Da oggi disponibili il
trailer e il poster di Primavera,
esordio alla regia cinematografica di Damiano
Michieletto. Aperte anche le prevendite per le
ANTEPRIME SPECIALI del film che si terranno
domenica 14 dicembre in alcuni cinema selezionati
in tutta Italia, da Roma a Firenze, da Venezia a Bari.
Il film, liberamente tratto dal
romanzo Stabat Mater di Tiziano
Scarpa (Premio Strega 2009, pubblicato in Italia da Giulio
Einaudi editore), è interpretato da Tecla Insolia,
Michele Riondino, Andrea Pennacchi, Fabrizia Sacchi, e
con la partecipazione di Valentina Bellé e
con la partecipazione di Stefano
Accorsi,e uscirà
nelle sale italiane il 25 dicembre 2025
distribuito da Warner Bros Pictures.
Presentato in anteprima mondiale al
Toronto International Film Festival e vincitore
dell’Audience Award for the Best Intl Feature al Festival
di Chicago, Primavera è una
produzione Warner Bros. Entertainment Italia
e Indigo Film una coproduzione italo-francese
con Moana Films, in associazione
con Paradise City Sales, con la
partecipazione di Diaphana Distribution,
opera realizzata conil contributo del
Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e
nell’audiovisivo del Ministero della Cultura, con il
sostegno della Regione Lazio – Lazio Cinema International
Avviso Publico (PR FESR Lazio 2021-2027), con il
contributo della Regione Veneto(PR
FESR 2021-2027) con il sostegno
di Fondazione Veneto
Film Commission.
La sceneggiatura di
Primavera è firmata da Ludovica
Rampoldi, la fotografia è a cura di Daria
D’Antonio, il montaggio di Walter Fasano,
le musiche originali di Fabio Massimo
Capogrosso (edizioni musicali Creazioni
Artistiche Musicali C.A.M. e Indigo Film
), la scenografia di Gaspare De Pascali, i costumi
di Maria Rita Barbera e Gaia
Calderone, il suono in presa diretta di Gianluca
Scarlata. La colonna sonora di Primavera è
pubblicata da CAM Sugar.
1 di 4
Michele Riondino e Tecla Insolia in
Primavera - foto @ Kimberley Ross
Tecla Insolia, Damiano
Michieletto e Michele Riondino sul set di Primavera - foto
@Kimberley Ross
Miko Jarry, Michele
Riondino, Tecla Insolia e Andrea Pennacchi in Primavera - foto di
Andrea Pirrello
Michele Riondino e Tecla
Insolia in Primavera - foto @ Kimberley Ross
Primi del Settecento. L’Ospedale
della Pietà è il più grande orfanotrofio di Venezia, ma è anche
un’istituzione che avvia le orfane più brillanti allo studio della
musica. La sua orchestra è una delle più apprezzate al mondo.
Cecilia ha vent’anni, vive da sempre alla Pietà ed è una
straordinaria violinista. L’arte ha dischiuso la sua mente ma non
le porte dell’orfanotrofio; può esibirsi solo lì dentro, dietro una
grata, per ricchi mecenati. Questo fino a che un vento di primavera
scuote improvvisamente la sua vita. Tutto cambia con l’arrivo del
nuovo insegnante di violino. Il suo nome è Antonio Vivaldi.
Sebbene Mark Kerr abbia vissuto gli eventi narrati in
The Smashing Machine, l’ex pugile professionista ha
trovato qualcosa di inaspettato guardando il film. In particolare,
la straziante scena finale tra il suo personaggio, interpretato da
Dwayne Johnson, e quello della sua allora fidanzata,
Dawn Staples, interpretata da Emily Blunt.
In un’intervista pre-release con Ash Crossan di
ScreenRant, Kerr ha affermato di non aspettarsi che la scena
finale tra Johnson e Blunt fosse così intensa, ma in definitiva,
per lui “è stata terapeutica”.
La scena in questione si svolge
mentre Mark e Dawn, la cui relazione altalenante è un punto chiave
del film, si riuniscono in vista del più importante incontro di
Mark in Giappone. Dawn affronta Mark quando scopre che lui, il suo
allenatore e un caro amico credono che Dawn non dovrebbe andare in
Giappone, prima di approfondire altri problemi che hanno riguardo
alle difficoltà di Mark con la dipendenza da oppioidi.
La scena degenera in un
violento litigio, in cui Mark incolpa Dawn di avergli
impedito di riprendersi. Dawn minaccia di suicidarsi, ma alla fine
Mark la ferma. Dawn viene quindi presa in custodia per una
valutazione psichiatrica.
Sebbene l’incidente reale su cui si
basa la scena sia avvenuto 25 anni prima, Kerr afferma che vederlo
svolgersi sullo schermo ha “cristallizzato” quel momento
per lui, riconoscendo che si è trattato di “un comportamento
semplicemente terribile da parte mia”. Ha aggiunto: “Devo
accettarlo e accettare quel momento, e capire che “Wow, forse non
mi ero assunto la piena responsabilità di tutte le cose che ho
fatto allora”.
Quella scena è l’ultima volta che
Johnson e Blunt appaiono insieme sullo schermo. Tuttavia, il film
mostra il cambiamento di Mark dopo l’evento. Pur perdendo il
combattimento in Giappone, è più in pace rispetto a dopo una
sconfitta precedente nel film. Poi, tramite un poscritto,
apprendiamo che dopo gli eventi di The Smashing Machine,
Mark e Dawn si sono sposati, sono stati insieme per sei anni e
hanno avuto un figlio.
La citazione di Kerr è
un’intuizione affascinante, che rivela come persino lui possa
essere influenzato da ciò che il regista Benny Safdie,
Johnson e Blunt hanno prodotto sullo schermo.
Le foto dal set hanno già
confermato che Benjamin “Dex” Poindexter, alias
Bullseye, interpretato da Wilson
Bethel, avrà un costume aggiornato per la seconda stagione
di Daredevil:
Rinascita, ma era difficile distinguere i dettagli più
fini dell’abito. Ora, @variablelace ha però condiviso alcune nuove
foto (si possono vedere qui e qui) che ci offrono un primo
sguardo all’incredibile assassino nel suo costume completo della
seconda stagione, con tanto di logo Bullseye sulla maschera.
Probabilmente è un po’ azzardato
definire questo outfit fedele al fumetto, ma ci si avvicina.
“Ci sono aspetti completamente nuovi della psiche interessante
e incasinata di Dex che potremo esplorare, e ci sono cose davvero
molto divertenti in arrivo per Bullseye e Dex”, ha anticipato
Bethel in una recente intervista. “Penso che la sequenza di
combattimento più bella di Bullseye che abbiamo ancora da vedere
nella serie faccia parte della stagione 2, una sequenza che è
davvero fottutamente fantastica”.
In Daredevil:
Rinascita della Marvel Television, Matt Murdock
(Charlie
Cox), un avvocato cieco con capacità straordinarie,
lotta per ottenere giustizia nel suo vivace studio legale, mentre
l’ex boss mafioso Wilson Fisk (Vincent
D’Onofrio) persegue le sue iniziative politiche a New
York. Quando le loro identità passate iniziano a emergere, entrambi
gli uomini si ritrovano inevitabilmente su una rotta di collisione.
Entrambi torneranno nella Stagione 2.
La serie vede la partecipazione
anche di Margarita Levieva, Deborah Ann Woll, Elden Henson,
Zabryna Guevara, Nikki James, Genneya Walton, Arty Froushan, Clark
Johnson, Michael Gandolfini, con Ayelet
Zurer e Jon
Bernthal. Dario Scardapane è lo
showrunner.
DwayneJohnson
ha fatto il suo grande debutto drammatico in The Smashing Machine, ma il fallimento
finanziario del film dimostra che è arrivato troppo tardi per un
cambiamento di carriera così radicale. The Rock è una star di
Hollywood che ha bisogno di poche presentazioni, e il
wrestler-diventato-attore è stato un gigante del botteghino per
decenni. Tuttavia, è stato anche incasellato in determinati
ruoli.
Il biopic sportivo The Smashing Machine avrebbe dovuto
rappresentare la svolta di Johnson verso ruoli più drammatici, ma
non ha funzionato. Il film è stato un disastro al
botteghino, incassando 30 milioni di dollari in meno
rispetto al suo budget di produzione (via Box Office
Mojo). Sebbene possa essere stata un’esperienza catartica per
Johnson, il flop dice molto sulla carriera dell’attore.
Perché il ruolo drammatico di
Dwajne Johnson è stato un fallimento e altri no
Dwayne“The Rock” Johnson
non è il primo attore a tentare qualcosa di diverso, e molte star
intrappolate in ruoli ripetitivi sono riuscite a emergere grazie a
parti più drammatiche o comiche. Jim
Carrey ha interpretato il celebre Eternal Sunshine
of the Spotless Mind offrendo una performance considerata tra
le migliori di sempre. Tuttavia, ciò che distingue
DwayneJohnson
è il fattore tempo: The Smashing Machine è semplicemente
arrivato troppo tardi.
Quando Carrey ha compiuto la sua
svolta drammatica, era solo a un decennio dall’inizio della sua
carriera da star del cinema. I fan si erano abituati al suo
umorismo, ma non era ancora inflazionato. Dall’altra parte, The
Rock è una star d’azione generica da quasi 25 anni, con pochissima
variazione. Se The Smashing Machine fosse stato realizzato
10 anni fa, la storia sarebbe potuta essere diversa.
In un’epoca di botteghini sempre
più imprevedibili, The Smashing Machine era già in
difficoltà. Il film non offriva nulla che potesse attirare i fan di
Johnson, mentre i cinefili più artistici probabilmente erano
scoraggiati dalla presenza di una star d’azione in un dramma.
Questo si è riflettuto nei numeri finanziari, e il film è
sprofondato nell’oblio.
Non era un segreto che The
Smashing Machine rappresentasse la svolta drammatica di The
Rock, ma ciò non è bastato a far accorrere il pubblico nelle sale.
Poiché l’intero film si basava sulla performance drammatica di
Johnson, il suo rifiuto è la prova che gli spettatori semplicemente
non volevano vederlo in quel ruolo dopo due decenni e mezzo di
scelte sicure da parte dell’attore.
Un altro motivo per cui la svolta
drammatica di The Rock non ha funzionato è che non c’era alcun
elemento di sorpresa. Il marketing del film rendeva chiaro che
Rocky non interpretava il suo solito personaggio, quindi il
pubblico conosceva già la storia prima ancora di vedere il film.
Inoltre, The Rock nei panni di un lottatore di MMA era
semplicemente troppo vicino alla realtà.
Il periodo di The Rock come
wrestler è stato amatissimo, e da allora ha mantenuto l’aura di una
superstar più grande della vita. Pertanto, un ruolo legato agli
sport da combattimento non era poi così unico. Se The Rock avesse
interpretato un personaggio completamente diverso da sé stesso, il
film sarebbe potuto essere accolto meglio. The Smashing
Machine risultava familiare, e questa è stata la sua rovina
finale.
Kevin Costner è in trattative per interpretare
l’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton in
una serie televisiva di prossima uscita dal titolo
United. Dopo aver lasciato Yellowstone, questa nuova serie segnerà
il primo ritorno in televisione per l’attore. Costner e Leonardo DiCaprio stanno cercando di produrre
la serie, mentre la star di Guardiani della Galassia Vol.
3,Chukwudi Iwuji, è in trattative per
interpretare il segretario generale delle Nazioni Unite
Kofi Annan. La produzione dovrebbe iniziare nel
2026, con le riprese che si svolgeranno ad Atlanta e in Spagna.
Sebbene i dettagli specifici della
trama siano ancora segreti, i ruoli di Clinton, Annan e delle
Nazioni Unite indicano che la serie ruoterà attorno alla crisi di
Timor Est del 1999. Questa crisi ha visto gruppi militanti
filo-indonesiani attaccare i civili dopo che la maggioranza dei
cittadini di Timor Est aveva votato per l’indipendenza
dall’Indonesia, causando la morte di almeno 1.400 cittadini. Le
Nazioni Unite, il presidente Clinton e la sua amministrazione,
insieme ad altre potenze mondiali, sono intervenute per aiutare a
placare la crisi.
Kevin Costner ha recitato in numerosi
film e serie televisive, ma il prolifico attore non ha mai
interpretato un presidente degli Stati Uniti prima d’ora. Gli era
stato offerto il ruolo del presidente James Marshall in Air Force One, ma lo aveva rifiutato perché il film
era in conflitto con le riprese di L’uomo del giorno dopo.
United non sarebbe
comunque la prima volta che Costner interpreta un personaggio
realmente esistito. Ha interpretato Eliot Ness, un
agente americano del Proibizionismo in Gli intoccabili, il
procuratore distrettuale Jim Garrison che indaga
sulla morte del presidente John F. Kennedy in JFK e lo
sceriffo Wyatt Earp nell’omonimo film. La notizia
che Costner interpreterà Clinton arriva anche mentre continua
l’incertezza sul suo franchise cinematografico Horizon: An
American Saga.
Il primo episodio è stato un
significativo insuccesso al botteghino, mentre le recensioni di
Horizon: An American Saga – Capitolo 2 sono state
deludenti dopo il debutto al Festival del Cinema di Venezia, e il
sequel è stato ritirato dal calendario delle uscite
cinematografiche di agosto 2024. Indipendentemente da ciò che
accadrà con i film di Horizon,
United potrebbe diventare il prossimo ruolo
televisivo importante per Kevin Costner nella fase post-Yellowstone
della sua carriera.
