Sono disponibili le prime immagini
di Mank, il nuovo film di David
Fincher per Netflix. Proprio nelle scorse ore, Charles
Dance, ospite a Venezia 77, aveva parlato del film,
definendo Fincher un vero e proprio genio e informando che il film
era stato girato con le stesse lenti che Welles aveva usato per
Quarto Potere, visto che racconta proprio del
backstage di quel capolavoro.
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Dopo aver lanciato brand del calibro
di House of Cards e Mindhunter,David Fincher torna a lavorare con
Netflix. Il regista dirigerà
Mank, un progetto dalla lunghissima gestazione per
lui, che racconta dell’uomo che ha condiviso con Orson
Welles il premio Oscar per la migliore sceneggiatura
originale di Quarto
Potere.
A interpretare lo sceneggiatore,
Herman J. Mankiewicz, ci sarà Gary
Oldman, mentre il film è stato scritto da
Howard Fincher il padre defunto di David.
Il film dovrebbe entrare in fase di
riprese il prossimo novembre a Los Angeles, e Fincher girerà in
bianco e nero. A produrre il film invece troviamo Ceán
Chaffin, frequente collaboratrice di Fincher, e
Douglas J. Urbanski che aveva già prodotto
L’ora più buia, film per il quale Oldman ha il
premio Oscar come migliore attore protagonista.
Mank doveva essere
il progetto a cui David Fincher voleva dedicarsi
dopo The Game del 1997, con Kevin
Spacey accreditato come protagonista, tuttavia la
produzione è stata rallentata a causa della decisione di Fincher di
girare in bianco e nero, proprio come Quarto Potere.
Mankiewicz è stato uno degli
sceneggiatori più noti e meglio pagati nei primi anni di Hollywood
e ha lavorato con Orson Welles per Quarto
Potere. Ex-corrispondente di Berlino per il Chicago
Tribune e critico teatrale del New York Times e del New Yorker,
Mankiewicz ha scritto alcuni dei film più importanti del suo
periodo, e sia lui che Welles hanno condiviso l’Oscar per la
migliore sceneggiatura originale per Quarto Potere
nel 1941. Altri film a cui ha lavorato durante la sua carriera
includono Il mago di Oz, L’uomo del mondo, Pranzo alle
otto, L’idolo delle folle e The Pride of St.
Louis.
Oldman ha appena recitato per
Netflix nel film diretto da Steven SoderberghThe Laundromat, il film drammatico che racconta lo
scandalo dei Panama Paper, insieme a un cast che
include Meryl Streep e Antonio
Banderas.
Sempre per Netflix,
David Fincher ha prodotto la raccolta di racconti
animati Love, Death & Robots.
Film da festival. Il parigino
Quentin Dupieux, alias Mr.Oizo per gli
appassionati di musica elettronica, è uno di quegli autori capace,
più di molti altri, di interpretare il senso di una manifestazione
cinematografica e di realizzare lungometraggi che rappresentano
guilty pleasure per gli appassionati di cinema
d’autore.
Mandibules, la
trama
Nel caso di
Mandibules, presentato fuori concorso alla 77esima
Mostra del Cinema di Venezia, la sua visione surreale e i suoi
concetti estremi, tuttavia molto semplici e immediati, si
materializzano sullo schermo nella rappresentazione di un insetto
gigante. Jean-Gab (David Marsais) e Manu
(Grégoire Ludig) , sempre alla ricerca di trovare
il modo di sopravvivere e di sbarcare il lunario, trovano
accidentalmente una mosca enorme nel bagagliaio di un’auto. Senza
scomporsi, dopo un attimo di perplessità, pensano di ammaestrarla
per poi farla esibire per guadagnare molti soldi.
Il film si gioca tutto fra il
rapporto fra i due e la loro “gallina dalle uova d’oro”. In questo
road movie surreale (Jean-Gab e Manu devono portare a termine una
missione) emerge la sincerità dell’amicizia che li lega e l’umanità
con cui trattano il mostro. Questi tre personaggi borderline
dimostrano di essere più vivi di tutti coloro che incontrano, e in
un certo senso ne escono vincenti. La loro esistenza, alla fine, è
fatta di espedienti, e ne sono totalmente consapevoli. In
Mandibules, Dupieux, utilizza il suo humor
dell’assurdo per mettere in scena situazioni paradossali mai
scontate, coincidenze e incontri casuali, in 77 minuti che si
rivelano la durata perfetta per evitare l’esagerazione.
Oltre ai due bravissimi
protagonisti, e alla mosca degna di un film scifi anni ’50, a
tenere la scena è Adèle Exarchoupoulos (La
vita di Adèle), nella parte di Agnes, una ragazza
impossibilitata a moderare il tono di voce a causa di un incidente
sugli sci. Sempre perché il mondo più reale è quello ai
confini.
In occasione della presentazione a
Venezia 77, ecco la nostra intervista a Romola
Garai e Susanna Nicchiarelli,
rispettivamente protagonista e regista di Miss
Marx.
Miss
Marx di Susanna Nicchiarelli con
protagonisti Romola Garai, Patrick Kennedy, John Gordon
Sinclair, Felicity Montagu, Karina Fernandez, Oliver
Chris, e Philip Gröning.
La storia di Eleanor mi ha dato
l’opportunità di esplorare temi incredibilmente contemporanei
in un contesto d’epoca, ma ho ritenuto necessario capovolgere i
clichés del dramma in costume. Ho cercato di sovvertire l’immagine
dell’eroina vittoriana e sostituirla con quella emblematica e
moderna di una donna che combatte sul fronte personale e pubblico.
Credo che la storia di Eleanor richieda di essere raccontata con
delicata ironia: la sua vita sentimentale fu assurda e tragica, i
suoi guai condivisibili anche per le donne di oggi. Ma questa
storia richiede anche un profondo rispetto: le battaglie di Eleanor
e dei suoi compagni risultano più che mai attuali e urgenti,
oggi come ieri.
Miss
Marx: la trama
Brillante, colta, libera e
appassionata, Eleanor è la figlia più piccola di Karl Marx: tra le
prime donne ad avvicinare i temi del femminismo e del socialismo,
partecipa alle lotte operaie, combatte per i diritti delle donne e
l’abolizione del lavoro minorile. Quando, nel 1883, incontra Edward
Aveling, la sua vita cambia per sempre, travolta da un amore
appassionato ma dal destino tragico.
La diciottesima edizione del
Premio Kinéo – che quest’anno ha cambiato veste,
diventando “Kinéo New Generation” per “sottolineare la capacità del
premio di sapersi rinnovare, abbracciando anche il mondo delle
piattaforme streaming nazionali e internazionali”, come ha
sottolineato la direttrice e ideatrice Rosetta Sannelli – come
sempre assegna il prestigioso riconoscimento ad alcuni dei migliori
talenti cinematografici internazionali.
IL PREMIO KINÉO “NEW
GENERATION”
Il Premio Kinéo “diamanti al cinema
italiano”, è nato nel 2002 per iniziativa del Ministero per i Beni
e le Attività Culturali, progettato e promosso dall’Associazione
Culturale Kinéo, ideato e diretto da Rosetta Sannelli. Fin dagli
esordi ha realizzato una stretta collaborazione con Cinecittà, con
il Centro Sperimentale di Cinematografia e con il MIBACT. Da
allora, ogni anno si svolge all’interno della Mostra Internazionale
d’Arte Cinematografica di Venezia, di cui è evento speciale
collaterale.
Quest’anno, giunto alla diciottesima
edizione, il Premio Kinéo ha saputo rinnovarsi ancora una volta. La
storica kermesse, infatti, per l’occasione, ha voluto intitolarsi
“Kinéo New Generation”, una scelta che intende sottolineare la
capacità del premio di sapersi rinnovare, abbracciando anche il
mondo delle piattaforme streaming nazionali e internazionali che,
proprio di questi tempi, ci hanno costretto a ripensare nuove forme
di fruizione e del cinema e dell’audiovisivo in un contesto quasi
universale, anche se la sala cinematografica sarà ancora per molto
la “piattaforma regina, quella che ci regalerà emozioni e
magia.
Una nuova visione di tutto il
settore audiovisivo, tanto interconnesso, ci ha guidato verso un
incontro predestinato, con le fondatrici dell’Italian Television
Festival di Los Angeles (ITTV), Valentina Martelli, Cristina
Scognamillo e Francesca Scorcucchi, un progetto che vuole unireil
mondo del cinema e il mondo della televisione, valorizzando
produzioni uniche e complementari che diventano successi
internazionali e che portano all’attenzione di un pubblico
internazionale tutto il mondo dell’audiovisivo italiano.
TUTTI I
PREMIATI
Miglior Film Drammatico: Pinocchio
di Matteo Garrone – Produzione Archimede Film/Mibact – 01
Distribution
Miglior Commedia: Odio l’estate di Massimo Venier – Produzione
Agidi – Distribuzione Medusa Film
Miglior Opera Prima: L’Immortale di Marco D’Amore – Produzione Cattleya/Fandango –
Distribuzione Vision Distribution
Miglior Attore Protagonista: Pierfrancesco Favino per Hammamet di
Gianni Amelio
Miglior Attrice Protagonista: Anna Foglietta per Genitori quasi
perfetti di Laura Chiossone
Miglior Attore Non Protagonista: Lino Capolicchio per Il signor
Diavolo di Pupi Avati
Miglior Attrice Non Protagonista: – Silvia D’Amico per Brave
Ragazze di Michela Andreozzi
Menzione speciale Opera Prima: Picciridda – Con i piedi nella
sabbia di Paolo Licata – Alba produzioni
Menzione speciale Opera Prima: Nevia di Nunzia di Stefano –
Produzione Archimede Film
Kinéo Giovani Rivelazioni: Rossella Romano
Kinéo Giovani Rivelazioni: Massimiliano Caiazzo
Premio SNCCI Pubblico & Critica: Volevo nascondermi di Giorgio
Diritti
Kinéo International Award Best Actress: Olga Kurylenko
Kinéo International Award Best Actor in a Drama Series: Madds
Mikkelsen for Hannibal
Kinéo International Award Best Production in a Drama Series: Martha
De Laurentiis for Hannibal
Kinéo International Award Best Picture: Joker by Todd Phillips
Kinéo Life Achieving Award: Oliver Stone
Kinéo International Award: Sara Serraiocco
Kinéo – Green & Blu Project U.N.Award: Katherine Waterson
IL PREMIO
ITTV/KINEO
Il Premio ITTV/KINEO è un
riconoscimento voluto da Kinéo e ITTV- The Italian Tv Festival di
Los Angeles, dedicato alla migliore Serie televisiva italiana,
premierà la produzione TV e i protagonisti che hanno ottenuto
maggiori consensi negli Stati Uniti.
Nel settembre del 2021, infatti, il Kinéo volerà a Los Angeles,
durante la II edizione di ITTV Festival dove sarà consegnato
l’ITTV/KINEO premiando produzioni e protagonisti più amati.
Il regista Roger
Michell, noto ai più per l’iconica commedia romantica
Notting Hill, ha presentato nella sezione
Fuori Concorso della 77ª Mostra d’arte cinematografica di Venezia,
il suo ultimo lavoro The Duke.
Commedia in puro stile british
racconta la storia vera di Kempton Bunton, anziano
di Newcastle che nel 1961 fu coinvolto nel furto di un dipinto di
Francisco Goya alla National Gallery di Londra; unico furto nella
storia ai danni della celeberrima galleria. Il dipinto in questione
è un ritratto del duca di Wellington, da qui il titolo del
film.
The Duke, tratto da una storia vera
Il furto è in realtà un pretesto per
mostrare al pubblico la storia del protagonista, un buono, che con
i suoi metodi stravaganti si è sempre esposto per il bene comune
confidando nella reciproca solidarietà tra gli esseri umani. L’uomo
della porta accanto, il vicino che chiede in prestito una cosa,
sempre per aiutare qualcuno che ha più bisogno.
Curioso a tal proposito, nell’ambito
della programmazione festivaliera, come l’eccentrico e altruista
Bunton di The Duke sia stato presentato lo stesso giorno
del documentario dedicato a Greta Thunberg.
Lontani anni luce, i due, hanno in comune il voler migliorare una
situazione e la caparbietà per riuscire ad ottenerlo.
