee, ha dichiarato a Collider che Lawrence inizierà a lavorare al film una volta terminata la post-produzione di “Hunger Games – L’alba sulla mietitura”. “Avremmo potuto realizzarlo già qualche anno fa, ma poi altri film ci hanno impedito di farlo, uno dei quali è stato “The Long Walk” e l’altro il prequel di “Hunger Games”, che uscirà a dicembre. Stiamo solo aspettando che lui [Francis] finisca la post-produzione, perché ci lavorerà almeno fino a settembre, e poi ci tornerà sopra”, ha dichiarato il regista.

Lee aggiunge che “l’intenzione è quella di iniziare la produzione il prossimo anno”. Le riprese nel 2027 significherebbero probabilmente un’uscita nel 2028. Sebbene non siano stati rivelati dettagli ufficiali sulla trama, il film dovrebbe ispirarsi fortemente all’ambientazione e ai temi del gioco. La storia seguirebbe probabilmente un unico sopravvissuto che scopre Rapture, un’utopia sottomarina fallita costruita dall’industriale Andrew Ryan, dove la modificazione genetica incontrollata e l’individualismo estremo hanno portato al collasso della società.

Il protagonista si troverebbe senza dubbio a confrontarsi con gli abitanti distorti della città, noti come Splicers. Il film dovrebbe quindi fondere l’horror fantascientifico con l’allegoria politica. Per quanto riguarda Lawrence, la sua filmografia ha dato vita a una carriera cinematografica brillante, che dura da oltre due decenni: “Constantine”, “Io sono leggenda”, la saga di “Hunger Games”, “Red Sparrow” – tutti lavori di un certo successo, che gli hanno permesso di spaziare tra i generi e dimostrarsi un professionista adatto anche ad un progetto come Bioshock.

Spider-Man: Brand New Day, nuove indiscrezioni sul ruolo di Sadie Sink

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I social media sembrano aver esaurito i personaggi quando si tratta di indovinare chi potrebbe interpretare Sadie Sink in Spider-Man: Brand New Day. Tuttavia, mentre scriviamo questo articolo, Jean Grey rimane la favorita, dato che la Marvel Studios sembra intenzionata a introdurre il primo membro dei suoi X-Men post-Avengers: Secret Wars.

Sono ora emersi però alcuni dettagli aggiuntivi sul personaggio di Sink, riportati dallo scooper Daniel Richtman. Egli sostiene che la star di Stranger Things interpreterà qualcuno che ha “una stretta relazione” con Punisher. Richtman riferisce anche che, durante la scena del carro armato che abbiamo visto così spesso nelle foto dal set, la Sink usa i suoi poteri per controllare le menti di coloro che la circondano, compreso il personaggio di Liza Colón-Zayas.

Tutto questo sembra qualcosa che Jean potrebbe fare. Inoltre, dato che il Dipartimento per il Controllo dei Danni starebbe dando la caccia ai mutanti, abbiamo buoni motivi per credere che l’adolescente, che deve ancora essere scoperta e accolta dal Professor X, sia uno dei loro obiettivi. In precedenza era stato riportato che Tramell Tillman interpreterà William Metzger, un cattivo relativamente oscuro degli X-Men la cui introduzione potrebbe gettare le basi per l’utilizzo da parte del DODC della tecnologia della Stark Industries nella creazione finale dei Sentinels.

Molti fan avevano ipotizzato che gli X-Men sarebbero semplicemente apparsi nell’MCU dopo Avengers: Secret Wars. Invece, sembra che la Marvel Studios intenda ancora rivelare che il gene mutante si è attivato in alcuni individui, a partire da Namor, Ms. Marvel e Wonder Man. Il previsto soft reboot contribuirà a dare un senso a tutto questo e probabilmente eliminerà ogni spiegazione contorta per l’assenza del Professor X e di Magneto dagli eventi precedenti. Tornando a Sink, però, con ogni nuova rivelazione sembra che Jean Grey sia davvero la possibilità più probabile per il suo ruolo misterioso.

Quello che sappiamo su Spider-Man: Brand New Day

Ad oggi, una sinossi generica di Spider-Man: Brand New Day è emersa in rete, anche se non è chiaro quanto sia accurata.

Dopo gli eventi di Doomsday, Peter Parker è determinato a condurre una vita normale e a concentrarsi sul college, allontanandosi dalle sue responsabilità di Spider-Man. Tuttavia, la pace è di breve durata quando emerge una nuova minaccia mortale, che mette in pericolo i suoi amici e costringe Peter a riconsiderare la sua promessa. Con la posta in gioco più alta che mai, Peter torna a malincuore alla sua identità di Spider-Man e si ritrova a dover collaborare con un improbabile alleato per proteggere coloro che ama.

L’improbabile alleato potrebbe dunque essere il The Punisher di Jon Bernthal recentemente annunciato come parte del film – in una situazione già vista in precedenti film Marvel dove gli eroi si vedono inizialmente come antagonisti l’uno dell’altro salvo poi allearsi contro la vera minaccia di turno.

Di certo c’è che il film condivide il titolo con un’epoca narrativa controversa, che ha visto la Marvel Comics dare all’arrampicamuri un nuovo inizio, ponendo però fine al suo matrimonio con Mary Jane Watson e rendendo di nuovo segreta la sua identità. In quel periodo ha dovuto affrontare molti nuovi sinistri nemici ed era circondato da un cast di supporto rinnovato, tra cui un resuscitato Harry Osborn.

Il film è stato recentemente posticipato di una settimana dal 24 luglio 2026 al 31 luglio 2026. Destin Daniel Cretton, regista di Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli, dirigerà il film da una sceneggiatura di Chris McKenna ed Erik Sommers. Tom Holland guida un cast che include anche Zendaya, Jacob Batalon, Mark Ruffalo, Sadie Sink e Liza Colón-Zayas e Jon Bernthal. Michael Mando è stato confermato mentre per ora è solo un rumors il coinvolgimento di Charlie Cox.

Spider-Man: Brand New Day uscirà nelle sale il 31 luglio 2026.

Quale canzone viene riprodotta durante il finale della prima stagione di A Knight of the Seven Kingdoms (e il suo vero significato spiegato)

La prima stagione di A Knight of the Seven Kingdoms giunge al termine e ci saluta con una canzone ammiccante e anacronistica che la maggior parte dei fan potrebbe avere difficoltà a collocare, ma che calza a pennello se ascoltata con attenzione. La scena finale di A Knight of the Seven Kingdoms mostra cosa possiamo aspettarci dalla serie, con Egg (Dexter Sol Ansell) e Duncan (Peter Claffey) in viaggio insieme.

Ovviamente, non sarebbe A Knight of the Seven Kingdoms se Dunk non si mettesse nei guai e se Egg non mentisse, ma per le giuste ragioni. Il non cavaliere Dunk e il non autorizzato a partire Egg partono insieme mentre Maekar (Sam Spruell) infuria, e una canzone insolita inizia a suonare nei titoli di coda.

La canzone “Sixteen Tons” di Tennessee Ernie Ford viene riprodotta durante i titoli di coda dell’episodio 6 di A Knight of the Seven Kingdoms

La canzone che conclude A Knight of the Seven Kingdoms non è la sigla di Game of Thrones, né quella dei Targaryen, né qualsiasi altra canzone travolgente del compositore Dan Romer o Ramin Djawadi. Non è nemmeno qualcosa di simile alla versione dei The Hold Steady di “The Bear and the Maiden Fair” dopo che Jaime viene mutilato di una mano in Game of Thrones.

La canzone che si sente è “Sixteen Tons” di Tennessee Ernie Ford. “Sixteen Tons” è stata scritta e composta dal cantante country del Kentucky Merle Travis nel 1946. Le canzoni di Travis parlavano spesso dello sfruttamento dei minatori di carbone americani, e le “sedici tonnellate” del titolo si riferivano al peso del carbone che dovevano estrarre per essere pagati.

Nel 1955, Tennessee Ernie Ford ha reinterpretato la canzone, aggiungendo un costante schioccare di dita e un arrangiamento di clarinetto inquietante e leggermente stravagante. A distanza di decenni, è la versione di Tennessee Ernie Ford quella che la maggior parte delle persone conosce.

Il significato profondo della canzone “Sixteen Tons” e cosa significa per Dunk & Egg

A Knight of the Seven Kingdoms - stagione 1

C’è molto da analizzare in “Sixteen Tons”, e non è affatto sottile. La canzone parla di come i lavoratori siano sfruttati, costretti a lavorare per lunghe ore, e della misera paga che ricevono, che può essere spesa solo nel negozio dell’azienda, una forma reale di schiavitù per debiti che costringe i lavoratori a spendere i propri soldi solo per gli articoli offerti dall’azienda.

A Knight of the Seven Kingdoms è una serie ricca e tematica, e uno dei temi chiave è il modo in cui i nobili calpestano i meno abbienti. Dunk è il minatore di questa serie, lavora duramente, ma è sempre soggetto alle regole riservate ai nobili. È una canzone per l’uomo comune, e non c’è uomo più comune di Dunk.

Perché la sigla di A Knight Of The Seven Kingdoms è così insolita

A Knight of the Seven Kingdoms è una serie di George R.R. Martin molto diversa dalle due serie che l’hanno preceduta: Game of Thrones e House of the Dragon. A Knight of the Seven Kingdoms è molto più leggera e allegra, e la posta in gioco è molto più bassa.

Nessuna di queste è una critica. A Knight of the Seven Kingdoms è speciale per la nuova direzione intrapresa da A Song of Ice and Fire, e “Sixteen Tons” è un esempio di come la serie sia diversa. È un po’ sciocca, allegra, inaspettata, ma c’è ancora un elemento di pericolo che ci tiene incollati allo schermo.

A Knight of the Seven Kingdoms – stagione 1, spiegazione del finale: cosa riserva il futuro a Dunk & Egg

La prima stagione di A Knight of the Seven Kingdoms è ufficialmente giunta al termine con l’episodio 6 che conclude il torneo di Ashford Valley e prepara le future avventure di Dunk ed Egg. L’inizio della storia di Dunk in questo spin-off di Game of Thrones è stato sicuramente ricco di eventi. La stagione è iniziata con l’ex scudiero che seppellisce il suo maestro cavaliere, Ser Arlan, e decide di tentare la fortuna al torneo locale. Lungo la strada, raccoglie un giovane scudiero, Egg, senza immaginare il tipo di guai che questo ragazzo gli avrebbe causato.

Egg si rivela essere il principe Aegon Targaryen, nipote del re Daeron II Targaryen. L’identità del ragazzo è stata rivelata nella prima stagione di A Knight of the Seven Kingdoms, quando Dunk ha attaccato il fratello di Egg, il principe Aerion, nel tentativo di salvare Tanselle, una burattinaia di Dorne. Tra questa azione e il fatto che sembrava che Dunk avesse rapito Egg, le cose non sembravano troppo promettenti per il futuro di questo cavaliere errante.

