Il film Backrooms
è un adattamento del labirinto inquietante e surreale del
diciassettenne Kane Parsons, che cattura
esperienze inquietanti all’interno dei suoi corridoi e stanze
infinite. James Wan, noto per The Conjuring,
Saw e Insidious, è stato ingaggiato per produrre
l’horror, con Parsons alla regia. Finn Bennett,
Avan Jogia, Lukita Maxwell,
Renate Reinsve, Chiwetel Ejiofor e Mark
Duplass reciteranno nel film.
A24 ha ora pubblicato il trailer
agghiacciante di Backrooms, che ha lasciato tutti
con il fiato sospeso in attesa di quello che sembra un horror
diverso da qualsiasi altro. Il film uscirà nelle sale il 29 maggio
e il trailer offre ai fan un assaggio di ciò che ci si può
aspettare da un regista così giovane, il più giovane di sempre per
A24.
Parsons è tornato per dirigere e
scrivere la sceneggiatura dell’adattamento cinematografico della
sua serie virale di found footage su YouTube, che ha ormai raccolto
quasi 100 milioni di visualizzazioni. Sono passati tre anni da
quando A24 ha annunciato che stava lavorando all’adattamento di
Backrooms, ma solo di recente il film ha iniziato
a prendere velocità dopo che gli scioperi della WGA e della
SAG-AFTRA hanno influito sui piani di inizio della produzione nel
2023.
Backrooms è stato
originariamente ispirato da una fotografia virale condivisa su
forum Internet come Creepypasta, che mostrava una stanza
vuota dall’aspetto inquietante. A24 ha fatto un’offerta per il
progetto un anno dopo che la serie di Parsons è diventata virale, e
ora il regista ventenne sta portando la sua serie YouTube sul
grande schermo.
Dopo
31 anni, il mondo di Heat – La
sfida è pronto a tornare sul grande schermo.
Il sequel diretto ancora una volta da Michael Mann prende
ufficialmente forma e ora arriva una conferma importante:
Christian Bale farà
parte del cast di Heat
2.
La
notizia è emersa nelle ultime ore e anticipa l’avvio delle riprese
a Chicago. Bale, che aveva già lavorato con Mann nel 2009 in
Public Enemies,
tornerà dunque a collaborare con il regista in uno dei progetti più
attesi degli ultimi anni nel genere crime.
Un
cast stellare per il ritorno di un classico del thriller
criminale
Il
sequel riporterà in scena anche Al Pacino,
mentre il film originale vedeva protagonista Robert De Niro nei
panni del ladro professionista Neil McCauley, braccato dal tenente
Vincent Hanna, interpretato proprio da Pacino.
Tra i nomi circolati per il nuovo capitolo figurano anche
Leonardo DiCaprio,
Austin Butler, Adam Driver e Ana
de Armas, anche se non tutti i ruoli sono stati
ufficialmente confermati. Non è ancora chiaro quale personaggio
interpreterà Bale.
Heat 2 si basa sul
romanzo scritto da Mann nel 2022, che funge sia da prequel sia da
sequel del film del 1995. La storia dovrebbe approfondire il
passato del giovane Vincent Hanna e raccontare ulteriori sviluppi
legati ai personaggi di Neil McCauley e Chris Shiherlis, ampliando
l’universo narrativo del cult originale.
Perché Heat è diventato
un film di culto
All’epoca della sua uscita,
Heat – La sfida incassò
oltre 187 milioni di dollari nel mondo a fronte di un budget di
circa 60 milioni. Pur non essendo stato un blockbuster immediato,
il film è diventato nel tempo un punto di riferimento del cinema
crime, grazie alla regia meticolosa di Mann e alla storica scena
del confronto tra De Niro e Pacino.
Con un punteggio dell’84% su
Rotten Tomatoes e un’eredità ormai consolidata, il film ha
influenzato profondamente il genere poliziesco moderno.
Al momento non è stata
annunciata una data di uscita ufficiale per Heat 2, ma l’inizio delle riprese lascia
ipotizzare un debutto nelle sale nel 2027. L’attesa è altissima:
riportare in vita un cult di questa portata è un’operazione
ambiziosa, e l’ingresso di Christian Bale nel cast alza
ulteriormente le aspettative.
Nonostante sia stato annunciato già
nel 2015, il tanto atteso film live-action di
Naruto della Lionsgate è ancora in fase di
realizzazione, con i principali collaboratori del progetto che
continuano a mantenere vivo l’entusiasmo. Essendo un manga
particolarmente ambizioso e visivamente impegnativo da adattare, ha
richiesto la massima attenzione sia dal suo acclamato regista che,
ovviamente, dai principali sceneggiatori.
È il caso di Tasha
Huo, showrunner di The Mighty Nein di Amazon Prime Video e
co-sceneggiatrice del filmNaruto dal 27
novembre 2023. Huo deve affrontare il compito arduo di adattare un
manga ricco e avvincente in un live-action che, sebbene sia stato
realizzato con successo nel caso di One Piece, ha
suscitato un forte scetticismo dopo numerosi insuccessi di alto
profilo.
Tuttavia, Huo rimane imperterrita,
come confermato in un’intervista del 20 novembre 2025 con Nexus
Point News. Sebbene la discussione fosse divisa tra i temi del suo
lavoro su Tomb Raider: The Legend of Lara Croft, The
Mighty Nein e Naruto, Huo ha potuto parlare
del suo lavoro sul progetto, per il quale ha terminato la
sceneggiatura.
Alla domanda sulla sceneggiatura
completata per il film live-action, scritta insieme al collega
co-sceneggiatore e regista di
Spider-Man: Brand New Day, Destin Daniel
Cretton, Huo ha affrontato le comprensibili sfide
dell’adattamento di un manga per il grande schermo.
Citando la necessità di creare
un’atmosfera realistica e autentica per adattarlo al live-action,
Huo ha riflettuto sulle sfide di Naruto. “Per Naruto, si
trattava di renderlo realistico, di farlo sembrare reale e
credibile nel mondo di un film live-action. Quando lo guardi o lo
leggi, è così folle. È così bello, ma è così folle”.
Huo ha riflettuto ulteriormente,
dicendo: “Le regole che si danno per scontate a causa del mezzo
con cui lo si guarda, ma una volta tradotte in persone reali che
dicono battute reali e che devono trasmettere una trama
reale”. Huo conclude la sua riflessione affermando: “Sì,
quella era la sfida, ma anche la gioia, perché sono così
divertenti”.
Huo ha dimostrato chiaramente la
sua attenzione per le proprietà intellettuali consolidate nel caso
di Tomb Raider, delle campagne di Dungeons &
Dragons di Critical Role e del leggendario manga Shonen
Jump di Masashi Kishimoto,
Naruto. Nei mesi successivi a questa intervista,
con la sceneggiatura di Naruto citata come
completa, i fan sono però ora lasciati con un tempo di attesa
indeterminato per la sua uscita. Non resta dunque che attendere
maggiori novità.
I
fan possono segnare la data sul calendario: Ted Lasso
tornerà con la
quarta stagione ad agosto 2026 su Apple
TV+. Dopo l’annuncio generico di un’uscita
estiva, è arrivata ora la conferma ufficiale del mese di
debutto.
A
rivelarlo è stata Hannah Waddingham
durante un’intervista ai BAFTA, lasciandosi sfuggire – con qualche
esitazione – che la nuova stagione arriverà proprio ad agosto. Una
notizia attesa da tempo, considerando che la serie aveva chiuso il
terzo capitolo lasciando intendere un cambio di rotta
narrativo.
Nuovo focus sul calcio femminile e grandi ritorni nel cast
La
stagione 4 vedrà il ritorno di Jason
Sudeikis nei panni di Ted, insieme ai volti
storici della serie: Rebecca Welton, Keeley Jones, Coach
Beard, Roy Kent e Leslie Higgins. Il nuovo ciclo narrativo
sposterà l’attenzione su una squadra di calcio femminile, segnando
un’evoluzione tematica coerente con lo spirito inclusivo e
progressista che ha caratterizzato la serie fin dall’inizio.
Accanto ai ritorni, sono previste diverse new entry nel cast, tra
cui Tanya Reynolds e altri interpreti che andranno ad ampliare
l’universo della serie. Tra i cambiamenti più significativi c’è il
recasting del ruolo di Henry, il figlio di Ted: sarà Grant Feely a
interpretarlo, sostituendo Gus Turner, con il personaggio ora
dodicenne.
Non tornerà invece come membro fisso del cast Phil Dunster,
interprete di Jamie Tartt, a causa di conflitti di agenda, anche se
non è esclusa una possibile apparizione speciale.
Una delle serie simbolo di Apple TV+ riparte dopo 13 Emmy
Dopo il finale della terza stagione, che sembrava chiudere
definitivamente il percorso del protagonista, la decisione di
proseguire ha sorpreso parte del pubblico. Tuttavia,
Ted
Lasso resta una delle produzioni di punta di Apple TV+,
con 13 Emmy vinti e un impatto culturale che va oltre la semplice
commedia sportiva.
Nel team di produzione entra anche Jack Burditt, già premiato agli
Emmy per sitcom come 30
Rock e Modern
Family, affiancando il gruppo creativo formato da Sudeikis,
Brendan Hunt, Joe Kelly e Bill Lawrence.
Con le riprese in corso e
il debutto fissato per agosto, l’attesa è destinata a crescere
nelle prossime settimane. La quarta stagione dovrà dimostrare di
poter rinnovare la formula senza perdere l’identità che ha reso
Ted Lasso una delle
serie più amate degli ultimi anni.
Da
oggi Scream 7 è ufficialmente nelle sale
italiane, pronto a riportare sul grande schermo uno dei franchise
horror più iconici di sempre. Il nuovo capitolo della
saga inaugurata nel 1996 promette di alzare ulteriormente la
posta in gioco, tra omicidi brutali, tensione psicologica e il
ritorno di volti storici.
Il
film segna un nuovo punto di svolta per la serie Scream
7, con una storia che riporta al centro la
figura di Sidney Prescott, interpretata ancora una volta da
Neve
Campbell, affiancata da Courteney
Cox nei panni dell’inossidabile Gale
Weathers. Un ritorno atteso dai fan dopo le tensioni produttive
degli ultimi anni e i cambiamenti che avevano ridisegnato
l’equilibrio della saga.
Questo nuovo capitolo rilancia la minaccia di Ghostface con un
approccio che unisce nostalgia e rinnovamento. L’atmosfera torna a
essere più cupa e personale, con un intreccio che mette al centro
le conseguenze del passato e il peso della sopravvivenza. Il film
gioca ancora una volta con le regole del meta-horror, ma lo fa con
una maggiore consapevolezza, cercando di riportare la saga alle sue
radici più thriller.
Dopo il successo commerciale dei precedenti capitoli,
Scream 7 punta a
confermarsi come uno degli eventi horror dell’anno, sfruttando il
forte legame emotivo del pubblico con i personaggi storici e la
continua evoluzione del mito di Ghostface.
Per gli appassionati del
genere e per chi è cresciuto con la saga creata da Wes Craven,
l’appuntamento è da oggi al cinema: Ghostface è tornato, e questa
volta nessuno sembra davvero al sicuro.
Il futuro di Happy Valley è
assicurato mentre la missione Goldilocks giunge al termine nel
finale della
quarta stagione di For
All Mankind. Sebbene si concluda con una nota più
ottimistica rispetto al devastante finale della terza stagione, la
quarta stagione di For All Mankind non lesina colpi quando si
tratta di dramma. Dalla lotta tra Samantha Massey (Tyner Rushing) e
Palmer James (Myk Watford) nel vuoto dello spazio alla violenta
rivolta che quasi costa la vita a Danielle Poole (Krys Marshall),
il finale della quarta stagione di For All Mankind è un vero e
proprio rollercoaster. Sebbene Ed Baldwin (Joel Kinnaman) e Dev Ayesa (Edi Gathegi)
riescano a portare a termine il loro piano per garantire il futuro
di Happy Valley, si tratta di una vittoria conquistata a
fatica.
Nel frattempo, lo scioccante
omicidio di Sergei Nikulov (Piotr Adamczyk) nell’episodio 9 della
quarta stagione di For All Mankind costringe Margo Madison (Wrenn
Schmidt) a sfidare il suo referente del KGB, mettendo a rischio la
sua libertà. Il finale della quarta stagione di For All Mankind,
“Perestroika”, è una conclusione emozionante della storia
dell’asteroide Goldilocks che riconcilia molti dei personaggi in
conflitto. Ed e Dani si riconciliano dopo che lei è stata quasi
uccisa, mentre Miles Dale (Toby Kebbell) si riconcilia con il suo
mentore, Ilya Breshov (Dimiter D. Marinov). Con una conclusione
così armoniosa per molti, il finale della quarta stagione di For
All Mankind anticipa un futuro prospero per il programma marziano
nella quinta stagione.
Perché Margot voleva rovinare la
missione Goldilocks
Dopo aver scoperto che Irina aveva
ordinato l’uccisione di Sergei, Margo decide di onorare l’eredità
del suo amico, a qualsiasi costo. In precedenza, nella stagione 4,
episodio 9, “Brazil”, Sergei aveva fatto eco alla convinzione di Ed
e Dev che l’estrazione mineraria dall’asteroide Goldilocks
nell’orbita terrestre avrebbe posto fine agli investimenti nel
programma marziano. Margo è d’accordo con Sergei e, sapendo che
Irina potrebbe facilmente farla uccidere una volta che non le sarà
più utile, decide di prendere posizione sabotando la missione
Goldilocks. Con l’asteroide Goldilocks in orbita attorno a Marte,
la NASA, Roscosmos e le altre nazioni dell’M-7 non avrebbero altra
scelta che continuare a finanziare Happy Valley per poter accedere
al preziosissimo iridio.
La decisione di Margo arriva in un
momento cruciale della rapina all’asteroide nella quarta stagione
di For All Mankind. Con il centro Ghost Ops di Ed e Dev scoperto
nel sottolivello 4, la squadra ha dovuto trasferirsi nel settore
nordcoreano di Happy Valley per continuare la rapina. Utilizzando
le comunicazioni nordcoreane per raggiungere Massey, Ed e Dev le
hanno spiegato come ottenere il controllo dei sistemi del Ranger 2
per attivare la manovra di cattura dell’orbita marziana. Quando la
NASA ha capito cosa Massey stava cercando di fare, ha scritto un
codice che avrebbe effettivamente bloccato Massey, Ed e Dev,
consentendo al Ranger 2 di attivare la manovra che avrebbe mandato
loro e Goldilocks sulla rotta verso la Terra.
Per contrastare questa mossa e
garantire il futuro di Happy Valley, Margo scrisse un codice
alternativo che avrebbe sostituito il comando di spegnimento della
NASA. Sapendo che Margo non sarebbe stata in grado di inserire il
codice da sola, Aleida Rosales (Coral Peña) lo fece per lei. Fu
un’ultima resistenza coraggiosa, soprattutto perché entrambe
sapevano esattamente di cosa fossero capaci Irina e il KGB. Alla
fine, Margo si è assunta la responsabilità del codice, salvando
Aleida da ritorsioni legali e sacrificando la sua immunità
diplomatica. Mentre Margo veniva portata via dal Molly Cobb Space
Center in manette, Aleida ha abbracciato la sua ex mentore, dopo
che il loro rapporto si era completamente ricucito in seguito al
presunto tradimento di Margo nella terza stagione di For All
Mankind.
L’arresto di Margot e le
conseguenze per Irina e Roscosmos
Irina Morozova (Svetlana Efremova)
torna a Roscosmos da Houston e trova degli agenti del KGB nel suo
ufficio che stanno esaminando i suoi fascicoli e le chiedono di
sedersi. Quando la porta si chiude minacciosamente alle sue spalle,
è chiaro che il mandato di Irina come direttrice di Roscosmos è
giunto al termine. All’inizio della quarta stagione di For All
Mankind, Kiril Semenov era scomparso per mano del KGB a causa del
suo fallimento durante la sfortunata missione Ranger 1. Ora è
altamente probabile che una punizione simile attenda Irina Morozova
per il suo ruolo nel fallimento della missione di cattura
Goldilocks.
Cosa significa la rivolta di Miles
per il futuro della NASA
Dopo essere stato brutalmente
torturato dai servizi segreti statunitensi e russi, Miles Dale,
interpretato da Toby Kebbell, ha perso il controllo e ha intrapreso
un’azione violenta per impedire la violazione ostile del settore
nordcoreano. La situazione è rapidamente degenerata in una rivolta,
con le tensioni tra i lavoratori della Helios e gli astronauti che
sono giunte al culmine. Il fatto che la rivolta abbia quasi causato
la morte di Dani ha fatto sì che la notizia arrivasse sulla Terra.
Nei momenti finali del finale della quarta stagione di For All
Mankind, il direttore della NASA Eli Hobson (Daniel Stern) guarda
con disperazione un articolo di giornale su come la sua
organizzazione abbia appoggiato il trattamento brutale di detenuti
come Miles a Happy Valley.