Il cast di The Duke
Nel ruolo del protagonista
Jim Broadbent, che con il suo inconfondibile stile
ci regala una performance da manuale, affiancato da un cast
stellare tra cui si distinguono: Helen Mirren, Fionn Whitehead e
Matthew Goode. La Mirren si conferma ancora
una volta una punta di diamante del cinema britannico, nel ruolo
della moglie, apparentemente secondario, ci regala nelle scene a
due con Broadbent i momenti più irriverenti del film. Fionn
Whitehead, conosciuto per il ruolo da protagonista in
Dunkirk di Christopher Nolan, interpreta uno
dei figli della coppia, l’unico che vive ancora con loro. Devoto al
padre avrà un ruolo decisamente cruciale. Come cruciale e
carismatico è l’avvocato interpretato da Goode che sceglierà di
assistere un uomo, agli occhi di tutti, indifendibile.
Orfano del suo cast nella prima
veneziana, anche Jim Broadbent era misteriosamente
assente alla proiezione in Sala Grande, dopo aver presenziato alla
conferenza stampa tenutasi nel pomeriggio; The Duke è uno di quei film che risplende di
luce propria senza bisogno di lustrini per attirare l’attenzione.
Conquista il pubblico che in film come questo riscopre il piacere
di tornare al cinema. Una storia vera raccontata bene, con quel
pizzico di humor raffinato e freddure pungenti che non possono che
innescare una sonora risata.
Un racconto ironico e raffinato
La regia si mette al servizio della
storia, anche se non mancano i virtuosismi. In particolare la scena
del furto viene narrata attraverso un controcampo di sguardi. Gli
sguardi sospettosi, espressivi ed enigmatici dei ritratti che
circondano quello del duca, e anche qui l’ironia irrompe, una mano
porta via il Goya e, dietro, sullo sfondo, appare in risalto
L’Urlo di Edvard Munch. Ciò che appare
statico diventa dinamismo narrativo grazie al montaggio. A tal
proposito risultano molto convincenti anche le scene d’archivio
della Londra degli anni Sessanta mescolate al nuovo girato.
The Duke, senza essere retorico e struggente,
tocca molti temi importanti come il senso di colpa, il lutto e
l’assenza di dialogo nelle coppie. Punto di forza del film resta
però soprattutto il protagonista di cui verrebbe voglia di sapere
di più, magari leggendo una delle sue tante opere per cui “
Shakespeare dovrebbe cominciare a preoccuparsi”.
Sarà presentato in concorso oggi a
Venezia77 Pieces Of a Woman, il nuovo film
di Kornél Mundruczó con protagonisti
Vanessa Kirby,
Shia LaBeouf, Ellen Burstyn, Jimmie Fails, Molly Parker, Sarah
Snook, Iliza Shlesinger e Benny Safdie.
È possibile sopravvivere dopo che si
è persa la persona che più si amava? A cosa ci si
aggrappa quando sembra che non ci siano più appigli? Mia
moglie ed io volevamo condividere con il pubblico una delle nostre
esperienze più personali attraverso la storia di un figlio non
nato, nella convinzione che l’arte possa essere la miglior cura per
il dolore. Saremo gli stessi di prima dopo una tragedia? Riusciremo
a trovare qualcuno che ci accompagni nella caduta libera del
dolore? Il mondo appare capovolto, un luogo in cui non riusciamo
più a orientarci. Con Pieces of a
Woman volevamo realizzare una storia autentica su una
tragedia e su come imparare a convivere con quel dolore. Una
perdita sfugge alla nostra comprensione o al nostro controllo, ma
porta con sé la capacità di rinascere.
Pieces Of a Woman: la trama
Martha e Sean Carson, una coppia di Boston, sono in procinto di
avere un bambino. La loro vita cambia irrimediabilmente durante un
parto in casa, per mano di un’ostetrica confusa e agitata che verrà
accusata di negligenza criminale. Comincia così un’odissea lunga un anno per Martha, che deve
sopportare il suo dolore e al contempo gestire le difficili
relazioni con il marito e la dispotica madre, oltre che
confrontarsi in tribunale con l’ostetrica, divenuta oggetto di
pubblica denigrazione. Pieces of a
Woman è un’aria profondamente personale e
dolorosamente familiare, tratteggiata in ricercati toni di grigio,
la storia trascendente di una donna che impara a convivere con la
sua perdita.
Secondo film italiano in concorso
alla 77esima Mostra d’Arte Cinematografica di
Venezia, domani sarà presentato Miss
Marx di Susanna Nicchiarelli con
protagonisti Romola Garai, Patrick Kennedy, John Gordon
Sinclair, Felicity Montagu, Karina Fernandez, Oliver
Chris, e Philip Gröning.
La storia di Eleanor mi ha dato
l’opportunità di esplorare temi incredibilmente contemporanei
in un contesto d’epoca, ma ho ritenuto necessario capovolgere i
clichés del dramma in costume. Ho cercato di sovvertire l’immagine
dell’eroina vittoriana e sostituirla con quella emblematica e
moderna di una donna che combatte sul fronte personale e pubblico.
Credo che la storia di Eleanor richieda di essere raccontata con
delicata ironia: la sua vita sentimentale fu assurda e tragica, i
suoi guai condivisibili anche per le donne di oggi. Ma questa
storia richiede anche un profondo rispetto: le battaglie di Eleanor
e dei suoi compagni risultano più che mai attuali e urgenti,
oggi come ieri.
Miss Marx: la trama
Brillante, colta, libera e
appassionata, Eleanor è la figlia più piccola di Karl Marx: tra le
prime donne ad avvicinare i temi del femminismo e del socialismo,
partecipa alle lotte operaie, combatte per i diritti delle donne e
l’abolizione del lavoro minorile. Quando, nel 1883, incontra Edward
Aveling, la sua vita cambia per sempre, travolta da un amore
appassionato ma dal destino tragico.
In occasione della presentazione in
Concorso a Venezia 77, ecco Claudio Noce e
Pierfrancesco Favino che
parlano di Padrenostro.
Nel cast anche Barbara
Ronchi, Mattia Garaci, Francesco Gheghi, Anna Maria De Luca, Mario
Pupella, Lea Favino, Eleonora De Luca, Antonio Gerardi, Francesco
Colella, Paki Meduri, Giordano De Plano.
La sua figura forte, magnetica,
eroica, assurge ad archetipo di un’intera generazione di uomini per
i quali le emozioni erano percepite solo come debolezza e obbligate
a essere camuffate da silenzi. Nel dicembre del 1976, quando mio
Padre subì l’attentato, io avevo un anno e mezzo: abbastanza per
comprendere la paura, troppo pochi per capire che quell’affanno
avrebbe abitato dentro di me per molto tempo. Non sono mai riuscito
a dirglielo. Scrivere questa lettera a mio Padre tracciando i
contorni di una generazione di bambini “invisibili” avvolti dal
fumo delle sigarette degli adulti non è stato facile; provare a
farlo mutando le parole da private in universali è stata una
grande sfida come cineasta e come uomo.
Padrenostro: la
trama
Roma, 1976.
Valerio ha dieci anni e una fervida immaginazione. La sua vita di
bambino viene sconvolta quando, insieme alla madre Gina, assiste
all’attentato ai danni di suo padre Alfonso da parte di un commando
di terroristi. Da quel momento, la paura e il senso di
vulnerabilità segnano drammaticamente i sentimenti di tutta la
famiglia. Ma è proprio in quei giorni difficili che Valerio conosce
Christian, un ragazzino poco più grande di lui. Solitario, ribelle
e sfrontato, sembra arrivato dal nulla. Quell’incontro, in
un’estate carica di scoperte, cambierà per sempre le loro vite.
Durante questo evento di 24 ore, i
fan avranno la possibilità di creare e gestire la propria
visione di oltre 100 ore di contenuti on demand tra tv, film,
fumetti, giochi e altro, che metterà in mostra il lavoro
di oltre 500 talenti, artisti e scrittori provenienti da tutto il
mondo. Tutti i contenuti che vorrete vedere, quando volete, e dove
(su piattaforme mobili e desktop). Questo evento offrirà ai fan
l’opportunità di portare la passione per l’universo DC a un livello
superiore! Si potrà accedere a contenuti esclusivi dietro le quinte
di serie TV e film, ad un’ampia raccolta di DC
comics, fan art, cosplay e molto altro
ancora.
Tutto quello che dovete sapere sul
Multiverse:
WatchVerse: I panel includono l’introduzione
ufficiale di Batwoman di WBTV, oltre a Superman & Lois, Legends of
Tomorrow della DC, Stargirl della DC, Black Lightning,
versioni estese dei panel di Flash (TV) e Titans che hanno
debuttato durante la Hall of Heroes, e tanto altro ancora. Tenetevi
aggiornati sulle ultimissime notizie durante il giorno
dell’evento
ITALY
LOVES DC: il panel italiano all’interno del
WatchVerse! Autori, scrittori, attori, musicisti e DJ – tutti
personaggi noti dello scenario pop italiano – si incontreranno per
condividere le proprie esperienze professionali con i personaggi
dell’Universo DC. Mirka Andolfo, Elena Casagrande ed Emanuela
Lupacchino, che lavorano alla DC come autrici, si incontreranno per
una originale conversazione in onore del Multiverso DC. Nicola
Nocella, Riccardo Zanotti (Pinguini Tattici Nucleari) e Gianluca
Gazzoli poi sveleranno le origini della loro passione per i
supereroi e i super-villains targati DC, e discuteranno
dell’influenza che questi hanno avuto sui loro percorsi
cinematografici, musicali e radiofonici. Modera Giorgio Viaro.
InsiderVerse: qui i fan potranno accedere al
dietro le quinte al fianco dei maestri che portano in vita la DC in
tutte le sue forme: dai comics ai giochi, serie TV, film, parchi a
tema, consumer products e altro ancora.
Blerd & Boujee: la programmazione di Blerd &
Boujee celebra la cultura di Blerd (aka “Black Nerd”) e il suo
impatto in tutto il mondo, con artisti, voci, musicisti e diversi
contenuti.
FunVerse: Fun è il nome del gioco in FunVerse,
un luogo perfetto per condividere il tuo fandom DC. Leggi centinaia
di comics digitali gratuiti, mettiti in posa alla postazione
selfie, esplora la Joker Escape Room e molto altro ancora.
YouVerse: qui i FAN sono i protagonisti. Si
possono ammirare più di 17.000 fan art, cosplay e contenuti
generati dagli utenti di tutto il mondo; non dimenticate di votare
i vostri preferiti.
Lo store DC
presenterà dei fantastici nuovi prodotti come la nuova key
art di Wonder Woman 84, il logo art di Gotham
Knights e Suicide Squad: Kill the Justice League, il logo DC Fandome 2020,
nuovi entusiasmanti prodotti di Design by Humans e Amazon come
adesivi, tappetini per mouse, tazze, decorazioni murali e accessori
per telefoni.
Tutti questi contenuti possono
essere trasmessi in streaming esclusivamente sul sito
DCFanDome.com, disponibili a livello globale per desktop e
dispositivi mobili, in 9 lingue (Italiano, Inglese, Cinese,
Francese, Tedesco, Giapponese, Coreano, Portoghese, Spagnolo).
Inoltre, sempre il 12 settembre, tutte le famiglie potranno
divertirsi col DC Kids FanDome (www.DCKidsFanDome) che sarà live per
sole 24 ore.
Ecco il trailer di
Assandira, il nuovo film di Salvatore
Mereu, che sarà presentato Fuori concorso alla 77. Mostra
Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia domenica 6
settembre. Il film prodotto da Elisabetta Soddu e Salvatore
Mereu, una produzione Viacolvento con Rai Cinema, uscirà
nelle sale il 9 settembre distribuito da Lucky
Red.
Sinossi – Zuppo d’acqua fin
dentro alle ossa, Costantino si avvita sul pagliaio come un vecchio
legno restituito alla terra dal mare in burrasca. La pioggia
torrenziale ha appena finito di spegnere il fuoco che si è mangiato
in una notte sola l’agriturismo in mezzo al bosco, Assandira. Ma la
pioggia non ha spento il dolore, il rimorso bruciante per il figlio
che è morto in mezzo alle fiamme e che non è riuscito a
salvare.
All’alba, i primi ad arrivare
sono i carabinieri e il giovane magistrato: Costantino prova a
raccontare loro cosa è successo in quell’ultima notte, a spiegare
come tutto è cominciato…
Lodo Guenzi, di
EST – Dittatura last minute, è il protagonista
della nostra intervista, in occasione della presentazione del film
alla 77° edizione della Mostra Internazionale d’Arte
Cinematografica di Venezia.