Debuttato a Broadway nel 2003,
Wicked, basato su un romanzo di Gregory
Maguire, racconta gli eventi de “Il meraviglioso mago
di Oz” dal punto di vista della strega cattiva dell’ovest,
Elphaba. Ora, oltre 20 anni dopo, il musical è stato adattato in
due film, ognuno basato su un atto diverso dello spettacolo:
“Wicked“
del 2024 e “Wicked
– Parte 2” del 2025.
Diretti da Jon M.
Chu, entrambi i film vedono la partecipazione di
Cynthia Erivo, Ariana Grande,
Jonathan Bailey,
Michelle Yeoh, Marissa Bode, Ethan Slater e
Jeff Goldblum. Fin dai primi giorni del successo di
Wicked a Broadway, si sono diffuse voci di un adattamento
cinematografico; tuttavia, Marc Platt, produttore
sia del musical che del film, ha rivelato che il suo viaggio sul
grande schermo risale in realtà all’uscita del libro di
Wicked nel 1995.
“Quando ho letto per la prima
volta il romanzo di Gregory McGuire ‘Wicked’, ho pensato ‘questo
deve diventare un film'”, ha detto Platt. “È ‘Il Mago di
Oz’, è un mondo da costruire, è un mondo in cui viaggiare, e mi è
sembrato molto cinematografico. La rivisitazione che ha imposto sul
materiale originale, ‘Il Mago di Oz’, mi è sembrata così pertinente
e interessante, un’idea brillante. E così ho iniziato un percorso
sviluppandolo inizialmente come un film, e poi un giorno il grande
Stephen Schwartz, un rinomato compositore di cui ero un grande fan
fin da bambino, mi ha detto ‘perché non trasformarlo in un
musical?'” E ho pensato che fosse un’ottima idea, in
realtà.”
Il produttore ha continuato,
spiegando che Oz è “un mondo che vuole cantare”. Ha anche
osservato che la maggior parte del pubblico mainstream conosceva Il
mago di Oz del 1939 più del romanzo originale e che i numeri
musicali del film sono una parte importante del suo fascino senza
tempo. Secondo Platt, i musical permettono anche al pubblico di
avere una visione più diretta dei sentimenti e delle convinzioni
dei personaggi.
“Ancora più interessante,
stavamo cercando di raccontare la storia di due personaggi che si
presentano in un modo diverso al mondo in cui vivono, ma che
interiormente provano sentimenti diversi”, ha aggiunto
Platt. “Proprio come i ragazzi di oggi sui social media, è lo
stesso. Come ti presenti, cosa provi? E in un musical, un
personaggio può cantare una cosa al mondo in cui si trova, ma poi
girarsi verso il pubblico, o la telecamera, e cantare esattamente
ciò che prova, lasciandoci entrare. Ed è proprio questa la chiave
di “Wicked”.
Inizialmente, Platt
“abbandonò l’idea di un film”, ma poi “divenne un
musical teatrale di grande successo in tutto il mondo”. Spiegò
che “un film sembrava maturo per continuare il viaggio, e i
suoi colleghi della Universal gli chiedevano ‘quando uscirà il
film?'”. Nonostante ciò, aspettò perché “voleva che la
base di fan crescesse”.
Poiché Platt “pensava di aver
fatto qualcosa di abbastanza buono a teatro e che l’asticella fosse
davvero alta”, esitò a fare il salto sul grande schermo. Di
conseguenza, Platt si prese il tempo “per sviluppare [le sue
capacità] come produttore cinematografico” e “per
assicurarsi di sapere esattamente cosa fare”.
“Non ho mai sentito di dover
fare il film, ma lo volevo”, concluse Platt. “E poi mi
resi conto molti, molti anni dopo che il motivo per cui avevo
aspettato era che Jon Chu alzasse la mano e dicesse: ‘Vorrei Adoro
dirigere questi film.’ E quella è stata la chiamata più importante
che abbia mai ricevuto.”
La pazienza di Platt ha dato i suoi
frutti nel lungo periodo: Wicked
è stato un successo al botteghino e la Parte
2 sta già riscuotendo un’accoglienza positiva dal
pubblico e da oggi è nelle sale italiane.
In sala dal 19 novembre,
40 Secondi è il nuovo film
di Vincenzo Alfieri che ripercorre le ultime 24 ore di vita di
Willy Monteiro
Duarte, il ragazzo di Colleferro morto a seguito di un
pestaggio senza senso, nel corso di una rissa in cui era
intervenuto per sedare gli animi.
Nel film, Alfieri racconta più
volte le stesse 24 ore, adottando ogni volta una giornata diversa
in base a ciò che ha fatto il protagonista di quel segmento di
film, frammentando così i punti di vista di coloro che sono stati
vittime e carnefici dell’orribile tragedia. Ma questa tecnica di
narrazione a “punti di vista” arriva da molto lontano, dalla
nascita del cinema!
C’è il racconto di Maurizio
(Francesco
Gheghi), una delle vittime del degrado della periferia
romana, che vuole entrare a tutti i costi nelle grazie dei
“gemelli”, veri e proprio boss di quartiere, che alimentano il mito
della violenza e dello spaccio come status a cui ambire. Il ragazzo
si troverà coinvolto sul malgrado nella rissa, rappresentando
perfettamente quanto il male possa essere banale e inconsapevole.
C’è quello di Cosimo, (Enrico
Borello) tirapiedi sfigato dei “gemelli”, Cosimo è il
punto di unione tra Maurizio e i due veri villain della storia.
C’è quello di Michelle,
interpretata da Beatrice Puccilli, una ragazza che sogna di uscire
dalla bolla provinciale di Colleferro e si scontra con
l’oscurantismo di chi invece non vede altro che il suo piccolo
giardino. Suo malgrado, sarà la scintilla che darà inizio
all’incendio che esplode nella tragica conclusione della vicenda.
C’è quello di Federico e Lorenzo (Giordano
Giansanti e Luca Petrini), i carnefici. E
infine c’è quello di Willy (Justin De Vivo) che
viene raccontato nella sua normalità, nel suo essere un ragazzo
semplice, simpatico, con un cuore grande e un sogno da
realizzare.
Questa ricchezza nella scelta del
racconto della stessa giornata per così tante persone diverse dà a
Alfieri la possibilità di raccontare con 40 Secondi non solo la
ricostruzione quasi documentaristica dei fatti, ma anche un prisma
di disagi che si scontrano con sogni, dando una chiara idea
dell’ambiente culturale e sociale in cui è possibile purtroppo che
accada una tale tragedia senza senso.
Questo stile di racconto non è
certo inedito, lo troviamo in moltissimi film molto vecchi o anche
recenti. Tra gli esempi più illustri ci sono Hero
di Zhang Yimou, Senza tetto nel
legge di Agnès Varda, Gone Girl di
David Fincher, The Last Duel
di Ridley Scott, e addirittura il
recentissimo A House of Dynamite di
Kathryn Bigelow. Ma il film per antonomasia che si
avvale del racconto a “punti di vista” è il capolavoro di
Akira Kurosawa Rashomon, tanto che questa
tecnica narrativa al cinema viene soprannominata “l’effetto
Rashomon“. Il film del maestro del cinema giapponese racconta
una turpe vicenda, basandosi sulle testimonianze dei personaggi
coinvolti nella stessa. Ogni volta che viene raccontata, la storia
assume un aspetto diverso e risulta difficile (se non impossibile)
capire chi, tra i vari personaggi, racconta la versione
oggettivamente corretta di quanto accaduto. Il senso di questo
espediente approfondisce la difficoltà di stabilire la verità in un
contesto in cui le cose accadono e poi vengono raccontate ogni
volta con un filtro diverso.
Chiaramente non è questo il caso di
40 Secondi, dove quello che
è accaduto è purtroppo certo e estremamente tragico, tuttavia è
interessante vedere in che modo Vincenzo Alfieri sia riuscito a
sfruttare una tecnica narrativa così consolidata nel tempo, per
dare maggiore spessore alla storia che ha raccontato nel film,
offrendo al suo pubblico una versione univoca (l’unica esistente)
ma estremamente ricca e precisa di una tragedia.
40 Secondi è al cinema dal
19 novembre distribuito da Eagle Picture.
A sei anni dalla conclusione della
serie Mr. Robot, Rami Malek risponde alla domanda se tornerà
per un sequel o uno spin-off. Malek ha interpretato il ruolo
principale di Elliot Alderson nella serie thriller di successo
della USA Network. Di giorno Elliot era un ingegnere della
sicurezza informatica, ma di notte era un hacker e si è ritrovato
coinvolto in un gruppo rivoluzionario di hacker noto come
fsociety.
Il finale della serie, uscito il 22
dicembre 2019, è considerato da molti uno dei migliori episodi di
Mr. Robot di sempre. Ha ottenuto un punteggio di
9,8/10 su IMDb, coronando una quarta e ultima stagione che ha
ottenuto il 98% dai critici e il 94% dal pubblico su Rotten
Tomatoes.
Durante il panel Contenders Film:
Los Angeles di Deadline, dove Malek ha parlato del suo nuovo film
Norimberga,
gli è stato chiesto se sarebbe tornato per un potenziale sequel o
spin-off di Mr. Robot. Malek ha risposto con un
secco “No”, ma ha rivelato che “Sam [Esmail] e io
abbiamo appena parlato di lavorare di nuovo insieme” a un
progetto non correlato. Esmail è stato il creatore e showrunner
della serie e ha diretto tutti gli episodi delle stagioni 2-4.
La risposta di Malek non è troppo
sorprendente, dato che la serie non è stata cancellata, ma è
piuttosto terminata secondo i termini di Esmail e la sua visione
creativa. Come indicato dalla risposta estremamente positiva della
critica e del pubblico, il finale di Mr. Robot ha
portato a una conclusione quasi tutti i personaggi principali e le
trame a cui erano legati.
Tuttavia, la possibilità che Esmail
e Malek lavorino di nuovo insieme è una notizia promettente.
Entrambi sono stati impegnati in altri progetti dalla fine della
serie. Malek è apparso come cattivo di James
Bond in No Time to Die (2021), come fisico
nucleare in Oppenheimer (2023) di Christopher Nolan e come
improbabile eroe d’azione in The Amateur (2025). Il suo
ruolo più recente è stato quello dello psichiatra dell’esercito
americano Douglas Kelley in Norimberga
(2025).
Per quanto riguarda Esmail, il suo
progetto più importante dopo la conclusione di Mr. Robot è stato il
film Netflix del 2023 Il
mondo dietro di te, che include molti easter egg
della serie della USA Network. Esmail ha persino confermato che
quel film e Mr. Robot condividono lo stesso
universo.
Simile al film Netflix di Esmail,
un nuovo progetto con Malek potrebbe svolgersi nello stesso
universo della serie e contenere sottili easter egg senza essere un
sequel diretto o uno spin-off. Dato che però stanno solo parlando
della possibilità di collaborare di nuovo, la reunion in un film o
in una serie televisiva sembra ancora lontana anni luce, ma i
commenti di Malek sono comunque un buon segno per i fan del loro
lavoro.
Wicked
– Parte 2 è finalmente nei cinema questa settimana,
segnando apparentemente la fine del fenomeno cinematografico,
nonostante le voci di un terzo capitolo di Wicked.
Basato sull’amato musical di Broadway omonimo,
Wicked del 2024 è stato un successo da record. Il
suo seguito, che adatterà il secondo atto dello spettacolo, è
decisamente uno dei film più attesi del 2025.
Con
Cynthia Erivo nel ruolo di Elphaba, alias La Strega
Cattiva dell’Ovest, e Ariana Grande in quello di Glinda la
Strega Buona, Wicked reinventa Il Mago di Oz,
reinventando Elphaba come vittima di una campagna diffamatoria
mentre cerca di combattere un regime corrotto. I film di Wicked
vedono anche la partecipazione di
Jonathan Bailey, Ethan Slater, Marissa
Bode,
Michelle Yeoh e
Jeff Goldblum.
Le prime reazioni a Wicked
– Parte 2 sono state estremamente positive e si
prevede che il sequel sarà un altro gigante del botteghino. Quindi,
la Universal Pictures ha motivo di voler proseguire con il
franchise di Wicked, nonostante il materiale
originale di Broadway sia esaurito. Teoricamente, la storia lo
permetterebbe, con il potenziale di esplorare il conflitto
socio-politico in corso in Australia.
Tuttavia, il comico del
Saturday Night LiveBowen Yang
apparentemente ha scartato l’idea durante un’intervista con
Variety. “Penso che la fermiamo qui”, ha detto Yang
durante Variety On the Carpet presentato da Lexus. Tuttavia, ha
accennato all’idea di uno spin-off: “Proporrò una storia di
Rosencrantz e Guildenstern sono morti con i miei personaggi e
quelli di Bronwyn James”.
La maggior parte dei puristi di
Wicked probabilmente concorderebbe con Yang sul
fatto che l’avventura cinematografica dovrebbe concludersi qui.
Yang e James interpretano gli amici di Glinda, Pfanee e ShenShen,
personaggi buffi che si immergono completamente nella narrazione de
La strega cattiva dell’ovest. I ruoli sono stati ampliati rispetto
alla versione teatrale, esaltati soprattutto dalla sensibilità
comica degli attori del film.
Tuttavia, quando anche a lui è
stato chiesto della questione, il regista di
Wicked e Wicked
– Parte 2, Jon M. Chu, ha risposto:
“Di cosa si tratta? Sai, ci sono un sacco di idee che circolano
in questo momento. Vedremo. Godiamoci prima questo viaggio”.
Pertanto, la Universal potrebbe non aver escluso del tutto l’idea,
soprattutto considerando che Gregory Maguire ha
scritto diversi altri romanzi dopo Wicked.