Per dimostrare la sua innocenza, Dunk fu costretto a partecipare a una prova dei sette. Ciò significava che doveva trovare altri sei uomini disposti a combattere al suo fianco contro il principe Aerion e i suoi soldati. Con grande sorpresa di Dunk, alcuni dei suoi nuovi amici si schierarono al suo fianco e, cosa ancora più sorprendente, tra loro c’era anche il principe Baelor Targaryen, Primo Cavaliere del Re ed erede al Trono di Spade.

Miracolosamente, Dunk uscì vittorioso dal processo dei sette. Non è un combattente particolarmente abile, ma la sua straordinaria resistenza ebbe la meglio su Aerion. Per un attimo, sembrò che il torneo di Ashford avrebbe avuto un lieto fine. Tuttavia, nei momenti finali dell’episodio 5 di A Knight of the Seven Kingdoms, il principe Baelor cadde morto. Il colpo inferto da suo fratello Maekar alla nuca si rivelò fatale. Questo ci porta all’episodio finale di A Knight of the Seven Kingdoms.

Dunk assume ufficialmente il ruolo di scudiero di Egg nel finale della prima stagione di A Knight of the Seven Kingdoms

A Knight of the Seven Kingdoms - stagione 1

Dunk è devastato dalla morte di Baelor nell’episodio finale di Knight of the Seven Kingdoms. Non riesce a capire perché gli dei abbiano tolto la vita a un principe e abbiano risparmiato lui. Nessun altro riesce a capacitarsene, ma il principe Maekar riconosce il significato del sacrificio di suo fratello. Sebbene riluttante, chiede a Dunk di prendere Egg come scudiero. Maekar dice che il cavaliere errante può tornare con i Targaryen a Summerhall, dove riceverà un ulteriore addestramento al combattimento e potrà lasciarsi alle spalle la vita errante.

All’inizio Dunk rifiuta categoricamente. I principi gli hanno portato molta sfortuna e lui non desidera altro che lasciarseli alle spalle. Tuttavia, è il principe Daeron a fargli cambiare idea. Spiega che anche Aerion era stato un bambino piacevole, ma crescere come un Targaryen lo aveva trasformato nel principe crudele che vediamo in Un cavaliere dei Sette Regni. Daeron sottintende che Egg crescerà diventando come Aerion o come un miserabile ubriacone come lui.

In poco tempo, Dunk ha iniziato a voler bene a Egg. L’idea che possa crescere con un destino simile lo turba profondamente. Così, va da Maekar e dichiara che prenderà Egg come scudiero, ma solo se il ragazzo potrà unirsi a lui nella vita di cavaliere errante. Vagherebbero per i regni, dormirebbero sotto gli alberi e occasionalmente si fermerebbero per servire signori minori. In questo modo, Egg sarebbe cresciuto lontano dalla vita viziata dei principi.

Maekar rifiuta la richiesta di Dunk. Disprezza questo tipo di vita, ma soprattutto non è disposto a rinunciare a quello che considera il suo ultimo figlio. Aerion e Daeron lo hanno deluso profondamente, ma c’è ancora una possibilità per il piccolo Aegon. Nonostante ciò, Egg si presenta più tardi all’accampamento di Dunk e dice che suo padre gli ha dato il permesso di unirsi a lui. I due partono insieme, ma gli ultimi momenti di Un cavaliere dei Sette Regni rivelano che Egg ha mentito: Maekar si accorge con rabbia, mentre i Targaryen lasciano Ashford, che il suo figlio più giovane è scomparso. Egg si è unito a Dunk senza il benestare di suo padre.

Spiegazione dell’ultimo colpo di Ser Arlan

Mentre Dunk ed Egg cavalcano verso l’orizzonte nell’episodio 6 di A Knight of the Seven Kingdoms, vediamo per un attimo Ser Arlan che cavalca al loro fianco. Dopo pochi metri, però, gira a sinistra e si addentra in un campo. Ovviamente, il vecchio cavaliere non è davvero lì. Durante tutti gli episodi della prima stagione, Ser Arlan è stato simbolicamente al fianco di Dunk. Pensava spesso a lui ed era motivato (soprattutto nel processo dei sette) dalle parole di Arlan. In quei momenti finali, Dunk è pronto a dire addio e a lasciar andare il suo maestro.

Durante le scene flashback dell’episodio 5 di A Knight of the Seven Kingdoms, scopriamo che da bambino Dunk non desiderava altro che una famiglia amorevole. Ser Arlan, sebbene un po’ burbero, aveva colmato quel vuoto. Con la scomparsa del vecchio cavaliere, Dunk era rimasto di nuovo solo, fino all’arrivo di Egg nella sua vita. La fine di A Knight of the Seven Kingdoms vede Dunk ed Egg diventare ufficialmente una famiglia l’uno per l’altro. Ciò significava che Ser Arlan e Dunk potevano simbolicamente separarsi.

Il destino di Aerion dopo il processo dei Sette spiegato

Due persone in A Knight of the Seven Kingdoms saranno per sempre incolpate della morte del principe Baelor. Dunk sarà ricordato come colui per cui il futuro re è morto, mentre il principe Maekar sarà ricordato come colui che lo ha ucciso. Entrambi sanno che porteranno questo peso per il resto della loro vita, ma sono anche consapevoli che la vera causa di questa tragedia è il principe Aerion Targaryen.

Come punizione per i problemi che ha causato, Aerion viene mandato in esilio dal padre. Il principe spera che suo figlio impari dai propri errori a Lys, una delle città libere di Essos. Mentre i Targaryen lasciano Ashford nell’episodio 6 di “Un cavaliere dei sette regni”, vediamo un Aerion sanguinante e contuso seduto su una carrozza in preda alla sofferenza.

Ser Arlan ha mai davvero nominato Dunk cavaliere?

A Knight of the Seven Kingdoms - stagione 1

Dunk ha trascorso gran parte di A Knight of the Seven Kingdoms cercando di dimostrare di essere un vero cavaliere. Alla fine, è stato il principe Baelor a garantire per lui, ricordando il vecchio Ser Arlan. Tuttavia, noi spettatori ci siamo sempre chiesti se Dunk fosse sincero. Questa serie è piena di flashback, ma non vediamo mai Arlan nominare Dunk cavaliere. La risposta arriva finalmente nell’episodio finale della prima stagione di Un cavaliere dei Sette Regni.

Poco prima della morte di Arlan, Dunk gli chiede perché il vecchio non lo abbia mai nominato cavaliere. Gli chiede se sia perché Arlan pensava che se lo avesse fatto lui se ne sarebbe andato, o se ci fosse un altro motivo. Non è mai arrivata una risposta. Per un attimo è sembrato che Arlan fosse morto proprio mentre Dunk gli poneva la domanda, ma il cavaliere si è ripreso in modo comico per finire la sua storia. Tuttavia, Arlan non ha mai fornito una risposta. Indipendentemente da ciò, questo flashback ha risolto ufficialmente il mistero della cavalleria di Dunk. A meno che Arlan non si fosse ripreso abbastanza a lungo da celebrare la cerimonia, Dunk non era un vero cavaliere quando è arrivato ad Ashford.

Cosa succederà a Dunk & Egg nella seconda stagione di A Knight of the Seven Kingdoms

Mentre Dunk ed Egg lasciano Ashford nel finale della prima stagione di A Knight of the Seven Kingdoms, discutono su dove potrebbero andare nei Sette Regni (anche se in realtà sono nove). Egg dice di aver sentito che Dorn ha dei bei spettacoli di marionette, suggerendo sottilmente di dirigersi in quella direzione per trovare Tanselle, la ragazza che Dunk ha difeso da Aerion. Questo fa pensare che la prossima grande avventura della coppia sarà in questo luogo.

Passando al prossimo capitolo di questa serie di Game of Thrones, dobbiamo anche considerare il principe Maekar. Dato che ora sappiamo che in realtà non ha permesso a Egg di andare con Dunk, questo potrebbe rivelarsi un problema significativo. Potrebbe lasciar perdere l’intera faccenda, ma dato il suo attaccamento dichiarato a Egg, è improbabile. È solo un altro motivo per attendere con ansia il proseguimento del viaggio di Dunk ed Egg nella seconda stagione di A Knight of the Seven Kingdoms.

Matthew McConaughey prevede che presto gli Oscar avranno categorie come “Miglior film AI” e “Miglior attore AI”

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Matthew McConaughey torna a parlare di intelligenza artificiale e lo fa con una previsione destinata a far discutere. L’attore, che di recente ha tutelato legalmente voce, immagine e perfino il suo celebre motto “alright, alright, alright per limitarne l’uso tramite AI, ritiene che nei prossimi cinque anni l’Academy potrebbe arrivare a premiare film o interpreti generati dall’intelligenza artificiale.

In un’intervista a CNN/Variety in onda il 21 febbraio, McConaughey ha dichiarato: “Entrerà sicuramente nella nostra categoria. Diventerà un’altra categoria? Tra cinque anni parleremo di “miglior film AI”? “Miglior attore AI”? Potrebbe essere così. Sarà davanti a noi in modi che nemmeno vediamo. Diventerà così realistica che non sapremo più distinguere la differenza.”

L’attore ha poi invitato i colleghi a “presidiare il proprio territorio creativo”, sottolineando come il concetto stesso di realtà stia diventando sempre più sfumato: “Una delle grandi questioni oggi è proprio la realtà. È più nebulosa che mai — in modo entusiasmante… ma anche spaventoso. Prepariamoci. Difendiamo il nostro spazio, così da avere voce in capitolo quando verrà oltrepassato.”

Il tema dell’AI resta estremamente sensibile a Hollywood, dove molti professionisti temono ripercussioni occupazionali e creative. L’ipotesi di categorie Oscar dedicate all’intelligenza artificiale appare, al momento, lontana, anche alla luce delle resistenze dell’industria. Più plausibile, secondo alcuni osservatori, sarebbe la nascita di premi separati dedicati esclusivamente a produzioni AI.

Resta aperta una questione più ampia: può un algoritmo, per quanto sofisticato, replicare la complessità, l’imperfezione e l’emotività che definiscono l’arte? Per molti, il rischio è che l’AI finisca per imitare l’anima creativa senza mai riuscire davvero a incarnarla. Di certo, è un tema ormai all’ordine del giorno, su cui l’industria continua a interrogarsi e mettere in atto sistema di difesa, come dimostrato dalla recente azione intrapresa da alcuni studios contro Seedance 2.0.

A Knight of the Seven Kingdoms – stagione 2: cosa sappiamo finora della seconda stagione

La prima stagione di A Knight of the Seven Kingdoms si è conclusa, ma il viaggio di Dunk ed Egg è tutt’altro che finito. HBO ha già confermato una seconda stagione – e con ogni probabilità anche una terza – anche se le informazioni ufficiali restano ancora limitate. A fare chiarezza su cosa aspettarsi è stato lo showrunner Ira Parker in una recente intervista a IGN, offrendo alcuni dettagli chiave sul futuro della serie ambientata nel mondo creato da George R.R. Martin.