EST – Dittatura Last Minute è
un originale road-movie ambientato nel 1989 alla vigilia
della caduta del muro, tratto da una storia vera e girato tra il
Cesenate e la Romania. Il film è scritto e diretto da Antonio
Pisu (che ritorna alla regia dopo la sua opera prima Nobili
Bugie) e prodotto da Genoma Films diPaolo Rossi
Pisu, e in collaborazione con Maurizio Paganelli e Andrea
Riceputi, autori del libro “Addio Ceausescu” da cui è tratta
la sceneggiatura. La storia nasce appunto da un’idea degli stessi
Maurizio Paganelli e Andrea Riceputi che nel 1989, giovani
ventiquattrenni dal grande entusiasmo, intrapresero con un amico il
viaggio raccontato nel film. Il ruolo del protagonista è affidato a
Lodo Guenzi – voce e chitarra de Lo Stato Sociale nonché
diplomato all’accademia di Arte Drammatica Nico Pepe – che con il
film EST – Dittatura Last Minute fa il suo esordio sul
grande schermo. Al suo fianco gli altri due attori esordienti
Matteo Gatta e Jacopo Costantini. Il film è stato
realizzato con il sostegno della Regione Emilia Romagna.
Arriva il 4 settembere su NetflixAway, la nuova serie
fantascientifica ideata da Andrew Hinderaker e
scritta dalla showrunner Jessica Goldberg. La
serie si posiziona su un gradino molto alto della recente
produzione originale della piattaforma streaming, confermando che
comunque, nonostante una serie di progetti di medio e basso
livello, il servizio può ancora offrire dei prodotti per i quali
vale la pena pagare l’abbonamento. Oltretutto affidare la serie
intera a Hilary Swank sembra la chiave di volta per il
successo di Away.
Away, la trama
La due volte premio Oscar
interpreta Emma Green, un’astronauta e scienziata in forze alla
NASA che da giovanissima ha condotto una brillante carriera
nell’agenzia spaziale e che adesso è stata scelta per guidare una
mission to Mars, una missione importantissima per cominciare a
portare avanti un ambizioso progetto di colonizzazione del Pianeta
Rosso. Green è quindi messa a capo di un team che dovrà gestire e
comandare, facendo in modo che ognuno dei membri possa riporre la
sua fiducia in lei.
Oltre a questo compito che sembra
molto difficile, Emma deve anche gestire una vita privata che
richiederebbe la sua presenza fisica, ma che in concomitanza con la
sua missione, la costringe ad avvalersi dei più sofisticati sistemi
di comunicazione per stare comunque vicino alla figlia adolescente,
Alexis (Talitha Bateman), e al marito
(Josh Charles), ingegnere alla NASA, con
problemi di salute. Le due sfide di Green si sommano a quella che è
la vera e propria missione raccontata dalla serie, in 10 episodi,
ovvero la conquista di Marte con un progetto internazionale mai
messo in piedi prima.
Hilary Swank è la colonna portante della
serie, così come la sua Emma Green è la colonna portante della
missione spaziale e della sua famiglia. L’attrice, dopo anni in cui
non aveva avuto a disposizione copioni particolarmente stimolanti,
torna in un ruolo che ci ricorda quale grande interprete sia e
soprattutto che la mette in condizione di dare ad un personaggio
femminile forte, in un mondo di uomini, tutte quelle
caratteristiche tipicamente femminili, come la compassione e la
dolcezza, che in questo caso sembrano trascendere i generi ed
applicarsi semplicemente all’umanità delle persone.
Il cast di Away
Il primo banco di prova di Green è
il suo equipaggio: scienziati e astronauti che provengono da tutto
il mondo e che non hanno molta simpatia per questa leader che non
considerano all’altezza. Mark Ivanir interpreta il
veterano russo Misha, astronauta di grande esperienza e
presunzione, che meglio di tutti rappresenta lo stereotipo
dell’uomo che non vuole essere comandato da una donna, per giunta
più giovane. Scopriamo però che Misha ha delle ragioni molto
profonde, delle motivazioni che danno tridimensionalità al suo
personaggio.
Vivian
Wu interpreta Lu, astronauta cinese apparentemente
gelida e scostante, che da subito rivela una personalità nascosta,
e che, scopriamo presto, è costretta a nascondere degli enormi
segreti che riguardano la sua vita privata, esigenza che ha delle
conseguenze anche nella sua vita professionale. Ato
Essandoh è Kwesi, novellino dello spazio ma scelto per la
missione perché è un esperto botanico, figura fondamentale per
l’impresa che questo piccolo equipaggio si troverà a compiere.
Infine, Ray Panthaki interpreta
Ram, è lui il medico del team, il personaggio che funge da ago
della bilancia, mite e accondiscendente, sempre pronto ad appianare
i conflitti e supportare il team.
In mezzo a questa umanità variegata
per origini, problematiche e caratteri, Emma Green deve trovare un
posto da leader e un proprio ordine, mentre una parte di sé
vorrebbe tornare sulla Terra, dove la sua famiglia ha bisogno di
lei, e il suo istinto la spinge sempre più lontano, verso la
missione da compiere, il coronamento del suo sogno, della sua
ambizione di essere umano.
Swank riesce a condensare tutte
queste emozioni e tensioni con una duttilità e una delicatezza
davvero rare, dando anche corpo ad un personaggio davvero moderno e
paritario, che occupa un posto di comando per la sua bravura e che
gestisce i rapporti con grande umanità e le emergenze con
professionalità. Non c’è niente di umorale in Emma Green, niente di
femminile nel senso dequalificante del termine: lei è un comandante
di una spedizione spaziale, una donna ambiziosa, una
professionista, una leader, una madre, una moglie, e tutto con lo
stesso livello di dedizione e competenza.
Anche se la componente umanista di
Away ne costituisce la spina dorsale, la serie è
un prodotto di fantascienza davvero raffinato, che abbraccia tutti
gli archetipi visivi e narrativi del genere ottenendo una serie con
un arco narrativo solido, una resa estetica affascinante e una
presa emotiva salda sullo spettatore.
Arriva in concorso alla 77esima
edizione della Mostra
Internazionale d’Arte Cinematografica di VeneziaNicole Garcia che presenta il suo ultimo film,
Amants, storia di un primo, lungo ed intenso amore
corroborato da un’evoluzione lunga un’intera vita. Reduce dagli
anni 50′ di Mal di pietre, sua ultima fatica
dietro la macchina da presa, Nicole Garcia ritorna
a raccontare l’amore attraverso gli occhi di personaggi femminili
al centro di triangoli amorosi il cui unico comune denominatore
sembra essere una prigione senza amore.
Se nel precedente film che vedeva
protagonista Marion Cotillard, la donna al centro della
vicenda era per sua scelta finita in un matrimonio senza
sentimento. Questa volta il matrimonio della protagonista
interpretata da Stacy Martin avviene per
necessità. Infatti, tormentata da un prematuro abbandono del suo
primo e unico amore, la Lisa di Amants si rifugia
in un rassicurante legame privo di affetto per la paura di non
riuscire a sopravvivere.
Amants, la trama
Amants racconta la
storia di Lisa e Simon, inseparabili. Sono innamorati l’uno
dell’altra da quando erano adolescenti. Capita una tragedia,
provocata dalle attività criminali di Simon. Egli è in pericolo e
fugge. Senza Lisa. Lei aspetta invano notizie da lui. Tre anni
dopo, è sposata con Leo quando le loro strade si incrociano
nuovamente su un’isola nell’Oceano Indiano.
Fin dalle prime battute, il film si
rivela essere un dramma sentimentale incastrato nelle pieghe
spinose di un melodramma, i cui personaggi sono tratteggiati in
modo superficiale e sono quasi sempre in balia degli eventi senza
essere veri artefici del proprio destino.
Lascia perplessa anche la regia del
film, al limite del televisivo, prevedibile e scontata come del
resto lo è tutta la storia. Seppur ricca di buone intenzioni, la
vicenda non riesce mai a sorprendere veramente, finendo per
diventare un involucro di elementi ricorrenti del cinema della
regista francese quali passione, morte, senso di colpa e desiderio.
Tematiche che non vengono affrontare di petto bensì di rigetto.
Infatti, non capiamo mai realmente
il sentimento di Lisa, seppur interpreta ottimamente dalla sempre
brava Stacy Martin, unica vera vittima della
storia. Probabilmente sarebbe molto più interessante comprendere il
suo stato d’animo e la sua esistenza condizionata inesorabilmente
dalle brame di due uomini: il primo giovane, bello e dannato, il
secondo vecchio e alla constante ricerca di qualcosa che non può
comprare.
In questa condizione si innesta
palesemente la percezione che il desiderio di Lisa è quello di
isolarsi in un mondo senza amore e senza uomini ma almeno con la
consapevolezza che nessun altro a parte lei possa determinare il
suo destino.
Oggigiorno quella dei bambini è una
delle fette di pubblico più ambite dagli studios di produzione. Se
da sempre la Disney ha in loro il proprio pubblico privilegiato,
sempre più anche gli altri grandi nomi dell’industria aspirano a
realizzare film, d’animazione o meno, che possano trovare il favore
dei più giovani.
Oggi l’offerta a riguardo è dunque
diventata talmente vasta da poter far perdere l’orientamento. Di
seguito, si elencheranno allora alcuni tra i migliori film
per bambini, da vedere e rivedere da soli o in
compagnia.
Ecco i migliori 10 film per
bambini da vedere assolutamente.
Film per bambini del 2020
Sonic – Il film
Celebre grazie al videogioco
Sonic the Hedgehog, il personaggio alieno dalle sembianze
di un ricco è infine arrivato al cinema con un film che ha tra i
suoi protagonisti anche gli attori James
Marsden e Jim Carrey.
Il titolo è inoltre divenuto involontariamente popolare per le
proteste contro il design del celebre personaggio. Questo è stato
poi ridisegnato da capo, andando incontro al completo favore del
pubblico. Sonic – Il
film ha così avuto modo di diventare uno dei più grandi
successi della stagione.
La trama ruota intorno all’arrivo
di Sonic sul pianeta terra, dove si nasconde per evitare di essere
trovato, catturato e studiato. Dotato di una super velocità, per il
ricco risulta però difficile non combinare guai, e così ben presto
attirerà su di sé le attenzioni dello scienziato Ivo Robotnik, il
quale aspira a farne una preda grazie alle sue brillanti
invenzioni. Ad aiutare Sonic, a quel punto, potrà esserci soltanto
l’umano in cui l’alieno si imbatte, ovvero il giovane sceriffo Tom
Wachowski.
Trolls World Tour
Sequel del film Trolls,
uscito al cinema nel 2016, Trolls World
Tour è basato sulle celebri bambole ideate da
Thomas Dam. Inizialmente previsto per la sala,
dove sarebbe dovuto arrivare il 2 aprile del 2020, il film è
tuttavia stato poi distribuito direttamente
sulle principali piattaforme PVOD (Premium Video On Demand) a
partire dal 10 aprile. Ciò è stato causato dall’emergenza sanitaria
Covid-19, che ha richiesto la chiusura dei cinema. Ciò non ha
impedito al film di ottenere successo, affermandosi anzi come uno
dei titoli più noleggiati del periodo.
La trama è ambientata quattro anni
dopo gli eventi del precedente film, e vede i protagonisti Poppy e
Branch cercare di sventare i malvagi piani della regina Barb.
Questa infatti, in seguito alla scoperta dell’esistenza di altre
tribù di trolls, aspira a sovraneggiare anche su di esse. I due
piccoli amici dovranno così impedire che ciò avvenga, e nel farlo
impareranno che ognuna delle altre cinque comunità è dedicata ad un
genere musicale. Mantenere questa varietà sarà ora più vitale che
mai. Tra i doppiatori originali del film si annoverano noti nomi
come Anna Kendrick,
Justin
Timberlake e Sam
Rockwell.
Dolitte
Celebre per il personaggio di Iron
Man, nel 2020 l’attore Robert Downey
Jr. ha invece riportato in sala il dr. Dolittle,
protagonista della serie di romanzi scritti da Hugh
Lofting. Il celebre dottore in grado di parlare con gli
animali è così tornato sul grande schermo con una trasposizione
ambientata in epoca vittoriana. A circondare Downey Jr, una
simpatica serie di animali, le cui voci appartengono ad alcuni noti
attori di Hollywood. Si segnala infatti la presenza di
John Cena,
voce dell’orso Yoshi, Marion
Cotillard, voce della volpe Tutu, e Tom
Holland, voce del cane Jip.