Dato che il mandato di Eli come
direttore della NASA nella quarta stagione di For All Mankind ha
portato a uno sciopero, una brutale rivolta e l’uccisione di
Danielle Poole, sembra improbabile che Hobson rimanga in carica
ancora a lungo. Ora che Ed, Dev e Margo hanno assicurato il futuro
dell’esplorazione spaziale, la NASA potrebbe allontanarsi da
capitalisti come Stern a favore di un nuovo direttore che abbia gli
occhi puntati sulla missione originale dell’organizzazione.
Qualcuno come Will Tyler (Robert Bailey Jr.) sarebbe il candidato
ideale per il ruolo di direttore della NASA nella quinta stagione
di For All Mankind.
Il significato della pistola che
ha sparato a Dani spiegato
La pistola che ha sparato a Dani
durante la rivolta di Miles su Marte è stata vista l’ultima volta
nel finale della terza stagione di For All Mankind. La pistola
apparteneva originariamente al cosmonauta nordcoreano Lee Jung-Gil
(C.S. Lee), che l’ha usata per difendersi da Dani e Grigori
Kuznetsov (Lev Gorn). Dopo aver disarmato Lee, Dani ha seppellito
la pistola sotto la sabbia, segnando il punto con una chiave
inglese. Mentre alcuni fan credevano che la pistola avrebbe avuto
un ruolo importante in ciò che è successo a Danny in For All
Mankind, invece ha avuto un ruolo importante nel ferire gravemente
Danielle. Un agente di sicurezza in preda al panico aveva scoperto
la pistola nell’armadietto di un lavoratore della Helios e aveva
cercato di usarla contro i rivoltosi, sparando durante la lotta che
ne è seguita.
Dani è rimasta gravemente ferita,
riunendo gli abitanti di Happy Valley che hanno vegliato fuori
dall’infermeria. Ancora una volta, la pistola di Lee ha rafforzato
i rapporti tra gli astronauti e i lavoratori marziani. Nella terza
stagione di For All Mankind, la sua sepoltura ha permesso a Lee di
costruire relazioni con persone come Dani ed Ed. Nel finale della
quarta stagione, l’orrore della ferita da arma da fuoco di Dani
ricorda a tutti ciò per cui stanno lavorando, ispirandoli a mettere
da parte le loro differenze. È incoraggiante sapere che tutti a
Happy Valley si uniranno ancora una volta per iniziare a costruire
il futuro positivo immaginato da Margo, Ed e Dev.
Perché così tanti nordcoreani
vengono introdotti clandestinamente nella Happy Valley
La moglie di Lee viene finalmente
introdotta clandestinamente nella Happy Valley, ma c’è una sorpresa
quando non è solo Moon Yeong (Chen Chen Julian) ad arrivare su
Marte. Moon Yeong è accompagnato da diversi altri disertori
nordcoreani, in fuga dal regime autoritario per una vita su Marte.
A Happy Valley stanno costruendo una società libera dai confini
nazionalisti e dalla persecuzione del governo, ed Ed e Lee
affermano entrambi di aver scambiato il Pianeta Blu con il Pianeta
Rosso, definendo Marte la loro casa. Questo è chiaramente il motivo
per cui i nordcoreani stanno decidendo di trasferirsi su Marte, e
l’operazione è presumibilmente finanziata da Dev come
ringraziamento per il ruolo di Lee nella rapina Goldilocks.
Spiegazione del salto temporale e
dell’ambientazione nel 2012 nella quinta stagione di For All
Mankind
Come da tradizione per il finale di
stagione, la linea temporale di For All Mankind fa
un salto in avanti nei momenti conclusivi della quarta stagione.
Mentre Dev guarda l’asteroide Goldilocks in orbita, la telecamera
zoomma indietro per rivelare Marte nel 2012, nove anni dopo gli
eventi della quarta stagione di For All Mankind. Nei nove anni
trascorsi, una vasta struttura è stata costruita sulla superficie
dell’asteroide Goldilocks, che presumibilmente è il centro di
comando per l’estrazione dell’iridio.
La base prende il nome da Grigori
Kuznetsov, tragicamente scomparso durante la prima missione di
cattura dell’asteroide del Ranger 1 nella premiere della quarta
stagione di FAM. Poiché la quinta stagione di For All Mankind sarà
ambientata 43 anni dopo la prima stagione, è improbabile che gli
spettatori vedranno Ed Baldwin, Margo Madison o Danielle Poole in
modo sostanziale. Invece, la quinta stagione di For All Mankind si
concentrerà probabilmente sulla prossima generazione del programma
spaziale.
Kelly Baldwin (Cynthy Wu)
continuerà a cercare forme di vita su Marte, mentre Samantha e
Miles potrebbero ritrovarsi in posizioni di rilievo sulla stazione
Kuznetsov. Questo, sempre che siano riusciti a evitare accuse
penali per il loro ruolo nella rapina e nella rivolta che ne è
seguita. Sulla Terra, Aleida sarà presumibilmente responsabile dei
tentativi di Helios di portare il prezioso iridio da Marte. Alla
fine della quarta stagione di For All Mankind, il futuro della
corsa allo spazio sembra davvero molto promettente.
Apple
TV ha presentato l’adrenalinico trailer della quinta
stagione di For
All Mankind, lo space drama di successo, acclamato
dalla critica, creato da Ronald D. Moore, Matt Wolpert e
Ben Nedivi. La quinta stagione farà il suo debutto su
Apple TV il 27 marzo con il primo dei dieci episodi totali, seguito
da un nuovo episodio ogni venerdì, fino al 29 maggio.
Trama e cast della quinta stagione di For All
Mankind
La
quinta stagione di For All Mankind riprende negli anni
2010, tempo dopo il colpo all’asteroide Goldilocks. Happy Valley è
cresciuta fino a diventare una colonia fiorente con migliaia di
residenti e una base per nuove missioni che ci porteranno ancora
più lontano nel sistema solare. Mentre le nazioni della Terra
pretendono legge e ordine sul Pianeta Rosso, le tensioni continuano
ad aumentare tra chi vive su Marte e il loro pianeta d’origine.
Nel cast corale di ritorno per la quinta stagione figurano
Joel Kinnaman, Toby Kebbell,
Edi Gathegi, Cynthy Wu, Coral Peña e Wrenn Schmidt,
affiancati da nuove presenze fisse nella serie: Mirelle
Enos (“The Killing”, “Hanna”), Costa
Ronin (“The Americans”, “Homeland – Caccia alla spia”),
Sean Kaufman (“L’estate nei tuoi occhi”), Ruby
Cruz (“Bottoms”) e Ines Asserson (“Royalteen –
L’erede”).
For All Mankind
è stata creata dal vincitore dell’Emmy Ronald D. Moore e dai
candidati agli Emmy Matt Wolpert e Ben Nedivi. Wolpert e Nedivi
ricoprono anche il ruolo di showrunner e produttori esecutivi
insieme a Moore e Maril Davis di Tall Ship Productions, oltre a
Kira Snyder, David Weddle, Bradley Thompson e Seth Edelstein. “For
All Mankind” è prodotta per Apple TV da Sony Pictures
Television.
Tutte e quattro le stagioni precedenti di “For All Mankind” sono
attualmente disponibili in streaming su Apple TV.
Il
film Trappola in alto mare, diretto da
Andrew Davis nel 1992, rappresenta uno dei più
celebri
action–thriller
degli
anni Novanta. Davis, noto anche per successi come
Delitto perfettoe Il fuggitivo, porta sullo schermo una vicenda ricca di
suspense e sequenze ad alto tasso di adrenalina, ambientata
interamente a bordo di una nave cargo. La pellicola fonde azione,
tensione e elementi di thriller marittimo, confermando il talento
del regista nel creare scenari claustrofobici in cui il pericolo si
manifesta in maniera costante e imprevedibile.
Per Steven Seagal, protagonista del film,
Trappola in alto mare si colloca nel pieno della
sua fase d’oro come star dell’action
anni Novanta. Dopo film come Duro da uccidere e Nico, Seagal
interpreta un ruolo che mette in risalto le sue doti di esperto
marziale e la capacità di sostenere sequenze d’azione intense e
realistiche. La nave diventa il terreno ideale per mostrare il suo
stile unico, fatto di combattimenti corpo a corpo rapidi e di una
presenza autoritaria che domina lo schermo.
Il film si distingue
inoltre per il suo tono più marcatamente thriller rispetto ad altri
titoli coevi di Seagal, in cui la vendetta personale o la lotta
contro la criminalità urbana erano spesso al centro della
narrazione. Qui l’azione si combina con un vero e proprio gioco di
tensione e sopravvivenza in mare aperto, anticipando dinamiche che
saranno poi sviluppate in altri film del regista. Nel resto
dell’articolo sarà approfondito il finale del film, con spiegazione
della risoluzione della trama e delle conseguenze per i
protagonisti.
La trama di Trappola in alto mare
Protagonista del film è il
sottoufficiale Casey Ryback, membro
dell’equipaggio della corazzata USS Missouri. Pur cercando di
rimanere fedele al suo ruolo, egli non riesce a digerire
l’atteggiamento presuntuoso del comandante Krill.
Dopo l’ennesimo scontro, durante la festa organizzata sulla nave
prima che questa torni in patria, Casey viene fatto rinchiudere
nella cella frigorifera. Mentre egli si trova lì, un elicottero con
a bordo un complesso musicale atterra sulla Missouri, portando
ulteriore movimento all’allegra serata di festa. Il clima, però,
cambia drasticamente quando la band si rivela essere composta da
terroristi armati fino ai denti, di cui Krill è complice.
Il gruppo è capitanato da
William Strannix, un ex agente intenzionato ad
impossessarsi dei codici d’armamento. Nel mezzo di quella
confusione, Ryback riesce a fuggire dalla sua prigionia e ben
presto si rende conto di essere l’unico in grado di salvare la
situazione. Accompagnato dalla svampita Jordan
Tate, una attrice ingaggiata per la serata, egli dovrà
cercare di sventare i piani di Strannix, evitando un escalation che
potrebbe facilmente portare ad un conflitto nucleare. L’arsenale
presente sulla Missouri, infatti, è quanto mai pericoloso e con i
codici d’armamento nelle mani sbagliate il peggio è dietro
l’angolo.
La spiegazione del finale del
film
Nel
terzo atto, Casey Ryback prende il controllo della situazione dopo
aver liberato se stesso e alcuni membri dell’equipaggio prigionieri
nella stiva della USS Missouri. Con l’aiuto di Jordan Tate e del
veterano Calaway, Ryback elimina progressivamente i mercenari di
Strannix, affrontando le trappole predisposte da Krill e impedendo
l’annegamento dei prigionieri tramite il sistema antincendio. Ogni
passo lo avvicina alla riconquista della nave, mostrando la sua
padronanza delle armi e delle tattiche militari. La tensione cresce
quando la minaccia dei Tomahawk caricati sulla sottomarino sembra
poter innescare una catastrofe nucleare imminente.
Ryback riesce a bloccare la maggior parte delle armi della
Missouri, permettendo l’intervento della Marina, anche se la
squadra SEAL inviata viene abbattuta prima di arrivare. La sua
strategia combina ingegno e azione diretta, mentre Strannix tenta
una controffensiva caricando i missili nucleari sul sottomarino.
Ryback usa i cannoni della nave per distruggere la minaccia e
affronta personalmente Strannix in un duello nel ponte di comando.
La lotta termina con la morte del criminale e la disattivazione dei
missili, scongiurando l’attacco nucleare e riportando il controllo
della nave nelle mani della Marina.
Il finale concretizza i temi del film mostrando la supremazia della
competenza e della disciplina militare di Ryback rispetto
all’avidità e all’inganno dei nemici. La sua calma tattica, la
conoscenza della nave e la capacità di prendere decisioni rapide
garantiscono la salvezza dell’equipaggio. L’eroe non agisce per
vendetta, ma per dovere e protezione degli innocenti, incarnando
valori di lealtà e coraggio. La vittoria finale non è frutto di
pura forza, ma di strategia, concentrazione e sangue freddo,
ribadendo la differenza tra chi agisce per egoismo e chi per
responsabilità.
Inoltre, il confronto diretto tra Ryback e Strannix chiude il
conflitto centrale, evidenziando la moralità come elemento
decisivo. Strannix, ex agente della CIA corrotto e vendicativo,
rappresenta l’abuso di potere e la brama personale, mentre Ryback
incarna il sacrificio e la dedizione al bene comune. Il duello e
l’uso del codice di lancio dei missili mostrano come abilità,
esperienza e rettitudine possano fermare la catastrofe, offrendo al
pubblico una chiara distinzione tra giusto e ingiusto e
sottolineando l’importanza della responsabilità individuale nelle
situazioni estreme.
Il film lascia al
pubblico un messaggio chiaro sui valori della disciplina, del
sacrificio e della protezione dei deboli. L’eroismo di Ryback non
si limita alla forza fisica, ma risiede nella capacità di
pianificare, assumersi responsabilità e mantenere la calma sotto
pressione. La chiusura con la cerimonia funebre e il saluto al
capitano Adams rafforza il senso di rispetto per la tradizione
militare e la lealtà verso i compagni. Trappola in alto
mare suggerisce che il coraggio e l’integrità sono
strumenti fondamentali per affrontare il caos e le minacce in un
mondo imprevedibile.
Dopo dieci anni di assenza dal
grande schermo, Hellboy ha finalmente fatto il suo
macabro ritorno cinematografico nel 2019 con un nuovo film diretto
da Neil Marshall.
Si tratta di un reboot completo della serie piuttosto che di una
continuazione dei film originali di Hellboy diretti da
Guillermo del Toro. Il nuovo film si svolge a un
ritmo così frenetico che anche i fan più accaniti dei fumetti
originali di Mike Mignola potrebbero trovarsi
continuamente ad aver bisogno di alcune spiegazioni. Tra teschi
fracassati, bulbi oculari sporgenti e arti mozzati, Hellboy lascia
inoltre più di qualche questione in sospeso, tra cui un epilogo,
una scena a metà dei titoli di coda e una scena dopo i titoli di
coda. Proviamo allora a svelare il finale di Hellboy
(qui la recensione).
Cosa succede
in Hellboy
Il film segue le vicende del
protagonista, metà uomo e metà creatura infernale (interpretato da
David
Harbour di Stranger Things). La storia attinge
immagini dalla serie a fumetti originale in modo apparentemente
casuale, riprendendo trame e personaggi da Seed of
Destruction, The Wild Hunt e The Storm and the
Fury, tra gli altri. Hellboy lavora insieme al suo
padre adottivo, il professor Trevor Bruttenholm (Ian
McShane) presso il Bureau for Paranormal Research and
Defense (BPRD), un’organizzazione segreta che combatte creature
soprannaturali. Durante tutto il film, Hellboy è sulle tracce di
una strega malvagia di nome Vivian Nimue, alias la
Regina di Sangue (Milla Jovovich).
In una sequenza flashback che apre
il film, Nimue viene fatta a pezzi nientemeno che da Re Artù
(Mark Stanley), che la squarta con la sua potente
spada Excalibur. Le parti del corpo di Nimue vengono così sparse
per il territorio e rimangono sepolte per 1.500 anni, un risultato
ammirevole per qualsiasi strega morta. Purtroppo, la Regina di
Sangue viene alla fine ricomposta dal suo devoto servitore,
l’umanoide Gruagach (doppiato da Stephen Graham).
Ora Hellboy deve fermare Nimue prima che distrugga l’umanità…
combattendo contro vampiri, giganti, occultisti traditori, zombie e
la sua stessa anima tormentata.
Ian McShane, David Harbour e Sasha Lane in Hellboy. Foto di
Mark Rogers
La mezzanotte dell’anima di
Hellboy
Mentre il film procede a colpi di
pugni, fiamme ed esplosioni verso il suo epilogo, scopriamo che
Hellboy è in realtà un discendente dello stesso Re
Artù. È infatti il figlio di un demone buono a nulla e di
una vivace strega di nome Sarah Hughes, anch’essa
discendente di Artù. Questa rivelazione viene fatta nientemeno che
dal mago Merlino, risvegliato da Hellboy dal suo
sonno tombale giusto il tempo necessario per fornirci questa
travolgente quantità di informazioni. Una volta compiuto il suo
dovere, Merlino si disintegra prontamente in polvere, con tanto di
occhio pigro.
Nel confronto finale, Nimue, la
Regina di Sangue, seduce poi temporaneamente Hellboy al lato oscuro
del cristallo dopo aver ucciso il professor Bruttenholm davanti ai
suoi occhi. Hellboy viene quindi incoronato con una corona di
fuoco infernale e immediatamente gli crescono le corna, perché ora
è malvagio. Mentre la squallida squadra di creature ultraterrene di
Nimue strappa e lacera le strade terrorizzate di Londra per
scorticare allegramente innumerevoli civili innocenti, Nimue si
concentra sulla diffusione di una pestilenza soprannaturale in
tutto il paese.