La seconda stagione di A Knight of the Seven Kingdoms è stata ufficialmente confermata e abbiamo già un’idea di cosa aspettarci dal ritorno del prequel di Game of Thrones della HBO. La prima stagione era basata sul romanzo breve The Hedge Knight di George R.R. Martin, con Peter Claffey e Dexter Sol Ansell nei ruoli principali di Dunk ed Egg, rispettivamente.

Dopo aver perso il suo mentore, Dunk, alias Duncan il Grande, si reca ad Ashford nella speranza di partecipare al torneo. Durante il viaggio incontra Egg, che gli chiede di diventare suo scudiero. Una volta arrivati, sia Dunk che Egg si trovano in guai seri: Dunk viene imprigionato dopo aver combattuto con Aerion Targaryen ed Egg rivela la sua identità segreta di fratello di Aerion, Aegon Targaryen.

Il conflitto sfocia in un processo per combattimento, nello specifico il processo dei sette tra cavalieri che combattono per Dunk o Aerion. Baelor Targaryen viene ucciso durante il processo dei sette, ma Dunk viene infine liberato dai Targaryen. Alla fine della prima stagione di A Knight of the Seven Kingdoms , Egg parte con Dunk per continuare a servirlo come scudiero e i due partono per un’altra avventura.

A Knight Of The Seven Kingdoms è stato rinnovato per la seconda stagione dalla HBO

A Knight of the Seven Kingdoms - stagione 1

HBO ha annunciato ufficialmente il rinnovo della seconda stagione di A Knight of the Seven Kingdoms nel novembre 2025, poche settimane prima che la serie facesse il suo debutto il 18 gennaio 2026. La decisione ha dato immediatamente i suoi frutti, considerando l’ottima accoglienza riservata allo spin-off prequel, soprattutto per quanto riguarda le interpretazioni di Peter Claffey e Dexter Sol Ansell.

È chiaro che gli spettatori non ne hanno mai abbastanza di Dunk ed Egg, con la serie che piace sia ai fan di Game of Thrones che ai nuovi arrivati del franchise. Non solo A Knight of the Seven Kingdoms è stata una delle più grandi prime visioni della HBO, ma lo show ha raccolto una media di 13 milioni di spettatori per episodio, secondo Variety.

Le riprese della seconda stagione di A Knight Of The Seven Kingdoms sono iniziate nel dicembre 2025

Come nel caso dell’annuncio anticipato del rinnovo di A Knight of the Seven Kingdoms, lo show non ha perso tempo e si è subito lanciato nella produzione della seconda stagione. Infatti, le riprese della seconda stagione di A Knight of the Seven Kingdoms sono iniziate nel dicembre 2025, il che significa che la produzione della stagione successiva era già ben avviata prima ancora che lo show fosse trasmesso in anteprima.

Le riprese della seconda stagione si stanno svolgendo a Belfast, dove è stata girata la prima stagione nel 2024. In base alla cronologia della produzione e alla durata più breve della stagione rispetto alle precedenti stagioni di Game of Thrones, la seconda stagione di A Knight of the Seven Kingdoms dovrebbe uscire nel 2027, nel tentativo di seguire una strategia di uscita annuale.

La seconda stagione di A Knight Of The Seven Kingdoms sarà tratta dal romanzo The Sworn Sword di GRRM

A Knight of the Seven Kingdoms - stagione 1

Mentre la prima stagione era basata sul romanzo breve “Il cavaliere errante”, la seconda stagione di “A Knight of the Seven Kingdoms” sarà tratta dal romanzo “La spada giurata” di George R.R. Martin. Pubblicato per la prima volta nel 2003, il romanzo segue le vicende di Dunk ed Egg nella regione del Reach, dove aiutano un vecchio cavaliere, Eustace Osgrey di Standfast, durante una disputa sulla proprietà.

Sebbene Maekar inizialmente accetti l’idea che Egg diventi lo scudiero di Dunk alla fine della prima stagione, non è d’accordo con il fatto che suo figlio viaggi per Westeros come Arlan di Pennytree ha fatto da mentore a Dunk. Certo, Egg fa la sua scelta e dice a Dunk che suo padre ora sostiene l’accordo. In base alla cronologia del prossimo romanzo breve, la seconda stagione sarà ambientata circa un anno dopo che Dunk ed Egg hanno lasciato Ashford.

The Sworn Sword approfondirà anche la storia della ribellione di Blackfyre e come l’esito di quegli eventi abbia influenzato diverse parti del Westeros. È interessante notare che la seconda stagione di A Knight of the Seven Kingdoms avrà come protagonisti Dorne, un luogo chiave nell’universo di Game of Thrones, e Winterfell.

Dettagli sul cast della seconda stagione di A Knight Of The Seven Kingdoms

Ovviamente, non potrebbe esserci un’altra stagione di A Knight of the Seven Kingdoms senza Peter Claffey e Dexter Sol Ansell. A parte il loro ritorno, non ci sono stati annunci che confermassero il cast della seconda stagione di A Knight of the Seven Kingdoms.

Certo, ci sono state molte voci su chi si unirà al cast della serie per la seconda stagione, tra cui la convinzione che Henry Cavill interpreterà Daemon Blackfyre. Tuttavia, Claffey ha chiarito le voci sul casting di Cavill in A Knight of the Seven Kingdoms, definendo la voce un “completo malinteso”.

Sebbene Cavill potrebbe non essere coinvolto nella serie, la seconda stagione vedrà la partecipazione di qualcuno che interpreterà Daemon Blackfyre, oltre ad altri personaggi fondamentali de The Sworn Sword, come Eustace Osgrey, Lady Rohanne Webber di Coldmoat e Ser Lucas Inchfield.

Quante stagioni avrà A Knight of the Seven Kingdoms? Il futuro del prequel spiegato

Al momento, ci sono tre romanzi brevi nella raccolta Tales of Dunk & Egg di George R.R. Martin. Anche se ne sono stati pubblicati solo tre, GRRM ha molte altre storie da raccontare con protagonisti Duncan il lungo e il suo fidato scudiero, Egg. Ha infatti condiviso una dozzina di storie inedite con lo showrunner di A Knight of the Kingdoms, Ira Parker.

Parker ha poi rivelato un piano di 12-15 stagioni per A Knight of the Seven Kingdoms, che coprirebbe diversi decenni. Sebbene sia un progetto ambizioso, i fan di Game of Thrones sono curiosi di sapere quale sarà il destino di Dunk ed Egg da adulti, soprattutto sapendo che Egg diventerà re.

Resta da vedere se A Knight of the Seven Kingdoms rimarrà in onda a lungo termine, ma si può almeno supporre che la terza stagione sarà approvata per adattare The Mystery Knight, il terzo romanzo breve pubblicato come parte della raccolta Tales of Dunk & Egg di GRRM.

Jurassic World 5: primi rumor sul titolo del nuovo film

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Jurassic World 5: primi rumor sul titolo del nuovo film

Il quinto capitolo di Jurassic World, nonché l’ottavo film complessivo del franchise, sembra procedere rapidamente nello sviluppo. Secondo le ultime indiscrezioni, il titolo potrebbe essere Jurassic World: Liberation, ipotesi rafforzata dalla recente registrazione di diversi domini web legati alla dicitura “Liberation”.

Il film, attualmente indicato con una possibile uscita fissata al 9 giugno 2028, vedrebbe il ritorno alla regia di Gareth Edwards, già dietro la macchina da presa nel precedente capitolo. Non è stata ancora annunciata una data ufficiale di inizio riprese, ma gli impegni di Scarlett Johansson nel 2026 — con le lavorazioni consecutive di L’esorcista e The Batman – Parte II — potrebbero far slittare il set ai primi mesi del 2027.

Il precedente Jurassic World – La rinascita ha incassato circa 870 milioni di dollari nel mondo, confermando la solidità commerciale della saga targata Universal. Il nuovo capitolo dovrebbe riportare al centro della storia l’esperta di operazioni speciali Zoe Bennett, interpretata da Johansson, con il possibile ritorno anche di Jonathan Bailey e Mahershala Ali. Non è ancora stato confermato lo sceneggiatore, ma non si esclude il coinvolgimento di David Koepp, già autore di La rinascita.

Edwards, noto per Rogue One: A Star Wars Story e The Creator, era subentrato alla regia dopo l’uscita di David Leitch per divergenze creative. Tuttavia, il precedente film ha diviso pubblico e critica, complice una sceneggiatura giudicata debole e una messa in scena ritenuta eccessivamente orientata allo spettacolo, a discapito della tensione narrativa.

A oltre trent’anni dall’uscita di Jurassic Park (1993), diretto da Steven Spielberg, molti osservatori continuano a considerare il primo capitolo come l’unico davvero imprescindibile della serie. I sequel successivi, pur tra alti e bassi — incluso Il mondo perduto – Jurassic Park, rivalutato nel tempo — non sono riusciti a replicarne il senso di meraviglia e la misura narrativa. Resta ora da capire se Jurassic World: Liberation saprà offrire una nuova direzione creativa alla saga o proseguirà nel solco degli ultimi capitoli.

Tell Me Lies 3, spiegazione del finale: chi ha diffuso il nastro e perché Lucy sceglie ancora Stephen

Il finale della terza stagione di Tell Me Lies porta a compimento un’escalation emotiva costruita episodio dopo episodio. I segreti accumulati esplodono in pubblico, le alleanze si sgretolano e ogni personaggio è costretto a fare i conti con le proprie responsabilità. Al centro della frattura definitiva restano Lucy, Bree e Stephen, intrappolati in una rete di tradimenti che affonda le radici negli anni del college.

La diffusione del nastro: perché Lucy sospetta Stephen

Dopo aver recuperato una parvenza di lucidità grazie alla restituzione del nastro da parte di Stephen, Lucy sembra pronta a riprendere il controllo. Ma la confessione di Pippa – che ammette di aver tradito Wrigley – innesca un nuovo effetto domino. Quando Lucy confida a sua volta di essere andata a letto con Evan, Pippa prende le distanze, ritenendo che il suo errore non sia paragonabile a quello dell’amica. L’isolamento di Lucy diventa totale nel momento in cui scopre che il suo nastro confessione è stato diffuso in tutta l’università.

Il primo sospetto ricade su Stephen. Poche ore prima, Lucy aveva tentato di denunciarlo durante la festa per la sua ammissione a Yale, accusandolo di essere una persona pericolosa. Il tempismo della pubblicazione del video sembra una ritorsione. Tuttavia, quando Lucy lo affronta, Stephen nega ogni coinvolgimento e insinua un dubbio ancora più destabilizzante: forse è stata lei stessa, in uno stato di confusione e senso di colpa, a sabotarsi. In ogni caso, il danno è fatto. Lucy viene respinta anche da Alex, che non riesce a perdonarle di aver mentito su un’aggressione sessuale, e si chiude definitivamente in se stessa.