La trama di Dolittle è
incentrata sulla missione affidata all’omonimo dottore, incaricato
di partire alla ricerca di una cura per la giovane regina, affetta
da un male ignoto. Grazie a tale viaggio, dove sarà circondato dai
suoi amici animali, egli ritroverà la voglia di vivere, svanita in
seguito alla scomparsa della moglie anni prima. Sul suo percorso,
tuttavia, non mancherà di imbattersi in pericolosi nemici e
misteriosi alleati.
Scooby!
Reboot dei vari film di
Scooby-Doo, la pellicola è una nuova storia animata
sulla Mystery Gang, composta da Shaggy, Fred, Daphne, Velma e il
celebre cane che dà il titolo alla serie. A dare voce a questi
personaggi vi sono noti attori come Gina Rodriguez,Zac Efron e
Amanda
Seyfried. Scooby! era inizialmente previsto
per uscita al cinema nel maggio del 2020, ma a causa dell’attuale
pandemia è stato distribuito direttamente in digitale a partire dal
26 giugno. In breve, è diventato uno dei titoli più richiesti tra i
tanti presenti nei cataloghi delle piattaforme streaming.
In questa loro nuova avventura si
va alle origini dell’incontro tra l’alano fifone Scooby e del suo
inseparabile amico Shaggy. I due, insieme al resto della Myster
Gang, dovranno risolvere un caso particolarmente complesso.
Qualcuno sembra infatti intenzionato a liberare il mitologico cane
Cerbero, scatenando l’apocalisse. Le loro indagini contro il tempo
saranno l’unica cosa che potrà portarli a scongiurare il caos.
Film per bambini su Netflix
La famiglia Willoughby
Presente sulla piattaforma Netflix dalla fine dell’aprile 2020, il film
d’animazione La famiglia Willoughby è basato sull’omonimo
libro per bambini scritto da Lois Lowry. Scritto e
diretto da Kris Pearn, già regista di Piovono
polpette 2 – La rivincita degli avanzi, il titolo vanta anche
in questo caso la partecipazione di noti interpreti nelle vesti qui
dei doppiatori dei personaggi protagonisti della storia. In
particolare, la voce del Gatto appartiene al celebre comico
Ricky
Gervais.
Al centro delle vicende vi sono i
quattro bambini della famiglia Willoughby, i quali improvvisamente
si ritrovano ad essere abbandonati dai loro genitori egoisti.
Insieme all’orfana Ruth, trovata lungo la strada, il gruppetto
dovrà ora imparare ad adattare i propri valori antiquati al mondo
contemporaneo, con il fine di creare una nuova e moderna famiglia.
Una storia irriverente e agrodolce per riflettere in modo originale
e genuino sui veri valori della famiglia.
Klaus – I segreti del Natale
Film d’animazione in 2D candidato
ai premi Oscar, Klaus – I segreti del
Natale è opera del regista e sceneggiatore Sergio
Pablos, co-autore del celebre Cattivissimo me.
Basato su una storia originale e senza tempo, il film è stato
realizzato grazie una combinazione unica del classico disegno
animato a mano con le tecnologie digitali più all’avanguardia. Il
titolo, distribuito su Netflix nel novembre del 2019, è noto
specialmente per il doppiaggio italiano, che vanta il cantante
Marco Mengoni per il personaggio di Jesper, e di
Francesco
Pannofino nel ruolo di Klaus.
La storia segue le vicende di un
giovane postino egoista che, ritrovatosi a lavorare in una remota
città scandinava, stringe un’improbabile amicizia con un solitario
fabbricante di giocattoli. Con lui, darà vita ad un progetto:
portare doni ad ogni bambino buono che scriverà una letterina
all’imponente Klaus. I fini del postino Jesper, tuttavia, sono ben
altri. Egli aspira infatti a lasciare quanto prima quel luogo, ma
il clima natalizio avrà infine la meglio anche su di lui,
cambiandone i desideri e sciogliendo il suo brutto carattere.
Dennis la minaccia
Classico del 1993, Dennis la
minaccia è entrato a far parte dell’immaginario comune come
uno dei film per bambini più celebri di sempre, adatto però anche
ad un pubblico più adulto. Tratto dall’omonima striscia di fumetti
risalente agli anni Cinquanta, il titolo vanta attori celebri come
Walter Matthau e Christopher
Lloyd, mentre nel ruolo del giovanissimo protagonista
vi è Mason Gamble. Il film si trova attualmente
sulla piattaforma Netflix, ed è senz’altro uno dei titoli da
recuperare assolutamente se si è alla ricerca di film per
bambini.
La trama ruota intorno al celebre
Dennis, un bambino incontenibile sempre alla ricerca di avventure e
guai in cui cacciarsi. La sua vittima preferita è il burbero vicino
George Wilson, il quale mal sopporta il pestifero bambino. Quando
le circostanze obbligano però l’anziano ad ospitare Dennis in casa
sua, non passa molto che iniziano a succederne di tutti i colori.
Improvvisamente, però, il bambino viene rapito da un cinico
vagabondo e per George verrà così il momento di mettersi alla
ricerca di Dennis, svelando quindi un affetto nei suoi
confronti.
Film per bambini su Disney+
Lo schiaccianoci e i quattro
regni
Adattamento cinematografico
dell’omonimo racconto e balletto, Lo schiaccianoci e i
quattro regni è arrivato al cinema nel 2018 per la regia
di Lasse Hallström e con un cast comprendente
Keira Knightley,
Mackenzie Foy, Helen Mirren
e Morgan
Freeman. Ricco di effetti speciali ammalianti, e con
una colonna sonora d’eccezione, il film intrattiene ed emoziona nel
pieno della tradizione dei classici Disney, in cui si inserisce
perfettamente. In più, la pellicola contiene il duetto originale
tra Andrea Bocelli e suo figlio Matteo, i quali si
esibiscono nella struggente Fall on Me, brano ideato
proprio per il film. Attualmente, il film è presente sulla
piattaforma Disney+.
La trama ruota intorno alla giovane
Clara, la quale durante la cena per la vigilia di Natale si ritrova
ospite, insieme al padre, di un ricco uomo d’affare amico di
famiglia. Qui, però, la giovane viene distratta da un filo dorato
che attraversa i corridoi. Seguendolo, si ritroverà catapultata in
un mondo magico e colorato, composto di quattro regni.
Attraversandoli senza paura, Clara incontrerà nuovi amici e
alleati, i quali la prepareranno ad una missione che solo lei può
compiere: introdursi nel più cupo dei quattro regni e sottrarre
un’antica chiave magica alla perfida Madre Ginger.
La carica dei 101
Altro classico Disney, La
carica dei 101 – Questa volta la magia è vera è il rifacimento
live-action di uno dei più conosciuti lungometraggi d’animazione
dello studios. Al momento della sua uscita, nel 1996, il film ebbe
un grandissimo successo, merito anche dell’interpretazione di
Glenn
Close nei panni di Crudelia De Mon. Accanto a lei, si
ritrovano nel film anche attori come Jeff Daniels
e Hugh
Laurie, nel ruolo di Gaspare. Ma i veri protagonisti
sono loro, l’esercito di 101 piccoli dalmata, in grado di scaldare
i cuori di grandi e piccini. Anche questo titolo, nonché gli
originali animati e il sequel, sono presenti sulla piattaforma
Disney+.
La trama ripercorre grossomodo
quella dell’originale d’animazione. Dall’incontro tra due dalmata
adulti, appartenenti rispettivamente ad un imbranato progettisti di
videogiochi e ad una dipendente di una casa di moda, nascerà
un’incredibile cucciolata composta da 101 teneri cagnolini. Venuta
a sapere del miracolo, la malvagia Crudelia De Mon, titolare della
casa di moda specializzata in pellicce d’animale, aspira a rapire i
piccoli per farne un abito tutto per sé. I dalmata, tuttavia, non
si lasceranno catturare tanto semplicemente, e daranno filo da
torcere alla donna fino a sventare il suo malefico piano.
Diario di una schiappa
Tra i principali film per bambini,
impossibile non citare anche Diario di una
schiappa, primo di una trilogia basata sull’omonimo libro
di Jeff
Kinney. Ricco di situazioni comiche, il titolo è
interpretato dagli attori ZacharyGordon, nei panni del giovane protagonista, e poi
da Chloë Grace Moretz,
Robert Capron, Devon Bostick e Steve
Zahn. Titolo di grande successo, il film ha soddisfatto
quanti avevano apprezzato le avventure dell’undicenne Greg Heffley,
diventanto ben presto un cult da vedere assolutamente. Per farlo,
basterà abbonarsi alla piattaforma Disney+, dove si può trovare il titolo
e i suoi sequel.
La storia è quella di Greg, che
mentre si appresta ad affrontare il difficile mondo delle scuole
medie, aspira a raggiungere la maggior popolarità possibile.
Sfortunatamente, però, egli sembra ben lontano dal raggiungere tale
traguardo, ritrovandosi invece ad essere considerato una schiappa.
Per tentare di rifuggire da questa etichetta, il giovane stilerà un
elenco di propositi, i quali però finiranno con l’assumere
conseguenze inaspettate. Grazie a questa serie incredibile di
avventure, tuttavia, Greg imparerà che il mondo delle medie non è
come se lo aspettava.
Quando George
Lucas ha realizzato Star Wars più di quarant’anni fa, ha dato il
via ad un fenomeno senza precedenti. È ancora oggi saldamente
radicato nello zeitgeist della cultura pop, con l’adorata
trilogia originale ancora riconosciuta come una delle più belle
della storia del cinema. È davvero improbabile che qualsiasi nuovo
film della saga possa raggiungere le vette toccate dal franchise
con i primi tre film. Ci sono tante cose che rendono la trilogia
originale davvero fenomenale, inclusa la varietà di trame che – in
alcuni casi – attraverso anche tutte e tre gli epsiodi. Dopo la
trilogia sequel e la
trilogia prequel, ecco che
Screen Rant ha raccolto anche le migliori storyline della
trilogia originale di
Star Wars:
Il viaggio di R2-D2 e C-3PO
George Lucas ha
attinto molto dai film del passato che amava quando ha scritto
Star Wars, non ultimo il lavoro di Akira
Kurosawa. Il viaggio di R2-D2 e C-3PO nel film rispecchia la
struttura de I sette samurai del regista giapponese.
È uno dei momenti salienti del film:
i fan guardano i due iconici droidi viaggiare attraverso Tatooine
alla ricerca di Obi-Wan, separarsi, riunirsi ed essere poi
acquistati da Luke, sua zia e suo zio prima di scoprire finalmente
il Maestro Jedi.
La famiglia
Ci sono una manciata di
temi centrali che si trovano a percorrere la maggior parte degli
episodi di
Star Wars, con l’idea di famiglia – quella non
legata da vincoli di sangue – che è sicuramente uno dei più
importanti.
È un tema che ha una sua storia,
poiché i fan considerano Luke, Leia, Han, Chewbacca, R2-D2 e C-3PO
(e anche altri personaggi come Lando), come una vera e propria
famiglia, avvicinandosi sempre più ad ogni film, fino a quando non
sono finalmente uniti e felici alla fine del loro incredibile
viaggio.
La fuga dalla Morte Nera
Una
Nuova Speranza, il film che ha praticamente dato il via a
tutto, è praticamente un concentrato di grandi sottotrame che hanno
introdotto il mondo alla brillantezza del franchise.
Non meno importante,
l’arrivo e la disperata fuga dei nostri eroi dalla Morte Nera.
Tutto è semplicemente fantastico, dalla realizzazione della
scomparsa di Alderaan al sacrificio di Obi-Wan, fino ai momenti sia
esilaranti sia tesi durante le varie sequenze.
La distruzione della Morte Nera
Quarant’anni dopo, il tropo
delle armi che distruggono il pianeta è stato ripetuto altre due
volte dal canone di
Star Wars, ma quella prima volta è ancora oggi
assolutamente fantastica.
Luke porta a compimento il suo arco
narrativo abbandonando Tatooine per prendere parte alla Ribellione,
mentre Han mostra finalmente la sua genuina buona natura.