Hellboy alla fine torna in sé dopo
essersi perso nel momento. Nel frattempo, il Bureau for Paranormal
Research and Defense viene a conoscenza dell’apocalisse in corso
solo grazie a un caso fortuito durante una trasmissione televisiva
in diretta. Hellboy alla fine decide di seguire la via della
giustizia. Piuttosto che porre fine all’umanità, sconfigge Nimue,
la decapita con Excalibur e rimanda la sua testa ancora urlante
nelle profondità infuocate dell’inferno. Minacciosamente, lei avverte che tornerà.
Francamente, abbiamo i nostri dubbi.
Alistair Petrie e David Harbour in Hellboy. Foto di Mark
Rogers
Che cosa c’entra quell’acquario in
Siberia?
Nella scena finale del film,
Hellboy si ritrova in una missione apparentemente pericolosa in
Siberia con i suoi due fidati compagni del BPRD: la combattiva
medium Alice Monaghan (interpretata da Sasha Lane)
e il cupo e segnato Ben Daimio (Daniel Dae Kim),
un licantropo jaguar che nasconde la sua natura e il cui accento
teoricamente britannico ha anche una propensione al mutamento di
forma. All’interno di un bunker sotterraneo, il trio elimina
rapidamente i membri di una setta segreta chiamata Atlantis
Society. Subito dopo, Hellboy, Alice e Ben sono completamente
affascinati da quello che sembra essere un grande acquario sporco e
in disuso.
La telecamera si sofferma
amorevolmente su un’etichetta sul fondo della vasca che recita
“Icthyo Sapien”. Improvvisamente, delle dita palmate spuntano
dall’acqua torbida all’interno della vasca, toccando la superficie
di vetro. Se avete letto i fumetti o visto i film di
Guillermo del Toro, il nome Abe
Sapien vi dirà sicuramente qualcosa. Anche se è per metà
uomo e per metà anfibio, il personaggio è assolutamente forte ed è
praticamente famoso quanto Hellboy stesso. Interpretato da
Doug Jones nei film di del Toro, Abe Sapien era un
tempo un uomo di nome Langdon Everett che si dilettava nell’occulto
e ne pagò il prezzo più alto: si trasformò in una mostruosità metà
pesce.
L’incontro spettrale di Hellboy
con Lobster Johnson
Hellboy inserisce
non una, ma ben due scene nei titoli di coda. Nella scena a metà
dei titoli di coda, troviamo Hellboy che affoga i suoi dolori
bestiali ubriacandosi in un cimitero, piangendo la recente morte
del suo mentore e padre adottivo, il professor Trevor Bruttenholm.
Questa sessione di lutto alcolico viene interrotta dallo spettro di
un certo Lobster Johnson (Thomas Haden
Church), che non perde tempo e dice a Hellboy: “Il
male… sta arrivando”. Non importa che l’esistenza di Hellboy
sembri già essere una processione infinita di streghe informi,
demoni non morti, vampiri devastanti e orchi assetati di sangue… il
male sta arrivando.
Milla Jovovich in Hellboy. Foto di Mark Rogers
Cosa sta combinando Baba Yaga
questa volta?
Durante la sua ricerca per trovare
Nimue, la Regina di Sangue, Hellboy fa visita a Baba Yaga, una
strega sciupata, floscia e ferocemente sconvolta che si muove con
andatura da ragno, alla Linda Blair in
L’esorcista. Le due creature ultraterrene si
siedono a cena nella sua casetta ben arredata, che esiste in una
dimensione lontana e misteriosa e si muove su gambe di pollo
mostruosamente traballanti. Baba Yaga serve prontamente a Hellboy
una generosa porzione di zuppa fatta con la carne di un bambino
umano, ma lui rifiuta.
Baba Yaga fa subito un favore a
Hellboy, offrendogli alcuni indizi sulla posizione di Nimue.
Tuttavia, l’informazione ha un costo: Hellboy deve darle uno dei
suoi occhi. Lui accetta e i due stringono un patto sacro con il
bacio più nauseante e sbavoso della storia del cinema.
Fortunatamente, Hellboy riesce a fuggire dal cottage con entrambi
gli occhi intatti. Ma per quanto tempo? Nella seconda post-credits,
torniamo al cottage di Baba Yaga, dove lei sta convincendo un
complice invisibile ad uccidere Hellboy alla prima occasione e a
consegnarle l’occhio infernale che le è stato promesso!
Chissà con chi sta parlando?
Secondo alcune teorie dei fan, si tratterebbe
di Koschei l’Immortale, un assassino
apparentemente “immortale” che appare nel romanzo grafico
Darkness Falls di Mike Mignola e
Duncan Fegredo. Questa teoria si accorda con il
fatto che Baba Yaga assicura al suo scagnozzo che porrà fine alla
sua vita con misericordia se le porterà l’occhio di Hellboy.
Sfortunatamente, nessuno di questi elementi troverà sviluppo in un
sequel. Lo scarso successo economico del film ha infatti portato
alla cancellazione di un possibile seguito. Nel 2025, tuttavia, è
stato distribuito un altro reboot, dal titolo Hellboy: The Crooked Man (leggi
qui la recensione).
Un
eroe è il thriller drammatico iraniano del 2021
diretto da Asghar Farhadi (regista anche
di Il
clientee Tutti
lo sanno). Il film ruota attorno a Rahim, un uomo di mezza
età che sta scontando una pena in carcere per non aver restituito
il denaro che aveva preso in prestito da uno strozzino. Una volta
uscito di prigione con un permesso di due giorni, Rahim escogita
una soluzione per ripagare il suo creditore. Tuttavia, la
situazione sfugge sempre più di mano e Rahim si ritrova in una
posizione difficile. In questo approfondimento andiamo allora a
scoprire come si conclude il film e quale messaggio ci vuole
lasciare.
La trama di Un eroe
Un eroe si apre
con Rahim che esce di prigione con un permesso di due giorni per
trascorrere del tempo con la sua famiglia a Shiraz. Incontra suo
cognato, Hossein. Rahim chiede a Hossein di organizzare un incontro
con il suo creditore Bahram, a cui vuole rivelare di aver trovato
una soluzione per ripagare metà del denaro che gli deve. Tuttavia,
quando Hossein chiama Bahram, quest’ultimo rifiuta di ritirare la
causa contro Rahim a meno che non riceva il pagamento completo. Più
tardi, Rahim incontra la sua ragazza Farkhondeh, che ha trovato una
borsa con diciassette monete d’oro.
La coppia decide di vendere quindi
le monete e raccogliere i soldi per ripagare Bahram. Fanno valutare
le monete d’oro da un gioielliere e scoprono che il prezzo dell’oro
è diminuito. Inoltre, anche se Bahram accettasse la proposta di
Rahim, questi dovrebbe comunque trovare un modo per pagare ogni
mese una somma ingente per ripagare l’intero debito. Col passare
del tempo, Rahim comincia ad avere dei ripensamenti sulla vendita
delle monete e decide di restituire la borsa e le monete al
legittimo proprietario.
Convince Farkhondeh che è la cosa
giusta da fare. Rahim cerca il proprietario della borsa, ma non
trova alcuna traccia. Stampa alcuni annunci e lascia il suo numero
di telefono della prigione. Dopo essere tornato in prigione, Rahim
riceve una telefonata da una donna che aveva perso la borsa. Rahim
indirizza la donna a casa di sua sorella Malileh. La donna ritira
la borsa e ringrazia Rahim per la sua buona azione. Alla fine, la
notizia della buona azione di Rahim comincia a diffondersi. Il
responsabile della prigione, Taheri, informa Rahim che un canale
televisivo vuole intervistarlo.
Mohsen Tanabandeh e Amir Jadidi in Un eroe
Dopo una breve conversazione con
Taheri, Rahim omette alcuni dettagli della storia durante
l’intervista. L’intervista diventa popolare e Rahim ottiene un
certo riconoscimento. La sua situazione e la sua buona azione gli
valgono il rispetto della società e Rahim ottiene un permesso
speciale. In questo momento, una chiesa locale e un’organizzazione
di beneficenza organizzano una raccolta fondi per ripagare il
debito di Rahim.
Organizzano anche che Bahram ritiri
la sua denuncia contro Rahim e promettono a quest’ultimo un lavoro.
Tuttavia, Bahram rifiuta e inizia a mettere in discussione la
storia di Rahim. Ben presto, però, la storia di Rahim inizia
ad apparire poco credibile e ben presto lui perde il lavoro che gli
era stato promesso. Rahim torna così a disperarsi, mentre la
situazione inizia a peggiorare. Alla fine, deve sopportare le
conseguenze delle sue azioni, indipendentemente dalle circostanze
che lo hanno portato su questa strada.
Rahim finirà di nuovo in prigione?
Dopo che le incongruenze nella
storia di Rahim iniziano a suscitare scalpore sui social media, la
gente sospetta che abbia inventato tutto. Inoltre, mentre Rahim
cerca la donna, diventa evidente che è stato truffato. Rahim
sospetta che Bahram sia dietro tutti i suoi guai e lo affronta. I
due finiscono per litigare fisicamente e la figlia di Bahram
registra un video dell’accaduto. Il video rischia di rovinare la
reputazione dell’organizzazione benefica e della prigione.
Pertanto, l’organizzazione benefica non vuole più aiutare Rahim e
cerca di prendere le distanze da lui.
Desidera invece utilizzare i fondi
raccolti per Rahim per aiutare una donna il cui marito sta per
essere giustiziato. Anche l’amministrazione penitenziaria rifiuta
di aiutare Rahim. Tuttavia, Rahim riceve un barlume di speranza
quando Farkhondeh convince l’organizzazione benefica ad attribuire
a Rahim la decisione di aiutare la donna. Gli sforzi sono vani,
poiché il video viene caricato online, danneggiando la credibilità
di Rahim. Rahim fa un ultimo disperato tentativo per evitare di
tornare in prigione e si avvale dell’aiuto di Taheri per realizzare
un video in cui suo figlio fa appello al pubblico a nome del
padre.
Taheri accetta di aiutarlo, poiché
ciò contribuirebbe a salvare la reputazione della prigione.
Tuttavia, Rahim ha una presa di coscienza e si rifiuta di lasciare
che Taheri utilizzi il video di suo figlio. Taheri cede e cancella
il video. Alla fine, Rahim torna in prigione per scontare il resto
della pena. Nei momenti finali del film, quando Rahim torna in
prigione, un altro uomo viene assolto. La scena lascia un barlume
di speranza per il futuro rilascio di Rahim dalla prigione.
Amir Jadidi in Un eroe
Rahim ha imparato dai propri errori?
L’intero film è un’analisi
approfondita della buona azione compiuta da Rahim e valuta se egli
sia davvero degno di essere rilasciato dal carcere solo per aver
fatto la cosa giusta. Scopriamo che Rahim ha preso in prestito del
denaro per avviare un’attività, ma è stato ingannato dal suo socio.
Alla fine ha utilizzato il denaro che Bahram aveva messo da parte
per la dote di sua figlia. Man mano che la narrazione procede,
vengono esaminati tutti gli aspetti della cosiddetta buona azione
di Rahim. Alla fine arriviamo a un punto in cui possiamo solo
provare simpatia per Rahim, ma non possiamo giustificare il suo
rilascio dalla prigione.
Forse, la situazione finale di
Rahim è il modo in cui il regista giustifica la natura della
società e il trattamento riservato a persone come Rahim, vittime
delle circostanze. Tuttavia, alla fine, il regista dà alla
narrazione un ultimo cambio di direzione che modifica la percezione
che lo spettatore ha di Rahim. L’intero film ripercorre il viaggio
di Rahim da uomo con la reputazione di truffatore a cittadino
rispettabile. Tuttavia, gli spettatori sono costretti a riflettere
se la società veda Rahim con rispetto o provi semplicemente
compassione per lui in vari momenti. La caduta in disgrazia di
Rahim è la prova delle sue idee sbagliate sul rispetto e sulla
reputazione.
Nei momenti finali, Rahim mette a
frutto gli insegnamenti tratti dalle sue esperienze e impedisce a
Taheri di usare suo figlio per ottenere la simpatia della gente.
Rahim ora capisce che aveva semplicemente usato le sue circostanze
per giustificare la sua ricerca malriposta dell’onore. Quando Rahim
si rende conto che usare suo figlio in questo modo è un atto
pietoso, combatte contro Taheri e, nel farlo, guadagna un po’ di
rispetto per se stesso. La decisione di Rahim è in netto contrasto
con le sue azioni precedenti, in cui cercava inconsapevolmente la
compassione della gente e la utilizzava per superare le sue
circostanze. Questo gesto redime Rahim, che torna in prigione come
una persona migliore ai propri occhi rispetto a quando era
partito.
Il viaggio di Rahim è un’abile
sovversione del viaggio dell’eroe. In genere, il viaggio dell’eroe
comprende il viaggio del protagonista fuori dalla sua zona di
comfort, dove deve pagare un prezzo che lo cambia radicalmente per
ottenere ciò che desidera. In genere, una prigione sarebbe
considerata un luogo scomodo, ma per Rahim è uno spazio
confortevole rispetto alla sua vita opprimente. Il desiderio di
Rahim di redimersi agli occhi degli altri gli fa acquisire una
nuova consapevolezza della moralità e del rispetto di sé. Il prezzo
che paga è la sua libertà. Alla fine, Rahim torna al punto di
partenza come persona migliore, completando così il suo viaggio
dell’eroe e giustificando il titolo del film.
Musica grande
protagonista anche ai Nastri d’Argento nella selezione dei titoli
che si contendono i Nastri d’Argento 2026 per i migliori
Documentari realizzati nel 2025. La selezione finale dei candidati
ai Premi dei Giornalisti Cinematografici sarà completata
daalcuni Premi speciali che
verranno annunciati e consegnati lunedì prossimo 2 marzo al Cinema
Barberini di Roma. La Selezione
speciale, eccezionalmente di sei titoli, dedicata
quest’anno, dopo Arte e Sport,ai documentari
che raccontano artisti molto amati, è composta
da Andando dove non
so. Mauro Pagani, una vita da
fuggiasco di Cristiana
Mainardi, Nel blu dipinti di
rosso di Stefano Di
Polito, Nino. 18 giorni di Toni
D’Angelo, Piero Pelù. Rumore
dentro di Francesco
Fei, Pino di Francesco Lettieri
dedicato a Pino Daniele e Rino Gaetano
–Sempre più
blu di Giorgio Verdelli.
Come sempre
ricchi di storie che, con il taglio del racconto cinematografico,
entrano nel mondo della cronaca attraverso la memoria e
la ricerca storica, i titoli in ‘cinquina’ 2026 per
il Cinema del
Reale: Dom di
Massimiliano Battistella, Film di
Stato di Roland
Sejko, Sciatunostro di Leandro
Picarella, Sotto le nuvole di
Gianfranco Rosi e Toni, mio
padre di Anna Negri. Finalisti per
Cinema, Spettacolo,
Cultura: Bobò di Pippo
Delbono, Ellroy vs L.A. di
Francesco Zippel, Elvira Notari. Oltre il
silenzio di Valerio
Ciriaci, Ferdinando Scianna – Il fotografo
dell’ombra di Roberto Andò
e Roberto Rossellini – Più di una
vita di Ilaria De Laurentiis, Andrea Paolo
Massara, Raffaele Brunetti.
I vincitori,
selezionati dai Giornalisti Cinematografici che festeggiano
quest’anno l’80.mo compleanno dei Nastri d’Argento, saranno
annunciati e premiati lunedì prossimo al Cinema Barberini di Roma,
ancora una volta partner di quest’edizione.
Sono stati già
assegnati il Nastro per il ‘Documentario
dell’anno’ ad Attitudini:
Nessuna di Sophie Chiarello, sulla storia di
Aldo, Giovanni e Giacomo e il ‘Nastro della
legalità’ al film di Simone
Manetti Giulio Regeni – Tutto il male del
mondo.
La
selezione ufficiale è firmata dal Direttivo Nazionale
dei Giornalisti Cinematografici Italiani che ha appena concluso il
suo mandato (ed è pronto a un nuovo triennio, rinnovato nella
composizione). Ne hanno fatto parte con Laura
Delli Colli (Presidente), Fulvia Caprara
(Vicepresidente), Oscar
Cosulich, Susanna Rotunno, Paolo
Sommaruga, Stefania Ulivi e Maurizio di
Rienzo, in particolare per il coordinamento delle
proposte esaminate. Sono stati 195
i documentari visionati, editi nel 2025 e
proposti entro il 31 dicembre scorso dai Festival più importanti o
nelle rassegne specializzate, e in qualche caso, usciti in sala e/o
trasmessi poi su reti o piattaforme
televisive.