Realizzare altri film ambientati
nell’universo di Wicked dopo Wicked
– Parte 2 sarebbe estremamente impegnativo;
presumibilmente significherebbe scrivere molte canzoni originali e
possibilmente rielaborare parti della trama dei libri di Maguire
per renderle più adatte alle famiglie, come fece la produzione di
Broadway con il primo romanzo. Probabilmente è meglio così se Yang
ha ragione e il pubblico dovrebbe semplicemente godersi il
magnifico finale.
Nella nostra recensione di Wicked
– Parte 2, Valeria Maiolino ha
scritto: “L’amicizia fuori dallo schermo che lega Cynthia Erivo e Ariana Grande esplode nel brano
For Good: le due attrici, con una vocalità
avvolgente, quasi catartica, riescono a sprigionare tutto l’affetto
e la sofferenza della separazione tra Elphaba e Glinda. Due amiche,
due sorelle che si sono perse, si sono ferite, ma che hanno saputo
ritrovarsi.”
Sebbene I
Peccatori sia un film horror vietato ai minori,
Ryan Coogler rivela che è stato in parte ispirato
da un film originale Disney Channel. Durante il panel dedicato al
film al Contenders Film di Deadline, Coogler ha infatti spiegato
come il vampiro irlandese Remmick (Jack O’Connell)
è ispirato al film originale Disney Channel The Luck of the
Irish. Il film del 2001 lo ha aiutato a vedere significative
analogie tra la cultura irlandese e quella afroamericana, in
particolare per quanto riguarda la musica, e ha continuato a
diventare un “punto di riferimento” durante lo sviluppo di
I
Peccatori.
“Quella è stata la nostra prima
introduzione ad alcune delle somiglianze tra la musica folk
irlandese e, fondamentalmente, la nostra musica. C’era una piccola
comunità irlandese nella Baia e ne parlavamo spesso. Quel film è
stato una sorta di punto di riferimento da cui partire, per quanto
possa sembrare folle. Nella mia famiglia siamo sempre stati
affascinati da quella cultura”, ha affermato Coogler.
La trama di The Luck of the
Irish ruota attorno a Kyle (Ryan Merriman),
un giocatore di basket irlandese delle superiori che deve
recuperare la moneta d’oro portafortuna della sua famiglia da un
malvagio folletto di nome Seamus (Timothy
Omundson). Se Kyle fallisce, lui e la sua famiglia
rimarranno intrappolati come folletti maledetti dalla sfortuna.
Oltre a fondere elementi sportivi e fantasy, il film incorpora
aspetti della cultura irlandese, tra cui la musica e la danza
irlandesi.
Questo è diventato parte
dell’ispirazione per la storia di Remmick in I
Peccatori, poiché il vampiro è un ex immigrato irlandese
che porta la musica e la danza della sua cultura nel film. Durante
il panel, Coogler ha elogiato “il grande Jack O’Connell”
per la sua interpretazione di Remmick, la sua “bellissima
performance” e il modo in cui “ha portato il ricordo di
suo padre nel ruolo, proprio come io ho portato il ricordo di mio
zio. È stata un’esperienza profonda vedere qualcuno appropriarsi
del film allo stesso modo”.
Oltre al film originale della
Disney Channel, Coogler ha anche parlato di come l’autore di
Dracula, Bram Stoker, essendo
irlandese, sia stato un’altra fonte di ispirazione per I
Peccatori, insieme all’importanza del fatto che Remmick
fosse un “irlandese precoloniale”. “Il film è stata
una grande opportunità. È stato anche un grande omaggio a Bram
Stoker, che era irlandese e che in un certo senso ci ha fornito il
primo contesto intorno al concetto di vampiro nella cultura
popolare. Quindi, aveva perfettamente senso esplorare il
personaggio in questo modo”, ha spiegato il regista.
“Remmick non è Satana, ma lo
abbiamo visto come un irlandese precoloniale con un passato enorme
che abbiamo accennato e svelato poco a poco, come una
cipolla”, ha aggiunto. Certo, il Dracula di
Bram Stoker è un’ispirazione più prevedibile per
I Peccatori, dato il ruolo fondamentale del
romanzo nel genere horror e nell’evoluzione della rappresentazione
dei vampiri nella narrativa. The Luck of the Irish, un
film originale Disney Channel che detiene un punteggio del 53% su
Rotten Tomatoes, è invece una fonte di ispirazione molto più
sorprendente, ma altrettanto importante per lo sviluppo del
personaggio di Remmick.
Tra le novità della XXIII
edizione del Trailers FilmFest, dal
19 al 21 novembre a Roma, c’è la scelta della
direzione artistica di Francesca Sofia
Allegra e Alessandro De
Simone di dedicare a Robert
Bernocchi il premio dedicato alla Miglior Rivelazione
dell’anno.
Si legge nelle comunicazioni
ufficiali del Festival: “Esattamente otto mesi fa se n’è andato
Robert Bernocchi, un amico e un grande
giornalista, figura fondamentale nell’industria cinematografica
italiana. I nuovi direttori artistici del Trailers FilmFest
Francesca Sofia Allegra e Alessandro De Simone hanno deciso di
intitolare a lui, da quest’anno, il premio per il film italiano
rivelazione dell’anno. La direzione artistica ringrazia la famiglia
di Robert e Davide Dellacasa.”
Partner della ventitreesima
edizione del Trailers FilmFest, The
Cineclub è un hub culturale dove il pubblico incontra i
professionisti del cinema, dibatte, propone, partecipa attivamente.
Oltre alla sala proiezioni e al palco per i live, la proposta si
arricchisce del bistrot con lo Chef Noemi.
The Cineclub si
trova in Via Lidia, 46, a Roma – (metro: Furio Camillo / Ponte
Lungo)
L’unico evento in
Europa dedicato alla promozione cinematografica, che vuole
riconoscere e celebrare tutti i mestieri del cinema che
contribuiscono al successo di un film, sta finalmente per iniziare.
E quest’anno fa le cose in grande.
We Make It
Big, questo infatti è il claim che accompagnerà l’edizione
numero ventitré, che punta sicuramente a trovare il giusto
posizionamento nel panorama festivaliero, ma soprattutto a
radicarsi come un laboratorio permanente, un osservatorio su un
settore dell’industria audiovisiva ancora troppo poco analizzato e
studiato.
Di seguito il
programma per il primo giorno di lavori e premiazioni, giacché il
Trailers FilmFest è soprattutto un osservatorio e
un laboratorio fatto da professionisti per aspiranti professionisti
o per chi già opera nel settore.
Il programma di
mercoledì 19 – Trailers FilmFest
Ore 10:00 –
TrailersLAB – Anatomia di un trailer
Un workshop a cura di Vertigo
riservato agli studenti ABA, che si terrà presso l’Accademia di
Belle Arti di Roma.
Il workshop è dedicato alla
creazione di un trailer cinematografico, dall’analisi del film alla
costruzione del ritmo e della narrazione visiva. Guidati da
professionisti che collaborano con le principali case di produzione
e distribuzione nazionali e internazionali, i partecipanti
esploreranno tutte le fasi del processo creativo.
Ore 18:00 – Trailers
Professional – Il titolo di questo panel lo ha scritto
ChatGPT
Un panel che promuove il
dibattito sul futuro della promozione nell’aera dell’AI, come ce ne
sono tanti, ormai in ogni festival. La differenza è che in questo
sono coinvolti professionisti che con la AI ci lavorano
davvero.
Ne discutono il team
della produzione AI Labyrinth Studio, Carlo Rodomonti (responsabile
marketing strategico e digital di Rai Cinema e Presidente
dell’Unione Editori e Creators Digitali di ANICA), Edoardo Massieri
(trailermaker e fondatore di Ottoemezzo Media Factory) e Lorenzo
Ceccotti, in arte LRNZ, fumettista, illustratore e attivista per i
diritti degli artisti contro “il business model
predario degli AI provider
mainstream” (Cit.)
Modera: HAL9000 D& SimONE
Ore 19:30 – Trailers
Professional – L’evoluzione della specie: la promozione nell’era
dei creators
Sono stati una
rivoluzione, oggi sono imprescindibili. Amatissimi dal pubblico dei
social, ancora invisi a molti: i creators sono ormai indispensabili
in un piano promozionale. Ed è di questi giorni la notizia della
nascita di un albo professionale a loro dedicato.
L’incontro si pone come obiettivo
quello di rispondere ad alcune semplici domande. Quali? Non ve lo
diciamo. Ma risponderanno Irene Macaione (Social & Digital
Marketing Universal Pictures Italia), Giovanni Santonocito (Slim
Dogs), Gianluca De Angelis (giornalista e creator), Giulia Calvani
(Creator), Mattia Bressero (Trailermaker).
Ore 21:00 – Trailers
Professional – ArteSettima presenta (la) Realtà
Il collettivo creator
più surrealista d’Italia fa un gesto surrealista: pubblica
una rivista di carta. E noi ne
parliamo, direttamente con loro.
Tutti i panel e gli incontri
Trailers Professional si terranno presso The
Cineclub.
Dalle 18:00, inoltre, sono previste
le proiezioni in loop di tutti i trailer in
concorso.
Partner della ventitreesima
edizione del Trailers FilmFest, The
Cineclub è un hub culturale dove il pubblico incontra i
professionisti del cinema, dibatte, propone, partecipa attivamente.
Oltre alla sala proiezioni e al palco per i live, la proposta si
arricchisce del bistrot con lo Chef Noemi.
The Cineclub si trova in Via Lidia, 46, a Roma
– (metro: Furio Camillo / Ponte Lungo)
Con un cast completamente nuovo
pronto a reinterpretare Harry
Potter, Daniel Radcliffe ha rivelato cosa ha scritto
al suo sostituto in una lettera privata. Quattordici anni dopo
l’ultimo film, è infatti iniziata la produzione di un nuovo remake
televisivo di Harry Potter, con Dominic
McLaughlin, Alastair Stout e
Arabella Stanton nei ruoli resi famosi da
Radcliffe, Rupert Grint ed Emma Watson.
Durante un’intervista a Good Morning America per promuovere
il suo prossimo spettacolo a Broadway, Every Brilliant
Thing, Radcliffe ha ora parlato delle parole gentili che ha
inviato a McLaughlin in una lettera dopo che questi è stato scelto
per interpretare Harry Potter nella serie TV. Il vincitore del Tony
Award ha detto all’undicenne che spera che si diverta “un mondo” e
che si diverta “ancora più di quanto mi sia divertito io”.
McLaughlin ha finito per scrivere
una “nota molto dolce” a Radcliffe, che non ha però condiviso il
contenuto della risposta del giovane attore. Radcliffe ha aggiunto
di aver visto le foto pubblicate di McLaughlin, Stout e Stanton e
di voler abbracciare tutti e tre perché “sembrano così giovani”.
Ancora non riesce a credere di essere stato nei loro panni a
quell’età.
“Non direi che chiunque
interpreti Harry debba [contattarlo]. Conosco alcune persone che
stanno lavorando alla produzione, quindi ho scritto a Dominic e gli
ho mandato una lettera, e lui mi ha risposto con un biglietto molto
carino. Volevo solo scrivergli per dirgli: “Spero che ti divertirai
tantissimo, anche più di quanto mi sono divertito io. Io mi sono
divertito molto, ma spero che tu ti divertirai ancora di
più”.
“E lo spero davvero, vedo
queste foto di lui e degli altri ragazzi e vorrei solo
abbracciarli. Sembrano così giovani. Li guardo e penso: “È pazzesco
che io abbia fatto una cosa del genere”. Ma è anche incredibilmente
dolce e spero che si stiano divertendo molto”, sono le parole
dette da Radcliffe durante l’intervista.
Cosa sappiamo della serie HBO
su Harry Potter
La prima stagione sarà tratta dal
romanzo La pietra filosofale e abbiamo già visto alcuni
altri momenti chiave del romanzo d’esordio di J.K. Rowling essere
trasposti sullo schermo. La prima stagione di Harry
Potter dovrebbe essere girata fino alla
primavera del 2026, mentre la seconda stagione entrerà in
produzione pochi mesi dopo. Ogni libro dovrebbe costituire una
singola stagione, il che significa che avremo sette stagioni
nell’arco di quasi un decennio.
HBO descrive la serie come un
“adattamento fedele” della serie di libri della Rowling.
“Esplorando ogni angolo del mondo magico, ogni stagione porterà
‘Harry Potter’ e le sue incredibili avventure a un pubblico nuovo
ed esistente”, secondo la descrizione ufficiale. Le riprese
dovrebbero avere inizio nel corso dell’estate 2025, per una messa
in onda prevista per il 2026.
La serie è scritta e prodotta da
Francesca Gardiner, che ricopre anche il ruolo di
showrunner. Mark Mylod sarà il produttore
esecutivo e dirigerà diversi episodi della serie per HBO in
collaborazione con Brontë Film and TV e Warner Bros. Television. La
serie è prodotta da Rowling, Neil Blair e
Ruth Kenley-Letts di Brontë Film and TV, e
David Heyman di Heyday Films.
Come già annunciato,
Dominic McLaughlin interpreterà Harry,
Arabella Stanton sarà Hermione e Alastair
Stout sarà Ron. Il cast principale include John
Lithgow nel ruolo di Albus Silente, Janet
McTeer nel ruolo di Minerva McGranitt, Paapa
Essiedu nel ruolo di Severus Piton, Nick
Frost nel ruolo di Rubeus Hagrid, Katherine
Parkinson nel ruolo di Molly Weasley, Lox
Pratt nel ruolo di Draco Malfoy, Johnny
Flynn nel ruolo di Lucius Malfoy, Leo
Earley nel ruolo di Seamus Finnigan, Alessia
Leoni nel ruolo di Parvati Patil, Sienna
Moosah nel ruolo di Lavender Brown, Bertie
Carvel nel ruolo di Cornelius Fudge, Bel
Powley nel ruolo di Petunia Dursley e Daniel
Rigby nel ruolo di Vernon Dursley.