È Bree la responsabile: il peso della vendetta e le conseguenze irreversibili

La verità emerge attraverso Pippa: è stata Bree a diffondere il nastro. Dopo aver scoperto ulteriori menzogne di Lucy, aveva rubato la scheda dalla sua stanza e, spinta dalla rabbia, aveva deciso di farla pagare all’amica. Solo più tardi comprende la gravità del gesto, ma ormai le conseguenze sono irreversibili. Lucy viene convocata dal preside ed espulsa da Baird, perdendo anche la possibilità di partecipare al programma di studio all’estero. La punizione è pubblica e definitiva.

Nel frattempo, anche Bree affronta un crollo personale. Un confronto organizzato dalla madre con Oliver, Marianne e Amanda la mette alle strette: senza prove della relazione con Oliver, rischia una denuncia per molestie e la perdita della borsa di studio. L’isolamento che aveva imposto a Lucy ora si riflette su di lei. Con Lucy fuori dalla sua vita, Bree si aggrappa a Evan, pur essendo ancora emotivamente legata a Wrigley.

La caduta di Stephen e il matrimonio che esplode

Il contrappasso arriva anche per Stephen: Yale revoca la sua ammissione dopo una denuncia per molestie e condivisione di immagini inappropriate. La serie non chiarisce chi sia stato a denunciarlo, ma il sospetto si muove tra Wrigley, Pippa e Diana. È un colpo simbolico: per la prima volta, Stephen subisce una conseguenza concreta.

Anni dopo, al matrimonio di Bree ed Evan, tutto esplode. Stephen scopre la relazione clandestina tra Bree e Wrigley e deduce che fosse a conoscenza del tradimento tra Lucy ed Evan, oltre a essere la responsabile della diffusione del nastro. Sale sul palco e rivela tutto: i tradimenti, le menzogne, il fatto che lui e Lucy siano andati a letto insieme quella stessa mattina. La cerimonia si trasforma in un campo di battaglia emotivo. Lucy lo aggredisce, Evan è devastato, mentre Wrigley appare quasi sollevato: il segreto è finalmente uscito allo scoperto.

Perché Lucy sale in macchina con Stephen (e cosa significa la risata finale)

Dopo aver distrutto l’equilibrio di tutti, Stephen compie l’ultima mossa. Chiede a Lucy di lasciare la festa con lui. Bree tenta di fermarla, spiegandole che è solo un altro modo per riprendere il controllo. Ma Lucy accetta. Nonostante anni di manipolazioni e dolore, il legame tossico tra loro non è mai stato reciso davvero.

Stephen le dice che senza di lei nulla è divertente, che ha chiuso ogni altro rapporto. Lucy sale in macchina. Poco dopo, durante una sosta per fare benzina, lui la abbandona e sparisce. Il gesto non è impulsivo, ma calcolato: voleva solo dimostrare di poterla ancora manipolare.

La risata finale di Lucy è amara e consapevole. In quell’istante comprende che per Stephen è sempre stato un gioco di potere, una dimostrazione continua di controllo. Salire in macchina con lui è stata la prova che il suo ascendente su di lei esiste ancora. Non è un ritorno romantico, ma la ripetizione di uno schema. E la vera tragedia del finale è proprio questa: nonostante tutto ciò che è accaduto, Lucy si ritrova esattamente nello stesso punto emotivo da cui era partita al college.

Mayfair Witches 3: importanti novità sulle riprese della serie horror con Alexandra Daddario

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Arrivano aggiornamenti significativi per Mayfair Witches, la serie horror targata AMC con protagonista Alexandra Daddario. In vista dell’attesa terza stagione, il nuovo showrunner ha confermato un passaggio fondamentale della produzione, riaccendendo l’entusiasmo dei fan dell’universo tratto dai romanzi di Anne Rice.

La serie segue la storia della brillante neurochirurga Rowan Fielding, che scopre di essere l’erede di una potente dinastia di streghe perseguitata da un’entità malvagia a New Orleans. Mentre cerca di comprendere e controllare le sue nuove e letali abilità psichiche, Rowan è costretta a confrontarsi con Lasher, interpretato da Jack Huston, presenza oscura e manipolatrice al centro della mitologia della famiglia Mayfair.

A confermare l’aggiornamento è stato il nuovo showrunner Thomas Schnauz, che sui social ha annunciato ufficialmente la conclusione delle riprese della terza stagione. «Ieri sera è stato il WRAP della stagione 3 di Mayfair Witches di Anne Rice. Un cast divertente e una troupe straordinaria. Non so ancora quando andrà in onda su AMC, ma ci saranno aggiornamenti», ha scritto, condividendo una foto dal set. Non esiste ancora una data ufficiale di uscita, ma la stagione è attesa tra la fine del 2026 su AMC e AMC+.

Nuovi ingressi nel cast e un’espansione nell’Anne Rice Immortal Universe

La terza stagione introdurrà anche nuovi volti nel cast. Tra questi spicca Michiel Huisman, noto per Game of Thrones, che interpreterà Michael, un carpentiere dal passato oscuro destinato a intrecciare il proprio cammino con quello di Rowan. Si aggiungono inoltre Betsy Brandt (Breaking Bad), James Frain (Gotham) ed Eliza Scanlen, anche se molti dettagli sui loro ruoli restano riservati.

Il presidente dell’intrattenimento di AMC Studios, Dan McDermott, ha sottolineato come la complessità della famiglia Mayfair continui a offrire spunti narrativi affascinanti. La nuova stagione espanderà la storia spostando l’attenzione su Salem, città simbolo dei processi alle streghe, approfondendo la mitologia e introducendo nuove famiglie legate all’occulto.

Con questa evoluzione, Mayfair Witches si inserisce sempre più saldamente nell’Anne Rice Immortal Universe, ampliando il proprio orizzonte narrativo e rafforzando l’identità gotica e sovrannaturale della saga. Ora resta solo da attendere l’annuncio ufficiale della data di uscita.

A Knight of the Seven Kingdoms 2: Tanzyn Crawford anticipa il destino di Tanselle dopo il finale

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Il finale intenso di A Knight of the Seven Kingdoms ha lasciato aperti numerosi interrogativi, preparando il terreno per una seconda stagione che promette sviluppi importanti. Tra i personaggi al centro delle speculazioni c’è Tanselle, interpretata da Tanzyn Crawford, la cui sorte resta avvolta nel mistero.

Nel corso della prima stagione, Tanselle aveva instaurato un legame profondo con il protagonista Ser Duncan the Tall, interpretato da Peter Claffey. La loro connessione, però, è stata bruscamente interrotta quando il principe Aerion Targaryen (Finn Bennett) ha reagito con violenza a uno spettacolo di marionette in cui veniva “ucciso” un drago, spezzando il dito della giovane artista. L’intervento di Dunk in sua difesa ha innescato il primo processo per sette combattenti dopo un secolo, con conseguenze drammatiche per l’intero regno.

Durante lo scontro, il principe Maekar Targaryen (Sam Spruell) ha accidentalmente ucciso suo fratello Baelor Targaryen (Bertie Carvel), erede al Trono di Spade, scatenando una catena di eventi destinata a cambiare gli equilibri politici di Westeros. Nel finale, Dunk e Egg (Dexter Sol Ansell) si mettono in viaggio per ritrovare Tanselle, lasciando intendere che il suo arco narrativo non sia affatto concluso.

Tra fedeltà ai romanzi e possibili deviazioni narrative

Nei romanzi di George R.R. Martin dedicati a Dunk ed Egg, il duo non si riunisce mai realmente con Tanselle. Questo dettaglio ha alimentato le preoccupazioni dei lettori, soprattutto considerando quanto la serie sia stata finora lodata per la sua fedeltà al materiale originale. Tuttavia, la storia della televisione insegna che anche gli adattamenti più rigorosi possono prendersi libertà creative se funzionali alla costruzione di un universo narrativo più ampio.

Intervistata da TV Insider, Crawford ha mantenuto il massimo riserbo ma ha lasciato trapelare un filo di speranza: «Mi piacerebbe continuare la sua storia e approfondire il legame tra Dunk e Tanselle. Sono entusiasta per il futuro del personaggio. Questo è tutto ciò che posso dire». Una dichiarazione volutamente criptica che non conferma né smentisce il ritorno, ma che suggerisce sviluppi ancora in cantiere.

La prima stagione di A Knight of the Seven Kingdoms è attualmente disponibile in streaming su HBO Max, mentre la seconda è attesa nel 2027, anche se non è stata ancora comunicata una data ufficiale. Nel frattempo, i fan continuano a interrogarsi sul destino di Tanselle e sul possibile futuro del suo rapporto con Dunk, in un universo narrativo che sembra ancora avere molte storie da raccontare.

Netflix annuncia la data di uscita di The Dinosaurs, la nuova serie evento di Steven Spielberg

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Steven Spielberg torna ufficialmente nel mondo dei dinosauri con un nuovo ambizioso progetto targato Netflix. Dopo aver rivoluzionato per sempre il cinema blockbuster con Jurassic Park, il regista premio Oscar continua a esplorare l’immaginario preistorico, questa volta come creatore di una serie documentaria in quattro parti intitolata The Dinosaurs.

Netflix ha confermato che la serie debutterà in streaming il 6 marzo, accompagnando l’annuncio con un nuovo trailer ufficiale che anticipa l’imponente ricostruzione visiva del mondo preistorico. Il progetto promette di raccontare l’ascesa e la caduta dei dinosauri sul pianeta Terra, analizzandone le origini, il ruolo nello sviluppo dell’ecosistema e la loro misteriosa estinzione.

A guidare lo spettatore in questo viaggio sarà la voce di Morgan Freeman, attore premio Oscar che presta la sua narrazione a una serie che punta su effetti visivi all’avanguardia e una ricostruzione scientificamente accurata delle varie ere geologiche.

Dalla collaborazione con Amblin ai dinosauri protagonisti della serie

Spielberg figura come produttore esecutivo attraverso la sua storica casa di produzione, Amblin Entertainment, in collaborazione con il team creativo dietro la serie naturalistica Our Planet. Una sinergia che lascia intuire un approccio spettacolare ma al tempo stesso rigoroso dal punto di vista divulgativo.

Tra le specie che appariranno nella serie figurano proto-dinosauri come il Marasuchus, giganti erbivori come Plateosaurus e Mamenchisaurus, oltre a icone amatissime come Stegosaurus e Ankylosaurus. Non mancheranno i grandi predatori, tra cui Allosaurus e il celebre Tyrannosaurus rex, insieme a creature marine come Pliosaurus e Mosasaurus.

Il progetto arriva in un momento particolarmente intenso per Spielberg, che si prepara anche al ritorno al cinema sci-fi con Disclosure Day, atteso nelle sale il 12 giugno e interpretato da Emily Blunt e Josh O’Connor.

The Dinosaurs segue inoltre l’uscita di Jurassic World: Rebirth, diretto da Gareth Edwards e prodotto esecutivamente dallo stesso Spielberg. Sebbene il futuro del franchise Jurassic non sia ancora stato delineato ufficialmente, è chiaro che il regista continuerà a supervisionarne l’evoluzione.