Distruggere la Morte Nera e tutti coloro a bordo (mentre Vader è
sopravvissuto), è stato un colpo di genio, permettendo così alla
storia di continuare. Inoltre, l’intera storyline ha introdotto
anche i Fantasmi di Forza, permettendoci di scoprire molto di più
sui misteri del campo di energia magnetico.
La ribellione silenziosa
La distruzione della prima
Morte Nera, ovvero la Battaglia di Yavin, un tempo faceva parte di
una ribellione molto più ampia che si era formata nel corso di
quasi vent’anni e che era continuata per un altro mezzo
decennio.
L’Alleanza Ribelle ha combattuto ed
è scappata dall’Impero, avendo vittorie colossali come la Battaglia
di Yavin e di Endor, nonostante la sconfitta nella Battaglia di
Hoth. Tutto sommato, la storia meno fortunata di questa banda di
ribelli che affronta il tirannico Impero è comunque fonte di
ispirazione.
Han e Leia
Il romanticismo è uno degli
aspetti più cruciali di
Star Wars, con l’intera saga degli Skywalker che,
probabilmente, si basa sul romanticismo di Anakin e Padmé già
scritto nelle stelle.
Tuttavia, senza dubbio la migliore
storia d’amore del franchise live action è quella tra Han e Leia. I
due condividono una chimica a dir poco elettrica ed alcune delle
migliori battute nei film provengono proprio dalla loro storia
d’amore, che fa emergere il lato più personale di Leia ed evidenzia
la natura buona di Han.
La fuga di Han da Jubba the Hutt
Un’altra trama che
coinvolge Han e che si estende attraverso l’intera trilogia sono i
suoi collegamenti con il mondo del crimine, e la sua costante fuga
da Jabba the Hutt, i suoi scagnozzi e il debito che deve al signore
del crimine.
È la fonte di alcune delle scene più
brillanti della trilogia: la fuga dal palazzo di Jabba, così come
la cattura di Han da parte di Boba, e persino l’inseguimento di un
asteroide che vedeva sia Imperiali che Boba Fett ad inseguire
l’iconico contrabbandiere.
L’allenamento Jedi di Luke
Spesso annunciato come uno
dei più grandi sequel di tutti i tempi, nonché il migliore che
Star
Wars ha da offrire, L’Impero Colpisce Ancora è un film molto diverso dal
suo predecessore, introducendo alcuni dei personaggi più iconici di
sempre.
Lando, Boba, l’Imperatore, Bossk e
altri fanno il loro debutto nel film, così come Yoda, la cui
storyline di addestramento di Luke durante gli ultimi due terzi
della trilogia contiene alcune delle scene più incredibili
dell’intero franchise. Yoda aiuta il personaggio di Luke a crescere
in modo esponenziale, fornendo anche ai fan ulteriori informazioni
sulla Forza e su cosa sia effettivamente l’entità misteriosa.
La ricerca di Luke da parte di Vader
Han e la sua banda non
erano gli unici ad essere ricercati ne
L’Impero Colpisce Ancora, con Vader che cercava Luke,
preparandogli una trappola su Bespin.
Questa trama non
solo ha fatto dubitare Yoda di Luke e spinto quest’ultimo a
dimostrare il suo amore per i suoi amici, ma ha anche portato a una
delle migliori battaglie con le spade laser di sempre e alla più
grande svolta narrativa che il franchise – e probabilmente il
cinema – abbia mai visto.
La redenzione di Anakin/Vader
Anche se Luke Skywalker è
il protagonista principale della trilogia originale, il personaggio
principale dell’intera saga degli Skywalker è senza dubbio Anakin
Skywalker, senza il quale gli eventi del franchise non sarebbero
mai avvenuti.
La caduta di Anakin è stata
concretizzata attraverso il canone ed è davvero tragica e difficile
da guardare, ma la storia della sua redenzione rimane uno degli
aspetti più felici del film. La fede assoluta di Luke in suo padre,
la sua fede incrollabile nel bene nascosto dentro di lui è
eccellente, e Vader che finalmente si riscatta diventando Anakin
ancora una volta, farà sorridere per sempre i volti dei fan.
Negli ultimi mesi, la star di
Captain
Marvel e Avengers:
Endgame,Brie Larson, si è dedicata ad una serie di
video realizzati per il suo canale YouTube. In un nuovo contenuto,
l’attrice premio Oscar ha rivelato una serie di nuove indiscrezioni
a proposito della sua carriera di attrice.
Sebbene non abbia specificato per
quali personaggi abbia sostenuto il provino, Larson ha confermato
di aver provato ad ottenere un ruolo sia in
Iron Man 2 che nel primo Thor.
Per quest’ultimo, è probabile che l’attrice abbia sostenuto
un’audizione per i ruoli di Darcy Lewis e Jane Foster; per quanto
riguarda invece il secondo film dedicate alle avventure di Iron
Man, possiamo presumere che l’attrice abbia cercato di ottenere il
ruolo di Vedova Nera.
Indipendentemente da ciò, Larson ha
poi continuato a parlare nel dettaglio di come è riuscita ad
ottenere il ruolo di Carol Danvers nell’Universo Cinematografico
Marvel. “Ricordo di aver
ricevuto una chiamata. Mi hanno detto: ‘La Marvel è interessata a
te per il ruolo di Captain Marvel’. E io ho pensato: ‘Non posso
farlo. Ho troppa ansia. È davvero troppo per me. Non lo faccio. Non
credo di poter gestire un ruolo simile’.”
Brie Larson ha spiegato che alla fine, dopo diverse
chiamate e opere di “convincimento”, ha incontrato i Marvel Studios
dopo aver girato Kong: Skull
Island, ed è stato allora che lo studio è riuscita a
convincerla. “Ho avuto un incontro con loro, avevano una
presentazione, e avevano un modello del costume. Ero molto commossa
da quello che stavano cercando di ottenere, di cosa stavano
parlando. Mi è sembrato tutto davvero molto progressista.”
“Sono rimasta molto sorpresa dal
modo in cui parlavano di femminismo. Continuavano a parlare di
sceneggiatrici, di registe donne. Dicevano che avrebbero coinvolto
quante più voci femminili possibili nel progetto”, ha spiegato
l’attrice.
Già in passato,
Larson aveva rivelato – sempre attraverso il suo canale YouTube
– di aver sostenuto provini anche per Rogue
One: A Star Wars Story, per tutti i nuovi film della saga
di Star
Wars e per
Terminator: Genisys. Nell’ultimo video in cui ha parlato
dei provini sostenuti per Iron Man 2 e Thor,
l’attrice ha rivelato di aver provato anche ad entrare a far parte
del cast di Avatar di
James Cameron.
Brie Larson sarà ancora Carol
Danvers in Captain Marvel 2
Quello di Captain
Marvel è stato certamente un ruolo che ha
cambiato la vita sia privata che professionale
diBrie
Larson. Più volte l’attrice ha dichiarato di aver
inizialmente nutrito dei dubbi in merito alla parte, ma dopo aver
accettato di entrare a far parte della grande famiglia Marvel ha
anche spiegato che il personaggio l’ha aiutata a diventare più
forte. Ricordiamo che l’attrice tornerà nei panni di Carol Danvers
nell’annunciato Captain
Marvel 2, di cui però non si hanno ancora molti
dettagli: sappiamo soltanto che il film arriverà al cinema l’8
luglio 2022.
Bruce Campbell non tornerà nei panni di Ash
nell’annunciato reboot di Evil Dead che sarà
diretto da Lee Cronin, ma il leggendario attore figurerà comunque
in qualità di produttore del progetto. Intitolato Evil
Dead Rise, sul nuovo film non sappiamo ancora molto,
ma sembra che il riavvio non vanterà la tradizionale ambientazione
boschiva della saga.
Durante un Q&A in occasione del
tour “Keep Your Distance” (via
CBR), Campbell ha scherzato dicendo: “Questa volta l’Evil
Dead fo****à una città intera”. Si tratta di un approccio
decisamente inaspettato ma anche eccitante al franchise, e le
dichiarazioni dell’attore non fanno che confermare quanto Cronin
voglia fare molto di più che seguire lo stesso identico percorso
tracciato dai capitoli precedenti.
Sebbene Evil
Dead Rise presenterà un cast completamente nuovo,
a Bruce Campbell è stato chiesto se ha davvero
appeso la motosega al chiodo o se i fan possono ancora sperare in
un suo cameo nel nuovo film. A ciò, Campbell ha risposto con un
semplice ma enigmatico: “Chi può dirlo?”. Ciò significa
che non è escluso che l’attore possa effettivamente apparire nel
film.
Campbell ha interpretato per la
prima volta Ash Williams nel classico cult di Sam Raimi del 1981,
noto in Italia come La Casa. Successivamente, ha ripreso
il ruolo ne La Casa 2,L’Aramata delle Tenebre e
nell’acclamata serie targata Starz, Ash vs Evil Dead.
La saga di Evil Dead, diretta e prodotta da Sam Raimi
Evil Dead (in
italiano La Casa) è il titolo di una serie
di film horror, diretti e prodotti da Sam
Raimied interpretati da Bruce
Campbell. Le trame dei film girano attorno alle storie
di cinque ragazzi che hanno intenzione di trascorrere un week-end
in uno chalet di montagna, ma il ritrovamento di un libro, che solo
dopo scopriranno essere un libro dei morti, comincerà a creare
loro qualche problema. Il primo film è uscito nel 1981; il sequel
– La Casa 2 – è uscito nel 1987, mentre
il terzo capitolo – L’Armata delle
Tenebre – nel 1992.
Arriva da
Variety la notizia che presto verrà rilasciata una nuova
versione de Il Padrino – Parte III, una versione
completamente restaurata, con un nuovo inizio e un nuovo finale,
che utilizzerà il titolo pensato in origine dal regista Francis
Ford Coppola. Il film ha chiuso l’epica saga del
regista italo-americano sulla famiglia criminale Corleone, iniziata
con l’adattamento del 1972 del romanzo di Mario
Puzo. Il gangster dalle venature noir venne nominato a ben
dieci premi Oscar, vincendone tre, tra cui miglior film, miglior
attore protagonista (Marlon Brando) e miglior sceneggiatura non
originale (scritta dallo stesso Puzo insieme a Coppola).
Il padrino – Parte
II è uscito due anni dopo, con l’aggiunta di Robert De Niro al cast, con la storia del suo
personaggio (un giovane Vito Corleone) che si svolge in parallelo a
quella del Michael Corleone di Al Pacino. Il sequel è stato un successo
ancora più grande, vincendo sei Oscar su ben undici nomination, con
DeNiro che ha anche portato a casa l’ambita statuetta come miglior
attore non protagonista. Coppola aveva considerato ormai conclusa
la storia di Corleone dopo l’uscita del secondo film, ma venne
convinto a scrivere e dirigere un terzo capitolo. Uscito solo nel
1990, Il Padrino – Parte III non è certamente un
brutto film (ha anche ottenuto sette nomination agli Oscar), ma è
universalmente considerato l’episodio più debole della
trilogia.
Adesso, la Paramount Pictures ha
annunciato che rilascerà al cinema una nuova versione del film, con
il titolo “Mario Puzo’s The Godfather, Coda: The Death of
Michael Corleone”, ossia il titolo scelto inizialmente da
Coppola, prima che i dirigenti dello studio lo semplificassero per
l’uscita nelle sale del 1990. Coppola ha completamente restaurato
il film insieme ai suoi editori, aggiungendovi un nuovo inizio, un
nuovo finale e anche delle riprese alternative di alcune scene,
oltre a nuovi spunti musicali. Coppola ha definito la nuova
versione del film una “conclusione più appropriata alla storia
dei Corleone”.
“Mario Puzo’s
The Godfather, Coda: The Death of Michael Corleone è un
riconoscimento nei confronti del titolo di Mario e del mio titolo
preferito, nonché delle nostre intenzioni originali in merito a ciò
che poi divenne Il Padrino – Parte III”, ha dichiarato
Francis
Ford Coppola. “Per questa nuova versione del
capitolo finale della trilogia, ho creato un nuovo inizio e una
nuova fine e ho riorganizzato alcune scene, inquadrature e spunti
musicali. Con queste modifiche, con il filmato e il suono
ripristinati, si tratta per me di una conclusione più appropriata
per Il Padrino e Il Padrino – Parte II. Sono grato a Jim Gianopulos
e alla Paramount per avermi permesso di rivisitare il
film.”
