Apple TV+ ha costruito negli ultimi anni una reputazione sempre più solida nel panorama della fantascienza televisiva grazie a serie come Severance, Silo, Foundation e Dark Matter. Produzioni diverse tra loro ma accomunate da una caratteristica: la capacità di proporre storie ambiziose, intelligenti e visivamente spettacolari. Quello che mancava alla piattaforma, però, era un vero franchise capace di collegare più progetti all’interno dello stesso universo narrativo. Con l’arrivo di Star City, questo limite sembra essere stato definitivamente superato.
Debuttata il 29 maggio con i primi due episodi, la nuova serie spin-off di For All Mankind sta già raccogliendo recensioni estremamente positive. Ambientata nello stesso universo alternativo della serie madre, Star City racconta la corsa allo spazio dal punto di vista sovietico, esplorando gli eventi che hanno portato l’Unione Sovietica a ottenere i suoi successi nella celebre linea temporale alternativa ideata da Ronald D. Moore. Al momento della pubblicazione, la serie può contare su un eccellente 94% di gradimento su Rotten Tomatoes.
Il successo iniziale dello show non rappresenta soltanto una buona notizia per Apple TV+, ma potrebbe segnare un cambiamento molto più profondo nella strategia della piattaforma. Per la prima volta, infatti, uno dei suoi titoli di punta viene trasformato in un vero universo condiviso, aprendo la strada a nuove storie e prospettive ambientate nello stesso mondo narrativo.
Perché Star City potrebbe trasformare For All Mankind nel franchise più importante di Apple TV+
Fin dal suo debutto nel 2019, For All Mankind aveva mostrato un enorme potenziale espansivo. La sua premessa narrativa — immaginare un mondo in cui l’Unione Sovietica fosse arrivata per prima sulla Luna — ha creato una realtà alternativa ricca di eventi storici, tensioni geopolitiche e sviluppi tecnologici che andavano ben oltre quanto mostrato sullo schermo. La serie si è concentrata principalmente sulla NASA e sugli Stati Uniti, lasciando però intravedere un mondo molto più vasto.
Star City sfrutta proprio questa opportunità. Invece di proseguire cronologicamente la storia, amplia lateralmente l’universo narrativo, mostrando come gli stessi eventi siano stati vissuti dall’altra parte della Cortina di Ferro. Una scelta che arricchisce enormemente la mitologia della serie e che ricorda l’approccio utilizzato dai grandi franchise contemporanei.
Ma c’è anche un altro aspetto interessante. Molti spettatori considerano le prime stagioni di For All Mankind il punto più alto della serie grazie alla forte componente di storia alternativa. Con il passare degli anni e l’avanzare della linea temporale verso un futuro sempre più tecnologico, il racconto si è progressivamente avvicinato alla fantascienza tradizionale. Star City riporta invece l’attenzione sugli anni più intensi della Guerra Fredda, recuperando proprio quell’atmosfera che aveva conquistato il pubblico sin dall’inizio.
Se la serie manterrà il livello qualitativo mostrato nei primi episodi, Apple TV+ potrebbe aver finalmente trovato il suo primo grande universo condiviso originale. Un risultato importante non soltanto per la piattaforma, ma per tutto il genere fantascientifico televisivo, sempre più alla ricerca di mondi narrativi capaci di espandersi nel tempo senza perdere la propria identità.






















































La grande forza del film
sembra essere proprio la costruzione dello spazio. Le Backrooms non
sono semplicemente corridoi vuoti o stanze giallastre illuminate
male: rappresentano una versione corrotta della normalità
quotidiana. Kane Parsons lavora sul concetto di “liminal horror”,
cioè quell’angoscia generata da luoghi di passaggio apparentemente
familiari ma improvvisamente privati di presenza umana, funzione e
sicurezza. È una paura profondamente contemporanea perché nasce da
ambienti che tutti riconosciamo — uffici, corridoi, moquette
industriali, neon artificiali — ma che il film trasforma in
qualcosa di ostile e incomprensibile.
Il fatto che Parsons
arrivi direttamente da YouTube è importante anche dal punto di
vista culturale. Backrooms rappresenta una nuova generazione di
horror nato online, costruito non più attorno ai mostri classici ma
a immagini apparentemente innocue che internet ha trasformato in
simboli di disagio collettivo. In questo senso, il film A24 sembra
quasi il punto di incontro definitivo tra folklore digitale e
cinema d’autore contemporaneo. Parsons non usa le Backrooms come
semplice ambientazione, ma come linguaggio visivo capace di
tradurre paure moderne che il cinema tradizionale fatica spesso a
rappresentare.




Nei fumetti originali
Marvel e nell’universo principale, Silvermane è tradizionalmente
raffigurato come un anziano boss mafioso italiano di nome Silvio
Manfredi, che cerca di mantenere il potere sulla malavita
newyorkese con la Maggia ed è ossessionato dal tentativo di
prolungare/preservare la propria vita.
A differenza di molti
altri supercriminali di Spider-Noir, James “Jimmy” Addison è stato
creato appositamente per la nuova serie Marvel della Sony.
Interpretato da Jack Mikesell, Addison possiede poteri pirocinetici
che gli permettono di controllare il fuoco a piacimento. Pertanto,
il paragone più calzante con un villain dei fumetti Marvel sarebbe
probabilmente Molten Man.
Sebbene Sandman sia
apparso in diverse serie e adattamenti cinematografici di
Spider-Man nel corso degli anni, Spider-Noir offre probabilmente
una delle migliori interpretazioni emotive del personaggio, al pari
di quella di Thomas Hayden Church in Spider-Man 3 del 2007.
Interpretato da Jack Huston, Flint Marko appare inizialmente come
uno degli scagnozzi più fedeli di Silvermane.
Un altro classico villain
di Spider-Man reinterpretato per l’ambientazione degli anni ’30 è
Tombstone, interpretato da Abraham Popoola. A differenza della
versione a fumetti, questo Tombstone non ha l’iconico aspetto
albino del personaggio né i denti limati, sebbene i suoi poteri
rimangano sostanzialmente gli stessi, ovvero quasi invulnerabilità
e una forza impressionante.
Dirk Leyden, noto anche
come Megawatt, è senza dubbio uno dei cattivi più caotici e
squilibrati di Spider-Noir. Interpretato da Andrew Lewis Caldwell,
Leyden possiede poteri elettrici dopo essere sopravvissuto agli
stessi esperimenti bellici a cui furono sottoposti gli altri
prigionieri di guerra potenziati.
Sebbene tecnicamente sia
più una classica femme fatale che una vera e propria cattiva, Cat
Hardy si rivela gradualmente uno dei personaggi moralmente più
complessi della serie. Interpretata da Li Jun Li, Cat lavora come
cantante solista al nightclub di Silvermane, The Alcove. Tuttavia,
si scopre che alla fine non è altro che una sua prigioniera, poiché
Silvermane controlla ogni aspetto della sua vita, lasciandola
disperata e desiderosa di fuggire, con la voglia di vederlo
morto.