Si avranno poi Rory
Wilmot nel ruolo di Neville Paciock, Amos
Kitson nel ruolo di Dudley Dursley, Louise
Brealey nel ruolo di Madama Rolanda Hooch e Anton
Lesser nel ruolo di Garrick Ollivander. Ci sono poi i
fratelli di Ron: Tristan Harland interpreterà Fred
Weasley, Gabriel Harland George Weasley,
Ruari Spooner Percy Weasley e Gracie
Cochrane Ginny Weasley.
La serie debutterà nel 2027 su HBO
e HBO
Max (ove disponibile) ed è guidata dalla showrunner e
sceneggiatrice Francesca Gardiner (“Queste oscure materie”,
“Killing Eve”) e dal regista Mark Mylod (“Succession”). Gardiner e Mylod sono produttori
esecutivi insieme all’autrice della serie J.K. Rowling, Neil Blair
e Ruth Kenley-Letts di Brontë Film and TV, e David Heyman di Heyday
Films. La serie di “Harry Potter” è prodotta da HBO in
collaborazione con Brontë Film and TV e Warner Bros.
Television.
La star di
Smallville, Tom Welling, rivela
quale famoso ruolo DC vorrebbe interpretare nell’universo DC di
James Gunn. Con il
Capitolo 1 della DCU: “Dei e Mostri” in corso, diversi
supereroi e cattivi iconici si stanno unendo al reboot dei
supereroi di Gunn, incluso lo stesso Cavaliere Oscuro. Durante la
loro apparizione al Liverpool Comic-Con (tramite Purple Nurple Reviews), al cast di
Smallville è stato chiesto quali personaggi vorrebbero
interpretare nel DCU.
Quando Welling ha dato la sua
risposta, ha detto: “Beh, Batman”, per il film
The Brave and The Bold.
Michael Rosenbaum, che ha interpretato Lex Luthor
in Smallville per sette stagioni, ha dato una risposta
molto appropriata a quella di Welling, aggiungendo: “Io
interpreterei il Joker!”. Rimanendo in tema Batman,
Laura Vandervoort, che ha interpretato Supergirl
nella serie drammatica della WB/CW, ha detto: “Penso che
sceglierei Harley Quinn”.
Cosa sappiamo di The Brave and the Bold
Il film The Brave and the
Bold è in fase di sviluppo attivo sin dalla sua
presentazione iniziale nel gennaio 2023, quando la DC Studios ha
svelato la sua lista di progetti originali. All’epoca era stato
annunciato che il film avrebbe avuto come protagonista il famoso
Cavaliere Oscuro, che scopre l’esistenza del suo figlio biologico,
Damian Wayne.
Mentre la sceneggiatura è ancora in
fase di scrittura, il regista Andy Muschietti, che
è stato scelto per dirigere il reboot di Batman nel giugno 2023, ha
dichiarato a Variety alla fine di ottobre 2025 che il mondo dovrà
aspettare ancora un po’ per avere ulteriori aggiornamenti sul film.
Il regista della serie IT e ideatore di Welcome to
Derry ha affermato: “Dobbiamo aspettare ancora un paio di
mesi prima di poter iniziare a parlarne”.
Gunn ha poi fornito un importante
aggiornamento sullo stato di avanzamento del progetto all’inizio di
quest’anno, suggerendo che le cose potrebbero cambiare per
The Brave and The Bold. Durante una chiacchierata
con IGN nel settembre 2025, ha suggerito che l’introduzione di
Robin della DCU potrebbe non essere definitiva:
“No, penso che dovrete
aspettare di vedere il film. Alcune cose sono cambiate. Molte cose
sono in evoluzione riguardo alla sua situazione con i suoi genitori
e tutto il resto, quindi non darei nulla per scontato… Sì, voglio
dire, l’attore che vuole… Ascolta, prima di tutto, non posso dirti
quanti grandi attori mi hanno detto che vogliono interpretare
Batman. Penso che sarebbe più difficile trovare attori che non
vogliono interpretare Batman. È il personaggio che tutti vogliono
interpretare. Questa è la verità”.
The Brave and the Bold al momento non ha una
data di uscita definita.
Che ci crediate o no, il
vertiginoso secondo film di Christopher Nolan, Memento,
compie 25 anni quest’anno. L’emozionante storia poliziesca non
lineare ha portato Nolan alla ribalta come una delle voci più
talentuose, uniche e originali di Hollywood. Due decenni dopo,
Nolan è diventato il principale fornitore di blockbuster artistici
di alto livello. Il suo lavoro nella trilogia di Il cavaliere oscuro e poi Inception,
Interstellar
e
Oppenheimer parla da sé. Memento è
però ancora oggi ricordato per il suo finale e la sua struttura
particolarmente ambiziosa. Qui, però, andiamo alla scoperta di
alcuni elementi nascosti sfuggiti a molti durante la visione.
Il conflitto alla base di
Memento riguarda Leonard (Guy
Pearce), determinato a trovare l’assassino non
identificato di sua moglie. Senza un nome su cui basarsi, Leonard
dà all’assassino il soprannome di Jimmy G. Ma sapete da dove viene
questo nome? Nel libro L’uomo che scambiò sua moglie per un
cappello, il dottor Oliver Sacks cura un paziente di nome
Jimmy G. Il paziente, proprio come Leonard, soffre di una rara
forma di amnesia retrograda e anterograda, il che significa che non
è in grado di formare nuovi ricordi. Mentre Jonathan Nolan ha
tratto ispirazione per la sceneggiatura dal suo racconto breve
Momento Mori, l’opera di Sacks è stata più che fonte di
ispirazione.
Cronologia
Che ci crediate o no, il montaggio
di Memento salta ben 113 volte nella cronologia
narrativa. Inoltre, un’analisi più attenta della struttura del film
rivela una formula precisa. Il film è diviso in due filoni
narrativi. Il presente è rappresentato nelle scene a colori e ha
una sequenza alfabetica inversa (V-A). I flashback sono girati in
bianco e nero e hanno una sequenza numerica lineare (1-22). Una
volta combinati, la sequenza narrativa del film si svolge come
segue: 1, V, 2, U, 3, T, 4, S, 5, R… ecc.
La scrittura
Durante tutto il film, Leonard usa
caratteri cubitali quando scarabocchia i vari appunti e tatuaggi
per rafforzare la sua memoria. Tutti tranne uno. Avete individuato
l’unico caso anomalo? Quando Teddy implora Leonard di scrivere
“non fidarti di lei” in riferimento a Natalie (Carrie-Anne
Moss), per qualche motivo Leonard scrive la nota in
corsivo invece che con i suoi caratteristici caratteri stampatelli.
In seguito cancella la nota, suggerendo che qualcosa non andava fin
dall’inizio.
Autocitazioni
Nolan si diverte molto a richiamare
l’attenzione su se stesso e su sua moglie, Emma
Thomas, in alcuni dettagli di sfondo in
Memento. Il primo è il negozio di tatuaggi che
Leonard frequenta spesso nel film. In onore di sua moglie, Nolan ha
chiamato il negozio Emma’s Tattoos. Per non essere da meno, però,
Nolan aggiunge in seguito un altro tocco personale mettendo la sua
Honda Civic bianca nel parcheggio proprio accanto alla Jaguar di
Leonard.
ADR
Nel gergo cinematografico, ADR sta
per Automated Dialogue Replacement (sostituzione
automatica dei dialoghi). Si tratta di un processo di
ri-registrazione dei dialoghi che, per qualsiasi motivo, non sono
venuti come previsto durante le riprese. In
Memento, Nolan nasconde un pezzo del suo ADR in
bella vista! Quando Teddy pronuncia la frase chiave “Non ne hai
idea, pazzoide”, l’attore Joe Pantoliano non
ha pronunciato le ultime due parole in modo soddisfacente per
Nolan. Di conseguenza, Nolan ha registrato la sua versione della
frase, che è quella che si sente quando Teddy completa la parte
“pazzoide” della frase.
Sammy/Leonard Splice
Senza spoilerare la trama, si pensa
che il personaggio di Sammy Jankis (Stephen
Tobolowski) sia solo un prodotto dell’immaginazione
distorta di Leonard. Un indizio visivo nascosto nel film rafforza
direttamente questa teoria. Dopo la morte della moglie di Sammy, lo
vediamo seduto in un ospedale psichiatrico. Proprio mentre qualcuno
passa davanti a Sammy, e subito prima che il film passi a
un’inquadratura di Leonard al telefono, sullo schermo appare
rapidamente un’immagine subliminale di Leonard seduto sulla sedia
dell’ospedale di Sammy.
Il tatuaggio sul petto di
Leonard
Una delle immagini più iconiche del
film mostra un Leonard esuberante che indica un punto vuoto sul suo
petto. Dice a Natalie che lascerà quel punto libero finché non
troverà Jimmy G. Tuttavia, un flashback rivela l’identità di Jimmy
G. proprio davanti ai nostri occhi. Quando Leonard guida fino al
negozio di tatuaggi, ha un flashback di lui e sua moglie a letto.
Se prestate attenzione, potete vedere che lo spazio vuoto sul petto
di Leonard, che prima era nudo, ora è riempito da un tatuaggio con
la scritta “I’ve Done It” (Ce l’ho fatta).
Il numero di telefono di
Teddy
Il numero di telefono di Teddy,
555-0134, vi dice qualcosa? Beh, si dà il caso che sia lo stesso
numero di telefono che aveva Marla Singer in Fight Club,
uscito un anno prima. Anche se questo è già abbastanza strano, c’è
dell’altro sul numero di telefono di Teddy. Gran parte della
narrazione riguarda Leonard che parla al telefono con persone che
non riesce a ricordare. Durante una scena, tiene in mano una foto
con il numero 555-0134 scritto nella parte inferiore dell’immagine.
Questo è un indizio sottile che Leonard ha parlato tutto il tempo
con Teddy, che più tardi scopriremo essere un agente di polizia che
aiuta Leonard a vendicare l’omicidio di sua moglie.
Foto con scollo a V
Un altro agghiacciante parallelismo
visivo tra Leonard e Sammy è disegnato sullo sfondo di Memento.
Quando Leonard guarda la TV a casa di Natalie, una foto dietro di
lui mostra un ago e una persona che indossa una maglietta bianca
con scollo a V. Qualcuno ha idea di cosa significhi? Sammy Jankis
ha ucciso accidentalmente sua moglie somministrandole una dose
eccessiva di insulina mentre guardava la TV. Ancora più inquietante
è il fatto che lo stesso maglione bianco con scollo a V che si vede
nella foto è lo stesso indumento che indossa la moglie di Leonard
in un’altra scena flashback.
Easter egg del DVD
Forse il dettaglio nascosto più
interessante che si trova in Memento proviene dal
materiale supplementare del DVD. Accedendo a un Easter Egg nascosto
nel menu del DVD in edizione limitata, è possibile sbloccare una
versione del film che viene riprodotta in ordine cronologico
lineare. Ancora più gratificante è il fatto che, per sbloccare la
versione lineare completa, è necessario rispondere correttamente a
una serie di domande e risolvere un puzzle. Il compito è reso
ancora più difficile dal fatto che i pulsanti di riavvolgimento,
avanzamento rapido e salto dei capitoli sono disabilitati.
Black Hawk Down rappresenta uno dei momenti più
incisivi nella filmografia di Ridley Scott, che nei primi
anni Duemila attraversa una fase di forte rilancio creativo
dopo il successo di Il gladiatore. Con
questo film il regista britannico torna a esplorare la dimensione
della
guerra, adottando un approccio realistico e immersivo che si
discosta dalle atmosfere epiche dei suoi lavori precedenti. Scott
costruisce un racconto serrato, quasi documentaristico, in cui il
campo di battaglia diventa un luogo claustrofobico e imprevedibile,
mettendo in scena un cinema di tensione pura e di grande rigore
visivo.
Il
film si inserisce pienamente nel filone del war movie moderno,
quello che privilegia il punto di vista dei soldati e la
rappresentazione diretta del conflitto, senza filtri retorici. La
regia utilizza un linguaggio vicino al reportage, restituendo
l’intensità del combattimento attraverso un montaggio frenetico e
una fotografia sporca, capace di immergere lo spettatore nel caos
della guerriglia urbana. Questo stile, unito a una gestione
sapiente del ritmo, ha contribuito a trasformare Black Hawk
Down in un riferimento imprescindibile del cinema bellico
contemporaneo.
L’accoglienza
internazionale è stata notevole: il film ha ricevuto importanti
riconoscimenti, tra cui due premi Oscar, e ha consolidato la
reputazione di Ridley Scott come autore capace di coniugare
spettacolarità e profondità. La storia alla base del film — solo
accennata nella sua cornice storica — trae origine da una missione
militare realmente avvenuta nei primi anni Novanta, poi divenuta
uno dei casi più discussi della politica estera statunitense. Nel
resto dell’articolo si esplorerà in modo più approfondito la vera
storia che ha ispirato il film.