La Director’s Cut de Il Padrino –
Parte III a 30 anni dall’uscita del film nelle sale
La riedizione de Il Padrino
– Parte III avrà luogo in occasione del 30esimo
anniversario dell’uscita del film al cinema e, sulla base delle
dichiarazioni di Coppola, sarà molto più vicina alla sua visione
originale del film. È facile intuire perché i dirigenti, all’epoca,
scelsero di cambiare il titolo del film: non solo per seguire la
logica degli altri due titoli del franchise, ma anche – e
soprattutto – per evita il principale spoiler sulla trama, ossia la
morte di Michael Corleone. Ora, circa tre decenni dopo, è chiaro
che non ci sia più nulla che possa rovinare la visione allo
spettatore.
Le riprese del sequel di Doctor
Strange dovrebbero partire ufficialmente in
Inghilterra il prossimo Novembre. Nel film
Benedict Cumberbatch tornerà a vestire i panni dello
Stregone Supremo, affiancato questa volta da Elizabeth Olsen nelle vesti di Scarlet
Witch. Anche
Chiwetel Ejiofor tornerà ad interpretare
Mordo.
Negli ultimi mesi si è parlato
tantissimo dei numerosi personaggi che potrebbero essere introdotti
nel sequel: tra questi figurano Clea e, con enorme sorpresa, anche
America Chavez. Nello specifico, è dall’inizio dell’anno che si
parla con una certa insistenza del fatto che Miss America possa
effettivamente apparire in Doctor
Strange in the Multiver of Madness, e
giusto qualche settimana fa abbiamo appreso che i Marvel Studios erano proprio alla
ricerca di una giovane attrice portoricana, di età compresa tra i
12 e i 15 anni, per affidarle il ruolo dell’eroina creata da Otto
Binder e Al Gabriele.
Adesso, Lizzie Hill di Murphy’s
Multiverse (via
The Direct), riporta che il titolo di lavorazione ufficiale del
sequel di Doctor
Strange sarà “Stellar Vortex“, che
confermerebbe la presenza del personaggio di Chavez nel film. Ma in
che modo il titolo “Stellar Vortex” (letteralmente “Vortice
Stellare”) si collega all’eroina? È presto detto: uno dei poteri di
America Chavez nei fumetti è la capacità di aprire portali verso
altre realtà e altri universi. Tuttavia, il metodo con cui è in
grado di aprire tali portali è veramente unico: generalmente,
infatti, i portali in questione hanno la forma di una stella, che
il personaggio deve prendere a pugni o calci per “aprirli”.
Ecco perché la parola “Stellar” del
titolo di lavorazione del sequel potrebbe far proprio riferimento
ai poteri del personaggio, confermandone quindi la presenza. Come
ipotizza sempre da Lizzie Hill, questo indicherebbe che America
Chavez avrà un ruolo molto importante da svolgere nel sequel di
Doctor
Strange.
Annunciato ufficialmente questa
estate al Comic-Con di San Diego, Doctor
Strange 2 vedrà Benedict
Cumberbatch tornare nel ruolo di Stephen Strange.
Diretto da Sam Raimi, il sequel vedrà anche
Wanda Maximoff alias Scarlet Witch (Elizabeth
Olsen) assumere un ruolo da co-protagonista
dopo WandaVision.
Secondo Collider, la
produzione ha fatto già un passo in avanti assumendo lo
sceneggiatore Jade Bartlett. Il suo ruolo non
è stato ancora chiarito, visto che lo script dovrebbe essere
firmato da Derrickson in persona e quindi Bartlett dovrebbe
intervenire solo a limare il testo o magari a scrivere a quattro
mani con il regista.
Army
of the Dead segnerà il ritorno di Zack
Snyder al genere horror dopo L’alba dei morti
viventi del 2004. Il film arriverà su Netflix il prossimo anno e seguirà un gruppo di
mercenari che cerca di portare a termini la più grande rapina mai
tentata in una Las Vegas infestata da zombie. Il cast del film
annovera anche Dave Bautista, Ella Purnell e Garret
Dillahunt.
Il servizio di streaming è
chiaramente fiducioso che gli abbonati risponderanno positivamente
alla nuova fatica del regista di Batman v Superman e Justice
League, dal momento che nella giornata di ieri – come
apprendiamo da
Variety – è stato confermato che un film prequel ancora senza
titolo e una serie animata basati sull’universo di Amy
of the Dead sono ufficialmente in fase di sviluppo.
Shay Hatten, uno degli sceneggiatori del film, scriverà sia il
prequel che lo show televisivo.
“Sono incredibilmente eccitato
per l’opportunità di collaborare nuovamente con Netflix mentre
espandiamo l’universo di Army of the Dead sia con un prequel
internazionale, sia esplorando il mondo visivamente dinamico
dell’animazione”, ha dichiarato Snyder in un comunicato
ufficiale. “È stata una grande collaborazione e siamo
entusiasti che Netflix consideri questa grande proprietà
intellettuale come lo facciamo noi”.
È interessante notare che il film
prequel sarà diretto e interpretato da Matthias Schweighöfer, uno
dei membri del cast di Army
of the Dead, e che si concentreàr sul personaggio da
lui interpretato, Ludwig Dieter. In merito a ciò, l’attore ha
dichiarato: “È già stato un grande piacere far parte di questo
meraviglioso ensemble attorno a Zack Synder. È stato un progetto
affascinante. Sono felice che ora venga sviluppato su così tanti
livelli diversi.”
Per quanto riguarda la serie anime,
il cui titolo sarà Army of the Dead: Lost Vegas,
lo storyboard artist di Justice
League nonché veterano del DC Animated Universe, Jay
Oliva, figurerà come showrunner e regista di due episodi.
La serie racconterà la storia delle
origini del personaggio di Bautista e della sua squadra di soccorso
mentre affrontano la misteriosa fonte dell’epidemia di zombi
durante la caduta iniziale di Las Vegas. Snyder ha anche
firmato per dirigere almeno due episodi dello show. Bautista e
altri attori riprenderanno i loro ruoli dall’originale Army of the
Dead.
La notizia della tragica scomparsa
di Chadwick Boseman, il Black Panther del MCU, a soli 43 anni, ha lasciato il
mondo di Hollywood e non solo in uno stato di shock. L’attore
combatteva da circa quattro anni contro un cancro al colon, ma non
aveva mai reso pubblica la sua malattia.
Adesso, un lungo report di
The Hollywood Reporter fa luce su come l’attore
statunitense sia riuscito a mantenere segreta la sua condizione e
la sua lotta contro la terribile malattia. Nell’articolo si parla
della grande sfida che dovrà essere affrontata dalla Disney per
cercare di mandare avanti il franchise di Black Panther (il cui sequel era già stato
annunciato ufficialmente).
Secondo la fonte, nessuno della
grande famiglia Marvel era a conoscenza delle condizioni di salute
di Boseman: “A parte la famiglia, soltanto pochissime persone
sapevano che Chadwick stava male. Tra queste, il suo socio
produttore Logan Coles, il suo storico agente Michael Greene,
l’allenatore Addison Henderson e il regista Brian Helgeland. Queste
persone erano più o meno informate sulla gravità delle sue
condizioni.”
Come spiegato alla fonte da Shuyler
Moore, avvocato esperto in questioni finanziare legate al mondo del
cinema, non sono necessari controlli medici ai fini assicurativi
per lavorare a grandi blockbuster come i film dei Marvel Studios.
Questo tipo di obbligo è molto più frequente nel cinema
indipendente, dal momento che sono gli stessi studios – salvo casi
eccezionali – ad accollarsi il rischio di tragedie come malattia o
morte.
Kevin
Feige, presidente dei Marvel Studios, ha ricevuto
un’e-mail poco prima del 28 agosto (giorno della scomparsa di
Boseman) che lo informava dell’aggravarsi delle condizioni
dell’attore. Come sottolinea la fonte, una settimana prima del
tragico avvenimento, l’attore era convinto di potersi rimettere in
forma e di poter iniziare a girare il sequel di
Black Panther, le cui riprese erano state programmate per
Marzo 2021. A Settembre Boseman avrebbe dovuto iniziare gli
allenamenti.
Il futuro di Black Panther dopo la
morte di Chadwick Boseman
Al momento la Marvel non si sta più
concentrando sul sequel del cinecomic di Ryan Coogler e a questo punto è quasi certo
che le riprese non partiranno più a Marzo del prossimo anno. Le
opzioni per cercare di fronteggiare la scomparsa di un membro
importante della grande famiglia Marvel sono diverse: se da un lato
è altamente improbabile che l’attore venga rimpiazzato, dall’altro
si fa sempre più strada l’ipotesi che possa essere
Shuri, la sorella di T’Challa interpretata da Letitia
Wright, a raccogliere il titolo di Black Panther (come del
resto accade anche nei fumetti).
Black Widow arriverà nelle
sale il prossimo Novembre. Il cinecomic Marvel con Scarlett
Johansson sarebbe dovuto arrivare nelle sale lo
scorso Maggio, ma è stato posticipato a causa dell’emergenza
Coronavirus.
In una recente intervista con
Empire, è stata proprio la Johansson a condividere i suoi
pensieri in merito ad alcuni temi femministi che saranno al centro
dell’atteso cinecomic: “Penso che questo film in particolare
rifletta molto quello che sta succedendo riguardo al movimento
Time’s Up e al movimento #MeToo.”
“Sarebbe un tale errore se non
affrontassimo quel discorso, se questo film non prendesse quella
situazione di petto”, ha spiegato l’attrice. “Penso che,
in particolare per Cate, la nostra regista, fosse davvero
importante fare un film sulle donne che aiutano altre donne, che
sollevano altre donne da una situazione molto difficile. Qualcuno
mi ha chiesto se Natasha fosse una femminista. Certo che lo è, è
ovvio! È una domanda assurda.”
Insieme alle dichiarazioni
dell’attrice, la fonte ha condiviso anche una nuova immagine
ufficiale di Black Widow. La still in
questione ci mostra un confronto alquanto teso tra Natasha Romanoff
e il malvagio Taskmaster. La campagna marketing del film si è
bloccata a causa del COVID-19, ma dovrebbe riprendere nelle
prossime settimane (con un nuovo trailer che dovrebbe essere
rilasciato a breve).
La regia di Black Widow è stata
affidata a Cate Shortland, seconda donna
(dopo Anna Boden di Captain
Marvel) a dirigere un titolo dell’universo
cinematografico Marvel, mentre la sceneggiatura è stata riscritta
nei mesi scorsi da Ned Benson(The
Disappearance of Eleanor Rigby). Insieme a Scarlett
Johansson ci saranno anche David
Harbour, Florence
Pugh e Rachel
Weisz.
In Black Widow, quando sorgerà
una pericolosa cospirazione collegata al suo passato, Natasha
Romanoff dovrà fare i conti con il lato più oscuro delle sue
origini. Inseguita da una forza che non si fermerà davanti a nulla
pur di sconfiggerla, Natasha dovrà affrontare la sua storia in
qualità di spia e le relazioni interrotte lasciate in sospeso anni
prima che diventasse un membro degli Avengers.
Sarà presentato in concorso alla
77esima edizione della Mostra del cinema di Venezia,
Padrenostro il nuovo film con protagonista
Pierfrancesco Favino, diretto da Claudio Noce. Nel
cast anche Barbara Ronchi, Mattia Garaci, Francesco Gheghi, Anna Maria De Luca, Mario
Pupella, Lea Favino, Eleonora De Luca, Antonio Gerardi, Francesco
Colella, Paki Meduri, Giordano De Plano.
La sua figura forte, magnetica,
eroica, assurge ad archetipo di un’intera generazione di uomini per
i quali le emozioni erano percepite solo come debolezza e obbligate
a essere camuffate da silenzi. Nel dicembre del 1976, quando mio
Padre subì l’attentato, io avevo un anno e mezzo: abbastanza per
comprendere la paura, troppo pochi per capire che quell’affanno
avrebbe abitato dentro di me per molto tempo. Non sono mai riuscito
a dirglielo. Scrivere questa lettera a mio Padre tracciando i
contorni di una generazione di bambini “invisibili” avvolti dal
fumo delle sigarette degli adulti non è stato facile; provare a
farlo mutando le parole da private in universali è stata una
grande sfida come cineasta e come uomo.
Padrenostro: la
trama
Roma, 1976.
Valerio ha dieci anni e una fervida immaginazione. La sua vita di
bambino viene sconvolta quando, insieme alla madre Gina, assiste
all’attentato ai danni di suo padre Alfonso da parte di un commando
di terroristi. Da quel momento, la paura e il senso di
vulnerabilità segnano drammaticamente i sentimenti di tutta la
famiglia. Ma è proprio in quei giorni difficili che Valerio
conosce Christian, un ragazzino poco più grande di lui.