Resta ora da capire come il pubblico accoglierà questa nuova incursione nel passato remoto della Terra. Con l’esperienza di Spielberg nel dare vita ai dinosauri sullo schermo e il supporto tecnologico di Netflix, le aspettative sono alte. E l’attesa, ormai, è quasi finita.

Daredevil: Born Again 2, Jessica Henwick rompe il silenzio sui rumor di Iron Fist

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Le voci su un possibile ritorno di Colleen Wing nel Marvel Cinematic Universe si sono fatte sempre più insistenti nelle ultime settimane, soprattutto dopo la conferma che Krysten Ritter tornerà nei panni di Jessica Jones in Daredevil: Born Again – stagione 2. Ma a fare chiarezza è stata direttamente Jessica Henwick, interprete di Colleen Wing nella serie Iron Fist.

In un’intervista rilasciata a The Hollywood Reporter in occasione del suo nuovo film How to Make a Killing, l’attrice ha risposto in modo diretto alle domande sulla sua eventuale partecipazione alla seconda stagione della serie Disney+. La risposta è stata netta: Colleen Wing non apparirà nei nuovi episodi. Henwick ha però rivelato di aver visitato il set, lasciando intendere un legame ancora vivo con il progetto.

«Non sono in Daredevil: Born Again. Sono però andata a trovare il cast sul set e mi sono divertita moltissimo. Posso dire che la nuova stagione sarà incredibile. Vedere Charlie nel costume è stato nostalgico e bellissimo. È perfetto in quel ruolo. I fan saranno molto felici, specialmente quelli delle serie Netflix», ha dichiarato l’attrice, elogiando apertamente l’interpretazione di Charlie Cox nei panni di Matt Murdock.

Il futuro dei Defenders nel MCU dopo Born Again

Il finale della prima stagione ha mostrato Matt intento a radunare alleati per riprendersi New York da Wilson Fisk/Kingpin, interpretato ancora una volta da Vincent D’Onofrio. In questo contesto, l’assenza di Colleen Wing sorprende, considerando il suo ruolo centrale in The Defenders e la sua presenza anche in Luke Cage. Il personaggio avrebbe rappresentato un’aggiunta naturale alla squadra.

Nonostante la smentita, restano aperte altre possibilità. Il ritorno di Danny Rand/Iron Fist (interpretato da Finn Jones) e di Luke Cage (Mike Colter) non è escluso, soprattutto ora che Daredevil e Jessica Jones torneranno a collaborare. Con una terza stagione già rinnovata, i Marvel Studios potrebbero decidere di reintrodurre gradualmente altri volti amati dell’era Netflix.

Le parole di Henwick sembrano comunque rassicurare i fan storici. La prima stagione di Daredevil: Born Again ha ottenuto l’87% di recensioni positive dalla critica e il 78% dal pubblico su Rotten Tomatoes, venendo apprezzata per la coerenza con la serie originale Netflix e per il ritorno di personaggi iconici come Karen Page, Foggy Nelson e Frank Castle.

La seconda stagione debutterà il 24 marzo in esclusiva su Disney+.

American Psycho: Bret Easton Ellis spiega i problemi con il casting del remake

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L’interpretazione di Christian Bale nel ruolo del serial killer immaginario Patrick Bateman è un capolavoro di recitazione così indiscusso che sembra impossibile da replicare. L’attore premio Oscar ha interpretato molti personaggi iconici, tra cui Bruce Wayne/Batman e John Connor, ma molti spettatori sostengono che il ruolo più significativo della sua carriera sia stato quello di Patrick Bateman nel film American Psycho del 2000. Basato sul controverso romanzo di Bret Easton Ellis del 1991, Bale interpreta il materialista banchiere di Wall Street e yuppie che vive una vita segreta come serial killer.

Nel 2024, come ormai noto, è stato annunciato che la Lionsgate stava lavorando a un nuovo film di American Psycho diretto da Luca Guadagnino, regista di Chiamami col tuo nome. Nonostante le speculazioni sul casting di chi interpreterà Patrick Bateman, da allora non ci sono stati molti progressi e ora l’autore potrebbe aver individuato il motivo. Durante il suo podcast The Bret Easton Ellis, ha rivelato che “un paio di attori di alto profilo, di cui non posso fare il nome, hanno rifiutato la parte”.

Pur non potendo confermare la causa principale di questi rifiuti, Ellis ritiene che la monumentale interpretazione di Bale stia probabilmente allontanando potenziali star: “Penso che forse sia perché non vogliono mettersi nei panni di Christian Bale”. Ellis ha anche fornito un aggiornamento sul fatto che Scott Z. Burns ha terminato la sceneggiatura, considerando che molti attori hanno rifiutato l’ultima bozza.

Ha dunque affermato che “questo film è completamente diverso dal film di Mary Harron del 2000. È un approccio completamente diverso e non avrà alcuna somiglianza con quel film”. L’aggiornamento dell’autore conferma la notizia secondo cui il remake sarebbe una “nuova interpretazione” della Lionsgate. Dopo la conferma del remake, sono subito iniziate le speculazioni sul casting di Patrick Batman, con nomi di spicco come Robert Pattinson e Jacob Elordi, ma secondo alcune indiscrezioni il ruolo sarebbe stato offerto ad Austin Butler nel dicembre 2024.

Poi, nel 2025, sono circolate voci secondo cui Patrick Bateman avrebbe potuto cambiare sesso e che Margot Robbie sarebbe stata scelta per interpretare il ruolo. Tale voce è però stata rapidamente smentita. Al momento della stesura di questo articolo, tuttavia, nessun attore ha formalmente accettato di interpretare Patrick Bateman-È comprensibile, dato che Bale ha lavorato molto per dare vita al protagonista, un cattivo squilibrato, anche ricorrendo al metodo Stanislavskij, rimanendo nel personaggio per tutta la durata delle riprese del film, cosa che ha persino confuso gli altri membri del cast di American Psycho.

Nonostante la preparazione estrema di Bale, lo sforzo si è rivelato gratificante, poiché l’adattamento di Harron è diventato un cult classico e ha reso famoso il futuro Batman. Il film è stato anche un successo al botteghino, incassando 34,2 milioni di dollari a fronte di un budget di soli 7 milioni. Sebbene ci sia stato un tentativo di sfruttare il successo realizzando un sequel autonomo, American Psycho 2, con Mila Kunis, il film è stato stroncato dalla critica e denunciato da Ellis.

Non aiuta nemmeno il fatto che il film abbia trovato un nuovo pubblico grazie al controverso aggiornamento dell’autore. L’interpretazione di Patrick Bateman da parte di Bale è ancora popolare a distanza di vent’anni, diventando il protagonista di molti meme, mentre gli spettatori della Generazione Z lo hanno descritto come l’incarnazione del “sigma male”. Al momento, dunque, non resta che attendere di scoprire se si riuscirà a trovare un nuovo protagonista per il film.

Daniel Radcliffe smentisce le voci sul suo possibile rimpiazzo di Hugh Jackman come Wolverine nell’MCU

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Con il Marvel Cinematic Universe sul punto di rilanciare la serie di film degli X-Men, le speculazioni dei fan sul casting sono dilagate e tra i candidati più popolari c’è Daniel Radcliffe nel ruolo di Wolverine. Il burbero eroe è stato interpretato dal famoso Hugh Jackman sin dal film X-Men del 2000. Sebbene inizialmente si fosse ritirato dal ruolo nel 2017, l’attore è tornato per Deadpool & Wolverine del 2024. Allo stesso modo, molti dei suoi co-protagonisti di X-Men sono stati scritturati per riprendere i loro ruoli in Avengers: Doomsday.

Nonostante ciò, il piano a lungo termine è ancora quello di ricomporre il team di supereroi per una nuova generazione dopo Doomsday e il suo seguito, Avengers: Secret Wars. Di conseguenza, Radcliffe si è trovato a dover affrontare le voci sul casting in una recente intervista con ComicBook. Sebbene “fosse una voce molto lusinghiera circolata su Internet”, la star ha affermato che “non è mai stata reale”. Ha continuato: “Non è mai stato suggerito in alcun modo da nessuno che avesse il potere di farlo accadere. E, onestamente, sarebbe stupido non prendere in considerazione una cosa del genere”.

Inoltre, c’è una cosa importante che impedisce a Radcliffe di interpretare Wolverine: Jackman. “Se dovessero fare altri Wolverine, essere la persona che segue Hugh Jackman non è nella mia lista dei desideri”, ha spiegato. “Per qualsiasi suo ruolo, in particolare quello che ha reso più iconico della sua carriera, sono felice di non farlo e di lasciare che continui a farlo lui”.

Daniel Radcliffe interpreterà mai un supereroe?

In precedenza, Radcliffe aveva parlato con Screen Rant della possibilità di entrare a far parte dell’MCU o del suo rivale, il DC Universe, in un ruolo da supereroe. Anche in questo caso, Radcliffe ha negato qualsiasi interesse esplicito per il franchise, ma ha anche chiarito di essere disposto a cambiare idea. “Sai, le mie dimensioni mi rendono perfetto per Spider-Man”, ha scherzato l’ex protagonista di Harry Potter. “Penso che quella nave sia ormai salpata, a meno che un giorno non facciano Spider-Geriatric-Man e io possa farlo”.

Chiarendo, Radcliffe ha dichiarato: “Voglio dire, guardate, ovviamente sarei aperto a qualsiasi cosa se la sceneggiatura fosse […] interessante, strana e diversa, ma non c’è mai stato nulla di vero in tutto questo”. Ha poi rivelato che Wolverine è sempre stato il ruolo “classico” su cui gli vengono poste domande. Radcliffe ha continuato: “C’è ancora gente che mi viene a chiedere: ‘Ma succederà davvero?’. E io rispondo: ‘No, amico’”. Nonostante l’interesse dei fan, ha ribadito che non ci sono mai stati piani ufficiali per il suo ingresso nell’MCU.

Sebbene la porta sembrasse chiusa per Radcliffe per interpretare Wolverine o un altro supereroe, l’attore è stato attento a non chiuderla definitivamente. Ha concluso: “Non escluderei mai nulla del genere, ma non sto necessariamente chiedendo a gran voce di farne parte o cercando di ottenerlo. Sono fortunato perché posso giudicare qualsiasi lavoro in base alla qualità della sceneggiatura”.

Evil Dead Wrath entra ufficialmente in produzione: nuovo film in arrivo dopo Evil Dead Burn

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Nuovi Deadite stanno per tornare sul grande schermo. Warner Bros. ha confermato che il nuovo capitolo della saga horror si intitolerà Evil Dead Wrath ed è ufficialmente entrato in produzione. L’annuncio arriva mentre l’attesa cresce per Evil Dead Burn, previsto in uscita il 24 luglio 2026.

Il franchise creato da Sam Raimi si prepara dunque a un doppio rilancio, con due nuovi capitoli in sviluppo ravvicinato.