La trama di Black Hawk Dawn
In Somalia, durante la guerra
civile, i Caschi Blu delle Nazioni Unite sono stati quasi tutti
cacciati dalla milizia fedele a Mohamed Farrah
Aidid, con base a Mogadiscio, che dichiara guerra al
personale dell’Onu ancora presente. Inoltre, Aidid e i suoi uomini
sequestrano le spedizioni alimentari della Croce Rossa per ridurre
alla fame e sottomettere la popolazione del sud senza che i Caschi
Blu siano in grado di intervenire. Gli Stati Uniti decidono,
quindi, di mettere in campo tre forze operative speciali
dell’esercito americano con l’obiettivo di entrare a Mogadiscio e
catturare Aidid, che si è autoproclamato presidente.
Il piano è di svolgere l’intera
azione in mezz’ora, arrivando sul posto, un edificio al centro di
Mogadiscio, con quattro elicotteri UH-60 Black Hawk da cui
scenderanno quattro unità di Rangers mentre gli uomini della Delta
Force arresteranno tutti quelli che si trovano all’interno
dell’edificio stesso. Tuttavia, il diciottenne Todd
Blackburn (Orlando
Bloom) è gravemente ferito mentre si cala da uno degli
elicotteri e tre Humvees, guidati dal sergente Jeff
Struecker, ricevono l’ordine di distaccarsi per riportare
il soldato all’aeroporto, ancora sotto il controllo delle Nazioni
Unite. A peggiorare le cose c’è l’abbattimento di uno dei Black
Hawk e da quel momento la situazione degenera.
La storia vera dietro il film
La
battaglia di Mogadiscio del 3‑4 ottobre 1993, nota anche come
“Battle of Black Sea”, è all’origine del film. L’operazione,
chiamata Operation Gothic
Serpent, fu condotta da forze USA (Army Rangers e Delta
Force) con l’obiettivo di catturare due luogotenenti del signore
della guerra somalo Mohamed Farrah Aidid, nell’ambito di una
missione più ampia di stabilizzazione sotto UNOSOM II. Tuttavia,
quello che doveva essere un raid rapido si trasformò in un
conflitto urbano prolungato quando le milizie locali attaccarono,
schierarono barriere stradali, e abbatterono due elicotteri Black
Hawk con razzi RPG.
Durante l’operazione, i Rangers e altri operatori furono bloccati
vicino ai siti dei Black Hawk abbattuti. In uno dei crash venne
coinvolto il pilota Michael Durant, che fu catturato e tenuto
prigioniero per 11 giorni prima della sua liberazione. Altri due
operatori, i soldati Delta Gary Gordon e Randy Shughart, si
lanciarono volontariamente per difendere l’equipaggio con un
coraggio estremo, ma persero la vita durante lo scontro. Le forze
di soccorso, comprendenti convogli dell’ONU e veicoli militari,
dovettero farsi strada in mezzo al fuoco per estrarre i
sopravvissuti, in una notte di combattimenti intensi e
disorganizzati.
Il bilancio delle vittime fu pesantissimo: circa 18 soldati
americani uccisi e diversi feriti. Le cifre per le perdite somale
sono meno precise, ma stime citate vanno da centinaia fino a oltre
1.000 tra miliziani e civili, anche se i numeri variano a seconda
delle fonti. l conflitto ebbe un impatto duraturo sulla politica
estera statunitense, contribuendo alla decisione di ritirare le
truppe americane dalla Somalia.
Nel film di Ridley Scott, molti di questi eventi
sono rappresentati in modo fedele, soprattutto la dinamica
dell’abbattimento degli elicotteri e la successiva notte di scontri
urbani. Tuttavia, alcune critiche riguardano la semplificazione di
ruoli somali e la riduzione delle motivazioni politiche del
conflitto. In particolare, il personaggio del Signore della Guerra
Aidid e il suo contesto non sempre ricevono una rappresentazione
completa della complessità etnica, economica e politica: secondo
alcuni veterani, il film enfatizza l’eroismo americano a scapito
della realtà locale.
Inoltre, come evidenziato da nuove testimonianze raccolte nella
docuserie NetflixSurviving Black Hawk Down, le conseguenze umane della
battaglia continuarono a farsi sentire per decenni. Sopravvissuti
americani parlano di traumi persistenti, mentre molti civili somali
ricordano le perdite e la devastazione nella loro città. Queste
voci offrono un ritratto più sfaccettato e realistico rispetto al
film, sottolineando l’importanza di non dimenticare il costo umano
che va al di là della strategia militare.
La storia reale dietro Black Hawk Down è dunque
quella di un’operazione che non andò come previsto: da missione di
cattura si trasformò in una guerra urbana con alti costi per
entrambe le parti. Il film di Scott riprende molti di questi
elementi reali, ma alcune ricostruzioni e semplificazioni narrative
hanno suscitato critiche. Le testimonianze raccolte nelle
produzioni più recenti, come la docuserie, aiutano a colmare le
lacune e a restituire un racconto più umano e completo
dell’evento.
Brooklyn’s Finest (2009) rappresenta uno dei
momenti più cupi e corali nella filmografia di Antoine
Fuqua, regista che aveva già esplorato il lato più ambiguo
dell’applicazione della legge in film come Training Day,Attacco al potere e
The Equalizer – Il
vendicatore. Con questo titolo, Fuqua ritorna a un
approccio duro e realistico, costruito su un mosaico narrativo che
intreccia le vite di tre poliziotti molto diversi tra loro. Il film
si colloca in una fase della sua carriera segnata da storie tese,
eticamente complesse e immerse nel degrado urbano, confermando il
suo interesse per personaggi che vivono al limite.
Il
film abbraccia pienamente il genere crime drama di stampo neo-noir,
mettendo al centro temi come la corruzione sistemica, il senso di
colpa, la redenzione mancata e il peso delle scelte morali in un
contesto di violenza endemica. Ogni storyline indaga un diverso
volto della polizia, dal veterano disilluso al detective infiltrato
fino alla recluta che cerca di dimostrare il proprio valore a ogni
costo. Questo approccio permette di rappresentare Brooklyn come un
organismo ostile e opprimente, dove la linea tra dovere e
sopravvivenza si fa sempre più sfumata.
Uscito in un periodo in
cui il cinema crime americano proponeva opere come The Departed,
Pride and Glory – Il prezzo
dell’onore o I padroni della notte, Brooklyn’s Finest si distingue per la
sua struttura tripartita e per un pessimismo radicale che
attraversa ogni livello della narrazione. Fuqua realizza un film
che non cerca un’unica verità ma tre differenti prospettive sul
fallimento morale, dando al pubblico un quadro volutamente
frammentato e doloroso. Nel resto dell’articolo si offrirà una
spiegazione dettagliata del finale e del senso ultimo delle storie
che il film intreccia.
La trama di Brooklyn’s
Finest
Il film segue la vicende di tre
poliziotti operanti nel Distretto 65, una delle zone più pericolose
a nord di Brooklyn. Il primo di questi è Eddie, un
agente prossimo alla pensione che non vede l’ora di poter
abbandonare quel mestiere e ritirarsi ad una vita tranquilla
lontana dallo stress della città. Depresso e infelicemente sposato,
l’idea di trasferirsi in una baita nel Connecticut sembra essere
l’unico motivo per alzarsi dal letto ogni giorno. Poco distante da
lui vi è Sal, da 12 anni operante nella squadra
antidroga. La sua vita è altrettanto complessa, avendo ben cinque
figli, una moglie con problemi di salute e uno stipendio con cui
fatica ad arrivare a fine mese.
Infine vi è Tango,
agente che ha passato anni a lavorare sotto copertura come
spacciatore, accettando anche di trascorrere un anno in carcere. La
sua vicinanza al mondo criminale, però, lo ha profondamente
cambiato, tanto da renderlo spesso poco incline ad arrestare quelli
che ormai considera suoi amici, tra cui vi è Caz,
criminale che in passato gli ha salvato la vita. Gestire le due
realtà diventa però ogni giorno più difficile. Questi tre agenti,
che pur lavorando nello stesso Distretto non si sono mai
incontrati, sono destinati a incrociare il loro percorso in seguito
ad un evento inaspettato, che li cambierà per sempre.
La spiegazione del finale del
film
Nel
terzo atto di Brooklyn’s Finest, le traiettorie
dei tre protagonisti convergono brutalmente all’interno dei
complessi residenziali di Van Dyke, dove tutto ciò che hanno
cercato di evitare diventa inevitabile. Sal, ormai schiacciato dal
bisogno economico, si introduce nell’appartamento dei
narcotrafficanti per recuperare il denaro necessario alla nuova
casa, convinto di poter fare un’ultima, disperata mossa. In
parallelo, Tango entra nello stesso edificio deciso a uccidere Red,
tradito dalle istituzioni e furioso per l’esecuzione di Caz.
Intanto Eddie segue la scia di un rapimento, ancora incerto sul
senso del suo ultimo giorno da poliziotto.
Nel momento in cui i loro percorsi si intrecciano, il film
accompagna lo spettatore verso una serie di risoluzioni tragiche ma
coerenti con il degrado morale mostrato fino a quel punto. Sal
riesce a mettere le mani sul denaro, ma viene ucciso da un ragazzo
che lo aveva osservato aggirarsi tra i corridoi. Tango, dopo aver
ferito Red, viene scambiato per un criminale e colpito da Rosario,
che realizza troppo tardi l’errore. Eddie, invece, trova una stanza
degli orrori nel seminterrato: affronta uno sfruttatore e libera le
ragazze, compiendo il suo unico vero atto eroico prima di
allontanarsi in silenzio.
Il finale porta a compimento l’idea centrale di Fuqua: tre uomini
immersi nello stesso sistema corrotto, incapaci di salvarsi
nonostante le intenzioni, le illusioni o il desiderio di
redenzione. Sal muore inseguendo un sogno piccolo e umano, simbolo
di come la povertà possa consumare ogni principio. Tango cade per
mano della stessa polizia che serviva, schiacciato dalla logica
ambigua dell’undercover e da un ambiente istituzionale che lo ha
sfruttato senza riconoscerne il valore. Eddie sopravvive, ma il suo
gesto finale è un’eccezione, non una rinascita.
Questa conclusione suggerisce che nessuno dei tre riesca davvero a
uscire dal ciclo di violenza e frustrazione che definisce il mondo
narrativo del film. L’eroismo, quando appare, è solitario, fragile
e incapace di modificare il sistema che lo circonda. Fuqua mette a
fuoco come scelte personali, condizioni sociali e strutture
istituzionali collaborino nel determinare il destino dei
personaggi, e quanto sia difficile per loro distinguere tra
giustizia e sopravvivenza. Tutto converge nell’idea che l’etica
individuale non basti quando il contesto è irrimediabilmente
contaminato.
In chiusura,
Brooklyn’s Finest ci lascia soprattutto un senso
di disillusione: la convinzione che il confine tra bene e male sia
spesso una linea mobile, plasmata da necessità, paure e menzogne.
Il film non offre consolazione, ma un ritratto crudo e realistico
di ciò che significa vivere e lavorare in un sistema che divora i
suoi stessi servitori. Il messaggio sotteso è che, senza un
cambiamento profondo delle strutture sociali e istituzionali, le
storie di Sal, Tango ed Eddie sono destinate a ripetersi
all’infinito, lasciando dietro di sé solo macerie morali.
A conclusione della saga di
Wicked, Wicked:
Parte 2 (leggi
la nostra recensione) di Jon M. Chu adatta la
seconda metà del musical di Broadway, mostrando le conseguenze
della ribellione di Elphaba (Cynthia
Erivo) contro il Mago di Oz (Jeff
Goldblum) dopo che questi si è rivelato un impostore e
un oppressore degli Animali. Questo porta agli eventi de Il
Mago di Oz, che si svolgono contemporaneamente a
Parte 2.
Oltre a Erivo e Goldblum,
Parte 2 vede anche la partecipazione di
Ariana Grande nel ruolo di Glinda, con
cui Elphaba condivide un legame unico. Tuttavia, una divisione
ideologica ha portato Glinda a scegliere di non schierarsi con
Elphaba e a diventare una pedina del Mago alla fine di Wicked.
“Non c’è alcuna vittoria alla
fine del primo film in questo senso”, ha affermato il
produttore Marc Platt, che ha anche prodotto il musical teatrale su
cui si basa il film. “C’è una rottura. L’unica vittoria è che
Elphaba è lì, fa pace con se stessa. Vede il suo riflesso e sa
‘Devo farlo, devo dire la verità al potere e devo fare la cosa
giusta’”.
A causa delle scelte di Elphaba,
Platt ha spiegato che nel “secondo film, il mondo è diverso”. Ha
continuato: “Ora [ci sono] conseguenze reali per le scelte che
entrambe le ragazze hanno fatto nel primo film. Elphaba diventa una
fuggitiva e Glinda diventa il volto del mago e di Madame
Morrible”.
Platt ha continuato osservando che
Elphaba e Glinda “devono entrambe fare i conti con queste
conseguenze” e “il mondo è più oscuro”. Per
enfatizzare l’isolamento e il sacrificio di Elphaba, i registi
hanno permesso che “il mondo sembrasse oscuro e
minaccioso”.
”Devi arrenderti a questo,
[…] vedere Elphaba sola e tradita, e lasciare che Glinda debba
lottare con ‘Sono davvero felice, o non sono felice, o forse ci
sono ponti che ho attraversato che non sapevo nemmeno di aver
attraversato. E forse non mi sento a mio agio con questo'”, ha
detto Platt. “Quindi sono un complemento reciproco
nell’evoluzione, ma sono film molto diversi. E ognuno è davvero
indipendente, separatamente, ma quando riesci a vederli tutti
insieme, è qualcosa di straordinario.”
Chu ha anche discusso di come la
scelta di Elphaba abbia influenzato il rapporto tra lei e Glinda.