LE ‘CINQUINE FINALISTE’
2026
CINEMA DEL REALE
Dom di Massimiliano
Battistella
Film di Stato di Roland
Sejko
Sciatunostro di Leandro
Picarella
Sotto le nuvole di
Gianfranco Rosi
Toni, mio padre di Anna
Negri
CINEMA, SPETTACOLO,
CULTURA
Bobò di Pippo
Delbono
Ellroy vs L.A. di
Francesco Zippel
Elvira Notari. Oltre il
silenzio di Valerio Ciriaci
Roberto Rossellini – Più di una
vita di Ilaria De Laurentiis, Andrea Paolo Massara,
Raffaele Brunetti
Ferdinando Scianna – Il fotografo
dell’ombra di Roberto Andò
MUSICA (selezione speciale)
Andando dove non so. Mauro
Pagani, una vita da fuggiasco di Cristiana Mainardi
È disponibile il teaser
trailer di Orgoglio e Pregiudizio, la nuova
miniserie in 6 episodi tratta da uno dei romanzi più amati di tutti
i tempi, che mostra le prime immagini di Elizabeth Bennet
(Emma Corrin) e Mr Darcy (Jack
Lowden).
In un anno ricco di
drammi in costume per i fan più affezionati, la serie – scritta da
Dolly Alderton (Tutto quello che so sull’amore) e diretta da Euros
Lyn (Heartstopper) – arriverà su Netflix in autunno, riportando fedelmente in vita
l’iconico romanzo di Jane Austen e ispirando al contempo una nuova
generazione a innamorarsene per la prima volta.
In occasione
dell’annuncio del cast, Dolly Alderton, sceneggiatrice e
produttrice esecutiva, aveva dichiarato: «Una volta per
generazione, un gruppo di persone ha l’opportunità di raccontare di
nuovo questa storia meravigliosa, e mi sento molto fortunata di
farne parte. Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen è il modello di
riferimento di ogni commedia romantica: è stato un piacere tornare
tra le sue pagine per trovare modi nuovi e allo stesso tempo
familiari per riportare in vita questo libro amatissimo. Con Euros
Lyn alla regia del nostro cast stellare, non vedo l’ora di far
incontrare questi personaggi divertenti e complessi a chi considera
Orgoglio e Pregiudizio il suo libro preferito, e a chi deve ancora
conoscere la propria Lizzie e il proprio Mr Darcy».
I romanzi di Jane Austen
affascinano tutte le generazioni da oltre 200 anni. Il suo libro
più letto e famoso, Orgoglio e Pregiudizio, ha ispirato
innumerevoli scrittori e registi. I suoi personaggi iconici,
l’acuta critica sociale e la storia d’amore senza tempo continuano
a incantare il pubblico di tutto il mondo.
CREDITI
Produttori esecutivi: Laura
Lankester, Will Johnston e Louise Mutter per Lookout Point, insieme
a Dolly Alderton, Euros Lyn ed Emma Corrin, al debutto in questo
ruolo
Produttrice: Lisa Osborne
Basata sul romanzo di Jane Austen
Il cast di Orgoglio e Pregiudizio
Emma Corrin (Nosferatu, Black
Mirror) è Elizabeth Bennet
Il regista Antoine
Fuqua condivide la sua opinione sul film biografico su
Michael Jackson che Lionsgate sta per distribuire.
Michael
uscirà nelle sale e nei cinema Imax il 24 aprile, dopo che la sua
uscita è stata rinviata più volte, l’ultima delle quali
dall’autunno del 2025. Il film segna il debutto cinematografico del
nipote di Jackson, Jaafar Jackson, nel ruolo
dell’icona della musica pop. Lionsgate distribuirà il film a
livello nazionale, mentre Universal si occuperà del lancio
globale.
“Realizzare un film su una
persona come Michael è un viaggio molto spirituale”, afferma
Fuqua in un video pubblicato lunedì dalla Lionsgate. “Michael
ha avuto una grande influenza sulla mia carriera di regista, visto
che si è sempre rifiutato di essere etichettato solo come artista
di colore”. Il film di Fuqua ha debuttato con il
suo ultimo trailer all’inizio di questo mese. Michael vede
anche la partecipazione di Colman Domingo nel ruolo del padre del
cantante, Joe Jackson, e Nia Long in quello della
madre, Katherine.
Completano il cast Miles Teller, Laura Harrier,
Kat Graham, Larenz Tate e
Derek Luke. Graham King,
John Branca e John McClain
producono il film, la cui sceneggiatura è stata scritta da
John Logan. “Michael ha dedicato tutta la sua
vita a regalare alle persone la gioia della sua voce”,
continua Fuqua nel video. “Quando lo guardavo in TV, era sempre
più grande della vita. Per me, come regista, non è stato difficile
vederlo in chiave cinematografica”.
Il regista ha poi aggiunto:
“Non credo che si possa capire Michael Jackson come essere
umano senza tornare indietro e intraprendere un piccolo viaggio.
Era combattuto tra l’amore per la sua famiglia e l’amore per la sua
musica”. The Hollywood Reporter aveva precedentemente riportato
che Michael, inizialmente pensato per coprire
tutta la vita della star e avere una durata piuttosto lunga, aveva
cambiato rotta e sarebbe invece terminato con Jackson che lasciava
il gruppo della sua famiglia, The Jacksons, dopo l’uscita del suo
primo album da solista, Off the Wall del 1979.
Secondo alcune fonti, è ora in fase
di sviluppo un secondo film che si concentrerà sul resto della
carriera e del percorso di Jackson prima della sua morte nel 2009.
Puck ha riferito l’anno scorso che il terzo atto precedentemente
pianificato di Michael ha dovuto essere rielaborato, poiché
includeva la drammatizzazione di un individuo che aveva accusato
Jackson di abusi sessuali su minori. L’accusatore aveva raggiunto
in passato un accordo con gli eredi dell’artista che stabiliva che
non sarebbe mai stato drammatizzato.
“Il motivo per cui ho voluto
realizzarlo è Michael”, ha detto Fuqua durante un panel al San
Diego Comic-Con nel 2024. “Michael è stato una parte importante
della mia vita durante la mia crescita, ha avuto una grande
influenza sulla mia carriera, era un artista incredibile, ma era
anche un essere umano, ed è questo che stiamo esplorando”.
La
terza stagione di The Night Agent non
perde tempo: già nel secondo episodio, la serie Netflix sceglie di colpire lo spettatore con una
svolta brutale. La morte di Catherine Weaver, interpretata da
Amanda Warren, arriva
in modo improvviso e definitivo, spezzando una dinamica che
sembrava destinata a consolidarsi lungo l’intera stagione.
Catherine non era solo una figura istituzionale all’interno della
Night Action: era l’alleata più solida di Peter Sutherland, il suo
punto di riferimento strategico e, soprattutto, umano. La decisione
di eliminarla così presto non è un semplice colpo di scena, ma una
scelta narrativa che ridefinisce il percorso del protagonista e
l’identità stessa della serie.
Come muore Catherine Weaver e perché la scena è costruita come uno
shock strutturale
La morte di Catherine avviene nel
finale dell’episodio “Package Deal”, quando guida un’operazione
per catturare Jacob Monroe. Convinta di trovarsi davanti al
bersaglio insieme a Peter e Jay Batra, apre la portiera di un’auto
che si rivela un’esca imbottita di esplosivo. L’esplosione è
immediata, definitiva, senza possibilità di salvezza.
La scena è costruita per disorientare. Non c’è build-up
melodrammatico, né presagi insistiti: la serie sceglie la rapidità
e la brutalità. È un linguaggio tipico dei thriller politici
contemporanei, dove la sicurezza dei personaggi non è mai
garantita. L’effetto è duplice: alza immediatamente la posta in
gioco e comunica allo spettatore che la terza stagione non offrirà
reti di protezione.
Ma soprattutto, l’eliminazione di Catherine interrompe un arco
emotivo in costruzione. Tra lei e Peter stava nascendo un rapporto
di fiducia personale oltre che professionale. Spezzarlo significa
rifiutare la comfort zone narrativa e riportare la serie in una
dimensione più instabile e solitaria.
La morte di Catherine come motore dell’evoluzione di Peter
Sutherland
Se nella
seconda stagione Catherine aveva rappresentato un freno
operativo – una supervisione rigida che talvolta complicava le
mosse di Peter – nella terza la sua presenza assumeva un valore
diverso. Era il filtro istituzionale tra Peter e il caos del campo.
Con la sua scomparsa, quel filtro viene meno.
La scelta di eliminarla obbliga Peter a diventare più autonomo, ma
anche più esposto. Senza un handler di riferimento, il protagonista
perde un punto di equilibrio e deve ridefinire il proprio metodo
operativo. È una trasformazione coerente con l’arco dell’eroe
d’azione contemporaneo: l’agente non può più affidarsi a una
struttura stabile, deve interiorizzare il comando.
Dal punto di vista produttivo, la decisione segnala la volontà
degli showrunner di evitare la ripetizione. Tenere Catherine
accanto a Peter avrebbe consolidato una dinamica già esplorata.
Togliendola di scena, la serie si costringe a reinventare i
rapporti di potere e a rimescolare le alleanze interne alla Night
Action.
Cosa resta della Night Action e quale futuro attende la serie
La morte di Catherine non è un evento isolato, ma un segnale più
ampio di smantellamento. Nel finale di stagione, Peter chiede un
periodo di congedo prolungato, mentre il supervisore Aidan Mosley
annuncia una “pulizia” interna del team. È un momento chiave: la
Night Action, così come l’abbiamo conosciuta, sembra
dissolversi.
Questa scelta apre due scenari. Il primo è narrativo: la quarta
stagione – quando arriverà – potrebbe presentare un assetto
completamente nuovo, con un diverso equilibrio tra campo e comando.
Il secondo è tematico: la serie sembra voler interrogare la
fragilità delle strutture di intelligence in un contesto politico
instabile, dove le istituzioni non sono più garanzia di
continuità.
Mosley accenna alla possibilità di un nuovo partner per Peter,
lasciando intendere che Gabriel Basso tornerà
nel ruolo del protagonista. Tuttavia, il tono è cambiato. Se le
prime stagioni raccontavano l’ascesa di un agente all’interno di un
sistema, la terza sembra suggerire una progressiva disgregazione di
quel sistema.
In questo senso, la morte di Catherine non è solo un colpo emotivo:
è il simbolo di una fase di transizione. Peter Sutherland non è più
l’agente guidato e protetto, ma un operatore costretto a muoversi
in un territorio dove le alleanze sono temporanee e la stabilità è
un’illusione.
In
attesa dell’uscita nelle sale il 25 febbraio 2026, Scream 7, distribuito da Eagle
Pictures Italia e Paramount Pictures Italia, ha conquistato Roma
con un evento immersivo ad alto tasso di suspense.
Per
una notte, l’Acquario Romano si è trasformato in un set a cielo
aperto, diventando teatro di un’esperienza che ha trascinato ospiti
e creator nel cuore pulsante dell’universo di Scream. L’iniziativa è stata ideata e
realizzata da QMI, agenzia di entertainment marketing, che ha
reinterpretato uno dei luoghi più iconici della Capitale in chiave
thriller contemporaneo.
Protagonista assoluto della serata, il maestoso video mapping
architetturale sulla facciata dell’Acquario Romano: la leggendaria
maschera di Ghostface ha preso vita attraverso spettacolari
proiezioni e animazioni 3D, avvolgendo la piazza in un racconto
visivo immersivo e ad alto impatto emotivo. Un dialogo tra
architettura monumentale e immaginario horror che ha trasformato lo
spazio urbano in un’esperienza cinematografica condivisa.
All’interno, l’atmosfera si è fatta ancora più intensa: luci,
visual e suggestioni sonore ispirate alla colonna sonora del film
hanno accompagnato un cocktail party tematico in cui ogni dettaglio
– dal food & beverage all’allestimento – richiamava l’estetica
iconica del franchise. Immancabile il photocall brandizzato, che ha
amplificato la serata sui social attraverso contenuti live e
condivisioni in tempo reale.
A
sorprendere gli ospiti, la presenza di cosplayer di Ghostface che,
muovendosi tra il pubblico, hanno reso l’esperienza ancora più
coinvolgente e imprevedibile, in perfetto stile Scream.
Scream
7 è il settimo attesissimo capitolo dell’iconico franchise
slasher, diretto da Kevin Williamson, che firma anche la
sceneggiatura insieme a Guy Busick. Basato sui personaggi creati da
Williamson e su una storia di James Vanderbilt e Guy Busick, il
film segna un potente ritorno alle radici della saga, riportando al
centro tensione, meta-narrazione e colpi di scena.
Nel cast: Neve Campbell, Courteney Cox, Isabel May, Jasmin Savoy
Brown, Mason Gooding, Anna Camp, Joel McHale, Mckenna Grace,
Michelle Randolph, Jimmy Tatro, Asa Germann, Celeste O’Connor, Sam
Rechner, Ethan Embry, Tim Simons e Mark Consuelos.
Prodotto da Paramount Pictures e Spyglass Media Group,
Scream 7 arriverà nelle
sale italiane il 25 febbraio 2026, distribuito da Eagle
Pictures.
Le indiscrezioni sulla trama di
Avengers:
Doomsday si susseguono a ritmo serrato con
l’avvicinarsi dell’uscita del film, e l’ultima potrebbe dividere i
fan che nutrono determinate aspettative per questo blockbuster
multiversale. In precedenza era stato riferito che, per salvare la
loro realtà, gli X-Men sono stati costretti a distruggere i
mondi che stavano per collidere con il loro. Ciò non è dissimile
dai fumetti, dove gli Illuminati sono stati costretti a prendere
misure drastiche per salvare la Terra-616.
Si è parlato molto dell’inizio di
Avengers: Doomsday, con Deadpool
e Wolverine che arriverebbero nel mondo di Spider-Man interpretato
da Tobey Maguire. Presumibilmente
combattono, e lo scooper @MyTimeToShineH ha ora lanciato una vera e propria
bomba, qualora si rivelasse vera. Si dice infatti che “lo
Spider-Man di Tobey e il Wolverine di Hugh Jackman muoiano entrambi all’inizio di
Avengers: Doomsday”.
Supponendo per un momento che
muoiano in un’Incursione, questa sarebbe una dichiarazione
piuttosto forte da parte dei fratelli Russo, che sembrano voler
sottolineare la gravità delle Incursioni e il loro significato per
il Multiverso in generale. Comprensibilmente, molti fan non saranno
felici di vedere questi due amati personaggi morire nei primi
minuti di Avengers: Doomsday. Tuttavia, vale la
pena ricordare che diverse fonti hanno affermato che sia Maguire
che Jackman avranno ruoli significativi in questo film (e in
Avengers: Secret Wars).
Con innumerevoli varianti nel
Multiverso, queste potrebbero essere versioni familiari, anche se
completamente diverse, di Spider-Man e Wolverine. Ricordate, la
Marvel Studios ha fatto un trucco
simile all’inizio di Doctor Strange nel
Multiverso della Follia con quel falso Defender
Strange. Al momento, dunque, questa notizia è da prendere come un
rumor privo di fondamenta, non essendoci indizi né certezze di
alcun tipo che confermino questo risvolto.
La sinossi ufficiale conferma il ritorno di
Robert Downey Jr. all’interno dell’universo
Marvel, questa volta nel ruolo di Doom. La trama resta però al
momento sotto riserbo. Stephen McFeely e
Michael Waldron risultano accreditati come
sceneggiatori.
Il cast di Avengers: Doomsday è stato rivelato per
la prima volta durante una diretta streaming a sorpresa della
Marvel Studios, in cui diverse sedie hanno svelato il ritorno di
numerosi attori. Una delle grandi novità è il ritorno di diversi
attori degli X-Men dell’era Fox-Marvel.
La Preside con
Luisa Ranieri si è conclusa il 2 febbraio 2026
dopo una prima stagione intensa e socialmente impegnata, basata
liberamente sulla
storia della dirigente scolastica di Caivano che ha fatto
parlare la televisione italiana. La puntata finale ha riunito le
principali tensioni narrative della serie: la battaglia quotidiana
per dare dignità a una scuola in difficoltà, le contraddizioni
generazionali dei ragazzi, le relazioni personali della
protagonista e il confronto netto con la legalità e l’ingiustizia
sociale. Ma cosa significa davvero il finale? Perché alcune scelte
dei personaggi lasciano aperti interrogativi morali e
simbolici?
Nel momento in cui la stagione si chiude, il racconto non si limita
a offrire una conclusione lineare degli eventi, ma lascia emergere
un messaggio più profondo: la lotta per il cambiamento non si
esaurisce in una singola vittoria, e il percorso formativo — sia
per gli studenti che per la preside — è un processo continuo che si
confronta con la realtà delle relazioni, della legge e delle
speranze collettive.
L’apertura simbolica della scuola e l’inaugurazione dell’istituto
alberghiero: il significato della conquista
Una delle immagini più potenti del finale riguarda la realizzazione
del sogno condiviso da Eugenia Liguori e dai suoi studenti:
l’inaugurazione della nuova sezione dell’istituto alberghiero,
nonostante le condizioni iniziali avessero reso gli spazi
inutilizzabili e inagibili. Questo momento non è solo una
conclusione narrativa, ma rappresenta la capacità collettiva di trasformare un luogo di
marginalità in uno spazio di futuro. La preside non
ottiene questa vittoria da sola: la conquista è frutto dell’impegno
di studenti, famiglie e corpo docente, sintesi di una comunità che
decide di non rassegnarsi al degrado.