Francis Galluppi dietro la macchina da presa

A dirigere Evil Dead Wrath sarà Francis Galluppi, autore dell’acclamato Last Stop in Yuma County, che ha ottenuto un impressionante 97% su Rotten Tomatoes. Per il regista si tratta di un salto importante verso un franchise storico dell’horror contemporaneo.

Al momento non sono stati diffusi dettagli sulla trama, ma il cast include Zach Gilford, Charlotte Hope, Jessica McNamee, Josh Helman, Ella Newton, Elizabeth Cullen ed Ella Oliphant.

Raimi figura tra i produttori, mentre Bruce Campbell – storico volto di Ash Williams – è coinvolto come produttore esecutivo. La continuità con l’identità originale della saga, dunque, sembra garantita.

L’inizio delle riprese lascia pensare a un’uscita nel 2027, anche se non è ancora stata annunciata una data ufficiale.

Prima però tocca a Evil Dead Burn

Prima dell’arrivo di Wrath, sarà Sébastien Vaniček a riportare i Deadite nelle sale con Evil Dead Burn. Il regista ha definito il film un’esperienza “viscerale”, dichiarando di voler lasciare il pubblico “fisicamente esausto” al termine della visione.

Il film sarà interpretato da Luciane Buchanan, Hunter Doohan, Tandi Wright e Souheila Yacoub.

L’ultimo capitolo uscito, Evil Dead Rise, aveva incassato oltre 147 milioni di dollari nel mondo, ottenendo recensioni generalmente positive per inventiva e brutalità delle sequenze horror. Un risultato che ha convinto Warner Bros. a investire nuovamente sul marchio.

Con due nuovi film in arrivo, Evil Dead si conferma una delle proprietà horror più solide del catalogo Warner. Molto dipenderà dall’accoglienza di Burn quest’estate, ma l’avvio delle riprese di Wrath dimostra che lo studio crede fortemente nel futuro sanguinoso del franchise.

Dune 3, Timothée Chalamet anticipa un Paul Atreides “più intenso” e conferma: sarà l’ultima volta

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Timothée Chalamet alza l’asticella delle aspettative per Dune: Parte Tre, anticipando una versione “più intensa” di Paul Atreides e chiarendo che questo sarà il suo ultimo capitolo nella saga. Il terzo film, diretto ancora una volta da Denis Villeneuve, arriverà nelle sale il 18 dicembre e adatterà il romanzo Messiah di Frank Herbert.

Dopo aver interpretato Paul in Dune e in Dune: Parte Due, Chalamet si prepara a chiudere il cerchio di un arco narrativo che ha trasformato il giovane erede degli Atreides in Imperatore dell’universo conosciuto.

“Il mio ultimo Dune”: un Paul ancora più oscuro

Dune 2021 film
Timothée Chalamet e Rebecca Ferguson in una scena di Dune

Durante un incontro pubblico, l’attore ha spiegato di aver vissuto il set come qualcosa di “sacro”, consapevole che sarebbe stata la sua ultima volta nei panni del personaggio. Proprio questa consapevolezza avrebbe contribuito a rendere la sua interpretazione ancora più intensa.

Chalamet ha sottolineato di non voler essere “compiacente neanche per un momento”, lasciando intendere che il terzo capitolo porterà Paul in territori emotivamente più inquietanti. Non a caso, ha definito il film “il più inquietante” della trilogia.

Dune: Parte Due si era chiuso con Paul incoronato Imperatore e pronto a guidare una Guerra Santa contro le Grandi Case. Il terzo film si aprirà circa dodici anni dopo quegli eventi, con le conseguenze devastanti del suo regno e del jihad galattico ormai pienamente manifeste. L’intensità, dunque, non farà che crescere.

Ultimo film anche per Villeneuve? E la sfida con Avengers

Dune - Parte Due recensione film
Copyright: © 2023 Warner Bros. Entertainment Inc. All Rights Reserved. Photo Credit: Niko Tavernise

Chalamet ha confermato che questo sarà il suo addio al personaggio, mentre Villeneuve ha già dichiarato che anche per lui si tratterà dell’ultimo capitolo da regista della saga, pur lasciando aperta la porta ad altri cineasti per eventuali adattamenti futuri dei romanzi successivi.

L’attesa è altissima, anche perché Dune: Parte Tre uscirà lo stesso giorno di Avengers: Doomsday, nuovo evento dell’MCU già ribattezzato dai fan “Dunesday”. Una sfida diretta tra due blockbuster destinati a dominare il box office natalizio.

Nel frattempo, Chalamet arriva a questo appuntamento nel pieno della stagione dei premi, forte del successo ottenuto con Marty Supreme, che lo ha consacrato tra i favoriti per l’Oscar. Se l’intensità promessa per Paul sarà all’altezza delle dichiarazioni, Dune: Parte Tre potrebbe rappresentare non solo la conclusione della trilogia, ma anche uno dei momenti più ambiziosi della sua carriera.

Cime Tempestose supera 150 milioni al box office: per Margot Robbie è il primo grande traguardo globale dopo Barbie

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Cime Tempestose continua la sua corsa al box office mondiale e raggiunge un traguardo importante: 151,7 milioni di dollari globali in soli dieci giorni. Il nuovo adattamento del romanzo di Emily Brontë, scritto e diretto da Emerald Fennell, diventa così il primo film di Margot Robbie a superare i 150 milioni dopo Barbie.

Il film, che vede Robbie nel ruolo di Catherine Earnshaw accanto a Jacob Elordi nei panni di Heathcliff, aveva già segnato il miglior debutto domestico del 2026 con 32,8 milioni di dollari nel weekend di San Valentino. Ora, alla fine del secondo weekend, il totale si divide tra 60 milioni negli Stati Uniti e 91,7 milioni nei mercati internazionali.

Un’inversione di tendenza dopo il flop del 2025

Margot Robbie e Jacob Elordi in Cime tempestose
Margot Robbie e Jacob Elordi in Cime tempestose. Immagine tratta dal trailer del film.

Il risultato è particolarmente significativo per Robbie, che nel 2025 aveva vissuto un momento complicato con A Big Bold Beautiful Journey, fantasy romantico rivelatosi un flop con appena 20,2 milioni di dollari incassati a fronte di un budget di circa 45 milioni.

Con Cime Tempestose, l’attrice torna quindi a un livello di performance commerciale più vicino ai suoi grandi successi. In totale, sono solo 11 i film della sua carriera ad aver superato la soglia dei 150 milioni globali, a partire da The Wolf of Wall Street (389,8 milioni). Prima di Barbie, l’ultimo titolo a riuscirci era stato The Suicide Squad con 168,7 milioni.

Dove può arrivare al box office?

Il ritmo attuale lascia intendere che il film possa superare rapidamente altri titoli importanti della filmografia dell’attrice, come Peter Rabbit 2: The Runaway (157,2 milioni), Focus (168,1 milioni) e Birds of Prey (and the Fantabulous Emancipation of One Harley Quinn) (205,3 milioni).

Anche senza raggiungere cifre superiori – che richiederebbero di avvicinarsi ai 357,2 milioni di The Legend of Tarzan – l’adattamento di Fennell si posizionerebbe comunque tra i sette maggiori incassi della carriera di Robbie.

Resta però una variabile decisiva: la redditività. Con un budget di produzione stimato in 80 milioni di dollari e costi di marketing che avrebbero raggiunto i 100 milioni, il film dovrebbe arrivare intorno ai 360 milioni globali per rientrare pienamente delle spese.

Per ora, Cime Tempestose ha centrato un obiettivo simbolico ma fondamentale: rilanciare Margot Robbie al centro del box office internazionale dopo il fenomeno Barbie. La vera domanda è se la corsa potrà trasformarsi in un successo pienamente sostenibile sul lungo periodo.

Baz Luhrmann anticipa il film su Giovanna d’Arco

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Baz Luhrmann anticipa il film su Giovanna d’Arco

Baz Luhrmann ha rivelato una frase chiave della sceneggiatura del suo nuovo progetto storico, Jehanne d’Arc, film dedicato alla figura di Giovanna d’Arco. Il regista australiano, noto per il suo stile visionario e spettacolare, ha spiegato perché oggi sente l’urgenza di raccontare questa storia, sottolineando come il tema del ricambio generazionale sia centrale nel suo adattamento.

Durante un’intervista, Luhrmann ha condiviso una battuta presente nel copione che sintetizza l’anima del film: “Gentile Delfino, dobbiamo strappare questo mondo dalle mani nodose di questi vecchi uomini.”

Una frase che, nelle intenzioni del regista, non è soltanto storica ma profondamente contemporanea.

Il cuore politico e generazionale di Jehanne d’Arc

Giovanna d’Arco fu una giovane contadina francese che, guidata – secondo la tradizione – da visioni divine, condusse l’esercito francese a decisive vittorie durante la Guerra dei Cent’Anni a soli 17 anni, contribuendo all’incoronazione di Carlo VII. Catturata dagli inglesi, fu processata per eresia e arsa sul rogo a 19 anni. Venticinque anni dopo venne riabilitata e nel 1920 canonizzata dalla Chiesa cattolica.

Luhrmann ha spiegato che il conflitto medievale può essere letto anche come una guerra alimentata da logiche di potere e interessi consolidati. L’arrivo di una diciassettenne capace di ribaltare gli equilibri diventa quindi, nella sua visione, una metafora del cambiamento generazionale e della rottura tra “chi ha” e “chi non ha”.

Non è la prima volta che il regista rilegge una tragedia classica con uno sguardo moderno: lo aveva già fatto con Romeo + Juliet e più recentemente con Elvis, trasformando biografie e miti in racconti visivamente potenti e accessibili al pubblico contemporaneo.

Isla Johnston sarà Giovanna d’Arco

A interpretare la protagonista sarà Isla Johnston, nota per aver vestito i panni della giovane Beth Harmon nella serie The Queen’s Gambit. Una scelta in linea con la tradizione di Luhrmann, che spesso affida ruoli centrali a giovani talenti in fase di ascesa.

Il progetto, ancora senza data ufficiale di uscita, dovrebbe iniziare le riprese nel corso dell’anno con l’obiettivo di arrivare nelle sale nel 2027.

Con Jehanne d’Arc, Baz Luhrmann sembra voler costruire non solo un kolossal storico, ma un racconto fortemente politico e generazionale. Se la frase anticipata è indicativa del tono del film, la sua Giovanna potrebbe parlare meno del passato medievale e molto di più del nostro presente.

Liam Neeson vola con Cold Storage: il nuovo sci-fi horror R-rated segna il suo miglior punteggio Rotten Tomatoes degli ultimi quattro anni

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Liam Neeson torna a sorprendere pubblico e critica con Cold Storage, nuovo sci-fi horror vietato ai minori che sta registrando uno dei migliori risultati della sua carriera recente su Rotten Tomatoes. A oltre vent’anni dalla svolta action di Taken, l’attore dimostra ancora una volta di saper reinventare la propria immagine, questa volta in un mix di tensione, ironia e creature horror.