Ha spiegato: “Quando ti rendi conto, ‘oh, stare in piedi, è
tanto… è molto più solitario’. Non hai molti amici, ci sono molti
più sussurri.”
Nonostante il loro forte legame
precedente, i due sono in disaccordo per gran parte di Parte
2, cosa che fa avanzare la trama e ha un impatto anche
sulla storia raccontata ne Il mago di Oz. Wicked:
Parte 2 esce nelle sale il 19 novembre 2025.
L’imminente remake di
Michael B. Jordan del thriller di Steven
McQueen candidato all’Oscar, The Thomas Crown
Affair, riceve un importante aggiornamento sulle riprese
dall’attore e regista. Il remake di The Thomas Crown Affair
di Jordan è attualmente in produzione e la sua uscita è
prevista per Amazon MGM Studios il 5 marzo 2027. Si prevede che la
storia trarrà spunto dall’originale del 1968.
Parlando con Vanity Fair,
Michael B. Jordan ha rivelato che le riprese del
remake di The Thomas Crown Affair sono quasi
terminate. L’attore e regista, che ha lavorato allo sviluppo di
questa versione del film per quasi 10 anni, ha rivelato che le
riprese in Italia termineranno prima di giovedì 27 novembre, giorno
del Ringraziamento negli Stati Uniti. Spiega quanto sia un
traguardo da sogno terminare il film: “È un processo difficile,
ma momenti che ho immaginato nella mia testa per un decennio ora
prendono vita con un cast di cui sono estremamente felice e davvero
orgoglioso. Sto vivendo un sogno, davvero.”
L’originale The Thomas
Crown Affair
Il film originale vede
McQueen nei panni del protagonista Thomas Crown, il capo
di un gruppo di rapinatori di banche che hanno pianificato ed
eseguito una rapina multimilionaria. La storia si concentra su
Vicki Anderson, interpretata da Faye Dunaway,
un’investigatrice indipendente incaricata di scoprire chi ha
commesso la rapina, dando vita a un gioco del gatto e del topo con
risultati inaspettati.
Il film è stato candidato agli
Oscar per la migliore colonna sonora originale per un film (non un
musical) e ha vinto il premio per la migliore canzone originale per
“Windmills of Your Mind” di Michel Legrand. Il film è stato poi
rifatto nel 1999, con Pierce Brosnan nei panni di Thomas e Rene
Russo in quelli dell’investigatrice Catherine Banning. Ha ricevuto
recensioni generalmente positive dalla critica.
Per quanto riguarda il film di
Michael B. Jordan, sarà lui a
interpretare il personaggio principale. Altri membri del cast, i
cui ruoli non sono ancora stati rivelati al momento della stesura
del film, includono Adria Arjona, Kenneth Branagh, Lily Gladstone, Danai Gurira, Pilou Asbæk e
Aiysha Hart. La sceneggiatura è stata scritta da
Drew Pierce, noto per aver scritto Hobbs & Shaw del 2019 e The
Fall Guy del 2024.
Con le riprese del remake di The
Thomas Crown Affair quasi completate, il film è sulla buona strada
per raggiungere la data di uscita prevista per marzo 2027. Anche
l’entusiasmo di Jordan per il film è evidente, soprattutto
considerando quanto tempo ha dedicato allo sviluppo del film.
Questo segnerà anche il suo secondo ruolo da regista dopo il suo
debutto nel 2023 con Creed III.
Daisy Ridley si è appena unita al cast di un nuovo
thriller d’azione, il che potrebbe ritardare il suo ritorno
nel mondo di Star
Wars. L’attrice ha debuttato nei panni di Rey nella
trilogia sequel del franchise. Quattro anni dopo l’ultimo film, è
stato annunciato che Ridley avrebbe ripreso il ruolo di Rey in
Star Wars: New Jedi Order, ma non ci sono state
molte novità.
Deadline riporta che Daisy Ridley sarà la protagonista di un nuovo thriller
d’azione intitolato The Good Samaritan, con il
regista di Taken, Pierre Morel,
alla regia e Matthew Ian Cirulnick di
Rambo: Last Blood alla sceneggiatura. Le riprese
inizieranno nella primavera del 2026 e la produzione si svolgerà a
Brisbane, in Australia.
Tra i produttori figurano Mark
Canton, Dorothy Canton, Renee Tab e David Hopwood, con lo
sceneggiatore Cirulnick, Pierre Morel, Ryan Winterstern, Delphine
Perrier e Arianna Fraser come produttori esecutivi e Karley Ferlic
come co-produttrice.
Secondo la sinossi del film,
Daisy Ridley interpreterà un’imprenditrice di nome
Dott.ssa Rosalind Carver che, insieme al marito, salva un uomo
dall’acqua, ma questo porta la coppia ad affrontare una situazione
molto pericolosa. Finisce per essere braccata dai pirati e
imprigionata dopo il rapimento del marito. La Dott.ssa Carver è
costretta a collaborare con un misterioso appaltatore militare
privato nel tentativo di salvarsi.
In una dichiarazione, Morel ha
affermato che la sceneggiatura di Cirulnick per The Good Samaritan
è “crudo realismo“, poiché la situazione difficile dei
personaggi è “enfatizzata dalla collisione hitchcockiana e noir di
due anime danneggiate provenienti da mondi opposti”. Nei panni del
Dr. Carver, Ridley “trasuda” intelligenza e “pace sotto
pressione”.
Il produttore esecutivo è
“entusiasta” del cast che stanno riunendo per il prossimo film,
sebbene Ridley sia l’unico attore ufficialmente coinvolto nel
progetto al momento. “Ciò che adoro della sceneggiatura di Matt
è il crudo realismo dei personaggi e la loro intensa situazione
difficile, esaltata dalla collisione hitchcockiana e noir di due
anime danneggiate provenienti da mondi opposti. Daisy trasuda
un’intelligenza così palpabile e un’equilibrio sotto pressione;
vederla navigare in un mondo sconosciuto in cui ogni elemento,
natura, persone e persino il destino sembrano schierarsi contro di
lei sarà emozionante. Sono entusiasta del cast che si sta formando.
Sarà molto divertente.”
Canton ha definito “The
Good Samaritan” una “storia intelligente e avvincente” e
ha ammesso di essere “felice” di lavorare con Morel e Ridley:
“Le stelle si sono allineate e sono assolutamente felice di
lavorare con l’esperto di film d’azione Pierre Morel e la brillante
Daisy Ridley a questo thriller complesso ed
elettrizzante. “The Good Samaritan” è una storia così intelligente
e avvincente e non vediamo l’ora che le riprese si accendano per
questo fantastico progetto.”
A che punto è il film di Star Wars
con Daisy Ridley?
Dopo la conclusione della trilogia
sequel di Star Wars, Ridley ha recitato in film come “Chaos
Walking”, “Sometimes I Think About Dying”, “The Inventor”, “The
Marsh King’s Daughter”, “Magpie”, “Young Woman and the Sea” e
“Cleaner”.
Ha altri film in cantiere, tra cui
We Bury the Dead e The Last
Resort del 2026, oltre a Mind Fall, Me vs. Me,
Killa Bee, Dedication e Federico.
Nel 2023, è stato annunciato che
Ridley avrebbe ripreso il personaggio di Rey per un nuovo film di
Star Wars intitolato New Jedi
Order. Lo sviluppo è stato lento nei due anni successivi e
non è chiaro quando esattamente inizieranno le riprese. Nel
frattempo, Ridley sta riempiendo la sua agenda con diversi film non
di Star Wars in attesa dell’inizio della produzione.
Fortunatamente, i fan non
rimarranno senza un film di Star Wars in attesa di
New Jedi Order. The Mandalorian e Grogu, uno
spin-off della serie Disney+ The Mandalorian, usciranno a
maggio 2026, mentre Star Wars: Starfighter, con
Ryan Gosling, uscirà a maggio 2027.
Karen Gillan si è unita al cast di Highlander,
il remake di Amazon MGM del classico cult degli anni ’80. Henry Cavill è il protagonista del cast che
include Russell Crowe, Dave Bautista
e Marisa Abela.
Il fantasy d’azione, prodotto dalla
United Artists di Amazon MGM, è diretto da Chad Stahelski e la sua
uscita nelle sale è prevista per la fine di settembre. Le riprese
principali dovrebbero iniziare a fine settembre.
Cosa sappiamo di Highlander
Il nuovo film Highlander
è il remake di un fantasy d’azione del 1986 su guerrieri immortali,
con l’attore Henry Cavill di L’Uomo d’Acciaio e The
Witcher nel ruolo principale. La regia è affidata a
Chad Stahelski, già regista della serie
John
Wick. Il resto del cast è poi composto da Russell Crowe nel ruolo del mentore
originariamente interpretato da Sean Connery nel classico del 1986,
Djimon Hounsou, Drew
McIntyre, Dave
Bautista,Marisa Abela, Kevin McKidd, Siobhán
Cullen, Jun Jong-seo e Nassim Lyes.
Jeremy Irons interpreta il leader dei
Watchers, un ordine segreto incaricato di tenere d’occhio Cavill e
i suoi compagni immortali.
Christopher
Lambert e Sean Connery hanno recitato nel film originale
Highlander nel lontano 1986. La storia ricca di
azione di esseri immortali impegnati in un combattimento eterno ha
dato vita a un franchise che comprendeva quattro sequel, un film
per la TV, due serie live-action e una serie animata. Sebbene il
film originale e i suoi sequel sempre più ridicoli siano ormai
entrati a pieno titolo nella categoria dei cult classici,
Highlander è stato ritenuto un IP sufficientemente
prezioso da giustificare un remake, con Cavill nel ruolo
interpretato quasi 40 anni fa da Lambert.
Dopo un anno dall’uscita della
prima parte di Wicked (qui
la recensione), si torna nelle lande magiche di Oz. Ma in
Wicked – Parte 2 la spensieratezza –
già incrinata nel finale del primo atto – e l’energia positiva che
lo aveva permeato, sono ormai svanite, lasciando spazio a un regime
totalitarista, quello del Mago, che nel secondo
film prende il sopravvento cambiandone tono e temperatura
emotiva. La favola qui si fa più cupa, più stratificata, con
l’obiettivo – chiaro sin da subito – di ampliare e approfondire i
temi che il primo film aveva accennato.
Jon M. Chu, che
nel precedente aveva stupito per regia e sensibilità visiva,
continua a imprimere i suoi guizzi, ma deve fare i conti con una
sceneggiatura – firmata sempre da Winnie Holzman e Dana
Fox – che qui perde potenza, pur riuscendo comunque a
garantire momenti capaci di toccare le corde del cuore.
La trama di Wicked – Parte
2
Dopo la ribellione di Elphaba
contro il Mago, Oz precipita nel panico: la Città di Smeraldo è in
stato d’allerta e tutti credono di essere sotto minaccia. Glinda,
ormai Strega Buona agli occhi del popolo, tenta di rassicurare gli
abitanti; Fiyero, invece, è nominato capo delle guardie con il
compito di trovare e catturare la presunta Strega dell’Ovest.
Elphaba, però, cerca in tutti i
modi di smascherare l’inganno del Mago e la paura infondata che lui
stesso alimenta, mentre Madame Morrible fa l’opposto: manipola le
città di Oz, incitando la gente a odiarla. Intanto, sia Glinda che
Fiyero – pur fingendo fedeltà al regime – cercano in segreto di
proteggerla. Sembra aprirsi uno spiraglio quando Elphaba si mostra
al Mago, che le promette di rinunciare ai suoi inganni e liberare
le scimmie alate se lei si unirà a lui. Ma la tregua si rompe
subito: Elphaba scopre che altri Animali sono imprigionati e
capisce che la promessa non era altro che una menzogna.
Decisa a opporsi, si trova davanti
a un piano ancora più crudele: Madame Morrible – per catturarla –
scatena un uragano che trascina dal Kansas una casa, facendola
precipitare sulla sorella Nessarose e uccidendola. Quando Elphaba
arriva, le guardie stanno per prenderla, ma Fiyero riesce a farla
fuggire. Da quel momento, accetta il titolo che tutti le hanno
cucito addosso: Strega Malvagia dell’Ovest. E mentre lei si rifugia
nel castello di Kiamo Ko, il popolo di Oz si prepara ad
assediarlo.
Come anticipato, Wicked
– Parte 2assume tinte più dark
proprio perché arriva alla radice dei temi della pellicola
precedente. È passato del tempo da quando Elphaba ha deciso di
sfidare la gravità ribellandosi al Mago, e ora la sua missione è
smascherarlo. Cynthia Erivo – perfetta nel ruolo sia
vocalmente sia interpretativamente – compie un salto netto
nel rendere la sua strega più adulta e consapevole. Il
passaggio dalla speranza “ingenua” del primo film, quando sognava
di incontrare il Mago, cede il passo a una volontà ferma, quasi
politica, di opporsi alle sue leggi oppressive. Lanciando un
messaggio limpido: innalzare la verità contro una propaganda
manipolatoria e un sistema basato su bugie e terrore.
In Elphaba c’è una maturità lucida
che evolve il personaggio e lo rende ancor più tormentato: da una
parte è infatti mossa dal desiderio di liberare gli abitanti di Oz
dal loro soggiogamento, dall’altra convive con il dolore di vedere
chi ama costretto a fuggire, a lasciare Oz, come gli Animali, o
restare intrappolato sotto il comando del Mago, come accade a
Glinda e Fiyero.