In questo senso, l’inaugurazione è anche un simbolo:
la scuola come epicentro
di riscatto sociale. Non è la fine della lotta, ma una
tappa fondamentale che riconosce la possibilità di un cambiamento
reale in un sistema che spesso lascia indietro i più fragili.
Parallelamente, la narrazione utilizza la riapertura degli spazi
come dispositivo per evidenziare che la battaglia educativa non è
un evento isolato, ma un processo che si costruisce giorno dopo
giorno, con fatica e pazienza.
L’arresto di Nicola e il conflitto tra legalità e affetti
Uno degli snodi più discussi del finale riguarda la sorte di
Nicola, il
giovane problematico che aveva incarnato il conflitto tra le
aspettative della comunità e il desiderio di autodeterminazione. La
sua vicenda culmina in un arresto, dopo che, in un momento di
disperazione, aggredisce un coetaneo. Questo evento non assume la
forma di una punizione gratuita, ma rappresenta il punto estremo in cui la legge interviene
per tutelare l’ordine sociale, pur in un contesto di fragilità
giovanile.
La scelta narrativa di mostrare Nicola in stato di detenzione — e
di far sostenere l’esame di maturità nonostante ciò — è
significativa: non si tratta di una sconfitta totale, ma di una
testimonianza che la strada verso la responsabilità passa
attraverso la consapevolezza e l’accettazione delle conseguenze
delle proprie azioni. Il carcere diventa qui una
sala di misura della vita
adulta, un luogo dove il giovane deve confrontarsi con la
realtà delle scelte fatte, piuttosto che un semplice epilogo
drammatico.
Questa dinamica, inoltre, mette in luce la tensione permanente tra
affetto ed educazione: Eugenia non rinuncia alla sua funzione
educativa nemmeno davanti all’errore, ma cerca di trasformare la
pena in opportunità di crescita, sia per Nicola che per gli altri
ragazzi.
I rapporti personali e la dimensione umana di Eugenia
Accanto alle conquiste collettive, il finale approfondisce il lato
più privato di Eugenia, in particolare il rapporto con suo figlio
Andrea. Nel corso della serie, la protagonista affronta
difficoltà personali che
si intrecciano con il suo ruolo pubblico, mostrando che la
leadership educativa è anche una sfida interiore.
La risoluzione del rapporto con Andrea non è un trionfo conclamato,
bensì un momento di riconciliazione che testimonia come il
cambiamento non sia monopolio della sfera pubblica, ma anche della
vita privata. Anche qui il messaggio è chiaro: la crescita personale e la trasformazione
collettiva non sono percorsi separati, ma
interdipendenti.
Parallelamente, altri rapporti secondari, come quello tra Lucia e
Michele o l’addio di Vittorio, contribuiscono a comporre un quadro
corale di relazioni umane segnate da conflitti, affetti contrastati
e desideri di libertà.
Il finale aperto come invito a guardare oltre la stagione
Il modo in cui La
Preside chiude la sua prima stagione non si limita a dare una
conclusione narrativa netta, ma lascia alcuni fili aperti. La lotta
contro la dispersione scolastica, la ricerca di nuove alleanze nel
territorio, la trasformazione dei ragazzi in attori consapevoli del
proprio destino: tutte queste direzioni narrative non si
esauriscono con la puntata finale, ma suggeriscono che la vera
sfida comincia proprio dove finisce la storia raccontata sullo
schermo.
La conclusione, quindi, può essere interpretata come
un invito alla
riflessione più ampia: la responsabilità educativa, il
rapporto tra istituzioni e comunità, e la capacità di costruire
percorsi di riscatto richiedono tempo, perseveranza e una visione
che vada oltre l’immediato. La Preside consegna così al pubblico non un finale
chiuso, ma una prospettiva di continuità possibile, aperta al
cambiamento sociale e alla maturazione individuale.
Il
realismo è l’elemento che più colpisce in La
Preside. La figura della dirigente scolastica
(Luisa
Ranieri) che sceglie di guidare un istituto in un
territorio fragile, tra dispersione, conflitti sociali e resistenze
interne, appare così concreta da far sorgere una domanda
inevitabile: la serie Rai racconta una storia realmente
accaduta?
La
risposta non è netta come potrebbe sembrare. La Preside non è la trasposizione fedele della
vita di una singola dirigente con nome e cognome, ma nasce da un
lavoro di documentazione su esperienze autentiche del mondo
scolastico italiano. È una fiction che si radica nel reale, senza
essere una biografia.
L’ispirazione reale dietro La Preside: testimonianze, non
cronaca
La serie prende forma a partire da racconti e casi concreti di
dirigenti scolastici che hanno operato in contesti complessi,
soprattutto nel Sud Italia, dove la scuola rappresenta spesso
l’ultimo presidio istituzionale in territori segnati da disagio
economico e fragilità sociale. Negli ultimi anni, diversi presidi
sono diventati simbolo di una battaglia quotidiana contro
l’abbandono scolastico e l’isolamento delle famiglie.
Questo patrimonio di esperienze non viene riportato in maniera
documentaristica, ma rielaborato in chiave narrativa. La
protagonista diventa così una figura-sintesi, costruita per
rappresentare molte storie in una sola. Non esiste una “vera
preside” identificabile come fonte diretta della serie, ma esiste
una realtà educativa che ha fornito il materiale drammaturgico.
È
una differenza sostanziale: non siamo davanti a un adattamento
biografico, bensì a un racconto che utilizza elementi autentici per
costruire un personaggio simbolico e coerente.
Perché La Preside sembra una storia vera: la forza della
verosimiglianza sociale
La percezione di autenticità nasce dall’aderenza al contesto. Le
dinamiche raccontate — dispersione scolastica, tensioni con il
territorio, difficoltà nel far rispettare le regole, conflitti con
docenti e famiglie — non sono artifici narrativi, ma problemi
strutturali del sistema scolastico italiano. La serie non idealizza
la scuola, ma la rappresenta come spazio di confronto e di
resistenza civile.
La dirigente non è costruita come eroina infallibile, ma come
figura che affronta compromessi, isolamento e pressioni
istituzionali. Questa scelta di scrittura evita la retorica e
rafforza la credibilità dell’impianto narrativo. È proprio
l’assenza di semplificazioni melodrammatiche a rendere la storia
così “vera” agli occhi dello spettatore.
In definitiva, La
Preside non racconta un fatto specifico realmente accaduto, ma
restituisce una verità collettiva. È una fiction ispirata alla
realtà, non una cronaca televisiva. La sua forza non sta nel dato
biografico, bensì nella capacità di intercettare un nodo sociale
ancora aperto: il ruolo della scuola nei territori fragili.
Spider-Man: Brand New Day segnerà un nuovo inizio per
Peter Parker nell’universo cinematografico Marvel. In questo primo film,
l’Uomo Ragno sembra destinato ad affrontare diverse minacce
provenienti dalla strada, tra cui Scorpion,
Boomerang e Tarantula. Anche
Tombstone farà la sua comparsa e, sebbene i fan
sperassero che questo film e la serie Daredevil: Rinascita potessero
portare a una collaborazione contro Kingpin,
sembra che ciò non sia previsto per nessuno dei due personaggi.
Al posto del sindaco Wilson Fisk,
sembra invece che Tombstone sia stato designato come il grande
cattivo della serie Spider-Man. Questo secondo
Alex Perez di The Cosmic Circus, che afferma che
Lonnie Lincoln sarà la più grande minaccia per Spidey in questa
nuova trilogia ambientata nelle strade. La stagione 2 di
Daredevil: Rinascita, che ora è confermato che
concluderà la trama del sindaco Fisk, potrebbe persino preparare il
terreno per questo sviluppo.
“Anche se [Fisk] perdesse la
carica di sindaco, il vuoto di potere che ha lasciato eliminando i
suoi rivali lo lascia al vertice della malavita per quando alla
fine tornerà alla sua impresa”, scrive Perez. “Ragazzi,
dovete guardare avanti”. Lo status di Tombstone come minaccia
principale è stato consolidato nelle pagine della serie Amazing
Spider-Man di Zeb Wells. Se è vero che
fornisce a questi cattivi la loro tecnologia, possiamo aspettarci
di vedere Spidey combattere contro tutti i tipi di nemici classici
nei prossimi anni.
Durante una recente intervista con
Who Let Us Out, il regista Destin Daniel Cretton
ha infatti anticipato: “Stiamo esplorando un periodo della vita
di Peter Parker che trovo incredibilmente familiare, in cui sta
imparando ad affrontare una nuova fase della sua vita. Presto ne
saprete di più”. Con il film in uscita tra soli 5 mesi al
cinema, l’arrivo di un primo trailer ufficiale dovrebbe ormai
essere imminente, permettendo così di sapere qualcosa in più sul
progetto.
Quello che sappiamo
su Spider-Man: Brand New Day
Ad oggi, una sinossi generica di
Spider-Man: Brand New Day è emersa in rete, anche se
non è chiaro quanto sia accurata.
Dopo gli eventi di Doomsday,
Peter Parker è determinato a condurre una vita normale e a
concentrarsi sul college, allontanandosi dalle sue responsabilità
di Spider-Man. Tuttavia, la pace è di breve durata quando emerge
una nuova minaccia mortale, che mette in pericolo i suoi amici e
costringe Peter a riconsiderare la sua promessa. Con la posta in
gioco più alta che mai, Peter torna a malincuore alla sua identità
di Spider-Man e si ritrova a dover collaborare con un improbabile
alleato per proteggere coloro che ama.
L’improbabile alleato potrebbe
dunque essere il The Punisher di Jon Bernthal –
recentemente annunciato come parte del film – in una situazione
già vista in precedenti film Marvel dove gli eroi si vedono
inizialmente come antagonisti l’uno dell’altro salvo poi allearsi
contro la vera minaccia di turno.
Di certo c’è che il film condivide
il titolo con un’epoca narrativa controversa, che ha visto la
Marvel Comics dare all’arrampicamuri un nuovo
inizio, ponendo però fine al suo matrimonio con Mary Jane Watson e
rendendo di nuovo segreta la sua identità. In quel periodo ha
dovuto affrontare molti nuovi sinistri nemici ed era circondato da
un cast di supporto rinnovato, tra cui un resuscitato Harry
Osborn.
Il film è stato recentemente
posticipato di una settimana dal 24 luglio 2026 al 31 luglio 2026.
Destin Daniel Cretton, regista di Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli, dirigerà il
film da una sceneggiatura di Chris McKenna ed Erik Sommers.
Tom Holland guida un cast che include
anche Zendaya, Jacob Batalon,Mark Ruffalo, Sadie Sink e Liza Colón-Zayas
e Jon Bernthal. Michael Mando è
stato confermato mentre per ora è solo un rumors il coinvolgimento
di
Charlie Cox.
Brainiac,
interpretato dall’attore tedesco Lars
Eidinger, è pronto a fare il suo debutto sul grande
schermo in
Man of Tomorrow di James Gunn, e al regista è stato chiesto su
Threads se una certa serie di fumetti
di Superman abbia
influenzato la sua sceneggiatura. A Gunn è stato anche chiesto del
recente rumor su Maxima, ma non ha risposto a quella parte della
domanda.
“James, la trama di Panic In
The Sky è stata una fonte di ispirazione per Man of Tomorrow? Hai già confermato Brainiac.
Maxima è stata oggetto di numerose voci. Panic In The Sky è la
prima volta che Superman post-Crisi guida un gruppo di eroi. Sembra
che il tuo Superman potrebbe farlo in MoT“, è la domanda di un
utente. “Ho letto quasi tutte le storie di Brainiac per
inserirlo in MoT e ho utilizzato gli elementi che ritenevo più
efficaci. Ma PitS non ha avuto un’influenza determinante sulla
storia”, è la risposta di Gunn.
Panic in the Sky è
stato un evento crossover del 1992 nei quattro fumetti mensili di
Superman, incentrato sull’Uomo d’Acciaio che guida i supereroi
della Terra nella lotta contro un’invasione aliena guidata da
Brainiac.
Riguardo Brainiac, Eidinger ha
invece parlato per la prima volta dell’assegnazione del ruolo la
scorsa settimana. “Per me è un vero miracolo”, ha detto
all’intervistatore di TikTok DieShowMitChris dal Medienboard Party
al Festival Internazionale del Cinema di Berlino. “È davvero un
miracolo che sia successo, e oserei dire che ogni attore, ogni
attrice in Germania, nutre la segreta speranza che un giorno arrivi
la chiamata da Hollywood”.
“Ho sempre pensato: ‘Ho 50 anni
ormai. Ok, è finita’. Poi all’improvviso è successo, e tutto è
andato relativamente in fretta, no?”, ha aggiunto. “Faccio
davvero fatica a crederci. Ma non è che all’improvviso ti ritrovi
su una spiaggia di Los Angeles. Prima gireremo il film. Sono molto
emozionato”.
Tuttavia, il
regista avrebbe poi smentito la voce, e NPN ha già riferito che
il personaggio è in realtà Maxima, che
dovrebbe essere l’antagonista secondaria del film. Gunn non ha
avuto problemi a smentire varie altre voci relative a Man
of Tomorrow, quindi il fatto che abbia rifiutato di
rispondere a una domanda su questo personaggio potrebbe essere
significativo.
Tutto quello che sappiamo su Man of
Tomorrow
Le riprese principali di
Man of Tomorrow dovrebbero iniziare nella primavera
del 2026, con una data di uscita fissata per il 9 luglio
2027. David Corenswet riprenderà il ruolo nel sequel
al fianco di Lex Luthor, interpretato da
Nicholas Hoult, poiché i due si alleeranno contro
questo nuovo nemico, come ha dichiarato il regista.
James
Gunn ha infatti affermato: “È una storia in cui Lex Luthor
e Superman devono collaborare in una certa misura contro una
minaccia molto, molto più grande. È più complicato di così, ma
questa è una parte importante. È tanto un film su Lex quanto un
film su Superman. Mi è piaciuto molto lavorare con Nicholas Hoult. Purtroppo mi identifico con il
personaggio di Lex. Volevo davvero creare qualcosa di straordinario
con loro due. Adoro la sceneggiatura”.
Gunn annunciato
Man of Tomorrow sui
social media il 3 settembre. Nel suo annuncio, lo sceneggiatore
e regista ha incluso un’immagine tratta dal fumetto in cui Superman
è in piedi accanto a Lex Luthor nella sua Warsuit. Nei fumetti DC,
Lex crea la tuta per eguagliare la forza e le abilità di Superman.
Mentre l’immagine teaser suggeriva che Lex e Superman sarebbero
stati di nuovo in contrasto, ora sembra che Lex userà la sua
Warsuit per poter essere allo stesso livello di Superman per
qualsiasi grande minaccia si presenti loro.
Al momento, è confermata la
presenza della Lois Lane di Rachel Brosnahan. Il co-CEO della DC Studios
ha risposto a un fan su Threads all’inizio di settembre 2025 che
Lois avrà un “ruolo importante”. Il villain del film
sarà Brainiac, interpretato
da Lars Eidinger.
Il film è stato in precedenza
descritto come un secondo capitolo della “Saga di Superman”. Ad
oggi, Gunn ha affermato unicamente che “Superman conduce
direttamente a Peacemaker; va notato che questo è per adulti, non
per bambini, ma Superman conduce a questo show e poi abbiamo
l’ambientazione di tutto il resto della DCU nella seconda stagione di Peacemaker, è
incredibilmente importante”.
Ora che Scream
7 è atteso a giorni sul grande schermo, può
essere divertente provarte a fare una classifica dei migliori e
peggiori titoli del franchise horror inaugurato da Wes Craven. I
film di cui si parlerà verranno commentati in tutte le loro parti,
anche quelle considerate SPOILER, quindi
attenzione a proseguire!
Scream 3 (2000)
Scream 3
occupa una posizione controversa all’interno del franchise.
Ambientato a Hollywood e costruito attorno a un set cinematografico
che riproduce gli eventi dei capitoli precedenti, il film porta
all’estremo la componente metanarrativa che ha sempre
caratterizzato la saga. Questa scelta rende il film estremamente
autoreferenziale, ma finisce per appesantirne il ritmo e la
tensione. La storia risulta sovraccarica di idee che non sempre
trovano un equilibrio efficace, soffocando sotto il peso delle
proprie ambizioni. Al di fuori del trio centrale composto da Sidney
Prescott, Gale Weathers e Dewey Riley, i personaggi secondari
risultano poco incisivi, con un conseguente indebolimento
dell’impatto emotivo delle sequenze di morte.
Il tentativo di aumentare la
paranoia, attraverso l’introduzione di un sofisticato modulatore
vocale che consente a Ghostface di imitare chiunque, rappresenta
un’idea potenzialmente interessante ma poco credibile nel contesto
tecnologico dell’epoca. Nonostante questi limiti, il film introduce
un elemento narrativo unico nella saga: un Ghostface solitario.
Roman Bridger, fratellastro di Sidney e regista horror, viene
rivelato come unico assassino, aggiungendo una dimensione familiare
e tragica al conflitto finale.