Cold Storage conquista critica e pubblico: 77% e 78% su Rotten Tomatoes

Diretto da Jonny Campbell e scritto da David Koepp (autore del romanzo originale e sceneggiatore di Jurassic Park), Cold Storage racconta di un agente del Pentagono specializzato in bioterrorismo che deve contenere la fuga di un fungo parassita letale da una base militare abbandonata.

Accanto a Neeson troviamo Joe Keery e Georgina Campbell, protagonisti di un dinamico duello tra sarcasmo e paura. Il film ha debuttato con un 77% di gradimento dalla critica (69 recensioni) e un 78% di audience score, segnando per Neeson il miglior risultato con il pubblico dal 2022.

Per fare un confronto:

  • Memory (2022) aveva ottenuto 80% dal pubblico ma solo 29% dalla critica.

  • In the Land of Saints and Sinners si era fermato al 74% di audience.

  • The Naked Gun, in cui Neeson interpreta il figlio del leggendario detective della saga, aveva totalizzato 72%.

In questo caso, invece, critica e spettatori sono allineati, un segnale importante per un attore che negli ultimi anni aveva spesso diviso l’opinione pubblica.

Un Liam Neeson diverso: meno eroe action, più ironia e controllo

Negli anni ’80 e ’90 Neeson aveva costruito la propria reputazione in film drammatici come Schindler’s List, prima di diventare icona action con la trilogia Taken. Negli ultimi anni, però, la formula dell’action puro aveva iniziato a mostrare segni di stanchezza, anche per ragioni anagrafiche.

Lo stesso attore ha recentemente dichiarato di non voler “insultare il pubblico” con scene di combattimento non più credibili. Cold Storage sembra quindi rappresentare una transizione intelligente: l’azione resta, ma è filtrata da ironia secca e da una presenza più misurata, quasi autoironica.

Il film gioca con i codici del creature movie classico, alternando tensione e comicità, e molti critici hanno sottolineato proprio l’equilibrio tra ritmo serrato e momenti più leggeri.

Box office debole, ma possibile rilancio in streaming

Nonostante le recensioni positive, Cold Storage ha incassato finora circa 2 milioni di dollari a livello globale, un risultato modesto per una produzione di questo tipo. Tuttavia, il passaparola e la futura distribuzione in streaming potrebbero cambiare lo scenario.

Il film è prodotto da StudioCanal e Pariah e nel cast figurano anche Sosie Bacon, Vanessa Redgrave e Lesley Manville. Per Neeson e Redgrave si tratta della prima collaborazione sullo schermo: un dettaglio che aggiunge un ulteriore livello emotivo, considerando il legame familiare tra Redgrave e la compianta Natasha Richardson.

Con Cold Storage, Liam Neeson dimostra che la sua carriera non è affatto in fase discendente, ma in trasformazione. E forse è proprio questa capacità di adattamento — più che le scene d’azione — a spiegare perché, anche dopo quarant’anni di cinema, il suo nome continui a pesare al botteghino e nella percezione del pubblico.

BAFTA 2026: tutti i vincitori, è il trionfo di Una Battaglia dopo l’Altra e di PTA

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Si è appena conclusa la 79ª edizione dei BAFTA Film Awards, uno degli appuntamenti più importanti del cinema britannico e internazionale. La cerimonia si è svolta al Royal Festival Hall del Southbank Centre di Londra ed è condotta da Alan Cumming. A differenza di altre edizioni, i BAFTA 2026 partivano particolarmente incerti, senza un film destinato a dominare nettamente la serata. Salvo poi coronare il trionfo di Una Battaglia dopo l’Altra di Paul Thomas Anderson.

Ancora prima della consegna dei premi principali, la cerimonia ha già segnato diversi record: Hamnet – Nel nome del figlio è il film più nominato di sempre diretto da una donna, mentre I Peccatori detiene lo stesso primato per un regista nero, oltre a rivelarsi, a fine serata, il film diretto da un regista nero con il maggior numero di premi. Inoltre Leonardo DiCaprio diventa l’attore più giovane ad aver raggiunto sette nomination come protagonista, a 51 anni. Mentre Marty Supreme diventa il film con il maggior numero di sconfitte, eguagliando il record di Donne in Amore e Neverland, con 0 vittorie su 11 nomination.

La serata ha incluso anche un momento musicale: l’esibizione di “Golden”, brano di successo tratto dall’animazione Netflix Kpop Demon Hunters, interpretato da Jae, Audrey Nuna e Rei Ami, a conferma del carattere spettacolare e pop dei BAFTA.

Ecco tutti i vincitori dei BAFTA 2026

Miglior film

Una Battaglia dopo l’altra” — Adam Somner, Sara Murphy, Paul Thomas Anderson

Miglior Regia

Paul Thomas Anderson, “Una Battaglia dopo l’altra”

Migliore Attrice

Jessie Buckley, “Hamnet – nel nome del figlio

Migliore attore

Robert Aramayo, “I Swear”

Migliore attrice non protagonista

Wunmi Mosaku, “I Peccatori

Migliore attore non protagonista

Sean Penn, “Una Battaglia dopo l’altra”

Miglior film britannico

Hamnet – nel nome del figlio” — Chloé Zhao, Liza Marshall, Pippa Harris, Nicolas Gonda, Steven Speilberg, Sam Mendes, Maggie O’Farrell

Miglior esordio britannico per un regista, sceneggiatore o produttore

“My Father’s Shadow” — Akinola Davies Jr. (Director), Wale Davies (Writer)

Sceneggiatura adattata

“Una Battaglia dopo l’altra,” Paul Thomas Anderson

Sceneggiatura originale

“I Peccatori,” Ryan Coogler

Film per bambini e famiglie

“Boong” — Lakshmipriya Devi, Ritesh Sidhwani

Film in lingua non inglese

“Sentimental Value” — Joachim Trier, Maria Ekerhovd, Andrea Berentsen Ottmar

Costumi

“Frankenstein,” Kate Hawley

Effetti speciali visivi

Avatar: Fuoco e Cenere” — Joe Letteri, Richard Baneham, Daniel Barrett, Eric Saindon

Documentario

“Mr. Nobody Against Putin” — David Borenstein, Helle Faber, Radovan Síbrt, Alžběta Karásková

Film d’Animazione

Zootropolis 2” — Jared Bush, Byron Howard, Yvett Merino

Casting

“I Swear,” Lauren Evans

Fotografia

“Una Battaglia dopo l’altra,” Michael Bauman

Montaggio

“Una Battaglia dopo l’altra,” Andy Jurgensen

Make-Up & Hair

“Frankenstein” — Jordan Samuel, Cliona Furey, Mike Hill, Megan Many

Musica Originale

“I Peccatori,” Ludwig Göransson

Scenografia

“Frankenstein,” Tamara Deverell and Shane Vieau

Suono

“F1” — Gareth John, Al Nelson, Gwendolyn Yates Whittle, Gary A. Rizzo, Juan Peralta

Corto d’animazione britannico

“Two Black Boys in Paradise” — Baz Sells, Dean Atta, Ben Jackson

Corto britannico

“This Is Endometriosis” — Georgie Wileman, Matt Houghton, Harriette Wright

EE Rising Star Award (votato da pubblico)

Robert Aramayo

BAFTA 2026: Alan Cumming si scusa per il “linguaggio forte” di John Davidson, candidato affetto dalla sindrome di Tourette

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Alan Cumming ha interrotto brevemente la cerimonia di premiazione dei BAFTA 2026 due volte per scusarsi e ringraziare il pubblico per la comprensione, nonostante le interruzioni di un candidato affetto dalla sindrome di Tourette. L’attore si è preso il tempo di riconoscere le urla involontarie dell’attivista per la sindrome di Tourette John Davidson, protagonista del film biografico I Swear.

Davidson era seduto tra il pubblico della Royal Festival Hall e i suoi tic sono stati captati dai microfoni presenti nella sala. Sono stati udibili durante la trasmissione televisiva della BBC. Alcuni dei suoi commenti hanno fatto sobbalzare i presentatori e i vincitori durante i loro interventi sul palco. A un certo punto, ad esempio, Davidson ha urlato “noioso” e “vaffanculo” durante il discorso di apertura della presidente dei BAFTA, Sara Putt.

Ha anche pronunciato la parola con la “N” quando Michael B. Jordan e Delroy Lindo hanno consegnato il premio per i migliori effetti visivi ad Avatar: Fuoco e Cenere. L’interruzione è stata udibile in televisione. Tra una premiazione e l’altra, Cumming ha affermato che il pubblico “potrebbe aver notato” il “linguaggio forte“. Ha ringraziato i partecipanti per la comprensione e per aver creato uno “spazio rispettoso per tutti“. In seguito, Cumming si è scusato se qualcuno si fosse sentito offeso, sottolineando che i “tic sono involontari“.

John Davidson è uscito dall’auditorium a un certo punto della cerimonia. Non è chiaro se sia tornato al suo posto, ma le interruzioni sembravano essere terminate. Davidson è uno straordinario ambasciatore della sua disabilità, che aiuta a sostenere altre persone affette dalla sindrome di Tourette attraverso discorsi pubblici e altre forme di attivismo.

Nel 2018, gli è stata conferita un’onorificenza dalla Regina Elisabetta II per il suo impegno nel promuovere la comprensione della condizione. È apparso nel documentario del 1989 “John’s Not Mad“.

“La sindrome di Tourette è una condizione così terribile che la maggior parte delle volte non voglio essere al centro dell’attenzione”, ha dichiarato alla BBC News l’anno scorso. “Voglio poter camminare per strada senza essere notato perché urlo o impreco”.

Davidson è interpretato in I Swear da Robert Aramayo, che ha definito Davidson “l’uomo più straordinario che abbia mai incontrato” ritirando il premio Rising Star. Aramayo ha vinto anche il premio per la migliore interpretazione maschile e il film ha portato a casa il premio per il miglior casting.

Annie Awards 2026: tutti i vincitori. Domina KPop Demon Hunters

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Annie Awards 2026: tutti i vincitori. Domina KPop Demon Hunters

KPop Demon Hunters ha dominato nella serata di assegnazione degli Annie Awards 2026, riconoscimenti dedicati al cinema d’animazione. Oltre al film Sony, Netflix ha portato a casa anche tre riconoscimenti per Love, Death + Robots e in particolare per l’episodio How Zeke Got Religion. Il premio al Production Design è andato all’italiano Gigi Cavenago, già vincitore dell’Emmy, che ha lavorato con Blur Studio.