Una crescita significativa arriva
anche in Glinda, magistralmente interpretata da
Ariana Grande, che da ragazza teatrale, a volte
un po’ frivola e che viveva con una sorta di innocenza ovattata,
inizia finalmente a filtrare la realtà. Abbandona lo
sguardo fanciullesco e approda a un lato più adulto – e
disincantato – comprendendo che per vivere davvero
bisogna avere l’audacia di cambiare le carte in tavola, anche a
costo di distruggere quella quotidianità perfetta che, al primo
soffio di vento, si frantuma come vetro perché non autentica. Così
facendo, Glinda mostra finalmente il suo vero valore e fa sentire
la sua voce.
Dorothy e compagni: un sacrificio
che non giova
Se sul piano evolutivo i personaggi
brillano, la narrazione non sempre è efficace. La prima parte di
Wicked – Parte 2 risulta lenta,
dedicando troppo spazio a situazioni – come la nuova quotidianità
di Glinda tra gli oziani – che avrebbero meritato un montaggio più
asciutto. E non aiutano le canzoni che, pur belle nel testo, non
possiedono la potenza musicale del primo film – salvo un paio. Il
risultato è un inizio appesantito, quasi
ripetitivo nei concetti, che finisce per ostacolare anche
l’introduzione dei nuovi personaggi: Dorothy (di cui non si conosce
l’interprete), il Leone e l’Uomo di Latta (Boq, trasformato da
Elphaba per salvarlo da Nessarose).
La scelta di non mostrare mai il
volto di Dorothy è comprensibile – si intravede volutamente una
suggestione legata al film del ’39, tanto che in alcuni momenti
sembra di percepire Judy Garland – ma questo non giustifica una
presenza così sacrificata. La
bambina del Kansas non ha reali interazioni né con Glinda né con
Elphaba né con il Mago, e le sue scene diventano
vuote, prive di vero peso emotivo, quasi
accessorie. Così, quando muore Nessarose a causa della sua
casa che si schianta proprio su di lei, o quando “uccide” la Strega
dell’Ovest, i momenti risultano visivamente imbarazzanti:
soprattutto nella seconda scena manca il senso narrativo, il
pathos. Sembra quasi di assistere a una gag televisiva più che a un
climax drammatico.
L’amicizia che unisce, lenisce e
salva
A sollevare il film è il finale.
L’amicizia fuori dallo schermo che lega Cynthia Erivo e Ariana Grande esplode nel brano
For Good: le due attrici, con una vocalità
avvolgente, quasi catartica, riescono a sprigionare tutto l’affetto
e la sofferenza della separazione tra Elphaba e Glinda. Due amiche,
due sorelle che si sono perse, si sono ferite, ma che hanno saputo
ritrovarsi. Ed è proprio l’essere state l’una nella vita dell’altra
a renderle persone migliori – come dice la stessa canzone –
illuminate da una luce pura, la stessa che solo un rapporto sincero
e privo di malizia può generare. Questo è il momento più
coinvolgente, il più toccante: il vero cuore della pellicola. E
insieme ai maestosi costumi di Paul Tazewell e
alle scenografie incantate di Nathan Crowley –
capaci di restituire architetture favolistiche, da Emerald City a
Kiamo Ko fino alle stanze di Glinda – Wicked – For Good riesce a
salvarsi. Per fortuna.
Il nuovo trailer de L’ultima missione: Project Hail Mary,
diretto dai premi Oscar® Phil Lord e
Christopher Miller (Spider-Man – Un nuovo
universo) con i candidati al premio Oscar® Ryan Gosling
(Barbie, La La
Land) e Sandra Hüller (Anatomia di
una caduta, La zona d’interesse).
Il film è basato sul romanzo
“Project Hail Mary” di Andy Weir, autore di
“The Martian”. Nel cast anche Lionel Boyce (The
Bear), Ken Leung (A.I. – Intelligenza
artificiale), Milana Vayntrub (A cena con il lupo –
Werewolves Within). L’ultima missione: Project Hail
Mary sarà nelle sale italiane dal 19 marzo 2026
distribuito da Eagle Pictures.
L’insegnante di scienze Ryland
Grace (Ryan Gosling) si sveglia su un’astronave lontano
da casa anni luce e senza alcun ricordo di chi sia o di come sia
arrivato lì. Con il riaffiorare della sua memoria, torna alla luce
lo scopo della sua missione: risolvere l’enigma della misteriosa
sostanza che sta causando il collasso del Sole. Dovrà fare
affidamento sia sulle sue conoscenze scientifiche che sulle sue
capacità di pensare fuori dagli schemi per salvare dall’estinzione
la vita sulla Terra… ma un’inaspettata amicizia gli farà capire che
non è solo in questa impresa.
L’ultima missione: Project Hail Mary – COrtesia di
SONY
In occasione della presentazione
alla stampa di
La Mano sulla Culla (2025), in uscita il 19
novembre su Disney+, abbiamo intervistato,
Michelle Garza Cervera, regista del film con
protagoniste Maika Monroe e Mary Elizabeth Winstead. Ecco cosa ci ha
raccontato.
Mary Elizabeth Winstead interpreta
Caitlin Morales, una ricca mamma di periferia che assume una nuova
tata, Polly Murphy (Maika Monroe), per poi scoprire che lei non è la
persona che dice di essere. La mano sulla culla vede anche
la partecipazione di Raúl Castillo, Martin Starr, Mileiah Vega,
Riki Lindhome e Shannon Cochran, ed è scritto da Micah Bloomberg
sulla base di una sceneggiatura di Amanda Silver. I produttori sono
Michael Schaefer, Mike LaRocca e Ted Field, mentre gli executive
producer sono Michael Napoliello, Maria Frisk e Seth William
Meier.
Buon viaggio,
Marie è l’opera prima della regista, sceneggiatrice e
attrice Enya Baroux, ispirato alla vita della
nonna alla quale rende omaggio. Questo film è un road
movie toccante e umano dove si esplora la cattiva
comunicazione e la preparazione al lutto di un parente molto caro.
Un viaggio tenero ma leggermente comico, che unisce emozioni
agrodolci ad un umorismo schietto tipico francese, in cui
un’anziana matriarca prende in mano le sue ultime volontà ma non
prima però di aver sorpreso la sua famiglia.
La trama di Buon viaggio,
Marie
Questo film, in originale On
ira, racconta la storia di Marie, interpretata dall’attrice
francese Hélène Vincent, un’anziana
donna di 80 anni affetta da un cancro incurabile e
al quarto stadio che le causa sempre più sofferenze quotidiane.
Stanca della sua maledetta malattia, vorrebbe ricorrere alsuicidio
assistito, ma poiché in Francia è
ancora illegale, desidera recarsi inSvizzera,dove
questa pratica è consentita. Marie però è incapace di dire la
triste verità alla sua famiglia cioè a suo figlio Bruno,
David Ayala, volenteroso ma senza un euro, e alla nipote
adolescente Anna, la giovane attrice Juliette
Gasquet.
Qualche giorno
prima della partenza la protagonistasi
confida invece con il rude ma gentile assistente
sanitario Rudy,
Pierre Lottin,il quale si ritrova suo
malgrado alla guida del camper che porterà tutto il gruppo verso la
Svizzera. L’anziana signora quindi mente alla sua famiglia e
inventa che deve andare a Zurigo, perché deve
riscuotere un’eredità lontanainuna banca svizzera. Il figlio
Bruno essendo messo alle strette dalla banca, non più disposta ad
accettare il suo conto in rosso, si unisce sperando ovviamente di
ricevere dei soldi, d’accompagnare la madre.
Marie oltre ad
essere seguita nel suo “ultimo viaggio” dal figlio e da il badante
Rudy, che non lascia mai il suo animale domestico che è un
topo di nome Lennon, sarà accompagnata anche dalla nipote
quindicenne che legherà più di tutti con la nonna paterna. Le scene
più belle e toccanti questo lungometraggio sono proprio quelle di
Marie con Anna, tipo quella in cui cantano insieme sul
camper.Sulle note di Voyage,
voyage dei Desireless, ma eseguita dalla
cantautrice parigina Barbara Pravi, siattraversano centinaia di chilometri, dalla Costa
Azzurra al centro d’Europa, per compiere il passo più difficile:
quello di dire la verità alle persone più importanti della propria
vita.
Il viaggio di questa strampalata e
per certi versi disfunzionale famiglia è scandito da una colonna
sonora accuratamente selezionata. Con il suo tono leggero e
commovente, Buon viaggio, Marie ricorda opere
francesi come La famiglia Bélier o Piccole
bugie tra amici, ma anche l’americano Little Miss
Sunshine. Il film combina infatti umorismo, riflessioni sugli
affetti familiari ed emozioni sincere attraverso dialoghi azzeccati
e un gruppo di attori che funzionano. Enya Baroux firma un
lungometraggio intimo e universale, che oscilla tra emozione e
risate, molto del merito della riuscita è della recitazione del
quartetto che forma il cast principale. Premiato quest’anno a
gennaio al Festival international du film de comédie de l’Alpe
d’Huez per le interpretazioni di Hélène Vincent e Juliette
Gasquet, il film affronta con umorismo e sensibilità temi dei
legami familiari, dell’eutanasia e del diritto di scegliere la fine
della propria vita.
Kit Harington, star di Game of Thrones, ricorda
un’imbarazzante scena di bacio con la co-protagonista Sophie Turner. I due attori sono stati
fondamentali per il successo rivoluzionario di Game of
Thrones, serie HBO, interpretando rispettivamente Jon Snow
e Sansa Stark. Sebbene i fratelli non abbiano sempre condiviso lo
schermo, essendo spesso separati nei loro angoli della storia, la
loro riunione di famiglia definisce gli episodi finali della
serie.
Dalla fine di Game of
Thrones a maggio 2019, Turner e Harington hanno entrambi
recitato in un’ampia varietà di progetti, tra cinema e televisione,
che hanno messo in luce diversi aspetti dei loro punti di forza. Si
riuniranno per l’imminente film horror gotico The
Dreadful. Ma, come racconta Harington, ha trovato un
momento un po’ imbarazzante durante le riprese.
Mentre promuoveva
The Family Plan 2 in un’intervista con E!
News, Kit Harington ha riflettuto sul lavoro
con la Turner e ha ricordato di aver dovuto salire su una cassetta
di mele per baciare Sophie Turner perché è più alta di me,
definendolo “leggermente imbarazzante“. Inoltre, nella
citazione qui sotto, l’attore ha parlato con affetto del suo
ritorno al lavoro con la Turner e di come si è sentito nel vedere
la loro amicizia riaccendersi:
“È stato un po’ imbarazzante
dover salire su una cassetta di mele per baciarla perché è circa
trenta centimetri più alta di me. Ma a parte questo, la mia dignità
era piuttosto intatta.”
“È stata una buona occasione
per stare di nuovo con lei e lavorare insieme. La cosa bella è che
siamo tornati sul set insieme e la nostra amicizia si è
completamente riaccesa. È stato come essere in famiglia.
Davvero.”
Presentato per la prima volta nel
novembre 2024, The Dreadful si svolge sullo sfondo
della Guerra delle Due Rose. È incentrato su Anne (Turner) e la sua
sinistra suocera, Morwen (il premio Oscar Marcia Gay
Harden). Vivono una vita isolata ai margini della società,
che è spesso dura e li fa sentire isolati. Tuttavia, quando un uomo
(Harington) del loro passato ritorna, si verificano una serie di
eventi terrificanti che rappresentano un punto di svolta per Anne.
Il cast include anche Laurence O’Fuarain e Jonathan
Howard.
Il film è scritto e diretto da
Natasha Kermani, una regista che ha al suo attivo anche Lucky del
2020. La storia è incentrata su una popolare scrittrice che si
ritrova nel mirino di un uomo misterioso. Più recentemente, Kermani
ha diretto il segmento “TKNOGD” di V/H/S/85 e Abraham Boys, con
Titus Welliver nel ruolo di Abraham Van Helsing. Il film è basato
sull’omonimo racconto di Joe Hill.
Negli ultimi anni, Harington ha
recitato in thriller ed è tornato su HBO con un ruolo in Industry,
mentre Turner si sta preparando per un ruolo nella serie
live-action Tomb Raider di Prime Video. Ma per certi versi, i loro
personaggi in The Dreadful potrebbero essere i più emozionanti per
i fan che ricordano i loro ruoli di successo come Jon Snow e Sansa
Stark in Game of Thrones.
Il ruolo di Sadie Sink in Spider-Man: Brand New Day
rimane un mistero, ma sembra che il suo futuro nell’MCU andrà oltre il prossimo film
dell’Uomo Ragno. Baz Bamigboye di Deadline (una fonte di notizie
estremamente affidabile) ha infatti rivelato che l’attrice reciterà
anche in Avengers:
Secret Wars. C’è un po’ di confusione sul fatto che si
riferisse ad Avengers: Doomsday, ma dato che
le riprese sono terminate, Secret Wars sembra la
più probabile delle due.
Tuttavia, con le riprese aggiuntive
di Avengers: Doomsday previste per il prossimo
anno, la Sink potrebbe anche apparire prima in quel film.
“Spider-Man: Brand New Day uscirà il 31 luglio. Ci sono state
molte speculazioni sul ruolo di Sink nel film di Spidey e,
francamente, non conosco la risposta, ma so che entrerà a far parte
del cast del prossimo film degli Avengers che verrà girato qui a
Londra alla fine del 2026”, ha scritto Bamigboye.
Sebbene non riveli chi interpreterà
Sink nell’MCU, la notizia potrebbe contribuire a mettere fine alle
teorie secondo cui interpreterà personaggi come Shathra e Rachel
Cole-Alves. Mentre la prima ha legami multiversali sulla carta,
sarebbe una strana aggiunta ad Avengers: Secret Wars. Invece,
sta diventando sempre più difficile scrollarsi di dosso la
sensazione che l’attrice interpreterà una variante di
Mayday Parker, la figlia di Peter Parker e Mary
Jane Watson (forse quelli interpretati da Tobey Maguire e Kirsten Dunst siano i suoi genitori).