Solitario, ribelle e sfrontato, sembra arrivato dal nulla.
Quell’incontro, in un’estate carica di scoperte, cambierà per
sempre le loro vite.
Sarà presentato oggi fuori concorso
il nuovo film di Roger Michell The Duke con
protagonisti Jim Broadbent,
Helen Mirren, Fionn Whitehead,
Matthew Goode, Anna Maxwell Martin.
The Duke, nella grande tradizione
delle Ealing Comedies, mostra un uomo semplice che parla
apertamente ai potenti. Per quanto si tratti di una storia seria,
non va presa troppo sul serio.
The Duke, la trama
Nel 1961,
Kempton Bunton, un taxista di sessant’anni, rubò il ritratto
del Duca di Wellington di Francisco Goya dalla National Gallery di
Londra. Fu il primo (e finora unico) furto nella storia della
Gallery. Kempton mandò una richiesta di riscatto asserendo che
avrebbe restituito il dipinto a condizione che il governo si
impegnasse a favore degli anziani attraverso maggiori investimenti:
si era a lungo battuto affinché i pensionati avessero diritto
alla televisione gratuita. Ciò che accadde successivamente
è leggenda. Fu solo cinquant’anni più tardi che l’intera
storia venne a galla: Kempton aveva intessuto una trama di bugie.
L’unica verità era che era una brava persona, determinato a
cambiare il mondo e salvare il suo matrimonio. Come e
perché avesse deciso di ricorrere al Duca per portare a
compimento il suo piano rimane una storia incredibilmente
affascinante.
È Robert Pattinson il membro della
crea di The
Batman ad essere risultato positivo al tampone del
coronavirus,
così come riportato qualche ora fa. La Warner Bros aveva
confermato la positività di un membro della produzione, senza
specificare chi fosse, ma adesso Vanity Fair
riferisce che si tratta proprio di Pattinson.
“Un membro della produzione di
The Batman è risultato positivo al test del
COVID-19 e si è messo in isolamento volontario, in conformità con i
protocolli stabiliti – ha detto in un comunicato un portavoce
della Warner Bros – Le riprese sono temporaneamente
sospese.”
La notizia della chiusura arriva
giorni dopo che il set era stato riaperto a seguito della chiusura
forzata dello scorso marzo, quando le riprese erano a circa sette
settimane dall’inizio. Le riprese del film dovrebbero essere
completate entro la fine dell’anno per rispettare le consegne e la
data d’uscita, tuttavia con un nuovo stop e tre mesi di materiale
da girare, sembra davvero difficile.
“The
Batman esplorerà un caso di detective“, scrivono
le fonti. “Quando alcune persone iniziano a morire in modi
strani, Batman dovrà scendere nelle profondità di Gotham per
trovare indizi e risolvere il mistero di una cospirazione connessa
alla storia e ai criminali di Gotham City. Nel film, tutta la
Batman Rogues Gallery sarà disponibile e attiva, molto simile a
quella originale fumetti e dei film animati. Il film presenterà più
villain, poiché sono tutti sospettati“.
La Warner Bros. ha sospeso le
riprese di The
Batman, nel Regno Unito, dopo che un membro della crew
è risultato positivo al COVID-19. “Un membro della
produzione di The Batman è risultato positivo al
test del COVID-19 e si è messo in isolamento volontario, in
conformità con i protocolli stabiliti – ha detto in un
comunicato un portavoce della Warner Bros – Le riprese sono
temporaneamente sospese.”
La notizia della chiusura arriva
giorni dopo che il set era stato riaperto a seguito della chiusura
forzata dello scorso marzo, quando le riprese erano a circa sette
settimane dall’inizio. Le riprese del film dovrebbero essere
completate entro la fine dell’anno per rispettare le consegne e la
data d’uscita, tuttavia con un nuovo stop e tre mesi di materiale
da girare, sembra davvero difficile.
“The
Batman esplorerà un caso di detective“, scrivono
le fonti. “Quando alcune persone iniziano a morire in modi
strani, Batman dovrà scendere nelle profondità di Gotham per
trovare indizi e risolvere il mistero di una cospirazione connessa
alla storia e ai criminali di Gotham City. Nel film, tutta la
Batman Rogues Gallery sarà disponibile e attiva, molto simile a
quella originale fumetti e dei film animati. Il film presenterà più
villain, poiché sono tutti sospettati“.
Lo
avevamo detto all’inizio dell’anno, quando avevamo avuto la
possibilità di vedere poche scene dal film, ma alla luce della
visione completa ne abbiamo la certezza: Mulan
è il miglior adattamento in live action che la Walt
Disney abbia mai tirato fuori dai suoi classici
animati.
Basato più sulla leggenda cinese
che sul cartone animato del 1998, il film vede protagonista
l’intrepida Mulan,
che sin da bambina dimostra di essere in grado di adoperare il chi,
una forza interiore che la connette con il mondo e che la rende in
grado di compiere meraviglie. Arrivata in età da marito, la ragazza
viene promessa ad uno sconosciuto, ma la sua indole indomita la
renderà molto poco appetibile per il partito mentre,
contemporaneamente, una minaccia incombe sulla sua famiglia.
L’Imperatore sta arruolando di nuovo il suo esercito, perché gli
Unni sono alle porte e la Cina è chiamata nuovamente alla guerra.
Desiderosa di salvare suo padre da morte certa, perché ferito e
avanti con gli anni, Mulan ne ruba spada, cavallo e armatura, e si
finge uomo nell’esercito cinese. Qui la ragazza sarà costretta a
convivere con i suoi coetanei, i quali impareranno a rispettare la
sua voce e a cooperare con lei. Ma la battaglia è vicina e il
segreto della ragazza non rimarrà tale a lungo.
Mulan, un’avventura epica sulle spalle di una ragazzina
Diretto da Niki
Caro, il film Disney sfrutta al massimo tutte le sue
potenzialità spettacolari. Corse a cavallo, combattimenti,
coreografie di lotte corpo a corpo o a suo di spade, ogni scena è
coreografata alla perfezione, traducendosi in un intrattenimento di
buon livello. Inoltre anche il lavoro sull’attualizzazione della
protagonista è fatto con grande intelligenza.
Ogni live action con protagonista
una principessa, nell’era post #MeToo, prevede che questo
personaggio sia sveglio, indipendente e coraggioso, forzando quanto
già di rivoluzionario c’era dentro i classici d’animazione. Cosa
fare quando il personaggio in questione lo è già? Mulan, sia
quella della leggenda che quella del cartone animato, è tutto
questo, ma la rilettura femminista della storia introduce degli
elementi fantasy per rafforzarne il senso.
Nella versione animata la I want song è Riflesso, quella in cui la
protagonista rivela le sue paure e i suoi desideri. Nel film, la
canzone viene rievocata solo da pochi accordi in sottofondo, mentre
la fanciulla guerriera capisce che per corrispondere davvero al suo
riflesso e quindi per realizzarsi, deve scendere in battaglia come
una donna, per abbracciare la sua vera natura e compiere il suo
destino. Una sfumatura sottile che però risulta epica e moderna
allo stesso tempo.
Molte delle polemiche che hanno
preceduto il film si sono concentrate
sull’assenza di Mushu, il draghetto che nel film consiglia e
aiuta Mulan a sopravvivere nell’accampamento. Il film sostituisce
il drago con una fenice, simbolo di rinascita. La scelta si rivela
estremamente adatta soprattutto perché il draghetto del film
d’animazione era il comic device, mentre in questo caso la linea
comica viene completamente sacrificata, per cui la presenza di un
uccello mitologico che aleggia rassicurante alle spalle della
protagonista a mo di guardiano è più che efficace e si sposa molto
bene con il tono del film.
Straordinaria anche Liu
Yifei, nei panni di Mulan, grande carisma ed innata
eleganza la rendono una protagonista perfetta per un blockbuster
che riesce ad intrattenere e divertire, soprattutto grazie alla
regia di Caro che non perde occasione per spingere
sull’acceleratore grazie ai mezzi che la Disney le ha messo a
disposizione.
Charles Dance è il
protagonista di The
Book of Vision, l’esordio al cinema di fiction di
Carlo Hintermann e presentato come titolo di
apertura alla 35° Settimana Internazionale della Critica, a Venezia
77. Ecco la nostra intervista.
Con The
Book of Vision, Carlo S.
Hintermann firma il suo primo lungometraggio e dirige
un cast internazionale che vanta nomi come Charles
Dance, attore inglese star della serie
TV Game of Thrones, Lotte
Verbeek, molto nota al mondo delle serie TV (The Black
List, Outlander, I Borgia), Sverrir
Gudnason protagonista di Borg
McEnroe, Isolda Dychauk (I
Borgia, Faust, TwoGirls) e Filippo
Nigro. Il film aprirà la 35° edizione della Settimana
Internazionale della Critica a Venezia il 3 settembre.
Nel trailer ufficiale del film,
co-prodotto con Entre Chien et Loup (Belgio) e Luminous Arts
Productions (UK) con Rai Cinema e il sostegno della Direzione
Generale Cinema e la Provincia di Trento, si possono cogliere le
atmosfere visionarie e le suggestive ambientazioni in location
straordinarie. Altissimo il valore artistico, estetico e produttivo
del film, che porta la firma di eccellenze del settore a partire
dal produttore esecutivo Terrence Malick.
Direttore della fotografia Joerg Widmer, tra
i più celebrati direttori della fotografia europei,
Scenografo David Crank, considerato uno dei
più talentuosi scenografi americani e
costumista Mariano Tufano, vincitore del
David di Donatello per i costumi
di Nuovomondo nel 2007.
Musiche Hanan Townshend in
collaborazione con Federico Pascucci.
L’artwork è stato realizzato
da Lorenzo Ceccotti, in
arte LRNZ, Conceptual Visual Designer del
film.
“Di questo lavoro ho provato a
cogliere e isolare la visione trascendente e immanente della
natura, che brulica fuori e dentro il corpo, sempre in mutamento
come l’anima. Per un artista visuale raccontare le storie senza
tempo è allo stesso tempo una grande sfida formale e di onestà, ma
anche un’opportunità rarissima. Non posso quindi che essere grato
per essere stato considerato all’altezza di presentare un’opera
tanto profonda, complessa e ricca.” LRNZ
SINOSSI
Eva (Lotte Verbeek), una giovane e
promettente dottoressa, abbandona la sua carriera per immergersi
nello studio della Storia della medicina e mettere in discussione
tutto: la propria natura, il proprio corpo, la propria malattia e
un destino che sembra segnato. Johan Anmuth (Charles Dance) è
un medico nella Prussia del Settecento, in bilico tra nuove spinte
razionaliste e antiche forme di animismo. Book of Vision è il
manoscritto capace di intrecciare le loro esistenze in un vortice
ininterrotto. Lontano dall’essere un testo scientifico, il libro
contiene le speranze, le paure e i sogni di più di 1800 pazienti:
il medico prussiano sapeva come ascoltarli e il loro spirito vaga
ancora tra le pagine, dove vita e morte fanno entrambe parte di un
unico flusso. La storia di Anmuth e dei suoi pazienti darà così a
Eva la forza per vivere appieno la propria vita, comprendendo che
niente si esaurisce nel proprio tempo.
Dopo una lunga carriera nel mondo
del cinema, tre documentari e un credits anche in The Tree
of Life di Terrence Malick come unità
italiana, Carlo Hintemann esordisce alla regia con
The Book of Vision, che realizza in
collaborazione con il co-regista di The Dark Side of The
Sun, Lorenzo
Ceccotti (LRNZ), in questa sede Conceptual Visual
Designer e autore del
suggestivo poster.
The Book of
Vision, la storia tra passato e presente
Il film, scelto come apertura della
35° Settimana Internazionale della Critica a
Venezia 77, racconta una “visione trascendente
e immanente della natura” che si infiltra nei corpi in
continuo mutamento e li fa dialogare con l’ambiente, con la natura
stessa. Questo dialogo continuo tra pieni e vuoti, natura e uomo,
passato e presente, si concretizza in primo luogo nella struttura
narrativa del film. La storia racconta di Eva (Lotte
Verbeek), una giovane e promettente dottoressa, che decide
di abbandonare la sua carriera per immergersi nello studio della
Storia della medicina e mettere in discussione tutto ciò in cui ha
sempre creduto: la propria natura, il proprio corpo, la propria
misteriosa malattia e un destino che sembra segnato.