Scream 2 (1997)
Uscito a un solo anno di
distanza dal primo film, Scream 2 si
inserisce nel solco tracciato dall’originale, cercando di espandere
il suo discorso metacinematografico. L’apertura è particolarmente
efficace e memorabile, ma una volta superata questa sequenza
iniziale il film procede in modo più convenzionale. Pur non
commettendo errori evidenti e rispettando le regole dello slasher,
il capitolo fatica a raggiungere l’impatto culturale del
predecessore. Alcuni momenti restano comunque centrali per la saga,
in particolare la morte di Randy Meeks, che segna un passaggio
cruciale e doloroso per la narrazione.
Il commento meta si sposta dai
cliché degli slasher classici verso un’analisi più contemporanea,
concentrandosi sull’ascesa della cultura del true crime e
sull’ossessione mediatica per i processi televisivi. Questa scelta
rende il film un interessante documento del suo tempo, pur
mantenendolo su un piano meno incisivo rispetto all’originale.
Scream (2022)
Dopo una lunga pausa,
Scream del 2022 segna il ritorno del
franchise con una nuova generazione di personaggi e un linguaggio
aggiornato. Il film affronta in modo diretto la tendenza
dell’industria cinematografica a produrre reboot-sequel, definiti
all’interno della storia come “requels”. Il titolo stesso, identico
a quello del film del 1996, diventa parte integrante della
satira.
Il racconto riesce a mantenere vivo
lo spirito metanarrativo della saga, adattandolo all’horror
contemporaneo e al rapporto ossessivo dei fan con le proprietà
intellettuali. La scelta di rendere gli assassini due fan
estremamente devoti ai film di Stab rappresenta una
riflessione efficace sul fandom tossico e sull’idea di appartenenza
culturale. Il livello di violenza è più esplicito rispetto ai
capitoli originali e contribuisce a rendere il film più in linea
con il gusto moderno. Nel complesso, il capitolo del 2022 risulta
uno dei più solidi del franchise, pur mostrando alcune debolezze
nello sviluppo di parte del cast secondario.
Scream 6 (2023)
Scream 6
prosegue direttamente la linea narrativa introdotta nel 2022,
spostando l’azione a New York e ampliando la scala degli eventi.
L’assenza di Sidney Prescott, figura centrale della saga,
rappresenta una svolta significativa che inizialmente ha generato
perplessità, ma che non ha impedito al film di ottenere il maggior
successo commerciale dell’intero franchise. Il lavoro sui
personaggi risulta più approfondito rispetto al capitolo
precedente, con un cast corale meglio definito.
Per la prima volta nella storia
della saga vengono svelati tre assassini, una scelta che aumenta la
complessità narrativa e intensifica il senso di accerchiamento.
Ghostface viene rappresentato come particolarmente brutale e
spietato, con sequenze di violenza ambientate in contesti urbani
affollati. Il limite principale del film risiede nell’eccessiva
protezione narrativa dei protagonisti, che sopravvivono a ferite
ripetute e potenzialmente fatali, mettendo alla prova la
credibilità della storia.
Scream 4 (2011)
Scream 4
rappresenta l’ultimo capitolo diretto da Wes Craven e, per molti
anni, è stato considerato il finale definitivo della saga. Il film
riporta la narrazione alle origini, aggiornandola però al contesto
dei primi anni Duemila. L’obiettivo è quello di prendere di mira la
moda dei remake di film horror classici, smascherandone i
meccanismi mentre li supera sul piano creativo.
La struttura ricalca quella del
film del 1996, ma viene reinterpretata attraverso l’uso dei social
network e delle nuove tecnologie. Le informazioni e la violenza si
diffondono online, e Ghostface utilizza webcam e telefoni cellulari
per documentare gli omicidi. I killer Jill Roberts e Charlie Walker
incarnano una generazione ossessionata dalla fama e dalla
visibilità, rendendo il movente particolarmente attuale.
L’elaborata sequenza iniziale, costruita su un gioco
metacinematografico con i film di Stab, è tra le più
riuscite dell’intera saga.
Scream (1996)
Scream del
1996 è il film che ha dato origine al franchise e rimane uno dei
titoli più influenti del cinema slasher. L’opera riesce
nell’impresa di parodiare i cliché del genere mentre li utilizza
con estrema efficacia, creando un equilibrio raro tra ironia e
suspense. Il film rende omaggio ai classici dell’horror attraverso
riferimenti espliciti e giochi di conoscenza, introducendo al
contempo personaggi destinati a diventare iconici.
La sequenza iniziale sovverte
immediatamente le aspettative del pubblico, stabilendo il tono e le
regole di un racconto che non dà nulla per scontato. Nel suo
insieme, Scream rinnova profondamente il linguaggio dello
slasher, dimostrando che il genere può evolversi senza rinnegare il
proprio passato e ponendo le basi per una saga capace di riflettere
costantemente su se stessa e sul pubblico che la osserva.
28 anni dopo è
uscito lo scorso anno riscuotendo recensioni entusiastiche, ma ha
incassato solo 151,3 milioni di dollari in tutto il mondo a fronte
di un budget dichiarato di 60 milioni. Il film è stato diretto da
Danny Boyle, regista di 28 giorni
dopo, che ha passato il testimone a Nia
DaCosta per 28 anni dopo – Il tempio delle ossa (leggi
qui la recensione). Il sequel è stato altrettanto apprezzato e,
per molti, è stato un film persino migliore di quello di Boyle. Si
è inoltre concluso con il ritorno di Cillian Murphy nei panni di Jim, preparando il
terreno per il terzo capitolo pianificato da Boyle, che
probabilmente ruoterà attorno a lui e allo Spike di Alfie
Williams.
Il regista ha però dichiarato fin
dall’inizio che il terzo capitolo non era una cosa certa. Ora, con
28 anni dopo – Il tempio delle ossa che ha
incassato solo 57,6 milioni di dollari su un budget dichiarato di
63 milioni, è difficile immaginare che la Sony permetta a Boyle di
concludere la sua trilogia quando c’è una buona probabilità che sia
un flop, anche con Murphy nel ruolo di protagonista. Entrambi i
film erano piuttosto eccentrici e non avevano molto in comune con
28 giorni dopo, un thriller di sopravvivenza
“zombie” abbastanza tradizionale.
Entrambi i sequel avevano qualcosa
da dire sugli esseri umani mostruosi quanto quelli infettati dal
virus della rabbia, ma questi sequel hanno preso una piega strana e
non convenzionale (ninja ispirati a Jimmy Saville, per esempio).
Questo spiega in parte il calo degli incassi al botteghino dal
primo al secondo film, e un nuovo rapporto di World of Reel suggerisce ora che
il via libera di Sony al terzo film potrebbe non avere il peso che
si potrebbe pensare.
Secondo il sito, “Ho sentito da
due fonti separate che la Sony non ha fretta di realizzare il
capitolo conclusivo della trilogia, nonostante lo abbia annunciato
lo scorso dicembre. In realtà, ho sentito che Netflix ha mostrato un certo interesse ad acquisire
il sequel, ma Danny Boyle non ne vuole sapere. Vuole che questo
capitolo finale, che dovrebbe avere come protagonista Cillian Murphy, esca nelle sale
cinematografiche”.
28 anni dopo e
28 anni dopo – Il tempio delle ossa sono stati
girati praticamente uno dopo l’altro, il che significa che almeno
un sequel era sempre garantito. Anche Murphy potrebbe non essere un
punto di forza sufficiente per la Sony a questo punto, dato il
rendimento decrescente del secondo capitolo, e vale la pena notare
che gli account social ufficiali del film stanno ora pubblicizzando
28 anni dopo – Il tempio delle ossa come “il
finale che stavate aspettando”. Questo potrebbe però anche
semplicemente essere un riferimento al cameo di Murphy. Non resta
dunque che attendere maggiori novità.
Scary
Movie 6 è pronto a divertire e terrorizzare il
pubblico, dato che sono stati rivelati i film horror che saranno
oggetto della parodia. Proprio così, la serie di parodie preferita
da tutti sta tornando, e Marlon Wayans,
Shawn Wayans e Keenen Ivory
Wayans sono tornati a scrivere la sceneggiatura insieme a
Rick Alvarez, che sarà il produttore del film. Il
cast riporterà i membri originali, tra cui Regina
Hall, Anna
Faris, Lochlyn Monroe, Dave
Sheridan, Cheri Oteri, Chris
Elliott e Jon Abrahams. Verranno inoltre
introdotti i ruoli di Daman Wayans Jr.,
Kim Wayans, Heidi Garner e altri
ancora da annunciare.
Dread Central ha invece ora
rivelato i film horror che Scary Movie 6 incorporerà nella
parodia, tra cui I
Peccatori, film horror candidato all’Oscar di
Ryan Coogler, Weapons
di Zach Cregger e A Quiet Place. La Paramount ha dichiarato che
questo film sarà “il rilancio del franchise”, dato che i
fratelli Wayan si riuniscono per la prima volta dopo 18 anni.
Marlon Wayans aveva già parlato con Entertainment Weekly del film
in uscita, dato che sono state condivise poche o nessuna
informazione, e ha dichiarato: “Vogliamo solo far ridere tutti,
e non ci interessa se siete sensibili. Anche le persone sensibili
hanno bisogno di ridere di se stesse. Sappiate solo che non stiamo
ridendo solo di voi; avrete la possibilità di ridere degli
altri”.
Scary Movie 6
uscirà nelle sale il 12 giugno, oltre 13 anni dopo
Scary Movie 5, che conteneva parodie di
Paranormal Activity, Il cigno
nero, Mama e L’alba del pianeta
delle scimmie. È stato anche riferito che il nuovo film
conterrà una parodia di Terrifier 3 con
Felissa Rose che apparirà durante lo sketch. Il
trailer dovrebbe essere pubblicato questa settimana prima di
Scream
7.
I dettagli della trama del nuovo
film sono stati però in gran parte tenuti segreti e i nuovi
personaggi sono ancora in gran parte sconosciuti. Michael
Tiddes, noto per Ghost Movie e 50
sfumature di nero, sarà il regista e dovrà affrontare una
dura concorrenza con il suo film sostenuto dalla Paramount, dato
che Toy
Story 5, Supergirl e
Disclosure Day di Steven Spielberg sono tra i molti
blockbuster in uscita durante l’estate.
The Mist di
Mike Flanagan, recentemente annunciato, sarà
molto diverso dal precedente adattamento. A confermarlo è lo stesso
regista tramite alcuni post su Bluesky, nei quali ha
specificato che la sua versione del racconto non avrà nulla a che
vedere con l’adattamento originale
diretto da FrankDarabont
nel 2007. Il regista ha spiegato che “ho imparato molto
tempo fa a non cercare mai di prevedere di cosa discuteranno o non
discuteranno i fan (francamente, tutti dovrebbero rilassarsi; ho
appena visto un’intera catena di persone che sbavavano rabbia per i
poster AI realizzati dai fan per L’esorcista)… ma sì, questo non è
un rifacimento. Le differenze iniziano dalla pagina 1″.
Flanagan ha poi aggiunto che:
“adoro il film di Darabont e non ha alcun senso rifarlo. Ecco
perché sto andando in una direzione diversa”. Sarà dunque
interessante scoprire in che modo il regista adatterà il romanzo
horror di King. In esso si segue un gruppo di persone a Brighton,
nel Maine, costrette a lottare per la sopravvivenza dopo che una
misteriosa nebbia provoca l’attacco di creature mostruose alla
città. Il primo adattamento di Darabont è rimasto fedele al
romanzo, concentrandosi sia sulle creature che sui sopravvissuti
come minacce principali. Darabont ha pereò anche modificato il
finale di The Mist, guadagnandosi gli elogi di
King.
Il secondo adattamento è stato
realizzato sotto forma di serie TV su Spike, modificando la nebbia
in modo da includere sia minacce soprannaturali che effetti
psicologici, ovvero costringendo le persone a confrontarsi con i
propri errori passati. La serie TV The Mist ha
però ricevuto recensioni contrastanti dalla critica ed è stata
cancellata dopo la messa in onda della prima stagione. Per quanto
riguarda la versione di Flanagan, al momento della stesura di
questo articolo non è chiaro quanto rimarrà fedele al romanzo
breve.
Stando alle sue parole, ci saranno
grandi cambiamenti fin dall’inizio rispetto al film di Darabont, il
che fa presagire una serie di nuove idee per mantenere fresca la
storia. Considerando l’alto livello raggiunto dai numerosi
adattamenti di Flanagan dei romanzi di King, sarà sicuramente una
versione intrigante. Al momento, The Mist è uno
dei numerosi adattamenti di King a cui Flanagan sta lavorando. La
sua serie TV Carrie su Prime Video dovrebbe debuttare
nell’ottobre di quest’anno, mentre sta anche lavorando a un
adattamento televisivo della serie La Torre
Nera.
Oltre a King, Flanagan ha però
recentemente scritto anche Clayface per la DCU e dirigerà
un nuovo film de L’esorcista, in uscita nelle
sale il prossimo anno. Ciò significa che potrebbe volerci del tempo
prima che vengano alla luce ulteriori dettagli sulla sua versione
di The Mist. Tuttavia, considerando ciò che ha
detto finora sul film, sembra che i cambiamenti renderanno
l’esperienza significativa, distinguendola dal tipo di storia che
Darabont ha voluto raccontare nel suo adattamento.
Il
reboot di The
X-Files compie un passo decisivo: la nuova serie prodotta
da Ryan Coogler ha ufficialmente trovato la sua prima protagonista
e ha ottenuto il via libera per un episodio pilota su Hulu. A guidare il
progetto sarà Danielle Deadwyler,
scelta come co-lead della nuova versione della storica saga
sci-fi.
Le
prime voci su un ritorno della serie erano emerse nel marzo 2023,
quando il creatore originale Chris Carter aveva
rivelato che Coogler stava lavorando a una reinterpretazione del
franchise. Carter, pur non essendo coinvolto direttamente nella
scrittura, aveva dichiarato il proprio sostegno al nuovo corso.
Un
nuovo duo di agenti FBI nel solco di Mulder e Scully
Secondo quanto riportato da Deadline, il pilot ha ricevuto
ufficialmente il “greenlight” da Hulu. Coogler scriverà e dirigerà
l’episodio inaugurale, mentre Jennifer Yale sarà la
showrunner del progetto.
La serie seguirà due agenti dell’FBI altamente decorati ma
profondamente diversi tra loro, chiamati a riaprire una divisione
da tempo chiusa dedicata ai casi legati a fenomeni inspiegabili.
L’impostazione richiama chiaramente la dinamica iconica tra Fox
Mulder e Dana Scully, ma con l’obiettivo di aggiornare il racconto
per una nuova generazione di spettatori.
Il team di produzione esecutiva include, oltre a Coogler e Yale,
anche Chris Carter, Sev Ohanian e Zinzi Coogler per Proximity
Media. Il casting del pilot è affidato a Francine Maisler, già
responsabile delle scelte per Sinners, altro progetto legato a
Coogler.
Con l’ingresso di Danielle Deadwyler – nota per le sue
interpretazioni intense e carismatiche – il reboot di
The X-Files
entra ufficialmente nella fase operativa. Il progetto punta a
mantenere il cuore tematico della serie originale – il mistero, il
dubbio, la tensione tra scienza e fede – rinnovandone linguaggio e
prospettiva.
L’universo degli
“X-Files” è pronto a riaprire i suoi dossier. E questa volta, la
verità potrebbe avere un volto nuovo.
Tom
Hanks interpreterà per la prima volta nella sua
carriera un presidente degli Stati Uniti. Secondo quanto riportato
da Deadline, l’attore vestirà i panni di Abraham Lincoln
nell’adattamento cinematografico del romanzo Lincoln in the Bardo, scritto da George Saunders e
pubblicato nel 2017. Il libro, vincitore del Booker Prize nello
stesso anno, racconta il dolore di Lincoln per la morte del figlio
Willie, scomparso a soli undici anni.
Il
film sarà diretto da Duke Johnson, noto
per il film d’animazione candidato all’Oscar Anomalisa (2015).
L’adattamento unirà live-action e stop-motion animation: Hanks
interpreterà una versione in carne e ossa di Lincoln, mentre gli
elementi animati serviranno a dare forma alla dimensione metafisica
del “bardo”, uno spazio di transizione tra vita e rinascita,
centrale nel romanzo di Saunders.
Un ruolo inedito nella carriera di Tom Hanks
Nel corso della sua carriera, Hanks ha spesso interpretato figure
realmente esistite, da Richard Phillips in Captain Phillips a
Fred Rogers in Un amico straordinario. Tuttavia, non aveva
mai interpretato un presidente degli Stati Uniti. Con
Lincoln in the Bardo,
l’attore aggiunge dunque un nuovo tassello prestigioso alla sua
filmografia, affrontando una figura storica già portata sullo
schermo in opere celebri come Lincoln (2012) di
Steven Spielberg, dove il
presidente fu interpretato da Daniel Day-Lewis.