Per quanto riguarda il motivo per
cui è stata mandata su Terra-616, potrebbe essere per tenere
d’occhio Peter, o forse per reclutarlo nella lotta contro Dottor
Destino dopo che il suo mondo è caduto vittima di un’Incursione.
Ricordate, è stato recentemente riportato (seppur non in modo
ufficiale) che Maguire tornerà in Avengers:
Doomsday, quindi forse sta cercando sua figlia? Tuttavia,
l’altro ruolo che giustificherebbe la presenza di Sink
in Avengers: Secret Wars è quello di
Jean Grey, che introdurrebbe i nuovi X-Men.
Il fondatore e CEO del più grande
operatore cinematografico privato d’Europa, Vue
Entertainment, ha criticato aspramente l’accordo tra IMAX
e Netflix per l’adattamento cinematografico di
Narnia di Greta
Gerwig.
In una lettera inviata a Variety,
il CEO di Vue, Tim Richards, ha parlato del piano
di Netflix con IMAX di avere una programmazione cinematografica di
due settimane sui propri schermi. Molti operatori del settore hanno
espresso disappunto per la notizia e Richards è stato uno dei primi
a esprimere pubblicamente la sua opinione sull’accordo. Ecco un
estratto dalla lettera di Richards:
“Di conseguenza, ‘Narnia’ non
sarà visto dal pubblico sul 99% degli schermi cinematografici di
tutto il mondo. Sarà proiettato solo su schermi IMAX di proprietà
di operatori disposti a violare le finestre di distribuzione
cinematografica stabilite.
Coloro che scelgono di
rispettare la finestra di distribuzione cinematografica stabilita
sono stati minacciati da IMAX con una ‘opzione nucleare’ se non lo
proiettano. Il risultato? IMAX e Netflix potrebbero godere di un
guadagno a breve termine, ma l’industria e il pubblico di tutto il
mondo ci rimetteranno.
Milioni di famiglie che
vorrebbero vedere ‘Narnia’ al cinema saranno inutilmente private di
questa opportunità… IMAX non solo ha accettato questo modello
restrittivo, ma sembra incoraggiare altri registi a seguirne
l’esempio. Così facendo, rischia di minare l’ecosistema stesso che
rende possibile il successo cinematografico.”
Narnia di Gerwig, con Daniel Craig, Emma Mackey e Carey Mulligan, è basato sul sesto romanzo di
C.S. Lewis delle Cronache di Narnia, uscito nel
1955, intitolato Il nipote del mago. L’adattamento dovrebbe uscire
nelle sale il 26 novembre 2026, prima di approdare su Netflix il 25
dicembre.
L’adattamento originale de
Le Cronache di Narnia, Il leone, la strega e
l’armadio, uscito nel 2005, ha vinto un Oscar e ha
incassato oltre 745 milioni di dollari a livello globale durante la
sua uscita nelle sale.
La lettera di Richards criticava
anche l’IMAX in generale, affermando che occupa “meno dell’1% degli
schermi in tutto il mondo”, ma citando anche i commenti della
stessa Gerwig riguardo all’uscita di Barbie.
Richards continua e afferma:
“Non è particolarmente critico
per il lancio o il successo di un film, come dimostra Barbie, che
non è uscito in IMAX, ma ha incassato 1,5 miliardi di dollari ed è
stato proiettato nelle sale di tutto il mondo per diversi
mesi. Come ha affermato Greta Gerwig, “Nel profondo del mio cuore,
voglio che il pubblico veda il mio film in Dolby Vision con un mix
[Dolby] Atmos perché, per me, è così che mi sono sentita di più…
Ah! Questo è il mio film”.
Sebbene i commenti della stessa
Gerwig vengano utilizzati per dimostrare il punto di Richards, la
sua attenzione principale è rivolta al ruolo di IMAX nell’accordo
piuttosto che a Netflix. Il CEO di Vue aggiunge inoltre che,
sebbene IMAX sia un prodotto forte, l’azienda “non è più leader
tecnologico” e rappresenta una “minoranza della quota di
mercato al botteghino di PLF”.
Cosa sappiamo de Le
Cronache di Narnia di Greta
Gerwig per Netflix
La piattaforma di streaming aveva
annunciato per la prima volta l’intenzione di adattare i famosi
libri di C.S. Lewis nel 2018, con la regista di
Barbie che è stata coinvolta nel progetto nel 2020. Il
film di Greta
Gerwig su Narnia sembra adattare il sesto libro della
serie, “Il nipote del mago”, il quale si colloca però
prima di tutti gli altri per ordine cronologico. Il film dovrebbe
essere distribuito nell’autunno del 2026, potendo apparetemente
contare su una massiccia distribuzione in sala prima di approdare
sulla piattaforma Netflix.
Il cast è stato finora avvolto nel
mistero. Gli unici dettagli riportati includono Emma Mackey nel ruolo della Strega Bianca,
Daniel Craig in quello dello zio Andrew,
Carey Mulligan in trattative per interpretare
la madre di Digory e Meryl Streep che dovrebbe doppiare il leone
parlante Aslan.
Eagle Pictures e Rai Cinema hanno svelato il titolo del nuovo film
diretto da Sergio Rubini: L’uomo Giusto, un thriller ricco di
suspense che riunisce un cast d’eccezione composto da
Claudio Santamaria, Fabrizio Gifuni,
Miriam Leone, Fausto Russo Alesi, Valentina
Cervi e lo stesso Rubini. La produzione è firmata da Eagle
Pictures, già dietro ai successi di Il Ragazzo dai Pantaloni Rosa e 40 Secondi, con la collaborazione di Rai
Cinema. Nel cast figurano anche Jacopo Dragonetti, Yasemin Sannino, Alberto Molinari
e Gioele Dix.
Il
film è avvolto da un forte riserbo: il set è blindato e la massima
riservatezza serve a preservare il mistero fino all’uscita in sala.
Secondo quanto trapelato, Rubini starebbe girando
più versioni del
finale, senza che né attori né troupe conoscano quello
definitivo, per mantenere intatta la tensione narrativa fino
all’ultimo ciak.
Al centro della storia troviamo Bernie (Claudio Santamaria), un quarantenne colto
ma in profonda crisi personale, che rincontra Greta (Miriam Leone), collega
dell’università di cui è stato segretamente innamorato. Greta oggi
è sposata con il dottor Rivoli (Fabrizio Gifuni), volto noto e stimato per
il suo impegno umanitario. Quando la donna invita Bernie a
soggiornare nella loro mansarda per aiutarlo in un momento
difficile, l’atmosfera domestica si rivela però inquietante: Rivoli
è perseguitato da un’ombra del passato che torna a minacciare la
sua vita. Nel tentativo di aiutare la coppia, Bernie viene
trascinato in una spirale di segreti e rivelazioni che metteranno
in discussione i suoi principi e la sua identità.
Le riprese sono iniziate a Roma il 16 ottobre e sono tuttora in corso. Tra le
location confermate figurano l’Hotel Orient Express La Minerva e il ristorante
Gigi Rigolatto
Roma, che faranno da cornice ad alcuni dei momenti chiave
del film.
L’uomo Giusto
arriverà nelle sale italiane nel 2026, distribuito da Eagle Pictures.
Fin dalla sua presentazione alla Mostra del Cinema di Venezia,
Adagio è stato accolto come un film
profondamente radicato nella realtà, tanto da sollevare una domanda
ricorrente: quanto di ciò che vediamo è tratto da fatti veri? Per
rispondere bisogna prima comprendere il modo in cui Stefano Sollima
costruisce il proprio cinema. Il regista non lavora quasi mai
sull’adattamento diretto di eventi reali, ma su ciò che definisce
“un realismo di sistema”: la capacità di raccontare dinamiche,
atmosfere e meccanismi di potere che esistono davvero, anche se
incarnati da personaggi e situazioni fittizie.
Adagio (la
recensione), in questo senso, non è basato su una singola
storia vera, ma è composto da tessere reali che riflettono il volto
più oscuro della capitale. La trama inventata dialoga costantemente
con la cronaca, con le inchieste, con gli scandali di corruzione e
con la memoria criminale di Roma, restituendo un racconto che finge
la finzione solo per poter dire la verità in modo più profondo.
Criminalità, corruzione e
ricatti sessuali: elementi che rimandano a veri casi di
cronaca
Una delle domande più frequenti riguarda il ricatto sessuale ai
danni di un ministro ripreso in una festa orgiastica. Questo
elemento, pur non essendo la ricostruzione di un caso specifico,
riflette dinamiche emerse più volte nelle cronache italiane. La
presenza di feste private in cui circolano droga, denaro e
compromessi è documentata da indagini giudiziarie che negli anni
hanno coinvolto imprenditori, politici e figure di potere. Sollima
non copia un fatto preciso, ma prende nota di un meccanismo di
sfruttamento e ricatto che in Italia – e in particolare a Roma – ha
una lunga storia, dall’affaire Marrazzo fino ai casi legati a
escort, minori e video amatoriali usati come arma politica o
criminale. Anche la figura di Vasco, il maresciallo corrotto del
ROS che gestisce materiale compromettente per conto di poteri
oscuri, riflette un tipo di deviazione istituzionale non
immaginaria. Nella realtà italiana, episodi di corruzione interna,
dossieraggio illegale e rapporti opachi tra forze dell’ordine e
criminalità organizzata sono stati al centro di commissioni
parlamentari, indagini e sentenze. Adagio amplifica queste dinamiche ma non le
inventa.
La banda della Magliana e
l’eredità criminale: come il film dialoga con la storia di
Roma
I
personaggi di Daytona, Polniuman e soprattutto del Cammello
appartengono dichiaratamente alla “tradizione” criminale della
banda della Magliana, anche se non rappresentano individui
realmente esistiti. Sollima non vuole rievocare i singoli membri
dell’organizzazione, ma evocare un immaginario che la città conosce
bene. La Magliana è stata uno snodo cruciale nella storia criminale
italiana: un punto di contatto tra criminalità comune, terrorismo
nero, servizi deviati, narcotraffico e giochi di potere che hanno
attraversato Roma dagli anni ’70 agli anni ’90. Nel film, questi ex
gangster diventano simboli di un mondo che sta scomparendo: uomini
che hanno perso figli, libertà, salute e identità in una spirale di
violenza che non produce né gloria né ascese epiche. Sono figure
ispirate ai tanti “cattivi minori” della cronaca giudiziaria,
persone schiacciate tra istituzioni deviate e clan criminali. In
questo senso Adagio è
profondamente realistico: non nel dettaglio biografico, ma
nell’atmosfera di decadenza e di disgregazione morale che
accompagna la fine di un’epoca criminale romana.
Gli incendi, i blackout e
la Roma distorta: perché non sono invenzioni
fantascientifiche
Una delle peculiarità del film è l’ambientazione in una Roma
soffocata da incendi, roghi tossici e cali di tensione. Molti
spettatori hanno pensato a un’operazione quasi distopica, ma
Sollima stesso ha chiarito che si tratta di elementi realistici.
Negli ultimi anni, Roma è stata colpita da numerosi incendi negli
impianti AMA, da roghi nelle periferie, da black-out a catena che
hanno messo in ginocchio interi quartieri. L’estetica apocalittica
di Adagio nasce proprio
da questo: la città è raccontata com’è, solo portata al limite per
rendere visibile ciò che normalmente resta sullo sfondo. Non è
futuro, non è fantascienza: è la Roma che, nei mesi estivi, si
sveglia con l’odore di bruciato, con i palazzi anneriti, con le
luci che saltano, con un trasporto pubblico spesso paralizzato. È
un realismo spinto, che trasforma fatti diffusi ma quotidiani in un
dispositivo narrativo coerente.
Il rapporto padre-figlio
e il tema del riscatto: gli unici elementi davvero
finzionali
Se molti aspetti del contesto derivano da realtà verificabili, la
parte più marcatamente inventata del film è quella che riguarda il
rapporto tra Manuel e le tre figure paterne della sua vita. Sollima
definisce Adagio come il
suo film più intimo, e ciò significa che la struttura emotiva –
colpa, protezione, sacrificio, amore tardivo – è meno legata alla
cronaca e più vicina a un impianto tragico universale. Il percorso
di Manuel non ha un correlativo reale preciso: è la sintesi
narrativa di tanti adolescenti cresciuti ai margini, sfruttati da
adulti che cercano di manipolarli, e costretti a sopravvivere in un
contesto in cui la famiglia biologica, quella scelta e quella
criminale si sovrappongono fino a confondersi. In questo senso, la
storia vera non è una storia singola, ma un insieme di storie
invisibili che alimentano la cronaca nera di Roma e che il film
traduce in forma cinematografica.
Adagio non è tratto da
una storia vera, ma racconta verità che appartengono alla
città
Il film non ricostruisce un caso giudiziario e non mette in scena
fatti avvenuti punto per punto. Però racconta esattamente la Roma
che chi ci vive conosce: una città dove la criminalità non è più
glamour, dove i residui della banda della Magliana convivono con
nuove forme di potere corrotto, dove i minori possono essere usati
come strumenti di ricatto, e dove le istituzioni non sono sempre un
antidoto al male, ma talvolta ne diventano il motore più subdolo.
Adagio è una storia
inventata che si regge su verità radicate nella cultura, nella
memoria e nelle contraddizioni della capitale. Non è un fatto
reale: è un fatto verosimile. Ed è proprio questa verosimiglianza a
renderlo così disturbante.