Nelle sue ricerche, Eva si imbatte
nel Libro della Visione che la porta dentro le memorie di un medico
prussiano del Settecento, Johan Anmuth (Charles
Dance), un umanista della medicina che, a differenza dei
dottori moderni, pensava fosse importante prendersi cura del
paziente nella sua interezza di essere umano, non soltanto della
malattia con un approccio scientifico. Attraverso quelle parole,
Eva diventa Elizabeth, un nobildonna prussiana, in cura (e
segretamente innamorata e ricambiata) da Anmuth. La storia di
quello che sembra essere l’ultimo dei medici umanisti e di questa
affascinante e malinconica donna diventano una seconda vita per
Eva, una proiezione di sé nel passato, un ponte emozionale che le
fa vivere due vite in una e le permette di affrontare la sua
malattia e la sua condizione con uno stato d’animo più saldo e
sicuro.
Suggestioni per immagini
che mettono da parte la logica
L’andamento ondivago del racconto di
Hintermann, perso tra passato e presente, tra fantasia e realtà, si
presta principalmente ad una fruizione emotiva, perché se da una
parte lo sguardo è completamente rapito dalla totale bellezza
dell’immagine, dall’utilizzo della luce alla scelta di
posizionamento della camera che crea angoli e suggestioni insolite,
questa visione così alta e poetica si scontra con una apparente
incapacità di tenere il testo ancorato alle immagini, in cui la
struttura narrativa che si perde, per ritrovarsi soltanto nel
finale, lasciando però qualche vuoto, qualche nesso logico
pendente.
I volti degli interpreti, guidati
dall’affascinante Lotte Verbeek (Eva/Elizabeth) si
confondono tra passato e presente, dal momento che quasi tutti loro
interpretano due ruoli differenti nelle due linee temporali, e
questa doppia presenza, specialmente per Verbeek e per
Charles Dance, rafforza ancora di più la
suggestione di connessione universale tra i moderni scienziati che
cercano una verità andata perduta, e i vecchi “lettori” del creato,
esseri umani protesi ad ascoltare i messaggi che la Natura stessa è
in grado di comunicare loro. Soprattutto la parte della storia
ambientata nel passato si avvale di alcune invenzioni visive che
catturano l’immaginazione e la trascinano dentro al racconto, come
il misterioso “albero dei morti” che il fuoco dell’industria vuole
abbattere, o la foresta stessa che respira e comunica con chi
possiede l’indole propensa ad accoglierne le verità.
Il debito verso Malick
In The Book of
Vision, il libro della visione non è soltanto l’oggetto
fisico, ma è il film stesso che diventa impressione colma di spunti
filosofici che se da una parte non vengono del tutto affrontati o
approfonditi, sono comunque dettagli che rivendicano la loro
presenza e contribuiscono alla ricca e selvaggia confusione che
trasuda da ogni inquadratura. L’occhio di Hintermann è stato
sicuramente educato dalle sue collaborazioni prestigiose tanto che
in più di un’occasione si possono notare scelte che omaggiano
smaccatamente il cinema di Terrence Malick, che
qui compare come produttore esecutivo.
The Book of Vision
è un’opera che lascia interdetti sul piano narrativo, confondendo
lo spettatore con una resa da sceneggiatura che forse avrebbe
meritato maggiore attenzione, ma che allo stesso tempo riesce a
parlare allo spirito, alla pancia dello spettatore, attraverso la
bellezza luminosa delle immagini che lo compongono.
Il genere televisivo spy
thriller non conosce mai crisi. Il pubblico ama le avvincenti
storie di spionaggio ed essere partecipe di indagini sotto
copertura con finali al cardiopalma. Tuttavia, nonostante ci siano
un’infinità di serie tv di questo tipo, solo alcune riescono
davvero a fare breccia nel cuore dei telespettatori. Tra le più
appassionanti degli ultimi anni c’è sicuramente Homeland – Caccia alla
Spia, diventata una vera e propria serie cult.
Ispirata alla famosa serie
israeliana Prisoners of War creata da
Gideon Raff, Homeland, creata da
Howard Gordon e Alex Gansa per
Showtime, racconta dell’agente della CIA, Carrie
Mathison, affetta da disturbo bipolare, alle prese una nuova
possibile minaccia per gli Stati Uniti.
Homeland cast e trama
Dopo otto ani di prigionia, il
sergente dei Marines, Nicholas Brody (Damian
Lewis), ritenuto scomparso in azione durante la guerra
in Iraq, viene invece liberato e fa ritorno a casa. Una volta
arrivato negli States, Brody viene accolto come un eroe nazionale,
un sopravvissuto che non si è mai piegato ai suoi aguzzini.
Ma mentre tutti acclamano il
ritorno dell’eroe, c’è chi non è convinto della veridicità della
sua storia. L’analista della CIA, Carrie Mathison (Claire
Danes), è l’unica a sospettare di Brody, credendo che
possa essere una vera minaccia per gli Stati Uniti. L’agente ha
infatti identificato Bordy come uno sconosciuto prigioniero di
guerra americano che poi si è convertito all’Islam ed è diventato
uno dei seguaci di al-Qaida.
Nonostante i suoi sospetti, Carrie
non è in grado di provare le sue teorie per mancanza di prove. Non
riuscendo però a mollare il caso, l’agente decide di coinvolgere i
suoi capi, chiedendo che Brody sia messo sotto stretta sorveglianza
per evitare e prevenire un nuovo attacco terroristico su suolo
americano. Carrie è convinta infatti che le prove della
colpevolezza di Brody siano nascoste nel suo garage dove l’ex
marine compie in segreto i suoi riti di preghiera. Non avendo
purtroppo telecamere nascoste nell’edificio, l’agente è costretta a
mollare la presa.
Mentre le indagini di Carrie
procedono a rilento, Brody invece diventa il volto pubblico delle
forze armate statunitensi; tra interviste e ospitate nei talk show,
l’ex marine è ormai l’uomo più amato d’America. La sua popolarità è
alle stelle e c’è chi addirittura pensa ci possa essere un futuro
per lui nel mondo politico.
Carrie dovrà fare ricorso a tutti i
suoi assi nella manica per smascherare Brody e arrivare finalmente
alla verità.
Homeland personaggi
La serie Homeland – Caccia
alla Spia, andata in onda dal 2013 al
2020 per ben 8 stagioni e 96
episodi, negli anni ha subito diversi stravolgimenti di
cast. Nonostante i protagonisti siano sempre gli stessi, ad ogni
stagione c’è un nuovo personaggio che fa la sua comparsa e che sarà
inevitabilmente al centro dell’azione.
Protagonista indiscussa della serie
è Carrie Mathison, interpretata da Claire
Danes, un’analista della CIA assegnata all’unita
Antiterrorismo. E’ una donna forte e determinata nonostante debba
affrontare la difficile realtà del suo disturbo bipolare, malattia
di cui anche il padre era affetto. A complicare la vita di Carrie
ci pensa l’ex marine Nicholas Brody (Damian
Lewis), rimasto prigioniero di al-Qaida per otto anni
e misteriosamente liberato dalle sue carceri.
Ma mentre la Mathison si affanna a
cercare le prove del coinvolgimento di Brody in attività
terroristiche, l’ex marine tenta di riprendere in mano la propria
vita. Dopo otto anni torna a casa ma scopre che sua moglie Jessica
Brody (Morena
Baccarin), dopo la sua presunta morte, ha iniziato una
relazione con Mike Faber (Diego
Klattenhoff), capitano dei Marines e migliore amico di
Brody. Insomma, nonostante tutta l’America ormai lo veda come un
eroe, Nicholas sente di aver perso tutto.
A guidare l’Antiterrorismo e le
indagini contro Abu Nazir (Navid Negahban), alto
membro di al-Qaida, è David Estes (David
Harewood), capo dell’agente Mathison. Ma uno dei
personaggi più importanti della serie e della vita di Carrie è
senza dubbio Saul Berenson (Mandy
Patinkin), capo della divisione Medio Oriente della
CIA, nonché suo amico e mentore.
In ognuna delle stagioni di
Homeland, la storia si fa sempre più intricata e i
personaggi continuano ad aumentare. Il lavoro della CIA si
interseca a quello della politica e alla fine è sempre più
difficile riconoscere i buoni dai cattivi.
Homeland 8: l’ultima
stagione?
Grazie al successo ottenuto dalla
sua sesta stagione, Homeland, nel 2016 è stata
rinnovata per altre due stagioni. L’ottava stagione, che sarebbe
stata poi l’ultima della serie, è andata in onda sul cane
Showtime dal 9 febbraio al 26 aprile 2020.
[SPOILER
ALERT]
In quest’ultima stagione vediamo
Carrie Mathison che cerca di riprendersi dallo
shock dei mesi di prigionia nei gulag russi. Nonostante fisicamente
l’agente CIA stia recuperando le forze, è la memoria a farle brutti
scherzi. I suoi ricordi sono confusi e frammentati e la donna si
trova ancora in un precario stato emotivo.
Nel frattempo Saul
Berenson è diventato consigliere della Sicurezza Nazionale
al servizio del Presidente Warner. Il suo obiettivo, nonché il più
importante dell’amministrazione Warner, è mettere fine alla guerra
in Afghanistan. Saul ha quindi il compito difficile di negoziare la
pace con i talebani ma per farlo ha bisogno dell’aiuto di Carrie e
dei suo contatti in Medio Oriente. La città di Kabul fa infatti
resistenza e, per difendersi dagli attacchi stranieri, crea
alleanze con pericolosi mercenari e signori della guerra.
Contro quindi il parere dei medici,
Saul convince Carrie a tornare in azione per aiutarlo nella sua
difficile missione, un’ultima volta.
Con l’ottava stupefacente stagione
di Homeland si chiude un cerchio. Carrie tornerà in azione e, tra
missioni sotto copertura, salti temporali e decisioni discutibili,
anche la sua lealtà verrà messa in discussione, come quella dell’ex
marine Nicholas Brody nella prima stagione.
Inoltre, molte delle questioni irrisolte delle stagioni precedenti
trovano una loro risoluzione negli ultimi episodi di
Homeland 8.
Homeland 9: il futuro della
serie
Con la messa in onda dell’ottava
stagione di Homeland e del suo finale ricco di
tensione, in molti si sono chiesti se gli autori non avessero in
mente una nuova stagione conclusiva. Il finale di Homeland
8 ha infatti lasciato tutti i fan della serie a bocca
aperta. Vediamo quindi nel dettaglio cos’è successo in quest’ultima
puntata, la 8×12 dal
titolo “Prigioni di Guerra”.
[SPOILER
ALERT]
Nel finale Carrie
sembra intenzionata a uccidere il suo mentore Saul
Berenson nel tentativo così di costringerlo a divulgare il
nome della sua fonte segreta, spingendo a sua volta
l’intelligence russa a consegnare un’importante prova che
avrebbe fermato una nuova guerra in Medio Oriente. Tuttavia, Saul
riconosce il bluff di Carrie e, prima che le possa mettere e mani
sulle informazioni, brucia la sua fonte.
A questo punto l’azione si sposta
in Russia due anni e mezzo più tardi. Carrie si è trasferita a
Mosca dove vive con il suo nuovo fidanzato, Yevgeny Gromov
(Costa Ronin), ex ufficiale delle forze armate
russe, e ha appena scritto un libro contro la CIA. Nonostante tutto
però, Carrie continua a lavorare per gli Stati Uniti, mandando
informazioni riservate a Saul, sostituendo di fatto il suo vecchio
informatore.
Questo intricato e ambiguo finale,
per i fan della serie nasconde la volontà da parte degli autori di
produrre una nuova stagione di Homeland. Tuttavia in una recente
intervista rilasciata a Entertainment
Weekly, Alex Gansa ha dichiarato di
non aver fatto piani per una nona stagione di Homeland.
“Come ha detto Howard (Gordon),
‘Mai dire mai!”. Siamo tutti contenti di come sia finita la serie.
Per adesso un nuovo capitolo non sembra necessario ma chi lo sa
cosa potrà accadere in futuro […] ma per adesso, sembra proprio la
fine”. [fonte: Entertainment
Weekly]
Homeland su Netflix
Tutte le stagioni di
Homeland – Caccia alla Spia, sono disponibili in
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