Ecco di seguito tutti i vincitori degli Annie Awards 2026

BEST FEATURE
KPop Demon Hunters
Sony Pictures Animation for Netflix

BEST FEATURE – INDEPENDENT
Arco
Remembers, MountainA France, France 3 Cinéma

BEST DIRECTION – FEATURE
KPop Demon Hunters
Sony Pictures Animation for Netflix
Maggie Kang, Chris Appelhans

BEST DIRECTION – TV/MEDIA
Common Side Effects Episode: Cliff’s Edge
Green Street Pictures, Bandera Entertainment and Williams Street Productions
Vincent Tsui

BEST STORYBOARDING – FEATURE
The Bad Guys 2
DreamWorks Animation
Anthony Holden, Young Ki Yoon

BEST STORYBOARDING – TV/MEDIA
Love, Death + Robots Episode: How Zeke Got Religion Blur Studio for Netflix
Edgar Martins

BEST TV/MEDIA – LIMITED SERIES
Win Or Lose
Episode: Episode 8: Home
Pixar Animation Studios

BEST TV/MEDIA – MATURE
Common Side Effects Episode: Pilot
Green Street Pictures, Bandera Entertainment and Williams Street Productions

BEST TV/MEDIA – CHILDREN
The Wonderfully Weird World of Gumball Episode: The Rewrite
Hanna-Barbera Studios Europe

BEST TV/MEDIA – PRESCHOOL
Wow Lisa
Episode: Rainy Day

BEST WRITING – TV/MEDIA
Common Side Effects Episode: Pilot
Green Street Pictures, Bandera Entertainment, and Williams Street Productions
Joe Bennett, Steve Hely

BEST VOICE ACTING – FEATURE
KPop Demon Hunters
Sony Pictures Animation for Netflix
Arden Cho (Character: Rumi)

BEST VOICE ACTING – TV/MEDIA
Bob’s Burgers
Episode: Don’t Worry Be Hoopy
20th TV
Dan Mintz (Character: Tina Belcher)

BEST EDITORIAL – FEATURE
KPop Demon Hunters Editorial Team

BEST EDITORIAL – TV/MEDIA
Common Side Effects Episode: Raid
Green Street Pictures, Bandera Entertainment, and Williams Street Productions
Tony Christopherson, Joie Lim

BEST FX – FEATURE
KPop Demon Hunters
Production Company: Sony Pictures Animation for Netflix
FX Production Company: Sony Pictures Imageworks
Filippo Macari, Nicola Finizio, Simon Lewis, Naoki Kato, Daniel La Chapelle

BEST FX – TV/MEDIA
Prehistoric Planet: Ice Age Episode: The Big Freeze
Production Company: BBC Studios Natural History Unit
FX Production Company: Framestore
Edward Ferrysienanda, Kevin Christensen, Guy Shuleman , Benedikt Roettger, Kevin Tarpinian

BEST CHARACTER ANIMATION – FEATURE
KPop Demon Hunters
Sony Pictures Animation, Netflix
Ryusuke Furuya

BEST CHARACTER ANIMATION – TV MEDIA
Win or Lose
Pixar Animation Studios
Alli Sadegiana

BEST CHARACTER ANIMATION – LIVE ACTION
How To Train Your Dragon
Production Company: DreamWorks Animation
FX Production Company: Framestore
Kayn Garcia, Jean-Denis Haas, Meena Ibrahim, Nathan McConnel, Nick Tripodi

BEST CHARACTER ANIMATION – VIDEO GAME
South of Midnight
Compulsion Games
Mike Jungbluth, Sebastien Dussault, Vincent Schneider, Remi Edmond

BEST CHARACTER DESIGN – FEATURE
KPop Demon Hunters
Sony Pictures Animation for Netflix
Scott Watanabe, Ami Thompson

BEST CHARACTER DESIGN – TV/MEDIA
Love, Death + Robots Episode: 400 Boys
Blur Studio for Netflix

BEST MUSIC – FEATURE
KPop Demon Hunters
Sony Pictures Animation for Netflix
KPop Demon Hunters Music Team

BEST MUSIC – TV/MEDIA
Win Or Lose
Episode: Episode 6, Mixed Signals
Pixar Animation Studios
Ramin Djawadi, Shane Eli, Johnny Pakfar

BEST SPONSORED
Olipop Yeti
Screen Novelties & Passion Pictures

BEST SPECIAL PRODUCTION
Snoopy Presents: A Summer Musical
WildBrain Studios in association with Apple

BEST PRODUCTION DESIGN – FEATURE
KPop Demon Hunters
Sony Pictures Animation for Netflix
Helen Chen, Dave Bleich, Wendell Dalit, Scott Watanabe, Celine Kim

BEST PRODUCTION DESIGN – TV/MEDIA
Love, Death + Robots
Episode: How Zeke Got Religion
Blur Studio for Netflix

BEST SHORT SUBJECT
Snow Bear
The Art of Aaron Blaise

BEST STUDENT FILM
A Sparrow’s Song
Student director: Tobias Eckerlin
Student producer: Tobias Eckerlin
School: Filmakademie Baden-Württemberg GmbH

JURIED AWARDS

Winsor McCay Award
Michaël Dudok de Wit
Christopher Miller and Phil Lord
Chris Sanders

June Foray Award
Sandy Rabins

Ub Iwerks Award
Wacom

Special Achievement Award
LightBox Expo

ASIFA-Hollywood Merit Award
Jeffrey New
Haley Mirren Douthit

Scream 7, la timeline del film spiegata dallo sceneggiatore del franchise

Lo sceneggiatore del franchise di Scream, Guy Busick, parla di quando Scream 7 si inserirà nella timeline e di dove sarà ambientato. I film di Scream iniziarono originariamente nel 1996 e furono guidati da Sidney Prescott, interpretata da Neve Campbell. Dopo una pausa di oltre un decennio dopo Scream 4, il franchise è tornato per un quinto film nel 2022, anch’esso intitolato Scream. Fu allora che Busick si affezionò al franchise, lavorando come sceneggiatore sia per questo, Scream VI, sia per Scream 7. Il film in uscita è diretto da Kevin Williamson.

Parlando con Comicbook.com, Busick ha parlato ulteriormente dell’ambientazione di Scream 7. Lo sceneggiatore è rimasto piuttosto vago su dove e quando sarà ambientato il settimo film. Ha confermato che il film non sarà ambientato a New York, ma non ha “voluto essere lui a rovinare la sorpresa”. Dal punto di vista temporale, pensa che si svolga “più di due anni” dopo gli eventi di Scream VI, ma ha detto che in definitiva si tratta di “un periodo di tempo non specificato”. Ecco la citazione completa di Busick:

“Non è New York. Non voglio essere io a rovinare la sorpresa. È un periodo di tempo non specificato [dopo Scream VI]. Potrei essere contraddetto da altri, ma nella mia mente, più di due anni. Direi almeno due anni. Potrebbero essere due anni, ma direi due anni in più.”

Cosa significa questo per Scream 7 – Il film va avanti senza i Carpenter

Il franchise di Scream è ambientato principalmente nella fittizia Woodsboro, in California, ma i film includono anche location aggiuntive. Scream VI ha notoriamente cambiato la tradizione del franchise spostandosi da Woodsboro e ambientandosi invece a New York City. Ciò ha portato ad alcuni grandi cambiamenti nelle tipologie di ambienti presenti nel film, come metropolitane e negozi di alimentari. Ora, questo nuovo dettaglio implica che la location non sarà il tessuto connettivo tra Scream VI e il suo successore, anche se l’ambientazione esatta rimane ancora sconosciuta.

Scream 6 era ambientato a New York City, ma il film slasher è stato in realtà girato in varie location nei dintorni di Montreal, una città del Quebec, in Canada.

Il passare del tempo ha senso, dato il dramma dietro le quinte che circonda il film. Nel 2023, l’interprete di Sam Carpenter, Melissa Barrera, è stata licenziata dopo che i suoi commenti online sulla guerra in Israele e Palestina sono stati interpretati come antisemiti. Non molto tempo dopo, anche l’attrice di Tara Carpenter, Jenna Ortega, ha lasciato il franchise. Scream 7 dovrà trovare un modo per spiegare l’assenza delle due sorelle Carpenter, sebbene siano sopravvissute agli eventi del film del 2023. Un salto temporale, unito al cambio di location, sarebbe un ottimo modo per dare un senso a tutto questo.

Scream 7 arriva nelle sale italiane il 26 febbraio 2026 distribuito da Eagle Pictures.

Festival di Berlino 2026: tutti i vincitori, Orso d’Oro a İlker Çatak

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Il Festival di Berlino 2026 è stato fortemente segnato dal dibattito sul rapporto tra arte e responsabilità civili. Il Festival di Berlino si è concluso con l’assegnazione dell’Orso d’Oro a Yellow Letters di İlker Çatak, film programmaticamente politico ambientato nella Turchia contemporanea e incentrato su due artisti perseguitati dallo Stato per il loro teatro di protesta. Girato interamente in Germania, il film utilizza città tedesche come “interpreti” di quelle turche, rafforzando la dimensione allegorica del racconto.

Il presidente di giuria Wim Wenders ha lodato l’opera per la sua chiarezza nel contrapporre il linguaggio totalitario a quello empatico del cinema, parole lette anche come risposta alle polemiche che avevano investito il festival. In conferenza stampa, Wenders era stato criticato per aver sostenuto che il cinema non dovesse “entrare” direttamente nella politica, posizione poi sfumata in un intervento successivo, in cui ha rivendicato la forza etica ed empatica del linguaggio cinematografico senza metterlo in competizione con l’attivismo.

La vittoria consacra Çatak a livello internazionale, dopo il successo di La sala professori e a ventidue anni dall’ultimo Orso d’Oro vinto da un regista tedesco-turco, Fatih Akin. Nel suo discorso, Çatak ha scelto di non leggere un intervento politico, lasciando che fosse il film a porre domande.

Il Gran Premio della Giuria è andato a Salvation di Emin Alper, allegoria violenta dei conflitti etnici, esplicitamente collegata dal regista alla situazione in Palestina. Alper ha pronunciato un discorso fortemente solidale con Gaza, l’Iran e altri popoli oppressi.

Tra gli altri premi: Queen at Sea di Lance Hammer ha vinto il Premio della Giuria e i riconoscimenti attoriali non protagonisti; Sandra Hüller ha ottenuto il premio come miglior protagonista per Rose; miglior regia a Grant Gee, sceneggiatura a Geneviève Dulude-De Celles. Anche la sezione esordi Perspectives ha ribadito la centralità della politica, premiando Chronicles From the Siege di Abdallah Alkhatib.

In chiusura, la direttrice Tricia Tuttle ha difeso il festival, sostenendo che conflitto, critica e presa di parola siano parte integrante della democrazia e della funzione del cinema.

Ecco la lista dei vincitori del Festival di Berlino 2026

Orso d’oro per il miglior film
Yellow Letters di İlker Çatak

Orso d’argento Gran Premio della Giuria
Salvation di Emin Alper

Orso d’argento Premio della Giuria
Queen at Sea di Lance Hammer

Orso d’argento per la Miglior Regia
Grant Gee per Everybody Digs Bill Evans

Orso d’argento per la Miglior Interpretazione da Protagonista
Sandra Hüller per Rose

Orso d’argento per la Miglior Interpretazione da Non Protagonista
Anna Calder-Marshall e Tom Courtenay per Queen at Sea

Orso d’argento per la Miglior Sceneggiatura
Geneviève Dulude-De Celles per Nina Roza

Orso d’argento Premio Speciale della Giuria
Yo (Love is a Rebellious Bird) di Anna Fitch e Banker White