Il film esplorerà il lutto di Lincoln nel corso di una sola notte,
mantenendo l’impianto sperimentale del romanzo originale. L’uso
combinato di live-action e stop-motion punta a restituire la
complessità emotiva e spirituale della storia, trasformando il
dolore privato del presidente in un viaggio intimo e
visionario.
Hanks sarà anche produttore del progetto attraverso la sua casa di
produzione Playtone. Tra i produttori figurano Duke Johnson, Gary
Goetzman, Paul Young e Devon Young Rabinowitz, mentre George
Saunders, Steven Shareshian e Aaron Mitchell ricopriranno il ruolo
di executive producer. Il film, realizzato da Starburns Industries,
sarà girato a Londra.
Con questa interpretazione, Lincoln in the Bardo si preannuncia come un nuovo
capitolo importante nella rappresentazione cinematografica di
Abraham Lincoln e come un momento significativo nella carriera di
Tom Hanks, chiamato a confrontarsi con una delle figure più
iconiche della storia americana.
Dunkirk
di Christopher Nolan è un film intenso e
straziante che racconta la miracolosa evacuazione di migliaia di
soldati britannici dalle spiagge della Francia durante la Seconda
guerra mondiale. L’operazione Dynamo, come fu
ufficialmente chiamata, fu l’ultimo disperato tentativo di
Winston Churchill di salvare le forze di
spedizione britanniche da una sconfitta catastrofica, assicurando
all’Inghilterra una forza militare sufficientemente numerosa da
proteggersi dall’esercito tedesco che stava invadendo l’Europa.
Dunkirk è pieno di personaggi di fantasia,
ma si
basa sui fatti realmente accaduti in quella settimana
dell’estate del 1940. Iniziata il 26
maggio e terminata il 4 giugno,
l’operazione prevedeva l’evacuazione di almeno 45.000 soldati, il
numero ritenuto necessario per proteggere l’Inghilterra
dall’invasione, ma alla fine furono più di 300.000 i soldati
trasportati attraverso la Manica. Questa straordinaria impresa fu
possibile solo grazie ai numerosi soldati britannici e francesi che
respinsero l’avanzata tedesca, al supporto aereo fornito dalla
Royal Air Force e, cosa ancora più sorprendente, alle imbarcazioni
civili che si avventurarono in una zona di guerra per riportare a
casa i propri soldati.
Sono questi tre elementi –
gli eventi sulle spiagge di Dunkerque, i
pescherecci civiliei traghetti
che attraversano la Manica e i piloti della RAF
che combattono la Luftwaffe tedesca nei cieli sopra di
loro – a costituire la maggior parte della durata del
film. Tuttavia, dato che si tratta di un film di Nolan e che il
regista ha un debole per la narrazione creativa, la trama di
Dunkirk non è lineare e gli eventi non si
susseguono in ordine strettamente cronologico. Nolan presenta
invece il suo film con tre trame in tre diversi archi temporali,
ciascuno dei quali inizia in un momento diverso rispetto alla fine
dell’evacuazione.
Si tratta certamente di una
presentazione disorientante (soprattutto con una sceneggiatura che
ha dialoghi limitati), ma aiuta a riflettere l’atmosfera frenetica
dell’evacuazione di Dunkerque. Tuttavia, anche per i cinefili più
esperti, le linee temporali di Dunkirk possono
essere difficili da seguire. Per aiutare a dare un senso ai diversi
archi temporali coperti dal film e per spiegare quando iniziano a
intersecarsi, abbiamo delineato (nel miglior modo possibile) gli
eventi del film in ordine cronologico.
Presentato come “La terra” (il nome
dei moli di cemento che proteggono la spiaggia e che i soldati
usavano al posto di un vero e proprio molo), il primo e più ampio
arco temporale di Dunkirk riguarda i soldati
bloccati sulla spiaggia, in particolare Tommy di Fion
Whitehead, Gibson di Aneurin Barnard e
Alex di Harry Styles, nonché il comandante Bolton
di Kenneth Branagh e il colonnello Winnant di
James D’Arcy. Tommy ci viene presentato per la
prima volta mentre lui e i suoi commilitoni vagano per le strade
abbandonate di Dunkerque. Ben presto vengono attaccati dal fuoco
nemico e Tommy è l’unico sopravvissuto, riuscendo a raggiungere la
spiaggia dove migliaia di soldati britannici e francesi attendono i
soccorsi.
Lì vede un altro uomo che
seppellisce un soldato caduto. Né Tommy né Gibson (come
identificato dalla sua uniforme) dicono una parola, ma i loro
sguardi parlano chiaro: questi uomini sono stanchi della guerra e
non desiderano altro che lasciare quella spiaggia vivi. Dopo aver
resistito a un bombardamento della Luftwaffe, colgono l’occasione.
I feriti vengono trasportati su barelle verso una grande nave
militare attraccata al Molo e, dopo che il bombardamento ha
lasciato una barella incustodita, Tommy e Gibson la prendono e
iniziano a correre verso la nave.
Si fanno strada tra centinaia di
soldati, per lo più francesi, poiché le navi britanniche erano lì
per evacuare prima le loro truppe, lasciando molti soldati francesi
bloccati, e raggiungono la nave per un soffio prima che salpi.
Sfortunatamente, una volta consegnato il ferito ai medici, sono
costretti a lasciare la nave perché non c’è abbastanza spazio anche
per loro. Non volendo tornare sulla spiaggia e perdere l’occasione
di andarsene, i due si nascondono sotto il molo per aspettare e
sperare di salire di nascosto sulla prossima nave. Mentre la nave
sta salpando, però, viene bombardata dai tedeschi e inizia ad
affondare.
Il comandante Bolton, responsabile
dell’evacuazione dal molo, ordina che la nave affondante venga
allontanata dal molo per paura che danneggi la fragile struttura in
legno. Coloro che sono in grado di farlo saltano dalla nave per
salvarsi la vita, mentre la maggior parte dei feriti viene lasciata
annegare. Tommy e Gibson agiscono rapidamente mentre la nave che
sta affondando minaccia di schiantarsi contro il molo, salvando
Alex dall’essere schiacciato tra la nave e il molo di cemento. I
tre soldati risalgono e riescono a salire su un’altra nave in
partenza quella notte. Tommy e Alex si dirigono sottocoperta dove
vengono serviti tè e pane con marmellata, mentre Gibson rimane sul
ponte.
Mentre la nave salpa, viene
silurata. L’acqua del mare comincia a riversarsi sottocoperta
mentre la nave si capovolge, intrappolando Tommy e Alex. Gibson
riesce a liberare la porta e a salvarli dall’annegamento. Tutti e
tre nuotano quindi fino alla riva, dove attendono la loro prossima
occasione per fuggire. Mentre aspettano sulla spiaggia nei giorni
successivi, assistono a una serie di eventi deprimenti, tra cui un
uomo che si suicida camminando con calma tra le onde. Ci sono anche
diversi soldati che iniziano a remare verso il mare aperto con le
scialuppe di salvataggio nella speranza di trovare una barca che li
porti oltre il canale. Uno di questi uomini è il personaggio di
Cillian Murphy, protagonista del secondo
capitolo del film, “Il mare”.
In Inghilterra, la Marina Militare
sta requisendo imbarcazioni civili – quelle che in seguito saranno
soprannominate le “piccole imbarcazioni” di Dunkerque – per aiutare
nelle operazioni di evacuazione, poiché la maggior parte delle navi
militari più grandi non è in grado di attraversare le acque poco
profonde e raggiungere la costa francese. Il signor Dawson,
interpretato da Mark Rylance, possiede una di
queste imbarcazioni, ma invece di cedere la “Moonstone” alla
Marina, lui, suo figlio Peter (Tom Glynn-Carney) e
il suo giovane amico George (Barry Keoghan) decidono di salpare da
soli.
Durante il viaggio incrociano una
grande nave che trasporta soldati da Dunkerque e vedono alcuni
Spitfire della RAF volare verso i bombardieri tedeschi, segni che
indicano che si stanno avvicinando alla guerra. Si imbattono poi in
un soldato bloccato su un relitto galleggiante, unico sopravvissuto
all’attacco di un U-Boot. L’uomo è il soldato tremante interpretato
da Cillian Murphy, che ora soffre di disturbo da
stress post-traumatico o shock da bombardamento, e che sale a bordo
della loro barca pensando che siano diretti in Inghilterra. Quando
scopre che stanno andando a Dunkerque, diventa ansioso e instabile
e cerca di prendere il controllo della barca dal signor Dawson.
Questo porta a una lotta in cui
George viene sbattuto sottocoperta, dove batte la testa. Peter
scende a controllarlo e, dopo aver medicato la ferita alla testa
come meglio può, George rivela di essere diventato cieco. Credendo
che gli uomini a Dunkerque rimangano la loro priorità assoluta, il
signor Dawson decide di proseguire. Sulla spiaggia, Tommy, Alex e
Gibson si sono uniti a un gruppo di soldati scozzesi che si stanno
dirigendo verso una barca abbandonata arenata durante la bassa
marea. La speranza è quella di nascondersi all’interno
dell’imbarcazione e, con l’alta marea, di prendere il largo. Dopo
essere entrati, si spaventano quando il capitano olandese della
barca ritorna, spiegando loro che la barca si trova oltre il
perimetro britannico e rischia di essere attaccata.
A quel punto la barca viene presa
di mira, ma non si tratta di un attacco: i soldati tedeschi la
stanno usando per esercitarsi al tiro. Con l’arrivo della marea,
l’acqua comincia a entrare dai fori dei proiettili e diventa chiaro
che la barca non galleggerà più. Pensando che tutto ciò che devono
fare sia perdere un po’ di peso, Alex accusa Gibson di essere una
spia tedesca perché non ha detto quasi nulla e insiste affinché
venga gettato fuori dalla barca. Tommy lo difende, a quel punto
Gibson rivela di non essere né britannico né tedesco, ma piuttosto
un soldato francese e di aver semplicemente rubato l’uniforme
dell’uomo che Tommy lo ha visto seppellire. L’atmosfera all’interno
della barca che lentamente scivola via diventa tesa mentre continua
a derivare verso il mare aperto.
Gli Spitfire che hanno sorvolato la
barca del signor Dawson nelle prime ore del giorno si sono
avvicinati a Dunkerque e nel terzo capitolo del film, “Il cielo”,
vediamo Farrier (Tom
Hardy) e Collins (Jack Lowden)
ingaggiare battaglia con i bombardieri tedeschi che attaccano le
navi britanniche in fuga. Il primo Luftwaffe che incontrano abbatte
il loro capo squadriglia, lasciando Farrier al comando. Anche il
suo indicatore di carburante è danneggiato, mettendolo a rischio di
consumare troppo carburante e costringendolo a contattare
ripetutamente Collins via radio per controllare i livelli. Il loro
successivo scontro con un bombardiere tedesco ha più successo e lo
abbattono, ma l’aereo di Collins è danneggiato e deve effettuare un
atterraggio di emergenza nel canale.
Mentre il suo aereo precipita,
viene avvistato dal signor Dawson, che decide di cambiare rotta per
soccorrere il pilota. Ed è una buona cosa che lo faccia, perché una
volta precipitato, Collins non è in grado di aprire il portello
della cabina di pilotaggio. Mentre l’aereo si riempie d’acqua e
inizia ad affondare con Collins intrappolato all’interno, il
“Moonstone” si avvicina e Peter rompe il portello della cabina di
pilotaggio, salvando Collins. Una volta a bordo, continuano verso
Dunkerque. Anche Farrier fa lo stesso, passando al carburante di
riserva e sorvolando una nave della Marina britannica sotto
attacco. Accanto alla nave più grande, c’è la barca più piccola con
Tommy, Alex, Gibson e gli altri soldati ancora all’interno.
Ormai hanno imbarcato troppa acqua
e la barca sta affondando più rapidamente. Mentre i soldati si
affannano a fuggire, Gibson rimane impigliato nelle catene e
annega. Tommy e Alex raggiungono la superficie e iniziano a nuotare
verso la nave più grande, solo per vederla colpita da un
bombardiere tedesco. In alto sopra di loro, Farrier ingaggia la
Luftwaffe, ma non riesce a salvare la nave e continua la sua corsa
verso Dunkerque. La “Moonstone” raggiunge la scena in tempo per
vedere la nave della Marina bombardata e, mentre schiva il fuoco
dei caccia nemici, il signor Dawson manovra verso la nave che sta
affondando, dove iniziano a salvare tutti i sopravvissuti che la
barca può contenere, tra cui Tommy e Alex.
Con la nave che affonda e perde
carburante nel canale, la “Moonstone” deve allontanarsi rapidamente
per evitare di prendere fuoco quando il petrolio si incendia.
Mentre i soldati salvati iniziano a scendere sottocoperta della
“Moonstone”, scoprono che George è morto a causa delle ferite
riportate. E invece di incolpare il soldato sotto shock e
aggiungere altro dolore al suo dolore, Peter mente e gli dice che
George starà bene. Con la barca piena, il signor Dawson fa
inversione con la “Moonstone” e torna in Inghilterra. Il
resto delle piccole imbarcazioni, tuttavia, sta appena arrivando a
Dunkerque, portando con sé un rinnovato senso di speranza.
Mentre Boltan e Winnant
supervisionano l’evacuazione a terra, Farrier, anch’egli appena
arrivato, fornisce copertura dall’alto. Il suo aereo ha ormai
esaurito il carburante, ma è in grado di planare e continua a
sorvolare la spiaggia. Il pesante bombardamento continua fino a
quando Farrier riesce ad abbattere l’ultimo bombardiere,
assicurando che un maggior numero di soldati possa evacuare.
Winnant informa Bolton che l’evacuazione ha avuto successo, ma
Bolton risponde che non se ne andrà finché non avrà aiutato anche i
francesi a evacuare. Farrier riesce ad atterrare con il suo
Spitfire, ma si trova dietro le linee nemiche. Appicca il fuoco al
suo aereo e viene catturato dai soldati tedeschi.
Una volta tornati a casa, i soldati
sbarcano dalla “Moonstone” dove vengono accolti come eroi, anche se
la maggior parte di loro non si sente all’altezza. Il corpo di
George viene portato via dalla nave e in seguito viene celebrato
come un eroe locale sui giornali. Tommy e Alex salgono su un treno
dove leggono la ristampa di un giornale del discorso di Winston
Churchill dopo il successo dell’Operazione Dynamo: “Difenderemo la
nostra isola, a qualsiasi costo, combatteremo sulle spiagge,
combatteremo sulle piste di atterraggio, combatteremo nei campi e
nelle strade, combatteremo sulle colline; non ci arrenderemo
mai”.
La spiegazione della timeline intrecciata
di Dunkirk
La presentazione non lineare di
Dunkirk, sebbene a volte confusa, è essenziale per
dare a ciascuna delle tre trame del film il tempo e l’attenzione
necessari per trasmettere al pubblico il loro ruolo
nell’evacuazione. Se raccontata in modo strettamente cronologico,
il contributo di Farrier sarebbe sembrato molto inferiore a quello
delle piccole imbarcazioni, che in realtà è come appariva agli
uomini bloccati sulla spiaggia, molti dei quali criticavano la RAF
per non aver fatto abbastanza. Inoltre, presentare il film in modo
così caotico, lasciando al pubblico il compito di ricostruire la
relazione temporale tra le diverse storie, intensifica la
sensazione viscerale del film.
Ad esempio, vediamo la barca
affondare ben prima di sapere che si tratta della barca in cui sono
intrappolati Tommy, Alex e Gibson, e vediamo la “Moonstone”
raccogliere il soldato tremante prima di vederlo lasciare
Dunkerque. Tuttavia, mettere insieme i principali eventi del film
più o meno nell’ordine in cui si sarebbero verificati
cronologicamente aiuta, si spera, a comprendere meglio come Nolan
li abbia alla fine intrecciati tutti insieme. E forse fa luce sul
motivo per cui ha scelto di presentare la sua storia nel modo in
cui l’ha fatto.
Il finale del film Monster
Hunter (leggi
qui la recensione) ha risposto a una serie di domande, tra cui
chi vince in uno scontro tra un drago e un elicottero, ma ne ha
lasciate molte altre in sospeso, in attesa di una risposta in un
sequel o che i fan colleghino i puntini altrove. Di seguito,
allora, rispondiamo alle principali domande sulla trama emerse dopo
la visione del film, nonché ad altre domande che, si spera,
arricchiranno la trama dell’adattamento cinematografico del
videogioco diretto da Paul W.S. Anderson.
Cosa accade nel finale di Monster
Hunter
Per prima cosa, ecco un riassunto
del finale di Monster Hunter, che include tutti
gli eventi principali e i momenti salienti della trama. Nella
seconda metà del film, Artemis, ormai sfuggita alle grinfie dei
mostri Nerscylla, e il Cacciatore si dirigono verso la Torre del
Cielo affinché lei possa tornare nel suo mondo attraverso il
portale. Naturalmente, la strada da percorrere non è priva di
ostacoli e difficoltà. I due vengono salvati dall’equipaggio del
Cacciatore (dopo che questi era caduto dalla loro nave all’inizio
del film) guidato dall’Ammiraglio interpretato da Ron Perlman.
Anche loro si dirigono verso la
Torre Celeste per sconfiggere il Rathalos che custodisce la fonte
di energia. Una volta lì, il Rathalos attacca la squadra, ma
l’ammiraglio guida la controffensiva. Durante un momento
culminante, Artemis viene messa alle strette e si tuffa oltre il
bordo della scogliera mentre la Torre Celeste e il portale si
attivano. Quindi salta attraverso il portale e torna nel deserto
del “nostro” mondo, l’ambientazione all’inizio del film. Lì viene
salvata da una task force ed evacuata. Sfortunatamente per loro, il
Rathalos vola attraverso il portale e brucia tutti, tranne
Artemis.
Artemis sfrutta quindi l’unica
debolezza del Rathalos, la sua bocca spalancata prima di sputare
fuoco, e gli spara un proiettile esplosivo nella gola. Il
Cacciatore appare quindi e aiuta Artemis a uccidere la bestia. Alla
fine del film, l’ammiraglio avverte che un altro attacco è
imminente. Artemis accetta di tornare indietro attraverso il
portale per uccidere la bestia e chiudere la Sky Tower. La squadra
salta attraverso il portale e il film finisce. Nella scena
post-credits di Monster Hunter, il trio combatte
contro un nuovo mostro, con lo chef Miaiuscolo che si unisce al
divertimento. Infine, si vede un uomo incappucciato che osserva la
battaglia.
Il portale tra i due mondi è
chiuso per sempre?
Non sembra proprio. L’ammiraglio ha
fatto un chiaro riferimento all’inizio del film alla Sky Tower che
si trova sopra una fonte di energia basata sulla lava che aiuta ad
alimentare il portale che permette di viaggiare tra i due mondi. Il
portale esiste da molto tempo. Il personaggio di Ron
Perlman ha anche spiegato ad Artemis che “gli Antichi”
avevano viaggiato avanti e indietro tra i due mondi diverse
centinaia di anni fa.
Tuttavia, se la Sky Tower venisse
distrutta, la situazione cambierebbe completamente, creando un
dilemma per Artemis che potrebbe essere esplorato nel sequel. Per
ora è intatta, il che significa che i mostri possono viaggiare nel
mondo umano e viceversa. Ciò significa che ci saranno molte
opportunità per inquietanti incroci tra i due mondi nei prossimi
episodi.
Il Rathalos è morto?
Il Rathalos, un mostro iconico
della serie Monster Hunter, era il cattivo del film. Alla fine è
stato sconfitto grazie alla combinazione degli attacchi di fuoco
dell’Ammiraglio, alla precisione laser del Cacciatore con il suo
arco e ai proiettili esplosivi di Artemis. Il mostro che vediamo
alla fine non è un Rathalos. Nonostante la confusione, il Rathalos
è sicuramente morto e sepolto.
La “civiltà antica”
Sfortunatamente, il riferimento a
metà film di Monster Hunter a una “civiltà antica”
non viene approfondito. Tuttavia, ci sono diverse spiegazioni
basate sulla tradizione dei giochi a cui fare riferimento. La
civiltà antica era un gruppo misterioso che era tecnologicamente
molto più avanzato di qualsiasi altra civiltà negli anni successivi
alla sua estinzione. Spesso utilizzava e catturava mostri per i
propri scopi e costruì persino la Torre, che ha ispirato la Sky
Tower del film. La sua padronanza sia della tecnologia che dei
mostri ha essenzialmente inaugurato un’età dell’oro, anche se i
suoi esperimenti con i draghi alla fine lo hanno portato
all’estinzione durante la Grande Guerra dei Draghi.
Perché la Sky Tower è così
importante?
La Torre Celeste non è solo uno
degli ultimi resti dell’opera dell’Antica Civiltà, ma è anche un
ponte tra il mondo dei mostri e il “nostro” mondo, da cui proviene
Artemis. Nel corso della storia, vari esseri umani sono passati al
mondo dei mostri grazie alla Torre Celeste, anche se non si sa come
venga attivata o perché Artemis e la sua squadra di soldati siano
riusciti ad attraversarla.
Il mostro e l’uomo incappucciato
nella scena post-credits
Monster Hunter,
stranamente, introduce un nuovo cattivo al minuto 90… e ci fa
aspettare il sequel per scoprire di cosa si tratta e se verrà
sconfitto dai cacciatori. Ma se conosci bene i wyvern e gli
akantor, riconoscerai immediatamente gli artigli distintivi e la
postura simile a quella di un drago. Il mostro nell’ultima scena è
un Gore Magala, famoso soprattutto per la sua apparizione in
Monster Hunter 4.
L’uomo incappucciato alla fine del
film rimane un mistero. L’unico parallelo tra quella figura anonima
e la serie di videogiochi Monster Hunter è il
Seeker di Monster Hunter: World del 2017. In quel
gioco, il Seeker faceva parte della prima ondata di cacciatori
arrivati nella terra di Astera, dove vagavano i mostri del gioco.
Si dedica a svelare i segreti del mondo, compreso il modo in cui
l’Elder Crossing, il viaggio che un Elder Dragon compie prima di
morire, provoca la creazione di nuovi mondi.
Quindi, tutti gli appassionati di
Monster Hunter possono stare tranquilli: se Monster
Hunter 2 vedrà la luce, approfondirà alcuni degli aspetti
più complessi della storia che sta dietro al mondo (o ai mondi) dei
giochi. Al momento, tuttavia, non ci sono novità riguardo ad un
sequel. Quello che sappiamo è che il regista Paul W.S.
Anderson ha in precedenza dichiarato di star lavorando a
un nuovo progetto Monster Hunter, ma lo scarso
successo di pubblico ottenuto dal primo film potrebbe aver posto un
freno alla realizzazione di un sequel.
Il
2015 ha visto l’uscita di Run All Night – Una notte per
sopravvivere, diretto da Jaume
Collet-Serra, regista noto per thriller intensi come
Non stop e Unknown – Senza
identità. Il film segna una delle molte collaborazioni tra
Collet-Serra e Liam Neeson, attore protagonista anche in
Non stop (2014),
Unknown – Senza
identità (2011) e L’uomo sul treno –The Commuter (2018). La coppia ha consolidato un
sodalizio capace di combinare tensione narrativa, action ad alto
ritmo e performance carismatiche, rendendo ogni progetto un punto
di riferimento per il cinema d’azione contemporaneo con sfumature
thriller.
All’interno della filmografia di Liam
Neeson, Run All Night – Una notte per
sopravvivere si colloca come un esempio di action-drama
maturo, dove l’attore interpreta un uomo segnato dal passato e
costretto a confrontarsi con la propria coscienza. Dopo successi
come Io vi troverò, Neeson consolida l’archetipo dell’uomo
ordinario con abilità straordinarie, immerso in situazioni estreme
che richiedono coraggio e astuzia. Il film esplora così un lato più
intimo e vulnerabile del protagonista, evidenziando il conflitto
tra responsabilità familiare e legami criminali, elemento
ricorrente nella sua carriera recente.
Il film si muove tra
thriller, action e dramma familiare, mantenendo alta la tensione
per tutta la notte in cui si svolge la vicenda. La narrazione
intreccia inseguimenti, scontri violenti e dilemmi morali, mentre
Neeson cerca di proteggere il figlio minacciato dal mondo criminale
in cui è cresciuto. Tematiche come redenzione, lealtà e relazioni
paterne sono al centro della storia, conferendo al film profondità
emotiva oltre all’adrenalina degli scontri. Nel resto dell’articolo
si proporrà un approfondimento con la spiegazione del finale e di
come esso risolve le tensioni narrative e morali della
pellicola.
La trama di Run All
Night – Una notte per sopravvivere
La vicenda del film si apre nella
città di Brooklyn, dove Jimmy Conlon è un ex
cecchino noto con il nome di Il Becchino. Ormai avanti con gli
anni, l’uomo sembra però essersi ritirato a vita privata,
circondato dai sensi di colpa e dall’alcol. Egli è infatti
costretto ad affrontare da solo il brutto rapporto che ha sempre
avuto con il figlio Mike, il quale si è
allontanato da lui per poter vivere in pace con la propria
famiglia. Nel momento in cui Mike finisce con il cacciarsi in
grossi guai, però, per Jimmy sembra presentarsi l’occasione di
riallacciare i rapporti con lui aiutandolo ad uscire dalla sua
brutta situazione. Ciò che Jimmy non sa ancora, però, è che alle
calcagna del figlio c’è Shawn Maguire, il suo
vecchio boss e partner nel mondo criminale.
Per il cecchino arriva dunque il
momento di scegliere da che parte stare, se aiutare suo figlio o
colui che lo ha cresciuto e introdotto nel mondo a cui appartiene.
Se la scelta sembra per Jimmy abbastanza ovvia, altrettanto lo sono
le conseguenze. L’uomo e suo figlio si trovano così a vivere una
notte di fuga, nel tentativo di rimanere in vita e risolvere i loro
guai. A complicare la loro situazione, però, ci si mette di mezzo
anche l’astuto e inarrestabile detective John
Harding. Questi ha dalla sua numerosi conti in sospeso con
Jimmy, e non vede l’ora di poterlo acchiappare e consegnare alla
giustizia. Basterà una sola notte a cambiare la vita di questi
personaggi, i quali con il sorgere del sole non saranno più gli
stessi di prima.
La spiegazione del finale del
film
Il
terzo atto del film si apre con Jimmy Conlon che prende la
decisione di affrontare direttamente Shawn Maguire e la sua gang,
determinato a proteggere suo figlio Mike e la sua famiglia. Dopo
aver neutralizzato due poliziotti corrotti inviati da Shawn, Jimmy
conduce Mike in un luogo sicuro e cerca di raccogliere prove della
sua innocenza. La tensione cresce mentre Shawn minaccia di
vendicarsi e Jimmy si trova ferito in un confronto con l’assassino
Andrew Price. La sequenza mette in evidenza il confronto finale tra
Jimmy e le minacce che gravano su suo figlio, ponendo le basi per
la risoluzione della storia.
Jimmy decide di affrontare da solo Shawn e la sua banda,
lanciandosi in un attacco disperato al loro nascondiglio. In uno
scontro sanguinoso, elimina Shawn e i suoi uomini, ponendo fine
alla minaccia diretta alla sua famiglia. Contemporaneamente, la
prova video fornita dal giovane Legs dimostra che Mike non ha
commesso l’omicidio degli albanesi, ristabilendo la sua innocenza.
Jimmy, gravemente ferito, raggiunge la famiglia di Mike e affronta
Price in un ultimo confronto: uccide l’assassino per proteggere il
figlio, completando così il ciclo di violenza e sacrificio iniziato
nel corso della notte.
Il film si chiude con Jimmy che, ormai vicino alla morte, consegna
la lista delle sue vittime al detective Harding, rispettando la
promessa fatta per salvare Mike e assicurare giustizia. Mike
finalmente accoglie Jimmy tra i suoi figli, un momento di
riconciliazione emotiva e di chiusura simbolica. Dopo la morte di
Jimmy, la famiglia si riunisce e Mike ritorna alla sua vita
quotidiana, lavorando come allenatore e autista. L’epilogo mostra
la pace ritrovata, ma anche il prezzo pagato da Jimmy per
proteggere ciò che più ama, chiudendo il racconto con un senso di
sacrificio e redenzione.
Il finale porta a compimento i temi centrali del film, come il
conflitto tra lealtà familiare e legami criminali, e la possibilità
di redenzione attraverso azioni coraggiose. Jimmy, pur segnato da
un passato violento, sceglie di affrontare il pericolo per
proteggere il figlio, dimostrando che anche un uomo segnato dal
crimine può trovare un senso morale nelle scelte ultime. La morte
di Jimmy simboleggia la liberazione dei protagonisti dalla catena
di violenza, sottolineando l’importanza della responsabilità
personale e della protezione dei propri cari.
Il film lascia al
pubblico una riflessione sui sacrifici necessari per salvaguardare
chi si ama e sulle conseguenze delle azioni passate. Attraverso il
personaggio di Jimmy, emerge il valore della redenzione e della
responsabilità intergenerazionale, mostrando che anche un uomo
imperfetto può lasciare un’eredità positiva. Il messaggio centrale
riguarda la forza dei legami familiari, la giustizia personale e la
possibilità di riscatto, temi che conferiscono al thriller d’azione
una profondità emotiva rara nel genere e rendono la vicenda
memorabile oltre la pura adrenalina degli scontri.
Lily Collins interpreterà Audrey
Hepburn in un film sull’icona del grande schermo e sulla
realizzazione del suo classico del 1961 Colazione da
Tiffany, che la sua Case Study Films sta sviluppando
insieme a Imagine Entertainment e al produttore Scott LaStaiti.
Con Alena Smith di
Dickinson che ha firmato per l’adattamento, il film è basato sul
bestseller di Sam Wasson Fifth Avenue, 5 A.M.: Audrey Hepburn,
Colazione da Tiffany e l’alba della donna moderna, il primo
resoconto completo della realizzazione del film. Con un cast di
personaggi che include Truman Capote,
Edith Head, il regista Blake
Edwards e, naturalmente, la stessa Hepburn, Wasson immerge
i lettori nell’America della fine degli anni ’50, quando una
ragazza non proprio vergine di nome Holly Golightly fece scalpore
in tutto il paese, cambiando per sempre la moda, il cinema e il
sesso.
Una delle figure più significative
dell’età d’oro di Hollywood, la Hepburn vinse un Oscar per Vacanze
Romane e recitò in altri classici come Sabrina e Cenerentola a
Parigi prima di approdare a Colazione da
Tiffany, la commedia romantica diretta da Blake
Edwards per la Paramount, basata sul racconto di Truman Capote, che
la consacrò come icona mondiale della moda e della cultura. Il suo
personaggio, Holly Golightly, è una giovane mondana newyorkese che
si interessa a un ragazzo appena arrivato nel suo condominio, solo
per scoprire che il suo passato minaccia di intromettersi tra i
due. Candidato a cinque Oscar, con Hepburn in lizza per la migliore
attrice protagonista, il film ne ha vinti due, per la colonna
sonora e la canzone, ed è entrato nel National Film Registry degli
Stati Uniti nel 2012.
Brian Grazer, Jeb
Brody e Justin Wilkes produrranno il film
su Hepburn per Imagine, con Marc Gilbar come produttore esecutivo e
Joyce Choi che supervisionerà lo sviluppo. Collins, Charlie
McDowell e Alex Orlovsky produrranno per Case Study Films insieme a
LaStaiti. Sam Wasson e Brandon Millan saranno produttori esecutivi
per Felix Farmer Productions, con Michael Shamberg anche lui
produttore esecutivo.
Attualmente, Collins può essere
vista protagonista della commedia romantica di successo di NetflixEmily in Paris, prodotta dalla società Jax
Media di Imagine Entertainment, tornata per la sua quinta stagione
a dicembre ed è stata rinnovata per una sesta. Candidata ai Golden
Globe e agli Emmy, e produttrice di quella serie, ha anche prodotto
il thriller di Netflix del 2022 Windfall, in cui ha recitato al
fianco di Jesse Plemons e Jason Segel, con crediti come produttrice
esecutiva per The Summer Book e la recente pluripremiata serie
indipendente Lurker di Mubi.
Collins ha lanciato Case Study con McDowell e Orlovsky nel novembre
2022. Più di recente, hanno annunciato un adattamento
cinematografico di Polly Pocket per Amazon MGM, con Collins che
interpreterà e produrrà insieme a Mattel e Hello Sunshine. È
rappresentata da LBI Entertainment, CAA e Sloane, Offer, Weber &
Dern.
Sceneggiatrice, regista e
showrunner, Smith è nota per aver creato la serie Dickinson,
vincitrice del Peabody Award, con Hailee Steinfeld nel ruolo di Emily
Dickinson, per Apple
TV+. Produttrice esecutiva della prossima miniserie di FX Cry
Wolf, è rappresentata da WME e Jackoway Austen Tyerman.
I progetti recenti di Grazer e
Howard con Imagine Entertainment includono l’adattamento in serie
di The ‘Burbs’ con Keke Palmer e Jack Whitehall per NBC/Peacock, il
thriller psicologico di Luca Guadagnino After the Hunt con Julia Roberts, Andrew Garfield e Ayo
Edebiri, e Eden di Howard ambientato alle Galapagos con
Jude
Law, Sydney Sweeney, Ana
de Armas, Vanessa Kirby e Daniel Brühl. Nel cinema, i
loro prossimi progetti includono How to Rob a Bank di David Leitch
con Nicholas Hoult, Zoë
Kravitz, Anna Sawai e Pete Davidson, Whalefall con Austin
Abrams e Josh
Brolin, e The Mosquito Bowl diretto da Peter Berg. In
televisione, hanno la prossima serie di Siegfried e Roy Wild Things
alla Apple con Jude Law e Andrew Garfield.